Rodyklė 
Posėdžio stenograma
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Trečiadienis, 2007 m. vasario 14 d. - Strasbūras Atnaujinta informacija
1. Plenarinio posėdžio atidarymas
 2. Tariamas CŽV vykdytas kalinių gabenimas ir neteisėtas kalinimas Europos šalyse (diskusijos)
 3. Balsavimui skirtas laikas
  3.1. Tariamas CŽV vykdytas kalinių gabenimas ir neteisėtas kalinimas Europos šalyse (balsavimas)
 4. Iškilmingas posėdis - Italija
 5. Balsavimui skirtas laikas (tesinys)
  5.1. Tariamas CŽV vykdytas kalinių gabenimas ir neteisėtas kalinimas Europos šalyse (pratęstas balsavimas)
  5.2. Makrofinansinė pagalba Moldovai (balsavimas)
  5.3. Tam tikrų toli migruojančių žuvų rūšių išteklių apsaugos techninės priemonės (balsavimas)
  5.4. Dreifuojantys tinklai (balsavimas)
  5.5. Neprivalomas tiesioginių išmokų perskirstymas pagal BŽŪP (balsavimas)
  5.6. Audito Rūmų specialioji ataskaita Nr. 6/2005 dėl transeuropinio transporto tinklo (balsavimas)
  5.7. Klimato kaita (balsavimas)
  5.8. Naujas PNR susitarimas / SWIFT (balsavimas)
  5.9. Lisabonos strategija (2007 m. kovo 8-9 d. Europos Vadovų Taryba) (balsavimas)
  5.10. Europos dažnių spektro politika (balsavimas)
 6. Paaiškinimai dėl balsavimo
 7. Balsavimo ketinimai ir pataisymai (žr. protokolą)
 8. Ankstesnio posėdžio protokolų tvirtinimas (žr. protokolą)
 9. Išorinis kovos su tarptautiniu terorizmu aspektas (diskusijos)
 10. EB ir Rusijos susitarimas dėl trumpalaikių vizų - EB ir Rusijos susitarimas dėl readmisijos (diskusijos)
 11. 2007 m. bendrųjų ekonominės politikos gairių ataskaita - Valstybių narių užimtumo politikos gairės (diskusijos)
 12. Klausimų valanda (klausimai Tarybai)
 13. Padėtis Darfūre (diskusijos)
 14. Biudžeto parama besivystančioms šalims (diskusijos)
 15. Kovos su neteisėta, nedeklaruota ir nereguliuojama žvejyba veiksmų planas (diskusijos)
 16. Laisvas romų judėjimas Europos Sąjungos viduje (diskusijos)
 17. Kitos sesijos darbotvarkė (žr.protokolą)
 18. Posėdžio pabaiga


  

PRESIDENZA DELL'ON. LUIGI COCILOVO
Vicepresidente

 
1. Plenarinio posėdžio atidarymas
  

(La seduta è aperta alle 9.00)

 

2. Tariamas CŽV vykdytas kalinių gabenimas ir neteisėtas kalinimas Europos šalyse (diskusijos)
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  Presidente. L'ordine del giorno reca in discussione la relazione presentata dall'on. Giovanni Claudio Fava, a nome della commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone, sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone (2006/22000(INI)) - (A6-0020/2007).

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE), relatore. Signor Presidente, signor vicepresidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, dopo un anno di lavoro e più di 200 audizioni, sette missioni all'estero, migliaia di pagine e documenti analizzati, ciò che presentiamo stamattina al Parlamento non è soltanto la relazione conclusiva dei lavori della nostra commissione, bensì l'analisi rigorosa su cinque anni di eccessi e di abusi, spesso tollerati in nome della lotta contro il terrorismo internazionale.

La lotta al terrorismo è una sfida che ci vede tutti impegnati senza alcuna defezione, ma senza accettare neppure che, in nome di questa sfida, i principi fondativi dei nostri trattati vengano ridotti a carta straccia. Dunque veniamo al punto del nostro mandato: extraordinary renditions. Sapevano i nostri governi? Alcuni governi sì, certamente. Sapevano quei governi che hanno deciso di inviare i loro agenti a interrogare a Guantánamo, in Siria, in Afghanistan le vittime delle renditions. Sapevano le ambasciate europee a Sarajevo cosa sarebbe accaduto agli algerini catturati e affidati agli americani contro l'ordine di scarcerazione dei tribunali locali. Sapevano i vertici del Sismi in Italia che la CIA preparava un sequestro di persona sul territorio italiano.

Esiste attorno a queste vicende una responsabilità ampia e un concorso di colpe che hanno risparmiato pochi paesi europei. Lo dimostrano i fatti collezionati, signor Presidente, fatti – non opinioni né pregiudizi – circostanziati, concreti, gravi, provati, verificati. I fatti sono anche le domande senza risposta, le contraddizioni e le omissioni che abbiamo raccolto: ma se davanti all'evidenza di questi fatti qualcuno decidesse di voltarsi dall'altra parte, sarà solo la sua mancanza di coraggio civile, la sua mancanza di onestà intellettuale.

Mi chiede quasi ogni giorno il collega Gawronski, cosa abbiamo scoperto di nuovo in questi mesi? Molte cose, collega Gawronski. Abbiamo scoperto che dietro i ventuno casi di renditions che abbiamo ricostruito, ce ne sono molti altri: detenuti senza volto, senza nome, senza nessuno che reclami per la loro sorte, perché sprovvisti passaporti occidentali in tasca. Abbiamo scoperto che un uomo è innocente: può restare a Guantánamo privato dei più elementari diritti per quasi cinque anni, soltanto perché nessun governo vuole farsi carico della sua scarcerazione. Abbiamo scoperto che la tortura non serve a nulla nella lotta contro il terrorismo: ce lo ha spiegato Maher Arar, vittima innocente di una rendition, detenuto e torturato per dodici mesi in Siria.

Abbiamo scoperto questo ed altro perché Mura Kurnaz, Maher Arar sono stati nostri testimoni: abbiamo chiesto che venissero ascoltati davanti alla nostra commissione e li abbiamo a lungo interrogati, loro e molti altri: vittime, parenti, avvocati, magistrati. Duecento audizioni, signor Presidente, il campionario di un'umanità ferita ed umiliata. E adesso dovremmo far finta di nulla e voltarci dall'altra parte come hanno fatto molti governi europei? Certo, qualcuno preferirebbe parole più accomandanti, più prudenti, magari pensando che gli abusi, le violazioni, gli eccessi siano il prezzo normale da pagare nella lotta contro il terrorismo. Questo è falso. La forza dei nostri principi sta nel rigore con cui sapremo applicarli, a partire dalla relazione che questa mattina discutiamo. Questo Parlamento, signor Presidente, è chiamato a riaffermare la propria autonomia dal gioco delle convenienze e della appartenenze politiche. Di fronte alla verità ciascuno di noi non rappresenta né un governo né un partito, bensì soltanto se stesso, la sua onestà morale, la sua integrità di uomo e di deputato.

Vorrei ringraziare, signor Presidente, anzitutto il presidente della commissione, l'onorevole Carlos Coelho, per l'equilibrio con cui ha diretto durante quest'anno i nostri lavori. Vorrei ringraziare tutti i funzionari e collaboratori e i colleghi che si sono dedicati con particolare attenzione e passione a questo lavoro. La pagina che oggi si scrive nel nostro Parlamento è innanzitutto il frutto di questa comune passione civile. Dal Consiglio e dalla Commissione, signor Presidente, ci aspettiamo adesso lo stesso rigore e, se mi è permesso, la stessa coerenza. Abbiamo aperto una porta e non permetteremo a nessuno di richiuderla. È nostro dovere compiere ogni sforzo, anche al di là di questa relazione, affinché i fatti accaduti in questi cinque anni non debbano mai più verificarsi.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Präsident, sehr geehrter Herr Kommissar! Vor gut einem Jahr, Mitte Dezember 2005, hat das Europäische Parlament in der Entschließung, die die Einsetzung des nichtständigen Ausschusses TDIP forderte, Folgendes formuliert: „Das Europäische Parlament bekräftigt erneut seine Entschlossenheit, den Terrorismus zu bekämpfen, betont aber, dass der Kampf gegen den Terrorismus nicht durch den Verzicht auf eben die Grundsätze gewonnen werden kann, die der Terrorismus zu zerstören versucht, wobei insbesondere der Schutz der Grundrechte nie gefährdet werden darf.“ Der Rat teilt diese Position uneingeschränkt – damals wie heute!

Meine Kollegin Paula Lehtomäki hat namens der finnischen Präsidentschaft an dieser Stelle im Juli letzten Jahres bei der Debatte über den Zwischenbericht des nichtständigen Ausschusses TDIP betont, dass „alle Maßnahmen gegen den Terrorismus mit den völkerrechtlichen Verpflichtungen im Einklang stehen müssen und es im Hinblick auf Menschenrechte, Flüchtlingsfragen oder humanitäre Angelegenheiten keine Kompromisse geben darf“. An dieser Haltung des Rates hat sich nichts geändert!

Die Außenminister der Europäischen Union haben diesen Grundsatz auch in den Gesprächen mit anderen Staaten zum Ausdruck gebracht, im Gespräch mit unseren amerikanischen Freunden haben wir zudem unsere Sorge über die Situation in Guantánamo deutlich gemacht, und zugleich die USA aufgefordert, dieses Gefangenenlager umgehend zu schließen.

Hierzu hat auch der Hohe Vertreter für die GASP und Generalsekretär des Rates, Javier Solana, bei seiner Anhörung vor dem Ausschuss Stellung genommen. Er hat hervorgehoben, dass die EU gerade auch gegenüber den Vereinigten Staaten stets auf die Bedeutung der gemeinsamen Werte abgestellt habe, die es im Kampf gegen den Terrorismus hochzuhalten gelte. Insofern hat der Rat die diesbezügliche Forderung des Berichtes bereits seit längerem umgesetzt.

Die Arbeit des Nichtständigen Ausschusses zur behaupteten Nutzung europäischer Staaten durch die CIA für die Beförderung und das rechtswidrige Festhalten von Gefangenen — wie auch die Untersuchungen des Europarates — haben eine Reihe wichtiger Fragen aufgeworfen und das Bewusstsein für die Bedeutung der Menschenrechte weiter geschärft. Die Anhörungen des TDIP, sein Zwischenbericht und der vorliegende Entwurf des Abschlussberichts haben in einer Reihe von Mitgliedstaaten ihre Entsprechung in parlamentarischen und juristischen Untersuchungen gefunden. Diese sind häufig noch nicht abgeschlossen. So auch in meinem eigenen Land, wo ein parlamentarischer Untersuchungsausschuss einige der auch im TDIP aufgeworfenen Fragen behandelt.

Diese Untersuchungen stehen im Einklang mit den entsprechenden Forderungen des Berichts. Ganz im Sinne des Subsidiaritätsprinzips erscheint mir dies auch die richtige Ebene für solche Untersuchungen.

Denn in vielen Bereichen, die der Ausschuss untersucht hat, hat die Europäische Union selbst keine Kompetenzen. Dies gilt insbesondere für die Frage der Überwachung der Nachrichtendienste. Auf diese Tatsache hat der Rat sowohl durch Ministerin Lehtomäki als auch durch seinen Hohen Vertreter und Generalsekretär, Javier Solana, mehrfach dem Europäischen Parlament und dem Ausschuss gegenüber hingewiesen.

Dies mag man bedauern. Aber die geltende Vertragslage beschränkt nun einmal a priori die Möglichkeiten des Rates, in diesen Bereichen selbst aktiv zu werden.

Daher erscheint mir die Rüge des Berichts an den Rat, dieser habe nicht ausreichend mit dem Nichtständigen Ausschuss kooperiert, letztlich nicht berechtigt. Denn sowohl die finnische als auch die deutsche Präsidentschaft haben an den Debatten des Zwischen- bzw. des Abschlussberichts im Plenum teilgenommen. Und Javier Solana sowie der EU-Koordinator für die Terrorismusbekämpfung, Herr de Vries, sind den Einladungen in den Nichtständigen Ausschuss gefolgt und haben im Rahmen ihres Mandats alle Fragen beantwortet.

Sie werden verstehen, dass ich in dieser Intervention nicht auf einzelne Punkte des Berichts eingehen kann. Zum einen liegen eine Reihe von Änderungsanträgen vor, denen ich nicht vorgreifen will. Außerdem gilt für die Abschnitte, die sich mit einzelnen Mitgliedstaaten beschäftigen, dass sich die Präsidentschaft an die üblichen Gepflogenheiten hält und Vorgänge, die in die Kompetenz der Mitgliedstaaten fallen, nicht öffentlich kommentiert.

Der Nichtständige Ausschuss hat seine zum Teil weit reichenden Schlussfolgerungen und kritischen Anmerkungen zu Einzelfällen und einzelnen Mitgliedstaaten in der Regel aus öffentlich zugänglichen Unterlagen und wichtigen Zeugenaussagen gezogen. Aus Behauptungen werden so schnell Fakten. Aus Sicht des Rates wären in manchen Fällen zurückhaltendere Formulierungen wünschenswert gewesen, zumal einige der behandelten Themen ohne umfassende Aktenkenntnis nicht abschließend beurteilt werden können.

Ich denke aber dennoch, dass Parlament und Rat in der Substanz nicht so weit auseinander liegen, wie es der vorliegende Berichtsentwurf vermuten lässt. Ich bin überzeugt, dass alle Institutionen der Union ihr Handeln auf die gleichen gemeinsamen und unveräußerlichen Werte gründen. Der Rat jedenfalls wird die Grund- und Menschenrechte achten und weiterhin nach innen und außen aktiv für sie eintreten.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. Signor Presidente, onorevoli deputati, la sicurezza è diventata, dopo i tragici attentati terroristici nel mondo, un diritto essenziale dei cittadini, perché tutti noi possiamo vivere in un mondo fatto di libertà e di diritti. Ed è innegabile che la sicurezza sia uno dei diritti fondamentali dei cittadini, che rende possibile l'esercizio delle libertà, ma non dobbiamo mai dimenticare, come molte volte abbiamo detto in quest'Aula, che la legalità è il presupposto per garantire il diritto alla sicurezza dei cittadini. In altri termini, onorevoli deputati, la sicurezza non è e non può mai essere ad ogni costo. Essendo questi i nostri valori, non dobbiamo avere paura e neppure vergogna di affrontare una tale vicenda in quest'Aula, una vicenda che abbiamo cercato di chiarire e di spiegare grazie al lavoro del Parlamento e al contributo di molti di noi.

Non dobbiamo mai dimenticare, in primo luogo, che la ricerca della verità nello Stato di diritto si fonda sull'individuazione di fatti precisi, sui quali sono chiamati a indagare giudici liberi e indipendenti. E di fronte a segnalazioni, denunce e fatti era ed è doveroso che le inchieste nazionali accertino la verità e, ove risulti che la legge è stata violata, assicurino la punizione dei responsabili. E' innegabile che vi siano stati dei responsabili ma non spetta alle istituzioni europee, a questo Parlamento o alla Commissione, emanare sentenze bensì chiedere l'accertamento della verità. E' evidente che dalla verità che risulterà dallo svolgimento dei processi secondo la Stato di diritto potranno derivare delle conseguenze, tanto a livello istituzionale quanto a livello politico.

Io plaudo all'inchiesta del Parlamento per avere fornito, come appena detto dal relatore, on. Fava, degli elementi di fatto, utili alla prosecuzione delle indagini. È quindi compito dei magistrati indagare ed è compito dei governi – tanto di quelli che l'hanno fatto che di quelli che ancora non l'hanno fatto – condurre inchieste amministrative e punire i funzionari infedeli, perché un funzionario che commette delle violazioni con la copertura del segreto tradisce le sue istituzioni, tradisce lo Stato, ed è quindi un funzionario infedele. È comunque dovere dei governi, una volta che i fatti saranno definitivamente chiariti, rivelare la verità, anche se dovesse trattarsi di una verità scomoda e spiacevole.

Il compito della Commissione europea è stato quello di contribuire ai lavori del Parlamento, fornendo elementi concreti, che si sono rivelati utili all'indagine del Parlamento. Ma il compito della Commissione consisterà anche, una volta che sarà emersa la verità certa e sicura, se emergerà, nel trarre conclusioni dalle sentenze e, a quel punto, nel formulare delle proposte.

Ai parlamenti e alla politica, onorevoli deputati, io credo spetti anche e anzitutto guardare al futuro e suggerire delle soluzioni affinché questi fatti non accadano mai più. Sono certo che tutti coloro che si sono impegnati in questa indagine lo hanno fatto principalmente per servire il fine della sicurezza nella legalità e nel rispetto delle leggi, e per servire la sicurezza come diritto: la sicurezza non è un optional dopo l'11 settembre 2001, è un diritto fondamentale. Io confido nella volontà di tutti coloro che hanno lavorato su questo aspetto di continuare a farlo.

Ecco perché occorre una riflessione sul ruolo dei servizi. Il Presidente in carica del Consiglio ha giustamente detto che non vi può essere una legge europea sui servizi segreti ma si impongono delle riflessioni politiche sul ruolo di tali servizi che – ne sono profondamente convinto – sono istituzioni essenziali per contrastare il terrorismo, che devono comunque operare sotto una responsabilità ed un mandato preciso e chiaro dei governi. Occorrono, quindi, delle regole a livello nazionale: in molti Stati membri, compreso il mio paese, sono in corso delle riforme, tuttavia un aspetto importante su cui, credo, sia utile un messaggio di questo Parlamento è la necessità che i servizi d'informazione e sicurezza – i servizi segreti, come sono comunemente chiamati – siano soggetti a forme di controllo più incisive dei parlamenti, non già al fine di rivelare le attività segrete, che sono indispensabili per lottare contro il terrorismo, ma per rendere conto del consuntivo delle loro attività, ossia di quello che è stato fatto grazie alle informazioni raccolte. Dunque, non si vuole conoscere l'informazione segreta, ma sapere complessivamente qual è stato il rendiconto dell'attività di un'istituzione che deve essere confermata e non può essere screditata, come se si trattasse di associazioni di criminali. Tuttavia il controllo politico dei parlamenti è, a mio avviso, indispensabile.

Vi sono anche altri aspetti su cui è possibile riflettere in sede europea: mi riferisco all'uso dello spazio aereo. Onorevoli deputati, l'uso dello spazio aereo è uno dei punti che la relazione Fava mette in evidenza. Come si classificano gli aeromobili di Stato, ovvero quelli adibiti a servizi di Stato? Come li distinguiamo dagli aeroplani civili? Questo è un punto sul quale la Commissione europea può dare un contributo, perché la nostra responsabilità sul traffico aereo può aiutare a definire criteri più sicuri, che permettano di accertare la possibilità di un uso legittimo e impediscano l'abuso della finalità di copertura di un aeroplano per servizi di Stato, quando non si tratta di servizi di Stato. Si tratta di un contributo concreto che noi possiamo dare.

Permettetemi ora di svolgere una riflessione di ordine puramente politico. Credo che sarebbe un errore politico dare l'impressione – questa non è l'intenzione dichiarata dal relatore – che siano gli Stati Uniti d'America sul banco degli imputati. Sarebbe un errore politico, sul quale non sarei comunque d'accordo – lo dico sinceramente – giacché dovremmo piuttosto sottolineare in primo luogo che sul banco degli imputati sono i terroristi, cioè coloro che hanno violato le leggi e che sono pronti ancora una volta a colpire le nostre istituzioni democratiche. Dico ciò perché tutti sappiamo che questa vicenda oscura, certamente piena di violazioni , è nata proprio grazie alla grande democrazia americana, grazie alla stampa libera che negli Stati Uniti ha permesso di cominciare a rivelare fatti su cui il Parlamento europeo ed altre istituzioni anche giudiziarie hanno indagato. Voi sapete perfettamente che il Congresso degli Stati Uniti si sta ancora occupando della vicenda e che è nostra intenzione, durante il semestre di Presidenza tedesca, collaborare con la Presidenza al rilancio della collaborazione euroatlantica fondata su due pilastri: sicurezza e diritti, che sono inscindibili l'uno dall'altro.

Credo che continueremo a cercare la verità e a collaborare, come è nostro dovere, con gli Stati Uniti d'America, da alleati sinceri, che dicono la verità anche quando la verità è scomoda, e che chiedono la punizione dei responsabili in caso di violazioni. Permettetemi di dire in conclusione che se questo Parlamento si dividerà oggi su una questione così delicata, il suo messaggio ne uscirà indebolito. Se sarà invece unito nelle parole di fermezza, da un lato, e di rilancio della collaborazione su "diritti e sicurezza", dall'altro, si dimostrerà un Parlamento più forte.

 
  
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  Jas Gawronski, a nome del gruppo PPE-DE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi, fin dall'inizio dei lavori di questa commissione, un anno fa, abbiamo cercato di migliorare la relazione in esame e di renderla più equilibrata, più utile, più condivisa. Oggi dobbiamo ammettere di non esserci riusciti. Abbiamo cominciato subito con il piede sbagliato: nella nostra prima missione a Washington, ci siamo presentati al dipartimento di Stato come un tribunale accusatore – mi dispiace deluderla Commissario Frattini – rendendo sin dall'inizio arduo un dialogo, che sarebbe stato utile per raggiungere il nostro obiettivo.

Dopo il nostro passaggio a Londra, il ministro britannico per gli Affari europei ha inviato una lettera ai suoi colleghi europei, sconsigliandoli dall'incontrarci. Pur avendo perso la speranza di migliorare la relazione in oggetto, abbiamo fatto ancora un ultimo tentativo, ieri, nella nostra riunione, indicando alcuni punti chiave sui nostri emendamenti che, se non dovessero passare, si tradurrebbero nel nostro voto contrario, a livello di gruppo. Il relatore ha già indicato, a meno che voglia cambiare idea, che non approverà questi nostri "emendamenti chiave" e quindi tutto lascia prevedere il nostro voto contrario.

Ma, se mi è concesso di spogliarmi brevemente del mio ruolo di coordinatore e di parlare a titolo personale, devo ammettere che, anche se questi emendamenti fossero approvati, molti nel nostro gruppo voterebbero contro la relazione. Personalmente, potrei votarvi a favore soltanto se venissero approvati due emendamenti da me presentati, che mi sembrano molto semplici, lineari e accettabili. Il primo afferma che i servizi segreti si chiamano così perché sono segreti e devono avere la possibilità di agire in segreto, fintanto che non violano la legge. Il secondo afferma che la CIA può volare quando e come vuole, fintanto che non viola la legge. Se questi emendamenti fossero approvati, io sarei anche portato a votare a favore. Il relatore li ha respinti. Io credo che il la mancata approvazione di questi emendamenti significa che con questa relazione non si vuole soltanto individuare, denunciare e punire i colpevoli, ma anche condannare all'inefficienza i servizi segreti in quanto tali, esponendoci poi a tutte le responsabilità e a tutte le possibili minacce esterne.

Ed è per questo che la relazione non ci piace. Non ci piace perché è inutile: il relatore Fava ha detto che io sostengo che non c'è nulla di nuovo nella relazione. È vero, lo sostengo e non sono il solo a sostenerlo. Lo sostiene anche il senatore Dick Marty, che è stato un suo grande alleato e fautore ed è stato ricevuto nella nostra commissione come un eroe e protagonista. Ebbene oggi, a elaborazione ultimata della sua relazione, on. Fava, Dick Marty afferma che il documento non contiene alcun elemento di novità e che abbiamo copiato quello che lui ha fatto prima di noi, sostenendo di essere deluso dalla relazione in oggetto, la cui unica differenza rispetto alla sua, è che il documento di cui lei è relatore, on. Fava, è stato elaborato da quarantasei deputati e tredici funzionari a tempo pieno, mentre Dick Marty ha raggiunto lo stesso risultato lavorando da solo.

Ciò detto, signor Presidente, desidero concludere ribadendo il mio accordo con il Commissario Frattini: bisogna certamente cercare di difendere i diritti umani anche nell'ambito della lotta al terrorismo ma non servono, in questo caso, documenti come questo, in cui si è già stabilito a priori che c'è un indiscusso violatore dei diritti dell'uomo, ossia gli Stati Uniti d'America, e si conducono indagini soltanto a sostegno di questa tesi.

(Applausi)

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler, im Namen der PSE-Fraktion. – Herr Präsident, Herr amtierender Ratspräsident, verehrte Kolleginnen und Kollegen! Man kann das Lied der Freiheit nicht auf dem Instrument der Gewalt spielen. Dieser Satz umfasst präzise, worum es hier geht, nämlich um die Grundwerte unserer Europäischen Gemeinschaft. Zu Recht sind wir stolz darauf und zu Recht verteidigen wir sie in unserer alltäglichen Arbeit, in diesem Parlament, in diesem klaren Bericht.

Ja, der internationale Terrorismus bedroht die Freiheit und muss mit allen uns zur Verfügung stehenden Mitteln bekämpft werden, aber auf der Grundlage unserer nationalen Gesetze, der europäischen Menschenrechtskonvention und internationaler Verträge wie der UN-Antifolterkonvention. Genau darum ging es vor allem in unserer Arbeit.

Der Verstoß gegen die internationalen Menschenrechte, gegen die europäischen Rechtsgrundlagen muss angeprangert und geahndet werden. Es ist kein Kavaliersdelikt – wie manche Kollegen im Ausschuss glauben machen wollten – es ist unmenschlich, unmoralisch und unrecht, was auch europäischen Mitbürgern widerfahren ist. Was ist mit den Menschen geschehen, die entführt, verkauft, überstellt, inhaftiert und gefoltert wurden? Wer hat es veranlasst, wer war beteiligt? Diese Wahrheit galt es zu finden, und nicht, warum der deutsche Staatsbürger El-Masri nach Skopje gereist ist, worauf er nach Kabul entführt und gefoltert wurde. Warum der türkische Staatsbürger, Murat Kurnaz, der in Bremen geboren und aufgewachsen ist, sich nach Pakistan begab, wo er verkauft, gefoltert und nach Guantánamo geschleppt wurde, ohne Anklage, ohne Verteidigung in beiden Fällen.

Gäbe es einen Verdacht auf mögliche Straftaten, so hätten dies die Staatsanwälte und Gerichte zu klären. Wir haben uns diese Rolle nie angemaßt. Doch in keinem Fall heiligt der Zweck die Mittel. Es ist belegt, dass CIA-Agenten an den Entführungen beteiligt waren. Staatsanwälte in Mailand und München haben gegen CIA-Agenten Haftbefehle ausgestellt, und diese müssen nun an die USA überstellt werden. Wir können und dürfen nicht zulassen, dass ein Geheimdienst bei uns schaltet und waltet, wie er will, und unsere Regierungen sich nicht dagegen verwehren.

Deshalb fordern wir die deutsche Ratspräsidentschaft auf, im Namen aller Mitgliedstaaten deutlich zu machen, dass sie illegale Praktiken und Menschenrechtsverstöße auf ihren Territorien nicht zulassen. Im Kampf gegen jedwedes Unrecht darf das Recht nicht gebrochen werden, denn damit würden wir nichts Geringeres verraten als das Erbe unserer Gründerväter und das Fundament unserer Gemeinschaft. Europa steht für Rechtsstaatlichkeit, Gewaltenteilung und Demokratie. Europas Politiker müssen dafür einstehen. Schon Laotse hat gesagt: Verantwortlich ist man nicht nur für das, was man tut, sondern auch für das, was man nicht tut.

Es ist auch eine Frage der persönlichen und politischen Moral, nicht nur der Rechtsprechung, wie wir uns hier verhalten. Das ist für mich das Hauptverdienst dieses Ausschusses, diese Debatte in die Europäische Union, in die Gesellschaft und weit über ihre Grenzen hinaus zu tragen. Es darf aus Europa keinen Weg nach Guantánmo geben.

(Beifall)

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, on behalf of the ALDE Group. – Mr President, Europe’s credibility is at stake here today. When we support this splendid report, which closes a year of hard and serious work in the committee, we will be showing a very strong concern, as great as anyone else’s, for security, and for security by all legal means, including the work of secret services, who can operate inside the law. We will be showing a concern for the legitimacy to protect our freedom and to protect the relationship with our closest allies. But we cannot support the idea that the only way to protect our freedom is through a dirty war. We do not like dirty war. That would represent – it has represented – a frontal attack on our values: what we stand for and what we preach.

We have gathered together here a great amount of information that proves the existence of an illegal, sometimes criminal, scheme designed to fight terrorism, operating worldwide and assisted by the passivity, if not the active cooperation, of some European Member States, of some governments or of people under their control. The Council itself cannot be excluded from criticism of such passivity. We have not acted as a court. We are a political body and what we will vote on here is a political statement based on facts: facts that have been checked, facts that have been proved and facts that anyone who reads this document will see to be true, not with the sort of truth that can be proved point by point before a court, because we did not have the means to do that. Why not? Because many of the governments involved did not help us to have those means. But the facts are there.

This is not inventive imagination. We have met the victims – those who could come, that is, for others are still in jail. Some are innocents in Guantánamo who were taken from their homes after being cleared by a court. So we are making a political statement and sending a message to European governments and to the Member States. We are saying to them here, on behalf of millions of European citizens: you cannot do this in our name. You cannot fight terrorism through a dirty war in our name. Do not do that in our name because you are not representing us when you fight terrorism through these means. That is the statement that this Chamber will be voting on here today. You are free to support it or not, but that is what is going to be voted on here in several hours’ time.

(Applause from the ALDE Group)

 
  
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  Konrad Szymański, w imieniu grupy UEN. – Panie Przewodniczący! 12 miesięcy prac Komisji potwierdziło wszystkie obawy przeciwników jej powołania: komisja nie przedstawiła żadnych nowych dowodów w sprawie zaangażowania państw członkowskich w nielegalną działalność - spełniła jedynie rolę archiwisty działalności mediów oraz działalności prokuratury w państwach członkowskich, które same, bez żadnej pomocy komisji podjęły stosowne działania w nielicznych i odosobnionych przypadkach.

Brak nowych faktów pchnął europejską lewicę do szukania winnych na siłę. Zgodnie ze starą zasadą, jeśli fakty nie pasują do przyjętych założeń, tym gorzej dla faktów. Stąd wzięły się absurdalne zarzuty wobec Solany i De Vries’a. Stąd absurdalne zarzuty wobec ponad połowy państw członkowskich o brak kontroli przestrzeni powietrznej prowadzący rzekomo do przekazywania osób w celu tortur. Stąd absurdalny język niektórych akapitów i poprawek. Jeśli wszystko, co mamy do powiedzenia, na przykład na temat Polski, to tyle, że nie mamy dowodów ani za, ani przeciw tezie o istnieniu miejsca odosobnienia w tym kraju, to lepiej milczeć.

 
  
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  Cem Özdemir, im Namen der Verts/ALE-Fraktion. – Herr Präsident, Herr Ratspräsident, Herr Vizepräsident der Kommission, liebe Kolleginnen und Kollegen! Ich möchte zu Beginn vor allem unserem Berichterstatter Claudio Fava für die geleistete Arbeit danken. Den Dank möchte ich auch ausdehnen auf unseren Ausschussvorsitzenden, Herrn Coelho, sowie die Mitglieder des Ausschusssekretariats, die hervorragende Arbeit geleistet haben. Diese Ausschussarbeit ist auch ein gutes Beispiel für eine gute und erfolgreiche Zusammenarbeit mit dem Europarat und seinem Sonderermittler Dick Marty. Die Zusammenarbeit fand, sofern vorhanden, mit nationalen Untersuchungsausschüssen, NGOs, Vertretern der vierten Gewalt – den Medien –, manchmal auch mit der Exekutive, leider allerdings häufig genug auch gegen die Exekutive statt.

Ich will die Gelegenheit auch nutzen, um meiner Verwunderung darüber Ausdruck zu verleihen, dass die Regierung unseres Mitgliedstaates Polen die Mitglieder des Ausschusses wie Abgesandte des Warschauer Pakts behandelt hat. Nicht alle scheinen genau zu verstehen, dass die Mitgliedschaft in der Europäischen Union nicht nur Rechte mit sich bringt, sondern auch Pflichten. Wer nichts zu verbergen hat, verhält sich nicht so.

Vielleicht sollten die Ergebnisse unseres Ausschusses auch dazu führen, dass wir uns über den Schutz der Menschenrechte innerhalb der Europäischen Union künftig stärker Gedanken machen. Schließlich verliert der acquis communautaire seine Gültigkeit nicht nach dem Beitritt in die Europäische Union. Klärungsbedarf in nicht erheblichem Umfang gibt es sicher auch in meinem eigenen Land, der Bundesrepublik Deutschland. Ich erinnere an den Fall Abu Zammar. Offensichtlich haben Informationen deutscher Behörden an die US-Geheimdienste dazu geführt, dass er 2002 im marokkanischen Casablanca entführt und nach Syrien verschleppt wurde. Dort saß er in einem Foltergefängnis, wo er auch von deutschen Geheimdiensten verhört wurde. Denken Sie auch an den Fall El-Masri, der bei uns im Ausschuss aufgetreten ist. Auf eine Entschuldigung aus den USA warten er und sein Anwalt bis zum heutigen Tag. Auch hier wird die Rolle des ehemaligen Innenministers der Bundesrepublik Deutschland noch zu klären sein. Denken Sie schließlich an den Fall Murat Kurnaz, den wir ebenfalls in unserem Ausschuss angehört haben. Die Vorwürfe seines Anwalts in Sachen Misshandlungen durch Bundeswehrangehörige in Afghanistan, aber auch die mutmaßliche Vereitelung einer früheren Freilassung sind schwerwiegende Vorwürfe, denen die Kolleginnen und Kollegen im Bundestag sicherlich nachgehen werden. Eines kann man mit Sicherheit sagen: Eine Überdosis an Empathie hatten weder die frühere noch die jetzige Bundesregierung im Fall Kurnaz an den Tag gelegt.

In all diesen Fällen vertraue ich darauf, dass die Kolleginnen und Kollegen im Bundestag ihren Aufgaben mit aller Sorgfalt nachgehen werden. Ein Fall hat sicherlich alle in unserem Ausschuss in sehr besonderer Weise beeindruckt, nämlich der Fall von Maher Arar aus Kanada, der auf deutliche Weise gezeigt hat, wie wenig Erkenntnisse, die unter Folter gewonnen wurden, zur Sicherheit beitragen. Ich begrüße es ausdrücklich, dass er eine Entschädigung zugesprochen bekommen hat. Nur, was wird diese Entschädigung ihm zurückbringen von dem, was er an Freiheitsrechten und körperlicher Unversehrtheit verloren hat?

Konsequenzen müssen auch gezogen werden, wenn es um die in Guantánamo Bay verbliebenen Gefangenen geht. Denken Sie an die Uiguren, denken Sie an den Usbeken, denken Sie an die Leute aus Saudi-Arabien, die nicht in die Länder zurück können, aus denen sie stammen, weil es sich um Länder handelt, die Menschenrechte nicht anerkennen. Hier haben wir als Europäische Union die Gelegenheit, unseren Teil dazu beizutragen, indem wir sagen, wir haben verstanden, wir sind bereit, aus den Fehlern der Vergangenheit zu lernen.

Zum Schluss: Es geht hier nicht um Antiamerikanismus oder um Naivität im Kampf gegen den Terrorismus. Worum es schlicht und ergreifend geht, sind unsere gemeinsamen transatlantischen Werte, und die schließen Demokratie und Menschenrechte mit ein.

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi stiamo consumando un passaggio storico e di ciò desidero ringraziare soprattutto il relatore, on. Fava, e il Presidente Coelho, per il lavoro che hanno svolto in questa commissione.

Il Parlamento ha ricostruito, con grande rigore, gli ultimi anni della perversa strategia americana della guerra al terrorismo, la quale è stata imperniata su metodi criminali e sulla violazione dei diritti umani. Tale strategia si è potuta attuare grazie alla complicità dei governi e dei servizi di sicurezza europei. L'ha detto anche Condoleeza Rice: "non vi è stata nessuna violazione della sovranità nazionale". Vi sono anche delle responsabilità da imputare alle istituzioni europee, a partire dalle omissioni di Javier Solana e di Gijs De Vries. Credo tuttavia che vada sottolineato anche l'imbarazzante silenzio del Presidente della Commissione, il quale, mentre era Primo Ministro portoghese, conosceva perfettamente la strategia americana, tanto che organizzò cinque giorni prima dell'inizio della guerra in Iraq, il famoso Vertice delle Azzorre.

Credo inoltre che vada sottolineato un altro elemento: il Vicepresidente della Commissione ha affermato in quest'Aula di non sapere nulla del rapimento di Abu Omar, avvenuto ricopriva la carica di ministro degli Esteri in Italia. Io gli ho creduto e continuo a credergli ma nel frattempo è intervenuto un fatto nuovo che, credo, si possa chiarire: le ammissioni dell'ammiraglio Battelli, ex capo del Sismi, il quale ha affermato di aver ricevuto dalla CIA un elenco di tradici presunti terroristi da pedinare, tra cui anche Abu Omar. Il capo del Sismi, per legge, deve riferire al governo e a quel tempo il Commissario Frattini aveva la delega ai servizi segreti nel governo italiano.

Concludo dicendo, signor Presidente, che i lavori da noi svolti ci hanno permesso di portare alla luce molte cose, anche se ne restano altre da approfondire. Noi siamo fiduciosi che il voto di oggi servirà per il futuro, non solo per dire "Mai più" ma anche per scoprire ulteriori responsabilità. Affermava un grande storico latino "fanno il deserto e la chiamano pace". Noi pensiamo che la pace si costruisca evitando il deserto, evitando la morte dello Stato di diritto in nome della falsa lotta al terrorismo.

 
  
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  Gerard Batten, on behalf of the IND/DEM Group. – Mr President, the essence of this report is the expression of two themes very popular with many Members of this Parliament: their inherent anti-Americanism and their never-ending desire to use any pretext to call for more powers to be given to the European Union.

The kidnap, mistreatment and imprisonment without trial of suspects is wrong and, incidentally, that is why I and the UK Independence Party are opposed to the European arrest warrant and the UK’s current extradition arrangements with the USA. That being said, this report is speculative and lacks any firm evidence.

The free democratic world is not engaged in a war on terrorism. This is a misconception repeated in this report. We are engaged in a war on ideology – a war we did not start. The ideology is that of fundamentalist and extreme Islam, an ideology without any humanitarian or civilised constraint. Thankfully, the United States of America is leading the resistance against it.

 
  
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  Luca Romagnoli, a nome del gruppo ITS. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho partecipato alla commissione d'inchiesta come membro dei non iscritti, ad eccezione del voto finale, ove ho rappresentato il gruppo ITS, con l'intenzione di tentare di comprendere la verosimiglianza delle accuse agli Stati membri di collusione e complicità, in materia di violazione dei diritti umani.

Premetto che, contrariamente a tanti membri della commissione, al collega relatore e al partito italiano che egli rappresenta, nel programma del mio partito, la Fiamma tricolore e nelle mie convinzioni personali, l'Europa dovrebbe giocare un ruolo diverso nel quadro geopolitico e, sempre contrariamente a quanto rappresenta l'on. Fava, ritengo l'Alleanza atlantica uno strumento superato, perchè assegna all'Europa un ruolo subordinato. Avrei quindi titolo ideologico a censurare l'attività svolta, in generale ogni tipo di attività, dalla CIA e da ogni altra organizzazione che operi per gli USA e la NATO nell'ambito dell'Unione.

Ma credo di essere altresì oggettivamente equilibrato nel respingere decisamente le conclusioni della relazione Fava, perché essa, oltre che viziata dall'ipocrisia di fondo, ovvero dal mettere in discussione l'operato di uno Stato che si riconosce e si accetta come alleato, è tendenziosa e nulla apporta di nuovo a quanto già scritto da molti giornali. Certo, ogni violazione dei diritti umani è esecrabile e va respinta e non può essere tollerata: ma pretendere la presunzione di innocenza in materia di servizi segreti è risibile e anche pericoloso se lo scopo è la protezione di popoli e Stati. Anche per questa protezione non possiamo votare la relazione Fava, senza che siano stati approvati molti degli emendamenti presentati, in particolare dai colleghi Pirilli e Gawronski.

 
  
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  Roger Helmer (NI). – Mr President, this CIA Committee has been a ‘me too’ exercise from the start. The Council of Europe, under Swiss Senator Dick Marty, produced a report on extraordinary rendition, so the European Parliament had to do one as well.

A British Government minister said that the Marty report was ‘as full of holes as a Swiss cheese’, and the Fava report is not much better. As Senator Marty has said, we, with enormously greater resources, have produced little solid material in addition to his own report. We have assembled a great number of press cuttings. We have collected flight information obsessively, with enormous lists of aircraft movements, and we are told that these aircraft may have been owned by companies that may have some connection with the CIA. However, we have no idea who or what was on these flights.

All the way through our work we have sought to conflate flights with renditions. We have simply assumed that CIA flights equate with extrajudicial rendition of suspects. However, the CIA may have all sorts of legitimate reasons to move people and materiel around the world.

We went to Washington determined that senior US politicians should be made to confess their guilt, but we were met by a robust response. The US Administration admits that a few renditions took place in the immediate aftermath of 9/11, but far fewer than we wanted to see.

We heard allegations from a number of people who claimed to have been subject to rendition, but with little supporting evidence. We went, at great expense, to Macedonia, but all we learned was that Macedonian hotels and border posts keep rather poor records.

The fact is that our whole exercise was designed to provide a platform for anti-American propaganda. We should all be ashamed of the deep undercurrent of anti-Americanism in this House. The Fava report is its latest manifestation.

However, it was not enough to attack the US: we attacked Member State governments as well, accusing them of collusion with American security services. For my part, I should be concerned if European governments did not cooperate with the US in the war on terror.

In particular, the virulent attack on my constituent, the British minister Geoff Hoon, by our committee Vice-Chairwoman Baroness Ludford, breached the norms of courteous political discourse and stands as a reproach to our House.

We are right to insist on human rights and humane treatment for terrorist suspects, but we cannot expect either European or American security services to operate under constant scrutiny amounting to harassment from MEPs.

This report will do little to promote human rights. What it will do is to give comfort and encouragement to the very terrorists who intend to destroy our way of life. If we approve this report, they will know that we are more concerned about the comfort of terrorist suspects than about the safety of the people we represent.

(Applause from the right)

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE). – Sr. Presidente, Sr. Vice-Presidente da Comissão, Sr. Presidente em exercício do Conselho, caras e caros Colegas, cinco palavras: a primeira de agradecimento, para agradecer ao colega Cláudio Fava a qualidade do seu trabalho e todo o esforço que fez ao longo deste ano para nos apresentar o seu relatório; aos vice-presidentes da Comissão, à Baronesa Ludford, aos deputados Dimitrakopoulos e Özdemir, a colaboração leal que tive; aos coordenadores dos grupos políticos e aos deputados da comissão a que presidi, o trabalho que é apresentado é também o resultado do seu esforço; e a qualidade, a muita qualidade do secretariado que nos acompanhou.

Segunda palavra: creio que o Parlamento Europeu desempenha o seu papel. Alguns queriam desvalorizar ou esconder esta questão, porque ela poderia ser embaraçosa para os nossos aliados. Não o fizemos. Afirmámos os nossos valores. Como o Comissário Frattini afirmou aqui hoje, a segurança não pode ser a todo o custo e é aqui que reside a diferença. Não apenas porque são os nossos valores, mas porque quando não o fazemos há sempre vítimas inocentes que são prejudicadas. Neste caso houve-as. Recebemos e ouvimos algumas dessas vítimas na nossa comissão. Revolto-me com o cinismo daqueles que consideram que isso é inevitável e que o devemos considerar como danos colaterais.

Em terceiro lugar: fizemos o nosso trabalho sem prolongar o nosso mandato. Não prolongámos artificialmente o nosso mandato, ao contrário do que alguns teriam preferido para fazer combate político. Avaliámos os factos, identificámos comportamentos condenáveis, apontámos omissões e propusemos mais de 40 recomendações para tornar muito mais difícil a repetição destes factos no futuro.

Em quarto lugar: poderíamos ter conseguido mais. Poderíamos se tivéssemos tido mais colaboração. Sublinho e agradeço à Comissão Europeia a excelente colaboração que nos prestou na pessoa do Vice-Presidente Franco Frattini. Lamento que na maior parte dos Estados-Membros essa colaboração não tenha sido muito eficaz. No caso, por exemplo, dos países envolvidos na alegação de prisões secretas, tivemos uma excelente colaboração da Roménia mas uma péssima colaboração da Polónia. Foi o único país onde nenhum membro do governo nem nenhum membro do parlamento fez uma reunião connosco. Percebo e compreendo que isso reforce as suspeitas relativamente a esses países.

Denuncio a falta de colaboração do Conselho, que nos enviou documentos truncados e parciais sugerindo que eles eram autênticos e originais. Considero este facto inaceitável à luz do princípio da colaboração leal entre as instituições. Senhor Presidente, creio que pode e deve haver melhorias no nosso relatório, mas estamos confrontados com um problema de responsabilidade política. Vamos ou não defender os nossos valores e os nossos cidadãos? Acredito que alguns dos nossos colegas estavam genuinamente convencidos de que estas alegações seriam falsas e que nada teria acontecido, nem prisões secretas, nem tortura, nem transporte ilegal, nem detenção ilegal de prisioneiros. Mas recebemos várias testemunhas na nossa comissão e recebemos pelos jornais a principal testemunha, o Presidente dos Estados Unidos da América, que veio reconhecer a existência do programa sobre as extradições não judiciais. Pois já não há espaço para recusar factos, para negar evidências. É tempo de colaborarmos.

Termino dizendo: há que reforçar o diálogo e a colaboração transatlântica em torno de causas comuns no respeito pelos nossos valores, no respeito pelas nossas leis, no respeito pelo Direito internacional e é isso também que hoje se trata aqui.

 
  
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  Józef Pinior (PSE). – Panie Przewodniczący, panie Komisarzu, panie Ministrze! Mamy dzisiaj poczucie doniosłości tej debaty. Raport końcowy Komisji dotyka kwestii fundamentalnej dla obywateli Unii Europejskiej. Mówię te słowa jako były więzień polityczny.

Pragnę powiedzieć przeciwnikom tego sprawozdania, tym, którzy naszą ponad roczną pracę nad znalezieniem prawdy komentowali atakami i szyderstwem: nas wszystkich, którzy bronią tego raportu, może dzielić przynależność partyjna oraz różnice ideowe w wielu sprawach, ale łączy nas przekonanie, że oficerowie służb specjalnych muszą działać w ramach prawa, że nikogo nie wolno torturować oraz pozbawiać godności. To w tej chwili główny podział polityczny w tej izbie. Jesteś za habeas corpus czy za samowolą służb bezpieczeństwa? Jesteś za tajnymi ośrodkami odosobnienia czy za rządami prawa, za czy przeciw torturom?

Wiele rządów oraz instytucji europejskich nie dołożyło należytych starań w celu wyjaśnienia kwestii podnoszonych przez Komisję. Szczególnie ubolewam nad brakiem poważnej współpracy ze strony rządu polskiego, mimo faktu, że samoloty obsługiwane przez CIA dokonały na lotniskach polskich jedenastu międzylądowań w ramach zatrzymań w trybie nadzwyczajnym. Przedstawiciele rządu w Warszawie twierdzą, iż w Polsce nie było tajnych ośrodków odosobnienia CIA. Jednak w świetle zgromadzonego materiału oraz przy braku niezależnego śledztwa w tej sprawie w Polsce, komisja, w mojej opinii, nie jest w stanie wykluczyć w sposób zdecydowany istnienia takich ośrodków na terytorium państwa polskiego.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE). – Mr President, touching as it is to hear Conservative Mr Helmer defend the Labour Government, those who collaborate in refusing to face the facts on the grounds that an inquiry is anti-American will have red faces when the heavy guns in Congress turn their energies to this topic.

European Commission President Barroso, who of course comes from the PPE-DE Group, the centre-right, wants the themes of accountability and promoting Europe’s values in the world to figure alongside security in the Berlin Declaration marking the EU’s 50th birthday in March.

This serious and professional report, for which I thank Mr Fava, the committee chairman Mr Coelho and all the staff, is about accountability for human rights abuses which European governments did collude in or allowed to happen on their territory. It is about security, but built within a framework of law in which the security not to end up as a tortured ghost detainee counts too and it is certainly about promoting Europe’s values in the world, the ones of democracy, human rights and the rule of law to which Member States signed up in the Treaty.

I agree with US Defence Secretary, Robert Gates, speaking at the recent Munich Security Conference about the West’s defeat of totalitarianism in the 20th century and our opposition to extremist ideologies now. He said: ‘Our most effective weapon, then and now, has been Europe’s and North America’s shared belief in political and economic freedom, religious toleration, human rights, representative government and the rule of law. Those values kept our side united’. Indeed, so why has the Bush Administration – not Americans as a whole – tossed away the moral high ground and dragged America’s reputation into the mud by a programme of kidnapping, forced disappearance, dark prisons, indefinite detention, cruel and inhuman treatment and outsourcing of torture? As Barack Obama has said, what the US needs is not to be feared, but to be respected.

I do not rejoice in the fact that the latest survey of global opinion finds an antagonism to America at an intense pitch. Even in Poland, fewer than four out of ten have a mainly positive view of the US.

Europe has failed a test in the last five years, a test of whether it will practise its values or only preach them. We have lacked the guts to refuse to collude with torture flights and lacked the vision to use Europe’s capacity to be a real and united best friend to America, and it is about time that we actually practised those values.

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN). – Panie Przewodniczący! Sprawozdanie pana Favy można określić dyplomatycznie mianem kuriozum albo nazwać po prostu skandalem. Po roku działalności komisji tymczasowej sprawozdanie z jej prac nie zawiera żadnych informacji, które nie byłyby wcześniej znane opinii publicznej. Krótko mówiąc, komisja tymczasowa nie odkryła niczego nowego.

Zamiast faktów uraczono nas słowotokiem składającym się z wyrażeń typu „chwali”, „dziękuje”, „wyraża zaniepokojenie”, „potępia”. Samych zwrotów „ubolewa” lub „wyraża ubolewanie” w 36 stronicowym sprawozdaniu sprawozdawca używa co najmniej 52 razy. Wymienione z nazwy w tym negatywnym kontekście są, między innymi, rządy: brytyjski, irlandzki, austriacki, włoski, grecki, duński, rumuński i polski. Sprawozdanie jest nierzetelne i tendencyjne. Wybrano w nim opinie pasujące do z góry ustalonej, antyamerykańskiej tezy.

Wnoszę, po pierwsze, o odrzucenie niniejszego sprawozdania w całości. Po drugie, o ścisłe określenie formalnych i merytorycznych wymogów dla sporządzania sprawozdań, aby uniknąć w przyszłości dyskusji nad tak kompromitującymi dokumentami jak sprawozdanie pana Favy.

 
  
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  Kathalijne Maria Buitenweg (Verts/ALE). – Voorzitter, ik ben trots op ons werk. Ik had aanvankelijk twijfels over hoeveel we nu echt boven water zouden krijgen, juist omdat het over geheime operaties gaat. De onderste steen is inderdaad nog niet boven, maar mede dankzij de inzet van rapporteur Fava en ook voorzitter Coelho, die ik allebei echt van harte wil bedanken, is er een dynamiek van waarheidsvinding ontstaan, die ook in de verschillende lidstaten nog steeds wordt doorgezet. Er zijn nog steeds mensen, zeker binnen de regeringen maar ook in dit Huis, die de mist liever willen laten voortduren en voor hen is dit verslag dan ook geen goed nieuws, want het bevat wel degelijk feiten over mensen die ontvoerd zijn vanaf Europees grondgebied, over vluchten - ziet u wel, mijnheer Helmer, ik zeg geen 'renditions', ik zeg 'vluchten' - via Europa in vliegtuigen die door de CIA zijn gehuurd. Dit verslag herinnert ons ook aan de hoorzittingen waarin mensen persoonlijk verslag hebben gedaan van wat hun is overkomen èn het wijst lidstaten ook op hun juridische verplichtingen om vermeende mensenrechtenschendingen te onderzoeken. Vermeende mensenrechtenschendingen moeten onderzocht worden.

Voorzitter, de reactie van de PPE, van de heer Gawronski, heeft me eigenlijk buitengewoon verheugd, want hij zei: "Er staat niks nieuws in het verslag." Niks nieuws, ik ben het er daar eigenlijk wel mee eens. De grote vraag is natuurlijk: waarom stemt de PPE tegen een verslag dat al bekende feiten bevat?

Het is goed om te kijken naar het verleden en ik hoop dat de regeringen op een gegeven moment de moed krijgen om ook te zeggen dat er een aantal dingen zijn fout gegaan in het verleden. Maar ik ben het eens met commissaris Frattini dat we ook naar de toekomst moeten kijken. Mijn fractie wil dan ook over een half jaar een nieuw debat met concrete voorstellen voor de toekomst, over hoe we nu voortaan moeten omgaan met uitleveringen en met diplomatieke garanties, over de berechting van vermeende terroristen, over de controle van geheime diensten, over misschien zelfs Europese controle - daar kunnen we over praten - van transnationale operaties. Ik hoop dat de PPE dan kan laten zien dat ze niet alleen een destructieve factor is.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann (GUE/NGL). – Herr Präsident! Die Regierung Kanadas hat Verantwortung übernommen. Sie hat sich bei Herrn Maher Arar entschuldigt und ihm eine Entschädigung zugesichert. Es ist ein unerhörtes Armutszeugnis für Europa, die Wiege des Humanismus, dass es bislang keine einzige Regierung für nötig befunden hat, dem Beispiel Kanadas zu folgen. Auch nicht die Regierung meines Landes, die gegenwärtig sogar die Ratspräsidentschaft innehat.

In Berlin wird vielmehr erklärt, man würde heute nicht anders entscheiden bzw. man sehe keinen Anlass für eine Entschuldigung. Dafür habe ich keinerlei Verständnis. Ein solches Verhalten ist unwürdig, beschämend und nicht hinnehmbar. Ich habe kein Verständnis dafür, dass politisch Verantwortliche meines Landes, insbesondere Bundesaußenminister Steinmeier, es abgelehnt haben, vor unserem Ausschuss zu erscheinen und auch nur irgendeine Erklärung zu dem Martyrium abzugeben, das Khaled El Masri und Murat Kurnaz durchleiden mussten. Man hat sich hinter dem Untersuchungsausschuss des Deutschen Bundestages versteckt und war nicht einmal dazu bereit, hier vor dem Europäischen Parlament ohne Wenn und Aber klipp und klar zu erklären, dass der Kampf gegen den Terrorismus kein Freibrief für Menschenrechtsverletzungen sein darf, für niemanden, nicht für Geheimdienste und nicht für politische Verantwortungsträger. Bis heute hat man sich in Berlin noch nicht einmal die Frage gestellt, was wir denn tun könnten, damit in Zukunft anders entschieden wird? Gerade vor diesem Hintergrund, aber auch angesichts dessen, dass in Berlin offensichtlich mit parteipolitischen Manövern versucht wird, die lückenlose Aufklärung der Entführung von Herrn El Masri und die jahrelangen Guantánamo-Qualen von Herrn Kurnaz zu hintertreiben, muss ich schon sagen, dass ich auch kein Verständnis für den Änderungsantrag 224 der SPE-Fraktion habe. Ich frage die Kolleginnen und Kollegen, was sie trotz der noch immer offenen Fragen im Fall El Masri eigentlich dazu veranlasst, die Feststellung zu beantragen, dass es keine Beteiligung der deutschen Behörden an der rechtswidrigen Entführung gegeben hat.

Die Regierungen haben die grundrechtliche Pflicht, alle Menschenrechtsverletzungen, die auf ihrem Territorium oder gegenüber ihren Bürgerinnen und Bürgern begangen werden, aufzuklären. Sie müssen beweisen, dass sie stets korrekt und in Übereinstimmung mit der Europäischen Menschenrechtskonvention und den gemeinsamen Grundwerten der Union gehandelt haben. Deshalb sollten wir der Aufforderung von Amnesty International und Human Rights Watch folgen und heute einen starken Bericht verabschieden.

 
  
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  Γεώργιος Καρατζαφέρης (IND/DEM). – Κύριε Πρόεδρε, διάβασα με προσοχή την έκθεση του κ. Fava: λέει πραγματικές αλήθειες, και πρέπει να τον συγχαρούμε γι’ αυτό. Όμως ποιός φταίει για την κατάσταση που έχει δημιουργηθεί; Είναι μια κατάσταση που δημιουργήθηκε από την απόβαση της Νορμανδίας και τη δεχθήκαμε όλοι. Δώσαμε στον Αμερικανό το δικαίωμα να είναι το αφεντικό της Ευρώπης, πράγμα που συνεχίζεται και σήμερα. Αυτές οι παράνομες πτήσεις είναι η πιστοποίηση του γεγονότος αυτού. Το ένα εικοστό αυτών των παρανόμων πτήσεων έγινε προς τη χώρα μου, την Ελλάδα. Ο Πρωθυπουργός της χώρας, όταν του το είπαμε, κάγχασε. Όταν πήγε ο εισαγγελέας της περιοχής στο αεροδρόμιο δεν τον άφησαν να μπει μέσα. Και ερωτώ: Ο Πρωθυπουργός της Ελλάδας μπορεί να πάει σε μια τέτοια βάση των Αμερικανών; Ο κ. Barroso μπορεί να μπει μέσα στη Σούδα; Έχουμε κράτος εν κράτει. Πρέπει κάποια στιγμή να βάλουμε χαλινάρι σ’ αυτή την επικυριαρχία των Αμερικανών. Μας οδηγεί σε αδιέξοδα. Μας οδηγεί σε κόντρες. Σε κόντρες με τη Ρωσία, που βλέπετε ότι στην ουσία –γράφουν οι εφημερίδες- άρχισε ο ψυχρός πόλεμος, σε κόντρα με το Ιράν, σε κόντρα με το Ιράκ. Έχει δημιουργηθεί ένα κακό προηγούμενο που πρέπει να σταματήσουμε σήμερα. Να μην μείνουμε, κύριε Πρόεδρε, σε διαπιστώσεις. Να προχωρήσουμε σε ενέργειες για να φέρουμε τα πράγματα σε ισότητα και ομόλογη σχέση με τους Αμερικάνους.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (ITS). – Monsieur le Président, il faut saluer Claudio Fava pour ce rapport qui fait honneur au métier de député.

Pendant quatre ans, des prisons volantes de la CIA ont été autorisées à faire escale dans des pays où l'on a pourtant voté oui à la Constitution européenne et à la Charte des droits fondamentaux. On nous dit que la fin justifie les moyens, mais ici les moyens que sont l'atteinte à la dignité ou la torture ont abouti à la fin que l'on sait: le terreau des islamistes a été élargi.

Claudio Fava nous donne donc trois leçons. D'abord, les USA ont des dirigeants éternels, des indiens à la guerre froide et à McCarthy; ils sont les élèves de Carl Schmitt et de Heidegger, on est leur ami inconditionnel ou leur ennemi, comme la France il y a trois ans. Deuxième enseignement, les dirigeants européens, quant à eux, sont les enfants de Machiavel, et son double langage, et de Hanna Arendt, et sa banalité du mal.

Troisième enseignement à tirer, et message d'espoir: l'Europe ne disparaîtra pas; elle est apparemment dirigée par des moutons, mais qui sont capables d'égaler les loups.

 
  
  

IN THE CHAIR: EDWARD McMILLAN-SCOTT
Vice-President

 
  
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  Hartmut Nassauer (PPE-DE). – Herr Präsident, meine Damen und Herren! Die Bekämpfung des Terrorismus — einer der bedrohlichsten Gefahren für die zivilisierte Menschheit — wird nur gemeinschaftlich gelingen. Bei der Bekämpfung des Terrorismus werden wir auch die Dienste von Geheimdiensten in Anspruch nehmen müssen. Allerdings wird der Terrorismus nur dann erfolgreich bekämpft werden können, wenn wir unsere rechtsstaatlichen Standards einhalten und nicht etwa im Rahmen der Terrorismusbekämpfung außer Kraft setzen. Dies muss klar sein.

Es gibt Vorwürfe, die geprüft und aufgeklärt werden müssen und die Konsequenzen haben müssen: Verschleppung von Gefangenen, Folterungen, Geheimgefängnisse. Das ist völlig klar — und die einschlägigen Staatsanwaltschaften haben bereits begonnen zu agieren. Aber welchen Beitrag leistet denn dieser Bericht? Unter rechtsstaatlichen Gesichtspunkten ist dieser Bericht eine Sammlung von Verdächtigungen. Man liest: der schwerwiegende Verdacht; der Ausschuss bekundet seine Empörung; er fordert die Bekanntgabe von Verhandlungsergebnissen; bedauert die Weigerung des Europol-Direktors zu erscheinen — was dieser nebenbei vehement bestreitet; hält es für sehr wahrscheinlich, dass ... usw. Dies ist unzureichend. Der Bericht hält den rechtsstaatlichen Anforderungen, die wir selbst einfordern, ganz offenkundig nicht Stand.

Betrachten wir nur den wichtigsten Punkt, der zum Gegenstand der Untersuchung gemacht wurde, nämlich die Behauptung, es gäbe Geheimgefängnisse in Rumänien und Polen. Dafür liefert der Bericht nicht einmal den Schatten eines Beweises. Er liefert überhaupt nichts, was man nicht vorher in den Medien hätte lesen können. Insoweit ist der Bericht ein Schlag ins Wasser. Darüber hinaus ist er tendenziös. Denn lesen Sie einmal, wie darin generell die geheimdienstliche Arbeit abgehandelt wird. Deswegen werden wir dem Bericht als EVP-Fraktion nur zustimmen, wenn er durch einige Änderungen in eine ausgewogenere Bahn gebracht wird.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE). – Mijnheer de Voorzitter, lof voor Claudio Fava. Ik denk dat hij die moeilijke klus uitstekend heeft geklaard. Veel feiten zijn boven tafel gebracht over de praktijk van illegale CIA-vluchten en ontvoeringen. Dat is in het verslag goed gedocumenteerd en de feiten - ik ben het met voorzitter Coelho eens - zijn niet onder de tafel te vegen. Ik prijs hem voor de manier waarop hij de commissie heeft geleid. De feiten spreken voor zich, maar laten ook vragen open. Wat wisten de lidstaten van de illegale activiteiten? Degene die bereid waren met de commissie te communiceren, konden niet alle vragen beantwoorden, maar ze probeerden het tenminste. Andere weigerden gewoon de commissie te woord te staan. Het is nu aan de Raad om te reageren op het verslag. Het mag zijn - zoals de Voorzitter daarstraks zei - dat de Raad geen bevoegdheid heeft als het gaat om geheime diensten, maar regeringen van lidstaten hebben dat wél en nationale parlementen ook, in meer of mindere mate. Verder onderzoek is gewenst en dat is ook de belangrijkste vraag aan de Raad: zoek verder en kijk of artikel 6 en 7 van het Verdrag in het geding zijn. Ik ben het absoluut eens met de opmerking van commissaris Frattini dat het nodig tijd is om eens te kijken naar hoe wij onze geheime diensten organiseren en met name ook de democratische controle daarop, en dat er ook betere afspraken moeten worden gemaakt op Europees niveau over het gebruik van ons luchtruim. Uiteindelijk is het ook een debat over de strijd tegen het terrorisme en met name het voeren van die strijd tegen het terrorisme met andere middelen dan de Amerikanen gebruiken. Dat is geen kritiek op Amerika, dat is het bevestigen van onze eigen waarden, van onze eigen uitgangspunten, als het gaat om de strijd tegen het terrorisme. Daarbij gaat het uiteindelijk om adequate rechtszekerheid voor alle burgers.

 
  
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  Sophia in 't Veld (ALDE). – Voorzitter, allereerst, dit is geen oefening in anti-Amerikanisme, want ik wil iedereen er graag aan herinneren dat deze hele zaak aan het rollen is gebracht door de Amerikaanse media op basis van lekken uit de Amerikaanse geheime dienst en dat het Amerikaanse Congres en de rechterlijke macht grenzen hebben getrokken aan het beleid van president Bush. Eerlijk gezegd zou ik willen dat we in Europa zo kritisch waren. We hebben niet met Amerika een probleem, maar met onze eigen Europese regeringen die op de hoogte zijn geweest van de zaken die hier zijn gebeurd. Datzelfde geldt overigens ook voor de heer de Hoop Scheffer, secretaris-generaal van de NAVO, waarvan ik het erg jammer vind dat hij niet heeft willen verschijnen. De Raad moet de moed hebben om een eigen onderzoek te starten op basis van artikel 7 en eindelijk antwoorden geven aan de burgers van Europa. Het klopt immers dat wij in het Europees Parlement niet voor alle beschuldigingen sluitend juridisch bewijs hebben gevonden, maar we zijn dan ook geen rechtbank. Er rust echter een morele plicht op de schouders van de Europese regeringen, die nu antwoord moeten geven op de openstaande vragen want de beschuldigingen zijn buitengewoon ernstig. Ik hoop dan ook op de breedst mogelijke steun voor dit verslag in de stemming van vandaag.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN). – Panie Przewodniczący! Europejskie polowanie na czarownice zakończone. Na stosie płonie dobre imię takich państw jak Wielka Brytania, Włochy, Polska czy USA.

Sprawozdanie na temat rzekomych tajnych więzień CIA jest tendencyjny i nierzetelny. Opiera się na półprawdach, domniemaniach i przypuszczeniach. Wysuwa daleko idące wnioski, w większości nie poparte dowodami. Mimo to, sprawozdanie wydaje wyrok i skazuje kilka państw na infamię, za to tylko, że podjęły rzeczywistą walkę z terroryzmem we współpracy z USA. Prace komisji niczego nie udowodniły. Chodziło jedynie o napiętnowanie tych, którzy bezpieczeństwo naszych rodzin i państw stawiają wyżej od urojonych krzywd terrorystów.

Pamiętajmy, że terroryści nie uznają żadnych praw, traktatów ani konwencji. Paradoksalnie, dzisiaj to sprawozdanie daje zielone światło terroryzmowi, pokazując, że Europa w imię nowej religii praw człowieka gotowa jest chronić podejrzanych o terroryzm bardziej niż swoich obywateli. A wszystko z jednego powodu: chorobliwego antyamerykanizmu w tym parlamencie.

Sprawozdanie z tej postaci kompromituje nas w oczach Europejczyków żądających od nas bezpieczeństwa, a nie pobłażania podejrzanym o terroryzm. Staliśmy się zakładnikiem europejskich uprzedzeń i braku wyobraźni. To sprawozdanie trzeba odrzucić. Tylko współpraca transatlantycka może postawić skuteczną zaporę globalnemu zagrożeniu, jakim jest terroryzm.

United we stand, jak po 11 września mówili Amerykanie.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE). – Señor Presidente, el informe Fava, contrariamente a lo que muchas y muchos esperaban, ha tenido ya, incluso antes de ser votado, un efecto catalizador, de dimensiones todavía desconocidas e impredecibles.

Poco a poco van cayendo muros y vendas, y aflora la verdad. La Comisión Temporal del Parlamento Europeo, con la que muchas y muchos fueron críticos en su inicio, ha superado, de largo, las expectativas creadas. Entre otras cosas, y gracias a la complicidad mantenida con muchos otros actores interesados en llegar hasta el fondo del asunto, el trabajo, a lo largo de este año, ha tenido un efecto similar al de descorchar una botella de champaña, que estaba siendo agitada desde hace ya mucho tiempo.

Y sería seguramente una buena y bonita metáfora, si no fuera porque lo que realmente esconde esa botella no es champaña del bueno, sino, más bien, una peligrosa combinación de desidia, irresponsabilidad, complicidad criminal y, sobre todo, vulneración de los valores y principios en los que decimos fundamentar la Unión Europea.

El trabajo, por tanto, no puede pararse ahora. Al contrario, es ahora cuando hay que concentrar todos los esfuerzos para llegar hasta el fondo, caiga quien caiga. Y ello debe hacerse, al menos, a tres niveles: estableciendo comisiones de investigación en los Parlamentos de los Estados mencionados, entre ellos el de mi país —España—, facilitando y alentando el trabajo de las fiscalías, y, finalmente, por parte del Parlamento Europeo, abordando la evolución de los hechos como parte de la agenda permanente de la Comisión de Libertades, Justicia e Interior, así como de la Subcomisión de Derechos Humanos.

 
  
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  Jens Holm (GUE/NGL). – Herr talman! Den 18 december 2001 står fembarnspappan Ahmed Agiza och väntar på bussen i Karlstad i Sverige. Han hade varit på kurs i svenska. Dagen efter sitter han i en kall isoleringscell i Kairo i Egypten. Han har torterats och förnedrats, både vid bortförandet i Sverige och i Egypten. Detta skedde för över fem år sedan. Ahmed Agiza sitter fortfarande i fångenskap i Egypten.

Ahmed Agiza hade lika gärna kunnat heta Muhammed Al Zari, Abu Omar, Khaled El Masri eller som någon annan av alla de fångar som fängslats och torterats av CIA, ofta i samarbete med medlemsländerna.

I detta betänkande dokumenterar vi 1 245 fall av illegala CIA-flygningar, illegala överföringar och mängder av tortyr och övergrepp. Detta är ett betänkande som kräver rättsliga utredningar i de länder som inte har inlett sådana, till exempel mitt eget hemland Sverige, och kompensation och rättvisa för de drabbade. Betänkandet kräver också att fånglägret Guantánamo skall stängas.

Jag vill avsluta med att säga att mänskliga rättigheter är universella och okränkbara. Betänkandet visar att de måste återerövras varje dag.

 
  
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  Johannes Blokland (IND/DEM). – Voorzitter, in december 2005 heeft dit Parlement besloten tot instelling van een tijdelijke onderzoekscommissie. Ik heb daar toen ernstig bezwaar tegen gemaakt. De Raad van Europa deed immers al een onafhankelijk onderzoek. Wat zijn nu de resultaten na meer dan een jaar van hoorzittingen en onderzoek? Na 130 hoorzittingen en een reeks reizen heeft de onderzoekscommissie weinig meer naar boven gehaald dan Dick Marty als eenling voor de Raad van Europa. Kan aangegeven worden wat de kosten van het TDIP-onderzoek zijn geweest en wat de kosten van het onderzoek van Dick Marty waren?

Een tijdelijke onderzoekscommissie kan de lidstaten, Europol en de NAVO niet dwingen tot medewerking. Meer informatie zal ze ook niet ter beschikking krijgen. Het niet meewerken aan dit onderzoek mag niet leiden tot de verdachtmaking van een lidstaat. De suggestie om lidstaten hun stemrecht in de Raad te ontnemen als sanctie op medewerking aan de CIA, is verwerpelijk. Het wordt tijd dat de Europese Unie en de Verenigde Staten samenwerken tegen terrorisme. Dat kan alleen in onderling vertrouwen. Laat daar nu een begin mee worden gemaakt.

 
  
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  Andreas Mölzer (ITS). – Herr Präsident! Im Krieg gegen den Terror scheint jedes Mittel erlaubt zu sein und sind offenbar keinerlei Rechte heilig. Als wir von den unmenschlichen Zuständen und der Folter in ausgelagerten amerikanischen Gefängnissen Kenntnis erhielten, da hätten deutliche Worte von der EU kommen müssen. Und spätestens als die CIA anfing, ihre illegalen Praktiken auf EU-Mitgliedstaaten auszudehnen, hätte man dem sofort Einhalt gebieten müssen.

Nicht nur dass hier die viel gepriesenen eigenen Werte missachtet wurden, hat man auch bei Völkerrechts- und Menschenrechtsverstößen untätig zugesehen und diese sogar noch unterstützt. Und dann sollen die europäischen Steuerzahler auch noch für die Verfehlungen des selbsternannten Weltpolizisten USA zur Kasse gebeten werden!

Diese Rückkehr in die Steinzeit der Menschenrechte ist meines Erachtens eine wirkliche Schande für die Europäische Union. Wir dürfen uns nicht zu blind gehorchenden Vasallen der USA degradieren lassen und schon gar nicht zu den Zahlmeistern der US-Kriegspolitik werden. Eine eindeutige Erklärung der EU und eine Entschuldigung gegenüber den Opfern sind also meines Erachtens längst überfällig.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE). – S-au emis până acum păreri că acest raport are tendinţa de a prezenta puncte de vedere negative despre Statele Unite ale Americii sau despre serviciile secrete. Datorită faptului că majoritatea afirmaţiilor se bazează pe supoziţii şi nu pe fapte clare sau dovezi, eu consider că este un raport care exprimă până la urmă poziţii care aduc prejudicii ţărilor membre şi implicit Uniunii Europene ca ansamblu.

Unul dintre principiile de bază ale Uniunii Europene este apărarea drepturilor omului. Este adevărat că preşedintele Bush a declarat că au existat zboruri care au transportat persoane şi că au existat centre de detenţie, dar nu a făcut nicio precizare clară referitoare la locaţia acestor activităţi. Mi se pare exagerat să încercăm să ne acuzăm noi înşine fără a avea nicio dovadă în acest sens.

Apărarea drepturilor omului este o obligaţie a tuturor statelor membre. Aceeaşi obligaţie există însă şi în ceea ce priveşte asigurarea securităţii cetăţeanului. Este normal să se facă anchete atunci când există suspiciuni în acest sens, aşa cum România a făcut, dar nu cred că este normal să se considere că aceste anchete au fost superficiale dacă nu s-a ajuns neaparat la o anumită concluzie dorită de cineva. Cred că trebuie să ne respectăm reciproc ca democraţii şi ca instituţii parlamentare.

Consider incorect ca despre România să se vorbească în subcapitolul Secret detention facilities, neexistând nicio dovadă în acest sens, sugerându-se astfel o presupusă încălcare a drepturilor omului, în vreme ce despre alte ţări, în conformitate cu articolul 150 din raport, să se vorbească despre existenţa cazurilor din capitolul Extraordinary rendition. Cred că este o dovadă a unei abordări incoerente.

Raportul are un număr mare de inexactităţi. Amendamentele Grupului PPE/DE corijează doar o parte din ele, dar schimbă mesajul politic într-unul constructiv, de eliminare a acuzaţiilor nefondate şi de prevenire pe viitor a unor eventuale cazuri similare.

 
  
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  Martine Roure (PSE). – Monsieur le Président, tout d'abord, je félicite Claudio Fava pour le travail très fouillé qu'il poursuit depuis maintenant un an et je remercie, aussi, M. Coelho pour sa présidence impartiale.

De nombreux États membres de l'Union européenne ont manqué à leur devoir de respect et de protection des droits de la personne humaine, et il faut saisir l'opportunité qui se présente à nous d'accorder, enfin, nos discours sur les droits de l'homme avec les actions concrètes que nous menons dans ce domaine.

Il s'agit aussi de montrer la solidité du Parlement européen qui doit rester impartial et indépendant, et à cet égard, le rapport de Claudio Fava doit servir d'exemple. J'encourage le Parlement européen à se saisir systématiquement de toutes les affaires de violation des droits fondamentaux qui se présentent. Nous devons pouvoir nous exprimer en toute indépendance et nous devons faire preuve d'impartialité.

Ce travail de fourmi n'a pas été vain, puisque les enquêtes ont été réalisées dans plusieurs États membres et que le public a eu connaissance des faits en cause. Ne l'oublions pas, nous sommes responsables vis-à-vis de nos électeurs. La libération récente d'Abou Amar et son témoignage sur les tortures et les abus dont il a été victime montrent que le travail de M. Fava n'a pas été inutile. Nous devons poursuivre ce combat pour obtenir la vérité sur tous les cas.

Enfin, nous devons adresser un message fort à toutes les autorités responsables des services secrets afin de leur faire comprendre que de tels événements ne pourront se reproduire sans que le Parlement européen réagisse.

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert (ALDE). – Voorzitter, wij, de leden van dit Huis, zijn gekozen om onze gemeenschappelijke democratische waarden, de rechtstaat, de mensenrechten en de fundamentele vrijheden in acht te nemen en te beschermen. Hierover spreken wij vandaag, over de Europese democratie, waarin het recht als hoogste gezag moet worden gehandhaafd. Niets meer, niets minder. Medewerking of toestemming verlenen aan het programma van buitengewone overdracht en geheime gevangenissen, stilzwijgend of expliciet, bewust of onbewust, past overduidelijk niet binnen hetgeen wij met z'n allen middels internationaal en nationaal recht hebben onderschreven. Duidelijk moet zijn dat de verplichting tot eerbiediging, bescherming en bevordering van de mensenrechten te allen tijde bindend is. Het terrorisme moet en kan via de legale weg bestreden en verslagen worden. Het gaat niet aan om mensenrechten op te offeren of naar believen te beperken. Hiermee wordt de terrorist juist in de kaart gespeeld. Het is dan ook een gotspe om in deze partijpolitieke of nationale belangen te laten prevaleren of het op anti-Amerikanisme te gooien. Mijn collega Sophia in 't Veld had gelijk: de Amerikanen hebben het al lang zelf toegegeven.

De geloofwaardigheid van de Europese Unie is in het geding. We hebben het hier over een collectieve verantwoordelijkheid en de Raad dient dan ook zijn verantwoordelijkheid te nemen. Geachte Raadsvoorzitter, een beperking in de verdragen is geen enkel excuus.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN). – Mr President, some people are arguing that we should all support this report because otherwise we are not standing up for human rights. I have to say that I completely and totally disagree with that. I oppose flights of extraordinary rendition anywhere, but I cannot support this report because I believe many of its conclusions are politically motivated.

Let us be clear. We are talking about conclusions and not findings. This is not an evidence-based report. For example, reference to 147 suspected flights into Ireland or 300 flights into Germany is totally unsubstantiated. If these conclusions were presented before any court as factual evidence, they would be thrown out of court because they would be found to be both inaccurate and speculative.

The European Parliament should remember that many of the things in this report are conclusions and not findings. For a report to conclude that all CIA flights should be banned in Ireland and not be banned in any of the other 26 Member States, lacks perspective and is another clear example of how politically motivated this report has become. This report does not look forward. It even fails to call for a review of the 60-year-old Chicago International Convention. However, I do have an amendment on that.

Some people are saying we should come back in six months’ time with proposals. If we have proposals they should be in the report today. I believe that this report is full of conclusions and not findings, and very unfortunately I will be voting against it.

 
  
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  Willy Meyer Pleite (GUE/NGL). – Ahora corresponde a los Estados miembros complementar esta investigación. Espero y deseo que mi Gobierno, el Gobierno de España, no impida la creación de una comisión de investigación en las Cortes Generales, entre otras cosas para investigar los vuelos directos entre las bases norteamericanas de Rota, Morón, de Torrejón hacia Guantánamo, y la posible implicación de funcionarios de policía españoles en interrogatorios en Guantánamano durante el Gobierno del Sr. Aznar. Por lo tanto, corresponde esa investigación.

Comprendo que haya Señorías que estén en contra del Informe de Fava. Son los mismos que apoyaron la guerra de Iraq, esa guerra ilegal e inmoral que ha hecho un mundo más injusto y más inseguro. El brazo largo de la CIA se nota, y se nota en algunas intervenciones, yo lo comprendo, pero tienen que entender estas Señorías que, efectivamente, en estos momentos el debate es otro, el debate es imponer la ley, imponer el Derecho internacional en la lucha contra el terrorismo.

Por lo tanto, lamento que haya intervenciones que pretendan desnaturalizar este magnífico informe.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM). – Herr talman! Föredragande Fava har levererat ett vinklat och, enligt min uppfattning, dåligt betänkande, men i denna debatt om CIA-flygningarna är vi för en gångs skull inne på ett område där EU skall utöva inflytande. I EU:s medlemsländer måste mänskliga rättigheter respekteras. Kampen mot terrorism får inte leda till att vi ger upp den respekten och börjar likna dem som vi skall bekämpa.

Det är sant att USA under president Bush har börjat bryta mot grundläggande regler för det civiliserade samhället. CIA-flygningar och hemliga fängelser är bara en del av denna skrämmande utveckling. Det är förfärande att EU-länder, däribland mitt eget hemland Sverige, har medverkat. Dessa medlemsländer ursäktar sig med att de har fått diplomatiska garantier för att de som utlämnas inte kommer att torteras, att deras skuld kommer att prövas i en rättvis rättegång och att de inte kommer att dömas till döden. All erfarenhet visar att sådana garantier inte är något värda. Tortyr och orättvisa rättegångar är standard i många länder. Skam över dem som fortsätter att medverka till detta!

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE). – Señor Presidente, los trabajos de esta Comisión y el informe del señor Fava, con independencia del tratamiento que se dé a cada uno de los Estados miembros, plantean —yo diría— una o dos cuestiones fundamentales.

La primera es si, en la lucha contra ese fenómeno que realmente golpea a nuestra sociedad, que es el terrorismo, vale todo. Y lo que nos interesa saber es si queremos construir un proyecto de Unión Europea como una comunidad de Derecho, donde las normas jurídicas se conciban cualificadas por la obligación de cumplirlas y donde los derechos humanos sean respetados y salvaguardados, o si queremos, señor Presidente, pensar —y éste es el segundo elemento— que este espacio jurídico y este espacio de valores que queremos construir tiene que ser y puede ser compatible con una relación amistosa y equilibrada con los Estados Unidos, un socio positivo y activo de la Unión Europea, en el ámbito de la relación transatlántica.

Y la respuesta tiene que ser afirmativa, porque, frente al fenómeno terrorista, que nos amenaza a todos por igual, con la ley en la mano, la respuesta debe ser también de todos por igual.

Quiero hacer dos comentarios, señor Presidente, en relación con el informe del señor Fava. A pesar del incansable trabajo que ha realizado, son muchos los miembros de este Parlamento que piensan que el informe no aporta datos adicionales con respecto a otros informes, como el del Consejo de Europa o como informaciones aparecidas en la prensa. Y una conclusión fundamental: a pesar de la existencia de un Coordinador europeo en la lucha contra el terrorismo, y de un Alto Representante de la Política Exterior y de Seguridad Común, la Unión Europea no tiene competencias en esta materia, pues se encuentran residenciadas en los Estados miembros. Y yo creo que, en este ámbito, la Unión Europea tiene que dar un paso decidido y firme en la buena dirección para tratar de subsanar estas carencias.

Termino, señor Presidente, diciendo que hay miembros de este Parlamento que por golpear —o creer que golpean— la pared con un martillo, se creen que están clavando clavos. Y hay que decir que es lamentable, señor Presidente, que uno se pueda rasgar las vestiduras condenando ese limbo jurídico que es Guantánamo —que evidentemente no nos gusta— y guardar ominosamente silencio por el régimen que realmente golpea a Cuba, que es el régimen castrista, y guardar un silencio con dos varas de medir, demostrando una indigencia moral bastante lamentable.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE). – Mr President, remarkably, the only governments that have to date officially admitted knowledge of participation in the secret CIA renditions and flights are those of the United States and of Bosnia and Herzegovina – that is it! One therefore has to wonder whether the European Council and Member States will continue to stick their heads in the sand in the event that President Bush makes good on his statement to keep utilising the same illegal operations whenever or wherever he sees fit.

To avoid the future occurrence of these or similar illegal activities, practical steps must now be taken. The Council should officially condemn these activities and enquire into Member States’ and its own knowledge and participation. The Commission should examine all agreements and arrangements with third country military and secret services to ensure that they respect human rights and fundamental rights. Member States should establish official inquiries on the CIA flights that landed on their territories, set the actions of secret services under the democratic control of the governments and instruct their airport authorities to check all suspicious private flights.

Finally, the European Parliament should submit its report to the next European Council meeting and ask that a discussion of its conclusions and recommendations be placed on the Council’s agenda.

No one in this Chamber should be anti-American or pro-American, a defender or a detractor of any specific European country or government. We are all pro-European; we are Members of the European Parliament and, as such, we have an obligation to uphold European values and laws against whoever violates them – friend, foe or even ourselves. With this report, Parliament has fulfilled its duty to Europe’s citizens. It is now incumbent upon the Council and the Member States to do the same.

(Applause)

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE). – Herr Präsident! Den Kollegen Coelho und Fava ist in besonderer Weise zu danken. Was sie in der Arbeit des Ausschusses geleistet haben, wie viel dieser Bericht tatsächlich aufgedeckt hat, hat u.a. der Kollege Salafranca gesagt.

Es ist bedauerlich, dass es einige Kollegen – leider vornehmlich aus der EVP-Fraktion – gibt, die sich benehmen wie kleine Jungs, die im Winter kurze Hosen anziehen wollen, obwohl draußen Schnee liegt, und sie behaupten, es wäre nicht kalt.

Mit dieser Sturheit benehmen sich manche und wollen die politische Arbeit, die dieser Ausschuss geleistet hat, weiter blockieren, mit falsch verstandener Loyalität wird versucht, diejenigen zu schützen, die im Grunde genommen mit dazu beigetragen haben, dass Menschen entführt wurden und dass tatsächlich Geheimgefängnisse eingerichtet wurden. Ich glaube, das ist etwas, das wir, wenn nicht bewiesen haben, dann doch anhand der Indizien so deutlich gemacht haben, dass es schwierig ist, sich dem zu verschließen und entgegenzustellen. Es ist von mutmaßlichen Rechten gesprochen worden, die hier eingehalten werden sollten. Ich glaube, wir müssen an dieser Stelle klarstellen, dass jedes Menschenrecht und jedes Grundrecht überstaatlich für die Europäische Union von Interesse sein muss.

 
  
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  Umberto Pirilli (UEN). – Signor presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare che il diritto alla sacralità della vita, alla dignità dell'uomo – a questo tende la parte nobile della relazione Fava – è un valore assoluto al quale tutti noi crediamo e per il quale siamo disposti a batterci.

Ma Fava va oltre e diventa inquisitore di parte e riconosce tale diritto ai terroristi ma non agli agenti segreti incriminati e arrestati a Milano da un magistrato che nega al capo dei servizi italiani, il generale Pollari, il diritto alla difesa, rigettando la sua istanza di ascoltare come testi il capo del governo precedente, Berlusconi, e quello attuale, Prodi.

L'on. Fava censura, condanna e deplora tutti i governi europei oltre a quello americano. Per l'on. Fava non importa che un'operazione protetta di intelligence e la compressione del diritto alla dignità dell'uomo, ancorché terrorista, abbia potuto evitare il ripetersi della tragedia delle Torri gemelle. La relazione censura, deplora e condanna tutti i governi europei di destra e di sinistra e lo stesso Consiglio d'Europa, rei tutti di complicità e sudditanza nei confronti dell'odiato nemico Bush.

Possibile che solo l'on. Fava abbia ragione e che solo i magistrati di tre paesi – Italia, Spagna e Germania – risultino gli eroi di questa relazione? Eppure, il governo italiano di centrosinistra, guidato da Romano Prodi, ne ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale gli atti – quelli prodotti dal Pubblico ministero di Milano – a difesa del segreto di Stato. Per l'on. Fava il diritto di difesa è solo quello dei terroristi. Pollari, il capo dei servizi segreti italiani, non deve difendersi: è colpevole. Ma egli non può rivelare che Abu Omar, sospetto agente della CIA, è stato prelevato per essere sottratto a sicura morte, tant'è non è stato portato a Guantánamo ma restituito al suo paese e oggi è in libertà. Abu Omar è una spia della CIA. Pollari ha ragione ma non importa. È stata violata la legge sui diritti umani e ciò non è possibile neppure se la violazione è stata finalizzata alla salvezza di vite umane e alla sicurezza degli Stati.

Un mio grande maestro, il giurista Salvatore Pugliatti, diceva che "la legge è femmina e può essere violentata e il diritto è maschio, no". Noi siamo per il diritto e non per la legge.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE). – Mr President, I was opposed to the Temporary Committee from the very start. It has proven to be an expensive exercise. We do not have any figures, but I estimate the cost to be over EUR 1 million. It has duplicated Senator Marty’s efforts in the Council of Europe and has produced nothing substantially new which was not already in the public domain. Regrettably, the Left and Liberals cannot resist an opportunity to bash NATO and the United States, which, in spite of making mistakes, remains a democracy that shares European common values and is our ally in the fight against global terrorism.

The Fava report is heavy on allegations and accusations, but light on conclusive proof. Inevitably, some mistakes and excesses may have occurred, but in my opinion there was no systematic US policy for extraordinary renditions to illegally torture abductees in third countries, or any proof of the existence of CIA detention camps in Romania or Poland. Where there is evidence of wrongdoing, such as in Italy, the national criminal justice systems have kicked in and started prosecutions. Simple renditions of illegal combatant terrorist suspects through EU territory are a proven fact, but are not necessarily illegal in international law where torture is not involved, and diplomatic assurances to the Member States do offer safeguards in extradition cases to third countries.

The report also seeks to extend the powers of the European Parliament into areas like security and counter-terrorism, which are more properly the remit of national parliaments and governments. I particularly dislike the request that the British Government extend consular protection to former UK residents who had not bothered to become citizens, but chosen instead to travel to dangerous parts of the world. This is contrary to all the traditional obligations and rights of citizenship of our Member States. Finally, calls for Article 6 and 7 sanctions against Member States are totally unacceptable in my view.

 
  
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  Hannes Swoboda (PSE). – Herr Präsident! Ich möchte den Kollegen Fava und Coelho recht herzlich für ihre hervorragende Arbeit danken. Es sind einige — aus meiner Sicht durchaus illegale — Entführungen von europäischem Boden durch Stellen der USA nachgewiesen worden. Es ist nicht so viel herausgekommen, wie vielleicht manche erwartet haben, aber das liegt an der Vernebelungstaktik, nicht nur der USA, sondern auch vieler europäischer Regierungen. Wie ich auch heute wieder höre, sind einige Abgeordnete mehr darum bemüht, die Nebelmaschinerie in Gang zu setzen, als die Dinge aufzuklären.

Was nun mein eigenes Land Österreich betrifft, so wird im Bericht ja „nur“ von Entführungen von Nicht-Österreichern außerhalb des österreichischen Staatsgebietes berichtet. Aber es geht um die Menschenrechte, es geht nicht nur um Staatsbürgerrechte! Denn wenn Menschen entführt und „Justizbehörden“ zugeführt werden, von denen bekannt ist, dass sie auch — und zum Teil ausgiebig — Folter anwenden, dann ist es ein Skandal, dass die europäischen Regierungen nicht eingreifen und nicht nach dem Rechten sehen, ob es sich jetzt um Staatsbürger oder um Nichtstaatsbürger handelt, in jedem Fall geht es um Menschen, die sich legal in unseren europäischen Ländern aufgehalten haben.

Ich finde es weiter sehr problematisch, dass eine Reihe von Regierungen einfach nicht reagiert hat und auch eine Reihe von nationalen Parlamenten ihre Verantwortung nicht ernst genommen hat, um den Dingen auf den Grund zu gehen. Ich meine, dass wir, gerade als Europäisches Parlament, mit diesem Ausschuss richtig gehandelt haben, um klar zu belegen: Wir in diesem Parlament bekennen uns zu den Menschenrechten und zu den Regeln, die notwendig sind, damit in Europa die Menschenrechte auch wirklich anerkannt und durchgesetzt werden. Das ist der Sinn und das ist die Schlussfolgerung dieses Ausschussberichtes.

(Beifall)

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE). – Herr talman! CIA-utskottet har inte varit en domstol. Betänkandet är inte en attack mot USA eller antiamerikanskt. De som säger det har fel, också Charles Tannock. Alltför många kolleger verkar vara beredda att sluta både ögon och öron för de övergrepp som har skett. Alltför många tillfälligheter, indicier och rena bevis säger oss att det har skett upprepade brott mot grundläggande mänskliga rättigheter i kampen mot terrorismen – och detta på europeisk mark. Ni som förnekar detta bör bevisa motsatsen.

I mitt hemland Sverige vet vi vad som har hänt. Två egyptier har deporterats från landet med hjälp av CIA och den svenska regeringen. Kritiken mot Sverige är helt riktig och skall inte mjukas upp som Inger Segelström föreslår.

Låt oss lära inför framtiden och stärka EU:s möjligheter att agera för mänsklig värdighet med stöd av artiklarna 6 och 7 i fördraget. Terrorismen skall bekämpas, men den skall bekämpas med rättsstatens medel.

 
  
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  Ewa Klamt (PPE-DE). – Herr Präsident, meine sehr geehrten Damen und Herren! Wir beenden heute nach einem Jahr Anhörungen und Befragungen unsere Arbeit im CIA-Untersuchungsausschuss. Für die EVP-ED-Fraktion wird von entscheidender Bedeutung sein, ob sich die heutige Abstimmung über diesen Bericht an Fakten und Beweisen orientieren wird oder ob Vermutungen und Unterstellungen überwiegen werden.

Deshalb werden wir als EVP-ED-Fraktion dem Bericht nicht zustimmen können, wenn darin weiterhin Bereiche enthalten sind, die nicht unter das uns erteilte Mandat fallen, wenn der Bericht mit Blick auf die einzelnen Mitgliedstaaten unausgewogen bleibt, wenn er sich außerdem in nicht bewiesenen Vermutungen zur Existenz von Geheimgefängnissen auf EU-Territorium ergeht, wenn zusätzlich unbelegte Behauptungen, Verallgemeinerungen und tendenziöse Unterstellungen in dem Bericht enthalten sind, wie auch wenn er unverhältnismäßige Reaktionen gegen die Mitgliedstaaten verlangt, wie zum Beispiel die Aussetzung des Stimmrechts eines Mitgliedstaats im Rat, und wenn letztendlich in diesem Bericht geheimdienstliche Tätigkeiten generell kriminalisiert werden.

Lassen Sie mich eines klarstellen: Wir können mit dem Ursprungsbericht des Berichterstatters Claudio Fava in weiten Teilen leben. Wenn wir durch die heutige Abstimmung wieder hierzu zurückfinden, wenn Sie, Herr Fava, unsere Änderungsanträge, die der Versachlichung und Klarstellung dienen, annehmen, dann können wir heute mit breiter Mehrheit ein ausgewogenes Abschlussergebnis des Europäischen Parlaments präsentieren, ein Ergebnis, das ein klares Votum für unsere Rechtsstaatlichkeit, für die Wahrung unserer Grundrechte und unserer Grundfreiheiten enthält, aber auch ein Ergebnis, das zeigt, dass wir uns der Verantwortung für eine objektive Aufklärung gestellt haben.

Genauso klar möchte ich aber feststellen, dass wir dem Bericht nicht zustimmen werden, wenn Sie, Herr Berichterstatter, unsere Schlüsselanträge ignorieren.

 
  
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  Elena Valenciano Martínez-Orozco (PSE). – Lo que ha sucedido es de una extrema gravedad y no cabe disimularlo. Al contrario, los responsables políticos de los Estados miembros y de la Unión Europea deben investigar, aclarar y explicar a la ciudadanía el alcance de la responsabilidad de cada uno.

Los vuelos ilegales de la CIA, con ser en sí mismos una flagrante violación de la legitimidad y legalidad, no eran más que un instrumento de un cruel sistema de detenciones, interrogatorios, torturas y desapariciones fuera de todo marco legal. Ya no hay atajos, los indicios y las pruebas son más que suficientes para formular un juicio político que condene sin paliativos el gran operativo legal montado por el Gobierno de Bush y apoyado en mayor o menor medida por algunos responsables europeos.

¿Cabe mayor hipocresía, Presidente, que condenar en esta Cámara Guantánamo, pedir su cierre y enviar funcionarios de la policía a interrogar prisioneros? La lucha contra el terrorismo seguirá siendo una prioridad de la Unión Europea, y será necesaria la máxima cooperación con nuestro aliado norteamericano, pero sólo será posible desde la confianza mutua y el respeto absoluto a las reglas del Derecho.

De esta Cámara debe salir hoy un mensaje nítido. Europa ya aprendió la lección de la tortura, las detenciones sin garantías, las persecuciones y los campos de concentración. Sobre el dolor de esa experiencia hemos construido las reglas del juego democrático y del Derecho internacional y no vamos a abandonarlas ni siquiera en nombre de la seguridad mundial. Porque, Presidente, lo que está en juego hoy no es la credibilidad del Gobierno de Bush, cuya estrategia antiterrorista ya ha fracasado, es nuestra credibilidad, es de la nuestra de la que estamos hablando.

 
  
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  Henrik Lax (ALDE). – Herr talman! Kolleger! Utskottet har mycket väl lyckats rekonstruera den verksamhet som CIA med medlemsstaternas aktiva eller passiva medverkan utfört på EU:s territorium. Vi vet till exempel att samma flygplan gjort 99 flygningar mellan Frankfurt och Asjchabad i det totalitära Turkmenistan. Afghanistan, Azerbajdzjan, Egypten, Jordanien och Libyen har också varit viktiga destinationer. President Bush har erkänt att det funnits hemliga fängelser utanför USA.

I medlemsstaterna sker en självrannsakan med interna utredningar. Det som för ett år sedan bara var otydliga antydningar har nu fått tydliga konturer. Det är en stor framgång. Klarar vi inte av att bekämpa terrorismen med lagliga medel, kan vi inte heller fungera som exempel för andra. Detta är viktigt, vi måste uppnå en bättre balans mellan samhällets krav på säkerhet och den enskilda människans rättigheter. Kampen mot terrorismen kan inte vinnas genom att offra skyddet för mänskliga rättigheter, något som terroristerna vill uppnå.

 
  
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  Παναγιώτης Δημητρίου (PPE-DE). – Κύριε Πρόεδρε, κυρίες και κύριοι συνάδελφοι, οι Ηνωμένες Πολιτείες της Αμερικής είναι μια μεγάλη φίλη χώρα της Ευρώπης, της Ευρωπαϊκής Ένωσης και του κάθε κράτους μέλους ξεχωριστά.

Αυτή η μεγάλη χώρα είναι στο επίκεντρο της διεθνούς τρομοκρατίας και είναι φυσικό να έχει και τον κεντρικό ρόλο καταπολέμησης της τρομοκρατίας. Διαπράττει λάθη και η κριτική την οποίαν ασκούμε, είναι γι’ αυτά τα λάθη. Δεν είναι διότι δεν συμπαραστεκόμαστε στην προσπάθεια που καταβάλλεται για την καταπολέμηση της τρομοκρατίας. Είναι λάθος να θεωρείται ότι οποιασδήποτε κριτική ασκείται για κάποιες ενέργειες της CIA εμπεριέχει το στοιχείο του αντιαμερικανισμού. Και θα ήταν μεγαλύτερο λάθος για το Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο αν, προκειμένου να αποφύγει το ενδεχόμενο να παρεξηγηθεί για αντιαμερικανισμό, έκλεινε τα μάτια μπροστά σε παραβιάσεις ανθρωπίνων δικαιωμάτων, μπροστά στην παραβίαση του διεθνούς δικαίου και μπροστά σε παραβίαση αρχών και αξιών, για τις οποίες υπάρχει αυτή η Ευρωπαϊκή Ένωση.

Οπωσδήποτε, εκείνα τα οποία έχουν αναφερθεί στην Επιτροπή είναι εκεί. Υπάρχουν γεγονότα. Υπάρχει το 'Guadanamo'. Υπάρχουν οι 'extraordinary renditions'. Υπάρχουν οι παράνομες φυλακίσεις. Αυτά δεν είναι παραβίαση ανθρωπίνων δικαιωμάτων; Τι θέλετε; Να έρθει η Ευρωπαϊκή Ένωση να πει: «Επειδή ο σκοπός αγιάζει τα μέσα, δεχόμαστε αυτές τις παραβιάσεις»; Όχι. Δεν θα συνεργήσουμε σε αυτή τη θέση.

Η έκθεση του κ. Fava εμπεριέχει, κατά βάση, συμπεράσματα τα οποία στηρίζονται σε γεγονότα. Υπάρχουν όμως και ανακρίβειες και συμπεράσματα τα οποία δεν τεκμηριώνονται αυστηρά από τα γεγονότα. Δεν σημαίνει όμως ότι, στη βάση της, δεν θέτει το πρόβλημα στη σωστή του διάσταση. Γι’ αυτό, προσωπικά προτίθεμαι, ιδιαίτερα εάν ο κ. Fava και οι άλλοι δεχθούν τις βασικές τροπολογίες, να ψηφίσω υπέρ αυτής της έκθεσης.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE). – Cumprimento o colega Cláudio Fava por este relatório que honra o Parlamento Europeu e salva a credibilidade da Europa, quando tantos governantes e políticos a enterram a pretexto de que nada viram, nada sabem e nada mais fizeram senão ajudar aliados na luta contra o terrorismo.

Este relatório expõe em detalhe a falta de controlo nos aeroportos europeus, que permitiu a operação de uma rede de aviões privados pela CIA nas chamadas "entregas extraordinárias" e demonstra que para o transporte ilegal de prisioneiros, pelo menos para Guantánamo, foram também utilizados aviões militares americanos que fizeram escala em aeroportos e bases militares em território europeu e que utilizaram instalações dessas bases como centros de detenção temporários sob a cobertura de operações como a "Enduring Fredom".

Não bastava que os governos europeus que autorizaram tais passagens, com ou sem conhecimento conivente, tivessem comprometido a segurança dos seus países e da Europa e a competência dos serviços incumbidos de zelar por essa segurança. Macularam também a idoneidade de instituições militares europeias tornando-as objectivamente cúmplices por acção ou omissão. O relatório prova ainda que governos europeus, como o português, continuaram a autorizar e a não controlar voos para Guantánamo, uma prisão ilegal, nada secreta, mesmo depois de já ter sido criada esta comissão temporária do Parlamento Europeu, e que procuraram manter parlamentares nacionais e europeus no desconhecimento de que tais operações prosseguiam. Assim não se colaborou na luta contra o terrorismo. Métodos destes jamais permitirão condenar em justiça os verdadeiros terroristas.

(O Presidente retira a palavra à oradora)

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE). – Arvoisa puhemies, mietintö osoittaa, miten hauraalla pohjalla demokratia ja ihmisoikeuksien kunnioittaminen ovat EU-maissa. EU-maat eivät voi pestä käsiään terrorisminvastaisen toiminnan laittomuuksista ja syyttää vain Bushin hallintoa ylilyönneistä ja ihmisoikeusloukkauksista. Yhdysvallat ei voisi toimia, elleivät useat muut maat hiljaisesti hyväksyisi laittomuuksia ja avustaisi niissä tai jopa suoraan osallistuisi niiden globaalien ulottuvuuksien toimeenpanoon. EU-valtiot ovat olleet tässä avainasemassa. Euroopan valtiot eivät voi kieltää vastuutaan alueensa, ilmatilansa ja alueellaan olevien ihmisten turvallisuudesta.

Lyhyesti, terrorisminvastaista toimintaa ei voiteta ihmisoikeuksista luopumisella. Ja lopuksi haluan todeta, että toisen maailmansodan aikana meitä yhdisti yhteinen ihmisoikeusnäkemys yli Atlantin, mitä sille on tapahtunut, onko sellaista enää?

 
  
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  Frieda Brepoels (PPE-DE). – Voorzitter, dit verslag zet voorlopig een punt achter een jaar intensief werk in de schoot van de tijdelijke commissie CIA en ik wil zowel rapporteur Fava als onze voorzitter Coelho van harte danken voor hun inzet en vooral ook voor hun geduld. Niet iedereen was immers gelukkig met de oprichting van de commissie omdat het inderdaad geen echte onderzoekscommissie betrof met gerechtelijke bevoegdheden en omdat er in de Raad van Europa al onderzoek was gestart naar mogelijke schendingen van mensenrechten. Maar vandaag zullen zowel voor- als tegenstanders moeten toegeven dat die onderzoekscommissie wel degelijk zinnig werk heeft verricht. Keiharde bewijslast kon natuurlijk niet verwacht worden en is er ook niet altijd gekomen, maar wel veel feitelijke elementen. Vele getuigenissen en werkbezoeken hebben een systeem blootgelegd waaruit rustig mag besloten worden dat verschillende Europese lidstaten wel degelijk op de hoogte waren van illegale praktijken en dat andere geen weet hadden van wat er zich op hun grondgebied heeft afgespeeld. Beide vaststellingen zijn voor mij even pijnlijk. Het verschil in visie tussen Europa en de Verenigde Staten over de wijze waarop een evenwicht dient nagestreefd tussen de strijd tegen het terrorisme en de eerbiediging van de fundamentele grond- en mensenrechten kwam wel heel concreet bloot te liggen. Niet toevallig valt deze bespreking ook samen met en lopen ook de conclusies gelijk met de conclusies omtrent de SWIFT-affaire en de discussie tussen de EU en de Verenigde Staten inzake het doorgeven van passagiersgegevens. Eén kanttekening wil ik hier toch maken: ofschoon we allen dezelfde feiten hebben onderzocht en dezelfde getuigenissen hebben gehoord, lopen de conclusies nogal eens uit elkaar en wordt de discussie soms te veel gevoerd op basis van ideologische motieven of uitgaande van nationale belangen. Toch hoop ik dat het Europees Parlement deze middag bij de stemming verenigd is en een duidelijk signaal zal geven, want op de bescherming van grond- en mensenrechten valt niets af te dingen.

 
  
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  Véronique De Keyser (PSE). – Monsieur le Président, je soutiens ce rapport, qui est un rapport courageux, stigmatisant les pratiques qui sont une insulte aux droits de l'homme. Peu de pays européens ont été épargnés. Quid de la Belgique?

Des avions de la CIA ont-ils survolé son espace aérien avec des détenus à bord? L'enquête belge a abouti à des conclusions négatives mais a reconnu que les autorités n'avaient pas mandat pour contrôler les passagers d'avions en transit. Un doute subsistera donc toujours, comme dans d'autres pays.

La commission du sénat belge a décrit en détail les incidents qui sont initialement intervenus dans son enquête, notamment les réticences des services secrets. La présidente du sénat, Anne-Marie Lizin, ne l'a d'ailleurs pas caché, quand elle est venue témoigner au Parlement européen.

En juin 2006, les conclusions de l'enquête ont été votées au sénat et rendues publiques. On peut donc tout dire de la Belgique, que c'est un pays compliqué, que Flamand et Wallons feraient mieux de s'entendre et que nous faisons des blagues idiotes à la télévision. Mais pas que ce n'est pas une grande démocratie qui joue la transparence. Nous avons balayé devant notre porte et je souhaite que le rapport le reconnaisse au moins.

 
  
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  Adina-Ioana Vălean (ALDE). – Mr President, since 2001 the balance between preserving the fundamental values and the need for security has undergone profound modifications.

I see this report as an opportunity for the Member States to take a good look at themselves and recognise that it is a fact that fighting terrorism has often justified the adoption of many intrusive laws. It is now urgent to undertake an evaluation of all anti-terrorist legislation. It is time to ensure judicial control mechanisms and strict parliamentary scrutiny of security services in all Member States.

In Romania, where new legislation on secret services is being adopted, it is advisable to look at this package of legislation from this particular angle. New bodies that centralise intelligence are being created for better coordination of secret services. We have to be careful and place these central bodies under enhanced parliamentary control. This report is crucial because it highlights the increasing prevalence of the mantra ‘security at all costs’. It depends on us to focus more on civil rights and earn the confidence of our people.

 
  
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  Barbara Kudrycka (PPE-DE). – Panie Przewodniczący! Wszystko wskazuje na to, że sprawozdanie Favy nie zostanie przyjęte jednogłośnie. To oznacza tylko jedno: więcej jest w nim domysłów, politycznych komentarzy i opinii niż suchych faktów i logicznie wyciągniętych z nich wniosków. Gdyby były w nim tylko fakty, to poparlibyśmy to sprawozdanie wszyscy, bo przecież faktom nikt nie zaprzeczy.

Są dowody na to, że w trakcie pracy komisji intencje polityczne brały górę nad prawdą, faktami i zdrowym rozsądkiem. Jest w sprawozdaniu zdanie, które mówi o tym, że Polska i Stany Zjednoczone podpisały tajną umowę, w której wyłączono obcych agentów działających na terenie Rzeczypospolitej spod jurysdykcji polskich sądów. Powoływano się przy tym na list wystosowany przez rząd do naszej komisji. Problem polega na tym, że list potwierdza dokładnie coś przeciwnego. Powstaje zatem pytanie: jaka intencja przyświecała osobom, które zaproponowały i popierają takie stwierdzenia w tym sprawozdaniu?

Prace naszej komisji prowadzą też do bardzo ważnych i potrzebnych konkluzji. Chyba wszyscy zgadzamy się z tym, że bezpieczeństwo jest fundamentalną potrzebą człowieka. Do tego potrzebne są właśnie sprawne, dobrze zorganizowane służby specjalne – służby, które chroniąc zdrowie i życie swoich obywateli, również przed terroryzmem, nie tylko mogą, ale muszą skutecznie współpracować ze służbami innych państw.

Ale czy służby specjalne państwa członkowskiego Unii mogą działać poza jakąkolwiek kontrolą parlamentarną i sądową? Odpowiedź na to pytanie jest tylko jedna: tak być nie może. Oczywiście można się spierać co do zakresu i stopnia intensywności tej kontroli, jednak bez jakiejkolwiek kontroli służby mają tendencję do atomizacji i działania wedle zasady, że cel uświęca środki. Jest to szczególnie ważne w tych krajach, w których rząd monopolizuje władzę i ma tendencję do instrumentalnego wykorzystywania służb do własnych, sobie tylko wiadomych celów.

 
  
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  Claude Moraes (PSE). – Mr President, whatever the political difficulties in this inquiry, above all we had a duty to European citizens not only to investigate existing allegations of rendition, but to ensure that we set a human rights standard on this continent, not just for the current victims but for any future victims and communities who may be affected by rendition or human rights abuse.

The rapporteur, my political group and all of those Members in this House who genuinely care about human rights have worked extremely hard to present a plenary report with substance and balance. It is important that a credible report goes to the Council. Shortly we will now have the opportunity to vote for such a report, a report which I believe deserves broad support right across this House.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). – Herr Präsident, Herr Kommissionspräsident! Wir haben uns, als wir den Untersuchungsausschuss eingerichtet haben, darauf verständigt, dass wir nach neuen Erkenntnissen suchen wollen, dass wir Fakten festhalten wollen und dass es notwendige Konsequenzen einzuleiten gilt, wenn Menschenrechte verletzt worden sind. Der vorliegende Bericht mit seinen 270 Änderungsanträgen beinhaltet jetzt aber nur zum Teil Fakten und Neues und ergeht sich vielfach in Vermutungen, Behauptungen und nach wie vor in Unterstellungen. Das will sicher auch der Berichterstatter, Herr Fava, nicht. Es entsteht vor allem insgesamt der Eindruck, dass die USA auf der Anklagebank sitzen. Im Bericht stehen somit diejenigen, die tatsächlich auf die Anklagebank gehören, die Terroristen, nicht mehr im Mittelpunkt der Beobachter. Wenn das so ist, dann ist das insgesamt ein politischer Fehler.

Im Bericht sind aber auch sachliche Fehler enthalten, die z.B. Europol betreffen. Es wird behauptet, dass Europol mit US-Geheimdiensten kooperiert hätte und sogar Beamte von US-Geheimdiensten bei Europol als Verbindungsbeamte gearbeitet hätten. Obwohl der Direktor von Europol, Herr Ratzel, in einem Brief klargestellt hat, was Sache ist – dass Europol natürlich kein Geheimdienst ist und keinerlei koordinierende Funktion der Dienste in Europa haben kann, und dass natürlich niemals ein Verbindungsbeamter eines US-Geheimdienstes bei Europol gearbeitet hat –, bleibt der Bericht bei der sachlich unkorrekten Darstellung. Das schadet der Seriosität des Europäischen Parlaments und muss entschieden zurückgewiesen werden.

Wenn verschiedene Punkte, die lediglich auf Behauptungen und Unterstellungen basieren, zu Fakten hochstilisiert und bei der Abstimmung nicht aus dem Bericht gestrichen werden oder wenn falsche Darstellungen stehen bleiben, dann wird der Bericht der Aufgabenstellung nicht gerecht. Dann müssen wir uns auch die Frage stellen, ob die 2 Millionen Euro, die für den Untersuchungsausschuss notwendig waren, gerechtfertigt waren.

 
  
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  Inger Segelström (PSE). – Herr talman! Amnesty International har kallat CIA:s metod för ”tortyr på entreprenad”. Det är precis vad det handlar om. Vi har dokumenterat flygningar, kidnappningar, bortföranden och utvisningar som genomförts fullständigt oacceptabelt. För Sveriges del gäller det utvisningen av de två egyptierna efter ett regeringsbeslut om asyl samt det som hände på Bromma flygplats vid verkställigheten av utvisningen. Då gick CIA för långt med övergrepp mot de gemensamma regler som Sverige ställt sig bakom både nationellt, i EU och i FN.

Jag är glad att vi har enats om att diplomatiska garantier inte kan användas som säkerhet vid avvisningar till tredje land eller att en främmande makt kan sköta verkställighetsbeslut utan fullt ansvar av den nationella polisen, även om det handlar om misstänkt terrorism. Offer skall erhålla upprättelse och ersättning.

Det som oroar mig är om PPE-DE-gruppen fullföljer sin linje från CIA-utskottet och röstar emot betänkandet. I mitt hemland är det nämligen särskilt viktigt att de svenska konservativa ledamöterna röstar för betänkandet, så att vi blir ense om att detta inte får ske igen och att terrorism skall bekämpas, men inte genom att kränka mänskliga rättigheter.

 
  
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  Josef Zieleniec (PPE-PE) – Děkuji, pane předsedo. Před sedmi měsíci jsem zde vyjádřil naději, že závěrečná zpráva dočasného výboru bude vyváženější než její průběžná verze. Dnes musím konstatovat, že se tak bohužel nestalo.

Zpráva, kterou vysíláme významný signál evropské veřejnosti i našim spojencům, míchá fakta se spekulacemi, zachází selektivně s výsledky šetření, hodnotí jednotlivé země podle toho, zda s výborem spolupracovaly, nikoli podle toho, čeho se ve skutečnosti dopustily, přináší celou řadu obvinění, ale takřka žádné důkazy. Je pochopitelné, že při omezených pravomocech, které měl náš výbor k dispozici, nebylo možné řadu tvrzení doložit.

O to smutnější je, že jsme opustili jedinou ambici, která za těchto okolností měla šanci na úspěch, navrhnout rámec pro efektivní boj proti terorismu bez porušování lidských práv a předejít tak zcela konkrétními návrhy opakování pochybení z minulosti.

Pane předsedo, zajištění bezpečnosti občanů je základním posláním každé vlády. Při nasazení armády či tajných služeb v mimořádných situacích dochází bohužel občas i excesům. A dnes víme, že k nim došlo i po 11. září. Je velmi důležité je odsoudit. Za velké pochybení našeho výboru však považuji to, že se cíleně snaží volbou slov vytvořit dojem, že tyto excesy představuje systém, nikoli několik izolovaných případů. A navzdory tomu, že pro tuto hypotézu nesvědčí jediný důkaz.

Někteří z kolegů hájí nepodložená obvinění tvrzením, že jde o politickou zprávu, nikoli právní dokument. Dovolte mi, abych připomněl povinnost, kterou máme jak vůči našim voličům, tak vůči této instituci, totiž informovat vyváženě i objektivně.

Vážení kolegové, jsem přesvědčen , že schválením předložené zprávy, bychom ohrozili důvěryhodnost Evropského parlamentu. Děkuji.

 
  
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  Adrian Severin (PSE). – Mr President, the main merit of the Fava report is that it puts in a clear light our values and our weaknesses. Its main message is that we should never seek more security at the expense of human rights. Moreover, there is no contradiction between defending security and defending human rights. We could, indeed, consolidate our security only if we respect our basic values. The terrorists want to undermine our values and make us abandon our way of life. We can defeat them precisely by defending our values and by refusing to abandon them.

It was not possible to prove beyond any doubt that certain violations of human rights took place in specific countries and with the cooperation of specific governments or of specific officials. However, it is beyond any doubt that unacceptable acts could have happened without being noticed by the national institutions concerned, without shaking the public conscience or without being resisted by the European Union Member States, since they apparently lack the capacity to oppose. Thus the report led us to the conclusion that we need better cooperation in the field of intelligence, as well as in the field of direct action against terrorists, in order to increase our strength in coping with security challenges, without decreasing our capacity to respect and promote human rights.

We need a better joint educational effort in order to raise the general respect for human rights and to encourage political leaders to look for a better equilibrium between values and Realpolitik. We need more political solidarity among the Member States in order to make them less vulnerable to the pressures of those political players who believe in the power of force. We need a common foreign and security policy that will allow us, at the same time, to deter the terrorists and promote our values in the world. We need a transnational democracy that is able to strike a balance between effective security services and popular oversight of their activities. To sum up, we need more Europe.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE). – Mr President, I wish to thank Mr Fava for an excellent report and his diligent concern to be fair and balanced. All 785 of us have a responsibility to demonstrate that our Treaty commitments to human rights are not just rhetoric.

We have established that some Member States’ authorities, unfortunately including Ireland, are colluding in a breach of human rights. If we do not loudly shout ‘stop’, our people will believe they are on their own and that would be disastrous for the cohesion and indeed the future of our democracies.

We are not talking about history, nor do we lack evidence. We have it straight from President Bush that he will continue with extraordinary renditions and with secret detention centres. Member States, the Commission and the Council have an obligation to take on board our one hundred or more recommendations on getting to the full truth, preventing abuse of human rights and torture and ensuring our intelligence services are accountable to our parliaments. To be successful in countering terrorism, we have to defend our democratic and our humanitarian values, not abandon them as too costly or inconvenient. Otherwise we concede victory to those who want to destroy those self same values.

Finally, I want to urge Members in particular to reject amendment 38 from the UEN Group, which seeks to create the fiction that the problem is an outdated Chicago Convention. The problem is a failure by Member States to actually implement the Chicago Convention.

 
  
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  Libor Rouček (PSE). – Dámy a pánové, dovolte, abych se ve svém příspěvku zabýval jedním argumentem, který zaznívá z části pravicového spektra tohoto Parlamentu. A to, že zpráva Claudio Favy je jakýmsi klackem v rukou evropské levice proti Spojeným státům americkým.

Já s tímto názorem naprosto nesouhlasím. Společenské a politické zřízení evropských států i Spojených států amerických je založeno na společných hodnotách, jakými jsou základní lidská a občanská práva, demokracie a právní stát. Součástí těchto demokratických hodnot je i dělba a kontrola moci mimo jiné i ze strany parlamentů. Evropský parlament tuto roli v rámci svých pravomocí plní.

Boj proti terorizmu je jednou z největších výzev současné doby. Zvítězit nad tímto zlem můžeme pouze tehdy, budeme-li postupovat společně, v Evropě i v USA, a to samozřejmě i za součinnosti zpravodajských služeb. Tento boj však musí být veden v rámci našich společných transatlantických demokratických zásad a hodnot. Nebude-li, dosáhnou teroristé svého cíle. Podaří se jim rozložit naše demokratické zřízení, a to jak v Evropě tak i ve Spojených státech.

 
  
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  Monika Beňová (PSE). – V jednotlivých vystúpeniach už odznelo mnoho závažných informácií. Neochota poskytnúť nášmu výboru relevantné informácie je pre európsku politiku ochrany ľudských práv a slobôd hlbokou, morálnou a etickou ranou, ktorú spôsobili nielen vysokí predstavitelia dotknutých štátov, ale aj Rada nesúca kolektívnu zodpovednosť za toto bezprecedentné klamstvo a hazardovanie s dôverou občanov, ako aj s politickým a morálnym kreditom Únie.

V kontexte zverejnených skutočností je pre mňa zarážajúci postoj Javiera Solanu, ktorý použil v tomto mimoriadne závažnom prípade pštrosiu politiku a s hlavou zastrčenou v politickom piesku vlastných záujmov a ambícií zaujal postoj nevidiaceho, nepočujúceho a mlčiaceho. Pán Solana ako náš najvyšší reprezentant pre zahraničnú politiku jednoznačne sklamal. 2. mája 2006 nám vo svojom vystúpení pred výborom tvrdil, že o ničom nevie a nemá informácie, ktorými by pomohol objasniť okolnosti tohto bezprecedentného prípadu. Na mieste je otázka: kto zlyhal? Pán Solana sám, jeho administratíva alebo systém, ktorý napomáha utajovanie porušovania ľudských práv. Nech je odpoveď akákoľvek, pán Solana by mal v tomto prípade exemplárne vyvodiť osobnú zodpovednosť.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE). – Magyarország és a magyar kormány büszke lehet arra, hogy nem keveredett bele a CIA illegális európai akcióiba. Úgynevezett „régi” és „új” tagállamok egyaránt akadnak a közreműködők között, az új tagállamok többsége ugyanakkor kimaradt a szégyenletes akciókból. Ez is mutatja, hogy politikai alapon egyre kevésbé van értelme az effajta különbségtételnek.

A terrorizmus elleni harc közös ügyünk és felelősségünk. De éppen azért harcolunk a terrorizmus ellen, hogy megvédjük demokratikus társadalmunkat, törvényeinket és jogállami szokásainkat. Ha ezeket feladjuk, akkor veszélyes morális lejtőre kerülünk.

Az Egyesült Államok fontos szövetségesünk, de ahogy nekünk az Egyesült Államok területén maradéktalanul be kell tartanunk az ottani törvényeket, ugyanezt el kell várnunk az amerikai hatóságoktól is Európában.

A Bizottság jelentését üdvözlöm, és külön örülök annak, hogy a jelentést az Amnesty International is támogatja. A kommunizmus végnapjaiban egyik alapítója voltam az Amnesty International magyarországi szervezetének, és munkájukat azóta is nagy figyelemmel kísérem. Örülök, hogy ebben az ügyben is egyetértek velük.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE). – Señor Presidente, quería hacer una intervención por alusiones personales, sobre la base del artículo 145 del Reglamento. Lamento que no esté el señor Alvaro, que es el que se ha referido a mí.

Simplemente quisiera decir tres cosas. Primero, señor Presidente, que yo siempre estoy dispuesto, modestamente, a aprender, pero no siempre estoy dispuesto a que me den lecciones.

Segundo, señor Presidente, que creo, francamente, que uno de los mayores fraudes que hay para el conocimiento es tratar de hacer pasar lo que es una opinión personal por un hecho, y hacer pasar lo que es un juicio por una categoría permanente de razón.

Y, tercero, señor Presidente, que un verdadero liberal no dogmatiza y respeta la opinión de los demás, y que en un debate tan legítimo es estar a favor como estar en contra o abstenerse.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Präsident, meine sehr verehrten Damen und Herren, liebe Kolleginnen und Kollegen. Sie haben in dieser Aussprache zu einer Vielzahl der Ergebnisse des Berichts des nichtständigen Ausschusses TDIP Stellung genommen; es hat ja auch sehr unterschiedliche Beiträge dazu gegeben. Bei aller Diversität der Beiträge habe ich aber den Eindruck bestätigt gefunden, dass die große Mehrheit des Hauses die Grundthese teilt, dass einerseits der Kampf gegen den Terrorismus in der Tat notwendig und legitim ist, der Zweck aber nicht die Mittel heiligt. Oder, anders ausgedrückt, dass dieser Kampf eben nur unter Anwendung rechtsstaatlicher Mittel gewonnen werden kann.

Zuletzt wurde wieder der Rat angesprochen. Es wurden Handlungen angemahnt, aber ich habe es zu Beginn dieser Aussprache schon einmal für den Rat erwähnt: Der Rat hat hier selbst keine Kompetenzen und die Vorwürfe, die gerade in einem der letzten Beiträge gegenüber Herrn Solana geäußert wurden, muss ich zurückweisen, weil er auch hier — soweit es in seiner Möglichkeit stand — durchaus Zusammenarbeit angeboten hat.

Es hat aber auch in den Mitgliedstaaten — und das ist ja auch in der Aussprache deutlich geworden — eine Vielzahl von Initiativen gegeben, vor allem auch vonseiten der Parlamente. Diese Untersuchungen stehen auch im Einklang mit den Forderungen, die in Ihrem Bericht erwähnt sind. Ich glaube, dass es wichtig und richtig ist, entsprechende Untersuchungen anzustellen und auch die Fakten an den Tag zu bringen. Gleichzeitig bedauere ich, dass an verschiedenen Stellen im Bericht aus Vermutungen eben Fakten werden.

Kollegin Kaufmann hat auch die Fälle aus Deutschland angesprochen. Ich möchte dem Zwischenbericht des Bundestages nicht vorgreifen, aber die Untersuchungen haben deutlich gemacht, dass es kein Fehlverhalten deutscher Behörden gegeben hat. Insbesondere wurden keine Belege für die immer wieder vorgebrachten Behauptungen gefunden, wonach deutsche Stellen Kenntnis von der Festnahme und Verschleppung von Herrn El-Masri hatten.

Der Fall Kurnaz wird gegenwärtig auch im Untersuchungsausschuss behandelt. Dabei ist deutlich geworden, dass es das im Bericht unterstellte Angebot der US-Regierung aus dem Jahr 2002, Herrn Kurnaz freizulassen, nicht in dieser Form gegeben hat. Aber der Ausschuss wird sich ja noch weiterhin mit dieser Sache befassen.

Sie haben an verschiedenen Stellen auch auf Artikel 6 und 7 des EU-Vertrages Bezug genommen. Es mag für Sie vielleicht als ein formales Argument gelten, aber um derartige Maßnahmen einzuleiten, hat der Rat keine Legitimation.

Kommissar Frattini hat auch die Rolle der Geheimdienste erwähnt. Es gab auch Beiträge von Ihnen, die betonen, wie wichtig die Arbeit von Geheimdiensten ist, wobei natürlich wichtig ist, auf welcher Basis diese Arbeit erfolgt. Aber auch hier ist es in erster Linie Aufgabe der nationalen Mitgliedstaaten und letztendlich der Parlamente, die Anforderungen für diese Geheimdienste zu definieren.

In verschiedenen Beiträgen wurden auch die euro-atlantischen Beziehungen erwähnt. Der Kampf gegen den internationalen Terrorismus, aber generell können Maßnahmen zur inneren Sicherheit, die sich ja nicht nur auf einen Mitgliedstaat der Europäischen Union beziehen, sondern allgemeine Gültigkeit haben, eigentlich nur in einer sehr intensiven Kooperation mit den Vereinigten Staaten erfolgen. Diese Kooperation sollten wir ausbauen.

Auch ist es wichtig, in dieser euro-atlantischen Zusammenarbeit deutlich zu machen, auf welcher Basis der Kampf gegen den internationalen Terrorismus stattfinden muss, nämlich auf jener der gemeinsamen Werte, die die Europäische Union und die Vereinigten Staaten verbinden.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio anch'io tutti gli intervenuti e anche coloro che hanno voluto riconoscere il contributo che la Commissione europea ed io personalmente abbiamo apportato ai lavori della commissione d'inchiesta di questo Parlamento.

Credo che il principio su cui tutti possiamo trovarci d'accordo è che sicurezza e libertà fondamentali non possano essere poste l'una contro le altre. Non vi è contraddizione tra diritto alla sicurezza dei cittadini e rispetto preciso, puntuale dei diritti fondamentali delle persone. Noi sappiamo altresì, per quanto riguarda la lotta al terrorismo, che anche una sola violazione, una soltanto, commessa durante le indagini, una volta scoperta, impone poi ai tribunali di punirne i responsabili di questa violazione, di rifiutare quella prova e, quindi, permette ai terroristi di rafforzare la loro propaganda contro di noi. Questo è un triplo danno nella lotta al terrorismo.

Ecco perché – anche per una ragione interna alla nostra strategia di lotta al terrorismo – vanno rispettate le regole durante le indagini: infatti, in caso di violazione di tali regole, ne risulta violato anche il diritto, un fatto di per sé già grave, e soprattutto non si giunge alla condanna dei terroristi. Mi permetto di dire che nel mondo sono state troppo poche le condanne definitive dei terroristi imputati di reati gravissimi, rispetto alle indagini avviate.

Io spero, onorevoli deputati, che il valore aggiunto di questa inchiesta parlamentare possa essere chiaro anche ai deputati che oggi hanno espresso dei dubbi. In primo luogo, un valore aggiunto se, come mi auguro e come molti di voi hanno detto, ci asterremo dall'affermare che la relazione è una condanna degli Stati Uniti d'America e dichiareremo invece di voler accertare la verità senza esprimere giudizi di condanna generalizzati e senza emanare sentenze, che sono di competenza dei tribunali. Inoltre, credo che anche i colleghi che hanno espresso dubbi nei loro interventi potranno condividere l'importanza di questa relazione purché sottolineiamo un fatto: qui non si emanano decisioni su fatti per i quali mancano a tutt'oggi le prove, che dovranno essere accertate dalle indagini nazionali.

Colgo inoltre questa mia dichiarazione per respingere con assoluto sdegno le accuse, prive di ogni elemento di prova, rivolte al Presidente Barroso, per fortuna da un solo deputato di questo Parlamento, l'on. Catania: ritengo si tratti di accuse indegne, prive di ogni fondamento, che mi sento in dovere di respingere fermamente.

Il valore aggiunto dell'inchiesta, culminata nella relazione dell'on. Fava, è quello di inviare, anzitutto ai terroristi, un messaggio di unità e di fermezza di questo Parlamento. Credo che tale messaggio debba indicare senza ombra di dubbio che la forza della legge e del rispetto dei diritti fondamentali ci permetterà di colpire con più forza il terrorismo, non con meno forza. Il messaggio politico ai terroristi deve essere quindi il seguente: non è il caso di rallegrarsi di questa relazione, perché le istituzioni, seguendo le leggi e punendo la violazione delle stesse, saranno più forti e non più deboli, proprio perché i terroristi violano le leggi, che noi dobbiamo invece rispettare.

Ecco perché io continuo ad augurarmi che il Parlamento europeo si esprima con un'ampia maggioranza, affinché incoraggi gli Stati membri, adempiendo a un dovere istituzionale e morale, ad accertare tutta la verità e a cambiare le regole per il futuro, a cominciare da quelle che disciplinano i servizi segreti.

In conclusione, onorevoli deputati, occorre una maggiore collaborazione euroatlantica, una maggiore collaborazione con gli Stati Uniti, in nome del duplice principio di sicurezza e rispetto dei diritti individuali. Credo sia questa la lezione politica che possiamo trarre dall'odierna discussione.

Applausi

 
  
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  President. Thank you, Commissioner.

I should like to thank colleagues for their cooperation in keeping to time.

President-in-Office, we particularly appreciate the presence of the Council here today.

The debate is closed.

The vote will take place at 11.30.

Written statements (Rule 142)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), por escrito. O que nos diz o relatório apresentado pela Comissão Temporária?

- Que prossegue um programa de sequestros de "suspeitos" (realidade confirmada por Bush), que são posteriormente detidos em prisões ilegais, sem qualquer acusação ou garantia de respeito dos mais elementares direitos de defesa, sendo barbaramente torturados;

- Que os Estados-Membros tinham conhecimento deste "programa", no quadro das relações UE-NATO (altos responsáveis norte-americanos proferiram afirmações neste sentido, sem que tenham sido desmentidas até este momento), não exercendo o controlo que lhes competia sobre o respectivo espaço aéreo e aeroportos;

- Que a grave falta de respostas concretas às questões colocadas por parte das entidades que deviam ser as primeiras a tomar a iniciativa de as esclarecer só reforça a validade das alegações já bem documentadas;

- Que é necessário encetar investigações aprofundadas, nomeadamente através da criação de comissões de inquérito nos parlamentos nacionais.

Tais conclusões vêm dar razão ao PCP, que há muito denunciou este comportamento criminoso da Administração norte-americana, que viola o Direito Internacional e os mais elementares direitos humanos.

PCP que apresentou a iniciativa de criação de uma comissão de inquérito na Assembleia da República - para esclarecer, apurar responsabilidades e evitar que tais atrocidades continuem a acontecer - e que foi rejeitada pelo PS, pelo PSD e pelo CDS-PP.

 
  
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  Magda Kósáné Kovács (PSE), írásban. A CIA bizottság tevékenységének legfőképpen morális haszna van. Bebizonyosodott ugyanis, hogy vannak morális követelmények, amelyeket nem lehet figyelmen kívül hagyni.

A terrorizmus elleni harcban nem lehet törvénytelen eszközöket alkalmazni, mert az a remélttel ellentétes hatást vált ki és minden esetben napvilágra kerül. A bizottság munkája talán kihat a guantanamói fogolytábor jövőjére is.

Korábban az Európa Tanács is készített jelentést a CIA járatokról. Az ET-irat számos konkrét esetet tartalmaz, de az EP nem is törekedett arra, hogy sajátos leporellót készítsen a meghallgatásokon vizsgált – sok esetben szívfájdító – konkrét esetekből. A bizottság célja az volt, hogy általánosabb, az egyetemesen elismert jogok és elvek európai működését érintő tanulságokat vonjon le, és a további teendőkre összpontosítson. A tagállamoknak emberi jogi szempontból felül kell vizsgálniuk a terrorizmusellenes, valamint a légi közlekedésre vonatkozó jogszabályaikat.

Bár az EP-nek hivatalosan nincs befolyása a tagállamok vonatkozó döntéseire, remélem, hogy a parlamenti végszavazás eredménye hatással lesz a tagállamokra, az intézményekre, és hosszabb távon talán még az amerikai hozzáállást is képes lesz befolyásolni. El kell ismernünk a terrorellenes küzdelem fontosságát és az Egyesült Államok e téren elért sikereit. A terrorizmus elleni fellépés azonban nem jelenthet felmentést az emberi jogok tiszteletben tartása alól.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE), in writing. – However well-intentioned the motives may be behind this report, I am concerned that its only result will to damage EU-US relations. Those of us who have had the privilege to serve on our parliamentary delegation for relations with the United States have worked for many years to seek to achieve good relations. It would be unfortunate if a report such as this – which may make good headlines but which, it has to be said, carries little substance – was to undermine that work. While this is not a legislative report, surely we still have a responsibility to take a water-tight legislative approach. Stating that there may have been secret bases or that certain names coincide with media reports does not satisfy such a legislative approach. When we decide to look into an issue of such public interest, we have a responsibility to ensure that we are contributing to establishing the truth surrounding it rather than falling into the trap of fuelling speculation.

 
  
  

(The sitting was suspended at 11.20 and resumed at 11.30)

 
  
  

PRÉSIDENCE DE M. GÉRARD ONESTA
Vice-président

 

3. Balsavimui skirtas laikas
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  Le Président. – L'ordre du jour appelle l'Heure des votes.

(Pour les résultats des votes et autres détails les concernant, voir procès-verbal)

Avant de commencer les votes, je vais vous donner quelques éléments d'information importants les concernant, notamment le vote sur le rapport Fava.

Le rapport Fava, vous le savez, nous en avons discuté lundi soir, est un rapport pour lequel il y a beaucoup d'amendements. J'ai l'habitude de présider les votes, je n'avais jamais vu un dossier aussi épais pour un seul et même rapport, mais nous pouvons éventuellement faire plus court.

Cela n'a rien à voir avec l'intervention d'une quelconque puissance étrangère, c'est simplement l'UEN qui propose certains votes en bloc qui nous permettront de gagner au moins une demi-heure. Le problème est que cette proposition est arrivée très tardivement et que vos listes de vote n'ont pas pu être adaptées en fonction de cette proposition. Donc, si vous acceptez que l'on fasse certains votes en bloc, il va falloir suivre très scrupuleusement sur vos listes de vote. L'agencement lui-même de la liste n'a pas changé, nous respecterons le même ordre, mais nous irons un petit peu plus vite.

J'aimerais savoir si l'Assemblée est d'accord sur cette proposition qui va nous faire gagner du temps.

(Applaudissements)

Monsieur Pirilli, je crois que c'est vous qui allez présenter cette proposition, au nom du groupe UEN.

 
  
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  Umberto Pirilli , a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio questa proposta a nome del gruppo e a mente dell'articolo 155, paragrafo 6, del regolamento: chiedo di votare in blocco 122 emendamenti tra di loro complementari per semplificare la procedura. Del resto, tali emendamenti sono funzionali rispetto a quelli che chiedo di votare singolarmente. Ciascuno di essi infatti ha una sua precipua valenza: dalla violazione del segreto di Stato, alla sicurezza dei cittadini e degli Stati europei, al falso rapimento di Abu Omar, spia della CIA, prelevato per essere sottratto a sicura morte e non deportato a Guantánamo, ma restituito al proprio paese dove è opportunamente protetto, vive e rilascia interviste.

Gli emendamenti quindi da sottoporre singolarmente al voto sono i seguenti: 71, 73, 113, 114, 115, 121, 122, 124, 210, 212, 213, 214 e 216. Le chiedo inoltre di effettuare una votazione individuale, emendamento per emendamento, dal 38 al 69 e dal 245 al 256. Tutti gli altri 122 emendamenti possono essere votati in blocco.

 
  
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  Ewa Klamt (PPE-DE). – Herr Präsident! So gern ich die Abstimmung abkürzen würde, muss ich auf Folgendes hinweisen: Die EVP-ED-Fraktion hat dem Tabling Office eine Liste mit von uns beantragten getrennten Abstimmungen vorgelegt, die auch von der UEN-Fraktion aufgenommen wurden. Diese müssen bei der Abstimmungsprozedere berücksichtigt werden. Über alles andere kann dann en bloc abgestimmt werden. Wenn dies so gehandhabt wird, können wir hier unsere Zustimmung geben. Ansonsten müssen wir alles einzeln nehmen.

 
  
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  Le Président. – Je vous confirme que la demande du PPE a bien été transmise et que nous ferons effectivement des votes en bloc, sauf pour les votes séparés que vous avez demandés et dont il a été tenu compte dans les annonces que je vais vous faire.

Monsieur Guardans Cambó, je vous donne la parole sur la procédure uniquement.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). – Sur la procédure, je ne peux pas accepter le principe de votes en bloc de certains amendements sans en avoir reçu au préalable la liste par écrit et sans interruption pour pouvoir l'étudier.

Donc, je suis désolé, il y a des blocs à l'intérieur desquels nous voulons retenir certaines choses et en rejeter d'autres. Chaque phrase de ce rapport compte, Monsieur le Président.

Si nous avions eu connaissance de cette proposition avant, nous aurions pu le faire. Mais nous avons une liste des votes qui est calibrée au centimètre près et on ne va pas risquer un vote erroné de la part de notre groupe dans le seul souci d'épargner cinq ou dix minutes. Désolé.

 
  
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  Le Président. – La remarque de notre collègue est tout à fait recevable. Voilà pourquoi c'est l'Assemblée qui va trancher.

Je vais donc soumettre à votre vote une première possibilité: accepter la proposition de l'UEN, qui va nous permettre des votes en bloc tout en conservant les votes séparés qui ont été demandés par certains groupes.

(L'Assemblée marque son accord sur la proposition)

Je vous signale par ailleurs que nous aurons une interruption vers midi pour recevoir un invité prestigieux, le Président de la République italienne. Cette interruption interviendra probablement, vu l'épaisseur du dossier, au milieu du vote sur le rapport Fava. Je vous prie d'ores et déjà de bien vouloir excuser le service de la séance, mais nous n'avons pas d'autre possibilité.

 
  
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  Cristiana Muscardini (UEN). – Signor Presidente, per non interrompere la votazione sulla relazione Fava, che come sappiamo sarà una votazione complessa, vorrei chiedere se fosse possibile, con il consenso dell'Aula, invertire l'ordine dei lavori e votare quindi prima sulle relazioni più semplici e più brevi e procedere alla votazione sulla relazione Fava successivamente all'intervento del Presidente Napolitano.

 
  
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  Le Président. – Il est évident, chère collègue, que si nous ne commençons pas par le rapport Fava, nous ne le terminerons pas aujourd'hui, ce qui veut dire qu'il faudrait interrompre le vote sur le rapport Fava pour le terminer le lendemain, ce qui serait, à mon avis, encore plus désastreux. Vous comprendrez pourquoi je ne peux pas faire suite à votre demande.

Essayons de procéder allegro vivace, ma non troppo.

 

3.1. Tariamas CŽV vykdytas kalinių gabenimas ir neteisėtas kalinimas Europos šalyse (balsavimas)
  

- Avant le vote

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE), relatore. – Signor Presidente, solo per avvertire i servizi che per un'incoerenza con la relazione votata in commissione, i punti 114, 127 e 128 vanno resi coerenti con il resto dei paragrafi equivalenti. Per questo, se l'emendamento 228 sarà adottato, si dovranno intendere adottati anche gli emendamenti 234 e 235.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). – Je comprends très bien que l'Assemblée ait décidé de voter en bloc. Mais quelqu'un peut-il m'expliquer ce que doit faire un groupe, en cas de vote en bloc, pour soutenir certains des amendements et ne pas en soutenir d'autres, voire les rejeter. Que devons-nous faire en pareil cas, Monsieur le Président? Car, en l'occurrence, nous voulons soutenir certains des amendements et voter contre d'autres. Que proposez-vous, Monsieur le Président?

 
  
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  Le Président. – Voilà pourquoi les groupes ont été invités en temps et en heure à déposer des demandes de votes séparés, ce qu'à fait notamment le groupe PPE. Les amendements qui posaient le plus de problèmes et sur lesquels les groupes avaient envie de s'exprimer de manière plus précise seront ainsi retirés des blocs et vous seront soumis un peu plus tard.

Si votre groupe n'a pas déposé de demandes de vote séparé sur certains blocs, c'est qu'en principe ils ne posent pas de problèmes. Je ne veux pas rouvrir le débat à ce sujet.

(M. Guardans Cambó insiste)

Tout le monde a compris votre position et j'espère vous avoir donné une explication technique la plus neutre possible. Vous n'avez pas la parole M. Guardans, vous l'avez déjà eue deux fois.

(M. Guardans Cambó insiste toujours)

Si vous voulez demander un vote séparé supplémentaire, précisez lequel et je vais l'intégrer.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). – Je demande un vote séparé sur l'amendement 38.

 
  
  

- Avant le vote sur le paragraphe 60

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE), relatore. Signor Presidente, l'emendamento orale è inteso a sostituire un singolare con un plurale: il termine "documento", che riguarda la cooperazione italiana, diverrebbe "documenti" e tutti gli altri termini del paragrafo verrebbero concordati al plurale.

 
  
  

(L'amendement oral est retenu)

 
  
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  Giusto Catania (GUE/NGL). – Signor Presidente, vorrei soltanto dire che, a seguito dell'approvazione di questo emendamento orale, il nostro gruppo ritira l'emendamento 261.

 
  
  

- Après le vote sur le paragraphe 66

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). – Monsieur le Président, je crois qu'il est dans l'intérêt de tous que les groupes votent ce qu'ils ont décidé de voter. Le fait que les amendements de l'UEN aient été retirés de la liste de vote sème actuellement la confusion chez pas mal de nos collègues; ils croient voter des amendements de l'UEN alors que le vote porte sur les paragraphes originaux. Je vous demande donc de bien vouloir opérer une vérification électronique du vote sur le paragraphe 66 original, et je demande à nos collègues de toujours vérifier si le vote porte sur l'original ou sur un amendement.

 
  
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  Johannes Blokland (IND/DEM). – Mijnheer de Voorzitter, het is buitengewoon moeilijk om te stemmen als in mijn koptelefoon wordt gezegd dat we stemmen over 66, als op het scherm 66 staat en u 68 zegt. Ik denk dat we hetzelfde moeten horen van u, op het scherm en in de koptelefoon.

 
  
  

(L'heure des votes, interrompue à 12 heures pour faire place à la séance solennelle, est reprise à 12h30)

 
  
  

VORSITZ: HANS-GERT POETTERING
Präsident

 

4. Iškilmingas posėdis - Italija
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  Presidente. Signor Presidente della repubblica italiana, è con immenso piacere che l'accogliamo al Parlamento europeo, che lei conosce così bene, per essere stato membro attivo e rispettato. Colgo l'occasione per dare un caloroso benvenuto a sua moglie, la cara signora Napolitano,

(Applausi)

che oggi l'accompagna in visita al Parlamento europeo e ci segue dalla tribuna. Lei ha guidato con saggezza ed efficacia la commissione affari costituzionali del nostro Parlamento, mostrando una convinta fede europeista che mantiene intatta nella sua attuale funzione di Capo dello Stato italiano.

Saluto inoltre con gioia tutti coloro che dall'Italia stanno seguendo questo evento in diretta televisiva, nonché gli studenti e i docenti che in molte università italiane sono collegati con il Parlamento europeo via satellite, nell'ambito del progetto "Verso la Costituzione europea".

Sehr geehrter Herr Präsident! Heute möchte ich Sie, Giorgio Napolitano, als ehemaligen Kollegen und engagierten Europäer in unserem Hause sehr herzlich begrüßen.

(Beifall)

Fünfzig Jahre nach der Unterzeichnung der Römischen Verträge stellen Sie damit in Ihrer Person und in Ihrem Amt als höchster Vertreter Italiens die zentrale Rolle Ihres Landes im europäischen Einigungsprozess unter Beweis. Sie verkörpern Italiens europäische Tradition, die bis auf Alcide de Gasperi zurückgeht.

Im Zusammenhang mit dem 50. Jahrestag der Römischen Verträge wird oft verkürzend gesagt „Von Rom nach Rom“. Aber nicht nur Rom, sondern auch andere italienische Städte stehen im Zentrum der europäischen Geschichte. Die Konferenz von Messina 1955 hatte zum Ziel, das noch junge vereinte Europa aus der durch die Ablehnung der Verteidigungsgemeinschaft entstandenen Krise herauszuführen. Weniger als zwei Jahre später wurde die Europäische Wirtschaftsgemeinschaft gegründet.

Signor Presidente, l'Italia è stata e rimane uno dei pilastri fondamentali del processo di integrazione europea. Confidiamo nell'impegno suo e del suo paese per consentire a questo processo di riprendere ad avanzare con passo spedito. La invito, Presidente, dunque a prendere la parola davanti alla nostra Assemblea.

(Applausi)

 
  
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  Giorgio Napolitano, Président de la République italienne. Signor Presidente, la ringrazio vivamente per le cortesi e amichevoli espressioni che ha rivolto a me e all'Italia. Esse rispecchiano il nostro comune sentire e operare nel periodo della più stretta collaborazione tra noi. Collaborammo, nei rispettivi ruoli, soprattutto per far nascere quel Trattato costituzionale a cui lei ora rinnova un convinto sostegno. Le ricambio dunque sentimenti di sincera stima e di fervido augurio all’inizio del suo importante mandato.

Signor Presidente Poettering, Signor Vicepresidente della Commissione, Signor Rappresentante del Consiglio, Signore e Signori deputati, ritorno in questo emiciclo con lo stesso sentimento di appartenenza che mi ha animato negli anni del mio impegno in Parlamento europeo: appartenenza all’Istituzione parlamentare e appartenenza all’Europa. Sono stato per più decenni membro del Parlamento nazionale del mio paese ma mi sono subito sentito a mio agio nell’assolvere il mandato di eletto in questa Assemblea quando sono stato chiamato a farne parte. Nessun disagio, perché il Parlamento europeo, almeno dal 1979, ha la stessa dignità, autorità e legittimità democratica di qualsiasi Parlamento liberamente eletto. Nessuna contraddizione, perché ho sempre creduto e credo che tra Parlamenti nazionali e Parlamento europeo non debba esservi incomprensione e antagonismo, ma solo rispetto reciproco e feconda cooperazione.

E, soprattutto, sono sempre stato convinto che si possano ben rappresentare le ragioni e gli interessi del proprio paese nel Parlamento europeo come nel Parlamento nazionale : qui, nelle aule di Strasburgo e di Bruxelles, secondo una visione più ampia di problemi e di scelte che, anche nell’interesse delle nostre comunità nazionali, debbono concepirsi in una dimensione europea. Quel che unisce noi tutti è appunto il senso dell’appartenenza all’Europa, come patrimonio comune di valori e di idee, di tradizioni e di speranze, e come progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico e istituzionale, che possa far fronte alle sfide dell’epoca in cui viviamo e del prevedibile futuro.

Così si spiega il dato peculiare dell’esperienza che si compie nel Parlamento europeo: dove agiscono rappresentanze politiche che non obbediscono a logiche nazionali ristrette e divergenti, e che possono certo dividersi su questioni anche importanti, in votazioni certamente significative, ma convergono in assai larga misura nella visione dei fondamentali obbiettivi da perseguire al fine di rafforzare la costruzione dell’Europa unita.

Quando – com’è accaduto tante volte nel corso dei decenni – si è trattato di scegliere tra l’andare più avanti, il rendere più ampia e forte l’unità europea o il segnare il passo e addirittura il tornare indietro, il Parlamento europeo ha sempre svolto un ruolo propulsivo, si è pronunciato nettamente, con maggioranze larghissime, per far progredire la costruzione comune e per allargarne l’orizzonte e le ambizioni.

In effetti, già a partire dal grande fatto nuovo dell’elezione, nel 1979, del Parlamento europeo a suffragio universale, la strada della parlamentarizzazione e della costituzionalizzazione dell’Unione era apparsa una prospettiva obbligata, al fine di rafforzare le basi democratiche del processo d’integrazione, di garantire i diritti e le possibilità di partecipazione dei cittadini. In quel senso si mosse il Parlamento europeo, approvando il 14 febbraio 1984 – precisamente 23 anni fa – il progetto di Trattato che istituiva l’Unione europea. Quel Progetto elaborato e discusso per impulso di Altiero Spinelli purtroppo non divenne Trattato e, nonostante il lungo e non infecondo cammino successivo, spesso ispirato alle proposte dello stesso progetto Spinelli, rimasero aperte molte questioni e ne sorsero di nuove.

Così, quando al momento della firma del deludente Trattato di Nizza, i governi convennero sulla necessità di affrontare i grandi temi dell’avvenire dell’Europa e di aprire un vero e proprio processo costituente, il Parlamento si impegnò fino in fondo a dare il suo contributo, collaborando alla ricerca di soluzioni soddisfacenti di fronte agli interrogativi indicati nella Dichiarazione di Laeken del dicembre 2001.

Sì, il Parlamento europeo può essere fiero del ruolo propulsivo svolto più che mai in quella fase e in special modo nella Convenzione di Bruxelles, nei suoi gruppi di lavoro, nelle sue sedute plenarie e nel suo Presidium.

Signori deputati, 2001, 2002, 2003: in quegli anni non ci fu pausa, ci fu sul serio riflessione, autentica e profonda riflessione. E quel che quindi si consegnò alla Conferenza intergovernativa per le decisioni finali fu un materiale molto ricco di analisi, un testo lungamente meditato e discusso. Il risultato fu certamente un compromesso, ma non di basso livello: si trovò un terreno d’incontro tra punti di vista diversi; ciascuna parte – anche il Parlamento europeo – sacrificò in qualche misura le sue richieste e proposte, pur di giungere a un’intesa che facesse comunque avanzare la causa dell’unità e dell’integrazione europea.

Ebbene, onorevoli parlamentari, si può forse oggi dichiarare con leggerezza che quel Trattato – non a caso chiamato “costituzionale” – è morto? Che quello straordinario e prolungato sforzo politico e culturale è destinato a finire nel nulla? Che le firme di 27 Capi di Stato o di governo in calce a quel testo non hanno più valore? Naturalmente, sappiamo benissimo quale trauma abbia rappresentato il voto contrario alla ratifica del Trattato costituzionale nei referendum indetti in due dei sei paesi fondatori della Comunità europea. E sappiamo egualmente quali questioni ci ponga il diffondersi, anche in altri paesi, di dubbi e scetticismi sulla strada da seguire in Europa, sullo stato attuale e sulle prospettive dell’Unione europea.

In realtà, si stanno pagando le conseguenze di uno scarso sforzo per associare i cittadini alle grandi scelte dell’integrazione e unificazione europea, per diffondere nelle opinioni pubbliche di tutti i paesi la consapevolezza degli straordinari risultati e progressi conseguiti in cinquant’anni, e delle nuove, sempre più pressanti esigenze di rafforzamento dell’Unione europea, della sua coesione e della sua capacità d’azione. Tutto questo, peraltro, non può condurre a una sottovalutazione delle ragioni del Trattato costituzionale, sottoscritto a Roma nell’ottobre 2004, e nemmeno delle soluzioni in esso contenute. Queste hanno già costituito delle concrete, anche se parziali risposte – che bisogna far meglio conoscere e apprezzare – alle sollecitazioni dei cittadini, compresa quella per una maggiore trasparenza e democrazia nell’Unione.

Se nel complesso il Trattato costituzionale ha costituito un felice punto d’incontro, va ricordato che in un buon compromesso si tengono insieme sia l’accoglimento di certi punti di vista sia la rinuncia ad altri. Non lo si dimentichi nel momento in cui si parla di rimettere le mani sul testo del 2004: nessuno può pensare di spostare a vantaggio delle proprie tesi l’equilibrio del compromesso raggiunto. Aprire un nuovo negoziato può significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero, avviare un confronto dai risultati e dai tempi imprevedibili.

Diciotto dei ventisette Stati membri hanno ratificato il Trattato, in rappresentanza di 275 milioni di cittadini europei: essi meritano rispetto per aver mantenuto l’impegno sottoscritto a Roma. E’ ben chiaro, s’intende, che vanno considerate con rispetto anche le maggioranze espressesi in senso contrario nei referendum francese e olandese, e che vanno perciò perseguiti tutti i chiarimenti possibili in ordine alle preoccupazioni da cui sono scaturiti quei pronunciamenti contrari. Ma è tempo per l’Europa di uscire dall’impasse. E non si può seriamente sostenere che l’Unione non abbia bisogno – dopo il grande allargamento – di una ridefinizione del quadro d’insieme dei suoi valori e dei suoi obbiettivi e di una riforma dei suoi assetti istituzionali. Lavorare a un progetto di Costituzione per l’Europa non ha rappresentato un esercizio formalistico, non ha rappresentato un capriccio o un lusso: ha corrisposto a una profonda necessità dell’Europa nell’attuale momento storico.

Né si può proporre oggi come visione e strategia alternativa quella dell’Europa dei progetti o dei risultati. Certo, è ben vero che negli ultimi due anni l’Unione non è rimasta ferma. Essa ha dato la maggior prova di quel che potrebbe rappresentare sulla scena internazionale quando è riuscita a esprimersi con una sola voce sulla guerra in Libano, promuovendo una nuova e impegnativa missione per la pace in quella regione e in tutto il Medio Oriente. Accanto a questa rinnovata iniziativa politica, si può iscrivere all’attivo del bilancio di questo periodo la definizione, con il sostanziale contributo dato dal Parlamento europeo grazie ai poteri della procedura di codecisione, di alcune importanti direttive e dell’accordo per un sia pur limitato rafforzamento delle magre prospettive finanziarie 2007-2013.

Ma sulla strada dei risultati, signori deputati, con l’attuale quadro istituzionale non si può andare molto lontano. E’ certamente importante elaborare e prospettare le linee di nuove politiche comuni: come ha di recente fatto la Commissione per i problemi dell’ambiente e dell’energia, esplosi ormai in tutta la loro acutezza col cambiamento climatico e con le tensioni per l’approvvigionamento di petrolio e di gas. Sappiamo tuttavia per lunga esperienza che documenti, comunicazioni e anche proposte legislative della Commissione possono sfociare in scarsi risultati o in solo lentissimi progressi: ce lo dice ad esempio il così stentato cammino di molti anni verso una politica europea dell’immigrazione. Sappiamo egualmente come alla nascita della moneta unica non sia seguita la governance economica che sarebbe stata necessaria anche per assicurare l’effettivo conseguimento degli obbiettivi formulati nel grande progetto della strategia di Lisbona.

E allora, che cosa è decisivo per rendere vitali i progetti e per far crescere sul serio un’Europa dei risultati? E’ decisiva la forza delle istituzioni e dell’impegno politico. E’ decisivo per l’Unione dotarsi di istituzioni più forti delle resistenze opposte da quegli Stati membri che restano più chiusi nella difesa di anacronistiche prerogative e di velleitarie presunzioni nazionali. Il Trattato costituzionale ha sgombrato il campo da ogni timore o sospetto di svolta verso un super-Stato centralizzato: ha sancito più nettamente la ripartizione delle competenze e garantito il rispetto del principio si sussidiarietà. Si può piuttosto sostenere che abbia innovato troppo poco per adeguare regole di funzionamento e procedure di decisione alla sfida dell’Unione allargata, e troppo poco per avviare le nuove politiche comuni di cui c’è bisogno.

Con il Trattato costituzionale, i più decisi passi avanti si sono compiuti in direzione di una politica estera e di sicurezza comune, di un effettivo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, di una cooperazione strutturata nel campo della difesa e di una cooperazione rafforzata in altri campi. Ma se si aprisse un nuovo negoziato e da, qualche parte, si rimettessero in questione tali innovazioni, a cominciare dall’istituzione di un ministro degli Affari esteri europeo e di un Servizio europeo per l’azione esterna, si può esser certi che da altre parti verrebbe richiesto piuttosto il completamento o l’integrazione del Trattato del 2004 con nuove, più coraggiose e coerenti scelte per lo sviluppo del processo di integrazione. Verrebbe ad esempio comprensibilmente riproposta l’esigenza di una maggiore estensione dell’area delle decisioni a maggioranza in seno al Consiglio: anche perché il superamento della regola dell’unanimità e del diritto di veto non esclude, e anzi favorisce, la ricerca di larghe intese e il raggiungimento in tempi rapidi di accordi accettabili. Ed egualmente sarebbe di nuovo avanzata – riaprendosi il negoziato – la proposta di superamento del vincolo dell’unanimità per le future riforme dei Trattati e per la loro entrata in vigore.

Occorre dunque grande realismo da tutte le parti. Realismo e insieme determinazione per non far prevalere la tendenza, che ancora una volta si manifesta, a indebolire e annacquare la scelta che più di cinquant’anni or sono venne compiuta. Si scelse allora la prospettiva di un’Europa capace di integrarsi, una e plurale, ricca nelle sue diversità, consapevole del suo comune retaggio di civiltà, forte nel combinare la cooperazione tra governi nazionali con una nuova dimensione sovranazionale. Stiamo per celebrare il cinquantenario dei Trattati di Roma, ed è importante cogliere l’occasione per confermare quella prospettiva e quella scelta, rendendone chiare le nuove ragioni e le nuove ambizioni.

Ma è a Parigi che già nel 1950 nacque “l’invenzione comunitaria”, con la quale si giunse a delineare l’orizzonte più lontano della Federazione europea, degli Stati Uniti d’Europa. Ed è da Parigi che oggi attendiamo con fiducia un responsabile apporto al superamento della crisi che si è aperta con la mancata ratifica del Trattato del 2004. L’amica Francia ha un senso così alto del suo ruolo nell’Europa e nel mondo, che non ci farà mancare questo suo ormai decisivo apporto.

Signor Presidente, signori deputati, ho richiamato la vostra attenzione su alcuni elementi essenziali del quadro in cui si collocano le decisioni da prendere nel prossimo futuro, senza entrare nel merito delle molteplici ipotesi che si sono di recente affacciate sul piano giuridico, tecnico e politico, nella ricerca di una via d’uscita dall’impasse istituzionale. L’Italia guarda con piena fiducia all’impegno della Presidenza tedesca, per i principi e i valori cui il Cancelliere, Signora Merkel, si è richiamata nel suo discorso in quest’aula e per la riaffermazione dell’obbiettivo di giungere all’adozione del Trattato costituzionale.

Comunque possa definirsi la roadmap di cui oggi si parla, è importante che si convenga sulla necessità che alle elezioni del 2009 si possa presentare ai cittadini il Trattato costituzionale già entrato in vigore, con il suo messaggio e il suo programma.

Il mio vuol essere, partendo da ciò, un appello al senso di responsabilità e alla volontà politica di tutti coloro che hanno ruoli di guida nei nostri paesi. Nessuno ignora la portata delle nuove minacce, sfide e opportunità che sono dinanzi a noi. L’Europa potrà incidere sulle relazioni internazionali e sullo sviluppo globale, potrà ritrovare slancio e dinamismo e potrà contare nel mondo, solo se rafforzerà la propria coesione e unità, dotandosi rapidamente – come Unione – delle istituzioni e delle risorse necessarie.

L’alternativa – dovremmo saperlo – è un drammatico declino del ruolo di tutti i nostri paesi, del ruolo storico del nostro continente. Lasciatemi ripetere le parole con cui Jean Monnet concluse le sue memorie nel 1976: “Non possiamo fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento”. Trent’anni dopo, quelle parole sono ancora più vere, suonano come un assillo a cui non si può più sfuggire. Si mostrino dunque all’altezza di questa consapevolezza e di questa responsabilità le forze che guidano tutti i nostri paesi, sappiano sprigionare una nuova volontà politica europea e si levi più che mai alta la voce del Parlamento europeo, la sua sollecitazione, come nel passato, alla coerenza e al coraggio.

L’Italia farà la sua parte, signor Presidente, darà, come ha dato fin dall’inizio del processo di integrazione, il suo contributo. Un contributo che è simboleggiato dalle figure di uno statista lungimirante, Alcide De Gasperi, e di un appassionato profeta e combattente dell’idea europea, Altiero Spinelli, di cui celebriamo quest’anno il centenario della nascita. E nel richiamarmi al loro esempio, nel ribadire l’impegno europeo dell’Italia, so di poter rappresentare il mio paese nell’insieme delle sue forze politiche e nel sentire profondo dei suoi cittadini. Nello stesso tempo, ho inteso rivolgermi a voi, signori deputati, con accenti più strettamente personali, dettati dall’emozione di chi, sedendo in questi banchi, operando in questo Parlamento, ha sempre meglio imparato che la causa dei nostri popoli, delle nostre nazioni, del nostro comune futuro, si serve solo lavorando per un’Europa unita.

 
  
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  Presidente. Signor Presidente, grazie cordialmente per questo discorso importante. Abbiamo fiducia nell'Italia.

Herr Präsident! Wir dürfen Ihnen für diese große Rede, die Sie gehalten haben, sehr herzlich danken. Sie stehen in der Tradition der großen Persönlichkeiten Italiens, die sich für die Einheit unseres Kontinents einsetzen. Sie tun das nicht nur vor Parlamenten, sondern Sie gehen hinaus und sprechen mit jungen Menschen, wie etwa vor einigen Tagen an der Universität Tübingen in Deutschland. Für diesen großen Einsatz möchten wir Ihnen von Herzen danken, und wir wünschen Ihnen Kraft und Gesundheit für die Zukunft, damit wir weiter gemeinsam so engagiert für die Einheit unseres Kontinents arbeiten können.

Grazie al Presidente della Repubblica italiana. Grazie a Giorgio Napolitano.

(Applausi)

 
  
  

PRÉSIDENCE DE M. GÉRARD ONESTA
Vice-président

 

5. Balsavimui skirtas laikas (tesinys)
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  Le Président. – L'ordre du jour appelle la suite de l'Heure des votes.

 

5.1. Tariamas CŽV vykdytas kalinių gabenimas ir neteisėtas kalinimas Europos šalyse (pratęstas balsavimas)
  

- Après le vote sur l'amendement 268

 
  
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  Cem Özdemir (Verts/ALE). – Herr Präsident! Der mündliche Änderungsantrag schließt sich an nach Ziffer 82 und ist abgestimmt mit dem Berichterstatter Fava, der den mündlichen Änderungsantrag unterstützt. Ich lese vor:

‘Deplores the inquiry by the prosecutors of Hamburg North against three journalists of Stern magazine and one collaborator of the Financial Times Deutschland on the basis of complicity in betrayal of secrets’.

 
  
  

(L'amendement oral n'est pas retenu)

- Avant le vote sur l'amendement 31

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). – C'est un amendement oral qui ne fait qu'actualiser l'information. Il s'agit d'ajouter à la fin du paragraphe 110:

‘takes note of the decision by the Spanish authorities to declassify secret documents held by the intelligence services concerning the use by CIA-operated aircraft of Spanish airports;’. This is an update.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE). – Señor Presidente, para responder positivamente a la propuesta del señor Guardans Cambó y tratar de salvar su enmienda oral, yo quisiera proponer a la Asamblea —y lo podría aprobar mi Grupo— simplemente añadir «a petición del Juez de la Audiencia Nacional».

Si eso es posible, señor Presidente, podemos aceptarla. Si no es posible, señor Presidente, habrá una obstrucción de mi Grupo.

 
  
  

(L'amendement oral modifié est retenu)

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE). – De hecho tomo la palabra para decir que, de acuerdo con el ponente —que va a presentar una enmienda oral también más adelante después del artículo 184—, nosotros hemos aceptado retirar esta enmienda en este apartado para poder apoyar, posteriormente, la del ponente en el 184. Por lo tanto, en este apartado nosotros retiramos la nuestra.

 
  
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  Giusto Catania (GUE/NGL). – Signor Presidente, in raccordo con il mio collega Willy Meyer Pleite, che ha proposto l'emendamento in oggetto, anche noi, per le stesse motivazioni addotte prima dall'onorevole Romeva i Rueda, ritiriamo il nostro emendamento.

 
  
  

- Avant le vote sur les amendements 234 et 235

 
  
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  Le Président. – Là aussi j'ai besoin de l'éclairage de notre rapporteur. Selon vous, Monsieur Fava, les amendements 234 et 235 sont-ils caducs, après ce que nous venons de voter?

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE), rapporteur. – Monsieur le Président, ils sont compatibles.

 
  
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  Simon Coveney (PPE-DE). – A point of order, Mr President. There is a PPE-DE amendment on paragraph 125 that I have tabled. It is amendment 258 and you seem to have skipped over it. I would appreciate it if we could take a vote on that amendment.

 
  
  

- Avant le vote sur l'amendement 258

 
  
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  Ewa Klamt (PPE-DE). – Herr Präsident! Ich möchte meine Fraktion nur darauf hinweisen, dass wir einen Fehler in der Abstimmungsliste haben. Wir stimmen hier mit plus.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE-DE). – Mr President, on a point of order, even the interpreters cannot keep up with you. Would you please slow down. There are people making mistakes in the voting. Please!

(Applause)

 
  
  

- Après le vote sur le paragraphe 184

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE), relatore. – Signor Presidente, vorrei proporre un emendamento orale al paragrafo 184. Lo leggo in inglese:

‘Expresses serious concern about the content of the information in the air control register of Portugal list regarding stopover of military planes through military bases in Europe on the way from and to Guantánamo’.

 
  
  

(L'amendement oral n'est pas retenu)

- Avant le vote sur l'amendement 242

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE), relatore. – Signor Presidente, l'emendamento orale intende aggiungere la seguente frase "sollecita gli Stati membri a firmare la Convenzione sopra menzionata senza alcun ritardo;"

 
  
  

(L'amendement oral n'est pas retenu)

 

5.2. Makrofinansinė pagalba Moldovai (balsavimas)

5.3. Tam tikrų toli migruojančių žuvų rūšių išteklių apsaugos techninės priemonės (balsavimas)

5.4. Dreifuojantys tinklai (balsavimas)

5.5. Neprivalomas tiesioginių išmokų perskirstymas pagal BŽŪP (balsavimas)
  

– Après le vote sur la proposition de la Commission

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE), Chairman of the Committee on Agriculture and Rural Development. – Mr President, I should like to ask the Commissioner whether the Commission will withdraw its proposal.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. Riferirò ovviamente al Collegio sull'esito della votazione di oggi.

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE), Chairman of the Committee on Agriculture and Rural Development. – Mr President, I do not think that the Commission has cleared it up terribly well, but I think it is not withdrawing its proposal, and so we need to clarify the legal situation. The Committee on Agriculture and Rural Development has presented the second report on voluntary modulation after the referral of the first report back to committee in November 2006, under Rule 52(3) of the Rules of Procedure. As no agreement was possible with the Commission, the committee has had to reiterate its position, so we are dealing here not with a new report, where Rule 52(3) may be applied again, but with the confirmation of the first report.

The Legal Service of the European Parliament, with which I have consulted on this issue, has informed me that, in our specific case, the last sentence of Rule 52(4) has to be applied mutatis mutandis, which means that we have the vote on this legislative resolution and that a second referral to committee according to Rule 52(3) is not appropriate, so we are not referring it back to committee.

I propose, therefore, that the House should vote in favour of Parliament’s legislative resolution because we have already rejected the Commission’s legislative proposal. Therefore, the ball is now firmly in the Commission and Council’s court. We await a new proposal with great interest.

(Applause)

 
  
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  Le Président. – Je vais essayer de résumer cela clairement. La commission de l'agriculture nous propose, au lieu d'un renvoi en commission, de passer directement et à titre exceptionnel, au vote sur le projet de résolution législative, par appel nominal, conformément à notre règlement.

 

5.6. Audito Rūmų specialioji ataskaita Nr. 6/2005 dėl transeuropinio transporto tinklo (balsavimas)

5.7. Klimato kaita (balsavimas)
  

– Avant le vote sur l'amendement 21

 
  
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  Dorette Corbey (PSE). – Voorzitter, op onze stemlijsten staat dat amendement 9 vervalt als amendement 21 van de PPE is aangenomen. Ik zou willen verzoeken om amendement 9 in stemming te brengen als een aanvulling op amendement 21. In amendement 21 gaat het over 20% duurzame energie als een startpunt en in ons amendement, dat van de PSE-Fractie, gaat het over 25%, een geleidelijke verhoging. Dus dat kan als een aanvulling gezien worden. Als het als aanvulling in stemming gebracht wordt, dan zou ik onze fractie willen verzoeken om vóór amendement 21 te stemmen.

 
  
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  Le Président. – Ne voyant pas d'opposition de votre part à la proposition de Mme Corbey, nous allons donc mettre aux voix ces deux amendements.

 

5.8. Naujas PNR susitarimas / SWIFT (balsavimas)
  

- Avant sur le vote sur le paragraphe 13

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). – Herr Präsident, geschätzte Kolleginnen und Kollegen! Es geht hier um einen Mehrwert, den wir beim Datenaustausch für die Bürger der Europäischen Union erzielen wollen, d. h. es sollte eingefordert werden, dass im Falle eines durch US-Behörden festgestellten Terrorverdachts die Information an die EU-Behörden, sprich Europol und Eurojust, weitergegeben wird. Daher lautet der mündliche Änderungsantrag hier: „im Interesse der Sicherheit ...

‘Expects that the US authorities, in the case of acknowledged terrorist threat, are obliged to immediately inform the EU authorities about this suspicion;’

Ich hoffe, Sie alle können diesem Änderungsantrag im Interesse der Bürger Europas zustimmen.

 
  
  

(L'amendement oral est retenu)

- Avant le vote sur le paragraphe 17

 
  
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  Piia-Noora Kauppi (PPE-DE). – Mr President, this is an oral amendment to the last indent of Amendment 4, by the PSE Group. I shall read the oral amendment, which is slightly different to our voting list text.

The indent should read as follows: ‘as policymaker, to ensure, in cooperation with central banks and financial institutions, that European payment systems, including the updated system for wholesale payments “TARGET2” and the planned system for target securities if it becomes a reality, are fully compliant with European data protection law; calls for the ECB to provide the European Parliament with the assessment of such compliance;’

 
  
  

(L'amendement oral est retenu)

- Après le vote:

M. le Président, en considération de l'heure, consulte le Parlement sur la question de savoir si celui-ci entend poursuivre les votes. Par vote électronique, le Parlement décide la poursuite des votes.

 
  
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  Димитър Стоянов (ITS). – Господин Председател, на последното гласуване аз се въздържах дали да продължим, защото нямам нищо против да си загубя обедната почивката, за да гласувам. Но не мисля, че начинът, по който се гласува, е най-подходящият. Аз просто не мога да насмогна на бързината, на която вие гласувате. Това парламент ли е, европейски и демократичен, или е комунистически, в който всички вдигат ръка и всичко се приема набързо- набързо?

 
  
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  Le Président. – Je vous rappelle, chers collègues, que c'est vous qui avez fixé l'ordre jour, donc, je ne fais qu'exécuter vos ordres.

- Avant le vote sur le paragraphe 47

 

5.9. Lisabonos strategija (2007 m. kovo 8-9 d. Europos Vadovų Taryba) (balsavimas)
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  Stephen Hughes (PSE). – Mr President, it is a very straightforward oral amendment. In the second line there is a phrase beginning ‘have made it clear that no source of energy must be left unused’. We want to insert three words so it would read, ‘have made it clear that no sustainable and safe source of energy must be left unused’.

 
  
  

(L'amendement oral est retenu)

 

5.10. Europos dažnių spektro politika (balsavimas)
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  Le Président. – Nous en avons terminé avec les votes.

 

6. Paaiškinimai dėl balsavimo
  

Rapport: Fava (A6-0020/2007)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). – Herr Präsident! Ich habe auf der einen Seite mit Freude zur Kenntnis genommen, dass in dem Bericht eindeutig klargestellt werden konnte, dass weder die österreichische Regierung noch irgendwelche offiziellen Stellen oder Behörden in Österreich in irgendeiner unkorrekten Art und Weise involviert waren.

Ich habe aber dennoch gegen den Bericht gestimmt, weil die darin aufgestellten Behauptungen durch keinerlei Beweise belegt werden konnten und dennoch im Bericht festgehalten wurden; vor allem aber deshalb, weil der sachliche Fehler betreffend Europol – auf den ich klar hingewiesen habe – nicht aus dem Bericht entfernt wurde. Das heißt also, dass in dem Bericht nach wie vor eine sachlich falsche Darstellung enthalten ist, wonach Europol unterstellt wird, es hätte Bedienstete der US-Geheimdienste beschäftigt, was absolut jeder Tatsache und Wahrheit entbehrt.

Ein Bericht mit derartigen Fehlern schadet der Seriosität des Parlaments und hat dazu geführt, dass ein sehr großer Teil der Abgeordneten gegen den gesamten Bericht gestimmt hat.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione Fava, il cui valore non supera di molto quello di un collage di articoli di stampa, sub specie della difesa dei diritti umani, rappresenta invece un tentativo di demolire la forza e l'efficacia dell'attività antiterroristica.

La pretesa di veder pubblicizzati sul sito del Parlamento europeo anche i nomi e i cognomi dei funzionari del servizio segreto militare italiano dimostra soltanto un livello di irresponsabilità di chi, ipocritamente, si dichiara per la lotta al terrorismo, e poi nei fatti coglie ogni propizia occasione per ostacolarne l'attuazione.

Il Parlamento europeo non può e non deve attribuirsi il potere di esautorare i governi nazionali e gli Stati membri dell'Unione europea della loro piena sovranità nell'ambito della tutela della sicurezza dei loro cittadini, che è e deve restare patrimonio intoccabile delle Nazioni e degli Stati membri.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE). – Mr President, the British Conservative delegation voted against the Fava report. We regarded this report as an expensive exercise duplicating the work of Senator Marty in the Council of Europe. It is full of unproven allegations, makes unreasonable demands of the Council, criticising Mr de Vries, Mr Solana and NATO arrangements, which allow cooperation with the United States of America as our ally in the fight against international terrorism.

The report calls for unacceptable Articles 6 and 7 sanctions against EU Member States, demands consular protection for UK residents, undermining the concept of British citizenship, and does not accept diplomatic assurances against torture in extraditing suspected terrorists to third countries. Our case rests.

 
  
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  Jim Allister (NI), in writing. I voted against this report, not because I am unconcerned about allegations of international wrong-doing, but because this report builds its case largely on unsubstantiated speculation. Even before this report was written there was a virulent anti-American political agenda driving it towards its conclusions of today. Hence, its preference for press cuttings, rather than hard evidence. In consequence it exudes imbalance to the point that it will bring comfort to terrorist and anti-democratic forces.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark och Anna Ibrisagic (PPE-DE), skriftlig. Vi har avstått i omröstningen om betänkandet om CIA:s påstådda användning av europeiska länder för transport och illegal internering av fångar.

Det är otvetydigt att det i kampen mot terrorismen begåtts brott mot mänskliga, rättigheter vilket också beläggs i betänkandet, övergrepp vi moderater fördömer. Genom att blanda fakta med antaganden och obekräftade rykten riskerar betänkadet emellertid att snarare förringa än förstärka den berättigade kritiken.

Vi motsatte oss tillkomsten av det särskilda utskottet, eftersom vi anser att brottsmisstankar skall utredas av rättsväsendet. I första hand har ansvaret för utredningar varit nationellt. Exempelvis har det svenska konstitutionsutskottet granskat - och fällt - den svenska regeringens agerande. De frågor som betänkandet framför allt berör är frågor som faller under medlemsstaternas och inte EU:s kompetens. Medlemsstaternas regeringar är i dessa frågor inte ansvariga inför Europaparlamentet utan inför sina nationella parlament och endast dessa, såvida det inte har brutits mot europeiska rättsliga regler. Om det har handlat om att medlemsstater brutit mot åtaganden på europeisk nivå, är det kommissionens ansvar att undersöka och föra sådana brott till domstol.

 
  
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  Simon Coveney (PPE-DE), in writing. The Irish members of the Fine Gael delegation voted in favour of the report as a whole, as we support the general thrust of the report and its strong stance against the process of extraordinary rendition and the involvement of EU countries or airports in that process.

However, I would like it noted that we do not agree in full with the wording of paragraph 125 of the report. I attempted to delete paragraph 125, but was unsuccessful in doing so (the vote was narrowly lost).

That being said, the majority of the report is worth supporting, as a strong statement against the process of extraordinary rendition, as a breach of international law. Therefore, we have voted in favour of the report as a whole.

 
  
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  Manuel António dos Santos (PSE), por escrito. Abstive-me na votação final pelas seguintes razões:

1. Este relatório é inoportuno e ineficaz;

2. Uma decisão que concilie o dever de empenhamento da defesa dos direitos humanos com o apoio à luta contra o terrorismo e suas causas só é aceitável se gerar um forte consenso;

3. Este relatório não gerou esse consenso e não elaborou, sobre a matéria, a síntese política indispensável;

4. O documento dedica demasiada atenção à investigação de factos que terão ocorrido em diversos Estados-Membros, com prejuízo da necessária conclusão de realçar o direito irrevogável à defesa dos cidadãos e à integridade dos Estados num quadro de respeito pelos direitos humanos individuais;

5. Finalmente, um relatório sobre esta matéria sensível deve ser coordenado com a intervenção do Conselho Europeu e ter em conta as decisões eventualmente tomadas pelo Conselho da Europa.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), in writing. I am voting for this report by my colleague Mr Fava on the transportation and illegal detention of prisoners. Let us be clear that I do not agree with everything in the report. There are a number of highly contentious elements, including gratuitous references to the former Secretary of State for Defence in the UK, which we have rejected here this morning. It has been claimed that much of the argumentation is not evidence-based. One could say the same thing about the case for intervention in Iraq and Afghanistan. To paraphrase Donald Rumsfeld: there are things we know, things we don't know and things we don't know we don't know. Well, here I know that our Temporary Committee and its rapporteur Mr Fava have identified a serious abuse of human rights in breach of international law in the Union. My vote is to endorse that clear overall finding and not the associated detail, which, inevitably in the absence of clear cooperation by the authorities, is speculation, which, while often right, is from time to time wrong.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), por escrito. Não deixa de surpreender o argumento que a Presidência alemã utiliza para, tentando "sacudir a água do capote", fugir às suas responsabilidades políticas quanto à "utilização pela CIA de países europeus para o transporte e a detenção ilegal de prisioneiros". Pasme-se, afirma o Conselho da UE que não tem competências, quando sobre tudo o que lhe interessa toma uma posição atrás de uma posição política e quando é por demais evidente que estas questões foram abordadas no quadro das relações UE-NATO e UE-EUA.

Como uma vez mais ficou demonstrado, no mínimo, o que se pode afirmar de tais atitudes é que estas apontam quer para a tentativa de escamoteamento desta inaceitável violação do Direito internacional e dos mais elementares direitos humanos, quer para a conivência e mesmo subserviência perante os EUA.

O relatório apresentado pela Comissão temporária - que deu nome, rosto e voz a muitas das vítimas -, é mais um contributo para que a verdade venha a ser cabalmente apurada e para que os parlamentos nacionais - as entidades efectivamente competentes para fiscalizar a acção dos governos - assumam as suas responsabilidades, aliás, como o PCP tem vindo a exigir e a propor desde há muito tempo na Assembleia da República.

 
  
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  Jean Lambert (Verts/ALE), in writing. I voted for the Fava report, despite the changes made by nervous colleagues. The so-called 'war' on terror has been used by some to rework international law and defy international conventions on human rights and the treatment of those detained (on suspicion, not proof) without trial or any due process.

Human rights are universal and indivisible: the EU is committed to upholding these rights. This report confronts us with an uncomfortable reality and we urge Member State Parliaments and Governments to investigate fully what may have been happening on their territory.

This committee did not have full investigative powers, but we do have the power to make political recommendations. They should be acted upon if we really want to uphold our values.

 
  
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  David Martin (PSE), in writing. I support this report investigating the alleged secret CIA ‘rendition’ flights. As human rights form a core value of the European Union and by extension the activities of the European Parliament, it is right and proper that the European Parliament as an institution discusses and investigates possible human rights violations within its borders.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), in writing. Today’s report by Mr Fava raises some critical issues which are about the core fundamental rights of everybody in Europe and across the world.

The report paints a shocking picture of human rights abuse and illegal activity, all of which was tolerated by Member States including Ireland. The Irish Government’s hear-no-evil, see-no-evil approach to illegal renditions is unconvincing and unacceptable. The report points out that at least 147 CIA-operated flights made stopovers in Irish airports including by aircraft involved in ‘extraordinary renditions’ or kidnappings as we would normally call them.

Now all of us who seek the truth about these kidnappings must take this issue to our national parliaments and directly challenge the national governments at home in our countries. The real pressure must be applied at home where the people who permitted and tolerated these actions will feel it.

To this end, I am calling on the Government to launch a full parliamentary inquiry in the Dáil immediately into the use of Irish territory as part of the CIA rendition circuit. Sinn Féin supported the report to lend our weight in the European Parliament to this call.

 
  
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  Claude Moraes (PSE), in writing. The European Parliamentary Labour Party (EPLP) voted for the Fava report because we believe that it is important for the European Parliament to have investigated the alleged use of European countries by the CIA for the transportation and illegal detention of prisoners.

MEPs are directly elected and answerable to our constituents. We investigate all manner of issues on behalf of them and we could not ignore calls that Member States may have breached their treaty obligations under Article 6 of the EU Treaty which outlines the basic principles of democracy, human rights, and respect of law.

The EPLP voted for amendments which moved the focus of the report away from personalities and party politics to the substance of the rendition allegations. The EPLP have voted for a more balanced and fair report in Plenary than the report which emerged from Committee stage.

 
  
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  Claude Moraes (PSE), in writing. The European Parliamentary Labour Party (EPLP) voted for the FAVA report because we believe that it is important for the European Parliament to have investigated the alleged use of European countries by the CIA for the transportation and illegal detention of prisoners.

MEPs are directly elected and answerable to our constituents. We investigate all manner of issues on behalf of them and we could not ignore calls that Member States may have breached their treaty obligations under Article 6 of the EU Treaty, which outlines the basic principles of democracy, human rights, and respect for the law.

The EPLP voted for amendments which moved the focus of the report away from personalities and party politics to the substance of the rendition allegations. It is for this reason that the EPLP voted against amendment 29. The EPLP have voted for a more balanced and fair report in Plenary than the report which emerged from the committee stage.

 
  
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  Αθανάσιος Παφίλης (GUE/NGL), γραπτώς. – Η Έκθεση καταγράφει -και ως ένα σημείο- επιβεβαιώνει τις αποκαλύψεις και τα στοιχεία που έχουν δει το φως της δημοσιότητας σχετικά με τις απαγωγές, μυστικές μεταφορές, παράνομες κρατήσεις σε μυστικές φυλακές, βασανιστήρια κλπ. από τη CIA σε ευρωπαϊκό έδαφος.

Οι Ευρωβουλευτές του ΚΚΕ απείχαν από την ψηφοφορία γιατί θεωρούν υποκριτική τη στάση του λαϊκού και του σοσιαλιστικού κόμματος τα οποία είχαν άλλωστε την κυβερνητική εξουσία, συντάχθηκαν και συντάσσονται με την ονομαζόμενη αντιτρομοκρατική εκστρατεία των ΗΠΑ και συμφωνούν με όλες αυτές τις ενέργειες.

Σήμερα, κάτω από το βάρος της λαϊκής κατακραυγής από τις αποκαλύψεις, προσπαθούν να εμφανισθούν ως υπέρμαχοι μεν της "τρομοκρατικής πολιτικής", ως προστάτες δε των ανθρωπίνων δικαιωμάτων για να διασώσουν τη "χαμένη τιμή" της ΕΕ.

Διαφωνούμε ριζικά και δεν πρόκειται να συναινέσουμε στη δημιουργία αυταπατών στους λαούς για τον χαρακτήρα της πολιτικής "αντιμετώπισης της τρομοκρατίας". Αποτελεί το πρόσχημα των ιμπεριαλιστών για να οικοδομήσουν έναν γιγάντιο μηχανισμό καταστολής σε ολόκληρο τον κόσμο με ουσιαστικό στόχο την εδραίωση της κυριαρχίας τους και το χτύπημα των λαϊκών κινημάτων και αντιστάσεων.

Άλλωστε την ίδια χρονική περίοδο που το Ευρωκοινοβούλιο κόπτεται για την παραβίαση των ανθρωπίνων δικαιωμάτων, σε ολόκληρη την ΕΕ προωθούνται αυταρχικοί νόμοι χτυπήματος του κινήματος και περιορισμού των διαδηλώσεων. Προωθείται φακέλωμα των πάντων και υπογραφή νέων συμφωνιών με τις ΗΠΑ.

 
  
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  Δημήτριος Παπαδημούλης (GUE/NGL), γραπτώς. – Υπερψήφισα την έκθεση Fava γιατί είναι ένα ιστορικό βήμα στον αγώνα εναντίον ενός εγκληματικού διεθνούς παρακράτους. Πέρα από τις τεράστιες ευθύνες του Ευρωπαϊκού Συμβουλίου, ξεκάθαρες ευθύνες υπάρχουν και για τις κυβερνήσεις αρκετών κρατών μελών. Με την περάτωση της σκοτεινής αυτής έρευνας του Ευρωπαϊκού Κοινοβουλίου, είναι απαραίτητο να συσταθούν τώρα εξεταστικές επιτροπές στα εθνικά κοινοβούλια των κρατών μελών - ανάμεσά τους δυστυχώς και η Ελλάδα - που φαίνεται να εμπλέκονται στις παράνομες δραστηριότητες της CIA. Η σκυτάλη για τον αγώνα εναντίον του διεθνούς παρακράτους έχει περάσει πλέον στα χέρια τους.

 
  
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  Tobias Pflüger (GUE/NGL), schriftlich. Die Bundesregierung trägt ein hohes Maß an Mitverantwortung für die CIA-Folterflüge. Das ist der Befund des heute im Europäischen Parlament verabschiedeten Berichts des CIA-Untersuchungsausschusses. Die schwarz-rote Bundesregierung kann sich nicht weiter um Konsequenzen herumdrücken, auch wenn offensichtlich auf ihren Druck hin die Sozialdemokraten im Europäischen Parlament einige Formulierungen im Bericht abgeschwächt haben. Das Europäische Parlament kommt zu dem Schluss, dass „nach Informationen des Rechtsanwalts von Murat Kurnaz sowie der deutschen Behörden im Jahre 2002 Aussicht auf eine Freilassung von Murat Kurnaz aus Guantánamo bestand, dass diese aber von den deutschen Behörden nicht akzeptiert wurde“ und dass „dem Rechtsanwalt von Murat Kurnaz seit 2002 bei zahlreichen Gelegenheiten von der deutschen Regierung gesagt worden war, es sei unmöglich, Verhandlungen mit der US-Regierung in Bezug auf dessen Freilassung aufzunehmen, weil Murat Kurnaz türkischer Staatsbürger sei“, obwohl „alle Ermittlungen bereits Ende Oktober 2002 ergeben haben, dass Murat Kurnaz keine terroristische Bedrohung darstellt“. Mit meinen Kollegen bin ich mir einig, dass dieses üble Fehlverhalten von Vertretern der früheren rot-grünen Bundesregierung aufgeklärt werden muss. Außenminister Frank-Walter Steinmeier sollte die Öffentlichkeit nicht noch länger an der Nase herumführen. Der ehemalige deutsche Geheimdienstkoordinator muss endlich Verantwortung für die damaligen Vorgänge übernehmen.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), por escrito. O relatório Fava, ou relatório CIA, mereceu o meu voto desfavorável por quatro razões.

A intransigência na defesa dos direitos humanos, da legalidade e da democracia, que partilho, não se garante com uma acção política determinada mais pela lógica do anti-americanismo primário de certa esquerda do que pela defesa estrita desses valores.

O Parlamento Europeu não tem como missão a fiscalização dos Estados-Membros. Essa missão cabe, primordialmente, aos parlamentos nacionais e a violação dessa regra é, em si mesma, um erro político e um equívoco legal.

O relatório padece do irremediável mal de tirar conclusões definitivas de factos não provados e controversos, transformando convicções em verdades e insinuações em factos.

No que diz respeito a Portugal, mesmo com as alterações aprovadas, mantém-se algum desequilíbrio entre o que é provado (ou sequer declarado pelas alegadas vítimas) e o que é concluído ou, pior ainda, conjecturado.

Por último, gostaria de expressar um elogio ao meu colega Carlos Coelho, cujo desempenho foi notável no sentido de promover o equilíbrio, a razoabilidade e a defesa dos princípios e dos valores fundamentais. Creio mesmo que se tivesse sido relator em vez de presidente da comissão o relatório teria sido francamente mais equilibrado.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), par écrit. – Le Parlement européen vient de se prononcer sur les travaux de sa commission d'enquête temporaire concernant l'utilisation par la CIA de l'espace aérien européen à des fins de transport illégal de prisonniers. Le verdict est sans surprise: condamnation des nombreux États membres ayant apporté de facto leur soutien à la CIA.

Le rapport de M. Fava a une grande qualité: il rappelle un socle commun de valeurs fondamentales: respect des droits de l'homme, dénonciation de la torture et respect du cadre légal dans la guerre contre le terrorisme.

Il a aussi un gros défaut: il ignore totalement le fait que nos gouvernements n'ont d'autres limites à leurs efforts que ceux de la raison, celle qui les autorise à rejeter l'impossible: les services secrets ne seront jamais accueillants et transparents!

Ne confondons pas humanisme et angélisme! Le philosophe ALAIN ne dit rien d'autre: "la liberté ne va pas sans la sécurité, la sécurité ne vaut rien sans la liberté".

Ce souci de la sécurité dans la liberté a justifié mon abstention! Je suis convaincue que mon ami Antoine Duquesne, ancien ministre de l'Intérieur du Royaume de Belgique, aurait délivré le même message, s'il avait pu voter aujourd'hui!

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), par écrit. – J'ai soutenu par un vote positif général le rapport sur l'utilisation alléguée de pays européens par la CIA pour le transport et la détention illégale de prisonniers. Depuis janvier 2006, de nombreux travaux ont été conduits par la commission d'enquête du Parlement chargée de procéder à des investigations sur les allégations émises dans la presse sur ce sujet délicat. Je tiens à notifier qu'il est important, pour la légitimité des travaux, que la commission se fonde sur des preuves tangibles et vérifiables, afin de garder une certaine impartialité. Les parlementaires européens sont investis d'un devoir de transparence et d'information à l'égard des citoyens; aussi ces informations doivent être guidées par le souci de rendre compte le plus justement possible. Si le rapport final ne répond pas parfaitement à cette exigence, j'ai choisi de voter positivement, convaincu que, par le biais de ces commissions, le Parlement est invité à jouer un rôle décisif pour contribuer au respect des droits humains et des valeurs fondamentales auxquelles l'Union adhère pleinement dans ses traités. Aussi, la lutte contre le terrorisme doit se faire dans le respect du droit international en vigueur et aucune violation des droits de l'homme ne peut être justifiée.

 
  
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  Marek Siwiec (PSE), na piśmie. Głosowałem przeciwko przyjęciu wyżej wymienionego sprawozdania końcowego, ponieważ zawarte w nim sformułowania w odniesieniu do Polski nie oddawały wyników prac komisji tymczasowej do zbadania sprawy rzekomego wykorzystania krajów europejskich przez CIA do transportu i nielegalnego przetrzymywania więźniów. Komisja ta bowiem nie znalazła – poza doniesieniami prasowymi – żadnych dowodów, które potwierdzałyby istnienie w moim kraju tajnych więzień CIA. Przypuszczenia, niepoparte żadnymi dowodami, nie mogą stanowić podstawy sprawozdania końcowego dotyczącego tak poważnej sprawy.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), in writing. Mr Fava should be commended for steering through our House this difficult and sensitive report on rendition allegations. Abuses of human rights, torture and illegal deportation must be condemned in today's Europe.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE-DE), schriftlich. Ich lehne den CIA-Bericht ab, weil viele Mindestvoraussetzungen, die ich an den Bericht eines Untersuchungsausschusses stelle, nicht erfüllt sind. Weder die Methodik noch die Analytik der Vorgehensweise enstprechen meinem Verständnis eines Untersuchungsausschusses.

Die Ergebnisse unterscheiden sich nicht von denen des Untersuchers Dick Marty vom Europarat, wobei einige seiner Zeugen inzwischen ihre damalige Meinung geändert haben.

Wahrheit, Fakten und Aufrichtigkeit haben hier Vermutungen und Beschuldigungen Platz gemacht. Das heißt nicht, dass ich das Verhalten der USA billige.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), skriftlig. Många beklagliga incidenter har noterats i kampen mot terrorism. Dessa frågor har dock redan behandlats av FN:s råd för mänskliga rättigheter och Europarådet. Den svenska regeringen har tagit till sig denna kritik. Det finns därför ingen anledning till att behandla denna fråga även i Europaparlamentet. Jag har därför röstat ja till många av förslagen men lagt ner min röst vid omröstningen om betänkandet som sådant.

 
  
  

Rapport: Glattfelder (A6-0013/2007)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – Panie Przewodniczący! Głosowałem za przyjęciem sprawozdania w sprawie udzielenia Mołdawii unijnej pomocy finansowej, która ma na celu wsparcie bilansu płatniczego i rezerw dewizowych, ponieważ jestem przekonany, że środki te pomogą temu jednemu z najbiedniejszych krajów europejskich wyjść z bieżących trudności finansowych. Dodatkowe nadzwyczajne wsparcie powinno ułatwić i niejako wesprzeć realizację określonych przez mołdawski rząd reform gospodarczych.

W obliczu pozytywnych przemian gospodarczych i społecznych w Mołdawii, w tym niedawnego zniesienia kary śmierci, jestem zdania, że należy wzmacniać stosunki bilateralne z Mołdawią i pogłębiać jej integrację z Unią Europejską. Pomoc w formie dotacji w wysokości 45 milionów euro będzie pozytywnym sygnałem ze strony Unii Europejskiej, zwłaszcza w świetle wprowadzonego przez Moskwę zakazu importu mołdawskich win oraz wzrostu cen energii.

 
  
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  David Martin (PSE), in writing. I am in support of this financial assistance to one of the poorest countries in Europe, which has been economically hard hit by events in its region. I particularly welcome the amendments which seek to increase the role of the Parliament.

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), par écrit. – J'ai soutenu par un vote positif général le rapport sur le projet de décision du Conseil accordant une aide macrofinancière exceptionnelle à la Moldavie. En effet, la Moldavie, malgré des progrès économiques certains, demeure un des pays les plus pauvres d'Europe. Depuis le 1er janvier de cette année, la Moldavie, partageant une frontière commune avec la Roumanie, devient de fait frontalière de l'Union européenne et le Conseil souhaite l'aider à faire face à ses difficultés commerciales et financières. Je voudrais néanmoins souligner que cette solidarité, chiffrée à 45 millions d'euros, revêt un caractère exceptionnel et limité et requiert certaines conditions. Le versement de l'aide doit en effet être soumis à la réalisation d'objectifs tels que l'amélioration de la transparence des finances publiques ou encore le respect des droits de l'homme.

Enfin, je crois surtout qu'au lendemain des élargissements de 2004 et de 2007, l'esprit de solidarité de l'Union européenne doit désormais souffler sur les pays du sud de la Méditerranée. Aussi, à travers sa politique de voisinage et son partenariat euroméditerranéen, l'UE doit-elle faire en sorte que ses instruments financiers restent efficaces et que ses échanges commerciaux avec la rive sud s'accroissent.

 
  
  

Rapport: Miguélez Ramos (A6-0476/2007)

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), in writing. A total ban on drift nets and its effective implementation needs to be prioritised by Member States. Too many dolphins, porpoises and seals die needlessly due to the use of these nets. A standard definition should be welcomed in order that there can be no loop-hole in the use of these destructive nets.

 
  
  

Rapport: Miguélez Ramos (A6-0014/2007)

 
  
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  Hélène Goudin och Nils Lundgren (IND/DEM), skriftlig. Eftersom Junilistan anser att EU inte borde ha en gemensam fiskeripolitik, har vi röstat emot detta betänkande. Vi ber även att få hänvisa till tidigare röstförklaringar angående fiskeripolitiken.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), por escrito. A presente regulamentação visa clarificar as artes de pesca que podem ser consideradas redes de emalhar de deriva por via da harmonização de uma definição comum para toda a regulamentação nesta matéria.

As redes de emalhar de deriva têm fortes impactos sobre os recursos haliêuticos e sobre os ecossistemas marinhos, para além dos impactos económicos (concorrenciais e redução dos rendimentos) sobre os pescadores que utilizam outras artes, nomeadamente de índole artesanal.

Neste sentido a União Europeia integrou no seu acervo comunitário (Regulamento nº 354/1992) a Resolução 44/225 da Organização das Nações Unidas sobre a implementação de uma moratória para o uso das redes de emalhar de deriva (apesar de conter algumas excepções regionais ao nível comunitário).

Deste modo apoiámos o conteúdo deste relatório como forma de melhorar o controlo e reduzir o impacto destas artes em águas nacionais, em especial nas Zonas Económicas Exclusivas dos Açores e da Madeira, pois estas são frequentadas por frotas de outros Estados-Membros que utilizam estas artes na pesca dirigida ao atum e a outras espécies marinhas, por via de omissões regulamentares ou de forma ilegal.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), skriftlig. I förslaget finns flera bra förslag om att förhindra överfiskning.

Därför har jag av pragmatiska skäl röstat för detta förslag. EU:s fiskeripolitik har generellt motverkat ett långsiktigt hållbart utnyttjande av havets resurser genom att subventionera fiskares köp av effektiva båtar.

Fiskeripolitiken är även skadlig för befolkningen i fattiga länder genom att EU köper rättigheter att fiska i dessa länders vatten från svaga regeringar. Därför bör EU återbörda fiskeripolitiken till medlemsstaterna och enbart övervaka att medlemsstaterna inte överfiskar arter som rör sig i flera länders territorialvatten.

 

 
  
  

Rapport: Goepel (A6-0009/2007)

 
  
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  Manuel António dos Santos (PSE), por escrito. Por erro involuntário votei favoravelmente a resolução legislativa proposta, quando pretendia votar contra, como, aliás, fiz em relação à proposta legislativa.

Solicito, por isso, a correcção do meu voto (para contra) na resolução legislativa.

 
  
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  Jill Evans (Verts/ALE), in writing. The reason I did not vote for the Agriculture Committee's proposal to reject the Commission's proposal on voluntary modulation is that doing so would further delay the start of the new rural development programmes and their funding. This would have a negative affect on farmers and rural communities in my constituency, who badly need these funds.

The lack of funding for rural development is a problem for Wales. This has been caused by a combination of the UK not getting a fair share of the EU funding, the UK Government's defence of its budget rebate and the UK Presidency's financial perspectives deal. As a result of this failure by government, Ministers will look to modulation to top up this fund.

Subsidiarity must be ensured so that the decision to apply voluntary modulation or not and at what level is taken at the appropriate level. In my constituency that would mean the National Assembly for Wales rather than at Member State level. There are wide differences in approach and distinctive rural communities across the UK and it would be totally unacceptable to have a single level. There must also be full and additional matching funding from central government funds.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), por escrito. Como já dissemos anteriormente, a questão central é que a proposta da Comissão não é uma proposta de verdadeira modulação, ou seja, uma proposta que aumente as ajudas a quem menos recebe ou não recebe nada, através de uma redução dos apoios a quem recebe muito, de forma a garantir uma maior equidade na distribuição das ajudas entre produtores, países e produções e a apoiar os pequenos e médios agricultores e a agricultura familiar.

Defendemos que a Comissão apresentasse uma nova proposta no sentido de criar uma verdadeira modulação, obrigatória, dando-lhe uma maior equidade e libertando recursos financeiros, introduzindo um limite máximo de ajuda por exploração (plafonamento) e um aumento percentual das ajudas para os agricultores que menos ajudas recebem da PAC (modulação), como, por exemplo, propor um aumento de 15 ou 20% para os pequenos e médios agricultores que recebem menos de 5.000 € de ajudas e, mesmo a partir deste valor, ter em conta diversas situações.

Sem isto corre-se o risco de agravar as desigualdades existentes. Por isso insistimos na reformulação da proposta por parte da Comissão para evitar que uma decisão nesta área acabe por justificar a renacionalização dos custos da PAC. Mas, até agora, a Comissão não o fez. Daí o nosso voto de abstenção.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), por escrito. O Parlamento Europeu já havia rejeitado a proposta da Comissão para uma modulação voluntária dos pagamentos directos no âmbito da PAC de até 20%. Segundo esta proposta, as verbas destinadas aos agricultores seriam utilizadas no segundo pilar da PAC - o desenvolvimento rural - ou seja, passariam para os orçamentos nacionais dos Estados-Membros que resolvessem proceder a esta modulação.

A supressão dos apoios aos agricultores levantaria questões de concorrência entre os agricultores dos países que não procederiam à modulação e os agricultores dos países que a exercessem, e também entre estes, conforme o nível de modulação escolhido.

Por esta razão concordo com a posição do relator Goepel de rejeitar novamente a proposta da Comissão.

 
  
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  Hélène Goudin och Nils Lundgren (IND/DEM), skriftlig. Junilistan anser att den gemensamma jordbrukspolitiken i EU skall avvecklas. Vi är också motståndare till de nya stöden under beteckningen landsbygdsutveckling. Vi frågar oss varför EU anser att medlemsländerna inte klarar att utveckla sin landsbygd själva.

Vid denna omröstning står vi inför två alternativ - kommissionens förslag eller förslaget från Europaparlamentets jordbruksutskott. I denna situation har vi valt att rösta för kommissionens förslag, då det är bättre än jordbruksutskottets förslag, vilket är helt orimligt.

Betänkandets motivering innehåller en mängd åsikter, till exempel kritik mot att den gemensamma jordbrukspolitiken överges eller åternationaliseras, vilket Junilistan tycker är bra, och att den strider mot Europaparlamentets deltaganderätt, en åsikt Junilistan inte delar.

Dessutom hävdas det i motiveringen att hälsokontrollen av långtidsbudgeten endast skall utgöra grunden för förslag för finansieringsperioden efter 2013. Den åsikten delar absolut inte Junilistan. Vi anser att halvtidsöversynen skall leda till nedskärningar i jordbruks-/landsbygdutvecklingsbudgeten redan under innevarande budgetperiod 2007-2013.

Junilistan konstaterar att det i detta läge är tur att inte Europaparlamentet har medbeslutande i EU:s jordbrukspolitik, ty då skulle unionen hamna i en fälla av protektionism och tunga subventioner till samtliga olika grupper inom jordbruksnäringen.

 
  
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  David Martin (PSE), in writing. I voted for the proposal to introduce voluntary modulation of the CAP as it has been used more effectively in the UK than in any other Member State. It has been used as an essential source to fund rural development schemes throughout the country.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (ITS), par écrit. – La réforme de la PAC a introduit, en plus du découplage aide-production, un nouvel outil: la modulation. Concrètement, il s'agit de la possibilité de transférer une partie des crédits, des aides directes aux paysans, vers les crédits de développement rural. On dit "transfert du 1er pilier vers le 2ème pilier".

Ce transfert peut être volontaire jusqu'à 20 %. Les États peuvent décider de cette modulation à la carte partielle, au lieu d'un menu imposé entre "aides directes" en plat principal et "développement rural" en dessert.

En réalité, la modulation revient à déshabiller Paul le paysan pour habiller Pierre le paysagiste. C'est une technique budgétaire qui veut masquer l'insuffisance des crédits par l'illusion d'un choix dans la gestion de la pénurie de ces crédits.

 
  
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  Andreas Mölzer (ITS), schriftlich. Auch wenn sich die EU die Agrarwirtschaft auf die Fahnen zu heften scheint, ändert es doch nichts daran, dass wir unter einem ständigem Bauernsterben leiden und immer mehr Bauernhöfe nur noch nebenerwerbstätig bewirtschaftet werden. Wenn von unseren Förderungen Großbetriebe und Royals profitieren und wir es nicht schaffen, uns bei der WTO für unsere Bio-Landwirte stark zu machen, dürfen wir uns über derartige Entwicklungen nicht wundern.

Um faire Preise für gesunde Produkte zu garantieren, wären übersichtliche Qualitäts- und Gütezeichen wünschenswert. Vor allem aber muss der EU-Förderdschungel vereinfacht werden, notfalls eben mit einer Renationalisierung der Landwirtschaft. Deshalb habe ich gegen den Bericht Goepel gestimmt.

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE), in writing. The British Conservative Delegation recognises the vital importance of agri-environment schemes. However, for three major reasons, Conservatives voted in favour of rejecting the Commission’s proposal on voluntary modulation. Firstly, for British farmers, voluntary modulation would be anything but voluntary – they would be forced to accept a cut of up to 20 % of the value of their single farm payment, while the rest of Europe’s farmers would not. Had Tony Blair negotiated a better EU Budget deal for the UK on rural development monies, our farmers would not be facing this bleak prospect. Secondly, the proposal that we are called to vote on is, in any case, unacceptable to the British Government itself because it does not allow for regionalisation, it restricts the Government’s freedom in deciding spending priorities and it maintains a franchise unsuitable to the UK’s farming structure. Labour MEPs did not move a single amendment to bring the proposal more into line with their Government’s wishes! Finally, Commissioner Fischer Boel’s most recent statements suggest that Parliament’s overwhelming opposition to the proposal cannot be totally ignored and that some form of compromise may emerge. We sincerely hope that this is to the benefit of British farmers.

 
  
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  Christel Schaldemose (PSE), skriftlig. Vi stemmer imod Parlamentets forslag om, at Kommissionen skal trække sit forslag tilbage, men for Kommissionens forslag.

Vi mener, at Parlamentet forsøger at afpresse Kommissionen med truslen om at tilbageholde 20 % af landdistriktsmidlerne. Det rammer som sådan ikke Kommissionen, men de landmænd, som ikke får deres penge udbetalt, og ikke mindst EU som helhed, der næppe vil stige i anseelse, hvis ublu afpresning mellem institutionerne fremover bliver normen.

På vegne af den danske socialdemokratiske delegation i EP

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), in writing. The proposed CAP reforms should be supported. It is disappointing that for the second time Parliament has rejected these reforms which provide a sustainable approach to rural development. The vote today will again delay payments to farmers in Scotland and the UK. MEPs cannot demand reform of the CAP on the one hand and then not support reform in practice. Our constituents time and time again ask for reform of the CAP. It is worrying that the national and vested interests of a few are being allowed to distort the urgent reform of the CAP.

 
  
  

Rapport: Starkevičiūtė (A6-0022/2007)

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), por escrito. As redes transeuropeias representam uma aposta na garantia da acessibilidade dentro do espaço europeu, enquadram-se no centro da Estratégia de Lisboa, enquanto investimentos em inovação e na criação de emprego e através da criação de estruturas que contribuem para acelerar a coesão e o desenvolvimento socio-económico.

É por isso que o escasso aumento dos recursos financeiros disponíveis para as RTE-T e a lentidão da realização dos projectos RTE-T prioritários constituem grandes preocupações. É assim, fundamental que os Estados-Membros concedam a máxima prioridade à realização destes projectos e que não se esquivem a tomar todas as medidas necessárias para a sua concretização.

À prioridade das ligações transfronteiriças deve acrescer uma melhor coordenação e transparência dos procedimentos para que possamos, finalmente, ver os frutos do trabalho feito ao longo de mais de uma década.

Estes projectos são da maior importância para a coesão no continente europeu, para a intermodalidade e para a interoperabilidade e, finalmente, para a redução dos estrangulamentos no tráfego. Hoje há que tomar as decisões que assegurem o aumento do efeito de alavanca do financiamento comunitário. E hoje não podemos hesitar em corrigir os erros, garantir as mudanças necessárias e prosseguir para que estes projectos avancem o mais rapidamente possível.

 
  
  

Résolution sur le changement climatique (B6-0045/2007)

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). – Herr Präsident! Ich möchte klarstellen, dass die österreichische ÖVP-Delegation immer klar für einen engagierten Klimaschutz eingetreten ist. Wir haben trotzdem gegen diese Entschließung gestimmt, weil versucht wird, die Kernenergie über die Hintertür einzuführen. Ebenso klar waren wir immer in der Ablehnung dieser Energieform, weil sie unserer Ansicht nach keine Zukunft hat. Sehr verwundert hat mich, dass so wenige der deklarierten Kernenergiegegner – insbesondere von den Sozialdemokraten und der Fraktion der Grünen – diesem Bericht trotzdem zugestimmt haben.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – Panie Przewodniczący! Głosowałem za przyjęciem rezolucji w sprawie zmian klimatycznych, gdyż jestem przekonany, że istnieje pilna potrzeba określenia unijnych strategii wobec tak ważnego dla ludzkości problemu.

Wydaje się, że głos Parlamentu Europejskiego w tej sprawie jest niezmiernie potrzebny. Państwa członkowskie Unii i Komisja Europejska stoją przed ogromnym wyzwaniem: w jaki sposób wspierać rozwój gospodarczy, dbając przy tym o środowisko naturalne? Eksperci apelują o ograniczenie poziomu emisji gazów CO2, promowanie badań i innowacji w zakresie technologii energii odnawialnej i energooszczędnej. Ważną sprawą jest także współpraca z krajami spoza UE, a przede wszystkim uświadomienie społeczeństwom, jakie zagrożenia wynikają ze zmian klimatycznych.

Wszyscy jesteśmy odpowiedzialni za ochronę Ziemi. Musimy jednak zdać sobie sprawę z tego, że obniżanie emisji i zanieczyszczeń wiązać się będzie w krótkiej perspektywie z dodatkowymi kosztami dla europejskich przedsiębiorstw i obywateli.

Biorąc pod uwagę, że kraje takie jak Chiny, Brazylia i Indie z roku na rok emitują coraz więcej dwutlenku węgla i innych trujących substancji - Unia powinna pomóc im w przestawianiu się na czystszą i bardziej energooszczędną produkcję. Należy promować handel tak zwanej zielonej technologii i rozwój odnawialnych źródeł energii. Róbmy to dla nas i przyszłych pokoleń.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE). – Arvoisa puhemies, ilmastopäätöslauselman 34 kohdassa, josta juuri äänestimme, pyydettiin komissiota kartoittamaan ydinvoimaloiden riskit ilmastonmuutoksen aiheuttamien tulvien ja tsunamien varalta.

Idean takana on suomalaiskampanja, joka perustuu fiktiiviseen romaaniin ja jolle ei ole tieteellistä pohjaa. Romaanin tarinassa ilmastonmuutoksen aiheuttama tsunami aiheutti suurta vahinkoa tuottavan ydinvoimalaonnettomuuden. Kannatan suurta varovaisuutta ja riskien kartoittamista, mutta tämä aloite oli kiusallinen ja suorastaan häpeäksi ympäristövaliokunnan maineelle. Ensinnäkään ilmastonmuutos ei aiheuta tsunameja. Vakaville tutkijoille ajatus on absurdi. Aloitteen takana olevat kollegat ovat oikeassa siinä, että riskien kartoitus on voimaloissa aina tarpeen, mutta väärässä antaessaan ymmärtää, etteikö sitä olisi jo tehty. Yhtään ydinvoimalaa ei rakenneta varmistamatta niiden tulvankestävyyttä. Siksi, arvoisa puhemies, minun on pakko pyytää komissiota myös kartoittamaan parlamentin puhtaaseen fiktioon perustuvien aloitteiden aiheuttamat poliittiset riskit. Olen tyytyväinen siitä, että nyt tämä ongelma vältettiin.

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström och Åsa Westlund (PSE), skriftlig. Vi röstade för ändringsförslagen 3 och 8, eftersom vi tycker att det vore positivt om EU:s medlemsländer med enhällighet kunde komma överens om skatter som bidrar till att minska utsläppen av växthusgaser.

Däremot stödjer vi inte några beslut om skatter med majoritetsbeslut på EU-nivå, eftersom vi svenska socialdemokrater anser att beslut om skatter skall fattas på nationell nivå.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), por escrito. Consideramos globalmente positiva a aprovação deste documento, mais um, sobre o tema das alterações climáticas. É um documento que afirma, ou reafirma, compromissos assumidos em matéria de redução de emissões e promoção de energias alternativas. Contudo, não desenvolve outros aspectos, igualmente importantes, como a promoção da eficiência energética e a utilização de transportes públicos de qualidade, havendo apenas pequenas e diluídas referências a estas alternativas.

Também insiste na proposta de comercialização dos direitos de emissão, ou melhor, do "direito a poluir", que, tal como temos vindo a afirmar, pelo seu carácter mercantil, contradiz os objectivos enunciados, pois quem puder pagar vai continuar a poder poluir, o que afecta, em especial, os países com economias mais frágeis que não têm dinheiro para a compra desses direitos de emissão.

Sendo certo que há propostas positivas no âmbito da redução de emissões e nas energias renováveis, há um outro conjunto de propostas que será difícil de concretizar pelas exigências que se colocam aos diferentes países, conhecendo-se a sua oposição.

De qualquer modo, iremos dar toda a atenção à concretização de algumas ideias aqui contidas, lutando para que não sejam aproveitadas para novas concentrações no domínio da energia e para o domínio dos países mais ricos, ou para fazer recair sobre os consumidores os custos da poluição das indústrias poluentes.

 
  
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  Διαμάντω Μανωλάκου (GUE/NGL), γραπτώς. – Τα αποτελέσματα της Διάσκεψης στο Παρίσι αποτελούν κόλαφο για όσους πίστευαν ότι θα ξεπερνιόντουσαν αντιθέσεις και συμφέροντα, ενόψει του σοβαρού κινδύνου υπερθέρμανσης του πλανήτη και των καταστροφικών, μεσο-μακροπρόθεσμα, επιπτώσεων στους λαούς της γης.

Το ψήφισμα όμως για τις κλιματολογικές αλλαγές, ενώ είναι ένα κείμενο αγωνίας, δεν προτείνει ουσιαστικές και συγκεκριμένες λύσεις. Σε μεγάλο βαθμό εκφράζονται ευχολόγια, διατηρείται ένας εφησυχασμός, εμμένοντας στην ίδια μεθοδολογία που ευθύνεται για τα σημερινά οξυμένα προβλήματα, ευνοώντας τους μηχανισμούς της αγοράς, επιβάλλοντας φόρους και εισφορές στους εργαζόμενους και απαλλαγές στις πολυεθνικές.

Καθαρά επισημαίνεται ότι η μείωση των εκπομπών θα συμβάλει στον ανταγωνισμό, στην επίτευξη των στόχων της Λισαβόνας και τους στόχους του Κιότο. Ακριβώς αυτή η πολιτική του κεφαλαίου ευθύνεται για την μόλυνση του περιβάλλοντος και τις εκπομπές αερίων και δεν μπορεί να αποτελεί κριτήριο προστασίας του.

Εξάλλου, όσοι επικύρωσαν το πρωτόκολλο του Κιότο παρουσιάζουν αθροιστικά σημαντική απόκλιση, ενώ οι ΗΠΑ συνεχίζουν την αύξηση των αερίων θερμοκηπίου μαζί με την Κίνα και Ινδία. Συνεπώς το Κιότο ελάχιστη σχέση έχει στην πράξη με τη μείωση των εκπομπών αερίων.

Το συμπέρασμα είναι ότι η ΕΕ του κεφαλαίου και οι πολιτικοί της εκφραστές, καταστρέφουν τον πλανήτη έχοντας άλλοθι τις περιβαλλοντικές αλλαγές και μοναδικό τους μέλημα πώς θα αξιοποιήσουν επικερδέστερα τους "μηχανισμούς αγοράς" του Κιότο.

 
  
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  David Martin (PSE), in writing. I agree with the general aims of the Council resolution. While I agree with the content of the Verts/ALE amendments and the commitment to reducing greenhouse gas emissions by 30% by 2020, I believe that the amendment was too narrowly focused and I abstained from the vote on that particular amendment.

 
  
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  David Martin (PSE), in writing. Climate change is perhaps the most significant political challenge of our time. The type of steps called for in this resolution, and collective action at the multilateral level are essential if climate change is to be combated.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), in writing. While I supported the resolution, the EU needs to take additional initiatives to address climate change

Shop shelves are full of low value, perishable goods that have been transported tens of thousands of miles to satisfy consumer pricing expectations. The carbon footprint left behind by this form of global trading is colossal.

I am therefore calling for the introduction of a “Carbon Labelling” system, which would give consumers the information to make responsible and wise choices.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), in writing. Moves to make the European Parliament a carbon neutral institution require to be pursued as a matter of urgency. Tackling climate change is the challenge of our time. We all need to play our part. Perhaps it will be the argument of our carbon footprint, rather than any other, which will finally end our Strasbourg sojourns every month. After all, we as MEPs should practice what we preach.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), skriftlig. Växthuseffekten är en av vår tids svåra problem. Därför är det viktigt att stora insatser görs för att minska utsläpp av koldioxid. En av de viktigaste och bästa metoderna att eliminera koldioxidutsläpp är att ersätta energiproduktion genom förbränning av kol och olja med kärnkraft. IAEA har konstaterat att kärnkraft är en nödvändig komponent för att minska koldioxidutsläppen. Det är beklagligt att denna resolution väljer att bortse från detta genom att vidhålla att utsläpp inte får minskas genom kärnenergi. Det är av detta skäl som jag röstar nej till denna resolution.

 
  
  

Résolution sur le nouvel accord 'PNR' - SWIFT (B6-0042/2007)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). – Herr Präsident! Wir wissen alle, dass Terrorbekämpfung nur in Kooperation stattfinden kann. Ein wichtiger Partner für die Europäische Union sind dabei zweifelsohne die USA. Dass wir dazu den Austausch von Daten und Informationen brauchen, ist klar, doch muss dies nach Regeln geschehen, die beide Seiten akzeptieren. Nachdem wir die Regeln festgelegt und eine breite Mehrheit dafür gefunden haben – von der Zweckbindung über die Nichtspeicherung sensibler Daten bis hin zur Umstellung auf ein Push-System – und vor allem erreicht haben, dass die Behörden der USA im Falle eines Terrorverdachts verpflichtet werden, die entsprechenden Behörden der Europäischen Union zu informieren, habe ich diese Entschließung gerne unterstützt. Ich bin überzeugt, dass – wenn Herr Kommissar Frattini den Auftrag für Verhandlungen hat – ein gutes Ergebnis im Interesse der Sicherheit der Bürger der Union erzielt werden kann.

 
  
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  Philip Bradbourn (PPE-DE), in writing. UK Conservatives are in full support of measures which highlight fraudulent financial transactions for the benefit of funding terrorism. However, this motion for a resolution fails to mention the results of investigations carried out by the Belgian authorities. Also the motion fails to recognise the importance of ensuring that access to such data should be limited to appropriate law enforcement agencies trusted with counter-terrorism action.

In the case of the PNR agreement, Conservatives believe that it is the sovereign right of a country to ask for information on people entering its territory. Any agreement on data transfer should recognise this right. The more appropriate method to handle such agreements and ensure high standards of data protection is through a mechanism of intergovernmental cooperation. For these reasons British Conservatives voted against the resolution.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), por escrito. A UE está plenamente empenhada na luta contra o terrorismo global, assente na matriz dos seus valores humanos e no respeito pelos direitos e pelas liberdades fundamentais.

Com efeito, nenhum motivo, por mais louvável que seja, justifica a ausência de uma legitimidade democrática, implicando que a partilha de dados seja sujeita permanentemente a um controlo parlamentar e judicial.

Existem sérias dúvidas sobre o tratamento dos dados pessoais pelas autoridades americanas, que se limitam a acumular de forma indiscriminada os dados não acompanhando a legislação europeia em matéria de protecção de dados e não assegurando a reciprocidade: os cidadãos americanos na Europa gozam de uma maior protecção do que os europeus na América.

Defendo, assim, a necessidade de se criar um quadro comum com os EUA de forma a salvaguardar as garantias no âmbito da luta contra o terrorismo e com a partilha de informação sensível. O acordo PNR a ser negociado pela Comissão deve ser acompanhado de perto pelo Parlamento Europeu.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), por escrito. Sempre manifestámos a nossa oposição ao estabelecimento de um acordo com os EUA com vista à partilha de dados pessoais seja relativamente ao PNR, seja no caso SWIFT.

Desde logo porque esse acordo se integra num amplo conjunto de medidas de cariz securitário (refira-se o programa de escutas telefónicas ilegais nos EUA) que tem por base a denominada "luta contra o terrorismo", pretexto para o desencadeamento da ingerência e da agressão a países e povos quando estejam em causa os interesses imperialistas, nomeadamente dos EUA.

Depois, porque continuam a não estar asseguradas garantias válidas de respeito e de salvaguarda dos direitos dos cidadãos, entre outras, através da aplicação do acordado nas normas relativas à protecção dos dados pessoais, incluindo as definidas pela própria UE, ou o controlo efectivo por parte dos parlamentos nacionais destes acordos.

Sem dúvida que o estabelecimento de medidas mais específicas, meios mais eficazes de controlo dos dados pessoais a serem transmitidos, a limitação da sua finalidade, a informação aos cidadãos e a possibilidade destes terem acesso aos seus dados pessoais, minimizarão a gravidade da situação actual. No entanto, o que se impõe é o fim desta autêntica ofensiva securitária que, usando a "luta contra o terrorismo", coloca em causa os direitos, as liberdades e as garantias dos cidadãos.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), in writing. Sinn Féin believes the Passenger Name Record (PNR) Agreement should not be entered into lightly or behind closed doors. The PNR Agreement forms part of the so-called 'war on terror' and will infringe the civil liberties of Irish citizens.

EU Member States should not allow themselves to be bullied into applying an Agreement which fails to guarantee the data protection rights of its citizens.

Ireland should take the lead within the EU Council in demanding a more acceptable Agreement. I am calling on the government to amend the proposed Agreement before its adoption to ensure that at a minimum: the annual joint review includes a requirement for an evaluation of the Agreement covering both the detail of its operation and also its effectiveness against its stated objective of 'fighting terrorism'; and that any change in US, EU or Irish data protection provisions relevant to the operation of the Agreement would prompt an immediate and transparent renegotiation of the Agreement requiring further approval by both houses of the Oireachtas."

 
  
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  Αθανάσιος Παφίλης (GUE/NGL), γραπτώς. – Το ψήφισμα του Ευρωπαϊκού Κοινοβουλίου για την διαβίβαση των προσωπικών δεδομένων των επιβατών από τις ευρωπαϊκές αεροπορικές εταιρείες ( PNR) και το σκάνδαλο παράδοσης των στοιχείων των οικονομικών συναλλαγών των πελατών της SWIFT στις υπηρεσίες ασφαλείας των ΗΠΑ, αποκαλύπτει τον πραγματικό χαρακτήρα των διακηρύξεων των πολιτικών δυνάμεων του ευρωμονόδρομου και της ευρωυποταγής.

Οι διαμαρτυρίες τους για την παραβίαση της προστασίας των προσωπικών δεδομένων και της ιδιωτικής ζωής, στο ψήφισμα μετατρέπονται σε πίστη ότι "η ΕΕ και οι ΗΠΑ συνιστούν βασικούς και πιστούς συμμάχους στα πλαίσια της καταπολέμησης της τρομοκρατίας". Γι αυτό και προτείνουν την υπογραφή νέας συμφωνίας για την διαβίβαση των προσωπικών δεδομένων των επιβατών, με το ίδιο περιεχόμενο με την προηγούμενη, καθώς και την άρση των στοιχείων των οικονομικών συναλλαγών για "σκοπούς δικαστικών ερευνών", αρκεί οι ΗΠΑ να δώσουν εγγυήσεις για την προστασία τους! Οι νέες συμφωνίες που προτείνονται έρχονται να προστεθούν στις αποκαλύψεις για την εγκληματική δράση της CIΑ σε κράτη μέλη της ΕΕ, με απαγωγές, κρατήσεις σε μυστικές φυλακές και βασανιστήρια "υπόπτων για τρομοκρατία", αποδεικνύοντας ότι, παρά τις υποκριτικές διακηρύξεις, βαθαίνει η συνεργασία ΕΕ και ΗΠΑ με στόχο τον περιορισμό των θεμελιωδών δικαιωμάτων και λαϊκών ελευθεριών, με πρόσχημα την καταπολέμηση της τρομοκρατίας.

 
  
  

Résolution sur la stratégie de Lisbonne (B6-0040/2007)

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE) – Hlasovala som za prijatie uznesenia Európskeho parlamentu o príspevku na jarné zasadnutie Európskej rady, ktoré sa uskutoční 8. a 9. marca. Vyjadrila som podporu upravenému textu uznesenia, pretože zabezpečenie konkurencieschopnosti vnútorného trhu a implementáciu strategickej inovačnej politiky s dôrazom na energetickú účinnosť pokladám za jasnú a aktuálnu odpoveď na otázku ako dosiahnuť ciele lisabonskej stratégie. V záujme zvýšenej transparentnosti a lepšej zrozumiteľnosti stratégie podporujem proces lepšej tvorby právnych predpisov s dôrazom na ochranu spotrebiteľa.

Dôležitým bodom uznesenia je výzva pre národné parlamenty, aby sa zapojili do národných reformných programov, pretože úspešnosť plnenia ambicióznych cieľov lisabonskej stratégie závisí hlavne od iniciatívy jednotlivých členských krajín. V tejto súvislosti uvediem príklad Slovenska, kde vďaka štrukturálnym reformám vlády Mikuláša Dzurindu môžeme dnes hovoriť o reálnych výsledkoch, ktorými sú takmer 10 % hospodársky rast a vytvorenie stoviek nových pracovných príležitostí. Stratégia Minerva, teda mobilizácia inovácií v národnej ekonomike a rozvoj vedecko-vzdelávacích aktivít, je konkretizáciou lisabonskej stratégie s cieľom urobiť zo Slovenska jednu z najvyspelejších, najmodernejších a najprosperujúcejších spoločností na svete, ktorá môže byť zdrojom nápadov a inšpirácií aj pre iné členské štáty Európskej únie.

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström och Åsa Westlund (PSE), skriftlig. Vi gav vårt stöd till resolutionen om Lissabonstrategin. Vi anser att Lissabonstrategin även fortsättningsvis skall utgå från att socialpolitiken, den ekonomiska politiken och miljöpolitiken ömsesidigt måste stödja varandra. Det är viktigt att i det fortsatta arbetet med strategin betona en helhetssyn som innebär att det är välfungerande och öppna marknader, utbildning, en aktiv jämställd välfärdspolitik och en progressiv miljöpolitik som tillsammans bidrar till tillväxt och skapande av arbetstillfällen.

Vi gav dock inte vårt stöd till kravet att hinder som ligger i vägen för att skapa arbetstillfällen, däribland hindren för anställningar med förhållandevis blygsamma löner, måste avlägsnas. Detta kan tolkas som ett öppnande av en låglönemarknad. Det är vi absolut emot. Tvärtom vill vi att en sådan utveckling förhindras. Det kan göras genom att kollektivavtal och samarbetet mellan arbetsmarknadens parter får spela en mer betydelsefull roll.

Vi är också mot skrivningar som uppmuntrar utnyttjandet av ”ren energi” och ”energiteknik som är neutral med avseende på koldioxid”, eftersom det kan tolkas som om att vi är för utbyggnaden av kärnkraft. Vi ser då hellre ökade ansträngningar att bygga ut förnybar energi, för att främja en hållbar utveckling.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), por escrito. A presente resolução torna evidente a verdadeira natureza da "Estratégia de Lisboa" - agenda do patronato e dos grandes grupos financeiros e económicos a nível europeu - o que foi reforçado com a revisão da Estratégia, em 2005, e o lançamento dos programas nacionais de reforma em todos os Estados-Membros para forçar as ditas reformas estruturais, visando a flexibilização das relações de trabalho, a desregulamentação dos mercados, a liberalização dos serviços, a mercantilização da educação e da investigação e a privatização da segurança social. Atingida a liberalização dos serviços, a Estratégia visa, agora, as relações laborais com a dita "flexisegurança", a desregulamentação total e a liberalização dos despedimentos sem justa causa.

Registe-se o desaparecimento das preocupações e dos objectivos no domínio social, que anteriormente serviram para ajudar a dissimular o verdadeiro carácter da Agenda de Lisboa.

Na verdade, desde 2000, a realidade na União Europeia pós-Estratégia e pós-Euro, tem sido um de lento crescimento económico e do emprego, de agravamento da precariedade laboral, da pobreza, da exclusão social, das desigualdades de rendimento e de manutenção de elevados níveis de desemprego.

Por isso é necessária uma ruptura com as actuais políticas da UE.

 
  
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  Bruno Gollnisch (ITS), par écrit. – Les idées des trois principaux groupes de ce Parlement, sont si semblables - sur la politique économique, commerciale, sociale, d'emploi - qu'ils ont déposé d'emblée une résolution unique sur le prochain sommet européen. Rien que cela, en soi, motive un rejet.

Dans ce texte, reflet d'une affligeante pensée européiste unique, on retrouve tout ce qui motive l'hostilité croissante des Européens à votre système: le couplet, à mots couverts, sur les chômeurs responsables de leur non-emploi - "salauds de pauvres" disait Gabin dans "la Traversée de Paris" -,celui sur l'immigration bienfaisante, au prix du pillage des élites du tiers monde et de pressions sur les salaires en Europe; celui de la nécessaire réforme de notre protection sociale "à la lumière de l'évolution des dynamiques mondiales", ce qui les condamne évidemment à la disparition; le couplet sur les discriminations à raison de n'importe quoi, quand les plus scandaleuses discriminations s'exercent à l'encontre des Européens, chez eux; celui sur la croissance, sans jamais parler de pouvoir d'achat et de consommation, de l'explosion du nombre de travailleurs pauvres et des responsabilités de l'euro; celui, enfin de la "mondialisation heureuse", qui est une oxymore.

Votre éternelle solution: toujours plus d'Europe. Décidément, vous méritez vos échecs !

 
  
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  Timothy Kirkhope (PPE-DE), in writing. I and my British Conservative colleagues have supported this motion for a resolution as we have always been supportive of the aims of the Lisbon Strategy to enhance Europe's competitiveness and the development of a dynamic and innovative economy, improve labour market flexibility and promote deregulation in the EU. We also support the call for Member States to refrain from protectionism. We believe that this resolution broadly supports these aims.

This does not mean that we endorse the entire list of detailed policy measures listed in the resolution. Rather we are supportive of the broad thrust of what we believe to be the liberalising effect of the text, which is absolutely overdue.

 
  
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  David Martin (PSE), in writing. I am particularly supportive of the amendment which calls for the promotion of ILO core labour standards and decent work agenda. Further, I support the avoidance of environmental dumping as a crucial element of fair competition. Social and environmental aspects must be built into trade development.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), in writing. The 2010 deadline of achieving the Lisbon goal of becoming the most dynamic and knowledge-based economy in the world is looming. Part of this goal is about getting more women back into the workplace. During the Barcelona Summit of 2002 agreement was reached by Member States that by 2010 a third of children under three and 90% of children aged three to six would be provided with childcare places. Apparently only five Member States have achieved this goal. If we want more women to enjoy the freedom of work we need to have the availability of quality and affordable childcare as a key political priority.

 
  
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  Marc Tarabella (PSE), par écrit. – J'ai voté contre la résolution commune présentée par le PPE, le PSE et l'ALDE présentant des idées en vue du Conseil de printemps 2007 en rapport avec la Stratégie de Lisbonne.

En effet, deux paragraphes que je considérais comme fondamentaux ont été acceptés par mes collègues, alors que je les trouve contraires à mes convictions européennes.

Tout d'abord, le Parlement européen a accepté de soutenir la politique autorisant le financement privé des universités et d'encourager le secteur privé à se manifester quant aux besoins du marché en matière de formation et d'enseignement. Cette mesure peut conduire à une forme de compétition entre les universités; qui pourrait compromettre l'égalité dans la formation universitaire.

De plus, le Parlement européen a décidé de demander aux États membres de revoir les modèles sociaux inefficaces à la lumière de leur viabilité financière à long terme, des dynamiques mondiales en évolution et des tendances démographiques, dans le but de rendre ces modèles sociaux plus durables. À mes yeux, cela revient ni plus ni moins à menacer ouvertement les systèmes de sécurité sociale.

Rien que pour ces deux options, contraires à mes convictions, j'ai décidé de voter contre cette résolution.

 
  
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  Γεώργιος Τούσσας (GUE/NGL), γραπτώς. – Το κοινό ψήφισμα για τη Στρατηγική της Λισσαβόνας, Ευρωπαϊκού Λαϊκού Κόμματος, Σοσιαλδημοκρατών και Φιλελευθέρων, που υιοθετήθηκε από το Ευρωκοινοβούλιο αναδεικνύει ακόμη μία φορά την σύμπλευση των πολιτικών εκφραστών του κεφαλαίου στην προώθηση των στρατηγικών επιλογών του.

Προτεραιότητα του ευρωενωσιακού κεφαλαίου είναι η αποτελεσματική και γρήγορη προώθηση των κατευθύνσεων της Στρατηγικής της Λισσαβόνας, που εκφράζει την επιδίωξή του να αυξήσει την κερδοφορία του, ώστε να επιβληθεί στον μονοπωλιακό ανταγωνισμό, μέσα από μία βάρβαρη επίθεση στο σύνολο των κατακτήσεων και των δικαιωμάτων της εργατικής τάξης.

Μέσα από το ψήφισμα στοχοθετείται η στρατηγική του κεφαλαίου, την οποία εφαρμόζει πιστά η Κυβέρνηση της ΝΔ με τη στήριξη του ΠΑΣΟΚ, δηλαδή η επέλαση του κεφαλαίου στους τομείς της Υγείας, Πρόνοιας και Παιδείας, μέσα από τις συμπράξεις ιδιωτικού-δημοσίου τομέα, η θέση της Έρευνας στην υπηρεσία των μονοπωλίων, η απελευθέρωση και εμπορευματοποίηση της Ενέργειας, η αποδιάρθρωση των εργασιακών σχέσεων και η διάλυση του συστήματος της κοινωνικής ασφάλισης. Ιδιαίτερη σημασία αποδίδει στην προσαρμογή του εκπαιδευτικού συστήματος στις ανάγκες ανταγωνιστικότητας του κεφαλαίου.

Η ευρωκοινοβουλετική ομάδα του ΚΚΕ καταψηφίζει το ψήφισμα και καλεί την εργατική τάξη να εντείνει την πάλη της ενάντια στο σύνολο της αντιλαϊκής πολιτικής της ΕΕ, των "κεντροδεξιών" και "κεντροαριστερών" κυβερνήσεών της, να διεκδικήσει μόνιμη, σταθερή δουλειά με δικαιώματα, δημόσια κοινωνική ασφάλιση και Υγεία, δημόσια δωρεάν Παιδεία.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE), skriftlig. I förslaget finns flera bra förslag om vikten av ökad konkurrens och förbättrade förutsättningar för företagande och innovationer. Lissabonprocessen måste dock betraktas som främst en nationell angelägenhet, varför det är olyckligt att parlamentet går in på en rad områden som ankommer på de enskilda medlemsländernas att besluta om.

Till exempel går betänkandet in på hur medlemsländerna skall ordna sin socialförsäkring och hur de skall garantera att alla som går ut skolan erbjuds arbete eller åtgärder som syftar till anställningsbarhet. Därför röstar jag nej till denna resolution.

 
  
  

Rapport: Hall (A6-0467/2007)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), por escrito. O texto hoje aprovado no seguimento da comunicação da Comissão sobre a política comunitária em matéria de espectro de radiofrequências é um tanto contraditório em algumas formulações dando a ideia de querer conciliar posições ideologicamente diferentes.

Apesar de conter preocupações no sentido de salvaguardar a prestação de serviço(s) público(s), de manter um certo grau (que pode ser elevado) de soberania nacional na gestão do espectro de radiofrequências, de transpor parte dos benefícios decorrentes das novas tecnologias para as regiões menos desenvolvidas, de recuperar para o domínio público frequências não utilizadas, de acordo com os compromissos assumidos, de proteger os interesses públicos e as frequências de importância estratégica, de manter elevados níveis de qualidade dos serviços "de interesse público ou geral", entre outras, faz questão de afirmar que se congratula com a proposta da Comissão no sentido de introduzir uma abordagem do espectro orientada para o mercado e que seja estabelecido um quadro jurídico claro que preveja soluções assentes na concorrência.

No fundo, não obstante as "boas intenções", dá o seu aval a que se prossiga e avance com as políticas neoliberais e de cedência exclusiva a essa entidade, que parece divina, o "MERCADO", colocando, deste modo, em causa, a própria prestação do serviço público.

 
  
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  David Martin (PSE), in writing. I voted in favour of this report as it argues for fair and non-discriminatory access to spectrum and maintains that all technologies should be treated the same. A combined approach to the management of the spectrum, in order to achieve greater flexibility and market reponsiveness, will contribute to social and economic benefits arising from its use.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), in writing. I would like to support the rapporteur in attempting to address the serious concerns over efforts to exclude broadcasting frequencies from the proposals, in particular regarding the digital dividend which will become available following switchovers to digital broadcasting. There is a need to push broadcasters to use spectrum efficiently.

 

7. Balsavimo ketinimai ir pataisymai (žr. protokolą)
  

(La séance, suspendue à 14 heures, est reprise à 15 heures)

 
  
  

VORSITZ: MECHTILD ROTHE
Vizepräsidentin

 

8. Ankstesnio posėdžio protokolų tvirtinimas (žr. protokolą)

9. Išorinis kovos su tarptautiniu terorizmu aspektas (diskusijos)
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  Die Präsidentin. Als nächster Punkt folgt der Bericht von Yañez-Barnuevo García im Namen des Ausschusses für auswärtige Angelegenheiten über die externe Dimension der Bekämpfung des Terrorismus

(2006/2032(INI) (A6-0441/2006).

 
  
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  Luis Yañez-Barnuevo García (PSE), Ponente. – Señora Presidenta, el terrorismo internacional es la más peligrosa amenaza para la paz, la seguridad, la integridad y la dignidad del ser humano.

Al ser un enemigo invisible, geográficamente difuso, que se encuentra fuera y dentro de nuestra frontera, la manera de combatirlo es diferente a cómo afrontaba la Unión Europea los enemigos del pasado.

La estrategia antiterrorista de la Unión Europea debe ser global, multilateral y basada en el sistema de las Naciones Unidas. Toda respuesta unilateral y exclusivamente militar está condenada al fracaso. La lucha contra el terrorismo se ganará en el terreno de los valores. Por ello, es imprescindible para la derrota moral del terrorismo sensibilizar y movilizar a nuestras opiniones públicas. Nunca se debe bajar la guardia. No debemos reaccionar sólo tras un macroatentado, sino de forma permanente y proactiva.

La PESC fortalecida es condición necesaria para el éxito. Ello conlleva mejorar, dotar de mejores medios y coordinar mejor a los servicios de información e inteligencia europeos y profundizar en el descubrimiento de los canales de financiación del terrorismo.

La Unión, en su acción exterior, debe concentrarse en hacer desistir a los Estados que lo hacen de prestar apoyo a los grupos terroristas, mediante medidas sancionadoras y coercitivas, así como ayudar a los Estados débiles a fortalecer sus instituciones y a fortalecer la democracia para impedir que en ellos aniden los grupos terroristas.

Señora Presidenta, preservar el Estado de Derecho y los derechos humanos en la lucha contra el terrorismo no es sólo el límite infranqueable por razones morales, es la razón de ser de nuestra estrategia, porque es justamente lo que los terroristas quieren destruir: los valores en que se basa nuestra convivencia. Si se cede en ese terreno, como ha ocurrido con la guerra de Iraq, Guantánamo, Abu Ghraib o los vuelos ilegales de la CIA, estaremos dando excusas a los terroristas, que así intentarán justificarse, y estaremos proporcionando combustible al terrorismo.

La limitación de los derechos fundamentales no produce más seguridad, sino más miedo. Necesitamos sociedades libres, seguras de sí mismas. Las sociedades medrosas pierden de antemano la lucha contra el terrorismo. Es falso el dilema seguridad/libertad. Seremos más seguros si somos más libres, más abiertos y más inclusivos.

La prevención, tan importante y que falló tanto el 11 de septiembre en Nueva York como el 11 de marzo en Madrid, es esencial, como lo es una mayor eficacia en la acción policial y judicial. Nuestra PESC debe contribuir a hacer desaparecer el caldo de cultivo en el que se alimenta el terrorismo internacional.

El terrorismo es siempre injustificable. Nunca debemos hablar de causas, pero sí existen circunstancias que lo nutren, la primera de las cuales es la humillación y el desprecio que sienten millones de musulmanes, ante lo que entienden como arrogancia y prepotencia de occidente, y el agravamiento de conflictos endémicos como el israelopalestino. Lo es también tratar despectivamente a una religión en la que creen pacíficamente más de 1 300 millones de personas en el mundo.

Nos enfrentamos a fanáticos integristas, dogmáticos, pero no a una religión o creencia. Olvidamos, a veces, que han caído más víctimas musulmanas a manos del terrorismo islamista que víctimas occidentales. Ello explica el éxito internacional de iniciativas como la Alianza de Civilizaciones, adoptada por las Naciones Unidas, frente al choque de civilizaciones que propugnan integristas de uno y otro signo.

Además de con mejores medios, al terrorismo internacional hay que vencerlo con inteligencia y tenacidad, no con discursos incendiarios que no demuestran más que debilidad de fondo. Al fascismo, primero, y al estalinismo, décadas más tarde, se les derrotó en el terreno ideológico, sin renunciar a los principios que inspiran a nuestras sociedades, entre ellos la libertad de expresión ejercida de manera responsable.

Hago en este informe especial énfasis en el reconocimiento de las víctimas como actores principales, cuya voz se oiga por los poderes públicos. Por ello, nos acompañan hoy en la tribuna cuatro víctimas directas del macroatentado del 11 de marzo en Madrid: Jesús Ramírez Castanedo, Jesús Abril Escusa, Isabel Casanova Ortega y Euclides Antonio Río Grajales. A ellos, muchas gracias por su presencia.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Sehr geehrte Frau Präsidentin, sehr geehrte Frau Kommissarin, meine Damen und Herren Abgeordnete! Ich möchte dem Berichterstatter Luis Yañez-Barnuevo Garcia und dem Ausschuss für auswärtige Angelegenheiten des Europäischen Parlaments für den Bericht über die externe Dimension der Bekämpfung des Terrorismus danken, der heute vorgestellt wird. Der Bericht ist sehr umfassend und geht auf einige überaus wichtige Fragen ein, in denen wir weitgehend dieselben Ansichten vertreten. Die terroristische Bedrohung weist mehr denn je einen internationalen Charakter auf. Die Maßnahmen, die die Europäische Union ergreift, um dieser Bedrohung Herr zu werden, können wirklich nur dann erfolgreich durchgeführt werden, wenn sie Teil einer koordinierten weltweiten Anstrengung zur Terrorismusbekämpfung sind.

Der Europäische Rat hat auf seiner Tagung im Dezember 2005 die Strategie der Europäischen Union zur Terrorismusbekämpfung angenommen, in der der allgemeine Rahmen der Maßnahmen der Europäischen Union auf dem Gebiet der Terrorismusbekämpfung abgesteckt wird. Der Europäische Rat hat auf derselben Tagung die Strategie der Europäischen Union zur Bekämpfung von Radikalisierung und Anwerbung für den Terrorismus angenommen. In beiden Dokumenten wird die externe Dimension der Terrorismusbekämpfung eingehend behandelt.

Was die externen Aspekte betrifft, so möchte ich drei wichtige Punkte herausgreifen: die Radikalisierung und Anwerbung, die Zusammenarbeit mit externen Partnern und den internationalen Rechtsrahmen.

Erstens, das oberste Ziel der Strategie zur Terrorismusbekämpfung besteht darin, zu verhindern, dass Menschen sich dem Terrorismus zuwenden; dazu müssen wir gegen die Faktoren vorgehen, die zu Radikalisierung und Anwerbung für den Terrorismus beitragen. Bei ihren außenpolitischen Maßnahmen zur Terrorismusbekämpfung hat sich die Union weiter um die durchgängige Berücksichtigung von Fragen im Zusammenhang mit Radikalisierung und Anwerbung bemüht. Sie hat mit externen Partnern Erfahrungen und Praktiken im Umgang mit dem Problem der Radikalisierung ausgetauscht.

Die Europäische Union hat erstmals auch die Bekämpfung der Radikalisierung in ein spezielles technisches Hilfsprogramm zur Terrorismusbekämpfung einbezogen. Im Rahmen der Asien-Europa-Treffen, des Barcelona-Prozesses und der Anna-Lindh-Stiftung hat es Zusammenkünfte gegeben, die dem interreligiösen und dem interkulturellen Dialog gewidmet waren. Außerdem hat die Union auf Arbeitsebene eingehende Überlegungen darüber angestellt, wie sie ihre öffentliche Diplomatie und ihre Kontakte zum Islam, sowohl innerhalb als auch außerhalb der Union, verbessern kann. Wir wollen dies entschlossen weiter vorantreiben. Radikalisierung und Anwerbung werden auch in zukünftigen Programmen zur technischen Unterstützung im Bereich der Terrorismusbekämpfung weiter berücksichtigt und ein wichtiges Thema des Dialogs mit Drittländern bleiben.

Zweitens, die Zusammenarbeit mit externen Partnern: Bei der Verfolgung ihrer Ziele im Bereich der Terrorismusbekämpfung hat die Europäische Union weiter eng mit Partnern außerhalb der Europäischen Union zusammengearbeitet. Der politische Dialog mit Partnern ist eine wesentliche Komponente des außenpolitischen Handelns der Europäischen Union im Kampf gegen den Terrorismus. Die Achtung der Rechtsstaatlichkeit und der Schutz der Menschenrechte und Grundfreiheiten bei der Bekämpfung des Terrorismus waren Schlüsselthemen dieses Dialogs. Das erinnert mich auch an die Debatte, die wir heute Morgen geführt haben, wobei es große Übereinstimmungen gegeben hat.

Mit einer Reihe von Ländern ist ein beachtliches Arbeitspensum erledigt worden, um die Zusammenarbeit im Kampf gegen den Terrorismus zu verstärken. Die Europäische Union und ihre Mitgliedstaaten haben vereinbart, einer Reihe von Ländern, die es vorrangig zu berücksichtigen gilt, bei der Terrorismusbekämpfung technische Unterstützung zu leisten. Bei den Konsultationen auf politischer Ebene mit anderen vorrangig zu berücksichtigenden Ländern sind Fortschritte erzielt worden. Die Europäische Union hat auch zum Kapazitätsaufbau auf regionaler Ebene beigetragen. Ich erinnere nur an das Jakarta Centre for Law Enforcement Cooperation (JCLEC) in Indonesien und das Terrorismusbekämpfungszentrum der Afrikanischen Union in Algier.

Die Zusammenarbeit mit den Vereinigten Staaten bei der Terrorismusbekämpfung hat weiterhin hohe Priorität. Die Europäische Union und die USA haben auf politischer wie auf Expertenebene gemeinsam an einer Vertiefung ihres Dialogs gearbeitet. Die Union hat auch ihren Dialog über Terrorismusbekämpfung mit anderen Partnerländern wie Israel, Australien, Kanada und Russland sowie im Rahmen der Europa-Mittelmeer-Partnerschaft ausgeweitet. Bereiche von gemeinsamem Interesse und Optionen für die Zusammenarbeit – insbesondere die Bereitstellung technischer Hilfe für andere Länder – sind berücksichtigt worden.

Drittens, internationaler Rechtsrahmen. Die Europäische Union hat sich weiterhin dafür eingesetzt, dass den Vereinten Nationen eine Schlüsselrolle bei der Bekämpfung des Terrorismus zukommt. Die Annahme eines umfassenden Übereinkommens über den internationalen Terrorismus mit einer klaren und eindeutigen Definition des Terrorismus in all seinen Formen und Ausprägungen wäre in der Tat ein wichtiges Signal, das zeigen würde, dass die Völkergemeinschaft der terroristischen Bedrohung geschlossen gegenübertritt. Deshalb wird die Europäische Union weiterhin alle Anstrengungen unternehmen, einen internationalen Konsens über das umfassende Übereinkommen zu erreichen.

Auch die jüngst erfolgte Annahme einer Strategie der Vereinten Nationen zur Terrorismusbekämpfung bedeutet im Hinblick auf eine Intensivierung der internationalen Zusammenarbeit mit Drittländern bei der Terrorismusbekämpfung einen wichtigen Schritt nach vorn. Die Europäische Union ist bereit, die Strategie gemeinsam mit allen Mitgliedstaaten der Vereinten Nationen umzusetzen. Dies zählt zu den künftigen Prioritäten der Europäischen Union. Die Europäische Union will ihren Dialog mit externen Partnern nutzen, um sich für die vollständige Umsetzung dieser Strategie einzusetzen, sowie zum Gedankenaustausch darüber, wie sich dieses Ziel am besten erreichen lässt. Nach meiner Auffassung würden Sie durch ein Aufgreifen dieses Themas gegenüber Ihren Gesprächspartnern in Drittländern hierzu einen überaus wertvollen Beitrag leisten.

Die Organe der Europäischen Union sind sich – wie ich eingangs bereits sagte – weitgehend einig über die Prioritäten bei der Bekämpfung des internationalen Terrorismus. Ihr Bericht, sehr geehrter Herr Berichterstatter, und ein auf Dauer angelegter Meinungsaustausch wie der heutige tragen zu einer Vertiefung unseres gemeinsamen Verständnisses bei und helfen uns bei der Erarbeitung geeigneter Maßnahmen zur Bekämpfung des internationalen Terrorismus. Es wäre auch ein Zeichen gegenüber denjenigen, die Opfer von terroristischen Angriffen geworden sind.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Member of the Commission. Mr President, firstly I would like to commend the rapporteur, Mr Yañez-Barnuevo García, for his report. Let there be no doubt: terrorism is a threat to all states and to all peoples. It is criminal and it is unjustifiable under any circumstances. The Commission therefore fully shares the view of the report that terrorism constitutes an important threat to security, to peace, stability and the democratic values on which the European Union is founded.

The Commission also shares the objective of combating terrorism globally while respecting human rights. All anti-terrorist measures must be consistent with both international humanitarian law and international human rights law.

While largely agreeing with the report, I would like to comment on two points. Firstly, the report is calling for the adoption of a definition of terrorism. Since the UN has not yet agreed on a definition and since such an agreement still seems distant, although we are working towards that, I would like to recall that relevant universal conventions and protocols already provide a common legal understanding of what constitutes an act of terrorism. The Union also has a definition of terrorist acts in its framework decision on terrorism. These are solid legal foundations.

Secondly, the report calls for the extension of the jurisdiction of the International Criminal Court to include acts of terrorism as crimes against humanity. I think we should be cautious, before altering the definition of crimes against humanity included in the ICC Statute. Such an endeavour might be counter-productive in the efforts to broaden support for the Court. The complex relationship between international humanitarian law and the definition of terrorism may lead to further complications.

The Commission welcomes the interest of the Parliament on the external aspects of the fight against terrorism. In the current environment of open borders, efforts to fight against terrorism, internally and externally, are aspects that are closely linked. It goes without saying that Vice-President Frattini and I are working closely together in order to make these efforts mutually reinforcing. We strongly agree on the need to support the United Nations consistently with our policy of effective multilateralism.

Equally, the emphasis put on prevention is very important for the Commission. Conditions conducive to the spread of terrorism need to be tackled. Tackling the root causes of terrorism lies at the heart of our external policies, and the report’s recommendations for a more coherent and effective EU policy also largely go in the right direction.

Let me highlight the important contribution that the Commission makes to the fight against terrorism. Firstly, with Member States, the Commission is implementing the 2005 EU counter-terrorism strategy, of which our colleague and President has talked. Terrorism also features regularly during meetings with our partners and in international organisations. For example, as I speak, a major meeting is under way with Commission participation in Berlin in order to prepare the Heiligendamm Summit of the G8 in the areas of terrorism and organised crime.

Secondly, the Commission is an important provider of capacity-building assistance to some 80 third countries aimed at improving governance and administrative capacities in related areas. A number of priority fields mentioned in the report, such as border management and terrorist financing, are priorities for Community assistance.

Thirdly, the Commission is working in new areas which should improve EU action in the fight against terrorism, such as the protection of critical infrastructure, the fight against violent radicalisation and terrorist recruitment, bioterrorism, radiological threats, explosive detection technologies, terrorist use of the internet, as well as terrorism in the context of crisis management, and there are obvious links to our efforts in fighting organised crime and drug trafficking. Afghanistan is, for instance, a serious case in point.

Finally, and in reply to one of the requests of this report, the Commission wishes to confirm that it intends to produce a communication in the course of 2007 focusing on global and trans-regional security challenges. The focus will include key aspects relevant to human security and focus on counter-terrorism. You may be aware of my personal commitment to support the human security discourse. What better way could there be to address conditions conducive to the spread of terrorism than to promote both freedom from fear and freedom from want.

Despite what is being done, I think we can all agree that we must work together and enhance our collective performance in fighting against terrorism. We will try to play our part, but we are certain that the collective effort with Parliament will be a more important one.

 
  
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  Alain Hutchinson (PSE), rapporteur pour avis de la commission du développement. – Madame la Présidente, Madame la Commissaire, Monsieur le représentant du Conseil, chers collègues, j'ai été chargé, au nom de la commission du développement, de rédiger un avis sur ce rapport sur la dimension externe de la lutte contre le terrorisme, élaboré par mon collègue Luis Yañez, au nom de la commission des affaires étrangères.

Lorsque l'on parle de ce sujet, on ne peut le faire que selon une approche qui englobe nos politiques de développement, au bénéfice notamment des pays du sud. Cet avis, sans concession, il est vrai, met le doigt sur une série de points essentiels, déjà abordés ici, concernant la définition même du terrorisme, le respect des droits de l'homme ou encore les relations avec les différentes diasporas d'Europe, notamment. Cet avis traite également de la question de la difficile coexistence entre la lutte contre le terrorisme et la nécessité de défendre en toute circonstance le respect des droits de l'homme, pour éviter que d'aucuns ne justifient le déni de l'une au nom de l'autre.

Notre rapport évoque ensuite la question de la lutte contre le terrorisme sous l'angle des répercussions que peut avoir son mode de financement sur la qualité et l'efficacité de la coopération européenne au développement. Ainsi, soulignons-nous par exemple le fait qu'à l'heure actuelle, un grand nombre de mesures adoptées par les États membres, ne relevant pas directement d'une politique de réduction de la pauvreté des pays du sud, sont malheureusement comprises dans l'aide publique au développement, comme par exemple le financement d'investissements sécuritaires, le rapatriement des immigrés clandestins, un certain nombre de dépenses liées aux politiques en matière d'immigration et j'en passe.

La commission du développement souhaite également attirer l'attention de notre assemblée sur le fait qu'en incluant dans l'aide publique au développement des soutiens financiers en faveur d'un éventail d'activités liées à la lutte contre le terrorisme, on ne fera que compromettre plus encore sa finalité première, à savoir, l'élimination de la pauvreté.

Cet avis a été voté à la quasi-unanimité au sein de la commission du développement, le 6 novembre dernier. Or, une majorité des membres de la commission des affaires étrangères n'a malheureusement pas jugé utile de retenir un seul des paragraphes de cet avis. C'est la raison pour laquelle nous avons décidé de réintroduire les axes principaux de ce texte, sous forme d'amendements au rapport, et j'appelle donc l'ensemble des groupes démocratiques à les soutenir pour faire en sorte que nous puissions, à côté de la nécessaire lutte contre le terrorisme, poursuivre efficacement des politiques de développement visant à la réalisation des objectifs du Millénaire, qui constituent la véritable réponse à terme, même à long terme, au terrorisme et à toutes les souffrances qu'il entraîne dans son sinistre sillage.

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE-DE), Ponente de opinión de la Comisión de Libertades Civiles, Justicia y Asuntos de Interior. – La lucha contra el terror es una prioridad que requiere la solidaridad de todos los Estados miembros y el compromiso de los países democráticos. La seguridad es un verdadero derecho esencial que nunca se puede ejercer a toda costa, sino con estricta subordinación a la ley y al respeto a los derechos humanos. El terror internacional amenaza las libertades y los derechos humanos.

La distinción siniestra entre terroristas letales y terroristas políticos, brazos armados y brazos políticos, sólo contribuye a fortalecer el todo criminal en detrimento de la ley y el derecho. Dialogar con el terror bajo cualquier forma o fórmula es un diálogo desigual, inútil y ofensivo para las víctimas.

Los Estados miembros deben prestar especial atención a la promoción de las relaciones interculturales y reforzar el diálogo interreligioso entre los miembros de la sociedad civil, al objeto de mejorar la coexistencia, la tolerancia y la mutua comprensión.

La Unión debe racionalizar, coordinar y facilitar la acción de los instrumentos de los que dispone, Europol, Eurojust, Cepol y el Situation Center, y otros con igual fin para detectar e impedir las interconexiones entre el terrorismo y otras formas de crimen.

Pido, señora Presidenta, que se respete y se tenga en cuenta, especialmente como digo en mi informe, la durísima experiencia de las víctimas al elaborar las estrategias de prevención. Las víctimas tienen que ser reconocidas y protegidas. Los terroristas empiezan a perder cuando las víctimas dan a conocer su verdad y la sociedad las escucha.

Y con referencia a la prevención, señora Presidenta, la prevención no puede ni debe ser un arma arrojadiza entre países y Estados democráticos. La última vez que falló la prevención fue el 30 de diciembre de 2006 en Madrid. No criticamos fallos de prevención, nos esforzamos por que nunca más se vuelvan a producir fallos de prevención.

Y concluyo señora Presidenta. Sólo seremos capaces de afrontar con determinación el terrorismo cuando tengamos todos —y juntos— los países democráticos, y en singular la Unión, la clara percepción de la amenaza y la amenaza es letal, permanente y persistente en el tiempo.

 
  
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  Elmar Brok, im Namen der PPE-DE-Fraktion. – Frau Präsidentin, Frau Kommissarin, Herr Ratspräsident! Ihnen, Frau Präsidentin, möchte ich an dieser Stelle meine Glückwünsche zu Ihrem Amt aussprechen. Sie vertreten nun als Vizepräsidentin unsere gemeinsame Region aus Ostwestfalen-Lippe, und darauf sind wir stolz.

Der Terrorismus – und ich möchte dem Berichterstatter für seinen Bericht danken – ist ein grenzüberschreitendes Phänomen. Wir werden nur Erfolg haben, wenn es innerhalb der Europäischen Union und mit den Staaten und Organisationen außerhalb der Europäischen Union eine grenzüberschreitende Zusammenarbeit gibt. Dies ist oft eine schwerfällige Angelegenheit, insbesondere wenn wir den innenpolitischen Teil dieser gemeinsamen Sicherheitsproblematik sehen, denn der ist nach wie vor zwischenstaatlich geregelt. Deswegen ist es manchmal sehr mühselig, die Positionen der einzelnen Mitgliedstaaten umzusetzen. Das ist ein Beweis dafür, dass wir, wenn wir mehr Sicherheit gegen Terrorismus und organisierte Kriminalität haben wollen, die Europäische Verfassung benötigen, um dies verstärkt in den gemeinschaftlichen Bereich einer besseren Verbindlichkeit und Beschlussfassung einzuführen.

Neben der Notwendigkeit einer engeren Zusammenarbeit von Sicherheitsorganen ist es auch dringend erforderlich, an die Ursachen heranzugehen. Es gibt für Terrorismus keine Rechtfertigung. Dennoch gibt es Ursachen, mit denen wir uns beschäftigen müssen, und ich glaube, dass die Fragen politischer, wirtschaftlicher und sozialer Natur von großer Bedeutung sind. Auch bestimmte Alibiveranstaltungen müssen beendet werden. Frau Kommissarin und Herr Ratspräsident, wenn es in gemeinsamen Anstrengungen gelingen würde, etwa über das Quartett die Nahostfrage zu lösen, so würde man auch dem Terrorismus manches an Impetus wegnehmen. Dies nur als ein Beispiel dafür, dass es hier bestimmte Zusammenhänge gibt. Ganz besonders wichtig finde ich – und das wird im Bericht deutlich –, dass wir den interkulturellen Dialog nutzen. Wir müssen auch in den anderen Regionen der Welt deutlich machen, dass wir ihre Kultur, ihre Religion, ihre Entwicklung als gleichwertig einschätzen, damit nicht aus dem Gefühl der kulturellen Unterlegenheit heraus solche Auseinandersetzungen entstehen. Das ist eine besondere Pflicht. All dies muss unter dem Gesichtspunkt der Rechtsstaatlichkeit und unter Achtung unserer Werte geschehen. Wenn wir unsere Werte aufgeben, haben die anderen gewonnen. Deswegen müssen wir hinter unseren Werten und unserer Rechtsstaatlichkeit stehen.

 
  
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  Proinsias De Rossa, on behalf of the PSE Group. – Madam President, terrorist acts are always criminal, but terrorism is also always a political project. I think its current manifestation aims to subvert the humanitarian values of equality, whether it be between gender, religion or nationality. It also seeks to undermine civil rights – the civil rights of a plural democracy.

But we have to be very careful in expressing those values. If we choose to call them ‘our’ values rather than treating them as universal values, I think we will fall into the trap of the ‘clash of civilisations’. Our best defence of those values, therefore, has to be primarily political. We must demonstrate the strength of those values by ensuring freedom and quality of life for all in Europe and globally.

Security measures certainly have to be applied: the collection of intelligence, the prosecution of lawbreakers and, indeed, the prevention and prosecution of incitement to hatred and violence. But the Fava report, which we spent a long time discussing this morning, indicates what can go badly wrong if we are not extremely careful. We have to avoid simplistic analysis. We have to avoid the assumption that every political or religious fundamentalist is a terrorist – that is simply not true, and I think it is important that we bear that in mind. I know lots of fundamentalist Catholics who would be appalled at the idea that anybody would commit a terrorist act in their name.

I would appeal for deeper analysis than we are currently getting, and caution about the language we are using. I would argue that, if we are going to be successful, we have to deal with inequalities on our continent, but also inequalities globally as well.

 
  
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  Ģirts Valdis Kristovskis, UEN grupas vārdā. – Cienījamā priekšsēdētāja, cienījamie kolēģi! Cīņa pret terorisma globālajām izpausmēm ir izšķirošs pārbaudījums demokrātiskās Eiropas rīcības spējai. Lai apsteigtu un novērstu brutālus terorisma aktus, speciāliem dienestiem ir jāspēj pielietot visefektīvākās preventīvās un represīvās metodes, kas nav iedomājamas bez starptautiskās sadarbības. G. C. Fava ziņojumā daudz kritizēta ASV, tomēr jāapzinās, ka nepieciešama Eiropas Savienības un ASV vēl ciešāka sadarbība par līdzšinējo, nepieciešama vienota ASV un Eiropas kopīga vēršanās pret terorisma ideoloģiskajiem cēloņiem, nepieciešama ciešāka informācijas apmaiņa, kas balstās uz savstarpēju uzticību. Arī Eiropas Parlamentam un dalībvalstu nacionālo parlamentu deputātiem ir mērķtiecīgāk un profesionālāk jāiesaistās vispārējās terorisma stratēģijas sagatavošanā un pielietošanā, jāveicina aktīva dalībvalstu dienestu sadarbība. Veicot parlamentāro kontroli, jānodrošina augstāka kvalifikācija un politiskā atbildība, īpaši tad, ja kontrolē pretterorisma pasākumu metožu likumību.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, en nombre del Grupo Verts/ALE. – En primer lugar deseo saludar el esfuerzo que ha hecho nuestro colega Yañez-Barnuevo al afrontar un tema que, efectivamente, es complejo y está sujeto a menudo a debates más partidistas que de fondo, pero quiero saludarlo sobre todo, también, porque ha demostrado tener una gran sensibilidad en al menos tres de los temas que para nuestro Grupo son importantes.

El primero lo ha mencionado también la señora Comisaria, tiene que ver con el problema de la definición. Tenemos ante nosotros un primer problema importante y es que difícilmente podemos hacer un trabajo consistente y creíble en la Unión Europa, en términos de la lucha contra el terrorismo, si no contamos con una definición. Y aunque es cierto que existen muchas —digamos— diferentes opiniones en este sentido, sí quisiéramos hacer una propuesta concreta, y es basarnos en la que, en su momento, se hizo y se aprobó en las Naciones Unidas a propuesta del entonces Secretario General Kofi Annan, a propuesta a su vez del Grupo de Alto Nivel. Por tanto, tenemos ya algunas propuestas importantes sobre la mesa a partir de las cuales deberíamos trabajar.

El segundo elemento que nos preocupa, lógicamente, tiene que ver con el hecho de que, en nombre de esta supuesta lucha contra el terrorismo, muchas veces se justifican guerras, masacres, torturas, como hemos visto, entre otras cosas, esta mañana al discutir el Informe Fava. Y esto es lo que no puede suceder. Por ello también aplaudimos, saludamos y apoyamos la propuesta de incorporar en la labor de la Corte Penal Internacional que ésta tenga en cuenta también, en su ámbito de jurisdicción, los actos de terrorismo como crímenes contra la humanidad.

Y, finalmente, un tema que también consideramos importante es que, en cuanto a la existencia de las listas antiterroristas, que han demostrado muchas veces contraproducentes a la hora de llevar a cabo determinados procesos de paz en el mundo, es necesario también tener en cuenta que la situación actual a veces provoca detenciones arbitrarias, por un lado, y, por otro, dificulta los esfuerzos que se están llevando a cabo desde la Unión Europea en situaciones como Oriente Próximo, Sri Lanka, etc. Por tanto, también el tema de las listas antiterroristas debería ser revisado y estudiado, al menos, sobre la base de lo que ya fue aprobado por el Tribunal de Justicia de las Comunidades Europeas.

 
  
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  Tobias Pflüger, im Namen der GUE/NGL-Fraktion. – Frau Präsidentin! Herr Kollege Yañez-Barnuevo García! Ihre Rede war deutlich besser als Ihr Bericht. Ich weiß, es ist Ihnen manches in den Bericht hineingestimmt worden, und leider wurde die DEVE-Stellungnahme nicht mit aufgenommen.

Jede Art von Terrorismus ist völlig inakzeptabel. Leider gibt es in dem Bericht keine konkrete Definition von Terrorismus. Es ist immer wieder die Rede vom internationalen Terrorismus. Es gibt verschiedenste Gruppen, die aus den unterschiedlichsten Motivationen meinen, terroristisch vorgehen zu müssen. Wir müssen uns mit den jeweiligen Gruppen beschäftigen und klären, warum sie zu dem falschen Schluss kommen, dass sie terroristisch vorgehen müssten.

Ich sehe auch, dass z. B. der ganze Bereich des Staatsterrorismus völlig außen vor gelassen wird. Was war damals mit dem Angriff Frankreichs gegen das Green Peace-Schiff? Wir müssen uns mit den Ursachen des Terrorismus beschäftigen, das haben einige Kollegen schon gesagt. Derzeit führen die westlichen Staaten einen Krieg gegen den Terror – Afghanistan, Irak –, der sich als völlig kontraproduktiv erweist. Denn der Terrorismus nimmt durch diese Kriege zu und nicht ab.

In dem Bericht lesen wir, dass es eine ganze Reihe von Verschärfungen von Maßnahmen geben soll, die Grundrechte werden immer mehr ausgehöhlt. Daher können wir diesem Bericht nicht zustimmen. Wir haben ein Minderheitenvotum dazu eingebracht.

 
  
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  Bastiaan Belder, namens de IND/DEM-Fractie. – Mevrouw de Voorzitter, volkomen terecht betrekt de rapporteur het razendsnelle en mondiale medium internet bij het fenomeen van het internationale terrorisme. Hij doet dat op een paradoxale wijze: in paragraaf 12 klinkt de oproep aan de Europese Unie om het misbruik van internet voor terroristische doeleinden te bestrijden en in paragraaf 17 attendeert de rapporteur juist op de mogelijkheid die internet biedt om hetzelfde kwaad te traceren en zo te weerstaan. Momenteel vraagt sowieso het groeiend aantal islamitische terreurwebsites dringend onze aandacht want deze vormen de virtuele recruterings- en oefenplaats van jeugdige jihadisten in Europa. Ik citeer hier de Europese inlichtingendienst: "men kan vandaag de dag alleen al door de informatie op het internet terrorist worden". Inderdaad, slechts een simpele muisklik volstaat. Deze schrikwekkende virtuele realiteit vergt een intensieve coherente Europese aanpak. Let wel, intern en extern. Vandaar mijn verzoek aan de Commissie en de Raad om dit Parlement daarover nader feitelijk te informeren, gezien de intense dreiging die van terroristische websites, waarvan er inmiddels al naar schatting 4.500 internetpagina's zijn, om deze te traceren en inderdaad op een effectieve wijze en Europees te bestrijden.

 
  
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  Philip Claeys, namens de ITS-Fractie. – Mevrouw de Voorzitter, wanneer het Europees Parlement het heeft over de strijd tegen het terrorisme, bestaat het gevaar dat we al snel dreigen te vervallen in politiek correcte gemeenplaatsen die een efficiënt beleid bemoeilijken, om niet te zeggen, soms onmogelijk maken. Zoals terecht gesteld wordt in het verslag vormt het internationale terrorisme momenteel het grootste risico voor de vrede en de stabiliteit van open samenlevingen, de meest directe bedreiging voor de vrijheid, de veiligheid en de waardigheid van de mens. Het internationaal terrorisme heeft de oorlog verklaard aan de hele westerse wereld, dus ook aan Europa.

Het is dus van het grootste belang dat wij die bedreiging duidelijk identificeren. Wanneer ik in overweging A van het verslag termen lees als "het internationale terrorisme en de bijbehorende ideologie", dan vrees ik dat wij niet op de goede weg zijn. Het terrorisme is geen ideologie op zich, het is ook geen doel op zich. Zoals de directeur van de Arabische televisiezender al-Arabiya enkele jaren geleden verklaarde, is het een pijnlijke realiteit dat tegenwoordig wel niet alle moslims terrorist zijn, maar wel alle terroristen moslims zijn. Het is een boutade die zoals alle boutades een kern van waarheid bevat. Het is in Europa modieus om te zeggen dat we geen Clash of Civilizations willen, maar of men dat nu graag heeft of niet, die Clash of Civilisations is volop bezig. De strijd tegen de armoede moet verder gevoerd worden en gesteund worden uiteraard, maar we mogen niet naïef zijn en denken dat daarmee volledig ook het terrorisme bestreden wordt. De daders van de aanslagen in New York, Londen en Madrid waren geen arme mensen, maar integendeel, hoogopgeleide mensen uit de middenklasse. De Europese Unie heeft er dus baat bij om de democratische ideeën, met inbegrip van vrije meningsuiting, ingang te doen vinden in de islamitische wereld. Er zou daar dus eigenlijk een soort Radio Freedom moeten komen op grote schaal.

Is dit een pleidooi om alle moslims te stigmatiseren? Helemaal niet. Wel is het belangrijk dat er binnen de islam zaken worden gepromoot als zelfkritiek en introspectie. Enkele weken geleden kwam aan het licht dat de voorzitter van de moslimexecutieve in België - dat is een officieel overheidsorgaan, door de overheid gefinancierd en erkend - geld had gegeven aan een veroordeelde terrorist die in een gevangenis in België zat. Op zich is dit feit al heel erg. Wat ik zelf nog erger vind, is dat er vanuit moslimhoek in België helemaal geen reactie is gekomen op dit voorval. Integendeel, men heeft de stilte bewaard en dat gaf op zijn minst de indruk dat men in die hoek helemaal niet geschokt was door het feit dat de voorzitter van de moslimexecutieve, die namens alle moslims in België beweert te spreken, op een onrechtstreekse manier het terrorisme steunt. Dat is verontrustend en daartegen moeten we ingaan.

 
  
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  Jim Allister (NI). – Madam President, terrorism is irredeemably evil. Its wicked persona is not to be excused or ameliorated. Sadly, the GUE/NGL minority report tries to do exactly that, with its focus on the economic and social causes of terrorism, its attack on the war on terror and its diversionary reference to what it calls ‘state terrorism’. I am not surprised, because embedded in GUE/NGL is Sinn Féin, the long-term friend and political affiliate of terrorists.

We have heard much talk of human rights, as if fighting terrorism and a belief in human rights were incompatible. Remember that terrorists are those who set out to destroy all tenets of liberal democracy, who refuse to live by our civilised laws, but who are adept at exploiting them when it suits their nefarious purposes. Coming from Northern Ireland, I have seen that at first hand.

Sometimes, if society is to survive, it must fight back. Some, I fear, would so cloak themselves in an exaggerated human rights mantra that they would see society perish sooner than terror.

This is a world of harsh choices. Rabid Islamic terrorism is a particular threat to every liberty that the Western world holds dear. It plays not by the rules, but embraces a perverted death culture that rejoices in mass murder. With such people we cannot be soft. If we are, they will win. Yes, there must be a winner between good and evil, between terror and order, and it is the duty of all of us to see that good triumphs and terror is vanquished.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). – Madam President, This is a very important report with different emphases.

One of the big problems seems to be that numerous states have not been willing to counter the terrorist threat efficiently. As you mentioned, Madam Commissioner, even several UN member states have not been able to agree on an international definition of terrorism.

Against this background I think the main challenge for us is to strengthen and enhance the efficiency of transatlantic cooperation and coordination. That also means fully implementing the EU-US cooperation declarations. I wonder whether concentrating on suspicions and accusations might give the misleading impression that US intelligence is not our ally but the main adversary.

At the same time, I would like to pay tribute to our own anti-terrorist efforts. They have succeeded in preventing many new terrorist attacks in the UK, Germany and the United States. But the urgent need is obviously for closer cooperation between the EU Member States and special agencies. I can only support the idea that the EU anti-terrorist coordinator be given a stronger mandate and more resources.

I think paragraph 9 is especially relevant. It states that one of the EU’s external actions should be aimed at preventing extremist groups and states from resorting to terrorism. I think this is a key to practical solutions. Without the support of such states as Iran, terrorist initiatives will be dramatically reduced.

 
  
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  Libor Rouček (PSE). – Dámy a pánové, dovolte, abych na úvod svého příspěvku popřál našemu zpravodaji Luisi Yañez-Barnuevovi Garcíovi k velmi kvalitní a vyvážené zprávě. Přínos této zprávy vidím právě v její vyváženosti mezi potřebou tvrdého, nekompromisního postupu a účinnější mezinárodní koordinace v boji proti terorizmu na straně jedné, ale také nutnosti dodržování lidských a občanských práv a zásad právního státu na straně druhé.

Zpráva si také všímá faktorů, které přispívají k radikalizaci a náboru teroristů, ať již v Evropě nebo mimo ni. Faktorů, jakými jsou např. extrémní chudoba, nedostatek přístupu ke vzdělání, sociální, hospodářská, etnická i náboženská diskriminace, kolektivní nespokojenost apod. Jsem přesvědčen, že právě postupné odstraňování těchto faktorů a těchto příčin je velmi důležitý předpoklad úspěšného boje proti terorizmu.

Dovolte, abych ještě na závěr vyzval i prostřednictvím Rady ty členské státy Evropské unie, které ještě nepodepsaly nebo neratifikovaly 16 univerzálních nástrojů OSN v oblasti boje proti terorizmu, aby tak co nejdříve učinily. Děkuji.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina per discutere dei diritti violati dei signori terroristi, il Parlamento europeo era al gran completo, con la Presidenza della Commissione e di tutte le autorità delle istituzioni europee. Oggi, invece, per parlare e fare il punto sulla strategia di contrasto al terrorismo e, soprattutto, di difesa dei cittadini europei dalla minaccia incombente del terrorismo, vi sono pochi addetti ai lavori. Un giorno si scriverà la storia della lotta al terrorismo dell'Europa e questo fatto verrà ribadito, unitamente alla gravità del testo approvato stamattina, ossia la relazione Fava, che è un grande regalo ad Al Qaida .

Si afferma, giustamente, nella relazione che bisogna studiare i fattori che contribuiscono alla radicalizzazione. Questi fattori hanno un nome e un cognome: sono le moschee e i centri islamici. È la libertà assoluta che viene concessa a migliaia di centri islamici e di moschee di fare propaganda e reclutamento e di collaborare attivamente alle organizzazioni terroristiche islamiche. E' tempo che in questo Parlamento si cominci a dirlo con molta chiarezza.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM). – Madam President, this report starts from the false premise that international terrorism constitutes the greatest threat to the democratic international community. Likewise, President Bush’s concept of a war on terror is mistaken.

Violence and terrorism are only means to an end. The greatest threat to the free democratic world comes from an ideology. The ideology in question is that of the fundamentalist and extremist Islam, which by means of terror seeks first to impose its psychological, and then ultimately its physical dominion on the world. They believe that time and demography are on their side and they have declared war on us.

Sun Tzu remarked that the first place to win a war is in the mind of the enemy. Islamic fundamentalists might conclude that they are well on the road to winning that war when its victims do not confront the fundamental cause of the problem. The solution is not for the European Union to concentrate more power in its hands, as is predictably recommended in this report. The solution is to recognise that fundamentalist, extremist and literal Islam is incompatible with Western liberal democracy and indeed any kind of civilisation. From that starting point we can begin to adopt concrete measures to combat its manifestations through the actions of nation states and international cooperation. Had I longer than 90 seconds to speak, I could have told you what some of those measures might be.

 
  
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  Richard Howitt (PSE). – Madam President, I wish to begin by extending my own solidarity to the victims of the Madrid bombings with us today.

In debating international action to combat terrorism, let us recognise that such solidarity extends internationally and that the countries of the Middle East, Africa and Asia have suffered far more from terrorism over the past decade than we have in Europe or the West.

It is right to seek international cooperation, as terrorists themselves exploit globalisation through the internet, mobile communications, the media and the covert movement of people and of funds. Europe should consistently use its foreign policies to encourage all third countries to sign, ratify and implement the 12 international conventions and protocols relating to terrorism.

However, we must be consistent too in insisting that we cannot protect the rights and liberties of our own citizens by denying those of others beyond our borders. Our commitment must be to address the underlying conditions that draw people into terrorism, by working to improve respect for human rights, to promote democracy and good governance, to resolve conflict and to tackle world poverty and to roundly reject those, like the last speaker, who falsely seek to equate terrorism with religion by upholding our commitment to promote mutual understanding and cultural awareness in Europe and throughout the world.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Frau Präsidentin! Ich habe es versäumt, Ihnen meine Glückwünsche auszudrücken, weil ich in der Tat nicht an die große Region Westfalen-Lippe gedacht habe, aus der auch der Kollege Brok kommt.

Frau Präsidentin, Frau Kommissarin, sehr verehrte Damen und Herren Abgeordnete! Ich möchte mich bei Ihnen für den Meinungsaustausch bedanken. Natürlich – wie könnte es anders sein – gibt es bei einer solchen Debatte Differenzen und unterschiedliche Auffassungen, aber es gibt auch Übereinstimmung, und viele haben auf die Aussprache von heute Morgen Bezug genommen. Auch da gab es natürlich erhebliche Meinungsverschiedenheiten, jedoch bestand Einigkeit bei der Frage der Bekämpfung des internationalen Terrorismus und bei der Wahrung unserer gemeinsamen Werte.

Eine Gesellschaft wie die unsrige ist pluralistisch offen. Zu den Grundfreiheiten gehört natürlich auch, dass die Bürger einen Anspruch auf Sicherheit haben. Wie kann man Sicherheit garantieren? Da gibt es einen Bereich, den wir vielleicht in den Mitgliedstaaten alleine lösen können, aber es wird immer deutlicher – das hat eine Reihe von Kolleginnen und Kollegen ja auch aufgezeigt –, dass eine Koordinierung, also die grenzüberschreitende Zusammenarbeit, notwendig ist. Dies schließt auch die grenzüberschreitende Zusammenarbeit zwischen Europa und den Vereinigten Staaten ein.

Wenn wir heute über die Ursachen von Terrorismus gesprochen haben, dann sei darauf hingewiesen, dass es auch einen ganzheitlichen, langfristigen Ansatz gibt. Ein Kollege hat gewarnt, dass unter dem Stichwort „Prävention“ möglicherweise nicht die richtigen Maßnahmen ergriffen werden. Ich glaube, dass Prävention ein sehr wichtiger Aspekt ist.

Lassen Sie mich beispielsweise auf die Konferenz in Tripolis letzten November zwischen der Afrikanischen Union und der Europäischen Union über das Thema Migration zurückkommen. Es sind wesentliche Themen, wie wir mit good governance umgehen und mit der Perspektive der Bürgerinnen und Bürger in diesen Ländern, was Ausbildung und Arbeitsplätze angeht. Haben sie denn überhaupt eine Perspektive? Oder werden sie möglicherweise Opfer derjenigen, die ihnen zwar etwas versprechen, die Versprechen dann aber meistens mit dem Tod dieser Menschen enden. Ich glaube, das ist ein Bereich, dem sich die Europäische Union nicht verschließen kann. Wie in vielen anderen Bereichen haben wir hier vor einigen Jahren heftig debattiert über die europäische Sicherheitsstrategie und uns darauf verständigt, dass der Kampf gegen den internationalen Terrorismus ein wesentlicher Punkt ist, aber auch ein sehr abgestuftes Instrumentarium notwendig ist, und dazu gehört entsprechend auch die Prävention.

All diese Maßnahmen sind aber nicht per Knopfdruck möglich, und sie lassen sich nicht von heute auf morgen umsetzen. Dazu braucht es einen langen Atem, aber auch eine entsprechende Koordinierung.

Ich möchte noch einige Punkte aufgreifen, die die Kommission sowie ich in meiner Einführung angesprochen haben, nämlich wie wichtig es ist, die Rolle der Vereinten Nationen bei diesem Thema herauszustellen. Was können wir sonst noch tun? Ich glaube, es ist wichtig, dass die Parlamentarier – nicht nur sie, aber sie auch – diesen Dialog mit den Kolleginnen und Kollegen aus anderen Regionen, die möglicherweise auch unter dem Terrorismus leiden, fortführen. Ich erinnere mich noch an die Gründung der Parlamentarischen Versammlung Europa-Mittelmeer. Hier könnte es ein wichtiger Ansatz sein, über diesen Themenbereich zu sprechen und eine Ebene zu finden, um eine Koordinierung und Kooperation herbeizuführen.

Nochmals: Ich warne vor einfachen Antworten und schnellen Lösungen. Wir brauchen einen langen Atem und ein koordiniertes Vorgehen innerhalb der Europäischen Union.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Member of the Commission. Madam President, I think this report and the debate on its adoption confirm the importance of the fight against terrorism not only for the Member States, but also for the European Union as a whole. It also demonstrates that respect for human rights has to remain the core of our counter-terrorism policies. I think our colleague is right: it has to be with patience, but also with persistence, that we fight against terrorism.

I would like to make just a few comments. First, on the question of security and development, I said that I personally have always clung to the system of human security. Why? Because I think there is no development without security and no security without development. Therefore, freedom from fear – i.e. security for citizens – and freedom from want – i.e. prosperity rather than poverty – have to be our goal and, therefore, this is as much as a development issue as it is a foreign policy issue.

Second, I would also like to speak about the victims of terrorism.

Saludo a las víctimas del terrorismo aquí presentes.

Victims of terrorism require our full attention, and the ways to assist them are under discussion in a number of international fora. The Commission will also follow these discussions with the greatest interest. Furthermore, assistance to victims of terrorism is provided through a number of financial programmes run by the services of Vice-President Frattini, and also by ourselves: for instance, in Colombia, where we are working hard on the reinsertion of former soldiers of the different terrorist organisations.

Dialogue between cultures and civilisations is also highly important, and I cannot agree that this should be restricted to extremist and fundamentalist Islamists. They exist, but there are also other terrorists. Therefore, please let us not restrict the debate to this group alone: it is much broader, and it is very important that we not only respect different religions and civilisations, but also that we work with each other, talk to each other and have an ongoing dialogue.

I should also like to say a word on the issue of the internet, which is one of the important areas under discussion in the G8, in the Rome/Lyons Group. There are a lot of complexities, since important aspects – for instance, freedom of the press – are involved, not least in the United States. What is involved? Sharing knowledge, helping to understand terrorists, the use of the internet for radicalisation and recruitment, for propaganda and fund-raising, sharing best practices, how we can work against it on a voluntary basis, fine methodologies, etc. I just wanted to say to Mr Belder that there is quite a lot going on.

Finally, it is in this spirit that the Commission will also examine the very important remarks and recommendations that have been made and are included in this report. The overall objective remains to improve the efficiency and coherence of our collective efforts, and I think cooperation between the three institutions will be key to success in the long run.

 
  
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  Die Präsidentin. Die Aussprache ist geschlossen.

Die Abstimmung findet morgen um 12.00 Uhr statt.

Schriftliche Erklärungen (Artikel 142)

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), in writing. International terrorism is like a deadly disease. We often see it as someone else’s misfortune until it strikes home.

Ultimately, however, in a direct or indirect way all countries, and even institutions, are drawn into the cauldron.

Terrorism knows no borders and is indiscriminate. One has only to review the names of those who died in 9/11 to realise that the victims derived from so many different countries and adhered to all the major religions.

Can we talk, however, of a war on terror? In war your enemies are known. In terrorist scenarios these are unknown. A main topic of public international law is the Laws of War. This is completely alien when dealing with terrorists.

However we have managed to produce some form of legal approach in combating terrorism. One of the more meaningful documents was adopted in Barcelona having regard to the Euro-Mediterranean Code of Conduct on Countering Terrorism. The participating countries made no less than 21 obligations to fight terrorism. Perhaps this should act as a blueprint and if these obligations are adhered to at least one region will be earnestly addressing this calamity.

 
  
  

PRÉSIDENCE DE M. PIERRE MOSCOVICI
Vice-président

 

10. EB ir Rusijos susitarimas dėl trumpalaikių vizų - EB ir Rusijos susitarimas dėl readmisijos (diskusijos)
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  Le Président. – L'ordre du jour appelle la discussion commune sur:

- le rapport de Mme Maria da Assunção Esteves, au nom de la commission des libertés civiles, de la justice et des affaires intérieures, sur la proposition de décision du Conseil concernant la conclusion de l'accord visant à faciliter la délivrance de visas de court séjour entre la Communauté européenne et la Fédération de Russie (COM(2006)0188 – C6–0169/2006 – 2006/0062(CNS) (A6-0029/2007), et

- le rapport de Mme Maria da Assunção Esteves, au nom de la commission des libertés civiles, de la justice et des affaires intérieures, sur la proposition de décision du Conseil concernant la conclusion de l'accord de réadmission entre la Communauté européenne et la Fédération de Russie (COM(2006)0191 – C6–0168/2006 – 2006/0064(CNS) (A6-0028/2007).

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Präsident! Ich darf hier gemeinsam für Kommission und Rat sprechen. Die Kommission und der Rat tragen den Anliegen des Europäischen Parlaments hinsichtlich der Achtung der Menschenrechte in der Russischen Föderation in vollem Umfang Rechnung. Die Kommission und der Rat bekräftigen, dass die Achtung der Menschenrechte ein grundlegender Faktor bei der Umsetzung der Abkommen zwischen der Europäischen Gemeinschaft und der Russischen Föderation über Visaerleichterung und Rückübernahme ist.

Sie werden diesen Aspekt im Rahmen der durch das Rückübernahmeabkommen und das Abkommen über Visaerleichterung eingesetzten gemeinsamen Ausschüsse aufmerksam verfolgen. Im Rahmen des Letzteren werden Sie auch den Grundsatz der Gegenseitigkeit bei der Umsetzung des Abkommens, die Gleichbehandlung bei der Registrierung von Staatsangehörigen der Europäischen Union und der Russischen Föderation sowie den freien Personenverkehr im Gebiet der Russischen Föderation im Auge behalten.

Die Achtung der Menschenrechte und Grundfreiheiten bildet das Fundament der Beziehungen zwischen der Europäischen Union und Russland in ihrer Gesamtheit, die sich auf die Partnerschafts- und Kooperationsabkommen und die Fahrpläne für die gemeinsamen Räume begründen.

Darüber hinaus haben die Europäische Union und die Russische Föderation gemäß dem Fahrplan für den gemeinsamen Raum der Freiheit, der Sicherheit und des Rechts vereinbart, ihre Zusammenarbeit durch die Achtung der Rechte des Einzelnen in den EU-Mitgliedstaaten und Russland, einschließlich der Einwanderer und Angehörigen von Minderheiten, sowie die Achtung der Grundrechte und -freiheiten nach Maßgabe der Konvention zum Schutze der Menschenrechte und Grundfreiheiten und des internationalen Übereinkommens zur Beseitigung jeder Form von Rassendiskriminierung zu stärken. In diesem Fahrplan ist ferner die Förderung der Zusammenarbeit beim Schutz der Rechte von Kindern vorgesehen, und in diesem Zusammenhang werden die Möglichkeiten eines Beitritts zu internationalen Übereinkommen sondiert.

Auch die halbjährlichen Menschenrechtskonsultationen zwischen der Europäischen Union und Russland bieten der Europäischen Union Gelegenheit, mit Russland allgemeinere Fragen zu erörtern.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Member of the Commission. Mr President, firstly I would like to thank the rapporteur of the Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs, Mrs Esteves, and the rapporteurs of the Committee on Foreign Affairs, Mr Pinior and Mr Vatanen, for their reports on visa facilitation and readmission agreements. They reflect the European Parliament’s concerns and the advice to which the Commission will pay great attention in monitoring the implementation of the two agreements. I wish to confirm the joint Council-Commission statement that was just heard by you, that Vice-President Frattini and I have addressed to the Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs at the request of its chairman, Mr Cavada.

I would not underestimate the concerns the European Union has over the human rights situation in Russia. We remain worried about the shortcomings regarding in particular the rule of law and media freedom in Russia. I understand and share the concerns raised by the European Parliament in this regard.

The Commission has always looked to the European Parliament as an ally in its promotion of the principles of democracy and the universality of human rights in our relations with partner countries such as Russia. For their own sake, but also because they are cornerstones of peace and human development, they are indeed agreed common values and the foundations of the long-term strategic partnership which the European Union wants to have with Russia.

Since the beginning, the Commission has been and will continue to emphasise to the Russian authorities that our strategic partnership is based on common values which underpin EU-Russia relations as enshrined in the partnership and cooperation agreement and in the four Common Spaces roadmaps. They explicitly foresee the strengthening of our cooperation through respect of individual rights in the EU Member States and Russia.

The readmission agreement fully respects human rights and fundamental freedoms and is consistent with the EU’s human rights policies. Article 18 of the agreement explicitly clarifies that it is without prejudice to the rights, obligations and responsibilities of the Community, the Member States and the Russian Federation arising from international law, in particular from the 1951 Geneva Refugee Convention, the 1950 European Convention on Human Rights and the 1984 UN Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment.

The practical implementation of the readmission agreement will fall under the exclusive competence of the Member States and Russia’s national authorities. All of those authorities are directly bound by the above-mentioned international instruments and their individual return decisions are subject to judicial review before national courts.

As far as asylum seekers are concerned, I would like to clarify that they are not included in the scope of the readmission agreement. They have for the duration of their asylum procedure a temporary right to stay in the territory of Member States. The agreement covers only illegal immigrants, that means people who do not or no longer fulfil the conditions in force for entry to, presence in, or residence in the territory.

In the case of asylum applications at the border, the principle of non refoulement has in particular to be fully respected by Member States in accordance with Article 18 of the Agreement.

Honourable Members, the extension of our common borders after the EU enlargement has of course broadened the scope of our cooperation with Russia. Russia is, and should be, a strategic partner and an important neighbour to the European Union. Now migration policy and movement of people have become strategic priorities for the EU’s external relations in general and with Russia in particular. I firmly believe that only by engaging with Russia can we achieve real results in those areas of common concern.

Through visa facilitation, we are decisively contributing to the common objective of building a new Europe without dividing lines and facilitating travel among our citizens. We are fostering trust and dialogue. People-to-people contacts are intensifying and our economic and societal interaction is increasing to the benefit of all our citizens. Through readmission we are effectively fighting illegal migration, contributing to joint migration management.

Finally, the first agreement on visa facilitation ever negotiated by the Community and the first readmission agreement concluded with a major partner country are tangible signs of our practical cooperation within the aforementioned common space on freedom, security and justice. They are evidence of our resolve to successfully address common challenges with Russia. They will remain, I think, as landmark, sectoral agreements within the overall new architecture provided by the strategic agreement on which we hope to launch negotiations with Russia soon.

 
  
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  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE), relatora. – Sr. Presidente, Srª. Comissária, Sr. Representante do Conselho, Srs. Deputados, na Comissão das Liberdades Cívicas, da Justiça e dos Assuntos Internos, o Parlamento Europeu debateu os acordos de facilitação de vistos e de readmissão de imigrantes ilegais celebrados entre a União Europeia e a Federação Russa. Com a intervenção activa da maioria dos deputados da comissão e com a especial ajuda dos Srs. Lax e Vatanen e da Srª. Roure, que aqui quero agradecer, o debate esteve longe de ser simples. Foi um debate inquieto porque esteve sempre presente a paisagem política da Federação Russa na relação difícil que tem com a democracia e os direitos humanos.

Em primeiro lugar, o Parlamento só foi consultado quando já não era possível influenciar o conteúdo dos acordos. A Comissão e o Conselho deveriam fazer chegar esses acordos aqui mais cedo, numa prática de lealdade institucional, também exigida pelos Tratados. Nós sabemos que a natureza ainda intergovernamental da política externa da União não nos reconhece todos os poderes de um verdadeiro Parlamento. Virá um dia em que assim será, quando estiver superada a crise da Constituição Europeia.

A letra dos acordos e a sua paisagem política suscitam ao Parlamento muitas interrogações. O acordo de facilitação de vistos não garante uma verdadeira reciprocidade entre a União Europeia e a Federação Russa. Não o garante pela sua letra e pela realidade que se antevê. Os vistos na Federação Russa conhecem uma complexidade insuportável: registos obrigatórios em cada deslocação no interior da Rússia, taxas suplementares, autorizações adicionais, sobretudo nas viagens à Chechénia e a algumas partes da Rússia Oriental, convites para a entrada que favorecem a corrupção, obstáculos burocráticos, enfim, controlo sobre controlo. Todos o sabemos, a simplificação dos vistos na Rússia está envolvida num manto de incertezas. Um forte empenhamento da Comissão e do Conselho junto das autoridades russas é o que o Parlamento Europeu deseja e espera.

Apesar de todas as dificuldades, o Parlamento congratula-se com a abertura que o regime de facilitação de vistos traz à relação entre os povos. A abertura necessária para uma nova Europa, uma Europa mais ampla, uma justiça de larga escala que todos queremos construir. Também os acordos de readmissão de imigrantes tiveram na Comissão das Liberdades Cívicas um debate apaixonado. Rejeitámos a classificação simplista e perigosa deste acordo como sendo um acordo meramente técnico. Um acordo sobre pessoas nunca é, por natureza, um acordo técnico e sobretudo um acordo sobre imigrantes ilegais a fazer saltar aos nossos olhos a miséria humana da pobreza e da exclusão. O mal de alguns, que é afinal a alienação de todos nós. Se há lugar em que as garantias dos direitos humanos podem ser fragilizadas é precisamente neste lugar da imigração.

O Parlamento Europeu interroga-se precisamente sobre as garantias dos direitos humanos no procedimento acelerado de readmissão e também sobre o respeito do estatuto do direito internacional dos requerentes de asilo e dos apátridas. A velocidade do procedimento não é um valor, valor é a dignidade das pessoas em toda a linha, com os direitos que mais se evidenciam no drama da imigração ilegal, o direito de defesa, de tratamento humano na detenção, a unidade familiar, a integridade física e psíquica. É por isso que o Comité Misto de Readmissão, de que fala o acordo, não pode excluir uma competência de vigilância dos direitos humanos, uma competência activa de vigilância, porque esta é a marca da Europa, esta é a identidade da Europa. Os direitos humanos só podem constituir aqui o parâmetro incontornável de avaliação do cumprimento dos acordos e da boa fé das partes.

Srª. Comissária, Sr. Representante do Conselho, um acto político tem sempre a marca da sua circunstância. Aqui a circunstância é uma União Europeia à procura da sua própria energia e é uma Federação Russa obstinada em não subscrever declarações essenciais sobre direitos humanos. Mas o silêncio da União aqui seria a sua negação da sua cultura de direitos. A União não pode silenciar esta cultura. Seja qual for o lado do mundo para que nos viramos, a Realpolitik não pode desafiar sem limites a utopia. Uma declaração conjunta de compromisso do Conselho e da Comissão, como essa que se promete e se junta à decisão do Parlamento, é o passo mais importante que hoje damos. Passo pequeno ou passo de gigante? Ele fica à mercê da consciência ética dos seus protagonistas, ele fica à espera de ser realidade.

Sr. Presidente, contava com menos tempo. Assim dou mais tempo aos outros oradores.

 
  
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  Le Président. – Comme vous aviez deux rapports, vous aviez droit à deux fois cinq minutes, ce qui fait dix, mais vous avez très bien rempli, avec concision, votre mission.

 
  
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  Ari Vatanen (PPE-DE), ulkoasiainvaliokunnan lausunnon valmistelija. – Arvoisa puhemies, arvoisat kollegat, jos tarkastelemme aikaansaatua sopimusta objektiivisesti, ei voi kieltää, etteikö se olisi askel parempaan suuntaan, joskin hyvin vaatimaton askel. Meidän on muistettava, että lähtökohta oli erittäin vaatimaton. Yksi kolmesta tärkeimmästä asiasta, jotka aiheuttavat edelleenkin matkailijoille vaikeuksia Venäjällä, on rekisteröintivaatimus. Miten tänä päivänä edelleen voidaan matkailijalta vaatia eri paikoissa rekisteröintiä poliisin luona? Käytännössä tämä estää normaalin automatkailun Venäjällä täysin.

Venäjän federaatiossa on äskettäin otettu käyttöön laki, jolla estetään ei-toivottujen henkilöiden pääsy Venäjälle. Millä kriteereillä? Estetäänkö sellaisten henkilöiden pääsy Venäjälle, jotka ovat arvostelleet Venäjää, Kremliä, Putinia tai hänen Münchenin-puhettaan? Nekö ovat ne kriteerit, joilla tulee Venäjällä ei-toivotuksi henkilöksi? Venäjällä on alueita, kuten Tšetšenia ja muita alueita, joille matkailija ei voi päästä.

Vaikeata tässä koko tilanteessa on se, että tämä kertoo EU:n ja Venäjän välisestä suhteesta. Se kertoo siitä, että me emme pysty ratkaisemaan ongelmia tasavertaisella tavalla. Komission jäsen puhui hyvin kauniisti yhteisistä arvoista, mutta missä ovat ne yhteiset arvot? Jos meillä on yhteiset arvot, silloin me pystymme tekemään myös tasavertaisia sopimuksia, jotka palvelevat kumpaakin osapuolta ja meidän yhteistä tulevaisuuttamme. Jos me hyväksymme näin yksipuoliset sopimukset niin kuin tämänkin, me itse asiassa hidastamme Venäjän kehitystä oikeusvaltioksi. Tässä sopimuksessa on vielä kaikuja menneeltä ajalta, ja jos me tarkastelemme rehellisesti yhteistyötämme ja sen kehittämistä, meidän on aloitettava välittömästi uuden sopimuksen suunnitteleminen.

 
  
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  Józef Pinior (PSE), autor projektu opinii Komisji Spraw Zagranicznych. – Panie Przewodniczący! W opinii Komisji Spraw Zagranicznych w sprawie wniosku dotyczącego decyzji Rady dotyczącej zawarcia umowy o readmisji między Wspólnotą Europejską a Federacją Rosyjską, której byłem autorem, komisja odniosła się przychylnie do zawarcia umowy o readmisji między Wspólnotą Europejską a Federacją Rosyjską równolegle z umową o ułatwieniach wizowych. Stanowi to krok naprzód w tworzeniu wspólnej przestrzeni wolności, bezpieczeństwa i sprawiedliwości w ramach partnerstwa strategicznego między Unią Europejską a Rosją.

Jednocześnie komisja uważa, iż należy doprowadzić do poprawy zdolności Federacji Rosyjskiej do zarządzania migracją, tak aby jej władze potrafiły sprostać zobowiązaniom wynikającym z umowy o readmisji w chwili jej wejścia w życie. Szczególne zaniepokojenie budzi brak uregulowań prawnych stanowiących podstawę do wdrożenia umowy. Komisja Europejska powinna dążyć do zapewnienia władzom rosyjskim niezbędnej wiedzy specjalistycznej pozwalającej Rosji na wywiązanie się z zobowiązań zgodnie z przyjętymi normami międzynarodowymi. To jest w tej chwili najważniejsza sprawa.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė, PPE-DE frakcijos vardu. – Aš kalbėsiu dėl Europos Sąjungos ir Rusijos readmisijos susitarimo, nors iš tiesų abu susitarimai – dėl readmisijos ir dėl trumpalaikių vizų išdavimo tvarkos supaprastinimo – yra svarstomi kartu.

Europos Sąjungos ir Rusijos santykiai apima vis daugiau sričių. Norint, kad šie santykiai būtų iš tikrųjų sėkmingi, reikia, kad juose imtų dominuoti ne grynai techniniai aspektai, o vertybės. Tik taip galime pasiekti tikslą sukurti atviresnę Europą, kuri gerbia pamatines vertybes ir gali keisti pasaulį pozityvia linkme.

Mano manymu, pagrindinė Europos Sąjungos ir Rusijos readmisijos susitarimo problema yra ta, kad neaišku, ar pagrindinis dėmesys skiriamas žmogaus teisėms, ar pirmenybė teikiama apibendrinamajam požiūriui į asmenų grąžinimą, t. y. pirmenybė teikiama saugumo, o ne žmoniškumo aspektams. Puikiai suprantu, kad sudarant readmisijos susitarimus tenka atsispirti norui sutapatinti nelegalią migraciją su nusikalstamumu. Ir vis dėlto, sudarant tokius susitarimus neturi būti linkstama kaip migracijos politikos pagrindą pasirinkti grąžinimo klausimą. Siekdami mus tenkinančių statistinių rezultatų vis tiek privalome ypatingą dėmesį skirti žmogaus teisėms, t. y. praktiniai aspektai neturi užgožti moralinių. Užtenka vieno vienintelio nepagarbos žmogaus teisėms atvejo, kad jis sukeltų susirūpinimą.

Ponas Pirmininke, ponia komisare, manau, būtina paminėti, kad didelis trūkumas yra tai, kad nėra reglamentavimo sistemos, pagal kurią būtų galima įgyvendinti susitarimą. Manau, iš principo galima pritarti šiam susitarimui, tačiau noriu dar kartą pabrėžti būtinybę stiprinti Rusijos Federacijos gebėjimą valdyti migraciją, kad jos valdžios institucijos galėtų prisiimti įsipareigojimus, teksiančius joms pagal readmisijos sutartį nuo šios sutarties įsigaliojimo dienos.

 
  
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  Martine Roure, au nom du groupe PSE. – Madame le Commissaire, Monsieur le Président en exercice, les deux accords internationaux avec la Russie que vous nous présentez aujourd'hui, l'un sur les mesures visant à faciliter la délivrance des visas et l'autre sur la réadmission, ont suscité, je dois le dire, notre vive inquiétude.

La coopération de l'Union européenne avec la Russie doit permettre une meilleure promotion de la protection des droits fondamentaux, y compris des droits des migrants et des demandeurs d'asile. Certes, ces accords permettent des avancées, en particulier sur le prix des visas et la simplification de la procédure, mais plusieurs problèmes subsistent. En effet, les événements survenus récemment en Russie montrent que la liberté de la presse et la liberté d'expression n'y sont pas garanties de manière systématique. L'Europe doit donc maintenir de hautes exigences en faveur de la protection des droits de l'homme.

Vous avez répondu à une partie de nos préoccupations dans votre déclaration. La Commission s'est engagée à garantir la réciprocité dans la mise en œuvre de l'accord sur les visas, le traitement égalitaire sur les procédures d'enregistrement et la libre circulation au sein de la Russie. J'aurais, bien sûr, souhaité des engagements plus fermes, en particulier sur la protection des migrants et des droits des enfants. Je suis particulièrement préoccupée par la procédure accélérée prévue par l'accord de réadmission. La Commission s'assurera-t-elle, d'ailleurs, que cette procédure respecte le principe de non-refoulement.

Nous avions également demandé des engagements plus clairs pour les visas, qui auraient à terme permis de mettre fin au système d'invitation et d'enregistrement et de poursuivre la simplification pour les voyageurs de bonne foi.

Je dois enfin, une nouvelle fois, répéter l'insatisfaction qu'inspire à notre assemblée, le fait d'être simplement consultée sur ces accords internationaux et ce, longtemps, après leur conclusion. La consultation préalable du Parlement européen, pendant les négociations, permettrait, faut-il le dire, un plus grand contrôle démocratique.

 
  
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  Henrik Lax, för ALDE-gruppen. – Herr talman! Kolleger, kommissionsledamot, företrädare för rådet! Rätten att röra sig inom Europa är en helt fundamental, en existentiell fråga. Att unionen nu gått in för visumförenklingsavtal med sitt östra grannskap är naturligtvis en bra sak. Man kan inte nog betona hur viktiga just visumreglerna är för hur Europeiska unionen uppfattas av omvärlden och hur det tredje landet, i detta fall Ryssland, uppfattas av EU-medborgarna. Om man rör sig i EU:s gränstrakter, är det ofta den första frågan man stöter på. Vi parlamentariker har ett stort ansvar. Det är vårt ansvar att bedöma avtalet och dess verkliga innehåll. Det är ingen hemlighet att den liberala gruppen har varit missnöjd.

Den europeiska resenären som reser till Ryssland möter i praktiken två problem, ifall han inte åker på gruppresa. Han skall ha en inbjudan från en rysk organisation eller en enskild person. Vilken vanlig EU-medborgare har sådana kontakter? Det andra hindret är att han skall registrera sig hos en rysk lokalmyndighet inom tre dagar efter sin ankomst, en registrering som kan ta flera dagar. Hur gör man, om man då inte befinner sig i Moskva eller i S:t Petersburg? Ingen av dessa frågor tas upp i avtalet. Vi måste få klart för oss att avtalet är en deklaration och inte ett dokument med ett betydande innehåll. Om jag gissar rätt, tror också många i denna kammare att avtalet medför visumlättnader för alla ungdomar och alla studerande. Så är det inte. Endast den som redan har en studieplats skulle få se några små lättnader. Då får vistelsen inte heller överstiga 90 dagar. Det finns inte många sådana studieprogram.

Trots alla brister har parlamentet visat en konstruktiv hållning. Vi förstår den viktiga politiska signalen. Däremot är det viktigt för alla, våra medborgare, att kommissionen och rådet förbinder sig att målmedvetet arbeta för kännbara visumlättnader från nu och framöver. Utan ett sådant löfte röstar den liberala gruppen nej.

Kommissionen och rådet har lagt fram en deklarationstext som delvis följer parlamentets önskemål. Jag har dock en fråga till kommissionsledamot Ferrero-Waldner: Vilket är nu nästa steg som ni tänker ta för att i konkreta termer avskaffa registreringsskyldigheten och systemet med inbjudan? Båda frågorna är ju i linje med det allmänna stora målet för hela avtalet, det vill säga att avskaffa visumsystemet.

 
  
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  Hanna Foltyn-Kubicka, w imieniu grupy UEN. – Panie Przewodniczący! Umowy, nad którymi toczy się obecnie dyskusja są niewątpliwie ważnym krokiem zmierzającym do zacieśnienia stosunków między Unią Europejską a Rosją, zaś ich przyjęcie oznaczać będzie znaczne ułatwienia dla osób przekraczających granice.

Tak jest w teorii. Praktyka, niestety, odbiega od stanu idealnego i to w kilku punktach.

Podróż w niektóre regiony Federacji Rosyjskiej, szczególnie do Czeczenii, nadal wymagać będzie dodatkowych pozwoleń, a powodów takich decyzji władz rosyjskich nie trzeba chyba tłumaczyć. Umowa o ułatwieniach nie zawiera wzajemnej klauzuli praw człowieka i demokracji, której umieszczanie powinno być regułą w porozumieniach Unii z krajami trzecimi.

Niezrozumiały jest też brak uprawnień wspólnego Komitetu ds. Readmisji w sprawie monitorowania przestrzegania praw człowieka oraz włączenie w zakres umowy osób ubiegających się o azyl polityczny. Wydaje się, że przy sporządzaniu omawianych dokumentów sprawy praktyczne i techniczne zepchnęły na drugi plan kwestie poszanowania godności jednostki ludzkiej, a powinny one stanowić centralny punkt wszystkich umów, zwłaszcza tych zawieranych z Rosją.

 
  
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  Tatjana Ždanoka, on behalf of the Verts/ALE Group. – Mr President, I would like to congratulate our rapporteur for her consistent work in preparing Parliament’s opinion under consideration.

As a shadow rapporteur, I am especially satisfied that, following a two-hour discussion with the Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs, my proposal to mention the requirement to undergo a mandatory registration procedure as being a serious obstacle to travel within Russia and the EU has been taken into account.

The requirement to undergo registration in Russia has become an enormous problem for those EU citizens applying for private short-stay visas to Russia. Latvian citizens and non-citizens know this problem from their own negative experience since many of us, especially Russian speakers, mainly go to Russia in order to visit our relatives and friends living there.

The new law on migration registration of foreign nationals and stateless persons in the Russian Federation entered into force recently, on 15 January of this year. The law provides some facilitation of the registration procedure and abolishes registration fees but, nevertheless, the system as such is preserved.

Unfortunately, such a system is reciprocal, since some EU Member States also demand the registration of certain categories of third-country nationals. Both the Russian and EU sides have to make immediate efforts to find a solution for essential facilitation of movement of people between our countries.

Nevertheless, since some facilitation of the issuing of short-stay visas is better than none at all, our political group is supporting the agreement on this. On the other hand, we maintain our principal reservations with respect to the agreement on readmission.

 
  
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  Esko Seppänen, GUE/NGL-ryhmän puolesta. – Arvoisa puhemies, sekä EU-maiden että Venäjän kansalaisilta vaaditaan matkustusasiakirjaksi viisumia. Venäläinen osapuoli on aktiivisesti vaatinut viisumivapautta. Viisumin myöntämisen helpottamiseksi on ensin tehtävä vastavuoroisia sopimuksia, joista esimerkkeinä ovat nyt käsillä olevat esitykset. Parlamentin valiokuntien mietinnöissä arvostellaan oikeusvaltion tilaa, itse asiassa sen puutetta Venäjällä. Niissä ilmaistaan huoli viisumin myöntämättä jättämisen uhkasta vapaalle kansalaistoiminnalle. Niissä myös arvostellaan pakollista rekisteröintimenettelyä ja muistutetaan takaisinottosopimuksen täytäntöönpanosäännösten puutteesta ja ihmisoikeusongelmista ja niin edelleen.

Näyttää siltä, että aika ei ole vielä kypsä viisumivapaalle matkustamiselle. Niin kauan kuin viisumit vaaditaan, niiden saaminen on tehtävä helpoksi ja halvaksi kunniallisille kansalaisille. On varottava viisumien politisoimista.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). – Panie Przewodniczący! Wzajemność i solidarność to dwie wartości, a jednocześnie warunki brzegowe, które powinny określać relacje między Unią Europejską a Rosją. Wzajemność to podstawa stosunków międzynarodowych. Nie wyobrażam sobie umowy między państwami, których wzajemne prawa i obowiązki nie byłyby równomiernie rozłożone. Każda dysproporcja byłaby natychmiast oprotestowana. Nie mam więc wątpliwości, że zasada wzajemności musi być respektowana w umowach pomiędzy Wspólnotą a Federacją Rosyjską.

Drugą wartość, solidarność, widzę w dwóch aspektach. Pierwszy to solidarność państw członkowskich Unii, które wyraziły zgodę na przygotowanie obydwu porozumień. Jestem zadowolona, że uczestniczył w tym procesie mój kraj, Polska, który od wieków sąsiaduje z Rosją, odnotowując w bilateralnych kontaktach – jak to często między sąsiadami bywa – wzloty i upadki. Umowy te pokazują, że chcemy dobrego, normalnego sąsiedztwa.

Drugi aspekt to solidarność obywateli Unii z obywatelami Federacji Rosyjskiej. Pokazujemy ją, traktując obywateli Rosji jak osoby podróżujące w dobrej wierze po terytorium Unii, ułatwiając im wjazd i pobyt. Chcę podkreślić, że zwłaszcza my, obywatele nowych państw członkowskich, wiemy jakim dobrodziejstwem jest swoboda podróżowania. Wiemy, co oznacza odformalizowane przekraczanie granic i bardzo to sobie cenimy. Tymi wartościami chcemy się dzielić – na zasadzie wzajemności i poszanowania praw człowieka – z obywatelami Rosji. Dlatego uważam, że Parlament powinien te umowy poprzeć, bo tworzą one politykę dobrego unijnego sąsiedztwa.

 
  
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  Paavo Väyrynen (ALDE). – Arvoisa puhemies, EU:n ja Venäjän välisissä suhteissa ei ole pitkään aikaan saavutettu edistystä. Tästä syystä nyt käsiteltävinä olevat sopimukset ovat tärkeitä, vaikka ne ovatkin sisällöllisesti melko vaatimattomia.

On hyvin valitettavaa, ettei vieläkään ole päästy neuvottelemaan uudesta sopimusjärjestelystä EU:n ja Venäjän välillä. Ponnistuksia neuvottelujen käynnistämiseksi on jatkettava. Uutta sopimusta koskevien neuvottelujen viipymisen ei pidä kuitenkaan antaa estää molemmille osapuolille tärkeän yhteistyön kehittämistä. Uutta strategista kumppanuutta voidaan ja sitä tulee rakentaa myös nykyisen kumppanuussopimuksen puitteissa.

 
  
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  Inese Vaidere (UEN). – Godātie kolēģi! Vīzu atvieglojumu un readmisijas jautājumu atrisināšana ir svarīgs uzdevums, kas veicinātu kopīgu vērtību nostiprināšanos. Tomēr gan diskusijas, gan arī Komisijas un Padomes atbildes apliecina to, ka sarunās ar Krieviju patiesībā nekas nav panākts: ne reģistrācijas procedūra, ne ielūgumu sistēmas vienkāršošana. Tas ir atstāts Krievijas labās gribas ziņā. Nav skaidrs, kāpēc Krievijai dots pārejas periods trešo valstu personu readmisijai. Mūsu 2005. gada maija ziņojumā par Eiropas Savienības un Krievijas attiecībām ir uzsvērts, ka Eiropas Parlaments atkārto aicinājumu Krievijai ratificēt robežlīgumu ar Igauniju un parakstīt un ratificēt robežlīgumu ar Latviju bez kavēšanās. Uzskatu, ka robežu demarkācija un readmisijas līgumu noslēgšana ir priekšnosacījumi vīzu atvieglojumu nolīgumu parakstīšanai. Krievija šajā ziņā nav izrādījusi nekādu iniciatīvu, vien diktējusi abām valstīm savus noteikumus. Tā kā Parlaments ir nostādīts visai pazemojošā situācijā, uzskatām, ka nav iespējams šos nolīgumus atbalstīt — pie tiem vēl ir ļoti nopietni jāstrādā.

 
  
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  Vladimír Remek (GUE/NGL). – Děkuji pane předsedo. Vážení přítomní, z mého pohledu je dohoda o zjednodušení vízového procesu s Ruskem přes všechny uvedené připomínky a výhrady krokem vpřed. Ukazuje, že je možné i ve složitých otázkách najít mezi Evropskou unií a Ruskem kompromis.

Navíc si odpovězme na otázku: „Chceme umožnit alespoň studentům, vědcům, podnikatelům nebo třeba rodinným příslušníkům jednodušší, rychlejší i levnější cestu k vízům?“ Myslím, že chceme. Ano, je to sice selektivní přístup, a o něm víme své i my v České republice. Např. ve vztahu k Evropské unii. Třeba k začlenění do Schengenu jsem nuceni jít také postupně, a nikoli bez problémů.

Ovšem jako člověk, který strávil dlouhodobě mnoho let v Rusku, a jako člen Delegace pro vztahy s Ruskem, jsem se přesvědčil o komplikacích kvůli vízům a proto tvrdím: „Zjednodušení alespoň části vízových vztahů je lepší než nic“. Děkuji.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE). – Europos Sąjunga griauna sienas, trukdančias bendrauti geros valios žmonėms. Po penkerių bendro su Rusija darbo metų „vizų režimo siena“ tarp ES ir Rusijos tampa kiek žemesnė. Pradėjus veikti vizų supaprastinamo ir readmisijos sutartims, nemaža grupė žmonių keliaus ir bendraus lengviau.

Lieka nuskriausti kaliningradiečiai, vykstantys į Lietuvą ir Lenkiją, bei lietuviai ir lenkai, keliaujantys į Kaliningradą. Dabar jie tai daro nemokamai, o tarsi palengvinanti padėtį sutartis atneš jiems sunkumus – 35 eurai už vizą. Taip paminami bendradarbiavimo abipus sienos principai bei Kaliningrado regiono anti-izoliacianistinė politika, kuria suinteresuota ir Rusija, ir ES. Vilnius, Varšuva, Briuselis ir Berlynas kartu su Maskva derasi dėl dvišalių sprendimų Šengeno sutarties nuostatų lankstumo rėmuose.

Lietuva pramynė kelią ES kaip pirmoji ir vienintelė Sąjungos valstybė, turinti readmisijos sutartį su Rusija. Treji metai patirties teigiami. Per sutarties galiojimo laiką Lietuvos–Rusijos sieną kirto beveik 2 milijonai žmonių, tačiau nei karto sutartimi nebuvo pasinaudota.

Sutinku su daugeliu kolegų aštriai kritikavusių sutartį, ypač dėl jos nepakankamo ryšio su žmogaus teisėmis ir laisvėmis. Ir vis dėlto tai žingsnis teisinga kryptimi. Ilgame kelyje link „vizų sienos griovimo“ lieka dar daug kliūčių. ES valstybių gyventojai, atvykę į Rusiją, privalo registruotis, o keliaujant į kai kuriuos regionus reikalingi papildomi leidimai. Šitos „paslėptos“, vidinės vizos naikintinos, kadangi suvaržo piliečių judėjimo laisvę. Apie tai reikia kalbėti tiesiai.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Präsident! Ich möchte mich bei Ihnen, sehr verehrte Kolleginnen und Kollegen, für die vielen wichtigen Hinweise bedanken, aber auch für die realistische Einschätzung, dass man natürlich nicht mit allem einverstanden sein kann. Wir hätten uns alle in der Tat aufgrund unserer eigenen Vorstellungen etwas gewünscht, und einer der Vorredner hat es ja auch gesagt: All dies ist ein wichtiger Schritt nach vorne; wir brauchen aber noch viele weitere Schritte.

Die gemeinsame Erklärung von Kommission und Rat macht deutlich, dass wir auf den wichtigen Grundsatz der Gegenseitigkeit in verschiedenen Bereichen geachtet haben. Was ebenfalls wichtig ist, was Sie auch zu Recht angemahnt haben, ist die Achtung der Menschenrechte. Ich will die beiden Aspekte nicht vermischen, aber sie hängen ja irgendwie auch zusammen. In verschiedenen Debatten ist bereits zum Ausdruck gekommen, wie wichtig der Dialog mit Russland ist.

Es wird auch immer gefordert, was wir durchsetzen sollen. Aber wenn beispielsweise immer noch kein grünes Licht für die Aufnahme der Verhandlungen des Partnerschafts- und Kooperationsabkommens mit Russland gegeben wird, dann haben wir auch nicht die Möglichkeit, unsere Forderungen und Wünsche, oder auch Ihr Petitum, hier mit einzubringen. Darum wäre es an der Zeit, dieses Signal zu erhalten.

Ich hoffe, dass wir das Problem, das noch über dieser Frage schwebt, entsprechend lösen können. Auch wenn es im Zusammenhang mit der Achtung der Menschenrechte Dinge gibt, die wir nicht akzeptieren können, so haben wir immerhin die halbjährlichen Menschenrechtskonsultationen zwischen der Europäischen Union und Russland, um genau diese Fragen zur Sprache zu bringen.

Auch die Frage der Bürokratisierung wurde angesprochen. Natürlich hätten wir auch hier gerne viele Bereiche anders geregelt, aber in Bezug auf die erforderlichen Einladungen — die Frau Kommissarin wird sicherlich noch darauf eingehen — sind dennoch Erleichterungen vorgenommen worden. Natürlich noch nicht in dem Maße, wie es der eine oder andere gefordert hat, aber daran kann man ja erkennen, dass wir uns Schritt für Schritt bewegen, auch wenn es oft nur kleine Schritte sind. Im Bereich des Dialogs, vor allem mit Russland, ist es wichtig, auch einmal einen kleinen Schritt nach vorne zu gehen.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Member of the Commission. Mr President, honourable Members, I have taken good note of the many concerns you have expressed, but let me first say that Article 300(1) of the EC Treaty clearly states that negotiations on international agreements on matters falling under Community competence are conducted by the Commission on the basis of negotiating directives approved by the Council. The European Parliament needs to be consulted before the conclusion of the agreement, as laid down in paragraph 3 of that article. This provision also applies in areas of codecision, so in my view the procedures set up by the EC Treaty have been fully respected, both on readmission and on visa facilitation. I wanted to say that, because it came up in the discussion. At the same time, however, I can also reiterate that of course we are at your disposal to provide any relevant information, even during the ongoing negotiations.

I also fully share the view that the promotion and the safeguard of human rights in our relationships with Russia, and in connection with those agreements in particular, are of course a fundamental aspect. The Commission, assisted by the EU Member States, will therefore monitor this issue very closely in the context of the joint committees set up by the agreements and, of course, human dignity – the dignity of the human being – is certainly very important here and has priority. Furthermore, the regular semi-annual consultations between the European Union and Russia on human rights are always an occasion where we can address broader concerns with Russia and human rights issues are always raised at the Summit and at ministerial levels, as appropriate.

The visa facilitation agreement constitutes a real improvement of the status quo. It is indeed, as our colleague said, a step forward. It contains important facilitations for issuing short-stay visas which will then apply on a reciprocal basis to citizens of the Schengen Member States and of the Russian Federation. Some of these facilitations apply to all visa applicants and others to specific categories who have a particular interest in travelling, while the agreement provides for legally binding rights and obligations, which will ensure somewhat greater flexibility in the visa procedures.

I wish to draw your attention in particular to the fact that we, the Commission, have managed to negotiate important visa facilitation for journalists, for instance, who will no longer require an invitation or a validation by the Russian authorities, and special attention will also be paid to effective reciprocity in the implementation of the agreement, equal treatment regarding registration procedures for EU and Russian nationals and the free movement of persons within Russian territory.

You raised two topics, namely registration requirements and the removal of invitations. I would like to just say that the agreement includes a commitment to simplify the registration procedures, with a view to ensuring equal treatment for EU and Russian citizens, and I would like to remind you that the Schengen acquis also imposes a general obligation for aliens to register. We have raised this issue with the Russian authorities on several occasions and new legislation, which entered into force in Russia last month, is already in place to simplify these procedures. According to this law, an appearance in person will no longer be required for registration. Of course, we will now monitor and seek further clarification of these rules. I would also like to say that the visa facilitation agreement introduces another important change, namely the fact that validation of invitations by the Russian authorities is no longer required. In comparison with the current situation, where the invitation from the Russian host needs to be validated, this is, I think, a great improvement for a large category of citizens.

Of course, the agreement does not abolish the invitations and their validation for all EU citizens applying for Russian visas. However, it should be borne in mind that the Schengen acquis also requires any person applying for a visa to justify the purpose of the travel and present supporting documents.

I also would like to say that the readmission agreement contains important elements for humane and more effective return management in the future and I would just like to reiterate what I said at the beginning. In the case of asylum applications at the border, the principle of non refoulement has to be fully respected by Member States in accordance with Article 18 of the agreement. So it is clear that this will be an important aspect.

I could go on giving you all the details, because I have listened very carefully. However, I think this matter has already been discussed in the LIBE Committee, so just let me say that I hope the House will follow the committee’s recommendation and give a positive opinion on both agreements. It will make a change for our citizens and ultimately this may be what matters most.

 
  
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  Le Président. – Le débat est clos.

Le vote aura lieu demain, jeudi.

Déclarations écrites (article 142)

 
  
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  Marianne Mikko (PSE), kirjalikult. - Alus Euroopa Liidu ja Venemaa lepingule lühiajaliste viisade väljastamise lihtsustamiseks pandi Peterburi tippkohtumisel 2003. aasta mais. Leping oli mõeldud osana protsessist, mis pidi tugevdama poolte suhteid muuhulgas vabadusel, turvalisusel ja õiglusel rajaneva ühisruumi loomise kaudu.

Ma näen küll lepingut aga mitte ühisruumi, mis oleks pidanud tekkima. Euroopa Parlament ei tagane oma korduvast nõudmisest, et Euroopa Liidu nimel sõlmitavad rahvusvahelised lepingud sisaldaks vastastikust inimõiguste ja demokraatia klauslit. Viisade väljastamise lihtsustamise leping Venemaaga seda klauslit ei sisalda.

Samuti on Venemaa puhul vaadatud läbi sõrmede Euroopa Liidu viisalihtsustuspoliitika olulisele nõudele, mille järgi peab tagasivõtuleping olema juba sõlmitud või aktiivses läbirääkimisfaasis. Tagasivõtuleping on Euroopa Parlamendi ette pandud koos viisalihtsustuslepinguga. Sealjuures on Venemaale tegeliku tagasivõtu alustamiseks antud väga suuremeelne üleminekuaeg.

Ma olen korduvalt juhtinud tähelepanu absurdsele olukorrale, kus Euroopa Liit teeb Venemaa kodanikele lihtsamaks ületada piiri, mida Venemaa ise ei tunnista. Moskva ei ole siiani ratifitseerinud Eesti-Vene piirilepingut. Loogika järgi peaks piiri tunnistamine olema piirirežiimi kehtestamise ja muutmise eeldus.

Toetamaks demokraatiat, võtsid Euroopa Liit ja USA 16 aastat tagasi omaks lähenemise, mis käsitles Venemaad kui paljulubavat noort riiki. Ülisoosiv kohtlemine jätkub, kuid see ei ole enam ajakohane.

Euroopa huvides on hakata käsitlema Venemaad kui täiskasvanud partnerit, kes peab oma rahvusvahelisi kohustusi täitma nagu iga teinegi.

 

11. 2007 m. bendrųjų ekonominės politikos gairių ataskaita - Valstybių narių užimtumo politikos gairės (diskusijos)
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  Le Président. – L'ordre du jour appelle la discussion commune sur:

- le rapport de Udo Bullmann, au nom de la commission des affaires économiques et monétaires, sur la situation de l'économie européenne: rapport préparatoire sur les grandes orientations de la politique économique pour 2007 [2006/2272(INI)] (A6-0012/2007), et

- le rapport de Jan Andersson, au nom de la commission de l'emploi et des affaires sociales, sur la proposition de décision du Conseil relative aux lignes directrices pour les politiques de l'emploi des États membres [COM(2006)0815 – C6-0036/2007 – 2006/0271(CNS].(A6-0008/2007).

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Präsident! Vielen Dank, dass Sie mir heute die Gelegenheit geben, einige Bemerkungen zu dem Bericht der Kolleginnen und Kollegen über die Grundzüge der Wirtschaftspolitik 2007 zu machen. Wie Sie wissen, hat die Kommission letzten Dezember ihren jährlichen Fortschrittsbericht zum Lissabon-Prozess vorgelegt. Sie behandelt darin die Fortschritte, die auf Gemeinschaftsebene und in den Mitgliedstaaten im Rahmen der Lissabon-Strategie erreicht wurden. Mit der Vorlage ihres Fortschrittsberichts hat die Kommission zudem länderspezifische Empfehlungen zur Wirtschafts- und Beschäftigungspolitik vorgelegt. Diese werden bis Ende Februar vom ECOFIN-Rat und vom Rat für Beschäftigung, Sozialpolitik, Gesundheit und Verbraucherschutz gemeinsam ausgearbeitet, wobei sich jede Ratsformation auf ihren Zuständigkeitsbereich konzentrieren wird.

In diesem Zusammenhang begrüßen wir, dass sich auch das Europäische Parlament mit diesen Grundzügen der Wirtschaftspolitik befasst hat. Neben der heutigen Diskussion werden wir auch beim Troika-Treffen am 26. Februar eine Gelegenheit zum Meinungsaustausch haben.

Der Fortschrittsbericht der Kommission ist im Januar beim ECOFIN-Rat auf breite Zustimmung gestoßen. Wir teilen insbesondere die positive Grundstimmung des Berichts. Der Reformprozess hat sowohl auf EU-Ebene als auch in den Mitgliedstaaten zu ersten konkreten Ergebnissen geführt. Insgesamt beginnt sich die Wirtschafts- und Beschäftigungslage in der Europäischen Union zu bessern. Die erneuerte Lissabon-Strategie trägt Früchte. Dennoch – auch das muss gesagt werden und ist auch gestern verschiedentlich ausgeführt worden – besteht kein Grund zur Selbstzufriedenheit. Wir sollten die aktuelle günstige wirtschaftliche Entwicklung entschlossen für weitere Reformen nutzen. Dies ist umso wichtiger vor dem Hintergrund des demografischen Wandels, der die Finanzpolitik vor beachtliche Herausforderungen stellt. Die langfristige Tragfähigkeit der öffentlichen Finanzen sollte durch die Verfolgung einer Dreisäulenstrategie gesichert werden, das heißt Reform des Renten- und Gesundheitssystems, Abbau der Staatsschulden und Erhöhung der Erwerbsquote und der Produktivität. Zudem sollte die Qualität der öffentlichen Finanzen verbessert werden, indem die öffentlichen Haushalte zugunsten produktivitäts- und innovationsfördernder Ausgaben umstrukturiert werden und das Humanvermögen gestärkt wird. In diesem Zusammenhang sind die länderspezifischen Empfehlungen ein gutes Instrument, um die Modernisierung unserer Volkswirtschaft fortzuführen. Damit verbessern sich die Möglichkeiten der Europäischen Union, im globalen Wettbewerb zu bestehen.

Herr Bullmann, lassen Sie mich noch zwei Aspekte Ihres Berichts aufgreifen, die ich kurz kommentieren möchte. Erstens: Sie weisen unter anderem darauf hin, dass eine bessere Koordinierung der Finanz- und Wirtschaftspolitik insbesondere innerhalb des Euroraums notwendig ist. Mir sind diese Forderungen sehr wohl bekannt. Sie wurden im Laufe der Jahre immer wieder erhoben. Aber wenn man sich die gegenwärtige Situation einmal genau ansieht, stellt man schnell fest, dass es in der Wirtschafts- und Währungsunion nicht an Koordinierungsverfahren mangelt. Wir haben eher zu viele als zu wenige. Denken Sie etwa an die Grundzüge der Wirtschaftspolitik, über die wir heute reden, oder die Verfahren der haushaltspolitischen Überwachung, um nur zwei zu nennen. In der Praxis kommt es vor allem darauf an, diese Verfahren konsequent und effektiv anzuwenden. Die Kommission hat hierzu mit der Vorlage länderspezifischer Empfehlungen den ersten Schritt getan.

Der zweite Punkt ist eher institutioneller Natur. Er bezieht sich auf den konkreten Vorschlag in ihrem Bericht, nach dem Frühjahrsgipfel eine interinstitutionelle Arbeitsgruppe einzusetzen, die sich mit der 2008 anstehenden Überprüfung der integrierten Leitlinien befassen soll. Es liegt mir fern, heute eine abschließende Bewertung dieses Vorschlags vorzunehmen. Sie werden verstehen, dass er einer eingehenden Prüfung und nicht einer persönlichen Einschätzung bedarf. Auf den ersten Blick erscheint er mir jedoch nicht ganz kompatibel mit der vertraglich vorgesehenen Arbeitsteilung zwischen den Institutionen. Aber unabhängig davon ist es doch so, dass sich die Kommunikation zwischen Rat und Parlament in den letzten Jahren stetig verbessert hat. Dazu tragen nicht zuletzt die Troika-Treffen und die heutige Sitzung bei. Aber ich bin mir auch bewusst, dass wir immer einen Schritt weiter nach vorne gehen können.

Ich komme dann zum Bericht des Kollegen Andersson. Gemäß Artikel 128 Absatz 2 des EG-Vertrags legt der Rat jedes Jahr auf Vorschlag der Kommission Leitlinien fest, die die Mitgliedstaaten in ihrer Beschäftigungspolitik berücksichtigen. Um die nötige Kontinuität für eine ordnungsgemäße Umsetzung sicherzustellen, wurde 2002 jedoch vereinbart, dass die beschäftigungspolitischen Leitlinien grundsätzlich nur alle drei Jahre geändert werden sollten. Ferner wurde vereinbart, dass sie mit den Grundzügen der Wirtschaftspolitik abgestimmt werden sollten. Auf dieser Grundlage wurden 2005 erstmals integrierte Leitlinien für den Zeitraum 2005-2008 festgelegt. Im Jahre 2006 hat die Kommission daher vorgeschlagen, die 2005 festgelegten beschäftigungspolitischen Leitlinien für 2007 unverändert zu lassen. Ein Punkt, den das Europäische Parlament wiederholt angemahnt hat, ist, dass ihm ausreichend Zeit eingeräumt werden sollte, damit es seine Stellungnahme sorgfältig ausarbeiten kann, da aufgrund der engen Fristen des jährlichen Beschäftigungszyklus üblicherweise das Dringlichkeitsverfahren beantragt wurde. Hier hat ein Briefwechsel zwischen dem Präsidenten des Parlaments und dem Rat stattgefunden.

Für 2008 hat das Parlament mehr Zeit für eine Anhörung erbeten, da dann eine umfassende Dreijahresprüfung der beschäftigungspolitischen Leitlinien stattfinden wird. Diese Frage wird zusammen mit der EU-Kommission zu prüfen sein. Eine Stellungnahme zum zeitlichen Ablauf des Verfahrens im Jahr 2008 ist leider zurzeit nicht möglich. Dieses Jahr ist zu erwarten, dass der Rat, sobald die Stellungnahmen des Europäischen Parlaments, des Wirtschafts- und Sozialausschusses, des Ausschusses der Regionen und des Beschäftigungsausschusses vorliegen, auf der Tagung des Rates am 30./31. Mai 2007 eine politische Einigung über die beschäftigungspolitischen Leitlinien für 2007 erzielen kann. Die förmliche Annahme würde dann vor dem Sommer dieses Jahres erfolgen. Tatsache ist auch – Herr Andersson hat das in seinem Bericht ausgeführt –, dass es unabhängig von den bisherigen Erfolgen – Zunahme der Beschäftigung und Abnahme der Arbeitslosigkeit – weiterer gezielter Anstrengungen bedarf, um die innerhalb der Europäischen Union gesetzten Ziele zu erreichen. Ich möchte zum Abschluss nochmals unterstreichen, dass dazu insbesondere eine Erhöhung der Teilnahme von Jugendlichen und älteren Personen am Arbeitsmarkt sowie eine verbesserte Vereinbarkeit von Familie und Beruf gehören. Ich weiß, dass das in vielen Mitgliedstaaten ganz oben auf der Tagesordnung steht, aber mir ist auch der entsprechende Handlungsbedarf in den Mitgliedstaaten bekannt.

 
  
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  Joaquín Almunia, membre de la Commission. Monsieur le Président, avec votre permission, je vais m'exprimer dans ma langue maternelle.

Señorías, hoy debatimos conjuntamente los informes del señor Bullmann, sobre las orientaciones generales de la política económica, y del señor Andersson, sobre las directrices para las políticas de empleo de los Estados miembros.

Ambos informes se basan en la Comunicación de la Comisión, del pasado mes de diciembre, sobre la puesta en práctica por los Estados miembros de la Estrategia renovada de Lisboa para el crecimiento y el empleo, así como en las Directrices integradas para el periodo 2005-2008, que en su día aprobó el Consejo, previa consulta a este Parlamento y a propuesta de la Comisión.

El debate de hoy tiene lugar en las semanas previas al Consejo Europeo de primavera, del próximo día 8 de marzo, y se trata de colaborar en la preparación de ese Consejo. Esta misma mañana, este Parlamento ha adoptado una resolución en la que se expone la valoración de la Cámara en relación con la puesta en práctica, hasta la fecha, de la Estrategia de Lisboa renovada, y donde se subrayan los ámbitos y las políticas en que es necesaria una acción decidida de los Estados miembros y de la Unión Europea.

Es importante resaltar que los informes que hoy debatimos y la opinión de este Parlamento y de la Comisión Europea coinciden en una serie de puntos fundamentales. En primer lugar, Parlamento y Comisión coincidimos en el reconocimiento de los resultados que se están empezando a observar, tanto en materia de crecimiento económico como en materia de empleo, gracias a la aplicación de las políticas comprometidas en el marco renovado de la Estrategia de Lisboa y gracias, en particular, a los esfuerzos de consolidación presupuestaria y de reformas estructurales llevados a cabo en gran parte de los Estados miembros.

Ayer mismo, Eurostat hacía públicas las cifras de crecimiento del Producto Interior Bruto en la Unión Europea en el cuarto trimestre del año 2006. El crecimiento conjunto del año 2006, a la vista de esa información, se ha situado prácticamente en el 3 %, es decir, un crecimiento que marca el nivel máximo, el ritmo máximo de aumento de nuestro Producto Interior Bruto desde que la Estrategia de Lisboa fue lanzada, desde el año 2000.

No por el hecho de coincidir Parlamento y Comisión debemos dejar de subrayar y de hacer énfasis en este punto, en que empezamos a ver los resultados positivos de las estrategias puestas en marcha hace unos años. Es importante hacer llegar a los ciudadanos el mensaje de que los esfuerzos realizados desde la puesta en práctica del Pacto de estabilidad y crecimiento, desde la puesta en práctica de la Estrategia de Lisboa —esfuerzos que no siempre han sido fáciles de aceptar o de entender— están dando sus frutos y contribuyendo a afianzar el modelo social europeo, en el marco de la globalización.

Muchas de las dificultades con las que se encuentra, de cara a la opinión pública, el proyecto europeo en los últimos tiempos provienen precisamente del temor de los ciudadanos, de ciertos sectores de nuestra sociedad, a que la globalización nos imponga una nivelación por lo bajo que resquebraje las bases de nuestro modelo social, sin que la Unión Europea, las políticas, las estrategias que aquí se deciden puedan evitarlo, e incluso algunos llegan a acusar a la Unión Europea de provocar y acelerar esa rebaja del modelo social europeo.

Con los resultados en la mano podemos decir claramente que eso no es así. Quienes opinan que Europa está anquilosada y que la rigidez de los mercados de trabajo impide la creación de empleo también se equivocan. Los hechos nos muestran que, desde que se creó el euro, el 1 de enero de 1999, hace ahora ocho años, la Unión Europea ha creado cuatro veces más empleo que en los ocho años anteriores. Y en los años de esta década, desde que la Estrategia de Lisboa fue lanzada hasta ahora, la Unión Europea crea claramente más empleo que los Estados Unidos.

Algunos califican de restrictivas las políticas presupuestarias y acusan al Pacto de estabilidad y crecimiento de frenar el crecimiento económico, pero la realidad es que los países con los mejores saldos presupuestarios, con excedentes presupuestarios, tanto en la zona euro como en el conjunto de la Unión Europea, son los que conocen desde hace tiempo las mayores tasas de crecimiento económico. Lo cierto es que la consolidación fiscal avanza, progresa, mejora en paralelo al aumento, a la mejora de nuestras cifras de crecimiento y de creación de empleo.

Se habla últimamente mucho de la fortaleza del euro con respecto al dólar o al yen como un obstáculo para nuestras exportaciones, pero lo cierto es que la balanza comercial de la zona del euro, con respecto a los Estados Unidos, ha vuelto a mejorar en el año 2006 y que la subida de los precios del petróleo se ha visto, en parte, compensada por la revalorización del euro con respecto al dólar.

En definitiva, Señorías, la mejora de nuestras economías y la aceleración de la creación de empleo son una prueba evidente de que el modelo económico y social europeo, con su alto grado de protección social y sus exigencias medioambientales, es perfectamente compatible con la globalización de la economía y con el crecimiento económico. A Europa, a los países europeos, a nuestras economías, siempre les ha ido mejor cuando se han abierto al mundo y, ahora que la economía mundial conoce una fase de expansión sin precedentes, Europa y los ciudadanos europeos tienen mucho que ganar en esa apuesta por la apertura de nuestras fronteras y por la creciente integración de nuestras economías en un ámbito global.

Hacer llegar este mensaje a los ciudadanos no es sólo un modo de reivindicar las políticas económicas y sociales que hemos venido preconizando en los últimos años: es una cuestión clave para reforzar la confianza en la capacidad de Europa de proporcionar bienestar a los ciudadanos europeos y nos ofrece una base sólida para reforzar la voluntad política necesaria que profundice en la senda de las reformas estructurales que definió la Estrategia de Lisboa.

Precisamente la segunda coincidencia de fondo entre los informes que hoy debatimos y nuestra propia opinión en la Comisión Europea es la necesidad de afianzar las reformas iniciadas con la puesta en práctica, por parte de los Estados miembros, de los planes nacionales de reforma. En este sentido, el dinamismo de las economías emergentes, el envejecimiento de la población, el potencial —aún bajo— de crecimiento en muchas economías europeas, los desequilibrios presupuestarios que todavía existen en algunos Estados miembros, el bajo crecimiento de la productividad o la segmentación del mercado de trabajo son, entre otras, razones muy poderosas para seguir acometiendo políticas conducentes a una mayor capacidad de innovación, a mayores oportunidades de formación a lo largo de toda la vida, a un mejor funcionamiento de los mercados y a un saneamiento de las finanzas públicas.

La tercera coincidencia importante entre Parlamento y Comisión se refiere a la necesidad de actuar no sólo a nivel de cada uno de los Estados miembros, sino también a nivel europeo, para avanzar en la consecución de un mercado interior en sectores vitales para nuestra economía, como son el sector energético o el de los servicios financieros, para reforzar el apoyo a la innovación, para crear un entorno más favorable a la actividad empresarial o una mayor adaptabilidad de los mercados de productos, de servicios y de trabajo.

Entre estas prioridades de actuación a nivel europeo los informes ponen —con razón— énfasis en el tema de la energía, que será uno de los puntos fuertes del Consejo Europeo de primavera, que va a debatir el paquete energético propuesto por la Comisión el pasado 10 de enero. El grado de compromiso y de ambición que muestran los Jefes de Estado o de Gobierno a la hora de desarrollar una auténtica política energética común será determinante cuando se evalúe si se está respondiendo de manera creíble al desafío que representa garantizar nuestro suministro energético, haciendo frente, al mismo tiempo, al cambio climático. Son desafíos frente a los cuales la actuación de cada uno de los Estados miembros por separado será claramente insuficiente y donde, por lo tanto, la verdadera defensa del interés de los ciudadanos pasa por una acción conjunta a nivel europeo.

Por último, tanto el informe del señor Bullmann como el del señor Andersson se hacen eco de la necesidad de que el Parlamento pueda ejercer en buenas condiciones sus prerrogativas, a la hora de revisar, tal como está previsto para el próximo año, las Directrices integradas de la Estrategia de Lisboa. Les puedo asegurar, Señorías, el compromiso firme de la Comisión, y en particular de quienes dentro del Colegio estamos directamente relacionados con la Estrategia de Lisboa, el Vicepresidente Verheugen, el Comisario Špidla y yo mismo, nuestra voluntad común de explorar todos los cauces posibles para asociar de manera eficaz al Parlamento en esta revisión.

Concluyo, señor Presidente, expresando mi deseo de que el Pleno de este Parlamento revalide el apoyo prácticamente unánime que los informes de los señores Bullmann y Andersson han recibido en las respectivas comisiones. Con este apoyo y con el alto grado de convergencia entre el Parlamento y la Comisión estaremos enviando al Consejo Europeo —y a los ciudadanos en general— una señal clara de la voluntad y de la capacidad de la Unión Europea de servir de instrumento privilegiado para hacer frente a los riesgos y aprovechar las oportunidades de la globalización, defendiendo y reforzando el progreso económico y la cohesión social en Europa.

 
  
  

PRESIDENCIA DEL SR. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  El Presidente. Gracias, amigo Comisario. ¿Quién nos iba a decir hace treinta y tres años que íbamos a estar hoy juntos en un debate como éste cada cual en su posición?

 
  
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  Jan Andersson (PSE), föredragande. – Herr talman! Det betänkande som jag har utarbetat om sysselsättningsriktlinjerna är extremt kort och har antagits i full enighet i sysselsättningsutskottet. Det handlar egentligen om hur vi skall hantera nästa års sysselsättningsriktlinjer och integrerade riktlinjer. De riktlinjer som vi har nu i år förblir nämligen desamma, men nästa år skall vi ha en mer genomgripande översyn. Då räknar vi med, precis som kommissionsledamot Almunia sa, att vi skall kunna lägga lite mer tid på detta. Då behöver vi mer tid även i parlamentet. Jag vill verkligen understryka detta. Det finns nämligen en skillnad mellan sysselsättningsriktlinjerna och de ekonomiska riktlinjerna. Sysselsättningsriktlinjerna kan inte antas i rådet förrän parlamentet har lämnat sin ståndpunkt. Därför krävs det ett bra samarbete mellan institutionerna inför nästa år. Vi har underlättat inför det här året. Det gjorde vi även förra året, när det inte skedde någon stor genomgång. Nästa år blir det en stor genomgång. Då förväntar vi oss ett samarbete som sträcker sig över flera månader. Vi har faktiskt redan haft en diskussion i sysselsättningsutskottet mellan samordnarna och mig om att redan nu utse en föredragande som skall förbereda arbetet inför nästa års förändring.

Jag vill trots allt ändå nämna något om situationen, även om den bara tas upp i motiveringsdelen. Det går verkligen bättre för Europa. Sysselsättningsutvecklingen är mer positiv än den var för några år sedan. Arbetslösheten minskar. Vi har en hygglig tillväxt. Vi får dock inte glömma att det fortfarande finns brister som vi måste koncentrera oss på. Det gäller yngre människor som lämnar skolan i förtid, yngre människor som går ut i arbetslöshet direkt efter utbildningen. Om de stannar utanför arbetsmarknaden under lång tid, vet vi att det blir oerhört svårt att få in dem igen. Det gäller skillnaderna mellan män och kvinnor som fortfarande är stora på arbetsmarknaden. Det gäller människor som har kommit till oss från andra delar av världen, och som ännu i dag har problem med att komma in på arbetsmarknaden, eftersom vi har brister i integrationspolitiken. Det gäller människor med funktionshinder som också står utanför arbetsmarknaden.

Jag var på det informella ministerrådsmötet med arbetsmarknadsministrarna. Där togs även en annan aspekt upp, nämligen att vi vill ha bättre jobb. Det är sant att vi har fler jobb, men vi vill alltså även ha bättre jobb. Vad menas då med ”bättre jobb”? Jo, vi menar jobb som ger en lön så att man klarar sin försörjning, jobb som innebär vidareutveckling och erbjuder den vidareutbildning som är så nödvändig för att man skall klara sig på arbetsmarknaden. Det handlar dessutom om en god arbetsmiljö och om inflytande, så att man själv och genom sin fackliga organisation har inflytande.

Den utveckling vi har nu med fler jobb innebär inte alltid bättre jobb. Det vet vi, och det pågår diskussioner om detta i flera länder, bland annat i Tyskland som jag nyligen besökte. Jag vet det också från mitt eget hemland att en del av de nya jobben är så kallade atypiska jobb som inte alltid ger en lön som går att leva på, och som inte alltid ger möjligheter till vidareutbildning. Inflytandet är dessutom ganska minimalt. Vi måste alltså även koncentrera oss på att skapa inte bara fler utan även högkvalitativa jobb. Europa kan aldrig konkurrera på världsmarknaden genom att skapa låglönejobb och jobb som innebär att man inte klarar sin försörjning, utan det kan bara ske genom att skapa högkvalitativa jobb som ger inflytande, vidareutbildning och annat.

Detta ämnar vi alltså återkomma till nästa år när vi gör den mer genomgripande översynen av sysselsättningsutvecklingen, som gäller fler och bättre jobb och grupper som i dag fortfarande har svårt att komma in på arbetsmarknaden.

 
  
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  Udo Bullmann (PSE), Berichterstatter. – Herr Präsident, Herr Kommissar, Herr Ratspräsident, liebe Kolleginnen und Kollegen! Kommissar Almunia hat darauf hingewiesen: Wir sind praktisch wieder bei einem Wachstum von 3 % angelangt, das heißt, wir sind auf Lissabon-Kurs. Das ist das, was wir mit der Lissabon-Strategie angestrebt haben, nämlich ein kontinuierliches Wachstum von 3 % zu erzeugen, damit wir die entsprechenden sozialen und wirtschaftlichen Reformen zum Vorteil aller in Europa umsetzen können. Das war viele Jahre nicht so. Deswegen müssen wir uns bewusst machen, dass dies kein Selbstläufer sein wird. Vieles an diesem Aufschwung ist zunächst zyklischen Charakters. Wir können nicht sicher sein, dass es eine Fortsetzung finden wird. Aus diesem Grund wird in unserem Bericht die Auffassung vertreten, dass wir aktiv werden müssen, dass wir gestalten müssen, dass wir uns nicht ausruhen dürfen und Zeit verstreichen lassen, ohne dass wir die entsprechenden politischen Schritte in Gang setzen.

Der Binnenmarkt ist unser großer Trumpf. Wir haben einen Binnenmarkt, der in seiner Leistungsfähigkeit stärker ist als der Binnenmarkt der USA. Neunzig Prozent von dem, was wir in der Europäischen Union fertigen, kaufen wir selbst von unseren Unternehmen als Verbraucherinnen und Verbraucher zurück. Das gibt uns Kraft für die Wechselfälle in der Globalisierung. Deswegen ist es richtig, wenn wir sagen, dieser Binnenmarkt muss vervollständigt werden. Das gilt für die Finanzdienstleistungen, für die Frage der Energie wie auch für die Freizügigkeit der Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer in Europa, die ein Grundrecht der Arbeitskräfte ist, das wir allerorts umsetzen müssen. Aber dieser Binnenmarkt kann nur funktionieren, wenn wir ihm einen politischen Rahmen geben, wenn wir uns trauen, ihn zu gestalten und wenn wir dafür sorgen, dass es soziale Balancen gibt.

Deswegen ist es so wichtig, daran zu erinnern, dass es uns gelungen ist, in der Dienstleistungsrichtlinie diese soziale Balance herzustellen. Nur wenn die Menschen von ihrer Arbeit auch anständig leben können in diesem Binnenmarkt, werden sie als Verbraucherinnen und Verbraucher in der Lage sein, den Aufschwung zu stützen. Nur dann werden sie in der Lage sein, als Konsumentinnen und Konsumenten auch zu investieren. Nur dann werden sie als Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer in der Lage sein, sich weiterzuqualifizieren und einen entscheidenden Anteil an der Innovation in unseren Gesellschaften mitzutragen. Deswegen ist es so wichtig, in diesem Bericht die Mitgliedstaaten zu fragen: Wo steht ihr eigentlich? Wie weit seid ihr gekommen? Was habt ihr im Hinblick auf die großen Ziele, die wir in Lissabon formuliert haben, geleistet? Wir sehen eindeutig, die Mitgliedstaaten beginnen Antworten zu geben. Aber diese Antworten sind noch zögerlich und nicht allerorten in der gleichen Qualität ausgebildet, wie wir uns das vorstellen. Insbesondere die aktive Beschäftigungspolitik und die soziale Integrationspolitik lassen zu wünschen übrig. Wenn wir die positive Bilanz betrachten, dann sehen wir, dass gerade die Länder vorne sind, die sich trauen, ihre Nationen nicht kaputtzusparen, sondern die in die aktiven Teile der Gesellschaft investieren, in die kleinen und mittleren Unternehmen, in diejenigen, die zur Schule gehen, in diejenigen, die eine Ausbildung machen, in diejenigen, die einen Hochschulabschluss machen und damit auch neue Kreativität in die Gesellschaft tragen.

Es ist kein Zufall, dass viele skandinavische Länder hier im Rahmen des nordischen Modells die besten Bilanzen aufweisen. Alle Länder müssen die für sie geeignete Lösung finden, aber wir ermuntern die Mitgliedstaaten ausdrücklich, diesen aktiven Weg Lissabon mitzugestalten und weiterzuverfolgen.

Ich bin dankbar, dass der Herr Ratspräsident, Minister Gloser, hier nicht über den Bericht hinweggeredet, sondern den Dialog aufgenommen hat. Herr Minister Gloser, ich rufe Ihnen Mut zu, denn ich habe keine Stelle im Vertrag gefunden, die es verbietet, dass wir engere Formen der Kooperation entwickeln, wenn es darum geht, das Integrierte Leitlinienpaket zu reformieren und Lissabon und die Grundzüge der Wirtschaftspolitik auf eine neue Etappe hin zu orientieren. Das Europäische Parlament erwartet eine angemessene Beteiligung, denn nur dann können wir helfen, den Bürgerinnen und Bürgern, den Unternehmen, den Gewerkschaften, den Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmern die Ziele Lissabons nahezubringen. Ich unterstütze die Kommission in ihren Vorstellungen, hier intensiver Vorschläge zu machen. Warum sollen diese Vorschläge nicht vom Europäischen Rat als Leitlinien angenommen werden und dann eine stärkere Orientierung für die Mitgliedstaaten bieten?

Ich will nicht schließen, ohne mich bei den Diensten, die an der Ausarbeitung des Berichts beteiligt waren – sowohl im Sekretariat als auch in den Fraktionen – recht herzlich zu bedanken. Auch bei den Schattenberichterstatterinnen und Schattenberichterstattern, Herrn Montoro Romero, Frau in 't Veld, Frau Rühle und Frau Wagenknecht will ich mich ausdrücklich für die exzellente Zusammenarbeit bedanken, die es ermöglicht hat, einen einhelligen Bericht vorzulegen.

 
  
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  Cristobal Montoro Romero, en nombre del Grupo PPE-DE. – Estamos ante un buen informe. Creo que el señor Bullmann ha hecho un excelente trabajo, abierto, para construir un análisis de la economía europea en este momento, que es un momento esperanzador, pero también es un momento que hay que analizar de manera realista.

En este informe, se insiste igualmente en que tenemos que establecer un diagnóstico preciso de si estamos ante una recuperación estrictamente cíclica o estamos ante algo más.Yo espero y deseo que estemos ante algo más, pero también tenemos que decir a los ciudadanos europeos que hay que seguir trabajando porque el saneamiento de las finanzas públicas que hemos vivido el año pasado puede deberse también a componentes cíclicos y no a decisiones deliberadas o estructurales.

Hay que establecer asimismo, como se hace en el informe, el diagnóstico de que lo que ha fallado en la economía europea estos últimos años ha sido la debilidad de la demanda interna, es decir, la confianza, la confianza de consumidores e inversores y eso es enormemente negativo para el proyecto europeo. Hay que insistir también en la necesidad de reformas: reformas del mercado de trabajo dialogadas, consensuadas; reformas de las políticas económicas para favorecer a las pequeñas y medianas empresas, que son la clave del crecimiento y de la creación de empleo; reformas destinadas a completar el mercado único, especialmente en los servicios y en el sector de la energía; reformas para incidir en la mejora de la eficiencia de los mercados de bienes, servicios, trabajos y capitales; y, también, reformas fiscales orientadas a dar un marco fiscal coodinado que estimule la creación de empleo y favorezca el nacimiento y el desarrollo de ese tejido de la pequeña y mediana empresa que nos parece fundamental.

Asimismo, insistimos en este informe en la necesidad de luchar contra el proteccionismo, que está presente, lamentablemente, en la actitud de numerosos gobiernos europeos en la actualidad, y advertimos también de que el riesgo de un tipo de cambio euro-dólar puede perjudicar la calidad de nuestro crecimiento económico.

 
  
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  Harlem Désir, au nom du groupe PSE. – Monsieur le Président, Monsieur le commissaire, Monsieur le Président du Conseil, je voudrais d'abord féliciter le rapporteur pour son travail; je crois que ce rapport présente à la fois une analyse et des recommandations que mon groupe peut totalement soutenir.

Je voudrais souligner simplement trois aspects. La situation de la zone euro en matière de croissance et de compétitivité s'améliore. Mais comme le dit le rapport, et c'est une première remarque, il y a des différences très importantes entre les États membres. Je pense qu'on doit essayer d'en tirer des leçons, en tout cas de comprendre pourquoi il en est ainsi. Les choses ne sont pas toujours faciles; de nombreux éléments interviennent. Le rapport fait notamment mention de la différence entre la situation d'un certain nombre de grands États membres et celle de plus petits États membres, mais finalement c'est plus compliqué que cela puisque, parmi les grands États membres, on constate aussi des différences de résultats très spectacultaires. L'Allemagne est dans la moyenne, avec 2,7% de croissance l'an dernier, ce qui est un très bon résultat au regard des années précédentes. Mais d'autres grands États membres, comme l'Italie, mais aussi mon pays, la France, avec 2%, passent en dessous de la moyenne de la croissance de l'Union européenne, ce qui n'était pas le cas jusqu'à il y a deux ans.

Cela se combine avec d'autres éléments qui sont assez inquiétants, puisque, en matière de commerce extérieur, les différences sont tout aussi spectaculaires. L'Allemagne bat à nouveau des records et montre une capacité à conquérir des marchés internationaux, alors que la France, qui a été pendant très longtemps un pays présentant un très fort excédent de commerce international, est en train d'enchaîner, trimestre après trimestre, des déficits commerciaux records.

Il est vrai que les pays scandinaves, les Pays-Bas, et un certain nombre de petits États, ont obtenu de bons résultats, à la fois en terme de croissance, d'emploi, de commerce international. Il y a là une première leçon à tirer, que je conçois peut-être à l'aune de la situation nationale qui est la mienne. C'est que, dans un pays où depuis cinq ans, on enchaîne des réformes structurelles, disons libérales, où on nous a expliqué que ce qui allait nous permettre de sortir de la crise, et de la crise du chômage en particulier, c'était de baisser les impôts, l'impôt sur les sociétés, l'impôt sur les revenus, de mettre en cause un certain nombre de protections sur le marché du travail – on a eu un contrat "nouvelle embauche", qui a fragilisé les protections face aux licenciements, etc...–, d'affaiblir les services publics, de privatiser, nous n'avons obtenu aucun résultat. Et, a contrario, certains pays qui gardent des taux de prélèvement obligatoires, des coûts du travail plus élevés que la France, affichent, quant à eux, des résultats importants.

J'en tire une deuxième leçon, c'est que, non seulement cette recette n'a pas été efficace, mais qu'il est faux de penser que l'Europe s'en tirera si elle pratique la compétition par le bas. Ce n'est pas en pratiquant une compétition fondée sur des faibles coûts que l'Europe réussira à tirer son épingle du jeu, mais bien en investissant dans la ressource humaine, dans l'innovation, dans la recherche, dans la formation, dans l'université.

La troisième remarque, et le rapport le note, à juste titre, c'est que, malgré cette amélioration globale de la croissance, des résultats économiques, la pauvreté continue à représenter un problème. Même par rapport aux années 90, on a à nouveau une hausse du niveau de pauvreté, au sein de l'Union européenne. Il y a, en fin de compte, 80 millions d'Européens qui vivent en-dessous du seuil de 60% du revenu moyen.

Et à ce propos, je crois que nous devons aussi tirer une leçon de ce qui s'était passé sous Clinton aux États-Unis, qui ont alors connu un boom avec la nouvelle économie, qui n'a pas empêché en même temps une très grande pauvreté de continuer à empoisonner en quelque sorte la société, parce que les programmes du Welfare n'avaient pas pu être mis en œuvre. Nous devons nous aussi combiner investissements et économie de la connaissance, économie compétitive et cohésion sociale. L'un et l'autre vont de pair et se soutiennent mutuellement.

 
  
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  Sophia in 't Veld, namens de ALDE-Fractie. – Voorzitter, allereerst complimenten en dank aan de rapporteur, die het werk voor de schaduwrapporteurs licht heeft gemaakt door een heel goede tekst voor te leggen waaraan we bijna niks meer hoefden te doen. Ik ben ook blij met de tekst zoals die er nu ligt. Er zitten heel veel goede aanbevelingen in, maar veel van die aanbevelingen hebben we natuurlijk al vaker gedaan en wat er ontbreekt is actie. Veel van die dingen worden niet uitgevoerd. De economie trekt aan, dat is waar, maar dit is geen tijd om op onze lauweren te rusten. Als het bijvoorbeeld gaat over het stabiliteits- en groeipact, dan is dít de fase waarin de preventieve poot van kracht moet worden. We moeten niet gaan potverteren, maar juist nu moeten we de begroting op orde houden, schulden verminderen, investeren, daarin ben ik geheel eens met de heer Bullmann. Dat mag echter niet de vorm aannemen die het vaak aanneemt, namelijk van marktverstorende subsidies die in de plaats komen van de broodnodige hervormingen. Vaak wordt dat gewoon als een schaamlap gebruikt en dat is niet de bedoeling.

Vervolmaken van de interne markt, daar ben ik het geheel mee eens. Wat dat betreft hoop ik dat de dienstenrichtlijn, die naar mijn smaak veel te zwak was, toch effect gaat sorteren. Arbeidsmarktmaatregelen, ook daar moet heel veel gebeuren. En ik zou eens wat willen zeggen over het sociaal model. Naar mijn idee is een sociaal model een model waarin alle Europeanen kansen krijgen, maar het sociaal model dat we nu hebben, houdt nog steeds 8% van de mensen systematisch buiten de arbeidsmarkt, houdt de Oost-Europese werknemers weg van onze arbeidsmarkt, houdt de immigranten weg van onze arbeidsmarkt. We laten ze liever verdrinken in de Middellandse Zee dan dat we ze toelaten. Ondertussen is het wel zo dat we oogluikend toestaan dat er mensen onder de meest abominabele omstandigheden illegaal werken op onze markten, bijna als slaven worden gehouden. Dat is geen sociaal model, dat is een schandvlek voor Europa. Dus wat mij betreft, vrij verkeer voor Oost-Europese werknemers, nu meteen en een immigratiesysteem met green card.

Tenslotte, sommigen twijfelen aan de merites van meer coördinatie van nationaal economisch beleid. Daar moeten we nog maar eens een discussie over voeren. Ik vind het in ieder geval vele malen beter dan de huidige trend van protectionisme en de onderlinge concurrentie tussen de lidstaten. Want als wij als Europa iets willen betekenen in de wereldeconomie, dan moeten we juist zorgen dat we een sterke, open interne markt hebben, waarbij we ons bovendien concentreren op zaken die voor de toekomst van belang zijn, d.w.z. energie, innovatie en duurzame ontwikkeling. Daarin moeten we koploper van de wereld worden.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski, w imieniu grupy UEN. – Panie Przewodniczący! Gratuluję sprawozdawcy wykonanej pracy. Unia na Rzecz Europy Narodów poprze te sprawozdania. Mam niewiele czasu, poruszę więc tylko kilka kwestii.

Gospodarka państw Unii Europejskiej potrzebuje dziś autentycznej solidarności wewnętrznej i spójności, aby sprostać wymogom konkurencji i to w dalekosiężnej perspektywie. Możemy cieszyć się z ożywienia realnego, o czym świadczy wzrost PKB. Pamiętajmy jednak, że nie jesteśmy sami. Nasze 500 milionów to niecałe 8% mieszkańców Ziemi. Zaś spośród konkurentów liczą się nie tylko Stany Zjednoczone, ale także - a może nade wszystko - Indie, Chiny, Indonezja, Brazylia czy Rosja.

Dziś o rzeczywistej sile stanowią gospodarka, dostęp do surowców strategicznych oraz potencjał demograficzny. Te trzy filary są ze sobą ściśle złączone. Jeśli zatem nie będziemy prowadzili autentycznej zharmonizowanej z gospodarką polityki prorodzinnej, także w odniesieniu do spraw zatrudnienia, to w dającej się zauważyć perspektywie grozi nam nie tylko zdystansowanie, ale także zapaść. Strategia lizbońska nie jest celem samym w sobie, celem jej działania ma być człowiek, jego rozwój, rozwój obywatela Europy.

 
  
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  Elisabeth Schroedter, im Namen der Verts/ALE-Fraktion. – Herr Präsident, sehr geehrter Herr Ratspräsident, Herr Kommissar, liebe Kolleginnen und Kollegen! Erstens muss ich feststellen, dass das Etikett Lissabon-Strategie jetzt überall aufgeklebt wird, unabhängig davon, wie weit man sich von dem ursprünglichen Ziel entfernt. Die Beschäftigungspolitik war der ursprüngliche Anlass und das zentrale Ziel der Lissabon-Strategie, doch verkommt sie jetzt zu einem Anhängsel.

Dieses Umdefinieren ist eine Vernebelungspolitik, um nicht zugeben zu müssen, dass sich die Wirtschaftsdaten in der EU zwar positiv entwickeln, es jedoch keine vergleichbare positive Entwicklung bei den Beschäftigungsdaten gibt.

Zweitens möchte ich daran erinnern, dass die Leitlinien für Wachstum und Beschäftigung die EU-Staats- und Regierungschefs auf jedem Frühjahrsgipfel konkret für ihre nationale Politik verpflichten.

Drittens stand dabei immer das zentrale Anliegen im Mittelpunkt, soziale Ausgrenzung von Menschen zu bekämpfen. Denn nur so können Langzeitarbeitslosigkeit und Armut wirkungsvoll abgebaut werden. Dabei muss das Augenmerk vor allem auf Gruppen gelenkt werden, die aufgrund ihrer persönlichen Merkmale besonders von Diskriminierung beim Zugang zum Arbeitsmarkt betroffen sind, wie z.B. behinderte Menschen und Migrantinnen.

In diesem Jahr jedoch lassen Rat und Kommission dieses zentrale Anliegen einfach unter den Tisch fallen. Dafür gibt es aber keinen Anlass, denn die Ausgrenzung hat nicht abgenommen. Die einseitige Ausrichtung der Beschäftigungspolitik auf die, die schon Arbeit haben, kann von uns nicht akzeptiert werden. Die gültige Leitlinie muss genauso wichtig genommen werden wie bisher, und es darf nicht sein, dass die große Koalition den Schwerpunkt dieser Leitlinie verschiebt, und dort, wo soziale Not am meisten brennt, einfach wegschaut.

 
  
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  Sahra Wagenknecht, im Namen der GUE/NGL-Fraktion. – Herr Präsident, liebe Kolleginnen und Kollegen! Der vorliegende Bericht über die Grundzüge der Wirtschaftspolitik enthält eine ganze Reihe von Aussagen, die ich teile. Er hält fest, dass Wirtschaftswachstum kein Ziel an sich ist, sondern die Lebensqualität der Menschen im Mittelpunkt stehen muss. Er redet nicht nur einer exportorientierten, sondern auch einer nachfrageorientierten Wirtschaftspolitik das Wort, und er zeigt sich besorgt über die anhaltend hohe Armutsrate innerhalb der Europäischen Union.

Das alles ist begrüßenswert, und das alles ist leider nicht selbstverständlich in diesem Hause. Trotzdem enthält der Bericht leider auch Passagen, die es unmöglich machen, ihm zuzustimmen. Inakzeptabel ist von der Warte unserer Fraktion aus in jedem Fall der positive Bezug auf die neoliberale Dienstleistungsrichtlinie, die Lohndumping und Sozialraub in der Europäischen Union weiter anheizen, und damit dazu beitragen wird, dass es noch mehr Armut und Ausgrenzung geben wird.

Inakzeptabel ist aus unserer Sicht auch die Forderung nach einer weiteren Liberalisierung des Energiesektors. Europa braucht wahrlich nicht noch mehr Deregulierung und Liberalisierung und Privatisierung. Europa braucht das Gegenteil! Wir brauchen eine radikal andere Wirtschaftspolitik, in der endlich die Interessen von Beschäftigten und Verbrauchern Vorrang haben vor privaten Profitinteressen der Großkonzerne.

 
  
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  Michael Henry Nattrass, on behalf of the IND/DEM Group. – Mr President, I should like to draw your attention to the fact that the Bullmann report shows that economies of countries which have not yet adopted the euro are performing better than those who have. Indeed, I must congratulate Slovakia, Latvia, Lithuania and Estonia. They have not only shaken off the shackles of Communism but also embraced the free market, low taxation and minimal regulation. Is it any wonder they have the highest growth rates in Europe?

However, I must warn them that this has ended. It will all be downhill from here. Latvia will adopt the euro in 2008, Lithuania and Slovakia in 2009 and Estonia in 2010 and they will be hamstrung by EU regulation, EU targets and by the EU continually meddling in their economic affairs.

I think we should all worry when the report informs us that the European Union must play a more active role in determining economic policy. One size does not fit all and individual countries know best how to find their markets, manage their economies and trade with the world. Please give them economic independence.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli ultimi dati sulla situazione economica sono tutto sommato positivi, ma, come ribadisce la Commissione, la crescita della produttività e la qualità dei posti di lavoro rimangono inferiori alle necessità dell'Europa.

Spero che questi dati incoraggianti siano non un alibi per ridurre gli sforzi, ma un chiaro segnale che abbiamo individuato i punti nodali e strategici e che su questi dobbiamo continuare a concentrare il nostro lavoro. In materia mi appello tanto alle istituzioni europee che ai singoli Stati membri!

Mi riferisco in particolare a tre campi d'azione: 1) i programmi di apprendimento e formazione continua e di collegamento tra le università e le altre istituzioni formative e il mondo del lavoro; 2) le risposte e la sfida demografica, per esempio il sostegno alle donne, alla famiglia, la riforma e l'armonizzazione dei sistemi di previdenza; 3) il sostegno, ancora insufficiente, alle piccole e medie imprese, in particolare per il loro adattamento alle ultime sfide del commercio internazionale e all'utilizzo delle nuove tecnologie e innovazioni. Proprio in questi settori è necessario continuare ad insistere.

 
  
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  Ana Mato Adrover (PPE-DE). – Europa se enfrenta en estos momentos a dos grandes retos: por un lado, la globalización económica y, por otro, el envejecimiento de la población, todo esto unido al fenómeno de la inmigración. Ambos exigen una clara modernización del modelo social europeo. La competitividad, como ustedes saben, es el elemento clave para poder afrontar el reto de la globalización. Todos sabemos que no podemos competir en costes laborales con los países emergentes, pero tenemos una clara ventaja, nuestro capital humano, por su capacidad, por su flexibilidad y por su creatividad, y también tenemos, como valores vitales, la solidaridad, la igualdad de oportunidades o la inclusión.

En cuanto al envejecimiento de la población, para afrontar este reto y poder garantizar las pensiones y la atención sanitaria del futuro, es fundamental el incremento de la productividad, lo que entre otras cuestiones pasa por contar con más empleo y también con empleo de mayor calidad. Existe un consenso generalizado entre los Estados miembros de que es necesario acometer una modernización de la legislación en materia de protección del empleo. En este sentido, la combinación entre flexibilidad y seguridad, lo que comúnmente llamamos «flexiseguridad», es un elemento clave que se ha de desarrollar en el futuro.

También necesitamos, en primer lugar, aplicar una estrategia de envejecimiento activo con una mayor formación para los mayores de 45 años y con incentivos financieros y fiscales para prolongar la vida laboral más allá de los 65. En segundo lugar, garantizar una política adecuada para la inmigración, con arreglo a una propuesta que esté basada en un gran acuerdo europeo que permita su ordenado control y también su integración a través de planes de formación y reciclaje ajustados a sus perfiles.

Por último, propiciar una reforma de los sistemas públicos de pensiones que permita asegurar su sostenibilidad a través de la consolidación de las finanzas públicas y de incentivos para su complementación con planes individuales.

Finalizo, Señorías, afirmando que nos queda un largo camino por recorrer para conseguir un mercado laboral europeo eficaz e inclusivo, caracterizado, sobre todo, por un enfoque centrado en el empleo a lo largo de la vida en el que todas las personas, con independencia de su edad o de su condición, reciban la ayuda y las oportunidades que necesiten.

 
  
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  Ieke van den Burg (PSE). – Voorzitter, ik zou willen aansluiten bij al degenen die de rapporteur gecomplimenteerd hebben met dit uitstekende verslag en ik ben blij dat het ook door andere politieke groepen gesteund wordt. Het verslag is alvast te beschouwen als een voorschot op de discussie die inderdaad dit jaar plaats moet vinden over de herziening van de brede economische richtsnoeren. Het is heel belangrijk om daar ook dit verslag goed bij te gebruiken, omdat er een aantal punten in staan die bij die evaluatie ook zeer bruikbaar zijn. Het evalueert prestaties van de lidstaten en van de Europese economie als geheel in het licht van die aanbevelingen.

Ik zou daarbij één accent anders willen leggen dan commissaris Almunia gedaan heeft. U zei dat de landen die zich het best houden aan het stabiliteits- en groeipact, het best hebben gepresteerd. Ik zou dat vanuit mijn ervaring in Nederland net iets anders formuleren en ik kan me meer vinden in de constatering van de rapporteur dat vooral die landen goed gepresteerd hebben die structurele hervormingen hebben gecombineerd met investeringen. Ik ben heel blij dat we nu in Nederland een kabinet krijgen - de ministersploeg zal deze week geïnstalleerd worden - , dat investeringen voorop gaat zetten in combinatie met de hervormingen die al uitgevoerd zijn, terwijl tegelijk ook zorgvuldig wordt omgegaan met de normen van het stabiliteits- en groeipact. Ik denk dat dat een heel belangrijke basis is. Een aantal aanbevelingen die in die richtsnoeren gedaan worden staan ook in het regeerakkoord dat nu voorligt, bijvoorbeeld over arbeidsmarktparticipatie van ouderen, van vrouwen, van migrantengroepen.

Eén punt is daar ook heel belangrijk bij - en dat zou ik ook vanuit mijn politieke fractie willen benadrukken - dat is de nadruk op de Europese coördinatie, dat lidstaten niet apart moeten optreden, maar dat juist een simultane, gecoördineerde aanpak van groot belang is. Ik zou daarom het Duitse voorzitterschap zeer willen aanbevelen om met die interinstitutionele werkgroep die voorgesteld wordt, ook aan de slag te gaan en daar met name ook te kijken naar wat er macro-economisch op Europees niveau gecoördineerd kan worden. In Essen is 10 of 12 jaar geleden deze hele discussie over meer gecoördineerd economisch en werkgelegenheidsbeleid begonnen. Het is voor Duitsland een uitdaging om daar nu een vervolg aan te geven.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE). – Lugupeetud volinik, härra minister, head kolleegid, uus kolmeaastane juhtimistsükkel, mis käivitati kaks aastat tagasi Lissaboni strateegia läbivaatamisel ning mille abil ühendatakse tööhõive- ja majanduspoliitika üldsuunised võimaldab liikmesriikidel kohandada riiklikke Lissaboni programme konkreetse riigi tingimusele.

Esmakordselt pärast kuus aastat väldanud aeglast majanduskasvu või isegi seisakut on Euroopa majanduskasv hoogustunud. See positiivne trend kajastub ka tööturul ning tõestab majanduspoliitika ja sotsiaalkaitse seotust teineteisega. Töötootlikkuse kahekordne kasv on keskmise tööpuuduse vähendanud kaheksa protsendini. Möödunud aastal loodi 2,9 miljonit uut töökohta, kuid teha on veel palju ja põhjust täielikuks rahuloluks ei ole.

Tänaseni on vaid mõned liikmesriigid vastu võtnud täielikult integreeritud elutsüklipõhise lähenemise töötamisele. Me peame tõsiselt suhtuma juba vastu võetud iseendi otsuste täitmisesse, see tähendab, et iga kooli või ülikooli lõpetanud noorele pakutaks ka tööd, et lapsehoidmisvõimalused oleksid kättesaadavad, töökaitsealased õigusnormid kaasaegsed jne jne.

Tänan raportööre realistlike raportite eest ja toonitan, et Euroopa Parlament on sobiv foorum strateegiate ja meetmete hindamiseks, et ühtse käitumise ja suurema koostöö kaudu Lissaboni eesmärke täita. See on meile rahva poolt antud õigus ja kohustus.

 
  
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  Κυριάκος Τριανταφυλλίδης (GUE/NGL). – Κύριε Πρόεδρε, διάβασα με ενδιαφέρον και τις δύο εκθέσεις των συναδέλφων και θα ήθελα να σταθώ σε τρεις αριθμούς: 8, 17 και 12,5 χιλιάδες.

Πράγματι, η ανεργία στην Ευρωπαϊκή Ένωση κυμαίνεται σήμερα στα 8%, ένα ποσοστό απαράδεκτο για μια Ένωση που έχει δεδηλωμένη πρόθεση να γίνει η καλύτερη και πιο παραγωγική οικονομία μέχρι το 2010.

Ο δεύτερος αριθμός αντιστοιχεί στο ποσοστό πολιτών την Ένωσης που ζουν κάτω από το όριο της φτώχιας: αυτό το 17% αντιστοιχεί σε 80 εκατομμύρια ευρωπαίους πολίτες που δεν μπορούν να αντιμετωπίσουν την καθημερινότητα.

Τέλος, θα το έχετε ήδη μάθει, η πολυεθνική ALCATEL LUCENT αποφάσισε να απολύσει, μέσα στα επόμενα 3 χρόνια, 12,5 χιλιάδες υπαλλήλους της, μεγάλο μέρος των οποίων εργάζονται στην Ευρώπη. Μετά το σκάνδαλο της Volkswagen, καταλαβαίνετε ότι ο κοινωνικός και εργατικός ιστός της Ένωσης κλυδωνίζεται σοβαρά.

Μπορούμε λοιπόν να συνεχίσουμε τα ευχολόγια για τη στρατηγική της Λισσαβώνας κατά συρροήν. Η αλήθεια δυστυχώς είναι διαφορετική και πικρή. Εάν μπορώ να κρατήσω όμως ένα στοιχείο από τις εκθέσεις, αυτό θα ήταν η ανάγκη το Κοινοβούλιο να έχει περισσότερο λέγειν σε θέματα απασχόλησης.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE). – As notícias que nos traz o Comissário Almunia são animadoras, mas penso que é preciso ainda mais ambição no que respeita à produtividade e à qualidade do emprego.

Ora, falando de emprego, o emprego produtivo, que é o que a Europa precisa, cria-se nas empresas e estas só surgem se houver a disponibilidade de agentes empreendedores, em quantidade e qualidade, dispostos a assumir riscos. Por isso, há que promover por todos os meios o gosto pela assumpção de riscos e a dignificação da função empresarial. Neste domínio penso que se pode fazer muito mais.

Outro ingrediente fundamental para a criação de emprego é a confiança, porque sem confiança é muito difícil haver crescimento do investimento, e os factores que podem ajudar a criar um clima de confiança são, entre outros, o equilíbrio das contas públicas, o desenvolvimento do mercado interno, uma boa coordenação das políticas económicas dos Estados-Membros e a política económica e monetária. Muito tem sido feito, muito terá ainda que ser desenvolvido.

A criação de emprego deve ser reclamada por muitas razões. Desde logo, porque é o desemprego que desencoraja, que faz com que se deixe de acreditar em si próprio e nos outros e é, seguramente, o desemprego o maior factor de exclusão social. A criação de emprego é a única forma de não desperdiçar nos jovens europeus, nem oportunidades, nem talentos.

Mas, no caso da Europa, a criação de emprego é ainda necessária por outras razões, a mais importante das quais tem a ver com a sustentabilidade financeira dos sistemas de protecção social. É que não será possível, a prazo, manter os sistemas que temos e que herdámos, se não formos capazes de criar mais emprego - esta é uma verdade inquestionável que obriga a reformas em muitos domínios dos sistemas económicos sociais dos diferentes Estados-Membros. E essas reformas são necessárias, não por qualquer tipo de compromisso com teses liberalizantes que apenas vêem no mercado a solução para todos os males. Essas reformas são urgentes, são necessárias e justificam-se precisamente em nome dos valores que estão na base do projecto da construção europeia que quer ajudar a manter e a deixar aos vindouros.

A capacidade de resposta dos mercados de trabalho europeus aos desafios da globalização, da revolução tecnológica e do envelhecimento demográfico, apesar de ser muito positivo o que foi feito nestes últimos dois anos, continua a ser uma questão crítica.

 
  
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  Stephen Hughes (PSE). – Mr President, we cannot afford to be complacent that the unemployment rate is currently reduced. The Lisbon Strategy calls for both more and better quality jobs. Currently, the concept of ‘flexicurity’ is seen as a threat by many millions of our fellow citizens. It means for them and their families ever-greater insecurity. The Commission’s proposal on the employment guidelines notes this, saying: ‘a more comprehensive approach is necessary, better combining flexibility and security’. That is often repeated, but in reality things are getting worse, not better.

In its Green Paper on modernising labour law, the Commission highlights some of the issues ‘through non-standard contracts, businesses seek to remain competitive in the global economy by avoiding the cost of compliance with employment protection, notice periods and the cost of social security contributions’. That does not sound to me like the path toward competing through quality and high added value in a globalised world.

The Commission also notes that fixed-term, part-time, on-call and zero-hour contracts, contracts for workers from temporary employment agencies, freelance contracts, etc. have become an established feature of European labour markets. It notes that they are on the increase, up 4% between 2001 and 2005, and show that a significant minority, round about 16%, remain trapped in a succession of short-term low-quality jobs, with inadequate social protection.

Thankfully, we now have directives covering part-time and fixed-term contract workers. But those initiatives date from a time when the Commission still believed it had a role to play in establishing minimum standards, when it believed in using the legal bases available to it. But what about those other proliferating forms of insecure, low-paid, low-quality, atypical jobs? The best the Commission can do nowadays is to ask a series of rhetorical questions in its Green Paper on how to rebalance ‘flexicurity’.

Well, maybe it is time the Commission returned to a social agenda with legislative content; a signal is desperately needed to the Member States.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). – Mr President, this is an important debate on two very important reports, but it is an issue which the House has been covering both earlier today and indeed yesterday.

Earlier today we voted through by a large majority a resolution in relation to the Lisbon Strategy regarding the Spring Council. It covered growth, employment, competitiveness; it was an important statement of what needed to be done and how to get here.

Yesterday there were other important statements. Commission President Barroso reminded us that EU institutions had to focus on citizens’ priorities; that we cannot build tomorrow’s Europe with yesterday’s tools; that we needed change. Chancellor Merkel, on behalf of the Council Presidency, said to loud applause that we needed less bureaucracy, not more; that better and simplified regulation was the direction to follow; and she urged the Parliament to back this process.

With our resolution today we have formally given this backing. But I do wish that this might mean that here, across all political groups and indeed within political groups, the old argument that we can either have more competitiveness or more social justice could be seen as an old argument. The reality is that they are two sides of the same coin. The biggest social injustice of all, as several colleagues have mentioned, is that which is inflicted on those millions still unemployed who want to work but cannot find a job. This is not just their problem, it is our shame.

MEPs should no longer be seen in two camps, either on the side of employers or on the side of employees. Let us please all agree to be in the same camp on the side of employment – of more jobs. That remains the priority of all our citizens. So let us not just give the Council Presidency and the Commission our backing for their agenda, let us make it our job to work together to deliver it.

 
  
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  Donata Gottardi (PSE). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, questa relazione segna una pagina felice del Parlamento europeo per molte ragioni. Innanzi tutto, perché l'intreccio inscindibile tra economico, sociale e ambientale, come è già stato detto, passa dal livello delle affermazioni rituali e si manifesta nel concreto. Basta confrontare il titolo con i contenuti per apprezzare la svolta. In questa relazione è detto con chiarezza quanto da tempo figura nelle prospettive delle istituzioni comunitarie. Gli indirizzi delle politiche economiche devono integrare la dimensione sociale e quella ambientale, nel senso che queste ne sono il tratto fondamentale. Non si tratta solo di combinare al meglio tre aree equivalenti, ma di essere consapevoli che lo sviluppo economico si basa sulla coesione sociale e sull'allarme ambientale.

In secondo luogo, perché la competitività chiede compatibilità, occorrono interventi in settori precisi, come ricerca e sviluppo, energia e ambiente, e obiettivi a loro volta precisi nella creazione di piena e buona occupazione, di garanzia e di dignità e sicurezza alle persone che lavorano, attenzione alle esigenze di flessibilità dei due lati del rapporto di lavoro, con strumenti non solo di conciliazione ma anche di ridistribuzione dei ruoli.

E ancora, perché il metodo di coordinamento può fornire risultati utili, indicando e scambiando non solo le buone prassi ma anche gli ostacoli, le difficoltà e i risultati negativi. Occorre sempre grande attenzione nel percorrere le vie dell'armonizzazione dovendo tener conto di contesti e ordinamenti che, pur simili, mantengono le proprie specificità. Ma conoscere non solo la proposta ma anche la procedura di attuazione e l'impatto che si è realizzato, agevola l'azione di tutti a livello europeo e a livello nazionale e territoriale.

Infine, perché le decisioni degli Stati devono seguire a loro volta un approccio orizzontale integrato e la predisposizione dei piani e le priorità devono trovare corrispondenza nei bilanci nazionali.

 
  
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  José Manuel García-Margallo y Marfil (PPE-DE). – Ha empezado su intervención la representante del Grupo Liberal, la señora in 't Veld, diciendo que el informe del señor Bullmann era un buen informe, como lo habían sido los informes anteriores en materia de grandes orientaciones económicas, pero que estas buenas letras no se habían traducido en una acción concreta, que no hemos sido nunca capaces de pasar de las musas al teatro.

Yo, en el poco tiempo que tengo, me voy a centrar en las reformas institucionales. Se ha abierto un período de reflexión sobre el Tratado Constitucional que está a punto de cerrarse, en el que ha opinado prácticamente todo el mundo. La señora Merkel nos propone una hoja de ruta; la candidata socialista Ségolène Royal, cuestionarse el papel del Banco Central; el candidato presidencial Sarkozy, las reformas que hay que introducir para que el Tratado sea viable. Aquí habla todo el mundo de este tema menos nosotros.

Sé que el señor Almunia considera que el gran Tratado económico fue Maastricht, y posiblemente es verdad, pero en términos marxistas, Maastricht lo que hizo fue cambiar las estructuras económicas.

Ahora nos tocaría a nosotros cambiar las superestructuras políticas, adecuar la arquitectura institucional a esos cambios. Yo le propondría la complicidad del Parlamento para que haga unas hojas, muy pocas, sobre qué es lo que el Comisario, desde su atalaya, considera que debe introducirse en el Tratado Constitucional. Se hizo un ejercicio de este tipo en el Grupo VI en la Convención Europea que fracasó, pero el listado sigue estando vigente. ¿Qué opinamos sobre qué debe hacerse en el listado de los objetivos económicos de la Unión? ¿Cómo creemos o hasta dónde creemos que se debe extender el procedimiento de codecisión en materia de políticas económicas? ¿Qué hacer con el derecho de avocación en el procedimiento Lamfalussy? ¿Cómo asegurar un control democrático del Banco Central Europeo sin menoscabar su independencia? ¿Qué hacer con el gobierno económico (esta mañana el Presidente italiano, señor Napolitano, ha hecho referencia a la necesidad de una mayor coordinación económica)? ¿Qué ha de hacer el Presidente del Consejo? Pero aquí seguimos sin decir nada.

En materia de fiscalidad, y termino, bastaría que llevásemos al Tratado lo que ya ha dicho la jurisprudencia, una definición única al domicilio fiscal, un convenio de doble imposición, la aplicación del principio de no discriminación, y no sigo porque estoy fuera de tiempo.

Lo que propongo, señor Almunia, es que haga usted unas hojas, esas hojitas, las traiga a ese diálogo que aprobamos en las anteriores grandes orientaciones económicas y nos pongamos de acuerdo para unir nuestras voces y hacer propuestas constructivas en esta reforma del Tratado Constitucional, porque mañana será demasiado tarde.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE). – Herr Präsident, meine sehr geehrten Damen und Herren! Die Grundzüge der Wirtschaftspolitik sind sozusagen unser moralischer bzw. ordnungspolitischer Rahmen an die Mitgliedstaaten, weil die Wirtschaftspolitik Sache der Mitgliedstaaten ist, wir aber gesamteuropäische Ziele verfolgen. Dieses Spannungsverhältnis bestimmt alle Debatten. Derjenige, der sich nicht an die wirtschaftspolitischen Grundzüge hält, der unterläuft und gefährdet die europapolitischen Ziele der Wirtschaftspolitik.

Zweitens: Wir verzeichnen eine erfreuliche wirtschaftspolitische Entwicklung, und diese erfreuliche Entwicklung schafft uns den Spielraum, mit etwas Rückenwind die politischen Ziele und notwendigen Reformmaßnahmen aktiver, mutiger und offensiver anzugehen, als wenn die Konjunktur nicht anspringt.

Drittens: Es gibt keinen Widerspruch zwischen der Aufgabe, den Binnenmarkt zu nutzen, die Lissabon-Ziele zu verfolgen, den Stabilitäts- und Wachstumspakt einzuhalten und die Herausforderung der Konsequenzen der demografischen Entwicklung anzugehen, sondern alle diese Maßnahmen müssen getroffen werden, wenn wir die wirtschaftspolitischen Grundzüge der Europäischen Union und ihre Ziele verwirklichen wollen.

Daher sage ich auch, dass nicht stimmt, was in Wahlkämpfen oft verbreitet wird: nicht die Unabhängigkeit der Europäischen Zentralbank — wie man es in Frankreich hält —, nicht die Ziele der Europäischen Union sind die Ursache für die nationalen Probleme, sondern die Nichtverfolgung dieser Ziele schafft nationale Wachstums- und Beschäftigungsprobleme.

Meine Damen und Herren! Nützen wir die Zeit, um unsere Ziele und unsere politischen Reformbeschlüsse aktiver anzugehen. Reformieren wir die sozialen Sicherungssysteme, damit wir die Herausforderung der Globalisierung bewältigen können. Machen wir die Energieoptimierung und die Stärkung der Innovation der Klein- und Mittelbetriebe zu dem Modell des Europäischen Wirtschaftsraums, und verbessern wir — sparen wir, damit wir uns den Spielraum für die notwendigen Investitionen erarbeiten — die Strukturen der Wirtschaftspolitik, damit wir zukunftsfähiger im globalen Wettbewerb werden.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Präsident, sehr geehrter Herr Kommissar, liebe Kolleginnen und Kollegen! Erst einmal meinen herzlichen Dank für die spannende Debatte. Natürlich sind die Daten, die in verschiedenen Bereichen als positiv gemeldet werden, zu würdigen. Aber wir dürfen uns nicht auf diesen Daten ausruhen, weitere Anstrengungen sind notwendig.

Auch sind verschiedene Argumente dafür angeführt worden, wie die Europäische Union beispielsweise in der Frage Beschäftigungspolitik und Wirtschaftspolitik – konzentriert auf den Lissabon Prozess – dasteht. Es war auch wichtig zu sagen, dass Wettbewerb und Beschäftigung in Göteborg durch Nachhaltigkeit ergänzt worden ist. In wenigen Tagen wird der Frühjahrs-Rat stattfinden, wo ein Thema angesprochen wird, das in den Bereich Beschäftigung hineinspielt, nämlich die Frage Energie.

Einerseits die Energie als Kostenträger, andererseits aber auch die Frage, wie wir in Zukunft mit der Energie umgehen. Können wir alternative Formen finden? Wie können wir in diesem Bereich neue Felder erschließen? Denn es ist ja keine Erfindung der einen oder anderen Partei, sondern es ist klar geworden, dass die Förderung der erneuerbaren Energieformen einen wichtigen Aspekt darstellt.

Genauso wichtig ist es – das möchte ich für die Präsidentschaft erklären, und der Präsident im Bereich Arbeit und Soziales, Franz Müntefering, hat ja erst letzte Woche in Nürnberg in Bayern ein Treffen über diese Frage organisiert –, wie dieses Europa sich weiterhin sozial aufstellen kann. Welchen Herausforderungen muss man begegnen? Wie kann man Europa nicht als Gefahr, sondern vielmehr als Antwort auf die Herausforderung der Globalisierung und die Frage des Erhalts des Sozialsystems sehen?

Das sind sehr wichtige Punkte, die wir auch in der G-8 weiterverfolgen werden. Ich habe ja schon in Aussicht gestellt, dass wir in Bezug auf den Dialog, auf die Troika, aber auch auf die Fragen, wie wir, Kommission, Rat und Parlament, miteinander umgehen, damit wir da in einem engem Kontakt stehen, dieselben Ziele anstreben.

 
  
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  Joaquín Almunia, Miembro de la Comisión. Quiero empezar reiterando mi agradecimiento a los dos ponentes y a todos quienes han intervenido en la elaboración de estos informes y en el debate de esta tarde —que creo que ha sido extraordinariamente ilustrativo— sobre la situación en la que nos encontramos y los desafíos a los que tenemos que hacer frente.

La situación —yendo a una forma de expresarse del castellano, pero que creo que tiene traducción a algunos de los pocos idiomas que conozco de otros países Estados de la Unión— se puede definir, por el lado optimista como una botella medio llena, y por el lado, si no pesimista al menos el lado que pone el énfasis en aquello que hay que hacer, como una botella medio vacía.

Me decían algunos de ustedes al empezar el debate: el crecimiento que estamos teniendo ¿es cíclico o tiene también componentes estructurales? La mejora en el empleo ¿será temporal sólo mientras dure la expansión económica o es verdad que estamos consiguiendo una mejor combinación entre eficacia económica, más empleo y mayor cohesión social? Yo creo que hay algo de las dos cosas, hay algo de los dos elementos.

Creo que las reformas estructurales que se han realizado en los años anteriores, junto con la disciplina presupuestaria y las políticas macroeconómicas, la mezcla de políticas macroeconómicas seguida desde el lanzamiento de la tercera fase de la Unión Económica y Monetaria, están empezando a dar frutos. Creo que es bueno que los ciudadanos europeos sepan que esos frutos se están empezando a recoger, que el crecimiento económico cercano al 3%, que los dos millones de empleos creados el año anterior, que los doce millones de empleos creados en la zona del euro desde el 1 de enero de 1999, que los muy buenos resultados económicos de la inmensa mayoría de los nuevos Estados miembros, que la mayor confianza de los consumidores, que el aumento de la inversión tienen que ver con esfuerzos y con decisiones que se han ido adoptando en los últimos años. No es fruto de la casualidad, porque si no ¿cómo vamos a ser creídos y cómo vamos a recibir apoyo cuando les decimos a esos mismos ciudadanos: «mire, es que tenemos que seguir haciendo cosas»?

Es que tenemos que seguir mejorando el funcionamiento de los mercados de productos de bienes y servicios; es que tenemos que seguir integrando los sistemas financieros en Europa; es que tenemos que seguir mejorando la calidad de la regulación para crear un entorno favorable para los pequeños y medianos empresarios a fin de que puedan competir sin una carga administrativa, sin una serie de trabas que les impiden salir adelante; es que tenemos que dar buenos argumentos para pedir a los trabajadores que se prosiga la mejora en el funcionamiento de los mercados de trabajo. Sólo si seguimos haciendo ese esfuerzo, vamos a poder ofrecer de verdad empleos de buena calidad, futuro para las próximas generaciones, una combinación entre políticas medioambientales que luchen contra el cambio climático y políticas energéticas que sean capaces de mejorar nuestra competitividad. Sólo así podremos ofrecer ese resultado.

Por lo tanto, las reformas de la Estrategia de Lisboa, que hay que seguir llevando a cabo, son una llamada al esfuerzo y a la responsabilidad de las Instituciones europeas y de los Estados miembros, de las instituciones públicas y del sector público, y de los ciudadanos y de las empresas del sector privado, pero son también una llamada que se basa en algunos pasos adelante que estamos dando ya y que deben ser puestos de manifiesto.

No se puede, creo yo, Señorías, hacer política desde las Instituciones europeas con pesimismo y con la sensación de que el futuro será peor que el pasado, porque de esa forma, si ése es el único mensaje que se lanza desde las Instituciones europeas, los ciudadanos dirán que para qué quieren a Europa. Y Europa es el mejor instrumento que tenemos en el siglo XXI para hacer compatible, como se dijo en la Estrategia de Lisboa desde el principio, el dinamismo económico, la cohesión social y la solidaridad con las generaciones futuras en términos de sostenibilidad, con las poblaciones mayores, con el medio ambiente y con las siguientes generaciones.

Y una última palabra sobre dos aspectos que han salido en el debate. Primero, la coordinación de políticas económicas. Si no recuerdo mal, en la Declaración de Messina de 1955 —ahora que hablamos de Declaraciones de Berlín como algo similar a la Declaración de Messina— en aquel año se hablaba ya de la necesidad de coordinar políticas económicas, pero para esto, señor García-Margallo, no hace falta que usted dé un mandato a un humilde Comisario para convertirse en la siguiente Convención europea. Para eso lo que hay que hacer es discutir a fondo los programas de estabilidad y de convergencia, como lo está haciendo en este momento la Comisión y el Consejo Ecofin. Para eso lo que hay que hacer es discutir a fondo la aplicación de los programas nacionales de reforma de Lisboa y la Estrategia comunitaria de Lisboa, como lo va a hacer el Consejo Europeo de primavera, discutir cómo elaborar una política energética común compatible con una estrategia medioambiental europea ambiciosa. Para eso hace falta seguir integrando los servicios financieros, continuar mejorando nuestro mercado interior, que sigue siendo, como han dicho algunos de ustedes, una excelente baza para que Europa afronte la globalización con optimismo. Para eso hace falta —y esto es una tarea que, visto cómo está el mundo, incumbe más al nivel nacional que a las directivas europeas— mejorar el funcionamiento de los mercados de trabajo, combinando flexibilidad y seguridad, porque si no hay seguridad para los trabajadores, no habrá flexibilidad en el empleo, y si no hay flexibilidad en las empresas, no habrá empleo para los trabajadores.

Ése es el mensaje yo creo, Señorías, que sale de este debate y con el cual la Comisión se siente perfectamente en sintonía.

 
  
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  El Presidente. Gracias, señor Comisario. Queda cerrado el debate conjunto de estos dos informes.

La votación tendrá lugar mañana a las 12.00 horas.

Declaraciones por escrito (artículo 142 del Reglamento)

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE), in writing. Within the framework of the recent socio-economic developments in the Union and even if unemployment figures seem to decrease, genuine and thorough attention should still be given to social cohesion in the Union as a whole. As a matter of fact, despite the increase in employment data, poverty is still growing in the eurozone and part of the jobs that are created are unfortunately of a precarious nature. Quality and secure employment should go along with economic growth through the achievement of the Lisbon Strategy objectives. With the increasing disparities between the growth rates of the Member States and the relatively low growth rates of certain large Member States, significant efforts are needed in order to enable the Union to face the new challenges of an ageing population and growing competition as a result of globalisation.

The Bullmann report, by focusing on the role of SMEs, research and development, the environment and the energy sector, aims clearly at creating greater coherence in the policy-making processes and the economic governance of the Union while attempting to develop a genuinely effective and inclusive European labour market. I therefore support the line adopted by the rapporteur.

 
  
  

IN THE CHAIR: DIANA WALLIS
Vice-President

 

12. Klausimų valanda (klausimai Tarybai)
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  President. The next item is Council Question Time (B6-0003/2007).

The following questions are addressed to the Council.

The first question is by Mr Guerreiro, who this afternoon is represented by Mrs Figueiredo.

 
  
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  President. Question No 1 by Pedro Guerreiro (H-0070/07)

Subject: Revision of the statute and objectives of the European Central Bank

Is the Council currently examining any kind of analysis or proposals with a view to considering, during the next presidency, the urgent need to review the role of the European Central Bank, especially with regard to the revision of its objectives, in order to give priority to employment and sustained economic growth, while also re-examining its decision-making processes and powers, which should not be beyond the reach of the options of the Member States' governments and parliaments?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Frau Präsidentin! Ich kann dem Fragesteller wie folgt antworten: Die Ziele des Europäischen Zentralbankensystems sind in Artikel 105 des EG-Vertrags geregelt. Hauptzweck der Bestimmung ist die Wahrung der Preisstabilität. Aber abgesehen vom Ziel der Preisstabilität unterstützt das Europäische Zentralbankensystem die allgemeine Wirtschaftspolitik in der Gemeinschaft, um zur Erreichung der Gemeinschaftsziele gemäß Artikel 2 des EG-Vertrags beizutragen. Das Europäische Zentralbankensystem handelt im Einklang mit marktwirtschaftlichen Prinzipien und freiem Wettbewerb. Dazu gehört insbesondere die effektive Allokation von Ressourcen in Übereinstimmung mit den Prinzipien des EG-Vertrags. Die Bestimmungen von Artikel 107 Absatz 5 des EG-Vertrags können vom Rat mit qualifizierter Mehrheit ergänzt werden, und zwar mit qualifizierter Mehrheit auf Empfehlung der Europäischen Zentralbank und nach Anhörung der Kommission oder aber einstimmig auf Vorschlag der Kommission und nach Anhörung der Europäischen Zentralbank. In beiden Fällen ist die Zustimmung des Europäischen Parlaments notwendig. Da aber der eingangs erwähnte Artikel 105 EG-Vertrag nicht zu den in Artikel 107 Absatz 5 genannten Bestimmungen gehört, kann er nur über das allgemeine Vertragsänderungsverfahren von Artikel 48 EG-Vertrag geändert werden. Der Rat befasst sich derzeit nicht mit entsprechenden Vorschlägen.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), em substituição da autora. – Senhor Presidente do Conselho, como explica que o Banco Central Europeu continue a ameaçar com novos aumentos da taxa de juro, depois de quase as ter duplicado durante o último ano com graves consequências negativas para a economia, para as micro, pequenas e médias empresas e as famílias, designadamente nos países de economia mais frágil, como Portugal?

É esta a solidariedade comunitária e a coesão e económica e social que defendem? Então, porque não alterar os objectivos e o modo de funcionamento do Banco Central Europeu?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Wir haben bei der Einrichtung der Europäischen Zentralbank einen wichtigen Grundsatz festgelegt, und zwar die Unabhängigkeit der Zentralbank. Sie hat aufgrund verschiedener Indikatoren zu beurteilen, wie sie letztendlich den Geldmarkt regelt, auch in der Frage der Zinserhöhungen. Deshalb gibt es auch keine Möglichkeit, dass der Rat oder ein Mitgliedstaat Einfluss auf die Geldpolitik nimmt.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). – Europos centrinis bankas turi savo tvarios infliacijos rodiklį, kuris yra apie 2 procentai, artėjantis prie 2 procentų. Tačiau, taikant Mastrichto kriterijus, į tai neatsižvelgiama. Pagal Mastrichto kriterijus infliacijos rodiklis skaičiuojamas pagal visai kitą metodiką, niekaip nesikoreliuoja su Europos centrinio banko infliacijos rodikliu. Ar neatrodo, kad šitie rodikliai turėtų būti derinami, kad visiems būtų aišku, kokia gi yra tvari infliacija?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Frau Abgeordnete! Mir ist nicht bekannt, dass hier unterschiedliche Grundlagen für die Berechnung des Inflationssatzes herangezogen werden. Ich kann nur deutlich machen, dass es eine wichtige Aufgabe der Europäischen Zentralbank ist, auf Preisstabilität hinzuwirken, denn auch dies ist wichtig für ein Thema, das wir zuletzt hier im Plenum diskutiert haben, für die Frage der wirtschaftlichen Entwicklung.

 
  
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  President. Question No 2 by Manuel Medina Ortega (H-1054/06)

Subject: EU-Africa Ministerial Meeting

Can the Council assess the results of the recent EU-Africa Ministerial Meeting on migration held in Tripoli?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Die Ministerkonferenz Europa-Afrika vom 22./23. November 2006 in Tripolis war eine wichtige Veranstaltung, bei der erstmals alle Mitgliedstaaten der Europäischen Union und — ich unterstreiche das sehr deutlich — sämtliche afrikanische Staaten, also die Mitglieder der afrikanischen Union und Marokko, zusammenkamen, um Migrations- und Entwicklungsfragen zu erörtern. Ziel der Konferenz war es, in diesen Bereichen, die für beide Seiten von zentraler Bedeutung sind, die Zusammenarbeit im Geiste der Partnerschaft zu verstärken und auch gemeinsame Maßnahmen zu beschließen.

Zum Abschluss der Ministerkonferenz wurde eine politische Erklärung verabschiedet, in der eine Reihe von Bereichen aufgeführt wird, in denen Maßnahmen erforderlich sind, angefangen bei Entwicklungsfragen bis hin zu legalen Migrationsmöglichkeiten und zur Bekämpfung der illegalen Einwanderung. Zudem wurde ein Aktionsplan zur Bekämpfung des Menschenhandels, insbesondere des Handels mit Frauen und Kindern, beschlossen. Die Umsetzung dieser beiden Instrumente wird voraussichtlich in den kommenden Monaten beginnen.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE). – Como usted sabe, en este momento, la Comisión está haciendo una serie de propuestas para regular la inmigración legal, de acuerdo con los países de origen, sobre todo con los países africanos. Me gustaría saber si, en el contexto de esta Conferencia de Trípoli, el Consejo está en condiciones de apoyar las propuestas de la Comisión en este sentido.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Abgeordneter! Auf der Konferenz in Tripolis ist ein ganzes Maßnahmenbündel besprochen worden, da wir die Ansicht vertreten, dass nicht ein Vorschlag oder eine Lösung dazu führen wird, dass das Migrationsproblem gelöst wird, sondern dass es einer Reihe von Maßnahmen bedarf. Gesprochen wurde aber auch über die Frage der legalen Migration. Es wurden verschiedene Punkte in Bezug auf die Frage behandelt, inwieweit dieser Aspekt aufgegriffen werden kann. Es wurde aber genauso die Frage angesprochen, inwieweit beispielsweise Afrikaner und Afrikanerinnen, die in Europa – also aus ihrer Sicht in der Diaspora – leben, möglicherweise auch für eine bestimmte Zeit, in ihre Herkunftsländer zurückkehren können, um beim Aufbau des Bildungswesens und von Arbeitsplätzen mitzuhelfen. Es wurde auch darüber gesprochen, inwieweit beispielsweise Kosten, die bei Geldüberweisungen in diese Länder anfallen, gesenkt werden könnten. So kann es sein, dass – um ein Beispiel zu nennen – von 1 000 Euro, die in ein Land überwiesen werden sollen, nur 800 Euro ankommen, weil die Gebühren so hoch sind. Es wurde also ein ganzes Maßnahmenbündel mit den Staaten der Afrikanischen Union, einschließlich Marokko, diskutiert. Und es wird weiter besprochen, welche Möglichkeiten zwischen der Europäischen Union und den Staaten geschaffen werden können, um beispielsweise eine zeitweilige Beschäftigung in Europa zu ermöglichen.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). – Frau Präsidentin, Herr Ratspräsident! Ein Ziel dieser Konferenz war es ja wohl auch, darüber zu reden, wie die Auslösefaktoren von Migration reduziert werden können, d. h. entsprechende präventive Maßnahmen zu setzen. Es gibt gute Beispiele, wo dies sehr effektiv gelungen ist, wie etwa in der Demokratischen Republik Kongo, wo europäische Polizeieinheiten im Bereich der Justizausbildung und im Bereich Militär Hilfestellung geleistet haben, so dass rechtsstaatliche Strukturen entstanden sind, um mehr Stabilität zu erzeugen und wirtschaftliche Investitionen zu ermöglichen.

Ist man bereit, dieses Modell auch auf andere Staaten Afrikas auszuweiten, da wir ja wissen, dass die Migrationsströme nicht nur aus dem Norden Afrikas kommen, sondern auch aus Zentralafrika und aus dem Süden, wo gerade diese Instabilität zu verzeichnen ist?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Abgeordneter! Wir hatten bereits im Juli eine Konferenz, die allerdings nicht unter dem Titel „Afrikanische Union und EU“ lief, sondern eine Konferenz, die von Marokko, Spanien und Frankreich in Rabat initiiert wurde. Dort wurde die Route Westafrika angesprochen. Auf der Konferenz in Tripolis wurde aber klar, dass es auch noch eine andere afrikanische Route gibt, die Route von Ost nach West, auf die wir uns ebenfalls konzentrieren müssen.

Aber ich will auf Ihre konkrete Frage zurückkommen. In der Tat ist es so, dass es Beispiele gibt, wo etwas gelungen ist. Wichtig war es, in dieser Konferenz auch deutlich zu machen, dass die Ursachen auch dadurch bekämpft werden können, dass best governance herrscht, dass die Regierung eine Form wählt, in der ihre Bürgerinnen und Bürger möglicherweise auch an den Rohstoffen, die gefördert und verkauft werden, und im Zusammenhang mit der Frage der Ausbildung beteiligt werden.

Es ist auch die Verpflichtung der Europäischen Union – der Mitgliedstaaten – deutlich gemacht worden, im Bereich der Verwaltung, des Polizei- und Justizwesens, wo dies gewünscht wird, Unterstützung anzubieten. Vor einigen Jahren haben wir in Europa im Zuge verschiedener Diskussionen von best practices gesprochen haben – also zu sehen, was der Nachbar macht, was sich positiv entwickelt – dieses Konzept lässt sich sicherlich auch auf bestimmte Länder in Afrika übertragen. Dieser Gesamtansatz wurde diskutiert, und es hängt jetzt von uns ab, wie wir in den verschiedenen Feldern aktiv werden, wobei ich sagen muss, dass nicht in jedem Fall jeder Schritt notwendig ist, da es ja auch Länder gibt, die aufgrund innerer Entwicklungen bereits sehr große Fortschritte gemacht haben. Aber die solidarische Unterstützung seitens der Europäischen Union ist hier in Aussicht gestellt worden.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). – Pirmininke, nuo nelegalios migracijos iš Afrikos labiausiai kenčia Malta. Ir keletas valstybių, tarp jų ir mano šalis, solidarumo su Malta vardan pakvietė nelegalius migrantus atvykti į savo šalis, tuo pačiu juos legalizuodama. Kokia būtų ministro nuomonė, ar tai duos teigiamą rezultatą, ar atvirkštinį poveikį nelegaliai migracijai?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Wichtig ist – und das hat der Kollege vorhin erwähnt –, dass wir die Ursachen dieser Migration ansprechen. Hier müssen wir Lösungen finden. Es wird aus unterschiedlichen Gründen immer Migration geben, aber der Grund, warum es in vielen Regionen zu Migration gekommen ist, ist die Perspektivlosigkeit in diesen Ländern. Deshalb ist der erste Punkt, die Ursachen, die Anlass für Migration sind, in diesen Ländern zu beseitigen. Daneben gibt es verschiedene andere Bereiche, die vorhin erwähnt worden sind, wie die Frage, wie man die Menschen, die für eine bestimmte Zeit in Europa arbeiten wollen, legalisieren kann und wie sie ihre Arbeit aufnehmen können. Schließlich muss überprüft werden, wie Menschen, die hier Arbeit bzw. ihre wirtschaftliche Existenz suchen, integriert werden können. Der wichtigste Punkt aber ist der erste Ansatz, nämlich dass die Flucht aufgrund von wirtschaftlichen Zwängen, möglicherweise auch aufgrund von Verstößen gegen die Menschenrechte verhindert wird.

 
  
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  President. Question No 3 by Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-1056/06)

Subject: Demographic developments in Europe

In the light of the demographic changes in Europe and the growing interest expressed by the European Union in resolving the demographic problem, will the German Presidency say whether it intends to draw up a European Pact on the quality of family life, along the lines of the European Youth Pact (22-23 March 2005) and the European Gender Equality Pact (23-24 March 2006)?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Der demographische Wandel in Europa betrifft alle Mitgliedstaaten der Europäischen Union. Ein wesentliches Kennzeichen sind die europaweit niedrigen oder auch sinkenden Geburtenraten. Die sich ändernde Völkerzusammensetzung erfordert im Sinne einer längerfristigen Strategie umfassende Strukturveränderungen, um den sozialen Zusammenhalt der Generationen und die Wettbewerbsfähigkeit der europäischen Wirtschaft zu bewahren.

Die Europäische Kommission stellt in ihrer Mitteilung „Die demographische Zukunft Europas — von der Herausforderung zur Chance“ vom 12. Oktober letzten Jahres fest, dass es in der Geschichte Europas noch nie Wirtschaftswachstum ohne Bevölkerungswachstum gegeben hat. Vor diesem Hintergrund kommt der Bewältigung der demographischen Herausforderung im Kontext der erneuerten Lissabon-Strategie für Wachstum und Beschäftigung besondere Bedeutung zu.

Die deutsche Ratspräsidentschaft setzt hierbei einen Schwerpunkt auf die Frage, wie durch eine familienfreundliche Politik Frauen und Männer in die Lage versetzt werden, ihre tatsächlich vorhandenen Kinderwünsche zu realisieren. Die Erfahrungen aus einer Reihe von Mitgliedstaaten haben gezeigt, dass politische Maßnahmen gleichzeitig erforderlich und möglich sind. Eine europäische Allianz für Familien sollte als Plattform des Meinungs- und Erfahrungsaustauschs zwischen den Mitgliedstaaten dienen, in deren Zuständigkeit zentrale Aufgaben bei der Bewältigung des demographischen Wandels fallen.

Diese Allianz sollte daneben auch Sozialpartner, die Zivilgesellschaft, Wissenschaft und Unternehmen aktiv einbeziehen. Zentrales Ziel der Allianz sollte sein, die Mitgliedstaaten durch diesen nachhaltigen Austausch zu unterstützen. Neben dem politischen Startsignal sollen noch unter deutscher Präsidentschaft erste konkrete Maßnahmen zur Verwirklichung der Allianz eingeleitet werden. Dabei sollen vorhandene Ressourcen genutzt und soll an bestehende Strukturen angeknüpft werden; insbesondere die von der Kommission in ihrer Mitteilung angestoßenen Demographieforen sind hierbei wesentliche Bezugspunkte.

Die Europäische Kommission hat bereits eine hochrangige Expertengruppe zum Themenfeld Demografie und Familie eingerichtet. Mit den umfassenden Initiativen auf europäischer Ebene zur Förderung der Gleichstellung von Frauen und Männern, insbesondere mit dem Europäischen Pakt für die Gleichstellung und dem Fahrplan der Kommission für die Gleichstellung von Frauen und Männern (2006-2010) steht die Allianz in einem komplementären Verhältnis.

Nur eine verbesserte Vereinbarkeit von Familie und Berufsleben ermöglicht es Frauen und Männern, sich für mehr Kinder zu entscheiden, ohne ihre Berufslaufbahn aufzugeben. Die Mitgliedstaaten müssen gemeinsam mit den Sozialpartnern und einzelnen Unternehmen auf den Abbau von Lohnungleichheit und eine Unterstützung von Eltern in der frühen Erziehungsphase hinwirken.

Eine bessere Vereinbarkeit von Familie und Berufsleben ist schließlich auch ein Kernziel des Europäischen Pakts für die Jugend, um jungen Menschen Zugänge zu beruflicher und sozialer Integration zu eröffnen.

 
  
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  Μαρία Παναγιωτοπούλου-Κασσιώτου (PPE-DE). – Κύριε εκπρόσωπε του Συμβουλίου, σας ευχαριστώ για την απάντησή σας.

Θα ήθελα ωστόσο να με πληροφορήσετε, σε ό,τι αφορά το Σύμφωνο για τη Νεότητα, ποιές ειδικότερες δράσεις σκέφτεστε να εφαρμόσετε. Δεδομένου ότι η πολιτική που αφορά την οικογένεια είναι εθνική πολιτική και ότι, συνεπώς, κάθε κράτος μέλος έχει τη δική του πολιτική, ποιά κοινά μέτρα μπορείτε να προβλέψετε ώστε να εφαρμόσετε αυτήν την πρόθεσή σας να βοηθήσετε τις οικογένειες;

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Wir haben ja vorhin in der Diskussion über die Beschäftigungsfrage gesprochen und darüber, dass in den Ländern unterschiedliche Strukturen und Entwicklungen vorhanden sind. Es gibt Schnittmengen, wo wir in verschiedenen Mitgliedstaaten die gleichen Entwicklungen verzeichnen. Auch hier geht es in erster Linie um eine Bestandsaufnahme und darum, welche konkreten Antworten wir finden.

Ich habe eben in meiner Antwort verschiedene Bereiche angesprochen, die wir entwickeln wollen, um dieses Thema noch mehr in den Vordergrund zu rücken. In Bezug auf die Jugendlichen darf ich sagen, dass es hier verschiedene Bereiche gibt. Im Jahr der Chancengleichheit stellt sich die Frage: Wie können Jugendliche einen Ausbildungs- oder Arbeitsplatz finden? Wo bestehen Nachteile in der Gesellschaft, beispielsweise für junge Menschen mit Migrantenhintergrund? Das sind alles Themen, die wir im Zuge verschiedener Konferenzen in diesem Jahr besprechen wollen.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE). – Frau Präsidentin, Herr Ratspräsident! Wenn wir eine vernünftige demografische Entwicklung in Europa wollen, müssen wir auf jeden Fall unsere noch immer vorhandenen, ideologisch verkorksten und scheinheiligen Scheuklappen fallen lassen und dürfen nicht von einem Lebensmodell träumen, das es vielleicht vor 200 Jahren gegeben hat. Es gibt nicht nur die traditionelle Familie, sondern auch andere Lebensmodelle, in denen Kinder zur Welt kommen. Wir erleben in der Europäischen Union, in Frankreich, dass die demographische Entwicklung funktioniert, weil es genügend und billige Kinderbetreuungsplätze gibt. Es würde mich interessieren, was Sie in dieser Richtung vorhaben.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Abgeordneter! Vielen Dank für Ihre Zusatzfrage. Auch hier können wir den Faden aus früheren Diskussionen auf Frühjahrsgipfeln aufnehmen, in denen die Frage angesprochen wurde, Investitionen in den Mitgliedstaaten auszulösen, um die Vereinbarkeit von Familie und Beruf zu ermöglichen. Hier sind sicherlich verschiedene Aspekte zu prüfen. Ein wesentlicher Punkt war jedoch, dass man Frankreich und andere Mitgliedstaaten herausgegriffen hat, wo es gewisse Erfolge gibt. Ich komme aus einem Land, wo auch ein Defizit festzustellen ist, wo man aber versucht, diese Dinge zu lösen. Es ist wichtig, nicht zentral eine Lösung anzubieten, sondern sich vom Grundsatz leiten zu lassen: Schauen wir zum Nachbarn, der etwas Gutes gemacht hat. Wie können wir das in unseren Mitgliedstaaten entsprechend umsetzen? Dann kommen wir zu einem anderen Ergebnis, als wir es derzeit noch haben.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE). – Meine Frage betrifft die gemeinsamen Maßnahmen, die uns helfen könnten. Wie würden Sie den Vorschlag einschätzen, dass während der deutschen Präsidentschaft die besten Beispiele in Europa ausgesucht und empfohlen würden — natürlich zusammen mit der Europäischen Kommission. Sie haben Frankreich erwähnt, aber es gibt auch andere gute Beispiele. Für die neuen Mitgliedstaaten wäre dies besonders wichtig.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Ich nehme den Vorschlag gerne noch einmal auf. Es ist eine wichtige Anregung, die positiven Dinge, die sich in der Europäischen Union entwickeln und die zu positiven Ergebnissen geführt haben, nicht sozusagen im Stillen zu lassen, sondern herauszufinden, ob sie nicht auch für das eigene Land passen würden, weil ähnliche Strukturen bestehen. Diese Anregung nehme ich auch gerne mit nach Hause zu unserer Bundesministerin, Frau von der Leyen, die ja zurzeit Ratspräsidentin für die Bereiche Familie, Frauen, Jugend und Senioren ist.

 
  
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  President. Thank you, Minister. I have received requests for further supplementaries on this point, but unfortunately we have to take into account time, political balance and who has already spoken, so I am sorry to disappoint.

 
  
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  President. Question No 4 by Sarah Ludford (H-1058/06)

Subject: Roma rights

What priority is the Council giving in this European Year of Equal Opportunities for All to addressing urgently the EU's main human rights crisis, which is the discrimination, harassment and violence suffered by its 8 million Roma citizens (and double that in wider Europe), including an alarming increase in forced evictions and a torrent of abuse and prejudice?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Der Beschluss, das Jahr 2007 zum Europäischen Jahr der Chancengleichheit für alle zu erklären, wurde vom Europäischen Parlament und vom Rat im Jahr 2006 angenommen. Der Rat war sich einig, dass mit den verschiedenen auf europäischer und einzelstaatlicher Ebene durchzuführenden Maßnahmen alle in Artikel 13 des Vertrages genannten Diskriminierungsgründe erfasst und in ausgewogener Weise unter Einbeziehung aller betroffenen Kreise thematisiert werden sollten.

In den Verhandlungen mit dem Europäischen Parlament hat sich der Rat damit einverstanden erklärt, dass die Roma-Bevölkerung im Beschluss über das Europäische Jahr der Chancengleichheit ausdrücklich erwähnt wird. Der Text enthält eine Erwägung, in der auf die Lage der Roma in Europa eingegangen wird und in dem das Europäische Parlament auf die weite Verbreitung der Romafeindlichkeit und auf ihre diskriminierende Auswirkung auf die Chancen im Bereich Beschäftigung, Bildung und soziale Dienste für die am meisten benachteiligte ethnische Minderheitengruppe in der Europäischen Union hinweist.

Allerdings ist zu bedenken, dass die Arbeit im Rahmen des Europäischen Jahres der Chancengleichheit 2007 auf den Grundsätzen der Eigenverantwortung und der Subsidiarität basiert. Jeder Mitgliedstaat ist daher für die Maßnahmen, die er in den kommenden Monaten durchführt, selbst verantwortlich.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE). – Minister, one problem is that evictions and segregation are often condoned or even instigated by local or regional government, and central governments have not been effective in challenging them. Will the Presidency encourage all Member States to do so?

Secondly, I am not really happy with your reference to subsidiarity. Anti-discrimination legislation is not sufficient to tackle systemic discrimination. There needs to be positive action and proactive measures. In some Member States, public authorities have a positive duty to promote equality. Surely you can encourage all Member States to do that through a process of peer review.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Verehrte Kollegin! Im Zusammenhang mit der Subsidiarität ist es in der Tat so, dass die Mitgliedstaaten verantwortlich sind. Im Rahmen der großen Zahl von Fortschrittsberichten, die im Zuge des Beitritts der osteuropäischen Mitgliedstaaten verfasst wurden, ist in vielfacher Weise auch auf die Frage der Minderheiten eingegangen worden und insbesondere auf die Situation der Roma in allen Aspekten. Es ist immer wieder wichtig, das auch entsprechend im Auge zu behalten. Andererseits gibt es aber auch Möglichkeiten, die Integration der Roma-Bevölkerung im Rahmen von Programmen zu fördern, auch unter Beteiligung der Weltbank. Ich glaube, dass es ein Thema ist, das nicht nur von dem jeweiligen Mitgliedstaat gelöst werden kann, sondern dass auch die Unterstützung anderer notwendig ist, um die Integration dieser Bevölkerungsteile zu erreichen.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE). – Herr Minister, ich habe zu diesem Thema eine Frage. Wir sind uns darüber einig, dass Nichtdiskriminierung eine Frage der Zeit ist. In meinem Heimatland gibt es derzeit etwa Bemühungen von Behörden, die nicht auf staatlicher, sondern auf niedrigerer Ebene agieren, Bettelverbote auszusprechen. Sie glauben, damit Lösungen anbieten zu können, damit zumindest gewisse Phänomene nicht auftreten. Meiner Auffassung nach ist das nicht der richtige Weg. Was denkt der Rat darüber?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Abgeordneter! All die Maßnahmen, die vor Ort ergriffen werden, fallen in die Zuständigkeit des Mitgliedstaats. Es gibt keine Möglichkeiten für den Rat, hier irgendwelche Vorgaben zu machen. In bestimmten Bereichen, beispielsweise was die Antidiskriminierungsrichtlinie angeht, kann man sicherlich gewisse Maßnahmen treffen, aber dies ist letztendlich eine Entscheidung des Mitgliedstaates und keine Aufgabe, die von europäischer Seite beurteilt werden kann.

 
  
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  President. Question No 5 by Claude Moraes (H-1061/06)

Subject: Environmental emissions trading scheme

What is the view of the Council on current progress in achieving the aims of the European emissions trading scheme? Are Member States making genuine progress in cutting carbon emissions?

What measures will the current Presidency take to encourage action by Member States?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Das Emissionshandelssystem der Europäischen Union ist eines der wichtigsten politischen Instrumente, das der Europäischen Gemeinschaft und ihren Mitgliedstaaten zur möglichst kostenwirksamen Verwirklichung ihrer Kyoto-Ziele zur Verfügung steht. Wie dem Kollegen bekannt ist, sind die Mitgliedstaaten aufgrund der Richtlinie 2003/87 gehalten, ihre nationalen Zuteilungspläne zu veröffentlichen. Sie müssen diese mindestens 18 Monate vor Beginn des ersten Verpflichtungszeitraums des Kyoto-Protokolls, nämlich 2008-2012, der Kommission und den übrigen Mitgliedstaaten übermitteln. Die Kommission hat die nationalen Zuteilungspläne der Mitgliedstaaten bewertet. Der Vorsitz wird mit der Überprüfung dieses Emissionshandelssystems der Europäischen Union auf der Grundlage der Mitteilung der Kommission fortfahren, in der die vorrangig zu behandelnden Fragen ausgewiesen sind. Außerdem wird der Vorsitz auch den Vorschlag zur Einbeziehung des Luftverkehrs in dieses System weiterverfolgen. Der Vorsitz arbeitet darauf hin, dass das Emissionshandelssystem den erwarteten Beitrag zur Verwirklichung der Kyoto-Ziele leistet, und setzt sich für die Verbesserung und den Ausbau dieses EU-Systems ein, damit für einen globalen Kohlenstoffmarkt gesorgt ist, der zu den für die Bewältigung der Klimaänderung erforderlichen Emissionsverminderungen führt.

 
  
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  Claude Moraes (PSE). – No one doubts the Council’s determination on the question of the emissions trading scheme. No one doubts the good news that we have heard recently. The question that EU citizens are asking, though, is what is the incentive mechanism for really making this work? This is an enormous project, and what during the German Presidency would be the scope for further incentives to encourage Member States to hit the targets and indeed oblige them to meet these targets, now that European Union citizens truly believe that something is on the move here and there is something very positive?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Kollege! Wir haben dieses Instrument ja quasi in der konkreten Anwendung, und ich gebe Ihnen Recht, dass das System natürlich immer noch effizienter ausgestaltet werden muss und vielleicht auch über Anreize zu steuern ist. Dessen wird sich der Vorsitz auch annehmen. Aber Sie wissen, dass das immer ein längerfristiger Prozess ist. Auch das ist nicht mit einem Schalterumstellen gelöst. Der Vorsitz wird sich dieses Themas aber annehmen.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE). – I have one brief question. The Commission came up with its proposal on energy and climate change a few weeks ago. In that proposal the level of carbon emissions for cars was increased from 120g/km to 130g/km. Does the Presidency think that this helps or hinders the issue of emissions?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Sie wissen, dass es den Vorschlag der Kommission gegeben hat. Jetzt wird der Vorschlag in den Mitgliedstaaten entsprechend geprüft und diskutiert, und es werden auch Antworten gegeben. Ich bin sicher, dass, wenn es im Frühjahr um den Aktionsplan Energie geht, eine vertretbare Lösung gefunden wird, in die verschiedene Verkehrsträger und verschiedene Emittenten, die eine Rolle spielen, mit einbezogen werden.

 
  
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  David Martin (PSE). – The emissions trading scheme is clearly good as far as it goes, and I was pleased to hear the President-in-Office’s commitment to try and expand it to include aviation. However, does he accept that the climate – no pun intended – is now right for negotiating outside the European Union with countries such as the United States to make this a truly global trading scheme, which would of course have a much bigger impact on the environment?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Abgeordneter! In der Tat würde es nicht genügen, wenn wir uns allein auf die Europäische Union beschränkten. Deutschland hat ja auch die G8-Präsidentschaft inne, und hier wird deutlich, dass die Bereiche Energie, Klimaschutz und Umweltschutz auch wichtige Gesprächsthemen sind, beispielsweise mit den großen Verbraucherländern China und den Vereinigten Staaten.

Das will aber nicht heißen, dass wir warten, bis dort vielleicht eine Verständigung erreicht worden ist. Wir müssen gegenüber den Schwellenländern mit gutem Beispiel vorangehen, aber parallel dazu Verhandlungen mit den Verbraucherländern führen.

 
  
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  President. Question No 6 by Chris Davies (H-1063/06)

Subject: Internet broadcasting of Council deliberations

What assessment has been made of the effects of internet broadcasting of legislative discussions of the Council in accordance with the desire to make EU proceedings more open and transparent?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Der Vorsitz möchte als Antwort auf die Anfrage des Kollegen Davis auf den Bericht des Vorsitzes über die Umsetzung der allgemeinen Politik der Transparenz und Beurteilung ihrer Wirkung auf die Effizienz der Arbeiten des Rates – so lang ist leider dieser Titel – verweisen, den der Vorsitz dem Rat am 11. Dezember 2006 unterbreitet hat. Neben einer vorläufigen Beurteilung der Wirkung der steigenden Zahl öffentlicher Aussprachen und Beratungen auf die Effizienz der Arbeiten des Rates umfasst der Bericht auch Angaben darüber, wie oft die neue Video Streaming Website des Rates und die Website besucht worden sind, über die ein Zugang zu Dokumenten des Rates im Zusammenhang mit den öffentlichen Beratungen oder Aussprachen möglich ist. Bereits in den ersten viereinhalb Monaten nach Einführung der neuen transparenzfördernden Maßnahmen wurden über 28 000 Besuche bei diesen neuen Angeboten auf der Website des Rates verzeichnet. Diese Zahlen dokumentieren die positive Reaktion der Öffentlichkeit und der Medien auf die neuen transparenzfördernden Maßnahmen. Die Webcast sowie die Online-Verfügbarkeit der Dokumente im Zusammenhang mit öffentlichen Sitzungen haben somit die Möglichkeit, die Aussprachen und die Entscheidungsprozesse im Rat mitzuverfolgen, erheblich verbessert. Der Rat bemüht sich ständig um eine Verbesserung dieses Angebotes. Was die Wirkung dieser transparenzfördernden Maßnahmen auf die Effizienz der Arbeiten des Rates anbelangt, so sei daran erinnert, dass die neuen Regeln zum Zeitpunkt der ersten Bewertung, die vom Europäischen Rat im Juni 2006 verlangt wurde, seit weniger als sechs Monaten in Kraft waren, einschließlich des Monats August. Es war und ist daher wirklich noch zu früh, um eine endgültige Beurteilung abzugeben.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE), deputising for the author. – Madam President, I too am delighted to be able to address you as such.

I am absolutely delighted to hear that there were 28 000 visits recorded and that people can follow debates on the net. We talk a lot about democracy and plan D for dialogue and this is an opportunity for citizens to see it in action. I believe this is a real gesture towards greater transparency. But you did say that the Council is working hard to improve this and what I want to know is, are you satisfied it is working successfully? Do you have any plans to promote it or advertise it to a wider audience? And do you have any specific ideas on the improvements that you might make, even though it is only a short time in action?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Ich habe bereits ausgeführt, dass es erst wenige Monate in Betrieb ist, also zu kurz, um jetzt schon eine abschließende Bilanz zu ziehen. Aber ich glaube, die Zahlen zeigen das Interesse. Wir haben heute vielfach über die Transparenz und die Vermittlung der europäischen Politik gesprochen, auch über bürgernahe Entscheidungen. Es bleibt eine ständige Aufgabe vieler Akteure in der Europäischen Union, nach Möglichkeiten zu suchen, um diese Politik transparenter zu machen. Wir werden nach einer Zeit, wenn wir über verlässliche Daten verfügen, überlegen, was noch verbessert werden kann und wie man den Kreis der Nutzer möglicherweise noch ausbauen kann. Ich bitte um ein bisschen Geduld, bis wir ein verlässlicheres Zahlengerüst haben.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE). – President-in-Office, as a former civil servant, having taken many notes in Council meetings, I know that those meetings are not necessarily the most exciting events in the world and, therefore, 28 000 viewers – hmm, I kind of understand!

I should like to make a practical proposal and test you on it. Instead of sitting in a circle in the Council with the Permanent Representative next to you, why not sit in a hemicycle with no assistance whatsoever? Perhaps this would make the debate more interesting and you would get a few more hits on the internet site. What do you think?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Ich weiß ja nicht, welchen Eindruck Sie bei Ihrer Arbeit als Beamter der Europäischen Union generell gewonnen haben, aber ich möchte nur sagen, dass versucht wurde, mehr Transparenz zu schaffen. Es hängt ja oft auch von den Themen ab, die behandelt werden müssen und die nach außen hin vielleicht sehr technokratisch wirken. Ich sage noch einmal, es geht darum, die Transparenz zu verbessern. Es ist ja schon ein Schritt nach vorne getan worden – der nicht ausreicht, dessen bin ich mir völlig bewusst; da gibt es bestimmt noch andere Möglichkeiten – aber was die Assistenten betrifft, die Sie angesprochen haben, so viele sind das doch gar nicht.

 
  
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  President. Question No 7 by Bernd Posselt (H-1066/06)

Subject: Status of Kosovo

How does the German Council Presidency rate the prospects of the forthcoming decisions on the status of Kosovo, and is it preparing the ground for the EU to increase its involvement with the governance and security of this country?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Kollege Posselt! Auf Ihre Frage darf ich wie folgt antworten: Die Europäische Union unterstützt die Bemühungen von Martti Ahtisaari uneingeschränkt. Dabei lautet das strategische Ziel nach wie vor, rasch eine dauerhafte Regelung im Kosovo herbeizuführen, ohne die Demokratie in Serbien und die Stabilität in der gesamten Region zu gefährden. Die Europäische Union ist zurzeit mit Planungen für drei Vorhaben beschäftigt. Es handelt sich um die internationale zivile Mission, um eine Rechtsstaatsmission und um Programme zur Fortsetzung der Förderung der Wirtschaftsentwicklung und der europäischen Perspektive des Kosovo. In allen drei Fällen finden die Planungen in enger Zusammenarbeit mit den Behörden vor Ort und den anderen internationalen Beteiligten, insbesondere den Vereinigten Staaten und der NATO statt.

Das Team zur Vorbereitung der internationalen zivilen Mission hat am 9. Oktober 2006 seine Arbeit in Priština aufgenommen. Es hat die zweifache Aufgabe, nämlich den Aufbau und die Personalausstattung der Mission zu planen und ihren Bedarf an Infrastrukturen zu ermitteln und gleichzeitig mit der UNMIK und den zuständigen Stellen des Kosovo eine mögliche Übertragung von Zuständigkeiten auf die Behörden vor Ort einerseits und die ICM andererseits vorzubereiten.

Ein Planungsteam zur Vorbereitung einer möglichen Rechtsstaatsmission im Rahmen der europäischen Sicherheits- und Verteidigungspolitik befindet sich seit Mai 2006 im Kosovo. Die geplante Mission soll in Fragen der Rechtsstaatlichkeit allgemein anleitend, beobachtend und beratend tätig werden. Sie hätte darüber hinaus in einigen Bereichen des Polizei-, Justiz- und Zollwesens Exekutivbefugnisse. Der genaue Umfang des Mandats wird nach der Statusregelung festzulegen sein. Die Mission, die nach Abschluss des Statusprozesses und einer Übergangsphase mit UNMIK eingeleitet werden würde, wäre die bislang größte zivile ESVP-Mission.

Ein erfolgreicher Abschluss des Statusprozesses, der von Präsident Ahtisaari geführt wird, ist entscheidende Voraussetzung dafür, dass den Menschen im Kosovo eine klare Perspektive geboten werden kann, aber auch für Stabilität in der gesamten Region. Er ist der letzte Punkt im Prozess der Auflösung des ehemaligen Jugoslawiens.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE). – Herr Minister! Vielen Dank für die sehr gute und präzise Antwort. Je länger sich die Klärung der Statusfrage hinauszögert, desto größer ist die Gefahr von Instabilität im Kosovo, und dies könnte wiederum genutzt werden, um den Kosovo doch zu teilen, und sei es durch die Hintertür. Meine Frage ist konkret, ob man nicht zum Beispiel für potenzielle Krisenregionen wie Mitrovica eine intensivere internationale Präsenz und Präsenz der EU vorsehen könnte – sowohl was zivile als auch militärische Kräfte betrifft –, die also weit über die heutige Dimension hinausgehen würde und etwa vergleichbar mit dem seinerzeitigen Status von Vukovar wäre.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Herr Posselt, Sie haben ja von der Frage der Verzögerung und vielleicht auch von den Gefahren, die dadurch entstehen können, gesprochen. Es ist sehr wichtig, dass wir gesagt haben — der Rat Allgemeine Angelegenheiten und Außenbeziehungen hat sich ja am Montag sehr intensiv damit befasst —, wir brauchen eine Lösung.

Das was in den Schlussfolgerungen des Rates enthalten ist, deutet eben nicht auf eine Verschiebung auf den Sankt Nimmerleinstag hin. Im Gegenteil, wir haben die vertretenen Meinungen — auch aufgrund des EU-Troika-Treffens in Belgrad — zum Anlass genommen zu sagen, ja, da bildet sich aus den demokratischen Kräften ein neues Parlament, da wird sich auch eine neue Regierung bilden; denen muss man noch eine gewisse Zeit geben, damit das neue Verhandlungsteam benannt werden kann, um dann in die Verhandlungen mit einzutreten. Aber der Rat war sich bewusst, dass der ganze Prozess nicht noch einmal von vorne anfangen darf, sondern dass das Zeitmoment in der Tat eine wichtige Rolle spielt, um die von Ihnen angesprochene Instabilität zu vermeiden. Über mögliche andere Dinge möchte ich deshalb zum jetzigen Zeitpunkt auch nicht spekulieren.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE). – Minister, you say that EU Foreign Ministers want to avoid indefinite delay, but there is some concern that the Ahtisaari status mission risks being somewhat drawn out. Do not last Saturday’s regrettable deaths at a demonstration attended by, we understand, 3 000 people – and I would say ‘only’ 3 000 people – call into question the expertise and competence of the policing of demonstrations and make rather urgent a better management of this situation so that things do not get out of control?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Ich darf noch einmal wiederholen, dass dies jetzt eine ganz wichtige Phase des Statusprozesses ist. Immer berücksichtigt werden müssen allerdings auch die Entwicklungen in Serbien. Die kurze Frist, die man jetzt in Aussicht gestellt hat, ist wichtig, um dann den Prozess weiterzuführen. Wir wissen, dass wir das hier in der Europäischen Union nicht alleine entscheiden, sondern dass der Sonderbeauftragte des Generalsekretärs natürlich den Vereinten Nationen Vorschläge unterbreiten muss, damit die nötigen Schritte eingeleitet werden.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE). – Voorzitter, mijnheer de minister, ik denk dat het de facto verlenen van onafhankelijkheid aan Kosovo de komende maanden een van de grootste uitdagingen wordt van de internationale gemeenschap. De Europese Unie zal daar een belangrijke rol moeten spelen. U hebt het zelf gehad over de internationale civiele missie, u hebt zelf gepraat over de civiele tak van het Europese defensie- en veiligheidsbeleid. Ik hoor daar cijfers van 71 ambtenaren met betrekking tot de internationale civiele missie en een duizendtal ambtenaren vanwege de Europese Unie inzake het Europees defensie- en veiligheidsbeleid. Kan u daar cijfers op plakken in termen van begroting? En heeft de Raad al enige regelingen getroffen om daar een eventuele begrotingswijziging voor te bereiden?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Auf jeden Fall wird die Dimension der einzusetzenden Kräfte nicht auf dem Niveau sein, das Sie zuletzt genannt haben, sondern es wird sich um die größte zivile Mission im Bereich Justiz und Polizeiwesen handeln. Ich bin aber gerne bereit, die konkret angedachten Zahlen in Bezug auf diese Mission mitzuteilen und auch damit in Verbindung zu setzen, was dies letztendlich bedeutet. Die Mittel, die für diese Mission notwendig sind, sind erheblich und binden einen erheblichen Teil unseres Budgets.

 
  
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  President. Question No 8 by Ingeborg Gräßle (H-1068/06)

Subject: House of Lords, 50th Report, 'Financial Management and Fraud in the European Union: Perceptions, Facts and Proposals' (published on 13 November 2006)

On page 47 (para. 172) of its above-mentioned report, the United Kingdom House of Lords states the following: ‘We consider that the Budget Council should be at least as concerned with the Union's accounts as it is with drawing up the Budget. We therefore consider that the Budget Council should prepare a report on the annual audit and Statement of Assurance from the Court of Auditors. This would be debated by the European Parliament at the same time as the Court of Auditor's report.’

How does the Council view this House of Lords proposal that there should be a report?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Der Rat misst der jährlichen Prüfung und der Zuverlässigkeitserklärung des Rechnungshofs sehr große Bedeutung bei, und er hat wiederholt sein entschlossenes Eintreten für eine wirtschaftliche Haushaltsführung in der Europäischen Union bekräftigt.

Der Rat sendet dem Europäischen Parlament für jedes Haushaltsjahr nach einer eingehenden Prüfung des Jahresberichts des Europäischen Rechnungshofs in den einschlägigen Ratsgremien eine Entlastungsempfehlung gemäß Artikel 276 Absatz 1 des Vertrags. Bestandteil dieser Entlastungsempfehlung sind die umfangreichen Schlussfolgerungen des Rates zu dem Jahresbericht des Europäischen Rechnungshofs, in denen der Rat ausführlich die Feststellungen des Europäischen Rechnungshofs und die entsprechenden Stellungnahmen der Kommission behandelt.

Die Schlussfolgerungen enthalten auch Empfehlungen an die Kommission und die Mitgliedstaaten, wie festgestellte Mängel und Schwachstellen abgestellt werden sollen. Diese Schlussfolgerungen des Rates werden vom Europäischen Parlament gleichzeitig mit dem Jahresbericht des Europäischen Rechnungshofs im Rahmen des Entlastungsverfahrens debattiert. Neben diesen ausführlichen Schlussfolgerungen erscheint ein weiterer Bericht des Rates, der im Wesentlichen den gleichen Inhalt haben müsste, nicht sinnvoll.

 
  
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  Ingeborg Gräßle (PPE-DE). – Erlauben Sie bitte eine Frage: Das Problem mit der Zuverlässigkeitserklärung liegt in der geteilten Verwaltung. Ein solcher Bericht könnte ein Ausweg sein, um doch noch eine positive Zuverlässigkeitserklärung für das geteilte Management zu bekommen. Warum ist der Rat dazu nicht bereit?

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Ich kann hier eine relativ kurze Antwort geben. Es gibt unter den Mitgliedstaaten keine Mehrheit, hier eine Änderung herbeizuführen.

 
  
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  Richard Corbett (PSE). – Mr President-in-Office, do you agree that there does need to be an assumption of responsibility by Member States? Eighty percent of European Union spending is carried out on its behalf by national governments and it is there that most of the errors picked up every year by the Court of Auditors are found – fortunately neither fraud nor mismanagement – but it is there that they are found, and, until the Member States take their responsibility, we are likely to face the same problem year after year, doing enormous damage to the image of the European Union.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Dieses Thema ist nicht neu und beschäftigt viele Experten. Aber ich sage noch einmal ausdrücklich, dass es, wenn Haushaltskontrolle stattfindet, nicht unbedingt um das Petitum des Rechnungshofes geht, sondern vielmehr um die Frage: Wie werden die Vorschriften, auch die Haushaltsvorschriften, effizienter, transparenter und einheitlicher gestaltet, damit eine entsprechende notwendige Kontrolle erreicht werden kann? Um eine Änderung herbeizuführen, fehlt die nötige Mehrheit zwischen den Mitgliedstaaten.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE). – Voorzitter, mijnheer de minister, u hebt tot tweemaal toe gezegd dat er binnen de Raad geen meerderheid bestaat om tot die regeling te komen. Kan u voldoende transparantie aan de dag leggen om te zeggen welke lidstaten wel bereid zijn tot een dergelijke regeling en welke lidstaten daar niet toe bereid zijn? Ik denk dat zou kunnen zorgen voor een behoorlijke democratische druk op de lidstaten die niet bereid zijn daartoe over te gaan en niet wensen verantwoording af te leggen voor de middelen die ze besteden.

 
  
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  Günter Gloser, amtierender Ratspräsident. Ich weiß gegenwärtig in der Tat nicht, welche Mitgliedstaaten es sind. Ich kann Ihnen aber versichern, dass es die überwiegende Mehrheit ist. Es hat jetzt auch keinen Zweck, cherry picking zu machen. Aber es gibt ja andere Vorschläge, auch seitens der Kommission, wie etwa die Schaffung eines integrierten Kontrollrahmens. Dabei ist aber auch die nationale Zuverlässigkeitserklärung ausgenommen. Es gibt viele andere Aspekte, die dazu beitragen können, letztendlich die Haushaltskontrolle richtig durchzuführen, auch im Rahmen der eigenen Verantwortlichkeiten. Außerdem ist der Bereich, den Sie ansprechen, nicht im EG-Vertrag vorgesehen, unabhängig von der Frage, ob der politische Wille vorhanden ist. Ich meine aber, dass die anderen Möglichkeiten, vereinfachte Verfahren herbeizuführen, die ich vorhin angesprochen habe, doch ein wesentlicher Aspekt wären.

 
  
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  President. Thank you, President-in-Office.

Questions which had not been answered for lack of time would receive written answers (see Annex).

That concludes Question Time.

(The sitting was suspended at 19.00 and resumed at 21.00)

 
  
  

PRESIDÊNCIA: MANUEL ANTÓNIO DOS SANTOS
Vice-Presidente

 

13. Padėtis Darfūre (diskusijos)
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  Presidente. Segue-se a declaração da Comissão sobre a situação no Darfur.

 
  
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  Joaquín Almunia, Member of the Commission. Mr President, we are confronted with a dramatic humanitarian, security and political problem in Darfur today.

The situation on the ground is deteriorating by the day. The number of civilians affected by the conflict has risen to almost four million since 2003. Throughout 2006 we saw an increase in the number of violent deaths in Darfur. Attacks on humanitarian aid agencies also significantly increased and this has prompted some organisations to evacuate.

Continued violations of the ceasefire by both the Sudanese Government and the rebel factions deepen insecurity and instability. Most recently, on Monday, Sudanese military forces bombarded Cariari and Bahai, two villages in north Darfur close to the Chad-Sudan border.

The African Union Mission to Sudan – established in 2004 to help prevent further conflict – continues to face resource constraints. Despite its best efforts, it had some difficulty in providing effective protection to civilians or carrying out additional duties associated with the implementation of the Darfur Peace Agreement. Politically, the situation is complicated by splits and regrouping among the non-signatory rebel movements as well as the Government’s refusal to consider reopening the deadlocked Peace Agreement.

Darfur is not a simple issue. The commitment of the European Union to alleviating such a dramatic situation has been reiterated on several occasions, most recently at the European Council last December, at the Council on 22 January and, just two days ago, through the General Affairs Council conclusions on Sudan of 12 February. We must work to ensure the protection of non-combatants as well as of humanitarian aid workers. We must seek the full implementation of the UN-EU three phase plan for Darfur, this being the most effective means at our disposal to support the African Union mission in Sudan and to protect civilians.

But our overriding objective in Darfur must be to achieve a durable peace through a political settlement agreed by all parties voluntarily and then implemented. The strategy of Khartoum to negotiate individually with each rebel leader to buy their support will not create a cohesive and lasting peace.

The Council of the EU, in its latest conclusions on Sudan, has emphasised the need for an inclusive political process and confirmed its support for the joint initiative of the African Union and UN special envoys to start negotiations between the parties as soon as possible. On several occasions and in various fora, the Commission has stressed the need for a political solution in Darfur based on the existing peace agreement and insisted that there is no military solution to the crisis. In this context, the European Commission has strongly backed the African Union in the search for a political settlement in Darfur.

The Commission has been providing continued support to the African Union in political and financial terms. With cofinancing from Belgium, the Commission stands behind any and all efforts to revive the peace agreement. The European Commission has provided one and a half billion euros specifically for the Darfur crisis, covering security, humanitarian needs and peace efforts for Darfur. The aim is to create the conditions to bring the non-signatory parties of the Darfur Peace Agreement back to the negotiating table and to start effective implementation of the Agreement.

Pending a lasting settlement, the Commission is also active in the political démarche intended to obtain the agreement of the Khartoum Government to a joint EU-UN force capable of providing effective protection of civilians. In the margins of the African Union Summit on 28 January, Commissioner Michel met with the Sudanese President, Mr al-Bashir, as well as with the UN Secretary-General Mr Ban Ki-Moon. The Commissioner was also in Ethiopia and in Eritrea where the Darfur issue was raised. Just yesterday, the Darfur issue was discussed in Washington in a meeting between Commissioner Michel and the US Secretary of State, Condoleezza Rice.

This Parliament is right to debate the Darfur Peace Agreement and the critical situation in Darfur. Yet we must not take the Comprehensive Peace Agreement for granted. EU Heads of Mission in Khartoum report that this peace agreement, made in 2005 with the south, is in trouble. After 20 years of civil war the comprehensive peace agreement may be the last chance for the Khartoum regime to show that the federal power-sharing form of government can work for this vast country. If the Comprehensive Peace Agreement cannot work, then nor can the Darfur Peace Agreement. It is important, I think, that the critical situation in Darfur does not divert our attention, or indeed the attention of the Sudanese regime, from the very real threat to the whole sub-region if both the Comprehensive Peace Agreement and the Darfur Peace Agreement are not pursued with more vigour. This is a message that the Commission will strive to communicate in the weeks ahead.

 
  
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  Simon Coveney, on behalf of the PPE-DE Group. – Mr President, the Council released its conclusions on Sudan on Monday, so it is appropriate that Parliament also speaks out strongly this week, further highlighting the humanitarian crisis and international scandal that is Darfur. We are attempting to raise the political temperature on this issue to increase the pressure on those who can, if the will exists, make things happen on the ground to protect people.

We all know the figures and the scale of the humanitarian consequences of insufficient action by the international community. It is estimated that up to 400 000 people have been killed and more than two and a half million people displaced or made homeless in the last three years due to conflict. NGOs currently provide humanitarian relief for up to four million people. That is half of Darfur’s entire population. In recent months there have been repeated attacks on humanitarian convoys and twelve aid workers have been killed in Darfur in the last six months.

So NGOs are pulling their people out of Darfur while indiscriminate attacks continue on civilians. So what can we do? The main thrust of this resolution is to call on the UN to set a clear date for deployment of the planned UN-supported peacekeeping force, or hybrid force, into Darfur, even in the absence of agreement with the Sudanese Government, in order to secure humanitarian aid corridors to an increasingly isolated population in the region.

We are calling for this in the context of the UN’s responsibility to protect, based on the failure of the Sudanese Government to protect its own population from war crimes and crimes against humanity, and a failure to provide humanitarian assistance to the population. President al-Bashir continues to oppose Phase 3 of the present UN Plan which allows the AU mission to be bolstered by more than 20 000 UN peacekeeping troops.

The point is, diplomacy is failing. People are dying in huge numbers and at some point the international community is obliged to act more firmly. That is why the setting of a clear date for the deployment of troops will focus the attention on a tight timescale to find a diplomatic solution to get peacekeepers on the ground in Darfur.

 
  
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  Margrietus van den Berg, namens de PSE-Fractie. – Voorzitter, Darfur lijdt nu al vier jaar onder terreur. Honderdduizenden mensen zijn om het leven gekomen, twee miljoen mensen zijn ontheemd, plundering, moord, verkrachting zijn in Darfur onderdeel van het dagelijks leven. Het is bijna onmogelijk om de omvang van dat leed echt te beseffen. Intussen lopen de schendingen van de mensenrechten alleen maar verder uit de hand ondanks alle mooie afspraken, ondanks alle akkoorden. De afgelopen maanden heeft de situatie voor zowel de bevolking als voor hulpverleners een dieptepunt bereikt. Ondanks het begin januari gesloten bestandsakkoord werden onlangs - zoals de commissaris ook zei - grote delen van Noord-Darfur bewust gebombardeerd door de Soedanese luchtmacht. Ook hulpverleners zijn niet langer veilig voor het geweld. Hulporganisaties voelen steeds meer dat geweld. Afgelopen maand hebben vijftien VN-organisaties, waaronder UNICEF, gemeld dat zij de hulp aan de bevolking in Darfur niet meer op een adequate manier kunnen voortzetten. Twee weken geleden heeft zich een eerste hulporganisatie (Médicins du Monde) teruggetrokken en Oxfam en CARE International dreigen hetzelfde te moeten doen, dat terwijl drieëneenhalf miljoen Darfuri's aangewezen zijn op humanitaire hulp.

De Raad: niet aanwezig. Hoelang willen we deze onhoudbare situatie laten voortduren? De VN spreekt weliswaar ferme taal in haar resolutie, maar onderneemt vooralsnog weinig actie. Van de twee maanden geleden in Addis Abeba beloofde vredesmacht zijn er zo'n 100 militairen en voor de rest is in velden of wegen niks te bekennen. Met de door de VN-Veiligheidsraad geautoriseerde sancties tegen vier belangrijke daders van de gruwelijkheden, is niets gebeurd. Het is onaanvaardbaar dat Europese lidstaten wél sancties kunnen instellen tegen oorlogsmisdadigers in landen als Wit-Rusland, Congo, Ivoorkust, Noord-Korea, Birma, Zimbabwe en dit nalaten in Darfur. De Raad verzuimt in Darfur zijn humanitaire plicht.

De internationale gemeenschap mag niet langer machteloos toekijken hoe miljoenen onschuldige mensen worden verdreven, vermoord en verkracht. Europa moet de leiding nemen en dringend actie ondernemen om de humanitaire crisis in Darfur een halt toe te roepen. De Soedanese regering zal alleen bereid zijn om echte vredesafspraken te maken en zich daaraan ook te houden als er een echte bedreiging van hun eigen belang bestaat. Deze regering verstaat alleen haar eigen taal, die van de vuist. In Zuid-Soedan heeft een olieboycot gewerkt. Laten we dat middel zonodig ook hier inzetten, vraag ik aan mijn collega's van andere politieke partijen.

Raad, bent u bereid om per direct sancties af te kondigen tegen iedereen die het staakt-het-vuren schendt of die burgers, vredestroepen of hulpverleners aanvalt? Bent u bereid al het mogelijke te doen om een einde te maken aan de straffeloosheid en eindelijk de in de Veiligheidsraad afgesproken sancties af te dwingen en te implementeren? Bent u bereid om de aanwezigheid van de hybride vredesmacht van soldaten van de Afrikaanse Unie en blauwhelmen af te dwingen?

Bent u tot slot bereid tot economische sancties, waaronder het instellen van een olie-embargo? We grepen niet in toen de genocide in Rwanda plaatsvond en we zagen toe hoe de mannen in Srebenica hun einde tegemoet gingen, dat terwijl de VN in '45 juist is opgericht om onze belofte 'nooit weer' kracht bij te zetten. We mogen de machtelozen niet aan hun lot overlaten. Ik hoop dat Europa het verschil wil gaan maken. Ik spreek vooral de Raad aan, die er niet is, en de commissaris: neem actie!.

 
  
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  Thierry Cornillet, au nom du groupe ALDE. – Monsieur le Président, je m'exprime au nom de mon collègue Morillon.

Permettez-moi de souligner d'abord le caractère complètement surréaliste de notre réunion de ce soir. Nous sommes une dizaine de parlementaires. Monsieur le Commissaire, merci d'être ici. Je sais les raisons de l'absence de M. Louis Michel que vous représentez. Mais il y a le grand absent du Conseil et pendant ce temps-là, hélas, les gens continuent à mourir au Darfour. À vous qui êtes un homme de chiffres, Monsieur Almunia, je rappelle que quatorze ou quinze personnes meurent toutes les heures au Darfour.

Il était donc grand temps peut-être de s'inquiéter d'une situation dont personne ne pense qu'elle est simple. Mais faut-il continuer à nous ridiculiser? Cette résolution sera la cinquième que nous adopterons depuis de nombreux mois sur le Darfour: nous voyons à quel point elles ébranlent les responsables, notamment les responsables soudanais accueillis ce soir à Paris.

Je pense que nous pourrions réellement prendre enfin nos responsabilités. Permettez-moi de vous alerter, Monsieur le Commissaire, sur les paragraphes 2 et 3 de cette résolution. Le paragraphe 2, comme le souligne notre collègue Coveney, insiste sur la nécessité d'obtenir une date claire fixée par l'ONU. Mais le paragraphe 3, Monsieur le Commissaire, est un appel lancé à l'Union européenne afin qu'elle prenne ses responsabilités. Prendre ses responsabilités, cela voudra sûrement dire quelque chose dans quelque temps. Faute de quoi on peut se demander à quoi sert l'Union européenne, à quoi servent les valeurs que nous voulons défendre, face à ce qui constitue effectivement une situation humanitaire d'urgence continue, que personne ne nie.

Mes collègues m'ont désigné comme rapporteur permanent pour l'action humanitaire. Mais que dois-je rapporter? Le retrait systématique de toutes les ONG qu'on ne laisse plus travailler, les quatorze personnes qui ont été tuées et la mort tous les jours, tous les jours des gens que l'on abandonne et qui, en plus d'avoir été déplacés, ont perdu tout espoir.

Monsieur le Commissaire, faites-vous, s'il vous plaît, notre interprète auprès de la Commission; nous nous chargerons du Conseil, politiquement, puisque, si nous les écoutions, nous ne devrions parler de ce sujet que dans un mois. Il faut faire passer ce message: un jour, le droit, pour ne pas dire le devoir d'ingérence, s'imposera, quand on voit que des hommes et des femmes sont maltraités à ce point.

 
  
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  Marie-Hélène Aubert, au nom du groupe Verts/ALE. – Monsieur le Président, à mon tour, je voulais souligner le décalage entre la gravité de la question traitée et cet hémicycle quasi désert, sans parler de l'absence du Conseil; si, au moins, la Commission est représentée, ce que nous faisons là n'est certainement pas, en tout état de cause, à la hauteur des enjeux.

Le Conseil est absent, disais-je, mais quand on lit ses conclusions du 12 février, c'est-à-dire il y a deux jours très exactement, de toute façon, cela ne changerait pas grand-chose. Je lis et je cite ce qui est écrit dans ces conclusions:

‘The Council remains gravely concerned about the security situation in Darfur’ – to say the least – ‘and condemns continued ceasefire violations by all parties.’

Voilà le type de phrase particulièrement énergique que le Conseil est capable de produire après des mois et des mois de résolutions, de décisions, de rencontres diplomatiques, alors qu'aujourd'hui la situation est plus désastreuse que jamais. Nous pensons donc clairement qu'il faut changer de niveau, et, effectivement, faire monter la pression par rapport à cette situation inacceptable.

Qu'en est-il des sanctions qui ont été décidées à l'égard des dirigeants soudanais, à l'égard aussi de tous ces criminels de guerre? Que fait l'Union européenne quant à ces sanctions? Il me semble tout de même que l'Union européenne a à sa disposition un certain nombre de possibilités pour bloquer des avoirs financiers, pour interdire la libre circulation de tous ces gens sur notre territoire. Des possibilités de pression existent.

Concernant la résolution 1706 des Nations unies, qui est soutenue par l'Union européenne, que faisons-nous? Quelles sont les initiatives prises par la Commission européenne, par le Conseil, pour faire pression sur tous les responsables de cette situation? Quelle crédibilité avons-nous aujourd'hui à multiplier les textes qui se contentent, du moins de la part du Conseil, voire de la Commission, de redire l'extrême préoccupation pour cette situation?

Très récemment, le Président chinois, Hu Jintao, s'est rendu en visite dans plusieurs pays d'Afrique et particulièrement au Soudan. Quelle est la position de l'Union face à cette réalité, au rôle nouveau, émergeant des dirigeants chinois? Face aussi à l'importance de l'accès aux matières premières, et au pétrole en particulier?

Alors, quand on voit l'inertie, la paralysie, des institutions européennes concernant cette question, quelles conclusions faut-il en tirer? Est-ce que cela veut dire que, pour privilégier l'accès à des matières premières ou à du pétrole, qui effectivement va s'amenuisant, pour privilégier les grands marchés que représentent des pays comme la Chine, on fait passer à l'arrière-plan les valeurs des droits de l'homme et le devoir que nous avons effectivement de protéger des populations civiles. Est-ce cela que cela veut dire?

Je pense qu'il serait absolument dramatique que l'Union européenne en arrive là. Or, ces questions se posent tous les jours, et on constate sans cesse l'incapacité, l'impuissance dans laquelle nous nous trouvons face à cette situation tragique. Il est donc grand temps d'organiser une séance solennelle réunissant le Conseil, la Commission et le Parlement sur cette question, dans un avenir très proche, à Bruxelles ou à Strasbourg, de façon à prendre à prendre enfin les décisions qui s'imposent.

 
  
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  Bastiaan Belder, namens de IND/DEM-Fractie. – Mijnheer de Voorzitter, mijnheer de commissaris, geachte collega's, in deze gezamenlijke resolutie over de internationale schandvlek - ik wil dat ook benadrukken: internationale schandvlek - Darfur, kan ik mij vinden, ondanks enige kanttekeningen. Op een aantal elementen wil ik nu nader ingaan.

In overweging C wordt gesteld dat het conflict in Darfur in toenemende mate de Centraal-Afrikaanse regio destabiliseert. Nog geen week geleden verscheen in mijn vaderland, Nederland, over deze ontwrichtende situatie een analyse onder de sprekende kop "Het zwarte gat". Inderdaad, in het hart van Afrika bestaat er een zwart gat, zonder gezag, gewelddadig en met een stroom vluchtelingen die zich alle kanten op beweegt. Een direct gevaar is dat een racistisch conflict in Darfur, waarbij nomaden van Arabische afkomst Afrikaanse boeren verjagen en doden, zich met de beruchte moorddadige Janjaweed-milities naar Tsjaad verplaatst. In verschillende paragrafen roept de gezamenlijke resolutie de Verenigde Naties op om eindelijk hun verantwoordelijkheid te nemen in Darfur. Ik kan deze parlementaire noodkreet voluit steunen. Tegelijkertijd, collega's, moet ik eerlijk bekennen dat ik buitengewoon sceptisch ben of dit alarmsignaal werkelijk gehoor zal vinden in het hoofdkwartier van de VN te New York.

Begin deze week gaf de voormalige gezant voor de VN-missie in Sudan, Jan Pronk, een openhartig interview aan de Sudan Tribune. Letterlijk oordeelde hij: "Ik verwijt New York dat het zijn eigen missie in de steek laat en dat het in plaats daarvan de machtselite in Khartoem tegemoet komt. Het is afschuwelijk als je duizenden mensen naar Sudan stuurt en hen daar aan hun lot overlaat."

Collega's, laten wij er in elk geval voor zorgen dat de aanklacht van Pronk niet verstomt, maar onze regeringen, de Europese Raad en de Veiligheidsraad van de Verenigde Naties bereikt en tot actie noopt.

Volkomen gepast acht ik voorts de oproep van dit Huis aan de Volksrepubliek China om haar niet geringe politieke en economische gewicht tegenover de Sudanese machthebbers in de schaal te leggen om Khartoem effectief te binden aan bestaande vredesafspraken. Slechts zo'n constructieve internationale opstelling correspondeert met Peking's adagium van harmonieuze externe relaties. Bovendien mogen we dat ook verwachten van een strategische partner als verantwoordelijk lid van de Veiligheidsraad van de Verenigde Naties. Op die elementaire opbouwende internationale rol heb ik als rapporteur voor relaties EU/China tenslotte ook steevast mijn geachte Chinese gesprekspartners met nadruk gewezen.

Tot slot wil ik het enige amendement op de gezamenlijke resolutie steunen en ook van harte steunen, mevrouw Gomes. Sancties tegen dit schaamteloos Sudanese regime dienen zeker ook een olie-embargo in te houden. De proef op de som om te zien of de Verenigde Naties, gelet op het lange lijden van de burgerbevolking in Darfur, nog eigen politieke principes nakomen.

 
  
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  Michael Gahler (PPE-DE). – Herr Präsident! Die Lage in Darfur bleibt erschütternd. Die Reaktionen der internationalen Gemeinschaft sind absolut unzureichend. Die Vorredner haben die Lage hinreichend beschrieben, eine Besserung für die Menschen ist nicht abzusehen.

Notwendige Beschlüsse wie die UN-Sicherheitsrats-Resolution 1706 sind gefasst, die Umsetzung scheitert letztlich an der Regierung in Karthum, deren verantwortliche Spitzen sich wahrscheinlich größtenteils mit ihren Namen in den Akten des Internationalen Strafgerichtshofs – der bereits im Juni 2005 eine Untersuchung der Verbrechen in Darfur eingeleitet hat – wiederfinden.

Deswegen ist hier der Fall gegeben, dass die Vereinten Nationen in Übereinstimmung mit ihrer Verantwortung für den Schutz dieser Menschen zu handeln haben, weil die Regierung des Sudan die Bevölkerung in Darfur nicht vor Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit geschützt hat und ihr auch keine Hilfe gewährt.

Aus diesem Grund fordert das Parlament die Vereinten Nationen auf, selbst einen Zeitpunkt festzulegen für die Stationierung einer von den Vereinten Nationen getragenen Friedenstruppe gemäß Artikel 7 der Charta der Vereinten Nationen, auch wenn es keine Genehmigung oder Zustimmung des Regimes in Karthum gibt. Wir fordern Rat und Kommission auf, alles in ihrer Macht stehende zu unternehmen, um die andauernde humanitäre Katastrophe zu beenden.

Da kann man ohne großen Aufwand kurzfristig Konkretes in Gang setzen. Die gegen Vertreter des Regimes gerichteten persönlichen Sanktionen sollen auch einseitig seitens der EU verhängt werden, nicht erst, wenn alle es tun. Ich bin immer dafür gewesen, dass den Familienangehörigen damit die Shoppingtouren in Europa verboten werden.

Bisher ignoriert das Regime in Darfur die Flugverbotszone, die in der Resolution 1591 des Sicherheitsrates verordnet wurde, und bombardiert weiterhin Dörfer in Darfur. Wir fordern dazu auf, in der Region vorhandene Kapazitäten zur Erzwingung dieser Flugverbotszone zu nutzen. Wir wissen doch, welche Mitgliedstaaten in der Region – um nicht zu sagen, in der unmittelbaren Nachbarschaft – Flugzeuge stationiert haben. Warum werden diese nicht für einen VN-Zweck eingesetzt? Wenigstens darauf muss sich die EU doch einigen.

Den Regierenden in Karthum sollte man auch zu verstehen geben: Verlasst euch nicht allzu sehr auf Mächte außerhalb Afrikas. Die Regierung des Sudan bewegt sich auf ganz dünnem Eis. Sie sollte afrikanische Solidarität nicht überstrapazieren. Sie hat schon zwei Warnschüsse bekommen. Der AKP-Gipfel in Karthum war der Gipfel, an dem die wenigsten Staats- und Regierungschefs teilgenommen haben, ein deutliches Zeichen des Unmuts. Und dass der Gipfel der AU nicht den sudanesischen Präsidenten, sondern Kufuor gewählt, war ein weiterer deutlicher Hinweis der Missbilligung.

 
  
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  Glenys Kinnock (PSE). – Mr President, as others have said, as General al-Bashir continues to prevaricate on the deployment of an AU-UN hybrid force in Darfur, we see the humanitarian crisis getting worse. We see the number of internally displaced people increasing. The ceasefire has collapsed.

The international community has and is continuing to fail to fulfil its responsibility to protect innocent civilians in Darfur. This means that the European Union must act urgently to impose its own targeted and phased smart sanctions. We do not have to wait for the UN Security Council to agree on essential new measures – as others have suggested – on an arms embargo covering all of Sudan, on asset-freezing of the wealthy people of Sudan, on travel bans and on consideration of an oil embargo.

Clearly, revenue flows to the south would need to be protected if we impose an oil embargo, and consideration would perhaps need to be given to compensating the south Sudanese for lost oil revenue. But the least we can do is to put a bar on investments, on technical equipment and on expertise. I also believe that there should be serious consideration of sports sanctions against Sudan, especially consideration of excluding Sudan from the 2010 World Cup. This means that Europe has to put pressure on FIFA.

The EU position, frankly, is weak and untenable. There is too much emphasis on carrots and not enough on sticks. The German Presidency must take a lead and insist on a unified position from Member States. Commissioner, you have described the position, and in the Council we hear the fine words, but nothing happens.

The question is: how does Europe put pressure on Khartoum? There must be an urgent and detailed investigation of the personal finances of wealthy individuals in Sudan. We have to prepare the arguments against those who claim that this would push Sudan closer towards Chinese business interests. The truth is, frankly, that nothing is currently influencing Sudan. It is virtually impossible to influence them, and so, if we remain supine, then we maintain the position where they can be as brutal as they like and Europe will continue to do nothing. Millions of people in Darfur are paying for European broken promises and totally worthless commitments. Khartoum knows that Europe is all bark and no bite and that is why today we are calling for new, strong, economic, legal and military measures.

Public condemnation is not enough. We want solutions which reflect the tragedy. Europe is shamefully weak and I have to say finally that if Darfur was, for example, Lebanon, then real sanctions would be getting a lot more discussion time in the Council, and President Barroso in the Commission and you, Commissioner, would put pressure on the Council to do more.

 
  
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  Fiona Hall (ALDE). – Mr President, the humanitarian crisis in Darfur is on a scale which is difficult to comprehend. Two and a half million people have had to flee their homes. That is the equivalent of the entire population of north-east England. The death toll among these displaced people is high and it would be higher by far if it were not for the humanitarian efforts on the ground. But even humanitarian workers cannot operate on a battlefield and unless there is a lessening of hostilities in Darfur it can be expected that more of them will be evacuated. The entire fragile, overstretched humanitarian effort in Darfur could very easily collapse, precipitating hunger and disease in the camps and a rocketing death toll. That is why the stabilising influence of an international peace force is so urgently required. It is also necessary in order to provide calmer conditions in which a political process can get under way, involving all parties and including local low-key intercommunity dialogue as well as high-level, high-profile political negotiation.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE). – É de facto significativo e preocupante que a Presidência alemã não esteja hoje aqui a representar o Conselho. Diz muito sobre o real interesse e empenho no novo relacionamento com África e no trabalho pelo desenvolvimento de África. Há três anos estive juntamente com outros deputados, que já aqui falaram ou vão ainda falar, no Darfur, e deste então o que vemos é que a situação se deteriora, como disse o Sr. Comissário Almunia.

O governo de Omar al-Bashir joga, brinca com a comunidade internacional, brinca com o Conselho de Segurança, brinca com a União Europeia, brinca com a União Africana e a União Europeia diz palavras grandes e eloquentes e não age. É tempo de a União Europeia agir para exercer a sua responsabilidade de proteger. É tempo de impor uma no-fly-zone a partir do Chade. A União Europeia pode fazê-lo, pode fazê-lo, inclusivamente, juntamente com países africanos com quem tem sinergias e pode ter eficácia no terreno. É tempo de impor sanções inteligentes e faseadas, proibições de viagens e restrições de vistos, bem como o congelamento de bens em bancos e outros e parar de tratar Omar al-Bashir e os membros do seu governo como líderes responsáveis e respeitáveis. É tempo de impor efectivamente um embargo de armas. É tempo de impor outro tipo de embargos comerciais e, sobretudo, o embargo ao petróleo, e aqui, Sr. Presidente, a União Europeia tem de falar sério com a China, porque a China, como sabemos, é muito responsável por esta atitude da parte do governo de Omar al-Bashir e é pena que a Europa fique apenas à espera dos Estados Unidos, como de alguma maneira sugeriu o Sr. Comissário Almunia, porque aqui a União Europeia de actuar independentemente.

Olhemos para o que se passa não apenas no Darfur mas em todo o Sudão, em todo o Corno de África: a União Europeia não pode ficar dependente das visões e das políticas desastrosas dos Estados Unidos em relação ao Corno de África, que vemos também desastrosas na Etiópia, na Eritreia e na Somália. É tempo de a União Europeia agir e eu junto-me aos meus colegas que aqui apelam ao Conselho e ao Presidente da Comissão para que efectivamente a União Europeia não fique mais à espera e exerça a influência que realmente tem em Cartum e em África para mudar a situação e proteger as pessoas que estão a morrer em Darfur, senão daqui a três anos eu e outros colegas estaremos com o Sr. Comissário Almunia ou outro comissário a carpir que a situação não parou de deteriorar-se.

 
  
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  Joaquín Almunia, Member of the Commission. Mr President, honourable Members, the Commission shares the main concerns that you have expressed in this debate tonight. We find the initiative of this debate particularly useful, given the situation and in particular given the latest developments in the region.

In our view, even with this extremely difficult situation, a negotiated way out of the crisis in Darfur is the most desirable alternative and the option most likely to be successful. That being said, the Council already stated last Monday that it is ready to consider further measures, notably in the UN framework.

A lasting peace is Darfur can only be political and will require all parties to support the Darfur Peace Agreement and renounce the military option. The Commission remains strongly committed to alleviating the plight of the three million civilian people affected by this terrible crisis. As you all know, the Commission, and in particular my colleague Louis Michel – who cannot be here today because he is in Washington, discussing, among other things, this particular issue — is following the situation very closely and the Commission will not hesitate to call on all parties to respect human rights and international law as well as to remove all obstacles to the delivery of humanitarian aid.

 
  
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  Presidente. Comunico que recebi seis propostas de resolução(1) apresentadas em conformidade com o nº 2 do artigo 103º do Regimento.

O debate está encerrado.

A votação terá lugar na quinta-feira, às 12 horas.

Declarações escritas (artigo 142º)

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE), na piśmie. Jesteśmy dumni, iż z samego faktu bycia Europejczykiem wynika niezgoda na ewidentne zło, które dotyka ludzi w jakimkolwiek zakątku naszego globu. To, co dzieje się w Darfurze, jest ewidentnym złem. I my, niejako ex definitione, wyrażamy sprzeciw przeciwko tym, którzy to zło czynią. Czy możemy jednak wyrazić nasz pogląd wynikający z moralnego imperatywu i spocząć w poczuciu dobrze spełnionego obowiązku? Otóż nie. Dopóki cierpią ludzie, nie możemy być spokojni. Będziemy spokojni wtedy, kiedy to zło zatrzymamy. Dlatego źródłem spokoju nie jest to, że mamy rację, lecz skuteczne działanie.

Dopiero kiedy nasze słowa i czyny powstrzymają tych, którzy zabijają, tych którzy dostarczają broń i ideologię, tych którzy pozwalają na okrucieństwa, tych którzy je inspirują i tych którzy ich dokonują – dopiero wtedy będziemy mogli odpocząć w spokoju. Dopiero wtedy, gdy nasza wizja moralnego ładu stanie się rzeczywistością, będziemy mogli chodzić z wysoko podniesioną głową. Tak jak nie ma grzechu ktoś, kto go nie popełnił tylko dlatego, że nie miał pokusy, tak nie ma zasługi ten, kto mogąc fizycznie zatrzymać zło, zadowolił się tylko jego nazwaniem. Nie brakuje nam wiedzy o Darfurze, nie brakuje nam doświadczenia, nie brakuje nam etycznej i politycznej oceny wydarzeń. Brakuje nam skuteczności. Dlatego na tym powinniśmy się skoncentrować.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), par écrit. Depuis le déclenchement des hostilités en février 2003, le Darfour, l'une des régions les plus pauvres du Soudan, est le théâtre d'une crise humanitaire sans précédent. Quatre années de conflits et de souffrance pour le peuple du Darfour, quatre résolutions de notre Assemblée pour marquer notre indignation, mais la situation demeure extrêmement préoccupante.

Aujourd'hui encore, notre Assemblée réitère dans le cadre d'une résolution commune sur le Darfour, ses préoccupations et demande instamment aux Nations unies, aux États membres, au Conseil et à la Commission de prendre leurs responsabilités et de déterminer clairement une date pour le déploiement d'une force de maintien de la paix, sous mandat de l'ONU, pour sécuriser les corridors humanitaires sans délai et atténuer ainsi l'immense détresse à laquelle fait face le peuple du Darfour.

Je me félicite de cette nouvelle initiative, mais face à l'urgence de la situation, l'Europe ne peut plus se contenter de réitérer des demandes déjà formulées par le passé. Il en va de notre responsabilité et de notre crédibilité d'apporter une solution adéquate à la souffrance de millions de victimes humaines que l'Europe ne peut plus se contenter d'observer, et d'adopter une résolution qui soit enfin à la hauteur de notre indignation.

 
  
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  Glyn Ford (PSE). – Darfur has been a running sore for far too long. A situation partly driven by climate change – what does that bode for the future – whereby desertification has driven pastoralists into direct conflict with settled farming communities and then exploited by a heartless Government in Sudan has gone on for far too long.

Hundreds of thousands are living in misery and threatened with worse. I have been critical of China’s reluctance to support UN action, it was claimed because of its oil interests in southern Sudan. But now President Hu Jintao’s direct intervention appears to have persuaded Sudan’s President to agree a UN peacekeeping operation manned by troops from AU countries.

Whether Sudan’s Government can be trusted is not clear. But now, if China is betrayed, Sudan will no longer be able to rely on their reluctance to act in the UN Secretary Council. This may be good news for refugees in Darfur and neighbouring countries.

 
  

(1)Ver Acta.


14. Biudžeto parama besivystančioms šalims (diskusijos)
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  Presidente. Segue-se o relatório do Deputado Michael Gahler, em nome da Comissão do Desenvolvimento, sobre o apoio orçamental aos países em desenvolvimento [2006/2079(INI)] (A6-0005/2007).

 
  
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  Michael Gahler (PPE-DE), Berichterstatter. – Herr Präsident! Im Zeitalter der Globalisierung erfassen Strukturveränderungen oder Verwerfungen auch die Staaten der Dritten Welt im politischen Bereich, im sozialen Bereich und sie werden getroffen von den Veränderungen des Klimas. Oft sind es Staaten, die bisher schon nicht oder nur unzureichend an einer tragfähigen Entwicklung teilhatten. Wir stellen fest, dass bisherige Ansätze, Menschen in diesen Ländern zu einer besseren Perspektive für ihr Leben zu verhelfen, nicht oder nur unzureichend zum Erfolg geführt haben. Budgethilfe – das ist das Thema dieses Initiativberichts – ist heute eines der anerkannten Instrumente der Entwicklungszusammenarbeit der Europäischen Union. Über 20 % der Mittel des EDF — mit steigender Tendenz — werden bereits auf diesem Wege ausgegeben.

Wenn der Rahmen stimmt, dann kann Budgethilfe ein effektives Instrument der Entwicklungszusammenarbeit sein. Mit diesem Instrument wählen Geber und Empfänger einen partnerschaftlichen Ansatz in der Entwicklungszusammenarbeit, der aber von beiden Seiten aufrichtig gewollt sein muss, denn Finanzmittel des Gebers werden dem Empfänger zur alleinigen Verwendung ohne Vorbedingungen überlassen. Voraussetzung ist die Einigung auf die Unterstützung von Entwicklungsstrategien und Programmen des Empfängers, vor allem von umfassenden Armutsbekämpfungsstrategien. Geber und Empfänger verständigen sich auf die Überprüfung des Erfolgs dieser Unterstützung anhand einer Vielzahl von Leistungsindikatoren.

Die Europäische Kommission hat einen Ansatz gefunden, der große Beachtung und auch viel Zustimmung gefunden hat, indem sie die zugesagten Leistungen in fixe und variable Tranchen aufteilt und die Auszahlung der variablen Tranchen von der Zielerfüllung des Empfängers abhängig macht. Ich sehe im Prinzip einen großen Wert und Vorteil dieses Instruments in der Eröffnung eines generellen Politikdialogs zwischen Geber und Empfänger. Die Akteure, die letztlich die Budgethilfe mit dem Empfänger aushandeln, erhalten Zugang und Einfluss auf die Politik und den Staatshaushalt des Empfängers. Damit können bei kooperationswilligen Partnern alle wesentlichen Politikfelder und Maßnahmen gemeinsam entwickelt und überprüft werden.

An dieser Stelle müssen wir uns im Europäischen Parlament fragen, wie sich dieser Vorteil in unserer Arbeit widerspiegelt, zum Beispiel bei der Erörterung von Strategiepapieren der Kommission. Wird sich dadurch auch unser Erkenntnisgewinn oder unser Einfluss auf die Entwicklungszusammenarbeit verändern? Können wir heute und künftig besser Rechenschaft über die Verwendung unserer Entwicklungshilfe ablegen und von besseren Ergebnissen unserer Hilfe berichten? Haben wir genügend Sachverstand für die Verwendung dieses Instrumentariums entwickelt?

Die seit Mai letzten Jahres vorliegende Evaluierung des OECD/DAC-Evaluation-Network am Beispiel von sieben Ländern rät zur Vorsicht bei der Beurteilung, weil es noch zu früh sei, dieses junge Instrument der Budgethilfe wirklich zu bewerten. Wir müssen uns aber auch klar darüber werden, wann Budgethilfe nicht angewandt bzw. wieder entzogen werden sollte. Auf der Geberseite sollte niemand in die Versuchung kommen, Budgethilfe deshalb schick zu finden, weil das Instrument zur Beschleunigung der Mittelabflüsse dienen könnte und man sich damit auf internationaler Ebene als effektiver Geber brüsten kann, der zudem das Prinzip Ownership zugunsten der Empfängerseite hochhält. Es darf nie nur um den Mittelabfluss oder nur formal um die richtige Mittelverwendung gehen. Auch die Effektivität der Budgethilfe muss immer unter dem Gesichtspunkt geprüft werden, ob die gewünschten Ziele tatsächlich besser erreicht werden als mit anderen Mitteln.

Nicht angewandt werden kann das Instrument der Budgethilfe, wenn auf der Empfängerseite „die Verwaltung der öffentlichen Ausgaben nicht hinreichend transparent, verantwortungsvoll und effizient ist“, wenn keine „genau definierte Gesamtwirtschaftspolitik oder sektorbezogene Politik besteht, die von dem Land selbst festgelegt wurde und der die wichtigsten Geber zugestimmt haben“, und wenn „das öffentliche Beschaffungswesen nicht offen und transparent ist“.

Artikel 61 Absatz 2 des Cotonou-Abkommen, den ich soeben wörtlich zitiert habe, ist insoweit klar. Nur dann, wenn diese Voraussetzungen vorliegen, werden direkte Haushaltszuschüsse zur Unterstützung oder sektorbezogener Reformen gewährt. Interessant ist auch, dass Budgethilfe mit einem Reformprozess verbunden sein muss. Es gibt keine Budgethilfe für ein “weiter so“.

Aus meiner Sicht gehört zu einem Reformprozess auch, dass man in diesen Ländern eine Tradition der Rechenschaftspflicht entwickelt und daher auch die Parlamente und auch die obersten Rechnungsprüfungsbehörden in die Evaluierung mit einbezieht. Das ist gerade auch für uns Parlamentarier ein wichtiger Punkt in der Zusammenarbeit mit den Kollegen in diesen Ländern. Daher hoffe ich, dass wir mit diesem Bericht und mit dieser Bewertung in eine Phase kommen, dass wir gerade in den Ländern, in denen die Kommission aus unserer Sicht etwas unvorsichtig ist, den Dialog verstärken, um letztlich zu einer Klarheit darüber zu kommen, ob denn Budgethilfe für die Betreffenden wirklich das beste Instrument ist.

 
  
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  Joaquín Almunia, Miembro de la Comisión. Señor Presidente, en primer lugar, quiero dar las gracias al señor Gahler y a sus colegas por este informe.

La Comisión está convencida de que, para consolidar la capacidad de los gobiernos de planear y ejecutar reformas macroeconómicas, sectoriales y de sus finanzas públicas, así como para estimular el crecimiento y aliviar la pobreza, la ayuda presupuestaria puede ser más efectiva que otros tipos de ayuda, siempre y cuando se cumplan ciertas condiciones de elegibilidad, y quiero subrayar esta salvedad, siempre y cuando se cumplan ciertas condiciones de elegibilidad.

La ayuda presupuestaria proporciona financiación en relación con los costes de capital y con los gastos corrientes necesarios para lograr los objetivos de desarrollo del milenio, como, por ejemplo, la construcción de escuelas, hospitales o carreteras, el pago de los profesores, de las enfermeras, del mantenimiento de las infraestructuras, etc.

Por otro lado, al ofrecer apoyo al presupuesto de un país, en lugar de a un proyecto concreto, no sólo se reducen los costes de transacción, sino que, a su vez, se refuerza la responsabilización de las autoridades locales en relación con el uso de los fondos, siempre que exista un mecanismo de control sobre el uso de esos fondos en los propios países receptores, y ése es uno de los elementos de la condicionalidad o de las condiciones de elegibilidad a la que antes me refería.

La experiencia de los últimos años demuestra que el apoyo presupuestario puede —y, de hecho, a menudo lo hace— cumplir con estas expectativas. Es una constatación corroborada por la evaluación claramente positiva que hizo el año pasado el Comité de Ayuda al Desarrollo de la OCDE, en el apoyo al presupuesto general en siete países analizados por ese Comité.

Por lo tanto, acogemos con satisfacción los comentarios del informe elaborado por el señor Gahler sobre el apoyo presupuestario como un instrumento esencial de cooperación al desarrollo de la Unión Europea. Es algo que también se puso de manifiesto en el consenso europeo sobre desarrollo, aprobado el año pasado. Este consenso, esta declaración conjunta del Parlamento, del Consejo y de la Comisión nos compromete a aumentar el apoyo presupuestario, siempre que las condiciones así lo permitan. Estamos trabajando intensamente con los Estados miembros y con otros organismos para garantizar que este compromiso se cumpla, respetando plenamente el marco jurídico ya establecido.

Conviene responder, sin embargo, a una cuestión mencionada en el informe del señor Gahler, pero que, a nuestro juicio, no se corresponde del todo con la realidad. Porque, según nuestro análisis, el apoyo presupuestario no es sinónimo de imprudencia o de mala gestión, más bien al contrario. La Comisión aplica criterios estrictos de elegibilidad al seleccionar qué países deben recibir apoyo presupuestario. Tales criterios son valorados de nuevo antes de cada desembolso, en el marco del programa general de apoyo. El objetivo es minimizar el riesgo de despilfarro de la ayuda presupuestaria o tratar de evitar que ésta sea utilizada de forma inadecuada.

La mejora de la gestión de las finanzas públicas es, por otra parte, un objetivo clave de nuestro apoyo presupuestario. Nuestro planteamiento es evaluar la dirección y credibilidad de las reformas de la gestión de las finanzas públicas que nuestra ayuda puede apoyar, y no tanto exigir que se cumplan unas normas mínimas específicas. Este planteamiento es compartido por otros organismos de apoyo presupuestario y no fue cuestionado en el Informe especial del Tribunal de Cuentas de 2005, cuyas recomendaciones principales ha tenido en cuenta la Comisión al elaborar un conjunto revisado de directrices para el apoyo presupuestario.

Estamos plenamente de acuerdo con el llamamiento que se recoge en el informe para consolidar las instituciones que desempeñan un papel esencial en el control sobre el ejecutivo, pero consideramos que estas instituciones deben ser nacionales, respondiendo al marco político local, y no organismos extranjeros que deban rendir cuentas ante los donantes. En general, la Comisión considera que la buena gobernanza, que es decisiva para el desarrollo, no puede imponerse desde el exterior. El establecimiento de asociaciones innovadoras, concebidas de acuerdo con lo recogido en la iniciativa sobre gobernanza y en la Comunicación de la Comisión sobre este asunto, es una vía prometedora de promoción de la buena gobernanza.

Por último, aun cuando las conclusiones positivas a las que llegan las recientes evaluaciones independientes sobre el apoyo presupuestario sean alentadoras, coincidimos en la necesidad de evaluar continuamente la eficacia de la ayuda presupuestaria y garantizar que se difundan con claridad los resultados, para recabar así el apoyo de los ciudadanos a la cooperación al desarrollo.

 
  
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  Zbigniew Zaleski, w imieniu grupy PPE-DE. - Panie Przewodniczący! Panie Komisarzu! Gratuluję naszemu koledze treściwego i pouczającego sprawozdania.

Powiem tak: nawet biedni obywatele Unii chcą pomagać jeszcze biedniejszym, ale pod warunkiem, że pieniądze dotrą do naprawdę potrzebujących. Pomagajmy tak, aby nie dawać pretekstu do ocen i plotek, jak na przykład tych, że po tsunami zamiast odbudować zniszczone domy sprytni przedsiębiorcy w imię bezpieczeństwa wysiedlają ludność z pasa przybrzeżnego i za nasze pieniądze budują komercyjne hotele dla turystów. Oby takich przypadków nie było.

Co wspierać? Podkreślę dwa cele: edukację, obejmującą budowanie społeczeństwa obywatelskiego. Jest to inwestycja ciągła, długotrwała, nie dająca widocznych rezultatów natychmiast, ale jest konieczna. Bez niej nie ma innowacji, ani rozwoju. Po drugie: gospodarczą inicjatywę mieszkańców, czyli małe i średnie przedsiębiorstwa. Poprzez pomoc techniczną, handlową, prawną i organizacyjną. Potencjalni beneficjenci powinni być przez lokalne władze poinformowani o tym, ile i na co pomoc z Unii została przekazana. Nie może to być tylko tajemnicą rządów czy banków. Ta pomoc wymaga dobrego monitorowania z naszej strony. Jesteśmy współodpowiedzialni, a Komisja szczególnie, tak za dobre wykorzystanie, jak i za marnowanie pieniędzy lub ich przechwytywanie przez hochsztaplerów, dyktatorów, bogate międzynarodowe korporacje, cwaniackich pośredników a czasem nawet niektóre podmioty i przedstawicieli Unii Europejskiej. Zarówno pieniądze od bogatych dawców, a tym bardziej przysłowiowy wdowi grosz biednych podatników, powinny być objęte szczególną troską i mądrą polityką z naszej strony.

Panie Przewodniczący! Panie Komisarzu! Nie stać nas na błędną lokalizację finansów pomocowych.

 
  
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  Marie-Arlette Carlotti, au nom du groupe PSE. – Monsieur le Président, l'aide budgétaire a longtemps eu une très mauvaise réputation et c'est l'échec des recettes ultralibérales dont relevaient les plans d'ajustement structurel qui a fait qu'aujourd'hui, l'aide budgétaire occupe toute sa place dans la politique de coopération de l'Union et qu'elle s'est vue consacrée, comme vous le disiez tout à l'heure, dans un consensus européen. Elle est désormais considérée comme un outil essentiel de la lutte contre la pauvreté et de la réalisation des objectifs du Millénaire, parce qu'elle permet d'atteindre plus directement les populations les plus vulnérables et de concentrer les moyens sur les secteurs essentiels que sont l'éducation et la santé de base.

Et puis aussi, elle apporte une contribution décisive à la réhabilitation des États, ce qui est très important, car c'est bien la déliquescence des États et leur incapacité à assurer leurs missions de service public de base qui entravent aujourd'hui le développement, notamment en Afrique subsaharienne. Elle favorise l'appropriation, c'est-à-dire la possibilité pour le pays bénéficiaire de choisir son propre processus de développement, et elle constitue également un instrument précieux du dialogue politique entre donateurs et bénéficiaires et peut-être même du soutien aux parlements dans leur rôle de contrôle des finances publiques.

Mais l'aide budgétaire ne peut pas remplir ses objectifs si des conditions préalables ne sont pas réunies, en particulier la bonne gouvernance et la lutte contre la corruption, la démocratie, le respect des libertés fondamentales, un dispositif de gestion des finances publiques contrôlé par un parlement démocratiquement élu. Tout cela a été très bien précisé dans le rapport de mon collègue Gahler. Mais alors que l'aide budgétaire a vraiment besoin de clarté, de transparence et de démocratie, c'est parfois l'opacité qui prévaut, comme l'a révélé le rapport de la Cour des comptes, car dans plusieurs pays – on a cité le Kenya, le Malawi –, la Commission a eu recours à l'aide budgétaire sans que les conditions, les bonnes conditions préalables, n'aient été réunies.

Il est vrai que nous attendons maintenant des réponses très précises de la Commission, que nous attendons qu'elle fasse toute la lumière sur ces pays qui ont été évoqués et qu'elle instaure un contrôle. Moi, je prônerais plutôt, comme dans le rapport, un contrôle externe, passant soit par l'intervention de la Cour des comptes, soit par la création d'une instance de contrôle en coopération avec les autres donateurs. Je crois que le Parlement soutiendra, moyennant une surveillance précise, ce nouvel instrument que vous avez mis en place.

 
  
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  Fiona Hall, on behalf of the ALDE Group. Mr President, I am in favour of budget support, but I want to draw attention to two significant potential weaknesses and ask the Commission what steps are being taken to address them.

The first weakness is that aid given through budget support will not reach the remotest and poorest areas if the national infrastructure in those areas is weak. Last October I visited West Pokot, a remote and arid area of north-west Kenya, and heard from local people about the problems they experienced persuading personnel to come and work there. Budget support for health and education in pursuit of the Millennium Development Goals may simply not penetrate into remote areas.

The Commission’s evaluation of the ninth EDF in Zambia makes exactly the same point: ‘Budget support does not give the tools to target specific geographical areas. In the absence of goals and corresponding indicators related to the spread of impact over the country, budget support is not relevant for targeting remote and poorer areas’.

The second weakness of budget support that I would highlight is that it is a blunt tool. It is very difficult to use it to deliver a balanced result between potentially conflicting development goals. For example, in the Cambodia country strategy paper for the tenth EDF, the main focal sector is support to the National Strategic Development Plan, which covers actions such as reviving the agricultural sector by promoting large-scale irrigation. But the country environmental profile warns this may lead to overuse of land and pollution from increased use of pesticides and fertilisers. I would like to ask the Commission what conditions on sustainability are laid down when budget support is offered, and how does the Commission check that these are being adhered to?

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, w imieniu grupy UEN. – Panie Przewodniczący! Zabierając głos w debacie dotyczącej sprawozdania autorstwa pana posła Gahlera w sprawie pomocy budżetowej dla krajów rozwijających się, chciałbym zwrócić uwagę na fakt, że udzielanie tej pomocy jest przede wszystkim przejawem stosowania przez Unię Europejską zasady solidarności w relacjach z krajami trzecimi. Wydaje się jednak, że zdecydowanie skuteczniejszą formą wsparcia dla tych krajów byłby swobodny dostęp do rynku Unii Europejskiej dla towarów pochodzących z tych krajów.

Niestety różnego rodzaju ograniczenia w dostępie do rynku Unii Europejskiej, a także innych rozwiniętych krajów świata, w tym przede wszystkim Stanów Zjednoczonych, powodują że bardzo ważnym instrumentem wsparcia dla tych krajów jest pomoc budżetowa Unii Europejskiej. W tej sytuacji, kiedy kraje wysoko rozwinięte bronią się przed dostępem do ich rynków towarów pochodzących z krajów rozwijających się, bardzo ważne jest, żeby pomoc finansowa dla tych krajów była oferowana w oparciu o jasne i przejrzyste zasady.

Po pierwsze, pomoc budżetowa powinna być kierowana do krajów trzecich wyłącznie wtedy, kiedy daje ona pewność osiągnięcia pozytywnych rezultatów. Po drugie, pomoc ta powinna być skierowana przede wszystkim na ograniczenie ubóstwa, jako swoistej hańby XXI wieku. Po trzecie, pomoc europejska powinna podlegać kontroli parlamentarnej, zarówno po stronie donatora, jak i odbiorcy pomocy. Po czwarte, pomoc budżetowa ze strony Unii Europejskiej powinna dotyczyć przede wszystkim wsparcia reform makroekonomicznych kraju otrzymującego pomoc.

Po piąte, należy zwrócić uwagę na to, aby znacznym obszarem wsparcia w krajach otrzymujących pomoc było szkolnictwo podstawowe i średnie, a także podstawowa opieka zdrowotna, jako dwa najważniejsze obszary długofalowego wsparcia. Po szóste, należy zwracać uwagę na fakt, że znacząca pomoc finansowa może być inspiracją do powstawania zjawisk korupcyjnych. W takiej sytuacji bardzo ważna jest klarowność i przejrzystość procesów decyzyjnych dotyczących pomocy budżetowej.

Na koniec chciałbym wyrazić nadzieję, że ogromne środki finansowe kierowane przez Unię Europejską do krajów trzecich nie tylko będą instrumentem wspomagającym rozwój tych krajów, ale także spowodują, że Unia Europejska będzie postrzegana w zglobalizowanym świecie jako znaczący podmiot stosunków międzynarodowych.

 
  
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  Димитър Стоянов, от името на групата ITS. – Уважаеми г-н комисар, уважаеми г-н докладчик, уважаеми дами и господа депутати, първо бих искал да поздравя докладчика за чудесния балансиран доклад, който той е направил, но трябва да кажа, че след разширяването на Европейският съюз нещата от гледна точка на субсидиите, отпускани извън границите на Европейския съюз, стоят по малко различен начин.

Какво точно имам предвид: осем от деветте региона на Румъния и пет от шестте региона на България съставляват тринадесет от петнайсетте най-бедни региона в Европейския съюз като цяло. В доклада четем, че трябва да се насочат повече средства за борба с бедността, но какво да кажа аз, който идвам от страна, в която пенсионерите живеят с по-малко от 50 евро на месец, а пенсионерите са два милиона души. Какво да кажем, от гледна точка на развитието на образованието и на медицинското обслужване, когато се вижда, че в страни като България медицинските работници и учителите получават месечни заплати в размер 150-200 евро, при това става въпрос за високите заплати в тези сектори.

Ето защо трябва много внимателно да се подхожда, когато става дума за осигуряване на субсидии извън Европейския съюз. Нека престанем да се опитваме да вадим треската от чуждото око, а да не забелязваме гредата в собственото. Искам да се присъединя към призивите на колегите, които чух до сега, за разработването на много специфичен механизъм, който да осигурява пълен контрол от страна на Комисията и на институциите на Съюза върху средствата, отпускани при предоставянето на помощи извън Европейския съюз за развитие.

Защото много често, когато тези средства отиват в страни, които са политически нестабилни с произтичащите от това икономически и социални проблеми, се създава впечатлението, че Съюзът подкупва управляващите в тези страни, за да си осигури тяхната послушност или защитата от тяхна страна на правата на човека, което не е правилно. И твърде често тези средства не отиват за борба с бедността на обикновените хора, а за борба с бедността именно на върхушката, която властва в тези страни.

Моля, и призовавам Комисията и всички колеги, нека да изработим механизъм, който да е ясен и твърд, така че тези средства да достигат действително до хората, които имат нужда от тях. И не забравяйте, че в момента Съюзът не може, все пак, да отделя толкова много средства за трети страни, защото в самия Съюз има много региони, които са дори по-бедни от държавите, за които са предназначени въпросните средства.

 
  
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  Pierre Schapira (PSE). – Monsieur le Président, je me félicite que notre commission ait pris l'initiative de s'exprimer sur l'efficacité de l'aide budgétaire.

Le rapport, assez critique, contient de nombreuses réserves. Je me joins à chacune d'entre elles et souhaite les illustrer un peu plus. Dans les documents de stratégie par pays que nous contrôlons actuellement, on s'aperçoit que les appuis budgétaires de la Commission sont souvent des boîtes noires, impossibles à évaluer. Par exemple, pour le Cambodge et le Laos, la Commission propose d'affecter de 40% à 60% de la totalité du budget au programme national de lutte contre la pauvreté, sans donner la moindre indication sur les secteurs qui seront effectivement financés.

Plus préoccupant encore, lorsque la Commission nous révèle les secteurs qui étaient financés par le passé dans ses programmes, on s'aperçoit qu'ils ne concouraient pas directement à la lutte contre la pauvreté. Sous couvert du financement des programmes nationaux de développement, la Commission finance en vérité des mesures d'amélioration du climat des affaires, des investissements et des échanges. Par conséquent, il ne suffit pas de renforcer la sectorisation et la conditionnalité de l'aide budgétaire; encore faut-il que la Commission entende réellement poursuivre les objectifs de réduction de la pauvreté et de réalisation des objectifs du Millénaire.

C'est pourquoi, pour éviter de telles dérives – et je le propose à chaque fois que je le peux car c'est pour moi une conviction profonde – il faut veiller à décentraliser un pourcentage significatif de l'aide budgétaire, au profit des ONG et des collectivités locales. Cela permettrait d'éviter que les gouvernements centraux gèrent et accaparent la totalité de l'aide budgétaire européenne. Décentraliser l'aide permettrait de rapprocher les populations des financements européens et ainsi de nous assurer que notre appui financier profite bien aux populations sur le terrain.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc (UEN). – Panie Przewodniczący! Panie Komisarzu! Omawiamy projekt rezolucji Parlamentu Europejskiego w sprawie pomocy budżetowej dla krajów rozwijających się, krajów biednych, zacofanych, gdzie w wielu przypadkach trwają konflikty zbrojne, a czasami wręcz wojna, krajów skorumpowanych do niebotycznych granic, w odniesieniu do których mówienie o praworządności, demokracji parlamentarnej, poszanowaniu podstawowych wolności i praw człowieka lub pluralizmie politycznym zakrawa na ponury żart. Jedynym dobrem, którego wszyscy mają pod dostatkiem, jest bieda.

Chcemy im pomóc. Bogata Europa nigdy nie była rozrzutna, zawsze wielokrotnie oglądała każdy pieniądz zanim go wydała. I taki stosunek do pieniędzy znalazł odbicie w proponowanej rezolucji. Chcąc przestrzegać wymienionych dwudziestu postanowień i dwudziestu dziewięciu zaleceń niemożliwe jest wydanie ani jednego centa.

Oczekujemy od państw, które liczą na pomoc, spełnienia wielu warunków. Wszyscy je znamy, ale pozwolę sobie niektóre przypomnieć. Po pierwsze: warunkiem wstępnym udzielenia pomocy budżetowej jest dobrze funkcjonująca demokracja. Po drugie: dla skuteczności pomocy budżetowej niezbędne są odbiorcy i struktury państwowe efektywne zarówno z punktu widzenia dobrze funkcjonującej demokracji, szanującej podstawowe wolności, prawa człowieka oraz pluralizm polityczny, a także z punktu widzenia procesów budżetowych, kompetentnego wydatkowania i świadczenia usług będących przedmiotem kontroli. Oprócz tego pomoc może być udzielana wyłącznie w przypadkach, w których zysk netto osiągnięty dzięki temu mechanizmowi może zostać wykazany na podstawie jasno uprzedmiotowionych kryteriów oraz wyłącznie po dokonaniu kompleksowej oceny odnośnego ryzyka.

Tworząc takie zasady przypomnijmy sobie, co kilka miesięcy temu w naszym parlamencie mówił prezydent Palestyny na temat zaniepokojenia decyzją w sprawie udzielenia pomocy budżetowej Malawi oraz Kenii, w stosunku do których wszystkie państwa członkowskie zawiesiły pomoc budżetową, poddając niniejszym w wątpliwość zdolność Komisji Europejskiej do skutecznego stosowania tego instrumentu. Przypomnijmy sobie, że na jedno dziecko w szkole w Nairobi przeznaczone jest rocznie 6 EUR, że dostaje jeden ołówek rocznie, że jedna książka przypada na troje dzieci, a w klasie jest od 100 do 120 dzieci, że brakuje wody, prądu, jedzenia dla większości ludzi, a jest to jedno z najbardziej stabilnych państw w Afryce. Pomocy udziela mu nadal Bank Światowy - ostatnio zaangażował się też Europejski Bank Inwestycyjny.

Dziwnie, w związku z tym, brzmi zalecenie, że Parlament Europejski jest zaniepokojony trudnościami tkwiącymi w ocenie stopnia osiągnięcia wskaźników skuteczności, a zwłaszcza trudnościami w ocenianiu wyników oddziaływania ubóstwa, i wzywa Komisję do wspierania rozbudowy potencjału w zakresie sporządzania statystyk, gromadzenia danych, oceny jakości oraz analizy. Wierzę bardzo, że zasady, które tutaj zostały przedstawione nadają się dla Niemiec, Francji i Anglii, ale na pewno nie dla tych krajów, o których mówimy. Nie rozumiem więc, po co jest ta rezolucja i co ma usprawnić.

 
  
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  Karin Scheele (PSE). – Herr Präsident! In der internationalen Entwicklungszusammenarbeit gibt es seit den neunziger Jahren einen starken Trend zur direkten Budgethilfe. Die Popularität dieses Instruments steigerte sich vor dem Hintergrund der anhaltenden Diskussion über eine verbesserte Wirksamkeit der Hilfe und über die Erfüllung der Millenniumsentwicklungsziele. Dieses Ziel sollte für die Europäische Union genauso wichtig sein wie eine gute Strukturpolitik innerhalb der Europäischen Union.

Budgethilfe wird für das Erreichen makroökonomischer Ziele oder für große Infrastrukturprogramme als sinnvolle Maßnahme erachtet. Bei fehlender Dezentralisierung in einem Land ist es jedoch fraglich, ob marginalisierte Regionen und Bevölkerungsteile besonders von Budgethilfe profitieren können. Projekthilfe wird also weiterhin ein wichtiger Teil der Zusammenarbeit sein müssen, um rasche und messbare Ergebnisse auf lokaler Ebene erzielen zu können. Das Hauptaugenmerk der gemeinschaftlichen Entwicklungszusammenarbeit muss weiterhin auf Gerechtigkeit und Armutsverringerung gerichtet sein.

Korruption und schlechtes Finanzmanagement gehören zu den am meisten Besorgnis erregenden Themen im Zusammenhang mit budget support. Die direkte Budgethilfe muss die Stärkung der Bürgergesellschaft fördern, und es muss eine Rechenschaftspflicht für die erhaltenen Mittel geschaffen werden. Dabei ist es wichtig, dass die Parlamente der Empfängerländer an der Verabschiedung des Haushaltsplans beteiligt und die Haushaltsgesetze veröffentlicht werden. Die Kriterien, damit ein Land direkte Budgethilfe erhalten kann, sind in Artikel 61 des Cotonou-Partnerschaftsabkommens festgelegt. Diese Kriterien müssen die Grundlage darstellen, und ihre Einhaltung muss regelmäßig überprüft werden.

 
  
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  Józef Pinior (PSE). – Panie Przewodniczący! Przede wszystkim chciałbym pogratulować posłowi Michaelowi Gahlerowi sprawozdania w sprawie pomocy budżetowej dla krajów rozwijających się. W ostatnich latach pomoc budżetowa stała się wiodącą formą pomocy rozwojowej Unii Europejskiej. Dla Komisji Europejskiej jest to podstawowy instrument wspólnotowej polityki na rzecz rozwoju. Rzeczywiście, w przypadku zaistnienia sprzyjających okoliczności pomoc budżetowa może stać się potężnym narzędziem przyczyniającym się do osiągnięcia celów Unii Europejskiej w zakresie pomocy rozwojowej, trwałego gospodarczego i społecznego rozwoju, płynnego i stopniowego włączania krajów rozwijających się w ramy światowej gospodarki, prowadzenia kampanii przeciwko ubóstwu, wzrostu gospodarczego i wzrostu zatrudnienia, a także rozwijania i umacniania demokracji.

W sprawozdaniu Parlamentu Europejskiego podkreślamy, iż wsparcie budżetowe jako instrument pomocy może być skuteczne jedynie wtedy, gdy obaj partnerzy przyjmą na siebie pełną odpowiedzialność w prawdziwym duchu partnerstwa. Parlament Europejski wzywa do jak największego skoncentrowania pomocy budżetowej na priorytetach rozwojowych dotyczących ograniczania ubóstwa, do nadania im kluczowego znaczenia w dialogu politycznym pomiędzy donatorem i odbiorcą oraz do zagwarantowania parlamentarnej kontroli zarówno po stronie donatora, jak i odbiorcy. Rządy prawa, demokracja oraz decentralizacja dają, w naszym mniemaniu, najlepsze gwarancje właściwego wykorzystania funduszy rozwojowych.

 
  
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  Presidente. O debate está encerrado.

A votação terá lugar na quinta-feira, às 12 horas.

Declarações escritas (artigo 142º)

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), par écrit. La poursuite des objectifs du Millénaire pour le développement d'ici à 2015 demande un engagement fort de la communauté internationale en faveur de la réduction de la pauvreté. L'efficacité de ses instruments d'aide se pose comme un préalable essentiel pour une aide durable répondant aux besoins des pays en développement.

À l'heure où le principe d'efficacité de l'aide est une priorité pour l'Union européenne, l'appui budgétaire témoigne de sa pertinence, répondant au principe d'appropriation, ainsi qu'à la nécessité d'une meilleure coordination entre les bailleurs. Si cet instrument semble donc répondre aux exigences d'efficacité de l'aide, il doit être utilisé sous certaines conditions. Enfin, l'appui budgétaire permet aux gouvernements bénéficiaires d'assumer un rôle plus affirmé dans la coordination de l'aide au développement: cette approche active instaure un esprit de partenariat nécessaire pour faire face aux problèmes d'appropriation et de durabilité de l'aide.

La réduction de la pauvreté est un objectif non négociable. Aussi, l'implication de tous les acteurs est nécessaire à son accomplissement. Les pays en développement comme l'Union européenne doivent œuvrer pour que les promesses du Sommet du Millénaire, en 2000, soient tenues. L'Union européenne, quant à elle, doit être à la hauteur des attentes qu'elle a suscitées.

 

15. Kovos su neteisėta, nedeklaruota ir nereguliuojama žvejyba veiksmų planas (diskusijos)
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  Presidente. Segue-se o relatório da Deputada Marie-Hélène Aubert, em nome da Comissão das Pescas, sobre a aplicação do plano de acção da União Europeia contra a pesca ilegal, não declarada e não regulamentada [2006/2225(INI)] (A6-0015/2007).

 
  
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  Marie-Hélène Aubert (Verts/ALE), rapporteur. – Monsieur le Président, la pêche illégale est un phénomène qui se développe aujourd'hui de façon considérable et nuit gravement aux activités à la fois des pêcheries européennes, des communautés locales de pêcheurs, et des pêcheries des pays en voie de développement, notamment de ceux avec lesquels la Communauté européenne a conclu des accords de pêche.

C'est aussi une activité qui, hélas, est extrêmement lucrative. Je citerai l'exemple du thon rouge, notamment en Méditerranée, dont les exemplaires se vendent à des prix absolument faramineux. On se retrouve dès lors dans un cercle vicieux, qui conduit à une dégradation progressive, mais accélérée, des ressources halieutiques.

Les pêcheries légales, celles qui respectent les réglementations, se trouvent, quant à elles, très sérieusement pénalisées par ces activités illégales qui ont une définition, en fait, assez large. On parle de pêche illégale, non réglementée, non déclarée. Cela concerne donc beaucoup d'activités: la pêche pirate, l'utilisation d'engins de pêche non autorisés, la capture d'espèces qui ne sont pas autorisées, les pêches sans licence ou la politique consistant à transborder aussi en mer des cargaisons d'un bateau à l'autre. Le champ des activités illégales est extrêmement large.

Quelle est dès lors la raison d'être de ce rapport d'initiative? En 2002, la FAO a lancé un plan d'action international contre la pêche illégale, qui a été ensuite relayé par un plan d'action de l'Union européenne, adopté par le Conseil en 2002, lequel a fait l'objet de mises en œuvre malheureusement variables, à des niveaux divers, par les États membres.

En ce moment même, la Commission européenne s'emploie à évaluer les plans d'action des États membres concernant la lutte contre la pêche illégale dans la perspective de la réunion de la FAO, du Comité des pêches de la FAO, qui se tiendra la première semaine de mars, à Rome, et qui sera l'occasion de relancer le plan d'action international contre la pêche illégale.

La responsabilité de l'Union européenne est énorme dans ce domaine. Pourquoi? D'abord, parce que l'Union européenne est la troisième puissance en termes d'activités de pêche, après la Chine et le Pérou. Elle représente une des plus grandes flottes du monde. Par ailleurs, elle fait très largement appel aux pavillons de complaisance, qui posent énormément de problèmes, non seulement pour la pêche, mais aussi pour le transport maritime. Enfin, l'UE constitue aussi un des plus grands marchés du poisson dans le monde.

Les responsabilités sont donc multiples. La Commission nous réplique: tout cela est complexe, beaucoup d'acteurs entrent en jeu, on ne peut rien faire tout seul, cela coûte cher, on ne peut pas demander à des États membres de respecter un certain nombre de règles et pas aux autres, etc. Les prétextes, les excuses sont effectivement légion pour ne pas faire grand-chose et, hélas, les initiatives n'ont pas été assez nombreuses pour lutter efficacement contre cette activité de pêche illégale qui, encore une fois, connaît ces dernières années un essor d'une gravité extrême.

Les responsabilités sont aussi bien celles de l'État du port, comme on l'appelle, que de l'État du pavillon et de l'État où les produits de la pêche sont commercialisés. Les niveaux sont en effet multiples: celui des organisations régionales de pêche, celui des États membres, le niveau européen; c'est à tous ces niveaux qu'il faut agir, de façon transversale, en associant aussi bien la DG/Pêche que la DG/Environnement, la DG/Développement que la DG/Commerce. C'est donc effectivement un travail considérable qui est exigé ici, mais seule l'action de l'ensemble de ces administrations et de ces responsables politiques pourra s'avérer vraiment efficace.

Quelles sont les mesures phares de mon rapport, qui a d'ailleurs été approuvé à l'unanimité au sein de la commission de la pêche, ce qui montre qu'il s'agit bien d'une préoccupation commune à tous nos États membres? Il y a la traçabilité des produits de la pêche, l'établissement de listes noires, c'est-à-dire de listes des bateaux qui ne sont pas autorisés à pêcher ou qui ont été déjà sanctionnés pour des activités de pêche illégales. Il faut déplorer aujourd'hui un manque de coordination et de concertation entre les différentes sources d'information concernant ces bateaux, qui sont autorisés ou non à pêcher.

Il faut citer aussi, parmi les mesures importantes, celles qui consistent à empêcher le débarquement et la commercialisation sur le marché européen des produits de la pêche illégale, et puis enfin les actions à mener en matière de droit européen et international. Il existe en effet aujourd'hui des vides juridiques qui empêchent d'interpeller et de sanctionner les navires qui se livrent à des activités de pêche illégales.

En conclusion, il nous faut absolument une politique européenne plus intégrée, à la fois en termes de contrôle et de surveillance, mais aussi de sanctions. C'est dans cette perspective globale que le rapport ébauche un certain nombre de pistes et propose un certain nombre de mesures dont nous discutons ici, en vue de la réunion de la FAO, en mars prochain, dans le cadre de laquelle nous devons absolument nous montrer beaucoup plus volontaristes, beaucoup plus dynamiques.

 
  
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  Joaquín Almunia, Miembro de la Comisión. Permítame comenzar mi intervención expresando mi agradecimiento a la señora Aubert y a todos los miembros de la Comisión de Pesca por su participación en este informe, verdaderamente exhaustivo, sobre la pesca ilegal no declarada y no reglamentada.

Esta iniciativa del Parlamento tiene lugar en un momento en que la Comisión se encuentra comprometida en una consulta pública sobre la revisión y el fortalecimiento de la política actual de la Comunidad Europea contra este tipo de pesca. Me complace especialmente observar el compromiso del Parlamento en una cuestión de vital importancia para lograr una gestión sostenible de los recursos pesqueros dentro y fuera de las aguas comunitarias.

Ante todo, celebro que el informe subraye que la lucha contra la pesca ilegal debe empezar en nuestras aguas y que también atañe a nuestros buques. Las aguas comunitarias están reguladas, pero eso no significa que no se efectúen en ellas prácticas ilegales.

El informe también reconoce otro aspecto de gran importancia, a saber, cómo evitar la entrada en la Comunidad de productos de la pesca procedentes de terceros países que hayan sido capturados de forma ilegal. Como principal mercado e importador de productos de la pesca de todo el mundo, en la Comunidad recae una responsabilidad específica en lo que atañe a garantizar que los productos que acaban en la mesa de los consumidores europeos no proceden de actividades ilegales. Esto implica que debe establecerse un nuevo planteamiento para controlar adecuadamente la legalidad de los productos de la pesca importados en el territorio de la Comunidad.

Otro aspecto que se ha de resaltar es la necesidad, señalada en el informe, de crear más sinergias para mejorar el seguimiento, el control y la vigilancia de las actividades pesqueras. Los operadores ilegales suelen emplear conductos clandestinos e internacionales para disfrazar sus actividades. El éxito en la investigación de estas actividades depende de la cooperación de los diferentes servicios implicados en la vigilancia marítima a nivel internacional y también a nivel comunitario.

No puedo citar aquí todos los puntos del informe, pero quiero resaltar, por ejemplo, la invitación a una mayor coherencia en las sanciones impuestas por los Estados miembros por delitos graves en relación con las leyes en materia de pesca, o la necesidad de resolver los principales problemas causados por las banderas públicas de pesca, menciones que demuestran que el Parlamento y la Comisión están en la misma longitud de onda en cuanto a las prioridades para acciones futuras.

La Comisión no ha permanecido inactiva en estos años. La Comunidad Europea ha alcanzado progresos considerables desde la adopción, en 2002, de su plan de actuación contra la pesca ilegal, no declarada y no reglamentada. Los progresos se observan fundamentalmente en nuestra actividad, a escala internacional, a través de la cual la Comunidad ha impulsado medidas contra la pesca ilegal en todos los organismos responsables en materia de pesca y derecho del mar. Sin embargo, donde se ha avanzado más significativamente contra la pesca ilegal, no declarada y no reglamentada, ha sido en relación con las organizaciones regionales de gestión de la pesca, la mayor parte de las cuales, gracias a los esfuerzos de la Comunidad, ya adoptaron un conjunto extenso de medidas contra la pesca ilegal.

La Comunidad también ha mejorado la política de asistencia a los Estados ribereños en desarrollo, que son las víctimas principales del tipo de pesca que estamos debatiendo hoy. El fortalecimiento de las capacidades de dichos países para ejercer un control adecuado de las actividades pesqueras en sus aguas ha sido financiado con el presupuesto de la Unión Europea, gracias a un acuerdo de asociación en materia de pesca, tanto a escala nacional como a escala regional, sobre el modelo del plan regional de vigilancia pesquera en el Océano Índico Suroccidental, recientemente acordado.

A escala comunitaria, la reforma de la política pesquera común, en 2002, también impulsó la política contra la pesca ilegal mediante la adopción de disposiciones en materia de control del cumplimiento de normas comunitarias, y la creación de la Agencia de control de la pesca. Ahora bien, a pesar de que se han realizado progresos significativos contra la pesca ilegal, dicha pesca está muy lejos de haber sido erradicada, y sigue siendo una de las más serias amenazas mundiales para la gestión sostenible de los recursos pesqueros y la biodiversidad marina.

Por ello, casi cinco años después de la adopción del plan de actuación 2002, la Comisión considera que ha llegado el momento de diseñar una nueva estrategia contra este tipo de pesca. En este contexto, la Comisión ha decidido que en este año la pesca ilegal, no declarada y no reglamentada, va a ser una de las principales prioridades en el ámbito de la política pesquera común y de la política marítima. La Comisión elaborará propuestas a este respecto, que presentará a los Estados miembros y a este Parlamento durante la segunda mitad de este año.

El informe que hoy estamos debatiendo supone una contribución especialmente oportuna de cara a los trabajos sobre los que la Comisión basará sus propuestas.

Señorías, la pesca ilegal, no declarada y no reglamentada, ha sido objeto durante los últimos años de numerosos debates y deliberaciones, y ahora ha llegado el momento de que actuemos a escala europea. El informe de la señora Aubert y de la Comisión de Pesca constituye un paso extremadamente importante y alentador en esta dirección.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez, en nombre del Grupo PPE-DE. – Señor Presidente, agradezco a la señora Aubert su informe, que nos recuerda lo que supone la piratería en los mares y el débil balance que resulta de lo hecho para combatirla.

Agradezco también su respaldo a las enmiendas que, en mi opinión, han clarificado su informe, estableciendo los lindes entre la pesca ilegal no declarada y no reglamentada y las infracciones a la Política Pesquera Común en aguas comunitarias, aspecto importante porque, si bien hay que acabar con ambas, las armas a utilizar son completamente diferentes.

Una de las más importantes es la actuación de las organizaciones regionales de pesca, quizás en este momento la única defensa posible contra las actuaciones ilícitas en alta mar en una batalla que es, por definición, internacional y multilateral, y cuyo papel también ha quedado revalorizado tras las enmiendas presentadas. En un momento en que existe tal preocupación sobre la sostenibilidad del medio marino y en que vemos que a nuestros propios pescadores se les niega progresivamente el acceso a los recursos, resulta extremadamente preocupante que tengamos que asistir incluso a pasos atrás de algunos Estados miembros, entre los que se encuentra alguno que conozco bien. Como resulta deprimente que el propio Director de Políticas Externas de la Dirección General de Pesca admitiera, el pasado martes, el fracaso de la Unión Europea para frenar la pesca ilegal. Todo esto a estas alturas.

Fue en Galicia la semana pasada donde las autoridades pesqueras de dieciocho Estados miembros comenzaron a debatir el paquete de medidas contra la pesca ilegal, que parece que se nos presentará, como ha dicho el señor Comisario, no antes de mediados de año. Y en este asunto, la pelota está más que nunca en el Consejo, porque, sin una verdadera voluntad política de los Estados miembros, sin su compromiso firme para armonizar actuaciones, hacerlas obligatorias y convertirlas en una prioridad, el año que viene, y el siguiente, continuaremos igual. Espero que esto no sea así y que pronto tengamos una política eficaz.

Muchas gracias, señor Presidente, y permítame quejarme una vez más de que los debates de pesca se hagan por la noche y que se ponga por delante incluso cualquier nuevo informe que se haya incluido en el orden del día. Permítame que proteste seriamente en nombre de mi Grupo y en mi nombre propio de este trato que se da a la pesca en este Parlamento.

 
  
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  Presidente. O seu protesto ficará registado.

 
  
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  Rosa Miguélez Ramos, en nombre del Grupo PSE. – Señor Presidente, Señorías, yo también quisiera felicitar a la señora Aubert por este trabajo y por el trato que ha dispensado a las numerosas enmiendas que, desde el Grupo Socialista, le hemos presentado.

Lo cierto es que la FAO ha calculado que hasta el 30 % del pescado desembarcado proviene de este tipo de pesca —de pesca ilegal—, y que la Unión Europea ha firmado el Plan de Acción Internacional de la FAO y la Comisión ha presentado en 2003 un plan para transponerlo al ámbito europeo.

Nuestra Comisión de Pesca elaboró este informe de iniciativa, con vistas tanto a la reunión internacional sobre pesca ilegal que se va a celebrar en Roma, a principios de marzo, como para que la Comisión Europea, en su nuevo plan de acción, tenga en cuenta la opinión de este Parlamento.

Numerosas enmiendas presentadas por mi Grupo se incorporaron y yo creo que, gracias a ellas, hemos conseguido una mejor definición de pesca ilegal y, además, hemos incorporado cuestiones como el refuerzo del control o la necesidad de más colaboración a nivel internacional.

Y, aunque no se trata tanto de poner medidas en marcha más restrictivas como de aplicar mejor las que ya existen, es verdad que hay que subrayar la necesidad de un régimen eficaz de control e inspección dentro de un marco jurídico común en toda la Unión Europea y, si es posible, bajo los auspicios de la Agencia Comunitaria de Vigo.

Nuestras enmiendas piden que se niegue la entrada a puertos europeos a buques implicados en actividades de pesca ilegal; que los Estados miembros no los abanderen; que disuadan a sus nacionales que quieran recurrir a pabellones de conveniencia: importadores, transportistas y otros sectores concernidos serán invitados a no transbordar ni negociar con pescado capturado por estos barcos.

Reclamamos, además, la colaboración entre Estados miembros para reforzar el control sobre los desembarcos. Sabemos que es difícil diferenciar capturas lícitas e ilícitas, sobre todo cuando lo que se desembarca no es pescado en fresco, sino congelado o transformado y también cuando hay triangulaciones y llega al mercado europeo desde un tercer país.

Por eso son necesarios esfuerzos para identificar su origen, porque millones de personas en el mundo dependen de los recursos pesqueros, y nosotros tenemos que garantizar su existencia para las generaciones futuras.

 
  
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  Elspeth Attwooll, on behalf of the ALDE Group . – Mr President. I want to begin by complimenting Marie-Hélène Aubert on the quality of her report. Her explanatory statement contains an excellent analysis of the problem and of the extent of progress made in relation to the EU Action Plan of 2002. It makes ten very clear recommendations for a new Action Plan to start in 2007. Five of these recommendations involve internal measures and five involve cooperation with other countries, both directly and through the medium of regional fisheries management organisations.

Central to the issue of combating IUU fishing are improvements in traceability, both of vessels and of the fish that they catch or transport. This includes, amongst other things, insisting on the use of FAO identification standards for EU vessels and those entering EU ports, and on the development of proper catch documentation schemes. But it also means better exchange of information between the parties concerned, so that blacklists of both fishing and fish transport vessels can be disseminated and the possibility of converting to a white list through reflagging can be avoided. The establishment of blacklists is, however, only effective if there are serious consequences for the vessels concerned. That is why we urge the Commission to take very seriously the recommendation in paragraph 18 of the resolution that consideration be given to extending the import controls relating to health and hygiene to cover the products of IUU fishing as well. For this reason, the revival of the inter-services consultation group is particularly welcome.

Of course, there are many other steps that could be taken, which is why we are asking for the fight against illegal fishing to be one of the priorities of the annual work programme of the Community Fisheries Control Agency. In this context too, we must be sure that our own house is fully in order, which is why we repeat Parliament’s previous requests for common minimum penalties for serious infringements to be made applicable across all the Member States. Equal treatment is a major factor in encouraging compliance.

The importance of assisting developing countries to monitor fishing activities in their own waters must also be stressed. There is an additional responsibility in this regard where we have concluded fisheries partnership agreements with them. The inclusion of IUU fishing in the Commission’s work programme for this year is very welcome, but we need a clear timetable in this regard. It is good to hear that the Commission will be presenting something to Parliament in the second half of the year, but we hope that it will be sooner rather than later, and comprehensive in its coverage.

 
  
  

IN THE CHAIR: DIANA WALLIS
Vice-President

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, en nombre del Grupo Verts/ALE. – Señora Presidenta, yo también tomo la palabra no solamente para agradecer, sino para saludar y apoyar el informe de la compañera Aubert.

La pesca ilegal, no declarada y no reglamentada, no sólo supone un riesgo para la biodiversidad, para el medio ambiente, con costes que además, en muchos casos, pueden ser directamente irrecuperables, sino también —como se ha dicho— un coste importante para muchas sociedades que viven hoy de la pesca y que esperan que las generaciones futuras lo puedan seguir haciendo también.

En este sentido, yo creo que la Unión Europea tiene una doble responsabilidad. Una, y la más importante, es aparecer como un ejemplo ante el mundo y demostrar con la acción y, sobre todo, con la voluntad, que esta lucha contra la pesca ilegal es una de las prioridades. Y, en segundo lugar, liderar también a escala mundial esa lucha contra la pesca ilegal, lo cual implica utilizar los mecanismos que existen por parte de la Unión Europea —sea a través de los acuerdos de pesca, sea a través de la cooperación con terceros países— e incluir siempre unas cláusulas que permitan afrontar este tema con prioridad.

Pero, al mismo tiempo, creo que, teniendo en cuenta que uno de los problemas fundamentales para detectar y combatir la pesca ilegal es precisamente —como también se ha dicho— la cuestión de la trazabilidad, la cuestión del seguimiento de la pesca, en el sentido de que muchas veces no es posible saber si una captura ha sido o no pescada de forma ilegal, es fundamental, por lo que se han de establecer mecanismos que permitan mejorar esa trazabilidad.

En ese sentido, quisiera recordar también que en diciembre esta Cámara aprobó una resolución relativa al etiquetado ecológico. Muchas de las propuestas de esta resolución precisamente ayudarían mucho a mejorar esa persecución de la pesca ilegal por medio de mecanismos de trazabilidad, que son realmente necesarios.

Por ello, yo también me sumo a las peticiones que hace el informe de solicitar a la Comisión que presente su propuesta de etiquetado ecológico para antes de junio de 2007.

 
  
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  Pedro Guerreiro, em nome do Grupo GUE/NGL. – Também eu queria felicitar a relatora pelo trabalho realizado. A grande pesca ilícita não declarada e não regulamentada contribuiu de forma significativa para as dificuldades com que o sector das pescas se confronta. A grande pesca ilegal não só coloca em causa os ecossistemas marinhos e os custos haliêuticos, como reduz os rendimentos dos pescadores que pescam de forma legal e que cumprem as regras estabelecidas, nomeadamente ao nível da preservação dos recursos haliêuticos.