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Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 14 marzo 2007 - Strasburgo Edizione GU

4. Riunione del Consiglio europeo (8 e 9 marzo 2007) (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione del Consiglio europeo e dichiarazione della Commissione, riunione Consiglio europeo, 8–9 marzo 2007.

 
  
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  Frank-Walter Steinmeier, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, a seguito della nostra discussione sulla dichiarazione di Berlino, vorrei informare l’Assemblea dei risultati del Vertice di primavera. Sono lieto di farlo e vorrei dire subito che – anche se è appena stato osservato che siamo troppo pronti a tessere le nostre lodi – dal punto di vista della Presidenza, dal mio punto di vista, questa riunione del Consiglio è stata davvero un successo. Ha fornito risposte in settori in cui i cittadini – giustamente, a mio parere – si attendono un’azione risoluta a livello europeo; ha dimostrato che, a dispetto di tutte le previsioni pessimistiche, l’Unione è in grado di agire anche dopo l’allargamento e che gli Stati membri, con il sostegno e l’incoraggiamento della Commissione e del Parlamento, sono in grado di risolvere le loro differenze e di fissare obiettivi comuni ambiziosi, anche se, naturalmente, le singole decisioni non sono sempre facili.

Il Vertice ha poi dimostrato che l’Unione è pronta ad assumersi i compiti urgenti del futuro e ci ha dato lo slancio e il coraggio di credere che possiamo anche riuscire a ravvivare il processo stagnante di riforma e di rinnovamento dell’Unione nei prossimi mesi.

Questo, oltre ai risultati interni concreti che sto per descrivere, è il messaggio trasmesso dal nostro ultimo Vertice, questo è il segnale che continueremo a trasmettere tra due settimane – ne abbiamo appena parlato – a Berlino e in tutta Europa, quando commemoreremo il 50° anniversario dell’Unione. Questo è l’impulso che vogliamo portare con noi nella seconda metà della nostra Presidenza.

Come sapete, il Vertice di primavera si è concentrato sulla politica energetica e climatica. Entrambe le questioni sono giustamente in cima all’elenco delle preoccupazioni dei cittadini europei. Gli ultimi anni e mesi, in particolare – da ultimo la controversia sul petrolio tra la Bielorussia e la Russia – hanno fornito l’ennesima e persuasiva dimostrazione della nostra dipendenza dalle importazioni di energia e della vulnerabilità dell’economia europea in questi ambiti.

Altrettanto evidenti, anche questo è già stato rilevato, sono gli effetti dei cambiamenti climatici. Catastrofi ambientali, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari, siccità: queste non sono più parole astratte, sono diventate minacce molto reali. Studi internazionali hanno indicato il prezzo che dovremo pagare – il prezzo che costringeremo i nostri figli e nipoti a pagare – se non adottiamo provvedimenti immediati.

Conoscete gli esiti delle discussioni al Vertice e mi auguro che concorderete con la mia conclusione che le decisioni prese dai capi di Stato e di governo hanno aperto la porta a una politica europea ambiziosa e, a mio parere, responsabile in materia di clima ed energia, una politica che non dissimuli più l’entità del problema da affrontare, ma ricerchi invece strategie efficaci per rispondere a tali problemi.

Abbiamo compiuto un passo importante verso una politica integrata in materia di clima ed energia; integrata perché l’una non è possibile senza l’altra, perché il rischio di gran lunga maggiore per il clima oggigiorno è legato alla generazione e al consumo di energia da parte degli esseri umani. Naturalmente, ciò vale in particolare per le emissioni di gas a effetto serra. Grazie alle decisioni adottate a Bruxelles, l’Unione rimane all’avanguardia nella protezione internazionale del clima. Le decisioni ci permettono di adottare un approccio credibile nei prossimi negoziati sull’accordo che darà seguito al Protocollo di Kyoto.

L’Unione ha assunto l’impegno unilaterale e indipendente di ridurre del 20 per cento le sue emissioni di gas serra entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990. E’ un obiettivo ambizioso e per raggiungerlo saranno necessari sforzi significativi da parte di tutti gli Stati membri.

Tuttavia, i capi di Stato e di governo si sono spinti ancora oltre. Abbiamo promesso di realizzare una riduzione del 30 per cento nello stesso periodo, purché altri paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo economicamente avanzati si uniscano a noi. Potremo conseguire questi obiettivi soltanto se saremo lungimiranti anche nella nostra politica energetica, e a Bruxelles è stato quindi adottato un piano d’azione completo per la politica energetica, parallelamente agli obiettivi relativi al clima.

Al centro del piano d’azione figurano due obiettivi. Il consumo energetico nell’Unione dovrà essere ridotto del 20 per cento rispetto alle proiezioni per il 2020 tramite un aumento dell’efficienza energetica; inoltre, elemento decisivo, la quota di energie rinnovabili nel totale dei consumi energetici dell’Unione dovrà raggiungere almeno il 20 per cento.

Come ricorderete, abbiamo discusso a lungo sulla necessità di rendere vincolante quest’ultimo obiettivo. Alcuni Stati membri nutrivano riserve, ritenendo che fosse forse troppo ambizioso. Sono lieto che si sia infine riusciti a decidere di renderlo vincolante, in quanto i tre obiettivi che ho appena menzionato evidenziano proprio la stretta interdipendenza tra politica climatica e politica energetica. Senza gli sforzi nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, l’Unione ovviamente non sarà in grado di realizzare il suo obiettivo di protezione del clima.

Quando si tratterà di ripartire l’obiettivo europeo in obiettivi nazionali, dovremo adottare lo stesso approccio congiunto ed equo che ci ha permesso di trovare l’accordo e rendere vincolante l’obiettivo sulle energie rinnovabili. A tal fine, dovremo tenere conto delle diverse posizioni di partenza e potenzialità dei singoli Stati membri, ed è stato chiesto alla Commissione – che ha accettato – di presentare una proposta relativa a questa ripartizione entro la fine dell’anno.

Non è questa la sede per descrivere tutti gli aspetti del piano d’azione sull’energia. A mio parere, dinanzi all’Assemblea è più importante esprimere apprezzamento per il piano d’azione in generale e sottolineare anche e soprattutto, oltre agli obiettivi che ho appena descritto, le decisioni strategiche adottate, per esempio, nei seguenti ambiti: struttura del mercato interno dell’energia, sicurezza dell’approvvigionamento, politica energetica internazionale, ricerca nel settore dell’energia e nuove tecnologie energetiche.

Vorrei approfondire uno di questi cinque esempi. Potremo garantire la sicurezza dell’approvvigionamento a medio e lungo termine soltanto se riusciremo a diversificare le fonti energetiche e le vie di trasporto. In termini concreti, ciò significa intensificare le relazioni con gli importanti paesi produttori, sviluppare relazioni internazionali durature nel settore dell’energia – compreso con i paesi dell’Asia centrale e i paesi che si affacciano sul Mar Nero e sul Mar Caspio – e naturalmente coltivare anche le nostre relazioni energetiche con i paesi del Golfo e l’Africa settentrionale. Significa inoltre intrattenere relazioni affidabili e trasparenti in campo energetico anche con la Russia. Di conseguenza, la nostra Presidenza continua ad adoperarsi per garantire il rapido avvio dei negoziati relativi a un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione con la Russia.

I risultati della politica energetica e della lotta contro i cambiamenti climatici sono senz’altro particolarmente importanti, ma, come potete vedere nelle conclusioni, il Consiglio europeo non si è limitato a queste tematiche. Tradizionalmente, il Vertice di primavera fa il bilancio della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione e l’aspetto più importante è che la strategia di Lisbona rinnovata comincia a dare i suoi frutti. Si osserva un chiaro successo, che trova espressione in tutta Europa nell’aumento dei tassi di crescita e nel calo dei tassi di disoccupazione, ma il messaggio è anche che questo non è il momento di riposare sugli allori, anzi occorre fare il contrario. Vogliamo usare questo slancio favorevole; a mio parere, non vi sono alternative: dobbiamo proseguire le riforme strutturali e il necessario consolidamento delle finanze pubbliche.

E’ necessario sviluppare e completare il mercato interno europeo in settori importanti: ancora una volta, cito l’esempio del gas e dell’elettricità, dei servizi postali, ma anche dei mercati finanziari. Le conclusioni di venerdì scorso comprendono inoltre la riduzione del deficit di recepimento della normativa comunitaria. Negli ultimi anni abbiamo effettivamente compiuto solidi progressi: ricordo all’Assemblea che nel 2000 il deficit di recepimento era del 3 per cento, mentre ora è sceso all’1,2 per cento, e sappiamo che questi sforzi devono proseguire. Per tale motivo, venerdì scorso il Consiglio europeo ha deciso di ridurre ulteriormente il deficit all’1 per cento entro il 2009.

Nondimeno, la strategia di Lisbona avrà successo agli occhi dei cittadini soltanto se si riuscirà a sviluppare anche la dimensione sociale: ciò vale soprattutto alla luce dei positivi sviluppi registrati sui mercati del lavoro. In questo contesto, i capi di Stato e di governo hanno sottolineato l’importanza di garantire eque condizioni di lavoro, i diritti e la partecipazione dei lavoratori, la sicurezza e la protezione della salute sul luogo di lavoro e un’organizzazione del lavoro favorevole alla famiglia.

Vorrei evidenziare brevemente un altro elemento delle decisioni: il miglioramento della regolamentazione e la riduzione della burocrazia. Anche in questo campo, abbiamo compiuto alcuni progressi in passato, sia pur con difficoltà. Naturalmente, anche – o soprattutto – in questo campo i nostri sforzi non devono tuttavia venire meno in futuro. In particolare, vogliamo ridurre del 25 per cento gli oneri amministrativi – burocrazia – derivanti dalla legislazione dell’Unione entro il 2012, e gli Stati membri sono stati invitati a fissare obiettivi nazionali altrettanto ambiziosi nel corso del prossimo anno.

Venerdì, alla conferenza stampa conclusiva, il Presidente della Commissione Barroso ha pronunciato parole molto gentili, persino lusinganti, a mio parere, sull’esito della riunione del Consiglio appena terminata. Ha detto che, in termini di risultati e di obiettivi fissati, è stato il Vertice più significativo cui abbia partecipato durante il suo mandato. Dinanzi all’Assemblea, direi anche, signor Commissario, che questo successo non sarebbe stato possibile senza l’ottimo lavoro di preparazione svolto dalla Commissione, né senza il sostegno del Parlamento europeo, in nome del quale, Presidente Poettering, lei ha partecipato per la prima volta alla riunione del Consiglio in veste di nuovo Presidente eletto.

L’Unione mira a sviluppare una politica climatica ed energetica moderna e sostenibile. I capi di Stato e di governo hanno dimostrato che l’Europa può assumere un ruolo guida su importanti questioni globali. A mio parere, il segnale trasmesso dal Vertice è che, se noi europei uniamo le forze, se agiamo insieme, possiamo dare forma a un futuro prospero. Ciò è totalmente in linea con il motto della Presidenza tedesca, il principio informatore che abbiamo usato come titolo per le nostre conclusioni, come ho già ricordato nella discussione precedente: “Europa – riuscire insieme”!

(Applausi)

 
  
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  Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente del Parlamento europeo, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli deputati.

La Commissione è grata al Consiglio e alla Presidenza tedesca per gli obiettivi coraggiosi e di vasta portata fissati dal Consiglio europeo della scorsa settimana. Vi ringraziamo per il segnale inequivocabile che avete trasmesso al resto del mondo, e che tutto il mondo ha ascoltato con grande attenzione, cioè il segnale che in Europa prendiamo sul serio la lotta contro i cambiamenti climatici, lo sviluppo di una politica energetica comune e la salvaguardia della nostra competitività. Un risultato particolarmente importante di questo Vertice è che ha dimostrato che chi affermava che un’Unione di 27 Stati membri non sarebbe più stata in grado di funzionare si sbagliava. Questo è stato il primo grande banco di prova per l’Unione a 27, e ritengo che la prova sia stata superata.

E’ stato un Vertice positivo per la nostra politica europea di partenariato per la crescita e l’occupazione, nel quadro della strategia di Lisbona. I capi di Stato e di governo hanno riconosciuto che la nuova strategia comincia a dare i risultati sperati e sta contribuendo in modo significativo alla ripresa economica, una ripresa che si riflette nella tendenza al rialzo del PIL, con un tasso di crescita del 2,9 per cento nel 2006. Si prevede ora che, solo nei prossimi due anni, nell’Unione europea saranno creati sette milioni di nuovi posti di lavoro e arriveremo molto vicino a conseguire gli obiettivi originari di Lisbona, fissati nel 2000.

I capi di Stato e di governo hanno precisato che non dobbiamo accontentarci dei primi segnali di una forte dinamica economica. Concordo con quanto ha appena affermato il Ministro Steinmeier: l’Europa ha ora la grande possibilità di accelerare il ritmo delle riforme. Non siamo ancora riusciti a invertire la tendenza. La tendenza negativa è rallentata, è vero, ma non si è ancora invertita. Si può dire solo che siamo sulla buona strada.

Ciò si evince anche dal sostegno del Consiglio europeo alle raccomandazioni specifiche per ciascun paese, adottate per la prima volta dalla Commissione. Non bisogna sottovalutare l’importanza del fatto che gli Stati membri abbiano accettato le raccomandazioni specifiche della Commissione per i loro programmi nazionali, in un settore di loro esclusiva competenza, e che il Consiglio europeo le abbia adottate all’unanimità senza discutere. Ciò dimostra che, per la prima volta, disponiamo di un meccanismo funzionante per il coordinamento delle politiche economiche in Europa.

Quest’anno si svolgeranno i preparativi per il secondo ciclo triennale della politica per la crescita e l’occupazione e la Commissione ha già individuato tre chiare necessità.

Innanzi tutto, dovremo integrare pienamente la politica climatica ed energetica nella politica europea per la crescita e l’occupazione. Deve essere una politica coerente.

In secondo luogo, sarà essenziale rafforzare il terzo pilastro di questa strategia, cioè l’occupazione e la dimensione sociale, con particolare riguardo per il miglioramento delle prospettive di occupazione dei cittadini europei. In fondo, ciò che abbiamo davanti è uno sviluppo del tutto nuovo. In alcune regioni e settori aumenterà la mancanza di lavoratori con una formazione adeguata. Si devono migliorare le prospettive di occupazione, in particolare rafforzando l’istruzione e la formazione.

Il terzo grande compito, in relazione con il riesame della strategia di Lisbona, sarà aumentarne la visibilità. Come si suol dire, non bisogna “mettere la fiaccola sotto il moggio”. Forse parliamo un po’ troppo poco del fatto che abbiamo una risposta europea alla sfida economica globale. Nel dibattito politico nazionale, si dovrebbe dare maggiore prominenza al fatto che l’integrazione europea e una politica economica europea comune sono la risposta di cui abbiamo bisogno per salvaguardare la nostra competitività a livello globale.

Vorrei fare alcune brevi osservazioni sul miglioramento della regolamentazione e sulla riduzione della burocrazia, un tema che mi sta particolarmente a cuore. E’ importante che il Parlamento e il Consiglio siano stati invitati a fare sempre maggiore ricorso in futuro alle valutazioni d’impatto. La qualità della legislazione è l’elemento più importante dell’intero progetto.

A tal fine, una condizione essenziale è una buona valutazione dei costi. Il progetto di miglioramento della regolamentazione e di riduzione della burocrazia è ora avviato in tutte le sue parti. Sono molto grato al Consiglio per aver sostenuto l’obiettivo della Commissione di ridurre del 25 per cento entro il 2012 gli oneri amministrativi derivanti dalla legislazione europea che gravano sulle imprese europee. Almeno altrettanto importante è tuttavia l’impegno assunto dagli Stati membri di fare la stessa cosa nelle sfere di loro competenza. La questione era controversa e il fatto che sia stata risolta è un grande successo. L’obiettivo di conseguire una riduzione generale del 25 per cento degli oneri amministrativi a carico delle imprese entro il 2012 sembra ora realmente raggiungibile.

Vorrei precisare ancora una volta in questa sede che, quando parliamo di ridurre gli oneri amministrativi, non intendiamo altro che meno burocrazia per le imprese. Ci riferiamo a obblighi in materia di relazioni, statistiche, informazioni e documentazione. In nessun caso le norme in materia di protezione dei consumatori, qualità, ambiente, sicurezza o le norme sociali saranno minimamente scalfite. L’obiettivo non è alterare la sostanza dei requisiti, ma permettere alle imprese di liberare energie, anziché gravarle di oneri non necessari.

(Applausi)

Quando il Primo Ministro Blair tempo fa affermò che, se l’Unione non esistesse, bisognerebbe inventarla, probabilmente si riferiva al tipo di decisioni adottate dal Consiglio europeo solo poche settimane dopo la pubblicazione dei dati allarmanti nell’ultima relazione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Con il sostegno del Parlamento e sulla base delle proposte della Commissione di gennaio, il Consiglio europeo è riuscito a rendere i cambiamenti climatici e il passaggio a strutture energetiche sostenibili una priorità della politica europea e ad adottare un piano d’azione per i prossimi tre anni.

La forza delle decisioni sta nel fatto che siamo riusciti a creare stretti legami tra la politica climatica e la politica energetica. La riduzione delle emissioni di gas serra va di pari passo con una politica energetica competitiva, sicura e sostenibile. La forza delle decisioni deriva anche dalla loro credibilità, in quanto non sono sospese nel vuoto, ma sono legate a un pacchetto di misure concrete.

Obiettivi vincolanti per le energie rinnovabili, così come la promozione mirata del risparmio energetico e la nuova tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio, adegueranno l’economia europea alle sfide globali del XXI secolo in termini di politica climatica. Continueremo a eliminare gli ostacoli rimanenti per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica in tutti i settori industriali, al fine di conseguire una quota del 20 per cento di energie rinnovabili nel totale dei consumi energetici dell’Unione e una quota minima del 10 per cento di biocarburanti entro il 2020.

Ho sentito ciò che il Presidente in carica del Consiglio ha appena affermato riguardo al compito della Commissione di presentare una proposta entro la fine dell’anno. Posso assicurarvi che la Commissione presenterà una proposta equa ed equilibrata sulla ripartizione degli oneri tra i paesi dell’Unione, tenendo conto dei risultati già conseguiti dai singoli Stati membri, della loro posizione di partenza e di che cosa hanno bisogno per realizzare questo obiettivo. Sono certo che si possa fare.

Ciò che conta è che stiamo infine realizzando un mercato interno funzionante del gas e dell’elettricità nell’interesse dei consumatori, il che incoraggerà gli investimenti e creerà un’autentica rete europea.

Con queste misure si apriranno nuovi mercati globali per noi e si ridurranno le bollette dell’elettricità di tutti i cittadini e tutte le imprese. In Europa oggigiorno paghiamo troppo per la nostra energia, e ciò non è dovuto solo alla situazione globale ma anche alla cattiva organizzazione del nostro approvvigionamento energetico. Per questo motivo, la realizzazione dell’agenda di Lisbona comporta anche l’attuazione coerente della nuova politica climatica dell’Unione.

Abbiamo proposto che i paesi altamente sviluppati si impegnino a ridurre collettivamente le emissioni di CO2 del 30 per cento entro il 2020, rispetto al 1990. Inoltre, l’Unione si è già impegnata a ridurre le sue emissioni di CO2 di almeno il 20 per cento entro il 2020. Questo ci colloca in una posizione eccellente in vista dei prossimi negoziati sul clima.

Ritengo che questa duplice decisione relativa al clima condurrà a una nuova dinamica globale, della quale abbiamo urgente bisogno. Non possiamo più stare a guardare paesi come gli Stati Uniti e la Cina puntarsi il dito l’uno contro l’altro ed esigere che sia l’altro a fare la prima mossa. Uno di loro dovrà prima o dopo fare la prima mossa! Questo è senza dubbio un punto importante anche per il Vertice UE-USA che si svolgerà il 30 aprile di quest’anno, del quale i capi di Stato e di governo hanno discusso insieme con le altre questioni esterne.

Vorrei fare alcune osservazioni sull’industria europea. Gli obiettivi del Consiglio creano un quadro chiaro per la nostra industria e garantiscono sicurezza per gli investimenti negli anni a venire. Le imprese possono ora pianificare i loro investimenti, conoscono le esigenze politiche e possono sviluppare le loro strategie. Vogliamo che l’Europa esporti i prodotti migliori e più puliti, non i suoi posti di lavoro. Dall’industria europea non vorrei più solo sentire ciò che non è in grado di fare e ciò che considera impossibile; vorrei sentire finalmente che cosa può fare e che cosa è possibile. E ci accorgeremo che è possibile fare molto più di quanto essa stessa creda.

Per quanto possiamo dirci soddisfatti, non dobbiamo dimenticare che per ora si tratta solo dei primi segnali. Questa strategia deve essere portata avanti, tramite progetti comunitari concreti e singoli progetti legislativi, durante questa legislatura. Abbiamo anche il sostegno dei cittadini europei. Sappiamo dall’ultimo sondaggio dell’eurobarometro che i cittadini europei sono consapevoli della necessità di un cambiamento. Sono certo che sono altrettanto consapevoli del fatto che un’azione risoluta avrà i suoi costi.

In sintesi, la strategia di Lisbona è un processo aperto e dinamico. Abbiamo bisogno di un mercato delle idee, che trovino sbocco in decisioni politiche concrete.

Come si afferma in una relazione del Centre for European Reform, non vi è praticamente alcun paese europeo che non stia esaminando con grande attenzione il modello danese di “flessicurezza”, il sistema universitario finlandese o la strategia di liberalizzazione britannica. Potrei aggiungere altri esempi, come i Pôles de Compétitivité francesi, il modello dei costi standard olandese e le riforme fiscali in alcuni nuovi Stati membri. L’apprendimento reciproco è un elemento chiave di questo processo di riforma.

Si tratta ora di chiarire insieme che il partenariato europeo per la crescita e l’occupazione è una risposta dell’Europa alle due grandi problematiche della nostra epoca, cioè la grande questione sociale di come rendere disponibile un numero sufficiente di posti di lavoro di qualità nell’era della globalizzazione e la grande questione ambientale di come mantenere abitabile il nostro pianeta.

Sappiamo bene che i cittadini sollevano questioni quali: conserverò il mio posto di lavoro? continuerò a percepire un’indennità se mi ammalo? potrò permettere ai miei figli di proseguire gli studi? riceverò la pensione quando sarò anziano? Sappiamo che chiedono anche: quali saranno le condizioni di vita per i miei figli e i miei nipoti in futuro?

Ecco la risposta a questi interrogativi, ma è importante comunicare ai cittadini d’Europa che questa risposta può solo essere europea. Se mai vi fosse la necessità di dimostrare perché abbiamo bisogno dell’integrazione europea, ecco due questioni che dimostrano che l’integrazione europea è essenziale anche nel XXI secolo. Vi ringrazio.

(Applausi)

 
  
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  Marianne Thyssen, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, Ministro Steinmeier, Commissario Verheugen, onorevoli colleghi, un vertice di solito è seguito da conclusioni verbose in cui dobbiamo scavare a fondo per trovare ambizioni sostenute dai 27 Stati membri. Questa volta, invece, le conclusioni sono relativamente brevi e senz’altro rappresentano grandi passi avanti. Il Vertice europeo di primavera ha superato le nostre più audaci aspettative. La visione è stata accompagnata da coraggio politico e ambizione, concretezza, credibilità e – cosa di non poco conto – fermezza.

Noi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei vogliamo innanzi tutto rendere omaggio al Presidente del Consiglio, il Cancelliere federale tedesco Angela Merkel, e alla sua squadra, e anche alla Commissione guidata dal Presidente Barroso, in particolare al Commissario Dimas e al Commissario Piebalgs, che hanno lanciato il pacchetto sull’energia e sul clima e hanno fatto tutto il possibile per conseguire solidi risultati. Siamo orgogliosi che gli sforzi congiunti del nostro gruppo alla testa delle nostre Istituzioni, naturalmente in associazione con altri partner, abbiano prodotto prospettive piacevoli.

Siamo ancora in attesa della ricca ricompensa, però. Sono stati assunti impegni, ma dobbiamo ancora suddividere le gioie e gli oneri e auguro alla Commissione il massimo successo in questo arduo compito. Spero che tutti gli Stati membri e tutti i settori della società siano disposti a fare ciascuno la propria parte negli strenui sforzi che saranno necessari.

Il mondo osserva l’Europa e vede che l’Europa si assume le proprie responsabilità e sceglie di svolgere un ruolo pionieristico credibile. Come partner europei, abbiamo il dovere di esercitare insieme le massime pressioni sui nostri partner globali per persuaderli a unirsi a noi in questa azione ambiziosa e soprattutto necessaria.

Confrontando i punti di partenza del nostro gruppo prima del Vertice di primavera con i risultati, concludo che volevamo accordi realizzabili e vincolanti, anziché progetti pretenziosi e irrealistici, ed è precisamente ciò che abbiamo ottenuto con la decisione 20-20-20. Si tratta quindi di un grande successo.

La ricerca e lo sviluppo nel settore delle energie rinnovabili e nella lotta contro i cambiamenti climatici vanno di pari passo con gli obiettivi di Lisbona per la crescita e l’occupazione, i quali devono decisamente essere inclusi, Commissario Verheugen. Per la maggioranza del nostro gruppo, l’energia nucleare può trovare spazio nel mix energetico, anche se, come il Consiglio europeo, rispettiamo pienamente il principio di sussidiarietà al riguardo. Non vogliamo che il Parlamento rimanga ai margini della questione dei cambiamenti climatici e intendiamo quindi dare pieno sostegno alla creazione di una commissione parlamentare temporanea sui cambiamenti climatici, gestita in modo efficace.

Durante il Vertice di primavera è stato posto l’accento sull’energia e sul clima, anche se, come ben sappiamo, non sono le uniche problematiche del momento, perché sussiste sempre la grande necessità di mantenere in moto le riforme socioeconomiche. Riteniamo che il processo di Lisbona cominci a dare i suoi frutti, ma non vi è alcun motivo per riposare sugli allori in questa fase, di sicuro non negli Stati membri che hanno debiti pubblici elevati, una bassa partecipazione al mercato del lavoro o regimi pensionistici non pienamente salvaguardati.

In seno al gruppo PPE-DE cerchiamo di evitare qualsiasi forma di autocompiacimento. Le prospettive economiche sono leggermente migliorate e le riforme nazionali non vanno quindi rinviate, devono anzi essere accelerate. Ci attendiamo che la Commissione continui a dar prova di leadership e, se necessario, affronti gli Stati membri, con i loro trucchi e le loro carenze, in modo aperto e senza remore.

Accogliamo con grande favore le decisioni riguardanti la riduzione misurabile degli oneri amministrativi e la prospettiva di svolgere valutazioni d’impatto indipendenti nel caso di una nuova legislazione.

Visione e ambizione nei riguardi di una politica sana sono una cosa, persuadere i cittadini e far sì che siano dalla nostra parte è tutt’altra. Il punto cruciale, come ha giustamente rilevato il Commissario Verheugen, rimane il modo in cui riuscire a coinvolgere maggiormente gli europei nel processo di Lisbona. Se va lodato il fatto che le conclusioni del Vertice chiedono ulteriori sforzi volti a migliorare la comunicazione, tale constatazione non basta: occorre anche tradurre in pratica questa richiesta, e in proposito si sono perse tantissime occasioni negli ultimi anni.

Vorrei quindi esortare i Presidenti delle nostre tre Istituzioni politiche a dare ai 500 milioni di europei, che confidano in un futuro prospero e sociale e in un clima piacevole per i loro figli e nipoti, un posto nella dichiarazione di Berlino, a dar loro nuova fiducia nel valore aggiunto del nostro progetto comune europeo.

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, questo Vertice è stato un successo: un fatto cui va dato risalto, in quanto non si può dire lo stesso di tutti i vertici degli ultimi anni. Nel descrivere ciò che è stato realizzato lo scorso fine settimana, il Vicepresidente della Commissione ha giustamente affermato che l’Europa ha dimostrato di essere in grado di agire. Volendo, si può fare.

I 27 capi di Stato e di governo, che sono riusciti a lavorare bene insieme nel fine settimana, hanno preso una decisione che indica la direzione da seguire, ma lascerò agli esperti del nostro gruppo il compito di approfondirne la descrizione nei loro interventi. Ciò mi permette di concentrarmi su alcuni aspetti e segnalare che ciò di cui abbiamo bisogno – far comprendere ai cittadini che questo non è solo un club di perditempo – è realmente possibile e che l’Unione non si limita a descrivere le grandi sfide da affrontare, ma definisce e decide anche le risposte da dare, e mi auguro che le metterà anche in pratica.

Nei miei interventi in Aula sui Consigli europei, ho riflettuto spesso sul modo in cui si possa descrivere meglio la situazione del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo. Una volta, mi è venuto in mente Matteo – signor Presidente, sono certo che lo conosca bene anche lei – capitolo 6, versetto 26: “Guardate gli uccelli del cielo che non seminano né mietono né radunano in granai, eppure il Padre vostro celeste li nutre”. Non è necessario che prosegua: voi seminate, mi auguro che mieterete e che radunerete in granai; ciò che il Padre celeste farà con voi resta da vedere.

In ogni caso, è vero che si sono compiuti progressi. Onorevole Thyssen, è nell’interesse di tutti descriverlo come uno sforzo congiunto delle Istituzioni europee. Non ho avuto l’impressione che il Cancelliere Merkel agisse in veste di rappresentante del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei; mi era stato detto che sarebbe stata presente in veste di Presidente del Consiglio. Non ho avuto l’impressione che il Presidente del Parlamento partecipasse in veste di rappresentante del gruppo PPE-DE, altrimenti avrebbe inteso male la sua funzione, e il Presidente Barroso non è ufficialmente autorizzato a sapere alcunché del gruppo PPE-DE. La prego quindi di astenersi dal rivendicare i risultati del Vertice come il successo di un gruppo particolare.

(Applausi)

Di che cosa si tratta, dunque? L’Europa ha descritto e si è impegnata ad affrontare una sfida enorme. Abbiamo inoltre appreso una cosa che prima non sapevamo – o forse lei la sapeva, Ministro Steinmeier – cioè che l’energia nucleare fa ora parte delle energie rinnovabili. Questo è, per così dire, il teorema del Presidente Chirac al termine del suo mandato. Be’, qualcosa almeno abbiamo imparato!

In ogni caso, affrontare la sfida ed esercitare pressioni per garantire che queste decisioni siano attuate è di primaria importanza. Per una volta, dobbiamo lodare anche il Primo Ministro Blair. Subito dopo il Consiglio, il governo britannico ha affermato: il 20 per cento va bene, ma vogliamo essere ancora più ambiziosi. Abbiamo bisogno di più posizioni di questo tipo in Europa.

(Applausi)

Vorrei aggiungere che il Vertice del G8 affronterà la situazione in Africa. In questo contesto, dobbiamo prendere atto del fatto che i cambiamenti climatici sono anche un esempio significativo di ingiustizia nel mondo. Il continente che meno contribuisce all’inquinamento del nostro ambiente – l’Africa – è quello che più risente dei cambiamenti climatici. Ciò significa che quando affermiamo, per esempio, di voler assicurare che nel mondo regnino la giustizia e la solidarietà, noi europei abbiamo anche l’obbligo morale di affrontare realmente il problema dei cambiamenti climatici e – com’è stato giustamente affermato – esercitare pressioni su altre regioni del mondo.

Proteggere l’esistenza umana, la sopravvivenza della vita sul pianeta, è il grande obiettivo verso il quale siamo tutti impegnati – ciascuno di noi, compresi gli Stati Uniti d’America, il Giappone, l’Australia e la Cina. Tuttavia, non possiamo pretendere alcunché da loro, se non diamo noi stessi il buon esempio. Questo è il passo storico compiuto nel fine settimana, anche grazie a lei, Ministro Steinmeier, perché in gran parte è frutto del suo lavoro. Il Cancelliere Merkel ha senza dubbio svolto un ruolo decisivo, ma il Ministro Steinmeier merita una menzione per la perseveranza con cui ha esercitato le sue funzioni di Presidente in carica del Consiglio.

(Applausi a sinistra)

 
  
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  Presidente. – Onorevole Schulz, sono lieto di constatare che sulla Bibbia lei è molto più preparato di me.

 
  
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  Alexander Lambsdorff, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, quando ho sentito citare Matteo (Matthäus), non ero del tutto sicuro che non si trattasse di Lothar Matthäus. Sono lieto che non fosse lui.

L’onorevole Schulz ha pienamente ragione: il Vertice del Consiglio è stato un successo. Volete compiere progressi sul mercato interno dell’energia, rallentare il riscaldamento globale, ridurre le emissioni di CO2 e aumentare l’uso delle energie rinnovabili, e volete rafforzare la solidarietà sulle questioni energetiche. Tali obiettivi sono in linea con le richieste del Parlamento, che in parte erano ancora più ambiziose, ma meritate comunque un applauso, ed è ciò che riceverete dal gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa.

Tuttavia, al momento non vi sono motivi per indulgere all’autocompiacimento, perché dovete ancora affrontare la parte più ardua. Sapremo se il Vertice sarà stato realmente un successo se i progetti saranno attuati rapidamente e, come auspichiamo, daranno risultati concreti, possibilmente entro la fine dell’anno. Questo è anche il messaggio centrale del mio gruppo: vogliamo una rapida azione sugli obiettivi fissati. In questo contesto, la Commissione sta già lanciando i segnali giusti. Al Consiglio si chiede di procedere senza tentennamenti una volta che la Commissione avrà presentato le sue proposte.

Permettetemi di fare alcune osservazioni specifiche su un paio di questioni, innanzi tutto la protezione del clima. Avete pienamente ragione: la protezione del clima può funzionare solo a livello europeo. A un più attento esame, tuttavia, è anche vero che la protezione del clima non funziona nemmeno solo a livello europeo, bensì a livello globale. Soltanto se riusciremo a persuadere altri grandi produttori di emissioni di CO2 otterremo il cambiamento globale necessario per rallentare effettivamente i cambiamenti climatici. Beandoci dello splendore del nostro ruolo di pionieri non conseguiremo granché. Essere all’avanguardia se nessuno ci segue mi ricorda un po’ Don Chisciotte, e non dovremmo emularlo.

Alla politica climatica in Europa si deve ora dare seguito con la diplomazia europea in materia di clima, perché in definitiva è dal suo successo che dipende il successo generale dell’impresa. Alcuni ritengono che il G8 sia la sede appropriata a tal fine e che si possa trovare una soluzione affrontando la questione in quel contesto. Andate pure a Heiligendamm con tale convinzione, ma dobbiamo anche riconoscere che il G8 potrebbe non essere la sede più adatta perché non comprende la Cina e l’India. E questo, forse, offre anche un motivo per riflettere sull’architettura delle istituzioni globali.

Per quanto riguarda il mercato interno dell’energia, a nostro parere non si tratta di un fine di per sé ma di un elemento di cui abbiamo veramente bisogno. Come ha ricordato il Commissario Verheugen, il fallimento del mercato è un fattore che influisce direttamente sulla vita dei cittadini dell’Unione. Sono molto lieto che il piano d’azione della Commissione sia stato adottato e vorrei esprimere le mie congratulazioni al Commissario Verheugen e, in particolare, ai suoi colleghi Commissari Kroes e Piebalgs, che non hanno lesinato gli sforzi a tal fine. Si tratta ora di costruire su queste basi, e il mio gruppo incoraggia espressamente la Commissione a procedere con celerità.

La burocrazia richiede una legislazione migliore. Le proposte del Commissario Verheugen sono positive ed è altrettanto positivo che siano state adottate. Accogliamo quindi con favore i progressi compiuti al riguardo, ma riteniamo che gli Stati membri siano tenuti ad agire di conseguenza. E’ un mito che tutta la burocrazia abbia origine a Bruxelles.

Il Consiglio ha dimostrato di saper trovare l’accordo su temi molto importanti. Congratulazioni! Ora deve avere successo anche riguardo al secondo, importante tema della Presidenza. Ci attendono la dichiarazione di Berlino e il Vertice di giugno. Potete contare sul nostro sostegno.

 
  
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  Michał Tomasz Kamiński, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, innanzi tutto, è un vero piacere per me riunire i due punti di vista presentati in Aula. Sarò lieto di conciliare i pareri dei colleghi del gruppo socialista al Parlamento europeo e del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei.

Siamo grati alla Presidenza tedesca per il successo del Vertice, e mi riferisco ai suoi membri sia della SPD sia della CDU. Questo esito positivo suscita speranze di successo per la Germania e per la Presidenza tedesca, e ce ne rallegriamo. Siamo lieti che l’approccio efficiente e pragmatico adottato dalla Presidenza tedesca abbia dato risultati.

Vorrei ringraziare anche il Presidente del Parlamento per il ruolo positivo e pratico che ha svolto al Vertice: grazie, signor Presidente! E’ un ottimo esempio del ruolo significativo che l’Assemblea intende svolgere nel processo di integrazione europea e suscita speranze. Il Vertice è stato un successo e trasmette un importante segnale al resto del mondo su due aspetti: è un segnale della nostra unità ed è un segnale dell’approccio pragmatico e lungimirante della nostra organizzazione.

Tutti i paesi intorno all’Unione europea hanno ora visto che sappiamo essere uniti sulle questioni energetiche. L’Unione sta trasmettendo un segnale chiaro: vogliamo solidarietà e vogliamo che il futuro della nostra organizzazione si fondi su una strategia comune in materia di sicurezza delle risorse energetiche.

Ritengo che gli eventi dell’anno scorso abbiano contribuito a far sì che tutti, all’interno dell’Unione europea, comprendessimo l’importanza della sicurezza energetica non solo per le nostre economie ma anche per il tenore di vita dei singoli cittadini.

Il Consiglio ha trasmesso un chiaro messaggio anche sui cambiamenti climatici. Ha dimostrato la nostra capacità di giungere a un accordo in materia ed è una vera soddisfazione per me approvare i risultati del Vertice. E’ giusto che l’Unione europea abbia fissato obiettivi ambiziosi su una questione di importanza capitale per il futuro dell’Europa.

Per concludere, vorrei evidenziare il fatto che il primo Vertice dell’Unione europea ulteriormente allargata ha anche dimostrato che l’allargamento non è un problema. A mio parere, i nostri amici dei vecchi Stati membri tendono a dare troppo risalto ai problemi dell’allargamento. Da polacco, vorrei rilevare che i recenti allargamenti dell’Unione europea, sia quello di due anni e mezzo fa sia quello più recente, sono un successo comune per tutti noi. E’ così che i cittadini dei nuovi Stati membri vedono la situazione. Vorrei che la vedessimo tutti così.

L’allargamento europeo è un successo e faremmo bene a ricordarlo. Questo Vertice ha dimostrato che, lavorando insieme, avremo successo.

 
  
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  Presidente. – Grazie, onorevole Kamiński. La ringrazio per le parole gentili che ha espresso nei miei riguardi.

 
  
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  Monica Frassoni, a nome del gruppo Verts/ALE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, esiste un chiaro legame fra la discussione precedente sulla dichiarazione di Berlino e quella di adesso, visto che l’Europa dei risultati deve essere capace di agire e senza una Costituzione non può farlo in modo particolarmente efficace. Signor Presidente, noi diamo atto alla Presidenza tedesca di aver saputo guidare il Consiglio ad assumere degli impegni sulla riduzione delle emissioni e sulle energie rinnovabili, in modo visibile e abbastanza chiaro, rifiutando l’offensiva nuclearista del Presidente Chirac, uno Chirac al tramonto, di cui – potete esserne certi – non sentiremo assolutamente la mancanza.

Pur apprezzando i risultati ottenuti al vertice – perché poteva andare molto peggio – riteniamo che le difficoltà comincino soltanto adesso, perché quando si tratterà di passare dalle parole ai fatti, sorgeranno sicuramente problemi di ambiguità nella realizzazione degli obiettivi. Sappiamo per esempio, fin d’ora, che ridurre unilateralmente le emissioni del 20 per cento da qui al 2020 non ci permetterà di raggiungere l’obiettivo di mantenere al di sotto dei 2° C l’aumento della temperatura. Commissario Verheugen, ritengo che ciò non rappresenti un grande sforzo coraggioso, visto che se si rispettassero gli impegni in materia di equa efficienza e di energie rinnovabili, si avrebbe già una riduzione del 24 per cento delle emissioni. Dunque, l’obiettivo unilaterale di ridurre del 30 per cento le emissioni era perfettamente fattibile e avrebbe aumentato in modo radicale la nostra credibilità a livello internazionale.

Inoltre, signor Commissario, se penso al suo ruolo sulla questione della riduzione delle emissioni, delle energie rinnovabili e delle auto nonché alle lotte tremende in seno alla Commissione su tutti questi temi, il suo discorso di oggi mi è sembrato francamente un pochino green wash.

La realizzazione di questi obiettivi ha davanti a sé molti avversari. Prime fra tutte le amministrazioni di molti governi nazionali – che rappresentano il vero onere burocratico dell’Unione europea, altro che i funzionari della Commissione – seguite naturalmente dalle lobby delle grandi aziende di industrie europee che, nonostante le belle parole, sono assolutamente contrarie a un vero sviluppo dell’ecoefficienza delle energie rinnovabili, perché ENEL, EON e EDF sanno benissimo che ridurre la dipendenza dall’energia fossile significa affrancare maggiormente il consumatore europeo anche da loro.

Restiamo in attesa, evidentemente con interesse e con una certa trepidazione, delle proposte della Commissione, anche perché siamo convinti che questo sia il momento di essere rivoluzionari e radicali. E’ questo il motivo per cui noi ci riuniremo a Berlino e mi auguro, Ministro Steinmeier, che vorrà venire a trovarci, per elaborare un bel piano con dieci idee, che abbiamo già più volte annunciato, prima fra tutte quella di un patto per il clima che abbia le stesse caratteristiche del Patto di stabilità e che preveda regole chiare, sanzioni serie e rapide e incentivi molto realistici.

In conclusione, signor Presidente, vorrei aggiungere che siamo molto preoccupati per le voci di corridoio che circolano al Consiglio e alla Commissione riguardo alla possibilità di adottare le nuove norme derivanti dagli impegni assunti dal Consiglio di Bruxelles mediante la procedura di cui all’articolo 175, paragrafo 2, che esclude il Parlamento europeo e impone l’unanimità al Consiglio. Se questo dovesse succedere, sarebbe una beffa per tutti i cittadini europei che oggi sono tanto entusiasti. Mi auguro che ciò non accada.

 
  
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  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutti parlano soprattutto dell’importanza storica dell’ultimo Vertice per la protezione del clima e dell’ambiente, ma così facendo ignorano il fatto che in altri importanti settori, come la politica in materia di occupazione e il modello sociale europeo, non è stata presa alcuna iniziativa e di conseguenza si sono perse delle opportunità.

La strategia di Lisbona, con il suo orientamento verso la competitività internazionale dell’Unione europea e di altri soggetti globali, ci impedisce, a mio parere, di adottare un’impostazione efficace sia nella protezione del clima sia nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale. In ogni caso, senza dubbio apprezzo il fatto che siano stati compiuti passi nella giusta direzione nel campo della protezione del clima.

Nondimeno, è evidente che tali passi sono limitati e rischiano tuttora di essere rallentati e bloccati. L’Unione è ancora una volta il proprio peggior nemico, dal momento che ignora i suoi stessi studi in cui si conclude che è necessaria una riduzione del 30 per cento delle emissioni di gas serra per prevenire realmente un riscaldamento globale irreversibile, e con esso fino a 86 000 morti supplementari all’anno a causa del clima nell’Unione. La differenza tra il 30 e il 20 per certo corrisponde alla differenza tra sfruttare la possibilità di scongiurare una catastrofe climatica e procedere ignorando quella minaccia.

Il problema non è che l’opposizione di sinistra sia convinta per principio che chi ha il potere non faccia abbastanza cose giuste. Il problema è che si è adottata la linea politica sbagliata e di fatto non si prendono iniziative decisive.

Non sorprende che la lotta alla povertà, all’esclusione sociale e alle disparità sociali sia di nuovo rimasta ai margini del Vertice e non sia stata in alcun modo legata a un’azione coerente volta a contrastare il riscaldamento globale e la distruzione dell’ambiente.

Commissario Verheugen, è proprio questo stretto collegamento tra le questioni sociali ed ecologiche che il Vertice non è riuscito a individuare, nonostante ciò che lei ha affermato oggi. Da anni la Commissione europea presenta relazioni che indicano i posti di lavoro potenziali che si potrebbero creare utilizzando le energie rinnovabili, indicano i costi esterni, ma spiegano anche l’effetto delle tasse ambientali. Il prelievo di questi tributi potrebbe incrementare le entrate dell’Unione europea e rendere disponibili i fondi necessari per misure sociali e ambientali indispensabili.

Questa logica di mercato spiega perché, ad esempio, nel piano d’azione “Politica energetica per l’Europa” la necessità di affrontare i cambiamenti climatici figuri solo in fondo alla lista degli obiettivi principali. Spiega anche perché il Consiglio europeo chieda rapidi progressi nei negoziati relativi agli accordi di partenariato economico, nonostante le lamentele del Vertice riguardo alla crescente percentuale di emissioni di gas a effetto serra dei paesi in via di sviluppo. Questi accordi di libero scambio, a mio parere, sono una forma brutale di neocolonialismo e hanno effetti devastanti sotto il profilo sociale e ambientale.

Vi sono almeno tre conclusioni da trarre: in primo luogo, dobbiamo dare priorità a una politica aggiornata volta ad affrontare la povertà, l’esclusione sociale e il riscaldamento globale, poi dobbiamo porre un blocco agli accordi di partenariato economico e infine dobbiamo stralciare dal progetto di Costituzione i paragrafi che promuovono la deregolamentazione economica, la privatizzazione e l’armamento.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM.(SV) Signor Presidente, le emissioni di gas serra sono fonte di preoccupazione e sembrano determinare rapidi mutamenti del clima sulla Terra. E’ difficile formarsi un giudizio su ciò che l’Unione può fare da sola al riguardo. Assumendo un ruolo guida, aumenteremo la nostra capacità di esercitare pressioni su Cina, India, Stati Uniti e Russia, e l’Europa acquisirà un vantaggio in termini di tecnologie ambientali. Tuttavia, non dobbiamo essere precipitosi e compromettere la nostra competitività.

Il Consiglio ha trovato l’accordo su una visione equilibrata della questione – un progresso raro in un’Unione in cui la grande maggioranza delle decisioni lede la libertà, indebolisce la democrazia, compromette l’indipendenza dei paesi e rende le nostre vite più burocratiche. Tuttavia, va anche detto che questo progresso demolisce l’argomento ufficiale a favore del Trattato costituzionale, secondo il quale la democrazia deve dare la precedenza all’efficienza e, nel processo decisionale dell’Unione, si deve poter calpestare la volontà dei singoli Stati membri, altrimenti l’Unione diventerà impotente. A quanto pare non è vero, né è stato vero riguardo alla direttiva sui servizi.

L’argomento occulto a favore del Trattato costituzionale è che esso è necessario per creare uno Stato dell’Unione europea: una base su cui fondare il potere di una nuova élite europea. Il potere politico deve essere sottratto agli Stati nazionali, che sono la fonte e la base della democrazia europea. Ora, il Consiglio ha fornito una nuova dimostrazione della possibilità di adottare decisioni importanti anche quando tutti gli Stati membri hanno il diritto di veto. Grazie per averlo dimostrato. Praeterea censeo constitutionum esse repudiendam (Ritengo inoltre che la Costituzione debba essere respinta).

 
  
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  Andreas Mölzer, a nome del gruppo ITS. – (DE) Signor Presidente, anche noi riteniamo che l’esito del Vertice dell’Unione europea sia positivo, ma più in termini di desideri che di risultati. Da un lato, è positivo e importante per il futuro di tutti noi che al Vertice siano stati fissati obiettivi in materia di protezione del clima; tuttavia, dall’altro lato, è vero purtroppo che dichiarazioni di questo tipo spesso non valgono nemmeno la carta su cui sono scritte. Che senso ha decidere di ridurre di un quinto le emissioni di CO2 entro il 2020, se la definizione degli aspetti pratici e problematici, nel tipico stile dell’Unione, è rinviata a una data successiva? Ritengo inoltre che non si sia compiuto alcun progresso sul fronte dell’energia nucleare. La questione dello smaltimento dei rifiuti radioattivi è tuttora irrisolta, la sicurezza delle centrali nucleari non è garantita e gli effetti delle radiazioni nucleari non sono affatto chiari. Tuttavia, il Vertice dell’Unione non è riuscito a trasmettere un segnale chiaro riducendo l’energia nucleare. La minaccia del riscaldamento globale dovrebbe anzi essere contrastata con un rischio nucleare, cosa che considero molto pericolosa.

Naturalmente, va benissimo che l’Unione voglia svolgere un ruolo guida nella protezione del clima. Tuttavia, essa è responsabile solo del 15 per cento delle emissioni globali di biossido di carbonio, che è soltanto la punta dell’iceberg. Da soli, senza i grandi responsabili dell’alterazione del clima – India, Cina, Corea del Sud, Giappone, Australia e Stati Uniti, che producono quasi la metà dei gas serra a livello mondiale – difficilmente riusciremo a compiere progressi nella lotta contro i cambiamenti climatici. Al contrario, pagheremo un prezzo esorbitante per tutti i nostri sforzi. Non è necessario essere un profeta per prevederlo.

Che ai paesi in via di sviluppo, ma anche e soprattutto agli Stati Uniti, grandi scialacquatori di energia, non possa importare meno dell’ambiente è noto a tutti. Persino nelle basi militari statunitensi in Europa non si mostra alcun rispetto per l’ambiente e le basi USA abbandonate sono molto simili a depositi di rifiuti pericolosi. E’ uno scandalo, non solo per gli americani, che sembra abbiano davvero bisogno di essere condotti per mano in questo ambito, ma soprattutto per gli Stati membri dell’Unione, che non hanno prescritto alcuna condizione tecnica ambientale. Questo è un altro contesto in cui è necessario sollevare interrogativi critici sulle relazioni transatlantiche, così come riguardo ai voli della CIA e alla nostra tendenza generale, accecati dall’euforia, a essere vassalli degli Stati Uniti.

Già nel 1997 i paesi industrializzati si sono impegnati a ridurre le loro emissioni di gas serra. Alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2005, si sono lodate le misure volte a investire di più nell’energia solare, eolica e idroelettrica. Come sempre, a quelle nobili parole sono seguite ben poche azioni. L’Unione ha imposto il proprio obiettivo di aumentare la quota di energie rinnovabili al 12 per cento, ma ha ottenuto solo l’8 per cento. Non vi è quindi alcun motivo per festeggiare le nuove dichiarazioni verbali, come quelle che abbiamo appena sentito, come se fossero un grande successo. Ci ricordano anzi altre iniziative fallite dell’Unione, come gli obiettivi di Lisbona, anch’essi distanti anni luce dall’essere realizzati, per non parlare della Convenzione delle Alpi, a malapena attuata, che rappresenta un altro atto di questa tragedia. Se vogliamo rallentare i cambiamenti climatici e mitigare le loro imminenti e gravi conseguenze, dobbiamo tutti indirizzare i nostri sforzi verso il conseguimento degli obiettivi fissati.

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, da quando sono stato eletto al Parlamento, continuo a sentire promesse di riduzione della burocrazia da parte della Commissione, del Consiglio e persino del Parlamento stesso.

Da questo Vertice è giunta ora l’ennesima dichiarazione di guerra alla burocrazia, il che è positivo. Ci si augura che la famosa efficienza tedesca la porti avanti. Temo tuttavia che ciò non accadrà, perché sospetto che, come già in passato, queste promesse non saranno mantenute, per il semplice fatto che gli edifici dell’Unione sono vere e proprie fabbriche di norme. Infatti, allo stesso Vertice, con il pretesto di affrontare i cambiamenti climatici, si è aperto un intero nuovo fronte di regolamentazione e si è persino giunti al punto di prescrivere il tipo di lampadine che gli Stati nazionali e i cittadini possono utilizzare! Dove, ci si chiede, saranno fabbricate queste lampadine? Probabilmente in Cina, grazie, in parte, a un eccesso di regolamentazione che induce i nostri produttori a fuggire in Oriente, dove le fabbriche non soggette a controlli che produrranno quelle lampadine vomiteranno una quantità ancora maggiore di emissioni di CO2. Francamente, non imponiamo mai restrizioni su questo aspetto nei nostri accordi commerciali con la Cina, anzi sembriamo riservare tali misure punitive alla nostra industria. Così gira la giostra autolesionistica di questa Unione europea fanatica della regolamentazione.

Parlare di giostre mi porta alle manovre del Vertice sulla Costituzione respinta. Il Cancelliere Merkel pensa dunque che si possano aggirare e ingannare i cittadini dell’Unione: se si rinuncia al titolo “Costituzione”, si può evitare di chiedere il parere degli elettori. Che colpo per la democrazia! Che vile farsa! Che bella chiosa dell’élite dell’Unione e del suo arrogante disprezzo per i cittadini, dei quali afferma di servire gli interessi. Il fatto che l’Unione rifugga i suoi cittadini ci dice tutto ciò che c’è da sapere sui suoi meriti e valori, ora che ci avviciniamo al 50° anniversario del Trattato di Roma, il quale, come sappiamo, ha generato questa brama insaziabile di dominio e controllo di Bruxelles.

 
  
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  Werner Langen (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, ringrazio il Presidente in carica del Consiglio per la sua relazione. E’ vero che il Vertice è stato un successo e, come sempre, il successo ha molti padri, mentre il fallimento è orfano. In questo caso, il successo è innanzi tutto dovuto al Cancelliere tedesco Angela Merkel, che, non dimentichiamo, molti anni fa è stata ministro dell’Ambiente per quattro anni e ha grande familiarità con il Consiglio “Ambiente”.

L’attenzione si è concentrata sulla politica energetica e climatica. Purtroppo, il dibattito pubblico che ha fatto seguito a questo Vertice proficuo ha riguardato solo le discussioni interne sulle energie rinnovabili. In realtà, come risulta dalle conclusioni del Consiglio, è stato deciso molto di più sul tema della sicurezza dell’approvvigionamento energetico e dell’impatto climatico. Sono importanti anche le ripercussioni sociali delle proposte presentate, e, se fissiamo obiettivi, per esempio del 20 o del 30 per cento, tali obiettivi devono essere realistici.

L’onorevole Schulz ha lodato il Primo Ministro Blair per il suo obiettivo del 60 per cento. Il Primo Ministro Blair non dovrà realizzarlo, come tutti sappiamo, e sono certo che domani al più tardi i suoi oppositori conservatori chiederanno il 70 per cento. Gli obiettivi devono essere realistici, altrimenti non hanno alcun valore reale.

In secondo luogo, nonostante tutto questo successo, vi sono ancora alcune questioni in sospeso, come quella della ripartizione degli oneri. Mi auguro che la Commissione e la Presidenza tedesca esprimeranno il loro parere al riguardo entro la metà dell’anno.

Qual è il ruolo dell’energia nucleare? Non si può procedere come è stato indicato nella discussione interna tedesca. E’ un fatto che per generare un chilowattora con l’energia nucleare si producono 15 grammi di CO2, mentre per generare un chilowattora con il carbone fossile se ne producono 970 grammi. La questione deve quindi essere discussa con una mentalità aperta.

Sono convinto che alla fine il successo della Presidenza tedesca sarà giudicato in base al fatto se, nei negoziati internazionali con gli Stati Uniti, la Russia, l’India e la Cina, si riuscirà a convertire questo parametro europeo in una norma internazionale. Se ci riusciremo, la Presidenza tedesca lascerà un’eredità duratura.

 
  
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  Linda McAvan (PSE).(EN) Signor Presidente, qualche mese fa ho incontrato alcuni giovani nel mio distretto elettorale, i quali mi hanno chiesto che cosa stesse facendo l’Unione sul fronte dei cambiamenti climatici. Devo dire che ho fornito un elenco di misure legislative e spiegato il modo in cui affrontiamo la questione, ma mi è sembrato un po’ poco e dalla loro espressione ho potuto notare che erano dello stesso avviso.

Se me lo chiedessero di nuovo oggi, sarei molto più sicura della risposta da dare. L’Europa ha ora una storia da raccontare sui cambiamenti climatici. Disponiamo di una politica adeguata, all’altezza della sfida. Voglio aggiungere le mie congratulazioni al Consiglio per il successo della scorsa settimana e alla Commissione – ai Commissari Verheugen e Dimas – per aver messo a punto un pacchetto completo.

Dobbiamo ora mostrarci all’altezza di tale pacchetto, e non sarà facile. Gli obiettivi fissati sono ambiziosi. Vi sono numerose questioni da risolvere. Si è appena accennato alla ripartizione degli oneri. Mi risulta che vi siano alcuni problemi riguardo alla base giuridica degli obiettivi sulle energie rinnovabili. Voglio dire che il Parlamento desidera essere pienamente associato a ogni discussione riguardante tali obiettivi.

Per quanto riguarda i biocarburanti, intendiamo promuoverli, ma non a spese dei paesi in via di sviluppo. La lotta ai cambiamenti climatici deve far parte della lotta alla povertà, non esacerbarla. Si devono affrontare anche gli investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo.

Dobbiamo quindi essere coerenti, dobbiamo cooperare e dobbiamo confermare il nostro impegno a far fronte a questa sfida. Ritengo che la scorsa settimana l’Unione abbia trovato un nuovo senso di interesse comune. Ha dimostrato di saper agire con fermezza su una questione fondamentale che sta a cuore ai nostri cittadini. In tal senso, penso che abbia cominciato a creare il legame indefinibile con i cittadini di cui parliamo continuamente.

Quest’anno festeggiamo il nostro cinquantesimo compleanno. Mi auguro che, quando festeggeremo il nostro centesimo compleanno, le generazioni future guarderanno indietro al Vertice della scorsa settimana e lo considereranno un punto di svolta, in cui l’Unione ha cominciato a lavorare insieme, ad affrontare le grandi questioni della nostra epoca e a riconquistare la fiducia dei suoi cittadini.

 
  
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  Presidente. – Onorevole McAvan, lei ha sicuramente la possibilità di arrivare a festeggiare il nostro centesimo compleanno.

 
  
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  Karin Riis-Jørgensen (ALDE).(DA) Signor Presidente, il risultato del Vertice della scorsa settimana è una conquista storica. Siamo ora sulla strada verso un’Europa più ecologica. Solo poche settimane fa, tuttavia, sembrava irrealistico pensare a obiettivi vincolanti per incrementare entro il 2020 l’uso delle fonti di energia rinnovabili di un quinto del totale dei consumi energetici dei paesi dell’Unione. Sono stati compiuti progressi reali. Ora disponiamo del quadro politico necessario, cui occorre dare un contenuto pratico. E’ qui tuttavia che cominciano i problemi e dovremo batterci per ciò in cui crediamo. Tutti devono svolgere un ruolo costruttivo, sia l’industria sia noi, in veste di legislatori. Tuttavia, dobbiamo anche spingerci oltre e prevedere maggiori requisiti ambientali, ad esempio per le automobili e gli aerei. La Commissione deve assumere la guida in questo campo ed essere certa della sua posizione. Non è vero, Commissario Verheugen? Dobbiamo anche essere molto ambiziosi e garantire la piena liberalizzazione del mercato europeo dell’energia. E’ necessario un autentico mercato interno dell’energia ed è qui che la Presidenza tedesca deve dar prova reale della sua volontà.

Vi sono buoni motivi per rallegrarsi del fatto che l’Europa dia prova di leadership nel mondo e guidi il lavoro volto a ottenere un accordo che subentri al Protocollo di Kyoto. Se in Europa rimaniamo uniti, avremo anche la possibilità di ottenere un accordo internazionale sulla politica climatica che coinvolga i paesi esitanti, quali gli Stati Uniti e i paesi asiatici in rapido sviluppo, come la Cina e l’India. Con il grande passo avanti compiuto al Vertice, l’Unione comincia veramente a far sentire la propria voce dopo anni caratterizzati dalla mancanza di determinazione, cominciati con i “no” francese e olandese al Trattato costituzionale, che hanno fatto sì che l’Unione si distinguesse per la sua incapacità decisionale. Per fortuna, ciò fa parte del passato. L’Unione dimostra ora di saper agire a livello politico. Potremo ritrovare denominatori comuni che ci leghino gli uni agli altri, anche nei settori in cui sono in gioco forti interessi nazionali, e di ciò va reso merito in gran parte a una competente Presidenza tedesca. L’Unione ha ritrovato il suo ottimismo, e questo è cruciale per rimettere in pista il Trattato costituzionale.

 
  
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  Guntars Krasts (UEN).(LV) Grazie, signor Presidente. Vorrei congratularmi con la Presidenza per l’ottimo risultato del lavoro del Consiglio, per aver adottato un programma di lavoro molto ambizioso e averlo in gran parte realizzato.

Vorrei parlare innanzi tutto di ciò che non è stato realizzato. E’ una vera vergogna che la proposta della Commissione relativa alla separazione delle imprese verticalmente integrate sia stata bloccata. Le grandi imprese energetiche, che dettano condizioni ai governi nazionali, finora hanno mostrato scarso interesse per le connessioni transfrontaliere. A quanto pare, la creazione di un autentico mercato europeo dell’energia è stata di nuovo rimandata.

Vorrei ora parlare delle decisioni adottate. Gli obiettivi ambiziosi volti ad aumentare la quota delle fonti di energia rinnovabili e a ridurre le emissioni sono una misura coraggiosa, che accolgo con favore. Ciò che più conta ora è che i rappresentanti dei governi comprendano l’impegno che hanno assunto, al fine di evitare che si ripeta quanto successo con i compiti di Lisbona. Allora la decisione non era stata presa sulla base di calcoli della disponibilità di fonti di energia rinnovabili o della loro ubicazione negli Stati membri o dell’accessibilità delle necessarie tecnologie, né si erano considerati i costi. Sarà quindi necessaria un’azione molto responsabile da parte degli Stati membri, stretta cooperazione e solidarietà reciproca. Questa è una decisione in cui i cittadini europei ripongono fiducia, la sostengono. Tale impegno va rispettato, così come i piani di Lisbona, e i rappresentanti politici non devono sbagliare strada quando definiscono i compiti necessari per realizzare questo obiettivo. Vi ringrazio.

 
  
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  Claude Turmes (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, Ministro Steinmeier, a parte l’euforia, che in certa misura è giustificata, qui e ora sono proprio la sede e il momento giusti per verificare se questi nobili obiettivi poggino su solide fondamenta.

Il prossimo fine settimana, a Berlino, sotto l’egida del gruppo Verde europeo, proporremo un piano articolato in dieci punti volto a rendere l’Europa più sensibile al clima. Lo faremo con maggiore entusiasmo del Commissario Verheugen, che stamattina ha ancora una volta dimostrato di considerare la protezione del clima come un onere per l’economia dell’Unione e non come un motore trainante per l’innovazione.

La sicurezza dell’approvvigionamento è importante, in particolare per quanto riguarda il gas naturale. Tuttavia, la costruzione di nuovi gasdotti non è la misura migliore che si possa prendere in Europa. Sarebbe meglio adottare il modello fruttuoso della Banca tedesca per la ricostruzione e trasferire alla Banca europea per gli investimenti i fondi per la modernizzazione del nostro parco immobiliare! Più del 40 per cento dell’energia europea è dissipato in edifici male isolati e più del 70 per cento del gas naturale russo è utilizzato in edifici europei. Una misura volta a migliorare l’efficienza del nostro parco immobiliare è quindi molto più importante di qualsiasi altro provvedimento si possa prendere sul versante dell’offerta.

Lo stesso vale per il petrolio. Non saranno gli oleodotti ad aiutarci a compiere progressi, ma automobili più moderne. Non so se l’onorevole Juncker abbia figli. L’onorevole Schulz sembra essere meglio informato. So che sta per ottenere una nuova vettura ufficiale e, da europeo convinto, lunedì ha detto alla stampa lussemburghese che presto acquisterà un’auto ibrida giapponese, se l’industria automobilistica europea non costruirà automobili rispettose dell’ambiente.

Sono quindi necessarie norme in materia di efficienza per il 2020, perché le automobili su cui viaggeremo nel 2020 sono già in corso di progettazione. E’ altresì necessario introdurre un limite di velocità in Germania, perché le numerose centinaia di chilometri di “guida libera per cittadini liberi” non sono un problema soltanto tedesco bensì globale, dato che, per questo motivo, le automobili sono munite di motori sovradimensionati in tutto il mondo, ma non sono abbastanza efficienti.

 
  
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  Umberto Guidoni (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’impegno di ridurre unilateralmente le emissioni di carbonio del 20 per cento va nella direzione giusta ma avremmo dovuto puntare sull’obiettivo più ambizioso del 30 per cento obbligatorio entro il 2020. Oggi le energie rinnovabili rappresentano appena il 7 per cento del mix energetico dell’Unione europea ed è evidente che l’obiettivo volontario del 12 per cento entro il 2010 non ha funzionato. Ecco perché è importante puntare su target obbligatori e su regole certe per applicarli.

A chi si lamenta dei costi dello sviluppo di tecnologie non inquinanti, va detto che questo investimento darà all’Europa la leadership nel settore, con la creazione di nuovi e migliori posti di lavoro secondo la Strategia di Lisbona. Cinquan’anni dopo il trattato di Roma è tempo di rilanciare una politica energetica comune, anche per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’estero. Abbiamo fatto una scelta: ora dobbiamo essere pronti a sostenerla, sapendo che il cammino sarà difficile. Ma il costo dell’inerzia per l’Europa e per il mondo interno sarebbe molto più alto e a pagarlo sarebbero soprattutto gli strati sociali più deboli.

 
  
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  Johannes Blokland (IND/DEM).(NL) Signor Presidente, il fatto che il Consiglio europeo abbia organizzato un Vertice di primavera in inverno dimostra che i cambiamenti climatici sono un fenomeno che il Consiglio riconosce, e mi compiaccio che esso adotti le proposte della Commissione volte a contrastarli. Ciò significa tuttavia che il Consiglio è disposto a realizzare una riduzione del 30 per cento soltanto se altri paesi sviluppati contribuiranno a conseguire questo obiettivo. Nondimeno, per garantire che l’aumento della temperatura non superi 2° C, è necessario ridurre i gas serra a livello mondiale del 30 per cento entro il 2020.

Per tale motivo, alcune settimane fa il Parlamento ha optato per questo 30 per cento, e si tratta solo di un primo passo. So bene che non è semplice ottenere una riduzione del 30 per cento. Nei Paesi Bassi, l’Ente per la pianificazione ambientale e naturale ha affermato che è impossibile raggiungere tale obiettivo, a meno che non si introducano enormi cambiamenti nella tecnologia e nel comportamento dei cittadini e delle imprese. Ciononostante, il governo olandese ha fatto propria questa ambizione, e ha fatto bene. Per conseguire simili traguardi ambiziosi, sarà necessario cogliere subito tutte le numerose opportunità esistenti, perché non possiamo fissarci su un’unica soluzione.

Le conclusioni del Consiglio non sono chiare riguardo a quali fonti di energia si debbano usare per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. Sussiste quindi il rischio che si continui a pensare al fabbisogno energetico solo in termini di gas, petrolio e carbone. Rimanendo aggrappati alle fonti energetiche fossili, ostacoleremo lo sviluppo di quelle rinnovabili.

 
  
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  Timothy Kirkhope (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con tutti i partecipanti per il successo del Vertice. E’ raro che il leader della delegazione dei conservatori britannici esprima solo elogi dopo un Consiglio europeo, ma questa volta è giustificato e sono lieto di farlo.

Raggiungendo l’accordo sulla riduzione dei gas serra nell’Unione, il Consiglio ha dato prova di leadership sulla questione probabilmente più importante che il nostro pianeta deve affrontare, cioè la minaccia dei cambiamenti climatici. Mi auguro sinceramente che la leadership mostrata in questo ambito dagli Stati membri sfoci in una più ampia azione a livello internazionale.

Anche il leader del mio partito, che ha fatto molto perché la questione fosse posta al centro del dibattito politico nel Regno Unito, accoglie con favore l’accordo e si compiace del rinnovato entusiasmo del Primo Ministro Blair e del Ministro Brown. L’Europa, ponendosi all’avanguardia su questo fronte, non solo trasmette un forte segnale alla comunità globale, ma comunica anche ai nostri cittadini il messaggio che l’Unione può fare la differenza. Le notizie da Bruxelles spesso riguardano oscure questioni istituzionali, lontane dalla vita dei cittadini. L’accordo sui cambiamenti climatici è un buon accordo e mi auguro che i deputati al Parlamento ne prenderanno atto quando ci sarà la prossima discussione sui meccanismi istituzionali.

Al riguardo, vorrei chiedere quali proposte sono state presentate per migliorare il regime dell’Unione relativo alle emissioni, nonché conferma del fatto che ciò non richiederà un’importante riforma istituzionale. Quando potremo avere una ripartizione, paese per paese, degli obiettivi relativi alle energie rinnovabili in termini di percentuale dei consumi energetici?

Riguardo alle conclusioni, mi compiaccio dei progressi compiuti anche in merito al miglioramento della legislazione. Aggiungo solo che vorrei vedere una maggiore azione sulla deregolamentazione, in particolare. Il Presidente della Commissione Barroso merita le nostre congratulazioni per aver assunto un ruolo guida su una questione vitale per la competitività europea.

Infine, vorrei esprimere la mia approvazione per l’accento posto nelle conclusioni sulle relazioni economiche e politiche transatlantiche e, in particolare, per l’impegno personale del Cancelliere Merkel a favore di nuove relazioni economiche transatlantiche.

 
  
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  Poul Nyrup Rasmussen (PSE).(EN) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, innanzi tutto vorrei dire “bravi!”, perché è stato realizzato un compito per niente semplice. Il Ministro Steinmeier, noto per la sua perseveranza e determinazione, ha svolto un lavoro lodevole. Accolgo con favore questo risultato che, a mio parere, rappresenta una svolta cruciale per l’Unione europea e pone l’Europa all’avanguardia mondiale sul fronte dei cambiamenti climatici.

Naturalmente, ora mi auguro che questo non sia solo un testo adottato dal Consiglio europeo ma un documento che sarà attuato negli Stati membri. Do quindi per scontato che, come ha detto il deputato conservatore britannico, sarà attuato anche nel Regno Unito, con le imprese britanniche e i conservatori sotto la guida del Primo Ministro Blair: molto bene!

(Si ride)

La mia seconda osservazione è che la politica climatica ed energetica non è un costo ma un nuovo parametro di concorrenza e una nuova opportunità di creare nuovi e migliori posti di lavoro, come previsto dall’agenda di Lisbona. Vorrei dare risalto al fatto che una crescita nuova, ecologica e intelligente può e deve essere un nuovo motore per il processo di Lisbona, come ha affermato il Commissario Verheugen e come ha sottolineato anche lei, signor Presidente in carica del Consiglio.

Concordo con le osservazioni del Commissario Verheugen, che però ha omesso una parola, cioè “coordinamento”, il coordinamento degli investimenti economici in questi settori, per permetterci di affrontare l’enorme investimento che ci attende. Un miliardo di euro è la stima dell’investimento totale necessario nei prossimi anni e ciò richiede coordinamento, affinché si creino le sinergie supplementari che l’Unione europea è in grado di generare.

Vi facciamo quindi i migliori auguri per questa impresa. Noi deputati socialisti europei siamo qui per aiutarvi.

 
  
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  Chris Davies (ALDE).(EN) Signor Presidente, le decisioni del Consiglio sono ambiziose e l’unanimità è straordinaria. Il difficile sarà affrontare i dettagli, e temo che non vi sarà tutto questo accordo quando saranno annunciate le proposte sulla ripartizione degli oneri. Inoltre, alcuni obiettivi specifici potrebbero essere contestati, non ultimo dagli ambientalisti.

L’obiettivo relativo ai biocarburanti, per esempio, deve essere un errore, dal momento che esistono abbondanti prove del fatto che è meglio utilizzare le biocolture per generare elettricità anziché per alimentare automobili. Non fingiamo che la nostra domanda di biocarburanti non avrà ripercussioni sulle foreste pluviali tropicali. Non possiamo nemmeno impedire l’importazione in questo paese di legno tagliato illecitamente, figuriamoci fermare l’espansione delle piantagioni di palma da olio. Le ripercussioni ci saranno, e mi auguro che tutte le proposte sull’energia comprese in questo pacchetto saranno sottoposte alla procedura di codecisione, al fine di garantire ai parlamentari la possibilità di esercitare la loro influenza.

A parte i cavilli, l’orientamento generale è buono e gli obiettivi sono nobili. L’Unione europea ha indossato l’abito dell’evangelista che tenta di allertare il resto del mondo sui pericoli dei cambiamenti climatici e di promuovere un accordo internazionale post-2012 cui partecipino come minimo la Cina, l’India e gli Stati Uniti.

Dobbiamo cercare di ottenere la definizione di questo accordo post-2012 da parte della Conferenza delle parti al più tardi nel 2009, e sarà necessario un vero e proprio cambiamento di mentalità in quei paesi per poter conseguire questo obiettivo. A tal fine, dovremo cercare di influenzare tutti gli opinionisti, i media, i parlamentari, i capitani d’impresa, oltre che i ministri. Non credo che le risorse necessarie esistano, di sicuro non in seno alla DG “Ambiente”, forse nemmeno nell’intera Commissione. Esistono però in Europa, se tutti i 27 Stati membri, i nostri diplomatici e rappresentanti politici e le nostre imprese mettono in comune le loro risorse in una campagna concordata, volta a promuovere un cambiamento di mentalità e garantire il successo.

Dobbiamo ragionare in questi termini e cercare di esprimerci in questo linguaggio drastico, se vogliamo realmente concentrare l’attenzione su questo tema. Abbiamo meno di 1 000 giorni a disposizione per salvare il mondo e garantire l’adozione di un accordo internazionale in materia. Questo è il nostro compito e richiederà tutte le nostre risorse. Dobbiamo valorizzare la decisione del Consiglio e svolgere con zelo, passione e urgenza il nostro lavoro, se vogliamo conseguire tale obiettivo.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mentre l’Europa non solo si interroga ma comincia a dare risposte concrete e ad assumere impegni per il risparmio energetico e l’adozione di fonti alternative e si domanda come affrontare l’emergenza dei cambiamenti climatici, al centro dell’Europa, un’area vasta e tecnologicamente avanzata, determinante per il futuro sociale ed economico di uno degli Stati membri, la Valle Padana, chiede inutilmente da tempo misure infrastrutturali per risolvere il problema dell’inquinamento causato dalla situazione ormai più che emergenziale della strozzatura delle vie di comunicazione.

Nelle ore cruciali del mattino e della sera, le immagini satellitari descrivono la Padania come un’immensa fila di auto e di camion, che producono tonnellate e tonnellate di gas inquinanti, con consumi assurdi di carburante. Mentre ciò avviene da decenni e si chiedono queste misure, Roma ladrona – ladrona non per gli abitanti, che sono persone eccezionali e oneste, ma per il palazzo del potere centralista del vecchio Stato – disquisisce, come a Bisanzio, sulle riforme dei meccanismi elettorali e lascia che questa situazione continui a produrre guasti.

Vi è poi il secondo aspetto dell’emergenza climatica, cioè quello dell’acqua: non solo il Sud del nostro Paese ma anche la Valle Padana rischia di morire di sete. Desidero richiamare l’attenzione dell’Europa sulla situazione idrica della Valle Padana per le gravissime conseguenze che ciò potrebbe avere per il granaio europeo, che è rappresentato da questa macroregione così importante per il futuro produttivo del nostro Paese.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, il Vertice ha concluso che la strategia di Lisbona rinnovata per la crescita e l’occupazione comincia a dare i suoi frutti. E’ ora che lo faccia, perché a tutt’oggi non si sono visti risultati spettacolari, all’altezza del clamore suscitato dal lancio della strategia. La maggioranza delle imprese, soprattutto le piccole imprese, che rappresentano la maggioranza dei datori di lavoro, lamenta a ragione che l’eccesso di burocrazia ostacola il loro funzionamento e sviluppo. Accolgo quindi con favore l’impegno del Vertice di ridurre del 25 per cento entro il 2012 la burocrazia imposta dall’Unione, e mi auguro che sarà mantenuto. Tuttavia, è un peccato che gli Stati membri non si siano impegnati a realizzare riduzioni analoghe della burocrazia dovuta alla legislazione nazionale.

Gran parte dell’attenzione si è concentrata sugli impegni del Vertice in materia di efficienza energetica ed energie rinnovabili; sono stati fissati obiettivi ammirevoli per il risparmio energetico. Mi auguro nondimeno che ogni nuova legislazione sarà attenta alle circostanze locali. Ad esempio, nel settore dei trasporti, si deve tenere conto del fatto che, nel paese da cui provengo e in gran parte della Scozia rurale, non esistono alternative realistiche al trasporto di merci su strada.

 
  
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  Vladimír Remek (GUE/NGL).(CS) Onorevoli colleghi, la soluzione del problema del riscaldamento globale è indissolubilmente legata non solo all’uso di fonti di energia rinnovabili, ma anche all’atteggiamento che adottiamo nei confronti delle fonti tradizionali. Io, per esempio, sono lieto che al Vertice si sia compiuto un grande passo avanti per quanto riguarda la posizione dell’Unione sull’energia nucleare. L’atteggiamento nei riguardi dell’energia nucleare sotto la Presidenza tedesca finora è stato ambiguo; essa tenta di evitare la questione per timore di scottarsi le dita, pur sapendo che prima o poi dovrà piegarsi alla necessità economica e adottare provvedimenti. Quanto più aspettiamo, tuttavia, tanto più la situazione si aggraverà.

Si può osservare un mutamento nel fatto che i rappresentanti riuniti al Vertice in definitiva hanno riconosciuto che, nell’interesse della sicurezza energetica e della riduzione delle emissioni, gli Stati membri possono fare ricorso all’energia nucleare. Sono convinto che il mix energetico non debba solo essere equilibrato ma anche democraticamente aperto a tutte le fonti energetiche disponibili, ovviamente compiendo ogni sforzo possibile per garantire il massimo livello di sicurezza.

 
  
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  Georgios Karatzaferis (IND/DEM).(EL) Signor Presidente, come sappiamo il Consiglio europeo non ha affrontato solo il tema del clima. Questo è andato nella giusta direzione. Noi europei ne sopporteremo le sofferenze e i costi. In altre parole, con le misure che stiamo adottando, se non persuaderemo gli Stati Uniti, la Cina e l’India ad allinearsi, sarà come costruirci la macchina da soli e pagare un sacco di soldi, mentre il nostro vicino viaggia con il tubo di scappamento rotto. Che cosa cerchiamo di fare? Svuotare il mare con un cucchiaio? Abbiamo quindi bisogno di un nuovo Kyoto, che sia firmato da questi tre paesi, i quali insieme rappresentano la metà della popolazione e il 65 per cento dell’energia. E’ una questione che dobbiamo valutare in questi termini.

D’altro canto, parliamo di sviluppi nel settore dell’economia, dell’occupazione e in campo sociale. Non capisco. Di quale classe sociale stiamo parlando? Di quella che, dopo Lisbona, ha sostituito la BMW con una Mercedes? Cento milioni di europei vivono al di sotto della soglia di povertà. Che cosa stiamo facendo per loro? Che cosa faremo? Sono i cittadini disoccupati. Saranno loro a bloccare qualsiasi referendum si possa svolgere in futuro sulla Costituzione. Prestiamo dunque attenzione ai poveri e non limitiamoci a esprimere pii desideri e parole che alla fine non convincono nessuno.

 
  
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  Antonio Tajani (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è trattato di un Consiglio europeo positivo, perché è entrato nel vivo dei problemi che interessano i cittadini. Nell’era della globalizzazione i popoli hanno sempre più bisogno di un’Europa che dia soddisfazione alle domande alle quali gli Stati nazionali non sono più in grado di rispondere.

Solo l’Unione infatti può affrontare i grandi temi del cambiamento climatico, della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, dell’immigrazione, della libertà energetica, compreso il rilancio del nucleare, della disoccupazione, del confronto con le nuove grandi potenze economiche e commerciali dell’Asia orientale, per non parlare della pace nell’area del Mediterraneo e nel Medio Oriente. Ecco perché abbiamo bisogno di un nuovo Trattato costituzionale che stabilisca competenze e capacità di azione.

Condivido perciò, signor Presidente, la proposta di dar vita ad un testo che conservi la sostanza e recepisca i valori di quello firmato a Roma e poi bocciato in Francia e in Olanda. Un testo che faccia riferimento alle radici giudaico-cristiane dalle quali attinge nutrimento l’azione dell’Unione a favore della centralità dei diritti della persona e del cittadino.

Signor Presidente del Consiglio, desidero formulare una proposta concreta alla Presidenza tedesca, appellandomi ad essa con convinzione, affinché gli Stati membri, insieme al Parlamento e alla Commissione, diano vita nei prossimi mesi ad una grande campagna di comunicazione mediatica tesa a far conoscere ai cittadini cos’è veramente l’Unione europea, per far capire che l’Unione non è la costosa ed opprimente burocrazia di Bruxelles bensì, com’è emerso durante il vertice dell’8-9 marzo, un’istituzione che rappresenta la certezza di un futuro migliore per mezzo miliardo di persone.

 
  
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  Harlem Désir (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, nelle discussioni e conclusioni sulla strategia di Lisbona, il Consiglio ha anche dato un nuovo orientamento al suo approccio nei riguardi delle questioni sociali.

Me ne compiaccio e, come avete entrambi affermato, ritengo che i capi di Stato e di governo abbiano preso coscienza del fatto che non possiamo riconquistare la fiducia dei cittadini se non dimostriamo che l’Europa si impegna a difendere il modello sociale europeo. Le conclusioni menzionano quindi la necessità non solo di creare più posti di lavoro e sostenere la crescita, ma anche di salvaguardare la qualità dei posti di lavoro, le condizioni di lavoro, la partecipazione dei lavoratori e la possibilità di conciliare la vita professionale e familiare. Ciò mi induce a fare due osservazioni.

La prima è che, se vogliamo che questo nuovo approccio sociale non rimanga lettera morta, esso deve essere accompagnato da un piano d’azione, dal rilancio dell’agenda sociale europea e forse da un Consiglio che si dedichi – come ha fatto l’ultimo per gli obiettivi relativi all’energia e alle fonti energetiche rinnovabili – alla realizzazione di questi obiettivi sociali. Si dovranno fissare obiettivi quantitativi, per esempio nei settori previsti dalla strategia di Lisbona: l’occupazione dei giovani, l’occupazione delle persone ultracinquantenni e l’accesso all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Si dovranno obbligare gli Stati membri a dotarsi delle risorse necessarie per ottenere risultati, per esempio tramite lo scambio di buone pratiche e il ricorso a sanzioni per chi non porta a compimento le azioni. Si dovranno inoltre riaprire diversi fascicoli bloccati da questo stesso Consiglio che dovrebbe rafforzare la dimensione sociale dell’Unione: la direttiva sull’orario di lavoro, la revisione della direttiva sul comitato aziendale europeo e la direttiva sul lavoro temporaneo.

La seconda osservazione è che bisogna garantire la coerenza tra questa nuova attenzione alla dimensione sociale dell’Unione e l’insieme delle altre politiche. La protezione del modello sociale è davvero coerente con la volontà di procedere alla piena liberalizzazione del settore postale, insieme con i settori dell’elettricità e del gas? Questi settori del servizio pubblico si possono affrontare solo nella prospettiva del mercato interno? La liberalizzazione offre garanzie per quanto riguarda il servizio pubblico, la copertura di tutti i territori e il controllo delle tariffe? Ritengo che si debba proporre un nuovo equilibrio anche in questo ambito. Per tale motivo, come sapete, il gruppo socialista al Parlamento europeo ha chiesto che sia esaminato un progetto di direttiva quadro sui servizi di interesse generale.

 
  
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  Bronisław Geremek (ALDE). – (PL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, permettetemi di rilevare che il recente Vertice svoltosi sotto la Presidenza tedesca è non solo un esempio di azione efficace, ma anche un esempio di come associare l’assiologia, o la fedeltà ai valori, a una politica pragmatica.

Europa significa libertà, solidarietà e innovazione, obiettivi che anche la nostra politica energetica dovrebbe perseguire. La solidarietà nel settore dell’energia può essere e sarà al servizio della libertà. In che modo si può associare l’innovazione alla solidarietà nella politica energetica? Vorrei rilevare che i paesi riunitisi di recente all’Europa, dopo un lungo periodo di separazione, sono paesi poveri e non hanno la capacità di realizzare il programma 3 x 20. Di conseguenza, l’attuazione di tale programma potrebbe presto accentuare le divisioni interne.

Invito il Commissario Verheugen a non dimenticare che la politica comunitaria deve essere al servizio degli obiettivi comunitari.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, il Vertice rappresenta un nuovo passo avanti nella costruzione dell’Europa. Onde evitare di essere presuntuosi, tuttavia, è bene svolgere un esame critico dello status quo in alcuni settori. Il 3 per cento del PIL per la scienza previsto dalla strategia di Lisbona, pur essendo un miglioramento, non sarà sufficiente per reggere il confronto con gli Stati Uniti. Abbiamo ancora molta strada da percorrere prima che le potenzialità intellettuali dell’Europa siano pienamente realizzate.

Riguardo alla politica energetica, l’obiettivo di soddisfare il 20 per cento del nostro fabbisogno con fonti energetiche rinnovabili e il ricorso all’attività mineraria, compresa l’estrazione di carbone, non deve renderci ciechi di fronte ai nostri attuali problemi energetici. L’allegato parla di una politica europea comune di coordinamento per gli Stati membri. Questi ultimi non devono però agire ai danni della coesione europea, come li abbiamo visti fare di recente.

La situazione attuale per quanto riguarda le forniture di gas dalla Russia – la crisi del gas in Bielorussia e Ucraina – è un nuovo banco di prova per la nostra politica energetica e di sicurezza nel suo insieme, e dovremmo considerarla una lezione oggettiva, non solo un’anomalia destinata a sparire. La sfida della Russia non è semplice, ma l’Europa può evitare di essere il capro espiatorio, purché esprima una sola voce, cosa che raramente avviene. Si spera che questo Vertice cambi la situazione.

Le recenti azioni della Commissione di tutela dell’ambiente nella valle del fiume Rospuda, ancorché in assenza di una votazione sulla costruzione di un gasdotto sotto il Mar Baltico, dimostrano quanto queste azioni siano selettive, non coesive e incoerenti. Si versano fiumi di lacrime se una rosa appassisce o le nostre foreste si incendiano, ma i fatti strategici passano sotto silenzio e noi ci concentriamo sulle sottigliezze.

Vorrei infine accennare alla più grande debolezza dell’Europa, cioè la persistente mancanza di solidarietà a livello governativo e nazionale. Non si tratta tanto di disposizioni formali, quanto di riconoscere il nostro destino comune, che affonda le radici nella tradizione, in particolare la tradizione cristiana, e si basa su obiettivi comuni, che devono essere continuamente definiti. Al momento, la questione energetica è un banco di prova per la solidarietà europea e questa solidarietà stimolerà il futuro sviluppo dell’Europa.

 
  
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  Gianni Pittella (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo quest’ultimo Consiglio europeo possiamo ben dire che questa è l’Europa che ci piace: l’Europa delle scelte, l’Europa della lungimiranza, l’Europa che cura i suoi interessi e proietta il suo ruolo nel mondo. Questo scatto di reni era necessario, sebbene non scontato, ma davvero salutare. Non è la prima volta che siamo sul punto di rotolare in basso e risaliamo la china, dando il meglio di noi: lo abbiamo fatto con l’Unione doganale, con il mercato unico e con l’euro. Oggi lo facciamo con l’energia e la lotta ai cambiamenti climatici. Non fermiamoci, sarebbe un autogol imperdonabile.

La Commissione faccia la sua parte, traducendo le scelte del Consiglio in proposte legislative su cui il Parlamento lavorerà a fondo. Il Consiglio valuti piani nazionali a maggioranza. Soprattutto non fermiamoci sulla strada dell’Europa politica. Come ha detto in quest’Aula il Presidente della repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nella scorsa tornata, la Costituzione non è un capriccio, né una vanità o un orpello. Senza nuove regole, senza personalità giuridica, senza un’anima politica e sociale e senza la carta dei diritti, l’Europa rischia di declinare di nuovo.

Ecco perché attendiamo con ansia il manifesto del 25 marzo. Ieri la signora Merkel ha detto che il manifesto non parlerà di Dio ed è giusto, perché chi è sinceramente cattolico e cristiano, Dio lo porta nel cuore. Ma il manifesto non può non parlare di costituzione. Dopo i successi della scorsa settimana, sarebbe deludente se noi facessimo un manifesto generico che non parli dei successi dell’Europa, che non citi le grandi conquiste di questi cinquant’anni e, soprattutto, che non delinei questo grande traguardo che è la Costituzione europea.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE).(FI) Signor Presidente, userò il tempo a mia disposizione per parlare della dichiarazione di Berlino. Innanzi tutto, 50 anni di cooperazione tra gli Stati europei sono un buon motivo per festeggiare. La cooperazione ha dato risultati, anche se naturalmente vi sono aspetti insoddisfacenti.

La Germania ha redatto una dichiarazione speciale per l’occasione. Purtroppo, è stata elaborata a porte chiuse. Quando i presidenti dei nostri gruppi sono intervenuti stamattina, hanno dovuto ammettere di non aver visto il testo. Questo la dice lunga sulla situazione attuale dell’Unione, sull’apertura e sulla cooperazione interistituzionale nell’Unione.

La dichiarazione deve avere un solo obiettivo: spiegare in modo chiaro e conciso perché abbiamo bisogno della cooperazione europea in questo millennio. In altre parole, deve fornire una chiara definizione dei nostri obiettivi europei comuni.

 
  
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  Markus Ferber (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, vorrei dire innanzi tutto che sono sorpreso dell’intensità e del livello a cui sono condotte molte discussioni sul conseguimento di una riduzione reale delle emissioni di CO2. Nel mio Stato membro, ho l’impressione che si potrebbe tenere la catastrofe climatica sotto controllo se si guidasse a una velocità un po’ più bassa, si sostituissero le lampadine e si piantassero tre alberi ogni volta che si va in vacanza in Africa. Dare questa impressione equivale a ingannare le persone.

E’ senz’altro necessario esaminare con grande attenzione dove si registrano i più alti livelli di emissioni di CO2: si registrano quando si genera elettricità. E’ quindi importante riflettere anche sul modo in cui si possano ottenere riduzioni laddove i livelli di emissioni di CO2 sono i più elevati. E’ interessante osservare il presidente della SPD tedesca viaggiare per il paese in veste di esperto scientifico e calcolare le emissioni di CO2 prodotte dalla generazione di energia nucleare. Dovrebbe lasciare questo compito a un fisico, come il Cancelliere tedesco, e allora sì che saremmo sulla strada giusta.

La prima questione su cui dovremo riflettere è quindi come si possano fissare obiettivi per la produzione di energia anche nel trasporto su strada. Quanti grammi di CO2 si possono emettere per chilowattora? Così affronteremo la questione con l’approccio giusto e potremo quindi prendere in considerazione altre misure. Sottolineo che dovremo riflettere sul ruolo che l’energia nucleare dovrà svolgere nei prossimi anni e decenni. E’ importante per noi europei discutere l’energia nucleare in modo obiettivo e non ideologico, tenendo conto delle responsabilità che dobbiamo assumerci al riguardo, e fornire così un contributo che permetta di condurre questo dibattito con obiettività negli Stati membri.

 
  
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  Adrian Severin (PSE).(EN) Signor Presidente, la sicurezza energetica e la lotta ai cambiamenti climatici sono le due sfide più drammatiche della nostra epoca. Affrontando questi argomenti in modo coraggioso ed esauriente, il Consiglio europeo ha riconosciuto che le sfide globali richiedono risposte globali, che le minacce transfrontaliere richiedono un’azione transfrontaliera. Sono questioni che riguardano i normali cittadini e, affrontandole, il Consiglio trasmette il messaggio che l’Unione europea è sensibile alle esigenze dei cittadini europei e dimostra che la fiducia che essi ripongono nelle Istituzioni europee è giustificata. Tuttavia, questa è solo la punta dell’iceberg. Un mercato comune dell’energia richiede la comunitarizzazione della politica energetica, la quale dovrebbe comprendere o essere associata a uno sforzo congiunto a favore dello sviluppo tecnologico, oltre al coordinamento degli investimenti e delle politiche per l’occupazione e la crescita.

La volontà politica espressa questa primavera non sarà sostenibile né efficace senza una base giuridica europea. Una politica comune richiede inoltre un bilancio specifico e si devono garantire le risorse necessarie per finanziarlo, anche tramite l’imposizione di tasse su alcune operazioni nel settore dell’energia e la costituzione di risorse finanziarie proprie dell’Unione europea. La configurazione dell’allargamento dell’Unione europea, la politica di vicinato e le strategie di sviluppo devono seguire la misura e il modo in cui i nostri partner esteri – vicini o meno – cooperano nella promozione delle strategie energetiche e ambientali europee. D’altro canto, gli accordi bilaterali tra gli Stati membri dell’Unione europea e i paesi terzi nel settore dell’energia devono essere concepiti in modo da operare a favore del miglioramento della nostra strategia energetica comune.

Questa primavera il Consiglio europeo ha dimostrato che esiste una luce alla fine del tunnel. Il Vertice di Berlino deve ora dimostrare che esiste un tunnel che porta alla luce.

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE).(EN) Signor Presidente, sono lieta che il Consiglio abbia deciso che gli oneri amministrativi derivanti dalla legislazione dell’Unione devono essere ridotti del 25 per cento entro il 2012, come ha già affermato un altro oratore.

Accolgo con favore anche il fatto che il Consiglio sia favorevole alla creazione di un gruppo di esperti indipendenti, incaricato di fornire consulenze sul miglioramento della regolamentazione. E’ fondamentale. Tuttavia, mi spingerei oltre e chiederei che valutazioni di impatto indipendenti siano svolte d’ufficio per tutta la legislazione.

Nel campo dell’occupazione, si deve ricorrere a una legislazione a livello di Unione soltanto se non può essere introdotta con successo a livello locale o nazionale. Già ora il titolare di una piccola impresa dedica in media circa 28 ore al mese a compilare moduli previsti dalle norme vigenti. Si deve proporre una legislazione in materia di salute e sicurezza soltanto se prove mediche e scientifiche ne dimostrano la necessità, come nel caso di una modifica della direttiva 2000/54/CE sugli agenti biologici, intesa a proteggere i lavoratori del settore sanitario dalle ferite da ago.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE).(DE) Signori Presidenti, onorevoli colleghi, è stato compiuto il primo passo nella giusta direzione per una politica comune in materia di energia e protezione del clima, e non si è prodotta aria fritta: ne siamo soddisfatti. Il contesto per le decisioni politiche è migliorato, ma siamo ancora ben lontani dal nostro obiettivo. Dobbiamo ancora affrontare gran parte delle difficoltà. La prima è la piena integrazione degli obiettivi fissati nei programmi della politica per la crescita, l’occupazione e la competitività, e, se necessario, la loro modifica. La politica climatica ed energetica deve rafforzare la strategia di Lisbona, non sminuirla.

In secondo luogo, la presentazione delle misure, dei progetti e dei programmi europei specifici e dei necessari piani d’azione, che dovranno poter essere esaminati, richiederà tempo. Tutti devono sapere chi fa che cosa, quando e come, per poter conseguire i nostri obiettivi comuni. Tale fase è fondamentale perché, anche se gli obiettivi fissati ai Vertici destano speranze, soltanto i risultati concreti creano fiducia. Chiedo quindi che sia presentata una relazione annuale degli Stati membri ai parlamenti nazionali e della Commissione al Parlamento europeo sullo stato di attuazione.

In terzo luogo, quando riceveremo dalla Commissione e dai governi nazionali i necessari programmi di ricerca, le necessarie iniziative di sostegno e la tabella di marcia per il risparmio energetico? Dobbiamo ancora fornire una prova sia al nostro interno sia a livello internazionale. Non lo abbiamo ancora fatto. Come disse santa Caterina da Siena, non sarà l’inizio a essere premiato ma solo ed esclusivamente la perseveranza.

 
  
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  Riitta Myller (PSE).(FI) Signor Presidente, dobbiamo essere soddisfatti che l’Unione europea abbia compiuto un passo importante al fine di proteggere la vita sulla Terra e abbia confermato la sua leadership globale nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ora che siamo d’accordo sul fine e sull’impegno, dobbiamo esaminare con attenzione il modo in cui realizzare gli obiettivi. E’ stato fondamentale impegnarsi a favore dell’uso di fonti di energia rinnovabili per soddisfare il nostro fabbisogno futuro di energia. Molte energie rinnovabili, tuttavia, sono ancora in fase di sviluppo e al tempo stesso molte buone pratiche che garantiscono l’efficienza energetica aspettano solo di essere introdotte. Gli Stati membri hanno ora un lavoro da svolgere. Dobbiamo investire in modo massiccio nell’efficienza energetica.

Si devono sviluppare anche i biocarburanti e le bioenergie, sebbene sia al tempo stesso necessario garantire che si tenga conto della compatibilità ambientale dell’intero ciclo di vita di tali fonti energetiche anche a livello globale, come è già stato affermato. A tal fine, abbiamo bisogno di un sistema di certificazione che serva da guida per metodi di produzione corretti.

Nel complesso, noi europei abbiamo la possibilità di emergere come leader nel settore delle tecnologie energetiche. Come ha detto il Commissario Verheugen, abbiamo bisogno di risposte da parte dell’industria alla questione di che cosa sia possibile. Perché molto è possibile.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, il Commissario Dimas, responsabile dell’ambiente, alla fine del Vertice ha parlato di decisioni rivoluzionarie. Vorrei condividere il suo entusiasmo, ma in questo coro di elogi permettetemi di esprimere il mio scetticismo.

E’ vero, la politica sui cambiamenti climatici è infine integrata nella politica economica dell’Unione europea. E’ positivo. Ricordo tuttavia il Vertice di Lisbona del marzo 2000, quando l’Unione europea si pose l’obiettivo di diventare l’economia della conoscenza più competitiva del mondo entro il 2010. Cinque anni dopo, abbiamo visto risultati mediocri. Non vorrei che questo Vertice finisse per essere un’ennesima farsa e una grande delusione.

Approvo lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, ma esse forniscono solo una risposta parziale al problema del riscaldamento globale. Certo, dobbiamo pensare all’efficienza energetica e all’isolamento degli edifici. Dobbiamo sviluppare l’energia eolica, ma il suo impatto è molto limitato; non si può contare su di essa: non produce elettricità se il vento è troppo debole né se è troppo forte. Dobbiamo promuovere l’energia solare, ma non abbiamo un numero sufficiente di tecnici competenti in queste nuove tecnologie.

Deploro i tentennamenti del Consiglio, che riconosce malvolentieri che l’energia nucleare è una soluzione efficace per ridurre le emissioni di gas serra. Il Cancelliere Merkel vuole che l’Unione europea sia un pioniere nella lotta contro il riscaldamento globale. Tutti sono d’accordo, ma è solo ipocrisia, perché si sa che alcuni Stati membri che oggi si oppongono all’energia nucleare acquistano l’energia così generata quando ne hanno bisogno per garantire la sopravvivenza delle loro economie. E’ anche ipocrita il fatto che il Cancelliere Merkel voglia lottare contro le emissioni di CO2 e al tempo stesso rafforzare la sua politica in materia di centrali termiche che utilizzano il carbone per la produzione di elettricità, dal momento che ne conosciamo gli effetti disastrosi sull’ambiente. Altrettanto ipocrita è il fatto che la Germania, che non vuole più centrali nucleari nel suo territorio, venda la sua tecnologia nucleare alla Cina. Infine, signor Commissario, è ipocrita attendersi sforzi da parte dell’industria, allorché la Presidenza tedesca protegge le automobili di grossa cilindrata che consumano troppa energia ed emettono troppo CO2.

Quindi sì, sono d’accordo con le conclusioni del Vertice, ma alle parole devono seguire i fatti, perché le azioni di oggi impiegheranno 30 anni a produrre effetti. L’Unione europea deve riacquistare la sua influenza e imporre una diplomazia ecologica.

 
  
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  Marek Siwiec (PSE). – (PL) Signor Presidente, da molto tempo non esisteva un simile accordo su un Vertice dell’Unione europea, che è stato lodato dai leader nazionali e anche dall’Assemblea. Ma una prudenza innata rende inevitabile chiedersi: che cosa è accaduto a livello politico? Com’è stato possibile, dopo così tanti mesi, raggiungere infine un successo di cui possiamo tutti essere soddisfatti?

La risposta è che vi era gran voglia di successo e grande necessità di dimostrare unità. Va tuttavia detto chiaramente che il Vertice dell’8 marzo di fatto precede una discussione importantissima sulla Costituzione. All’ombra del successo del Vertice, si cela un dibattito incompiuto. Nonostante il successo ottenuto, rimane tuttora irrisolto il dilemma in sospeso dal Vertice precedente in merito a che cosa debba essere l’Unione europea.

Dobbiamo quindi chiederci se l’accordo raggiunto nel campo dell’energia abbia dato energia e coraggio a tutti coloro che vogliono adottare le ardue decisioni sul futuro dell’Europa, o se in realtà sia vero il contrario. O è forse possibile, come affermano alcuni leader europei, che, essendo riusciti a ottenere l’accordo utilizzando i vecchi meccanismi, non sia necessario sostituirli?

Lancio un monito a tutti coloro che stanno preparando la dichiarazione di Berlino e lavorando a soluzioni costituzionali, affinché non permettano che si verifichi una situazione in cui tutti dicono la stessa cosa ed esaltano il successo, ma in realtà ogni paese, o la maggioranza dei paesi, ha un parere diverso. Se questo Vertice finirà per essere stato l’ultimo successo dell’Unione europea, perché sarà seguito solo da problemi, purtroppo tutte le belle parole pronunciate oggi in Aula si riveleranno prive di significato.

 
  
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  Malcolm Harbour (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sono stati espressi grandi elogi per il Consiglio, in particolare sul pacchetto energetico, ma vorrei dare risalto a un altro fatto significativo che personalmente considero molto importante. Da quando sono stato eletto al Parlamento, nel 1999, intervengo regolarmente in seguito al Vertice di Bruxelles per chiedere che sia data la massima priorità al mercato interno e al suo completamento. La ringrazio, signor Presidente in carica del Consiglio, per averlo inserito come prima azione nella prima pagina del vostro comunicato. Ancora più importante, sono veramente lieto che il Consiglio abbia confermato l’importanza del completamento del mercato interno nel contesto della risposta dell’Europa alla globalizzazione.

Perché dico che ciò riveste grande importanza? Signor Presidente in carica del Consiglio, ho avuto il privilegio di essere relatore quando si è svolta la riunione dei parlamentari nazionali, alla quale lei ha partecipato, sull’intera agenda di Lisbona. I parlamentari nazionali ci dicevano che è questo il messaggio che dobbiamo trasmettere ai nostri elettori. I nostri governi e i nostri Primi Ministri, tuttavia, non ci offrono molto aiuto nel comunicare questo messaggio sull’importanza fondamentale del mercato interno. Hanno detto la stessa cosa sulle quattro libertà nel mercato interno, un aspetto menzionato anche in questa sede. Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei che tornasse dai ministri e dicesse loro: “aiutate i vostri parlamentari a comunicare questo importante messaggio ai loro elettori”.

Permettetemi di collegare questo aspetto anche a due importanti proposte che sono già state menzionate. La prima è una proposta che conosco molto bene: la direttiva sui servizi. La seconda è l’importantissima proposta del Commissario Verheugen sulla necessità di affrontare le questioni legate ai mercati dei prodotti. Signor Presidente in carica del Consiglio, voglio solo dirle che i Primi Ministri dovrebbero tornare da questo Consiglio e richiedere i fascicoli di tutte le cause pendenti dinanzi alla Corte di giustizia relative a casi in cui i singoli paesi violano i Trattati per quanto riguarda la libera circolazione di prodotti e servizi. Tutto ciò che devono fare è risolvere quei casi. Lo si potrebbe fare entro il prossimo Vertice; si introdurrebbe così il più grande miglioramento nel mercato interno senza alcun intervento legislativo. In questo caso, ciò che serve è l’azione, non le parole.

 
  
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  Presidente. – Grazie, onorevole Harbour. E’ un piacere osservare il suo impegno e la sua passione.

 
  
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  Marianne Mikko (PSE).(ET) La scorsa settimana si è svolta una riunione del Consiglio epocale. Il sistema energetico europeo è obsoleto. Oltre il 20 per cento dei generatori ha più di 30 anni e deve essere sostituito. Questa è un’opportunità storica per liberare l’Europa dagli atteggiamenti antiquati che finora hanno informato la nostra politica energetica.

Anziché sostituire il quinto fisicamente obsoleto con generatori superato, ma nuovi, abbiamo avuto il coraggio, sotto la Presidenza tedesca, di adempiere l’obbligo di sostituirli con energie rinnovabili. Ancora più di questa idea, tuttavia, mi piace quella di passare da un consumo fondato sullo spreco di energia a un consumo fondato sul risparmio energetico.

L’energia e la sicurezza vanno di pari passo. Ogni chilowatt ottenuto senza dover acquistare energia da regimi non democratici è un contributo alla sicurezza globale. Purtroppo, il sostegno politico accordato al progetto di gasdotto sotto il Mar Baltico dimostra che non si presta ascolto agli insegnamenti della storia.

Non dobbiamo incoraggiare la Russia a proseguire la sua politica stalinista delle zone di influenza. Può sembrare un giudizio severo, ma il gasdotto del Mar Baltico è come uno schiaffo in faccia per l’Estonia, è come un patto Molotov-Ribbentrop del XXI secolo.

L’Europa ha urgente bisogno di una politica energetica comune e di un Trattato costituzionale. L’istituzione del ministro degli Esteri dell’Unione europea garantirà che gli accordi di corridoio siano consegnati per sempre al passato.

Per tale motivo ritengo che la Germania, che ora esercita la Presidenza dell’Unione e ha guidato il Consiglio con successo, darà vita a questo Trattato fondamentale. I cittadini dell’Unione europea capiranno che esso è positivo, che è nello spirito del terzo millennio.

 
  
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  Josef Zieleniec (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, è positivo per l’Europa che il Consiglio abbia adottato il piano d’azione per l’energia per il periodo 2007-2009. Ha così compiuto il primo passo verso l’adozione di una politica energetica europea comune, pur se in forma attenuata.

Sebbene il Vertice abbia riconosciuto che l’Europa deve compiere molta strada per realizzare un mercato interno comune e competitivo dell’energia, esso non ha sostenuto la piena separazione della proprietà delle imprese energetiche, un fattore fondamentale per conseguire questo obiettivo.

L’integrazione totalmente illimitata nel settore favorirà la nascita di enormi conglomerati energetici, che eserciteranno una fortissima influenza economica e politica in tutti i paesi. Ciò permetterà loro di influenzare realmente la situazione politica, sia a livello nazionale sia – come abbiamo constatato di recente – a livello internazionale. Il settore dell’energia è anche meno competitivo e quindi meno efficiente di quanto dovrebbe essere.

Il rischio per la sicurezza è una conseguenza altrettanto pericolosa di tale situazione. Se le imprese russe di proprietà statale dovessero danneggiare queste grandi e potenti imprese, sarà una catastrofe economica e soprattutto politica, in particolare per i nuovi Stati membri dell’Europa centrale e orientale.

La separazione della proprietà delle imprese energetiche e l’adozione a livello europeo di regole di mercato trasparenti applicate a tutti, insieme con una strategia comune dei paesi europei nei riguardi della politica energetica esterna, migliorerebbero il funzionamento del mercato dell’energia e la trasparenza della politica interna nei singoli Stati membri dell’Unione, e ridurrebbero in modo significativo i rischi per la politica estera e di sicurezza non solo per i singoli Stati membri ma anche per l’Unione nel suo insieme.

 
  
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  Frank-Walter Steinmeier, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signor Presidente, vi ringrazio per la vostra valutazione prevalentemente positiva del Vertice di primavera dei capi di Stato e di governo. Onorevole Lambsdorff, vorrei dirle che per me e per il governo tedesco né il Vertice né i commenti positivi sono motivo di autocompiacimento. Tuttavia, resto convinto che, in ogni caso, per il resto della nostra Presidenza, per la seconda metà, sia necessario avere un po’ di fiducia, o quanto meno non faccia male. In altre parole: in un momento in cui l’Europa non gode di ottima salute, diciamo che è in fase di ristagno, ora che il processo di rinnovamento ha subito un arresto, chiunque svolga questo mestiere senza ambizione, senza desideri, senza fiducia nella capacità dell’Europa di riformarsi e cambiare, a mio parere, non avrebbe nemmeno dovuto cominciare a svolgerlo.

Posso assicurarvi che, ancora prima dell’inizio della nostra Presidenza del Consiglio e di sicuro subito dopo il suo inizio, mi è stato chiesto più volte, in particolare dai giornalisti: di fatto, come intendete realizzare il programma? In vista del primo Vertice, chiedevano anche: di fatto, come riuscirete a trovare un accordo se le posizioni degli Stati membri sono così distanti?

Non credo sia un grande segreto. Lo conoscete tutti, grazie al vostro lavoro. E’ necessaria una buona dose di pazienza, soprattutto con i partner dubbiosi, esitanti su alcuni risultati. E’ necessario essere ambiziosi, e soprattutto è necessario essere equi, in particolare nei riguardi di coloro che avranno maggiori difficoltà di altri a conseguire gli obiettivi fissati. Questa ricetta ha funzionato all’ultimo Vertice. Ora, naturalmente, ci vengono posti gli stessi interrogativi in vista del 25 marzo. Come funzionerà di fatto, se le interpretazioni della storia dell’Unione europea sono così varie, se le aspettative sul contenuto della dichiarazione di Berlino sono così diverse? Ve lo dico: funzionerà esattamente allo stesso modo.

In passato abbiamo ascoltato con pazienza, e penso che più o meno sappiamo quali siano le aspettative della gente. Dico questo solo perché qualcuno ha affermato che il risultato sarà necessariamente molto generico. Il fatto che riusciamo effettivamente ad approvare la dichiarazione di Berlino non significa necessariamente che il risultato sarà banale. Il risultato potrebbe anche essere una buona dichiarazione di Berlino. Se riusciremo a compiere questo passo, non sarà ancora la soluzione, ma non sarà nemmeno la fine della nostra Presidenza né sarà la fine della nostra ambizione. Tuttavia, si tratta di un secondo, importante passo verso la soluzione che ci auguriamo sarà adottata al Vertice di giugno, quando cercheremo di sciogliere il nodo che al momento impedisce il proseguimento del processo di rinnovamento europeo. Posso assicurarvi che, quando ci prepareremo per il Vertice di giugno, faremo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo.

Vorrei proporvi alcune osservazioni conclusive sull’energia e sul clima. Molti deputati hanno rilevato a ragione che il successo del Vertice ovviamente non significa che il nostro lavoro sia concluso. Posso solo confermarlo e dire: sì, è necessario continuare a lavorare in molti ambiti. Ho menzionato la ricerca nel settore dell’energia; ho menzionato il rafforzamento delle nostre relazioni energetiche con i paesi terzi, e naturalmente, Commissario Verheugen, questo vale anche per l’obiettivo ambizioso relativo alle energie rinnovabili. Il 20 per cento è ora il nostro obiettivo europeo e abbiamo sempre detto, anche al mondo esterno, che ora il problema è convertire questo obiettivo europeo in obiettivi nazionali.

Al di là del fatto che sono convinto, Commissario Verheugen, che lo realizzeremo insieme, voglio solo dire che la Commissione e la Presidenza hanno ovviamente discusso se si dovesse procedere nel senso opposto, cioè definire prima gli obiettivi nazionali e poi ricavarne un obiettivo europeo.

Tuttavia, erano entrambe certe – la Commissione e la Presidenza – che con tutta probabilità avremmo dovuto discutere la questione altri cinque anni, senza comunque riuscire a trovare un obiettivo comune. Questo è il motivo per cui abbiamo scelto questa linea. E’ stato affermato che noi europei in fondo non possiamo salvare il clima mondiale da soli. Dobbiamo continuare a osservare il modo in cui la politica energetica e climatica si evolve in paesi importanti come gli Stati Uniti, la Cina e l’India. E’ stato ventilato il sospetto che questo sia proprio ciò di cui non ci interesseremmo. Voglio solo dire che è vero il contrario, e lo dico per l’Europa, lo dico per la nostra politica nazionale tedesca e lo dico in particolare per la nostra Presidenza del G8.

Lunedì sarò a Washington, dove, su invito della mia omologa americana, inaugurerò un’importante manifestazione congiunta alla quale parteciperanno imprese tedesche e americane. Con esse discuteremo di come rafforzare il partenariato tecnologico transatlantico, in particolare nel campo dell’economia energetica. Per quanto riguarda gli sforzi attualmente compiuti negli Stati Uniti, vorrei dire che, al di sotto del livello federale, in molti Stati si sta già svolgendo un lavoro esemplare in materia di politica climatica ed energetica.

In riferimento alla Cina dirò solo che vigiliamo sulla situazione. Nel contesto del G8, sia a livello di Vertice sia a livello di ministri degli Esteri, si svolgeranno le cosiddette riunioni outreach, alle quali saranno invitate non solo la Cina e l’India ma anche il Messico, il Sudafrica e il Brasile, e a entrambe le riunioni – sia a livello ministeriale sia a livello di Vertice – il tema dell’energia e del clima avrà un ruolo centrale. Come vedete, ci preoccupiamo anche dei paesi che non appartengono all’Unione europea.

Dobbiamo dimostrare – come abbiamo fatto all’ultimo Vertice, e su questo concordo con il Commissario Verheugen – che l’Unione europea non è un seminario di storia ma un laboratorio sul futuro. E ne abbiamo fornito un esempio.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – La ringrazio, signor Presidente in carica del Consiglio. Dopo il successo del Vertice di Bruxelles abbiamo ora bisogno di un successo sotto forma della dichiarazione di Berlino. Il Parlamento europeo farà tutto il possibile per garantire che possiamo ottenere tale successo insieme.

 
  
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  Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, vorrei fare solo una riflessione, anzi una richiesta.

Nell’ambito della tensione presente tra competitività economica, norme sociali elevate e protezione dell’ambiente, dobbiamo smettere di considerare il passato in modo così conflittuale e polarizzante, contrapponendo l’economia all’ecologia e l’ecologia all’economia. Semplicemente non è vero che una persona sia contraria alla protezione del clima e dell’ambiente se afferma che abbiamo una responsabilità anche in termini di posti di lavoro. Semplicemente non è vero che una persona non sia interessata ai posti di lavoro se afferma che dobbiamo fare di più per proteggere l’ambiente.

La verità è che abbiamo ormai imparato che possiamo collegare i due aspetti. La verità è che l’industria europea, che è leader mondiale in questo campo, non solo nelle tecnologie ambientali ma anche per quanto riguarda prodotti e servizi rispettosi dell’ambiente, avrà maggiori possibilità di creare posti di lavoro e offrire un futuro alle persone.

Di questo si tratta, e questa è la convinzione su cui si fonda la politica della Commissione: la solidarietà con la generazione di oggi, che vuole vivere oggi e avere un lavoro oggi, e la solidarietà con le generazioni future, che vogliono trovare un pianeta su cui si possa vivere, non sono in contraddizione tra loro. Ed è precisamente ciò che intendiamo dimostrare con questa politica!

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà tra pochi minuti.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Questo Consiglio ha confermato le posizioni della cosiddetta strategia di Lisbona, con le liberalizzazioni e le privatizzazioni, la flessibilità del lavoro e l’attacco previsto ai diritti dei lavoratori, riguardo al quale vorrei evidenziare l’annunciata comunicazione sulla flessicurezza.

Nelle conclusioni del Consiglio, si afferma espressamente: “Per consentire la preparazione del prossimo ciclo triennale della strategia di Lisbona rinnovata, il Consiglio europeo invita la Commissione a presentare una relazione interinale nell’autunno del 2007, in vista della proposta di orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione (2008-2011). Inoltre, il Consiglio europeo invita gli Stati membri a presentare tempestivamente le relazioni nazionali sull’attuazione dei programmi nazionali di riforma”.

In altre parole, si continuano a esercitare pressioni affinché le privatizzazioni e gli attacchi ai diritti dei lavoratori proseguano.

Non vi sono informazioni riguardo alla cosiddetta Costituzione europea, anche se sappiamo che si continuano a esercitare pressioni affinché si organizzi una conferenza intergovernativa durante la Presidenza portoghese. Il Consiglio ha così confermato il suo tacito sostegno al progetto di consolidamento costituzionale di questo neoliberalismo, accompagnato dall’accentramento del potere, dal federalismo e dal militarismo.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. (HU) Negli ultimi mesi, anche in Ungheria sempre più persone si preoccupano dei cambiamenti climatici globali. Molti non comprendono ancora l’essenza del fenomeno; altri negano che esso possa essere una conseguenza dell’attività umana. Sempre più persone si rendono conto, tuttavia, che le pratiche attuali della nostra civiltà, i nostri trasporti e i nostri consumi sono malsani. Il progresso non è sostenibile perché non esistono sufficienti risorse naturali per soddisfare le nostre esigenze attuali, mentre le emissioni di gas e i rifiuti provocano un inquinamento ambientale irrecuperabile. La Presidenza tedesca ha giustamente riconosciuto la necessità di adottare provvedimenti al fine di rallentare il ritmo dei cambiamenti climatici. Aumentare la quota di fonti di energia rinnovabili nel mix energetico totale europeo è lodevole. Sarebbe tuttavia un grave errore dimenticare che i cambiamenti climatici globali non sono l’unica fonte di minacce per l’ambiente. L’inquinamento atmosferico, la presenza di sostanze cancerogene nella nostra vita quotidiana, l’uso eccessivo di insetticidi e pesticidi, l’estinzione di alcune specie animali e vegetali, l’accumulo di rifiuti sono tutte minacce per il nostro futuro e per lo sviluppo sostenibile. Se vogliamo un futuro più umano per noi e per i nostri figli, dobbiamo adottare provvedimenti a favore di un futuro rispettoso dell’ambiente, sano e sostenibile.

 
  
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  Magda Kósáné Kovács (PSE), per iscritto.(HU) Noi, membri della delegazione socialista, siamo lieti di constatare che, alla loro riunione di marzo, i capi di Stato e di governo hanno preso atto dei primi risultati della strategia di Lisbona rinnovata. I risultati principali sono stati la crescita economica associata al calo della disoccupazione. Siamo lieti, in particolare, che nove Stati membri, tra cui l’Ungheria, abbiano dato grande slancio a questa tendenza positiva sottoscrivendo la dichiarazione a favore dell’ulteriore sviluppo di un’Europa sociale e della promozione del suo ruolo.

Le riforme sono essenziali per trarre il massimo vantaggio dagli aspetti positivi della globalizzazione, per l’innovazione, la ristrutturazione economica e il futuro avanzamento delle politiche europee. Il nostro obiettivo comune è il benessere dei cittadini d’Europa e l’approfondimento della loro fiducia. Il percorso verso questo obiettivo passa attraverso l’aumento dell’occupazione, il miglioramento delle qualifiche e la protezione dei diritti sociali. Queste peculiari tradizioni europee tuttavia non comportano la conservazione delle strutture giuridiche esistenti ma la salvaguardia dei principi europei.

Riguardo al tema dell’occupazione, è importante che la flessibilità sia accompagnata dalla sicurezza. I regolamenti in materia devono essere modificati, in modo da poter offrire ai futuri lavoratori non solo retribuzioni adeguate ma anche conoscenze utili. Al tempo stesso, dobbiamo abbattere le barriere che ostacolano inutilmente gli sforzi delle imprese in risposta alle esigenze della globalizzazione. Nel mettere in pratica la nozione di flessicurezza, dobbiamo garantire che essa offra realmente benefici pratici e garanzie ai lavoratori. Noi socialisti dobbiamo essere particolarmente attenti a questo aspetto in ogni fase del processo di riforma dei diritti dei lavoratori.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Accolgo con favore la dichiarazione della Commissione, che fissa obiettivi ambiziosi per ridurre le emissioni di carbonio del 20 per cento entro il 2020 e aumentare l’uso delle fonti energetiche rinnovabili. I cambiamenti climatici sono una questione globale e dovremo lavorare insieme per ridurre il riscaldamento globale, non solo in Europa ma anche con l’America settentrionale e l’Asia. Ritengo che questi obiettivi siano realizzabili, ma devono essere verificati regolarmente. A mio parere, il miglior modo di farlo è tramite un controllo continuo rigoroso e relazioni annuali. Gli Stati membri devono anche essere tenuti a presentare piani d’azione dettagliati sul modo in cui intendono realizzare questi obiettivi.

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE), per iscritto. (HU) Dopo aver esaminato il risultato del Vertice di primavera della scorsa settimana, come eurodeputato ungherese rilevo con tristezza che il governo ungherese – che nelle sue campagne pubblicitarie ama definirsi progressista – ancora una volta ha dato prova del suo miope provincialismo. In questo caso, tuttavia, il suo atteggiamento di fatto rende un disservizio non solo all’Ungheria ma all’intera Unione europea.

Dalle dichiarazioni fatte a Bruxelles dal Primo Ministro Ferenc Gyurcsány, sembra che il governo ungherese abbia contribuito con il suo voto a indebolire gli obiettivi fissati per la politica climatica ed energetica. Perché è veramente inutile fissare la quota di energie rinnovabili al 20 per cento del totale dei consumi energetici dell’Unione entro il 2020, se l’obiettivo non è vincolante per tutti gli Stati membri. In tal modo, i paesi che ottengono buoni risultati possono compensare i risultati insufficienti dei paesi deboli o pigri. Purtroppo, questo è ciò che voleva anche il governo ungherese.

Sono convinto che si possano rallentare gli effetti dei cambiamenti climatici solo con la cooperazione internazionale. Tuttavia, questa cooperazione promette di essere piuttosto scomoda.

In ogni caso, l’Europa, come soggetto politico, può assumere la guida del processo. Ma come può l’Unione servire da esempio per il mondo intero, se alcuni piccoli Stati membri possono tarpare le ali alla cooperazione persino all’interno dell’Europa?

Nessuno Stato europeo può rallegrarsi di non dover fare praticamente nulla, anziché adottare provvedimenti.

In tal modo, non guadagnano tempo, ma perdono un’occasione. Un’occasione per un’Europa moderna e competitiva.

Vi ringrazio.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Le decisioni adottate dal Consiglio europeo di marzo sono una nuova e inconfutabile prova del ruolo dell’Unione quale meccanismo per promuovere le scelte del capitale. Invece di adottare misure per proteggere l’ambiente, si adottano misure per proteggere le imprese e rafforzare i monopoli.

Il saccheggio delle risorse naturali da parte del capitale è la causa fondamentale di cambiamenti climatici significativi e del pericolo reale di distruzione ecologica del pianeta. Tuttavia, invece di adottare misure coraggiose per limitare almeno l’irresponsabilità dei monopoli, si adottano decisioni volte a intensificare la concorrenza sui mercati dell’elettricità e del gas naturale, liberalizzare il mercato dell’energia e consegnare al settore privato l’intero settore strategico della produzione, trasmissione e distribuzione di energia.

I governi di centro-destra e di centro-sinistra si sono impegnati unanimemente ad accelerare l’attuazione della strategia di Lisbona, avversa al proletariato, ponendosi come obiettivi primari la commercializzazione dell’istruzione e della salute e l’attacco ai fondi assicurativi e alle pensioni, alle retribuzioni e ai diritti sociali dei lavoratori. Al tempo stesso, la promozione di misure più severe avverse ai lavoratori, la “adattabilità” del mercato del lavoro e la “flessicurezza” sono accelerate al fine di mantenere bassi i costi del lavoro e aumentare la redditività del capitale che unisce l’Europa.

Il partito comunista greco lotta contro queste scelte, avanzando richieste eque e lottando al fianco dei lavoratori per il soddisfacimento dei moderni bisogni del proletariato.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto. – (DE) E’ senz’altro corretto descrivere il risultato del Vertice dell’Unione come un passo importante nella giusta direzione. Per il nostro futuro, e in particolare per quello dei nostri figli, è della massima importanza contrastare con vigore un aumento medio della temperatura superiore a 2° C. Per questo motivo, ritengo indispensabile la decisione di fissare obiettivi intesi a ottenere il 20 per cento della nostra energia da fonti rinnovabili e conseguire una riduzione del 20 per cento delle emissioni di CO2 nell’Unione entro il 2020. Accolgo quindi con particolare favore il fatto che i nostri capi di Stato e di governo siano infine riusciti a prendere tale decisione.

So, e penso che gli onorevoli colleghi saranno d’accordo con me, che questi passi sono solo un inizio e che si dovranno compiere ulteriori sforzi per garantire una protezione duratura e sostenibile del clima. Ovviamente, a tal fine si dovrà aver cura di assicurare che la strategia generale adottata sia equilibrata. Sono tuttavia convinto che nuove e rigorose norme ambientali non rappresentino uno svantaggio economico per l’Europa; al contrario, l’Europa sarà un leader mondiale nelle nuove tecnologie. Miglioreremo così il nostro ambiente e garantiremo posti di lavoro duraturi e di alta qualità in Europa.

Chiedo inoltre che si compiano nuovi sforzi per persuadere i grandi responsabili dell’inquinamento, per esempio gli Stati Uniti e la Cina, dell’importanza di proteggere il clima, perché soltanto insieme si può ottenere un successo sostenibile.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
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