Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0044/2007), presentata dall’onorevole Musotto a nome della commissione per lo sviluppo regionale, sui vincoli insulari, naturali ed economici nel contesto della politica regionale [(2006/2106(INI)].
Francesco Musotto (PPE-DE), relatore. – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare sentitamente tutti i colleghi che hanno contribuito alla redazione di questa relazione. Noi riteniamo che sia la prima volta che alle isole è dedicato uno studio completo, che tiene conto delle specificità insulari per tutti i settori di competenza comunitaria: anche se la politica di coesione 2007-2013 dedica particolare attenzione alle aree strutturalmente svantaggiate, nessuna misura specifica è prevista per le regioni insulari.
Il Parlamento ha evidenziato a più riprese tale lacuna e, benché il contesto delle isole europee sia eterogeneo – ce ne sono 121, con una popolazione di circa 15 milioni di abitanti – esse condividono una serie di difficoltà che costituiscono uno svantaggio competitivo: prezzi più alti dovuti ai costi di trasporto supplementari e alla scarsa concorrenza; difficoltà di accesso al mercato unico; necessità di importare le materie prime; maggiori costi energetici; carenze infrastrutturali; immigrazione; limitata diversificazione delle attività economiche e vulnerabilità ai rischi ambientali. Non è un caso che il PIL medio pro capite nelle isole costituisce il 72 per cento della media dell’Unione europea. E’ pertanto necessario riconoscerne le specificità nell’attuazione delle politiche comunitarie, a partire dagli aiuti di Stato. Riteniamo pertanto che occorra maggiore flessibilità, al fine di bilanciare i costi supplementari e, per quanto riguarda l’energia, compensare le fluttuazioni dei prezzi del carburante.
Va prestata una particolare attenzione, nell’ambito dei programmi operativi dei Fondi strutturali, alla realizzazione delle opere infrastrutturali, specialmente nel quadro della politica marittima europea per integrare pienamente le isole al mercato interno e alla Strategia di Lisbona. D’altro canto le isole godono di un vantaggio per la produzione di energie: vento, sole, mare. Esse costituiscono un valore potenziale unico, ragion per cui la Commissione deve privilegiare i progetti per le energie rinnovabili e per la sicurezza energetica.
Anche il turismo rappresenta una risorsa da valorizzare. Serve una politica comunitaria per la promozione del turismo insulare, un marchio di qualità e di origine e un’analisi approfondita a favore del turismo sostenibile. Proponiamo, tra l’altro, il 2010 come Anno europeo delle isole.
La relazione affronta anche il problema dell’immigrazione clandestina, che noi riteniamo sia una tragedia umana oltre che un onere insostenibile per le isole del Mediterraneo, di cui l’Unione europea deve farsi carico. Accogliamo favorevolmente la creazione di squadre d’intervento rapido alle frontiere e chiediamo di istituire un corpo europeo di guardie costiere. È urgente che l’Unione europea stanzi le risorse necessarie a garantire un intervento rapido e tempestivo in questo settore.
Ci sono altre proposte che meriterebbero un approfondimento, come gli strumenti finanziari JASPERS (Assistenza congiunta ai progetti nelle regioni europee) e JEREMIE (Risorse europee congiunte per le microimprese e quelle di piccole e medie dimensioni), per agevolare il credito alle piccole e medie imprese e promuovere la diversificazione delle economie insulari o la diffusione della banda larga per colmare il gap tecnologico.
Infine, è indispensabile rivedere il quadro normativo per prendere pienamente in considerazione le specificità delle isole e di conseguenza aggiornare gli indicatori statistici: tenere in conto le isole nel contesto della Rete europea di osservazione sulla pianificazione spaziale e predisporre un’unità amministrativa per le isole all’interno della DG “Politica regionale” della Commissione.
Ci auguriamo che questa relazione rappresenti realmente, e una volta per tutte, una svolta per creare vero sviluppo e dare concrete risposte alle nuove generazioni, che intendono continuare a vivere ed operare nella realtà dove sono nati, integrati nel contesto europeo.
Neelie Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, le isole e altri territori soggetti a vincoli naturali o specifici sono molto importanti per la Commissione nell’ottica di garantire la coesione territoriale, lo sviluppo della cooperazione transfrontaliera, generalmente con paesi terzi, il turismo, la cultura e altri aspetti.
Pur riconoscendo che un approccio intersettoriale può risultare utile, la politica di coesione intende svolgere un ruolo decisivo nell’affrontare i problemi specifici di tali territori. Nel progetto di regolamento generale sulla politica di coesione per il periodo 2007-2013, pubblicato nel luglio 2004, la Commissione proponeva specificamente di concedere a queste regioni la massima percentuale di cofinanziamento possibile. Purtroppo, come voi ben sapete, la proposta non è stata poi adottata dal Consiglio nella versione definitiva del regolamento approvata nel luglio 2006 e attualmente in vigore. La Commissione, tuttavia, nell’ambito dei negoziati in corso sull’intervento della politica di coesione per il periodo 2007-2013, garantirà che gli specifici vincoli di tali territori siano debitamente tenuti presenti nei corrispondenti programmi e che siano pianificate idonee misure per affrontarli.
La Commissione, inoltre, ora sta preparando la quarta relazione sulla coesione, che sarà pubblicata a maggio e conterrà un’analisi approfondita della situazione e delle tendenze della coesione territoriale nell’Unione europea, comprese isole e regioni con handicap naturali, così come intende continuare a potenziare il lavoro svolto nell’ambito del programma ESPON al fine di ottenere indicatori più idonei e informazioni più aggiornate su tali territori. Nel contempo, però, la Commissione vorrebbe sottolineare che sono già disponibili dati statistici relativi alle isole e ad altri territori che sono regioni NUTS II o NUTS III. Raccogliere informazioni statistiche sui territori più piccoli è certamente più difficile, ma di fatto il 95 per cento della popolazione insulare europea, escluse le regioni ultraperiferiche, vive in regioni NUTS II o NUTS III.
Passando all’attuazione pratica del concetto di coesione territoriale, nonostante l’assenza di una base giuridica esplicita come disposto dal Trattato costituzionale, il Consiglio ha già convenuto, nel 2004 a Rotterdam, di introdurre la dimensione territoriale nel processo di Lisbona e ha anche iniziato a sviluppare l’agenda territoriale, documento che, volto a presentare sfide, obiettivi e raccomandazioni politiche per la coesione territoriale, dovrebbe essere adottato nel 2007 a Lipsia.
Inoltre, gli orientamenti strategici comunitari in materia di coesione adottati dal Consiglio lo scorso ottobre contengono un capitolo specifico sulla dimensione territoriale della politica di coesione. Attualmente la Commissione si sta adoperando per garantirne la concreta introduzione nei documenti di programmazione ora in fase di negoziazione.
La Commissione è decisamente favorevole alla promozione delle euroregioni o di strutture analoghe al fine di gestire la cooperazione transfrontaliera transnazionale e interregionale. Tali strutture potrebbero risultare particolarmente idonee per isole e altre regioni con handicap naturali e, peraltro, la Commissione incoraggia tali territori ad avvalersi del nuovissimo Gruppo europeo di cooperazione territoriale allo scopo di agevolare la gestione dei corrispondenti programmi.
Per quanto concerne gli aiuti di Stato, è probabile che gli aiuti all’investimento regionale non siano lo strumento migliore per affrontare i problemi locali delle isole. Personalmente ritengo che i problemi maggiori delle isole possano essere affrontati più efficacemente tramite, ad esempio, strumenti orizzontali. Le nostre norme in materia di aiuti di Stato prevedono già molte forme di aiuto. Quelle sui servizi di interesse economico generale, ad esempio, consentono una compensazione per la fornitura di servizi pubblici locali, tra cui servizi di trasporto passeggeri.
In secondo luogo, le nostre nuove linee guida sul capitale di rischio e il nostro quadro per lo sviluppo della ricerca e l’innovazione offrono nuove opportunità per sostenere giovani aziende innovative con maggiorazioni aggiuntive per piccole e medie imprese.
In taluni casi, i livelli di sostegno necessari per le piccole isole non saranno neanche considerati come aiuti. Secondo il nuovo regolamento de minimis, aiuti fino a 200 000 euro, concessi per qualunque triennio, non saranno considerati aiuti. Gli investimenti in ogni genere di infrastruttura pubblica sono finanziabili, in quanto non contengono un elemento di aiuto. Inoltre, nei nuovi orientamenti in materia di aiuti a finalità regionale si tiene effettivamente conto della situazione specifica delle isole. Secondo la nuova forma di aiuti, infatti, alle piccole isole viene concessa una maggiorazione del 5 per cento per sostenere le imprese di nuova costituzione.
Ritengo che tutti questi esempi dimostrino realmente come, attraverso il nostro processo di riforma degli aiuti di Stato, stiamo rendendo le norme più prevedibili e riducendo l’onere amministrativo della notifica degli aiuti di Stato, proprio ciò che il Parlamento chiedeva nell’interesse delle regioni insulari e di tutti gli altri soggetti coinvolti.
Simon Busuttil, a nome del gruppo PPE-DE. – (MT) Signor Presidente, vorrei esordire complimentandomi con il collega, onorevole Musotto, per la sua relazione, documento estremamente importante per quanti, come me, vengono dalle isole. Le isole meritano di essere ascoltate perché sinora l’Unione europea non ha prestato loro sufficiente attenzione, e la presente relazione finalmente concede loro la dovuta considerazione. Mi ha anche fatto piacere sentire il Commissario Kroes affermare che le isole sono importanti per la Commissione europea, ma noi vogliamo, signora Commissario, che le isole siano tenute presenti in tutti i campi delle diverse politiche dell’Unione europea e non semplicemente viste attraverso la lente della politica regionale. Lei, ad esempio, è responsabile della concorrenza e, come ha giustamente affermato, esistono norme sugli aiuti di Stato che, per ora, non sono sufficientemente flessibili nel caso delle isole. Le norme che si rivolgono a tutto il territorio europeo non sono necessariamente abbastanza flessibili per essere applicate alle isole, e noi vorremmo che lei le esaminasse seriamente per dedicare maggiore attenzione alle isole e far sì che possano essere applicate con la maggiore flessibilità possibile.
Per concludere, vorrei evidenziare il paragrafo 10 della relazione, nel quale si fa riferimento alla necessità che la Commissione stili periodicamente una relazione sulle esigenze delle isole e sui modi per affrontarle. Mi aspetto che la Commissione prepari una siffatta relazione e continueremo a insistere affinché ciò avvenga. Ribadisco nuovamente che la relazione in esame è estremamente valida e sicuramente tutte le isole interessate la apprezzeranno.
Stavros Arnaoutakis, a nome del gruppo PSE. – (EL) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, ancora una volta il Parlamento europeo ripropone il tema delle isole e, ancora una volta, ha chiaramente affermato nella presente relazione – e vorrei complimentarmi con l’onorevole Musotto per l’ottimo lavoro svolto – che le regioni insulari richiedono un trattamento particolare in quanto hanno bisogno di maggiore aiuto non solo per superare i problemi di sviluppo con i quali devono confrontarsi, ma anche per poter sfruttare le potenzialità del mercato comune e dell’economia globalizzata.
Per tutti noi che viviamo nelle regioni insulari, i problemi, più o meno gravi, come l’isolamento geografico, la carenza di infrastrutture, il ristagno economico e demografico, le risorse e le alternative limitate, sono, se mi permettete l’espressione, uno stile di vita. Nel contempo, tuttavia, siamo tutti – sia i residenti permanenti che i milioni di cittadini che scelgono le isole europee per le proprie vacanze – perfettamente consapevoli dei vantaggi delle regioni insulari: il loro patrimonio culturale, i loro ecosistemi ricchi ma sensibili, il loro ambiente naturale, il loro particolare stile di vita, nonché i loro prodotti di qualità e i loro metodi tradizionali di produzione. Questi vantaggi vanno sostenuti, messi in luce e promossi attraverso le politiche dell’Unione europea, e specialmente la politica di coesione, se davvero vogliamo l’importantissima coesione economica e territoriale tra le regioni europee di cui tanto parliamo. In tale contesto vorrei ribadire l’importanza specifica della concessione di aiuti di Stato alle regioni insulari, in cui il costo del carburante e dell’energia ha un impatto negativo sulla loro competitività e sull’applicazione flessibile degli aiuti di Stato esistenti e futuri in relazione al costo dei trasporti, nonché dell’applicazione di una politica integrata in materia di turismo, dell’attuazione di una politica efficace per le aziende e della creazione immediata di un’unità amministrativa per le isole presso la Direzione generale “Politica regionale” sulla base dell’esperienza maturata dall’unità amministrativa per le regioni ultraperiferiche, la cui attività salvaguarderà tutte le peculiarità e le esigenze delle isole e dei loro abitanti permanenti e stagionali, di cui si tiene conto nello sviluppo e nell’applicazione delle politiche europee, soprattutto nel campo dei trasporti, dell’energia e della gestione delle risorse idriche.
In un momento in cui è in fase preparatoria la quarta relazione sulla coesione e si sta aprendo la discussione sul futuro della politica regionale in vista della revisione della prospettiva finanziaria per il biennio 2008-2009, il Parlamento europeo dovrebbe ricordare che l’Unione europea non può affrontare situazioni analoghe in maniera diversa né situazioni diverse in maniera analoga.
Elspeth Attwooll, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, signora Commissario, il gruppo ALDE ringrazia l’onorevole Musotto per la sua preziosissima relazione sui vincoli naturali ed economici delle isole.
Tutti gli argomenti trattati meritano la massima attenzione, ma vorrei concentrarmi sugli aspetti relativi agli aiuti di Stato e sui paragrafi 8, 9 e 19, proprio per le realtà di vita delle isole, soprattutto quelle lontane dai grossi centri abitati. Gli esempi che mi accingo a citare sono tratti dal mio collegio elettorale, ma valgono per l’intera Unione europea.
A proposito del problema della distanza, un amico delle Shetland ci mette 14 ore in macchina e traghetto per arrivare al cinema più vicino. Nelle Ebridi esterne, il prezzo della benzina è superiore dell’11 per cento circa a quello applicato nella fascia centrale della Scozia, percentuale che sale al 16 per cento circa nelle Shetland. Nelle Ebridi esterne, una balla di fieno costa il quintuplo di quanto costa poco al di fuori della città più vicina di Inverness. Fatti del genere danno una vaga idea di quanto la sola ubicazione geografica possa incidere sulle isole producendo uno svantaggio competitivo.
Ringrazio la signora Commissario per quanto ha detto in merito agli aiuti di Stato, ma occorre ancora un regime più flessibile semplicemente per creare condizioni paritarie. Mi preoccupa in particolare, come la signora Commissario sa bene, il test degli investitori di mercato. Anche in questo caso, le realtà di vita delle isole e di altre regioni ultraperiferiche rendono molto difficile soddisfare tale test, poiché può non essere disponibile alcun elemento di comparazione appropriato e la dimensione ridotta del mercato crea problemi per quanto concerne il livello medio di ritorno per un determinato settore.
Tutto ciò che chiediamo in tale contesto è che le nostre isole possano accedere al mercato unico a condizioni paritarie rispetto alle regioni continentali.
Mieczysław Edmund Janowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, vorrei complimentarmi con il relatore per il lavoro svolto. Se siamo onesti con noi stessi, oggi dobbiamo ammettere che non tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea beneficiano degli stessi vantaggi. Nella nostra Comunità vi sono aree in cui esistono vincoli particolari derivanti dalla distanza o dalla scarsa accessibilità. Tali aree comprendono le isole e spesso sono anche zone montane e ultraperiferiche.
Parliamo di solidarietà e di coesione interna. Ebbene, questi principi fondamentali ci impongono di esercitare la dovuta cautela fornendo, ove del caso, sostegno adeguato alle persone che vivono in tali aree. Difficoltà di trasporto, carenza di materie prime, maggiori costi per l’approvvigionamento energetico, difficoltà di accesso a Internet e reti di comunicazione, terreno difficile, soprattutto nelle zone montuose e nelle aree all’estremo nord, spopolamento e immigrazione illegale: questi sono i principali problemi affrontati nella relazione.
A sostegno delle conclusioni tratte dal relatore, vorrei esortare tutti a non abbandonare queste persone al loro destino.
Alyn Smith, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, anch’io vorrei complimentarmi con il relatore e ringraziarlo per il suo approccio estremamente costruttivo ai nostri emendamenti, visto che in merito abbiamo collaborato in commissione. E’ con grande piacere che oggi appoggio la sua relazione.
Venendo dalla Scozia ho, al pari di altri colleghi scozzesi, un interesse e una prospettiva particolari, per cui vorrei in primo luogo ricordare a quest’Aula che la perifericità è relativa. La stessa Bruxelles è di fatto periferica se, di domenica, si cercano i risultati delle partite di calcio scozzesi. Le isole hanno una cultura distintiva, un’identità distintiva e una geografia distintiva, elementi da celebrare, non da compatire. Se le condizioni sono paritarie, non vi è nulla di svantaggioso nelle isole europee che non possa essere compensato dai loro vantaggi in termini di dinamismo e innovazione, e del potenziale contributo che le realtà insulari possono apportare agli obiettivi dell’Unione europea. Se Malta si trovasse nell’Europa centrale, con buoni collegamenti di trasporto e facilità di accesso al resto d’Europa, non sarebbe più Malta, sarebbe Monaco. Dobbiamo quindi celebrare le isole europee e riconoscerne il carattere distintivo.
Essere un’isola significa porre problemi particolari che vanno affrontati, e la presente relazione formula una serie di suggerimenti validi in tal senso. Mi auguro che la signora Commissario ci fornisca oggi specifiche assicurazioni quanto al fatto che la relazione sarà attuata, poiché contiene molte idee costruttive che spero non divengano un altro elenco di begli auspici elogiati dalla Commissione, ma non effettivamente tradotti nel concreto.
Vorrei quindi porre l’accento su una serie di punti specifici. Le isole presentano svantaggi particolari nell’interazione con il mercato unico dell’Unione europea e dobbiamo disporre di statistiche accurate e aggiornate affinché la politica ne tenga conto. Può la signora Commissario assicurarci che collaboreremo con Eurostat affinché ciò accada?
Nei paragrafi 12 e 16 della nostra relazione, chiediamo la creazione di una specifica un’unità amministrativa trasversale presso la Direzione generale “Politica regionale” che si occupi delle isole, sulla falsariga di quella già costituita per le regioni ultraperiferiche. Il motivo per il quale è necessario creare un’unità specifica per le isole è molto chiaro. Può la signora Commissario assicurarci che questo effettivamente avverrà?
In merito agli aiuti di Stato, come altri colleghi hanno rammentato, occorre che la Commissione assuma un approccio più realistico nella valutazione dei criteri degli aiuti di Stato per le isole. Le isole presentano fattori economici specifici che al momento non sono tenuti sufficientemente presenti e sarei lieto se la signora Commissario potesse confermare che rivedremo la politica al riguardo.
Per quanto concerne i tagli agli aiuti di Stato, soprattutto nel campo dei trasporti da e verso le isole, come anche al loro interno, in Scozia il nostro governo ha appena sperperato 25 milioni di euro in una dispendiosissima gara di appalto per servizi di traghetto. L’errore è imputabile in gran parte alla stessa Scozia, ma la complessità delle norme comunitarie in materia non ha aiutato, un aspetto che va riesaminato, in particolare in riferimento agli obblighi di servizio pubblico e agli aiuti di carattere sociale, valutandoli alla luce delle disposizioni di cui all’articolo 87, paragrafo 2, del Trattato. Va altresì chiarita la posizione della tariffa stradale equivalente.
In tema di energia, le isole hanno un chiaro vantaggio naturale e vorremmo che la Commissione sfruttasse tutti i mezzi disponibili per incoraggiare le comunità che producono energia sostenibile, soprattutto la rete europea, e l’abolizione dei vincoli nazionali. In Scozia con le Shetland, le Orcadi, le Ebridi esterne, Argyle e Bute, abbiamo le migliori risorse in termini di vento, onde e maree dell’Unione europea e siamo in grado di offrire un grande contributo potenziale agli obiettivi comunitari in materia di energia e cambiamento climatico, ma non stiamo sviluppando tali risorse perché gli investimenti nella rete sono stati insufficienti. Se l’Unione europea intende realmente raccogliere le sfide del cambiamento climatico, non può non investire negli interconnettori con le isole scozzesi, che contribuiranno notevolmente ai nostri obiettivi.
Analogamente, il governo britannico ci ostacola applicando un sistema di fissazione dei prezzi discriminatorio per l’accesso alla rete nazionale del Regno Unito. In pratica, quanto più lontani si è dal mercato principale, tanto maggiore è l’onere della connessione per fornire elettricità alla rete nazionale britannica. Sono fermamente convinto che ciò sia discriminatorio ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 6, della direttiva sull’energia rinnovabile del 2001 e ritengo che la Commissione debba avviare una procedura formale contro il Regno Unito al riguardo. Le isole possono offrire un grande contributo e bisogna consentire loro di offrirlo. Come dicevo poc’anzi, non vi è nulla di svantaggioso nelle isole europee che non possa essere compensato puntando sui loro vantaggi, ma dobbiamo garantire che le condizioni siano paritarie.
Presidente. – Il suo intervento ci ricorda un fatto importante: in un modo o nell’altro, siamo sempre periferici rispetto a qualcuno o qualcosa. Il problema della centralità non è di facile definizione.
Kyriacos Triantaphyllides, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EL) Signor Presidente, penso sia doveroso complimentarci con la commissione per lo sviluppo regionale per aver assunto l’iniziativa di preparare la presente relazione.
Le isole dell’Unione europea sono realmente un elemento fondamentale nel quadro della politica di coesione per il periodo 2007-2013; la maggior parte di esse, infatti, si trova dinanzi a difficoltà che deve superare per non essere in una posizione di svantaggio rispetto al resto dell’Unione europea. In tal senso e a titolo esemplificativo, le difficoltà di un’isola come Cipro sono le seguenti: prezzi elevati dovuti all’interazione tra mercati vincolati e costi di trasporto aggiuntivi, retribuzioni basse derivanti dai livelli di domanda e dalle opportunità, carenza di materie prime, maggiori costi dell’energia, lacune a livello infrastrutturale, gamma limitata di attività e maggiore vulnerabilità ai rischi ambientali con potenziali ripercussioni sul turismo. La relazione affronta tali problemi a livello generale in maniera del tutto soddisfacente, ma non sono d’accordo su un aspetto in essa citato, ossia il problema dell’immigrazione. Proponendo un rafforzamento dei controlli di polizia alle frontiere esterne, la creazione di una guardia di confine e il soffocamento della cosiddetta immigrazione illegale, nascondiamo la testa sotto la sabbia e non suggeriamo soluzioni praticabili a un problema sociale gravissimo, perché non possiamo da un lato pubblicizzare l’Unione europea come una potenza economica globale e dall’altro chiudere le nostre frontiere. In proposito, le isole possono svolgere un ruolo positivo che, purtroppo, non è quello descritto nella relazione.
Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, pare che abbiamo bisogno di un’ulteriore iniziativa, non è così? Questa volta per gli isolani. In realtà, gli abitanti delle isole sono, per loro natura, pieni di risorse. Sono ancora lì, ma hanno bisogno di assistenza nei campi in cui l’Unione europea ha interferito.
Lo scorso anno, il Parlamento ha approvato il rinnovo delle licenze alle flotte pescherecce dell’Unione europea, il che ha permesso loro di saccheggiare le acque del Sahara occidentale. Nell’impossibilità di competere con i moderni pescherecci comunitari, gli abitanti hanno cercato lavoro altrove, e le Canarie hanno iniziato a vivere il trauma di una massiccia immigrazione illegale. La televisione ci ha impietosamente mostrato imbarcazioni cariche di africani occidentali che, nel disperato tentativo di attraversare l’Atlantico, sono morti a decine perché i loro miseri mezzi di trasporto non riuscivano ad affrontare il mare aperto. Una volta iniziato questo esodo ispirato dall’Unione europea, la gente dei paesi confinanti li ha seguiti, con esiti ancora peggiori.
Malta deve far fronte allo stesso problema di immigrazione di massa, ed è naturale: le elevate barriere tariffarie dell’Unione europea deprimono il commercio e i paesi più poveri dell’Africa settentrionale e orientale, profondamente colpiti, cercano fortuna in Europa usando Malta come avamposto. Far convergere gli aiuti verso Malta non è la risposta. Occorre intervenire sulle barriere tariffarie: riducendole il commercio migliorerà e la maggior parte degli africani sarà in grado di sostentarsi senza dover abbandonare il proprio paese. Se persistiamo nell’idea di un negozio chiuso fatto di 27 paesi comunitari, mentre al di fuori c’è tutto un mondo in attesa soltanto di intraprendere scambi con l’Europa, i problemi che abbiamo creato noi stessi continueranno a esistere.
Nella relazione leggo che le isole dell’Unione europea, soprattutto nelle regioni ultraperiferiche, potrebbero essere usate come fonti di energia rinnovabile. Suppongo che ciò significhi che intendiamo insediarvi ridicole centrali eoliche. Ebbene, questo è un modo per far allontanare la popolazione locale, e tutto per inutili turbine che genereranno insignificanti quantità di energia in momenti imprevedibili, ubicate su isole remote, con la certezza che molta della loro misera produzione verrà persa nella trasmissione.
Noto che si afferma che le isole sono vulnerabili all’innalzamento dei livelli del mare: un’altra dimensione degli isterici presagi di sventura di quanti agitano lo “spauracchio del riscaldamento globale”, fenomeno che non si sta verificando con la gravità temuta, ed è normale, visto che è accaduto prima. Il mondo attraversa periodicamente cicli di riscaldamento e raffreddamento. Nel periodo di riscaldamento del Medioevo ha fatto più caldo di adesso per decenni, e fenomeni del genere sono ben noti nella storia. Si pensi, ad esempio, a talune colture cresciute in luoghi laddove non erano mai state presenti prima. Mai ci è giunta invece notizia di isole sommerse dai flutti.
E’ tempo di calmarsi e rendersi conto che un riscaldamento globale minimo è un fenomeno assolutamente naturale in un ciclo che prescinde del tutto dall’intervento umano. Dovremmo semplicemente adeguarci ai voleri della natura.
Concludendo, smettiamola di interferire. Consentiamo alle isole più ricche di agire autonomamente. Quando invece occorre assistenza come, ad esempio, nel caso delle isole del Terzo mondo o altrove, lasciamo che l’aiuto venga dal commercio. L’atteggiamento protezionista dell’Unione europea non è di alcun aiuto nel lungo termine: è come dare una mano di intonaco che, dopo un po’, inevitabilmente si scrosta.
Luca Romagnoli, a nome del gruppo ITS. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, come non tener conto degli svantaggi strutturali delle isole della nostra Europa? Era imprescindibile che nel regolamento comunitario sugli aiuti di Stato questo rappresentasse un obiettivo. La relazione d’iniziativa sulle isole dell’Unione e i loro innegabili limiti, presentata dallo stimatissimo collega Musotto, rappresenta una pietra miliare nel riconoscimento dell’importanza delle isole nei quadri di sviluppo regionali dell’Europa.
Nel contesto di questa legislatura è la prima volta che mi trovo ad analizzare e a commentare una relazione così pregevole e condivisibile. Condivisibile perché completa negli aspetti considerati ed equilibratissima nel metodo, oltre che assolutamente condivisibile nel merito e nelle finalità. Con piacere la voterò e spero che ottenga dai colleghi tutti il massimo dell’approvazione.
Può l’Unione non considerare quanto statisticamente inoppugnabile, ovvero che circa 15 milioni di cittadini vivono nelle isole e che oltre il 90 per cento di questa popolazione ha un reddito inferiore alla media europea? Sono soprattutto gli innegabili deficit strutturali, diretta conseguenza dell’insularità, la causa di questo status e per troppo tempo l’Unione l’ha pressoché ignorato.
Ora la pregevole relazione Musotto, oltre ad descrivere nei considerando ragioni e motivi del minor sviluppo e a delineare con chiarezza quali sono le concrete risorse delle isole, focalizza finalmente quali interventi, addirittura attraverso quali strumenti, analisi e statistiche, l’Unione possa, nel quadro della ripartizione dei Fondi strutturali e degli aiuti per le zone disagiate, tener conto degli handicap strutturali delle isole. Questo atto di indirizzo è un atto dovuto alle comunità insulari, riconoscendone tanto il ruolo nella civiltà europea quanto quello odierno di importantissima risorsa ambientale quanto economica per l’Unione.
Se le isole saranno sostenute nell’innegabile limite per lo sviluppo che rappresenta ancora oggi per esse gli ostacoli dovuti all’insularità e se di questo si terrà nel debito conto nelle linee guida sui Fondi strutturali, l’Unione contribuirà sostanzialmente a rimuovere sperequazioni, addirittura discriminazioni, non solo ingiustificabili in ragione dell’acquis comunitario ma antitetiche al riconosciuto obiettivo di uno sviluppo equo e compatibile delle regioni d’Europa.
Nikolaos Vakalis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante l’obiettivo dichiarato dell’Unione europea di raggiungere la convergenza tra le sue regioni, le peculiarità delle regioni insulari portano a una divergenza. Le risorse dei Fondi strutturali non hanno consentito di ottenere in tali regioni i risultati auspicati. Occorre dunque pianificare nuove azioni e intraprendere misure speciali per le isole. Monitorare e valutare sistematicamente il loro sviluppo rispetto alle altre regioni europee sarà uno strumento utile a tal fine.
Accolgo favorevolmente l’introduzione di una serie di temi nella relazione che oggi votiamo, come un riesame delle condizioni per i contratti al fine di agevolare il trasporto, compreso quello pubblico, lungo linee di scarso interesse commerciale, la salvaguardia della sicurezza energetica ponendo l’enfasi sulle fonti di energia rinnovabili e attribuendovi la priorità, uno studio e una serie di misure per combattere gli effetti del cambiamento climatico che aggravano i problemi esistenti come la siccità, la copertura a banda larga per agevolare la vita quotidiana degli abitanti delle isole e risolvere importanti problemi, uno sviluppo controllato che preservi l’aspetto delle isole, nonché una serie di misure per affrontare il problema dell’immigrazione illegale con controlli alle frontiere attuati da una neocostituita guardia costiera europea.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’odierna relazione è un buon inizio. Se tuttavia intendiamo conseguire i risultati auspicati, esorto la Commissione a proporre misure e azioni immediate affinché quanto descritto nella relazione di nostra iniziativa sia concretamente attuato.
Per concludere, vorrei ringraziare il relatore, onorevole Musotto, e complimentarmi per l’importante e coerente lavoro svolto.
Catherine Stihler (PSE). – (EN) Signor Presidente, una vacanza su un’isola può essere l’ideale per staccare la spina, ma vivere e lavorare sulle isole può porre molte difficoltà, aspetto che dovremmo riconoscere nel nostro processo di elaborazione delle politiche.
Mi complimento con il relatore, onorevole Musotto, per la sua relazione, che descrive i vincoli naturali ed economici delle isole nell’ambito della politica regionale. La relazione affronta le singolari difficoltà che molte isole devono affrontare nel tentativo di competere con successo con le loro controparti continentali.
La relazione suddivide utilmente le isole in categorie: alcune sono grandi – 5 regioni insulari hanno una popolazione superiore a 500 000 abitanti e rappresentano il 75 per cento della popolazione insulare europea – mentre altre sono molto più piccole.
Personalmente conosco meglio i problemi delle isole più piccole, come quelle al largo della costa del mio paese natio, la Scozia. Ad esempio, soltanto questa settimana è stata diffusa la notizia che le giovani donne che abbandonano le Ebridi sono il doppio degli uomini. Se tale tendenza dovesse confermarsi, dal 2019 la popolazione non sarebbe più sostenibile.
Come sottolinea la relazione Musotto, le isole vivono però anche difficoltà comuni come, ad esempio, prezzi più alti, terreno difficile, perifericità e infrastrutture carenti. Io appoggio la richiesta che tali problemi siano riconosciuti nella politica regionale.
Alfonso Andria (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto congratularmi vivamente con il collega Musotto per l’eccellente lavoro svolto. Ho espresso sensibilità al tema delle specificità insulari, intervenendo nel processo negoziale dei nuovi regolamenti sulla politica di coesione in qualità di relatore sul regolamento per il Fondo di coesione e in qualità di relatore-ombra sul regolamento generale e per quello relativo al Fondo europeo per lo sviluppo regionale.
So bene pertanto che il Parlamento ha riconosciuto la condizione di svantaggio delle isole e ha ribadito che esse rappresentano un patrimonio naturale e culturale per tutti noi europei. L’Unione europea deve sapere sostenere e valorizzare questi territori, garantendo le risorse necessarie al loro sviluppo armonioso nel rispetto del principio di coesione territoriale, consentendo un’applicazione più flessibile delle politiche in materia di aiuti di Stato e assicurando una protezione efficace delle peculiarità ambientali.
Particolare attenzione dovrebbe poi essere accordata alle isole lontane dai grossi centri abitati, che incontrano enormi difficoltà ad accedere ai servizi, anche di base, sviluppando una politica marittima comunitaria in grado di stabilire con i paesi limitrofi solide relazioni economico-commerciali.
Il collega Musotto mi trova molto d’accordo sulla necessità di migliorare i collegamenti e le infrastrutture di trasporto – mi riferisco a porti e ad aeroporti – nonché sulla necessità di compensazione di maggiori costi, soprattutto energetici, dovuti alla loro posizione geografica. Trovo inoltre interessante la proposta del relatore di istituire un corpo europeo di guardie costiere per la sorveglianza delle frontiere esterne dell’Unione europea, considerando che uno dei problemi che più affliggono le nostre isole è quello dell’immigrazione illegale via mare.
In conclusione vorrei esprimere condivisione per la bella proposta dell’onorevole Musotto di designare il 2010 come Anno europeo delle isole.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL). – (PT) Signor Presidente, per dare una forma realmente concreta alla coesione economica e sociale di cui tanto parliamo, è necessario non solo promuovere un’autentica convergenza tra gli Stati membri economicamente meno sviluppati, i cosiddetti paesi della coesione, ma anche contribuire a ridurre le disparità regionali, incoraggiando in tal modo lo sviluppo armonioso del territorio di ogni Stato membro.
Alla luce di ciò, ora è fondamentale – in parte aumentando le risorse finanziarie assegnate alla politica di coesione – sostenere le regioni sfavorite e quelle con problemi strutturali in maniera da contribuire all’eliminazione degli ostacoli posti allo sviluppo regionale dagli svantaggi naturali e geografici permanenti da cui sono affette, ad esempio, le regioni insulari.
Pur riconoscendo gli svantaggi strutturali che affliggono le isole, la strategia adottata è stata incoerente e per questo approviamo alcune proposte formulate nella presente relazione, come un aumento del tasso di cofinanziamento comunitario in base ai criteri di ammissibilità esistenti o la flessibilità nell’autorizzazione degli aiuti di Stato alle regioni interessate al fine di ridurre i costi di carburante, trasporti ed energia in un modo che sia positivamente discriminatorio a favore di tali regioni.
A tale proposito, la questione principale non è il riconoscimento degli ostacoli, che sono già stati più che sufficientemente sottolineati, come non è la concorrenza tra le regioni sfavorite per quanto concerne le priorità. La questione è invece l’inadeguatezza delle risorse finanziarie assegnate alla politica di coesione, come dimostra l’attuale quadro finanziario per il periodo 2007-2013, nel cui ambito i Fondi strutturali sono stati ridotti dallo 0,41 per cento allo 0,37 per cento dell’RNL dando la priorità agli obiettivi di privatizzazione e liberalizzazione della strategia di Lisbona, compromettendo dunque i vantaggi competitivi specifici di tali regioni.
Margie Sudre (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, conformemente all’articolo 158 del Trattato e alla dichiarazione sulle regioni insulari ad esso allegata, l’Unione europea tiene conto degli handicap e dei vincoli che affliggono queste regioni adottando misure specifiche per incoraggiare l’integrazione delle isole europee nel mercato interno. Tuttavia, l’onorevole Musotto, che ringrazio per aver sostenuto i miei emendamenti in seno alla commissione per lo sviluppo regionale, ha validi motivi oggi per interpellare la Commissione europea in merito all’effettiva attuazione di tali disposizioni.
In primo luogo, mi preme ricordare che i concetti di ultraperifericità e insularità sono assolutamente distinti, quali che siano i legami di prossimità e solidarietà che li uniscono, visto che le regioni ultraperiferiche sono principalmente caratterizzate dalla loro grande distanza dal continente europeo e dalla loro appartenenza a una zona geografica composta, per la stragrande maggioranza, da paesi ACP.
L’insularità costituisce un vantaggio sia geografico sia culturale, che rappresenta un potenziale da valorizzare nell’ambito di una strategia di sviluppo appropriata, ma al tempo stesso è un handicap permanente che pone un’ulteriore difficoltà per la competitività di tali regioni.
Il principio della coesione territoriale, rafforzato nei regolamenti sui Fondi strutturali per il periodo 2007-2013, deve puntare all’integrazione policentrica del territorio dell’Unione europea in maniera da creare pari opportunità per tutte le regioni e le loro popolazioni; pertanto, oltre alle misure da lei citate, signora Commissario, vorrei chiedere alla Commissione di integrare maggiormente la possibilità offerta dal Trattato di modulare le politiche comunitarie che possono avere ripercussioni negative sullo sviluppo economico e sociale di tali regioni al fine di ovviare concretamente ai gravi problemi che affliggono specificamente ogni regione o gruppo di regioni insulari.
Per concludere, credo che dovremmo congratularci con noi stessi, poiché stiamo svolgendo questo genere di discussione a un’ora consona e non alle 23.00, come troppo spesso accade, signor Presidente.
Presidente. – Me ne rallegro anch’io, perché ho sempre pensato che il tema fosse importante e meritasse di essere affrontato dall’Unione europea, anche nei Trattati. In passato, mi sono molto adoperato in tal senso.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE). – (PL) Signor Presidente, ogni allargamento dell’Unione europea comporta un aumento sistematico del ruolo delle isole in tutte le politiche comunitarie, dalla coesione territoriale, passando per il turismo, per giungere alla cultura. Purtroppo, sinora la politica dell’Unione non ha tenuto conto di questi vincoli specifici delle isole e dei problemi con cui si confrontano nel tentativo di competere con le regioni continentali.
E’ dunque urgentemente necessario definire indicatori statistici che concorrano all’identificazione delle specificità di tutte le aree caratterizzate da condizioni geografiche difficili, così come è necessario tener presente il bisogno delle isole di accedere al mercato unico a condizioni paritarie rispetto alle regioni continentali, dando la priorità al miglioramento dei collegamenti di trasporto con le isole. Ogni Commissione dovrebbe esaminare la possibilità di concedere aiuti anche alle regioni insulari dove i costi del carburante e dell’energia incidono palesemente in modo negativo sulla loro competitività.
Un’altra priorità è rappresentata dalla sicurezza energetica delle isole, nonché dallo sviluppo e dall’attuazione di corrispondenti progetti utilizzando fonti di energia rinnovabili e nuove tecnologie. La Commissione, inoltre, dovrebbe esaminare l’impatto del cambiamento climatico sulle regioni insulari.
Pur riconoscendo l’impegno profuso dall’agenzia Frontex, è nondimeno opportuno sottolineare la necessità di monitorare l’impatto dell’immigrazione illegale sulle isole comunitarie in maniera continuativa. Gli Stati membri non devono sottovalutare l’esigenza di introdurre misure efficaci per preservare le caratteristiche uniche delle regioni insulari in termini di protezione dell’ambiente e del patrimonio culturale, nonché di promozione dello sviluppo sostenibile del turismo, che interessa anche la crescita di altri importanti settori come il commercio, la pesca e l’agricoltura.
Vorrei infine complimentarmi con il relatore per averci presentato un documento molto ben elaborato.
Giusto Catania (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia utile discutere di un intervento economico specifico a supporto delle isole, delle loro peculiarità e caratteristiche, e credo che sia utile che la politica di coesione si occupi in particolare delle regioni ultraperiferiche.
Ritengo che si debba intervenire affinché vi sia un reale miglioramento del sistema dei trasporti e delle infrastrutture, dei collegamenti tra l’esterno e l’interno e anche dei collegamenti interni alle isole, ad esempio tra le coste e la parte interna, evitando di utilizzare risorse europee per faraoniche opere inutili, spesso pensate per collegare le isole con la terraferma con enormi ponti, che certamente corromperebbero anche l’idea stessa di insularità.
Pur apprezzando l’impianto della relazione del collega Musotto, penso che essa ponga eccessiva enfasi nel caratterizzare il rapporto tra le isole e l’immigrazione irregolare. Non c’è alcuna relazione. La stragrande maggioranza dei migranti nelle Canarie arriva in aereo e non via mare, come pure la stragrande maggioranza degli immigrati irregolari in Italia non sbarca a Lampedusa ma arriva anch’essa in aereo.
Si tratta pertanto di un argomento, a mio avviso, fuori luogo, ragion per cui ritengo che questo aspetto non sia probabilmente organico alla relazione del collega Musotto. Dovremmo inoltre interrogarci sul fatto che l’attivazione di squadre d’intervento rapido alle frontiere è probabilmente più utile per evitare la morte di emigranti nel Mediterraneo piuttosto che per arginarne l’arrivo.
Rolf Berend (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei soffermarmi soltanto su un aspetto importante citato nell’ottima relazione del mio collega, onorevole Francesco Musotto, un aspetto la cui importanza non va sottovalutata non solo in riferimento alle isole interessate, ma anche all’Unione europea nel suo complesso, vale a dire il problema dell’immigrazione illegale.
A mio parere, il problema dell’immigrazione illegale va affrontato in maniera più efficace, poiché ha innegabilmente un effetto molto sproporzionato sulle isole europee del Mediterraneo. Anche se si sono già compiuti progressi con le misure intraprese dall’Unione europea grazie, ad esempio, allo sviluppo di un sistema integrato di gestione delle frontiere e all’introduzione di un codice comunitario sulle norme che disciplinano la circolazione delle persone attraverso qualunque tipo di confine, i dati relativi all’immigrazione mostrano nondimeno che dette misure non sono ancora sufficienti.
Benché di esse siano chiaramente responsabili gli Stati membri, che dovranno esserlo anche in futuro, non possiamo lasciare che le isole sopportino da sole un fardello eccessivo semplicemente in ragione della loro posizione geografica, perché quello che a prima vista può sembrare un problema spagnolo, italiano o greco, successivamente si trasforma in un problema per l’intera Europa e, dunque, esige anche una risposta a livello comunitario. Occorre quindi una solidarietà di azione, che deve diventare una realtà tangibile.
In tal senso, la creazione di una guardia costiera europea che controlli le frontiere esterne dell’Unione europea senza dubbio non sarebbe una panacea per il problema insulare, ma la proposta dell’onorevole Musotto merita sicuramente di essere vagliata per valutare se possa essere una delle tante misure per combattere l’immigrazione illegale e proteggere le isole e l’Unione europea nel suo complesso.
Paulo Casaca (PSE). – (PT) Signor Presidente, onorevole Musotto, in veste di membro eletto della Regione autonoma delle Azzorre – che, come la collega, onorevole Sudre, ha opportunamente sottolineato, è una regione ultraperiferica il cui status non fa confuso con quello delle regioni insulari – vorrei sinceramente complimentarmi con il relatore, onorevole Musotto, nonché con l’intera commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, per l’eccellente lavoro svolto. Vorrei in particolare richiamare l’attenzione sulla proposta di creare un corpo europeo di guardie costiere, proposta cruciale per difendere l’ambiente marino, controllare la pesca, sostenere il commercio marittimo e, soprattutto, monitorare il rispetto delle norme internazionali in materia di lavoro e sicurezza, nonché, ovviamente, affrontare i problemi relativi all’immigrazione. In questo caso, non si tratta di approvare o disapprovare l’immigrazione. Il fatto è che vi sono persone che prendono il largo per attraversare l’oceano a bordo di imbarcazioni inidonee alla navigazione, persone che hanno bisogno di aiuto quando sono in alto mare. In tale contesto, vorrei sottolineare che, contrariamente a quanto affermato da alcuni colleghi, i progetti di creare un corpo europeo di guardie costiere non celano un’agenda eccessivamente preoccupata dai problemi della sicurezza. Creano invece una visione della politica marittima europea che è fondamentale per tutte le regioni insulari e, soprattutto, per le regioni ultraperiferiche.
Sérgio Marques (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei ringraziare l’onorevole Musotto per l’alta qualità della sua relazione, ora in esame, sui problemi associati alle regioni insulari.
Il fatto è che, come dimostra ampiamente la relazione, lo status insulare è una realtà permanente e insuperabile che incide profondamente sulla capacità di competere di tali regioni. E’ dunque più che sensato che si richiedano specifiche risorse comunitarie nel quadro di varie politiche comuni, visto che le regioni insulari presentano uno svantaggio competitivo rispetto alle regioni continentali.
Tale necessità è stata riconosciuta nei Trattati, ma, purtroppo, non si è mai concretizzata in una forma globale e coerente. Per di più, il bisogno di una risposta europea intesa ad attenuare lo svantaggio competitivo delle regioni insulari è tanto più maggiore in quanto oggigiorno l’Europa è chiamata a essere più competitiva in un contesto internazionale.
E’ dunque importante che l’Unione europea sia innovativa nel rispondere ai problemi specifici delle regioni insulari che incidono sulla loro competitività. Occorre una risposta dell’Unione europea che aiuti le regioni insulari a trarre maggiore beneficio da dinamiche fortemente competitive come il mercato interno allargato europeo, l’unione economica e monetaria e la strategia di Lisbona.
Vorrei quindi esprimere in particolare sostegno alla proposta formulata nella relazione di costituire un’unità amministrativa incaricata della definizione e della promozione di una strategia europea per le regioni insulari presso la Direzione generale “Politica regionale”, sulla falsariga di quella già creata per le regioni ultraperiferiche. Solo in tal modo si potranno tenere debitamente presenti le circostanze molto specifiche delle regioni insulari nel quadro delle politiche riguardanti, ad esempio, trasporti, energia, ambiente, turismo, fiscalità e aiuti di Stato.
PRESIDENZA DELL’ON. COCILOVO Vicepresidente
Andrzej Jan Szejna (PSE). – (PL) Signor Presidente, in primo luogo vorrei ringraziare il relatore e complimentarmi con lui per questa approfondita esposizione dei vincoli naturali ed economici delle regioni insulari nel contesto della politica regionale, caratteristiche specifiche generalmente riconosciute dalla maggior parte degli Stati membri.
Nonostante l’impegno profuso attraverso la politica regionale, però, negli ultimi 20 anni la posizione relativa delle regioni insulari nelle classifiche basate sul PIL regionale è rimasta pressoché immutata. Sono lieto che la Commissione abbia riconosciuto che il PIL pro capite e il tasso di disoccupazione sono da considerare indicatori insufficienti per valutare la situazione socioeconomica delle regioni afflitte da handicap naturali.
In tali zone, la capacità di reagire positivamente al cambiamento economico è limitata, e le economie insulari tendono a subire pesantemente le crisi economiche. Le economie delle regioni insulari spesso dipendono da una serie limitata di settori economici. Le isole, inoltre, dipendono anche fortemente dal settore pubblico.
Un altro tema importante citato in vari interventi è quello dell’immigrazione illegale. Personalmente convengo con il relatore nell’affermare che la Commissione dovrebbe intraprendere uno specifico studio di valutazione delle esigenze delle regioni insulari, proponendo poi soluzioni. Sono altresì d’accordo sul fatto che tale argomento debba essere debitamente affrontato nella quarta relazione sulla coesione.
Den Dover (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, vengo dal Regno Unito che, come tutti sanno, ha molte grandi isole. Vi sono, tuttavia, anche le Ebridi esterne, brevemente citate dai colleghi della parte scozzese del Regno Unito.
Lei sa, signor Presidente, essendo stato presidente della delegazione per Malta, e lo sa bene anche l’onorevole Busuttil, che oggi Malta sta vivendo un grave problema di immigrazione illegale, al quale occorre prestare urgente attenzione. Lo sottolineava poc’anzi l’onorevole Berend. Ogni anno vado alle Canarie, che hanno subito anch’esse una pesante immigrazione, e qualcuno stamattina ha già citato l’immigrazione illegale dall’Africa.
Ciò premesso, nel mio intervento odierno vorrei evidenziare due paragrafi. Uno gode del pieno sostegno dei conservatori britannici, vale a dire il paragrafo 26, che parla della necessità di affrontare davvero questo importantissimo tema dell’immigrazione. Ve ne è un altro, però, il paragrafo 25, già menzionato dall’onorevole Berend, in merito al quale contesto e disapprovo una serie di considerazioni o raccomandazioni formulate dal relatore in quella che, per il resto, è una relazione più che eccellente.
In primo luogo, la relazione fa riferimento a squadre di intervento rapido alle frontiere che avrebbero lo scopo di fornire velocemente assistenza tecnica operativa a qualunque Stato membro la richieda. Convengo sull’importanza di tale aspetto, ma quando la relazione prosegue esortando la Commissione a valutare l’opportunità di creare un corpo europeo di guardie costiere per assistere parallelamente tali regioni e gli Stati membri nel controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea, penso che si profili un mandato decisamente troppo ampio. Se le isole che vivono in una situazione di isolamento desiderano l’aiuto di un corpo specializzato come un’apposita guardia costiera, non ho nulla in contrario, ma non per il Regno Unito, non per le isole più estese. Non vogliamo un’agenzia troppo grande.
Emanuel Jardim Fernandes (PSE). – (PT) Signor Presidente, signora Commissario, vorrei innanzi tutto complimentarmi con l’onorevole Musotto per l’ottima relazione. Venendo da una regione insulare che è anche una regione ultraperiferica e, per questo motivo, riconosciuta e trattata specificamente nel Trattato sull’Unione europea, posso affermare che, con questa iniziativa, il Parlamento non solo offre un’interessante prospettiva sulle difficoltà strutturali permanenti che sono peculiari di tutte le regioni insulari e che incidono sulla vita dei loro cittadini, ma anche un’utile visione del potenziale delle isole e, per estensione, anche dell’Unione europea.
Senza le sue isole e, in particolare, le sue regioni ultraperiferiche, che giustamente beneficiano di un trattamento particolare, l’Unione europea avrebbe un profilo inferiore sulla scena mondiale e non disporrebbe della sua attuale area marittima, associata ovviamente ai vantaggi della nuova politica marittima europea, ora oggetto di consultazione pubblica. La coesione, uno degli obiettivi fondamentali dell’Unione europea, sarà realizzata soltanto se le regioni interessate saranno in grado di contare su un sostegno a tutto campo che le aiuti a ridurre ed eliminare gli ostacoli che si frappongono al loro sviluppo.
E’ dunque necessario contribuire a un adeguamento delle politiche comunitarie, soprattutto nel settore dei trasporti, dell’energia, dei contratti di servizio pubblico e degli aiuti di Stato, ciò al fine di garantire, ad esempio, la piena occupazione, la crescita economica, l’integrazione nel mercato interno, la realizzazione del modello europeo e l’attuazione degli obiettivi della strategia di Lisbona rinnovata. Vorrei dunque chiedere alla signora Commissario e alla Commissione tutta di valutare come meglio recepire le politiche che saranno adottate in futuro nei settori della politica regionale e di sviluppo.
Antonio López-Istúriz White (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, vorrei esprimere la mia soddisfazione per questa relazione di iniziativa dell’onorevole Musotto, in quanto costituisce un passo avanti per le isole, che, nel quadro della politica regionale dell’Unione europea, vengono considerate svantaggiate a causa di limitazioni geografiche, naturali, strutturali e permanenti che ne rallentano lo sviluppo socioeconomico.
Condivido l’idea del relatore secondo cui le euroregioni svolgono un ruolo importante, sia nei progetti locali per lo scambio di buone prassi sia nel campo della cooperazione transfrontaliera.
Proprio per questo, le Baleari fanno parte dell’euroregione Pirenei-Mediterraneo. Sono inoltre lieto che il relatore abbia specificamente menzionato la questione dell’immigrazione illegale, e vorrei cogliere l’opportunità per esortarlo, nel momento in cui stilerà le proposte di compromesso, a tener conto degli emendamenti che l’onorevole Fernando Fernández e io stesso abbiamo presentato riguardo a questo paragrafo della relazione oggi all’esame.
Insistiamo su detti emendamenti, e non posso non ribadire ancora una volta la grande vulnerabilità delle isole nei confronti dell’immigrazione illegale, vista la loro particolare situazione geografica. E’ dunque necessario integrare i temi dell’emigrazione e dello sviluppo nel quadro delle politiche dell’Unione in materia di aiuti, come anche nella sua programmazione, sia attraverso i fondi che costituiscono il nuovo programma quadro sulla solidarietà e la gestione dei flussi migratori che tramite gli strumenti della politica regionale, in particolare il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale.
L’allegato 30 al Trattato di Amsterdam ha riconosciuto le caratteristiche peculiari delle isole, ma purtroppo tale riconoscimento nel Trattato non si è concretizzato in azioni efficaci e misure specifiche, necessarie per attenuare e correggere gli inevitabili costi aggiuntivi risultanti dalle particolarità delle isole.
Io vengo dalle Baleari, il relatore è siciliano, e molti nostri colleghi sono isolani anch’essi. Siamo dunque tutti perfettamente consapevoli della lotta delle nostre regioni per superare le difficoltà derivanti dalle loro caratteristiche insulari.
Esortiamo pertanto la Commissione, gli Stati membri e il Consiglio a offrire, oltre a misure specifiche per attenuare tali svantaggi, assistenza e comprensione per questa particolare situazione.
Giuseppe Castiglione (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare il collega Musotto per l’eccellente lavoro svolto, nell’avere dato rilevanza ai problemi delle regioni insulari, problemi che ho vissuto personalmente e di cui avverto tutta la complessità.
La politica di coesione economica e sociale è essenziale per ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e in questo contesto particolare attenzione va prestata alla realtà delle isole e ringrazio il Commissario per avervi fatto cenno.
Un migliore sviluppo delle nostre isole significa potenziare le infrastrutture, migliorare i collegamenti, il trasporto integrato e affrontare i problemi e i nodi critici dell’approvvigionamento idrico ed energetico. Bisogna rendere competitive e più attraenti le nostre realtà insulari, come l’agricoltura, la pesca, l’artigianato e il turismo. Bisogna puntare a creare condizioni favorevoli per una piena occupazione, ad attirare investimenti privati e, allo stesso tempo, assicurare uno standard di vita e uno sviluppo sostenibile nettamente superiore a quello attuale, anche attraverso la promozione e lo sviluppo delle energie alternativa e delle nuove tecnologie.
Infine, non possiamo sottovalutare l’impatto che l’immigrazione illegale esercita ogni giorno di più sulle comunità insulari, soprattutto nel Mediterraneo. Si tratta di un onere sproporzionato, che le isole non possono e non devono affrontare da sole. Deve essere nostra priorità trovare una soluzione globale e responsabile, che includa mezzi per fare fronte alle situazioni di emergenza legate all’arrivo in massa di immigrati – che purtroppo non giungono soltanto in aereo – attraverso le frontiere marittime, nel rispetto dei diritti fondamentali.
È urgente quindi ridurre il ritardo delle isole attraverso una politica di vera e autentica solidarietà, che alimenti il consenso delle popolazioni insulari verso la nuova Unione europea. Mi congratulo ancora con il collega Musotto per l’ottimo lavoro svolto e per aver centrato i tanti temi importanti per le nostre isole.
Neelie Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, la discussione è stata estremamente interessante.
Vorrei innanzi tutto congratularmi con il relatore, onorevole Musotto, per la sua relazione, complimenti che non gli avevo espresso nelle mie osservazioni introduttive, nonché per aver sottoposto oggi alla nostra attenzione tale tema nella prima relazione in assoluto dedicata alle isole. Un evento storico!
Si è detto molto questa mattina in merito agli aiuti di Stato, e in primo luogo vorrei soffermarmi su tale aspetto. Ribadisco che gli aiuti operativi, ossia quelli intesi a ridurre le spese correnti di un’impresa, sono generalmente vietati, lo sono nel Trattato e lo sono in applicazione degli orientamenti sugli aiuti regionali, in ragione del loro effetto notevolmente distorcente. Ciò premesso, tali aiuti possono essere concessi, in via del tutto eccezionale, nelle regioni più povere che registrano ritardi in termini di sviluppo regionale.
Le regioni che possono usufruire di aiuti operativi sono, come certamente sapete, le regioni di cui all’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), vale a dire le regioni ultraperiferiche e scarsamente popolate, a condizione che siano rispettati alcuni requisiti. Nelle regioni più povere e, come appena detto, nelle regioni di cui all’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), gli aiuti operativi possono essere autorizzati, ma soltanto caso per caso e a condizione che siano limitati nel tempo, decrescenti, proporzionati e intesi ad affrontare specifici handicap strutturali.
In risposta all’onorevole Sudre, vorrei dire che, come ben sapete, la Commissione riconosce uno status particolare alle regioni ultraperiferiche, vista la loro distanza e i vincoli specifici per quanto concerne l’integrazione nel mercato interno.
Quanto alle isole che non sono regioni ultraperiferiche, un approccio generalizzato basato sulle caratteristiche di tali regioni pare alquanto difficile. Esistono differenze enormi tra le regioni insulari europee, e voi ne siete un esempio. Esse si caratterizzano per una notevole diversità e, in termini di sviluppo regionale e PIL pro capite, diverse grandi isole sono alquanto ricche, come alcuni eurodeputati hanno giustamente sottolineato. Concedere aiuti operativi a un’isola che ha un PIL pro capite tra i più alti dell’Unione europea distorcerebbe completamente la concorrenza sui corrispondenti mercati senza alcuna giustificazione in termini di sviluppo regionale. La Commissione non può dunque riconoscere lo status di area assistita a tutte le isole europee, vista la loro estrema diversità.
In risposta all’onorevole Arnaoutakis, osservo che il sovvenzionamento dei costi del carburante e dell’energia è una forma di aiuti operativi, aiuti che possono essere autorizzati unicamente se sono rispettati i requisiti generali che ho citato poc’anzi. Non possono dunque sostenere attività strutturalmente in perdita, soprattutto quelle che sono molto dannose, ad esempio, per i nostri obiettivi in materia di ambiente o cambiamento climatico. Gli aiuti operativi regionali, inoltre, non sono sicuramente lo strumento migliore per affrontare i problemi locali delle isole.
Come rammentavo nelle mie osservazioni introduttive, i problemi principali delle isole possono essere affrontati più efficacemente con strumenti orizzontali. Ad esempio, i servizi locali non economicamente sostenibili possono essere sostenuti attraverso servizi di interesse economico generale. Interventi e investimenti per tutti i tipi di infrastrutture sono finanziabili in quanto non contengono un elemento di aiuto. Inoltre, come dicevo prima, nel caso specifico delle isole molto piccole, gli aiuti de minimis e la soglia dei 200 000 euro possono essere sufficienti.
Per quel che riguarda l’osservazione dell’onorevole Attwooll in merito al principio dell’investitore operante in un’economia di mercato, ritengo che possiamo applicare un approccio economico più perfezionato per valutare il mancato funzionamento del mercato nelle isole e gli investimenti proposti. Tuttavia, come ho già affermato, rendere le norme più prevedibili e più trasparenti e ridurre l’onere amministrativo della notifica degli aiuti di Stato sono obiettivi della riforma degli aiuti di Stato. Comprendo ad ogni modo le preoccupazioni specifiche delle imprese più piccole, che devono cercare di farsi strada nel labirinto degli aiuti di Stato, e su questo aspetto concordiamo.
Per tale motivo ho seguito il suggerimento, formulato da alcuni di voi, che la Commissione metta a disposizione una guida semplice per spiegare in maniera chiara e accessibile le nostre norme. Ora i miei servizi hanno quasi concluso un aggiornamento completo di un vademecum che presenta una descrizione concisa delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato, testo che non intende fornire un quadro esaustivo delle norme, ma si concentra invece sui temi più importanti per quanti operano nell’ambito dello sviluppo regionale. Spero che tale pubblicazione possa essere disponibile on line a breve, entro un paio di settimane, sul sito Internet Europa della Direzione generale “Concorrenza” e sarò lieta di fornirne copie ai parlamentari interessati.
Vorrei passare ora a quattro temi di carattere più generale sollevati da alcuni membri di quest’Aula. L’onorevole Smith ha parlato del bisogno di statistiche. Ebbene, la Commissione collabora proficuamente e regolarmente con Eurostat. Il prossimo maggio, inoltre, pubblicheremo la quarta relazione sulla coesione, che conterrà più statistiche. L’onorevole Smith ha inoltre menzionato l’accesso alla rete di trasmissione dell’energia rinnovabile. Tale aspetto è effettivamente fondamentale e la Commissione è del parere che la totale separazione strutturale dei mercati dell’energia sia la migliore soluzione ai problemi di concentrazione e preclusione dei nuovi arrivati creatisi su tali mercati.
Diversi parlamentari hanno illustrato la necessità di creare una specifica unità per le isole presso la Direzione generale “Politica regionale”. Ne prendo debitamente atto, ma, come sapete, è la mia collega, Commissario Hübner, che decide in merito, non io. Sono comunque certa che vaglierà il vostro suggerimento con estrema attenzione.
Analizzeremo infine approfonditamente la vostra proposta di designare il 2010 quale Anno europeo delle isole, ma vi assicuro che la Commissione continuerà a perseguire gli interessi delle isole nel 2007, nel 2008 e nel 2009, per cui vi prego di non pensare che stiamo trascurando questo importante tema, al contrario.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà alle 12.00.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)
John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. – (EN) Uno dei contesti in cui Malta si inserisce a pieno titolo è quello dell’immigrazione illegale: “le isole sono impegnate in prima linea nella difesa da questo problema; risentono tutte del peso dell’immigrazione illegale”. La decisione della Commissione di istituire quattro fondi dà effettivamente visibilità al concetto di “solidarietà di azione”.
Nel caso di Gozo, l’isola sorella di Malta, abbiamo uno scenario di doppia insularità. La Commissione ha sottolineato la peculiare situazione delle isole sia negli orientamenti sugli aiuti regionali nazionali 2007-2013 sia negli orientamenti sugli aiuti di Stato e sui capitali di rischio per le piccole e medie imprese, ma ciò non affronta il problema nei casi in cui i costi del carburante e dell’energia incidono in maniera negativa sulla competitività delle comunità insulari.
Le attività economiche prevalenti nelle isole, segnatamente turismo, agricoltura, pesca e artigianato, richiedono una particolare attenzione. Il turismo rappresenta, ad esempio, una delle fonti primarie di creazione di ricchezza nelle isole con sbocchi in altri settori come pesca, agricoltura e artigianato. Ma quale importanza attribuiamo al turismo in seno al Parlamento europeo? Forse il pensiero dominante è che si tratta di una questione naturale, per citare le parole di un anziano Commissario. E’ invece tempo che il Parlamento europeo istituisca una commissione distinta per il turismo, visto che attualmente rientra nella commissione per i trasporti e il tema è ben poco rappresentato nei vari ordini del giorno.
Louis Grech (PSE), per iscritto. – (EN) La relazione contiene una serie di raccomandazioni che compiono notevoli passi in avanti nell’affrontare vari svantaggi molto specifici delle piccole isole. Ci aspettiamo dunque che la Commissione faccia proprie e attui le raccomandazioni contenute nella relazione Musotto. Le isole – che si trovino o meno nelle regioni ultraperiferiche – presentano limiti geografici naturali che incidono pesantemente sulla vita quotidiana dei loro abitanti da un punto di vista sia economico che sociale.
Le piccole isole, come l’isola di Gozo a Malta, sono le prime a risentire degli effetti degli elevati costi di trasporto, della carenza di investimenti, dei problemi di comunicazione, degli alti tassi di disoccupazione, della separazione sociale e di una scelta più ristretta tra le alternative disponibili. Teoricamente, l’Unione europea riconosce e accetta pienamente che le isole, soprattutto quelle di minori dimensioni, debbano essere assistite per superare tali svantaggi naturali. Ora è tempo di tradurre obiettivi dettati da buone intenzioni in azioni concrete.