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Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 15 marzo 2007 - Strasburgo Edizione GU

9. Interdizione nell’Unione europea di prodotti derivati dalle foche (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sull’interdizione nell’Unione europea di prodotti derivati dalle foche.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione.(EL) Signor Presidente, onorevoli deputati al Parlamento europeo, vi ringrazio per avermi dato la possibilità di illustrare la posizione della Commissione in merito all’interdizione nell’Unione europea di prodotti derivati dalle foche e di commentare le iniziative già adottate o programmate.

La caccia alle foche è da diversi anni al centro di polemiche e discussioni accese. Sono assolutamente d’accordo che è opportuno porsi interrogativi sulla caccia alle foche, ovunque essa abbia luogo. Nondimeno è incoraggiante rilevare che le colonie di foche sembrano essersi in gran parte stabilizzate e la loro sopravvivenza nell’ambiente naturale non è più minacciata. Questo parere è corroborato dai dati scientifici disponibili sull’andamento delle colonie di foche della Groenlandia e foche dal cappuccio. Non esistono prove scientifiche dell’effetto negativo della caccia sulla sopravvivenza di queste specie di fauna selvatica.

La popolazione di foche nell’Atlantico nordorientale è aumentata sostanzialmente dall’inizio degli anni ’70; le foche della Groenlandia – la specie più cacciata durante la stagione annuale – sono passate da 2 milioni a circa 5,8 milioni di individui. In altre parole, le colonie di foche in questione non risultano oggi minacciate di estinzione e di conseguenza non rientrano nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES). Queste specie di foche rientrerebbero nell’ambito di applicazione della CITES soltanto nel caso in cui la loro sopravvivenza nel loro habitat naturale fosse minacciata dal commercio internazionale.

Certo, questo non dovrebbe dissuaderci dall’affrontare l’altra importante questione che riguarda la caccia alle foche in numerosi paesi, inclusi alcuni Stati membri dell’Unione europea, ovvero l’interdizione di importare, esportare e vendere prodotti derivati dalle foche nel caso in cui la caccia sia stata perpetrata con metodi che non ottemperano alle norme sul corretto trattamento degli animali da noi stabilite. Alla luce di questa considerazione concordo che, sebbene non sia stato ancora adottato alcun provvedimento legislativo a livello comunitario, le preoccupazione espresse dal Parlamento europeo relativamente al trattamento degli animali, e in particolare alla caccia alle foche, meritino di essere analizzate in dettaglio. A tal fine, dobbiamo raccogliere le informazioni e le statistiche pertinenti; in quest’ottica abbiamo commissionato uno studio indipendente. Sulla scorta dei risultati forniti dallo studio preparato principalmente dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare proporremo alcuni provvedimenti al Consiglio e al Parlamento. In ottemperanza ai principi del buon governo e del diritto e alle chiare regole procedurali della Commissione, siamo chiamati a prendere una decisione sulla base di dati scientifici credibili e di uno studio d’impatto.

Ho altresì istruito i miei servizi affinché valutino la possibilità di inviare a nome della Commissione una missione di controllo e osservazione della caccia alle foche durante la stagione di caccia del 2007. I membri del Parlamento europeo potranno decidere di prendere eventualmente parte a tale missione.

Una valutazione completa e obiettiva di tutti gli aspetti pertinenti ci consentirà di prendere decisioni con cognizione di causa.

 
  
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  John Bowis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, il Commissario è una persona ragionevole e umana. Ci ha chiesto del tempo per una ricerca: siamo disposti a concederglielo, ma in cambio egli deve imporre nel frattempo una moratoria su qualsiasi importazione di prodotti derivati dalle foche.

Egli afferma che la selezione delle foche in Canada è sostenibile. Sarà pur vero, ma nel 2006 sono state uccise 330 000 foche della Groenlandia, di cui il 95 per cento aveva meno di tre mesi. La maggioranza di queste foche è stata scuoiata viva, perché il 79 per cento dei cacciatori di foche non verifica realmente se il cucciolo è ancora cosciente.

Questa mattanza è crudele e indegna di un paese civilizzato. La caccia alle foche non è affatto sostenibile in un paese come la Namibia, il secondo paese tra quelli in cui è praticato questo tipo di caccia, dove ogni anno aumenta il numero di animali uccisi. Nel 2007 è stato stabilito un contingente di 91 000 animali e tale cifra, combinata alla mortalità naturale delle foche, potrebbe causare quest’anno lo sterminio di tutti i cuccioli di foca.

Le foche non sono cacciate per la loro carne e neppure per tutelare le riserve ittiche. Il loro martirio avviene sull’altare della moda che trova adepti proprio in Europa. Il nostro continente è il mercato di sbocco principale delle esportazioni canadesi di pelle di foca. Il Belgio ne ha vietato l’importazione e un’interdizione analoga, pur se temporanea, vige anche in Italia e in Lussemburgo. Il Regno Unito e la Germania hanno richiesto un’interdizione su scala europea. Nella propria dichiarazione scritta, firmata dalla maggioranza dei deputati di quest’Aula, il Parlamento europeo ha chiesto la messa al bando permanente di questi prodotti. Signor Commissario, le concediamo il tempo per una ricerca, ma lei ci conceda una moratoria immediata.

 
  
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  Paulo Casaca, a nome del gruppo PSE.(PT) Desidero associarmi a quanto detto poc’anzi dall’onorevole Bowis.

In effetti non sussistono motivi per posticipare la moratoria e gli studi che la Commissione ritiene opportuni potranno essere condotti successivamente. Dati eloquenti sulla questione sono già disponibili in abbondanza e un esempio chiaro è stato dato da altri paesi, come gli Stati Uniti e il Messico – gli Stati Uniti hanno vietato l’uso di qualsiasi prodotto derivato dalle foche da oltre trent’anni – e non capisco perché la Commissione ritenga le informazioni disponibili insufficienti per un intervento immediato.

Come spiegato ottimamente dal nostro collega, non è in gioco soltanto la sopravvivenza della specie. Il problema è essenzialmente morale. Dobbiamo chiederci qual è il senso di una pratica barbara messa in atto al solo fine di soddisfare alcuni vezzi della moda, come denunciato l’anno scorso da una delegazione dell’intergruppo sul benessere e la conservazione degli animali, che comprendeva tra gli altri l’onorevole Schlyter, e come illustratoci in diverse occasioni.

Se la Commissione vuole vedere cosa accade sul terreno, la prossima settimana il Parlamento si recherà in Canada con una missione. Andremo direttamente nei luoghi dove si pratica la caccia alle foche. La Commissione è invitata ad aggregarsi, così da fugare qualsiasi dubbio possa ancora avere in relazione a questo problema.

 
  
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  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, talvolta mi domando chi può chiudere gli occhi di fronte a una realtà lampante, dopodiché mi sovvengo del governo canadese che, anno dopo anno, permette il massacro di migliaia di cuccioli di foca indifesi.

Altre volte mi chiedo come si possa rimanere impassibili di fronte a manifestazioni di crudeltà estrema, ma poi mi sovvengo delle migliaia di persone ossessionate dalla moda, disposte a pagare qualsiasi prezzo per indossare una pelliccia di foca, anche se spesso questo significa scuoiare animali ancora vivi.

Non rimango invece mai sorpreso di come sia possibile rimanere sordi a un grido o di come si possa non capire l’ovvio poiché, con tutto il rispetto che le tributo, signor Commissario, ciò è accaduto fin troppo spesso nei rapporti che la Commissione intrattiene con il Parlamento e l’argomento discusso oggi non fa eccezione.

Nel settembre 2006 il Parlamento ha lanciato un appello molto chiaro e forte alla Commissione a favore di un’interdizione nella UE del commercio dei prodotti derivati dalle foche. Trascorsi sei mesi, la Commissione ci comunica che necessita di altro tempo per approfondire la questione, nonostante il massacro delle foche sia riconosciuto da anni come una crudeltà insensata perpetrata a danno degli animali.

Da amico fedele e alleato della Commissione, posso sforzarmi di esercitare la pazienza e credo che dovremmo concedere alla Commissione il tempo richiesto, se questo è ciò di cui necessita, ma, come hanno sottolineato gli oratori precedenti, a condizione che nel contempo sia imposta una moratoria immediata sulla vendita di tutti i prodotti derivati dalle foche nell’Unione europea. La nostra richiesta si basa sulle forti convinzioni che abbiamo in merito, sulla necessità di un’azione rapida e sulla considerazione che alcuni Stati membri hanno già bandito questi prodotti dal loro territorio.

 
  
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  Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE.(SV) Signor Presidente, signor Commissario, l’anno scorso mi sono recato in Canada su incarico dell’intergruppo sul benessere degli animali al fine di assistere alla caccia delle foche. I cacciatori di foche hanno messo in atto metodi violenti per impedirmi di vedere quanto stava accadendo. Hanno spinto la nostra vettura fuori strada, sono saliti sui nostri elicotteri per impedirci di decollare e ci hanno minacciato di morte se avessimo tentato di allontanarci dal nostro albergo per documentare la caccia alle foche. A dispetto di queste minacce, siamo riusciti a ottenere fotografie e abbiamo visto quanto incredibilmente crudele sia questo tipo di caccia. I cacciatori sapevano bene di avere qualcosa da nascondere. Le foche sono scuoiate vive, colpite a morte e lasciate a soffocare nel loro stesso sangue. Sono ferite e finiscono con l’affogare o agonizzare poiché il secondo colpo che concederebbe loro la morte fa diminuire il valore della pelliccia di circa due dollari.

Questa caccia non va vietata per motivi di conservazione della specie, bensì per motivi etici. Ritengo comunque necessario sottolineare che la popolazione di foche è diminuita l’ultima volta che è stata organizzata una caccia su larga scala. Inoltre adesso si aggiungono i cambiamenti climatici e la foca della Groenlandia deve vivere sul ghiaccio per poter allattare i suoi cuccioli. Oggi molti cuccioli sono abbandonati in acqua. L’UE alimenta questa caccia in quanto costituisce il maggiore mercato di sbocco per i prodotti derivati e il Parlamento ha detto a chiare lettere di non volere che il nostro mercato sia coinvolto in questa pratica. Come accennato dall’onorevole Bowis, diversi paesi hanno vietato questi prodotti a livello nazionale. Quando il problema riguardava la pelliccia di cani e gatti, la Commissione dichiarò che il mercato interno non funzionava e che occorreva un’interdizione su scala comunitaria. La medesima logica si applica a questa fattispecie.

La Commissione vuole che siano svolti degli studi? Esistono già numerosi studi che corroborano quanto denunciato qui in Aula, tra cui in particolare il Bird and Veterinary Report, e comunque ciò non dovrebbe ritardare l’adozione dei provvedimenti necessari. Se la Commissione ha bisogno di più tempo, noi possiamo concederglielo, ma nel frattempo vogliamo che sia introdotta un’interdizione temporanea, ed è vostro compito individuare la base giuridica idonea. La ringraziamo per avere commissionato lo studio al Comitato per la protezione degli animali dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Tale Autorità è accettata e riconosciuta come ente indipendente e rappresentativo della volontà dei paesi interessati.

Desidero precisare che la caccia alla foca non è d’importanza vitale per le economie dei paesi in cui è praticata: Canada, Norvegia, Russia e Namibia. Come abbiamo visto nel caso della caccia alla balena, la sua abolizione e sostituzione con il whale watching si è dimostrata ancora più proficua; possiamo aiutare anche i cacciatori di foche a migliorare la loro situazione finanziaria, a condizione che rinuncino a questa pratica cruenta.

 
  
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  Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signor Presidente, le foche sono a rischio di estinzione da parecchi anni. La causa della loro decimazione non è da ascriversi esclusivamente alle malattie o all’inquinamento delle acque costiere nelle aree densamente popolate, ma anche all’aumento della caccia. Per un certo periodo, sembrava che le foche fossero destinate a scomparire del tutto in alcune zone costiere. Anche adesso che le colonie di foche pare abbiano ripopolato almeno in parte alcune zone, permane la necessità di una protezione speciale.

Ma se non mettiamo un freno agli appetiti delle persone, non avremo alcuna salvaguardia. La pelliccia delle foche è un materiale apprezzato per adornare abiti e giocattoli, ma tale funzione ornamentale viene soddisfatta uccidendo a mazzate i cuccioli di foca e scuoiandoli vivi – un’attività abominevole che è diventata l’unico mezzo di sussistenza per alcuni abitanti delle aree costiere, un sistema alimentato dalla possibilità di esportare le pelli di foca e di trovare acquirenti lontani dalla scena del delitto. Alla luce di queste considerazioni, è importante che da molti anni si cerchi di garantire che prodotti di questo tipo non siano più messi in vendita, in particolare nelle parti più ricche del mondo, come l’Europa.

All’inizio della sua dichiarazione, il Commissario Dimas afferma di condividere le preoccupazioni di questo Emiciclo e dell’opinione pubblica sul tema, ma le conclusioni che trae sono deludenti. Non abbiamo alcuna obiezione allo studio d’impatto, e ispezioni più approfondite in Canada e Namibia sarebbero senz’altro auspicabili. Ma questo non deve significare che perseveriamo nella tattica dello “stare a guardare”.

Alcuni Stati membri dell’UE hanno già seguito l’esempio statunitense impedendo le importazioni, ma perché altri paesi europei segnano il passo? Ci sono mille buoni motivi per una moratoria con effetto immediato. Se rimandiamo a domani, arriveremo con anni di ritardo a fronte di una situazione molto grave. La invito pertanto a non utilizzare lo studio come scusa per un’ulteriore procrastinazione.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, desidero ringraziare tutti i deputati che sono intervenuti per i loro contributi costruttivi alla discussione di questo pomeriggio.

Innanzi tutto desidero ribadire che non è necessaria un’azione ai fini della conservazione della specie, se consideriamo che le foche appartenenti alle specie più cacciate erano 2 milioni negli anni ’70 e sono 5,8 milioni attualmente. Dobbiamo prendere in esame solo il secondo aspetto e questo è molto importante.

Per quanto concerne lo studio, devo ribadire che la Commissione è perfettamente consapevole dell’interessamento dall’opinione pubblica a favore di metodi di uccisione più umani ed esamineremo tutti i dati disponibili, in sintonia con il nostro impegno verso standard di benessere più elevati per gli animali. Secondo alcune fonti che talvolta si contraddicono, in alcune regioni le foche sono cacciate e uccise con metodi disumani. Lo studio che vogliamo condurre, e di cui uno degli oratori ha condiviso la necessità, presenterà conclusioni e raccomandazioni equilibrate, obiettive e pratiche. Il risultato complessivo dovrebbe consentire alla Commissione di trarre alcune conclusioni e avanzare eventuali proposte legislative, qualora la situazione lo richiedesse.

Per quanto concerne la moratoria, la Commissione non dispone di uno strumento giuridico che le consenta di imporre con effetto immediato una moratoria sulle importazioni, le esportazioni e il commercio dei prodotti derivati dalle foche. Non possiamo avvalerci delle disposizioni di salvaguardia previste dalle politiche sanitarie e zoosanitarie, poiché queste prevedono un’interdizione temporanea solo in caso di minaccia alla salute umana o animale. La decisione di sospendere temporaneamente l’importazione di volatili selvatici, per esempio, fu presa al fine di tutelare la salute umana e animale dal rischio di una diffusione dell’influenza aviaria in tutto il mondo.

Neppure la politica commerciale ci offre uno strumento di applicazione immediata. Qualsiasi provvedimento che l’Unione europea decidesse di adottare dovrebbe soddisfare i requisiti di necessità e proporzionalità ed essere notificato all’Organizzazione mondiale del commercio. In questo momento un’interdizione immediata di questo tipo di commercio non è pertanto né opportuna, né realizzabile.

La Commissione deve condurre in primo luogo una valutazione obiettiva di tutte le informazioni disponibili. In base all’esito della valutazione, la Commissione dovrebbe essere in grado di trarre conclusioni e avanzare eventuali proposte legislative, qualora la situazione lo richiedesse.

Sono stati menzionati gli Stati Uniti e la loro legge per la tutela dei mammiferi marini che risale al 1972 ed è antecedente alla Convenzione internazionale sul commercio delle specie in via di estinzione entrata in vigore nel 1975. Gli Stati membri, da parte loro, possono adottare misure conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia, mentre la Comunità non ha la facoltà di avvalersi di tale base giuridica.

Vi invito pertanto ad appellarvi ai vostri governi nazionali affinché provvedano a interdire tali prodotti, poiché essi dispongono degli strumenti legislativi per farlo. Dobbiamo disporre di una base giuridica adeguata prima di imporre un’interdizione a livello di Unione e proprio a tal fine vogliamo svolgere questa valutazione d’impatto e raccogliere tutte le informazioni del caso. Nondimeno, facendo presenti le vostre preoccupazioni a livello nazionale e richiedendo la messa al bando di questi prodotti ai vostri governi, si potrebbero creare condizioni di mercato interno tali da agevolare un’azione anche da parte dell’Unione.

Desidero ribadire il forte interessamento della Commissione a favore di standard elevati di protezione degli animali all’interno dell’Unione europea e nel resto del mondo. Una valutazione completa e obiettiva sul benessere degli animali nell’ambito della caccia alle foche fornirà un quadro completo e un fondamento solido su cui basare le nostre conclusioni. Esamineremo tutte le informazioni disponibili e adotteremo le misure necessarie; se dovesse emergere che le foche sono cacciate e uccise con metodi disumani, si prenderà in considerazione la possibilità di un’interdizione delle importazioni e delle esportazioni, nonché della messa in commercio di prodotti derivati dalle foche.

Aggiorneremo di nuovo il Parlamento europeo nel più breve tempo possibile. Ribadisco che abbiamo già incaricato l’Autorità europea per la sicurezza alimentare di lavorare sugli aspetti scientifici dello studio e ho scritto personalmente al governo canadese affinché ci sia concesso di partecipare a una missione ricognitiva cui anche il Parlamento europeo è invitato a prendere parte per vedere come viene organizzata la caccia. E’ stato molto interessante ascoltare le vostre esperienze.

 
  
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  Presidente. – Do la parola all’onorevole Beazley. Mi sembra di capire che lei presenterà una mozione formale.

 
  
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  Christopher Beazley (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, prima di dare nuovamente la parola al Commissario, non so se è necessario richiedere una precisazione ulteriore sui tempi della sua dichiarazione. Il Parlamento europeo ha sollevato la questione per la prima volta 25 anni or sono. E’ stato molto utile sapere dal Commissario che ci informerà il prima possibile, ma sarebbe così gentile da indicarci esattamente quanto tempo crede che dovremo aspettare?

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione.(EN) Dalle sue parole trapela il timore che lo studio richiederà anni. Non sarà così, si concluderà nel giro di alcuni mesi.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

 
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