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Procedura : 2006/2205(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0066/2007

Testi presentati :

A6-0066/2007

Discussioni :

PV 28/03/2007 - 17
CRE 28/03/2007 - 17

Votazioni :

PV 29/03/2007 - 8.11
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0098

Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 28 marzo 2007 - Bruxelles Edizione GU

17. Futuro delle risorse proprie dell’UE (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0066/2007), presentata dall’onorevole Alain Lamassoure a nome della commissione per i bilanci, sul futuro delle risorse proprie dell’Unione europea [2006/2205(INI)].

Sfortunatamente, mi è stato riferito che il relatore non può essere qui con noi stasera per ragioni familiari; sarà sostituito dall’onorevole Böge.

 
  
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  Reimer Böge (PPE-DE), in sostituzione del relatore. – (DE) Signor Presidente, prima di cominciare, vorrei esprimere il nostro rammarico a nome della commissione per i bilanci – e la prego di non includere questo prologo nel mio tempo di parola – per il fatto che siamo così indietro rispetto all’orario previsto. Di conseguenza, l’onorevole Lamassoure non può più essere presente in Aula, per le ragioni dichiarate. Vi chiedo quindi di avere pazienza con me, perché sono stato informato soltanto adesso che dovrò leggere il suo discorso nella versione originale, cioè in francese. Ogni cabina dispone di una copia. Cinque minuti saranno quindi un tempo piuttosto scarso, perché purtroppo il francese è solo la mia terza lingua straniera.

(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la relazione sul futuro delle risorse proprie è molto importante. La commissione per i bilanci ha adottato un approccio politico originale. La relazione sottoposta all’esame del Parlamento è una prima relazione d’avanzamento.

In primo luogo, l’argomento è di grande rilevanza: dietro alla crisi politica, l’Unione sta attraversando una crisi di bilancio altrettanto grave. L’accordo sulle prospettive finanziarie si è potuto ottenere solo al prezzo della stagnazione del bilancio comunitario, che garantisce il finanziamento della PAC e degli aiuti ai nuovi Stati membri, ma non consente, per esempio, il finanziamento delle reti di trasporto né di Galileo e non permette quasi niente per la politica estera e di sicurezza comune.

Abbiamo appena festeggiato il cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma. Ci siamo rallegrati dei successi dell’Unione, un’Unione sempre più unita, lanciata dal Trattato. Dobbiamo però avere il coraggio di riconoscere che in materia di bilancio, in questi cinquant’anni l’Unione è diventata sempre meno “unita”: la solidarietà in termini di bilancio non è aumentata, anzi nel complesso è diminuita. Dieci anni fa il bilancio europeo rappresentava l’1,17 per cento del PIL, mentre oggi il bilancio 2007 raggiunge appena lo 0,99 per cento.

I primi Trattati hanno stabilito il principio del finanziamento delle spese comunitarie mediante risorse comunitarie, vale a dire mediante risorse fiscali assegnate direttamente all’Unione: risorse nazionali, come i dazi doganali, o una vera e propria tassa europea, per esempio il prelievo sui fatturati delle imprese carbosiderurgiche nel quadro della CECA.

Certi colleghi molto preoccupati riguardo alla sovranità nazionale sembrano aver completamente dimenticato che i Trattati ai quali hanno aderito, talvolta dopo un referendum, comprendevano proprio una tassa europea. Tuttavia, questa tassa non esiste più, non è stata rinnovata, e oggi i dazi doganali non apportano più del 10 per cento delle risorse dell’Unione. Ormai, la maggior parte di queste risorse proviene dai contributi a carico dei bilanci nazionali, ed è questa la ragione della crisi delle finanze comunitarie. L’unico modo per porvi rimedio è ritornare alla lettera e allo spirito del Trattato di Roma, alleggerendo i bilanci nazionali e finanziando le spese comunitarie mediante nuove risorse fiscali direttamente assegnate alla copertura di tali spese.

Consapevoli del problema, i leader europei si sono dati appuntamento nel 2008-2009 per riaprire l’intero fascicolo del bilancio europeo ed esaminare sia le entrate che le spese. Questo impegno figura espressamente nell’accordo sulle prospettive finanziarie.

A questo punto si inserisce l’originale approccio politico. Visto il carattere estremamente delicato dell’argomento, la commissione per i bilanci ha proposto di coinvolgere le commissioni delle finanze dei parlamenti nazionali, sin dall’inizio dei nostri lavori. In due anni abbiamo tenuto quattro riunioni congiunte e il relatore si è recato nelle capitali di metà degli Stati membri. L’obiettivo non è di pervenire a un accordo tra tutti i parlamenti: ciò non sarebbe possibile né giuridicamente né politicamente. Inoltre, non esiste alcuna procedura che consenta ai parlamenti nazionali di pronunciarsi, ma possiamo preparare la strada per la Commissione e il Consiglio, chiarire i malintesi, prendere atto dei punti di convergenza e degli orientamenti politici comuni, e concordare le iniziative da escludere e quelle da approfondire.

La presente relazione è quindi un rapporto sullo stato di avanzamento, che intende fare il punto sugli argomenti sui quali esiste un consenso abbastanza largo con gli interlocutori nominati come delegati dai parlamenti nazionali. Tale consenso assume una triplice forma: consenso sulla diagnosi delle debolezze del sistema attuale, consenso sugli orientamenti politici di una riforma e consenso sul contenuto di una prima fase, che potrebbe cominciare in tempi abbastanza rapidi e che consisterebbe, innanzi tutto, nel semplificare il sistema attuale. Così, invece di ubbidire a regole diventate col passare degli anni infinitamente complesse, i contributi a carico dei bilanci nazionali sarebbero calcolati semplicemente sulla base del PIL.

Al contrario, tuttora non c’è consenso né sull’urgenza né sul contenuto di una seconda fase. Per quanto ci riguarda, si tratta di una fase essenziale. Consisterà nel selezionare, tra le risorse fiscali esistenti, quelle che potrebbero sostituirsi progressivamente ai contributi nazionali, senza accrescere il carico fiscale per i contribuenti. Al momento, la relazione si accontenta di redigere l’elenco delle tasse che potrebbero prestarsi a questa assegnazione, senza esprimere nessuna raccomandazione. Questa sarà l’oggetto di una seconda relazione, che presenterò alla fine dell’anno, dopo un’ultima conferenza interparlamentare dedicata a questo argomento annunciata dalla Presidenza portoghese per il 4 e 5 novembre prossimi.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – La ringrazio molto, onorevole Böge. Mi sembra che gli applausi dei colleghi siano eloquenti.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, onorevoli deputati, a nome della Commissione desidero ringraziare la commissione per i bilanci e il relatore nominato, onorevole Alain Lamassoure, per il notevole lavoro svolto con questa relazione su un tema particolarmente sensibile. Mi unisco altresì all’applauso rivolto all’onorevole Böge per la sua eccellente presentazione.

Vorrei anche sottolineare che, in linea con la posizione interistituzionale del 17 maggio 2006 e nell’ambito del processo di consultazione e di riflessione che condurrà all’avvio della revisione, la Commissione s’impegna a tenere conto dell’approfondito scambio di pareri che svolgerà con il Parlamento analizzando questa situazione. Accolgo quindi con favore la discussione odierna.

 
  
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  Elisa Ferreira (PSE), relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. – (PT) Il sistema attuale è ingiusto e incomprensibile per i cittadini. Questa è stata la conclusione cui è pervenuta anche la commissione per i problemi economici e monetari. Urge una revisione, e accolgo quindi con favore questa relazione d’iniziativa e l’ottimo lavoro del relatore.

L’Europa deve essere dotata di risorse adeguate per realizzare i suoi obiettivi strategici e in particolare la strategia di Lisbona e la politica di coesione sociale e territoriale. E’ ora di abbandonare la logica del juste retour, che annulla l’essenza del bilancio comune e ignora i vantaggi del mercato interno non includendoli nel bilancio.

E’ altresì evidente che il dibattito sulle entrate richiede una revisione delle priorità di spesa. E’ troppo presto per discutere le nuove fonti specifiche di reddito e le tempistiche. Comunque, occorre garantire che il nuovo sistema sia progressivo e trasparente e che non aumenti la pressione fiscale per i cittadini.

Il Parlamento ha dimostrato oggi che vuole e può svolgere un ruolo fondamentale in questo processo. Il suo ruolo deve essere costante per il bene dell’Europa e dei suoi cittadini.

 
  
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  Gerardo Galeote (PPE-DE), relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. – (ES) Innanzi tutto, mi congratulo con l’onorevole Böge per il suo eccellente francese, che gli invidio molto, nonché, ovviamente, con il relatore, onorevole Lamassoure, per il suo impegno a portare avanti un dibattito d’importanza cruciale. Vedremo se le altre Istituzioni comunitarie avranno, a loro volta, il coraggio di affrontarlo.

Credo che quasi tutti condividiamo gli obiettivi fondamentali della relazione: un sistema europeo comprensibile per i cittadini e che, ovviamente, non aumenti la pressione fiscale. Vorrei invece concentrarmi su un’esigenza prioritaria per la commissione per lo sviluppo regionale, cioè quella di mantenere la solidarietà come pilastro essenziale dell’integrazione europea, soprattutto dopo gli ultimi allargamenti.

La coesione economica, sociale e territoriale esige un sistema di finanziamento giusto ed equilibrato che tenga conto, da un lato, della prosperità relativa e, dall’altro, della capacità contributiva degli Stati membri. Da ciò consegue la necessità di eliminare gli elementi regressivi del sistema attuale, abolire i rimborsi che i paesi più prosperi ricevono dal bilancio comunitario e, come propone la relazione, di fondare in futuro le risorse proprie sui criteri di equità e di progressività.

I vantaggi apportati dalle politiche europee, signora Presidente, non si possono misurare in termini di calcolo di saldi netti che non tengono conto, per esempio, delle bilance commerciali intercomunitarie. In definitiva, a mio parere, l’elemento centrale del futuro finanziamento europeo deve essere il contributo in funzione del prodotto nazionale lordo degli Stati membri.

 
  
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  Carlos Carnero González (PSE), relatore per parere della commissione per gli affari costituzionali. – (ES) Tutti concordiamo sull’obiettivo di un’Unione europea più efficiente e più democratica, e a tal fine abbiamo bisogno di due strumenti: la Costituzione, in corso di ratifica, e le risorse materiali per realizzare i nostri obiettivi.

Le nostre risorse non sono sufficienti né trasparenti e la situazione attuale per tale motivo non è sostenibile. Sicuramente la Costituzione europea stabilisce un nuovo equilibrio nel quale il Parlamento europeo detiene maggiori poteri in quanto autorità di bilancio, ma comunque non in relazione alle risorse proprie. Benché oggi questo equilibrio possa sembrare accettabile, in futuro il Parlamento deve avere la possibilità di legiferare sulle risorse proprie, alla luce di due esigenze: in primo luogo, creare una relazione diretta tra cittadini e risorse; in secondo luogo, porre fine alle eccezioni, alle compensazioni e ai rimborsi.

Se la relazione Lamassoure va in questa direzione, come credo, in seno alla commissione per gli affari costituzionali lavoreremo per gli stessi obiettivi, in questa occasione e nel testo futuro.

 
  
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  Salvador Garriga Polledo, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) E’ un peccato che il nostro relatore, onorevole Lamassoure, non possa essere presente per la discussione su questa importante relazione d’iniziativa, ed è un vero peccato che i lavori parlamentari siano iniziati con un’ora e mezzo di ritardo, perché tutti ne paghiamo le conseguenze.

In ogni caso, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei intende appoggiare la relazione dell’onorevole Lamassoure, basandosi soprattutto su una constatazione: l’ultimo accordo sulle prospettive finanziarie ha dimostrato che il sistema è insufficiente. E’ inadeguato malgrado l’onorevole Lamassoure sottolinei al punto 10 che, se il Consiglio avesse seguito la dichiarazione di Edimburgo del 1992, applicando l’1,24 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione europea al bilancio comunitario, avremmo avuto un aumento di 240 miliardi di euro, che sarebbero stati sufficienti per finanziare durante questi anni politiche comunitarie molto più ambiziose e molto più efficaci per ciascuno degli Stati membri.

Pertanto, la decisione di Edimburgo del 1992 conteneva le soluzioni che in seguito gli Stati membri non sono stati capaci di adottare: lo afferma lo stesso onorevole Lamassoure.

Pertanto, dobbiamo definire il massimo bilancio comunitario possibile e non soltanto stabilire nuove risorse proprie – di cui tratterà la relazione Lamassoure nella seconda fase e sulla cui necessità concordiamo pienamente – ma anche, come indica in forma molto chiara il relatore, instaurare un collegamento diretto tra le risorse proprie e le politiche da finanziare, cioè le spese, ma con un’idea fondamentale, signora Presidente: la solidarietà. Questa presuppone che i beneficiari dei Fondi strutturali o delle sovvenzioni agricole non debbano pagare per le insufficienze che gli Stati membri ci impongono.

 
  
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  Catherine Guy-Quint, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la relazione d’iniziativa di cui discutiamo oggi riguarda un settore d’importanza cruciale per il futuro dell’Unione: quello delle sue risorse. Parlare delle risorse dell’Unione significa parlare dei suoi mezzi di sussistenza, ma soprattutto significa parlare dei suoi mezzi per intraprendere azioni e produrre politiche pubbliche. Significa parlare della continuità dell’idea europea e delle politiche innovative che solo l’Europa ci permette di realizzare.

Il gruppo socialista al Parlamento europeo vuole conseguire questi due obiettivi ambiziosi: il proseguimento del progetto europeo e l’innovazione politica ed economica. Il Parlamento ha il dovere essenziale di dimostrare agli Stati membri che l’Europa dei progetti, della condivisione e della solidarietà è possibile. Ciò significa che non possiamo insistere sui nostri vantaggi nazionali. Significa adottare una proposta parlamentare responsabile sperando che il Consiglio avanzi in direzione di un sistema trasparente, giusto ed efficace. Le risorse dell’Unione hanno, al momento, un grande bisogno di semplificazione. Questo complesso sistema è diventato incomprensibile per i cittadini e per i decisori europei. E’ un sistema ingiusto e inappropriato.

Il nostro lavoro, svolto in cooperazione con i parlamenti nazionali, ci ha convinti che l’introduzione di un nuovo bilancio per le risorse richiederà molto tempo e si dovrà fare in due tappe. Al momento i negoziati comunitari sul bilancio si riducono a uno scontro tra egoismi nazionali. Viene qui stabilito un principio erroneo: quello del “giusto ritorno”, che smonta la solidarietà europea e va contro il nostro progetto. E’ il veleno dell’Europa comunitaria. La nozione stessa di saldo netto andrebbe eliminata.

Grazie al relatore e agli emendamenti della commissione per i bilanci, il testo insiste sull’importanza dell’abolizione, una volta per tutte, di ogni forma di compensazione e di meccanismo di rimborso. E’ quindi logico abolire temporaneamente la risorsa IVA, perché quest’ultima costituisce, nella sua forma attuale, una legittimazione di tutti i casi di rimborso. Confermiamo anche le opzioni della relazione Böge sulle prospettive finanziarie. E’ essenziale legare questa riforma delle entrate alla riforma delle spese. In questo quadro, potrebbe essere preso in considerazione il cofinanziamento della PAC, ma senza rinazionalizzazione.

Dobbiamo denunciare in un primo tempo il sistema iniquo, per riuscire poi a dotare l’Europa di risorse costruite su basi sane e giuste. Soltanto in un secondo tempo l’onorevole Lamassoure propone di creare una tassa che potrebbe assumere varie forme pur preservando la sovranità fiscale degli Stati membri. Sosteniamo l’idea di una tassa unificata, per esempio la tassa sui profitti delle imprese o l’ecotassa, come proponeva già nel 1991 Jacques Delors, o una tassa sulle transazioni finanziarie, una tassa sulle transazioni in valuta.

In questa relazione non limitiamo il campo delle possibilità. Stiamo preparando la seconda fase dei lavori. Prendiamo quindi atto di un sistema assurdo per potervi porre fine. Eccetto i dazi doganali e certi prelievi agricoli, le altre entrate non sono risorse proprie.

In conclusione, dotare l’Unione di vere risorse significa accrescere l’autonomia dell’Europa in materia di risorse perché non sia più soggetta al potere di blocco di uno Stato membro. Significa anche ritrovare la coerenza del bilancio. Chi decide delle spese deve essere responsabile delle entrate dinanzi all’opinione pubblica. Infine, significa uscire della logica del profitto contabile che, da anni, mina tutti i nostri progetti europei e distrugge l’idea stessa di solidarietà, che costituisce il fondamento dell’Europa, di cui festeggiamo il cinquantesimo anniversario.

 
  
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  Jan Mulder, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signora Presidente, i miei complimenti all’onorevole Lamassoure, anche se assente, e all’onorevole Böge, che l’ha sostituito, per la loro presentazione. Tutti sappiamo cosa è accaduto durante il recente Vertice del 2005 e conosciamo gli eventi che l’hanno preceduto. Le liti, a mio parere, non danno un’immagine dignitosa dell’Europa. Dobbiamo trovare un altro modo per risolvere il problema delle risorse proprie, e certamente la relazione Lamassoure ha dato a tal fine il giusto tono.

La vasta maggioranza del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa condivide le conclusioni fondamentali della relazione Lamassoure. Noi consideriamo il reddito nazionale lordo probabilmente il miglior modo di misurare la ricchezza nazionale e di calcolare i relativi contributi. Questo, tuttavia, non dovrebbe impedirci di esaminare altri mezzi in un secondo tempo e, come molti hanno detto prima di me, non dovrebbe condurre a un aumento della tassazione; dovremo invece usare le tasse esistenti per fornire all’Europa una parte delle entrate.

Non condividiamo il parere secondo cui è uno svantaggio non aver utilizzato l’1,24 per cento stabilito a Edimburgo nel 1992. Sinora la Commissione ha già dovuto superare abbastanza difficoltà per dare attuazione al bilancio esistente. Ogni anno vengono restituiti agli Stati membri così tanti miliardi che è difficile giustificare la logica secondo cui dovremmo iscrivere a bilancio e spendere cifre ancora più consistenti.

I bilanci devono essere calcolati sulla base delle reali necessità, e finora non abbiamo raggiunto questo tetto dell’1,24 per cento. Guarda caso, la signora Commissario responsabile per l’agricoltura è qui presente questa sera e posso informarla che il gruppo ALDE ritiene che il cofinanziamento obbligatorio di certe aree della spesa agricola sia enormemente vantaggioso per l’Europa e che dovremmo assolutamente promuoverlo in futuro. Chissà, potrebbe anche raccogliere un’idea per il suo controllo sanitario dell’anno prossimo.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, signora Commissario, desidero aggiungere alcuni punti al dibattito sul futuro delle risorse proprie dell’Unione europea.

In primo luogo, il sistema attuale delle risorse proprie dell’Unione non è trasparente e, soprattutto, è ingiusto. E’ stato ulteriormente complicato dai “regali di Natale” distribuiti dal Consiglio europeo di Bruxelles nel dicembre 2005.

In secondo luogo, il sistema dimostra che i singoli Stati membri non sono disposti a finanziare politiche dalle quali ricavano scarsi vantaggi. L’esempio più efficace di questo è la “compensazione britannica”.

In terzo luogo, la soluzione proposta per creare un nuovo sistema di risorse proprie e in particolare la proposta di una nuova tassa europea sono inaccettabili per almeno due motivi: primo, aumenterebbero il carico fiscale per i cittadini; secondo, priverebbero in parte gli Stati membri della loro autorità in materia fiscale.

In quarto luogo, le affermazioni contenute nella relazione, secondo cui la spesa destinata alla politica agricola comune è inefficace, sono allarmanti. Il problema della sicurezza alimentare nell’Unione europea costituisce una delle pietre angolari della sua esistenza, e anche solo per questi motivi la spesa per l’agricoltura non dovrebbe essere messa in discussione. E’ altrettanto inaccettabile la proposta di rinazionalizzare la politica agricola comune.

 
  
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  Gérard Onesta, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signora Presidente, poco fa, quando si discuteva della dichiarazione di Berlino, i deputati erano presenti in gran numero qui in Aula. Ma è questa sera, in un’Aula di gran lunga più vuota, che forse daremo consistenza a quella dichiarazione, perché, se pensiamo di poter costruire l’Europa senza dotarci delle risorse necessarie, non andremo lontano. Sinora le risorse di bilancio dipendevano da strutture che funzionavano con sei paesi ma che, con 27 Stati membri, risultano del tutto inadeguate. Il grande merito della relazione dell’onorevole Lamassoure è di denunciare questo fatto in modo molto chiaro. Il finanziamento, quando è nazionalizzato a tal punto che ogni volta che si mette un euro lo si avvolge in una bandiera nazionale e si cerca di recuperare più di quanto si dà, non funziona. Detto questo, il gruppo Verde/Alleanza libera europea apprezza particolarmente nella relazione questo aspetto di denuncia.

Ci sono invece aspetti che ci piacciono molto meno. Non comprendiamo perché ci autolimitiamo visto che si tratta di una relazione d’iniziativa. E’ vero che avremmo apprezzato l’uso dell’espressione “tassa europea”. Sono sicuro che siamo la maggioranza, in questo Emiciclo, a ritenere che dobbiamo avere il coraggio di pronunciare quella parola e rinunciare alla dissimulazione: un pizzico di IVA qui, un piccolo contributo là. Avremmo dovuto osare includere tale espressione nella relazione. Inoltre, perché parlare di periodo di transizione quando si sa molto bene a cosa dovremmo puntare? A volere ad ogni costo coccolare gli uni, rassicurare gli altri, si svuota la relazione di ogni forza, mentre le basi di partenza erano eccellenti.

Vorrei sottolineare un ultimo punto, molto importante per il nostro gruppo: perché autolimitarsi prima di cominciare fissando il massimale dell’1,24 per cento? Che senso ha questa vacca sacra davanti alla quale il Parlamento, che l’ha sempre denunciata, dovrebbe prosternarsi? Sappiamo – e ne discuteremo l’anno prossimo, nel 2008 – che tale limite impedisce di sostenere le politiche europee con vere risorse. Confrontiamoci con i nostri vicini: negli Stati Uniti mettono in comune il 20 per cento del loro PNL.

Quindi è evidente che la relazione Lamassoure ha dovuto, purtroppo, prendere impegni qua e là, al punto che ha finito con il limitarsi da sé. La nostra domanda è: come incoraggiare l’onorevole Lamassoure a proseguire senza rischiare un fallimento? La migliore risposta che abbiamo dato è l’astensione.

 
  
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  Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI) Signora Presidente, il relatore, onorevole Lamassoure, ha fatto una valutazione corretta: gli Stati membri non dovrebbero rinunciare in questo momento alla loro sovranità in materia fiscale. L’attuale sistema delle risorse proprie ha molti difetti. Non c’è giustificazione per il rimborso al Regno Unito, né per i privilegi analogamente ottenuti da altri Stati membri al Vertice del 2005. Si richiama giustamente l’attenzione sul cosiddetto “effetto Rotterdam”, il premio di sovracompensazione del 25 per cento per la raccolta delle entrate doganali. Il sistema non può essere riformato senza al tempo stesso tenere conto della ripartizione della spesa dell’Unione e in particolare dei rimborsi agli Stati membri sotto forma di sovvenzioni all’agricoltura. Nella relazione si cerca di far passare inosservato il cofinanziamento dell’agricoltura e sicuramente ce lo troveremo di fronte in occasione dell’esame intermedio delle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013. Allora occorrerà prestare attenzione a questi problemi, che non dovrebbero essere risolti dando all’Unione europea il potere di imporre tasse né stabilendo per legge una tassa europea comune.

 
  
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  Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signora Presidente, la questione dell’introduzione di una tassa europea è stata sollevata perché chiaramente c’è chi ritiene che l’Unione europea disponga di risorse di gran lunga insufficienti. Si vuole risolvere tale situazione permettendo all’Unione di prelevare una tassa direttamente dalle tasche dei cittadini. Il punto 6 della relazione critica il requisito dell’unanimità tra tutti gli Stati membri per quanto riguarda tali questioni. In pratica si vorrebbe rendere possibile calpestare la volontà dei paesi riluttanti. E’ una posizione deplorevole, specialmente da un punto di vista democratico.

La Lista di giugno si oppone con forza all’appropriazione da parte dell’Unione europea di una quota delle tasse nazionali. La relazione è stata scritta allo scopo di compiere un ulteriore passo verso la creazione di uno Stato comunitario con diritto di tassazione, con un ministro degli Esteri comune, forze armate comuni e una moneta comune. E’ un pensiero terribile. Abbiamo presentato un emendamento nel quale sottolineiamo il diritto inviolabile degli Stati membri all’autodeterminazione nel settore della fiscalità. Riteniamo che sia necessaria l’unanimità di tutti gli Stati membri prima di introdurre qualsiasi forma di tassazione comunitaria, e tale posizione si pone in linea con i pareri dell’opinione pubblica in numerosi Stati membri.

Noi deputati al Parlamento europeo dovremmo seguire la volontà del nostro elettorato – vale a dire riflettere i pareri dei cittadini – e agire nel rispetto di tale volontà. Spero quindi, onorevoli colleghi, che nella votazione di domani respingeremo chiaramente e inequivocabilmente questa biasimevole relazione.

 
  
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  Petre Popeangă, în numele grupului ITS. – Raportul Lamassoure, excelent prezentat de domnul Böge, este o continuare logică a demersurilor anterioare în acest deosebit de seducător domeniu al reformării sistemului resurselor financiare proprii Uniunii Europene.

Demersul este, cel puţin în plan teoretic, deosebit de interesant, motivat de faptul că, pornind de la realitatea insuficienţelor actualului sistem de finanţare a bugetului Uniunii Europene, prezintă o foarte curajoasă propunere de reformare a acestuia. Am limitat aprecierea la planul teoriei, deoarece consider că în stadiul actual de dezvoltare economică diferită a statelor membre, adoptarea unui sistem de finanţare bazat în întregime pe surse de natură fiscală, nu mi se pare total realistă.

Fără a nega necesitatea reformei, mult mai pragmatică mi s-ar părea o abordare progresivă a acestei acţiuni, bazată pe menţinerea resursei tradiţionale, descrescătoare în timp, dublată de resurse de natură fiscală în pondere crescătoare. Menţionez, de asemenea, că propunerea privind extinderea principiului adiţionalităţii asupra unor politici a căror implementare antrenează resurse consistente de la bugetul comunitar, este puternic defavorabilă statelor membre mai puţin dezvoltate, precum România, deoarece antrenează în mod automat cofinanţări de la bugetul naţional în detrimentul finanţării propriilor programe.

În sfârşit, dintre mai multe observaţii pe care le am în legătură cu modificarea sistemului resurselor proprii, propusă de autori pentru etapa a doua a reformei, o să mă opresc doar la două: cea privind posibila alegere a TVA ca sursă proprie a bugetului Uniunii, acţiune pe care o apreciez ca fiind complicată, chiar în condiţiile înscrierii în documente a cotei-părţi destinate bugetului comunitar şi, de asemenea, cea privind impozitul pe profit, datorită faptului că în această materie nu există armonizare legislativă necesară, fiecare stat membru având în prezent reglementări proprii, fapt ce face ca această resursă să fie, cel puţin deocamdată, de neluat în considerare.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signora Presidente, vedo qui dinanzi a me un uomo, l’onorevole Böge, che io e molti altri consideriamo estremamente intelligente, come ve ne sono anche alcuni altri qui in Aula che sicuramente sanno il fatto loro. Poi guardo questa relazione e penso: cosa vi è successo? E’ incredibilmente irrealistica. Forse come dissertazione accademica potrebbe avere un suo valore, ma per quello non avremmo bisogno di questo Parlamento.

Chi mai acquista un prodotto se non è convinto che vale il suo prezzo? Sicuramente dobbiamo innanzi tutto correggere e riepilogare ciò che sta facendo l’Unione europea – e soprattutto quello che non sta facendo – e poi garantire in tempi rapidi che queste attività siano finanziate al giusto livello: l’agricoltura, il Fondo di coesione, la continuazione di tanti fondi e programmi che di fatto dovrebbero ormai procedere in modo autonomo. Certamente è da qui che dobbiamo cominciare.

Considero ragionevole la proposta – che viene anche dal suo paese, nonché, mi pare, dal suo gruppo, onorevole Böge – di verificare se in alcune aree abbiamo davvero solo pagamenti netti, perché rende possibile un controllo. Se poi non basta ancora e abbiamo bisogno di risorse proprie, allora c’è molto di cui si può discutere, ma non su false premesse come avviene attualmente.

Tra l’altro, credo che abbiamo un urgente bisogno di meno burocrazia e più democrazia, soprattutto in questo caso.

 
  
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  Richard James Ashworth (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, in linea di principio l’obiettivo di rendere il sistema delle risorse proprie più semplice, più trasparente e più comprensibile per i cittadini va accolto con favore. Mi complimento con l’onorevole Lamassoure per il lavoro che ha compiuto per stimolare il dibattito ed evidenziare la necessità di cambiamento.

Sono d’accordo con lui che l’attuale elemento basato sull’IVA sia troppo complesso e richieda una modifica. Riguardo invece alle altre tradizionali risorse proprie, non vediamo alcuna giustificazione per un cambiamento. Noi pensiamo che un sistema di finanziamento basato sul reddito nazionale lordo sia logico ed equo, e siamo lieti di appoggiare tale sistema. Non accettiamo, tuttavia, che questa risorsa diventi una vera risorsa propria. Al contrario. Consideriamo meritevole un sano dibattito tra gli Stati membri nel loro ruolo di contributori e la Commissione nel suo ruolo dipendente. Così infatti si invia un messaggio molto chiaro ai cittadini: l’Unione europea non è un’istituzione autosufficiente, ma ha il compito di aiutare gli Stati membri a realizzare i loro reciproci obiettivi.

Accogliamo altresì con favore l’opportunità di sottoporre a revisione la politica agricola comune. Inevitabilmente, si tratta di un esercizio complesso perché una PAC riformata deve essere in grado di aiutare i nuovi Stati membri a sviluppare la loro base agricola, permettendo nel contempo ai 15 vecchi Stati membri di trasferire finanziamenti a quegli elementi ambientali che godono del sostegno popolare e riducendo il costo complessivo per la Comunità.

Concordo quindi sul principio del cofinanziamento obbligatorio. E’ l’approccio più logico alla riforma del versante della spesa e, come sottolinea la relazione, offre il potenziale di eliminare la necessità degli abbattimenti.

Ripeto, comunque, che sarà un negoziato complesso e certamente più adatto alla revisione del bilancio già programmata per il 2008-2009. Per queste ragioni, voterò contro la relazione.

 
  
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  Jutta Haug (PSE).(DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, oggi discutiamo ancora una volta il futuro delle risorse proprie. Al momento, però, si tratta solo di una discussione formale. Il Commissario responsabile non è qui, i banchi del Consiglio sono completamente vuoti e le uniche persone che vedo sono i deputati con i quali ho già dedicato molte ore in seno alla commissione per i bilanci a discutere la relazione intermedia dell’onorevole Lamassoure. Ancora una volta abbiamo ripetuto tutti gli argomenti che avevamo presentato nel 1990, nel 1994, nel 2001 e nel 2005 come i punti essenziali da esaminare per la riforma del sistema di risorse proprie. Vogliamo un sistema più semplice di quello attuale. Vogliamo più giustizia, più uguaglianza fra gli Stati membri, anche sul versante delle entrate – basta con le eccezioni, per favore –, e vogliamo maggiore trasparenza sulle entrate del bilancio: trasparenza per tutti i deputati al Parlamento, per i membri del Consiglio e soprattutto per tutti i cittadini. Non può essere così difficile per il Consiglio sostenere queste richieste. Non possiamo continuare a sproloquiare e non muovere un passo per avvicinarci ai cittadini. Tra l’altro, ovviamente, ciò non rende certo più semplice per i cittadini comprendere il bilancio dell’Unione europea. Anche questo significherebbe più democrazia.

Il Parlamento europeo, che rappresenta i popoli d’Europa, può contribuire a determinare soltanto la spesa dell’Unione europea, non le entrate. Questo conduce alla situazione piuttosto astrusa in cui il Consiglio ci nega la nostra parte di responsabilità, ma al tempo stesso scredita il Parlamento definendolo un parlamento spendereccio, dicendo che ovviamente siamo favorevoli all’aumento della spesa perché non siamo responsabili per le entrate e quindi non siamo nemmeno tenuti a giustificarla. Questo non è vero, diranno alcuni di voi, invece è così! Ne ho esperienza diretta. Nello spazio di mezz’ora entrambe le asserzioni sono uscite dalla stessa bocca dello stesso ministro delle Finanze.

Il Parlamento è sempre disposto a negoziare su questo punto. Non siamo mai stati propensi a fare tutto a modo nostro, ad ogni costo. L’onorevole Lamassoure lo ha dimostrato ancora una volta con molto garbo, con la sua proposta molto moderata per una riforma in due fasi del sistema di risorse proprie. Noi lo sosteniamo su quasi tutto, anche nel suo desiderio di non ledere la sovranità fiscale nazionale in questo momento chiedendo una tassa europea. Ha anche il mio personale appoggio, e sono lieta di ammetterlo, io che sin da quando siedo in Parlamento ho sempre ripetuto: nessuna rappresentanza senza tassazione. Come vedete, il Parlamento europeo ha già ceduto terreno, persino prima che iniziassero i negoziati con il Consiglio. Ora ci aspettiamo dal Consiglio che compia qualche passo nel periodo che precede la revisione comune prevista. Il Consiglio deve finalmente dimostrare un po’ di cooperazione.

 
  
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  Gérard Deprez (ALDE).(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero esprimere il mio consenso, nel complesso, a favore dell’eccellente relazione dell’onorevole Lamassoure, rappresentato ottimamente dall’onorevole Böge.

Innanzi tutto sono d’accordo sul metodo utilizzato. Il relatore ha ben compreso che la riforma del finanziamento dell’Unione non si può realizzare contro la volontà degli Stati membri, vale a dire senza l’assenso dei parlamenti nazionali. Dobbiamo mantenerci in contatto con essi perché dobbiamo convincerli.

In secondo luogo, ed è essenziale, sono d’accordo sulla struttura della relazione, che propone una riforma globale ma articolata in due fasi. Una prima fase, più urgente, mira a ripulire il sistema attuale da tutte le patologie che ha accumulato col passare degli anni. Si mette fine a questi piccoli regali tra amici, alle compensazioni, alle restituzioni delle restituzioni, alle esenzioni, ai tetti massimi e ai mercanteggiamenti pietosi. Fare pulizia è la priorità. Per quanto riguarda la seconda fase, avremo l’opportunità di riparlarne più avanti.

Un’ultima osservazione, signora Presidente. La priorità per noi è il Trattato costituzionale. Se questo dibattito sul bilancio dovesse aumentare le difficoltà in proposito, dovremmo avere il coraggio di rinviarlo.

 
  
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  Pierre Jonckheer (Verts/ALE). – (FR) Signora Presidente, onorevole Böge, penso che l’esercizio svolto dall’onorevole Lamassoure e dalla commissione per i bilanci sia utile. Condividiamo le sue critiche e condividiamo, del resto da molto tempo, l’idea centrale della necessità di un nuovo sistema di risorse proprie.

Personalmente, vorrei esprimere la mia profonda delusione riguardo, in particolare, ai paragrafi 28 e successivi, che, a mio parere, mirano a rassicurare la popolazione, ma sulla base di un falso realismo. Tale falso realismo consiste nell’affermare che deve essere mantenuta la sovranità fiscale degli Stati membri, laddove, in realtà, questa sovranità fiscale non esiste a causa della concorrenza fiscale all’interno dell’Unione. E’ un falso realismo per quanto riguarda la neutralità fiscale, perché crea un ulteriore vincolo per il bilancio dell’Unione europea, mentre le politiche di bilancio degli Stati membri possono essere diverse e possono evolversi nel tempo. E, infine, è un falso realismo sull’ordine di grandezza del bilancio.

Su questo argomento, sono del tutto contrario all’argomentazione presentata dall’onorevole Mulder. No, non abbiamo denaro sufficiente. No, non abbiamo denaro sufficiente per Life+. No, non abbiamo denaro sufficiente per la politica estera. No, non abbiamo denaro sufficiente per la politica dell’istruzione e della ricerca. E no, non abbiamo denaro sufficiente per le reti transeuropee. Era una delle posizioni del Parlamento e non capisco perché, in una relazione d’iniziativa, facciamo retromarcia.

 
  
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  Jeffrey Titford (IND/DEM).(EN) Signora Presidente, un buon sottotitolo per questa relazione sarebbe: “la prima mossa d’attacco”. Sono sempre diffidente delle relazioni in ambito comunitario che asseriscono di rispettare i principi, in questo caso il pieno rispetto della sovranità fiscale degli Stati membri. Di solito si tratta di un preludio all’esatto opposto. Questa relazione, nonostante affermi tale principio chiave, passa subito a esprimersi in modo ambiguo indicando che gli Stati membri potrebbero tuttavia autorizzare l’Unione, per un periodo limitato e revocabile in qualsiasi momento, a beneficiare direttamente di una determinata quota di un’imposta.

In altre parole, la Commissione europea sta cercando di affermare il principio del prelievo fiscale diretto da parte dell’Unione europea a carico dei contribuenti negli Stati membri. Si tratterebbe di un precedente enormemente pericoloso, aggravato dalle rivelazioni di ieri sulle incursioni della polizia nelle sedi della Commissione, con irruzioni simultanee in vari paesi.

Già in passato sono stato rimproverato per aver usato il termine “frode” in quest’Aula. Tuttavia, è evidente che la polizia la ritiene una parola giustificata.

Questa relazione chiede inoltre l’abolizione graduale dello “sconto” a favore del Regno Unito, alla quale sono del tutto contrario, e lotterò quindi fino alla fine per evitarla. Quaranta milioni di sterline al giorno sono sufficienti. Non ci si può aspettare che il Regno Unito versi nulla di più in quel colabrodo che è il sistema finanziario dell’Unione europea.

 
  
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  Sergej Kozlík (NI).(SK) Non esistono risorse “proprie” e “non proprie” dell’Unione europea. Esistono il denaro dei contribuenti europei e sistemi più o meno sofisticati di ripartire tale denaro nel bilancio dell’Unione europea, cosa che non suscita alcun interesse nei cittadini dell’Unione europea.

Ciò che interessa i cittadini è il modo in cui vengono utilizzate tali risorse. Riguardo all’efficienza con cui ciò avviene emergono dubbi espressi non solo dai cittadini, ma anche da noi che sediamo in quest’Aula. A meno che non riusciamo prima a risolvere il problema di come usare le risorse di bilancio dell’Unione europea in modo efficiente e credibile, non esiste una forma per fornire le risorse necessarie a coprire le spese che sia sufficientemente trasparente agli occhi dei contribuenti europei.

La tradizionale formula contabile “conto debitore-importi pagati” sarà sostituita da “conto debitore-importi pagati di malavoglia”, come stiamo constatando ora. Il dibattito sul futuro delle nostre risorse “proprie” è senza dubbio apprezzabile; tuttavia, il problema è collegato strettamente alla riforma delle spese dell’Unione europea.

 
  
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  Valdis Dombrovskis (PPE-DE).(LV) Signora Presidente, onorevoli colleghi, il sistema di risorse proprie del bilancio dell’Unione europea è cambiato notevolmente da quando è stato introdotto nel 1970. Il ruolo delle risorse proprie tradizionali e delle risorse proprie basate sull’IVA all’interno delle entrate di bilancio comunitarie si è gradualmente ridotto, mentre il ruolo delle risorse proprie basate sul reddito nazionale lordo è aumentato significativamente. Questa risorsa, che potrebbe quasi essere descritta come una risorsa propria addizionale, ora costituisce circa il 75 per cento delle entrate del bilancio dell’Unione europea. Anche se il predominio delle risorse proprie RNL assicura che la responsabilità di pagamento degli Stati membri corrisponda ai loro livelli relativi di prosperità, nondimeno rende notevolmente più difficile il finanziamento del bilancio dell’Unione. Invece, per concentrarsi sulle questioni prioritarie che possono essere risolte nell’Unione europea, gli Stati membri spendono la maggior parte del tempo mercanteggiando sui loro livelli di contributo.

In larga misura, i risultati di questo mercanteggiamento determinano il livello di finanziamento del bilancio comunitario, spesso ignorando gli sforzi compiuti in precedenza dagli stessi Stati membri. Di conseguenza, il bilancio dell’Unione sta crescendo molto più lentamente rispetto ai bilanci degli Stati membri e molte importanti priorità per l’Unione europea nel suo insieme risentono di un finanziamento insufficiente. Nell’attuare una riforma del sistema di risorse proprie dell’Unione, è importante assicurare un sufficiente aumento annuale delle entrate del bilancio dell’UE. Questo aumento dovrebbe essere proporzionale alla crescita dell’economia dell’Unione e dovrebbe derivare automaticamente dalla struttura del sistema di risorse proprie, invece di essere il risultato di dispute tra gli Stati membri. Siffatta struttura, naturalmente, non mette in discussione il massimale esistente delle risorse proprie dell’1,24 per cento degli stanziamenti del reddito nazionale lordo dell’Unione europea. Questo è un importante principio che dovrebbe essere sottolineato, insieme agli altri principi di uguaglianza e solidarietà tra gli Stati membri, ed è un sistema semplice, comprensibile ai cittadini dell’Unione. Per quanto riguarda soluzioni specifiche atte ad aumentare le entrate del bilancio comunitario, una maggiore proporzione potrebbe derivare, per esempio, alle risorse proprie IVA se una parte specificata del gettito IVA fosse canalizzata nel bilancio comunitario. E’ importante che il carico di pagamenti sia distribuito equamente, cioè in proporzione al livello di prosperità degli Stati membri. Il consumo delle risorse energetiche o delle risorse naturali non è direttamente proporzionale ai livelli di prosperità, perciò le imposte sulle risorse ambientali ed energetiche non sono adatte al sistema di risorse proprie dell’Unione. Le automobili negli Stati membri più poveri non consumano meno carburante che nei paesi più ricchi. In realtà è estremamente probabile che consumino più carburante, essendo veicoli più vecchi. Di conseguenza, il carico di pagamento sugli Stati membri meno sviluppati sarebbe sproporzionatamente elevato. Vi ringrazio.

 
  
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  Neena Gill (PSE).(EN) Signora Presidente, ringrazio il relatore per la collaborazione. Egli ha effettuato una valutazione esauriente ed equa della situazione attuale e ha preparato la strada a discussioni sulle possibili soluzioni future.

Comunque, mi sembra che sia troppo presto per presentare i pareri del Parlamento. Sono solo un contributo iniziale al dibattito, perché il 2008 ci offrirà l’opportunità di sottoporre il bilancio a una revisione completa. Dobbiamo trovare un sistema che sia trasparente e comprensibile e basato sull’uguaglianza e sull’equità tra Stati membri. Dovrebbe riflettere le priorità e le ambizioni della nostra progressiva e riuscita Unione di domani.

Accolgo con grande favore l’accento essenziale posto nella relazione sul collegamento tra spesa e entrate e sulla necessità di affrontare entrambe le questioni simultaneamente se vogliamo compiere reali progressi nella revisione del bilancio comunitario. E’ altresì importante riconoscere che la questione delle risorse proprie non riguarda solo lo sconto a favore del Regno Unito. E’ una visione troppo semplicistica ed erronea, che non contribuisce a portare avanti le discussioni in una direzione significativa e costruttiva.

Infine, accolgo con favore il fatto che il relatore riconosca che l’idea di una nuova tassa europea non sarebbe né pratica né popolare. Questo dimostra che il Parlamento ha tenuto conto dei pareri dei parlamentari nazionali espressi nel corso delle nostre ampie consultazioni.

 
  
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  Kyösti Virrankoski (ALDE).(FI) Signora Presidente, il relatore, onorevole Lamassoure, ha elaborato una relazione davvero encomiabile sulle risorse proprie dell’Unione europea, per la quale lo ringrazio sinceramente. La relazione chiede un sistema di risorse proprie chiaro, trasparente ed equo. Vi sono buone ragioni per questa richiesta. Il sistema attuale è complesso e difficile da comprendere. Esisterebbe un chiaro massimale fissato per le risorse proprie: l’1,24 per cento del reddito nazionale lordo. Questa è la garanzia più efficace che le risorse non sfuggiranno al controllo; in tal modo, nessuna fonte di reddito destinata all’Unione potrebbe superare il massimale, che gli accordi di bilancio in generale riducono ulteriormente.

Il più grande errore nel sistema attuale è lo sconto britannico. Lo Stato membro che rappresento, per esempio, più povero di risorse naturali e con un minor reddito nazionale, deve pagare 130 milioni di euro l’anno per coprire questo rimborso. Tale somma equivale ai costi di gestione di un’università di medie dimensioni. A mio parere, ogni Stato membro dovrebbe assumersi la sua responsabilità, perché i benefici dell’Unione europea non possono essere misurati solo in termini di entrate ottenute dal bilancio, ma in termini dei molteplici effetti complessivi del mercato unico e della Comunità politica.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che il sistema attuale di finanziamento dell’Unione europea abbia fatto il suo corso. Sono profondamente convinto che, se dovessimo mantenere il sistema attuale, sarà molto difficile definire un altro quadro finanziario che entri in vigore dopo il 2013, e i cittadini si sentiranno sempre più lontani dalle Istituzioni europee. Il sistema, infatti, è basato su regole – alcune delle quali sono il risultato di circostanze politiche molto particolari e come tali erano in origine provvisorie, ma sono diventate definitive – che sono così prive di trasparenza da risultare di difficile comprensione per il cittadino medio. Se manteniamo il sistema attuale, penso che ci avvieremo verso la distruzione dei valori essenziali che hanno caratterizzato il successo dell’Unione europea in questi ultimi decenni.

In un esercizio quasi umiliante, caso per caso, discutiamo chi è e chi non è un contributore netto. Perciò accolgo con vivo favore la relazione Lamassoure, che lucidamente, con prudenza e lungimiranza indica principi, raccomandazioni e metodologie che considero adeguati. Vorrei, comunque, richiamare un’attenzione particolare sul fatto che questa riforma non è materia esclusiva del settore finanziario. La riforma in oggetto è di vasta portata ed essenzialmente politica, e il relativo dibattito non può quindi essere limitato esclusivamente al Parlamento e al Consiglio, e meno ancora all’ECOFIN.

Una delle condizioni essenziali per il successo di questa riforma riguarda la partecipazione di tutte le Istituzioni – non solo europee, ma anche nazionali – all’intero processo. Vorrei quindi esprimere un’ultima parola di encomio per la metodologia proposta, che privilegia e incoraggia la partecipazione dei parlamenti nazionali.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  
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  Göran Färm (PSE).(SV) Signor Presidente, il finanziamento del bilancio dell’Unione europea è attualmente caotico. Soltanto pochi esperti capiscono come funziona il sistema. Una cosa però la capiamo anche noi, ed è che è imprevidente e ingiusto. Vi sono quindi forti ragioni per riformarlo in direzione dell’equità, della trasparenza e della lungimiranza.

L’onorevole Lamassoure ha prodotto un’importante relazione sulla quale noi socialdemocratici svedesi siamo sostanzialmente d’accordo. In particolare, proprio come l’onorevole Lamassoure, desideriamo trovare una forma semplice, lineare e più equa di finanziamento, come un sistema basato sul reddito nazionale lordo senza sconti. Non desideriamo, tuttavia, conferire all’Unione il diritto di tassazione né compromettere la sovranità degli Stati membri sulle questioni fiscali. Per me, ciò che caratterizza specificamente l’Unione europea è la sua capacità di combinare la fondamentale sovranità nazionale con la possibilità in certe aree di unire le forze per risolvere problemi sociali transnazionali.

Creare una vera tassa europea significherebbe anticipare gli eventi. Se mai dovremo percorrere tale via, la convinzione riguardo al vantaggio del provvedimento deve venire dal basso, cioè dai cittadini e dagli Stati membri. Attualmente non siamo in quella condizione. Sono lieto che nel gruppo socialista al Parlamento europeo abbiamo compiuto notevoli progressi verso una visione più comune e molto vicina all’approccio dell’onorevole Lamassoure. Esiste quindi in Parlamento un ampio consenso, e ciò potrebbe essere molto importante per il futuro.

 
  
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  László Surján (PPE-DE). (HU) I democratico-cristiani ungheresi sostengono questa relazione. Consentitemi di rispondere a quanto è stato detto nel dibattito. La relazione all’esame non assume una decisione riguardo alle dimensioni del bilancio, né desidera introdurre una tassa europea, ma semplicemente ne esamina la possibilità e le potenziali conseguenze.

Non stiamo affatto discutendo la questione troppo presto, ma troppo tardi! L’attuazione della riforma richiede molto tempo perché rompere il delicato equilibrio di eccezioni disturba gli interessi di tutti coloro che mediante contrattazioni estemporanee sono riusciti ad affermare le proprie specifiche necessità. Dobbiamo superare tutto questo.

L’eccellente proposta dell’onorevole Lamassoure cerca di fare ordine e di stabilire una distribuzione più equa degli oneri, al posto del caos attuale. Adottandola, dimostreremo che vogliamo un’Unione europea più forte, più efficace e più trasparente per i cittadini.

 
  
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  Herbert Bösch (PSE).(DE) Signor Presidente, prima qualcuno ha menzionato il collegamento tra la nuova Costituzione e il presente dibattito. Chi paga i suonatori sceglie la musica, così dice il proverbio. In passato abbiamo potuto constatare che un’Unione che riceve ancora tra l’85 e il 90 per cento del suo finanziamento soltanto da contributi nazionali è in una situazione di imbarazzo. Lo sappiamo e per questo motivo abbiamo bisogno di più risorse proprie europee. Chiunque dica che potremmo continuare come stiamo facendo con questo sistema, migliorando le cose, aumentando l’integrazione, avviando più politiche, inganna l’elettorato. Per questa ragione credo che in futuro dovremo redigere relazioni più risolute.

Ritengo che l’onorevole Lamassoure abbia fatto un buon lavoro. Chi, tuttavia, avrà il coraggio di dire cose che potrebbero non essere gradite a tutti i giornali? Abbiamo bisogno di più risorse proprie: ciò significa anche che dobbiamo avere il coraggio di imporre tasse europee. Le idee possono divergere su questo punto; si possono sostenere vari punti di vista. La Commissione ha già presentato alcune proposte ragionevoli. Il mio appoggio per questa relazione è però privo di entusiasmo, perché abbiamo bisogno di più risorse proprie europee affinché il lavoro dell’integrazione europea abbia davvero un futuro.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE). – Domnule Preşedinte, doamnelor şi domnilor, doresc să îl felicit şi eu pe domnul Lamassoure pentru munca sa, chiar dacă nu este prezent, şi mai ales pentru dialogul său permanent cu parlamentele naţionale. Mă bucură mult faptul că acest raport a inclus ideile lor, precum şi cele exprimate în Comisia pentru bugete, de către parlamentarii europeni din noile state membre.

În primul rând, trebuie să recunoaştem deficienţele sistemului actual de resurse bugetare, ce s-a vrut iniţial a fi unul de tranziţie. Este un sistem opac, complex, dificil de explicat cetăţenilor Uniunii, unde fiecare stat are propriul său rabat britanic şi propria sa excepţie. Poate cel mai mare inconvenient este faptul că numai 15% din resursele bugetare sunt veritabil europene. Este o situaţie inacceptabilă. O perioadă de tranziţie este necesară; eliminarea, în primă fază, a resursei calculate din TVA şi înlocuirea ei cu contribuţii naţionale este un pas înainte. Acest lucru reduce complexitatea actuală şi face mai uşoară trecerea la a doua fază, a resurselor europene veritabile.

În etapa a doua, din punctul de vedere al României, este preferabilă alegerea unui impozit simplu, care să nu crească presiunea fiscală asupra cetăţenilor europeni, sau să permită unor state membre să beneficieze de compensări injuste.

 
  
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  Szabolcs Fazakas (PSE). (HU) Come si può notare dalla relazione dell’onorevole Lamassoure nonché dalle reazioni da essa suscitate, il Parlamento europeo si trova di fronte a un’opportunità storica, poiché grazie all’accordo interistituzionale può svolgere un ruolo decisivo nel processo di riforma del bilancio non solo nel determinare le spese, ma finalmente anche nella creazione delle risorse proprie.

Le argomentazioni spesso meschine e poco dignitose sull’elaborazione del periodo finanziario 2007-2013 hanno confermato che abbiamo bisogno di fonti di reddito trasparenti e quantificabili a lungo termine, in modo da poter adottare decisioni equilibrate.

Il Parlamento europeo si è avvalso di questa opportunità in maniera esemplare. Non abbiamo contato soltanto sulle nostre forze, ma abbiamo coinvolto i parlamenti nazionali in questo compito e organizzato numerose riunioni comuni e consultazioni. In un primo tempo, sulla base dei rispettivi problemi politici nazionali, i parlamenti nazionali erano interessati principalmente a soluzioni a breve termine, ma ora riconoscono che è necessario un approccio a lungo termine e che dobbiamo cooperare per trovare una soluzione mirata al futuro e utile per l’avvenire di tutta l’Europa.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, la Commissione condivide il parere del Parlamento secondo cui il sistema attuale delle risorse proprie non è ottimale. La Commissione ha indicato ripetutamente la propria volontà di esplorare varie opzioni che potrebbero migliorare e semplificare il sistema attuale di finanziamento. La Commissione prende nota del fatto che la presente relazione è una prima base sulla quale il Parlamento proseguirà in futuro l’esame di possibili opzioni, in stretta cooperazione con i parlamenti nazionali, prima di adottare la sua posizione finale.

La Commissione considererà l’esito di un’eventuale conferenza interparlamentare un contributo nel contesto del processo di consultazione.

La Commissione ricorda che, come indicato esplicitamente nella dichiarazione allegata all’accordo interistituzionale del maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e sulla sana gestione finanziaria, – come ho accennato prima – la sua proposta sarà presentata sotto la sua responsabilità.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Richard Corbett (PSE) , per iscritto. – (EN) Mentre accolgo con favore gli sforzi profusi per una riflessione teorica preliminare sulle future fonti di reddito dell’Unione europea, e mentre apprezzo il collegamento esplicito alla necessità di riformare in parallelo il versante della spesa, nutro qualche dubbio su alcuni aspetti della relazione. C’è ancora troppa attenzione focalizzata sulla questione della compensazione britannica, senza riconoscere che essa non costituisce un’anomalia, ma la correzione di un’anomalia.

La relazione indica inoltre con forza che la risorsa basata sul reddito nazionale lordo non è realmente una “risorsa propria” dell’Unione, poiché non è una tassa sugli individui ma sugli Stati membri ed è quindi meno visibile per i cittadini. Eppure, dal punto di vista giuridico, è una risorsa spettante all’Unione. Anche se è meno visibile, d’altro lato è più equa di molte altre fonti di entrate suggerite poiché è ancorata al livello di prosperità negli Stati membri. E’ altresì una fonte di reddito più stabile di alcune altre che sono state proposte. Dovrebbe essere mantenuta!

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE) , per iscritto. – (FR) Questa relazione, che esplora tutte le possibilità per una riforma in due fasi, costituisce una sintesi preziosa delle ipotesi di lavoro sulla riforma delle risorse proprie dell’Unione. Dobbiamo esaminare con attenzione le entrate e le spese, ponendo l’accento sulle politiche economiche, sociali, di ricerca e di innovazione, senza negare le opportunità di sviluppo rese possibili in questi 50 anni dalla PAC. Spero che gli accordi, fondati sull’equità e sulla solidarietà tra gli Stati membri, aboliscano la regola dell’unanimità in materia fiscale.

Di fronte alle evidenti sproporzioni del contributo degli Stati membri al bilancio dell’Unione, è indispensabile attuare immediatamente una riforma del sistema delle risorse proprie che garantisca un contributo di ogni Stato membro almeno dell’1,24 per cento dell’RNL. E’ ora di mettere fine al sistema delle compensazioni che ha resistito nel tempo, creando vantaggi ingiustificati e regali compiacenti.

L’Europa, di cui proseguiamo l’integrazione 50 anni dopo la firma del Trattato di Roma, deve ispirarsi allo spirito dei padri fondatori, affinché il finanziamento dell’Unione ritrovi agli occhi dei cittadini un’immagine più giusta, più trasparente, e incarni lo sforzo di solidarietà a vantaggio del comune destino cui apparteniamo.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE) , per iscritto. – (FI) Prima di tutto desidero congratularmi con l’onorevole Lamassoure per la sua ottima relazione. La sua è un’eccellente presentazione dei difetti del sistema attuale.

In breve, l’attuale sistema di finanziamento è antidemocratico. Per cominciare, i cittadini europei non capiscono in quale misura e in che modo l’Unione è finanziata.

In secondo luogo, nel quadro dei negoziati sul bilancio i parlamenti nazionali non fanno nulla più che apporre un timbro. Quando i governi hanno finito di discutere il quadro finanziario, nessun parlamento nazionale lo respinge.

In terzo luogo, lo status del Parlamento europeo, un organo eletto in elezioni nazionali dirette, è quanto meno peculiare nei negoziati di bilancio. Il Parlamento europeo è l’unico parlamento al mondo che decide sulle spese ma non sulle entrate.

Come sappiamo, le risorse dell’Unione europea derivano da imposte sull’agricoltura e sulla produzione di zucchero, dai dazi doganali imposti alle frontiere esterne, dall’IVA e dai contributi degli Stati membri basati sul reddito nazionale lordo.

Si stanno esaminando con particolare attenzione i contributi. Si perde il senso di proporzione in questi sciagurati colloqui sul bilancio. Ogni Stato membro calcola quanto gli costa l’Unione e quanto ottiene. L’intero bilancio dell’Unione, comunque, equivale solo all’uno per cento circa dell’RNL dell’intera regione.

In questo modo l’Unione europea sta diventando poco più di un esercizio di contabilità. Dimentichiamo che l’Unione è un progetto per la pace. Vista così, l’Unione europea è un progetto da poco. Abbiamo bisogno di un sistema di finanziamento che sostenga lo scopo dell’Unione.

Per questa ragione dovremmo sostenere la relazione dell’onorevole Lamassoure.

 
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