Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
– la relazione presentata dall’on. Salvador Garriga Polledo, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione III – Commissione [SEC(2006)0916 – C6 0263/2006 – 2006/2070(DEC)] [SEC(2006)0915 – C6 0262/2006 – 2006/2070(DEC)] (A6-0095/2007),
– la relazione presentata dall’on. Bart Staes, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione I – Parlamento europeo [C6-0465/2006 – 2006/2071(DEC)] (A6-0094/2007),
– la relazione presentata dall’on. Daniel Caspary, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione II – Consiglio [C6-0466/2006 – 2006/2072(DEC)] (A6-0108/2007),
– la relazione presentata dall’on. Daniel Caspary, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione IV – Corte di giustizia [C6-0467/2006 – 2006/2073(DEC)] (A6-0109/2007),
– la relazione presentata dall’on. Daniel Caspary, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione V – Corte dei conti [C6-0468/2006 – 2006/2074(DEC)] (A6-0107/2007),
– la relazione presentata dall’on. Daniel Caspary, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione VI – Comitato economico e sociale europeo [C6-0469/2006 – 2006/2075(DEC)] (A6-0110/2007),
– la relazione presentata dall’on. Daniel Caspary, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione VII – Comitato delle regioni [C6-0470/2006 – 2006/2076(DEC)] (A6-0106/2007),
– la relazione presentata dall’on. Daniel Caspary, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione VIII A – Mediatore europeo [C6-0471/2006 – 2006/2063(DEC)] (A6-0104/2007),
– la relazione presentata dall’on. Daniel Caspary, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2005, Sezione VIII B – Garante europeo della protezione dei dati [C6-0472/2006 – 2006/2170(DEC)] (A6-0111/2007),
– la relazione presentata dall’on. Mogens N.J. Camre, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio del sesto, settimo, ottavo e nono Fondo europeo di sviluppo per l’esercizio 2005 [COM(2006)0429 – C6-0264/2006 – 2006/2169(DEC)] (A6-0115/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio del Centro europeo per la formazione professionale per l’esercizio 2005 [C6-0386/2006 – 2006/2153(DEC)] (A6-0097/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro per l’esercizio 2005 [C6-0387/2006 – 2006/2154(DEC)] (A6-0098/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Agenzia europea per la ricostruzione per l’esercizio 2005 [C6-0388/2006 – 2006/2155(DEC)] (A6-0116/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia per l’esercizio 2005 [C6-0389/2006 – 2006/2156(DEC)] (A6-0118/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze per l’esercizio 2005 [C6-0390/2006 – 2006/2157(DEC)] (A6-0100/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Agenzia europea dell’ambiente per l’esercizio 2005 [C6-0391/2006 – 2006/2158(DEC)](A6-0103/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro per l’esercizio 2005 [C6-0392/2006 – 2006/2159(DEC)] (A6-0105/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio del Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea per l’esercizio 2005 [C6-0393/2006 – 2006/2160(DEC)] (A6-0101/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Agenzia europea per i medicinali per l’esercizio 2005 [C6-0394/2006 – 2006/2161(DEC)] (A6-0099/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio di Eurojust per l’esercizio 2005 [C6-0395/2006 – 2006/2162(DEC)] (A6-0120/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio della Fondazione europea per la formazione per l’esercizio 2005 [C6-0396/2006 – 2006/2163(DEC)] (A6-0113/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima per l’esercizio 2005 [C6–0397/2006 – 2006/2164(DEC)] (A6-0114/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea per l’esercizio 2005 [C6-0398/2006 – 2006/2165(DEC)] (A6-0121/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare per l’esercizio 2005 [C6-0399/2006 – 2006/2166(DEC)] (A6-0112/2007),
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie per l’esercizio 2005 [C6-0400/2006 – 2006/2167(DEC)] (A6-0119/2007), e
– la relazione presentata dall’on. Edit Herczog, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione per l’esercizio 2005 [C6-0401/2006 – 2006/2168(DEC)] (A6-0102/2007).
Salvador Garriga Polledo (PPE-DE), relatore. – (ES) Onorevoli colleghi, Commissario Kallas, giungiamo finalmente al termine della procedura di bilancio per il 2005, che è stata preceduta dalla stesura e dall’approvazione del bilancio, dalla sua esecuzione e successivamente dal discarico.
Mi preme affermare che, dal punto di vista finanziario, l’esercizio 2005 non è stato un cattivo anno. Si è trattato di un esercizio difficile in quanto la Commissione europea e il Collegio dei Commissari sono stati confrontati a circostanze alquanto complesse, trattandosi del primo bilancio completo per l’Unione allargata nonché del primo bilancio la cui esecuzione era interamente di responsabilità del nuovo Collegio dei Commissari.
Pertanto, mi corre l’obbligo di premettere che il lavoro svolto dalla Commissione europea non è stato di scarsa qualità. Per tale motivo propongo di concedere il discarico per l’esecuzione del bilancio comunitario per il 2005 e su questo punto saranno chiamati a pronunciarsi i deputati in sede di votazione.
Ciò non significa, però, che non vi sia una critica forte e fondata tanto in riferimento a determinate Direzioni generali e a rilievi di carattere strutturale, quanto a talune questioni attinenti al controllo finanziario cui la Commissione dovrebbe porre rimedio nei prossimi anni, ma che potrebbero non essere di semplice soluzione.
Desidero altresì segnalare che la Commissione ha reagito bene alla relazione della Corte dei Conti e ha presentato svariate linee del suo nuovo piano d’azione, che spero permetterà di operare un controllo positivo nei prossimi anni.
Ho sostanzialmente incentrato la mia risoluzione sul tema delle dichiarazioni nazionali sulla gestione dei fondi comunitari, che rivestono un’importanza notevole per il Parlamento. Sono state istituite nel 2003 e sono volte a garantire che gli Stati membri dispongano di sistemi efficaci di audit per la spesa comunitaria.
Inoltre dovrebbero essere firmate da una persona che abbia un grado di autorità a livello nazionale e, sebbene il Trattato sancisca la responsabilità della Commissione europea per l’esecuzione del bilancio, non dobbiamo dimenticare che l’80 per cento dei fondi è gestito dagli Stati membri.
Pertanto abbiamo ritenuto necessario avviare una nuova iniziativa sulle dichiarazioni nazionali. Appoggiamo le iniziative, secondo noi coraggiose, adottate da alcuni Stati membri, segnalo in particolare i Paesi Bassi e il Regno Unito, i quali hanno lanciato in sede di Consiglio l’idea di presentare dichiarazioni nazionali di controllo, idea che probabilmente non troverà seguito tra altri Stati membri, in quanto la distribuzione e l’organizzazione territoriale sono disomogenee. Si tratta comunque di un passo avanti. Nella relazione proponiamo la discrezionalità in merito alla forma delle future dichiarazioni affinché esse possano riflettere le realtà dei sistemi politici di ciascuno Stato membro.
Come idea fondamentale, tuttavia, il Parlamento europeo auspica che tali dichiarazioni nazionali procedano, perché questo sarà l’unico modo per coinvolgere realmente gli Stati membri nell’autentica responsabilità di controllo dei fondi comunitari, che è effettivamente la base di questa decisione sul discarico.
Esiste inoltre una questione molto importante riguardo alle dichiarazioni nazionali: la DAS, come la intendiamo noi deputati, è una strada senza via d’uscita, e noi che seguiamo da vicino la dichiarazione di affidabilità, lo sappiamo da dodici anni.
Oggi giorno è impossibile stabilire la legalità delle operazioni sottostanti negli Stati membri, in particolare con riferimento ai Fondi strutturali.
Pertanto è necessario adoperarsi per migliorare la qualità della revisione contabile e il coinvolgimento degli Stati membri, e perciò chiediamo al Consiglio una dichiarazione nazionale di gestione che copra tutti i fondi cogestiti, basata sulle dichiarazioni dei diversi organismi nazionali responsabili per la gestione della spesa.
Per concludere, signor Presidente, per quanto la mia relazione tratti altri temi, credo che nei prossimi anni potremmo ottenere una DAS positiva, elemento necessario per le Istituzioni comunitarie e particolarmente per l’opinione pubblica, che vuole affidabilità, trasparenza e controllo fino all’ultimo euro dei fondi pubblici amministrati dalla Commissione e dagli Stati membri.
Bart Staes (Verts/ALE), relatore. – (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia relazione riguarda il discarico per il bilancio del Parlamento, in merito al quale vorrei formulare quattro osservazioni.
Innanzitutto, desidero farvi partecipi di un aspetto che evidenziamo da anni nelle diverse risoluzioni sul discarico, ovvero che il discarico del Parlamento non riguarda soltanto la gestione ad opera del Segretario generale o dell’amministrazione, ma anche la politica e le decisioni adottate dagli organi amministrativi di questo Parlamento, quali le decisioni del Presidente, dell’Ufficio di presidenza o della Conferenza dei presidenti. Inoltre, non concediamo il discarico al Segretario generale del Parlamento bensì al Presidente. In tal senso, il paragrafo in cui si sottolinea che il Presidente del Parlamento dovrebbe essere disponibile ad un dialogo pubblico e formale con la commissione per il controllo dei bilanci nel quadro della procedura di discarico, riveste, dal mio punto di vista, un’importanza enorme. A tale riguardo preferisco la mia redazione all’emendamento presentato dall’onorevole Grässle e dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei. Infatti, penso che l’emendamento della collega Grässle sia in contrasto con quanto abbiamo approvato l’anno scorso con la relazione Ferber.
Secondo, la politica immobiliare è importante. E’ in gioco una somma ingente di denaro e desidero attirare la vostra attenzione sul contenzioso apertosi tra il Parlamento e il governo belga. Anni fa il governo belga aveva garantito, al pari di altri governi di paesi nei quali il Parlamento dispone di immobili, che il terreno e i costi di urbanizzazione sarebbero stati rimborsati al Parlamento. Attualmente a Bruxelles è in corso una controversia proprio a tale riguardo e la somma in questione ammonta a circa 15 milioni di euro, una cifra ragguardevole. Il governo belga non ha onorato il suo impegno e per tale motivo nella risoluzione l’invito a rimediare, poiché sarebbe uno sprone per i nostri negoziatori, il Presidente del Parlamento e il Vicepresidente responsabile per la politica immobiliare. Nella risoluzione ho anche attirato l’attenzione sull’impatto del Parlamento sui quartieri circostanti la nostra sede di Bruxelles. Gli abitanti subiscono notevoli fastidi in termini di traffico, condizioni di vita e lavoro e ritengo che sia di vitale importanza che il Parlamento consulti i residenti della zona. Penso che dovremmo essere buoni vicini e la consultazione è rilevante in questo senso. Sarei lieto se riuscissimo a elaborare una relazione sull’argomento in tempo per la procedura di discarico dell’anno prossimo.
La mia terza osservazione – un punto molto spinoso – riguarda il Fondo pensionistico integrativo volontario, che attualmente registra un deficit attuariale di 28,8 milioni di euro, una somma ingente. Mi preme dire che questo deficit è in fase di riduzione perché l’anno scorso ammontava a 43,7 milioni di euro. Il Fondo pensionistico volontario, nella sua attuale forma, rappresenta un totale di 202 milioni di euro che sono stati investiti sul mercato azionario. Sappiamo tutti che il mercato azionario può essere rischioso e che i risultati sul mercato azionario non sono sempre positivi. Questo mercato può essere volatile. Pertanto è assai probabile che le perdite saranno cospicue. Per questo chiediamo investimenti a basso rischio e l’attuazione delle decisioni già adottate in numerose risoluzioni, ossia la promozione degli investimenti etici. Nel bilancio del 2005 il Parlamento ha incrementato il Fondo pensionistico volontario di 11,4 milioni di euro, anche questa una somma considerevole, e mi sembrerebbe normale pubblicare l’elenco dei beneficiari finali.
Vorremmo che fosse reso pubblico l’elenco dei beneficiari finali nel settore agricolo, che rappresenta un vero salasso per il bilancio europeo. Tutti sono favorevoli. Si procederà in questo senso come risulta da un sito web. Quindi perché frenare se tra gli interessati figurano anche deputati europei? Non è forse il caso che questo atteggiamento cessi?
Dall’elenco delle richieste di voto per appello nominale ho preso atto che il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei ha presentato quattro emendamenti soppressivi e ho anche notato che il gruppo socialista al Parlamento europeo ha richiesto una serie di voti per parti separate. E’ un loro diritto democratico. Sospetto che l’intenzione sia quella di stralciare questi paragrafi. Allora, nell’interesse della trasparenza, desidero annunciare che ho chiesto la votazione per appello nominale, di modo che i deputati che voteranno contro avranno l’opportunità di difendersi di fronte al proprio elettorato. In ogni caso ritengo inaccettabile che, alla fine, sarà il Parlamento a dover pagare il conto. E’ intollerabile e dà l’immagine di una cattiva gestione del denaro e dei fondi pubblici.
Infine vorrei richiamare la vostra attenzione sul piano Kyoto Plus. Nella lotta al cambiamento climatico l’Unione europea e questo Parlamento sono leader indiscussi. Abbiamo approvato risoluzioni ferme e importanti in questo ambito. Ora, i criteri che imponiamo ai cittadini, ai consumatori, alle famiglie, all’industria, al mondo dei trasporti devono valere anche per noi: perciò la mia risoluzione e la mia relazione contengono una serie di proposte concrete per ridurre l’impatto ambientale della nostra Assemblea, del nostro Parlamento europeo, in modo molto più ambizioso di quanto si sia fatto finora.
Desidero concludere affermando che sostengo pienamente i due emendamenti presentati dal collega Fjellner e altri.
Daniel Caspary (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, tra le Istituzioni per il cui discarico sono stato responsabile in passato figurano il Consiglio, la Corte di giustizia, la Corte dei conti, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale, il Mediatore e il Garante europeo per la protezione dei dati. In merito a questi ultimi due non vedo motivo di sollevare alcuna questione.
Invece, per cominciare dal Consiglio, dal 1970 è in vigore il cosiddetto gentlemen’s agreement in merito ad alcune questioni di bilancio. Da allora la Comunità europea ha conosciuto un’enorme evoluzione. Sono accaduti alcuni fatti – nessuno dei quali totalmente irrilevante – che fanno apparire tale accordo inadeguato al mondo attuale. Ad esempio ormai il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale, segreto e diretto e sono fermamente convinto che sia assolutamente urgente adattare tale accordo alla situazione odierna. Pertanto suggerisco che la commissione per i bilanci e la commissione per il controllo dei bilanci si riuniscano congiuntamente nei prossimi mesi per affrontare questo importante tema e per chiedere, tramite una posizione comune, che il Consiglio realizzi urgentemente le modifiche necessarie.
Poiché sto trattando del Consiglio, sono lieto che la politica estera e di sicurezza comune acquisisca, come è giusto, sempre maggior peso, tuttavia è intollerabile che il Consiglio non onori la sua parte di impegno e non diversifichi chiaramente le spese operative, che devono essere imputate al bilancio della Commissione, dalle spese puramente amministrative. Invito quindi il Consiglio ad attenersi a queste regole in futuro.
Per la Corte di giustizia e per la Corte dei conti rimane ancora un margine di miglioramento: ad esempio la pubblicazione degli interessi economici e finanziari dei giudici e dei membri della Corte dei conti resta ancora un tema da chiarire, che il Parlamento europeo ha già sollevato in ripetute occasioni. Pertanto nella nostra risoluzione fissiamo la scadenza del 30 settembre di quest’anno come data entro la quale le due Istituzioni dovranno chiarire in che modo intendono procedere per ottemperare alla richiesta del Parlamento in merito alla pubblicazione degli interessi economici e finanziari, perché è da troppo tempo che siamo in attesa.
Già da prima dell’ultimo allargamento si poneva il problema, per la Corte dei Conti, se lasciare invariato o meno il numero dei suoi membri, e per qualche tempo sono stati in discussione diversi modelli di riforma della Corte. L’ex Presidente della Corte dei conti, il professor Bernard Friedmann, ad esempio, ha elaborato una proposta molto ragionevole, ovvero un sistema di rotazione analogo a quello utilizzato dal Consiglio direttivo della BCE. Anche la creazione di un revisore generale, al posto dell’attuale Collegio potrebbe essere sensata. La Corte pertanto non dovrebbe invocare la formula prevista dai Trattati, giustificando così la sua riluttanza ad esaminare delle riforme. Prima o poi la riforma sarà inevitabile e sarebbe bene che la Corte dei conti presentasse di propria iniziativa una proposta ragionevole, pratica e ponderata.
Tanto al Comitato economico e sociale quanto al Comitato delle regioni, è in discussione il futuro dei servizi comuni. Qualche cosa non funziona nell’organizzazione di questi servizi se proprio il Comitato delle regioni ha l’impressione di essere svantaggiato. I due Comitati dovrebbero pertanto redigere un’analisi dei costi, dei vantaggi e dei risparmi neutrale, basata su parametri di riferimento appropriati, e se del caso rivolgersi per un parere anche alla Corte dei conti o ad altri consulenti. L’obiettivo della discussione deve essere fare in modo che in futuro i servizi comuni svolgano i compiti necessari in modo coordinato e ragionevole dal punto di vista dei costi.
Il discarico di quest’anno si è concentrato soprattutto sulla questione del discutibile coefficiente correttore in uso non solo presso il Comitato delle regioni, ma anche presso le altre Istituzioni. La procedura di discarico non è né la sede né l’occasione per esprimere un giudizio in ordine alla legalità di tali emolumenti. Tale compito spetta ai tribunali. Il punto è se i vertici dell’amministrazione del Comitato delle regioni abbiano reagito nel modo adeguato e in base a quali principi sia stata gestita la questione. Sono convinto che il Comitato delle regioni non abbia fatto abbastanza. In tutti i casi di frode comprovata debbono essere introdotte quanto prima misure disciplinari e i responsabili devono essere perseguiti. Il Parlamento europeo continuerà a seguire la faccenda e in relazione a questo caso occorrerà anche esaminare lo statuto del personale per verificare se l’interpretazione delle regole e delle regole transitorie sia esclusiva competenza dei funzionari. Ritengo che gli organi legislativi dell’Unione debbano lasciare all’amministrazione un margine di manovra molto più ridotto rispetto al passato.
Nell’insieme l’esito del discarico di bilancio dimostra quanto sia importante che il Parlamento europeo svolga un controllo finanziario accurato. Ringrazio tutte le Istituzioni per la cooperazione e per aver messo a disposizione le informazioni richieste e raccomando la concessione del discarico, fatti salvi i punti che ho già indicato.
Mogens N.J. Camre (UEN), relatore. – (DA) Signor Presidente, l’approvazione annuale dei conti riguarda tutta la contabilità e la contabilità parziale delle Istituzioni europee. Si svolge un ampio lavoro di analisi approfondita delle relazioni della Corte dei conti. La Commissione ha contribuito attivamente alla nostra informazione e il segretariato della commissione per il controllo dei bilanci ha lavorato alacremente per consentire ai deputati di valutare il contenuto dei conti.
Anche quest’anno, per l’ennesima volta, è necessario deplorare l’incapacità, da parte della Corte dei conti, di fornire un parere senza riserve. Si sta avvalorando l’opinione che le condizioni in cui l’UE opera rendono praticamente impossibile alla Corte dei conti fornire una dichiarazione positiva. Ciò dipende in larga misura dal fatto che circa l’80 per cento dei fondi UE sono ritrasferiti agli Stati membri e gestiti a tale livello, con una possibilità altamente variabile di ottenere un quadro completo, a causa delle diverse forme e della qualità disomogenea delle amministrazioni nazionali.
Al fine di evitare i problemi che ostacolano una corretta amministrazione dei fondi UE non basta certo chiedere più controlli. Dobbiamo chiederci se non sia necessario riformare radicalmente l’attuale regolamentazione in materia di sovvenzioni agricole e Fondi strutturali. L’ex Commissario olandese, Frits Bolkestein, recentemente ha indicato che l’85 per cento delle spese UE potrebbe essere tranquillamente eliminato. Infatti, non ha senso che i 15 vecchi Stati membri si scambino soldi vicendevolmente. E’come se la classe media all’interno di un paese erogasse contributi di sicurezza sociale alla stessa classe media. I vecchi Stati membri potrebbero organizzare molto meglio l’aiuto necessario al proprio sviluppo con risorse proprie. Il fatto che gli altri paesi, in forza della regolamentazione comunitaria, debbano pagare per qualcosa per cui lo Stato membro in questione non vuole pagare da sé o per la quale potrebbe pagare da solo, è un pretesto per l’inazione. I paesi che non realizzano le riforme ricevono aiuto da quelli che le hanno messe in pratica e così non hanno bisogno di fare nulla. Come ha affermato l’ex Primo Ministro svedese Göran Persson, “Non ha senso che noi, che siamo disposti a esigere tasse elevate dai nostri cittadini, dobbiamo finanziare quei paesi che non vogliono tassare i propri cittadini”. Nel mio paese, ad esempio, esiste una tassa del 200 per cento sulle automobili, volta a erogare, tra le altre cose, lauti finanziamenti a paesi nei quali vedo circolare molte più macchine nuove che a Copenaghen, e per le quali non si paga un centesimo di tasse. Non è affatto logico.
Il mio gruppo voterà a larga maggioranza a favore del discarico. Personalmente nutro alcune riserve, perché ritengo che in alcune aree la gestione della spesa da parte della Commissione e di alcuni comitati non sia all’altezza degli standard normali. Ringrazio sentitamente il segretariato della commissione per il controllo dei bilanci per il grosso lavoro svolto e i colleghi della commissione per le tante osservazioni importanti formulate in questa discussione e per la buona cooperazione che generalmente si è avuta in sede di commissione.
Edit Herczog (PSE), relatore. – (EN) Signor Presidente, desidero presentare il mio parere sul discarico delle 16 agenzie UE per l’esercizio 2005.
Le agenzie svolgono un ruolo importante per l’immagine delle Istituzioni comunitarie, perché i loro obiettivi e impegni sono condivisi da tutti i cittadini dell’Unione. Pertanto questo 1 per cento del bilancio totale UE è speso saggiamente.
Accolgo con favore le conclusioni della Corte dei conti europea, che ha certificato che i conti di tutte e 16 le agenzie erano affidabili, legali e regolari da tutti i punti di vista materiali, ad eccezione di alcune osservazioni specifiche. La dichiarazione di affidabilità positiva per tutte le agenzie è un risultato significativo e colgo l’occasione per congratularmi con tutte loro per gli sforzi compiuti.
Mi sono concentrata sul funzionamento generale delle agenzie e desidero dedicare la parte preponderante del mio intervento odierno a tale questione. Per l’esercizio 2005 possiamo concludere che le agenzie sono state, in larga misura, ben amministrate. Tuttavia rimane ancora un margine di miglioramento. Sono emersi alcuni problemi in ambiti specifici della contabilità finanziaria. Un ulteriore settore problematico per alcune agenzie è stata la mancata conformità alle regole per gli appalti. I sistemi informatici non erano sempre adeguati alle esigenze. Inoltre occorre segnalare i problemi causati da lacune nella gestione delle risorse umane, in particolare nelle procedure di assunzione.
Come ultimo punto, ma non per questo meno importante, è doveroso segnalare che, com’era prevedibile, sono emersi alcuni tipici problemi di avvio nelle agenzie di recente creazione. Vorrei illustrarvi le nove proposte che ho elaborato nella mia relazione che potrebbero notevolmente migliorare l’efficienza delle agenzie nell’interesse dell’Unione.
Il costante aumento del numero di agenzie non corrisponde sempre alle reali esigenze dell’Unione e dei suoi cittadini. Pertanto la creazione di qualunque nuova agenzia deve essere accompagnata e sorretta da un’analisi costi-benefici. La Corte dei conti deve pronunciarsi su detta analisi costi-benefici prima che il Parlamento adotti la propria decisione. Il Parlamento europeo deve chiedere alla Commissione di presentare con scadenza quinquennale uno studio sul valore aggiunto di ciascuna delle agenzie esistenti. In caso di valutazione negativa in ordine al valore aggiunto di un’agenzia, tutte le Istituzioni in causa dovrebbero adottare le misure necessarie ridefinendo il mandato dell’agenzia in questione o procedendo alla sua chiusura.
Invito caldamente il Parlamento a chiedere alla Corte dei conti di inserire nella sua relazione annuale un capitolo aggiuntivo dedicato a tutte le agenzie che devono ottenere il discarico nel quadro della contabilità della Commissione, al fine di ottenere un quadro più chiaro del modo in cui utilizzano gli stanziamenti comunitari. Il Parlamento deve chiedere alla Commissione di migliorare il proprio sostegno amministrativo e tecnico alle agenzie. Il Parlamento deve sollecitare la Commissione a presentare una proposta intesa ad armonizzare il formato delle relazioni annuali delle agenzie e sviluppare indicatori di performance che consentano il raffronto e la valutazione della loro efficienza.
Nella mia relazione, esprimo apprezzamento per i notevoli miglioramenti sul fronte del coordinamento tra le agenzie UE. Esortiamo tutte le agenzie a utilizzare sempre di più gli obiettivi SMART, che dovrebbero portare a una pianificazione più realistica e a una migliore attuazione delle finalità perseguite. Continuo a sostenere che i programmi di lavoro delle agenzie dovrebbero evidenziare il loro contributo in termini operativi e misurabili e che si dovrebbe tenere conto in maniera adeguata delle norme di controllo interno della Commissione.
Passo ora a qualche considerazione specifica sulla procedura di discarico per tutte le agenzie. Vorrei sottolineare che tutte le agenzie UE sono sottoposte a una procedura di discarico ma secondo due distinti modi. Le 16 agenzie di cui ci occupiamo oggi ricevono un discarico individuale, mentre le altre ottengono il discarico nel quadro del bilancio della Commissione. Pertanto, nessuna agenzia è esentata dai controlli della Corte. Tuttavia, esiste una notevole mancanza di trasparenza nella gestione delle agenzie che ottengono il discarico soltanto nel contesto dei conti della Commissione. Al fine di mantenere la corresponsabilità della Commissione e di aumentare la trasparenza e la chiarezza della procedura di discarico per tutte le agenzie, invito la Corte dei conti europea a creare, nella sua relazione annuale, un nuovo capitolo che copra tutte le agenzie.
Nel tempo che mi rimane desidero concentrarmi soltanto sull’Agenzia europea per la ricostruzione. I risultati ottenuti e i notevoli miglioramenti posti in essere dall’agenzia per rispondere positivamente alle raccomandazioni della Corte dei conti europea e del Parlamento sono molto lodevoli. Desidero congratularmi con il Direttore e con il personale per il lavoro svolto. A fronte dell’elevato valore dell’agenzia, il Parlamento dovrebbe chiedere alla Commissione di modificarne il mandato, che dovrebbe scadere nel 2008, e trasformare l’agenzia in un organo responsabile per l’attuazione di alcune azioni esterne UE, in particolare nelle aree post-crisi.
Infine, vorrei ringraziare i relatori ombra e tutti i colleghi per il loro lavoro, al pari del Segretariato. Raccomando al Parlamento di concedere il discarico a tutte le 16 agenzie.
Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, sono grato per la qualità e l’equilibrio della relazione in esame quest’oggi. Per questo vorrei ringraziare la commissione per il controllo dei bilanci, l’ex presidente della commissione, onorevole Fazakas, l’attuale presidente Bösch, e ovviamente il relatore Garriga Polledo.
La relazione dell’onorevole Garriga Polledo propone che il Parlamento conceda il discarico alla Commissione per l’esecuzione del bilancio e approva la chiusura dei conti. La Commissione è lieta di prenderne atto. Desidero spiegare perché penso che lo abbia meritato.
Innanzi tutto, le raccomandazioni del Parlamento avranno un seguito. Di fatto, abbiamo già realizzato molti punti, tra i quali quelli che vado ad illustrare.
Stiamo attuando il regolamento finanziario riformato, il che implica, tra le altre cose, l’applicazione delle disposizioni concordate che chiedono agli Stati membri di presentare “una sintesi annuale, al livello nazionale adeguato, delle revisioni contabili e delle dichiarazioni disponibili”.
Continueremo a riferire in merito ai progressi del nostro piano d’azione per la creazione di un quadro di controllo interno integrato, come richiesto al paragrafo 56. Infatti, la settimana prossima presenterò la relazione interlocutoria alla commissione per il controllo dei bilanci.
Abbiamo migliorato, possiamo migliorare e miglioreremo i nostri conti. Per i conti relativi al 2006 abbiamo già ottenuto migliori informazioni sugli importi recuperati e sui correttivi finanziari, il che significa che potete contare sull’affidabilità dei conti.
Stiamo perseguendo l’iniziativa europea per la trasparenza. Con il sostegno del Parlamento vengono compiuti progressi quotidiani su questo dossier.
Nella relazione di quest’anno il Parlamento “sostiene appieno la Commissione nell’applicazione rigorosa della legislazione in materia di sospensione dei pagamenti agli Stati membri”. Quando il 1° marzo mi sono presentato dinanzi alla commissione per il controllo dei bilanci, per discutere del progetto di relazione Garriga Polledo, ho affermato che avrei proposto ai colleghi della Commissione un’analisi molto accurata delle questioni relative alle riserve nelle dichiarazioni dei Direttori generali per quest’anno e, in funzione dell’importanza dei problemi e dei rischi individuati, la sospensione dei pagamenti o l’applicazione di correttivi finanziari. Ne abbiamo discusso seriamente per oltre due ore, e il risultato è stata una fortissima affermazione della determinazione del Collegio di intraprendere i passi necessari.
Oggi vorrei porre in rilievo le varie decisioni concrete adottate. Primo, in ordine al sistema integrato di gestione e di controllo (SIGC) in Grecia e per le sovvenzioni agricole, è stato concordato con la Grecia un piano d’azione molto chiaro per garantire l’adeguata attuazione del sistema SIGC in tale paese. Il piano d’azione stabilisce precise scadenze per le misure da adottare. Come affermato chiaramente dalla signora Commissario Fischer Boel durante l’audizione sul discarico in seno alla commissione per il controllo dei bilanci nel novembre scorso, la Commissione sospenderà i pagamenti alla Grecia per l’aiuto diretto se il piano d’azione concordato e le scadenze non saranno rispettate dalle autorità greche. La prima relazione importante da parte delle autorità greche deve essere presentata il 15 maggio.
Ricordo inoltre che la Commissione regolarmente reclama fondi agricoli UE indebitamente spesi dagli Stati membri, restituendoli al bilancio comunitario nella procedura di “chiusura dei conti”.
Ai sensi dell’ultima decisione adottata la settimana scorsa, sono in fase di recupero 285,3 milioni di euro da 14 Stati membri per motivi relativi in particolare alle insufficienze nei controlli, nonché al mancato rispetto delle scadenze di pagamento da parte degli Stati membri.
Secondo, nell’ambito dell’azione strutturale, il 4 aprile 2007, la Commissione ha sospeso i pagamenti per i programmi a titolo del FESR in cinque delle nove regioni dell’Inghilterra, più un programma in una sesta. Nel caso in cui non siano adottati provvedimenti o questi siano insufficienti, la Commissione deciderà di applicare un correttivo forfetario compreso tra il 5 e il 10 o il 25 per cento degli importi corrisposti e specifici per ogni programma, a fronte della violazione delle norme e della portata e delle implicazioni finanziarie delle lacune in essere.
Spesso le sospensioni e le riserve portano ai miglioramenti necessari. Ad esempio, nel 2005, la DG REGIO ha formulato riserve sull’adeguatezza dei sistemi di controllo in Spagna. Nel 2006 la DG ha svolto un ulteriore audit e ha riscontrato che i progressi rendevano superfluo presentare nuovamente una riserva.
Parimenti, per il Fondo sociale europeo, all’inizio del 2006 la Commissione aveva segnalato le proprie riserve sui sistemi in vigore nel Regno Unito. In seguito ai miglioramenti realizzati è stato possibile scioglierle.
Questi esempi dimostrano che la Commissione può sospendere i pagamenti e, di fatto, li sospende. La base per simili decisioni deve essere pienamente giustificata e spiegata in modo dettagliato. Pertanto abbiamo compiuto enormi sforzi anche quest’anno per migliorare la qualità delle relazioni di attività annuali delle Direzioni generali della Commissione.
La Corte si è espressa in termini critici in merito ai controlli operati dalla Commissione nell’ambito della ricerca. Si tratta di una gestione diretta da parte della Commissione e abbiamo conferito alla questione la massima priorità. E’ in atto una strategia di audit ex-post per la famiglia di ricerca delle DG per gli audit del sesto programma quadro. Si tratta di una strategia robusta, accompagnata da un significativo aumento nella percentuale del bilancio per la ricerca oggetto di audit ex-post. Nel 2007 saranno realizzati 300 audit sul sesto programma quadro, contro i 45 del 2006.
Conformemente alla priorità attribuita a tale punto, la Commissione sta riassegnando un numero significativo di funzionari a mansioni di audit e sta intraprendendo le necessarie assunzioni aggiuntive.
Inoltre, si sta dedicando seria considerazione all’introduzione graduale di somme forfetarie in talune aree specifiche del programma quadro.
Vorrei spendere qualche parola sulle agenzie. La Commissione ha preso atto della crescente preoccupazione che il Parlamento nutre per le agenzie di regolamentazione. Forniamo già enorme sostegno alle agenzie e penso che le aspettative e le responsabilità debbano essere chiarite, in particolare prima che ne siano create di nuove.
Pertanto spingeremo per ottenere progressi immediati in ordine all’accordo interistituzionale proposto. Il Consiglio ha indicato la disponibilità a continuare a discuterne. La sua adozione sarebbe un concreto aiuto per far fronte alle raccomandazioni del Parlamento su questioni quali la valutazione sistemica e regolare e gli studi costi-benefici delle agenzie e l’armonizzazione delle relazioni annuali.
La Commissione continua a rispondere all’autorità di bilancio per l’esecuzione del medesimo e assolve a questo compito con un’informazione aperta e onesta sui propri punti di forza e di debolezza. Siamo grati perché avete riconosciuto equamente entrambi.
Ralf Walter (PSE), relatore per parere della commissione per lo sviluppo. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero esprimere un sentito ringraziamento per la cooperazione tra la commissione per lo sviluppo e la Commissione europea, la Corte dei conti e i due relatori, onorevoli Camre e Garriga Polledo. E’ un piacere constatare che il Parlamento tiene pienamente conto delle nostre osservazioni nel suo processo decisionale.
La commissione per lo sviluppo ha il compito di verificare che i fondi spesi per sostenere i più deboli nel mondo e per aiutarli a diventare autosufficienti siano amministrati in modo adeguato e corretto. L’accettazione da parte del pubblico dipende ampiamente dal fatto che non si diffonda l’impressione che qualche potentato si arricchisca, ma che invece il denaro arrivi davvero alle persone che ne hanno realmente bisogno. Pertanto abbiamo esaminato questo aspetto molto approfonditamente.
La Corte dei conti, come in molti altri ambiti, ha constatato errori gravi nella spesa. Li abbiamo analizzati tutti singolarmente, e naturalmente abbiamo constatato che nella procedura di spesa sono stati compiuti errori. Tali errori, tuttavia, non sono del genere da comportare svantaggi per l’Unione europea, ma si tratta davvero di errori di procedura che devono essere migliorati affinché sia possibile indicare al di là di ogni equivoco che le risorse sono state utilizzate in modo corretto.
Tuttavia va ricordato che la procedura di discarico ha anche una valenza politica, in quanto andiamo a verificare se la Commissione ha effettivamente realizzato le intenzioni dichiarate nel momento in cui è stato redatto il bilancio. Pertanto abbiamo controllato se la legislazione ambientale è realmente diventata prioritaria, se è stata rafforzata la prevenzione delle crisi e se – su questo punto vi è stato un forte disaccordo – nei paesi in via di sviluppo il 20 per cento dei fondi è stato realmente destinato all’istruzione di base e all’assistenza sanitaria di base. Le cifre sono in aumento, è vero, ma sono ancora lontane dal 20 per cento che avevamo concordato insieme. Sostenere che ciò sia dovuto alla difficoltà di coordinare tanti donatori e Istituzioni è rassicurante solo in parte.
Mi sento in dovere di affermare chiaramente quanto segue: l’Unione europea, unitamente agli Stati membri, è in assoluto il maggiore donatore a livello mondiale, possiamo affermarlo con certezza. Al contempo, tuttavia, è inammissibile presentarsi al Parlamento e sostenere di essersi concentrati su altre tematiche, sperando che le priorità stabilite da Parlamento e Consiglio nel quadro delle loro risoluzioni alla fine siano realizzate.
Con i funzionari della Commissione la cooperazione è stata eccellente. E’ stato assunto l’impegno di presentare entro il corso dell’anno le informazioni e gli indicatori richiesti e di dimostrare progressi tangibili. Essendomi sempre impegnato attivamente nella procedura di bilancio, voglio puntualizzare che nella definizione del prossimo bilancio vigilerò con altrettanta attenzione che si seguano accuratamente i miglioramenti annunciati in materia di esecuzione del bilancio – non solo in merito all’utilizzo mirato dei fondi, ma anche alla realizzazione degli obiettivi politici – e che il Parlamento, in sede di procedura di bilancio, subordini il proprio comportamento al rispetto degli impegni assunti dalla Commissione.
Jutta Haug (PSE), relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la quota di bilancio disponibile per le politiche per le quali è competente in particolare la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare non è particolarmente ingente. Nel 2005 – l’esercizio per il quale dobbiamo confermare che il denaro del contribuente europeo è stato amministrato in modo corretto – tale quota era inferiore a un mezzo punto percentuale del bilancio totale di 116 miliardi di euro.
Anticipo subito che nulla impediva ai direttori delle quattro agenzie (EMEA, EEA, EFSA ed ECDC) di concedere il discarico per l’esecuzione del rispettivo bilancio.
I primi mesi di attività del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie nel 2005 sono stati coronati da successo. Per l’esecuzione del bilancio era responsabile la DG SANCO.
Nel 2005, il suo terzo anno di attività, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare era nel pieno del trasferimento a Parma, con le difficoltà del caso per l’assunzione del personale scientifico altamente qualificato necessario e con l’inevitabile conseguenza che non è stato possibile spendere tutti i fondi disponibili. Oltre 4 milioni di euro sono stati restituiti al bilancio comunitario. Come questi fondi dell’EFSA saranno o dovranno nuovamente essere resi disponibili quest’anno ovviamente non è oggetto della procedura di discarico. Tuttavia bisognerà discuterne con la Commissione.
L’Agenzia europea per i medicinali ha operato con la massima soddisfazione di noi tutti. Non ha speso la totalità dei fondi, evidentemente a causa, in parte, di difficoltà tecniche nella conversione del suo sistema informatico.
L’Agenzia europea per l’ambiente, come al solito, ha svolto un lavoro eccellente. Ha utilizzato tutti i fondi in modo corretto e sicuramente avrebbe potuto anche utilizzarne di più.
La commissione per l’ambiente non ha critiche di merito sulla gestione dei bilanci delle quattro agenzie di sua competenza. Tuttavia abbiamo colto l’occasione della procedura di discarico per chiedere alle due “vecchie” agenzie – l’EMEA e l’EEA – quanto è già prescritto nel regolamento di base che istituisce le “nuove”, ovvero la verifica e la valutazione regolare del loro lavoro tramite esperti indipendenti. Vorremmo che in tutte le forme di amministrazione europea – nella quale rientrano le agenzie – sia garantito il valore aggiunto europeo.
Quanto all’operato della Commissione negli ambiti di competenza dell’ambiente, della sanità pubblica e della sicurezza alimentare, il tasso di esecuzione per gli stanziamenti d’impegno è stato largamente soddisfacente in tutti i settori, ma il tasso dei pagamenti lascia ancora molto a desiderare. Nel settore della sanità e della sicurezza alimentare nonché dell’ambiente è rimasto al di sotto dell’80 per cento. Certamente vi sono giustificazioni: da un lato non era ancora concluso il processo di creazione dell’agenzia esecutiva per la sanità pubblica e allo stesso tempo il personale era impegnato nella preparazione del nuovo programma per la salute e la protezione dei consumatori, dall’altro i problemi registrati nel 2004 riguardo agli impegni di bilancio hanno comportato difficoltà sul versante dei pagamenti nell’ambito dell’ambiente nel 2005.
Per quanto le spiegazioni addotte dai servizi della Commissione siano comprensibili, la Commissione deve imparare ad anticipare le difficoltà per poter immediatamente adottare contromisure. Dopotutto, la Commissione non è certo sprovveduta in materia di gestione dei problemi amministrativi.
Michael Cramer (Verts/ALE), relatore per parere della commissione per i trasporti e il turismo. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la commissione per i trasporti e il turismo constata che il bilancio 2005 destinava alla politica dei trasporti non più di 1 miliardo di euro in stanziamenti di impegno e una cifra di poco superiore in stanziamenti di pagamento. La parte maggiore riguarda le reti transeuropee, ovvero 670 milioni di euro in stanziamenti d’impegno e 750 milioni di euro in stanziamenti di pagamento, nei quali rientrano anche – e la commissione se ne compiace espressamente – i pagamenti per la sicurezza dei trasporti e gli impegni per il programma Marco Polo e inoltre alle agenzie nel settore dei trasporti sono destinati stanziamenti di pagamento pari a 70 milioni di euro e stanziamenti di pagamento pari a 60 milioni di euro.
La commissione tuttavia è preoccupata per il tasso di errore superiore alla media, nei contratti di ricerca nel settore dei trasporti e anche perché la sicurezza stradale – un programma importante, poiché vogliamo dimezzare il numero degli incidenti – rappresenta soltanto il 51 per cento delle risorse disponibili.
In ordine alle reti transeuropee è importante concentrarsi sugli elementi atti a promuovere l’efficienza dei trasporti e non cominciare subito con i grandi progetti per poi constatare che manca la metà dei fondi necessari. Sono molti gli Stati membri in cui sono stati interrotti progetti per mancanza di finanziamenti. Dobbiamo attribuire la massima priorità alla modernizzazione delle infrastrutture esistenti e solo dopo pensare a nuovi progetti: ciò implica la necessità di utilizzare gli scarsi mezzi a disposizione nel modo più efficiente possibile.
Non dobbiamo pensare soltanto ai progetti nord-sud; l’Europa, infatti, deve crescere insieme, e pertanto dobbiamo anche modernizzare i progetti ferroviari sull’asse est-ovest, perché molte di quelle linee si trovano ancora nello stato in cui erano nel secolo scorso, quello della locomotiva a vapore.
Altrettanto è importante il cambiamento climatico. Il settore dei trasporti, con il suo 30 per cento, è una delle principali fonti delle emissioni di CO2. Pertanto anche i progetti di ricerca devono puntare alla politica orientata al clima e alla sostenibilità. Fino ad oggi il nostro approccio è stato assolutamente lacunoso in materia e deve essere modificato.
Abbiamo concesso il discarico alle agenzie, ma per svolgere i compiti necessari che sono loro affidati hanno anche bisogno di risorse.
Helga Trüpel (Verts/ALE), relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in qualità di relatrice per parere della commissione per la cultura e l’istruzione vorrei innanzi tutto affermare che non siamo convinti che la spesa a favore della cultura e dell’istruzione sia sufficiente. La commissione per la cultura e l’istruzione era molto più ambiziosa e si rammarica che il Parlamento, la Commissione e il Consiglio nella loro totalità non abbiano destinato fondi maggiori alla realizzazione del nostro obiettivo, ovvero conferire un’anima all’Europa. Vogliamo offrire a tutti gli studenti la possibilità di studiare in Europa e, tenuto presente ciò, nei prossimi anni sarà necessario apportare adeguati cambiamenti alla strategia di Lisbona in tali ambiti.
In termini generali vorrei affermare che, soprattutto per i grandi programmi per la cultura e la gioventù, è determinante, da un lato, attuare una politica di spesa molto accorta – dunque responsabile e trasparente – e dall’altro non cadere in un eccesso di regolamentazione e di burocrazia. Sono consapevole che, dopo i casi di corruzione e gli scandali verificatisi, dobbiamo essere molto accorti. Tuttavia, non dobbiamo perdere di vista il nostro obiettivo. Proprio per i piccoli progetti, quelli che hanno un valore di 20 000 euro, i proponenti non dovrebbero presentare decine e decine di pagine per vedere accolta la propria richiesta.
Seconda osservazione: se esistono 99 agenzie nazionali per la cultura, è facile che si crei una situazione caotica. In questo senso bisognerebbe promuovere una gestione migliore.
Terzo commento: sono dell’opinione che sia sbagliato continuare a finanziare questo secondo Parlamento a Strasburgo con il nostro bilancio. Se i francesi non sono disposti a rinunciare a questa seconda sede e a risparmiare denaro, allora in futuro la responsabilità di questa spesa dovrebbe gravare sul Consiglio.
Bárbara Dührkop Dührkop (PSE), relatore per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni – (ES) Intervengo in qualità di relatrice della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sul bilancio 2005.
Sono interessate diverse agenzie, alcune delle quali sono state già menzionate dalla collega Haug, e in generale le nostre osservazioni coincidono.
Vorrei innanzi tutto soffermarmi sull’esecuzione del bilancio generale della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e posso farlo abbastanza rapidamente.
Constatiamo che sono stati realizzati alcuni progressi a livello di esecuzione degli impegni, ma occorre incentivare l’esecuzione dei pagamenti. Siamo al 79,8 per cento per il 2005 rispetto all’80,3 per cento per il 2004, uno dei livelli più bassi della commissione.
La collega Haug ha già citato altri organi che apparentemente si trovano nella medesima situazione. E’ addirittura superfluo ribadire che è necessario migliorare questo stato di cose. Inoltre sappiamo che i fondi che non utilizziamo sono a rischio per l’esercizio successivo.
Quanto all’esecuzione del bilancio per Eurojust (l’Organismo europeo per il consolidamento della cooperazione giudiziaria), constatiamo che la Corte dei conti ha garanzie ragionevoli che i conti annuali dell’esercizio in esame siano affidabili e, in quanto alle operazioni sottostanti, che queste sono tutte legali – non poteva essere diversamente – e regolari.
Nonostante ciò, non esiste nulla che non possa essere migliorato. Anche in questo caso occorre chiedere a Eurojust di continuare su questa strada, migliorando la sua gestione finanziaria.
In ordine all’esecuzione del bilancio dell’Osservatorio europeo del razzismo e della xenofobia, la commissione è altrettanto soddisfatta in merito alla legalità delle operazioni sottostanti. Tuttavia notiamo che occorre invitare l’Osservatorio a migliorare la chiarezza e soprattutto la trasparenza nelle procedure di appalto.
Da ultimo parlerò dell’esecuzione del bilancio dell’Osservatorio delle droghe e delle tossicodipendenze. In tal caso la commissione per le libertà civili, al pari della Corte dei conti, desidera stigmatizzare due gravi questioni.
Sono state riscontrate diverse anomalie inaccettabili nei procedimenti di contrattazione e di appalto e occorre esigere un miglioramento sostanziale di tali procedure. Tuttavia occorre riconoscere che alcune misure stanno gia sortendo effetto, però rimane ancora molta strada da percorrere prima che tutto sia accettabile e corretto.
Forse l’aspetto più spinoso – al riguardo abbiamo già interpellato la Commissione – è che, al pari della Corte dei conti, constatiamo e deploriamo la cattiva amministrazione nel caso di un agente inviato a Bruxelles in missione per un lungo periodo senza una chiara definizione degli obiettivi, soprattutto è molto oscura la sua ulteriore assegnazione alla Commissione. In questo caso si tratta di giustificare non pochi soldi del contribuente europeo.
La commissione per le libertà civili pertanto chiede di svolgere un’indagine approfondita di questo caso e di adottare le misure necessarie per evitare che simili fatti si ripetano in futuro.
Pertanto la commissione per le libertà civili, analogamente alla commissione per il controllo dei bilanci, raccomanda di concedere il discarico.
Lissy Gröner (PSE), relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, per la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere la valutazione non è molto semplice. Infatti abbiamo già fatto presente più volte che sono necessari dati specifici rispetto al genere per valutare la spesa. Purtroppo queste informazioni continuano a non essere disponibili, dunque anche il gender budgeting e il gender mainstreaming possono ancora essere valutati soltanto limitatamente. Chiediamo che tali elementi siano presentati per le prossime relazioni sul discarico del bilancio.
Dobbiamo disporre di dati precisi in particolare in relazione ai programmi per i Fondi strutturali per vedere quanto, in fin dei conti, è attribuito alla promozione delle pari opportunità per le donne. E’ risultato che nel programma DAPHNE il flusso di finanziamenti è stato bloccato. Si tratta di un problema grave, poiché sappiamo che la violenza contro le donne, i bambini e i giovani è un fenomeno di enorme portata. Sappiamo che i progetti proposti erano ottimi, eppure i finanziamenti non sono arrivati. Questo significa che è necessario provvedere.
Nel caso concreto cui mi riferisco sono stati rifiutati diversi progetti transeuropei. Stiamo preparando l’Anno europeo contro la violenza. Il Consiglio d’Europa ha lanciato una campagna. Esiste un enorme bisogno in questo ambito e la Commissione deve attivarsi.
Véronique Mathieu, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto riguarda il discarico delle agenzie, desidero iniziare formulando alcune osservazioni. La prima: il numero delle agenzie continua ad aumentare costantemente e questa progressione è inquietante, perché sembra realizzarsi al di fuori di un quadro politico globale. Tale situazione pone diversi problemi: quello del controllo finanziario di tali agenzie e quello delle debolezze constatate nella loro organizzazione, che non sempre sono risolte.
In merito al primo aspetto, mi sembra fondamentale stabilire regole chiare sulla procedura di discarico. In effetti, su 35 agenzie, 16 sono oggetto di un discarico individuale da parte del Parlamento. Per evitare le attuali incoerenze nell’applicazione dell’articolo 185 del regolamento finanziario, in quanto numerose agenzie oggi sono oggetto di un discarico globale a titolo del bilancio generale della Commissione europea, sarebbe opportuno che, in futuro, tutte le agenzie, a prescindere dal loro statuto, fossero oggetto di un discarico individuale da parte del Parlamento europeo.
Il secondo aspetto su cui mi vorrei soffermare riguarda l’amministrazione efficace delle agenzie. Nonostante i progressi constatati in questo ambito, essa rimane insufficiente. La priorità è rafforzare i sistemi contabili, garantire la buona applicazione delle procedure d’appalto e le regole per il controllo interno e infine rendere più trasparenti le procedure di assunzione. In parallelo la Commissione deve perseguire gli sforzi volti a rafforzare la visibilità delle agenzie, elaborando una strategia di comunicazione efficace, per sviluppare le sinergie e infine per mettere a loro disposizione un maggior numero di servizi tecnici e amministrativi adatti alle loro esigenze.
Inoltre, sostengo le due proposte che mirano a rendere obbligatoria la pubblicazione di uno studio costi-benefici prima della creazione di qualunque agenzia, chiedendo la preparazione, a cadenza quinquennale, di una relazione di valutazione sul valore aggiunto generato per ogni agenzia nel suo ambito di attività. Queste due proposte sono essenziali per assicurare che le attività sviluppate dalle agenzie rispondano ai bisogni specifici dei diversi settori.
In conclusione vorrei sottolineare che, nonostante le riserve della Corte dei conti su tre di esse, mi rallegro che le agenzie abbiano registrato nel loro insieme dei progressi in relazione all’esercizio 2004 e le invito a perseguire i loro sforzi su questa strada.
Dan Jørgensen, a nome del gruppo PSE. – (DA) Signor Presidente, il gruppo socialista al Parlamento europeo raccomanda di concedere il discarico. Raccomandiamo di approvare i conti finanziari per il 2005 ma non senza formulare osservazioni e richieste. Abbiamo due istanze fondamentali. Riteniamo implicito, in primo luogo, che i controlli debbano essere resi più severi. A nostro parere, i controlli sul denaro del contribuente non sono ancora sufficienti. In secondo luogo consideriamo che occorrano maggiore apertura e maggiore trasparenza.
In relazione al primo punto va detto che si sono registrati alcuni progressi in quest’area. Lo riconosciamo ed esprimiamo anche un elogio perché all’interno della Commissione è stato attuato un nuovo sistema contabile. Non si è trattato di un processo semplice, ma ha superato tutte le aspettative. Riconosco altresì che il sistema di controllo finanziario integrato, soprattutto in materia di fondi agricoli, è stato attuato per una grande parte del bilancio e ovviamente questo è un fatto molto positivo. Tuttavia abbiamo una posizione critica in merito agli ambiti nei quali, purtroppo, anche la Corte dei conti ha formulato critiche particolarmente marcate. Si tratta nello specifico delle politiche interne e purtroppo anche di una parte della spesa agricola. E’ assolutamente necessario dare una stretta in questi settori. La Commissione deve essere più rigorosa, ma in particolare devono esserlo anche gli Stati membri. Infatti, circa l’80 per cento dei fondi UE, come i colleghi deputati sanno, è oggetto di una gestione concorrente; questo significa che, nella pratica, i soldi sono utilizzati negli Stati membri. E’ chiaro, in tali circostanze, che tanto la Commissione, quanto il Parlamento dipendono interamente dal fatto che gli Stati membri assumano seriamente la propria responsabilità, anche se purtroppo non riteniamo che sia così. E’ assolutamente necessario fissare una chiara responsabilità politica e su questo punto dovrà essere garantito un seguito in relazione all’anno prossimo.
Inoltre è ovvio che l’intera discussione sulla trasparenza procede ormai da qualche anno e ne siamo lieti. Ci rallegriamo altresì per le ottime iniziative della Commissione. Riteniamo che dovrebbe essere possibile per il singolo cittadino europeo andare su Internet e verificare come sono stati spesi i fondi UE per l’agricoltura, i Fondi strutturali e così via. Questo processo è in corso, ma ovviamente dovrà essere seguito fino al suo completamento. Inoltre è necessaria una maggiore trasparenza sugli svariati gruppi di lavoro esistenti e ci devono essere comunicati i nominativi dei partecipanti.
Jan Mulder, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, innanzi tutto desidero congratularmi con i relatori e posso assicurare loro che il Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa condivide la loro visione. Anche noi siamo favorevoli a raccomandare la concessione del discarico.
L’anno in esame – il 2006 – è il primo esercizio finanziario completo per il quale la Commissione in carica ha assunto piena responsabilità. Ancora una volta abbiamo ottenuto un verdetto negativo dalla Corte dei conti, per la dodicesima volta consecutiva, e tutti sappiamo, ovviamente che non si può continuare in questo modo. Sono lieto che la Corte dei conti abbia annunciato che sarà organizzata una revisione tra pari, ovvero che lascerà che altri esaminino da vicino il suo operato e il suo metodo. Perfetto, ma da qualunque lato si voglia guardare alla cosa, la responsabilità fa sempre capo alla Commissione, che non può scaricarla sugli Stati membri.
L’anno scorso abbiamo concluso un accordo sulle prospettive finanziarie, e per la prima volta è stata inclusa una disposizione in merito all’obbligo per gli Stati membri di presentare una dichiarazione nazionale al livello politico adeguato per certificare la corretta esecuzione del bilancio. La mia domanda è: cosa ha fatto di preciso la Commissione in merito a questo articolo delle prospettive finanziarie? Ha inviato una lettera agli Stati membri per informarli? Qual è la strategia della Commissione al riguardo?
Desidero altresì attirare l’attenzione della Commissione sul fatto che l’anno prossimo sarà un anno cruciale per la Commissione. Nel 2008 saranno trascorsi dieci anni da quando, nel 1998, il Parlamento ha rifiutato di concedere il discarico. Non mi spingo sicuramente a dire che questo si ripeterà: dipenderà dalla piega che prenderanno le cose, ma il progresso dovrà essere tangibile. Tra un anno, alla vigilia delle prossime elezioni europee, per il Parlamento sarà inaccettabile concedere nuovamente il discarico alla Commissione senza la minima esitazione, quando è ovvio che la Commissione non ha fatto tutto il possibile per migliorare la situazione. Una delle chiavi in tal senso è rispettare il dettato delle prospettive finanziarie.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, oggi il Parlamento deciderà se concedere il discarico di bilancio alle Istituzioni dell’Unione europea per il 2005.
Poiché la relazione della Corte dei conti non ha espresso grandi riserve in merito ad alcuna di tali Istituzioni, sostengo la posizione a favore della concessione generalizzata del discarico. Ciò, tuttavia, non significa che i conti annuali presentati al Parlamento siano impeccabili.
Primo, pur avendo riconosciuto che, nell’insieme, la relazione finanziaria delle Comunità europee riflette accuratamente la situazione finanziaria della Comunità alla fine del dicembre 2005, e che non contiene errori significativi, la Corte dei conti ha individuato numerosi errori sia negli importi registrati nei sistemi contabili centrali sia nelle relazioni presentate dai singoli Stati membri. E’ particolarmente preoccupante che, nonostante i rilievi critici formulati tanto dalla Corte dei conti quanto dal Parlamento europeo, alcune di tali imprecisioni si ripetano anno dopo anno.
Secondo, desidero unirmi alle voci che si levano sia nella Corte dei conti che in questo Parlamento per chiedere maggiore trasparenza nell’utilizzo e nella gestione dei fondi UE. In particolare desidero appoggiare l’intenzione della Commissione di pubblicare gli aiuti diretti ricevuti dai maggiori produttori agricoli in taluni Stati membri e sono anche ansioso di assistere a una semplificazione delle procedure in materia di appalti e sovvenzioni non rimborsabili, il che aumenterà la trasparenza delle attività della Commissione e ridurrà il rischio di corruzione.
Bart Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL) Signor Presidente, anche il nostro gruppo è pronto a concedere il discarico alla Commissione, effettivamente alle stesse condizioni illustrate poc’anzi dall’onorevole Jørgensen. L’onorevole Mulder ha appena affermato che per la dodicesima volta consecutiva la Corte dei conti ha rifiutato di concedere una dichiarazione di affidabilità positiva, una circostanza cui dobbiamo porre fine. Durante l’audizione presso la nostra commissione parlamentare, il Commissario Kallas, dopo essere stato nominato, aveva dichiarato che durante il suo mandato si sarebbe dovuta ottenere una dichiarazione di affidabilità positiva: per lo meno questo era il suo obiettivo. So che il Commissario attualmente è quasi ai ferri corti con la Corte dei conti: si procederà a una revisione tra pari dei metodi in uso presso la Corte e nutro ancora la speranza che a un certo punto, nel corso di questo mandato, sarà rilasciata una dichiarazione di affidabilità positiva. Vero è che alcuni problemi sembrano destinati a permanere, non da ultimo nel settore dell’agricoltura. In tal senso, sono soddisfatto della dichiarazione del Commissario in merito al sistema integrato di gestione e di controllo. Sappiamo tutti che la Grecia, per quanto di poco, non raggiunge il livello richiesto, un elemento che in due occasioni la Corte dei conti ha citato nella relazione annuale. Adesso esiste un piano d’azione concreto: il Commissario ha messo bene in chiaro di essere pronto a sospendere i pagamenti, se la Grecia non si uniformerà alle condizioni e se non attuerà il piano d’azione correttamente. Sono stati presentati due emendamenti a tale riguardo, uno dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei e uno dal nostro gruppo. Spero pertanto che almeno uno di questi emendamenti giungerà in dirittura d’arrivo, e questo costituirà un aiuto notevole per il Commissario nel momento in cui dovrà decidere se sospendere i pagamenti.
Ho notato la latitanza del Consiglio in merito alle dichiarazioni di gestione a livello nazionale. E’ scandaloso che il Consiglio sia assente dalla discussione sul discarico, che dobbiamo concedere anche al Consiglio, dal momento che sappiamo che l’80 per cento di tutte le risorse finanziarie è amministrato direttamente dagli Stati membri, e di questo mi rammarico profondamente.
Sostengo anche la richiesta formulata dall’onorevole Mulder alla Commissione in merito a quali misure siano state adottate per garantire che gli Stati membri presentino le dichiarazioni di gestione a livello nazionale. Nella nostra discussione con il Segretario di Stato tedesco si è giunti alla conclusione che le lacune sono imputabili alla nostra struttura federale. Non riesco a credere che sia questo il caso. Invece immagino che uno Stato federale come il Belgio possa affermare che tre regioni hanno le dichiarazioni, due delle quali non sono conformi e una invece sì. Perché non dovrebbe essere possibile? Alla luce di ciò insisto pressantemente perché anche le dichiarazioni di gestione degli Stati membri siano positive.
PRESIDENZA DELL’ON. WALLIS Vicepresidente
Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI) Signora Presidente, signor Commissario, la Corte dei conti da dieci anni non concede una dichiarazione di affidabilità positiva sui conti dell’Unione. Uno dei motivi principali è probabilmente che il denaro è assegnato dalla Commissione, ma sono gli Stati membri ad avere la responsabilità di vigilare sulla spesa. L’organo responsabile per l’allocazione dei fondi non supervisiona il loro utilizzo. Alcuni Stati membri sono più negligenti di altri nel sorvegliare i fondi che ricevono dall’Unione. Il nostro gruppo simpatizza con l’opinione espressa nella relazione che in futuro la Corte dei conti dovrebbe indicare più spesso quali sono i paesi colpevoli di una supervisione inadeguata. Non vi sono validi motivi per non puntare il dito contro la Grecia o altri paesi che peccano di lassismo in questo ambito.
Il parere del Parlamento è sempre stato che gli Stati membri debbano presentare una dichiarazione sulla gestione a livello nazionale dei fondi ricevuti dall’Unione. Alcuni Stati membri, ad esempio i Paesi Bassi, hanno fatto proprio questo principio, presentando tale dichiarazione opportunamente firmata da un ministro. La maggioranza degli Stati membri è contraria a presentare una dichiarazione. D’altro canto, occorre dire che il caso di Martha Andreasen non si è tradotto in una situazione in cui il capo contabile della Commissione approva l’autenticità dei conti con la propria firma. Il Parlamento chiede a ragione che gliene siano attribuiti i poteri.
Il nostro gruppo quest’anno è favorevole alla concessione del discarico.
Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signora Presidente, la richiesta di assunzione di responsabilità è cruciale nel processo democratico. Gli sforzi del Parlamento in questo ambito in passato sono stati pessimi. Nonostante una relazione dietro l’altra esponga frodi, irregolarità, incompetenza, sprechi, questo Parlamento concede anno dopo anno il discarico con maggioranze quasi da Corea del Nord.
L’anno scorso ha costituito un’eccezione. Il Parlamento ha pagato troppo caro l’affitto per l’edificio in cui siamo riuniti. Era impossibile nascondere il problema sotto il tappeto. Invece si è creata una situazione patetica nella quale i principali esponenti dei grandi gruppi politici hanno fatto la figura di “penitenti di professione”, mentre assicuravano che il loro rifiuto a concedere il discarico in verità era solo una finta. Così la maggioranza di questo Parlamento svolge il suo dovere democratico.
L’anno scorso ero relatore e ho ritenuto impossibile proporre di concedere il discarico al Comitato delle regioni, il cui segretariato sembrava permeato da una cultura di corruzione. Nonostante le tre diverse indagini del Comitato delle regioni fossero ancora in corso, il Parlamento ha concesso comunque il discarico. Ora l’OLAF ha presentato la sua relazione e le autorità nazionali hanno adito la magistratura. Pertanto vi sono motivi ancora più seri per non concedere il discarico al Comitato delle regioni quest’anno. Inoltre, la relatrice, onorevole Herczog, ha dimostrato che né l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, né l’Autorità europea per la sicurezza alimentare dovrebbero ottenere il discarico. Allora rifiutiamo di concederlo.
Ashley Mote, a nome del gruppo ITS. – (EN) Signora Presidente, ritengo che il Consiglio dei Ministri dovrebbe considerare con urgenza la nomina di un gruppo di contabili davvero indipendenti e di reputazione internazionale, perché svolgano un’indagine su larga scala e un’analisi dell’audit di questa Istituzione, della sua tesoreria, dei suoi sistemi e controlli di contabilità e anche di tutti i suoi organismi operativi, molti dei quali operano a livello commerciale e tuttavia eludono regolarmente la piena applicazione della normativa nella loro gestione finanziaria e aziendale.
Prendiamo l’esempio dei conti per il 2005: un gruppo di contabili forensi indipendenti ha concluso che nella contabilità non sono stati registrati correttamente pagamenti a concorrenza di 27 miliardi di euro e questa incredibile omissione contabile ha prodotto effetti altrettanto incredibili e inaccettabili. Sappiamo oramai, ad esempio, che negli anni l’UE ha perso qualcosa come 600 miliardi di euro, cifra di gran lunga superiore al contributo netto del Regno Unito a partire dalla sua adesione, che è pari a 75 miliardi di sterline.
Il Presidente della Corte dei conti ha ammesso che sussistono problemi seri: ogni relazione annuale li descrive, pagina dopo pagina, ma praticamente senza alcuna conseguenza. La dichiarazione di affidabilità in teoria dovrebbe coprire tutto “fino al livello dei contribuenti”. Tuttavia i loro interessi sono ignorati anno dopo anno. Le discrepanze tra il saldo di un esercizio e quello seguente sono regolari, costanti e inaccettabili. Nel 2002, ad esempio, la differenza era di 200 milioni di euro. L’anno scorso era di 179 milioni, un miglioramento alquanto scarso in quattro anni. Non si tratta soltanto di errori: i contabili li definiscono una pratica finanziaria molto scorretta.
Hans-Peter Martin (NI). – (DE) Signor Presidente, in una procedura di discarico di questo tipo non bisogna soltanto rivolgere lo sguardo al passato ma anche considerare le conclusioni che devono essere tratte. Sono certo che il Commissario ascolti con molta attenzione le osservazioni sulle agenzie e sappia anche quanto stia aumentando l’insoddisfazione di coloro che vogliono esercitare un certo grado di controllo per la situazione venutasi a creare in certi ambiti nei quali regna una notevole confusione e dove le cose cominciano a sfuggire di mano. Sono sicuro, Commissario Kallas, che anche lei sia al corrente della direzione in cui stanno muovendo i negoziati in sede di trilogo. E’ alquanto spiacevole constatare come addirittura i membri della commissione per i bilanci, che da anni seguono la questione, continuino a ribadire che loro stessi non riescono a venire a capo della situazione e che non esiste una netta demarcazione tra bilancio operativo e amministrativo, e che quindi ovviamente a questo livello sussistono massicce irregolarità, soprattutto per quanto riguarda l’occultamento delle spese amministrative nei programmi.
Ciò è diametralmente opposto ai suoi progetti in materia di trasparenza, signor Commissario, e vorrei incoraggiarla a provare ad attuare nell’ambito di sua competenza quello che è stato già abbozzato nel settore agricolo, rendendo pubblico l’utilizzo dei fondi fino all’ultimo euro. Ogni azienda moderna è in grado di farlo. Le aziende hanno sempre centri di costo e classificazioni precise, addirittura sanno esattamente che cosa accade durante le missioni di servizio. Nel nostro caso non accade, il che mi pare assolutamente deplorevole e dannoso. Sono sicuro, signor Commissario che lei concorda sulla necessità di una razionalizzazione generalizzata, perché è fuor di dubbio che i guadagni in termini di efficienza si ottengono riducendo il numero dei collaboratori e non il contrario, come succede attualmente.
Esther de Lange (PPE-DE). – (NL) Signora Presidente, mi limiterò a formulare osservazioni relative al Parlamento europeo. Vorrei innanzi tutto ringraziare il relatore, onorevole Staes, per l’ottima relazione. Sosteniamo la sua proposta di concedere il discarico e anche la gran parte dei suoi rilievi e commenti al riguardo. E’ superfluo dire che il nostro gruppo tiene a porre in evidenza alcuni aspetti, incluso il nostro emendamento n. 3, sul quale in particolare vorrei attirare la vostra attenzione perché, più della redazione attuale, sollecita un lavoro di squadra costruttivo e un dialogo politico con il Presidente del Parlamento, al quale il discarico deve essere concesso, ma che, all’epoca del bilancio in esame, non era ancora stato nominato.
Desidero richiamare la vostra attenzione anche sugli emendamenti presentati dall’onorevole Fjellner e cofirmati dalla sottoscritta, sugli attuali costi di mantenimento di tre luoghi di lavoro, in un momento in cui abbiamo 27 Stati membri. Le cifre disponibili risalgono al periodo in cui erano soltanto 15.
A livello più personale, vorrei aggiungere che ovviamente, in qualità di ex assistente, ho esaminato le osservazioni sui compensi di segreteria e la situazione del personale parlamentare con un occhio critico, in quanto alcuni casi lasciano ancora molto a desiderare.
Concludo con la storia infinita del Fondo pensionistico volontario. Dal mio punto di vista, che la mia delegazione condivide, è fondamentale evitare l’impressione che le risorse pubbliche – la copertura generale delle spese – siano utilizzate per un reddito privato, ovvero per alimentare il Fondo pensionistico volontario.
Infine, vorrei lasciare i 20 secondi che mi rimangono al prossimo oratore.
Edith Mastenbroek (PSE). – (NL) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare l’onorevole Staes per la sua eccellente relazione e il precedente oratore per i 20 secondi in più di tempo di parola. Non è che per caso veniamo dallo stesso Stato membro? E’ molto probabile, visto che vorrei porre in rilievo gli stessi punti sottolineati dalla collega.
Partendo dalla relazione Staes, desidero ancora una volta ringraziare il collega per il magnifico lavoro svolto. Da quando sono stata eletta, è la prima volta che un relatore riesce a concedere un discarico che fino alla settimana prima non aveva causato grandi controversie. Permettetemi soltanto di illustrare alcuni punti. E’ un peccato che in questa procedura sia la norma, e non l’eccezione, dovere continuare a ripetere all’infinito le stesse cose, non soltanto in merito alla firma digitale e alla riduzione della burocrazia in seno al Parlamento, ma anche questioni di grande peso come a chi, di fatto, concediamo il discarico. Avalliamo quanto ha sostenuto l’onorevole Staes al riguardo.
A titolo personale vorrei anche richiamare l’attenzione sugli emendamenti dell’onorevole Fjellner. Credo che per noi sia fondamentale sapere esattamente come il Parlamento spende i propri soldi e, dal mio punto di vista, quindi, ai fini della discussione è cruciale sapere qual è il costo esatto della suddivisione del nostro tempo di lavoro in tre sedi. Per passare al codice degli assistenti parlamentari, di sicuro ora che siamo riusciti a raggiungere un reciproco accordo sullo statuto dei deputati, questo è un tema importante che, spero, non saremo costretti a sollevare di nuovo l’anno prossimo e che è attualmente oggetto di esame da parte di uno dei gruppi di lavoro dell’Ufficio di presidenza. A mio avviso è vitale che il codice degli assistenti entri in vigore il più presto possibile e che riusciamo a verificare in modo soddisfacente le condizioni di lavoro degli assistenti, nonché il loro regime fiscale e di sicurezza sociale.
Bill Newton Dunn (ALDE). – (EN) Signora Presidente, mi compiaccio di vederla presiedere la seduta e condurre con tanta efficacia i nostri lavori.
Innanzi tutto, un commento all’attenzione dell’onorevole Mote, che, purtroppo, ne prendo atto, non si è dato la pena di rimanere ad ascoltare la continuazione del dibattito. Per risolvere i problemi della corruzione e degli sprechi in Europa propone di aggiungere un ulteriore strato di burocrazia, assoldando un’équipe di contabili del settore privato. Mi pare una soluzione assolutamente assurda, che aggiunge costi ai costi.
Il nostro gruppo appoggerà gli emendamenti nn. 1 e 3, che chiedono un chiarimento sui costi dei tre diversi luoghi di lavoro del Parlamento, un’astrusità che il pubblico, tanto quanto noi, non può comprendere. Su questo chiediamo delucidazioni. Tuttavia siamo piuttosto perplessi che il gruppo PPE-DE abbia presentato quattro emendamenti – nn. 79, 80, 81 e 83 – che depennerebbero altri elementi utili dalla relazione. L’onorevole De Lange, che è appena intervenuta a nome del gruppo PPE-DE, mi ha lasciato perplesso: ha dichiarato che dovremmo evitare di creare nel pubblico l’impressione che i soldi per il Fondo pensionistico siano mal spesi. Concordo con lei. Tuttavia, il gruppo PPE-DE propone all’emendamento n. 83 di annullare un audit sulle indennità dei deputati e su come sono spese, il che non ha alcun senso. La esorto a convincere gli altri suoi colleghi a ritirare tali emendamenti volti a espungere elementi utili dal testo della relazione, e a votare a favore.
Janusz Wojciechowski (UEN). – (PL) Signora Presidente, desidero congratularmi con i relatori per le loro relazioni sensibili e molto accurate. Ringrazio altrettanto la Corte dei conti, le cui relazioni ci hanno fornito moltissime informazioni sulla redazione del bilancio. Tuttavia, ritengo che le relazioni siano state redatte in un linguaggio difficilmente comprensibile per il cittadino medio e dovremmo migliorare la chiarezza dei nostri documenti in quanto, alla fine, non li scriviamo per noi stessi, bensì anche per il pubblico.
In ordine alle procedure di controllo, la maggior parte delle osservazioni riguardano l’accuratezza dei conti. Ciò è importante, ma nella contabilità i conti tornano, mentre nella vita reale i fondi sono sperperati e spesi in modo inefficiente. In futuro vorrei che l’attenzione fosse concentrata su una valutazione di merito delle singole spese più che sulla correttezza formale.
Paul van Buitenen (Verts/ALE). – (NL) Signora Presidente, dal 2000, due contabili interni del Comitato delle regioni sono riusciti ad accertare, uno di seguito all’altro, due casi gravi di frode, confermati poi dall’Ufficio antifrode in varie relazioni. In tutti questi anni il Comitato delle regioni ha minimizzato i problemi, ha promesso miglioramenti, e il Parlamento ha sempre concesso il discarico.
Soltanto l’anno scorso era prevista un’audizione con i due contabili che erano stati licenziati dal Comitato delle regioni. A seguito di forti pressioni da parte dello stesso Comitato, tuttavia, l’audizione è stata cancellata all’ultimo momento dall’ordine del giorno della commissione per il controllo dei bilanci e noi abbiamo reagito ancora una volta semplicemente concedendo il discarico al Comitato delle regioni. Qualche mese fa è stata resa pubblica l’ultima – per il momento – relazione dell’OLAF su questa saga. L’OLAF raccomanda non soltanto un’azione disciplinare, ma addirittura un procedimento penale. Poiché il Comitato delle regioni si è rifiutato ripetutamente di acconsentire, la commissione per il controllo dei bilanci alla fine ha ottenuto di leggere tale relazione, che rivela malversazioni strutturali a vari livelli gerarchici. Inoltre stanno di nuovo arrivando altre segnalazioni anonime. Le regole non mi consentono di citare dalla relazione dell’OLAF, ma ancora adesso, dopo anni di frodi, non è stata avviata alcuna azione disciplinare, mentre i due contabili sono stati mandati via.
E’ incredibile pensare che ancora una volta stiamo concedendo il discarico al Comitato delle regioni.
Jiří Maštálka (GUE/NGL). – (CS) Signora Presidente, desidero congratularmi con i relatori e formulare alcuni commenti, sia a livello generale sia nello specifico, sulla base della mia esperienza personale.
Innanzi tutto, il paragrafo 1 afferma che non tutte le agenzie godono sempre di una buona reputazione. Desidero prendere le difese dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro di Bilbao, che rappresenta certamente un’eccezione e per cui questa affermazione non è giustificata.
In qualità di relatore ho collaborato con quest’Agenzia per preparare la valutazione della direttiva quadro sulla protezione della salute sul lavoro, e attualmente per definire i nuovi standard per le statistiche relative agli infortuni sul lavoro. Inoltre ho visitato personalmente due volte l’Agenzia e posso confermare che ci fornisce dati davvero ottimi.
In merito al paragrafo 11, dove invochiamo una migliore assistenza tecnica alle agenzie, desidero formulare una considerazione. Non si tratta soltanto di un problema di assistenza tecnica, bensì anche di migliorare la presentazione delle richieste che formuliamo alle agenzie e, a tale riguardo, il Parlamento deve essere più proattivo.
Infine, per quanto attiene al paragrafo 15 sulla cooperazione con le altre organizzazioni, posso riferire che l’Agenzia di Bilbao collabora strettamente con l’Organizzazione mondiale della sanità e fornisce dati statistici estremamente interessanti.
Ultima osservazione: sostengo fortemente il paragrafo 25 e sono lieto di affermare che l’Agenzia ha migliorato le sue comunicazioni e che le sue competenze specifiche sono più utilizzate, soprattutto dalle piccole e medie imprese. Grazie.
John Whittaker (IND/DEM). – (EN) Signora Presidente, dalla Commissione sentiamo ripetutamente la giustificazione: “Non è colpa nostra! Come possiamo controllare il denaro comunitario?”. Vale a dire che i soldi dei contribuenti degli Stati membri vengono spesi dagli Stati membri. Di fatto, l’anno scorso si è verificato un evento straordinario: la Commissione ha punito la Corte dei conti per essersela presa con loro.
Forse, però, la tesi della Commissione ha senso e questa linea di pensiero ha convinto i governi di Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi ad accogliere le dichiarazioni sulla gestione futura dei fondi comunitari – per quello che vale. Entrando più nello specifico, la tesi della Commissione mette in luce la sostanziale debolezza del sistema. Le agenzie degli Stati membri che spendono denaro comunitario sono scarsamente incoraggiate a preoccuparsi dei contribuenti di altri Stati membri che hanno fornito tale denaro.
Che cosa facciamo dunque al riguardo? Io continuerò a dire ai cittadini del mio paese che gli sprechi e le irregolarità finanziarie sono una conseguenza deplorevole ma inevitabile del sistema – un sistema imperfetto in cui lo iato tra i contribuenti che forniscono i fondi e coloro che li spendono diventa sempre più grande.
Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, come uno scout, sono sempre pronto. Ho tre considerazioni da fare.
Innanzi tutto penso che, a quanto pare, ci stiamo un po’ dimenticando il motivo per cui ci troviamo qui. Parliamo della relazione, che ha per tema la buona gestione finanziaria. Penso vi siano tre ragioni per cui stiliamo queste relazioni. La prima è la fiducia. Occorre che i mercati si fidino di noi. La seconda è la democrazia. Occorre che i cittadini si fidino di noi. Se abbiamo una buona gestione finanziaria, altri faranno altrettanto. Il terzo motivo è la trasparenza, ovvero la riduzione dello scetticismo. Stiamo cercando di migliorare il controllo finanziario. Perciò la mia prima considerazione è che vi è un motivo se così stiamo facendo. A mio avviso la Commissione sta lavorando bene, contrariamente a quanto ha affermato il precedente oratore.
In secondo luogo – e questo è per me un momento storico, perché mi trovo fondamentalmente d’accordo con il mio compatriota di sinistra – l’onorevole Seppänen ha assolutamente ragione, al pari di tutti i precedenti oratori che hanno affermato che l’errore nella gestione del denaro non viene commesso dalla Commissione, ma dagli Stati membri. In altre parole, gli Stati membri gestiscono l’80 per cento dei fondi, senza avere assolutamente alcuna responsabilità finanziaria. Vorrei avanzare una proposta. Se, alla prossima Conferenza intergovernativa, apriremo un paio di questioni istituzionali, perché non comportarci nei confronti degli Stati membri come ci comportiamo con la Commissione? Perché nei nuovi Trattati non stabiliamo che gli Stati membri siano giuridicamente obbligati ad assumersi la responsabilità del denaro comunitario che spendono? Forse questo potrebbe darci un’effettiva dichiarazione di affidabilità a lungo termine.
In terzo e ultimo luogo, vorrei esprimere il mio accordo con tutti coloro che sostengono gli emendamenti presentati dall’onorevole Fjellner: gli onorevoli Newton Dunn, De Lange, Staes e Mastenbroek. Occorrono due elementi in questa relazione. Il primo è una valutazione dell’impatto ambientale dei costi delle tre sedi e il secondo è il costo delle tre sedi del Parlamento europeo.
Paulo Casaca (PSE). – (PT) Signora Presidente, vorrei congratularmi con tutti i relatori per l’ottimo lavoro svolto. Le mie congratulazioni sono estese naturalmente ai presidenti della nostra commissione, onorevoli Fazakas e Bösch. Vorrei inoltre esprimere il mio apprezzamento per le parole del Commissario Kallas sui controlli ex post che si dovranno svolgere in relazione a tutto ciò che riguarda la gestione diretta dei fondi. Devo dire subito che seguiremo con attenzione questi controlli, il modo in cui verranno condotti, il numero di errori rilevati e il necessario confronto con i risultati ottenuti dalla Corte dei conti.
Cosa ancora più importante, vorrei dire al nostro Vicepresidente che il Parlamento ha l’ultima parola sul discarico e che farà senz’altro pieno uso di questa facoltà quando l’anno prossimo tornerà in quest’Aula per discutere della questione del recupero dei fondi.
Ho elaborato una relazione fortemente critica sul modo in cui la Commissione ha gestito la questione. La Corte dei conti ha dichiarato in seno alla commissione per il controllo dei bilanci di non essere stata in grado di rinvenire i miliardi di euro di fondi che, secondo la Commissione, andavano recuperati. Devo dire che neppure io sono in grado di rinvenire queste somme e vorrei sottolineare che l’anno prossimo la questione dovrà essere affrontata in modo completamente diverso; in caso contrario, dovremo assumere un orientamento molto più rigoroso.
Kyösti Virrankoski (ALDE). – (FI) Signora Presidente, l’amministrazione dei fondi comunitari è un compito alquanto delicato. Per attuare il bilancio in modo efficace, devono sussistere strumenti giuridici chiari e una chiara divisione del lavoro. In entrambe le aree esiste un margine di miglioramento. Inoltre i fondi comunitari, com’è noto, sono gestiti principalmente dalle autorità nazionali.
Non sembra che si stiano facendo progressi nella semplificazione legislativa. Sebbene il numero di vecchi regolamenti stia diminuendo, se ne elaborano costantemente di nuovi. I cittadini sono allettati dalla meticolosa microgestione e nessuno si azzarda a delegare le decisioni verso il basso. Questo ha reso e rende la supervisione sempre più necessaria. Almeno a livello giuridico i fondi comunitari vengono controllati in modo molto rigoroso. D’altro canto, la quantità di supervisione in atto non necessariamente ne migliora la qualità o il modo in cui viene gestita. Spesso l’eccessiva supervisione non fa che rallentare e paralizzare le operazioni. Le società private, per esempio, ora sono più riluttanti a partecipare a progetti finanziati con Fondi strutturali comunitari, per via della loro estrema burocraticità. Per questo motivo è un bene che Istituzioni quali la Corte dei conti abbiano iniziato a prestare più attenzione alla qualità che alla quantità della supervisione in corso.
La supervisione di bilancio impone una divisione più chiara delle responsabilità. La responsabilità che grava sul detentore di una carica dev’essere assolutamente chiara. Il sistema non dev’essere troppo gerarchico. La responsabilità collettiva non è affatto responsabilità. Per questo motivo, la supervisione finanziaria va di pari passo con la semplificazione legislativa e con la chiarificazione delle responsabilità di chi detiene gli incarichi.
Ingeborg Gräßle (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, vorrei ringraziare di cuore tutti i relatori, perché gli ulteriori progressi che possiamo compiere si devono al loro lavoro; può ben darsi che ne abbiamo compiuti di più sul fronte delle agenzie che non altrove, perciò bisogna ringraziare l’onorevole Herczog per le idee davvero ottime che ha apportato.
E’ essenziale che vi siano legami più stretti tra le agenzie e la Commissione, che deve avere una minoranza di blocco nei consigli di supervisione, e che deve comprendere e accettare il fatto che tali agenzie sono partner nell’attività legislativa e nella gestione dei programmi comunitari. Purtroppo, però, la situazione in materia di bilancio della Commissione resta praticamente invariata.
Di qui alla fine del periodo dovremo prestare attenzione a come si possa ottenere una dichiarazione di affidabilità assoluta almeno in materia di gestione diretta delle risorse; nel suo ambito, la Commissione dimostra di esserne capace e dovrebbe riuscire bene nell’intento. Vogliamo collaborare con voi al riguardo e darvi il nostro sostegno, ma questo presuppone che voi prendiate l’iniziativa; saremo al vostro fianco lungo l’intero percorso, dal rischio tollerabile al singolo controllo e a tutte le questioni ad essi correlate.
Vorrei altresì ringraziare la Corte dei conti, Istituzione a nostro parere molto importante, e le persone che vi operano, che hanno fatto un buon lavoro, su cui contiamo e su cui continueremo a fare affidamento negli anni a venire.
Devo dire al Commissario che abbiamo ancora molto lavoro arretrato, e vi è qualcosa cui forse dovremmo dare la priorità; lei, infatti, ci deve ancora fornire informazioni sulle cifre e sul recupero dei fondi, che finora non siamo riusciti a capire. Sarebbe a mio avviso molto importante che lei dicesse all’Assemblea su quali cifre possiamo contare, perché nelle ultime sei o otto settimane ne sono circolate almeno quattro.
Venendo al bilancio dell’Assemblea, abbiamo presentato emendamenti di soppressione in merito al fondo pensionistico, non perché ci opponiamo ad esso e vogliamo esprimerci riguardo alla sua sostanza, ma perché non vogliamo vanificare l’operato del gruppo di lavoro che abbiamo nominato insieme. Perché, infatti, dovremmo voler imporre restrizioni al suo lavoro? Vi invito dunque a sostenere tali emendamenti. Lungi dal vanificare ciò che potrebbe emergere in seguito al riguardo, danno al gruppo l’occasione di fare ciò che ritiene giusto.
Herbert Bösch (PSE). – (DE) Signora Presidente, i nostri relatori si meritano vive congratulazioni, perché per i contribuenti è importante vedere che l’Assemblea svolge un lavoro di tutto rispetto quando ne va della tutela del loro denaro.
So perfettamente, e credo che questo sia ciò che l’onorevole Gräßle voleva dire, che è sempre piuttosto difficile selezionare le vere priorità quando un numero elevato di persone chiede a gran voce ciò che desidera, ma è proprio questo problema tecnico che la nostra commissione considera una sfida. Credo che il problema sia stato risolto molto bene, e continueremo a vigilare sulle questioni sollevate; vogliamo colmare le lacune nel sistema SIGC, e sono grato per il sostegno della Commissione, che ci è stato nuovamente assicurato dal Vicepresidente Kallas.
Vorremmo poterci presentare dinanzi agli elettori dicendo che la PAC è stata dichiarata sana, e molto presto potremo farlo; si sono fatti passi avanti, cosa che reputiamo molto incoraggiante.
In secondo luogo, vogliamo che gli Stati membri paghino l’80 per cento di questo bilancio di 100 miliardi di euro che vengono spesi per il loro tramite, e il fatto che oggi il Consiglio sia assente mi pare deplorevole. Loro – che attualmente sono tedeschi, mentre in altri momenti provengono da altri Stati membri: non ho intenzione di additare un singolo paese – potranno anche essere i nostri signori e padroni, ma glielo ricorderemo la prossima volta che si presenteranno agli elettori, parlando dell’inferno in cui versa Bruxelles.
Non possiamo aspettarci che i contribuenti tollerino l’assenza degli Stati membri quando si discute di questi argomenti, e aggiungerei che si può dire altrettanto della leadership dell’Assemblea, perché né il Segretario generale né il Presidente sono presenti in Aula, e lo dico, signora Vicepresidente, senza voler mettere in dubbio le sue competenze. Quel che desideriamo per il futuro è che gli Stati membri si assumano le loro responsabilità.
In conclusione, Commissario Kallas, mi ha alquanto turbato la sua dichiarazione, che mi auguro non abbia a ripetersi; la Corte dei conti, infatti, è stata creata per controllare e criticare la Commissione, e non viceversa, e si dà il caso che sia questo il modo in cui si opera in uno Stato dotato di un ordinamento democratico.
Presidente. – Abbiamo preso nota di ciò che ha detto sull’assenza di alcune persone.
Margarita Starkevičiūtė (ALDE). – (LT) Vorrei accordare il mio sostegno alle opinioni espresse dall’onorevole Herczog in merito alle agenzie, e vorrei sottolineare che, rispetto all’anno scorso, si può chiaramente notare una maggiore disciplina fiscale in quest’ambito.
Le agenzie, tuttavia, si moltiplicano come funghi dopo un acquazzone. Se nel 1990 ne avevamo tre, ora, insieme alle agenzie esecutive, ne abbiamo 23. E’ evidente che non vi è alcun piano strategico per la loro istituzione. Nel maggio dell’anno scorso la Commissione ci ha invitati a informarci sulle attività dell’Agenzia esecutiva per l’energia intelligente. Quale grande modello operativo di agenzia abbiamo trovato: alla fine dell’anno la Commissione ha presentato la proposta di riorganizzarla.
Naturalmente dobbiamo prestare maggior attenzione al problema più vasto: di quante agenzie abbiamo bisogno, e sono davvero necessarie?
Al momento tale processo è azzardato. Diversi commissari entrano in diverse commissioni parlamentari, responsabili di alcune aree, e vanno alla commissione per i bilanci. Pertanto è arduo valutare l’intero processo d’istituzione delle agenzie e la loro necessità, benché a quanto pare siano state definite molte aree procedurali.
Credo pertanto che la commissione per il controllo dei bilanci, insieme all’intero Parlamento, debba sostenere l’iniziativa e incoraggiare una più rapida conclusione di un accordo interistituzionale relativo al funzionamento delle agenzie europee, alle loro procedure operative e alla loro istituzione.
José Javier Pomés Ruiz (PPE-DE). – (ES) Innanzi tutto vorrei sollevare una questione di procedura. Dov’è il Consiglio, signora Presidente?
Insisto, dov’è il Consiglio?
Stiamo parlando del bilancio, il 90 per cento del quale viene speso dagli Stati membri. Dov’è dunque il Consiglio? Dov’è il Consiglio, Commissario Kallas? Onorevole Bösch, mio caro amico, signore e signori della stampa tedesca che seguite le nostre attività, Frankfurter Allgemeine, Die Welt, dov’è il Consiglio? Perché non è in Aula mentre parliamo di come spende il 90 per cento del nostro bilancio?
Miei cari amici, onorevoli Bösch e Ferber, onorevoli colleghi tedeschi, abbiamo una Presidenza tedesca. Dov’è il Consiglio? Perché non si fa vivo in quest’Aula, ad ascoltare tutte le nostre opinioni su come gli Stati membri spendono il bilancio?
Mi auguro che in seno alla commissione per il controllo dei bilanci, presieduta dall’onorevole Bösch, si possa intraprendere una qualche iniziativa per affermare che è scandaloso – se non lo ha già detto la stampa – che non si sia fatto vedere nessuno del Consiglio, in modo da poter rispondere ai nostri commenti, se necessario. Non posso esprimermi in modo più diretto.
Abbandonando la questione, che è molto grave, questo dibattito acquista peso di anno in anno; noi apprezziamo, e io accolgo con favore, la comunicazione del Vicepresidente Kallas, secondo la quale abbiamo recuperato 2,1 miliardi di euro dagli Stati membri. Si tratta di denaro che hanno speso male e che stiamo recuperando. Mi piacerebbe sapere come vengono distribuiti questi 2,1 miliardi di euro. Abbiamo chiesto tale informazione e siamo certi che, nell’ambito dell’iniziativa di trasparenza che il Vicepresidente Kallas sta conducendo e che il Parlamento sosterrà, scopriremo i dettagli.
Forse al riguardo il Consiglio ha ragione. Ciò che non viene speso in modo adeguato deve tornare nelle casse comunitarie. Pertanto accolgo con estremo favore l’iniziativa del Commissario Kallas di essere particolarmente duro, onesto e deciso nel recupero dei fondi mal spesi.
Presidente. – Affinché non vi siano dubbi, e poiché numerosi oratori hanno sollevato la questione, è alquanto evidente che l’ordine del giorno prevede la partecipazione del Consiglio. Nulla gli impedisce di essere in Aula; ovviamente ha preso la decisione di non essere presente. Si prenderà nota del fatto, che è stato chiaramente sottolineato.
Szabolcs Fazakas (PSE). – (HU) Il discarico 2005 rappresenta un’importante pietra miliare nelle riforme iniziate tre anni fa da COCOBU. Uno degli scopi della riforma era la semplificazione della procedura, che oltre a essere ben accetta per tutti i partecipanti è altresì passibile di immediata attuazione.
Si è dimostrato un compito molto più arduo e complesso realizzare l’obiettivo che abbiamo in comune con il Commissario Kallas, secondo il quale una dichiarazione di affidabilità positiva sarebbe garantita per il 2009, prevenendo così le critiche, spesso infondate. Affinché la Corte dei conti rilasci una certificazione priva di riserve, occorrono le dichiarazioni degli Stati membri che usano in totale l’80 per cento dei fondi. Finora i governi degli Stati membri si sono astenuti dal farlo. L’anno scorso siamo anche riusciti a ottenere un accordo interistituzionale al riguardo, con cui si è sottoscritta la necessità di una dichiarazione positiva, e secondo il quale gli uffici nazionali preposti ai controlli sono disposti a collaborare con la Corte dei conti. Per tutto questo dobbiamo ringraziare i parlamenti nazionali, il cui contributo ha fatto sì che riuscissimo ad assicurare la necessaria base politica.
James Elles (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, vorrei congratularmi con i relatori di questo dibattito particolare, soprattutto con l’onorevole Garriga Polledo per la relazione sul discarico relativa alla Commissione, sulla quale s’incentra la maggior parte delle mie osservazioni.
Signor Commissario, penso che in seno al Parlamento e al dibattito si percepiscano i progressi concreti compiuti dalla Commissione Barroso al fine di poter assicurare ai cittadini europei un’adeguata responsabilità rispetto ai fondi. Tuttavia sappiamo dalla relazione della Corte dei conti che, nonostante la legittimità e la regolarità delle transazioni di base, per alcune parti del bilancio permangono errori materiali circa alcuni elementi dei programmi operativi, e perciò non vi è alcuna dichiarazione di affidabilità per il dodicesimo anno di fila, il che, come credo sia opinione di tutti, è del tutto inaccettabile. La questione è: come si arriva a questo punto?
Secondo i Trattati, la Commissione stabilisce la propria responsabilità rispetto alla gestione del bilancio, ma sappiamo che l’80 per cento, come hanno detto altri colleghi, viene gestito dagli Stati membri. E’ logico che non si dia alcuna dichiarazione di affidabilità finché gli Stati membri non produrranno le proprie dichiarazioni nazionali. Sono lieto che la Presidenza del Consiglio sia giunta in Aula almeno alla fine del dibattito, che riguarda proprio la Presidenza e la sua responsabilità di permettere il rilascio di dichiarazioni nazionali.
Ovviamente nell’accordo interistituzionale abbiamo fatto passi avanti nel chiedere agli Stati membri di fare dichiarazioni nazionali. Concordo con il nostro relatore sul fatto che dobbiamo fare in modo che la proposta della Commissione incoraggi gli Stati membri in tal senso, ma l’impressione è che gli Stati membri non si curino del denaro comunitario speso nei loro paesi perché non lo considerano loro. Ma certo che lo è! Sono i soldi dei contribuenti e ne va tenuto adeguatamente conto.
Pertanto, considerando l’ottima relazione Garriga Polledo, giungo alla conclusione che, se quest’anno si dovesse tenere una Conferenza intergovernativa, dovremo far sì che diventi un obbligo giuridicamente vincolante che tutti gli Stati membri producano dichiarazioni di gestione a livello nazionale, perché chiaramente in questa fase la base giuridica è insufficiente e alcuni Stati membri si limitano a disfarsene, dicendo che non se ne preoccupano perché non li riguarda. Riguarda tutti, però.
Presidente. – Ci rallegriamo di osservare la presenza dei rappresentanti del Consiglio, tuttavia mi dicono che, in realtà, sono qui per la prossima discussione.
Markus Ferber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, innanzi tutto ringrazio tutti i relatori per lo splendido lavoro che hanno svolto. Forse la signora ministro della Sanità farà la sua parte per conto del Consiglio al fine di aumentare la trasparenza nei controlli di bilancio, visto che nel settore della sanità è impegnata attivamente su questo fronte. Forse potrebbe essere un esempio anche per noi.
Un proverbio tedesco dice che, quando si esce per una cavalcata, bisogna lasciare la stalla pulita. Intendo dire che l’80 per cento dei fondi è amministrato dagli Stati membri, ma leggendo i titoli in prima pagina degli ultimi anni, addirittura degli ultimi mesi, quando si parlava di politica immobiliare della Commissione e di determinate strutture che non hanno esattamente contribuito a fare in modo che la trasparenza delle procedure diventasse la norma nella attribuzione dei contratti, risulta evidente che il 20 per cento gestito dalla Commissione deve essere soggetto a un esame particolarmente accurato.
E’ inutile che la Commissione e gli Stati membri si palleggino la responsabilità: ognuno ha la propria. Anche all’interno della Commissione è necessario un discreto lavoro per analizzare tali strutture. Mi ricordo ancora distintamente tutti gli impegni assunti dalla Commissione di fronte al Parlamento nel 1999 in occasione delle dimissioni del Collegio in carica all’epoca.
Quando si parla di trasparenza, talvolta davvero non mi raccapezzo e spero che qualcuno sarà in grado di illuminarmi.
Circa il problema del sistema SIGC, onorevole collega Bösch, nel mio paese l’incidenza delle frodi, che, di fatto, non riguarda le frodi, bensì è relativa alla compilazione errata delle domande – non con intenzione fraudolenta – è pari allo 0,9 per cento. Se penso all’onere amministrativo necessario per passare dallo 0,9 per cento allo 0,5 per cento, alle volte mi preoccupo che i costi burocratici che andiamo a creare siano sostanzialmente maggiori rispetto ai risparmi che possiamo ottenere nell’interesse del contribuente. Occorre trovare un giusto equilibrio per arrivare sulla strada giusta.
Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, avrei soltanto alcuni brevi commenti.
Come prima cosa ringrazio tutti per le vostre osservazioni. In merito ad alcune questioni secondarie, come il trasferimento di agenti, investigheremo o studieremo il caso sollevato in merito all’integrazione della dimensione di genere. E’ in corso uno studio pilota ed è difficile raccogliere informazioni in merito alle politiche collegate alle questioni di genere.
Desidero altresì sottolineare che il dialogo interistituzionale relativo alle agenzie è estremamente valido, se il Parlamento è favorevole a questa idea. La Commissione ha proposto un accordo interistituzionale sulle agenzie nel 2005, che si è arenato al Consiglio. Ora, sotto la Presidenza tedesca, avete cercato di ridare vigore a questo accordo. Ciò è vitale se vogliamo davvero risolvere la questione.
In ordine ad alcuni piccoli dettagli, un onorevole parlamentare ha formulato una domanda sul volume delle perdite del bilancio europeo. Vorrei solo ripetere che, in termini contabili esatti, le perdite sono gli importi di denaro che sono defalcati dal nostro bilancio patrimoniale. Nell’esercizio 2005, tale importo era pari a 90 805 147,47 euro, ovvero lo 0,09 per cento del nostro bilancio. Questa è la cifra esatta che corrisponde alla definizione di perdite.
Inoltre desidero rispondere all’onorevole Seppänen che i conti per il 2006 sono già stati firmati dal nostro capo contabile. Le agenzie sono una questione importante. Secondo, le dichiarazioni nazionali sono state il punto principale toccato da numerosi parlamentari che hanno parlato dei problemi dovuti alla gestione concorrente dei fondi UE. La dicitura dell’accordo interistituzionale è stata inclusa nel regolamento finanziario rivisto. L’articolo 53 ter afferma che gli Stati membri dovrebbero presentare una sintesi annuale, al livello nazionale appropriato, delle revisioni contabili e delle dichiarazioni disponibili. E’ stato concordato con il Consiglio che il 15 febbraio 2008 sarà resa disponibile una sintesi delle revisioni contabili per l’agricoltura. Gli aspetti tecnici connessi alla trasposizione di tale esercizio in altri ambiti, in particolare in relazione ai Fondi strutturali, sono ancora in discussione, ma certamente si otterranno risultati conclusivi.
La Commissione ha sollevato tale questione il 27 marzo all’ECOFIN e ieri ne ha discusso il Comitato finanziario del Consiglio. Abbiamo allacciato contatti con la Presidenza tedesca e il Ministero delle finanze tedesco per ridiscuterne a giugno, in modo da raggiungere un esito risolutivo sulla questione della gestione concorrente. Il problema principale, visibile in tutte queste discussioni, è che occorre procedere in modo tale da produrre elementi per la Corte dei conti. Potrebbe crearsi grande tensione se la Corte dei conti dovesse sostenere che le dichiarazioni nazionali presentate non hanno alcun valore, e che continuerà a svolgere le proprie verifiche e i propri controlli e a valutare la situazione. La soluzione deve essere praticabile.
Fin dall’inizio la Commissione ha sostenuto l’idea della gestione concorrente. Stiamo lavorando con le istituzioni di controllo nazionali per coinvolgerle nel processo, ma devono anche esistere prove chiare per la Corte dei conti. Il processo continua. Cinque paesi hanno già dato la propria disponibilità a presentare dichiarazioni nazionali. Se paragono le riunioni del Consiglio cui ho partecipato all’inizio di questa Commissione con la situazione attuale, che è completamente diversa, noto un passo avanti sostanziale.
Desidero commentare un’ultima questione sollevata da alcuni onorevoli parlamentari. In effetti, si terrà una Conferenza intergovernativa. Ci risulta che siano in corso preparativi intensi per tale Conferenza. In questa situazione possiamo anche ottenere un certo contributo in materia di discarico, magari nell’ottica indicata dall’onorevole Elles, o in termini di formulazione della dichiarazione di affidabilità. In ogni caso, qualcosa si può fare. Se il Parlamento, a sua volta, esprimerà un forte interesse a favore di simili modifiche, ciò sarà senz’altro utile per contribuire a spianare la strada ad una dichiarazione di affidabilità positiva.
Bart Staes (Verts/ALE), relatore. – (NL) Signora Presidente, il mio intervento è più che altro un richiamo al Regolamento ai sensi dell’articolo 165. Diversi oratori hanno chiesto perché la Presidenza tedesca, che è arrivata alla fine di questa discussione, immagino per rivolgersi all’Aula nella discussione seguente, fosse assente.
Vorrei chiedere espressamente alla Presidenza tedesca per quale motivo non abbia preso parte alla discussione sul discarico. Si tratta di un dibattito importante, dato che si discute dell’80 per cento delle risorse spese dalla Commissione e dagli Stati membri, come vari colleghi hanno già indicato. Se non otterrò una buona ragione, avrò qualche riluttanza a raccomandare al mio gruppo di concedere il discarico al Consiglio. A quel punto preferirei votare contro la concessione del discarico al Consiglio, così da poter tenere questa discussione di nuovo tra sei mesi.
Presidente. – La ringrazio, onorevole Staes. I rappresentati del Consiglio presenti in questo momento sono del ministero della Sanità tedesco e credo che non sarebbe giusto chiedere loro di rispondere a questa domanda.
Alla luce del tenore di alcuni interventi, ho messo in chiaro la nostra insoddisfazione per questa assenza e a ciò daremo seguito. Non intendo chiedere al rappresentante presente di rispondere nello specifico, ma abbiamo preso debitamente atto della giusta osservazione.
Dichiaro chiusa la discussione. La votazione si terrà oggi alle 12.00.