Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’omofobia in Europa.
Vi devo informare che il gruppo UEN ha proposto di non tenere la discussione per motivi di inammissibilità. L’onorevole Szymański è iscritto a parlare in difesa di questa proposta; ha facoltà di parola.
Konrad Szymański (UEN). – (PL) Signora Presidente, chiedo che la proposta di dibattito sull’omofobia sia dichiarata inammissibile in conformità all’articolo 167 del Regolamento. La ragione è che l’Assemblea è stata ingannata sulle motivazioni del dibattito, ovverosia discutere un disegno di legge che non è mai esistito, non esiste e non esisterà, com’è stato chiaramente affermato dal Primo Ministro polacco.
Si propone di discutere le affermazioni di alcuni politici polacchi, che il Primo Ministro polacco ha corretto dichiarando molto chiaramente che il governo polacco non ha proposto alcun tipo di politica discriminatoria contro gli ambienti omosessuali. Credo che questo dovrebbe essere sufficiente per ritirare la proposta di dibattito al riguardo, non sussistendo un presupposto per la discussione.
Manfred Weber, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, quando si parla di antidiscriminazione la posizione del gruppo PPE-DE è assolutamente chiara: esso appoggia inequivocabilmente le decisioni adottate da questa prestigiosa Istituzione ed espresse in varie risoluzioni e atti giuridici.
Dopo avere commentato le parole del ministro polacco in seno alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento, abbiamo chiesto al servizio giuridico dell’Assemblea di fornirci un’idea dell’importanza che dovremmo loro attribuire, dicendoci se sono contrarie al diritto europeo. Il servizio giuridico ha risposto che, non trattandosi di una questione giuridica, si rammaricava di non potere esprimere un parere, ed è esattamente questo il punto sollevato dal nostro amico del gruppo UEN.
Il gruppo del Partito popolare europeo vorrebbe che si prendesse in seria considerazione la cosa, e quindi ci siamo mossi affinché la nostra agenzia, recentemente costituita per occuparsi di questi problemi, assuma il compito di monitorare gli sviluppi nel settore e vigilare su di essi. Vorrei chiarire che, nonostante il gruppo del Partito popolare europeo appoggi queste decisioni, siamo assolutamente convinti che non vi sia motivo di riproporre nuovamente questi temi in Parlamento, ed è per tale ragione che propendiamo per eliminare questo dibattito dall’ordine del giorno.
Kathalijne Maria Buitenweg, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, penso che anche il gruppo PPE-DE sappia che oggi non stiamo parlando solo di una dichiarazione di un ministro. Si tratta di un dibattito molto più ampio. Credo sia ovvio alla maggioranza dei deputati in Assemblea che questa mozione è stata presentata solo perché alcune persone non vogliono discutere di discriminazione contro gli omosessuali. In ogni modo siamo politici in una democrazia, e se non ci piace una risoluzione possiamo semplicemente votare contro.
Non capisco perché la questione debba essere inammissibile. La prossima volta dichiareremo inammissibile un dibattito sul mercato interno! Il tema rientra nell’ambito di competenza dell’Unione europea. L’uguaglianza dei diritti è l’essenza dell’Unione europea. Dal Trattato di Amsterdam in poi – non so se tutti lo sappiano – l’articolo 13 sancisce che svolgiamo un ruolo nella legislazione antidiscriminatoria. Non è la prima volta che discutiamo l’omofobia né, purtroppo, sarà l’ultima.
Secondo me è molto chiaro: è ammissibile perché rientra nelle nostre competenze. L’unico motivo per cui non dovrebbe esserlo è che non volete discutere il tema. Discutiamone questo pomeriggio e teniamone conto in sede di voto, ma non travisiamo un dibattito.
(Applausi)
(La proposta di inammissibilità viene respinta)
Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, “realizzare l’Europa insieme” è lo slogan scelto dalla Presidenza tedesca dell’UE come parola d’ordine. “Realizzare l’Europa insieme”, ma cosa significa? Significa che noi, in Europa, dobbiamo continuamente ricordarci gli aspetti vantaggiosi e positivi della diversità, del rispetto, del riconoscimento e della tolleranza, perché diversità, rispetto, riconoscimento e tolleranza sono i valori fondamentali su cui si fonda l’Europa che condividiamo.
A prima vista sembrerebbe che chi è orientato verso persone del proprio sesso oggi sia più che mai accettato e tollerato; il lavoro delle associazioni svolge un ruolo vitale in tal senso, perché i movimenti di gay e lesbiche sono sempre più organizzati e incoraggiano i propri membri a dichiarare apertamente le proprie tendenze sessuali. Dopo secoli di discriminazione istituzionalizzata, si tratta di uno sviluppo incoraggiante. Parlo per la Germania perché la nostra storia ci ha dato una responsabilità specifica in tal senso, visto che 60 anni fa gli omosessuali sono stati tra le vittime della macchina di sterminio nazionalsocialista.
A uno sguardo più attento, diventa subito evidente che l’omofobia è ancora viva e vegeta in molte parti d’Europa, e gli eventi attuali ce ne offrono esempi che destano in noi la vergogna. Gli omosessuali sono ancora esposti ai pregiudizi, all’intolleranza e alla discriminazione ufficialmente legittimata, mentre atti di violenza e attacchi pieni d’odio contro le minoranze sessuali sono episodi all’ordine del giorno, spesso impuniti dal diritto penale.
A tale proposito, appoggio pienamente le parole di Hans Winkler che, parlando all’Assemblea in qualità di rappresentante della Presidenza austriaca del Consiglio meno di un anno fa, ha affermato che: “ogni qualvolta sono in pericolo la sicurezza e la dignità di un uomo o di una donna che vive nell’Unione europea, sono in pericolo la sicurezza e la dignità di tutti noi, e con esse la credibilità dell’Unione, dei suoi principi e delle sue Istituzioni”. Questo vale ancora oggi.
(Applausi)
La discriminazione contro gli omosessuali è un problema contro il quale dobbiamo avvalerci di tutti i mezzi a disposizione. La lotta all’omofobia richiede perseveranza. E’ necessario un lavoro continuo per demolire progressivamente i muri del pregiudizio e dell’intolleranza nelle persone mentre, parallelamente, occorre creare nuove strutture fondate sull’accettazione, l’uguaglianza e il rispetto. Certo, non si può cambiare la mentalità delle persone da un giorno all’altro ma si possono, e si devono, cambiare leggi e posizioni ufficiali, se vogliamo proteggere i diritti umani fondamentali. In tal senso noi, in Europa, abbiamo già fatto un grande passo avanti.
L’Unione europea si fonda sui principi di libertà, democrazia, e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Nello specifico, l’articolo 13 del Trattato CE e l’articolo 21 della Carta europea dei diritti fondamentali vietano esplicitamente qualsiasi forma di discriminazione fondata sulle tendenze sessuali; inoltre, gli Stati membri dell’UE si sono impegnati, in qualità di membri del Consiglio d’Europa, ad aderire alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam nel 1997, l’Unione europea ha potuto occuparsi di varie forme di discriminazione, tra cui quella basata sulle tendenze sessuali. Da allora l’Unione europea, adottando le direttive sull’uguaglianza, ha messo in atto un’ampia gamma di regolamenti che hanno permesso di agire contro la discriminazione in tutta l’UE. Nel mondo del lavoro, per esempio, una direttiva dell’UE ha proibito la discriminazione fondata su credo religioso, handicap o tendenze sessuali.
Possiamo anche avere già fatto considerevoli progressi nel mutare la posizione giuridica sulla tutela dalla discriminazione e sulla promozione delle pari opportunità nell’UE, ma questo non ci consente di dormire sugli allori, perché anche la migliore delle legislazioni non serve a nulla se non esiste una volontà politica sufficiente a garantirne una coerente applicazione, e se non ha il sostegno dell’intera popolazione.
(Applausi)
E’ qui che la Commissione deve entrare in gioco, perché il suo compito è monitorare se le direttive come quelle prima citate sono recepite dagli Stati membri nei modi e nei tempi più opportuni; in futuro, l’Agenzia per i diritti fondamentali di recente costituzione darà un ulteriore sostegno in tal senso, non appena sarà pienamente operativa. In ogni caso, devo sottolineare che la responsabilità non compete unicamente alla Commissione.
Anche noi, persone che occupiamo posizioni di leadership nell’UE o a livello regionale e nazionale, possiamo e dobbiamo dare il buon esempio promuovendo la tolleranza, la comprensione, il rispetto reciproco e la coesistenza pacifica; anche noi dobbiamo vigilare sulle attività di monitoraggio della Commissione nei paesi candidati all’adesione o potenziali candidati. I negoziati di adesione, al pari degli accordi di associazione e di stabilizzazione, richiedono il rispetto di tutte le condizioni, che nello specifico includono quelle applicabili ai diritti umani delle minoranze sessuali.
In definitiva, dobbiamo influenzare la mentalità della gente per far crollare i muri del pregiudizio e dell’intolleranza. Sono lieto che l’iniziativa congiunta della Commissione e della Presidenza tedesca del Consiglio abbia portato all’organizzazione del primo Vertice europeo sull’uguaglianza a Berlino il 30 e 31 gennaio: esso ha segnato l’inaugurazione dell’“anno europeo delle pari opportunità per tutti”, un’occasione unica per promuovere una società maggiormente basata sulla solidarietà e per mobilitare tutti gli interessati ad attuare la nuova strategia quadro dell’Unione europea per la non discriminazione e per la parità di opportunità per tutti, ora e dopo il 2007.
Scopo del programma è sensibilizzare l’opinione pubblica sul diritto alla parità di trattamento e sui modi in cui combattere la discriminazione, e far capire che ognuno ha diritto alla parità di trattamento a prescindere da genere, razza, origine etnica, religione o convinzione, eventuali handicap, età od orientamento sessuale. Sfruttiamo questa occasione per combattere insieme l’intolleranza e la discriminazione e per promuovere la diversità, il rispetto, l’accettazione e la tolleranza come fattori positivi.
Solo lavorando insieme potremo garantire che l’Unione europea possa affermare, con orgoglio, di essere “unita nella diversità”.
(Applausi)
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzi tutto ricordare all’Assemblea che, nelle mie dichiarazioni sull’omofobia del 17 gennaio 2006 e sull’aumento della violenza fondata sul razzismo e sull’omofobia in Europa del 14 giugno 2006, la Commissione ha aspramente condannato tutte le forme di omofobia, che rappresenta un attacco alla dignità umana.
La Commissione desidera sottolineare il serio impegno che essa dedica, in linea di principio, al sostegno dei diritti fondamentali su cui è stata fondata l’Unione europea. La Commissione farà tutto il possibile per combattere l’omofobia. E’ necessario combattere la discriminazione basata sulle tendenze sessuali, esplicitamente vietata dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali. Inoltre, l’articolo 13 del Trattato consente l’adozione, a livello europeo, di misure adeguate nella lotta alla discriminazione di genere.
Nel 2000, il Consiglio ha adottato una direttiva basata sull’articolo 13 che stabilisce un quadro generale per la lotta alle discriminazioni, in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, fondate su vari aspetti, tra cui le tendenze sessuali. La Commissione vigilerà sull’attuazione della direttiva in tutti gli Stati membri, compresa la Polonia, non esitando a prendere seri provvedimenti contro di essi nel caso in cui non applichino adeguatamente le direttive. La Commissione desidera sottolineare che nel 2005 ha varato alcuni studi sulle leggi nazionali attualmente in vigore che vietano qualsiasi forma di discriminazione, compresa la discriminazione basata sulle tendenze sessuali, in ambiti diversi da occupazione e condizioni di lavoro.
Tali studi hanno rilevato che, in alcuni settori, tutti gli Stati membri esaminati si sono spinti più in là, spesso molto più in là, del diritto comunitario. Esistono, tuttavia, forti differenze tra gli Stati membri in materia di copertura della tutela. La Commissione, inoltre, ha affermato nella propria strategia politica per il 2008 che proporrà nuove iniziative volte a prevenire la discriminazione in settori diversi dal mercato del lavoro, compresa la discriminazione fondata sulle tendenze sessuali.
In tale contesto, a febbraio la Commissione ha avviato uno studio d’impatto per valutare se in ambiti diversi da occupazione e condizioni di lavoro siano giustificati ulteriori interventi dell’UE. Al momento, la Commissione sta portando avanti ampie consultazioni con l’opinione pubblica e le parti interessate, quali ONG e parti sociali. I risultati dello studio d’impatto sono attesi per la fine del 2007. La Commissione è cosciente che la sola tutela giuridica non è sufficiente a garantire la protezione delle categorie interessate. E’ altresì importante lottare contro i pregiudizi e gli stereotipi.
L’anno europeo delle pari opportunità per tutti, il 2007, persegue i seguenti scopi: informare i cittadini dei propri diritti, sostenere la diversità come un vantaggio, promuovere pari opportunità per tutti nella vita economica, sociale, culturale e politica. La Commissione accoglie con favore le strategie nazionali elaborate dagli Stati membri nell’ambito dell’anno europeo. Tutti i paesi, compresa la Polonia, hanno integrato ogni forma di discriminazione nelle proprie strategie.
La Commissione è venuta a conoscenza delle affermazioni fatte da un deputato del parlamento polacco; egli ha dichiarato l’intenzione di avanzare una proposta di legge che vieterebbe la promozione dell’omosessualità nelle scuole e in tutte le altre organizzazioni giovanili e per il tempo libero. In base alle informazioni di cui la Commissione dispone, tale proposta deve ancora essere redatta e le dichiarazioni rilasciate dal governo polacco non sono vincolanti. Se questa legge si concretizzasse potrebbe violare le leggi fondamentali contenute nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo e nella Carta europea dei diritti fondamentali. Inoltre, potrebbe violare il principio di non discriminazione in materia di occupazione e condizioni di lavoro, cioè essere in violazione della direttiva 2078/CE.
La Commissione vigilerà attentamente sugli ulteriori sviluppi e non esiterà a prendere provvedimenti in caso di violazioni del diritto comunitario.
Manfred Weber, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, voglio dire chiaramente – forse in maniera più calma rispetto a prima – che noi del gruppo PPE-DE sosteniamo pienamente le risoluzioni del Parlamento europeo e le direttive qui adottate descritte dalla Commissione. L’Europa è una zona in cui vige lo Stato di diritto, e noi lo dobbiamo difendere.
Tuttavia il motivo del dibattito odierno, cioè la dichiarazione di questo ministro polacco che è inaccettabile e che il mio gruppo respinge, non giustifica questa discussione. Come ha sottolineato il Commissario Špidla, quando solo alcune settimane fa abbiamo discusso la discriminazione contro gli omosessuali abbiamo visto che, purtroppo, alcuni politici europei dicono cose inaccettabili, e noi dobbiamo combatterli con strumenti politici.
Dovremmo fermarci a riflettere quando i deputati polacchi di tutti i gruppi – e penso in particolare alla discussione tra i liberali – dicono che quanto è successo in Polonia è inaccettabile, ma che il dibattito deve essere condotto prima di tutto nella stessa Polonia, che si sta occupando delle cose inaccettabili che sono state dette. Si è affermato che la Polonia non ha bisogno di una grande fratello che interferisce nei suoi affari, e che si occuperà da sola dei propri problemi. Questo ci dovrebbe far riflettere. Sollevando qui un gran polverone non faremo certo un favore a chi, in Polonia, sta lottando contro la discriminazione, come vorremmo.
Vi prego quindi concordare – e qui solleviamo una questione procedurale – sull’inopportunità di tenere l’odierna discussione su questo punto, perché abbiamo abbastanza decisioni e direttive al riguardo. No alla discriminazione, no all’omofobia in Europa! Proponiamo quindi che la nostra agenzia continui a monitorare la situazione e rimanga vigile. Il gruppo del Partito popolare europeo, domani, agirà di conseguenza.
Martine Roure, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, il 16 gennaio 2006 sono intervenuta in questa stessa sede per difendere la risoluzione contro l’omofobia. Non era la prima volta, e temo che non sarà l’ultima. In effetti, speravamo di porre fine alla differenza di trattamento subita dagli omosessuali nel territorio dell’Unione, e ci rendiamo pienamente conto che la strada è ancora lunga. Ricordiamoci che la giornata internazionale contro l’omofobia è imminente.
Il testo che oggi ci viene sottoposto evoca non solo casi ben noti di omofobia in molti paesi dell’UE, ma anche una dichiarazione del vice Primo Ministro polacco. Non si tratta di stigmatizzare questo o quel governo o questo o quello Stato membro, ma simili diatribe rivelano un crescendo dell’omofobia nell’Unione europea. Queste affermazioni, in effetti, rivelano uno stato d’animo inaccettabile, e non sono le affermazioni di una persona qualunque. Sono quelle di un rappresentante di governo.
Tutto ciò deve finire. Dobbiamo nuovamente prendere posizione contro queste ripugnanti osservazioni e voglio, qui e adesso, denunciare vigorosamente la nuova, spregevole e rivoltante pubblicazione dell’onorevole Giertych, deputato della nostra Assemblea, che ha appena fatto distribuire il suo secondo opuscolo in cui lascia intendere che gli omosessuali sarebbero dei malati. Coloro che si sentono a giusto titolo feriti da questi atti e discorsi detestabili e tutti quei giovani che scoprono di essere diversi, alcuni dei quali si spingono sino al suicidio, devono sapere che l’Europa non è questo.
Non possiamo passare il tempo a votare risoluzioni volte a lottare contro le discriminazioni subite dagli omosessuali. In futuro, dobbiamo pensare a strumenti che ci permettano di agire con efficacia. D’ora in poi ognuno, all’interno dell’Unione, deve assumersi le proprie responsabilità.
(Applausi a sinistra)
Sophia in ’t Veld, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signora Presidente, vorrei chiarire un equivoco: questa risoluzione non è sulla Polonia, bensì sull’omofobia. Purtroppo la Polonia non ha il monopolio sull’omofobia che, malauguratamente, si trova in tutto il mondo. E’ un dato di fatto, però, che abbiamo discusso i problemi della Polonia un anno e mezzo fa, e che ancora oggi permangono gli stessi problemi. Come l’onorevole Roure giustamente ha appena sottolineato, non è una persona qualunque che ha rilasciato dichiarazioni di questo tipo, ma sono opinion leader e membri del governo che hanno contribuito a creare un clima in cui odio e violenza sono diventati la regola.
Due settimane fa un omosessuale è stato picchiato a morte in strada nel mio paese – un paese estremamente tollerante e liberale – perché qualcuno ha pensato che fosse troppo effeminato. Picchiato a morte! Vi immaginate? E’ il tipo di cose che succedono in un clima creato da persone colpevoli di fare dichiarazioni omofobiche. Pertanto, non si può dire che il problema non esista solo perché non sono state ancora formulate proposte legislative. A tale riguardo, sono lieta che l’onorevole Weber, a nome del gruppo del PPE-DE, oltre al Mediatore, si siano dissociati così apertamente dalle dichiarazioni del ministro polacco in questione.
Sarei grata se Consiglio e Commissione rispondessero con una dichiarazione altrettanto enfatica. Come ha affermato la Commissione, e in particolare il Consiglio, siamo provvisti di leggi, regole e trattati: tutto ciò è meraviglioso, ma non è riuscito a impedire a queste persone di fare simili affermazioni omofobiche. Vorremmo ci fosse un maggiore intervento. Vorremmo, ad esempio, che il Consiglio indicasse le misure che intende intraprendere nei confronti del ministro dell’Istruzione. Sarete disposti a tollerare che questo ministro dell’Istruzione partecipi a incontri dei ministri europei dell’Istruzione, o siete pronti a considerare una sua eventuale sospensione fintanto che si rifiuterà di prendere le distanze dalle proprie dichiarazioni?
Questa è la prima volta che facciamo simili affermazioni sugli Stati membri – al plurale, perché ce ne sono molti nell’Unione europea. Siamo sempre pronti a puntare il dito contro gli altri paesi, ma credo che se consideriamo l’Europa seriamente, se siamo una comunità di valori, dobbiamo prima di tutto fare ordine al nostro interno. Spero che l’Assemblea, oggi, lanci un messaggio molto forte all’Europa e al mondo, facendo capire che questi sono i valori per cui lottiamo.
Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, l’aggressività nei confronti degli omosessuali è un problema di molte società europee, ma certamente non il problema più grave. Questo tipo di comportamento rappresenta un problema anche in alcuni organismi statali, ad esempio nella polizia in Germania, nel Regno Unito e in Italia. Anche in tal caso, non mi verrebbe mai in mente di discutere la questione al Parlamento europeo e di esprimere un parere. I governi degli Stati membri sanno ben da soli come affrontare questi problemi.
E’ deprecabile che alcuni colleghi in Aula non pensino che questa norma valga per la Polonia, per esempio. Può esserci un solo motivo. Un gruppo di eurodeputati estremisti infastiditi da ogni singola parola di polemica (applausi) riferita all’omosessualità sta prendendo in giro l’Assemblea. Sottolineo che gli omosessuali non sono esenti da critiche. Questa è la base della democrazia. Soccombere così facilmente alla censura omosessuale è diventata una prerogativa dell’Assemblea. Non penso che questo sarà d’aiuto alla nostra autorità.
(Applausi)
Kathalijne Maria Buitenweg, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL) Signora Presidente, inizierò con una parola di conforto per l’ultimo oratore. In passato sicuramente abbiamo discusso di teppismo in Assemblea, ma questo è un problema completamente diverso perché, nel caso del teppismo, il governo non fomenta la violenza, mentre in questo caso, sicuramente nel caso della Polonia, sto iniziando a pensare che l’omofobia sia un sentimento che – per così dire – viene incoraggiato dallo Stato, sicuramente se consideriamo le dichiarazioni rilasciate dagli esponenti del governo polacco quando affermano che “l’omosessualità è sconfortante, perversa, un disturbo mentale e una minaccia per la società”.
Ho ascoltato con molta attenzione le parole del Commissario Špidla quando ha detto “se viene proposta una legge, io replicherò”. Lo apprezzo, e presumo che il Commissario Špidla riesca a capire perché una legge di questo tipo rappresenterebbe una minaccia per i valori europei e una violazione del diritto europeo. Tuttavia, le cose stanno già prendendo una brutta piega, e questa è una considerazione mancante nel discorso, perché ovviamente i governi non possono avanzare qualsiasi tipo di proposta incondizionata per poi tirarsi indietro, dicendo che in realtà non esiste un vero problema.
Ovviamente, in questo modo si mette in moto qualcosa: questo genere di cose, naturalmente, contribuisce a diffondere l’omofobia e il Commissario, dopo tutto, è responsabile del rispetto della legislazione sull’antidiscriminazione nel mercato interno. Sicuramente non crederete che il concetto di pari opportunità nel mercato del lavoro possa sopravvivere in una società in cui l’omofobia dilaga, quindi cosa proponete di fare al riguardo? Come dobbiamo comportarci, secondo voi, con i governi che promuovono a tutti gli effetti l’omofobia? Quali sono le ripercussioni sul mercato del lavoro? Questo è ciò che vorrei sentirmi dire da parte vostra.
Infine, rivolgendomi al gruppo del PPE-DE, mi rincresce che abbiate dato il vostro sostegno al gruppo UEN per quelle che considerate semplicemente motivazioni procedurali. Sarebbe meraviglioso se un’intera delegazione del Parlamento, compreso il vostro gruppo, potesse partecipare ad alcune parate del Gay Pride a Varsavia, Riga e in molti altri paesi. Mi piacerebbe molto poter marciare insieme, mano nella mano; questo è un invito che vi rivolgo, e chissà, forse un giorno potrà succedere.
Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, credo che sarebbe stato molto ipocrita se oggi il Parlamento europeo non avesse discusso di questo argomento e cioè se non avessimo discusso del fatto che in questi ultimi anni in Europa sono aumentate le manifestazioni pubbliche e le dichiarazioni di omofobia.
Le dichiarazioni del ministro polacco sono imbarazzanti e fanno seguito al divieto dello stesso governo di far celebrare il Gay Pride. Malgrado l’indignazione dell’opinione pubblica, il ministro non ha mai smentito le sue gravi affermazioni.
Purtroppo questo non è l’unico caso in Europa. Nella civile Europa crescono le manifestazioni di intolleranza, spesso leggiamo di casi di violenza contro uomini e donne a causa della loro tendenza sessuale, oppure assistiamo inermi alle gravi manifestazioni di bullismo, che si ripetono sempre più spesso nel mondo della scuola e che possono talvolta indurre i giovani al suicidio, come è avvenuto recentemente in Italia.
E’ per questo motivo che gli uomini politici non possono dare segni di intolleranza e non possono rilasciare dichiarazioni come quelle del ministro polacco, perché in tal modo si rischia di legittimare approcci omofobici.
Questo vale per la politica ma anche per le gerarchie ecclesiastiche, che sempre più spesso non perdono occasione per manifestare la loro avversione nei confronti degli omosessuali, accostando a queste persone le categorie del peccato. Non è accettabile alcuna discriminazione e, a maggior ragione, non è accettabile una discriminazione basata sull’orientamento sessuale.
Questo Parlamento ha bocciato Rocco Buttiglione per le sue affermazioni. Credo che serva un messaggio forte da parte della Commissione, affinché mantenga le sue promesse adottando misure concrete contro qualsiasi forma di discriminazione.
La storia e la cultura europea devono molto alle sensibilità di uomini e donne che i regimi autoritari hanno perseguitato e che le culture reazionarie e razziste continuano a criminalizzare in Europa. Dobbiamo molto a Saffo, a Pasolini, a Oscar Wilde, a Michel Foucault, ad André Gide e mi sembra grave che, se fosse dipeso da queste culture oscurantiste, questi grandi artisti non avrebbero neanche potuto parlare.
Io ritengo, e spero che anche questo Parlamento sia d’accordo, che una cultura contro gli omosessuali sia inaccettabile e vada combattuta con forza.
Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signora Presidente, è estremamente deprecabile e allarmante che, nel 2007, l’omofobia sia ancora un problema in Europa. La cosa ancora più deprecabile è che in Aula vi siano colleghi deputati che, con le loro affermazioni chiaramente omofobiche, contribuiscono a peggiorare la situazione per gli omosessuali, i bisessuali e i transessuali. Queste affermazioni non le fanno solo qui, al Parlamento europeo, ma anche, in maggior misura, nei loro rispettivi paesi. Una conseguenza del fomentare sentimenti omofobici è che gli omosessuali, i bisessuali e i transessuali corrono il rischio di essere esposti a violenza fisica e psicologica, come è successo lo scorso anno durante alcune parate del Gay Pride in Europa.
La cosa peggiore è che fede e religione sono usate come scuse per discriminare i cittadini dell’Unione europea. Sicuramente capite cosa intendo. Questi sono valori medievali che non appartengono alla nostra società moderna. L’Europa del 2007 dovrebbe essere più avanti di così. Combattiamo l’omofobia laddove esiste: in politica, nei media e negli ambienti che tutti noi frequentiamo.
Philip Claeys, a nome del gruppo ITS. – (NL) Signora Presidente, abbiamo già tenuto un dibattito sull’omofobia in Europa nel gennaio dello scorso anno, e in quell’occasione ho detto, tra le altre cose, che al Parlamento europeo nessuno dovrebbe accettare che gli omosessuali, per via delle loro tendenze sessuali, siano svantaggiati, attaccati o minacciati in qualsivoglia maniera. Al tempo stesso, ho messo in guardia l’Assemblea contro lo spirito di correttezza politica che, gradualmente, sta soffocando la libertà di esprimere le proprie opinioni. In effetti, oltre all’omofobia e ad altre fobie sta iniziando a svilupparsi una sorta di “fobia per la libertà di parola”, una paura irrazionale di lasciare che le persone esprimano liberamente le proprie opinioni. Quello che al mio gruppo non piace nel dibattito odierno e nelle risoluzioni presentate è che si sta prendendo di mira uno specifico Stato membro sulla base di informazioni forse non proprio esatte. Non è il giusto modo di procedere. Dovremmo stare più attenti al riguardo, per impedire che i cittadini di quello Stato membro si allontanino sempre più dall’Unione europea.
Michael Cashman (PSE). – (EN) Signora Presidente, reagisco con tristezza, non con rabbia. Dopo la Seconda guerra mondiale, non abbiamo ancora imparato la lezione. Negli anni ’30 stavamo a guardare mentre ebrei, comunisti, sindacalisti e omosessuali venivano portati nei campi. Rimanevamo impassibili, senza fare o dire nulla.
Ora abbiamo fatto un passo avanti. Dico a quei paesi che hanno vissuto nella soggezione e nella repressione che proprio loro, per primi, dovrebbero conoscere il valore dei diritti umani fondamentali, della libertà di associazione, della libertà di parola e del diritto a una vita privata.
(Applausi)
Voi dovreste insegnarci i valori fondamentali. Per questo non esiteremo a difendere i diritti dell’uomo e i difensori dei diritti dell’uomo, ovunque essi siano.
Permettetemi di dire a chiunque si senta attaccato, ovunque si trovi – e, come gay, sarei potuto nascere in Polonia, Lettonia o nella Repubblica ceca temendo per la mia vita, temendo per il mio lavoro – che non è solo, che noi siamo con lui e che vinceremo per il semplice motivo che la bontà e la giustizia, alla fine, hanno sempre la meglio.
Quando parliamo dei politici in carica e delle affermazioni fatte non stiamo solo parlando di una dichiarazione una tantum, bensì di una serie di dichiarazioni studiate, rilasciate negli anni. Parlare d’odio genera la convinzione che alcune vite siano inferiori, che la persona rappresenti una minaccia per la società. Si crea un determinato clima e si genera paura, i diritti vengono minacciati. Le parole dette non si possono rimangiare, il male fatto continua ad agire e le parole, troppo spesso, danno potere ai criminali, portando alla violenza.
Vedo che l’onorevole Weber dice “no all’omofobia”. E’ triste, però, che dica anche “no” a fare qualcosa al riguardo qui, in Aula, oggi.
Vorrei concludere dicendo questo: ce la faremo, ma questo implica che dobbiamo assumerci le nostre responsabilità nel difendere i diritti dell’uomo e nel porre fine a eventuali abusi, ovunque si verifichino.
(Applausi)
Jan Jerzy Kułakowski (ALDE). – (PL) Signora Presidente, vorrei dire un paio di cose a nome della delegazione polacca del gruppo liberaldemocratico in seno al gruppo ALDE.
Innanzi tutto non accettiamo alcuna forma di discriminazione, e siamo totalmente tolleranti nei confronti delle questioni sollevate in questo dibattito.
In secondo luogo, sottolineiamo che c’è una grande differenza tra la non discriminazione in questo settore e la promozione di atteggiamenti omosessuali. Tolleranza sì, non discriminazione sì, ma promozione no, perché questo tipo di promozione non è indice di rispetto per i diritti dell’uomo.
Infine, questa non è una questione politica, e non deve essere trattata come tale. E’ una questione morale profondamente legata al pluralismo, che deve contraddistinguere l’Unione europea.
Bogdan Pęk (UEN). – (PL) Signora Presidente, chi insisteva tanto per votare sulla necessità di questo dibattito proprio adesso si è affrettato a lasciare l’Aula. E’ il migliore esempio del fatto che le intenzioni di costoro non erano vere, bensì false e dovute a motivi politici. Si tratta di un tentativo di infastidire il governo di un paese che non piace a varie fazioni: i liberali, la sinistra, le persone di sinistra eccetera.
Questo lo capisco ma, santo cielo, mentre non troppo tempo fa nei vostri paesi bruciavano migliaia di pire, chi è fuggito alle pire si è ritrovato in Polonia. Gli ebrei, perseguitati in tutta Europa, si sono ritrovati in Polonia. La Polonia è un simbolo di tolleranza. Il tentativo che si sta facendo per convincere il mondo e l’Europa che la Polonia è un focolaio di intolleranza verso gli omosessuali è una grandissima oscenità e una calunnia politica, una manovra cinica per ingannare l’opinione pubblica in Europa. Protesto contro questa manovra, perché è del tutto falsa.
(Applausi)
Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE). – (ES) Credo che l’onorevole Cashman abbia espresso molto bene il sentimento condiviso dalla maggioranza dell’Assemblea, e ritengo quindi necessario insistere nuovamente sul fatto che dobbiamo alzare la voce dinanzi ad alcuni atteggiamenti.
Non è un problema di libertà di espressione. Il problema è che alcune dichiarazioni ostili alla libertà sessuale provengono da istituzioni di governo, Stati e governi che fanno parte dell’Unione europea, che hanno firmato trattati, come il Trattato dell’Unione europea, in cui l’articolo 6 definisce chiaramente la libertà di scelta, inclusa la libertà sessuale.
Non confondiamo la propaganda con il diritto di essere liberamente ciò che si vuole essere in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza e in qualsiasi Stato membro dell’Unione europea.
Pertanto credo che queste dichiarazioni che, come affermava molto giustamente anche l’onorevole Cashman, non sono isolate, facciano parte di una tendenza, di una strategia calcolata per mettere in dubbio i valori fondamentali dell’Unione europea. Non possono rimanere impunite.
L’Assemblea ha dovuto reagire – credo lo stia facendo – anche se, purtroppo, temo che questa non sia la prima volta, ma continueremo a insistere e, anche se è noioso ribadire l’ovvio – come diceva anche l’onorevole Cashman – abbiamo ragione e la ragione prevarrà.
Witold Tomczak (IND/DEM). – (PL) Signora Presidente, ognuno ha il diritto di vivere e merita aiuto e rispetto. Ciò vale anche per le persone che sono state danneggiate e fuorviate, sopraffatte da inclinazioni omosessuali. La soluzione non è né mera accettazione né intolleranza, ma gentilezza e comprensione. La soluzione sta nell’aiutare chi soffre a guarire, che è quello che dobbiamo fare.
Accettare l’omosessualità come qualcosa di normale e naturale significa esaltare il dolore e la sofferenza. E’ una correttezza politica pericolosa e sbagliata. Gli atti omosessuali sono contrari alle leggi della natura, perché precludono il dono della vita. Promuoverli è un attacco alla famiglia, e porta a comportamenti anomali.
Cari europei, invece di rivolgere critiche ingiuste alla Polonia dovreste seguirne l’esempio di moralità, tolleranza e normalità. In questo paese è stato pubblicato il libro Coming out Straight. Understanding and Healing Homosexuality. L’autore è Richard Cohen, che si è liberato dall’omosessualità e ora è uomo e padre felice. Approfittiamo della sua esperienza.
Ai cosiddetti difensori dei diritti umani che oggi stanno facendo un gran baccano e stanno amplificando il problema chiedo: perché ignorate il degrado morale dei media, la discriminazione contro le famiglie normali, perché chiudete gli occhi dinanzi alle stragi dei bambini uccisi nel grembo della propria madre? Con il vostro sostegno a una falsa civiltà di morte, sarete responsabili della distruzione dell’Europa: ne siete consapevoli?
Józef Pinior (PSE). – (PL) Signora Presidente, la campagna contro l’omofobia e l’associazione Lambda hanno presentato una relazione sulla situazione dei bisessuali e degli omosessuali nella società polacca nel 2005 e 2006. La relazione descrive una situazione di persecuzione. Un omosessuale su cinque ha ricevuto calci o spintoni. Metà degli intervistati è stata insultata, molestata o ricattata. Le molestie sono recentemente aumentate. Tra le persone che hanno subito violenze fisiche, quasi il 42 per cento le ha subite più di tre volte negli ultimi cinque anni.
E’ con profondo rammarico che devo confermare che gli omosessuali, oggi, non possono contare sulle istituzioni dello Stato polacco, gestito da un’alleanza conservatrice nazionalpopulista, per ricevere una tutela adeguata. In molte dichiarazioni i rappresentanti di governo esprimono apertamente un’ideologia di odio, intolleranza e discriminazione contro gli ambienti omosessuali. Ecco perché la risoluzione di oggi è così importante, compatrioti polacchi di destra! Per queste persone, il Parlamento europeo è diventato un paladino della giustizia, un faro che tiene viva la speranza che vengano sostenuti i loro diritti fondamentali di cittadini, e il loro diritto a una vita dignitosa.
(Applausi)
Presidente. – Qualcuno voleva fare un richiamo al Regolamento.
Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, no, non ce n’è motivo. Volevo semplicemente dire che ascoltare l’onorevole Tomczak conferma esattamente il motivo per cui abbiamo bisogno di un dibattito sull’omofobia in Assemblea. Da molto tempo non udivo in quest’Aula dichiarazioni omofobiche come le sue, e ne sono veramente rattristato.
(Applausi)
Günter Gloser, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, vorrei approfittare di questo dibattito per tornare a un discorso che il Presidente del Consiglio ha pronunciato in Aula sull’Europa dei valori e della tolleranza. E’ un punto molto importante che si applica a moltissimi settori.
Abbiamo discusso a lungo di vari altri temi oggi, volgendo il nostro sguardo ai problemi al di fuori dell’Unione europea. Se facciamo questo – e abbiamo ragione a farlo – è anche perfettamente legittimo parlare di quello che ancora non abbiamo risolto in Assemblea, cioè l’intolleranza verso le tendenze omosessuali. Vi chiedo pertanto, anche se molti hanno un’opinione diversa al riguardo, di tollerare perlomeno lo svolgimento di un dibattito e di capire che è importante che la Commissione abbia strumenti con cui possa prendere provvedimenti adeguati per combattere questa discriminazione.
A nome della Presidenza, non posso che ribadire espressamente che è nostro dovere non demandare la questione unicamente alla Commissione e ai parlamenti, ma agire concretamente per sensibilizzare la nostra società in merito a questo problema, per scongiurare tale discriminazione. Spero che il dibattito odierno abbia dato almeno un piccolo contributo in tal senso.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Onorevoli deputati, i diritti dell’uomo sono diritti inalienabili, e credo che questo sia un valore fondamentale su cui si fonda l’intero progetto europeo.
Poiché abbiamo tenuto una discussione veramente appassionata ed emotivamente molto sentita, vorrei citare con esattezza ciò che ha detto il viceministro polacco nel proprio discorso. Secondo il viceministro, la legge proposta avrà ripercussioni su chi promuove l’omosessualità o altre deviazioni. Ritengo che questo dettaglio sia per noi un segnale abbastanza chiaro per concludere che, se verrà approvata, la legge condannerà una particolare categoria di persone a motivo delle tendenze sessuali, e pertanto risulta inaccettabile dal punto di vista del diritto comunitario.
Onorevoli deputati, la Commissione farà tutto il possibile per difendere i diritti di tutti i cittadini in tutti gli Stati membri, e credo che questo dibattito sia riuscito a comunicare il messaggio che l’omofobia non è un fenomeno che colpisce solo alcuni Stati membri, bensì un fenomeno universale. Ovviamente è vero che, oggi, ci stiamo occupando di un discorso tenuto da un deputato di un paese specifico.
Presidente. – Per concludere la discussione, comunico di aver ricevuto quattro proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.
(La seduta, sospesa alle 17.50, riprende alle 18.00)