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Procedura : 2006/2108(INI)
Ciclo di vita in Aula
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Testi presentati :

A6-0090/2007

Discussioni :

PV 10/05/2007 - 5
CRE 10/05/2007 - 5

Votazioni :

PV 10/05/2007 - 7.12
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0183

Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 10 maggio 2007 - Bruxelles Edizione GU

5. Alloggi e politica regionale - Contributi della futura politica regionale alla capacità d’innovazione dell’UE (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta,

– la relazione presentata dall’on. Alfonso Andria, a nome della commissione per lo sviluppo regionale, sugli alloggi e la politica regionale (2006/2108(INI) (A6-0090/2007) e

– la relazione presentata dall’on. Mieczysław Edmund Janowski, a nome della commissione per lo sviluppo regionale, sui contributi della futura politica regionale alla capacità d’innovazione dell’Unione europea (2006/2104(INI) (A6-0096/2007).

 
  
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  Alfonso Andria (ALDE), relatore. – Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, oggi arriva a conclusione l’iter della relazione d’iniziativa parlamentare sugli alloggi e la politica regionale, di cui sono relatore. L’iter della relazione è iniziato per la verità già con il lavoro dell’intergruppo URBAN, presieduto dal collega Jean Marie Beaupuy, e del quale sono vicepresidente. Tale lavoro ha compiuto un importante passo avanti con la Carta europea sugli alloggi, proposta e predisposta dal collega Hutchinson ed approvata proprio in seno a questo intergruppo.

Vorrei innanzitutto ringraziare sentitamente i colleghi, e particolarmente i relatori-ombra, per il significativo ed importante contributo apportato. Sono grato ai coordinatori e ai funzionari che hanno collaborato attivamente alla redazione della relazione, fornendo spunti di rilievo ed utili correttivi al documento in esame. Solo grazie alla comprensione da tutti dimostrata e al giusto atteggiamento collaborativo è stato possibile arrivare, oggi, ad un testo che trovo equilibrato ma allo stesso tempo innovativo e sul quale auspico vi sia un ampio consenso.

Il lavoro svolto con i rappresentanti della Commissione europea, della Presidenza tedesca del Consiglio dei ministri e della Banca europea per gli investimenti è stato veramente molto proficuo. Con le associazioni di settore e le organizzazioni non governative che si sono rivolte al mio ufficio abbiamo instaurato una relazione molto efficace.

Un sincero ringraziamento va poi ai relatori per parere del Comitato delle regioni, Flo Clucas, e del Comitato economico e sociale, Angelo Grasso, per il grande impegno profuso e per gli ottimi testi prodotti. Ringrazio inoltre coloro che con me hanno materialmente lavorato alla redazione della relazione, il funzionario del gruppo Anu Ahopelto, il funzionario della commissione REGI, Agneszka Kunat, ed il mio assistente dott. Valentino Izzo.

Prima di passare al merito del testo, mi pare necessaria una precisazione sulla metodologia seguita. Lo scopo che mi ero prefissato quando cominciai a lavorare alla relazione d’iniziativa in esame era quello di elevare al rango di questione europea il dibattito sulla politica per gli alloggi, pur nella consapevolezza delle difficoltà esistenti. Infatti il Trattato, com’è noto, non attribuisce all’Unione competenze specifiche in materia. Tuttavia, l’articolo 7 del regolamento FES del periodo di programmazione 2007-2013 contempla, in un ristretto numero di casi e comunque soltanto nei nuovi Stati membri, la possibilità di intervenire con fondi comunitari a sostegno di progetti di ristrutturazione di immobili. Come pure va detto che un gran numero di politiche europee – quelle energetico-ambientali, dei trasporti, della sicurezza, culturali e sociali – incide fortemente, seppure in modo indiretto sulla qualità degli alloggi.

Il problema dell’edilizia abitativa dunque non può essere considerato come un problema a sé stante. L’approccio che ho voluto dare alla relazione d’iniziativa è pertanto un approccio globale, che considera le scelte abitative all’interno di una politica più generale di sviluppo urbano sostenibile, fortemente legate a politiche settoriali ed orizzontali cui ho fatto appena cenno.

La relazione è stata pertanto costruita attorno a due principali dimensioni: quella sociale, relativa al nesso intercorrente tra condizioni abitative, degrado urbano e fenomeni di esclusione sociale, e quella ambientale, cui si riferiscono problemi che vanno dagli sprechi energetici all’insicurezza degli immobili, dalla qualità degli spazi comuni alla tutela dei rischi idrogeologici e sismici. Accanto a queste, vi è una terza dimensione, anche se non sarebbe questo il termine più adatto da utilizzare, cioè quella che afferisce alla necessità di coordinamento a tre livelli: orizzontale, cioè tra le varie politiche settoriali europee; verticale, tra i diversi livelli di governo, ed anche un raccordo tra soggetti pubblici e privati che operano nel settore degli alloggi.

Qualche questione fondamentale tra le più significative.

Diritto alla casa: qualora il Parlamento, come mi auguro, licenziasse favorevolmente questa relazione d’iniziativa, per la prima volta riconoscerebbe il diritto ad un alloggio adeguato e a prezzi ragionevoli come un diritto fondamentale.

La qualità degli alloggi: il testo licenziato dalla commissione REGI il 20 marzo, parla del miglioramento della qualità degli edifici; definisce standard di qualità e peraltro proprio il diritto ad un alloggio di buona qualità è oggetto di uno degli emendamenti fondamentali, oggi in votazione.

Risorse adeguate: i limiti di bilancio hanno ridotto il livello delle risorse pubbliche disponibili per gli investimenti urbani e contemporaneamente i processi di decentramento amministrativo e di regionalizzazione in numerosi paesi hanno accresciuto le competenze delle città.

Quindi è necessario dotare le autorità locali di strumenti finanziari congrui e far sì che il diritto alla casa possa effettivamente e pienamente essere goduto e che da esso discendano adeguate politiche abitative, più in generale di sviluppo urbano. Ecco, il Parlamento chiede di rafforzare il diritto agli aiuti per la casa e, in particolare, auspica agevolazioni a vantaggio dei giovani.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), relatore.(PL) Signora Presidente, ho l’onore di presentare la relazione d’iniziativa della commissione per lo sviluppo regionale sul contributo della futura politica regionale alla capacità di innovazione dell’Unione europea.

La nostra comunità ha due obiettivi fondamentali per quanto riguarda la politica regionale: rafforzare la coesione in tutte le sue dimensioni e sostenere e organizzare attività che promuovano l’innovazione. Facciamo sì che la conclusione secondo cui, in linea di principio, tutto ciò che avviene nell’Unione europea avviene in una regione, una città o un paese non sembri una banalità. Non è qui o, per essere più precisi, non è solo a Bruxelles o a Strasburgo che il nostro futuro prende forma. Circa due terzi della legislazione comunitaria sono attuati a livello regionale e locale.

La relazione, che è stata oggetto di una discussione molto fruttuosa in seno alla commissione per lo sviluppo regionale, è indirizzata agli Stati membri, alla Commissione europea e, soprattutto, alle autorità regionali e locali. E’ rivolta anche ad altri organismi, in particolare gli istituti accademici, i centri di ricerca e le piccole e medie imprese, che possono essere veicoli di innovazione molto efficaci e flessibili. La politica regionale non può essere usata solo per autorizzare progetti e gestire i Fondi strutturali in modo più o meno soddisfacente. Deve anche contribuire a migliorare la capacità di innovazione dell’Unione europea. Questa capacità va intesa come un’azione complementare in campi quali la ricerca e la tecnologia, il diritto e la finanza, l’economia e il commercio, la gestione e l’amministrazione, l’energia e l’ambiente, l’istruzione, le questioni sociali, la salute e la cultura. In altre parole, l’azione va intrapresa su tutti i fronti. Esistono infinite possibilità di fare cose nuove, cose migliori. Vorrei insistere sul fatto che tutte queste caratteristiche hanno una dimensione regionale. L’azione adottata deve contribuire a ottenere una coesione reale nell’Unione e dare prova di una crescita armoniosa e sostenibile e di solidarietà all’interno della Comunità, che sono obiettivi menzionati spesso in questa sede. Lo scopo è anche ridurre i marcati squilibri tra i tassi di crescita presenti in alcune regioni dell’Unione europea.

Dobbiamo inoltre ricordare che una politica regionale ben attuata promuove l’innovazione. A sua volta, l’innovazione promuove la crescita. Si ottiene così una simbiosi molto proficua.

Non voglio ripetere ciò che affermo nella mia relazione. Vorrei però ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla creazione di questo documento. Ringrazio i miei colleghi qui a Bruxelles, a Strasburgo e in Polonia. Ringrazio tutti i membri della commissione, in particolare il coordinatore, per la fruttuosa discussione e per gli emendamenti presentati. Ringrazio i rappresentanti della Commissione europea, del Comitato delle regioni e della Presidenza. Come nel caso della relazione Andria, tutti i contributi sono stati molto costruttivi.

Dobbiamo sapere che, tra tutte le regioni dell’Unione, soltanto 21 (in altre parole, meno del 10 per cento) spendono più del 3 per cento del PIL per la ricerca e lo sviluppo. Se vogliamo realizzare la strategia di Lisbona, sono dunque necessari più investimenti nella sua attuazione a livello regionale.

Un altro punto su cui vorrei richiamare l’attenzione è la questione dell’accesso universale ed equo all’istruzione a tutti i livelli, compreso quello postlaurea. Questa è la chiave della crescita futura nella Comunità.

Ieri, il Premio Nobel Timothy Hunt è intervenuto in Aula. Ha espresso preoccupazione per il fatto che, tra le 20 migliori università del mondo, 15 sono americane, una è giapponese, tre sono britanniche e una è svizzera. E’ un segnale per l’Unione europea, in termini di ciò che dobbiamo realizzare. Anche la connessione a Internet a costi accessibili svolge un ruolo molto importante in questo ambito, così come gli strumenti finanziari, le zone rurali e i criteri di innovazione regionale.

Gli altri non stanno a guardare. Mentre noi discutiamo la questione, ogni giorno in Cina nascono 25 000 nuovi cittadini, in India 31 000 e il numero di europei diminuisce. A nostro parere, l’innovazione deve anche includere la questione della famiglia. Non sprechiamo tempo, denaro ed energie. Troviamo soluzioni. Non è semplice, ma nessuno ha mai detto che si devono affrontare solo problemi semplici.

 
  
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  Danuta Hübner, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, cercherò di essere breve, ma le questioni sono estremamente importanti e vorrei rispondere a entrambe le relazioni.

Vorrei dire innanzi tutto che apprezzo moltissimo questa possibilità di proseguire il nostro dialogo interistituzionale sulle vostre relazioni di iniziativa. Svolgeranno un ruolo importante nelle nostre riflessioni sulla politica futura.

Per quanto riguarda la relazione dell’onorevole Andria, concordo con la sua valutazione che in molti centri urbani in Europa esistono gravi problemi abitativi. Stiamo ora negoziando i programmi di coesione con tutti gli Stati membri e constatiamo che, in tutte le strategie nazionali e nei programmi operativi dei nuovi Stati membri, sono previsti interventi mirati alla ristrutturazione di grandi edifici prefabbricati e caseggiati costruiti in tali paesi negli anni ’70 e ’80. Finora abbiamo ricevuto 340 programmi operativi su 444 e, nell’ambito di questi programmi, la nostra valutazione è che circa 900 milioni di euro sono destinati alle infrastrutture abitative.

Concordo con l’onorevole Andria anche sul fatto che dobbiamo fare molto di più per le aree e i quartieri urbani degradati. Infatti, nei negoziati con gli Stati membri, incoraggiamo con vigore i paesi e le regioni a prestare particolare attenzione a questo aspetto in tutti gli Stati membri dell’Unione. Sembra che la maggioranza di essi abbia recepito l’idea.

Abbiamo già le prime stime degli importi che saranno investiti nei progetti: nei prossimi anni più di 8 miliardi di euro saranno destinati alla rigenerazione delle zone urbane e rurali, più di 4 miliardi di euro alla promozione di trasporti urbani puliti e più di 3 miliardi di euro al risanamento di aree industriali e terreni contaminati nel periodo 2007-2013.

In tali programmi, vi sono anche due elementi cui attribuiamo grande importanza e intendiamo esaminarli con cura nei negoziati, perché li consideriamo essenziali per il successo dei programmi stessi. Innanzi tutto, sempre in linea con le vostre proposte, è necessario prestare attenzione alla questione dei partenariati. La nostra valutazione – e mi auguro che sarete d’accordo con me – indica chiaramente che i programmi producono risultati di gran lunga migliori quando si rivolgono alla comunità locale, per quanto riguarda sia la progettazione sia la successiva realizzazione.

In secondo luogo, prestiamo grande attenzione anche alla necessità di adottare un approccio integrato, che a mio parere è stato un grande successo delle iniziative urbane passate. Nei negoziati vogliamo assicurare che i problemi che affliggono talune aree urbane siano realmente affrontati in modo integrato, non solo comprendendo diverse politiche e diversi settori, ma anche tramite il requisito di partecipazione a tutti i livelli di governance, dai cittadini ai soggetti politici.

Sostengo anche la sua proposta di promuovere lo scambio di migliori prassi in materia di alloggi e di sviluppo urbano sostenibile in generale. Sono convinta che le regioni e le città possano imparare molto le une dalle altre sul modo in cui garantire l’equilibrio tra esigenze abitative, andamento demografico e sviluppo urbano. Per questo motivo, nella nuova iniziativa “Regioni per il cambiamento economico”, abbiamo previsto la possibilità di creare una rete legata allo sviluppo di un parco immobiliare sostenibile e improntato all’efficienza energetica, e ci auguriamo che tale rete sia operativa entro la fine dell’anno.

Vorrei fare alcune osservazioni su JESSICA, perché abbiamo compiuto progressi sostanziali nelle ultime settimane, che accrescono enormemente i margini di finanziamento efficiente per gli alloggi in tutta Europa. L’iniziativa è condotta con la partecipazione della Banca europea per gli investimenti e della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa. La BEI ha già creato una squadra, al momento costituita da sette esperti, che presto comprenderà da otto a dieci professionisti della BEI. Abbiamo anche lanciato, con tutti gli Stati membri interessati, la valutazione di JESSICA; si sono già svolte le prime riunioni con la Grecia e la Polonia e altre sono previste nelle prossime settimane.

Durante l’anno, vogliamo quindi condurre il massimo numero possibile di studi di valutazione delle necessità, ma vogliamo anche, tramite queste riunioni e relazioni, individuare i migliori progetti che JESSICA dovrà finanziare, insieme con gli interventi proposti: le azioni necessarie in alcuni Stati membri. A nostro parere, avremo bisogno di una nuova legislazione e di numerose strutture.

Riguardo alla relazione dell’onorevole Janowski sull’innovazione, la politica di coesione è una di quelle rare politiche europee che integra diversi approcci settoriali nel contesto prioritario della strategia di sviluppo e può offrire soluzioni su misura per ogni regione o territorio europeo, ma al tempo stesso dipende seriamente dal coordinamento e dalle sinergie con tutte le altre politiche europee e nazionali. Per questo motivo, per il periodo 2007-2013, abbiamo rafforzato il meccanismo di coordinamento all’interno della Commissione. Questa politica è diventata di fatto una specie di punto di incontro per molte priorità europee, e la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione sono forse il migliore esempio di questo nuovo approccio.

Abbiamo istituzionalizzato le nuove sinergie tra la politica di coesione, il settimo programma quadro e il programma per la competitività e l’innovazione. Questi ultimi due programmi tengono conto delle specificità delle regioni in ritardo, il che non era previsto in precedenza, mentre la politica di coesione aumenterà in modo significativo il suo contributo alla ricerca e allo sviluppo, principalmente per le attività legate all’innovazione.

Con altri due Commissari stiamo altresì lavorando a una comunicazione che fornirà informazioni precise e raccomandazioni sul modo in cui combinare tutte le risorse dei diversi programmi, al fine di aumentare l’efficienza dei programmi stessi. La comunicazione sarà adottata in luglio.

Come sapete, la Commissione ha investito anche nel migliore coordinamento tra le nostre politiche e le politiche nazionali per quanto riguarda l’innovazione e, in generale, le priorità di Lisbona, tramite le relazioni annuali e il meccanismo di coordinamento interno tra le due politiche in ogni Stato membro.

Abbiamo inoltre introdotto una classificazione dei tipi di investimento, che ci permetterà di stabilire quanto sarà destinato all’innovazione, nonché di verificare come tali investimenti procedano durante l’intero periodo.

Non potrei essere più d’accordo con voi sul punto centrale della relazione, cioè che l’innovazione deve essere sempre più al centro della politica di coesione europea, perché oggigiorno non si può conseguire la coesione senza investire nella capacità di innovazione europea in tutti i settori e i territori. Lo facciamo sia tramite investimenti nel capitale umano sia con investimenti a favore della competitività regionale. La buona notizia è che gli Stati membri reagiscono in modo estremamente positivo a queste richieste e sappiamo già quanto sarà investito nell’innovazione nei prossimi anni.

Stiamo anche preparando la comunicazione della Commissione per l’autunno, che fornirà indicazioni dettagliate sulla misura in cui l’innovazione è stata integrata nei programmi operativi.

Permettetemi di esprimere la speranza che nel prossimo futuro avremo strategie di innovazione regionali in ogni regione europea. Penso si sia molto vicini a realizzare questo obiettivo.

Infine, avete espresso con grande chiarezza la necessità di agevolare l’accesso ai finanziamenti, principalmente per le microimprese e le piccole e medie imprese; sono pienamente d’accordo. Come sapete, abbiamo messo a punto JEREMY a tal fine, ma intendiamo anche elaborare un piano d’azione per i microcrediti con altri servizi della Commissione. In questo ambito, lo scopo non è solo accrescere l’offerta di capitali, ma anche sviluppare servizi di consulenza e riformare i quadri nazionali, istituzionali e giuridici, al fine di sostenere in modo più efficace questa forma di accesso al credito per le piccole imprese.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signora Presidente, la globalizzazione e l’intensificazione della concorrenza a livello mondiale richiedono nuove risposte. In questo contesto, l’innovazione e la politica regionale possono andare di pari passo. L’economia della conoscenza ha bisogno di investimenti europei che vadano oltre le infrastrutture di asfalto e di cemento, ha bisogno di nuovi strumenti, ed è qui che entrano in gioco le agende di Lisbona e di Göteborg.

Questo è anche l’oggetto della relazione Janowski, l’argomento della discussione di oggi. La relazione indica con grande chiarezza come si possano ottenere risultati: creazione di cluster di attività regionali, specializzazione, ricerca e sviluppo mirati alla sostenibilità e all’occupazione. In breve, la globalizzazione richiede una politica di coesione con una marcia in più, per garantire l’eccellenza regionale in tutti i campi. Concentrazione è la parola chiave. Come ha appena affermato il Commissario Hübner, questo è il modo in cui si può dare un contributo essenziale alla crescita economica e alla concorrenza. L’innovazione si colloca così al centro della politica regionale. Condivido con il Commissario anche il parere che una condizione cui subordinare le sovvenzioni debba essere lo sviluppo di una strategia di innovazione di questo tipo da parte delle regioni.

Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei desidera cogliere l’occasione offerta dalla quarta relazione sulla coesione per svolgere la discussione sulla base di ciò che ha affermato l’onorevole Janowski. Si tratta di un uso integrato e migliore, ancora più specifico, dei Fondi strutturali e della politica di coesione. Nei prossimi anni saranno resi disponibili più di 300 miliardi di euro, che potremo usare per dimostrare quanto sia prezioso il valore aggiunto europeo, non ultimo in una prospettiva futura.

Concludo dicendo che, di conseguenza, la politica regionale può diventare più visibile, non ultimo nel dibattito sulla revisione intermedia e sulla valutazione finanziaria dell’agenda di Lisbona da parte della Commissione alla fine dell’anno. In queste occasioni, insieme con la Commissione, vorremmo concentrare l’attenzione sul futuro e sul rafforzamento della competitività. A nome del gruppo PPE-DE, l’onorevole Březina esaminerà tra poco l’altra importante relazione, preparata dall’onorevole Andria.

 
  
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  Alain Hutchinson, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, mi auguro che il fatto di unire, sorprendentemente, in discussione congiunta due relazioni, non voglia sminuire l’importanza di un tema che mi sta a cuore e al quale dedico grande impegno, cioè quello degli alloggi. Se la memoria non mi inganna, è la prima volta che il Parlamento è chiamato a votare una relazione dedicata agli alloggi nell’Unione europea. Ringrazio innanzi tutto l’onorevole Andria per la qualità e l’efficacia del suo lavoro.

Alcuni possono stupirsi, ma milioni di nostri concittadini vivono oggi in condizioni di precarietà, dovute alla difficoltà, o persino all’impossibilità, di trovare un alloggio: una situazione inaccettabile, considerato il modello democratico del quale tanto spesso ci vantiamo. Si tratta quindi di un momento importante.

Garantire a tutti l’accesso a un alloggio dignitoso a un prezzo accessibile è un obiettivo da perseguire per garantire, per esempio, il successo della strategia di Lisbona. Avere un alloggio è infatti una premessa ovvia per poter completare gli studi e per ottenere un posto di lavoro. Se è vero che gli alloggi non sono di stretta competenza dell’Unione, ciò non toglie che essi sono un elemento essenziale di cui occorre tenere conto nel perseguire il nostro obiettivo di coesione sociale, economica e ambientale.

Al riguardo, sono molto lieto di sottolineare che, in vista della revisione dei regolamenti relativi alla politica di coesione prevista per il 2009, la relazione chiede di riaprire il dibattito sull’estensione a tutti gli Stati membri dell’accesso ai Fondi strutturali per il rinnovamento degli alloggi sociali, come è già previsto, in seguito all’ultima riforma di tali Fondi, per gli Stati membri che hanno aderito all’Unione il 1° maggio 2004.

Insisto infine sulla necessità che i parlamentari europei rimangano attenti alle preoccupazioni dei cittadini europei, tra i quali una percentuale non trascurabile ritiene, a torto o a ragione, che le Istituzioni europee siano troppo distanti. Con la relazione Andria sugli alloggi, in qualche modo entriamo in milioni di case europee. Se approviamo la proposta contenuta nella relazione di redigere una dichiarazione o una carta europea degli alloggi, che rammenti l’importanza del diritto fondamentale a un alloggio dignitoso a un prezzo accessibile per tutti, sono convinto che riusciremo a trasmettere all’opinione pubblica un forte segnale, a favore di un ravvicinamento tra i cittadini europei e un’Unione europea sensibile alle loro preoccupazioni quotidiane.

(Applausi)

 
  
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  Jean Marie Beaupuy, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei dire innanzi tutto, perché non vi siano ambiguità, che il mio gruppo naturalmente sosterrà con vigore le relazioni Andria e Janowski.

Signora Commissario, mi era sembrato chiaro, all’inizio, che lei avesse tenuto perfettamente conto delle richieste espresse dall’onorevole Janowski riguardo all’innovazione. Non ho avuto la stessa impressione ascoltandola. Mi permetta di dirle come la penso, dal momento che intratteniamo una stretta relazione e ci diciamo ciò che pensiamo. Lei ha risposto riguardo alle città, ma non ha veramente parlato di alloggi.

Nella piramide dei bisogni di Maslow, l’alloggio – l’onorevole Hutchinson ne ha appena parlato – è il secondo bisogno degli esseri umani. Il bisogno di nutrirsi è immediatamente seguito da quello di proteggersi. L’alloggio è fondamentale per la protezione di ogni essere umano. Di conseguenza, in ogni Stato, la questione degli alloggi emerge ogni volta che si svolgono le elezioni amministrative o politiche, sia pure in forme molto diverse. Lo abbiamo visto in Francia, con i senzatetto, e lo vediamo in tutti gli altri paesi, in cui sono presenti molteplici fattori, tra cui problemi di edilizia, di espansione urbana, di finanziamenti, eccetera.

Tra i vari fattori da prendere in considerazione, vorrei evidenziarne uno e dedicargli qualche secondo. Figura nella relazione Andria, ma a mio parere non è stato sottolineato in modo sufficiente: mi riferisco alla questione finanziaria. Constatiamo un aumento dei prezzi dei terreni a livello mondiale, che induce gli abitanti delle città a cercare alloggio sempre più lontano. Ciò significa che ogni giorno essi perdono tempo per recarsi da casa al lavoro e destinano una quota significativa del loro bilancio alle spese di trasporto. Ciò significa che ogni giorno provocano maggiore inquinamento atmosferico, ogni giorno accrescono i problemi sociali. Ciò che sto cercando di dire è che la questione dei prezzi degli alloggi ci riguarda.

Data la situazione, la relazione dell’onorevole Andria contiene la richiesta di condurre uno studio. La maggioranza dei membri del nostro intergruppo e della commissione per lo sviluppo regionale non chiede alla Commissione europea o all’Unione europea di assumersi responsabilità in materia di alloggi che non le spettano. Ciò che chiediamo immediatamente, signora Commissario, è che, con l’aiuto dei suoi servizi, si riesca a ottenere una visione più chiara delle responsabilità. Quali sono le responsabilità delle regioni, dei comuni e dell’Europa? Quali sono le responsabilità degli organismi preposti agli alloggi? Quali sono le responsabilità degli organismi finanziari e di tutti gli altri soggetti interessati? Lo studio è assolutamente fondamentale per sapere chi deve fare che cosa. Grazie agli studi e ai lavori che svolgerete, ci attendiamo di ricevere chiarimenti nei prossimi mesi, tenendo anche conto del fatto che, parallelamente, diversi servizi della Commissione – ambiente, trasporti, eccetera – sono interessati alla questione degli alloggi.

Infine, per concludere, sappiate che se oggi, insieme con i colleghi dell’intergruppo e della commissione per lo sviluppo regionale, siamo fieri di essere arrivati alla relazione Andria, non abbiamo alcuna intenzione di fermarci qui e siamo anzi decisi a compiere, con voi, molti altri progressi in materia di alloggi a livello europeo.

(Applausi)

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, a nome del gruppo UEN.(PL) Signora Presidente, prendo la parola in questa discussione per dare risalto a due questioni.

Innanzi tutto, la Carta europea degli alloggi definisce l’alloggio un bene di prima necessità e un diritto sociale fondamentale, che costituisce una componente essenziale del modello sociale europeo. E’ quindi positivo che il Fondo europeo di sviluppo regionale, per il periodo 2007-2013, preveda la possibilità di sostenere il settore degli alloggi negli Stati membri in cui la necessità di alloggi è enorme, soprattutto per la generazione più giovane. La difficile situazione presente sul mercato immobiliare in questi paesi è esacerbata dal repentino aumento dei prezzi degli alloggi, pari a decine di punti percentuali all’anno, in conseguenza del processo oggettivo di livellamento dei prezzi degli immobili nei vecchi e nuovi Stati membri.

In secondo luogo, l’influenza della politica regionale sull’innovazione nell’Unione europea è limitata, a causa dei modesti finanziamenti resi disponibili sia dall’Unione sia dagli Stati membri. L’intero bilancio dell’Unione è pari ad appena l’uno per cento del PIL, di cui meno del 10 per cento è destinato alla ricerca e allo sviluppo. Inoltre, la spesa media in questo campo negli Stati membri raggiunge appena il 2 per cento, mentre i paesi più avanzati del mondo spendono una cifra di gran lunga superiore. Di conseguenza, il divario si amplia anziché ridursi. Per garantire un aumento significativo della spesa in questo settore, l’Unione europea deve compiere maggiori sforzi. Si devono altresì reperire fondi supplementari dai bilanci nazionali, nonché finanziamenti per l’innovazione attinti ai bilanci regionali e locali e contributi del settore privato.

 
  
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  Gisela Kallenbach, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, esaminerò ora la relazione dell’onorevole Andria, mentre la mia collega interverrà tra qualche minuto sulla relazione dell’onorevole Janowski. Entrambi i relatori e tutti i membri dell’intergruppo URBAN-Logement meritano calorosi ringraziamenti per il coraggio con cui hanno compiuto il salto dal principio di sussidiarietà a una visione europea più ampia.

La cooperazione è stata esemplare, trasversale e fruttuosa e ha stimolato un processo che evidenzia un aspetto centrale dello sviluppo urbano e regionale, cioè il diritto a un’abitazione adeguata e dignitosa, la cui offerta ai cittadini che ne hanno bisogno, nell’ambito del sostegno agli alloggi sociali, rimane di competenza degli Stati membri, dei loro comuni e distretti.

Per quale motivo, tuttavia, non si dovrebbe rispondere a preoccupazioni e problemi analoghi presenti in tutta Europa con norme minime europee in campo sociale e abitativo, che in definitiva influiscono sulla qualità della vita delle persone? Questo è lo scopo della relazione d’iniziativa, in cui si chiede un’azione da parte della Commissione e del Consiglio.

Ho notato la reazione positiva e confortante – nonostante i risentimenti iniziali – del Comitato delle regioni e di cooperative e associazioni degli inquilini, che accolgono con favore il valore aggiunto europeo ed esortano ad adottare una dichiarazione comune sugli alloggi, che ponga un forte accento sulla responsabilità nazionale e promuova l’applicazione di norme europee con l’ausilio di strumenti di sostegno europei.

Per concludere, signora Commissario, le chiedo di fare il possibile per assicurare che ciò trovi riscontro nei programmi operativi, perché considero deplorevole che nel comunicato stampa di ieri sulla firma del quadro strategico nazionale tedesco non sia stato fatto alcun riferimento allo sviluppo urbano sostenibile o al principio di partenariato.

 
  
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  Pedro Guerreiro, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Vorrei congratularmi con l’onorevole Andria per la sua relazione, che contiene punti che meritano il nostro sostegno.

La politica in materia di alloggi è una politica nazionale e spetta quindi agli Stati membri fare tutto il possibile per garantire ai loro cittadini il diritto a un alloggio dignitoso. La Costituzione della Repubblica portoghese, all’articolo 65, sancisce il diritto di ogni cittadino e della sua famiglia a un’abitazione di dimensioni adeguate, in condizioni di igiene e comodità, che salvaguardi l’intimità personale e la riservatezza familiare. Questo diritto è un fattore essenziale dell’integrazione e dell’inclusione sociale e una condizione senza la quale non si può garantire ai cittadini il soddisfacimento di un bisogno fondamentale per lo sviluppo umano.

La questione degli alloggi nella politica regionale comunitaria ha acquisito una nuova dimensione nell’Unione europea a 27. Dobbiamo ricordare che, nonostante il crescente contributo dei Fondi strutturali a favore del rinnovamento urbano, grazie a un’iniziativa propria comunitaria, la funzione dei Fondi strutturali è garantire investimenti regolari e sfruttare i fattori esterni positivi che danno impulso allo sviluppo economico, quali gli investimenti in infrastrutture di base e il miglioramento delle qualifiche della forza lavoro. Ciò detto, riteniamo che i Fondi strutturali possano svolgere un ruolo importante, sostenendo progetti integrati volti a promuovere gli alloggi sociali, pubblici o di cooperative, sia per l’acquisto, sia per l’affitto a prezzi contenuti, con strumenti sociali sovvenzionati, mirati al rinnovamento urbano, alla coesione sociale e alla promozione dello sviluppo urbano sostenibile. Per questo motivo, ancora una volta, è necessario aumentare i fondi del bilancio comunitario destinati alla politica di coesione e mobilizzare altri strumenti finanziari, per esempio la Banca europea per gli investimenti.

 
  
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  Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM.(SV) Signora Presidente, la politica strutturale e di coesione dell’Unione europea rivela alcune importanti carenze. Se ne dovrebbe quindi mettere seriamente in discussione l’esistenza, per tre motivi precisi. In primo luogo, gli sforzi che essa rappresenta equivalgono alla respirazione artificiale, che assolutamente non porta a uno sviluppo sostenibile a lungo termine. Dobbiamo riconoscere che il mondo intorno a noi sta cambiando in conseguenza della globalizzazione. Chiunque sia competitivo oggi potrebbe essere escluso dal gioco domani.

Il secondo motivo riguarda il finanziamento. I fondi sono sottratti ai poveri nei paesi ricchi e dati ai ricchi nei paesi poveri. Anche questo è inaccettabile.

In terzo luogo, infine, le norme che disciplinano la destinazione dei Fondi strutturali sono troppo rigide e restrittive e gli Stati membri, le regioni e le autorità locali hanno problemi a utilizzare i fondi là dove sono realmente necessari. Le condizioni variano enormemente da uno Stato membro a un altro, il che rende la politica attuale insostenibile. Ritengo quindi che la politica strutturale debba essere rinazionalizzata.

 
  
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  Carl Lang, a nome del gruppo ITS. – (FR) Signora Presidente, la constatazione fatta dall’onorevole Andria nella sua relazione è esatta. Gli alloggi costituiscono un grande problema economico e sociale.

In Francia, più di 5,5 milioni di persone vivono in alloggi inadeguati. Inoltre, gli affitti e le rate dei mutui gravano pesantemente sui bilanci delle famiglie francesi. Tuttavia, è ovvio che la soluzione non si trova nei Fondi strutturali europei. Da un lato, essi non sono altro che un patetico eccessivo frazionamento del denaro dei contribuenti. Dall’altro, regioni francesi come il Nord-Pas-de-Calais, pur colpite da disoccupazione, precarietà sociale e crollo del potere d’acquisto, quasi non beneficeranno di tali aiuti. Infatti, già da sette anni i cantoni dell’Hainault francese non ricevono più i fondi stanziati nel quadro dell’obiettivo 1 e l’Europa di Bruxelles continua a ridurre i finanziamenti destinati alle nostre regioni.

Per permettere a tutti i francesi di avere un alloggio dignitoso, in Francia si deve condurre una politica degli alloggi fondata su due principi. Innanzi tutto, il principio della libertà, la cui chiave è l’accesso alla proprietà. Attualmente, solo il 57 per cento delle famiglie possiede la propria abitazione. Per aumentarne il numero, è necessario promuovere conti e piani di risparmio per l’acquisto della casa, concedere alle famiglie prestiti a tasso zero e ridurre le imposte fondiarie. Il secondo principio è quello della preferenza nazionale, che permette di accordare, in Francia, la priorità ai francesi nell’assegnazione degli alloggi sociali, compresi quelli di emergenza. Inoltre, è evidente che le politiche di recupero sociale e di rilancio della nostra economia richiedono il blocco dell’immigrazione extraeuropea, la cui crescita esponenziale vanifica qualsiasi politica efficace in materia di alloggi e di lotta alla disoccupazione.

Esiste un’altra condizione essenziale. L’Europa di Bruxelles deve smettere di esporre le nostre industrie a una concorrenza internazionale sleale, che comporta un dumping sociale massiccio. Infatti, sussiste l’urgente necessità di costruire un’altra Europa, un’Europa delle nazioni, fondata sulla libera cooperazione tra gli Stati membri e sulla preferenza comunitaria, con il dovuto rispetto per la sovranità e l’identità delle nazioni.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI).(CS) Onorevoli colleghi, insieme con gli innegabili successi nell’assistere le regioni meno sviluppate dell’Unione, la politica strutturale ha evidenziato anche alcune carenze. L’esperienza dimostra che non sempre si fa buon uso del denaro dei contribuenti, le strategie di sviluppo nazionali non sempre producono sinergie, i piani operativi dei singoli paesi non sempre sono ben studiati e le risorse non sempre rafforzano la competitività, l’occupazione e lo sviluppo sostenibile.

Tra gli strumenti intesi a migliorare la situazione, figurano i cosiddetti OPEN DAYS a Bruxelles, cioè la settimana europea delle regioni e delle città, organizzata ogni anno dalla Commissione e dal Comitato delle regioni. Il prossimo ottobre segnerà il quinto anniversario di questi megaeventi. Ancora una volta, migliaia di rappresentanti e funzionari regionali si riuniranno a Bruxelles, insieme con centinaia di esponenti politici e giornalisti, mentre si svolgeranno decine di seminari e innumerevoli rinfreschi e ricevimenti. Parallelamente ai seminari e agli eventi a Bruxelles, gli organizzatori annunciano una serie di manifestazioni, legate agli OPEN DAYS e rivolte al grande pubblico, che si svolgeranno in tutta l’Unione per trasmettere il messaggio di questa settimana alle regioni e alle città.

Ho seri dubbi in merito all’intera iniziativa e mi chiedo se sia un modo efficace di usare il denaro dei contribuenti per migliorare le politiche regionali. Gli studi indicano chiaramente che i precedenti OPEN DAYS hanno soddisfatto le aspettative di meno della metà dei partecipanti. Inoltre, non è mai stato reso noto il costo di questa megafesta che dura un’intera settimana. Non mi aspettavo che il Commissario Hübner ci dicesse direttamente a quante riunioni regionali partecipino i contribuenti. Finché non sapremo esattamente quanto costino le relazioni pubbliche e la commercializzazione della politica strutturale e finché non potremo confrontare la qualità dei risultati rispetto al costo dell’intera iniziativa, saremo esposti alle critiche giustificate dei cittadini, per i quali gli OPEN DAYS di Bruxelles non sono altro che una gita amena nella capitale dell’Unione.

 
  
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  Jan Březina (PPE-DE).(CS) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la relazione sugli alloggi è il risultato dell’arduo lavoro del relatore, che ringrazio, insieme con tutta la commissione per lo sviluppo regionale, che ha trattato la questione in modo molto approfondito. Poiché il testo della relazione potrebbe ancora subire modifiche significative a causa degli emendamenti proposti, forse è meglio attendere il risultato del voto prima di fornire una valutazione definitiva. Nondimeno, sono lieto di presentare ora una valutazione essenziale.

E’ chiaro sin dall’inizio che si tratta di un ambito politico delicato e di un tema potenzialmente esplosivo, al centro del quale si pone l’interrogativo se o meno la questione degli alloggi debba essere trattata a livello europeo. Personalmente, direi che, sulla questione degli alloggi, conformemente al principio di sussidiarietà, l’Unione dovrebbe esprimersi il meno possibile e solo se la sua azione può offrire un valore aggiunto rispetto a quella degli Stati membri. Specificamente, ciò significa sostenere la ristrutturazione dei grandi caseggiati popolari o la costruzione di alloggi per i gruppi sociali vulnerabili, quali i disabili e le giovani famiglie con bambini. Per il momento, considero la relazione un documento utile, che può dare un nuovo e necessario impulso al settore.

In nessuna circostanza le misure a livello di Unione devono sostituirsi alle normative degli Stati membri. Temo tuttavia che questo sia precisamente lo scopo della relazione, per esempio là dove chiede l’adozione di una serie di indicatori di qualità degli alloggi a livello europeo. L’Unione, e per estensione il Parlamento europeo, non deve arrogarsi più diritti di quelli conferiti dai Trattati. Gli Stati membri sono e devono rimanere i garanti dei diritti all’alloggio, nonostante il fatto che la questione sia stata originariamente affrontata nel contesto dello sviluppo regionale, anziché in relazione con la responsabilità sociale. In proposito, vorrei menzionare l’invito a rafforzare il diritto all’alloggio nel quadro della dimensione sociale della strategia di Lisbona, che a mio parere non è di pertinenza di questa relazione. La strategia di Lisbona non fa alcun accenno agli alloggi e dovremmo lasciarla così com’è. In veste di relatore ombra per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, sono lieto che gli emendamenti principali siano stati negoziati tra tutti i gruppi e che vi sia stata disponibilità a rivedere i pareri fermamente difesi nella fase iniziale. Se la formulazione della relazione che otterremo rifletterà lo spirito di consenso tra i gruppi principali, la considererò un risultato accettabile.

 
  
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  Bernadette Bourzai (PSE).(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, per cominciare, vorrei esaminare la relazione d’iniziativa dell’onorevole Andria sulla politica degli alloggi e la politica regionale. Innanzi tutto, mi congratulo con il relatore per l’ottimo lavoro svolto e con l’intergruppo URBAN-Logement per la sua valutazione del contributo dei Fondi strutturali alla politica degli alloggi negli Stati membri.

Da parte mia, in veste di rappresentante eletta di una circoscrizione rurale e montana in via di spopolamento, mi interesso soprattutto della problematica degli alloggi nelle zone rurali. Per questo motivo, ho presentato due emendamenti al riguardo, che sono stati in parte adottati, cosa di cui sono molto soddisfatta, perché temevo che gli alloggi fossero considerati solo un problema urbano. Si tratta, a mio parere, di evidenziare i molteplici svantaggi presenti nelle zone rurali – bassi redditi personali, abitazioni sparse e spesso fatiscenti, mancanza di alloggi sociali o privati in affitto – e le sfide in termini di rivitalizzazione dei territori rurali per favorirne il ripopolamento. E’ importante sottolineare che è indispensabile introdurre misure volte a incoraggiare l’acquisto, la ristrutturazione o il rinnovamento di vecchi edifici, sostenere gli organismi pubblici e privati che offrono consulenza e orientamenti personalizzati per l’insediamento di privati e professionisti e migliorare l’offerta di alloggi sociali pubblici e privati, nuovi o rinnovati.

La relazione d’iniziativa giustamente sottolinea la specificità della questione degli alloggi nelle città minori, le quali contribuiscono a rinsaldare il tessuto sociale e svolgono un ruolo significativo nello sviluppo delle zone rurali.

Riguardo alla relazione Janowski, intervengo a nome della mia collega, Brigitte Douay, che stamattina non può essere in Aula. L’onorevole Douay vorrebbe esprimere la sua piena soddisfazione per la relazione sul contributo della futura politica regionale alla capacità di innovazione dell’Unione europea, nella versione adottata dalla commissione per lo sviluppo regionale. In particolare, accoglie con favore l’adozione degli emendamenti riguardanti le PMI e il loro ruolo nell’innovazione a livello regionale e degli emendamenti relativi alle caratteristiche specifiche delle regioni montane e rurali. Per contro, considera pregiudizievole rivedere la formulazione del paragrafo 14, che è frutto di un compromesso accettato in modo abbastanza ampio dai diversi gruppi politici e non deve essere modificato.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signora Presidente, la ringrazio per la possibilità di intervenire sulla relazione Janowski.

Innanzi tutto, mi congratulo con l’onorevole Janowski per l’ottimo lavoro svolto e per la proficua cooperazione. Si tratta di una relazione importante, in quanto esamina il modo in cui la politica regionale può contribuire alla capacità d’innovazione dell’Unione. Spesso si sente dire che l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo dovrebbero concentrarsi nelle aree urbane, in cluster tecnologici e in zone in cui la massa critica garantisca investimenti, mentre, nella relazione in esame, è chiaro che l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo di fatto rafforzano gli obiettivi della politica regionale e contribuiscono alla coesione, sia tra le regioni sia al loro interno. Sono fermamente convinta che forti regioni contribuiscano a una forte crescita nazionale. Sono come i pezzi di un puzzle, che si incastrano insieme e formano un quadro finale più grande della somma delle sue parti. Se alcuni pezzi mancano e non si ha sviluppo e innovazione regionale, il quadro generale è incompleto.

La relazione sottolinea che le PMI svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo delle capacità di innovazione in seno all’Unione ed evidenzia l’uso che si può fare degli strumenti finanziari JASPERS, JEREMIE e JESSICA. La relazione incoraggia inoltre tutti gli Stati membri ad aumentare la quota del PIL destinata alla R&S. Alcuni Stati membri spendono più del 3 per cento del PIL per la ricerca e lo sviluppo, ma altri – come il mio paese, l’Irlanda – sono molto indietro e spendono meno dell’1,5 per cento. Come ha affermato l’onorevole Janowski, alla luce di alcune osservazioni formulate ieri dal Premio Nobel per la pace Timothy Hunt, è evidente che sono indispensabili maggiori investimenti nell’istruzione, nelle università, nelle attività di ricerca e sviluppo e nell’innovazione, perché l’Unione possa competere sul mercato globale.

Infine, sono molto lieta che il Commissario abbia annunciato che la Commissione intende fornire informazioni sul modo in cui utilizzare le risorse dei diversi programmi per creare sinergie. Ciò è essenziale per promuovere lo sviluppo regionale. Mi compiaccio anche del fatto che la Commissione seguirà da vicino il modo in cui procedono gli investimenti nell’innovazione. Mi auguro che, sulla base di tali verifiche, saranno adottate azioni adeguate.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN). – A Uachtaráin, tá sé rí-thábhachtach go bhfaigheadh grúpaí atá curtha fútha i gceantair imeallacha, in Éirinn agus ar fud na hEorpa, sciar den airgead atá ar fáil faoin gClár Taighde, Teicneolaíochta agus Gnóthaí Forbartha.

Ba mhaith liom comhghairdeas a dhéanamh leis an Uasal Janowski as ucht a chuid oibre ar an tuarascáil seo.

Níor chóir go mbeadh aon cheantar imeallach ar fud na hEorpa fágtha gan áiseanna Theicneolaíocht an Eolais rud, faraoir, atá fíor i gcás an bhanda leathain mar shampla.

Caithfear an banda leathan a chur ar fáil do chuile cheantar, go háirithe do na ceantair imeallacha. Caithfear a chinntiú go mbeidh áis an bhanda leathain ar fáil do na ceantair seo chun go mbeadh siad in ann infheistíocht a tharraingt chucu féin mar aon le fostaíocht a chruthú ins na ceantair seo. Mura mbeidh an infheistíocht seo ag teacht isteach do na ceantair mar seo, gheobhaidh siad bás.

Mar sin, caithfidh Coimisiún na hEorpa tarraingt le Rialtaisí na mBallstát, lena chinntiú go bhfuil an banda leathan ar fáil do chuile pharóiste, is cuma beag nó mór iad, ar phraghas réasúnta.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE).(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, la relazione Janowski, per quanto riguarda il modo in cui descrive il ruolo dell’innovazione, a mio parere non si concentra a sufficienza sui problemi veramente essenziali, anche se vi si rileva che non si può valorizzare granché il ruolo svolto dall’innovazione nella politica di coesione, perché i programmi – anche quelli nuovi – sono ancora dominati da concetti totalmente superati.

Tra questi figura il parere erroneo secondo cui la creazione di grandi cluster in centri economici possa portare coesione anche tra le regioni svantaggiate circostanti. In realtà, è vero il contrario, perché l’attrazione magnetica dei grandi cluster acuisce le disparità nello sviluppo. L’innovazione deve essere possibile anche nelle piccole regioni e nelle città di piccole e medie dimensioni. Non dobbiamo aspirare a una massa critica in termini di dimensioni. Per ottenere una vera innovazione è necessario ottenere la massima innovazione possibile ovunque, compreso nelle regioni rurali.

Il sostegno all’innovazione non deve prendere come modello soltanto i giovani imprenditori di successo. Le imprenditrici hanno altrettanto bisogno di sostegno, anche se tale sostegno deve avere un carattere totalmente diverso, e qui sussiste l’urgente necessità di un ripensamento da parte degli Stati membri e anche della Commissione. Si deve prestare molta più attenzione alle pari opportunità nell’innovazione, altrimenti si sprecherà un potenziale prezioso.

Vorrei cogliere l’occasione per rammentare alla Commissione che, se vuole realizzare questi obiettivi, essa deve esaminare i programmi in modo critico, non limitarsi a dare la sua benedizione a concetti antiquati.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Graham Booth (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, penso che la migliore risposta che io possa dare a questa risoluzione sia: “Badate agli affari vostri!”. La politica regionale e la politica degli alloggi negli Stati membri sono una questione che riguarda i governi nazionali democraticamente eletti, in cui la Commissione non deve immischiarsi. Oltre a usare un astruso linguaggio pseudointellettuale, il testo riesce a essere anche incredibilmente paternalistico, giacché contiene dichiarazioni assolutamente ovvie, per esempio: “pone l’accento sull’importanza delle questioni della sicurezza”. E’ come se un medico desse lezioni al suo paziente sull’importanza di continuare a respirare.

Il governo britannico afferma che dobbiamo costruire mezzo milione di alloggi, principalmente per chi acquista la prima casa e per acquirenti a basso reddito. Potrei non essere del tutto d’accordo, ma preferirei accettare questa idea, perché più vicina alle nostre esigenze, piuttosto che le idee insulse contenute in questa relazione europea. Nonostante l’uso frequente della parola miracolosa “sussidiarietà”, la risoluzione è una ricetta per la microgestione della politica degli alloggi a Bruxelles e una maggiore e gravosa interferenza nel modo in cui gli Stati membri sono governati. Nel Regno Unito non abbiamo bisogno che Bruxelles ci dica quale tipo di alloggi ci serve, o quando e dove costruirli.

 
  
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  Andreas Mölzer (ITS).(DE) Signor Presidente, lo spettro dello spopolamento si aggira per l’Europa. Se non riusciremo a creare posti di lavoro sostenibili nelle zone rurali, il potere d’acquisto continuerà a crollare, il che a sua volta determinerà la chiusura di fornitori locali di generi alimentari, uffici postali, ambulatori medici, scuole e posti di guardia, così le zone rurali perderanno le loro ultime attrattive.

Non è stata solo la nostra politica agricola a incoraggiare questa evoluzione negativa. E’ risaputo che il numero di aziende e di lavoratori agricoli diminuisce costantemente, ma anche altri programmi di aiuto dell’Unione hanno avuto un effetto boomerang. Si volevano aiutare le imprese a creare posti di lavoro e il risultato è che alcune grandi imprese riescono a spingere le nostre piccole e medie imprese da una posizione di forza a una situazione di grave difficoltà e, dopo aver fatto sufficienti danni, si spostano semplicemente in un paese vicino, dove incassano nuove sovvenzioni.

Ovviamente è difficile spezzare questo circolo vizioso. L’Unione vuole ora contribuire allo sviluppo delle piccole città, ravvivare i centri locali e rafforzare le zone rurali, ma se INTERACT II deve essere un programma per la gestione dei programmi regionali e la creazione di centri di formazione per la burocrazia europea, siamo all’apice dell’assurdità e la Commissione dovrebbe avere la compiacenza di ripensare ai problemi e agli obiettivi originari.

 
  
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  Rolf Berend (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, quando discutiamo le questioni legate alla politica degli alloggi, dovremmo tener fede ai nostri principi di sussidiarietà e di vicinanza ai cittadini. Come tutti sappiamo, i poteri conferiti all’Unione dai Trattati sono molto limitati e non dovremmo tentare di interferire in questo campo intrufolandoci dalla porta di servizio. Per quanto riguarda l’ammissibilità ai finanziamenti per gli alloggi, nel quadro del regolamento FESR per il periodo di programmazione 2007-2013, vorrei intervenire a favore della loro destinazione alla ricostruzione dei grandi edifici prefabbricati presenti nell’Europa orientale e nelle regioni orientali della Germania.

Molti europei vivono in grandi caseggiati costituiti prevalentemente da edifici prefabbricati, eretti tra gli anni ’60 e ’80. Con l’allargamento a est dell’Unione, una strategia europea per lo sviluppo sostenibile di questo tipo di alloggi ha assunto particolare importanza. Se nei paesi dell’Europa occidentale il futuro delle case popolari dipende principalmente dall’espletamento delle funzioni sociali, negli Stati dell’Europa orientale il compito principale è riparare e modernizzare i complessi di edifici prefabbricati, per rendere gli appartamenti idonei alla locazione. Parallelamente, il cambiamento strutturale del settore immobiliare, da enti statali preposti all’assegnazione degli alloggi a imprese del settore privato o cooperative che operano sul mercato, sta appena cominciando.

In questo contesto, lo sviluppo di grandi edifici urbani nei paesi dell’Europa orientale è principalmente compito di tecnici esperti e professionisti immobiliari. In Germania, tuttavia, è emerso un problema nuovo e diverso, che – considerato il cambiamento democratico a livello europeo – prima o poi raggiungerà anche altri paesi. La diminuzione del numero di abitanti fa sì che gli alloggi rimangano vuoti, e ciò riguarda tanto le vecchie proprietà quanto gli edifici nuovi, tanto gli alloggi nei centri storici quanto quelli nelle periferie urbane. Questo è uno dei motivi per cui è stato messo a punto un programma per le regioni della Germania orientale, il cui obiettivo è promuovere non solo la demolizione di alloggi che da tempo non sono più richiesti, ma anche la ristrutturazione degli edifici rimanenti, al fine di adeguare le strutture urbane e la disponibilità di alloggi al calo della domanda.

Per questo motivo – per questo motivo! – il futuro dei grandi edifici deve assumere maggiore importanza quale elemento della politica europea.

 
  
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  Jamila Madeira (PSE).(PT) Vorrei innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Andria per la sua relazione. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, alla quale vogliamo tutti conferire carattere costituzionale e vincolante, enuncia al suo primo articolo l’inviolabilità della dignità umana. Questo principio comprende, per molteplici ragioni, il diritto a un alloggio dignitoso.

Anche se, come è già stato ricordato, l’Unione europea non ha competenze dirette in questo ambito, essa ha un ruolo essenziale da svolgere. L’Europa, in stretta cooperazione con le autorità nazionali, regionali e locali, deve impegnarsi a sradicare i ghetti negli agglomerati urbani e il fenomeno dei senzatetto, che prolifera non solo nelle grandi capitali, ma anche nelle città di piccole e medie dimensioni. Si deve quindi incoraggiare la rivitalizzazione dei centri storici, non solo ai fini della conservazione degli edifici, ma anche per il recupero dell’economia locale e la dinamizzazione dei centri urbani, dove oggigiorno abbondano gli edifici abbandonati. Questa idea si è evoluta al punto che ora riconosciamo che gli strumenti finanziari europei a disposizione degli Stati membri devono contribuire alla creazione di partenariati pubblico-privato e a investimenti strutturati nella costruzione di case intelligenti, in cui l’efficienza energetica e l’edilizia ecologica siano criteri essenziali.

Molto resta da fare, ma ritengo che questa relazione d’iniziativa, insieme con la Carta europea degli alloggi, adottata dall’intergruppo “URBAN-Logement” del Parlamento, costituiscano due elementi chiave per affrontare la questione degli alloggi nell’Unione europea, all’origine della relazione e della Carta stessa.

 
  
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  Jorgo Chatzimarkakis (ALDE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, la ringrazio per la sua presenza in Aula. Vorrei innanzi tutto esprimere le mie calorose congratulazioni all’onorevole Janowski per la relazione che ha presentato. Dimostra che esistono possibilità di affrontare in modo molto creativo il vecchio scontro di principi, ossia se abbiamo bisogno di maggiori finanziamenti europei per la struttura regionale e le sovvenzioni agricole, o se dobbiamo intervenire di più nel campo dell’innovazione, della ricerca e della tecnologia.

Ritengo che questo conflitto abbia fin troppo spesso paralizzato il nostro bilancio e la nostra Unione e lei, onorevole Janowski, con la sua relazione d’iniziativa e con il nostro sostegno, indica la nuova tendenza che si prospetta, la necessità, per così dire, di “lisbonizzare” il bilancio, cambiare il contenuto del pacchetto mantenendo l’etichetta “aiuti regionali”. Ciò è stato in gran parte realizzato grazie alle pressioni esercitate dal Parlamento, ma anche – e qui mi rivolgo al Commissario Hübner – dalla Commissione.

Il programma comprende quindi strumenti quali JASPERS, JEREMY e JESSICA: strumenti nuovi e importanti per sostenere l’innovazione, che si traduce nell’applicazione delle conoscenze sotto forma di prodotti. In futuro, utilizzeremo sempre più le risorse a nostra disposizione – la Banca europea per gli investimenti, il Fondo europeo per gli investimenti – al fine di offrire capitale di rischio alle persone, e sono pienamente favorevole.

Abbiamo anche un parere molto positivo sulla necessità di cluster dell’innovazione, dei quali esistono ottimi esempi pionieristici. L’innovazione non avviene a livello centrale, avviene nelle regioni. L’esempio che conosco meglio è fornito dalla città sassone di Dresda, che è riuscita, tramite gli aiuti comunitari e regionali, ad attrarre investimenti diretti esteri ingenti, che hanno portato alla creazione di un cluster dell’innovazione.

In questo contesto, accolgo con favore il riferimento all’IET, l’Istituto europeo di tecnologia, nella relazione. Sono lieto che il Commissario intenda sostenere l’offerta, da parte della Polonia, di un miliardo di euro per ospitare l’IET. Questa è la direzione in cui procedere in futuro. Esprimo le mie calorose congratulazioni a tutti i partecipanti.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN). (PL) Signor Presidente, per cominciare, vorrei congratularmi con l’onorevole Janowski per la sua ottima relazione. I problemi descritti nel documento sono incredibilmente importanti per il futuro dell’Unione europea e per il suo ruolo nell’economia globale.

Dobbiamo porci un interrogativo fondamentale, cioè se, alla luce degli investimenti attuali in attività di ricerca negli Stati membri e della crescita attuale del PIL nei paesi dell’Unione europea, saremo in grado di competere con i paesi in via di sviluppo in tutto il mondo. Dobbiamo chiederci se, nell’Unione europea, l’ideologia abbia trionfato sui sani processi economici.

E’ chiaro che le restrizioni costantemente imposte dal Parlamento europeo non contribuiscono alla creazione di condizioni favorevoli a una crescita dinamica delle nostre economie. L’innovazione non si può programmare, ma si possono creare le condizioni giuste perché le comunità possano promuoverla attivamente. Se non adottiamo provvedimenti adeguati e non liberiamo l’Unione europea dall’eccesso di burocrazia, non saremo in grado di realizzare gli obiettivi della strategia di Lisbona, secondo la quale l’Unione europea dovrebbe diventare l’economia più competitiva del mondo entro il 2010.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, riconosco che alla base di questa iniziativa sugli alloggi vi siano buone intenzioni. In fondo, avere un alloggio è essenziale per le famiglie e per le nostre comunità. Tuttavia, gli alloggi non sono di nostra competenza e il dilemma per i nostri cittadini è che a livello nazionale i finanziamenti sono sempre accettati, mentre gli orientamenti e le strategie sono accettati o respinti a piacere. Sussiste un problema, soprattutto in Irlanda. Nonostante le nostre strategie urbane, le famiglie che hanno diritto a un alloggio sociale attendono in media otto anni l’assegnazione di un alloggio, perché le case popolari disponibili sono insufficienti.

La relazione contiene molte buone raccomandazioni. Tuttavia, mentre le strategie europee esistenti raccomandano di prevedere aree verdi, le autorità locali le eliminano riempiendole di case e distruggono così gli spazi in cui i bambini possono giocare, creando agglomerati di cemento buoni solo per i graffiti e la droga.

A volte, le raccomandazioni dell’Unione non sono in sintonia con la realtà locale. In Irlanda, nelle zone rurali, è diventato molto difficile per una giovane famiglia ottenere il permesso di costruire una casa. I nostri urbanisti – e sono urbanisti, non esperti di pianificazione rurale – insistono sulla necessità di raggruppare tutte le nuove abitazioni rurali in complessi residenziali. Ciò scoraggia i giovani dal vivere in tali zone.

Come in tutti i settori, è necessario rispettare il principio di sussidiarietà e svolgere studi comparabili per individuare le migliori prassi, che possiamo offrire come guida in Europa. Tuttavia, dobbiamo anche svolgere il nostro ruolo, ponendo ai paesi seri interrogativi riguardo ai risultati in termini umani.

 
  
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  Konstantinos Hatzidakis (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, ho preso la parola per fare alcune osservazioni sulla relazione dell’onorevole Andria, in particolare sulla questione specifica del miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, che è un obbligo derivante dalle disposizioni della direttiva 2002/91.

Tale direttiva comporta spese considerevoli per i proprietari, che devono ottenere la certificazione energetica per poter vendere o affittare la loro casa, in quanto devono prima migliorare l’efficienza energetica dell’edificio. La verità è che, quando abbiamo discusso la questione, questo aspetto non era noto a tutti, ma ora desta notevoli preoccupazioni tra i proprietari in tutta Europa. Ritengo quindi che se ne debba discutere, ampliando le previsioni attuali per i nuovi Stati membri, in modo da poter includere anche i vecchi Stati membri nella revisione del 2009.

Abbiamo tratto esperienza dalla ristrutturazione delle facciate di edifici ad Atene, dove, in cooperazione con l’Unione europea e con il finanziamento parziale da essa fornito, abbiamo realizzato questo programma con buoni risultati, tramite assistenza tecnica a livello centrale e con una copertura parziale dei costi. A mio parere, dobbiamo adottare lo stesso approccio ed esaminare la questione del miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici a livello paneuropeo. E’ una questione molto seria che riguarda un gran numero di persone. Non si tratta di coprire l’intero costo, ma penso che dovremmo discuterne seriamente e capire come si possano aumentare i costi ammissibili, in modo da poter risolvere il problema.

 
  
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  Stavros Arnaoutakis (PSE).(EL) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, nel nuovo periodo di programmazione, si prevede che la politica regionale non solo miri a ridurre le disparità, ma anche a sviluppare la capacità di innovazione dell’Unione. Considerato che ogni azione nel campo dell’innovazione deve essere incentrata sull’uomo e sul miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini, la nostra capacità di rispondere a questa sfida dipende in larga misura dalla nostra capacità di garantire pari opportunità di accesso a tutti i livelli di istruzione.

Ciò che va evidenziato, in particolare, è che l’innovazione non riguarda solo gli scienziati, essa è di fondamentale importanza per tutti i cittadini. Molto dipende dal nostro successo nel promuovere l’introduzione dell’innovazione nelle piccole e medie imprese e, ancora più importante, nelle microimprese a livello locale e regionale e dall’inserimento tra gli obiettivi della politica in materia di innovazione della produzione e trasformazione di prodotti agricoli e del miglioramento delle condizioni di vita nelle zone rurali. Abbiamo fissato obiettivi ambiziosi e dobbiamo tutti lavorare insieme per riuscire a realizzarli.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, innanzi tutto, ringrazio il relatore, onorevole Janowski, per l’ottima relazione. Direi che la politica regionale è una delle politiche centrali dell’Unione e la politica degli alloggi, nell’ambito della politica regionale, è ovviamente molto importante, come è già stato detto. Come l’innovazione, essa contribuisce a mantenere le regioni forti e vive.

Naturalmente, è importante considerare la politica regionale non solo come una questione che riguarda l’Unione europea e gli Stati nazionali, ma soprattutto come un elemento legato al benessere e alla felicità delle persone. Le persone devono sempre essere al centro della politica europea.

A mio parere, dobbiamo cercare di esaminare queste questioni nel loro insieme e il nostro obiettivo deve essere garantire le pari opportunità, sulla base di uno sviluppo sostenibile degli alloggi e dell’innovazione in tutta Europa. Ciò significa che dobbiamo prestare particolare attenzione alle zone scarsamente popolate, comprese le zone periferiche, in modo che possano partecipare al processo di sviluppo e ricevere la loro quota di innovazioni e le persone che le abitano possano vivere una vita sana, equilibrata e felice.

 
  
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  Roberta Angelilli (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio gli onorevoli Janowski e Andria per l’ottimo lavoro svolto. In particolare, ho apprezzato l’impegno per una politica degli alloggi più adeguata. Vale infatti la pena ricordare che quella abitativa è una vera e propria emergenza, soprattutto nelle grandi città europee, dove il costo degli alloggi è altissimo e costringe le famiglie a destinare più del 50% del loro stipendio nel mutuo o nell’affitto della casa. Tutto ciò nonostante la casa dovrebbe essere un bene di prima necessità e quindi un diritto sociale fondamentale.

Mi auguro che ci si avvii verso un progetto di riqualificazione delle case popolari che spesso versano davvero in condizioni fatiscenti e, più in generale, verso una strategia di recupero delle aree urbane svantaggiate delle grandi città europee.

 
  
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  Oldřich Vlasák (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, stiamo discutendo una questione che riguarda ciascuno di noi. Un alloggio dignitoso a prezzi accessibili sta diventando una questione sempre più importante, che incide sulle esigenze, sulle opportunità e sulle opinioni individuali di ciascuno. La relazione dell’onorevole Andria sugli alloggi nel contesto della politica regionale è senza dubbio un contributo positivo.

Prima di decidere le prossime azioni comunitarie in questo ambito, dobbiamo ricordare che né l’Unione né le sue Istituzioni hanno competenze dirette in materia di politica degli alloggi. Nondimeno, il rafforzamento della coesione sociale ed economica, enunciato come uno dei principali obiettivi del Trattato di Maastricht, da conseguire tramite la politica regionale dell’Unione, è strettamente legato al modo in cui affrontiamo la necessità di un numero sufficiente di alloggi a prezzi accessibili, alla soluzione del problema dei senzatetto, al rinnovamento delle aree urbane e al risanamento delle aree dismesse.

Una delle questioni più importanti da risolvere è quindi stabilire i limiti delle competenze e responsabilità dell’Unione per quanto riguarda la politica degli alloggi e, in questo contesto, si applica il principio di sussidiarietà. Dobbiamo quindi capire dove concentrare gli sforzi. A mio parere, abbiamo due alternative. La prima è promuovere i diritti all’alloggio dei cittadini d’Europa, che saranno sempre molto difficili da definire, considerati i nostri poteri limitati e le diverse situazioni presenti nei singoli Stati membri, nelle regioni e comunità. Di conseguenza, correremmo il rischio di creare tra i cittadini aspettative che non saremo in grado di soddisfare, e quindi di perdere credibilità. La seconda alternativa è aiutare le comunità, le città e le regioni a risolvere i loro problemi abitativi, inserendo il sostegno per gli alloggi e la modernizzazione delle case popolari tra le nostre principali priorità e offrendo alle autorità locali condizioni e risorse adeguate nel quadro dei Fondi strutturali, senza limitare eccessivamente la loro capacità di decidere in che modo risolvere i problemi abitativi nelle rispettive regioni. I cittadini sapranno così che l’Unione contribuisce direttamente al miglioramento della qualità della vita. Personalmente, non ho dubbi sulla necessità di optare per la seconda alternativa.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE).(EN) Signor Presidente, l’accesso agli alloggi assume crescente importanza nell’agenda politica in tutta l’Unione europea. Sempre più persone sono escluse dal mercato immobiliare a causa dei prezzi eccessivamente elevati e in particolare coloro che vorrebbero acquistare la prima casa sono praticamente tagliati fuori.

Questo è il motivo per cui il paragrafo 6, in cui si auspica che i decisori nazionali e locali adottino provvedimenti volti ad aiutare i giovani per l’acquisto della prima casa, riveste enorme importanza. Lo stesso vale per il riferimento agli alloggi nelle zone rurali. In Scozia, molte persone nate e cresciute in paesi e villaggi idilliaci sono escluse dalle loro comunità a causa dei prezzi proibitivi e della mancanza di alloggi sociali. Gli alloggi di oggi devono soddisfare le esigenze di domani. Non solo dovranno essere accessibili, ma anche rispettosi dell’ambiente.

Ringrazio il relatore e mi auguro si possano svolgere altre discussioni a livello europeo sul modo in cui possiamo imparare gli uni dagli altri a rendere gli alloggi dignitosi e accessibili a tutti.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei congratularmi con i due relatori, onorevoli Andria e Janowski.

La politica regionale dell’Unione europea deve contribuire al miglioramento delle capacità di innovazione delle nostre regioni, al fine di ridurre le disparità di sviluppo e favorire una crescita economica sostenibile ed equilibrata, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di solidarietà.

A titolo di esempio, gli edifici, le reti e gli alloggi nelle regioni ultraperiferiche sono in gran parte degradati e poco adatti ai rischi naturali e alle condizioni climatiche specifiche. Con incentivi europei, nazionali e regionali e con il sostegno degli investimenti privati, si possono compiere sforzi in questi campi nelle regioni ultraperiferiche, sulla base di autentici partenariati pubblico-privato.

Un impegno di questo tipo permetterebbe di accelerare la ricerca su materiali da costruzione a basso prezzo, antisismici, anticiclonici e a forte potere isolante, al fine di cominciare a costruire alloggi poco costosi e resistenti alle calamità. Un tale progetto avrebbe inoltre il merito di promuovere un uso più razionale dell’energia, favorendo le energie pulite, sfruttando le condizioni locali e aumentando la quota di fonti di energia rinnovabili.

Le regioni ultraperiferiche sono destinate a diventare un centro di eccellenza in termini di innovazione, tanto sul piano scientifico e tecnologico quanto sul piano architettonico, con il duplice obiettivo di garantire alle popolazioni d’oltremare abitazioni sicure e confortevoli e favorire lo sviluppo sostenibile di tali territori. Invito la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare i centri di eccellenza, che sono veri e propri ponti tra i centri di ricerca e di insegnamento, le PMI e le autorità locali.

Lo scopo della politica regionale non è concentrare sempre più l’azione su un numero esiguo di progetti spettacolari, né frazionare eccessivamente i finanziamenti. Può anche essere utile ed efficace sostenere azioni innovative su piccola scala nelle regioni più svantaggiate, al fine di garantire uno sviluppo armonioso e policentrico del territorio dell’Unione europea.

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE). (HU) Scopo precipuo della politica di coesione è creare un livello omogeneo di prosperità in tutte le regioni d’Europa. A tal fine, una buona politica di coesione deve concentrarsi in due direzioni. Dobbiamo garantire la crescita e dobbiamo rimanere competitivi in termini globali, tramite finanziamenti a favore dello sviluppo che permettano di rispondere alle sfide del XXI secolo. La promozione dell’innovazione svolge un ruolo fondamentale in questo contesto. Tuttavia, non dobbiamo mai dimenticare l’essenza della politica di coesione.

Esiste un enorme divario tra le regioni d’Europa, con numerosi problemi di carattere strutturale e infrastrutturale che attendono soluzioni. Possiamo compiere passi significativi per porvi rimedio, tramite una politica degli alloggi. Dobbiamo dare alle persone che vivono nelle condizioni più povere e disperate la possibilità di credere che la qualità della loro vita può migliorare. Poiché negli Stati membri dell’Europa centrale e orientale la povertà estrema e la ghettizzazione sono spesso fenomeni tipici delle cittadine rurali, è importante non limitare il sostegno agli alloggi soltanto alle città. Dobbiamo anzi creare pari opportunità anche nell’ambito della crescita agricola, garantendo che le popolazioni rurali abbiano accesso all’istruzione superiore, e dobbiamo trovare il modo per far sì che gli sviluppi innovativi raggiungano le persone anche nelle regioni svantaggiate. Potremo così condurre una politica che permetterà di garantire ai cittadini che le loro opportunità non siano determinate dal luogo in cui sono nati.

 
  
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  Sérgio Marques (PPE-DE).(PT) Innanzi tutto, mi congratulo con l’onorevole Janowski per la sua ottima relazione. La politica di sviluppo regionale dell’Unione europea può svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere la capacità di innovazione delle regioni, in particolare quelle più svantaggiate.

In ogni regione esiste un potenziale di innovazione che deve essere sfruttato e concordo con il relatore sul fatto che l’innovazione va intesa nel suo senso più ampio, cioè non solo l’innovazione derivante dalle attività dei centri di ricerca, delle università e delle imprese, ma anche quella che, nel contesto di società dinamiche, può emergere da processi di perfezionamento e miglioramento continui, in cui i contributi di ciascuno, di ogni lavoratore, di ogni funzionario e di ogni imprenditore, possano essere determinanti. In tal modo, si possono aumentare i livelli di produttività di un’economia, che sono il migliore indicatore della capacità di innovazione di una regione.

Per avere un impatto significativo sull’innovazione, la politica di sviluppo regionale deve soprattutto contribuire a creare nelle regioni un ambiente e una cultura favorevoli all’innovazione, che valorizzino l’iniziativa, l’imprenditorialità, una sana concorrenza e lo spirito di avventura. Dobbiamo riconoscere che, in alcune regioni, questi i valori non sempre sono promossi dalle azioni a titolo dei Fondi strutturali. Al contrario, il rischio di creare una cultura di dipendenza dalle sovvenzioni è molto reale, una situazione che si deve evitare a ogni costo se vogliamo veramente promuovere l’innovazione nelle regioni.

 
  
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  Miloš Koterec (PSE).(SK) Vorrei ringraziare l’onorevole Andria per l’esauriente relazione sugli alloggi nei nuovi e nei vecchi Stati membri.

Penso che il problema di offrire alloggi adeguati, soprattutto ai giovani, sia particolarmente urgente nei nuovi Stati membri. La politica di coesione adottata in materia di rinnovamento degli alloggi sociali, che mira al risparmio energetico e alla protezione dell’ambiente, è un contributo importante ma incompleto dell’Unione europea per affrontare questa situazione. L’obiettivo di fornire alloggi sociali non deve portare alla creazione di ghetti, in cui la mancanza di numerose caratteristiche della vita civile può diventare fonte di problemi per le città e le regioni.

A mio parere, una politica dell’Unione, fondata su studi condotti da singole città, comunità, regioni e Stati, dovrebbe mirare a produrre un inventario delle buone prassi in uso nei vari Stati membri dell’Unione e a trovare così migliori soluzioni per il problema degli alloggi sociali, sulla base dell’esperienza maturata in molte città e regioni degli Stati membri della vecchia Unione.

Mi auguro che i Fondi strutturali e la possibilità di utilizzare finanziamenti europei contribuirà a una migliore disseminazione delle buone prassi, in quanto è essenziale garantire che siano conosciute in tutta l’Unione, e aiuterà i nuovi Stati membri a risolvere i loro problemi, in particolare per quanto riguarda l’offerta di alloggi per i gruppi sociali a basso reddito.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con il relatore per il suo atteggiamento lungimirante riguardo al futuro dei finanziamenti dell’Unione europea. Come tutti sappiamo, l’innovazione è un ingrediente fondamentale del progresso economico e, se l’Unione europea non la promuoverà con vigore, saremo incapaci di competere a livello mondiale.

In particolare, accolgo con favore ogni iniziativa che riconosca il ruolo che le piccole e medie imprese possono svolgere nel progresso economico. Spesso associamo l’innovazione alle grandi imprese multinazionali con enormi capacità di ricerca. Tuttavia, la spina dorsale dell’economia europea è sempre stata costituita dalle nostre piccole imprese, spesso a conduzione familiare. Sono favorevole alle proposte che permettono alle PMI di collaborare con la grande industria e con le università. L’attuale periodo di programmazione per i Fondi strutturali coincide con il settimo programma quadro ed è quindi logico esaminare gli strumenti con cui si possono integrare gli uni con l’altro.

Per quanto riguarda la mia circoscrizione dell’Irlanda del Nord, in passato ho insistito spesso affinché nella nostra spesa a titolo dei Fondi strutturali si ponesse un forte accento sulla rigenerazione economica. Sono assolutamente favorevole a qualsiasi possibilità che permetta alla nostra economia ora vivace di attingere a finanziamenti strutturali a sostegno dell’innovazione. La Queen’s University nell’Irlanda del Nord è nota per la sua eccellenza nella ricerca e sono pronto ad assicurare che tali università possano beneficiare appieno dei finanziamenti europei e ricevere anche un adeguato sostegno dal governo nazionale.

Se è ragionevole promuovere lo sviluppo di centri di ricerca accademica e scientifica regionali, è ancora più importante prendere atto del fatto che tutti noi abbiamo centri di eccellenza nei nostri paesi, che dovrebbero essere i primi a ricevere sostegno. Crearsi una reputazione nel campo della ricerca e dello sviluppo richiede tempo e vorrei essere rassicurato sul fatto che intendiamo sostenere innanzi tutto e soprattutto le nostre università affermate.

In un settore come questo, in cui esistono infinite possibilità di cooperazione transfrontaliera, è importante non commettere l’errore di essere eccessivamente prescrittivi. La peggior cosa che Bruxelles possa fare per l’innovazione nell’Unione europea è dire ai governi nazionali e regionali come, quando e dove devono promuovere l’innovazione. La nostra funzione è fornire le risorse, non il metodo.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE).(PL) Signor Presidente, dobbiamo accogliere con favore la proposta di integrare gli alloggi nella politica regionale dell’Unione europea. Il problema degli alloggi riguarda molti Stati membri ed è giunto il momento di adottare provvedimenti adeguati a livello europeo. Questo problema viola un diritto fondamentale dei cittadini, cioè il diritto a una vita dignitosa nella propria abitazione. Blocca inoltre il potenziale sociale ed economico. Di conseguenza, non si può parlare seriamente di solidarietà e di strategia di Lisbona senza proporre anche un pacchetto di soluzioni adeguate.

Non dobbiamo dimenticare che la divisione delle zone residenziali tra quelle abitate dai gruppi più ricchi e quelle ove risiedono le fasce più povere della società, insieme con il problema dei senzatetto, è destinato a peggiorare in futuro. Un crescente afflusso di immigranti sarà inevitabile, considerati l’invecchiamento della popolazione in Europa e la crescente capacità di produzione della nostra economia, e saranno principalmente questi immigrati a contribuire alla stratificazione sociale. Affrontare la questione degli alloggi ci permetterà di prevenire in larga misura questo fenomeno negativo, che è una vergogna per l’Europa.

Parliamo di innovazione nell’Unione europea ormai da molti anni. Abbiamo trattato diversi aspetti della questione e li abbiamo discussi a vari livelli in seno alle Istituzioni. Che cosa dobbiamo fare per garantire che le discussioni non producano per l’ennesima volta solo promesse e parole vuote? L’attuazione di strategie innovative a livello regionale offrirà a tutti i cittadini la possibilità di comprendere che l’innovazione può migliorare le loro condizioni di vita e la qualità della vita. E’ una via difficile da percorrere. Tuttavia, potrebbe essere l’unica in grado di garantire che infine nascano e si mettano in pratica le idee giuste.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE).(SK) Vorrei ringraziare l’onorevole Janowski per essersi concentrato sulle regioni svantaggiate, che non riescono ad attrarre investitori a causa delle loro infrastrutture tecniche inadeguate.

L’esistenza di infrastrutture di ricerca e sviluppo è un incentivo importante perché gli scienziati e i ricercatori rimangano nelle regioni remote. Di conseguenza, gli Stati membri e le autorità regionali devono promuovere progetti innovativi che incoraggino i partenariati tra i settori pubblico e privato, con la partecipazione delle imprese, in particolare le PMI, delle università e degli istituti di tecnologia, oltre che della società civile. Al tempo stesso, raccomando di applicare l’esperienza delle euroregioni, con le loro strutture transfrontaliere e, in particolare, la loro capacità di attuare progetti di successo utilizzando i Fondi strutturali, che sono strumenti importanti per la capacità di innovazione dell’Unione.

Ritengo che un accesso trasparente alle informazioni sia un fattore chiave per l’attività innovativa. Gli imprenditori e le autorità regionali nei nuovi Stati membri non sono adeguatamente informati in merito alle nuove iniziative della Commissione, quali JASPERS, JEREMIE e JESSICA. Senza informazioni adeguate e puntuali, l’attività innovativa non si concentrerà sulle persone e sul miglioramento della qualità della vita e l’obiettivo della strategia di innovazione dell’Unione europea, un’Unione competitiva con PMI prospere e regioni ricche, non sarà realizzato.

Signora Commissario, la ringrazio per la sua presenza in Aula, che dà maggior peso al dibattito.

 
  
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  Adam Gierek (PSE).(PL) Signor Presidente, una politica atta a promuovere l’innovazione dipende da un sistema di istruzione universalmente accessibile che favorisca l’innovazione e la ricerca scientifica avanzata, da un mercato unico ben funzionante, dalle sinergie create dall’allargamento, dalla strategia comunitaria in materia di brevetti e licenze, dalla creazione di un Centro europeo per l’innovazione e di un Istituto europeo di tecnologia e da un’applicazione creativa della legislazione dell’Unione europea in materia di prodotti chimici, energia, ambiente, eccetera. Tuttavia, la dimensione regionale delle misure adottate a favore dell’innovazione, soprattutto quando si fa assegnamento sui fondi per lo sviluppo regionale, si basa principalmente sulla creazione di zone della conoscenza specializzate a livello regionale. Innanzi tutto, ciò di fatto approfondirà la cooperazione interregionale in termini di scambio di idee ed esperienze innovative legate all’attuazione della strategia di Lisbona. In secondo luogo, garantirà la cooperazione di esperti di altre regioni. Infine, permetterà di sfruttare il potenziale locale di innovazione negli ambiti importantissimi di cui si è parlato oggi, per esempio la modernizzazione degli impianti di riscaldamento negli edifici prefabbricati, e anche in altri campi, tra cui il turismo.

Vorrei congratularmi con l’onorevole Janowski per la sua relazione.

 
  
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  Jan Olbrycht (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, la discussione di oggi è una prova del fatto che il Parlamento europeo sente di condividere la responsabilità dell’attuazione della politica di coesione in quanto politica comunitaria. Il Parlamento europeo non solo partecipa all’adozione della legislazione, ma anche alla sua applicazione. Presta particolare attenzione – e in questo ruolo sostiene la Commissione – a dare risalto all’importanza di un approccio integrato. Il Parlamento europeo sottolinea che la politica di coesione non è solo un regime di sovvenzioni. Prevede un sostegno mirato agli investimenti nelle infrastrutture, ma anche in vari tipi di attività innovative. Inoltre, sulla base dei regolamenti adottati, dobbiamo sostenere la costruzione di nuove abitazioni che, come tutti sappiamo, sono il volano nella macchina della crescita economica, oltre a offrire la possibilità di migliorare il tenore di vita e proteggere il nostro patrimonio culturale.

La discussione di oggi dimostra che la politica regionale e di coesione, attualmente in corso di modifica, deve sempre essere considerata una politica fondamentale dell’Unione europea.

 
  
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  Wolfgang Bulfon (PSE).(DE) Signor Presidente, un alloggio a un prezzo accessibile per tutte le classi sociali è sempre stato una questione importante per me. Nella sua relazione, l’onorevole Andria insiste sulla necessità di rafforzare il diritto ai sussidi per gli alloggi e altri diritti sociali, al fine di permettere una reale mobilità dei lavoratori. Auspica inoltre che i decisori nazionali adottino provvedimenti volti ad aiutare i giovani per l’acquisto della prima casa, e condivido appieno entrambe le preoccupazioni.

Tuttavia, vorrei cogliere l’occasione per evidenziare il rischio di creazione di ghetti, che può presentarsi se si dà una definizione troppo limitata della nozione di “alloggi sociali” e i sussidi sono concessi sulla base di criteri esclusivamente basati sui bisogni sociali. Considero molto importante che i progetti relativi agli alloggi prevedano un mix sociale, in quanto ciò contribuisce a prevenire la creazione di fonti di conflitto, inevitabili in caso di ghettizzazione.

In Austria, è emersa la preoccupazione che un’armonizzazione eccessiva nel settore immobiliare possa compromettere il sistema attuale, che al momento funziona bene, in quanto abbiamo norme molto elevate per quanto riguarda il diritto alla locazione, un diritto che in ogni caso deve essere difeso.

 
  
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  Maria Badia i Cutchet (PSE).(ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzi tutto, accolgo con favore questa relazione, che pone in evidenza un problema che preoccupa sempre più i cittadini europei: la difficoltà di accedere agli alloggi, un problema che limita le possibilità di integrazione sociale e la mobilità di numerosi lavoratori, è fonte di enormi disparità sociali e ostacola la sana indipendenza dei giovani impedendo loro di mettere su casa, un problema che trascende l’ambito sociale e si inserisce nel contesto più ampio della pianificazione urbana.

In questa prospettiva, gli Stati membri devono usare i fondi del FESR nel settore degli alloggi, insieme con gli strumenti finanziari JESSICA e JEREMIE, per compiere progressi verso la soluzione di questi problemi, in stretta cooperazione con le autorità locali e regionali, gli operatori socioeconomici e la società civile, associando tutto questo alla promozione dello scambio di buone prassi.

Vorrei infine sottolineare l’importanza della formazione in materia di pianificazione urbana e nel quadro del Fondo sociale europeo, per promuovere la diffusione di nuove tecnologie e di materiali da costruzione più efficaci, che permettano di migliorare l’efficienza energetica nel settore degli alloggi.

 
  
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  Alfonso Andria (ALDE), relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero semplicemente prendere atto della grande ricchezza di contenuti in tutti gli interventi, anche da parte dei colleghi che non sempre hanno espresso un compiuto e completo apprezzamento per il lavoro svolto, se non altro per una difficoltà di approccio al tema, ignorando però che vi è stata nell’introduzione una precisazione relativamente alla competenza dell’Unione europea in questa materia. La relazione oggi in esame rappresenta senz’altro un passo avanti, ragion per cui apprezzo molto tutti i contributi e la grande ricchezza della discussione, che vi è stata naturalmente anche sulla relazione del collega Janowski, con il quale personalmente mi congratulo, oltre che sulla mia relazione.

Intanto, esprimo apprezzamento per le aperture della signora Commissario Danuta Hübner, con la quale siamo abituati ormai a lavorare. Devo dire, tanto più considerando il punto di partenza originario e la difficoltà cui ho fatto più volte cenno, che si osserva un segnale di avanzamento da parte della Commissione in questo senso che, tra l’altro, si sposa bene con gli strumenti finanziari cui si è fatto riferimento, posti in essere dalla Commissione, di concerto con la Banca europea degli investimenti, e che è incentrato sulla valorizzazione delle prassi eccellenti, sul problema delle zone rurali, sulla rivitalizzazione e il recupero del degrado urbano nei centri storici, quindi con particolare riferimento al patrimonio edilizio esistente.

Vorrei che il Parlamento riflettesse su tali questioni, come su quella dell’energia, su cui si è soffermato il collega Hatzidakis, sui problemi dell’esclusione sociale, della ghettizzazione e della segregazione spaziale. Si tratta di un tema fortemente interconnesso, come già indicato nella mia introduzione: il problema abitativo, la segregazione spaziale e la ghettizzazione sono fattori assolutamente determinanti dal punto di vista dell’esclusione sociale. Da ultimo la collega Badia i Cutchet ha fatto giustamente cenno anche ai temi della formazione, e aggiungerei quello dei trasporti, dei servizi, della sanità, nonché una serie di questioni che riguardano i temi della cultura, le strutture per la cultura e per i servizi sociali. E’ per questa ragione che dobbiamo guardare con maggiore apertura a questo tema, come il Parlamento si sta sforzando di fare.

Occorre partire dalla considerazione che non si tratta di violare la sfera decisionale o l’autonomia di intervento degli Stati nazionali o degli enti regionali e locali. C’è un rispetto sostanziale del principio di sussidiarietà ma si chiede all’Europa di fare un passo in avanti un po’ più deciso su questo terreno. Questo significa, colleghe e colleghi, che oggi il Parlamento ha una grande opportunità, quella cioè di dimostrare ai cittadini europei che siamo vicini alle loro esigenze, perché la casa è un bene primario. Ciò va fatto senza eccessive ingerenze, senza limitare l’autonomia decisionale degli Stati nazionali e degli enti locali e regionali ma in collaborazione, come hanno detto anche i colleghi Vlasák e Sudre, che hanno giustamente affermato questa necessità dell’Europa di intervenire e di supportare, attraverso le politiche regionali, anche gli altri Stati membri e non soltanto, come prevede l’articolo 7 del regolamento FESR, gli Stati dell’ultimo allargamento.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN) , relatore. (PL) Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti i presenti per l’interessante discussione. Avete dimostrato chiaramente che l’innovazione non deve essere fine a se stessa.

Nella mia relazione menziono anche l’innovazione nel settore degli alloggi. Vorrei quindi ringraziare l’onorevole Andria per aver evidenziato questo punto. Le strategie di innovazione regionale, menzionate dal Commissario, assumeranno grande importanza. Dobbiamo prestare particolare attenzione ai criteri che intendiamo usare per misurare l’innovazione. Come avete rilevato, i partenariati pubblico-privato sono una prova del fatto che il lavoro che abbiamo intrapreso insieme non è stato sprecato. Ciò è stato sottolineato anche dall’onorevole van Nistelrooij, quando ha parlato di poli o punti che collegano l’insieme. Anche i colleghi in quest’ala dell’Assemblea, che hanno esaminato gli aspetti sociali, hanno menzionato questo punto. Ancora una volta, vi ringrazio per la proficua discussione.

 
  
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  Danuta Hübner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei ricordare a tutti che ovviamente operiamo nel quadro dei regolamenti. Nel quadro dei regolamenti, la Commissione cerca di essere il più possibile innovativa per quanto riguarda la creazione di nuovi strumenti che possono aiutarci ad affrontare meglio tutte le sfide. Cerchiamo anche di essere il più possibile flessibili, sempre entro i limiti dei regolamenti. Operiamo anche nel quadro del bilancio, che è abbondante per alcuni e troppo modesto per altri, ma di sicuro ci ha permesso di raggiungere altre fonti di finanziamento, per poter disporre di maggiori capacità per affrontare le sfide.

Tuttavia, l’epoca in cui viviamo ci impone di rispondere a entrambe le sfide: da un lato, dobbiamo migliorare in modo significativo la qualità della vita dei cittadini e, dall’altro, dobbiamo creare le condizioni essenziali per uno sviluppo sostenibile a lungo termine, per il quale, naturalmente, l’innovazione è fondamentale ed è il fattore più importante.

Riguardo agli alloggi, i regolamenti sono più generosi con gli Stati più poveri, ma vi sono ancora molte zone dell’Unione a 15 in cui si possono sostenere attività legate agli alloggi. Ciò vale in particolare per la riabilitazione degli spazi pubblici nei quartieri urbani degradati, tra cui le misure di sicurezza, e per l’allacciamento dei grandi caseggiati popolari alla rete idrica, fognaria, elettrica e di telecomunicazioni. La Banca europea per gli investimenti e la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa sono importanti fonti di finanziamento per gli investimenti nel settore immobiliare, a prescindere da JESSICA. Nel quadro di JESSICA, stiamo analizzando come si possa dare il massimo impulso agli investimenti negli alloggi, tramite mutui e prestiti a tassi contenuti.

Durante la riunione ministeriale di Lipsia, che si svolgerà in maggio, una giornata sarà dedicata alle problematiche delle aree urbane. Sarà anche adottata una Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili. Un paragrafo della Carta riguarda le sfide cui occorre rispondere in relazione con gli alloggi, in particolare nel contesto dell’energia. A tale riunione, la Commissione presenterà un’analisi dei programmi futuri, soprattutto per quanto riguarda la questione degli alloggi. Vorrei solo ricordare che il gruppo interservizi della Commissione che si occupa di questioni urbane di recente ha preparato un inventario della dimensione urbana nelle politiche comunitarie. Individua tutte le politiche che incidono sugli alloggi nel contesto della salute pubblica, dell’energia, della politica sociale e dei trasporti urbani. Il gruppo interservizi può senza dubbio dare maggiore risalto alle questioni legate agli alloggi nel suo programma di lavoro. Sto ancora esaminando come si possa fare, ma richiederemo lo studio che raccomandate nella vostra relazione. Sono certa che saranno studi molto utili e come sapete cerchiamo costantemente di essere più innovativi. Dobbiamo essere più innovativi in termini di pianificazione finanziaria e di combinazione delle varie fonti. Non avremo successo senza tali sforzi.

Per quanto riguarda l’innovazione, in particolare la relazione dell’onorevole Janowski, molti di voi sottolineano un aspetto che considero assolutamente essenziale, cioè la necessità di dare un’interpretazione più ampia al concetto di innovazione, in modo da non limitarla alle multinazionali e alle tecnologie avanzate del XXI o XXII secolo, ma estenderla anche alla piccole e medie imprese. Condivido pienamente il vostro parere su questa duplice sfida. Abbiamo bisogno di motori e poli locali che ci permettano di compiere rapidi progressi. Tuttavia, la vera sfida è disseminare capacità di innovazione in tutta Europa. Sono decisamente d’accordo con voi al riguardo. Abbiamo bisogno sia di poli sia di reti. Per questo motivo, le “Regioni per il cambiamento economico”, la prima rete di questo tipo, che sarà lanciata quest’anno, prevede il collegamento di cluster presenti in tutta Europa. Le regioni esamineranno insieme come introdurre innovazione nel mercato il più rapidamente possibile. Come sappiamo, la malattia dell’Europa è la sua lentezza in questo ambito.

Ancora una volta, signor Presidente, la ringrazio vivamente per questa discussione sulle due relazioni, che è il proseguimento delle nostre discussioni interistituzionali in questo ambito. Entrambe le relazioni sono estremamente utili, non ultimo per quanto riguarda le riflessioni sulla politica futura.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà tra pochi minuti.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. – (EN) Accolgo con favore questa relazione, quale seguito importante alla mia relazione sulla strategia tematica per l’ambiente urbano. Propongo anche questa volta che i finanziamenti comunitari siano distribuiti e utilizzati dagli Stati membri per ristrutturare gli edifici e i quartieri urbani. Gli Stati membri devono promuovere progetti cofinanziati dall’Unione riguardanti lo sviluppo e il rinnovamento degli impianti di riscaldamento urbano. Al riguardo, vorrei segnalare che, in caso di crisi energetica, è più facile passare a una fonte diversa di energia con il teleriscaldamento. Si può prevenire buona parte dei consumi non necessari migliorando le prestazioni ambientali degli edifici, con una progettazione che promuova l’efficienza energetica: isolamento, impiego di energie rinnovabili, tetti verdi, sistemi a energia solare attiva e passiva, alloggi a basso consumo energetico, eccetera.

Raccomando la creazione di una base di dati per lo scambio a livello europeo di buone prassi in materia di miglioramento dell’efficienza energetica e idrica negli edifici. Nei nostri Stati membri, dieci milioni di cittadini vivono in edifici prefabbricati. E’ nostra responsabilità comune migliorare le loro condizioni di vita e cofinanziare il risanamento delle loro abitazioni.

 
  
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  Katalin Lévai (PSE), per iscritto. – (HU) In veste di portavoce del gruppo socialista al Parlamento europeo per le questioni riguardanti la popolazione rom, vorrei richiamare l’attenzione su un altro aspetto della relazione, cioè le difficoltà di accesso all’alloggio per la minoranza più numerosa d’Europa.

Nel caso dei rom, è particolarmente vero che i problemi di accesso e di qualità degli alloggi in gran parte determinano problemi di segregazione sociale. Il motivo principale è che i gruppi più svantaggiati della popolazione sono costretti a vivere in zone problematiche.

Sottolineo che l’esclusione sociale è in contrasto con il modello sociale europeo. Dobbiamo garantire una maggiore coesione sociale, prestando particolare attenzione ad assistere la minoranza rom.

Il problema è esacerbato dal fatto che una percentuale significativa di rom vive in subregioni degli Stati membri, che sono svantaggiate in termini di economia, infrastrutture e occupazione. Durante lo scorso decennio, la segregazione dei rom e non rom è aumentata drasticamente e la maggioranza delle famiglie vive in condizioni abitative assolutamente inadeguate. Per questo motivo, sto cominciando a esaminare questo tipo di problemi tra la popolazione rom, oltre che tra gli immigrati.

Non possiamo rimandare il complesso sviluppo delle regioni più svantaggiate, densamente popolate da rom. Il miglioramento delle condizioni abitative va di pari passo con una riduzione massiccia della segregazione regionale e abitativa, che non riguarda solo l’alloggio, ma anche l’istruzione e l’occupazione. Uno strumento importante per la creazione di posti di lavoro potrebbe consistere nella trasformazione del sistema sociale e politico di sostegno agli alloggi in modo da promuovere la mobilità.

Al riguardo, posso riferire, a titolo di buon esempio, che alcuni giorni fa ho avuto l’onore di annunciare, insieme con il ministro ungherese degli Affari sociali e del lavoro Péter Kiss, il programma “Decennio dell’inclusione dei rom”, che prevede sforzi significativi volti a porre fine a questo genere di svantaggi.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ALEJO VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
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