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Procedura : 2006/0129(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0125/2007

Testi presentati :

A6-0125/2007

Discussioni :

PV 21/05/2007 - 18
CRE 21/05/2007 - 18

Votazioni :

PV 22/05/2007 - 9.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0190

Discussioni
Lunedì 21 maggio 2007 - Strasburgo Edizione GU

18. Standard di qualità ambientale nel settore delle acque (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sulla relazione presentata dall’on. Anne Laperrouze, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque e recante modifica della direttiva 2000/60/CE [COM(2006)0397 – C6-0243/2006 – 2006/0129(COD)] (A6-0125/2007).

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, sono lieto di aprire questo dibattito sulla proposta relativa agli standard di qualità nel campo della politica sulle acque, che funge da complemento alla direttiva quadro sulle acque, la colonna portante della protezione delle acque nell’Unione europea. Desidero ringraziare la relatrice, onorevole Laperrouze, e la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare per i considerevoli sforzi profusi. Desidero altresì ringraziare la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e la commissione per la pesca, e in particolare i relatori e le relatrici per parere, rispettivamente gli onorevoli Rübig, Bourzai e Corbey, per il loro contributo molto costruttivo e di sostegno in questa importante questione.

La protezione dei fiumi, dei laghi, dell’ambiente costiero e marino dall’inquinamento provocato da sostanze pericolose rappresenta una priorità chiave per la Commissione. Dagli anni ’70, quando la Comunità intraprese la prima azione decisiva, abbiamo compiuto progressi significativi. Tuttavia, se abbiamo risolto alcuni dei problemi dovuti all’inquinamento, ne sono emersi altri. Il cocktail chimico nelle nostre acque è divenuto più complesso e le fonti di inquinamento non si concentrano più solamente in un punto, ma sono diffuse e molteplici. Non abbiamo mai avuto il tempo di cullarci nei nostri successi.

Per affrontare i problemi di inquinamento provocati da queste sostanze pericolose, la Commissione ha proposto o adottato oltre 30 atti comunitari da quando è stata varata la direttiva quadro sulle acque. Non ho il tempo di elencarli tutti, ma vorrei metterne in luce alcuni in via esemplificativa.

In primo luogo, la Commissione ha vietato o limitato la commercializzazione e l’impiego di 16 tra le sostanze prioritarie indicate nella direttiva quadro. Saranno presto varate altre decisioni su taluni pesticidi, biocidi e altre sostanze chimiche. In secondo luogo, l’accordo storico su REACH, la nuova politica UE in materia di sostanze chimiche, prevede l’autorizzazione per le sostanze più pericolose e una riduzione dei rischi per tutte le altre sostanze disciplinate dalla direttiva quadro sulle acque.

In sintesi, sottolineo nuovamente che anche in futuro la Commissione si impegna a fornire gli strumenti necessari per il controllo delle emissioni laddove possono rendere più efficace e proporzionata l’azione volta a risolvere il problema dell’inquinamento causato da sostanze prioritarie. Nel contempo mi impegno a dare attuazione ai principi sanciti nell’iniziativa per il miglioramento della legislazione e a presentare proposte aggiuntive solo laddove è dimostrabile che l’Unione sia il livello più appropriato in cui agire.

Passo ora alla proposta di direttiva della Commissione sugli standard di qualità in tema di sostanze prioritarie. L’obiettivo della proposta è di fissare criteri armonizzati e trasparenti per determinare il buono stato chimico delle acque di superficie, obiettivo che deve essere realizzato entro il 2015. Pertanto la parte più importante della proposta è l’allegato I: gli standard di qualità che devono essere rispettati in tutti i fiumi, laghi e acque costiere e territoriali.

Come sapete, per le acque marine la proposta di direttiva sulla strategia marina sarà volta ad assicurare lo stesso livello di tutela in relazione all’inquinamento da sostanze pericolose laddove non si applichi la direttiva quadro sulle acque. Sottolineo che i valori proposti per gli standard di qualità già rispecchiano il rischio cui tali sostanze possono esporre gli ecosistemi marini. Inoltre la proposta identifica altre due sostanze prioritarie pericolose e abroga diverse direttive varate tra il 1982 e il 1990.

Tuttavia, per i motivi che ho esposto poc’anzi, la proposta non include misure supplementari per i controlli delle emissioni. La Commissione ritiene che i controlli sulle emissioni siano già adeguatamente disciplinati dalla legislazione comunitaria vigente, come la direttiva sulla prevenzione e il controllo integrati dell’inquinamento.

In conclusione, desidero enfatizzare che condividiamo l’obiettivo di realizzare un livello elevato di protezione dell’ambiente marino. La Commissione ha pubblicato la sua prima relazione sull’attuazione della direttiva quadro sulle acque il 22 marzo 2007, la giornata mondiale dell’acqua. La relazione ha indicato che, nonostante i progressi riportati, c’è ancora molto da fare, in particolare da parte degli Stati membri, se vogliamo realizzare una gestione sostenibile delle acque, attuando con successo la direttiva.

L’attuale proposta segna un altro passo in questa direzione, e mi impegno a lavorare con il Parlamento europeo e con gli Stati membri per centrare gli obiettivi che insieme ci siamo prefissi nel 2000. Tuttavia, sono ancora molti i passi che rimangono da compiere, e chiedo il vostro sostegno in questo processo.

 
  
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  Anne Laperrouze (ALDE), relatore. (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, lei ha appena ricordato che l’inquinamento chimico delle acque di superficie è una minaccia per l’ambiente acquatico, per l’ecosistema e quindi per la sicurezza dell’uomo. In effetti, lei ha detto che l’obiettivo di questa direttiva, figlia della direttiva quadro sulle acque, è quello di lottare contro la diffusione delle sostanze tossiche nelle acque di superficie. A tal fine sarà istituito un inventario delle emissioni, degli scarichi e delle perdite, finalizzato a verificare il conseguimento degli obiettivi di riduzione o di progressivo azzeramento degli scarichi e delle perdite di sostanze inquinanti in conformità dell’articolo 13, paragrafo 7 della direttiva quadro; la scadenza per mettere fine a determinate forme di inquinamento è il 2025. Di fatto questa direttiva comporterà l’abrogazione di direttive preesistenti che sono elencate nell’allegato IX della direttiva quadro.

Di conseguenza, la direttiva fissa i limiti di concentrazione nelle acque di superficie di alcuni tipi di pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze chimiche pericolose per la fauna e la flora acquatiche e per la salute umana. Gli studi d’impatto condotti dalla Commissione hanno portato a definire, per le normative di qualità ambientale, livelli calcolati sulla base di una media annuale per garantire una certa protezione contro le esposizioni a lungo termine e sulla base di una concentrazione massima ammissibile per la protezione contro l’esposizione a breve termine. Taluni valori di SQA sono tuttavia ancora oggetto di dibattito, segnatamente per il benzene e il cadmio, l’esaclorobenzene e l’esaclorobutadiene, il mercurio, il nichel, il piombo come pure per gli idrocarburi policiclici aromatici, in quanto alcuni studi d’impatto non si sono ancora conclusi, cosa che, nonostante tutto, ci ha penalizzati nei nostri dibattiti.

Gli emendamenti proposti dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare sono frutto della volontà di stabilire metodi comuni per garantire un livello di protezione adeguato e per scongiurare distorsioni della concorrenza tra Stati membri. Ci siamo altresì interrogati sulla possibilità di autorizzare aree transitorie di superamento. In effetti, sopprimendo questo paragrafo, ci troveremmo in una posizione migliore? Ciò che conta in realtà è l’area d’analisi. Se non definiamo aree transitorie, forse potrebbero innescarsi effetti perversi, ossia la possibilità di evitare controlli in tali zone e quindi avere una visione erronea dell’effettivo svolgimento dei fatti.

Abbiamo pertanto proposto di lasciare agli Stati membri l’opzione di definire le aree transitorie, ma con l’obbligo di ridurle affinché nel lungo periodo siano osservati gli standard di qualità ambientale. Abbiamo altresì sollevato il caso specifico delle aree portuali in cui, per la confluenza di diverse masse di acqua provocata dal dragaggio dei fiumi e degli estuari, gli standard di qualità o i metodi di analisi appaiono inadeguati. Abbiamo discusso a lungo della possibilità di aggiungere delle sostanze altamente tossiche all’elenco di sostanze inizialmente proposto dalla Commissione. Alla fine siamo giunti a un compromesso. Chiediamo che la Commissione compia un’analisi di queste nuove sostanze elencate e che si pronunci sulla loro definitiva classificazione come sostanze prioritarie o come sostanze pericolose prioritarie entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente direttiva.

In nostro compromesso verte sulle nuove misure di controllo delle emissioni, sul quale poniamo l’accento. Quando la Commissione, infatti, invoca l’esistenza di altre disposizioni legislative sulle sostanze chimiche inquinanti, come REACH, IPPC o la direttiva sui pesticidi, chiediamo che essa proceda a una valutazione completa della coerenza e dell’efficacia di tutti gli atti legislativi esistenti e suscettibili di avere un’incidenza sulla qualità dell’acqua e, se necessario, di adattarli o di proporne di nuovi.

In conclusione, tengo a ringraziare i rappresentanti della Commissione e i diversi interlocutori che mi hanno aiutato nella stesura della relazione e, ovviamente, i colleghi relatori per parere, per la qualità della loro collaborazione in una materia molto tecnica. Devo dire che è stato un piacere lavorare con loro.

Adesso, onorevoli colleghi, mi rivolgo a voi per chiedervi di sostenere questa relazione in modo da avere un testo che consenta di controllare l’efficacia della legislazione europea applicabile in campo ambientale, ossia che consenta di sapere se, alla scadenza del 2025, saremo riusciti ad eliminare i residui di sostanze altamente tossiche per l’uomo e per l’ambiente.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia.(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei ringraziare l’onorevole Laperrouze per la sua eccezionale cooperazione su una materia tecnica e difficile, ma che riveste una grande importanza per l’Europa a 27, poiché gli sforzi profusi verso l’armonizzazione servono anche per prevenire le distorsioni della concorrenza in Europa.

Per come vanno le cose in ambito tecnico, però, vi sono anche procedure di approvazione e carichi amministrativi che devono essere sottoposti a revisione costante alla luce della necessità di migliorare la legislazione, come previsto dall’obiettivo attuale di tagliare del 25 per cento le normative amministrative in Europa. Credo che le considerazioni fondate su una governance migliore rendano necessario fissare le giuste priorità, poiché, soprattutto per le piccole e medie imprese, le normative tecniche e le revisioni non implicano sempre e solamente dei costi, ma comportano altresì pesanti carichi amministrativi.

Per tale ragione chiedo alla Commissione di continuare a rivedere la praticabilità tecnica di queste norme, di tenerle aggiornate e ovviamente di tenere sotto controllo i costi in relazione alla loro proporzionalità. Questo fattore rivestirà un’importanza fondamentale nell’arco del tempo, tenendo conto anche delle varie fasi previste.

E questo mi porta all’obiettivo del divieto assoluto di provocare un ulteriore deterioramento, che in pratica può innescare numerosi problemi per l’industria e per l’agricoltura. Sappiamo tutti che, in ambito idrico, le alluvioni si alternano in rapida successione a periodi di siccità. Se fosse introdotto un divieto assoluto sul deterioramento, queste norme creerebbero problemi enormi per l’agricoltura e l’industria nel breve termine.

 
  
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  Robert Sturdy, a nome del gruppo PPE-DE.(EN) Signora Presidente, anch’io desidero esprimere le mie congratulazioni all’onorevole Laperrouze. Siamo partiti molto bene e abbiamo lavorato bene insieme in tutto l’arco della procedura. Fin dall’inizio abbiamo messo al primo posto la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Credo fosse particolarmente importante.

La direttiva proposta fissa i limiti di concentrazione nelle acque di superficie di una serie di sostanze, compresi alcuni pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze chimiche pericolose, oltre alle sostanze già citate dalla relatrice. Queste sostanze pongono rischi particolari sia alla salute umana che alla flora e alla fauna – soprattutto per l’ambiente acquatico – e quindi la presente normativa s’incastra alla perfezione, come l’ultimo tassello del mosaico, nell’ambito della direttiva quadro sulle acque.

E’ importante che l’inquinamento sia messo sotto controllo e che vi sia coerenza con la direttiva quadro sulle acque. La Commissione deve stabilire metodi comuni per garantire un livello adeguato di protezione, scongiurando al contempo distorsioni alla concorrenza. Gli emendamenti proposti in plenaria in merito al voto sull’SQA sono stati concepiti per rendere il testo meno confuso, più valido e più facile da attuare. La proposta di inserire due nuovi considerando mira a garantire coerenza con le disposizioni della direttiva quadro sulle acque in materia di sostanze prioritarie. Attualmente non esiste alcun consenso sulle misure da assumere, sempre come ha indicato l’onorevole Laperrouze, sui sedimenti e sul biota, e finché non avremo dati scientifici per fissarne i livelli, dobbiamo prestare grande attenzione al riguardo. Invece di fissare i livelli adesso per gli Stati membri, dovremmo monitorare la concentrazione delle sostanze nei sedimenti e nel biota per conseguire uno standard quadro.

L’obiettivo di questa proposta consiste nel proteggere l’ambiente e la salute umana. Si tratta di un obiettivo molto importante, ma è importante altresì che tutti gli elementi della direttiva quadro sulle acque siano fattibili e realistici. In questo senso occorre mantenere i costi a livelli ragionevoli e tenere a mente che gli obiettivi non possono essere conseguiti senza la necessaria capacità tecnica.

Rinnovo i miei ringraziamenti alla relatrice.

 
  
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  Marie-Noëlle Lienemann, a nome del gruppo PSE.(FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ci troviamo dinanzi a una direttiva molto importante, figlia della direttiva quadro sulle acque.

Ricordo che la direttiva quadro prevede, entro il 2015, il ripristino del buono stato ecologico delle acque di superficie e delle acque dolci nell’Unione europea, e devo dire, signor Commissario, che la lentezza dell’attuazione ci preoccupa molto. Non vi è dubbio, tuttavia, che era fondamentale definire un quadro per vietare le sostanze prioritarie e le sostanze prioritarie pericolose – alcune delle quali devono scomparire – ed emanare le relative norme.

All’inizio la direttiva quadro prevedeva una coerenza completa con le convenzioni internazionali sul mare, segnatamente la convenzione OSPAR. Tale convenzione contiene un elenco di sostanze destinate ad essere progressivamente eliminate, e per il mio gruppo è fondamentale integrare sistematicamente all’elenco delle sostanze prioritarie pericolose della direttiva le sostanze che figurano nella convenzione OSPAR. Tuttavia, nella ricerca di un compromesso, il gruppo socialista ha accolto la proposta della relatrice, onorevole Laperrouze – cui rendo omaggio per la qualità del lavoro e per l’impegno personale – e ha ritirato il proprio emendamento. In ogni caso, il gruppo socialista veglierà affinché, una volta terminato il lavoro degli esperti e gli studi d’impatto, la Commissione si adoperi effettivamente per raggiungere il massimo livello di protezione, poiché, come sapete, non solo ne va della qualità delle nostre acque, ma anche della qualità dei nostri mari e dei nostri oceani, come pure ne va della coerenza con la proposta di direttiva “Strategia per l’ambiente marino” che abbiamo esaminato in prima lettura.

Per il resto approviamo pienamente le proposte che hanno avuto il sostegno della commissione per l’ambiente, che desidero riassumere. In primo luogo, vi saranno metodi di misurazione identici in tutta l’Unione europea, che d’altra parte saranno più comodi per gli Stati membri e più chiari per i cittadini. In secondo luogo, vi saranno aree transitorie, ma con una data di scadenza fissata o, in ogni caso, quella proposta in prima lettura, se non sbaglio, per il 2008. In terzo luogo, infine, vi è un punto importante, ossia garantire progressivamente la coerenza piena e completa delle nostre disposizioni legislative, visto che spesso ci viene mossa la critica di sommare idee diverse in modo disordinato; l’arbitrato finale, inoltre, dev’essere chiaro per gli europei.

 
  
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  Henrik Lax, a nome del gruppo ALDE. (SV) L’ambiente rientra tra le principali priorità dell’UE e sono necessarie misure drastiche se vogliamo riuscire a creare un futuro sostenibile da un punto di vista ambientale. Il Baltico è un’area che disperatamente necessita di norme ambientali più severe affinché possa ricostituirsi e sopravvivere. Desidero quindi richiamare l’attenzione dell’Assemblea su alcuni aspetti della proposta della Commissione sugli standard di qualità ambientale che dobbiamo tenere presenti. La proposta della Commissione contrasta con le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali, come la Commissione di Helsinki, ad esempio, su temi quali il DEHP. Oltretutto è contraddittorio che, ai sensi della direttiva quadro sulle acque, la Commissione debba controllare che gli Stati membri adempiano ai propri obblighi di ridurre le emissioni entro e non oltre il 2015, mentre, nella nuova proposta la scadenza è stata portata al 2025. Inoltre è stato proposto un nuovo articolo che consentirebbe la definizione delle cosiddette aree transitorie in cui possono essere superati i livelli standard delle sostanze pericolose per l’ambiente. La Commissione non fornisce alcuna spiegazione soddisfacente sul motivo per cui debbano essere create siffatte aree transitorie. In questo modo, la nostra legislazione ambientale sarebbe gravemente pregiudicata. Occorrono serie di normative comuni, severe e chiare, se vogliamo sbarazzarci dei veleni presenti nelle nostre acque. E’ un punto su cui non si deve scendere a compromessi o prevedere rinvii a tempo indeterminato.

 
  
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  Margrete Auken, a nome del gruppo Verts/ALE.(DA) Signora Presidente, nel 1995 i paesi che si affacciano sul Mar Baltico hanno deciso di mettere fine agli scarichi di una serie di sostanze tra le più pericolose entro i successivi 25 anni. L’obiettivo è sancito dalla convenzione OSPAR e nella Convenzione di Barcellona rivista. Anche in Parlamento abbiamo adottato questo principio nella direttiva quadro sulle acque, pur non fissando alcuna scadenza. La Commissione, però, ha poi palesemente messo la questione nel dimenticatoio. E’ trascorso molto tempo – non due anni, come era stato convenuto, ma quattro anni e mezzo – prima che la Commissione presentasse la proposta. Inoltre l’elenco di sostanze pericolose era decisamente troppo succinto. Le ambizioni circa l’ambiente idrico sono venute meno. E’ un fatto negativo, non solo per le acque, ma anche per la reputazione dell’UE. L’ambiente idrico è oggetto di preoccupazione per i popoli europei e noi nell’UE dobbiamo soddisfare le aspettative del pubblico. Non dobbiamo rinnegare le promesse che abbiamo enunciato a chiare lettere in così tante occasioni.

Fortunatamente la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare si è allineata pienamente alla proposta della Commissione. Abbiamo un debito di gratitudine verso l’onorevole Laperrouze per il lavoro che ha svolto tra i presidenti di gruppo e per il raggiungimento di importanti compromessi. La commissione ha successivamente adottato una serie di miglioramenti alla proposta della Commissione, quindi ora abbiamo un risultato splendido. Come al solito, abbiamo subito considerevoli pressioni dalle industrie reazionarie che si rifiutano di modernizzare i propri metodi di produzione. Nel voto di domani il Parlamento europeo sarà chiamato a garantire che l’UE possa conseguire gli obiettivi della convenzione OSPAR e della direttiva quadro sulle acque. Non dobbiamo cedere all’industria obsoleta che inquina. Abbiamo invece il dovere, nei confronti del nostro ambiente, della nostra salute e dei nostri figli, di agire con fermezza.

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM.(NL) Signora Presidente, prima di tutto desidero ringraziare la relatrice, onorevole Laperrouze, per il lavoro che ha svolto. Desidero però esprimere due considerazioni.

Il mio primo commento verte sui casi in cui il rispetto delle norme di qualità ambientale in un dato Stato membro sia tecnicamente impossibile o provochi costi sproporzionati sia sul piano economico che sociale. Vorrei quindi che fosse introdotta una deroga per questi casi, come quella prevista all’articolo 4 della direttiva quadro sulle acque.

Il mio secondo commento riguarda l’inventario delle perdite. I trasporti e l’azione delle maree, ad esempio, provocano il rilascio di sostanze inquinanti dai sedimenti. Tali sostanze erano state depositate precedentemente e non devono pertanto rientrare nella categoria delle perdite, visto che il deposito è pregresso.

Per apportare siffatti cambiamenti il gruppo IND/DEM ha presentato due emendamenti, gli emendamenti nn. 66 e 67, che confido vorrete sostenere.

 
  
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  Irena Belohorská (NI).(SK) Desidero porgere le mie congratulazioni alla relatrice, onorevole Laperrouze, per la relazione sulla politica in materia di acque. Il documento oggi in discussione è strettamente connesso ad un altro, di cui sono relatrice, ossia la relazione sulla strategia tematica sull’uso sostenibile dei pesticidi.

Tutte le otto sostanze elencate nel gruppo degli altri agenti inquinanti sono pesticidi, come pure la maggior parte delle sostanze nel gruppo delle sostanze inquinanti prioritarie. L’inquinamento delle acque europee ad opera dei pesticidi e di altre sostanze chimiche rappresenta un grave problema. Pertanto è necessario affrontare i problemi delle acque di superficie e dei pesticidi a livello comunitario invece che a livello di singoli Stati membri. Accolgo quindi con grande favore l’introduzione di standard europei di qualità ambientale, che saranno vincolanti per tutti i 27 Stati membri.

Nella mia relazione affronto, tra l’altro, anche la protezione ambientale dell’acqua. Tra le misure proposte recentemente per intensificare la prevenzione si prevede la creazione di aree protettive di almeno dieci metri lungo i corsi d’acqua e il divieto della diffusione aerea tramite spray dei pesticidi, tra cui il divieto di usare diversi pesticidi nei pressi di corsi d’acqua e restrizioni quantitative sul loro impiego. Convengo con la proposta della relatrice di riclassificare come sostanze prioritarie pericolose le otto sostanze che attualmente rientrano nel novero delle sostanze prioritarie.

Tuttavia le tematiche che afferiscono alle acque non sono meramente un problema dell’Unione europea e quindi è importante anche la cooperazione con i paesi terzi. L’attuazione di queste misure nell’UE sarà inefficace fintantoché negli Stati membri continueranno a confluire acque inquinate provenienti da paesi terzi. Inoltre alcune regioni della Slovacchia orientale, che sono tra le aree più povere del paese, hanno un approvvigionamento idrico inadeguato. L’acqua potabile viene preparata mediante il trattamento dell’acqua di superficie anziché provenire dalle falde freatiche. Queste regioni della Slovacchia talvolta si trovano dinanzi a problemi di base, in quanto i sistemi fognari sono inadeguati o persino inesistenti in alcune zone. E’ quindi comprensibile che questa parte del paese si caratterizzi per un’incidenza elevata di malattie gastrointestinali. Di conseguenza, si registra una spesa elevata per il trattamento e la vaccinazione. Dobbiamo prevenire siffatti problemi, assicurando la disponibilità di acqua potabile sicura.

Investire nella qualità delle acque di superficie equivale ad investire nella salute. La Slovacchia usa solamente il 25 per cento dei Fondi strutturali disponibili per scopi ambientali. Questa percentuale è sorprendentemente bassa. Propongo quindi di innalzarla.

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE). (HU) La direttiva oggi in discussione colma una lacuna ed è straordinariamente attuale, come si evince soprattutto dal fatto che da ormai sei anni infuria una polemica tra due Stati membri proprio a causa della mancanza di una simile normativa.

Nel cuore dell’Unione europea le relazioni tra Austria e Ungheria si stanno deteriorando in misura crescente, in quanto tre concerie austriache immettono le acque di scarico in un fiume alla frontiera tra i due paesi. Nonostante la schiuma che galleggia lungo il fiume, le autorità austriache continuano impassibilmente a difendersi, affermando che le norme europee consentono che ciò avvenga. Esse sostengono che tutti gli impianti rispettano i valori limite degli scarichi, ossia delle emissioni. Tuttavia, tacciono spudoratamente sugli effetti degli scarichi che ammontano a diverse tonnellate di acque di scolo industriale che si riversano quotidianamente nel fiume, il quale ha una portata molto limitata.

Questa direttiva finalmente tiene conto della portata dei corsi d’acqua naturali e oltretutto è previsto il divieto di 70 sostanze pericolose, inclusi pesticidi, detergenti e solventi nonché metalli pesanti. Queste sostanze mettono a repentaglio la sostenibilità dell’ecosistema e la salute umana.

Gli emendamenti che ho proposto, che indicano tra le sostanze pericolose il naftaline sulfonato prodotto dagli impianti austriaci cui ho accennato, hanno ricevuto il sostegno di una larga maggioranza della commissione. Per tale ragione confido che il Parlamento adotterà un regolamento severo nel voto di domani. Chiedo ai colleghi di sostenere gli emendamenti che ho presentato insieme a quelli della Commissione, invitando tutti ad adoperarsi a livello politico per proteggere le acque naturali dal pericolo di diventare fogne industriali. Inoltre, ritengo eccessiva la tempistica, in base alla quale la direttiva entrerà in vigore nel 2015, vietando l’immissione diretta di scarichi o di sostanze inquinanti nelle acque di superficie entro il 2025.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM).(EN) Signora Presidente, accolgo con favore questa relazione sugli standard di qualità ambientali nel campo della politica sulle acque. Tuttavia, ritengo che tale politica non sia sufficientemente completa rispetto ai problemi legati al sistema di approvvigionamento idrico in Irlanda.

In Irlanda buona parte dell’acqua potabile è acqua di superficie; pressoché il 25 per cento dell’approvvigionamento idrico del paese è a rischio di contaminazione da parassiti cryptosporidium. Nel 2005 è stato evidenziato l’elevatissimo rischio cui era esposto l’approvvigionamento idrico di Galway, e nelle case non è possibile usare l’acqua. Vi sono state epidemie di malattie gastrointestinali sia in città che nella contea di Galway.

Un altro fattore che contribuisce ad esacerbare il problema dell’acqua in Irlanda è l’apporto di scarichi provenienti da impianti quali Aughinish Alumina nella contea di Limerick, che è una grande fonte di inquinamento a livello locale e nelle aree circostanti: i depositi tossici di fango rosso, infatti, penetrano nella rete idrica. In Irlanda si aggiunge acido idrofluorosilicico all’acqua potabile come cosiddetto prodotto medicinale per prevenire la carie. E’ però illegale somministrare forzatamente dei farmaci alla popolazione usando questa sostanza peraltro tossica e pericolosa, che provoca un aumento delle malattie ossee. L’acqua rientra tra i diritti umani elementari, è una necessità. Speriamo che questa direttiva garantisca acqua di qualità elevata per gli irlandesi.

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono lieta che finalmente ci apprestiamo a deliberare sull’ultima normativa fondante e necessaria per una politica europea complessiva sulla fornitura idrica e per l’attuazione della direttiva quadro sulle acque. E’ meglio creare subito un assetto corretto, invece di dover intervenire in seguito per porre rimedio alle lacune, e questo è specialmente vero nel caso dell’acqua, di cui abbiamo bisogno per la nostra stessa sopravvivenza.

La direttiva quadro sulle acque prevede che l’elenco prioritario delle sostanze sia rivisto regolarmente e aggiornato a seconda delle conoscenze scientifiche correnti, quindi l’elenco che stiamo stilando non è né statico né definitivo, ma rientra in un processo dinamico che deve prevedere la possibilità di far spazio a nuove conoscenze e a nuove sostanze, sostanze che vengono sviluppate e poi usate, come dimostrano i molti esempi citati oggi dai colleghi.

Non possiamo sempre elencare e tenere conto di tutti gli effetti di una sostanza; ad esempio, quando la pillola anticoncezionale fu lanciata sul mercato negli anni ’60, dapprima fu salutata come un trionfo rivoluzionario e solo più tardi emerse che le sostanze ormonali si stavano depositando nelle acque. Pertanto è necessaria un’osservazione continua, ed è questa la nostra idea dell’elenco delle sostanze all’Allegato II, in cui, mediante un compromesso, la relatrice ha inserito le sostanze che gli Stati membri hanno ritenuto praticamente o potenzialmente pericolose. Ora tocca alla Commissione valutare che cosa bisogna fare di queste sostanze per poi presentare le relative proposte dinanzi al Parlamento.

L’elenco deve essere considerato semplicemente come un elenco di sostanze da esaminare; non costituisce una categorizzazione e nemmeno una prevalutazione, e non pretende neanche di essere esaustivo. Tutte le sostanze devono essere valutate scientificamente e, se emerge che devono essere catalogate come pericolose, si deve procedere immediatamente. Una buona politica europea in materia di acque, se vuole assicurare la protezione delle persone, deve tener conto delle ultime conoscenze scientifiche e delle valutazioni.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, anch’io desidero ringraziare la relatrice, onorevole Laperrouze, per la straordinaria relazione. Se è assolutamente fondamentale che il Parlamento vari per tempo la direttiva, che funge da complemento alla direttiva quadro sulle acque, è altrettanto importante, come ha affermato la relatrice, che l’inquinamento sia contrastato alla fonte e al punto di origine e che le diverse fonti di inquinamento siano affrontate applicando gli stessi metodi, garantendo al contempo che non intervengano distorsioni della concorrenza e che vi sia una buona qualità dell’acqua in tutta l’UE.

Desidero esprimere alcune osservazioni su un paio di emendamenti che ritengo molto importanti. In particolare, il divieto sul deterioramento, già menzionato dall’onorevole Rübig, innescherà una serie di problemi quando verrà attuato; dobbiamo chiederci se in questa sede è opportuno varare una misura che poi renderà molto difficile l’attività economica. Per certi versi, la questione è fuori tema, in quanto restringere l’applicabilità delle zone transitorie solo alle acque poco profonde costituisce oltretutto un ostacolo gravissimo alla gestione delle risorse idriche.

Dovremmo inoltre esaminare le modalità per selezionare e categorizzare le sostanze prioritarie in una maniera scientificamente corretta, il che richiede la presentazione di altri studi per poter disporre di una base scientifica adeguata per l’imposizione dei requisiti pertinenti.

In particolare, esprimo sostegno per l’emendamento n. 75 dell’onorevole Sturdy, che mette in luce la necessità di fattibilità tecnica e soprattutto la necessità di evitare costi sproporzionati.

L’onorevole Olajos ha parlato di un problema bilaterale tra Austria e Ungheria; da quanto mi risulta, è già stata istituita una commissione per esaminare la vicenda, e ovviamente abbiamo interesse a giungere ad una soluzione congiunta tra i due paesi.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Mi associo ai colleghi nei ringraziamenti alla relatrice, onorevole Laperrouze, per l’eccellente lavoro che ha svolto nella stesura di questo importante documento.

Il fatto che da due anni in Parlamento discutiamo della purezza dell’acqua è indice che la questione è al centro degli interessi dell’opinione pubblica. L’argomento oggi in discussione si riconnette alla direttiva sulle falde freatiche sia per logica che in termini di sostanza. Sono lieto che nel dibattito sui due precedenti standard il Parlamento europeo e il Consiglio abbiano conseguito un risultato, benché sia noto che è stato necessario ricorrere alla conciliazione per superare le divergenze. Credo fermamente che in qualità di deputati al Parlamento europeo dobbiamo essere più ambiziosi rispetto alla proposta della Commissione e dobbiamo inserire delle voci che al momento mancano nell’elenco delle sostanze particolarmente pericolose. Mi riferisco in particolare alle sostanze teratogeniche e cancerogene e ai metalli pesanti, che contaminano le acque di superficie e persino le acque sotterranee a causa dei processi difettosi impiegati dall’industria. Come ultimo punto, ma per questo non il meno importante, bisogna punire severamente coloro che per negligenza o grave indifferenza provocano fuoriuscite di petrolio e di prodotti petroliferi nelle acque di superficie. Infatti la Slovacchia, come la vicina Repubblica ceca, ha avuto la sfortunata esperienza di subire un grave episodio di inquinamento delle acque, che ha investito anche le falde freatiche, a causa del dispiegamento delle forze armate sovietiche che hanno occupato il paese per 21 lunghi anni.

Bisogna inoltre prevenire lo scarico nelle acque di pesticidi particolarmente dannosi, che vengono impiegati in quantità eccessive in agricoltura e che mettono direttamente a repentaglio la salute della popolazione. Tuttavia, nel fissare il numero delle sostanze estremamente pericolose, dobbiamo tenere conto delle informazioni e delle prove scientifiche circa i danni alle persone e ad altri organismi viventi. Pertanto esorto la Commissione ad elaborare una proposta di regolamento affinché nuovi standard vincolanti siano promulgati al più tardi entro il 2015.

 
  
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  Bernadette Bourzai (PSE), relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in qualità di relatrice per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale su questa proposta di direttiva collegata alla direttiva quadro sulle acque.

Mi preme innanzitutto ringraziare l’onorevole Laperrouze per l’eccellente lavoro che ha svolto su un tema complesso e altamente tecnico. Sono particolarmente soddisfatta del voto espresso in seno alla commissione per l’ambiente, poiché sono stati adottati 12 dei 21 emendamenti proposti dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

In sintesi, gli obiettivi della nostra commissione erano i seguenti. In primo luogo, bisogna ricordare i principi di precauzione, di azione preventiva e il principio “chi inquina, paga”; in secondo luogo bisogna sottolineare la necessità di sfruttare razionalmente il suolo nel quadro di un’agricoltura ecologica; in terzo luogo bisogna definire le misure complementari nazionali e comunitarie da mettere in atto, come la disciplina su altre sostanze inquinanti e programmi specifici di monitoraggio per i sedimenti e il biota; in quarto luogo, bisogna sottolineare la necessità di una valutazione ufficiale della coerenza e dell’efficacia dei diversi atti comunitari sulla qualità delle acque; in quinto luogo, bisogna invocare un coordinamento dei programmi di monitoraggio e degli inventari nazionali laddove un corso d’acqua attraversi più Stati membri; in sesto luogo, infine, bisogna dimostrare la necessità che gli Stati membri accludano al loro inventario un calendario di attuazione degli obiettivi per la riduzione e l’eliminazione delle emissioni.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione.(EN) Sono lieto di rilevare che gli emendamenti in discussione sostengono gli standard di qualità ambientale proposti dalla Commissione. Inoltre, anche i principi che attengono all’introduzione del nuovo concetto di aree transitorie di superamento e l’istituzione dell’inventario sembrano accettabili per il Parlamento europeo. Ringrazio per il sostegno, poiché credo che questi elementi siano le pietre miliari della proposta di direttiva figlia. Inoltre, vi sono molti emendamenti di cui condivido appieno le intenzioni e gli obiettivi di fondo.

Prima di tutto devo dire che anch’io sono preoccupato per il potenziale rischio posto da alcune delle sostanze prioritarie. La commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare propone che 11 tra queste sostanze diventino sostanze prioritarie pericolose, come indicato negli emendamenti nn. 53-62. Credo che sia già possibile gestire siffatti rischi e scongiurare impatti negativi sulla salute umana e sull’ambiente attraverso l’attuazione di REACH e di altre normative comunitarie.

Desidero altresì sottolineare che condivido le preoccupazioni per l’aumento nella rilevazione di sostanze inquinanti nuove nelle acque che beviamo o in cui ci immergiamo. La commissione per l’ambiente propone, attraverso gli emendamenti nn. 65, 68 e 78, di aggiungere alla lista prioritaria 30 nuove sostanze chimiche che non sono state incluse prima nella direttiva quadro sulle acque. La Commissione sta lavorando a diverse iniziative, compresa la raccolta degli ultimi dati del monitoraggio per queste e per altre sostanze. La Commissione riferirà all’Assemblea circa l’esito di queste iniziative nel 2008 nell’ambito della revisione dell’elenco prioritario che la Commissione proporrà.

In terzo luogo vi sono emendamenti che delineano una connessione con altre normative pertinenti o che impongono ulteriori compiti e obblighi alla Commissione. Benché l’Esecutivo non sia in grado di accettarli, soprattutto per ragioni di chiarezza giuridica, condividiamo pienamente le intenzioni e gli obiettivi sottesi alla maggior parte di essi. Nel quadro di ulteriori negoziati mi impegno a usare le risorse disponibili presso la Commissione per affrontare i problemi che il Parlamento europeo ha esposto in questi emendamenti.

Sulla questione riguardante il possibile conflitto tra convenzioni internazionali, come la Commissione di Helsinki, e la nuova normativa, posso assicurare all’onorevole Lax che c’è e continuerà ad esserci coerenza tra le convenzioni internazionali e la legislazione comunitaria. L’Assemblea sta dibattendo la direttiva sulla protezione dei mari, che farà riferimento ad accordi regionali vigenti, quali la Commissione di Helsinki, come piattaforme fondamentali per l’attuazione, assicurandone quindi la coerenza.

In sintesi, sulla proposta di direttiva figlia, sono lieto di poter affermare che la Commissione sostiene pienamente, in parte o in linea di principio, 30 emendamenti. Consegnerò alla segreteria del Parlamento un elenco dettagliato sulla posizione della Commissione rispetto agli emendamenti(1).

Infine, una serie di ulteriori punti è emersa nel corso del presente dibattito. Vi assicuro che ne ho preso nuota e che esporrò le vostre idee, le vostre posizioni e le vostre preoccupazioni al Commissario Dimas, che di certo ne terrà debitamente conto.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 22 maggio.

Allegato – Posizione della Commissione

 
  
  

Relazione Laperrouze (A6-0125/2007)

La Commissione sostiene interamente, in parte o in linea di principio 30 emendamenti. Tali emendamenti sono i nn. 1, 3, 4, 7, 8, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 21, 22, 23, 24, 25, 29, 30, 31, 34, 35, 36, 38, 40, 43, 48, 52, 73 e 79.

La Commissione respinge i seguenti emendamenti: nn. 2, 5, 6, 9, 10, 11, 19, 20, 26, 27, 28, 32, 33, 37, 39, 41, 42, 44, 45, 46, 47, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 70, 71, 72, 74, 75, 76, 77, 78, 80, 81, 82 e 83.

 
  

(1)Cfr. Allegato.

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