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Procedura : 2005/2242(INI)
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Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0158/2007

Discussioni :

PV 24/05/2007 - 4
CRE 24/05/2007 - 4

Votazioni :

PV 24/05/2007 - 9.3
CRE 24/05/2007 - 9.3
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0214

Discussioni
Giovedì 24 maggio 2007 - Strasburgo Edizione GU

10. Dichiarazioni di voto
PV
  

– Relazione Busk (A6-0171/2007)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Sono favorevole alla relazione Busk perché potrebbe semplificare notevolmente la politica agricola comune. Pur auspicando un’ulteriore riforma della PAC, condivido la posizione del relatore secondo cui essa dovrebbe passare “dalla porta principale”.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. – (SV) E’ positivo che il quadro giuridico venga semplificato, però restano in vigore sia i sussidi alle esportazioni sia altri aiuti sotto forma di intervento. Questa è una situazione che non posso assolutamente accettare e pertanto mi astengo dalla votazione.

 
  
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  Salvatore Tatarella (UEN), per iscritto. – (FR) Contesto le argomentazioni che stanno alla base dell’azione della Commissione. A dispetto dell’apparente e senz’altro positivo intento di semplificare l’amministrazione, tale azione è suscettibile di non tenere in sufficiente considerazione gli aspetti specifici di determinati metodi di produzione. Trovo inoltre deplorevole che né i miei colleghi della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale né io abbiamo avuto il tempo necessario per studiare la proposta della Commissione in condizioni adeguate, a causa del calendario impossibile predisposto dalla Presidenza del Consiglio. Quest’intero processo meritava di essere esaminato con maggiore attenzione da parte delle Istituzioni europee, e reputo deplorevole che non si sia dedicato più tempo a un argomento di fondamentale importanza come questo.

E’ per tale motivo che ho deciso di astenermi dalla votazione finale.

 
  
  

– Relazione Glattfelder (A6-0141/2007)

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo ha stilato nuovamente una relazione contraria alla riforma della politica agricola comune.

Noi vogliamo abolire l’organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali. Nondimeno appoggiamo la proposta della Commissione europea, in contrapposizione all’approccio della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo, perché quest’ultima intende ora opporsi all’abolizione degli interventi a favore del granoturco.

La Lista di giugno rileva che, stante questa situazione, è una fortuna che il Parlamento europeo non abbia poteri di codecisione in materia di politica agricola comune, poiché altrimenti l’Unione finirebbe nella trappola del protezionismo e dei sussidi a tutti i settori agricoli.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione Glattfelder sull’organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali non perché ne condivida interamente i contenuti, bensì perché essa è coerente con la riforma della PAC. Ho inoltre accettato come soluzione di compromesso l’eliminazione graduale dei sussidi pubblici per le colture cerealicole.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE-DE), per iscritto. – (FR) E’ senz’altro necessario riformare l’intervento a sostegno del granoturco.

Anche se è considerato un’ancora di salvezza in caso di difficoltà e un modo per garantire la continuità della produzione, il sistema attuale non svolge più questo compito primario – specialmente in Ungheria – ma è diventato ormai soltanto un’occasione per fare affari.

Nondimeno, il sistema non va abbandonato dall’oggi al domani, e certamente non va abbandonato solo sulla base di uno studio economico riguardante due campagne di commercializzazione eccezionali e incentrato sui problemi di un unico Stato membro, ovvero l’Ungheria.

La proposta della Commissione è inaccettabile in quanto prematura e inadeguata a essere gestita dai produttori in condizioni favorevoli. Come dice il proverbio, la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi.

Limitare la quantità di prodotto per la quale può essere concesso il beneficio dell’intervento e riesaminarla al momento del controllo sanitario sarebbe un buon compromesso tra la necessità di agire e la necessità di farlo nei tempi e nei modi giusti.

Le soluzioni ai problemi locali devono essere anch’esse locali, e la risposta del Parlamento alle misure radicali e mal concepite della Commissione dovrebbe consistere nella proposta di una riforma progressiva, nella riflessione, nell’ascolto degli agricoltori e nel riesame al momento del controllo sanitario.

 
  
  

– Relazione Gargani (A6-0198/2007)

 
  
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  Bruno Gollnisch (ITS).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi limiterò a rilevare il deplorevole fatto che il voto favorevole espresso nei confronti del collega sarà facilmente ribaltato dalla Corte di giustizia delle Comunità europee per il semplice motivo che la vostra giurisprudenza è a geometria variabile.

All’epoca dello scandaloso tentativo di privare l’onorevole Le Pen del suo mandato, avete chiamato in causa la competenza nazionale e non eravate disposti ad ammettere che quella delle autorità francesi era un’ingerenza nei suoi diritti. Inoltre, avevate ritenuto corretto agire allo stesso modo in un altro caso di verifica delle credenziali di un deputato al Parlamento europeo, l’onorevole Ruiz-Mateos, e anche in quella circostanza vi siete appellati al diritto nazionale.

Ora, per contro, intendete difendere le prerogative di quest’Assemblea, e del resto perché non dovreste farlo? Comunque sia, il prodotto finale di questo vostro comportamento è stato una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee che, per vostra sfortuna, vi ha dato torto, confermando così il detto latino hodie mihi, cras tibi – oggi a me, domani a te. Il Parlamento europeo può svolgere la funzione di giudice soltanto se giudica tutti i suoi membri allo stesso modo.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Le questioni sollevate nella relazione sono complesse e hanno implicazioni di ampia portata. Il nocciolo del problema è il potere sovrano degli Stati membri di nominare i deputati al Parlamento europeo e di stabilire le modalità della loro rappresentanza al Parlamento europeo nel contesto del vigente quadro legislativo per le elezioni al Parlamento.

Non intendo entrare nei dettagli di una questione che ha natura procedurale e giuridica ed è di esclusiva competenza degli Stati membri direttamente interessati; tuttavia, secondo la relazione in esame, le autorità italiane hanno deciso, in forza di una sentenza del Consiglio di Stato italiano, di nominare al Parlamento europeo un politico le cui credenziali sono messe in dubbio da questa relazione.

Considerato che tutti i criteri e le condizioni per la nomina dei deputati al Parlamento europeo da parte di uno Stato membro sono stati soddisfatti, sia a livello nazionale sia a livello di Parlamento europeo, siamo del parere che lo Stato membro in questione debba essere autorizzato a procedere alla nomina, in conformità della legislazione nazionale.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
  

– Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES) (B6-0200/2007)

 
  
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  Michl Ebner (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, desidero soltanto comunicare che mi sono astenuto dalla votazione su CITES. L’ho fatto non perché non condivida buona parte del contenuto della risoluzione, bensì perché, come spesso accade, il Parlamento impone ai paesi in via di sviluppo un comportamento che sta bene a noi ma che quei paesi possono giudicare non adeguato. Per tale motivo mi sono astenuto.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES) è un accordo internazionale volto a garantire che il commercio di determinate specie di fauna e flora selvatiche non ne metta a repentaglio la sopravvivenza. La Convenzione è stata firmata da 171 paesi, tra cui il Portogallo, che ne ha ratificato il testo nel dicembre 1980. La Convenzione è entrata in vigore in Portogallo nel marzo 1981.

Considerata la vulnerabilità di molte specie, CITES è estremamente importante. La Convenzione tutela attualmente 5 000 animali e 28 000 piante, comprese specie presenti sul territorio portoghese. Le specie tutelate da CITES sono suddivise in tre appendici a seconda del livello di protezione necessario.

Per vari anni il commercio legale di animali e piante ha rappresentato una grave minaccia per molte specie; purtroppo, sebbene molti paesi abbiano intensificato la lotta e siano sempre più vigili, il grado di pericolo resta tuttora elevato.

Come già nel caso di altri tipi di accordi e progetti di tutela delle specie selvatiche, il successo di CITES dipende anche da un approccio equilibrato, fondato su criteri scientifici e raccomandazioni di organismi accreditati, tali da garantire la validità e la credibilità delle sue azioni e l’effettiva applicazione delle raccomandazioni concordate.

 
  
  

– Relazione Gierek (A6-0159/2007)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Le relazione considera l’innovazione come una variabile del mercato interno. Invoca la liberalizzazione dei mercati e la rimozione sistematica degli ostacoli alla libera circolazione di beni, servizi e capitali, alla libertà di stabilimento e alla mobilità della forza lavoro – tutti elementi di un approccio di tipo capitalistico basato sulla concorrenza e sulla concentrazione.

Al fine di risolvere il problema dell’insufficiente finanziamento del settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo, la relazione segue la tendenza di prevedere il ricorso ai Fondi strutturali e invita a “promuovere e rafforzare il partenariato pubblico-privato” – in altri termini, mette gli investimenti pubblici alla mercé del profitto privato.

Ciò che occorre fare è promuovere gli investimenti pubblici nella ricerca, nell’istruzione e nell’innovazione sulla base di strategie per lo sviluppo sostenibile, in ciascun paese. Ciò consentirebbe di migliorare la qualità della vita, creare posti di lavoro (con diritti garantiti) e generare benessere (equamente distribuito). Ciò che occorre fare è definire strategie atte a contrastare la commercializzazione della conoscenza, dell’istruzione e della ricerca e a confutare l’idea che ci possa essere soltanto una ricerca altamente redditizia e con opportunità di mercato. Ciò che occorre fare è definire strategie tali da stimolare gli investimenti nell’istruzione e nella formazione a tutti i livelli e da facilitare effettivamente l’accesso delle PMI ai programmi e alle azioni esistenti.

(Testo abbreviato conformemente all’articolo 163, paragrafo 1, del Regolamento)

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. – (PL) La relazione evidenzia sostanzialmente la necessità di un’ampia strategia innovativa in Europa, che potrebbe rendere più competitiva la sua economia. La strategia innovativa dovrebbe fondarsi sulla creazione di settori specializzati della conoscenza, sulla riforma della legislazione in materia di brevetti e sull’introduzione di incentivi fiscali per le imprese che investono nella ricerca e nell’innovazione.

Per facilitare lo scambio di conoscenze tra istituti di ricerca e organismi economici, il relatore reputa necessario promuovere la realizzazione di aree specializzate della conoscenza negli Stati membri, una maggiore collaborazione transfrontaliera e una più intensa cooperazione con esperti di paesi terzi.

In linea con lo spirito della relazione, vorrei dire che l’Istituto europeo di tecnologia dovrebbe creare le condizioni necessarie per collegare i centri della conoscenza con le imprese, dando particolare rilievo all’innovazione e agli sforzi volti a incoraggiare la competitività nei settori economici incentrati sull’innovazione.

Un altro elemento importante della relazione sta nel fatto che ribadisce l’esigenza di riformare la politica europea nel campo dei brevetti. E’ innegabile che sistemi equi e affidabili di tutela del diritto d’autore e dei brevetti sono fattori decisivi per la realizzazione di un’economia, e di una società, fondate sull’innovazione e sulla conoscenza.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione Gierek ma contro tutti gli emendamenti che avrebbero potuto riaccendere le discussioni sulla direttiva concernente le invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici. Considerati gli sforzi che sono stati necessari per ottenere una maggioranza favorevole all’approvazione della direttiva, non sarebbe stato opportuno riaprire la discussione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Da lungo tempo si è consolidata l’idea che relazioni strette tra l’educazione superiore e il mondo delle imprese possono solo andare a beneficio di entrambe le parti. Talvolta, però, quell’idea non coincide con la realtà. Spesso le autorità pubbliche sono impegnate nella creazione di condizioni che (a seconda dei metodi e dei tempi) favoriscono la ricerca scientifica e accademica, ma non sempre lo fanno – o riescono a farlo – altrettanto efficacemente quanto la comunità imprenditoriale.

Gli aiuti all’innovazione delle imprese rispondono, ovviamente, a regole e metodi diversi da quelli che sovrintendono agli investimenti nella ricerca del mondo accademico. Anche così, tenendo presente che la maggior parte dell’innovazione viene direttamente dall’attività delle imprese e dalla ricerca di risposte all’interrogativo su quali siano le esigenze del mercato, ritengo che questa relazione del Parlamento rappresenti un utile contributo alle proposte formulate nella comunicazione della Commissione. Speriamo che le autorità nazionali e regionali sfruttino al massimo queste opportunità.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE), per iscritto. – (ES) Desidero illustrare le motivazioni del mio voto sulla relazione dell’onorevole Gierek riguardante l’innovazione.

Ho votato a favore perché il relatore ha compiuto un lavoro difficile e necessario su una questione che è cruciale nell’ottica di raggiungere gli obiettivi di Lisbona, ma che non abbiamo ancora affrontato.

Per poter diventare una società avanzata fondata sulla conoscenza, dobbiamo essere forti non solo dal punto di vista della ricerca e dello sviluppo in campo tecnologico, cioè essere capaci di generare, assorbire, assimilare e comunicare conoscenze e capacità nuove alla società e alle imprese; dobbiamo essere forti anche dal punto di vista della capacità di trasformare le conoscenze in ricchezza e benessere sociale. Questo significa innovazione.

Non tutti gli Stati membri dell’Unione europea sono allo stesso livello per quanto riguarda gli indicatori che definiscono una società fondata sulla conoscenza, né per quanto riguarda l’impegno profuso per l’innovazione. Ridurre queste differenze andrebbe a vantaggio di tutti.

L’innovazione è probabilmente l’unico strumento che ci può mettere in condizione, in tempi ragionevoli, di raggiungere obiettivi importanti quali:

1) migliorare la qualità e la competitività delle nostre imprese;

2) rendere la crescita economica compatibile con la tutela dell’ambiente, la qualità della vita e la coesione sociale;

3) conservare settori tradizionali;

4) migliorare, naturalmente, in modo significativo le condizioni di lavoro e l’integrazione di determinati gruppi di persone, come i disabili.

Le analisi economiche più aggiornate individuano un rapporto diretto tra le attività di ricerca, sviluppo e innovazione e la produttività, che riveste un interesse particolare per la maggior parte dei nostri paesi con economie basate sul terziario, per cui la produttività è, forse, uno dei principali punti deboli.

Tutti questi aspetti sono ripresi, più o meno diffusamente, nella relazione, e per tale motivo ho votato a favore.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Adam Gierek, dal titolo “Mettere in pratica la conoscenza: un’ampia strategia dell'innovazione per l’Europa”.

Attualmente il mondo è segnato da un profondo divario nel campo dell’innovazione: da un lato, ci sono paesi che creano “fronti d’innovazione”, che riuniscono la grande maggioranza dei settori scientifici, della ricerca e dello sviluppo; dall’altro, ci sono paesi che stanno ai margini del processo d’innovazione e possono essere soltanto importatori di innovazione o paesi nei quali l’innovazione è diffusa. I leader mondiali nel campo dell’innovazione sono gli Stati Uniti, il Giappone e gli Stati membri dell’Unione europea. Inoltre, la concorrenza tra queste economie rappresenta uno stimolo a continuare sulla strada dell’innovazione.

Nell’Unione europea si è però registrato di recente il cosiddetto “paradosso dell’innovazione”. I risultati economici per la Comunità sono decisamente deludenti se raffrontati alle opportunità offerte dal mercato unico europeo. Il progetto di trasformare l’Unione europea nell’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo dimostra, da un lato, che l’Unione è consapevole della necessità di riformare in profondo il suo sistema sociale ed economico e, dall’altro, che ha una visione ambiziosa e ottimistica e ritiene che un simile cambiamento sia possibile.

Nel suo documento, il relatore individua con grande intelligenza le cause principali di questa situazione esistente nell’UE e, soprattutto, evidenzia la necessità di elaborare un’efficace strategia innovativa per l’Europa.

 
  
  

– Relazione Newton Dunn (A6-0152/2007)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) La raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sull’elaborazione di un’impostazione strategica della lotta contro la criminalità organizzata è una novità estremamente importante e gradita per i cittadini europei. Essa è la prova del fatto che l’Unione adempie il suo compito primario in un settore che richiede una collaborazione internazionale quanto più stretta possibile. Una collaborazione del genere sta già funzionando molto bene, ma ormai non basta più. Il terrorismo e altre forme di criminalità organizzata non si fermano ai confini e stanno inoltre sfruttando – in senso letterale – i vantaggi del nostro sistema democratico. Dobbiamo quindi decidere, caso per caso, a quale valore dare la precedenza: alla lotta contro il crimine oppure alla libertà incondizionata. E’ giunta l’ora di porre restrizioni alla nostra splendida libertà illimitata nelle situazioni in cui essa ci impedisce di difendere la cosa più preziosa in assoluto che abbiamo: la vita stessa. E’ giunta decisamente l’ora di cambiare tattica e rimuovere alcuni ostacoli interni, compresi quelli che proteggono le risorse economiche e finanziarie acquisite illegalmente. Il Consiglio deve attribuire a Europol ed Eurojust maggiori autonomia e autorità. Si tratta di un nuovo compito strategico, nonché di una responsabilità che abbiamo nei confronti dei 500 milioni di cittadini europei.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Sono lieto che la relazione d’iniziativa dell’onorevole Newton Dunn sia stata approvata a grandissima maggioranza, perché in tal modo il Parlamento invia al Consiglio numerose raccomandazioni per l’elaborazione di un concetto strategico di lotta contro la criminalità organizzata.

L’abolizione dei confini interni tra gli Stati membri aderenti all’area Schengen costituisce sicuramente un grande passo avanti per i nostri cittadini, però favorisce anche la criminalità organizzata. Per questi motivi, l’Unione europea deve svolgere un ruolo particolarmente rilevante in tale contesto.

E’ fondamentale e urgente attuare una politica di prevenzione e mettere in atto strumenti efficaci. Se si vuole creare un clima di maggiore fiducia tra gli Stati e, in particolare, tra le rispettive forze di polizia, è necessario compiere molti passi avanti e indurre i nostri paesi a stanziare sufficienti risorse di bilancio per i loro programmi di scambio e formazione.

Infine, il Parlamento europeo ha sottolineato l’esigenza non solo di potenziare i sistemi di protezione delle vittime e dei testimoni, ma anche di organizzare campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul fenomeno della tratta di esseri umani.

Per tutte queste considerazioni ho sostenuto il relatore e, nella votazione finale, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Bill Newton Dunn sulla lotta contro la criminalità organizzata. E’ fondamentale dotare l’Unione europea degli strumenti necessari per promuovere e rafforzare una strategia coordinata volta a contrastare il crimine. I ruoli di Europol e Eurojust vanno potenziati; occorre altresì informare meglio l’opinione pubblica sul ruolo svolto al riguardo dall’UE.

 
  
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  Claude Moraes (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione sulla lotta contro la criminalità organizzata presentata dal deputato britannico del gruppo ALDE Bill Newton Dunn, perché essa consentirà di rafforzare il ruolo di Europol in quanto organo di intelligence in campo penale mettendolo in condizione di adempiere il suo compito di fornire agli Stati membri informazioni e intelligence per ottenere risultati più efficaci nella prevenzione e nella lotta contro la criminalità organizzata.

L’Unione europea ha sempre svolto un ruolo importante nella lotta contro la criminalità organizzata; ora è necessario dotare l’Unione di uno strumento più potente e più ambizioso per operare in più stretta intesa con gli Stati membri, migliorando così la collaborazione nell’ottica di contrastare più efficacemente la criminalità organizzata.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Più che una scelta o un dovere, la cooperazione è una necessità reale, un aiuto concreto per contrastare la criminalità organizzata, considerato che quest’ultima diventa sempre più sofisticata, meglio attrezzata e più efficiente nell’utilizzo delle tecnologie più avanzate.

Dobbiamo tenere a mente il fatto che, in riferimento alla criminalità organizzata, un ruolo importante spetta non solo all’apertura dei confini fisici, conseguente al processo di integrazione europea, ma anche alla globalizzazione e ai suoi meccanismi. Come tutte le innovazioni tecnologiche, è possibile farne uso tanto a fin di bene quanto a fin di male. Sono quindi favorevole all’impostazione generale della relazione, che sostiene la necessità di una cooperazione rafforzata e di un approccio strategico che comprenda al suo interno questa lotta e tutto quanto vi è connesso in tutte le fasi.

Ciò premesso, la raccomandazione sarà efficace, e lo sarà al massimo, soltanto se non ci limiteremo ad approvare leggi ma compiremo anche passi concreti mirati a rafforzare effettivamente la fiducia reciproca tra le istituzioni responsabili della lotta contro la criminalità nei diversi Stati membri dell’Unione. Non è dato spesso di vedere un simile clima di fiducia, ma esso è nondimeno cruciale per il buon esito di questa missione.

 
  
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  Martine Roure (PSE), per iscritto. – (FR) L’Unione europea deve dotarsi degli strumenti che le consentiranno di lottare più efficacemente contro la criminalità organizzata, la quale non conosce frontiere ed è, purtroppo, in espansione.

Considerato che le attività della criminalità organizzata sono diffuse in aree diverse, è necessario che l’Unione europea coordini e massimizzi gli effetti delle proprie azioni: oltre a essere in grado di reagire, deve anche adottare una politica di prevenzione. L’applicazione di una simile strategia contribuirà a una migliore comprensione dei problemi e renderà disponibili gli strumenti più idonei a combattere efficacemente la criminalità organizzata. Una delle nostre priorità è una maggiore collaborazione in campo penale tra le forze di polizia attraverso Europol, Eurojust e OLAF.

Un approccio multidisciplinare è di fondamentale importanza se vogliamo trovare il modo migliore per tenere sotto controllo le bande criminali organizzate, perché dobbiamo smantellare quelle organizzazioni, processare i criminali che ne fanno parte e impedire loro di godere dei profitti delle loro malefatte. In tale contesto, la lotta contro il riciclaggio di danaro e il commercio delle armi è tra le priorità dell’Europa, perché queste due forme di criminalità organizzata sono al servizio del terrorismo.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La relazione prende a pretesto il problema reale della criminalità organizzata per propugnare una politica più rigida volta a limitare i diritti fondamentali del singolo e a rafforzare lo Stato di polizia e l’azione incontrollata dei meccanismi di repressione dell’Unione europea.

In tale quadro, la relazione propone di: ravvicinare le disposizioni penali vigenti nei singoli Stati membri, preparando così la strada alla “comunitarizzazione” del diritto penale e limitando uno dei principali fondamenti della sovranità nazionale degli Stati membri; istituire squadre investigative comuni al servizio dei meccanismi di repressione; dare autonomia a Europol e Eurojust e rafforzare il loro carattere e le loro competenze affinché possano operare come uno “spirito mobile” al servizio della politica degli Stati membri; riconoscere il ruolo fondamentale del coordinatore europeo per la lotta al terrorismo; introdurre un meccanismo d’informazione che preveda uno status formale per i collaboratori di giustizia in ambito europeo.

Ovviamente, alla luce di tutto questo non sorprende affatto che la relazione non faccia riferimento alcuno al legame tra la criminalità organizzata e le istituzioni statali e i meccanismi statali di repressione, nonostante sia di pubblico dominio che tra loro intercorrono rapporti occulti.

E’ evidente che, a ben guardare, il vero obiettivo della relazione è contrastare i diritti democratici e le libertà fondamentali, non la criminalità organizzata.

 
  
  

– Relazione Nicholson of Winterbourne (A6-0158/2007)

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Poiché riteniamo che il livello al quale deve essere condotta la politica estera e, per estensione, devono essere rilasciate dichiarazioni riguardanti la politica estera non sia quello dell’Unione europea, abbiamo votato contro tutti gli emendamenti e contro la relazione nel suo complesso. E’ indubbio che molte delle proposte avanzate sono, di per sé, lodevoli; tuttavia, né l’Unione europea né il Parlamento europeo dovrebbero avere competenze in questa materia.

 
  
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  Richard Howitt (PSE), per iscritto. – (EN) La delegazione del partito laburista al Parlamento europeo è lieta di aver contribuito in certa misura all’equilibrio e all’imparzialità di questa relazione, che nella prima versione sottoposta alla commissione era alquanto carente da tale punto di vista.

In riferimento agli emendamenti nn. 16 e 34 abbiamo manifestato la nostra profonda preoccupazione per la sospensione del Presidente della Corte suprema pachistana e i conseguenti disordini, a causa dei quali hanno perso la vita oltre 40 persone. Difendere l’indipendenza della magistratura è un requisito essenziale di una società democratica moderna. Nondimeno è inopportuno fare riferimento a quella vicenda in una relazione che si occupa specificamente della disputa sul Kashmir.

Riguardo alla lotta contro il terrorismo, abbiamo appoggiato la formulazione più costruttiva e più lungimirante degli emendamenti nn. 55 e 56, in cui si riconoscono tanto i progressi compiuti nell’abbassare i livelli di infiltrazione da parte di gruppi militanti, quanto la necessità di compiere ulteriori sforzi parallelamente a una significativa opera di smilitarizzazione.

Votando a favore degli emendamenti nn. 18 e 56 riaffermiamo il diritto all’autodeterminazione del popolo del Kashmir, che lo potrà esercitare in un plebiscito quando le condizioni saranno idonee.

 
  
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  Jean Lambert (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Con una certa riluttanza, ho votato a favore della relazione. Riconosco che essa è radicalmente diversa dall’originaria versione unilaterale sottoposta alla commissione per gli affari esteri, e ringrazio coloro che hanno contribuito a emendarla. Il Kashmir è una regione divisa dalla storia ed è diventato causa di conflitto, un conflitto che talvolta è stato alimentato dall’azione del governo e dei militanti su entrambi i lati della linea di confine.

Ma questa disputa non riguarda soltanto i governi, riguarda anche il popolo del Kashmir. Deploro che il Parlamento non abbia votato a favore di un rafforzato impegno per aiutare i kashmiri a esercitare il loro diritto all’autodeterminazione per mezzo di un plebiscito. Deploro altresì che non abbiamo insistito maggiormente nel pretendere la demilitarizzazione della regione. Mi rendo conto dell’esigenza di fronteggiare una rivolta, però occorre anche ammettere che, in proporzione al numero di abitanti, l’India ha uno dei tassi più elevati al mondo di personale militare e di sicurezza. Chiediamo l’adozione di misure atte a creare la fiducia e una maggiore democrazia: nelle condizioni attuali, la democrazia non può crescere. Avrei dunque preferito che la relazione finale fosse stata più incisiva su questi punti cruciali; riconosco nondimeno che, nella versione attuale, assume un valore politico nelle relazioni tra l’Unione europea e il popolo di quella regione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione, che è molto più equilibrata del testo sottoposto alla commissione. Mi sono astenuto dal voto sull’emendamento che condanna la sospensione del Presidente della Corte suprema pachistana non perché non condivida le critiche, bensì perché ho ritenuto che l’emendamento non fosse pertinente a questa relazione. Ho votato a favore dell’emendamento in cui si chiede che in futuro sia indetto un plebiscito, perché credo che il popolo del Kashmir debba poter decidere autonomamente del proprio destino.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Avendo visitato il Kashmir e visto di persona alcuni degli effetti devastanti delle violenze commesse in passato, ma avendo anche constatato che la popolazione è pronta per la pace, appoggio la relazione perché essa è uno strumento importante che sostiene l’impegno dell’Unione europea di dimostrare ad altri paesi, tramite l’offerta di condivisione delle migliori prassi e delle proprie esperienze, come un’area economica sia in grado di promuovere la pace e la prosperità in una regione la cui storia è stata segnata da guerre.

Accolgo con favore le misure volte a favorire un clima di fiducia che sono proposte nella relazione, in particolare quella riguardante la cellula comune di monitoraggio per la condivisione dei dati sull’attività sismica, al fine di lanciare tempestivamente l’allarme in caso di terremoti. Riconosco altresì l’importanza di misure comunitarie di sviluppo per stimolare l’economia e sfruttare risorse finora inutilizzate nella regione.

Reputo inoltre estremamente importante che la regione di AJK abbia una propria rappresentanza adeguata nel governo pachistano, di cui ancora non dispone.

 
  
  

– Estonia (B6-0205/2007)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(LT) Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare i colleghi che hanno votato a favore della risoluzione sull’Estonia. Il voto espresso oggi dal Parlamento europeo dimostra che la politica estera e di difesa comune dell’Unione europea non è una semplice dichiarazione sulla carta né una serie di slogan; è invece una politica praticata nel concreto. Ma oggi il Parlamento europeo ha dimostrato anche qualcos’altro, ovvero che nell’Unione la solidarietà è viva ed è un principio praticato nel concreto. E’ facile fare belle dichiarazioni e dimostrare solidarietà quando non ci sono problemi e tutto va bene. E’ invece molto più importante e molto più difficile praticare la solidarietà nei momenti critici, nelle situazioni di crisi. Oggi il Parlamento europeo ha dimostrato altresì che nell’Unione europea non vi sono fratture tra gli Stati membri vecchi e quelli nuovi né tra quelli piccoli e quelli grandi, così come non ci sono Stati membri più o meno importanti i cui interessi possono essere sacrificati a vantaggio degli interessi dei grandi paesi.

 
  
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  Gerard Batten e Derek Roland Clark (IND/DEM), per iscritto. – (EN) Il partito UKIP, pur condannando il comportamento della Russia verso l’Estonia, non può votare a favore di alcuna risoluzione del Parlamento europeo poiché non ne riconosce la legittimità.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Siamo fermamente contrari alla risoluzione adottata oggi dal Parlamento, che banalizza e mistifica il significato reale e grave dei fatti accaduti di recente in Estonia, allineandosi così ai tentativi di riscrivere la storia. Per tali motivi abbiamo votato contro la risoluzione.

Va precisato che la risoluzione non contiene alcun riferimento alle azioni compiute dal nazismo e dal fascismo in Estonia, né al rinnovato favore di cui godono coloro i quali collaborarono con l’occupante nazista e che tende a occultare la loro partecipazione alla brutale repressione e agli assassini sistematici di migliaia di persone.

La recente decisione di rimuovere dal centro di Tallinn un memoriale della Seconda guerra mondiale, eretto in onore di coloro che hanno perso la vita nella lotta contro i nazisti e i fascisti, e di rimuovere anche i resti umani in esso conservati, è un’ulteriore provocazione rientrante in quest’opera di revisionismo. I cittadini estoni hanno legittimamente manifestato la loro opposizione a tale decisione e la loro azione è stata brutalmente repressa. A questa provocazione va aggiunta l’inaccettabile discriminazione subita da una gran parte della popolazione estone di lingua russa, alla quale le autorità negano la cittadinanza.

Si tratta di una vicenda che va ben al di là delle relazioni dell’Unione europea con la Federazione russa. Tutti gli antifascisti e i democratici devono unire le forze per esprimere la loro indignazione.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Appoggio la risoluzione perché ritengo che l’ingerenza russa nei fatti accaduti in Estonia sia molto grave e intollerabile.

Non condivido, tuttavia, il paragrafo 8. Spetta a ciascuno Stato sovrano decidere se avviare o meno un dialogo. Il paragrafo 7 critica gli attacchi effettuati attraverso Internet; si tratta sicuramente di azioni molto gravi, però non credo che l’Unione europea dovrebbe elaborare un piano a questo riguardo, posto che il livello migliore per affrontare tale questione è quello nazionale.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della risoluzione sull’Estonia, che esprime solidarietà verso quel paese di fronte all’ingerenza da parte delle autorità russe nei suoi affari interni. Appoggio in modo particolare l’appello al governo russo affinché rispetti la Convenzione di Vienna sulla protezione dei diplomatici.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Ho votato contro la proposta di risoluzione, frutto di un compromesso, sui recenti accadimenti in Estonia, come ha fatto la sinistra del Parlamento, perché tale proposta è ispirata da sentimenti unilaterali e perché ritengo che nessuno possa permettersi di rivisitare la storia, indipendentemente dalle sofferenze patite a causa dei sovietici. Il monumento la cui rimozione è stata la causa delle dimostrazioni e delle tensioni è dedicato alla vittoria contro il fascismo. Nessuno può considerarlo come qualcosa di diverso, nel nome dell’opposizione al comunismo. L’approccio unilaterale a questa vicenda non è accettabile, perché non solo non aiuta a ridurre le tensioni sorte tra l’Estonia e la Russia, ma anzi le alimenta.

 
  
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  Marek Siwiec (PSE), per iscritto. – (PL) I disordini scoppiati a Tallinn e l’attacco contro l’ambasciata estone a Mosca hanno fatto comprendere ai paesi membri dell’Unione europea quale sia l’attuale politica del governo russo verso singoli Stati membri. Tuttavia, in questa occasione Mosca, che ha assunto una posizione molto aggressiva nei confronti di uno dei più piccoli paesi europei, ha compiuto il passo più lungo della gamba: l’Europa, infatti, si è contrapposta alla Russia, per la prima volta, facendo fronte comune. Questo è dunque un giorno importante nella storia dell’Unione europea, poiché la solidarietà è uno dei principi fondamentali sui quali essa si fonda. Pertanto, è per motivo di grande soddisfazione aver votato insieme con la maggioranza dei deputati che hanno sostenuto l’approvazione di questa risoluzione.

 
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