Presidente. – Procediamo con gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.
Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE). – (LT) L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere sta attualmente allestendo la propria sede a Vilnius e dovrebbe cominciare a essere operativo quest’anno. Come sapete, anche la Slovacchia e la Slovenia avrebbero voluto che quest’istituto avesse sede nelle loro capitali; la decisione adottata, però, è stata favorevole alla Lituania ed è stata anche appoggiata dal Parlamento europeo.
Tuttavia, si è successivamente verificato un incidente quando l’amministrazione comunale della capitale lituana ha rifiutato di rilasciare l’autorizzazione per promuovere la campagna contro la discriminazione: in altre parole, non hanno permesso il passaggio dell’“Euro Truck”, che sta già facendo il suo quarto viaggio per l’Europa diffondendo informazioni sulla campagna “Sì alla diversità. No alla discriminazione” e sull’anno europeo delle pari opportunità per tutti. Quando la Commissione ha rilasciato un commento su quanto deciso dall’amministrazione cittadina, si è ipotizzato che potesse nutrire dubbi sull’opportunità o meno di stabilire a Vilnius la sede dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.
Sono assolutamente certa che Vilnius, che fin dall’antichità è stata famosa per essere una città tollerante, meriti davvero di essere la sede centrale dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.
Vorrei inoltre sottolineare che nessun paese è irreprensibile per quanto riguarda la questione dei diritti umani e delle libertà e che ogni Stato membro dell’Unione ha molto da fare nel campo della tolleranza e della lotta alle discriminazioni fondate sulla razza o l’origine etnica, l’età, gli handicap, le tendenze sessuali, la religione e così via. Continuiamo quindi a lavorare insieme.
Teresa Riera Madurell (PSE). – (ES) Signor Presidente, da alcuni anni le meduse hanno invaso le coste mediterranee. Sono molte le persone da assistere a causa dei contatti urticanti, che provocano dolore, infiammazioni e altri disturbi. In alcune zone di mare le autorità sconsigliano persino la balneazione a causa di questo problema. Questa piaga è un sintomo dello squilibrio di cui soffre l’ecosistema mediterraneo.
L’abuso di talune pratiche di pesca sta portando alla scomparsa di specie come il tonno rosso – che compete con le meduse nel consumo dello zooplancton – o come le carette, che sono i loro predatori naturali.
Anche il riscaldamento delle acque costiere – che è conseguenza del cambiamento climatico – e l’aumento della loro salinità, conseguente al minore apporto di acqua dolce causato dalla siccità, contribuiscono a questa sovrabbondanza di meduse. Gli esperti avvertono che è necessario affrontare il problema immediatamente; altrimenti si aggraverà anno dopo anno.
Il governo del mio paese – la Spagna – sta attuando studi e piani di azione. Siamo alle prese con un problema ambientale che riguarda tutti gli Stati costieri e va affrontato a livello comunitario.
Tale problema sta sortendo effetti estremamente negativi per l’industria del turismo in tutto il bacino mediterraneo e, pertanto, questo Parlamento e le altre Istituzioni comunitarie devono dedicarvi maggiore attenzione.
Adina-Ioana Vălean (ALDE). – (EN) Signor Presidente, vorrei richiamare l’attenzione su alcuni provvedimenti che il governo romeno ha varato quest’anno allo scopo di potenziare la lotta alla corruzione. Oggi la Romania è il primo paese in Europa ad adottare una legge che permette di monitorare il patrimonio di tutti gli alti funzionari governativi e pubblici ufficiali, i conflitti di interesse e le incompatibilità. Riformare l’ordinamento giudiziario non è un compito facile che si possa affrontare da un giorno all’altro o che possa essere svolto da una persona sola. Una sfida del genere richiede forte volontà politica, determinazione e collaborazione tra il governo e il parlamento. Il governo attuale è determinato a continuare il processo di riforma dell’ordinamento giudiziario in Romania garantendone la completa indipendenza, in piena uniformità con gli impegni presi nei confronti dei nostri partner comunitari e soprattutto nei confronti dei cittadini romeni.
Sono certa che la relazione della Commissione sulla Romania che verrà presentata alla fine di questo mese riconoscerà i progressi compiuti dal governo romeno nel processo di riforma dell’ordinamento giudiziario e nella lotta alla corruzione.
Marcin Libicki (UEN). – (PL) Signor Presidente, oggi si è discusso molto sul riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente perché è questa la volontà della popolazione che vi abita. Io non ritengo che quest’argomento sia sufficiente a giustificarne l’indipendenza perché bisogna considerare prima di tutto le circostanze storiche, in secondo luogo gli interessi della nazione nel suo complesso e, in terzo luogo, l’ordine internazionale. Dobbiamo ricordare che il Kosovo è la culla storica della nazione serba. Tutti abbiamo sentito parlare della battaglia di Kosovo Polje.
Se ora procediamo a riconoscere l’indipendenza del Kosovo perché è questa la volontà della sua popolazione, l’Abkhazia, l’Ossezia meridionale e la Transnistria lo seguiranno a ruota. Potremmo trovarci di fronte alla creazione di una Repubblica islamica della Francia meridionale nel 2020 con capitale Marsiglia, come alcuni prevedono, e alla nascita di un Emirato di Parigi nel 2050. Mi sento in dovere di sconsigliare l’adozione di una decisione avventata sulla base della volontà della maggioranza della popolazione residente in un’area specifica.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL). – (PT) Desidero rendere omaggio al sindacato CGTP-IN e ai lavoratori portoghesi per le grandi lotte che hanno sostenuto in difesa dei loro diritti, contro la disoccupazione in costante crescita, contro il lavoro precario che dilaga, per salari migliori, salari che sono tra i più bassi dell’Unione, cosa in parte da imputare al Patto di stabilità e di crescita.
Lo sciopero generale del 30 maggio è stato particolarmente significativo e ha spianato la strada ad altre lotte di cui le Istituzioni europee devono tenere conto, in un momento in cui la difficile situazione economica e le disparità sociali potrebbero essere presto esacerbate da decisioni in cantiere, come per esempio i recenti aumenti dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea, la cosiddetta flessicurezza che mira a liberalizzare i licenziamenti individuali senza giusta causa, nonché ulteriori liberalizzazioni nel settore dei servizi pubblici.
E’ arrivata l’ora di cambiare politica, di dare priorità alle persone e di prendere provvedimenti che rispettino e riconoscano dignità a chi lavora.
Urszula Krupa (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, come medico tengo in gran conto la trapiantologia, che salva la vita di molti pazienti i quali morirebbero se non fossero sottoposti a trapianto. Va detto, però, che la dichiarazione del Commissario Kyprianou sull’introduzione della direttiva che stabilisce norme minime e introduce la Carta europea del donatore di organi, specialmente per quanto attiene alla soppressione di emendamenti di carattere etico da una serie di documenti comunitari, può portare a svariati abusi, soprattutto perché l’eutanasia è legale in diversi paesi europei.
La Carta europea del donatore e, in particolare, il consenso presunto in un clima di degrado morale, comportano il rischio che non si farà alcuno sforzo per guarire i malati, se non si porrà addirittura fine alla loro vita per procurarsi organi, come la stampa ha recentemente affermato. In simili condizioni il consenso all’espianto di organi dopo la morte del donatore dev’essere suffragato dal consenso della famiglia del deceduto e delle persone a lui più vicine dopo che abbiano ricevuto un documento che certifichi la morte cerebrale. Questo contribuirebbe in qualche modo a prevenire gli abusi.
Hans-Peter Martin (NI). – (DE) Signor Presidente, vorrei richiamare l’attenzione dell’Assemblea sul fatto che il nuovo Segretario generale Harald Rømer sta violando gravemente il principio della parità di trattamento per tutti i parlamentari e il principio del giusto processo. In un procedimento pendente contro il sottoscritto, c’è una chiarissima presa di posizione del direttore generale delle finanze con conclusioni che non lasciano dubbi. Il signor Rømer nega che esista, e questo è ciò che afferma in via ufficiale; a livello interno, afferma il contrario. Si stanno dicendo bugie.
Chiedo che quest’inchiesta venga resa pubblica e accessibile. Inoltre, in questo procedimento, in cui sto cercando di difendermi in via legale, il signor Rømer m’impedisce di accedere alle traduzioni di vari atti in possesso del Segretariato generale, anche in questo caso col debole pretesto che, a quanto pare, non ci sono traduzioni ufficiali definitive.
Il mio lavoro è anche gravemente ostacolato dal fatto che mi è stato negato di disporre nel gruppo dei non iscritti di un assistente personale, che ha già ottenuto un consenso scritto.
Signor Presidente, se questo tipo di discriminazione di cui sono fatto oggetto in quest’Aula è praticato nei confronti di un deputato al Parlamento – e lei è perfettamente informato in merito a una vasta casistica di questo genere –, questo Parlamento non può dirsi democratico. Quello che sta avvenendo e che il signor Rømer sta facendo è dispotismo allo stato puro.
Presidente. – Grazie, onorevole Martin, ci assicureremo che i suoi commenti vengano trasmessi al Segretario generale.
Maria Petre (PPE-DE). – Au trecut decât câteva zile de când ultimii doi membri ai grupului Ilaşcu, Andrei Ivanţoc şi Tudor Petrov-Popa, au fost, în sfârşit, eliberaţi din închisoare de autorităţile nelegitime ale autoproclamatei Republici Transnistrene.
La 8 iulie 2004, Curtea Europeană a Drepturilor Omului a pronunţat o hotărâre prin care constata ilegalitatea detenţiei cetăţenilor români Andrei Ivanţoc şi respectiv Tudor Petrov-Popa, solicitând autorităţilor Republicii Moldova şi Federaţiei Ruse să ia toate măsurile necesare în vederea eliberării imediate a acestora. Timp de trei ani această hotărâre a fost ignorată confirmând, dacă mai era nevoie, că regimul de la Tiraspol rămâne în afara oricărei reguli. Eliberarea lui Andrei Ivanţoc duminică, 3 iunie, s-a petrecut sub semnul violenţei şi a violării a drepturilor omului, a dreptului acestui cetăţean de a se deplasa liber spre casa lui, după 15 ani de detenţie ilegală.
Mă întreb de ce un om eliberat din închisoare după ispăşirea unei pedepse abuzive nu poate pleca liber şi este predat poliţiei din Republica Moldova. Mă întreb cum este posibil ca Andrei Ivanţoc şi Tudor Petrov-Popa să fie expulzaţi din propria ţară de aceste autorităţi complet nelegitime. Ca parlamentar european, membru în delegaţia Uniunea Europeană-Moldova, cer Parlamentului European să ia atitudine pentru ceea ce a fost un caz fără precedent în istoria recentă a democraţiei europene.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE). – (PL) Signor Presidente, sono ormai passate tre settimane dal Vertice UE-Russia di Samara, in occasione del quale la Polonia ha rifiutato ancora una volta il proprio consenso all’adozione del mandato comunitario, una condizione indispensabile per avviare i negoziati su un nuovo accordo. Questo perché la Polonia ritiene che le proposte finniche sul sostegno e sulla partecipazione alla risoluzione della vertenza commerciale con la Russia siano inadeguate.
E’ ormai divenuto più che evidente che l’embargo polacco non è soltanto un problema per il nostro paese, ma per tutta l’Unione. Siamo pertanto soddisfatti che quest’ultima abbia appoggiato fermamente la nostra decisione, sottolineando l’importanza del principio di solidarietà. Occorre però considerare che l’embargo sulle carni e sui prodotti vegetali polacchi è in vigore da più di 18 mesi e che gli imprenditori polacchi ne sono i più colpiti. Per quanto ancora si può tollerare una situazione simile?
Per risolvere il conflitto con successo è indispensabile un dialogo costante e più intenso. Il fatto di non avere compiuto finora alcun progresso a livello bilaterale indica che ci vuole il sostegno della diplomazia comunitaria per trovare una soluzione. Alla prima occasione bisogna passare dalla teoria alla pratica e trovare infine una via d’uscita da quest’impasse. Purtroppo il lasso di tempo trascorso lascia intendere che, su questo punto, ci stiamo ancora mantenendo a galla e basta.
Tiberiu Bărbuleţiu (ALDE). – (EN) Signor Presidente, alla luce dell’imminente relazione sulla Romania la cui presentazione è prevista per il 26 giugno, vorrei richiamare l’attenzione su uno dei mezzi con cui la Romania intende combattere la corruzione.
Il 9 maggio 2007 il Senato romeno ha adottato una legge che istituisce l’Agenzia nazionale per l’integrità. Quest’Agenzia svolgerà attività di controllo nei settori seguenti: patrimoni, conflitti di interesse e incompatibilità. Inoltre, il governo romeno ha modificato la legge istitutiva dell’Agenzia nazionale per l’integrità al fine di renderla più drastica. Il nuovo ministro della Giustizia appoggia questo progetto e ritiene che l’Agenzia costituisca uno strumento efficace in virtù del suo potere istruttorio, del suo potere sanzionatorio in ambito civile e delle garanzie per la sua autonomia.
E’ ovvio da quanto sopra che la riforma del sistema giudiziario va avanti, col nuovo ministro della Giustizia, Tudor Chiuariu, pienamente impegnato a rendere operativa l’Agenzia per l’integrità nel giro di qualche mese.
Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). – (PL) Signor Presidente, il 5 giugno si è svolto un interessante incontro fra la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e Horst Seehofer, ministro tedesco dell’Alimentazione, dell’Agricoltura e della Protezione dei consumatori. Il Ministro Seehofer è anche Presidente in carica del Consiglio e ha chiaramente esposto la necessità di abbandonare la politica agricola comune e di accelerare i lavori della Commissione a questo proposito.
Una delle cose che abbiamo appreso è stata che le quote latte cesseranno di esistere dopo il 2015 e che temporaneamente potranno derivarne problemi. Tutto questo, pertanto, fa sì che la politica agricola comune abbia ottime probabilità di restare in vigore solo finché i nuovi Stati membri saranno in condizione di ricevere i pagamenti per intero. Nasce spontanea una serie di domande. Una delle più importanti è questa: perché non siamo stati informati in proposito nel corso dei negoziati sulle condizioni per l’adesione? Un altro importante interrogativo è: perché il lavoro preparatorio per cambiare la politica agricola comune è stato avviato senza prima raggiungere un accordo con gli Stati membri e col Parlamento, considerato che si deve applicare la formula della consultazione?
Gerard Batten (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, nel 2005 un cittadino del mio collegio elettorale, il signor Michael Davidson, mentre rientrava nel Regno Unito a Dover, si è visto confiscare dalla dogana di Sua Maestà britannica un gran numero di sigarette e di bevande alcoliche, nonché la sua auto. La giustificazione dei doganieri è che, a loro pura e semplice opinione, egli intendesse fare uso commerciale di quei prodotti, cosa che lui nega recisamente. Queste confische sono illegali secondo la direttiva del Consiglio 92/12/CEE.
Nel 2006, il Commissario Kovács ha rinviato il procedimento contro il governo di Sua Maestà presso la Corte di giustizia delle Comunità europee a patto che tale governo ottemperasse alla legge. Tuttavia, la dogana di Sua Maestà britannica continua a requisire illegalmente merci e rifiuta di restituire il valore monetario dei prodotti precedentemente confiscati. Il governo britannico ha assoggettato i cittadini britannici alle leggi comunitarie, ma ha deciso di ignorarle quando si applicano nei suoi confronti. Intendo scrivere al Commissario Kovács per chiedergli di riaprire il procedimento contro il governo britannico presso la Corte di giustizia.
Presidente. – Grazie per garantire l’applicazione delle leggi comunitarie, onorevole Batten.
Małgorzata Handzlik (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, vorrei richiamare l’attenzione del Parlamento su un fenomeno particolarmente pericoloso che si è registrato durante il lavoro sulla direttiva sul credito al consumo e che ridimensiona considerevolmente il ruolo del Parlamento nel processo legislativo sancito dai Trattati.
Il Parlamento si è fortemente impegnato nel lavoro sul documento. Sono state fatte molte richieste alla Commissione e al Consiglio affinché intraprendessero studi in merito all’impatto della direttiva sull’economia comunitaria, banche e consumatori compresi. Malgrado tutto questo, il Consiglio e la Commissione hanno sistematicamente rifiutato di effettuare tali studi. Il Parlamento ne ha pertanto condotti per conto proprio, ritenendo che una simile direttiva non dovesse essere approvata senza la certezza che apportasse benefici, al fine di evitare che diventasse l’ennesimo gravame burocratico a carico degli Stati membri. Il Consiglio e la Commissione non hanno tenuto nel benché minimo conto gli studi del Parlamento.
Vale dunque la pena di riflettere sul perché la voce del Parlamento sia stata ignorata. Cosa più importante, è anche il caso di domandarsi perché una proposta di direttiva che avrà un impatto così grande sull’aumento dei costi per le banche, e che non è detto migliori necessariamente la situazione dei consumatori, debba essere approvata senza gli opportuni accertamenti in merito alla sua congruità e al suo impatto sull’economia dell’Unione.
Gyula Hegyi (PSE). – (EN) Signor Presidente, ieri due deputati al parlamento ungherese hanno mandato una bottiglia d’acqua inquinata del fiume Rába al ministro austriaco per l’Ambiente. Se lei dice che si tratta di acqua pulita e potabile, la prego di assaggiarla e di berla: questo è il messaggio del loro gesto. Non ho portato in questa sede una bottiglia di acqua sporca, ma unicamente parole schiette.
Mi rivolgo a chi ama l’Austria e agli onorevoli colleghi di quest’Assemblea: aiutateci a fermare l’inquinamento dei fiumi al confine tra Austria e Ungheria. So che molte ONG e molti partiti politici in Austria stanno protestando contro le attività nocive di alcune aziende austriache e che hanno ottenuto la promessa che sarebbero state fermate o che quantomeno avrebbero usato filtri per ridurre l’inquinamento. Quello che adesso ci occorre, dopo tante proteste e promesse, è un intervento nell’interesse di un ambiente pulito e della tradizionale amicizia fra Austria e Ungheria.
Marian Harkin (ALDE). – (EN) Signor Presidente, noi, a livello comunitario, chiediamo ai nostri agricoltori la completa tracciabilità. Ci aspettiamo la tracciabilità dal campo alla tavola e che ogni tappa di questo percorso venga etichettata, controllata e monitorata. I consumatori europei si aspettano giustamente standard elevati. Questo è il modo in cui gestiamo i nostri affari nell’Unione.
Come possono quindi il Commissario Mandelson e il Commissario Kyprianou controllare l’importazione di circa 300 000 tonnellate di carne di manzo brasiliana all’anno quando scoppiano continuamente epidemie d’afta epizootica, quando i controlli sui movimenti del bestiame sono nella migliore delle ipotesi poco rigorosi e in molti casi inesistenti, quando è assai diffusa la pratica illegale di rimuovere ed eliminare le etichette e vengono usati ormoni promotori della crescita? Come possono i nostri Commissari applicare due pesi e due misure e mettere i consumatori europei e il settore zootecnico in una situazione che li espone a rischi inaccettabili e davvero inutili, quando paesi come gli Stati Uniti rifiutano di importare la carne bovina brasiliana perché non soddisfa i criteri richiesti?
Witold Tomczak (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, sono ormai tre anni che i nuovi Stati membri hanno aderito all’Unione, ma sono ancora discriminati per quanto riguarda gli stanziamenti di bilancio destinati al settore ortofrutticolo. Tra i tanti esempi di questa discriminazione ne spicca uno, ovvero l’entità dei pagamenti stanziati per ettaro di terra coltivata. Nel 2005 i vecchi Stati membri hanno ricevuto 560 euro per ettaro, mentre quelli nuovi ne hanno ricevuti solo 20. Dunque i paesi più poveri ricevono un sostegno inferiore di 28 volte rispetto a quelli più ricchi. Purtroppo, è così che vengono tradotte in pratica la solidarietà e l’opportunità di equilibrare i livelli economici.
La discriminazione nei confronti dei nuovi Stati membri relativamente al settore ortofrutticolo ha un impatto negativo anche sui consumatori e sull’agricoltura in tutta l’Unione. Invito pertanto a votare a favore dell’adozione dell’emendamento alla relazione dell’onorevole Salinas García presentato dal gruppo “Unione per l’Europa delle nazioni”. Questo emendamento riduce almeno in parte la discriminazione nei confronti dei nuovi Stati membri e la sua bocciatura danneggerebbe la politica agricola comune, i suoi principi e i suoi obiettivi. Inoltre significherebbe che i vecchi Stati membri non sono capaci di costruire un forte settore agricolo europeo.
John Attard-Montalto (PSE). – (EN) Signor Presidente, parliamo tutti dell’importanza della salute. Tuttavia, certi governi nazionali non ne tengono conto, dal momento che alcune attività, talvolta di carattere industriale, vengono svolte nelle vicinanze di zone residenziali.
A Malta è avvenuta recentemente un’esplosione in uno stabilimento di proprietà della Multigas, che si trova a meno di 100 metri dalla zona residenziale di Kirkop. In secondo luogo, attività molto nocive si svolgono nella Baia di Birżebbugia, come il bunkeraggio da nave a nave e lo stoccaggio di gas in serbatoi nelle immediate vicinanze della città di Birżebbugia.
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signor Presidente, vorrei parlare del reality show sulla donazione degli organi trasmesso venerdì scorso da un’emittente televisiva olandese. Prima della trasmissione, il ministro olandese competente ha affermato in una dichiarazione al suo parlamento che il programma era inopportuno e immorale. Tuttavia, il Primo Ministro olandese nel corso d’una conferenza stampa ha fatto riferimento al diritto costituzionale alla libertà di espressione, ragion per cui il governo non è potuto intervenire per modificare il contenuto del programma. Il reality è andato avanti e alla fine si è scoperto che si trattava di una bufala.
La libertà di espressione è importante e va salvaguardata. Tuttavia, mentire palesemente e sistematicamente al pubblico, sfruttando un tema così delicato per farsi pubblicità, è un abuso indecente di questo diritto. Invito il Presidente di quest’Assemblea a valersi dei suoi buoni uffici per prendere i provvedimenti che riterrà necessari, in modo che un comportamento così pericoloso e inaccettabile da parte della stampa non possa più verificarsi.
In risposta all’onorevole Krupa, permettetemi di dire che i pazienti con un encefalogramma piatto sono morti e non possono essere uccisi, ma i loro organi possono salvare la vita a tante persone ammalate.
Csaba Sándor Tabajdi (PSE). – (HU) I due anni trascorsi dallo shock dei referendum francese e olandese sono stati una cosiddetta “pausa di riflessione”, ma purtroppo questo non significa affatto che si sia svolta una riflessione, ma che la riflessione si è presa una pausa.
L’Unione si sta finalmente svegliando dal suo sonno di bella addormentata e noi siamo usciti dal nostro impasse. L’Ungheria ha sostenuto fin dal principio il Trattato costituzionale nella sua forma completa ed è stato il secondo paese a ratificarlo nel dicembre 2004. Il nostro obiettivo è riuscire a conservare quanto più possibile del testo originale e, allo stesso tempo, siamo pronti a un compromesso ragionevole, perché migliorare la capacità di funzionamento dell’Unione è la cosa più importante.
Ci sono quattro obiettivi essenziali che vanno raggiunti: la salvaguardia dei valori e degli scopi contenuti nell’attuale proposta, un lavoro più efficace da parte delle Istituzioni, il consolidamento della parità e della solidarietà fra Stati membri e l’ulteriore approfondimento dell’integrazione.
L’Europa deve muoversi, se non vogliamo una crisi ancora più profonda.
Carlo Fatuzzo (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola per dire che la settimana scorsa sono stato a Tokyo, in Giappone, con la delegazione Unione europea-Giappone. In quanto parlamentare europeo eletto dal Partito pensionati, mi sono immediatamente interessato alla situazione dei pensionati in Giappone. Con mia grande sorpresa su tutte le prime pagine dei giornali ho letto la notizia che 30 milioni di versamenti effettuati dai lavoratori sono spariti in seguito a un errore nel centro elettronico dell’ente di previdenza del Giappone e molti lavoratori giapponesi non avranno la loro giusta pensione.
Che grave errore nell’era della tecnologia da parte di uno Stato così progredito e così importante! Ma in Europa è forse successa la stessa cosa? Non sarebbe bene controllare nei nostri 27 Stati se vengono conservati i dati di tutti i lavoratori per avere una pensione sicura, come sicura deve essere la pensione di ciascun lavoratore?
Presidente. – Con questo si concludono gli interventi di un minuto.