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Procedura : 2006/0236(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0157/2007

Testi presentati :

A6-0157/2007

Discussioni :

PV 18/06/2007 - 18
CRE 18/06/2007 - 18

Votazioni :

PV 19/06/2007 - 8.23
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0260

Resoconto integrale delle discussioni
Lunedì 18 giugno 2007 - Strasburgo Edizione GU

18. Pellicce di gatto e di cane (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0157/2007), presentata dall’onorevole Svensson a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che vieta la commercializzazione, l’importazione nella Comunità e l’esportazione fuori della Comunità di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono [COM(2006)0684 – C6-0428/2006 – 2006/0236(COD)].

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, in passato abbiamo avuto occasione di discutere di questa proposta in sede di commissioni parlamentari e di intergruppi. Sapete certamente che sono molto lieto di partecipare a questa discussione con voi questa sera.

Per cominciare, esprimo i miei più sinceri ringraziamenti a tutti gli onorevoli deputati per il loro lavoro, e in particolare alla relatrice, che ha svolto un’opera eccellente. Vorrei altresì ringraziare la relatrice e i relatori per parere delle altre commissioni, gli onorevoli Lucas e Stevenson.

E’ stata una vera sfida per me occuparmi della questione, subito dopo aver assunto il mio incarico. L’aspetto più frustrante era il fatto che la questione stava molto a cuore ai cittadini europei, godeva del sostegno del Consiglio e, naturalmente, del Parlamento europeo, nonché della Commissione, eppure avevamo ancora difficoltà a procedere con questa proposta. I problemi, naturalmente, erano di natura giuridica e non certo il risultato della mancanza di volontà politica.

Fortunatamente siamo giunti a un punto in cui, adottando un approccio creativo e costruttivo, siamo riusciti a trovare le soluzioni, e adesso possiamo ottenere un accordo in prima lettura, aspetto che per me è estremamente importante. Noi tutti conosciamo bene il problema, e sappiamo che le prove sconvolgenti dello spietato trattamento inflitto a gatti e cani, allevati e uccisi soprattutto per la loro pelliccia, in particolare in Asia, giustificano il pressante appello ad agire rivolto alla Commissione.

Come ho detto, era necessario trovare il modo non solo di esprimere in maniera tangibile la volontà politica di tutte le Istituzioni coinvolte e dei cittadini, ma anche di farlo in maniera legittima, per garantire che, in futuro, tale volontà potesse far fronte e resistere a qualsiasi sfida. Constato con piacere che, attraverso la proposta e in particolare i vari triloghi, siamo riusciti a raggiungere un compromesso. Tale compromesso è solido dal punto di vista giuridico, e ci consentirà un’attuazione concreta del divieto.

Per noi, sono importanti i risultati, e non ci accontentiamo di una mera dichiarazione politica o di un’espressione di volontà politica, che col tempo si dimostrerebbero inefficaci. Sarebbe un modo corretto di procedere, in termini politici, ma non produrrebbe i risultati che vogliamo: la protezione dei gatti e dei cani e, cosa ancora più importante, dei consumatori europei, i quali non vogliono vedersi offrire la pelliccia di cani e gatti, che considerano animali da compagnia.

Vorrei ricordare espressamente due dei miei colleghi, i Commissari Mandelson e McCreevy. Entrambi hanno contribuito al nostro lavoro nel settore. Come sapete, la base giuridica che utilizziamo riguarda il mercato interno e il commercio. Questo è stato necessario perché, purtroppo, non vi è alcuna base giuridica nel Trattato che consenta all’Unione europea di adottare un’iniziativa legislativa per proibire un particolare commercio sulla base del benessere degli animali o di preoccupazioni di carattere etico. Inoltre, nel Trattato non vi è alcuna base giuridica per la protezione degli animali in quanto tale; quindi abbiamo dovuto utilizzare queste due basi giuridiche, e i miei colleghi hanno offerto un considerevole sostegno a tale lavoro.

Abbiamo dovuto affrontare un altro problema di ordine giuridico: il problema della proporzionalità. Per motivi di proporzionalità, è stato necessario considerare l’opportunità di includere una disposizione che consenta possibili deroghe al divieto. Nessuno di noi approvava quest’idea e, come ho detto, l’unico motivo era rendere la proposta più solida dal punto di vista giuridico. A mio avviso siamo comunque riusciti a raggiungere un compromesso adeguato. Come sapete, questo approccio ha ottenuto anche l’esplicito sostegno dei servizi giuridici delle tre Istituzioni – Commissione, Parlamento e Consiglio. Ma il compromesso di cui disponiamo oggi è quello giusto. Prevede la possibilità – e sottolineo la parola “possibilità” – di una deroga speciale al divieto di commercializzazione per motivi legati alla tassidermia o alla didattica.

Abbiamo utilizzato le basi giuridiche descritte, e sappiamo che questo approccio andrà a vantaggio non solo dei consumatori europei, ma anche del benessere degli animali, soprattutto dal momento che non possiamo applicare le nostre norme sul benessere degli animali al di fuori dell’Unione europea. Non possiamo promuoverle a livello internazionale, ma, chiudendo il mercato a soggetti senza scrupoli che praticano questo commercio, non solo stiamo inviando un chiaro messaggio ma contribuiamo a porre fine a tale pratica.

Infine, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione hanno lavorato molto duramente per portare la proposta legislativa alla fase attuale e per raggiungere un compromesso accettabile. Mi auguro vivamente che il voto di domani rifletta questo atteggiamento positivo e costruttivo, per poter far entrare in vigore questa legislazione quanto prima.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), relatore.(SV) Signora Presidente, onorevoli colleghi, quando domani voteremo su questa relazione, avremo l’occasione di porre fine alle indicibili crudeltà inflitte a cani e gatti, che sono spesso i nostri animali da compagnia.

In qualità di relatrice responsabile della materia, sono molto soddisfatta della relazione su cui noi – Parlamento, Consiglio e Commissione – abbiamo raggiunto un accordo. Ringrazio la Commissione e il Consiglio per la loro costruttiva cooperazione. Desidero inoltre ringraziare la presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, onorevole McCarthy, insieme ai miei colleghi. Ringrazio l’onorevole Stevenson il quale, com’è noto, lavora da molti anni per realizzare progressi in materia. Tutti si sono impegnati intensamente per ottenere un esito favorevole a cani e gatti.

Il lavoro è stato estremamente stimolante, soprattutto alla luce dell’interesse dimostrato dall’opinione pubblica per l’argomento. Sono convinta che i sentimenti diffusi tra l’opinione pubblica e le associazioni animaliste abbiano contribuito sensibilmente al raggiungimento di questo accordo. Ringrazio sentitamente tutti coloro che con impegno e dedizione hanno aggiunto il proprio nome alle petizioni e hanno partecipato a numerose campagne, dimostrando così che non accettano più tali crudeltà nei confronti degli animali. Grazie a voi tutti. Le vostre proteste si sono rivelate utili.

Molti di noi hanno visto documentari, film e immagini in cui si mostrano cani e gatti scuoiati vivi. E’ sufficiente una sola immagine o un unico documentario in cui si vedano simili crudeltà per capire la necessità di agire per porvi fine.

Secondo le stime della Humane Society, più di due milioni di gatti e cani vengono tenuti prigionieri in condizioni terribili prima di venire uccisi per la loro pelliccia. Le pelli e le pellicce vengono quindi vendute con false etichette che riportano l’indicazione “lupo cinese” o “lupo asiatico”, e utilizzate per esempio nella produzione di morbidi pupazzi per bambini, oggetti decorativi, capi d’abbigliamento e borse.

Dobbiamo bloccare questo commercio, soprattutto per i metodi estremamente crudeli impiegati per la produzione delle pellicce. Questo sarebbe di per sé un motivo sufficiente, senza contare che non vi è alcuna necessità di pellicce di cane o gatto in nessun prodotto, perché i materiali sintetici rappresentano ottimi sostituti.

Le descrizioni false ingannano gravemente i consumatori che, senza sospettare alcunché, acquistano in buona fede giocattoli per i propri figli, senza immaginare che proprio per la produzione di quel giocattolo sia stato scuoiato vivo un gatto.

Nel corso della discussione è stato detto che le pellicce servono, per esempio, ad alleviare i dolori alle articolazioni, ossia per ragioni di ordine medico. La mia risposta a tale affermazione è la seguente: nel 2007 a nessun paziente il medico curante prescrive una pelliccia di gatto contro i dolori reumatici. I progressi compiuti dall’umanità ci consentono ben altro.

Nella mia veste di relatrice, insieme a tutti coloro che si sono impegnati a fondo in questa causa, nutrivo grandi speranze quando la proposta della Commissione è stata accettata. Pensavamo che fosse necessario un divieto assoluto, ma la proposta originaria della Commissione consentiva alcune deroghe, per esempio quando l’etichetta indichi che la pelliccia proviene da cani o gatti che non sono stati allevati o uccisi per la produzione di pelliccia o che le pelli sono effetti personali o domestici.

Ritengo che il regolamento sarebbe privo di significato se si consentissero tali deroghe, poiché sarebbe impossibile controllare la situazione e le deroghe spianerebbero la strada al commercio e alle spaventose prassi descritte. Non era questo il regolamento che i cittadini avevano chiesto all’Unione europea.

Posso dire quindi con soddisfazione che adesso, dopo le discussioni con la Commissione e il Consiglio, disponiamo di una proposta in cui si sostiene l’opportunità di un divieto assoluto. Mi auguro che il Parlamento sosterrà la proposta domani votando a favore degli emendamenti concordati all’unanimità dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. Abbiamo anche alcune proposte concernenti il modo in cui le norme sarebbero applicate negli Stati membri, e proponiamo che anche gli Stati membri debbano riferire alla Commissione sulle modalità di controllo del rispetto delle norme.

Sono convinta che l’opinione pubblica ci seguirà con attenzione domani, durante le votazioni, poiché è urgentemente necessario adottare misure ad hoc in questo campo.

 
  
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  Caroline Lucas (Verts/ALE), relatore per parere della commissione per il commercio internazionale.(EN) Signora Presidente, vorrei esprimere il mio più sincero apprezzamento per la relazione dell’onorevole Svensson e congratularmi con lei per l’ottimo lavoro svolto. Ha dimostrato di essere una brillante relatrice, e abbiamo ottenuto un risultato molto positivo. E’ evidente che il Parlamento è unanime nell’opporsi a deroghe che comprometterebbero l’integrità e l’efficacia di un divieto.

Devo però dire che, per quanto riguarda la tempestività con cui la Commissione ha proposto questa normativa, abbiamo dovuto aspettare a lungo. Ricordo che nel 2002 scrissi al Commissario Byrne chiedendo di imporre un divieto alle pellicce di cani e gatti; in quell’occasione ci fu semplicemente detto che si trattava di una questione molto complessa, e che la Commissione stava riflettendo.

Mi preoccupa il fatto che questa lentezza si ripeta per un’altra questione sulla quale vorrei attirare la vostra attenzione: il divieto di importazione di prodotti derivati dalle foche. Ancora una volta si dice al Parlamento che si tratta di una questione complessa; come nel 2002, quando si trattava di pellicce di cani e gatti, si usano esattamente le stesse espressioni per i prodotti derivati dalle foche.

In qualità di relatrice per la commissione per il commercio internazionale, ho presentato alcuni emendamenti alla proposta sulle pellicce di cane e gatto, non per cercare di includere le foche – sarebbe osare troppo – ma almeno per chiedere alla Commissione di presentare una legislazione simile per l’importazione di prodotti derivati dalle foche. Questo è il contenuto dell’accordo raggiunto in seno alla commissione per il commercio internazionale.

Il Commissario ha dichiarato poc’anzi che non è stata certo la volontà politica a mancare nella questione delle pellicce di cane e gatto, ma una base giuridica creativa. Invito quindi la Commissione e i suoi servizi ad essere estremamente creativi, e a riconoscere che i cittadini europei provano lo stesso senso di repulsione sia per le pellicce di cane e gatto che per l’importazione di prodotti derivati dalle foche. Abbiamo urgentemente bisogno di una normativa anche su questa materia.

 
  
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  Struan Stevenson (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. – (EN) Signora Presidente, inizierò porgendo i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Svensson per il suo ottimo lavoro e la sua brillante relazione. Desidero inoltre ringraziare l’onorevole McCarthy per la dedizione e l’impegno con cui ha guidato questa importantissima relazione nel nostro Parlamento. Ma sono soprattutto grato al Commissario Kyprianou per il grande coraggio di cui ha dato prova, perché, come ha appena affermato l’onorevole Lucas, il precedente Commissario aveva dichiarato che l’impresa era impossibile e che non ci sarebbe mai stata una base giuridica. Ricordo che il Commissario Kyprianou una volta mi ha detto: “Sono un avvocato, e se dicessi ai miei clienti che i loro casi sono impossibili, non riuscirei a guadagnarmi da vivere!”. Ha mantenuto la sua parola.

La discussione di questa sera è musica per le mie orecchie, perché ci sono voluti otto anni per arrivare a questo punto, grazie all’aiuto di Humane Society International. Betsy Dribben, che in passato lavorava per Humane Society International, è venuta appositamente da Washington e questa sera è nelle tribune del pubblico; dobbiamo ringraziarla per la tenacia con cui ha condotto la campagna.

Secondo le stime di Humane Society International, ogni anno circa due milioni di gatti e cani vengono uccisi, soltanto in Cina, per fornire al mercato europeo della moda articoli come questo giocattolo, che la relatrice ha menzionato – gattini che i genitori comprano per i figli perché amano i gatti e i cani, senza rendersi conto che sono fatti di pelliccia di veri cani e gatti che sono stati brutalmente uccisi. Le pellicce dei gatti vengono acquistate per fare colletti e guarnire cappucci di giacche a vento, doposci, rivestimenti interni di guanti da sci e vari tipi di articoli alla moda.

Si tratta di una vera frode, perpetrata ai danni dei consumatori che non sanno di comprare articoli fabbricati con la pelliccia di gatti e cani veri. Talvolta le pellicce di questi animali vengono addirittura colorate per sembrare pellicce artificiali, e si applicano false etichette per imbrogliare i consumatori. Finalmente, con mia grande gioia, ci sarà un regolamento scritto, valido in tutti i 27 Stati membri, per proibire questo ripugnante commercio. Ringrazio il Commissario e tutti coloro che ci hanno aiutato a raggiungere questa meta.

 
  
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  Zuzana Roithová, a nome del gruppo PPE-DE. – (CS) Onorevoli colleghi, vietare il commercio di pellicce di cane e gatto nell’Unione europea è importante per diverse ragioni.

La prima è la cosiddetta industria asiatica del gatto – un’attività del tutto inaccettabile che, secondo le stime disponibili, fornisce all’Europa 2 milioni di gatti all’anno. E’ scandaloso che gli animali vengano scuoiati vivi per le loro pellicce; questo è il metodo più economico e vergognoso. So benissimo che un regolamento dell’Unione europea non può indurre gli allevatori industriali di paesi terzi a cambiare comportamento, ma può certamente ridurre – in modo sostanziale – il volume del commercio di animali.

La seconda ragione sta nel fatto che i consumatori europei non sanno di comprare tali prodotti. Se lo sapessero, non li comprerebbero. In Europa gatti e cani vengono considerati animali da compagnia. Gran parte degli europei non sa che le pellicce di cane e gatto contribuiscono non soltanto alla produzione di pellicce più costose realizzate con le pelli di altri animali, ma anche alla realizzazione di pellicce sintetiche. Questi prodotti non sono etichettati adeguatamente. Non si tratta di un problema etico, come affermano coloro che si oppongono a questo regolamento; si tratta piuttosto di fuorviare i consumatori, intenzionalmente o no. L’Unione europea ha l’obbligo di impedirlo. Ovviamente, è necessario che i servizi doganali degli Stati membri utilizzino mezzi efficaci per determinare, in maniera sicura e a costi ragionevoli, se i beni importati contengano pellicce di gatto o cane.

Tuttavia, il motivo principale per adottare questo regolamento è la frammentazione del mercato. Circa la metà degli Stati membri dispone di leggi che regolano o proibiscono il commercio di pellicce di cane o gatto, a differenza degli altri Stati membri. Queste norme, data la carente armonizzazione, vengono sfruttate dagli operatori attivi sul mercato europeo, che trasportano prodotti realizzati con pelliccia di cane e gatto nei paesi europei nei quali tali prodotti non sono ancora proibiti. Il regolamento in esame migliorerà sensibilmente l’attuazione di questa legge. Il Parlamento ha emendato il testo della Commissione affinché l’unica eccezione sia l’uso di pellicce per scopi non commerciali. Infatti, vogliamo evitare un’assurda criminalizzazione dei comuni cittadini.

Tutti quelli che, tra voi, ritengono che l’Unione europea non abbia il potere di intervenire in simili questioni, devono sapere che le cose non stanno così. L’articolo 95 autorizza l’UE ad agire in casi simili perché è nostro comune interesse garantire il funzionamento di un mercato europeo con prodotti legittimi. Sono grata alla Commissione e mi congratulo con i relatori per il loro lavoro.

 
  
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  Arlene McCarthy, a nome del gruppo PSE. (EN) Signora Presidente, l’onorevole Stevenson ha ragione: otto anni fa i deputati laburisti al Parlamento europeo chiesero di porre fine al crudele commercio di pellicce di cane e gatto.

Signor Commissario, lei probabilmente ricorderà che il defunto collega Phillip Whitehead, ex presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, le chiese di agire nella sua veste di Commissario. Il 30 dicembre dello scorso anno, ho ricevuto una petizione firmata da più di duecentocinquantamila cittadini sgomenti che ci chiedevano di vietare questo commercio. Finalmente abbiamo agito, ma credo che il merito di questa nuova legge spetti ai cittadini, alla loro determinazione, e alla tenacia di coloro che si battono per il benessere degli animali; è anche grazie a loro che siamo riusciti a convincerla, signor Commissario, a conferirci il potere giuridico di imporre il divieto.

Vi sono numerosissime prove del trattamento disumano che viene inflitto a cani e gatti per averne le pellicce. Le organizzazioni animaliste hanno contattato il mio ufficio per esprimere la propria soddisfazione per la nuova legge. La loro unica critica riguarda la lentezza con cui abbiamo agito. Ma questa legge serve anche a proteggere i consumatori che sono stati ingannati e convinti a comprare abiti, giocattoli e articoli per la casa fabbricati con pellicce di cane e gatto. Penso di poter affermare che la forza dei cittadini è in grado di prevalere sulla burocrazia e sulle barriere giuridiche.

Vorrei ricordare alla Commissione e agli Stati membri che il gruppo negoziale della commissione parlamentare voleva che l’Unione europea adottasse i più alti standard internazionali e le migliori prassi per assicurare l’attuazione del divieto su questo ignobile commercio e garantire che i prodotti fabbricati con pellicce di cane e gatto non arrivassero nei negozi in maniera surrettizia.

Vorrei essere chiara: non dobbiamo consentire che deroghe speciali di alcun tipo finiscano per creare scappatoie. Questo è il senso dell’accordo che abbiamo raggiunto con la Commissione e gli Stati membri. Vogliamo una relazione che riferisca in merito agli sforzi compiuti in materia di attuazione del divieto e che si adottino misure qualora tale divieto si rivelasse inefficace. Ci aspettiamo che gli Stati membri assumano seriamente le proprie responsabilità sia nell’attuazione che nell’applicazione del divieto. Sono necessarie sanzioni severe e deterrenti per scongiurare il commercio di pellicce di cane e gatto. In breve, il divieto dev’essere un divieto in linea di principio e nella pratica, non una restrizione che consente di continuare il commercio surrettiziamente.

 
  
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  Toine Manders, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signora Presidente, vorrei ringraziare l’onorevole Svensson per l’impegno di cui ha dato prova e per il lavoro che ha compiuto. Il gruppo ALDE sostiene questo compromesso, anche se mi ha fortemente sorpreso che sia stato necessario un periodo di tempo così lungo per concludere il compromesso stesso con il Consiglio e la Commissione; per giungere a tale obiettivo, infatti, il nostro Parlamento ha dovuto svolgere un’enorme mole di lavoro. Sono comunque soddisfatto del risultato, e in particolare del fatto che ora, in materia di deroghe, abbiamo assunto una posizione compatibile con quella di Stati Uniti e Australia; in tal modo noi – il mondo civilizzato occidentale – possiamo combattere con un’azione unitaria il crudele trattamento che alcuni paesi riservano ai loro animali da compagnia.

Ribadisco le osservazioni fatte dall’onorevole Lucas: quando verrà imposto un divieto sulle pellicce di foca? Vorrei sviluppare ulteriormente questo tema, dal momento che, a mio avviso, il mondo civilizzato dovrebbe prendere a cuore parecchi altri problemi che riguardano gli animali; non voglio entrare ora nei dettagli, ma è un argomento sul quale si potrebbe discutere a lungo, e forse il Commissario ha già elaborato in merito qualche spunto, che potrà condurre a future proposte.

Questo divieto forse segnerà la fine di alcuni tipici modi di dire olandesi, come de hond in de pot vinden [trovarsi un cane per cena] oppure de kat in de zak kopen [comprare un gatto nel sacco], ma testimonia della nostra volontà di proteggere gli animali che amiamo, e non è accettabile che i nostri bambini debbano trovare nei giocattoli parti dei loro animali preferiti.

Sottolineo infine che il gruppo ALDE sostiene l’intera proposta di compromesso, che ai nostri occhi non presenta alcun problema.

Vorrei anche accennare all’altra faccia della medaglia: in Cina la carne di cane è un piatto abituale. Per i cinesi la pelliccia di quest’animale è quindi un sottoprodotto, dotato di un valore economico che, per effetto di questo divieto, subirà una brusca caduta.

Sviluppando ulteriormente il discorso, ciò significa che non si dovrebbero utilizzare più neppure le pelli di maiali e bovini, che fanno parte della nostra dieta abituale. Su questo punto sarà opportuno riflettere, per impostare la nostra azione futura.

 
  
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  Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, sono pienamente favorevole al divieto di importare pellicce di cane e di gatto; in questo momento è il minimo che possiamo fare per combattere la crudeltà contro gli animali.

Cani e gatti hanno un legame particolarmente stretto con gli esseri umani; sono animali che ci servono e ci sono devoti, e la crudeltà nei loro confronti è particolarmente odiosa. L’Unione europea non può rimanere indifferente di fronte alla crudele usanza di uccidere cani e gatti per ricavarne la pelliccia; non possiamo influire sul trattamento che altre culture riservano agli animali, ma possiamo almeno respingere merci acquistate a prezzo di sofferenze indicibili inflitte agli animali.

Dobbiamo rifiutare ogni tipo di crudeltà, qualunque ne sia la vittima. La sensibilità è un elemento universale, e una persona sensibile non può tollerare la sofferenza di un altro essere, umano o animale. La nostra Unione avrà uno scopo quando sarà divenuta una comunità di persone sensibili a ogni forma di dolore e di sofferenza.

Sostengo senza riserve la posizione della relatrice; esprimo il mio apprezzamento per la sua relazione, oltre che per il lavoro dei relatori delle altre commissioni interessate, onorevoli Stevenson e Lucas. Il Parlamento compie così un notevole passo in avanti sulla strada che porterà a mutare il nostro atteggiamento verso gli animali.

 
  
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  Heide Rühle, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario Kyprianou, onorevoli colleghi, anch’io desidero ringraziare la relatrice. Grazie alla perseveranza dell’onorevole Svensson, infatti, il Parlamento potrà adottare, già domani, in prima lettura, un regolamento con cui si vieta il commercio e la lavorazione di pellicce di cane e gatto. Nell’ambito del trilogo con il Consiglio e la Commissione, l’onorevole Svensson si è battuta con successo per imporre un divieto assoluto al commercio e alla lavorazione di questo tipo di pellicce, e si è opposta con decisione alle deroghe originariamente proposte dalla Commissione.

Dobbiamo ora garantire che gli Stati membri attuino questo regolamento nel modo più opportuno, poiché rappresenta un grande successo per quanto riguarda la protezione degli animali. Il regolamento porrà fine, una volta per tutte, all’attuale situazione che vede milioni di gatti e cani allevati e uccisi – talvolta in maniera atroce – perché le loro pellicce possano essere lavorate e quindi esportate in Europa. Anche questo è un trionfo per la democrazia europea, poiché molti cittadini hanno invocato questo divieto aderendo a numerose campagne e petizioni. Questo regolamento tutela anche gli interessi dei consumatori, giacché molti cittadini, al momento di acquistare prodotti come pupazzi per bambini, capi d’abbigliamento o portachiavi, erano del tutto ignari del fatto che questi contenessero pelliccia di cane o gatto. Fin troppo spesso, i commercianti hanno aggirato il codice volontario di condotta vigente, introducendo sul mercato pellicce di cane o gatto provviste di etichette false o senza alcuna etichetta.

E’ giunto il momento che l’Europa adotti questa importante iniziativa a favore della protezione internazionale degli animali, e segua quindi l’esempio di altri paesi come gli Stati Uniti e l’Australia, che già anni fa hanno introdotto un simile divieto. Adesso, grazie a controlli doganali più severi, nuovi metodi di analisi e misure penali, dobbiamo garantire che le disposizioni adottate oggi vengano applicate con efficacia in tutta Europa, eliminando ogni scappatoia giuridica.

 
  
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  Lydia Schenardi, a nome del gruppo ITS.(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, dovevamo scegliere se vietare del tutto o limitare il commercio di pellicce di cane e gatto nell’Unione europea. Ringrazio la relatrice, onorevole Svensson, e mi congratulo con lei, ma anche con la commissione giuridica, che, dovendo fornire un parere sulla relazione, ha optato per la prima soluzione.

I tempi erano ormai maturi per ricordare agli Stati membri che i cani e i gatti sono animali da compagnia, e che il commercio della loro pelliccia e dei prodotti derivati non dev’essere accettato né tollerato. Imporre questo divieto per legge in Europa, e prevedere sanzioni efficaci e deterrenti da applicarsi in caso di infrazione, è oggi il minimo necessario. In effetti, le pratiche fraudolente e ingannevoli, soprattutto per quanto riguarda le merci provenienti dall’Asia, sono numerosissime. Così, sulle etichette della maggior parte dei capi di vestiario fabbricati in Asia, come i cappotti, i cappelli, le borse, i guanti, le calzature, ma anche i giocattoli, le decorazioni, i piccoli articoli di cuoio, compare la dicitura ingannevole “cuoio” oppure “vera pelliccia”.

Perché questo commercio ignobile possa cessare, è necessario che ogni cittadino in Europa adotti un comportamento responsabile ed etico, esigendo soprattutto l’etichettatura di tutti gli articoli in cuoio, pelle o pelliccia, nonché di tutti i prodotti alimentari o farmaceutici sospetti. Scoraggiamo quindi, collettivamente, quei paesi che non rispettano i diritti e la dignità dell’uomo e che, tra l’altro, sono privi della minima sensibilità per quanto riguarda gli animali.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) Comincerò dicendo che l’industria delle pellicce è sempre stata importante in Slovacchia, ma ha cominciato a svilupparsi soltanto dopo il 1990. Dopo l’adesione della Slovacchia all’Unione europea, i pellicciai slovacchi hanno cominciato a importare esclusivamente pellicce da operatori degli Stati membri dell’UE. Come importatori diretti, questi operatori possono garantire l’assoluta legalità e legittimità delle importazioni, e quindi anche dei relativi certificati.

Comprendo la relatrice, onorevole Svensson, e come lei credo che il gran numero di petizioni e le preoccupazioni espresse dai consumatori e dai cittadini di tutta l’Unione europea dimostrino che la Commissione non può rimanere inerte rispetto alla necessità di vietare il commercio di pellicce di cane e gatto. E’ davvero necessario chiarire i requisiti giuridici vigenti in tutti gli Stati membri. Dobbiamo rispondere alle preoccupazioni di ordine etico espresse dai cittadini in merito alla possibile presenza di pellicce di cane e gatto nella Comunità, soprattutto poiché vi sono indicazioni chiare della possibilità che tali animali siano allevati e uccisi con crudeltà.

I consumatori temono che non sia possibile distinguere le pellicce di cane e gatto da altre pellicce o materiali sintetici che imitano le pellicce, e che questo potrebbe dar luogo a prassi inique e fraudolente concernenti i prodotti di pellicceria, come per esempio designazioni fraudolente o fuorvianti. La Comunità non ha una tradizione di allevamenti di cani e gatti per produrre pellicce, e infatti la maggioranza dei prodotti che contengono pellicce di cane e gatto presenti nella Comunità viene da paesi terzi. Per proteggere il mercato interno, è necessario rendere più severi i controlli doganali sulla circolazione di merci che giungono nell’Unione europea da paesi terzi.

Il problema delle importazioni illegali deve essere affrontato comminando ai colpevoli sanzioni più severe, come multe onerose o il ritiro delle licenze. Sono fermamente convinta della necessità di adottare una legislazione europea che unifichi le norme di mercato negli Stati membri dell’UE. Allo stesso tempo, però, le iniziative dell’Unione europea non devono diventare un freno per il settore della pellicceria, né creare problemi danneggiando il commercio legale di pellicce. Dobbiamo evitare di frapporre ostacoli al funzionamento del mercato interno e garantire la libera circolazione delle pellicce e dei prodotti di pellicceria legalmente commercializzati.

 
  
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  Christel Schaldemose (PSE).(DA) Signora Presidente, come gli onorevoli colleghi, comincerò porgendo i miei più sinceri ringraziamenti alla relatrice, onorevole Svensson, per aver prodotto un ottimo documento e aver dato prova di un’eccellente cooperazione in materia. Il regolamento di cui discutiamo oggi è uno strumento legislativo importante ed estremamente necessario.

E’ uno strumento legislativo valido poiché ci consente di inviare un chiaro segnale ai molti cittadini dell’Unione europea che ci hanno chiesto di agire per scongiurare l’uso di cani e gatti nella produzione di pellicce. In tal modo, dimostreremo di prestare ascolto alle loro preoccupazioni e faremo un concreto tentativo per porre fine alla crudeltà nei confronti degli animali.

Si tratta inoltre di un importante strumento legislativo perché è ormai evidente che non possiamo arrestare la vendita di pellicce di cane e gatto unicamente imponendo divieti nei singoli Stati membri. Durante la lettura del regolamento in sede di commissione, l’onorevole Stevenson, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, ci ha mostrato molte pelli di cane e gatto acquistate in Europa, una delle quali era fatta con la pelle di quattro golden retriever ed era stata acquistata nella mia città natale, Copenaghen. In Danimarca il divieto esiste già, ma evidentemente non è sufficiente, quindi abbiamo bisogno di un divieto efficace a livello di Unione europea.

La legislazione proposta è necessaria anche perché un numero enorme di cani e gatti conduce un’esistenza terribile che si conclude fra mille sofferenze, e tutto questo perché le loro pellicce vengono usate per capi d’abbigliamento e giocattoli. Se imporremo un divieto comune all’intera Unione europea, ridurremo il mercato delle vendite di pellicce di cane e gatto e, al contempo, invieremo un segnale efficace con cui manifestare la nostra ripugnanza per la crudeltà inflitta agli animali.

Sono quindi lieta che con questo regolamento siamo riusciti a definire un divieto severo e rigoroso. Le deroghe previste saranno così rare che ogni volta dovranno essere giustificate e approvate singolarmente. Dal punto di vista giuridico, lo strumento che abbiamo elaborato è quanto di più simile esista a un divieto totale, e questo è positivo. Ma il testo legislativo non basta; è cruciale continuare a lavorare su modelli di sviluppo che ci consentano di individuare più efficacemente l’origine delle pellicce e di arrestare il traffico di pellicce illegali, che personaggi oscuri e privi di scrupoli non esiterebbero altrimenti a vendere.

 
  
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  Mojca Drčar Murko (ALDE). (SL) Nessuna delle argomentazioni con cui normalmente si cerca di giustificare la crudeltà verso gli animali può reggere per il commercio delle pellicce di cane e di gatto. Questi animali non vengono uccisi per trarne cibo o vestiario, e neppure come prede di caccia.

L’incentivo a questo massacro viene dal mercato globale, ovvero dalla domanda, da parte di alcuni settori industriali, di materie prime che vengono vendute a minor prezzo dei prodotti sintetici, dal momento che le persone che vivono in condizioni di estrema povertà in altri continenti ricevono un compenso irrisorio per la vendita di tali articoli.

Tramite la sua domanda, il mercato europeo stimola oggi un’offerta a livello mondiale. E’ giunto per noi il momento di por fine a tale fenomeno, sia per motivi etici, sia per impedire un inganno ai danni dei consumatori, che non sanno di comperare indumenti o giocattoli fatti di pelliccia di cane o di gatto. La soluzione migliore sarebbe quella di imporre un divieto di importazione privo di qualsiasi deroga; se però non perdiamo di vista il nostro obiettivo principale, anche un compromesso può dimostrarsi ragionevole.

La concreta applicazione del regolamento costituirà un passaggio importante; su questo punto riponiamo grandi speranze nella Commissione e in particolare nel Commissario Kyprianou, che ringrazio insieme all’onorevole Svensson per l’opera compiuta da entrambi.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE). (SV) Signora Presidente, ringrazio il Commissario Kyprianou e ringrazio anche lei, cara onorevole Svensson, per lo splendido lavoro che avete compiuto. I cani e i gatti che crescono in Europa possono quasi sempre contare su carezze, cibo abbondante, sani esercizi e cure affettuose; ma chi acquista borsette alla moda o vezzosi giocattoli fatti di pelliccia di cane o di gatto contribuisce a un commercio per il quale gli animali vengono picchiati, torturati o scuoiati vivi.

Questa proposta legislativa è insolita. In primo luogo, l’Unione europea ha finalmente ascoltato la voce dei cittadini, che desiderano vietare questo commercio ripugnante; in secondo luogo, si è ritenuto che il mercato interno avrebbe funzionato meglio se avessimo proibito tale commercio. Per una volta, la protezione degli animali ha avuto la precedenza sul mercato interno.

Desidero insistere su un punto: è importantissimo impedire che le deroghe incrinino l’efficacia del divieto. Disponiamo ora di un precedente che ci indica la strada da seguire per un commercio basato su valori diversi dal fondamentalismo del mercato. Mi auguro e propongo che – quando avremo concluso questa vicenda – il prossimo problema da affrontare sia il divieto di importare pelli di foca: centinaia e migliaia di foche subiscono ancora torture mortali sui ghiacci di Canada e Norvegia.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (ITS).(FR) Signora Presidente, discutiamo ancora una volta dell’importazione delle pellicce di due milioni di cani e gatti uccisi, proprio come, negli anni ’90, eravamo tornati per tre volte a discutere del problema dell’importazione delle pellicce di animali catturati con tagliole nelle regioni artiche. Ogni volta, si tratti di foche, di cani, di gatti o di volpi, la Commissione – mi duole dirlo – prende tempo e permette che il commercio illegale di questi animali prosperi in nome del mercato onnipotente.

Non dimentichiamo che nel marzo 1996, anche dopo che era stato dimostrato che il morbo della mucca pazza era trasmissibile all’uomo, la Commissione aveva minacciato di sanzioni quattro Länder tedeschi che si rifiutavano di importare bovini sospetti. La lezione che possiamo trarre da tutto questo è che esiste una logica di mercato secondo la quale tutto dev’essere oggetto di vendita, di acquisto e di profitto: cani, gatti, reni, occhi, donne, bambini, schiavi, lavoratori. Ecco perché l’economia deve essere sottoposta a vincoli politici: per ristabilire quei grandi valori che non hanno prezzo.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE).(EN) Signora Presidente, più di un milione di europei si sta battendo a favore del divieto sull’importazione di pellicce di cane e gatto nell’Unione europea. La Commissione ha ascoltato il Parlamento europeo e ha risposto adottando misure legislative per vietare l’importazione di pellicce di cane e gatto. Ne sono lieta e mi auguro che riusciremo a vedere la fine di questo barbaro commercio, che provoca il massacro di più di due milioni di gatti e cani ogni anno.

Tuttavia, le belle parole non bastano. Alcuni cittadini del mio collegio elettorale si sono detti preoccupati per il fatto che le scappatoie contenute nella proposta della Commissione potrebbero consentire importazioni surrettizie. Recentemente ho presentato un’interrogazione scritta, in cui chiedevo spiegazioni alla Commissione in merito alle deroghe che potrebbero consentire la continuazione di questo commercio. La risposta che ho ricevuto forniva chiarimenti su due deroghe; una riguarda le pellicce che sono effetti personali o domestici importati nell’Unione europea, e l’altra pellicce o prodotti contenenti pellicce provenienti da cani o gatti che non sono stati allevati o uccisi per la produzione di pelliccia.

Constato con piacere che la relazione del Parlamento europeo cancella tali deroghe, e invito i colleghi a sostenere senza riserve questo documento. Vogliamo essere certi che nell’Unione europea non vengano importate pellicce di cane e gatto.

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE).(EN) Signora Presidente, accolgo con favore l’iniziativa adottata da vari paesi dell’Unione europea – Francia, Italia, Danimarca, Grecia e Belgio – che hanno deciso unilateralmente di proibire questo commercio. Vi sono tuttavia alcune differenze nell’approccio adottato da altri Stati membri, che va dal divieto di allevare e uccidere animali a requisiti concernenti l’etichettatura. Tali differenze potrebbero creare problemi ai consumatori, ai negozianti al dettaglio e ai commercianti in genere. Pertanto, come tutti sappiamo, è importante prevedere un divieto a livello di Unione europea per porre fine a questo ignobile commercio.

Abbiamo già sentito che ogni anno due milioni di cani e gatti vengono uccisi per la loro pelliccia, e che ci vogliono almeno 10 cani e fino a 24 gatti per fare un solo cappotto di pelliccia. Questi animali vivono in condizioni orribili, e molti vengono scuoiati vivi. Da quando gli Stati Uniti hanno imposto un divieto, nell’Unione europea si importa un maggior numero di pellicce di cane e gatto. Il problema è che molti clienti non sanno che cosa stanno comprando, poiché una pelliccia di cane o gatto viene spesso etichettata come pelliccia artificiale. Tali pellicce si trovano anche in una grande varietà di prodotti diversi dall’abbigliamento, come alcuni farmaci omeopatici, accessori e giocattoli per bambini.

Sono quindi lieta della discussione di questa sera e della votazione di domani, e mi congratulo con il Commissario per il suo impegno.

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, prima di fare alcune osservazioni, vorrei ricordare brevemente due questioni pratiche.

In primo luogo, comprendo la necessità di svolgere un efficace monitoraggio e di redigere relazioni – e quindi siamo d’accordo con il Parlamento su questo punto. Sono disponibili metodi efficaci e analitici, che saranno di grande aiuto nell’attuazione di questa legislazione.

In secondo luogo, per quanto riguarda l’etichettatura, è sempre stato discutibile che l’etichettatura fosse sufficiente. Abbiamo quindi deciso – credo con l’assenso del Parlamento – che l’etichettatura non era sufficiente e perciò abbiamo proposto una legislazione. Tuttavia, sulla questione generale dell’etichettatura, stiamo seguendo da vicino iniziative, piani e programmi volontari che vengono già attuati per altri prodotti di pellicceria e garantiscono che i consumatori siano adeguatamente informati.

Per quanto riguarda le foche, dirò subito che il tema non figura tra le mie competenze. Il collega, Commissario Dimas, si è già pronunciato in materia in questa sede. Mi aspettavo questa domanda, quindi posso dirvi che la Commissione europea ha già chiesto all’EFSA di fornire una valutazione obiettiva sugli aspetti relativi al benessere degli animali per quanto riguarda l’uccisione e la scuoiatura delle foche, come il Commissario Dimas vi aveva promesso.

Prevediamo di ricevere la relazione a novembre, e su tale base la Commissione valuterà, nel più breve tempo possibile, le opzioni disponibili per rispondere alla questione. Sono certo che il collega sarà lieto di discutere la materia con voi, dopo aver ricevuto la relazione dell’EFSA.

Consentitemi di fare due o tre osservazioni. Comprendo la frustrazione di molti di voi che sono qui da più tempo di me. Avete detto “da molto tempo”. Io sono in carica soltanto da due anni e mezzo e ho già presentato una proposta. Non so che cosa sia successo in passato, ma credo che noi tutti saremmo lieti se la Commissione non soltanto assumesse un impegno, ma presentasse questa proposta entro un periodo di tempo ragionevole. Volevo solo ricordarlo.

In secondo luogo, mi rendo conto che il contributo dei cittadini europei ha lasciato il segno; è stato un aspetto importante per noi, e mi ha aiutato a convincere coloro che dovevano essere convinti. Tuttavia, avete avuto diverse occasioni per parlare con me privatamente su questo tema, e sapete che, a titolo personale, non dovevo certo essere convinto o persuaso su questo. Non appena sono stato informato della situazione, ho dato immediate istruzioni ai miei servizi affinché cominciassero a lavorare. Riconoscete quindi che, non appena ho visto i filmati e mi sono reso conto della situazione, non è stato necessario svolgere alcuna opera di persuasione su di me.

In terzo luogo, vorrei accennare alle deroghe. Conosco il vostro punto di vista, e fin dall’inizio ho dichiarato che nemmeno io ero soddisfatto da tali deroghe. Tuttavia, dovete riconoscere che, anche se siamo partiti con un approccio totalmente negativo, siamo poi riusciti a presentare una proposta.

Se la Commissione avesse voluto consentire scappatoie, non avremmo mai presentato la proposta. Stiamo solo cercando di trovare il modo migliore per renderci giuridicamente inattaccabili di fronte a qualsiasi ricorso giudiziario. E’ stato questo il nostro approccio. Abbiamo proposto numerose deroghe, che non sono state approvate. Abbiamo ottenuto un esito molto positivo con un compromesso. Credetemi, non era nostra intenzione consentire scappatoie. Ciò che stavamo cercando di fare, sulla base di una consulenza giuridica, era rendere il provvedimento il più efficace e solido possibile. Tale principio è stato accolto dagli altri due servizi giuridici.

Sono quindi molto soddisfatto di questa discussione, e della nostra gara per chiedere sempre di più – cos’altro si potrebbe desiderare? E’ questo l’approccio giusto e il vostro sostegno mi ha dato la forza necessaria per convincere chiunque dovesse essere convinto. Aspetto quindi con ansia il momento in cui lavoreremo insieme su molte altre questioni relative al benessere degli animali.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, 19 giugno 2007.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE), per iscritto. – (FI) Desidero in primo luogo ringraziare la relatrice, onorevole Eva-Britt Svensson, per il suo ottimo lavoro e per gli elementi da lei aggiunti all’iniziativa della Commissione: mi riferisco in particolare al fatto che la violazione del divieto verrà perseguita e che le deroghe sono state dichiarate inammissibili. La collega Svensson è riuscita a seguire l’intero processo dal punto di vista diplomatico, e a noi ora resta solo da approvare in seduta plenaria il divieto lungamente atteso, senza ulteriori discussioni.

L’intero processo, inoltre, ha dimostrato in maniera esemplare come l’azione dei cittadini possa influenzare le decisioni e i provvedimenti legislativi presi a livello europeo. Senza le petizioni e la tenace opera di pressione svolta dai cittadini, difficilmente si sarebbe avuta un’iniziativa legislativa in materia. Mi auguro che quest’esempio incoraggi i cittadini dell’Unione a partecipare più attivamente al processo decisionale comunitario.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. – (HU) Accolgo con grande soddisfazione la proposta, avanzata dall’Unione, di vietare completamente il commercio di pellicce di cane e di gatto, poiché ritengo intollerabile che a tale scopo vengano massacrati ogni anno due milioni di cani e gatti. Per produrre una giacca di pelliccia di cane occorre uccidere 12-15 cani, mentre per una giacca di pelliccia di gatto si devono uccidere 24 gatti. La vasta maggioranza dei consumatori europei condanna il barbaro sterminio dei nostri animali domestici preferiti, e non desidera acquistare tali prodotti; proprio per questo motivo, spesso gli importatori attribuiscono ai prodotti fabbricati con pelliccia di gatto svariati nomi di fantasia, per trarre in inganno i clienti ben intenzionati. Dobbiamo emanare un divieto complessivo a livello di Unione europea e porre fine, una volta per tutte, a questa usanza incivile. Come sovente avviene, anche in questo caso l’autoregolamentazione delle aziende si è rivelata inefficace; i venditori al dettaglio non appongono neppure etichette che indichino l’animale da cui proviene la pelliccia. In questo momento il divieto di commercializzare pellicce di cane e gatto vige in 15 Stati membri, ma finora gli altri paesi non hanno emanato alcun divieto generale. Un divieto complessivo costituisce un importante passo in avanti nella costruzione di una società europea più umana e più amica degli animali.

 
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