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Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 19 giugno 2007 - Strasburgo Edizione GU

16. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca Il Tempo delle interrogazioni (B6-0125/2007).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte alla Commissione.

Prima parte

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 35 dell’onorevole Manolis Mavrommatis (H-0355/07):

Oggetto: Società di assicurazione nell’Unione europea

In base a talune informazioni, vi sono società di assicurazione che propongono contratti di assicurazione solo per autoveicoli registrati e immatricolati nello Stato in cui esse hanno sede, sebbene la legislazione dell’Unione europea dia la possibilità di assicurare anche autovetture immatricolate in un altro Stato membro. Considerate la terza direttiva sull’assicurazione diretta 92/49/CEE(1) e la quarta direttiva concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli 2000/26/CE(2), intende la Commissione proporre una revisione delle direttive, cosicché il consumatore europeo abbia la possibilità di scegliere egli stesso la società di assicurazione e lo Stato in cui ha interesse a sottoscrivere un’assicurazione per il proprio autoveicolo? Inoltre, ritiene la Commissione che tale libertà possa giovare alla concorrenza, con il risultato di far diminuire sensibilmente i prezzi delle assicurazioni?

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, i principali obiettivi del quadro legislativo comunitario sono un’elevata protezione delle vittime degli incidenti stradali, la promozione della libera circolazione dei veicoli e l’incoraggiamento delle attività transfrontaliere delle imprese di assicurazione.

Il quadro giuridico comunitario per l’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli è un importante successo dell’Unione europea. Messo a punto dall’inizio degli anni ’70, ha contribuito in maniera determinante a rendere la libera circolazione degli automobilisti e dei loro veicoli nell’Unione una realtà. Le direttive relative all’assicurazione degli autoveicoli hanno permesso l’abolizione dei controlli sulle assicurazioni alle frontiere, cosicché è possibile guidare da uno Stato membro all’altro con la stessa facilità con cui si circola all’interno di un determinato paese. Tali direttive permettono altresì di ottenere facilmente risarcimenti per le migliaia di incidenti in cui sono coinvolti veicoli di più di uno Stato membro.

Le direttive relative all’assicurazione degli autoveicoli prevedono la presenza locale degli assicuratori per la liquidazione dei sinistri e li obbligano a diventare membri del fondo di garanzia locale e dell’ufficio locale che rilascia la carta verde. Queste misure sono volte a proteggere le vittime, in particolare evitando loro di dover avviare trattative transfrontaliere con una compagnia di assicurazione situata in un altro Stato membro.

L’adesione all’ufficio locale che rilascia la carta verde garantisce il regolare funzionamento del sistema senza la necessità di controllare i certificati d’assicurazione. Tutti gli Stati membri dell’UE, la Svizzera, la Norvegia, l’Islanda, la Croazia e Andorra aderiscono a questo sistema sulla base della “Convenzione multilaterale”.

La correlazione tra il paese in cui è immatricolato il veicolo e l’adesione dell’assicuratore di quel paese al fondo di garanzia è a sua volta un’espressione della solidarietà della popolazione automobilistica locale.

I consumatori europei hanno la possibilità di richiedere una copertura assicurativa per gli autoveicoli a livello di UE laddove siano soddisfatte le suddette condizioni specifiche per gli assicuratori. La disponibilità delle compagnie di assicurazione di redigere polizze assicurative per le automobili immatricolate in un altro paese dipende in ampia misura dalla loro politica commerciale e dalla loro disponibilità a coprire rischi che possono parzialmente o integralmente verificarsi in un altro Stato, in cui le strutture dei rischi possono essere sostanzialmente diverse da quelle cui sono abituate nel loro paese d’origine.

Alla luce di questa situazione, forse non è una sorpresa che il volume di attività transfrontaliere in questo ramo sia molto limitato. Tuttavia, alcuni sostengono che vi sia una mancanza di concorrenza e che un maggior volume di attività transfrontaliere potrebbe abbassare il livello dei premi assicurativi per gli autoveicoli. Stiamo esaminando la questione nell’ambito della consultazione pubblica in corso sui servizi finanziari al dettaglio.

 
  
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  Manolis Mavrommatis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, grazie per la risposta; tuttavia, dopo il dibattito di questa mattina e l’enorme scandalo della Equitable Life, a seguito del quale milioni di vittime chiedono un equo risarcimento a causa della cattiva amministrazione della compagnia assicurativa, vorrei insistere sulla mia domanda.

Forse questo solo esempio è sufficiente a convincere la Commissione a liberalizzare il mercato dell’assicurazione automobilistica e il modo in cui i cittadini stessi scelgono l’opzione più consona ai loro interessi; in tal modo sarebbero interamente e personalmente responsabili delle loro scelte.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Stamani, quando abbiamo discusso la relazione della Commissione d’inchiesta sulla Equitable Life, abbiamo esaminato le norme che disciplinano le compagnie di assicurazione e le carenze riscontrate dalla Commissione d’inchiesta in materia di regolamentazione, recepimento delle direttive comunitarie e altre questioni.

Tuttavia, credo che in questo caso l’onorevole deputato si riferisca alla possibilità, per il cittadino, di sottoscrivere una polizza di assicurazione automobilistica a livello transfrontaliero. Questa, però, è una transazione bilaterale. Il cittadino in questione deve trovare una compagnia di assicurazione in grado di fornire questo particolare servizio, ma finora l’esperienza dimostra che molte imprese assicurative sono prive di una politica commerciale per le attività transfrontaliere, e questo per un’ampia serie di motivi: a mio parere, non sono a conoscenza della politica in materia di sinistri di un dato paese, del suo sistema giuridico o della somma da versare a titolo di risarcimento, tutti elementi che variano molto da uno Stato all’altro.

Pertanto, come ho indicato nella mia risposta, un singolo cittadino potrebbe, nell’ambito delle direttive di cui disponiamo, procedere in questo modo nel rispetto delle varie regole. Tuttavia, deve ovviamente trovare un’impresa di assicurazione disposta ad assecondare le sue richieste e a farsi carico di tali aspetti dell’attività transfrontaliera.

Come ho affermato nella mia risposta, convengo che sarebbe magnifico se tale ipotesi potesse tradursi in realtà e proprio per questo la stiamo valutando nel contesto del Libro verde sui servizi finanziari al dettaglio. Se potremo intraprendere misure per agevolare tali attività, non esiteremo a farlo. Tuttavia, per ora la situazione è che, se da una parte vogliamo abbattere le frontiere e fare in modo che il mercato sia liberalizzato, dall’altra dobbiamo trovare una compagnia che, dal canto suo, sia favorevole a intraprendere una simile iniziativa, ma finora non è stato così. Si sono verificate alcune rare eccezioni, ma in questo campo tali opportunità non sono state colte.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 36 dell’onorevole Brian Crowley (H-0411/07):

Oggetto: Campagne d’informazione sull’acquisto di immobili in diversi Stati membri dell’UE

Può la Commissione far sapere se intende elaborare e diffondere un opuscolo informativo che metta in evidenza le specificità fiscali, contabili e giuridiche alle quali i potenziali acquirenti europei dovrebbero prestare attenzione al momento di acquistare un immobile residenziale in uno Stato membro dell’UE diverso dal proprio?

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Per i consumatori, l’acquisto di un immobile residenziale è un compito difficile e dispendioso in termini di tempo. Dovere affrontare questioni giuridiche e fiscali è molto impegnativo, anche all’interno del proprio Stato membro, e il problema diventa ancora più arduo quando i consumatori acquistano un immobile residenziale al di fuori del loro paese: spesso le procedure sono completamente diverse da quelle in vigore a livello nazionale.

Benché la Commissione sia pienamente consapevole della situazione, la risposta non è facile. Il diritto fiscale e immobiliare all’origine di questa complessità esula ampiamente dalla sfera di competenza comunitaria.

Tuttavia, la Commissione sostiene iniziative che promuovono la trasparenza nei mercati europei degli immobili e dei crediti ipotecari. La trasparenza è particolarmente importante per i consumatori, soprattutto quando le norme variano da un paese all’altro. I consumatori devono disporre di informazioni complete e precise per poter compiere una scelta informata quando si trovano ad acquistare un immobile in un altro Stato membro.

La richiesta di mettere a disposizione dei consumatori un opuscolo informativo sull’acquisto di immobili è stata formulata anche nell’ambito del riesame in corso dei mercati europei del credito ipotecario, nel cui ambito le parti interessate hanno proposto che la Commissione crei e gestisca una guida on line sulle principali questioni giuridiche e di altra natura in materia di attività creditizia transfrontaliera. Sono favorevole a tali iniziative, in quanto l’acquisto transfrontaliero di immobili è una conseguenza naturale delle libertà che sono l’essenza del mercato unico. Laddove i consumatori si trovano dinanzi a problemi pratici o sono privi di informazioni, dobbiamo cercare di aiutarli, ad esempio evidenziando gli eventuali problemi che possono incontrare e indirizzandoli verso gli organismi e le autorità competenti che possono aiutarli.

La Commissione esaminerà questi problemi e vedrà che cosa è possibile fare. Tuttavia, vorrei essere franco: non si tratta di un compito facile. La Commissione non ha sempre accesso a tutte le informazioni che sarebbero necessarie, né abbiamo sempre i mezzi per verificare che tali informazioni siano precise e aggiornate. Prima di procedere, dobbiamo essere certi di poter superare questa sfida. Un’alternativa potrebbe anche essere quella di lavorare con terzi.

 
  
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  Brian Crowley (UEN). – (EN) Desidero ringraziare il Commissario per la risposta. Penso che in questo, come in tutti gli altri settori, debba innanzi tutto sempre valere la regola del caveat emptor. Tuttavia, come lei ha giustamente affermato, la situazione è complessa, e sono lieto che abbiate esaminato le proposte dei fornitori europei di crediti ipotecari.

Occorre tuttavia considerare un altro aspetto: la necessità di redigere un secondo testamento. Se si possiede un immobile al di fuori del proprio paese di residenza, occorre stilare un secondo testamento che contempli l’esecuzione patrimoniale in tale contesto. Pertanto, nonostante le differenze esistenti tra i 27 Stati membri, e le ulteriori complessità al loro interno, esistono valori fondamentali che, come lei ha giustamente affermato, potrebbero essere messi sul sito web della Commissione.

La esorto a impegnarsi ulteriormente verso la realizzazione di questo obiettivo, evidenziando al contempo che in primo luogo deve sempre valere il principio del caveat emptor.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Sono indubbiamente d’accordo con l’onorevole deputato. Come dicevo, potrebbe essere molto difficile intraprendere questo lavoro. Come diceva l’onorevole Crowley, deve sempre valere la regola del caveat emptor. In tutte queste aree, che si acquistino immobili o prodotti finanziari, si tratta di un aspetto da tenere sempre presente. Come ho già affermato oggi, quando qualcuno vi fa un’offerta che sembra troppo bella per essere vera, solitamente è proprio così: non è vera. Ce ne dobbiamo ricordare.

L’onorevole Crowley ha parlato della necessità di redigere un secondo testamento. Solo lo scorso fine settimana ho letto un articolo su una rivista specializzata che informava chi possiede un immobile in Spagna, ad esempio, della necessità di redigere un testamento in tale nazione riguardo a quel preciso bene immobiliare, fornendo altresì indicazioni in tal senso. A proposito, al momento non possiedo immobili in Spagna, ma so che molti irlandesi, pur avendo proprietà immobiliari in quel paese, non sono a conoscenza di tale requisito. L’articolo è stato pubblicato su una rivista che viene letta solo da chi si occupa di contabilità. Il punto sollevato dall’onorevole Crowley è molto importante. Probabilmente, questa informazione è nota solo a una percentuale minima di irlandesi che possiedono una casa in quel bellissimo paese che è la Spagna.

Una delle 48 raccomandazioni formulate dal gruppo di esperti prevedeva l’elaborazione di un opuscolo informativo. Non sarà facile stabilire quali argomenti dovremo trattare nell’opuscolo, ma sicuramente ci proveremo. Il guaio è che non potremo affrontare ogni questione e, pertanto, potremmo correre il rischio morale di non fornire tutte le informazioni necessarie, ma vedremo cosa riusciremo a fare. Se vogliamo avere un mercato unico per tutti i settori, dobbiamo logicamente fornire le informazioni trasversali a questi fronti.

Inoltre, se i cittadini comuni potessero considerare il nostro contributo come una valida iniziativa comunitaria, l’immagine dell’Unione europea ne risulterebbe migliorata. Faremo un tentativo in tal senso, della cui riuscita, però, non posso essere certo.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). – (LT) Signor Presidente, signor Commissario, convengo sulla complessità della questione. Io stessa ho scritto un libro su come avviare un’attività commerciale nei 15 vecchi Stati membri dell’Unione europea, nel quale ho affrontato il tema degli acquisti immobiliari, gli aspetti finanziari e altri argomenti. Lei ha accennato all’esistenza di opuscoli informativi. Potrebbe specificare quali sono? Se non sono completi devono essere aggiornati, in modo tale che le persone che circolano liberamente all’interno dell’Unione europea possano disporre di tutte le informazioni necessarie su tali condizioni, comprese quelle relative all’acquisto di immobili.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Temo che vi sia stato un errore: non esistono ancora. Nella sua interrogazione l’onorevole Crowley chiedeva se era nostra intenzione elaborare un opuscolo informativo, azione che è stata raccomandata anche dal gruppo di esperti sul credito ipotecario. Stiamo esaminando la questione e cercheremo di valutare ciò che possiamo fare per preparare un adeguato opuscolo informativo, sulla scorta dei vari ammonimenti che io stesso ho formulato riguardo al modo in cui tale opuscolo verrà elaborato.

Mi congratulo con l’onorevole parlamentare per avere intrapreso l’iniziativa di affrontare la questione a titolo professionale; immagino si sia trattato di una notevole mole di lavoro. Tuttavia, come ho affermato nella mia precedente risposta, dobbiamo cercare di combinare l’esperienza di cui dispongono le organizzazioni private che potrebbero essere favorevoli all’adozione di una sorta di approccio comune, utilizzando gli elementi già esistenti, anziché partire a nostra volta da zero. Pertanto, forse l’onorevole Budreikaitė sarebbe disposta a fornire alcune delle informazioni che possiede ai miei servizi, in modo tale che possiamo avvalerci della sua evidente competenza in quest’ambito.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 37 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0362/07):

Oggetto: Servizio esterno dell’Unione europea e politiche d’immigrazione

Alla luce dell’estensione delle competenze dell’Unione sull’immigrazione e dello sviluppo delle conseguenti attività della Commissione, dispone il servizio esterno dell’Unione di risorse adeguate per assistere gli Stati membri nelle nuove modalità di collaborazione attivate in materia di assunzione di immigrati legali, ritorno degli immigranti ai propri paesi di origine e loro adattamento alle società di provenienza?

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) La dimensione esterna della politica migratoria dell’UE e dell’azione della Commissione in quest’area ha conosciuto un grande sviluppo negli ultimi anni, a causa delle esigenze emerse in materia di migrazione, in particolare per la definizione ma anche per l’attuazione di un approccio globale a questo fenomeno. Riteniamo che questo sia importante per il futuro e stiamo cercando di fare il possibile per giungere a un approccio globale.

Nell’ambito di questo approccio globale, stiamo sviluppando diverse iniziative riguardo a tutti gli aspetti della migrazione, tra i quali figurano la migrazione legale, ma in particolare la lotta all’immigrazione clandestina, la riammissione e gli accordi di riammissione, il rimpatrio, la reintegrazione, l’asilo, la migrazione e lo sviluppo, e la migrazione e l’integrazione.

Fin dall’inizio mi sono personalmente impegnata a realizzare l’obiettivo del 3 per cento nell’ambito dello strumento della politica di vicinato. Sto già iniziando a dare una forma definita all’impegno riguardo ai paesi che si trovano sotto la mia responsabilità. Insieme ai Commissari Frattini e Michel, ho appena sottoposto all’approvazione della Commissione la strategia tematica 2007-2010 per il programma tematico di cooperazione con i paesi terzi nei settori della migrazione e dell’asilo. Il programma prevede un importo indicativo di oltre 380 milioni di euro nel periodo 2007-2013 per la cooperazione con i paesi terzi nei settori della migrazione e dell’asilo, tra cui la migrazione di manodopera e la reintegrazione dei rimpatriati.

Le delegazioni della Commissione svolgono un ruolo fondamentale nell’attuazione di quest’agenda ambiziosa, a livello sia politico sia operativo, e i servizi della Commissione di Bruxelles informano sistematicamente le delegazioni della Commissione e le rendono partecipi dei nuovi sviluppi in materia di migrazione. Il dialogo politico con i paesi terzi viene condotto congiuntamente dalle delegazioni e dai servizi della Commissione di Bruxelles.

A livello operativo, le delegazioni sono anche responsabili, ad esempio, di individuare limiti e necessità, al fine di garantire che le azioni finanziate con strumenti comunitari di assistenza esterna siano attuate correttamente. Inoltre, nei paesi in cui la migrazione è diventata un nuovo importante argomento nel contesto dell’assistenza comunitaria esterna, le delegazioni sono altresì coadiuvate dai servizi di Bruxelles attraverso misure di formazione, reti tematiche a livello operativo e missioni di sostegno.

Tramite queste misure, la Commissione garantisce che le delegazioni siano in grado di interagire con gli Stati membri ma anche con i paesi terzi, nonché di attuare l’assistenza comunitaria in materia di migrazione.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE). – (ES) Signor Presidente, signora Commissario, negli ultimi mesi ho seguito tanto le sue dichiarazioni quanto quelle dei Commissari Michel e Frattini, e ritengo che gli impegni che avete assunto siano molto incoraggianti.

La mia preoccupazione è che spesso nell’Unione europea si registra un eccesso di volontarismo, si formulano dichiarazioni, alle quali, però, per mancanza di risorse non fanno seguito i fatti. Il dispositivo FRONTEX, ad esempio, ha dovuto affrontare enormi difficoltà per controllare l’immigrazione illegale.

Gli impegni assunti dai tre Commissari richiederanno di sviluppare un servizio esterno dell’Unione europea dotato di nuove caratteristiche, non economico o politico, bensì di carattere sociale e lavorativo, per certi versi simile alle organizzazioni sociali e del lavoro presenti oggigiorno in tutti gli Stati membri.

La signora Commissario pensa che si possa sviluppare questo tipo di servizio esterno? Disponete di risorse sufficienti? Che cosa può fare il Parlamento per aiutare il Commissario Ferrero-Waldner a sviluppare questa nuova funzione?

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, onorevole Medina Ortega, come lei sa, attualmente alcune delegazioni della Commissione europea non dispongono di esperti in ogni settore, ma, come ho detto, cerchiamo di provvedere alla formazione. In futuro, tuttavia, sarebbe ovviamente opportuno poter fare affidamento su un maggior numero di esperti.

Di fatto, accolgo sempre con favore l’idea che gli Stati membri inviino funzionari presso le delegazioni della Commissione. Lo abbiamo fatto, ad esempio, in Mauritania, rispondendo a un’istanza della vicepresidente del governo spagnolo, che mi ha fatto visita proprio per rivolgermi questa richiesta, alla quale ho risposto aprendo subito le delegazioni.

Quanto a FRONTEX, come lei sa si tratta di un’agenzia degli Stati membri, e pertanto la situazione è più complicata; il Commissario Frattini, tuttavia, dando prova di grande volontà, con il nostro sostegno, compreso il mio, è già riuscito a ottenere risultati notevoli, anche se, naturalmente, in futuro occorrerà impegnarsi ancora di più.

Inoltre, lei sa anche che abbiamo lavorato in Mauritania e in Marocco, con grandi fondi e con il programma di formazione, nonché con la gestione delle frontiere, per aiutare sia questi paesi sia gli Stati membri dell’Unione europea a far fronte alla grande sfida rappresentata oggi dall’immigrazione, specialmente quella illegale.

 
  
  

Seconda parte

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 38 dell’onorevole Dimitrios Papadimoulis (H-0371/07):

Oggetto: Andamento del deficit e del debito pubblico

Nella sua risposta ad una precedente interrogazione dell’autore sull’argomento (E-0574/07), la Commissione precisava che “la relazione di valutazione sarà presentata alla commissione RNL nel luglio o nell’ottobre del 2007. Solo dopo che saranno stati compiuti tutti i passi esposti in risposta alla parte precedente dell’interrogazione la Commissione potrà calcolare il contributo supplementare”.

Può dire la Commissione quando verrà esaminata la proposta del governo greco in vista di una revisione del PNL greco? Può dire inoltre qual è l’evoluzione del deficit e del debito pubblico nel 2007 e quali sono le previsioni della Commissione per il 2008? Può dire infine quali misure ritiene che vadano prese al fine di mantenere la tendenza ad una diminuzione del deficit e del debito pubblico?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, onorevole Papadimoulis, la Commissione sta concludendo l’analisi dei dati rivisti del PIL e del PNL greci, e in tale valutazione ha seguito la stessa procedura utilizzata per tutti gli altri Stati membri.

La procedura e il calendario cui ci siamo attenuti sono quelli di seguito specificati.

Il 22 settembre scorso la Grecia ha presentato alla Commissione i dati rivisti del suo prodotto interno lordo e del suo prodotto nazionale lordo. Questi dati rappresentavano una revisione verso l’alto di circa il 26 per cento. Alla fine di ottobre dell’anno scorso, dunque, un mese dopo aver ricevuto tale documentazione, Eurostat ha trasmesso questi dati al comitato RNL degli Stati membri per una prima valutazione.

Il comitato ha quindi rilasciato una dichiarazione in cui segnalava di non disporre di informazioni sufficienti sui dati rivisti e i cambiamenti metodologici comunicati dalla Grecia. Il comitato, inoltre, indicava l’urgente necessità che la Grecia cooperasse appieno con Eurostat e fornisse un inventario totalmente rivisto del suo PIL e del suo PNL, spiegando accuratamente le nuove fonti e i nuovi metodi utilizzati nella contabilità nazionale greca, al fine di permettere a Eurostat di procedere a una verifica completa dei nuovi dati e informare il comitato dei risultati di questa verifica.

La Grecia ha presentato l’inventario a Eurostat il 6 febbraio di quest’anno, in un documento di 460 pagine redatto in greco. Eurostat, dopo la relativa traduzione, sta concludendo l’analisi di questa documentazione ed entro la fine del mese invierà una missione in Grecia. A questa missione, come a quelle condotte in altri paesi, partecipano esperti di altri Stati membri, al fine di garantire il necessario livello di trasparenza.

I risultati della missione verranno analizzati innanzi tutto con la Grecia e delle eventuali osservazioni formulate a tale proposito si terrà conto nella redazione finale della relazione di valutazione sui dati rivisti del PNL e del PIL greci. Questa relazione sarà presentata da Eurostat al comitato per un’approfondita discussione. Ci auguriamo che tale documento possa essere presentato al più tardi entro il mese di ottobre di quest’anno.

Riguardo alla seconda parte della sua interrogazione, secondo le nostre previsioni di primavera, realizzate in base ai dati non rivisti del PIL greco, si stima che il disavanzo pubblico di quest’anno diminuirà fino al 2,4 per cento rispetto al 2,6 per cento dell’anno scorso. Per il 2008, qualora le politiche attuali restino invariate, la Commissione prevede un lieve aumento del disavanzo pubblico, che passerebbe dal 2,4 al 2,7 per cento. Tutto questo sulla base dei dati del PIL antecedenti alla revisione.

Quanto al livello di indebitamento, si calcola che continuerà a diminuire e che passerà dal 104,5 per cento del PIL nel 2006 a circa il 100,7 per cento nel 2007 e al 97,5 per cento nel 2008. Alla luce di tali dati, il 16 maggio di quest’anno la Commissione ha raccomandato al Consiglio di porre termine alla procedura per i disavanzi eccessivi, che era stata avviata due anni prima, e il 5 giugno di quest’anno, accogliendo la proposta della Commissione, il Consiglio ECOFIN ha dato seguito a tale richiesta.

Inoltre, su raccomandazione della Commissione, il 27 febbraio 2007 il Consiglio ECOFIN ha approvato il suo parere sul programma di stabilità aggiornato della Grecia per gli anni 2006-2009, e in tale parere raccomanda alla Grecia di approfittare delle congiunture economiche favorevoli per progredire verso l’obiettivo a medio termine – ovvero l’equilibrio di bilancio – al fine di continuare a migliorare il processo di bilancio, aumentandone la trasparenza e definendo una strategia finanziaria in una prospettiva a più lungo termine che applichi efficacemente i meccanismi destinati alla supervisione e al controllo della spesa primaria.

Inoltre, e alla luce del forte indebitamento e dell’aumento previsto in conseguenza dell’invecchiamento, si raccomanda alle autorità greche di elaborare quanto prima le previsioni future delle spese legate all’invecchiamento e di migliorare la sostenibilità a lungo termine dei conti pubblici, erogando le risorse necessarie al raggiungimento dell’obiettivo a medio termine.

Il 20 aprile, il ministro greco dell’Economia e delle finanze, dopo la riunione dell’Eurogruppo a Berlino, ha annunciato ufficialmente e pubblicamente che il governo aveva deciso di anticipare dal 2012 al 2010 l’anno limite per il raggiungimento di quest’obiettivo di bilancio a medio termine.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, grazie per questa risposta dettagliata.

In una dichiarazione pronunciata dopo il 5 giugno, lei ha espresso la preoccupazione della Commissione per il forte deficit nella bilancia dei pagamenti dell’economia greca e ha raccomandato misure severe per ottenere una riduzione sostenibile e costante del disavanzo e del debito. La mia domanda è quindi la seguente: ha discusso con il governo greco le misure proposte dalla Commissione? Ha ricevuto risposte e assunzioni di impegni da parte del governo greco sulle misure ritenute necessarie dalla Commissione?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, sul piano formale, finora la Commissione non va oltre quanto ha proposto al Consiglio, e l’ECOFIN ha approvato l’ultimo aggiornamento del programma di stabilità; in altre parole, occorre migliorare la sostenibilità a lungo termine dei conti pubblici in Grecia.

La Grecia è uno dei sei paesi dell’Unione che, stando alla relazione da noi elaborata l’anno scorso, si trova in una posizione di alto rischio riguardo alla mancanza di sostenibilità dei suoi conti pubblici, in gran parte a causa del fatto che, con le attuali previsioni demografiche, si stima un forte aumento della spesa per le pensioni e la sanità. Non è l’unico elemento, ma è un elemento chiaro, cui va ad aggiungersi l’elevatissimo livello del debito pubblico in Grecia, che è superiore, come ho appena affermato nel mio primo intervento, al 100 per cento del PIL greco.

Pertanto, ne consegue la necessità che le autorità greche formulino, e che il Parlamento greco discuta e approvi, riforme volte a migliorare la sostenibilità, obiettivo per il quale – aspetto che risulta evidente a chiunque analizzi la situazione in cui versano l’economia e i conti pubblici in Grecia – occorre intraprendere una riforma del sistema pensionistico e del sistema di previdenza sociale che, migliorandone la sostenibilità e di conseguenza la fattibilità a medio e lungo termine, vada contemporaneamente oltre la correzione del disavanzo eccessivo registrato.

Uno degli obiettivi strutturali delle strategie di bilancio della Grecia deve continuare a essere la riduzione dei livelli di indebitamento pubblico poiché, pur continuando a scendere, restano straordinariamente alti.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 39 dell’onorevole Danutė Budreikaitė (H-0393/07):

Oggetto: Applicazione del trattato di adesione del Regno di Svezia all’Unione europea

L’articolo 2 della prima parte del trattato di adesione del Regno di Norvegia, della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia all’Unione europea stabilisce che dal momento dell’adesione le disposizioni dei trattati originari e gli atti adottati dalle Istituzioni prima dell’adesione vincolano i nuovi Stati membri e si applicano in tali Stati alle condizioni previste da detti trattati e dal presente atto.

Di conseguenza, conformemente al trattato di adesione approvato nel 1995 successivamente a un referendum, alla Svezia è fatto obbligo di adottare l’euro per soddisfare i parametri di Maastricht. Tuttavia, nonostante l’impegno assunto con il trattato di adesione, la Svezia ha respinto con referendum l’introduzione dell’euro.

Qual è la posizione della Commissione, alla quale spetta il controllo sull’applicazione del diritto comunitario negli Stati membri, sul caso della Svezia? Dispongono anche altri Stati membri del diritto di avvalersi di un’analoga procedura per garantire, ad esempio, la propria sicurezza energetica?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, signora Commissario, per quanto riguarda le disposizioni della politica monetaria unica per la zona dell’euro, la Svezia è attualmente uno degli Stati membri con deroga. In questo momento gli Stati membri con deroga sono 13 e, inoltre, esiste il caso del Regno Unito, che si avvale della nota clausola dell’opt-out e che, pertanto, non figura tra gli Stati membri con deroga.

Eccetto la Danimarca, tutti gli altri Stati membri con deroga, ossia 12 Stati membri, devono adottare l’euro come moneta, obiettivo per il quale devono cercare di soddisfare i criteri di convergenza stabiliti nel Trattato. Tuttavia, il Trattato non fissa un termine preciso per l’adempimento di questo obbligo da parte degli Stati membri.

La nostra ultima relazione di convergenza, riguardante gli Stati membri con deroga, è stata pubblicata nel dicembre del 2006 e in essa la Commissione ha concluso che la Svezia soddisfaceva il criterio relativo alla stabilità dei prezzi, il criterio relativo alla situazione del bilancio pubblico e il criterio relativo alla convergenza dei tassi di interesse a lungo termine.

Tuttavia, secondo la stessa relazione di convergenza, la Svezia non soddisfaceva il criterio del tasso di cambio, che prevede che lo Stato membro in questione abbia rispettato, senza gravi tensioni per almeno due anni prima dell’esame, i normali margini di fluttuazione stabiliti dal meccanismo di cambio (ERM II).

Inoltre, nella relazione di convergenza dello scorso dicembre, la Commissione ha dichiarato che la legislazione svedese non era pienamente compatibile con gli articoli 108 e 109 del Trattato per quanto riguarda lo statuto della banca centrale e la sua integrazione nel sistema europeo di banche centrali.

Alla luce di questa valutazione, la Commissione ha concluso che, a tale proposito, la posizione della Svezia non doveva cambiare e che questo paese doveva rimanere uno Stato membro con deroga. In conformità del Trattato, la Commissione e la Banca centrale europea pubblicheranno la prossima relazione di convergenza nel 2008, in linea di principio nel maggio 2008.

Riguardo all’ultima parte della sua domanda, che si riferisce, come termine di paragone, alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico, le disposizioni dei Trattati in vigore hanno già fatto sì che il Parlamento europeo e il Consiglio adottino direttive riguardanti, da un lato, la sicurezza delle forniture di gas naturale e, dall’altro, la salvaguardia della sicurezza dell’approvvigionamento di elettricità negli investimenti infrastrutturali. Queste direttive devono essere recepite negli ordinamenti giuridici nazionali e, nel caso dell’ultima direttiva, il recepimento deve avvenire entro il 1o dicembre di quest’anno.

Pertanto, dal punto di vista giuridico, non ci troviamo in due situazioni esattamente identiche. Riguardo all’obbligo dell’adesione all’euro, il Trattato non precisa né un limite di tempo massimo né le norme di attuazione, rimettendoli invece alla valutazione della convergenza che si effettua ogni due anni; invece, nel caso della sicurezza energetica, che lei cita come esempio, esistono direttive che devono essere applicate dagli Stati membri e, in caso di inottemperanza, si attuano le pertinenti procedure d’infrazione.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). – (LT) Signor Commissario, non sono soddisfatta della sua risposta perché nel trattato di adesione della Svezia si afferma chiaramente che la Svezia deve attuare tutti gli accordi in vigore al momento dell’adesione. In altre parole, per quanto riguarda il principio di una maggiore collaborazione, non sono ammesse deroghe. Ora gli svedesi hanno deciso, quattro anni dopo un referendum in materia, di votare di nuovo sull’introduzione dell’euro. Questo significa che i paesi possono scegliere quali parti del trattato di adesione rispettare e quali no? Penso alla centrale nucleare lituana per la generazione di elettricità di Ignalina, che è sicura e che i miei connazionali non vogliono chiudere. Possiamo forse astenerci dal chiudere la centrale senza prenderci la briga di consultare nessuno?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, certo che la Svezia deve applicare i Trattati. Il fatto che si sia tenuto un referendum non esenta la Svezia dall’obbligo di applicare i Trattati. Anche la Commissione deve applicare il Trattato e, come ha fatto e come continuerà a fare, verificherà ogni due anni, conformemente a quanto richiesto dal Trattato, se lo Stato membro in questione – in questo caso la Svezia – soddisfa o meno i criteri stabiliti per l’adesione all’euro. Per ora non li soddisfa.

La Svezia ha un problema perché la sua moneta non è compresa nel meccanismo del tasso di cambio e, pertanto, non soddisfa il criterio della stabilità del tasso di cambio, non adempie il criterio dell’adeguamento della sua legislazione alle norme previste negli articoli del Trattato cui mi riferivo prima, e lo affermiamo chiaramente. Ciò che invece deve fare ogni Stato membro è prepararsi per questo momento.

Inoltre, come l’onorevole Budreikaitė sa, e come sapete tutti voi, i risultati del referendum svoltosi in Svezia nel 2003 non rimarranno in vigore per sempre. Possiamo elencare casi ben noti di referendum che, all’epoca in cui si erano svolti, erano stati espressione di una determinata posizione in un dato paese, posizione che con il tempo è cambiata perché la volontà dei cittadini, manifestata attraverso elezioni o nuovi referendum, è cambiata a sua volta.

Ribadisco che la situazione, dal punto di vista del tipo di obblighi giuridici derivanti dal Trattato, non è paragonabile quando analizziamo, da un lato, la necessità di procedere verso l’Unione economica e monetaria e, dall’altro, la necessità di rispettare le norme di sicurezza energetica stabilite dai Trattati fondamentali.

 
  
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  Presidente. – Passiamo ora alle domande complementari. Ne ho ricevute più di quante ne possa accettare e, pertanto, posso concedere la parola a due soli oratori. Devo osservare le disposizioni di cui all’articolo 109 e all’allegato II del Regolamento, che disciplinano lo svolgimento del Tempo delle interrogazioni alla Commissione. Ho scelto l’onorevole Lundgren e l’onorevole Kauppi.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM). – (SV) Signor Presidente, a prescindere dal Regolamento, vi sono buone ragioni per valutare la gestione dell’intera questione dell’adesione svedese all’Unione monetaria. Quando, nel 1994, è stato organizzato il referendum sull’adesione della Svezia all’Unione europea, è stato affermato chiaramente che, se avessimo votato a favore dell’adesione all’UE, non saremmo stati tenuti ad aderire all’Unione monetaria. Si trattava di una questione su cui avevamo negoziato e su cui avremmo potuto decidere in seguito. Gli antefatti politici del problema sono questi.

Come il Commissario, sono anch’io del parere che non si possa costringere la Svezia ad applicare il nuovo meccanismo di cambio finché questo paese non soddisferà i requisiti per aderirvi. La questione che vorrei sollevare, tuttavia, è la seguente: è davvero concepibile – e questa è la domanda che rivolgo al Commissario – che un paese che ha aderito al nuovo meccanismo di cambio possa...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, non sono sicuro che quella formulata dall’onorevole parlamentare sia effettivamente una domanda; tuttavia, conveniamo entrambi sull’esistenza del problema cui accennava nel suo intervento, onorevole Lundgren, nonché sulle incompatibilità giuridiche che, in questo momento, non consentono di affermare che la Svezia soddisfa i criteri di adesione all’euro.

Vorrei ribadire che in nessun punto il Trattato fissa termini massimi o minimi. Stabilisce l’obbligo generale di prepararsi, di cercare di soddisfare i requisiti, ma non definisce un calendario preciso e, di conseguenza, occorre interpretare il Trattato con la stessa flessibilità con cui è stato redatto dai suoi autori, non con criteri che si discostano dalla lettera e dallo spirito del Trattato. In ogni caso, vorrei dire che, come spesso accade in politica, occorre applicare il buon senso; se, ancora quattro anni fa, i cittadini svedesi hanno detto no, occorrerà chiedere loro quando intendono cambiare opinione, sempre che decidano di cambiarla. Credo che non si possa obbligare alcun paese ad aderire a una moneta contro la sua volontà.

 
  
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  Piia-Noora Kauppi (PPE-DE). – (EN) Vorrei formulare tre domande dirette. La prima riguarda una questione puramente tecnica: la clausola del trattato di adesione svedese è assolutamente identica a quella dei 12 Stati membri che hanno aderito dopo il 2004?

In secondo luogo, mi pare di capire che l’onorevole Budreikaitė non abbia per l’euro lo stesso interesse che ha per le precedenti interpretazioni dei trattati di adesione. Se la legislazione primaria non prevede scadenze per l’attuazione di una determinata misura, è possibile posticiparne l’applicazione per sempre?

Terzo, crede che il referendum sia pertinente al dibattito?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Onorevole Kauppi, cercherò di risponderle con la stessa precisione con cui lei ha formulato le domande.

Innanzi tutto, la Svezia ha esattamente lo stesso regolamento dei 12 nuovi Stati membri; gli unici Stati membri che non appartengono alla zona dell’euro e che hanno un regolamento diverso sono la Danimarca e il Regno Unito, con due clausole di opt-out, peraltro diverse tra loro. La seconda questione è quella temporale: le direttive hanno una scadenza, mentre, secondo il Trattato, l’obbligo di cercare di prepararsi per l’adesione all’euro non scade. In terzo luogo, per quanto riguarda la domanda relativa al referendum, si tratta di un aspetto che dipende dall’ordinamento giuridico di ogni paese.

Se le informazioni di cui dispongo sono corrette, il referendum svedese non è vincolante a tal fine. Difficilmente i cittadini svedesi o il parlamento svedese potrebbero modificare il Trattato solo in base alla loro volontà.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 40 dell’onorevole Ryszard Czarnecki (H-0435/07):

Oggetto: Entrata della Polonia nella zona euro

Quando ritiene la Commissione che la Polonia soddisferà ai criteri che le permetteranno di entrare nella zona euro? Considera essa che ciò sia prevedibile per il 2012, eventualmente prima o, al contrario, più tardi e, se del caso, può essa precisare una data?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Onorevole Czarnecki, essere uno Stato membro dell’Unione europea, come abbiamo appena finito di dire nel corso della risposta precedente, comporta l’obbligo di adottare l’euro, eccetto i casi di Danimarca e Regno Unito, che hanno negoziato una clausola di “opt-out”. Gli Stati membri che non fanno ancora parte della zona dell’euro hanno l’obbligo di adottare la moneta unica una volta soddisfatte le condizioni necessarie per questo e dopo aver cercato di prepararsi per soddisfarle.

Quando la Commissione confermerà, sulla base di una propria valutazione (la relazione sulla convergenza), e la Banca centrale europea farà lo stesso, che la Polonia soddisfa tutti i criteri stabiliti all’articolo 121, paragrafo 1, del Trattato, si potrà, in conformità dell’articolo 122, paragrafo 2, eliminare l’eccezione della Polonia e introdurre lo złoty nell’euro.

Attualmente la Polonia non soddisfa pienamente i criteri di convergenza relativi alla situazione delle finanze pubbliche – in quanto il deficit pubblico polacco è superiore al 3 per cento – nonché il criterio di stabilità dei tassi di cambio poiché lo złoty non appartiene al meccanismo di cambio. Inoltre, secondo la valutazione inclusa nell’ultima relazione sulla convergenza del dicembre 2006, la normativa che disciplina la banca centrale polacca continua a non attenersi alle prescrizioni del Trattato.

La Commissione non fa previsioni relative al momento in cui gli Stati membri soddisferanno o potranno soddisfare i criteri richiesti, tuttavia senza dubbio sollecita tutti affinché orientino le proprie politiche in direzione del conseguimento della stabilità macroeconomica e affinché incoraggino la crescita della produttività. Tali politiche favoriscono una convergenza economica sostenibile, che costituisce la base migliore al fine di preparare i paesi che intendono entrare nell’euro e usufruire di tutti i vantaggi derivanti dall’appartenenza alla moneta unica, una volta all’interno della zona dell’euro.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (UEN).(PL) Signor Commissario, la ringrazio per il suo discorso. Tuttavia desideravo dire che ovviamente conosciamo i criteri da soddisfare al fine di entrare nella zona dell’euro. Il mio paese ha dichiarato esplicitamente che questo non è ancora il momento giusto in termini economici, e che questa decisione verrà presa sicuramente tra qualche anno. So perfettamente che la Commissione europea non può pronunciarsi in merito alle date, ma si può affermare in linea di massima che il 2012 potrebbe essere indicativamente l’anno giusto per entrambe le parti?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, ripeto, non è compito della Commissione rispondere a questa domanda. Ritengo, invece, che sia un quesito da sottoporre, e io a volte lo faccio, alle autorità polacche. Quando ho occasione di discutere con esse, domando loro: sono già stati delineati intenzioni, calendario e obiettivi di adesione all’euro? Non lo faccio semplicemente per curiosità, ma perché sono convinto che, per un’economia come quella polacca – e per molte altre economie degli Stati membri dell’Unione europea che ancora non fanno parte della moneta unica – sia davvero opportuno fissare una data obiettivo al fine di fornire orientamenti, in modo concreto e coerente, per le politiche macroeconomiche e le riforme strutturali intese al soddisfacimento dei criteri, per preparare un’economia che possa trarre i massimi vantaggi dall’appartenenza all’euro.

Dal momento dell’allargamento, stiamo vivendo momenti molto positivi dal punto di vista dell’atteggiamento dei mercati valutari e dei mercati finanziari, ma non sarà sempre così e i mercati finanziari, le agenzie di rating, gli investitori faranno anch’essi le stesse domande alle autorità polacche. Non solo voi, deputati europei, o noi Commissari, porremo gli stessi quesiti, ma se li pongono e se li porranno con sempre maggiore insistenza gli operatori economici, gli osservatori e gli investitori.

Pertanto, ritengo sia positivo per tutti che i paesi che aderiranno all’euro, non solo perché sono obbligati a farlo, ma soprattutto per convinzione, e che si trovano in una fase di convergenza, di crescita, di modernizzazione, attraverso un grande sforzo finalizzato alle riforme, chiariscano questo punto della propria strategia, soprattutto perché è positivo per loro stessi e per i loro interessi.

 
  
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  Richard Corbett (PSE).(EN) Signor Commissario, potrebbe rispondere nuovamente alla stessa domanda ma relativamente al Regno Unito? Come ha sottolineato precedentemente, questo paese non ha l’obbligo di aderire all’euro, ma ha il diritto di farlo, una volta soddisfatti determinati requisiti. Quanto è vicino dunque il Regno Unito all’effettivo adempimento di tali condizioni?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, è vero che la situazione del Regno Unito, come ho già detto e come lei stesso ha ripetuto, non è la stessa. Tale paese ha aderito a una clausola di “opt-out” e, pertanto, le considerazioni che ho fatto precedentemente in merito ai 12 paesi per i quali non viene applicata la stessa clausola non lo riguardano.

Tuttavia, pur con questa differenza, arriverà il momento, e mi auguro che sia io che lei lo vedremo presto, in cui le autorità britanniche, distaccandosi dalla clausola, decideranno di predisporsi ad aderire all’euro in virtù della considerazione che ciò sia positivo per l’economia del proprio paese. Quando accadrà tutto questo? Se lei mi domanda se ritengo accadrà entro l’anno, le rispondo di no, non credo.

La mia opinione è che nell’attuale fase del ciclo economico dell’area britannica e di quella della zona dell’euro, gli argomenti a favore non aumenteranno nei prossimi mesi né nel prossimo futuro. Ciò nonostante, rispondo sempre a tale domanda con una particolare considerazione. Ritengo che le circostanze che gli inglesi valutano, da buoni pragmatici, mese dopo mese al fine di individuare i pro e i contro dell’adesione all’euro, prima o poi cambieranno e dimostreranno ai cittadini e ai politici britannici e alla City londinese, per fare un esempio di tre importanti interlocutori nella questione, che l’ingresso nell’euro a un certo punto converrà all’economia britannica. Sono sicuro che questo momento arriverà, anche se, per dirle la verità, ritengo che non sarà prima della prossima crisi.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Signor Commissario, desidero unire le ultime due questioni e farle una specifica domanda. Personalmente, non metto in dubbio i vantaggi dell’euro; tuttavia, in alcuni paesi, che ancora non hanno la moneta unica, l’opinione pubblica è di un altro parere. In quale modo influirà sulla situazione, per esempio, il referendum in Polonia, in Lituania, in Ungheria o nella Repubblica Ceca, dove la popolazione ha votato contro l’introduzione dell’euro? Il modo in cui influirà sul contesto morale è evidente, ma cosa dire in merito alla situazione giuridica e pratica?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, oltre ai problemi politici derivanti dagli esiti negativi dei referendum, evidenti in questo settore e in altri, ritengo che per i paesi da lei citati, le conseguenze di un referendum negativo sarebbero molto diverse da quelle che ci sono nell’economia svedese o dalle conseguenze delle clausole di “opt-out” per il Regno Unito o per la Danimarca.

Nel caso del Regno Unito, della Danimarca e della Svezia, si tratta di economie altamente industrializzate, potremmo persino definirle in fase postindustriale, che non devono realizzare un processo di convergenza nominale e reale, che hanno attuato molte delle riforme strutturali necessarie al fine di trarre il massimo beneficio dall’appartenenza a una moneta unica, e alle quali i mercati finanziari, gli investitori, le agenzie di rating accordano una grande fiducia. Purtroppo, nessuna di queste caratteristiche è da attribuirsi, per il momento, alla Polonia, all’Ungheria e alla Repubblica Ceca, che sono paesi con un livello di crescita alto, ma con lunghi processi di convergenza nominale e reale davanti a loro, che richiedono ai cittadini e alle autorità riforme importanti e un lavoro molto complesso. Hanno bisogno, infatti, di ricorrere al risparmio estero al fine di finanziare i propri investimenti e processi di crescita e devono guadagnarsi la fiducia dei mercati e degli investitori. Pertanto, ritengo che una mancanza di promozione dell’euro, quale strategia a medio termine delle proprie politiche macroeconomiche e in generale delle proprie politiche, creerebbe grandi difficoltà per i paesi in questione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 42 dell’onorevole Sarah Ludford (H-0365/07):

Oggetto: Progetti concernenti una terza pista all’aeroporto Londra – Heathrow

Quali misure sta adottando la Commissione per garantire che i progetti di realizzazione di una terza pista all’aeroporto Londra – Heathrow non violino le normative UE in materia di inquinamento atmosferico e acustico?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, onorevole Ludford, in base alla normativa dell’Unione europea, valutare l’impatto dei progetti per le infrastrutture e garantire che vengano rispettate tutte le norme ambientali previste in questo ambito, prima, durante e dopo l’esecuzione dei progetti, è compito che spetta alle autorità del Regno Unito. Tuttavia, la Commissione segue da vicino l’applicazione delle disposizioni pertinenti del diritto comunitario da parte di questo paese.

Il progetto per lo sviluppo sostenibile dell’aeroporto di Heathrow implica l’impegno del governo del Regno Unito di non costruire una terza pista in mancanza di previa consultazione pubblica e unicamente se vengono osservate severe condizioni in materia di rumore e qualità dell’aria. Ha quindi avuto inizio una valutazione completa dell’impatto ambientale, la quale dovrà conformarsi alle disposizioni della direttiva del 1985, applicabile a queste valutazioni, e a quelle della direttiva del 2001 relativa alla valutazione ambientale strategica.

La direttiva del 1996 in materia di gestione e di qualità dell’aria ambiente e le direttive da essa derivanti prevedono, qualora necessario, l’attuazione di piani di qualità dell’aria per garantire il rispetto dei valori limite stabiliti. L’impatto dell’aeroporto di Heathrow è disciplinato dal piano di qualità dell’aria dell’area metropolitana di Londra, tuttavia nel 2005 i livelli di qualità dell’aria della zona hanno superato in più occasioni i valori limite stabiliti per le particelle PM10.

Inoltre, in conformità della direttiva del 2002 in materia di rumore ambientale, entro la fine di quest’anno, Heathrow deve redigere una mappa acustica strategica che includa un’analisi delle possibili situazioni future. A distanza di un anno dalla mappa, si deve realizzare, a seguito di un processo di consultazione pubblica, un piano d’azione adeguato.

In sintesi, la Commissione segue con interesse lo sviluppo del più grande aeroporto dell’Unione europea e verifica l’applicazione delle pertinenti disposizioni della normativa comunitaria. Tuttavia, le disposizioni specifiche riguardanti l’ampliamento dell’aeroporto, come per esempio, quella relativa alla costruzione di una terza pista, in questo caso particolare sono di competenza delle autorità britanniche.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Desidero ringraziare il Commissario per la risposta fornita. Questo rassicurerà i londinesi sul fatto che la Commissione sta realmente controllando la situazione sebbene, come lei ha affermato, la principale responsabilità sia del governo britannico.

Tuttavia, una nuova pista a Heathrow consentirebbe il passaggio su Londra di altri 500 voli al giorno. La dichiarazione ottimistica del governo britannico in merito al fatto che l’inquinamento dell’aria può essere mantenuto entro i limiti legali stabiliti dall’Unione europea, sembra dipendere dalla speranza di aerei più puliti e di controlli sul traffico automobilistico nelle vicinanze dell’aeroporto. Il settore dell’aviazione rappresenta già un terzo di tutte le emissioni di carbonio a Londra. Pertanto, desideriamo chiedere alla Commissione di mantenere uno stretto controllo su ciò che sta per accadere. Attendiamo la consultazione a breve, ma è necessario che la Commissione vigili sulla situazione molto da vicino al fine di garantire protezione ai londinesi.

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Dato che è semplice criticare i progetti di nuove piste aeroportuali, la Commissione è consapevole, per fornire un’indicazione di quanto sia importante una terza pista a Heathrow, che la scorsa settimana l’amministratore delegato della British Airways ha dichiarato che in mancanza di essa non ci sarà possibilità di ripristinare i voli della compagnia che collegano la mia circoscrizione di Belfast alla capitale del mio paese, ovvero Londra? Pertanto, coloro che intendono opporsi al progresso non dovrebbero soffermarsi a riflettere riguardo al pregiudizio e al disagio che arrecherebbero ai cittadini del Regno Unito e di qualsiasi altro paese che abbia bisogno di collegamenti aerei moderni ed efficienti, che progetti come questo potrebbero offrire?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, onorevole Allister, non posso che ripetere quanto già affermato in risposta all’onorevole Ludford.

La Commissione deve controllare il rispetto della normativa comunitaria. Come ho già detto, ci sono una serie di direttive applicabili, e il controllo della loro effettiva attuazione è nostra responsabilità.

Tuttavia, nel caso specifico oggetto dell’interrogazione dell’onorevole Ludford ossia la terza pista a Heathrow, ripeto, la competenza è delle autorità britanniche e, nel rispetto del principio di sussidiarietà, la Commissione non può intervenire in merito a questioni la cui responsabilità incombe a uno specifico Stato membro.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 43 dell’onorevole Georgios Papastamkos (H-0366/07):

Oggetto: “Governance ecologica” europea

Intende la Commissione elaborare un piano d’azione globale e coerente in materia di “governance ecologica”, che codifichi, semplifichi e renda visibile per gli interessati il quadro normativo esistente, che includa le nuove iniziative legislative relative all’ambiente, che rifletta gli impegni esterni dell’Unione europea in fatto di ambiente e che garantisca la coerenza fra le politiche ambientale, commerciale e industriale dell’Unione?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, onorevole Papastamkos, da quando ha pubblicato il Libro Bianco nel 2001, la Commissione non ha mai smesso di sottolineare l’importanza da essa attribuita alla qualità della governance nelle proprie azioni, al fine di garantire che le Istituzioni europee funzionino efficacemente e in modo democratico attraverso una proficua collaborazione con la società civile.

La governance è una materia che ha legami con tutte le politiche, quindi non riguarda esclusivamente l’ambiente. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che i cittadini e le organizzazioni non governative (ONG) riservano particolare attenzione alla qualità del proprio ambiente e che la società civile desidera essere informata ed essere coinvolta nelle questioni ambientali.

In questo senso, la Convenzione di Aarhus del 1998 assume particolare importanza, in quanto prevede l’accesso alle informazioni, la partecipazione pubblica ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Tale Convenzione, di cui la Comunità e gli Stati membri sono parti aderenti, rafforza gli impegni citati nel Libro bianco sulla governance europea. La Commissione ha interamente applicato i principi della governance nelle proprie iniziative.

Per quanto riguarda le questioni sollevate dall’onorevole Papastamkos nella sua interrogazione, desidero precisarle che tutte le misure importanti che la Commissione intende presentare ad altre Istituzioni sono incluse nel proprio programma di lavoro annuale. Tale programma viene sottoposto alle altre Istituzioni, tra cui, ovviamente, il Parlamento europeo, che lo discute ogni anno, ed è inoltre accessibile al pubblico. La maggior parte delle misure riguardanti l’ambiente si basano sul sesto programma d’azione per l’ambiente.

Inoltre, tutte le proposte della Commissione riflettono pienamente gli impegni assunti dalla Comunità negli accordi internazionali, compresi quelli relativi alla politica commerciale e all’ambiente.

Infine, la Commissione partecipa attivamente al dibattito riguardo al miglioramento della governance ambientale internazionale. L’Unione europea ha presentato una proposta concreta al fine di creare un’organizzazione ambientale delle Nazioni unite sulla base di un programma dell’ONU per l’ambiente.

Tale organismo avrebbe autorità e chiare funzioni giuridiche in materia di rilevamento precoce, supervisione e recupero di dati e opererebbe su una base scientifica consolidata, migliorando quindi il processo decisionale e l’adozione di politiche basate su prove scientifiche.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, l’acquis in materia di ambiente contiene circa 400 testi di diritto derivato e convenzioni internazionali che sono, di certo, utilizzati e applicati da governi, autorità locali, imprese e società civile. Quali vantaggi sono stati tratti finora dalla famosa strategia per il “miglioramento della regolamentazione”?

Due anni fa, io stesso ho fatto presente a quest’Assemblea la necessità di istituire un’organizzazione ambientale internazionale. Qual è la posizione della Commissione? L’ambiente, come tutti noi sappiamo, è un bene pubblico e, come tale, non ha confini. Cosa pensa la Commissione riguardo alla creazione di un tribunale internazionale dell’ambiente?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Come le ho detto nella mia prima risposta, onorevole, la Commissione sta collaborando e presentando proposte affinché si crei, sotto l’egida dell’ONU, un’organizzazione ambientale, multilaterale, con autorità e funzioni giuridiche chiare. Riteniamo che ciò condurrà al miglioramento del processo decisionale e all’adozione di politiche basate su prove scientifiche.

Per quanto riguarda la sua proposta di istituire un tribunale, la Commissione non ha ancora una posizione precisa in materia.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 44 dell’onorevole David Martin (H-0373/07):

Oggetto: Obiettivi dell’UE relativi alla concentrazione di emissioni di gas a effetto serra

L’Unione europea si è imposta il più rigoroso obiettivo al mondo in materia di limitazione della concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera. Secondo la Commissione, il suo obiettivo di 550 parti per milione (ppm) equivalenti di biossido di carbonio, limiterà il riscaldamento globale a non oltre 2 gradi al di sopra dei livelli preindustriali.

Nel suo recente studio, tuttavia, il climatologo Malte Meinshausen sostiene che esiste soltanto il 12 per cento di possibilità che questo obiettivo possa limitare il riscaldamento globale a 2°C. Una bozza della relazione dell’IPCC suggerisce che tale probabilità potrebbe essere addirittura inferiore. La ricerca realizzata dalla Commissione europea nel 2005 ha riscontrato che “per avere una possibilità ragionevole di limitare il riscaldamento globale a non oltre 2°C, potrebbe essere necessaria una stabilizzazione delle concentrazioni ben al di sotto di 550 ppm di CO2”.

Può la Commissione chiarire come possa stabilire degli obiettivi pur sapendo che questi non possono raggiungere il risultato atteso? Quali misure intende adottare per ridurre l’obiettivo relativo alla concentrazione di gas a effetto serra a 400 ppm, il dato consigliato da Malte Meinshausen, allo scopo di ottimizzare le probabilità di ridurre il riscaldamento globale a 2°C?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, onorevole Martin, la Commissione basa la politica dell’Unione europea in materia di clima e l’analisi scientifica dei cambiamenti climatici sulle più rigorose e aggiornate informazioni disponibili. La Commissione è consapevole che, secondo i risultati di studi recenti, mediante una stabilizzazione dei gas a effetto serra a un livello di 550 parti per milione (ppm) equivalenti di CO2, ci sono scarse possibilità di raggiungere l’obiettivo di un surriscaldamento massimo di due gradi.

Di conseguenza, nella comunicazione intitolata “Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2 gradi Celsius”, adottata quest’anno, la Commissione dichiara che, per poter contare su un 50 per cento di possibilità di non superare il limite dei 2°C, sarà necessario mantenere le concentrazioni di gas a effetto serra sostanzialmente al di sotto del livello di 550 ppm equivalenti di CO2, nei prossimi decenni, e che si dovrà proseguire riducendo le emissioni per raggiungere una stabilizzazione a circa 450 ppm.

Ciò significa che, a partire da questo momento fino al 2050, le emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale dovranno essere ridotte almeno del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990.

L’analisi della Commissione ha dimostrato che tale obiettivo è tecnicamente fattibile ed economicamente realizzabile a patto che i principali responsabili delle emissioni agiscano rapidamente. Tale fattibilità tecnica è stata confermata recentemente dalla relazione del gruppo di lavoro III del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici.

Gli studi scientifici condotti dal dottor Meinhausen menzionati nell’interrogazione dell’onorevole Martin, sostengono anch’essi questo ambizioso obiettivo. Al fine di limitare i cambiamenti climatici a un aumento di 2°C, i paesi sviluppati devono prendere l’iniziativa di ridurre collettivamente entro il 2020 le proprie emissioni di gas a effetto serra del 30 per cento rispetto ai livelli del 1990, che è l’obiettivo fissato nelle proposte da noi adottate nel gennaio di quest’anno in seno alla Commissione, e che hanno poi ricevuto l’appoggio del Consiglio.

Al contempo, le emissioni dei paesi in via di sviluppo dovranno raggiungere i loro obiettivi massimi tra il 2020 e il 2025. Ci troviamo di fronte a una sfida globale nei confronti della quale l’Unione europea, responsabile del 14 per cento delle emissioni totali dei gas a effetto serra del pianeta, è pronta ad assumere un ruolo di primo piano a livello internazionale.

L’Unione europea è fiduciosa che la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà quest’anno a Bali, consentirà di favorire i negoziati per una futura cooperazione internazionale in materia di cambiamenti climatici dopo il 2012, la qual cosa condurrà, o dovrebbe condurre, a un accordo sulle azioni necessarie al fine di raggiungere una riduzione globale delle emissioni.

Desidero aggiungere che, in base alle conclusioni dell’ultimo vertice del G8, considerando i progressi e i limiti di tali conclusioni, riteniamo che siano stati fatti notevoli passi avanti su tale accordo pochi giorni fa a Heiligendamm.

 
  
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  David Martin (PSE).(EN) Innanzi tutto, desidero ringraziare il Commissario per la sua risposta molto dettagliata e, in qualche modo, incoraggiante. Tuttavia, nella stessa risposta, ha anche riconosciuto che il limite di 550 ppm probabilmente non raggiungerà gli obiettivi. Nel periodo che precede la Conferenza di Bali, la Commissione europea intende promuovere l’idea che l’Europa deve assumere un ruolo di guida e mirare a un obiettivo di 400 ppm per dare il buon esempio al resto del mondo? Condivido anche la sua opinione sul fatto che non basti l’iniziativa della sola Europa.

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, come ho affermato nella mia prima risposta all’onorevole Martin, come europei siamo convinti che debbano essere compiuti considerevoli progressi e che debba essere l’Unione europea ad assumere la leadership globale.

Procedere congiuntamente ci consentirebbe di portare avanti obiettivi molto più ambiziosi anche nel caso in cui altri importanti responsabili delle emissioni di gas a effetto serra non siano disposti ad assumere impegni analoghi, nell’ambito della Conferenza di fine anno sull’era successiva a Kyoto, e l’Europa si ritrovasse da sola a far fronte a tali impegni.

Come abbiamo affermato nelle nostre proposte di gennaio, l’Europa, anche da sola, deve continuare a portare avanti obiettivi ambiziosi, ma è ovvio che non sarà possibile assumere il tipo di impegni che auspichiamo, se gli altri partecipanti alla Conferenza non faranno altrettanto.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 45 dell’onorevole Bernd Posselt (H-0381/07):

Oggetto: “Turismo dei rifiuti”

Può la Commissione far sapere come giudica lo sviluppo del “turismo dei rifiuti” tra la Baviera e la Repubblica ceca e quali misure prevede di adottare per ridurre questo fenomeno all’interno dell’UE e nelle regioni limitrofe?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, onorevole Posselt, l’Unione europea applica una normativa severa in materia di spedizione di rifiuti tra gli Stati membri e verso paesi terzi.

La normativa comunitaria sulla spedizione di rifiuti ha come obiettivo la prevenzione del trasporto illegale dei rifiuti, compresi i casi in cui tale trasporto avviene illegalmente da uno Stato membro all’altro in quello che viene definito, come lei fa nella sua interrogazione, “turismo dei rifiuti”.

Il trasporto di rifiuti viene autorizzato unicamente nel caso in cui le successive operazioni di riciclaggio o smaltimento soddisfino i criteri di salvaguardia dell’ambiente stabiliti dalla normativa comunitaria e degli Stati membri.

La normativa comunitaria definisce criteri di massima severità per quanto riguarda il trasporto di rifiuti pericolosi e destinati allo smaltimento. In base a tale normativa, è illegale trasportare questo tipo di rifiuti in un altro Stato membro se non si è precedentemente proceduto a un’opportuna notifica scritta all’autorità competente del paese di origine. Inoltre, per poter portare a termine la spedizione, è necessario aver ricevuto l’autorizzazione delle autorità competenti dei paesi di origine, di destinazione e di transito.

Tra le principali priorità della Commissione europea figurano il controllo della corretta applicazione della normativa comunitaria relativa alla spedizione di rifiuti da parte degli Stati membri, nonché la prevenzione e la riduzione delle spedizioni illegali. La Commissione ha inoltre adottato una serie di misure intese a raggiungere tali obiettivi.

Quest’anno sono stati organizzati con gli Stati membri eventi e incontri di sensibilizzazione, al fine di migliorare l’attuazione e la messa in pratica delle norme in materia di spedizione di rifiuti negli Stati membri.

Un altro passo importante sarà costituito dall’adozione da parte della Commissione di una proposta di direttiva relativa alla protezione dell’ambiente attraverso norme penali.

Non possiamo accettare il trasporto illegale di rifiuti dalla Germania alla Repubblica ceca, né lo smaltimento illegale di tali rifiuti nel luogo di destinazione finale. Siamo consapevoli che possono esistere situazioni analoghe in altri Stati membri, oltre a quelli già citati nella sua interrogazione. La Commissione osserverà da vicino la situazione al fine di garantire la corretta applicazione della normativa comunitaria in materia di ambiente.

La Commissione e gli Stati membri hanno entrambi la responsabilità di garantire l’effettiva applicazione di tale normativa. Gli Stati membri devono inoltre disporre la realizzazione nella pratica di ispezioni e controlli delle spedizioni di rifiuti e devono stabilire sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive intese a punire le infrazioni.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Ringrazio il Commissario per l’ottima ed esaustiva risposta. Adesso vorrei rivolgere due domande complementari. Primo, secondo lei, signor Commissario, si fa abbastanza per combattere il turismo illegale dei rifiuti? Secondo, è vero che il fenomeno si sta soltanto spostando verso i nuovi confini esterni dell’Unione europea, per esempio verso l’Ucraina e l’Europa sudorientale?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signor Presidente, non sono un esperto in materia, ma posso affermare che in questo tipo di azioni, e nel momento in cui, come lei ha fatto nella sua interrogazione e io nella mia risposta, si constata che esiste un trasporto illegale, tutto ciò che si può fare oltre a quello che già si fa, sarà accolto con favore, e questo vale sia per le nostre stesse funzioni di controllo dell’attuazione delle norme comunitarie sia, come ho affermato nella mia prima risposta, per la condotta degli Stati membri, che sono coloro che dispongono degli strumenti di controllo e ispezione sul territorio.

Per quanto riguarda le zone dove si realizzano questo tipo di attività illegali, secondo le informazioni a nostra disposizione, come le ho precisato nella mia risposta, spedizioni di questo tipo non avvengono solo tra la Germania e la Repubblica Ceca, ma anche tra la Germania e alcuni altri nuovi Stati membri, e probabilmente questo passaggio esiste anche al di là delle frontiere dell’Unione europea.

In ogni caso, relativamente alle spedizioni e al trasporto tra gli Stati membri, è di particolare utilità che questa discussione confermi l’intenzione e l’impegno delle Istituzioni comunitarie di esercitare, con la massima energia, le nostre funzioni e di chiedere ai politici degli Stati membri di fare lo stesso.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 54 dell’onorevole Claude Moraes (H-0357/07):

Oggetto: Screening dei tumori

Nell’Unione europea i tumori colpiscono 2 milioni di persone, di cui 276 678 nel Regno Unito. Alla luce delle recenti raccomandazioni del Consiglio in materia di screening dei tumori, dispone la Commissione d’informazioni in merito a come gli Stati membri percepiscono realmente tale raccomandazione?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare l’onorevole deputato per l’interrogazione, anche se, in tutta onestà, devo dire che avrei voluto che la presentasse fra sei mesi, in quanto proprio su questo argomento, ossia l’attuazione delle raccomandazioni del Consiglio, siamo attualmente impegnati nella stesura di una relazione, che prevediamo possa essere adottata entro la fine di quest’anno. Su tale relazione si dovrebbe quindi tenere una discussione, principalmente sotto la Presidenza slovena, nella prima metà del prossimo anno.

La relazione fornirà informazioni sull’attuazione e i possibili effetti delle raccomandazioni negli Stati membri, nello spazio economico europeo e nei paesi candidati. In tutti i casi in cui sarà possibile, riferiremo anche in merito al livello di attuazione nazionale in relazione ai parametri di riferimento europei esistenti per lo screening del tumore al seno e di quello del collo dell’utero. Prevediamo di trarre i dati da due fonti principali: gli Stati membri, che saranno direttamente contattati dalla Commissione, e la Rete europea sul cancro, che ha il compito di ottenere da esperti indipendenti in questo campo prove relative a effetti e livello di attuazione.

Vorrei inoltre cogliere l’opportunità per informarvi che stiamo anche raccogliendo dati epidemiologici sul cancro attraverso la Rete dell’Unione europea per l’informazione sul cancro, che è stata istituita nel 2005, è cofinanziata dalla Commissione e gestita dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Lo scopo è raccogliere informazioni relative alla verifica dell’impatto dei tumori sulle popolazioni europee. Il completamento del progetto è previsto per la fine di agosto 2007, ossia fra due mesi. Tutti i dati saranno pertanto in linea di massima disponibili da tale data.

 
  
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  Claude Moraes (PSE).(EN) Ho rivolto al Commissario questa interrogazione in quanto so che in prospettiva è previsto lo svolgimento di alcune attività molto utili, per le quali vorrei ringraziarlo. Ho rivolto questa interrogazione perché ho parlato con medici, consulenti e oncologi a Londra, la mia città, e nel Regno Unito il numero di casi di tumore è sproporzionato per quello che è uno Stato membro prospero.

La domanda che vorrei porle è la seguente: quando tornerò da quegli oncologi, cosa dirò loro? Dirò che da parte vostra compirete ogni possibile sforzo per garantire che le raccomandazioni del Consiglio vengano attuate, che la Commissione prenderà sul serio i dati sproporzionati che si registrano nei vari Stati membri, e che verrà effettuato un confronto tra gli Stati membri in modo da poter fare qualcosa riguardo ai tassi di incidenza, che in alcuni casi sono decisamente troppo alti?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) Posso assicurarle che farò tutto quanto in mio potere per garantire per quanto possibile il rispetto e l’attuazione delle raccomandazioni in materia di screening. Si tratta tuttavia di raccomandazioni, e dobbiamo riconoscere che questo è un punto debole del sistema europeo. In definitiva, spetta pertanto agli Stati membri applicarle e attuarle nella maniera più efficace possibile. Forse la relazione servirà a esercitare qualche pressione sugli Stati membri. Il fatto è tuttavia che, stando alle informazioni di cui già disponiamo, esiste ancora una considerevole diversità tra gli Stati membri riguardo all’attuazione degli orientamenti in materia di screening, e purtroppo la situazione peggiore è in molti dei nuovi Stati membri.

Sulla base della relazione, sotto la Presidenza slovena si terrà una discussione, che sarà presto annunciata in Parlamento. Il cancro sarà il principale tema sanitario che verrà affrontato durante la Presidenza. Sono sicuro che avremo pertanto altre opportunità per discuterne. Da parte mia, farò tutto il possibile per garantire che gli orientamenti e le raccomandazioni in materia vengano applicati nel modo più efficace e rigoroso possibile.

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Lo screening è importante, ma la prevenzione è meglio. Negli ultimi mesi è stato sviluppato un vaccino contro il tumore del collo dell’utero, che è una forma di tumore sempre particolarmente problematica nelle giovani donne. Gli Stati membri hanno adottato prassi completamente diverse: in alcuni il vaccino è disponibile attraverso il servizio sanitario nazionale, mentre in altri è disponibile soltanto privatamente, e in questo caso è molto costoso e diventa un problema sociale. La Commissione prevede in prospettiva di esercitare pressioni sugli Stati membri affinché garantiscano accesso al vaccino al maggior numero possibile di bambine e giovani donne?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) Sì, ne sono informato, e in effetti abbiamo avuto l’opportunità di discuterne in occasione della riunione informale del Consiglio dei ministri della Sanità degli Stati membri svoltasi ad Aquisgrana in aprile. Ora abbiamo chiesto al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che si sta occupando della questione, di formulare orientamenti e di fornire un parere in materia. E’ ovvio che, come sapete, ciò che rientra o non rientra nel sistema sanitario è di competenza degli Stati membri, ma ritengo che, sulla base della consulenza dell’ECDC, possiamo approfondire la discussione della questione con gli Stati membri e offrire pareri scientifici. La decisione finale per quanto riguarda gli aspetti finanziari sarà tuttavia lasciata agli Stati membri.

 
  
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  David Martin (PSE).(EN) Uno dei grandi punti di forza dell’Unione europea nel campo sanitario è la capacità di diffondere le migliori prassi. A parte l’esame dell’esito delle raccomandazioni in materia di screening, la Commissione intende altresì prendere ad esempio il paese che risulta essere il migliore in termini di screening, trattamento e bassi tassi di mortalità, e analizzare non soltanto come è riuscito a giungere a questo risultato, ma anche in quale modo si possa applicare il suo esempio ad altri Stati membri? Non ha senso limitarsi a raccogliere dati statistici e dire “questi paesi sono i migliori” o “questi paesi sono i peggiori”. Dobbiamo anche sapere per quale motivo i paesi migliori stanno riuscendo nell’intento e in quale modo possiamo trasferire il loro esempio in altri sistemi sanitari nella Comunità.

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) Sì, tenuto conto delle limitazioni che ho menzionato in precedenza riguardo alla competenza in materia sanitaria, lo scambio delle migliori prassi è uno dei modi migliori per l’Unione europea di offrire valore aggiunto in questo campo.

Lo scambio delle migliori prassi, le reti, i centri di riferimento, sono tutti elementi che possono consentire di imparare gli uni dagli altri e a uno Stato membro di avvalersi della competenza e delle conoscenze acquisite da un altro. Come sapete, alcune settimane fa abbiamo avuto un dibattito sull’iniziativa in materia di servizi sanitari, di cui costituiranno una parte importante, in maniera strutturata, la cooperazione transfrontaliera, le reti, lo scambio delle migliori prassi e i centri di riferimento. Esistono purtroppo ancora alcuni ostacoli giuridici a tali forme di cooperazione, che si auspica possano essere superati anche grazie a tale iniziativa. Questa sarà una delle priorità fondamentali dell’iniziativa, che prevediamo di presentare prima della fine dell’anno, ossia in autunno. Avremo pertanto l’opportunità di discuterne anche in Parlamento.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 55 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0359/07):

Oggetto: Nuova strategia in materia di salute

Quali sono le azioni concrete della Commissione nel quadro della nuova strategia in materia di salute, in particolare quelle che riguardano i bambini e che hanno come obiettivo di prevenire e combattere comportamenti che sono pericolosi per la loro salute (ad esempio, fumo, alcol, obesità)?

Ritiene la Commissione che i bambini abbiano un diritto autonomo alla prestazione di cure ospedaliere e medico-farmaceutiche, indipendentemente dal reddito e dal lavoro dei genitori?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EL) Signor Presidente, la Commissione europea intende approvare una nuova strategia in materia di salute per il 2007, e tale strategia costituirà un quadro generale con obiettivi quantificabili e un approccio integrato a tutte le iniziative in campo sanitario a livello europeo. Condivido quella che definirei l’idea di fondo che si può trarre dall’interrogazione dell’onorevole parlamentare, secondo cui la Commissione europea deve attribuire una priorità particolare a bambini e giovani.

La strategia farà riferimento a questioni quali l’importanza di un sano stile di vita e la necessità di combattere l’obesità, il fumo e l’alcolismo, ma si occuperà anche di settori che riguardano i bambini e i giovani.

E’ ovvio, come ho detto in relazione alla precedente interrogazione, che entro breve sarà approvata l’iniziativa in materia di servizi sanitari e di sicurezza di alta qualità e che, in questo contesto, si terrà conto di tutti i valori fondamentali comuni adottati dai ministri della Sanità un anno fa e che sono alla base dei sistemi di assistenza sanitaria dell’Unione europea. Tra i valori cui si fa riferimento nella decisione dei ministri figurano l’uguaglianza, l’universalità e la parità di accesso ai servizi sanitari per tutti a prescindere dalla condizione finanziaria, ed è ovvio che questo vale anche per i bambini, e di questi valori si terrà conto in tutte le pertinenti iniziative intraprese dalla Commissione europea. E’ ovvio che la prestazione di servizi sanitari rientra nella sfera di competenza degli Stati membri, tuttavia la Commissione sosterrà questi ultimi nei loro sforzi e di questi valori si terrà anche conto nelle nostre iniziative in tutti i casi in cui siano legate al settore sanitario.

Riteniamo che tutto questo costituirà un utile punto di riferimento per tutte le azioni comunitarie nel campo della salute.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, soprattutto per quanto riguarda i bambini, tenuto conto che la strategia sui diritti dei minori è in fase di discussione e che la commissione competente non ha espresso un parere nel settore sanitario, vorrei chiedere se è stato previsto di introdurre alcuni esami periodici in tutta Europa, per salvaguardare lo stato di salute e favorire la diagnosi precoce delle malattie.

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EL) Signor Presidente, inutile dire che questo rientra nella sfera di competenza degli Stati membri, tuttavia, nell’ambito delle varie strategie che saranno adottate e nel quadro dello scambio delle migliori prassi in vari settori, è ovvio che sarà anche discussa la questione del metodo di prevenzione migliore, ed è chiaro che un esame tempestivo costituisce un importante metodo di prevenzione. Presumiamo tuttavia che questo verrà affrontato in ciascun settore separatamente. Non prevedo che vi sia una disposizione orizzontale specifica per i bambini; riguardo a ogni settore sanitario e ogni problema sanitario che può essere evitato, la strategia e l’iniziativa faranno tuttavia specifico riferimento ai bambini e alla prevenzione.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE).(DE) Signor Presidente, il Commissario ha sollevato la questione dell’alcolismo. In Austria è emerso tra i giovani un fenomeno insolito, o forse non così insolito, ossia quello di un consumo di alcolici in quantità smodata, il cui obiettivo sembra essere quello di bere fino a perdere conoscenza nel più breve tempo possibile. In base all’esperienza del Commissario, si tratta di un fenomeno esclusivamente austriaco o esiste una tendenza in tal senso in tutta Europa? Se si tratta di una tendenza europea, ha già in mente alcune misure da adottare per contrastare questa forma estrema di consumo di alcolici e prevenirla nel lungo periodo?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EL) Signor Presidente, può anche darsi che in effetti il problema del consumo eccessivo di alcolici abbia avuto inizio negli Stati membri settentrionali e nordoccidentali dell’Unione europea, tuttavia attualmente si sta estendendo ai paesi più meridionali. Sappiamo già che la Spagna si trova a dover affrontare questo problema e ho avuto spesso l’opportunità di discuterne con il ministro della Sanità.

La questione viene affrontata nella strategia per combattere gli effetti nefasti del consumo eccessivo di alcolici adottata lo scorso anno e sostenuta dagli Stati membri. Siamo in attesa che il Parlamento europeo renda nota la sua posizione in materia, tuttavia la questione dei giovani e della lotta contro questa forma di consumo eccessivo di alcolici in generale è tra i principali obiettivi della strategia. Tuttavia, in misura molto ampia, e devo ripetere ancora una volta ciò che ho detto in precedenza, la competenza spetta agli Stati membri. Riteniamo tuttavia che, attraverso lo scambio delle migliori prassi e il trasferimento di esperienze da uno Stato membro a un altro e la cooperazione con tutti gli organi coinvolti, riusciremo a ottenere risultati positivi. Proprio per questo motivo la scorsa settimana si è svolta la prima riunione del Forum europeo su alcol e salute, nel corso della quale uno degli argomenti affrontati è stato, com’è ovvio, il problema sollevato dall’onorevole parlamentare.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Lo scopo è vivere una vita lunga e sana. La Commissione ha idea del modo in cui i programmi comunitari esistenti, come il settimo programma quadro di ricerca o il programma per la competitività e l’innovazione, possano essere utilizzati per conseguire questi obiettivi, e quali sono i programmi della Commissione per il periodo fino al 2013?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EL) Signor Presidente, è ovvio che, nel settore sanitario in generale, la strategia di base della Commissione europea per il periodo in questione è la prevenzione. Proprio per tale motivo ci stiamo concentrando su numerose iniziative che riguardano problemi che hanno ripercussioni negative sul settore sanitario, come ho detto poc’anzi, come, per esempio, alcolici, fumo, obesità, salute mentale e così via. Anche questo tuttavia farà parte della strategia; l’impostazione adottata in questo contesto sarà applicata a tutte le politiche europee in tutti i settori, in particolare al settore della ricerca cui lei ha fatto riferimento, e ad altri settori dell’Unione europea, come quelli dell’agricoltura, dei trasporti e della politica regionale.

Nel settore della ricerca in particolare, lavoro in stretta collaborazione con il mio collega, dedicando gran parte di tale lavoro alla ricerca nel campo della salute, ad esempio in relazione al cancro e all’influenza aviaria e ad altri settori sanitari, in quanto riteniamo che si tratti di una delle priorità fondamentali, come viene anche riconosciuto nel settimo protocollo finanziario.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 56 dell’onorevole Marc Tarabella (H-0360/07):

Oggetto: Servizi sanitari

Il 20 aprile 2007 la Commissione ha presentato i risultati della consultazione avviata lo scorso settembre 2006 relativamente ai servizi sanitari.

Poiché la maggioranza delle risposte si è mostrata “favorevole a un’azione comunitaria in materia di sanità”, può la Commissione fornire delle prime indicazioni su come intende procedere, in particolare, per una migliore informazione ai pazienti, atta a metterli in condizione di scegliere con cognizione di causa, per una maggiore chiarezza circa le procedure e i tempi imposti ai pazienti che desiderano ricevere cure mediche in un altro Stato membro e relativamente al diritto di ricorso che intende proporre in caso di rifiuto delle autorità nazionali di concedere un’autorizzazione preventiva?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) In merito ai servizi sanitari, come ho detto in precedenza, abbiamo avuto l’opportunità di discuterne in maggio durante il dibattito sulla relazione dell’onorevole Vergnaud, che per noi è stata molto utile. Posso informare il Parlamento che attualmente siamo impegnati a formulare una proposta. Dopo alcune discussioni a livello ministeriale, è stato manifestato un sostegno in tal senso dai ministri della Sanità nel corso dell’ultima riunione del Consiglio, che ha espresso l’auspicio che la Commissione presenti una proposta allo stesso modo del Parlamento. Prevediamo quindi di farlo il più presto possibile, e certamente prima della fine dell’anno.

In precedenza si è svolta un’ampia consultazione pubblica, del cui contributo si terrà anche conto, tuttavia il risultato fondamentale è la conferma dell’esistenza del valore aggiunto di un intervento a livello europeo. Una parte importante in questo contesto rivestirà, naturalmente, la questione dell’informazione, a proposito della quale vorremmo che si procedesse nel modo più preciso e obiettivo possibile. La nostra intenzione è trovare soluzioni che aggiungano valore effettivo per i pazienti, i professionisti sanitari e i prestatori di assistenza sanitaria, senza creare nuove barriere burocratiche e rispettando il principio di sussidiarietà. Garantiremo la coerenza tra le proposte sui servizi sanitari e le iniziative parallele della Commissione in corso in materia di servizi sociali di interesse generale, la questione più ampia dei servizi di interesse generale e la modernizzazione e semplificazione in corso della normativa relativa al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

Come ho detto in precedenza, l’informazione dei cittadini costituisce una parte importante, per cui si compirà ogni possibile sforzo per favorire l’accesso all’informazione; sono già state intraprese alcune iniziative che si sono concretizzate in un sito web, inaugurato di recente, in merito ai costi che devono essere sostenuti per l’assistenza sanitaria all’estero. Il sito web, già disponibile in francese, inglese e tedesco, molto presto lo sarà in tutte le lingue ufficiali.

E’ ovvio che informeremo il Parlamento delle prossime proposte non appena ne verrà completata la formulazione in seno alla Commissione, tuttavia posso descrivere a grandi linee le principali questioni che saranno affrontate: migliore informazione dei pazienti, in particolare riguardo all’assistenza sanitaria transfrontaliera, qualità e sicurezza in generale dei servizi sanitari, diritti di ricorso dei pazienti qualora subiscano un danno, rispetto della vita privata, garanzie procedurali per i pazienti in relazione all’assistenza sanitaria transfrontaliera, raccolta di dati sui servizi sanitari transfrontalieri, sostegno per la cooperazione europea su materie quali le reti di riferimento europee, la definizione di orientamenti in materia di qualità e di sicurezza o lo sviluppo di dati e indicatori comparabili.

 
  
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  Marc Tarabella (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei sapere se la Commissione dispone di dati statistici annuali che indicano il numero di cittadini di ciascuno Stato membro che vogliono avvalersi dell’assistenza sanitaria in un altro Stato membro e, in tal caso, quali ne sono i motivi principali. In mancanza di tali dati statistici, la Commissione sa quante sono le denunce che possono essere state presentate da cittadini di uno Stato membro cui è stata negata l’autorizzazione a ricevere assistenza sanitaria in un altro Stato membro?

 
  
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  Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) Uno dei problemi è che non abbiamo sufficienti dati statistici al riguardo. Stando agli elementi di cui disponiamo, sappiamo tuttavia che si tratta almeno dell’1 per cento di coloro che necessitano di assistenza sanitaria, per cui si può prevedere che questo dato aumenti. Il problema principale finora è la mancanza di informazione. Le persone non sono consapevoli di avere questo diritto, e più se ne renderanno conto, più cercheranno di farsi curare all’estero. Abbiamo quindi l’opportunità di regolamentare la questione prima che assuma una portata troppo ampia, prima che sia troppo tardi.

Mi spiace, ma non dispongo di alcuna indicazione riguardo alle denunce di persone cui non è stata concessa l’autorizzazione. Come sapete, alla Corte di giustizia delle Comunità europee sono stati sottoposti casi di cittadini che non hanno accettato una decisione negativa, tuttavia, allo stesso tempo, il fatto che i pazienti non sappiano che possono presentare ricorso a livello europeo non ci consente di avere un quadro chiaro e preciso. Per questo motivo, nel mio precedente intervento sull’interrogazione, ho potuto soltanto accennare al fatto che una delle priorità delle prossime iniziative sarà la raccolta di dati sui servizi sanitari transfrontalieri.

 
  
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  Presidente. – Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 19.40, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARIO MAURO
Vicepresidente

 
  

(1) GU L 228 dell’11.8.1992, pag. 1.
(2) GU L 181 del 20.7.2000, pag. 65.

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