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Procedura : 2007/2067(INI)
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Ciclo del documento : A6-0151/2007

Testi presentati :

A6-0151/2007

Discussioni :

PV 20/06/2007 - 18
CRE 20/06/2007 - 18

Votazioni :

PV 21/06/2007 - 8.9
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0285

Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 20 giugno 2007 - Strasburgo Edizione GU

18. Evoluzione dei negoziati relativi alla decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0151/2007), presentata dall’onorevole Martine Roure a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, contenente una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sull’evoluzione dei negoziati relativi alla decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia [2007/2067(INI)].

 
  
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  Martine Roure (PSE), relatore.(FR) Signor Presidente, l’Unione europea si fonda sui valori umanitari di tolleranza, multiculturalità e tutela dei diritti fondamentali. Condividiamo valori forti che vanno protetti. La lotta al razzismo e alla xenofobia è una delle nostre priorità, ma non dobbiamo dimenticare l’articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali, che riguarda la libertà di pensiero, coscienza e religione nel rispetto del diritto inalienabile alla libertà d’espressione, in conformità dell’articolo 11 della Carta stessa.

Nel novembre 2001 la Commissione ha presentato una proposta di decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, al fine di ravvicinare le disposizioni legislative degli Stati membri in materia di reati razzisti e xenofobi e di lottare con maggior efficacia contro il razzismo e la xenofobia in Europa. Finora, nonostante l’opinione iniziale espressa dal Parlamento europeo nel luglio 2002, la decisione quadro è rimasta bloccata. Malgrado gli sforzi di diverse Presidenze, gli Stati membri non sono ancora riusciti a raggiungere un accordo sulla definizione di comportamento punibile e sul livello delle sanzioni corrispondenti da imporre. Pertanto è assolutamente indispensabile disporre di uno strumento europeo che permetta di combattere il razzismo e la xenofobia.

I dati statistici recenti dimostrano che il razzismo e l’intolleranza sono in aumento. La crescita dei partiti di estrema destra in Europa e, purtroppo, in seno alla nostra Assemblea, ci costringe a condannare con veemenza qualsiasi espressione verbale d’incitamento all’odio. La decisione quadro ci impone però di trovare il giusto equilibrio tra libertà d’espressione e sanzioni dei comportamenti offensivi. La libertà di dileggiare e criticare alcuni eccessi, di natura politica o religiosa, è indispensabile a qualunque democrazia.

Il Consiglio europeo è finalmente giunto a un accordo al riguardo, risultato di cui siamo lieti. L’Unione europea deve in effetti diffondere un messaggio politico forte per contrastare le pubbliche manifestazioni di razzismo o di odio. Non possiamo permetterci di fallire di nuovo in un testo simbolico per l’Unione europea. Vorrei ringraziare la Presidenza tedesca per questo messaggio forte, che conferma che l’Europa non è solo un grande mercato, ma che lavora per la difesa dei diritti fondamentali di tutti i cittadini europei. Questo nuovo compromesso è il risultato di negoziati lunghi e difficili, e siamo coscienti dei difetti che necessariamente presenta.

Desidero tuttavia che questo compromesso politico rappresenti un livello minimo di armonizzazione che in futuro consentirà agli Stati membri di andare oltre, e mi compiaccio in modo particolare dell’aggiunta di una clausola di revisione che permetterà di raggiungere un livello superiore di armonizzazione negli anni a venire. Detto questo, per compensare i difetti, mi rivolgo alla Commissione affinché presenti in parallelo una proposta di direttiva sulla lotta contro tutte le forme di discriminazione elencate nell’articolo 13 del Trattato, al fine di rafforzare la legislazione europea al riguardo. So infatti che il Commissario Špidla sta lavorando in questo senso, mi pare. Mi auguro che presto avremo una proposta di direttiva.

In conclusione, questo accordo politico sulla decisione quadro ha introdotto cambiamenti sostanziali nel testo rispetto alla prima proposta della Commissione su cui il Parlamento ha espresso il proprio parere. Perciò il Parlamento andrà nuovamente consultato nelle prossime settimane. Formuleremo la nostra opinione con rapidità, statene pur certi, perché tutti lavoriamo con impegno da diversi mesi. Siamo tutti pronti.

Lo strumento è assolutamente necessario per poter vivere in un mondo pacifico, in cui tutti siano rispettati con le loro differenze, credenze e con i loro stili di vita. Lo strumento è indispensabile se vogliamo porre fine all’odio e al razzismo in un’Europa unita e fraterna.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio l’onorevole Roure per il suo intervento e per la sua relazione. L’accordo politico raggiunto in sede di Consiglio lo scorso aprile, dopo cinque anni di discussione, è stato certamente molto importante.

Tale accordo, seppure su una versione della decisione quadro meno ambiziosa rispetto alla proposta originaria della Commissione, ha infatti permesso di stabilire in modo preciso che, dal momento in cui la decisione quadro sarà entrata in vigore e sarà trasposta in ciascuno Stato membro, non ci sarà più nessun porto franco in Europa per coloro che incitano all’odio razziale, al razzismo e alla xenofobia. Questo è un risultato politico.

Mi rendo conto che il testo della decisione quadro contiene delle disposizioni penali che avrebbero potuto essere più rigorose. Io avrei voluto norme più severe. Tuttavia, come ha appena detto la relatrice, abbiamo dovuto accettare un accordo perché, trattandosi di una decisione quadro, il principio dell’unanimità ci ha imposto di abbassare un po’ il livello di ambizione.

Ciononostante, per la prima volta abbiamo una regola comune, che impone di punire con una sanzione penale in tutti gli Stati membri i comportamenti che incitano all’odio e alla discriminazione fondata sulla razza, sul colore della pelle e sulla religione. Pensate a quanto sia importante punire comportamenti di incitamento all’odio antisemita o all’islamofobia, in un momento in cui parliamo di integrazione delle comunità di immigrati extracomunitari.

Un grande tema è stato certamente il bilanciamento tra la punizione penale di tali comportamenti, che non sono libere espressioni del pensiero ma incitamenti concreti a compiere atti violenti e come tali vanno puniti, e il doveroso rispetto della libertà di espressione. Abbiamo lavorato molto su questo aspetto e credo che il risultato finale sia soddisfacente.

Con questo provvedimento non vogliamo punire le idee, bensì i comportamenti che incitano altre persone a commettere azioni criminose, a colpire, a ferire, a uccidere e a commettere atti di vera e propria violenza. Con tutto ciò la libertà del pensiero non ha assolutamente niente a che fare. Noi non puniamo l’idea, ma coloro che sulla base di un’idea sbagliata, ma pur sempre legittima, trascendono dall’idea ai comportamenti, incitano qualcun altro a colpire e a commettere atti criminali. Questo è il confine tra la libertà di espressione del pensiero, che deve essere salvaguardata, e il concreto incitamento alla violenza.

Ecco perché io credo che questa decisione sia importante. Per questo motivo abbiamo stabilito il principio – che è sottolineato anche nella relazione dell’onorevole Roure – secondo cui la motivazione razzista è un’aggravante in tutti i reati. Se un reato di normale violenza fisica è commesso per motivi razzisti, esso deve essere punito più severamente, poiché non soltanto l’incitamento in quanto tale, ma anche la motivazione razzista, rende un determinato reato più grave della fattispecie base.

Si tratta di un principio importante e credo che il fatto che 27 Stati membri lo abbiano accettato all’unanimità renda l’Unione europea un po’ più forte nella tutela di questo valore fondamentale iscritto nella Carta dei diritti fondamentali.

 
  
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  Patrick Gaubert, a nome del gruppo PPE-DE.(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto domando scusa a nome dell’onorevole Esteves, relatrice ombra del mio gruppo, che purtroppo non potrà partecipare al dibattito.

Ringrazio l’onorevole Roure per il suo lavoro, il suo impegno e la sua perseveranza, perché proprio di perseveranza c’è stato bisogno per continuare a chiedere che il Consiglio raggiungesse un accordo assolutamente necessario. Sono occorsi più di cinque anni di trattative per arrivare a una proposta di decisione quadro su razzismo e xenofobia: è stato davvero ragionevole bloccare per tanto tempo misure di tale importanza per la vita dei nostri concittadini?

Vorrei altresì ringraziare di cuore la Presidenza tedesca per essere riuscita a sbloccare il testo. L’Unione europea si fonda su comunità di valori, i valori universali di dignità umana, libertà, uguaglianza e solidarietà. Unendoci, abbiamo deciso di condividerli.

Onorevoli colleghi, le dichiarazioni di buone intenzioni non servono un granché se non sono seguite da azioni forti. Per questo motivo è stato necessario agire, agire nella pratica, affinché l’intolleranza, in tutte le sue forme, non avvelenasse più il nostro continente. Armonizzare la legislazione degli Stati membri per quanto riguarda i reati di natura razzista era indispensabile. D’ora di avanti ciascuno Stato membro dovrà considerare un reato punibile con il carcere la pubblica giustificazione, negazione o banalizzazione grossolana di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, il che mi dà motivo di soddisfazione.

Cionondimeno, non vi nascondo che la mia soddisfazione non è totale: sì, l’adozione di questo testo invia un segnale forte, soprattutto nell’anno europeo delle pari opportunità, ma temo che il suo valore aggiunto sia minimo. Di fatto sono previste deroghe e si ammette una certa flessibilità. Pertanto, un comportamento verrà perseguito penalmente solo se in grado di incitare alla violenza o all’odio verso un gruppo di persone. Ma allora come si può tollerare che un revisionista possa esprimere le proprie opinioni in alcuni paesi europei nel nome della libertà d’espressione? La libertà d’espressione finisce laddove si calpestano i diritti altrui. Comprendo appieno che esistano tradizioni culturali e giuridiche diverse nei nostri Stati membri, ma la lotta al razzismo non dev’essere oggetto di alcun compromesso. Tollerare talune espressioni di odio in realtà significa accettarle.

Onorevoli colleghi, in qualità di rappresentanti eletti, dovremo essere chiari e condannare energicamente tali atti di violenza. Dobbiamo restare vigili, perché la nostra lotta in difesa dei diritti umani e per il rispetto della Carta dei diritti fondamentali è lungi dall’essere conclusa. Domani vi chiedo di votare ampiamente a favore di questo testo. Questa è la nostra battaglia, orgoglio delle democrazie europee e del Parlamento.

 
  
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  Emine Bozkurt, a nome del gruppo PSE. (NL) Signor Presidente, all’onorevole Roure non va soltanto la mia gratitudine per la sua relazione, ma anche il mio pieno sostegno. Il razzismo è un problema costante e in aumento nelle società europee. Per questo motivo occorrono maggiori e migliori strumenti per affrontarlo, anche a livello europeo, qualora si rivelasse necessario. Poiché il razzismo non ha confini, non devono averne nemmeno le misure atte a contrastarlo.

L’anno scorso la mia risoluzione sul razzismo nel calcio ha ricevuto larghissimo sostegno da parte dell’Assemblea, e mi auguro che domani la relazione Roure ne ottenga altrettanto.

Nella risoluzione sul calcio abbiamo chiesto un approccio più severo, ma una presa di posizione europea in materia di razzismo non deve limitarsi al calcio. L’Europa deve promuovere la tutela della parità di trattamento per tutti i cittadini. Per questo motivo occorrono un’istruzione adeguata, nonché l’impegno concreto dell’Europa a favore dell’inclusione sociale, al fine d’isolare i sostenitori di razzismo e xenofobia e di lottare per una società tollerante e composita.

Mi compiaccio del fatto che nella relazione Roure si ponga un accento particolare sui reati di odio. Sostengo altresì l’appello a non introdurre una gerarchia tra i diversi motivi di discriminazione. Qualsiasi forma di discriminazione, compresa quindi l’islamofobia, va affrontata con il medesimo rigore.

La relazione parla di 9 milioni di vittime del razzismo e della xenofobia. Si tratta probabilmente di una stima accurata, ma a mio avviso le vittime del razzismo sono 494 milioni di cittadini, perché, se il razzismo resta impunito, le conseguenze negative investono la società nel suo insieme. L’Europa è per tutti, e dobbiamo soprattutto fare in modo che così continui a essere.

 
  
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  Sophia in ’t Veld, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei complimentarmi con l’onorevole Roure, che ancora una volta ha svolto un ottimo lavoro. Vorrei altresì lodare la Presidenza tedesca per aver ottenuto questo accordo, ma è con profondo disappunto che noto nuovamente l’assenza del Consiglio a questo importante dibattito.

Sono tuttavia molto lieta che questo strumento giuridico sia stato finalmente adottato. Si tratta di un evento a lungo atteso e molto gradito, ma ora molto dipende da quale e quanto uso se ne farà nella pratica, perché a uno strumento giuridico che rende i reati di odio perseguibili penalmente si ricorre solo in caso di estrema necessità. Uno strumento giuridico non eliminerà il razzismo. Solo il nostro atteggiamento e la nostra mentalità possono farlo, e serve ben più di questa decisione quadro.

Dobbiamo promuovere la parità, il rispetto e la tolleranza, e non solo a parole. Ciascuno di noi ha una parte di responsabilità in Europa. La legislazione non è sufficiente e noi dobbiamo dare l’esempio. Concordo decisamente con l’onorevole Gaubert, che ha menzionato le dichiarazioni rese in pubblico. Questo non si applica solo al cittadino medio, ma soprattutto ai politici e ai capi religiosi di spicco – in breve, a coloro che influenzano l’opinione pubblica. E’ pertanto deplorevole che persino personalità di primo piano in Europa ultimamente abbiano rilasciato dichiarazioni che incitano all’odio e alla violenza, contribuendo a un clima d’intolleranza e di ostilità. Mi riferisco, ad esempio, al Presidente di uno degli Stati membri, che ha espresso commenti decisamente diffamatori nei riguardi dei rom. Si tratta di un fatto inaccettabile, e penso che il Parlamento debba almeno pronunciarsi nettamente a sfavore di tali affermazioni intollerabili.

Mi riferisco anche a un deputato di quest’Assemblea, l’onorevole Giertych, che ha pubblicato un volantino antisemita. Fortunatamente la nostra reazione al riguardo è stata molto forte. Penso inoltre a Marcel Wilders, nel mio stesso paese, che ieri, nel corso di un dibattito, ha espresso commenti davvero scandalosi, cui nessuno ha reagito. Si tratta di un altro problema: permettiamo a tali estremisti di regolare l’attività politica. Persino i partiti di maggioranza hanno adattato il proprio linguaggio a quello degli estremisti. Dobbiamo pertanto prestare grande attenzione alle nostre dichiarazioni e alla nostra condotta.

In conclusione, concordo appieno con la richiesta di estendere la legislazione ad altri gruppi, perché tutti sappiamo che l’odio e la violenza contro gli omosessuali imperversano in Europa, anche nel mio paese, purtroppo, al pari dell’odio e della violenza contro le donne. Talvolta tendiamo a dimenticarlo, ma vi sono molte affermazioni che in qualche modo sembrano rendere accettabile la violenza alle donne. Il prossimo passo è quello di creare uno strumento giuridico che condanni l’incitamento all’odio e alla violenza contro tutti i gruppi della società.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare la relatrice per l’impegno indefesso a favore di questo fascicolo, che sarebbe dovuto diventare legge tempo fa. Come altri hanno dichiarato, anche noi crediamo che l’azione sia importante.

L’anno scorso abbiamo assistito a un aumento dei reati di odio antisemiti e antislamici in numerose parti dell’Unione europea, o almeno in quelle parti in cui di tali reati si tiene effettivamente traccia. Come altri hanno detto, è l’anno europeo delle pari opportunità per tutti, e molti dei nostri cittadini, residenti e ospiti ancora affrontano discriminazione e reati di odio solo per via del colore della pelle, delle loro convinzioni o perché hanno commesso quello che viene considerato un crimine: essere stranieri. Il direttore di Human Rights First ha dichiarato che “vittimizzare un membro di un gruppo particolare rappresenta una minaccia per tutti i membri di quel gruppo e causa danni incommensurabili alla società nel suo insieme”.

Il mio gruppo considera la decisione quadro un complemento della legislazione esistente, ma desidera altresì che la legislazione esistente venga attuata appieno. Sosteniamo l’invito a essere nuovamente consultati al riguardo, e nutriamo alcune perplessità, come ad esempio il fatto che le norme in materia di assistenza reciproca tra Stati membri siano state eliminate, il che potrebbe complicare la lotta al razzismo transfrontaliero. Sappiamo che vi sono significativi contatti internazionali, ad esempio, tra gruppi che si fondano su spregevoli concetti di supremazia razziale.

Siamo cofirmatari degli emendamenti costruttivi apportati alla relazione. Consideriamo altri emendamenti parte del problema, ma contiamo sull’azione costruttiva ed energica del Consiglio unita a quella del Parlamento.

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare la collega Roure per il lavoro tenace che ha svolto al fine di costruire insieme al Consiglio questa decisione quadro. Abbiamo impiegato tanto tempo, ma possiamo dire che finalmente siamo arrivati a un approdo importante.

Dobbiamo certamente combattere il razzismo e la xenofobia con gli strumenti legislativi, ma ritengo che dobbiamo soprattutto attuare una grande azione culturale. Credo che questo Parlamento disponga anche degli strumenti per iniziare una forte campagna d’informazione negli Stati membri, per far sì che questa decisione quadro possa strutturarsi come una grande battaglia culturale di idee.

Io credo che sia necessario lottare contro il razzismo e la xenofobia, perché i dati forniti dall’Osservatorio europeo sono inquietanti. Registriamo infatti un aumento dei fenomeni di razzismo e di xenofobia, e io credo che noi dobbiamo combattere contro coloro i quali spesso provano a incitare all’odio razziale e all’odio religioso. Questo avviene soprattutto utilizzando anche gli strumenti dei mezzi di informazione, che troppo spesso riescono a comunicare messaggi molto pericolosi per la collettività.

Credo che l’iniziativa adottata dal Consiglio, ma soprattutto il lavoro fatto dalla collega Roure in questo Parlamento, debbano essere uno strumento importante per l’iniziativa politica e per continuare in questo lavoro. Come ha detto il Commissario Frattini, è necessario stabilire il limite entro il quale vi è un equilibrio tra la libertà d’espressione e la lotta al razzismo e la xenofobia. Credo che questo sia importante e che sia necessario attuare un’azione politica forte e un’azione culturale importante.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(LT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nella dichiarazione di Berlino adottata il 25 marzo di quest’anno si afferma: “L’integrazione europea è l’insegnamento tratto da conflitti sanguinosi e da una storia di sofferenze”. Credo sia così, e ne è prova il documento oggi in discussione.

La risoluzione fondamentale definisce reato le seguenti azioni: l’incitamento all’odio e alla violenza, il sostegno pubblico al genocidio e ai crimini contro l’umanità e di guerra, nonché il rifiuto di riconoscere tali crimini o la loro palese banalizzazione. La risoluzione fondamentale si limita ai crimini perpetrati sulla base della razza, del colore della pelle, della religione, dell’ascendenza o dell’origine nazionale o etnica. Non tratta però di crimini analoghi commessi per altri motivi, quali l’odio e la violenza contro alcune persone per via delle idee politiche, della loro appartenenza a un determinato gruppo sociale o della condizione sociale di gruppi d’individui (ad esempio, i crimini commessi dai regimi totalitari).

Penso sia il momento di elaborare un documento supplementare che possa affrontare l’incitamento all’odio e alla violenza, il sostegno pubblico al genocidio, ai crimini contro l’umanità e ai crimini di guerra contro gruppi di persone definiti con criteri diversi da quelli di razza, colore della pelle, religione, ascendenza o origine nazionale o etnica, che ho elencato poc’anzi. Tale documento potrebbe trattare, ad esempio, della condizione sociale o delle idee politiche, del rifiuto di riconoscere tali crimini o della loro banalizzazione. Si potrebbe stabilire che in tali casi sussista responsabilità penale.

L’iniziativa della Commissione europea di promuovere la discussione pubblica a livello europeo in materia di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra perpetrati da regimi totalitari e da coloro che li appoggiano, li travisano o sminuiscono vistosamente è gradita e degna di essere sostenuta. Sulla base di tali discussioni, dopo due o tre anni si dovrebbe poter presentare un’altra proposta relativa a una risoluzione fondamentale su tali crimini.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Signor Presidente, mi congratulo con la relatrice, onorevole Roure, per il suo coraggio, e tutta la mia approvazione va alla Germania, che ha dichiarato prioritaria per la sua Presidenza l’adozione di una risoluzione sulla lotta al razzismo e alla xenofobia.

L’idea di Unione europea si fonda su tolleranza, fiducia e convivenza pacifica delle nazioni. Negli ultimi tempi, purtroppo, il numero di attacchi razzisti e xenofobi non è in calo, anzi raggiunge quasi i 10 milioni di casi l’anno. Non solo i partiti estremisti ricorrono ad argomenti razzisti, xenofobi e antisemiti, ma persino i partiti di massa, in apparenza più stabili, e i loro leader non li disdegnano. Anche in quest’Aula e in seno ad alcuni parlamenti nazionali non è infrequente udire discorsi intrisi di nazionalismo estremo e di xenofobia.

Concordo con la relatrice circa il fatto che, in una cultura che si fonda sui diritti e sulle libertà, il diritto penale è un espediente cui si spera di ricorrere il meno possibile. E’ tuttavia inevitabile che si debba fare ricorso alla politica penale per un giro di vite in quest’area. Sostengo appieno il parere del Commissario Frattini, secondo cui un movente razzista dovrebbe rappresentare un’aggravante per il reato in questione.

Non meno prioritaria è l’istruzione, al pari del dialogo tra religioni e culture diverse, nonché uno sguardo equilibrato e attento al passato. Anche quando i cittadini si sentono quanto mai tolleranti, se si inizia a discutere di quale sia la tragedia più grande e di quale ferita sia più dolorosa, s’imbocca la strada che conduce all’intolleranza e alla sfiducia reciproca.

Per i nuovi paesi dell’Unione europea la questione di ripristinare la giustizia storica è particolarmente delicata. E’ giunto il momento di tentare di conciliare le posizioni dei vecchi e dei nuovi Stati membri dell’Unione nei confronti degli eventi tragici e dolorosi del XX secolo. Occorre farlo senza che alcuni partiti sentano di avere il monopolio della moralità e la possibilità di imporre la loro opinione sulle altre nazioni. Lo scopo più importante non è esacerbare, ma sanare le ferite, imparando dalla storia e sbarrando la strada a un’eventuale rinascita del razzismo e della xenofobia.

 
  
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  Sajjad Karim (ALDE).(EN) Signor Presidente, che si tratti dell’aumento dell’islamofobia o della netta impennata degli attacchi antisemiti, in Europa l’intolleranza è in aumento. Si attende da molto tempo ed è più importante che mai che l’Unione europea mantenga saldamente le proprie posizioni adottando una legislazione che contrasti tali inquietanti fenomeni. Il testo, in sé, non rappresenta l’azione concreta necessaria ad affrontare il problema costante del razzismo e della xenofobia nell’Europa odierna. Potrebbe essere più efficace utilizzando quale parametro la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.

In secondo luogo, tale legislazione deve ribadire l’impegno dell’Europa verso i valori fondamentali del rispetto della diversità e del rifiuto della discriminazione, un impegno che deve equivalere a molto più della somma dei compromessi politici del testo del Consiglio. Nell’attuale clima politico, in cui il sostegno all’estremismo di destra in tutta Europa ha portato a un’ampia diffusione del razzismo, i moderati devono utilizzare questa legislazione e il dialogo che si creerà intorno alla sua attuazione per riappropriarsi del dibattito sulla diversità. Dobbiamo ricostruire i legami di fiducia tra le comunità divise e fare in modo che al sentimento di alienazione si sostituisca un senso di sicurezza, di cui vi è estremo bisogno.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, Commissario Frattini, onorevoli colleghi, innanzi tutto sono lieto di annunciare che condivido le belle parole che l’onorevole Gaubert ha rivolto all’onorevole Roure, deputata al Parlamento europeo al cui eccellente operato ci siamo ormai abituati, e che ancora una volta ha dato prova di bravura nonché, come ha giustamente sottolineato l’onorevole Catania, della propria tenacia.

I reati di natura razzista restano un problema costante e persistente in tutti gli Stati membri. Il primo passo dev’essere sempre la prevenzione. E’ necessario tentare di prevenire razzismo e xenofobia con una politica educativa da avviare prima possibile e con un discorso politico e sociale che miri a prevenire la diffusione dell’odio e la promozione della xenofobia e del razzismo.

I dati dell’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia ci pongono dinanzi a questa realtà nell’Unione europea. Pur essendo importante, sul piano giuridico, riconoscere che gli Stati membri dispongono di misure giuridiche, è altresì necessario affermare che vi sono differenze importanti tra tali misure e che occorre armonizzarle. La decisione quadro è pertanto la benvenuta nella misura in cui prevede un certo livello di armonizzazione del diritto penale degli Stati membri e una maggiore assistenza reciproca nella lotta al razzismo e alla xenofobia.

Con questa iniziativa, il Parlamento ha presentato le proprie raccomandazioni e adottato le proprie posizioni su una questione in merito alla quale, non dimentichiamolo, è stato molto più coerente del Consiglio.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, nazismo e comunismo sono due facce di una stessa medaglia. Il nazismo è stato studiato in modo approfondito da personalità del mondo accademico e politico; è ben noto e condannato dalla comunità internazionale. La stessa Germania ha contribuito a tale processo, comprendendo e riconoscendo i propri errori storici.

Sappiamo poco dell’altra faccia dei crimini più atroci del secolo scorso: il comunismo. A stento se ne parla, e perciò i suoi crimini contro l’umanità non sono ancora stati riconosciuti su scala mondiale. Circa 20 milioni di persone sono morte nel periodo nazista e per via dell’Olocausto, ma 100 milioni di persone di diverse nazionalità sono cadute vittima del comunismo.

Sostengo la risoluzione fondamentale del Consiglio e la dichiarazione con essa adottata, in cui il Consiglio condanna i crimini perpetrati dai regimi totalitari.

Invito gli Stati membri a proseguire il lavoro di denuncia dei crimini commessi dai regimi comunisti, dandone una valutazione adeguata e integrando la risoluzione fondamentale. Invito il Parlamento europeo ad avviare le discussioni in merito ai crimini del comunismo e a dare il proprio contributo riconoscendo il comunismo quale crimine contro l’umanità.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE).(EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con la relatrice, onorevole Roure, per l’ottimo lavoro svolto a proposito di questo argomento importante ma, a quanto pare, altamente controverso. E’ importante perché si stima che ogni anno milioni di persone cadano vittime di crimini razzisti, ma controverso perché implica che si trovi un equilibrio tra l’azione effettiva per la lotta al razzismo e alla xenofobia, da un lato, e il rispetto per la libertà d’espressione, dall’altro.

In effetti l’argomento appare tanto controverso che il testo attualmente in discussione è il prodotto di diversi anni di trattative. Questo senza dubbio porta a chiedersi se fosse davvero necessario che passasse e ancora passi tanto tempo prima di poter arrivare a una soluzione adeguata. Pensiamo ai milioni di persone che hanno sofferto a causa di questo grave ritardo. Alla base di questo estremo ritardo vi sono solo ragioni di natura puramente tecnico-politica, o anche indifferenza negligente? O qualche tentativo nascosto di non procedere rapidamente perché alcune forze politiche influenti non sono così favorevoli a tali azioni e rasentano esse stesse una condotta razzista e xenofoba?

Forse il Commissario Frattini può assicurarci che non è affatto così e che i miei timori sono del tutto infondati.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto.(EN) Sono sempre più turbato dall’aumento di razzismo e xenofobia in tutta l’Unione europea, sia nei nuovi Stati membri che in quelli di vecchia istituzione. In un’Unione il cui pilastro centrale è la libera circolazione delle persone, si tratta senza dubbio di una questione che necessita dell’azione comunitaria. In effetti, iniziative quali l’anno europeo delle pari opportunità per tutti, attualmente in corso, sono fondamentali per diffondere le migliori prassi per la lotta alla discriminazione. E’ importante intensificare tali sforzi al fine di contrastare l’aumento dell’islamofobia, dell’antisemitismo e della discriminazione di altre minoranze, soprattutto quelle provenienti dai nuovi Stati membri. In qualità di Assemblea, insieme a tutte le Istituzioni comunitarie e agli Stati membri, dobbiamo fare del nostro meglio per liberare l’Europa dalla piaga del razzismo e della xenofobia, affermando con chiarezza che non verranno tollerati.

 
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