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Procedura : 2007/0808(CNS)
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Ciclo del documento : A6-0279/2007

Testi presentati :

A6-0279/2007

Discussioni :

PV 11/07/2007 - 5
CRE 11/07/2007 - 5

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PV 11/07/2007 - 7.2
CRE 11/07/2007 - 7.2
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Testi approvati :

P6_TA(2007)0328

Discussioni
Mercoledì 11 luglio 2007 - Strasburgo Edizione GU

5. Convocazione della Conferenza intergovernativa (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0279/2007), presentata dall’onorevole Jo Leinen a nome della commissione per gli affari costituzionali, sulla convocazione della Conferenza intergovernativa (CIG): parere del Parlamento europeo (articolo 48 del Trattato UE) [11222/2007 – C6-0206/2007 – 2007/0808(CNS)].

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. – (PT) Signor Presidente, onorevoli deputati, sono passati due anni da quando la bocciatura della Costituzione in due Stati membri ha offuscato le attività dell’Unione. Dopo un anno di riflessione, nel giugno 2006, la Presidenza tedesca ha ricevuto il mandato di trovare una soluzione che ci permettesse di uscire dallo stallo attuale e, a nome dei miei colleghi, vorrei congratularmi con tale Presidenza per avere ottenuto un ampio consenso in seno al Consiglio europeo. Ritengo che abbiamo ogni motivo per essere particolarmente grati al Cancelliere Angela Merkel per l’impegno personale con cui si è adoperata affinché fosse possibile giungere a questo accordo.

Come hanno affermato precedenti oratori, in seguito all’accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo, verrà elaborato un nuovo Trattato di riforma, che spianerà la strada a una rapida Conferenza intergovernativa volta a permettere l’entrata in vigore del nuovo Trattato prima delle elezioni al Parlamento europeo del 2009. Rivolgo a tutti voi le mie più fervide raccomandazioni in tal senso.

E’ ovvio che per molti di voi alcune parti dell’accordo saranno meno che soddisfacenti. Nessuno di noi può fingere che questo sia esattamente il mandato che avremmo formulato se avessimo avuto totale libertà d’azione. Fin dall’inizio la Presidenza tedesca si è trovata dinanzi al difficile compito di conciliare opinioni molto divergenti sulla strada da seguire. Chi aveva già ratificato la Costituzione voleva, comprensibilmente, mantenere quanto più possibile inalterato il testo esistente; altri, invece, chiedevano un nuovo testo che si discostasse il più possibile dal progetto di Trattato costituzionale. Il testo, quindi, è un compromesso tra queste due posizioni. Tutti hanno ormai avuto la possibilità di valutare il risultato e quindi non mi soffermerò sui dettagli. Sono convinto che siamo dinanzi a un testo equilibrato e che non sarebbe stato possibile giungere a un accordo migliore di questo.

L’accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo conferisce alla Presidenza portoghese un mandato che, per il suo carattere globale ed esaustivo, permetterà alla Conferenza intergovernativa (CIG), incaricata di trasformare completamente il mandato nel testo di un Trattato, di ultimare i suoi lavori nel minor tempo possibile. Il Parlamento europeo sarà pienamente coinvolto nei lavori della CIG e il Consiglio ha stabilito, accogliendo la proposta portoghese, che il Parlamento disponga di tre rappresentanti in seno a tale Conferenza.

Conoscendo l’impegno di quest’Assemblea a garantire che in futuro l’Unione possa agire con la massima efficienza e legittimazione democratica, sono molto soddisfatto di questa rappresentanza rafforzata. Il Parlamento europeo è stato ovviamente consultato nel corso dell’intero processo che ha portato alla Conferenza intergovernativa. So che il contributo degli eurodeputati è stato molto apprezzato dalla Presidenza tedesca, che ne ha tenuto pienamente conto nella formulazione del mandato.

Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio ha invitato il Parlamento a presentare il suo parere sulla convocazione della Conferenza intergovernativa ed è a tale parere che sono oggi dedicate le discussioni di quest’Assemblea. Vi esorto a presentare il vostro parere con la massima rapidità possibile affinché i lavori della Conferenza intergovernativa possano iniziare prima delle vacanze estive. Il nostro fermo proposito è questo. Mi auguro che sarete d’accordo con me quando affermo che questo obiettivo è nell’interesse di tutti noi.

Sicuramente vorrete formulare alcune osservazioni dettagliate affinché siano prese in considerazione in sede di Conferenza intergovernativa, ma mi auguro che collettivamente possiate accordare ampio sostegno al mandato ereditato da questa Presidenza. Questo è l’unico modo per garantire che i lavori della CIG siano coronati da successo ed è l’unica strada da seguire affinché l’Unione possa superare l’impasse attuale.

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, solo alcuni mesi fa erano pochi gli osservatori davvero convinti che il Consiglio europeo sarebbe riuscito a rilanciare il processo di revisione del Trattato. L’opinione in Europa era fragile e regnavano ampie divergenze di vedute, ma, grazie all’ammirevole determinazione del Cancelliere Angela Merkel e della Presidenza tedesca, oltre che a un vero e proprio sforzo collettivo da parte degli Stati membri e delle nostre Istituzioni, il mese scorso il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo su un mandato chiaro e rigoroso per la convocazione di una nuova Conferenza intergovernativa ed è importante che oggi riconosciamo questo successo.

Ieri la Commissione ha adottato il suo parere sulla CIG e oggi discuterete il parere del Parlamento. Questo processo permetterà alla Presidenza portoghese di lanciare la Conferenza intergovernativa nel corso di questo stesso mese; tuttavia, le nostre Istituzioni lavorano di concerto non solo riguardo al calendario, ma soprattutto sulla sostanza.

La Commissione condivide la valutazione globalmente positiva del mandato della CIG esposta nella relazione dell’onorevole Leinen. Il mandato contiene molti elementi validi che devono essere accolti con favore. Come qualsiasi testo di compromesso, è anche il frutto di un accordo attentamente ponderato tra diversi interessi, tra ambizione e realismo politico, e questo ha implicato la rinuncia di alcune modifiche decise dalla CIG del 2004. Anche per questo sono state concesse diverse deroghe a singoli Stati membri.

Vi illustrerò quattro motivi per cui la Commissione ritiene che questo mandato consentirà alla CIG di conferire all’Unione europea la solida base istituzionale e politica di cui dobbiamo dotarci per rispondere alle aspettative dei nostri cittadini e alle sfide delle nostre società.

Innanzi tutto, il mandato getterà le basi su cui fondare istituzioni moderne e più responsabili per l’Unione allargata. Accogliamo con grande favore le disposizioni che rinnoveranno e potenzieranno la legittimazione democratica dell’Unione europea, attribuiranno un ruolo più forte e più ampio al Parlamento europeo, doteranno di trasparenza le decisioni del Consiglio e comporteranno una maggiore codecisione, un aumento delle decisioni prese a maggioranza qualificata e una più chiara divisione delle competenze.

I parlamenti nazionali avranno maggiori possibilità di partecipare al lavoro dell’Unione europea, mentre il ruolo delle Istituzioni comunitarie sarà pienamente rispettato. Siamo inoltre molto lieti di constatare che le innovazioni delle costituzioni sulla partecipazione democratica, compresa l’iniziativa dei cittadini, sono state salvaguardate.

In secondo luogo, l’Unione avrà una Carta dei diritti fondamentali per proteggere i cittadini, che non sarà solo un testo dichiarativo, ma avrà forza giuridica. I cittadini potranno rivendicare dinanzi ai tribunali i diritti sanciti nella Carta, che sarà vincolante per le Istituzioni europee e per gli Stati membri nell’attuazione del diritto comunitario, pur non applicandosi a tutti.

In terzo luogo, l’Unione potrà parlare con una sola voce sulla scena globale e sarà maggiormente in grado di proteggere l’interesse europeo. Se vogliamo davvero far fronte alla globalizzazione e rispondere a preoccupazioni comuni sullo sviluppo sostenibile, il cambiamento climatico, la competitività e i diritti umani nel mondo, l’Unione dovrà sfruttare al massimo il suo grande potenziale per agire collettivamente.

La mia quarta osservazione riguarda le aree politiche, poiché il mandato sviluppa la capacità dell’Unione di prendere decisioni più tempestive e più coerenti in materia di libertà, sicurezza e giustizia. Inoltre, rafforza la base giuridica per affrontare le sfide della politica energetica e del cambiamento climatico.

Come possiamo valutare questi cambiamenti? A nostro parere, il bilancio generale è positivo: la soppressione di alcuni elementi, parte dei quali simbolici, e le modifiche che riducevano la leggibilità del testo sono componenti necessarie del pacchetto dell’accordo che è stato sottoscritto da tutti gli Stati membri. Senza l’impegno di tutte le parti interessate a raggiungere un compromesso, non sarebbe stato possibile ottenere questo risultato.

Il treno europeo si è rimesso in moto, ma non siamo ancora alla fine del viaggio e i cittadini devono salire a bordo. Il mandato non è ancora il prodotto finale. Affinché questo nuovo consenso sfoci nel successo della CIG occorreranno sforzi intensi da parte della Presidenza portoghese, degli Stati membri e delle nostre Istituzioni. Accogliamo con particolare favore la decisione del Consiglio europeo di rafforzare la partecipazione del Parlamento alla CIG.

Tuttavia, i nostri sforzi negoziali collettivi, da soli, non basteranno. Noi tutti – la Commissione, gli Stati membri e il Parlamento – dobbiamo trarre alcune lezioni dal precedente processo di ratifica e dalla fase di ascolto prevista dal Piano D. Sono lieta che il Consiglio europeo abbia riconosciuto l’importanza di comunicare con i cittadini, fornendo informazioni complete ed esaurienti sull’UE e intavolando un dialogo permanente con l’opinione pubblica. Questo sviluppo è ancor più importante alla luce delle modifiche che riducevano la leggibilità del testo del Trattato.

Nei prossimi mesi la Commissione presenterà alcune idee sul modo di organizzare il dibattito sul Trattato riformato durante il periodo di ratifica. Vogliamo lavorare a stretto contatto il Parlamento europeo, con tutti gli Stati membri e con le altre Istituzioni. Insieme, dobbiamo utilizzare questa finestra di opportunità; insieme, dobbiamo intraprendere questo nuovo processo senza alcun indugio e con tutte le nostre energie.

(Applausi)

 
  
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  Jo Leinen (PSE), relatore. – (DE) Signor Presidente, signor Primo Ministro, signora Vicepresidente, onorevoli colleghi, questa discussione in plenaria è iniziata alle 9.00 ed è ancora in corso. Forse sarebbe stato meglio collegare il dibattito sulla Presidenza portoghese alla discussione sul nostro parere in merito alla Conferenza intergovernativa, poiché la CIG è il cardine della Presidenza portoghese e il suo successo o il suo fallimento dipenderanno dall’eventuale capacità di Lisbona di produrre un Trattato.

Il messaggio che vogliamo trasmettere nel nostro parere è che il Parlamento europeo dà il via libera alla convocazione di una Conferenza intergovernativa. Il calendario delle consultazioni su questo parere era estremamente serrato e molti parlamentari hanno criticato la tempistica, ma da parte nostra abbiamo fatto tutto il possibile e non vogliamo intralciare in alcun modo il vostro percorso. Non vogliamo mettere i bastoni tra le ruote a nessuno perché noi stessi abbiamo interesse sia a convocare che a concludere rapidamente questa Conferenza intergovernativa. Ci auguriamo che dal Vertice di ottobre scaturiscano risultati; è una speranza fondata poiché il mandato è molto specifico e disponiamo di una proposta testuale. Pertanto, se tutti si atterranno all’accordo raggiunto in seno al Consiglio di Bruxelles, il lavoro dovrebbe essere molto per gli esperti giuridici, ma poco per i politici.

Questa osservazione mi porta a rivolgere il mio primo appello alla Presidenza portoghese: non cedete, siate coerenti, fate in modo che gli Stati membri adempiano ai loro doveri, rifiutate di aggiungere in agenda nuovi punti o richieste supplementari, poiché qualcuno sostiene di non capire concetti che gli erano perfettamente chiari fino al giorno prima. Siate severi, attenetevi ai termini precisi del mandato e ce la farete.

Ci rendiamo conto che è stato necessario fare alcune rinunce. C’è un prezzo da pagare, e non solo nella perdita di elementi simbolici. Il Trattato di riforma è concettualmente diverso dalla Costituzione originale. In larga misura l’idea di un’Europa di cittadini e di Stati, non solo di un’Europa di Stati, è andata perduta. L’articolo 1 è stato soppresso, e il Trattato afferma semplicemente che “Le alte parti contraenti hanno convenuto” senza fare più alcun riferimento all’espressione “ispirata dalla volontà dei cittadini e degli Stati d’Europa”. Questo può sembrare un cambiamento di lieve importanza, ma è un segnale di erosione che potrebbe benissimo rivelarsi dannoso. Vorremmo evidenziare questo punto.

Siamo inoltre molto preoccupati per il crescente numero di clausole di non partecipazione, che spinge a chiedersi se effettivamente vogliamo tutti una sola Europa. Sussiste ancora la volontà politica di un’ulteriore integrazione o siamo già alle prese con due gruppi di paesi che vogliono rimanere in Europa solo sulla carta? Occorre porsi questa domanda. Il Parlamento è estremamente critico sulla clausola di opt-out dalla Carta dei diritti fondamentali del Regno Unito.

L’UE vuole diventare una Comunità di valori. Vogliamo levare in tutto il mondo la nostra voce a favore dei diritti umani, dei diritti fondamentali. Mi sembra già di sentire il Presidente Putin o il Primo Ministro cinese dire che non siamo nemmeno in grado di giungere a un accordo sui diritti umani tra di noi. Questo è un duro colpo per la credibilità dell’Unione europea nel suo complesso e costituisce altresì una discriminazione nei confronti dei cittadini che risiedono nel Regno Unito, compresi i cittadini comunitari che vivono e lavorano in quel paese. Nel nostro parere, chiediamo alle istituzioni e ai governi di fare nuovamente tutto il possibile per garantire pari protezione per i diritti fondamentali: potrebbe funzionare! La Corte di giustizia ha un ruolo fondamentale da svolgere in questo senso.

La Costituzione è stata redatta da una Convenzione. Ora abbiamo una Conferenza intergovernativa che si avvale di diversi metodi; tuttavia, signor Presidente in carica del Consiglio, lei può ancora battersi per la massima trasparenza. Pubblichi i documenti sottoposti a discussione, lavori con noi e con la Commissione per perseguire una strategia di dialogo con l’opinione pubblica e con i cittadini.

Il cosiddetto Trattato semplificato sarà purtroppo un trattato complicato. Dobbiamo inoltre disporre di una versione consolidata prima della chiusura della Conferenza intergovernativa e non, com’era avvenuto nel caso di Amsterdam, un anno dopo. Al termine della CIG dovremo disporre di un testo leggibile. Forse sarebbe anche utile allegare una spiegazione al testo, che illustri gli elementi chiave e i messaggi principali per i cittadini.

Ovviamente, siamo soddisfatti di tutti i progressi compiuti. Vogliamo compiere un altro importante passo avanti, preferibilmente prima delle elezioni europee, in modo da poterci concentrare su altre questioni durante la campagna elettorale del 2009. Il lavoro da svolgere è quindi molto, ma con determinazione e impegno dovremmo farcela. Il Parlamento sostiene la Presidenza portoghese.

(Applausi)

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, il PPE-DE è lieto che il Consiglio europeo sia giunto a un accordo e, pertanto, tra pochi minuti il mio gruppo voterà a favore della risoluzione per consentire, conformemente all’articolo 48, la convocazione della Conferenza intergovernativa.

Ora, però, l’importante è che tale accordo, l’accordo derivante dalla Conferenza intergovernativa, sia valido. Vorrei esprimermi con estrema chiarezza. Stiamo dicendo che la CIG deve andare avanti, ma valuteremo la Conferenza intergovernativa sulla base dei suoi risultati.

Vorrei anche dire che per il mio gruppo, che in seno alla CIG sarà rappresentato dall’onorevole Brok, sarà un’importante questione politica fungere da custode della Costituzione. Vogliamo che il contenuto e la sostanza dell’accordo del Consiglio europeo siano presenti nel testo finale del Trattato derivante dalla Conferenza intergovernativa.

Una delle questioni sollevate dal Primo Ministro Sócrates è quella dei referendum. Lasciate che vi dica una cosa, ora che nessuno ci ascolta: non fidatevi dei partiti che sono all’opposizione e che chiedono l’indizione di referendum per votare “no”, perché sono quelli che vogliono distruggere l’Europa. Alcuni vogliono far cadere il governo in carica e altri vogliono distruggere l’Europa.

Pertanto, credo che le parole pronunciate stamani dal Primo Ministro Sócrates sintetizzino questo pensiero. Nessuno Stato può creare ostacoli al resto dei paesi e a questo punto dobbiamo puntare tutti nella stessa direzione per fare uscire l’Europa dall’impasse.

Questo primo accordo del Consiglio europeo è il passo iniziale e ora credo che dobbiamo metterci tutti all’opera, da un lato, per raggiungere un buon compromesso e dall’altro, per iniziare a lavorare, una volta che ci saremo liberati dal peso dell’impasse costituzionale.

Infatti, signor Presidente, mi ha davvero preoccupato il clima di sospetto e sfiducia che ho percepito in seno all’ultimo Consiglio europeo. Questo è un aspetto che deve essere fonte di preoccupazione per tutti noi e contro cui dobbiamo lottare insieme.

(Applausi)

 
  
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  Richard Corbett, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, il gruppo socialista accoglie con favore la convocazione della CIG, approva il mandato e sostiene il calendario.

Molti hanno rilevato che l’attuale mandato riprende circa il 90 per cento del contenuto del Trattato costituzionale, fattore che ha dato origine a molte osservazioni. Tuttavia, i colleghi sapranno anche che, stando agli ultimi studi scientifici, gli esseri umani e i topi sono geneticamente identici al 90 per cento. Ciononostante, il 10 per cento di differenza è piuttosto rilevante e, quindi, anche per questo mandato, il 10 per cento di differenza ha una notevole importanza.

La perdita della designazione costituzionale del Trattato, il mancato passaggio dalla denominazione di Alto rappresentante a quella di ministro degli Esteri, l’assenza di riferimenti alla supremazia del diritto comunitario nel Trattato, la rinuncia ai simboli e le diverse deroghe e clausole di opt-out per taluni Stati membri implicano che per tali Stati membri la percentuale – che si tratti del 90 per cento o di un’altra cifra – è addirittura inferiore. Di conseguenza il Trattato previsto è ben diverso dal Trattato costituzionale.

Tali modifiche saranno motivo di rammarico per quest’Aula e per una vasta maggioranza di Stati membri, eppure permetteranno e agevoleranno la ratifica del Trattato in tutti e 27 gli Stati membri, ed è questo l’aspetto essenziale che dobbiamo riconoscere.

 
  
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  Andrew Duff, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, il mio gruppo accoglie con favore la prospettiva di una CIG rapida ed efficace che chiarisca l’ambiguità creatasi dopo il periodo di riflessione, garantisca la certezza giuridica e costruisca un forte consenso a favore del Trattato di riforma. Ovviamente, è particolarmente importante che, in seno alla CIG, il Parlamento cerchi di proteggere quelle parti del Trattato del 2004 che tutelano i suoi interessi. Tuttavia, dobbiamo anche accertarci che la sempre più folta schiera di clausole di opt-out e di note a piè di pagina minimaliste non contamini l’integrità del corpus del diritto europeo e la giurisdizione dei tribunali. Combatteremo per prevenire qualsiasi eccesso politico legato all’accordo con il Regno Unito sulla Carta dei diritti fondamentali; siamo favorevoli a un Consiglio a più livelli, ma il Parlamento non può tollerare che vi siano cittadini di serie A e di serie B.

Dobbiamo lottare contro il diffuso sospetto che la CIG sia soltanto un grande esercizio di oscurantismo, volto a esonerare taluni paesi dall’impegno di indire referendum, e sono lieto che il Primo Ministro Sócrates sia determinato a evitare che i plebisciti mettano i parlamenti gli uni contro gli altri. Auspichiamo la massima trasparenza e il Parlamento europeo, che sarà dotato di un ruolo più incisivo, nonché di una forza maggiore e di una presenza più pluralistica all’interno della CIG, contribuirà a garantirla.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, ho l’impressione che, almeno per quanto riguarda il Trattato, quest’Assemblea o non conosce il significato della parola compromesso oppure non vuole accettarne. Le critiche formulate nella relazione nei confronti dei mandati sono a mio parere estremamente ingiuste. A tale proposito il mio paese, la Polonia, ha dato prova di grande flessibilità e disponibilità al compromesso e, pertanto, leggo con preoccupazione il tono severo della relazione, che non vuole riconoscere l’evidente successo del mandato.

Diversamente da quanto afferma la relazione, una nuova nomenclatura per introdurre i simboli dell’Europa nel Trattato darebbe solamente origine a incomprensioni e lascerebbe intendere che l’Unione europea stia entrando in una fase pseudostatale. La flessibilità del mandato sull’opt-out è espressione di saggezza e realismo, non di debolezza. Lo stesso vale per la Carta dei diritti fondamentali.

Su un punto possiamo essere assolutamente d’accordo: nei prossimi dieci anni si dovranno riconsiderare molti aspetti, compreso il sistema di voto. La Conferenza intergovernativa dovrà prendere decisioni ponderate e dettagliate anche su questo aspetto, perché altrimenti rischieremo di trovarci in un’impasse al momento della ratifica.

 
  
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  Johannes Voggenhuber, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, dopo il Consiglio europeo di Bruxelles, sembra regnare un senso di malinconica soddisfazione. Forse ciò è dovuto solo all’avvicinarsi delle vacanze. In realtà, se si esamina il mandato di questa Conferenza intergovernativa, si è tentati di dire che l’Europa se l’è cavata a buon mercato, ma temo che le cose non siano così semplici. A essere stati colpiti non sono gli Stati membri. Tutti tengono d’occhio gli altri, ognuno guarda gelosamente alla propria sovranità. La domanda è se all’Europa è appena stato fatto un occhio nero o se è cieca da un occhio, perché i cittadini non riescono più a vedere la vera natura di questa Unione.

Ovviamente, il mandato preserva i traguardi principali della Costituzione, ma offusca anche la vera natura dell’Europa, nasconde l’Europa e oscura l’idea di integrazione europea. Onorevole Barón Crespo, non credo che siamo alle prese con un esercizio di realismo politico. Siamo dinanzi a un chiaro e acuto nazionalismo, in cui i governi nazionali fanno a modo proprio.

Si tratta davvero di un cambiamento cosmetico quando non esiste più alcun riferimento all’Unione dei cittadini e si ritorna a un’Unione di Stati? Era questo che voleva la gente che ha votato “no” in Francia e nei Paesi Bassi? Cosa ne è stato delle richieste di un’Europa sociale e di una maggiore democrazia? Erano irrealistiche? Erano superflue? E’ davvero questo il ruolo dell’Europa? In quale punto della Costituzione abbiamo cercato di utilizzare un linguaggio chiaro, facilmente comprensibile, per produrre un documento intelligibile? I governi hanno avuto un solo obiettivo negli ultimi mesi: produrre un oscuro, enigmatico, incomprensibile, illeggibile Trattato che i cittadini non leggeranno.

L’opt-out dalla Carta dei diritti fondamentali non danneggia solo l’Europa, ma è un attacco alla nostra immagine come Comunità di valori. E’ inammissibile che l’Unione si definisca una comunità di valori e al contempo permetta che alcuni cittadini ne siano esclusi!

(Applausi)

 
  
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  Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, posso capire che i leader europei siano entusiasti all’idea di riportare in vita la vecchia Costituzione, benché sia stata privata di alcuni dei suoi punti di forza. A tale proposito, condivido quanto affermato poc’anzi dall’onorevole Voggenhuber. Ciò che invece trovo più difficile capire è perché, in un momento in cui sembrano così decisi a soddisfare i più ardenti desideri dei nostri concittadini, quegli stessi leader s’impegnano tanto per impedire loro di avvicinarsi troppo a questa specie di UFO istituzionale.

In quale altro modo possiamo interpretare la forma molto particolare di democrazia che caratterizza il processo in corso? Oltre a un mandato negoziale totalmente illeggibile per i non addetti, assistiamo a un’accelerazione sospetta del calendario e, soprattutto, al panico per l’indizione di eventuali referendum. Nel loro intimo i nostri leader sono indubbiamente consapevoli, e a ragione, che il fatto di cambiare le parole – costituzione, ministri, leggi – e di eliminare i riferimenti all’inno e alla bandiera non contribuirebbe granché ad alleviare le preoccupazioni dei cittadini per l’attuale modello europeo se, per caso, si riaccendesse un dibattito pubblico di fondo del livello e della forza di quello che ha scosso una parte dell’Unione europea due anni fa.

Nel futuro Trattato le strutture economiche liberali, sia che riguardino la Banca centrale europea, la concorrenza, il libero scambio o la circolazione dei capitali, resteranno essenzialmente immutate. La Carta dei diritti fondamentali, cui si è appena accennato, non solo conserverà le sue gravi lacune, ma sarà chiamata ad avallare una realtà in contrasto assoluto con la sua stessa essenza, ad avallare un’eccezione, che in questo caso è l’eccezione del Regno Unito, o, se preferite, il diritto alla discriminazione, il diritto ai privilegi. Infine, i nuovi dispositivi sulla politica di sicurezza e difesa, che in molte aree avevano alimentato dubbi e paure, sono stati tutti replicati. Non c’è bisogno di cercare altrove le ovvie difficoltà incontrate dai nostri rispettivi governi.

Spagna e Lussemburgo spiegheranno che una nuova consultazione referendaria è superflua in quanto la sostanza del Trattato già ratificato è stata interamente preservata. I governi di Francia e Svezia, invece, suggeriranno che un referendum non è più necessario poiché la natura del testo è profondamente cambiata. Quanto alla Danimarca e al Portogallo, dov’era previsto un voto dei cittadini, l’operazione di riassetto estetico condotta sul Trattato del 2004 potrebbe benissimo giustificare una vile rinuncia a questa prova della verità. E’ solo in Irlanda che, oggi come ieri, il referendum è cruciale.

Ecco perché, rispettando appieno le differenze di opinione e le specificità nazionali, il mio gruppo dimostrerà la stessa determinazione di cui ha dato prova nel passato recente e farà uno sforzo enorme per fornire informazioni, per chiarire le questioni in gioco e confrontare le idee sul contenuto del futuro Trattato formulando la stessa richiesta democratica in tutta l’Unione europea: l’effettiva consultazione dei cittadini. Fra pochi giorni la Conferenza intergovernativa inizierà i suoi lavori, ma, alla luce dell’esperienza, sono certo che il dado non è tratto: lo sarà presto.

(Applausi a sinistra)

 
  
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  Bernard Wojciechowski, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, il nuovo Trattato è un tranello ordito per applicare l’ex Trattato costituzionale. La relazione sottolinea che il mandato salvaguarda la sostanza del Trattato costituzionale. Due nazioni hanno detto “no”. Si tratta quindi di poco più di uno sciatto tentativo di federare l’Unione a tutti i costi. Dalla relazione, inoltre, si evince che il Parlamento ribadisce la sua intenzione di mantenere un dialogo aperto.

Questo Parlamento è diventato talmente arrogante che se non fosse così patetico sarebbe divertente. Affermare che manteniamo un dialogo aperto con qualcuno è semplicemente ridicolo. Il sostegno a favore del Trattato costituzionale non è aumentato. Studiosi e politici lo ritengono un completo fallimento. Qualsiasi nuovo Trattato dovrebbe considerare i seguenti aspetti.

In primo luogo, il prodotto finale dovrà essere ratificato in tutti gli Stati membri conformemente alle disposizioni costituzionali e si dovranno ripetere i referendum. Il tentativo di risolvere i problemi dell’integrazione senza coinvolgere la società civile è inaccettabile.

In secondo luogo, il Trattato costituzionale rappresentava un compromesso tra gli Stati membri e i sistemi politici. Il Trattato rivisto non andrà oltre le disposizioni contenute nel Trattato. Diventerà un Trattato costituzionale in miniatura.

In terzo luogo, il tentativo di redigere un altro trattato provoca un enorme ritardo in questa fase della riforma politica dell’UE. La riforma è possibile, eppure, per qualche motivo, non viene perseguita. I cambiamenti all’interno del primo pilastro sono fattibili nelle aree previste dal Trattato che istituisce la Comunità europea. Le riforme attuate nell’ambito di questa procedura possono comprendere l’area intergovernativa, sostanzialmente il secondo e il terzo pilastro.

E’ possibile disciplinare molte questioni sulla base degli accordi internazionali conclusi dagli Stati membri. Per quanto riguarda il terzo pilastro, è anche possibile rafforzare le strutture della cooperazione giudiziaria e di polizia. E’ possibile garantire la legittimazione attraverso lo svolgimento di riunioni pubbliche del Consiglio, il rafforzamento dei parlamenti nazionali, la consultazione nonché conferendo al Parlamento la facoltà di designare il Presidente della Commissione.

La corsa verso un nuovo Trattato è assolutamente insensata. Non si può approvare un nuovo documento passando dalla porta di servizio, poiché anche in questo modo si va contro la volontà dei cittadini. Le richieste di personalità giuridica, sulla moneta unica e riguardo all’adozione del sistema di rotazione per la composizione della Commissione sono estreme e oltretutto negli ultimi due anni nessuna nazione europea ha espresso desideri in tal senso.

 
  
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  Presidente. – Onorevole Wojciechowski, se vuole criticare gli altri, la prego di fare in modo di rispettare a sua volta il tempo di parola.

 
  
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  Philip Claeys, a nome del gruppo ITS. – (NL) Signor Presidente, posso solo concludere che, in una relazione ufficiale, anche quest’Aula ammette ormai piuttosto chiaramente ciò che tutti hanno potuto affermare dopo il Vertice europeo di Bruxelles, ossia che la Costituzione europea, che era stata bocciata dagli elettori francesi e olandesi e che, di conseguenza, in un’ottica strettamente giuridica, non avrebbe mai potuto entrare nuovamente in vigore, sarà mantenuta e introdotta quasi nella sua interezza con espedienti giuridico-politici.

Ora anche nella politica ufficiale europea viene adottata la tattica di fare approvare surrettiziamente alcune sezioni di questa Costituzione, tentativo perseguito in ogni modo persino dopo i referendum di Francia e Paesi Bassi – basti pensare alla Carta dei diritti fondamentali, resa vincolante benché questo documento non lo sia. Questo Emiciclo non sarebbe il Parlamento europeo se, come vuole la tradizione, non tracciasse una distinzione tra i cosiddetti “buoni” Stati membri, che glorificano il credo federale e percorrono la strada del federalismo senza riserve, e i cosiddetti “cattivi” Stati membri.

L’apice del cinismo, tuttavia, è ovviamente la richiesta di quest’Assemblea – e cito testualmente – di “coinvolgere nuovamente i cittadini europei nel proseguimento del processo costituzionale”. In realtà, in molte relazioni, a partire dalla famigerata relazione Duff-Voggenhuber, quest’Aula non ha fatto altro che cancellare l’esito dei referendum di Francia e Paesi Bassi. A quest’Assemblea non potrebbe importare meno del volere dei cittadini, proprio di quelle persone che sostiene di rappresentare. Quest’Aula si sta lentamente ma indubbiamente trasformando nell’esatto opposto di qualsiasi cosa abbia a che vedere con la vera democrazia.

(Applausi a destra)

 
  
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  Jim Allister (NI). – (EN) Signor Presidente, fingiamo di essere dalla parte dei cittadini, ma produciamo una relazione che evita palesemente di sostenere la ratifica popolare di questa costituzione rimaneggiata. In realtà, siamo così determinati a fare approvare rapidamente questa relazione che ci discostiamo dalle debite procedure parlamentari a tal punto che persino un despota arrossirebbe!

Chiediamo agli Stati membri di attenersi al mandato della CIG, ma dichiariamo la nostra intenzione unilaterale di scavalcarlo utilizzando la bandiera e l’inno dell’Unione europea. Dichiariamo la nostra determinazione a formulare ulteriori richieste non appena avremo ottenuto l’approvazione di queste modifiche costituzionali. Questa è la trappola per elefanti dell’accordo, poiché permette l’autorettifica, che per molti significherà non dover mai più consultare i cittadini sullo status costituzionale su cui vorremmo apportare cambiamenti.

(Applausi a destra)

 
  
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  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE). – (PT) All’ultimo Vertice di giugno l’Europa ha compiuto un passo avanti. Non si è scoraggiata durante la crisi e non ha escluso nessuno da questa ricerca comune di una società cosmopolita basata sullo Stato di diritto. E’ vero che non è facile raggiungere un consenso in un’Europa allargata, ma l’Europa è un progetto morale, un progetto della ragione, un progetto vincente. L’unica via è l’unità e l’unica meta è la giustizia globale.

La costruzione dell’Europa viene realizzata a strati di adeguamento strutturale: il Trattato di Roma e la disgregazione del mito delle frontiere, il Trattato di Maastricht e la cittadinanza europea, il Trattato di Nizza e l’allargamento, e ora il Trattato di riforma e l’integrazione politica in una democrazia su vasta scala. Il Trattato di riforma non apre ancora le porte a un’Europa costituzionale – ci lascia ancora in larga misura in un’Europa dei governi – ma pone fine alla fallacia della logica basata esclusivamente sull’opposizione e all’errore di contrapporre un’Europa dei risultati a una riforma istituzionale dell’Europa.

La Conferenza intergovernativa richiederà la buona fede dei governi, la partecipazione dei parlamenti e una politica di autentica comunicazione. Non facciamoci illusioni: non sarà un referendum a fare funzionare questa comunicazione né a legittimare il nuovo Trattato dell’Unione. In molti casi i referendum sono associati a una tendenza populista che non ha nulla a che vedere con le fondamenta razionali delle democrazie. La legittimazione dell’Europa può fondarsi solo su un processo politico di comunicazione costante, che mette la politica al di sopra della burocrazia, valorizza lo scrutinio dei parlamenti nazionali, incoraggia la partecipazione della società civile, rafforza la leadership, dona visibilità al lavoro delle Istituzioni e basa le sue politiche quotidiane su una cultura di diritti e umanità. Questa è l’Europa legittima.

 
  
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  Harlem Désir (PSE). – (FR) Signor Presidente, l’Europa non si limita esclusivamente ai suoi Trattati; le sue difficoltà non sono unicamente, e nemmeno principalmente, di natura istituzionale, e il rilancio dell’Europa dipenderà dalle politiche, dai progetti europei e dal bilancio dell’Unione. Tuttavia, è assodato che l’impasse della riforma istituzionale, la mancata ratifica della Costituzione in diversi paesi e le procedure di non ratifica in altri hanno impantanato l’Europa, l’hanno fatta sprofondare in una crisi e ne hanno messo alla prova l’unità.

In realtà, il compromesso raggiunto sulla convocazione della Conferenza intergovernativa e sul mandato in vista del futuro trattato di riforma non suscitano entusiasmo. Tutto è complicato in questo accordo, che contiene molte note a piè di pagina e, pertanto, il futuro Trattato non sarà affatto semplificato e sarà difficile da capire per gli europei.

L’opt-out che è stato accordato riguardo alla Carta dei diritti fondamentali è davvero riprovevole da parte di chi lo ha richiesto. Almeno questa Carta si applicherà agli altri 26 paesi dell’Unione europea, e ciò fa loro onore. Tuttavia, questo almeno è un accordo, ed è stato raggiunto in un momento in cui l’Europa aveva bisogno di affermare la propria unità.

Credo che dobbiamo dare ogni opportunità alla Conferenza intergovernativa e, soprattutto – e a questo proposito vorrei reagire alle osservazioni formulate dal collega, onorevole Wurtz – il mandato per la convocazione della Conferenza intergovernativa ha almeno una virtù: quella di basare il suo lavoro sulle innovazioni istituzionali che erano perlopiù contenute nella prima parte del progetto di Costituzione europea. Si tratta di un punto decisivo perché la prima parte della Costituzione non è stata quasi messa in discussione, nemmeno dai fautori del “no”, coloro che sostengono di aderire all’integrazione europea in ogni caso, nei paesi in cui si sono svolti i referendum.

Il futuro Trattato dovrà quindi riprendere gli elementi che raccolgono il consenso di tutti i veri europei, a prescindere dal fatto che abbiano votato “sì” o “no” alla Costituzione: rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, una Presidenza stabile del Consiglio, votazione a doppia maggioranza, meno minoranze di blocco, meno decisioni adottate all’unanimità, non da ultimo riguardo alla cooperazione giudiziaria e di polizia, rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune, cooperazione rafforzata e strutturata nell’area della politica di difesa, che sarà più facile da realizzare, e nuove competenze in materia di energia e cambiamento climatico.

Vi erano inoltre anche due punti che erano nella terza parte ma che, a mio parere, tutti i progressisti vorranno proteggere: la clausola sociale orizzontale e un articolo che permetterà di proteggere i servizi di interesse economico generale e quindi di adottare una direttiva a favore dei servizi pubblici. Mi auguro che, se la Conferenza intergovernativa riprenderà tutti questi punti, tutti i fautori dell’Europa, a prescindere dal fatto che abbiano votato “sì” o “no” al progetto di Costituzione, sosterranno il futuro progetto di Trattato.

(Applausi)

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE). – (FI) Signor Presidente, vorrei affrontare una questione molto importante. Vorrei invitare i colleghi parlamentari a sostenere l’emendamento n. 1, che chiede di estendere il mandato della Conferenza intergovernativa per includervi il trasferimento della sede del Parlamento europeo da Strasburgo a Bruxelles. Il mio gruppo appoggia questa decisione.

Si tratta di una questione minore che però riveste grande importanza. Una sola sede rafforzerebbe la legittimazione dell’Unione europea. Un anno fa oltre un milione di persone ha firmato una petizione a favore di una sola sede e la CIG è il luogo adatto per affrontare la questione e prendere una decisione in merito. Oggi il Parlamento deciderà se intende discutere l’opportunità di dotarsi di un’unica sede o se preferisce mantenere la situazione attuale. Se siamo favorevoli ad avere una sola sede voteremo a favore dell’emendamento n. 1.

 
  
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  Inese Vaidere (UEN). – (LV) Onorevoli colleghi, come unica Istituzione dell’UE eletta dai cittadini, il Parlamento europeo ha il dovere di fare in modo che le sue decisioni siano comprensibili. Vorrei rilevare che i motivi per cui il Trattato costituzionale è stato respinto in due Stati membri e non è stato accolto con favore in altri non sono stati analizzati abbastanza a fondo. A mio avviso, lo scetticismo è in ampia misura attribuibile al fatto che i cittadini percepiscono un accentramento del processo decisionale, l’arroganza delle autorità e la distanza dalle persone, oltre a un eccesso di burocrazia. Questi sono motivi sufficienti a suscitare l’opposizione dei cittadini a un’ulteriore integrazione. Il nostro dovere è coinvolgere i cittadini nel processo decisionale, anziché prendere le decisioni al posto loro. Dobbiamo parlare ai cittadini in un linguaggio comprensibile, non nel gergo specialistico dei funzionari pubblici. La Conferenza intergovernativa deve tenere conto di questi aspetti. Al contempo è importante sviluppare ulteriormente il principio della solidarietà nel processo decisionale, ad esempio nella sfera estremamente importante dell’energia. Dobbiamo parlare ai paesi terzi con una sola voce, per evitare che i singoli paesi vengano ricattati. Vorrei sottolineare che, a prescindere dai suoi errori e dalle sue manchevolezze, l’Unione europea è un progetto vincente.

 
  
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  Gérard Onesta (Verts/ALE). – (FR) Signor Presidente, chiedo in primis alla Commissione e in particolare al Consiglio di dimostrare un minimo di dignità e di modestia in proposito, poiché il magnifico successo che stanno cercando di venderci in quest’Aula non riesce a celare una situazione di declino.

Non mi soffermerò sul comportamento vergognoso di alcuni capi di Stato e di governo, che hanno ritrattato le loro promesse ufficiali e solenni, sulla Carta, come ha fatto Tony Blair, e sui voti in seno al Consiglio, come hanno fatto i fratelli Kaczyński. Passeremo dall’avere una Costituzione, che perderemo – le parole hanno un significato –, una costituzione che è un segnale di fiducia nei nostri valori e orizzonti comuni, a un trattato semplificato. Semplificato, che enorme presa in giro! Le note a piè di pagina sono più lunghe del Trattato stesso. Siamo quindi dinanzi a un segnale di sfiducia diffusa e reciproca, e le situazioni di stallo sono molte: l’opt-out sulla Carta, che creerà cittadini di seconda classe, l’impasse sui voti in seno al Consiglio fino al 2017 e oltre con il compromesso di Ioannina e, infine, la diplomazia, che è senza dubbio prevista, ma altrettanto rapidamente intralciata.

E’ evidente che occorre conferire un mandato a questa Conferenza intergovernativa. Tutto fuorché il Trattato di Nizza, perché il Trattato di Nizza significa la fine. Tuttavia, a chi si vergogna dell’Europa vorrei dire che non si costruisce nulla sulla sfiducia, specialmente nei confronti dei cittadini, perché non ci prendiamo nemmeno il tempo di lavorare insieme, di codecidere in seno al Parlamento – in questo dibattito regna l’anarchia –, di conquistare l’approvazione dei cittadini, e nemmeno di assolvere ad una funzione pedagogica. E’ vero che occorre agire rapidamente per nascondere il fatto che le politiche, anziché sul tavolo, sono ormai sotto il tappeto. Purtroppo un giorno dovremo pagare un prezzo per tutto questo.

Per concludere, signor Presidente, e poiché governare significa anticipare, dinanzi all’incapacità della Commissione e del Consiglio di decidere la prossima mossa, chiedo al Parlamento di passare all’azione ribadendo con il suo voto la ferma intenzione di utilizzare il suo futuro potere di modifica del Trattato nel tentativo di rilanciare davvero la forza trainante dell’Europa.

(Applausi dal gruppo Verde/Alleanza libera europea)

 
  
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  Maciej Marian Giertych (NI). – (PL) Signor Presidente, oggi è una giornata nera per l’Unione europea, e una giornata nera per la democrazia. Le élite politiche dell’UE, compresa quest’Assemblea, la Commissione europea e i governi degli Stati membri stanno cercando di ingannare i loro elettori e i loro cittadini. Si aspettano che sosteniamo una Costituzione europea che è già stata respinta dall’elettorato.

Lo slogan di oggi può essere individuato nelle parole di Angela Merkel: utilizzare una formulazione diversa preservando però l’essenza giuridica, come il nome del Trattato, i nomi degli atti giuridici dell’Unione europea o del ministro degli Esteri dell’UE. E’ stato fatto proprio questo.

Stiamo discutendo di un documento con un nome diverso che è stato formulato in termini differenti, ma che è sostanzialmente lo stesso. Apparentemente si tratta di un documento di livello inferiore, solo per evitare che sia sottoposto a referendum. E’ un tentativo di ingannare i nostri elettori, i nostri cittadini. Oggi è davvero una giornata nera, una giornata assolutamente nefasta.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, vorrei dire all’onorevole Giertych che in quest’Aula ho sentito un sacco di stupidaggini, ma le sue sono probabilmente le più grosse stupidaggini che abbia mai sentito.

Vorrei infondere un po’ di ottimismo in quest’Assemblea. Sembra che stiamo partecipando a una sorta di funerale con il nuovo Trattato. In realtà, non penso che stiamo entrando in una nuova fase.

Vorrei fare tre osservazioni. Innanzi tutto, ho piena fiducia nella Presidenza portoghese. Ricordo di avere preparato il Trattato pre-Nizza con la Presidenza portoghese, con Francesco Seixas da Costa e Pedro Lourtie. Svolgono sempre un ottimo lavoro. Tuttavia, vorrei dare loro un consiglio: state attenti al Segretariato del Consiglio, perché il diavolo è nei dettagli e Jean-Calude Piris è un esperto di dettagli.

In secondo luogo, a mio avviso, politica ed economia vanno di pari passo. Oggi abbiamo sentito affermare da più parti in quest’Aula che vogliamo solo un’Unione economica o che vogliamo solo un’Unione politica. Appartengo alla categoria di persone che ritengono necessarie entrambe: abbiamo bisogno di una concorrenza libera e non falsata e anche di un’Unione politica e, grazie a questo Trattato, possiamo effettivamente avere entrambe. Non sono molto preoccupato per gli opt-out, perché la storia ci dimostra che c’è sempre stato un opt-out, ma alla fine vince il buonsenso e gli interessati decidono di partecipare.

Per concludere vorrei dire che dovremmo guardare il lato positivo. Dobbiamo voltare pagina. Sul tavolo abbiamo un Trattato o un progetto di Trattato. Siamo ottimisti: utilizziamo la personalità giuridica che abbiamo, utilizziamo il voto a maggioranza qualificata di cui disponiamo, utilizziamo la Carta, il Presidente, il ministro degli Esteri. Tutto ciò che dico oggi è che questo è un nuovo inizio, che abbiamo un Trattato fantastico, adoperiamolo e andiamo avanti.

(Applausi a destra)

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). – (PL) Signor Presidente, la relazione di cui discutiamo è valida ed equilibrata e sarò lieta di votare a suo favore. Questo documento manda ai governi degli Stati membri, ai parlamenti nazionali e ai cittadini dell’Unione europea un messaggio chiaro: l’Unione europea sarà riformata e la riforma è sulla strada giusta.

Questa relazione costituisce anche un tentativo di ripristinare la fiducia dei cittadini nell’Unione europea e nelle sue Istituzioni, ed è in tale contesto, nel contesto della fiducia, che suscitano grande preoccupazione le voci di alcuni Stati membri che nutrono riserve sulla natura vincolante della Carta dei diritti fondamentali. Mi chiedo in che modo quei governi diranno ai cittadini che non possono avvalersi di una delle conquiste fondamentali della democrazia europea e che non vogliono concedere loro diritti di cui godono i loro vicini europei.

L’opposizione alla Carta dei diritti fondamentali darà origine a una nuova suddivisione dell’Europa in cittadini di serie A e di serie B, in cui i cittadini di prima classe godranno dell’intero spettro di diritti sanciti nella Carta, diritti che verranno negati ai cittadini di seconda classe? Dobbiamo accettare tali divisioni all’inizio del XXI secolo? La mia risposta è assolutamente no, soprattutto se, come propone la Presidenza portoghese, vogliamo un’Europa più forte in un mondo più forte.

(Applausi)

 
  
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  Bogdan Pęk (UEN). – (PL) Signor Presidente, questo Trattato non riforma alcunché, maschera soltanto i difetti. E’ un trattato il cui obiettivo è nascondere la verità che lo riguarda.

L’Unione europea e gli augusti individui che siedono in quest’Assemblea colgono ogni occasione per parlare di equità e dei valori su cui si fonda l’Unione europea. Nel mondo moderno, nella storia dell’umanità, esiste un valore più grande della verità? No, non esiste.

Il Trattato è una corruzione della verità, poiché dietro la facciata del Trattato riformato si cela un tentativo gravemente ingannevole di fare approvare il Trattato costituzionale, che i cittadini hanno respinto. Questa è una strada che non porta da nessuna parte.

Signor Presidente, oggi in quest’Aula lei ha nuovamente dimostrato di essere in grado di interrompere gli oratori che non approvano il Trattato, concedendo quasi un minuto di tempo in più a chi è d’accordo con lei. Questo è il marchio di equità che la contraddistingue.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Onorevole Pęk, lei aveva a disposizione un minuto di tempo. Ha parlato per un minuto e ventitre secondi. Ha superato il suo tempo di parola e il Presidente è stato molto tollerante nei suoi confronti. Forse potrebbe dimostrarsi ragionevole e riconoscerlo.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. – (PT) Questa mattina abbiamo già discusso abbastanza a lungo la questione del Trattato – dalle 9.00, come ha rilevato uno degli oratori – e pertanto credo che le osservazioni e i commenti principali siano stati formulati. Molti di essi sono stati senza dubbio interessanti e la Presidenza portoghese ne trarrà ovviamente le proprie conclusioni.

Io, come molti dei deputati qui presenti, sono stato membro della Convenzione europea e ho partecipato anche alla Conferenza intergovernativa del 2004. Non dico di non aver avuto, dal 2004 a oggi, motivi di apprensione o momenti di scetticismo, ma ho sempre saputo che la forza trainante dell’Europa è costituita dal compromesso e dalla volontà di andare avanti. Oggi posso dirvi chiaramente che questa volontà di andare avanti, questa volontà di giungere a un compromesso, di arrivare a un accordo, a mio parere è tornata.

Al Consiglio europeo non potevamo permetterci di fallire e non abbiamo fallito; quindi lanciamo all’Europa, ai suoi cittadini e al mondo il segnale inequivocabile che questo è un progetto per il futuro, un progetto al servizio degli europei, un progetto al servizio del mondo. Ovviamente, potremo non essere tutti soddisfatti del mandato adottato dal Consiglio europeo, ma possiamo stare certi che grazie a questo mandato disporremo di un Trattato con Istituzioni più efficienti, un processo decisionale più democratico e risposte più adeguate sia ai problemi interni dell’Unione, sia ai problemi che l’UE deve affrontare sul versante esterno.

Questo è e sarà il mandato di cui avevamo bisogno. Sicuramente avremo il Trattato che i cittadini europei desideravano da tempo. Come ha affermato il Primo Ministro del Portogallo in questa sede, “Abbiamo il mandato, non abbiamo il Trattato”, e il mandato che abbiamo ricevuto non è volto a modificare tale documento ma a creare il nuovo Trattato. Questo è il nostro obiettivo e lo perseguiremo con tutta la nostra forza e tutta la nostra convinzione.

Il termine per la conclusione dei nostri lavori è ottobre e mi auguro che a ottobre potremo annunciare in quest’Aula la buona notizia di un nuovo Trattato per la nostra Unione. Non permetteremo quindi alcuna mancanza di disciplina, come ha suggerito uno degli onorevoli deputati. Vorrei altresì assicurarvi che tutte le Presidenze portoghesi si contraddistinguono per la trasparenza, per la comunicazione con i cittadini e la comunicazione con le Istituzioni. Ovviamente proseguiremo su questa linea e posso garantirvi che questo è uno degli impegni della Presidenza portoghese.

Come ho detto, a ottobre spero di potervi annunciare qualche buona notizia.

(Applausi)

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, onorevoli deputati, occorre trovare una via di mezzo tra l’eccessivo ottimismo di Pangloss e il pessimismo estremo dell’asinello Ih-Oh. In politica è molto raro avere una seconda vita e non mi riferisco al gioco di ruolo su Internet. Non dimenticate che, meno di un anno fa, il Trattato costituzionale o il progetto di avere un nuovo Trattato furono dichiarati morti, tenuti in vita artificialmente o in coma. Adesso, invece, discutiamo di una procedura di ratifica che verrà avviata molto presto.

Penso che darci al gioco dello scaricabarile adesso non ci sarà di alcun aiuto e, come osservazione conclusiva su questo dibattito, vorrei dire due cose. Innanzi tutto, la Commissione europea non è favorevole agli opt-out sulla Carta dei diritti fondamentali. Avremmo preferito fare a meno di queste clausole di non partecipazione. Ma qual era la vera scelta politica in questo caso? Potevamo scegliere tra una Carta indebolita senza forza giuridica e una Carta giuridicamente vincolante per le Istituzioni europee con una clausola di opt-out oppure il mantenimento del testo integrale della carta. Di conseguenza, preferisco avere una carta giuridicamente vincolante; inoltre, un opt-out è anche un opt-in e quindi non si tratta di una situazione immutabile.

In secondo luogo vorrei rilevare che presumo che i deputati al Parlamento europeo non considerino la ratifica parlamentare meno democraticamente legittima dei referendum.

(Applausi)

Ovviamente alcuni euroscettici sperano che la sfida di informare i cittadini e di coinvolgerli in una questione complessa come un trattato possa trasformarsi in un’arma in grado di sferrare un ulteriore colpo mortale all’integrazione europea. Tuttavia, non credo che dobbiamo permettere che questo accada.

(Applausi)

Inoltre, a prescindere dal metodo di ratifica scelto dagli Stati membri, ognuno di noi ha il dovere di informare i cittadini, di coinvolgerli, di discutere con loro di tutto ciò che riguarda l’Europa e questo dev’essere l’impegno che dobbiamo assumere ora, l’obiettivo che dobbiamo perseguire insieme, cooperando appieno e in maniera programmata. Questo è anche il contributo che verrà fornito da parte della Commissione. Pertanto, tornerò presto in quest’Aula per presentarvi il programma da seguire per attuare una procedura di ratifica appropriata, democratica, aperta e trasparente.

Con questo auguro altresì alla Presidenza portoghese tutto il successo possibile con l’apertura della CIG.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

Possiamo procedere alle votazioni.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. – (EN) Gli ultimi due anni relativi al processo di riforma del Trattato non sono passati invano. Sono state individuate e avviate le seguenti cinque azioni:

1. A seguito del mandato conferitole nel giugno 2006, la Presidenza tedesca ha elaborato una relazione.

2. Il Consiglio europeo ha deciso di convocare una Conferenza intergovernativa.

3. Poiché il testimone della Presidenza del Consiglio è passato al Portogallo, la priorità di elaborare un progetto di Trattato spetta ora a questo paese.

4. La CIG dovrebbe concludere i suoi lavori entro la fine di quest’anno.

5. La ratifica dovrebbe avvenire prima delle elezioni europee del 2009.

In realtà, stiamo assistendo a un approccio più cauto: l’aspetto costituzionale del Trattato è stato ristrutturato in modo da lenire l’anticostituzionalità. D’altro canto, sono state mantenute le innovazioni sostanziali originariamente proposte nel Trattato costituzionale, la più importante delle quali è il fatto che l’UE sarà dotata di una personalità giuridica.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE). – (FR) Durante l’ultimo Consiglio europeo del giugno 2007 i capi di Stato e di governo hanno raggiunto un buon accordo volto a progredire verso un’Europa politica. Mi spiace che gli amici del Regno Unito abbiano dovuto distinguersi per l’ennesima volta rifiutandosi di applicare la Carta dei diritti fondamentali e di cooperare appieno in materia giudiziaria e di polizia. Mi spiace che, sebbene siano stati mantenuti in termini materiali, i simboli dell’Unione europea (la bandiera, l’inno e il motto) siano stati eliminati dal testo ufficiale. Nonostante io sia contrario a un’Unione europea federale, in quanto sono fermamente convinto che le nazioni siano molto utili per il benessere dei popoli, ritengo che i cittadini debbano avere qualche punto di riferimento con cui identificare l’Unione politica. Mi auguro che torneremo su questo argomento. Infine, la soppressione del riferimento al concetto di “una concorrenza libera e non falsata nel mercato interno” ci permetterà, nell’ambito di quella che è divenuta una complessa concorrenza mondiale, di utilizzare meglio la forza della nostra Unione europea al servizio dei produttori e non solo dei consumatori. Accolgo con favore l’iniziativa avviata dal Presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, che è riuscito a sfruttare appieno il suo talento per promuovere un’Europa forte e unita.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) In 200 parole:

1. Il mandato della CIG mantiene la sostanza del contenuto del Trattato respinto nel 2005.

2. Ciò che le forze sottese alla creazione dell’integrazione capitalista europea cercano di fare è reintrodurre, dalla porta di servizio, il salto qualitativo federalista, neoliberale e militarista sancito nella respinta “Costituzione europea”.

3. Questo tentativo costituisce una grave mancanza di rispetto nei confronti della volontà espressa dai cittadini di Francia e Paesi Bassi nei loro referendum.

4. Se, in un momento in cui le grandi potenze assumono un peso sempre maggiore nel processo decisionale dell’UE, il Portogallo si baserà esclusivamente sul mandato in materia di questioni istituzionali, perderà in termini di:

– ponderazione dei voti in seno al Consiglio;

– diritto di veto;

– sovranità;

– deputati al Parlamento europeo;

– un Commissario permanente.

5. Il mandato riafferma le basi delle politiche neoliberali dell’UE, che sono all’origine dei gravi problemi socioeconomici con cui è confrontato il Portogallo.

6. Il mandato istituzionalizza la militarizzazione dell’UE.

7. Questo significa che il contenuto del mandato giustificherebbe di per sé lo svolgimento di referendum nazionali vincolanti sulla pseudo-nuova proposta di Trattato, esigenza tanto più legittima alla luce dell’inaccettabile imposizione della sostanza di un Trattato che è già stato respinto.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE), în scris. – Mandatul Consiliului European depăşeşte impasul constituţional în care Uniunea Europeană se află de mai bine de doi ani, dar în acelaşi timp sacrifică unele prevederi esenţiale.

Consiliul European a decis ca simbolurile europene să fie excluse din viitorul tratat; consider acest lucru ca fiind regretabil şi susţin modificarea Regulamentului de procedură al Parlamentului pentru a adopta în mod oficial steagul şi imnul Uniunii Europene. Cetăţenii europeni respectă aceste simboluri, pe care le consideră familiare şi apropiate, după cum indică cel mai recent Eurobarometru. În România, 76% dintre cetăţeni asociază simbolurile UE cu un sentiment de încredere; de aceea, sunt convinsă că steagul Uniunii Europene va fi şi în continuare arborat cu mândrie în ţara mea.

Mandatul defineşte, de asemenea, stabilirea unei noi componenţe a Parlamentului European. Ca singurul organ ales al Uniunii şi cel care este menit să reprezinte cel mai fidel cetăţenii, consider că Parlamentul European trebuie să respecte întru totul principiul proporţionalităţii în desemnarea numărului de europarlamentari din fiecare stat. Reprezentarea fiecărei ţări nu trebuie să fie stabilită prin negocieri politice, ci trebuie să reflecte mărimea populaţiilor statelor membre.

Nu în cele din urmă, consider esenţială includerea clauzei de solidaritate în domeniul energetic. Aceasta va asigura cadrul legislativ pe baza căruia Uniunea Europeană îşi va putea proteja mai bine interesele şi întări independenţa energetică.

 
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