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Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 5 settembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

11. Instabilità finanziaria e impatto sull’economia reale (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione su instabilità finanziaria e impatto sull’economia reale.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio.(PT) Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli deputati, come potete immaginare, è ancora troppo presto per valutare le recenti turbolenze sui mercati finanziari. Dobbiamo attendere dati economici più specifici e, come sapete, il Consiglio non si riunisce dalla fine di luglio, ma concordo con Jean-Claude Juncker, Presidente dell’Eurogruppo, quando dice che per il momento non si avverte alcun effetto sulle previsioni di crescita nell’area dell’euro nel suo complesso.

L’economia europea ha continuato a evidenziare una forte crescita che si basa su fondamenta solide. Infatti l’anno in corso ha fatto registrare risultati molto positivi dal punto di vista della riduzione dei deficit di bilancio, della stabilità dell’euro, della crescita economica e dell’occupazione.

E’ su queste premesse che dobbiamo considerare le recenti turbolenze finanziarie cui accennavo. Questo è tutto quello che ho da dire sull’argomento per adesso. Sono certo che la riunione informale dei ministri ECOFIN, prevista per il 14 e 15 settembre nella città portoghese di Porto, analizzerà, come di consueto durante le riunioni del Consiglio, la situazione economica e finanziaria dell’Unione europea più dettagliatamente, sulla base di dati più completi e aggiornati.

Vorrei anche rassicurarvi sul fatto che la Presidenza portoghese continuerà a lavorare per consolidare il mercato unico dei servizi finanziari. Inoltre, il costante alto livello di investimenti nella convergenza delle pratiche di vigilanza e nel continuo miglioramento del quadro prudenziale mostra chiaramente che non abbiamo sottovalutato l’importanza di un quadro che promuova la stabilità finanziaria.

Infine, in termini generali, la Presidenza è impegnata a portare avanti l’attuazione dell’Agenda di Lisbona, che costituisce il miglior contributo che possiamo dare al consolidamento del potenziale di crescita dell’economia europea e al mantenimento di basi solide, campo in cui la Presidenza portoghese continua ad essere fortemente impegnata.

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. − (ES) Signor Presidente, onorevoli deputati, nelle ultime settimane si sono verificate gravi turbolenze sui mercati finanziari, provocate inizialmente dal deterioramento del mercato statunitense dei mutui subprime.

Tale deterioramento si è diffuso in tutti i mercati mediante i titoli e i prodotti finanziari sostenuti da tali mutui, che negli anni recenti sono stati acquistati in grandi quantità dalle istituzioni finanziarie di tutto il mondo.

Se guardiamo alle correzioni apportate alle borse nel corso delle ultime settimane, non sono state superiori alle precedenti correzioni di mercato degli ultimi due anni; tuttavia, quanto è successo di recente è insolito, in quanto ha innescato una crisi di liquidità sui mercati interbancari, il che ha costretto le banche centrali ad operare delle massicce iniezioni di denaro. I problemi di liquidità sono palesemente legati a una diminuzione della fiducia, dovuta a sua volta a una carenza di informazioni sull’esposizione globale degli operatori di mercato ai prodotti legati ai mutui nordamericani ad alto rischio.

L’impatto di questa turbolenza potrebbe andare oltre quello che abbiamo visto finora e pertanto richiede la nostra totale attenzione e giustifica appieno la discussione di quest’oggi. E’ ancora troppo presto per quantificare gli effetti di questa crisi sull’economia reale.

L’impatto definitivo dipenderà principalmente da tre fattori. Innanzi tutto, dovremo vedere quale sarà l’impatto diretto della crisi del mercato immobiliare nordamericano sull’economia statunitense nel suo complesso, anche se non vi è alcun dubbio che sarà negativo, e la crescita statunitense sarà inferiore a quanto finora pronosticato. Data l’influenza dell’economia americana sull’economia globale, un rallentamento della crescita negli Stati Uniti avrà un qualche impatto sul resto del mondo e, in particolare, sulle economie europee. Tale impatto, in linea di principio, dovrebbe essere limitato nel nostro caso, visto che i paesi dell’Unione europea commerciano principalmente all’interno dell’Unione stessa. Inoltre, l’economia globale ha tuttora un alto tasso di crescita, grazie fra l’altro al dinamismo dei paesi emergenti, i quali non sono stati molto colpiti da questa crisi.

Il secondo fattore rilevante in sede di valutazione del possibile impatto della turbolenza finanziaria è quello dei cambiamenti nelle condizioni finanziarie per le imprese e le famiglie. Stiamo già assistendo a una rivalutazione dei premi di rischio affinché siano più in linea con la valutazione reale del rischio in questione. Si tratta di correggere una situazione in cui l’abbondanza di liquidità ha portato ad un certo allentamento della valutazione del rischio. Ciò presenta aspetti positivi, ma se le condizioni di finanziamento dovessero superare certi limiti di selettività, l’attività economica sarebbe indubbiamente colpita dalla diminuita disponibilità di capitale.

Il terzo fattore, probabilmente il più importante e quello di più difficile previsione, sarà l’impatto sulla fiducia. La fiducia è un motore chiave degli investimenti e delle decisioni di acquisto, ma a differenza dei fattori precedenti, si tratta di un valore soggettivo che si basa sui messaggi sulle percezioni e sulle informazioni ricevute in generale dagli operatori economici. Questi includono fra l’altro i segnali provenienti dalle autorità pubbliche, che siano i governi nazionali, i rappresentanti del parlamento o delle organizzazioni internazionali.

Credo perciò che questa discussione rappresenti una buona occasione non solo per valutare le conseguenze dirette di quanto è accaduto sui mercati nelle ultime settimane, ma anche per ricordare e sottolineare il fatto che l’economia europea continua ad avere, come ha appena detto il rappresentante del Consiglio, delle basi solide, le quali non dovrebbero essere interessate in modo significativo dalla recente turbolenza, e che quindi la nostra economia è ben strutturata per superare le incertezze venutesi a creare.

Come ho detto in precedenza, l’economia globale è ancora estremamente dinamica, e grazie a ciò vi è ancora un’eccedenza della bilancia commerciale nel settore esterno della nostra economia, come dimostrato dalle più recenti statistiche pubblicate da Eurostat. Gli investimenti, soprattutto gli investimenti nei beni capitali, rimangono ad alti livelli, sostenendo l’attuale attività economica e facendo prevedere dei miglioramenti della produttività nel futuro. Il consumo privato beneficia della creazione di numerosi posti di lavoro, così che le nostre statistiche più recenti mostrano un tasso di disoccupazione nell’area dell’euro e nell’Unione europea che è vicino ai livelli più bassi mai registrati: nel caso dell’area dell’euro, il tasso di disoccupazione è inferiore al 7 per cento. L’inflazione rimane stabile.

Sulla base di tutto questo, le imprese fanno registrare risultati positivi, che dovrebbero metterle nelle condizioni di affrontare qualsiasi giro di vite nel campo del credito senza dover rivedere sostanzialmente i propri piani di investimento e crescita. Onorevoli deputati, in breve, non vi è dubbio che, dato che uno dei rischi di declino dai quali mettiamo in guardia da un po’ di tempo nelle nostre previsioni economiche, ovvero i rischi di un declino nel mercato statunitense dei mutui e il suo impatto sull’economia statunitense, si è verificato, la crescita per quest’anno e per l’anno prossimo nell’Unione europea e nell’area dell’euro non supererà le previsioni da noi formulate nel maggio di quest’anno.

Tuttavia, abbiamo buoni motivi per rimanere fiduciosi per quanto riguarda l’economia europea e la sua capacità di superare l’attuale turbolenza. Martedì prossimo, 11 settembre, su incarico della Commissione, pubblicherò le previsioni intermedie di crescita per il 2007 sia per l’area dell’euro sia per l’Unione europea, il che ci fornirà una prima indicazione del possibile impatto della crisi.

Nello stesso giorno avrò l’opportunità di presentare queste previsioni al Parlamento dinanzi alla commissione per i problemi economici e monetari. Per le previsioni per il 2008 e oltre, come sapete, occorrerà attendere che pubblichiamo le nostre previsioni a novembre, come di consueto.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, la crisi dei mutui subprime statunitensi e il loro potenziale impatto sull’Europa hanno assorbito la nostra attenzione nelle ultime settimane. Il mercato europeo dei mutui ha caratteristiche diverse da quello statunitense, quindi è meno probabile che dei problemi di simile portata si verifichino in Europa nel futuro prossimo. I prestiti subprime in Europa sono molto limitati se paragonati agli Stati Uniti, e inoltre esistono dei meccanismi di tutela, come le norme sul prestito e i limiti al prestito/valore.

La recente turbolenza ha però dimostrato chiaramente l’interdipendenza e la globalizzazione dei mercati finanziari. I rischi sono stati distribuiti in maniera saggia, il che è positivo. Il contagio, invece, costituisce un problema. Alcune banche europee e fondi patrimoniali sono esposti ai titoli legati al subprime. Si sono verificati problemi concreti, nella fattispecie per via della contrazione dei mercati delle carte commerciali e di quelle garantite da attività.

Quale lezione può trarre l’Europa da questa crisi? E’ prematuro per trarne conclusioni definitive, poiché è troppa l’incertezza sul mercato. È altresì importante reagire in modo ragionevole, valutando la situazione con calma. Reagire in fretta, cambiando strategia, è probabilmente la reazione sbagliata.

Dalle nostre considerazioni preliminari emergono i seguenti punti:

Primo, l’interdipendenza dei mercati mostra quanto sia importante avere un approccio alla regolamentazione convergente a livello globale, con norme prudenziali ragionevoli e adeguati standard per la tutela degli investitori. Ciò rende i dialoghi della Commissione con le autorità di regolamentazione degli Stati Uniti e altre giurisdizioni ancora più importanti. Occorre mantenere alti livelli normativi in tutti i mercati finanziari globali, visti i rischi di contaminazione.

Secondo, per quanto riguarda i mutui statunitensi, sorgono inevitabilmente interrogativi. Anche se sostengo il concetto della facilitazione dell’accesso al mercato immobiliare per le persone che normalmente non sarebbero in grado di acquistare una casa, col senno di poi l’adeguatezza della normativa e la tutela dei consumatori saranno oggetto di dibattito. Sono previste misure correttive, ma ci vorrà tempo per risolvere il problema.

Una delle lezioni da trarre dalla crisi è l’importanza di educare i cittadini sulla finanza durante tutto l’arco della vita, garantendo al contempo una condotta responsabile nel campo dei mutui. Nell’Unione europea stiamo già considerando tali questioni nel quadro del nostro lavoro sul credito al consumo, sul credito ipotecario e sulla sensibilizzazione dei consumatori.

Terzo, il trasferimento dei crediti ipotecari e dei rischi ad essi associati ad altri è stato al centro della crisi. A volte tali rischi sono tornati alla banca erogante, nel momento in cui i loro strumenti finanziari non erano più redditizi o non potevano finanziare i titoli erogati dalla banca.

Dobbiamo senza dubbio analizzare attentamente i meccanismi in gioco, ovvero il ruolo dei conduit e degli strumenti speciali, e la loro importanza per le banche europee.

I problemi della valutazione dei complessi prodotti derivati e dei meccanismi di compensazione del mercato nel caso di turbolenze sui mercati richiedono anch’essi un’analisi più approfondita. La recente crisi sui mercati ha inoltre evidenziato l’importanza dei rischi di reputazione, oltre che dei rischi di liquidità, come motori di una corretta valutazione dell’esposizione al rischio delle banche nei confronti delle operazioni complesse.

Quarto, cosa ne è di “Basilea II”, la nuova direttiva sui requisiti patrimoniali per le banche? “Basilea II” consente alle banche e ai fondi di investimento di valutare in modo adeguato i rischi e di calibrare correttamente i loro requisiti patrimoniali, cosa che avverrà anche con “Solvibilità II”, che è l’equivalente di Basilea per il settore assicurativo.

Comunque ciò non significa che dobbiamo essere compiacenti. I legislatori dovranno esaminare attentamente le implicazioni che ne scaturiranno. Occorrerà ad esempio concentrarsi maggiormente sulla calibratura del patrimonio dei prodotti complessi e sulla capacità delle banche di individuare i potenziali problemi nelle situazioni di crisi, fra cui la potenziale concentrazione di rischi in certi settori.

Quinto, molti hedge fund sono stati particolarmente attivi nei mercati creditizi strutturati. Molti di tali hedge fund, coi loro facoltosi investitori privati o istituzionali, potrebbero aver subito perdite, a volte pesanti, negli ultimi mesi. E’ così che funzionano i mercati.

Gli operatori esperti in hedge fund ne sono consapevoli. I mercati finanziari funzionano in base al rischio. Non critico quanti fanno fortuna nei periodi di vacche grasse, ma non verserò neanche delle lacrime adesso se vi saranno delle perdite. Tuttavia, la cosa più importante è che i fallimenti nel campo degli hedge fund, a quanto pare, non hanno contagiato il sistema finanziario nel suo complesso. Le norme sui fondi di investimento, gli USIT, hanno tenuto. Come ci aspettavamo, il nostro quadro prudenziale e i controlli sul rischio bancario hanno impedito che i fallimenti degli hedge fund causassero turbolenze più diffuse.

Per quanto molti vogliano demonizzare gli hedge fund, non sono la causa delle difficoltà sul mercato. Non dimentichiamoci dove affonda le sue radici l’attuale crisi: nel prestito di bassa qualità, aggravato dalla cartolarizzazione di tali prestiti in veicoli fuori bilancio, di cui in pochi comprendevano i rischi associati. Sono queste le questioni su cui le autorità prudenziali e i supervisori dovranno concentrarsi nel futuro.

Il sesto punto è il seguente: qual è stato il ruolo delle agenzie di valutazione del credito in questa crisi? Ho già espresso le mie critiche sulla lentezza con la quale hanno rivisto al ribasso le loro valutazioni per i finanziamenti strutturali sostenuti dai mutui subprime. Fino a che punto la loro metodologia è stata valida? In che misura le limitazioni relative alla valutazione dei prodotti strutturali, sulla base delle valutazioni standard delle imprese, sono state spiegate e comprese?

I potenziali conflitti di interesse delle agenzie di valutazione rappresentano un altro motivo di preoccupazione: da un lato agiscono da consulenti delle banche su come strutturare la loro offerta per ottenere la migliore combinazione di valutazioni; dall’altro, le agenzie di valutazione del credito forniscono delle valutazioni sulle quali gli investitori fanno molto affidamento. Ciò riguarda anche le autorità di regolamentazione, vista la loro importanza per il calcolo dei requisiti patrimoniali delle banche.

E’ stato affermato che vi è stata un’inflazione di valutazione ingiustificata per i prodotti strutturali. Il ruolo delle agenzie di rating del credito deve esser più chiaro per quanto riguarda quello che fanno e quello che non possono fare, fino a che punto sono affidabili o non affidabili. Sto seguendo tali questioni con il comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari (CESR), e intendo affrontarle con i nostri partner internazionali.

Ciò di cui abbiamo bisogno sono norme e principi chiari, solidi e metodici che siano applicati in modo rigoroso, nonché una comprensione molto più approfondita da parte degli investitori degli utilizzi e delle limitazioni delle valutazioni, nonché della loro credibilità e viceversa. E’ necessario definire chiaramente il campo di applicazione dei conflitti di interesse per quanto riguarda la loro influenza sulle valutazioni. Va da sé che gli altri attori del mercato devono dare prova di coscienziosità. Dov’era questa coscienziosità? Le società e i loro dipendenti stavano valutando continuamente e obiettivamente la qualità degli strumenti che vendevano e compravano e le implicazioni in termini di rischio delle strutture di tali strumenti, oppure si basavano solo su supposizioni? Si sono fermati per considerare la solidità delle attività che li sostenevano, i rischi di frode, l’affidabilità degli ordinanti e le tendenze del mercato? Dubitavano essi stessi delle valutazioni e avevano accesso ai dati necessari, sia qualitativamente che quantitativamente, per farlo?

Spero che i consigli di amministrazione di tutte le società finanziarie esaminino le loro azioni e ne traggano le dovute conclusioni. E’ nostra opinione che una normativa leggera e fondata sui principi sia il miglior approccio per il settore finanziario, poiché ha dimostrato la sua validità. Tuttavia, dobbiamo rimanere vigili e trarre le dovute lezioni. Tutte le parti devono assumersi le proprie responsabilità in tutta serietà.

 
  
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  John Purvis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, mentre il Consiglio non si riuniva, la Banca centrale europea era perlomeno al lavoro e credo che le si debba riconoscere il merito per aver fermato il possibile propagarsi del contagio in Europa. Speriamo che continui a rivestire questo ruolo con ragionevolezza.

Ma spesso e volentieri sembra essere un elemento inevitabile del ciclo finanziario che la corsa verso il vantaggio competitivo porti a degli eccessi, i quali a loro volta portano ad una prevedibile battuta di arresto. Tali pressioni sono in gran parte responsabili anche della spinta a sviluppare questi strumenti finanziari innovativi descritti dal Commissario McCreevy, e che si nascondono dietro l’attuale crisi del mercato statunitense dei mutui subprime e del loro conseguente contagio in Europa.

A mio parere questa situazione non giustifica una caccia alle streghe nei confronti degli hedge fund, poiché sono stati forse vittime sofisticate, o ingenue, di queste alchimie di nuova invenzione. Allo stesso modo, delle banche solitamente caute ma ingenue sono state tentate dai tassi d’interesse maggiorati pagati da questi strumenti con una valutazione apparentemente alta, per quello che si è rivelato troppo bello per essere vero.

Sembra che pochi operatori dei mercati finanziari, nonché probabilmente pochi regolatori, comprendano sufficientemente questi strumenti, questi derivati creditizi, queste obbligazioni di debito collateralizzate. Men che meno comprendono appieno i potenziali rischi e le implicazioni. E’ pertanto necessario che le autorità sia statunitensi che europee – e sono felice di vedere che il Commissario McCreevy affronterà la questione così seriamente – acquistino più dimestichezza con tali meccanismi, con la loro strutturazione e la loro suddivisione, come le sue sottounità sono valutate, contabilizzate, nonché col loro marketing, con la loro liquidità e scambiabilità.

Come in ogni altro settore, anche nel campo dei meccanismi finanziari l’innovazione è auspicabile. Ciò non deve essere ostacolato ma, quando è probabile che emergano problemi di questo genere, è necessario che i dirigenti e autorità di regolamentazione si assumano le loro responsabilità per comprenderli appieno e, se necessario, introducano le dovute limitazioni.

 
  
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  Robert Goebbels, a nome del gruppo PSE. (FR) Signor Presidente, il costo delle turbolenze verificatesi sui mercati finanziari in agosto non è ancora chiaro. Come abbiamo appena sentito, la Commissione si attende un impatto negativo sulla crescita. Le perdite reali subite dalle banche e da altri attori finanziari verranno alla luce soltanto quando saranno stilati i loro bilanci annuali.

Secondo il Commissario Almunia, non disponiamo ancora di sufficienti informazioni sulla reale esposizione complessiva di tutti gli attori. Il fatto che coloro che si sono assunti rischi eccessivi stiano pagando il conto è un principio salutare, ma dietro l’attivismo speculativo del mondo finanziario vi sono le vittime, ovvero le famiglie intrappolate nell’illusione dei mutui che promettono una crescita illimitata sul mercato immobiliare, nonché i piccoli investitori che sono stati indirizzati verso rischi che sono stati sottovalutati da quanti hanno lucrato sulle laute commissioni, fra cui le agenzie di rating del credito.

Il gruppo dei socialisti chiede da anni un monitoraggio più rigoroso degli hedge fund e tutti gli strumenti speciali che i mercati non fanno che moltiplicare. Come afferma Carlo Ciampi, lo sviluppo tumultuoso dei derivati è privo di qualsivoglia controllo. Persino i direttori delle banche principali non comprendono più questi strumenti opachi. I rischi reali, ad esempio i mutui, sono suddivisi all’infinito, e inclusi ripetutamente in prodotti di fondi di investimento e strumenti borsistici, col risultato che nessuno riesce più a rintracciare il rischio originario.

Il mercato si attende che le banche centrali tirino gli speculatori fuori dall’impiccio. La BCE in effetti lo ha fatto, nel suo ruolo di prestatore di ultima istanza. Ci si potrebbe dunque chiedere perché la BCE debba iniettare nel mercato quantità di capitale più ingenti di quanto non faccia la Federal Reserve quando questi diventa illiquido, anche se la crisi subprime è cominciata negli Stati Uniti. Le banche europee sono state più astute? Le autorità di controllo non hanno fatto bene il proprio lavoro? Il gruppo socialista chiede che la Commissione tragga le giuste lezioni dal mercato finanziario, il quale è divenuto troppo opaco e perciò estremamente pericoloso per l’economia reale.

(Applausi)

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė, a nome del gruppo ALDE. (LT) Innanzi tutto, vorrei rispondere alla domanda dell’onorevole Goebbels sul perché la Banca centrale europea abbia stanziato più denaro della banca centrale statunitense. E’ perché l’economia europea è ormai la più grande del mondo. Si tratta di un’enorme sfida per tutti noi. Il fatto che l’OCSE e la Commissione europea abbiano valutato nello stesso giorno i risultati potenziali dei problemi finanziari sul mercato in modo diverso mi sorprende e rattrista. Ciò significa che la Commissione europea deve probabilmente adattare i propri modelli di valutazione economica, soprattutto perché probabilmente sono basati su metodi matematici. Ciò è preoccupante, poiché pronosticare le politiche economiche è una questione complicata e gli strumenti devono essere flessibili.

Cosa dobbiamo fare ora di fronte alle nuove sfide? Preferirei non commentare i problemi che emergono; i miei colleghi lo hanno già fatto esaurientemente. Vorrei evidenziare solo un punto. In primo luogo, la crisi si è verificata per via della politica monetaria aggressiva all’interno della Comunità quando venne fatto un tentativo di risolvere i problemi della bolla di Internet. Per tale motivo non possiamo influenzare le varie decisioni dei paesi terzi. Possiamo rafforzare il dialogo e la cooperazione con gli organi di controllo, ma l’Unione europea è alle prese con un dilemma: attualmente assistiamo a una fusione globale di istituzioni finanziarie ed è possibile che non avremo più un mercato unico, bensì avremo un mercato transatlantico dei titoli; forse avremo un qualche altro mercato nel campo delle assicurazioni. Ciò significa che dobbiamo decidere se concepiamo l’Europa come un mercato unico e se vogliamo che gli accordi siano presi a livello europeo. Possiamo accettare progetti pilota se uno dei nostri mercati figura sullo scenario internazionale in modo indipendente? Dobbiamo trovare un accordo al riguardo, altrimenti sarà molto difficile gestire questa crisi.

Vorrei sottolineare un’altra cosa. I mercati finanziari sono in fase di ricostruzione. Noi stessi abbiamo riconosciuto il ruolo delle istituzioni non bancarie nella direttiva relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno. Dobbiamo riconoscere che stanno facendo la loro comparsa diverse banche e fondazioni islamiche, e che le reti di scambio stanno finalmente facendo il loro ingresso sui mercati finanziari. E’ inoltre necessario disciplinare le istituzioni non bancarie, con una regolamentazione comune, che renda le regole del gioco uguali sia per le istituzioni bancarie che per quelle non bancarie. Questa è l’attuale realtà.

La terza questione sulla quale vorrei soffermarmi è che sono preoccupato dal fatto che utilizziamo solo modelli rischiosi come base. Questo principio di valutazione del rischio si è rivelato molto soggettivo, e pertanto ho dei dubbi sulle direttive “Solvibilità II” e “Basilea II”. Possiamo non fidarci delle agenzie di valutazione, possiamo criticarle, ma il problema rimane. Dobbiamo fidarci degli strumenti di mercato, ovvero della liquidità. Se non possiamo vendere dei determinati titoli sul mercato, oppure se sono scambiati raramente, nessuna agenzia di valutazione le può valutare. Ciò deve essere compreso appieno ed è necessario ridurre la dipendenza della nostra normativa dalle opinioni delle agenzie di valutazione.

In conclusione, vorrei dire che non vi è alcun bisogno di salvare le istituzioni finanziarie. Posso dire sulla base della mia esperienza successiva alla crisi finanziaria in Lituania che, quando trascorrono qualche settimana in prigione, i banchieri imparano alla svelta a gestire le banche.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, sarei grato ai Commissari se fornissero la loro risposta.

Gli avvenimenti che si sono verificati in agosto sul mercato subprime hanno evidenziato a noi tutti una serie di problemi. Innanzi tutto, la natura globalizzata dei mercati finanziari, e la questione della rapidità con cui le autorità di regolamentazione o le autorità di controllo riusciranno a tenere il passo dello sviluppo di nuovi prodotti e nuove idee. Tuttavia, tutto ciò mi riporta alla mente una cosa che mi disse una volta un vecchio contadino di West Cork nell’Irlanda sudoccidentale: non esiste olio che faccia crescere i capelli – le mie scuse a chi nell’Aula ha problemi con i propri follicoli –, non esistono occhiali che rendano i vestiti trasparenti e, inoltre, la madre degli imbecilli è sempre incinta. La realtà è che i prodotti disponibili erano ad alto rischio, e per quanto se ne possa dire, l’idea del caveat emptor avrebbe dovuto essere al centro di ogni decisione relativa alle banche o altri fondi nei cui prodotti ad alto rischio avevamo intenzione di investire. Ciò stride col ruolo delle agenzie di rating del credito e con la loro responsabilità, non solo relativamente ai consigli che danno, ma soprattutto per quanto riguarda il loro informarci in modo trasparente sul fatto se siano loro stesse a rappresentare questi fondi oppure se ci diano consigli chiari e indipendenti.

I colleghi si ricordano probabilmente che, diversi anni fa, abbiamo discusso una direttiva sul credito al consumo, e l’intero ambito della trasparenza e della necessità che i consumatori possano rivolgersi a consulenti indipendenti era un elemento centrale. E’ ridicolo che alcune delle più grandi istituzioni finanziarie del mondo – alcune di queste in Europa – che poi spendono così tanto denaro per consulenze sugli acquisti e ci dicono come dobbiamo gestire le nostre economie, siano adesso in cattive acque a causa delle loro scelte di investimento sbagliate.

Mi congratulo con il Commissario McCreevy per la sua disponibilità ad affrontare questa tematica e alcuni di questi settori. Ritengo inoltre che sia fondamentale adesso, non solo per quanto riguarda le agenzie di valutazione del credito, bensì anche in relazione al rischio che corrono le banche europee a causa delle politiche di alcuni di questi investimenti, e la settimana prossima ...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Alain Lipietz, a nome del gruppo Verts/ALE. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, alla luce della crisi vorrei richiamare l’attenzione su tre punti.

In primo luogo, si tratta di una crisi dovuta alle avversità che hanno colpito gli impiegati pubblici statunitensi. E’ bene capire che tutti gli impiegati pubblici statunitensi hanno dei debiti molto ingenti, definiti da noi il doppio deficit statunitense. Vi è stata questa crisi, e ne avremo delle altre, o dovute a grandi aziende statunitensi, a Stati degli USA o perfino al governo federale. Dobbiamo attenderci altre gravi crisi provenienti dagli Stati Uniti negli anni a venire.

In secondo luogo, questa crisi è scoppiata negli Stati Uniti a marzo, si è propagata nel mondo intero attraverso gli hedge fund, di cui i primi due sono falliti nel giugno scorso. Le ripercussioni per le banche europee si sono fatte sentire solo fra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Abbiamo avuto il tempo di renderci conto che l’incendio si stava allargando. Angela Merkel, la Presidente in carica del Consiglio all’epoca del G8, ci disse di prendere provvedimenti in merito agli hedge fund, ma nessuno la ascoltò. Peggio ancora, i Paesi Bassi stanno sviluppando una politica per deregolamentare la creazione di hedge fund nel paese. L’Unione europea si esprime contro i hedge fund e al contempo ne promuove lo sviluppo sul suo proprio territorio, il che dimostra il palese fallimento da parte dell’Unione europea di introdurre delle misure di controllo e di dotarsi di norme prudenziali.

In qualità di ex relatore favorevole alle norme prudenziali e alla vigilanza dei conglomerati finanziari, per me si tratta di una sconfitta personale. Mi ricordo che fu necessaria più di una legislatura per redigere il prospetto semplificato sull’emissione di titoli in Europa. Oggi, una banca non è in grado di leggere il complesso prospetto che un’altra banca pubblica sul contenuto dei fondi che vende. Ecco a cosa siamo giunti.

Il terzo problema, come dissi alla Banca centrale anni addietro, è che non è possibile regolamentare il sistema monetario unicamente con misure mirate al tasso d’interesse debitore. A mio parere la crisi in Europa è stata accelerata dal tasso d’interesse della Banca centrale europea alla fine dell’ultimo trimestre. Non credo che sia sufficiente dire che il tasso va ridotto dello 0,5 per cento oppure mantenere lo stesso tasso o aumentarlo dello 0,5 per cento. Ci troviamo di fronte a un problema serio, che è la reintroduzione di una politica selettiva per il prestito, in modo che il tasso d’interesse possa essere fissato allo 0 per cento per gli investimenti necessari come la lotta al cambiamento climatico, mentre può essere molto più alto per i prestiti finalizzati alla speculazione.

 
  
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  Godfrey Bloom, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, vorrei rivolgere le mie osservazioni alla Galleria, che è molto più affollata di quanto non lo sia questo Emiciclo di deputati. Spero che abbiate messo le cuffie perché qui oggi persone che non hanno assolutamente alcuna dimestichezza con la finanza internazionale prenderanno una serie di decisioni.

Ho lavorato per 40 anni nei servizi finanziari; sono un economista di professione; e stiamo parlando di hedge fund, nonché di valuta internazionale. Se volete controllare qual è il livello di preparazione dei deputati del Parlamento europeo, beh, penso che sarete molto delusi. Ma eccoci qui a prendere delle decisioni sulla finanza globale. Il 40 per cento del PIL britannico è concentrato nella City di Londra. Abbiamo qui polacchi, cechi e lettoni che non hanno la più pallida idea di queste cose, e sono chiamati a decidere quale strada deve intraprendere la finanza internazionale nel prossimo futuro.

(Tumulto)

Non ne capiscono niente di queste cose. Non ne sanno niente, come non sanno niente della politica agricola, della pesca, non ne capiscono niente di niente, ma eccoci qui.

Signore e signori della Galleria, se volete vedere la finanza internazionale, andate a Dubai, New York, Los Angeles, alle Bermuda. Guardate le persone là in basso, guardatele. Nessuno di loro ha mai fatto un lavoro serio in tutta la loro vita. Questa è un’Assemblea lillipuziana, e non arriveremo a niente.

 
  
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  Presidente. − Vorrei farle presente che quando prende la parola nell’Emiciclo, lei si rivolge al Presidente e ai deputati, mentre coloro che partecipano alla sessione costituiscono il pubblico. La prego di avere rispetto per quanti le dimostrano rispetto ascoltandola.

(Applausi)

 
  
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  Luca Romagnoli, a nome del gruppo ITS. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tracollo del mercato americano dei mutui ad alto rischio ha determinato tonfi registrati nelle borse anche oggi e ha messo gli speculatori e i risparmiatori in grave crisi.

Quello che hanno fatto gli operatori immobiliari statunitensi è noto a tutti: hanno offerto mutui, che poi non sono stati onorati, anche a persone ad alto rischio, mettendo in crisi non solo i prodotti finanziari ma anche molte banche. Quest’anno una percentuale molto elevata dei sottoscrittori di mutui ha smesso di pagare le rate dovute mandando in crisi tutto il sistema.

In Italia, a parte le flessioni in borsa, sembra che la crisi abbia solo sfiorato il sistema bancario nazionale perché le banche italiane, a quanto pare, non hanno esposizione diretta verso i mutui subprime. Non è stato così per molte banche tedesche, britanniche e francesi e da qui il dibattito di oggi. È dunque il minimo auspicare da parte nostra l’apertura di un’inchiesta sulle maggiori agenzie di rating internazionali per il ruolo svolto in questa vicenda e intervenire quindi sull’instabilità finanziaria e sull’impatto sull’economia reale.

Ma lasciate, onorevoli colleghi, che vi racconti cosa accade in Italia – perché mutui e acquisto della casa nel mio paese sono un fatto importante – e che vi riferisca quanto un importante settimanale italiano, L’Espresso, ha raccontato della moralità di alcuni politici italiani (che fra l’altro sono stati anche nostri colleghi) di fronte alle sofferenze di tanti risparmiatori e di chi si arrampica per pagare i mutui, quando invece una semplice istituzione quale il mutuo sociale potrebbe rendere la proprietà della casa una realtà. A fronte di tutto ciò sentite cosa rivela L’Espresso su tanta parte della classe politica italiana di sinistra, è bene sottolinearlo, ma anche di centro, però soprattutto di sinistra.

Questi signori, di cui sono riportati nome, cognome e indirizzo, hanno goduto di eccezionali condizioni di favore nell’acquisto dell’abitazione a Roma. La raccomandazione, si dirà, è una prassi, forse anche accettata, forse è una cosa antica, nel mio paese e non solo, forse è cosa del mondo, ma quando la raccomandazione è chiesta e il favore viene ottenuto da un banca o da un’assicurazione, mi chiedo: cosa comporta in cambio, da parte di chi governa?

Secondo quanto pubblicato dal settimanale, Veltroni, il successore di Prodi, Cossutta, figlia di uno dei comunisti più radicali e convinti, Violante, ex Presidente della Camera e tra i più noti censori della moralità altrui, e con loro gli onorevoli Marino, Mancino, Mastella, Casini, Proietti, Baccini hanno acquistato a Roma case con a volte addirittura 25-30 vani ad un quarto, se non meno, del costo di mercato, beneficiati in questo dai proprietari che, guarda caso, sono banche e assicurazioni.

La democrazia ha i suoi costi, si dirà, e come li ha avuti quella proletaria li ha oggi il socialismo progressista, che da quello reale ha ereditato la capacità di essere concreti nel perseguire i propri interessi. Se siete strozzati dal mutuo mese dopo mese e, come il sottoscritto, avete la fortuna di soffrirne un po’ meno grazie a questo seggio e all’attività della consorte che adesso partecipa, dovete prendervela con comunisti, vecchi e nuovi, che hanno deciso di liberalizzare le licenze dei taxi e gli orari dei barbieri e di vendere le medicine nei supermercati, ma hanno lasciato le banche libere di decidere dei sacrifici da imporre alla vostra famiglia, di ipotecare il vostro futuro e la vostra vita.

Prendetevela con voi stessi, cittadini italiani ed europei, se avete deciso di fare altro piuttosto che carriera in uno dei partiti italiani che governano e hanno governato città, regioni e nazioni, e che governano governati dalla Banche.

 
  
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  Cristobal Montoro Romero (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signori Commissari, vorrei innanzi tutto ringraziare le nostre autorità per avere pronunciato parole di ottimismo di fronte alla crisi che stiamo attraversando.

Allo stesso tempo, tuttavia, vorrei anche dare a questa discussione un contributo quanto più possibilmente improntato al realismo, perché nascondere la gravità dei fatti porterebbe solo confusione per quanto riguarda la ricerca di soluzioni.

In primo luogo, stiamo attraversando una crisi che era stata prevista, non si tratta di una sorpresa. Sapevamo da almeno un anno ciò sarebbe successo, e vi è stata una mancanza di attenzione, una mancanza di capacità di reazione.

In secondo luogo, ci troviamo di fronte a una grave crisi. Il presidente della Bundesbank lo ha ribadito solo poco più di tre giorni fa. Potremmo essere all’inizio di una classica crisi bancaria dove i consumatori non si fidano più delle banche.

In terzo luogo, l’Europa è stata contagiata dalle istituzioni finanziarie di paesi che non sono stati in grado di far registrare degli utili perché le loro economie erano relativamente stagnanti, e hanno quindi cercato di perseguire l’utile ad un rischio più alto. E’ quindi possibile dire che le autorità di controllo, le autorità prudenziali europee, non sono riuscite a impedire che ciò si verificasse.

La Banca centrale europea è pertanto la prima a intervenire nella crisi, è stata lei ad apportare la maggiore quantità di capitale, proprio perché si trova in Europa, nel cuore dell’Europa, che si sta riprendendo dal punto di vista economico, ed è qui che la crisi potrebbe colpire più duramente. Vi è quindi bisogno di maggiore chiarezza su quali sono le ripercussioni reali e sull’entità effettiva di questa crisi.

Indubbiamente la quarta caratteristica di quanto stiamo attraversando, le circostanze in cui ci troviamo, è rappresentata, in breve, dalla reazione delle nostre autorità monetarie, ovvero la reazione della Banca centrale europea.

A mio avviso, la BCE ha agito correttamente quando ha effettuato questi apporti di liquidità, giacché stiamo assistendo a un ritiro di liquidità. Tuttavia, è anche vero che è paradossale che ciò debba accadere proprio quando l’Europa è in procinto di alzare i tassi d’interesse al fine di limitare la liquidità del sistema e di limitare il credito. Si tratta di un paradosso importante che deve essere spiegato con chiarezza, senza la confusione che è sorta in seguito alle spiegazioni fornite nel mese di agosto.

Chiarire la situazione è fondamentale, perché stiamo parlando dell’indebitamento di milioni di famiglie e milioni di piccole e medie imprese, che dipendono dai tassi d’interesse variabili in Europa. E’ pertanto fondamentale chiarire la situazione relativa ai tassi d’interesse e chiamare alla cautela in materia di aumenti del tasso d’interesse in Europa, allo scopo di consolidare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, cose di cui abbiamo estremamente bisogno a questo punto dell’integrazione europea.

 
  
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  Pervenche Berès (PSE). (FR) Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli colleghi, pur essendo il potente organo legislativo dell’Unione europeo, non riusciremo a fare alcunché per quanto concerne l’origine di questa crisi. Siamo impotenti di fronte a una legislazione statunitense che non riesce a capire la tutela dei consumatori nel settore dei mutui, siano essi mutui bancari o mutui emessi da altre istituzioni.

Cerchiamo di essere realisti: stiamo assistendo a una crisi di cui dobbiamo correggere urgentemente gli effetti, pur traendone al contempo delle lezioni a lungo termine.

Non illudiamoci: i cittadini europei sono preoccupati, a ragione, dalle conseguenze di questa crisi di finanziamento dell’economia reale. Non illudiamoci: i nostri concittadini non comprendono il fatto che, per rimediare all’assunzione di rischio di alcuni, la cui modalità di remunerazione non corrisponde a nessuna logica economica, sono le istituzioni pubbliche come la Banca centrale europea che alla fine dei conti sono costrette a intervenire per garantire la liquidità del mercato.

Cerchiamo di affrontare la situazione. Cerchiamo di prendere una posizione degna dell’Europa, ovvero una posizione fondata sul realismo e su delle proposte. Alla fine la Banca centrale ha fatto il suo lavoro di finanziatore di ultima istanza. Tuttavia, come organo di controllo, non è in grado di quantificare l’effettiva realtà dei rischi assunti dagli attori del mercato. Dobbiamo migliorare i poteri di controllo delle autorità europee, ed è suo compito, signor Commissario, rivestire anche lei un ruolo attivo a questo riguardo.

Cerchiamo di affrontare la situazione: parliamo da anni di valore equo, e proprio tale valore equo ha peggiorato oggi le condizioni per valutare i suprime.

Cerchiamo di affrontare la situazione: signor Commissario, per quanto riguarda le agenzie di rating del credito, il codice di condotta IOSCO non è all’altezza della situazione attuale. E’ necessario un mercato realmente competitivo, nel quale non vi siano conflitti di interesse e che sia caratterizzato da una maggior trasparenza.

Infine, armiamoci di spirito utopico e speriamo che la bolla finanziaria venutasi così a creare serva a liberare finalmente le risorse per gli investimenti di cui ha bisogno l’Europa per affrontare la questione del clima e dell’energia. A volte l’utopia può essere la migliore forma di realismo.

 
  
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  Andrea Losco (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci ritroviamo in questo Parlamento ad affrontare nuovamente un argomento già affrontato nel luglio scorso. Già in quella sede furono avanzate alcune perplessità sulla crisi che ormai stava per investire la zona euro. Si trattava di una crisi annunciata, come indicavano le notizie che venivano dagli USA.

Che i prezzi degli immobili negli USA fossero eccessivamente gonfiati e che il sistema statunitense permettesse la concessione di prestiti troppo alla leggera a persone poco solvibili, o che tali mutui fossero ad interessi così alti, era una notizia oramai già evidente da tempo ed erano quindi inevitabili le turbolenze a catena nel mercato globale.

Quali sono i soggetti che hanno partecipato a questo gioco? Gli investitori, i cittadini, americani soprattutto, ma anche europei, i quali ne stanno subendo gli effetti negativi; i cittadini e gli investitori, i risparmiatori. Si tratta quindi di capire se quest’Aula e le istituzioni in generale hanno come riferimento la tutela dei risparmiatori. Tutelare i risparmiatori significa capire qual è il ruolo svolto dagli altri attori in questo quadro o su questo scenario, qual è il ruolo delle società di rating, le quali molto spesso manifestano grande incoerenza e conflitti a volte non denunciati. Credo che le regole e le norme dovrebbero servire a determinare tutto ciò.

Tale crisi ha inoltre messo in rilievo una forte contraddizione nel momento in cui la BCE è costretta a immettere sul mercato flussi economici e ad alzare contemporaneamente i tassi d’interesse per far fronte al pericolo di inflazione. Speriamo che tale situazione non debba determinarsi entro breve.

Tuttavia, se ciò accade, significa che dobbiamo porci l’interrogativo di come le norme che regolano i soggetti sulla scacchiera mondiale –poiché si tratta di una crisi che ha messo in risalto ancora una volta l’aspetto della globalizzazione – vanno a definire il comportamento di ciascun soggetto.

 
  
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  Guntars Krasts (UEN).(LV) Signor Presidente, l’attuale instabilità finanziaria non dovrebbe essere una sorpresa, ma quando si è materializzata, tutti sono rimasti scioccati. L’insicurezza dei consumatori e i mutui hanno dato origine ad una crescita della domanda di liquidità. Si stanno verificando delle correzioni di mercato perché per lungo tempo il costo del denaro è stato troppo basso, e ciò ha eroso i livelli per la valutazione degli investimenti. Una mancanza di fiducia nel mercato ha danneggiato perfino gli attivi dotati di attrattiva, i quali non avrebbero dovuto essere soggetti alla correzione dei prezzi verso il basso. Possiamo essere quindi certi che il denaro facilmente accessibile, a basso costo, non crea una crescita stabile. La base di una crescita stabile è una riforma proattiva dei sistemi, da investimenti efficaci che funzionino più liberamente e in maniera più trasparente. Attualmente molti temono che la crisi di liquidità possa trasformarsi in una crisi di insolvenza. L’instabilità che inizia sotto forma di crisi di liquidità può degenerare in una crisi di insolvenza, poiché gli attori del mercato, convinti che il loro livello di conoscenze non sia adeguato, non saranno disposti a prestare denaro gli uni agli altri. La crisi immobiliare potrebbe creare gravi complicazioni in diversi Stati membri dell’Unione, non solo negli Stati Uniti. Gli investitori e i titolari di depositi non riacquisteranno la fiducia nel mercato finanziario fintanto che non saranno convinti che le valutazioni sono corrette. Ciò significa che i premi al rischio potrebbero crescere, e di conseguenza il consumo delle imprese e delle famiglie diminuirà. Ciò potrebbe ridurre i movimenti degli investimenti oppure, in alcuni casi, persino azzerarli. Coloro che definiscono la politica fiscale e monetaria dell’Europa devono esservi preparati. I responsabili della politica fiscale avranno la responsabilità primaria di stabilizzare la situazione. Per quanto riguarda la politica monetaria possiamo aspettarci dei tassi d’interesse più bassi, così tanto attesi da molti politici europei. Allo stesso tempo il mercato non deve alimentare la convinzione fuorviante che gli investimenti rischiosi rimarranno. Sia i tassi debitori che le richieste di garanzie collaterali riducono il danno morale che una tale convinzione potrebbe causare. A lungo termine, le banche centrali devono migliorare i meccanismi di regolamentazione dei mercati finanziari, al fine di garantire una maggior chiarezza e certezza al loro interno. Grazie.

 
  
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  Karsten Friedrich Hoppenstedt (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, non è ancora chiaro quale sia l’entità complessiva dell’instabilità avvertita sui mercati finanziari internazionali. I punti deboli sono la bassa affidabilità creditizia di coloro che contraggono i mutui sul mercato statunitense dei mutui e gli errori fatti in sede di valutazione dei rischi del credito e/o in sede di verifica degli stessi. Potremmo chiederci cos’è accaduto a questo punto a “Basilea II” negli Stati Uniti; mi rendo conto che questo punto non è ancora stato sollevato, ma sarebbe stato utile.

Negli Stati Uniti, sono state finora effettuate correzioni su mutui per un importo di 120 miliardi di dollari. Questo fatto ha da solo innescato uno choc dovuto alla correzione dei tassi d’interesse le cui proporzioni ci sono note. Circa altri 700 miliardi in mutui saranno soggetti a correzioni nei prossimi due anni. Una maggior suscettibilità da parte degli investitori ha acuito il problema, con una diminuzione della fiducia e della propensione agli investimenti ad alto rischio. Perfino i consigli di amministrazione delle banche ammettono adesso che non sapevano cosa facevano. La mancanza di fiducia da parte degli investitori e delle valutazioni realistiche impediscono il ritorno ad una situazione normale, un processo che senza dubbio non risparmierà nemmeno i professionisti degli organi di controllo bancario.

La fiducia non può essere espressa con le statistiche, per mezzo di formule matematiche. Tuttavia, la trasparenza è foriera di fiducia e facilita il controllo dei rischi. Signor Commissario, lei ha accennato a “Solvibilità II”. I rischi associati agli hedge fund e ai mutui subprime sono stati finora tendenzialmente bassi nel settore assicurativo, livello che deve essere mantenuto. E’ per tale motivo che “Solvibilità II” ha per obiettivo quello di fornire le basi e gli incentivi giusti.

Le presenti proposte prevedono che gli investimenti alternativi come gli hedge fund e i titoli sostenuti da capitali, che spesso sono anche esposti al rischio subprime, siano soggetti, come conseguenza standard di “Solvibilità II”, all’obbligo di essere sostenuti nella misura del 45 per cento da capitali propri. Questa percentuale potrebbe sembrare alta a prima vista, ma costituisce un chiaro incentivo per le imprese, affinché esse spingano un hedge fund di loro interesse a rivelare i propri investimenti agli investitori. A mio parere, vi è un principio che può essere applicato in questo caso, ovvero che solo quanti dispongono delle conoscenze necessarie dovrebbero fare degli investimenti di capitale ad alto rischio.

Il Parlamento europeo invoca da tempo la trasparenza per quanto riguarda prodotti e meccanismi finanziari specifici. E’ ora che la Commissione fornisca una risposta per quanto riguarda la creazione di ulteriori norme sulla trasparenza per gli oltre 9 000 hedge fund esistenti. Sono necessarie inoltre delle regole sulla trasparenza per le agenzie di rating del credito. Una valutazione più realistica del rischio creditizio globale gioverebbe a entrambi.

Nel corso degli ultimi anni, i bilanci e l’economia dell’Europa hanno accumulato debiti multipli. La contrazione di prestiti a tassi d’interesse bassi e pertanto allettanti è automaticamente causa di squilibri fra le prestazioni nel campo monetario e in quello dell’economia reale.

 
  
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  Ieke van den Burg (PSE).(EN) Signor Presidente, vi sono molte cose da dire su questa crisi finanziaria, ma utilizzerò i due minuti a mia disposizione per soffermarmi su tre ambiti dove a mio avviso dobbiamo agire.

Il primo riguarda la mancanza di regolamentazione. Diversi deputati vi hanno già accennato. La comparsa di nuovi prodotti complessi, e in particolare la diversificazione e la cartolarizzazione dei rischi rappresentano un elemento chiave in questa crisi. Ci sono stati presentati come un metodo perfetto per liberarci dei rischi, ma adesso è chiaro che la diversificazione ha anche portato ad una proliferazione del rischio nonché dell’incertezza che adesso regna sovrana.

Il secondo elemento relativo alla regolamentazione si riscontra in gran parte al di fuori del mercato regolamentato: le attività fuori borsa e gli hedge fund, come è già stato menzionato in precedenza. Penso proprio che dobbiamo chiarire dove portino questi punti oscuri. So che il Commissario McCreevy non è d’accordo, ma sono convinto che sia veramente giunta l’ora di valutare la possibilità di regolamentare, il che non vuol dire un eccesso di regolamentazione, il lasciarsi andare al panico, bensì condurre uno studio serio. E’ questo che dovrebbe fare la Commissione.

Un altro elemento è la carenza di informazioni e di trasparenza. Ciò è anche stato menzionato da molti. Vorrei accennare anche alle agenzie di rating, e delle regole in materia di contabilità a cui ha fatto riferimento l’onorevole Berès – la questione del valore equo. Ciò si riallaccia al mio terzo punto, che riguarda la mancanza di coordinamento e cooperazione. Si tratta di un elemento che abbiamo visto nelle azioni che sono state intraprese dalla BCE, la quale ha giustamente fornito liquidità ma non ha ottenuto le informazioni né ha gli strumenti necessari per punire quanti hanno provocato la crisi. Deve sussistere un legame molto più stretto fra la BCE e le conoscenze in suo possesso da una parte e gli organi di controllo dall’altra. Un elemento molto importante riguarda la cooperazione e il consolidamento del controllo a livello europeo, un controllo che abbia ben chiaro il dipanarsi di tali fenomeni all’apice del mercato, nonché dei nuovi fenomeni di cui sopra.

Ho affermato diverse volte che abbiamo bisogno di un controllo a livello europeo di questo genere. La gente poi, anche se è d’accordo, mi dice che bisogna sempre aspettare l’avvento di una crisi, perché non ci si rende conto dell’urgenza del problema. Ritengo che sia giunta l’ora di agire, perché la crisi è già in corso.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE). – (SV) Signor Presidente, le turbolenze finanziarie di quest’estate hanno chiaramente mostrato quanto siano strettamente legati i mercati. Il mercato finanziario globale funziona letteralmente senza mai fermarsi, con milioni di transazioni che ci riguardano tutti. Le nuove tecnologie creano delle condizioni del tutto nuove. Le possibilità di creare delle prospettive migliori per lo sviluppo degli investimenti sono cresciute in maniera drammatica. L’accesso al capitale di rischio è di importanza fondamentale a tale riguardo. Molti nuovi strumenti finanziari, che sono stati chiamati in causa da qualcuno oggi, hanno avuto una funzione in gran parte positiva e hanno incrementato la liquidità e le opportunità di investimento.

Il fatto che l’Europa abbia una banca centrale si è rivelato un fatto positivo durante le turbolenze delle ultime settimane sui mercati finanziari. La BCE è stata in grado di agire più rapidamente di quanto non abbia fatto la sua controparte a Washington ed ha inoltre reagito rapidamente per calmare i mercati, motivo per cui la BCE merita il nostro apprezzamento.

Non sappiamo ancora fin dove si spingerà la crisi dei mutui statunitensi. L’autunno sarà cruciale con l’emergere di nuove statistiche. Spero che vi sarà un normale aggiustamento di mercato, senza grandi contraccolpi, che potrebbero colpire l’economia regionale, economia che all’interno dell’Unione europea è in buono stato di salute. Spero – a differenza di alcuni miei colleghi, si intende – che non ci lasceremo andare a reazioni eccessive in Europa né che ci illuderemo che la soluzione necessiti sempre di più regole e più decisioni prese troppo in fretta, come ha affermato il Commissario Mr McCreevy. Nonostante il Sarbanes-Oxley Act statunitense, esauriente strumento di regolamentazione, i mutui a rischio non sono stati individuati in tempo. Un mercato finanziario che funzioni bene richiede un approccio equilibrato, e spazio per i nuovi metodi, unitamente ad una legislazione che rafforzi gli interessi dei consumatori. A mio parere la direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari rappresenta un buon esempio a questo riguardo.

Per un liberale come me, l’apertura e la trasparenza sono di importanza fondamentale sui mercati finanziari. Vorrei inoltre vedere più cooperazione fra le autorità finanziarie dell’Unione europea, allo scopo di contrastare le crisi e fornire una risposta rapida.

Signor Presidente, signori Commissari, non posso esimermi dal fare un’osservazione a margine: quando in tutto il mondo tira aria di tempesta, è ovvio che una piccola valuta e un piccolo mercato come quelli svedesi ne risentano immediatamente. Gli eventi di quest’estate mi hanno convinto ulteriormente della necessità che la Svezia entri a far parte dell’euro.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, esiste anche sulle banche europee un grave spettro della debacle a seguito dei mutui subprime. Molti dei loro fondi di gestione irresponsabilmente si sono riempiti di prodotti derivati. Esiste un grave rischio di contagio attraverso la private equity. Le banche hanno rifilato irresponsabilmente agli investitori istituzionali e quindi poi anche ai risparmiatori mutui bond presentandoli come provvisti di rating a tripla A, teoricamente senza rischi come i titoli di stato e non ad altissimo rischio default come i negative equity loans.

La speculazione, resa libera di spadroneggiare nel mercato finanziario mondializzato, ha fatto credere ai piccoli risparmiatori che i derivati fossero la pietra filosofale del terzo millennio. Nulla di più falso. La spirale è tutt’altro che finita e restano impuniti i veri responsabili, i manovratori occulti dell’alta finanza. Qui ci si limita a puntare il dito d’accusa contro le società di rating, ma perché si è consentito che la valutazione e il controllo sulla rischiosità dei prodotti finanziari fosse affidata a società fortemente coinvolte e cointeressate alla crescita di un mercato drogato dalla speculazione?

Abbiate il coraggio di affrontare con chiarezza che non solo l’uso scorretto dei derivati è nocivo, sono i derivati di per sé ad essere nocivi. I derivati stanno all’economia reale come l’usura sta al risparmio e all’economia produttiva, come ci ha insegnato un grande poeta americano, Ezdra Pound il quale ha cantato con l’usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata, con l’usura nessuno vede dei Gonzaga, non si dipinge per tenersi arte in casa ma per vendere, vendere presto e con profitto, peccato contro la natura. Pietro Lombardo non si fe’con usura, Duccio non si fe’ con usura, né Piero della Francesca o Zuan Bellini, né fu “La Calunnia” dipinta con usura, L’Angelico non si fé con usura, l’usura arrugginisce il cesello, arrugginisce arte e artigiano, l’usura soffoca il figlio nel ventre, arresta il giovane drudo, cede il letto a vecchi decrepiti, si frappone tra i giovani sposi. Con l’usura non si governa il mondo, non si tutela l’interesse diffuso della gente onesta che lavora, produce e risparmia!

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Poul Nyrup Rasmussen (PSE). – (EN) Signor Presidente, l’attuale crisi finanziaria è un campanello d’allarme per tutti noi, nonché per il Commissario McCreevy. Solo qualche mese fa il Commissario McCreevy ci assicurò che le voci di rischi e crisi finanziarie erano teorie e che non ci saremo più imbattuti in altre bolle. Adesso ci siamo appena imbattuti in una bolla, una bolla che sta avendo gravi conseguenze, secondo l’edizione di oggi del Financial Times, l’OCSE e altre istituzioni qualificate.

Ho quattro domande da rivolgere al Commissario McCreevy.

In primo luogo, se diamo un’occhiata ai derivati – ai derivati creditizi, al mercato creditizio –, lei dà la colpa alle agenzie e dice che non sono all’altezza; io dico invece che non sappiamo niente di quello che sta succedendo. E’ disposto lei a proporre adesso una classificazione pubblica dei derivati complessi in modo che le agenzie pubbliche e private possano illuminarci sui rischi ad essi associati? Perché al giorno d’oggi ciò è impossibile.

La mia seconda domanda riguarda il conflitto di interessi. Se consideriamo gli agenti primari, gli hedge fund e i fondi di private equity, vediamo che sono mescolati in una complessa rete di interessi: derivano il loro reddito gli uni dagli altri, fanno affari gli uni con gli altri e non sappiamo cosa accade. E’ disposto a introdurre delle regole sulla trasparenza, sulla pubblicazione delle informazioni e sulla responsabilità che ci consentano effettivamente di regolare il mercato?

La mia terza domanda riguarda i fondi pensione. Sappiamo che i salariati e i lavoratori stanno perdendo denaro a causa dei loro investimenti negli hedge fund che speculano sul mercato dei derivati. E’ disposto a introdurre norme che in futuro tutelino i fondi pensione e le compagnie assicurative che gestiscono il denaro dei salariati, affinché questi abbiano un interesse a risparmiare, sapendo che le perdite saranno limitate?

La mia ultima domanda è la seguente: come può difendere il fatto che gli hedge fund, il private equity e le banche di investimento sono l’ultimo settore dei mercati internazionali e finanziari a non essere regolamentato? Se le banche e i fondi di investimento sono regolamentati, perché gli hedge fund, il private equity e le banche di investimenti non lo devono essere? Io non me lo spiego, come neanche lei, del resto. E’ ora di mettere in primo piano gli interessi comuni, ed è per questo che vi è bisogno di regole.

(Applausi)

 
  
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  Antolín Sánchez Presedo (PSE).(ES) Signor Presidente, i cieli non sono ancora sgombri di nuvole dopo la tempesta, e nel bel mezzo dell’incertezza vi è una domanda di stabilità economica, sicurezza finanziaria, crescita e creazione di posti di lavoro.

Questa crisi rappresenta una grande occasione per prendere provvedimenti in quattro settori principali.

In primo luogo, dobbiamo agire per limitare il suo impatto sull’economia nel suo complesso. Il mercato ha reagito con turbolenza nel campo dei prezzi delle azioni e restringendo le condizioni finanziarie. La decisione della Banca centrale europea di fornire liquidità è stata un fatto positivo.

Le istituzioni finanziarie hanno già alzato i tassi di interesse che offrono ai propri clienti, in previsione di eventuali aumenti nel giro di qualche mese, prendendo in considerazione la crescita dell’economia e gli annunci fatti dalla Banca centrale europea. Spero che quest’ultima si muoverà in modo equilibrato e prudente nei confronti della nostra economia.

In secondo luogo, dobbiamo fare in modo che la gestione del rischio e la governance economica migliorino. Vi è simmetria fra un mercato globale dei servizi finanziari e un sistema di regolamentazione e di controllo nazionale. Se all’interno dell’Unione europea non promuoveremo tali obiettivi, non riusciremo a promuoverli a livello globale, e non saremo in grado di tutelare i nostri cittadini o a difendere i loro interessi.

In terzo luogo, dobbiamo rendere il mercato più trasparente. La diversificazione e la dispersione del rischio possono essere un fatto positivo se non impediscono un controllo dei rischi di mercato. Dobbiamo adottare delle misure per mappare i rischi finanziari.

Infine, dobbiamo richiamare gli operatori maggiormente alle loro responsabilità. Intrappolare le persone con risorse limitate nei debiti con mutui molto onerosi, che potrebbero essere anche definiti come predatori, in una fase di aumenti dei tassi di interesse e alla fine della tendenza di crescita sul mercato immobiliare, è un fatto destinato a generare problemi.

Le banche che hanno allentato le condizioni dei mutui a causa della possibilità di trasferirli, le agenzie di rating che non hanno lanciato alcuna avvertenza sulla qualità dei titoli, gli investitori che hanno acquistato titoli in modo imprudente e le istituzioni che li hanno finanziati senza garanzie supplementari sono tutti responsabili, e dobbiamo far sì che ciò non si ripeta più.

 
  
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  Peter Skinner (PSE).(EN) Signor Presidente, i mutui subprime sono stati senz’altro un problema enorme, che ha provocato la turbolenza finanziaria di questa estate. Ciò era chiaro, ma quello che è meno chiaro è l’individuazione degli investitori e delle controparti che potrebbero essere in difficoltà, e di quelli che lo sono tuttora, e ciò è per noi un compito di importanza assolutamente fondamentale.

Ciò è dovuto in tutto e per tutto, come abbiamo sentito oggi, al grado di sofisticatezza degli strumenti finanziari che sono visti da alcuni come una sorta di alchimia. Tuttavia, dobbiamo valutare con attenzione il da farsi in relazione a tali strumenti e in relazione agli effetti provocati da tale turbolenza. Una reazione eccessiva potrebbe essere nociva al pari di quello che è già accaduto, poiché vediamo che il risultato è che il prezzo del credito cresce. Non si tratta di una buona notizia per il processo di Lisbona, non dimentichiamocelo.

Cos’è quindi successo in realtà negli Stati Uniti per far calare il sipario su alcune di queste questioni? Si potrebbe dire che abbiamo chiuso la stalla dopo aver fatto uscire i buoi, e ciò corrisponderebbe alla realtà. Tuttavia, in generale, i mutui subprime non erano regolamentati. Questo aspetto è stato affrontato in modo molto diretto, dal momento che sono state avviate delle iniziative nel campo della regolamentazione dell’industria e della legislazione, da quello che mi si dice. Allo stesso tempo, è stato istituito un gruppo di lavoro di alto livello sotto l’egida della Casa Bianca al fine di studiare le agenzie di valutazione del credito e gli strumenti finanziari sofisticati.

Possiamo trarne la conclusione che è di fondamentale importanza lavorare a stretto contatto con gli Stati Uniti e altri mercati globali, essendo giunti alle nostre conclusioni in materia di trasparenza su tali mercati. Se non lo faremo, dal momento che i mercati globali sono così strettamente legati gli uni agli altri, non potremo approfittare dei benefici che potrebbero derivare dalle conclusioni da condividere.

Cosa è successo nell’Unione europea e negli Stati Uniti? Ho una certa fiducia adesso nella Commissione, e naturalmente nella Banca centrale europea e, negli Stati Uniti, nella Federal Reserve, per quello che hanno fatto. Hanno contribuito a calmare i mercati, il che è esattamente quello che dovevano fare.

Sono comunque d’accordo con alcuni degli oratori intervenuti qui oggi sulla necessità di adottare delle misure proporzionate, e lo dico nello spirito di fiducia che ho. A mio parere la cartolarizzazione e gli strumenti speciali, che insieme alle agenzie di valutazione del credito saranno sottoposti a un attento esame, non devono essere sottoposti a un controllo e una trasparenza maggiori, è ovvio, come ha già detto l’onorevole Berès. Tuttavia, dobbiamo avere ben chiaro che il grado di sofisticatezza degli strumenti è difficile da comprendere per molti di noi, e il ruolo delle agenzie di valutazione del credito è aperto.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Udo Bullmann (PSE).(DE) Signor Presidente, per noi europei, la percentuale dei nostri investimenti sul mercato oggetto della discussione di oggi è quasi del 10 per cento, ovvero circa 300 miliardi di euro. Non sappiamo quale porzione di questi 300 miliardi sia rappresentata da rischi sbagliati, ma 300 miliardi di euro non sono una somma da niente: rappresentano quasi tre volte il bilancio annuale dell’Unione europea, e l’impatto della crisi attuale può già essere avvertito. Nel mio paese, la Germania, la più grande economia dell’Unione europea, le nostre previsioni per le condizioni economiche future sono state riviste al ribasso. I fondi a tre mesi sono rincarati significativamente, il che vuol dire che le imprese in salute ma in bisogno di finanziamenti intermedi probabilmente avranno delle difficoltà.

Vorrei sapere quali lezioni abbiamo imparato da questa crisi. Quasi tutti gli oratori intervenuti in questa discussione hanno accennato alle agenzie di rating del credito. Come cittadino interessato a questa discussione, ho trovato quanto segue su Internet, in riferimento a un discorso tenuto dal Commissario McCreevy a Dublino il 5 aprile 2005:

(EN) “Le agenzie di rating del credito per adesso non saranno soggette alla regolamentazione europea, ha detto il Commissario per il mercato interno Charlie McCreevy in un discorso tenuto a Dublino il 5 aprile 2005. Il Commissario McCreevy ha detto di non avere alcuna intenzione di adottare una normative sulle agenzie di rating del credito (ARC), ma questa eventualità sarà sottoposta a un ‘riesame continuo’. Ha avvertito che avrebbe posto il settore ‘sotto controllo’.”

(DE) Signor Commissario, quando finirà la fase di osservazione, quando saremo pronti ad agire; quando saremo in grado di fare luce su quell’oggetto misterioso che sono le agenzie di valutazione dei crediti, in modo da poter stilare un quadro di valutazione pubblico del loro rendimento e dei loro errori? Il nostro sistema è autoreferenziale, inefficace e chiaramente un’eredità dei tempi andati. Desidererei ottenere una risposta sincera. Non possiamo presentarci all’opinione pubblica alle prossime elezioni del 2009 e dire che abbiamo avuto una grande Commissione; che ha passato cinque anni a individuare il problema.

 
  
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  Harald Ettl (PSE).(DE) Signor Presidente, si è trattato di un segnale abbastanza chiaro alla Commissione. Possiamo già prevedere che la crisi dei mutui statunitensi avrà importanti ripercussioni negative anche qui. Il volume dei mutui in essere è già superiore al debito pubblico statunitense. Anche la speculazione basata sull’apprezzamento futuro degli immobili e su tassi d’interesse bassi per i mutui si è palesemente rivelata una bolla. Adesso, i timori di una recessione si diffondono sempre più negli Stati Uniti. Dopotutto, otto recessioni su dieci prendono inizio da una crisi immobiliare. Adesso sappiamo che la crisi era prevedibile ma le agenzie di valutazione dei crediti non hanno svolto la loro funzione di controllori. Le forme di capitale ad alto rischio sono in grado di danneggiare grandemente sia noi che l’economia, e non devono essere pertanto lasciate in balia dei loro stessi meccanismi e degli speculatori. I principi della trasparenza e del dovere di informazione, nonché i controlli, devono essere garantiti. La Commissione è chiamata a presentare una serie di proposte al riguardo.

 
  
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  Benoît Hamon (PSE). (FR) Signor Presidente, questa crisi è la terza crisi importante in dieci anni. Era evitabile? Il Commissario ci dice di sì. A tal fine, dovremmo insegnare ai poveri a non prendere in prestito denaro quando non ne hanno alcuno.

Qual è la realtà? Gli organismi statunitensi di prestiti ipotecari sono i principali colpevoli e attori di questa crisi. Per incrementare i loro profitti, si sono rivolti alle famiglie in serie difficoltà finanziarie. Nel 2006, metà dei crediti venivano concessi senza effettuare un controllo del reddito. Questi enti hanno fatto soldi con crediti che non avrebbero mai dovuto concedere. Hanno avuto il sostegno delle banche, che sono controllate dal loro consiglio d’amministrazione, dai loro revisori dei conti e dalle loro autorità di regolamentazione. Ciò non ha impedito alle banche di prestare denaro alle agenzie di rating dei crediti, oppure di vendere ai propri clienti prodotti finanziari ad alta rendita ma rischiosi in aggiunta a tali crediti ipotecari.

Tali titoli, sostenuti dal mercato dei subprime, sono stati acquistati in massa dagli hedge fund, i quali sono perlopiù domiciliati in paradisi fiscali, dove sono esenti da qualsiasi regolamentazione. E’ quindi l’intero sistema dei controlli ad essere venuto meno.

La mia domanda è semplice. Quali iniziative di peso prenderà la Commissione per impedire che la corsa dei mercati finanziari al mercato immobiliare statunitense si ripeta un domani con dei nuovi capitali, producendo lo stesso risultato, ovvero una crisi della borsa e una frenata della crescita?

 
  
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  Elisa Ferreira (PSE).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, le crisi finanziarie non sono mai limitate alla sfera finanziaria. La crisi attuale avrà l’effetto di ridurre ulteriormente il credito e, in previsione del futuro, ha già cominciato a spingere i prezzi verso l’alto, indipendentemente dalla decisione che la Banca centrale prenderà domani.

La fiducia degli operatori economici è anch’essa diminuita notevolmente e, nonostante l’ottimismo del Commissario Almunia, la crescita economica non è né generalizzata né garantita. Molte regioni si dibattono in gravi difficoltà economiche.

Attualmente è un compito difficile, ma vorrei sapere quali spiegazioni si possono fornire ai cittadini sul fatto che il preoccupante aumento dell’indebitamento delle famiglie, il disincentivo agli investimenti pubblici, la sopravvalutazione delle esportazioni di merci prodotte in Europa dovuta alla gestione dei tassi d’interesse sono, fra le altre cose, sacrifici inevitabili. Questo è stato il rimedio tradizionale per controllare l’inflazione inesistente. Oggi le opzioni per affrontare i risultati perfettamente prevedibili del rischio eccessivo assunto dagli operatori finanziari sono più limitate, cosa che non abbiamo potuto o non abbiamo voluto regolamentare a tempo.

Credo che possano essere tratte due conclusioni. In primo luogo, è necessario migliorare la regolamentazione, la trasparenza e la cooperazione sui mercati finanziari, come è già stato detto. In secondo luogo, vi è un bisogno urgente di rivedere il rapporto fra la politica monetaria e il suo impatto sull’economia reale, sulle famiglie, sugli investimenti e sull’occupazione.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. (PT) Signor Presidente, onorevoli deputati, sarò breve, soprattutto perché ho già espresso la posizione di fondo del Consiglio su questa tematica nel mio primo intervento.

Vorrei ringraziare tutti quanti per i loro interventi e le proposte, e vorrei inoltre dire che ho preso nota di tali proposte nonché delle vostre preoccupazioni, in particolare di quelle che definirei di carattere più sociale, ovverosia le eventuali conseguenze della recente turbolenza finanziaria per i cittadini. Sarà bene tenere a mente questo punto come una preoccupazione espressa da diversi deputati.

Vorrei ribadire che la Presidenza e il Consiglio continueranno a lavorare sulla convergenza delle pratiche in materia di controllo, nonché sui regimi e sui meccanismi che renderanno possibile un costante miglioramento del quadro prudenziale.

Sia il Consiglio che la Commissione hanno accennato in questa sede al fatto che tutti i dati disponibili al momento indicano che abbiamo raggiunto i nostri obiettivi economici e finanziari: i deficit, la crescita economica e l’occupazione sono anch’essi in aumento. Restiamo con i piedi per terra a questo riguardo, ma, visto che abbiamo parlato di realismo, vorrei dire che la Presidenza e il Consiglio si orienteranno al realismo. Dobbiamo prestare attenzione a tutte queste questioni, agli sviluppi che potrebbero presentarsi nel futuro, e la Presidenza e il Consiglio, come loro conviene e laddove ciò sarà giustificato, non mancheranno di dare una risposta a eventuali timori o problemi che dovessero presentarsi.

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. − (ES) Signor Presidente, per quanto riguarda l’impatto sull’economia reale della turbolenza, o della crisi, se è così che volete chiamarla, sui mercati finanziari delle ultime settimane, ripeto che secondo le nostre stime iniziali – pubblicheremo le previsioni martedì –, ma anche secondo l’opinione di altri organi e istituzioni pubbliche e private che vengono pubblicate in questi giorni, l’impatto di questa turbolenza sull’attività economica, la crescita economica e l’occupazione nelle economie europee nel 2007 sarà avvertito, anche se in misura molto lieve.

Gran parte dei risultati del 2007 è già garantita dai risultati ottenuti nei primi due trimestri, dalle informazioni a disposizione su quanto sta accadendo alle nostre economie in questo terzo trimestre e dall’inerzia positiva di una ripresa economica con basi solide ereditata dal 2006.

I rischi saranno più evidenti man mano che si avvicinerà il 2008. Nelle nostre previsioni di maggio i tassi di crescita per il 2008 erano già stati colpiti da una maturazione del ciclo economico e dall’impatto delle decisioni prese in materia di politica monetaria da parte delle banche centrali. In Europa e non solo, l’attuale crisi finanziaria, la turbolenza finanziaria e il conseguente irrigidimento delle condizioni creditizie continueranno a far crescere oppure già stanno facendo crescere il rischio di un declino per quanto riguarda i risultati del 2008, ma penso tuttora che sia troppo presto per fare un’analisi definitiva dalla quale trarre delle conclusioni definitive in merito.

Dobbiamo sperare che, poiché molti dei fattori che hanno alimentato la turbolenza delle ultime settimane sono legati alla fiducia, se riacquistiamo la fiducia e se contribuiamo tutti quanti ad una visione e ad una diagnosi rigorosa della situazione allo scopo di migliorare la fiducia o consolidare la fiducia, i risultati del 2008 saranno migliori o meno preoccupanti di quanto non si immaginino taluni.

Credo che la maggior parte di coloro che hanno parlato a lungo sia concorde su cosa abbia causato questo aumento della volatilità e alla turbolenza sui mercati finanziari, e penso anche che vi sia intesa sul fatto che è necessario trovare soluzioni. Tuttavia, le soluzioni non sono semplici, e non dobbiamo lasciarci andare a reazioni eccessive.

Proprio come dei bravi attori di teatro, i politici bravi non devono avere reazioni eccessive ogniqualvolta si verifica una turbolenza. Dobbiamo analizzare più nel dettaglio e comprendere meglio i fatti, e dobbiamo ricercare soluzioni efficaci per le sfide esistenti, sia le soluzioni evidenti che quelle che non sono state ancora scoperte.

Se rivolgiamo lo sguardo alle discussioni avute in seno al Parlamento o alle relazioni sulla stabilità finanziaria del Fondo monetario o della Banca centrale, le analisi della Commissione europea e i nostri stessi interventi nel passato recente, non sapevamo dove o quando, ma sapevamo che una turbolenza del genere poteva verificarsi, visto l’evolversi dei mercati finanziari e il grado di sofisticatezza degli strumenti e delle tecniche utilizzate dalle istituzioni finanziarie.

Ripeto quello che ho detto all’inizio: l’economia europea poggia su basi solide. L’euro ci protegge, e ancora una volta ha dimostrato di essere in grado di proteggere e assorbire degli urti che, in altre circostanze, prima dell’introduzione dell’euro, ci avrebbero creato difficoltà molto più gravi, sia da un punto di vista monetario, finanziario che in termini di economia reale e, per finire, ritengo che la Banca centrale europea, nell’esercizio delle sue responsabilità, si sia mossa ragionevolmente e correttamente ad agosto.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, sarò breve. Concordo appieno col fatto che non possiamo mostrare compiacenza per quanto riguarda i problemi relativi ai controlli sollevati dai prodotti finanziari sempre più complessi e dai veicoli fuori bilancio. Né possiamo credere ingenuamente che “Basilea I”, “Basilea II” e “Solvibilità II” risolveranno i problemi creatisi. Dobbiamo trarne delle importanti lezioni, che affronterò con tutte le parti interessate nel prossimo futuro.

Come ho detto nelle mie osservazioni iniziali, ritengo che una regolamentazione leggera e fondata sui principi sia la soluzione migliore. Sono certo che introdurre nuove norme sarebbe adesso la peggior cosa da fare per i mercati finanziari. Comunque, non credo che vi sia bisogno di più regolamentazione. L’onorevole Rasmussen sarà sorpreso dal fatto che condivido alcune delle cose che auspica, come una maggior trasparenza. Tuttavia, vi sono altri modi per ottenere questo risultato che non tramite la regolamentazione.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’obiettivo di questa discussione era chiarire la questione centrale del momento, ovvero la causa dell’instabilità finanziaria. Non è sufficiente identificare il problema una volta che è divenuto evidente. Ancor meno utile è proporre rimedi, che in pratica servono solo ad alleviare temporaneamente certe conseguenze ma che, a breve e medio termine, non cambiano niente.

Tutti noi sappiamo che l’economia reale si basa sulla produzione, la distribuzione e il consumo di merci in conformità con le esigenze delle persone, sia che queste esigenze siano reali, immaginarie o create dalla pubblicità. Ciò significa che il denaro in circolazione dovrebbe corrispondere all’economia reale, eppure l’avidità di quanti vogliono utili ancora più elevati hanno portato alla nascita di borse e a profitti speculativi in un’economia che ricorda un casinò, relegando il settore produttivo ad un ruolo di ordine secondario e promuovendo la finanziarizzazione del sistema.

E’ questa la ragione dell’attuale problema, un problema che le banche centrali stanno cercando di alleviare mettendo in circolazione ancora più denaro o alzando i tassi d’interesse. Tali processi hanno i loro limiti e corrono il rischio di creare nuove bolle speculative o di danneggiare ulteriormente l’economia reale, aumentando i costi per le famiglie.

 
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