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Procedura : 2007/2629(RSP)
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Testi presentati :

RC-B6-0357/2007

Discussioni :

PV 25/09/2007 - 10
CRE 25/09/2007 - 10

Votazioni :

PV 27/09/2007 - 9.3
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0418

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 25 settembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

10. Attuazione della decisione del Consiglio relativa alla moratoria sulla pena di morte (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sull’attuazione della decisione del Consiglio relativa alla moratoria sulla pena di morte.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio – (PT) Signora Presidente, è con grande piacere che sono qui oggi per parlare di una questione d’importanza fondamentale per i nostri valori comuni in Europa. La lotta contro la pena di morte è parte integrante della politica europea in materia di diritti umani ed è stata oggetto delle prime linee guida sui diritti dell’uomo dell’Unione europea. Tali linee guida, come ben sanno gli onorevoli deputati, sanciscono dal 1998 i principi fondamentali dell’approccio europeo alla questione e cristallizzano la nostra ben nota opposizione alla pena di morte.

Permettetemi di ricordare gli obiettivi dell’Unione in materia di pena di morte, come sanciti dalle linee guida. Il primo obiettivo è operare per l’abolizione universale della pena di morte in osservanza di una posizione politica approvata e fortemente sostenuta da tutti gli Stati membri dell’UE.

Il secondo obiettivo è, per i paesi in cui esiste ancora la pena di morte, lanciare un appello affinché la sua applicazione sia progressivamente limitata ed obbedisca a norme minime internazionali. E’ con grande soddisfazione che sono qui oggi in questo Emiciclo per aggiornarvi sugli ultimi sviluppi della nostra lotta per l’abolizione della pena di morte. Come sapete, abbiamo recentemente lanciato un’iniziativa per promuovere tali obiettivi europei. Mi riferisco, ovviamente, alla decisione del Consiglio del 18 giugno di quest’anno, in cui l’Unione europea si è impegnata a presentare una risoluzione contro la pena di morte alla sessantaduesima Assemblea generale delle Nazioni Unite, come parte di un’alleanza interregionale.

Gli onorevoli deputati ricorderanno che il Parlamento europeo ha richiesto tale iniziativa tramite due risoluzioni adottate nei mesi di febbraio e aprile di quest’anno. Poiché l’apertura della terza sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite si sta velocemente avvicinando, mi rendo conto del vostro interesse di sapere in che modo il Consiglio si stia preparando per tale occasione. Vi dirò di più su tali preparativi del Consiglio tra qualche istante.

Prima, però, vorrei tracciare una breve retrospettiva per quanto riguarda l’ultimo decennio, o quasi, da quando sono state adottate le linee guida sulla pena di morte. Devo sottolineare che abbiamo fatto molto dal 1998 ad oggi. Abbiamo elaborato un ampio spettro di strumenti nella nostra campagna contro la pena di morte, dall’azione politica tramite provvedimenti d’istruzione, dichiarazioni e contatti di diplomazia multilaterale al sostegno finanziario attraverso l’iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell’uomo, che è uno strumento creato essenzialmente grazie agli sforzi del Parlamento europeo.

Ad esempio, nel periodo tra il 1° luglio 2006 ed il 30 giugno 2007, l’Unione europea ha avviato provvedimenti d’istruzione sulla pena di morte in 28 paesi, dal Bahrein allo Zambia; abbiamo aperto provvedimenti d’istruzione su casi individuali in vari paesi, dallo Yemen all’Iran; inoltre, l’Unione europea ha emesso frequenti dichiarazioni su questa materia tra le quali, a titolo d’esempio, una che è stata a suo tempo alquanto mediatizzata: nell’agosto di quest’anno, l’Unione europea ha emesso una dichiarazione sulla quattrocentesima esecuzione in Texas. Vorrei anche sottolineare che la pena di morte fa anche parte dell’ordine del giorno dei dialoghi e delle consultazioni sui diritti dell’uomo che manteniamo con i paesi terzi e che noi non esitiamo a sollevare la questione con nessuno di tali paesi. La nostra fiducia nel multilateralismo effettivo si concretizza anche in un’instancabile azione contro la pena di morte in seno alle Nazioni Unite e ad altre istanze internazionali.

Ogni anno, dal 1997 al 2005, l’Unione europea ha presentato una risoluzione sulla pena di morte dinnanzi alla Commissione per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite e, rilanciando l’azione nel 2006, l’UE ha presentato una dichiarazione sulla pena di morte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, inizialmente firmata da 85 paesi ed in seguito sottoscritta da altri 10. La Presidenza dell’Unione ha ribadito tale dichiarazione del dicembre 2006 durante la seduta di apertura della quarta sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo nel marzo del 2007.

Nonostante le preoccupazioni che l’applicazione della pena di morte continua a suscitare, assistiamo con soddisfazione a una generale tendenza verso l’abolizione della pena di morte o verso l’applicazione di una moratoria sulla pena di morte. Più della metà dei paesi del mondo hanno già abolito, di fatto o di diritto, la pena di morte: 133 paesi secondo Amnesty International. Voglio credere che l’Unione europea, incluso ovviamente il Parlamento, abbia svolto un ruolo, se pur modesto, per contribuire a tale tendenza verso l’abolizione della pena di morte tramite un’azione sistematica e decisa negli anni. Questa breve lista delle azioni dell’Unione contro la pena di morte testimonia del nostro impegno per questa causa e consentitemi di sottolineare che abbiamo sempre riconosciuto che il Parlamento europeo è stato un alleato leale nello svolgimento del nostro lavoro. Con questo mi ricollego al punto centrale della nostra discussione e cioè la risoluzione per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che invoca una moratoria e l’abolizione della pena di morte.

Questa iniziativa conferma che l’Unione europea è in prima linea per quanto riguarda l’abolizione della pena di morte nel mondo e che essa continuerà ad opporsi alla sua applicazione in qualunque caso ed in ogni circostanza, giacché ritiene che si tratti di una punizione crudele e disumana. V’è molto da guadagnare grazie a questa iniziativa, ma v’è anche molto da perdere se non dovessimo avere successo. Non dobbiamo dimenticare che questo è il nostro terzo tentativo (e ripeto, terzo tentativo) di ottenere una risoluzione sulla pena di morte in seno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dopo due precedenti fallimenti nel 1994 e nel 1999.

Ciò che è in gioco è niente di più e niente di meno che la nostra credibilità come leader mondiali degli sforzi per l’abolizione della pena di morte. E’ per questo che il Consiglio ha ritenuto opportuno essere ben preparati e disporre del tempo sufficiente per formare un’alleanza interregionale. Ciò non sarebbe stato possibile al tempo della sessantunesima Assemblea generale, come alcuni di voi avrebbero preferito. Non erano solo gli esperti del Consiglio a essere di quell’avviso. Alcune ONG in prima linea nella lotta contro la pena di morte, come la coalizione contro la pena di morte, ci hanno chiesto di non essere troppo precipitosi nel presentare una risoluzione e di aspettare il tempo necessario per elaborarla adeguatamente e garantirne il successo. E’ stato esattamente questo l’iter che abbiamo seguito. La decisione del Consiglio del 18 giugno di presentare una risoluzione alla sessantaduesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha segnato l’inizio di una nuova fase nell’ambito multilaterale.

Il Consiglio, la Presidenza e gli Stati membri hanno svolto ciascuno il proprio ruolo per mettere in pratica la decisione del Consiglio. Anche prima delle ferie estive, il gruppo PESC sui diritti umani aveva deciso la linea da seguire – e cioè che gli Stati membri si sarebbero dovuti accordare su un progetto di testo per trovare in un secondo tempo altri coautori di altre regioni del mondo. Ciò è stato fatto ed alla fine di agosto si è tenuta una prima riunione a New York con tutti i coautori, che ha portato nel giro di due settimane ad un accordo sull’enunciato del testo. Stiamo avviando adesso una campagna di lobby per associare copatrocinatori al nostro progetto di risoluzione. Mentre io parlo qui tra voi, le nostre ambasciate in tutto il mondo stanno sondando la possibilità di trovare sostenitori per la nostra iniziativa. Stiamo facendo tutto il possibile per ottenere il massimo sostegno e far sì che la nostra risoluzione abbia successo.

Con questo spirito, onorevoli deputati, chiedo la vostra fiducia ed il vostro appoggio per condurre a buon fine questo processo. Certamente, nessuno di voi ignora quanto possano essere difficili i negoziati politici. Comprenderete, pertanto, che la Presidenza abbia bisogno di un certo grado di flessibilità e di un certo spazio di manovra per gestire e definire un calendario adeguato ad un’iniziativa di tale complessità, perché si tratta di un’iniziativa interregionale ed anche i coautori devono rivedere il testo e la strategia della risoluzione e perché dobbiamo avere contatti rapidi con un gran numero di possibili copatrocinatori in modo che l’iniziativa acquisti maggior peso.

Ci siamo imbarcati in una campagna che rappresenta anche una grande sfida, ma sono convinto che se agiremo di concerto trasformeremo tale iniziativa in un successo.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė, a nome del PPE-DE Group. (LT) Signora Presidente, signor Commissario, signor Segretario di Stato, onorevoli deputati, oggi in questo Parlamento torniamo sulla questione di una moratoria sulla pena capitale. Abbiamo già affrontato la questione in due precedenti occasioni lo scorso anno, adottando due risoluzioni sull’attuazione di una moratoria universale sulla pena di morte (il 1° febbraio e il 26 aprile).

Dobbiamo però lamentare che in entrambi i casi il Parlamento si è rivolto al Consiglio invitandolo a presentare le risoluzioni all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ma il Consiglio non lo ha fatto. Il Consiglio avrebbe potuto farlo prima dell’inizio della sessantaduesima sessione dell’Assemblea generale e sarebbe stato possibile adottare le risoluzioni prima della fine di quest’anno.

La pena di morte è una punizione crudele e disumana che viola uno dei principali diritti dell’uomo, il diritto alla vita, e noi non possiamo assolutamente tollerare che ogni anno migliaia di persone siano costrette a subire la pena di morte in Iran, in Cina o in altri paesi del mondo. L’attuazione di una moratoria universale sulla pena di morte in vista di una sua totale abolizione resta pertanto uno dei nostri principali obiettivi politici e chiediamo in proposito non solo il consenso dei nostri gruppi parlamentari, ma anche quello di tutti gli Stati membri dell’UE.

Sono certa che adottando questa risoluzione il Parlamento europeo potrà mostrare la sua straordinaria solidarietà e coesione, nonostante le differenze di opinione in merito, per esempio, alla dichiarazione del 10 febbraio di proclamare la giornata europea contro la pena di morte.

Il parlamento europeo ha un’occasione d’oro per dimostrare coesione e solidarietà al Consiglio, specialmente trattandosi di una decisione su una questione politica di indubbio valore aggiunto. La politica senza valori è solo politica politicante e populismo di bassa lega, mentre la vita umana è un valore per tutti noi indipendentemente dalle differenze geografiche o culturali.

Incito vivamente gli onorevoli colleghi di tutti i gruppi a dare il loro appoggio a questa importante risoluzione.

(Applausi)

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signora Presidente, il Segretario di Stato Lobo Antunes ha dimostrato in modo convincente l’impegno del Consiglio. Non ho nulla da aggiungere a quanto dichiarato dal Ministro. Il nostro gruppo sostiene nel modo più assoluto i vostri sforzi affinché sia chiaro che l’Unione europea non intende limitarsi a dare il suo pieno appoggio ad una moratoria sulla pena di morte, ma mira ad una sua totale abolizione in tutto il mondo.

Come ha detto la collega che mi ha preceduto, il Parlamento europeo lo ha già affermato due volte quest’anno: questo Parlamento è in prima linea nella lotta contro la pena di morte. Per noi socialisti democratici europei la pena di morte è il punto più basso dell’etica umana. Io vengo da un paese in cui la dignità dell’uomo è sancita dal primo articolo della costituzione. E’ dovere di ciascun governo preservare e tutelare tale dignità. Questo è il messaggio insito nella costituzione del mio paese. Sulla base di tale messaggio l’Unione europea ha elaborato una Carta dei diritti fondamentali, il cui messaggio primo è il seguente: la dignità dell’uomo è il più importante principio ispiratore dell’Unione europea.

In parole povere, la pena di morte è l’esatto opposto della dignità umana. E’ lo svilimento dell’essere umano, ridotto al punto più basso della sua esistenza. E’ dovere di ciascuna coscienza democratica proibirla. Stiamo lottando affinché la moratoria sia sostenuta dall’Unione europea. Perché, quindi, non v’è consenso in seno al Consiglio?

Vi è uno Stato membro nel Consiglio che sta boicottando l’adozione di una risoluzione congiunta da parte dell’Unione europea. Non esiterò a farne pubblicamente il nome in questa sede: si tratta del governo polacco, che non vuole che prendiamo questa decisione fondamentale. Tale governo intende correlare la questione della pena di morte con altre questioni secondo il seguente assunto: se anche gli altri saranno disposti a correlare la loro opinione sulla pena di morte con quella sull’aborto e sull’eutanasia, allora anche noi saremo pronti a discutere della pena di morte. L’argomento è assolutamente pretestuoso! Perché? Ve lo dirò con grande piacere. Vorrei leggervi una citazione tratta da un’intervista radiofonica del 28 luglio di quest’anno. Cito: “Personalmente sono, ero e rimango un convinto sostenitore della pena di morte. Attualmente non è possibile un ritorno a questo tipo di pena, tuttavia conto sul fatto che in Europa prevalga un clima più favorevole in futuro”. Lech Kaczyński, Presidente della Repubblica di Polonia.

E’ questo il motivo per cui non v’è ancora stata nessuna risoluzione del Consiglio europeo sulla moratoria. Il Presidente polacco è un sostenitore della pena di morte e spera che vi sia un clima migliore in Europa per reintrodurla. Pertanto dichiaro che questo Parlamento esiste per garantire che il clima in Europa rimanga contrario alla pena di morte. Questo è il punto cruciale.

(Applausi)

Fintantoché noi socialisti europei avremo una qualche influenza, lotteremo per questo. Vorrei comunque rivolgere una domanda al Consiglio. Ministro Lobo Antunes, non rivolto a lei personalmente, ma ai Capi di Stato e di governo degli altri 26 paesi: per quanto tempo ancora gli altri 26 Capi di Stato e di governo sopporteranno questa situazione e rimarranno in silenzio di fronte al fatto che un sostenitore della pena di morte, che afferma pubblicamente di essere tale, può paralizzare il Consiglio europeo su questa materia? Anche a questo ci serve una risposta.

(Applausi)

 
  
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  Marco Pannella, a nome del gruppo ALDE. Signora Presidente, onorevoli colleghi, le dichiarazioni che dalla Presidenza vengono da un anno a questo Parlamento – se fossimo un parlamento come per esempio il parlamento britannico o il parlamento statunitense – suonerebbero come un'offesa oltre che alla verità, al Parlamento.

No, Signor Presidente del Consiglio in esercizio, io penso che lei sia male informato da quell'apparato e quella struttura che è dietro di lei in questo momento e che ha condotto dal 1994 un'azione indegna ed incomprensibile, di cui sono responsabili le Presidenze semestrali che si succedono l'una dopo l'altra, riescono a farsene responsabili!

Nel 1994 stavamo per vincere! Abbiamo perso per 8 voti, perché 20 paesi europei d'accordo fra di loro, oggi aderenti all'Unione europea, si astennero. La moratoria universale poteva essere proclamata nel mondo, senza la vergogna che non dobbiamo rimuovere! 20 astensioni europee, nel '94, con un Consiglio assolutamente e ipocritamente complice!

Lei, signor Presidente in esercizio, ha avuto anche la spudoratezza di dire nel 1999 - secondo tutti gli ambasciatori europei avevamo vinto perché c'era una stragrande maggioranza assoluta - la mattina del voto, da Bruxelles è giunto un telegramma dicendo di ritirare. Inspiegabile! Nel 2003, il ministro degli Esteri italiano, alla Presidenza del Consiglio, ha dichiarato che per la mancanza di accordo dell'Unione europea, l'Italia non portava avanti quella risoluzione sulla quale avevamo di nuovo la maggioranza. E adesso la cosa è più scandalosa!

Ma lei, signor Presidente, si rende conto? In quale paese potremo raccontare una balla di questo genere? Lei dice che 173 su 192 Stati membri hanno abolito di fatto e di diritto la pena di morte. E tutta questa vostra immensa fatica! Voi dovevate presentare già nella 61a Assemblea, quella precedente, dovevate presentare all'inizio di questa, cioè ieri, e già oggi le notizie che abbiamo da New York sono di altri rinvii.

Poi lei ha anche detto un'altra piccola o grave falsità: è vero che 95 paesi hanno sottoscritto una dichiarazione, e che avevamo già come governo italiano, il 28 dicembre, 85 firmatari e quelli che avete fatto voi l'abbiamo fatto insieme sono solo 11. Quindi se voi volete perdere andate avanti, ma è uno sconcio, noi faremo ...

(La Presidente toglie la parola all'oratore)

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. (PL) Signora Presidente, la ricerca dell’umanitarismo nell’amministrazione della giustizia è una delle importanti missioni dell’Europa. Occorre quindi ergersi pubblicamente contro la spettacolarizzazione delle pubbliche esecuzioni in cui i resti della persona che ha subito l’esecuzione diventano un malsano oggetto di eccitazione per le masse. Dobbiamo fare tutto il possibile per porre fine alle esecuzioni politiche perpetrate dalle autorità cinesi o iraniane.

Tuttavia, non possiamo concordare su una visione ristretta dell’intero problema. In particolare, non possiamo concordare su una terminazione della discussione su questo tema. Non possiamo concordare con il genere di censura proposto dall’onorevole Schulz nel suo intervento. Non dipende da lui per quanto tempo ancora Lech Kaczyński resterà Presidente della Polonia, indipendentemente dal fatto che lo desideri o meno. Dipende dai polacchi, che hanno i loro dubbi. E non sono solo i polacchi ad avere dubbi sulla moratoria universale o sulla propaganda e le campagne sociali portate avanti dalla Commissione.

Ho una domanda da rivolgervi: è effettivamente possibile che dalla loro confortevole poltrona di Parigi o di Lisbona dei governanti lancino un appello per la sospensione della pena di morte in regioni dilaniate dalla crudeltà e dalla violenza? Non è ipocrita chiedere che la pena di morte sia abolita oggi in Iraq o in Afghanistan mentre non si fa niente per ristabilire la sicurezza e la giustizia in questi paesi?

Non sono del parere che l’abolizione della pena di morte in altre parti del mondo fornisca una soluzione alla violenza e alla brutalità. Comunque, la Polonia ha abolito la pena di morte nel 1988, quasi da venti anni ormai. Abbiamo fatto ciò di fronte alla nostra opinione pubblica. Abbiamo fatto ciò nel nome dell’unità dell’Europa. E’ nostra intenzione continuare a sostenere tale decisione oggi.

Può essere, in effetti, che la nostra parte del mondo si possa permettere alternative alla pena di morte. Intendiamo mostrare la nostra solidarietà cooperando su questa materia anche in sede ONU, ma non possiamo accettare il tipo di critica proposto dall’onorevole Schulz sulla pena di morte.

Il progetto di risoluzione fa un inutile riferimento alla questione della giornata europea contro la pena di morte. Permettetemi di ricordarvi che la pena di morte non è il solo argomento sul quale ci scontriamo a questioni di vita o di morte per quanto riguarda la politica e il diritto. Se vogliamo sviluppare un dialogo sull’umanitarismo in Europa, non possiamo limitarci alla pena di morte, sulla quale in fondo abbiamo un’opinione comune. Non possiamo esimerci, se necessario, da una discussione sull’aborto, che è così strenuamente difeso in Europa e nel mondo da questo Parlamento e dal club dell’onorevole Schulz. Non possiamo esimerci da una discussione sull’eutanasia, sulle garanzie a difesa della dignità dell’uomo o sul fiorente sviluppo della biomedicina. Se uno dei giorni del calendario europeo deve essere dedicato alla riflessione sull’aspetto umanitario del lavoro del legislatore – e anche del nostro – non possiamo chiudere gli occhi di fronte a tutto questo a meno di non cadere nell’ipocrisia.

 
  
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  Monica Frassoni, a nome del gruppo Verts/ALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei continuare nella linea che è stata adesso definita dall'on. Pannella e prego la Presidenza di dare qualche risposta, se possibile!

Io vorrei sapere per quale ragione la Presidenza ha ritirato la domanda o la proposta di istituire una giornata europea sulla pena di morte. Non c'è scritto da nessuna parte che questa è una decisione che deve essere presa all'unanimità. Se lei mi sa citare un articolo dove questo è previsto, le sarei grata – comunque essendo questa cooperazione politica, io sono del tutto convinta che se lei avesse voluto, avrebbe potuto forzare un voto ed avere una maggioranza schiacciante, meno uno. Credo che questo sarebbe stato un grande giorno per l'Europa! Quindi, occasione mancata!

Secondo, anch'io ho molte perplessità, signor Presidente, sulla ricostruzione che lei ha fatto della storia triste delle presentazioni e dei ritiri vari delle risoluzioni di moratoria. Vorrei che lei mi rispondesse ad una domanda precisa: visto che voi, come Presidenza portoghese, avete deciso di condurre praticamente da soli, escludendo altri paesi tra i quali il mio – ma questo non è un problema in questa sede – dai negoziati delle Nazioni Unite, vorrei sapere quando presentate la risoluzione? Perché ancora questo non è chiaro e se la presentate troppo tardi non servirà assolutamente a niente.

In terzo luogo, lei ha detto due cose che mi hanno un po' preoccupato. Ero su nella mia stanza perché ho avuto qualche problema, ma l'ho ascoltata in originale nella sua meravigliosa lingua. Lei ha detto che bisogna avere flessibilità e bisogna lasciare spazio di manovra, cosa che mi ha preoccupato moltissimo. Cosa vuol dire? Anche perché lei ha parlato del cosiddetto fronte che vuole l'abolizione e non crede molto nella moratoria. Cosa ancora più preoccupante, perché proprio grazie all'utilizzo di questa falsa dicotomia noi abbiamo finora perso. Quindi, io vorrei che lei ci desse qualche risposta concreta e spero che queste risposte verranno.

 
  
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  Luisa Morgantini, a nome del gruppo GUE/NGL. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ero persa ad ascoltare Frassoni, di cui condivido completamente le domande e anche la passione, ma condivido anche ciò che Pannella ha detto.

E lasciatemi dire che io oggi sono veramente triste, sentire l'intervento di Szymański mi ha veramente angosciata. Pensare che l'Europa – per la quale noi abbiamo combattuto, lottato, creduto – ha queste remore, queste posizioni, è davvero una tristezza per tutti noi. Ma io oggi sono anche triste perché è morto a Gaza un grande uomo, uno storico personaggio palestinese, è morto di cancro, non si è potuto curare, Gaza è sotto assedio, sarebbe morto probabilmente lo stesso, perché era molto vecchio. Era un uomo che ha creduto profondamente nella pace, nella democrazia, in una democrazia e in una Palestina secolare senza violenza. Si chiamava Haider Abdel Shafi e lo voglio onorare qui, perché vi sono tante pene di morte nel mondo, contro le quali noi dobbiamo combattere.

Ma anch'io condivido quello che dicevano gli altri parlamentari. La sessione si è aperta e mi auguro che il giorno 28, quando la Presidenza portoghese e il governo italiano faranno l'incontro con tutti, decidano davvero che venga depositata la risoluzione in favore della moratoria universale contro la pena di morte.

E' vero, negli ultimi 14 anni la risoluzione è stata compromessa da errori e ritardi, se non veri e propri comportamenti ostruzionistici. Questa volta ce la possiamo e ce la dobbiamo fare. L'Italia insieme all'Europa costruirà una rete di alleanze in tutti i continenti. La stragrande maggioranza della comunità internazionale è a favore di questa risoluzione, mentre gli Stati sostenitori della pena capitale si sono ridotti. E certamente la dicotomia fra moratoria e abolizione della pena di morte non deve essere usata.

Siamo per l'abolizione della pena di morte, ma oggi è la moratoria quella che può aggregare e far vincere! Sappiamo che è difficile, sappiamo che non è scontato e lo vediamo con le posizioni anche interne, non soltanto della Polonia, ma tra i cittadini nel mondo, leader politici in Europa che chiamano alla pena di morte. Però, se la nostra prospettiva delle relazioni internazionali è fondata sull'etica dei valori, in cui la vita umana e la giustizia e i diritti valgono, noi dobbiamo vincere! Quindi le prossime settimane saranno decisive e davvero, la moratoria è una tappa fondamentale del rifiuto della comunità internazionale di questa pratica barbara che sostituisce la vendetta alla giustizia. Dobbiamo farcela davvero e dobbiamo isolare le voci che invece dicono no!

 
  
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  Jean-Claude Martinez, a nome del gruppo ITS. – (FR) Signora Presidente, membri del Consiglio, nel 1977 sotto la presidenza Carter furono lanciate nello spazio due sonde, Voyager 1 e Voyager 2, che apparentemente sono lontane dal nostro argomento. Il fisico Carl Sagan, oggi deceduto, aveva messo in queste sonde un messaggio del Presidente Waldheim, il disegno di un uomo e di una donna, le principali formule matematiche da noi conosciute sulla Terra, un disco con il rumore del vento, di un trattore, dei primi balbettii di un bambino, dei brani di Mozart, di Beethoven e di Chuck Berry. L'anno scorso queste due sonde hanno lasciato il sistema solare, la cosiddetta eliosfera, e si sono spostate a 42 000 anni-luce di distanza in corrispondenza della prossima stella, cioè a 200 000 kilometri moltiplicati per 3 600, moltiplicati per 24, moltiplicati per 365 e moltiplicati per 42 000.

In trent’anni queste due sonde non hanno mai inviato alcun segnale, né è stato captato alcun segnale. Per il momento la sola vita conosciuta è sulla Terra. In una dimensione di questo tipo è evidente che il codice penale del Texas o quello della Cina, che prevedono di mettere fine a un bene così eccezionalmente raro come la vita, siano un’aberrazione madornale. Al punto che la proposta portoghese di una conferenza sulla vita e sulla dignità umana è a misura del popolo delle caravelle. Poiché essere contrari alla pena di morte è solo un aspetto della sfida e della teleologia politica.

La finalità di ogni politica non può che essere il rigoglio multiforme della vita. Essere contrari alla pena di morte va certo bene, ma è solo un aspetto, come d’altronde l’eutanasia, di un problema politico centrale: a cosa serve la politica? A creare ovunque le condizioni economiche, sociali, materiali per il pieno sviluppo di questo bene misterioso che è la vita. Se no, la politica maltusiana del no future, dei patti di ferro, dei razionamenti, dei divieti, degli estirpamenti, dei premi Erode, delle macellazioni, dei macellai britannici? Ecco in cosa consistono il vero argomento e la vera dimensione della pena di morte: nella scelta politica tra il no future e la vita.

 
  
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  Irena Belohorská (NI). – (SK) Sono assolutamente favorevole all’iniziativa di istituire una giornata europea contro la pena di morte, anche se non vi è stata una decisione all’unanimità da parte dei 27 Stati membri.

Accolgo con soddisfazione la recente introduzione di questo divieto in alcuni paesi africani, in parte su pressione dell’Unione europea. La pena di morte è stata abolita in Ruanda e nel Gabon, ad esempio. Anche questi paesi hanno capito che non c’è posto per la pena di morte in una società democratica. Io ritengo che sia necessario far pressione anche su altri paesi, come l’America e la Cina, per mettere quest’azione nel dimenticatoio della storia. D’altro canto, occorre anche concentrare l’attenzione su alcuni paesi europei che hanno immancabilmente omesso di ratificare i protocolli che vietano di ricorrere alla pena di morte.

Il protocollo n. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta incondizionatamente la pena di morte in tempo di pace, è stato ratificato da tutti i 27 Stati membri. Il protocollo n. 13, invece, che vieta la pena di morte in ogni circostanza, è stato firmato da tutti i 27 Stati membri, ma non è ancora stato ratificato da 5 paesi, segnatamente Francia, Italia, Polonia, Spagna e Lettonia. Pertanto, anche se la critica principale relativamente all’istituzione di una giornata europea contro la pena di morte è stata rivolta alla Polonia, concordo pienamente con gli onorevoli Schulz, Frassoni e Morgantini sul fatto che il dito andrebbe puntato anche contro questi ultimi paesi.

Vorrei far notare che non è assolutamente provato che la pena di morte abbia un effetto deterrente sulla violenza e criminalità. Il suo carattere irreversibile significa che l’errore giudiziario, inevitabile in ogni sistema giudiziario, non può essere corretto.

 
  
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  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE).(PT) Vorrei citare una frase di Victor Hugo, che disse che il sangue si lava con le lacrime e non col sangue. Quando l’Europa ha sancito i suoi valori ed ha decretato che l’abolizione della pena di morte fosse una condizione per essere ammessi a farne parte, essa ha stabilito un codice di principi che la caratterizzano come patria dell’illuminismo e come luogo in cui il diritto non esiste senza il fondamento etico della sublime dignità dell’uomo.

La lotta contro la pena di morte è la lotta della civiltà contro la barbarie. La lotta contro una morte ufficiale, organizzata, calcolata e a sangue freddo. Una morte per legge e non a norma di legge, perché la pena di morte va al di là di ogni legge che si possa definire tale. Una morte dovuta ad una norma brutale e illegale. La lotta contro la pena di morte è una questione di giustizia universale perché tocca l’essenza dell’umanità dell’uomo e determina la nostra relazione con il mondo. E’ per questo che l’Europa non può ignorare il fatto che paesi come la Cina, l’Iran, il Pakistan, l’Iraq, il Sudan e gli Stati Uniti condividano tutti il barbaro meccanismo della pena di morte.

L’Europa non ha il diritto di farsi complice silenziosa di tutto ciò. Né può continuare a tacere in merito alle sue dinamiche interne. L’Europa deve ricordare alla Polonia che la lotta contro la pena di morte è sancita a priori tra i principi di giustizia che costituiscono la conditio sine qua non dell’essere europei. Quanto alla giornata europea contro la pena di morte, sarebbe opportuno chiedere, e chiedo alla Presidenza portoghese, quali siano i casi in cui un paese ha il diritto di prendere decisioni contrarie ai valori di consenso sanciti dall’articolo 6 del Trattato dell’Unione europea. Vorrei anche chiedere alla Presidenza portoghese se l’unanimità possa essere usata per aree di consenso che riguardano le regole sulle quali si fonda l’Unione. L’unanimità si applica solo alle questioni che ci dividono, oppure al consenso fondamentale su cui si basa l’Europa?

Sono queste le domande che rivolgo alla Presidenza e le mie riflessioni sulla giornata europea contro la pena di morte.

 
  
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  Pasqualina Napoletano (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, è la terza volta che quest'anno il Parlamento europeo torna sul tema della moratoria. Noi pensiamo sia possibile raggiungere questo obiettivo entro l'anno, per questo chiediamo pressantemente alla Presidenza portoghese di depositare già nelle prossime ore il testo presso la commissione competente delle Nazioni Unite. Chiediamo di farlo in stretta collaborazione con l'Italia, paese iniziatore della campagna, associando non solo i paesi dell'Unione, ma anche tutti quelli che hanno dimostrato disponibilità ad essere cosponsor e coautori.

Vorrei poi ancora una volta chiarire che l'obiettivo della moratoria non contrasta con quello più generale dell'abolizione e tuttavia è la moratoria che noi oggi vogliamo ottenere, anche come primo passo concreto verso l'abolizione. Tutto ciò non può essere usato per intorbidare le acque! Mi unisco infine ai colleghi increduli per il fatto che un paese europeo importante come la Polonia si sia dissociato dal dichiarare il 10 ottobre giornata europea contro la pena capitale e che a seguito di ciò questa giornata sia stata sospesa.

Signor Presidente del Parlamento, signor Presidente del Consiglio, vi chiediamo di non rinunciare a questo obiettivo. Non disperdete per favore quel po' di anima che siamo riusciti a mettere in un'Europa ancora troppo segnata dall'economicismo, dal mercantilismo e dal monetarismo.

 
  
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  Hélène Flautre (Verts/ALE).(FR) Signora Presidente, il numero dei paesi abolizionisti o che applicano una moratoria aumenta ogni anno. Le certezze vacillano anche negli Stati retenzionisti come gli Stati Uniti e si organizzano coalizioni nei paesi musulmani.

Eppure, non passa giorno che non si debba cercare di evitare un’esecuzione capitale. L’omosessualità è ancora passibile di pena di morte in molti paesi e l’attuale contesto europeo ci ricorda purtroppo che questa lotta resta ancora estremamente difficile.

Per quanto riguarda la moratoria e l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, signor Presidente in carica del Consiglio, il Parlamento lo chiede per la terza volta consecutiva quest’anno e nella maniera più solenne: bisogna fare il tutto per tutto per ottenere il prima possibile, entro la fine dell’anno, una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in vista di una moratoria come strategia per giungere all’abolizione. Credo che tutti noi qui diciamo la stessa cosa: spetta a voi fare la prima mossa e mobilitarvi.

Per quanto riguarda la giornata europea contro la pena di morte, come spiegare che non sia stata spesa una sola parola sulla situazione che caratterizza oggi l’Europa? Come pensare che un paese possa strumentalizzare una sfida come questa per fini di politica interna, facendo ostruzionismo al progetto europeo, all’articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali e facendo ostruzionismo a quelli che da sempre sono stati gli obiettivi comuni della sua politica estera? Le Istituzioni europee e lei, come Presidente in carica del Consiglio, non potete tollerare questa situazione!

Il 10 ottobre si celebrerà la giornata mondiale contro la pena di morte. Quanto a noi, Parlamento europeo, saremo riuniti in tornata a Bruxelles. E’ essenziale che il Parlamento celebri questo evento con la più grande solennità e determinazione possibili.

 
  
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  Piia-Noora Kauppi (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, è con grande piacere che ho appreso dell’iniziativa della Commissione di istituire una giornata europea contro la pena di morte il 10 ottobre e le do il mio pieno appoggio invitando gli onorevoli colleghi a fare altrettanto. E’ stato uno choc per me capire che non tutti i paesi europei fossero favorevoli a quest’iniziativa. La posizione della Polonia mette a repentaglio la credibilità dell’UE come promotrice dell’abolizione e sinceramente spero che la Polonia voglia riconsiderare la propria posizione.

La pena di morte è una punizione crudele e disumana. Va contro la dignità dell’uomo e non è assolutamente provato che serva da deterrente contro altri crimini. Fortunatamente, la tendenza mondiale va oggi verso l’abolizione. L’Europa tutta, eccezion fatta per la Bielorussia, lo ha capito e sempre più paesi di tutti i continenti si stanno aggiungendo alla lista degli abolizionisti.

Sono anch’io del parere che dovremmo continuare a far pressione sui nostri colleghi americani affinché aboliscano la pena di morte una volta per tutte. Una moratoria sulle esecuzioni è il primo passo verso l’abolizione. L’UE deve continuare ad insistere affinché tutti gli Stati dove ancora vige la pena di morte applichino una moratoria. Una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro la pena di morte dovrebbe svolgere un ruolo determinante in tal senso.

Tuttavia, dobbiamo evitare che le cose vadano a finire come nel 1999 quando il mio paese, la Finlandia, cercò di fare adottare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite una risoluzione contro la pena di morte. Tale risoluzione fu talmente annacquata che avrebbe potuto fare più male che bene alla causa. Adesso che l’Italia ha riportato la questione all’ordine del giorno, auspico che l’Europa tutta sostenga tale proposta e che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotti una risoluzione in merito.

 
  
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  Józef Pinior (PSE). – (PL) Signora Presidente, signor Commissario, signor Ministro, sono costretto ad iniziare il mio intervento con una riflessione personale. Ascoltando poco fa in quest’Aula l’intervento dell’onorevole Konrad Szymański, in rappresentanza della destra polacca, mi sono ricordato di un episodio durante l’intervento del Presidente Ahmadinejad presso la Columbia University di New York. Onorevole Szymański, il suo governo di legge e giustizia, la destra polacca, ha messo il mio paese, la mia patria, in compagnia di paesi come l’Iran e la Bielorussia. Ieri il Presidente Ahmadinejad ha citato con orgoglio l’esempio dell’America come paese che applica ancora la pena di morte.

L’opinione pubblica polacca è indignata del fatto che il governo di Varsavia sia riuscito a bloccare la proclamazione della giornata europea contro la pena di morte. Dopo tutto, si tratta di una questione che ha unito l’Unione europea, che unisce l’opinione pubblica europea, che unisce i partiti politici europei e crea un consenso democratico liberale a prescindere dalle divisioni ideologiche esistenti in Europa. Credo che le prossime elezioni in Polonia facciano emergere una società polacca convinta che l’Unione europea sia capace di portare avanti un’azione unitaria nell’ambito delle Nazioni Unite con un’iniziativa contro la pena di morte.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE).(PT) Il mio paese, il Portogallo, è stato un antesignano dell’abolizione della pena di morte nel 1867 ed è quindi con la più grande soddisfazione che plaudo all’iniziativa della Presidenza portoghese di istituire una giornata europea contro la pena di morte, in linea con tutte le azioni promosse dal Portogallo a livello internazionale, sia in ambito europeo sia in quello delle Nazioni Unite, per abolire la pena di morte e per protestare contro i governi che perpetrano questa pratica disumana, in particolare la Cina, gli Stati Uniti e l’Iran.

Trovo assolutamente sconvolgente che il governo polacco abbia tentato di bloccare quest’iniziativa avvalendosi di argomenti così opportunistici e contraddittori. Il popolo polacco deve sapere che il governo Kaczynski non solo sta rendendo un cattivo servizio all’Unione europea e ai suoi valori fondamentali, ma sta anche rendendo un pessimo servizio al buon nome e al prestigio della Polonia. Ne va dei valori essenziali che distinguono la civiltà dalla barbarie. La Presidenza portoghese non può essere fermata, non deve lasciarsi intimidire dall’opposizione del governo polacco. Deve mantenere la proposta, farla rapidamente votare in seno al Consiglio “Affari generali e relazioni esterne”, lasciare il governo polacco nel suo isolamento e andare avanti con la celebrazione della giornata europea contro la pena di morte il 10 ottobre.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). – (PL) Signora Presidente, mi dissocio dalle dichiarazioni del collega, onorevole Konrad Szymański, e mi associo a quelle dell’onorevole Pinior. La Polonia ha firmato il sesto protocollo per l’abolizione della pena di morte e si è assunta l’impegno di eliminare questa forma di punizione dal nostro paese. Il 17 e 18 giugno dello scorso anno a Lussemburgo, i ministri degli Esteri europei, tutti i ministri degli Esteri europei, incluso il ministro degli Esteri polacco, si sono accordati per presentare un progetto di risoluzione congiunta contro la pena di morte.

Cosa è accaduto dopo il 17 giugno da determinare in settembre questo cambiamento di posizione da parte della Polonia? Deve trattarsi, ovviamente, della situazione interna e, sempre ovviamente, deve trattarsi delle elezioni. Ma possiamo effettivamente dire che la Polonia abbia cambiato posizione? No, non è la Polonia ma il governo polacco. I polacchi non sono barbari e non accettano la pena di morte. I polacchi si sono opposti alla pena di morte in molte occasioni. Ed io devo dire, specialmente all’onorevole Szymański, che i sondaggi d’opinione indicano che il 57% dei polacchi non vuole la pena di morte. La prego di ricordarsene quando rappresenta la Polonia e cerchi di trasmettere ciò che veramente pensa la società polacca.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. – (PT) Molte grazie, signora Presidente, onorevoli deputati, per le vostre riflessioni, i vostri commenti e le vostre domande.

E’ stata una discussione facile per il Consiglio, come mi aspettavo che fosse. Facile perché il Consiglio e il Parlamento europeo sono d’accordo su ciò che è fondamentale per loro, cioè ottenere alla prossima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite una risoluzione su una moratoria e l’abolizione della pena di morte ed è con ovvia soddisfazione che rilevo una posizione unitaria sugli obiettivi centrali della nostra discussione e sul lavoro che faremo insieme per realizzarli.

Come ricordato da una deputata portoghese, anch’io sono molto fiero di prender parte a questa discussione come rappresentante del Portogallo, perché il nostro paese è stato il primo in Europa a abolire la pena di morte. Si tratta di un tema, di una questione, di un problema verso il quale i portoghesi sono particolarmente sensibili e sono orgoglioso di poterlo dire qui e di avere l’opportunità di guidare gli sforzi del Consiglio presso le Nazioni Unite in vista di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Non voglio parlare del passato. Certo dobbiamo trarre la lezione dal passato ed io sono qui perché dobbiamo ovviamente evitare di ripetere gli errori che abbiamo eventualmente commesso in passato e che ci hanno impedito di raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi. Il passato è passato, concentriamoci sul futuro. Concentriamoci con determinazione, con risoluzione e con la convinzione che il nostro compito, politicamente parlando, non sia facile ma sia tuttavia possibile. Quando parliamo di flessibilità, parliamo di fiducia nel lavoro della Presidenza. Ciò che vogliamo e sollecitiamo – e siamo certi che il Parlamento europeo ci accorderà, perché si rende conto che la questione è politicamente complessa ed a volte persino difficile – è naturalmente la fiducia del Parlamento nei confronti della Presidenza e del suo lavoro, perché ciò ci permetterà di raggiungere con successo il nostro obiettivo.

Presenteremo il progetto di risoluzione all’inizio di ottobre, tra l’inizio e la metà di ottobre. Questa è la nostra intenzione e posso dirvi che tutte le démarches e i contatti che abbiamo effettuato ci danno abbastanza fiducia. Speriamo che tale fiducia cresca col passare del tempo perché la nostra è una giusta causa. Per finire, vorrei anche dirvi che l’Unione europea ha già dei coautori pronti a firmare con noi il progetto di risoluzione e devo dire che sono particolarmente orgoglioso che tra questi vi siano paesi di lingua portoghese che rappresentano l’Africa e l’America latina, paesi che come noi, come il Portogallo, sottoscrivono il rispetto per il valore totale della vita.

Siamo fiduciosi, lo ripeto, che con il vostro appoggio e la vostra fiducia la Presidenza portoghese riesca a realizzare questo obiettivo in seno alla sessantaduesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e a far approvare una risoluzione nei termini in cui il Parlamento europeo e il Consiglio desiderano che sia approvata.

 
  
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  Martin Schulz (PSE).(DE) Signora Presidente, vorrei fare un commento personale in base all’articolo 145. Il deputato polacco che ha parlato a nome del gruppo UEN ha completamente frainteso il mio intervento e vorrei quindi fare alcuni chiarimenti.

Io ho chiesto al Consiglio per quanto tempo avrebbe continuato a sopportare l’atteggiamento del Presidente polacco Kaczyński ed ho citato lo stesso Kaczyński, che desidera fortemente che vi sia un’atmosfera più favorevole alla reintroduzione della pena di morte in Europa. La domanda che ho rivolto al Consiglio era pertanto la seguente: per quanto tempo ancora il Consiglio continuerà a sopportare questo? Per quanto tempo ancora gli altri 26 governi continueranno a tacere su tutto ciò? In quello che ho detto non ho assolutamente inteso decidere (come potrei?) per quanto tempo ancora Kaczyński continui ad essere il Presidente della Polonia. Eleggere il proprio governo e il proprio Presidente è assolutamente un diritto sovrano del popolo polacco. Tuttavia, io imploro il popolo polacco di essere così saggio da rimandare a casa questo governo prima possibile!

 
  
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  Presidente. − Grazie del chiarimento.

 
  
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  Monica Frassoni (Verts/ALE).(PT) Ho posto una domanda molto specifica. Vorrei sapere a quale articolo si riferisse la Presidenza quando ha affermato che fosse richiesta l’unanimità per questo tipo di questioni, come per esempio per la decisione sulla giornata contro la pena di morte e perché non insistesse per un voto in Consiglio. Vorrei sapere perché il Presidente non ha detto nulla su questo punto di cui hanno parlato tutti gli oratori.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. – (PT) E’ l’interpretazione del Consiglio che decisioni di questo tipo richiedano l’unanimità.

 
  
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  Presidente. − Sono state presentate cinque proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 27 settembre 2007.

 
  

(1)Cfr. processo verbale.

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