Presidente. − L'ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Jacek Saryusz-Wolski, a nome della commissione per gli affari esteri, su una politica estera comune dell'Europa in materia di energia (2007/2000(INI)) (A6-0312/2007).
Jacek Saryusz-Wolski (PPE-DE), relatore. – (EN) Signora Presidente, le presento una relazione elaborata su iniziativa della commissione per gli affari esteri, che ne ha raccomandato la redazione a stragrande maggioranza. La nostra relazione invita l’UE ad attuare una politica estera comune in materia di energia per rispondere alle sfide della sicurezza energetica. Tale politica fornirebbe un valore aggiunto essenziale e necessario agli sforzi compiuti a livello nazionale in base al principio della sussidiarietà e permetterebbe una migliore tutela degli interessi dell’Europa in materia di energia.
Come dovrebbe configurarsi tale politica? Dovrebbe poggiare su quattro principi: la diversificazione, l’unità nel difendere gli interessi dell’UE parlando a una voce, la solidarietà durante le crisi e la cooperazione rafforzata con i partners.
Dobbiamo sviluppare un’ampia forma di diplomazia proattiva in campo energetico, che miri a rafforzare la nostra cooperazione con tutti i maggiori paesi produttori, di transito e di destinazione e a creare un mercato dell’energia basato sul principio della reciprocità.
La relazione accoglie con favore le proposte del terzo pacchetto energetico, adottato dalla Commissione la settimana scorsa, che concerne queste preoccupazioni ed è in linea con la relazione. L’UE deve essere attiva, determinata e unita. La dimensione geopolitica della sicurezza energetica è stata sin’ora trascurata ed è ora di colmare questa lacuna. Fortunatamente, il nuovo Trattato dovrebbe dotare l’UE di una base giuridica per la solidarietà energetica, permettendo così alle competenti Istituzioni europee di negoziare accordi quadro con i paesi terzi in materia di sicurezza energetica. La relazione raccomanda di inserire negli accordi con i paesi produttori e di transito la cosiddetta clausola di sicurezza energetica, che stabilisce un codice di condotta e delinea esplicitamente le misure da adottare in caso di interruzione della fornitura.
Dovremmo sostituire l’attuale preferenza degli Stati membri dell’UE per l’unilateralismo energetico con una nuova politica di solidarietà energetica basata su un approccio multilaterale. Al contempo, è necessario instaurare una buona prassi di consultazione tra gli Stati membri per quanto riguarda le decisioni strategiche suscettibili di avere ripercussioni sull’UE o su uno dei suoi membri.
La nuova politica estera comune in materia di energia deve essere coerente con tutte le politiche dell’UE che hanno una dimensione esterna, e cioè il mercato interno, la concorrenza, i trasporti, il commercio, la protezione dei consumatori, il bilancio e così via. Una nuova politica comune non può essere creata dall’oggi al domani. Pertanto, proponiamo di adottare un approccio graduale e, affinché tale politica sia efficiente, proponiamo anche di dotarla di tutti gli strumenti più appropriati.
Suggeriamo la creazione di una nuova carica di Alto rappresentante per la politica estera sull’energia, dopo l’entrata in vigore del nuovo Trattato. Tale funzione consentirebbe il coordinamento di tutte le suddette politiche settoriali dell’Unione e specialmente di quegli aspetti correlati alla dimensione esterna della sicurezza energetica e verrebbe svolta sotto l’autorità dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, che in futuro sarà anche Vicepresidente della Commissione europea. Ciò rafforzerebbe le sinergie all’interno dell’Unione.
Questa novità istituzionale presenta pertanto un forte ancoraggio con il nuovo approccio. Proponiamo anche di elaborare una precisa tabella di marcia che indichi gli obiettivi a breve, medio e lungo termine inquadrandone l’attuazione in un preciso contesto temporale, fatta salva ovviamente l’approvazione da parte del Parlamento.
Per avere successo dobbiamo sollecitare la dinamica interna dell’UE e assicurare il necessario supporto pubblico. L’interesse dei cittadini risiede in un’energia sicura e a prezzi accessibili. Tale interesse dei nostri cittadini dovrebbe essere al centro del progetto e costituire uno degli obiettivi del nostro approccio “Europa dei risultati”.
Le minacce comuni che incombono sulla sicurezza energetica dell’Europa dovrebbero pertanto produrre una risposta comune. Ma possiamo anche fare di più: una nuova politica comune può diventare il motore di un’ulteriore integrazione europea, dando nuovo impeto e nuova forza all’UE come attore globale. Un approccio esigente e coraggioso dovrebbe essere un’ambizione del Parlamento europeo.
L’Unione europea di oggi ha iniziato il suo cammino tanti anni fa con l’energia. Allora si trattava di carbone, che serviva a dare una spinta iniziale alla nostra ricostruzione. Non dovremmo lasciarci sfuggire l’occasione che ciò avvenga di nuovo. L’Europa ha bisogno di energia, in senso stretto e in senso lato.
Andris Piebalgs, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, sono molto favorevole all’iniziativa della commissione per gli affari esteri e ringrazio in particolare il presidente, onorevole Saryusz-Wolski, per aver proposto una relazione su una politica estera comune dell’Europa in materia di energia. I recenti sviluppi hanno confermato che quest’iniziativa giunge al momento opportuno. La relazione serve a sottolineare la crescente importanza delle questioni energetiche nel contesto comunitario, in particolare per quanto riguarda gli aspetti esterni e l’importanza che l’Unione europea parli a una voce quando si tratta di questioni riguardanti la politica estera in materia di energia.
Apprezzo che la relazione sottolinei chiaramente che l’Unione europea e le sue Istituzioni abbiano compiuto progressi sostanziali negli ultimi anni per parlare a una voce. Ciò comprende l’istituzione della rete di corrispondenti per la sicurezza energetica (NESCO) in aggiunta al gruppo di coordinamento per il gas e al gruppo per l’approvvigionamento di petrolio, già esistenti. La NESCO è stata attiva sin dall’inizio dell’estate ed ha permesso uno scambio di informazioni estremamente utile e precoce tra gli Stati membri nel settore energetico.
Tuttavia, un precoce scambio di informazioni su iniziative pianificate dagli Stati membri in particolare sarebbe estremamente auspicabile. Pertanto, come sottolinea la relazione, c’è ancora molto da fare.
La richiesta di un’adeguata base giuridica relativa all’energia e alla sicurezza energetica sancita dal Trattato è particolarmente importante e opportuna, come pure la richiesta di elaborare disposizioni concrete da inserire nei trattai che portino alla creazione di una politica estera comune dell’Europa in materia di energia. Sono estremamente favorevole a questo approccio, inclusa la proposta della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia che i principi della politica energetica comune siano inseriti nel Trattato CE in occasione della prossima Conferenza intergovernativa, in modo che vi sia una base solida per un’azione congiunta in campo energetico diretta verso i paesi terzi.
Noto anche che la commissione ha ulteriormente riflettuto sulla proposta per vedere come ancorare ancor più saldamente alla Commissione e al Consiglio le politiche estere in materia di energia. Occorrerà portare avanti la riflessione su questo punto.
Credo che questa versione della relazione sia anche equilibrata geograficamente, poiché riconosce l’importanza di potenziare le nostre relazioni esterne nel settore dell’energia non solo con i nostri vicini, ma anche con i nostri partners del Mediterraneo, del Medio Oriente, dell’Asia e altri.
Mi compiaccio sin da ora per l’autentico partenariato con gli Stati Uniti ma credo che si possa fare di più in questo settore. Inoltre credo che occorra continuare a collaborare con i paesi che hanno la nostra stessa visione in materia di energia, come la Norvegia, il Canada e l’Australia, in modo da ottenere un più forte consenso sul valore di un mercato internazionale dell’energia che sia aperto, trasparente e competitivo.
Riconoscendo il valore del trattato sulla Carta dell’energia, concordo con il parere della commissione che la ratifica della Russia sarebbe estremamente importante. Tuttavia, al contempo credo fermamente che i principi della Carta debbano essere inclusi in un solido accordo sull’energia nell’ambito del quadro successivo all’accordo APC con la Russia.
Ho una preoccupazione di carattere pratico riguardo al numero di relazioni che la Commissione dovrebbe produrre. So che ognuna è di per sé importante ma credo che la maggior parte delle questioni sollevate debbano essere trattate nel quadro della regolare revisione del piano d’azione per l’energia o lo siano già state nelle relazioni annue della Commissione sull’applicazione della normativa sulla concorrenza.
Sono comunque favorevole ad un maggiore coinvolgimento del Parlamento ed esaminerò i suggerimenti proposti dai miei colleghi nel Collegio per determinare in pratica cosa possa fare la Commissione per interessarsi delle preoccupazioni evidenziate.
Infine, per quanto riguarda la sostanza, la Commissione intende portare avanti l’impegno che si è assunta dall’inizio dello scorso anno e che riflette la maggior parte delle priorità individuate dalla relazione, in particolare in merito allo studio di fattibilità per esaminare gli accordi giuridici esistenti nell’UE nel caso in cui i settori energetici dei paesi vicini siano carenti e per studiare come rafforzarli.
E’ ugualmente importante mettere sul tavolo proposte concrete concernenti la reciprocità e mi compiaccio che la relazione riconosca l’importanza delle misure di reciprocità tese a proteggere il nostro mercato interno dell’energia.
La relazione è estremamente opportuna, sia dal punto di vista politico sia in termini di sostanza. La Commissione si è impegnata attivamente nell’ultimo anno e mezzo per rafforzare la politica estera dell’UE in materia di energia e, come riportato dalla relazione, ha ottenuto un certo numero di risultati significativi.
Tuttavia, occorre che andiamo ancora avanti e pertanto do il mio pieno appoggio alla richiesta avanzata nella relazione di elaborare disposizioni concrete da inserire nei trattati, che portino alla creazione di una politica estera comune dell’Europa in materia di energia.
Quando si parla di sicurezza energetica, si parla della sicurezza delle nostre economie e del nostro stile di vita. Poiché l’UE sta diventando sempre più dipendente dalle importazioni di energia, è fondamentale che vi sia una risposta coerente che metta a fuoco le sfide che ciò comporta, non da ultimo nelle nostre relazioni con i principali paesi terzi fornitori di energia. Ciò è già insito nell’ultimo pacchetto sui mercati interni dell’elettricità e del gas e mi compiaccio molto del vostro apprezzamento della proposta.
Posso anche annunciare che la Commissione effettuerà una rassegna rapida e approfondita degli aspetti più ampi della politica esterna dell’UE in materia di energia e che i risultati di tale rassegna saranno certamente resi pubblici.
Vorrei ringraziare la commissione per gli affari esteri ed in particolare il suo presidente, onorevole Saryusz-Wolski, per aver assunto quest’iniziativa e per aver offerto al Parlamento l’opportunità di discutere di questo tema così importante per l’Europa. Mi auguro che la nostra collaborazione possa ripetersi anche in futuro.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE), relatore per parere della commissione per il commercio internazionale. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, le mie prime parole sono di elogio per il collega e amico, onorevole Jacek Saryusz-Wolski, per la qualità della sua relazione.
Era tempo, infatti, che l’Europa parlasse a una sola voce in materia di energia perché dobbiamo far fronte a pesanti minacce sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici, il transito e gli investimenti.
Mi rammarico, tuttavia, che il paragrafo 62 della relazione sia troppo categorico quanto alla separazione totale tra produzione, trasporto e distribuzione di energia, perché esistono altre soluzioni per conciliare l’instaurazione di un mercato europeo dell’energia e l’indispensabile sicurezza politica che dobbiamo preservare sulle reti.
A livello di commercio internazionale, è necessario imporre l’inserimento del capitolo relativo all’energia in ogni nuovo accordo commerciale. A livello internazionale deve esistere una concorrenza equa, segnatamente per il tramite e sotto la sorveglianza dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Infine, dobbiamo sostenere le iniziative scientifiche internazionali come il programma sperimentale di reattore termonucleare ITER che raggruppa, oltre all’Unione europea, numerosi altri partners del mondo intero.
Umberto Guidoni (GUE/NGL), relatore per parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'esaurimento dei combustibili fossili e i cambiamenti nella situazione geopolitica hanno posto la sicurezza energetica in testa all'agenda politica dell'Unione europea.
La crescente dipendenza dell'Unione europea dalle forniture energetiche esterne, provenienti soprattutto da paesi instabili, desta preoccupazione per gli interessi economici e politici degli Stati membri nonché per la sicurezza globale dell'Unione. Tuttavia, non credo che possiamo rispondere a queste sfide e a queste difficoltà soltanto aumentando la produzione e i rifornimenti dall'estero, ma piuttosto dobbiamo cercare all'interno dell'Europa la risposta alla richiesta di energia.
Anche per questo la commissione ambiente si è espressa per puntare sull'efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili entro il prossimo decennio, come la strada maestra per ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas. Poiché la produzione e il consumo dell'energia sono le fonti principali di emissioni di gas serra, è necessario un approccio integrato all'ambiente e all'energia per realizzare gli obiettivi di una politica energetica sostenibile.
Perciò la lotta al cambiamento climatico non deve rimanere limitata alle politiche ambientali, bensì deve essere al centro delle politiche dell'Unione europea, sia le politiche interne che quelle commerciali. Ad esempio, riguardo ai biocarburanti è indispensabile che l'Unione europea verifichi che un tale uso non minacci la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare a livello globale e non induca pressioni sull'economia del Sud del mondo verso espansioni delle monoculture e della deforestazione.
Il sostegno a favore dello sviluppo e dell'utilizzo dei rinnovabili può assicurare un trasferimento equo di tecnologie ai paesi terzi e portare vantaggi in termini di leadership europea nello sviluppo dei mercati internazionali. Per questo è importante la proposta di partenariato energetico con l'Africa, al quale si deve aggiungere un analogo partenariato con la Cina e con l'India, considerando la crescita di questi paesi. E' prioritario il conseguimento degli obiettivi del millennio per i paesi in via di sviluppo.
Lena Ek (ALDE), relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. – (EN) Signora Presidente, le pietre angolari della politica energetica dell’Unione europea sono la trasparenza, la reciprocità e lo Stato di diritto. E come tutti abbiamo potuto sperimentare negli ultimi due anni, trattandosi di energia e di relazioni estere, la questione è anche di vitale importanza.
L’Europa ha già problemi di sicurezza di approvvigionamento, diritti dei consumatori e protezione dell’ambiente e dobbiamo anche fare qualcosa contro l’effetto serra.
Abbiamo anche gravi problemi di turbative del mercato, che la relazione del Commissario Neelie Kroes ci ha mostrato chiaramente e che ci impongono la necessità di frazionamenti, ed anche questa è una preoccupazione per le relazioni estere internazionali. Questo è un aspetto molto importante della questione. Quindi, dobbiamo ricostruire il nostro sistema europeo dell’energia per quanto riguarda la produzione, la distribuzione e il consumo.
Vorrei ringraziare il relatore, onorevole Saryusz-Wolski, per la sua ottima collaborazione. Egli ha tenuto conto di tutti i testi presentati dalla commissione sull’industria, la ricerca e l’energia. Ciò che non mi soddisfa molto è l’aggiunta di una nuova carica, simile a quella di Solana, affinché l’Unione europea parli a una sola voce. Questa nuova carica potrebbe, secondo me, causare un’incertezza di ruoli portando a una situazione di “divide et impera”, senza contare che adotta un approccio completamente opposto rispetto alle pietre angolari della nostra politica energetica. Non possiamo controllare la reciprocità tramite l’istituzione di una figura come questa, la trasparenza è bandita e i poteri del Parlamento affievoliti, che è pure l’opposto di quello che vogliamo in tutti gli altri settori. Pertanto abbiamo chiesto un voto separato domani.
Per finire, concordo con il Commissario che è di vitale importanza inserire la questione energetica nel nuovo Trattato.
Christopher Beazley, a nome del PPE-DE Group. – (EN) Signora Presidente, questa relazione è un lavoro serio, esauriente e ispirato. Il relatore ha saputo riunire il sostegno di tutta la commissione per gli affari esteri ma anche delle altre quattro commissioni di cui abbiamo udito il parere. Io credo che domani riceva il plauso di tutta l’Assemblea, incluso il mio personale e quello dei miei onorevoli colleghi britannici, del quale mi compiaccio particolarmente.
Commissario Piebalgs, ha fatto una lunga introduzione nel suo intervento per sostenere l’iniziativa di cui il presidente della commissione, onorevole Saryusz-Wolski, si è fatto promotore – devo dire – con grande spirito innovativo e perizia, perché molte erano le sfide.
Ho due questioni specifiche alle quali potrà forse rispondere. Parlando di uno dei nostri maggiori fornitori, la Russia, lei ha affermato di non veder l’ora che vi sia un nuovo accordo nell’ambito del piano d’azione. Cosa c’è che non va nel vecchio accordo che la Russia ha effettivamente firmato, la Carta dell’energia, incluso il protocollo sul transito? Perché, se i nostri vicini e fornitori, ai quali siamo legati da una dipendenza reciproca, si rifiutano costantemente di rispettare i patti, quale fiducia possiamo avere nel futuro? Vogliamo avere delle relazioni armoniose, ma dobbiamo difendere i nostri interessi e non semplicemente accordarci con coloro che sono in una posizione di forza.
Non concordo con le riserve espresse dall’onorevole Ek – la quale forse potrebbe ascoltare – riguardo all’Alto rappresentante. Mi sembra che l’onorevole Saryusz-Wolski abbia assolutamente ragione nel dire che occorra un rappresentante istituzionale, sia che si tratti di voi o che si tratti, come previsto, di una doppia responsabilità della Commissione e del Consiglio. Sono in totale disaccordo con l’onorevole Ek. In questo modo si avrebbe una maggiore trasparenza, perché il Parlamento avrebbe un contatto diretto nel ruolo di questo Alto rappresentante e Vicepresidente della Commissione.
Potrebbe soffermarsi nella sua risposta su questo aspetto istituzionale, che a me sembra estremamente rilevante e che il Parlamento evidenzierà con forza?
Justas Vincas Paleckis, a nome del gruppo PSE. – (LT) Signora Presidente, vorrei congratularmi con il relatore e ringraziarlo per la sua valida collaborazione nell’opera di coordinamento delle modifiche apportate alla relazione su una questione così nuova e ardita.
L’Unione europea sta cercando di attuare non senza fatica la sua politica estera e di sicurezza comune e sta iniziando a mettere a punto una sua politica dell’energia. Sta addirittura proponendo di più, cioè di creare una politica estera comune in materia di energia. Io credo che sia la cosa giusta da fare, perché la politica estera sta diventando sempre più palesemente interconnessa con la politica energetica e noi dobbiamo guardare al futuro.
I paesi che controllano le fonti energetiche possono cadere nella tentazione di controllare tutto il mondo o al meno di esercitare una speciale influenza su determinate regioni. Questa relazione suggerisce modi per evitare questo servendosi di un legittimo principio dell’UE: la solidarietà. Sono certo che l’istituzione di un Alto rappresentante per la politica estera in materia di energia con una duplice subordinazione sia molto importante. Ricordando la famosa espressione di Henry Kissinger, i funzionari dei paesi che forniscono energia, i paesi di transito e i rappresentanti delle grandi compagnie lo chiameranno ed egli non sarà in grado di porre fine alle chiamate che gli arriveranno dalle capitali degli Stati membri dell’UE.
I membri del Parlamento europeo dovrebbero ricevere relazioni da parte della Commissione riguardo all’attuazione della politica proposta e alla valutazione di come i paesi terzi stiano conformandosi ai principi di trasparenza e reciprocità. Se questa politica sarà accettata dall’Unione europea, eviteremo inciampi qualora vengano conclusi accordi bilaterali eludendo i paesi vicini nell’Unione europea.
L’UE e la Russia hanno una dipendenza reciproca per quanto riguarda le importazioni e le esportazioni di energia. Entrambe stanno cercando di trovare delle soluzioni per diversificare e non smetteranno. Tuttavia, resteranno partners naturali nel rifornirsi a vicenda ancora per un bel po’ di tempo. E’ importante che gli accordi tra l’UE e la Russia debbano fondarsi sul diritto internazionale, essere trasparenti e chiaramente monitorati. La strada per arrivare a questo è indicata nella relazione.
(Applausi)
István Szent-Iványi, a nome del gruppo ALDE. – (HU) Signora Presidente, signor Commissario, innanzi tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Saryusz-Wolski, che ha redatto un’eccellente relazione su un argomento topico molto importante, e vorrei ringraziare anche lei per la sua collaborazione e la sua volontà di raggiungere un compromesso.
Non v’è dubbio che la questione della sicurezza energetica sia una delle principali sfide che deve affrontare l’Europa. Oggi non si tratta più di una questione prettamente tecnica, o economica, o anche di gestione del settore. Fondamentalmente, si tratta oggi di una questione strategica.
Per quanto riguarda il suo fabbisogno energetico totale, attualmente l’Unione europea dipende per il 50% dall’esterno. Stando alle stime degli esperti, entro il 2030 essa importerà il 70% del suo fabbisogno energetico. Attualmente molti Stati membri dipendono in misura ancor maggiore dalle forniture energetiche esterne e un piccolo gruppo di nuovi Stati membri dipende da un unico fornitore. Inoltre, si tratta di un fornitore che sta sfruttando sempre di più l’energia come mezzo per far valere i propri interessi politici. Talvolta è determinato a punire gli Stati membri, talvolta a dividerli. Onorevoli colleghi, sto parlando della Russia.
E’ necessaria con urgenza una politica energetica comune basata sull’unità e sulla solidarietà, proprio come ha esposto l’onorevole Saryusz-Wolski. E’ vitale diversificare le nostre fonti e i nostri corridoi di trasporto, perché le regioni del mondo con cui trattiamo in entrambi i casi sono instabili, o in gran parte instabili, e ciò rappresenta una minaccia per la sicurezza del nostro approvvigionamento.
La relazione propone di nominare un Alto rappresentante per la politica estera sull’energia, ma il gruppo ALDE non è favorevole a tale proposta. Siamo preoccupati che ciò possa portare a un conflitto di competenze; siamo preoccupati che i poteri di controllo del Parlamento possano essere limitati e temiamo che ciò non rappresenti un reale valore aggiunto.
Allo stesso tempo, tuttavia, crediamo che un aspetto molto importante della relazione sia che mette in risalto la rilevanza dei progetti per l’energia, segnatamente NABUCCO, in quanto iniziative comuni dell’Unione europea che rappresentano un primo passo verso l’attuazione di una vera e propria politica estera comune in materia di energia.
La relazione e l’onorevole Saryusz-Wolski meritano un credito particolare per aver attirato l’attenzione sulle preoccupazioni relative al gasdotto Nordstream. Tali preoccupazioni sono in parte di natura ambientale, ma in gran parte anche di natura politica e il gasdotto potrà essere costruito solo se si troveranno soluzioni e risposte soddisfacenti a tali preoccupazioni. La Carta dell’energia è particolarmente importante perché è la base della cooperazione europea in materia di energia ed anche la Russia deve ratificarla. Grazie.
Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Abbiamo una buona opportunità di realizzare una politica energetica comune. La più recente comunicazione della Commissione indica che siamo sulla strada giusta ed anche la relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski è un importante passo avanti in questa direzione.
In primo luogo, la relazione traccia un quadro realistico dei problemi connessi al commercio dell’energia nel contesto della politica estera. L’Unione europea ha rimandato per troppo tempo. C’è voluto l’affronto ostile e illecito da parte della Russia per farci capire che il commercio è diventato un vile strumento politico. La relazione inserisce la sicurezza energetica tra le priorità dell’UE in materia di sicurezza.
La relazione definisce chiaramente il principio di solidarietà e sottolinea l’esigenza di diversificare i fornitori e i corridoi di trasporto. Nutriamo ragionevolissimi dubbi quanto al gasdotto Nordstream, al fatto che la Russia rispetti i principi della Carta dell’energia, al coinvolgimento dell’OMC e all’espansione della nostra politica energetica al di là del contesto degli Stati membri dell’Unione.
Per tutti questi motivi, il nostro gruppo politico è lieto di dare il suo appoggio a questa relazione. Le mie congratulazioni al relatore.
Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, condivido le valutazioni del relatore, onorevole Saryusz-Wolski, in merito ai problemi di dipendenza dalle importazioni e alla crescente dipendenza dalle importazioni di materie prime energetiche e ho pochissimo da ridire – la relazione traccia un’ottima descrizione. Non concordo, tuttavia con le soluzioni presentate dalla relazione e sono del parere che il testo avrebbe dovuto riflettere gli obiettivi strategici fondamentali della politica energetica interna dell’Unione.
A mio avviso, lo strumento più valido per ridurre questa crescente dipendenza dalle importazioni è diminuire il consumo di energia in tutti i settori e credo inoltre che l’obiettivo di aumentare del 20% l’efficienza energetica entro il 2020 debba trovare riscontro anche nella strategia della politica estera comune in materia di energia. Se si considera che nella sola Russia il settore dell’edilizia consuma inutilmente tanto gas quanto ne viene esportato dalla Russia nell’Unione europea, si capisce chiaramente quanto potremmo guadagnare potenziando la nostra efficienza energetica interna e modificando la nostra strategia energetica esterna nei confronti della Russia in modo viabile. Ciò implicherebbe anche influenzare la politica interna della Russia in materia di energia, per esempio.
Per quanto riguarda il petrolio – la dipendenza dall’OPEC è sempre uno svantaggio alla luce delle accese discussioni con la Russia – direi: se l’Europa riuscisse a dare l’esempio e a costruire automobili economiche ed efficienti e ad applicare una tassa sui carburanti aerei per il gasolio per l’aviazione, potremmo guadagnare di più che con le accese discussioni con l’OPEC riguardo ai mercati e alle opportunità di esportazione.
Approviamo alcune parti, onorevole Mr Saryusz-Wolski, ma non altre!
Tobias Pflüger, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE)Signora Presidente, questa è una relazione molto onesta sotto vari aspetti. La formulazione è chiara. Non vi è stata sino ad oggi alcuna base nell’ambito dei Trattati per questa politica energetica. Esatto! Allora per me la domanda è: perché prendere quest’iniziativa?
L’iniziativa viene presa – l’abbiamo udito or ora ancor più chiaramente nei contributi orali di quanto non fosse scritto nella relazione – a causa della politica energetica della Russia. Questa linea di fondo è precisamente il filo conduttore di tutta la relazione. E’ una relazione contro la Russia. – come chiaramente enunciato in vario modo e in vari punti del testo – ed è una relazione che afferma chiaramente che l’Unione europea vuole essere un attore globale e che virtualmente la politica energetica è un mezzo per raggiungere tale fine. Anche questo è onesto, in un certo senso, anche se è qualcosa che non è detto possa essere politicamente auspicabile. Ebbene, noi non lo auspichiamo!
La relazione pone chiari interrogativi in relazione ad alcuni progetti. Anche la politica di lobby per il progetto di gasdotto Nabucco, che pure viene portato avanti da questo Parlamento, figura nella relazione. I paesi vengono considerati dal punto di vista della collettività: la Turchia è trattata quasi esclusivamente come il punto nevralgico per il transito delle forniture energetiche. Ma la Turchia è molto più di questo. Trovo le parole usate in riferimento agli Stati Uniti particolarmente interessanti. Cito: “sottolinea l’importanza di un dialogo rafforzato nel settore dell’energia con gli Stati Uniti e altri partner essenziali in materia di energia che condividono i valori dell’Unione europea”. Vorrei solo ricordarvi che gli USA stanno conducendo una guerra in Iraq con tutta una serie di alleati in parte anche per questioni energetiche. Se sono questi i valori condivisi, dobbiamo essere molto chiari e dire no a questa proposta!
Il testo dice chiaramente che, nel G8, i vari Stati membri che vi partecipano sosterranno gli interessi del settore dell’energia e che sarà stabilito un legame con le componenti militari. Come ho detto, è una relazione molto onesta per molti versi. Un mio collega l’ha descritta così: in questa relazione si respira l’aria della Guerra Fredda. Credo che il mio collega abbia ragione e pertanto il mio gruppo respinge questa relazione.
Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signora Presidente, il tempo stringe e sono necessari passi concreti verso una politica estera europea in materia di energia. La relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski non spinge il progetto Nabucco in particolare senza una buona ragione. IL nostro Commissario per l’energia, Piebalgs, ha eloquentemente definito questo gasdotto “la summa della politica comune europea in materia di energia”. Benissimo, alle parole deve seguire l’azione ed è per questo che accogliamo con grande favore la nomina di Jozias van Aartsen a coordinatore europeo del progetto Nabucco.
Anche le recenti missioni britannica e austriaca rispetto ai potenziali fornitori di gas per il progetto Nabucco, il Turkmenistan e l’Azerbaigian, sono una riprova della risolutezza europea. In ogni evenienza, le risposte di Ashkhabat e di Baku offrono prospettive. Due questioni sono di essenziale importanza per un effettivo monitoraggio del progetto Nabucco, il cui costo è dell’ordine di miliardi di euro. In primo luogo vi deve essere armonia tra gli attuali partners del gruppo. In breve, il responsabile del progetto, l’austriaca OMV, deve immediatamente sospendere i suoi ostinati e ostili tentativi di assumere il controllo su l’altro partner, l’ungherese MOL. Un compito urgente del nuovo coordinatore del progetto Nabucco, Van Aartsen, consisterà chiaramente nel controllare per conto dell’UE che non vi siano ulteriori tentativi da parte della Russia di infiltrarsi in questo interessante progetto di diversificazione energetica.
Signora Presidente, nel caso che il progetto Nabucco ed altri progetti analoghi europei non dovessero avere successo, vi sarà una diversificazione energetica insufficiente per i nuovi Stati membri dell’UE. Ciò porterà ad una frammentazione del mercato europeo dell’energia e la cortina diplomatica calerà sulla politica energetica esterna dell’Europa. Le Istituzioni europee non devono permettere che ciò accada.
Alessandro Battilocchio (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido, come relatore, la necessità e l'importanza di allineare la politica estera alla politica energetica.
Spero non occorra insistere su quanto un'adeguata coerenza tra le due politiche, che da una strategia comune uscirebbero entrambe rafforzate, porterebbe crescita economia e benessere per i cittadini europei, nonché maggiore stabilità politica a livello mondiale con un probabile effetto domino sui maggiori partner europei.
Tuttavia la priorità non va legata esclusivamente alla sicurezza degli approvvigionamenti, dobbiamo infatti puntare al contempo ad una politica energetica sostenibile ed efficiente, che renda l'Europa progressivamente autosufficiente in materia e quindi indipendente da pressioni esterne che possono condizionare, a volte pesantemente, l'impegno UE per la promozione della democrazia, dei diritti umani e della pace.
Una politica comune efficiente non potrà prescindere da maggiori risorse per la ricerca sulle energie rinnovabili così come su investimenti per il nucleare, puntiamo quindi su ciò che abbiamo: competenze, professionalità e tecnologie. Se ci mettiamo anche la volontà politica possiamo trasformare l'emergenza energetica europea in un'opportunità unica: guadagnare un vantaggio tecnologico assoluto per vincere, al momento dell'imminente crisi energetica mondiale, la sfida economica con i nostri principali concorrenti.
Tunne Kelam (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, la discussione odierna potrebbe benissimo intitolarsi “Chi avrà il sopravvento nel condurre le politiche estere dell’UE?”. Saranno le grandi società e i paesi terzi oppure le Istituzioni europee?
Creando una politica comune per l’energia, come proposto dall’onorevole Saryusz-Wolski, l’UE assumerà molta più forza sulla scena internazionale e sarà in una migliore posizione per difendere gli interessi di tutti i suoi Stati membri. Una politica energetica comune deve diventare parte integrante della nostra politica di sicurezza comune.
Nel gennaio del 2006, i paesi dell’UE hanno iniziato a capire che l’energia è stata usata e sarà usata dalla Russia come strumento centrale delle sue politiche estere. Il Presidente Putin ha apertamente dichiarato che tale sarebbe stato il ruolo della società di Stato Gazprom. Per il mio paese, l’Estonia, questa non è una novità: l’Estonia ha sperimentato un blocco totale dell’energia sedici anni fa, quando la Russia punì la sua ex-colonia per aver cercato di diventare completamente indipendente.
Questa relazione dimostra che è tempo di adottare una strategia unitaria. Troppo spesso, infatti, gli accordi bilaterali hanno portato a non considerare gli standard democratici ed hanno causato un reale danno all’unità e alla credibilità dell’UE. Per esempio, il progetto di gasdotto del Mar Baltico dovrebbe essere innanzi tutto considerato uno strumento politico, che permetterà alla Russia di Putin di dividere ancor più l’Europa mettendo gli Stati gli uni contro gli altri.
Pertanto, sostengo con forza due idee chiave di questa relazione: creare un funzionario speciale per l’UE che coordini le politiche estere in materia di energia e inserire una clausola di solidarietà energetica nei futuri trattati. Ma soprattutto sono stato incoraggiato dall’atteggiamento profondamente professionale, costruttivo e aperto dimostrato dal Commissario Piebalgs e mi auguro che continui ad esservi una buona cooperazione in futuro.
Hannes Swoboda (PSE). – (DE) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare il relatore, onorevole Saryusz-Wolski, per aver potuto ben collaborare con lui e aver raggiunto un compromesso. Uno di tali compromessi è appena stato menzionato e riguarda coloro che sono responsabili della politica estera in materia di energia. So che si tratta di un ambito difficile, non scevro da controversie, e il Commissario ha ancora molto lavoro davanti a sé. Andando avanti, dovranno essere interessati non solo i servizi di politica estera della Commissione, ma anche quelli di politica energetica.
Un obiettivo importante della nostra politica estera in materia di energia è la diversificazione. Ciò non significa che vogliamo intraprendere delle azioni contro i paesi dai quali otteniamo greggio o gas naturale, ma che vogliamo attingere ad altre fonti. Anche la Russia sta cercando di accedere alle fonti per fornire petrolio greggio o gas naturale all’Europa. E’ un nostro diritto legittimo cercare di procurarci anche questo tipo di accesso. Inoltre, la questione della reciprocità è un aspetto importante delle relazioni con la Russia. Per il nostro gruppo, ciò non comporta una politica contro la Russia, ma una politica su un piano di parità. Se la Russia aprirà i suoi mercati, anche noi lo faremo. Ma non è possibile che ci venga chiesta una completa apertura a fronte di una completa chiusura da parte della Russia. Sarebbe assurdo per noi.
L’ultimo punto che vorrei toccare riguarda una questione molto difficile, che pure è prevista tra gli emendamenti, e che è quella della correlazione tra politica energetica e politica dei diritti umani. Quando mi sono recato in Azerbaigian per una breve visita con alcuni colleghi, ne abbiamo discusso. Sfortunatamente, la maggior parte delle nostre fonti di approvvigionamento si trova in paesi nei quali la questione dei diritti umani non è certo una delle principali priorità. Ciò non può portarci a dire che non vogliamo più rifornirci da questi paesi. Tuttavia deve portarci a dire – se vogliamo rimanere credibili – che ci interesseremo di entrambi gli aspetti: la politica energetica, ma anche quella dei diritti umani cercando di far migliorare la situazione in questi paesi. Non possiamo limitarci a dire: ”Noi attingiamo energia, nient’altro ci interessa”. Dobbiamo offrire una strategia parallela. Questa è la sola cosa credibile da fare.
Samuli Pohjamo (ALDE). – (FI) Signora Presidente, desidero anch’io congratularmi con l’onorevole Saryusz-Wolski per il suo eccellente lavoro su una questione di grande rilevanza. La relazione dimostra che l’Unione deve fare ancora molto per istituire una politica comune in materia di energia.
Vorrei sottolineare l’importanza delle energie rinnovabili come mezzo per accrescere l’autosufficienza energetica, diversificare le fonti di energia e limitare il cambiamento climatico. Dobbiamo investire ancora in modo considerevole nella ricerca e nello sviluppo dei prodotti se vogliamo aumentare la parte di energie rinnovabili.
Gli Stati membri devono poter preservare il loro diritto di decidere in materia di energia e sfruttare le loro fonti, ma al contempo è necessario cooperare, scambiarsi le migliori prassi e condividere norme e regole comuni per promuovere lo sviluppo di una politica energetica comune.
E’ anche importante attuare progetti congiunti sulle energie rinnovabili in collaborazione con i paesi vicini dell’Unione, sì che tutte le fonti di energia rinnovabile in Europa possano essere sfruttate in modo più efficace, più efficiente e più sostenibile.
Inese Vaidere (UEN). – (LV) Onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei ringraziare il relatore, onorevole Saryusz-Wolski, per il suo lavoro esauriente e estremamente topico. L’energia è una sfera di competenza che l’UE condivide con gli Stati membri. Appare chiaro, quindi, che stando così le cose non sia facile lavorare per una politica estera comune in materia di energia. Tuttavia, risolvere la situazione affrettatamente ci rende dipendenti, per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, da paesi instabili con dubbie credenziali democratiche. La sicurezza dell’approvvigionamento energetico è un elemento importante della sicurezza generale. Fino ad oggi l’esperienza ha dimostrato che l’energia può essere uno strumento molto efficace per esercitare pressioni politiche. La sola contromisura è rappresentata da una politica comune e di solidarietà. Uno dei più grandi fornitori dell’Unione europea è la Russia, con la quale è attualmente in fase di conclusione un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione. I principi della Carta dell’energia devono essere inseriti in questo accordo e, naturalmente, la Russia deve ratificare la Carta. In relazione ai paesi non UE in cui si registra un crescente bisogno di energia, l’Unione europea dovrebbe assicurare che la tecnologia per sfruttare le fonti rinnovabili venisse loro trasmessa in termini preferenziali. Ciò sarebbe d’indubbia utilità sotto molti rispetti per il futuro. La settimana scorsa la Commissione ha pubblicato una proposta per un’ulteriore liberalizzazione del mercato. Malauguratamente, tale proposta si è scontrata all’opposizione di alcuni Stati membri e della Russia. E’ sintomatico che l’opposizione provenga da parte di quei paesi dove l’industria ha recentemente cercato di trarre profitti instaurando speciali relazioni bilaterali ed ignorando i diritti e gli interessi degli altri Stati membri, come per esempio si è verificato nel caso del progetto di gasdotto nord europeo. Voglio sperare che si riesca nonostante tutto a trovare un accordo e che questo ci renda più forti anche nei confronti delle relazioni estere. Grazie.
Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE). – (FR) Signora Presidente, grazie al nostro relatore. L'energia è diventata una sfida strategica. Ed è anche il tallone d’Achille dell’Unione europea. Non potendo soddisfare da sola il proprio fabbisogno energetico, l’Unione europea cerca con tutte le forze di diversificare le fonti di approvvigionamento in base ad accordi commerciali con paesi dell’America latina, dell’Africa e dell’Eurasia.
Il recente disaccordo tra l’Unione europea e la Russia in merito alla Carta dell’energia, indica che la sicurezza energetica è entrata in una nuova era. Di fronte all’esaurimento delle risorse petrolifere, con il pericolo che rappresenta tuttora l’atomo e l’avvento di potenze energetiche come la Russia o il Brasile, è inoltre essenziale riaffermare la politica di sviluppo sostenibile dell’Unione europea. E, in questo senso, una politica estera coerente rifletterà prima di tutto gli obiettivi fissati in materia di energie rinnovabili dal Consiglio europeo di questa primavera. Tale politica dovrà anche inserire il postulato dell’efficienza energetica nelle nostre relazioni estere. Non basta esigere dagli altri, specie dai nostri paesi vicini, la garanzia di un approvvigionamento costante. Occorre anche assicurare un vero e proprio coordinamento tra i 27 Stati membri.
Di fatto, la sicurezza energetica implica una perdita di sovranità in un settore europeo oramai strategico. La pressione esercitata sui governi dall’approvvigionamento energetico non deve farci prendere decisioni precipitose e distoglierci dai principi che abbiamo elaborato collettivamente. Come ha ricordato l’ex Presidente del Parlamento europeo al Presidente Putin, i diritti dell’uomo non possono diventare merce di scambio alla luce delle nostre esigenze energetiche. Al contrario, dobbiamo condizionare il nostro approvvigionamento al rispetto dei diritti dell’uomo.
Miguel Portas (GUE/NGL). – (PT) Questa relazione inizia con un vero e proprio problema – la dipendenza energetica dell’Unione – ma giunge alla conclusione sbagliata. Il nemico non è la Russia, indipendentemente dalla vostra opinione su Putin, né l’Algeria, a prescindere dalla vostra approvazione delle sue forze armate. Il cambiamento climatico, il fardello dei combustibili fossili e uno stile di vita che implica un alto consumo di energia, questi sono i vostri avversari – interni ed esterni. Non riusciremo a batterli concentrandoci su questioni di sicurezza che fanno parte dell’era della Guerra Fredda.
L’ossessione della sicurezza mina la cooperazione e porta ad una politica interna in cui tutto è lecito: dalla fusione nucleare ai biocarburanti. Solo ieri Le Monde ha rivelato le conclusioni di Paul Crutzen: un litro di biocarburante può contribuire ad aumentare l’effetto serra due volte di più che un litro di carburante fossile.
In conclusione, vorrei parafrasare José Sócrates: sarebbe forse una buona idea cominciare a dar retta agli scienziati e agli economisti invece che ai geostrateghi da salotto.
Thomas Wise (IND/DEM). – (EN) Signora Presidente, quando l’UE parla di politica estera comune in materia di energia, bisogna stare molto attenti a capire con chi ci si riproponga di concludere affari. Il Presidente Putin è noto per aver detto: “La Commissione non si dovrebbe fare illusioni. Se vuole acquistare il gas russo, deve trattare con lo Stato russo”.
Gazprom non è una società privata. E’ uno strumento statale della politica estera russa. Inoltre, è nelle mano degli scagnozzi politici del Presidente Putin e presumibilmente della criminalità organizzata. Si prenda ad esempio Alisher Usmanov. Questo signore, figlio di un burocrate comunista, è il presidente della Gazprom Invest Holdings, il gruppo che gestisce gli affari di Gazprom al di fuori della Russia. E’ l’uomo con cui noi trattiamo. E’ l’uomo che taglia le forniture di gas agli Stati suoi clienti che osano mettere in discussione le pretese di Gazprom. Presunto delinquente e ricattatore, ha scontato una condanna a sei anni di prigione in Unione Sovietica durante gli anni ’80 ed è stato poi graziato per ordine del capo della mafia uzbeca nonché signore indiscusso del mercato dell’eroina, Gafur Rakhimov, noto come suo mentore.
Usmanov ha acquistato il quotidiano Kommersant. Tre mesi dopo il giornalista Ivan Safronov, un critico del regime di Putin che appena poche settimane prima era stato violentemente interrogato dall’FSB, come viene chiamato adesso il KGB, è rimasto ucciso in circostanze misteriose precipitando dalla finestra del suo appartamento, stringendo sempre in mano la borsa della spesa.
Secondo Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan, è stato Usmanov a ordinare che fossero sospese le forniture della Georgia all’inizio di quest’anno. Le faccio notare, signora Presidente, che il Cremlino si è appena rifiutato di approvare la costruzione di un gasdotto verso l’Unione europea passante per il territorio della Georgia. Queste sono le persone con cui volete concludere affari. Queste sono le persone attorno alle quali volete plasmare la vostra politica estera dell’energia. Signor Commissario, buona fortuna. Ne avrà bisogno.
Godelieve Quisthoudt-Rowohl (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con il relatore, onorevole Saryusz-Wolski. Quanto sia importante la relazione è dimostrato dalla grande affluenza in Aula ad un’ora così tarda e dal tono emotivamente partecipe dei contributi degli onorevoli parlamentari dei vari gruppi politici e delle varie nazionalità. Quindi mi congratulo per la redazione e per l’adozione del testo.
Come relatrice per le relazioni commerciali ed economiche tra l’UE e la Russia, vorrei analizzare due aspetti ed esprimere un commento di natura generale.
Il primo aspetto riguarda gli accordi bilaterali sull’energia. Se ho letto bene, la relazione Saryusz-Wolski verte “su una politica estera comune dell’Europa in materia di energia”. In altre parole, questa politica estera comune in materia di energia non esiste ancora. Giacché ancora non esiste, deve essere possibile trovare altri modi per parlare di energia. Gli Stati membri possono effettivamente accordarsi tra loro – ciò è fortemente auspicabile, ma non è obbligatorio. Non è possibile porre il veto su degli accordi bilaterali. Fa certo parte del senso della realtà del relatore – che so che voleva qualcos’altro – l’averlo scritto nella sua relazione.
Il secondo aspetto riguarda il fatto di collegare la Carta dell’energia all’adesione della Russia all’OMC. Correlare la ratifica della Carta dell’energia all’adesione all’OMC è un passo all’indietro. E’ anche un vantaggio per l’UE se la Russia diventa membro dell’OMC. Inoltre, non siamo in grado di decidere da soli su questo aspetto.
La relazione sulla politica estera comune dell’Europa in materia di energia propende per la Russia, ma ciò dipende solamente dalla situazione attuale.
Libor Rouček (PSE). – (CS) Onorevoli colleghi, l’Unione europea è sempre più dipendente dalle fonti tradizionali di energia, in particolare dal petrolio e dal gas naturale. Occorre adottare molte importanti misure per limitare e ridurre tale dipendenza. Ad esempio, è necessario realizzare un sostanziale risparmio energetico e promuovere la ricerca in questo campo. E’ necessario iniziare a fare un maggior uso dei combustibili alternativi, dal vento, dall’acqua e dalla biomassa fino ad arrivare ai reattori nucleari. E’ necessario assicurare una diversificazione territoriale degli approvvigionamenti, con una grande varietà di paesi e di percorsi.
Tutte queste sfide e tutti questi compiti non possono essere affrontati indipendentemente a livello esclusivamente nazionale. Sta diventando chiaro – e anche i politici di molti paesi euroscettici stanno cominciando a capirlo – che dobbiamo trovare soluzioni condivise, tramite le nostre politiche comuni europee. Ciò vale anche per la politica estera comune dell’Europa in materia di energia.
Pertanto, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski come passo necessario e come elemento vitale della discussione su tale politica. La relazione enuncia importanti principi e raccomandazioni: l’Unione europea dovrebbe osservarli per parlare a una sola voce e per difendere gli interessi di tutti gli Stati membri, inclusi quelli al di fuori dell’Unione. Tra questi capisaldi e tra questi principi fondamentali vi è il principio importantissimo della solidarietà, della solidarietà nelle situazioni di crisi. E’ possibile sostenere tutti questi criteri e tutti questi principi. Tuttavia, per realizzarli occorre anche una nuova e solida base giuridica, in altre parole occorre una riforma del Trattato. A mio avviso, dovremo tener presente questo aspetto quando discuteremo dell’istituzione della nostra politica estera comune in materia di energia.
Henrik Lax (ALDE). – (SV) Signora Presidente, ringrazio il relatore per aver cercato di trasformare il progetto russo-tedesco Nordstream in una preoccupazione che riguarda l’intera Unione europea. Perché questo è ciò che è in realtà. L’Ue ha bisogno di gas e la Russia ha bisogno dei proventi della sua esportazione. Al contempo, il progetto suscita timori e preoccupazioni tra gli abitanti delle regioni del Baltico ed è visto come una minaccia. Occorrono misure per rinsaldare la fiducia e fugare la sfiducia. La Russia non può continuare a fomentare il suo antagonismo contro le popolazioni che vivono lungo la sua linea principale di esportazione. Ma solo un’UE unita può riuscire a mutare quella che adesso è percepita come una minaccia in un’opportunità ed in un progresso nelle relazioni con la Russia.
Per dar via libera al progetto l’UE deve chiedere quanto segue: una valutazione affidabile delle sue conseguenze sull’ambiente, garanzie di compensazione nel caso in cui il gasdotto provochi incidenti ed un completo controllo delle operazioni da parte di un organo di monitoraggio composto da rappresentanti dei paesi che si affacciano sul Mar Baltico.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). – (PL) Signora Presidente, signor Commissario, vorrei far osservare che dal punto di vista dei singoli paesi e delle singole società esistono tre tipi di sicurezza che sono di suprema importanza: la sicurezza energetica, la sicurezza alimentare e la sicurezza delle persone. Quindi trasmetto i miei ringraziamenti all’autore della relazione sulla politica estera comune dell’Europa in materia di energia, onorevole Saryusz-Wolski, per aver elaborato questo insieme organico di idee sul tema della sicurezza energetica dell’Unione europea. Vorrei anche esprimere l’auspicio che una politica energetica comune sia inserita nel Trattato di riforma dell’Unione europea.
La Polonia, che io rappresento, sta sperimentando su se stessa gli effetti di una divergenza di interessi per quanto riguarda la politica energetica tra i singoli Stati membri. Un palese esempio di tutto ciò è il modo in cui la Russia e la Germania stanno attuando il loro investimento sul gasdotto del Mar Baltico a tutto danno degli interessi sia della Polonia che degli altri Stati baltici.
Due anni fa, ad una riunione del Consiglio europeo, la Polonia annunciò una proposta per una politica energetica comune che potrebbe riassumersi nel motto “uno per tutti e tutti per uno”. E’ un bene che la relazione in discussione oggi stia andando in quella direzione e proponga soluzioni comuni che mettano in pratica tale principio. In effetti, non c’è dubbio che senza unità nel proteggere gli interessi energetici dell’Unione europea e senza rispetto del principio di solidarietà nelle situazioni di crisi, l’Unione europea non sarà vista come un singolo corpo.
Jana Hybášková (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, signor Commissario, vi ringrazio e mi congratulo con voi e con l’onorevole Saryusz-Wolski per il lavoro svolto e per i risultati ottenuti.
Mi sia consentito oggi di aprire una discussione su una nuova proposta, non su un Alto rappresentante ma su una questione completamente nuova. Creiamo un fondo europeo per le risorse energetiche alternative. Sarete forse sorpresi dal fatto che stia parlando di questo. Avete sentito parlare di quella terribile notte del 1965 in un’America congelata che portò al baby boom? Dovreste essere in grado di ricordare i primi di maggio del 1986 –Chernobil – ore, giorni, mesi dopo. E, signor Commissario, forse non ha avuto l’opportunità di atterrare e soggiornare in Kuwait nel 1991 quando bruciarono 300 giacimenti petroliferi.
Questi sono tutti casi di mancanza di sicurezza energetica. Perché ci manca questa sicurezza in materia di energia? Perché non abbiamo libertà di scelta e siamo fortemente dipendenti. Come nipote del fondatore della ČEZ, so che oggi si può dire che la Česká republika non è più Česká, bensì ČEZká!
Quando chiedeste per il 2020 il 20% di energie rinnovabili, il Primo Ministro Topolánek venne e ci disse che lo poteva firmare perché era un totale nonsenso. Con questo atteggiamento, resteremo insicuri perché non avremo libertà di scelta. Come raggiungerla? Naturalmente, non solo con la diversificazione esterna –noi europei dobbiamo trovare le nostre proprie risorse. Pertanto, usare le tariffe energetiche per creare un fondo europeo per le energie alternative ci può certamente aiutare, non adottare un’altra strategia di Lisbona per il 2020, bensì raggiungere persone come Topolánek e darci la possibilità di sfruttare nuove risorse per non essere dipendenti.
Ana Maria Gomes (PSE). – (PT) Questa risoluzione rivela la palese inadeguatezza delle politiche europee in materia di energia. Infatti, l’unione europea non è un attore globale in questo campo. Chi come me pensa che l’Unione europea debba garantirsi un minimo di autonomia strategica può solo stare a guardare con costernazione la nostra vulnerabilità in questo settore. Non si tratta di prefiggersi l’obiettivo utopistico dell’autosufficienza, ma di riconoscere la necessità di un maggior coordinamento delle politiche nazionali, assicurando la solidarietà tra gli Stati membri e instaurando relazioni con partner globali che siano meno asimmetriche ma prevedibili e basandoci su un vero e proprio approccio europeo. Ad esempio, spetta a noi europei lavorare per contrastare la mentalità del “divide et impera”che ha contrassegnato le nostre relazioni con la Russia in questo campo.
Questa relazione sottolinea la dimensione politica del mercato europeo dell’energia. Fintantoché gli Stati membri, con un approccio paragonabile a quello adottato nel settore degli equipaggiamenti per la difesa, continueranno a voler promuovere un protezionismo sovrano e anacronistico all’interno e un liberalismo più “adamsmithiano” di Adam Smith all’esterno, l’Europa non potrà stare al passo con un mondo nel quale i principali attori considerano l’energia una questione eminentemente politica e strategica. La proposta del relatore di istituire una carica di Alto rappresentante rappresenta un utile contributo e dovremmo concretizzarla prima possibile.
Tuttavia, in questo campo l’UE non si trova solo a dover affrontare l’imperativo strategico di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. La reale sostenibilità della politica energetica europea e le implicazioni ambientali della mancanza di diversificazione delle nostre fonti energetiche richiedono un urgente cambio di rotta. L’Europa non può pertanto continuare a sostenere regimi corrotti e oppressivi nei paesi produttori di petrolio. La politica estera dell’Europa in materia di energia deve includere imperativi in materia di diritti umani, buona governance e sostenibilità ambientale.
In conclusione, inquinamento, scenario post Kyoto, quotazioni del petrolio, imperativi morali e di diritti umani, instabilità politica ed economica dovuta alla dipendenza dagli idrocarburi, potenzialità delle nuove tecnologie ambientalistiche per stimolare una nuova rivoluzione industriale in Europa e nel mondo intero, tutto intorno a noi ci dice che l’UE deve sviluppare una politica estera poliedrica ma coerente.
Per finire, signora Presidente, vorrei congratularmi con il relatore, onorevole Saryusz-Wolski.
Šarūnas Birutis (ALDE). – (LT) Onorevoli deputati, vorrei ringraziare il relatore per la sua eccellente relazione. Ripeterò ancora una volta che questa relazione era assolutamente necessaria ed opportuna, anzi poteva essere redatta prima. Ho già evidenziato varie volte le questioni relative alla politica energetica comune e alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico perché sono temi di vitale importanza per la Lituania e per gli altri paesi baltici.
Ricordate la relazione dell’onorevole Laperrouze sugli orientamenti per le reti transeuropee dell’energia esaminata due anni fa. Malauguratamente, in questo Parlamento la comprensione è stata completamente diversa e lo è ancora in alcuni paesi, per esempio per quanto riguarda il progetto Nordstream. Il tempo dirà chi aveva ragione.
Ciò che oggi ci gratifica è che la situazione stia cambiando e che la Commissione europea abbia intrapreso iniziative coraggiose. Il 19 settembre il pacchetto comprendente questa relazione ha finalmente iniziato a corrispondere alle nostre aspettative.
Anna Ibrisagic (PPE-DE). – (SV) Signora Presidente, per prima cosa mi consenta di congratularmi con il relatore per la sua relazione, che non solo è di ottima qualità ma che giunge anche al momento opportuno. L’onorevole Saryusz-Wolski ha svolto un eccellente lavoro spostando il centro dell’attenzione dall’energia come questione che riguarda la nostra convenienza all’energia come questione che ha una rilevanza geopolitica. Per noi che siamo nati dietro la cortina di ferro la dimensione geopolitica e della sicurezza è precisamente quella che rappresenta l’elemento più importante, ma che è stato a lungo trascurato dall’Europa occidentale. Per questo motivo, forse, è lo spunto di discussione più importante suscitato dalla relazione.
Occorre che sviluppiamo una politica comune al fine di proteggere al meglio i nostri interessi comuni in quest’area strategica di estrema importanza. Sono grata all’onorevole Saryusz-Wolski per il coraggio dimostrato nel presentare questa relazione che contiene molte idee importanti ed innovative. Dovremmo assolutamente tener presente che la sicurezza degli approvvigionamenti energetici rappresenta un interesse vitale per centinaia di milioni di cittadini europei.
Per finire, l’onorevole Saryusz-Wolski ha abbastanza ragione nel dire che occorre parlare a una sola voce in questo ambito, proprio perché è abbastanza chiaro che la questione energetica è anche una questione di sicurezza. Tutta la nostra esperienza in materia di politica estera e di sicurezza dimostra che, ogniqualvolta non siamo riusciti a parlare a una voce, abbiamo perso e i nostri cittadini ne hanno pagato il prezzo. Pertanto, posso solo esortarvi a dare il vostro pieno appoggio alla relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski nella sua interezza.
Adrian Severin (PSE). – (EN) Signora Presidente, la relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski è importante ed opportuna. L’energia è oggi strategica per l’Unione europea, come lo erano il carbone e l’acciaio alcuni decenni orsono. Sì, l’Unione europea ha bisogno di una politica estera comune in materia di energia. Partendo da questa constatazione, credo legittimo porsi due interrogativi.
Primo, come è possibile avere una politica estera comune in materia di energia senza avere una politica interna comune in materia di energia? Ci occorre un’agenzia comune per gli sviluppi tecnologici in questo campo; ci occorre una dotazione finanziaria europea finanziata in modo adeguato attingendo dalle fonti adeguate; ci occorre una strategia coerente per la generazione di energia; ci occorrono una rete integrata per il trasporto dell’energia, sistemi di distribuzione compatibili ed una politica europea per equilibrare consumo e produzione. Ci occorre un mercato interno dell’energia veramente libero.
Secondo, come è possibile avere una politica estera comune in materia di energia senza avere una politica estera comune generale? Il fattore Russia è cruciale. Purtroppo, la Russia interpreta ogni strategia comune europea in materia di energia come diretta contro i suoi interessi. Come riuscire a instaurare una convincente strategia energetica vantaggiosa per tutti nelle nostre relazioni con la Russia? Il comportamento attuale della Russia è inaccettabile. Tuttavia, non possiamo solo dire alla Russia come si debba comportare, dobbiamo anche motivare il suo comportamento. Pertanto, ritengo che la relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski sia da accogliere con grande favore, ma che sia da considerare come un primo passo importante e necessario del nostro lungo cammino verso un obiettivo comune.
Alejo Vidal-Quadras (PPE-DE). – (ES) Signora Presidente, occorre congratularsi con l’onorevole Saryusz-Wolski perché la sua relazione evidenzia chiaramente i punti essenziali di cui l’Unione europea dovrebbe tener conto per instaurare una vera e propria politica estera comune in materia di energia: la reciprocità con i paesi esportatori, la necessità di un miglior coordinamento della nostra diplomazia energetica a livello europeo e l’importanza di creare un mercato integrato e competitivo.
Nell’ambito della politica energetica esterna, è essenziale ricordare che un settore commerciale che controlla il proprio mercato dalla generazione alla distribuzione finale, come avviene per l’elettricità, non è lo stesso di un settore commerciale il cui prodotto dipende da fattori che sfuggono ampiamente al suo controllo, come avviene per il gas.
Inoltre, non dovremmo confondere il protezionismo, che condanniamo, con la protezione, che è una misura cautelativa. Dobbiamo reimpostare la questione dal punto di vista dell’interdipendenza, giacché l’Unione rappresenta circa 500 milioni di consumatori, il che ci conferisce una considerevole importanza sul mercato globale.
Tuttavia, stiamo ripetendo l’errore di non armonizzare i nostri sforzi diplomatici a livello nazionale ed europeo, il che ci indebolisce da un punto di vista economico e geopolitico. Dobbiamo far sì che gli accordi bilaterali tra gli Stati membri e i paesi terzi non mettano a repentaglio gli sforzi compiuti a livello europeo. Un numero considerevole di Stati membri dipende dalle importazioni per più del 90% del fabbisogno energetico, il che ci obbliga ad intrattenere relazioni fluide e stabili con i paesi produttori.
Tuttavia, vi sono momenti in cui i legami si indeboliscono a causa di eventi inaspettati, che tendono a comportare conseguenze negative per il commercio tra le regioni, come sta attualmente accadendo in Spagna e come è recentemente accaduto in Polonia ed in altri Stati membri.
Concludendo, signora Presidente, è solo tramite una vera e propria politica estera comune in materia di energia che l’Europa sarà in grado di evitare che simili situazioni si riproducano in futuro e pertanto ogni nuovo fondamento giuridico ed ogni nuovo strumento istituzionale che contribuiscano a realizzare tutto questo deve ......
(La Presidente toglie la parola all’oratore)
Roberta Alma Anastase (PPE-DE). – (RO) Onorevoli deputati, innanzi tutto vorrei congratularmi con il relatore per il suo faticoso lavoro e per l’apertura dimostrata nell’affrontare i molteplici aspetti di una politica congiunta europea in materia di energia.
Uno di questi aspetti che vorrei trattare nel mio intervento riguarda l’importanza della regione del Mar Nero per la suddetta politica. Durante gli ultimi anni, abbiamo assistito a diverse crisi energetiche che hanno anche interessato l’Unione europea. Gli obiettivi di garantire rifornimenti stabili di energia e di assicurare un mercato trasparente, sono diventati una priorità ineludibile per l’Unione europea.
In questo contesto, la regione del Mar Nero rappresenta una chiave importante per garantire la sicurezza del settore europeo dell’energia tramite una diversificazione delle fonti energetiche e delle reti di transito. Pertanto, l’iniziativa europea di consolidare la cooperazione regionale del Mar Nero creando sinergie dovrebbe essere sfruttata al meglio per raggiungere lo scopo suddetto. Sottolineo in particolare l’importanza strategica dei progetti Nabucco e Costanza-Trieste.
Pertanto, accolgo con favore l’attenzione che la relazione dell’onorevole Sarvusz-Wolski rivolge a tali progetti, come pure la recente nomina di un coordinatore europeo per il progetto Nabucco. Gli obiettivi di consolidare la rete di coordinatori in materia di energia e di attuare i Trattati comunitari sull’energia non sono meno importanti. Io auspico che queste iniziative siano seguite da azioni ancora più decise in vista di una politica energetica congiunta e che tali azioni tengano in buon conto la regione del Mar Nero, ponendo così le fondamenta di un dialogo con i partner esterni basato sulla reciprocità e sulla fiducia reciproca, che sono valori condivisi, e sul rispetto delle obbligazioni internazionali.
Bogdan Klich (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, questa eccellente relazione dell’onorevole Jacek Saryusz-Wolski dimostra che l’aspetto più importante della politica energetica dell’UE è la sicurezza dell’approvvigionamento. Noi siamo già per metà dipendenti dalle forniture estere: per il gas la percentuale precisa è pari al 57% e per il petrolio all’82%. Questo significa che ogni crisi tra un paese fornitore e l’Unione europea o tra un paese fornitore e un paese di transito potrebbe avere un impatto disastroso per le nostre economie e per i nostri cittadini. Ciò fa sì che sia ancor più importante inserire il principio di solidarietà tra gli Stati membri in caso di crisi nel nostro ordinamento giuridico e nel Trattato di riforma.
Tuttavia, affinché tale principio sia in pratica osservato, occorre istituire un sistema di riserve strategiche, accrescere il numero di connessioni tra le reti di trasporto e, in sintesi, creare un meccanismo di risposta funzionante che fornisca assistenza tecnica ai paesi che abbiano maggiormente risentito delle crisi. La solidarietà tra gli Stati membri deve anche manifestarsi sottoforma di una politica estera comune in materia di energia ed è bene per questo che la Commissione ci assicuri che è sua intenzione attuarla, come abbiamo udito dalla viva voce del Commissario Piebalgs. Gli Stati membri devono ancora convincersi fino in fondo, in modo da saper rinunciare ai propri interessi a favore di una strategia e di un bene comuni.
E’ importante che tale strategia sia basata su un principio di diversificazione sia delle fonti che dei fornitori, come pure delle linee di trasporto e dei metodi di fornitura dell’energia. E’ pertanto necessario garantire il sostegno politico e finanziario per nuovi progetti infrastrutturali come l’oleodotto Odessa-Brody-Płock o il gasdotto Nabucco. Tuttavia, dobbiamo anche contrastare progetti che dividono, come per esempio il gasdotto del Baltico. E per finire, un elemento costante del gioco tra l’Unione europea e i suoi paesi vicini, specialmente i più vicini, dovrebbe includere, come parte della politica europea di vicinato, una clausola energetica sul modello della clausola anti-terrorismo, che noi in questo Parlamento insistiamo venga inserita negli accordi con i paesi terzi.
Andris Piebalgs, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, inizierò ringraziando il relatore.
Penso si renda conto di quanto sia complessa la questione e di quanto sia difficile trattarne tutti gli aspetti, ma è comunque buona cosa cercare di affrontare la materia nella sua complessità. Nel mio lavoro, non pretendo di essere “Mister Energia”. Esistono tre capisaldi nelle relazioni esterne in materia di energia: il primo riguarda il transito degli approvvigionamenti (e qui lavoro con i colleghi Benita Ferrero-Waldner e Peter Mandelson); il secondo riguarda l’energia pulita e l’efficienza energetica tramite il lancio, per esempio, di una piattaforma globale per l’efficienza energetica (qui lavoro con Stavros Dimas e Janez Potočnik); ed il terzo riguarda la povertà energetica (e qui lavoro con Louis Michel).
Ciò spiega la complessità della questione, senza considerare gli Stati membri. Il Trattato, ed anche il Trattato di riforma, sanciscono un principio molto importante: ogni Stato membro è responsabile del suo mix energetico. E’ questo il motivo per cui la relazione invita a parlare a una sola voce. Penso che questo sia il messaggio principale trasmesso dalla relazione. Questo è ben lungi dall’essere facile. Io credo che la relazione ci offra una buona opportunità di far avanzare l’insieme dell’Unione europea lungo questo cammino.
Vorrei adesso rispondere all’onorevole Beazley perché penso che il punto da lui sollevato riguardi l’essenza di tutto questo processo: perché la questione energetica deve essere affrontata nell’ambito di un accordo di partenariato e cooperazione, un accordo successivo all’APC con la Russia, se esiste una Carta dell’energia?
La Carta dell’energia è uno strumento multilaterale. Per la Russia le nostre relazioni in materia di energia sono decisamente molto più vaste. Noi investiamo in Russia, la Russia investe da noi. Un reattore nucleare russo verrà probabilmente costruito in Bielorussia. Ciò significa che è necessario costruire la fiducia da ambo le parti e la fiducia può essere costruita solo su una chiara base giuridica, che enunci i diritti e i doveri di entrambe le parti.
Se tali diritti e doveri saranno enunciati, potremo poi concludere che vi siano aree nelle quali ci occorre un Rappresentante esterno per l’energia. Prendo atto di questa richiesta di un Alto rappresentante da parte degli altri partner. Se alcune disposizioni del Trattato prevedono questo sviluppo dell’Unione, allora dovremmo accordarci su un mandato – per mandato intendo una base come quella della commissione 133 per la politica commerciale esterna – e quindi, sulla base di tale mandato, la persona delegata potrebbe parlare con i fornitori esterni, con i paesi di transito, o con qualunque altro attore sul mercato dell’energia.
Se trattiamo la questione separatamente, certo perdiamo ogni potere. Dovremmo vedere la cosa come una simbiosi, perché non è diverso dal parlare a una sola voce. Se non si parla a una voce, non c’è bisogno di un messaggero. Ma se si parla a una voce, allora c’è decisamente bisogno di un messaggero.
Quindi questa è la mia posizione. Vorrei ringraziarvi per questa discussione estremamente positiva e molto interessante. Dopo che la Commissione avrà pubblicato questo documento sulle relazioni esterne in materia di energia, credo che il Parlamento ritorni ad esaminare la questione perché non si può risolverla con una sola relazione. Ciò sarebbe troppo ottimistico. Ringrazio nuovamente il relatore per il suo ottimo lavoro.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. – (EN) Oggi più che mai le potenze economiche si contendono le risorse energetiche. La Cina fornisce un enorme quantità di aiuti incondizionati ai paesi in via di sviluppo in cambio di energia. La Russia si serve del suo gas e della sua forza petrolifera per tornare a essere un attore globale. Gli Stati Uniti prevedono un futuro più dipendente dalla tecnologia nucleare. Cosa ne è dell’Unione europea in tutto questo?
E’ diventato essenziale fare quadrato per gli approvvigionamenti e la sicurezza energetica. I problemi che stanno incontrando i paesi europei che come Malta hanno le potenzialità per diventare fornitori di energia devono essere trattati dall’Unione europea nel suo insieme. Proprio come per le questioni che riguardano l’immigrazione clandestina, qualora vi siano questioni energetiche, è l’UE nel suo insieme che dovrebbe intervenire. Una politica estera comune in materia di energia non dovrebbe limitarsi agli approvvigionamenti e alla sicurezza, ma dovrebbe includere due aspetti essenziali: l’emissione di gas serra e la ricerca di fonti alternative. Una politica estera comune in materia di energia può aver senso solo in questo contesto più ampio, in un triangolo con gli approvvigionamenti e la sicurezza al vertice e il cambiamento climatico e le fonti alternative alla base.
Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Nei nostri sforzi per affrontare la questione dei cambiamenti climatici non dovremmo mettere a repentaglio quelli per proteggere la biodiversità, gli ecosistemi e la sicurezza alimentare dell’Europa. Nelle conclusioni del Consiglio dell’8 e 9 marzo, è specificato che l’obiettivo del 10% di biocarburanti è appropriato solo se subordinato ad una produzione sostenibile. L’impatto dei biocarburanti di prima generazione può essere maggiore del previsto; ad esempio, il desiderio degli Stati Uniti di utilizzare il bioetanolo ha portato ad un massiccio incremento dell’impiego di cereali per produrre biocarburanti. Questa domanda sta producendo un effetto negativo sugli approvvigionamenti europei di cereali e le previsioni indicano che la situazione peggiorerà con il diminuire delle eccedenze americane di cereali. L’OCSE e la FAO prevedono un grosso impatto della produzione di biocarburanti sui prezzi delle materie prime agricole con possibili contraccolpi sui paesi importatori. Pertanto è necessario uno schema di certificazione internazionale completo per i biocarburanti – come menzionato sia dalla relazione Saryusz-Wolski sia dalla relazione Thomsen – per certificare sia le importazioni che le esportazioni dell’UE. I criteri di certificazione dovrebbero essere concepiti per assicurare che i biocarburanti permettano un significativo risparmio di gas serra per tutto il ciclo di vita e che la loro produzione non comporti perdite per la biodiversità o gravi problemi socioeconomici, come una forte inflazione dei prezzi alimentari.
András Gyürk (PPE-DE), per iscritto. – (HU) La relazione intitolata “su una politica estera comune dell’Europa in materia di energia” contiene l’importante osservazione che l’approvvigionamento energetico dell’Europa dipende sempre più da paesi instabili e non democratici. Questa sempre maggiore dipendenza è esacerbata dal fatto che l’energia è sempre più spesso utilizzata come mezzo per esercitare pressioni politiche.
Quest’evoluzione fa sì che sia ancor più urgente per l’Europa attuare una politica energetica comune basata sulla solidarietà.
I grandi progetti europei per la gestione dell’energia possono rappresentare la via giusta per attuare tale politica comune in pratica. La recente nomina da parte dell’Unione europea di un coordinatore per la direzione del più importante di tali progetti, Nabucco, va pertanto salutata positivamente. Questo, unitamente al fatto che il governo ungherese, fino ad oggi riluttante, abbia deciso di appoggiare la costruzione del gasdotto, potrebbe significare che il gasdotto che fornisce ai consumatori europei l’accesso alle fonti energetiche della regione del Mar Caspio potrebbe diventare il simbolo di una politica energetica comune di successo invece che l’emblema di un vacillamento. Entro qualche anno il gasdotto Nabucco, che rappresenta una diversificazione in termini sia di fonti sia di corridoi di trasporto, potrebbe diventare la prova concreta che un’azione comune significa un aumento della sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi abbordabili per i consumatori. Questo è nell’interesse di tutti gli Stati membri, ma specialmente dell’Ungheria che può contare attualmente solo sul gas russo.
Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La politica energetica europea si è focalizzata sulla creazione, la stabilizzazione e la regolazione del mercato interno e questa tendenza è dimostrata dai più recenti pacchetti energetici varati dalla Commissione europea.
Si è creduto che la liberalizzazione del mercato interno dell’energia avrebbe fatto dell’Europa un attore di primo piano sulla scena energetica internazionale, ma invece si è visto che all’Unione manca una dimensione politica esterna ed omogenea in materia di energia.
La nuova realtà, in cui la concorrenza e la liberalizzazione devono fare i conti con i cambiamenti climatici e con la sicurezza delle risorse, genera non solo sfide esterne (paura di dipendere da un unico fornitore di energia che sfrutta la sua posizione come arma politica), ma anche un’importante sfida interna che mette alla prova la capacità degli Stati membri di mettere in second’ordine i propri interessi nazionali per creare le premesse di una politica energetica congiunta e coerente.
Il passo successivo è diversificare le risorse tramite una maggiore cooperazione con i paesi vicini, specie quelli dell’Europa orientale e dell’Asia centrale. In questo modo s’incoraggia e si assicura lo sviluppo convergente degli Stati membri e dei loro vicini, nonché la cooperazione regionale e interregionale, che sono indispensabili per rendere più efficiente la politica esterna dell’Europa in materia di energia.
L’allargamento ad est della Comunità energetica europea darebbe impulso al coronamento della liberalizzazione dell’energia, rappresentando un vantaggio congiunto per un possibile futuro allargamento dell’Unione europea..
Gay Mitchell (PPE-DE), per iscritto. – (EN) E’ vitale garantire che i principi e gli obiettivi della politica di sviluppo dell’UE siano rispettati e promossi tramite le misure previste in materia di energia e di politica estera. L’accesso all’energia è un fattore essenziale per la crescita economica e per garantire le condizioni di vita di base di tutti gli esseri umani.
Gli Stati membri dell’UE e le società europee dell’energia cooperano ampiamente con i paesi in via di sviluppo nel campo dell’energia, eppure non sempre è chiaro fino a che punto i cittadini godano effettivamente di tali risorse. Per questo motivo sono favorevole a ogni misura tesa a promuovere la trasparenza, lo Stato di diritto e una migliore governance nel settore dell’energia.
Sviluppo economico non deve voler dire ricalcare le pratiche inquinanti dei paesi industrializzati. Molti paesi in via di sviluppo sono pesantemente dipendenti da fonti energetiche che emettono un alto tasso di anidride carbonica. Questi paesi hanno bisogno di assistenza per essere messi nelle condizioni di diversificare le loro fonti energetiche e raggiungere un mix più sostenibile. Deploro il diffuso utilizzo di centrali alimentate a carbone in Cina. Dovremmo fare il possibile per incoraggiare il passaggio a tecnologie pulite, costruendo una capacità energetica sostenibile e facilitando l’adozione di tecnologie pulite.