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Discussioni
Mercoledì 26 settembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

10. Detenzioni segrete e trasferimenti illegali di prigionieri da parte di Stati membri del Consiglio d'Europa (relazioni Fava e Marty) (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle detenzioni segrete e i trasferimenti illegali di prigionieri da parte di Stati membri del Consiglio d’Europa (relazioni Fava e Marty).

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. − (PT) Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli deputati, nel dicembre 2005 la risoluzione del Parlamento europeo che chiede l’istituzione di una commissione temporanea sul trasporto e la detenzione illegale di prigionieri riafferma, e cito: “la sua determinazione a lottare contro il terrorismo, ma sottolinea che tale lotta non può essere vinta sacrificando proprio quei principi che il terrorismo cerca di distruggere, e in particolare che la tutela dei diritti fondamentali non deve mai essere compromessa”.

Le precedenti Presidenze del Consiglio hanno avuto modo in questa Camera di esprimere il loro assenso a questa dichiarazione. Non posso iniziare il mio intervento senza sottolineare che l’attuale Presidenza condivide questa determinazione e risoluzione. Desidero reiterare che la lotta contro il terrorismo non può compromettere i nostri valori e i nostri principi in materia di tutela dei diritti fondamentali. A nostro avviso si tratta di una questione cruciale. Nella lotta contro il terrorismo, potremo vincere solo se rimarremo liberi: liberi dalla paura e da ogni abuso o manipolazione in nome della paura. La nostra arma più potente e la nostra protezione più efficace sono i nostri valori e i nostri principi in materia di tutela dei diritti fondamentali.

Benché il Consiglio in quanto tale non abbia competenza per esprimere un parere, non vi è un singolo Stato membro nell’Unione europea che non riconosca l’importanza degli sforzi fatti e delle iniziative intraprese per giungere alla verità. Dovremmo ricordare che stiamo parlando dei principi fondamentali sui quali poggia la nostra democrazia europea. Scoprire la verità permetterà di dissipare il clima di sospetto. E’ quindi indispensabile che le indagini in questo campo facciano luce sulla questione e non creino ulteriore confusione. Le Presidenze precedenti che hanno avuto l’occasione di presentarsi innanzi a questo Parlamento, il Segretario generale e Alto rappresentante e il coordinatore dell’Unione europea per l’antiterrorismo non hanno mancato di cooperare con la commissione temporanea del Parlamento europeo.

Credo quindi che sarebbe del tutto ingiusto insinuare una mancanza di impegno da parte del Consiglio o dei ministri degli Esteri. In realtà, devo sottolineare le numerose iniziative sia parlamentari sia giuridiche che i vari paesi europei hanno assunto in seguito a queste relazioni.

E’ stato quindi assolutamente appropriato agire nello spirito di sussidiarietà. Come sapete, in molte delle aree indagate dalla commissione l’Unione europea non ha facoltà di agire. Sto pensando in modo particolare al controllo dei servizi segreti. Le precedenti Presidenze del Consiglio e l’Alto rappresentante Solana lo hanno fatto presente a questo Parlamento e alla sua commissione. Può ovviamente rincrescere che sia così, ma il fatto è che i Trattati attuali limitano la sfera d’azione del Consiglio in materia.

Da parte nostra, tuttavia, posso assicurarvi che la Presidenza portoghese non mancherà di cooperare attivamente e in modo costruttivo. Vi ricorderò la piena e trasparente cooperazione offerta dal governo portoghese sia nel corso delle indagini svolte dalla commissione temporanea di questo Parlamento, che ha terminato il proprio compito nel febbraio di quest’anno, sia in relazione alle iniziative del Segretario generale del Consiglio d’Europa ai sensi dell’articolo 52 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo in relazione ai voli CIA e ai centri illegali di detenzione in Europa.

Come è noto, benché il Consiglio non abbia preso posizione sulle relazioni dell’onorevole Fava e dell’onorevole Marty, rispettivamente sotto l’egida di questo Parlamento e del Consiglio d’Europa, ciò non significa che le ignori. In realtà, il Consiglio ha difeso attivamente e con decisione i diritti dell’uomo e il diritto internazionale nella politica estera dell’Unione europea.

Abbiamo sempre sostenuto che la tutela dei valori fondamentali del diritto internazionale richiede un dialogo serio ed approfondito sui diritti dell’uomo nel contesto della lotta contro il terrorismo. A questo riguardo, l’Unione europea ha sottolineato che i diritti dell’uomo, i diritti dei rifugiati e il diritto internazionale umanitario devono essere rispettati e salvaguardati. Il Consiglio continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi della lotta contro il terrorismo in relazione ai diritti dell’uomo e adotterà i provvedimenti necessari a garantirne la tutela. L’Unione europea si impegna sempre con fermezza a proibire in modo assoluto la tortura nonché le punizioni e i trattamenti crudeli, disumani e umilianti.

Le nostre azioni sono determinate da quest’obiettivo e discuteremo sempre con i paesi terzi sulle preoccupazioni che desta questo problema. L’Unione europea e gli Stati membri hanno segnalato in modo chiaro che l’esistenza di centri segreti di detenzione, dove i detenuti sono tenuti in un vuoto giuridico, non è compatibile con il diritto internazionale umanitario. Gli orientamenti dell’UE sulla tortura stabiliscono che gli Stati membri devono vietare luoghi segreti di detenzione e assicurare che tutte le persone private della libertà siano tenute in luoghi di detenzione legalmente riconosciuti e la cui ubicazione sia nota. Tali orientamenti stabiliscono, inoltre, che nessuno può essere riportato con la forza in un paese dove rischia di essere sottoposto a tortura o a maltrattamenti.

E’ risaputo che la materia in causa, che implica la competenza sul controllo degli aeroporti, dei servizi di ispezione e d’informazione, è essenzialmente di competenza degli Stati membri ed è sotto il loro controllo. E’ vero che il SitCen elabora analisi periodiche usando le informazioni fornite dagli Stati membri, ma non ha giurisdizione operativa sulle cosiddette attività di “intelligence”. E’ da notare che gli Stati membri dell’UE hanno dovuto confrontarsi anche con la complessità che a questo riguardo caratterizza il sistema di cernita e di trattamento delle richieste di autorizzazione di sorvolo, atterraggio e ispezione “on the ground”. E’ una nuova sfida per tutti. Da parte nostra, il governo portoghese non solo ha svolto il processo di raccolta dei dati, che a volte è difficile e molto lento, ma ha anche istituito un gruppo di lavoro per valutare le numerose procedure e proporre dei miglioramenti la cui importanza è stata debitamente riconosciuta dalla relazione finale adottata in febbraio da questo Parlamento.

Devo far notare che consideriamo di particolare rilevanza il lavoro svolto dal Segretario generale del Consiglio d’Europa e che prendiamo nota delle relazioni presentate dall’onorevole Marty. Il questionario e le raccomandazioni elaborate dal Segretario generale del Consiglio ai sensi dell’articolo 52 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo ha permesso, in Portogallo e credo in altri Stati membri, una valutazione senza precedenti dei quadri giuridici nazionali, delle garanzie e dei meccanismi di controllo nel loro insieme, inclusa un’analisi delle procedure per vagliare, verificare e esaminare le richieste di autorizzazione al sorvolo e all’atterraggio di velivoli sul territorio nazionale.

Nel caso del Portogallo, hanno senz’altro portato a migliorie istituzionali, tecniche e operative. Per quanto riguarda le raccomandazioni espresse dal Segretario generale del Consiglio sulle garanzie di controllo, l’intendimento predominante tra i membri era che le iniziative in corso non dovessero creare duplicazioni inutili in materia legislativa o attribuire nuovi poteri al Consiglio d’Europa.

D’altra parte, sembra che si convenga che vi sia spazio per un’applicazione più efficace e un monitoraggio più scrupoloso dei meccanismi esistenti. Credo che se queste indagini venissero condotte con più rigore e serenità, le loro conclusioni sarebbero più efficaci. A prescindere dal fatto che il rigore sia sempre raccomandabile e che non si debbano confondere i fatti con le supposizioni, cercando inoltre di osservare una certa moderazione nel linguaggio data l’importanza dei valori in questione e il buon nome delle democrazie europee, la verità è che tutte queste iniziative hanno una portata d’azione e un significato. Pertanto è necessario portarle avanti, soprattutto in un momento in cui è diventato essenziale fare un’analisi seria e chiara dei nuovi dilemmi posti dalle minacce terroristiche, per esempio il dilemma sicurezza versus libertà. Inoltre, si sente sempre di più la necessità di una risposta da parte del diritto internazionale alle difficili questioni poste dalla lotta contro una minaccia senza precedenti.

Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, il consolidamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, basato sul programma dell’Aia e il rispettivo piano d’azione, è una delle principali priorità del programma congiunto di 18 mesi delle Presidenze tedesca, portoghese e slovena. La lotta contro il terrorismo è, da questo punto di vista, una delle sfide principali per le quali le tre Presidenze hanno definito l’obiettivo di intensificare la cooperazione e di continuare ad attuare la strategia antiterrorismo dell’Unione europea. Come sapete, è stato recentemente nominato il nuovo coordinatore europeo per l’antiterrorismo, Gille de Kerchove, che come il suo predecessore sarà disponibile per fornire a questa Camera tutte le informazioni che saranno richieste.

Ne approfitto per sottolineare che la questione del rispetto dei diritti dell’uomo nella lotta contro il terrorismo è stata trattata nel contesto del dialogo transatlantico, come è successo del resto all’ultimo vertice tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, in aprile, quando sono state evocate le conclusioni del Consiglio europeo dell’11 dicembre 2006.

Il Portogallo, detenendo la Presidenza del Consiglio, ha affermato chiaramente il suo impegno a continuare e ad approfondire questo dialogo, che considera fondamentale per entrambe le parti.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli parlamentari, ringrazio anch'io il rappresentante del Consiglio. Onorevoli deputati la Commissione, io stesso, sin dal primo momento ha accompagnato e sostenuto l'attività della commissione temporanea di questo Parlamento europeo sulla ben nota questione e sulle gravi accuse e sui gravi fatti che sono stati indicati.

E' chiaro che la gravità di questi fatti in quanto tale, evidentemente il solo fatto di ipotizzare che queste attività siano accadute, impone una collaborazione tra tutte le Istituzioni, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Ed è evidente che noi ripetiamo ancora una volta – e lo faccio volentieri – che la lotta al terrorismo deve essere condotta nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto che sono le due condizioni per cui una democrazia possa funzionare.

Credo, che in questo spirito i trasferimenti illegali di prigionieri, l'ipotesi che vi siano stati luoghi di detenzione più o meno segreti, sono certamente fatti che ove dimostrati nelle forme appropriate costituirebbero una violazione grave, certamente, delle regole del diritto internazionale e dei diritti fondamentali delle persone. Tutti sanno che i membri dell'Unione europea sono obbligati, tutti quanti, al rispetto dei grandi principi della convenzione sui diritti dell'uomo, l'articolo 5 e l'articolo 6, in particolare.

E' chiaro che il nostro auspicio è quello che negli Stati membri vengano condotte delle investigazioni approfondite su questi fatti ed è chiaro che queste investigazioni debbono essere condotte dalle autorità giudiziarie competenti. Un punto deve essere chiaro ma è stato messo in chiaro molte volte, sia dal relatore dall'onorevole Fava, sia dal rapporto del Consiglio d'Europa. Un rapporto parlamentare può dare degli elementi, ma certamente il Parlamento non ha né poteri né doveri d'inchiesta giudiziaria.

E quando poi, ovviamente si citano, come elementi di prova delle fonti che restano sconosciute, è ovvio che lo Stato di diritto, proprio quello Stato di diritto che dobbiamo rispettare, impone delle investigazioni affidate a magistrati liberi e indipendenti, che invece hanno il dovere di rivelare le fonti sulla base delle quali un'accusa viene formulata. E' chiaro che accusare uno Stato membro o accusare una persona senza rivelare le fonti di questa accusa è un principio che può entrare in un rapporto di un Parlamento, ma che non può entrare in un'investigazione giudiziaria. Ecco perché io mi auguro che le investigazioni giudiziarie proseguano, così come in alcuni Stati membri, incluso il mio paese, sta accadendo. Ma è evidente che il rapporto richiede un seguito ed allora posso elencare le iniziative che io ritengo contribuiscano a dare un seguito a questo relazione.

Ho scritto il 23 luglio scorso ai governi di Polonia e Romania, ho chiesto loro – ricordando l'obbligo di un'investigazione completa e approfondita – informazioni dettagliate su come eventualmente le investigazioni fossero state avviate e quale fosse l'esito delle investigazioni. Spero che entrambi i governi vogliano rispondermi e ovviamente io vi informerò sulle risposte di entrambi i governi, proprio perché ritengo che sia anzitutto nell'interesse trasparente della verità che ci si sente rivolgere un'accusa abbia tutti gli strumenti dell'ordinamento per spiegare che quell'accusa non è vera, per dimostrare che non è vera, o per affidare a magistrati indipendenti l'investigazione. E' l'interesse di chi viene accusato che richiede, a mio avviso, una risposta molto chiara.

Il secondo punto: ho predisposto un questionario per tutti gli Stati membri. Ne ho parlato nella sessione plenaria scorsa, proprio dedicata al terrorismo. Ho predisposto un questionario in cui a ciascuno degli Stati membri chiediamo quali sono le misure adottate per contrastare il terrorismo, quali sono i risultati in termini di efficacia delle leggi nazionali e in particolare quale livello di protezione dei diritti fondamentali delle persone è nella legislazione nazionale. La mia intenzione è analizzare le risposte e poi predisporre un relazione per il Consiglio e per il Parlamento sull'efficacia delle misure antiterrorismo degli Stati membri e sulla loro idoneità e compatibilità con i principi di rispetto dei diritti fondamentali.

Terzo punto riguarda il traffico aereo. Io avevo preso un impegno con la commissione LIBE ed era un impegno di esaminare un aspetto legale estremamente importante che attualmente è carente: quali sono i confini tra la definizione di aeromobile civile e aeromobile di Stato, quindi aeromobile sottratto a quei controlli ordinari degli aeromobili civili? Ebbene, questo lavoro è in corso, come promesso, noi formuleremo come Commissione europea una comunicazione sull'aviazione generale. Questa comunicazione sarà adottata dal Collegio prima della fine di quest'anno, quindi molto presto, e ovviamente formuleremo una proposta per meglio definire questo concetto di aeroplano di Stato che spesso si presta a delle interpretazioni che ovviamente sfuggono a dei controlli che sono, al contrario, necessari.

Ma c'è un'altra iniziativa che riguarda proprio il traffico aereo. Nel quadro di una soluzione generale che introduca regole comuni per tutti gli Stati membri per ogni tipo di aeroplano che entri nello Spazio comune europeo senza piani di volo. Voi certamente sapete che dal 1° gennaio del 2009 regole di applicazione del cosiddetto spazio unico europeo introdurranno dei requisiti comuni a tutti gli Stati membri per i piani di volo e in questo quadro noi armonizzeremo, quindi, la disciplina relativa al piano di volo di ogni aereo che comunque attraversi o entri nello spazio aereo europeo. Questo porterà un enorme vantaggio perché eliminerà quelle differenze di trattamento sul sorvolo e sull'atterraggio negli Stati membri che adesso abbiamo, in qualche modo, constatato.

L'altro tema è la ratificazione dell'accordo di estradizione tra Europa e Stati Uniti. Se vi fosse, come avrebbe dovuto esserci già, un accordo europeo che abbiamo firmato ma che non è stato ancora ratificato, le regole sull'estradizione da e verso gli Stati Uniti di prigionieri – e parliamo di prigionieri indagati o sospettati di terrorismo – sarebbero assai più chiare. Questo accordo ancora deve essere ratificato da qualche Stato membro, pochi per fortuna. Ho reiterato un appello formale a tutti i ministri della giustizia affinché questo accordo europeo di estradizione con gli Stati Uniti sia rapidamente ratificato.

Ancora il tema del controllo dei servizi intelligence. Questo è un tema sollevato in entrambi i rapporti, ma è un tema sensibile. Io credo che qui sia la risposta nazionale a contare anzitutto, ma io credo che alcune esigenze comuni possano essere messe in luce. La prima esigenza è quella di rafforzare negli Stati membri il controllo parlamentare. Ci sono paesi membri che hanno adottato o stanno adottando leggi nazionali che rafforzano di molto il potere di controllo dei parlamenti nazionali sulle attività dei servizi di ciascun paese. Quella, a mio avviso, è la strada da segnalare, perché come comprendete bene, non immagino nel futuro una legge comune europea che disciplini i servizi segreti, ma una discussione su questo tema è invece, a mio avviso, particolarmente utile.

In conclusione, Presidente, credo questo sia un tema su cui dobbiamo continuare a discutere avendo davanti lo Stato di diritto come principio, il rispetto dei diritti fondamentali certamente, ma tra i diritti fondamentali c'è anche il diritto di non sentirsi e di non essere accusato se non sulla base di prove regolarmente e proceduralmente raccolte.

 
  
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  Jas Gawronski, a nome del gruppo PPE-DE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio gruppo ha criticato con validi argomenti il rapporto Marty e ha votato nella sua stragrande maggioranza contro il rapporto Fava. Ed è un peccato, perché almeno su temi come il terrorismo e i diritti umani, quest'Aula dovrebbe riuscire a superare le sue divisioni interne e produrre una posizione comune. Se non ci siamo riusciti è perché purtroppo il relazione Fava è partito con una tesi precostituita: gli Stati Uniti sono colpevoli! Così abbiamo sprecato un anno non a ricercare la verità, ma le prove di questa colpevolezza, omettendo e nascondendo anche qualsiasi elemento che andasse contro questa tesi.

Faccio un solo esempio concreto e oso dire scandaloso: siamo andati in Polonia anche per intervistare un giornalista che un anno prima aveva denunciato fra i primi l'esistenza di prigioni della CIA in Polonia. Quando l'abbiamo visto, purtroppo, – e purtroppo lo dico io ironicamente – aveva cambiato idea: non aveva più quelle certezze: ci ha detto che oggi quell'articolo non l'avrebbe più scritto! Ebbene, non c'è traccia di questo suo ripensamento nel rapporto, mentre il rapporto è pieno di testimonianze di giornalisti che condividono la tesi del relatore. Abbiamo sprecato un anno inutile, spendendo i soldi dei contribuenti senza trovare nulla di nuovo rispetto a quanto già si sapeva dai giornali e dalle fonti ufficiali e ufficiose americane. E se non ci fosse stato il Presidente Bush a rivelare l'esistenza delle prigioni della CIA non avremmo avuto nemmeno questa certezza.

Lei, Commissario Frattini, ci dice di aver scritto una lettera a Polonia e Romania per chiedere spiegazioni e di non avere avuto risposta. E' sempre maleducato non rispondere, ma non mi sorprende, perché le denunce non sono provate. Lei stesso, nella sua lettera parla di informazioni probabili, non di fatti concreti. E i due paesi hanno già dichiarato ai più alti livelli che hanno indagato e che secondo loro non esistono prigioni della CIA. Sarà vero o no, ognuno può pensarla come vuole, ma non possiamo, lei stesso lo ha detto Commissario Frattini, accusare finché non ci sono delle prove.

Il fatto è che i rapporti Fava e Marty sono troppo pieni di frasi come "è molto probabile", "non si può escludere", da cui poi vengono tratte conclusioni certe. E non mi si venga a dire per giustificare l'assenza di prove che noi non siamo un tribunale e che il nostro è un documento politico. Ma poi non è più politico, quando si invita a riflettere se ci siano o meno gli estremi per invocare l'articolo 7 del trattato sull'Unione.

Ecco, siccome sento nell'aria di questo Parlamento un desiderio di risuscitare un nuovo rapporto CIA, avrei una raccomandazione da fare: smettiamola di produrre tendenziose interpretazioni del passato, smettiamola di indagare su questo tema su cui non abbiamo scoperto nulla! Lasciamolo fare ai magistrati – come ha detto il Commissario Frattini – e ai giornalisti che hanno i mezzi adatti per farlo e lo possono fare meglio di noi. Concentriamoci sul futuro, sulla politica, sulla parte propositiva che è l'unica accettabile del rapporto Fava.

Gli Stati Uniti, certo hanno commesso errori, in alcuni casi hanno violato i diritti dell'uomo, ma è molto facile non commettere errori quando non si fa nulle per combattere il terrorismo. Il terrorismo è un fenomeno nuovo, le nostre leggi non lo contemplavano, oggi il diritto si deve adeguare. Cerchiamo di stabilire delle leggi di comportamento per evitare ulteriori violazioni dei diritti dell'uomo, per evitare che si ripetano gli errori del passato e per adeguare i nostri strumenti a un nuovo tipo di minaccia globale.

Bene, allora che la Commissione cerchi di realizzare una valutazione complessiva delle misure adottate dagli Stati membri; bene, per le altre iniziative annunciate e varate dal Commissario Frattini. Molto resta ancora da fare per affrontare in maniera globale, forte e coordinata il problema del terrorismo. Penso a Internet o alle misure per la prevenzione e il perseguimento dei crimini, per evitare una situazione paradossale, per cui mentre i governi lavorano separatamente a livello nazionale, i terroristi agiscono invece a livello globale tramite Internet e le loro cellule radicate un po' ovunque.

Il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di sconfiggere il terrorismo. Uniamoci per vincere anche questa battaglia.

 
  
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  Claudio Fava, a nome del gruppo PSE. – Presidente, onorevoli colleghi, sette mesi fa abbiamo approvato la nostra relazione e da allora gli unici segnali di novità che sono arrivati arrivano dagli Stati Uniti. Uno lo ricordava il collega Gawronski: il Presidente Bush ha riconfermato per decreto il 20 luglio che il suo governo continuerà a fare ricorso all'attività illegale della CIA attraverso sequestri extragiudiziali e detenzione dei presunti terroristi in paesi terzi compiacenti.

L'altro segnale importante è che il Congresso americano ha aperto una propria inchiesta indipendente sulle extraordinary rendition. Questo ci dice che non siamo di fronte ad una pagina della storia, siamo ancora di fronte a fatti di cronaca.

Le inchieste giudiziarie sono in corso in quattro paesi europei: la Spagna, il Portogallo, la Germania, l'Italia. Sono stati emessi fino ad oggi 39 ordini di custodia cautelare nei confronti di altrettanti funzionari e agenti dei servizi di sicurezza americani. Questo Parlamento con la sua inchiesta ha certificato fatti, non opinioni. Fatti sono per esempio le responsabilità di alcuni nostri governi e di alcuni servizi di sicurezza nella collaborazione con la CIA per l'esecuzione di extraordinary rendition. Lo ricordo al Commissario Frattini, le nostre fonti in questo caso non erano anonime, le nostre fonti – come risulta dalla relazione – sono affermazioni dei governi: del governo britannico e del governo tedesco.

Abbiamo presentato 48 raccomandazioni, soprattutto al Consiglio e vorremmo sapere dal Consiglio se una sola di queste raccomandazioni nel corso di questi sette mesi ha avuto seguito. Avevamo presentato in particolare due richieste: invitavamo le Istituzioni europee ed il Consiglio ad assumersi le rispettive responsabilità in base all'articolo 6 e 7 del trattato e attendevamo che il Consiglio esercitasse pressioni su tutti i governi interessati affinché fornissero informazioni complete ed esaurienti, con la possibilità di avviare, se fosse stato il caso, anche delle audizioni. Ciò non è accaduto, non è vero signor Lobo Antunes che il Consiglio non abbia competenze, il Consiglio ha le competenze stabilite dall'articolo 6 e 7 del trattato.

La nostra richiesta poteva essere certamente accolta dalla Presidenza tedesca e oggi dalla Presidenza portoghese. Apprezziamo le iniziative del Commissario Frattini, ma non ci riteniamo soddisfatti da questi due semestri di Presidenza, che hanno di fatto archiviato un anno di lavoro della nostra commissione d'inchiesta. Di fronte alla domanda di verità che arriva dall'opinione pubblica dei nostri paesi, il silenzio del Consiglio – e devo dire anche di molti nostri governi – è stata un'occasione perduta per l'Europa.

Questo Parlamento comunque non intende rassegnarsi. Mi duole per il collega Gawronski, ma noi torneremo ad occuparci di questo tema. Un rapporto d'iniziativa in commissione libertà pubbliche sarà il nostro contributo per una lotta al terrorismo, che sia sempre, ovunque e nei confronti di chiunque rispettoso dei diritti umani: primo fra tutti, come ci è stato insegnato secoli fa da Cesare Beccaria, la presunzione d'innocenza.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, a nome del gruppo ALDE. – (ES) Signor Presidente, il Parlamento ha adottato una risoluzione su questo tema, il Consiglio d’Europa ha adottato un altro testo su questo stesso tema, chiaro ed esplicito in tutti i suoi dettagli, ma chi conosce un po’ il diritto sa, e non ci sorprende – e lo dico con una certa ironia – che esiste lo Stato di diritto, soprattutto il diritto penale, in base al quale nessuno è tenuto a rilasciare dichiarazioni auto-incriminanti. Questo è ciò che ci sorprende: che il Consiglio e tutti i governi lo stiano applicando a se stessi.

In questo caso, invece di agire, hanno deciso di rimanere in silenzio, come l’uomo sul banco degli imputati che non si difende ma rifiuta le accuse rimanendo semplicemente passivo.

E’ vergognoso vedere che il Consiglio come Istituzione e tutti i suoi membri agiscono collettivamente, avvalendosi collettivamente del diritto usato dall’imputato in tribunale. Il silenzio istituzionale riguardo alle responsabilità – che siano attive o passive, per azione o per negligenza, per convinzione o per paura di crearsi dei problemi dopo le pressioni di nazioni alleate – questo silenzio è una delle disgrazie peggiori del contesto democratico nel quale viviamo e si ripercuote su tutti coloro che sono coinvolti.

E’ altrettanto difficile applicare meccanismi di responsabilità nell’Unione europea, perché i meccanismi non sono previsti per essere usati contro tutti gli Stati membri che agiscono per proteggersi reciprocamente.

Certamente, quando è stato elaborato il Trattato, quando sono stati formulati gli articoli 6 e 7, nessuno aveva immaginato che ci saremmo trovati in una situazione nella quale avremmo discusso delle violazioni dei diritti fondamentali o della passività riguardo alla difesa dei diritti fondamentali non da parte di un governo bensì da parte di un’Istituzione europea: il Consiglio rimane un complice passivo con la complicità di tutti gli Stati membri. Questa situazione non era stata contemplata ed invero questa è la sua protezione.

Non disponiamo di meccanismi giuridici che ci permettano di agire, ma desidero dire al rappresentante del Consiglio che la storia chiarirà i fatti, perché la storia porterà sempre alla luce la vergogna di questi giorni quando, col pretesto di proteggere la nostra libertà, è stato messo a repentaglio tutto ciò su cui è stata fondata l’Unione.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. (PL) La relazione Fava si basa su prove indiziarie e invece di giungere a conclusioni definitive ha solo creato un’atmosfera di sospetto verso gli Stati membri.

La relazione Marty è stata redatta in modo ancora meno responsabile. Tutte le sue conclusioni sono basate su fonti anonime e non è quindi possibile verificarle. Questo approccio non può in alcun modo garantire che il lavoro svolto dall’onorevole Marty non sia stato soggetto a manipolazioni da parte di servizi e di organizzazioni restie a cooperare a livello transatlantico per sconfiggere il terrorismo. Sono grato al Presidente Antunes per aver fatto notare che il diritto internazionale non prevede misure adeguate per affrontare i problemi associati al terrorismo. Nessuna delle relazioni in discussione ha fornito alcun contributo. Le indagini ufficiali e le spiegazioni presentate dalla Polonia sono conformi ai nostri principi di controllo civile dei servizi segreti. Inoltre, i nostri principi rispettano le norme europee pertinenti in materia. Non vedo quindi la necessità di riaprire questa discussione.

 
  
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  Cem Özdemir, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione Fava è stata adottata da questa Camera nel febbraio 2007 e contiene una lunga lista di raccomandazioni relative agli aspetti sia giuridici che politici. Avrei auspicato che questo Consiglio facesse riferimento a queste raccomandazioni e fornisse dei dettagli su quello che è successo da allora. Se il Consiglio non ha a diposizione la relazione Fava, gliene forniremo con piacere una copia. Vorremmo anche tanto sapere che cosa sia stato fatto in seguito alle raccomandazioni formulate in questa relazione, con particolare riferimento alla cooperazione con gli Stati membri, ma anche al ruolo del Consiglio stesso, sul quale si attira l’attenzione in questa relazione.

L’onorevole Dick Marty, il relatore del Consiglio d’Europa, ha anche presentato una seconda relazione nel luglio di quest’anno. Vorrei limitarmi a due punti. In questa relazione si dice che alcuni governi europei non soltanto hanno ostacolato la ricerca della verità, ma continuano a farlo invocando il concetto di “segreto di stato”. Non è altro che un abuso della segretezza allo scopo di proteggere coloro che hanno violato la legge. Mi rincresce dire che parla anche espressamente del mio paese, la Repubblica federale tedesca, e dell’Italia. Loda invece la Bosnia-Erzegovina e il Canada, che ha lo status di osservatore presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Su un secondo punto, tuttavia, fa esplicitamente riferimento alla Polonia e alla Romania e parla di questi paesi in relazione alle strutture segrete di detenzione. Auspicherei che anche su questo punto il Consiglio ci riferisse cosa sia successo.

Invocare la sussidiarietà degli Stati membri non basta in questo caso, perché qui si tratta di valori europei comuni. Rimando agli articoli 6 e 7 dei Trattati, che sono validi in tutti gli Stati membri a prescindere dalla sussidiarietà.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, descriverei ciò che abbiamo vissuto durante la cosiddetta “guerra al terrorismo” come una specie di outsourcing degli abusi dei diritti dell’uomo.

Ci sono persone che sono detenute a Guantánamo, dove sono private dei diritti più fondamentali. Ci sono persone che vengono consegnate a regimi che praticano la tortura perché gli altri ovviamente non vogliono sporcarsi le mani. Sono state messe in funzione delle prigioni segrete, come ha ammesso lo stesso Presidente Bush, e i governi europei hanno semplicemente chiuso gli occhi quando la CIA ha sistematicamente violato i diritti dell’uomo sul loro territorio sovrano.

Il Consiglio d’Europa e questo Parlamento non sono rimasti in silenzio di fronte a questi terribili eventi; hanno invece raccolto i fatti, indagato sugli abusi e li hanno condannati chiaramente e inequivocabilmente. L’onorevole Dick Marty ha svolto il suo lavoro con grande impegno e vorrei esprimergli la mia gratitudine. La relazione dell’onorevole Fava, sostenuta dal mio gruppo, chiede effettivamente di abbandonare queste pratiche venute ora alla luce, ma cosa succede invece?

Nel caso di Khaled el-Masri, per esempio, solo pochi giorni fa il mio stesso governo si è inchinato al governo Americano. Si rifiuta di trasmettere all’amministrazione statunitense la richiesta di estradizione, presentata dal pubblico ministero di Monaco, per i 13 agenti CIA accusati di aver sequestrato el-Masri. Perché? Per il semplice fatto di presentare questa richiesta potrebbe irritare Washington.

Non ho nulla da ridire sul fatto che il mio stesso paese e l’Unione europea si uniscano alle forze americane per combattere la minaccia del terrorismo, ma questo significa che sequestrare e torturare non sono più crimini? Non si può certo dare carta bianca agli agenti CIA perché facciano quello che vogliono. E’ veramente questa la zona di sicurezza transatlantica della quale ha appena parlato il ministro degli Interni tedesco?

I nostri valori fondamentali – e soprattutto la più ampia tutela dei diritti dell’uomo – non possono essere messi a disposizione nella cosiddetta guerra al terrore. Il Parlamento europeo lo ha giustamente sottolineato e mi aspetto che il Consiglio e la Commissione difendano questi principi incondizionatamente e, soprattutto, che siano da questi guidati nelle loro azioni. Permettetemi di dire che quanto ho udito oggi dal Consiglio è ben lungi dall’essere sufficiente. Mi aspetto che il Consiglio agisca conformemente ai principi che egli stesso ha formulato e che dia seguito alle raccomandazioni di questo Parlamento.

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, sono passati quasi due anni da quando il Parlamento ha deciso di istituire una commissione d’inchiesta temporanea; decisione che è stata approvata nonostante una forte opposizione e concrete obiezioni. Ora, due anni dopo, le obiezioni di allora vengono nuovamente sollevate. Oggi si discutono due relazioni: la relazione dell’onorevole Marty e la relazione dell’onorevole Fava. Quest’ultima non aggiunge nulla di nuovo alla relazione dell’onorevole Marty rispetto a quanto già conoscevamo all’epoca.

La relazione del Consiglio d’Europa era equilibrata e cauta nell’accusare gli Stati membri. Sfortunatamente, lo stesso non si può dire delle relazioni di questo Parlamento. Il fatto che oggi stiamo discutendo entrambe le relazioni può essere considerato un progresso. Questo progresso in materia di cooperazione sta fortunatamente concretizzandosi anche nell’agenzia per i diritti dell’uomo.

La Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici ha giustamente richiesto una buona cooperazione tra il Parlamento e il Consiglio d’Europa. Quando sono in gioco i diritti fondamentali, la cooperazione è indispensabile perché la tutela dei diritti fondamentali è estremamente importante. Se questo è lo scopo delle inchieste sulle azioni dei servizi di sicurezza americani sul territorio europeo, il Consiglio deve dirigere i propri sforzi anche in questa direzione. E’ possibile stringere accordi nell’ambito delle relazioni transatlantiche in materia di lotta contro il terrorismo, o si deve rimanere a livello di misure imposte unilateralmente?

In tutte le misure contro il terrorismo, l’attenzione per i diritti spesso è insufficiente. Dopo due inchieste, è tempo di guardare avanti e di adoperarsi per ristabilire le relazioni con gli Stati Uniti da pari a pari. Vorrei proprio sentir dire dal Consiglio cosa intenda fare concretamente per ripristinare queste relazioni. Continueremo a fare pressione sugli Stati Uniti affinché chiariscano se vi siano stati campi segreti di detenzione sul territorio UE o cercheremo invece di evitare che questo succeda di nuovo?

Infine, ho una domanda per il Presidente. Nella discussione del 14 febbraio ho chiesto se potessero essere indicati i costi delle inchieste svolte dalla commissione temporanea. Fino ad oggi non ci sono state fornite informazioni in merito. Signor Presidente, può chiedere una relazione finanziaria oltre alla relazione sulle indagini, e il Consiglio d’Europa potrebbe riferire anche sui costi sostenuti per l’inchiesta dell’onorevole Marty? L’onorevole Gawronski ha ragione: si tratta di spendere i soldi dei contribuenti.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE). – (NL) Signor Presidente, desidero fare alcune osservazioni a nome del mio gruppo. E’ proprio un peccato dover concludere che oggi il Consiglio non ha risposto alle domande che ha sollevato la relazione dell’onorevole Claudio Fava, presentata a gennaio anche a nome del Parlamento. Cos’ha fatto in pratica il Consiglio in seguito alle conclusioni, sia le nostre che quelle del Consiglio d’Europa? Non ci sono state vere consultazioni per evitare che si ripetano le pratiche descritte in queste relazioni?

Per quanto riguarda la risposta della Commissione abbiamo un giudizio più positivo. La Commissione ha avviato una valutazione delle misure antiterrorismo e del modo in cui sono state attuate. Apprezzo veramente quanto annunciato or ora dal Commissario riguardo a ciò che si può fare per evitare che in futuro atterrino negli aeroporti europei velivoli che trasportano persone che devono essere trasferite altrove illegalmente; dobbiamo avere un sistema di controllo di questi cosiddetti “aerei di stato”.

Il prossimo punto è che siamo ovviamente lieti che sia stato nominato un altro coordinatore per la lotta al terrorismo e gli auguriamo ogni successo. Siamo rimasti un po’ sorpresi dell’improvvisa partenza del coordinatore Gijs de Vries, che non ha mai dato l’impressione di essere entusiasta di questo suo incarico. Speriamo che il nuovo coordinatore lo sia, la sua funzione di coordinatore ne sarà rafforzata e in futuro, se richiesto, il nuovo coordinatore potrà rispondere alle domande poste dal Parlamento.

Adesso passo alla relazione dell’onorevole Marty sulle presunte prigioni segrete in Polonia e in Romania. Convengo con le osservazioni già avanzate riguardo al fatto che l’ultima relazione si basava su dichiarazioni testimoniali anonime. L’onorevole Marty deve ancora spiegare quali siano i criteri usati dal Consiglio d’Europa quanto al fatto che si possano citare fonti anonime e quindi non siamo realmente soddisfatti del modo in cui ha impostato il suo lavoro. Sono state accusate diverse persone e non sono emersi fatti nuovi. Credo che l’onorevole Marty possa ormai dire che questa lista di nomi può essere cancellata, soprattutto perché due dei nostri onorevoli colleghi figurano in questa lista. L’ho già detto tempo fa, quando abbiamo parlato con l’onorevole Marty in commissione.

C’è un ultimo punto. E’ ovviamente importante chiarire ai cittadini che i fatti avvenuti in alcuni paesi dell’Unione europea, come il rapimento di persone da parte di servizi segreti esterni all’Unione europea, non debbano più ripetersi, che non si possa permettere alla CIA di operare in Europa senza alcun controllo da parte delle autorità nazionali. Sembra che gli americani agiscano con regole diverse dalle nostre. Il recente rifiuto degli americani di estradare o di accettare la richiesta di estradizione presentata dall’Italia e dalla Germania dimostra ancora una volta che abbiamo regole diverse. Questi due esempi ci possono far riflettere sul tipo di cooperazione che esiste tra l’Unione europea e gli Stati Uniti quando si tratta di lotta al terrorismo. Gli americani vogliono rispettare lo stesso equilibrio in materia di sicurezza e di diritti dell’uomo?

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE). – (EN) Signor Presidente, il Presidente del Consiglio ha alzato le braccia e ha detto che l’Unione europea non aveva i poteri per agire, che i voli della tortura e le prigioni segrete “non hanno nulla a che fare con noi!”. Poi ha detto che il Consiglio era impegnato nella promozione dei diritti dell’uomo fuori dall’Europa. Sono proprio stanca di sentire Presidenze che ripetono a pappagallo i valori europei ma che poi dichiarano di non poter essere responsabili delle violazioni dei diritti dell’uomo all’interno dell’UE.

Ecco due cose che potreste fare. Perché solo 12 Stati membri hanno firmato la convenzione delle Nazioni Unite sulla scomparsa forzata, grandi assenti il Regno Unito, la Germania, la Spagna, la Polonia, la Romania e anche naturalmente – una bella lista davvero – gli USA? Secondo, si potrebbe chiedere agli Stati membri di offrirsi volontari e di prendere i prigionieri di Guantánamo che sono stati prosciolti e che sono quindi pronti per essere rilasciati. Il Regno Unito ha dovuto essere trascinato in tribunale prima di offrire a cinque cittadini residenti nel Regno Unito la possibilità di ritornare nel paese. Se l’UE chiede la chiusura di Guantánamo, cosa che più o meno abbiamo fatto, allora gli Stati membri devono essere coerenti.

Convengo con il Commissario Frattini che un’inchiesta parlamentare sia insufficiente. Non avevamo i poteri e le tecniche investigative della polizia e delle indagini giudiziarie, ma vorrei prima dire che le testimonianze che abbiamo ricevuto dalle vittime e da altre persone, e che abbiamo pubblicato, erano convincenti, coerenti e persuasive. Secondo, è un po’ assurdo criticare una relazione parlamentare quando gli Stati membri si rifiutano di promuovere indagini di polizia o inchieste giudiziarie.

La commissione sui servizi segreti e la sicurezza del Regno Unito, che è nominata dal Primo ministro e a questi riferisce – non al Parlamento – ha rimproverato ai servizi segreti britannici di non essersi resi conto che le informazioni che passavano alla CIA sarebbero state impropriamente usate per rapire, far scomparire e torturare. Bene, se abbiamo dei servizi segreti così ingenui, non mi sento molto protetta.

Fa certamente piacere sentire che il Commissario Frattini stia chiudendo la porta della stalla un po’ dopo che i buoi sono scappati e mi riferisco alla volontà di porre fine agli abusi degli spazi aerei europei, con aerei privati che eludono i controlli sugli aerei di stato o che non compilano i piani di volo, ma questo non cancella la responsabilità per i passati permessi o per aver tollerato i voli della tortura sopra il territorio europeo o le prigioni segrete sul suo suolo.

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN). – (PL) La relazione Fava e la relazione Marty per il Consiglio d’Europa hanno un tratto in comune: sono sprovviste di prove. Sono una serie di riflessioni vaghe e irrilevanti sulla consegna di sospetti terroristi e su presunti centri segreti della CIA in Europa.

La relazione Fava è stata discussa in diverse occasioni e sarebbe peccato perderci altro tempo. Tuttavia, vorrei congratularmi sinceramente con l’onorevole Marty. Sin dall’inizio si è dato da fare per far conoscere il suo nome è vi è certamente riuscito. Entrambe le sue relazioni sono di un livello deplorevole e lo ridicolizzano come avvocato. L’onorevole Marty è ovviamente giunto alla conclusione che valeva la pena pagare questo prezzo per far conoscere il proprio nome negli ambienti politici. Inter alia, non ha permesso alle persone che si erano presentate volontariamente di essere ascoltate, compresi i membri del Parlamento europeo che aveva diffamato nella relazione ma per i quali non ha avuto tempo.

L’onorevole Marty non ha risposto ai ripetuti inviti delle autorità polacche. Non è stato capace di dare una spiegazione per un simile comportamento quando si è presentato di fronte alla commissione parlamentare sugli affari esteri. L’onorevole Marty ha serie difficoltà a distinguere tra fatti e speculazioni. Capisco che farlo metterebbe in pericolo l’approccio tattico e l’obiettivo strategico che si è posto sin dall’inizio, vale a dire la propria auto-magnificazione politica. E’ un peccato che abbia sfruttato il buon nome del Consiglio d’Europa per realizzare le proprie ambizioni.

 
  
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  Hélène Flautre (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, in un comunicato di oggi Amnesty International dà il la al nostro dibattito. Dice, in effetti, che la Germania si rifiuta di chiedere l’estradizione di cittadini statunitensi, membri della CIA, sospettati di aver organizzato il rapimento di Khaled-el-Masri e di averlo in seguito torturato.

Ostacolato da una decisione politica, il sistema giuridico non ha quindi i mezzi per rendere giustizia in casi di presunta violazione dei diritti umani in nome della lotta contro il terrorismo. E’ proprio questa la situazione al centro di questo dibattito.

Signor Presidente in carica del Consiglio, lei ci racconta dei fatti e fa delle dichiarazioni ipotetiche del tipo: “la lotta contro il terrorismo deve essere condotta nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo”. Siamo d’accordo. Cionondimeno, la discussione di oggi poggia su fatti che adesso sono stati appurati: alcuni Stati membri dell’Unione europea si sono resi complici del programma di detenzione segreta e di consegna portato avanti dalla CIA nel territorio dell’Unione europea, e ciò facendo hanno violato la legge. I fatti sono stati accertati!

La domanda che poniamo è la seguente: che iniziative intende prendere? Quali insegnamenti trarrà da questa situazione? Quand’è che, a nome del Consiglio, condannerà queste attività illegali in termini chiari? Quand’è che farà pressione sugli Stati membri affinché forniscano dettagli completi e accurati ai parlamenti nazionali e ai membri di questa Camera? Quand’è che convincerà gli Stati membri a ripudiare la pratica delle garanzie diplomatiche?

Accolgo con favore l’annuncio del Commissario Frattini che vi sarà una relazione sull’efficacia delle misure antiterrorismo e sul rispetto dei diritti dell’uomo. Penso che il Parlamento riceverà questa relazione con grande interesse e spero di poterla discutere con voi. Vi invito sin da ora a farlo.

 
  
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  Giusto Catania (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che questo Parlamento abbia fatto un lavoro egregio quando ha approvato il rapporto dell'onorevole Fava e allo stesso modo credo che l'Assemblea generale del Consiglio d'Europa abbia dato un contributo importante all'accertamento di una verità che ormai è acclarata: ci sono stati migliaia di voli, ci sono state decine di rapimenti, c'è stato il coinvolgimento diretto dei governi europei e dei servizi di intelligence dell'Unione europea!

Ne abbiamo testimonianze, abbiamo anche verbali agli atti della commissione speciale del Parlamento europeo, in cui si accerta che i governi europei si sono seduti, hanno discusso anche delle extraordinary rendition insieme al governo americano. E' un dato acclarato, pubblico, che credo meriti il rispetto anche da parte dei colleghi che hanno votato contro questa relazione.

C'è solo un buco nero in questa vicenda: il silenzio del Consiglio. E il silenzio del Consiglio è un po' imbarazzante in questa vicenda, visto che si sono espressi tutti. E credo che però, c'è un fatto anomalo, mentre il Consiglio sta in silenzio i governi agiscono, infatti, non è vero che i governi fanno finta di non sapere: i governi si stanno comportando per impedire l'accertamento della verità. Per esempio, il governo italiano sta in questa fase evitando di chiedere l'estradizione agli agenti della CIA coinvolti nel provvedimento giudiziario, ha posto perfino il segreto di Stato che rallenta l'iniziativa dell'attività giudiziaria sul caso di Abu Omar. Quindi, i governi stanno agendo, mentre il Consiglio sta in silenzio. Io credo che questo non sia corretto! Bisogna rispettare il lavoro che ha fatto questo Parlamento in modo egregio e credo che anche un segnale di rispetto debba venire soprattutto dal Consiglio.

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (PSE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi in commissione abbiamo fatto il nostro lavoro. E’ provato che la CIA ha sequestrato e rapito persone in Europa. Il pubblico ministero di Milano lo ha accertato e dimostrato oltre ogni dubbio.

Che tipo di politica è questa, dove persone con responsabilità a Berlino e a Roma si rifiutano di trasmettere un mandato di cattura – questo è il termine corretto – al governo USA? I rapitori – ed è questo che sono gli agenti CIA che hanno rapito Khaled al-Masri a Skopje – devono essere consegnati. In uno stato retto dallo Stato di diritto – ed è sicuramente il nostro caso – la legge è uguale per tutti. E se – come sostengono alcuni cosiddetti alti ufficiali dei servizi di sicurezza a Berlino – il lavoro svolto dai pubblici ministeri di Monaco, che stanno semplicemente facendo il loro lavoro secondo la prassi, guasta le relazioni con il governo americano, questo la dice lunga sulla mentalità di queste persone e sul loro atteggiamento nei confronti dello Stato di diritto.

Sì, il terrorismo internazionale deve essere combattuto con tutti i mezzi, ma per favore con i mezzi disponibili nel quadro dello Stato di diritto, non con i metodi da wild west secondo i principi del paese d’origine, che è ciò che ha fatto qui la CIA. Sì, è giusto che il Cancelliere Angela Merkel solleciti i cinesi a rispettare i diritti dell’uomo e che riceva il Dalai Lama, ma non basta. Abbiamo dei compiti da svolgere anche qui nell’Unione europea. Non possiamo avere un forte Stato di diritto à la carte, a cui è concesso di essere forte solo se in linea con il sistema.

Quando sento le domande riguardo ai costi della commissione, che sono poi i costi della democrazia, permettetemi di dire a queste persone quanto segue: miei cari, una dittatura costa molto meno, ma qual è il suo prezzo? E’ un prezzo che noi non siamo disposti a pagare!

 
  
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  Sophia in 't Veld (ALDE). – (NL) Signor Presidente, concordo con gli oratori che mi hanno preceduto. Gli Stati membri hanno agito collettivamente, sia nel Consiglio che nella NATO, e quindi dobbiamo anche rispondere collettivamente delle nostre azioni come Consiglio; non possiamo nasconderci dietro all’argomento dei poteri e della sussidiarietà; non si tratta di trovare due capri espiatori tra gli Stati membri. Si continua a dire che non ci siano prove giuridiche concludenti. Non è necessario, in primo luogo perché abbiamo un testimone, lo stesso Presidente Bush, che ha detto: sì, ci sono consegne, sì, ci sono luoghi segreti. Dirò di più: noi pensiamo che sia un’ottima idea. Inoltre, i fatti sono stati accertati nel corso di processi che si sono svolti sia in Germania che in Italia, oltre a tutti gli altri fatti che abbiamo qui in discussione.

Inoltre, il Parlamento non è un tribunale – l’onorevole Frattini ha ragione – ma gli Stati membri hanno il dovere non solo giuridico, ma anche politico e morale di rispondere delle loro azioni. Può il Consiglio, possono i ministri guardare i cittadini direttamente negli occhi e dire che le violazioni dei diritti dell’uomo in Europa continueranno a rimanere impunite? Perché il risultato è questo. Le accuse sono estremamente gravi e, se secondo il Consiglio non c’è nulla di vero, il Consiglio deve respingerle. Se, invece, in queste accuse c’è un briciolo di verità, allora i fatti sono gravi abbastanza da giustificare un’inchiesta.

Infine, concordo anche con coloro che dicono “sì” all’estradizione tra gli Stati Uniti e l’Unione europea; non soltanto, però, per coloro che gli Stati Uniti considerano sospetti, ma anche quando paesi dell’Unione europea richiedono l’estradizione di agenti CIA.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (UEN). – (PL) Signor Presidente, l’oratore precedente ha fatto riferimento al Presidente Bush. Vorrei far notare che quest’ultimo non ha mai parlato dell’Europa e quindi non dovremmo chiamarlo in causa. Non farò riferimento alla relazione Fava, perché se ne è già parlato molto. Concentriamoci invece sulla relazione Marty.

Potremmo anche parlare di pittura astratta oggi. Lo dico perché la pittura astratta esiste, anche se a volte è incomprensibile. Non c’è modo di verificare se le accuse riguardanti le operazioni della CIA e la presenza di prigionieri in Polonia abbiano alcun fondamento, così come le prove indiziarie sull’esistenza dello Yeti nell’Himalaya e del mostro di Loch Ness in Scozia non sono un motivo per credere all’esistenza di queste due creature.

La relazione del Parlamento fa riferimento a prigioni della CIA che avrebbero potuto trovarsi in basi militari americane in Europa. Questa sera interi squadroni di UFO sarebbero potuti atterrare nel cortile del Parlamento. Sarebbero potuti atterrare, ma non lo hanno fatto. Certo, se istituissimo una commissione d’inchiesta, forse questa giungerebbe a conclusioni diverse.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE). – (ES) Signor Presidente, ascoltando il Consiglio e alcuni parlamentari, ho l’impressione di essere ancora nel gennaio del 2006, come se da allora non fosse successo niente; eppure da allora abbiamo avuto una commissione d’inchiesta, diverse relazioni e, cosa più importante, abbiamo avuto l’ammissione del Presidente degli Stati Uniti che queste pratiche hanno effettivamente avuto luogo.

Cosa vogliono di più i governi e il Consiglio per dare una risposta plausibile ai cittadini europei e ottenere un po’ di prestigio e di credibilità in questa vicenda? E’ ovvio che in questo caso esista un divario enorme tra quello che si mette in pratica e quello che si predica.

Si richiede il massimo rigore e sono d’accordo, ma va detto che il rigore inizia con i fatti e le prove, fatti che sono stati ripetutamente confermati e quello che vogliamo sapere in questo caso non è solamente chi sia il responsabile, ma fin dove arrivi questa responsabilità.

Vorrei quindi chiedere al Presidente Lobo Antunes in modo molto diretto: cosa aspetta per esigere che i governi europei e il governo degli Stati Uniti mettano fine a questa pratica da noi condannata in così tante occasioni? Che cosa aspetta per ripristinare il prestigio e la credibilità che il Consiglio e tutta l’Unione europea perdono giorno dopo giorno?

 
  
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  Jens Holm (GUE/NGL).(SV) Signor Presidente, come sappiamo la nostra relazione documenta 1 245 casi di voli CIA illegali, 21 sequestri illegali e numerosi casi di tortura e maltrattamenti. Abbiamo chiesto che i campi di detenzione come quello di Guantánamo venissero chiusi e che l’UE garantisse che questi abusi non si ripetessero. Cosa abbiamo ottenuto? Purtroppo ben poco. Gli USA continuano i loro abusi nella cosiddetta guerra al terrorismo. E’ stato deprimente ascoltare la risposta del Consiglio alle nostre importanti domande.

Voglio sentir dire dal Consiglio che dobbiamo far pressione sugli USA, che i loro sequestri devono finire e che tutti i campi di prigionia devono essere chiusi. Voglio che l’Unione europea – non soltanto noi nel Parlamento europeo – dica che difendiamo i diritti dell’uomo. Voglio che l’Unione europea dica che la guerra contro il terrorismo non potrà mai essere mossa con mezzi illegittimi. E’ chiaro che si debba lottare per i diritti dell’uomo, di tutti gli uomini, ogni giorno. Dobbiamo continuare ad agire come organo di controllo e garantire che non una singola persona innocente diventi vittima della cosiddetta guerra al terrorismo.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE).(PT) Prima che nel settembre del 2006 il Presidente Bush confermasse l’esistenza di prigioni segrete in paesi terzi, il governo portoghese aveva ritenuto affidabile l’assicurazione da parte di Washington che la sovranità o la legalità dei suoi alleati europei non fossero state violate.

Tuttavia, in seguito, dopo che era stato dimostrato che diverse renditions avevano avuto luogo in tutta Europa, si rese necessario indagare se il Portogallo o gli agenti portoghesi vi fossero stati coinvolti, in particolare per evitare che continuassero ad esserlo. Con mio grande dispiacere e vergogna, tuttavia, il 10 gennaio 2007 il partito socialista, il mio partito, il mio partito al governo, ha votato contro l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Ciononostante, adesso è stato accertato che velivoli coinvolti nel programma di renditions hanno effettuato più di 100 soste negli aeroporti portoghesi. Nonostante le ripetute richieste, il governo portoghese non ha mai consegnato al Parlamento nazionale o a questo Parlamento le liste dei passeggeri e dell’equipaggio dei voli più sospetti che la SEF (Servizio stranieri e frontiere) era riuscita ad individuare.

Né il governo portoghese ha permesso al direttore dei servizi segreti, o ai suoi predecessori dal 2002, di essere ascoltato dalla missione del Parlamento europeo che nel dicembre del 2006 si era recata a Lisbona. Il governo portoghese non ha consegnato al Parlamento nazionale o al Parlamento europeo la lista così tante volte richiesta di voli civili o militari da e per Guantànamo che hanno sorvolato il territorio portoghese. Fino al dicembre del 2006, il governo ha negato l’esistenza di tali voli. Eppure sono stati registrati e la lista redatta comprendeva 94 sorvoli e 17 soste, in particolare da parte di velivoli civili e militari statunitensi, tra il gennaio del 2002 e la fine di giugno del 2006.

E’ provato che diversi di questi voli trasportavano prigionieri dalla base di Incirlik in Turchia a Guantànamo, compresi i “Bosnian six”. Quando la lista giunse sul tavolo del Parlamento europeo, il governo portoghese non ne negò l’autenticità, ma dichiarò invece che il centro di detenzione di Guantànamo non era la stessa cosa della base militare di Guantànamo e che i voli verso questa base militare erano ritenuti “normali” e sotto gli auspici delle Nazioni Unite o della NATO. In seguito, il Segretario generale della NATO negò per iscritto quanto sopra.

Nel gennaio del 2006, ho avuto la prova che persone incatenate erano state avvistate alla base di Lajes nelle Azzorre mentre venivano trasportate a bordo degli aerei statunitensi. Questa prova è stata confermata da giornalisti e sono stati pubblicati dei resoconti accompagnati da fotografie degli edifici.

Signor Presidente, in Portogallo è attualmente in corso un’inchiesta giudiziaria. Sfortunatamente non è stata avviata dal governo portoghese bensì su mia iniziativa. Tuttavia, alla luce dei fatti preoccupanti scoperti da questo Parlamento e avvenuti nel periodo che va dal governo Barroso a quello attuale, la verità deve venire a galla.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz (ALDE). – (PL) Signor Presidente, nel mio intervento vorrei anch’io concentrarmi sulla relazione Marty, alla quale si è fatto spesso riferimento in questo Parlamento, perché questa relazione è caratterizzata da molta confusione tra verità oggettiva e valutazioni soggettive.

Rappresento un partito che è all’opposizione nell’attuale governo e lo era anche in quello precedente. I sostenitori del mio partito non hanno votato né per l’attuale Presidente né per il suo predecessore. Il nostro partito è un forte sostenitore dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Sarebbe per noi estremamente utile poter disporre di argomenti di questo tipo mentre ci sforziamo di superare i nostri avversari politici in Polonia. Sfortunatamente, però, non ne abbiamo perché semplicemente non esistono. Sotto gli auspici del Parlamento polacco, è stata svolta un’indagine da una commissione permanente nella quale è rappresentata anche l’opposizione. Non ha scoperto nulla; nemmeno l’inchiesta condotta dal Mediatore europeo. Non dobbiamo quindi confondere le valutazione soggettive con i fatti. Questi fatti non sussistono.

 
  
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  Giulietto Chiesa (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono trascorsi molti mesi dalla documentata denuncia di questo Parlamento sulle gravi illegalità commesse o permesse da diversi governi europei in complicità con i servizi segreti statunitensi. Rilevammo allora che proprio quei governi europei avevano poco o nulla collaborato con la commissione parlamentare nella ricerca della verità e delle responsabilità.

Possiamo dire, alla luce delle dichiarazioni della Commissione e del Consiglio, che le cose sono rimaste sostanzialmente allo stesso punto in cui erano allora: poco o nulla è stato fatto, eccetto le lodevoli lettere di cui ci ha parlato qui il Commissario Frattini, per imporre agli Stati membri di fornire informazioni adeguate sull'attività dei rispettivi servizi segreti. Nulla del tutto per ridefinire il ruolo e l'indipendenza dei servizi segreti dei diversi paesi rispetto all'evidente supremazia e dominio di quelli americani.

Alla luce dei dati emersi riguardo all'Italia, alla Polonia, alla Gran Bretagna e alla Germania, per esempio, non si può parlare che di subordinazione agli Stati Uniti di gangli vitali della sicurezza europea. Ora, nemmeno se il nostro alleato principale rispettasse le leggi e i principi europei noi potremmo accettare una riduzione della nostra sovranità europea!

Ma ciò diventa intollerabile dopo avere scoperto che il nostro alleato principale adotta metodi imperiali nei nostri confronti e ignora o viola le nostre leggi sul nostro territorio! Dichiaro pertanto la mia insoddisfazione nei confronti delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione e credo che il Parlamento dovrà continuare a lavorare in questa direzione.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE). – (EN) Signor Presidente, non è chiudendo un occhio sulla tortura e sulle violazioni dei diritti dell’uomo da parte di uno stato che si sconfigge il terrorismo. Così si aggraverà un sentimento di malcontento e si creeranno nuove reclute per le attività terroristiche. Questa è l’amara lezione di 30 anni di lotte in Irlanda del Nord. Chiudere un occhio sulle violazioni dei diritti dell’uomo e sulla tortura non è un’opzione per uno stato democratico. Al contrario, nella lotta per porre fine al terrorismo è di suprema importanza dimostrare la forza del nostro impegno per la giustizia.

La mancata reazione da parte degli Stati membri alle raccomandazioni di questo Parlamento è alquanto sconcertante. E’ altrettanto triste, devo dire, vedere che alcuni esponenti dell’ala destra di questa Camera continuino a fare come gli struzzi e a negare l’evidenza. Gli Stati Uniti hanno ammesso le detenzioni illegali, il trasferimento e la tortura dei sospetti, ed è possibile che queste azioni abbiano ancora luogo. Non lo sappiamo.

Alcuni Stati membri hanno tollerato la violazione dei diritti dell’uomo. Mi rincresce dire che l’Irlanda ha agevolato l’atterraggio sul suo territorio di 147 voli della CIA, alcuni dei quali sappiamo che erano coinvolti nella consegna di prigionieri. In Irlanda non c’è stata un’inchiesta parlamentare, in Irlanda non c’è stato un esame parlamentare approfondito dei servizi di sicurezza e non c’è stata un’ispezione degli aerei della CIA. La commissione irlandese per i diritti dell’uomo ha annunciato che sta riesaminando i suoi contatti con il governo irlandese su questa vicenda e alla fine di quest’anno avanzerà proposte per affrontare questo tema.

Infine, permettetemi di rispondere all’onorevole Blokland, che ha chiesto di conoscere i costi dell’inchiesta di questo Parlamento. E’ una richiesta legittima, ma posso chiedergli che prezzo dia ai diritti dell’uomo? Che prezzo dia alla prevenzione della tortura? Credo che non sia possibile dare un prezzo a queste cose. Dobbiamo spendere ciò che è necessario per scoprire cosa sta succedendo e agire per porvi fine.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. − (PT) Sarò il più breve possibile, ma questa è una discussione nella quale sono intervenuti in molti e sono state sollevate molte domande. Come certamente capirà, signor Presidente, alcune di queste domande devono ricevere molta attenzione e risposte complete. Naturalmente, nel corso della discussione i membri di questo Parlamento hanno espresso molti punti di vista, non tutti uniformi. Tutti meritano rispetto, benché non possa essere d’accordo con tutti. In particolare non posso essere d’accordo con quanto detto da un membro del mio paese che, nel suo intervento, ha fatto riferimento esclusivamente alla situazione del Portogallo. Non posso ovviamente sottoscrivere il suo intervento da nessun punto di vista. Tuttavia, nonostante queste divergenze di opinione, sono sicuro che siamo tutti d’accordo sul punto essenziale, cioè che abbiamo mosso guerra al terrorismo in nome della libertà e che possiamo vincere questa guerra solo in libertà.

Come ho detto all’inizio del mio intervento, la lotta contro il terrorismo internazionale può essere vinta solo con uno sforzo congiunto e con il rispetto dei valori e dei principi fondamentali condivisi dall’Unione europea e dagli Stati Uniti d’America.

E’ vero che si è sollecitato il Consiglio ad agire, ma come ho detto, e come hanno detto anche le Presidenze precedenti, il Consiglio non ha alcuna competenza in materia. Potete rammaricarvene, ma questa è la verità dei fatti. Oggi sono stati invocati gli articoli 6 e 7 dei Trattati. Come sapete, questi articoli enunciano principi e stabiliscono valori ma non attribuiscono competenze. Le Istituzioni, in conformità del cosiddetto “principio di attribuzione delle competenze”, possono esercitare solo le competenze che sono state loro effettivamente, chiaramente ed espressamente conferite dai Trattati. Così funzionano le Istituzioni dell’Unione europea. Cionondimeno, la Commissione ha presentato oggi una serie di proposte e d’iniziative, alcune delle quali sono già state attuate e altre che naturalmente meritano tutta l’attenzione e l’impegno del Consiglio. Le proposte della Commissione sono ovviamente bene accette al Consiglio.

Inoltre, vorrei anche poter dire che molti Stati membri hanno preso numerose iniziative, principalmente per opera dei loro parlamentari, e che sono state svolte indagini in linea con le raccomandazioni presentate nella relazione del Parlamento europeo. A questo riguardo, con riferimento specifico a ciò che sta avvenendo in Portogallo, io rappresento oggi, qui, il governo portoghese, un governo creato dal partito socialista, un partito che in Portogallo è conosciuto ed è esemplare per la lotta per la democrazia e la libertà nel nostro paese. E’ chiaro che né il governo né il partito socialista condividevano, condividono o condivideranno le violazioni dei diritti dell’uomo. Come vi ho detto, tutti gli sforzi e tutte le iniziative per scoprire la verità sono benvenuti. E’ quindi indispensabile essere rigorosi e la base di un’analisi rigorosa è non permettere confusioni di sorta o accettare come fatti mere supposizioni.

Per quanto riguarda le relazioni transatlantiche, alle quali è stato accennato, il Consiglio ribadisce che in generale nella lotta contro il terrorismo si possano mettere in pratica misure di sicurezza interna di applicazione generale e non limitate ad uno Stato membro dell’Unione europea nel quadro di una stretta cooperazione con gli USA. Questa cooperazione deve ovviamente essere sviluppata, come è stato osservato, a partire dalla dichiarazione formulata in occasione dell’ultimo vertice transatlantico, che ha avuto luogo durante la Presidenza tedesca.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, credo che nessuno in quest'Aula abbia dubbi sul fatto che queste azioni siano illegali. Evidentemente il valore aggiunto che io vedo nel rapporto dell'onorevole Fava è di impegnare tutti quanti, le tre istituzioni europee, affinché questi fatti non si ripetano più. E' una sollecitazione forte che prendo dalle conclusioni del rapporto Fava e che mi sembra il punto politico da sottolineare.

Allora credo che ci siano due aspetti: uno è la strategia, e cioè guardare al futuro e far sì che questi fatti non accadano più in territorio europeo, e poi fidarci dei nostri giudici per le investigazioni sul passato. Nessuno credo pensi, come è stato anche ripetuto, che noi ci si possa sostituire ai nostri giudici che secondo lo Stato di diritto debbono investigare con pienezza di prove e nel rispetto della presunzione di innocenza, che ha ricordato ora lo stesso onorevole Fava. Passato e futuro: questi sono i due livelli di necessaria attenzione.

Europa e Stati Uniti, onorevoli deputati, condividono – e questo nemmeno si può negare – una tradizione e una storia costituzionale di garanzia dei diritti fondamentali. Credo quindi che le torture, le detenzioni illegali, i sequestri di persone sospettate pure di terrorismo siano esse stesse contro la nostra comune storia transatlantica di democrazia e di diritti. Quindi credo che la conclusione politica sia come rafforzare il nostro legame euroatlantico, affinché ci sia più sicurezza e insieme più diritti.

Sarebbe estremamente sbagliato puntare il dito contro gli Stati Uniti, quando al contrario dovremmo trovare il modo di condurre, insieme, una lotta al terrorismo basata sul rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali. Questo è l'insegnamento che io personalmente traggo da molte di quelle raccomandazioni.

E poi c'è come rafforzare la nostra sovranità, é un argomento serio. Come l'Europa può rafforzare il proprio spazio di sovranità per essere un alleato più forte, non più debole, nella cooperazione euroatlantica? Un primo esempio è l'accenno che ho fatto allo spazio unico aereo europeo. Quando vi sarà, da gennaio 2009, una regola comune valevole per 27 paesi membri sui diritti di sorvolo, sulla definizione degli aeromobili, sui poteri di controllo di questo cielo unico europeo, l'Europa avrà rafforzato la sua sovranità. E certamente a quel momento la Commissione avrà un potere di coordinamento e vigilanza, perché a quel momento le regole non saranno più nazionali, ma sarà una regola europea.

E infine, signor Presidente, questo dibattito ci dà una ragione in più per introdurre la Carta dei diritti fondamentali nel futuro trattato costituzionale o trattato istituzionale che dir si voglia. E' una ragione in più, perché quell'inserimento, quel riferimento istituzionale della Carta dei diritti, darà alle istituzioni dell'Unione quei poteri – incluso quello di vigilanza e di azione dinanzi alla Corte – in settori che sono settori assolutamente chiave per la vita quotidiana di tutti noi.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

 
  
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  Claudio Fava (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sapere se sia possibile far allegare ai verbali della nostra discussione anche gli articoli 6 e 7 del trattato. Abbiamo appena sentito dal Consiglio che gli articoli 6 e 7 si limiterebbero a una enunciazione dei principi. Come lei sa, l'articolo 6 parla dei principi, l'articolo 7 parla delle azioni a tutela di quei principi. Mi sembra utile ricordarlo al Consiglio e anche ai colleghi deputati.

 
  
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  Presidente. − Molte grazie! Verificheremo se ciò sia possibile dal punto di vista della procedura.

 
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