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Giovedì 27 settembre 2007 - StrasburgoEdizione GU
 ALLEGATO (Risposte scritte)
INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è la sola responsabile di queste risposte)
INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE

INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è la sola responsabile di queste risposte)
Interrogazione n. 22 dell’on. Anna Hedh (H-0656/07)
 Oggetto: Parità tra donne e uomini
 

La parità tra donne e uomini costituisce uno dei valori e degli obiettivi comunitari fondamentali per tutte le attività in seno all’Unione. Gli Stati membri e le istituzioni dell’UE hanno l’obbligo di assicurare che la parità tra donne e uomini permei tutti i settori politici dell’UE. Resta purtroppo molto da fare per conseguire questi obiettivi.

Ciò premesso, come intende operare la Presidenza portoghese per far sì che l’integrazione della dimensione di genere divenga realtà in seno agli organi dell’Unione e in particolare nell’ambito delle attività del Consiglio?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’uguaglianza di genere è invero uno dei valori e degli obiettivi centrali dell’Unione europea. Nonostante i progressi già compiuti, resta ancora molto da fare in particolare per quanto riguarda l’integrazione della dimensione di genere, ovvero per promuovere la parità tra donne e uomini in ogni settore. In linea con gli impegni ripetutamente assunti dagli Stati membri in questo ambito, la Presidenza portoghese sta attualmente cercando di far sì che le questioni relative all’uguaglianza di genere vengano trattate in tutti i fori competenti, in particolare nell’ambito delle attività del Consiglio.

Il Consiglio esamina regolarmente la questione dell’integrazione della dimensione di genere in occasione delle revisioni dello stato di attuazione della piattaforma d’azione di Pechino. Le Presidenze succedutesi hanno già individuato taluni indicatori delle varie aree critiche definite dalla piattaforma di Pechino. A questo proposito, la Presidenza portoghese sta elaborando una serie di indicatori su “donne e povertà”, oltre a un pacchetto di conclusioni del Consiglio da sottoporre ad approvazione in dicembre. Nelle giornate dell’8 e 9 ottobre prossimi, si svolgerà a Porto la conferenza “Trafficking in Human Beings and Gender”.

Il programma della Presidenza portoghese prevede anche varie altre iniziative tese a promuovere l’integrazione della dimensione di genere, come già annunciato dal Ministro Pedro Silva Pereira al Parlamento europeo in occasione del suo intervento di fronte alla commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere il 16 giugno 2007.

L’11 settembre 2007 si è riunito a Lisbona il gruppo di alto livello sull’integrazione della dimensione di genere ’per discutere, come pianificato, degli indicatori su “donne e povertà”, della parità tra donne e uomini nell’ambito della strategia di Lisbona, dei preparativi della cinquantaduesima sessione della commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne e di tutta una serie di altre importanti questioni. Il 5 ottobre 2007 la Presidenza ospiterà una riunione informale dei ministri delle Pari opportunità dei vari paesi.

Infine, la Presidenza si compiace di ricordare che nel 2007 si celebra l’Anno europeo delle pari opportunità, un’iniziativa che si fonda su una decisione congiunta del Parlamento europeo e del Consiglio. Si sono già svolti vari eventi che culmineranno in una conferenza di chiusura il 19 novembre a Lisbona. In dicembre la Presidenza intende presentare al Consiglio un progetto di risoluzione che riassuma i risultati raggiunti nel corso dell’anno.

Per concludere, oltre ai progressi già compiuti dall’Europa negli ultimi decenni per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, la Presidenza è determinata a promuovere ulteriormente questo obiettivo, in particolare tramite l’integrazione della dimensione di genere.

 

Interrogazione n. 23 dell’on. Frank Vanhecke (H-0657/07)
 Oggetto: Spartizione del Belgio
 

Il giornale fiammingo "De Tijd" scrive che negli ambienti UE lo scenario di una spartizione del Belgio è considerato molto realistico. Il ministro degli affari esteri belga Karel De Gucht sarebbe stato contattato da numerosi suoi omologhi circa la situazione in Belgio mentre a tale riguardo il ministro degli affari esteri slovacco Jan Kubra traccia paralleli con la scissione della Cecoslovacchia.

Può il Consiglio confermare che futuri sviluppi interni rientrano esclusivamente nella sfera di competenze dello Stato belga?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Non fa parte della politica del Consiglio rispondere a questioni ipotetiche riguardanti il futuro di uno Stato membro.

 

Interrogazione n. 24 dell’on. Marian Harkin (H-0659/07)
 Oggetto: Conferenze intergovernative
 

Dato che la maggior parte dei dibattiti politici e delle decisioni cruciali hanno luogo durante le conferenze intergovernative e data l’importanza di fornire ai cittadini e alla società civile la possibilità di seguire i dibattiti di rilievo politico, può il Consiglio comunicare quali sforzi ha compiuto o intende compiere per garantire che in futuro le conferenze intergovernative diventino più trasparenti?

Ha preso in considerazione la possibilità di aprire al pubblico parte delle sessioni della Conferenza intergovernativa, di garantire ai mezzi d’informazione l’accesso ai verbali e di organizzare consultazioni periodiche?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio non può pronunciarsi in merito all’interrogazione dell’onorevole Harkin. Ai sensi dell’articolo 48 del Trattato UE, la Conferenza intergovernativa (CIG) è una conferenza che riunisce i rappresentanti dei governi degli Stati membri. Benché la Conferenza sia convocata dal Presidente del Consiglio, il Consiglio non vi partecipa né vi è in alcun modo associato.

In base alla prassi consolidata, le riunioni della CIG non sono aperte al pubblico. Tuttavia, vorrei attirare l’attenzione dell’onorevole Harkin sul fatto che tutta la documentazione relativa alla Conferenza è consultabile on line sul sito del Consiglio, il che consente ai singoli cittadini e a tutta la società civile di seguire i dibattimenti dalla Conferenza.

Vorrei anche segnalare che il Parlamento europeo è strettamente e attivamente associato ai lavori della Conferenza intergovernativa per quanto riguarda l’elaborazione del Trattato di riforma, cui partecipa con tre suoi rappresentanti.

 

Interrogazione n. 25 dell’on. Αthanasios Pafilis (H-0662/07)
 Oggetto: Εquiparazione di carnefici e vittime della Seconda guerra mondiale in Ucraina
 

Il 2 settembre le autorità locali di Krihovtsi, nell’Ucraina occidentale, hanno proceduto all’equiparazione di carnefici e vittime della Seconda guerra mondiale inaugurando, con il finanziamento di imprenditori locali, un monumento che rende omaggio comune a coloro che hanno dato la vita per sconfiggere il fascismo e ai membri dell’Organizzazione fascista ucraina che ha collaborato con le forze dell’occupazione nazista. Su un’unica targa affissa sul monumento figurano così i nomi dei 44 abitanti del paese che sono caduti combattendo, tra le file dell’Armata rossa, contro i nazisti e, esattamente di fronte, i nomi dei 16 fascisti del posto collaboratori di questi ultimi.

Come giudica il Consiglio i tentativi sempre più frequenti che vengono intrapresi in tutta Europa – e di cui i governi degli Stati baltici membri dell’Unione europea sono stati gli iniziatori – per far passare sotto silenzio la vittoria antifascista dei popoli, per alterare la Storia e per legittimare i nazisti e i loro collaboratori nonché i crimini che hanno compiuto ai danni dell’umanità?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio tiene a ricordare che l’Unione europea difende i principi di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto e che tali principi sono condivisi da tutti gli Stati membri. Spetterà agli storici, attingendo a tutte le fonti disponibili, cercare di fornire un’analisi obiettiva dei fatti accaduti in Ucraina e negli Stati baltici durante la Seconda guerra mondiale e di far luce sui crimini contro l’umanità perpetrati in quel periodo sul loro territorio.

 

Interrogazione n. 26 dell’on. Bastiaan Belder (H-0664/07)
 Oggetto: Irregolarità nel processo decisionale per la normazione internazionale in seno all’ISO
 

È a conoscenza il Consiglio delle recenti irregolarità emerse nel processo decisionale per la normazione internazionale in seno all’ISO, tra cui gli episodi di ricatto, l’acquisto di voti e altre forme di pressioni indebite sulle commissioni nazionali di voto?

Non ritiene il Consiglio che le procedure ISO vadano sottoposte a una profonda revisione affinché risultino più adatte a norme controverse, quali ad esempio l’OOXML?

In caso di risposta affermativa, quali correttivi intende proporre il Consiglio, di concerto con gli Stati membri e altri paesi partecipanti, nonché con le commissioni nazionali?

Prevede l’imposizione di sanzioni nei confronti di quelle società che abusano della loro posizione dominante per coinvolgere le imprese europee, contro la loro volontà, in simili pratiche o per distanziare in termini di concorrenza altri fornitori e applicazioni open source?

Si veda anche: http://ec.europa.eu/idabc/en/document/7183/469"

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’Organizzazione internazionale per la normazione (ISO) è un’organizzazione non governativa di cui fanno parte attualmente gli enti di normazione di 157 paesi.

L’Unione europea non è e non può essere membro dell’ISO, benché tutti gli Stati membri partecipino in vario modo alle attività di tale struttura (come membri sottoscrittori o come membri corrispondenti).

Poiché non esiste alcuna delegazione degli Stati membri dell’UE, risulterebbe estremamente difficile chiedere ai vari enti nazionali di normazione di coordinare le rispettive posizioni.

Per quanto riguarda una valutazione d’impatto preventiva alla presentazione di una nuova proposta legislativa, la Commissione valuta le conseguenze di ogni politica di standardizzazione, soprattutto se questa è suscettibile di ostacolare la libera concorrenza.

Non spetta al Consiglio imporre sanzioni per comportamenti contrari alla libera concorrenza. L’articolo 85, paragrafo 2, del Trattato conferisce alla Commissione ogni competenza in merito.

 

Interrogazione n. 27 dell’on. Diamanto Manolakou (H-0668/07)
 Oggetto: Gravi abusi da parte della polizia in nome della lotta contro il terrorismo
 

Secondo denunce presentate da universitari e articoli pubblicati da giornali autorevoli, la polizia tedesca avrebbe proceduto all’arresto di quattro ricercatori universitari nel campo della sociologia in condizioni inaccettabili, sulla base di argomenti infondati quali l’uso che essi avrebbero fatto, nei loro testi accademici, fra l’altro, di espressioni come "disuguaglianza", "ristrutturazione di quartieri degradati" ecc, che sono utilizzate da organizzazioni terroristiche, comportamento cospirativo consistente nella "non utilizzazione di telefoni cellulari nei loro incontri con attivisti" o anche "capacità intellettuale di elaborare testi complessi".

È il Consiglio a conoscenza dei fatti? Non ritiene il Consiglio che atti come questo siano incoraggiati dal falso dilemma tra diritti dell’uomo e sicurezza? Non ritiene il Consiglio che la legislazione antiterrorismo a livello dell’Unione europea e degli Stati membri rafforzi gli abusi da parte delle autorità di repressione, favorisca la creazione di un clima di fobia rispetto al fenomeno del terrorismo e violi i diritti dell’uomo fondamentali?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La Presidenza tiene a sottolineare che l’articolo 33 del Trattato vieta al Consiglio di prendere posizione su questioni nazionali relative al mantenimento dell’ordine pubblico e alla salvaguardia della sicurezza interna.

In merito all’interrogazione presentata dall’onorevole parlamentare quanto al fatto che il Consiglio ritenga che la legislazione antiterrorismo a livello dell’Unione europea rafforzi gli abusi da parte delle autorità di repressione, la Presidenza si permette di dissentire.

Tutte le disposizioni legislative e le misure in materia di lotta al terrorismo nell’ambito della Comunità si fondano e fanno parte dello Stato di diritto.

 

Interrogazione n. 28 dell’on. Georgios Toussas (H-0670/07)
 Oggetto: Rifiuto di rilascio del visto a parlamentari del Partito comunista di Bielorussia
 

L’Ambasciata di Francia a Minsk ha rifiutato al deputato Igor Karpenko, secondo segretario del Partito comunista di Bielorussia, il rilascio del visto richiesto per poter partecipare al Festival dell’"Avante" in Portogallo, dopo umilianti procedure comprendenti un’intervista orale e la registrazione delle impronte digitali. Diversi mesi prima le autorità della Repubblica ceca avevano ugualmente rifiutato la concessione del visto alla deputata Tatiana Golubeva, prima segretaria del Partito comunista di Bielorussia, che intendeva recarsi a Praga per partecipare a un incontro di partiti comunisti. In entrambi i casi il rifiuto è stato comunicato solo poche ore prima del momento previsto per la partenza, senza una motivazione ufficiale e malgrado l’avvenuta presentazione di passaporti diplomatici.

Condanna il Consiglio il comportamento tenuto dalle autorità competenti nel non accettare i passaporti diplomatici di un paese con cui l’UE e gli Stati membri mantengono relazioni diplomatiche, nel sottoporre dei parlamentari a procedure umilianti come la registrazione delle impronte digitali e nell’adottare criteri politici arbitrari per il rilascio dei visti?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio desidera informare l’onorevole deputato che il nome di Igor Karpenko figura nell’elenco di coloro che sono sottoposti a restrizioni sul rilascio del visto europeo, approvata dalla posizione comune 2006/362/PESC del 18 maggio 2006, che modifica la posizione comune 2006/276/PESC relativa a misure restrittive nei confronti di determinati funzionari della Bielorussia, attuata dalla decisione del Consiglio 2006/718/PESC del 23 ottobre 2006. In base a tali disposizioni, “gli Stati membri adottano le misure necessarie per impedire l’ingresso o il transito nel loro territorio delle persone responsabili di violazioni delle norme internazionali in materia elettorale durante le elezioni presidenziali tenutesi in Bielorussia il 19 marzo 2006 e della repressione della società civile e dell’opposizione democratica”.

La partecipazione al Festival dell’Avante non rientra in nessuno dei casi previsti dall’articolo 1, paragrafi 2, 3, 4 e 6, della posizione comune 2006/276/PESC, che consentono deroghe alle restrizioni previste. Infatti, la persona interessata non è un cittadino portoghese, la questione non riguarda nessuno degli obblighi derivanti dal diritto internazionale enunciati all’articolo 1, paragrafi 3 e 4, non v’è nessuna ragione umanitaria urgente che giustifichi il viaggio e, infine, la Festa dell’Avante non è una riunione intergovernativa in cui si conduce un dialogo politico che promuove direttamente la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto in Bielorussia.

Trattandosi di una questione di politica generale, la decisione di rilasciare o meno un visto a un cittadino di un paese terzo che necessiti di tale documento per attraversare le frontiere di uno Stato membro dell’Unione europea è di esclusiva competenza dello Stato membro in questione. In linea di massima, i titolari di passaporti diplomatici e di servizio non sono esenti dall’obbligo di visto se il paese da cui provengono figura nell’elenco comune dell’allegato I del regolamento (CE) n. 539/2001 del 15 marzo 2001. Lo stesso regolamento consente agli Stati membri di concludere accordi con paesi terzi per esentare dall’obbligo di visto i titolari di passaporti diplomatici o di servizio, ma questo non è il caso degli Stati in questione. Un passaporto diplomatico della Bielorussia è accettato come documento di viaggio, ma consente l’ingresso sul territorio di uno Stato membro solo a condizione di essere corredato di un visto.

Un’intervista personale ai richiedenti il visto fa parte delle normali procedure previste dall’Istruzione consolare comune (2005/C 326/01) e non è da considerarsi un trattamento umiliante o arbitrario. Per quanto riguarda la registrazione delle impronte digitali, tale pratica diverrà obbligatoria con l’introduzione del Sistema d’informazione visti (VIS) nel 2009. In tale ambito non è prevista alcuna esenzione generica per i titolari di passaporto diplomatico.

 

Interrogazione n. 29 dell’on. Pedro Guerreiro (H-0671/07)
 Oggetto: Scadenza del memorandum d’intesa tra l’UE e la Cina sull’importazione di determinati prodotti tessili e di abbigliamento
 

Come è stato più volte evidenziato nel corso di quest’anno, il cosiddetto memorandum d’intesa sulle esportazioni di determinati prodotti tessili e di abbigliamento dalla Cina nei paesi dell’Unione europea – concluso il 10 giugno 2005 e concernente 10 delle circa 35 categorie di prodotti importati da detto paese – giunge a scadenza il 31 dicembre 2007.

Detto accordo, benché in modo limitato, ha introdotto misure specifiche di salvaguardia per quanto riguarda le importazioni cinesi e in esso non sono considerate le importazioni nell’UE provenienti da altri paesi.

Sono sempre più numerose le organizzazioni del settore che hanno segnalato con allarme la necessità di proseguire le misure che limitano la crescita esponenziale delle importazioni di tessili e di abbigliamento verso l’Unione europea – onde prevenire situazioni come quella del 2005 – nonché di prorogare le restrizioni vigenti e di applicarle a nuove categorie, come previsto in accordi stipulati tra la Cina e gli USA.

Quali misure intende il Consiglio attivare – anche a livello della limitazione delle importazioni – per tutelare la capacità produttiva e i posti di lavoro del settore del tessile e dell’abbigliamento, il quale riveste una notevole importanza socioeconomica nell’UE, specialmente nelle regioni svantaggiate, nelle quali si concentra detta industria?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio segue da vicino tutti gli sviluppi di questo settore sulla base di dati statistici presentati regolarmente dalla Commissione sulle importazioni di prodotti tessili e di abbigliamento.

Il comitato di gestione tessili sta valutando diverse ipotesi per rispondere alle preoccupazioni manifestate da molti Stati membri. La Presidenza portoghese dell’UE sta seguendo con molta attenzione la questione, che è di grande importanza e deve essere affrontata con la massima tempestività.

Infine, è opportuno ricordare che il memorandum d’intesa cui fa riferimento l’onorevole parlamentare è stato firmato dal Commissario europeo per il Commercio estero, a nome della Commissione, e dal ministro del Commercio cinese, a nome della Repubblica popolare cinese.

 

Interrogazione n. 30 dell’on. Hans-Peter Martin (H-0673/07)
 Oggetto: Competenza in materia di istituzioni “indipendenti”
 

Per quali istituzioni “indipendenti” dell’Unione europea del tipo ISS (Istituto per gli studi sulla sicurezza) o EUSC (Centro satellitare) è il Consiglio attualmente competente?

Quali unità organizzative in seno al Consiglio sono responsabili di ciascuna di queste istituzioni?

Quanti funzionari e agenti in seno alle singole unità organizzative del Consiglio erano responsabili di tali istituzioni nel periodo 2000-2006?

A quanto ammontava l’onere finanziario per le suddette istituzioni, ripartito per attività amministrative, operative e di personale, in seno alle singole unità organizzative del Consiglio nel periodo 2000-2006?

 
  
 

Questa risposta, elaborata dalla Presidenza, e di per sé non vincolante per il Consiglio né per i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di settembre II del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio ha istituito tre agenzie nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune: l’Agenzia europea per la difesa (AED), il Centro satellitare dell’Unione europea (CSUE) e l’Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza (IUESS).

In seguito all’istituzione dell’IUESS e del CSUE nel 2001 e dell’AED nel 2004, si stima che il personale del segretariato generale del Consiglio responsabile delle suddette agenzie sia in media il seguente: 1,5 di “equivalenti a tempo pieno” per il quadro AD e 0,1 di “equivalenti a tempo pieno” per il personale del segretariato.

 

INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE
Interrogazione n. 43 dell’on. Manfred Weber (H-0666/07)
 Oggetto: Materie prime rigenerative e centro di competenza di Straubing
 

L’impiego di materie prime rigenerative costituisce un’alternativa alle materie prime fossili, destinate ad esaurirsi. A tal fine è stato creato a Straubing, in Germania, un centro di competenza per materie prime rigenerative che gode di un’ottima reputazione a livello europeo. In un unico centro sono combinate la ricerca, la conversione nella tecnologia applicata e la commercializzazione delle materie prime rigenerative. In considerazione del dibattito sul clima e del maggiore impiego di energie rigenerative e di biomassa, questo settore assumerà un’importanza crescente, comportando anche un valore aggiunto europeo.

In che modo l’Unione europea promuove la ricerca, inclusa la ricerca orientata all’applicazione, nel settore delle materie prime rigenerative? In che modo i singoli centri di ricerca possono trarre profitto da queste attività?

Quali misure intende adottare la Commissione per creare una rete della ricerca sulle materie prime rigenerative?

La Commissione ritiene necessario un organismo che coordini una rete europea per la ricerca e l’applicazione pratica dei risultati degli studi nel campo delle materie prime rigenerative? Prevede finanziamenti al riguardo?

 
  
 

I programmi quadro per lo sviluppo della ricerca e della tecnologia lanciati dalla Commissione favoriscono già da anni la ricerca nel campo delle risorse biologiche rinnovabili. L’attuale programma quadro (Settimo programma quadro), nell’ambito del tema 5 “Energia”, pone l’accento sulla ricerca correlata alla biomassa, individuando come priorità lo sviluppo dei biocarburanti. L’attenzione è rivolta principalmente a (1) biocarburanti di prima generazione prodotti a partire da colture agroalimentari, (2) biocarburanti di seconda generazione ottenuti da biomasse ligno-cellulosiche e (3) produzione integrata di energia e prodotti della biomassa in bioraffinerie. Nell’ambito del tema 2 “Prodotti alimentari, agricoltura e pesca, biotecnologia”, il programma quadro favorisce la ricerca collaborativa nel campo delle fonti rinnovabili promuovendone l’utilizzo in tre aree: 1) valorizzazione della biomassa e delle risorse vegetali rinnovabili, 2) bioprocessi e 3) biotecnologie ambientali, utilizzo di rifiuti, materiali di scarto e sottoprodotti. I risultati delle precedenti ricerche sulla biomassa finanziate dall’UE negli ultimi dieci anni sono consultabili all’indirizzo http://www.biomatnet.org/home.html".

Qualsiasi istituto di ricerca, legalmente stabilito in qualsiasi paese, può partecipare al Settimo programma quadro a condizione che vengano rispettate le condizioni minime stabilite nelle regole di partecipazione. Il finanziamento alla ricerca nell’ambito del Settimo programma quadro si può ottenere soltanto creando un consorzio transnazionale per presentare una proposta di progetto in risposta a un invito a presentare proposte su un argomento specifico. I centri di ricerca possono anche partecipare alla definizione delle priorità del programma quadro, contribuendo a individuare le piattaforme tecnologiche più rilevanti da inserire in agenda.

La Commissione europea favorisce la creazione di una rete di ricerca nel campo delle risorse biologiche rinnovabili e della bioenergia avvalendosi di diversi strumenti. Ad esempio, è stata creata una rete di eccellenza per eliminare gli ostacoli alla bioenergia mettendo in comune le infrastrutture di ricerca e il personale ricercatore in uno dei settori più importanti della bioenergia tramite l’istituzione di una nuova struttura integrata (un istituto di ricerca “virtuale”). Un altro esempio è dato dall’azione di coordinamento esercitata dalla rete europea dedicata alla combustione combinata della biomassa, NETBIOCOF, che promuove a livello europeo la cooperazione tra istituti di ricerca nel campo della combustione combinata della biomassa con centrali di nuova e vecchia generazione. L’azione specifica di sostegno EPOBIO, finanziata dal Sesto programma quadro, mira a incrementare, grazie alla genomica applicata, il potenziale economico di materie prime derivate dalle piante per uso energetico o chimico.

Lo schema ERA-NET(1) fornisce un sistema di coordinamento dei programmi di ricerca nazionali e regionali all’interno dello Spazio europeo della ricerca. In tal senso, particolarmente importanti sono le ERA-NET per la biotecnologia industriale, per la bioenergia e per la genomica delle piante.

Inoltre, le piattaforme tecnologiche europee promuovono la creazione di una rete della ricerca fornendo un quadro a tutti gli attori che attuano programmi di ricerca in un determinato settore. Quattro di esse hanno un impatto particolarmente importante nel campo delle risorse biologiche rinnovabili: (1) chimica sostenibile, (2) piante per il futuro, (3) biocarburanti e (4) settore forestale. Tali piattaforme hanno individuato agende strategiche per la ricerca, che contribuiscono a fissare le priorità nell’ambito del Settimo programma quadro.

Oltre a ciò, il programma Capacità del Settimo programma quadro è teso a migliorare la rete di infrastrutture nel campo della ricerca tramite attività di integrazione. Uno degli obiettivi prioritari di questo programma è appunto lo sviluppo dei biocarburanti di nuova generazione.

Oltre al programma quadro, la Commissione ha anche creato una rete per coordinare, promuovere e attuare negli Stati membri la bioeconomia basata sulla conoscenza, nota come KBBE-NET (Knowledge Based Bio-Economy).

Come già ricordato, tramite il Sesto e il Settimo programma quadro per lo sviluppo della ricerca e della tecnologia, vengono attualmente finanziate numerose iniziative tese a creare una rete per il coordinamento delle attività di ricerca nel campo delle risorse rinnovabili. La necessità di stanziamenti destinati a finanziare ulteriori attività o a rilanciare quelle già in essere sarà valutata alla luce dei risultati del processo in corso e del feed-back ricevuto dallo sviluppo dei programmi previsti nell’ambito del settimo programma quadro.

 
 

(1)Spazio europeo della ricerca

 

Interrogazione n. 44 dell’on. Marco Cappato (H-0676/07)
 Oggetto: Mobilità dei ricercatori in UE
 

Considerando che il principio di libera circolazione previsto dal Trattato dell’Unione europea garantisce la mobilità per ciascun cittadino dell’Unione europea, non ritiene necessario la Commissione proporre un’iniziativa per eliminare gli ostacoli alla mobilità dei ricercatori all’interno dello spazio comunitario?

Se sì, non ritiene inoltre la Commissione opportuno armonizzare il trattamento dei ricercatori a livello europeo, sia per quanto riguarda la tipologia di contratto che le caratteristiche della retribuzione?

 
  
 

La Commissione è pienamente consapevole della necessità di un’azione tesa ad agevolare la circolazione dei ricercatori in Europa e a promuovere lo sviluppo delle loro carriere. E’ per questo che in anni recenti è stata definita una strategia che, tenendo conto della suddivisione delle competenze con gli Stati membri, prende in considerazione proprio questi due aspetti tramite due comunicazioni approvate dal Consiglio.

Tale strategia ha portato a una serie di importanti iniziative di natura legislativa, finanziaria, o più prettamente concreta.

Riguardo alla promozione della mobilità geografica, intersettoriale o interdisciplinare, molto è già stato fatto: ad esempio, aumentando sensibilmente i finanziamenti per le risorse umane nell’ambito del Settimo programma quadro, in particolare per quanto riguarda le azioni Marie Curie; tramite il portale europeo per la mobilità del ricercatore e la rete europea dei centri di mobilità; grazie all’iniziativa pilota ERA(1)-Link tesa a istituire una rete di ricercatori europei negli Stati Uniti; tramite la direttiva e le raccomandazioni sul “visto scientifico”.

Altre iniziative interessano più da vicino la promozione della carriera dei ricercatori. Così, è stata formulata una raccomandazione riguardante la Carta europea dei ricercatori ed è stato redatto un Codice di condotta per la loro assunzione, la cui adozione è stata sostenuta da una grossa campagna di informazione e sensibilizzazione a livello nazionale ed europeo. Inoltre, è stato avviato uno studio sulla retribuzione dei ricercatori, che mostra il cammino ancora da compiere per migliorare l’attrattiva della professione di ricercatore.

L’interesse che la Commissione nutre per la situazione dei ricercatori è inoltre comprovato dalla consultazione recentemente avviata mediante il Libro verde “Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca” al fine di stabilire se esista la necessità di una più efficiente rete europea per incrementare le condizioni di mobilità dei ricercatori e la trasferibilità dei loro diritti a pensione complementare e per garantire loro migliori condizioni di lavoro. L’esito di tale consultazione sarà oggetto di un’analisi comparativa con i risultati di un altro sondaggio sulle nuove forme di mobilità, specificamente incentrato sulla necessità eventuale di un adattamento a livello normativo per il coordinamento dei regimi di previdenza sociale.

La Commissione è attualmente impegnata in quest’opera di analisi e pertanto le è impossibile formulare proposte. Tuttavia, appare chiaro sin da ora che la maggior parte degli interessati sono favorevoli a misure più concrete e rigorose. Nei mesi a venire, pertanto, la Commissione proporrà misure specifiche tese a rimuovere gli ostacoli alla mobilità dei ricercatori.

La Commissione non intende proporre un’armonizzazione a livello europeo delle norme riguardanti lo status giuridico dei ricercatori e la loro remunerazione, poiché sono ambiti che rientrano nella sfera di competenza nazionale. Tuttavia, alla luce dei principi statuiti nella Carta e nel Codice, la Commissione si riserva di proporre iniziative tese, tra l’altro, a migliorare le condizioni di lavoro dei ricercatori e a favorire le possibilità di carriera nell’ambito della ricerca.

 
 

(1) Spazio europeo della ricerca

 

Interrogazione n. 49 dell’on. Seán Ó Neachtain (H-0628/07)
 Oggetto: Aeroporto di Shannon e programmi di sviluppo di nuove rotte aeree
 

La Commissione può far sapere quanti programmi ha approvato negli anni recenti con i quali consentiva a un governo di uno Stato membro di sostenere lo sviluppo di nuove rotte aeree sul proprio territorio o da un aeroporto specifico per un periodo fino a tre anni in modo che siffatte nuove rotte aeree potessero diventare redditizie?

 
  
 

Dal 9 dicembre 2005, data dell’entrata in vigore degli “Orientamenti comunitari concernenti il finanziamento degli aeroporti e gli aiuti pubblici di avviamento concessi alle compagnie aeree operanti su aeroporti regionali”(1), la Commissione ha approvato 4 regimi che prevedono la possibilità di concedere “aiuti” di avviamento alle compagnie che sviluppano nuove rotte a partire da aeroporti regionali. Le relative decisioni sono:

decisione della Commissione dell’11 novembre 2006 relativa ad uno schema per lo sviluppo di nuove rotte per Malta (Caso N 640/2006);

decisione della Commissione del 13 giugno 2007 relativa a un aiuto di avviamento per l’aeroporto di Anversa (Caso N 156/2007);

decisione della Commissione del 4 aprile 2007 relativa a un aiuto di avviamento alle compagnie aeree che partono da aeroporti regionali pugliesi (Caso N 55/2007) e

decisione della Commissione del 10 luglio 2007 relativa all’istituzione di un fondo di compensazione per l’aeroporto di Norrköping in Svezia (Caso N 791/2006).

La Commissione ha erogato altri due aiuti di Stato con:

decisione della Commissione del 22 giugno 2006 relativa a un aiuto di Stato alla compagnia Ryanair (rotta Londra-Tolone) (Caso N 563/2005);

decisione della Commissione del 16 maggio 2006 relativa a uno schema per il finanziamento di nuove rotte nel Regno Unito (Caso N 303/2005).

 
 

(1)GU C 312/1 del 9.1.2005

 

Interrogazione n. 50 dell’on. Michl Ebner (H-0642/07)
 Oggetto: Galleria di base del Brennero
 

Il traffico di transito al passo del Brennero è aumentato di oltre il 50% rispetto al 1998. Nel primo semestre del 2007 hanno attraversato le Alpi passando per questo valico quasi 6.000 automezzi pesanti al giorno. Essendo le Alpi una regione particolarmente sensibile dal punto di vista ecologico, già da parecchio tempo si è deciso di decongestionare il territorio interessato, a vantaggio anche della popolazione, con la costruzione del tunnel di base del Brennero (TBB). Il Brennero e il TBB figurano fin dall’inizio al primo posto fra i progetti della rete transeuropea di trasporto.

Il grande progetto del TBB costerà fra 4,5 e 8 miliardi di euro, spesa che gli Stati membri interessati e l’UE intendono ripartire tra loro. Nel luglio 2007 Italia e Austria hanno presentato i documenti necessari per l’aggiudicazione - prevista in autunno - dei contributi comunitari nel settore dei trasporti e dell’energia.

Può la Commissione confermare che in sede di concessione dei contributi comunitari troverà applicazione la regola del 30% decisa dal Parlamento europeo nel 2007? Quali iniziative prenderà per rimediare al deficit di comunicazione con la popolazione riguardo ai vantaggi del TBB? In che modo intende assicurare il finanziamento del TBB dopo il 2012?

 
  
 

L’asse ferroviario Berlino-Verona/Milano-Bologna-Napoli-Messina-Palermo (PP 1) è uno dei 30 progetti prioritari della rete transeuropea di trasporto (RTE-T). Il progetto della galleria di base del Brennero, cui si riferisce l’onorevole deputato, rappresenta l’anello centrale di questo grande progetto. Il 10 luglio 2007, è stato sottoscritto un memorandum d’intesa tra il ministro dei Trasporti austriaco Faymann e il ministro dei Trasporti italiano Di Pietro alla presenza del ministro dei Trasporti tedesco Tiefensee, il quale ha garantito ai suoi omologhi che la Germania avrebbe fatto tutto il possibile per assicurare l’interoperatività e la capacità necessaria per l’accesso nord alla galleria fino al momento della sua apertura.

La firma del memorandum d’intesa ha in effetti fatto sì che nel luglio 2007 i due Stati membri abbiano potuto presentare un’unica proposta concertata di cofinanziamento comunitario per la galleria di base del Brennero, conformemente ai criteri comunitari relativi ai progetti transfrontalieri. La Commissione sta attualmente valutando tutte le proposte ricevute dai 27 Stati membri in risposta al suo invito a presentare proposte per l’appalto di un finanziamento comunitario per i lavori necessari alla realizzazione dei progetti prioritari di questa rete. In base a tale valutazione, a fine autunno 2007, la Commissione deciderà sulla ripartizione dei fondi destinati alla RTE-T per il periodo 2007-2013.

La Commissione non può, a questo stadio, fornire alcuna indicazione in merito all’eventuale concessione di contributi comunitari per il progetto prioritario in questione.

La Commissione non può d’altro canto fornire nessuna garanzia quanto a un eventuale finanziamento della galleria di base del Brennero dopo il 2013. In effetti, essa non può impegnarsi in merito ai futuri preventivi di spesa dell’Unione europea.

La Commissione segue da vicino la realizzazione del progetto Berlino-Palermo in generale e della galleria di base del Brennero in particolare. A tal fine, nel luglio 2005, essa ha nominato un coordinatore europeo per questa linea, il Commissario Karel Van Miert, che il 19 luglio 2007 ha presentato la sua seconda relazione di attività. Tale relazione è stata trasmessa al presidente della commissione TRAN(1) il 10 settembre 2007. Il Commissario Van Miert è fortemente impegnato nel coordinamento di questo progetto prioritario.

 
 

(1)Commissione trasporti e turismo

 

Interrogazione n. 51 dell’on. Gay Mitchell (H-0645/07)
 Oggetto: Collegamenti aerei con gli Stati membri insulari
 

Quali proposte conta di presentare la Commissione per garantire collegamenti aerei adeguati fra gli Stati membri insulari e il resto dell’UE?

 
  
 

L’importanza di garantire la mobilità verso le regioni insulari è assolutamente riconosciuta dalla Commissione che ritiene che trasporti adeguati siano una conditio sine qua non della coesione economica e sociale. Ciò vale anche per gli Stati membri insulari.

A tale proposito, il trasporto aereo rappresenta il mezzo più rapido per garantire detta mobilità. La realizzazione del mercato interno europeo dell’aviazione è stata coronata da successo e ha permesso di aumentare considerevolmente il numero delle rotte e degli operatori nell’interesse dei consumatori.

A patto di rispettare talune condizioni, gli Stati membri hanno la possibilità di concedere aiuti di avviamento per consentire l’apertura di nuove rotte. Tali aiuti debbono essere notificati alla Commissione in base all’articolo 88 del Trattato CE. La Commissione li valuta in base agli articoli 86 e 87 del Trattato e agli Orientamenti comunitari concernenti il finanziamento degli aeroporti e gli aiuti pubblici di avviamento concessi alle compagnie aeree operanti su aeroporti regionali(1).

L’attuale normativa comunitaria prevede anche la possibilità di imporre obblighi di servizio pubblico (OSP) per il trasporto aereo nel caso in cui il mercato non risponda alle reali necessità degli Stati e delle regioni in questione.

Gli OSP possono ad alcune condizioni essere oggetto di diritti esclusivi per una durata di 3 anni, rinnovabili tramite gare di appalto.

Allo scopo di rendere gli OSP più attraenti per un maggior numero di candidati, la Commissione ha proposto di estenderne la durata a 4 anni.

Infine, i progetti di aiuti che rivestono un carattere sociale, come quelli tendenti a ridurre il prezzo dei biglietti aerei per i residenti delle isole, sono in linea di massima compatibili con il mercato comune a patto che tali aiuti non comportino discriminazioni ingiustificate tra beneficiari e compagnie aeree.

 
 

(1)GU C 312/1 del 9.12.2005

 

Interrogazione n. 52 dell’on. Jörg Leichtfried (H-0647/07)
 Oggetto: Sicurezza nello spazio aereo slovacco/situazione dei controlli di voli slovacchi
 

Mediante uno sciopero i controllori di volo slovacchi hanno richiamato l’attenzione sulle gravi carenze della sicurezza di volo nel loro paese. L’ispezione successivamente eseguita da Eurocontrol ha rivelato gravi carenze, rischi e, in particolare, il mancato rispetto delle norme di sicurezza europee (ESARRs). Le autorità slovacche preposte alla sicurezza aerea, da parte loro, hanno sottovalutato i risultati e, nonostante la promessa delle autorità dell’aviazione civile slovacche di procedere ad una valutazione del rapporto di Eurocontrol e di dare attuazione alle misure raccomandate entro il 30 aprile 2007, non hanno fatto finora nulla di tutto ciò. I dipendenti che hanno partecipato allo sciopero hanno formato oggetto di misure disciplinari e subito trattenute sullo stipendio mentre i loro nominativi sono stati inseriti in una lista nera.

È la Commissione a conoscenza di tale deplorevole situazione in Slovacchia?

Quali iniziative intende essa assumere per ovviarvi?

 
  
 

La Commissione conferma che su iniziativa dell’amministrazione slovacca Eurocontrol ha proceduto a un bilancio della sicurezza all’inizio del 2007. Tale bilancio ha permesso di evidenziare una mancanza di conformità quanto all’applicazione dei requisiti normativi di sicurezza previsti da Eurocontrol e dal regolamento (CE) n. 2096/2005 della Commissione del 20 dicembre 2005, che stabilisce requisiti comuni per la fornitura di servizi di navigazione aerea. In seguito a ciò, il fornitore slovacco di servizi di navigazione aerea LPS ha proposto misure correttive, alcune con effetto immediato, altre con entrata in vigore prevista entro fine 2007. La Commissione non dispone di alcun elemento che faccia supporre che tale procedura ordinaria non venga seguita.

Conviene inoltre sottolineare che la natura delle mancanze di conformità riscontrate non dovrebbe portare a qualificare la sicurezza dello spazio aereo slovacco come gravemente carente.

 

Interrogazione n. 53 dell’on. Manuel Medina Ortega (H-0593/07)
 Oggetto: Piano strategico per le regioni ultraperiferiche
 

Di fronte al ritardo nella presentazione del piano strategico per le regioni ultraperiferiche, e tenendo conto delle difficoltà per tali regioni in seguito a nuovi problemi, quali l’aumento dei costi di trasporto aereo, il declino del turismo e le pressioni migratorie, potrebbe la Commissione garantire che si potrà disporre in termini ragionevoli di detto piano strategico e dire se la Commissione si doterà dei mezzi necessari al suo svolgimento?

 
  
 

La Commissione ha adottato il 12 settembre 2007 la comunicazione sul bilancio e le prospettive future riguardanti la strategia per le regioni ultraperiferiche(1). Tale comunicazione illustra un bilancio dell’attuazione della strategia per queste regioni a partire dal 2004 e mira a rafforzare i tre assi strategici tramite misure specifiche complementari da attuarsi a breve termine: competitività, accessibilità e integrazione regionale.

La comunicazione propone inoltre di avviare un dibattito di più ampio respiro su talune tematiche che sono state individuate come particolarmente sensibili per le regioni ultraperiferiche (RUP) e che corrispondono a quelle evocate dall’onorevole deputato: la sfida del cambiamento climatico, quella dello sviluppo demografico e dei flussi migratori, l’agricoltura e la politica marittima.

D’altra parte, la questione dell’accessibilità resta al centro della strategia della Commissione per le regioni ultraperiferiche. Le regioni ultraperiferiche dipendono in maniera esclusiva dal trasporto aereo, sia per quanto riguarda la mobilità dei residenti rispetto al resto dell’Europa, sia per la mobilità dei turisti e degli attori socioeconomici verso di esse. Pertanto, la Commissione invita i suoi partner a interrogarsi, nel quadro della riflessione sul cambiamento climatico, sulle “misure da adottare affinché l’obiettivo della riduzione delle emissioni non abbia un impatto negativo sull’accessibilità, sull’economia e sui cittadini delle RUP”.

La comunicazione è indirizzata al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni. E’ previsto uno scambio di opinioni sulla comunicazione con le quattro Istituzioni interessate, a cominciare dal Parlamento. D’altro canto, azioni di partenariato completeranno l’attuazione presente e futura della strategia per le RUP.

La Commissione baderà a che appropriate misure specifiche siano adottate nei diversi settori d’intervento durante il periodo 2007-2013 avvalendosi di tutti gli strumenti necessari e definirà la strategia futura non appena terminata la fase di consultazione.

 
 

(1)COM (2007) 507 def.

 

Interrogazione n. 54 dell’on. Lambert van Nistelrooij (H-0596/07)
 Oggetto: Potenziamento della politica europea di vicinato
 

Nel 2005 è stato approvato il Programma d’iniziativa europea di vicinato. Fino ad oggi pare che vi sia stata una lenta risposta da parte degli specifici Stati membri. Vi è pertanto preoccupazione riguardo ai progressi del programma.

In ordine al potenziamento della politica europea di vicinato ritengo di capire che la Commissione valuterà annualmente - per la prima volta alla fine del 2007 - l’iniziativa di politica europea di vicinato sulla cooperazione transfrontaliera. Ciò comprenderà assai probabilmente informazioni su come ogni singolo paese interessato l’abbia fatta propria a livello locale e regionale, sui programmi comuni operativi e sulla relativa costruzione di capacità decentrata.

Unitamente alla valutazione, quali misure proporrà la Commissione per incrementare le iniziative transfrontaliere a livello locale e regionale?

 
  
 

Poiché lo strumento europeo di vicinato e partenariato è stato adottato successivamente a quanto previsto ed è entrato in vigore soltanto il 29 novembre 2006, è ancora presto sia per affermare che vi sia stata una lenta risposta alle iniziative transfrontaliere, sia per esprimere preoccupazioni al riguardo. Al contrario, la Commissione ritiene che questo nuovo strumento di finanziamento possa permettere una cooperazione migliore e più flessibile nei vari ambiti della politica europea di vicinato (PEV), soprattutto per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera.

Al momento, i programmi per la cooperazione transfrontaliera vengono elaborati congiuntamente dai paesi che vi partecipano. La Commissione prevede che la maggior parte dei programmi verrà presentata nel 2007, in modo da consentirne l’adozione entro la fine dello stesso anno. Questo è in perfetta corrispondenza con quanto indicato dall’articolo 9, paragrafo 6, del regolamento ENPI, il quale stabilisce che i programmi debbano essere presentati un anno dopo l’adozione del documento di strategia per la cooperazione transfrontaliera (ad esempio entro marzo 2008). I tempi relativamente lunghi per la preparazione dei programmi si spiegano alla luce del carattere di novità di questo approccio: è la prima volta che Stati membri e paesi partner si mettono insieme per definire congiuntamente le loro priorità (previa consultazione dei partner locali) e decidere quali misure finanziare su un periodo di sette anni .

In ogni caso, ai sensi del punto 48 dell’accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria, i due bracci dell’autorità di bilancio hanno deciso di autorizzare il trasferimento degli stanziamenti non utilizzati nel 2007 agli anni successivi. Tale disposizione vale anche per le contribuzioni del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) allo strumento europeo di vicinato e partenariato.

La Commissione sta seguendo da vicino la preparazione e l’attuazione dei programmi di cooperazione transfrontaliera, tenendo conto anche di elementi quali quelli menzionati dall’onorevole deputato (risposta locale/regionale ai programmi). Su tale base la Commissione potrà eventualmente rivedere ed adattare la strategia di cooperazione transfrontaliera in occasione della valutazione intermedia.

 

Interrogazione n. 55 dell’on. Justas Vincas Paleckis (H-0603/07)
 Oggetto: Adeguamento delle infrastrutture ambientali per i disabili
 

Nei paesi dell’Unione europea vengono emanati atti giuridici adeguati per assicurare l’uguaglianza delle opportunità per i disabili. Tuttavia nella realtà si verifica spesso che le esigenze dei disabili vengono ignorate in modo discriminante e che soprattutto le abitazioni e le infrastrutture ambientali pubbliche sono insufficientemente adattate a tali esigenze. In molti paesi UE le persone a mobilità limitata, con disabilità visiva o uditiva o che soffrono di un altro handicap non possono utilizzare alcune installazioni, recarsi al posto di lavoro né avvalersi dei mezzi d’informazione e dei servizi culturali o di altro genere, che sono accessibili per gli altri membri della società, in quanto la relativa infrastruttura non è idonea per i disabili.

Attualmente si discute sull’elaborazione di una direttiva specifica che obbligherebbe tutti gli Stati membri ad adeguare in termini qualitativi le loro strutture in modo da soddisfare i bisogni dei disabili. Qual è la posizione della Commissione a tale riguardo? Potrebbe la Commissione far sapere se sono previste misure adeguate per rafforzare gli obblighi degli Stati membri relativamente alla creazione di uguali possibilità affinché si tenga conto delle esigenze dei disabili?

 
  
 

La direttiva 2000/78/CE stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e vieta qualsiasi discriminazione basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali. L’articolo 5 di tale direttiva obbliga il datore di lavoro a prevedere “soluzioni ragionevoli” per i disabili. La direttiva è stata recepita da tutti gli Stati membri e quindi, se un disabile è oggetto di discriminazione sul lavoro, questi può adire le vie legali a livello nazionale. La direttiva, tuttavia, si applica esclusivamente agli ambiti dell’occupazione e delle condizioni di lavoro.

Come annunciato nella strategia politica annuale per il 2008(1) e sulla base di uno studio relativo alla legislazione anti discriminazione esistente negli Stati membri(2), la Commissione intende proporre misure atte a prevenire e combattere la discriminazione al di fuori del mercato del lavoro, sia in funzione dell’handicap che su altre basi. Per meglio definire tali misure in associazione ad una valutazione del loro impatto, è stata aperta una consultazione(3) pubblica on line, che si concluderà il 15 ottobre 2007. La Commissione terrà conto dei risultati della consultazione e della valutazione d’impatto nella stesura del progetto di proposta e nei suoi successivi contatti con le Istituzioni dell’UE, gli Stati membri e tutte le altre parti.

Più specificamente, in relazione alla questione dell’accesso all’informazione da parte dei disabili, la Commissione intende valutare entro la fine del 2007 i progressi compiuti per quanto riguarda l’accessibilità alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come annunciato nella comunicazione sulla eAccessibilità(4).

 
 

(1)COM (2007) 65
(2)http://ec.europa.eu/employment_social/fundamental_rights/pdf/pubst/stud/mapstrand1_en.pdf
(3)http://ec.europa.eu/employment_social/emplweb/news/news_en.cfm?id=270
(4) COM(2005) 425

 

Interrogazione n. 56 dell’on. Panayiotis Demetriou (H-0608/07)
 Oggetto: Patriarcato ecumenico e Turchia
 

In una sua recente sentenza l’Alta Corte turca ha affermato che l’elezione del Patriarca ecumenico deve avvenire in base a un decreto del 1923 secondo cui l’elettorato attivo e passivo spetta esclusivamente a cittadini turchi che esercitano le loro funzioni in Turchia. In tal modo lo Stato turco, senza tener conto dell’acquis comunitario e della CEDU, in particolare della giurisprudenza della sua Corte, interviene nell’organizzazione interna di una comunità religiosa imponendo gravi limitazioni per quanto riguarda il diritto di cittadini non turchi di esercitare i loro diritti in materia di libertà religiosa attraverso la partecipazione alle vicende delle comunità religiose a cui appartengono. Tale problema è stato più volte sottolineato nelle relazioni della Commissione sui progressi in vista dell’adesione della Turchia.

Può la Commissione riferire quali passi intende compiere per far sì che la Turchia si conformi agli obblighi assunti nell’ambito della procedura di adesione nei confronti delle comunità non musulmane e del Patriarcato ecumenico ai fini del rispetto della loro libertà religiosa, come stabilito nel partenariato di adesione e nel relativo quadro negoziale?

 
  
 

La Commissione continuerà a seguire da vicino le questioni relative alla libertà di religione al fine di trovare soluzioni nel pieno rispetto delle libertà e dei diritti sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Gli sviluppi relativi alla libertà di religione sono riportati nella relazione annua della Commissione e fanno parte integrante dei negoziati di adesione, come specificato nel capitolo 23 sui diritti giudiziari e fondamentali.

Se opportuno, la Commissione solleva anche questioni specifiche con le autorità turche, nell’ambito del normale dialogo politico.

 

Interrogazione n. 57 dell’on. Hans-Peter Mayer (H-0609/07)
 Oggetto: Procedure per le gare di appalti pubblici con valore inferiore alla soglia in risposta alle quali pervengono esclusivamente offerte con un valore superiore alla soglia
 

Conformemente alla direttiva 2004/18/CE(1) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, il bando di gara per gli appalti pubblici con valore superiore alla soglia deve essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

Nel caso di una gara pubblica di appalto con un valore inferiore alla soglia, in risposta alla quale pervengono esclusivamente offerte con valore superiore alla soglia, è necessario annullare la gara d’appalto e occorre indire una nuova gara a livello UE oppure si può comunque procedere all’aggiudicazione?

 
  
 

I metodi di calcolo del valore stimato degli appalti pubblici sono definiti all’articolo 9 della direttiva 2004/18/CE. Conformemente a tale articolo, il calcolo del valore stimato di un appalto pubblico è basato sull’importo totale pagabile al netto dell’IVA, valutato dall’amministrazione aggiudicatrice. Detta stima deve essere valida al momento dell’invio del bando di gara o, nei casi in cui siffatto bando non è richiesto, al momento in cui l’amministrazione aggiudicatrice avvia la procedura di aggiudicazione dell’appalto.

Pertanto, se al momento dell’aggiudicazione dell’appalto risulta che sono state presentate solo offerte con un valore superiore alla soglia, ciò non inficia necessariamente la procedura di aggiudicazione. In particolare, non è necessario annullare la procedura e indire una nuova gara a livello europeo nel caso in cui l’amministrazione aggiudicatrice possa dimostrare che, al momento del calcolo del valore stimato, essa abbia agito in buona fede e nel pieno rispetto delle regole sopra citate.

In ogni caso, l’amministrazione aggiudicatrice deve essere a conoscenza del fatto che, in osservanza delle direttive UE sull’aggiudicazione degli appalti pubblici, gli appalti sotto la soglia debbono comunque essere aggiudicati conformemente alle disposizioni generali e ai principi del diritto comunitario. In particolare, tali principi impongono un sufficiente grado di pubblicità per l’aggiudicazione di appalti di possibile rilevanza per il mercato interno. La Commissione ha pubblicato una comunicazione interpretativa(2) in cui chiarisce la propria posizione sulle implicazioni pratiche di tali principi del diritto comunitario.

Qualora l’onorevole deputato desideri ricevere un parere su un caso specifico, la Commissione è ovviamente disponibile a esaminare i fatti che le verranno presentati al fine di valutare se le suddette condizioni di legalità siano state o meno rispettate.

 
 

(1) GU L 134 del 30. 4. 2004, pag. 114.
(2)Comunicazione interpretativa della Commissione relativa al diritto comunitario applicabile alle aggiudicazioni di appalti non o solo parzialmente disciplinate dalle direttive appalti pubblici, GU C 179 del 1. 8. 2006

 

Interrogazione n. 58 dell’on. Frank Vanhecke (H-0610/07)
 Oggetto: Congedo di paternità
 

In Germania il ministro competente Ursula von der Leyen ha instaurato, nel quadro dell’introduzione dell’indennità per congedo parentale, i cosiddetti "mesi di paternità" (Vätermonate): l’indennità parentale viene corrisposta per 14 mesi anziché 12 se anche il padre interrompe per un certo periodo la propria attività professionale per prendersi cura dei figli.

A quanto si dice il Commissario europeo Vladimir Spidla starebbe valutando l’introduzione di un congedo di paternità obbligatorio e avrebbe l’intenzione, una volta incontrati i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro, di presentare una proposta legislativa in tal senso (Barbara Schäder, "EU-Kommissar will Väter zur Auszeit verpflichten", Der Spiegelonline, 18 luglio 2007).

Può la Commissione confermare che il Commissario Spidla sta effettivamente considerando la possibilità di presentare una proposta legislativa in materia? Quale sarebbe la base giuridica specifica di tale proposta? Tra gli interlocutori della Commissione figurano solo i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro oppure anche altri attori? Una siffatta proposta non sarebbe in conflitto con le competenze degli Stati membri e con il principio di sussidiarietà?

 
  
 

Nella Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini(1), l’equilibrio tra attività professionale e vita privata e familiare è stato individuato come uno degli ambiti prioritari di azione per il periodo 2006-2010. Nell’ottobre 2006, la Commissione ha avviato una prima tornata di consultazioni tra le parti sociali a livello europeo in merito alla conciliazione di vita professionale e vita privata e familiare(2) conformemente alle procedure previste dall’articolo 138 del Trattato CE. Dopo aver esaminato le risposte di questa prima fase di consultazioni, la Commissione ha lanciato la seconda fase del processo di consultazione il 30 maggio 2007(3). Nel documento relativo alla seconda fase, la Commissione enuncia una tutta serie di opzioni in vista di eventuali misure legislative e non, inclusa l’opzione di presentare una proposta legislativa sul congedo di paternità. La Commissione richiede inoltre alle parti sociali una valutazione su quanto disposto nell’accordo quadro sul congedo parentale, entrato in viore con la direttiva 96/34/CE(4), in vista di una sua revisione. La Commissione fa anche sapere che, in base all’esito della seconda fase di consultazioni, alle trattative tra le parti sociali e a un’approfondita valutazione d’impatto, essa potrà considerare la possibilità di formulare proposte a complemento della legislazione esistente in materia di conciliazione.

In risposta alla seconda fase di consultazioni, CES(5), BUSINESSEUROPE(6), UEAPME(7) e CEEP(8) hanno deciso di formare un gruppo di lavoro congiunto nel contesto del dialogo sociale europeo, per valutare l’accordo quadro sul congedo parentale. Tali associazioni hanno anche reso noto che le parti sociali europee intendono cogliere questa opportunità per valutare gli accordi sul congedo parentale in relazione ad altri accordi a sostegno dei genitori e della conciliazione di vita professionale e vita privata, al fine di stabilire se sia necessario lanciare nuove azioni. A tal proposito, sarà pubblicata una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori nel marzo 2008. Le organizzazioni suddette, come pure altre parti sociali europee, hanno anche preso parte alla seconda fase di consultazioni, fornendo risposte individuali.

Attualmente la Commissione sta esaminando le risposte fornite dalle parti sociali. È pertanto presto per dire se la Commissione intenda presentare una proposta legislativa sul congedo di paternità (ossia un breve periodo di congedo per i padri in occasione della nascita o dell’adozione di un figlio).

Qualora la Commissione decidesse di presentare una proposta legislativa in questo senso, gli Stati membri e il Parlamento avranno l’opportunità di discuterla e di emendarla, conformemente alla procedura prevista dall’articolo 251 del Trattato CE.

Le questioni relative ai congedi, incluso quello di paternità, rientrano nell’ambito dell’articolo 137, paragrafo 1, del Trattato, ovvero nelle condizioni di lavoro. Pertanto, è possibile in questo campo un’azione comunitaria a sostegno e complemento di quella degli Stati membri.

 
 

(1) COM (2006) 92
(2) SEC (2006) 1245 del 12. 10. 2006
(3) SEC (2007) 571 del 30. 05. 2007
(4) GU L 145 del 19. 6. 1996
(5)Confederazione europea dei sindacati
(6)Confederation of European Business
(7)Unione europea dell’artigianato e delle piccole e medie imprese
(8)Centro europeo delle imprese a partecipazione pubblica

 

Interrogazione n. 59 dell’on. Jim Higgins (H-0612/07)
 Oggetto: Importazioni di manzo brasiliano
 

Alla luce dei grafici presentati dall’Associazione degli agricoltori irlandesi a una riunione con la Commissione il 16 luglio 2007 concernente la mancanza di requisiti tecnici nella produzione di manzo in Brasile, la Commissione è pronta a imporre un divieto totale sulle importazioni di manzo brasiliano in Europa?

 
  
 

La strategia dell’UE per la sicurezza delle importazioni si fonda su principi scientifici, su misure sanitarie e fitosanitarie e su norme internazionali pertinenti, confermate dall’esperienza dell’applicazione.

L’Ufficio alimentare e veterinario (UAV) ha esaminato ogni singola affermazione figurante nella relazione presentata dall’Associazione degli agricoltori irlandesi.

Nel complesso, la Commissione ritiene che le affermazioni riportate nel documento siano in gran parte dovute a una incorretta interpretazione dei requisiti tecnici previsti dall’UE per le importazioni di manzo.

La Commissione sa che le autorità brasiliane devono ancora affrontare taluni problemi e ha richiesto prove tangibili della correzione delle restanti carenze entro la fine del 2007.

L’UAV ha previsto ulteriori missioni in Brasile nel corso del 2007, per far sì che tali carenze vengano affrontate in modo corretto.

La Commissione è pronta ad adottare tutte le misure appropriate nel caso in cui tali carenze non dovessero essere corrette.

 

Interrogazione n. 60 dell’on. Mairead McGuinness (H-0619/07)
 Oggetto: Controlli e norme in vigore in Brasile nel settore delle carni bovine
 

Può la Commissione illustrare il suo punto di vista sulla situazione attuale riguardo alle importazioni di carni bovine brasiliane?

Ai primi di luglio è stato riferito che il Commissario sig.ra Fischer Boel, in una lettera al suo collega Commissario Kyprianou, ha sollevato la questione della missione in Brasile della "Irish Farmers’ Association" (l’associazione degli agricoltori irlandesi) e del rapporto da essa pubblicato sulla base di tale visita. La sig.ra Fischer Boel osservava: "[…] Ciò che emerge è talmente grave che non possiamo far finta di niente. A mio parere abbiamo l’obbligo di svolgere una verifica convincente ed efficace di ciò che è stato riferito". È stata fatta tale verifica?

La Commissione è convinta dell’adeguatezza delle norme di qualità e di sicurezza applicate alla produzione di carni bovine in Brasile?

Quali iniziative ha portato avanti per fare in modo che a livello internazionale le norme di produzione nel settore delle carni bovine siano all’altezza di quelle dell’UE?

 
  
 

In base a una verifica effettuata nel marzo 2007 in merito all’applicazione dei pertinenti requisiti tecnici previsti dall’UE in materia di polizia sanitaria e di igiene pubblica, la Commissione ha valutato che l’attuale situazione in Brasile non richieda nessun cambiamento immediato delle norme attualmente vigenti per le importazioni di carne bovina.

Tuttavia, in seguito a tale verifica, la Commissione ha continuato a sollecitare le autorità brasiliane affinché migliorino ulteriormente le loro misure di controllo veterinario.

Entro la fine del 2007 è prevista un’altra verifica in Brasile e la Commissione è pronta a prendere ulteriori provvedimenti, se necessario.

L’UE non può obbligare un paese terzo ad applicare misure veterinarie in vigore al suo interno, come appunto quelle sulla tracciabilità, poiché ciò sarebbe palesemente contrario ai principi e alle norme dell’accordo OMC sull’applicazione delle misure sanitarie e fitosanitarie (accordo SPS/OMC(1)).

Cionondimeno, i requisiti tecnici dell’UE per l’importazione di carne bovina hanno un fondamento scientifico, sono proporzionati e non discriminatori, talvolta più severi di quelli previsti dall’OIE(2) e idonei a tutelare la salute del consumatore europeo. La Commissione, insieme agli Stati membri, si adopera per garantire che i prodotti importati siano conformi a tali condizioni d’importazione.

La Commissione è al corrente della visita effettuata in Brasile dall’Associazione degli agricoltori irlandesi (IFA) e della relazione che ne è scaturita. Tale relazione non fornisce informazioni precise sui requisiti tecnici applicati dall’UE sulle importazioni di carni bovine dal Brasile.

 
 

(1)Misure sanitarie e fitosanitarie/Organizzazione mondiale del commercio
(2)Organizzazione internazionale delle epizoozie

 

Interrogazione n. 61 dell’on. Jim Allister (H-0614/07)
 Oggetto: Procedure di approvazione delle derrate GM
 

Perché ci vogliono da 30 a 36 mesi per approvare le derrate GM nell’UE, mentre le procedure di approvazione corrispondenti negli USA prendono soltanto da 9 a 18 mesi?

L’UE passerà a un’approvazione sincronizzata delle varietà GM cosicché i produttori UE non siano svantaggiati dai costi più elevati dei mangimi per il bestiame dovuti ai ritardi nell’approvazione?

 
  
 

Le ragioni per cui l’autorizzazione delle colture geneticamente modificate (OGM) richiede tempi mediamente più lunghi nell’UE che nei paesi terzi sono complesse e meritano un’attenta disamina. La Commissione ritiene di dover menzionare diversi fattori.

Il primo è che l’attuale procedura di autorizzazione degli alimenti e dei mangimi geneticamente modificati è entrata in vigore solamente all’inizio dell’aprile 2004 e pertanto, come per ogni nuovo meccanismo, occorrerà un certo tempo per ottimizzarne il funzionamento. Ciò vale anche per le società di biotecnologia, che hanno dovuto familiarizzarsi con i nuovi requisiti normativi.

Il secondo riguarda il fatto che, per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini europei sulla sicurezza delle colture geneticamente modificate, il nuovo quadro normativo ha previsto un sistema di valutazione molto più severo che negli altri paesi del mondo. Tale sistema fa sì che le società siano tenute a redigere fascicoli specifici e debbano rispondere a tutta una serie di questioni scientifiche poste dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nel corso della procedura di valutazione del rischio.

Il terzo è dato dalla mancanza di sostegno da parte degli Stati membri alle conclusioni della valutazione scientifica e pertanto alle proposte della Commissione per quanto riguarda l’approvazione degli organismi geneticamente modificati (OGM). La difficoltà di ottenere il consenso della maggioranza qualificata degli Stati membri obbliga la Commissione ad applicare la procedura di comitatologia in tutti i suoi elementi, ovvero a chiamare in causa il Consiglio.

Di fronte a tele situazione, la posizione della Commissione è sempre stata chiara. Essa è determinata ad applicare integralmente il quadro legislativo, evitando ogni possibile impasse nella procedura di autorizzazione, senza transigere sul principio di una valutazione del rischio assolutamente seria.

Su questa falsariga e grazie all’esperienza maturata in questi tre anni è già stato possibile compiere notevoli progressi.

Ad esempio, sono stati ridotti i tempi necessari affinché l’EFSA porti a termine la sua valutazione su ogni nuova domanda e l’Autorità si è recentemente impegnata a finalizzare tale fase di valutazione del rischio entro un termine di sei settimane dalla presentazione della domanda.

La stessa tendenza positiva si è palesata per la convalida dei metodi di rilevazione, altro punto essenziale della procedura.

Inoltre, la Commissione ha adottato diverse iniziative per ottenere un maggior sostegno da parte degli Stati membri. In seguito al dibattito sugli OGM nell’aprile 2006, è stato definito un piano d’azione specifico con l’obiettivo di migliorare la coerenza scientifica e la trasparenza delle decisioni sugli OGM. Attualmente, ad esempio, il gruppo OGM dell’EFSA fornisce sistematicamente delucidazioni sul modo in cui sono stati presi in considerazione i commenti sollevati dagli Stati membri per formulare i pareri. Le recenti votazioni hanno dimostrato un maggiore sostegno da parte degli Stati membri alle proposte di autorizzazione.

 

Interrogazione n. 62 dell’on. Philip Bushill-Matthews (H-0615/07)
 Oggetto: Fondo di solidarietà
 

La Commissione può confermare che il governo del Regno Unito ha presentato una domanda di assistenza a titolo del Fondo di solidarietà UE a seguito dei danni causati dalle gravissime inondazioni nel Regno Unito, e in caso affermativo, a quale data detta domanda è stata ricevuta dalla Commissione?

La Commissione potrebbe fornire un’indicazione approssimativa sui finanziamenti massimi e minimi che potrebbero rendersi disponibili, ed anche su quanto rapidamente siffatti finanziamenti potrebbero essere trasmessi, considerata la necessità urgente di migliorare le difese contro le alluvioni più presto possibile prima di future piogge torrenziali?

 
  
 

La Commissione può confermare che il governo del Regno Unito ha presentato una domanda di assistenza a titolo del Fondo di solidarietà UE (FSUE) il 20 agosto 2007. La Commissione è in attesa di informazioni più dettagliate, in particolare quanto a una stima aggiornata dei danni, entro fine settembre 2007.

Qualora la domanda del Regno Unito risponda ai criteri di mobilitazione del Fondo di solidarietà, la Commissione proporrà un importo per la sovvenzione all’autorità di bilancio, la quale dovrà approvare gli stanziamenti necessari tramite un emendamento alla procedura di bilancio.

L’importo per la sovvenzione è normalmente calcolato in base all’entità totale dei danni diretti e in considerazione della soglia di mobilitazione del Fondo applicabile al paese in questione. Per il Regno Unito nel 2007tale soglia era di 3,267 miliardi di euro. Per i danni al di sotto della soglia, è prevista una quota minore di aiuti pari al 2,5 per cento, mentre per quelli al di sopra della soglia è prevista una quota maggiore di aiuti pari al 6 per cento. In ogni caso, l’importo finale della sovvenzione dipenderà dall’analisi accurata della richiesta e pertanto nessuna cifra può essere fornita a questo stadio.

Al momento, non è possibile prevedere i tempi che occorreranno per le varie fasi della procedura. Inoltre, occorre notare che gli aiuti a titolo del FSUE possono essere erogati soltanto per determinati tipi di emergenze, relative ai danni provocati da inondazioni (compresa la messa in sicurezza immediata delle infrastrutture di prevenzione). Pertanto, a titolo del FSUE non è possibile il finanziamento di misure preventive; tuttavia, i programmi operativi della politica di coesione per le regioni interessate possono includere tali misure.

 

Interrogazione n. 63 dell’on. Ryszard Czarnecki (H-0621/07)
 Oggetto: Sostegno UE per la costruzione di infrastrutture stradali
 

Quale sostegno può offrire l’UE per la costruzione di strade e autostrade e per progetti ferroviari in Polonia in preparazione del campionato europeo di calcio del 2012?

 
  
 

In Polonia, gli investimenti per i trasporti saranno essenzialmente finanziati dal programma operativo “Infrastrutture e ambiente”, a titolo del quale l’UE ha previsto finanziamenti per 17,8 miliardi di euro per progetti nel settore dei trasporti per il periodo 2007-2013. Tale programma non è ancora finalizzato ed è attualmente in fase di discussione con le autorità polacche.

Verrà data priorità agli investimenti per la rete transeuropea dei trasporti (RTE-T), in particolare quelli inclusi nell’elenco dei 30 progetti di interesse europeo. Le priorità per le reti transeuropee dei trasporti sono state concordate dal Consiglio e dal Parlamento nel 2004(1). In base a tali orientamenti, sono stati individuati 30 progetti prioritari o principali assi di interesse europeo per la connessione tra gli Stati membri e l’integrazione delle reti dei nuovi Stati membri secondo criteri di sostenibilità e sicurezza.

La Commissione desidera informare l’onorevole parlamentare che i fondi UE possono anche essere investiti in infrastrutture stradali e trasporti pubblici per i siti e le città che ospiteranno il campionato, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità degli stadi e delle città ospitanti.

 
 

(1)Decisione n. 884/ 2004/CE sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti

 

Interrogazione n. 64 dell’on. Cristina Gutiérrez-Cortines (H-0622/07)
 Oggetto: Direttiva dei servizi sanitari e suo impatto sulle farmacie
 

Di fronte alla procedura di infrazione aperta dalla CE e dalla DG Mercato interno, che pretende di liberalizzare le farmacie facendo crollare una struttura e un sistema che serve perfettamente il cittadino e contribuisce alla qualità del servizio farmaceutico.

La Commissione vuole fare di questo settore un mercato perfetto, regolato dalla legge della domanda e dell’offerta, in cui la salute dei cittadini e i valori e i principi concordati dal Consiglio dell’UE siano un fattore marginale?

La Commissione crede che sia possibile modificare il trattato (articolo 152) sulla base di procedure di infrazione e scavalcando le istituzioni legislatrici vale a dire il Consiglio, il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali?

 
  
 

La Commissione desidera innanzi tutto rassicurare l’onorevole parlamentare che essa è perfettamente conscia della grande importanza che rivestono per il cittadino europeo i servizi sanitari, in particolare quelli farmaceutici.

La Commissione intende tuttavia sottolineare che la procedura di infrazione avviata in questo settore non mira a “liberalizzare” il servizio farmaceutico.

L’obiettivo delle procedure di infrazione è garantire la compatibilità delle normative nazionali sull’apertura delle farmacie con le libertà fondamentali sancite dal Trattato. La Commissione ha già ricevuto e sta tuttora ricevendo una serie di denunce da parte di cittadini europei, che asseriscono che le condizioni per aprire una farmacia in alcuni Stati membri sono discriminatorie, non trasparenti o inutilmente restrittive e pertanto non rispettano le loro libertà fondamentali. È dovere della Commissione, in quanto custode del Trattato CE, garantire, se necessario anche mediante procedure di infrazione, che siano rispettate le libertà fondamentali già riconosciute al cittadino a prescindere dall’esistenza di un atto di diritto derivato in materia.

Ciò non significa che la Commissione ritenga che questo servizio di primaria importanza per la tutela della salute non possa essere assoggettato a misure proporzionali relative alla sanità, al fine di garantire l’accessibilità e, più in generale, la massima qualità del servizio farmaceutico a tutti i cittadini nel senso più ampio del termine.

Ciò non significa neppure che altri articoli del Trattato siano in alcun modo emendati, né che vi sia un qualsivoglia conflitto con le prerogative di altre Istituzioni. In particolare, in merito all’articolo 152 del Trattato CE citato dall’onorevole deputato, è d’uopo menzionare che la Corte di giustizia in una recente sentenza del 16 maggio 2006(1) ha ricordato che seppure conformemente all’articolo 152, paragrafo 5, l’azione comunitaria nell’ambito della salute pubblica deve rispettare pienamente le responsabilità degli Stati membri quanto all’organizzazione ed all’erogazione dei servizi medico-sanitari, tuttavia tale disposizione non esclude che gli Stati membri possano essere chiamati in base ad altre disposizioni del Trattato ad apportare piccole modifiche al loro sistema nazionale di previdenza sociale.

 
 

(1) Causa C-372/04, punti 146 e 147.

 

Interrogazione n. 65 dell’on. Olle Schmidt (H-0623/07)
 Oggetto: Il gasdotto russo-tedesco del Mar Baltico
 

La scorsa primavera la Commissione ha dichiarato (H-0231/07)(1)che è irrilevante che il tracciato del gasdotto russo-tedesco sia sottomarino o terrestre ai fini della sua classificazione come progetto RTE-E, e che, d’altro canto, le decisioni relative al tracciato devono essere adottate dagli investitori “sulla base dei loro interessi e delle loro valutazioni commerciali”.

Dalle dichiarazioni del governo russo sul Mar Baltico si evince che la vendita di energia al resto d’Europa ha obiettivi che vanno al di là di quelli puramente commerciali. L’UE pertanto deve tenere conto delle preoccupazioni espresse dai governi e dall’opinione pubblica tra l’altro in Polonia, in Finlandia, nei paesi baltici e in Svezia. Le autorità del sud della Svezia in particolare hanno espresso inquietudine per le conseguenze che una dipendenza ancora maggiore dell’UE dall’energia russa comporta per la politica di sicurezza nel Baltico. Un progetto transeuropeo come questo, in particolare alla luce degli sviluppi politici in Russia, deve formare oggetto in egual misura della politica di sicurezza, della politica energetica e della politica ambientale.

Può la Commissione riferire se ritiene davvero credibile che Nord Stream concilierà tali interessi?

 
  
 

Un progetto di grande portata come Nord Stream deve prendere in considerazione sia le questioni di sicurezza che i problemi energetici, senza tralasciare le esigenze ambientali.

Nel caso di questo progetto prioritario, dichiarato di interesse europeo, la questione della sicurezza si pone come per tutti i gasdotti di analoga importanza. V’è infatti un certo rischio sia per la realizzazione sia per lo sfruttamento di un simile progetto industriale, pertanto gli operatori devono rispettare tutte le normative in vigore (nazionali, europee e internazionali) e adottare tutte le misure necessarie per ridurre tale rischio al minimo. Tuttavia, in linea di massima il gasdotto è il mezzo più sicuro per il trasporto del gas naturale. Il fatto che Nord Stream sia sottomarino (è questa la versione scelta negli orientamenti delle reti transeuropee dell’energia, adottati dal Consiglio e dal Parlamento) non toglie nulla alla seguente constatazione: le decine di gasdotti in mare aperto attualmente in servizio in Europa da vari decenni hanno ormai dato prova della loro affidabilità in materia di sicurezza.

Le considerazioni energetiche hanno anche una grande importanza, soprattutto in un momento in cui la domanda di gas aumenta a dismisura e le risorse endogene diminuiscono. Verso il 2015, l’UE dovrebbe importare almeno 100 miliardi di m3 di gas naturale in più all’anno. E’per questo che da oltre 10 anni la Commissione sta portando avanti una politica in favore delle reti transeuropee dell’energia (RTE-E) e ha di recente adottato un piano per le interconnessioni prioritarie (PIP), nel quale si individuano una decina di gasdotti, tra cui Nord Stream, di grande importanza strategica per soddisfare la domanda di gas dell’Unione.

Le considerazioni d’ordine ambientale debbono assolutamente essere prese in considerazione, conformemente alla normativa vigente. Nel quadro della Convenzione UNECE(2)-Espoo (firmata dai nove Stati baltici e dalla Federazione russa), il consorzio Nord Stream ha avviato la realizzazione di una valutazione d’impatto ambientale, la cui relazione conclusiva dovrebbe essere pubblicata entro la fine del 2007. In questo ambito, si sono tenute una ventina di riunioni pubbliche e un centinaio di riunioni con le autorità competenti in tutti i paesi interessati. Nella sua qualità di rappresentante della Comunità europea, di parte contraente della Convenzione di Espoo, anche la Commissione è stata informata in tre occasioni e ha già provveduto ad avvertire Nord Stream che essa veglierà sul rispetto degli obblighi comunitari e internazionali in materia di ambiente.

 
 

(1)Risposta scritta del 24. 4. 2007
(2)Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa

 

Interrogazione n. 66 dell’on. David Martin (H-0624/07)
 Oggetto: Discriminazione dei lettori italiani
 

Negli ultimi 25 anni i lettori di lingue straniere sono discriminati dalle università italiane. La Corte di Giustizia europea con la sentenza del 18 luglio 2006 non ha affrontato in modo significativo la situazione. Alla luce del fatto che la situazione non pare essere stata risolta attraverso i canali regolari, quali passi effettuerà ora la Commissione per far sì che l’Italia ponga termine a questa discriminazione e, in aggiunta, come garantirà che i lettori di lingue straniere siano adeguatamente risarciti?

 
  
 

La Commissione invita l’onorevole deputato a far riferimento alla risposta all’interrogazione E-2691/07 avente ad oggetto il riconoscimento dei diritti acquisiti dagli ex lettori di lingua straniera in diverse università italiane.

La Commissione ricorda che la Corte di giustizia delle Comunità europee, con sentenza 18 luglio 2006(1), ha statuito che la normativa adottata dalle autorità italiane non fosse incompatibile con il diritto comunitario in merito alla ricostruzione della carriera degli ex lettori. Inoltre, in seguito alla succitata sentenza, la Commissione ha ricevuto garanzie da parte delle autorità italiane quanto all’effettiva applicazione di tale normativa.

In questo contesto, ogni problema concernente l’applicazione della normativa italiana in materia dovrebbe essere trattato a livello nazionale innanzi alle autorità competenti, inclusi i giudici. Solamente gli organi giudiziari nazionali possono decidere di accordare un risarcimento del danno individuale.

 
 

(1) Causa C-119/04, raccolta della giurisprudenza 2006, pag. I-06885

 

Interrogazione n. 67 dell’on. Eoin Ryan (H-0626/07)
 Oggetto: Coinvolgimento UE nelle forze ONU di mantenimento della pace in Sudan
 

La Commissione può effettuare una stima preliminare di quanti dei 20.000 partecipanti al contingente ONU di mantenimento della pace che sarà dispiegato in Sudan verranno da Stati membri UE?

 
  
 

Lo spiegamento delle forze di mantenimento della pace inviate dall’UE è materia che rientra nella competenza degli Stati membri; la Commissione non è al momento in possesso di alcuna informazione dettagliata riguardo agli impegni assunti in tal senso dagli Stati membri.

La Commissione è a conoscenza del fatto che il Presidente Bashir ha ribadito in varie occasioni che la forza di pace dell’UNAMID(1) dovrebbe essere a componente prevalentemente africana. Da parte sua, l’ONU ha precisato di non ritenere che la necessità di truppe specializzate pienamente equipaggiate – specialmente unità di trasporto e del genio in grado di autodifendersi – possa essere soddisfatta senza il contributo di paesi al di fuori del continente africano.

 
 

(1) Operazione ibrida ONU-UA nel Darfur

 

Interrogazione n. 68 dell’on. Liam Aylward (H-0632/07)
 Oggetto: Tracciabilità e requisiti di etichettatura per i paesi che esportano prodotti alimentari nell’UE
 

Che cosa sta facendo la Commissione per garantire che nei paesi terzi che esportano prodotti alimentari sul territorio dell’Unione europea sia posto in atto il medesimo livello di regolamentazione esistente in Europa per i prodotti alimentari UE in termini di tracciabilità e di requisiti di etichettatura?

 
  
 

Conformemente alla normativa UE, la tracciabilità indica la capacità di ricostruire tutte le varie fasi della produzione, trasformazione e distribuzione che costituiscono la filiera di ogni alimento per animali, derrata alimentare, animale da produzione alimentare o sostanza impiegata per il consumo alimentare.

La tracciabilità di per sé non rende il cibo più sicuro; rappresenta uno strumento di gestione del rischio utile al contenimento dei problemi di sicurezza alimentare.

La tracciabilità è imperativa per tutti gli operatori del settore alimentare a tutti i livelli della catena, dall’importatore fino al dettagliante.

Gli operatori che esportano da paesi terzi non sono giuridicamente tutelati, poiché la normativa europea non può avere effetto extraterritoriale. Tuttavia, va rilevato che è prassi corrente per molti operatori europei del settore richiedere ai loro partner commerciali di rispettare taluni requisiti di tracciabilità.

I requisiti di etichettatura si applicano a tutti i generi alimentari commercializzati nell’UE, compresi quelli importati.

 

Interrogazione n. 69 dell’on. Philip Claeys (H-0633/07)
 Oggetto: Divieto di un partito politico in Germania
 

A fine agosto 2007 il Commissario europeo per le libertà civili si è espresso a favore del divieto del Nationaldemokratische Partei Deutschlands (NPD), affermando che anche altri Stati membri dell’UE sono confrontati a “grossi problemi con l’estrema destra” e citando esplicitamente Francia, Belgio, Danimarca e Italia. A suo avviso, in questi paesi si dovrebbero combattere il razzismo e la xenofobia nonché prendere provvedimenti sia preventivi che repressivi.

Cosa intende la Commissione per “grossi problemi con l’estrema destra”? A quali partiti politici si riferisce la Commissione? Ritiene essa che anche i partiti in questione andrebbero vietati? In caso affermativo, in base a quali constatazioni?

 
  
 

La Commissione ritiene che sia importante tener viva la memoria dei crimini del nazismo, come tributo alle sue vittime e come mezzo per educare le generazioni future. Ogni atteggiamento tendente a dare un’immagine positiva o banale di tale ideologia, inclusa la partecipazione alla vita politica di partiti che la professano e la difendono, è in contrasto con i valori dell’Unione europea.

Per quanto riguarda l’estremismo, la Commissione ribadisce che razzismo e xenofobia sono incompatibili con i principi su cui si fonda l’Unione europea e che sono condivisi dagli Stati membri.

La realizzazione di un repertorio dei partiti politici in base alla loro ideologia o la loro messa al bando negli Stati membri non rientra in questo senso tra i poteri conferiti alla Commissione dal Trattato CE.

Un passo importante nella lotta contro il razzismo e la xenofobia è rappresentato dal fatto che il Consiglio dei ministri della Giustizia e degli affari interni del 19 aprile 2007 ha raggiunto un accordo politico su una decisione quadro per combattere talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia facendo ricorso al diritto penale. Scopo di tale decisione quadro è armonizzare le norme del diritto penale relative ai reati di razzismo e xenofobia.

In futuro è possibile che in alcune circostanze talune azioni specifiche, comprese quelle di partiti politici, siano considerate in base a questa nuova normativa.

 

Interrogazione n. 70 dell’on. Maria Badia i Cutchet (H-0634/07)
 Oggetto: Rinnovamento della didattica delle materie scientifiche nelle scuole
 

Negli ultimi anni, molte università hanno registrato una diminuzione allarmante degli studenti di scienze e matematica, contrazione attribuita principalmente al metodo di insegnamento delle materie scientifiche nelle scuole. La relazione che la Commissione ha fatto redigere a Michel Rocard su una didattica rinnovata per il futuro dell’Europa, raccomanda di ricorrere a metodi didattici più efficaci nelle scuole, basati sulla discussione attiva, e di promuovere attivamente la formazione continua dei docenti e lo sviluppo di reti tra docenti. Esprime anche il parere che si dovrebbe prestare maggiore attenzione alla partecipazione delle ragazze alle materie scientifiche scolastiche, per incrementarne l’interesse per la scienza.

Tenuto conto che soltanto un miglioramento della cultura scientifica consentirà l’emergere di una vera società ed economia della conoscenza nell’Unione europea, e che l’apprendimento delle materie scientifiche pare essere la chiave per avanzare in questa direzione, quali azioni pensa di intraprendere la Commissione per promuovere il rinnovamento della didattica scientifica nelle scuole dell’Unione?

 
  
 

La Commissione condivide la preoccupazione dell’onorevole parlamentare di fronte al relativo declino dell’interesse che nutrono i giovani, in particolare le ragazze, verso le discipline matematiche e scientifiche. Tale declino si sta verificando proprio mentre l’Europa si trova a far fronte a una crescente domanda di risorse umane altamente qualificate nel campo scientifico e tecnologico e a una carenza di personale qualificato in questi settori. Ciò è ancora più grave stante l’importanza della matematica, della scienza e della tecnologia per la competitività europea e per la società della conoscenza. Inoltre, un buon livello di cultura scientifica svolge un ruolo di primaria importanza non solo per far sì che i cittadini possano prender parte efficacemente alle grandi tematiche sociali, ma anche per permettere loro di accedere a lavori migliori.

Per tutte queste ragioni, obiettivo prioritario del programma di lavoro “Istruzione e formazione 2010”(1), che sostiene gli Stati membri nell’adempimento delle loro responsabilità in materia di istruzione, è combattere il calo di interesse e di iscrizioni negli indirizzi scientifici e tecnologici riducendo lo squilibrio esistente tra ragazzi e ragazze in questo campo. Questo è anche uno dei cinque parametri di riferimento europei per l’istruzione e la formazione adottati dal Consiglio nel 2003(2). “Matematica, scienza e tecnologia” figurano anche tra le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente enunciate nel 2006 in una raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio(3). La nuova comunicazione della Commissione “Migliorare la qualità della formazione degli insegnanti” (adottata il 3 agosto 2007)(4) sottolinea l’importanza per gli insegnanti di acquisire tutta la gamma di conoscenze relative a una materia, le attitudini e le capacità pedagogiche necessarie per essere in grado di preparare al meglio i giovani a occupare il loro posto nella società e nel mondo del lavoro, aiutandoli in particolare ad acquisire le competenze chiave individuate nella raccomandazione.

Nel quadro del metodo aperto di coordinamento, la Commissione ha operato in questo campo sin dal 2001 in stretta collaborazione con gli Stati membri. Sono state pubblicate due relazioni sullo stato di avanzamento dei lavori, in cui si raccomanda di introdurre metodi di insegnamento più efficaci e attraenti, in particolare collegando più sistematicamente l’apprendimento della scienza e della tecnica al contesto e all’esperienza della vita reale, e di fornire agli insegnanti l’opportunità di aggiornare le loro conoscenze per quanto riguarda sia i contenuti sia la didattica(5). È stata inoltre effettuata una mappatura delle più importanti iniziative in tutta Europa, per incoraggiare lo scambio di esperienze e l’adozione delle buone prassi(6).

Eurydice, la rete d’informazione sull’istruzione in Europa, ha effettuato un sondaggio su “L’insegnamento delle scienze nelle scuole in Europa”(7) prendendo in esame trenta paesi. Tale sondaggio mette in evidenza il ruolo fondamentale degli insegnanti nel collegare teoria e pratica, sottolineando l’importanza delle esercitazioni pratiche nell’apprendimento delle scienze. Lo studio rileva anche la necessità di attirare l’attenzione sulla diversità di attitudine legata al sesso durante la formazione degli insegnanti.

La relazione del gruppo di esperti “Science Education NOW: A renewed pedagogy for the future of Europe” (gruppo presieduto da Michel Rocard), a cui l’onorevole parlamentare si riferisce, è un’iniziativa congiunta del Commissario per la Scienza e la ricerca e del Commissario per l’Istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù. La relazione prende in esame le iniziative attuate dall’Europa per rendere più efficace l’insegnamento delle scienze ed esorta a impostare l’istruzione scientifica secondo una nuova strategia, imperniata principalmente su metodi di insegnamento basati sull’indagine.

Sotto l’egida dell’attuale Presidenza, la Commissione ha aperto un dibattito per individuare di concerto con gli Stati membri le possibilità di attuare le raccomandazioni della relazione succitata.

La Commissione intende appoggiare le iniziative degli Stati membri e sostenere il loro impegno per un ammodernamento dei sistemi d’istruzione per quanto riguarda in particolare l’insegnamento e l’apprendimento delle scienze. Gli strumenti del nuovo programma di apprendimento permanente offrono in tal senso un ampio spettro di possibilità.

Tramite il Settimo programma quadro per lo sviluppo della ricerca e della tecnologia, la Commissione promuove inoltre azioni tese a valorizzare l’insegnamento delle scienze formali e non. A titolo del programma “Scienza nella società”, il Settimo programma quadro raccomanda “la creazione di un ambiente aperto che sappia suscitare la curiosità dei bambini e dei giovani per le scienze, intensificando l’istruzione scientifica a tutti i livelli, comprese le scuole, e promuovendo l’interesse e la piena partecipazione alle scienze tra i giovani provenienti da ogni settore”.

 
 

(1)Programma di lavoro dettagliato sugli sviluppi degli obiettivi dei sistemi d’istruzione e formazione in Europa (febbraio 2002)
http://europa.eu/eur-lex/pri/en/oj/dat/2002/c_142/c_14220020614en00010022.pdf
(2)http://ec.europa.eu/education/policies/2010/doc/after-council-meeting_en.pdf (GU C 134 del 7. 6. 2003)
(3) GU L 394 del 30. 12. 2006, pag.10.
(4)http://ec.europa.eu/education/com392_en.pdf
(5)http://ec.europa.eu/education/policies/2010/doc/math2004.pdf
(6)ibidem
(7)http://www.eurydice.org/portal/page/portal/Eurydice/showPresentation?pubid=081EN

 

Interrogazione n. 71 dell’on. Nikolaos Vakalis (H-0635/07)
 Oggetto: Applicazione dell’articolo 100, paragrafo 2, del trattato CE nel caso della Grecia
 

Intende la Commissione proporre al Consiglio di concedere un sostegno finanziario comunitario alla Grecia, come prevede l’articolo 100, paragrafo 2, del trattato, a seguito degli incendi che, nel mese di agosto, hanno causato vittime e devastato il paese? Quale importo può raggiungere tale assistenza finanziaria e che forma può assumere? Quali possono essere le “condizioni” – cui il trattato fa riferimento – che il Consiglio stabilirà per la concessione del sostegno?

 
  
 

Una valutazione completa e dettagliata dei danni provocati dagli incendi divampati nel sud della Grecia e nell’isola di Evia nell’agosto 2007 non è stata ancora portata a termine dalle autorità greche. Gli incendi causano un danno diretto sul patrimonio (edifici, terreni agricoli, bestiame) che comporta un rallentamento della crescita. D’altro canto, gli sforzi di ricostruzione e gli aiuti pubblici e privati per sovvenzionare le regioni colpite dovrebbero produrre ricadute positive sugli investimenti negli anni a venire. Perciò l’impatto sulla crescita economica della Grecia sarà verosimilmente contenuto.

Quanto alla possibilità di applicazione dell’articolo 100, paragrafo 2, del Trattato, la Commissione esaminerà la situazione non appena sarà disponibile una valutazione dettagliata ed esauriente dei danni.

Tuttavia, esiste la possibilità di far ricorso ad altri strumenti di solidarietà. Il Presidente della Commissione e il Commissario responsabile delle Politiche regionali, in occasione di una visita alle zone colpite, hanno sottolineato che, una volta effettuata una valutazione dei danni causati all’economia e all’ambiente, la Commissione attiverà il Fondo di solidarietà ed ogni altro strumento si renda necessario per aiutare la Grecia. Inoltre, la Banca europea per gli investimenti si è offerta di erogare tempestivamente a favore della Grecia un prestito quadro di 100 milioni di euro come prima tranche di un prestito più ampio che dovrà essere deciso alla luce delle definitive esigenze della Grecia.

 

Interrogazione n. 72 dell’on. Bill Newton Dunn (H-0646/07)
 Oggetto: Valutazione di impatto ambientale
 

Si chiede alla Commissione di confermare che, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 3, della direttiva VIA, le proposte di attenuazione relative a progetti da realizzare sui siti Natura o aventi un impatto su questi ultimi devono essere pubblicamente consultabili sotto forma di Addendum alla Dichiarazione ambientale prima ancora che venga presa una decisione sulla relativa richiesta, e che prassi invalse in determinate zone del Regno Unito, come quella di rilasciare una autorizzazione preventiva (primary consent) prima ancora di informare il pubblico e un’autorizzazione successiva (secondary consent), devono considerarsi illegittime.

 
  
 

Conformemente all’articolo 5, paragrafo 3, secondo trattino, della direttiva concernente la valutazione di impatto ambientale (VIA) e sue successive modificazioni(1),(2),(3), le informazioni che il committente deve fornire comportano tra l’altro “una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e possibilmente compensare rilevanti effetti negativi”; l’articolo 3, primo trattino, specifica che la VIA individua, descrive e valuta gli effetti diretti e indiretti su “la fauna e la flora”, il che ovviamente può essere riferito ai siti Natura 2000, in cui flora e fauna possono risentire degli effetti negativi di un dato progetto.

L’articolo 6, paragrafo 1, della stessa direttiva prevede che “le autorità che possono essere interessate al progetto per la loro specifica responsabilità in materia di ambiente abbiano la possibilità di esprimere il loro parere” sulle informazioni raccolte ai sensi dell’articolo 5; tali informazioni sono anche messe a disposizione del pubblico interessato, il quale “ha il diritto di esprimere osservazioni e pareri alla o alle autorità competenti quando tutte le opzioni sono aperte prima che venga adottata la decisione sulla domanda di autorizzazione” (articolo 6, paragrafo 4).

Risulta chiaro, pertanto, che il pubblico e le autorità competenti in materia di ambiente debbano avere la possibilità effettiva e tempestiva di partecipare alle procedure decisionali che riguardano l’ambiente, prima del rilascio dell’autorizzazione.

Ciò è stato confermato da una sentenza della Corte europea di giustizia del 7 gennaio 2004(4) concernente la causa C-201/02 su richiesta di Delena Wells, in cui al punto 52 la Corte ha decretato che “qualora il diritto nazionale preveda che la procedura di autorizzazione si articoli in più fasi, consistenti l’una in una decisione principale e l’altra in una decisione di attuazione che deve rispettare i parametri stabiliti dalla prima, gli effetti che il progetto può avere sull’ambiente devono essere individuati e valutati nella procedura relativa alla decisione principale. Solo qualora i detti effetti fossero individuabili unicamente nella procedura relativa alla decisione di attuazione, la valutazione dovrebbe essere effettuata durante tale procedura”.

 
 

(1)Direttiva del Consiglio 85/337/CEE, GU L 175 del 5. 07. 1985
(2) Modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 97/11/CE, GU L 73 del 14. 03. 97
(3)Modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2003/35/CE, GU L 156 del 25. 06. 03
(4) GU C 47 del 21.02.2004

 

Interrogazione n. 73 dell’on. Anna Hedh (H-0648/07)
 Oggetto: Alcolici
 

Secondo la Commissione esiste un nesso evidente tra il consumo di alcolici e la salute pubblica. Nel suo intervento al Parlamento il 5 settembre, il Commissario Kyprianou ha affermato che ogni anno in Europa 100.000 persone muoiono a causa di incidenti e malattie connessi all’alcol. Il costo che il consumo di alcol rappresenta per la società è di 125 miliardi di euro all’anno, un importo analogo a quello imputabile al consumo di tabacco. Per distinguere i trasporti transfrontalieri di alcol di carattere privato da quelli di carattere commerciale, la Svezia utilizza come livello di riferimento una quantità pari a 230 litri per partita importata. La politica svedese in materia di alcolici si articola su più fronti, uno dei quali consiste nell’imposizione di accise elevate e quindi di un prezzo d’acquisto elevato. L’importanza di questo strumento è diminuita drasticamente da quando sono entrate in vigore norme comunitarie che autorizzano l’importazione di grandi quantità di alcolici da altri Stati membri che non praticano una politica analoga. Alla luce del chiaro nesso tra consumo di alcol e salute pubblica, ritiene la Commissione che la Svezia possa abbassare per motivi di salute pubblica suddetto livello di riferimento per le importazioni di alcol senza per questo violare la normativa comunitaria? Può la Svezia, sulla base dell’articolo 30 o di altre disposizioni del trattato, introdurre per gli alcolici limiti di importazione diversi nell’ambito della sua politica restrittiva in materia?

 
  
 

La Commissione condivide il pensiero dell’onorevole parlamentare riguardo all’abuso di alcolici ed è per questo che il 24 ottobre 2006 ha adottato una comunicazione sulla riduzione dei danni dovuti all’alcol. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli Stati membri non ritiene appropriato ridurre il consumo di alcolici agendo sul livello delle accise, anche perché negli adulti un consumo moderato e consapevole non è considerato dannoso per la salute, né è generalmente causa di preoccupazione dal punto di vista sociale. La Svezia persegue una politica diversa in materia. Ciò rientra nell’ambito della discrezionalità di ogni Stato membro.

Conformemente al principio che disciplina il mercato interno, l’articolo 8 della direttiva 92/12/CEE stabilisce che i privati possano acquistare bevande alcoliche in un altro Stato membro a condizione che tali prodotti siano acquistati dai privati per uso proprio e trasportati dai medesimi. Il livello indicativo, che ammonta in totale a 230 l di bevande alcoliche di vario tipo (tra cui solo 10 l di bevande spiritose), a cui l’onorevole parlamentare si riferisce, è disciplinato dall’articolo 9 della direttiva succitata. Scopo della norma, nel fissare livelli indicativi, è esclusivamente quello di fornire un orientamento per stabilire se i prodotti siano realmente destinati all’uso personale (e pertanto non siano soggetti ad accisa nello Stato membro di destinazione), o se invece non siano detenuti per scopi commerciali (nel qual caso saranno soggetti ad accisa). Pertanto, le cifre indicate dall’articolo 9 non sono da considerarsi quote di tolleranza. Tuttavia, gli Stati membri non possono stabilire livelli indicativi inferiori a quelli fissati ai sensi dell’articolo 9.

Per quanto riguarda l’articolo 30 del Trattato, la Commissione fa notare che l’articolo 8 della direttiva 92/12/CEE, unitamente al succitato articolo 9, tratta esaurientemente la materia, disciplinando l’importazione di prodotti da uno Stato membro a un altro senza l’imposizione di diritti in quest’ultimo. Invero, dette norme tengono conto dell’interesse di ogni Stato membro a tassare i prodotti immessi sul proprio territorio in provenienza da altri Stati membri. Tale interesse può essere correlato a ragioni di gettito fiscale o ad altre motivazioni connesse alla tassazione degli alcolici, come ad esempio la tutela della salute. In tal senso, occorre innanzi tutto ricordare che il sistema di armonizzazione in cui rientrano le disposizioni suddette non prevede livelli massimi, il che significa che gli Stati membri possono fissare i propri livelli nazionali purché questi non siano inferiori ai livelli minimi previsti, neanche per motivi di tutela della salute. Secondariamente, non bisogna dimenticare che proprio in questo contesto ad alcuni Stati membri(1), compresa la Svezia, tenuto conto della loro particolare posizione soprattutto in merito alle politiche di salute pubblica(2), è stato concesso un regime transitorio in deroga agli articoli 8 e 9. Tale regime è scaduto il 31 dicembre 2003 (per la Svezia, cfr. articolo 26, paragrafo 3, della direttiva 92/12/CEE).

Riassumendo, il modo in cui gli Stati membri possono applicare le proprie norme fiscali ai prodotti importati per uso privato sul loro territorio da altri Stati membri è armonizzato a livello comunitario, anche rispetto a eventuali politiche di tutela della salute nello Stato membro interessato. Pertanto, in questo ambito gli Stati membri non possono appellarsi all’articolo 30 del Trattato per stabilire e applicare in modo unilaterale norme più restrittive.

 
 

(1) Nel caso della Svezia, il Trattato di adesione prevedeva un periodo di transizione fino al 31 dicembre 1996. Tale periodo è stato prolungato dalla direttiva 96/99/CE (GU L 8 del 11. 1. 1997) e dalla direttiva 2000/44/CE (GU L 161 del 1. 7. 2000), entrambe recanti modificazione dell’articolo 26 della direttiva 92/12/CEE.
(2)Il quinto considerando della direttiva 96/99/CE e il secondo considerando della direttiva 2000/44/CE si riferiscono al fatto che la Svezia “applica tradizionalmente accise elevate ai prodotti summenzionati, sia in quanto tali prodotti costituiscono una considerevole fonte di entrate sia per ragioni sanitarie e sociali”.

 

Interrogazione n. 74 dell’on. Paulo Casaca (H-0649/07)
 Oggetto: Epidemia di colera nel Kurdistan iracheno
 

Di fronte alla gravissima epidemia di colera che si sta diffondendo nel Kurdistan iracheno le autorità regionali hanno sollecitato l’aiuto internazionale. Intende la Commissione rispondere al loro appello?

 
  
 

La Commissione è allarmata per lo scoppio dell’epidemia di colera nel Kurdistan iracheno e sta attentamente monitorando la situazione. Come riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità, è stato istituito un comitato di alto livello presieduto dal ministro della Salute e sono state prese tutte le misure necessarie. Il tasso di mortalità risulta inferiore all’1 per cento, il che fa pensare che il trattamento dei pazienti sia sotto controllo.

L’Organizzazione mondiale della sanità sta coordinando gli sforzi per arginare il diffondersi di questa malattia. Come parte di tali sforzi, il Comitato internazionale della croce rossa, con il sostegno finanziario della Direzione generale per gli aiuti umanitari (DG ECHO), ha donato i fondi necessari alle autorità del locale ministero della Salute.

Inoltre, sin dal 2004 la Commissione ha sostenuto sistematicamente il sistema sanitario iracheno tramite l’International Reconstruction Fund Facility for Iraq, il Gruppo delle Nazioni Unite per lo sviluppo – Fondo fiduciario per l’Iraq (UNDG-ITF), lettera D, dedicato alla salute e alla nutrizione. Nel giugno 2007, è stato stanziato un nuovo contributo, pari a  12 000 000 di euro, a titolo del fondo suddetto per preparare le autorità sanitarie nazionali a far fronte a questa e altre minacce per la salute pubblica.

 

Interrogazione n. 75 dell’on. Bogusław Sonik (H-0650/07)
 Oggetto: Situazione delle minoranze cristiane in Medio Oriente e nel Maghreb
 

Desidero richiamare l’attenzione sull’attuale situazione in Medio Oriente e nel Maghreb, che fa sentire i cristiani sempre meno sicuri. Una delle ragioni di ciò è la crescita del radicalismo islamico. Ne risulta che molti cristiani stanno emigrando. La comunità cristiana che ha vissuto in Iraq per secoli si trova nella situazione peggiore, e i suoi membri sono frequenti vittime del terrore che si diffonde nel paese. Durante la guerra in Libano, molti cristiani che vivevano nel paese, e che non avevano niente a che fare con Hezbollah, hanno sofferto. In Egitto, i cristiani si sono trovati intrappolati in mezzo al conflitto tra governo e radicali islamici. In agosto due attivisti cristiani appartenenti all’Associazione dei Cristiani in Medio Oriente sono stati arrestati e accusati di esprimere opinioni aggressive nei confronti dell’Islam. In Algeria, il governo ha limitato la libertà di professione della propria fede per i non musulmani, e ciò ha avuto un impatto diretto sui cristiani che vivono nel paese.

Quali passi ha effettuato la Commissione per far rispettare la sicurezza dei cristiani nella regione?

Intende presentare proteste ai capi di governo dei paesi in cui si stanno verificando persecuzioni?

Sta elaborando programmi a titolo del partenariato euromediterraneo mirati a migliorare la situazione delle minoranze cristiane nella regione?

 
  
 

La Commissione desidera ringraziare l’onorevole parlamentare per la sua interrogazione concernente la situazione delle minoranze cristiane in Medio Oriente e nel Maghreb.

La Commissione è profondamente conscia delle limitazioni che risultano subire i cristiani, ma anche altre minoranze religiose, in molti paesi della regione. Unitamente agli Stati membri, essa sta attentamente monitorando la situazione dei diritti umani e della democrazia nella regione, anche per quanto riguarda il rispetto della libertà di religione e la tutela delle minoranze religiose.

L’UE è attivamente impegnata nella discussione sulla libertà di pensiero, di coscienza e di religione con un ampio spettro di paesi della regione e solleva questi e altri temi relativi ai diritti umani negli incontri e nel dialogo politico con i paesi interessati. Con le sue pubbliche iniziative e prese di posizione, essa esprime inoltre la propria preoccupazione riguardo alla libertà di religione e agli atti di intolleranza e discriminazione, ricordando ai paesi partner il loro impegno a rispettare il diritto internazionale, che vieta ogni tipo di discriminazione.

L’UE sta anche cercando con determinazione di promuovere la causa della tutela dei diritti umani grazie alla politica europea di vicinato (PEV). Il piano d’azione congiunto, concordato a questo titolo con l’Egitto, contiene obiettivi per promuovere la tutela dei diritti umani sotto tutti gli aspetti, per stimolare il dialogo tra culture e religioni, per collaborare nella lotta contro l’intolleranza, la discriminazione, il razzismo e la xenofobia nel rispetto delle religioni e delle culture. Analogamente, il piano d’azione con il Libano attribuisce grande importanza sia alla tutela dei diritti delle minoranze, sia alla lotta contro la discriminazione, il razzismo e la xenofobia e condanna l’incitazione all’odio razziale. Purtroppo, non v’è ancora nessun piano d’azione con l’Algeria a titolo della PEV.

Quanto ai programmi di assistenza della Commissione europea, a titolo dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani la Commissione ha largamente finanziato progetti a sostegno della democrazia e dei diritti umani relativi a problematiche di minoranze e discriminazione e continuerà a farlo anche in futuro. Inoltre, il programma MEDA(1) ha contribuito all’istituzione di strategie ed organismi nazionali per la tutela dei diritti dell’uomo.

 
 

(1)Strumento di cooperazione economica e finanziaria al servizio del partenariato euro-mediterraneo

 

Interrogazione n. 76 dell’on. Marian Harkin (H-0652/07)
 Oggetto: Additivi alimentari
 

Recenti scoperte derivanti da uno studio commissionato dall’Autorità di sicurezza alimentare del Regno Unito pubblicato sulla rivista medica Lancet Medical Journal hanno rivelato che numerosi additivi alimentari tra cui l’E110, E102, E122, E124, E211, E104 e E129 avrebbero connessioni con il comportamento iperattivo e possono influenzare negativamente il comportamento dei bambini.

Alla luce di queste scoperte la Commissione può far sapere quali azioni sta avviando o intraprenderà in risposta a queste allarmanti scoperte in ordine al riesame della sicurezza di tutti gli additivi alimentari consentiti nell’UE?

 
  
 

La Commissione è al corrente dello studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, secondo cui il consumo di taluni additivi alimentari potrebbe influire sul comportamento iperattivo dei bambini.

La Commissione ha chiesto all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), nella sua qualità di organo preposto alla valutazione dei rischi relativi alla sicurezza alimentare in Europa, di esaminare i risultati di tale studio e di ogni altra informazione relativa di pubblico dominio e di esprimere un parere il prima possibile.

In base al parere emesso dall’EFSA, la Commissione valuterà la necessità di prendere ulteriori provvedimenti.

Prima di autorizzare l’uso degli additivi alimentari all’interno dell’Unione europea, questi debbono essere sottoposti ad una valutazione relativa alla loro sicurezza alimentare. Pertanto, tutti gli additivi alimentari utilizzati all’interno dell’Unione sono stati precedentemente passati al vaglio dell’EFSA o del Comitato scientifico per l’alimentazione (SCF). Inoltre, la Commissione monitorizza continuamente tutti gli additivi, chiedendo all’EFSA di esaminare ogni nuovo dato che possa modificare l’esito di una precedente valutazione.

Tra l’altro, in relazione alla proposta sugli additivi alimentari facente parte del pacchetto di misure previste dalla Commissione per le sostanze che vengono aggiunte ai cibi per migliorarne le caratteristiche, la Commissione ha chiesto all’EFSA di effettuare un’ulteriore valutazione di tutti gli additivi alimentari attualmente consentiti. Tale processo è in corso e l’EFSA sta conducendo una nuova valutazione dei coloranti alimentari il cui uso è al momento autorizzato.

 

Interrogazione n. 78 dell’on. Colm Burke (H-0658/07)
 Oggetto: Ricerca UE sulla prevenzione dei suicidi
 

La Giornata mondiale sulla prevenzione dei suicidi si è svolta il 10 settembre. Ciò ribadisce il fatto che i decessi prematuri dovuti al suicidio necessitano un’azione impellente.

Ogni anno in Europa 58.000 persone si tolgono la vita. In Irlanda, il paese dell’interrogante, il tasso di suicidi è raddoppiato dagli inizi degli anni 80, con una media attuale di 495 decessi per suicidio l’anno.

Il suicidio è una delle principali cause di morte tra i giovani. Circa il 14% del totale dei suicidi riguarda il gruppo d’età compreso tra i 15 e i 24 anni, in cui i ragazzi più giovani sono particolarmente a rischio.

Come sostiene la Commissione la ricerca sulle cause del suicidio e la valutazione delle strategie per la prevenzione dei suicidi all’interno dell’UE?

 
  
 

Con l’ultima tornata di adesioni, il numero dei decessi dovuti a suicidio nell’UE si è elevato a circa 60 000 all’anno. Si stima che il numero di coloro che tentano di suicidarsi sia decuplicato. In taluni Stati membri il tasso dei suicidi è tra i più alti del mondo. Al contempo, è provato che un’azione preventiva possa ridurre il tasso dei suicidi. Pertanto, intervenire contro il comportamento suicida dovrebbe essere una priorità in materia di salute pubblica.

La Commissione opera in tal senso e a titolo del programma per la salute pubblica cofinanzia l’Alleanza europea contro la depressione (Europea Alliance Against Depression-EAAD). La depressione è una delle principali cause di suicidio e molte reti regionali contro la depressione sono già sorte in Europa.

Inoltre, a titolo del Settimo programma quadro per lo sviluppo della ricerca e della tecnologia, si è appena conclusa la fase di invito a presentare proposte sui temi “Valutazione delle strategie di prevenzione dei suicidi attraverso e all’interno dei paesi europei” e “Dai disturbi dell’umore ai modelli sperimentali”. Le proposte ricevute saranno adesso sottoposte al consueto iter di valutazione.

 

Interrogazione n. 79 dell’on. Alain Hutchinson (H-0660/07)
 Oggetto: Ammissibilità ai fondi strutturali delle spese di rinnovamento di alloggi a vocazione sociale
 

Il nuovo regolamento FEDER (CE) 1080/2006(1)limita la possibilità d’intervento di tali fondi in materia di alloggio esclusivamente negli Stati divenuti membri dell’Unione europea dopo il 1° maggio 2004. Oltre ad essere sorprendente, la scelta del criterio basato sulla data di adesione, e non sulla situazione socioeconomica di uno Stato o di una regione, essa è parimenti contestabile, nella misura in cui importanti problemi di accesso all’alloggio si pongono in numerose città e regioni europee, non necessariamente tutte situate sul territorio di un nuovo Stato membro. In questo settore è tuttavia importante, ai fini del perseguimento dell’obiettivo europeo di coesione, poter agire ovunque necessario. È con questa preoccupazione che il Parlamento europeo ha adottato, il 10 maggio scorso, una risoluzione P6_TA(2007)0183 sull’alloggio e la politica regionale (http://www.europarl.eu.int/oeil/FindByProcnum.do?lang=1&procnum=INI/2006/2108"), in cui chiedeva che l’accesso ai fondi comunitari per il rinnovo degli alloggi sociali sia esteso all’insieme degli Stati membri in occasione della prossima revisione dei regolamenti sulla politica di coesione. Potrebbe la Commissione informare il Parlamento sulle misure che intende proporre per rispondere a tale sua richiesta?

 
  
 

La Commissione conferma l’informazione già trasmessa al Parlamento per dar seguito alla risoluzione P6_TA(2007)0183 sull’alloggio e la politica regionale(2), approvata il 10 maggio 2007.

La Commissione non prevede revisioni della normativa che disciplina la politica di coesione, che rimarrà in vigore sino a fine 2013. L’opportunità di estendere a tutti gli Stati membri la possibilità di accedere ai fondi per gli alloggi sarà vagliata a tempo debito, nell’ambito della discussione sulla riforma della politica di coesione dopo il 2013.

 
 

(1) GU L 210 del 31. 7. 2006, pag. 1.
(2) 2006/2108(INI)

 

Interrogazione n. 80 dell’on. Athanasios Pafilis (H-0663/07)
 Oggetto: Inquinamento delle acque dell’Asopo e minaccia per la salute pubblica
 

Decine di migliaia di abitanti di numerose città e regioni dell’Attica e della Beozia consumano un’acqua contaminata a causa dell’inquinamento della nappa freatica e delle fonti che alimentano dette regioni (cromo esavalente, nitriti, cloro e piombo, localizzati nel bacino del fiume Asopo inteso in senso ampio). Le responsabilità dei governi greci che si sono succeduti dal 1996 ad oggi sono pesantissime, considerato che essi non hanno preso alcuna misura di protezione della salute pubblica sebbene le autorità competenti avessero segnalato che l’inquinamento della nappa freatica non cessava di aumentare a seguito del riversamento incontrollato di rifiuti industriali.

Intende la Commissione esaminare possibili misure e finanziare azioni che contribuiscano a proteggere la salute pubblica e ad assicurare un approvvigionamento idrico sicuro di tali regioni, nonché a disinquinare la nappa freatica e a proteggerla dai rifiuti industriali, come anche effettuare ricerche sulle ripercussioni dell’inquinamento sulla salute pubblica degli abitanti di queste regioni e sui rischi di estensione dell’inquinamento?

 
  
 

La direttiva quadro sulle acque(1) prevede che gli Stati membri effettuino entro il 2004 un’analisi dell’impatto delle attività antropiche sullo stato delle acque. A tutt’oggi, la Grecia non ha ancora effettuato un’idonea valutazione ambientale, come previsto dalla succitata direttiva. Pertanto, la Commissione ha aperto una procedura d’infrazione relativa alla conformità agli articoli 5, paragrafo 1, e 15, paragrafo 2, della direttiva quadro, che è stata depositata innanzi alla Corte il 21 marzo 2007.

Le poche informazioni fornite dalle autorità greche nel contesto della procedura di relazione prevista dalla direttiva quadro attestano la presenza di un’alta concentrazione di inquinanti e nutrienti organici (fosforo e nitrati) nelle acque del fiume Asopo, dovuta al riversamento di acque reflue derivanti da attività industriali ed agricole.

La Commissione riprenderà in esame questo caso e richiederà alle autorità greche ulteriori informazioni sullo stato delle acque del bacino del fiume Asopo, segnatamente per quanto riguarda la qualità dell’acqua potabile.

Gli strumenti finanziari dell’UE, quali il Fondo di coesione(2), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale(3) e il Fondo europeo di sviluppo regionale(4) prevedono l’ammissibilità di tutta una serie di misure per tutelare e valorizzare la qualità delle acque, dalla pianificazione e dalla valutazione fino alle misure operative. Tuttavia, è responsabilità dello Stato membro stabilire priorità e progetti nell’ambito delle misure ammissibili.

 
 

(1)Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, GU L 327 del 22. 12. 2000, e successive modificazioni
(2)Regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio, dell’11 luglio 2006, che istituisce un Fondo di coesione e abroga il regolamento (CE) n. 1164/94, GU L 210 del 31. 7. 2006
(3)Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEARS), DU L 277, del 21. 10. 2005
(4)Regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1783/1999, GU L 210 del 31. 7. 2006

 

Interrogazione n. 81 dell’on. Bastiaan Belder (H-0665/07)
 Oggetto: Irregolarità nel processo decisionale per la normazione internazionale in seno all’ISO
 

È a conoscenza la Commissione delle recenti irregolarità emerse nel processo decisionale per la normazione internazionale in seno all’ISO, tra cui gli episodi di ricatto, l’acquisto di voti e altre forme di pressioni indebite sulle commissioni nazionali di voto?

Non ritiene la Commissione che le procedure ISO vadano sottoposte a una profonda revisione affinché risultino più adatte a norme controverse, quali ad esempio l’OOXML?

In caso di risposta affermativa, quali correttivi intende proporre la Commissione, di concerto con gli Stati membri e altri paesi partecipanti, nonché con le commissioni nazionali?

Prevede l’imposizione di sanzioni nei confronti di quelle società che abusano della loro posizione dominante per coinvolgere le imprese europee, contro la loro volontà, in simili pratiche o per distanziare in termini di concorrenza altri fornitori e applicazioni open source?

Si veda anche: http://ec.europa.eu/idabc/en/document/7183/469"

 
  
 

L’interrogazione si riferisce a un processo decisionale in atto in seno all’Organizzazione internazionale per la normazione (ISO), il quale risulta estremamente controverso a causa delle posizioni rigidamente sostenute dalle diverse parti.

La Commissione è al corrente del fatto che i media abbiano riportato irregolarità riguardo al processo decisionale, a livello sia nazionale che internazionale. Tuttavia, la Commissione non è direttamente coinvolta né nel processo decisionale, né nella governance dell’ISO e pertanto non è nella condizione di poter effettuare una verifica dei presunti comportamenti indebiti.

L’ISO è un’organizzazione internazionale indipendente per la normazione. La responsabilità del corretto funzionamento dell’ISO compete in primo luogo ai suoi membri, gli organi di normazione nazionali; quindi spetta loro verificare le irregolarità riferite e considerare la possibilità di eventuali misure di controllo.

In generale, il corretto funzionamento della normazione internazionale è importante per la politica di standardizzazione dell’UE. Pertanto, la Commissione esorta l’ISO e gli altri organi di normazione riconosciuti a rispettare i principi sanciti in questo ambito dall’Organizzazione mondiale del commercio e cioè trasparenza, apertura, partecipazione, imparzialità e consenso, efficacia, rilevanza e coerenza.

La Commissione auspica che l’ISO ed i suoi membri diano piena applicazione a tali principi nel processo decisionale. In forza dell’accordo di cooperazione tra gli organi europei di normazione e la Commissione, anche gli enti nazionali di normazione dell’UE sono tenuti al rispetto dei medesimi principi.

La Commissione garantisce il principio di una concorrenza basata sul merito. In tal senso, è importante che i processi di standardizzazione avvengano secondo criteri di trasparenza, come evidenziato nei paragrafi 159-178 delle direttive della Commissione sull’applicabilità dell’articolo 81 del Trattato CE agli accordi di cooperazione orizzontali(1).

 
 

(1) Cfr. http://eur-ex.europa.eu/LexUriServ/site/en/oj/2001/c_003/c_00320010106en00020030.pdf

 

Interrogazione n. 82 dell’on. Diamanto Manolakou (H-0667/07)
 Oggetto: Medici dipendenti di un ente assicurativo non assicurati
 

900 medici dell’Istituto delle assicurazioni sociali (IKA) così come decine di migliaia di altri lavoratori del settore pubblico continuano ad essere ostaggio dei contratti, a non avere un’occupazione sicura e a non essere assicurati nonostante coprano posti permanenti e stabili, mentre 5 500 medici che sono impiegati da molti anni presso detto ente assicurativo e il cui contratto è stato convertito in un contratto a tempo indeterminato continuano a non avere una copertura assicurativa presso l’ente, contrariamente agli altri loro colleghi.

Intende la Commissione prendere le iniziative necessarie per porre termine a tale situazione atipica ma perdurante e per assicurare che i medici dipendenti dell’IKA acquisiscano pieni diritti lavorativi, assicurativi e pensionistici, nonché per far sì che i contratti di tutti i lavoratori che coprono posti permanenti e stabili siano convertiti in contratti a tempo indeterminato?

 
  
 

L’interrogazione presentata dall’onorevole parlamentare solleva due questioni.

La prima riguarda le azioni che la Commissione intende porre in atto per far sì che i contratti a tempo determinato dei lavoratori che coprono posti permanenti siano convertiti in contratti a tempo indeterminato. In questo rispetto, la Commissione invita l’onorevole parlamentare a riferirsi alla sua risposta all’interrogazione orale H-0532/07 dell’onorevole Papadimoulis(1).

La seconda riguarda il fatto presunto che i medici dipendenti dell’IKA il cui contratto è stato convertito da un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato non godano di nessuna copertura assicurativa. La Commissione non è in grado di fornire ulteriori dettagli in merito all’informazione fornita dall’onorevole parlamentare.

 
 

(1)Risposta orale del 4 settembre 2007

 

Interrogazione n. 83 dell’on. Anne Van Lancker (H-0669/07)
 Oggetto: Relazione sul razzismo e la xenofobia negli Stati membri dell’UE
 

Da una relazione dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea, concernente il razzismo nell’UE, risulta il persistere di frequenti casi di discriminazione basata sull’origine, sebbene tale discriminazione sia vietata da due direttive (2000/78/CE(1) e 2000/43/CE(2)). In Belgio le discriminazioni si verificano soprattutto in ambito lavorativo. Le direttive di cui sopra hanno introdotto in particolare organismi nazionali efficienti destinati ad occuparsi dei reclami in materia, ma nella realtà le sanzioni sono molto rare. In diversi paesi non si è ancora provveduto ad istituire tali organismi, sebbene siano previsti dalla direttiva 2000/43/CE. La Commissione è al corrente della relazione suddetta? Vede qualche possibilità di adottare misure più urgenti che incoraggino gli Stati membri a ridurre la discriminazione basata sull’origine? La Commissione può presentare proposte che portino a una migliore applicazione delle direttive sulla discriminazione da essa stabilite?

 
  
 

La Commissione è al corrente della “Relazione sul razzismo e la xenofobia negli Stati membri dell’UE” pubblicata di recente dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea.

La Commissione attribuisce grande importanza al corretto recepimento da parte degli Stati membri della direttiva 2000/43/CE sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica. Essa ha esaminato con attenzione la normativa degli Stati membri e il 27 giugno 2007 ha deciso di inviare pareri motivati a 14 di essi. Per quanto riguarda gli “organismi per la promozione della parità di trattamento” che devono essere istituiti ai sensi della direttiva per aiutare chi è vittima di discriminazione, solamente due Stati membri ne sono tuttora sprovvisti. La Commissione ha contattato le autorità nazionali a tale proposito.

Nei suoi contatti con le autorità nazionali, la Commissione è lieta di constatare un maggior livello di conformità delle normative nazionali con le direttive UE contro la discriminazione.

La Commissione promuove diverse azioni per incoraggiare gli Stati membri a lottare contro la discriminazione. Ad esempio, finanzia un ampio numero di iniziative tese a prevenire o combattere la discriminazione, quali campagne di sensibilizzazione, lotta agli stereotipi, formazione all’interno di organizzazioni non governative, sindacati e professioni giuridiche, nonché scambio di buone prassi tra gli organismi per la parità di trattamento. Tali iniziative sono un complemento essenziale all’interno del quadro giuridico dell’Unione.

 
 

(1) GU L 303 del 2. 12. 2000, pag. 16
(2)GU L 180 del 19. 7. 2000, pag. 22

 

Interrogazione n. 84 dell’on. Pedro Guerreiro (H-0672/07)
 Oggetto: Scadenza del memorandum d’intesa tra l’UE e la Cina sull’importazione di determinati prodotti tessili e di abbigliamento
 

Come è stato più volte evidenziato nel corso di quest’anno, il cosiddetto memorandum d’intesa sulle esportazioni di determinati prodotti tessili e di abbigliamento dalla Cina nei paesi dell’Unione europea – concluso il 10 giugno 2005 e concernente 10 delle circa 35 categorie di prodotti importati da detto paese – giunge a scadenza il 31 dicembre 2007.

Detto accordo, benché in modo limitato, ha introdotto misure specifiche di salvaguardia per quanto riguarda le importazioni cinesi e in esso non sono considerate le importazioni nell’UE provenienti da altri paesi.

Sono sempre più numerose le organizzazioni del settore che hanno segnalato con allarme la necessità di proseguire le misure che limitano la crescita esponenziale delle importazioni di tessili e di abbigliamento verso l’Unione europea – onde prevenire situazioni come quella del 2005 – nonché di prorogare le restrizioni vigenti e di applicarle a nuove categorie, come previsto in accordi stipulati tra la Cina e gli USA.

Quali misure intende la Commissione attivare – anche a livello della limitazione delle importazioni – per tutelare la capacità produttiva e i posti di lavoro del settore del tessile e dell’abbigliamento, il quale riveste una notevole importanza socioeconomica nell’UE, specialmente nelle regioni svantaggiate, nelle quali si concentra detta industria?

 
  
 

La questione dei prodotti tessili e più precisamente quella del commercio dei prodotti tessili con la Cina è un argomento cruciale nell’ordine del giorno della Commissione entro la fine del 2007. La Commissione ha sempre nutrito un serio interesse per la questione e ha sempre difeso gli interessi dell’industria europea.

Invero, sullo sfondo di un accesso virtualmente libero al mercato europeo, l’industria europea del tessile e dell’abbigliamento orientata all’esportazione si trova a far fronte a tariffe elevate e a barriere non tariffarie, che pregiudicano il suo accesso ai mercati più importanti e limitano così la sua possibilità di diventare sempre più competitiva. Il lavoro svolto in seno al gruppo di alto livello (GAL), ovvero il piano d’azione per l’accesso ai mercati, è di assoluto rispetto. La Commissione sta proseguendo l’attuazione di tale piano d’azione nell’ambito dei suoi incontri bilaterali e multilaterali con l’intento di migliorare l’accesso ai mercati. Essa concentrerà gli sforzi per ridurre o eliminare le barriere tariffarie e non tariffarie nell’ambito di negoziati o strumenti bilaterali, nonché tramite altri strumenti previsti dall’Organizzazione mondiale del commercio.

Quanto al problema specifico dei tessili cinesi, la Commissione desidera ribadire che, conformemente al memorandum d’intesa tra l’UE e la Cina firmato a Shanghai nel giugno 2005, il 31 dicembre 2007 saranno tolte le limitazioni all’importazione concernenti le dieci categorie di prodotti tessili e di abbigliamento concordate. La Commissione ha piena coscienza dell’importanza del settore tessile per l’industria europea e degli interessi in gioco per taluni Stati membri e regioni. Tuttavia, la Commissione non ha intenzione di prorogare oltre il 2007 i contingenti quantitativi all’importazione di determinati prodotti tessili e di abbigliamento.

Il memorandum d’intesa copre anche l’anno 2008. Per garantire una facile transizione al 2008, la Commissione controllerà da vicino le importazioni di tessili provenienti dalla Cina. A tal fine, essa sta prendendo in considerazione la possibilità di istituire un meccanismo di vigilanza senza restrizioni quantitative, sottoforma di sistema di sorveglianza unilaterale (unicamente da parte dell’UE) o bilaterale (sia da parte dell’UE che della Cina). Ciò è attualmente in fase di discussione con tutte le parti interessate.

La Commissione elaborerà una proposta formale a tempo debito con l’obiettivo di pervenire a una decisione formale che sarà resa pubblica entro la fine di ottobre 2007.

 

Interrogazione n. 85 dell’on. Hans-Peter Martin (H-0674/07)
 Oggetto: Competenza e spese per le agenzie decentrate
 

A causa della scarsa trasparenza, neppure gli esperti che si occupano da anni della questione delle agenzie dell’UE non sono in grado di dare una risposta a domande fondamentali. La Commissione è pregata pertanto di rispondere alle seguenti domande.

Quale Direzione generale della Commissione è attualmente responsabile per ciascuna delle agenzie decentrate?

Quanti sono attualmente in ciascuna Direzione generale della Commissione i collaboratori che si occupano delle agenzie decentrate? E quanti erano in ciascuno degli anni che vanno dal 2000 al 2006?

A quanto è ammontata nelle singole Direzioni generali della Commissione, negli anni che vanno dal 2000 al 2006, la spesa per le agenzie decentrate, suddivisa in spese amministrative, operative e di personale?

 
  
 

In risposta al primo quesito, l’onorevole parlamentare potrà prendere visione dell’elenco riportato di seguito, in cui sono riportati gli organismi decentrati sul piano geografico e la Direzione generale della Commissione responsabile delle relazioni con questi ultimi.

La Commissione informa l’onorevole parlamentare che gli altri due quesiti posti richiedono ricerche più approfondite e che le informazioni richieste saranno trasmesse non appena possibile.

Nome dell’agenzia

Direzione generale

European Centre for the Development of Vocational Training

Centre européen pour le développement de la formation professionnelle

Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale

(CEDEFOP)

Salonicco (EL)

Education and Culture

Education et Culture

Istruzione e cultura

European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions

Fondation européenne pour l’amélioration des conditions de vie et de travail

Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro

(EUROFOUND)

Dublino (IE)

Employment, Social Affairs and Equal Opportunities

Emploi, affaires sociales et égalité des chances

Occupazione, affari sociali e pari opportunità

European Environment Agency

Agence européenne pour l’environnement

Agenzia europea dell’ambiente

(EEA)

Copenaghen (DK)

Environment

Environnement

Ambiente

European Training Foundation

Fondation européenne pour la formation

Fondazione europea per la formazione professionale

(ETF)

Torino (IT)

Education and Culture

Education et Culture

Istruzione e cultura

European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction

Observatoire européen des drogues et des toxicomanies

Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze

(EMCDDA – OEDT)

Lisbona (PT)

Justice, Freedom and Security

Justice, Liberté et Sécurité

Giustizia, libertà e sicurezza

European Medicines Agency

Agence europeénne des médicaments

Agenzia europea per i medicinali

(EMEA)

Londra (UK)

Enterprises

Entreprises

Imprese e industria

Office for Harmonisation in the Internal Market

Office de l’harmonisation dans le marché intérieur

Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno

(OHIM)

Alicante (ES)

Internal Market

Marché intérieur

Mercato interno

European Agency for Safety and Health at Work

Agence européenne pour la sécurité et la santé au travail
Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro

(EU-OSHA)

Bilbao (ES)

Employment, Social Affairs and Equal Opportunities

Emploi, affaires sociales et égalité des chances

Occupazione, affari sociali e pari opportunità

Nome dell’agenzia

Direzione generale

Community Plant Variety Office

Office communautaire des variétés végétales

Ufficio comunitario delle varietà vegetali

(CPVO)

Angers (FR)

Health and Consumer Protection

Santé et protection des consommateurs

Salute e tutela dei consumatori

Translation Centre for bodies of the European Union

Centre de traduction des organes de l’Union européenne

Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea

(CdT)

Lussemburgo (LU)

Translation

Traduction

Traduzione

European Agency for Reconstruction

Agence européenne pour la réconstruction

Agenzia europea per la ricostruzione

(EAR)

Salonicco (EL)

Enlargement

Elargissement

Allargamento

European Food Safety Authority

Autorité de sécurité alimentaire européenne (EFSA)

Autorità europea per la sicurezza alimentare

Parma (IT)

Health and Consumer Protection

Santé et protection des consommateurs

Salute e tutela dei consumatori

European Maritime Safety Agency

Agence europeénne de la sécurité maritime

Agenzia europea per la sicurezza marittima

(EMSA)

Lisbona (PT)

Energy and Transport

Energie et transports

Energia e trasporti

European Aviation Safety Agency

Agence européenne pour la sécurité aérienne

Agenzia europea per la sicurezza aerea

(EASA)

Colonia (DE)

Energy and Transport

Energie et transports

Energia e trasporti

European Agency for Networks and Information Security

Agence européenne pour la sécurité des réseaux et de l’information

Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione

(ENISA)

Eraklion (EL)

Information Society

Société de l’information

Società dell’informazione

European Centre for Disease Prevention and Control

Centre européen pour la prévention et le contrôle des maladies

Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie

(ECDC)

Stoccolma (SE)

Health and Consumer Protection

Santé et protection des consommateurs

Salute e tutela dei consumatori

European Railway Agency

Agence ferroviaire européenne

Agenzia ferroviaria europea

(ERA)

Lille/Valenciennes (FR)

Energy and Transport

Energie et transports

Energia e trasporti

European GNSS Supervisory Authority

Autorité de Surveillance européenne GNSS

Autorità di vigilanza europea GNSS

(GSA)

Transport

Trasporti

European Agency for the Management of Operational Co-operation at the External Borders

Agence européenne pour la gestion de la coopération opérationnelle aux frontières extérieures

Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne

(FRONTEX)

Varsavia (PL)

Justice, Freedom and Security

Justice, Liberté et Sécurité

Giustizia, libertà e sicurezza

Community Fisheries Control Agency (CFCA)

still in Brussels,

later in Vigo (ES)

Agence communautaire de contrôle des pêches

Momentanément à Bruxelles, ultérieurement à Vigo (ES)

Agenzia comunitaria per il controllo della pesca

Provvisoriamente a Bruxelles, in seguito a Vigo (ES)

Fisheries and maritime affairs

Pêche et affaires maritimes

Pesca e affari marittimi

Nome dell’agenzia

Direzione generale

REACH

European Chemicals Agency

Agence européenne des produits chimiques

Agenzia europea delle sostanze chimiche

(ECHA)

Helsinki (FI)

Enterprise and Industry

Entreprises & Industrie

Imprese e industria

Environment

Environnement

Ambiente

Enterprise and Industry

Enterprises & Industrie

Imprese e industria

European Institute for Gender Equality

Institut européen pour l’égalité entre les hommes et les femmes

Istituto europeo per l’uguaglianza di genere

Vilnius (LT)

Employment, Social Affairs and Equal Opportunities

Emploi, affaires sociales et égalité des chances

Occupazione, affari sociali e pari opportunità

Fundamental Rights Agency

Agence des droits fondamentaux de l’Union européenne

Agenzia europea dei diritti fondamentali

Vienna (AT)

Justice, Freedom and Security

Justice, Liberté et Sécurité

Giustizia, libertà e sicurezza

European Institute for Security Studies

Institut d’études de sécurité de l’Union européenne

Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza

(ISS)

Parigi (FR)

Dépend du Conseil

Dipende dal Consiglio

European Union Satellite Centre

Centre satellitaire de l’Union européenne

Centro satellitare dell’Unione europea

(EUSC)

Torrejon de Ardoz (ES)

Dépend du Conseil

Dipende dal Consiglio

European Defence Agency

Agence européenne de défense

Agenzia europea per la difesa

(EDA)

Bruxelles (BE)

Dépend du Conseil

Dipende dal Consiglio

European Police Office

Office européen de police

Ufficio europeo di polizia

(EUROPOL)

L’Aia (NL)

Justice, Freedom and Security

Justice, Liberté et Sécurité

Giustizia, libertà e sicurezza

European Judicial Co-operation Unit

Unité européenne de coopération judiciaire

Unità di cooperazione giudiziaria dellUnione europea

(EUROJUST)

L’Aia (NL)

Justice, Freedom and Security

Justice, Liberté et Sécurité

Giustizia, libertà e sicurezza

European Police College

Collège européen de police

Accademia europea di polizia

(CEPOL)

Bramshill (UK)

Justice, Freedom and Security

Justice, Liberté et Sécurité

Giustizia, libertà e sicurezza

 

Interrogazione n. 86 dell’on. Georgios Toussas (H-0675/07)
 Oggetto: Gestione ladronesca di riserve di fondi previdenziali da parte di gruppi finanziari
 

Il riacquisto da parte della "JP Morgan" di obbligazioni strutturate del governo greco per un valore di 280 milioni di euro dai fondi previdenziali TEADY, TSEYP, TEAYFE e TEAPOKA, e il rimborso con gli interessi delle somme versate per il secondo semestre da parte della stessa e di quelle versate per il primo con denaro dei contribuenti, rivelano le gravi responsabilità di questa banca americana per la gestione delle riserve dei fondi previdenziali. Questa ammissione della gestione ladronesca da parte di organismi finanziari dei fondi previdenziali mostra i pericoli che questi fondi corrono quando tali riserve pervengono nelle mani di privati a fini di profitto.

Come valuta la Commissione la procedura di compravendita delle obbligazioni strutturate dello Stato greco che sono finite nella loro totalità in fondi previdenziali con procedure chiaramente illegali? Quali ritiene essere le responsabilità della banca americana? E in che modo può assicurare che le riserve dei fondi previdenziali non siano sacrificate sull’altare del profitto di enti finanziari monopolistici bensì utilizzate a beneficio dei lavoratori?

 
  
 

La Commissione non svolge alcun ruolo di supervisione generale sul funzionamento dei fondi previdenziali negli Stati membri. Poiché è ovvio che l’informazione fornita riguarda fondi previdenziali che amministrano regimi pensionistici obbligatori (in contrapposizione a regimi integrativi di pensione), essa non denota violazioni di norme comunitarie, quali ad esempio la direttiva 2003/41 relativa alle attività e alla supervisione di enti pensionistici aziendali o professionali. Pertanto, il caso in questione non rientra nella sfera di competenza della Commissione.

 
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