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Procedura : 2007/2002(INI)
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Ciclo del documento : A6-0375/2007

Testi presentati :

A6-0375/2007

Discussioni :

PV 24/10/2007 - 13
CRE 24/10/2007 - 13

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PV 25/10/2007 - 7.12
CRE 25/10/2007 - 7.12
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P6_TA(2007)0483

Discussioni
Mercoledì 24 ottobre 2007 - Strasburgo Edizione GU

13. Situazione attuale delle relazioni UE-Africa (discussione)
PV
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Martens, a nome della commissione per lo sviluppo, sulla situazione attuale delle relazioni UE-Africa [2007/2002(ΙΝΙ)] (Α6-0375/2007).

 
  
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  Maria Martens, relatrice. (NL) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, stiamo discutendo la relazione sulla situazione attuale delle relazioni UE-Africa. Questo documento stabilisce una visione comune da parte di Africa ed Europa sulla cooperazione futura nell’ottica di promuovere lo sviluppo africano e combattere la povertà. La strategia deve equivalere a un qualcosa in più che difendere solo la politica attuale. Si tratta di una visione, fondata su valori e principi condivisi, su rispetto reciproco, designato al benessere delle persone.

Africa ed Europa hanno una lunga storia comune, ma le relazioni tra loro sono davvero cambiate: non possono più essere a senso unico. Ora si tratta di un partenariato tra pari per affrontare problemi che colpiscono entrambi i continenti, quali sicurezza, commercio, immigrazione e cambiamenti climatici.

L’Unione europea ha elaborato una strategia europea per l’Africa nel 2005. Sono stata relatrice anche in quella occasione. A nostro parere, tale strategia presentava due importanti difetti. Era una strategia troppo a favore dell’Africa, ma senza renderla partecipe, e il Parlamento e la società civile non sono stati coinvolti a sufficienza nell’elaborazione di tale strategia. Sono soddisfatta che adesso stiamo parlando di una strategia comune UE-Africa e che, stavolta, il Parlamento e la società civili saranno resi maggiormente partecipi.

Signora Presidente, questa strategia dovrebbe fornirci la struttura e la direzione per un’azione congiunta nel futuro. La lotta contro la povertà e gli obiettivi di sviluppo del Millennio devono continuare a occupare la scena principale. Anche se i dati più recenti relativi agli OSM consentono un certo livello di ottimismo, nell’Africa subsahariana il 41,1 per cento delle persone vive tuttora con 1 dollaro al giorno. Questa situazione non può migliorare esclusivamente con gli aiuti allo sviluppo, è altresì necessario favorire la crescita economica.

Gli accordi di partenariato economico negoziati attualmente potrebbero essere un valido strumento a questo scopo, purché, e sottolineo quest’aspetto, dispongano di uno sviluppo sostenibile e rappresentino più di semplici accordi commerciali europei. Vorrei che il Commissario trattasse la situazione relativa al possibile rinvio della scadenza del 1° gennaio 2008.

Signora Presidente, sono i governi africani, naturalmente, ad essere soprattutto responsabili dello sviluppo nei loro paesi. Sono diventati più indipendenti, a livello politico ed economico. Lo sviluppo africano è in pieno fervore, non da ultimo mediante la comparsa sulla scena di nuove istituzioni, quali il NEPAD (Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa) e il Meccanismo africano di valutazione inter pares. Per molto tempo l’Europa è stata la sola ed esclusiva partner di un sostegno finanziario e politico. Altri paesi stanno iniziando a esercitare la propria influenza in e sull’Africa in un modo molto accentuato: consideriamo la Cina, ad esempio. Non possiamo più dare per scontato il nostro rapporto con l’Africa.

Signora Presidente, la relazione evidenzia tre ambiti politici prioritari: pace e sicurezza, buon governo, e crescita economica e investimenti sulle persone. Per quanto riguarda gli ambiti politici europei, il testo richiama l’attenzione sull’importanza di maggiore coerenza tra le attività di sviluppo da un lato e altre aree politiche dall’altro, quali commercio, agricoltura e immigrazione. Solo se l’Europa potesse fare un uso più coerente e coordinato in modo migliore del suo sostegno e perfezionare la propria contabilità finanziaria, la politica di sviluppo dell’Unione europea sarebbe in grado di diventare più efficace ed efficiente.

Pace e sicurezza costituiscono un grave problema in Africa. La relazione pone l’accento sull’importanza di un approccio integrato per affrontare situazioni di conflitto. La priorità principale in questo settore dovrebbe essere la nostra responsabilità nel proteggere le persone e contribuire a prevenire e risolvere i conflitti, nonché la ricostruzione. Ovviamente buon governo, Stato di diritto funzionante e democrazia stabile sono condizioni per stabilità e sviluppo. E’ estremamente importante un’elaborazione di capacità in quest’ambito. Appoggiamo le ambizioni della Commissione in questo settore.

Signora Presidente, il secondo Vertice UE-Africa si svolgerà a Lisbona nel mese di dicembre dopo sette anni. La strategia comune UE-Africa e il piano d’azione saranno decisi in questa occasione. C’è molto in ballo ed è nel nostro interesse che questo vertice sia un successo. Inoltre, benché la situazione in Zimbabwe sia fonte di grande preoccupazione, dovremmo ricordarci che si tratta di un Vertice UE-Africa e non UE-Zimbabwe, e che si tratta di un approccio incentrato sulle persone e non di un partenariato incentrato su un presidente.

E’ positivo che il Parlamento europeo e il Parlamento panafricano al vertice avranno la possibilità di esprimere chiaramente l’opinione parlamentare sulla strategia comune. Le delegazioni del Parlamento paneuropeo e il nostro Parlamento si sono incontrati la scorsa settimana per preparare una dichiarazione congiunta. Spero che i nostri Presidenti saranno in grado di presentarla ai capi di governo durante il vertice.

Signora Presidente, ovviamente ci sarebbe molto da aggiungere, ma il tempo a mia disposizione è terminato e, pertanto, lascerò la parola, ma non senza ringraziare innanzi tutto i miei colleghi e la Commissione per una cooperazione molto proficua.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. −(PT) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, signora relatrice, l’Europa, l’Africa e il mondo sono cambiati molto negli ultimi dieci anni. Ora l’Europa è un blocco di 27 Stati membri che talvolta uniscono priorità di politica estera e approcci diversi. Anche se non è opportuno affermare che il continente africano sia stato trascurato, considerato il volume di aiuti pubblici allo sviluppo che l’Europa mette a disposizione di questo continente, possiamo, tuttavia, parlare di un vuoto strategico nelle relazioni tra Europa e Africa. Negli ultimi anni le conseguenze negative di tale vuoto sono diventate più evidenti. L’Unione europea e gli Stati membri ora riconoscono la necessità di condurre le relazioni con l’Africa a un nuovo livello, con il secondo Vertice UE-Africa che rappresenta il momento giusto per dare chiaramente voce a questo desiderio.

Ci sono numerose ragioni che giustificano questo nuovo riconoscimento dell’importanza delle relazioni tra Unione europea e Africa: la percezione diffusa che tutte le sfide globali come pace e sicurezza o il commercio internazionale richiedono azioni di concerto da parte della comunità internazionale, dimostrando pertanto la comparsa di nuove forme di cooperazione; la ricerca di soluzioni a problemi che colpiscono Europa e Africa, in particolare gli effetti dei cambiamenti climatici; la gestione delle risorse energetiche o i flussi migratori; il desiderio da parte dell’Africa di affrontare insieme problemi comuni, e la necessità di adattarsi a specifici cambiamenti geopolitici nel quadro internazionale.

Questa nuova relazione tra l’UE e l’Africa è indicata nei documenti che speriamo saranno adottati nel corso del vertice di dicembre: la strategia comune UE-Africa, il suo primo piano d’azione e, ci auguriamo, la dichiarazione di Lisbona. Tali documenti riflettono la natura specifica delle relazioni tra Europa e Africa. Hanno stabilito un approccio che, da un lato, favorisce canali multilaterali e, dall’altro, mira a trattare i diversi aspetti delle nostre relazioni in maniera più integrata. Tale approccio costituisce la differenza a cui l’UE può aspirare, in particolare in confronto ad altri attori internazionali. Il riconoscimento dell’Africa come partner strategico mondiale si riflette anche nel metodo utilizzato per preparare sia il vertice, sia i documenti da adottare. Se la strategia UE-Africa del 2005 rappresenta un documento europeo che vincola soltanto l’Unione, la nuova strategia, per la prima volta una strategia comune, e il piano d’azione sono il risultato di un’attività congiunta con i nostri partner africani.

Dall’inizio i documenti del vertice sono stati elaborati da un gruppo comune di esperti e speriamo saranno approvati in occasione di una riunione della troika ministeriale UE-Africa che si svolgerà il 31 ottobre, in un processo che ha coinvolto inoltre attori non governativi e società civili, sia africani, sia europei. La strategia comune e il primo piano d’azione sono quindi i risultati di un lavoro congiunto. Di conseguenza, la loro attuale formulazione riflette e risponde a numerose preoccupazioni e suggerimenti contenuti nella relazione dell’onorevole Martens, un testo che è chiaramente molto completo ed esaustivo.

I partenariati tra l’Unione europea e l’Africa individuati nella strategia comune e nel progetto di piano d’azione devono includere materia d’interesse comune. I loro criteri fondamentali devono costituire un valore aggiunto alla cooperazione e al dialogo politico che esistono attualmente e, a nostro parere, garantire un impatto positivo sulle vite quotidiane dei cittadini europei e africani. I partenariati che vogliamo costruire cercheranno anche di assicurare un equilibrio tra gli impegni presi da entrambe le parti, che modificheranno la logica unilaterale e basata sull’assistenza delle relazioni tra l’UE e i paesi ACP (di Africa, Caraibi e Pacifico).

L’esperienza ha inoltre dimostrato che gli impegni politici richiedono meccanismi di attuazione e controllo, in modo da tradursi in qualcosa di più di semplici buone intenzioni. Tra i vertici, in parallelo agli incontri regolari tra le due commissioni e la troika ministeriale, ora esiste la possibilità di riunioni ministeriali settoriali complementari ove appropriato. Tuttavia, un reale cambiamento nelle relazioni tra UE e Africa può avvenire soltanto se il processo è intrapreso in modo efficace anche da diversi altri attori.

A questo proposito, abbiamo intenzione di istituire gruppi informali comuni di esperti per l’attuazione di ciascun partenariato. Questi ultimi saranno aperti alla partecipazione di un grande numero di parti interessate: parlamenti europei e africani, autorità locali, società civile europea e africana, organizzazioni africane subregionali, istituti di ricerca, organizzazioni ed enti specializzati internazionali e settore privato. Nel contempo, saranno ampliati la cooperazione e il dialogo tra il Parlamento panafricano e quest’Aula e tali istituzioni agiranno anche in qualità di canali per l’attuazione della strategia comune e del piano d’azione.

Benché tali profonde modifiche non possano verificarsi immediatamente, ci troviamo a un bivio per un cambiamento nelle relazioni tra i due continenti. La sfida cui ci troviamo di fronte è godere del pieno vantaggio di questa opportunità, iniziando ad attuare questa nuova visione strategica a favore del dialogo tra UE e Africa. Tenendo presente tale obiettivo, abbiamo intenzione di svolgere, con la fiducia e la consapevolezza che quel che stiamo facendo è la cosa giusta, il prossimo Vertice UE-Africa a Lisbona nel mese di dicembre.

 
  
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  Louis Michel, Membro della Commissione. – (FR) Signora Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzi tutto congratularmi e ringraziare l’onorevole Martens per la sua eccellente relazione, che solleva diverse questioni e offre alcune utili iniziative, e che certamente ci fornisce una fonte d’ispirazione per quanto riguarda il contributo del Parlamento a ciò che di fatto è un tema estremamente importante e che richiede un nuovo approccio nel settore delle relazioni UE-Africa.

Com’è noto, il 2007 sarà un anno speciale per il futuro delle relazioni tra Europa e Africa. Cinque anni dopo la relazione sul vertice di Lisbona del 2003, e non meno di sette anni dopo il primo Vertice Africa-Europa svoltosi a Il Cairo nel 2000, mi pare occorra con urgenza ridefinire queste relazione su una nuova base. L’Africa è cambiata profondamente negli ultimi anni e ha acquisito una struttura istituzionale continentale che assomiglia alla nostra sotto molti punti di vista. La nuova istituzione, che è l’Unione africana, ha ora bisogno di essere rafforzata e consolidata. Questa istituzione ha sviluppato ambiziose politiche continentali in ambiti fondamentali quali lo sviluppo socioeconomico, pace e sicurezza, e in effetti anche buon governo, e tutti questi elementi meritano ovviamente il nostro sostegno e riconoscimento.

L’Africa ha ora assunto innegabilmente una dimensione internazionale. In questo caso, penso alla diversa natura delle sue relazioni con la comunità internazionale, come menzionato dall’onorevole Martens, e al nuovo ruolo che riveste la Cina, ad esempio, e la sua influenza sui progetti d’investimento in questo continente. Penso inoltre, naturalmente, alle sfide globali che l’Africa, come tutti gli altri attori mondiali, deve affrontare, vale a dire cambiamenti climatici, approvvigionamento di energia, riforma delle istituzioni multilaterali, il rischio di pandemie, emigrazione e così via, ed è evidente che l’Africa debba farsi sentire, far pesare la sua influenza e, soprattutto, far valere i propri diritti, poiché, dopotutto, queste sfide globali che ho appena elencato sono anche le nostre. Tutte queste sfide e problemi sono comuni anche a noi e, per di più, servono a evidenziare l’interdipendenza che esiste tra Europa e Africa, dato che condividiamo lo stesso destino.

Una strategia comune di natura maggiormente politica può fare la differenza per l’Africa e in effetti anche per l’Europa, e occorre dirlo al resto del mondo. Quindi i due continenti hanno urgentemente bisogno di stabilire un nuovo quadro e acquisire una nuova serie di strumenti al fine di innalzare il dialogo UE-UA a un livello più elevato. La strategia comune UE-Africa che abbiamo elaborato negli ultimi mesi con i nostri partner africani dovrebbe fornire questo quadro. Tuttavia, ciò non significa voltare le spalle al nostro tradizionale rapporto di solidarietà. Invece, occorre compiere un salto qualitativo che accompagnerà le relazioni UE-Africa in una nuova era, che unirà due partner dotati di pari diritti e responsabilità.

Sono queste le preoccupazioni ben documentate nella relazione e posso soltanto appoggiare le nuove idee significative che il Parlamento ha presentato per verificare e sostenere l’attuazione di questa strategia e dei piani d’azione che seguiranno. A questo proposito, considero decisiva l’istituzione di una delegazione comune PE/PPA (Parlamento panafricano) per portare a termine la struttura istituzionale che dovremo realizzare. A quest’aspetto vorrei aggiungere gli incontri regolari che si svolgeranno tra i Presidenti di queste due istituzioni, insieme all’organizzazione congiunta di udienze e la preparazione, sempre su una base comune, di relazioni politiche che descrivano i progressi ottenuti. Tutto ciò sarà essenziale per mantenere lo slancio del processo e offrire il vigore politico che occorre affinché abbia successo.

Siamo consapevoli che tale approccio richiede inoltre che l’Unione africana stabilisca istituzioni solide e stabili, organismi che saranno in grado di agire e interagire con i nostri. E’ chiaramente tenendo presente quest’aspetto che dovremmo continuare a sostenere l’Unione africana mentre trasforma e rafforza le sue istituzioni. In quanto precoce conferma di tale impegno, sono lieto di poter annunciare che il primo piano d’azione presentato dal Parlamento panafricano sarà sovvenzionato con una cifra pari a 275 000 euro dal programma istituzionale di sostegno, che è attualmente finanziato dal nono Fondo europeo dello sviluppo. Si trattava di una delle particolari preoccupazioni espresse dal Presidente Borrell.

Spero che questo finanziamento iniziale consentirà al Parlamento panafricano di partecipare pienamente all’iniziativa intrapresa verso l’organizzazione di un evento parlamentare congiunto prima del vertice di dicembre a Lisbona, per poter presentare i risultati del nostro lavoro ai capi di Stato nel corso del vertice.

Infine, come ho affermato in numerose occasioni, il coinvolgimento e l’impegno dei cittadini dei nostri due continenti e delle assemblee elette che li rappresentano, costituiscono un fattore essenziale per il successo di un processo efficace di dialogo e cooperazione tra Europa e Africa. Probabilmente talvolta tendiamo a dimenticarcene, ma stiamo parlando del destino comune di 1,5 miliardi di esseri umani e sono loro gli attori più importanti nel partenariato che ora stiamo istituendo.

Onorevole Martens, sono pienamente d’accordo con la necessità di coordinamento; perciò, abbiamo proposto un codice di condotta, che dovrebbe fornire una migliore divisione del lavoro tra i diversi donatori, il che significa maggiore armonia. Ritengo siamo stati coerenti a questo proposito poiché, come sapete, nel decimo Fondo europeo dello sviluppo abbiamo fornito una dotazione finanziaria speciale per la governance, che rappresenta uno degli aspetti, e chiaramente uno molto importante a questo punto, del dialogo politico che abbiamo intenzione di stabilire con i nostri partner africani. Per quanto riguarda gli APE (Accordi di partenariato economico), non ho dubbi che dovremo rispondere a domande in merito dopo i vostri interventi. Serberò pertanto la mia replica per gli interventi, in modo da non dire troppo adesso e quindi impiegare troppo tempo.

Il mio ultimo riferimento è a un fattore che ha evidenziato anche il Presidente in carica del Consiglio: nessuno nega l’importanza del Vertice UE-Africa. E’ giunta l’ora di svolgere questo incontro poiché adesso è il momento opportuno, è il momento di un cambiamento negli obiettivi. Sotto certi aspetti, è ora di un cambiamento nella natura delle relazioni tra i nostri due continenti. Occorre lasciarci alle spalle il rapporto tradizionale, potremmo definirlo banale, questo partenariato arcaico, nel verso senso della parola, di beneficiario e donatore, o donatore e beneficiario, e passare a un’associazione maggiormente politica che coinvolge due partner con pari diritti e responsabilità. A mio parere, ciò è chiaramente molto più importante. Pertanto è giunto il momento giusto, e sono sicuro che ritornerò su alcuni di questi punti quando avrete avuto la possibilità di pormi domande di natura più specifica.

 
  
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  Michel Rocard, relatore per parere della commissione per gli affari esteri. – (FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica, signor Commissario, onorevoli colleghi, la commissione per gli affari esteri, che rappresento in quanto relatore per parere, è favorevole a tutti questi sforzi. E’ preoccupata per l’Africa e approva tutto ciò che è stato asserito. Vorrebbe soltanto sapere se siamo davvero abbastanza risoluti per l’incarico.

L’aspetto che non possiamo mettere per iscritto, anche se la nostra relazione lo lascia intendere ed effettivamente posso affermarlo, è che quando si tratta di Africa esiste molto politicamente corretto e molta asfissiante ipocrisia di cui dobbiamo liberarci prima di poter realizzare veramente i nostri obiettivi. Per quanto riguarda consentire all’Africa di progredire permettendo l’accesso dei suoi prodotti ai nostri mercati, è necessario ricordare che circa quaranta paesi africani non hanno nulla da esportare. Tale motto è proprio disonesto. Nessun paese africano è autosufficiente nel settore dei generi alimentari: devono importare per mangiare, mentre le esportazioni da questo continente e dal Brasile stanno distruggendo l’agricoltura locale di sussistenza. Dobbiamo aiutare l’Africa a proteggersi. E’ questo il messaggio che abbiamo ribadito nella relazione.

La corruzione agisce certamente come un influsso distruttivo sull’Africa. Eppure si tratta di un problema endemico nei paesi estremamente poveri. Occorre quindi iniziare con i pesci grossi e incentrarsi su di loro. Ciò implica i soliti ben noti sospetti, anche se sono ministri, e politici impegnati con la corruzione. La corruzione su piccola scala svanirà soltanto con lo sviluppo economico. Non cominciamo ad accusarli delle stesse cose che facevamo noi alcuni secoli fa, poiché anche la nostra espansione e la nostra crescita erano basati sulla corruzione.

Infine, una dittatura non può diventare una democrazia nemmeno con il sostegno del commercio e degli aiuti esteri. Tuttavia, può trasformarsi in un dispotismo illuminato. Porre fine a torture e rapimenti, consentire la libertà di espressione e stabilire l’indipendenza dei tribunali e il loro controllo sulla polizia ha la priorità sulle elezioni pluraliste organizzate semplicemente per accontentare l’Occidente, mentre rapiscono le persone e uccidono giornalisti e candidati alle elezioni. Le condizioni che imponiamo dovrebbero tenere conto di tali fattori. C’è ancora molto da dire a questo proposito.

 
  
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  Filip Kaczmarek, a nome del gruppo PPE-DE. – (PL) Signora Presidente, signor Commissario, l’onorevole Martens ha preparato una relazione eccellente che è stata adottata all’unanimità dalla commissione per lo sviluppo. Per la prima volta l’Africa e l’Europa stanno lentamente iniziando a lavorare in partenariato e stabilendo un approccio comune all’evoluzione di democrazia, sostegno allo sviluppo e rafforzamento di pace e sicurezza sul continente africano. Condivido la speranza espressa dai rappresentanti del Consiglio e della Commissione che tale relazione si dimostrerà una valida fonte d’ispirazione verso il Vertice UE-Africa di Lisbona. Molte delle disposizioni di questo testo, e più in particolare la loro attuazione, saranno di importanza cruciale per lo sviluppo delle relazioni tra Europa e Africa. Sarà difficile compiere progressi nelle nostre relazioni reciproche senza perfezionare la coerenza di diverse politiche dell’Unione, quali il commercio, lo sviluppo, la tutela ambientale, l’agricoltura e l’immigrazione.

E’ inoltre importante onorare le decisioni e gli impegni presi in passato. Nel 2005 il Consiglio dell’Unione europea ha stabilito di assegnare almeno il 50 per cento in più di risorse allo sviluppo per i paesi africani. Nel mio paese, la Polonia, negli ultimi anni gli aiuti allo sviluppo sono aumentati in modo significativo. La difficoltà è che, lo scorso anno, appena l’1,4 per cento di tutti gli aiuti polacchi bilaterali è stato stanziato all’Africa subsahariana. Il fatto che certi Stati membri abbiano ritardato a ratificare l’accordo modificato di Cotonou e l’accordo interno relativo al 10° Fondo europeo dello sviluppo è altresì fonte di preoccupazione. Attualmente, solo metà degli Stati membri dell’Unione ha ratificato l’accordo di partenariato con i paesi ACP (di Africa, Caraibi e Pacifico) che entrerà in vigore il 1° gennaio 2008.

Se non si verificherà una ratifica completa, sarà molto difficile portare avanti i programmi africani e i progetti per il sostegno all’Africa rimarranno sulla carta. Invito quindi i deputati di quest’Aula a insistere con i loro parlamenti e governi nazionali al fine di garantire la ratifica dell’accordo di Cotonou.

 
  
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  Alain Hutchinson, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica, signor Commissario, il gruppo socialista del Parlamento europeo ha sempre sostenuto con forza il principio che le persone direttamente influenzate dovrebbero disporre del controllo sulle strategie dello sviluppo, poiché ciò significa che le loro priorità sono veramente tenute in considerazione.

In questa relazione abbiamo quindi evidenziato naturalmente che occorre coinvolgere i parlamenti nazionali e la società civile nella nuova strategia UE-Africa. Tale coinvolgimento era in larga misura assente dai preparativi attualmente in corso per questa nuova strategia, che cerca di schiudere una nuova forma di partenariato strategico. E’ necessario rimediare con urgenza a questa situazione. In questo quadro, accogliamo con favore l’iniziativa della Presidenza portoghese di invitare delegazioni dei parlamenti europei e panafricani a partecipare al vertice di dicembre a Lisbona. Speriamo non si tratti soltanto di un gesto simbolico.

Abbiamo anche insistito, e l’onorevole Martens lo ha appena menzionato, sul fatto che debba esserci una coerenza reale tra le diverse politiche europee. Ciò significa che le misure adottate in quanto parte delle nostre politiche in materia di commercio, agricoltura, pesca e immigrazione, ad esempio, hanno tenuto conto delle ripercussioni che potrebbero verificarsi per lo sviluppo nei paesi del sud e dell’Africa in particolare.

Abbiamo inoltre ricordato che l’Unione europea ha promesso di fare tutto ciò che è possibile per realizzare gli obiettivi di sviluppo del Millennio e intraprendere tutte le iniziative necessarie per sradicare la povertà. Tenendo presente ciò, stiamo insistendo sul fatto che la nuova strategia UE-Africa dovrebbe indicare chiaramente i suoi impegni e specificare le misure concrete volte a garantire che siano mantenute per quanto riguarda l’Africa.

La nostra posizione in merito agli accordi di partenariato economico è piuttosto chiara: non siamo affatto contrari, a livello ideologico o a qualsiasi altro livello, alla firma di accordi che sanciscano i termini di un partenariato che sarebbe vantaggioso per gli europei e per i popoli dei paesi ACP (di Africa, Caraibi e Pacifico). Tuttavia, ci opponiamo in maniera risoluta a qualsiasi accordo che, una volta siglato, metta i popoli africani, in particolare, in una posizione che sia meno favorevole di quella che conoscono oggi. E’ questo l’obiettivo dell’emendamento che abbiamo presentato.

Infine, vorrei porre l’accento sul fatto che, attualmente, non conosciamo ancora la dichiarazione da presentare al prossimo vertice di Lisbona. Ci avete informato che il documento in questione è stato elaborato. Dobbiamo pertanto prestare la massima attenzione alla maniera in cui si terrà conto delle raccomandazioni espresse nella nostra relazione e dovremmo naturalmente riservarci il diritto di reagire di conseguenza non appena il testo sarà reso noto.

 
  
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  Johan Van Hecke, a nome del gruppo ALDE. (NL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la relazione di Maria Martens contiene alcune interessanti raccomandazioni, anche se devo ammettere che il mio gruppo ha qualche problema con la connotazione piuttosto negativa e la mancanza, nella relazione, di una visione chiara e coerente per il futuro.

Sette anni dopo il primo vertice del Cairo, la Presidenza portoghese, insieme alla Commissione, sta cercando di elaborare una nuova strategia UE-Africa in un tentativo, credo davvero, onesto di liberarci del vecchio modello di donatori e beneficiati.Il fatto che questo vertice si svolga è estremamente importante, e non solo per ragioni negative, non solo a causa di un’ansiosa reazione alla crescente influenza della Cina.

Al contrario, la crescente realizzazione da entrambe le parti che Europa e Africa non siano più partner preferenziali esclusive a vicenda crea un’opportunità unica di sviluppare una relazione del tutto nuova e più equilibrata. A prima vista, l’acqua presente tra Europa e Africa non sembra così profonda. Per l’Africa è essenziale che ogni nuovo rapporto debba prendere le distanze dalla tradizionale dipendenza dagli aiuti e dalla cultura di carità e condizionalità. Stanno aumentando le richieste di maggiore industrializzazione e sviluppo del settore privato, e più investimenti nell’economia della conoscenza.

Per fortuna in Africa sta crescendo la consapevolezza che le persone devono essere in primo luogo responsabili della soluzione dei loro problemi. L’Europa ora dovrebbe chiarire in che modo sosterrà questi promettenti sviluppi, senza cadere nella trappola di paternalismo e ingerenza. Qualsiasi futuro partenariato tra l’UE e l’Africa dovrà inevitabilmente essere fondato sul principio di responsabilità reciproca. A questo proposito, una piena abolizione dei sussidi agricoli potrebbe, più di ogni altro intervento, rafforzare la credibilità dell’UE tra i suoi amici africani.

 
  
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  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare il Presidente in carica e il Commissario per il loro intervento, ma soprattutto la nostra relatrice, l’onorevole Martens, per il suo lavoro relativo alla questione, poiché la realtà è che ci stiamo occupando di un nuovo partenariato, una nuova intesa tra Unione europea e Africa. Mi congratulo con il Consiglio per essersi esposto con il Vertice UE-Africa di dicembre e mi auguro che non si basi sul fatto che una persona partecipi o meno al vertice.

C’è troppo in ballo da decidere per quanto riguarda le relazioni tra Europa e Africa per chiedersi se Robert Mugabe sarà presente o meno. Tutti conosciamo e critichiamo le azioni di Robert Mugabe in Zimbabwe. Tutti difendiamo i diritti delle istituzioni e dei movimenti democratici in questo paese ed esigiamo la tutela di tali diritti di democrazia, ma ciò non dovrebbe ostacolare lo sviluppo e il lavoro appropriato che deve proseguire tra l’Unione europea e l’Africa nel loro complesso.

Le questioni riguardanti governance, aiuti allo sviluppo e, in particolare, il libero scambio sono estremamente importanti per gli sviluppi dell’Africa. Quando parliamo di sviluppo, l’Unione europea è il maggior donatore di aiuti del mondo. L’Irlanda, il mio paese, è il sesto maggior donatore pro capite di aiuti del mondo. Tuttavia, non si dovrebbe trattare di offrire aiuti per ottenere qualcosa in cambio, ma di concedere alle persone la libertà di essere indipendente, di commerciare senza difficoltà, di creare infrastrutture in materia di istruzione e salute al fine di garantire che non contino o non siano più dipendenti dagli aiuti in futuro.

Esistono problemi relativi al coinvolgimento della Cina poiché questo paese non attribuisce lo stesso valore a governance, assenza di corruzione, apertura e trasparenza dell’Europa. Dovremmo renderci conto dell’influenza che la Cina possiede in questo mondo in via di sviluppo. Signora Presidente, la ringrazio per avermi concesso la parola.

 
  
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  Marie-Hélène Aubert, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signora Presidente, malgrado le intenzioni espresse, non possiamo affermare che siano stati veramente introdotti nuovi elementi nelle discussioni avvenute negli ultimi mesi in merito al partenariato tra l’Unione europea e l’Africa. Naturalmente pace e Stato di diritto devono essere priorità assolute; ora l’UE riveste un ruolo crescente a questo proposito e ciò è alquanto positivo. Dobbiamo inoltre garantire che il sostegno fornito per l’organizzazione delle elezioni, ad esempio, sia soggetto ad attenzione e controllo effettivi in modo che le comunità interessate percepiscano i vantaggi pratici che la democrazia è in grado di fornire alle loro vite quotidiane.

Per quanto riguarda le altre misure, vorrei dire che nel complesso le proposte dell’Unione europea sono abbastanza tipiche, promuovendo buon governo e libero scambio, valorizzando lo sviluppo economico e la fornitura di assistenza sanitaria. Tuttavia, se esistono questioni scottanti da risolvere, tali strategie UE-Africa, a nostro parere, non riescono a trattare due problemi fondamentali. Primo, la sicurezza alimentare, da considerarsi nel quadro dei prezzi in rialzo per i generi alimentari di base, in particolare i cereali, e l’aumento dei biocarburanti, insieme alla necessità di proteggere e sviluppare l’agricoltura, benché il prossimo Fondo europeo dello sviluppo, come la maggior parte dei governi africani, abbia assegnato a questo scopo solo una piccola percentuale del proprio bilancio. Anche la Banca mondiale ha di recente sottolineato che fosse necessario ripensare questo settore, e sta intervenendo. La questione dell’approvvigionamento alimentare ora è diventata assolutamente cruciale, come il futuro dei piccoli agricoltori che sono troppo spesso trascurati dalle politiche in materia di aiuti allo sviluppo.

Il secondo aspetto fondamentale è che l’Africa, com’è noto, è un’immensa riserva di risorse naturali di cui gli africani, purtroppo, non sono in grado di approfittare, anche se il prezzo di tali beni è salito in modo spropositato. Tutte le principali potenze economiche, insieme alle nazioni emergenti come la Cina, si stanno affrettando per ottenere tali risorse che stanno diventando sempre più rare. La recente corsa all’oro, questa brama di materiali, sta ora avendo ripercussioni sociali e ambientali estremamente brutali e continuando ad alimentare guerre e corruzione.

Alla luce di tutto ciò, l’Unione europea si sta esprimendo in toni teorici, persino angelici, mentre è sempre impegnata nello sfruttamento delle risorse naturali africane. Allora come razionalizzare, gestire e condividere l’accesso a tali riserve in modo che le comunità interessate ne traggano veramente profitto senza assistere alla devastazione del loro ambiente? Si tratta di una domanda importante, che la strategia UE-Africa ha bisogno di considerare più seriamente, poiché ci sarà posta in ogni caso, considerata la velocità degli eventi in questo settore.

 
  
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  Luisa Morgantini, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, grazie a Martens, soprattutto per il modo in cui abbiamo lavorato insieme nella commissione, per l’attenzione e anche le contraddizioni che sono emerse, le differenze tra di noi, ma credo che il risultato, a parte alcuni punti, è un risultato molto importante.

Dalla dichiarazione del 2000 del Cairo, le relazioni tra UE e Africa hanno percorso in realtà una lunga strada. Molte cose sono cambiate in Africa, in un continente pieno di diversità e attraversato da guerre, si è fatta strada con la formazione dell’Unione africana, la politica dell’unità nella diversità.

Il Parlamento panafricano ha adottato il motto “un’Africa, una voce”, i movimenti sociali in Africa sono vivi e chiedono le cose di cui Öger parlava adesso; sono vivi e si riuniscono in reti e la loro visibilità è stata molto chiara al Forum sociale di Nairobi ed è davvero cresciuta non la concezione di una politica europea per l’Africa, ma una politica africana ed europea concertata in partnership.

Gli incontri fra il parlamento africano e il Parlamento europeo, la presenza al summit di Lisbona mettono in pratica ciò che noi abbiamo nel documento detto che mancasse e cioè il ruolo del Parlamento. Lo pratichiamo, non soltanto lo rivendichiamo, e credo che sia estremamente importante anche l’aiuto e il contributo che Louis Michel ha dato a questo, e ovviamente anche alla Presidenza portoghese, ma le contraddizioni che noi abbiamo sono evidenti.

I pilastri della strategia sono importanti, ma dobbiamo farli camminare con politiche di coerenza e parlo della vendita delle armi, del commercio, quindi andiamo avanti su questa strada ben sapendo però che la strada è piena di contraddizioni.

 
  
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  Kathy Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signora Presidente, l’istruzione rappresenta il ponte dalla miseria alla speranza. Si tratta di uno strumento per la vita quotidiana nella società moderna, il baluardo contro la povertà e il fondamento dello sviluppo. Così Kofi Annan ha descritto la strategia negli obiettivi del Millennio, che sono simili a quelli della strategia europea dello sviluppo per l’Africa, che colloca l’istruzione accanto al commercio come fattori essenziali per lo sviluppo del continente.

Ciononostante, l’UE è decisa a unirsi a nazioni ricche come gli USA, l’Australia, il Canada e la Nuova Zelanda per esportare in maniera sistematica le persone qualificate ed istruite da Africa e Asia.

Il Commissario Frattini lo scorso mese ha annunciato che, per garantire che l’Europa ottenga “i migranti di cui necessita la sua economia”, nei prossimi 20 anni l’UE importerà 20 milioni di lavoratori qualificati da questi continenti mediante il sistema della carta blu, simile a alla carta verde americana. Anche se la regolare fornitura di lavoratori qualificati per colmare le lacune lasciate dalla nostra forza lavoro in fase di invecchiamento apporterà benefici, questo tipo di fuga di cervelli avrà effetti devastanti sui paesi poveri e sottosviluppati dell’Africa.

L’Europa è anche impegnata in pratiche di smembramento delle attività tra i poveri dell’Africa. I bambini sono il futuro dei nostri paesi, eppure i fondi europei dello sviluppo sono ripetutamente collegati a programmi di controllo della popolazione destinati a eliminare i futuri africani.

Il Libro verde dell’UE relativo alla demografia stabilisce chiaramente che, senza crescita della popolazione, non si verificherà sviluppo economico. Ora l’Africa è l’unico continente del mondo con un tasso di natalità superiore al ricambio. Se manteniamo i nostri obiettivi del Millennio e le nostre promesse, in questo secolo l’Africa emergerà come leader mondiale.

 
  
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  Koenraad Dillen, a nome del gruppo ITS. – (NL) Signora Presidente, nessuno può negare che questa relazione descriva nel dettaglio i numerosi problemi del continente africano, e le diverse sfide per il partenariato tra l’Unione europea e l’Africa. Tuttavia, anche se nutriamo la massima fiducia nelle competenze della relatrice nel settore della politica dello sviluppo, ritengo ancora che questo documento non riesca a prestare sufficiente attenzione alla causa fondamentale dei problemi dell’Africa e non fornisce risposte a sfide basilari.

E’ possibile che non sia politicamente corretto fare questa affermazione, ma si tratta della realtà. Al contrario di ciò che sostiene la relazione, l’Africa e l’Unione europea attualmente non condividono lo stesso modo di pensare in merito a maggiore democrazia, al buon governo e ai diritti umani. La causa principale della povertà, della fame, della mancanza di sicurezza e dei problemi socioeconomici che affliggono il continente, e che giustamente sono elencati nella relazione, di fatto è rappresentata dai regimi scellerati e corrotti che non compiono alcuno sforzo per rispettare buon governo, democrazia e diritti umani.

Nessuno, ad esempio, discute più del fatto che Robert Mugabe sia un criminale che ha messo il suo paese in ginocchio e che terrorizza i suoi abitanti. Tuttavia, che cosa dicono i paesi in via di sviluppo dell’Africa meridionale? Che le elezioni sono state condotte in maniera adeguata e che i paesi occidentali dovrebbero occuparsi dei loro affari. Dubito davvero delle promesse fatte da questi stessi leader in merito al buon governo.

Tale relazione guarda giustamente a pace e sicurezza. In Africa, con i suoi innumerevoli regimi antidemocratici, la spesa per armi, secondo Oxfam, supera sempre di gran lunga la grande somma degli aiuti allo sviluppo assegnata a questi paesi. Tutti questi problemi, quindi, si riconducono alla stessa causa.

Infine, devo dire che non concordo con la parte relativa all’immigrazione, poiché chiunque pensi che il concetto di migrazione circolare possa interrompere la fuga di cervelli dall’Africa e la pressione di questo fenomeno sull’Europa, temo stia deludendo se stesso a questo proposito.

 
  
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  Michael Gahler (PPE-DE) . – (DE) Signora Presidente, desidero ringraziare la nostra relatrice per la sua relazione solida ed esaustiva. In quest’Aula esiste un ampio consenso sui principi generali in merito. Il Vertice UE-Africa di dicembre a Lisbona non può giungere prima. Accolgo con favore il fatto che concorderemo una strategia congiunta.

La posizione del Parlamento europeo sul caso particolare del Presidente Mugabe è nota da anni. Tuttavia, questo signore non deve diventare uno scoglio da superare per un nuovo capitolo delle relazioni Europa-Africa. Ritengo ci siano abbastanza capi di governo europei con un messaggio chiaro e inequivocabile per questo signore. Perciò, occorre che sia presente e sopporti il messaggio che sarà trasmesso.

In quanto presidente della delegazione per le relazioni con il Parlamento panafricano, posso esprimere alcune richieste parlamentari specifiche per la futura cooperazione che abbiamo concordato la scorsa settimana a Midrand. I parlamenti africani tendevano a essere istituzioni trascurate. Sulla carta dispongono di un importante ruolo costituzionale, ma i loro governi e, in effetti, i donatori hanno la tendenza a non considerarli molto seriamente. Eppure, con risorse appropriate e dopo un’efficace e completa realizzazione delle capacità per i membri e il personale delle amministrazioni, delle commissioni e dei gruppi parlamentari, questi parlamenti hanno la possibilità di esercitare il loro reale ruolo di effettuare un adeguato controllo politico dell’esecutivo. L’irresistibile interesse di questo scenario è costituito dal fatto che avremmo pertanto esaminato con attenzione organismi a livello locale con legittimità democratica, e quando sorgono problemi, si accetteranno più probabilmente le loro critiche di quelle di donatori stranieri.

Invito quindi la Commissione a integrare la realizzazione delle capacità parlamentari in maniera mirata nei suoi programmi per i paesi, in modo che, nell’arco di pochi anni, potremo naturalmente osservare che le politiche africane sono diventate più sensibili, in pratica, alle esigenze dell’opinione pubblica, anche grazie al coinvolgimento dei parlamenti nazionali.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE) . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con il lavoro della collega Martens e con la volontà politica dell’UE e dell’Unione africana di costruire una strategia comune sui molteplici temi che interessano entrambe le comunità: dalla sicurezza all’ambiente, dall’emigrazione allo sviluppo e alla promozione dei diritti umani e della democrazia.

Perché questa strategia sia realmente efficace è importante che l’UE costruisca fin da subito questo partenariato, coinvolgendo realmente la società civile ed i parlamenti locali, e promuova azioni incisive e concrete per la difesa dei diritti umani e della libertà di espressione e di associazione e del principio di democrazia, perché lo sviluppo economico e sociale del continente africano possa essere davvero sostenibile e coinvolgere tutti gli strati della società africana.

Mi associo inoltre ad altri colleghi nel chiedere all’UE il massimo impegno nella realizzazione degli Obiettivi del millennio, nella lotta all’AIDS che sta decimando la popolazione attiva e nella formulazione di politiche europee realmente coerenti con lo spirito di cooperazione allo sviluppo, soprattutto nell’ambito del commercio internazionale.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE) . – (LT) Desidero congratularmi con l’onorevole Martens per la sua relazione sullo stato attuale delle relazioni UE-Africa e per le misure proposte volte a migliorare queste relazioni.

E’ vergognoso che l’Africa sia ancora il continente più povero del mondo. Nonostante gli aiuti internazionali concessi dall’UE e altri paesi, il livello di povertà non è stato ridotto, di fatto è aumentato. Occorre tuttora realizzare gli obiettivi del Millennio.

E’ ciò che sta avvenendo in Africa, il più ricco continente del mondo di risorse naturali. La ragione principale di tale condizione è che le materie prime sono esportate a prezzi minimi, mentre i costi elevati sono riservati ai prodotti finiti. La situazione potrebbe essere modificata mediante lo sviluppo dell’industria della lavorazione, piccole e medie imprese, l’introduzione di nuovi posti di lavoro e l’incoraggiamento della cooperazione regionale.

Non c’è dubbio che, come evidenziato nella relazione e costantemente da parte del Parlamento europeo, l’istruzione rimane uno dei fattori fondamentali nello sviluppo di un’economia africana indipendente.

Per quanto riguarda il futuro dell’Africa, vorrei menzionare i conflitti militari che continuano ad affliggere per anni di seguito alcune aree, come il Sudan. Da un lato, tale situazione implica insicurezza per gli investitori locali e stranieri. Dall’altro, alcuni paesi approfittano dei conflitti allo scopo di incrementare la produzione di materie prime a condizioni vantaggiose.

L’UE e la comunità internazionale dovrebbero impegnarsi maggiormente per risolvere i conflitti militari in Africa. Ciò stimolerebbe l’efficienza dell’attuazione del programma di cooperazione allo sviluppo.

 
  
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  Helmuth Markov (GUE/NGL) . – (DE) Signora Presidente, un elemento molto importante nella politica africana dello sviluppo è il commercio, e quest’ultimo, se impiegato in maniera adeguata, può ovviamente contribuire a ridurre la povertà e a migliorare l’assistenza sanitaria in Africa. Può favorire l’istruzione e l’eliminazione dell’analfabetismo. Tuttavia, non è in grado di agire nel modo previsto dalla Commissione.

Sono molto lieto che, sia grazie al fatto che è prevalso il buon senso, sia per l’intensa pressione esercitata dai paesi africani, da lunedì scorso la Commissione abbia assunto un approccio differente agli accordi di partenariato economico (APE). Di conseguenza, non esistono più richieste assurde di reciprocità nella liberalizzazione del mercato, né l’insistenza sull’inclusione delle questioni di Singapore. Ora è presente un accordo per affrontare i singoli argomenti in modo che ora i colloqui s’incentrino esclusivamente sui beni, mentre le altre questioni saranno trattate in seguito.

Qualora dovessimo proseguire il medesimo approccio con il ciclo di negoziati di Doha, allora forse potremmo ottenere alcuni successi anche in quest’ambito, poiché è il motivo per cui finora è ripetutamente fallito. E’ la ragione per cui l’OMC e il ciclo di negoziati di Doha non hanno avuto esito positivo, dal momento che la Commissione insiste sempre a inviare lo stesso messaggio, dicendo “occorre comprendere che vogliamo solo il meglio per voi, e se non lo capite, non raggiungeremo un accordo”.

Per fortuna, se consideriamo la relazione di questo Parlamento, che in questo caso si è dimostrato più abile della Commissione, che è stata elaborata dal mio collega, l’onorevole Sturdy, nel 2006, è evidente che il Commissario Mandelson avrebbe potuto riconoscere molto le esigenze a cui ora deve piegarsi, e probabilmente non saremmo giunti a questo punto.

Lei stesso è comparso di fronte a noi in sede di commissione e le abbiamo chiesto in merito in modo piuttosto specifico. Qual è stata la sua risposta? Ha affermato che il Commissario Mandelson sta svolgendo un ottimo lavoro! Francamente, anche il Consiglio ha la sua responsabilità al proposito, considerato che dovrà appoggiare l’accordo di partenariato al termine del processo. Potrebbe partecipare ai negoziati una volta ogni tanto, anziché ribadire semplicemente, “lasceremo che il Commissario proceda finché, alla fine, non giungerà a un risultato”. No, lei ha una responsabilità e, mio parere, quando si tratta di APE, non l’ha soddisfatta, almeno a giudicare dalle sue dichiarazioni alla nostra commissione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LUISA MORGANTINI
Vicepresidente

 
  
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  Robert Sturdy (PPE-DE) . (EN) Signora Presidente, sono piuttosto sorpreso di trovarmi sinceramente d’accordo con un collega dell’altra ala del Parlamento.

Mi congratulo con l’onorevole Martens per la sua relazione. In quest’Aula sono state spese numerose belle parole questo pomeriggio, ma hanno trascurato l’Africa. E’ accaduto nel passato e, come la relatrice in merito agli APE, mi auguro che questa Unione europea non lo faccia di nuovo.

Ieri, la Commissione ha pubblicato una comunicazione relativa agli APE, che finalmente ha ammesso l’impossibilità di portare a termine i negoziati entro la fine del 2007, come era stato progettato e riferito in precedenza nella mia relazione. Ma la Commissione continua a insistere che i paesi di Africa, Caraibi e Pacifico debbano impegnarsi a sottoscrivere appieno gli APE nel 2008 e che alcuni paesi della regione dovrebbero aderire agli APE, mentre altri no. E’ assolutamente ridicolo!

In questi colloqui ci sono troppi elementi poco chiari e incerti, con così poco tempo rimasto. La comunicazione è deliberatamente vaga e, comprendendo cosa rappresenta, mi preoccupa: non firmerei mai un accordo relativo a qualcosa che non capisco, eppure stiamo proprio chiedendo all’Africa di farlo.

Inoltre, queste nuove proposte di realizzare accordi subregionali all’interno delle regioni con i paesi africani che hanno intenzione di firmare, creerebbe una confusione di diversi accordi nei paesi confinanti.

L’idea che altri paesi e le regioni ACP debbano aderire in seguito comporterebbe la firma a un accordo che non hanno negoziato. In che modo si tratta di buona idea? Gli APE non dovrebbero implicare un’integrazione regionale?

Pertanto chi si sta concentrando su attuazione, sistemi di controllo e valutazioni d’impatto mentre le parti negoziali lottano per trovare un accordo su questi piccoli pacchetti? I paesi ACP non dovrebbero decidere tra accordi commerciali che potrebbero danneggiare i loro mercati locali/regionali o barriere che paralizzano i loro mercati d’esportazione. C’è ancora una scelta da compiere, ed espedienti politici dell’ultimo minuto da parte della Commissione non fanno nulla per ripristinare la fiducia in coloro che l’avevano persa.

 
  
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  Josep Borrell Fontelles (PSE) . (ES) Signora Presidente, signori Commissari, signor Ministro, questa discussione dovrebbe farci avanzare lungo il percorso verso Lisbona e il vertice, e dobbiamo ringraziare la Presidenza portoghese per aver concentrato la sua attenzione sulle relazioni tra Europa e Africa. Speriamo aiuti gli europei a comprendere, finalmente, che il loro destino è inestricabilmente connesso a quello dell’Africa, di riuscire a capire che lo sviluppo dell’Africa è una condizione per la nostra prosperità e che non saremo in grado di controllare i flussi migratori o disporre di un approvvigionamento energetico sicuro senza un solido partenariato con l’Africa.

Dobbiamo precisare che non si tratta di aiutare i poveri, me è nel nostro interesse. Dobbiamo anche rendere chiaro che talvolta gli africani ascoltano le nostre dichiarazioni con scarsa fiducia e le considerano retoriche poiché non abbiamo ancora superato il passato coloniale al fine di stabilire questo solido partenariato tra pari che tutti desideriamo, che annunciamo, ma che è tuttora lontano dalla realtà.

Il compito di modernizzare l’Africa è arduo. Gli africani hanno una grande responsabilità a questo proposito, ma lo stesso vale per noi. Senza di noi, il nostro aiuto e la nostra cooperazione, non usciranno dalla situazione descritta dalla relazione Martens, dal momento che non hanno bisogno solo di commercio, ma anche di sostegno e di relazioni che permettano loro di lasciarsi alle spalle il passato, per cui, chiaramente, siamo in parte responsabili.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE) . (SV) La ringrazio signora Presidente. In dicembre, dopo diversi anni, si svolgerà il primo vertice tra l’Unione africana e l’UE. Si tratta di un incontro importante per l’UE, che ha la grande responsabilità di sostenere lo sviluppo economico e democratico in Africa. La Presidenza portoghese merita un riconoscimento per tale iniziativa. L’UE deve diventare più attiva sul continente africano.

La cosa che mi preoccupa, a differenza di Brian Crowley, è che il dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe probabilmente parteciperà al vertice. Mugabe non è degno di sedere allo stesso tavolo negoziale dell’Unione europea. Il malgoverno e la corruzione di Mugabe stanno paralizzando l’intero paese. L’opposizione politica è perseguitata e rinchiusa in prigione, la libertà di parola non esiste, in un paese che una volta era considerato il granaio dell’Africa c’è carenza di cibo, e centinaia di migliaia di persone non possiede una casa. L’economia sta cadendo a pezzi, il tasso d’inflazione supera il 7 000 per cento, l’età media è la più bassa del mondo e il 25 per cento della popolazione è affetta da HIV. Signora Presidente, signor Commissario, Manuel Lobo Antunes, un metodo per dimostrare la nostra indignazione per la dittatura di Mugabe è che l’UE non accetti la sua presenza al vertice. Si deve porre fine al suo terribile dominio. Onorevoli deputati, le dittature necessitano di parole chiare. Grazie.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE) . (FI) Signora Presidente, signor Commissario, desidero ringraziare la relatrice, l’onorevole Martens, per questo importante documento. Da un lato, è una precisa indicazione per la Commissione che la dimensione parlamentare stavolta deve rivestire un ruolo nell’elaborazione della strategia comune UE-Africa. Il fatto che la Commissione abbia ignorato non solo la sua controparte, ma anche il Parlamento, mentre preparava la strategia europea per l’Africa nel 2005, purtroppo ha rappresentato un approccio comune per la Commissione. Dall’altro, la relazione, a suo favore, solleva alcune rilevanti questioni di contenuto che necessitano di una risposta, e il tipo di strategia da adottare.

Primo, la storia dimostra con evidenza che i diritti umani universali richiedono una tutela universale se occorre realizzarli. Per questa ragione, è essenziale che le priorità per la pace e la sicurezza nella strategia europea per l’Africa includano una visione che riconosca il concetto di responsabilità di proteggerli, e promuoverla. Abbiamo tale responsabilità, e anche quest’aspetto deve essere argomento di discussione nell’UE.

Secondo, come lodevolmente sottolinea la relazione, i cambiamenti climatici devono essere una delle massime priorità della strategia. L’acqua, la sua qualità e quantità sufficiente, insieme all’energia, diventerà un grave problema politico, e quindi l’Africa sarà la sua prima vera vittima. Ciononostante vorrei ricordare a tutti che i principali problemi ambientali dell’Africa attualmente sono rappresentati dall’erosione e dal pascolo intensivo. Ovviamente i cambiamenti climatici peggiorano la situazione. Inoltre, per l’UE l’Africa è un partner naturale nei contesti internazionali nella lotto contro i cambiamenti climatici.

Terzo, vorrei sottolineare l’importanza delle piccole imprese e dell’imprenditorialità locale come condizione di sviluppo economico sostenibile ed effettivo in Africa. Dovremmo garantire che l’azione intrapresa lo sostenga. Solo la stessa popolazione locale può far sì che l’Africa cammini sulle proprie gambe.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE) . – (PT) Devo congratularmi con l’onorevole Martens per questa importante relazione in un periodo in cui l’UE sta ridefinendo le sue relazioni con l’Africa, in gran parte a causa della comparsa della Cina in quanto attore sul continente. Tuttavia, le relazioni UE-Africa possono procedere soltanto se il duplice approccio di sviluppo e sicurezza è coerente, in particolare per quanto riguarda diritti umani, democrazia e buon governo.

Considerata l’importanza della strategia comune e del piano d’azione ad essa associato da adottare nel corso del Vertice UE-Africa, vorrei chiedere alla Presidenza portoghese di informare debitamente il Parlamento europeo dei progressi compiuti nella negoziazione di tali documenti e del loro contenuto. Ciò sarà utile per garantire che le misure stabilite nella strategia comune, e nel successivo piano d’azione, diventino una realtà, con il sostegno del Parlamento europeo e sotto il controllo dei diversi strumenti finanziari applicabili.

In quest’Aula, speriamo che la strategia comune e il piano d’azione riflettano gli impegni presi dall’Unione europea, concedendo dovuta priorità alla lotta contro la povertà e agli obiettivi di sviluppo del Millennio, in particolare all’accesso all’assistenza sanitaria di base e all’istruzione. Vogliamo che siano aggiunte misure comuni sul controllo del traffico di armi leggere e di piccolo calibro, che sono le vere armi di distruzione di massa in Africa, nonché provvedimenti per la promozione dell’indipendenza della donna e delle società civili in cui risiede la forza per il cambiamento, la pace e lo sviluppo di cui l’Africa ha disperatamente bisogno.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) L’Europa è solita avere una cattiva coscienza in merito all’Africa per le sue passate politiche coloniali. Oggi stiamo cercando di aiutare i paesi in via di sviluppo a entrare nel mondo globalizzato. Ragione per cui i riflettori, i relazione a questi paesi, si sono spostati sulle sfide globali. Oltre a malattie, fame e carenze di acqua potabile, tali questioni includono anche sicurezza, commercio, migrazioni, fuga di cervelli e cambiamenti climatici.

Accanto alla carità, il nostro compito è sorvegliare il processo decisionale responsabile basato su principi democratici da parte delle istituzioni africane. In quest’ottica, considero azzardata la strategia per lo sviluppo del Commissario Mandelson poiché s’incentra esclusivamente sulle relazioni commerciali nel Pacifico.

Onorevoli colleghi, dobbiamo insistere sul fatto che la Commissione incrementi la realizzazione delle capacità nell’ambito dell’agenda in materia di diritti umani. Senza di essa, la democrazia in Africa o in qualsiasi altro posto nel mondo non ha nessuna possibilità. La cosa che mi preoccupa è quanto l’ex ideologia comunista dei blocchi sia profondamente radicata in Africa. E’ altresì allarmante la crescente influenza del modello totalitario cinese di mercato, che insidia le materie prime africane e sottrae lavoro agli africani.

Vorrei congratularmi con la relatrice, l’onorevole Martens, per la definizione completa ed equilibrata della nuova strategia come stabilita nella sua eccellente relazione. Tuttavia, dobbiamo considerare anche il suo quadro finanziario e imparare a consultare i risultati degli indicatori appropriati.

Mi sembra inoltre che la Commissione non divulghi a sufficienza ai cittadini europei l’importanza della collaborazione dell’UE con il suo vicino più prossimo dell’Africa. Spero che il vertice di dicembre a Lisbona adotterà, anche in base a tale documento, una nuova visione delle relazioni radicata nell’agenda in materia di diritti umani.

Vorrei concludere affermando che il vertice sarà fondamentale per una svolta nelle relazioni UE-Africa, quindi non approvo il fatto che la Repubblica ceca e il Regno Unito abbiano intenzione di bloccare questo vertice panafricano a causa della partecipazione del dittatore dello Zimbabwe. Detto ciò, la sua presenza dovrebbe essere categoricamente messa in discussione e condannata.

 
  
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  Thijs Berman (PSE) . – (NL) Signora Presidente, le relazioni tra l’Unione europea e i paesi africani sono diventate inaccettabilmente forzate a causa dei negoziati con i paesi ACP (di Africa, Caraibi e Pacifico) in merito agli accordi di partenariato economico. Qualora tali negoziati avessero esito negativo, allora dal 1° gennaio Cotonou finirà in un buco nero per numerosi paesi poiché i nostri rapporti commerciali diventeranno quindi il sistema meno favorevole delle preferenze generalizzate.

Tuttavia, sarebbe una disgrazia se i paesi poveri fossero penalizzati in questo modo, visto che, in questo momento, percepiscono che l’UE e i paesi ACP non sono partner uguali. Dobbiamo offrire ai paesi poveri il diritto di proteggere i loro mercati in settori che sono deboli e che crollerebbero nei continui scossoni del libero scambio. Questi negoziati sono nettamente contrari ai buoni principi e agli obiettivi della relazione di Maria Martens, e condivido tali obiettivi.

Noi, in quanto socialisti, volevamo aggiungere che non si consentisse alle politiche dell’UE in materia di commercio e agricoltura di intralciare la politica dello sviluppo. Occorre coerenza, e non c’è bisogno di dire che la politica dovrebbe ancora essere finalizzata all’emancipazione e ai diritti delle donne. Spetta alla Commissione sviluppare quest’aspetto in una politica concreta. In seguito, la Commissione esaminerà accuratamente la cooperazione allo sviluppo.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE) . – (PL) Nonostante i diversi miliardi di euro stanziati per l’Africa, la povertà in questo continente sta peggiorando, come indica la valida relazione preparata dall’onorevole Martens. Non ho consultato il Ministro Antunes, il rappresentante della Presidenza portoghese, o con l’onorevole Van Hecke, ma desidero evidenziare che la cooperazione con le entità africane locali è una condizione sine qua non affinché gli aiuti finanziari siano efficaci.

L’economia ha bisogno di assistenza relativa all’introduzione di tecnologie, al risveglio dello spirito d’imprenditorialità, incoraggiando l’impegno dei cittadini e sostenendo l’iniziativa individuale. I missionari, ad esempio, si adoperano per tali attività anche se non dispongono di fondi, laddove l’Unione non è coinvolta malgrado possa contare su considerevoli risorse finanziarie. Una delle sfide principali è l’istruzione, vale a dire un investimento in capitale umano, che conduce a grandi vantaggi. Anche l’Africa, tuttavia, ha preso alcuni impegni. Questi includono arrestare l’importazione di armi e introdurre certe disposizioni giuridiche, in particolare per quanto riguarda il diritto di proprietà, elemento essenziale per lo sviluppo dell’economia. Vorrei concludere affermando che il ruolo dei governi deve essere inteso a servire le persone, e non a trarre vantaggio dai nostri aiuti come simboleggiato dalle automobili di lusso utilizzate dai rappresentanti delle autorità africane.

 
  
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  Marie-Arlette Carlotti (PSE) . – (FR) Signora Presidente, l’Africa odierna ha due facce: la prima è di estrema povertà e di tragedia umana, come nel caso di Darfur e Somalia, e quindi c’è l’altra faccia, troppo spesso ignorata, di un continente che malgrado tutto compie innovazioni, che sta diventando più democratico, anche se troppo lentamente, e che poco per volta sta ritornando sulla strada della crescita.

La nuova strategia UE-Africa ha pertanto bisogno di tenere conto di questa duplice realtà e sostenere questo processo ancora fragile tramite un autentico partenariato politico: un partenariato fondato sull’unità, poiché è l’Africa nella sua interezza, mediante la voce dell’Unione africana, a dover essere il nostro principale punto di contatto; sulla parità con un’agenda elaborata insieme e non imposta dal nord, e sull’umiltà, visto che l’Europa non l’unico e solo partner dell’Africa. L’UE deve inoltre sostenere il processo impiegando gli obiettivi di sviluppo del Millennio come una tabella di marcia, mantenendo le sue promesse e soddisfacendo gli impegni finanziari presi dall’UE e dagli Stati membri e, infine, riconoscendo il ruolo svolto dai parlamenti africani. La relazione Martens di fatto è il messaggio che oggi inviamo alla Commissione e al Consiglio, e a dicembre saremo a Lisbona per controllare se è stato veramente trasmesso.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE) . – (PT) Signora Presidente, come stabilito nella relazione dell’onorevole Martens con cui concordo in larga misura, il fatto che l’attuale strategia europea per l’Africa non sia stata decisa in partenariato con i popoli africani è un ovvio limite al suo potenziale. Si è trattato di un errore che deve e sarà corretto nella prossima strategia dell’UE che deve potenziare il ruolo dell’Unione africana ed essere basata su concetti di partenariato e uguaglianza. Le questioni fonte di preoccupazione che bisogna includere sono la pace, il problema dei profughi e la lotta contro gravi malattie quali AIDS e malaria.

Lo sviluppo deve essere il nostro traguardo e il commercio una delle sue armi. A questo scopo, occorre sostenere le piccole e medie imprese e promuovere un commercio internazionale equo. Tuttavia, avremo successo in questa strategia solo se saremo in grado di rafforzare la democrazia e i diritti umani nel continente.

Nel riformulare e rinnovare la strategia europea per l’Africa, si deve tenere conto delle nuove circostanze locali e globali. Il fatto che oggi stiamo comunicando con un’Unione africana è un aspetto significativo in sé. Dall’altro lato, l’aumento generalizzato del consumo di petrolio e di cibo implica una necessità di accrescere la capacità globale di produzione e, a questo proposito, l’Africa è un continente ricco di petrolio e gas, ma anche di un enorme potenziale agricolo di cui servirsi.

Infine, c’è la questione del vertice. Non è necessario svolgere un vertice per determinare una strategia a favore dell’Africa. Tuttavia, siccome la Presidenza portoghese ha scelto questa strada, sarebbe sbagliato non continuare fino alla fine, altrimenti perderemmo un’opportunità di avere un impatto positivo sugli africani. I colloqui non possono incentrarsi esclusivamente sulla cancellazione del debito, dal momento che una maggiore ricchezza nel mondo può e deve essere, signora Presidente, una possibilità per una maggiore ricchezza in Africa. Questa ricchezza deve beneficiare i suoi abitanti e non solo l’élite.

Una cooperazione internazionale non può seguitare a costituire un problema per l’Africa, come ha affermato qualcuno. Perciò, dobbiamo migliorare quest’aspetto in modo da garantire istruzione, promozione della salute, democratizzazione e sviluppo.

 
  
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  Luis Yañez-Barnuevo García (PSE) . – (ES) Signora Presidente, desidero congratularmi con la relatrice e affermare che concordo con il Commissario Michel per quanto riguarda la creazione di un nuovo tipo di partenariato e di relazioni tra Europa e Africa. Vorrei congratularmi anche con il Ministro Lobo Antunes per l’organizzazione di un vertice Europa-Africa da parte della Presidenza portoghese.

Tuttavia, se si costruisce questo nuovo tipo di relazione, gli aiuti ufficiali allo sviluppo continuano a essere, e rimarranno per alcuni anni, uno strumento molto utile nelle relazioni dell’Europa con l’Africa, e non solo dell’Europa nel suo complesso, ma anche degli Stati membri.

Dovremmo promuovere una sana concorrenza tra i paesi membri in termini di miglioramento di quantità e qualità di aiuti allo sviluppo. Il mio paese, la Spagna, ha triplicato i suoi aiuti in questo mandato parlamentare e in confronto al governo precedente ha aumentato il suo contributo da 200 milioni di euro nel 2004 ai previsti 850 milioni di euro nel 2008. Ora la Spagna è il secondo maggior donatore di aiuti allo sviluppo nel mondo ed è inoltre il paese nel Comitato di assistenza allo sviluppo il cui contributo è aumentato maggiormente in questo periodo.

 
  
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  Manuel Lobo Antunes, Presidente in carica del Consiglio. −(PT) Signora Presidente, onorevoli deputati, devo innanzi tutto ringraziarvi per i vostri commenti, suggerimenti e anche per le critiche delle proposte della Presidenza nei suoi progetti per le relazioni UE-Africa. Naturalmente ho preso nota di tutti questi suggerimenti, osservazioni e critiche.

Vorrei precisare che ciò che proponiamo in termini di una nuova relazione con l’Africa ha due aspetti che vorrei definire innovativi, o almeno ci auguriamo che lo siano o dimostrino di esserlo. Primo, prevediamo di stabilire un efficace partenariato con i nostri partner africani; anche questo partenariato deve dimostrare di essere efficace dal punto di vista della proprietà.

Come ho già menzionato, la strategia che stiamo sviluppando per l’Africa non è unilaterale ma comune, in altre parole una strategia elaborata, analizzata e discussa insieme cosicché ciò che risulta ed è proposto è davvero quello che i nostri amici africani sperano e si attendono da noi, nonché ciò che anche noi vorremmo ricevere naturalmente, in senso positivo, dai nostri partner africani.

Dall’altro lato, vorremmo inoltre aumentare il numero di attori coinvolti in questa strategia in modo da non coinvolgere soltanto i governi come di consueto. Oltre ai governi, vogliamo rendere partecipi altre istituzioni pubbliche, parlamenti, come ho già menzionato, e anche ampie porzioni della società civile, dei loro rappresentanti e attori. Il secondo aspetto che a mio parere è estremamente importante è l’intenzione di modernizzare l’agenda tra l’Unione europea e l’Africa. Vorremmo che questo fattore reagisse alle nuove sfide globali, che tenesse conto dei profondi cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo e, in particolare, che offrisse naturalmente all’Africa la possibilità di integrarsi pienamente nel nuovo ordine mondiale.

Perciò, discuteremo e rifletteremo con l’Africa a riguardo di tali nuove e moderne questioni relative a energia, cambiamenti climatici, migrazione, mobilità e occupazione, senza dimenticare ovviamente quei problemi che continuano a essere fondamentali nel nostro partenariato tradizionale, quali pace, sicurezza, governo democratico e diritti umani, nonché quelli connessi alla scienza e alla società dell’informazione.

Ritengo che quest’agenda sia esaustiva, ambiziosa e, come ho affermato, del tutto moderna. Dobbiamo modernizzare la nostra agenda con l’Africa siccome deve essere in grado di rispondere in maniera efficace alle necessità correnti. Inoltre, vorrei dire che la Presidenza portoghese e il Portogallo non hanno mai esitato a fare i nomi dei dittatori in Africa o in qualsiasi altra parte del mondo e di conseguenza a denunciarli, e seguiteremo a farlo ove necessario.

Infine, devo anche formulare i miei ringraziamenti per il lavoro svolto insieme alla Commissione nella preparazione del secondo Vertice UE-Africa. Abbiamo ricevuto dalla Commissione e dai Commissari, con una responsabilità specifica in questi settori, in altre parole commercio, azioni esterne e aiuti umanitari, un sostegno molto impegnato e di elevata qualità e siamo certi che tutti stiamo operando verso un obiettivo comune al fine di fare la differenza in Africa e per l’Africa.

 
  
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  Louis Michel, Membro della Commissione.(FR) Signora Presidente, onorevoli deputati, desidero iniziare ringraziando il Consiglio per aver risposto in modo così esauriente agli interventi, e aggiungerei che appoggio i punti che sono stati sollevati.

Anch’io condivido molte delle preoccupazioni espresse. La Commissione sta tentando di applicare una maggiore coerenza alle proprie attività d’oltremare e, in effetti, la natura del dialogo tra Europa e Africa dovrebbe gradualmente permetterci di eliminare alcune contraddizioni, comprese quelle evidenziate dall’onorevole Rocard. Inutile dire che talvolta portiamo avanti politiche contraddittorie: basti pensare ai sussidi all’agricoltura. Si tratta di una contraddizione. Purtroppo, in questo caso si deve compiere una scelta tra interessi divergenti ed è proprio questo che talvolta si deve accettare. Probabilmente l’Europa è l’unico attore internazionale che si autocorregge di continuo e prova palesemente, in ogni caso, a procedere nella giusta direzione.

Un secondo punto che è stato sollevato è quello riguardante lo Zimbabwe. Non ho intenzione di ritornare su tale questione. L’onorevole Martens ha risposto meglio di quanto non potessi fare io. Ci stiamo occupando del Vertice UE-Africa, non UE-Zimbabwe. Questo è il fattore numero uno. Il fattore numero due è che sono ben consapevole delle richieste di denunciare il Presidente Mugabe. Anch’io potrei farlo, ma non cambierebbe nulla. La decisione di invitare il Presidente Mugabe non dipende da noi. Mi spiace, ma non possiamo sostituirci ai nostri partner africani. Parlando con l’incarico di Commissario per lo sviluppo e gli aiuti umanitari, con responsabilità speciale dei paesi ACP (di Africa, Caraibi e Pacifico) e delle relazioni politiche e del dialogo con l’Africa, devo informarvi, e mi dispiace doverlo fare, che non abbiamo il diritto di coercizione che ci consente di dire ai nostri partner africani: “Potete invitare tutti tranne lui”. A rischio di essere troppo sfacciato aggiungerei anche: se dobbiamo giudicare le cose con il metro dei dittatori, o piuttosto di chi consideriamo adatto per questo ruolo, incontreremmo problemi più che con il solo Mugabe. E permettetemi di dire ancora una cosa in merito: questa è la realtà.

L’aspetto importante è che si svolgerà il vertice e che durante questo incontro potremo discutere argomenti e sollevare la questione dei diritti umani in Zimbabwe. Questo è ciò che mi pare utile e importante, e non ho paura di affermarlo. Quindi il vertice si deve svolgere. Abbiamo atteso abbastanza. E’ già stato realizzato un Vertice Africa-Cina. Per di più, è in preparazione un Vertice Africa-Giappone a cui parteciperemo, anche se non so esattamente quando.

Inoltre, vorrei aggiungere che abbiamo ottenuto l’appoggio del Sudafrica. Se esiste un paese africano che ha compiuto considerevoli sforzi per cercare di risolvere tale questione nel migliore interesse di tutti è il Sudafrica. Per di più, questo paese molto probabilmente è ora impegnato nell’elaborare, ispirare e lavorare su un importante accordo tra maggioranza e opposizione in Zimbabwe, e quest’iniziativa dovrebbe risultare in elezioni oneste ed eque nel marzo 2008. Questi colloqui sono ancora in corso, ma in ogni caso l’ultima conversazione intercorsa con il Presidente Mbeki mi è sembrato offrisse speranze reali di successo. Pertanto, non critichiamo il Sudafrica, poiché sta facendo ciò che può e nemmeno un cattivo lavoro.

Per quanto riguarda la quota di finanziamenti assegnata all’agricoltura, vorrei semplicemente evidenziare che, tra il nono e il decimo Fondo europeo dello sviluppo, la cifra stanziata per questo settore è aumentata da 663 milioni di euro a 1,1 miliardi di euro. E’ vero che, nonostante l’aumento dei fondi tra il nono e decimo FES, si è verificata una riduzione in termini percentuali assoluti, ma in merito al denaro contante l’incremento attuale non è stato inconsistente. Inoltre, vorrei accennare al fatto che sono soddisfatto di aver sentito annunciare, alcuni giorni fa, dal Presidente della Banca mondiale a Washington, nel corso di una riunione a cui ho partecipato, che si presterà maggiore attenzione allo sviluppo dell’agricoltura, e pertanto condivido appieno le preoccupazioni sollevate poco fa.

Per quanto riguarda il ruolo della società civile e dei parlamenti, nonché del Parlamento panafricano, non posso fare altro che approvare l’approccio assunto nella relazione.

In una parola, e per essere brevi dal momento che il tempo assegnato è molto scarso, vorrei nuovamente riprendere la questione degli accordi di partenariato economico o APE, cosa che avevo promesso di fare. Sarete a conoscenza della mia posizione a riguardo di tali accordi. Sono una condizione essenziale per l’integrazione dell’Africa nella comunità mondiale. Come dimostra l’esperienza con l’Asia, non sono gli aiuti il fattore più decisivo per i progressi, piuttosto lo sviluppo economico e l’integrazione sul mercato globale. Personalmente ritengo che gli APE rappresentino un’opportunità con cui i paesi ACP possono integrarsi gradualmente nella comunità commerciale internazionale, realizzando per prima cosa i loro mercati regionali. Ciononostante, vorrei porre l’accento sul fatto che il 1° gennaio 2008 non preannuncerà l’avvio di un’improvvisa e drammatica liberalizzazione del mercato. Pertanto che cosa comporterà? Di fatto significherà la graduale apertura dei mercati soggetti a periodi variabili di transizione che dipenderanno dai prodotti in questione, con l’aiuto di fondi regionali che forniranno un sostegno finanziario e contribuiranno inoltre ad alleviare il problema della perdita fiscale netta in seguito alla liberalizzazione. Certamente non mancano proposte interessanti che potrebbero essere applicate in questo settore.

Per di più, saremo anche in grado di mobilitare risorse piuttosto considerevoli in un’intera serie di ambiti che potrebbe generare condizioni ottimali con cui tale processo di liberalizzazione che, di fatto, potrebbe essere progressivo, e rendere utile, positiva e produttiva questa graduale apertura dei mercati. Comprendo benissimo i timori che qualcuno ha espresso. Tuttavia, per quanto riguarda la richiesta di rinviare la data di conclusione di questi accordi di partenariato economico, devo informarvi che non riscontro alcun vantaggio. L’OMC non ci concederà un’eccezione per i paesi ACP, anche se potrebbe sembrare possibile, poiché il nostro attuale sistema sta danneggiando altri paesi in via di sviluppo che pretendono di essere trattati allo stesso modo delle ex colonie.

L’unica alternativa è quindi utilizzare il sistema delle preferenze generalizzate. I paesi meno sviluppati disporranno dell’accesso a tutto escluse le armi, ma per i paesi sviluppati, e vorrei soltanto puntualizzare che sono 36, ciò rappresenterebbe una riduzione del loro attuale livello di accesso. Gli APE ci consentiranno di continuare a garantire questo accesso preferenziale ai nostri partner tradizionali ma cosa più importante, contribuiranno a sostenere il processo di integrazione economica regionale. Ritengo che sia questo fattore a promuovere il potenziale reale per il commercio al fine di poter favorire lo sviluppo economico.

Siamo certamente consapevoli del problema che sorgerà per i nostri partner, ammettiamo la loro riluttanza e, bisogna riconoscerlo, comprendiamo le loro legittime paure. E’ proprio per questa ragione che inizialmente abbiamo proposto di concludere accordi stabiliti che in primo luogo risolverebbero il problema del commercio includendo l’apertura del mercato su base reciproca compatibile con le norme dell’OMC. Come ho sempre detto, le offerte di accesso al mercato dei nostri partner ACP si fonderanno ovviamente sul principio di asimmetria. Ricordando che da parte nostra stiamo aprendo completamente i mercati, intendiamo essere il più flessibili possibile e utilizzeremo tutti i margini disponibili per includere le preoccupazioni relative allo sviluppo, in particolare la necessità di proteggere il corpo principale della produzione agricola e le industrie con scarsa esperienza.

Attualmente, stiamo proseguendo il lavoro in merito. La sfida reale è impedire che il 1° gennaio i paesi sviluppati scivolino in una situazione commerciale disastrosa. Chiaramente questi paesi hanno in gioco grandi interessi commerciali. Se entro il 1° gennaio non avremo risolto la questione dell’accesso ai mercati, è ovvio che si ritornerà al sistema di preferenze generalizzate, il che significa che si troveranno agli estremi e quindi saranno in una posizione veramente disastrosa. Dobbiamo pertanto sbrigarci se abbiamo almeno intenzione di concludere accordi temporanei. Questo è ciò che riguarda gli APE.

Infine, vorrei dire che sono pienamente d’accordo con le opinioni che l’onorevole Borrell ha espresso così chiaramente. Il prossimo vertice e la strategia UE-Africa condurranno a un cambiamento fondamentale della natura delle relazioni tra Europe e Africa. Cerchiamo pertanto, e prendo a prestito una sua espressione, di creare un solido partenariato tra le due parti che rispetti entrambe e che preveda responsabilità e diritti reciproci, e lasciamoci alle spalle queste relazioni attuali, non le definirei banali, sono qualcosa di più importante, relazioni superate, arcaiche e controproducenti, questa associazione spesso umiliante di donatore e beneficiario.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 25.10.2007 alle 11.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Il Vertice UE-Africa dovrebbe rappresentare un cambiamento nelle politiche dell’UE in materia di rispetto per la sovranità e il diritto allo sviluppo dei paesi e dei popoli africani, promuovendo un mondo più equo, pacifico e umano con un maggiore livello di solidarietà.

Ciò richiede, ad esempio:

– misure immediate di solidarietà per soddisfare le necessità più basilari di milioni di esseri umani;

- rispetto per la sovranità nazionale e l’indipendenza, non ingerenza negli affari interni di ciascun paese e una soluzione pacifica ai conflitti internazionali;

– demilitarizzazione delle relazioni internazionali e una graduale riduzione degli armamenti e della spesa militare;

– relazioni economiche giuste ed eque, che rifiutano le imposizioni del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e dell’Organizzazione mondiale del commercio, nonché gli “accordi di partenariato economico” sulla liberalizzazione del commercio;

– cancellazione del debito estero, che è già stato più che risarcito;

– politiche appropriate di cooperazione e sostegno attivo e reciproco allo sviluppo;

– garanzia dei diritti degli immigrati.

Queste relazioni non devono più essere fondate su ambizioni neocolonialiste o visioni paternalistiche finalizzate a riguadagnare il terreno perduto quando i popoli africani hanno ottenuto la loro indipendenza nazionale, dopo essere stati conquistati nella seconda metà del XX secolo, e a favorire l’ingerenza, sulla presenza militare delle grandi potenze europee, e sul controllo e lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di transnazionali.

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), per iscritto. – (FR)Se dovessimo evidenziare l’importanza del documento del Parlamento relativo alle relazioni tra l’Unione europea e l’Africa, considerato il prossimo Vertice UE-Africa di dicembre, allora dovremmo soprattutto accogliere con favore il suo approccio realistico.

La relazione chiede un vero partenariato tra l’UE e l’Africa, un partenariato democratico e realistico basato su aiuti efficaci e coordinati, ma anche sul commercio.

Vorrei esprimere in particolare il mio sostegno ai negoziati sugli accordi di partenariato economico (APE) poiché, come sottolinea la relazione, il commercio internazionale deve essere concepito come uno strumento di lavoro per lo sviluppo. La povertà può essere ridotta su base permanente soltanto mediante una crescita economica equa, sostenibile e adeguatamente sorvegliata, una crescita che è il risultato di attività commerciali incentivate dall’accesso ai mercati.

Il libero scambio non è fine a se stesso, deve essere utile alle necessità dei paesi ACP (di Africa, Caraibi e Pacifico); per questa ragione i gruppi di nazioni ACP devono essere coinvolti in modo graduale e asimmetrico, per tenere conto delle caratteristiche locali.

Non possiamo ritenerci soddisfatti semplicemente offrendo aiuti in maniera selettiva, altrimenti non risolveremo i problemi, li rinvieremo solo di continuo.

L’Africa non è soltanto un teatro per aiuti umanitari, ha bisogno di essere un attore nel proprio sviluppo, con l’Unione europea come partner.

 
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