Andreas Mölzer (ITS),per iscritto.−(DE) Sebbene Bulgaria e Romania siano riuscite ad ottenere l’adesione allo Spazio economico europeo, a Bruxelles apparentemente ci si sorprende per l’assenza di risultati nella lotta contro il crimine organizzato e la corruzione. Esistono tuttavia problemi diffusi che sono radicati negli sviluppi socio-politici dei paesi postcomunisti. L’opinione pubblica è contrariata dall’anonimità e dall’indifferenza del capitalismo e pertanto ricorre a strutture familiari e collaudate.
Questo dimostra ancora una volta che una trasformazione sociale non può essere imposta dall’esterno: qualcosa di simile a quello che gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere con guerre di aggressione, mentre l’UE fa balenare la prospettiva dell’adesione. Il fatto è che quest’ultima sta perdendo di efficacia, facendo venir meno qualsiasi possibilità di far leva una volta che i paesi sono entrati a far parte del “club” ed è questo il motivo per cui l’UE non deve ripetere l’errore con la Turchia.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).-(PL) Signor Presidente, vorrei richiamarmi alla relazione dell’onorevole Kudrycka sulla conclusione dell’accordo tra la Comunità europea e l’Ucraina sulla semplificazione nel rilascio dei visti per soggiorni brevi. Ciò è particolarmente importante nelle relazioni tra Polonia e Ucraina, due paesi e due popoli legati tra di loro da secoli di legami storici. L’azione essenziale necessaria per introdurre procedure di rilascio dei visti significativamente più semplici per i nostri amici ucraini va assunta quanto prima, in particolare per quanto riguarda giovani, studenti, accademici e lavoratori stagionali.
In prospettiva di lungo periodo dobbiamo puntare all’introduzione di un regime di spostamento senza visti. Ciò è particolarmente importante per porre le basi per l’integrazione futura dell’Ucraina nell’Unione europea. L’Unione deve sostenere lo sviluppo in senso democratico dell’Ucraina, sostenendola nella creazione di una società civile e promuovendo il contatto tra i nostri cittadini.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL),per iscritto. −(PT) Tale accordo fra la Comunità europea e l’Ucraina sulla facilitazione nel rilascio dei visti per soggiorni brevi va sottoscritto parallelamente all’accordo di riammissione in quanto i due accordi sono subordinati l’uno all’altro.
Come già detto tali accordi rientrano nella lotta dell’UE contro l’immigrazione illegale e nei relativi strumenti. La relazione accetta espressamente “raccomandazioni e riconosce la necessità che la Comunità europea e la Commissione europea in particolare forniscano all’Ucraina un adeguato supporto tecnico e finanziario al fine di raggiungere un elevato grado di attuazione dell’accordo di riammissione”. Su tale aspetto siamo tuttavia critici.
Nonostante l’accordo introduca severe scadenze nella procedura, fissi diritti preferenziali per i visti, compresa la completa esenzione per determinate “categorie di persone” (?) e nonostante esso preveda una procedura semplificata in alcuni casi, ciò è comunque meno di quanto era stato chiesto e di quanto chiedono migliaia di cittadini ucraini.
I relatori non hanno compreso che vi è l’esigenza di un’efficace attuazione delle misure volte a facilitare il rilascio dei visti a vasti settori della società ucraina o addirittura di un regime non discriminatorio di esenzione dall’obbligo del visto come quello previsto dall’Ucraina per i cittadini di vari paesi dell’UE.
Andreas Mölzer (ITS),per iscritto.−(DE) Per troppo tempo l’UE ha erogato aiuti a vari paesi di tutto il mondo non subordinando però tali elargizioni alla riammissione degli immigranti illegali. Tale questione ha esacerbato il flusso di rifugiati illegali per motivi economici, che si riversano nei paesi di destinazione senza alcuna istruzione o prospettive per il futuro. Ciò si è verificato contemporaneamente a vari scandali sui visti, per cui numerosissime persone sono entrate nell’UE come turisti per poi scomparire rapidamente nel settore sottoretribuito dell’UE, con la conseguenza di una massiccia perdita di posti di lavoro. E’ giunto il momento di far sì che gli accordi di riammissione entrino a far parte integrante e fissa degli accordi. Vanno inoltre eliminate a tutti i costi le possibilità che i migranti scompaiono nell’anonimità delle nostre conurbazioni.
Anche la crescente tendenza verso l’istituzione di centrali per i visti – che successivamente vengono chiuse per mancanza di domande – va trattata con attenzione. Tale pratica non deve in nessun caso portare a situazioni per cui i visti vengono rilasciati arbitrariamente semplicemente per evitare tali chiusure.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL),per iscritto. −(PT) Tale accordo fra la Comunità europea e la Moldova sulla facilitazione nel rilascio dei visti per soggiorni brevi va sottoscritto parallelamente all’accordo di riammissione in quanto i due accordi sono condizionati l’uno all’altro, come per gli accordi con Russia e Ucraina.
Nonostante l’accordo introduca severe scadenze nella procedura, fissi diritti preferenziali per i visti, compresa la completa esenzione per determinate “categorie di persone” (?) (come i membri delle delegazioni ufficiali, uomini d’affari, parenti stretti, rappresentanti della società civile, persone che si spostano a ricevere cure mediche) e nonostante esso preveda una procedura semplificata in alcuni casi, ciò è comunque meno di quanto era stato chiesto e di quanto chiedono migliaia di cittadini moldavi. Vi è l’esigenza di una efficace attuazione delle misure volte a facilitare il rilascio dei visti a vasti settori della società moldava o addirittura di un regime non discriminatorio di esenzione dall’obbligo del visto come quello previsto dalla Moldova per i cittadini di vari paesi dell’UE.
Inoltre tali accordi rientrano nelle politiche comunitarie sull’immigrazione e per l’area Schengen, che prevedono strumenti per la registrazione dei dati biometrici.
Abbiamo quindi votato di conseguenza.
Adrian Severin (PSE),per iscritto.−(RO) I deputati rumeni del gruppo PSE del Parlamento europeo annunciano il proprio voto contrario o la propria astensione sull’accordo UE-Moldavia sui visti di breve termine e sull’accordo di riammissione. Tale posizione non riflette una contrarietà alla sostanza dei documenti in esame ma alle nozioni inesatte ivi contenute e già promosse dal regime sovietico stalinista per accreditare l’idea dell’esistenza di una lingua moldava diversa dalla lingua romena. Per i suddetti deputati del Parlamento europeo il riferimento alla lingua moldava rimane privo di valore e di efficacia.
Ryszard Czarnecki (UEN).-(PL) Signor Presidente, avevo già presentato questo intervento in precedenza. Esso riguarda la mia dichiarazione di voto sulla relazione dell’onorevole Weber sui servizi interattivi della televisione digitale. Vorrei dire che il documento contiene una sezione molto interessante in cui si afferma che i mezzi audiovisivi di informazione pubblica vanno potenziati e non ridimensionati. Ho votato a favore della relazione in quanto recentemente il candidato Primo Ministro del mio paese ha dichiarato che la televisione pubblica va ridimensionata. Sono lieto di vedere che il Parlamento europeo esprime una dichiarazione forte a tale riguardo, che indica nello specifico che la televisione pubblica e i mezzi pubblici di informazione audiovisiva vanno potenziati.
Hélène Goudin (IND/DEM),per iscritto. − (SV) Pur con tutto il rispetto per la questione ci permettiamo di segnalare che si tratta di una relazione della quale l’Unione europea avrebbe potuto fare a meno. Il Parlamento europeo dovrebbe dedicarsi a questioni riguardanti un’area ristretta e non formulare pareri su tutto quello che accade a questo mondo.
La commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento europeo andrebbe abolita in quanto si occupa di questioni che non rientrano nell’ambito della cooperazione all’interno dell’UE. La commissione produce perlopiù relazioni in cui si propone che l’Unione dovrebbe intervenire e regolamentare settori specifici nei quali l’UE non ha alcuna competenza.
Nell’ambito dell’attuale quadro di cooperazione dell’UE è stabilito che l’organizzazione dell’istruzione è di esclusiva competenza degli Stati membri. Anche le questioni di carattere culturale rientrano nella sfera di competenza degli Stati membri e attualmente l’Unione è coinvolta in una cooperazione alquanto limitata su vari programmi culturali.
Per tali motivi non appare in alcun modo giustificata l’esistenza della commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento europeo.
David Martin (PSE),per iscritto.−(EN) Ho votato a favore della relazione e sostengo l’uso della tecnologia per la televisione digitale interattiva che rappresenta un beneficio per i cittadini europei in vari modi. Nella relazione si sottolinea l’importanza del passaggio dai sistemi analogici, passaggio che nel Regno Unito si sta realizzando ma che in altri Stati membri è in ritardo.
Joseph Muscat (PSE),per iscritto.−(MT)Vorrei cogliere l’occasione di questa discussione per esprimere la mia delusione per il modo in cui la televisione digitale si sta sviluppando a Malta.
Alcuni principi di base devono essere rispettati.
In primo luogo i consumatori maltesi devono avere il diritto di continuare a guardare le emittenti nazionali gratuite senza per questo dover pagare.
In pratica tutti i fornitori di servizi televisivi digitali dovrebbero trasmettere tali stazioni gratuitamente. Inoltre chiunque non acquisti un ricevitore digitale da queste società deve comunque mantenere il diritto di ricevere il segnale di queste emittenti.
Il secondo riguarda l’interoperabilità tra le varie piattaforme utilizzate a Malta, il digitale terrestre e la TV via cavo. La mancanza di interoperabilità nel sistema maltese porta ad una scelta ristretta per i consumatori in quanto, qualora desiderino utilizzare i servizi di un’altra società, devono installare un altro ricevitore.
Mi auguro che un aggiornamento della politica delle autorità competenti della questione risolverà tali problemi.
Andrzej Jan Szejna (PSE),per iscritto. – (PL) L’onorevole Weber ha presentato una relazione molto interessante su quella che attualmente è una questione molto controversa. Nell’attuale realtà digitale i servizi, le reti e sistemi per le aziende hanno attraversato importanti cambiamenti e attualmente i consumatori godono di un’ampia possibilità di scelta. Pertanto l’interoperabilità è ormai una nozione fondamentale nel settore delle reti informatiche e di telecomunicazione.
Sono d’accordo sul fatto che le esigenze degli utenti siano di massima importanza per lo sviluppo del mercato. Pertanto è importante mettere al centro della nostra attenzione gli spettatori e dar loro la possibilità di scegliere in modo informato, ponendoli davvero nella posizione di poter beneficiare dell’intero potenziale delle nuove tecnologie.
La discussione sull’interoperabilità riguarda principalmente l’allargamento dell’offerta ai consumatori nell’area dei servizi televisivi interattivi. Tale scelta tuttavia riguarda più i servizi offerti dagli operatori che non le apparecchiature, in particolare in quanto la scelta può assumere varie forme e gli abbonati hanno la possibilità di scegliere tra varie piattaforme a seconda dei contenuti e dei servizi disponibili.
Concordo con il relatore che sia consigliabile continuare a promuovere gli standard aperti sviluppati dagli organismi di normazione dell’Unione europea in relazione al passaggio al digitale e all’interoperabilità dei servizi e di sostenere tale azione promuovendo le norme europee sulla televisione digitale anche in altre parti del mondo.
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE),per iscritto. − (SV) Non riteniamo che la modifica della commissione sulla pesca aggiunga alcunché di positivo alla proposta della Commissione, ritenendo al contrario che rappresenti un passo indietro. Noi non possiamo accettare alcuna limitazione della trasparenza, che in effetti la relazione comporta.
Duarte Freitas (PPE-DE),per iscritto. −(PT) L’obiettivo della proposta della Commissione per un nuovo regolamento del Consiglio sulla raccolta di dati nel settore della pesca è quello di elaborare programmi di campionamento a lungo termine che siano ben integrati a livello regionale e che comprendano dati ecologici, economici, ambientali e sociali. La revisione del regolamento sulla raccolta dei dati vuol essere una risposta alle nuove esigenze che emergono dalla necessità di addivenire ad una gestione della pesca (che sia incentrata sulle flotte e sulle zone di pesca e non sugli stock ittici) e verso un approccio ecosistemico alla gestione della pesca.
L’obiettivo è quello di assicurare un approccio più in linea con le varie situazioni presenti nel settore della pesca che richiedono una serie di strategie per combattere un problema comune. Obiettivo è altresì quello di rendere più trasparenti le procedure in modo da garantire un trattamento e un uso dei dati sulla pesca migliori e più proficui.
Ritengo che la relazione del Parlamento meriti il mio voto a favore.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL),per iscritto. −(PT) Tale proposta mira a sostituire dal 2008 il regolamento (CE) n. 1543/2000 del Consiglio che istituisce un quadro comunitario per la raccolta e la gestione dei dati essenziali per l’attuazione della politica comune della pesca.
Occorre evidenziare alcune differenze tra questa proposta e il regolamento in vigore, ad esempio l’inserimento di nuovi tipi di dati, l’impiego di un approccio più focalizzato sulla flotta e sulla distinzione tra regioni differenti (zone di pesca) e la preparazione di programmi triennali a livello nazionale.
Tra gli altri aspetti il testo adottato oggi chiarisce il tipo di dati a cui la Commissione avrà accesso, insiste sulla necessità di assicurare la riservatezza di tali dati e prevede vari livelli di penalizzazione in base alla gravità della violazione del nuovo regolamento da parte degli Stati membri, compreso il subordinamento dei contributi finanziari comunitari ai programmi nazionali elaborati dagli Stati membri. Il testo invita inoltre la Commissione a definire in modo chiaro cosa debba intendersi per “richiesta formale di informazioni” e “programma nazionale incompleto”.
L’adozione delle misure va lasciata a ciascuno Stato membro – in base all’esistenza di dati il più possibile affidabili e completi per gli scopi della ricerca scientifica sulla pesca – in modo da assicurare un’appropriata gestione delle rispettive risorse biologiche. Tuttavia tale competenza di ciascuno Stato membro viene posta in discussione in modo accettabile dal trattato di riforma.
David Martin (PSE),per iscritto.−(EN) Ho votato a favore della proposta della Commissione per un regolamento che istituisca un quadro comunitario per la gestione della raccolta e l’uso dei dati nel settore della pesca e per sostenere un parere scientifico sulla politica comune per la pesca. Si tratta di una relazione che non lascia spazio a discussioni e che dovrebbe consentire con il tempo una migliore gestione della PCP.
Glyn Ford (PSE),per iscritto–−(EN) E’ sacrosanto il fatto che i piccoli gruppi non abbiano un’influenza sproporzionata in questo Parlamento. Pur rispettando il diritto volto a far sì che durante la discussione venga rispettata la pluralità delle opinioni, ciò non deve riguardare l’amministrazione di quest’Aula e altre questioni tecniche. Pertanto accolgo positivamente la riduzione della rappresentanza dei membri non iscritti nella Conferenza dei presidenti, mentre finora vi era un gruppo ristretto di deputati che godeva di un livello di rappresentanza superiore a quello di gruppi politici con oltre 200 deputati.
Karin Scheele (PSE).-(DE) Signor Presidente, ho espresso quanto dovevo durante la dichiarazione di voto al fine di risparmiare tempo durante la votazione. Sono soddisfatto del fatto che il Parlamento abbia adottato la relazione a grande maggioranza, anche perché so che ci sono state discussioni molto difficili e intense in seno ai gruppi di lavoro del Consiglio. Oggi quello che esce da quest’Aula è un messaggio chiaro.
La relazione ci dà l’opportunità di ottenere statistiche di qualità sulla salute pubblica e sulla salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. Questo costituirà un requisito preliminare per molte delle politiche che porteremo avanti nel futuro.
Romano Maria La Russa (UEN).- Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in quanto anche prossimo relatore del parere sulla strategia comunitaria per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Tengo a precisare la mia posizione, indubbiamente favorevole rispetto alla proposta di regolamento che intende istituire un quadro giuridico per la produzione sistematica di statistiche in queste materie. Colgo l’occasione per ribadire la necessità di porre in essere tutte quelle iniziative che contribuiscono a fornire un quadro più chiaro della situazione europea e dei diversi paesi membri sulla base della quale gli Stati possano indirizzare le politiche ritenute più adeguate.
In particolare per questo, per quanto riguarda il settore degli infortuni sul lavoro nell’Unione europea, vera e propria piaga in alcuni paesi, è necessario adottare un approccio più europeo che, andando oltre l’attuale accordo tra gentiluomini, preveda la raccolta sistematica dei dati in periodi scadenzati e definiti e tenga in attenta considerazione studi e inchieste dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro e della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. La sola comparabilità dei dati, unita ad uno scambio di migliori prassi e alla disseminazione dei risultati, possano rivelarsi strumenti utili a scatenare meccanismi virtuosi di emulazione tra Stati.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL),per iscritto. −(PT) La Commissione è responsabile della realizzazione delle statistiche comunitarie tramite il coordinamento della necessaria armonizzazione dei dati statistici, mentre la raccolta di dati è effettuata dagli Stati membri su materie come la definizione delle variabili, l’analisi di dettaglio, le date di attuazione e verifica e così via. E’ necessario introdurre nell’analisi di dettaglio anche la distinzione di genere in modo da ottenere dati sulla differenziazione legata al sesso.
In materia di salute e sicurezza sul lavoro vanno inoltre tenuti presenti gli studi e le indagini condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza e l’igiene sul lavoro e dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Al di fuori dell’Europa occorre migliorare ulteriormente la cooperazione con le Nazioni Unite, in particolare con l’Organizzazione internazionale del lavoro e l’Organizzazione mondiale della sanità.
Un finanziamento complementare sarà erogato per la salute della sicurezza sul lavoro nel quadro del Programma comunitario per l’occupazione e la solidarietà sociale (PROGRESS). In linea di principio va inserito un sostegno finanziario in modo da assistere gli Stati membri nell’aumento delle capacità a livello nazionale per realizzare miglioramenti e creare nuovi strumenti per la raccolta dei dati statistici.
Jules Maaten (ALDE),per iscritto. −(NL) Le malattie trasmissibili che minacciano l’Europa, come la SARS e l’influenza aviaria, mostrano che sono necessarie a livello europeo misure di vasta portata per prevenire una possibile pandemia in Europa.
Un’azione unilaterale da parte degli Stati membri non è sufficiente per sviare la minaccia di tali malattie. E’ necessario un piano europeo coordinato e per questo è essenziale stabilire il livello di protezione negli Stati membri.
E’ pertanto di vitale importanza disporre di informazioni confrontabili e aggiornate a livello comunitario sulla protezione contro possibili pandemie e malattie diffuse. In particolare occorre considerare la quantità delle scorte di risorse antivirali e di vaccini negli Stati membri.
Mi farebbe piacere sapere che a livello europeo disponiamo già scorte di risorse antivirali e di vaccini. In mancanza di nuovi poteri la Commissione si troverà costretta, in caso di pandemia, ad assistere impotente.
Ian Hudghton (Verts/ALE),per iscritto–−(EN) Ho votato contro la relazione dell’onorevole Jordan Cizelj sull’Agenzia di approvvigionamento dell’Euratom. Ritengo che l’Agenzia debba essere indipendente dall’Euratom in quanto il ruolo di promozione dell’energia nucleare e del suo controllo non devono essere riuniti.
L’industria nucleare non offre la soluzione per le esigenze energetiche dell’Europa. L’Europa deve sforzarsi di sfruttare di più il nostro potenziale energetico rinnovabile e lavorare per far venire gradualmente meno l’esigenza di ricorrere al nucleare.
Ryszard Czarnecki (UEN).-(PL) Signor Presidente, vorrei spiegare le ragioni del mio voto su questa importante risoluzione. Il Parlamento europeo è stato coinvolto in una questione che tende ad essere trascurata. Negli Stati membri dell’Unione europea viene praticata sempre meno attività fisica e lo sport viene preso sempre meno sul serio nonostante il suo significativo ruolo sociale e culturale. Ho pertanto votato a favore di questa risoluzione nella piena consapevolezza di cosa essa significava e accolgo con favore la posizione del Parlamento in materia.
Tomáš Zatloukal (PPE-DE).-(CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho appoggiato volentieri la relazione dell’onorevole Schmitt sul ruolo dello sport nell’educazione, principalmente perché lo sport e l’attività fisica possono dare un importante contributo nel contrastare alcune tendenze significative in ambito sanitario. Appoggio inoltre la modernizzazione delle attività nell’area dell’educazione fisica, in particolare quelle volte ad istituire nelle scuole un equilibrio tra attività fisiche e intellettuali. Sono a favore di investimenti in strutture sportive di alto livello e di misure adeguate che consentano l’accesso agli impianti sportivi e l’elaborazione di piani di studio sportivi nelle scuole per tutti gli studenti, compresi quelli diversamente abili. In tal modo assicureremo che ogni studente possa partecipare a più sport. Altre misure positive prevedono l’aumento del tempo dedicato nelle scuole all’attività fisica e il riconoscimento giuridico degli istituti e delle organizzazioni che contribuiscono ad una migliore integrazione delle attività sportive nelle scuole e nelle scuole materne. Desidero ringraziare l’onorevole Schmitt per la sua relazione accuratamente strutturata.
Frank Vanhecke (ITS).-(NL) Signor Presidente, mi sono astenuto sulla relazione Schmitt sullo sport come parte dell’istruzione. A titolo informativo vorrei dire in merito alla questione che ovviamente non è che io sia contrario allo sport nell’ambito dell’istruzione scolastica o che sia contrario al fatto che le scuole offrano quante più possibili lezioni di educazione fisica, al contrario.
Va da sé che io ritengo che gli istruttori per le attività sportive vadano trattati come gli altri insegnanti.
La mia astensione è dovuta al fatto che secondo me sport e istruzione, e certamente l’insegnamento dello sport in generale, devono rimanere categoricamente di esclusiva competenza degli Stati membri e che l’Europa non deve assumere il controllo in tutti i settori.
Ciò che inoltre non mi piace di questa relazione è che la società multiculturale e la cosiddetta questione del genere vi vengano trascinate dentro da tutte le direzioni e questo è un po’ troppo considerata la political correctness che pervade la relazione. A ciascuno il suo mestiere: che l’Unione europea si limiti alle sue aree di competenza, per carità!
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE),per iscritto. − (SV) I socialdemocratici svedesi hanno scelto di astenersi nella votazione finale (A6-0415/2007). Il motivo dell’astensione è che la relazione riguarda una serie di aspetti importanti dello sport come parte dell’istruzione ma, allo stesso tempo, si tratta di aspetti che sono e devono rimanere di competenza nazionale.
Abbiamo scelto di votare contro quanto affermato nei paragrafi 10, 24 e 47. Pur condividendo l’idea che l’educazione fisica è importante e che il lavoro volontario costituisce una parte importante del movimento sportivo in Europa, ciò non significa che l’UE debba stabilire se ci devono essere due, tre o quattro ore settimanali di educazione fisica.
Va da sé che è importante che la questione della uguaglianza di genere diventi parte integrante del curriculum e che gli insegnanti di educazione fisica ricevano una formazione specifica. Condividiamo inoltre l’opinione che avere una coeducazione sportiva sia una buona idea tuttavia anche in questo caso non si tratta materia per l’UE.
Vorremmo tuttavia sottolineare che condividiamo l’idea della relazione secondo la quale lo sport è importante per vari motivi. Esso infatti può dare un contributo importante per contrastare alcune tendenze negative per la salute come l’obesità. Esso inoltre può contribuire ad un maggiore valore aggiunto per la società in generale grazie alla sua natura educativa
Derek Roland Clark e Jeffrey Titford (IND/DEM),per iscritto.−(EN) L’UKIP approva l’aumento degli investimenti e la partecipazione alle attività sportive. Tuttavia non possiamo accettare che l’educazione fisica sia resa obbligatoria per tutti e che la clausola di rinuncia in vigore nel Regno Unito venga abolita dall’UE, considerando che presso molti gruppi vi sono riserve di tipo religioso o culturale nei confronti dello sport e inoltre che alcuni bambini disabili potrebbero non essere fisicamente in grado di partecipare ad alcuni sport anche qualora lo volessero. L’obbligatorietà o meno dell’educazione fisica è una questione da lasciare ai presidi e ai consigli didattici delle scuole e non all’UE. In ogni caso l’UE non ha competenze in materia sportiva. L’UKIP accoglie favorevolmente l’apprezzamento per l’alacre lavoro dei volontari che si occupano di sport tuttavia ritiene che, in uno spirito di amichevole competizione, ciò vada fatto a livello nazionale e non comunitario.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL),per iscritto. −(PT) Come affermato nella relazione, occorre prestare la massima attenzione allo sport in considerazione dei suoi aspetti sociali e culturali nonché dei valori socio-educativi di cui si fa tramite come l’autodisciplina, il mettere alla prova i propri limiti, la solidarietà, la sana competizione, il rispetto per l’avversario, l’inclusione sociale, il rifiuto di qualsiasi forma di discriminazione, lo spirito di gruppo e la tolleranza.
Pertanto, nella nostra società multiculturale, lo sport può e deve costituire parte integrante dell’educazione, formale e informale, dato che vi sono studi che hanno dimostrato che una regolare attività fisica migliora il benessere psicofisico e ha effetti positivi sulle capacità di apprendimento.
Noi pertanto condividiamo l’invito rivolto agli Stati membri e alle autorità competenti affinché assicurino che venga dato risalto all’interno dei programmi didattici scolastici e prescolastici allo sviluppo della salute incoraggiando particolari forme di attività fisica adatte a seconda dell’età e facendo un’opera di sensibilizzazione all’interno di club e associazioni volta, per far sì che i bambini possano iniziare a praticare attività fisiche il prima possibile, a tutto vantaggio dello sviluppo della salute, e quindi a riconoscere all’educazione fisica uno statuto in linea con il profilo dell’istituto e con il livello corrispondente degli studi.
Ian Hudghton (Verts/ALE),per iscritto.−(EN) Approvo con convinzione la relazione Schmitt sul ruolo dello sport nell’istruzione. Favorire la partecipazione agli sport tra i più giovani è essenziale per più motivi; le attività sportive favoriscono non solo gli ovvi vantaggi in termini di salute nella popolazione ma contribuiscono anche agli obiettivi di inclusione sociale, a sviluppare un senso di comunità e la coesione a livello nazionale ed europeo.
Il mio paese, la Scozia, ha uno dei primati più negativi in Europa in materia di salute. Tuttavia i recenti successi sportivi della Scozia, compreso il fatto che Glasgow è riuscita ad ottenere i giochi del Commonwealth del 2014, hanno colpito l’immaginario della popolazione. E’ sperabile che tali successi possano tradursi positivamente e che la Scozia possa perdere la fama di “malato” dell’Europa e porsi come esempio di come lo sport possa essere usato a massimo vantaggio della comunità.
Genowefa Grabowska (PSE),per iscritto. – (PL) Ho votato a favore della relazione in quanto tratta una materia particolarmente importante per la salute di un’intera generazione di giovani europei e pertanto per le loro vite in generale.
La maggiore marginalizzazione dell’educazione fisica nei programmi scolastici comporta la graduale erosione del tempo destinato all’educazione fisica nelle scuole degli Stati membri dell’UE. Il finanziamento degli edifici e degli impianti sportivi scolastici è tutt’altro che adeguato. Inoltre le attrezzature fondamentali per le lezioni di educazione fisica sono in condizioni precarie. Vi sono inoltre timori in merito alla qualità della formazione a cui vengono sottoposti gli insegnanti di educazione fisica. Il quadro complessivo ispira poca fiducia. Per questo motivo dobbiamo sostenere l’iniziativa del Parlamento europeo che è volta a invertire la situazione attuale.
E’ sperabile che i positivi effetti di tale iniziativa si faranno sentire già tra pochi anni. Assicurare più sport nelle scuole non rientra solo nell’impegno per ottenere migliori risultati nelle competizioni e nei futuri giochi olimpici, ma costituisce anche un modo per far sì che questa generazione di giovani europei sia molto più sana, in forma e non sovrappeso come spesso oggi accade. So di cosa parlo in quanto nel mio paese, la Polonia, il numero dei bambini e dei giovani obesi o sovrappeso aumenta ad un ritmo allarmante. Mi auguro che tale sforzo del Parlamento europeo volto ad attirare l’attenzione sulle inadeguatezze del sistema educativo europeo in materia, nonché gli spunti offerti per possibili rimedi, porterà a risultati positivi di lungo termine
David Martin (PSE),per iscritto.−(EN) Ho votato a favore di questa relazione di propria iniziativa che incoraggia tutti gli Stati membri dell’UE ad imporre l’inserimento dell’educazione fisica per tutti i bambini in età scolare. Favorire l’attività fisica ai giovani contribuirà ad affrontare i problemi dell’obesità e della generale cattiva forma fisica nonché tutti i problemi di salute secondari che emergono con il tempo e che sono conseguenza della mancanza di attività fisica.
Luís Queiró (PPE-DE),per iscritto. −(PT) Il ruolo dello sport nell’educazione costituisce una questione importante per vari aspetti. Possiamo citare come esempio l’obesità che aumenta in tutta Europa, in particolare tra i giovani. Si tratta di un fenomeno allarmante e una preoccupazione non trascurabile per la salute pubblica i cui effetti si faranno sentire per tutta la vita delle persone colpite. In particolare non possiamo dimenticare che queste persone avranno problemi di salute per tutta la vita con conseguenti notevoli effetti socio-economici sull’organizzazione e il futuro delle nostre società.
Un altro aspetto importante è la dimostrazione che il tempo riservato all’educazione fisica in tutta l’UE è andato sempre più diminuendo. Risulta pertanto ovvio che l’aumento dell’inattività fisica è all’origine dei risultati molto allarmanti di un’indagine in base alla quale, in tutta l’UE a 27, quasi un bambino su quattro è sovrappeso.
Ho votato a favore della relazione che punta a dare un contributo per assicurare il varo di misure positive per incoraggiare una vita sana presso le nuove generazioni.
Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. –(FR) La necessità di far amare lo sport ai giovani europei non è stata mai sentita come oggi.
Il motivo è semplice: a fronte della tentazione di condurre una vita sedentaria a cui sono esposti i nostri bambini, risulta ancora più urgente proporre un’alternativa a sgranocchiare davanti ai videogiochi!
Per questo motivo condivido pienamente il messaggio lanciato dall’onorevole Pál Schmitt nella sua relazione d’iniziativa per aumentare l’educazione fisica obbligatoria nella scuola primaria. Un messaggio che suona come un doppio richiamo.
In primo luogo perché la scuola è il luogo naturale per inculcare fin dalla più giovane età i valori sociali importanti come quelli dell’onestà, della solidarietà, dello spirito di gruppo, della tolleranza e della lealtà. Valori da instillare e condividere in famiglia prima di tutto.
In secondo luogo, davanti alla doppia minaccia, a livello di sanità pubblica con la diffusione dell’obesità tra i nostri giovani e a livello sociale con un sistema scolastico organizzato in base a scelte personali, l’Unione europea e i 27 Stati membri devono reagire e ripensare il rapporto tra sport e istruzione.
E la battaglia è ancora lunga: un bambino guarda in media due ore di televisione al giorno, ovvero molto di più dei 109 minuti alla settimana riservati all’educazione fisica a scuola.
Carl Schlyter (Verts/ALE),per iscritto. − (SV) La relazione contiene molti obiettivi positivi, come il fatto di adoperarsi per la salute pubblica e contro la discriminazione, l’accesso per le persone disabili, tuttavia nonostante questo vi sono ancora troppi richiami e troppe richieste di leggi di dettaglio che non dovrebbero essere emanate a livello comunitario. Per questo motivo mi astengo dalla votazione finale.
Olle Schmidt (ALDE),per iscritto. − (SV) Pochi dubitano dell’importanza di una corretta educazione fisica dei bambini a scuola. La tendenza negativa rappresentata da stili di vita non sani fra i giovani sembra aumentare di anno in anno. La relazione dell’onorevole Schmitt pertanto tocca una questione urgente e importante. Il problema della relazione, e non meno con riferimento ai paragrafi votati separatamente, è che il relatore si è spinto troppo in là. Appare difficile comprendere in particolare perché l’UE dovrebbe legiferare nel dettaglio il numero di ore di educazione fisica a scuola, non solo per gli alunni della scuola primaria ma anche per quelli della scuola secondaria. Né vedo il motivo per cui Bruxelles debba regolamentare nel dettaglio l’educazione fisica, ponendo obblighi in termini di gruppi misti e una speciale educazione sessuale. L’ultimo paragrafo che mira all’istituzione di un sistema speciale di elogio per vari tipi di lavoro volontario appare particolarmente curioso, non perché gli europei che si impegnano non meritino un apprezzamento ma perché è difficile capire come si potrebbero strutturare, amministrare e finanziare tali tipi di attività.
La bontà dei fini della relazione è fuori discussione, tuttavia la sua attuale formulazione suscita più di un dubbio. Per questo motivo ho espresso voto contrario.
Brian Simpson (PSE),per iscritto.−(EN) Quale ex insegnante di educazione fisica annuncio il mio voto favorevole alla relazione Schmitt in quanto affronta non solo l’esigenza di assicurare l’insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole ma anche l’esigenza che gli Stati membri assicurino un’adeguata formazione agli insegnanti di educazione fisica.
Troppo spesso, in particolare a livello di scuola primaria, le lezioni di educazione fisica vengono condotte da personale non specialista della materia all’interno di una sala che, in particolare a Natale viene, serve anche da sala da pranzo o da teatro.
Se vogliamo combattere seriamente l’obesità tra i minori, se vogliamo veramente migliorare la salute dei bambini e se vogliamo veramente distoglierli dai videogame e farli approdare allo sport, allora dobbiamo anche mettere a disposizione strutture migliori per l’educazione fisica in tutte le scuole e far sì che gli insegnanti abbiano le competenze specialistiche per insegnare la materia. Perché è da troppo tempo che l’educazione fisica costituisce una materia minore, in particolare nella scuola primaria, e le lezioni vengono annullate alle prime gocce di pioggia. Ciò ha portato a produrre una generazione di bambini in cattiva forma fisica come non si era mai visto. Salute ed educazione fisica sono importanti quanto la matematica e le scienze eppure non lo si direbbe visitando molte delle nostre scuole.
Avril Doyle (PPE-DE),per iscritto.−(EN) Dopo aver riflettuto ed aver avuto seri dubbi in merito alla parola “pienamente” contenuta nel paragrafo 8, ho votato a favore dei paragrafi 8 e 10 della relazione Prodi, in quanto tutto sommato ritengo che sia necessaria una direttiva quadro europea nel settore della protezione del suolo che vada a colmare una lacuna esistente a livello legislativo. Tale proposta deve essere “in accordo con i principi per legiferare meglio” e rispettare pienamente il principio di sussidiarietà. Pertanto domani sosterrò la proposta Gutiérrez-Cortines per una direttiva comunitaria proporzionata che ripristina la sussidiarietà, elimina il raddoppio degli obblighi e che complessivamente rappresenta un equilibrio migliore rispetto alla proposta della Commissione per la protezione del suolo.
Con 300 tipi di suolo in Europa e solo 9 Stati membri dotati di una normativa nazionale in materia e davanti alla sfida posta dal cambiamento climatico, diventa ancor più prezioso un approccio comunitario che sia volto a rispondere alle sfide internazionali causate dalla deforestazione e dal peggioramento della qualità dell’acqua, dalla grave erosione del suolo, dalle alluvioni e dagli smottamenti e che assicuri la sicurezza della produzione alimentare.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL),per iscritto. −(PT)E’ noto che il suolo ha una funzione sociale di base dato che è fondamentale per la produzione alimentare e per altri raccolti agricoli e per lo stoccaggio e la trasformazione energetica e mineraria, oltre a fungere da filtro naturale per l’acqua di falda, ovvero la fonte principale di acqua potabile, da habitat per vari organismi che vivono sottoterra e in superficie, da piattaforma per le attività umane e un elemento importante del paesaggio naturale e umano. Il suolo costituisce pertanto un elemento fondamentale dell’ambiente terrestre.
Esistono già diverse politiche comunitarie volte alla tutela di queste essenziali funzioni, sebbene non del suolo stesso. Dato che la valutazione d’impatto della Commissione mostra un peggioramento del degrado del suolo, cresce la preoccupazione per la sua salvaguardia, collegata anche a timori per il cambiamento climatico, alla necessità di assicurare la disponibilità di acqua fresca in misura sufficiente, alla protezione della biodiversità e alla lotta contro la desertificazione e la deforestazione. Una maggiore normativa comunitaria mirante in modo specifico alla tutela del suolo stesso dovrebbe portare allo scambio di informazioni e ad un coordinamento tra Stati membri, senza con questo aumentare inutilmente il carico amministrativo o mettere in discussione la produzione agricola e la funzione sociale del suolo.
Duarte Freitas (PPE-DE),per iscritto. −(PT) Considero importante la valutazione della Commissione e sono d’accordo sulla strategia proposta per la protezione del suolo, una risorsa non rinnovabile che fornisce servizi vitali per le attività umane e per la sopravvivenza degli ecosistemi.
Sostengo quindi la relazione Prodi e considero particolarmente importanti le proposte in essa contenute per una migliore definizione della relazione tra suolo e questioni collegate a biodiversità, desertificazione e cambiamento climatico.
Marian Harkin (ALDE),per iscritto. −(EN) Emendamento n. 10: una direttiva quadro non è proporzionata e non rispetta il principio di sussidiarietà. Il metodo aperto del coordinamento costituisce, nel caso in esame, uno strumento migliore rispetto ad una direttiva quadro. I problemi del suolo sono quasi sempre di carattere locale e regionale.
Emendamento n. 8: non ritengo che una direttiva quadro comunitaria sia pienamente giustificata. Ritengo che la protezione del suolo debba rientrare nella competenza degli Stati membri.
Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La proposta della Commissione sulla protezione del suolo è generica e vaga. Essa non prevede un finanziamento comunitario né progetti minimi per la prevenzione e la sostituzione dei suoli degradati.
Particolarmente nei paesi mediterranei e in Grecia i problemi sono più gravi a causa del clima caldo e secco, della configurazione geografica, dei forti venti e di altri fattori che contribuiscono alla desertificazione e all’erosione del suolo.
Inoltre le coste, lunghe in confronto alla superficie totale di questi paesi, favoriscono la salinizzazione e la ridestinazione del suolo a progetti urbani. La mancanza di carte pedologiche e di carte tematiche porta ad un uso smodato di prodotti chimici per l’agricoltura. Nella pratica vi è inoltre un’impossibilità di promuovere la rotazione dei raccolti a causa del sistema mal congegnato di determinazione dei prezzi e dei sussidi della PAC per la produzione agricola.
Inoltre la mancanza di un ufficio governativo che sovrintenda alla registrazione, alla prevenzione e al ripristino dei suoli che causano malattie rende la situazione preoccupante.
La proposta della Commissione non sembra in grado di risolvere questi problemi, molti dei quali dovrebbero già essere stati affrontati. Quanto alla scusa dell’ampia varietà di tipi di suolo (320), il problema potrebbe essere risolto se le misure proposte fossero escogitate in base ai patogeni del suolo da prevenire o correggere e non sulla base di particolari tipi di suolo.
David Martin (PSE),per iscritto.−(EN) Ho votato a favore nella prima lettura della relazione sui piani della Commissione per la protezione del suolo. Sono favorevole all’esigenza di proteggere il suolo anche se non sono tuttora convinto che una direttiva rappresenti il metodo corretto e che non sia piuttosto più adatto un approccio meno normativo.
Mairead McGuinness (PPE-DE),per iscritto. −(EN) Ho votato a favore della relazione ma contro i paragrafi 8 e 10 in quanto non accetto che vi sia la necessità di un’ulteriore normazione in merito alla protezione del suolo.
Sono già in vigore vari strumenti giuridici per assicurare la massima protezione possibile del suolo e, fino a quando tali strumenti non avranno ricevuto completa attuazione e fino a quando gli effetti non saranno stati pienamente analizzati, ritengo che in tale settore non sia né necessaria né utile un’ulteriore regolamentazione.
Luís Queiró (PPE-DE),per iscritto. −(PT) La protezione dell’ambiente costituisce un’importante questione politica in Europa sviluppatasi velocemente negli ultimi anni e per la quale la ricerca continua a costituire una priorità per l’Unione. Tuttavia non è possibile proteggere l’ambiente in Europa senza proteggere il suolo che è soggetto a vari processi di degrado. La necessità di specifiche misure di protezione nel quadro di un nuovo quadro normativo europeo nel settore è pertanto assolutamente plausibile.
Pur riconoscendo che, in linea generale, il suolo costituisce proprietà privata, riconosciamo anche che il suolo è una risorsa naturale di interesse pubblico e che pertanto va conservato a beneficio delle generazioni future.
Essendo la protezione del suolo strettamente collegata alle principali sfide ambientali a livello internazionale, vi è l’esigenza di prendere in considerazione una normativa comunitaria progettata in modo specifico per proteggere il suolo stesso e che sia tale da incoraggiare lo scambio di informazioni e il coordinamento delle buone prassi tra gli Stati membri. L’inserimento della protezione del suolo in un futuro regime regolamentare per il clima sembra presupporre il riconoscimento dell’esigenza di una maggiore conoscenza del ruolo di tale risorsa nella mitigazione del cambiamento climatico e nell’adattamento ad esso.
Luca Romagnoli (ITS),per iscritto.− Signor Presidente, Onorevoli colleghi, esprimo il mio sostegno a favore della relazione Prodi. L’Europa, infatti, necessita di una strategia comune in materia di suolo. Il degrado del suolo a livello europeo continua, in quanto la legislazione esistente non è sufficiente per contrastare fenomeni quali l’erosione, la perdita di materia organica, la compattazione, la salinizzazione, gli smottamenti, e la contaminazione.
E’ necessario, tenendo conto ovviamente delle peculiarità nazionali e muovendosi in un regime di sussidiarietà e collaborazione con gli Stati membri, fornire un piano di azione e di interventi a livello europeo.
Ciò è cruciale soprattutto in termini dell’identificazione delle aree a rischio, e dell’elaborazione dei programmi di misure. Inoltre è di fondamentale importanza che tutti e ventisette gli Stati membri siano dotati di un livello minimo di legislazione in questo campo e che siano attuate campagne di educazione e sensibilizzazione al problema.
Bogusław Sonik (PPE-DE),per iscritto. – (PL) Una protezione a più livelli del suolo è una delle sfide principali di protezione ambientale a livello internazionale e ha inoltre un impatto enorme sulle economie degli Stati membri.
Vorrei esprimere la mia preoccupazione per le conseguenze del degrado naturale del suolo e del degrado causato dalle attività umane. Il degrado del suolo è spesso il risultato di attività umane improprie nei settori agricolo e boschivo, e può essere inoltre una conseguenza dell’industria del turismo e dello sviluppo urbano.
Vorrei indicare a quest’Aula che l’osservanza del disposto della direttiva consentirà di riclassificare i suoli degradati ed evitare così l’utilizzo di siti rigenerati per impieghi industriali e commerciali. La direttiva prevede inoltre una classificazione del suolo in relazione al suo potenziale di produzione vegetale e animale, con particolare riferimento alla produzione di cibi di alta qualità.
Vorrei evidenziare l’esigenza di sviluppare una strategia europea volta ad identificare e a risolvere le problematiche relative al degrado del suolo. A causa della grande varietà di tipi di suolo è necessaria una strategia europea che sia indipendente dalle azioni condotte a livello nazionale. Tale strategia europea dovrebbe basarsi sulla prevenzione e dovrebbe puntare a sensibilizzare l’opinione pubblica convincendola della necessità di tutelare il suolo. Inoltre la strategia dovrebbe individuare le aree a rischio al fine di risolvere il problema a livello europeo.
Va osservato che è importante definire una netta distinzione tra questa direttiva e altre norme legislative europee in materia di protezione del suolo al file di evitare doppioni normativi.
L’attuale legislazione europea non sembra prevenire il degrado del suolo. Contemporaneamente la protezione del suolo è strettamente collegata alle principali sfide internazionali che riguardano la protezione dell’ambiente naturale. Ritengo pertanto che vi sia una chiara necessità di sviluppare una normativa comunitaria volta a tutelare il suolo come tale.
Glenis Willmott (PSE),per iscritto. −(EN) L’EPLP ha votato contro i paragrafi 8 e 10 della relazione Prodi su una strategia tematica per la protezione del suolo in quanto è stato dimostrato che vi è la necessità di una direttiva quadro per la protezione del suolo. Così come sono, le misure proposte in questi paragrafi sarebbero sproporzionate in quanto non è assicurato un livello sufficiente di flessibilità o di sussidiarietà.
Hans-Peter Mayer (PPE-DE).-(DE) Signor Presidente è mia opinione che l’inserimento del trasporto aereo nel sistema di scambio delle quote di emissione costituisca un passo verso il soddisfacimento delle condizioni previste dal protocollo di Kyoto, in altri termini che sia giusto.
Mi permetto tuttavia di richiamare quanto detto poc’anzi dal Presidente Sarkozy, quando ha detto che l’Europa deve chiedere reciprocità e, in questo caso non ce n’è o ce n’è troppo poca. Lo scambio delle emissioni non dovrebbe iniziare prima del 2012. Come nel caso delle utilitarie, anche per gli aerei di piccole dimensioni, ovvero sotto le 20 tonnellate, occorrono delle esenzioni per evitare che le misure non siano sproporzionate. Un jumbo non è sullo stesso piano di un Cessna.
Molti punti nella relazione della commissione per l’ambiente sono eccessivi e non lasciano alcuno spazio di manovra alle imprese europee né tempo per attuare le misure. Su questo punto vi è forte disaccordo. Richiamando ancora le parole del Presidente francese, dobbiamo sforzarci ancora una volta per trovare un modo per strutturare questo sistema di scambio delle quote.
Lasse Lehtinen (PSE).-(FI) Signor Presidente, ho votato a favore degli emendamenti nn. 77, 81 e 82 contenuti nella relazione dell’onorevole Liese atti a far sì che le compagnie aeree che operano nelle regioni periferiche dell’Europa siano in grado di competere su un piano di equità con le compagnie dell’Europa centrale. Mi rammarico tuttavia che la maggioranza abbia pensato diversamente.
Zuzana Roithová (PPE-DE).-(CS) Signor Presidente, il Parlamento ha deciso, al di fuori del quadro del protocollo di Kyoto, di inserire il trasporto aereo nel sistema dello scambio di quote di gas serra. Sebbene la quota imputabile al settore aereo delle emissioni totali di gas serra sia appena del 3 per cento, in 15 anni le emissioni del settore aereo sono raddoppiate. Oggi l’Europa ha confermato ancora una volta il suo ruolo di leader nella lotta contro i cambiamenti climatici. Tuttavia occorre raggiungere un equilibrio. E’ assolutamente giusto che una parte delle quote venga assegnata tramite asta e non distribuita gratuitamente, il che promuoverà lo sviluppo di società giovani. I proventi delle aste dovrebbero essere usati per sviluppare tecnologie atte a ridurre le emissioni di CO2 nel settore aereo e non per altri scopi.
E’ noto che un’altra strategia per la riduzione delle emissioni è costituita dalla gestione integrata degli orari dei voli. Sono fermamente a favore dell’istituzione di una data unica iniziale per i voli sia intercontinentali che interni. La Commissione deve convincere i paesi terzi ad unirsi entro la fine del 2011. Ritengo questa una condizione necessaria per una concorrenza leale tra tutte le linee aeree europee indipendentemente da dove si trovano. L’obiettivo di ridurre il surriscaldamento globale di due gradi entro il 2020 significa prima di tutto convincere il resto del mondo. La conferenza internazionale di Bali mostrerà presto il successo della nostra azione a tale riguardo.
Christoph Konrad (PPE-DE).-(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, sulle finalità della relazione, che sono quelle di inserire le attività del settore aereo europeo nel sistema per lo scambio delle quote di emissioni, sorge una serie di domande. Quello che è indiscutibile tuttavia è che abbiamo indicazioni chiare che non si tratti di un sistema particolarmente riuscito e, sebbene la Commissione disponga di dati che confermano questo, lo stesso stiamo per inserire nel sistema anche il settore aereo. Questo è la mia critica principale che mi ha spinto a votare no.
Inserire nel sistema il settore aereo europeo significa affrontare il problema con una soluzione isolata. Tuttavia è proprio questo il punto che in ultima analisi mina la competitività delle compagnie aeree europee e, assieme a queste compagnie, anche la competitività degli aeroporti europei. Per me questo non è accettabile e dobbiamo fare quanto possibile per individuare soluzioni globali che comprendano anche altre compagnie e altri aeroporti. Questo è l’unico modo per raggiungere una soluzione positiva per l’ambiente ma anche per la concorrenza nell’Unione europea.
Eija-Riitta Korhola (PPE-DE).-(FI) Signor Presidente, desidero ringraziare il collega onorevole Liese per l’ottimo livello di collaborazione. Una questione concreta sulla quale abbiamo cercato di raggiungere un compromesso riguardava la destinazione degli introiti derivanti dalle aste. Avrei preferito che tali proventi fossero destinati per intero al traffico aereo, tuttavia sono comunque grato per il fatto che il mio parere è stato tenuto in considerazione, anche se solo in parte.
Parto dal presupposto che l’aviazione sia necessaria anche da un punto di vista ambientale in quanto, ad esempio, nell’indagine MIPS i vantaggi che ne derivano sono chiaramente visibili. Un’altra considerazione di base è che l’obiettivo finale deve essere quello di un traffico aereo senza emissioni. E’ per questo motivo che sono decisamente a favore di destinare gli introiti alla ricerca e allo sviluppo nel settore aereo. Se davvero consideriamo un problema l’impressionante aumento delle emissioni generate dal traffico aereo, dobbiamo dedicare tutte le nostre risorse disponibili a far sì che i soldi per la ricerca siano destinati al raggiungimento di un traffico aereo senza emissioni. Spero che nel futuro il Consiglio terrà presente tale aspetto. Vorrei inoltre dire che condivido pienamente quanto detto dall’onorevole Lehtinen.
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE),per iscritto. − (SV) I socialdemocratici svedesi hanno deciso di sostenere la relazione del Parlamento in quanto rappresenta un primo passo nella riduzione dell’impatto delle attività aeree sul clima. Tuttavia mi rammarico che la maggioranza del Parlamento difenda sia l’idea di tetti elevati per le emissioni sia una quota insignificante di quote di emissioni assegnate tramite asta. Inoltre l’entrata in vigore è stata posticipata di un anno rispetto a quanto era stato deciso dalla commissione ambiente del Parlamento.
Con il tempo vorremmo vedere per il settore aereo un sistema completamente distinto per lo scambio delle quote di emissione.
Liam Aylward, Brian Crowley e Seán Ó Neachtain (UEN),per iscritto. −(EN) Il sistema dello scambio delle quote di emissioni costituisce il metodo più efficace per gestire le emissioni che hanno effetti sul cambiamento climatico e per agevolare l’UE nel raggiungimento degli obiettivi che si è posta di un abbattimento del 20-30 per cento entro il 2020.
Oggi abbiamo votato perché la direttiva prenda in considerazione le regioni periferiche e per una cassatura della proposta della Commissione di consentire ad una compagnia aerea di chiedere gratuitamente la conversione delle quote di emissione per il trasporto aereo in “quote Kyoto”.
Abbiamo votato per ridurre le quote massime di emissione che rappresenteranno il risultato finale effettivo previsto nei negoziati delle prossime settimane, valutati pari a circa l’85-90 per cento rispetto alle emissioni del 2004-2006.
Abbiamo votato per un riesame futuro del sistema delle aste qualora venga intrapresa una revisione per altri settori. Pur non avendo votato oggi a favore del sistema delle aste, l’uso di tale sistema per tutti i settori potrebbe essere preso in considerazione in quanto diminuirebbe la possibilità di profitti imprevisti e contribuirebbe ad aumentare la concorrenza e l’innovazione.
La cosa più importante è che l’industria si faccia carico della parte che le spetta di riduzione delle emissioni con metodi innovativi, senza riversare gli oneri sul passeggero.
Edite Estrela (PSE),per iscritto. −(PT) Ho votato a favore della relazione Liese sulla proposta di modifica della direttiva 2003/87/CE volta a ricomprendere le attività aeree nel sistema di scambio delle quote di emissioni di gas serra in quanto ritengo che tale inclusione sia di fondamentale importanza per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
Il contributo del settore aereo al cambiamento climatico è notevole e aumenta rapidamente ed è per questo che tale proposta di direttiva rappresenta un passo importante nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra nell’Unione europea. Tuttavia è essenziale adottare misure atte a far sì che la direttiva prenda in considerazione la situazione nelle regioni più periferiche al fine di evitare che il sistema delle emissioni abbia un impatto socio-economico troppo elevato su di esse. Per tale motivo mi rammarico che non siano stati adottati gli emendamenti nn. 98=100/riv e 97=99/riv.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL),per iscritto. − (PT) Nutriamo seri dubbi sul contenuto generale delle proposte adottate in questa risoluzione del Parlamento europeo e per questo abbiamo votato contro.
In primo luogo non siamo d’accordo con il sistema di scambio delle quote che protegge sempre chi dispone di maggiori risorse finanziarie in quanto può comprare i diritti per le emissioni e non risolve il problema delle elevate emissioni di CO2.
In secondo luogo non è stata data dovuta considerazione a quei paesi e a quelle regioni in cui i servizi aerei sono di fondamentale importanza, come le regioni più periferiche delle Azzorre e di Madera. Ad esempio entrambi i voli che uniscono le due isole e i voli tra il continente europeo e queste regioni sono particolarmente importanti per la coesione territoriale dell’Unione europea e per questo motivo tali voli meritano un trattamento particolare.
Ci rammarichiamo del fatto che nella valutazione dell’impatto di questa direttiva non siano stati presi in considerazione le regioni più periferiche del territorio comunitario e tutti i voli con destinazione o partenza negli aeroporti europei. L’impatto sarà mediamente maggiore in tali regioni che non nel resto d’Europa, sia perché gli aerei vengono usati dalla popolazione sia per l’impatto del turismo sullo sviluppo regionale. Analogamente non sono state prese in considerazione le conseguenze determinanti per la loro possibilità di restare competitive derivanti dall’introduzione di un’imposta sui voli dalla quale i vicini sono esentati.
Robert Goebbels (PSE),per iscritto. –(FR) Non ho votato a favore della relazione mirante ad inserire le emissioni di CO2 causate dal trasporto aereo nel sistema di scambio di emissioni dell’Unione europea.
Il protocollo di Kyoto aveva escluso il settore aereo. Nel momento in cui la grandissima maggioranza dei paesi del mondo non rispetta i criteri stabiliti a Kyoto, l’Unione europea vuole fare più di quanto previsto dal protocollo.
Tale idealismo, pur intellettualmente commendevole, non salverà il pianeta, che del resto non è in pericolo come tale.
E tuttavia l’Europa sta per sacrificare tutti i suoi settori industriali, compreso il comparto aereo, senza effetti apprezzabili per il clima. Per questo protesto.
Małgorzata Handzlik (PPE-DE),per iscritto. – (PL) Onorevoli colleghi, i deputati polacchi hanno deciso di votare contro la relazione per un motivo molto semplice, poiché nessuna delle nostre osservazioni è stata presa in considerazione.
Vorrei osservare che il settore aereo polacco era molto ben preparato per la riduzione delle emissioni di CO2 nel quadro del soddisfacimento degli obblighi previsti dal protocollo di Kyoto (36 per cento degli obblighi del 6 per cento) e le emissioni di CO2 non costituiscono un problema per un paese come il nostro. Tuttavia gli Stati membri dell’UE a 15 hanno finora soddisfatto solo l’1,5 per cento degli obblighi assunto per l’8 per cento.
Da qui l’idea alla base di questa proposta di direttiva, che consentirebbe agli Stati membri dell’UE a 15 di soddisfare gli obblighi a loro carico a spese dei nuovi Stati membri. E’ questa l’Unione europea? Penso di no e invito pertanto ad un lavoro e ad una riflessione più dettagliati in seconda lettura.
David Martin (PSE),per iscritto.−(EN) Ho votato a favore in prima lettura della relazione sulla proposta della Commissione di inserire il settore aereo nel sistema comunitario dello scambio delle emissioni, sostenendo anche le modifiche volte a ridurre le emissioni autorizzate dal livello proposto del 100 per cento al 90 per cento. Ho inoltre approvato le modifiche del gruppo socialista volte ad inserire tutti i voli con origine e destinazione nell’UE, che purtroppo non sono state approvate per il mancato sostegno degli altri partiti. Quella del settore aereo costituisce una fonte importante in rapido aumento di emissioni di gas serra, pertanto un’azione volta a contenere tali emissioni è essenziale per combattere il cambiamento climatico.
Luís Queiró (PPE-DE),per iscritto. −(PT) L’adozione di misure volte a ridurre le emissioni di gas serra nell’Unione europea e di altri paesi industrializzati è in corso e la presente proposta della Commissione di inserire il settore aereo nel sistema dello scambio di quote di emissioni costituisce un elemento importante nella serie di misure da adottarsi a livello internazionale.
Non possiamo negare il significativo aumento di emissioni di gas serra nel settore aereo. Sembra pertanto una misura utile per risolvere il problema tramite un sistema di scambio delle quote, in particolare se correttamente congegnato e collegato ad altre misure che sostengano la stabilità del mercato ed evitino distorsioni della concorrenza.
Le misure adottate oggi stabiliranno un precedente per i negoziati internazionali in corso. Per questo motivo l’UE deve adottare una posizione ferma con soluzioni che siano effettivamente efficaci in termini di protezione dell’ambiente difendendo al tempo stesso i nostri settori produttivi e le nostre libertà. Tenendo presente questo va encomiato il lavoro del relatore, come di chiunque sia impegnato nel raggiungimento di compromessi volti in modo specifico a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e trovare un punto di equilibrio con le attività sociali ed economiche in Europa.
Luca Romagnoli (ITS),per iscritto.− Signor Presidente, Onorevoli colleghi, esprimo il mio sostegno a favore della relazione Liese. Tuttavia ho ritenuto di sostenere alcuni emendamenti volti alla modifica dell’iniziale progetto, in particolare quelli in merito al 2011 quale periodo di entrata in vigore del regime di applicazione.
Questo, infatti, è un punto di particolare rilievo per evitare che, anche solo per periodi transitori, si possano creare distorsioni di mercato in seno all’Unione Europea con operatori che si troverebbero in una posizione di vantaggio rispetto ad altri.
Ho sostenuto alcuni emendamenti anche in altri settori quali la percentuale di quote da assegnare all’asta o l’indirizzo di spesa dei fondi così raccolti purché ciò non costituisca un precedente per ridurre i margini di manovra finanziari di esclusivo appannaggio degli Stati Membri.
Brian Simpson (PSE),per iscritto.−(EN) Ho votato a favore della relazione Liese anche se nutro dubbi sulla sua fattibilità e sulla sua attuabilità. Concordo sul fatto che il settore aereo vada inserito in qualsiasi sistema per lo scambio delle quote di emissioni, tuttavia è necessario trovare un equilibrio tra considerazioni di carattere ambientale e istanze del settore aereo. Inoltre il sistema, così come proposto, è molto controverso al di fuori dell’Unione europea, in quanto molti Stati minacciano azioni legali contro l’UE, compresi gli Stati Uniti, l’India e la Cina, in quanto ritengono che qualsiasi sistema che riguarda l’aviazione vada concordato a livello internazionale prima di essere attuato.
E’ giusto che l’aviazione entri a far parte del sistema dello scambio di quote; è però sbagliato individuare nel settore aereo una delle principali cause dell’emissione di CO2 senza al contempo guardare al settore marittimo e a quella che è la causa più grande, il trasporto su strada.
Alcuni dei suggerimenti formulati dalla commissione per l’ambiente nella sua relazione sono francamente esagerati. Il Parlamento ha assunto una posizione più pragmatica ed equilibrata. Tuttavia prevedo ancora problemi nei prossimi mesi per questa proposta, non da ultimo a livello internazionale e per il fatto che abbiamo esentato i jet privati.
Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL),per iscritto.−(DA) Ho votato a favore della stesura finale della relazione Liese in quanto rappresenta un piccolo passo in avanti rispetto alla proposta della Commissione. Tuttavia la relazione lascia molto a desiderare quanto ai passi necessari per contrastare il cambiamento climatico e dimostra pertanto che il Parlamento europeo non è in prima linea in questa battaglia.
Margie Sudre (PPE-DE),per iscritto. –(FR)Le regioni ultraperiferiche contribuiscono congiuntamente alla lotta contro il cambiamento climatico e danno regolarmente prova del loro impegno a proseguire sulla scia di tale spinta, ponendosi quali veri pilastri d’innovazione in materia.
Concordo con l’obiettivo perseguito con l’inserimento del settore aereo nel sistema di scambio delle quote di emissioni.
Tuttavia le regioni ultraperiferiche non potranno sostenere così com’è l’attuazione della proposta della Commissione, in mancanza della quale le compagnie aeree che servono tali regioni non potrebbero far altro che riversare tali nuovi costi aggiuntivi direttamente sul prezzo dei biglietti penalizzando i passeggeri d’oltremare e i turisti che già subiscono gli elevati costi del viaggio nonché sul prezzo del trasporto aereo delle merci, con conseguente aumento dei prezzi a spese dei consumatori e delle imprese ultraperiferiche.
Ringrazio il relatore per l’ascolto dato alle mie rivendicazioni in materia e il Parlamento europeo per aver finalmente confermato un trattamento particolare per le regioni ultraperiferiche in questo fascicolo.
Mi congratulo inoltre per il fatto che il nostro Parlamento abbia accettato la possibilità che una parte di fondi provenienti dalle aste delle quote possa essere destinata per il contenimento degli impatti negativi del progetto in termini di accessibilità e di competitività per le regioni ultraperiferiche.
Hannu Takkula (ALDE),per iscritto.−(FI) Signor Presidente, sappiamo tutti che è importante assicurare una protezione ambientale e un’opera di contrasto contro il cambiamento climatico. Tuttavia le nostre azioni devono rimanere circoscritte entro i limiti del buon senso e noi, a cui competono le decisioni, dobbiamo considerare le cose nel loro complesso. A mio parere la maggioranza della commissione per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento non ha, nella relazione, esaminato la questione in tutti i suoi aspetti. Le emissioni imputabili al settore aereo costituiscono appena il 2% delle emissioni totali e pertanto dovrebbero essere trattate in proporzione al loro peso sul totale. Ciò significa che se anche l’intero settore aereo dovesse fermarsi, non vi sarebbero quasi effetti sul surriscaldamento del pianeta. Dobbiamo inoltre comprendere che molte compagnie aeree hanno già investito significativamente per migliorare sotto il profilo ecologico le rispettive flotte.
Ho votato a favore degli emendamenti nn. 77, 81 e 82 per consentire al traffico aereo di continuare a sopravvivere nelle regioni europee più remote. Non vedo perché dovremmo strutturare il traffico aereo concentrandolo principalmente su un numero ristretto di grandi aeroporti. La concorrenza tra le compagnie aeree nazionali non dovrebbe essere con poca lungimiranza minata a spese delle compagnie a basso costo. Concordo pertanto riguardo a quanto dichiarato dall’onorevole Lehtinen nel suo intervento.