Den Dover (PPE-DE),per iscritto.−(EN) I conservatori hanno sostenuto la relazione Vakalis tuttavia nutrono gravi riserve in merito ai paragrafi 16 e 17. Riteniamo che sia la prevenzione sia le capacità di reazione rapida in caso di terremoti vadano concentrate sulle risorse degli Stati membri e non sosteniamo “l’istituzione di una forza di protezione civile europea”.
Glyn Ford (PSE),per iscritto.−(EN) Sono favorevole alla relazione sull’impatto regionale dei terremoti. Come geologo e oceanografo – ho fatto la tesi di laurea sulla sismicità della faglia del centro Atlantico da 12 °N a 20 °S – sono ben consapevole che il Regno Unito ne è quasi immune. In base ai dati disponibili nel Regno Unito solo una persona è morta a seguito di un terremoto e ciò alla metà del XVII secolo. Tuttavia ciò non vale per tutta l’Europa che nel corso dei secoli ha avuto migliaia di morti e gigantesche devastazioni, da Lisbona a Sarajevo.
In luglio parte della mia circoscrizione, il Gloucestershire, è stata devastata da inondazioni che hanno causato miliardi di euro di danni alle infrastrutture stradali e ferroviarie, a ospedali e scuole, a impianti di trattamento idrico e a centrali elettriche. E’ probabile che il Fondo europeo di solidarietà ci darà assistenza. Spero che non sarà necessario, ma se lo sarà l’Europa deve dimostrarsi disponibile ad assistere le nazioni, le regioni e le comunità colpite dai terremoti.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL),per iscritto.−(PT) Come è già stato indicato l’intera parte meridionale dell’Europa è delimitata dai margini di due placche tettoniche che attraversano il Mediterraneo e si estendono fino all’oceano Atlantico attraversando alcune delle isole Azzorre, il che significa che i terremoti costituiscono uno dei disastri naturali più frequenti in tale regione.
Questa relazione del Parlamento europeo contiene una serie di considerazioni e di proposte che apprezziamo, in particolare laddove si riconosce che le regioni ultraperiferiche accusano tali fenomeni con regolarità o laddove indica tra le altre cose la necessità di sostenere le iniziative a livello nazionale in termini di prevenzione, risposta e riparazione dei danni, informazione dei cittadini, ricerca scientifica, protezione civile e solidarietà a livello comunitario.
Quanto al coordinamento, la relazione propone una cooperazione tra gli Stati membri e tra questi ultimi e i paesi terzi volta all’attuazione delle misure di cui sopra. Tuttavia pur sostenendo la creazione di una forza di protezione civile europea e di uno “strumento centralizzato di prevenzione e gestione” – una politica sulla quale non siamo d’accordo – la relazione afferma che “ciò ha senso solo se si basa su sistemi nazionali di protezione civile migliorati e su migliori strumenti di coordinamento tra Stati membri”, il che secondo noi solleva nuovamente il problema nei termini in cui andrebbe posto.
Andrzej Jan Szejna (PSE),per iscritto.−(PL) Il nostro collega onorevole Cornillet ci ha presentato una relazione molto esauriente, osservando che i terremoti hanno un impatto negativo sulla coesione sociale ed economica delle regioni colpite.
Dobbiamo ricordare che gravi terremoti possono manifestarsi frequentemente nei paesi e nelle regioni dell’Unione europea, in particolare nell’Europa meridionale e mediterranea. Per tale motivo occorre assicurare le necessarie capacità di prevenzione e di reazione rapida per affrontare eventuali calamità di questo tipo.
E’ importante avviare campagne di educazione e informazione sociale in tutta l’UE e formare e istruire il personale delle competenti autorità tecniche degli Stati membri, con iniziative di formazione a livello regionale e locale, nonché tutti gli specialisti che si occupano di terremoti. Dobbiamo inoltre prendere in considerazione il ruolo che devono svolgere le numerose autorità nazionali, regionali e locali assicurando l’esistenza di direttive per una protezione efficace delle infrastrutture essenziali, ad esempio per accedere alle infrastrutture delle telecomunicazioni, alle reti di distribuzione elettrica, agli ospedali, ai ponti, ai porti, agli aeroporti e così via.
In futuro la politica di coesione deve riservare un’attenzione approfondita ai danni causati dai terremoti e ciò deve rientrare nel quadro di un nuovo strumento finanziario per la protezione della popolazione.
Ritengo inoltre che le questioni del coordinamento, della cooperazione e della flessibilità delle attività delle autorità a livello comunitario, nazionale, regionale e locale vadano inserite nella discussione in quanto sono causa di notevoli problemi quando si verificano calamità naturali.
Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE). – (LT) Oggi abbiamo votato a favore della risoluzione redatta sulla base della relazione dell’onorevole Cornillet su un consenso europeo per l’aiuto umanitario. Desidero ringraziare il relatore e confermare nuovamente la mia approvazione di questo importante documento.
Siamo ben consapevoli del fatto che l’Unione europea – e penso alla Commissione e agli Stati membri – sia il primo fornitore mondiale di aiuto umanitario. Il contributo dell’UE per il 2006 era di soli 2 miliardi di euro. Concordo pienamente con il parere secondo il quale l’UE deve stabilire il limite per il nuovo livello di aiuto umanitario. D’altro canto l’UE deve definire la propria posizione in vista delle nuove iniziative internazionali e dell’attuazione della riforma avviata dalle Nazioni Unite. Quale membro della commissione bilancio desidero indicare quello che è il terzo problema che l’UE deve risolvere, ovvero migliorare il coordinamento delle risorse comunitarie e degli Stati membri in modo da renderle più facilmente accessibili per le vittime dei disastri umanitari.
Mi auguro che una posizione concreta e precisa del Parlamento agevolerà il raggiungimento dei nostri obiettivi comuni e contribuirà a raggiungere un consenso sul tema dell’aiuto umanitario.
Koenraad Dillen (NI).-(NL) Signor Presidente, ascolto con piacere che esiste un consenso europeo sull’aiuto umanitario e certamente nessuna persona ragionevole è contraria agli aiuti per i paesi che veramente ne hanno bisogno. Tuttavia dobbiamo essere sinceri e ammettere che non esiste un chiaro consenso europeo su un codice di condotta nei confronti dei dittatori.
L’intenzione del Regno Unito di boicottare il Vertice UE-Africa qualora Mugabe vi prendesse parte viene semplicemente ignorata dagli altri Stati membri, e molto spesso le tragedie umanitarie, come tutti sappiamo, sono il risultato di guerre o governi criminali com’è il caso dello Zimbabwe. La verità mai smentita è che l’Africa è teatro di conflitti sanguinosi e che gli africani spendono più in armi di quanto ricevano in aiuti per lo sviluppo.
E’ parimenti vero che gli Stati dotati di un sistema democratico, i cui capi e i governi non sono al di sopra della legge, difficilmente si fanno guerra tra di loro. Se a dittatori come Mugabe viene concesso di partecipare ad un Vertice europeo, ciò mina alla base la credibilità dell’Europa sui temi dei diritti umani e della democrazia. E’ a causa di tale ambivalenza che mi sono astenuto dal voto sulla relazione Cornillet.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL),per iscritto.−(PT) Indipendentemente dal nostro sostegno per vari aspetti dell’aiuto umanitario che sono sottolineati nella relazione, non possiamo sottoscrivere un “consenso” sui principi, gli obiettivi e le strategie dell’UE per la prestazione dell’aiuto umanitario ai paesi terzi che chieda la promozione del “diritto, se non il dovere, di intervenire in caso di violazioni serie del DIU e/o dei diritti dell’uomo”, ritenendo che il “ricorso a misure coercitive, tra cui l’intervento militare, è accettabile unicamente come ultima risorsa”. Conosciamo i risultati di una tale politica delle “buone intenzioni”, ovvero l’aggressione e l’occupazione militare dell’Iraq da parte degli Stati Uniti e i suoi alleati con le centinaia di migliaia di morti che sono seguite.
Com’è stato già detto il cosiddetto “intervento umanitario” nasconde spesso altri obiettivi reali che lo sfruttano e lo manipolano a seconda degli interessi e dei calcoli senza scrupoli delle potenze e delle multinazionali maggiori, mettendo in discussione i principi fondamentali del diritto internazionale.
Noi pensiamo che la risoluzione dei gravi problemi che toccano milioni di esseri umani comprenda, tra le altre cose, il rispetto della sovranità di tutti i popoli e di tutti i paesi, la composizione pacifica dei conflitti internazionali, una risposta alle necessità urgenti dei paesi economicamente più poveri su una base di amicizia e solidarietà e la loro effettiva attuazione.
Bogusław Liberadzki (PSE),per iscritto.−(PL) Il relatore onorevole Thierry Cornillet giustamente sottolinea la necessità che la Comunità e gli Stati membri estendano la discussione alle strategie politiche delle operazioni umanitarie alla competente formazione del Consiglio istituendo un nuovo gruppo di lavoro speciale. La creazione di un gruppo di questo tipo (ad es. del COHUMA, ovvero il gruppo di lavoro Consiglio per l’aiuto umanitario) contribuirebbe ad elaborare metodi coerenti che consentirebbero in tale ambito attività rapide e sistematiche.
Il collega ha inoltre giustamente indicato che la frequenza dei disastri naturali è aumentata e che i loro effetti assumono un significato sempre maggiore, con la conseguente necessità di potenziare gli interventi.
Per tali motivi concordo con la proposta in base alla quale l’UE deve accrescere le proprie capacità di reazione rapida. La prontezza e la capacità di reagire potrà sicuramente essere raggiunta migliorando il coordinamento e i meccanismi di preallarme nonché le scorte e le riserve di materiali appropriati a livello internazionale.
Andreas Mölzer (NI),per iscritto.−(DE) L’aiuto umanitario è spesso molto difficile da prestare a causa di circostanze avverse o di problemi di sicurezza. Questo rende ancora più importanti una buona armonizzazione e un coordinamento delle attività di aiuto. Gli sforzi volti al raggiungimento di tale obiettivo tuttavia non devono essere usati in alcun modo per peggiorare l’elefantiasi delle istituzioni europee, né possono l’agenzia europea di difesa civile o la forza europea di risposta rapida fornire una protezione efficace in caso di disastri naturali.
Occorre inoltre prestare attenzione alla critica formulata ieri dalla Corte dei conti che indicava un “livello significativo di errori” in vari settori, compresa la dotazione di 5,2 miliardi di euro per aiuti alimentari, aiuti umanitari e il finanziamento parziale di organizzazioni non governative. Non ritenendo la presente relazione una base idonea per la risoluzione di tutti questi problemi, ho votato contro.
Geoffrey Van Orden (PPE-DE),per iscritto.−(EN) Come forte sostenitore di progetti di aiuto umanitario che siano tempestivi, mirati e finanziariamente ben dotati, ho votato a favore della relazione sull’aiuto umanitario.
Nutro tuttavia forti riserve su molte delle formulazioni usate nel testo. E’ un peccato che vi siano riferimenti al cosiddetto trattato di riforma – la riesumata Costituzione dell’UE – al quale sono fondamentalmente contrario. E’ irrealistico poter pensare che l’aiuto umanitario possa essere scevro da qualsiasi considerazione politica; la relazione stessa è un documento molto politico che anticipa l’agenda dell’UE.
In ogni caso le priorità, le dimensioni dell’assistenza e un’erogazione degli aiuti che eviti di finire nelle mani di regimi orribili sono tutte questioni politiche. A parte le molte altre obiezioni all’impegno dell’UE in questioni militari, si tratta di una deviazione dall’obiettivo chiaro dell’aiuto umanitario. L’UE non è un protagonista speciale in campo umanitario, ma deve concentrarsi sul dare maggior valore agli sforzi umanitari dei nostri paesi tramite un miglior coordinamento dello sforzo in particolari settori e assicurando un controllo adeguato delle proprie risorse e una valutazione del loro impatto.
Hans-Peter Mayer (PPE-DE).-(DE) Signor Presidente, ritengo che questa direttiva quadro per la protezione del suolo costituisca un grave errore che mette a rischio la competitività dell’agricoltura europea e il rifornimento alimentare in Europa. Qual è l’idea che i sostenitori di questa direttiva hanno dei nostri agricoltori? Ve lo dico io: essi ritengono che abbiamo bisogno di una direttiva iperburocratica, che occorra mappare 420 milioni di ettari di terreno agricolo, brandire la minaccia di tremende sanzioni pecuniarie e creare infine aree prioritarie per la protezione del suolo prima che gli agricoltori possano prendersi cura dei rispettivi terreni.
Vorrei tuttavia dirvi che tale quadro è completamente avulso dalla realtà. Il terreno è il bene più prezioso dell’agricoltore. Qualsiasi agricoltore che non tratti con cura il terreno non potrà durare molto tempo. La maggior parte dei terreni dell’UE è curata, vale la pena di essere conservata e viene accudita dei nostri agricoltori. Considero questa direttiva un esempio di burocrazia arroccata in una torre d’avorio e mi auguro che potremo correggere rapidamente questo errore prima che essa possa arrecare gravi danni alla nostra agricoltura.
Péter Olajos (PPE-DE).-(HU) La ringrazio, signor Presidente. Quale deputato dell’MDF ho votato a favore della creazione della direttiva per la protezione del suolo europeo in quanto sono convinto che sia necessaria. Se non dispone in misura sufficiente di un terreno di qualità anche l’agricoltura europea si troverà in pericolo. Confido che, se tale direttiva entrerà in vigore, si creerà un’opportunità per impiegare risorse comunitarie per ripulire il suolo dall’inquinamento e per salvaguardarne la qualità.
Tuttavia a questo punto vorrei attirare l’attenzione degli Stati membri sul fatto che ciò è possibile solo se anche gli Stati membri prendono sul serio i propri doveri. Nel paese da cui provengo, ad esempio, l’azione consiste per lo più nella preparazione di progetti mentre la relativa fase attuativa si trascina lentamente. In Ungheria esiste un piano di rimedio nazionale ma niente di niente che riguardi una sua attuazione coerente. Il governo non garantisce le risorse necessarie. Per il futuro sono stati riservati 18 milioni di euro, un importo ridicolo se confrontato con la grandezza del problema. Di tale passo occorrerebbero oltre 220 anni per completare la bonifica del terreno dall’inquinamento al momento noto. Vorrei invitare ad una maggiore serietà. Grazie.
Anja Weisgerber (PPE-DE).- (DE)Signor Presidente, ho votato contro la proposta della Commissione. Tale proposta viola il principio della sussidiarietà. Il suolo non è materia transfrontaliera e per questo motivo la questione può essere regolamentata altrettanto bene se non meglio a livello di Stati membri più che a livello europeo. Molti paesi dispongono già di una normativa al riguardo. La proposta della Commissione non ne tiene sufficientemente conto.
Nella votazione finale ho anche votato contro la relazione e la maggior parte dei compromessi, sebbene io ritenga che la relazione adottata dal Parlamento costituisca un netto miglioramento rispetto alla proposta della Commissione. I miglioramenti sono da individuarsi, ad esempio, in relazione all’identificazione dei siti potenzialmente contaminati. La riformulazione offre una maggiore flessibilità nell’applicazione dei criteri di cui all’allegato II. In generale comunque vi sono ancora molte disposizioni che fanno della direttiva uno strumento burocratico ipercomplicato e costoso.
Un aspetto positivo è il fatto che i criteri di cui all’allegato I, almeno per il momento, non sono vincolanti. Altro aspetto positivo il fatto che la direttiva riconosce il carattere speciale dell’uso dei terreni agricoli. Tuttavia i contro prevalgono sui pro. Quanto al finanziamento, ad esempio, avremmo dovuto dire più chiaramente che la direttiva per la protezione del suolo non avrà ripercussioni sul bilancio comunitario e che l’attuazione della direttiva non prevede l’istituzione di nuovi fondi, essendo da utilizzare solo i meccanismi di sostegno esistenti.
Per tali motivi ho votato contro la direttiva e mi auguro che il Consiglio apporterà le necessarie correzioni.
Zuzana Roithová (PPE-DE).-(CS) Signor Presidente, tempo fa il Parlamento aveva chiesto alla Commissione una direttiva sulla protezione del suolo. Il Commissario Dimas ce l’ha presentata cinque anni dopo. Non è un segreto che ormai la direttiva non serve più. Abbiamo altre direttive per la protezione su problemi specifici e transnazionali relativi al suolo. La Commissione ignora il fatto che molti paesi – e la Repubblica ceca tra questi – dispongono di una propria legislazione e di sistemi sufficienti per tutelare il suolo contro l’erosione e il degrado. Quello di cui alcuni paesi (tra cui le Fiandre) hanno bisogno è una strategia comune e un miglior coordinamento.
Grazie all’enorme impegno dei relatori, il Parlamento è riuscito a votare la direttiva rielaborata, che probabilmente non farà grandi danni in quanto renderà per lo meno possibile conservare la normativa nazionale, laddove essa esiste già. Nella presentazione di ieri il Commissario non ha dimostrato di comprendere la ragionevole soluzione negoziata con tanta fatica dal relatore in Parlamento. Non recependo i suggerimenti del Parlamento, il Commissario contribuisce a seppellire la sua stessa direttiva. Praticamente mi obbliga a votare contro la relazione. Temo che anche il Consiglio si comporterà in modo analogo.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).-(PL) Signor Presidente, sono convinto che le disposizioni che abbiamo approvato sono assolutamente necessarie e che contribuiranno a migliorare lo stato dell’ambiente e anche la salute dei cittadini. Il suolo costituisce una risorsa naturale non infinita e non rinnovabile, che merita una protezione speciale in considerazione delle sue funzioni sociali, economiche, ambientali e culturali.
Condivido l’idea che la protezione del suolo debba essere regolamentata a livello comunitario onde assicurare un livello minimo di protezione in tutti gli Stati membri dell’UE.
Guardo con favore alla proposta di creare registri nazionali pubblici dei siti inquinati. Occorre redigere un elenco dei siti il cui suolo può essere stato oggetto in passato di contaminazione. Tenendo presente il principio di provvedere alla necessaria assistenza, occorre aiutare gli Stati membri dell’UE a riportare i terreni contaminati ad uno stato coltivabile e a rimuovere i composti pericolosi ancora presenti.
L’introduzione di una regolamentazione adeguata che limiti il degrado del suolo e assicuri un uso sostenibile dello stesso, assicurando contemporaneamente il ristabilimento delle condizioni di coltivabilità delle aree degradate, costituirà senza dubbio un passo in avanti per quanto riguarda la protezione delle risorse dell’ambiente naturale.
Ritengo inoltre di particolare importanza armonizzare la normativa degli Stati membri in materia di protezione del suolo.
Richard Seeber (PPE-DE).-(DE) Signor Presidente, tutti i membri austriaci del PPE chiedono una serie di misure ambiziose a protezione del suolo, che sia però adottata a livello politico adeguato. Riteniamo che la proposta e la relazione violino palesemente il principio della sussidiarietà e per questo motivo abbiamo votato contro molti degli emendamenti e anche contro la relazione nel suo complesso.
Nonostante il relatore, l’onorevole Gutiérrez, abbia fatto un lavoro splendido, siamo del parere che la relazione si spinga ben al di là dei giusti limiti della normativa comunitaria. Gli Stati membri devono tuttavia essere sollecitati verso un maggior coinvolgimento in tale materia in quanto il suolo è la base di qualsiasi attività economica e agricola. Va inoltre detto che spetta agli Stati membri il finanziamento dei loro programmi.
Albert Deß (PPE-DE).-(DE) Signor Presidente, ho votato contro la cosiddetta direttiva per la protezione del suolo in quanto ritengo che perdiamo qualsiasi credibilità se ogni giorno parliamo di abbattere la burocrazia e poi diamo vita a questo mostro di burocrazia che è la direttiva. Diversamente dall’aria e dall’acqua il suolo non costituisce materia transfrontaliera ma materia nazionale. La direttiva non serve assolutamente. La Commissione e il Presidente Barroso avrebbero dovuto ritirare il progetto di direttiva. Il Presidente Barroso usa molte parole sull’eliminazione della burocrazia a cui tuttavia non fanno seguito azioni conseguenti. Al mio paese chi fa così lo si chiama Dampfplauderer – un venditore di fumo. E’ da 46 anni che lavoro la mia terra, che è più fertile oggi di 46 anni fa. Sono sì assolutamente favorevole ad una normativa europea di protezione del suolo, ma una normativa che lo protegga dalla burocrazia europea.
Bogusław Sonik (PPE-DE).-(PL) Signor Presidente, ho votato a favore della direttiva. L’attuazione delle disposizioni della direttiva consentirà uno sfruttamento economico delle aree degradate, proteggendo allo stesso tempo le terre incolte contro un eventuale uso industriale o commerciale. Tale direttiva renderà inoltre possibile classificare i terreni in base ad una valutazione della rispettiva capacità di produzione vegetale e animale, con una particolare attenzione alla produzione di alimenti di alta qualità.
Vorrei sottolineare l’importanza di elaborare una strategia europea per riconoscere e risolvere i problemi associati al degrado del suolo. Le notevoli diversità tra i vari tipi di suolo significa che, indipendentemente dalle iniziative assunte dai singoli paesi, è necessaria una strategia europea basata sulla prevenzione e sulla crescente consapevolezza dell’esigenza di proteggere il suolo nonché una descrizione dei fattori di rischio esistenti, al fine di risolvere il problema a livello europeo.
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE),per iscritto. − (SV) Abbiamo deciso di votare a favore della relazione sebbene alcuni paesi dell’UE dispongano già di una normativa perfettamente funzionante in materia di protezione del suolo.
Abbiamo appoggiato gli emendamenti nn. 106, 107, 108 e 110 che recitano come segue:
“Gli Stati membri che dispongono già una normativa nazionale specifica di protezione del suolo vanno esentati dagli obblighi previsti da questo articolo, a condizione che la normativa in questione assicuri un livello perlomeno equivalente di protezione”.
Sebbene la direttiva possa apparire superflua in alcuni Stati membri, nutriamo la speranza che possa portare un miglioramento nella maggior parte degli Stati europei in cui attualmente non esiste una normativa efficace per la protezione del suolo.
Ci auguriamo inoltre che gli Stati membri che dispongono di una normativa efficace in tale materia possano lavorare assieme al Parlamento nel quadro dei negoziati in corso per far sì che la direttiva non comporti per loro un raddoppio non necessario del lavoro amministrativo una volta che sarà entrata in vigore.
Jens-Peter Bonde (IND/DEM),per iscritto.−(DA) Lo stoccaggio dell’anidride carbonica ha grande importanza in relazione alla riduzione dei gas serra. Lo sfruttamento eccessivo del suolo che comporta la combustione dell’anidride carbonica causa attualmente una notevole pressione, pertanto si tratta di una questione che richiede un’iniziativa internazionale.
Il movimento di giugno è pertanto favorevole a che l’UE si occupi della protezione del suolo degli Stati membri.
Giudichiamo altamente positivo che il Parlamento europeo sia favorevole all’esame del possibile impiego del principio “chi inquina paga” di cui all’articolo 22 e della valutazione dell’uso della terra di cui all’articolo 28, in considerazione della grande importanza in relazione alla cattura dell’anidride carbonica. Entrambe le proposte nascono da un’iniziativa dell’onorevole Bonde.
Avril Doyle (PPE-DE),per iscritto. −(EN) Ho votato a favore della relazione Gutiérrez-Cortines nel suo complesso ritenendo che il testo della collega abbia notevolmente riscritto la proposta di direttiva ripristinando il principio di sussidiarietà, eliminando doppi oneri e introducendo un codice volontario di condotta per l’agricoltura, senza aggiungere burocrazia. La relazione riconosce inoltre in modo molto valido l’importante ruolo degli agricoltori quali custodi del suolo.
E’ importante che la proposta di direttiva protegga le torbiere quali validi habitat minacciati, consentendo allo stesso tempo un’adeguata estrazione di torba da utilizzare come materiale grezzo. Non risulta chiaro se l’emendamento n. 36 della relazione Gutiérrez-Cortines (sull’adeguamento dell’elenco delle funzioni di cui all’articolo 1) lo consenta e sollecito la Commissione o il Consiglio a chiarire tale punto nelle loro considerazioni.
Edite Estrela (PSE),per iscritto.−(PT) Ho votato a favore della relazione Gutiérrez-Cortines sulla proposta per una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per la protezione del suolo e che modifica la direttiva 2004/35/CE in quanto ritengo che il suolo costituisca una risorsa vitale che va protetta per attenuare gli effetti del cambiamento climatico e per far sì che le attività delle generazioni future possano svolgersi in un ambiente sicuro e sano.
Credo pertanto che tale proposta contribuisca ad un’effettiva protezione del suolo nella misura in cui saprà definire gli obiettivi sui quali non esiste una normativa comunitaria e/o nazionale. In base alla loro specifica situazione gli Stati membri potranno tuttavia decidere quali sono le rispettive misure a carattere prioritario, conformemente al principio della sussidiarietà.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL),per iscritto.−(PT) Siamo consapevoli dell’importanza di una protezione del suolo, in primo luogo in agricoltura, che dovrà produrre più prodotti alimentari e richiederà più acqua. La protezione del suolo è pertanto essenziale per salvaguardare la produzione alimentare e per assicurare alle generazioni future acqua pulita a sufficienza, in quanto il pianeta ha una funzione sociale che non deve essere minacciata da nessun interesse privato.
Il suolo costituisce la piattaforma delle attività umane, come le città e le infrastrutture, ma anche per la natura e il paesaggio. La sua protezione è pertanto essenziale per la conservazione del nostro patrimonio culturale e delle risorse naturali.
La proposta presentata dalla Commissione europea tuttavia non è la più idonea a causa di una prospettiva parziale, delle condizioni che impone e dello scarso riguardo per l’agricoltura.
Il Parlamento europeo l’ha modificata in modo significativo, con proposte che sostengono il principio della sussidiarietà, che riconoscono l’importanza dell’agricoltura, che affermano che “ogni Stato membro, conformemente al proprio clima e alle caratteristiche del proprio suolo (...) può decidere in merito alla propria politica agricola per il suolo” e che riconoscono che esistono approcci diversi per la protezione del suolo.
Essa tuttavia conserva aspetti sui quali continuiamo a nutrire riserve. Pertanto annunciamo la nostra astensione nella votazione finale.
Duarte Freitas (PPE-DE),per iscritto.−(PT) Considero estremamente importante l’esistenza di una direttiva quadro per la protezione del suolo, in quanto il suolo è una risorsa non rinnovabile che offre funzioni vitali per le attività umane e la sopravvivenza degli ecosistemi, in particolare in un momento in cui la questione del cambiamento climatico si fa sempre più preoccupante e in cui non esiste ancora una normativa europea specifica sulla protezione del suolo.
Pertanto dichiaro il mio sostegno alla relazione Gutiérrez-Cortines e il mio voto contrario a tutti gli emendamenti proposti che mirano a respingere la proposta della Commissione o ad annacquare significativamente la relazione.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE),per iscritto.−(PL) La proposta direttiva quadro consolida una serie di soluzioni giuridiche per quanto riguarda la politica di protezione del suolo che sono contenute in modo frammentario in altri strumenti giuridici relativi alla gestione dei rifiuti, all’uso dei pesticidi e alla protezione dell’ambiente. Il documento propone non solo misure per la protezione e l’uso sostenibile del suolo, al fine di prevenirne il degrado prodotto dal cambiamento climatico, ma anche misure per bonificare il suolo già degradato.
La direttiva quadro è uno strumento che consentirà soprattutto di tenere conto delle differenze del suolo nei vari Stati membri e assicurerà una flessibilità in fase di attuazione. Gli obiettivi della direttiva vengono già raggiunti, anche se in grado diverso, grazie alla normativa dei singoli Stati membri. D’altro canto la direttiva costituisce una grande opportunità per quei paesi che non hanno ancora una regolamentazione per la protezione del suolo.
A tale riguardo, la decisione di introdurre una definizione di terreno contaminato sembrerebbe altamente significativa come anche l’obbligo di compilare elenchi nazionali di tali terreni, elenchi che sarebbero pubblici e soggetti ad aggiornamento ogni cinque anni. Sono inoltre molto incoraggianti le disposizioni che riguardano l’obbligo di elaborare una strategia di bonifica che preveda obiettivi per le misure riparatorie, un meccanismo di finanziamento e l’identificazione delle aree a carattere prioritario che richiedono una particolare protezione contro l’erosione, la salinizzazione o l’acidificazione, in un arco di sette anni dal momento di entrata in vigore della direttiva.
Vi ringrazio per l’attenzione.
Robert Goebbels (PSE),per iscritto. – (FR) Le condizioni geologiche e climatiche all’interno dell’Unione europea variano ampiamente da un paese all’altro e talvolta anche all’interno dello stesso paese. Esistono qualcosa come 300 tipi diversi di terreno. Cionondimeno la Commissione europea è impegnata a regolamentare l’uso del suolo in tutta Europa e la commissione per l’ambiente vorrebbe una maggiore regolamentazione. Io sono favorevole alla sussidiarietà e contrario ad un’eccessiva regolamentazione, per questo motivo ho votato contro tale relazione indigeribile e senza senso.
Hélène Goudin and Nils Lundgren (IND/DEM),per iscritto. − (SV) Una direttiva quadro per la protezione del suolo non è necessaria. La situazione del suolo varia da uno Stato membro all’altro. Le aree che presentano problemi indicate nella direttiva rappresentano questioni nazionali che sono pertanto meglio gestite a livello nazionale. La protezione del suolo che è necessaria è già regolata dalla normativa esistente a livello comunitario e nazionale.
La proposta porterà solo ad una maggiore burocrazia e a regole più complicate per le parti interessate. Disposizioni dettagliate ed esortazioni rappresentano idee tipicamente comunitarie che portano a maggiori costi e ad un risentimento contro la macchina comunitaria. Alcuni di noi in Svezia mettono in dubbio la compatibilità della direttiva con il lavoro condotto dall’UE per semplificare le norme e chiedono al parlamento svedese di esaminare la proposta alla luce del principio di sussidiarietà.
Abbiamo pertanto deciso, per una questione di principio, di respingere l’intera proposta.
Marian Harkin (ALDE),per iscritto.−(EN) Emendamento n. 112: respingo la proposta della Commissione in quanto una direttiva quadro sul suolo vorrebbe dire semplicemente più burocrazia e una duplicazione delle norme senza portare ulteriori miglioramenti alla protezione del suolo. Un’ampia serie di misure esiste già nella riforma della PAC e nella riforma della normativa ambientale, che porteranno vantaggi per la protezione del suolo.
Christa Klaß (PPE-DE),per iscritto.−(DE) Il suolo costituisce un bene vitale. Quale risorsa non rinnovabile è massimamente importante per sostenere la biodiversità, come fonte di materie prime e anche come mezzo di stoccaggio e di filtro di sostanze nutrienti e delle acque. Tuttavia il suolo non costituisce un’entità che attraversa le frontiere né può essere spostato dall’Unione europea. Proteggere i nostri terreni è nell’interesse di chi li possiede e pertanto rientra nelle competenze degli Stati membri. Tale applicazione del principio di sussidiarietà deve permanere intatta.
Non vi è alcun motivo per ignorare l’insieme delle disposizioni europee esistenti e l’impegno dimostrato fino ad oggi dagli agricoltori né per attuare nuove disposizioni parallele alle direttive europee, agli statuti nazionali e alle norme sulla conformità incrociata che direttamente o indirettamente riguardano la protezione del suolo. Tra le numerose direttive e norme collegate alla protezione del suolo e attuate dall’UE vi sono strumenti come la direttiva sui nitrati, la direttiva quadro sulle acque, la direttiva sullo scambio delle emissioni e la direttiva per la protezione dei prodotti fitosanitari.
Gli impegni di ordine burocratico che potrebbero colpire gli Stati membri e la comunità agricola sono in netto contrasto con gli sforzi comuni volti ad eliminare la burocrazia. Inoltre le misure precauzionali previste nella bozza di direttiva pesano su ogni aspetto delle leggi che riguardano l’agricoltura. Ritengo pertanto la direttiva europea sulla protezione del suolo superflua e improduttiva e pertanto ho votato contro la proposta.
Astrid Lulling (PPE-DE),per iscritto.−(DE) Un suolo sano è alla base della salute e del benessere dell’uomo, pertanto va protetto. Non possiamo dirci soddisfatti per le condizioni attuali del suolo in tutte le parti dell’UE.
Cionondimeno l’intenzione di correggere il problema dall’alto e in modo burocratico a livello europeo costituisce un’esagerazione.
Il suolo, già protetto dalla direttiva che riguarda la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (direttiva IPPC) e dalla direttiva sugli habitat, come sappiamo, non si sposta da un paese all’altro, mentre ciò vale per l’acqua, che costituisce un potenziale elemento inquinante per il suolo. Tuttavia anche tale aspetto è già regolato dalla direttiva quadro sulle acque e dalla direttiva sulle acque sotterranee. Se ora aggiungiamo anche una direttiva per la protezione del suolo, il risultato sarà un raddoppio delle norme e una crescita costosa della burocrazia, cose che nessuno vuole.
Un coordinamento aperto e la condivisione delle esperienze sulle pratiche migliori costituirebbero un approccio migliore. Se invece adottassimo una direttiva quadro per la protezione del suolo, metteremmo il carro davanti ai buoi. E’ impensabile che paesi che dispongono già di una normativa esemplare per la protezione del suolo debbano investire molto in tempo e denaro per riesaminare l’intero territorio interno per individuare le possibili aree di rischio.
Ho cercato di contribuire a limitare i danni per questa votazione ma temo di non esserci riuscito. Pertanto non ho potuto votare a favore della relazione. Voglio poter essere sicuro di poter ancora guardare gli agricoltori negli occhi.
David Martin (PSE),per iscritto. −(EN) Assieme ai colleghi deputati laburisti ho votato contro la direttiva proposta. Pur sostenendo ieri la strategia tematica generale per la protezione del suolo, nella sua attuale formulazione la direttiva per la protezione del suolo è eccessivamente restrittiva. Essa non prende in considerazione le normative che già esistono negli Stati membri e che funzionano bene.
Mairead McGuinness (PPE-DE),per iscritto. −(EN) Nonostante la mia dichiarata opposizione ad una proposta di direttiva per la protezione del suolo, nella votazione finale ho votato a favore della relazione.
Ho già fatto registrare la mia contrarietà a tale direttiva in relazione alla strategia tematica per la protezione del suolo. Non penso che vi sia la necessità di un’ulteriore normativa in merito alla protezione del suolo. Sono già in vigore vari strumenti giuridici per assicurare la protezione del suolo e, fino a quando tali strumenti non avranno ricevuto completa attuazione e fino a quando gli effetti non saranno stati pienamente analizzati, ritengo che in tale settore non sia né necessaria né utile un’ulteriore regolamentazione.
Tuttavia gli emendamenti proposti dal relatore tentano di ridurre il livello di sovrapposizione tra questa proposta e la normativa esistente e ciò va accolto favorevolmente.
Erik Meijer (GUE/NGL),per iscritto.−(NL) La protezione del suolo è decisamente necessaria al fine di evitare la distruzione dei pedosistemi naturali, l’erosione, la contaminazione e l’aridificazione. Senza misure di questo tipo diventa impossibile coltivare piante nelle zone densamente popolate con un uso intensivo del terreno. In molti zone d’Europa vedo terreni inutilizzabili perché hanno perso tutto il loro valore per la natura e per l’uomo.
Ieri, assieme alla maggioranza dell’Aula, ho votato a favore della relazione Prodi che indica la necessità di misure proattive a tutela del suolo.
Oggi stiamo esaminando di che tipo di misure dovrebbe trattarsi. Sono favorevole ad incoraggiare gli Stati membri che non hanno ancora adottato le misure necessarie di propria iniziativa affinché colmino ora questa lacuna. Una mancata azione in tal senso colpisce non solo loro ma anche gli Stati confinanti, ad esempio con la produzione dei detriti di erosione che causano la tracimazione dei fiumi e inondazioni.
Tuttavia le norme comunitarie non devono in alcun modo costringere gli Stati membri che hanno già adeguatamente regolamentato tali materie a sostenere un maggior carico di burocrazia o ad affrontare ostacoli in tali attività. Sostengo gli emendamenti volti a far sì che gli Stati che applicano norme pari o più severe di quelle che si vogliono introdurre possano farlo. Tuttavia è irresponsabile respingere, ritardare o limitare il pacchetto per la protezione del suolo così come sta proponendo il maggior gruppo presente in Parlamento.
Robert Navarro (PSE),per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione Gutiérrez-Cortines in quanto propone iniziative positive volte alla protezione e ad un uso sostenibile del suolo, che è una risorsa non rinnovabile la cui conservazione è di vitale importanza e la cui qualità è essenziale se vogliamo assicurare livelli adeguati di produzione alimentare e la disponibilità di acqua pulita. Il Parlamento europeo ha chiesto un’identificazione chiara dei siti contaminati in cui le sostanze pericolose, lì presenti a seguito delle attività umane, pongono un rischio significativo per la salute e l’ambiente. Andranno compilati elenchi nazionali o regionali di tali siti che saranno resi pubblici. Ciascuno Stato membro dovrà predisporre delle strategie di bonifica in modo da ridurre il numero dei siti contaminati, con l’incentivazione di politiche agricole sostenibili che tengano conto delle caratteristiche del suolo nazionale in modo da salvaguardarne la salute. Nell’adottare questa relazione il Parlamento europeo sottolinea la necessità di proteggere le risorse del pianeta e di utilizzarle in modo più oculato.
James Nicholson (PPE-DE),per iscritto. −(EN) Si tratta anche in questo caso di un approccio generico che rende invisa l’Unione europea negli Stati membri. Se nell’Unione europea vi sono oltre 300 tipi di suolo, come possiamo pretendere di affrontarli tutti tramite un’unica direttiva? Si tratta sicuramente di un esempio paradigmatico di un settore in cui dovremmo lasciare agli Stati membri l’elaborazione delle proprie leggi sulla base dei tipi di suolo che li interessano.
E’ molto deludente che la Commissione europea, pur con tutte le competenze scientifiche che ha a disposizione, abbia prodotto una proposta legislativa che non prende in considerazione dei semplici fatti scientifici. Se il Regno Unito è colpito da inondazioni e la Grecia dalla calura durante un’estate, è ovvio che l’impatto di tali condizioni climatiche sul suolo dei due Stati membri sarà completamente diverso. L’unica reale conseguenza della proposta sarà di stringere ancora di più il settore agricolo nella morsa della burocrazia gravandolo di ulteriori costi. E’ frustrante vedere che, ancora una volta, il settore agricolo dovrà pagare per la ricerca di un’inutile uniformità.
Frédérique Ries (ALDE),per iscritto. – (FR) Accolgo favorevolmente l’adozione da parte dell’Aula della relazione dell’onorevole Cristina Gutiérrez-Cortines che sollecita l’introduzione di un’unica e coerente politica europea per la protezione del suolo.
La protezione del suolo è divenuta una priorità per l’UE in quanto i terreni che si trovano in Europa sono sempre più degradati. Le cause vanno ricercate in un’aggressiva urbanizzazione, nell’aumento del numero dei siti contaminati (oltre 2 milioni in base alle cifre più recenti) e nelle pratiche di sfruttamento agricolo intensivo attuate negli ultimi 50 anni, con il ricorso sregolato ai pesticidi e ai fertilizzanti a base di nitrati.
E’ mia opinione che i 225 deputati che hanno votato per respingere la direttiva erano mossi o da fanatismo nazionalista o perlomeno che abbiano perso il contatto con i timori della gente comune. L’Europa può offrire un vero valore aggiunto in materia di protezione del suolo, materia sulla quale solo nove Stati membri dispongono di una legislazione propria.
Vorrei aggiungere che la direttiva lascia agli Stati membri una notevole libertà di scelta, ponendo due obiettivi precisi da raggiungersi entro termini generosi, ovvero con l’obbligo, entro rispettivamente 5 e 7 anni dalla trasposizione del testo, di compilare un elenco dei siti contaminati e di adottare una strategia di bonifica nazionale.
Penso che non vi possano essere dubbi che ciò significa rispetto dei principi di flessibilità e sussidiarietà!
Brian Simpson (PSE),per iscritto. −(EN) Temo che voterò contro la relazione in quanto a mio parere un quadro per la protezione del suolo non è necessario. Inizialmente ho votato per respingerla in quanto pensavo che tale questione dovesse essere lasciata agli Stati membri in base al principio di sussidiarietà.
Siamo di fronte ad una legge sproporzionata, poco flessibile e che si limita a ripetere quanto già contenuto in altre direttive. Essa cerca da un lato di prevenire la desertificazione e dall’altro di regolare la depurazione del suolo − un mandato piuttosto ampio − ma finisce per essere una relazione che non affronta adeguatamente nessuna delle due questioni, ma che al contrario crea problemi sulle modalità di attuazione.
Nella regione da cui provengo le autorità locali stanno tentando di riciclare i terreni e tale proposta renderebbe tale opera così difficile da mettere in dubbio la praticabilità dell’intera operazione.
Mi dispiace dover dire che si tratta di una legge mal concepita e non necessaria e dichiaro il mio voto contrario nella speranza di poter risparmiare un incubo burocratico agli agricoltori, agli orticoltori e alle autorità locali.
Gabriele Stauner (PPE-DE),per iscritto.−(DE) Sono contrario alla direttiva quadro sulla protezione del suolo in quanto costituisce una grossolana violazione del principio di sussidiarietà ed è pertanto inaccettabile come legge europea. Anche se il Parlamento europeo votasse a favore, proseguirei la mia battaglia presso il governo federale per fare in modo che la Repubblica federale di Germania ricorra contro la direttiva presso la Corte di giustizia europea.
Jacques Toubon (PPE-DE),per iscritto. – (FR) In linea con il voto espresso nella commissione affari giuridici, ritengo che la Commissione abbia superato i limiti del proprio mandato e che l’Unione europea non ha bisogno di inviare agli Stati membri nuove istruzioni, trattandosi di questione di competenza nazionale. Mi sembra un esercizio artificiale emanare prescrizioni identiche per paesi con tradizioni giuridiche e condizioni ambientali estremamente diverse. La Commissione dovrebbe pertanto rivedere la propria proposta identificando in modo specifico le situazioni in cui può essere invocata una legislazione comunitaria.
Thomas Ulmer (PPE-DE),per iscritto.−(DE) Sono contrario alla direttiva quadro sulla protezione del suolo in quanto costituisce una grossolana violazione del principio di sussidiarietà ed è pertanto inaccettabile come legge europea. Anche se il Parlamento europeo votasse a favore, proseguirete la mia battaglia presso il governo federale per fare in modo che la Repubblica federale di Germania ricorra contro la direttiva presso la Corte di giustizia europea.
Janusz Lewandowski (PPE-DE),per iscritto.−(PL) Signor Presidente, il motivo della proposta della Commissione presentata al Parlamento europeo risiede in una nuova procedura di comitatologia che aumenta significativamente i poteri del Parlamento europeo. Si tratta di una procedura di regolamentazione combinata con un controllo. L’opinione del relatore, che merita di essere appoggiata, è che la nuova procedura si applicherà alle questioni relative a norme che riguardano i prospetti relativi a valori mobiliari, come misure relative alle esenzioni dall’obbligo di pubblicare un prospetto, il formato del valore mobiliare nonché l’equivalenza rispetto ai paesi terzi.
Si tratta della base per gli emendamenti presentati a nome della commissione affari economici e monetari durante la votazione plenaria. La relazione in esame dà inoltre ulteriore slancio all’idea di un significativo progresso nell’armonizzazione dei regolamenti dei mercati finanziari e azionari europei. Ciò è dovuto in larga parte al processo della globalizzazione che è inarrestabile e in parte al piano d’azione per i servizi finanziari del 1999.
Allo stesso tempo conferma la validità della scelta fatta all’inizio degli anni ‘90 in paesi come la Polonia, in cui la ricostruzione dei mercati di capitali si è basata sugli standard europei, che ora semplifica l’armonizzazione dei regolamenti in tutta l’Unione europea.
Carlos Coelho (PPE-DE),per iscritto.−(PT) Nel 2006 la decisione che modificava la precedente del 1999 che istituiva le norme per l’esercizio dei poteri di attuazione conferiti alla Commissione veniva finalmente adottata dopo anni di negoziati tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo.
La procedura di regolamentazione con controllo veniva così introdotta. Essa va usata per l’adozione di misure di portata generale che mirano a modificare (cassando o integrando) elementi non essenziali di uno strumento di base adottato ai sensi dell’articolo 251 del trattato, ovvero tramite la procedura di codecisione.
Si tratta pertanto di una nuova procedura di comitatologia da applicarsi ad un elenco, redatto dalla Commissione, di 25 strumenti già adottati e che devono essere adattati, compreso l’attuale regolamento del codice frontiere Schengen.
Pertanto sostengo le proposte tecniche introdotte dal relatore onorevole Cashman perché si tenga conto della specificità del codice frontiere Schengen in quanto costituisce uno sviluppo dell’acquis di Schengen.
Andreas Mölzer (NI),per iscritto.−(DE) L’acquis diSchengen costituisce materia particolarmente delicata in cui dobbiamo essere in grado di rispondere a qualsiasi situazione contingente. Le organizzazioni dedite al traffico di esseri umani sono costantemente all’erta per individuare nuovi buchi nelle nostre difese attraverso i quali essi possano inondare l’UE di migranti. Per tale motivo non vi deve essere un allargamento eccessivamente rapido dell’area Schengen. Occorre assumere anticipatamente iniziative che facciano sì che gli Stati membri interessati sappiano gestire pienamente il compito di proteggere i rispettivi confini esterni. Nutrendo profondi dubbi in merito, ho votato contro la relazione Cashman.
Hiltrud Breyer (Verts/ALE).-(DE) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Hegyi in quanto abbiamo ripetutamente criticato il deficit democratico che esiste in relazione agli organismi geneticamente modificati.
Sappiamo che una decisione adeguata a favore o contraria all’autorizzazione degli OGM non è quasi mai stata presa dal Consiglio o dal comitato dei rappresentanti permanenti. Si tratta più o meno della stessa storia che si ripete, in cui la Commissione europea esercita la propria responsabilità per la gestione dei rischi autorizzando gli OGM contro la volontà della popolazione dell’UE e nonostante le riserve di molti Stati membri ed esperti. La Commissione europea non può avere l’ultima parola, le sue decisioni vanno sottoposte al vaglio del Parlamento europeo.
Sebbene la relazione dell’onorevole Hegyi vada nella direzione giusta insistendo su un diritto vincolante del Parlamento a codecidere sulle autorizzazioni degli OGM, noi respingiamo il compromesso negoziato in quanto lascia intatta la poco democratica procedura di comitatologia. Vi può essere un’unica soluzione, ovvero l’assegnazione al Parlamento europeo del diritto di codecisione in tutte le materie riguardanti l’autorizzazione degli OGM. Trovo pertanto piuttosto deprecabile che non sia stata sfruttata nel miglior modo tale votazione cogliendo finalmente l’opportunità di esercitare una maggiore pressione contro la persistente esistenza di questo deficit democratico.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL),per iscritto.−(PT)E’ vero che le conseguenze di lungo periodo delle tecnologie OGM non sono ancora note. I pareri scientifici sono contraddittori e molti temono possibili pericoli e rischi. Vanno pertanto assunte precauzioni senza insistere ulteriormente per un uso degli OGM in agricoltura.
La direttiva 2001/18/CE sull’emissione deliberata di organismi geneticamente modificati nell’ambiente è attualmente in vigore. Essa disciplina il rilascio in via sperimentale degli OGM nell’ambiente, in altre parole l’introduzione nell’ambiente di OGM per scopi sperimentali (ad esempio per test condotti sul campo) e la commercializzazione degli OGM (prodotti contenenti o a base di OGM), ad esempio per la coltivazione, l’importazione o la trasformazione in prodotti industriali.
Noi pensiamo che sia importante come minimo avere un controllo maggiore delle tecnologie OGM, per lo meno per quanto riguarda le procedure, di quanto intenda ora il Parlamento europeo, tuttavia sottolineiamo la necessità di procedere con cautela sia per l’agricoltura sia per i prodotti alimentari trasformati.
Andreas Mölzer (ITS),per iscritto.−(DE) Il 70% della popolazione europea è contraria all’ingegneria genetica. Gli austriaci addirittura temono di più i residui tossici nei prodotti alimentari degli attacchi terroristici o dell’influenza aviaria. Oltre al sospetto di un collegamento tra organismi geneticamente modificati e la crescente incidenza di malattie, vi è un numero sempre maggiore di prove del fatto che l’uso dell’ingegneria genetica causerà la trasformazione dei terreni coltivabili in terreni inutilizzabili e una dipendenza degli agricoltori dalle conglomerate multinazionali.
Philip Bradbourn (PPE-DE),per iscritto. −(EN) I conservatori hanno votato a favore della relazione ma deplorano l’atteggiamento adottato dal Consiglio durante la procedura parlamentare. Nelle prime fasi di stesura della relazione l’allora Presidenza del Consiglio ha esercitato una massiccia e indebita pressione sul Parlamento. Riteniamo che questo sia inaccettabile considerando il ruolo del Parlamento come controllore delle leggi.
Carlos Coelho (PPE-DE),per iscritto.−(PT) Questa direttiva è estremamente importante considerati i crescenti timori in merito al riciclaggio del denaro e al suo ruolo per il finanziamento del crimine internazionale e del terrorismo.
E’ pertanto necessario un approccio comunitario finalizzato a creare regole uniformi, evitare che vengano utilizzati espedienti e trovare un punto di equilibrio tra la necessità di controllo e i requisiti in merito alla protezione del mercato interno e la libera circolazione dei capitali.
Do il mio sostegno all’iniziativa volta ad aggiornare la direttiva 2005/60/CE sul riciclaggio del denaro, in particolare per quanto riguarda le misure di attuazione di cui all’articolo 41 della direttiva stessa.
Si tratta pertanto di un altro caso in cui va aggiornata la normativa in vigore per conformarla alla nuova procedura regolamentare con scrutinio prevista in caso di decisione tramite comitatologia.
In tal modo si darà al Parlamento europeo un maggiore controllo sui poteri attuativi conferiti alla Commissione.
Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM),per iscritto. − (SV) Abbiamo scelto di votare a favore della proposta nella sua interezza. E’ importante introdurre e rispettare norme internazionali al fine di proteggere il sistema finanziario contro il crimine e il riciclaggio del denaro in generale, assicurando al contempo che le misure degli Stati membri non siano incompatibili con le norme del mercato unico. Tuttavia giudichiamo deplorevole il fatto che, citando spesso il terrorismo, l’UE cerchi di aumentare i propri poteri a spese degli Stati membri. Il denaro destinato al terrorismo costituisce una piccola parte del denaro sottoposto a riciclaggio. Il grosso è diretto verso altri tipi di crimine organizzato.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL),per iscritto.−(PT) La proposta presentata modifica il disposto della direttiva 2005/60/CE relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, che impone un termine temporale ai poteri di attuazione conferiti alla Commissione in tale ambito.
In base alla recente decisione sull’esercizio dei poteri della Commissione è stata tolta tale limitazione, tuttavia il Parlamento europeo mantiene il diritto di verificare l’attuazione degli atti adottati con la procedura della codecisione. Diventa pertanto chiaro che qualsiasi modifica alla direttiva deve essere sottoposta al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio.
Ciò tuttavia non deve significare che i parlamenti nazionali vengono esclusi dal processo legislativo o che vedono il proprio ruolo limitato alla semplice trasposizione delle direttive adottate in tale settore a livello comunitario o, ancor peggio, come il trattato di riforma cerca di fare, trasformano gradualmente la giustizia e gli affari interni in una futura politica comune, cosa che noi ovviamente respingiamo.
Infine dobbiamo sottolineare l’incoerenza dell’Unione europea che promuove una libertà totale nel movimento dei capitali e i paradisi fiscali e allo stesso tempo sostiene la necessità di combattere il riciclaggio del denaro.
Jeffrey Titford (IND/DEM),per iscritto. −(EN) La ratio di questa legge è la protezione del sistema finanziario dell’UE contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo. L’UKIP sarebbe sempre favorevole ad una cooperazione internazionale su tali questioni, tuttavia l’UE non dispone di una competenza condivisa in materia di difesa. Inoltre, quale organizzazione che per tredici anni non è riuscita a far approvare i propri conti, non si può dire che la Commissione dell’UE abbia una qualsiasi competenza in materia finanziaria o che sia l’organo adatto a proporre leggi sul controllo del sistema finanziario.
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE),per iscritto. − (SV) I Democratico-sociali svedesi hanno votato a favore della relazione in quanto ritengono che vi sia la necessità di aumentare le conoscenze sulla BZP, una droga sintetica, sottoponendola a misure di controllo e a sanzioni penali. Abbiamo tuttavia votato contro tutte le proposte volte a prevenire l’introduzione di decisioni sulle misure di controllo e sulle sanzioni penali in quanto ciò sarebbe in contrasto con il principio di precauzione.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL),per iscritto.−(PT) Dal 2005 le società quotate sono tenute, in determinate circostanze, a redigere il proprio bilancio consolidato conformemente ai principi contabili internazionali. Tali principi contabili sono stati elaborati da un’organizzazione privata con sede a Londra (la Fondazione del comitato internazionale per i principi contabili/Organismo internazionale di normalizzazione contabile) e successivamente incorporati nella normativa comunitaria tramite un regolamento.
Nonostante alcune riserve la risoluzione accetta la proposta della Commissione (che modifica il regolamento) di adottare una norma (IFRS 8) che a sua volta accoglie una norma statunitense (SFAS 131) nel diritto comunitario.
Ciò viene accettato, come dichiarato nella risoluzione, sebbene la valutazione di impatto condotta dalla Commissione non abbia tenuto sufficientemente in conto degli interessi degli operatori nonché delle esigenze delle piccole e medie imprese che hanno sede in vari paesi europei e delle imprese che operano solo a livello locale.
Pertanto non possiamo appoggiare questa risoluzione.
Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).-(EN) Signor Presidente, ho chiesto le dichiarazioni di voto sulla risoluzione per il Vertice UE-Russia. Mi rammarico che alcuni importanti paragrafi siano stati sacrificati per strani motivi, per ottenere una risoluzione più breve invece di una più lunga ma che trattava questioni importanti.
Penso che sia molto importante invitare la Commissione e il Consiglio a cercare iniziative congiunte con il governo russo volte a rafforzare la sicurezza e la stabilità nel vicinato comune, in particolare tramite un maggiore dialogo su Ucraina e Bielorussia e sforzi comuni volti a risolvere i conflitti congelati nel Nagorno-Karabakh nonché in Moldova e in Georgia, garantendo la completa integrità territoriale di quegli Stati e, per quanto riguarda la Transnistria, procedendo al ritiro delle truppe russe ivi rimaste, e se necessario possono essere sostituite da una forza di controllo internazionale.
Jana Hybášková (PPE-DE).-(CS) Ho votato con forza contro questa proposta di risoluzione sull’esito del decimo Vertice UE-Russia. Il regime del KGB russo sta cercando di legittimarsi. Io mi rifiuto di fare il burattino e provo vergogna per tutti coloro che si prestano ad essere burattini della Russia per ignoranza e codardia, in particolare per ottenere piccoli vantaggi economici. La Russia non è un partner dell’Europa. Respingo completamente l’idea che la Russia sia nostra partner sulla questione dell’indipendenza del Kosovo. Perché quest’Aula dà una così grande importanza al partenariato? La Russia continua a gettare sopra la Cecenia corpi di ceceni dagli elicotteri, tiene in prigione migliaia di oppositori del regime, istituisce processi illegali contro i politici di Altra Russia e tiene illegalmente in prigione Mikhail Khodorkovsky. Chi e quando scoprirà la verità sulla morte di Anna Politkovskaja? Quando la smetterà la Russia di minacciare gli attivisti per i diritti umani? Perché non siamo stati invitati come osservatori delle elezioni parlamentari russe? Perché Putin non vuole che noi, i suoi partner, siamo presenti? In Marocco e in Palestina ci hanno sopportato.
Chi viola il principio fondamentale della solidarietà, aiutando la Polonia sulle libere esportazioni, sulle pari condizioni di esportazione, viene considerato da quest’Aula un partner. La Russia ci tiene in ostaggio. Se non sosteniamo una Russia democratica e stabile ma invece sosteniamo un regime di servizi segreti, allora noi stessi siamo i nostri peggiori nemici. Infine il nostro paese ha il diritto di essere libero di contribuire alla sicurezza dell’Europa, di proteggere l’Europa da un possibile attacco delle forze iraniane. Come possiamo chiedere agli Stati Uniti di non mettere a repentaglio la pace in Europa con la loro politica mentre noi facciamo concessioni al sostegno più che palese dei russi per il regime iraniano? Tale risoluzione è un esempio di perfidia e debolezza. Come noi cechi sappiamo, fare i deboli con la Russia non conviene. Respingo con forza questa risoluzione se non altro in segno di rispetto per la testimonianza dei prigionieri politici cechi, che si erano opposti tutti all’occupazione.
Vytautas Landsbergis (PPE-DE).-(EN) Signor Presidente, dopo aver votato a favore della proposta di risoluzione sul Vertice UE-Russia, mi rammarico per il fatto che l’emendamento da me proposto per un nuovo considerando è stato respinto dal relatore. Pertanto lo cito qui: “considerando che la Federazione russa non ha ottemperato ad alcuno degli impegni assunti con il suo accesso al Consiglio d’Europa nel 1996 e che due anni fa ha inaspettatamente denunciato il nuovo accordo frontaliero già firmato con l’Estonia, Stato membro dell’UE, lasciando pertanto fino ad oggi privo di una regolamentazione tale sezione del confine UE-Russia; considerando che la legislazione attuale della Federazione russa tuttora contiene posizioni aggressive come quella sui privilegi sociali per i propri militari in caso di perdite causate o di lesioni subite nel corso delle azioni armate negli Stati baltici, o quella sulle procedure per l’accesso da parte di Stati stranieri o di loro parti nella Federazione russa”. Sono convinto che tali posizioni verranno riconsiderate in un secondo momento da quest’Aula.
Glyn Ford (PSE),per iscritto. −(EN) Ho sostenuto questa risoluzione con una certa riluttanza. Ultimamente la Russia e il suo leader Vladimir Putin si sono dimostrati ostici in vari settori, specialmente sull’energia.
Cionondimeno l’unica questione sulla quale nutro una certa comprensione è la loro risposta al piano molto controverso degli Stati Uniti di installare un sistema di difesa missilistica tattica all’interno dell’UE con l’apparente motivo di disporre di una difesa contro la minaccia, scarsamente credibile, costituita dagli ICBM iraniani con testata nucleare, il che pone analogamente una minaccia per la difesa della Russia.
Pertanto mi rammarico che l’emendamento n. 3 presentato dal gruppo dei Verdi, sul quale ho votato a favore, sia stato bocciato con 242 voti su 362.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL),per iscritto.−(PT) Molto si potrebbe dire su questa risoluzione sul recente Vertice UE-Russia e pertanto ci limiteremo a citare solo alcuni esempi relativi ai suoi obiettivi.
Ad esempio, la risoluzione glissa sulle iniziative e le profonde responsabilità dell’amministrazione statunitense nel favorire una nuova corsa alla militarizzazione dell’Europa – con il sostegno di membri della Nato, si badi – e contemporaneamente ritiene che le “dichiarazioni rilasciate dalle autorità russe” e “l’inopportuna minaccia [...] di sospendere la partecipazione al Trattato sulle forze convenzionali in Europa (trattato CFE) hanno destato serie preoccupazioni in merito al mantenimento della pace e della stabilità nel continente europeo”.
Essa sottolinea più o meno direttamente gli aspetti essenziali, ad esempio, che sono che la Russia ha permesso ad aziende dell’UE di comprare partecipazioni strategiche in aziende russe, l’importanza di migliorare il contesto per gli investimenti in Russia (per la gioia dei maggiori gruppi finanziari dell’UE) e “la parità nell’accesso ai mercati, le infrastrutture e gli investimenti” sulla base dei principi del trattato sulla Carta dell’energia.
Inoltre, coerentemente con gli esempi citati, sostiene una pressione politica sulla Federazione russa, anche al fine di promuovere strumenti di intervento, ignorando l’inaccettabile situazione dei più elementari diritti della popolazione di lingua russa della Lettonia, uno Stato membro dell’UE.
Richard Howitt (PSE),per iscritto.−(EN) Il partito laburista del Parlamento europeo sostiene questa risoluzione e l’obiettivo di costituire una cooperazione strategica con la Russia sulla base di valori comuni, di democrazia e di rispetto dei diritti umani. In particolare sosteniamo l’invito per un positivo contributo della Russia volto ad individuare una soluzione politica sostenibile per la questione del Kosovo.
Abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 3 dato che vi sono timori che devono ricevere attenzione in merito all’eventuale costituzione di arsenali di armi convenzionali o non convenzionali nel continente europeo, e sosteniamo la continuazione delle discussioni bilaterali tra Stati Uniti e Russia su questo tema.
Janusz Lewandowski (PPE-DE),per iscritto.−(PL) Signor Presidente, il Vertice UE-Russia di Mafra illustra il mutamento delle relazioni dagli anni ‘90, quando nacque l’accordo di partenariato e cooperazione che scade nel 2007. Tre fattori principali hanno inciso su queste relazioni.
In primo luogo l’allargamento dell’Unione europea, che per un intero gruppo di paesi segna la definitiva emancipazione dalla sfera d’influenza russa, cosa che l’ex impero non vuole accettare.
In secondo luogo la natura autoritaria della presidenza Putin, che ha riportato indietro il processo di democratizzazione della Russia. Sebbene in Russia tale presidenza sia largamente accettata e sebbene fornisca un ordine economico di base, l’UE non può restare passiva davanti ai casi di violazione dei diritti umani, che creano un’ulteriore area di frizione.
In terzo luogo la situazione nei mercati dell’energia che consente di utilizzare Gazprom per scopi politici e che inoltre ha reso più sensibili i paesi europei alla questione della sicurezza energetica.
Se si considera il quadro descritto sopra, la risoluzione proposta dal gruppo del Partito popolare europeo-Democratici europei costituisce un equilibrio tra critiche alla Russia e speranze per un futuro clima diplomatico meno freddo, sostenuto dai principi che rispecchiano il nostro sistema di valori. Particolarmente degni di nota sono i punti sul rispetto dei diritti umani nonché la richiesta, particolarmente importante per la Polonia, di sospensione della situazione di stallo che interessa le esportazioni agricole polacche sul mercato russo, il che conferma la tanto agognata solidarietà tra Stati dell’Unione europea nei confronti di Mosca.
David Martin (PSE),per iscritto. −(EN) Ho votato a favore delle proposte congiunte per una risoluzione che emergono dal Vertice UE-Russia in cui il Parlamento, fra le altre cose, ha invitato il governo russo a creare assieme all’Unione europea le condizioni necessarie per un inizio rapido dei negoziati su un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione tra UE e Russia. Altre questioni sono quelle dell’accesso della Russia nell’OMC attualmente in attesa, dei diritti umani in Russia, del contesto per gli investimenti e i continui timori sul rispetto del Trattato sulle forze convenzionali in Europa.
Luís Queiró (PPE-DE),per iscritto.−(PT) Il 18° anniversario della caduta del muro di Berlino è ricorso dopo il Vertice UE-Russia, che si è tenuto dopo la discussione di questa relazione ma prima che fosse messa in votazione. Diciotto anni più tardi quella che una volta era l’Europa dell’est è diventata un’area democratica in cui l’economia di mercato costituisce una realtà consolidata. Contemporaneamente la Russia è ben lungi dal potersi dire democratica e un partner affidabile. Sulla questione energetica, sul Kosovo, sul Caucaso, sull’Asia centrale, l’Ucraina, la Moldova o sulla questione del nucleare iracheno è mancato il contributo della Russia alla soluzione.
La stessa settimana in cui il Consiglio europeo per le relazioni esterne ha presentato una relazione in cui si affermava che sono i russi a dettare le regole nelle relazioni tra Russia e Unione europea e che l’Europa ha mostrato mancanza di unità e di strategia, in alcuni casi dando prova di non avere dimenticato l’epoca sovietica e in altri comportandosi in modo eccessivamente pragmatico. La relazione suggerisce giustamente che la strategia dell’UE dovrebbe invitare la Russia a rispettare lo Stato di diritto. Anche se non è una democrazia liberale, la Russia deve comunque poter essere uno Stato prevedibile e affidabile e l’Europa deve fare molto per questo obiettivo.
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh e Inger Segelström (PSE),per iscritto. − (SV) Riteniamo che la libera divulgazione delle informazioni sia un principio importante. I funzionari pubblici devono, senza il rischio di sanzioni, poter fornire informazioni, ottenere informazioni per poter esercitare il diritto alla libertà di espressione e il diritto alla divulgazione delle informazioni, disporre del diritto all’anonimato e godere dell’immunità da eventuali indagini, ovvero dell’impossibilità da parte delle autorità e di altri organi pubblici di condurre indagini atte ad individuare coloro i quali hanno fornito informazioni in virtù del diritto alla libertà di divulgare informazioni.
Proinsias De Rossa (PSE),per iscritto. −(EN) Dissento decisamente dall’emendamento dell’onorevole Atkins (emendamento n. 1 fino al paragrafo 15) alla relazione dell’onorevole Carlos José Iturgaiz Angulo sulla commissione per le petizioni.
La relazione speciale del Mediatore sull’OLAF riguarda le accuse formulate dall’Ufficio contro un giornalista che aveva trattato il caso delle indagini dell’Ufficio sulle accuse mosse dall’onorevole van Buitenen.
A prescindere dalla fondatezza o meno delle accuse dell’onorevole van Buitenen, dobbiamo difendere il diritto dei giornalisti a riferire su questioni di pubblico interesse, anche di quei giornalisti che lavorano per giornali che non ci sono favorevoli.
La relazione speciale del Mediatore ha rilevato che l’OLAF ha tenuto un comportamento scorretto nel muovere accuse contro un giornalista. La commissione per le petizioni ha deciso di richiedere una relazione di iniziativa sulla questione al fine di indurre l’OLAF ad ammettere la propria condotta scorretta. Votando per l’emendamento del PPE-DE verrebbe meno la nostra difesa dell’indipendenza dei giornalisti che svolgono il proprio lavoro, il nostro sostegno del lavoro della commissione per le petizioni e dell’operato del Mediatore.