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Procedura : 2005/0183(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0398/2007

Testi presentati :

A6-0398/2007

Discussioni :

PV 10/12/2007 - 17
CRE 10/12/2007 - 17

Votazioni :

PV 11/12/2007 - 9.19
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0596

Resoconto integrale delle discussioni
Lunedì 10 dicembre 2007 - Strasburgo Edizione GU

17. Qualità dell’aria ambiente e aria più pulita in Europa (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura, a nome della commissione per l’ambiente, per la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell’adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino) [09388/2/2007 – C6-0261/2007 – 2005/0211(COD)] (Relatrice: Marie-Noëlle Lienemann) (A6-0389/2007).

 
  
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  Holger Krahmer, relatore. − (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il compromesso raggiunto sulla direttiva per la qualità dell’aria è principalmente il risultato di un lavoro di squadra coronato dal successo. Vorrei evidenziare questo punto fin dall’inizio. Il mio ringraziamento va in particolar modo a tutti i miei colleghi deputati che hanno partecipato attivamente alla definizione del testo di questa direttiva, in particolare ai relatori, onorevole Weisgerber del gruppo del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei e onorevole Corbey del gruppo socialista al Parlamento europeo, nonché all’onorevole Hassi del gruppo Verde/Alleanza libera europea. Desidero inoltre ringraziare la Commissione per la sua preziosa assistenza e la Presidenza portoghese del Consiglio, che ha fornito un contributo essenziale al conseguimento di questo positivo risultato come partner negoziale aperto e costruttivo.

Il compromesso costruisce solide fondamenta per il futuro della politica UE in materia di qualità dell’aria. La nuova direttiva conserva l’equilibrio tra obiettivi ambiziosi e limiti, nonché la necessaria flessibilità attuativa negli Stati membri. Inoltre, la sua attenzione è rivolta più all’esposizione e a una maggiore consapevolezza della necessità di misure da applicare alle fonti dell’inquinamento.

Lasciatemi prima delineare gli elementi chiave del compromesso. Si sono registrati progressi decisivi, che è l’obiettivo dell’emendamento della legislazione sulla qualità dell’aria, nel regolamento sulle polveri sottilissime (PM2,5). Secondo tutti gli esperti, le polveri sottilissime prodotte esclusivamente da fonti umane rappresentano i maggiori rischi per la salute umana. Le polveri sottilissime PM2,5, di diametro inferiore a 2,5 micrometri, e quindi invisibili ad occhio nudo, possono penetrare nei polmoni e provocare gravi malattie respiratorie di lunga durata. Pertanto, già da tempo sarebbe stato necessario mettere al centro della politica europea sulla qualità dell’aria le polveri sottilissime.

Negli Stati Uniti, è in vigore un severo limite ai PM2,5 fin dal 1997: il paese è avanti rispetto all’UE di buoni 10 anni nella legislazione che disciplina la materia. Tuttavia, con il dovuto rispetto per la politica statunitense per la qualità dell’aria, vorrei affermare che non possiamo semplicemente copiare ciò che gli Stati Uniti fanno da anni. In Europa abbiamo condizioni del tutto differenti, soprattutto per quanto riguarda la densità della popolazione e di traffico.

La richiesta dei gruppi ambientalisti di un’immediata introduzione di un rigido limite per i PM2,5 è poco realistica. I dati disponibili in Europa non sono solidi, inoltre la nostra esperienza nella loro misurazione è inadeguata: condizioni non ottimali per una rapida introduzione di un limite. Il Consiglio e il Parlamento sono d’accordo fin dal’inizio riguardo alla necessità di regolamentare i PM2,5 in due fasi. In primo luogo, occorre prevedere un traguardo dal 2010 in poi, quindi un limite dal 2015 pari a 25 microgrammi per metro cubo. Il Parlamento ha esercitato costanti pressioni sulla Commissione, oltre a condurre una campagna contro l’opposizione del Consiglio a valori più severi per i PM2,5. E’ merito quindi del Parlamento se noi oggi intendiamo ridurre il limite per i PM2,5 a 20 microgrammi per metro cubo in una seconda fase, nel 2020.

Oltre a un obiettivo e a un limite per i PM2,5, nel 2015 sarà introdotto l’obbligo di concentrazione dell’esposizione a 20 microgrammi per gli Stati membri, con l’obiettivo di ridurre la concentrazione di fondo: ciò avrà un effetto positivo sulla protezione della salute umana, soprattutto negli agglomerati urbani. Il modello proposto dal Parlamento europeo per la riduzione delle concentrazioni di PM2,5 entro il 2020 è stato attuato allo stesso modo. Si prevede una differenziazione per i diversi Stati membri, inoltre i consumi intermedi saranno tenuti in maggiore considerazione.

Per quanto riguarda i PM10, una maggioranza del Parlamento ha fatto pressione in prima lettura per un ambizioso limite annuo, che è anche meglio correlato con il limite giornaliero in vigore. La posizione del Consiglio e della Commissione di non toccare in alcun modo i limiti attuali è stata riconosciuta nei negoziati. Con una proroga di tre anni alla scadenza massima per i PM10, essa è garantita fino al 2012 dopo l’entrata in vigore della nuova direttiva per le autorità locali che non hanno potuto attenersi ai limiti a causa della propria posizione geografica o delle condizioni meteorologiche, nonostante tutti gli sforzi dimostrabili da esse compiuti.

Nonostante anche il miglioramento della qualità dell’aria ambiente costituirà una formidabile sfida per l’UE in futuro, intendo anche sollevare tre punti che a mio modo di vedere occorre rimarcare al momento di attuare la presente direttiva e di rivedere la legislazione nel 2013.

Primo: l’inquinamento dell’aria ambiente è notevolmente diminuito negli ultimi decenni. Come dimostra un nuovo studio condotto dall’Agenzia europea per l’ambiente, il 50 per cento circa delle emissioni di polveri sottili è diminuito nel periodo compreso tra il 1990 e il 2004, quindi persino prima dell’introduzione dei limiti ai PM10. Questo risultato è stato realizzato più grazie ai progressi tecnici che alla legislazione in materia.

In secondo luogo, le condizioni esistenti nell’Unione europea e tra gli Stati membri sono estremamente varie. Ho già ricordato qui le condizioni meteorologiche e geografiche. Tuttavia, sono soprattutto le grandi discrepanze nelle densità della popolazione, del traffico e delle industrie ad avere il maggior peso. Occorre porre maggiormente l’accento su questo fattore nel quadro dell’attuazione della legislazione futura.

Terzo: per ridurre ulteriormente l’inquinamento atmosferico, non serviranno né azioni a breve termine come blocchi stradali o divieti di circolazione, né limiti più severi sulla carta.

Il Parlamento accoglie con grande favore la dichiarazione della Commissione, che sarà pubblicata insieme alla nuova direttiva sulla Gazzetta ufficiale nel 2008, in merito all’adozione di provvedimenti alla fonte. E’ possibile ridurre l’inquinamento atmosferico soltanto sul lungo periodo e a livello UE soprattutto rafforzando le misure transfrontaliere. La politica alla fonte, a cui finora è stata data poca attenzione, in futuro dovrà costituire il fulcro delle azioni in questo campo, soprattutto in relazione agli impianti termici privati, al settore della navigazione e anche all’agricoltura.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. Signor Presidente, accetto questo dossier a nome del mio collega, il Commissario Dimas, che si trova alla Conferenza di Bali.

Vorrei iniziare ringraziando e congratulandomi con il relatore Krahmer per il suo eccellente lavoro sulla direttiva relativa alla qualità dell’aria ambiente, e la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, in particolare i relatori ombra, per il loro positivo contributo.

Far giungere la proposta a questa fase non è stato semplice. Il Parlamento europeo ha svolto un ruolo costruttivo nel perseguimento di un accordo relativo a un testo valido ed efficace. Vorrei esprimere l’apprezzamento della Commissione in merito.

Nella preparazione della proposta della Commissione e durante i negoziati siamo stati chiaramente guidati da prove scientifiche circa l’importanza di continui sforzi per migliorare la qualità dell’aria, e nello specifico riguardo all’esigenza di risolvere la questione delle polveri sottili (PM2,5). In media, la speranza di vita dei cittadini dell’Unione europea si abbassa di oltre otto mesi a causa dell’inquinamento atmosferico. Questo è inaccettabile: occorre fare di più.

Negli ultimi anni, in ambito UE, i miglioramenti ottenuti nella qualità dell’aria sono stati limitati e la possibilità di conseguire gli standard relativi al PM2,5, nonché quelli in vigore, sono stati al centro del dibattito.

E’ evidente che occorrono ulteriori misure a livello comunitario, nazionale, regionale e locale. Le misure comunitarie in materia di emissioni alla fonte sono state delineate nella strategia tematica sull’inquinamento atmosferico. Siamo sulla strada giusta per quanto riguarda lo sviluppo e l’adozione di tali misure. L’ultimo aggiornamento sui progressi compiuti si trova anche nella dichiarazione aggiunta alla proposta di compromesso. La Commissione e il Parlamento comprendono entrambi l’importanza di tali misure per conseguire un’efficiente riduzione delle emissioni.

I principali elementi della direttiva sono i seguenti. Essa mantiene i valori limite e obiettivo esistenti, concedendo del tempo per ottenere la piena conformità in determinate zone, a patto che siano soddisfatte alcune condizioni. Il testo di compromesso garantisce che il rinvio sia limitato e non crei incentivi per ritardare i provvedimenti da adottare. Dato che l’aria non conosce confini, le stesse misure sosterranno gli sforzi compiuti per conseguire la conformità anche nelle regioni e negli stati confinanti.

Per quanto riguarda il valore limite annuo del PM10, comprendo le ambizioni che stanno dietro alla proposta della commissione di minacciarne l’adozione. Tuttavia le prove scientifiche stabiliscono che, per l’esposizione cronica, la frazione sottile (PM2,5) dei PM10 è quella più importante, pertanto la Commissione ha proposto di lasciare invariato il valore limite dei PM10 e di tradurre queste ambizioni nei nuovi obiettivi per il PM2,5. Gli standard per i PM10 saranno completamente riconsiderati in occasione della revisione del 2013 per far sì che le più recenti conoscenze scientifiche e le ultime esperienze in materia di attuazione si riflettano adeguatamente negli standard.

Stabilire obiettivi tempestivi, realistici, ma ambiziosi per i PM2,5 si è rivelata la principale sfida nel corso dei negoziati. La proposta di compromesso prevede impegni precisi contenuti nel testo dell’articolo relativo alla revisione, dimostrando che un valore limite annuo più ambizioso sarà considerato contenuto nella revisione obbligatoria del 2013 e stabilendo il valore limite indicativo per i PM2,5.

L’importanza dell’introduzione di una nuova concentrazione giuridicamente vincolante per l’esposizione già nel 2015 non può essere sopravvalutata. Seppure il nuovo approccio alla riduzione dell’esposizione già è in grado di garantire agli Stati Membri la flessibilità necessaria per massimizzare nel modo più efficiente possibile i vantaggi per la salute pubblica dei loro sforzi di abbattimento, il nuovo obbligo giuridico e la relativa brevità del periodo di attuazione fanno sì che gli Stati Membri intervengano con prontezza e affrontino seriamente la riduzione dell’esposizione della popolazione alle polveri sottili.

Sono molto lieto di riconoscere l’importanza specificamente attribuita dalla commissione ai gruppi sensibili, tra cui i bambini. Tali aggiunte favoriranno l’attribuzione del giusto peso ai gruppi sensibili nella progettazione delle misure di abbattimento.

Con questa fondamentale normativa, l’Unione europea sarà pronta a continuare a ridurre in modo efficiente e a ridurre al minimo il pesante impatto dell’inquinamento atmosferico. La Commissione sta sostenendo attivamente il processo sviluppando misure comunitarie e continuando a sostenere l’attuazione delle direttive da parte degli Stati membri, fornendo orientamenti e agevolando lo scambio tra gli Stati membri.

 
  
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  Anja Weisgerber, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, anch’io desidero ringraziare il relatore, onorevole Krahmer, e i relatori ombra per la loro fattiva collaborazione. L’accordo con il Consiglio in seconda lettura rappresenta un successo per il Parlamento europeo. Tale accordo costituisce un grande passo in avanti verso una migliore qualità dell’aria in Europa. Tuttavia, abbiamo bisogno dell’assistenza di tutte le parti interessate. Le città devono preparare progetti per un’aria pulita e creare zone ambientali, ad esempio, se non si attengono ai limiti. Gli Stati membri devono creare le condizioni adatte, come, ad esempio, approvando il regolamento sugli adesivi per i motoveicoli in Germania.

Tuttavia, questo è necessario anche in Europa. Solo il 20-30 per cento circa delle particelle di fuliggine aerodisperse sono prodotte dal traffico nei centri cittadini. E’ solo in questo ambito, tuttavia, che le autorità locali possono avere una qualche influenza, in definitiva. Gli enti locali non hanno alcuna possibilità di attenersi ai limiti se non si adottano misure di riduzione delle emissioni da fonti diverse dai trasporti a livello europeo. La misurazione delle emissioni da sola non basta a migliorare la qualità dell’aria. Servono provvedimenti per lottare contro l’emissione delle polveri sottili direttamente alla fonte. Questo ci garantirà un’autentica protezione della nostra salute.

La Commissione ora è impegnata politicamente ad intraprendere questi passi. Intende presentare proposte legislative, come lo standard Euro 6 per gli autocarri (che porterà, alla fine, anche all’introduzione obbligatoria di filtri antifuliggine), standard di emissioni per gli impianti industriali più piccoli e nuove normative per i motori navali. Le misure delle autorità locali devono essere affiancate da queste normative per ottenere un vero miglioramento nella qualità dell’aria.

In primo luogo, saranno definiti limiti per le polveri più sottili. Queste particelle sono più dannose per la salute umana perché possono essere inalate. Pertanto occorre valutare questo punto. Grazie a valori ambiziosi ma realistici stiamo mandando un altro segnale per la tutela della salute. Il legislatore ha dimostrato di possedere un senso delle proporzioni in questo caso e, al contempo, ha garantito un alto livello di protezione della salute. Dato che noi come Parlamento siano stati in grado di ottenere un buon risultato sulle polveri più sottili, abbiamo accettato la posizione del Consiglio di non modificare alcunché nei limiti ai PM10 in vigore, compresi quelli giornalieri. Questo significa inoltre che non vi saranno inasprimenti dei limiti annuali per i PM10. Il testo della direttiva dichiara esplicitamente che le autorità locali non sono tenute ad adottare misure inefficaci a breve termine, come i blocchi stradali. Il fulcro dovrebbe essere costituito da misure sostenibili a lungo termine quali le zone ambientali. In questo ambito gli enti locali stanno già facendo molto e devono continuare così.

Le città, tuttavia, in futuro potranno richiedere una proroga del termine per conformarsi ai limiti esistenti per i PM10 a rigide condizioni. Questo vuol dire, comunque e sottolineo intenzionalmente questo aspetto, che i comuni non avranno carta bianca. Essi non potranno oltrepassare i limiti all’infinito e potranno ottenere una proroga del termine esclusivamente a due condizioni: che siano soggetti a condizioni climatiche sfavorevoli o a condizioni magnetiche negative, come i punti caldi, e che abbiano adottato tutte le misure più appropriate e ragionevoli a livello locale. Questa flessibilità nei confronti delle autorità locali contribuisce a rendere praticabile la direttiva, senza abbassare il livello di tutela sanitaria.

Onorevoli colleghi, abbiamo presentato un pacchetto responsabile. Abbiamo fatto progressi sul fronte della protezione sanitaria.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MAREK SIWIEC
Vicepresidente

 
  
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  Dorette Corbey, a nome del gruppo PSE.(NL) Signor Presidente, l’aria pulita è una delle necessità fondamentali della vita. L’aria è diventata più pulita negli ultimi 30 anni, ma è ancora troppo inquinata. Il rispetto delle direttive attualmente in vigore è insufficiente. Occorre rivedere la direttiva sulla qualità dell’aria ambiente per affrontare l’inquinamento con maggiore efficacia. La settimana scorsa il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo sulla nuova direttiva. Sono lieta di questo esito e vorrei ringraziare gli onorevoli Krahmer e Weisgerber e gli altri relatori ombra per la loro costruttiva collaborazione negli ultimi due anni. Desidero evidenziare tre punti.

Prima di tutto gli standard più severi. Il mio gruppo si è impegnato con coerenza per fissare norme più ambiziose per i particolati e le altre sostanze inquinanti nocive per l’uomo e per l’ambiente, pertanto sono felice che, grazie a noi, vi sia una nuova normativa in materia di microparticolato. L’inquinamento da microparticolato non è visibile né odorabile, ma è il responsabile della maggior parte dei danni alla salute e provoca la morte prematura di centinaia di migliaia di europei. Un gran numero di persone soffre di asma e di altri disturbi. Il nuovo standard ci consentirà di adottare un approccio più mirato nella lotta a questi effetti nocivi per la salute.

Questo accordo pertanto è una buona notizia per la salute di tutti. Il Parlamento non si è rassegnato alle scarse ambizioni della Commissione e del Consiglio; abbiamo chiesto maggiore impegno e l’abbiamo ottenuto. Lo standard per i PM2,5 doveva essere abbassato da 25 a 20 microgrammi. Secondo gli scienziati, questo provvedimento incrementerà la speranza di vita di quattro/cinque mesi. Tuttavia, persino i nuovi standard non sono sufficienti. Sono ancora necessari ulteriori miglioramenti, tra cui una maggiore attenzione per l’infanzia. In ultima analisi, dobbiamo arrivare ad uno standard che non superi i 10 microgrammi di particolato per metro cubo d’aria. Questo è il tetto raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, il quale garantisce un’aria veramente pulita. La presente direttiva è un passo nella giusta direzione.

Il secondo punto è che l’Europa non deve limitarsi a fissare norme ragionevoli, deve anche sviluppare strumenti atti a raggiungere tali obiettivi. Dopotutto, l’Europa spesso si è rivelata capace di fissare obiettivi politici generali, ma molto meno efficace quando si è trattato di creare i giusti strumenti per conseguire tali obiettivi. Senza automobili, navi, un’agricoltura e un’industria più pulite, gli standard in materia di qualità dell’aria resteranno sulla carta.

Abbiamo da poco votato sugli standard Euro V ed Euro VI: autovetture più pulite dal 2009 e ancora più pulite dal 2014. Questo tipo di legislazione va introdotta rapidamente anche per i veicoli pesanti per il trasporto merci e per gli autobus. Il Parlamento ha invitato il Consiglio e la Commissione ad affrettarsi a creare una strategia politica complementare per combattere le cause dell’inquinamento. Questo processo ha prodotto una dichiarazione della Commissione che elenca tutte le misure da intraprendere negli anni a venire. La dichiarazione sarà allegata alla direttiva e farà riferimento alla stessa. Si tratta di un segnale politico chiaro per l’opinione pubblica del fatto che l’Europa sta agendo concretamente e sta avviando operazioni di pulizia nei più svariati settori.

Un terzo punto del dibattito è stata la flessibilità delle norme. Ventiquattro Stati membri non soddisfano gli standard previsti dall’attuale direttiva. Questo non mi pare proprio un grande esempio di legislazione efficace. Ho sempre ritenuto che sia accettabile che agli Stati membri che adottano una serie di misure ma che non sono in grado di soddisfare gli standard sia concesso del tempo supplementare per affrontare i punti più caldi, a patto che, comunque, siano introdotti standard molto più rigidi a medio termine. E’ fondamentale che la legislazione che produciamo qui sia attuabile e praticabile.

Oggi stiamo dimostrando che il Parlamento europeo prende sul serio le lamentele dagli Stati membri per le leggi impraticabili. L’esperienza chi ha insegnato che l’aria non si depura affatto se tralasciamo il punto dell’attuazione della direttiva. La nuova direttiva sulla qualità dell’aria ambiente migliora quella precedente. Standard migliori e più severi sono una buona notizia per la salute pubblica, tanto per le autorità locali, quanto per le aziende edili. Ora possiamo tornare a respirare!

 
  
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  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, vorrei in primo luogo congratularmi con il relatore Krahmer per la sua eccellente relazione su questa difficile e fondamentale materia.

Allo stesso tempo desidero congratularmi con i relatori ombra e con tutti quei colleghi che hanno fornito suggerimenti, consigli e modifiche, che, alla fine, hanno formulato una legge di compromesso concordata in fase di negoziato che tenterà, se sarà attuata, di ottenere una migliore direttiva sulla qualità dell’aria e di rendere l’aria un po’ più pulita e salutare in Europa.

In un’epoca in cui le infezioni delle vie respiratorie come asma, enfisema e cancro ai polmoni sono in aumento in molte zone d’Europa, e in cui i maggiormente colpiti sono soprattutto quelli più vulnerabili, cioè bambini e anziani, noi legislatori abbiamo il dovere di dare il massimo per garantire ai nostri cittadini la possibilità di respirare meglio.

A tal fine, siamo uniti nella nostra determinazione a non cedere alle irragionevoli domande del Consiglio, il quale non ha accettato alcuna modifica alle disposizioni relative ai valori limite giornalieri e annui di PM10 e ha respinto in toto la proposta del Parlamento di collegare eventuali deroghe all’adozione di ulteriori misure a livello UE sulle fonti di inquinamento.

Benché sia stato raggiunto un accordo, il Consiglio deve comunque capire che questa Assemblea dà la precedenza alla salute dei suoi milioni di cittadini rispetto alla ricchezza di alcuni giganti industriali europei. Tutti devono comprendere appieno che il Parlamento è molto più preoccupato di impedire che i polmoni della gente siano distrutti dalle malattie piuttosto che contribuire a rimpinguare le tasche di avidi baroni industriali.

Sono fiducioso che questa Aula avrà ancora la possibilità di riuscire a far adottare tutte le proprie disposizioni in una normativa di minor compromesso che protegga veramente i cittadini in modo organico da gravi danni respiratori.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, a nome del gruppo dell’Unione per l’Europa delle nazioni, vorrei esprimere il nostro riconoscimento della qualità della relazione dell’onorevole Krahmer. Stiamo continuando a lavorare alla direttiva, una direttiva che è di notevole importanza per l’intero ecosistema, ivi compresi i miglioramenti alle condizioni di salute degli europei e, da un punto di vista più ampio, di tutto il mondo.

Neanche l’aspetto economico di queste clausole andrebbe celato. Il nostro obiettivo, quindi, sarebbe quello di trovare un compromesso che permetta veramente agli Stati membri di attuare i parametri adottati che indicano il tetto ammissibile per le emissioni di particolato e di gas che contaminano l’atmosfera. Mi riferisco qui alla concentrazione dei particolati PM2,5 e PM10, e dei gas monossido e biossido di carbonio, biossido di zolfo, ossidi d’azoto e ozono, benzene, composti organici volatili e anche piombo.

Questo, di conseguenza, indica un monitoraggio affidabile e periodico. La maggiore spesa sarà necessaria per la radicale riqualificazione di molte aziende, comprese quelle che forniscono energia e soprattutto quelli che producono calore. Saranno necessarie modifiche fondamentali nei metodi e nell’organizzazione dei trasporti via terra, aria e acqua.

E’ vero: occorrerà sopportare questi e altri costi. E’ anche vero, comunque, che non tutti i paesi sono in grado di intraprendere un’azione rigorosa in questo ambito nel lasso di tempo relativamente breve che è stato proposto senza subire palesi perdite economiche. Questo riguarda in particolare i nuovi Stati membri, compresa la Polonia, che sta facendo molto sotto questo aspetto.

Infine, vorrei sottolineare che è importante che le azioni intraprese dall’UE trovino seguaci anche altrove, soprattutto negli Stati Uniti, in Cina, in Russia, in Giappone e in Brasile. L’aria, dopotutto, è un bene comune di tutto il mondo.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin, a nome del gruppo Verts/ALE. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ricordiamo l’appello lanciato dall’OMS il 5 ottobre 2006, che invita la comunità internazionale a migliorare la qualità dell’aria. Era necessario adottare standard molto severi contro l’inquinamento atmosferico, l’obiettivo era quello di ridurre del 15 per cento il numero di morti nelle città inquinate. L’Unione europea, spesso all’avanguardia nelle normative ambientali, ha notevolmente deluso in prima lettura, al punto che il nostro Commissario all’ambiente Dimas si è offeso personalmente per la posizione presa dal Parlamento europeo, che indeboliva la legislazione in vigore, già di per sé non così incisiva.

In seconda lettura, il 9 ottobre 2007, i Verdi avevano messo in guardia la commissione per l’ambiente circa gli effetti controproducenti della semplificazione amministrativa e, più specificamente, circa l’aumento del numero di giorni ammissibile in cui potrebbero essere superati i valori massimi e circa l’estensione delle esenzioni per alcune sostanze inquinanti. Il compromesso raggiunto di recente in seconda lettura al Parlamento europeo è un esercizio di limitazione dei danni rispetto alla prima lettura. Per quanto riguarda i PM2,5 nelle aree urbane, si propone di fissare un nuovo valore limite di 20 microgrammi per metro cubo che dovrà essere esaminato dalla Commissione europea nel 2015.

Naturalmente, è possibile attuare ulteriori misure che tengano conto delle circostanze di popolazioni sensibili come bambini e anziani. Benché costituisca un miglioramento rispetto alla situazione di partenza, tale compromesso non rappresenta un grande passo avanti per il Parlamento europeo. Esso non costringerà gli Stati membri ad adottare misure restrittive volte a migliorare la salute della popolazione europea. L’impatto dell’inquinamento atmosferico è ancora stimato in una riduzione di nove mesi della speranza di vita dei nostri concittadini. Occorre pertanto andare oltre, integrando la limitazione delle particelle in sospensione in una fase anteriore, utilizzando strumenti di prevenzione volti a limitare le emissioni di vari settori, soprattutto i trasporti e l’industria.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis, a nome del gruppo GUE/NGL. (EL) Signor Presidente, signor Commissario, colleghi deputati, ogni anno 370 000 persone in Europa muoiono prematuramente per malattie legate all’inquinamento atmosferico. Secondo i dati ufficiali della Commissione, la speranza di vita in alcuni paesi europei ha registrato una diminuzione compresa tra otto mesi e due anni per l’esposizione a pericolosi inquinanti aerodispersi. La stragrande maggioranza dei decessi è dovuta ai particolati fini aerodispersi. Il mio gruppo politico appoggia l’accordo di conciliazione finale e i passi esitanti, ma comunque positivi, che adotta in risposta a questa situazione.

Tuttavia, desidero soffermarmi su alcuni importanti punti deboli: i limiti fissati da questa conciliazione relativi alle polveri sottili aerodisperse sono più che doppi rispetto alle raccomandazioni dell’OMS. L’agenzia statunitense per la protezione ambientale fissa limiti più severi rispetto all’Unione europea. Non è stato raggiunto alcun accordo circa limiti più sicuri per le polveri sottili aerodisperse (PM10): i requisiti di monitoraggio sono stati abbassati, benché un costante monitoraggio dei carichi inquinanti critici sia importantissimo per migliorare la situazione.

I termini per la conformità relativi al benzene sono stati rinviati, lasciando intatto il principale colpevole: la qualità dei carburanti. Benché tutti dicano che occorra migliorare i carburanti e rendere più ecologiche le autovetture, la qualità dell’aria e il suo monitoraggio sui posti di lavoro sono stati esentati. Inoltre, agli Stati membri è stato concesso ampio spazio per non applicare la legislazione esistente e per non monitorarne la sua corretta adozione. Stiamo compiendo un passo positivo, quindi, ma non sufficiente e proprio per questo motivo il mio gruppo politico appoggia l’accordo di conciliazione del Parlamento europeo, ma allo stesso tempo chiede al Consiglio e alla Commissione di compiere passi più coraggiosi.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM.(NL) Signor Presidente, prendo la parola in questa Assemblea a nome del mio collega, onorevole Blokland, che attualmente si trova alla Conferenza sul cambiamento climatico di Bali.

A seguito di lunghi negoziati, alla fine si è raggiunto un accordo sulla qualità dell’aria ambiente. Si tratta di un’impresa non da poco e anche di notevole importanza, dato che la qualità dell’aria ambiente ha conseguenze dirette sull’ambiente e sulla salute umana. Pertanto, desidero ringraziare il relatore Krahmer, soprattutto per tutto l’operato svolto per arrivare a questo risultato.

Questa direttiva offre un contributo realistico al miglioramento della salute e dell’ambiente. La qualità dell’aria ambiente è già sensibilmente migliorata negli ultimi anni, e questa direttiva produrrà un ulteriore miglioramento in futuro. Nondimeno, una serie di paesi sta già incontrando difficoltà nel rispettare standard severi così presto. Per questo motivo, sono felice che questo accordo consenta un rinvio per permettere agli Stati membri di allineare la qualità dell’aria ambiente a questi standard a condizione che compiano sufficienti sforzi.

Un altro importante aspetto è che le misurazioni non sono necessarie nei luoghi a cui il pubblico non può accedere e non permanentemente abitati. Questa flessibilità è importante soprattutto nelle aree portuali. Vedo positivamente soprattutto il fatto che si sia fatto specifico riferimento alle misure alla fonte. A mio modo di vedere, queste misure, per esempio il nuovo standard Euro VI per gli automezzi pesanti, sono essenziali per ottenere una buona qualità dell’aria ambiente.

In conclusione, posso dire che appoggio il presente accordo e che, pertanto, voterò a favore.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI) . – (DE) Signor Presidente, l’incremento delle malattie respiratorie che si registra attualmente, soprattutto tra bambini, anziani e malati, e delle difficoltà respiratorie a base allergica è direttamente collegato a una valanga di traffico che attraversa i nostri centri urbani e percorre quotidianamente le principali arterie stradali.

Il fallimento della politica UE in materia di sovvenzioni si è ripercosso negli ultimi decenni soprattutto sul trasporto interurbano. Per regioni particolarmente sensibili come le Alpi, sinora non siamo stati in grado, come è risaputo, di tradurre in pratica le belle parole del passato attuando la Convenzione alpina, per esempio. La svendita delle nostre imprese pubbliche, che ha prodotto disastrose carenze nelle reti pubbliche del trasporto veloce, ora sta facendo sentire i propri perniciosi effetti.

Fino a che punto azioni come le limitazioni del traffico e la creazione di zone ambientali o di pedaggi nei centri cittadini possono ancora far presa è tutto da dimostrare, a mio parere. Innanzitutto, occorre sostituire rapidamente i principali responsabili delle emissioni inquinanti, come i veicoli commerciali che montano vecchi motori diesel.

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE). - (HU) Grazie, signor Presidente. Oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo soffrono d’asma, di cui 30 milioni in Europa e 200 000 in Ungheria. Il 18 per cento degli asmatici nell’Europa occidentale rientra nel gruppo dei casi gravi. Il numero dei casi d’asma nel mio paese, l’Ungheria, è cresciuto del 250 per cento negli ultimi dieci anni. Il numero di nuovi pazienti diagnosticati ogni anno è raddoppiato nello stesso periodo. La prima tra le cause che scatenano l’asma e gli attacchi d’asma è l’inquinamento atmosferico. Ritengo che i dati contenuti nella relazione che abbiamo davanti parlino da soli e il suo destino, che decideremo domani, riguarda solo in parte la protezione ambientale, riguarda soprattutto la qualità della vita e la tutela della salute.

Uno dei maggiori problemi nella legislazione UE oggi è la sua scarsa applicazione. Purtroppo ciò è vero anche per la legislazione sulla qualità dell’aria. Pertanto, ora il nostro principale compito non è quello di votare più regole che siano ancora più severe, ma quello di promuovere l’osservanza di quelle già esistenti. Il luogo in cui vivo, Budapest, è una città di due milioni di abitanti e per quanto riguarda il particolato, per esempio, supera i limiti consentiti già dai primi mesi dell’anno, infatti non è raro che oltrepassi i limiti di 4-5 volte. Pertanto il nostro compito consiste nello sviluppare ulteriormente l’attuale legislazione su basi ragionevoli e preparare orientamenti che non prevedano ulteriori compiti ma perfezionino quelli vigenti per contribuire realmente a rendere più pulita l’aria respirata dalla popolazione dell’UE.

Penso che la relazione Krahmer soddisfi questo requisito. Il suo pregio consiste nel suo intendimento di misurare e catturare l’inquinamento atmosferico principalmente nel punto di inquinamento: l’approccio giusto dal punto di vista tecnico. Il compromesso, perciò, non è ambizioso ma progressivo. Confido che le città e gli Stati membri interessati ora possano attuarlo con maggiore coerenza e che forse saremo in grado di lasciare in eredità ai nostri figli un’Europa più vivibile. La ringrazio, signor Presidente.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Congratulazioni al relatore. Vorrei cominciare dicendo che il bel tempo è sempre piacevole. Non possiamo influire sul tempo atmosferico, ma possiamo e dobbiamo fare qualcosa per la sua qualità. I livelli di inquinamento atmosferico nelle aree urbane densamente popolate e industriali dell’Unione europea sono ancora inaccettabili. Se vi trovate nelle maggiori città europee potete sentire anche troppo chiaramente la minaccia dell’inquinamento atmosferico; è causa di morte prematura per decine di migliaia di europei ogni anno. L’inquinamento si ripercuote negativamente sulla durata della vita umana, ma anche sulla sua qualità.

Gli ultimi anni hanno visto una sensibile riduzione delle emissioni di gas nocivi nei paesi UE. Tuttavia, questo non è che l’inizio. Dobbiamo domare i mostri che sputano gas nell’aria, i peggiori inquinatori sulla strada. Dobbiamo prendere provvedimenti decisivi per sviluppare il trasporto pubblico e per incoraggiare la gente a usare di meno i mezzi privati. Si tratta di un tema fondamentale per i nuovi Stati membri, nei quali autovetture vecchie di 20 o persino di 30 anni in condizioni disastrose continuano ad inquinare l’ambiente.

La posizione del gruppo socialista al Parlamento europeo e quella del Parlamento in generale è importantissima per i paesi che hanno aderito all’UE nel XXI secolo, in particolare per quanto riguarda scadenze ed obiettivi più severi relativi alla lotta all’inquinamento atmosferico, la flessibilità nell’attuazione di tali obiettivi e il coordinamento delle finalità a lungo e a breve termine.

Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per ottenere la minima concentrazione possibile di particolati aerodispersi di dimensioni diverse nella maggior parte d’Europa entro il 2015. I paesi che stanno adottando misure attive di lotta all’inquinamento ma non hanno ancora realizzato gli obiettivi prefissati devono avere l’opportunità di farlo. E’ importante abbreviare il periodo di deroga da “quattro più due” a “tre più due” anni.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). (PL) Signor Presidente, oggi il Parlamento europeo sta esaminando per la seconda volta la bozza di direttiva sulla qualità dell’aria ambiente. Uno degli intenti di questa direttiva è quello di limitare nei prossimi anni la quantità di particolato sospeso nell’atmosfera, le particelle che inaliamo, che misurano tra i 2,5 e i 10 micron. Gli scienziati avvertono che le polveri finissime costituiscono una grave minaccia per la vita umana, e sono queste a cui la direttiva in discussione si riferisce.

Il compromesso tra il Parlamento e il Consiglio ha introdotto concessioni al Consiglio, il quale propende per normative meno restrittive. Spero che le azioni previste dalla presente direttiva non si dimostrino inadeguate e che quando il problema sarà riesaminato dalla Commissione europea nel 2013 saranno adottati obiettivi più ambiziosi, dal momento che qui si sta parlando della salute delle generazioni presenti e future.

Infine, desidero ringraziare il relatore per il suo eccellente lavoro ricordandovi che prevenire è meglio che dover affrontare le conseguenze.

 
  
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  Hiltrud Breyer (Verts/ALE). - (DE) Signor Presidente, il compromesso raggiunto è migliore del previsto, ma festeggiarlo come un grande successo sarebbe un’impostura in quanto è una versione annacquata. Se lo si confronta con le disposizioni riviste, è stato annacquato perché ora è possibile stralciare i luoghi più inquinati.

Il compromesso raggiunto, tuttavia, rappresenta anche una limitazione del danno, perché il periodo di grazia previsto ora va inteso come nulla più che un invito a non fare nulla. Affinché l’eccezione non diventi la regola, la Commissione deve sorvegliare i piani d’azione in questione, l’osservanza dei limiti e sanzionare il loro mancato recepimento. Perciò il compromesso non è da celebrare come un successo storico perché sappiamo che questa direttiva, in realtà, sarebbe dovuta già essere in vigore da tempo.

Tuttavia, essa non deve nemmeno, e questo è un aspetto positivo del compromesso, dare alle autorità locali tedesche carta bianca per girarsi i pollici. Il recente invito a non far niente ha fatto sì che le autorità locali e gli stati federali non fossero più tenuti a presentare piani d’azione.

Occorre, tuttavia, sottolineare che la sentenza del Tribunale amministrativo federale tedesco significa, e lo ha evidenziato nel caso tedesco, che le autorità locali hanno il dovere di agire in qualunque caso. Sappiamo che esistono già buone iniziative nell’Unione europea come, ad esempio, le zone ambientali e la conversione delle flotte di veicoli. Ora deve essere chiaro, inoltre, che questo è l’ultimo rinvio. Ora alle parole devono seguire realmente i fatti per far sì che un’ambiziosa politica per l’aria pulita non diventi assurda.

 
  
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  Jaromír Kohlíček (GUE/NGL). - (CS) Onorevoli colleghi, il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e gli sforzi volti a migliorare la qualità dell’aria sono attività encomiabili. Il fatto che alcune parti della proposta in discussione fissino requisiti piuttosto alti mentre altre semplifichino in una certa misura la realtà non deve preoccupare. Quello che è più grave è che mentre il fulcro del dibattito sul monitoraggio e l’eliminazione delle polveri sottili si è giustamente spostato dalle polveri più grossolane a quelle più sottili, dal PM10 al PM2,5, esso deve anche applicarsi alle particelle anche più sottili dei PM2,5. Esse penetrano fino agli alveoli, i quali, grazie alla loro ampia superficie, possono assorbire grandi quantità di sostanze nocive. Poiché queste particelle non si depositano nelle vie aree superiori, esse sono potenzialmente estremamente pericolose. Nonostante queste riserve, io appoggio la proposta di direttiva, così come il gruppo GUE/NGL, di cui faccio parte, e sono fiducioso che ritorneremo su questo argomento in modo più esauriente nel prossimo futuro.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE). - (FR) Signor Presidente, ci rendiamo tutti conto, come abbiamo dichiarato, che i nostri agglomerati urbani, le nostre città sono sempre più inquinate e che, purtroppo, i decessi dovuti a tale inquinamento sono sempre più frequenti. In qualità di presidente di una rete di monitoraggio della qualità dell’aria che ho fondato oltre sedici anni fa nel mio dipartimento, vorrei ricordarvi che ridurre l’inquinamento atmosferico è visto dai cittadini come una priorità degli enti pubblici nel campo della protezione ambientale, e che è anche la maggiore fonte di preoccupazione per il 54% dei cittadini francesi.

Questo testo, pertanto, giunge in risposta a una nuova epidemia di malattie respiratorie come asma, bronchite ed enfisema che affliggono soprattutto i bambini (non si parla d’altro in inverno che della bronchiolite nei bambini piccoli) e come il cancro ai polmoni negli adulti.

E’ per questo che l’introduzione di nuovi standard per le particelle più sottili e nocive, che finora non erano regolamentate, è un provvedimento soddisfacente. Tuttavia, abbiamo una vasta gamma di soluzioni sotto mano in grado di garantire una migliore qualità dell’aria, potendo agire sui carburanti, sulle modalità di trasporto e sui veicoli. Dobbiamo ancora applicare il gran numero di normative UE che la maggior parte degli Stati membri purtroppo ancora non osserva. Secondo le condizioni previste dai testi che voteremo domani, gli Stati membri dovranno creare punti di prelievo nelle zone urbane. In verità, tutti dovranno avere dei “piani relativi al particolato”. Dovremo inoltre fornire al pubblico informazioni a cadenza giornaliera, specialmente ai soggetti più sensibili, sul particolato presente nell’aria.

Infine, non dobbiamo dimenticarci della qualità dell’aria negli spazi chiusi, dove possiamo arrivare a trascorrere più dell’80 per cento del nostro tempo. Di solito non fa particolare attenzione agli studi sulla qualità ambientale delle case, benché il suo impatto sulla salute è certamente almeno tanto importante quanto quello dell’ambiente esterno.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE). - (RO) Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi con il relatore, l’onorevole Krahmer.

La proposta di direttiva sulla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita per l’Europa tratta del rapporto tra la qualità dell’aria e la salute umana e propone azioni comunitarie volte a migliorare la qualità dell’aria in Europa.

Il traffico urbano genera il 40 per cento delle emissioni di anidride carbonica e il 70 per cento delle emissioni di altre sostanze inquinanti emesse dai veicoli, inoltre la congestione, specialmente nelle aree metropolitane, costa all’Unione europea l’1 per cento circa del PIL.

In molte capitali europee, il traffico è congestionato e l’inquinamento rappresenta un grave problema per i loro abitanti. Oltre il 66 per cento dei cittadini europei considera il traffico urbano e l’inquinamento problemi che intaccano profondamente la qualità della loro vita e chiedono all’Unione di agire con coerenza, e soprattutto, con fermezza.

Al Consiglio europeo dell’8 e 9 marzo 2007, l’Unione europea si è posta seriamente l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 20 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

L’Unione europea e gli Stati membri devono concentrare le proprie azioni sulle aree metropolitane e urbane più affollate e affrontare il problema della qualità dell’aria negli agglomerati urbani rispettando il principio di sussidiarietà in modo più ambizioso, attuando una strategia di cooperazione e di coordinamento a livello europeo. Il Libro verde sulla mobilità urbana promuove lo sviluppo del trasporto pubblico, ma descrive anche misure volte a ridurre le emissioni di gas a effetto serra dovute al traffico su strada.

Per quanto riguarda l’emendamento n. 31, vorrei sottolineare che già altre leggi hanno intrapreso azioni nel campo degli standard tecnici obbligatori per la riduzione dell’inquinamento generato dai veicoli terrestri, nonché dalle navi che operano su vie fluviali.

Ritengo sia fondamentale che il Parlamento sia informato ogni 5 anni in merito ai progressi compiuti dagli Stati membri nel miglioramento della qualità dell’aria, ma ritengo particolarmente importante che tali azioni siano finanziate anche con i Fondi strutturali.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN). (PL) Signor Presidente, la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita è di estrema importanza per la salute dei cittadini europei, soprattutto perché le sostanze emesse dall’industria, dai trasporti e dalle centrali elettriche possono percorrere grandi distanze; stiamo parlando di particelle e ossidi di zolfo, azoto e piombo.

La direttiva detta limiti per le loro emissioni e sottolinea l’importanza rivestita dalla riduzione delle emissioni di sostanze contaminanti e delle loro fonti. Ma le condizioni per il rispetto di tali requisiti variano. Nelle zone e negli agglomerati urbani dove sono in funzione diverse strutture che emettono sostanze contaminanti, per esempio fornaci a carbone, e impianti basati su tecnologie ormai datate, gli adeguamenti per ottemperare ai requisiti della direttiva richiederanno tempo e notevoli spese.

Pertanto, in alcuni casi giustificati, ai sensi dell’emendamento n. 2, la data di introduzione dei requisiti della direttiva dovrà essere rinviata. La direttiva mette giustamente in evidenza la necessità di monitorare le emissioni di sostanze contaminanti, il che è di grande rilevanza per la loro limitazione, comprese quelle di origine transfrontaliera. Mi congratulo con il relatore, onorevole Krahmer.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, sono lieto che abbiamo raggiunto così rapidamente un accordo tra tutti i gruppi su questo importante dossier. La qualità dell’aria è cruciale per la salute e il benessere dei nostri cittadini. Sono inoltre molto lieto del fatto che abbiamo fissato limiti severi, in particolare nuovi limiti al PM2,5, che sono dannosissimi per la salute. Purtroppo, non vi è stato un simile giro di vite in molti altri settori, come sarebbe stato auspicabile. Sto parlando nella fattispecie del PM10 e dei NOx, naturalmente.

Ciò che mi preoccupa maggiormente, più dei limiti che abbiamo previsto, tuttavia, è l’attuale situazione dell’aria negli Stati membri. Come tutti sapete, quasi tutti gli Stati membri superano i limiti vigenti. Adesso, sta proprio a noi attuare questo ambizioso pacchetto legislativo, così come spetta alla Commissione monitorarlo. Quest’ultima, sinora, non ha avviato alcuna procedura d’infrazione, benché si oltrepassino continuamente i limiti. Da un lato, l’attuazione deve essere corretta, dall’altro la Commissione deve anche avviare azioni concrete se gli Stati membri non sono ancora in grado o non sono intenzionati a rispettare i limiti.

Un altro punto importante è che abbiamo trovato criteri di misurazione coerenti. La pratica in questo ambito differisce ampiamente nei vari Stati membri. Per quanto riguarda i trasporti, una delle principali cause di inquinamento atmosferico anche nel mio paese, occorre dire che anche qui la Commissione talvolta non è pronta a sostenere iniziative avviate dai paesi per aderire ai limiti delle emissioni nell’atmosfera. Occorrerebbe veramente invitare la Commissione a sostenere e a non ostacolare gli Stati membri nei loro intenti di mantenere pulita l’aria. Abbiamo registrato notevoli aumenti del traffico transalpino, perciò occorre fare qualcosa anche per l’aria di questa zona.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, oggi, il Parlamento europeo sta portando chiarezza a un dibattito che dura da tempo: quello degli standard necessari per motivi di salute pubblica e relativi al particolato: PM25 e PM10. Oggi, stiamo determinando un sostanziale miglioramento per i soggetti più sensibili a questi agenti: i bambini e gli anziani. Questa politica ha tutto il mio appoggio.

E’ inoltre chiaro che sono possibili misure più personalizzate. Deve essere possibile suddividere in zone le nostre regioni, piuttosto urbanizzate, migliorando la realizzabilità senza compromettere i nostri obiettivi ultimi. E’ chiaro, inoltre, che ora stiamo affrontando seriamente la strategia relativa alle fonti e che vi è una cooperazione transfrontaliera in Europa.

Signor Presidente, non è chiaro, almeno non a me, se il blocco nel diritto olandese relativo a una serie di progetti, dovuto all’autorizzazione integrata per l’ambiente e la pianificazione territoriale, è stato veramente rimosso. E’ compito dei Paesi Bassi, e anche della camera bassa del Parlamento olandese e della legislazione olandese, capire se è possibile chiarire questo punto nel Programma di cooperazione sulla qualità dell’aria.

Oggi, l’Europa sta fornendo un quadro chiarissimo di ciò che è praticabile, anche nei Paesi Bassi. Ora sta ai Paesi Bassi gestire ragionevolmente il collegamento tra la pianificazione territoriale e la politica ambientale per evitare ulteriori inutili blocchi. Questo è lo spirito nel quale sono felice oggi di dare il mio appoggio all’accordo raggiunto.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, sono stati inclusi un certo numero di elementi chiave nella proposta di compromesso complessiva che si sta avanzando

In particolare, essa contiene i seguenti elementi:

- l’opzione di proroga per il PM10 viene mantenuta al livello della posizione comune; non ci possono essere ritardi nell’adozione delle misure mentre un approccio comprendente una fase sola ridurrà l’onere amministrativo;

- le norme relative al particolato PM10 sono invariate in conformità alla proposta originaria della Commissione;

- un obiettivo annuale realistico e tempestivo per i PM2,5 e un valore limite fissato a 25 µg per metro cubo da conseguire rispettivamente nel 2010 e nel 2015;

- un valore limite indicativo per il 2020 che contribuisca all’ambiziosa agenda sui PM2,5 per la revisione obbligatoria nel 2013;

- un obbligo giuridicamente vincolante relativo alla concentrazione dell’esposizione nel 2015 che integri l’obiettivo di riduzione dell’esposizione nell’adozione di misure tempestive previste per offrire il massimo beneficio alla salute pubblica; e

- una dichiarazione della Commissione sui progressi compiuti nello sviluppo di misure comunitarie alla fonte.

Il nuovo considerando 15 rafforza anche la determinazione dei due colegislatori nel considerare prioritarie le proposte legislative avanzate dalla Commissione per far fronte alle emissioni alla fonte a livello comunitario.

So che in quest’occasione tali elementi erano fondamentali per il Parlamento in prima lettura e in sede di commissione. Ritengo che l’attuale compromesso proposto soddisferà il Parlamento poiché sono stati compiuti importanti passi in avanti sul principio chiave dell’ambiziosa ma realistica definizione delle norme in materia di qualità dell’aria ambiente, con una chiara tabella di marcia comprendente l’adozione delle necessarie misure comunitarie e una revisione ben definita nel 2013.

Sono particolarmente lieto nel notare l’importanza data sia dal Parlamento, sia dal Consiglio al conseguimento di un compromesso su questa direttiva. Il compromesso così ottenuto e la risolutezza dimostrata permettono all’Unione europea di adottare le prossime azioni che si dimostreranno efficaci al fine di garantire un’aria più sana per i propri cittadini.

Concludendo, la Commissione è molto lieta dell’esito dei negoziati. Pertanto può accettare integralmente gli emendamenti di compromesso proposti.

Vorrei ringraziare e congratularmi, ancora una volta, con il relatore Krahmer per tutti gli sforzi profusi per giungere a un accordo in seconda lettura.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 11 dicembre 2007.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. – (PL) Non è necessario spiegare, né sottolineare perché è importante avere attorno a noi un’aria pulita.

L’attuale priorità politica europea che si concentra sull’introduzione rapida e di ampia portata di una legislazione organica e uniforme tesa a garantire la qualità dell’aria è l’approccio giusto.

La proposta contenuta nella direttiva in discussione fonde e snellisce il diritto europeo in vigore, creando una singola proposta organica. In seguito all’analisi della proposta che contiene attualmente, si può dire con certezza che il pacchetto di compromesso approvato dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, dal gruppo socialista al Parlamento europeo e dal gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa riflette appieno gli interessi di tutte le parti coinvolte che saranno toccate direttamente dalla direttiva. Si tratta di una proposta equilibrata per gli Stati membri che sentiranno il peso delle sue clausole e il contemporaneo miglioramento della qualità del’aria in Europa e, nel lungo periodo, una sensibile riduzione dei PM.

A fianco della trattazione dettagliatissima dei singoli valori obiettivo per il PM10 e il PM2,5, ritengo sia fondamentale concentrarsi sulle disposizioni relative ala flessibilità nel conseguimento dei valori ammissibili per gli Stati membri. Vale la pena sottolineare che gli Stati membri hanno già incontrato notevoli difficoltà nell’attenersi alle precedenti disposizioni sul miglioramento della qualità dell’aria.

Inoltre, sono da mettere in evidenza i provvedimenti a lungo termine per la qualità dell’aria. Sappiamo per esperienza che le misure a breve termine spesso non sono tanto efficaci quanto quelle a lungo termine. Gli Stati membri devono essere incoraggiati ad applicare su base volontaria le strategie politiche a lungo termine in materia di inquinamento atmosferico.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. (HU) Il diritto a un’aria pulita può essere anche interpretato come un diritto dell’uomo, perché gli Stati membri e l’Unione europea hanno il compito di garantire le condizioni fondamentali per la vita umana (acqua e aria pure). Cinquanta, cento anni fa, il simbolo della società industriale era la ciminiera fumante di una fabbrica. Nel frattempo i nostri valori sono mutati e ora apprezziamo di più uno stile di vita puro e naturale, almeno a parole. Purtroppo, l’aria delle nostre città riflette solo in parte questo mutamento. Con il crollo dell’industria pesante, o la sua delocalizzazione nel terzo mondo, l’inquinamento industriale è diminuito ma la motorizzazione si è moltiplicata. Venticinque anni fa vi era un milione di automobili in Ungheria, un paese che conta dieci milioni di abitanti: ora le vetture sono triplicate, un milione circa inquina l’aria di Budapest, con tutte le catastrofiche conseguenze per la salute che questo comporta. Il cancro ai polmoni si è moltiplicato e il numero di casi di asma è cresciuto di nove volte. I bambini piccoli che vivono vicino alle strade principali sono essenzialmente esposti a un rischio continuo. E’ inoltre emerso che l’inquinamento derivante dalle microparticelle prodotte dai veicoli diesel è particolarmente nocivo per la salute umana. L’Europa dovrebbe vergognarsi che gli standard in questo ambito sono inferiori a quelli in vigore negli Stati Uniti. Non bastano le parole, bisogna agire. Dobbiamo utilizzare gli strumenti previsti per limitare il traffico su strada nelle zone abitate, e per creare regole sulle emissioni molto più severe di quelle vigenti per i veicoli in uso. La nostra società non deve essere caratterizzata più dall’inquinamento, ma da una vita sana!

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE), per iscritto. (RO) La direttiva europea sulla qualità dell’aria migliorerà la salute dei cittadini europei e contribuirà al miglioramento del livello di vita nelle zone urbane. Dato che questo atto giuridico è vincolante, ciò sarà attuato sull’intero territorio dell’Unione europea.

Un punto debole della direttiva è il finanziamento delle misure per l’adeguamento agli obiettivi avviate dagli Stati membri entro il 2010 o il 2015, rispettivamente. Come primo passo, occorrerà avviare un notevole sforzo finanziario per creare centri per il campionamento e la misurazione dell’inquinamento atmosferico. I fondi strutturali già stanziati per gli Stati membri ammissibili alla politica ambientale saranno accessibili anche per il conseguimento degli obiettivi descritti dalla direttiva, ma ciò ridurrà gli importi inizialmente stimati. Ritengo occorra creare un’ulteriore linea di bilancio quando entrerà in vigore la direttiva.

Contemporaneamente, appoggio l’idea di inserire una clausola di flessibilità che consentirebbe periodi transitori di due anni al massimo agli Stati membri, a condizione che essi dimostrino di aver compiuto notevoli sforzi per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento atmosferico.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. (FI) Oggi stiamo discutendo in seconda lettura di due importanti direttive sul miglioramento della qualità dell’ambiente. Una riguarda il mare, l’altra l’aria. La protezione dell’aria è una delle aree fondamentali e più tradizionali della tutela ambientale, perché la qualità dell’aria ambiente e la salute umana sono direttamente correlate. Come ha dichiarato la Commissione, la speranza di vita si è abbassata di 8,5 mesi nell’UE a causa dell’inquinamento atmosferico. La qualità della vita di centinaia di migliaia di persone si sta abbassando ogni giorno che passa, mentre l’ambiente naturale è minacciato, nonostante le importanti riduzioni delle emissioni degli ultimi anni. Probabilmente non si potrà mai sottolineare abbastanza l’importanza della direttiva sulla qualità dell’aria: essa riunisce una serie di norme che in precedenza erano sparse, e questo effettivamente è un approccio migliore al problema sotto tutti i punti di vista.

Vorrei prima di tutto ringraziare il Consiglio per essersi riunito assieme al Parlamento per discutere di alcune importanti tematiche. Quasi la metà degli emendamenti adottati in prima lettura sono stati accettati. Il Consiglio alla fine ha mostrato il proprio sostegno per alcuni emendamenti di importanza cruciale presentati dal Parlamento. Essi si riferivano alla sostituzione di alcuni valori obiettivo relativi alle concentrazioni di particolato con valori limite vincolanti, le scadenze di tale sostituzione e in che modo essi sarebbero stati applicati. La norma sui valori limite per il particolato PM2,5, il più nocivo per la salute umana, è assolutamente basilare.

Pertanto ci serve una direttiva molto rigorosa. I semplici valori limite, tuttavia, non sono sufficienti. Occorre prestare attenzione anche alle tecniche che possono migliorare la qualità dell’aria ambiente.

 
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