Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 16 gennaio 2008 - Strasburgo Edizione GU

2. Illustrazione del programma della Presidenza slovena (discussione)
Processo verbale
MPphoto
 
 

  Presidente . – Onorevoli colleghi, questo è un giorno molto speciale, in quanto per la prima volta nella storia dell’Unione europea il rappresentante, il Primo Ministro di questo paese, la Slovenia, detiene la Presidenza dell’Unione europea. La Slovenia è uno Stato che, assieme ad altri nove, ha aderito all’Unione europea il 1° maggio 2004. È anche la prima volta che uno degli ex paesi comunisti, che ora vive secondo i principi fondamentali di libertà, democrazia e parlamentarismo, ossia la Slovenia, è alla Presidenza dell’Unione europea. Pertanto, porgo un caloroso benvenuto al signor Presidente in carica del Consiglio, nonché Primo Ministro sloveno, Janez Janša. Benvenuto al Parlamento europeo!

(Applausi)

Tuttavia, questo è un giorno speciale anche per un altro motivo, per il quale porgo un benvenuto particolarmente caloroso al Presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso, poiché esattamente 50 anni fa Walter Hallstein, il primo Presidente della Commissione europea, riunì il suo primo Esecutivo. Il 50esimo anniversario della Commissione europea è per noi un altro avvenimento da celebrare, pertanto rivolgo alla Commissione, in via eccezionale dato il contesto alquanto solenne, i miei migliori auguri per questo compleanno speciale.

(Applausi)

Onorevoli colleghi, è un piacere ascoltare la relazione del Presidente in carica del Consiglio.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Janša , Presidente del Consiglio. – (SL) È un onore e una soddisfazione per me essere in quest’Aula con voi oggi, nonché motivo di orgoglio. Sono orgoglioso in quanto sloveno il cui paese è il primo dei nuovi Stati membri dell’Unione europea a cui è stata affidata la Presidenza del Consiglio dell’Unione, nonché in qualità di europeo la cui Unione ha inaugurato il 2008 con la firma del Trattato di Lisbona, l’eurozona e lo spazio Schengen allargati.

Vi assicuro che sarei lieto se, nei prossimi mesi fino all’estate, mi invitaste più spesso a essere presente in quest’Aula, e certamente a seguito di ogni vertice del Consiglio europeo. Nel corso di questo semestre, mi impegnerò ai fini di una stretta e costruttiva cooperazione con il Parlamento europeo.

Questo è un giorno storico per molti aspetti. La Slovenia presenta al Parlamento europeo le sue priorità per la Presidenza quale primo dei nuovi Stati membri, il primo Stato membro dell’ex cortina di ferro, nonché il primo paese slavo alla guida del Consiglio dell’Unione europea.

Ciò non sarebbe stato possibile senza i profondi cambiamenti avvenuti nel continente europeo nell’ultimo quarto di secolo. Tali cambiamenti hanno consentito di unificare gran parte dell’Europa, unita cioè in un’unione di pace, libertà, solidarietà e progresso. Solo vent’anni fa era impossibile da immaginare per milioni di europei.

A maggio di quest’anno saranno trascorsi esattamente 20 anni da una mia particolare e personale esperienza. Vorrei condividerla con voi in quanto è davvero simbolica dei cambiamenti cui ho appena fatto riferimento.

Nel 1988, io, altri due giornalisti e un sottoufficiale fummo arrestati, imprigionati, processati e condannati dinanzi a un tribunale militare perché avevamo criticato l’allora regime totalitario comunista in Jugoslavia, e in particolare le aspirazioni militaristiche dell’esercito jugoslavo di quel periodo. Non esistevano diritti fondamentali di difesa, nessun diritto ad un patrocinio, e nessuna udienza pubblica. Fummo processati nel centro di Lubiana, la capitale della Slovenia, all’epoca ancora una repubblica della Jugoslavia, in una lingua che per noi era straniera.

Nonostante il processo si fosse svolto in segreto e le minacce di intervento dell’esercito jugoslavo, decine di migliaia di persone si riversarono nelle strade e nelle piazze in una protesta pacifica. Chiedevano rispetto dei diritti umani e della democrazia e provocarono l’inizio dei cambiamenti.

Quasi a vent’anni esatti di distanza, mi trovo davanti a voi oggi in questa importante Aula, il Parlamento europeo, al centro di Strasburgo, che posso raggiungere senza essere fermato alle frontiere. In qualità di Primo Ministro della Repubblica slovena e di Presidente dell’Unione europea, posso rivolgermi a voi nella mia lingua madre.

Se qualcuno mi avesse detto vent’anni fa, nella mia cella del carcere militare, che questo sarebbe stato possibile, ovviamente non avrei creduto a una sola parola. Ma è accaduto, e dopo soli vent’anni nella vita di una stessa generazione.

In questi anni la Slovenia ha istituito un sistema parlamentare democratico e un mercato economico, ed è diventata uno Stato indipendente, riconosciuto a livello internazionale, adesso membro dell’Unione europea e della NATO nonché parte della zona euro e dello spazio Schengen. Nel 1988, vent’anni fa, avevamo un reddito di 4 000 euro pro capite in potere d’acquisto, mentre nel 2007 era pari a 22 000 euro. Abbiamo raggiunto il 91% della media dell’Unione europea, lo scorso anno la nostra crescita economica ha superato il 6%, e abbiamo il minore tasso di disoccupazione della storia e uno dei più bassi dell’Unione europea. Il livello di povertà è il secondo più basso nella zona euro, in cui siamo anche i terzi membri tra i meno indebitati, e siamo tra i primi sei Stati membri nel barometro sulle riforme dell’Unione europea.

A seguito del crollo del muro di Berlino e dei cambiamenti democratici, sono stati compiuti grandi progressi di questo genere anche dagli altri paesi ex comunisti dell’Europa orientale e centrale, ora membri dell’Unione europea.

A dicembre dello scorso anno, dopo l’abolizione delle frontiere Schengen tra Italia, Austria, Ungheria e Slovenia, decine di migliaia di persone in Slovenia e dalla parte opposta di quello che fino ad allora era il confine, hanno celebrato spontaneamente questo evento simbolico. Chi di voi era con noi in quei giorni (era presente il Presidente della Commissione europea e, nonostante la temperatura rigida, ci sono stati grandi festeggiamenti anche altrove), ha potuto assistere alla commovente reazione della gente. La situazione era la stessa ovunque ai confini dell’ex cortina di ferro, dal Baltico all’Adriatico.

In quell’occasione ho incontrato una coppia di anziani sloveni tra la folla in festa all’ex valico di frontiera. Entrambi avevano le lacrime agli occhi. Mi hanno raccontato dei sacrifici affrontati per decenni, vivendo nella difficile zona di confine nonché delle umiliazioni subite ogniqualvolta attraversavano la frontiera. La donna ha riferito che stentava a credere che tutto ciò stesse accadendo, che la frontiera non sarebbe praticamente più esistita e che stesse per nascere qualcosa che lei stessa non aveva neanche osato sognare 20 o anche 15 anni fa.

Mi auguro che i deputati del Parlamento europeo che hanno sostenuto l’allargamento dell’Unione europea e dello spazio Schengen abbiano avuto l’opportunità di essere lì in quel pomeriggio di dicembre, in quanto per loro sarebbe stata una grande soddisfazione. Tuttavia, non essendo stato possibile per tutti voi essere presenti, colgo l’occasione per ringraziarvi in quest’Aula.

Vi ringrazio a nome dell’anziana coppia sul confine svanito all’ex valico di frontiera, a nome di migliaia, di decine di migliaia e di milioni, a nome degli oltre 100 milioni di europei dell’Europa centrale e orientale che vent’anni fa si trovavano ancora dalla parte opposta della cortina di ferro, alcuni di essi in carcere pivati dei diritti umani e politici che adesso sono insieme in un’Europa unita, con reali opportunità di vivere esistenze migliori, opportunità che per i nostri predecessori non erano possibili. (Applausi)

Forse non vi rendete conto quale peso enorme abbiano avuto le conseguenze della vostra decisione di sostenere la nostra aspirazione di libertà e di mostrarci la vostra solidarietà. Decisione, questa, probabilmente senza precedenti nell’intera storia dell’uomo, che potrebbe condurre a molto di positivo per tante persone. Vi ringrazio a nome di coloro che si trovano in quest’Aula perché ci avete sostenuto in passato. Non siete stati in alcun modo costretti a prendere una decisione così altruista; la libertà e la solidarietà hanno trionfato grazie al vostro interesse.

Chi di noi appartiene alle generazioni che non sono nate nell’Unione europea ha, con tutta probabilità, un’opinione più sensibile riguardo a quanto accaduto negli ultimi anni e decenni. Dal nostro punto di vista, l’Unione europea non è qualcosa da dare per scontato. Siamo consapevoli che esiste un’alternativa, di gran lunga peggiore, che è un altro motivo per cui siamo disposti a fare tutto il possibile al fine di garantire che l’Unione europea venga preservata, sviluppata e rafforzata.

Il nostro obiettivo principale è che nei prossimi sei mesi l’Europa compia progressi in quanti più settori possibili. Abbiamo definito queste aree prioritarie tempo fa, quando abbiamo elaborato il programma della Presidenza della durata di 18 mesi assieme alla Germania e al Portogallo. È stata un’esperienza unica e il lavoro scaturito da tale trio è stato eccellente, al pari del contributo delle istituzioni europee. Quest’Assemblea è stata informata in merito al programma e ai progressi significativi che i nostri partner del trio hanno messo in pratica lo scorso anno nell’ambito dell’attuazione del programma congiunto.

La Slovenia compirà ogni sforzo al fine di portare a termine tutto ciò che rimane da fare. Pertanto, il nostro punto di partenza resta il summenzionato programma, in quanto è nostra intenzione mantenere la continuità delle politiche dell’Unione europea. Al contempo, ci impegneremo a fondo in tutte le nuove sfide. Quale ultimo paese del trio, garantiremo un’agevole transizione verso il prossimo trio.

Il principale obiettivo nell’attuazione del programma è stato, sino a poco tempo fa, l’accordo su un nuovo Trattato dell’Unione europea, siglato a Lisbona a dicembre dello scorso anno. Vorrei congratularmi per l’impegno personale del Cancelliere Angela Merkel e del Primo Ministro José Sócrates che ha condotto a tale risultato. Ricordiamo tutti le circostanze incerte e complesse in cui la Presidenza tedesca ha avviato questo progetto un anno fa. La dichiarazione di Berlino e l’accordo sul principio, in essa contenuto, secondo cui si sarebbe dovuta fornire all’Unione europea una nuova base di Trattato, è stato il primo passo in direzione di Lisbona. A seguito del positivo accordo sul programma per una Conferenza intergovernativa nel corso del Consiglio europeo di giugno, l’operato della Presidenza tedesca è stato proseguito con successo dai nostri colleghi portoghesi. Sotto la loro guida, la Conferenza intergovernativa è stata conclusa con esiti positivi e abbiamo ottenuto il nuovo Trattato di Lisbona.

In quest’occasione vorrei sottolineare il ruolo fondamentale e il contributo del Parlamento europeo, in particolare dei vostri rappresentanti alla Conferenza intergovernativa, nell’elaborare il nuovo Trattato. Desidero inoltre evidenziare il contributo essenziale della Commissione europea nel raggiungimento di un accordo sul nuovo Trattato. Ho seguito questo percorso da vicino e, conoscendolo bene, posso parlarne come di un’esperienza vissuta in prima persona. Il Presidente del Parlamento, Hans-Gert Pöttering, e il Presidente della Commissione José Manuel Barroso, hanno dimostrato un grande impegno personale nell’offrire assistenza strategica ai due paesi alla Presidenza lo scorso anno. La sinergia degli sforzi compiuti dalle tre istituzioni chiave dell’Unione europea ha reso possibile il successo e la firma del Trattato di Lisbona.

Tale Trattato garantirà una maggiore efficacia e democrazia nel funzionamento di un’Unione europea allargata, semplificherà il processo decisionale in molti nuovi settori e rafforzerà il ruolo dei parlamenti nazionali nonché del Parlamento europeo.

Tuttavia, il nostro compito non è terminato con la firma del Trattato. Siamo entrati nella fase di ratifica che, come sappiamo dall’esperienza del 2005, è il periodo più delicato dell’emanazione di un Trattato. Dovrei sottolineare che la ratifica è un ambito esclusivo di competenza e responsabilità di ciascuno Stato membro. A questo proposito, vorrei congratularmi in modo particolare con l’Ungheria che ha già ultimato questo processo. Auspichiamo che la maggior parte degli Stati membri segua questo esempio entro la fine della nostra Presidenza. Il parlamento sloveno deciderà in merito alla ratifica entro la fine di questo mese.

L’obiettivo è varare il Trattato il 1° gennaio 2009. Ciò significa, tra l’altro, che avremo molto lavoro da fare relativamente ai preparativi necessari. Stiamo collaborando a stretto contatto con il paese del prossimo turno di Presidenza, la Francia, al fine di garantire che tutto sia pronto in tempo per varare il Trattato. A tale scopo collaboreremo a stretto contatto anche con il Parlamento europeo.

Onorevoli deputati, i progressi dell’Unione europea nell’ambito delle riforme economiche negli Stati membri e della creazione del mercato interno sono stati incoraggianti negli ultimi anni, nel corso dei quali l’economia dell’Unione europea si è rafforzata e la produttività e l’occupazione sono aumentate in modo significativo.

Nel prossimo ciclo triennale di attuazione della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione dobbiamo, prima di tutto, proseguire sullo stesso modello, e concentrarci sull’investimento sulle persone, sulla modernizzazione del mercato del lavoro, sull’aumento del potenziale imprenditoriale, sull’offerta di fonti energetiche affidabili e accessibili, e sulla tutela dell’ambiente. Al fine di lanciare efficacemente il nuovo ciclo triennale in sede di Consiglio europeo di primavera, occorre adottare per tempo orientamenti integrati di cui saranno responsabili le istituzioni dell’Unione europea. Onorevoli deputati del Parlamento europeo, a questo punto desidero ribadire l’importanza della cooperazione interistituzionale costruttiva.

L’attuazione di riforme ben programmate negli Stati membri con il contributo delle istituzioni a livello comunitario, in cui l’attuazione di politiche comuni costituisce un valore aggiunto, è fondamentale al fine di sostenere la crescita economica. Esistono molti problemi che potrebbero minacciare tale crescita ed è in questo ambito che riforme costanti e adeguamento sono necessari. Attualmente, stiamo affrontando varie sfide complesse, tra cui le principali sono l’aumento dei prezzi di petrolio e generi alimentari e la turbativa prevalente nei mercati finanziari causata dagli avvenimenti occorsi nel mercato ipotecario statunitense. La Presidenza slovena presterà tutta l’attenzione necessaria al fine di ridurne le conseguenze. A tale scopo, nella prima metà dell’anno verrà elaborato un programma completo delle attività dell’Unione europea intese a rafforzare la stabilità dei mercati finanziari. C’è bisogno di una maggiore trasparenza del mercato, di meccanismi di controllo potenziati, e di una più stretta collaborazione a livello internazionale.

Investire nelle persone, nella conoscenza, nella ricerca e nelle nuove tecnologie, resta uno dei punti fondamentali della strategia di Lisbona. Una società basata sulla creatività e la conoscenza diventa sempre più una necessità per l’Europa moderna. Tuttavia, investire solo nella conoscenza non è sufficiente. Quest’anno abbiamo l’opportunità di un dibattito approfondito sul tipo di mercato unico comunitario che desideriamo. Dobbiamo garantire che non vi saranno ostacoli alla circolazione di idee e di conoscenza. Pertanto ci auguriamo che, in sede di Consiglio europeo di primavera, venga aggiunta una quinta libertà (la libera circolazione della conoscenza) alle quattro libertà dell’Unione europea in cui sinora sono stati compiuti progressi eccezionali. Una maggiore mobilità degli studenti, dei ricercatori e dei docenti contribuirà a tale scopo. I vantaggi del mercato interno dell’Unione europea devono diventare più accessibili per i consumatori e per le piccole e medie imprese. Compiere altri rapidi progressi nella creazione di un reale mercato interno dei servizi e dell’innovazione è un passo fondamentale ai fini dell’attuazione della strategia delle riforme dell’Unione europea. Abbiamo intenzione di fare del nostro meglio per registrare sviluppi anche nella liberalizzazione del mercato interno dell’energia. Al termine della nostra Presidenza sarei lieto di poter annunciare che è stato raggiunto un accordo su questo aspetto. Auspichiamo di riuscire a intraprendere le iniziative necessarie volte a un approvvigionamento energetico migliore, economico e affidabile per i nostri cittadini e le nostre imprese.

Onorevoli deputati del Parlamento europeo, per quanto riguarda il futuro dell’Unione europea dobbiamo fare riferimento al processo di allargamento che non è ancora completato. L’allargamento è una delle politiche di maggiore successo dell’Unione europea. Nel 2006 la Commissione europea ha dimostrato in modo decisivo nella sua comunicazione, “L’allargamento due anni dopo”, che il maggiore ampliamento compiuto fino ad allora, quello del 2004, aveva prodotto benefici sia per i vecchi che per i nuovi Stati membri dell’Unione europea.

Se si guarda la cartina geografica dell’Europa, si ha la conferma della nostra idea che l’allargamento sia una storia infinita. È fondamentale che tale processo prosegua in conformità delle imprese comuni avviate e sulla base dei principi fondamentali, in primo luogo il principio che i criteri di adesione debbano essere soddisfatti. La Presidenza slovena si impegnerà nel proseguire su queste basi i negoziati di adesione con la Croazia e la Turchia.

I paesi dei Balcani occidentali sono un caso a sé stante. L’ultima volta che alla Presidenza dell’Unione europea sedeva un paese confinante con questa regione, ossia la Grecia, sono state poste le basi per l’integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nell’agenda di Salonicco. Riteniamo che adesso, a distanza di cinque anni, sia giunto il momento per confermare e consolidare le prospettive di questi Stati di aderire all’Unione europea. La Presidenza ha intenzione di promuovere i progressi in tale direzione. Dovrei sottolineare che non stiamo proponendo di abbassare i criteri o di ridurne il numero. Assolutamente. Desideriamo che l’Unione europea intervenga in modo più attivo in questo campo e che si faccia coinvolgere maggiormente nell’assistenza a questi paesi nei loro processi di riforma.

Non dovremmo dimenticare che una ferma e tangibile prospettiva di adesione all’Unione europea è uno stimolo essenziale per portare avanti i cambiamenti e le riforme necessari in questi paesi. Pertanto, ci auguriamo che tale prospettiva venga rafforzata, anche attraverso iniziative specifiche in una serie di ambiti.

Nel cuore dei Balcani occidentali si trova il Kosovo. Negli anni ’70 questo paese ha ottenuto l’autonomia ed è diventato parte del sistema federale dell’ex Jugoslavia e il suo status era virtualmente lo stesso delle repubbliche federali. 15 anni dopo Milošević lo ha privato arbitrariamente di tale status e in seguito ha tentato di procedere a una pulizia etnica, fermata solo dalla comunità internazionale. A seguito di questo intervento, è stata ristabilita la pace, ma la questione dello status permanente del Kosovo è rimasta irrisolta.

Oggi è una delle questioni più complesse cui l’Unione europea deve far fronte. Sarebbe, ovviamente, auspicabile per la questione dello status del Kosovo che venisse risolta in modo tale da poter essere accettata da entrambe le parti direttamente coinvolte. Purtroppo, il lungo processo di negoziato dimostra che le possibilità di un simile risultato sono inesistenti. Inoltre, sembra improbabile raggiungere nel prossimo futuro un accordo su tale tematica in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

D’altra parte, tutti sappiamo che un ulteriore rinvio nella risoluzione della questione potrebbe destabilizzare drasticamente larga parte della regione dei Balcani occidentali, e sarebbe il peggior risultato possibile. La questione del Kosovo è innanzi tutto un problema europeo. La Presidenza slovena svilupperà le decisioni del Consiglio europeo di dicembre. Disponiamo delle basi su cui costruire il consenso nonché dell’accordo politico dell’Unione europea per inviare inizialmente una missione civile in Kosovo, e siamo concordi sul fatto che sia insostenibile mantenere lo stasus quo e che il particolare problema di questo paese non può trovare riferimento con nessun’altra situazione al mondo. In questo contesto, la Presidenza coordinerà le soluzioni che godano del più ampio sostegno possibile all’interno dell’Unione europea e che al contempo garantiscano una stabilità a lungo termine nella regione.

Tuttavia, il Kosovo di certo non è un caso isolato nella sua regione. Per l’Europa, e per l’Unione europea, sono importanti tutti i paesi dei Balcani occidentali. Ed è ancora più importante per la Slovenia rispetto a molti altri Stati membri dell’Unione europea, in quanto si trova nelle nostre immediate vicinanze e la situazione attuale nei Balcani è una storia infinita nella trasformazione geopolitica successiva alla fine della guerra fredda. Vorremmo che ci fosse un lieto fine. Noi, come Unione europea, abbiamo la responsabilità di quanto accade e siamo in debito con gli Stati e le culture di questa regione. La stabilità di quest’ultima è di estrema importanza per l’intera Unione europea e raggiungibile unicamente nel quadro di una prospettiva europea.

La Serbia svolge storicamente un ruolo importante nei Balcani occidentali. È per noi fondamentale incoraggiarla in direzione dell’Europa attraverso un approccio adeguato e nonostante le turbolenze e i tentennamenti a breve termine.

L’ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha ottenuto nel 2005 lo status di paese candidato, ma non le è stata ancora comunicata una data per l’avvio dei negoziati. Il paese ha proceduto con numerose riforme di successo ma deve ancora attuarne altre, aspetto nel quale dobbiamo aiutarlo. Non deve rimanere ostaggio dell’estesa condizione della regione e anche per la sua stabilità interna è fondamentale risolvere quanto prima la questione dello status del Kosovo.

È doveroso citare inoltre il ruolo dell’Albania che ha avuto una storia differente dopo la seconda guerra mondiale, ma che ora consideriamo per il suo contributo alla stabilità nella regione e per il suo approccio costruttivo nella risoluzione della questione del futuro status del Kosovo. Riteniamo sia sullo stesso piano il Montenegro, in quanto anch’esso ha seriamente adottato riforme nella prospettiva di un’inclusione nell’agenda di Salonicco.

La struttura post-Dayton della Bosnia-Erzegovina, con una presenza internazionale e un’instabilità politica interna, ci ha dimostrato negli ultimi mesi che questo paese necessita di un’attenzione particolare. È stato già fatto molto e il sostegno per la sua adesione all’Unione europea si è rafforzato, ma è necessaria ulteriore assistenza. Non dovremmo dimenticare i profughi che ancora non hanno fatto ritorno alle loro case nonché i gravi crimini commessi e tuttora impuniti. La condanna di tali crimini contro l’umanità, la pace e la riconciliazione è di fondamentale importanza per il futuro europeo della Bosnia-Erzegovina.

Vi sono numerose ragioni per rafforzare ulteriormente la nostra cooperazione con i paesi vicini, i partner strategici e altri. Ho già citato quest’oggi le frontiere esterne dell’Unione europea, al di là delle quali abbiamo partner importanti e validi che dovremmo coinvolgere maggiormente nelle nostre diverse attività.

La politica europea di vicinato è un valido strumento per rafforzare lo spazio di stabilità e prosperità oltre le nostre frontiere. La dimensione orientale e quella mediterranea rivestono pari importanza. Non dobbiamo dimenticare l’Ucraina, la Moldavia, il Caucaso meridionale e l’Africa settentrionale. Ci occorrono un dialogo intenso e nuove condizioni chieste ripetutamente per nuove tipologie di cooperazione specifica, che sono valutate in modo molto positivo.

Vorremmo assistere a un rafforzamento delle istituzioni e dei processi come il processo di Barcellona e Euro-Med. Ciò di cui non abbiamo bisogno è un raddoppiamento delle istituzioni o che queste ultime competano con quelle dell’Unione europea, e che coprano al tempo stesso parte dell’Unione europea e parte dell’area di vicinato. L’UE nel complesso, e solo quale insieme, può essere sufficientemente efficace nell’instaurare la pace, la stabilità e lo sviluppo nell’area di vicinato e non solo.

Potenzieremo altresì la cooperazione con i nostri partner strategici nel mondo. Nel corso della nostra Presidenza organizzeremo quattro incontri al vertice: con gli Stati Uniti, la Federazione russa, il Giappone, i paesi dell’America latina e i Caraibi. Con questi ultimi due istituiremo collaborazioni intese al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e alla lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà. Durante la Presidenza slovena desideriamo consolidare e, se possibile, formalizzare il nostro partenariato e la cooperazione con la Federazione russa.

Nel turno di Presidenza slovena, l’Unione europea fornirà un valido contributo per il processo di pace in Medio Oriente. L’UE coopererà affinché vengano soddisfatti gli obblighi stabiliti ad Annapolis e Parigi. Desideriamo che israeliani e palestinesi vivano esistenze sicure, libere e di successo e ci impegneremo per la coesistenza pacifica dei due Stati.

Onorevoli deputati, si avvicina per l’Unione europea il momento di assumere un ruolo rafforzato nel mondo. L’Europa sta iniziando il 2008 con un Trattato di Lisbona firmato, la zona euro e lo spazio Schengen allargati, una solida crescita economica, una moneta stabile e oltre tre milioni e mezzo di posti di lavoro in più rispetto all’inizio dello scorso anno. Pertanto, abbiano molte ragioni per dirigere il Consiglio dell’Unione europea con ambizione, ottimismo e, spero che i miei amici francesi non lo dimentichino, con prospettiva. Tale prospettiva è sempre necessaria, poiché se non si sa come aggiustare il tiro, qualsiasi vento sarà quello sbagliato. C’è molto vento, in particolare il vento di cambiamento. Gli ultimi vent’anni di cambiamento non hanno riguardato solo l’Europa, tutto il mondo si è trasformato. Inoltre, negli ultimi anni tale trasformazione è stata più rapida che in precedenza.

Sono già avvenuti alcuni cambiamenti ma non sono stati ancora pienamente valutati. Abbiamo molto da dire riguardo alla crescita economica dell’India e della Cina. Nel 2005, all’inizio della Presidenza del Regno Unito, ho ascoltato un discorso del Primo Ministro britannico Tony Blair pronunciato in quest’Aula. Blair sottolineava tali cambiamenti e la forza crescente delle due nuove superpotenze economiche, l’India e la Cina. Tra l’altro, questa settimana i due paesi hanno firmato diversi accordi bilaterali economici e commerciali. Questi nuovi attori stanno investendo rapidamente nella conoscenza, in ricerca e sviluppo e stanno accrescendo la loro competitività. È stato affermato correttamente che l’Unione europea è costretta a rivalutare e intraprendere iniziative al fine di garantire che la propria competitività non si riduca. Negli ultimi anni, abbiamo elencato tutte le nostre mancanze e parlato delle misure intese a ovviarvi. Molte di esse sono state attuate, ma purtroppo altre no. Tuttavia, non desidero parlare nuovamente degli obiettivi e degli obblighi derivanti dalla strategia di Lisbona.

Infine, vorrei dire che non è sufficiente affrontare i cambiamenti, cui l’Unione europea deve far fronte in un mondo globalizzato, unicamente in termini di competitività e di lotta al terrorismo. Entrambe le risposte sono corrette, ma non bastano.

A livello globale, l’Unione europea si trova di fronte le seguenti sfide fondamentali, oltre a quelle ascoltate sinora, cui prima o poi dovrà rispondere.

La prima è la questione della riforma delle Nazioni Unite e l’istituzione di un nuovo ordine mondiale. Riguardo a tale aspetto l’Unione europea può svolgere un ruolo fondamentale.

La seconda è la lotta alla povertà, una delle priorità assolute. I programmi internazionali di aiuti allo sviluppo offerti dall’Unione europea sono importanti, ma non sempre utilizzati in modo efficace. Affinché questo accada, dobbiamo innanzi tutto agire in due direzioni: uno, concentrarci sull’istruzione, ossia potenziare i livelli di istruzione nelle società povere; due, acquisire generi alimentari e altri beni da donare come aiuti allo sviluppo ai paesi e alle regioni cui tale assistenza è destinata. Questo è l’unico modo in cui possiamo realmente aiutare a potenziare i loro settori agricolo ed economico nonché eradicare le cause della povertà a lungo termine. Per quanto riguarda gli aiuti allo sviluppo internazionali, la parola “competitività” deve essere sostituita con la parola “cooperazione”. Dovremmo essere incoraggiati dal fatto che i paesi meno sviluppati stiano diventando più sviluppati e i poveri più ricchi. Maggiore sarà il grado di sviluppo di tali paesi, maggiore sarà la loro possibilità di contribuire alla lotta alla povertà.

La terza sfida è la lotta ai cambiamenti climatici. Grazie alle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso anno, l’Unione europea è diventata un leader globale che gode di maggiore credibilità e di un’influenza più forte. Dobbiamo mantenere questo ruolo, e lo faremo anche garantendo, nel corso dei negoziati con i nostri partner globali, l’applicazione dei medesimi criteri relativi alla ripartizione dell’onere amministrativo nella lotta ai cambiamenti climatici, all’interno e all’esterno del nostro territorio.

La quarta sfida è, ovviamente, il dialogo interculturale, necessario adesso più che mai. In mancanza di esso, non si possono creare le condizioni nel lungo periodo per la pace nel mondo e per una risposta alla più grande minaccia alla sicurezza del mondo moderno. Pertanto, siamo lieti che il 2008 sia anche un anno in cui l’Unione europea presterà maggiore attenzione al dialogo interculturale. Siamo inoltre lieti che il Presidente del Parlamento europeo abbia potuto essere presente all’inizio del mese alla cerimonia inaugurale svoltasi a Lubiana e che quest’Assemblea sia in procinto di organizzare un gran numero di importanti manifestazioni su questa tematica. State apportando un contributo molto significativo, in primo luogo, al rafforzamento della consapevolezza del bisogno di tale dialogo e poi a far sì che noi possiamo compiere progressi tangibili in tale direzione.

A volte sentiamo dire che le questioni sopracitate non sono vere priorità dell’Unione europea e che dovremmo occuparci di problemi interni, ma sono convinto che sia un punto di vista troppo limitato, in quanto il raggiungimento di pace e sicurezza per i nostri cittadini, l’approvvigionamento energetico stabile e sicuro per l’Unione europea, nonché la gestione delle pressioni migratorie sull’Unione europea, dipendono in larga misura dal modo in cui risolveremo in futuro queste quattro problematiche fondamentali e da come l’Unione eserciterà in un mondo globalizzato il ruolo e l’influenza maggiori acquisiti.

Più l’Unione europea è in grado di agire quale attore globale su queste basi, maggiori garanzie di vivere in pace e sicurezza e di uno sviluppo sociale ed economico stabile avranno i suoi cittadini.

Onorevoli deputati, consentitemi di concludere garantendovi che la Slovenia si assumerà, e si è assunta, questo incarico con totale responsabilità e dopo tre anni di intensi preparativi. La nostra Presidenza non può essere su ampia scala al pari di quella francese, né di alto profilo come quella tedesca, e forse i nostri funzionari pubblici non hanno le stesse eccellenti e secolari tradizioni dei britannici. Possiamo commettere errori, dire qualcosa in modo troppo diretto o piuttosto ingenuo. Tuttavia, ci impegniamo a lavorare con responsabilità e ad applicarci sulle questioni essenziali. Non competeremo per i riflettori, non sono importanti per noi. Siamo consapevoli del modo in cui abbiamo iniziato vent’anni fa, quando la Slovenia era sottovalutata da molti e di ciò che abbiamo fatto per essere stimati ed essere oggi qui.

Il nostro più grande desiderio è che il nostro contributo renda, ogni mese, gli europei più soddisfatti, affinché un giorno chiunque cammini per strada in qualsiasi città d’Europa possa rispondere, alla domanda se sia preoccupato del futuro dell’Unione europea, “mi preoccupo del futuro dell’Europa poiché so che l’Europa si preoccupa di me”.

Onorevoli deputati, non siamo ancora a questo punto, ma non ne siamo così lontani e di certo sulla buona strada. Vi ringrazio. (Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Molte grazie al signor Presidente in carica del Consiglio, il Primo Ministro Janša. È magnifico che alla Presidenza ci sia la Slovenia. I presidenti dei gruppi politici rilasceranno tra breve le loro dichiarazioni, ma adesso desidero dire, a nome dell’intero Parlamento, che il Parlamento europeo sostiene la Slovenia nella creazione di un’Unione europea di successo e siamo pertanto sicuri che la Presidenza slovena sarà un’esperienza molto positiva.

Ora chiederei al Presidente della Commissione di prendere la parola.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Barroso , Presidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, signor Primo Ministro, onorevoli deputati, il mio primo pensiero è rivolto alla Presidenza slovena. Questa è, infatti, la prima volta che uno Stato membro dell’ultimo allargamento assume un incarico così importante. La Slovenia è un esempio positivo del buon esito dell’allargamento ed è il primo paese ad aver adottato l’euro.

L’esempio della Slovenia dimostra che gli Stati membri che hanno aderito all’Unione europea nel 2004 e nel 2007 sono ora il fulcro dell’integrazione europea, ed è inoltre la dimostrazione delle credenziali europee molto significative della Slovenia. Desidero esprimere al Primo Ministro il mio pieno sostegno per l’importante ruolo di Presidente del Consiglio europeo che si appresta a rivestire per i prossimi sei mesi. Signor Primo Ministro, caro amico, lei assieme al suo paese, è simbolo della lotta per la libertà, un valore fondamentale per l’Europa. La ringrazio inoltre per averci ricordato la grande celebrazione dell’ingresso nell’area Schengen. Ero molto commosso per essere lì con lei e altri al confine tra Slovenia e Italia, e non dimenticherò le parole da lei pronunciate in quel momento, ricordandoci che, circa vent’anni fa, in quello stesso luogo, l’Armata jugoslava uccideva chi tentava di raggiungere la libertà, di raggiungere l’Italia, di raggiungere l’Unione europea.

È stato davvero una viaggio emozionante, quello che ho intrapreso assieme al Primo Ministro Socrates e al Presidente del Consiglio europeo: alla fine di dicembre abbiamo visitato la Germania, la Polonia e la Repubblica ceca; siamo stati anche alle frontiere tra l’Estonia, la Finlandia, la Slovacchia, l’Ungheria e l’Austria, e abbiamo potuto osservare l’emozione che gli occhi di tutti quei popoli trasmettevano.

Ritengo importante ricordare a noi stessi quanto accaduto, da dove proveniamo. Ascoltarla oggi, Primo Ministro Janša, potrebbe solo rafforzare la mia ferma convinzione che l’allargamento del 2004-2007, che ha unificato l’Europa in modo pacifico e democratico, è davvero uno dei maggiori successi della storia europea, di cui noi tutti dovremmo essere orgogliosi.

La Commissione collaborerà a stretto contatto con la Presidenza slovena sulle questioni principali del suo programma, quali la stabilità nei Balcani occidentali, in Kosovo e in Bosnia in particolare, nonché l’allargamento, la politica di vicinato europea, l’asilo e l’immigrazione, la cooperazione con i partner strategici e il dialogo interculturale.

Vorrei soffermarmi su tre questioni strettamente connesse ai nostri ruoli. Desidero porre l’accento su tre priorità: il Trattato di Lisbona, il pacchetto in materia di energia e cambiamenti climatici, la rinnovata strategia di Lisbona.

Il 2007 ha consegnato l’Unione europea in buone condizioni. I progressi verso la conclusione di un nuovo Trattato hanno soddisfatto le nostre aspettative. L’Unione ha rispettato il piano d’azione presentato dalla Commissione a maggio del 2006: in primo luogo la dichiarazione di Berlino, che ha celebrato il cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma e delineato una visione del futuro dell’Unione; quindi, il Consiglio europeo di giugno, durante la Presidenza tedesca, in cui abbiamo approvato un preciso programma per la CIG; infine, la firma del Trattato di Lisbona a dicembre.

L’iter per il raggiungimento di un accordo ha dimostrato un grado elevato di convergenza tra gli Stati membri e le istituzioni europee per il futuro.

Disponiamo di un Trattato credibile ed equilibrato, e ritengo che ci fornisca basi solide per il futuro. Abbiamo evitato gran parte della disomogeneità e dei disaccordi dei precedenti dibattiti istituzionali. Questo lascia l’Unione nella condizione ottimale affinché si possa garantire che porteremo a compimento la nostra priorità politica di quest’anno, ossia la positiva ratifica del Trattato di Lisbona. Ho chiesto a tutti gli Stati membri di procedere con rapidità e decisione al fine di garantire la ratifica di questo Trattato europeo.

La prossima settimana, la Commissione adotterà il pacchetto in materia di energie rinnovabili e cambiamenti climatici. Le nostre proposte coincidono con l’ambizione avanzata da tutti i capi di Stato e di governo nel Consiglio europeo di primavera dello scorso anno, i quali chiedevano obiettivi chiari e vincolanti dal punto di vista giuridico.

La Commissione è ora impegnata su tale punto. Noto con grande soddisfazione che questa è una priorità anche per la Presidenza del Consiglio slovena e per il Parlamento. Dovremo lavorare duramente se vogliamo che il pacchetto venga adottato entro la fine del 2008. Il nostro pacchetto integrerà le proposte presentate lo scorso anno riguardo al mercato energetico interno. Un mercato energetico europeo offrirà ai cittadini europei maggiori opportunità e prezzi migliori, ed è fondamentale per rispondere alle tre sfide principali che l’Unione europea deve affrontare in campo energetico: competitività, sostenibilità e sicurezza dell’approvvigionamento.

Sapevamo sin dal principio che trasformare l’Europa in un’economia a basse emissioni di carbonio non è un compito semplice, ma questo è il momento di essere seri, responsabili e coerenti con il nostro impegno. La Commissione adotterà un approccio equilibrato riguardo agli sforzi richiesti agli Stati membri. Questi ultimi hanno infatti punti di partenza diversi, sono caratterizzati da condizioni differenti e alcuni hanno maggiore capacità di altri nel finanziare gli investimenti. Abbiamo inoltre bisogno di ridurre al minimo i costi di adattamento dell’industria europea e di affrontare le sfide imposte dalle industrie ad elevato consumo energetico. La Commissione è ben consapevole di queste realtà, come mostreranno le nostre proposte.

Non aspettiamoci di raggiungere un compromesso riguardo agli interessi dell’Europa, ovvero guidare gli sforzi globali nella lotta ai cambiamenti climatici, garantire la sicurezza energetica e fornire alle nostre economie un vantaggio competitivo. La nostra credibilità dinanzi alla comunità internazionale e ai cittadini europei dipende dal raggiungimento degli obiettivi fissati a marzo 2007.

La conferenza di Bali è stata un grande successo nell’elaborazione di una tabella di marcia finalizzata alla conclusione di un accordo, ma il nostro pacchetto della prossima settimana è una chiara dimostrazione della nostra volontà di investire in ciò che conta veramente.

Il pacchetto sull’energia e i cambiamenti climatici dovrebbe essere ritenuto un’opportunità per l’Europa in termini economici. Incoraggerà l’innovazione e rafforzerà la competitività. Sarebbe un errore se la lotta ai cambiamenti climatici si trasformasse in una lotta contro la competitività delle industrie europee. L’Unione dovrebbe guidare gli sforzi globali al fine di affrontare i cambiamenti climatici, e le industrie europee dovrebbero continuare a essere leader mondiali. Al contempo, creeremo anche nuovi mercati e nuovi posti di lavoro e ci avvarremo dei vantaggi di essere i primi ad arrivare in molti di questi settori.

È vero che il nostro pacchetto mira a un’Europa a sostegno dell’ambiente, ma contribuirà anche a un’Europa che sostenga maggiormente l’industria, l’occupazione e il consumatore. Sarà un’iniziativa di cui beneficeranno tutti.

A tre anni dal suo rilancio nel 2005, la strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione sta procedendo bene. Ha contribuito a una migliore prestazione dell’economia europea, in particolar modo alla creazione di 6,5 milioni di nuovi posti di lavoro negli ultimi due anni.

Entro il 2009 prevediamo la creazione di cinque milioni di posti di lavoro. Anche le riforme strutturali sostengono la crescita economica e ampliano le prospettive di una prosperità europea a lungo termine. Queste sono conquiste molto incoraggianti.

Dal momento che lanceremo il prossimo ciclo di Lisbona, sarà necessario adottare decisioni ambiziose nel corso del Consiglio di primavera in settori quali la ricerca, l’innovazione, il contesto imprenditoriale, le competenze e le qualifiche professionali.

La Commissione sta formulando proposte intese a portare la quinta libertà (la libera circolazione della conoscenza) nella realtà europea al fine di rendere l’innovazione più rapida e disponibile per un maggior numero di cittadini europei.

Abbiamo inoltre bisogno della normativa sulle piccole imprese (“Small Business Act”) affinché l’Europa promuova la crescita delle piccole e medie imprese. Queste ultime creano nove su dieci dei nuovi posti di lavoro e anche questa è una priorità per la Commissione nel 2008.

Infine, ma non per questo meno importante, l’Europa necessita di politiche del lavoro attive: politiche che forniscano agli individui le competenze per realizzare il loro potenziale, e che consentano ai nostri cittadini di garantire la propria occupabilità. Investire nelle persone è il modo più sicuro di garantire ai nostri cittadini che rimarranno occupati nonostante cambino lavoro frequentemente. Dobbiamo offrire prosperità, non solo per alcuni, né per la maggioranza, ma per tutti. Questo è il motivo per cui investire nelle persone e modernizzare il mercato del lavoro resta uno dei quattro settori prioritari per il nuovo ciclo di Lisbona.

Dobbiamo promuovere lo spirito imprenditoriale degli europei: la creazione di posti di lavoro, l’innovazione e la concorrenza sono le soluzioni per il successo dell’Europa. Le previsioni economiche per il 2008 e il 2009 sono già leggermente meno ottimiste, e noi dovremmo prendere seriamente in considerazione questi segnali. Sappiamo che la causa di una parte di questa instabilità finanziaria proviene da oltreoceano.

Dovremmo già lottare contro affermazioni negative. Le nostre basi economiche sono solide e sicure. Inoltre, siamo consapevoli che la flessione economica potrebbe compromettere la disponibilità nel perseguire le riforme economiche e sociali. Potrebbe essere una reazione naturale, ma significherebbe aver appreso dal passato la lezione sbagliata.

La concorrenza globale e la prosperità dei nostri cittadini necessitano che l’Europa continui il suo percorso di riforme al fine di diventare un’economia più competitiva. Questo è l’unico modo per mantenere il nostro modello europeo di coesione sociale.

Una delle chiavi del successo nel 2007 è stata la capacità della Commissione di collaborare efficacemente con il Parlamento e con il Consiglio. Senza un simile approccio di partenariato, non ci sarebbe mai stato nessun accordo sul Trattato di Lisbona o soluzione alle questioni complicate come l’Istituto europeo di tecnologia e Galileo.

Il partenariato triangolare istituzionale tra Parlamento, Presidenza del Consiglio slovena e Commissione sarà fondamentale per il nostro successo nel 2008. Nel 2009 ci sarà certamente un’Europa più sicura e meglio preparata ad affrontare il futuro, con un Trattato ratificato, un pacchetto sull’energia e i cambiamenti climatici approvato nonché la strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione attuata.

Per concludere, consentitemi di ringraziare il Presidente Pöttering per essersi congratulato nel corso del cinquantesimo anniversario della prima seduta della Commissione europea. Questa istituzione ha davvero percorso una lunga strada dal 1958. La Commissione europea è stata al centro del processo di integrazione europea quale fonte di dinamismo e ambizione nonché punto di riferimento per coloro che credono nel progetto europeo. Oggi, all’inizio del XXI secolo, sono orgoglioso di presiedere questa istituzione, poiché affrontiamo nuove sfide e chiediamo nuove soluzioni.

La Commissione europea resterà fedele a Walter Hallstein e a tutti i padri fondatori che, cinquant’anni fa, hanno avviato questa grande istituzione con un ruolo centrale nel nostro progetto comune. Collaborando a stretto contatto con il Parlamento e il Consiglio, continueremo a promuovere i nostri obiettivi comuni: un’Europa forte e aperta, un’Europa di libertà, prosperità e solidarietà. E siamo sicuri che, collaborando anche con la Presidenza slovena e il Primo Ministro Janša, raggiungeremo risultati concreti per i nostri cittadini.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Molte grazie, signor Presidente della Commissione. Il 16 gennaio 1958, Walter Hallstein dichiarò (cito in quanto si tratta di una frase breve rivolta ai membri della Commissione): “il vostro lavoro produrrà risultati, ma solo quando ci sarà una stretta cooperazione con gli altri organi, in particolare il Consiglio dei ministri e l’Assemblea parlamentare”. Fine della citazione.

Oggi siamo il Parlamento europeo e il discorso del 1958 vale anche per oggi, per il 2008, e non ho alcun dubbio che, se le istituzioni europee collaborano, avranno successo.

 
  
MPphoto
 
 

  Joseph Daul , a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio europeo, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, è positivo che le aspettative del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei per un’Europa nel 2008 competitiva e in grado di far fronte alle inquietudini dei propri cittadini, coincidano con quelle della Presidenza slovena dell’Unione europea.

La Slovenia, il suo amato paese, signor Primo Ministro Janez Janša, è di certo un paese che lavora. Ne sono la prova gli indicatori macroeconomici e la natura del dibattito politico. Gli sloveni si trovano all’avanguardia tra coloro che trasmettono alla gente il senso di appartenenza all’Unione europea.

Il popolo sloveno è inoltre tra i più competitivi per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona. Nel suo percorso verso l’adesione e dopo il 2004, la Slovenia ha collezionato vari successi.

Noi abbiamo compiuto in cinquant’anni, o ancora non completato del tutto, ciò che la Slovenia è riuscita a realizzare in dieci anni, portando al tempo stesso a compimento la difficile transizione dal socialismo a un’economia di mercato, e mantenendo l’organizzazione della propria società.

Vantate una solida economia privatizzata, un’inflazione stabile, salari in ascesa, un tasso di disoccupazione relativamente basso e soprattutto una moneta forte che vi ha consentito di passare all’euro nel 2007. Siete inoltre entrati nello spazio Schengen e ora siete il primo dei nuovi Stati membri a prendere le redini dell’Unione europea.

Senza dubbio, la Presidenza slovena segna l’integrazione dei nuovi Stati membri nell’Unione europea. Assumendosi la responsabilità di guidare il processo di ratifica del Trattato di Lisbona, dirigendo gli sforzi dei 27 Stati membri al fine di rispondere alle sfide cui l’Europa deve far fronte in materia energetica e di cambiamenti climatici nonché di crescita e occupazione, proseguendo con il processo di integrazione dei Balcani occidentali, contribuendo spontaneamente all’Anno europeo del dialogo interculturale, che offrirà l’opportunità di confermare i valori di apertura, tolleranza e dialogo che formano il fulcro del progetto europeo, la Presidenza slovena dimostra che i paesi che hanno aderito all’Unione europea dal 2004 non solo sono pratici degli affari istituzionali dell’Unione, ma anche del suo funzionamento interno e del modo in cui l’Europa rivendica i propri interessi a livello internazionale.

Signor Presidente del Consiglio, il gruppo PPE-DE rimarrà al suo fianco al fine di sostenere la realizzazione degli obiettivi prioritari. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la posta in gioco è il futuro dell’Europa. L’efficienza sarà quindi necessaria al fine di raggiungere la ratifica e allo scopo di disporre di nuovi strumenti entro le elezioni del Parlamento europeo del 2009. Il nostro gruppo sosterrà allo stesso modo i vostri sforzi intesi al lancio efficace del nuovo ciclo di Lisbona e a garantire all’Europa un futuro prospero, equo e rispettoso dell’ambiente, nonché che la nostra economia si trovi in buona posizione per potersi avvalere delle opportunità offerte dalla globalizzazione.

Inoltre, l’Europa deve assumere un ruolo dominante nell’ambito dei negoziati con i propri partner mondiali per un sistema post-Kyoto, al fine di creare le condizioni favorevoli per una crescita sociale, e di rendere la conoscenza e l’innovazione i motori di tale crescita, nonché trovare le risposte alle sfide demografiche, all’approvvigionamento energetico e ai cambiamenti climatici.

Signor Presidente in carica del Consiglio, per quanto riguarda la questione balcanica e le prospettive di aderire all’Europa per i Balcani occidentali, sosterremo i suoi sforzi intesi a favorire la stabilità e la cooperazione nella regione, in quanto da questi dipendono la sicurezza e la prosperità dell’intera Unione europea.

L’Unione e la sua Presidenza devono apportare il proprio contributo nella risoluzione dello status del Kosovo. Il ruolo di ponte tra Oriente e Occidente che spesso la Slovenia ha svolto nel corso della storia e nella geografia europee, è una risorsa per l’Unione europea e i suoi Stati membri. Al crocevia di tutte le influenze che hanno segnato la storia del nostro continente, la Slovenia è un luogo di passaggio permanente di persone, beni, e di tutte le correnti culturali. Questo paese sarà il promotore ideale del dialogo tra le diverse culture, confessioni e tradizioni religiose e spirituali nell’ambito dell’Anno europeo del dialogo interculturale.

Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, questa dichiarazione è a nome del gruppo PPE-DE; per il 2008 auspico un’Europa efficiente e di successo, e la Presidenza dell’Unione europea costituisce senza dubbio una sfida significativa per un paese come la Slovenia, in particolare per quanto riguarda le sue risorse umane e la dimensione della sua amministrazione governativa, come lei ha ricordato. Tuttavia, signor Presidente in carica del Consiglio, altri Stati membri della nostra Unione, come il Lussemburgo e l’Austria, hanno spesso dato prova che la convinzione, la tradizione e le prestazioni europee non si misurano dalle dimensioni di un paese.

I migliori auguri alla Presidenza slovena!

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero sottolineare ancora una volta a nome del mio gruppo quanto le ho detto, signor Primo Ministro, in due occasioni a Lubiana: in qualità di gruppo socialista del Parlamento europeo, siamo disposti a sostenere la sua Presidenza in tutti i modi possibili. È una Presidenza storica, come lei ha correttamente affermato: la Presidenza di uno Stato sorto da una dittatura comunista, e questo non dovrebbe essere sottovalutato, con un Primo Ministro che è stato egli stesso vittima di tale dittatura; è quindi una Presidenza che non solo merita il pieno sostegno di tutti i democratici, ma ha anche una grande occasione per riconquistare i cuori delle persone in quanto ci offre, in quest’Aula come in Europa, una nuova opportunità di dimostrare che cambiare è possibile e che alla fine prevale sempre la libertà e trionfa sempre la democrazia!

Il suo paese è inoltre la dimostrazione che nessuna dittatura al mondo sopravvivrà nel lungo periodo. Potrebbe sopravvivere per 10, 30 o 100 anni, ma alla fine la democrazia trionfa sempre, ed è un segnale positivo.

La sua introduzione, confortante per la sua obiettività, dovrebbe segnare il passo per l’intero 2008. Non so cosa ci aspetta nella seconda metà dell’anno, ma almeno oggi abbiamo discusso di politica, cosa che apprezziamo molto.

Il fatto di aver discusso di politica oggi, anziché di problemi personali, è probabilmente la prima differenza rispetto alla seconda metà di quest’anno. Tuttavia, è singolare che abbiamo già stabilito alcune differenze. Tra queste, vorrei approfondire la questione relativa al fatto che l’allargamento dell’Unione europea non è ancora giunto al termine. Ebbene si, è ancora in fase negoziale con la Macedonia, è in fase negoziale con la Croazia ed è in fase in negoziale con la Turchia.

Lei ha dichiarato che seguirà le consultazioni con la Turchia ai fini dell’adesione. La Presidenza del Consiglio per la seconda metà del 2008 non approva ciò. Tuttavia, quello che noi desideriamo è chiarezza da parte del Consiglio. Attualmente sono o non sono in corso tali negoziati con la Turchia ai fini dell’adesione? Questo è uno dei punti fondamentali che dovrà chiarire per primo e meglio che può nel quadro della troika durante la sua Presidenza del Consiglio.

La seconda differenza, e abbiamo ascoltato molto attentamente, è che lei ritiene che le istituzioni europee siano sufficientemente forti da organizzare da sole la politica di vicinato con i propri sforzi. Ben detto! Questo è un netto rifiuto alla proposta di separazione delle istituzioni dell’Unione mediterranea formulata dal suo presunto erede alla carica di Presidente del Consiglio. Molto bene, noi la sosteniamo anche riguardo a questo aspetto!

(Applausi)

Pertanto, possiamo vedere alcune spaccature latenti nel Consiglio, ma può essere certo che almeno il gruppo dei socialisti è dalla sua parte, Presidente Janša.

Il Presidente in carica del Consiglio ha parlato dell’apertura dei confini di Schengen. Anche questo è un punto fondamentale e la ringrazio per questo impegno riguardo alla grande opportunità che la libertà di circolazione associata offre ai nostri cittadini. La ringrazio anche per aver dichiarato con fermezza, – una dichiarazione di un paese quale la Slovenia, con la storia che ha alle spalle –, che la considera un’opportunità di libertà per la sua gente, poiché attraverso di essa invia un segnale contro l’estrema destra in Europa, che oltraggia ognuna di tali libertà con la sua retorica di paura contro l’Europa e rende i cittadini timorosi di eventuali sviluppi anziché rassicurarli delle opportunità che questa libertà comporta.

(Applausi)

Ho una richiesta da rivolgerle, signor Presidente della Commissione. In Germania il trasferimento della Nokia è al momento oggetto di accesi dibattiti. Lei ha affermato poc’anzi che la forza dell’economia europea risiede nelle sue piccole e medie imprese. Tale affermazione è corretta, ma anche l’occupazione nel settore industriale detiene una quota enorme. Nel mio paese, il ministro dell’Economia della Renania settentrionale-Westfalia sostiene adesso che la delocalizzazione della Nokia da Bochum, in Germania, alla Romania dovrebbe essere finanziata dall’Unione europea. Non credo che sia vero, ma la prego di verificare e chiarire che questo non sia la realtà, in quanto una simile affermazione, grave e penosa se non vera, è solo acqua al mulino di coloro che sono contrari alla costruzione di un’Europa unita. Un chiarimento su questo punto è pertanto molto importante.

(Applausi)

Un’ultima osservazione al Presidente del Parlamento europeo e al Presidente della Commissione. È vero, Walter Hallstein era un grande uomo. È stato uno dei padri fondatori dell’Unione europea e uno dei Presidenti della Commissione e ha apportato un enorme contributo, ma fino a che punto coloro che vorrebbero imitarlo si sono già allontanati dal suo lavoro fondamentale, si può riscontrare in lei, signor Presidente, a distanza di 50 anni. Walter Hallstein era un acceso sostenitore dell’adesione della Turchia all’Unione europea. Lei è scettico a questo proposito, al pari di tutti i suoi colleghi. Riguardo a questo aspetto sì, Walter Hallstein era un grande europeo!

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Molte grazie al collega, onorevole Martin Schulz. Le convenzioni in quest’Aula non consentono, o per lo meno non è consuetudine, che il Presidente fornisca una risposta adeguata agli ironici interventi dei presidenti dei gruppi politici. Se avessi rivestito un altro ruolo, le avrei risposto volentieri, ma sono grato per le osservazioni positive a favore di Walter Hallstein.

 
  
MPphoto
 
 

  Graham Watson , a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, desidero fare alcune osservazioni al Primo Ministro Janša. Signor Presidente in carica del Consiglio, il mio gruppo si rivolge a lei con un semplice messaggio: “l’Europa aspetta”. Si aspetta che il 2008 sia un anno di progressi. Ci aspettiamo che questi progressi comincino adesso. E ci aspettiamo che la sua Presidenza si mostri all’altezza di questa sfida.

Non ho alcun dubbio che lo sarà. Non era forse una Slovenia decisa quella che, opponendosi ad un potente impero, dichiarò per prima: “Non tutte le strade portano a Roma!”? Ebbene, non portano neanche a Parigi, e questo non è l’inizio della Presidenza francese. È una prima volta storica per i paesi che hanno aderito alla nostra Unione nel 2004.

Signor Presidente in carica del Consiglio, il suo paese può anche essere di piccole dimensioni ma noi sappiamo che è grande nello spirito, e che spesso i turni di presidenza dei Davide d’Europa sono migliori di quelli dei Golia. Come previsto, il programma della sua Presidenza combina una buona ambizione a uno stile consensuale, che ha il potenziale per unificare il nostro continente. Tale unità sarà fondamentale per una rapida ratifica del Trattato di Lisbona e al fine di raccogliere consensi per un accordo interistituzionale sul modo in cui governare l’Europa in virtù del nuovo Trattato.

Per quanto riguarda la cooperazione interistituzionale, gradiremmo un maggiore dialogo con lei nonché una maggiore presenza del suo governo in quest’Aula. Ci dispiace che la sua sedia fosse vuota ieri mentre ascoltavamo il primo ospite del nostro Anno del dialogo interculturale.

Nel suo programma si parla dell’importanza del dinamismo interno, ed è questo, onorevole Schulz, il modo di creare posti di lavoro e di mantenerli in questo continente: dinamismo interno. Signor Presidente in carica del Consiglio, siamo fiduciosi che lei porterà avanti il mercato unico nei campi dell’energia, delle telecomunicazioni e dei servizi di tutela della salute. L’Unione europea ha qualche difficoltà nel convincere i propri cittadini che aggiunge valore alle loro vite ogni giorno, quindi, in un chiaro caso di assistenza sanitaria più rapida, di diminuzione dei costi, di maggiore scelta per i consumatori, saremmo folli se scartassimo proposte per i diritti dei pazienti, solo perché sono controverse.

In altri settori, dovrà dimostrare ancor di più il proprio valore, in particolare con i suoi omologhi che hanno interessi personali nel promuovere l’energia nucleare quale panacea per i cambiamenti climatici. La solidarietà e la ripartizione dell’onere amministrativo sono elementi chiave per ridurre con successo le emissioni e raggiungere gli obiettivi in materia di energia rinnovabile. Nel 2008, la nostra Unione deve dimostrare, come ha affermato il Presidente Barroso, che può trasformare i bei discorsi sulla lotta ai cambiamenti climatici in azione.

Il progresso nei Balcani occidentali è giustamente una delle sue priorità e la sua esperienza, nonché comprensione, della regione costituirà un vantaggio per la nostra Unione. Tuttavia, dubito che dichiarare, come lei ha fatto, che la situazione in Bosnia-Erzegovina è più grave rispetto a quella in Kosovo non corrisponda all’opinione maggioritaria nell’Unione. Tantomeno sono sicuro questo sia il modo corretto di motivare la popolazione della Bosnia-Erzegovina. Se ha pensato che questa è la maniera per placare la Serbia, non funzionerà. Addolcire la pillola dell’indipendenza del Kosovo con un accordo di stabilizzazione e di associazione può essere un primo passo. Ciononostante, mentre Božidar Đelić si prepara per venire a Bruxelles, il mio gruppo ribadisce quanto più fermamente possibile, che non può esserci alcun accordo di stabilizzazione e di associazione se la Serbia non collabora pienamente con il tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia.

(Applausi)

Serge Brammertz, il nuovo procuratore capo, deve ancora ricevere una dimostrazione chiara di cooperazione. Nessuno di noi, signor Presidente in carica del Consiglio, desidera che la Serbia resti ai margini dell’Europa, e la sua cortese e costruttiva posizione presidenziale può far sì che questo paese si liberi dall’isolamento e che consegni Ratko Mladić.

Nel frattempo, come dite in Slovenia, “preghi per un buon raccolto, ma continui a zappare”.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (GA) Signor Presidente, il governo sloveno si assume la responsabilità della Presidenza dell’Unione europea in un momento ricco di sfide: i paesi europei devono affrontare la ratifica del Trattato; i riflettori sono puntati sulla regione dei Balcani; si deve raggiungere un accordo a livello comunitario sul pacchetto in materia di energia e si devono trovare nuovi stimoli al fine di risolvere il conflitto tra Palestina e Israele.

a nome del gruppo UEN. – (EN) Come già correttamente affermato dai miei colleghi, l’elenco di ciò che si dovrebbe fare per l’Europa è infinito. La serie di tematiche e decisioni nonché i settori di interesse e di scontro che devono essere affrontati sono vastissimi.

Non le farò lezioni su quanto ha sbagliato o su ciò che altri possono sbagliare in futuro, ma mi concentrerò brevemente su tre punti.

Primo, il Trattato di riforma, il Trattato di Lisbona: la sua ratifica è essenziale affinché l’Unione europea continui a svilupparsi.

Secondo, il prossimo allargamento: dobbiamo garantire che i paesi candidati sentano di avere un’opportunità nonché una possibilità di diventare presto membri dell’Unione europea.

Terzo e, a parer mio, il più importante: il Kosovo e quello che sta accadendo in quella regione, e una transizione pacifica dal suo status attuale e qualunque status possa assumere in futuro. Abbiamo già assistito a terribili avvenimenti in Kosovo, dove le forze di polizia unite di entrambi i gruppi etnici pattugliano insieme le rispettive aree, in cui non c’è più l’idea di un unico corpo di polizia per singolo popolo, ma di un corpo di polizia comune a tutta la popolazione del Kosovo.

La sua esperienza, signor Primo Ministro, come ribelle in un certo senso, come intellettuale, ma soprattutto come democratico e voce della ragione che potrebbe condurre il suo paese dall’età buia del comunismo verso la luce (a volte offuscata a causa delle crisi energetiche) e il futuro dell’Unione europea, è immagine ed esempio di quello che conta maggiormente per i popoli di Bosnia, Serbia, Kosovo e, certamente, Turchia.

Sono impaziente di collaborare con lei e il suo governo. Anche se siete un paese di piccole dimensioni, non solo siete grandi di spirito, ma anche un paese di grande qualità. Come ha già dimostrato con il suo discorso di apertura di seduta, lei non teme di affrontare i “bulli” più grandi di lei quando cercano di costringerla a fare qualcosa. Ma, cosa più importante di tutte, lei porta con sé la certezza morale della sua provenienza.

L’Unione europea oggi ha bisogno di nuovi eroi che sappiano che cosa vuol dire non essere liberi, eroi che sappiano che cosa significa non avere libertà di parola, indipendenza e democrazia. Questa è la luce più luminosa che possiamo far risplendere oggi negli angoli bui del continente europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  Monica Frassoni, a nome del gruppo Verts/ALE. Signor presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, noi siamo abbastanza sentimentali per quanto riguarda l’Europa e al valore che questa ha avuto come elemento di pace e democrazia e per quello che potrebbe avere nel rafforzamento della libertà e del benessere delle persone e nel rappresentare un polo di innovazione e coerenza nel governo delle sfide ambientali globali.

Quindi siamo sinceramente contenti di accoglierla qui oggi e ci dispiace un po’ che questa esperienza potrebbe rimanere in qualche modo unica, perché fra le riforme del Trattato di Lisbona come lei sa c’è anche l’elezione del Presidente del Consiglio europeo e questa cosa ci preoccupa, anche perché tra i candidati che sono stati nominati ce ne sono alcuni che non mi pare porterebbero molto avanti la causa dell’Europa.

Comunque detto questo, io vorrei toccare alcuni punti specifici che sono particolarmente rilevanti per i Verdi/Alleanza libera europea. Durante la sua Presidenza, e questo fatto l’ha anche citato il Presidente della Commissione, verrà presentato il cosiddetto pacchetto energia: la concretizzazione degli impegni presi da tutti l’anno scorso e sui quali sappiamo esistere un fuggi fuggi generale ed essere già in atto manovre e pressioni per diminuirne il valore e l'impatto. Noi crediamo che la sua Presidenza avrà come ruolo fondamentale quella di resistere a queste pressioni dei grandi e dei piccoli per limitare e indebolire l’impatto di queste normative.

Noi continueremo anche la nostra battaglia sul merito, sul quale credo che saremo in disaccordo. Secondo noi una low carbon economy – anche al Presidente della Commissione mi sto rivolgendo – non è un’economia nucleare; finanziare e perdere tempo per un nuovo nucleare che ancora non esiste o per delle tecniche costose di incerta applicazione come il sequestro e lo stoccaggio di carbonio sono in realtà in diretta competizione con le vere energie rinnovabili che devono essere spinte e finanziate: il sole e il vento e con il più promettente cantiere per l’innovazione e l’occupazione che è rappresentato dal risparmio energetico.

Un’altra importante questione durante la sua Presidenza sarà quella del coordinamento fra lo sviluppo territoriale ed urbano, che avranno veramente un valore importante in vista del vertice di primavera e che fanno riferimento al follow-up della carta di Leipzig: la difesa della qualità delle nostre città e il rafforzamento della coesione territoriale sono forse degli elementi meno di moda che altri, ma noi li riteniamo assolutamente cruciali per la battaglia contro i cambiamenti climatici.

Nella sua Presidenza si concluderà probabilmente anche la legislazione sulla questione dei rifiuti. Noi siamo molto preoccupati, non soltanto da quello che succede nel mio paese, a Napoli, ma anche perché ci sembra che il lip service prestato alla gerarchia, che fa della prevenzione, del riuso e del riutilizzo la priorità, è in realtà smentita dal testo di questa normativa che mette ancora una volta sugli altari gli inceneritori, che secondo noi non sono sicuramente l’unico modo per risolvere il problema dei rifiuti.

Due importanti temi in materia di commercio e la questione della protezione dei dati, presidente, sulla quale vorrei veramente vedere se la sua Presidenza sarà veramente amica di questa istituzione oppure no. Lei dovrà scontrarsi duramente con alcuni dei suoi colleghi sulla questione del parere conforme del Parlamento europeo sugli accordi di partenariato economico con i paesi ACP, che dopo i forti contrasti con i paesi africani emersi a Lisbona ci sembra più che mai indispensabile. Poi la libertà di accesso ai documenti di negoziato per gli accordi di partenariato e cooperazione con paesi come la Cina. Pensi un po’, il Parlamento europeo non ha ancora ricevuto assolutamente niente che ci dica come stanno andando questi negoziati. Tutto si fa nel massimo segreto! Noi crediamo che invece su questo ci debba essere un dibattito aperto e questo Parlamento debba almeno essere informato su quello che succede.

Infine, Presidente, sulla questione della protezione dai dati. Noi sappiamo che il Consiglio pensa di prendere una decisione ancora nel suo semestre di Presidenza, ma noi le chiediamo un atto di coraggio, e cioè quello di chiedere di posporre l’applicazione di questa decisione quadro a dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, perché questo permetterebbe al Parlamento di entrare direttamente nella riforma e la mia collega gliene parlerà più tardi ancora una volta, Presidente faccia durante la sua Presidenza la prima conferenza nazionale sui Rom. Questo sarebbe un contributo importante per il dialogo interculturale.

 
  
MPphoto
 
 

  Francis Wurtz , a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, per questa prima Presidenza di un nuovo Stato membro, la Slovenia eredita dai suoi predecessori alcuni compiti piuttosto ingrati. Pertanto, per quanto riguarda la ratifica del Trattato di Lisbona, lei è tenuto ad accertarsi che nessuno Stato membro, eccetto l’Irlanda, dia il cattivo esempio e indica un referendum, compresi quei paesi che avevano assunto impegni seri in questo senso. In qualche modo, è come fare un salto indietro nell’epoca dell’avvicinamento tra i cittadini e le istituzioni dell’Unione europea. Francamente, lei merita di inseguire ambizioni più nobili.

Sul piano sociale, la Presidenza avrà da subito il difficile compito di sbloccare due progetti di direttiva emblematici, uno relativo all’orario di lavoro e al tristemente noto opt-out, l’altro concernente il lavoro interinale e il pari trattamento dei lavoratori. Non si potrà più evitare una discussione approfondita riguardo alle iniziative da intraprendere rispetto alle recenti sentenze della Corte di giustizia europea nelle cause Laval/Vaxholm e Viking Line, che legittimano il dumping sociale. Il mio gruppo ha inoltre chiesto di introdurre un dibattito nell’ordine del giorno di una delle prossime sedute del Parlamento. In effetti, viene rilanciata l’intera problematica relativa alla direttiva Bolkestein e alle disposizioni del Trattato sulle quali si basa. Tutto questo crea una certa confusione in piena ratifica di un nuovo testo che riprende integralmente tali disposizioni.

Infine, sempre per quanto riguarda il piano sociale, l’Europa deve confrontarsi con l’esigenza sempre più forte di un aumento delle retribuzioni. Sono decenni, infatti, che la loro quota di valore aggiunto diminuisce. Persino la stampa economica sottolinea che non è mai stata così debole. Dunque, la Banca centrale europea ha appena annunciato che alzerà i tassi di interesse se questa domanda, per quanto legittima, verrà soddisfatta e, ammettono gli esperti, nonostante i profitti non siano mai stati così alti. Se non inseriamo tale questione in agenda, s’imporrà da sola a breve. Ricordo che il documento comune delle Presidenze tedesca, portoghese e slovena sottolinea al punto 68 che, cito, “gli obiettivi complessivi delle tre Presidenze riguarderanno il rafforzamento del modello sociale europeo quale parte integrante della strategia di Lisbona”. Come dice il proverbio: la prova del pudding è mangiarlo!

Un accenno anche riguardo a un altro tema sensibile, quello degli immigrati illegali. La versione attuale del progetto di direttiva sul loro rimpatrio merita l’appellativo di “direttiva della vergogna” attribuitole dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani. La sua adozione in tale versione getta in cattiva luce le buone intenzioni espresse dall’Unione nell’ambito del dialogo interculturale.

In conclusione del mio intervento, vorrei citare il problema del Kosovo. Prima di prendere qualsiasi decisione, non sarebbe giusto avere qualche chiarimento su una tripla questione? Innanzi tutto, come spiegare che due miliardi di euro di aiuti da parte della comunità internazionale si siano, nel giro di sette anni, tradotti in uno sviluppo economico inesistente, in una povertà endemica, in una disoccupazione che riguarda un abitante su due, nella proliferazione della corruzione e delle reti mafiose? In secondo luogo, come spiegare che 17 000 soldati NATO non si sono dimostrati in grado di impedire la distruzione di decine di edifici ortodossi, la deportazione o l’uccisione di centinaia di cittadini kosovari delle comunità minoritarie e l’esilio forzato di altre migliaia di persone? Infine, in quale modo la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo e la sostituzione della MINUK con l’Unione europea risolveranno questi fondamentali problemi, garantendo al contempo la stabilità nei Balcani? Sarei curioso di sentire la sua risposta.

 
  
MPphoto
 
 

  Jens-Peter Bonde , a nome del gruppo IND/DEM Group. – (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il Presidente in carica del Consiglio per la nostra piacevole visita in Slovenia prima di Natale. Signor Presidente in carica del Consiglio, auspico che lei guidi il Consiglio europeo meglio di come ha condotto l’incontro che i capi gruppo hanno avuto con lei: ha occupato quasi tutta la durata degli interventi senza dire niente che noi non sapessimo prima; non ha consentito ai suoi ministri, dei quali avrei dovuto conoscere l’argomento, di rispondere alla gran parte delle nostre domande, e non ha neanche inviato le risposte scritte. In un parlamento anche l’opposizione ha dei diritti.

Ieri ho ricevuto una petizione di 571 giornalisti sloveni che la criticano perché non rispetta la loro libertà di stampa. Darà il consenso per un’indagine indipendente?

La scorsa settimana è stato riferito che ha domandato al Portogallo di annullare il possibile referendum sostenuto da molti elettori portoghesi. Posso ricordarle l’esistenza del Trattato di Nizza, che richiede che lei prenda ogni decisione in modo che si avvicini il più possibile ai cittadini? Annullare una consultazione referendaria è una violazione di questo articolo. Gli Stati membri possono essere criticati ma non sanzionati, in quanto la ratifica è ancora di competenza nazionale. La condotta di una Presidenza e della Commissione europea è interesse della Comunità. Lei ha il dovere di rispettare le procedure di ratifica nazionali. Se deve dire qualcosa, dovrebbe ricordare agli Stati membri del vincolo normativo comune di legiferare quanto più possibile vicino ai cittadini.

Lei viola il Trattato, e lo stesso vale per la Commissione europea quando non vigila su questo articolo del Trattato. Lei è parte di un accordo politico tra i primi ministri inteso a evitare un referendum. Questo accordo infrange il Trattato. La Commissione avrebbe dovuto protestare anziché sostenere il tentativo di aggirare il popolo europeo. Legga l’articolo 1 ancora una volta: “Le decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini”. Che meravigliosa frase sarebbe se venisse applicata!

Il Trattato di Lisbona è stato istituito nel modo meno trasparente e più lontano possibile dai cittadini. Ora sembra che solo l’Irlanda possa salvare la nostra democrazia europea. Ma il Consiglio potrebbe alla fine pubblicare una versione consolidata del Trattato di Lisbona, affinché possiate leggere quello che avete firmato. Il 17 dicembre 2007, l’Ungheria ha sottoscritto un testo che non aveva neanche ricevuto! Non è questo il modo di prendere le decisioni vicino ai cittadini o ai membri del Parlamento.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Onorevole Bonde, la consideriamo un presidente di un gruppo politico al fine di garantire che lei e i suoi colleghi diate prova in quest’Aula di essere buoni parlamentari. Affronti le sfide, come è nel suo pieno diritto, anziché puntare il dito contro gli altri!

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, in quanto deputato della Carinzia, uno Stato molto vicino alla Slovenia, è per me motivo di stupore e di soddisfazione vedere un paese che solo vent’anni fa era costretto sotto il giogo del comunismo assumere oggi per sei mesi la guida dell’Unione europea. Questa è la prova, secondo me, che la strada dell’integrazione europea, lontana dalle catastrofi del XX secolo, è quella giusta al fine di raggiungere la libertà e l’unità.

Quando sento che l’obiettivo della Slovenia nel corso dell’attuale Presidenza del Consiglio è, prima di tutto, l’adesione all’Unione europea di tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia, allora credo che sia giusto e fondamentale, al fine di portare a compimento a livello territoriale tale processo di integrazione europea, così come è stato ideato. Ritengo sia notevolmente più importante rispetto, per esempio, ai negoziati di adesione con un paese come la Turchia, il cui territorio principale si trova in Anatolia, Asia.

Ritengo che questo processo di adesione degli Stati dell’ex Jugoslavia all’Unione europea debba avere inizio quanto prima in modo tale da consentire agli europei di agire senza l’influenza delle potenze al di fuori dell’Europa, quali gli Stati Uniti d’America e la Russia. Auspico che la Slovenia sia in grado di tenere in considerazione in primo luogo e soprattutto il desiderio della Croazia di aderire all’Unione europea e che i conflitti tra Croazia e Slovenia, come quelli presenti nelle zone di pesca circostanti, per esempio, non costituiscano un ostacolo a tale processo, in quanto dei paesi dell’ex Jugoslavia, nonché dell’Europa centrale, la Croazia, dopo la Slovenia, è senza dubbio il più preparato e democraticamente maturo per entrare in Europa.

Per quanto attiene alla questione del Kosovo, che certamente metterà a dura prova la Presidenza slovena del Consiglio, la situazione è tale che, da una parte, occorre prendere in considerazione i diritti di ciascun gruppo all’autodeterminazione, il diritto della maggioranza dei kosovari di Albania, ma dall’altra è necessario considerare i diritti storici dei serbi. Non si dovrebbe permettere la creazione di uno Stato satellite degli Stati Uniti al fine di risolvere la questione del Kosovo, tantomeno si dovrebbe gettare la Serbia nelle grinfie di Mosca, nelle grinfie del Cremlino. L’autonomia del Kosovo non dovrebbe diventare un precedente per la Repubblica turca di Cipro del Nord. L’obiettivo dovrebbe essere la stabilità nei Balcani e il completamento dell’integrazione europea in termini territoriali.

Vorrei proseguire brevemente con la discussione di un problema bilaterale tra Slovenia e Austria: la questione dei segnali topografici in Carinzia. Mi auguro che il governo federale austriaco trovi presto una soluzione adeguata che soddisfi la minoranza molto ben protetta di sloveni in Austria. Al contempo, auspico che anche la Slovenia trovi una soluzione sensata riguardo all’esigua minoranza di austriaci di lingua tedesca presente in Slovenia e che riconosca queste persone come una minoranza indigena, nonché che la convezione culturale tra Austria e Slovenia possa essere molto significativa in questo senso.

 
  
MPphoto
 
 

  Mihael Brejc (PPE-DE). (SL) Onorevoli colleghi, il programma della Presidenza slovena contiene tutti i temi importanti del nostro tempo e costituisce una valida base di lavoro per i prossimi sei mesi. Con a disposizione solo due minuti, mi limiterò a un unico punto, ossia la libertà dei cittadini, l’amministrazione della giustizia e gli affari interni. Mi aspetto che la Presidenza slovena presti la dovuta attenzione al proseguimento degli effetti del sistema d’informazione “SIS I for all” e che acceleri l’attuazione di “SIS II”.

La politica comune in materia di asilo e d’immigrazione deve essere basata su una stretta cooperazione con i paesi di transito e di origine. Attualmente, esistono 27 sistemi e approcci diversi per risolvere questo problema e, di certo, non ci illudiamo che una questione così complessa possa essere risolta nel breve tempo a disposizione. Tuttavia, abbiamo il dovere di svolgere questo arduo compito.

La terza area attiene alla cooperazione con Frontex, in cui la Presidenza slovena elaborerà gli orientamenti per le future attività dell’agenzia, sulla base delle valutazioni di una relazione della Commissione. Il quarto settore riguarda l’urgente armonizzazione della politica europea sui visti e la definizione della base giuridica che permetta di avviare le operazioni del sistema d’informazione europeo sui visti.

Il fil rouge che ha sinora collegato tutte le Presidenze è la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Sono a favore delle misure proposte e suggerisco che dovremmo finalmente iniziare ad affrontare anche le cause del terrorismo.

La Slovenia è uno dei membri dell’Unione europea di maggior successo per quanto riguarda l’amministrazione per via elettronica e l’eliminazione degli ostacoli amministrativi. Pertanto, ritengo che la Slovenia, nel corso della sua Presidenza, dovrebbe offrire agli altri Stati membri la sua buona pratica in ogni settore. Auspico inoltre che ci sia una valida cooperazione tra la Presidenza slovena e il Parlamento e la Commissione, e sono convinto che, dopo la Presidenza slovena, sarà possibile affermare che l’Unione europea avrà compiuto un ulteriore passo avanti.

 
  
MPphoto
 
 

  Borut Pahor (PSE). (SL) Sono orgoglioso che il Primo Ministro della Slovenia si rivolga oggi al Parlamento europeo in qualità di Presidente del Consiglio europeo. Come affermato dal Primo Ministro, questa è anche una dimostrazione dei drastici cambiamenti cui abbiamo assistito in Slovenia negli ultimi vent’anni, nonché dei pressoché insospettabili cambiamenti avvenuti nella stessa Europa in un periodo storico così breve.

Il Vicepresidente della Commissione europea ha dichiarato a Lubiana che l’inizio della Presidenza slovena del Consiglio europeo avrebbe segnato la fine della divisione tra i nuovi e i vecchi Stati membri dell’Unione europea.

Desidero aggiungere una riflessione positiva, affermando che fino a poco tempo fa potevamo solo ascoltare quanto i candidati e i nuovi Stati membri dell’Unione europea si aspettavano da essa. Oggi l’Europa ha il diritto di chiedere al Primo Ministro della Slovenia, e alla Slovenia quale paese alla Presidenza, cosa si aspetta da questo paese. Ritengo ci troviamo di fronte a un evento storico eccezionale con i suoi reali e simbolici effetti.

È mia convinzione personale che ci si possa aspettare il massimo che la Slovenia possa dare. A mio avviso, questo paese è ben preparato e totalmente concentrato sul suo ruolo internazionale e di Presidenza del Consiglio europeo.

Desidero ringraziare il collega, onorevole Martin Schulz, per il sostegno che il nostro gruppo ha fornito alla Presidenza slovena e, in qualità di presidente del maggiore partito di opposizione sloveno, i socialdemocratici, vorrei anche garantire a questa illustre Assemblea che, in vista delle elezioni parlamentari che seguiranno la fine della Presidenza slovena dell’Unione europea, non utilizzerà la politica europea della Presidenza dell’UE quale obiettivo o vittima dei nostri sforzi comuni per il successo sloveno in questo importante compito internazionale. Il successo del Primo Ministro sarà il successo del Primo Ministro sloveno, e quello dell’intera Slovenia sarà anche un mio personale successo.

Sono certo che, al termine della Presidenza slovena, saremo in grado di stabilire, come ha affermato qualcuno, che non esistono membri dell’Unione europea più o meno importanti, e che esistono solo quelli che detengono una Presidenza un po’ più o un po’ meno riuscita. Il mio auspicio è che, con un briciolo di fortuna, il Primo Ministro e il governo sloveno riescano a essere annoverati tra i migliori.

 
  
MPphoto
 
 

  Jelko Kacin (ALDE). – (SL) Signor Primo Ministro, il suo arrivo e il suo discorso odierni rappresentano l’inizio dell’ultima fase di una completa integrazione della Slovenia nell’Unione europea. La Slovenia è il primo paese degli undici nuovi Stati ad aver potuto assumere la Presidenza. È un enorme privilegio per la Slovenia e per l’Europa e le auguro un grande successo per il suo mandato.

Tuttavia, la Presidenza è un incarico arduo, ragion per cui desidero sollevare un interrogativo a proposito delle ingiustizie che si verificano all’interno dell’Unione europea. La domanda è rivolta non solo a lei, ma anche al Presidente del Parlamento e al Presidente della Commissione europea. Nel 2004 hanno aderito all’Unione europea dieci paesi. In realtà erano solo nove e mezzo, poiché solo una parte di Cipro è stata annessa. Due anni dopo, abbiamo annunciato l’ingresso di Romania e Bulgaria e abbiamo tralasciato nuovamente la parte settentrionale di Cipro, esattamente come abbiamo fatto anche a seguito dell’adesione di Romania e Bulgaria.

Signor Primo Ministro, oggi lei ha parlato di Balcani occidentali, Ucraina, Moldavia, Caucaso e Africa settentrionale senza dedicare una sola parola alla questione di Cipro del Nord. È come se fosse stata superata, cancellata, e non è un bene. È giusto che lei a Lubiana abbia avviato un dialogo tra culture e religioni, e la regione in cui potremmo realmente raggiungere un grande successo è proprio Cipro. Questa regione ha bisogno di un dialogo tra culture e religioni affinché 200 000 persone innocenti possano avere l’opportunità di diventare membri dell’Unione europea. Inoltre, Cipro ha appena adottato l’euro quale sua nuova valuta, ma nella parte settentrionale usano ancora la lira.

Infine, signor Primo Ministro, quando ha parlato della sua colpevolezza, a proposito di quando è stato processato in una lingua straniera, avrei preferito che lei avesse detto serbo-croato o serbo. Alcuni in quest’Aula potrebbero pensare che forse è stato processato in russo. Le auguro nuovamente una Presidenza di totale successo.

 
  
MPphoto
 
 

  Adam Bielan (UEN). – (PL) Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi con il Primo Ministro Janša che assume la Presidenza dell’Unione. Questo è un momento epocale nella storia dell’integrazione europea, essendo la prima volta che un nuovo Stato membro detiene la Presidenza.

La Slovenia è un paese che ha subìto in varie occasioni le variazioni di confini verificatesi nel nostro continente. È pertanto un ottimo esempio dell’unificazione europea, non solo da un punto di vista economico, ma anche geopolitico.

Per questo motivo ritengo che i prossimi sei mesi saranno proficui al fine della stabilizzazione della situazione nella regione dei Balcani occidentali. Desidero esprimere l’auspicio che in questo periodo venga data priorità alla politica di vicinato e in materia di allargamento dell’Unione. Conto sulle aspirazioni del nostro vicino della parte orientale, l’Ucraina, che viene sostenuto con maggiore accordo.

Sono lieto che anche la politica in materia di energia sarà una delle priorità della Slovenia. Sappiamo fin troppo bene che non può esistere un’Europa sicura se non garantiamo la sicurezza energetica. Non dovranno più esserci ricatti da parte di chiunque nei confronti dell’Unione europea sull’energia, e sono certo che la Slovenia, un paese che ha sopportato il peso del comunismo per oltre 40 anni, ha un’ottima opinione in merito.

 
  
MPphoto
 
 

  Elly de Groen-Kouwenhoven (Verts/ALE) . – (EN) Signor Presidente, le mie congratulazioni alla Slovenia e un benvenuto al Primo Ministro Janša: membro dell’UE da soli quattro anni e già alla Presidenza europea. Questo significa lavoro e responsabilità, ma è anche una prova di fiducia nel suo giovane paese, signor Presidente in carica del Consiglio.

Quello che mi preoccupa e mi delude (ci delude, dovrei dire) è che un numero impressionante di europarlamentari di molti paesi e gruppi diversi non ha ancora ricevuto una risposta chiara alla ripetuta richiesta se la Slovenia ospiterà la sua prima conferenza annuale europea sulla popolazione Rom. Un evento importante, ma anche una sfida enorme, ma non siete soli. La Commissione europea ha offerto sostegno finanziario. Riceverete sostegno morale dal Consiglio europeo il quale, nelle conclusioni al punto 50, sottolinea che l’UE deve presentarsi con proposte concrete sulle problematiche Rom.

Il supporto logistico proviene dalla comunità Rom europea, che ha espresso la propria volontà di collaborare in qualsiasi settore sia in grado di farlo. Gli europarlamentari di gruppi diversi in quest’Aula vi offrono il loro appoggio politico, in quanto sono consapevoli della nazione europea dimenticata, quella Rom, e molti di loro sono ancora vittime dell’ultimo conflitto nei Balcani, vivendo da profughi in diversi luoghi d’Europa.

La Slovenia si è salvata per poco, tuttavia è stata segnata da una profonda esperienza della mancanza di libertà e sicurezza. Mi auguro che il suo paese consideri un onore ospitare la prima conferenza annuale sulla popolazione Rom. Sa di avere molti sostenitori, o forse dovrei dire tifosi.

 
  
MPphoto
 
 

  Mary Lou McDonald (GUE/NGL) . – (EN) Signor Presidente, anch’io desidero porgere i miei migliori auguri alla Presidenza slovena. Oggi è certamente una giornata storica. Non ho dubbi sull’attuale competenza della Slovenia, quale piccolo Stato membro, di governare con successo alla Presidenza.

Auspico, signor Presidente in carica del Consiglio, che fosse serio quando ha dichiarato di desiderare un’Europa che si occupi realmente dei cittadini e che li ponga al centro delle proprie attività. Devo dirle che, se si parlava seriamente e non era solo retorica, se vogliamo che diventi realtà, sarebbe necessario di fatto un cambiamento radicale concreto nel nostro approccio e nei contenuti della nostra politica in questa istituzione e in tutte le istituzioni dell’Unione europea.

Condivido le preoccupazioni di chi mi ha preceduto riguardo al fatto che negli Stati membri non saranno indette consultazioni referendarie sul Trattato di Lisbona. Nella mia giurisdizione il referendum ci sarà e le persone avranno un’opportunità per valutare, in modo concreto, se ritengono che questo progetto sia all’avanguardia e contribuisca allo sviluppo.

Signor Presidente in carica, in Irlanda lei ha provocato qualche tumulto: i mezzi di comunicazione hanno riportato che ha affermato che è importante non intraprendere alcuni discorsi che potrebbero essere causa di problemi nel nostro paese. Questo indica che propone di rinviare le questioni controverse o complicate. Vorremmo sapere quali sono queste questioni.

Se parliamo seriamente di democrazia nell’Unione, di un’Unione interessata ai propri cittadini, dobbiamo sicuramente garantire che alle persone vengano fornite tutte le informazioni sulle iniziative e gli orientamenti politici.

 
  
MPphoto
 
 

  Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (PL) Signor Primo Ministro, non molto tempo fa ha affermato che l’Unione europea non è unita solo da una politica e un’economia comuni, ma anche dai valori di una memoria, cultura e creatività comuni. Concordo.

Auguri a lei, signor Primo Ministro, dalla Polonia, la terra di Adam Mickiewicz. Questo profeta, come lo chiamano i francesi, chiese: slavi, che cosa potete offrire di nuovo? Che cosa portate con voi sulla scena mondiale? Il suo messaggio era che lo spirito cristiano ha penetrato in particolar modo alcuni popoli europei, e che in tutti i progressi dei cristiani sono insiti anche i progressi dei paesi. L’Europa, la madre delle nazioni, è unita da una cultura cristiana a est e a ovest. In quest’Aula, il Presidente francese Valéry Giscard D’Estaing mi ha detto di recente di continuare a essere a favore dell’inclusione di un riferimento al dio cristiano nella Costituzione europea.

Signor Primo Ministro, lei ha ragione nell’affermare che l’Anno europeo del dialogo interculturale è un’opportunità per l’Europa di rendersi più forte attraverso la cultura. Jean Monnet, i cui resti giacciono nel laico Panteon parigino, era solito dire che se avesse dovuto ricominciare daccapo, avrebbe cominciato con la cultura. La cultura cristiana e la religione, come diceva il professor Tadeusz Zieliński, seppellito a Schöndorf vicino Monaco, è innata nel desiderio umano. Pertanto, consentiamo alla Slovenia, quel piccolo paese dell’Unione europea, di esprimere questo desiderio attraverso le proprie azioni per il bene della cultura cristiana in Europa. È in questo che risiede la grandezza del vostro paese nell’Unione europea; è qui che risiede la grandezza dei nostri paesi slavi dell’Unione.

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
MPphoto
 
 

  Jana Bobošíková (NI).(CS) Onorevoli colleghi, sono lieta che la Presidenza slovena voglia affrontare la questione della minaccia dei cambiamenti climatici e la politica in materia di energia sicura e sostenibile. Ritengo sia giunto il momento per noi di abbandonare i populisti spettacoli ecologici e liberarci del timore ingiustificato nei confronti dei reattori nucleari. Abbiamo l’opportunità di smettere di sottrarre denaro dalle tasche dei cittadini a causa di un immorale commercio dei permessi sulle emissioni, che non sono altro che indulgenze per i maggiori responsabili dell’inquinamento. Abbiamo l’occasione di abbandonare le ridicole imposte sul particolato dei combustibili nonché le pseudosoluzioni tecniche, spese che superano di gran lunga i vantaggi apportati.

Onorevoli colleghi, secondo risultati scientifici documentati, l’energia nucleare è il tipo di energia che non produce CO2 e che riduce al minimo l’aggravarsi dei cambiamenti climatici. È anche l’energia a basse emissioni di carbonio meno costosa, è affidabile ed è sicura. Inoltre, l’energia nucleare riduce la dipendenza di un paese dall’approvvigionamento di combustibile da territori instabili. Sono certa che se desideriamo agire nell’interesse dei cittadini dell’Unione e affrontare i cambiamenti climatici, dovremmo investire in ricerca, sviluppo e istruzione nel campo dell’energia nucleare.

 
  
MPphoto
 
 

  Werner Langen (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, desidero congratularmi con la Presidenza slovena del Consiglio per il suo programma esaustivo, la fase finale del programma delle tre Presidenze del Consiglio, e per lo sviluppo positivo del suo paese.

Fate parte dello spazio Schengen, e della zona euro, ed è effettivamente una Presidenza del Consiglio storica, alla quale rivolgo la richiesta di non agire come i suoi predecessori, presentando un programma che persino un paese più grande non sarebbe in grado di realizzare in sei mesi. In quanto paese più piccolo godete della solidarietà dei paesi più grandi e del Parlamento europeo. Tuttavia, la mia richiesta è che non esageriate. La riforma delle Nazioni Unite non sarà certamente possibile in sei mesi e nel corso della Presidenza del Consiglio slovena.

Vi sono problemi molto urgenti in sospeso, di cui ne avete elencati alcuni. Il più complesso sarà la questione del Kosovo. Anche su questo punto vi trovate in una situazione particolarmente difficile. Un’altra problematica è quella dello sviluppo costante del mercato energetico interno e l’accordo con la Russia, e queste sono le priorità che dovrete realmente essere in grado di affrontare. E se riuscirete a portare avanti la ratifica del Trattato di Lisbona, allora potrete dire alla fine di questi sei mesi di Presidenza: sì, quale primo paese dell’ex blocco comunista, abbiamo gestito con successo questa Presidenza del Consiglio come un modello di un ruolo positivo per la prosperità, la libertà e la pace.

Infine, un’osservazione minore per il nostro collega, onorevole Schulz, che non è più presente in Aula. In questa sede ha parlato di gruppo socialista, in Germania è più cauto a tale proposito, ma noi sappiamo che l’ha fatto. Alla fine ha messo in guardia sui radicalismi di destra, come se il comunismo possa essere stato un sistema estremista di destra! Se non erro, vi ha anche assegnato il compito di perseguire l’adesione della Turchia. La Commissione ha già confermato che si sta occupando allo stesso modo di Croazia e Turchia. Non fatevi coinvolgere! Lasciate questo compito agli Stati più grandi, che non sono stati in grado di svolgerlo in tempo. Se vi concentrate sui Balcani occidentali, porterete molti benefici all’Europa e avrete potenzialmente molto più successo in questo settore che non cercando di risolvere i problemi della Turchia!

 
  
MPphoto
 
 

  Hannes Swoboda (PSE). – (DE) Signor Presidente, signor Primo Ministro, non si faccia ridurre il ruolo ai soli Balcani. Continui a essere alla guida di una Presidenza europea! Tuttavia, vorrei iniziare con questioni minori, e auspico che il mio paese, l’Austria, contribuisca concretamente alla sua Presidenza attraverso la soluzione dei rilevanti problemi relativi alla minoranza slovena in Austria, e che quest’ultima venga finalmente considerata come tale.

Quale relatore per la Croazia, mi auguro vivamente che questo paese possa compiere grandi progressi nel corso della sua Presidenza. Dovete contribuire in qualche modo affinché questo accada, al pari della Croazia. Da lei mi aspetto, durante il suo mandato, che attui il Trattato che lei stesso ha concluso con il Primo Ministro Sanader, e che si arrivi quindi a una soluzione per quanto riguarda i confini contesi attraverso una valutazione da parte di terzi. La Croazia dovrebbe compiere sforzi maggiori e, per quanto attiene alla zona di pesca ecologica, dovrebbe mantenere la promessa di non estendere e applicare tale zona alla Croazia e all’Italia.

Il problema maggiore è indubbiamente quello del Kosovo e sono dell’opinione che abbiate imboccato la strada giusta. State agendo con cautela, con calma ma con risolutezza al tempo stesso. Questa è la soluzione cui aspiriamo per il Kosovo in quanto, siamo onesti, non è possibile, nonché irragionevole sia per il Kosovo che per la Serbia, una coesistenza delle due identità all’interno della Serbia. Tuttavia, ciò non significa che non condividiamo le preoccupazioni di quest’ultima e che non comprendiamo il motivo per cui su tale punto si trovi in grande difficoltà. Dovrebbe comunque essere chiaro alla Serbia, in particolar modo al Primo Ministro Koštunica: riteniamo che il futuro della Serbia, di una Serbia democratica, che cooperi anche con il tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, sia in Europa! Se Vojislav Koštunica crede che il futuro del paese sia in Russia, è un problema suo, ma non penso che il popolo serbo concordi con lui.

Nel corso della sua Presidenza, pertanto, dovrebbe essere inviato un chiaro segnale alla Serbia: dovete scegliere tra Russia e Unione europea su questa questione. Stiamo avanzando una semplice proposta all’intera regione, in particolare alla Serbia, ossia quella di proseguire il cammino verso l’Unione europea in un ragionevole lasso di tempo. È un compito enorme da svolgere e sono certo che lo farete al meglio!

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Lena Ek (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, vorrei associare due delle principali questioni per il vertice di primavera. In primo luogo i cambiamenti climatici e quindi il pacchetto sull’energia e il clima. È sicuramente molto complicato quando si deve passare dagli obiettivi agli strumenti. Questo genera costi che gravano su tutti i nostri Stati membri, ma bisogna comunque farlo. Desidero porre in rilievo due tematiche in merito alle quali dobbiamo essere molto cauti quando entreremo in fase di negoziato su questo pacchetto ecologico.

La prima è la questione sociale. In quest’Aula abbiamo discusso molto sulla strategia di Lisbona e sul combinare lo sviluppo economico con uno sviluppo sociale sostenibile e le questioni ambientali. È molto importante che lo sviluppo economico sostenibile compaia nel pacchetto economico quando verrà presentato la prossima settimana.

Il secondo punto è la neutralità tecnologica. La Slovenia è un paese che si basa sulla silvicoltura, come il mio, la Svezia, e ritengo fondamentale che si abbia la possibilità di provare e scegliere tra tutti i diversi carburanti alternativi e lasciare che l’innovazione tragga pieno vantaggio dal potenziale complessivo. Non dimentichiamo il metanolo e la cellulosa!

Per concludere, la strategia di Lisbona deve essere una combinazione di sviluppo economico e climatico. Se si presta attenzione al settore dei trasporti, è un esempio perfetto di come treni e automobili possano contribuire non solo allo sviluppo economico e a un migliore mercato interno, ma anche agli obiettivi del pacchetto energetico. Cominciare è l’unico modo in cui l’irrealizzabile può diventare realizzabile. Le auguro tutta la fortuna del mondo, signor Presidente in carica.

 
  
MPphoto
 
 

  Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN). (PL) Signor Presidente, la Slovenia è il primo dei nuovi Stati membri ad assumere la Presidenza dell’Unione europea. Tale Presidenza coincide con il 2008, proclamato Anno del dialogo interculturale, che costituisce pertanto una delle principali basi del suo programma. Sarebbe d’uopo ricordare, dunque, che un simile dialogo è possibile solo quando le parti possiedono un forte senso di identità culturale e desiderano condividere simile ricchezza con gli altri.

La base culturale dell’Europa è la cristianità, pertanto i valori cristiani dovrebbero essere promossi e rafforzati, non minacciati. Non è semplice distinguere un simile approccio positivo nei documenti comunitari di maggiore importanza che sono stati adottati, quali la Carta dei diritti fondamentali e il Trattato di riforma. Tali documenti non contengono alcun riferimento alle radici cristiane dell’Europa. Tantomeno si è tenuta una seria discussione al riguardo in seno al Parlamento europeo.

Date queste premesse, si deve dubitare se l’Unione europea, ignorando e danneggiando le sue stesse radici, sia sufficientemente preparata per un dialogo interculturale con i forti partner di altre regioni del mondo.

 
  
MPphoto
 
 

  Roberto Musacchio (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, come diceva il Presidente Barroso, la Presidenza slovena rappresenta in sé un fatto storico e ciò ci consente di riflettere sul rapporto tra l’Europa e l’area dei Balcani. Non c’è dubbio che esso non sia immune da critiche anche per gli elementi di disgregazione che ha comportato, ora l’Europa deve avere una funzione opposta favorendo processi di pacificazione e riavvicinamento, favoriti proprio dal rapporto con l’Europa.

Per questo bisogna evitare atti unilaterali sul Kovoso, su cui ci deve essere una politica comune europea, come dice del resto anche il nuovo Trattato. Bisogna affrontare i problemi posti dalle nuove frontiere che l’ingresso in Europa di alcuni ha determinato verso altri. Occorre una politica attiva all'integrazione sociale, economica e ambientale che guardi a tutta l’area e francamente non vedo nel nucleare una soluzione ai problemi energetici.

Da ultimo, voglio ricordare alla Presidenza slovena il problema dei cosiddetti cancellati, cioè di coloro che ex cittadini jugoslavi hanno ora problemi di cittadinanza in Slovenia, affinché venga risolta definitivamente.

 
  
MPphoto
 
 

  Hans-Peter Martin (NI). – (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, da bambini ci è stato raccontato con molta crudezza, come Tito sfrecciasse per le strade di Belgrado, la gente che si faceva da parte con un balzo, tutto era bloccato, assente qualsiasi regola del codice della strada. Secondo il nostro modo di pensare ingenuo e fanciullesco, questo era un esempio dell’arbitrarietà e della crudeltà di un particolare sistema.

In seguito, abbiamo appreso del modo arbitrario in cui venivano avviati procedimenti giudiziari contro i dissidenti, contro i critici nel paese dal quale potevano fuggire. Oggi lei si trova in quest’Aula, e la sua gioia è comprensibile, ma stia attento! Il nostro Tito in Parlamento, come atteggiamento, è per esempio il Segretario generale Harald Rømer, che sfreccia per le strade di Strasburgo e non teme le conseguenze, anche se la sua velocità è di 100 chilometri orari e la gente si deve fare da parte in fretta. Purtroppo, esistono procedimenti arbitrari persino nell’Unione europea contro i critici non graditi.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Respingo con fermezza assoluta questi attacchi contro il Segretario generale del Parlamento europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  Giles Chichester (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, mi consenta di dare un caloroso benvenuto al Primo Ministro in Parlamento e di augurargli ogni bene per il suo periodo in qualità di Presidente in carica del Consiglio. Sono certo che la Slovenia svolgerà il suo compito con grande competenza.

Ho apprezzato l’accento posto sulla prossima fase della strategia di Lisbona. In questo settore resta ancora molto da fare al fine di convincere gli Stati membri a riformare le loro economie e spero che la Presidenza vorrà sostenere una maggiore liberalizzazione, le riforme al mercato del lavoro e garantire che le imprese europee traggano beneficio dalla globalizzazione. L’Europa deve essere più competitiva, più concentrata sulla creazione di nuovi posti di lavoro e meno preoccupata di proteggere un modello sociale che ostacola la crescita occupazionale.

Desidero assistere ad un’azione intesa al completamento del mercato interno e, in particolare, del settore delle telecomunicazioni. Ho accolto con favore l’annuncio del Commissario lo scorso anno riguardo a un’ulteriore liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni. Adesso abbiamo l’opportunità di rivedere il quadro normativo esistente al fine di liberarci degli impedimenti e delineare un futuro più competitivo per questo settore industriale fondamentale.

Attendo con ansia di ascoltare in sede di commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, nel cui ambito sono anche il portavoce del gruppo PPE-DE, il modo in cui la Presidenza ha intenzione di affrontare le problematiche. Valuto inoltre positivamente l’impegno di procedere con risolutezza con l’agenda sui cambiamenti climatici e l’energia. L’Unione europea ha fissato rigidi obiettivi in materia di emissioni di carbonio e ora spetta agli Stati membri perseguirli con azioni concrete, e non solo con parole, al fine di garantire che la ripartizione dell’onere amministrativo non finisca con l’essere solo una diminuzione delle responsabilità.

Ho letto con preoccupazione sui giornali questa settimana che alcuni Stati membri stanno tentando di compromettere l’accordo comunitario dello scorso anno sui cambiamenti climatici, e presteremo particolare attenzione nel controllare se il governo britannico rispetterà gli impegni presi.

 
  
MPphoto
 
 

  Jan Marinus Wiersma (PSE).(NL) Signor Presidente, desidero riprendere il discorso riguardo alla situazione in Serbia. Valuto positivamente l’iniziativa di istituire una task force simile a quella esistente per la Croazia, come proposto dalla Presidenza slovena, al fine di una totale ed efficace cooeprazione appieno con il tribunale penale internazionale dell’Aia per la ex Jugoslavia. Questo potrebbe inoltre chiarire, secondo me, il modo per pervenire alla firma un accordo di stabilizzazione e di associazione. Desidero inoltre invitare il governo del mio paese, i Paesi Bassi, a collaborare e a sostenere la proposta della Presidenza slovena, nonché a considerare il positivo lavoro da essa svolto in passato con la Croazia.

La mia seconda osservazione riguarda la nostra politica di vicinato. Attualmente in Ucraina si è instaurato un nuovo governo, e stanno per essere avviati i negoziati intesi al proseguimento dell’accordo di partenariato e cooperazione con questo paese. Vorremmo sapere quali sono le idee e le proposte del governo sloveno in merito, l’approccio che i negoziati dovrebbero adottare e i risultati attesi. Non siamo dell’idea di proporre in questo momento all’Ucraina di aderire, eventualità che non viene affatto presa in considerazione, ma è tuttavia fondamentale offrire al paese qualcosa di più concreto in termini di legami con l’Unione europea.

Vorrei adesso aggiungere brevemente qualche riflessione sulla situazione in Georgia, un altro paese contemplato dalla politica europea di vicinato. Personalmente, considero la reazione dell’Unione europea ai risultati delle elezioni, nonché allo stesso processo elettorale, sin troppo positiva e avventata. Successivamente se ne è avuta un’ampia dimostrazione. È tuttora in corso un dibattito sulle irregolarità che hanno avuto luogo nel corso delle elezioni. Adesso ritengo fondamentale che l’Unione europea e la Presidenza intraprendano iniziative almeno per incoraggiare un rapporto tra l’opposizione del paese e il presidente Saakashvili.

Infine, vorrei commentare la questione della Russia, in cui si terranno a breve le elezioni presidenziali. Sembra essere chiara la strada per l’apertura di un nuovo accordo di partenariato con il paese. A nostro avviso, l’intera questione della trasparenza energetica ha un’importanza di particolare rilievo nei negoziati preparatori per il nuovo accordo.

Tuttavia, desideriamo anche impegnarci in un dialogo con la Russia incentrato sulla qualità della democrazia nel paese, in particolar modo riguardo ai problemi cui abbiamo assistito di recente con l’osservazione elettorale, e per confrontarci su come ognuno di noi vede la controparte. Mi auguro che anche questa questione sia presente nell’agenda della Presidenza slovena.

 
  
MPphoto
 
 

  Bronisław Geremek (ALDE). (PL) Signor Presidente, penso che ci aspettiamo che nel 2008 la Presidenza slovena consenta all’Unione europea di concludere la questione del Trattato costituzionale e che definisca i lavori preparatori per la sua ratifica, nonché faccia sì che si prevenga a una soluzione per uno dei più complessi problemi cui l’Europa deve far fronte, la questione del Kosovo. Tuttavia, ritengo sia importante sottolineare che, oltre a tali priorità, vi sono alcuni compiti che potrebbero favorirle, tra cui chiederei venisse considerato il dialogo interculturale. Penso che quest’ultimo sia tra i valori alla base dell’unità europea, e che sia sotteso a un certo valore geopolitico che dovrebbe caratterizzare la politica comunitaria.

Dal mio punto di vista, in questo specifico contesto, l’Europa deve svolgere il ruolo di portatore di pace in una situazione in cui il mondo sembra trovarsi in uno stato di confusione internazionale. Vorrei inoltre aggiungere che, per quanto riguarda il Kosovo, è di straordinaria importanza chiamare in causa il dialogo interculturale. Sarà questo il problema del futuro per il Kosovo.

Signor Primo Ministro, auguro successo alla Presidenza slovena.

 
  
MPphoto
 
 

  Jan Tadeusz Masiel (UEN). (PL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, mi congratulo con la Slovenia per la sua Presidenza dell’Unione e le auguro successo, in particolar modo per quanto riguarda la ratifica del nuovo Trattato.

La piccola Slovenia ha superato la grande Polonia, e questo dovrebbe dare da pensare a noi polacchi. Grazie all’esempio sloveno, forse, vedremo diminuire il nostro timore nei confronti dell’Unione e rafforzare la nostra convinzione che tutto questo abbia un significato. Dopo tutto, lei signor Presidente, è il secondo slavo, dopo Giovanni Paolo II, ad assumere il comando della cultura dell’intera Europa, compresa la parte occidentale. A seguito del suo allargamento nel 2004, l’Unione ha assistito a una ventata di novità, nuovi cervelli nonché una nuova prospettiva e, attraverso la vostra proposta di una quinta libertà per l’Unione, la libera circolazione della conoscenza, state soddisfacendo le aspettative.

Il vostro paese, una volta parte della ex Jugoslavia, con la propria consapevolezza dei problemi dei mondi cristiano e islamico, incoraggerà senza dubbio una soluzione equa per il Kosovo, anche per quanto riguarda i diritti dei serbi.

 
  
MPphoto
 
 

  Alojz Peterle (PPE-DE). – (SL) È con gioia e con orgoglio che condivido con voi questi sentimenti festosi, unitamente, com’è ovvio, a un forte senso di responsabilità e alla sensazione di avere una grande opportunità. Sono inoltre sicuro che la Slovenia dimostrerà, grazie alla Presidenza, che la sua indipendenza, anni fa, non è stata solo una decisione geopolitica, ma anche la manifestazione della nostra volontà di cooperare in modo responsabile alla creazione di un’Europa libera, democratica e unita con successo.

Sono fermamente a favore dell’ambizione di attuare la strategia di Lisbona, fondamentale per il nostro futuro. A questo proposito vorrei che la Slovenia facesse tutto il possibile al fine di avanzare nella politica comune in materia di telecomunicazioni e tecnologia dell’informazione. È fondamentale per l’attuazione della strategia di Lisbona, in quanto contribuisce a un essenziale rafforzamento della competitività e a un ulteriore avvicinamento ai cittadini europei. Questi ultimi desiderano sentire che la politica comune li riguarda da vicino, e abbiamo agito positivamente con la direttiva relativa al roaming, che rende le telefonate all’interno dell’Europa meno onerose; certamente, la politica comune in questo ambito farà il possibile affinché possiamo più spesso verificare i vantaggi di tali piani programmatici.

Desidero ora soffermarmi sul settore della sanità. Sono lieto, e non sono il solo in quest’Aula, che tra le priorità della Presidenza slovena figuri anche la lotta contro il cancro. Dovrebbe diventare una questione permanente nell’agenda del Consiglio europeo.

Il cancro non è un problema che riguarda solo i ministri della Salute. Un terzo dei cittadini europei potrebbe essere colpito da tale malattia e le tendenze non sono incoraggianti. È un’ampia questione sociale e politica legata anche all’attuazione della strategia di Lisbona. Se si ammala un numero sempre maggiore di persone, non saremo in grado di aumentare la produttività nonché di rafforzare la competitività. La salute è una prospettiva, una dimensione, e non solo un settore di attività. Sarei lieto se riuscissimo a realizzare due punti nel corso della Presidenza slovena. Primo, si dovrebbe prestare maggiore attenzione alla lotta contro il cancro; secondo, dovrebbero essere istituiti gruppi di lavoro interistituzionali per la lotta contro il cancro, la quale richiede un ottimo coordinamento congiunto tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea.

Signor Presidente del Consiglio, le auguro una Presidenza di successo.

 
  
MPphoto
 
 

  Magda Kósáné Kovács (PSE). – (HU) La ringrazio, signor Presidente. Signor Primo Ministro, con la sua Presidenza i nuovi Stati membri hanno compiuto un nuovo passo avanti sulla strada verso la maturità. È probabile che la sua Presidenza contribuisca a sciogliere le riserve che non sono mai esistite tra le istituzioni europee, ma che sono presenti nella vita quotidiana dell’Unione europea.

Lei detiene la prima Presidenza dell’Anno europeo del dialogo interculturale. La nostra regione è consapevole che, accanto alla grande macchia rossa sul nostro mappamondo, l’Europa centro-orientale è diventata una macchia rosa, ma questa regione non è mai stata tutta dello stesso colore. Tale area ha sempre preservato la propria diversità e policromia, particolare ben noto nei Balcani occidentali, da quando la Jugoslavia ha cancellato le linee di demarcazione, ma non ha potuto superarle.

Pertanto, non è un caso che lottiamo al massimo delle nostre forze al fine di riconsiderare e rafforzare la nostra identità nazionale, linguistica e culturale, e ci aspettiamo il vostro aiuto su questo punto, dato che la vostra Presidenza può contribuire alla ricostruzione di un’identità ora inscindibile dalla coscienza dei cittadini europei.

La possibilità e il dovere della Presidenza slovena consistono nel compiere ulteriori progressi al fine di portare in una nuova fase la missione e l’allargamento europei della regione. La Slovenia è la porta sui Balcani occidentali, e il percorso dell’Europa conduce all’attraversamento di tale porta. L’impegno dell’allargamento degli Stati membri non può diventare un lavoro profondo di riforma della regione, poiché ne comprometterebbe la stabilità.

Infine, per quanto riguarda il Trattato di riforma, sono orgogliosa che l’Ungheria l’abbia ratificato per prima. Anche se siano davvero solo pochissime le questioni su cui attualmente si possa raggiungere un accordo politico in Ungheria, l’Europa è una di queste. La nostra regione necessita di un’Europa che lavori di più e meglio, e siamo sicuri della cooperazione e del contributo della Presidenza slovena.

(SL) Le auguro un grande successo per la sua Presidenza.

 
  
MPphoto
 
 

  Alexander Lambsdorff (ALDE). – (DE) Signor Presidente, quest’anno le Alpi sono importanti per l’Europa: la Slovenia è alla Presidenza dell’Unione europea, la Svizzera e l’Austria ospitano i Campionati europei di calcio e tutti gli sguardi sono rivolti alle montagne. Mi congratulo con la Presidenza per la conduzione delle cerimonie ufficiali.

È una Presidenza importante. Il processo di ratifica del Trattato di Lisbona è più che giustamente la vostra prima priorità. La politica europea in materia di sicurezza e di difesa (PESD) è stata messa alla prova in Kosovo. In Parlamento attendiamo che ci spieghiate, se non riusciamo a raggiungere una risoluzione in sede di Consiglio di Sicurezza, che la risoluzione 1244 è una base giuridica perfetta per tutte le misure della PESD. Il presidente del mio gruppo ha dichiarato: “non può esserci alcun accordo di stabilizzazione e di associazione accelerato se la Serbia non collabora con il tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia”.

Celebriamo il fatto che la Slovenia sia il primo Stato membro dei paesi dell’adesione ad aver assunto la Presidenza. Noi liberali abbiamo sempre lottato strenuamente a favore di questo allargamento, difendendolo ogniqualvolta abbiamo incontrato opinioni contrarie al nostro interno.

Tuttavia, attualmente non ci sentiamo in vena di festeggiamenti. Sono della Renania del Nord -Westfalia e ieri, a Bochum, ho appreso da 2 300 persone che la Nokia sta chiudendo gli stabilimenti di produzione per trasferirli in Romania. Si è pensato quindi a che cosa sarebbe accaduto dei fondi dell’Unione europea. Voglio spiegare e che sia assolutamente chiaro al partito Liberale Democratico tedesco che la delocalizzazione dei posti di lavoro all’interno dell’Unione europea non verrà agevolata grazie a finanziamenti comunitari! Dovremo fare tutto il possibile al fine di garantire che non verranno impiegate risorse dell’Unione europea in questo caso. Vedo che il Presidente della Commissione annuisce. Mi auguro che riceveremo una chiara risposta al riguardo da parte della Commissione. È una questione molto importante, che spaventa i cittadini e li rende timorosi nei confronti dell’Europa. Non dovrebbe accadere! Dovremo inoltre garantire la verifica dell’ammissibilità al sostegno finanziario, se le sovvenzioni nazionali sono destinate alla Romania. Questo è un problema e auspichiamo che la gente competente e motivata di Bochum possa trovare lavoro al più presto.

 
  
MPphoto
 
 

  Ryszard Czarnecki (UEN). – (PL) Signor Primo Ministro, a lei vanno la mia solidarietà e la mia commiserazione. A seguito dell’ingresso nella zona euro, l’inflazione nel suo paese è maggiore del 100% rispetto a un anno fa. Ciononostante, come ha affermato il Commissario Almunia due mesi or sono, signor Presidente della Commissione, lei ha ammesso che tale aumento dell’inflazione è una delle conseguenze dell’adesione alla zona euro.

Una delle sue priorità stabilite è la questione del Kosovo. Vorrei tenesse presente che la sua indipendenza sarebbe la prima modifica unilaterale dei confini in Europa dalla seconda guerra mondiale. Questo è esattamente ciò che cercano l’Ossezia e l’Abkhazia in Georgia; tuttavia, Mosca ha anche interesse a destabilizzare la situazione nel Caucaso meridionale. Ciò potrebbe realmente costituire una minaccia di guerra nella regione, nonché provocare il più grande conflitto militare in Europa dallo scoppio di quello nei Balcani dei primi anni ’90. È chiaro che dobbiamo rispettare il diritto del popolo kosovaro all’autodeterminazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Francisco José Millán Mon (PPE-DE) . – (ES) Signor Presidente, auguro molta fortuna alla Presidenza slovena, simbolo eccellente della trasformazione dell’Unione europea. Nei prossimi sei mesi verranno affrontate alcune questioni molto importanti. Ne citerò alcune.

In primo luogo, il Consiglio europeo di primavera, che si incentrerà sulla strategia di Lisbona. La realtà è che ci troviamo in una situazione economica complessa: le previsioni di crescita sono in flessione a causa della crisi finanziaria, di un’inflazione crescente, della forza dell’euro rispetto a un dollaro molto debole, e del prezzo del petrolio particolarmente elevato. Anche i prezzi dei prodotti alimentari sono in aumento.

I cittadini attendono decisioni efficaci volte a riacquistare la fiducia in un’epoca di incertezza.

Sul versante estero emerge la questione del Kosovo che interessa principi importanti, tra cui la stabilità delle frontiere. Non abbia fretta. Mi sembra che il Consiglio europeo di dicembre abbia agito con una certa fretta. Ha preso decisioni come quella di inviare una missione civile, ma senza raggiungere accordi su base giuridica. È paradossale che ciò accada all’interno dell’Unione europea, una comunità fondata sullo Stato di diritto.

La questione del Kosovo è delicata e necessita prudenza. Compia ogni sforzo affinché si raggiunga una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

A maggio, come lei ha accennato, si terrà il vertice di Lima con i paesi dell’America latina, molto vicini in termini di principi e valori all’Europa. Anche Lima dovrebbe essere impiegata al fine di riavviare i negoziati con il Mercosur e di procedere con le trattative con i paesi andini e dell’America centrale riguardo ai rispettivi accordi di associazione.

A marzo l’ampliamento dello spazio Schengen sarà una realtà negli aeroporti. Questi sono momenti decisivi per le frontiere esterne dell’Unione, il che mi porta a parlare della lotta contro l’immigrazione clandestina. È prevista una riunione dei ministri responsabili del controllo delle frontiere, che ritengo molto opportuna. È inoltre necessario accrescere la cooperazione tra questi ministri e far sì che gli agenti impegnati alle frontiere esterne siano pienamente consapevoli di svolgere un compito nazionale ed europeo, e che sono corresponsabili di ciò che accade nello spazio Schengen.

Infine, le chiedo di impegnarsi anche nella lotta al terrorismo. I cittadini si aspettano che l’Unione europea produca risultati in questo settore così significativo e fondamentale per le loro vite.

 
  
MPphoto
 
 

  Kristian Vigenin (PSE).(BG) Signor Presidente, signor Presidente Barroso, signor Presidente del Consiglio Janša, non posso fare a meno di notare che la Presidenza slovena costituisce un segnale molto importante per i cittadini europei, in particolare per coloro che vivono nell’Europa centrale e orientale.

La Slovenia ha l’opportunità di renderli tutti sicuri di svolgere realmente un ruolo pari a quello delle altre parti interessate nel processo europeo. Sappiamo che la Slovenia è un paese che ha affrontato, senza troppo clamore, con ostinazione e coerenza, i grandi problemi posti dalla sua transizione, e oggi vi sono tutte le ragioni per definirla “il paese dell’Europa orientale dai risultati migliori”. Ciò è stato possibile grazie al consenso politico al suo interno ed è esattamente quello che ci aspettiamo dalla Presidenza Slovena: che prosegua, senza squilli di tromba o grandi promesse, ad affrontare le questioni fondamentali per il futuro dell’Unione europea, come evidenziato nel programma presentato. Avete tutte le possibilità di attuarlo poiché la discussione odierna ha dimostrato l’intesa politica e istituzionale a vostro favore.

Ritengo che la Presidenza slovena sia giunta nel momento più adatto, in particolar modo in considerazione delle sfide riguardanti i Balcani occidentali. L’esperienza storica e politica della Slovenia consentirà all’Unione europea di essere più efficiente nella propria politica dedicata a tali paesi. Essi necessitano di un nuovo slancio al fine di continuare le riforme e accelerare i loro progressi verso l’Unione europea. Un obiettivo alla completa portata della Slovenia, una volta parte della Repubblica di Jugoslavia, come dimostrato dai fatti.

Sono certo che grazie a questo paese, l’Unione europea parlerà una lingua più comprensibile per molte delle nazioni dei Balcani occidentali. Sento di dover affermare che per la prima volta il Consiglio si esprimerà con una lingua slava. Mi sembra che nessun altro potrebbe affrontare con maggiore successo della Slovenia la “questione del Kosovo”. I rischi fronteggiati dall’intera regione sono enormi, ed è questo il motivo per cui le aspettative riposte in lei, signor Presidente Janša, sono molte. Vorremmo che lei riuscisse a preservare la coesione dell’Unione europea, sia per quanto riguarda la risoluzione sullo status della provincia che per quanto attiene all’impegno dell’Unione nel complesso periodo immediatamente successivo.

Signor Presidente Janša, per noi socialisti è importante che la Presidenza slovena abbia successo, e non staremo seduti in un angolo a guardare, ma apporteremo il nostro concreto sostegno per i suoi sforzi, nel miglior modo possibile e per quanto nelle nostre competenze, affinché possa attuare il suo programma. Le auguro un mandato di successo, che riesca a dimostrare come un piccolo paese possa essere grande in Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Marco Pannella (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente Janez, benvenuto a nome di quel partito radicale e di quei compagni che accorsero per la sua liberazione, con i compagni e gli amici della rivista Mladina alla fine del 1988. Lei era in carcere per due nomi: democrazia ed Europa. Oggi lei si trova a presiedere un’Unione europea che cassa e abolisce l’inno e la bandiera, falsifica – stia attento Presidente – con l’eurogruppo perfino i confini geopolitici tradizionali sulle nostre monete dell’Europa. Lei è per l’allargamento, questa è la stessa Europa che era insensibile rispetto al dramma jugoslavo, oggi lo è per la Turchia e tutti gli allargamenti che auspichiamo.

Eravamo ed ero a Lubiana anche quando ci sono state le incursioni aeree della Serbia. In quel periodo ci vedevamo con tale Skolk, con i giovani della AZMSS, con il presidente Kučer e perfino con l’amico Kačin Allora lottavate per un’Europa diversa da quella che vi tradiva, che voleva un’Jugoslavia neutrale perché gli faceva comodo.

Benvenuto, se lei sarà quello che è stato, a nome della sua Slovenia, ebbene lei sarà qui l’Europa di Spinelli, non noi che ne rappresentiamo l’Europa, non noi che spesso ne rappresentiamo il rottame.

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
MPphoto
 
 

  Othmar Karas (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella notte tra il 20 e il 21 dicembre 2007 abbiamo ampliato le frontiere di Schengen. Abbiamo ottenuto di nuovo un po’ più di libertà e compiuto un altro passo nell’avvicinarci gli uni agli altri. Il filo spinato è stato finalmente rimosso e il 1° gennaio la Slovenia ha assunto la Presidenza del Consiglio di un’Europa riunificata. In quanto europeo, ma in particolare come austriaco, amico, vicino e alleato, sono molto lieto di questo.

Signor Presidente in carica del Consiglio, questa discussione è imperniata attorno a sei argomenti. In primo luogo, il fatto che lei sia alla Presidenza assume un valore più che puramente simbolico. Ci rende consapevoli degli sviluppi storici che per molti sono già diventati evidenti e per altri purtroppo costituiscono una minaccia.

In secondo luogo, il processo di ratifica iniziato in Ungheria. Lei deve strutturare e galvanizzare tale processo, nonché fornire sufficienti informazioni coordinate ai cittadini europei.

Terzo, la prego di impiegare gli obiettivi relativi ai cambiamenti climatici e a una maggiore indipendenza energetica dell’Europa nella prospettiva di fornire un ulteriore slancio alla crescita, all’occupazione e alla coesione sociale nell’attuazione della strategia di Lisbona.

Quarto, la posizione geografica, l’esperienza storica nonché la tempestività della sua Presidenza le conferiscono una particolare responsabilità riguardo all’adesione della Croazia, alla libertà del Kosovo e all’accordo con la Serbia.

Quinto, stiamo iniziando insieme a lei l’Anno europeo del dialogo interculturale. Faccia in modo che questa Presidenza si distingua per la cooperazione, il rispetto, la serietà e la comprensione reciproci.

Sesto e ultimo punto: non confonda la sua responsabilità con le questioni bilaterali da risolvere o con la responsabilità dell’Austria nei confronti della minoranza slovena presente sul suo territorio. I trattati bilaterali tra due Stati membri non sono di competenza dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Bernard Poignant (PSE) . – (FR) Signor Presidente in carica del Consiglio, lei si presenta dinanzi a noi con modestia. Ha persino citato potenziali errori e ammesso una possibile ingenuità. Nel contesto della troika, le suggerisco di trasmettere questo senso di umiltà al Presidente francese che le succederà.

Ho un solo messaggio da dare: insegnate all’Europa alcune delle migliori lezioni della vostra storia. Siete celti, come me! Siete stati dominati dalla Baviera, agognati dalla Repubblica di Venezia, annessi all’impero austro-ungarico, occupati da Napoleone (vogliate accettare le mie scuse), divisi tra Germania, Italia e Ungheria, annessi alla Federazione Jugoslava e, dal vostro referendum del 1990, siete diventati indipendenti.

Che storia! Chi meglio di voi è in grado di parlare di dialogo interculturale? Chi meglio di voi ha maggiore credito per poterlo fare? Pertanto, fatene una priorità più alta; ora si trova in quarta posizione, vi suggerisco di farlo salire di uno o due gradini!

Detto questo, non limitate il dialogo interculturale al dialogo interreligioso. Pensate anche al contributo dell’Europa di coloro che ritengono che religione e politica non debbano essere mescolate, in quanto la storia ci ha insegnato che quando l’una si occupa dell’altra, si finisce sempre con una serie di problemi.

Per concludere, vorrei, se mi è permesso, e con lo stesso spirito di quanto ho appena affermato, leggere un piccolo passo del vostro inno nazionale ai miei colleghi, perché è splendido! “La benedizione di Dio su tutte le nazioni che sperano e lottano per il giorno luminoso in cui su tutte le abitazioni della terra le guerre e le contese non avranno più potere; che sperano di vedere tutti gli uomini liberi, non più nemici ma solo vicini!” È questo lo spirito della sua Presidenza, è questo lo spirito dell’Europa. Quindi, io sono francese, non abbandonerò la mia “Marsigliese”, ma per sei mesi sono lieto di essere sloveno!

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Onorevole Poignant, sarebbe di certo un enorme piacere sentirla cantare la “Marsigliese” o anche l’inno europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). – (PL) Signor Primo Ministro, tra gli obiettivi da lei elencati per la sua Presidenza figurano il Trattato, la strategia, il clima, l’energia, i Balcani occidentali e, se vi aggiungiamo anche il dialogo interculturale, sarà un bel po’ per questo piccolo paese dal grande successo, per il quale mi congratulo con lei e tutto il popolo sloveno.

Nel corso dell’ultima riunione della commissione per gli affari esteri, il ministro degli Esteri Luís Amado non ha fatto alcun riferimento alla dimensione orientale, e lei l’ha affrontata solo nei termini più generici; tuttavia ritengo, in particolar modo in qualità di rappresentante dei paesi slavi, che tenere in maggiore considerazione la dimensione orientale dei paesi slavi rispetto a quanto non abbia fatto il Portogallo sia uno degli obiettivi da tenere in maggiore considerazione, benché non abbia nessuna lamentela in merito. La questione è nel determinare se l’allargamento riguarderà, come nelle previsioni formulate dai francesi prima della loro Presidenza, in modo particolare i Balcani occidentali, o si estenderà ulteriormente. Gradirei che lei chiarisse il suo punto di vista al riguardo.

Un secondo punto è che la Presidenza del suo paese coincide con il periodo che precede le elezioni del Parlamento europeo e, come sappiamo, un’affluenza di poco superiore al 20% dei cittadini europei non è un grande risultato e tende inoltre a ridursi. Avete eventuali proposte in questo senso? In quale modo convincerete gli europei che questa istituzione è positiva e che varrebbe la pena parteciparvi?

Infine, l’ultimo punto che desidero sollevare, correlato al primo, è che l’ambasciatore sloveno in Ucraina ha dichiarato che tale paese dovrebbe entrare o entrerà nello spazio di libero mercato nel corso dell’attuale Presidenza. Senza dubbio, questo sarebbe positivo; esistono solo alcuni requisiti da soddisfare, quali l’approvazione della Duma e l’adeguato funzionamento delle frontiere. In quale modo la Presidenza assisterà l’Ucraina in tale processo?

E, signor Presidente, desidero concludere dicendo:

(EN) Lei ha la facoltà e la responsabilità di controllare il tempo di parola e io le chiedo pertanto di farlo in futuro.

 
  
MPphoto
 
 

  Véronique De Keyser (PSE) . – (FR) Signor Presidente in carica del Consiglio, nel corso di una presidenza ci sono alcune tematiche che si possono scegliere e altre che si autoinvitano al tavolo di discussione, come la sicurezza in Medio Oriente o l’Iran. A questo proposito, la questione nucleare iraniana fa parte di un processo complicato che riguarda la sicurezza in Medio Oriente e nel mondo musulmano. Per ristabilire la fiducia è necessario parlare dell’Iraq, della Palestina, del Libano, degli estremisti, dei diritti umani e della povertà.

Molti abitanti della regione vivono con meno di due dollari al giorno. È accettabile? Non parlo da un punto di vista morale, ma della sicurezza. Queste persone finiscono col diventare estremiste perché non hanno niente da perdere e si sentono umiliate. Nessuno nasce kamikaze, nessuno nasce terrorista. Dobbiamo creare un contesto che consenta a ciascuno di vivere con dignità, in pace e libertà. Non sono parole mie, ma di Mohamed El Baradei, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica nonché Premio Nobel per la Pace, e implicano che si dovrebbe cominciare a instaurare una relazione di fiducia con il mondo arabo, in particolare con l’Iran, che non escluda alcun argomento scomodo, tantomeno lo scioccante negazionismo di questo paese nei confronti dell’olocausto o la sicurezza di Israele, e che sia condotta nel rispetto e nella dignità reciproci.

La Presidenza slovena intende tener conto di queste parole? Ma soprattutto, pensa realmente che un giorno sarà possibile denuclearizzare la regione se si evita di parlare di un argomento complicato, quale il programma nucleare israeliano?

 
  
MPphoto
 
 

  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE).(RO) Signor Primo Ministro, vorrei congratularmi con lei per il modo in cui si è rivolto a noi oggi nelle vesti di Presidente del Consiglio.

Dal 1990, la Slovenia ha l’ammirazione degli altri paesi europei per il suo notevole sviluppo e per aver soddisfatto i requisiti di adesione, quali i capitoli negoziali, l’adozione della moneta unica, e la Presidenza del Consiglio.

Desidero inoltre congratularmi con lei per aver individuato le priorità dell’Unione europea per i prossimi sei mesi, in collaborazione con i governi tedesco e portoghese.

Senza dubbio, è auspicabile che il Trattato di Lisbona, che pone fine a una prolungata crisi di identità all’interno dell’Unione europea, venga quanto prima ratificato e riconosciuto da tutti i cittadini europei quale autentico atto democratico.

Al contempo, è altresì auspicabile che gli obiettivi della strategia di Lisbona vengano messi in pratica il prima possibile, perché ci troviamo di fronte a un’ondata di pessimismo dei cittadini per quanto riguarda tale politica. L’ultimo Eurobarometro della Commissione europea di dicembre 2007 indica un relativo calo della fiducia dei cittadini nelle due componenti della strategia, ossia la crescita economica e l’occupazione.

La disoccupazione resta un importante motivo di ansia per i cittadini europei, nonostante la situazione sia notevolmente migliorata rispetto al 2006. Con il nuovo ciclo della strategia di Lisbona, che inizia nel 2008, il Parlamento europeo adotterà un piano d’azione relativo alla mobilità della forza lavoro inteso a rafforzare l’occupazione a livello europeo.

Tuttavia, esiste ancora il problema di un accesso limitato al mercato del lavoro europeo, che riguarda oltre 100 milioni di cittadini d’Europa.

La invito pertanto, signor Primo Ministro, a sostenere le iniziative del Parlamento e della Commissione europea riguardanti il libero accesso al mercato del lavoro.

È mia ferma convinzione che in questo modo l’Europa si assicurerà il proprio futuro economico tutelando le libertà fondamentali sancite nel Trattato.

 
  
MPphoto
 
 

  Claudio Fava (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, come italiano voglio salutare con particolare piacere il fatto che la Slovenia abbia la Presidenza del Consiglio, che sia la Slovenia cui spetta il compito di inaugurare le presidenze dei paesi appena entrati nell’Unione europea e che la Slovenia sia adesso nello spazio comune di Schengen insieme ad altri paesi europei.

Voi avete come Presidenza un compito fondamentale che è quello di dare un impulso forte al processo di ratifica del Trattato di Lisbona. È un Trattato che permetterà a questo Parlamento di avere maggiori poteri di codecisione, che permetterà di poter decidere a maggioranza qualificata alcuni temi assolutamente strategici e tutto questo in settori in cui i diritti fondamentali dei cittadini avranno maggiore attenzione e maggiore tutela: penso alla cooperazione giudiziaria, penso all’immigrazione legale.

In questo senso è il nostro suggerimento e dovremo sforzarci di trovare nei prossimi mesi lo spazio per un accordo interistituzionale che possa governare la fase di transizione su alcuni dossier: penso, ad esempio, al dossier su Europol che si voterà domani e domani questo Parlamento le chiederà di impegnarsi a riconsultare come Consiglio il Parlamento europeo entro sei mesi dall’entrata in vigore dei trattati alla luce delle nuove norme giuridiche che questi trattati ci offriranno.

E ancora sulla politica comune di immigrazione vorrei chiederle l’impegno ad un quadro certo, la lotta all’immigrazione illegale si può fare soltanto dentro il rispetto tenace, convinto e puntuale dei diritti fondamentali, anche per evitare che accada ciò che è accaduto pochi mesi fa e cioè che centinaia di esseri umani restino appesi alle reti dei tonni tentando vanamente di attraversare il Mediterraneo per arrivare in Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Valdis Dombrovskis (PPE-DE). (LV) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto congratularmi con la Slovenia per essere il primo dei nuovi Stati membri a detenere la Presidenza dell’Unione europea. Credo che altri nuovi Stati membri, nel prepararsi ad assumere i loro mandati, potranno imparare molto dall’esperienza slovena.

Di certo, uno dei compiti più importanti della Presidenza slovena è promuovere un positivo processo di ratifica del Trattato di Lisbona. Dal canto mio, posso affermare che la Lettonia intende ratificare tale Trattato a maggio, nel corso dell’attuale Presidenza. Valuto positivamente l’impegno della Presidenza slovena di rafforzare il ruolo dell’Unione europea quale leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici e nell’impiego di energie rinnovabili. Da molti anni i cambiamenti climatici e i problemi in materia di energia sono al centro dell’attenzione del pubblico e dei politici. Tuttavia, è fondamentale che questa priorità non venga solo annunciata quale buona iniziativa, ma che possa ritrovarsi quale priorità anche nel bilancio comunitario. In previsione del fatto che dovrebbe iniziare il lavoro sul riesame di medio periodo delle prospettive finanziarie di quest’anno, sarebbe importante ascoltare l’opinione della Presidenza slovena relativamente alle possibili priorità del bilancio dell’UE nel contesto dello stesso riesame. Ritengo che i cambiamenti climatici e le questioni energetiche debbano figurare tra tali priorità, tra cui lo stanziamento di una quota maggiore dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione europei destinata all’efficienza energetica e alla promozione dell’utilizzo di energie rinnovabili.

È comprensibile l’impegno della Presidenza slovena di prestare maggiore attenzione ai Balcani occidentali, compresa la questione del Kosovo. Tuttavia, l’opinione espressa dal Primo Ministro sloveno, ossia che la situazione della sicurezza in Bosnia-Erzegovina sarebbe peggiore di quella in Kosovo, ha provocato una reazione equivoca. Pertanto, sarebbe importante comprendere con esattezza la posizione della Presidenza slovena riguardo all’attuale situazione nei Balcani, nonché le proposte per la sua stabilizzazione. Vi ringrazio per l’attenzione e auguro alla Presidenza slovena ogni successo nel proprio lavoro.

 
  
MPphoto
 
 

  Anne Van Lancker (PSE).(NL) Sulle spalle del Presidente in carica del Consiglio grava l’importante responsabilità del lancio di un nuovo ciclo del processo di Lisbona al prossimo vertice di primavera. Francamente, il mio gruppo, i socialisti al Parlamento europeo, ritiene che le proposte presentate a dicembre dal Presidente della Commissione manchino di ambizione.

È certamente vero che il precedente ciclo della strategia di Lisbona ha creato crescita e posti di lavoro, ma è altrettanto vero che l’Europa debba ora funzionare correttamente nel contesto della globalizzazione accelerata e dei nuovi attori mondiali. Il gruppo socialista è pertanto dell’avviso che l’Europa sarà in grado di svolgere il suo ruolo solo se si concentra al massimo sullo sviluppo sostenibile, sulle attività di ricerca e innovazione, sull’investimento nelle persone; in breve, sulla qualità anziché su costi bassi o requisiti bassi.

Ci è inoltre chiaro che, affinché questo accada, è necessario il coinvolgimento di tutti in Europa. Lisbona non ha evitato una situazione in cui 78 milioni di persone rischiano di piombare nella povertà e in cui gran parte dei posti di lavoro creati è precaria e non offre un reddito adeguato. Pertanto, l’esito di Lisbona non può essere positivo in mancanza di un autentico rafforzamento della dimensione sociale.

Ciò richiede qualcosa di più che semplici osservazioni, signor Presidente della Commissione; è necessario che occupi una posizione visibile e preminente tra gli orientamenti nonché in un’ambiziosa agenda sociale. Signor Presidente in carica del Consiglio, contiamo sul fatto che la Presidenza slovena chiarisca questo punto al vertice di primavera.

 
  
MPphoto
 
 

  Elmar Brok (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, anch’io sono lieto che la Slovenia assuma la Presidenza del Consiglio. Sono stato relatore generale di questo Parlamento per il ciclo di allargamento dei 12 paesi, e vedere adesso che uno di questi è alla Presidenza per la prima volta, mi procura una grande soddisfazione a livello personale.

La Slovenia è inoltre lo Stato membro di maggiore successo tra quelli di recente adesione, in quanto fa parte anche dello spazio Schengen e della zona euro, e ha dimostrato prova che questi nuovi paesi procedono molto bene in Europa. È da dire che i piccoli Stati sono spesso anche i migliori per quanto riguarda la Presidenza del Consiglio, poiché ne sono coinvolti completamente. Vi auguro pertanto tutto il successo possibile.

Di fronte a voi si delinea un’ampia gamma di compiti. Dovete affrontare e portare a compimento la ratifica dell’importante Trattato di Lisbona e preparare già la sua attuazione, altrettanto importante. Dinanzi a voi si profila anche il problema del Kosovo, e avete l’eccezionale opportunità di risolverlo, data la vostra profonda conoscenza della regione. Tuttavia, questa è anche la dimostrazione che l’Unione europea spesso procede con determinazione nelle questioni di politica estera in modo tale da inimicarsi gli americani e i russi.

Quando apprendo che, mentre noi discutiamo strategie per l’Asia centrale, e la Gazprom conclude contratti di fornitura di gas con il Kazakistan, mi sembra doveroso dire che non stiamo realmente intraprendendo alcuna azione strategica riguardo a questioni che sono fondamentali per il nostro futuro e ritengo che in questo caso dobbiamo forse migliorare qualcosa.

Consentitemi un commento finale. Anch’io, essendo della Renania settentrionale -Westfalia, sarei grato al Presidente della Commissione se potesse fornirci chiarimenti sulla questione della Nokia. Com’è ovvio, i trasferimenti possono avvenire. Per essere chiari, la Germania, più di quasi ogni altro paese, ottiene notevoli vantaggi dal mercato interno europeo o da un mercato interno europeo allargato, ma è molto difficile farlo comprendere ai diretti interessati se la perdita del loro posto di lavoro è stata facilitata grazie a fondi europei o a sovvenzioni nazionali illecite usate a tal fine. Chiediamo pertanto chiarimenti in quanto se tali voci dovessero circolare nuovamente, lo stesso concetto europeo verrebbe gravemente compromesso.

 
  
MPphoto
 
 

  Ioannis Varvitsiotis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, la Presidenza slovena è molto fortunata a succedere ad altre due presidenze di successo. È il primo dei 12 nuovi Stati membri ad assumere la Presidenza, e questo rende le sue responsabilità maggiori.

Il programma della Presidenza slovena contiene senza dubbio elementi positivi. Tuttavia, per quanto mi riguarda, ritengo che dovrebbe essere attribuito maggior peso al tentativo di creare una più ampia comprensione e accettazione da parte del pubblico riguardo al Trattato di riforma e alla Carta dei diritti fondamentali.

La Presidenza slovena sostiene il programma relativo all’adesione degli Stati dei Balcani occidentali. Questa è anche la posizione della mia delegazione ma, come l’esperienza ci ha insegnato, si dovrebbe tener presente che stabilire con eccessivo anticipo la data di inizio dei negoziati di adesione può condurre a un’impasse. Dovremmo inoltre considerare molto seriamente che l’opinione pubblica europea, che riveste un peso enorme, sembra essere particolarmente prudente riguardo a un qualsiasi ulteriore allargamento, aspetto, questo, che non possiamo ignorare.

Dobbiamo tutti essere particolarmente cauti con la questione del Kosovo. Dovremmo capire che nella regione è in atto un gioco di potere. Da un lato, la politica statunitense mira ad assumere il controllo completo della regione, dall’altro, la Russia vuole mantenere i contatti con una regione con cui tradizionalmente e per secoli ha intrattenuto relazioni speciali. In questo gioco il Kosovo è come una pallina da ping-pong.

Nel corso della recente riunione al vertice, i leader europei non hanno preso una decisione su un eventuale riconoscimento di una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del Kosovo. Ci auguriamo che tutti noi valuteremo i pericoli di un riconoscimento unilaterale e agiremo con particolare cautela, poiché iniziative errate potrebbero provocare una reazione a catena nell’intera regione, con conseguenze impreviste.

 
  
MPphoto
 
 

  John Bowis (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, si dice che quando la Slovenia ha recentemente aperto le sue frontiere, la folla presente si scambiasse aneddoti su quello che aveva introdotto di nascosto durante il periodo comunista, al punto da avere lì una specie di confessionale per chiunque volesse ammettere i propri peccati, il quale era poi ricompensato con caffé e brandy; capisco quindi il motivo per cui il Presidente Barroso sia corso a prendere parte alle celebrazioni!

Tuttavia, signor Primo Ministro, lei ci ha fornito all’inizio una toccante descrizione del suo paese nonché della sua storia. Ha parlato della Slovenia con orgoglio e con una certa emozione della sua esperienza da prigioniero. Mi auguro che siano questi i sentimenti che porterà alla Presidenza: la fede nei diritti umani e la convinzione che anche l’Europa dovrà avere lo stesso orgoglio.

Ci sono due questioni che desidero sollevare con lei. Una riguarda il nostro ambiente poiché, accanto ai diritti umani e all’agenda di Lisbona, occorre pensare anche a un ambiente pulito e sano, quindi, alla salute delle persone. Su questo punto è necessario fare un passo avanti rispetto a Bali, che è stato un bel luogo di conversazione ma adesso dobbiamo agire. Abbiamo bisogno di azioni concrete e realistiche e che inizino la prossima settimana con il nostro pacchetto sul cambiamento climatico.

Per quanto riguarda la salute, è necessaria la certezza del diritto in materia di sanità transfrontaliera. I cittadini d’Europa, i suoi pazienti, hanno una nuova grande opportunità se la mettiamo in pratica correttamente. Abbiamo aspettato e ritardato, e non si può più aspettare. Dobbiamo essere sicuri, la prego, che adesso si andrà avanti. Se non accadrà, non sarà una scusa per non agire. L’alternativa è che i giuristi continuino a elaborare politiche al nostro posto.

Inoltre, su questo punto, le chiedo di prestare particolare attenzione all’ambito della salute mentale. Se ho critiche da muovere alla Slovenia, è a causa della lentezza con cui ha emanato le sue leggi in materia di salute mentale. Adesso ha l’opportunità di portare avanti il discorso della salute mentale seguendo il Libro verde, e spero che lei colga quest’occasione.

Siete un paese piccolo, un paese con orgoglio, e i piccoli paesi d’Europa offrono di solito i migliori Presidenti dell’Unione europea. Le auguro di riuscirci. Ho fiducia che la Slovenia, sotto la sua guida, farà onore a questo orgoglio con il successo e il raggiungimento degli obiettivi prima che finisca il mandato semestrale.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. – Abbiamo ancora un’altra procedura “catch the eye” di 10 minuti, con al massimo un minuto a disposizione per ogni intervento.

 
  
MPphoto
 
 

  Romana Jordan Cizelj (PPE-DE).(SL) Porgo i miei migliori auguri alla Slovenia, in quanto essere il primo dei nuovi Stati membri ad assumere la Presidenza del Consiglio è indice che i suoi lavori attireranno un’attenzione particolare. Le aspettative sono enormi e così la responsabilità.

Le persone al di fuori delle istituzioni politiche dei nuovi Stati membri spesso pensano che l’Unione sia guidata solo da pochi grandi paesi. Su questo punto la Slovenia ha l’eccezionale opportunità di dimostrare che l’Unione è formata da 27 Stati corresponsabili dell’elaborazione della politica comune. Nell’attuare le priorità e la relativa agenda, ritengo che la Slovenia dovrebbe prestare la massima attenzione alla coesione e alla riduzione delle disparità in Europa.

In questo breve minuto desidero citare i cambiamenti climatici e la politica energetica, in quanto l’Europa ha fissato obiettivi estremamente ambiziosi affinché possa svilupparsi in una società a basse emissioni di carbonio, ed è questo ciò che conta. Vorrei che la Slovenia elaborasse proposte e progetti concreti e che ottenesse risultati in questo ambito.

 
  
MPphoto
 
 

  Genowefa Grabowska (PSE). (PL) Signor Presidente, signor Primo Ministro, la Presidenza slovena deve affrontare molti compiti ambiziosi, tra cui il primo è la ratifica del Trattato. Il suo compito sarà quello di vigilare, lei avrà l’intera procedura nelle sue mani. Pertanto, le chiedo di riservare un pensiero a quei paesi che non hanno adottato la Carta dei diritti fondamentali, che hanno preferito la clausola opt-out.

È un dato di fatto che la Polonia e la Gran Bretagna abbiano operato tale scelta, ma sono sicura che questi due paesi capiranno di aver commesso uno sbaglio e vorranno adottare la Carta e offrirla ai loro cittadini. Occorre fornire loro un aiuto al riguardo, per questo motivo le chiedo di formulare disposizioni per una procedura semplificata di rinuncia all’opt-out, rapida e non complessa, che sarebbe “opt-in” e non richiederebbe ulteriori ratifiche.

Il successo della Presidenza, signor Primo Ministro, è di solito inversamente proporzionale alle dimensioni di un paese. Sono sicura che voi rispetterete questo principio.

 
  
MPphoto
 
 

  Mojca Drčar Murko (ALDE).(SL) Signor Primo Ministro, valuto positivamente i punti da lei dedicati ai diritti umani. In qualità di europarlamentare liberale della Slovenia, nonché ex giornalista, ritengo che la libertà di espressione e la libertà di stampa siano due dei più importanti diritti fondamentali. Per questo motivo desidero approfittare di questa occasione solenne per sottolineare l’estrema serietà della petizione attraverso cui un quarto dei giornalisti sloveni protesta contro le esplicite e implicite pressioni di cui è stato oggetto.

Gettare pubblico discredito sui firmatari impiegando alcune loro dichiarazioni fuori contesto, con l’intenzione di ritrarli come persone poco attendibili, è un gesto inopportuno. Ritengo sia un dovere della Presidenza dell’Unione europea garantire che i propri rappresentanti affrontino le dichiarazioni e le prove contenute nella petizione.

 
  
MPphoto
 
 

  Adamos Adamou (GUE/NGL). (EL) Signor Presidente, la nostra maggiore preoccupazione suscitata dalle proposte intese a trovare una soluzione per il Kosovo riguarda il tentativo di rendere effettiva una dichiarazione unilaterale di indipendenza su base giuridica, cosa che avrebbe gravi conseguenze per il diritto internazionale.

Il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo al di fuori del quadro delle Nazioni Unite, attraverso una dichiarazione unilaterale, costituirebbe un pericoloso sviluppo; forse porterebbe ad altri versamenti di sangue e a ridisegnare le frontiere. Riteniamo inoltre che, in quanto palese violazione del diritto internazionale, verrebbe impiegata in altre situazioni di conflitto quale metodo per risolvere le controversie. Potrebbe accadere anche nel caso di Stati membri dell’Unione europea come Cipro.

La situazione in Kosovo è la continuazione nonché il risultato di politiche interventiste ed è un problema che può essere risolto solo nel quadro delle Nazioni Unite e nel rispetto del diritto internazionale, senza interventi esterni e violazione dei principi della Carta.

L’effetto delle misure prese in modo unilaterale può attualmente essere visto in Iraq. La pace può essere garantita unicamente attraverso soluzioni politiche giuridiche e concordate.

 
  
MPphoto
 
 

  Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, mi associo ai miei colleghi nel dare il benvenuto al Primo Ministro oggi in quest’Aula. Signor Presidente in carica, quanta strada ha percorso in 20 anni: dalla sofferenza in carcere all’incarico di Primo Ministro della Repubblica slovena, poi Presidente in carica del Consiglio europeo, e ora membro, come ci ha riferito, dell’UE, della NATO, della zona euro e dello spazio Schengen.

Concordo sul fatto che l’attuale situazione balcanica sia una questione incompiuta; la pace nella regione è molto importante per tutti noi. La ringrazio in particolare per aver parlato con sensibilità del prossimo referendum irlandese necessario alla ratifica del Trattato di Lisbona.

Potrei, forse, aggiungere al nostro slogan per il referendum le sue parole conclusive, quando ha affermato: “Mi preoccupo dell’Europa poiché l’Europa si preoccupa di me”. Non c’è uno slogan migliore per la consultazione referendaria irlandese! Non si può dar niente per scontato, sarà difficile farcela, ma mi creda, il partito Fine Gael, di cui faccio parte, il nostro leader e tutti i membri del Parlamento europeo non lasceranno nulla di intentato al fine di garantire che in Irlanda vinca il “si” al referendum sul Trattato di Lisbona. La ringraziamo, e cercheremo di portarle questo risultato prima del termine della sua Presidenza.

 
  
MPphoto
 
 

  Alexander Stubb (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, in quanto finlandese amo molto lo ski jumping e, per usare una similitudine, vorrei dire al Primo Ministro che il suo compito è come il trampolino di Planica, gli strumenti a sua disposizione sono gli sci Elan e spero che abbia la grinta di Primož Peterka.

Ritengo che sarà una Presidenza positiva per tre ragioni: primo, lei si è preparato molto bene; secondo, è estremamente umile, e ne abbiamo avuto prova nel suo discorso di oggi; terzo, è un uomo molto pratico. Questa è la chiave del successo.

La attendono tre grandi compiti. Se riesce a portarli a termini alla fine della sua Presidenza, ce l’avrà fatta. Il primo è il Trattato: se ci saranno molti Stati membri che lo ratificheranno senza problemi, avrà svolto un buon lavoro; il secondo è il pacchetto in materia di energia: se riuscisse a realizzarne anche solo una parte, avrebbe fatto un ottimo lavoro; e terzo, se riuscirà a risolvere anche la questione del Kosovo, lei ce l’avrà fatta.

Ritengo che la Presidenza slovena sarà una delle migliori a cui abbiamo assistito da lungo tempo. Buona fortuna!

 
  
MPphoto
 
 

  Tunne Kelam (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, la Slovenia è il primo Stato membro che, dopo aver sofferto durante il regime totalitario comunista, può ora guidare l’intera Europa. Pertanto è la sua sfida e opportunità epocale, signor Primo Ministro, per assumere la guida anche nel promuovere l’integrazione di esperienze storiche diverse, al fine di creare un’unica ed equilibrata percezione della nostra storia come storia comune europea.

Ritengo che lei, come tutti noi, abbia bisogno di credere che le uccisioni di massa avvenute sotto il regime comunista non si ripeteranno più. Questo è possibile solo se l’intera Europa ha lo stesso giudizio morale e politico sul totalitarismo comunista, come lo abbiamo avuto per il nazismo.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Si sono proposti altri due oratori, entrambi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, che si è opposto in modo più deciso alla procedura “catch-the-eye”. È interessante, a questo proposito, che siano tra coloro che ne fanno il maggior utilizzo.

 
  
MPphoto
 
 

  Anna Ibrisagic (PPE-DE).(SV) Signor Presidente, desidero innanzi tutto porgere le mie sincere congratulazioni alla Slovenia e augurarle tutto il meglio per la Presidenza. Signor Presidente Janez Janša, un collega ha già posto una domanda riguardo alla sua dichiarazione secondo cui la situazione in Bosnia è peggiore di quella del Kosovo. Vorrei essere sicura che lei risponda davvero. Pertanto, le chiedo nuovamente: su cosa basa questa affermazione? Perché semplicemente non è il caso in questione.

Con questa dichiarazione lei non solo ha dimostrato una mancanza di informazione, ma anche una scarsa diplomazia. Se la situazione fosse stata così complessa in Bosnia e peggiore del Kosovo, la sua affermazione sarebbe stata di certo pericolosa. Attendo dunque una risposta.

 
  
MPphoto
 
 

  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Primo Ministro, esistono vari progetti per noi molto importanti, tra cui il progetto “Ricerca sulle piccole e medie imprese”. Vorrei chiedere che le conclusioni del Consiglio ribadiscano che siamo in grado di completarlo in sede di prima lettura, in quanto ritengo sia una preoccupazione pressante per le nostre piccole e medie imprese.

Il secondo punto è che l’efficienza energetica sotto il profilo della produzione e del consumo dovrebbe costituire per noi il fulcro della discussione. In questo campo si può creare un elevato numero di posti di lavoro. L’agenda di Lisbona relativa ai nuovi posti di lavoro e all’occupazione è fondamentale per tutti noi.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Janša, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Onorevoli deputati, vi ringrazio per la discussione, le domande, le proposte e i suggerimenti dai contenuti molto interessanti e vivaci. Gran parte di quanto affermato verrà preso volentieri in considerazione nei prossimi sei mesi. Sono stato molto soddisfatto del vostro sostegno per le nostre priorità e mi sono particolarmente emozionato quando ho sentito citare l’inno nazionale sloveno non da uno dei miei colleghi sloveni, ma da un collega francese, e anche quando sono stati citati alcuni prodotti sloveni, quali gli sci Elan, e così via. In breve, ho ascoltato la discussione con piacere e sarò lieto di rispondere ad alcune domande. Purtroppo, il tempo a disposizione non mi consentirà di rispondere a tutte.

La ratifica del Trattato di Lisbona è senza dubbio una delle priorità politiche fondamentali dell’Unione europea nel 2008. Nel periodo antecedente la sua firma eravamo particolarmente consapevoli dell’importanza del Trattato. All’epoca, tutti parlavano di crisi. Adesso che il Trattato è stato firmato, riveste sempre la stessa importanza, sebbene non sia stato ancora ratificato, responsabilità che ci compete. Nello specifico, è una concreta responsabilità di ciascuno Stato membro portare a compimento la ratifica in conformità delle procedure sancite nelle rispettive costituzioni o legislazioni nazionali. Se possibile, questo dovrebbe essere fatto entro un termine concordato. Non desideriamo interferire negli affari interni di nessun paese, sia esso uno Stato membro o lo Stato che detiene la Presidenza per i prossimi sei mesi. Alcuni paesi in particolare hanno frainteso certe dichiarazioni. Non abbiamo mai affermato il contrario e sempre fatto appello alla solidarietà nelle discussioni di questioni sensibili che possono incidere sul processo di ratifica in quegli Stati membri in cui l’argomento potrebbe a volte essere controverso.

Il progresso dell’Unione europea non inizia con la Presidenza slovena e siamo convinti che continuerà in tutti i settori. Le priorità rese note non sono state citate in nessun ordine particolare, nel senso che ne affronteremo una quando avremo completato la precedente. Ci sforzeremo di realizzare quanto più possibile in tutti i settori elencati quali prioritari, e anche in altri.

Sono lieto che il Presidente della Commissione europea sia stato in un certo senso più specifico riguardo a punti per i quali non avevo più tempo a disposizione per affrontarli. Sicuramente, il pacchetto su ambiente ed energia sarà tra le sfide principali dei prossimi sei mesi e fino alla fine di quest’anno. Dobbiamo dimostrare nella pratica che i nostri obiettivi, delineati a marzo dello scorso anno, sono stati elaborati con serietà.

Desidero sottolineare ancora una volta che non ho alcun dubbio che una sana crescita economica sia l’unica base della prosperità e deve di certo essere una priorità. La strategia di Lisbona è chiara su questo aspetto, e vorrei sottolineare inoltre che la storia non termina qui. Questo è il punto in cui inizia la storia della giustizia sociale e sono entrambe importanti. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che, prima di poterla condividere equamente, occorre crearla.

Per quanto riguarda le domande più frequenti relative alla situazione nei Balcani occidentali, desidero rispondere ad alcune di esse particolarmente specifiche e in primo luogo quelle riguardanti le basi giuridiche della soluzione a questo problema. Non è nelle nostre intenzioni che l’Unione europea inizi una lunga discussione sulle basi giuridiche, alcune delle quali sono più solide e altre meno, dopo aver raggiunto la fine di una lunga ricerca di soluzioni concordate.

L’Europa non ha assolutamente bisogno di essere divisa su tale questione solo perché lo sono altri organismi. L’unità dell’Unione europea nella risoluzione di questo problema sarà una delle nostre priorità.

Desidero ricordarvi che, alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, una questione analoga e discussioni riguardo alle basi giuridiche si sono tradotte in otlre 100 000 morti in Bosnia-Erzegovina e in un milione di sfollati. Non è semplice recuperare il tempo perduto, ma possiamo imparare molto da questo.

Non è stato mai affermato che il problema della sicurezza è maggiore in Bosnia-Erzegovina rispetto al Kosovo. Tuttavia, quello che invece è stato detto è che per taluni aspetti è un problema molto grave, per esempio, il rimpatrio dei profughi. In Bosnia-Erzegovina esistono ancora molti profughi che non hanno potuto fare ritorno nelle proprie abitazioni. Sono state programmate molte iniziative da intraprendere in questo paese, ma non possono essere attuate finché i profughi non torneranno nelle loro case. Questa è una delle sfide che ci attendono e temo che siano state equivocate alcune delle affermazioni pronunciate in merito.

Pertanto, onorevoli deputati, signor Presidente del Parlamento, signor Presidente della Commissione, le priorità presentate sono la nostra sfida comune. Sono soddisfatto del vostro sostegno al fine di realizzarle insieme. Desidero nuovamente sottolineare l’importanza della cooperazione e della sinergia che possiamo raggiungere con la partecipazione congiunta delle tre principali istituzioni dell’Unione europea: il Parlamento europeo, la Commissione europea e, ovviamente, il Consiglio.

Faremo quanto in nostro potere al fine di sfruttare al massimo tale sinergia. Sono impaziente di essere qui con voi in numerose occasioni nel corso della Presidenza slovena e per confronti proficui e, come abbiamo già avuto modo di vedere, estremamente vivaci.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Signor Presidente in carica del Consiglio, le porgo i miei sinceri ringraziamenti per la convincente presentazione del suo programma per la Presidenza slovena. Tutti gli interventi nella discussione dei presidenti di gruppo responsabili e di altri membri hanno creato la percezione che lei può contare sull’enorme e incondizionato sostegno del Parlamento europeo. A nome di noi tutti le auguro ogni successo nel suo lavoro.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Barroso , Presidente della Commissione(EN) Signor Presidente, la ringrazio per questo dibattito estremamente interessante, in cui credo sia emerso un consenso molto ampio a favore delle priorità presentate dalla Presidenza slovena. Non potendo entrare nel dettaglio su tutti gli aspetti, nel mio primo discorso ho sottolineato alcune delle priorità per i nostri prossimi sei mesi di lavoro: la ratifica del Trattato di Lisbona, il nuovo ciclo della strategia di Lisbona e il nostro pacchetto sul clima e l’energia. Su quest’ultimo punto in particolare, mi ha molto incoraggiato il sostegno che diversi di voi hanno dato al nostro lavoro su questa materia. È fondamentale ora che noi rispettiamo gli impegni assunti.

I capi di Stato e di governo hanno approvato obiettivi ambiziosi, una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e il 20% delle energie rinnovabili. Non possiamo fissarci obiettivi senza impiegare gli strumenti che ci consentano di raggiungerli. È una questione di coerenza e credibilità, e anche il sostegno dimostratomi su questo punto nel dibattito odierno mi ha molto incoraggiato.

Desidero solo rispondere a una domanda sollevata nel corso del dibattito dagli onorevoli Schulz, Lambsdorff e Brok riguardo a un problema specifico attualmente oggetto di discussione in Germania, ossia la questione dei possibili finanziamenti per la delocalizzazione di un’impresa in Europa. Posso dirvi che il programma operativo sulla competitività per la Romania continua una clausola specifica che vieta l’impiego di Fondi strutturali per il cofinanziamento del trasferimento. La Commissione europea non ha ricevuto alcun progetto pertinente in materia, pertanto può confermarvi che in tale delocalizzazione non è coinvolto alcun finanziamento europeo per lo sviluppo regionale. Ovviamente riteniamo sarebbe inaccettabile l’impiego di finanziamenti dei fondi dell’Unione europea per un trasferimento all’interno della stessa Unione europea.

(Applausi)

È altresì vero che l’Unione europea, attraverso il programma PHARE, ha finanziato un parco industriale in Romania in cui ora stanno investendo numerose aziende. Questo è importante e porterò all’attenzione dei miei colleghi qui presenti, in particolare dei nostri amici tedeschi, questa questione nonché l’importanza di avere una responsabilità nella discussione.

Dobbiamo distinguere tra la delocalizzazione al di fuori dell’Unione europea e la delocalizzazione in Europa. Se dalla Finlandia si investe in Germania, anche dalla Germania si può investire in Romania. Siamo onesti a questo proposito. Dobbiamo rendere chiaro che in questo caso non si tratta di delocalizzazione al di fuori dell’Unione europea. Come certamente ricordate, io stesso e la Commissione abbiamo proposto un Fondo di adeguamento alla globalizzazione che viene già applicato esattamente nei casi in cui la delocalizzazione all’esterno dell’Unione potrebbe compromettere alcuni posti di lavoro. È di fondamentale importanza che anche i leader europei a tutti i livelli dell’Unione europea, in Commissione, nel Parlamento europeo, nonché a livello nazionale, abbiano il coraggio di spiegare i benefici dell’allargamento.

(Applausi)

La Germania è il paese che attualmente esporta maggiormente verso i nuovi Stati membri. L’allargamento dell’Unione europea sta creando occupazione anche in Germania. Le imprese tedesche investono inoltre molto nei nuovi Stati membri. È pertanto essenziale, da una prospettiva europea, spiegare che l’allargamento dell’Unione europea non è positivo solo per i nuovi Stati membri, ma rappresenta un’opportunità per l’intera Unione europea.

(Applausi)

Al contempo, concordo sul fatto che abbiamo il dovere di controllare che non vengano impiegate risorse dei Fondi strutturali per finanziare una specifica delocalizzazione di un’azienda. Sarebbe concorrenza sleale. Ma chiedo a tutti coloro che sono a favore dell’Europa di reagire e difendere quest’Europa unita allargata, nonché di avvalersi dei vantaggi che noi tutti, in tutti i nuovi Stati membri, trarremo da questa Europa più dinamica che oggi abbiamo la possibilità di realizzare.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Molte grazie, signor Presidente della Commissione per questa dichiarazione. Auguriamo grande successo alla Presidenza slovena. Adesso andremo insieme alla conferenza stampa. Le votazioni si svolgeranno dopo in quest’Aula. Vi ringrazio per la discussione positiva e molto intensa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Pierre Audy (PPE-DE) , per iscritto. – (FR) Complimenti, Primo Ministro Janša, per il suo intervento al nostro Parlamento europeo. Lei è il primo leader di uno dei paesi liberatisi dal giogo comunista che ha aderito all’Unione europea nel 2004, a essere nominato Presidente del Consiglio europeo.

È una sfida per lei, il suo popolo e il suo governo. Non esistono paesi grandi e paesi piccoli: esistono quelli buoni e quelli cattivi. I vostri risultati economici, il vostro recente ingresso nella zona euro e il benessere del vostro popolo, fanno di voi un esempio cui dovrebbero ispirarsi quei paesi che impartiscono lezioni agli altri.

Siete l’ultima parte della “troika” iniziata con la Germania e proseguita con il Portogallo, e spianerete la strada alle Presidenze della prossima “troika”: la Francia, la Repubblica ceca e la Svezia. Nello scrivere queste righe, penso al Kosovo, ai vostri fratelli dei Balcani occidentali e al loro futuro in Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. – Grazie Presidente, questo semestre di Presidenza slovena si apre in una fase in cui, sull’Europa, torna a spirare un vento di moderato ottimismo sul futuro dell’Unione. È giunto davvero il momento, dopo qualche anno di imbarazzi ed incertezze, di far decollare il progetto dell’Europa a 27. Su un punto torno a chiedere una riflessione alla Presidenza di turno: la doppia sede del Parlamento europeo.

In questo momento, in cui stiamo di continuo chiedendo sacrifici ai cittadini dei nostri rispettivi Paesi, daremmo davvero un segnale forte decidendo di concentrare tutti i nostri lavori a Bruxelles. La spesa, in termini di risorse economiche ed incombenze organizzative, che l’Europa sostiene per questo “trasloco mensile” sta diventando davvero insopportabile agli occhi dei cittadini, i quali non si spiegano le ragioni di tale assurda situazione. La sede di Strasburgo, che pure è una splendida cittadina, potrebbe essere utilizzata per altri prestigiosi scopi in seno alle attività dell’UE. Diamo il buon esempio e, su questo tema, passiamo dalle parole ai fatti.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Come emerge chiaramente dalla discussione e come espressamente dichiarato nel suo programma, la Presidenza slovena proseguirà, attenendosi in modo preciso, l’agenda della Presidenza tedesca, dando priorità alla ratifica del Trattato di Lisbona. Siamo consapevoli che le élite politiche dell’Unione europea desiderano che il Trattato venga ratificato da tutti gli Stati membri prima delle elezioni del 2009. Pertanto, continuano a esercitare una forte pressione al fine di evitare che si indicano consultazioni referendarie, ad eccezione dell’Irlanda in cui tale procedura è prevista dalla costituzione, e rendendo così chiara la loro propensione alla democrazia e all’avvicinarsi ai cittadini, che esiste solo quando non vi sono rischi che questi ultimi votino contro le loro opinioni e i loro interessi.

Inoltre, la loro principale priorità sembra essere quella che chiamano il “secondo ciclo della strategia di Lisbona”, inteso ad aumentare la liberalizzazione e gli attacchi ai servizi pubblici nonché ai diritti sociali e del lavoro. Abbiamo altresì il timore che quanto sta accadendo in Kosovo sia più che una minaccia per la pace e lo sviluppo in Europa qualora l’indipendenza venga dichiarata unilateralmente.

Al contempo, restano insoluti i gravi problemi sociali quali la disoccupazione, il precariato, la povertà e la crescente disuguaglianza sociale e territoriale.

Continueremo a lottare affinché si abbandonino tali politiche neoliberali e si prosegua in direzione di un’Europa di giustizia e progressi sul piano sociale, e di pace.

 
  
MPphoto
 
 

  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Con la Presidenza slovena del Consiglio inizia il terzo atto della farsa diretta dalle forze promotrici dell’integrazione federalista, neoliberale e militarista in Europa, in cui l’Unione europea, sotto la guida della Germania, impone un trattato precedentemente rifiutato, evitando che si indicano consultazioni referendarie a livello nazionale.

Sostengono che i referendum non sono necessari:

– in quanto vi è un “ampio consenso” sui punti proposti dal Trattato in tutti i paesi, in particolare nei parlamenti nazionali. Tuttavia, una delle principali lezioni apprese dai referendum di Francia e Paesi Bassi, è sicuramente che hanno rivelato una profonda discrepanza tra la volontà dei cittadini e quella delle “maggioranze parlamentari”;

– perché la ratifica da parte dei parlamenti è legittima e democratica al pari di quella che avviene attraverso un referendum. In quale modo dovremmo dunque interpretare l’affermazione secondo cui indire un referendum in Portogallo accrescerebbe il rischio che il Trattato non entri in vigore? Hanno il timore che il risultato della consultazione sia diverso da ciò che vogliono, ed è per questo che non se ne terrà alcuno;

– perché la proposta del Trattato è diversa da quella respinta in precedenza e contempla un “cambiamento sostanziale”. Ancora non ci dicono in che cosa consiste. Tuttavia, gli stessi promotori non asseriscono che i contenuti principali sono gli stessi? Leggete le dichiarazioni di Giscard d’Estaing.

Sono motivate dalla paura…

 
  
MPphoto
 
 

  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. (PL) Il programma della Presidenza slovena soddisfa tutte le necessità di chi è interessato all’economia ed è convinto che una buona condizione economica sia una delle chiavi per il successo dell’Unione.

Nel programma della Presidenza ho trovato molti riferimenti importanti alla strategia di Lisbona e al ruolo del mercato interno nel processo di rafforzamento dell’Unione europea sulla scena internazionale.

L’Unione del XXI secolo dovrebbe concentrarsi sull’istruzione e la formazione. Una società colta ha un’enorme potenziale, e questo dovrebbe quindi trovare un’applicazione in economia, basata principalmente sulle fiorenti piccole e medie imprese, e semplici da avviare, prive di formalità e spese inutili. Tali aziende devono poter avere accesso a lavoratori con una formazione adeguata e a risorse di ricerca, nuove tecnologie e così via. La Presidenza presta molta attenzione a questo aspetto.

La dichiarazione con cui la Presidenza si impegna a eliminare gli ostacoli e a concentrarsi su come legiferare meglio invia alle imprese un segnale significativo. Sappiamo che non esiste nulla di peggiore di una normativa scadente.

Ritengo sia particolarmente importante collegare l’iniziativa sull’eliminazione degli ostacoli amministrativi alle imprese all’apertura di percorsi alternativi per le nuove tecnologie.

La Presidenza terrà conto anche dei consumatori; i loro interessi sono importanti come quelli delle imprese, e dovrebbero essere rappresentati e tutelati allo stesso modo.

Il programma della Presidenza è molto ambizioso, ma delinea con chiarezza le sue priorità, sulle quali concordo.

Non mi resta che congratularmi e augurarvi tutto il successo possibile.

 
  
MPphoto
 
 

  Gábor Harangozó (PSE), per iscritto. – (HU) Prima di iniziare, desidero dare il benvenuto all’ambizioso programma della Presidenza slovena, che sta affrontando l’importante coesione dei Balcani occidentali quale questione primaria per l’intera Unione europea.

Secondo la relazione annuale della Commissione per il 2006, l’adesione del 2004 è stata un grande risultato per i vecchi e i nuovi Stati membri, ma il fattore principale di tale riuscita è stata la gestione equilibrata di tale processo.

Attualmente, l’Unione europea deve affrontare nuove sfide che richiedono sforzi maggiori. Al fine di far fronte adeguatamente a questi problemi, tra cui la creazione dei prerequisiti per l’adesione di Croazia e Turchia, è essenziale il massimo contributo della Presidenza slovena nel portare a termine tutte le priorità del suo programma.

L’interesse principale dell’Unione europea è sostenere i processi di riforma nei Balcani occidentali, nonché risolvere la situazione del Kosovo, nel quadro della prospettiva europea, con un risultato accettabile per tutte le parti. L’allargamento è un interesse strategico e di politica della sicurezza per l’Unione europea, e necessita di un’efficace politica di sviluppo nonché della cooperazione in partenariato.

Occorre inoltre continuare a porre l’accento sulla creazione di programmi per i Balcani occidentali intesi a ridurre le differenze nel grado di sviluppo e a rafforzare la coesione regionale, economica e sociale. È tuttavia fondamentale stimolare l’investimento nelle risorse umane e sostenere i progressi di una società creativa e basata sulla conoscenza al fine di garantire l’equilibrio tra la crescente competitività e la coesione, nonché per incoraggiare la crescita dei Balcani occidentali. Conformemente al principio di solidarietà europea, occorre compiere sforzi volti a ridurre la povertà e a garantire un “aiuto diretto” anche ai paesi dei Balcani occidentali. È inoltre nostra responsabilità comune appoggiare il programma della Presidenza slovena affinché i principali obiettivi dell’Unione vengano raggiunti.

 
  
MPphoto
 
 

  Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto. (PL) Tutti i paesi che nel 2004 hanno aderito all’Unione europea sono orgogliosi che uno di loro, la Slovenia, abbia assunto la Presidenza. Accogliamo con favore le dichiarazioni della nuova Presidenza e i primi passi da essa compiuti. Le priorità per la prima metà del 2008 riguardano molto chiaramente la prosecuzione del lavoro dei predecessori della Slovenia, in primo luogo nell’ambito del rinnovamento dell’agenda di Lisbona, la ratifica di un nuovo Trattato e le iniziative intese a contrastare il riscaldamento globale. La continuità nel lavoro è un elemento auspicabile nell’Unione europea, tenendo conto della rotazione semestrale della Presidenza.

A prescindere dalle priorità annunciate, la Slovenia, a causa della sua storia e della posizione geografica, è considerata un paese legato ai Balcani. Questo implica la possibilità di un ulteriore all’allargamento dell’Unione ma, soprattutto, gravi problemi concernenti la questione dell’indipendenza del Kosovo. Comprendere questa regione problematica è un chiaro vantaggio della nuova Presidenza.

Auspichiamo inoltre che un paese che è riuscito nel lavoro di trasformazione e adeguamento ai requisiti dell’Unione europea, terrà in considerazione i problemi che affrontano i nuovi Stati membri in termini di obblighi irragionevoli riguardanti l’energia rinnovabile e le emissioni dei gas a effetto serra. Occorre trovare un equilibrio tra l’impegno nel tutelare l’ambiente naturale e la necessità di mantenere competitiva l’economia europea a livello globale. Vi auguro successo e vi ringrazio per l’attenzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) L’inizio del 2008, ossia di “Insieme nella diversità: l’Anno europeo del dialogo interculturale”, è un momento importante per l’Unione europea, in particolare perché la Presidenza dell’Unione nella prima metà dell’anno spetterà per la prima volta a un nuovo Stato membro, la Slovenia.

Alla sinergia in Europa possono contribuire quattro aree prioritarie, che pongono in rilievo l’attuazione della nuova strategia di Lisbona per la crescita e lo sviluppo, l’energia e i cambiamenti climatici, nonché le relazioni con i Balcani occidentali. La Slovenia ha l’opportunità di diventare l’architetto della leadership mondiale dell’Unione europea nella lotta al riscaldamento globale.

Al momento, l’adesione all’euro è un tema di grande attualità in Slovacchia, sulla cui ammissione alla zona euro si deciderà nel corso della Presidenza slovena. La Slovenia è un esempio per la Slovacchia: è stato il primo paese dei 10 e il tredicesimo tra tutti gli Stati membri a introdurre l’euro, nel 2007. La Slovacchia può apprendere da molte delle esperienze slovene e impiegarle per prepararsi all’introduzione della moneta unica. Mi aspetto che la Slovenia faccia quanto possibile al fine di garantire un esito positivo della decisione sull’introduzione dell’euro in Slovacchia entro il termine fissato del 1° gennaio 2009.

Auspico che la Presidenza slovena, grazie alle sue iniziative e nei sei mesi di mandato, possa convincere i 500 milioni di cittadini europei che anche un piccolo paese di soli 2 milioni di abitanti è capace di una leadership dell’Unione europea di successo, e credo fermamente che ci riuscirà.

 
  
MPphoto
 
 

  Margie Sudre (PPE-DE) , per iscritto. – (FR) Desidero rivolgere i miei più calorosi auguri di successo alla Presidenza slovena, che rappresenta un modo di consacrare la riunificazione di un’Europa divisa dalla guerra fredda.

La Slovenia, che ha collaborato con la Germania e il Portogallo nell’elaborazione di un programma della durata di diciotto mesi, termina un ciclo di presidenze contrassegnate dal positivo rilancio delle istituzioni e dalla grande responsabilità di seguire il processo di ratifica del Trattato di Lisbona.

Questa è un’importante sfida cui tutti noi dobbiamo contribuire, ognuno nel rispettivo Stato membro, affinché la prossima Presidenza francese possa definitivamente porre queste nuove basi comuni prima delle elezioni europee del 2009.

Al contempo, la Presidenza slovena deve proseguire e completare la strategia di Lisbona, al fine di rispondere alle sfide cui l’Europa deve far fronte sul fronte dell’energia e dei cambiamenti climatici, della crescita e dell’occupazione.

Auspico sinceramente che la Presidenza slovena riesca a garantire la pace e la stabilità nei Balcani occidentali e a creare un approccio comunitario unico alla questione dello status definitivo del Kosovo, in modo tale che il 2008, Anno europeo del dialogo interculturale, possa essere realmente l’occasione per tutti gli europei di riaffermare i loro valori di tolleranza e di comprensione reciproca.

 
  
MPphoto
 
 

  Csaba Sándor Tabajdi (PSE), per iscritto. – (HU) Il fatto che un nuovo Stato membro, che ha aderito all’Unione nel 2004, ne assuma la guida nella prima metà del 2008 è di significato storico. È un importante passo affinché i paesi che hanno di recente aderito occupino il posto che meritano al tavolo dell’Unione.

Per la prima Presidenza di uno dei nuovi Stati membri la posta in gioco è molto alta e la Slovenia è a capo dell’Unione in un momento fondamentale. I principali compiti della Presidenza slovena consistono nel contribuire al processo di ratifica del Trattato di Lisbona, nell’avviare in modo dinamico il nuovo ciclo triennale di Lisbona e nel proseguire lo sviluppo della politica integrata in materia di energia e di protezione del clima.

La Presidenza slovena si sta occupando dell’integrazione dei Balcani occidentali, e in particolare della questione del futuro status del Kosovo, quale priorità. La sensibilità e la conoscenza slovene della regione possono rendere un po’ più semplice il complicato processo organizzativo e promuovere la salvaguardia dell’unità raggiunta dal Consiglio europeo di dicembre 2007, riguardo alle missioni da inviare in Kosovo.

A marzo, nel corso della Presidenza slovena, la Commissione europea proporrà norme per una revisione adeguata della politica agricola comune, che ne costituirà l’apertura verso riforme complete relative ai finanziamenti e a livello concettuale. Nel 2008, la Presidenza porrà inoltre in rilievo i programmi per l’Anno europeo del dialogo interculturale.

Incoraggiamo i nostri amici sloveni affinché la loro sia una Presidenza di successo. Sono sicuro che le politiche e la diplomazia slovene porteranno a termine con esiti positivi i compiti difficili e che, in quanto nuovo Stato membro, possiamo essere orgogliosi del nostro vicino.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS
Vicepresidente

 
Note legali - Informativa sulla privacy