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Procedura : 2006/0310(CNS)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0447/2007

Discussioni :

PV 16/01/2008 - 9
CRE 16/01/2008 - 9

Votazioni :

PV 17/01/2008 - 6.2
CRE 17/01/2008 - 6.2
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0015

Discussioni
Giovedì 17 gennaio 2008 - Strasburgo Edizione GU

8. Dichiarazioni di voto
PV
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  Presidente. – Desidero avanzare la seguente proposta in merito alle votazioni: inizieremo con le dichiarazioni di voto per poi sospendere la seduta alle 13.00. Tutte le dichiarazioni di voto in sospeso potranno essere presentate questo pomeriggio al termine della discussione e dopo lo svolgimento di tutte le votazioni.

(Vivi applausi)

(Il Parlamento approva la proposta)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. GÉRARD ONESTA
Vicepresidente

 
  
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

- Relazione Michael Cashman (A6-0514/2007)

 
  
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  Roger Helmer (NI).(EN) Signor Presidente, devo ammettere di aver votato contro questa misura in particolare. L’onorevole Cashman è senza dubbio una persona deliziosa, ma devo riconoscere che ogni volta che vedo qualcosa con sopra scritto il suo nome, la guardo con un certo grado di scetticismo.

Il punto qui è che abbiamo un’Agenzia europea per i diritti fondamentali, come se negli Stati membri non esistesse alcuna tutela dei diritti umani. Mi domando se davvero abbiamo bisogno di questa istituzione a livello europeo. Non si tratta forse soltanto di uno di quei casi per espandere la burocrazia e creare nuovi quangos, come li chiamiamo noi in Gran Bretagna? È un vero e proprio fardello che grava sulle spalle dei contribuenti e che, anche a detta di molti altri, non porterà alcun contributo effettivo alla questione dei diritti umani.

Non vi sono inoltre le basi per detta Agenzia, dato che ancora manca la Costituzione che ci era stata promessa, e che ora si propone di portare avanti senza ricorrere a un referendum.

 
  
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  Derek Roland Clark (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, non ho votato a favore della presente relazione perché il Regno Unito già rispetta i diritti umani. È firmatario di numerosi accordi internazionali e non ha bisogno di sentirsi dire come si deve comportare da un’UE che ha annullato i risultati delle consultazioni referendarie che si sono svolte in Francia e nei Paesi Bassi in modo perfettamente costituzionale.

Questi paesi hanno respinto la Costituzione, la quale è stata poi sostituita con un Trattato equivalente, stato approvato ancor prima che venisse visionato per intero da coloro che l’hanno firmato.

È chiaro che l’UE non ha alcun rispetto dei diritti democratici e non può pertanto essere considerata un custode sicuro e affidabile dei diritti umani.

 
  
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  Thomas Wise (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso la possibilità di spiegare il mio voto. Questa è la prima volta che lo faccio. Non ho votato a favore della proposta, perché, sebbene la commissione in questione si chiami commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, essa non offre alcuna libertà ai cittadini, non garantisce giustizia e interferisce negli affari interni. A noi britannici era stato promesso un referendum, che però non ci verrà accordato. Che cosa intende fare al riguardo proposito l’Unione europea?

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, la ringrazio vivamente per avermi dato la possibilità di spiegare il mio voto in merito a questo importante tema.

Forse non ne siete a conoscenza, ma rappresento la circoscrizione di Londra, la più grande città del mondo, nonché capitale della più illustre nazione a livello globale.

Ciò che vorrei che venisse compreso è che Londra è effettivamente una città eterogenea. Mi spiego meglio: abbiamo già 300 lingue e 14 religioni e, in generale, non abbiamo problemi a convivere. Pertanto l’UE potrebbe realmente imparare molto da Londra su come garantire il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona.

Non serve che queste problematiche vengano risolte a livello europeo. Cosa potrebbe imparare da questa istituzione Londra, la città più eterogenea d’Europa, e forse persino del mondo? Che cosa potrebbe apprendere sui diritti umani? Cosa potrebbe imparare sui diritti fondamentali? Assolutamente nulla!

Permettetemi di aggiungere quanto segue. L’imminente ratifica della Costituzione europea, nonostante sia stata respinta in due referendum, è antidemocratica, vile…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Daniel Hannan (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, su quale base giuridica stiamo costruendo questa agenzia? La Costituzione europea avrebbe conferito autorità all’Agenzia per i diritti fondamentali, così come lo farebbe il Trattato di Lisbona. Ma al momento l’unica base giuridica di cui l’Agenzia dispone è un insieme pasticciato e inconsistente di comunicazioni, comunicati stampa e risoluzioni del Consiglio.

L’Unione europea non ha alcun problema con la violazione sistematica dei diritti umani, bensì con la violazione sistematica dei diritti democratici. Il nostro problema è che una carta dei diritti umani scritta è priva di significato, se non vi sono anche meccanismi per far sì che i leader ne tengano conto.

Se si guarda alle costituzioni dell’ex Germania dell’est e dell’Unione Sovietica, si constata che erano piene di queste belle promesse di libertà, che però, come scoprirono le popolazioni di quegli infelici paesi, non avevano alcun valore senza la democrazia.

Ecco perché, se si vuole imporre la carta dei diritti umani, prima si deve consultare il popolo attraverso un referendum. Pactio Olisipio censenda est!

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, anch’io ho votato contro a questa assurda proposta di un’agenzia per i diritti umani nell’UE.

Noi del Regno Unito, come molti altri paesi, siamo firmatari di lunga data della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Tali diritti si trovano lì dato che richiedono una vigilanza esterna e qualsiasi giurisdizione necessaria si trova in questa città sotto quell’egida e non sotto quella imposta dall’UE.

Detta agenzia pertanto è del tutto inutile, sarebbe un ulteriore spreco di denaro pubblico. Il suo intento primario è quello di fornire all’UE un altro strato di quel sistema di Stato autonomo che vuole diventare, così che possa pavoneggiarsi come una sorta di superstato in un’Europa che riconosce ai suoi cittadini diritti, di cui in realtà sono già titolari.

Se vuole riconoscere diritti, che riconosca allora il diritto fondamentale al voto in merito a questioni come questa: dire “sì” o “no” a una Costituzione.

 
  
  

– Relazione Agustin Diaz de Mera Garcia Consuegra (A6-0447/2007)

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Signor Presidente, dato che le attività criminali sono in costante aumento e che la minaccia del terrorismo è in crescita, l’Europol deve diventare più flessibile.

I tre protocolli dal 2000 al 2003 che modificano e integrano la convenzione Europol non sono ancora entrati in vigore. Senza dubbio un’organizzazione che promuove il rispetto della legge non può essere efficace se le modifiche allo strumento giuridico su cui si basa entrano in vigore solo molti anni dopo la decisione di accettarle. La proposta di una decisione del Consiglio riguarda tale situazione ed è per questo che ho votato a favore.

Un importante cambiamento relativo alla presente situazione è la proposta di finanziare l’Europol dal bilancio comunitario e conferire al suo personale lo statuto di funzionari dell’UE. Ciò aumenterà il coinvolgimento del Parlamento europeo nella gestione dell’Europol e semplificherà il bilancio e la gestione del personale. La posizione del Parlamento europeo, inoltre, verrà rafforzata dato che aumenterà il controllo democratico dell’Europol. Le spese finanziarie dell’Unione, infine, saranno confrontabili alle spese attuali degli Stati membri.

 
  
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  Oldřich Vlasák (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, la prego di permettermi di spiegare perché non ho preso parte alla votazione riguardante la presente relazione. In primo luogo, credo che l’Europol stia già funzionando a dovere sulla base di accordi e cooperazione bilaterali. In secondo luogo, la Repubblica ceca, insieme ad altri paesi, è entrata nello spazio Schengen ed è necessario, innanzi tutto, abituarsi a tale cooperazione, analizzarla e successivamente migliorarla. Qualsiasi altra integrazione volta a trasformare l’Europol in una forza di polizia europea, inoltre, richiederà la ratifica del Trattato di Lisbona. Solo allora potremo parlare di possibili cambiamenti alla base giuridica dell’Europol.

 
  
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  Roger Helmer (NI).(EN) Signor Presidente, vorrei far notare che lei ha spento il microfono del mio collega, onorevole Kamall, allo scadere dei 60 secondi, mentre è molto più generoso quando vengono dette cose che reputa più gradevoli.

Uno degli errori che facciamo qui nell’Unione europea è quello di confondere la “cooperazione” con il “sovranazionalismo”. Sono assolutamente a favore della politica di cooperazione, qualsiasi persona assennata lo sarebbe oggigiorno. Tuttavia, sono decisamente contrario alla creazione di autorità sovranazionali, come dovrebbe diventare l’Europol, che, come un mio collega ha detto a proposito dell’Agenzia per i diritti fondamentali, costituisce uno degli attributi che l’Unione europea pretende di possedere quale Stato autonomo.

Il problema è che queste organizzazioni mancano di legittimazione democratica e questo è molto pericoloso. Fintanto che il Trattato di Lisbona non verrà sottoposto a un referendum, sia all’Europol che all’Unione europea mancherà la legittimazione democratica.

 
  
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  Derek Roland Clark (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, non potrei essere meno d’accordo su questa relazione. Ho votato contro. La cooperazione tra le forze di polizia, sì; la cooperazione forzata e l’obbligatorietà, no; soprattutto qualora i ranghi di questa forza di polizia vantino una polizia armata che potrà essere inviata ovunque all’interno dell’Unione europea.

Nel Regno Unito di norma non abbiamo una polizia armata e pertanto non ne potremmo tollerare l’ingresso dall’esterno per ordine dell’Europol. Non è qualcosa in cui crediamo. Nel nostro paese gestiamo le cose diversamente.

Mi ha deluso in modo particolare il fatto che gli emendamenti nn. 56 e 57 non siano stati accolti, perché, in caso contrario, avrebbero soppresso l’immunità alla forza di polizia. Nel Regno Unito, siamo abituati a una forza di polizia che, se causa danni alla proprietà o viola la persona o esegue un arresto senza un buon motivo, può essere successivamente accusata di reato. Ma in fin dei conti la cosa non mi sorprende, dato che, dopotutto, siete disposti a imporre una costituzione senza chiedere niente a nessuno.

 
  
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  Thomas Wise (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, per la seconda volta mi alzo per dichiarare il mio voto contrario a questa proposta.

In Gran Bretagna abbiamo una filosofia molto semplice: nessun uomo è al di sopra della legge, neppure la Regina, la sovrana d’Inghilterra. Ci vorrà il dovuto processo. In questa legislazione abbiamo creato una situazione in cui vi sono persone al di fuori della legge, che non possono essere perseguite legittimamente.

Ho già dichiarato in quest’Aula che se l’Unione europea è la risposta, la domanda doveva essere davvero stupida, e questo non è mai stato più vero di adesso.

Citerò un commento di Kennedy: “Coloro che rendono impossibile una protesta pacifica, rendono inevitabile una protesta violenta”.

 
  
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  Nirj Deva (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, la cooperazione transnazionale in materia di criminalità internazionale, terrorismo, droga e così via è di vitale importanza. Già oggi l’Europol, in collaborazione con altre forze di polizia, sta adempiendo a questo compito.

Tuttavia, la creazione di un ufficio europeo di polizia che rafforzi il potere centrale non risolverà i problemi che sono emersi in Gran Bretagna presso le comunità locali. Oggi, il mio paese, il mio partito, in quanto composto da leali conservatori, ha votato contro la presente risoluzione.

Il mio partito ha anche chiesto che venga indetto un referendum sul Trattato costituzionale dell’UE. Non dispongo di altro luogo che non sia quest’Aula per protestare contro ciò che il Primo Ministro Brown sta facendo per sottrarsi all’impegno preso di tenere detto referendum.

Pertanto rinnovo la richiesta fatta al Primo Ministro Brown di concedere al popolo britannico tale referendum.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, mi rendo conto che questa proposta di decisione del Consiglio prevede la conversione dell’Europol in un’agenzia europea, come esposto per sommi capi nella relazione.

Dobbiamo riconoscere che ciò comporterà due conseguenze. Innanzi tutto, i fondi dovranno essere forniti dal bilancio comunitario e il personale dell’Europol acquisirà lo status di funzionario della Comunità. La relazione contiene anche disposizioni riguardanti il coordinamento, alle quali tutti siamo favorevoli, l’organizzazione e lo svolgimento di indagini e azioni operative congiuntamente con le autorità competenti degli Stati membri o nel quadro di squadre investigative comuni.

Nella lotta contro la criminalità, i Conservatori sono a favore della cooperazione aperta tra la forze di polizia in Europa e oltre i suoi confini, ma non possiamo assolutamente accettare che l’UE svolga un ruolo di alcun tipo nel centralizzare detta cooperazione. Inoltre, l’Europol è un’agenzia non necessaria, dato che esistono già altre organizzazioni che svolgono questa funzione a livello mondiale.

È per questo motivo che vorrei aggiungere che la futura ratifica della Costituzione europea, malgrado sia stata respinta in due consultazioni referendarie, è antidemocratica, vile e illegittima.

 
  
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  Daniel Hannan (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sono lieto di aver la possibilità di formulare una dichiarazione di voto. Ho richiesto il tempo di parola nel dibattito riguardante tale questione, ma una delle conseguenze dell’infelice mésalliance del mio partito con il Partito popolare europeo consiste nel fatto che ai conservatori britannici viene sistematicamente negato il tempo di parola nei dibattiti su temi rilevanti.

Ciò che volevo dire è che questa relazione si basa su un fraintendimento concettuale. Le persone dicono che, dato che esiste una criminalità transfrontaliera e dato che la criminalità è internazionale, abbiamo bisogno di una polizia transfrontaliera.

Ma già l’abbiamo. Le forze di polizia degli Stati nazionali collaborano da decenni con risultati notevoli. Abbiamo l’Interpol, abbiamo la Convenzione dell’Aia, abbiamo i trattati di estradizione, riconosciamo il periodo di detenzione trascorso di un altro paese come facente parte della sentenza e così via.

La differenza sta nel fatto che tutto ciò si basa su decisioni democratiche tra Stati indipendenti, mentre quello che si propone di fare con l’Europol è la federalizzazione di ciò che dovrebbe essere una questione nazionale sensibile, segnatamente il controllo del diritto penale.

Se vogliamo conseguire questo obiettivo, dovremmo prima consultare la popolazione mediante un referendum, ecco perché ne è necessario uno sul Trattato di Lisbona.

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, alcuni dei motivi diffusi per questa proposta sull’Europol sono praticamente inesistenti. Viene insinuato che dobbiamo modificare la base giuridica, che è necessario sovvenzionarlo con i fondi dell’UE, che coloro che vi saranno impiegati diventeranno funzionari dell’Unione, che dobbiamo ampliare il suo ambito di competenza e che abbiamo bisogno di un’agenzia al fine di poter combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Mai sentita un’assurdità più grande! Stiamo combattendo efficacemente la criminalità organizzata e il terrorismo attraverso un’adeguata cooperazione di lunga data tra le forze di polizia.

Qui si tratta soltanto di creare un altro strato del sistema di sovranità dell’UE, affinché disponga di un’effettiva forza di polizia europea. Quei funzionari non faranno altro che intromettersi negli affari interni degli Stati membri e, come è già stato fatto notare, godranno dell’immunità per le loro azioni e si troveranno persino al di fuori dalla portata del controllo giurisdizionale degli Stati nazionali. Si tratta di una proposta assurda e assolutamente inutile.

 
  
  

– Relazione Lydie Polfer (A6-0516/2007)

 
  
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  Nirj Deva (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, in merito alla relazione Polfer, i conservatori hanno votato a favore della relatrice sulla questione del Caucaso meridionale.

Ma ancora una volta non è forse piuttosto curioso che, mentre siamo così ansiosi di proteggere le libertà democratiche e i diritti della popolazione del Caucaso meridionale e di garantire che abbiano una legittimazione e che possano esercitare il diritto all’autodeterminazione, quando si tratta della seria questione del Trattato costituzionale dell’Unione europea, il Primo Ministro Brown esponente del partito laburista, che ci aveva promesso un referendum, si sia ora tirato indietro.

Il mio partito, il partito conservatore, è furioso per il fatto che questa promessa non sia stata mantenuta ed ecco perché mi trovo qui a chiedere al governo laburista di concederci un referendum in merito a questa importante questione costituzionale, così come siamo preoccupati per quello che sta accadendo nel Caucaso meridionale.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, mi sembra di capire che questa relazione appoggi l’inserimento di Armenia, Azerbaigian e Georgia nella politica europea di vicinato e che sia a favore di piani d’azione bilaterali per detta politica.

Mi sembra inoltre di capire che la relatrice inviti l’UE a sviluppare una politica regionale nel Caucaso meridionale da attuare congiuntamente con i paesi di quella regione. Naturalmente una delle parole d’ordine che apparirà in molte di queste relazioni sarà la parola “democrazia”. Forse non ne siete a conoscenza, ma io rappresento Londra. Rappresento la più grande città del mondo, capitale della più grande nazione a livello globale e si dà il caso che a Londra viva una comunità molto eterogenea, che comprende anche molte persone provenienti da Armenia, Azerbaigian e Georgia.

Una delle cose che queste persone apprezzano della loro vita a Londra è la democrazia e il diritto di esprimere la loro opinione su questioni cruciali. Mi chiedono sempre: “Perché ci parla tanto di democrazia e poi nega proprio questo diritto ai cittadini britannici quando si tratta di un referendum sulla Costituzione?” Pertanto la Costituzione, nonostante sia stata respinta in due consultazioni referendarie, è antidemocratica, vile e illegittima.

 
  
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  Daniel Hannan (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, la ringrazio molto per la pazienza e l’umorismo che sta dimostrando in questa sessione. Come ho fatto ieri, vorrei estendere i miei ringraziamenti anche ai servizi e agli interpreti per averci assecondati.

Nella regione del Caucaso meridionale, al momento il grosso problema è la discussione sui risultati elettorali. L’Occidente ha più o meno tollerato la vittoria elettorale alla Saddam dell’attuale governo georgiano, ottenuta la prima volta con una preferenza di voti ben superiore al 90%, ma adesso che chiede la rielezione, stiamo a discutere se il voto di allora sia stato libero ed equo.

Quale esempio diamo noi, nell’Unione europea, a queste democrazie che cercano di emergere quando mostriamo un tale disprezzo per il nostro stesso processo democratico qui, nell’UE? Sembra necessario ricordare periodicamente a quest’Assemblea che il 55% degli elettori francesi e il 62% di quelli olandesi hanno votato “no” alla Costituzione europea, eppure questo stesso testo ricompare, questa volta senza nessun referendum, come Trattato di Lisbona.

Lo ripeto nuovamente: è necessario concedere al popolo un referendum sul Trattato di Lisbona. Pactio Olisipio censenda est!

 
  
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  Presidente. – Onorevole Hannan, il mio senso dell’umorismo è pari solo al vostro. Mi domando in continuazione come riusciate a inserire ovunque la parola “referendum”. Ci riuscite magistralmente, qualsiasi sia l’argomento Trattato.

 
  
  

– Relazione Roberta Alma Anastase (A6-0510/2007)

 
  
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  Roger Helmer (NI).(EN) Signor Presidente, ho votato a favore di questa misura, non perché sia stato un mio desiderio ponderato, bensì perché, da fedele conservatore quale sono, mi sono attenuto alla linea politica del partito.

Se fosse stato per me, probabilmente mi sarei astenuto o forse avrei votato contro. Devo ammettere che i problemi riguardanti il Mar Nero non sono al primo posto tra le priorità dei miei elettori delle East Midlands del Regno Unito e sospetto neppure al secondo o al terzo. Pertanto, si può dire in un certo senso che non si trattava di una questione della massima importanza.

Tuttavia, non credo che l’Unione europea dovrebbe avere una politica estera e di sicurezza comune. Ritengo che gli Stati nazionali dovrebbero avere le loro proprie politiche estere, ma sono assolutamente a favore del fatto che essi lavorino insieme e collaborino quando è nel loro interesse, sia che ciò avvenga con Stati aderenti all’UE che con paesi esterni a essa.

In ogni caso, la politica estera e di sicurezza comune può non avere alcuna legittimazione democratica, se non ci deve essere alcun referendum sul Trattato di Lisbona.

 
  
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  Derek Roland Clark (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, senza alcun dubbio questa nuova politica mira a facilitare, tra le altre cose, la fornitura di petrolio e di gas all’Europa occidentale attraverso quella regione.

Si tratterebbe di gas e petrolio russi e in questo momento state permettendo di essere messi nella condizione di poter essere presi in ostaggio. Tutti noi sappiamo che due Natali fa la Russia ha interrotto la fornitura di gas all’Ucraina; una volta che avrà ottenuto una quota ancora maggiore di approvvigionamenti di gas all’Europa occidentale, forse a un certo punto potrebbe riservare lo stesso trattamento anche a tutti noi.

Per lo meno qui in Francia hanno avuto la giusta idea di produrre almeno il 70% dell’elettricità con il nucleare ed è ormai tempo che l’UE elabori una politica per promuovere questo diritto in tutta l’Unione.

Ma invece, naturalmente, perdete tempo nel Caucaso meridionale, intorno al Mar Nero, con regimi che non sono affatto stabili e che potrebbero non volerci a casa loro. Ma ovviamente preferite fare così piuttosto che promuovere tra la vostra stessa popolazione un referendum sulla nuova Costituzione.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sono lieto di essere ancora in Aula, anche se lei, come altri, potrebbe non condividere la mia gioia nel trovarmi qui. Vorrei ringraziare tutti voi per la vostra pazienza.

Mi sembra di capire che questa relazione di iniziativa effettivamente appoggi la comunicazione della Commissione “Sinergia del Mar Nero Una nuova iniziativa di cooperazione regionale”, che mira a rafforzare la cooperazione con e all’interno della regione del Mar Nero attraverso l’integrazione delle politiche bilaterali esistenti con un nuovo approccio regionale. Essa tiene conto del fatto che, al fine di adottare tale approccio, detta comunicazione deve essere seguita da altri passi coerenti dell’UE al fine di incoraggiare una vera dimensione regionale adatta a quest’epoca.

Di quale regione stiamo parlando? Lasciate che chiarisca questo punto: la regione del Mar Nero comprende Stati membri dell’UE (Bulgaria, Grecia e Romania), nonché la Turchia e i paesi partner della PEV (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Repubblica di Moldavia e Ucraina), ma anche la Federazione Russa. Il grande filosofo Brook Benton, di cui è stata seguace e a cui si è ispirata l’eminente filosofa Randy Crawford, una volta affermò: “È una notte di pioggia in Georgia”. Quando il popolo europeo e quello britannico si vedono negare il diritto di voto in un referendum sulla Costituzione, allora nell’UE è senza dubbio una notte di pioggia per la democrazia.

 
  
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  Daniel Hannan (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sono grato per la sua cortesia e sono lieto di poter parlare in merito a questa relazione, perché mi sembra che l’Unione europea stia commettendo un errore generazionale e probabilmente epico, nel suo modo di trattare la Turchia.

In questo momento sembra evidente che non avremo mai l’intenzione di ammettere la Turchia come membro a pieno titolo. Risulta chiaro dalle maggioranze di quest’Assemblea e dalle promesse di referendum in Austria e in Francia, in cui si sono riscontrate maggioranze rispettivamente del 70% e dell’80% contro la sua adesione all’UE.

Se all’inizio avessimo detto ad Ankara che le cose stavano così e che avevamo l’intenzione di trovare una qualche alternativa, avremmo potuto procedere in amicizia e cooperazione. Invece ci stiamo prendendo gioco dei turchi, imponendo loro decine di migliaia di pagine di acquis communautaire, li stiamo umiliando per quel che riguarda l’Armenia, Cipro e il modo in cui trattano le loro minoranze e poi magari, tra forse 10 o 15 anni, dopo tutto questo, ce ne sbarazziamo come se niente fosse. Comportandoci così, rischiamo di creare proprio ciò che diciamo di temere: uno Stato islamista.

La Turchia è più di una democrazia rispetto all’Unione europea. Ha cambiato governo pacificamente. Mi auguro che avremo il coraggio di consultare il nostro stesso popolo. Pactio Olisipio censenda est!

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) La regione del Mar Nero, area di produzione e transito, ha un’importanza strategica per la diversificazione e la sicurezza degli approvvigionamenti di energia all’Unione europea. Sono convinto che la cooperazione regionale debba comprendere come partner a pieno titolo, oltre a Turchia e Russia, anche gli Stati membri dell’UE. Questo è il motivo per cui ho votato a favore della relazione in oggetto.

Sono preoccupanti i continui conflitti nella regione, che costituiscono una minaccia per la stabilità e lo sviluppo della zona. Esorto pertanto l’Unione europea affinché si assuma un ruolo più attivo negli sforzi tesi a risolvere i conflitti in quest’area strategica, e in modo particolare affinché si impegni nelle operazioni di pace e cooperi più a stretto contatto con il governo russo e ucraino. Vi sono ovvi problemi relativi allo sviluppo eterogeneo del settore privato in molti paesi della regione del Mar Nero. È necessario migliorare le condizioni d’investimento in quest’area sia per le imprese locali che per quelle internazionali attraverso misure tese a migliorare la lotta contro la corruzione e la frode e a promuovere riforme dell’economia di mercato.

 
  
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  Presidente. – Conformemente alla decisione dell’Assemblea, le dichiarazioni di voto proseguiranno dopo le votazioni di questo pomeriggio.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

– Relazione Michael Cashman (A6-0514/2007)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere il mio totale sostegno a questa relazione, frutto di un lungo e di un ottimo lavoro svolto dall’onorevole collega Michael Cashman.

A seguito, infatti, della trasformazione dell’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia in un’Agenzia incaricata della difesa e della promozione dei diritti umani e dopo che quest’ultima è stata ufficialmente istituita il primo marzo 2007, ad oggi non possiamo che riscontrare la totale non operatività della stessa dovuta alla mancanza di un direttore e di un quadro pluriennale.

In risposta a tale lentezza e inefficacia burocratica, il relatore propone di emendare il quadro pluriennale in un numero minimo di punti ed esorta la Commissione e il Consiglio ad accelerare il processo di selezione di candidati per il posto da direttore, al fine di facilitare il raggiungimento di un accordo tra le istituzioni UE, riconsegnando in tal modo questo strumento fondamentale per la difesa dei diritti umani ai cittadini.

Esorto dunque tutti gli onorevoli colleghi a sostenere questa relazione che rappresenta un primo passo verso l’operatività dell’Agenzia.

Il sostegno alle politiche UE per la difesa dei diritti umani ed al loro sviluppo non può e non deve dipendere da considerazioni e ritardi di derivazione politico-economica.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Nel febbraio 2007 ho ovviamente appoggiato la creazione di un’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, dato che reputo che tale agenzia possa contribuire in misura significativa ad aumentare la coerenza e la coesione della politica comunitaria in materia di diritti fondamentali.

L’Agenzia è stata istituita ufficialmente il 1° marzo 2007, ma è ancora in attesa degli elementi di base per diventare pienamente operativa, in altre parole la nomina del suo direttore e l’approvazione di un quadro pluriennale.

La presente iniziativa è volta ad adottare tale quadro pluriennale, che dovrà orientare il lavoro dell’Agenzia per i prossimi cinque anni attraverso la definizione delle aree tematiche in cui dovrà agire.

Accolgo pertanto con favore l’enorme sforzo compiuto da parte del relatore, l’onorevole Cashman, per facilitare i negoziati e spero, al pari di lui, che ciò incoraggi la Commissione e il Consiglio a concludere quanto prima sia i dibattiti su tale quadro pluriennale che il processo di selezione dei candidati per l’incarico di direttore.

Il popolo europeo non comprenderà le ragioni di ulteriori ritardi che impediscono all’Agenzia per i diritti fondamentali di diventare pienamente operativa.

 
  
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  Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto. (PL) Sono contrario alla creazione di un’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e di conseguenza non appoggio il quadro pluriennale per il periodo 2007-2012.

Ritengo che la proposta relativa alla creazione di simile agenzia e le sue funzioni non solo costituiscano uno spreco di denaro, ma anche un’iniziativa politica pericolosa, i cui effetti a lungo termine andranno a ledere gli Stati membri dell’Unione. I compiti fondamentali assegnati all’Agenzia corrispondono a una palese ingerenza nella sovranità degli Stati membri. L’esistenza della struttura non può essere giustificata, dato che in ciascun paese europeo sono già presenti istituzioni incaricate di salvaguardare la democrazia e di tutelare i diritti umani.

A mio avviso, le attività di tale agenzia si estenderanno inevitabilmente oltre le aree tematiche per cui è stata istituita. Nel corso della votazione di oggi dell’emendamento n. 6 ai considerando, ad esempio, è stata sollevata la questione di dare una definizione di essere umano e di stabilire il momento in cui esso acquisisce diritti umani.

Reputo che tale tipo di azione sia un tentativo oltraggioso di imporre di nascosto nozioni ideologiche pericolose nel quadro dell’Unione europea.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. − (EN) Sono a favore di questa relazione, nonostante la mia contrarietà e il mio disappunto riguardo al fatto che l’ex Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, istituito in seguito alle raccomandazioni della commissione consultiva sul razzismo e la xenofobia del Consiglio dei ministri, in seno alla quale io rappresentavo il Parlamento europeo, sia ora scomparso per trasformarsi in una più ampia Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali.

L’Osservatorio di Vienna ha svolto un lavoro estremamente prezioso promuovendo le prassi migliori nella lotta contro il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo e impegnandosi per impedire che dilaghino, nonché riferendo in merito all’attuale situazione in tutta l’Unione e nei paesi candidati. Il pericolo è che questo verrà perso, o almeno diluito, in tale nuova agenzia. Seguirò molto attentamente gli sviluppi della situazione.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La delegazione francese del gruppo PPE-DE si compiace per l’adozione della relazione Cashman riguardante l’adozione di un quadro pluriennale per l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2007-2012.

Il testo in questione definisce, inter alia, i precisi ambiti tematici della sua attività al fine di permetterle di adempiere al meglio alla sua missione e di raggiungere gli obiettivi.

La maggioranza della delegazione francese, adeguandosi al suo gruppo, ha respinto gli emendamenti dei liberali, che mirano a estendere la sua missione, da un lato, all’omofobia e alle violenze omofobe e, dall’altro, al razzismo nei confronti dei Rom. Tale scelta è stata dettata non dalla volontà di esprimere la sua contrarietà nei confronti di questa lotta legittima e giustificata, bensì perché questi obiettivi sono già coperti dalla proposta di decisione, che, tra le aree tematiche d’azione dell’agenzia, prevede precisamente il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza che vi è associata, nonché le discriminazioni basate su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, handicap, età, tendenze sessuali o appartenenza a minoranze.

Siamo soddisfatti dell’adozione della presente relazione che permetterà all’Agenzia di diventare pienamente operativa al fine di adempiere ai suoi compiti e garantire i diritti dei cittadini dell’Unione.

 
  
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  Ambroise Guellec (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La delegazione francese del gruppo PPE-DE si compiace per l’adozione della relazione Cashman riguardante l’adozione di un quadro pluriennale per l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2007-2012.

Il testo in questione definisce, inter alia, i precisi ambiti tematici della sua attività al fine di permetterle di adempiere al meglio alla sua missione e di raggiungere gli obiettivi.

La delegazione francese, seguendo l’esempio del suo gruppo, ha respinto gli emendamenti dei liberali, che mirano a estendere la sua missione, da un lato, all’omofobia e alle violenze omofobe e, dall’altro, al razzismo nei confronti dei Rom. Tale scelta è stata dettata non dalla volontà di esprimere la sua contrarietà nei confronti di questa lotta legittima e giustificata, bensì perché questi obiettivi sono già coperti dalla proposta di decisione, che, tra le aree tematiche d’azione dell’agenzia, prevede precisamente il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza che vi è associata, nonché le discriminazioni basate su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, handicap, età, tendenze sessuali o appartenenza a minoranze.

Siamo tutti soddisfatti per l’adozione di questa relazione che permetterà all’Agenzia di diventare pienamente operativa al fine di adempiere ai suoi compiti e garantire i diritti dei cittadini dell’Unione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Lasciando da parte gli aspetti criticati, che abbiamo già avuto la possibilità di evidenziare, lo scopo effettivo dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali verrà chiarito a tempo debito una volta che sarà operativa.

Nella discussione sulla definizione degli obiettivi e delle priorità del quadro pluriennale per il periodo 2007-2012, era chiaro che le sue aree tematiche erano ovviamente circoscritte a: razzismo, xenofobia e l’intolleranza che vi è associata; discriminazioni fondate su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, handicap o tendenze sessuali o appartenenza a minoranze; risarcimento delle vittime, prevenzione della criminalità e altri aspetti connessi relativi alla sicurezza dei cittadini; tutela dei minori, inclusi i diritti del bambino; immigrazione e integrazione degli immigrati; asilo; visti e controllo alle frontiere; partecipazione al funzionamento democratico dell’Unione; problematiche di diritti umani collegate alla società dell’informazione; e accesso a una giustizia efficiente e indipendente.

Il Parlamento europeo ha aggiunto la povertà estrema e l’esclusione sociale. Tuttavia, i diritti sociali, tra cui i diritti dei lavoratori, non sono stati considerati come priorità, neppure nel momento in cui i diritti sociali fondamentali vengono messi in discussione dalle politiche promosse dall’UE.

 
  
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  Elisabeth Morin (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Al pari della delegazione francese presso il gruppo PPE-DE, mi compiaccio dell’adozione della relazione Cashman riguardante l’adozione di un quadro pluriennale per l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2007-2012.

Il testo in questione definisce, inter alia, i precisi ambiti tematici della sua attività al fine di permetterle di adempiere al meglio alla sua missione e raggiungere gli obiettivi.

Come la delegazione francese e il gruppo PPE-DE, ho respinto gli emendamenti dei liberali, che mirano a estendere la missione dell’Agenzia, da un lato, all’omofobia e alle violenze omofobe e, dall’altro, al razzismo nei confronti dei Rom. Questi obiettivi sono in effetti già coperti dalla proposta di decisione, che, tra le aree tematiche d’azione dell’agenzia, prevede precisamente il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza che vi è associata, le discriminazioni basate su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, handicap, età, tendenze sessuali o appartenenza a minoranze.

Sono lieta per l’adozione di questa relazione che permetterà all’Agenzia di diventare pienamente operativa e di garantire i diritti dei cittadini dell’Unione.

 
  
  

− Relazione Agustin Diaz de Mera Garcia Consuegra (A6-0447/2007)

 
  
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  Bairbre de Brún e Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della proposta modificata perché contiene miglioramenti nell’ambito della protezione dei dati.

Tuttavia non sono concorde sul sempre maggiore spostamento delle questioni legate alla giustizia e agli affari interni dagli Stati membri all’UE. Per questo motivo, ho votato contro la risoluzione legislativa.

 
  
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  Gérard Deprez (ALDE), per iscritto. – (FR) È con convinzione che sostengo la relazione del nostro eccellente collega Díaz de Mera.

La trasformazione dell’Europol in agenzia comunitaria costituisce una rivendicazione del Parlamento europeo che ho sempre appoggiato.

Effettivamente, ciò comporterà che d’ora in poi il finanziamento dell’Europol sarà garantito dal bilancio comunitario e che si applicherà al suo personale lo statuto dei funzionari. In entrambi i casi, le competenze del nostro Parlamento ne usciranno considerevolmente rafforzate.

D’altro canto, la decisione del Consiglio amplia sensibilmente il campo e la capacità d’intervento dell’Europol, cosa che rispecchia anche le mie convinzioni.

Per farla breve, rendere l’Europol più operativo e assoggettarlo a un vero controllo democratico è una scelta che sostengo senza alcuna riserva.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Il gioco di prestigio che ci propone il Consiglio è riuscito alla perfezione: far passare l’Ufficio europeo di polizia, l’Europol, dalla condizione di agenzia di natura intergovernativa, finanziata dai bilanci degli Stati membri, ad agenzia dell’Unione europea finanziata dal bilancio dell’Unione e che applica lo statuto dei funzionari delle Comunità, il tutto prendendo a pretesto non imperativi politici bensì imperativi tecnici.

Effettivamente, dato che le missioni dell’Europol si sono estese considerevolmente a campi diversi da quello della sola criminalità organizzata, il Consiglio ritiene che il raggiungimento di questi nuovi obiettivi sarà garantito meglio a livello di Unione che non di Stati membri. Ed è così che, in nome del molto contestabile principio di sussidiarietà, vengono applicati la logica europeista dello spossessamento sistematico delle competenze degli Stati membri e l’approfondimento del modello sovranazionale.

Tali sono precisamente la filosofia e il senso delle riforme contenute nel Trattato di Lisbona, che i dirigenti europei e nazionali nel loro complesso vogliono imporre ai popoli e alle nazioni contro la loro volontà.

L’Europa non presta più ascolto ai suoi popoli, ma peggio ancora, li disprezza e mente loro. Mentre 26 paesi europei hanno già annunciato che non ratificherebbero il Trattato tramite consultazione referendaria, auspichiamo che la salvezza delle nazioni e dei popoli europei passi attraverso il rifiuto di questo ridicolo testo da parte degli irlandesi, gli unici autorizzati a decidere ed esprimersi.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. (PL) Gli Stati membri dell’Unione europea hanno creato l’Europol come risposta istituzionale attraverso la quale contrastare la criminalità organizzata. Oggi, a distanza di 12 anni dalla sua istituzione, ne discutiamo l’ampliamento delle competenze e l’ottimizzazione delle attività.

Il relatore ha condotto una valutazione accurata dell’attuale situazione di fatto e di diritto dell’Europol. Critica giustamente l’eccessivamente lunga e complicata procedura prevista per modificare lo status dell’Europol e inserirlo nella struttura organizzativa dell’Unione. Anche le misure correttive proposte nella presente relazione meritano di essere prese in considerazione e sostenute.

I primi tentativi compiuti per modificare le competenze dell’Europol dimostrano la difficoltà di raggiungere un’intesa per i paesi quando essi si trovano vincolati dal principio dell’unanimità. Credo pertanto che solo quando il Trattato di Lisbona verrà ratificato ed entrerà in vigore in tutti e 27 gli Stati membri, saremo in grado di introdurre cambiamenti procedurali e di migliorare la situazione attuale, dato che il Trattato riformerà anche il processo decisionale all’interno dell’UE.

Inoltre, conferire all’Europol lo status di agenzia dell’Unione europea, con tutte le conseguenze che implica, tra cui quelle finanziarie, permetterà all’UE nel suo insieme di contrastare più efficacemente la criminalità organizzata.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Dato che non sono stati ratificati né la proposta di Trattato né la presente proposta per l’adozione a maggioranza qualificata di decisioni sulle norme relative a struttura, attività, campo d’azione e compiti dell’Europol, le istituzione europee sono già stanche di cercare di convertire l’Ufficio europeo di polizia in un’agenzia dell’Unione europea.

Oltre alla nostra critica di fondo a tale processo, siamo preoccupati di doverci confrontare con:

- la possibilità che non verranno esclusi dal trattamento “le categorie speciali di dati concernenti l’origine etnica o la razza, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l’appartenenza a un partito o a un sindacato, l’orientamento sessuale o lo stato di salute”;

- la mancata adozione di tutele per la protezione dei dati personali trattati nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo e nelle relazioni con i paesi terzi, in modo particolare con gli Stati Uniti (ad esempio i dati dei passeggeri aerei);

- l’assenza di garanzia di accesso di un individuo ai suoi dati o persino la mancata informazione che tali dati vengono trattati dall’Europol;

- la mancata definizione chiara del controllo da parte dei parlamenti nazionali.

Ciò costituirebbe una palese violazione dei diritti, delle libertà e delle garanzie dei cittadini.

 
  
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  Antonio Masip Hidalgo (PSE), per iscritto. − (ES) Ho votato a favore del testo deciso con i contributi dei gruppi. Si tratta di una questione che incide sulla fondamentale cooperazione contro la criminalità. Mi sento in dovere di sottolineare, tuttavia, come hanno fatto i miei colleghi, gli onorevoli Fava e Moreno, che i nobili obiettivi della presente risoluzione non sono in linea con l’atteggiamento recalcitrante del relatore, l’onorevole Díaz de Mera, che l’11 marzo 2004 era il capo della polizia spagnola e che ha rifiutato di collaborare con il giudice che presiedeva il processo relativo al più grande attentato terroristico che abbia mai avuto luogo in Europa.

Il relatore, inoltre, è uno dei principali diffusori e collaboratori della vergognosa teoria secondo la quale i responsabili di quel massacro non furono cellule islamiste, bensì i terroristi dell’ETA. L’onorevole Díaz de Mera e altri, che si sono definiti “peones negros” (pedine nere) hanno tentato di confondere l’opinione pubblica internazione e, sebbene alla fine il loro punto di vista non sia stato perseguito come crimine (fu oggetto solo di una sanzione e di seri ammonimenti da parte del giudice), quest’Assemblea dovrebbe essere messa al corrente di tutti i fatti. I loro attacchi personali rivelano una mancanza di argomentazioni. Desidero infine esprimere il mio risentimento per il fatto che l’onorevole Díaz de Mera non ha neppure avuto la dignità del suo collega Jaime Mayor, che per lo meno ha tolto il suo nome dal testo sul terrorismo.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sulla relazione Díaz de Mera García Consuegra sull’istituzione dell’Ufficio europeo di polizia (Europol). Il mutare delle circostanze in seno all’Unione europea, le nuove forme di criminalità e le nuove minacce terroristiche impongono una rimodulazione dell’esistente organismo. Ritengo tuttavia doverose alcune precisazioni.

La trasformazione di Europol in agenzia dell’Unione europea non deve comportare un ulteriore aggravio per le finanze degli Stati membri e soprattutto una sottrazione dei fondi statali, già insufficienti, riservati alle forze dell’ordine nazionali. Al contrario, gli organi investigativi e di difesa dell’ordine pubblico vanno maggiormente tutelati e rafforzati. L’azione di Europol, infatti, deve essere di supporto e coordinamento a quella fondamentale e insostituibile delle forze dell’ordine dei vari Stati membri. In tal senso, mi compiaccio che la proposta preveda disposizioni riguardanti il coordinamento, l’organizzazione e lo svolgimento di indagini e azioni operative congiuntamente con le autorità competenti degli Stati membri o nel quadro di squadre investigative comuni.

 
  
  

− Relazione Lydie Polfer (A6-0516/2007)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) La presente relazione di iniziativa svela le reali ambizioni della politica europea di vicinato in modo particolare per quel che riguarda il Caucaso meridionale.

Esse devono delineare l’agenda geostrategica nei suoi aspetti politici, economici e militari, in altre parole il piano di intervento europeo in quest’area nevralgica, esercitando maggiori pressioni su Cina e Russia.

Ciò si tradurrà in una maggiore ingerenza e manipolazione dei conflitti dovuti allo smantellamento dell’URSS, con lo scopo di garantire alle maggiori potenze e ai gruppi economico-finanziari dell’UE di acquisire il controllo sulla regione, dato che anche le rivalità intercapitaliste sono palesemente evidenti.

È sufficiente scorrere “raccomandazioni”, quali l’incentivo a concludere accordi di libero scambio e la ricerca di ulteriori liberalizzazioni o il chiaro appello all’ingerenza attraverso il “sostegno” all’azione della “società civile”, garantendo che “le risorse [comunitarie!] siano distribuite senza […] interferenze statali”.

L’approccio alla questione dell’energia è di particolare rilevanza dato che sottolinea l’importanza dei corridoi energetici, che possono aggirare la Russia e il controllo sulle infrastrutture e sulle fonti d’energia.

Notiamo, infine, l’incoerenza tra il suo “sostegno incondizionato all’integrità territoriale e all’inviolabilità delle frontiere internazionalmente riconosciute della Georgia” e l’appello ai principi della Carta delle Nazioni Unite, quando non viene fatta la stessa cosa per la Serbia.

 
  
  

− Relazione Roberta Alma Anastase (A6-0510/2007)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Quella che abbiamo di fronte è un’altra relazione di iniziativa che si inserisce nella stessa logica della relazione sul Caucaso meridionale e sulla politica europea di vicinato: in altre parole, l’ingerenza e la pressione per garantire l’accesso (e il controllo sui) ai mercati (in particolar modo quelli dell’energia) e maggiori liberalizzazioni.

La relazione in oggetto sostiene la promozione di “riforme a livello di economia di mercato”, incoraggiando “l’armonizzazione e ulteriori misure di liberalizzazione” e sostenendo “la creazione di una zona di libero scambio in conformità dei principi dell’OMC”. Si tratta di un processo in cui l’UE presumibilmente “deve svolgere un ruolo fondamentale” nel “sollecitare la regione a compiere i passi necessari”.

Allo stesso tempo, la relazione “sottolinea che è estremamente importante stabilire e sviluppare relazioni di buon vicinato tra i paesi della regione del Mar Nero e con i loro vicini basate sul rispetto reciproco, sull’integrità territoriale, sulla non interferenza negli affari interni degli altri paesi e sul divieto dell’uso della forza o della minaccia dell’uso della forza, in quanto principi fondamentali per promuovere la cooperazione regionale”, eppure sostiene la promozione dei “valori europei”, “a prescindere dal grado di disponibilità mostrato dai governi partner”. Si tratta di una contraddizione/incoerenza tra ciò che si raccomanda (per altri) e ciò che viene fatto. L’UE sta chiedendo ad altri di rispettare ciò che lei stessa non rispetta. Che cinismo.

 
  
  

– Proposta di risoluzione sulla situazione in Kenya (B6-0024/2008)

 
  
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  Karin Scheele (PSE), per iscritto. – (DE) Fino a poco tempo fa, per molti il Kenya era un paradiso delle vacanze. I turisti erano ben protetti dalla massiccia corruzione e dalla terribile povertà in cui deve vivere la grande maggioranza della popolazione. Con gli avvenimenti dello scorso dicembre e con le fraudolente elezioni presidenziali, il Kenya e i suoi problemi politici sono all’improvviso finiti sulla bocca di tutti.

Se da un lato le elezioni parlamentari sono state generalmente considerate un successo da parte degli osservatori ufficiali, dall’altro sono stati sollevati dubbi in merito all’accuratezza dei risultati delle elezioni presidenziali. Nell’elaborare l’odierna proposta di risoluzione sul Kenya, stiamo ancora una volta condannando le irregolarità diffuse e la condotta del Presidente in carica Kibaki, che nel rifiutare l’offerta fatta dal Presidente John Kufuor di contribuire a risolvere la crisi ha seriamente compromesso gli sforzi di mediazione. Esortiamo i leader politici del Kenya affinché facciano tutto ciò che è in loro potere per evitare ulteriori atti di violenza nel paese e per garantire il rispetto dei diritti umani. Nel corso del dibattito su tale argomento, abbiamo nuovamente discusso ed esaminato la questione dell’efficacia degli aiuti diretti di bilancio. Tale argomento, come quello del Kenya, rientra tra quelli che continueranno a tenerci impegnati nel corso dei prossimi mesi.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) La presente dichiarazione di voto mira a sottolineare che, attraverso il riconoscimento degli sforzi di mediazione avviati dai paesi vicini, dalla Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe e dall’Unione africana, riteniamo che il popolo del Kenya sarà in grado di trovare e definire la sua strada. Sta agli stessi kenioti il compito di trovare le soluzioni atte a superare la situazione in cui si trova oggi il loro paese.

Consideriamo di conseguenza in modo negativo qualsiasi tentativo dell’UE di interferire, come indicato e proposto nella risoluzione, tenendo presente in modo particolare gli obiettivi proclamati dall’Unione nella strategia europea per l’Africa e il quadro di cooperazione/rivalità interimperialista riguardante tale continente, che non solo è palese e indubbia, ma è anche profondamente sentita nella regione.

Infine, mi sento in dovere di sottolineare che nella presente risoluzione è stato omesso un riferimento al peggioramento della grave situazione socioeconomica del paese, che è alla base dell’espressione del malcontento popolare manifestato alle elezioni, e alla grande responsabilità di simile situazione delle politiche neoliberali promosse, in modo particolare, dalle istituzioni finanziarie internazionali, dalle maggiori potenze capitaliste e dalle loro imprese transnazionali.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE), per iscritto. – (CS) Sono del tutto a favore della presente risoluzione sulla situazione in Kenya, che si basa su ricerche aggiornate condotte all’inizio di quest’anno dalla missione di osservatori UE in Kenya.

Dobbiamo garantire che le autorità in Kenya esaminino con attenzione e senza indugio le circostanze relative alle elezioni e prevengano ulteriori atti di violenza. Dobbiamo insistere per il ripristino delle trasmissioni in diretta e per il rispetto dei diritti umani fondamentali e dei diritti sanciti dalla Carta africana. La presente risoluzione, tuttavia, sottrae alla responsabilità della Commissione europea la risoluzione della questione del trasferimento di 400 milioni di euro al governo congolese. Ritengo che non dovremmo indugiare e tornare sull’argomento subito.

 
  
  

− Relazione Ida Figueiredo (A6-0519/2007)

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore del paragrafo 20 della relazione sul ruolo delle donne nell’industria, perché è fondamentale che la Commissione conduca uno studio sulle conseguenze negative degli orari di lavoro prolungati sulla vita privata, familiare e sociale, quali ad esempio il fatto che i figli passano molto tempo da soli, abbandonati a loro stessi, cosa che spesso porta a insuccessi scolastici e criminalità. Gli Stati membri devono migliorare il loro controllo sulle imprese che obbligano i loro dipendenti a lavorare oltre l’orario di lavoro stabilito per legge e inasprire le sanzioni.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Oggi il Parlamento europeo ha adottato la relazione da me presentata sul ruolo delle donne nell’industria. Si tratta di un segnale molto positivo, sebbene mi rammarichi per alcuni emendamenti minori.

Il testo, tuttavia, riconosce l’importante ruolo delle donne nell’industria e invita la Commissione e gli Stati membri a prendere le misure necessarie, tra cui un controllo efficace, per combattere la stereotipizzazione e la discriminazione, in modo particolare la discriminazione salariale. Tale situazione è ancor più grave se si pensa che nell’industria le retribuzioni delle donne sono inferiori rispetto a quelle degli uomini di circa il 30%, mentre la media negli altri settori è del 15%, anche se la direttiva sulla parità delle retribuzioni è in circolazione ormai da più di 30 anni.

Sottolinea l’importanza della contrattazione collettiva nella lotta alla discriminazione contro le donne, segnatamente in materia di accesso al lavoro, di retribuzione, di condizioni di lavoro, di avanzamento della carriera e di formazione professionale.

Evidenzia l’importanza di programmi comunitari che promuovono la creazione di marchi, la difesa dell’indicazione d’origine dei prodotti e la promozione esterna dei prodotti comunitari dei settori industriali nei quali l’occupazione è prevalentemente femminile.

Infine, è molto importante garantire il riconoscimento del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a partecipare ai processi di ristrutturazione delle industrie, garantendo alle loro strutture, soprattutto ai comitati aziendali europei, pieno accesso alle informazioni e la possibilità di un intervento decisivo, compreso il diritto di veto.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La presente relazione riguarda vari aspetti che sono importanti di per sé, ma in merito ai quali sono gli Stati membri cui spetta il potere di agire e la responsabilità di sviluppare e migliorare le loro normative. La proporzione tra generi nei consigli d’amministrazione delle imprese, lo sviluppo di progetti per la parità nelle grandi imprese e la quota di membri femminili nei consigli d’amministrazione non sono questioni che si possono disciplinare al meglio e nel modo più efficace possibile a livello europeo. Dobbiamo di conseguenza votare contro la relazione in oggetto.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. − (PL) È chiaro che l’industria europea sta subendo cambiamenti di ampia portata. Risulta di conseguenza difficile non riconoscere la sua importanza strategica per lo sviluppo di tutti gli Stati membri dell’Unione europea e dei loro cittadini, a prescindere dal genere.

Il ruolo delle donne impiegate nell’industria europea e le opportunità a loro disposizione dipendono non solo dal livello di sviluppo economico di un paese, ma anche dalle tradizioni riguardanti l’accettazione delle pari opportunità e il rispetto delle normative sui diritti umani. La partecipazione delle donne nell’industria è molto ampia ed esse forniscono un contributo importante in quasi tutti i settori. Ciononostante, non si può che essere d’accordo con la relatrice in merito al fatto che il ruolo delle donne nelle industrie che si avvalgono di tecnologie avanzate, come l’industria aeronautica o quella chimica, è decisamente inadeguato.

È quindi del tutto appropriato che la relazione metta in luce tale aspetto e si concentri giustamente sulle questioni di genere. La relazione sottolinea anche che il coinvolgimento delle donne nell’industria non può limitarsi al lavoro in settori in cui non sono richieste qualifiche e in cui pertanto sono le donne le prime a essere colpite nel caso di ristrutturazioni.

La relatrice chiede sostegno, in particolar modo da parte delle PMI, al fine di poter mantenere un livello relativamente alto di occupazione femminile, soprattutto nel caso di donne che si trovano in condizioni professionali svantaggiate. Tale suggerimento merita di essere appoggiato, al pari dell’intera relazione, anche solo per questo motivo.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE), per iscritto. − (EN) Sono a favore del paragrafo 33, perché è necessario che vengano prese misure così proattive, per lo meno ad interim, al fine di garantire la partecipazione delle donne nel processo decisionale a tutti i livelli. Oltre a ciò, sono decisamente a favore del paragrafo 20, dato che vi è l’effettiva necessità di condurre un’indagine completa sull’impatto che l’orario di lavoro prolungato ha sulla salute, sia fisica che mentale, nonché sulla vita familiare. Se vogliamo promuovere un equilibrio tra vita lavorativa e familiare e le politiche a favore della famiglia, allora abbiamo bisogno che tale studio venga condotto.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. (PL) I diritti umani costituiscono le basi della democrazia. Tali diritti comprendono il principio essenziale dell’uguaglianza tra le donne e gli uomini, che tiene conto ovviamente delle circostanze derivanti dalla diversità biologica tra i due sessi. Un aspetto di tale questione concerne l’occupazione e il ruolo delle donne nell’industria. È semplicemente impossibile eseguire una divisione aritmetica per ottenere due metà identiche.

Ciò che più ci preoccupa sono soprattutto le pari opportunità, che sono condizionate dall’accesso all’istruzione e alla formazione professionale nelle materie tecniche ed economiche. Un’altra questione molto importante consiste nel fornire assistenza alle madri che crescono i figli e nel garantire che esse non siano discriminate sul posto di lavoro. È fondamentale introdurre disposizioni flessibili riguardo alle pensioni per le donne che si dedicano alla cura dei figli. Il cosiddetto periodo di congedo parentale deve essere completamente riconosciuto e sommato al periodo considerato di occupazione secondo la normativa sulle pensioni.

A tutt’oggi, in vari dei nostri paesi, le donne sono molto meno retribuite rispetto agli uomini per un lavoro di pari qualità e pari quantità. Non ci possono essere giustificazioni per la creazione di ostacoli che impediscono alle donne di assumere ruoli direttivi e dirigenziali nei consigli d’amministrazione delle imprese o nei consigli degli amministratori fiduciari. È necessario agire per liberarsi da tali stereotipi. La relazione elaborata rappresenta un passo in avanti in tale direzione ed è per questo ho votato a favore.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) In numerosi considerando e paragrafi di questa interminabile risoluzione, affermiamo una serie di ovvietà. Rivendichiamo misure che, fortunatamente, sono già state prese ormai da tempo. È vero che talune direttive in materia di parità di trattamento e pari opportunità tra donne e uomini non sono applicate in modo corretto, ma se persistono discriminazioni negli ambiti coperti da questa vasta gamma di direttive adottate sin dal 1975, di chi è la colpa? Tutte queste normative contengono disposizioni di ricorso. Le donne discriminate non hanno che da presentarsi dinanzi ai giudici e vinceranno, come è stato per fortuna ampiamente dimostrato in molti casi nel mio paese.

Purtroppo in questa relazione vi sono talune rivendicazioni incongrue che non hanno nulla a che vedere con il ruolo delle donne nell’industria.

Chiedere una quota del 40% di rappresentanza femminile nei consigli d’amministrazione delle imprese è un’ingerenza contraria al principio di sussidiarietà degli ambiti riservati agli Stati membri.

Non è di nostra competenza richiedere il “controllo” della delocalizzazione delle imprese. È un’utopia chiedere il “rafforzamento della possibilità di scelta sul luogo di lavoro”. Se la mia impresa ha sede nella città di Lussemburgo e non ha succursali, non posso pretendere di lavorare a Schifflange dove risiedo.

È in base a queste osservazioni che ho votato la presente relazione.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE), per iscritto. – (CS) Sono d’accordo con molte delle idee contenute nella relazione sulle donne nell’industria. Non sono tuttavia soddisfatta del fatto che non sia stata prestata particolare attenzione alla disoccupazione regionale tra le donne che hanno perso il loro posto di lavoro nelle fabbriche tessili europee all’epoca in cui ciò accadeva. Credo anche che nessuna quota per l’occupazione femminile potrà mai risolvere la situazione.

Il mio secondo commento riguarda la suddivisione equilibrata del tempo tra lavoro e famiglia. Questo aspetto riguarda sia le donne che gli uomini. Non ritengo che la via d’uscita stia nelle risoluzioni. Essa si trova nell’attuazione del concetto europeo di flessicurezza. I Paesi Bassi costituiscono un esempio in cui è stato sviluppato un eccellente quadro legislativo per il lavoro a tempo parziale, che ha portato come risultato non solo la riduzione della disoccupazione, ma anche il fatto che sia le donne che gli uomini hanno più tempo a disposizione da dedicare alla vita familiare. Un utilizzo efficace di un orario di lavoro più breve mostra anche che ciò non comporta necessariamente una riduzione del reddito.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. (SV) In quanto liberale e membro del partito liberale svedese, Folkpartiet, trovo le relazioni del Parlamento sulla parità sempre piuttosto ingannevoli. Nel corso degli anni il partito liberale svedese è giunto alla conclusione che il modo migliore per procedere in tali questioni sia su base volontaria, ma ci rendiamo anche conto che non è sempre sufficiente. L’impegno concreto della Svezia in questo campo ci ha resi famosi come il paese più paritario del mondo. Perché di conseguenza non dovremmo voler divulgare i nostri successi in tutta l’Unione?

Certo che vogliamo! Il problema consiste nella sola definizione dei metodi. Nella relazione in oggetto, mi sono sentito obbligato a non votare a favore di diversi paragrafi di cui appoggio lo spirito, ma il cui approccio e campo di applicazione sembrano incerti. Ritengo che sia i programmi a favore della parità di genere che gli obiettivi misurabili possano costituire strumenti importanti per le imprese. D’altro canto, non credo che si tratti di un tema che debba coinvolgere l’Europa stessa, in quanto questione prioritaria. Lo stesso vale per la creazione di “una metodologia di analisi delle mansioni” promossa dall’UE che sarà “capace di garantire […] parità di remunerazione tra donne e uomini”. Anche il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, in merito al quale ho avuto un cattivo presentimento sin dal principio, non dovrebbe farsi carico della questione di genere, poiché ciò perpetrerebbe una doppia ingiustizia.

Una persona non si può aspettare che ogni relazione sia stata scritta come se l’avesse redatta di proprio pugno, ma qui c’è molto di cui lamentarsi. Il tema tuttavia è così importante, che alla fine ho votato a favore della relazione nel suo complesso.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Figueiredo sul ruolo delle donne nell’industria. Desidero congratularmi con la relatrice per quest’ottimo e accurato documento.

La questione della parità di diritti tra donne e uomini è molto importante e dobbiamo continuare a conferirgli quanta più attenzione possiamo, dato che l’Unione europea si basa sul principio della non discriminazione. Affrontare tutti gli indicatori di insuccesso affinché tale principio sia rispettato dovrebbe essere un aspetto prioritario. Ciò è fondamentale in modo particolare perché la natura dell’industria sta cambiando mano a mano che ci impegniamo per creare una società basata sulla conoscenza. I settori in cui le donne erano impiegate per tradizione sono legate all’industria di trasformazione, mentre i nuovi settori industriali si basano sullo sviluppo delle ultime tecnologie, quali le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Dovremmo compiere tutti gli sforzi necessari a garantire che il principio delle pari opportunità sia rispettato in questi nuovi ambiti.

 
  
  

− Proposta di risoluzione sui risultati del forum sulla governance di Internet

 
  
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  Cristiana Muscardini (UEN), per iscritto. − La risoluzione che ci apprestiamo a votare non può non trovare il consenso e il voto favorevole del gruppo UEN. Ci auguriamo che presto si arrivi ad una maggiore regolamentazione di Internet mirata alla salvaguardia dei minori e ad una lotta più incisiva verso quei provider che danno ospitalità a siti pedopornografici. È necessario che misure rivolte alla chiusura immediata dei siti illegali siano prese da tutti gli Stati membri dell’Unione attraverso un più efficace coordinamento delle forze di polizia competenti.

Speriamo altresì che possa essere affrontato il delicato tema delle informazioni che, tramite Internet, le organizzazioni terroristiche continuano a scambiarsi e che esso possa formare oggetto dei Forum che verranno organizzati in futuro. Non può esserci libertà senza regole e soprattutto Internet non può e non deve essere il terreno delle libertà di chi compie azioni criminali e predica l’odio e l’intolleranza. Una situazione di emergenza va affrontata con misure decise e urgenti e non improvvisate. La lotta al terrorismo e all’odio tra i popoli deve essere regola e obiettivo dell’Unione europea e di tutti i Paesi democratici e liberi.

 
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