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Mercoledì 30 gennaio 2008 - Bruxelles Edizione GU

14. Situazione in Iran (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e della Commissione sulla situazione in Iran.

Porgo un caloroso benvenuto all’Alto rappresentante, Javier Solana, al Parlamento europeo. Signor Alto rappresentante a lei la parola.

 
  
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  Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. − (EN) Signor Presidente, non voglio interferire nel dibattito in corso, ma prendo la parola da lei concessami. Desidero innanzi tutto ringraziare per questo invito. È la prima volta nel 2008 che intervengo dinanzi a quest’Assemblea. Siamo tutti concordi nell’affermare che questo anno si svolge a dir poco in modo entusiasmante. È mia intenzione proseguire con una cooperazione rafforzata con il Parlamento, con lei e con gli eminenti membri di quest’Assemblea.

Quello di oggi è un dibattito di grande rilievo, un dibattito su una delle questioni di massima importanza sull’agenda della comunità internazionale. Desidero pronunciare una breve dichiarazione in merito e utilizzare il tempo necessario per vedere se insieme possiamo comprendere – e non solo comprendere, ma compiere passi avanti verso la soluzione – questo tema assai complesso, priorità assoluta dell’agenda internazionale oggi.

Vorrei iniziare con alcune osservazioni. L’Iran è un paese chiave nel Medio Oriente. È importante in termini strategici e lo è anche quale attore regionale. Gradiremmo pertanto intrattenere relazioni costruttive con tale paese, ma, come ben sapete, vi sono molte difficoltà al riguardo.

L’Iran è una società estremamente vivace, ricca di persone di grandi capacità. Ha una percentuale straordinariamente elevata di donne laureate. Il persiano è una delle principali lingue su Internet, è usato soprattutto per i blog, che i giovani vedono come un mezzo per esprimere se stessi.

La scena politica in Iran, come sapete, è oggetto di grande interesse in questi giorni. Evidenzia elementi di democrazia assenti in altri paesi del Medio Oriente, anche se il processo elettorale è tutt’altro che soddisfacente. Alle elezioni del Majlis indette a marzo, tanto per citare un esempio, il 30% dei candidati è stato escluso, una squalifica che ha colpito soprattutto i candidati di tendenze riformiste. Alcuni avranno la possibilità di presentare ricorso, ma altri no. Tuttavia, una democrazia imperfetta è meglio di nessuna democrazia, ed è giusto che ci confrontiamo con i parlamentari iraniani. Sono molto grato al Parlamento europeo per aver inviato una delegazione sul posto affinché incontrasse gli omologhi del parlamento iraniano.

Gli onorevoli deputati di questo Emiciclo hanno ragione a essere preoccupati riguardo alla situazione dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani in Iran. L’Iran è quasi in fondo alla classifica dell’indice della libertà di stampa mondiale. Ha aumentato il numero di esecuzioni capitali. Vi sono, purtroppo, varie relazioni che parlano di torture. Sono cose inaccettabili e non fanno altro che danneggiare l’immagine di paese civilizzato dell’Iran.

Tutti coloro che lottano per il rispetto dei diritti umani un Iran, per esempio la campagna da un milione di firme a favore dei diritti della donna, meritano il nostro sostegno e la nostra ammirazione. Questa mattina ho avuto la felice opportunità di parlarne con Souhayr Belhassen la quale, come sapete, è una delle figure più importanti nell’ambito della Federazione internazionale dei diritti dell’uomo. Con maggiore libertà, più responsabilità e una giustizia più imparziale, l’Iran potrebbe rappresentare una delle società più creative e più dinamiche del Medio Oriente. L’Unione europea ha avuto in passato con l’Iran un dialogo sui diritti umani, ma dal 2004 non sono disposti a partecipare.

Vantiamo tuttavia molte aree di comune interesse con tale regione che non sono ancora sfruttate appieno, di cui la più ovvia è il settore dell’energia, ma potremmo collaborare più incisivamente anche per contrastare il traffico di droga e il terrorismo.

Sarebbe positivo se fossimo in grado di lavorare meglio con l’Iran nella regione. Ma al momento sapete perfettamente che è difficile perché è difficile vedere questo paese come un partner costruttivo. Sembra che in quasi tutti i contesti ci troviamo a perseguire politiche diverse, talvolta contraddittorie. Vogliamo una soluzione a due Stati in Palestina. Vogliamo che la Conferenza di Annapolis non naufraghi. L’Iran è ancora l’unico paese del Medio Oriente che non accetta l’idea della soluzione del doppio Stato. È un fornitore di armi chiave al regime di Hamas. La dichiarazione del Presidente Ahmadinejad riguardo a Israele e la sua negazione dell’olocausto sono assolutamente inaccettabili per noi. L’Iran, non lo ignorate di certo, è un fattore destabilizzante in Libano. È il principale fornitore di armi agli Hezbollah. Ha anche collaborato con gruppi votati alla violenza in Iraq.

Tutte queste attività fanno dell’Iran, dal nostro punto di vista, un attore complesso e problematico in Medio Oriente. Rimane tuttavia il fatto che dobbiamo comprendere e confrontarci al meglio. Ci sono stati periodi di cooperazione con l’Iran, ad esempio in Afghanistan, che sono stati proficui e ritengo che dovremmo continuare a cercare tali opportunità.

Ma, come sapete, uno degli aspetti di maggior preoccupazione è il programma nucleare iraniano. Se l’Iran dovesse sviluppare un’arma potrebbe destabilizzare radicalmente il Medio Oriente ed essere fonte di pericolo. Pregiudicherebbe anche non poco l’intero sistema di non proliferazione. Addirittura il sospetto che il paese stia costruendo un’arma nucleare può destabilizzare la regione.

Il nostro obiettivo è far scomparire questi sospetti, un risultato che si può ottenere solo attraverso una soluzione negoziata.

Accogliamo con favore il fatto che l’Iran collabori con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica al fine di affrontare alcune delle cosiddette “questioni in sospeso”. Allo stadio attuale dei colloqui con Mohammed ElBaradei, come sapete, l’Iran deve rispondere ad alcune domande su questioni importanti quale il processo di weaponisation, e soprattutto altri aspetti legati alla contaminazione, che sono di estrema importanza.

Ma anche se questi interrogativi del passato sono risolti, non offrono la trasparenza che chiediamo riguardo alle attuali attività dell’Iran o alle sue future intenzioni. Per la trasparenza di oggi occorre che il paese ratifichi e attui, come abbiamo affermato migliaia di volte, il protocollo aggiuntivo.

È più difficile nutrire fiducia in merito alle future intenzioni dell’Iran. Supponendo che l’Iran avesse un programma di weaponisation in passato, come possiamo avere oggi la certezza che l’attuale attività di arricchimento sia solo civile? Risulta particolarmente difficile quando non intravediamo segni, al momento, che l’Iran sigli un contratto per la costruzione di un impianto di energia nucleare, fatta eccezione per quello in collaborazione con i russi a Bushehr, per il quale i russi hanno fornito il combustibile. Tutti sentiamo parlare di arricchimento. Quando chiedo, e voi l’avete fatto l’altro giorno, ai rappresentanti del governo iraniano che cosa intendono fare con l’uranio arricchito, non ottengo mai risposta. Ne avete avuto la dimostrazione pochi giorni fa.

Il fatto è che l’Iran può sviluppare un programma civile con l’assistenza dei paesi che appartengono al gruppo dei sei Stati che stanno negoziando con loro, o almeno cercano di negoziare con loro, tranne il Giappone. Nessun altro paese al mondo può rifornire un altro che vuole attuare o sviluppare un programma nucleare civile senza la cooperazione dei paesi, o delle società di questi paesi, che costituiscono il gruppo dei sei più il Giappone. Per nessuno di noi il programma civile iraniano rappresenta un problema, davvero, ci stiamo offrendo di aiutarlo, ma nessuno di noi lo farà a meno che non ci sia la piena certezza che le intenzioni iraniane sono esclusivamente pacifiche.

Questo è il motivo per cui tentiamo continuamente di pervenire a una soluzione negoziata. Finora, purtroppo, come sapete non siamo riusciti a ottenere alcun risultato. È anche impossibile agire finché l’Iran si ostina a ignorare le risoluzioni dell’Agenzia o del Consiglio di sicurezza. Occorre quindi impegnarsi a New York su un’altra risoluzione. L’obiettivo di questi atti non è punire l’Iran ma persuaderlo a sedersi al tavolo negoziale: per quanto mi riguarda, prima lo fa, meglio è. L’Unione europea e i membri permanenti del Consiglio di sicurezza sono assolutamente concordi su questo. Abbiamo avuto un incontro importante lo scorso giovedì.

Forse, potrei aggiungere un’altra osservazione che va oltre l’Iran stesso riguardo a tale questione. In un mondo dove cresce sempre più l’interesse per l’energia nucleare, occorre trovare il modo di garantire ai paesi che possono ottenere il combustibile nucleare senza doversi occupare direttamente del processo di arricchimento, che è oneroso per loro e suscita preoccupazioni riguardo alla proliferazione. Io stesso sono fortemente a favore dell’idea di creare assicurazioni internazionali di approvvigionamento di combustibili, magari sotto forma di banca dei combustibili. L’idea è stata avanzata da molti dei nostri partner e da varie figure di spicco della comunità internazionale. Vi sono diverse idee valide in questo contesto. Ritengo che sia giunto il momento per trasformare queste idee in azioni, in realtà concrete.

Come ho fatto presente all’inizio, l’Iran è un paese chiave. Da anni sono impegnato nel tentativo di normalizzare le relazioni tra noi. Ne trarremo profitto tutti, gli iraniani e gli europei. Ci credo e continuerò a lavorare senza tregua per realizzare questo obiettivo, che, sono certo, sarà un traguardo positivo per il popolo iraniano e per l’Unione europea.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, dato l’attuale clima ritengo sia inevitabile incentrare le discussioni sull’Iran sul programma nucleare. La comunità internazionale è unita nella ricerca di una soluzione soddisfacente, il che significa lavorare attraverso i canali appropriati con l’AIEA e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Significa anche sostenere i costanti sforzi che l’Alto rappresentante Javier Solana compie a nome dei tre più tre, con l’appoggio incondizionato dell’Unione europea, in quanto l’unità internazionale rimane il fulcro dell’azione ed è ciò che è emerso all’ultime vertice a Berlino.

Quando la scorsa settimana si è svolto l’incontro con Saeed Jalili, il capo negoziatore iraniano, gli ho ricordato la nostra posizione e i principi su cui si basa. Nessuno ha mai negato il diritto dell’Iran a fare un uso pacifico dell’energia nucleare, ma c’era una forte esigenza di ricostruire la fiducia e di dimostrare un’autentica volontà politica di pervenire a una soluzione.

Devo ammettere che, mentre l’Unione europea faceva ogni sforzo possibile, non ho potuto purtroppo riscontrare tale volontà politica da parte iraniana. E fino a quando mancherà questa volontà, non sarà purtroppo possibile migliorare le nostre relazioni, né avviare o riprendere i colloqui su accordi commerciali e di cooperazione o le consultazioni sull’energia. Questo è quanto ho detto chiaramente a Saeed Jalili in occasione del nostro incontro.

Sono certa che quest’Assemblea condivide le stesse opinioni e che continuerà a offrire il proprio appoggio all’Alto rappresentante Solana nonché ai tre più tre al fine di raggiungere una soluzione sostenibile, una soluzione diplomatica che, pur preservando il diritto inalienabile dell’Iran di sviluppare energia nucleare a fini di pace, fornisca anche garanzie oggettive riguardo alla natura esclusivamente pacifica delle attività in corso.

Sebbene gli sviluppi delle relazioni dell’UE con l’Iran siano fortemente condizionati dai progressi in questo campo, la Commissione è dell’avviso che con tale paese si dovrebbe esplorare più di una possibilità.

A tale riguardo, desidero esprimere il mio apprezzamento per il lavoro svolto dalla delegazione per le relazioni con l’Iran sotto la dinamica presidenza dell’onorevole Angelika Beer. Onorevole Beer, mi congratulo in particolare per la missione da lei guidata lo scorso mese a Teheran. I contatti del PE, per esempio con il Majlis iraniano, costituiscono un importante canale di comunicazione tra l’Unione europea e la Repubblica islamica dell’Iran.

I vostri incontri con funzionari ad alto livello, quale il ministro degli Esteri Mottaki, nonché con un’ampia rappresentanza della società iraniana, sono stati e sono estremamente preziosi. I colloqui con donne attiviste, famiglie di studenti in carcere, sindacalisti e gruppi di minoranze sono una testimonianza basilare dell’importanza che l’Unione europea attribuisce a un Iran totalmente liberto, democratico e pluralistico, in conformità delle convenzioni internazionali cui la Repubblica islamica dell’Iran ha liberamente aderito.

I contatti interpersonali rappresentano uno strumento eccellente per superare pregiudizi e stereotipi negativi e per promuovere la reciproca comprensione. Ad esempio, è molto importante sostenere lo sviluppo di scambi accademici, culturali e artistici tra l’Europa e l’Iran, due antichi fari di civiltà che hanno molto da offrire l’una all’altro.

È il motivo per cui sono particolarmente lieta di annunciare il positivo avvio di una finestra di cooperazione esterna Erasmus Mundus in questo anno accademico, che promuove i contatti tra europei e studenti e docenti di Iraq, Yemen e Iran. Da Teheran a Shiraz, a Mashhad e Alzahra, la rete di università iraniane che partecipano al consorzio sembra particolarmente promettente. Il primo lotto accademico ha già consentito a oltre 50 studenti e professori iraniani di studiare in Europa. Auspico vivamente che questa struttura funzioni in entrambi i sensi e che quindi anche studenti e docenti europei vadano in Iran.

Inoltre, stiamo sviluppando la nostra cooperazione con l’Iran in una serie di settori, quale l’assistenza ai profughi afghani o la lotta contro il traffico di stupefacenti. A tale riguardo, desidero richiamare la vostra attenzione su un invito a presentare proposte lanciato di recente relativo a sovvenzioni a favore di operatori privati e autorità locali in Iran.

Il programma, il primo con l’Iran, mira a promuovere e rafforzare una società inclusiva e responsabilizzata. Prevede attività didattiche e di sviluppo ponendo un particolare accento sulle azioni intese a contrastare la povertà.

Infine, il programma sostiene la cooperazione tra la società civile e le autorità locali, nonché le azioni volte a rafforzarne la capacità. L’invito a presentare proposte è aperto e durerà fino all’11 febbraio.

Passo ora a un altro punto e desidero far presente che accolgo con favore la decisione presa da quest’Aula nella seduta plenaria del 13 dicembre scorso di destinare un importo di 3 milioni di euro per la creazione di un notiziario televisivo in farsi. Promuovere la produzione e la trasmissione di informazioni con una forte prospettiva europea può essere importante per migliorare la comprensione reciproca con il pubblico iraniano.

Concludo soffermandomi su una questione fondamentale, ossia la democrazia e i diritti umani. Saeed Jalili ha insistito sull’importanza della dignità umana. Da parte mia, com’è ovvio, posso solo condividere queste parole, ma purtroppo in sede di colloqui non posso esprimergli altro se non la mia profonda preoccupazione per il deterioramento dei diritti umani e della relativa situazione in Iran.

L’anno scorso il paese ha effettuato almeno 297 esecuzioni, secondo quanto riporta una stima dell’AFP stilata sulla base di comunicati stampa. Un netto aumento rispetto al 2006 in cui ne sono state eseguite 177, come indica Amnesty International. Non parlo di altri metodi estremamente crudeli di uccidere le persone. Pertanto, ho dovuto esprimere la speranza che si potesse rilanciare il dialogo UE-Iran in materia di diritti umani.

Ho altresì dichiarato che mi auguro che alle prossime elezioni politiche vi sia una rosa di candidati più ampia di quella del passato. L’Unione europea è fortemente attiva su questo versante. L’ultima dichiarazione sulle sentenze capitali in Iran pronunciata il 25 gennaio è solo un ennesimo esempio.

Siamo totalmente allineati con il Parlamento e pertanto affermiamo che senza un miglioramento sistematico della situazione dei diritti dell’uomo in Iran, le nostre relazioni non possono avere uno sviluppo adeguato.

 
  
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  Michael Gahler, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signor Presidente, la nostra risoluzione affronta la questione del rispetto dei diritti umani in Iran e la controversia sollevata dal programma nucleare iraniano. Per quanto riguarda i diritti umani, quest’Assemblea ha chiaramente espresso reiteratamente negli anni la propria posizione. L’Alto rappresentante ha di nuovo parlato oggi di esecuzioni e tortura. Alla luce dei recenti avvenimenti, vorrei citare i nomi di attivisti politici che appartengono alla comunità araba ahwazi e sono stati condannati a morte, e chiedere al governo iraniano di non giustiziarli. I loro nomi sono Zamal Bawi, Faleh al-Mansouri, Said Saki e Rasoul Mazrea; rivolgo lo stesso appello per due giornalisti curdi, Abdolwahed “Hiwa” Butimar e Adnan Hassanpour. Auspichiamo che il fatto di rendere pubblica in Europa la loro condizione possa garantirne la protezione.!

Per quanto riguarda la questione nucleare, la scorsa settimana Saeed Jalili, il negoziatore iraniano, non ha spiegato in termini precisi alla commissione per gli affari esteri quali siano le reali intenzioni dell’Iran. Le domande poste dai 24 membri del comitato sono state liquidate en bloc con estrema superficialità. Questo atteggiamento fa sì che non si dissipi la profonda sfiducia che predomina tra la comunità internazionale e l’Iran. La compattezza da parte della comunità internazionale è la risposta migliore a tale evasività, ed è per questo motivo che, nel quadro della nostra risoluzione, accogliamo con favore l’accordo raggiunto il 22 gennaio a Berlino in merito al progetto di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Una mossa cui si assoceranno Russia e Cina e che invierà un segnale forte all’Iran. La risoluzione prevede misure aggiuntive quali elementi di un approccio concertato da parte della comunità internazionale.

Ritengo che sia giusto cercare il dialogo laddove possibile, ma che in tale contesto dovremmo anche spiegare con molta chiarezza a quali aspetti sono rivolti i nostri interessi, ossia, da un lato, verso i diritti umani, ma, dall’altro, anche verso la cooperazione, sebbene solo se e quando l’Iran recuperi la fiducia nei confronti di questa nostra comunità.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, signor Solana, signora Commissario, la presente discussione comporta tre elementi, ossia diritti umani, armi nucleari, e libere elezioni democratiche in Iran. Quello che non è oggetto di dibattito oggi è se Mujaheddin debba essere inserito nella lista nera o meno; affronteremo l’argomento separatamente.

Per quanto riguarda il settore dei diritti umani, le numerose e spesso brutali esecuzioni attuate in Iran rappresentano una spina nel fianco per noi. Sono d’accordo su quanto affermato dall’onorevole Gahler in merito e mi auguro che l’opinione pubblica nei nostri paesi riesca a esercitare un’influenza significativa.

La seconda questione riguarda il programma nucleare. Condividiamo totalmente le opinioni espresse dall’Alto rappresentante. Non vogliamo armi nucleari in Iran, non vogliamo armi nucleari in nessun luogo della regione. È già stato sufficientemente scandaloso che molti paesi, tra cui, mi spiace dirlo, gli Stati Uniti d’America, siano stati a osservare quando il Pakistan ha sviluppato la bomba e quando la tecnologia per fabbricarla è stata trasferita da lì all’Iran, perché il Pakistan era visto dalla sola prospettiva della lotta comune contro l’Unione sovietica e di conseguenza anche contro l’Afghanistan.

Quello che ci occorre è il controllo – e le chiederei, signor Solana, di compiere uno sforzo particolare in questa direzione – che garantisca che le industrie nucleari, e in particolare le loro attività di arricchimento e di smaltimento delle scorie, siano completamente inserite in quadri multilaterali nonché oggetto di controlli più rigorosi. Dobbiamo intervenire con maggiore incisività al riguardo, perché la situazione non riguarda solo l’Iran ma anche altri paesi.

Un’altra cosa di cui abbiamo bisogno – e in questo senso gli americani devono essere disposti a concedere ancora di più – è il riconoscimento degli interessi legittimi di sicurezza, non di un governo qualsiasi, ma dell’Iran. La sicurezza deve essere garantita e solo allora potremo davvero sviluppare il nostro dialogo con l’Iran. Appoggio anche la risoluzione dell’ONU, perché è un notevole passo avanti.

Anche per quanto attiene alle elezioni, signor Solana, non posso che associarmi a quanto da lei espresso. Le elezioni e la democrazia iniziano a servire uno scopo nel momento in cui le elezioni sono effettivamente libere, e se il Presidente Ahmadinejad pensa di godere di un ampio favore all’interno del suo paese, non mi resta che esortarlo a garantire lo svolgimento di elezioni davvero libere senza alcuna interferenza esterna, e poi vedremo se il consenso nei suoi confronti è così diffuso. Le elezioni libere in Iran sono una delle chiavi per la democratizzazione dell’intera regione.

(Applausi)

 
  
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  Annemie Neyts-Uyttebroeck, a nome del gruppo the ALDE. – (NL) Signor Presidente, signor Solana, signora Commissario, è comunque un paradosso che, come ha sottolineato Javier Solana, un paese ricco di storia, che vanta una straordinaria varietà culturale e una popolazione dinamica quale è l’Iran possa macchiarsi dei crimini più terribili contro i diritti umani. Il numero di condanne a morte dello scorso anno, cui ha fatto riferimento anche la signora commissario, è un tragico esempio di questa situazione.

Ho l’impressione pertanto, insieme al mio gruppo, che l’Iran in realtà tradisca la sua propria storia quando l’attuale regime tratta il suo popolo come sta facendo purtroppo ormai da alcuni anni. Nondimeno, ritengo che la soluzione risieda senza dubbio in un dialogo costante, con la popolazione e la società civile, ma anche con le autorità politiche, per tanto difficile possa rivelarsi.

A tale riguardo il confronto della scorsa settimana con Saeed Jalili non è stato particolarmente divertente, ma è stato comunque di estrema importanza, in quanto gli è ora ben chiaro che non un singolo membro del mio gruppo di quest’Assemblea appoggerebbe mai o potrebbe mai prendere in considerazione che l’Iran inizi a utilizzare la sua ricerca nucleare per scopi militari di nuovo in assenza di una risposta da parte nostra.

A nome del mio gruppo accolgo con particolare favore la proposta di Javier Solana di accingersi a creare una sorta di banca di combustibile nucleare multilaterale, multinazionale, perché è probabilmente una soluzione valida per stabilire un legame tra le nostre preoccupazioni riguardo alla non proliferazione e la possibilità e che i paesi proseguano nello sviluppo delle rispettive attività nucleari civili.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, signora Commissario, signor Solana, la questione più importante e urgente riguardo all’Iran è ottenere una garanzia che il paese non acquisirà armi nucleari. Nonostante le informazioni provenienti da varie fonti, tra cui il rapporto del National Intelligence Estimate, oggi non possiamo avere la certezza che l’Iran non svilupperà armi di questo genere.

È da ingenui credere che dal 2003 le attività di arricchimento dell’uranio condotte in Iran siano state destinate esclusivamente a usi civili. Da allora, il Presidente Khatami, di idee riformiste, è stato sostituito dal rappresentante di una linea politica ben più rigida. Non dobbiamo dimenticare che ogni singolo progetto nucleare è stato celato, nelle fasi iniziali, sotto le mentite spoglie di progetto civile, come insegnano i casi della Russia, dell’India, della Cina e di Israele. È altamente probabile che l’attuale programma civile sia semplicemente una tappa sulla strada verso l’eventuale arricchimento dell’uranio a fini militari. L’Unione europea deve pertanto esercitare la massima pressione possibile sull’Iran, senza escludere un intervento militare.

 
  
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  Angelika Beer, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, desidero iniziare ringraziando sia Javier Solana che la signora Commissario Ferrero-Waldner per essersi impegnati a fondo sia nei lavori di preparazione della visita che nelle consultazioni e nel dialogo con noi prima e dopo l’incontro.

Vorrei sottolineare – e che ci sia ben chiaro – che la presente discussione viene seguita in Iran. L’Iran è una società illuminata e pluralista che cerca di ottenere le informazioni necessarie, e noi appoggiamo questa richiesta proponendo il notiziario televisivo in lingua farsi. Sappiamo che i leader del regime di Ahmadinejad seguiranno il dibattito, ed è per questo motivo che è giusto e appropriato dire in tutta chiarezza al Presidente Ahmadinejad e ai suoi sostenitori che il numero esorbitante di candidati per i 296 seggi parlamentari – che sono oltre 7 000, di cui 2 000 sarebbero stati esclusi – è per noi senz’altro un segnale del fatto che in materia di politica interna è con le spalle al muro. La nostra solidarietà va alla società civile, alle donne, ai sindacati e a tutti coloro che sono in pericolo e i cui nomi ci sono stati ricordati poc’anzi.

(Applausi)

C’è anche un secondo motivo per cui volevamo il presente dibattito, per il quale sono davvero grata. L’Iran si trova a un’impasse. È andato a sbattere contro un muro e adesso non sa come andare avanti; non è nella posizione di proporre offerte. Allo stesso tempo, tuttavia, mi chiedo se gli europei abbiano davvero giocato tutte le carte a disposizione. L’esito della nostra visita pluripartitica in Iran è che dobbiamo trovare una nostra via di negoziato, e che questo è possibile solo senza imporre precondizioni, senza puntare una pistola alla tempia di qualcuno.

Da tutti coloro che siamo riusciti a incontrare e che necessitano del nostro sostegno ho appreso con estrema chiarezza una cosa, ossia che le sanzioni indeboliscono la società civile e rafforzano il Presidente Ahmadinejad. Per questo motivo, proseguire sulla stessa strada di sempre non è una soluzione politica e non ci farà uscire dal vicolo cieco.

Vorrei pertanto concludere dichiarando che non vogliamo armi nucleari in nessun paese del mondo. Per quanto mi riguarda, sono assolutamente contraria all’energia nucleare, ma se la politica del Presidente Sarkozy consiste nel concludere a destra, a sinistra e al centro contratti di energia nucleare senza alcuna garanzia quali gli accordi di non proliferazione, la politica estera europea diventerà un fattore di proliferazione anziché di arginamento.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. − La ringrazio, onorevole Beer, e le faccio i miei migliori auguri per quello che sembra a tutti gli effetti un braccio rotto!

 
  
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  Tobias Pflüger, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, secondo il rapporto dei serivizi segreti statunitensi, la situazione è cambiata. Quello che adesso è necessario è una moratoria sulla questione nucleare. Il caso deve essere sottratto alla competenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU e rimesso nelle mani dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. L’Iran vanta una società civile molto vivace, malgrado tutte le misure repressive adottate contro gruppi quali i sindacati. Il paese è teatro di avvenimenti intollerabili, come il rifiuto di candidati alle elezioni del Majlis, tuttavia io sono fortemente contrario all’imposizione di sanzioni più rigide. Sarebbero controproducenti, soprattutto per l’opposizione democratica. Come di consueto, udiamo minacce di guerra contro l’Iran, in particolare dagli Stati Uniti. Il mio gruppo si oppone strenuamente contro qualsiasi minaccia di guerra e contro la preparazione di eventuali piani bellici.

Signor Solana, il quotidiano britannico Guardian cita un suo collaboratore, Robert Cooper, il quale, riferendosi al programma proposto di recente riguardo a una nuova NATO, avrebbe affermato che “Forse ricorreremo alle armi nucleari prima di chiunque altro, ma io sarei molto cauto nel dichiararlo a voce alta”. Si riferisce questa dichiarazione, signor Solana, alla situazione in Iran, e quando lei prenderà le distanze da essa?

Ribadisco: negoziati con l’Iran, non escalation.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, ci sono una buona notizia e una cattiva notizia dalla Repubblica islamica dell’Iran. La buona notizia risale al mese scorso, circa metà di dicembre, e ci è giunta dall’opposizione iraniana a Teheran, che ha assunto una posizione molto netta contro la negazione dell’olocausto da parte del Presidente Ahmadinejad dichiarando che l’olocausto è stato un fatto storico che non si può assolutamente mettere in dubbio. Debitamente annotato.

La cattiva notizia è la minaccia pubblica che il ministro degli Esteri Mottaki ha di recente lanciato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, quando ha annunciato che qualora venisse adottata una nuova risoluzione su sanzioni nei confronti dell’Iran prima del prossimo rapporto di marzo dell’AIEA relativo al programma nucleare del paese, la risposta di Teheran sarebbe grave e commisurata.

Signor Solana, gradirei sapere che cosa intende fare di questa minaccia pubblica e che cosa pensa dell’idea di rafforzare la posizione dell’AIEA istituendo una commissione indipendente di esperti tecnici incentrata sul programma nucleare iraniano. In fin dei conti, abbiamo già assistito a precedenti con l’UNSCOM e l’UNMOVIC. Il rapporto elaborato dalla commissione servirebbe da guida per le riflessioni del Consiglio di sicurezza.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, il regime in Iran continua a minacciare la stabilità del Medio Oriente e ben oltre quest’area. L’Iran sostiene gruppi di terroristi e islamici in Libano, nei territori palestinesi, in Afghanistan, in Iraq e altrove. La strategie dell’Unione europea deve essere quella di isolare quanto più possibile l’Iran nella regione. È altresì importante esortare la Russia a interrompere la sua cooperazione nucleare con l’Iran. I piani nucleari di questo paese sono una minaccia per la pace nel mondo.

Qualche mese fa il National Intelligence Estimate americano ha lasciato di stucco il mondo sostenendo che l’Iran aveva interrotto la produzione di armi nucleari nel 2003. Ora negli Stati Uniti si chiede di esaminare più a fondo le conclusioni del NIE. Sarebbe tuttavia sbagliato affermare adesso che la minaccia nucleare del regime iraniano non esiste più. Per quale motivo, ad esempio, l’Iran rende ancora così difficile agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica espletare i loro compiti?

Tutti sappiamo bene di che cosa sia capace il regime di Teheran. Basti pensare alla situazione dei diritti umani e nel passato è stato chiaramente dimostrato il coinvolgimento dell’Iran con il terrorismo islamico internazionale. Quando il Presidente Ahmadinejad afferma di voler cancellare Israele dalla mappa, dobbiamo prendere questa dichiarazione con serietà. Nelle attuali circostanze, pertanto, sarebbe un errore diminuire la pressione sul Presidente Ahmadinejad. Deve esserci il dialogo, ma l’Unione europea deve essere decisa nei suoi sforzi e aspirare a essere più incisiva per promuovere la libertà e la stabilità.

 
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