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Procedura : 2006/0196(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0505/2007

Testi presentati :

A6-0505/2007

Discussioni :

PV 30/01/2008 - 19
CRE 30/01/2008 - 19

Votazioni :

PV 31/01/2008 - 8.7
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Testi approvati :

P6_TA(2008)0030

Discussioni
Mercoledì 30 gennaio 2008 - Bruxelles Edizione GU

19. Completamento del mercato interno dei servizi postali della Comunità (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per i trasporti e il turismo sul completamento del mercato dei servizi postali nella Comunità [13593/6/2007 – C6-0410/2007 – 2006/0196(COD)] (Relatore: Markus Ferber) (A6-0505/2007).

 
  
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  Markus Ferber, relatore. − (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo giunti al termine di un lungo dibattito che si è prolungato per oltre quattro legislature del Parlamento europeo, iniziato nel 1992 con la pubblicazione da parte della Commissione europea del suo Libro bianco sullo sviluppo dei servizi postali, cui è seguita l’adozione della prima direttiva postale del 1997 e dalla sua revisione nel 2002; ora, all’inizio del 2008, dopo oltre 15 anni, mi auguro che siamo in procinto di adottare congiuntamente un insieme razionale di norme che ci consentiranno di conciliare gli interessi dei consumatori, gli interessi delle imprese che fino a oggi hanno goduto di un monopolio nel prestare i servizi postali, gli interessi dei concorrenti che auspicano entrare in questo mercato vantaggioso e gli interessi di coloro che sono impiegati nel settore postale. Qui, in quanto Parlamento europeo, ci siamo impegnati a fondo per conseguire questi risultati negli scorsi mesi.

Mi permetto di far presente, signor Presidente, che l’orologio corre, perché non ho ancora parlato per tre minuti e mezzo!

Ritengo che qui, nel Parlamento europeo, siamo riusciti a raggiungere un compromesso accettabile tra tutti questi interessi. Desidero ringraziare tutti coloro che vi hanno contribuito, i miei colleghi del Parlamento europeo e in particolare l’onorevole Brian Simpson, cui mi lega un’amicizia di 14 anni formatasi nell’ambito dell’esperienza condivisa nel settore dei servizi postali. Ci siamo occupati di questo importante argomento dal 1994. Desidero ringraziare la Commissione, che ha svolto un ruolo estremamente costruttivo, sia riguardo alle proposte presentate che in sede di tavolo negoziale.

A questo punto, temo di dover rivolgere un particolare ringraziamento non all’attuale Presidenza slovena, bensì alla Presidenza portoghese del Consiglio, che è riuscita a formulare una posizione comune il 1° ottobre dello scorso anno.

Sono particolarmente orgoglioso, e nel Parlamento europeo possiamo esserlo tutti, del fatto che il Consiglio, nella sua posizione comune, abbia accolto il risultato delle delibere definite tra i gruppi e ne abbia incorporato oltre il 95% quale base della sua posizione comune. Si tratta di un grande successo per quest’Assemblea e dimostra che essa può risolvere temi complessi quali la deregolamentazione del mercato dei servizi postali, ulteriore elemento a giustificazione delle competenze aggiuntive conferite a questo Emiciclo dal Trattato di riforma.

Di conseguenza, nelle discussioni in sede di commissione che hanno preceduto la seconda lettura, abbiamo tentato di individuare aree della posizione comune che potremmo migliorare. Non ci siamo resi la vita facile, perché ogni compromesso inevitabilmente ha da una parte o dall’altra un punto che potrebbe essere riveduto e corretto in meglio. A dicembre, tuttavia, in seno alla commissione per i trasporti e il turismo, con un enorme consenso, abbiamo stabilito che tutti i punti cui il Parlamento aveva attribuito importanza erano stati effettivamente presi in considerazione dal Consiglio e che non potevamo migliorare nulla. Qualsiasi emendamento non sarebbe stato altro che un passo all’indietro.

Questo è il motivo per cui il vostro relatore può affermare che la raccomandazione da parte di una grande maggioranza della commissione competente è di adottare la posizione comune senza emendamenti, e io sarei ben lieto se ciò avvenisse domani. Avremmo anche costituito un esempio, portando a termine questo complesso tema della liberalizzazione dei servizi postali, oggetto di discussione in quest’Aula da 15 anni, senza essere ricorsi una sola volta alla procedura di conciliazione. Desidero solo ricordare all’Aula che siamo sempre riusciti a pervenire a un accordo in fase di seconda lettura. Ripetere questa situazione sarebbe la ciliegina sulla torta al termine di un lungo processo legislativo. Vi chiedo pertanto di dare il vostro sostegno e ringrazio di nuovo tutti coloro che hanno cooperato in modo molto costruttivo a questa attività.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LUISA MORGANTINI
Vicepresidente

 
  
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  Andrej Vizjak, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Sono molto onorato di essere oggi qui presente alla vostra sessione plenaria.

La proposta di direttiva della Commissione relativa al pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari è stata una delle proposte legislative più impegnative per i colegislatori degli ultimi 15 mesi. Quando la Commissione l’ha presentata nell’ottobre 2006, tutti si attendevano divergenze infinite e vivaci discussioni all’interno delle nostre istituzioni sul futuro di uno dei più vecchi e più tradizionali servizi pubblici in Europa.

Affrontare questo argomento è stato un compito estremamente arduo nel 2007 per la Presidenza tedesca e, soprattutto, per quella portoghese. Sin dall’inizio, nei dibattiti, le nostre istituzioni hanno convenuto di comune accordo di evitare qualsiasi populismo e demagogia e di concentrarsi sui parametri essenziali per la questione trattata, tra cui gli aspetti sociali degli impiegati postali e il finanziamento permanente di un servizio universale.

Come ben sappiamo, sul settore postale incombe la minaccia di un cambiamento strutturale ed esso deve adeguarsi alle nuove circostanze economiche e sociali. La fase finale della riforma totale del mercato interno dei servizi postali offre un’opportunità unica di crescita a tutti i contraenti coinvolti. In fin dei conti, il pubblico si aspetta che preserviamo e miglioriamo la qualità e l’efficienza dei servizi postali a vantaggio degli utenti, indipendentemente da dove questi vivono.

Fino a oggi l’apertura del mercato dei servizi postali si è rivelata una storia di successo. Sul mercato sono comparsi nuovi operatori e si sono delineate altre opportunità sfruttate non solo da questi ultimi, ma anche dagli agenti consolidati. Sono stati sviluppati nuovi servizi per gli utenti. È lampante che la totale liberalizzazione dei servizi postali è una condizione necessaria ai fini della rivitalizzazione del comparto e per garantirne la coesistenza con nuove forme di concorrenza e servizi alternativi.

L’approccio delle nostre due istituzioni è un’ulteriore prova dei principi fondamentali quali la protezione di servizi di qualità elevata, affidabili e abbordabili per tutti gli utenti e il rifiuto degli ostacoli discriminatori che si frappongono all’ingresso sul mercato di nuovi agenti. Al contempo, il Parlamento europeo e il Consiglio accettano che alcuni mercati dei servizi postali all’interno dell’Unione europea operino a condizioni fondamentalmente diverse. Pertanto, quando ha formulato la sua posizione comune, il Consiglio ha deciso di fissare la fine del 2010 quale ultima scadenza comune per la liberalizzazione. Tuttavia, ad alcuni Stati membri è stato concesso un periodo di transizione fino a tutto il 2012 per attuare le nuove norme. In linea con il principio basilare di tutte le precedenti direttive sui servizi postali, il principio di sussidiarietà permette agli Stati membri di adeguare le regole comuni alle particolari circostanze nazionali e assicura un’autorità di regolamentazione indipendente preposta a vigilare sul mercato dei servizi postali.

Onorevoli deputati, in conclusione di questo breve intervento, desidero congratularmi con l’onorevole Ferber e i relatori di tutti i gruppi politici coinvolti, ossia i relatori ombra, per i contributi apportati alle nostre proficue e costruttive discussioni. Anche se non concordiamo sempre in toto su determinate loro osservazioni, mi permetto di ricordare che nel novembre 2007 il Consiglio ha inserito una serie di modifiche appropriate nella sua posizione comune, a dimostrazione della sua risolutezza, apertura e flessibilità costruttiva.

Desidero evidenziare in particolare l’ottimo lavoro della Commissione nell’intero processo decisionale comune e l’impegno dimostrato nell’offrire un’assistenza e una guida efficaci agli Stati membri in tutte le questioni afferenti l’attuazione della nuova direttiva. Onorevoli colleghi, domani vi perverrà la decisione finale nonché il nostro accordo principale sulle diposizioni della posizione comune del Consiglio e la raccomandazione della commissione per i trasporti e il turismo del 9 dicembre dello scorso anno. Siamo sicuri di aver trovato il giusto equilibrio tra i vari obiettivi e di aver affrontato in modo aperto e sensibile le sfide politiche senza compromettere la sicurezza giuridica dei contraenti e dei consumatori dei servizi postali.

Onorevoli deputati, vi ringrazio ancora una volta per la cooperazione e per il testo, che sono convinto verrà adottato, e grazie per la vostra attenzione.

 
  
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  Leonard Orban, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, domani il Parlamento europeo dovrebbe prendere una decisione storica che segnerà la fine di un processo avviato oltre 15 anni fa. La terza direttiva postale porta a degno compimento il graduale e ben elaborato processo di totale apertura del mercato.

Quella che oggi sembra una soluzione chiara e ovvia era ben lungi dall’essere scevra di controversie quando il dibattito è iniziato. Il 18 ottobre 2006 la Commissione ha presentato le sue proposte, cui sono seguiti intensi e costruttivi negoziati in seno alle istituzioni. È stato infine il Parlamento europeo che, grazie alla sua relazione in prima lettura dell’11 luglio 2007, ha spianato la strada al risultato di compromesso dinanzi a noi oggi.

Molti di quest’Assemblea hanno contribuito attivamente a questo importante risultato e – a nome del mio collega, il Commissario McCreevy – desidero ringraziare in modo particolare il relatore, l’onorevole Ferber, e i suoi relatori ombra di altri gruppi politici che hanno elaborato il compromesso in parola. Ringrazio altresì le Presidenze finlandese, tedesca, portoghese e, ultima ma non meno importante, slovena.

Alcune osservazioni sulla sostanza: il testo che ora viene presentato è equilibrato. Tiene conto degli interessi dei vari gruppi politici e degli Stati membri. La proposta della Commissione aveva previsto una scadenza precedente per l’apertura del mercato, confermando la data obiettivo fissata dalla direttiva postale esistente. Due anni di proroga sono un periodo considerevole. Offrirà a tutti gli operatori il tempo necessario per completare i loro preparativi. Non dovrebbe tuttavia far sì che si allenti la guardia.

Quello che è importante per il settore postale, per i suoi clienti, i suoi operatori e i suoi dipendenti è che ci sia una data finale e incondizionata per la totale apertura del mercato. La posizione comune offre condizioni eque e chiede di abbattere le barriere all’accesso al mercato.

Gli emendamenti presentati per la votazione di domani sono in numero contenuto. La maggior parte di essi era già stata respinta in dicembre dalla commissione per i trasporti e il turismo. Come ha osservato all’epoca il mio collega, il Commissario McCreevy, questi emendamenti non apportano alcun valore aggiunto per il mercato interno, gli utenti postali o i postini. C’è uno slancio per portare a termine il processo della riforma postale.

In sintesi, il testo dinanzi a voi è, tutto considerato, valido nella sostanza, e se vi soffermate sulle sue principali disposizioni converrete con me che è in linea con il nostro obiettivo: reale apertura del mercato non in quanto fine a se stessa, ma quale strumento attraverso il quale perseguire l’obiettivo di ampio respiro di un settore postale di elevata qualità, altamente qualificato e sostenibile adatto alle esigenze del XXI secolo.

 
  
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  Reinhard Rack, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signora Presidente, negli ultimi anni tutti noi, me compreso, abbiamo reiteratamente lamentato il fatto che, anche nel caso di importanti progetti legislativi, la maggior parte dei seggi del banco del Consiglio è rimasta deserta. È d’uopo pertanto esprimere il nostro profondo ringraziamento alla rappresentanza di alto livello della Presidenza slovena per essere qui a partecipare a questo importante dibattito legislativo e per il fatto che la Slovenia stia già entrando anche nello spirito del Trattato di Lisbona, che, ovviamente, ha appena ratificato.

Il mercato interno dei servizi postali ha una lunga storia alle spalle. Siamo lieti che, se tutto procede bene, questo progetto da noi presentato contribuisca a portare a termine con risultati positivi il processo. La proposta iniziale avanzata dalla Commissione era, in linea di principio, coerente e accettabile, ma per noi del Parlamento europeo il principio di base veniva, in molti casi, applicato troppo ampiamente e secondo noi i principali punti di dettaglio sono rimasti irrisolti.

A tale riguardo è stato positivo che, sotto la guida del nostro relatore, l’onorevole Markus Ferber, che ringrazio di cuore a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, la nostra commissione, sostenuta da una stragrande maggioranza, abbia potuto aggiungere importanti elementi alla proposta della Commissione in fase di prima lettura e ne abbia interpretato e arricchito le disposizioni.

Abbiamo aggiunto un’altra opzione per quanto riguarda in particolare il lato finanziario; si tratta di un’opzione importante grazie alla quale non rimane trascurato un aspetto fondamentale. Abbiamo potenziato le disposizioni sociali, soprattutto relative a questioni quali le condizioni di lavoro, l’orario di lavoro e diritti a congedi. Abbiamo introdotto una clausola provvisoria di reciprocità affinché la direttiva non produca guadagni inattesi permettendo ai pochi monopolisti rimasti di espandere le proprie attività in mercati deregolamentati.

In cambio, abbiamo deciso di posticipare di due anni l’entrata in vigore della direttiva. Riteniamo che la proposta fosse in generale ben equilibrata e le azioni del Consiglio, che ha appoggiato ampiamente la posizione del Parlamento europeo, hanno dimostrato la fondatezza del nostro operato. Dovremmo accogliere questa posizione domani e condividere la soddisfazione del risultato con il Consiglio, la Commissione e il relatore.

 
  
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  Brian Simpson, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare a nome del gruppo PSE l’onorevole Markus Ferber per la relazione e l’intenso lavoro di molti anni.

Il gruppo PSE prende atto che gran parte della posizione in prima lettura del Parlamento è stata accolta dal Consiglio e questo garantirà il servizio universale, nonché il finanziamento del servizio stesso. Il documento in questione riconosce che si deve dare attuazione alla protezione sociale e posticipa l’applicazione di due anni, fissando quale scadenza la fine del 2010 per tutti i vecchi Stati membri e il 2012 per i nuovi.

A mio avviso è un buon accordo. Ci sono coloro che ancora combattono la battaglia contro la liberalizzazione. Ma la battaglia è stata persa oltre 15 anni fa quando il Parlamento ha deciso – contro il parere da me espresso – di liberalizzare il settore dei servizi postali.

Alcuni di noi in quest’Aula hanno rinviato la piena attuazione per tutti questi lunghi 15 anni, ma arriva un momento, alla fine, in cui dobbiamo affrontare la realtà.

Anche se, per quanto mi riguarda, preferirei che si svolgesse una seconda lettura senza emendamenti, il mio gruppo ritiene sia corretto definire con chiarezza il finanziamento del servizio universale e proteggere quei servizi attualmente forniti per le persone ipovedenti e non vedenti. Pertanto, daremo il nostro sostegno agli emendamenti nn. 1, 2, 6, 18 e 19.

Dobbiamo garantire servizi postali in grado di competere, non necessariamente gli uni contro gli altri, ma contro altre tecnologie. Tuttavia ci occorrono condizioni paritarie, e mi auguro che, con le riserve che ho tracciato, saremo in grado di concludere il nostro lavoro su questo fascicolo basato sulla nostra posizione in prima lettura nonché di tornare all’aspetto più importante, ossia di fornire ai nostri cittadini un servizio postale affidabile, regolare e accessibile, riconoscendo al contempo il prezioso lavoro svolto su tutto il territorio dell’Unione europea da postini e postine.

Infine, quando Markus Ferber ed io abbiamo iniziato a lavorare a questo fascicolo, nessuno dei due aveva i capelli grigi e adesso guardate come siamo!

 
  
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  Luigi Cocilovo, a nome del gruppo ALDE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch’io, come hanno fatto gli altri colleghi, voglio innanzitutto congratularmi con il relatore, l’onorevole Ferber, per il suo lavoro. È un lavoro iniziato tanto tempo fa e nel corso del quale abbiamo avuto momenti importanti di convergenza e qualche momento di discussione dialettica. Per quanto riguarda non solo la mia posizione personale ma anche quella del mio gruppo, non vi è mai stata una battaglia di principio, né ideologica, contro l’ipotesi della liberalizzazione, a cui guardiamo con favore e con consenso, ovviamente cercando però di confermare le garanzie indispensabili per la fornitura del servizio universale.

Nell’attuale proposta di direttiva, così come votata dal Parlamento in prima lettura e poi rivisitata dal Consiglio, sostanzialmente riteniamo che questa garanzia esista, anche se alcune condizioni andranno meglio precisate, specificate e dettagliate. Non vogliamo fare la parte degli sciocchi che quando viene indicata la foresta si soffermano ad osservare soltanto l’albero, ma dall’altra parte non vogliamo neanche ignorare che alle volte il diavolo si annida proprio nei dettagli. Proprio per questo avremmo preferito che su alcune questioni in materia di autorizzazioni, in materia di possibilità di autentica competizione anche sul versante tariffario fra l’operatore incaricato del servizio universale e gli altri servizi singoli, in materia di diritto e dovere di accesso alle reti, alcune questioni fossero meglio precisate. Avremmo preferito, ma la maggioranza delle posizioni presenti nel Parlamento e che si sono manifestate anche in commissione, hanno ritenuto probabilmente superflua questa precisazione di maggiori garanzie, preferendo invece non correre il rischio di una complicata conciliazione.

Tutto sommato, a questo punto siamo per sostenere questa posizione e per quanto riguarda gli emendamenti riferiti alla condizione dei non vedenti o ipovedenti molto chiaramente diciamo che, se questi e solo questi emendamenti dovessero imporre di andare alla conciliazione, non saremmo d’accordo. Quindi nell’ipotesi in cui altri emendamenti fossero approvati voteremmo anche a sostegno di questo. Diversamente, saremmo per un voto contrario a tutti gli emendamenti presentati.

 
  
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  Roberts Zīle, a nome del gruppo UEN. (LV) Grazie, signora Presidente, signor Commissario, signori membri del Consiglio. Innanzi tutto desidero ringraziare l’onorevole Ferber per il lavoro svolto nel tentativo di pervenire a un compromesso tra il Parlamento e il Consiglio in merito a un’area politicamente sensibile come i servizi postali. Vorrei sottolineare che le obiettive difficoltà che si incontrano nel processo di liberalizzazione dei servizi universali, soprattutto per quanto riguarda i nuovi Stati membri, hanno trovato espressione nella direttiva sotto forma di un’adeguata proroga di due anni da concedere a questi servizi. Al contempo è stato definito un valido quadro giuridico volto a garantire i servizi universali. Ritengo pertanto che ora il testimone sia passato alle autorità degli Stati membri. Nonostante le difficoltà incontrate dagli operatori postali in alcuni paesi membri, tra cui il mio, la Lettonia, credo che la liberalizzazione del mercato risolverà la situazione apparentemente disperata dei prestatori di servizi postali obsoleti. Per quanto riguarda il voto di domani, vi invito a non sostenere la suddetta proposta, perché gli Stati membri devono ricorrere alla loro competenza anche nel caso delle persone ipovedenti. Grazie.

 
  
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  Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, temo che i fatti non mi consentano di unirmi alle celebrazioni. Fatto numero uno: chi ne beneficerà? Quei consumatori che vivono in città e a cui piace trovare materiale pubblicitario nelle cassette delle lettere. Questi ne beneficeranno. Come ne beneficeranno le imprese specializzate in invii postali in massa e campagne pubblicitarie per posta.

Coloro che sono ciechi o ipovedenti, per contro, non ne beneficeranno affatto. Vi esorto quindi ad appoggiare il nostro emendamento in materia. Non ci sarà neppure alcun vantaggio per i dipendenti dei servizi postali, che lavoreranno per una retribuzione modesta e sotto enorme pressione, il che può solo acuirsi nelle condizioni previste. Un altro gruppo che non trarrà alcun vantaggio è quello di coloro che vivono in campagna o in aree remote e che dovranno affidarsi a servizi postali privati, perché assisteremo a una strisciante erosione dei livelli di servizio fino al raggiungimento del minimo possibile e accettabile. In particolare, non vi sarà alcun vantaggio per i contribuenti, che per l’ennesima volta devono finanziare il servizio universale che in precedenza si finanziava, per così dire, internamente grazie agli invii di massa e ai servizi postali privati.

Per questi motivi non sono a favore della direttiva. La ritengo fasulla. La concorrenza è un aspetto positivo, ma occorre prestare attenzione e assicurare che avvenga in condizioni di parità. Non si può dire che sia questo il caso.

 
  
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  Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signora Presidente, i servizi postali sono un servizio pubblico a elevata intensità di manodopera. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo gli Stati d’Europa decisero che avevano bisogno di detenere il monopolio sui servizi postali perché il settore privato non era adatto ad espletare tale attività.

Ci sono sempre state imprese private che hanno tentato di ribaltare la situazione; hanno offerto servizi più economici, ma in modo selettivo, scegliendo i segmenti più trafficati del servizio postale di consegna e offrendo condizioni di lavoro e di impiego peggiori. Dagli anni novanta una maggioranza politica ha cercato di creare maggiori possibilità di sbocco per tali aziende, e la decisione proposta dà loro quasi interamente carta bianca. Il mio gruppo ritiene che questa scelta si tradurrà in servizi di consegna di qualità inferiore per gli utenti, condizioni meno favorevoli per i lavoratori e costi aggiuntivi per gli Stati membri che dovranno mantenere e ripristinare i loro servizi postali universali.

Anche adesso che i tre maggiori gruppi sono pervenuti a un compromesso sulle scadenze e sulle misure di accompagnamento, il mio gruppo continua a interpretare questa scelta come un passo indietro. Oltre alle disposizioni volte a migliorare certi dettagli, quali garanzie più rigorose per clienti ciechi e per il personale, proponiamo pertanto di respingere questa liberalizzazione. Sarebbe inoltre un’azione in linea con la bocciatura decretata dagli elettori della città tedesca di Lipsia alla vendita delle imprese pubbliche.

 
  
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  Michael Henry Nattrass, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora Presidente, mi soffermo sulla frase “una data fissa e irrevocabile”. Un aspetto che il fondatore dell’UE Jean Monnet detestava della democrazia era che nulla è irrevocabile. Nessun governo democratico può vincolare il proprio successore con qualcosa di irrevocabile.

L’UE registra un deficit democratico perché l’UE sempre più chiusa è stata progettata come una compagine irrevocabile. Nessuna apertura alla democrazia. Il popolo può solo votare per sostenere quello che l’élite dell’UE vuole. È una strada a senso unico. I francesi e gli olandesi hanno votato contro questa unione irrevocabile; il fatto di averli ignorati e di introdurre la stessa mancata costituzione avvalora quanto affermo.

Non riuscite a imparare dalla storia. L’Unione Sovietica è sepolta. Il Tausendjähriges Reich di hitleriana memoria è durato 12 anni. La violenta reazione che state provocando negando al popolo di andare alle urne per un referendum determinerà senza dubbio il crollo di questo intollerante impero dell’UE com’è certo che al giorno segue la notte.

 
  
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  Etelka Barsi-Pataky (PPE-DE).(HU) Signora Presidente, entro la fine del 2012 i servizi postali saranno del tutto liberalizzati e anche in questo settore avremo completato il mercato comune. Poiché l’apertura del mercato comporterà impatti diversi sui mercati dei singoli Stati membri, grazie alla normativa abbiamo ottenuto che tale processo avverrà gradualmente. Siamo anche riusciti a pervenire a una situazione in cui gli uffici postali competenti possono tenere le entrate di cui dispongono fino al termine del periodo di proroga, e per quanto mi riguarda, lo considero un risultato positivo. Dopo un tempo infinito è nata una regolamentazione europea che mette tutti in una situazione competitiva. Ringrazio in particolare il relatore per questo. In altre parole, questa normativa non significherà svantaggi per le società in concorrenza dopo l’apertura del mercato, bensì nuove prospettive.

Signora Presidente, tutto questo è solo una vittoria a metà se non si compiranno i passi successivi. Quali sono? In primo luogo, gli uffici postali che aderiscono alla deroga devono impegnarsi, negli anni a venire, in modo da essere in grado di soddisfare i requisiti sostenuti dalla concorrenza europea, vale a dire, devono dimostrare che fanno un uso concreto dei vantaggi in termini di tempi che vengono concessi loro adesso.

In secondo luogo, la regolamentazione e le politiche dello Stato devono garantire che se l’ufficio postale viene ridimensionato per amore della competitività, il servizio universale deve essere assicurato a un livello corrispondente. Non dovremmo dimenticare che la responsabilità del servizio ricadrà sempre tra gli obblighi dello Stato. Infatti, la normativa è sorta affinché i cittadini europei, in qualsiasi luogo vivano, anche nei posti più minuscoli, devono poter accedere ai servizi postali, dal prezzo adeguato e della giusta qualità. Vi ringrazio per l’attenzione.

 
  
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  Gilles Savary (PSE).(FR) Signora Presidente, ritengo che il tema su cui ci apprestiamo a votare domani sia un argomento storico, perché la posta è un servizio pubblico da sempre, sin dalla notte dei tempi, in particolare dalle monarchie. È tale perché la distribuzione della corrispondenza è strategica, e anche perché assicura un servizio rapido e universale.

Stiamo per porre termine al controllo pubblico dei servizi postali, o ci accingeremo a farlo domani, per sostituirlo con un mercato postale ampiamente deregolamentato. L’oggetto della proposta della presente direttiva sarà innanzi tutto un magnifico mercato per avvocati e giuristi, perché non è armonizzato. Ogni Stato membro può decidere riguardo al metodo di finanziamento ed esistono quattro diverse possibilità. La direttiva propone inoltre qualcosa di assolutamente paradossale, ossia compensare il finanziamento del servizio universale tramite sovvenzioni dello Stato laddove, in alcuni paesi, la perequazione faceva sì che l’attività che era redditizia finanziasse quella che non lo era.

Ritengo che stiamo commettendo un errore. Il tempo ce lo dirà, ma già oggi abbiamo qualche indicazione. Il Regno Unito ha investito nel servizio postale oltre 880 milioni di euro. In Spagna è stato annunciato di recente che, a causa della pressione della concorrenza, le aree rurali non riceveranno più un servizio postale diretto. I tedeschi incontrano difficoltà ad allineare la retribuzione minima con il mercato postale. Credo che oggi avvantaggiamo le imprese, stiamo offrendo loro la possibilità di scremare la parte migliore del mercato, ma non stiamo servendo l’interesse generale dei servizi postali o la competitività esterna dell’Unione europea.

 
  
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  Dirk Sterckx (ALDE).(NL) Signora Presidente, do il mio appoggio al compromesso raggiunto dall’onorevole Ferber e approvato dal Consiglio perché sono a favore di un mercato aperto dei servizi postali. Ritengo che questa direttiva dia agli Stati membri abbastanza margine da garantire un’apertura adeguata dei rispettivi mercati e che esistono vari prestatori di servizi che si contendono i clienti sulla base di una qualità assicurata.

L’intenzione non è certo quella che gli Stati membri impieghino questo margine di manovra per evitare la liberalizzazione dei loro mercati, sebbene vi sia anche quel rischio. Sarebbe semplice applicare la direttiva in questione in modo che nuove imprese si confrontino con requisiti talmente rigidi che nessun nuovo operatore si preoccuperebbe della tariffa della lettera. Se gli Stati membri attueranno la direttiva in questo senso, avremo adottato un raffinato atto legislativo, tuttavia nella pratica non sarà cambiato nulla per i clienti postali.

Penso che dobbiamo senza dubbio approvare il testo, ma vorrei chiedere alla Commissione di assicurarsi che l’obiettivo della creazione di un mercato aperto dei servizi postali non venga eluso da misure adottate dagli Stati membri. Vedo che il paese del relatore, ad esempio, ha di recente adottato una serie di provvedimenti che hanno in realtà chiuso un’altra volta il mercato postale in Germania.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN).(GA) Signora Presidente, il servizio postale in Irlanda svolge una funzione centrale nelle vite delle comunità rurali, soprattutto per gli abitanti rurali e coloro che vivono in regioni remote e non hanno vicini nei dintorni. Pertanto accolgo con favore la fornitura del servizio universale, qualcosa che è di vitale importanza per la popolazione in Irlanda e, non ho dubbi, in ogni altro Stato membro.

Desidero innanzi tutto congratularmi con il relatore, l’onorevole Ferber, per essere rimasto saldamente fedele a questo principio che dovrebbe essere inserito nei nostri progetti di documenti, e a tale proposito reputo altresì positivo che l’Irish Post Office in Irlanda introduca il nuovo servizio finanziario, a dimostrazione del fatto che gli operatori dei servizi postali possono adeguarsi ai nuovi requisiti del mercato pur continuando a fornire il loro servizio postale universale.

Inoltre accolgo con favore la recente sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia in base alla quale un prestatore di servizi postali ha la facoltà di aderire a un accordo relativo alla distribuzione di pagamenti della previdenza sociale.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL).(PT) È stato nel corso della Presidenza portoghese che il Consiglio ha deciso la totale apertura del mercato dei servizi postali a livello dell’Unione europea a partire dal 31 dicembre 2010, applicando le regole di concorrenza a un settore, qualcuno sostiene, che dovrebbe essere un servizio pubblico, nell’ottica di creare un mercato interno dei servizi postali. “Splendido”, affermerà il Primo Ministro portoghese. La decisione, tuttavia, rappresenta un duro colpo per i servizi postali pubblici, soprattutto con l’abolizione delle aree riservate, mettendo in moto un processo finalizzato al loro smantellamento e cedendole a imprese transnazionali guidate dal profitto, e a spese dell’erario pubblico, compromettendo i diritti della nazione e dei lavoratori del settore.

Se esistevano dubbi riguardo al vero significato dell’inclusione del “protocollo sui servizi di interesse generale” nel progetto di Trattato, questa direttiva li dissipa tutti: continuazione dello smantellamento e della distruzione dei servizi pubblici, minaccia della proprietà e della fornitura da parte di società pubbliche gestite e controllate democraticamente. Pertanto la nostra proposta è di respingere la direttiva.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM).(SV) Signora Presidente, la posta è uno dei servizi pubblici che i cittadini dei nostri paesi, vecchi e giovani, tengono in massimo conto. Pertanto la formulazione della decisione è di importanza vitale. Nei precedenti dibattiti sulla direttiva ho espresso il timore che le esigenze delle aree scarsamente popolate potessero rimanere neglette. Non era chiaro che lo stesso servizio sarebbe stato garantito a tutti. In occasione di un Tempo delle interrogazioni, il Commissario McCreevy mi promise che la fornitura di un servizio universale non avrebbe subito alcun cambiamento. Ora abbiamo un compromesso che garantisce che coloro di noi che vivono in aree scarsamente popolate avranno la raccolta e la consegna della posta cinque giorni alla settimana esattamente come tutti gli altri. Domani sosterrò il compromesso alla direttiva postale. Speriamo che questo comporti un servizio migliore, prezzi inferiori e un sistema postale più efficace per ognuno, quando deregolamentiamo il mercato unico in un ulteriore settore.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool (PPE-DE).(NL) Signora Presidente, desidero ringraziare di cuore il nostro relatore, l’onorevole Ferber, per il lavoro che ha svolto. È riuscito a far sì che il Parlamento pervenisse a un accordo in fase di prima lettura su questo difficile tema, anche se entrambi, lui ed io, siamo dell’opinione che si dovrebbe compiere un ulteriore passo. Alla fine, comunque, la nostra posizione unita è stata quella suggerita dal Consiglio e pertanto anch’io condivido incondizionatamente la posizione comune.

I membri del gruppo socialista e i rappresentanti dei Verdi hanno purtroppo una paura terribile e non riescono a vedere le enormi opportunità che questa direttiva offrirà in termini di nuove imprese e posti di lavoro. Sono assolutamente convinto di questo e vari esempi in alcuni Stati membri avallano quanto affermo. Ma tutto ora dipenderà dal trattamento che la Commissione europea riserverà alla direttiva, affinché non rimanga lettera morta.

Se la direttiva verrà introdotta, di certo comporterà l’apertura dei mercati. I consumatori disporranno di servizi migliori, e non si delineerà la situazione che osserviamo in Germania, dove i nuovi operatori vengono spremuti, e non solo loro, ma anche le nuove imprese, i nuovi servizi, i nuovi posti di lavoro, fuori dal mercato con il pretesto della protezione sociale.

Sono quindi soddisfatta della risposta che ho ricevuto ieri dalla Commissione europea. Mi risulta che la Commissione si accinga ad avviare un’inchiesta riguardo alla situazione in Germania. Vorrei esortarvi a procedere e a farlo in tempi rapidi, perché i nuovi operatori sul mercato tedesco sono in una pessima situazione e sarebbe davvero terribile se le cose non funzionassero, esattamente come creare un precedente sbagliato.

Secondo me la Francia e altri paesi si allineeranno e così alla fine non avremo ottenuto proprio nulla. Pertanto la Commissione ha qui un’enorme responsabilità. Mi auguro che userete ogni possibile canale giuridico e che eserciterete anche la dovuta pressione politica per garantire che la direttiva sia applicata in modo adeguato nel mercato postale europeo.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Signora Presidente, signor Commissario, i servizi postali rivestono enorme importanza per la vita economica e sociale delle collettività. Dobbiamo pertanto garantire l’accessibilità a tali servizi e soprattutto dobbiamo assicurarne la qualità.

La totale liberalizzazione del mercato dei servizi postali, tra cui le consegne di peso inferiore ai 50 grammi, consentirà di rafforzare la concorrenza, e comporterà l’ingresso di nuovi operatori e la creazione di posti di lavoro.

Desidero tuttavia soffermarmi su vari aspetti importanti. In primo luogo, è essenziale garantire la prestazione del servizio universale e che ogni cittadino potrà ricevere la posta, a prescindere da dove viva, se in cima a una montagna o su un’isola. In secondo luogo, dobbiamo assicurare condizioni di lavoro dignitose in questo comparto; in particolare, dobbiamo garantire che l’esistenza di salvaguardie sociali riguardo a posti di lavoro e redditi. In terzo luogo, affinché gli Stati membri garantiscano il servizio universale, è essenziale che definiscano quanto prima i rispettivi canali di finanziamento. Riguardo a questo fattore, la direttiva concede flessibilità agli Stati membri. Infine, siccome viviamo in un mondo sempre più digitalizzato, è fondamentale che gli operatori postali diversifichino l’attività svolta in modo da fornire anche servizi elettronici.

Alcuni Stati membri possono godere di due anni un più per attuare appieno la liberalizzazione dei servizi postali. A prescindere dal momento in cui avviene tale processo, gli operatori postali devono offrire una gestione efficace che garantisca l’elevata qualità dei servizi prestati.

 
  
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  Dariusz Maciej Grabowski (UEN).(PL) Signora Presidente, consentire a operatori privati di fornire sevizi postali è una decisione controversa. Il tempo ci dirà se è a vantaggio dei consumatori.

Non dobbiamo dimenticare che in alcuni dei nuovi Stati membri con un livello inferiore di sviluppo, le istituzioni difendono gli interessi della concorrenza e i consumatori non sono un elemento particolarmente presente nella coscienza pubblica. Sussiste il pericolo di rompere l’equilibrio tra gli interessi del capitale e quelli dei consumatori. Fissare la scadenza al 2012 è quindi una decisione accolta con favore.

Nel contempo, suggerirei di esaminare prima del 2012 il funzionamento del mercato dei servizi postali in quei paesi che hanno già adottato le nuove norme, nell’ottica di individuare ed evitare qualsiasi irregolarità negli altri Stati. Ritegno anche che un operatore che fornisce servizi pubblici dovrebbe essere premiato dalle autorità e non, come suggeriscono gli autori della relazione, semplicemente ricompensato.

Anni di lavoro col capo chino su questo atto legislativo hanno ingrigito i capelli dell’onorevole Ferber. Confido che l’introduzione delle nuove norme non sarà fonte per lui di ulteriore sofferenza e non gli faccia quindi perdere i capelli.

 
  
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  Gabriele Zimmer (GUE/NGL).(DE) Signora Presidente, è del tutto ovvio che la posizione dell’onorevole Ferber e quelle dell’onorevole Wortmann-Kool e di altri membri siano diametralmente opposte. Credo che sia sbagliato trattare la privatizzazione e la liberalizzazione dei servizi pubblici come la risposta tipo alla globalizzazione. Ho altresì motivo di pensare che un numero sempre maggiore di persone non sia a favore di questo approccio. In un referendum svoltosi a Lipsia la settimana scorsa, l’80% dell’elettorato, o piuttosto di coloro che sono andati alle urne, ha respinto la liberalizzazione, impedendo così al consiglio comunale di procedere a qualsiasi privatizzazione per i prossimi tre anni.

Permettetemi anche di aggiungere che non è semplicemente il caso che la direttiva che stiamo discutendo oggi incorpori reali garanzie per proteggere le persone, i dipendenti, dal dumping sociale. Abbiamo visto come in Germania l’introduzione di salari minimi nei servizi postali si sia scontrata con la resistenza proprio da parte di quelle imprese che hanno costruito le basi della loro attività su retribuzioni estremamente basse. Mi preoccupano anche non poco le implicazioni delle pubbliche istituzioni che attribuiscono contratti a tali imprese.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, sono oltre 15 anni che si protrae il lavoro riguardo alla liberalizzazione del settore postale, che per l’Unione rappresenta nel complesso un valore annuo pari a 90 miliardi di euro. Oggi siamo alla vigilia della votazione in materia e ci accingiamo a inscrivere questa normativa nella storia dell’Unione. Desidero congratularmi con il relatore per l’eccellente documento prodotto.

L’attuale versione del progetto è un ampio compromesso che sembra aver conseguito i principali obiettivi: pieno completamento del mercato interno dei servizi postali, soprattutto grazie alla fine del monopolio della posta, e garanzia della prestazione di un servizio pubblico sempre di alta qualità e a basso costo.

Il presente testo della direttiva non è tuttavia ambizioso come la proposta originale della Commissione. Nel corso delle delibere, l’idea di partenza di una liberalizzazione a favore di una graduale e piuttosto prudente apertura del mercato postale per le lettere di peso inferiore ai 50 grammi si è delineata con sempre maggiore chiarezza. Tale impostazione è riflessa nella data di compromesso per l’entrata in vigore della direttiva, nel caso specifico dei nuovi Stati membri e dei paesi con piccole popolazioni, aree geografiche contenute e clausole di servizio pubblico.

La scadenza del 31 dicembre 2012 per gli Stati membri che hanno aderito all’Unione nel 2004 sembra inutilmente distante. Capisco che sia un elemento del compromesso negoziato, che abbiamo accettato, ma può frenare i cambiamenti proposti. Temo che un periodo così lungo, di oltre quattro anni, per l’entrata in vigore della direttiva non faccia altro che rallentare i cambiamenti che, nel caso di un arco di tempo di due anni, ad esempio, produrrebbero i loro effetti quasi immediatamente.

Infine, desidero associarmi alla richiesta dell’onorevole Pleštinská affinché vengano reintrodotte nella direttiva proposta le disposizioni relative ai non vedenti e agli ipovedenti, che nell’attuale versione non compaiono.

 
  
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  Saïd El Khadraoui (PSE).(NL) Signora Presidente, desidero ringraziare il relatore e i miei colleghi che hanno contribuito a conseguire un risultato che è un notevole miglioramento rispetto alla proposta originale della Commissione. Capisco che molti di noi vogliano lasciarla così com’è, ma dietro agli elementi positivi che sono stati aggiunti alla direttiva si insinuano anche alcuni pericoli. Non è stato in effetti ancora raggiunto nulla, perché agli Stati membri viene attribuita un’enorme responsabilità riguardo a due punti cruciali.

Innanzi tutto, permangono ancora molti interrogativi sul finanziamento del servizio universale. Gli Stati membri possono scegliere tra una rosa di possibilità, ma non è sempre chiaro se effettivamente funzionano. In molti casi questo comporterà ogni genere di controversia, tra cui quelle legali. Ritengo pertanto che sarebbe utile precisare un paio di aspetti: uno, che agli Stati membri incombe l’obbligo di garantire il servizio universale e di finanziarlo a prescindere dalle circostanze e, due, che agli Stati membri si deve chiedere di predisporre le cose al meglio e prepararsi a questa nuova situazione con cura e a tempo debito.

Il secondo aspetto importante riguarda il campo sociale. Qui è d’uopo sottolineare che la direttiva consente agli Stati membri di imporre a tutti gli operatori postali, attraverso un sistema di licenze, di rispettare gli stessi contratti collettivi, per esempio, o altre norme minime. È una buona idea, ma è ancora solo facoltativa, e sarà applicata in modo diverso da uno Stato all’altro.

In breve, ritengo che la direttiva potrebbe essere inasprita e questo non ha niente a che vedere con la paura, ma rispecchia il fatto che un libero mercato deve essere regolamentato e che il processo di liberalizzazione deve essere preparato con attenzione.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL).(EL) Signora Presidente, esprimiamo la nostra disapprovazione nei confronti della Commissione europea, del Consiglio e del nostro relatore, in quanto non hanno fatto alcun riferimento alle oscillazioni del numero dei lavoratori del settore, alle condizioni di lavoro, agli orari o alla retribuzione.

Analogamente, non è stata prevista alcuna disposizione relativa a un controllo efficace delle politiche dei prezzi per le imprese, né riguardo alle situazioni di monopolio privato nell’ambito del trasporto pacchi e della posta espressa.

Inoltre, la relazione sottolinea l’occupazione stabile negli Stati membri, nonostante le fluttuazioni locali, ma non è stato prodotto il benché minimo dato a dimostrazione di quanto sostenuto.

Date queste premesse, quindi, non è possibile procedere a una valutazione adeguata negli interessi dei lavoratori.

Infine, occorrerebbe sottolineare che il Consiglio ha, in un certo qual senso, ratificato gli emendamenti del Parlamento, consentendo però di discutere all’infinito sulle conseguenze sociali per i dipendenti dei servizi e per i consumatori.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, il completamento del mercato interno dei servizi postali illustra ampiamente la fondatezza del proverbio “Perseverando arrivi”. Persino io posso sostenere il progetto che abbiamo sul tavolo, risultato di quindici anni di dura contrattazione. Appartengo a quella schiera che avrebbe preferito preservare il monopolio delle amministrazioni postali nazionali per le lettere di peso inferiore ai 50 grammi. Ora questa ultima fase della deregolamentazione controllata del mercato postale deve entrare in vigore il 1° gennaio 2011.

Per quanto attiene alla struttura dei servizi postali in Lussemburgo, ossia l’obbligo normativo che prevede di ricorrere a volontari delle forze armate nel servizio pubblico e i relativi costi, non avrei potuto condividere la rapida e non sufficientemente controllata liberalizzazione del mercato dei servizi postali, perché questo avrebbe avuto conseguenze insopportabili per il personale e i clienti della posta.

Per la prima lettura, ho quindi chiesto al relatore, l’onorevole Ferber, di prevedere una proroga di due anni della scadenza di recepimento a favore dei paesi piccoli con un numero di abitanti relativamente contenuto affinché possano continuare a limitare la fornitura di certi servizi all’operatore del servizio universale, e ringrazio il collega per la comprensione dimostrata. Avevo circoscritto con discrezione questa intesa affinché il Lussemburgo beneficiasse dell’esenzione, ma i ministri hanno preferito evitare qualsiasi malinteso e precisato i nomi dei paesi interessati. E con questo siamo sicuri.

La cosa importante è che il servizio universale garantisca la raccolta della posta e la sua consegna rapida agli indirizzi di privati o di imprese indicati in ogni giorno lavorativo, anche nelle aree remote o scarsamente popolate. Anche la questione del finanziamento esterno che potrebbe essere necessario per coprire i costi netti del servizio universale, e quindi l’aspetto delle tariffe accessibili, è stata regolamentata in modo soddisfacente. Infine, sono state adottate le misure più adeguate volte a salvaguardare i posti di lavoro qualificati a tempo indeterminato presso gli operatori del servizio universale nonché a garantire il rispetto delle condizioni di lavoro e dei regimi di sicurezza sociale basati sulle disposizioni giuridiche in vigore o su contratti collettivi, contrariamente a quanto avrebbe voluto farci credere la sinistra. Dovrebbero leggere il testo del progetto. Il documento afferma espressamente che nella preparazione della deregolamentazione del mercato postale si deve tener conto delle considerazioni sociali.

Per quanto riguarda l’emendamento presentato dai nostri missionari filantropici in merito ai servizi postali gratuiti per i soggetti ipovedenti, personalmente non comprendo il motivo per cui le persone agiate con disturbi della vista dovrebbero spedire la loro posta senza pagare ma a spese dei contribuenti. In ogni caso, coloro che propongono questo emendamento sono sulla strada sbagliata, perché spetta agli Stati membri garantire tali dettagli. Subsidiarité oblige!

 
  
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  Zita Gurmai (PSE).(HU) Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghi, la graduale apertura del mercato dei servizi postali è un’importante pietra miliare per il conseguimento del mercato interno. Contribuirà a porre termine ai diritti speciali che imperano nei settori postali, e fisserà una data precisa e irrevocabile per la liberalizzazione del mercato, garantendo un servizio universale dal livello elevato e sostenibile. L’apertura del mercato rafforzerà la concorrenza e quindi il livello del servizio può migliorare in termini di qualità, prezzo e opportunità di scelta. Questa misura promuoverà l’armonizzazione dei principi fondamentali relativi alla disciplina dei servizi postali e probabilmente si tradurrà in tariffe inferiori, servizi potenziati e più innovativi, e creerà migliori condizioni di crescita e occupazione.

L’emendamento alla direttiva è il risultato di un compromesso esemplare, un compromesso che ha tenuto conto delle differenze riconducibili alle caratteristiche storiche ed economiche degli Stati membri. Non trascura il fatto che prepararsi alla liberalizzazione richiede più tempo in alcuni Stati membri, principalmente quelli dell’Europa centrale e orientale. Allo stesso tempo, considerando gli interessi di altri e al fine di evitare distorsioni della concorrenza nel mercato in paesi in cui il settore postale è già totalmente aperto, i servizi postali dei paesi che non stanno ancora procedendo alla liberalizzazione del rispettivo mercato possono non fornire servizi fino alla scadenza della proroga prevista alla fine di dicembre 2012. Desidero ringraziare l’onorevole Ferber per il lavoro svolto, ma i ringraziamenti sono doverosi naturalmente anche nei confronti dell’onorevole Simpson, il relatore ombra.

 
  
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  Emanuel Jardim Fernandes (PSE).(PT) Mi congratulo con gli onorevoli Ferber e Simpson per la qualità della relazione presentata e con tutti i membri e le parti coinvolti per la disponibilità dimostrata durante la procedura negoziale. La liberalizzazione del mercato dei servizi postali è ancora ben lungi dal conseguire un mercato competitivo in cui i consumatori e le società sono quelli che traggono i maggiori benefici. Per questo motivo ho sostenuto che l’approccio della Commissione potrebbe non garantire a sufficienza il servizio universale. Ho quindi sostenuto la posizione assunta del relatore ombra, l’onorevole Simpson, sulla necessità di assicurare il servizio universale e di introdurre un fondo di compensazione, nonché riguardo all’impegno di aprire i servizi di fornitura postale inferiore ai 50 grammi nel 2010, o in casi specifici, ad esempio i nuovi Stati membri con regioni ultraperiferiche, entro il 31 dicembre 2012. Sono soddisfatto per quanto attiene alle disposizioni speciali relative a certi Stati, benché debba sottolineare che potrebbero non essere adeguate e richiedere misure supplementari.

Sul versante dell’occupazione, mi fa piacere che sia stata aggiunta in precedenza una clausola che rende obbligatoria la presentazione di una relazione sullo sviluppo complessivo dell’occupazione nel settore, sulle condizioni di lavoro applicate da tutti gli operatori in uno Stato membro e su qualsiasi futura misura. Sono molto soddisfatto della posizione comune raggiunta, ma appoggio gli emendamenti presentati dai miei colleghi, tra cui gli onorevoli Savary, El Khadraoui e l’onorevole Ayala Sender, e dal mio gruppo parlamentare, in quanto rafforzano l’idea della necessità di un processo ponderato di liberalizzazione volto a potenziare la parità dell’accesso universale, lo sviluppo e l’occupazione. Per tutti questi motivi, esorto la plenaria a sostenere la presente relazione e il Consiglio e a pronunciarsi a favore della posizione del Parlamento.

 
  
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  Richard Howitt (PSE).(EN) Signora Presidente, il Parlamento dovrebbe accogliere gli emendamenti da noi presentati a questa direttiva onde reintrodurre i servizi postali gratuiti obbligatori per le persone non vedenti

Onorevole Vizjak, asserite di essere aperto e flessibile e ora avete respinto di netto gli emendamenti del Parlamento sui servizi gratuiti obbligatori per i ciechi. Abbiamo sentito l’onorevole Orban affermare stasera, a nome del Commissario McCreevy, che i nostri emendamenti non apportano alcun valore aggiunto agli utenti postali.

Onorevole Orban, i non vedenti non sono forse utenti delle poste? E il reale valore aggiunto di cui parla non è forse dato dai costi effettivamente aggiunti che le persone non vedenti saranno costrette a pagare?

Onorevole Ferber, mi spiace dire che credo che lei abbia commesso un errore nel convenire di far cadere questo requisito che il Parlamento ha accolto in prima lettura. Ieri ha anche sbagliato a rispondere alla mia domanda: c’è una minaccia che incombe sui servizi prestati alle persone cieche? Mi auguro lo faccia oggi. Perché se non c’è, per quale motivo si oppone a inserire la misura nella direttiva? Se invece c’è, ciò comprova che dobbiamo inserirla? In Italia, Germania, Finlandia, Paesi Bassi, Grecia e Portogallo, l’ufficio postale, non il governo, offre questo servizio gratuitamente. In un mercato liberalizzato, gli operatori nuovi e quelli già presenti cercheranno inevitabilmente di tagliare i costi; le persone cieche non devono essere le vittime di questa scelta. In Nuova Zelanda, a seguito dell’apertura del mercato i servizi riservati a questa categoria sono cessati. Non dobbiamo permettere che qui avvenga lo stesso.

Infine, mi rivolgo a coloro che affermano di essere vicini alle persone disabili ma che questa non è la sede adatta né è il modo giusto di farlo; ci avete detto ciò in occasione della direttiva sugli ascensori e della direttiva sugli autobus di linea e granturismo, altra normativa su un mercato unico. Tuttavia il Parlamento ha detto no e noi abbiamo insistito sull’accesso vincolante per le persone con disabilità. Oggi, di nuovo, dobbiamo insistere sui diritti obbligatori per i non vedenti e gli ipovedenti d’Europa.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE).(SK) Signora Presidente, la ringrazio per avermi concesso la parola.

La posizione comune adottata dal Consiglio non include gli emendamenti relativi ai servizi postali gratuiti per i non vedenti, anche se in prima lettura il Parlamento europeo ha votato a favore del mantenimento dei servizi postali gratuiti per i non vedenti a seguito della liberalizzazione del mercato postale europeo.

Era mia intenzione appoggiare l’emendamento n. 3 presentato dall’onorevole Eva Lichtenberger, in cui si ribadiva la posizione del Parlamento della fase di prima lettura. A seguito della discussione di oggi con il relatore, l’onorevole Markus Ferber, sono stata informata che l’approvazione di uno qualsiasi degli emendamenti pregiudicherebbe un compromesso concordato in precedenza in merito all’adozione in seconda lettura della direttiva relativa al completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari, il che potrebbe significare avviare la procedura di conciliazione.

Comprendo quale importanza rivesta l’adozione della direttiva in parola. Una volta recepita nel diritto nazionale, gli Stati membri potranno risolvere questa questione in conformità del principio di sussidiarietà. Desidero pertanto esortare tutti gli Stati membri a fornire gratuitamente ai non vedenti e agli ipovedenti i serzi postali nel rispetto del principio di sussidiarietà e degli obblighi dei servizi universali.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signora Presidente, anch’io desidero sostenere gli emendamenti relativi alle persone ipovedenti. Se l’Unione europea dichiara urbi et orbi che non tollera alcuna discriminazione, allora anche l’accesso ai servizi postali deve essere pari per tutti, e nel caso delle persone ipovedenti significa accesso assistito.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM).(EN) Signora Presidente, la presente direttiva è purtroppo l’ennesimo esempio di come una normativa comunitaria incompetente e applicata in modo indiscriminato a tutti si ripercuota negativamente sulla vita del popolo britannico. Questa direttiva è la causa della chiusura degli uffici postali e della perdita del posto di lavoro degli addetti del settore postale. Gli uffici postali svolgono una funzione vitale nella comunità, soprattutto per gli anziani, i poveri, le persone immobilizzate e con disabilità. Questa è solo una di una moltitudine di norme dell’UE che ha danneggiato, e continuerà a danneggiare, il mio paese. I cittadini del Regno Unito lo sanno, ed è uno dei motivi per cui abbiamo rifiutato di indire un referendum sulla Costituzione dell’UE. Se venisse ratificata, possono aspettarsi molte altre situazioni analoghe.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signora Presidente, ritengo che il relatore sia riuscito in generale, pur se non del tutto, a conseguire un risultato di buon equilibrio. La fornitura del servizio universale garantirà ai consumatori pieno accesso ai servizi postali e gli Stati membri disporranno della flessibilità necessaria per definire il meccanismo più efficace ed efficiente atto ad assicurare l’obbligo di servizio universale.

Quest’ultimo assicurerà la creazione di un numero sufficiente di punti di accesso affinché si tenga pienamente conto delle esigenze degli utenti delle aree rurali e scarsamente popolate, e so che questo aspetto sarà accolto con favore, soprattutto nel mio paese, l’Irlanda.

Devo ammettere che in un primo tempo ho nutrito qualche riserva riguardo all’impatto sui lavoratori postali, ma gli Stati membri già dispongono dell’autorità per regolamentare le condizioni di occupazione e la contrattazione collettiva del settore, laddove questo non porta a una concorrenza sleale.

Infine, desidero far presente che appoggio l’emendamento che introdurrebbe l’obbligo di fornire servizi gratuiti a persone non vedenti e ipovedenti. Non sono d’accordo con il Commissario Orban – o è il Commissario McCreevy? –; credo che apporterà valore aggiunto, perché in un mercato totalmente liberalizzato, i servizi gratuiti per i non vedenti e gli ipovedenti cesseranno, e si aggiungerà valore se potremo garantire la continuazione di tali servizi.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Signora Presidente, grazie per avermi concesso la parola. Innanzi tutto desidero ringraziare l’onorevole Ferber per l’eccellente relazione, grazie alla quale la direttiva a lungo attesa entrerà subito in vigore, il che significa che a partire dal 1° gennaio 2009 segnerà il pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari.

Sono particolarmente soddisfatto che sia stato mantenuto il principio di sussidiarietà e che l’attuazione concreta sia stata lasciata agli Stati membri, che elaboreranno la legislazione adeguata alla loro specifica situazione. Desidero tuttavia sottolineare anche l’aspetto sociale di questa normativa per quanto attiene ai diritti delle persone con disabilità, in particolare i non vedenti e gli ipovedenti, e il loro diritto ad avvalersi di servizi postali gratuiti.

Invito i miei colleghi a sostenere gli emendamenti in materia presentati in plenaria questa settimana e che il Parlamento ha adottato in prima lettura. Si tratta di servizi appropriati e di vitale importanza per questa fascia della popolazione: soggetti con redditi eccezionalmente bassi, aree con tassi di disoccupazione molto elevati e persone in situazioni sociali difficili, per non parlare di coloro che sono vittime dell’esclusione sociale.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, grazie per l’opportunità che mi viene offerta di contribuire al presente dibattito. Mi congratulo con il relatore per il lavoro svolto. ritengo che il pubblico pensi che stia già accadendo qualcosa, perché in molti Stati membri non esiste un servizio postale di pari valore tra le varie regioni. Mi fa piacere vedere che a questo ambito si applicherà il principio della sussidiarietà e che gli Stati membri decideranno riguardo al modo migliore di mettere in atto un mercato deregolamentato.

Sostengo quanto affermato dal mio presidente di intergruppo, l’onorevole Richard Howitt, riguardo al problema della disabilità. Purtroppo, l’obiezione sollevata è stata che ne beneficeranno le persone non vedenti ricche. Mi spiace dirlo, ma in Europa e nel mondo sono molto pochi i non vedenti agiati. Vorrei potessimo alzarci e dichiarare che sono tutti ricchi e, certo, famosi, ma non è questo il caso.

Ritengo che dobbiamo assumere una posizione forte al riguardo, giusto per dimostrare che l’Europa è per la libera circolazione di capitali e servizi, ma al contempo si preoccupa per coloro che non hanno voce e sono privi della vista.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS
Vicepresidente

 
  
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  Andrej Vizjak, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Il vivace dibattito di oggi ha dimostrato che ci sono molte divergenze di opinioni, peraltro giustificabili, riguardo alla regolamentazione di questo servizio pubblico tradizionale e di antichissima data. È stato anche giusto che siano stati espressi vari punti di vista nonché preoccupazioni.

Dobbiamo tuttavia sottolineare che il testo proposto è un compromesso equilibrato tra, da un lato, l’apertura del mercato interno dei servizi postali, garantendo competitività e il valore aggiunto che ne discende, e, dall’altro lato, la protezione dei consumatori e la tutela dei diritti dei consumatori, dei diritti dei gruppi vulnerabili di consumatori e di coloro che vivono in aree remote. In breve, secondo il Consiglio, il testo di compromesso è valido e desidero esprimere il mio sostegno per questa affermazione.

Apprezzo altresì l’intenzione sottesa a certi emendamenti, ma grazie ai confronti nelle precedenti discussioni si è pervenuti a una soluzione finale di compromesso. Siamo pertanto dell’avviso che sia un buon testo e mi auguro che domani diate prova di saggezza politica quando avrete la possibilità definitiva di appoggiare il documento in questione.

 
  
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  Leonard Orban, Membro della Commissione. − (RO) Prima di tutto desidero esprimere i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato alla discussione e sottolineare che questo dibattito ha dimostrato che i rappresentanti di quest’Assemblea nutrono grande interesse nei confronti di questo fascicolo. Un interesse strettamente legato al ruolo vitale che i servizi postali svolgono nell’economia europea e nella vita quotidiana dei cittadini europei.

Mi permetto di sottolineare che il completamento di questo processo garantirà a tutti i cittadini europei e alla comunità imprenditoriale un servizio universale di altissima qualità.

Il principale obiettivo della riforma postale è avvantaggiare tutti i consumatori e gli utenti dei servizi postali, tra cui gruppi con esigenze specifiche. A questo proposito, ho prestato particolare attenzione ai contributi di vari deputati che hanno chiesto di continuare a offrire gratuitamente il servizio alle persone non vedenti e ipovedenti.

La Commissione europea è particolarmente sensibile a queste preoccupazioni. Riteniamo che la liberalizzazione del mercato non cambierà la situazione e che gli obblighi internazionali continueranno a essere rispettati in toto. Desidero sottolineare che la posizione comune specifica che la liberalizzazione del mercato non impedirà di prestare gratuitamente i servizi ai non vedenti e agli ipovedenti.

In conformità dell’articolo 23 della direttiva, la Commissione europea deve presentare una relazione sull’applicazione della direttiva stessa, comprese informazioni sui gruppi menzionati. La Commissione ritiene che la direttiva, nell’attuale formulazione cui il Parlamento europeo ha contribuito in misura significativa, sia il quadro giuridico più adeguato, che porterà qualità elevata e sostenibilità nel settore dei servizi postali europei, nel rispetto degli obblighi internazionali.

In conclusione, onorevoli deputati, siamo dell’avviso che la relazione, nella versione elaborata dall’onorevole Markus Ferber e adottata in sede di commissione per i trasporti a grande maggioranza, debba essere sostenuta.

 
  
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  Markus Ferber, relatore. (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, permettetemi solo qualche osservazione.

Primo, mi farebbe più piacere se i membri di quest’Assemblea che pronunciano discorsi appassionati affinché senta tutto il mondo rimanessero in Aula almeno per il resto della discussione. Mi ha un po’ deluso questo atteggiamento, devo ammettere. Mi riferisco in particolare a deputati come l’onorevole Lichtenberger.

Secondo, devo far presente che qui stiamo discutendo di liberalizzazione e non di privatizzazione. Le questioni di diritto della proprietà degli attuali servizi postali non interessano l’Unione europea e non sono neppure citate nella direttiva.

Terzo, mi permetto di ricordare che 500 anni fa, quando furono introdotti i primi servizi postali, se ne incaricavano imprese private. Solo successivamente i governi decisero che potevano fornirli meglio. Pertanto non facciamo del revisionismo storico, per favore.

Quarto, vorrei rammentare all’Assemblea che anche dei monopoli statali si fa un cattivo uso. Sono lieto che l’onorevole Zimmer abbia richiamato l’attenzione su questo problema. La collega è originaria infatti di una regione in cui lo Stato ha di certo abusato del proprio monopolio postale fino al 1990, a scapito di persone innocenti. È un altro punto che è doveroso chiarire nel presente dibattito.

Vorrei chiarire per bene un punto: nella normativa non abbiamo dimenticato le persone non vedenti. Sono incluse, ma in un modo che si accorda con lo spirito della direttiva in oggetto. Attraverso le sue disposizioni, l’Unione europea sta dicendo agli Stati membri che sono responsabili del servizio universale e del finanziamento degli obblighi del servizio universale, che devono garantire, tramite procedure di concessione licenze e autorizzazioni, il proseguimento nel lungo periodo di determinati servizi, ad esempio dei servizi postali per i non vedenti. Sono molto grato al signor Commissario per aver annunciato che la Commissione intende prendere in considerazione questo problema nella sua relazione ai sensi dell’articolo 23 della direttiva. Non abbiamo dimenticato alcun dettaglio, non abbiamo dimenticato i non vedenti. Nondimeno, mi chiedo perché questi ultimi debbano godere di accesso gratuito garantito dalla normativa europea e invece coloro che usano la sedia a rotelle no. Dovremmo riflettere anche su questo particolare.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, 31 gennaio 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Accolgo con favore l’adozione, in seconda lettura, della posizione comune del Consiglio che modifica la direttiva del 1997 sui servizi postali relativa al pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari e mi congratulo con il mio prezioso collega tedesco, l’onorevole Markus Ferber, per l’enorme lavoro svolto.

Mi fa piacere che il Consiglio abbia accolto tutti gli aspetti chiave della posizione del Parlamento europeo, in particolare lo spostamento della data generale per l’apertura del mercato al 31 dicembre 2010, con una proroga di due anni per quegli Stati membri che hanno aderito all’Unione nel 2004; il principio di un servizio universale che comprenda almeno una consegna e una raccolta cinque giorni la settimana per ogni cittadino dell’UE, con il mantenimento di un numero sufficiente di punti di accesso nelle regioni rurali, remote o scarsamente popolate; il rispetto della sussidiarietà riguardo a considerazioni sociali, un aspetto su cui mi auguro le parti sociali lavoreranno a livello europeo. Mi spiace che non sia stata inserita la disposizione relativa alla creazione di un meccanismo europeo di regolamentazione. Infine, esprimo l’auspicio che gli operatori raggiungano presto un accordo sull’introduzione di un francobollo europeo per le lettere da 50 grammi, questione in merito alla quale intendo avviare a breve un’iniziativa politica.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE), per iscritto.(RO) La posizione comune soddisfa le richieste avanzate dal Parlamento nelle votazioni in prima lettura, nonché gli emendamenti proposti dalla commissione per l’occupazione e gli affari sociali. La Commissione ha tuttavia fornito una precisa ricerca sull’impatto che la liberalizzazione dei servizi postali potrebbe avere sull’occupazione.

Nel suo parere, la commissione competente ha chiesto una valutazione d’impatto degli effetti di questa misura sugli oltre cinque milioni di posti di lavoro collegati o dipendenti dai servizi postali. Lo studio è facilitato dal fatto che i servizi postali sono già stati liberalizzati in molti Stati membri dell’UE, ad esempio nel Regno Unito, in Svezia e nei Paesi Bassi. Dall’esperienza maturata finora da questi paesi non emerge che l’apertura del mercato abbia comportato un aumento del numero di posti di lavoro nel settore o una qualità migliore.

Ritengo che dovrebbero essere previsti determinati meccanismi di protezione da applicare in situazioni in cui la comparsa sul mercato di nuovi operatori si traduca in licenziamenti massicci. Uno dei dispositivi a disposizione delle società e degli Stati membri interessati potrebbe essere il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

 
  
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  Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto. (PL) Signora Presiddente, la strada verso la liberalizzazione dei servizi postali si sta allungando e di ciò è in parte responsabile il Parlamento europeo che ha prorogato la scadenza della Commissione europea di due anni. La posizione assunta dalle delegazioni nazionali riflette la situazione variegata sui mercati dei 27 paesi. Svezia, Regno Unito e Finlandia, quali capifila del mercato aperto, nonché Germania e Paesi Bassi che hanno compiuto un lungo percorso in quella direzione, tutti interpretano il termine finale come una vittoria del protezionismo. Prendendo le mosse dal loro modello di economia controllata dallo Stato, i nuovi Stati membri considerano non solo la proposta originale del 2009 ma anche la data di compromesso del 2011 alla stregua di una minaccia ai posti di lavoro nel settore postale. La Polonia, per esempio, ha circa 100 000 addetti impiegati presso la Poczta Polska, che non è in grado di far fronte alla concorrenza aperta nel medio periodo. Avendo trovato alleati nei servizi pubblici nell’Europa occidentale, in testa a tutti La Poste francese, sono riusciti a negoziare condizioni speciali che in pratica posticipano il mercato libero alla fine del 2012.

In questo caso, gli interessi di categoria dei lavoratori postali hanno prevalso su quelli dei clienti, che sono stati messi a dura prova nel periodo natalizio a dicembre 2007, momento di picco durante il quale il monopolio postale ha pesantemente dimostrato tutta la sua incapacità. Il lento sviluppo che ha caratterizzato la liberalizzazione di questo settore del mercato europeo, processo il cui inizio risale al 1989 con il primo progetto di direttiva, dimostra la forza degli interessi di categoria difendendo lo status quo contro l’ampliamento del pubblico interesse.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto.(EN) Abbiamo nuovamente dinanzi a noi una proposta dettata dall’ideologia, e questa volta riguarda i servizi postali. Non si è proceduto ad alcuna valutazione dell’eventuale impatto sociale, né a una seria consultazione con la dirigenza degli uffici postali, con il personale o con i consumatori.

La liberalizzazione dei servizi postali non segue una precisa richiesta, e non ha né logica né giustificazione. La gente non vuole trovarsi di fronte una schiera di uffici postali che si fanno concorrenza e commercializzano i rispettivi prodotti. Gli utenti non vogliono vedere la chiusura dei loro uffici postali locali perché le offerte del mercato non procurano un profitto sufficiente agli operatori postali privati che inonderanno il mercato, mettendo con le spalle al muro imprese pubbliche del calibro di An Post.

Le persone vogliono un servizio postale affidabile che consegni la loro posta senza tanti problemi e che mantenga gli uffici postali locali al centro delle comunità che servono.

Come possono i consumatori considerare con serietà l’idea che l’UE stia promuovendo un’Europa sociale quando la proposta in questione non fa altro che dare loro un altro brutto colpo?

È ora di fermare questa marcia forzata e trascinata dall’ideologia verso la liberalizzazione e la privatizzazione.

Il popolo in Irlanda ha l’opportunità di bloccare tutto questo votando “no” al Trattato di Lisbona.

 
  
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  Katrin Saks (PSE), per iscritto.(ET) Sono a favore che il mercato venga liberalizzato quanto prima e accolgo con favore la direttiva che completa la creazione del mercato interno dei servizi postali.

In Estonia la chiusura degli uffici postali piccoli ha generato malcontento tra la popolazione, ma è chiaro che con l’introduzione di nuove tecnologie come Internet la domanda di un servizio postale tradizionale subisca una contrazione.

Dove c’è Internet può nascere una nuova impresa che offre servizi che si avvalgono della rete ed è una situazione da accogliere con favore. Comprendo anche la necessità di una scadenza precisa negli Stati membri.

È pertanto importante applicare il principio della reciprocità consentendo agli Stati membri di non aprire il rispettivo mercato agli operatori di servizi postali di Stati vicini tutelati dalla normativa nazionale.

L’aspetto importante è che il servizio postale universale sia anche garantito a tutti, compresi coloro che vivono in aree periferiche o nelle isole. Il servizio postale deve essere abbordabile, di qualità elevata e accessibile a tutti.

Occorre elaborare programmi intesi a un servizio postale universale orientato ai costi, dal momento che il concetto è soggetto a interpretazioni diverse a seconda dello Stato membro. Ritengo che sussistano i motivi per chiedere di escludere le considerazioni relative ai costi di tutti i servizi dall’indicatore del servizio postale universale.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto.(DE) La liberalizzazione dei servizi postali nell’UE avverrà, non nel 2009, come previsto in origine, ma nel 2011. In termini economici il settore postale riveste un’enorme importanza e influenza anche altri comparti dell’economia. Come in tutte le altre aree dell’attività economica, una concorrenza più marcata nel campo delle consegne postali è ragionevole. Non saranno solo le imprese a beneficiarne, perché anche i consumatori ne trarranno non poco profitto. Tale situazione sarà tuttavia possibile a patto che le condizioni siano eque. In altre parole, si deve garantire che le lettere saranno consegnate con la stessa efficienza di sempre e a prezzi accessibili. Occorre prestare attenzione affinché l’offerta globale dei servizi postali sia assicurata nel lungo periodo e ovunque, anche nelle aree remote.

Rivestono particolare importanza aspetti quali condizioni di lavoro dignitose e, soprattutto, la sicurezza del posto di lavoro per tutti gli addetti dei servizi postali. È altresì essenziale che le attività degli operatori del settore si svolgano alle stesse condizioni. È stato stabilito con fermezza fin dall’inizio che questa non doveva essere una liberalizzazione spietata.

Dobbiamo creare un contesto valido e sostenibile per ognuno: per gli operatori postali, il loro personale e, ovviamente, i loro clienti.

 
  
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  Esko Seppänen (GUE/NGL), per iscritto.(FI) L’apertura dei servizi postali alla libera concorrenza comporterà inevitabilmente un peggioramento dei servizi, soprattutto per quanto riguarda paesi scarsamente popolati come la Finlandia. L’ufficio postale dovrebbe essere un servizio pubblico il cui finanziamento adeguato deve essere garantito utilizzando la liquidità incassata attraverso servizi “facili” da gestire per assistere aree che sono più “difficili”. Una nazione che desideri preservare la propria unità e il proprio senso di comunità non privatizzerà i servizi postali pubblici. Ci appoggiamo a un servizio pubblico anche al fine di salvaguardare la protezione della vita privata e garantire il genere di sicurezza richiesto all’ufficio postale. La privatizzazione potrebbe tradursi in un’insana politica di reclutamento, che comprometterà la fiducia nei confronti dell’ufficio postale. Questo è il motivo per cui il mio gruppo non vota a favore della posizione sulla privatizzazione adottata dal Consiglio.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE), per iscritto.(EN) La liberalizzazione dei servizi postali è un’area importante del mercato interno europeo.

Tutte le discussioni al riguardo sono state permeate dalle molte preoccupazioni che nutrivamo riguardo ai servizi postali universali. Ritengo che possiamo basarci sull’esperienza maturata con alcuni mercati postali europei che sono già liberalizzati. Nei paesi dov’è avvenuto questo processo i servizi postali sono stati garantiti al pari della qualità e il comparto è migliorato grazie a una maggiore efficienza delle attività. Al contempo, viaggiando in Europa ho trovato servizi scadenti e lenti in molti paesi che tentano di derogare quanto più possibile dai programmi di liberalizzazione.

Inoltre, la presente relazione lascia molto margine di manovra agli Stati membri per quanto riguarda l’attuazione della liberalizzazione. Molte preoccupazioni che sono state sollevate dovranno essere affrontate dalle autorità nazionali.

Desidero ringraziare l’onorevole Ferber per la perseveranza dimostrata nel trattare questo tema estremamente spinoso.

 
  
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  Iuliu Winkler (PPE-DE), per iscritto.(RO) La totale liberalizzazione dei servizi postali negli Stati membri avrà un impatto positivo non solo sugli utenti e i consumatori di tali servizi, che beneficeranno di servizi nuovi e innovativi e di tariffe postali inferiori, ma anche sull’economia globale dei vari paesi membri.

La proposta di direttiva che affrontiamo in dibattito è completa nella sua attuale formulazione, che prevede per certi Stati membri una proroga del termine per il completamento del processo di liberalizzazione del mercato dei servizi postali.

La Romania è uno dei paesi che beneficia delle nuove disposizioni adottate dal Parlamento europeo. L’operatore rumeno del servizio universale è in fase di ristrutturazione in base a un calendario fissato dal governo rumeno per il 2007-2010 e i preparativi per la liberalizzazione inizieranno solo successivamente.

Di questa scadenza beneficeranno i consumatori rumeni, in quanto la liberalizzazione del mercato prevista dopo il 1° gennaio 2013 significherà servizi di qualità migliore a un prezzo accessibile.

 
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