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Resoconto integrale delle discussioni
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Lunedì 18 febbraio 2008 - Strasburgo Edizione GU
1. Ripresa della sessione
 2. Dichiarazione della Presidenza
 3. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 4. Contestazione relativa alla validità del mandato di un deputato: vedasi processo verbale
 5. Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare: vedasi processo verbale
 6. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
 7. Commissione temporanea sul cambiamento climatico (proroga del mandato): vedasi processo verbale
 8. Rettifiche a testi approvati: vedasi processo verbale
 9. Firma di atti adottati in codecisione: vedasi processo verbale
 10. Eventuali abusi di potere dei grandi supermercati operanti nell’Unione (dichiarazione scritta): vedasi processo verbale
 11. Trasmissione di testi di accordo da parte del Consiglio: vedasi processo verbale
 12. Dichiarazioni scritte decadute: vedasi processo verbale
 13. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 14. Interrogazioni orali e dichiarazioni scritte (presentazione): vedasi processo verbale
 15. Petizioni: vedasi processo verbale
 16. Storni di stanziamenti: vedasi processo verbale
 17. Seguito dato alle risoluzioni del Parlamento: vedasi processo verbale
 18. Ordine dei lavori
 19. Interventi di un minuto (Articolo 144 del Regolamento del Parlamento)
 20. Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare di Witold Tomczak (discussione)
 21. Trasparenza nelle questioni finanziarie (discussione)
 22. Tutela degli interessi finanziari delle Comunità − Lotta contro la frode - Relazioni annuali 2005 e 2006 (discussione)
 23. Mutua assistenza e collaborazione tra le autorità amministrative degli Stati membri e la Commissione nell’applicazione delle normative doganale e agricola (discussione)
 24. Codice doganale comunitario (discussione)
 25. Fattori che incoraggiano il terrorismo e favoriscono il reclutamento di terroristi (discussione)
 26. Strategia dell’UE per assicurare alle imprese europee l’accesso ai mercati (discussione)
 27. Riforma degli strumenti di protezione del commercio (discussione)
 28. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 29. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

(La seduta apre alle 17.00)

 
1. Ripresa della sessione
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  Presidente. – Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta martedì 31 gennaio 2008.

 

2. Dichiarazione della Presidenza
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  Presidente. − Onorevoli colleghi, ieri il parlamento kosovaro ha dichiarato l’indipendenza del Kosovo. Questa decisione era attesa e riflette la volontà dei cittadini kosovari di prendere pacificamente nelle loro mani il loro destino politico e l’organizzazione istituzionale dell’indipendenza.

Circa un anno fa, a seguito della relazione Ahtisaari, quest’Assemblea si era espressa a favore di una sovranità del Kosovo controllata dalla comunità internazionale. I negoziati fra Belgrado e Priština sono stati estremamente difficili e purtroppo non hanno portato ad una soluzione accettabile sotto il profilo politico da tutti i partecipanti. Come accade spesso in politica, non vi era una formula magica. Il pesante onere della storia recente ha contribuito a questa situazione. Tuttavia, il caso del Kosovo non è un precedente. La situazione del Kosovo quale protettorato delle Nazioni Unite è unica ed è un caso speciale che non può essere paragonato ad altri.

Vorrei invitare alla ragione e alla calma tutti coloro che sono stati coinvolti nella vicenda. Sono convinto che tutti in Kosovo – serbi e kosovari – desiderino raggiungere stabilità e prosperità nella loro regione. Questo è anche l’obiettivo primario dell’Unione europea e di quest’Assemblea. È nostro dovere incoraggiare i leader politici del Kosovo ad assumersi le loro responsabilità e a creare istituzioni politiche democratiche che rispettino i diritti e le libertà di tutti i cittadini nel contesto di un Kosovo multietnico che vive rapporti di buon vicinato con i paesi limitrofi.

A questo proposito, accolgo positivamente la decisione del Consiglio di avviare la missione EULEX Kosovo sotto la guida di Yves de Kermabon. Il compito della missione sarà fornire assistenza ai kosovari per quanto riguarda l’elaborazione delle politiche e dello Stato di diritto in modo da garantire una transizione uniforme.

Apprezzo anche la nomina di Pieter Feith quale rappresentante speciale dell’UE nel Kosovo. È la dimostrazione dell’impegno chiaro e risoluto dell’Unione europea e della nostra volontà di fare qualcosa di pratico ai fini di una stabilità durevole nei Balcani.

Confido sulla saggezza delle decisioni che il Consiglio “Affari generali” dovrà prendere nella riunione di oggi pomeriggio. I paesi dei Balcani occidentali hanno prospettive europee. La loro adesione non potrà avere luogo nel futuro prossimo, ma ognuno di questi paesi ha questa prospettiva. Alla luce di ciò, dovremmo aiutare gli abitanti del Kosovo a superare le loro differenze dal punto di vista dell’integrazione europea, come è già accaduto in altre parti d’Europa. Il dibattito previsto per mercoledì sarà una prima opportunità di procedere in tal senso.

 

3. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale

4. Contestazione relativa alla validità del mandato di un deputato: vedasi processo verbale

5. Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare: vedasi processo verbale

6. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale

7. Commissione temporanea sul cambiamento climatico (proroga del mandato): vedasi processo verbale

8. Rettifiche a testi approvati: vedasi processo verbale

9. Firma di atti adottati in codecisione: vedasi processo verbale

10. Eventuali abusi di potere dei grandi supermercati operanti nell’Unione (dichiarazione scritta): vedasi processo verbale

11. Trasmissione di testi di accordo da parte del Consiglio: vedasi processo verbale

12. Dichiarazioni scritte decadute: vedasi processo verbale

13. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

14. Interrogazioni orali e dichiarazioni scritte (presentazione): vedasi processo verbale

15. Petizioni: vedasi processo verbale

16. Storni di stanziamenti: vedasi processo verbale

17. Seguito dato alle risoluzioni del Parlamento: vedasi processo verbale

18. Ordine dei lavori
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  Presidente. − Il progetto definitivo di ordine del giorno, fissato dalla Conferenza dei presidenti, in conformità degli articoli 130 e 131 del Regolamento, nella riunione di giovedì 14 febbraio 2008, è stato distribuito. Sono state presentate le seguenti proposte di modifica:

Per quanto riguarda lunedì/martedì

Non sono state presentate proposte di modifica.

Per quanto riguarda mercoledì

Il gruppo IND/DEM ha proposto che la discussione sulla relazione Corbett e Méndez de Vigo sul Trattato di Lisbona (A6-0013/2008) sia posticipata a una seduta successiva.

 
  
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  Jens-Peter Bonde, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, è compito suo dare una buona immagine di quest’Assemblea quale serio esaminatore degli affari europei. Vorrei chiederle quindi di riprogrammare la votazione relativa al Trattato.

La scadenza per la presentazione di emendamenti alla relazione era stata fissata prima che ricevessimo il Trattato dalla commissione. Tuttora non abbiamo ricevuto la versione consolidata che lei aveva promesso. Ciò è contrario alla decisione unanime adottata nella commissione per gli affari costituzionali.

Ho iniziato a porre domande sulla base di una versione consolidata privata e ho già trovato errori fuorvianti nelle traduzioni.

Da 29 anni lei ed io ci troviamo in disaccordo sulle questioni costituzionali, eccezion fatta per la trasparenza. I nostri dissapori sono stati sempre trattati seriamente, dopo un adeguato esame in sede di commissione per gli affari costituzionali.

Lotto per il trasferimento di competenze dalla Commissione non eletta a quest’Assemblea a elezione diretta. Abbiamo proposto che non sia adottata alcuna nuova normativa dell’UE senza l’approvazione di quest’Aula. Come possiamo difendere la presente relazione a favore del Parlamento europeo se lei chiude il nostro processo decisionale prima che chiunque in quest’Aula abbia letto una versione leggibile del Trattato?

L’ultima conferenza intergovernativa rappresenta i negoziati più riservati sul Trattato cui abbiamo mai assistito. La invito con urgenza a tenere la discussione mercoledì, ma di spostare la votazione affinché tutti i cittadini d’Europa possano considerarci un’istituzione seria.

Noi non facciamo parte dell’Esecutivo, noi rappresentiamo gli elettori.

 
  
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  Richard Corbett, relatore. – (EN) Signor Presidente, non stiamo votando sul Trattato consolidato, ma sul Trattato di Lisbona, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 17 dicembre 2007. L’ho qui. L’abbiamo ricevuto tutti.

Certo, è un testo che modifica i Trattati esistenti e per discutere di esso è necessario prendere in considerazione le modifiche contenute nel Trattato di Lisbona e anche i Trattati originari. Ma è esattamente quello che noi, quali rappresentanti eletti, siamo pagati per fare: guardare i dettagli, prenderci la briga di mettere a confronto i testi e vedere quali modifiche sono state apportate.

È vero che sarebbe stato utile avere anche un trattato consolidato che mostri come appariranno i trattati quando questo Trattato sarà ratificato – dico “quando” sarà ratificato perché sono sicuro che sarà così – e che i cittadini troveranno più facile da leggere.

Tuttavia, quasi tutti i nostri governi nazionali hanno già pubblicato versioni consolidate del Trattato nella loro lingua. Ho qui la versione inglese dei Trattati consolidati, come appariranno dopo l’adozione del Trattato di Lisbona. Credo, inoltre, che uno dei primi governi a pubblicare una versione consolidata sia stato il governo danese – in danese. Sono quindi sicuro che l’onorevole Bonde non abbia avuto difficoltà a trovare una versione consolidata leggibile dei Trattati per aiutarlo nel suo lavoro in sede di commissione per gli affari costituzionali.

(Applausi)

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, sarò brevissimo. Devo dire che sono piuttosto sorpreso dal fatto che da settimane e mesi abbiamo un’opposizione talmente attiva, massiccia e in parte aggressiva contro il Trattato quando invece i deputati che lo osteggiano non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando.

(Applausi)

L’onorevole Corbett ha colpito nel segno: non si tratta del Trattato consolidato, bensì del contenuto del Trattato di riforma. Vi sono diversi pareri, ed è abbastanza normale in una democrazia. È un bene, infatti, che le opinioni divergano e che la discussione sia vivace. Tuttavia, ognuno dovrebbe tenere conto anche delle opinioni degli altri e consentire di procedere alla votazione.

Stiamo discutendo scrupolosamente del Trattato in questione da settimane e mesi e adesso è tempo di inviare un chiaro segnale per capire se la maggioranza di quest’Assemblea è favorevole o contraria ad esso. I tumulti e i tentativi di impedire agli altri di parlare, cui abbiamo assistito in quest’Aula, potrebbero trasmettere al pubblico il messaggio sbagliato. Vi prego di lasciare decidere alla maggioranza di quest’Assemblea questa settimana se è favorevole o contraria al Trattato. Ecco cos’è la democrazia.

(Applausi)

 
  
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  Jens-Peter Bonde (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, in risposta all’onorevole Corbett, il quale sostiene che è disponibile una versione consolidata in danese, posso confermare che vi è una versione basata su un progetto dell’ottobre 2007, ma che nessuna versione consolidata è ancora disponibile su ciò che è stato approvato a Lisbona il 13 dicembre 2007. Vi sono 7 000 parole in più nella nuova edizione e vorrei che l’onorevole Swoboda – che sembra essere l’esperto – spiegasse qual è il contenuto di quelle 7 000 nuove parole.

(Si ride)

 
  
  

(Il Parlamento respinge la richiesta con votazione per appello nominale)

Per quanto riguarda giovedì

Non sono state presentate proposte di modifica.

(L’ordine del giorno è approvato)

 

19. Interventi di un minuto (Articolo 144 del Regolamento del Parlamento)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE). (EL) Signor Presidente, non è un segreto che l’obiettivo dichiarato per i biocombustibili è stato fissato al 10% delle fonti energetiche rinnovabili.

Ho l’impressione che i Commissari responsabili dell’Energia, dell’Ambiente, dell’Industria e dell’Agricoltura abbiamo differenti opinioni in merito. Per risparmiare tempo, non farò riferimento alle comunicazioni private. Tuttavia, com’è possibile che vi siano quattro Commissari e quattro punti di vista diversi?

Signor Presidente, onorevoli colleghi, quale messaggio posso trasmettere agli agricoltori greci che hanno trasformato o intendono trasformare le loro colture per produrre biocombustibili di prima generazione a seguito della ristrutturazione dell’OCM dello zucchero?

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (PSE). (RO) Per il prossimo festival organizzato dal Parlamento europeo nell’ambito del dialogo interculturale, ogni paese è stato invitato a produrre un film sul tema. Per quanto mi è dato di capire, la proposta iniziale della Romania non era stata accettata perché non rispondeva al tema, ma la produzione che l’ha sostituita, ovvero il film California Dreaming, presenta carenze ancora maggiori.

La prima è che risponde ancora meno al tema, nonostante abbia inaugurato il festival di Cannes, mistificando la realtà e alterando l’immagine del mio paese. Mentre tutti gli altri film traspongono il dialogo interculturale a livello personale, umano, California Dreaming riguarda un caso immaginario di un trasporto americano in Romania, che viene fermato dalle autorità locali e culmina in guerra civile.

Inoltre, il film è infarcito di linguaggio osceno e di scene di sesso esplicito e di violenza, caso unico nel festival. Non credo che tutte queste siano virtù del dialogo interculturale. Ma la carenza maggiore è che, a quanto pare, questo film non è stato scelto dalla Romania, ma dai dipendenti del Parlamento europeo.

Se questo è vero, la situazione è grave perché un concetto apolitico, come il dialogo interculturale, è consapevolmente politicizzato per motivi oscuri, danneggiando così l’immagine di uno Stato membro dell’Unione europea. Di conseguenza, chiedo a quest’Assemblea di esaminare la questione.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). (ES) Signor Presidente, la trasparenza dev’essere uno dei cardini delle istituzioni dell’UE. Questo vale anche per il Parlamento europeo e ancora di più per la Commissione europea, dove gli alti funzionari godono di un immenso potere, con scarso controllo politico di qualsiasi tipo.

Desidero quindi denunciare in quest’Aula la pratica della Commissione di rispondere alle risoluzioni politiche di quest’Assemblea attraverso meccanismi simili a quelli dei tempi del “‘Politburo” o dei “kremlinologhi” che analizzavano i documenti. Mi riferisco, sebbene sia solo un esempio, al processo verbale della seduta del 13 dicembre 2007, alla voce “Seguito dato alle risoluzioni del Parlamento”, dove si dichiara che era stata distribuita una comunicazione della Commissione sul seguito dato a una risoluzione del Parlamento.

Questo testo, signor Presidente, è pubblicato in inglese e in francese, non in tutte le lingue ufficiali della Comunità, con il codice SP/207/5401, su una pagina web dove mi ci sono volute tre settimane per trovarlo, con l’assistenza del personale del Segretariato e di altri funzionari del Parlamento. Senza trasparenza non può esistere democrazia; qui abbiamo ipocrisia nel discorso della Commissione, che sostiene di avere consultato l’Aula e che poi nasconde i suoi documenti e le sue risposte sul web senza alcuna forma di pubblicità.

 
  
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  Jan Tadeusz Masiel (UEN). (PL) Signor Presidente, la discussione sugli organismi geneticamente modificati è venuta nuovamente alla ribalta nelle ultime settimane. Gli agricoltori polacchi potrebbero ridurre i costi di produzione introducendo OGM, ma non intendono farlo. Questo perché vogliono proteggere i consumatori europei e garantire che i prodotti agroalimentari polacchi rimangano sani e buoni da mangiare.

Purtroppo, gli agricoltori polacchi sono vincolati dalle disposizioni dell’Unione. Ciascuno Stato membro dell’Unione dovrebbe poter decidere da solo se introdurre o meno organismi geneticamente modificati nel proprio territorio. Dato che i contribuenti europei stanno già fornendo un sostanziale contributo a sostegno dell’agricoltura, i prodotti agricoli dovrebbero, quanto meno, essere sani, buoni da mangiare e non contenere sorprese.

 
  
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  Claude Turmes (Verts/ALE). (EN) Signor Presidente, mercoledì di questa settimana quest’Assemblea discuterà il Trattato di Lisbona, e i cittadini punteranno su di noi i loro occhi per tali questioni istituzionali. Ma i cittadini sono ancora più interessati a vedere come le istituzioni affrontano l’aspetto questione pratico del processo decisionale europeo. Uno degli aspetti più importanti è la trasparenza e il lobbysmo.

La Commissione europea, tre anni fa, è stata ben consigliata di lanciare una cosiddetta iniziativa sulla trasparenza, ma adesso veniamo a sapere che intende presentare un registro in cui non apparirebbe alcun nome dei gruppi di pressione né sarebbero disponibili informazioni significative su quanto denaro viene speso per il lobbysmo.

Consiglio al Presidente della Commissione Barroso e anche al Commissario Kallas di non compromettere la credibilità di cui godono in Europa per quanto riguarda l’iniziativa per la trasparenza, ma di realizzare un registro sensato.

Questo è ciò di cui hanno bisogno i cittadini, credere in un’equa definizione delle politiche e in un equo processo decisionale a Bruxelles.

 
  
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  Daniel Strož (GUE/NGL). (CS) La mia intenzione iniziale era affrontare un argomento del tutto diverso. Le circostanze, tuttavia, mi hanno spinto a esprimere la mia opinione su una questione particolarmente seria, la proclamazione d’indipendenza del Kosovo da parte dei separatisti albanesi.

Sono convinto che questo sviluppo, che è contrario al diritto internazionale, avrà conseguenze e ripercussioni tragiche per l’intera Europa. È particolarmente triste che l’UE intenda avallare quest’atto di separatismo realizzato a spese della Serbia, uno Stato sovrano già fortemente provato. Ciò è sostanzialmente inaccettabile.

L’intero scenario di quest’atto separatista mi rammenta in maniera nitida gli eventi che hanno avuto luogo nel 1938 nel mio paese, la Cecoslovacchia. In quel momento un atto di separatismo realizzato dai nazionalisti tedeschi e sostenuto all’epoca anche dalle potenze occidentali è stato seguito dalla guerra più terribile della storia. Si sa bene che la storia si ripete o come farsa o come tragedia.

Non dobbiamo consentire il verificarsi di nessuna delle due possibilità. Invito quest’Assemblea a opporsi a quest’atto di separatismo e alla violazione della sovranità serba.

 
  
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  Slavi Binev (NI). (BG) Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo, spinto dall’urgenza di un enorme problema sociale, economico, ambientale e morale che logora la società bulgara ormai da 18 anni. Invece di essere risolto, continua a ingigantirsi come un tumore maligno con conseguenze imprevedibili.

Sto parlando dell’impresa metallurgica Kremikovtzi, che dovrebbe svolgere un ruolo strategico nell’economia bulgara. Purtroppo, negli ultimi quindici anni, invece di generare reddito per il tesoro, è diventata un flagello per l’intera società. È usata solo per il guadagno privato di alcuni gruppi mafiosi e come fonte per riempire le tasche dei partiti politici. E tutto questo è andato avanti sotto la protezione di diversi governi di fila, compreso quello attuale.

È particolarmente allarmante che l’attuale crisi della Kremikovtzi, che affronta la reale minaccia della chiusura e della privazione dei mezzi di sussistenza per diecimila lavoratori e per le loro famiglie, è il risultato diretto delle azioni di persone legate sia alla malavita sia ai vertici della classe dirigente.

Queste persone sono l’ex direttore generale Valentin Zakhariev, l’ex procuratore generale Nikola Filchev, e l’ex capo delle forze di polizia speciali (“i berretti”) Filko Slavov. I loro nomi sono associati non solo alla gestione di Kremikovtzi, ma anche agli aspetti più oscuri del passaggio della Bulgaria alla democrazia, compreso l’assassinio del procuratore militare Nikolay Kolev.

Com’è noto, queste persone hanno goduto e continuano a godere di protezione da parte del potere giudiziario e del governo. Continuano a sentirsi superiori alle leggi. Sono convinto che sia inconcepibile per uno Stato membro …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE). (RO) Signor Presidente, onorevoli colleghi, all’inizio di febbraio la Commissione europea ha pubblicato la relazione intermedia sui progressi realizzati in Romania per quanto riguarda la riforma giudiziaria. La relazione finale di quest’anno è prevista per giugno e stabilirà se la clausola di salvaguardia sarà applicata o meno. Ritengo che non sarà così, dato che le istituzioni criticate di essere in ritardo potranno risolvere in questo periodo i loro problemi nei quattro settori oggetto di controllo.

L’applicazione della clausola di salvaguardia significherebbe il non riconoscimento delle sentenze delle giurisdizioni negli Stati membri, che colpirebbe i cittadini e le parti di procedure che non hanno colpa per il fatto che le istituzioni interessate, il governo e il parlamento, non riescono ad adempiere ai loro obblighi. L’applicazione della clausola di salvaguardia dovrebbe essere considerata come non rivolta contro i cittadini rumeni perché è giusto che ne rispondano quanti sono colpevoli di non rispettare i propri obblighi, e non i cittadini rumeni.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE). (HU) Signor Presidente, il 13 febbraio il Primo Ministro laburista australiano Kevin Rudd ha presentato scuse formali a nome del governo australiano per le umiliazioni inflitte alla popolazione aborigena per oltre due secoli. Questo gesto parla da sé ed è particolarmente attuale per noi in Europa.

A oltre 60 anni dai tragici eventi che si sono verificati durante e dopo la seconda guerra mondiale, vi è un paese in Europa dove tre milioni di persone – il suo popolo, signor Presidente –sono state mandate in esilio, mentre un altro mezzo milione di cittadini è stato privato della cittadinanza, dei diritti umani e della proprietà. Ad oggi non sono state porte scuse.

L’Europa è costruita non sul nazionalismo e sulla lotta, ma sulle scuse e sul perdono, sulla politica della riconciliazione. Anziché cercare una colpa collettiva e un capro espiatorio, sarebbe bene se i capi di ogni Stato membro dell’Unione europea e in Europa fossero ispirati dall’impegno ad aderire incondizionatamente ai valori fondamentali europei, a rispettarsi reciprocamente, a scusarsi e a proteggere i diritti umani e i diritti delle minoranze. Vi ringrazio molto.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, domenica prossima, il 24 febbraio, gli estoni celebreranno il 90° anniversario della nascita del loro Stato indipendente. Nonostante sia uno Stato relativamente giovane, l’Estonia fa parte del patrimonio culturale europeo e ne condivide i valori fin dal XIII secolo. Tuttavia, una caratteristica speciale dei 90 anni trascorsi dalla proclamazione dell’indipendenza che noi condividiamo con i nostri vicini – lettoni e lituani – è che godiamo della libertà solo da 39 anni a causa dell’occupazione straniera. Pertanto, vorrei ricordare un fatto importante: esattamente 25 anni fa il Parlamento europeo, quale prima istituzione europea a farlo, ha risposto all’appello di 45 combattenti per la libertà di Lituania, Lettonia ed Estonia, ed ha adottato una risoluzione a sostegno dell’idea di restituire la sovranità alle tre nazioni baltiche occupate. Vorrei ringraziare tutti i deputati passati e presenti del Parlamento europeo che con coraggio hanno espresso la loro solidarietà alle tre nazioni baltiche.

 
  
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  Neena Gill (PSE). (EN) Signor Presidente, nel periodo precedente le Olimpiadi di Pechino, l’attenzione della comunità internazionale va al primato della Cina per le violazioni dei diritti umani. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che stanno soffrendo anche altre specie, in primo luogo le tigri. Il loro numero sta crollando a causa dell’elevata domanda di prodotti collegati alle tigri, proveniente in gran parte dalla Cina.

La causa della loro imminente estinzione è il bracconaggio delle tigri in India. Persino nelle riserve sono stati uccisi i custodi per arrivare alle tigri. Queste poi vengono trasportate illegalmente in Cina attraverso il confine. Si stima che ogni giorno sia uccisa una tigre. A questo ritmo, la tigre sarà virtualmente estinta entro i prossimi cinque anni.

Accolgo favorevolmente la notizia della scorsa settimana sui piani del governo indiano di creare otto nuove riserve per proteggere la sua popolazione di tigri in declino. Tuttavia, ci vorranno cinque anni per creare nuove riserve, e negli ultimi cinque anni la popolazione delle tigri è già calata oltre il 50%. Pertanto, a meno che l’Unione europea e la comunità internazionale intraprendano un’azione urgente per ridurre la domanda e lottare contro il bracconaggio e il traffico e cambiare le abitudini in Cina sui prodotti collegati alle tigri, le nuove riserve arriveranno un po’ troppo tardi.

Infine, mi auguro che mi sosterrete nella giornata di sensibilizzazione per la protezione della tigre.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Viktória Mohácsi (ALDE).(HU) La ringrazio, signor Presidente. Onorevoli colleghi, i commenti manifestamente razzisti di Silvio Berlusconi della scorsa settimana, nei quali ha richiesto tolleranza zero per i Rom, gli immigrati clandestini e i criminali, sono scandalosi e inaccettabili.

In una dichiarazione di ieri, Francesco Storace, candidato a sindaco nella capitale italiana, ha parlato di “denomadizzare” Roma, chiarendo così che non vi è posto per i Rom nella città eterna. È possibile che tali dichiarazioni siano rese proprio 18 anni dopo che il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione su una strategia europea per i Rom?

Vorrei chiedere ai deputati italiani di spiegare ai loro colleghi nazionali il perché noi abbiamo sostenuto questa risoluzione, gli obiettivi che contiene che abbiamo formulato insieme, e il motivo per cui maltrattare gli zingari sia disdicevole nel XXI secolo. La lettera aperta da me pubblicata in relazione a queste dichiarazioni contro i Rom è stata firmata da 72 organizzazioni non governative Rom, fra cui 33 in Italia, 12 in Ungheria, 9 in Macedonia, 4 in Romania, 3 in Turchia, 2 in Moldavia, 5 in Bulgaria, e 2 in Francia. Grazie.

 
  
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  Hanna Foltyn-Kubicka (UEN). (PL) Signor Presidente, Alexander Milinkiewicz, capo dell’opposizione in Bielorussia, è stato nuovamente incarcerato oggi a Minsk. Milinkiewicz è stato insignito del premio Sakharov. Il Parlamento europeo gli ha assegnato questo premio nel 2006. Anche Olga Kazulin è stata arrestata. È la moglie di Alexander Kazulin, uno dei più importanti oppositori di Lukaszenko.

Milinkiewicz ha partecipato a una dimostrazione organizzata da imprenditori privati, la cui libertà d’azione è stata limitata da nuove disposizioni che aumentano il carico fiscale e riducono la libertà di assumere lavoratori. Non era la prima dimostrazione nella quale questo gruppo sociale ha espresso il proprio malcontento. Anche gli organizzatori della marcia sono stati arrestati e interrogati insieme a Milinkiewicz e a Olga Kazulin, che non aveva partecipato alla marcia. Quante volte l’Europa ha assistito passivamente mentre uno dei vincitori del premio Sakharov veniva arrestato? Quante volte i diritti umani sono stati violati impunemente proprio poco oltre le frontiere orientali dell’Unione?

 
  
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  Urszula Gacek (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, la settimana scorsa i media polacchi hanno riportato la storia di Karolina, una ragazza la cui vita è stata distrutta dall’ex fidanzato. A sua insaputa e senza il suo consenso, il fidanzato ha registrato le loro esperienze private comuni e ha pubblicato le registrazioni su Internet dopo la fine della loro relazione. La famiglia e gli amici di Karolina hanno ricevuto messaggi di posta elettronica contenenti materiale pornografico. Poiché non è minorenne, Karolina non è protetta dalla legge polacca e l’autore di quest’azione rimane impunito. Le autorità polacche si sono impegnate a modificare la legge alla prima occasione per proteggere persone la cui vita privata e la cui dignità sono state violate in questo modo. Internet supera i confini nazionali, tuttavia, e non vi è una normativa comunitaria comune per dissuadere i potenziali autori e condannare quelli che commettono azioni di questo tipo.

Chiedo alla Commissione e agli Stati membri di combattere tale comportamento che potrebbe essere descritto come stupro su Internet.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, troppi rifugi per animali in Europa servono sostanzialmente a un solo scopo, ovvero disfarsi di gatti e cani randagi. Sembra crudele di per sé, ma la reale crudeltà è costituita dai metodi attuati a questo fine, che comportano ogni forma concepibile di barbarie, dall’avvelenamento alla morte per inedia e bastonate. L’aspetto peggiore della vicenda, tuttavia, è che questi atti crudeli non avvengono in paesi lontani, assolutamente no. Attivisti impegnati in Austria mi hanno riferito che stanno accadendo proprio alle nostre porte. Casi di crudeltà sugli animali sono venuti alla ribalta nella Repubblica ceca solo di recente, ad esempio.

Ciò che è preoccupante è la breve e succinta dichiarazione della Commissione che la protezione degli animali domestici rientra ancora nella giurisdizione degli Stati membri. Sembra che la Commissione molto spesso intervenga quando non è tenuta a farlo, e agisca troppo poco quando invece dovrebbe. Questa situazione deve cambiare perché una competenza nazionale non implica che l’UE debba disinteressarsi completamente di una questione.

Chiedo quindi a tutti i deputati di non eliminare la questione dei rifugi di uccisione degli animali nei loro paesi rimanendo in silenzio. Esorto inoltrela Commissione e il Consiglio a condannare tali atti di crudeltà.

 
  
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  Toomas Savi (ALDE). (EN) Signor Presidente, sono seriamente preoccupato dell’idea sbagliata che una collega, l’onorevole Sahra Wagenknecht, ha diffuso in un’intervista con l’agenzia di stampa russa Regnum il 7 febbraio di quest’anno. Ha accusato il governo estone di trascurare i diritti umani e l’Unione europea di favorire un silenzioso occultamento in relazione alla “notte di bronzo” e ai processi che ne sono seguiti in Estonia.

Posso garantirvi che i processi in corso contro le persone accusate di avere organizzato le risse sono svolti nel rispetto dello Stato del diritto e dei diritti umani. Vorrei inoltre rammentare alla collega che uno degli scopi dello Stato è preservare l’inviolabilità della proprietà privata.

Il saccheggiamento avvenuto a Tallinn lo scorso anno non ha niente a che vedere con la libertà di espressione o con il diritto a dimostrare. Sono stati commessi atti criminali ed ecco perché lo Stato è stato obbligato a intervenire. Giustificare un reato non nobilita un politico e, fortunatamente, non può dirsi che l’opinione dell’onorevole Sahra Wagenknecht si estenda a tutta la sinistra politica.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN). (PL) Signor Presidente, ieri il parlamento del Kosovo ha dichiarato l’indipendenza. La Serbia, pertanto, ha perso la culla della sua nazionalità per la seconda volta nella storia. Vorrei ricordare all’Aula che i turchi per primi avevano sottratto questa provincia alla Serbia nel Medioevo. Ai nostri giorni, con l’avallo degli Stati membri dell’Unione e del nostro silenzio, la Serbia ha patito ancora una volta la perdita di questo territorio che le è così prezioso. Onorevoli colleghi, la dichiarazione di indipendenza del Kosovo costituisce una violazione del diritto internazionale sull’inviolabilità e l’integrità delle frontiere e dei paesi. La dichiarazione di indipendenza del Kosovo comporta anche l’apertura del vaso di Pandora, perché favorirà l’estremismo e il nazionalismo e può alimentare l’estremismo di ogni tipo in Europa e oltre. Dobbiamo già fare i conti, fra l’altro, con richieste simili in Ossezia, nel Nagorni-Karabakh e nel Paese basco. Si tratta di una mossa inopportuna per quanto riguarda un particolare Stato membro, vale a dire Cipro. Come dovrebbe reagire quel paese? Cipro sta lottando per la riunificazione nello stesso tempo in cui noi sosteniamo movimenti separatisti. Non dovremmo accettare l’indipendenza del Kosovo perché pone una minaccia alla sicurezza dell’Europa e soprattutto alla sicurezza interna della Serbia.

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE). (DE) Signor Presidente, la Russia terrà le elezioni presidenziali all’inizio di marzo, ma vi sono pochi segnali della possibilità di un risultato positivo. Cosa è accaduto nella corsa a queste elezioni? L’opposizione è stata sistematicamente ostacolata e messa a tacere, la libertà di stampa globalmente limitata e gli accordi per le elezioni violati.

Vorrei illustrarvi solo un esempio: il politico dell’opposizione russo Garry Kasparov, che è fortemente critico nei confronti del Cremlino, è stato arrestato di nuovo dalla polizia la settimana scorsa per motivi del tutto falsi. Cosa accadrà durante le elezioni? Non vi sarà trasparenza in queste elezioni perché la Russia ha messo ostacoli nella modalità di controllo delle elezioni da parte dell’OSCE. Cosa accadrà dopo le elezioni? È molto improbabile che le situazione dei diritti umani migliorerà sotto il Presidente Dmitry Medvedev incoronato da Putin. L’UE deve agire. La popolazione russa non dovrebbe essere lasciata da sola ad affrontare la situazione.

(Applausi)

 
  
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  Zsolt László Becsey (PPE-DE).(HU) Signor Presidente, l’indipendenza del Kosovo è un’importante sfida per i Balcani. Questo passo, sebbene doloroso, sembra essere un altro gradino nella scala verso l’assestamento dei Balcani.

Per quanto riguarda il futuro del Kosovo, abbiamo bisogno di una soluzione che garantisca i diritti collettivi e individuali di una minoranza indigena, i serbi, e faccia sì che essi possano continuare a vivere come comunità nella loro culla storica. Se alcuni di loro tuttavia desiderano lasciare il Kosovo, dobbiamo impedire loro di andare in aree della Serbia abitate da altri gruppi etnici, come le aree meridionali popolate da albanesi o le regioni settentrionali abitate da ungheresi. Un afflusso di massa di questo tipo creerebbe semplicemente nuove tensioni fra i serbi, comprensibilmente irritati al momento, e queste minoranze.

Allontanando questo rischio potremmo facilitare un altro assestamento che comprenderebbe la regolazione di lungo termine, e non meramente superficiale, delle relazioni fra Belgrado e Novi Sad, e fra le minoranze indigene in Vojvodina e lo Stato. Potremmo anche contribuire a superare la crisi e consentire la creazione di uno Stato funzionante in Bosnia. Sviluppi auspicabili come questi sarebbero favoriti dal sistema dei diritti etnici e della tolleranza che adesso deve essere realizzato nel Kosovo. La ringrazio, signor Presidente.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE). (EN) Signor Presidente, desidero sottolineare che i sindacati, in numerosi Stati membri, nutrono timori genuini per quanto riguarda la recente sentenza della Corte di giustizia europea nella causa Laval. La Commissione deve pubblicare con urgenza il suo parere su come la decisione inciderà sui sistemi dei rapporti di lavoro e sui sistemi di contrattazione collettiva di ciascuno dei nostri Stati membri. So che l’impatto in Svezia è significativo, e inferiore in Irlanda. Tuttavia, è necessario agire per chiarire che l’UE non autorizza il dumping sociale ovunque.

È particolarmente importante che la Commissione e gli Stati membri agiscano per impedire che le previsioni catastrofiche degli euroscettici diventino parere comune sulla questione. I timori genuini devono essere affrontati e nelle iniziative europee e legislative del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali va eliminata qualsiasi scappatoia per chi è senza scrupoli. La invito, signor Presidente, a trasmettere il problema al Commissario Špidla e al Commissario McCreevy, entrambi interessati alla materia.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE-DE). (HU) La ringrazio, signor Presidente. Nel mio precedente intervento ho affermato che posso parlare nella mia lingua madre qui, ma non posso farlo nel mio paese. Dicendo “qui” mi riferivo a quest’Aula e “nel mio paese” ovviamente al parlamento nazionale slovacco.

Al di fuori del parlamento possiamo ovviamente usare la nostra lingua madre; possiamo anche usarla in alcuni istituti d’istruzione superiore, sebbene in misura minore di quanto sia garantito in considerazione della proporzione di persone di madrelingua ungherese nella popolazione. Del 6,4% di ungheresi nella popolazione, solo il 4% è rappresentato nell’istruzione superiore e solo l’1,6% studia nella propria lingua madre. Per la prima volta in circa 50 anni, i bambini Csángó di madrelingua ungherese nelle regioni orientali della Romania possono imparare di nuovo l’ungherese, sebbene in alcuni villaggi questo avvenga, se mai, solo al di fuori della scuola.

Ciononostante, la dichiarazione resa dal Commissario Orban sulla cosiddetta “seconda lingua madre” era incoraggiante. Siamo sicuri che d’ora in poi la maggior parte dei gruppi etnici nei paesi europei darà importanza non solo all’acquisizione della lingua ufficiale dello Stato, ma farà in modo di garantire che altri gruppi che vivono insieme a loro possano preservare la loro lingua madre e impararla in ogni grado degli istituti d’istruzione, e che possano usare la loro lingua madre nell’amministrazione pubblica, nei tribunali e nel parlamento.

Il 2008 è l’Anno del dialogo interculturale. Che possa essere all’altezza del suo nome. Vi ringrazio.

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE). (BG) Signor Presidente, tutti i paesi sono colpiti dal problema dell’allevamento dei figli che versano in condizioni di svantaggio. I diritti dei bambini e la loro protezione richiedono una politica integrata.

La riduzione del numero di minori istituzionalizzati è un obiettivo meraviglioso, ma in tutti i paesi vi saranno sempre bambini che necessitano di assistenza da parte della società perché non hanno genitori o sono socialmente svantaggiati per altri motivi. Abbiamo bisogno di solidarietà per questi bambini e questi paesi piuttosto che di ostentazione che degrada la loro dignità.

Chiedo alla Commissione europea di impegnarsi per l’elaborazione di programmi speciali per bambini in condizioni svantaggiate, tenendo conto di ciò che gli Stati membri hanno raggiunto e impedendo qualsiasi tentativo di macchiare il loro buon nome.

La diffusione di informazioni parziali, come nel caso di un centro di accoglienza in Bulgaria, non dovrebbe essere incoraggiata. Ciò colpisce l’immagine del mio paese e non contribuisce positivamente alla politica europea comune.

Occorrono programmi per l’educazione produttiva di bambini socialmente svantaggiati, indipendentemente dal modo e dal luogo in cui sono allevati; è necessario prevenire lo sfruttamento del lavoro minorile e impedire la partecipazione dei bambini a diverse attività che incidono negativamente sul loro comportamento.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE). (EL) Signor Presidente, vorrei ricordare che il 13 dicembre 2006 la sessione plenaria delle Nazioni Unite ha ratificato la convenzione sui diritti delle persone con disabilità. La ratifica della convenzione è aperta sin dal marzo 2007, ma solo 16 paesi, due dei quali sono Stati membri dell’UE, hanno proceduto in tal senso.

Credo che, poiché l’UE ha promosso una politica di sostegno dei diritti dei disabili nella cultura e nella dignità umana, tutti gli Stati membri dovrebbero ratificare questa convenzione. I suoi 50 articoli descrivono in dettaglio il diritto delle persone con necessità speciali in ogni settore dell’attività umana (salute, giustizia, famiglia) e le invita a partecipare al processo decisionale.

 
  
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  Magor Imre Csibi (ALDE). (RO) La cittadinanza europea offre una serie di diritti e di libertà sull’intero territorio dell’UE. Per questo motivo, firmando il Trattato che istituisce la Comunità europea, gli Stati membri si sono assunti l’obbligo di vietare qualsiasi discriminazione.

Tuttavia, pochi giorni fa, sono stato informato del caso di un cittadino rumeno che non è stato autorizzato a noleggiare un’automobile a Bruxelles poiché aveva la cittadinanza rumena. Il rifiuto dell’impiegato era basato esclusivamente su una norma interna di quel dato autonoleggio. Di recente ho saputo da vari cittadini del mio paese di molti altri casi di discriminazione sul criterio della cittadinanza rumena.

Onorevoli colleghi, è nostro dovere, quali rappresentanti di oltre 490 000 000 europei, lanciare un allarme. Attraverso un dialogo attivo con i nostri cittadini, possiamo far sì che incidenti di questo tipo siano evitati in futuro. Ritengo sia un dovere dell’Unione europea, quale istituzione democratica, promuovere il rispetto dei diritti di tutti i cittadini dell’Unione, avviando programmi europei di educazione e di informazione contro la discriminazione.

Chiedo anche alla Commissione europea di verificare se gli Stati membri rispettano gli obblighi che si sono assunti attraverso i Trattati per quanto riguarda la discriminazione basata sulla cittadinanza.

 
  
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  Jaromír Kohlíček (GUE/NGL). (CS) Nel suo intervento lei ha parlato dell’importanza di garantire che il protettorato internazionale in Kosovo rimanga parte della Serbia in conformità della risoluzione 1244 e del diritto internazionale. Non mi è chiaro il rapporto fra quanto lei ha affermato e la proclamazione di indipendenza del Kosovo, che lei sembra accogliere positivamente. Lei ha certamente ragione quando dice che è nostro dovere garantire che il Kosovo torni a essere multietnico e democratico.

Questa proclamazione unilaterale d’indipendenza è una violazione senza precedenti del diritto internazionale. Diverse centinaia di migliaia di abitanti di questo territorio, che appartengono a otto etnie diverse, sono stati scacciati dalle loro case con il consenso tacito delle forze di occupazione. È difficile credere che queste forze non siano state in grado di creare condizioni per il loro ritorno. Oggi, invece di aiutare a creare tali condizioni, lei concorda con la proclamazione unilaterale di un secondo Stato albanese. Signor Presidente, non è importante per lei che l’economia di questo Stato sembri dipendere dal commercio di oppio in Europa?

Il parlamento della Repubblica ceca nonché i parlamenti di altri paesi hanno chiesto una soluzione per questa questione attraverso negoziati internazionali. Rendiamoci conto che soluzioni una tantum, come detto nel suo intervento, non esistono. Qualsiasi soluzione stabilisce un precedente. Non autorizziamo questa violazione della sovranità.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Kohlíček, mi permetto di raccomandarle di leggere la mia dichiarazione ancora una volta. Ritengo che possa chiarire qualsiasi malinteso.

 
  
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  László Tőkés (NI).(HU) Signor Presidente, vorrei esprimere le mie congratulazioni alla popolazione albanese del Kosovo per avere conseguito l’indipendenza, e rendere omaggio alla memoria del leader albanese Ibrahim Rugova.

Ogni piano di assestamento presentato negli ultimi dieci anni e mezzo per la tragica storia della regione iugoslava è stato elaborato in termini di autoregolamentazione dei popoli, autonomia e condivisione dei poteri. La realizzazione del piano Ahtisaari, ultimo di una serie che comprende il piano Carrington, l’accordo di Dayton, i negoziati di Rambouillet, e l’accordo Ohrid, dimostra inoltre che vi è ancora un lungo cammino da percorrere prima che possiamo considerare risolte le relazioni fra i diversi gruppi etnici e le comunità nazionali nella nostra regione. Dimostra anche che in futuro può essere trovata una soluzione a ogni crisi attraverso la cooperazione internazionale.

In questo senso, l’assestamento del Kosovo crea un esempio e un precedente per noi. Siamo fiduciosi che un esito positivo della lotta pacifica per l’autonomia da parte degli ungheresi in Romania, e quella della regione Szekler per l’autonomia territoriale, possa essere raggiunto anche con l’utile partecipazione dell’Unione europea.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE). (SK) Il 25 febbraio 1948 i comunisti hanno condotto un colpo di Stato e hanno imposto un regime totalitario nel nostro paese. È stato il risultato di eventi che si erano verificati nel paese sin dal 1946. La Cecoslovacchia ha gradualmente perso la libertà nell’ambiente democratico dello Stato ripristinato. Questo è estremamente importante. Non solo la sconfitta del nazismo, ma anche la sconfitta del partito comunista fa parte del patrimonio dell’Europa unita e pacifica. Grazie a questo evento, i rappresentanti di dieci Stati membri possono sedere oggi in quest’Aula.

Vorrei attirare la vostra attenzione su tre questioni. Deve esserci un’eguale condanna della riabilitazione dei simboli sia comunisti che nazisti. Sia il comunismo che il nazismo devono essere visti come uguali, in particolare a causa delle vittime di cui sono responsabili. I regimi totalitari comunista e nazista erano stati stabiliti in Stati democratici attraverso l’abuso della democrazia. Questo è un motivo per rimanere vigili anche oggi, nell’Unione europea. Le vittime del comunismo meriterebbero che quest’Aula osservasse un minuto di silenzio.

 
  
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  Ioannis Gklavakis (PPE-DE). (EL) Signor Presidente, secondo le disposizioni dell’OCM per il tabacco, dal 2009 le risorse assegnate oggi come sovvenzioni dirette ai produttori a titolo del pilastro 1 saranno trasferite al pilastro 2, che riguarda le misure strutturali.

Nel mio paese, la Grecia, il tabacco è coltivato di solito in zone semiaride da parte di agricoltori poveri che non hanno altre alternative. Quindi, se la produzione del tabacco viene fatta cessare in alcune zone, avremo problemi sociali, economici e ambientali.

Ho anche osservato che lo scopo è la coltivazione del tabacco, non il fumo. Quindi, se fermiamo la coltivazione del tabacco nello stesso momento in cui diciamo no al fumo, dovremmo metterci d’accordo, ed è questo il modo in cui le cose andrebbero fatte. Ma non è così, tuttavia. L’industria europea del tabacco continuerà a produrre sigarette, ma tutto il tabacco sarà semplicemente importato da paesi terzi.

Dovremmo quindi cogliere l’opportunità presentata dalla revisione della PAC per cercare di porre rimedio a questo torto; dobbiamo mostrare che l’UE è un luogo di uguaglianza, giustizia e solidarietà. Ecco perché chiedo che l’attuale regime sia mantenuto dopo il 2009 e che i produttori di tabacco continuino...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE). (RO) Il 4 febbraio 2008, il parlamento rumeno ha ratificato il Trattato di riforma dell’Unione europea. Salutiamo questa ratifica da parte del parlamento rumeno.

Il Trattato di riforma ribadisce il principio di uguaglianza dei suoi cittadini, dà forza giuridica alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, introduce il controllo di sussidiarietà da parte dei parlamenti nazionali, riconosce l’accesso universale ai servizi di interesse economico generale, sottolinea l’importanza della sicurezza energetica, rafforza lo spirito di solidarietà fra Stati membri in questo settore, e impone misure speciali per la lotta contro il cambiamento climatico.

L’introduzione del concetto di coesione territoriale e il suo riconoscimento come obiettivo ha comportato per le commissioni del Parlamento europee che assolvono un ruolo importante nella definizione delle politiche strutturali e di coesione un aumento della loro attività dopo la ratifica del Trattato.

Dal punto di vista della commissione per i trasporti e il turismo, il Trattato di riforma legalizza la procedura di codecisione, già usata nel settore della navigazione marittima e aerea come base giuridica perché il Parlamento europeo sia in grado di proporre azioni di sostegno per il consolidamento dell’identità del settore turistico.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MANUEL ANTÓNIO DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE). (HU) La ringrazio, signor Presidente. È l’ennesima volta che parlo in quest’Aula sull’attuale contaminazione del fiume Raba negli ultimi sette anni. Abbiamo ricevuto diverse promesse dalle agenzie austriache interessate e infatti le autorità austriache e ungheresi hanno preparato un piano d’azione. L’Unione europea ha osservato questo processo da vicino, e la commissione per il fiume istituita dai due paesi si riunisce regolarmente – l’ultima volta proprio questa settimana.

Sembra che i politici stiano facendo la loro parte, ma il fatto è che nel frattempo il fiume sta morendo. Adesso, inoltre, sta morendo non solo sulla riva ungherese, ma anche su quella austriaca. Finora sono morte undici specie di pesci e 13 sono seriamente in pericolo. Greenpeace ha effettuato controlli in loco su campioni di acqua in diverse occasioni e ha stabilito che le imprese austriache stanno contaminando illegalmente l’acqua, superando molte volte i livelli autorizzati. Nel fiume stesso nel frattempo si produce più schiuma che mai.

Il fiume di cui sto parlando non è una fogna, signor Presidente, ma un sito Natura 2000, una vera e propria zona umida fluviale. Gli abitanti della zona ritengono che la normativa UE non sia valida o che il rispetto della stessa non sia adeguato. Sono convinto che noi, in quest’Aula, dobbiamo mantenere la questione all’ordine del giorno finché non sia stato risolta una volta per tutte. Vi ringrazio. Io di sicuro lo farò.

 
  
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  Iuliu Winkler (PPE-DE). (RO) Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli strumenti finanziari relativi alla politica di coesione dell’Unione europea hanno una notevole importanza ai fini della riduzione delle disparità fra le regioni d’Europa.

Nel caso degli ultimi Stati che hanno aderito all’Unione europea, i fondi stanziati a titolo della politica di coesione contribuiscono in misura sostanziale a garantire il futuro sviluppo delle regioni meno prospere di questi paesi. Il tasso di assorbimento di tali fondi nei nuovi Stati membri è in continua crescita. L’Unione deve adeguare le risorse stanziate dagli strumenti della politica di coesione alla realtà dell’Europa allargata.

A seguito dell’adesione di Romania e Bulgaria, la garanzia di aumentare le risorse finanziarie della politica di coesione dopo il 2013 è diventato un requisito. L’aumento dei finanziamenti a favore della coesione è una conseguenza logica del recente allargamento dell’Unione e dimostrerà la coerenza della politica dell’Unione per quanto riguarda le regioni europee meno sviluppate, rappresentando un forte segnale politico per i nuovi Stati membri.

 
  
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  Milan Gaľa (PPE-DE). (SK) Di recente abbiamo discusso diffusamente dell’efficienza energetica. La pratica dimostra che l’attuale etichettatura degli elettrodomestici che informa i consumatori sul consumo energetico degli elettrodomestici non rappresenta una prova affidabile. Dato che la maggior parte delle apparecchiature vendute nei negozi appartiene alla categoria A, vengono perse informazioni chiare sul risparmio energetico generato dall’uso delle stesse e il costruttore non si sente più motivato a produrre un apparecchio a risparmio energetico.

Se vogliamo motivare consumatori e costruttori, dobbiamo garantire che gli elettrodomestici siano classificati secondo le nuove categorie energetiche. La categorizzazione originaria degli apparecchi è in uso fin dal 1994. Chiedo alla Commissione europea di accelerare la preparazione del nuovo sistema di etichettatura degli apparecchi e il processo di inclusione di altri apparecchi in questo sistema, anch’esso in fase di attuazione.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, desidero parlare di una questione relativa ai pagamenti versati agli agricoltori nell’ambito del REPS. Negli ultimi 14 anni, i pagamenti REPS sono stati versati a uno stadio iniziale, dopo che la documentazione era stata presentata alla Commissione e al ministero dell’Agricoltura in Irlanda. Vengo a sapere adesso che i pagamenti saranno rimandati e che oltre 6 000 agricoltori sono già in ritardo nel ricevimento dei pagamenti. E so anche che questa cifra aumenterà a oltre 60 000 nei prossimi mesi.

Il punto è che gli agricoltori hanno pianificato i loro affari finanziari per un periodo di 12 mesi e si sono accordati con le banche e adesso molti di loro non saranno in grado di restituire i pagamenti alle banche in conseguenza di questo cambiamento.

Vorrei che il mio punto di vista fosse trasmesso al Commissario e che la questione venga risolta in modo da poter ripristinare la vecchia procedura, applicata per 14 anni.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI).(FR) Signor Presidente, il diritto internazionale è molto chiaro. Per quanto riguarda il Kosovo, esiste uno Stato quando vi sono, in primo luogo, una popolazione, in secondo luogo un territorio, e, in terzo luogo, servizi pubblici. Non vi sono servizi pubblici nel Kosovo, e la Commissione deve solo andare a vedere. L’unico servizio che funziona è la mafia.

Uno Stato è sovrano quando ha completa autorità. La prova, come il Presidente del Parlamento ha appena detto: l’autorità del Kosovo era in condizione di sovranità sorvegliata.

Uno Stato è sovrano quando la sua autorità è indipendente, autonomos in greco, vale a dire quando può decidere per se stesso cosa fare. Nel Kosovo sono la NATO e gli Stati Uniti a decidere.

Uno Stato è sovrano quando la sua autorità è esclusiva. Nel territorio del Kosovo, tuttavia, vi sono diverse forze, non soltanto una.

Uno Stato è sovrano quando rispetta il principio dell’uti possidetis, l’inviolabilità dei confini.

In altre parole, il Kosovo non soddisfa alcuno dei criteri richiesti per l’esistenza di uno Stato sovrano nel diritto internazionale. Perché mai? Perché dopo la creazione di Stati clandestini e di Stati mafiosi, stiamo inventando Stati laboratorio dove la Commissione europea mette alla prova e inventa il federalismo disgregando i paesi.

 
  
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  Ján Hudacký (PPE-DE). (SK) La dichiarazione di indipendenza del Kosovo di ieri è e sarà probabilmente un pericoloso precedente per lo sviluppo di vari paesi e regioni nel mondo. Il fatto che questo atto abbia goduto di un significativo sostegno politico e diplomatico degli USA e della maggior parte dei grandi Stati dell’Unione europea lo rende ancora più discutibile, dato che è stato chiaro sin dall’inizio che si tratta di una violazione del diritto internazionale.

Una soluzione migliore per i Balcani sarebbe che l’Unione europea contribuisse a una maggiore democratizzazione della Serbia. Ciò creerebbe a sua volta un’atmosfera più positiva nel processo di consolidamento delle relazioni fra serbi e minoranza albanese nel loro territorio comune. Di certo sarebbe chiaramente una questione a lungo termine. Ed è anche ingenuo ritenere che le richieste delle minoranze di autonomia territoriale, amplificate da questo precedente, non diventeranno un problema irrisolvibile anche per gli stessi Stati membri dell’Unione europea nel prossimo futuro.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, vorrei appoggiare il collega e invitare la Commissione a non continuare a litigare con i diversi rami delle autorità irlandesi nei prossimi mesi. Abbiamo infatti un lavoro piuttosto importante da svolgere. Devo forse specificare esattamente cosa sarà richiesto agli irlandesi dal Trattato di Lisbona?

Intervengo in particolare per deplorare il modo in cui i funzionari hanno preso di mira il sistema di pagamento REPS in Irlanda. Per oltre 14 anni il dipartimento delle autorità agricole in Irlanda – con l’acquiescenza della Commissione – aveva programmato un pagamento nell’ambito dei pagamenti erogati a titolo del piano per la tutela dell’ambiente rurale (REPS) a favore di migliaia di agricoltori e delle loro famiglie. Quest’anno, in quest’ultimo mese, la Commissione ha deciso che il pagamento non poteva essere effettuato adesso, ma alla fine dell’anno. Vi prego di non prendere di mira gli agricoltori irlandesi o altre persone in Irlanda quest’anno, ma consentite loro di ricevere il denaro cui hanno diritto, nel modo in cui l’hanno ricevuto per oltre 14 anni. Adesso non è il momento di litigare. Vi chiedo di ascoltarci.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

 

20. Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare di Witold Tomczak (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Sakalas a nome della commissione giuridica, sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell’immunità di Witold Tomczak [2007/2130(IMM)] (A6-0008/2008).

 
  
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  Aloyzas Sakalas, relatore. − (EN) Signor Presidente, nell’aprile 2005 l’onorevole Witold Tomczak ha chiesto al Parlamento europeo di difendere la sua immunità in un procedimento penale, ma, un anno dopo, il Parlamento ha deciso di non difendere detta immunità.

Il 21 maggio 2007 Witold Tomczak ha nuovamente chiesto al Parlamento europeo di difendere la sua immunità. Nella nuova richiesta, l’onorevole Tomczak ha presentato tre nuovi argomenti relativi alla medesima causa. Il primo argomento: Tomczak lamenta che il tribunale di Ostrów non gli aveva concesso l’accesso agli atti processuali. Tuttavia, dopo l’esame della sua doglianza, è risultato che Tomczak aveva ottenuto l’accesso agli atti quando lui stesso si era recato in tribunale e ha anche fotografato almeno uno dei documenti.

Il secondo argomento: l’onorevole Tomczak sostiene che il procedimento non è imparziale poiché il giudice di sorveglianza ha chiesto al giudice che presiede la causa di pronunciare un giudizio quanto prima possibile, anche in absentia. Questa richiesta, tuttavia, è stata avanzata dopo che l’onorevole Tomczak non si era presentato alle udienze per almeno 12 volte.

Il terzo argomento: l’onorevole Tomczak sostiene che il tribunale di Ostrów non è imparziale nei confronti della sua persona. Tuttavia, il fatto dichiarato dall’eurodeputato che il giudice che presiede il procedimento abiti nella stessa città del pubblico ministero contro il quale Tomczak stesso aveva precedentemente sporto denuncia non impedisce di per sé al giudice di agire con obiettività.

Inoltre, l’onorevole Tomczak ha la possibilità di ricorrere in appello a un tribunale superiore e presentare ricorso in cassazione alla Corte suprema polacca. L’argomentazione avanzata dall’onorevole Tomczak, che nel 1999 era deputato al parlamento polacco, secondo cui la sua immunità parlamentare nazionale costituiva un impedimento formale per il procedimento penale dovrebbe essere debitamente valutato dalle autorità giudiziarie polacche.

La problematica conseguenza giuridica che, secondo il diritto polacco, l’onorevole Tomczak potrebbe perdere il suo seggio in questo Parlamento è stata rilevata dalla commissione giuridica e il suo presidente ha posto un’interrogazione orale alla Commissione. Il Commissario Frattini ha risposto il 14 gennaio 2008, promettendo di rivolgersi alle autorità polacche al fine di assicurare che il diritto polacco non discrimini fra deputati del Parlamento europeo e deputati del parlamento nazionale.

Dopo il dibattito con la Commissione, la commissione giuridica ha adottato la decisione di non raccomandare la difesa dell’immunità parlamentare dell’onorevole Witold Tomczak per i motivi anzidetti.

È chiaro che gli articoli 8 e 9 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee non sono applicabili nel caso dell’onorevole Tomczak. La sua richiesta dovrebbe essere trattata come richiesta di decisione del Parlamento europeo di chiedere la sospensione del procedimento a suo carico, come ad esempio è possibile ai sensi dell’articolo 105 della costituzione polacca.

Seguendo la sua prassi consolidata, il Parlamento potrebbe decidere di difendere l’immunità di uno dei suoi membri se vi è il sospetto che il procedimento sia basato sull’intenzione di pregiudicare le attività politiche di un deputato (fumus persecutionis). Non vi è la prova chiara di questo tipo di intenzione nel caso dell’onorevole Tomczak.

Alla luce delle suesposte considerazioni, raccomando di non difendere l’immunità dell’onorevole Witold Tomczak.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, a nome del gruppo PSE. – (PL) Signor Presidente, lo scopo principale dell’immunità parlamentare è proteggere lo stesso Parlamento quale organo rappresentativo democraticamente eletto. Garantisce l’indipendenza collettiva di questa istituzione da pressioni esterne e assicura ai membri libertà di parola e di azione nell’esercizio delle loro funzioni parlamentari. La base giuridica dell’immunità dei deputati al Parlamento europeo poggia sul Protocollo del 1965 sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee. L’articolo 8 del protocollo dispone che i membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni. Analogamente, l’articolo 9 dispone che per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso beneficiano, sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro Stato, e sul territorio di ogni altro Stato membro, dell’esenzione di ogni provvedimento di detenzione e da ogni procedimento giudiziario. L’immunità li copre anche quando essi si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornato.

Ai sensi di quanto precede, va osservato che la denuncia a carico dell’onorevole Tomczak non riguarda opinioni o voti da lui espressi nell’esercizio delle sue funzioni ufficiali, perché egli non era un membro del Parlamento europeo all’epoca dei fatti in questione. Alla luce delle circostanze, pertanto, non vi è una base giuridica per concedere all’onorevole Tomczak l’immunità parlamentare. Il suo caso ha tuttavia messo in luce la mancanza di coerenza delle regole relative all’elezione al Sejm polacco e al Parlamento europeo in Polonia circa le condizioni da soddisfare da parte dei candidati alle elezioni e le circostanze in cui, dopo essere stati eletti, i deputati possono essere privati del loro seggio.

La questione è stata discussa nel corso di una seduta speciale e quando la Polonia ha aderito all’Unione si è impegnata a rispettare la normativa dell’UE in vigore, in particolare per quanto riguarda le implicazioni dirette per il diritto interno di uno Stato membro. Vorrei cogliere quest’occasione per chiedere l’armonizzazione della normativa relativa allo status dei membri del Sejm polacco e del Parlamento europeo quanto prima. Stando così le cose, un membro del Parlamento europeo può perdere automaticamente il proprio seggio a seguito di talune azioni, mentre un membro del Sejm polacco non può essere incriminato in alcun modo per le stesse azioni.

 
  
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  Marek Aleksander Czarnecki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, il caso dell’onorevole Tomczak è un esempio del mancato riconoscimento, da parte del sistema giudiziario polacco, che quando la Polonia è diventata membro dell’Unione europea si è impegnata a osservare l’ordinamento giuridico in vigore in quest’ultima. Il Parlamento europeo non ha ancora preso una decisione sull’immunità dell’onorevole Tomczak, ma il tribunale competente ha tuttavia stabilito coma data dell’udienza il 15 febbraio, la settimana scorsa.

Non solo tale azione del tribunale equivale a un disprezzo nei confronti di quest’Assemblea, viola anche il Regolamento del Parlamento e il codice penale polacco, a norma del quale non può essere avviato alcun procedimento penale contro un membro finché il Parlamento europeo non abbia deciso sulla questione dell’immunità. La situazione che ho delineato porta alla conclusione che nel caso dell’onorevole Tomczak abbiamo a che fare con un tribunale eccezionalmente incompetente o, in alternativa, con un’intenzione del tribunale di condannarlo per un incidente minore, che nel suo caso gli farebbe perdere il seggio al Parlamento europeo.

 
  
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  Jens-Peter Bonde (IND/DEM). (EN) Signor Presidente, invito tutti i membri a votare contro la revoca dell’immunità nel caso dell’onorevole Tomczak. Abbiamo avuto un ottimo dibattito in Aula. Tutti hanno concordato che non possiamo consentire alla Polonia di stabilire una doppia serie di norme per gli eurodeputati: una per gli eurodeputati in Polonia e l’altra, molto più severa, per gli eurodeputati qui. Il Commissario responsabile Frattiniha promesso di inviare una lettera al ministero della Giustizia polacco per insistere sulla previsione di regole identiche per la revoca dell’immunità.

Ho parlato con il Commissario Frattini dopo l’incontro del 14 gennaio e l’ho incontrato di nuovo due settimane fa, quando ha dichiarato che aveva istruito i servizi a inviare la lettera. La scorsa settimana ho contattato il suo ufficio. Ha confermato che la lettera era stata inviata e che ne avrei ricevuto una copia lo stesso giorno. Poi qualcuno improvvisamente ha chiamato dall’ufficio del Commissario Frattini raccontando una storia diversa, dicendo che la lettera era ancora in sospeso. Siamo a questo punto, non vi è nessuna lettera e nessuna risposta da parte del governo polacco.

Le nostre norme sono chiarissime: dobbiamo procedere alla votazione. Vorrei quindi invitarvi a votare contro la revoca dell’immunità e chiedo che il caso sia deferito di nuovo alla commissione per una possibile nuova decisione dopo che avremo ricevuto la lettera del Commissario Frattini e la risposta dalla Polonia.

 
  
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  Aloyzas Sakalas, relatore. − (EN) Signor Presidente, ritengo che le conseguenze della questione della revoca dell’immunità non siano le stesse della revoca dell’immunità. L’onorevole Tomczak è stato atteso e citato a presentarsi in tribunale 12 volte, ma non lo ha mai fatto.

Tutte le questioni procedurali e sostanziali sollevate nel caso di Tomczak, e in particolare la questione del presunto linguaggio ingiurioso usato contro gli agenti di polizia, dovrebbero essere risolte obiettivamente dalle autorità giudiziarie polacche. Pertanto, vorrei sottolineare due punti. La questione se l’immunità dell’onorevole Tomczak sia stata debitamente revocata all’inizio del procedimento, quando era membro del parlamento polacco, è una questione che può essere accertata solo dall’autorità giudiziaria pertinente in Polonia, in questo caso il giudice distrettuale di Ostrów Wielkopolski. Esiste sempre la possibilità di ricorso in appello.

In secondo luogo, la possibilità che l’onorevole Tomczak perda il seggio in questo Parlamento non può essere considerata motivo di persecuzione dato che, al momento dell’incidente del 19 giugno 2004, Tomczak non era un membro del Parlamento europeo e la legge applicabile ai deputati nazionali non contiene disposizioni per tali conseguenze.

Sulla base delle suddette considerazioni, la commissione giuridica raccomanda a quest’Assemblea di non difendere l’immunità parlamentare dell’onorevole Tomczak.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

 

21. Trasparenza nelle questioni finanziarie (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Pomés Ruiz a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulla trasparenza nelle questioni finanziarie [2007/2141(INI)] (A6-0010/2008).

 
  
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  José Javier Pomés Ruiz, relatore. − (ES) Signor Presidente, la nostra Assemblea ha sempre voluto mettere in atto una politica di trasparenza nei nostri conti, i conti dell’UE. E così è stato quando, per problemi forse dipesi da una cattiva gestione, ha costretto alle dimissioni la Commissione presieduta da Santer.

Dobbiamo riconoscere che da allora le cose sono migliorate considerevolmente; quest’Assemblea ha dato impulso a una politica di trasparenza, e la Commissione ci ha sostenuti. Il risultato di questo interesse da parte del Commissario Barroso è stata la creazione di niente di meno che una vicepresidenza per la realizzazione di questo obiettivo, rappresentata qui dal Vicepresidente Siim Kallas, al quale porgo il benvenuto.

I cittadini europei devono sapere cosa facciamo con il pochissimo denaro che pagano all’UE, cosa facciamo con quello scarso 1%. Dobbiamo avere maggiore controllo sui fondi della Comunità attraverso la visibilità. La visibilità non è più un cartello che possiamo vedere appeso in un municipio o su un edificio finanziato con fondi regionali o con il Fondo di coesione; dobbiamo andare ben oltre, dobbiamo poter stabilire il destino di questa scarsa quantità di denaro che ci forniscono i contribuenti europei attraverso gli Stati membri.

Questa è l’iniziativa per la trasparenza, che quest’Aula sostiene appieno. La relazione d’iniziativa che stiamo presentando afferma due cose. La prima è che dobbiamo fare un po’ di più. Nel testo ci siamo permessi di dire che la trasparenza deve essere concretizzata attraverso la pubblicazione di liste nere e di informazioni sui candidati prescelti e su quelli esclusi, e che l’OLAF deve dotarsi di un codice per garantire la presunzione di innocenza, il che non è stato il caso in diverse occasioni. Vogliamo dire, in altre parole, che nell’UE il Parlamento europeo ha già un proprio codice deontologico. Non siamo funzionari, siamo politici; anche noi dobbiamo essere trasparenti, e già lo siamo.

Quindi, nell’emendamento n. 2 al paragrafo 22, chiedo di eliminare l’elenco proposto dall’iniziativa per la trasparenza, in particolare non solo perché il Parlamento ha già preso decisioni sui nostri interessi finanziari, sulle missioni e sui viaggi, ma perché riteniamo che ci debba essere una normativa per l’intera Unione europea. Quest’Aula ha il proprio regolamento, ma deve essere migliorato e forse addirittura approfondito.

Vi è un altro emendamento nel quale ho eliminato il riferimento agli eurodeputati che detengono cariche pubbliche; non abbiamo cariche pubbliche, siamo politici. Questa confusione potrebbe portare a problemi in alcuni ordinamenti nazionali.

Con quest’idea di aumentare la trasparenza, che noi sosteniamo, desideriamo anche attirare l’attenzione sul fatto che gli Stati membri condividono la gestione dell’80% dei fondi, e così chiediamo di nuovo agli Stati membri di presentare dichiarazioni nazionali di affidabilità. È urgente e necessario e insistiamo su questo punto. Stiamo dicendo che l’iniziativa presentata dal Commissario Kallas deve includere il recupero dei fondi comunitari, che non può essere escluso: quando il nostro denaro è usato male, dobbiamo sapere dove si trova, come deve essere recuperato e dove deve essere recuperato.

Abbiamo compiuto importanti miglioramenti in termini di trasparenza, signor Commissario, ma quest’Assemblea farà di tutto per andare ancora più lontano.

 
  
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  Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, sono molto lieto di essere qui oggi e di parlare a nome della Commissione sull’importantissima questione della trasparenza. Vorrei ringraziare l’onorevole Pomés Ruiz per questa relazione di propria iniziativa e la commissione per il controllo dei bilanci per il prezioso contributo.

La relazione affronta cinque questioni principali. La prima: la relazione fornisce orientamenti sulla pubblicazione di informazioni sui beneficiari dei fondi dell’UE attraverso sovvenzioni e contratti. Stiamo lavorando per attuare le disposizioni del regolamento finanziario sulla trasparenza modificato. Queste disposizioni sono state inserite grazie agli sforzi del Parlamento e sono entrate in vigore nel maggio 2007.

Per quanto riguarda la gestione diretta, la Commissione ha inaugurato un sito web l’anno scorso, con un unico portale che dà accesso a tutti i siti rilevanti delle varie Direzioni generali. Sebbene continuiamo ad aggiornare questi siti, il portale sembra ancora un punto d’ingresso piuttosto confuso e complicato. I servizi della Commissione stanno lavorando per migliorarlo.

Per quanto riguarda la gestione concorrente, il ruolo della Commissione è “definire e concordare con gli Stati membri le norme comuni concernenti queste informazioni prima dell’aprile 2008”. Sto citando dal progetto di relazione sul discarico dell’onorevole Jørgensen. Gli Stati membri continueranno a essere responsabili dei dati. La Commissione si assume la responsabilità delle norme applicabili e del controllo sul rispetto da parte degli Stati membri delle disposizioni del regolamento finanziario.

La seconda questione nella relazione dell’onorevole Pomés Ruiz riguarda i recuperi. Ho detto chiaramente in sede di commissione per il controllo dei bilanci nel gennaio 2008 che la “Commissione finora non è stata in grado di fornire al Parlamento un’immagine completa di tutti i nostri sforzi finalizzati al recupero”. Ho fornito una stima dei recuperi effettuati nel 2006 e ho annunciato miglioramenti dei nostri sistemi, di modo che quest’anno il sistema contabile ABAC conterrà maggiori dettagli e dati completi sui recuperi. Stiamo discutendo della relativa metodologia con la Corte dei conti.

Le informazioni sui recuperi sarebbero incomplete senza un intervento affidabile degli Stati membri. Per l’agricoltura, il quadro è incoraggiante. Domani, la Commissione adotterà un piano d’azione per rafforzare il nostro ruolo di sorveglianza sui Fondi strutturali, affrontando fra le altre anche questa materia.

La terza questione nella relazione riguarda la dichiarazione di interessi finanziari e, in particolare, i risultati di uno studio comparativo indipendente avviato nel luglio 2006, nel contesto dell’iniziativa europea per la trasparenza, e pubblicato nel 2007.

Lo studio ha concluso che la maggior parte delle istituzioni europee sono regolamentate molto di più delle istituzioni nazionali. La Commissione e la Banca europea degli investimenti hanno le norme etiche più complete delle istituzioni dell’UE.

Mentre lo studio ha evidenziato che la Commissione ha un sistema relativamente ben sviluppato per la notifica dei conflitti di interessi, suggerisce di prestare attenzione all’ampliamento del mandato del nostro comitato etico ad hoc ai fini di un ruolo consultivo più ampio. Vi invito a esaminare lo studio e a trarre tutte le conclusioni che riterrete pertinenti per il Parlamento europeo.

La quarta questione sollevata dall’onorevole Pomés Ruiz riguarda la composizione dei gruppi di esperti che forniscono consulenza alla Commissione. Vorrei ringraziare l’onorevole Pomés Ruiz per avere riconosciuto il valore del lavoro svolto finora. Studieremo le raccomandazioni che avete formulato per ulteriori miglioramenti.

La quinta e ultima questione riguarda la governance in seno alle istituzioni. Lo scorso venerdì, 15 febbraio 2008, era la data di scadenza per la presentazione da parte degli Stati membri di “relazioni annuali di attività”. Alle 12.00 di oggi avevamo ricevuto 22 risposte dagli Stati membri. Stiamo valutando se tali relazioni soddisfano gli obblighi derivanti dal regolamento finanziario e ve ne daremo notizia non appena disporremo di un quadro chiaro, comprendendovi la qualità delle relazioni.

In conclusione, posso affermare che stiamo considerando la trasparenza molto seriamente e che l’iniziativa europea per la trasparenza si sta rivelando utile su molti dei punti affrontati nella relazione.

(Applausi)

 
  
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  Ingeborg Grässle, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’iniziativa per la trasparenza è probabilmente il maggiore successo della Commissione Barroso.

Le sono grata, signor Commissario, per le sue parole e per il fatto che vuole l’armonizzazione della pubblicazione delle informazioni relative ai beneficiari dei fondi. L’anno scorso è stato un punto importante di discussione fra quest’Assemblea e la Commissione. Come lei saprà, quest’Aula e il gruppo PPE-DE sono sempre stati dalla sua parte sulla questione della trasparenza perché vogliamo sapere se stiamo realizzando i nostri obiettivi politici attraverso i beneficiari delle sovvenzioni, in altre parole coloro che percepiscono i fondi. Si tratta della realizzazione dei nostri obiettivi, nient’altro, e dobbiamo sapere di più di quanto sappiano attualmente.

Signor Commissario, lei sta lavorando su nuove norme etiche. Riteniamo che le istituzioni abbiano bisogno di queste norme e i Commissari stessi devono avere un nuovo codice deontologico. Tuttavia, al fine di evitare incomprensioni, vorrei ricordarle che non spetta alla Commissione stabilire norme per il Parlamento. Elaboriamo da soli le nostre norme. Non siamo funzionari pubblici, diversamente dai membri di altre istituzioni comunitarie, sebbene l’uso impreciso del linguaggio potrebbe suscitare quest’impressione.

Abbiamo un emendamento al paragrafo 22 e vorrei chiedere di cuore il suo sostegno. Vogliamo sostituire l’elenco con un riferimento alle norme esistenti. Gli elenchi sono tutti molto buoni, ma vogliamo una formulazione aperta che ci consenta di decidere se vogliamo così tanti criteri, o forse di più – o anche di meno.

Non siamo soddisfatti – e questo fa parte della relazione – della difficile questione del recupero dei fondi indebitamente versati. Signor Commissario, ritengo che sarà una questione molto importante per noi quest’anno e il principale punto di conflitto fra il Parlamento e la Commissione. Si tratta di un settore tutt’altro che trasparente. Vorrei chiederle di affrontare il problema con efficacia. I recuperi non possono più essere gestiti in modo casuale come nel passato.

Accogliamo positivamente il piano d’azione di questa settimana per i Fondi strutturali, ma il piano deve basarsi sulla credibilità, sia per il Parlamento che per il discarico della Commissione.

Il nostro relatore, l’onorevole Javier Pomés Ruiz, ha redatto una relazione valida e interessante e sono sicura che con questo testo, come parere dell’Assemblea, aiuteremo la Commissione a compiere ulteriori progressi.

 
  
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  Dan Jørgensen, a nome del gruppo PSE. (DA) Signor Presidente, non vi è dubbio che il dibattito pubblico in Europa sia incentrato sull’esistenza di un deficit democratico nell’UE e sul fatto che quest’ultimo non dipende soltanto dalla mancanza di una sufficiente trasparenza. Può dipendere, in particolare, dalla scarsa trasparenza sulle modalità di spesa dei fondi gestiti dall’UE –ovvero i finanziamenti che l’UE versa ai singoli paesi per progetti validi, dalle nuove intenzioni –; ed è un problema! Fortunatamente è un problema che sta per essere risolto. Fortunatamente è un problema che la Commissione riconosce da lungo tempo e adesso sta realmente facendo qualcosa per risolverlo. La Commissione merita la nostra lode per questo. Commissario Kallas, lei personalmente merita il nostro elogio per l’enorme contributo apportato in questa materia. Ovviamente vi sono aspetti che devono essere affrontati. Questo è il motivo per cui l’onorevole Pomés Ruiz ha elaborato una relazione. Io sostengo la sua relazione, che sottolinea numerosi punti critici che naturalmente devono essere affrontati. È chiaro che i dati disponibili dovrebbero essere paragonabili, e così via, ma è una questione minore, dato che adesso abbiamo preso la decisione più importante che, ovviamente, dovrebbe esserci trasparenza.

Un’altra decisione fondamentale per la quale la Commissione merita di essere elogiata è la creazione di maggiore trasparenza per i “gruppi di esperti”. Semplicemente non è accettabile che un sistema “democratico” abbia persone al suo interno il cui nome è sconosciuto. Esiste ogni tipo di argomento democratico per cui non si può operare in tal modo, e ovviamente non è accettabile neppure da un punto di vista finanziario. Immagino, signor Commissario, che lei potrebbe confermare una dichiarazione che ha reso nella recente audizione in sede di commissione per il controllo dei bilanci sul discarico. In quella dichiarazione, lei ci ha assicurato che la trasparenza si sarebbe applicata naturalmente ai gruppi che rientrano nella procedura di comitatologia. Certo, vi sono diversi tipi di gruppi di esperti. Alcuni dei gruppi più importanti sono infatti quelli che rientrano nella procedura di comitatologia. Inoltre, lei ha dato questa approvazione in diverse occasioni nella commissione per il controllo dei bilanci. Signor Commissario, potrebbe ripetere la sua dichiarazione qui, dinanzi all’intera Assemblea?

 
  
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  Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, a nome del gruppo Unione per l’Europa delle Nazioni vorrei ringraziare l’onorevole Pomés Ruiz per l’ottima relazione che io sostengo appieno. La trasparenza deve essere un principio fondamentale del funzionamento dell’Unione europea. Vorrei iniziare dicendo che considero particolarmente valide le sezioni della relazione che riguardano il miglioramento delle informazioni sui beneficiari dei fondi dell’UE e la diffusione di informazioni più trasparenti sulle pagine web della Commissione. Si tratta di questioni importanti. Vorrei inoltre dire che quelle parti della relazione che sostengono l’importanza della diffusione e della disponibilità di informazioni sugli interessi finanziari dei titolari di carche pubbliche nelle istituzioni europee sono ugualmente importanti.

I cittadini dell’Unione europea devono essere certi che quelli che gestiscono i fondi europei e quelli che ne controllano l’assegnazione agiscano con imparzialità e non con il fine di favorire i loro interessi privati. Ritengo che sia giusto e corretto che la questione sia trattata in modo così dettagliato nella relazione.

 
  
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  Bart Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. (NL) Signor Presidente, signor Commissario, in realtà questo dibattito è un esercizio di riscaldamento per la procedura di discarico che si sta svolgendo attualmente nella commissione per il controllo dei bilanci, e per l’audizione straordinaria che avremo la settimana prossima con i Commissari Špidla e Hübner. Il punto centrale del dibattito è il paragrafo 41 della relazione dell’onorevole Pomés Ruiz, nel quale si sollecita la Commissione a perorare la presentazione di dichiarazioni nazionali di affidabilità. Signor Commissario, se lei si impegna in tal senso, la lotta che stiamo combattendo nella procedura di discarico non sarà una lotta del Parlamento contro la Commissione, ma una lotta comune della Commissione e del Parlamento contro gli Stati membri. Questa è la strategia migliore, anche per la coesione interna della Commissione. La trasparenza garantisce infatti credibilità e responsabilità; tutti sono d’accordo su questo punto. Uno degli aspetti è proprio la pubblicazione di informazioni sui beneficiari finali dei fondi comunitari.

Ai sensi del regolamento finanziario vige l’obbligo di fornire informazioni in materia, ma queste informazioni devono essere rese accessibili, devono essere affidabili e atte per ulteriori ricerche. Con tutto il dovuto rispetto, signor Commissario, nel suo sito si stanno compiendo tentativi, ma c’è molta strada da percorrere. Alcune iniziative private infatti sono migliori.

La relazione dell’onorevole Pomés Ruiz definisce anche molto chiaramente cosa si debba migliorare: la presentazione, il contenuto e l’organizzazione delle informazioni. La commissione per il controllo dei bilanci chiede che il tutto sia completato prima del 2009. Voglio presentare un emendamento per anticipare di un anno. Se riusciamo a farlo, allora la nuova Commissione e il nuovo Parlamento potranno ricominciare da zero nel 2009. Chiedo ai colleghi di sostenere questo emendamento.

Signor Commissario, ho un’altra domanda da rivolgerle: qual è la situazione circa il suo impegno inserito nel paragrafo 34 di pubblicare i nomi di tutti i membri di gruppi formali e informali a partire dal 2008? Mi associo alla domanda presentata dall’onorevole Jørgensen al riguardo.

Infine, signor Presidente, ho una domanda per lei: quando il Segretariato del Parlamento deciderà a favore della piena trasparenza e pubblicherà i nomi di tutti i fondi pensionistici volontari dei membri del Parlamento? Dopo tutto, anche queste persone sono beneficiarie di sostanziali fondi europei. Le chiedo di trasmettere questo messaggio al Segretariato.

 
  
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  Presidente. − In relazione alla domanda posta dall’onorevole Staes, la questione ovviamente è stata discussa dal Segretariato e si troverà una soluzione.

 
  
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  Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI) Signor Presidente, signor Commissario, la relazione dell’onorevole Pomés Ruiz è completa. I settori problematici sono ben delineati e sono in attesa delle misure necessarie. Al riguardo, vorrei dire al Vicepresidente della Commissione Kallas che durante il suo mandato sono stati compiuti importanti miglioramenti in generale per l’apertura e la trasparenza dell’Unione e che è stato estremamente attivo in questo campo. Prova ne siano le numerose nuove banche dati pubblicate su Internet, ma il problema che anche la relazione menziona è – e su questo punto deve farsi chiarezza – che le procedure di ricerca sono ancora insoddisfacenti. Stando così le cose, il materiale presente nei motori di ricerca dovrebbe essere standardizzato. In altri termini, se non esiste un’adeguata procedura di ricerca, vi è il pericolo di ottenere molte informazioni, ma proprio quest’abbondanza ne pregiudicherà la qualità.

Deve essere presa in considerazione la questione della “lista nera” di casi accertati di frode. In via di principio, il nostro gruppo approva ed è favorevole a quella lista, ma dobbiamo garantire in particolare la protezione dei dati dei singoli e che nessuno sia inserito in una lista nera senza un valido motivo o perché possono essere eseguite procedure errate.

Vi è poi la questione del gruppo consultivo sull’etica nella vita pubblica. Per i membri di quest’Assemblea, che sono eletti direttamente dal popolo, è ovviamente positivo avere una procedura che sia diversa da quella relativa ai dipendenti pubblici, come ha già indicato l’onorevole Grässle. La procedura per i membri eletti deve essere almeno altrettanto rigorosa, tuttavia, perché non esistono motivi per asserire che i requisiti etici dovrebbero essere attenuati per gli eurodeputati. In molti paesi, le informazioni sul denaro speso per finanziare le elezioni dei parlamentari europei sono di dominio pubblico, e forse lo sono affinché il Parlamento si muova in quella direzione, di modo che le dichiarazioni nazionali sul finanziamento delle elezioni, sulla pubblicità delle campagne dei candidati e sul loro finanziamento siano inserite nelle banche dati del Parlamento, rendendole visibili anche a livello di Unione europea.

Infine, desidero affermare che i partiti politici e le fondazioni a livello europeo non possono essere esentati dall’obbligo generale di dichiarare interessi e fonti di finanziamento.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signor Presidente, è molto insolito per me rispondere favorevolmente alle relazioni che ci vengono presentate. Tuttavia, questa è un’eccezione.

Ciò di cui ha parlato il relatore nel suo testo è una maggiore trasparenza e io sostengo di cuore questa posizione. Ma vorrei rammentare all’Aula che, nella misura in cui abbiamo cose come la politica agricola e i Fondi strutturali, il nostro compito di scrutinio sarà totalmente sovrumano. Siamo obbligati a introdurre di continuo nuove norme, un maggiore controllo e finiamo con l’avere una burocrazia oltre ogni misura.

La soluzione, come ben sappiamo, è far sì che i paesi dell’UE più ricchi diano denaro a quelli più poveri, senza discutere nei dettagli per cosa debba essere usato. La parte più importante del processo di scrutinio scomparirà e quello deve essere l’obiettivo di lungo periodo. Non dovremmo contare le mucche, i terreni dismessi e cose simili. Dovremmo concentrarci sulla sostanza dell’UE – il mercato interno.

 
  
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  Esther De Lange (PPE-DE). (NL) Signor Presidente, anch’io vorrei ringraziare il relatore per l’eccellente relazione e soffermarmi su alcuni punti prima di rivolgermi al Consiglio e alla Commissione.

Il primo punto è la pubblicazione dei nomi dei beneficiari del sostegno finanziario dell’Unione europea. È interessato, in particolare, il settore agricolo. Dobbiamo comunque trattare queste informazioni con cautela ed equità. Non è possibile che alcuni Stati membri rispettino i requisiti di divulgazione e altri non lo facciano. Sul sito web della Commissione vi sono collegamenti a 14 siti web nazionali relativi ai beneficiari del sostegno agricolo, il che significa che ne mancano altri 13. Sarebbe utile se la Commissione spiegasse il motivo. Forse le informazioni non sono disponibili in formato elettronico o lo Stato membro non ha fornito questi dati?

Inoltre, la Commissione dovrebbe riflettere sulla protezione dei beneficiari i cui dati vengono pubblicati. Protezione, ad esempio, da animalisti radicali, problema questo che diversi Stati membri, compreso il mio, si trovano ad affrontare in questo momento.

Infine, i dati sono difficili da comparare e quindi è necessaria una maggiore regia da parte della Commissione. Vengo a sapere dal Commissario che domani prenderà l’iniziativa in relazione ai Fondi strutturali e sono lieta di sentirlo.

Il mio secondo punto riguarda le relazioni annuali delle attività delle istituzioni, per le quali si sono registrati alcuni miglioramenti, ma è un argomento delicato.

Adesso la mia richiesta, che riguarda il fatto che l’80% dei fondi in Europa non è gestito a livello centrale, ma attraverso gli Stati membri o in collaborazione con gli Stati membri. Potremmo migliorare e rafforzare la trasparenza e il controllo a livello europeo fino all’eternità, ma finché gli Stati membri non si assumeranno la responsabilità attraverso le dichiarazioni nazionali di affidabilità, rimarrà difficile garantire un controllo equilibrato. It takes two to tango (la ragione non è mai da una parte sola).

Possiamo ballare la danza passionale più brillante attraverso i controlli finanziari a livello europeo, ma finché gli Stati membri non balleranno insieme, non sarà mai una prestazione vincente. Chiedo pertanto agli Stati membri di accettare le loro responsabilità e invito la Commissione a sostenere questo processo sulle dichiarazioni nazionali, come un bravo direttore d’orchestra, diremmo, o come un insegnante di danza: lei stesso dovrebbe saperlo, signor Commissario. Noi, da parte nostra, vorremo contare sul suo appoggio.

 
  
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  Paulo Casaca (PSE).(PT) Signor Presidente, desidero congratularmi con il nostro relatore e con il Commissario Kallas per quest’iniziativa. Tuttavia, allo stesso tempo, vorrei dire al Commissario Kallas che sarei molto più felice se avesse compiuto i passi necessari per garantire che la Commissione europea osservasse le norme del regolamento finanziario entrate in vigore il 1° gennaio 2007, in particolare la designazione dei beneficiari finali dei diversi fondi comunitari.

Suscita realmente grande preoccupazione il fatto che la Commissione europea abbia risposto in modo insoddisfacente alla domanda se l’IGM sia stata designata legittimamente e correttamente quale organizzazione internazionale. Vorrei sapere, signor Commissario, se, oltre a questa nuova organizzazione internazionale, la Commissione europea ha deciso di incontrarne altre, di modo che possiamo scoprire chi ha accesso ai fondi comunitari senza partecipare alla procedura d’appalto.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc (UEN). (PL) Signor Presidente, l’assegnazione dei fondi a titolo delle varie linee di bilancio suscita sempre le emozioni e i dibattiti più accesi. È del tutto comprensibile che i beneficiari dei fondi dovrebbero rallegrarsene, e che quelli che sono esclusi, nonostante i loro meriti, diano voce alla loro critica. Se, tuttavia, come nel famoso recente caso polacco, un organismo ottiene finanziamenti da un governo solo per farseli portare via da un altro, emerge una serie di preoccupazioni.

Quali principi regolano l’assegnazione di fondi e quali procedure si applicano? Le decisioni sono prese sulla base di fatti o della politica? Ecco perché, secondo la relazione dell’onorevole Pomés Ruiz, dovremmo non solo incentrarci sulla chiarezza e sulla trasparenza delle procedure, ma anche consentire alla società di valutare le azioni intervenute nell’assegnazione dei fondi. La pubblicazione di informazioni sui beneficiati dei fondi comunitari è una condizione fondamentale della trasparenza delle intenzioni della Commissione europea e del governo. Perché allora certi paesi si oppongono a tal punto alla pubblicazione? Hanno qualcosa da nascondere? Ciò riguarda anche le informazioni sulle persone che ricoprono cariche pubbliche e sugli esperti delle istituzioni europee. La nostra Unione beneficerebbe grandemente della creazione di uno spazio etico comune.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi con il relatore, l’onorevole Pomés Ruiz. E non lo faccio solo perché è accanto a me e mi sta dando calci alla caviglia, ma perché credo che la sua relazione sia davvero ottima.

Vorrei soffermarmi su tre punti, se mi consentite. In primo luogo, ritengo che lo scopo della relazione sia sostanzialmente migliorare la trasparenza e i controlli. Di solito, lo si fa in tre modi. Il primo è la trasparenza della documentazione: al riguardo una valida disposizione è l’articolo 255 del Trattato CE; il secondo è la trasparenza delle finanze, che è quanto stiamo facendo, e il terzo modo, ovviamente, è la trasparenza delle riunioni.

A mio avviso, l’aspetto triste di questo dibattito – non tanto all’interno, quanto all’esterno di quest’Aula – è che vi sono molti antieuropeisti che usano la trasparenza in modo populista, nel senso che, da un lato, chiedono la trasparenza, poi quando la trasparenza arriva iniziano ad attaccare le persone. Trovo che questo dibattito, in quel senso, sia un po’ triste e ritengo che quando agiamo per la trasparenza dovremmo essere onesti e diretti.

Il secondo punto riguarda le dichiarazioni nazionali. Vorrei sostenere ciò che ha dichiarato al riguardo l’onorevole De Lange. Dovremmo sempre sottolinearlo. Credo che il Commissario Kallas stia facendo un ottimo lavoro. La Commissione sta facendo un buon lavoro. Ma l’80% di tutti i fondi è speso in realtà dagli Stati membri. Ecco dove abbiamo bisogno di maggiori informazioni nelle dichiarazioni finanziarie. Sono sicuro che l’onorevole Mulder, se fosse presente, concorderebbe con me.

Il punto finale riguarda il famoso, o forse famigerato, paragrafo 22 della relazione. Ne comprendo l’origine, ma ritengo che non si dovrebbe gettare il bambino insieme all’acqua sporca. Pertanto, raccomanderei di eliminare il paragrafo 22, di modo che tutti noi possiamo facilmente votare in favore di questa relazione perché, dopotutto, essere contrari alla trasparenza è un po’ come essere contrari alla pace e alla maternità.

 
  
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  Inés Ayala Sender (PSE). (ES) Signor Presidente, vorrei unirmi alle congratulazioni al relatore, che ha elaborato una relazione estremamente interessante e ringraziare ovviamente anche la Commissione, rappresentata dal Vicepresidente Kallas, per gli sforzi che sta compiendo, il buon dialogo e la cooperazione con quest’Aula.

Al riguardo, vorrei solo aggiungere qualche commento a quanto è già stato detto, che condivido in gran parte, e dire che, oltre alla necessità di disporre di queste informazioni e di ottenere trasparenza, è essenziale che le informazioni siano di facile accesso, affidabili e che consentano confronti. Le informazioni dovrebbero essere organizzate e classificate e avere una reale utilità pratica, non solo per i più esperti, ma anche per il pubblico in generale.

Per quanto riguarda la gestione concorrente, oltre a quanto è già stato detto, dobbiamo esercitare pressioni sugli Stati membri e in particolare cercare di trovare gli strumenti che migliorino la situazione con le organizzazioni internazionali, dove spesso si nota opacità.

Accolgo, quindi, con entusiasmo l’idea di creare uno spazio etico comune. È un lusso che la Commissione può certamente permettersi, e potrebbe essere esportato o proposto in alcuni negoziati globali come esempio di buona pratica. Per questo motivo accolgo con particolare soddisfazione lo studio che la Commissione sta realizzando sui codici deontologici e sulle norme che potrebbero essere successivamente applicate a tutte le istituzioni.

Infine, mi congratulo con il relatore e lo ringrazio per avere accettato la mia richiesta relativa a un codice deontologico per l’OLAF, assolutamente essenziale: una cosa sono i responsabili e i colpevoli, e un’altra gli innocenti, che dobbiamo tutelare con ogni mezzo.

 
  
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  Ville Itälä (PPE-DE). (FI) Signor Presidente, vorrei aggregarmi, innanzi tutto, a quanti si sono congratulati e hanno ringraziato il relatore, l’onorevole Pomés Ruiz, per una relazione decisamente splendida. Vorrei inoltre cogliere l’occasione per ringraziare il Commissario Kallas, che nel corso degli anni ha lavorato duramente per promuovere le questioni di cui stiamo discutendo.

L’idea alla base della relazione è tale che quasi nessuno può dissentire dai suoi obiettivi. Qualsiasi forma di apertura e di trasparenza circa l’uso improprio dei fondi comunitari può solo essere positiva. In generale, l’uso di stanziamenti finanziati attraverso le tasse deve essere aperto. I contribuenti devono sempre avere una conoscenza accurata e corretta su cosa viene speso il loro denaro. Il pubblico deve sempre potere dire chi sta spendendo il denaro, per che cosa e quanto ne viene speso.

In particolare, dobbiamo accettare il principio del diritto d’accesso e di trasparenza nel caso di uso improprio di tali fondi. A mio avviso, la pubblicazione della lista nera degli usi fraudolenti dei fondi comunitari preverrebbe possibili casi di abuso e quindi promuoverebbe l’apertura e la trasparenza nell’uso delle risorse dell’UE. Questo tipo di monitoraggio, ovviamente, è ostacolato dal fatto che i sistemi dei diversi paesi variano fortemente, e proprio per quel motivo è difficile.

Ritengo che la relazione rappresenti un importante passo in avanti, e noi dobbiamo trovare un compromesso comune in modo che la relazione possa essere adottata dall’Aula e non eliminata a causa di pochi dettagli secondari.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, ritengo che questo sia un dibattito particolarmente positivo. Tuttavia, vorrei ammonire sull’abuso della trasparenza. Alcuni populisti – sebbene non ve ne siano in quest’Aula oggi – abusano del dibattito nell’arena pubblica, ma così facendo non fanno distinzione fra sfera privata e ciò che è appropriato nell’interesse pubblico.

Non dobbiamo perdere di vista l’aspetto della privacy. Siamo consapevoli che vi è una giustificazione anche per la protezione dei dati. Trovare un equilibrio è la risposta giusta del Parlamento europeo per il futuro.

 
  
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  Jens-Peter Bonde (IND/DEM). (DA) Signor Presidente, è un piacere partecipare al dibattito di oggi. Ricordo che alcuni anni fa vi erano alcuni idioti che chiedevano la trasparenza, ma adesso quest’Assemblea è composta solo da idioti che insistono sulla trasparenza sulla presentazione dei conti. Abbiamo, inoltre, un Commissario che non possiamo criticare; anzi, dobbiamo lodarlo per il suo contributo personale all’inserimento delle parti più indolenti della Commissione nelle riforme sulla trasparenza.

Tuttavia, non sono stato eletto per tessere lodi, sono stato eletto per sottolineare gli aspetti più spinosi del dibattito. Pertanto, vorrei chiedere al Commissario Kallas se l’anno prossimo vi saranno eccezioni nel settore dell’agricoltura, per cui non si avrà una presentazione completa dei conti su Internet, e per cui non saremo in grado di vedere chi riceve cosa e i corrispondenti importi in altri campi. Vi saranno eccezioni oppure tutte le spese saranno pubblicate su Internet? E cosa accadrà per i gruppi di lavoro: saranno forniti i nomi di tutti gli esperti?

Infine, adesso che abbiamo compiuto tanti progressi in termini di trasparenza, non sarebbe anche una buona idea porgere le scuse agli eroi Dorte Schmidt-Brown, Hans-Martin Tillack, Marta Andreasen e a tutti coloro che sono stati criticati nel corso degli anni, ma che sono stati il motivo per cui lei, Commissario Kallas, è stato in grado di raggiungere questo successo con le sue riforme?

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, la chiarezza e la trasparenza sono principi fondamentali della vita in società. Noi parlamentari abbiamo una particolare responsabilità per far fronte alle sfide. Siamo quelli che incontrano gli elettori e spetta a noi spiegare loro l’attuale situazione nell’Unione e la sua amministrazione. Non possiamo dire: “Non è compito nostro, ma della Commissione”. I cittadini europei si attendono le risposte dai loro eurodeputati. Troppo spesso, con il pretesto di creare trasparenza, complichiamo le procedure e imponiamo troppi requisiti sui beneficiari. Ad esempio, insistiamo su documenti che spesso sono inutili. Mentre creiamo trasparenza, dobbiamo definire i ruoli chiaramente e distribuirli. Ripeto, dobbiamo distribuire ruoli e compiti fra Stati membri e Unione europea.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, vorrei sollevare due punti. In primo luogo, se vogliamo seguire la Strategia di Lisbona dobbiamo sapere chi ottiene il denaro nel settore delle scienze e per che cosa. È davvero il metodo migliore, o vi sono alcune divisioni fra gli Stati occidentali più privilegiati e quelli nuovi? Io, da accademico, vorrei che ci fossero più giustizia ed equità.

Il mio secondo punto è che, quando diamo il denaro – con un cuore alquanto generoso – ai paesi terzi, ai paesi sottosviluppati e meno privilegiati, vorrei acquisire il loro riscontro su come viene usato il denaro, in particolare nell’ambito di quei programmi lievi, come la democratizzazione o simili, che non producono risultati tangibili, ma cambiano le menti, o l’imprenditorialità. Sappiamo poco di come viene speso quel denaro in Africa e in tutti i paesi ACP. Vorrei realmente che avessimo una maggiore conoscenza al riguardo.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, vorrei associarmi a tre degli oratori. In primo luogo vorrei congratularmi con l’onorevole Seppänen per il suo discorso, perché è stato estremamente moderato e perché sta spostandosi lentamente – quasi – verso il fronte paneuropeo.

In secondo luogo l’onorevole Bonde: il modo in cui parla della trasparenza mi fa credere che sia un federalista. Così, in quel senso, penso che stia andando esattamente nella giusta direzione – anche se la richiesta di pubblicare i nomi di tutte le persone che partecipano ai comitati della comitatologia, forse, si spinge un po’ troppo oltre!

La mia osservazione finale riguarda l’onorevole Rübig. Concordo con lui al 100%: il tipo di populismo che vediamo nei media austriaci da parte degli antieuropeisti è semplicemente abominevole e io non vorrei davvero più vedere quel comportamento.

Ho un’altra domanda per il relatore. Onorevole Pomés Ruiz: se ci fosse una cosa che lei vorrebbe eliminare dalla relazione, quale sarebbe?

 
  
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  Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare moltissimo gli onorevoli deputati per il loro sostegno a favore dell’azione di trasparenza, che è stata un’azione comune. In tutte le questioni, la Commissione ha sempre compreso di poter contare su un forte sostegno da parte di quest’Assemblea.

Vorrei dire due cose. La prima riguarda le informazioni disponibili sui beneficiari finali. Ritengo sia un cambiamento sorprendente. Quando, insieme con alcuni eurodeputati, abbiamo avviato questo esercizio all’inizio del 2004, non vi erano grandi speranze che sarebbe stato attuato. Ma adesso la decisione politica è stata presa e il 2009 è l’anno finale entro cui le informazioni sui beneficiati finali del 2008 saranno e devono essere pubblicate.

Politicamente la decisione è stata presa. È un grande passo avanti Adesso rimangono da risolvere dettagli tecnici. Non è facile per niente, perché adesso sono state elaborate linee guida su come dovrebbero apparire queste informazioni sui beneficiati finali. Ma, ovviamente, molti di voi hanno sollevato la questione dei motori di ricerca funzionanti, e non è davvero un compito facile. Certo, avremo un portale attraverso il quale sarà possibile accedere alle informazioni degli Stati membri e alle informazioni sui beneficiari finali.

Prevedo tanti problemi tecnici, ma quei problemi tecnici − niente è perfetto e ogni cosa ha bisogno del suo tempo − in definitiva non dovrebbero pregiudicare l’importanza di questo grande cambiamento.

Per quanto riguarda le famose dichiarazioni nazionali, devo ribadire che la situazione è cambiata completamente in questi tre anni. Quando mi sono recato per la prima volta al Consiglio per discutere di questi argomenti, erano del tutto esclusi. Oggi abbiamo le sintesi annuali − ne avevamo già ricevute 22 finora e forse adesso anche di più. Valuteremo la qualità insieme e alla fine si registrerà un miglioramento.

L’intesa è che noi abbiamo condiviso problemi di gestione e dobbiamo anche condividere le informazioni sui lavori − come gestire i Fondi strutturali. Quell’intesa si è consolidata notevolmente anche negli Stati membri. Cercheremo anche di rafforzare l’idea di dichiarazioni nazionali più complete, con un contenuto specifico. Sapete anche, come me, che alcuni Stati membri sono tuttora molto restii ad accettare un maggiore coinvolgimento, ma abbiamo già avuto un certo livello di partecipazione.

Per quanto riguarda il denaro internazionale, è una questione in qualche modo diversa. La questione di come rendere disponibili queste informazioni sarà discussa probabilmente nel quadro della COCOBU. Tuttavia, siamo partner di accordi internazionali e non li gestiamo direttamente. Le informazioni su cosa gestiamo direttamente devono essere rese disponibili, ma siamo partner di grandissimi raggruppamenti internazionali. La situazione è un po’ diversa.

Per quanto riguarda i gruppi di esperti, come ho detto nella COCOBU, posso ripetere in questa sede che ci siamo impegnati a pubblicare l’elenco degli esperti permanenti. Si tratta realmente di una questione di definizione: quale tipo di esperti dovrebbe figurare in tale elenco. Questo è un dibattito, e alcuni esperti che svolgono compiti riservati di valutazione di progetti e persone non dovrebbero essere probabilmente così trasparenti. Vi sono alcune sfumature. Tuttavia, l’impegno esiste e io sono stato informato che siamo pronti a pubblicare un lungo elenco di esperti permanenti. Vi è la questione di tutti quegli esperti nazionali inviati dagli Stati membri che partecipano ad alcuni organi, i cui nomi saranno inviati successivamente, non prima, ma vi è almeno l’impegno che non ci dovrebbe essere alcun segreto su chi ci fornisce consulenza.

Il mio ultimo punto in risposta a una questione che è stata sollevata è che la Commissione non ha intenzione di proporre il modo in cui il Parlamento dovrebbe trattare le proprie norme e quali dichiarazioni di interesse economico dovrebbero essere rilasciate. Posso solo aggiungere due cose: questo spazio etico è uno spazio comune − se accade qualcosa in un’istituzione, in definitiva ha un effetto immediato sulle altre istituzioni. Certo, dobbiamo affrontare tutte le questioni sulla base del buon senso, e non imbarcarci in assurde lungaggini o pretendere dettagli inutili, ma soffermarci solo sulle questioni di pertinenza, al fine di evitare un reale conflitto di interessi.

 
  
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  José Javier Pomés Ruiz, relatore. − (ES) Signor Presidente, il Commissario Kallas può essere soddisfatto perché vede che l’iniziativa per la trasparenza è particolarmente apprezzata e ben accetta dall’intera Assemblea, e perché ha potuto verificare il sostegno che si può incontrare in questa sede.

Commissario Kallas, desideriamo andare oltre in termini di trasparenza. Nella relazione abbiamo proposto alcuni settori in cui si dovrebbero compiere progressi: recuperi, gruppi di esperti e presunzione di innocenza. Tuttavia, le chiedo che tutto rimanga entro i limiti del buon senso, senza prendere in considerazione il populismo di alcuni elementi della stampa scandalistica che sembra dedita a guadagnare denaro attraverso le esagerazioni populiste di argomenti seri per l’Unione europea. Desidero ringraziare l’onorevole Inés Ayala per il suo suggerimento che anche l’OLAF sia interessato a questi problemi, nonché gli onorevoli Jørgensen, Paulo Casaca, Bösch, che è presente, e ancora i colleghi Ingeborg Grässle, Alex Stubb, e così via.

Anche l’onorevole Alex Stubb mi ha chiesto cosa eliminerei, e devo dire che, ad esempio, eliminerei il riferimento all’attività del coniuge. Ricordo che il problema più spinoso nell’Unione europea è stato causato non da un coniuge, ma da qualcosa di simile: mi riferisco al caso di Edith Cresson. Con questo voglio dire che non dovremmo imporci restrizioni, ma fare ciò che è logico, non ciò che è illogico. Infatti, anche i membri di quest’Aula hanno il diritto a una vita familiare e a una vita privata.

Vorrei aggiungere che continueremo a dare l’esempio a molti Stati membri su come l’UE spende i suoi fondi sempre meglio e con maggiore efficacia, con esigue spese amministrative e molta più efficienza di alcuni Stati membri. In questa missione preliminare su cui tutti siamo d’accordo, diversi Stati − quelli che rifiutano di spiegare come spendono l’80% dei fondi comunitari e che sembrano poi rallegrarsi quando rifiutiamo di approvare i conti dell’UE − giustificano in tal modo una minore partecipazione al fondo comune, limitando l’attività dell’UE, abusando delle nostre accuse che sono gli Stati membri a non spendere correttamente e usando questo argomento per rifiutare di dare a quest’Aula più dell’1%.

La ringrazio, signor Presidente. Coraggio, Commissario Kallas, nel garantire un obiettivo così caldamente sostenuto da quest’Assemblea.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La relazione Pomés Ruiz ritiene al contrario e a giusto titolo che devono essere compiuti tuttora grandi sforzi prima di raggiungere la trasparenza a livello finanziario. L’analisi della relazione annuale sulle attività 2006 della DG Bilancio ha infatti mostrato il cammino da percorrere prima di raggiungere la trasparenza dei conti dell’UE. Il controllo dei fondi destinati alla politica agricola comune, ad esempio, indica che gli strumenti a disposizione della Commissione non sempre le consentono di garantire l’esattezza dei dati forniti dagli Stati membri.

Se vogliamo evitare le derive finanziarie del passato, la Commissione deve migliorare la qualità delle informazioni fornite al pubblico sui beneficiari dei fondi comunitari e deve farlo senza indugi, prendendo una serie di misure concrete: razionalizzazione delle informazioni pubblicate sui beneficiari dei fondi comunitari, creazione di un motore di ricerca generale, pubblicazione di una “lista nera” dei casi di frode, e così via. Per garantire un controllo rigoroso, effettivo e trasparente dei fondi comunitari assegnati agli Stati membri, la Commissione in futuro dovrebbe assumersi la responsabilità politica delle informazioni che pubblica.

 

22. Tutela degli interessi finanziari delle Comunità − Lotta contro la frode - Relazioni annuali 2005 e 2006 (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Musotto a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità – Lotta contro la frode – Relazioni annuali 2005 e 2006 [2006/2268(INI)] (A6-0009/2008).

 
  
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  Francesco Musotto, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, io vorrei innanzitutto ringraziare il Commissario Kallas per la sua preziosa collaborazione che ha offerto al Parlamento durante i suoi lavori. Altresì vorrei ringraziare l’OLAF, nella persona del suo direttore Franz-Hermann Brüner, per il costante sostegno e per il fondamentale e non facile lavoro svolto, e infine tutti i colleghi per il loro prezioso contributo, nonché le strutture, le istituzioni di tutti i paesi che collaborano con noi in questo lavoro arduo e – mi sia consentito – in particolare la nostra Guardia di finanza della Repubblica italiana, che si distingue in questo impegno per la sua altissima professionalità.

Il problema della tutela degli interessi finanziari della Comunità è un tema di primaria importanza che ci riguarda direttamente come Stati e come cittadini, e pertanto deve essere affrontato con la fermezza e la decisione che merita.

La risoluzione presentata qui oggi vuole dare una risposta concreta all’allarmante fenomeno delle frodi comunitarie. I dati raccolti …

(Il Presidente interrompe l’oratore per richiamare alcuni deputati che disturbano la discussione)

Grazie Presidente, si parla di trasparenza e ci vuole anche grande civiltà.

La risoluzione presentata qui oggi vuole dare una risposta concreta all’allarmante fenomeno delle frodi comunitarie. I dati raccolti sono preoccupanti: nel settore delle risorse proprie, delle spese agricole e delle azioni strutturali, le irregolarità hanno riguardato nel 2006 un importo complessivo di 1.143 milioni di euro, rispetto ai 1.024 milioni di euro dell’anno precedente. Le statistiche ci mostrano un numero di irregolarità sempre crescente.

Tuttavia, ci preme sottolineare che un numero elevato di irregolarità non corrisponde necessariamente ad un elevato livello di frode. Esso può anche essere un indice dell’efficacia dei dispositivi di controllo e di una stretta cooperazione fra gli Stati membri e la Commissione. Quest’ultima, nella sua relazione annuale per il 2006, ha giustamente posto l’accento sull’importanza di tale cooperazione, sia ai fini della prevenzione che dell’attività di recupero. Ad oggi, i dati statistici si basano su strutture nazionali eterogenee, con sistemi amministrativi giuridici e di ispezione molto diversi tra loro.

In particolare, si ritiene inaccettabile che Spagna e Germania non trasmettano alla Commissione le informazioni relative alle irregolarità rilevate in formato elettronico come previsto per tutti gli Stati membri. Le normative comunitarie e gli obblighi imposti dalla lotta alla frode devono essere recepiti allo stesso modo dai diversi paesi. A tale scopo, una più intensa collaborazione fra gli Stati e la Commissione è indispensabile per la tutela degli interessi finanziari della Comunità, interessi che devono essere percepiti come comuni, che superano cioè gli interessi dei singoli Stati.

E’ necessario rafforzare le sinergie fra le autorità preposte al controllo e le amministrazioni locali per quanto riguarda il coordinamento e lo scambio di informazioni. Mantenere a livello centrale l’organizzazione e l’erogazione finanziaria comporta meccanismi di attuazione complessi ed aumenta le distanze tra i responsabili finanziari e i beneficiari finali.

Un altro punto fondamentale toccato dalla relazione è la semplificazione della normativa. Il periodo di programmazione 2000-2006 ha dimostrato infatti che regole troppo complicate favoriscono la commissione di irregolarità.

Infine, per quanto riguarda l’attività e il recupero è da segnalare un leggero miglioramento, ma il recupero continua a costituire un problema che provoca ingenti danni al bilancio comunitario. In particolare, si ritiene che il periodo di 39 mesi che intercorre tra il momento della commissione delle irregolarità ed il momento della sua comunicazione sia inaccettabile, poiché tale ritardo rende l’attività di recupero ancor più difficoltosa, se non addirittura impossibile.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARIO MAURO
Vicepresidente

 
  
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  Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Musotto copre due anni di sforzi tesi al miglioramento della tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea. Un solido sistema di gestione finanziaria deve incentrarsi sulle spese e sul controllo e la lotta delle irregolarità, in particolare quelle commesse con intento fraudolento.

La relazione contiene numerose preoccupazioni già presenti nella relazione sul discarico, dove la tutela degli interessi finanziari è vista, ovviamente, come un elemento chiave di una solida gestione finanziaria, ma l’attenzione è differente.

Vorrei ringraziare caldamente il relatore, l’onorevole Musotto, per una relazione mirata, incentrata sulle questioni principali e che contiene numerose richieste alla Commissione di rafforzare gli sforzi.

Consentitemi di commentare quattro di queste richieste. In primo luogo, il ruolo degli Stati membri. La relazione ricorre a numerose cifre e statistiche sulle irregolarità degli Stati membri e sul loro impatto finanziario. Non esita a sottolineare che alcuni Stati membri hanno prestazioni migliori di altri. Vorrei sottolineare ancora una volta che l’elevato numero di irregolarità non corrisponde necessariamente a un elevato livello di frode, ma può essere un buon indice di controlli efficaci e approfonditi.

Quando ho presentato la relazione della Commissione in luglio, ho sottolineato l’esigenza che gli Stati membri garantiscano una comunicazione dei dati sulle irregolarità corretta, completa e tempestiva. Un buon flusso di informazioni fra Stati membri e Commissione è essenziale per un effettivo recupero e per un’azione comune contro gli autori di frodi. Molti degli Stati stanno operando in tal senso, ma per alcuni vi è ancora spazio per miglioramenti. La Commissione, con il sostegno del Parlamento europeo, non esiterà a ricordare loro le rispettive responsabilità.

Concordo appieno con l’invito espresso nella relazione che il Consiglio si interessi delle relazioni annuali e le valuti a livello ministeriale. Il sistema di gestione finanziaria dell’UE è complesso, perché la responsabilità è condivisa con gli Stati membri. Il maggiore interesse sulle dichiarazioni nazionali, che attribuisce la responsabilità delle spese agli Stati membri, dovrebbe andare di pari passo con la cooperazione sulla lotta contro le irregolarità e le frodi.

Accolgo molto positivamente l’attenzione della relazione su questioni sistemiche e generali piuttosto che su casi individuali, per i quali, come sapete, l’OLAF gode di indipendenza ai fini delle indagini.

La Commissione concorda appieno con il Parlamento europeo sulla necessità di un’analisi più approfondita delle strutture esistenti negli Stati membri, incaricate di combattere le irregolarità, per sostenerle e facilitare la cooperazione e lo scambio di informazioni. Tale analisi figurerà nella relazione del 2008. La relazione della Commissione di quest’anno sottolinea gli argomenti dell’analisi dei rischi e della gestione dei rischi, le banche dati delle esclusioni e gli strumenti di allarme precoce/segnalazione. Il documento esamina, inoltre, i passi compiuti dagli Stati membri per migliorare il recupero di importi non raccolti o indebitamente pagati, nonché i meccanismi previsti nelle leggi nazionali sul recupero per compensazione. La relazione contiene inoltre informazioni sull’importo recuperato e le correzioni finanziarie, in particolare quando un pagamento non è stato effettuato in conformità delle norme comunitarie.

Il ruolo della criminalità organizzata, come la mafia, nel compromettere gli interessi finanziari dell’UE è un argomento che sta a cuore al relatore. L’OLAF ha contribuito alla valutazione sulla minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata (OCTA) prodotta da Europol. Sono lieto di comunicare che ho chiesto a entrambi gli organi di continuare a cooperare in questo ambito.

Le frodi in materia di IVA e le frodi doganali sono le più importanti. Purtroppo, è un settore in cui la cooperazione con gli Stati membri è spesso difficile. Sarò brevissimo e faccio riferimento a quanto dirò sulla relazione Newton Dunn. Ringrazio quest’Assemblea per il suo attuale sostegno nel sottolineare l’utile ruolo che la cooperazione a livello di UE può svolgere nel settore.

Il mio quarto e ultimo commento riguarda la revisione del regolamento OLAF. La Commissione ha presentato una proposta al riguardo nel maggio 2006. Resto convinto che tocca le questioni più importanti relative all’effettivo funzionamento dell’Ufficio per la lotta antifrode, ovvero il flusso di informazioni, i diritti procedurali e i meccanismi di denuncia, il ruolo del comitato di sorveglianza e, più in generale, la governance e la responsabilità. Mi auguro davvero che possiamo avviare discussioni interistituzionali per trovare soluzioni nel prossimo futuro e progredire su questi punti importanti.

La relazione Musotto ribadisce il desiderio di unificare la legislazione antifrode. Io lo sostengo appieno, ma tecnicamente sarà un compito difficile. La Commissione sarà pronta a trasmettere al Parlamento europeo l’analisi richiesta nel maggio di quest’anno.

 
  
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  Jan Březina, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. − (CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo di fonte a una relazione sulla tutela degli interessi finanziari dell’UE con il sottotitolo in qualche modo ambiguo: “Lotta contro la frode”.

L’attenzione reale del testo è rivolta non alla frode in quanto tale, ma piuttosto alle irregolarità. Mentre la frode presuppone un intento doloso, un’irregolarità può derivare da negligenza o da incorrette procedure contabili. In settori delicati come le relazioni finanziarie dell’UE, una siffatta terminologia dovrebbe essere usata con cautela.

In veste di relatore per la commissione per lo sviluppo regionale, deploro l’aumento del numero di irregolarità individuate nei progetti finanziati a titolo dei Fondi strutturali. Ciò si riflette negativamente su alcuni Stati membri e sui loro meccanismi di controllo interno. Le difficoltà incontrate da questi paesi, tuttavia, non dovrebbero diventare un motivo per rivalutare l’attuale sistema di controlli decentrati che regola l’uso dei Fondi strutturali. La responsabilità è palese; è individuale e come tale deve potere essere imposta.

Il raggiungimento di un livello adeguato dei meccanismi di controllo finanziario nei singoli Stati membri è il primo passo necessario. Il passo seguente è garantire il recupero degli importi indebitamente versati. Un possibile approccio potrebbe essere la sospensione dei pagamenti regolari a quegli Stati membri che rinviano la restituzione degli importi pagati in circostanze irregolari.

L’esistenza di meccanismi di controllo imperfetti ha il potenziale di pregiudicare la fiducia nel sistema dei Fondi strutturali e potrebbe gettare discredito sull’UE nel suo insieme.

Inoltre, abbiamo bisogno di controlli più aperti e trasparenti. Vorrei quindi esprimere il mio sostegno in favore dell’iniziativa europea per la trasparenza, in base alla quale dovrebbero essere pubblicate le informazioni sui beneficiari degli aiuti dei Fondi strutturali. Poiché parliamo di gestione dei fondi pubblici, alcune richieste dovrebbero riguardare i beneficiari di tali aiuti.

Una condizione essenziale per una migliore valutazione del sistema di controllo è la collaborazione con la Corte dei conti, che finora è mancata. Se è vero che le relazioni della Corte dei conti sono tediose da leggere per le istituzioni europee, questo dovrebbe essere un motivo in più per dedicare maggiore attenzione ad esse, ed è certamente preferibile al nascondere la propria testa nella sabbia ed evitare le responsabilità.

 
  
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  Kyösti Virrankoski, relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. − (FI) Signor Presidente, l’onorevole Musotto ha elaborato un eccellente documento sulle relazioni annuali dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode 2005-2006. Desidero esprimere il mio sincero ringraziamento a questo proposito. Il numero di irregolarità notificate dagli Stati membri è aumentato nel 2006 fino a raggiungere 1 143 milioni di euro. Di questi, il Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia rappresenta 87 milioni di euro. Sebbene sia solo lo 0,17% del totale delle spese agricole, pari a 49,7 miliardi di euro, deve tuttavia essere valutato seriamente. Circa un terzo di queste irregolarità consiste in casi di frode diretta.

Con il nuovo regolamento, gli Stati membri potranno recuperate i pagamenti indebiti di aiuti più facilmente di prima. Questo è il motivo per cui la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e la commissione per il controllo dei bilanci ritengono deplorevole che il livello di recupero di questi aiuti rimanga basso. La Commissione dovrebbe accelerare il processo di recupero e se necessario applicare misure correttive. Entrambe le commissioni assicurano inoltre alla Commissione il loro pieno appoggio nell’applicazione rigorosa dell’opzione di sospensione dei pagamenti nel caso in cui la Commissione non riceva garanzie assolute che lo Stato membro beneficiario del fondo abbia una gestione e un sistema di controllo affidabili.

(Applausi)

 
  
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  Ingeborg Grässle, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il gruppo PPE-DE è responsabile della relazione sulla lotta contro la frode per la prima volta. Siamo particolarmente grati all’onorevole Musotto per avere fatto del lavoro dell’OLAF e della cooperazione con gli Stati membri il fulcro principale della sua relazione. Ha lavorato duramente, avendo dovuto esaminare 630 pagine di materiale statistico del 2005 e 2006 sulla lotta contro la frode. La sua analisi rivela un’immagine eterogenea e io credo che realmente dobbiamo agire in questo settore. La scoperta delle irregolarità non sembra essere una questione molto importante per gli Stati membri. Ciò si ricava dal fatto che, ancora una volta, il Consiglio è assente da questo importantissimo dibattito, anche se, quale secondo ramo dell’autorità di bilancio, dovrebbe preoccuparsi di cosa accade del denaro dei contribuenti, che è responsabile di gestire ed erogare.

Il relatore propone di compiere passi formali contro Germania e Spagna per violazioni della normativa comunitaria. La Spagna sta fornendo solo informazioni cartacee sulle irregolarità. Tali informazioni, inoltre, sono estremamente sommarie, come si ricava dalla XVIII relazione sui Fondi strutturali.

La Germania è un caso molto specifico. Impiega più tempo per fornire le informazioni rispetto agli altri Stati membri ed è l’unico paese che non divulga i nomi. Come può l’OLAF svolgere il suo lavoro senza nomi? Gli autori di frodi qui si nascondono dietro la protezione dei dati, perché il fatto è, onorevole Březina, che fra il 15% e il 20% delle irregolarità hanno un contesto fraudolento. La Germania, inoltre, frappone ostacoli al lavoro investigativo dell’OLAF a livello locale, in particolare in casi di reati doganali e di restituzioni alle esportazioni. Invitiamo la Commissione a relazionare su ogni Stato membro e sulla sua disponibilità o mancanza di disponibilità a cooperare, e di farlo entro il periodo di tempo in cui deve essere pubblicata la relazione dell’OLAF.

Dal punto di vista del nostro gruppo, la futura riforma della base giuridica dell’OLAF deve essere utilizzata innanzi tutto per migliorare le condizioni della cooperazione dell’OLAF con gli Stati membri. Vorrei esprimere i miei fervidi ringraziamenti all’OLAF e al suo personale che opera in un settore molto difficile. Ritengo che i risultati siano realmente all’altezza della valutazione. Tuttavia, sono anche convinta che questi risultati potrebbero essere migliorati attraverso una cooperazione rafforzata con gli Stati membri.

 
  
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  Szabolcs Fazakas, a nome del gruppo PSE. – (HU) Signor Presidente, signor Vicepresidente, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo ritiene che la tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea sia uno dei compiti più importanti dato che, come tutti i parlamenti, ha il diritto e il dovere di controllare le spese. Inoltre, l’idea che i fondi dell’UE non siano controllati in modo adeguato è sempre più diffusa in Europa. Noi, quindi, al riguardo, abbiamo un debito politico verso il pubblico, i nostri elettori e i nostri contribuenti.

Assolviamo a quest’obbligo legislativo e politico in primo luogo attraverso la procedura di discarico, ma oltre a questo abbiamo elaborato relazioni periodiche sulla tutela degli interessi finanziari dell’UE e la lotta contro la frode. Il nostro scopo non è suscitare scalpore o provocare scandalo, ma esporre la situazione con obiettività e risolvere ogni problema.

Vorrei cogliere quest’occasione per congratularmi con il collega, l’onorevole Musotto, per l’eccellente relazione ed esprimere la mia gratitudine al Vicepresidente della Commissione, il Commissario Kallas, e al direttore generale dell’OLAF Brüner, per la cooperazione costruttiva che hanno dimostrato in questo campo.

Nonostante queste relazioni di alto livello siano accolte con molto apprezzamento anno dopo anno, in seno alle istituzioni europee ci sentiamo a volte come se stessimo combattendo contro i mulini a vento, dato che i risultati delle relazioni incontrano la resistenza da parte del Consiglio, con il risultato che la Commissione non è in grado di attuare da anni le misure necessarie.

Riteniamo che il punto più debole sia l’atteggiamento degli Stati membri dato che alcuni di essi – la collega Grässle ha appena parlato della Germania al riguardo – omettono di riconoscere quanto sia importante garantire che i fondi dell’UE siano spesi conformemente alle regole, che le spese siano soggette a scrutinio e che qualsiasi importo indebitamente versato sia recuperato.

Riteniamo particolarmente deplorevole che le frodi in materia di IVA sotto forma di transazioni “carosello” stiano diffondendosi sempre più in Europa, al punto che non disponiamo di cifre globali sull’importo coinvolto, sebbene alcune stime suggeriscano che può trattarsi del 35-40% del bilancio dell’UE. È tempo di agire con risolutezza anche a questo proposito, sia nell’interesse della gestione degli affari europei che nell’interesse dell’opinione pubblica. Vi ringrazio.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, intervenendo a nome del gruppo Unione per l’Europa delle nazioni sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità, vorrei attirare l’attenzione sulle seguenti questioni. La prima: si è registrato un significativo aumento degli importi oggetto di irregolarità nel settore delle risorse proprie. 328 milioni di euro nel 2005 e 353 milioni di euro nel 2006, rispetto a 212 milioni di euro nel 2004. Vorrei anche menzionare l’aumento delle irregolarità per quanto riguarda le azioni strutturali: 703 milioni di euro nel 2006 rispetto a 601 milioni di euro nel 2005.

Seconda questione: si è avuta una marcata riduzione degli importi colpiti da irregolarità nel settore dell’agricoltura. Nel 2006 la cifra era di 82 milioni di euro, rispetto a 102 milioni nel 2005. Questa riduzione è notevole perché molto spesso le spese per l’agricoltura comportano numerosi beneficiari – agricoltori – che sovente devono affrontare da soli la complicata procedura contabile dei finanziamenti ricevuti.

Terza questione: vorrei sottolineare la dichiarazione della relazione secondo cui alcuni dei principali motivi alla base delle irregolarità nelle spese di bilancio sono i complicati principi di programmazione e gli inefficaci metodi di monitoraggio e di controllo.

Quarto punto: va onorata la richiesta di maggiore trasparenza al momento dell’assegnazione delle risorse.

Una caratteristica importante di questa trasparenza è l’impegno degli Stati membri a pubblicare informazioni sui progetti e sui beneficiari di risorse a titolo di tutti i fondi comunitari.

 
  
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  Bart Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. (NL) Signor Presidente, il Commissario ha affermato la stessa cosa: la relazione si sovrappone alla procedura di discarico. Anche in questo senso, la discussione è un atto di preparazione per l’audizione della prossima settimana con i Commissari Špidla e Hübner. Conosciamo le cifre relative alle irregolarità riportate. Non ci dicono tutta la verità, ovvio, ma ci dicono molto sui problemi incontrati nei settori politici delle risorse proprie, dell’agricoltura e dei Fondi strutturali. La relazione riferisce irregolarità per un totale di 1,1 milioni di euro e la tendenza è verso l’alto. Siamo tornati al livello del 2002, dopo un miglioramento delle cifre nel 2003, 2004 e 2005. L’agricoltura si sta comportando relativamente bene.

I settori problematici sono chiaramente le risorse proprie e i Fondi strutturali: le risorse proprie rappresentano 325 milioni delle irregolarità riportate e i Fondi strutturali 700 milioni di euro. Nell’ambito dei Fondi strutturali, cinque Stati membri rappresentano l’84% delle irregolarità riportate. Chiunque sia interessato può leggere quali paesi figurano nella relazione dell’onorevole Musotto. È realmente notevole. Si pensi inoltre che per il periodo antecedente il 2006 doveva ancora essere recuperato un miliardo di euro di risorse e che la Corte dei conti dichiara che il 12% dei Fondi strutturali nel 2006 non avrebbe potuto essere erogato. Questo è il contesto in cui si sta svolgendo l’attuale procedura di discarico ed è motivo di grande preoccupazione per noi. Torneremo su questo punto.

Per quanto riguarda le risorse proprie, i problemi delle frodi in materia di sigarette sono affrontati in modo adeguato. Avevamo un accordo con Philip Morris. Vi è un nuovo accordo con Japan Tobacco, che dovrebbe garantire molto denaro e favorire una riduzione del contrabbando. Il principale settore problematico è quello delle risorse proprie nelle transazioni IVA “carosello”. Le cifre sono riferite: si tratta di enormi quantità, fino a miliardi di euro. E un’indagine della House of Lords britannica è più precisa. Sono lieto che il Parlamento stia affrontando la questione. La commissione per i problemi economici e monetari ha già organizzato un’audizione e la commissione per il controllo dei bilanci farà lo stesso il 4 o 5 maggio. Mi auguro che, in veste di relatore, potrò elaborare una buona relazione sui caroselli IVA come il mio documento sulle frodi in materia di sigarette.

 
  
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  Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, questa relazione è un lungo catalogo di fallimenti. Illustra graficamente la tendenza dell’importo delle frodi descritte come “irregolarità”, in costante crescita, e i tentativi per arginare la situazione, del tutto fallimentari. Ammette apertamente che le frodi, nel 2006, nei settori delle risorse proprie – spese agricole e azioni strutturali degli Stati membri – hanno totalizzato 1 143 milioni di euro. Erano 922 milioni di euro nel 2003, quindi in solo quattro anni le frodi sono aumentate di oltre 200 milioni di euro.

Vorrei ricordare a tutti i presenti che non si tratta di importi senza valore, ma del denaro dei contribuenti. L’UE è finanziata dai suoi cittadini, compresi i tartassati contribuenti del Regno Unito, che meritano di meglio per il loro denaro. I governi di tutti gli Stati membri dovrebbero già dire “basta”. Queste cifre spaventose forniscono una ragione in più per indurre il governo del mio paese a onorare il suo impegno di programma di concedere ai britannici un referendum sul Trattato di Lisbona.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signor Presidente, non è un segreto che l’Unione europea lotti da anni per portare sotto controllo le proprie finanze. Finanziamo grandi imprese che poi si trasferiscono da uno Stato membro all’altro, mentre le piccole e medie imprese rimangono sempre a mani vuote. L’UE, infatti, spesso sembra non comprendere a chi vanno realmente i fondi e chi stia tirando le fila. A mio avviso, è ormai necessario un registro dei lobbysti.

Le numerose irregolarità lasciano anche un sapore amaro, soprattutto quando hanno un collegamento diretto con le istituzioni dell’UE. In questo contesto, il congelamento dei finanziamenti dell’UE destinati alla Bulgaria fino a che non siano risolti i casi di corruzione ci invia un segnale importante. Vi è inoltre il fatto che alcuni Stati membri apparentemente hanno poco interesse a recuperare i fondi indebitamente versati. Se i casi negli anni ‘90 sono chiusi solo adesso, allora è ovvio che nell’UE le cose si muovono troppo lentamente.

 
  
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  Ville Itälä (PPE-DE).(FI) Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore, l’onorevole Musotto per avere realizzato un lavoro completo ed eccellente. La relazione è importantissima e la lotta contro la frode è qualcosa su cui la fiducia del pubblico è vinta o persa. Ritengo che tre problemi principali contenuti nella relazione debbano essere chiariti.

In primo luogo, è intollerabile che alcuni paesi non forniscano le informazioni sulle spese agricole. La Germania e la Spagna ne sono gli esempi principali e la Germania non fornisce neppure informazioni sulle persone e sulle imprese di cui l’Ufficio europeo per la lotta antifrode avrebbe assolutamente bisogno per potere affrontare le situazioni. È qualcosa che non possiamo permettere: tutti gli Stati membri devono rispettare le regole. Se alcuni paesi grandi danno il cattivo esempio, allora la situazione non è rosea.

La seconda questione è che la notifica delle irregolarità può impiegare fino a 39 mesi, ovvero più di tre anni. È un periodo eccessivo e non ispira fiducia sul fatto che gli Stati membri stiano agendo con sufficiente vigilanza.

La terza questione, molto interessante e importante, è che la criminalità specializzata e organizzata sta facendosi strada anche in questo settore. La situazione è talmente seria adesso che devono essere prese tutte le misure per affrontare questo tipo di criminalità.

Si tratta di una relazione importantissima e deve essere compiuto ogni sforzo per migliorare la situazione e guadagnare la fiducia del pubblico.

(Applausi)

 
  
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  Herbert Bösch (PSE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere le mie sincere congratulazioni al relatore. Non è un compito facile iniziare da zero un argomento talmente complesso, ma ritengo che possiamo andare orgogliosi del fatto che l’onorevole Musotto abbia realizzato un lavoro stupendo. Penso che oggi possiamo dirlo con fiducia, non vi sono infatti emendamenti a questa relazione per domani. Anche questo è un omaggio al relatore.

In secondo luogo, sembra che non abbia alcuna importanza per una delle autorità di bilancio scoprire cosa sta accadendo al denaro dei contribuenti. Ancora una volta, il Consiglio si sottrae alle sue responsabilità. Ogni volta che parliamo di come viene speso il denaro dei contribuenti europei e cerchiamo di trovare soluzioni a situazioni difficili, il Consiglio semplicemente si assenta. Tuttavia, abbiamo visto – e questo mi porta alla questione di cosa accadrà con i discarichi in seno alla nostra commissione – che nel corso degli anni nel settore della politica agricola, dove abbiamo agito con risolutezza e abbiamo elaborato sistemi di controllare dei pagamenti diretti, le irregolarità sono diminuite.

Nella politica strutturale, d’altro canto, dove non è stato fatto nulla e dove ci siamo adagiati e abbiamo guardato il corso degli eventi per anni, le cifre sono aumentate sempre più. Questa situazione è palese da anni ed è stata riportata più volte nelle relazioni sulle frodi per anni. Nel discarico del 2006, il Commissario Kallas noterà che questo costituisce un problema e che noi ci aspettiamo che agisca, e non che si sieda e attenda.

Ecco perché vorrei che lei, signor Commissario, dica a quegli Stati membri che si comportano come se le norme che abbiano elaborato non si applichino nei loro confronti, e questo è affermato anche dal relatore, con il pieno sostegno di tutti i precedenti oratori; noi vogliamo che lei dica “Va bene, congeleremo il 10% dei nostri finanziamenti; costituirà una riserva e voi potrete avere il denaro solo dopo avere intrapreso le azioni opportune”. È una richiesta molto pratica da parte dell’Assemblea. Non è un piano d’azione, è un’azione pratica. È ciò che ci aspettiamo dalla Commissione e poi saremo soddisfatti.

Ancora una volta, congratulazioni al relatore.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, al pari degli altri oratori, vorrei congratularmi con il relatore per un testo molto importante.

Sono incoraggiata a prendere parte alla discussione per l’attenzione rivolta all’agricoltura. Altri oratori hanno affermato che si è registrato un miglioramento in termini di controlli e di ispezioni, in particolare per quanto riguarda il denaro versato agli agricoltori, e adesso abbiamo l’iniziativa per la trasparenza per pubblicare cosa ricevono gli agricoltori.

Una delle difficoltà degli agricoltori è che ritengono spessissimo di avere torto fino a che non sia provata l’innocenza. Ovviamente, nessuno di noi può o vuole condonare le frodi, e poiché vi è frode nel bilancio dell’UE, il pubblico ha una cattiva percezione dell’Unione europea e di come gestisce il denaro raccolto. Se il pubblico capisse meglio il bilancio dell’Unione, potrebbe chiederci a voce più alta di intervenire più duramente contro le frodi.

È importante sottolineare la differenza tra frodi e irregolarità, molte delle quali vengono scoperte, perché sono estremamente diverse. Non possiamo punirci per le irregolarità, ma dovremmo punire le frodi contro il bilancio comunitario. È una questione che coinvolge gli Stati membri – come ha detto l’ultimo oratore – perché gli Stati membri si sono impegnati nei confronti dell’Unione europea in buona fede e hanno raccolto risorse per talune politiche. Spetta a noi garantire che il denaro che abbiamo raccolto sia ben speso e che non si commettano frodi contro il denaro pubblico.

Gli Stati membri che seguono un approccio debole in materia di frode devono essere puniti in qualche modo, ma è molto importante che gli Stati membri che si comportano bene non siano penalizzati. È quindi fondamentale che la Commissione agisca a livello di Stati membri.

Concludo ribadendo il punto importantissimo che, in ambito agricolo, gli agricoltori hanno la forte sensazione di essere in qualche modo colpevoli fino a che non si provi l’innocenza. Questo è inaccettabile e quindi dobbiamo cercare di riequilibrare la situazione.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE). (NL) Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso di parlare di nuovo. Chiunque segue me nel mio mandato politico e le mie dichiarazioni sa che sono un politico critico e che sono anche aspramente critico con l’Unione europea, ma sono anche fortemente europeista. Non posso quindi ignorare le parole dell’onorevole Clark, che nel frattempo ha lasciato l’Aula. Come tutti gli euroscettici, l’onorevole Clark usa spesso mezze verità, intere bugie e un sacco di semplificazioni. Nel suo discorso, ad esempio, ha parlato di sette milioni di euro di frodi, mentre la relazione dichiara chiaramente che stiamo trattando irregolarità. Invariabilmente sostituisce il termine “frode” con “irregolarità”. È un atteggiamento grossolano perché non è quello che dice la relazione.

In secondo luogo, parla come se ogni disastro che ci colpisce provenisse dall’Unione europea. Vorrei solo chiedere all’onorevole Clark di leggere la relazione della House of Lords britannica sui caroselli IVA. Vedrà allora che le sue stesse autorità non sono riuscite a fare cessare le frodi sull’IVA. Stiamo parlando di 3,5 – 4,5 miliardi di sterline britanniche di frode ogni anno, ovvero più di 10 milioni di sterline britanniche al giorno! È molto più ...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Dumitru Oprea (PPE-DE). (RO) Congratulazioni all’onorevole Musotto per la sua relazione. Ritengo che molte delle irregolarità del periodo 2003-2006 potrebbero far cambiare le norme di presentazione del Sestoprogramma quadro, ad esempio rispetto al Quinto programma quadro, In quest’ultimo programma quadro, la parte B era anonima e qualsiasi riferimento al paese e alla persona alla base del progetto era penalizzata. Nel Sesto e nel Settimo programma quadro l’anonimato è scomparso. Nell’Ottavo programma quadro è possibile non ricorrere a questo sistema di presentazione anticipata dei progetti?

 
  
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  Ingeborg Grässle (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato l’opportunità di parlare di nuovo. Vorrei ringraziare l’onorevole Bösch, non solo per l’elogio rivolto al nostro relatore, ma anche per la sua equità e il suo aiuto. L’onorevole Bösch si è occupato della relazione sulla frode per molti anni. Adesso abbiamo noi quest’onore e io ritengo sia un grande segnale di forza della commissione per il controllo dei bilanci che sulla materia siamo tutti d’accordo.

Abbiamo incentrato la nostra attenzione sugli Stati membri. Anche la Commissione dovrebbe fare suo il messaggio che noi vogliamo aiutarla a far scomparire questa mancanza di chiarezza. Se guardiamo alle cifre sul recupero dei fondi, notiamo che i pareri sono molto diversi. Ecco perché stiamo tenendo la presente discussione nell’ambito della procedura di discarico. Di conseguenza, chiedo alla Commissione di avere il coraggio di dirci se non è a conoscenza di alcune cose, di modo che possiamo esserle d’aiuto. Ritengo che se affrontiamo la questione insieme, avremmo successo. Ancora una volta tante grazie all’onorevole Bösch.

 
  
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  Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare gli onorevoli deputati per i loro commenti sulla relazione. Noi consideriamo il testo particolarmente mirato e costruttivo. Ho solo due osservazioni su una questione sollevata da molti di voi, ovvero che cosa è un’irregolarità, che cosa è la frode, e quale approccio seguire per i recuperi.

Posso dire che abbiamo avuto un incontro preliminare con gli addetti ai lavori della Corte dei conti, e abbiamo cercato di armonizzare la comprensione delle cose. Ciò probabilmente ci aiuterà anche in tutti i nostri dibattiti futuri sul discarico e ovviamente in tutte e tre le relazioni − compresa la prossima − tutte strettamente correlate.

In secondo luogo, ho sollevato la questione con la Presidenza del Consiglio e ho chiesto di esaminare la relazione parlamentare durante la procedura. Con questo vorrei che documento fosse discusso nel quadro di ECOFIN. Mi auguro che il Consiglio lo farà. Di sicuro, dopo il voto sulla relazione, quando diventerà un documento ufficiale, cercheremo di avviare la discussione anche nel Consiglio, a livello delle sottocommissioni interessate.

 
  
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  Francesco Musotto, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare tutti i colleghi per le parole rivoltemi e in particolar modo l’on. Bösch, il cui lavoro precedente ha costituito anche la base per costruire questo mio rapporto.

Vorrei sottolineare alcuni elementi. Fondamentalmente questa sintonia con il Commissario Kallas, in particolare per quel che riguarda – che è un impegno che ha preso la Commissione – l’esemplificazione dei meccanismi normativi che presiedono all’erogazione delle fonti finanziarie. Ha sottolineato un aspetto importante: più difficoltà ci sono, più complicazioni ci sono, più difficile lettura c’è di queste norme, più la criminalità organizzata, soprattutto, e tutte le forme di illegalità si possono insinuare in questi spazi bui. Quindi la semplificazione – e vorrei dire anche in più – l’avvicinamento da chi eroga le somme finanziarie a chi poi sono i beneficiari è un altro meccanismo di chiarezza, di trasparenza, di facilità di comprensione di tutto questo.

Il problema del recupero è un problema reale. I tempi sono troppo lunghi, la capacità di sanzionare chi froda la Comunità europea deve essere garantita da forme di fideiussione, da forme di garanzie come si possono applicare attraverso le banche. Si devono trovare indubbiamente delle forme per poter fare in modo di garantire l’erogazione e garantire soprattutto la possibilità di recuperare queste somme e quindi l’agevolare, il migliorare e il facilitare quelli che sono i tempi.

Noi riteniamo di aver fatto un lavoro – con la collaborazione di tutti e con la voglia e l’impegno politico di tutti i colleghi – fondamentale. E’ indubbio che la collaborazione, la disponibilità, la voglia di frenare questo fenomeno estremamente dannoso per la Comunità europea è un fatto estremamente e solamente politico.

Indubbiamente l’assenza del Consiglio non agevola tutto questo perché la sua presenza sarebbe stata anche la possibilità di sapere cosa ne pensa il Consiglio. Ma il Parlamento attorno a questi principi è assolutamente solidale e unito, e quindi riteniamo di aver costruito un fatto positivo che ben ci fa sperare per il futuro.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 19 febbraio 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Edit Herczog (PSE), per iscritto. – (HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, congratulazioni per questa relazione che sottolinea non solo i successi ottenuti di recente, ma anche alcune deplorevoli mancanze e inadempimenti di lunga durata.

Per me, si tratta di una relazione particolarmente attuale dato che in Ungheria dobbiamo prendere una decisione ai fini della creazione di un organismo anticontraffazione. Quest’organismo avrà in primo luogo una funzione di coordinamento, in collegamento con l’Ufficio ungherese per i brevetti, altre agenzie governative e operatori economici, e avrà compiti inerenti ai servizi di gestione dei dati di interesse per l’Unione europea.

Dobbiamo prepararci a una battaglia lunga e inutile. La conoscenza – protetta o di dominio pubblico – sta diventando sempre più accessibile. Un’automobile esposta in un salone può essere copiata nell’arco di cinque minuti nella stanza accanto. Il risultato è che l’automobile non sarà peggiore, ma solo più economica. È nostro compito decidere se andare avanti e acquistare in ogni caso l’oggetto più costoso. Dobbiamo decidere se siamo disposti a pagare per i successi intellettuali, per l’innovazione, anche se abbiamo la possibilità di scegliere il prodotto o il servizio secondario che non ha valore aggiunto.

Al riguardo occorrono una mola consapevolezza e un forte impegno. Non possiamo pretendere che i singoli cittadini riconoscano questi collegamenti e prendano decisioni basate sui valori se i legislatori o i governi non sono in grado di fare altrettanto.

È molto importante ridurre il numero delle irregolarità connesse all’uso dei fondi comunitari al di sotto del tasso di errore tollerabile: le frodi di questo tipo fanno apparire ridicola l’intera Unione europea quando fondi comunitari sono usati in un modo che contraddice gli obiettivi dichiarati dell’UE.

 

23. Mutua assistenza e collaborazione tra le autorità amministrative degli Stati membri e la Commissione nell’applicazione delle normative doganale e agricola (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Bill Newton Dunn, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 515/97 del Consiglio, relativo alla mutua assistenza tra le autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle normative doganale e agricola [COM(2006)0866 – C6-0033/2007 – 2006/0290(COD] (A6-0488/2007).

 
  
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  Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, questa terza relazione è strettamente collegata alle due precedenti, Il regolamento (CE) n. 515/97 del Consiglio relativo alla mutua assistenza tra le autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle normative doganale e agricola è una disposizione particolarmente importante che risale al 1997, quando vi erano 15 Stati membri.

Era essenziale proporre una modifica al regolamento (CE) n. 515/97 alla luce degli sviluppi intervenuti nell’ultimo decennio, dei progressi tecnologici, delle esperienze positive acquisite nell’ambito di operazioni doganali comuni coordinate a Bruxelles, e dell’allargamento dell’Unione a 27 paesi membri.

Vorrei congratularmi con il relatore, l’onorevole Newton Dunn, per il modo in cui ha trattato la proposta in Aula. Vorrei inoltre ringraziare l’onorevole Audy, che ha redatto il parere. Le due commissioni, IMCO e COCOBU, hanno lavorato a stretto contatto, avvalendosi del meccanismo di cooperazione rafforzato. Il loro eccellente lavoro ha consentito di raggiungere un compromesso fra i vari attori politici. Grazie all’approccio costruttivo di quest’Assemblea; possiamo sperare adesso in un’adozione della normativa in prima lettura.

Le autorità doganali eseguono controlli sulle merci che entrano ed escono dalla Comunità sulla base di un quadro comune di gestione dei rischi, che prevede anche il ricorso a ispezioni casuali. In questo contesto, il loro compito in generale non si limita all’applicazione della normativa doganale; essi applicano anche il diritto comunitari in materia di IVA, di accise e le norme del settore agricolo.

Vedo che la questione della lotta contro le frodi IVA e la necessità di una più stretta cooperazione fra gli Stati membri e la Commissione è fortemente sottolineata nella relazione dell’onorevole Musotto che abbiamo appena discusso.

Per questo motivo, è importante che le autorità doganali e la Commissione siano autorizzate a scambiare informazioni sull’IVA. Nel caso di alcuni tipi di dati, il nuovo articolo 2 bis rende possibile questo scambio di informazioni.

La Commissione ritiene si tratti di un primo passo verso una più stretta cooperazione nel settore della tutela degli interessi finanziari della Comunità contro le frodi in materia di IVA.

 
  
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  Bill Newton Dunn, relatore. − (EN) Signor Presidente, ringrazio il Commissario. Mi sembra che si tratti di una proposta accettabile per la Commissione. Come ha affermato il Commissario: l’allargamento, il maggior numero di Stati, le nuove tecnologie, le nuove attrezzature, i computer. Dobbiamo aggiornare la normativa della Commissione per consentire una valida cooperazione lungo le frontiere interne dell’Unione contro i cattivi − la criminalità organizzata, e così via.

La scorsa settimana, ho parlato con il direttore di un’importante società anglo-olandese il quale mi ha riferito che ritiene che la criminalità organizzata si stia diffondendo e – uso le parole che ha usato lui – in modo “esponenzialmente” e incredibilmente rapido, eppure i governi degli Stati membri non fanno nulla al riguardo, dato che il pubblico non conosce l’intera storia e non spinge i governi. Quindi i governi dicono: “Tranquilli, non preoccupatevi, va tutto bene”. Il problema è serio. Abbiamo quindi bisogno di questa proposta della Commissione e tutti dovrebbero essere d’accordo a portarla avanti.

Non avrei nient’altro da aggiungere, ma in realtà ho una lunga storia da raccontarle, signor Presidente, e procederò in tal senso. Con mio stupore, il mio Stato membro, il Regno Unito, ha posto un veto in seno al Consiglio dei ministri sostenendo che non avrebbe accettato questo punto. Non me l’hanno detto, sebbene io sia britannico, e dello stesso Stato membro. Nessun eurodeputato laburista del governo laburista di Londra ha presentato un qualsiasi emendamento, ma hanno scelto il mio buon amico conservatore Christopher Heaton-Harris, uomo degno di onore, che parlerà in seguito, per manifestare l’obiezione del governo laburista ed egli ha quindi presentato un emendamento, il che è alquanto strano, ma auguro a Chris buona fortuna. Ha il diritto di farlo. Ma cosa stava facendo il partito laburista in tutto questo? Ho pensato che fosse molto strano. Vi sono molte altre obiezioni e veti britannici nonché opt-out in numerosissimi settori politici. Ho pensato che avrei indagato su quale fosse la politica generale britannica su queste direttive da cui decidono di escludersi e su che cosa stesse accadendo.

Mi sono recato all’OLAF che, come sappiamo, si occupa delle frodi commesse nell’UE. L’OLAF mi ha riferito che il Regno Unito si rifiuta di cooperare, anche se perde miliardi a causa delle frodi carosello in materia di IVA. Londra dice: “Se diamo il dito all’OLAF, si prenderà tutta la mano. Abbiamo timore e quindi non coopereremo”. È molto strano, per cui ho svolto ulteriori indagini a Londra. Come funzionano le cose? E mi è stato detto quello che accade: la Commissione presenta una proposta, poi un giovane funzionario del dipartimento interessato a Londra deve scrivere una lettera per raccomandare ciò che il governo dovrebbe fare. Il giovane funzionario è guardingo, un po’ nervoso, non sa cosa fare, così dice: “Non dobbiamo fare niente al riguardo. Raccomando una grande cautela. Non penso che dovremmo approvare. Forse addirittura dovremmo scegliere di essere esclusi”. E la sua prudente lettera – dato che vuole essere promosso e non licenziato – sale in cima al dipartimento, e i funzionari che sono occupati a fare altre cose dicono “Va bene” e l’avallano. Nemmeno altri ministeri cui è stato chiesto il parere sanno cosa fare, così dicono. “Ci sembra vada bene”. Infine si arriva a una commissione a livello di Consiglio dei ministri, presieduta dal nostro ministro degli Esteri – che ha un milione di altre cose a cui pensare – e così la lettera viene approvata in automatico, senza controllo. Improvvisamente, quindi, la posizione del governo di Londra è negativa, circospetta, a favore della clausola di esclusione. “Noi non capiamo, Non sappiamo davvero cosa stia accadendo”. Davvero molto strano!

Cosa accade poi? Torno alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento. Il blocco al Consiglio mi ha consentito di partecipare a diverse conciliazioni informali tripartite con il Consiglio, condotte dapprima dalla Presidenza portoghese, adesso dalla Presidenza slovena, in entrambi i casi in modo eccellente. E, sebbene nessun funzionario britannico mi abbia mai riferito alcunché, e io fossi quindi l’unico britannico a essere presente alla conciliazione, anche se il governo britannico a quanto pare ha espresso un veto in merito, la questione è andata avanti.

Infine, Commissione e Consiglio hanno trovato una formulazione che ha consentito di smussare l’obiezione britannica, o di superarla, o qualsiasi parola preferiate. Gli emendamenti dinanzi al Parlamento, per il voto di domani, sono stati tutti approvati dalla commissione IMCO e io spero ardentemente che l’Assemblea, domani, voterà a favore. Ma proprio non capisco cosa stia accadendo a Londra, signor Presidente.

 
  
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  Véronique Mathieu, relatrice per parere della commissione per il controllo dei bilanci. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’onorevole Audy, relatore per parere della commissione per il controllo dei bilanci, ha avuto un impedimento all’ultimo momento, motivo per cui io parlerò al posto suo.

La corretta applicazione dei regolamenti doganali e agricoli svolge un ruolo determinante per l’adeguato funzionamento del mercato interno. È inoltre essenziale per la tutela degli interessi finanziari della Comunità e, più in generale, di quelli degli operatori economici e dei cittadini europei.

L’archivio d’identificazione dei fascicoli a fini doganali consentirà ai vari servizi degli Stati membri e della Commissione di collaborare con maggiore efficacia. Alcuni emendamenti sono destinati all’attuazione delle proposte della Corte dei conti, al fine di aumentare l’utilità dell’archivio.

Il relatore condivide i timori della Corte sull’approccio integrato nella gestione delle varie banche dati relative alla lotta contro la frode, ma ritiene che questo tipo di discussione vada al di là del regolamento e che pertanto dovrebbe essere condotta in un contesto diverso.

Il relatore, l’onorevole Audy, sostiene le proposte della Commissione che hanno l’obiettivo di promuovere il valore aggiunto della cooperazione a livello europeo, in particolare il repertorio europeo di dati e la piattaforma di servizi. In mancanza di un quadro giuridico più omogeneo, lo scambio delle migliori pratiche favorirà un approccio sempre più coerente a medio termine.

Sulla questione del finanziamento, il relatore sottolinea che le spese devono essere chiaramente individuate in modo da evitare sovrapposizioni fra la proposta in questione e altri strumenti, quali il programma Hercule II.

Infine, il relatore desidera mantenere la procedura legislativa per la decisione su altri sistemi di comunicazioni e di scambio d’informazioni, fra cui il parere obbligatorio della Corte dei conti, anziché applicare la procedura di “comitatologia”.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando l’onorevole Newton Dunn, un rispettabile membro di questa istituzione, per avere dipinto in modo eloquente l’immagine di come gli affari dell’UE vengono trattati – o di come egli ritiene vengano trattati – a Londra.

Forse potrei spiegare cosa stava accadendo a Londra e perché si sono rivolti a un deputato conservatore del Parlamento europeo, anziché a un laburista, o proprio da lui. In realtà, ritengo che avrebbero dovuto recarsi da lui, e non riesco a capacitarmi che non l’abbiano fatto. Può non credermi, ma io avevo più contatti con l’attuale Presidenza in carica di quanto non avessi con nessuno a Londra o con l’amministrazione pubblica britannica.

Ma forse si è trattato solo del fatto che questo giovane funzionario che egli ha descritto aveva dimenticato di leggere i giornali e credeva che le elezioni generali si fossero tenute a ottobre, che il mio partito avesse vinto e che il Primo Ministro non avesse esitazioni e che, pertanto, avesse a che fare con un membro del partito di governo.

Purtroppo, non è così, ma comprendo cosa dice a proposito di Londra, che sarebbe concentrata a dare all’OLAF un dito, e dell’OLAF che si prenderebbe tutta la mano. Questo ci riporta alla struttura stessa dell’OLAF, al documento dei saggi del 1999, e al fatto che l’Ufficio, in sintesi, non è indipendente dalla Commissione. Di questo parlerò successivamente.

Vi erano altri problemi in questa vicenda particolare: il fatto che l’IVA fosse trascinata fra pilastri, verosimilmente – e al riguardo dobbiamo chiedere una consulenza legale – e che molte di queste informazioni sono già scambiate elettronicamente. Il governo britannico ritiene – e posso dedurre come sia arrivato a quella conclusione leggendo fra le righe – che avrebbe avuto bisogno di un’unità di coordinamento permanente e avrebbe dovuto assegnare a essa del personale, avendo quindi concentrato molto personale in un posto anziché limitarsi a scambiare informazioni elettronicamente.

Tuttavia, non vi sono problemi con gli emendamenti. Non vi sono problemi con il dibattito, che dovrebbe proseguire in tempi rapidi, cosa che mi auguro.

 
  
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  Presidente. − La ringrazio, onorevole Heaton-Harris. Adesso che è tutto chiaro a Londra, anche l’Europa si sente sollevata.

 
  
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  Catherine Neris, a nome del gruppo PSE.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei congratularmi con il relatore per avere prodotto un testo eccellente e per avere collaborato su un argomento particolarmente delicato.

In un momento in cui gli scambi commerciali continuano ad aumentare non solo con i paesi terzi, ma anche in seno all’Unione, l’apertura dei mercati e l’espansione dell’attività commerciale rappresentano fattori chiave dello sviluppo dell’Europa nei prossimi anni. Tuttavia, la graduale eliminazione delle barriere che circoscrivevano lo Spazio economico europeo apre la porta anche a una serie di attività fraudolente che minacciano la redditività del mercato interno, e le cui prime vittime sono i produttori comunitari e per estensione i consumatori europei. Questo problema è evidente in modo particolare nel settore agricolo, dove le indispensabili misure che sono state attuate per fornire agli agricoltori aiuti finanziari e solidarietà hanno attirato la cupidigia della criminalità internazionale su piccola e grande scala.

In questo contesto, viste le carenze degli attuali controlli, l’Europa si prepara a dotarsi di nuove norme che consentiranno una migliore distribuzione dei dati fra gli Stati membri per quanto riguarda la circolazione delle merci e le indagini effettuate nei vari paesi dell’Unione. Accolgo con soddisfazione il compromesso raggiunto con il Consiglio, che consente di disporre oggi di un documento più equilibrato, i cui termini saranno votati domani dai deputati di quest’Assemblea. Pur continuando a proteggere i diversi aspetti della vita privata, l’accordo dovrebbe portare a una maggiore efficacia delle procedure di sorveglianza e a un migliore coordinamento delle azioni intraprese da ciascuno degli Stati membri.

Nel settore dei controlli doganali, come altrove, sono convinta che l’Europa possa svilupparsi solo attraverso una maggiore convergenza degli sforzi e la messa in comune delle nostre rispettive risorse in modo da potere dare ai cittadini il livello di protezione che si aspettano. Al riguardo, il miglioramento delle misure di cui disponiamo per combattere la frode non può prescindere dal mantenimento di un livello coerente di regolamentazione, indispensabile per conservare a monte una gestione sana ed efficace degli scambi commerciali nell’Unione e con i paesi terzi.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, ho gradito molto le osservazioni di un mio eminente collega britannico e il suo racconto su come vanno le cose nel Regno Unito. Penso che dovremmo metterlo nero su bianco e tradurlo in molte lingue, perché credo che accada in molti Stati membri che giovani funzionari abbiamo un fascicolo e preparino relazioni in merito. Ritengo che non dovremmo puntare il dito contro il giovane funzionario, ma piuttosto contro il dipartimento che consente che ciò accada.

Vorrei dire all’Assemblea che vi sono timori su Regno Unito e Irlanda – e forse la Commissione può darmi notizie più recenti se vi è stato un aggiornamento in questo caso particolare. Infatti, mentre sostengono il principio di mutua assistenza fra le autorità doganali, entrambi gli Stati membri, Irlanda e Regno Unito, hanno riserve sullo scambio di informazioni fra queste autorità in merito all’uso delle partite IVA di cui all’articolo 2 bis, lettera f), e affermano che lo scambio di informazioni usando le partite IVA sia di fatto uno scambio di informazioni fiscali che esula dal campo di applicazione del fondamento giuridico proposto. Forse potrei avere un commento al riguardo.

 
  
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  Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, anche a me ha fatto piacere venire a conoscenza di come vanno le cose nel Regno Unito. Tuttavia, posso garantirvi, in relazione a quanto è stato appena detto, che non accade solo nel Regno Unito.

Ho incontrato diversi capi finanziari e vari ministri, e ho promosso l’idea della mutua assistenza amministrativa, e posso dire che questa riluttanza non si limita solo al Regno Unito. È considerata una materia sospetta, ma posso garantirvi che non vi sono motivi per nutrire sospetti. Quale organo investigativo della Commissione, l’OLAF può solo fornire una piattaforma di cooperazione ed è assolutamente chiaro che la frode sull’imposta sul valore aggiunto può essere combattuta soltanto in cooperazione fra Stati membri e Unione europea perché, sostanzialmente, la frodi peggiori si verificano proprio a livello transfrontaliero.

Si avverte quindi una reale esigenza di una migliore cooperazione e dello scambio di informazioni. Non posso commentare l’ultima questione che riguarda il merito delle informazioni. Stiamo parlando solo di favorire la lotta contro le frodi in materia di imposta sul valore aggiunto, che costituisce uno dei principali tipi di frode. Quello sarebbe il caso e sono molto lieto di sentire il parere chiaramente espresso che il Parlamento sosterrebbe questa proposta legislativa nella forma proposta.

 
  
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  Bill Newton Dunn, relatore. − (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti coloro che sonop intervenuti al dibattito. Al commento molto perspicace dell’onorevole McGuinness, che rappresenta Dublino, vorrei replicare: quando lei ha detto che è generalizzato e che dovrebbe essere messo nero su bianco, probabilmente sa che circa 15, o anche 20 anni fa nel Regno Unito veniva trasmesso un famosissimo programma televisivo, intitolato Yes, Minister, nel quale il ministro, che era uno stupido confusionario, immaginava di avere il pieno controllo e alla fine veniva promosso Primo Ministro. Ma le parole “Yes, Minister” (sì, signor Ministro) erano in realtà le parole dei suoi dipendenti, che gli dicevano cosa dire e cosa fare – “Sì, signor Ministro. No, signor Ministro. Certo, lei ha pieni poteri, signor Ministro”. Ma erano i suoi dipendenti ad avere il controllo.

Questo accadeva 20 anni fa e, chiaramente, accade ancora oggi. E accade in tutta Europa, il che è molto interessante, Forse quindi abbiamo bisogno di un programma europeo aggiornato – Ja, Herr Minister o Sí, Señor Ministro. Ma forse gli autori potrebbero intrattenerci in realtà con un nuovo programma sullo stesso tema, perché le vecchie verità rimangono più vere che mai.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 19 febbraio 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Bogdan Golik (PSE), per iscritto. – (PL) Gli ultimi due allargamenti hanno comportato un considerevole aumento della lunghezza del territorio europeo e dei confini marittimi. ciò impone una più stretta collaborazione fra gli Stati membri e fra Stati membri e Commissione. Richiede inoltre coordinamento e coesione delle azioni finalizzate a combattere la criminalità economica e finanziaria internazionale. Concordo con il relatore che il ruolo dei paesi terzi non dovrebbe essere trascurato per quanto riguarda queste attività. Sono quindi favorevole ad autorizzare la Commissione, laddove necessario, in modo che possa fornire aiuti tecnici e formazione ai funzionari di collegamento dei paesi terzi e delle agenzie e organizzazione europee e internazionali. Accolgo con favore la proposta di migliorare le procedure di trasferimento dei dati ottenuti da un altro Stato membro verso i paesi terzi. Confido sul fatto che i cambiamenti proposti avranno un impatto positivo per limitare le irregolarità finanziarie.

Vorrei sottolineare il testo dell’articolo 18 bis relativo alla creazione e alla gestione, da parte della Commissione, di un repertorio per aiutare a individuare movimenti che potrebbero non soddisfare le disposizioni giuridiche nei settori doganale e agricolo. Al riguardo, credo che nel testo dovrebbe essere inserita una disposizione specifica per consentire a ciascuno Stato membro di accedere al repertorio suddetto se presenta una richiesta alla Commissione a tal fine. Nella versione attuale, il testo fa riferimento all’assistenza alle autorità competenti.

 

24. Codice doganale comunitario (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori relativa alla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell’adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (Codice doganale aggiornato) [11272/6/2007 – C6-0354/2007 – 2005/0246(COD)] (Relatrice: Janelly Fourtou) (A6-0011/2008).

 
  
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  Janelly Fourtou, relatrice. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, eccoci arrivati alla fine di tre anni di lavoro e sono lieta di quanto abbiamo realizzato sui punti più importanti di questo documento.

L’unione doganale è uno dei pilastri dell’Unione europea e un elemento essenziale nel funzionamento del mercato interno. L’attuale codice doganale comunitario, elaborato negli anni ‘80 e adottato negli anni ‘90, è ormai superato. I nostri servizi doganali devono affrontare nuove sfide. Nel 2007 il commercio mondiale ha totalizzato circa 16 miliardi di dollari, ovvero il 31% del PIL globale, e l’Unione europea da sola rappresenta il 20% del volume totale delle importazioni ed esportazioni globali.

Le dogane devono quindi garantire il flusso degli scambi, effettuando i controlli necessari a tal fine, vigilando nel contempo sulla protezione della salute e della sicurezza dei cittadini della Comunità. Per raggiungere un equilibrio soddisfacente, i metodi di controllo devono essere modernizzati e la cooperazione fra i diversi servizi e gli operatori economici rafforzata.

Il codice, inoltre, deve essere adeguato ad altri cambiamenti radicali che si sono verificati nell’ambiente del commercio internazionale, a motivo in particolare del ricorso sempre crescente e irreversibile alle tecnologie dell’informazione e allo scambio di dati elettronici. Questo aspetto particolare è inoltre stato oggetto di una relazione del collega onorevole Christopher Heaton-Harris, adottata dall’Assemblea nel dicembre scorso.

La prima lettura del codice doganale modernizzato è stata adottata il 12 dicembre 2006 e la Presidenza tedesca è riuscita a garantire un accordo politico il 25 giugno 2007. Il Parlamento ha adottato 51 emendamenti alla proposta in prima lettura, 34 dei quali, per lo più sostanziali, sono stati accolti totalmente o in parte dalla posizione comune del Consiglio.

I principali motivi di disaccordo erano lo status dell’operatore economico autorizzato, il diritto di rappresentanza doganale, lo sdoganamento centralizzato e la comitatoogia. Lo status di operatore economico autorizzato, che è direttamente collegato agli eventi dell’11 settembre, è stato introdotto dal cosiddetto regolamento “modifica di sicurezza”, il cui scopo era agevolare maggiormente gli operatori che devono far fronte a nuovi oneri legati all’inclusione della dimensione della sicurezza.

La relatrice è soddisfatta che il concetto elaborato dal Parlamento in prima lettura sia stato accolto. Ciò impone di operare una distinzione fra due tipi di autorizzazione, ovvero “semplificazioni doganali” da un lato, e di “sicurezza tecnico-operativa” dall’altro. Questa soluzione pragmatica tiene conto delle diverse esigenze degli operatori economici.

Per quanto riguarda i rappresentanti doganali, l’emozione era forte nei paesi in cui questa professione vantava una lunga tradizione. Mentre il Consiglio non ha adottato le proposte del Parlamento alla lettera, ha tuttavia proceduto partendo dal presupposto che i rappresentanti doganali e gli operatori economici autorizzati dovrebbero interagire seguendo i nostri orientamenti.

La relatrice ritiene che il Consiglio abbia raggiunto un buon compromesso. Inoltre, la situazione è stata accettata dalle associazioni dei rappresentanti doganali, anche se hanno perso il loro monopolio in alcuni Stati membri.

Per quanto riguarda lo sdoganamento centralizzato, abbiamo la novità che il Consiglio ha introdotto un nuovo articolo 106, ritenendo che fosse preferibile, per motivi di logica e di trasparenza, integrare in un unico articolo tutte le disposizioni del codice legate a questo concetto.

D’ora in poi, gli operatori economici possono ricorrere allo sdoganamento centralizzato sul territorio di qualsiasi Stato membro. Nei casi in cui sono coinvolti diversi Stati membri, questi devono soddisfare i criteri di ammissibilità inerenti allo status di operatore economico autorizzato.

Infine, fra i significativi progressi di questo documento possiamo essere lieti dell’estensione del processo di comitatologia a 44 disposizioni del codice doganale modernizzato.

Per questo motivo, invito l’Assemblea a sostenere la posizione comune del Consiglio senza emendamenti.

 
  
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  László Kovács, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, dopo più di due anni di lavoro attivo e interistituzionale, siamo adesso molto vicini al completamento della procedura di codecisione su questa proposta, grazie in particolare all’impegno dell’onorevole Fourtou e al sostegno dei membri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Sono molto lieto che il quadro giuridico per una riforma futurista delle dogane europee sarà attuato − ci auguriamo − quest’anno, che segna il 40° anniversario della nostra unione doganale. Avremo così uno slancio incoraggiante per il lavoro che ancora abbiamo da svolgere.

L’unione doganale è presentata di solito come un “vecchio” pilastro della Comunità. Tuttavia, non può essere ridotta a una semplice eredità del passato. È attiva oggi, e non solo per garantire la raccolta delle risorse proprie. Sempre di più, amministrazioni doganali, normativa e procedure garantiranno il mercato interno, contribuiranno alla protezione dei consumatori, sosterranno gli aspetti esterni delle politiche comuni e, nel contempo, favoriranno la facilitazione dei nostri scambi internazionali. A tal fine, la normativa doganale si evolverà per rispondere ai cambiamenti e alle sfide più importanti, all’interno e all’esterno dell’Unione, e ricorrerà alle norme più efficaci e alle tecniche più efficienti.

Cosa comporterà esattamente l’ammodernamento del codice doganale comunitario?

In primo luogo, migliori regolamenti doganali, fra cui norme e procedure più semplici e più snelle, chiarendo i diritti e i doveri degli operatori economici e garantendo un loro trattamento più uniforme, fornendo nel contempo un livello equivalente di sicurezza esterna ed interna.

In secondo luogo, un’automazione progressiva di tutte le formalità doganali, ai fini di un ambiente completamente “senza supporto cartaceo” per le dogane e gli scambi, il cui sviluppo sarà sostenuto e strutturato dalla decisione sulla dogana elettronica (70/2008/CE) del Parlamento e del Consiglio, adottata il 15 gennaio 2008.

Questi cambiamenti comprendono l’interoperabilità fra sistemi doganali nazionali computerizzati. Consentiranno, in particolare, lo sdoganamento delle merci nel luogo di stabilimento del dichiarante, a prescindere dallo Stato membro in cui le merci transiteranno in entrata o in uscita o nel quale saranno utilizzate − cosiddetto “sdoganamento centralizzato”. Consentiranno inoltre uno scambio di elementi di dati, in tempo reale, fra autorità doganali, al fine di realizzare analisi dei rischi e migliorare i controlli nel quadro della gestione comune dei rischi.

Sostenendo la proposta della Commissione in prima lettura, il Parlamento ha riconosciuto il contributo essenziale di quest’iniziativa legislativa alla strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione. La posizione comune del Consiglio dell’ottobre 2007, che incorpora la maggior parte degli emendamenti adottati dal Parlamento in prima lettura, è considerata dalla Commissione un compromesso ben equilibrato.

La Commissione, pertanto, accoglie favorevolmente la relazione dell’onorevole Fourtou, raccomandando l’approvazione della posizione comune senza emendamenti.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare innanzitutto l’onorevole Fourtou. Sono sempre impressionato dalla sua padronanza in questa materia molto complessa.

Il codice doganale modernizzato, come mi ha sentito dire prima il Commissario, è una norma sorprendentemente noiosa, ma sempre importante della Commissione. Nel 1975, quando il Regno Unito ha votato in un referendum, che in realtà dovremmo avere adesso (un referendum sul Trattato di Lisbona) – un referendum per aderire a questo club di Stati –, abbiamo pensato che stavamo votando per entrare in una zona di libero scambio. Ciò che le persone hanno avuto, infatti, è stata un’unione doganale e da quando sono qui, ho lavorato tenacemente su questa particolare relazione, perché sistemare e ammodernare correttamente il codice doganale è forse la cosa più importante che possiamo fare fino a che non sia rinnovata l’intera materia, come ha detto il Commissario, nell’ambito di un sistema di dogane elettroniche, rendendo gli scambi molto più facili e la raccolta dei dazi più semplice nell’Unione.

Tuttavia, come con tutte le cose europee, non andiamo avanti così speditamente come alcuni di noi vorrebbero – sempre che andiamo avanti. In questo testo sono contenute ancora barriere. Alcune sono abbastanza radicate, fino anche non si darà un colpo di spugna al passato, iniziando da zero. Che cos’è un operatore economico autorizzato? Quali requisiti dovrebbero avere i rappresentanti doganali, o AEO, come sono conosciuti? Potrebbero essere usati in futuro come barriere per fermare i soggetti che entrano in attività come imprese di nuova costituzione o impedire alle imprese esistenti che operano in Europa di diffondersi in essa?

Questo codice doganale modernizzato è realmente un ottimo documento nel complesso, ma avrebbe potuto essere ancora migliore. Purtroppo, dobbiamo raggiungere un compromesso in quest’Aula un po’ troppo spesso, ma mi auguro che, a conti fatti, rappresenterà un bene per il continente europeo.

 
  
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  Manuel Medina Ortega, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, a mio avviso, il codice doganale comunitario presentato dalla Commissione e discusso da Parlamento e Consiglio si è dimostrato una procedura esemplare. La nostra relatrice, l’onorevole Fourtou, ha dedicato molto lavoro alla materia e alla fine, come accade quasi sempre, quest’Assemblea, il Consiglio e la Commissione si sono trovati d’accordo sul testo finale che approveremo.

Ritengo che, come l’onorevole Heaton-Harris ha già menzionato, l’Unione europea sia soprattutto un’unione doganale e quindi il codice doganale è una componente importante per il suo funzionamento. Tuttavia, il servizio di dogana non funziona come un’attività completamente libera: le autorità vi sono coinvolte in larga misura dato che alcuni beni e valori ci riguardano tutti. Stiamo parlando del contrabbando e di alcune sue varietà più pericolose, quali il contrabbando di armi e di droga, e dei controlli dei flussi in uscita di capitali.

È logico quindi che il codice doganale comunitario riprenda le normali restrizioni attuate da ciascuno degli Stati membri e faccia un tentativo di armonizzazione. Ritengo che i punti sui quali abbiamo discusso siano stati risolti in modo soddisfacente dal concetto duale di diritti di rappresentanza doganale e di operatore economico autorizzato, l’idea che vi sono due figure teoricamente diverse, ma che possono coincidere ed essere armonizzazione. Credo che la soluzione adottata sia abbastanza valida e adeguata.

Il Commissario Kovács ha insistito sul concetto di sdoganamento centralizzato nella misura in cui l’unione doganale costituisce un’unità. Non ha senso, ovviamente, che vi siano differenze fra le varie strutture doganali. Penso che sia una soluzione valida e pratica che ci consentirà di operare nel modo appropriato.

L’ultimo aspetto da menzionare è la procedura di comitatologia. Sia la Commissione che il Consiglio hanno riconosciuto l’importanza della partecipazione di quest’Assemblea nella procedura. L’accordo raggiunto significa che le 28 disposizioni alle quali si applica questa procedura con la partecipazione del Parlamento sono state portate adesso a 44, ovvero il Parlamento può intervenire in modo sempre più efficace nella creazione di disposizioni per il codice doganale.

Infine, signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Fourtou per il suo lavoro e il signor Commissario per i suoi sforzi di accogliere la proposta di quest’Assemblea.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’Unione europea è indubbiamente molto più di un’unione doganale. Non la ridurremo a un’unione doganale nel dibattito di oggi e nella decisione che prenderemo domani. Tuttavia, la politica doganale alle frontiere esterne dell’UE è un elemento importante delle attività dell’Unione europea e di un mercato interno funzionante.

Il gruppo ÖVP-Europaclub nel Parlamento europeo accoglie con favore la proposta di regolamento su un codice doganale comunitario modernizzato. Perché? Perché snellisce le procedure doganali, stabilisce la base per procedure doganali comuni più semplici e più rapide alle frontiere esterne, comporta che i cambiamenti radicali nell’ambiente commerciale internazionale – ad esempio in relazione alla tecnologia dell’informazione, ai dati elettronici, e così via – saranno presi in considerazione, e perché i rappresentanti doganali saranno soggetti, adesso, a criteri comuni chiaramente definiti, il che garantirà maggiore affidabilità e professionalità.

Questo regolamento rafforza la cooperazione fra gli Stati membri e l’Unione europea. Crea una Comunità più forte, che si riflette anche nel fatto che tutti gli emendamenti presentati dall’Assemblea sono stati accolti dal Consiglio. A mio avviso, comporta uno sdoganamento comune più semplice e più rapido ed è un bene sia per le imprese che per l’Unione europea nel suo complesso.

 
  
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  Andreas Schwab (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere il mio sincero ringraziamento alla relatrice e, ovviamente, ai nostri relatori ombra. Tutti hanno realizzato un prezioso lavoro su una materia altamente tecnica.

Gli obiettivi del nuovo codice doganale sono la sostituzione del codice esistente e dei relativi regolamenti con un codice modernizzato, l’uniformazione delle attuali procedure doganali e la creazione delle basi per avere sistemi doganali accessibili e interoperabili nell’Unione europea. Ci troviamo pienamente d’accordo perché le imprese beneficeranno dell’adeguamento agli attuali sviluppi della tecnologia dell’informazione e del trattamento più rapido e più sicuro dei crescenti volumi di merci che transitano attraverso le frontiere dell’UE.

Le associazioni di imprese e le camere di commercio, hanno giustamente messo in guardia sin dall’inizio contro l’eccessiva burocrazia generata dalle iniziative per la sicurezza dell’UE che sono state esportate dagli USA. Attraverso le nostre decisioni in Aula e gli intensi contatti con gli uffici della Commissione, abbiamo raggiunto alla fine una soluzione relativamente solida e non burocratica, per la quale sono grato.

Un punto importante per le imprese adesso in fase di attuazione è lo sdoganamento centralizzato attraverso un unico punto di contatto. Siamo stati anche in grado di fare accettare la nostra richiesta –e ne sono orgoglioso –per uno status privilegiato a favore di quelle imprese che soddisfano i criteri richiesti.

Quale deputato del Baden meridionale, devo sottolineare tuttavia che il codice doganale potrebbe provocare considerevoli problemi alle frontiere esterne dell’UE con i paesi che non sono Stati membri dell’UE, a meno che non siano prese in tempo misure precauzionali. So che la Commissione desidera prendere queste precauzioni – sto parlando della Svizzera in questo caso – e mi auguro che anche gli Stati membri del comitato misto UE-Svizzera svolgeranno la loro parte.

La Svizzera è uno dei mercati più importanti per i prodotti dell’UE. I quattro paesi dell’UE confinanti con la Svizzera rappresentano il 41% delle sue esportazioni totali e il 59% delle sue importazioni totali, motivo per cui è necessario agire in questo campo. Non possiamo consentire che si formino chilometri di code alle frontiere svizzere a seguito dell’introduzione del codice doganale, solo perché il sistema svizzero di sdoganamento differisce da quello dell’UE.

Commissario Kovács, vorrei chiederle di prendere in considerazione il problema e portarlo all’attenzione degli Stati membri interessati con carattere d’urgenza. Stiamo parlando di un centro economico nel cuore dell’Europa che non può essere tagliato fuori dai flussi internazionali di merci a causa delle nostre attività.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE). (CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, confido sul fatto che domani approveremo in seconda lettura la posizione comune del Consiglio sul codice doganale. Si tratta di un ammodernamento di successo della normativa doganale europea. È un reale punto di accesso per un sistema doganale elettronico, centralizzato, interoperativo e automatizzato. Tutti gli organi comunitari saranno in grado di servirsi di un unico punto di gestione – uno sportello unico – per le loro operazioni, rendendo così più efficaci i controlli necessari. Grazie al portale unificato per le informazioni doganali – sportello unico – gli imprenditori potranno comunicare con un unico ufficio doganale nell’UE nel loro luogo di stabilimento. Questa regola semplifica e unifica terminologia e definizioni, facilitandone l’uso. È un buon esempio dell’abilità, anche dell’UE allargata, di semplificare la burocrazia e di migliorare l’ambiente giuridico a favore di imprenditori e cittadini. Inoltre, il progetto, a quanto si dice, sarà ammortizzato per il 2010. Ringrazio i relatori, gli onorevoli Fourtou e Newton Dunn, la Commissione e il Consiglio per l’eccellente lavoro svolto negli ultimi tre anni.

 
  
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  Bill Newton Dunn (ALDE). (EN) Signor Presidente, vorrei solo formulare un’osservazione in risposta all’onorevole Heaton-Harris che pensava che la Gran Bretagna nel 1975 stesse entrando in una zona di libero scambio. Sono molto preoccupato per la sua memoria, o forse è colpa della sua istruzione. La Gran Bretagna stava lasciando una zona europea di libero scambio – era chiamata EFTA. Abbiamo scelto di lasciarla e di aderire alla Comunità europea, e la signora Thatcher, che era il leader dei conservatori al momento del referendum del 1975 nel Regno Unito, ha detto che era “più di una zona di libero scambio”. Semplicissimo, chiarissimo, è storia.

Adesso, dato che l’onorevole Heaton-Harris vuole oggi un referendum sul Trattato di Lisbona nel Regno Unito, confida chiaramente sul fatto che i cittadini britannici leggerebbero tutti i documenti per farsi una propria idea su come votare. Questo deve essere stato vero nel 1975. I cittadini britannici nel 1975 avranno letto nei documenti che si trattava di un’unione sempre più stretta, e non di una zona di libero scambio. L’Unione europea è un’unione sempre più stretta. Quindi, signor Presidente, possiamo avere una pastiglia per la memoria dell’onorevole Heaton-Harris?

 
  
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  Presidente. − Grazie, onorevole Newton Dunn. Come sarebbero tristi le serate del Parlamento europeo senza delle interessanti discussioni britanniche.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, resisterò alla tentazione di parteciparvi. Vorrei ringraziare il relatore per il minuzioso lavoro su questa relazione.

Siamo onesti, queste non sono le cose di cui le persone parlano in pubblico o in occasioni sociali. Ma comprendere il nostro diritto doganale è importantissimo per le imprese e per l’occupazione ed ecco perché lo stiamo facendo. L’idea dello sdoganamento centralizzato è sensata, se funziona – auguriamoci che funzioni, nell’ambito di queste nuove norme.

Inoltre, l’idea di uno sportello unico ha il potenziale di ridurre la burocrazia inutile. Ma vorrei sottolineare un aspetto: chiediamo un riscontro, quando tutto sarà finito e in funzione, agli operatori economici e teniamoci pronti ad adeguare il sistema se vediamo che si verificano i problemi che sono stati individuati dagli altri oratori questa sera.

 
  
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  László Kovács, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, inizierò dicendo che sono non solo compiaciuto, ma anche molto orgoglioso del fatto che abbiamo raggiunto questo punto. Concordo infatti con tutti gli oratori che ritengono si tratti di un grande successo per l’Unione nel suo insieme.

Prima di tutto, vorrei esprimere il mio ringraziamento per il vostro sostegno a favore del codice doganale armonizzato e per il vostro interesse negli sviluppi futuri. Come avete ricordato, l’adozione e la successiva entrata in vigore del codice non saranno la fine della storia, dato che l’applicazione dipenderà dal completamento e dall’applicazione delle disposizioni attuative.

Per l’adozione di queste disposizioni si farà ricorso alla nuova procedura regolamentare con scrutinio, che darà al Parlamento la possibilità di controllare il modo in cui la Commissione intende attuare nei dettagli le disposizioni generali del codice, con l’assistenza del comitato per il codice doganale.

Oltre a questo requisito procedurale, la Commissione intende mantenere informato il Parlamento, attraverso la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, dello stato di preparazione dei progetti delle misure attuative e del calendario previsto ai fini dell’applicazione del codice doganale modernizzato.

Per quanto riguarda il problema della Svizzera con l’Unione europea, sollevato dall’onorevole Schwab, il 1° luglio 2009 la modifica di sicurezza del codice doganale comunitario troverà piena applicazione. Ciò significa che tutti i prodotti che entrano o escono dalla Comunità saranno oggetto di una dichiarazione di pre-arrivo o di pre-partenza. L’operatore economico autorizzato beneficerà delle facilitazioni previste nel codice.

Per quanto riguarda i paesi terzi, attualmente stiamo negoziando con la Svizzera sul mutuo riconoscimento dei centri di controllo, i risultati dei controlli e lo status dell’operatore economico autorizzato. I negoziati sono in atto e stiamo cercando una soluzione soddisfacente per entrambe le parti per il 1° luglio 2009.

Vorrei concludere invitandovi alle celebrazioni del 40° anniversario dell’unione doganale il 1° luglio 2008. L’unione doganale è stata la prima pietra angolare della costruzione del mercato interno e rimane una delle sue componenti essenziali. Sono impaziente di continuare la discussione sul ruolo futuro delle dogane nel contesto di queste celebrazioni. Ancora molte grazie per il vostro sostegno.

 
  
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  Janelly Fourtou, relatrice. – (FR) Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti coloro che sono intervenuti e che hanno contribuito alla stesura della relazione.

Dato che l’onorevole Medina Ortega ha parlato del contrabbando, non resisto al desiderio di parlarvi della contraffazione. Fra il 1998 e il 2004, il numero di arresti per contraffazione è aumentato del 1 000%. Equivale a dire che i controlli specifici e le funzioni dei funzionari doganali dovevano essere aggiornati.

Desidero inolte ringraziare i professionisti i quali hanno dato prova di una reale apertura mentale, e dire loro che nutro tuttora un debito di gratitudine nei loro confronti. Ciò risponderà senza dubbio ai timori espressi dall’onorevole McGuinness. Per quanto riguarda le misure di esecuzione, farò del mio meglio per incoraggiare il dialogo fra le autorità doganali e le istituzioni comunitarie, compresa la Commissione, con cui la cooperazione è stata sempre stretta e produttiva.

Vi invito, quindi, a sostenere la posizione comune e vi ringrazio per la vostra attenzione.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 19 febbraio 2008.

 

25. Fattori che incoraggiano il terrorismo e favoriscono il reclutamento di terroristi (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Gérard Deprez, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, contenente una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sui fattori che incoraggiano il terrorismo e favoriscono il reclutamento di terroristi [2006/2092(INI)] (A6-0015/2008).

 
  
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  Gérard Deprez, relatore. – (FR) Signor Presidente, la relazione che ho l’onore di presentarvi oggi a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, affonda le sue radici in una proposta avanzata alla fine del 2005 da un nostro collega, l’onorevole Duquesne, a cui rendo omaggio.

Mi preme anche segnalare che il grosso del lavoro relativo alla relazione è stato realizzatp dall’onorevole Mayor Oreja, che per motivi sui quali non spetta a me commentare, ha deciso di rititare il suo nome a seguito della votazione svoltasi in commissione.

Per quanto riguarda il contenuto della relazione presentata a quest’Assemblea, credo che lo si possa sintetizzare articolando i numerosi elementi che contiene attorno a quattro assi principali.

Il primo asse è la gravità e la permanenza della minaccia. È innegabile che il terrorismo in generale, e il terrorismo jihadista in particolare, sia oggi una delle minacce più gravi per la sicurezza dei cittadini dell’Unione europea. I sanguinosi attentati di Madrid del 2004 e di Londra del 2005, e non dimentichiamo tutti gli altri tentativi che sono stati sventati da allora, testimoniamo la permanenza e la gravità di questa minaccia. Ne discende – e la relazione lo ricorda con forza – che la lotta contro il terrorismo è una delle priorità dell’Unione europea e dei suoi Stati membri.

Tuttavia, ed ecco il secondo asse della relazione, questa determinata lotta contro il terrorismo deve essere portata avanti in un certo modo. Deve rispettare principi fondamentali, altrimenti snatureremmo i valori di base che governano le nostre società. La lotta contro il terrorismo deve essere condotta nel pieno e totale rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare libertà di religione e diritto a un processo equo.

Parallelamente, e in particolare per quanto riguarda il terrorismo jihadista, è importante fare una distinzione fra culture e religioni da un lato e terrorismo dall’altro. La schiacciante maggioranza dei musulmani che sono del resto, non va dimenticato, le prime vittime del terrorismo in Iraq, in Afghanistan e in Pakistan, non ha niente a che vedere con i gruppi estrermisti che dobbiamo combattere e che distorcono la religione che pretendono di seguire.

Infine, partendo dal principio che l’odio e la fuustrazione sono due dei fattori che generano un terreno fertile per la radicalizzazione, la relazione rammenta agli Stati membri che la lotta contro ogni forma di discriminazione, e in particolare quelle misure che tendono a integrare le minoranze, sono politiche prioritarie da attuare per promuovere la calma, la tolleranza e le buone relazioni nella nostra società.

Il terzo asse riguarda le misure specifiche di prevenzione. Nel lungo elenco di raccomandazioni per gli Stati membri, la relazione insiste in particolare sulla necessità di rafforzare la sorveglianza contro i siti di propaganda, in particolare su Internet, nei luoghi di predicazione e nei media audiovisivi in generale.

Il quarto asse riguarda le misure repressive. Fra le altre, un’azione merita di essere messa in evidenza perché suscita polemiche. È presentata nel paragrafo 10 della relazione e propone l’estensione del campo di applicazione della definizione di atti terroristici alla giustificazione del terrorismo. Pur non essendo sicuro che il termine “giustificazione” sia adeguato in questo contesto – e personalmente penso che in francese sarebbe stato preferibile il termine “elogio” o “apologia” del terrorismo – e se non sia auspicabile modificarlo, attendo con interesse di vedere il modo in cui quest’Aula si pronuncerà domani su tale punto delicato, che riguarda l’essenza stessa del dibattito, fra la sicurezza e il rispetto dei diritti fondamentali e della libertà di espressione.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, la radicalizzazione violenta è alla base della politica della Commissione contro il terrorismo. Accolgo quindi con favore la relazione che viene discussa oggi e le questioni importantissime di cui si occupa. Sostengo anche i progressi compiuti a livello di cooperazione interistituzionale verso il riconoscimento dell’enorme sfida che affrontiamo nell’elaborazione di una politica comunitaria coerente che prevenga, interrompa o ribalti i processi di radicalizzazione.

Dopo una serie di iniziative intraprese negli ultimi anni, dalla mia prima comunicazione in materia nel settembre 2005, a luglio di quest’anno sarà presentata al Consiglio e al Parlamento una comunicazione che individua le buone pratiche negli Stati membri e formula raccomandazioni concrete per il futuro. Noto che la relazione contiene una raccomandazione per la Commissione al riguardo.

Negli ultimi tre anni abbiamo dedicato tempo e risorse per comprendere meglio il fenomeno, le sue tendenze, le sue manifestazioni e la sua dinamica. Abbiamo commissionato quattro distinti studi comparativi che adesso sono in fase di completamento. Abbiamo inviato un questionario a tutti gli Stati membri e attualmente stiamo analizzando le risposte pervenute. Abbiamo organizzato una conferenza sul ruolo dell’istruzione nel prevenire la radicalizzazione, alla quale hanno partecipato educatori, capi religiosi e responsabili delle decisioni politiche, per discutere nuove idee.

Attualmente stiamo lavorando alla stesura della comunicazione. I primi tre studi – sui fattori scatenanti, la forza comunicativa e le tattiche di mobilitazione – saranno approvati il mese prossimo. Un quarto studio sull’impegno della società civile (le migliori pratiche) dovrebbe essere pubblicato al momento dell’adozione della comuncazione in luglio. Per allora, i risultati principali saranno già stati integrati nella comunicazione. L’analisi del questionario inviato agli Stati membri è in corso e sarà inserita nella riflessione sulla comunicazione.

Possiamo quindi elaborare la nostra politica con una conoscenza più approfondita del problema. La nostra comunicazione tratterà questioni importanti quali la forza comunicativa dei radicali violenti e la radicalizzazione nelle carceri e in altri luoghi di vulnerabilità. Parleremo anche del ruolo dell’istruzione e dell’impegno della società civile per contrastare la radicalizzazione.

I deputati sapranno che, per quanto riguarda l’incitamento, abbiamo presentato una proposta di modifica della decisione quadro sulla lotta contro il terrorismo che fa parte del “pacchetto terrorismo” introdotto lo scorso novembre. Quello strumento mira a introdurre nella decisione quadro reati paralleli a quelli coperti dalla convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione del terrorismo: provocazione pubblica, reclutamento e formazione a fini terroristici – anche su Internet – e in particolare le istruzioni su Internet su come produrre bombe fatte in casa.

La Commissione è fortemente impegnata a sostenere le vittime del terrorismo. Sin dal 2004 abbiamo dimostrato il nostro appoggio attraverso l’assistenza finanziaria a numerosi progetti destinati ad aiutare le associazioni delle vittime del terrorismo e a promuovere la solidarierà fra i cittadini europei. Prevediamo di creare nel 2008 una rete europea di associazioni delle vittime del terrorismo, al fine di rappresentare gli interessi delle vittime a livello europeo e rafforzare la solidarietà dei cittadini europei nei confronti delle vittime del terrorismo.

In conclusione, per affrontare la minaccia terroristica a livello europeo, è assolutamente necessario attuare una politica di prevenzione globale sui fattori che portano alla radicalizzazione e al reclutamento, al fine di esplorarne le radici profonde, senza mai giustificare il comportamento terroristico. Il terrorismo jihadista rimane la più grande minaccia per le società democratiche, fra cui i milioni di onesti musulmani che vivono nell’UE e in molte altre parti del mondo.

 
  
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  Manfred Weber, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signor Presidente, signor Vicepresidente, onorevoli colleghi, è triste che dobbiamo procedere all’ennesima discussione sul terrorismo. La radicalizzazione e il terrorismo non si addicono all’Europa. L’Europa che stiamo costruendo è un’Europa di tolleranza, motivo per cui è sempre triste tornare a discutere della questione.

Sono molte le cose che ci uniscono. Il terrorismo è riconosciuto come un’importante minaccia. Si deve mettere fine al reclutamento. Dobbiamo rispettare i diritti fondamentali. Il dialogo è la chiave della tolleranza. Dobbiamo prestare particolare attenzione a Internet, soprattutto per la sua importanza nella comunicazione.

Nella nostra politica estera, l’antiterrorismo riveste particolare importanza. In Europa abbiamo bisogno di una rete migliore di servizi per potere combattere la radicalizzazione e il terrorismo. Vorrei ringraziare in particolare il Vicepresidente della Commissione per i suoi suggerimenti e per la sua sintesi.

Per il mio gruppo, pertanto, è davvero un peccato che la mano porta dal nostro relatore, l’onorevole Mayor Oreja, non sia stata afferrata e che non sia stato possibile raggiungere un compromesso alla fine del processo. Nel gruppo PPE-DE abbiamo quindi definito una serie di punti chiave per il voto di domani. Ad esempio quando vi sono proposte di annullamento che dichiarano che la violazione dei diritti individuali e dello Stato di diritto portano al terrorismo; quando vi sono proposte di annullamento che mettono sotto stretta vigilanza centri educativi e centri religiosi; e quando vi sono proposte per annullare i riferimenti al terrorismo jihadista.

Se vogliamo combattere una minaccia, dobbiamo sapere da dove proviene. Ecco perché dobbiamo identificare il terrorismo jihadista come sfida principale e dichiararlo nella relazione. Se viene cancellato, non potremo votare in favore della relazione. Non sosterremo ogni ulteriore affievolimento della relazione. Mi auguro pertanto che possiamo raggiungere un buon risultato nella votazione di domani.

 
  
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  Claudio Fava, a nome del gruppo PSE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio i colleghi e vorrei dire subito con franchezza che siamo stati costretti a lavorare su un rapporto che era partito male, confuso nelle premesse e fragile nelle proposte. Credo che sia stato egregio il lavoro che ha fatto la commissione per le libertà civili restituendo a questo rapporto un profilo politico utile e concreto.

Naturalmente partiamo da una premessa condivisa. Negli ultimi anni, l’aumento e la radicalizzazione violenta di individui e di gruppi hanno rappresentato uno dei punti di maggiore debolezza nella nostra legalità e di maggiore aggressione alle nostre istituzioni democratiche. La lotta contro questo fenomeno è necessaria. In questo senso l’azione dell’Unione europea è un valore aggiunto, perché rappresenta un contributo di armonizzazione, perché se noi mettiamo in comune strumenti avremo una somma di strumenti, ciascuno dei quali sarà portatore di una sua intrinseca debolezza.

Ma è una sfida nuova che richiede uno sforzo di grande equilibrio senza cedere alla tentazione, che è anche umanamente inevitabile, di fronte alle aggressioni subite in questi anni dopo l’11settembre, di una generalizzazione o di costruire una Europa fortezza o di mettere in secondo piano una priorità che è al centro del processo di integrazione dell’Unione europea e che è la salvaguardia dei diritti fondamentali.

Ecco perché noi riteniamo che ci si debba muovere su tre direttrici che questa relazione assume. Intanto riaffermare i diritti fondamentali e lo Stato di diritto, in particolare, come ricordava il vicepresidente Frattini, libertà religiosa e libertà di espressione, senza la cui garanzia viene meno l’idea stessa di Europa e un processo di integrazione fondata anzitutto sui diritti fondamentali dei cittadini europei.

Abbiamo bisogno di rafforzare la cooperazione giudiziaria per colpire le frange radicali, violente, organizzate. Abbiamo bisogno di un’armonizzazione piena dei reati di terrorismo a livello di Unione europea, includendo fra questi nella proposta della commissione delle libertà pubbliche anche quello di apologia. E abbiamo bisogno naturalmente di un attento lavoro di prevenzione: occorre aggredire le cause e i fattori – che sono molti, è inutile fingere che così non sia – che portano ad una radicalizzazione all’interno delle nostre società di diversi strati della popolazione. Questo passa attraverso un ampliamento dei diritti di cittadinanza, cittadinanza attiva, cioè una cittadinanza che sia portatrice di responsabilità, la partecipazione alla vita politica, il dialogo anche con i movimenti religiosi.

Come ricordava il Vicepresidente, dobbiamo batterci anche nell’interesse e per la tutela di milioni, decine di milioni di cittadini europei che professano una religione diversa dalla nostra, o di cittadini extraeuropei di religione islamica che hanno sempre professato un’attenzione alle regole della nostra democrazia, un rispetto delle nostre leggi che merita il massimo di considerazione da parte nostra.

E infine abbiamo bisogno di costruire un dialogo che sappia davvero rappresentare un’alleanza di civiltà e non uno scontro di civiltà. Alleanza di civiltà, signor Presidente concludo, non è un’espressione che abbiamo mutuato da una polemica politica, è l’espressione che ci propone il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E’ un’espressione di grande responsabilità e di grande impegno per questo Parlamento e per le nostre comunità. Mi sembra fondamentale conservarne presenza nella nostra risoluzione domani.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, a nome del gruppo ALDE. – (ES) Signor Presidente, ritengo che la relazione, al di là della sua stesura, sia ben equilibrata, estremamente importante e di grande attualità.

Il terrorismo è, senza dubbio, un fenomeno di polizia e ha, lo sappiamo tutti, una dimensione di polizia. Tuttavia, le cause del terrorismo, o piuttosto i motivi che portano determinate persone a diventare terroristi, vanno ben oltre. L’onorevole Jaime Mayor Oreja l’ha indicato nella sua prima relazione, all’inizio in modo molto discutibile ma, dopo numerose riunioni e diversi emendamenti, ha prodotto un risultato perfettamente accettabile, anche per il suo stesso gruppo.

Desidero testimoniare dinnanzi a quest’Assemblea, come si testimonia in tribunale, che non è vero che la mano tesa dall’onorevole Jaime Mayor Oreja è stata respinta. Lo testimonierei sotto giuramento se fosse questa la prassi del Parlamento. Non è vero. Il Partito popolare europeo e il gruppo conoscono bensisimo i motivi per i quali stanno ponendo ostacoli alla relazione. Posso testimoniare di riunioni svolte nell’ufficio dell’onorevole Mayor Oreja nelle quali abbiano accettato il 99% di quello che sarà sottoposto al voto di domani. Non possono dirci che certi temi sono stati respinti o che l’offerta è stata respinta, dato che questo è, semplicemente, una mancanza di verità da parte di chi lo dice.

La posizione che sarà adottata domani dal Partito popolare rimane quindi un mistero e che può indebolire il messaggio politico comune che desideriamo trasmettere. Esprimo quindi il mio rammarico per questo atteggiamento. Dire che il problema è che la parola jihad scompaia in una sezione, quando appare successivamente in tre sezioni, e ancora nel considerando H secondo cui il jihadismo è senza dubbio l’asse principale del tipo di terrorismo di cui stiamo parlando significa cercare scuse che non reggono.

In ogni caso, la relazione parla di libertà, libertà di religione, libertà di pensiero e anche libertà di respingere un modello sociale, ma dice chiaramente che l’Europa non può accettare l’incitamento alla violenza, l’incitamento all’odio o la distruzione dei pilastri della società sotto il mantello della religione.

Lo Stato ha il diritto di disporre di strumenti di difesa propria, strumenti di difesa dei suoi cittadini. Può, infatti, attuare questo diritto in termini di polizia e di potere giudiziario, mantenendo nel contempo il dialogo, la partecipazione, e gli sforzi per la piena integrazione di individui che possono un giorno diventare talmente fanatici da attaccare la loro stessa società, la società in cui si sono integrati, o semplicemente la loro società, perché in molti casi questi individui sono nati fra noi.

È discutibile, e il mio gruppo l’ha discusso, fino a che punto le leggi attuali siano sufficienti o meno. Concetti quali apologia e giustificazione di atti terroristici sono necessari per alcuni, mentre sono respinti da altri come potenziali limiti eccessivi alla libertà di espressione. Questa è, in definitiva, la posizione del mio gruppo, ovvero non andare oltre nella modifica delle leggi e respingere il concetto di apologia.

In ogni caso, e concludo signor Presidente, accolgo positivamente questa relazione. Mi auguro che il Partito popolare europeo riconsideri e rifletta sul sostegno che potrebbe dare al suo contenuto. E come linea guida verso una politica globale, accolgo la politica della Commissione nell’ambito della quale le forze di polizia agiscano in stretta cooperazione in Europa e siano adottate misure che, oltre all’eleganza, producano un risultato che rispetti i diritti di tutti.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, parafrasando Ernest Hemingway direi: “Non chiedere per chi suona la campana del terrirismo, suona per te”. A seguito degli attacchi in Spagna di quattro anni fa e a quelli in Inghilterra di tre anni fa, questo è un messaggio molto pertinente. Se Oriana Fallaci, connazionale del Commissario Frattini, potesse leggere il documento che stiamo discutendo, molto probabilmente ne rimarrebbe scioccata. La signora Fallaci era una distinta intellettuale italiana, famosa per la sua intransigenza e polemicità. Riteneva che i terroristi islamici rappresentassero essenzialmente l’Islam, che fossero la quintessenza dell’Islam.

Chiaramente, quest’Assemblra può avere una visione diversa della questione. Vale la pena di riflettere, tuttavia, sul perché i terroristi islamici siano in grado di raccogliere così tanto consenso fra i giovani di origine araba nati negli Stati membri e dell’Unione europea.

Sostengo appieno le dichiarazioni secondo cui la guerra contro il terrorismo rimarrà una priorità per l’Unione europea. È molto importante per noi concentrarci sulla propaganda terrorista condotta su Internet. Aggiungerei che anche le trasmissioni televisive satellitari in lingua araba possono essere usate per promuovere un Islam radicale.

 
  
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  Georgios Georgiou, a nome del gruppo IND/DEM. – (EL) Signor Presidente, il tempo è essenziale. Tuttavia, voglio dirle che ho accolto la relazione con favore, perché mi sono reso conto che si limitava principalmente all’individuazione da un lato e alla soppressione dall’altro.

Vorrei sottolineare che avremmo dovuto preoccuparci in primo luogo del reclutamento di terroristi.

Vicini a noi, nel Medio Oriente, vi è un’“accademia” che produce terroristi. Perché? Per 60 anni qui in Europa non abbiamo cercato di risolvere il loro problema, né avevamo motivo per farlo.

Oggi sta emergendo una situazione simile, e sono lieto di potere parlare adesso, un giorno dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo.

Sapete che lì può accadere di nuovo qualcosa di imprevisto. Cosa succede se domani i serbi di Mitrovica cominciano a mostrare resistenza o, se preferite, disaffezione? Li chiameremo terroristi?

Dobbiamo esaminare i motivi che portano all’emergere dei terroristi che vogliono attaccare il nostro sistema europeo che non li sopporta.

 
  
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  Jim Allister (NI). (EN) Signor Presidente, rappresento l’Irlanda del Nord in quest’Aula, una regione che, come tutti sapranno, ha sopportato decenni di violento terrorismo. E dall’alto di quell’esperienza, vorrei parlare di due punti in questo dibattito.

Il primo: il terrorismo non dovrebbe mai essere rabbonito, deve essere sconfitto. Si inizia a trattare con il terrorismo, conferendo ai prigionieri uno status speciale e, infine, scarcerazioni precoci, e presto si finirà come nell’Irlanda del Nord, dove terroristi impenitenti appartengono al nostro governo. L’arrendevolezza risveglia solo l’appetito – l’insaziabile appetito – dei terroristi.

Il secondo punto è il seguente: posto che l’abuso di potere è sbagliato, l’ingenua convinzione, che io trovo in questa relazione, che riconoscere i cosiddetti “diritti umani” ai terroristi li neutralizzarà, ne rafforzerà invece la causa poiché essi, da esperti, sfruttano e fanno cattivo uso di ogni diritto per loro esclusivo vantaggio, mentre continuano a negare alle vittime il diritto più elementare di tutti: il diritto alla vita.

A causa degli eccessi della loro strategia omicida, la difesa della società richiede una scelta fra i diritti senza inibizioni dei terroristi e i diritti degli innocenti. In tali corcostanze, non ho difficoltà a scegliere il diritto della società di difendersi sui presunti diritti umani dei terrotirsti. La lotta contro il terrorismo è la battaglia del bene contro il male e, se necessario, il diritto dei terroristi è secondario a quello della società.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, vorrei iniziare ribadendo che la lotta senza quartiere contro il terrorismo deve rimanere nell’ambito della legalità, nel rispetto dello Stato di diritto e senza violazione dei diritti fondamentali. Non sono sicuro che il terrorismo, come sostiene la relazione, sia la principale minaccia alla sicurezza dei cittadini dell’Unione, ma concordo con l’onorevole Deprez che è decisamente una delle minacce più gravi. Ritengo che sottovalutare questa minaccia ci impedirà di lottare con efficacia e di rafforzare la sicurezza dei nostri cittadini. Voterò quindi contro gli emendamenti proposti.

Il terrorismo non colpisce solo i cittadini dei paesi che hanno subito gli attentati, ma minaccia anche la sicurezza di tutti. Diffonde timore e minaccia di terrore. Il terrorismo è una manifestazione irrazionale di fanatismo che disprezza il valore della vità e la dignità degli esseri umani. L’Unione e anche il Commissario Frattini hanno collocato la lotta al terrorismo in cima alle loro priorità. Ci occorre una strategia globale che possa smantellare le reti di terroristi. Questa strategia deve riconoscere il valore della prevenzione, compresa la lotta contro il reclutamento di terroristi e tutti i fattori che favoriscono la radicalizzazione violenta.

È importante analizzare e comprendere le ragioni, i motivi e i processi che portano alla radicalizzazione e al terrorismo, in particolare fra i goivani che vivono nei nostri Stati membri. È certo che i processi di integrazione sono falliti. Concordo che, nell’ambito della legge e nel rispetto della libertà di espressione, deve essere impedita la propaganda terrorista tesa a incoraggiare il terrorismo.

Per concludere, concordo con l’onorevole Mayor che un’iniziativa europea, in particolare in questo settore, non può e non deve essere usata come piattaforma per la promozione di strategie elettorali nazionali.

 
  
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  Inger Segelström (PSE).(SV) Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando l’onorevole Deprez per la relazione e questa discussione così necessaria sul terrorismo. Anch’io penso che si stia tenendo al momento opportuno, visto che ci troviamo adesso nell’Anno europeo del dialogo interculturale.

Non credo che la relazione comunichi in modo sufficientemente adeguato il motivo per cui le persone, principalmente i giovani, diventano o sono propensi a diventare terroristi e si collocano al di fuori della società democratica. Se guardiamo attorno a noi, non possiamo ignorare la povertà esistente e le ingiustizie manifeste. Sono molti i giovani ai quali non possiamo offrire formazione, occupazione, alloggi o speranza per il futuro. Esiste un terreno fertile per il fanatismo e il condizionamento di giovani ad agire per garantire più diritti per il loro gruppo o per la popolazione. Manca nella relazione un’analisi di questo aspetto.

Vi esorto in particolare a votare per l’emendamento n. 12, dal momento che la propaganda terrorista oggi è diffusa di solito su Internet, cosa che pochi di noi qui vedono o possono controllare. È una questione di generazione e noi dobbiamo aumentare e rafforzare la nostra conoscenza del reclutamento e creare misure migliori per prevenirlo. Altrimenti sostengo gli emendamenti del gruppo PSE.

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE). (DE) Signor Presidente, ringrazio profondamente l’onorevole Deprez e l’onorevole Guardans Cambó per i loro commenti. Credo che siano in linea con la posizione del nostro gruppo.

La relazione è intitolata “Fattori che propiziano l’appoggio al terrorismo e attirano nuove reclute tra i terroristi”. Altri oratori hanno accolto favorevolmente il fatto che stiamo parlando di questo problema e hanno ragione. Tuttavia, non stiamo discutendo per la prima volta. Quest’Assemblea e l’Unione nel suo insieme hanno parlato dei predicatori dell’odio e hanno adottato misure preventive per tagliare il flusso di fondi alle organizzazioni terroristiche. Sono di certo misure utili.

Al riguardo, credo che la relazione colpisca ampiamente nel segno. Credo che sopravvaluteremmo la situazione se vedessimo Internet come la radice di tutti i mali o come un porto sicuro. È indubbiamente uno spazio che riflette le tendenze sociali, proprio come fa la vita reale, e non credo che dovremmo concentrare tutti i nostri sforzi per reprimerla una volta per tutte. Semplicemente non ci riusciremo.

La qeustione, allora, è: cosa possiamo fare invece? Abbiamo parlato di servizi audiovisivi e quindi: perché l’Unione europea non agisce se certi canali trasmettono sul territorio dell’UE programmi di odio destinati direttamente ai bambini?

In uno dei programmi di Hezbollah, ad eempio, un personaggio travestito da Topolino – in qualsiasi forma – attacca i coloni ebrei. L’intenzione è insegnare ai piccoli palestinesi la loro storia. Non è il caso che uno Stato membro intervenga per fare cessare il problema. Invece, la Walt Disney ha rivendicato i suoi diritti su Topolino e alla fine della serie Topolino veniva fatto fuori da un colono ebreo.

E questo programma è stato trasmesso sul territorio europeo! Perché Hezbollah non si trova ancora sull’elenco dell’UE delle organizzazioni terroristiche? Abbiamo appena avuto un’interessante discussione con Dick Marty sulla questione. Ritengo che, in generale, siano necessari più elementi portanti per frenare il terrorismo nel suo complesso. Si devono di certo affrontare le radici del terrorismo nei paesi interessati, ad esempio creando sistemi sanitari, infrastrutture e sistemi scolastici. Non dovremmo consentire che a diffondere questi servizi siano le organizzazioni terroriste quali Hamas nella striscia di Gaza o Hezbollah, perché questi rifugi in seno alla società sono proprio i luoghi in cui le organizzazioni reclutano i loro sostenitori.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PAN ADAM BIELAN BIELAN
Vicepresidente

 
  
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  Bárbara Dührkop Dührkop (PSE). (ES) Signor Presidente, la nostra proposta di raccomandazione al Consiglio e alla Commissione intende apportare un contributo agli sforzi delle istituzioni e della società civile di eliminare i fattori che favoriscono il sostegno al terrorismo e il reclutamento di terroristi.

Commissario Frattini, la gestazione è stata lunga e laboriosa, ma non vi sono dubbi che varrà la pena votare domani per il risultato finale. La proposta si incentra sulla lotta contro l’estremismo islamico, un nuovo fenomeno in seno all’UE che richiede riflessione e mezzi per combatterlo.

Tuttavia, è facilmente estrapolabile per qualsisi altra causa terroristica che possa esse invocata, fra patriottismo e bandiere. Vorremo pertanto chiedere al Consiglio di considerare l’apologia come un reato nella decisione quadro contro il terrorismo. Sarebbe auspicabile estendere l’armonizzazione di questo reato ai 27 Stati membri, sebbene sempre, sottolineo sempre, nel massimo rispetto per la libertà di espressione.

La repressione e la prevenzione della radicalizzazione devono andare in parallelo. Se vogliamo prevenire la radicalizzazione, dobbiamo offrire istruzione e integrazione ai 13 milioni di musulmani che vivono nell’UE ed evitare di stigmatizzare questo 3,5% della popolazione. Per quanto riguarda le relazioni esterne dell’UE, chiediamo il dialogo e non lo scontro fra civiltà. Per questo motivo facciamo riferimento all’“Alleanza di civiltà” propugnata dall’ONU, e non riusciamo a comprendere il rigetto viscerale da parte di alcuni Stati membri.

Questo è l’Anno europeo del dialogo interculturale. Non vogliamo assistere al travisamento della religione: dobbiamo incoraggiare la partecipazione sociale e il dialogo. Questi sono alcuni dei successi della raccomandazione. Sono le proposte in essa contenute talmente distruttive da non potere essere accettate dal relatore precedente?

Onorevole Weber, devo dire che l’onorevole Mayor Oreja ha mostrato mancanza di cortesia parlamentare non spiegando alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni il perché abbia votato contro e successivamente respinto la relazione. La sua ossessione di portare al Parlamento l’opposizione sistematica che si applica a livello nazionale dice molto sull’orientamento democratico del precedente relatore. Con questo tipo di atteggiamento non progrediremo in termini di democrazia e quest’Aula è caratterizzata dal consenso, non da atteggiamenti scortesi.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE). (EN) Signor Presidente, ritengo che si tratti di una buona relazione e sottoscrivo quasi interamente le osservazioni del mio presidente e collega politico, l’onorevole Deprez. Ma dissento da lui e dagli altri per quanto riguarda il corretto campo di applicazione delle leggi antiterrorismo.

Non credo sia utile criminalizzare la glorificazione o l’apologia del terrorismo. Penso che anche il termine “giustificazione” sia problematico. Come molti di noi stavano discutendo prima con Dick Marty in merito alle liste nere dei terroristi e al congelamento delle loro attività, la legge deve essere giusta ed efficace se vuole rimanere credibile e sostenibile e godere del consenso dell’opinione pubblica. Si corre il grave rischio che l’estensione della legge penale, così come proposto, al di là delle azioni e delle intenzioni e comprendendo ilregno delle opinioni, dei commenti, e persino della fantasia, possa comportare il pericolo di configurare reati di pensiero.

Ciò avrebbe un effetto potenzialmente spaventoso sulla libertà di parola. Se dico che comprendo perché i curdi in Turchia provano rabbia e disaffezione per la soppressione della loro cultura, lingua e identità e per la negazione delle loro aspirazioni politiche, sto forse giustificando le bombe PKK?

Non c’è quasi nessuno in quest’Aula –putroppo forse qualcuno – che non glorificherebbe Nelson Mandela. Ma l’ANC ha commesso atti di terrorismo nella lotta contro l’apartheid totalmente repressivo. Vi sono persone, adesso statisti, che sono stati ospiti graditi in quest’Aula, che hanno un passato di combattenti per la libertà.

Forse sono una liberale confusa, interessata solo alla libertà di parola? No, perché la legge deve essere efficace. Consideriamo già reato l’incitamento a commettere atti di terrorismo. E questo ci offre la possibilità di puntare sui comportamenti e sui discorsi che hanno, come scopo, l’istigazione di un reato terroristico.

La scorsa settimana, la seconda corte suprema del Regno Unito, la corte d’appello, ha annullato le condanne di cinque uomini per possesso di materiale jihadista, esattamente perché non vi era la prova dell’intenzione di incoraggiare il terrorismo. Le condanne iniziali in questo caso hanno suscitato il risentimento di quanti – soprattutto giovami musulmani – volevano discutere, dibattere e criticare le politiche estere dell’Europa e degli Stati Uniti. Questo non aiuta a comdattere il radicalismo. Ma questi casi, inoltre, con il loro annullamento, hanno portato confusione e scompiglio a livello legislativo e questo è positivo per il terrorismo.

Rimaniamo fermi sulla condanna per l’incitamento. Non sconfiniamo nella glorificazione e nell’apologia.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE). (NL) Signor Presidente, vorrei esprimere il mio apprezzamento per la relazione che stiamo discutendo e anche per le parole del Commissario e per ciò che ha intenzione di fare. Anche nel mio paese, i Paesi Bassi, viene dedicata molta attenzione alla radicalizzazione e alle sue tragiche conseguenze. Noi stessi, nei Paesi Bassi, abbiamo dovuto far fronte al terribile omicidio di un produttore televisivo olandese, commesso da giovani provenienti da ambienti radicalizzati. Stiamo parlando di un gruppo piccolo, ma ciò che i suoi componenti fanno può avere grandi conseguenze. È molto importante collaborare e compiere ogni sforzo per snidare e isolare gruppi e giovani che potrebbero compiere attacchi terroristici.

Tuttavia, come hanno già detto altri in questa sede, anche la prevenzione della radicalizzazione è di vitale importanza. Il punto è mantenere il più piccolo possibile il gruppo che può votarsi alla violenza. Né la radicalizzazione sfocia sempre in violenza. È un male in ogni caso se i giovani si sentono totalmente isolati dalla società e non vogliono avere più niente a che fare con essa. La nostra esperienza ci riporta al fatto che la politica per affrontare la radicalizzazione è rivolta alle autorità locali. Certo, è importante guardare a ciò che si può fare nelle carceri e, più in generale, nel settore dell’istruzione per vedere come intervenire per impedire l’abuso di Internet. Tuttavia, per lo più sono sempre le autorità locali a potersi attivare nelle comunità per affrontare le cause della radicalizazione e individuare i giovani che ne sono sensibili. Penso che l’Unione europea, e il Commissario in particolare, possa svolgere un ruolo importante per riunire l’esperienza che abbiamo acquisito in varie città. La scorsa settimana il nostro gruppo è stato in visita di lavoro a Rotterdam, città in cui si sta facendo molto per affrontare e prevenire la radicalizzazione e per raggiungere i gruppi che ne sono sensibili.

È anche importante impegnarsi in un dialogo più ampio con le comunità islamiche nei nostri paesi. Alcuni dei giovani coinvolti vengono dalle comunità più larghe e se isoliamo il gruppo grande non saremo mai in grado di raggiungere quel gruppo piccolo. È fondamentale, quindi, iniziare il dialogo con l’idea che la maggior parte delle comunità islamiche che vivono nella nostra società non vuole avere niente a che spartire con quella che è un’interpretazione errata della loro fede, e investire molto in quell’ampio dialogo del mio gruppo, anche quest’anno, l’Anno del dialogo interculturale.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE).(SV) Grazie, signor Presidente, signor Commissario. L’UE deve indicare chiaramente che la lotta contro il terrorismo è, sia simbolicamente che praticamente, una dimostrazione di solidarietà. Sono necessarie maggiori risorse per consentire all’Europol di cooperare con i nostri servizi di sicurezza nazionali e conseguire risultati. Ciò discende, in particolare, dal recente malcontento seguito al riaccendersi dell’antagonismo per le vignette su Maometto.

Come è stato detto in questa sede, la lotta contro il terrorismo deve essere sostenuta sempre con mezzi legali e proporzionati. I voli CIA in Europa, l’uso della tortura, finte esecuzoni e waterboarding, che la CIA adesso ammette essere accaduti, e la creazione di speciali carceri segrete sono tutti fatti che devono essere condannati a gran voce. In questi casi, Commissario Frattini, l’UE avrebbe dovuto agire con molta più fermezza di quanto abbia fatto.

È un bene che la relazione segua un appoccio più ampio e tocchi i fattori che contribuiscono ad aumentare il sostegno per nuovi reclutamenti in gruppi che respingono i nostri modelli di società in favore della violenza e del settarismo.

Il fatto che gli autori dei terribili episodi di violenza di cui siamo stati testimoni negli ultimi anni siano nati o cresciuti in Europa è un insistente campanello d’allarme che ci invita a guardare anche alle nostre società con occhi più critici. Abbiamo bisogno di dialogare e di discutere con onestà sulla nostra politica in materia di integrazione e di rilascio di visti. Non possiamo e non dobbiamo evitare questioni difficili. Ma per me, una cosa è certa. È il nostro modo di pensare su quale dovrebbe essere la base della nostra normativa comune. L’attuale dibattito sulla legge sharia in Gran Bretagna mostra che le buone intenzioni spesso possono essere più di ostacolo che di aiuto.

Dobbiamo inoltre garantire che la normativa comunitaria non metta a repentaglio o accantoni importanti principi costituzionali, quali quelli che riguardano la libertà di espressione. La relazione parla di introdurre un nuovo concetto nella decisione quadro: “giustificazione del terrorismo”. Io credo che questa scelta sia deplorevole. Non perché non sia una buona idea garantire che tutti gli Stati membri abbiano leggi adeguate contro l’incitamento, ma perché è difficile, se non impossibile, arrivare a una definizione che possa essere applicata uniformemente e che non provochi problemi spinosi di interpretazione. Da un lato, vi è l’importante compito di individuare metodi per lottare contro il terrorismo e salvare vite umane. Dall’altro, vi è il principio della libertà di espressione e la preocupaizone di manterene un elevato livello di certezza giuridica in Europa. Si tratta di trovare il giusto equilibrio.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, signor Commissario, nel momento in cui i fanatici hanno spezzato vite innocenti e attaccato con le bombe le società democratiche, è ormai troppo tardi. Per quel motivo, non deve essere risparmiato alcuno sforzo, in partciolare – come sostiene il Commissario Frattini – quando si tratta della prevenzione. Il dialogo, quale chiave per la tolleranza, va posto in cima alla nostra attenzione. Tuttavia, abbiamo bisogno di una migliore cooperazione di polizia e dello scambio di dati; infatti, tutti gli strumenti che possiamo usare sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea dovrebbero essere rafforzati.

In particolare plaudo al fatto che il Commissario abbia attirato l’attenzione sull’importanza di aiutare le vittime. Non si tratta solo della tolleranza, ma anche di misure pratiche. Vorrei sottolineare che dovremmo vigilare sui predicatori dell’odio, è necessario. Le informazioni, comunque, devono poi essere elaborate. La glorificazione del terrorismo non è mai accettabile, quindi ci occorre una strategia della tolleranza zero per i reati commessi contro la nostra società.

Ritengo deplorevole che su una questione che è sempre stata un argomento molto serio di discussione in quest’Aula, la polemica nazionale si sia fatta strada nella presente relazione.

 
  
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  Manfred Weber (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, mi è stato chiesto dai membri del gruppo ALDE come intende votare il gruppo PPE-DE. Voglio dire ancora una volta che il gruppo PPE-DE sostiene il 95% del contenuto della relazione. Vorrei anche sottolineare che a mio avviso è molto triste che sia il rappresentante del gruppo ALDE che il rappresentante del gruppo PSE, colleghi spagnoli, abbiamo attaccato oggi il PPE-DE. Ritengo sia un peccato che questioni nazionali ci impediscano di trovare un accordo in quest’Aula.

Tutti coloro che vogliono che l’intera Assemblea raggiunga domani una decisione importante, dovrebbero votare per gli emendamenti del PPE-DE. Non stiamo cambiando alcunché del merito della mozione, ma stiamo eliminando l’aspetto inerente alla politica nazionale. Chiunque intende afferrare la mano tesa del gruppo PPE-DE può farlo domani.

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE). (DE) Signor Presidente, sono lieto che ci abbia dato la possibilità di parlare di nuovo, dato che la situazione era stata trattata in modo differente in un altro dibattito. Tuttavia, sebbene l’onorevole Pirker e io non sempre possiamo vedere le cose allo stesso modo – spesso discutiamo, e con grande gioia e fervore –, ritengo che abbia ragione a dire che tali discussioni non dovrebbero essere sfruttate per scopi nazionali. Crea soltanto disturbo e ci porta a falsi compromessi.

Sono sicuro che i colleghi spagnoli qui nell’Aula daranno una risposta diversa. So per esperienza che questo tipo di cose è inserito spessisssimo nel dibattito nazionale. Sono anche piuttosto stanco del fatto che – non per la prima volta – veniamo usati come una pallina di ping-pong fra il PPE-DE e il PSE in queste materie. Tuttavia, sono lieto che i liberali siano stati in grado di mediare e siano ancora in grado di raccogliere la sfida.

Il nostro collega dell’Irlanda del Nord purtroppo non è più presente. Questo mi irrita perché ha detto qualcosa che considero incredibile: ha detto che i terroristi non hanno gli stessi diritti umani fondamentali degli altri. Tuttavia, è proprio questo che ci distingue dai terroristi: il fatto che noi ritieniamo i diritti umani come universali. Non dovremmo mai dare l’impressione che quest’Assemblea potrebbe avere un’opinione diversa.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE). (EN) Signor Presidente, data l’importanza di questo dibattito, ho una domanda per il gruppo PPE-DE. È sorta la questione che se il gruppo PPE-DE avesse dovuto sostenere la relazione, avrebbe ritirato, e chiesto anche agli altri gruppi di ritirare, qualsiasi elemento relativo alla politica interna spagnola. Chiedo al rappresentante del gruppo PPE-DE quale emendamento presentato da quel gruppo è legato alla politica spagnola. Sarebbe molto interessante sapere, e poi potrebbe essere reso pubblico, quale degli emendamenti del gruppo PPE-DE riguarda la politica interna, È forse il riferimento alle Nazioni Unite nell’emendamento n. 1 che vogliono cancellare? Vogliono cancellare un riferimento alle Nazioni Unite? È quella la politica interna spagnola? Bisogna essere coerenti. Colui che sta cercando di introdurre la politica interna è l’onorevole Mayor Oreja, che non ha nemmeno avuto la correttezza di partecipare a questa tornata.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE). (EN) Signor Presidente, sarei estremamente grata se chi sta sostenendo l’emendamento per criminalizzare l’apologia fosse così gentile da rispondere ai punti che ho sollevato, che sono, innanzi tutto, il mio timore per le spaventose conseguenze sulla libertà di parola e, in secondo luogo, il fatto che non so come potrebbero essere resi operativi.

Qual è il collegamento fra l’esaltazione di un atto di terrorismo e l’esecuzione di un altro atto di terrorismo? Mi sembra che vi siano problemi giuridici, come ha statuito la Corte d’appello britannica la settimana scorsa, perché non vi è un collegamento diretto fra l’esaltazione e un nuovo atto terroristico, che esiste invece quando vi è incitamento. Inoltre, qual è la connessione diretta fra quello e un altro atto che viene commesso?

Se non si è in grado di stabilire quel collegamento, si rischia di soccombere nei tribunali per poi finire in una posizione molto peggiore di quella da cui si è partiti. Sarei grata a chi effettivamente sostiene la criminalizzazione dell’esaltazione o dell’apologia se potesse rendermi edotta, perché è qualcosa che non comprendo affatto.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, credo anch’io che questo dibattito di stasera abbia avuto una rilevanza politica notevole. E credo anch’io che si tratti di trovare insieme una soluzione politica largamente condivisa che formi oggetto di un rapporto che l’unanimità, se non la grande maggioranza dei gruppi, possano accettare.

Io credo che i terroristi oggi cerchino senza dubbio di realizzare una nuova forma di dittatura globale. Abbiamo vissuto nello scorso secolo le grandi dittature, ma questa è una dittatura che si basa sull’offesa al primo dei diritti fondamentali, cioè al diritto alla vita. Ed è chiaro che con la violenza e con l’odio questa strategia purtroppo è diventata una strategia globale.

Ecco perché la nostra reazione deve essere – vorrei dire – non soltanto di cooperazione di polizia, di servizi di informazione, ma deve essere una reazione politica in termini di prevenzione e di rimozione delle cause che conducono al terrorismo. Io credo che prevenzione voglia dire, e molti lo hanno sottolineato, sradicare l’odio, eliminare le ragioni dell’odio senza mai giustificare la violenza, perché il rischio gravissimo in cui non possiamo cadere è il giustificazionismo della violenza. Sradicare l’odio senza giustificare la violenza.

Qualcuno ha parlato di conflitto tra civiltà. Io credo che questa teoria lasci molto a desiderare. Io non sono personalmente convinto che sia in atto uno scontro tra civiltà. Io sono convinto che vi sia un conflitto interno al mondo islamico, cioè un conflitto tra una minoranza che abusa del messaggio religioso e una larga maggioranza di musulmani, direi assolutamente pacifici, che vogliono vivere in spirito di pace e di tolleranza. Se dobbiamo dare una risposta politica, onorevoli parlamentari, credo che l’unica possibilità sia rafforzare l’Islam riformista e pacifico contro quella minoranza che non è né riformista né pacifica.

Queste sono azioni tutte politiche, non sono azioni di polizia o di sicurezza. Ho parlato dei diritti delle vittime e credo che questo sia un tema da rafforzare. Io credo che i diritti delle vittime debbano essere più considerati rispetto a quanto si sia fatto in passato, per dare loro un aiuto concreto, che non è – credetemi, io ne sono convinto – soltanto un aiuto economico, ma è molto spesso un aiuto a loro o ai superstiti, ai parenti quando ci sono stati degli attentati e degli omicidi. Aiutarli a reinserirsi nella società dopo il trauma terribile che hanno subito. Anche questo è un diritto della vittima: non essere lasciato solo quando sopravvive ad un attentato e perde un parente o una persona cara.

Qualcuno ha detto che dobbiamo capire le cause del terrorismo. Io sono d’accordo, lo avevo già accennato, ma credo che non si debbano legittimare gruppi, organizzazioni o metodi terroristici cercando di capirli. Una cosa è capire, una cosa è legittimare: sono due aspetti fondamentalmente diversi.

E c’è un ultimo tema che vorrei richiamare. Credo che l’Unione europea avrebbe un grande ruolo politico nel mondo se riuscisse ad ottenere un risultato che finora non c’è stato. Il risultato è quello di spingere le Nazioni Unite verso, finalmente, l’adozione della Convenzione internazionale sulla definizione di terrorismo. Noi questa definizione non ce l’abbiamo ancora e questo ci crea notevoli problemi fuori dall’Europa. L’Europa ha una sua definizione di terrorismo, ma come voi sapete vi sono paesi membri dell’Assemblea generale dell’ONU che ancora non condividono né la sostanza né la procedura di una Convenzione ONU sul terrorismo.

Credo che qui l’Europa, se davvero unita intorno a questo tema, potrebbe fare un po’ quello che abbiamo fatto sulla moratoria della pena di morte: far muovere le Nazioni Unite su una grande posizione europea consolidata e, in questo modo, dare quella legittimazione globale alla risposta al terrorismo. Se il terrorismo è globale, la nostra risposta deve essere assolutamente ferma ma altrettanto globale.

 
  
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  Gérard Deprez, relatore (FR) Signor Presidente, al termine di questo dibattito vorrei fare tre riflessioni.

La prima è che, ad ascoltare il Commissario e la maggior parte dei partecipanti al dibattito, la cosa che più ci colpisce in realtà – per quanto riguarda l’analisi del fenomeno, la gravità della minaccia e l’equilibrio da raggiungere fra le misure di prevenzione e le misure di repressione – è una grande itnesa fra noi una volta che iniziamo a discutere dell’aspetto operativo delle cose: cosa dobbiamo analizzare, cosa dobbiamo prevenire e cosa dobbiamo reprimere.

In secondo luogo, purtroppo, ho la sensazione che per certi elementi per lo più simbolici, domani non saremo in grado di raggiungere il consenso che è necessario e ne sarei dispiaciuto perché, dopo avere esaminato l’elenco degli emendamenti, mi sembra che la maggior parte delle divergenze sia di natura simbolica più che sostanziale. Il problema è che questi conflitti di interesse simbolici potrebbero essere attenuati se i partiti decidessero di fare un gesto, il che non è che sempre una delle caratteristiche principali dei gruppi politici che costituiscono quest’Assemblea.

In terzo luogo, vorrei quanto meno rivolgere alcune riflessioni ad alcuni dei presenti in Aula, in particolare – e l’onorevole Alvaro la pensa allo stesso modo – nei confronti del collega irlandese il quale ritiene che nella lotta contro il terrorismo non sia necessario il rispetto dei diritti umani. A mio avviso, quest’atteggiamento è rischioso, molto rischioso, contro i valori sui quali si basa la nostra società. Vi è un capo di Stato, e l’ho sentito una volta parlare alla televisione, un capo di Stato europeo che vorrebbe andare con un coltello in mano contro i terroristi e ammazzarli tutti. Ebbene, in quel regime adesso si avvelenano gli oppositori, si lasciano assassinare i giornalisti e si tengono elezioni, senza sapere se sono libere o pilotate. Giocando con i diritti umani nella lotta contro il terrorismo si corre il rischio di una deriva inaccettabile delle nostre società democratiche.

Siamo anche stati interpellati direttamente dall’onorevole Ludford sul problema dell’apologia del terrorismo. Non possono risponderle sul merito, ma direi semplicemente che sono il relatore della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, alle condizioni che lei conosce, e che quando ho presentato le mie idee poc’azni, mi sono basato sul paragrafo 10 della relazione che è stata votata dalla commissione, che dichiara molto chiaramente, onorevole Ludford, che la commissione, e quindi il Parlamento, chiede discussioni aperte sulla modifica della decisione quadro al fine di inserire la giustificazione del terrorismo nell’ambito di applicazione, e così via.

Non ho quindi rivolto alcun invito, ho soltanto espresso ciò che era stato raggiungo dalla commissione per le libertà civili; tuttavia, le risponderò a titolo personale. Quando parlo di apologia del terrorismo, apologia significa incitamento e credo che l’incitamento sia penalmente perseguibile.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 19 febbraio 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Lena Ek (ALDE), per iscritto.(SV) La lotta contro il terrorismo può essere combattuta solo in modo confacente a una società aperta, democratica e giusta. È necessario che le minacce a una società aperta siano contrastate con i metodi di una società aperta.

Dobbiamo trovare un equilibrio fra la nostra azione e le misure che prendiamo, salvaguardando i diritti umani e lo Stato di diritto, e non dobbiamo ricorrere a misure che mettano in pericolo l’integrità personale.

Ho deciso, quindi, di votare contro la proposta dell’onorevole Deprez di raccomandazione al Consiglio dei fattori che favoriscono il sostegno al terrorismo e il reclutamento di terroristi.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE) , per iscritto. – (RO) La cooperazione fra le istituzioni dell’UE nella lotta contro il terrorismo dovrebbe essere perfezionata, tenendo conto dell’acuirsi del fenomeno.

Ritengo che il terrorismo sia diventato il nemico numero uno dei valori europei, della stabilità globale e della pace. Se ricordiamo gli eventi dell’11 settembre 2001 o quelli di Madrid di alcuni anni dopo, abbiamo un’immagine perfetta che esprime orrore, panico e sofferenza.

Le istituzioni europee avrebbero dovuto sviluppare una strategia per prendere dimestichezza, ridurre ed eliminare questo fenomeno fin da quei momenti. È necessario per noi iniziare uno studio quanto più approfondito possibile al riguardo: per mostrarne le cause, cosa rende i terroristi così audaci e capaci di rinunciare alle loro vite per diventare martiri, i martiri di chi, come avviene il reclutamento, chi lo finanzia e come possiamo intervenire per scoraggiare questo fenomeno.

Pertanto, per scoprire tutto questo e per controllarlo nell’interesse dell’UE, le istituzioni europee dovrebbero occuparsi dell’elaborazione di questa strategia.

In tal modo, l’UE darà un segnale di unità e di forza al mondo intero.

 

26. Strategia dell’UE per assicurare alle imprese europee l’accesso ai mercati (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Guardans Cambó a nome della commissione per il commercio internazionale, sulla strategia dell’Unione europea per assicurare alle imprese europee l’accesso ai mercati [2007/2185(INI)] (A6-0002/2008).

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, relatore. − (ES) Signor Presidente, durante le discussioni sulla strategia di Lisbona e sul suo significato per la crescita e la competitività in Europa, la questione del commercio estero non ha ricevuto, purtroppo, l’attenzione che meritava quale parte sostanziale di una strategia per la competitività, la crescita e l’occupazione nell’Unione europea. Oggi, molto tempo dopo, la Commissione europea ha corretto la situazione, ha rettificato le cose e ha fatto chiaramente del commercio estero, l’accesso ai mercati esteri, un nuovo pilastro delle struture che devono portare alla crescita e al benessere nell’Unione europea.

L’esportazione di prodotti e servizi è una componente di base della competitività delle nostre economie e può generare occupazione e ricchezza nell’Unione europea. Le principali difficoltà a questo accesso, a queste esportazioni, derivano in particolare da barriere non tariffarie, piuttosto che dalle tariffe generalmente riconosciute. La Commissione ha già realizzato una vasta consultazione, dimostrando così le proprie intenzioni – che noi sosteniamo – nel contesto della più ampia strategia per un’Europa globale. La relazione, infatti, copre molte, o almeno alcune delle risposte ricevute nel corso della consultazione, e che la Commissione in quel momento aveva deciso di non includere.

La globalizzazione non è una minaccia esterna dalla quale dobbiamo proteggerci. A mio avviso, è una grandissima opportunità per raggiungere quello non abbiano raggiunto prima, e un mercato più ampio è uno strumento per creare ricchezza, in altre parole, creare occupazione e migliorare il benessere dei cittadini. Chiaramente, e lo dico espressamente rivolgendomi a una parte dell’Aula, quello che la relazione chiede è l’accesso al mercato, quell’accesso al mercato che deve essere promosso, una strategia che possa e debba rispettare le circostanze di ogni paese. La leadership europea nel settore sa rispettare le legittime preoccupazioni delle economie emegenti e deve continuare a farlo.

Tuttavia, una delle economie più aperte del mondo, com’è quella europea, non può permettersi di essere ostaggio di certi dogmatismi. L’esportazione di beni e servizi non può essere soggetta a barriere ingustificate, né tanto meno gli appalti pubblici, e la Commissione può e deve fare di più in entrambi i settori. Può e deve migliorare i suoi strumenti a Bruxelles, nel quadro dell’UE, attraverso un migliore coordinamento con le agenzie di promozione del commercio degli Stati membri e delle regioni, e con le imprese interessate. È qui, signor Commissario, che la parola sussidiarietà dovrebbe essere compresa nel senso più ampio. È qui che la Commissione deve svolgere un ruolo che nessuno può assolvere al suo posto, un ruolo che non arrechi disturbo a nessino, ma che ci arricchisca tutti, coordinando i lavori che già fanno altri, forse con meno efficacia di quanto potrebbe fare la Commissione.

La relazione quindi delina una serie di punti specifici, alcuni particolarmente concreti, che la Commiassione può migliorare nel contesto della sua strategia di accesso ai mercati. Non intendo leggerli qui, ma sono estremamente chiari e precisi, e possono essere valutati con la stessa precisione. Stiamo avanzando una richiesta estremamente specifica alla Commissione, di definire azioni ad hoc per difendere e migliorare la presenza dei prodotti delle PMI nei mercati dei paesi terzi, dato che sono questi prodotti a incontrare la maggior parte delle difficoltà quando non godono di protezione.

La Commissione, inoltre, può e deve assicurare un miglior coordinamento delle risorse in loco, senza urtare le sensibilità o escludere nessuno. Ciascuno Stato, ciascun organismo di sostegno alle esportazioni, ciascuna delegazione commerciale di uno Stato membro, senza offendere nessuno, le delegezioni commerciali dell’UE possono rafforzare il loro ruolo nei paesi terzi. Non può esserci giustificazione per la mancanza di comunicazione fra alcuni attori commerciali stranieri, di cui sarà a conoscenza chiunque abbia fatto una visita in loco. Né possiamo scartare, quando possibile, un approccio multilaterale genuino al fine di migliorare la standardizzazione e la necessità di migliorare i meccanismi in seno all’OMC, tutto questo sarà estremanente utile.

Ritengo quindi che possiamo tutti essere contenti dell’adozione della relazione, presumibilmente a grande maggioranza. Io, in particolare, desidero ringraziare il segretariato della commissione per il commercio internazionale, che ci ha aiutato nella stesura della relazione, e i relatori ombra dei vari gruppi parlamentari che hanno presentato emendamenti e migliorato il testo.

Questo è l’inizio di un nuovo slancio politico. Non è solo un documento da approvare, incorniciato e appeso al muro. È l’inizio di una strategia, come suggerisce il nome, e una strategia richiede un’intera gamma di misure. Queste misure devono essere attuate e noi dobbiamo poter chiedere alla Commissione in un momento successivo di tornare in quest’Aula e spiegarci come sono state attuate.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare in modo particolare il relatore, l’onorevole Guardans Cambó, e la commissione per il commerccio internazionale per questa relazione molto custruttiva. Il testo conferma che condividiamo una visione comune, sia sull’importanza di una strategia proattiva per l’accesso ai mercati in favore delle imprese europee e i lavoratori, che sul principio che dovrebbe costituire la base di questa strategia.

Le priorità definite nella relazione – PMI, barriere ai servizi e agli investimenti, appalti pubblici e diritti di proprietà intellettuale – sono anche mie priorità. È lo stesso messaggio che il Consiglio europeo ha trasmesso lo scorso giugno, di nuovo in risposta alla nostra relazione intermedia dello scorso mese. Abbiamo creato un nuovo e forte consenso sull’importanza di questo lavoro.

Al centro della strategia per l’Europa globale che abbiamo lanciato nel 2006 vi era l’ìmpegno a mantenere i nostri mercati europei aperti e a incentrare le nostre risorse sulla creazione di nuove opportunità per i lavoratori europei e le imprese europee nei mercati dei nostri principali partner commerciali. Possiamo farlo soprattutto attraverso un accordo commerciale di successo con l’OMC, ma possiamo farlo anche attraverso una nuova generazione di accordi di libero scambio. Stiamo parlando di un approccio più mirato per le moderne barriere commerciali, e in particolare le barriere non tariffarie, che operano non ai confini, ma al loro interno. I lavoratori europei e le imprese europee possono concorrere quasi dovunque se ricevono opportunità eque e parità di condizioni in base alla quali competere. Il nostro lavoro è sostenerli e fornire loro una piattaforma a tal fine, il che significa incentrarsi sulle barriere, sulle condizioni e sulle pratiche regolamentari discriminatorie che vanno contro loro e negano loro quell’equa opportunità di competere e commerciare.

Nel 2007 la sfida è stata tradurre in realtà questa politica. In particolare, abbiamo puntato al rafforzamento delle nostre risorse in loco nei nostri mercati più importanti, creando gruppi per l’accesso ai mercati che riuniscono un’impresa, uno Stato membro, più il personale e gli esperti della Commissione. Sono queste le persone che conoscono realmente i mercati e le politiche locali e comprendono chiaramente cosa è necessario o cosa è possibile fare. Questa soluzione ha prodotto buoni risultati. Negli ultimi sei mesi abbiamo ottenuto importanti successi nell’America del Sud, nell’Asia centrale, nell’Asia meridionale, in Giappome e in Russia, e abbiamo intensificato la nostra cooperazione con gli Stati Uniti sull’accesso al mercato, che si è rivelata utile per alcuni di questi traguardi.

Abbiamo anche introdotto un registro di denunce on line per le imprese dell’UE e lanciato una comunicazione in tempo reale e mensile sui lavori in materia di accesso al mercato. Io, pertanto, dissento leggermente dal suggerimento proposto dalla relazione che la Commissione non abbia fatto abbastanza per sfruttare il pieno potenziale di questo partenariato durante la fase di avvio. Questo non significa che consideri perfetta la collaborazione o che mi senta minimamente soddisfattto su ciò che potremmo fare in modo diverso, e anche meglio di quanto non facciamo attualmente.

Concordo che questa nuova strategia sia un processo dinamico che richiede una costante vigilanza e un impegno duraturo. Francamente, ci occorrono difensori di più alto profilo per ciò che stiamo facendo e per il modo in cui abbiamo deciso di portare avanti i nostri obiettivi, sia in quest’Aula che fra gli Stati membri – persone che credano nell’apertura economica, ma che non temano di parlare in favore dell’apertura reciproca dei mercati, soprattutto in quelle economie emergenti la cui crescita è stata spinta dal loro accesso ai nostri mercati. È giusto, è leale ed è il principio del commercio internazionale in cui crediamo – che mentre apriamo agli altri i nostri mercati, anche gli altri dovrebbero aprirci gradualmente i loro mercati, se vogliamo che il principio del commercio internazionale sia adeguatemten onorato.

Concordo con il relatore quando invita le parti interessate a partecipare a questo partenariato. Continuiamo a migliorare il nostro lavoro di coordinamento con gli Stati membri e l’industria, ma abbiamo bisogno che questi esperti si diano da fare se vogliamo sfruttare il nostro potenziale.

Per quanto riguarda le risorse, sono grato per l’aumento di personale che le autorità di bilancio hanno assegnato alla DG Commercio. Continueremo a chiedere più risorse per i mercati più importanti in Asia e, ad esempio, in Brasile. Nel frattempo, abbiamo rafforzato il nostro personale di Bruxelles impegnato nelle attività relative all’accesso ai mercati.

Infine, prendo nota della vostra richiesta di ricevere una relazione annuale dalla Commissione. Insieme alle relazioni periodiche, sarei lieto di discutere la relazione sull’attività annuale con il Parlamento.

Ringrazio nuovamente il relatore e l’Assemblea per il suo impegno in questo lavoro particolarmente importante. È fondamentale mantenere le nostre energie e i nostri impegni nel 2008 e oltre. Questa priorità significa molto per me e per i miei servizi. Significa molto per le nostre imprese in Europa e per l’occupazione che esse sono in grado di creare per i nostri lavoratori, che passa da un maggiore accesso ai mercati e dal rafforzamento del commercio mondiale, che è alla base della nostra politica strategica commerciale per un’Europa globale.

(Applausi)

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. − (RO) Signor Presidente, signor Commissario, la strategia di accesso al mercato dell’Unione europea è stata avviata nel 1996. La Commissione ha sviluppato un servizio libero che fornisce agli esportatori europei un registro elettronico pubblico, aggiornato, sulle condizioni di accesso al mercato in circa 100 paesi.

Nel 2007, nella zona dell’euro, gli scambi hanno registrato un’eccedenza di 28,3 miliardi di euro, rispetto a un disavanzo di 9,3 miliardi di euro nel 2006. Nel 2007, l’UE-27 ha registrano un disavanzo di 18,7 miliardi di euro rispetto al deficit di 192,1 miliardi di euro nel 2006. Pertanto, a livello comunitaro, si dovrebbe agire in modo che gli Stati membri al di fuori della zona dell’euro diventino più competitivi.

Riteniamo che l’accesso ai mercati sarà facilitato promuovendo i valori e i principi dell’Unione europea nei paesi terzi e promuovendo i mercati aperti, formulando norme sociali e ambientali e garantendo la protezione dei diritti intellettuali.

Gli investimenti nella ricerca, le campagne promozionali per rendere pubblici i servizi e le informazioni disponibili, il miglioramento del sistema informatico comunitario relativo all’accesso ai mercati, il collegamento delle banche dati specifiche e la formazione di specialisti che sosterrebbero le imprese europee sono tutti elementi che dovrebbero fare parte del partenariato della Commissione con gli Stati membri e le imprese europee.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, la nuova strategia per l’accesso ai mercati della Commissione dovrebbe contribuire realmente a eliminare le barriere nei paesi terzi. Pertanto, come dice il Commissario, è un’integrazione appropriata all’OCM e un’integrazione importante agli accordi di libero scambio. Sono molto soddisfatta della relazione positiva del Parlamento e vorrei ringraziare il relatore, l’onorevole Ignasi Guardans Cambó, che è riuscito a definire priorità molto chiare: una migliore cooperazione con le imprese europee e un maggiore sostegno per le piccole e medie imprese; il servizio di assistenza (help-desk) in seno alla Commissione, ma anche in loco nei paesi terzi. Penso che l’Istituto europeo in Cina per le piccole e medie imprese europee sia un’eccellente iniziativa della Commsisione.

È una questione di reciprocità. Noi apriamo il nostro mercato ai paesi terzi e poi i mercati di quei paesi terzi dovrebbero essere aperti alle imprese europee, in particolare nelle economie emergenti di Cina, India, Brasile e Russia. Dovremmo quindi dare questa priorità nella strategia sull’accesso al mercato, con gruppi per l’accesso al mercato che assisteranno le imprese europee in quei paesi. Ciò significa che dobbiamo assegnare il personale sufficiente a tal fine, anche nelle ambasciate europee, come è già stato detto. Le imprese europee sono il più grande esportatore del mondo e noi dobbiamo competere di continuo contro misure protezionistiche, anche in quei paesi terzi. Stabilite le vostre priorità per i settori che sono importanti: servizi, appalti pubblici, investimenti, proprietà intellettuale e procedure doganali.

Sono lieta del suo annuncio che presenterete una relazione annuale e sarebbe bene discutere le priorità una volta l’anno. Lei ha dimostrato ambizione ed è una cosa preziosa per noi. Mi auguro davvero che mostri ambizione quando si trattetà di adattare gli strumenti di protezione del commercio, la stessa ambizione di cui ha dato prova in questa strategia.

 
  
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  Carlos Carnero González, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, vorrei esordire congratulandomi con il relatore per il suo importante lavoro in termini di proposte e di analisi.

Quest’Assemblea non vota su dichiarazioni esplicative, ma se lo facesse su questa relazione, voterei a favore perché giustifica le principali proposte dispositive. Quindi posso annunciare il sostegno del gruppo socialista, con la richiesta che il relatore tenga conto di alcuni dei principali emendamenti che abbiamo presentato, conformi agli ideali di un gruppo di sinistra.

L’Europa è certamente il più grande esportatore di merci del mondo e il principale prestatore di servizi. Inoltre, in un contesto globalizzato, abbiamo il diritto legittimo di commercializzare quanti più nostri prodotti e servizi possibile nei mercati dei paesi emergenti. Perché no? È logico e normale, ed è ciò che vorrebbero i nostri cittadini. Quindi le proposte avanzate nella relazione e definite nella comunicazione della Commissione sono corrette, iniziando dalla prevenzione delle barrieere non tariffarie, una “Idra”, come il relatore correttamente le definisce. Una Idra che lavora dietro le quinte, non solo impedendo ai prodotti e ai servizi europei di raggiungere i mercati, ma impedendo anche lo sviluppo equilibrato in quei paesi e mercati.

Sono quindi dell’avviso che la relazione percorra la strada giusta, perché si tratta di realizzare la nostra agenda di Lisbona e rafforzare il nostro modello sociale. Dobbiamo anche garantire che questo modello possa penetrare nei paesi emergenti con i quali desideriamo commerciare. Non ho dubbi che questo andrà a vantaggio sia dei lavoratori europei che dei lavoratori degli altri paesi.

Attribuiamo grande importanza alle condizioni di lavoro, alla sicurezza, alla protezione dell’ambiente e, soprattutto, ai diritti. Questi sono i nostri principali emendamenti.

Devo ribadire la nostra richiesta che il relatore ne tenga conto. Infatti, come possiamo raggiungere in concreto questi obiettivi? Li raggiungiamo attraverso una cooperazione più intensa – non so se può essere chiamata cooperazione “rafforzata” dato che crea confusione con le disposizioni istituzionali del nuovo Trattato – fra UE, Stati membri e imprese, iniziando dal sostegno alle PMI. Congratulazioni, quindi e buona serata.

 
  
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  Cristiana Muscardini, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sappiamo come questo argomento sia delicato e con quanta attenzione sia seguito nei nostri rispettivi paesi.Il gruppo UEN si considera molto soddisfatto della proposta presentata dall’on. Guardans Cambó e del lavoro di completamento della stessa in commissione per il commercio internazionale. Tengo a congratularmi con il relatore, apprezzando l’analisi e l’angolazione europea e quindi l’accento sulle difficoltà spesso generate da ostacoli ingiustificati, con le quali deve confrontarsi l’industria europea sui mercati internazionali.Migliorare tale competitività vuol dire dare una mano importante per la buona riuscita della strategia di Lisbona. Se siamo capaci di offrire migliori spazi nei mercati internazionali all’industria europea metteremo le imprese in condizioni di crescere, di investire anche in savoir-faire e tecnologia e di creare maggiore occupazione. E’ questo che ci viene chiesto da molti settori economici dei nostri paesi.L’accesso per l’industria europea sui mercati stranieri trova ostacoli di varia natura. Le barriere si compongono di un insieme di misure di vario tipo che vanno da regolamentazioni farraginose e da scoraggiare l’investimento o l’ingresso sul mercato a pratiche commerciali sleali, a scarsa attenzione ai diritti di proprietà intellettuale e a contraffazione diffusa a discapito dei prodotti europei e, più in generale, violazioni serie e sistematiche delle regole OMC e di altre norme che disciplinano il commercio internazionale.

La comunicazione della Commissione va nella giusta direzione e il Parlamento vuole appoggiare le iniziative indicate, volte a migliorare l’accesso sui mercati straieri. Tra queste l’instaurazione di un partenariato strategico rafforzato tra la Commissione, che manterrebbe il suo ruolo di coordinatrice, gli Stati membri e le imprese dell’Unione europea, al fine di sostenere gli operatori commerciali e soprattutto le piccole e medie imprese che vogliono avere contatti o esportare nei paesi terzi.

Bisogna rafforzare la presenza nelle delegazioni della Commissione situate in alcuni paesi chiave. Queste mosse devono essere inserite in una strategia più ampia, portata avanti congiuntamente con i principali partner commerciali, quali Stati Uniti, Giappone e Canada, che hanno a livello internazionale le nostre stesse preoccupazioni e possono farsi promotori con l’Unione di un accordo multilaterale sulla materia, promuovendo meccanismi OMC che consentano risposte rapide in caso di nuovi ostacoli non tariffari.

L’azione a livello multilaterale, la più efficace per il numero dei paesi coinvolti e anche la più difficile, ha bisogno quindi di essere accompagnata da accordi nei quali bisogna far emergere e risolvere da parte nostra le incongruenze legate alla presenza di ostacoli ingiustificati nei paesi terzi.

 
  
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  Carl Schlyter , a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV) Signor Presidente, quando si legge la comunicazione della Commissione e in particolare la relazione del Parlamento, si potrebbe pensare che la povera piccola UE sia discriminata da forze straniere maligne. Questo emerge in modo speciale dal paragrafo 4 della relazione, in cui si sollecita la Commissione a garantire la difesa degli interessi commerciali legittimi dell’Unione europea rispetto alle pratiche commerciali scorrette o sleali attuate da paesi terzi. E ancora: “quando un paese terzo limita indebitamente l’accesso delle imprese dell’Unione europea al proprio mercato, quest’ultima dovrebbe reagire rapidamente e con fermezza”.

Dovremmo essere cauti nell’uso di questo tipo di linguaggio verso le ex colonie. Esse ricordano quando l’Europa ha agito per l’ultima volta con fermezza in difese dei propri interessi. Quel tipo di discorso può danneggiarci più di qualsiasi restrizione commerciale.

Certo, la Commissione ha ragione quando afferma che vi sono barriere tecniche agli scambi e norme sleali. Dobbiamo discuterle con i nostri partner con calma e ragionevolmente e risolvere i problemi che potrebbero verificarsi. Estendo l’invito non solo alle imprese, ma anche alle organizzazioni volontarie, comprese quelle dei paesi terzi. Forse possiamo comprendere come sono sorte quelle regole e capire se sono ragionevoli o meno.

Sono indeciso sull’elenco di dieci punti. Procedure di esportazione restrittive per le materie prime, un massimale per la proprietà estera nei servizi, limitazioni agli investimenti diretti esteri, procedure di appalto statali e applicazione degli aiuti di Stato: sono elementi che devono essere visti come barriere agli scambi che hanno una loro giustificazione. Derivano da norme legittime e da misure amministrative delle autorità pubbliche. Non possono essere rimosse senza consultazione pubblica e previa deliberazione, se non vogliamo compromettere la stabilità di quei paesi.

I paesi devono avere il diritto di proteggere la salute e l’ambiente e di avere procedure che garantiscano che le loro imprese locali non siano escluse completamente dalla concorrenza interanzionale, creando così disoccupazione di massa. E non possiamo nemmeno essere così irragionevoli da aspettare che quei paesi proteggano i nostri diritti di proprietà intangibili quando hanno appena le risorse per proteggere i diritti umani. Dovremmo promuovere la libertà piuttosto che tendere trappole.

Dobbiamo tornare a quelle norme che mirano a favorire le imprese nei loro paesi che hanno attività estere e che agiscono contro gli attori stranieri. Ecco dove possiamo eliminare le regole. Dovremmo essere in grado anche di chiudere un occhio per quelle regole che, direttamente o indirettamente, sono intese a proteggere la popolazione o le imprese attive localmente. Noi stessi proteggiamo le nostre industrie fino a che non sono abbastanza forti per concorrere a livello internazionale. Consentiamo agli altri di fare altrettanto.

 
  
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  Christofer Fjellner (PPE-DE).(SV) Creare l’accesso al mercato significa abolire le barriere tariffarie e non tariffarie agli scambi in tutto il mondo. È una priorità importantissima per la politica commerciale dell’Unione. Crea non solo opportunità commerciali per le imprese europee, ma dà loro anche l’accesso a prodotti migliori e più economici in altre parti del mondo. Crea prosperità nel globo.

È anche una questione sulla quale ritengo vi è un accordo inusuale nell’Assemblea. È gratificante in un momento in cui il protesionismo si sta diffondendo ovuqnue nel mondo. Pensso quindi che la comunciazione della Commissione e la relazione dell’onorevole Guardans Cambó siano ben accette più che in qualsiasi altro momento. Sono realmente ottime.

Nella discussione vorrei atytirare l’attenzione su un’altra questione che non dobbiamo ignorare – l’altro aspetto dell’apertura – Ritengo che siano collegati. Anche alle imprese europee occorre l’apertura in seno all’Europa per essere competitive su base globale e avvalersi dell’accesso al mercato che possiamo ottenere in altri paesi. Nel nostro mondo globalizzato, ove esiste un numero sempre più elevato di imprese dotate di catene di fornitua globali, le nostre tariffe possono essere dannose per le nostre imprese di successo al pari delle tariffe alle quali ci opponiamo negli altri paesi.

Ho una proposta concreta per il Commissario, proposta che potrebbe contribuire a risolvere la questione. Quando le imprese incontrano problemi commerciali in seno all’UE, li riferiscono al Solvit, che è uno strumento eccellente per aumentare la mobilità sul mercato interno. Se un’impresa ha un problema di esportazione verso un paese esterno all’UE, lo riporta nella banca dati sull’accesso ai mercati. Anche questo è uno strumento importantissimio. Entrambi i sistemi forniscono una base per negoziare come può essere facilitato il commercio. Speriamo di potere sviluppare la banda dati sull’accesso ai mercati o il Solvit per trattare i problemi che le imprese importatrici possono incontrare nell’UE.

Se lo facciamo, sia noi che il resto del mondo possiamo contunuare a spostarci in una direzione più favorevole al libero scambio. Allora possiamo mostrare che l’Europa è leader nell’apertura dei mercati, sia all’esterno che al suo interno.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN). (PL) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Guardans Cambó copre tutti i settori che riguardano il rafforzamento del partenariato per consentire agli esportatori europei un accesso più facile ai mercati dei paesi terzi.

Le pratiche protezionistiche, la concorrenza sleale e l’introduzione di barriere burocratiche spesso limitano l’accesso a quei mercati. Le piccole e medie imprese creano la maggior parte dell’occupazione in Europa, ma incontrano problemi particolari per le esportazioni. Le loro opportunità sono limitate a causa della mancanza delle risorse necessarie per la ricerca, nuove tecnologie, per prendere piede in quel mercato e adeguare i rispettivi prodotti e servizi ai consumatori.

La relazione sottolinea a ragione la necessità che le risorse governative e diplomatiche europee offrano alle PMI una valida assistenza. L’Unione europea dovrebbe rafforzare la sua azione logistica e offrire un sostegno adeguato per facilitare queste imprese a essere attive sui mercati dei paesi terzi.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE). (EL) Al pari di lei, signor Commissario, siamo particolarmente preoccupati per la mancanza di reciprocità nelle condizioni di accesso e del trattamento non paritario dei prodotti europei da parte di numerosi partner.

Nell’industria tessile e nel settore dell’abbigliamento, ad esempio, l’UE applica una tariffa media del 9%, che è una delle più basse del mondo. D’altro canto, molti concorrenti impongono tariffe fino a oltre il 30%, insieme a una serie di barriere non tariffarie.

Pertanto, anche le economie emergenti hanno bisogno di accettare, in certa misura, il principio della reciprocità delle concessioni, conformemente al loro livello di sviluppo e alla loro competitività in un dato settore. La protezione dei diritti di proprietà intellettuale e delle indicazioni geografiche a livello globale resta sostanzialmente inadeguata; neutralizza il vantaggio competitivo dell’elevato valore aggiunto dei prodotti industriali e agricoli europei.

L’armonizzazione dei modelli di regolamentazione internazionali e delle norme facilita l’accesso ai mercati esteri e non deve rendere più flessibile il quadro normativo europeo di protezione in materia di ambiente, politica sociale, sanità pubblica e consumatori.

È proprio il contrario. L’oggetto è la convergenza, ma verso l’alto. Riveste una speciale importanza la classificazione delle importazioni secondo le specificazioni e i requisiti pertinenti, nonché la ricerca di metodi di successo per affrontare il dumping ambientale e sociale.

Infine, vorrei sottolineare che le piccole e medie imprese devono essere il fulcro della nuova strategia di accesso ai mercati.

Mi congratulo con il relatore e con il relatore ombra nonché con il Commissario. Accogliamo con favore l’iniziativa della Commissione sulla nuova strategia per l’accesso ai mercati.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE). (CS) Signor Commissario, anch’io sono convinta che le delegazioni della Commissione e i nuovi gruppi per l’accesso ai mercati che operano nei paesi terzi abbiano bisogno di un mandato molto più forte. La Commissione, a mio avviso, dovrebbe riconsiderare le sue priorità nell’assegnazione delle risorse umane nelle delegazioni dell’UE e aumentare il personale delle delegazioni, in particolare quelle che operano in Cina, India, Russia e Brasile. Gli Stati membri dovrebbero svolgere un ruolo sostanziale per contribuire alle risorse umane e finanziarie di queste delegazioni, proporzionalmente ai loro interessi commerciali. Inoltre, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero rafforzare la cooperazione con le camere di commercio europee, le associazioni e le agenzie degli Stati membri nei paesi terzi. Questo è fondamentale per lo scambio di informazioni fra delegazioni, ambasciate e associazioni di imprese europee e andrebbe in particolare a vantaggio delle PMI. L’obiettivo principale della nostra strategia, tuttavia, deve essere la reciprocità delle relazioni, soprattutto, ad esempio, in Cina, e l’attuazione più rigorosa della normativa internazionale sugli scambi, senza etichettare questa attuazione come protezionismo.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, ho trovato interessante che il Commissario sia stato l’unico a menzionare i colloqui sul commercio internazionale. Forse è un’occasione per ricevere informazioni sulle nuove possibilità che un accordo favorevole nell’ambito dell’OMC ci darebbe nei mercati dei nostri principali partner commerciali. Ma l’ha detto anche lei, signor Commissario, che forse le possibilità potrebbero derivare da una nuova generazione di accordi sul libero scambio. Sta ammettendo la sconfitta dell’OMC? Forse potrebbe darci informazioni aggiornate in merito, perché credo che questa sia una parte fondamentale del dibattito.

Posso chiederle di fugare alcuni timori sull’attuale situazione della parte agricola dell’OMC? Vi sono timori su ulteriori concessioni da parte dell’UE sulle tariffe all’importazione per prodotti delicati, e alcuni importanti aumenti della quota tariffaria che fanno parte dell’agenda, perché vi è anche la questione di quali progresi state compiendo nell’OMC sull’accesso per i prodotti e i servizi non agricoli. Ritengo che dobbiamo ricevere un aggiormanento, se lei può darcelo, nell’ambito di questa discussione.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). (PL) Signor Presidente, intervenendo nella discusione desideriamo attirare l’attenzione su tre aspetti. Il primo: è essenziale che l’Unione europea assuma una posizione ferma e univoca in ogni situazione in cui gli interessi all’esportazione di uno Stato membro vengono minacciati a causa di pratiche sleali da parte di paesi terzi. Al riguardo, dovremmo citare l’atteggiamento adottato dall’Unione europa nel caso dell’embargo che ha impedito alla carne e ai prodotti agricoli polacchi di accedere al mercato russo. Putroppo, la posizione nei confronti della Russia è stata adottata solo dopo un anno di restrizioni da parte di questo paese sulle espostazioni polacche, e successivamente la Polonia ha usato il suo veto per bloccare le preparazioni dell’accordo UE-Russia.

Il secondo: l’apertura dei mercati dell’Unione ai prodotti e ai servizi di paesi terzi dovrebbe essere regolata dal principio di reciprocità. L’Unione nel suo insieme dovrebbe quindi monitorare se gli esportatori dei paesi terzi includono nei loro costi di fabbricazione i contributi per potere rispettare le norme ambientali e la previdenza sociale per i lavoratori nei loro paesi. I prodotti europei saranno sempre battuti dai loro ocncorrenti sui mercati mondiali se non si tengono in considerazione i suddetti costi.

Il terzo: va esercitata grande cautela nell’apertura del mercato dell’Unione ai prodotti agricoli dei paesi terzi. Se il mercato viene aperto completamente, molti settori dell’agricoltura europea scompariranno, minacciando così la sicurezza alimentare dell’Europa.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, le economie e i mercati aperti sono caratteristiche dell’economia di mercato contemporanea, l’economia del XXI secolo. È una prima per l’economia globale. Non tutti gli organismi economici sono in grado di affrontare la concorrenza, tuttavia, specialmente quando la concorrenza non è sempre leale ed è dominata dai grandi e dai potenti.

Le grandi e le piccole imprese possono importare, ma le grandi imprese hanno più opportunità di sviluppare le esportazioni. Questo perché l’ingresso in nuovi mercati richiede investimenti sostanziali nella promozione e nella creazione dell’intero sistema logistico. È quindi opportuno per le PMI organizzare azioni comuni per sviluppare le esportazioni, in particolare per promuoverle.

Alla promozione delle esportazioni dovrebbe essere garantito un certo livello di aiuto e di sostegno statale, soprattutto nel settore del know-how. Anche nell’ambito dell’OMC dovrebbe essere raggiunto un accordo sullo sviluppo del commercio fra PMI. L’accessibilità alle informazioni sugli organismi attivi nel mercato globale è particolarmente importante. Dovrebbe essere migliorata la qualità degli scambi e la priorità andrebbe rivolta alla creazione di pari opportunità per l’accesso ai mercati.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare lei e gli onorevoli deputati per quello che è stato un dibattito molto costruttivo e utile su quest’eccellente relazione. Sono particolarmente grato al deputato che è intervenuto per sollecitare una rivalutazione dell’assegnazione di personale alle delegazioni della Commissione che operano nelle economie chiave. Ho pensato che fosse un’ottima proposta e non esiterò a comunicarla ai miei colleghi. Potrei elencarvi nei particolari l’esiguo numero degli addetti ai lavori nelle delegazioni, ad esempio, quelli che si occupano delle questioni commerciali in Cina, rispetto ai numeri molto più cospicui di quelli che si occupano della piccola percentuale di aiuti allo sviluppo e alla cooperazione in quel paese, accanto ai miliardi che sono in gioco per l’Europa nel commercio. Ma non lo farò. Semplicemente faccio mio il siggerimento e lo trasmetterò alle sedi opportune.

Certo, non è il caso che difenda gli accordi sul libero scambio a scapito dei colloqui sul commercio mondiale. Chiunque conosca la strategia commerciale “Europa globale” che abbiamo presentato nel novembre 2006 si renderà conto che la mia difesa di accordi di libero scambio più globali che conribuscano realmente ad aumentare il livello totale del commercio mondiale e non semplicemente a deviarlo, è stata una caratteristica del nostro approccio e del nostro impegno nei colloqui dell’OMC, il Doha Round. Posso assicurare all’onorevole deputato che continuo a lavorare perché siano un successo, e non un fallimento. Le voci su ulteriori concessioni inaccettabili o inopportune nel settore agricolo sono infondate. Infatti, l’unica notizia che ho raccolto su tali concessioni ingiustificate proveniva in realtà dal ministro degli Esteri irlandese nel Consiglio “Affari generali” di oggi. Sembra che queste notizie siano circolate in seno a una comunità di interessi relativamente piccola.

Il fatto è che nel settore agricolo – e in altri settori dei colloqui di Doha – andremo avanti nella misura in cui per noi sia prudente farlo, al fine di contribuire al successo dei colloqui sul commercio mondiale, ma in definitiva sempre entro i limiti del mandato che ci è stato conferito sulla base della riforma della PAC del 2003.

È vero che abbiamo due testi sul tavolo delle trattative che sono stati presentati dai presidenti dei gruppi di negoziato le scorse settimane. Per quanto riguarda l’agricoltura, abbiamo un testo in cui non tutto è di nostro gradimento, ma non vi è nulla che non possiamo gestire in quel testo sull’agricoltura o che ci spinigerà al di fuori del nostro mandato.

Per quanto riguarda l’accesso ai mercati non agricoli – prodotti industriali – a mio avviso, la situazione non è soddisfacente. In questo caso, il nuovo testo presentato dal presidente ha creato maggiore instabilità nei negoziati, piuttosto che gettare fondamenta più concrete. Mi rincresce, ma di nuovo è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti e negoziare secondo le nostre esigenze.

Queste discussioni non sarebbero così gradevoli se non fosse per i contributi dell’onorevole Schlyter. Ogniqualvolta interviene, sento sempre rafforzarsi il mio impegno e le mie convinzioni sul libero scambio. I suoi interventi mi rassicurano sempre che siamo sulla buona strada. Non si tratta della povera piccola Unione europea che lotta contro i potenti titani delle economie emergenti, né si tratta di un attacco di bullismo aggressivo che ha assalito la Commissione nel settore del commercio, in cui cerchiamo di imporre i nostri interessi su altri senza consultazione o considerazione.

Il fatto è che quelli di noi che credono nel commercio internazionale cercano un equilibrio e noi cerchiamo reciprocità, ma cerchiamo anche vantaggi reciproci. Quando chiediamo l’apertura delle economie degli altri, non lo facciamo solo per soddisfare noi stessi o per servire i nostri interessi e le nostre esigenze. Stiamo anche contribuendo al benesere e alla crescita delle economie in cui stiamo cercando maggiore apertura.

Certo, la liberalizzazione delle economie deve essere raggiunta gradualmente. È un processo incrementale, piuttosto che un big bang o una scossa improvvisa. Il fatto è che le economie emergenti beneficiano di una maggiore apertura. Ciò comporta un’utile concorrenza per stimolare l’innovazione e la produttività in quelle economie, significa riduzione dei costi dei fattori produttivi per l’industria locale, significa presenza di prodotti a prezzi ridotti per i consumatori in quelle economie emergenti, e significa apporto di capitale, tecnologie, creatività e abilità di gestione moderna per quelle economie emergenti.

Il fatto è che questo processo di apertura e di integrazione nell’economia globale garantisce la crescita e il rafforzamento di quelle economie emergenti per consentire alle loro imprese di crescere, di creare la tanto necessaria occupazione per i loro lavoratori in quelle economie, e di generare prodotti e servizi da esportare in modo che possano creare e garantire una quota crescente di commercio internazionale. In altre parole, l’apertura genera apertura, il commercio genera commercio. La nostra prosperità e le nostre opportunità generano opportunità per quelli che vivono e lavorano in quelle economie emergenti. È un processo virtuoso quello di cui stiamo parlando, ed è l’essenza della strategia per l’accesso ai mercati che il nostro relatore ha presentato in modo così eccellente.

In conclusione, vorrei dire che per quanto riguarda gli appalti pubblici, è importante sostenere e incoraggiare la capacità delle economie emergenti e dei paesi in via di sviluppo ad approvvigionare i loro mercati degli appalti pubblici. Tuttavia, se questo comporta un aumento dei costi per gli appalti pubblici in quelle economie, se comporta inefficienze, mancanza di trasparenza e in alcuni casi corruzione nella gestione degli appalti pubblici, chi ne sopporta i costi? La risposta è: le persone del posto, i lavoratori locali, i contrinuenti locali delle economie emergenti e dei paesi in via di sviluppo che non possono permettersi di farsi carico questi costi.

Ecco perché è importante favorire l’apertura e la trasparenza nelle politiche e nel comportamento in materia di appalti pubblici delle economie emergenti. Non si tratta solo di compiacere e soddisfare la “povera piccola” Unione europea.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, relatore. − (EN) Signor Presidente, non è rimasto molto da dire. Vorrei innanzi tutto ringraziare ancora una volta tutti coloro che hanno arricchito questo dibattito, non solo oggi, ma fin dal momento in cui abbiamo iniziato a discutere della materia, grazie ai loro contributi, ai loro emendamenti e anche alle conversazioni informali che hanno consentito di elaborare un testo finale che non è il lavoro di un solo relatore, ma di tutti quelli che vi hanno partecipato.

Condividiamo per lo più la diagnosi, e sono stato molto sorpreso dei toni di alcuni dei commenti dell’ala verde di quest’Aula. Sarebbe interessante che il collega in questione andasse a vedere i risultati e le coneguenze del libero scambio in situ e che andasse anche a spiegare a un’impresa media, diciamo vicino a Barcellona, dove vivo io, che questo era un “approccio coloniale”. Citerei così tante imprese che stanno lottando per esportare, dato che gran parte delle loro attività dipende dalle esportazioni. Potrebbe anche dire ai dipendenti di quelle imprese che si stanno comportando proprio da colonizzatori europei nel loro tentativo di ampliare la quota di esportazioni del prodotto che fabbricano, mentre se la Cina introduce barriere che impediscono loro di esportare i loro prodotti, sono i loro posti di lavori a essere in pericolo.

Non si tratta solo di paroloni sul comportamento colonialista delle grandi imprese europee, si tratta di qualcosa di più reale. Tutti abbiamo il diritto di dipingere le cose come vogliamo, ma devo dire che l’idea che questa sia una relazione “colonialista” mi ha davvero sorpreso e potrebbe anche essere considerata comica dai tanti esportatori del mio paese.

È chiaro, tuttavia, che in generale concordiamo sulla diagnosi. Come ha detto il Commissario, è qualcosa che è stato iniziato dal Consiglio, seguito dalla Commissione e sostenuto oggi da quest’Assemblea, che ovviamente le attribuisce una grande responsabilità, signor Commissario, perché noi abbiamo un approccio comune. Vorrei sottolineare ancora una volta che è un processo dinamico e una strategia nuova, e infatti alcuni elementi sono nuovi e devono essere approfonditi. Vorrei citare un punto della relazione sottolineato dal collega che lei ha molto apprezzato: “Invita la Commissione a ridefinire le priorità per quanto riguarda l’assegnazione di risorse umane alle delegazioni dell’Unione europea, e se del caso a potenziare tali risorse, di modo che vi sia più personale disponibile per avviare i lavori dei gruppi per l’accesso ai mercati e assicurare il loro buon funzionamento”. Lo stesso vale, inter alia, per quello che la relazione dice sulle PMI. Le relazione presenta molte novità e noi le auguriamo buon lavoro per la loro attuazione.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 19 febbraio 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La competitività dell’industria europea deve essere messa al centro dell’agenda comunitaria perché solo la competitività ci consentirà di creare posti di lavoro qualificati, di garantire la crescita economica dell’Europa, di assicurare la sopravvivenza del sistema sociale europeo e far sì che l’UE possa rimanere un’importante potenza commerciale nel XXI secolo.

Per assicurare il mantenimento di questa competitività, dobbiamo stabilire condizioni di accesso ai mercati eque e reciproche. Infatti, il mercato europeo è uno dei più aperti e competitivi del mondo, grazie principalmente al diritto di libera concorrenza, che garantisce una concorrenza aperta ed equa nell’UE.

Tuttavia, l’Unione europea si trova ad affrontare tutta una serie di ostacoli commerciali per quanto riguarda gli scambi estere, perché i mercati dei principali partner commerciali dell’Europa non presentano lo stesso livello di apertura e trasparenza del mercato comunitario. È quindi necessario ristabilire condizioni reciproche di accesso ai mercati dei paesi terzi e, più in particolare, dei paesi emergenti, e combattere pratiche commerciali restrittive. Dobbiamo agire prontamente e con fermeza per garantire che le nostre PMI abbiano un accesso completo e senza restrizioni a tutti i mercati, soprattutto nel settore degli appalti pubblici.

 

27. Riforma degli strumenti di protezione del commercio (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla riforma degli strumenti di protezione del commercio.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, è una fortuna poter rispondere favorevolmente a due argomenti nell’Aula questa sera. Sono lieto di essere riuscito a tornare in tempo da Kiev per farlo.

Vorrei iniziare rigraziando quest’Assemblea per l’invito e l’opportunità di fare questa dichiarazione sulla protezione del commercio. Desidero ringraziare l’Assemblea per l’attento interesse a questa materia, dimostrato dalle discussioni sia in plenaria che in sede di commissione per il commercio internazionale.

Nel 2006, la Commissione e il Consiglio hanno concordato sull’esigenza di un riesame degli strumenti di protezione del commercio dell’Europa. L’intenzione era garantire che strumenti vitali per l’Europa difendessero i lavoratori e le imprese dal commercio sleale e continuassero a funzionare nel modo più efficace possibile, tenuto conto in particolare dei drammatici cambiamenti dell’economia globale, dove le imprese europee detengono catene di fornitura globale e dove il mix di interessi economici delle imprese europee sta diventando inevitabilmente sempre più complesso e difficile da giudicare e definire.

A seguito della nostra revisione e della consultazione pubblica, e con il sostegno della Commissione, ho lavorato con i miei funzionari su una serie di proposte di modifica delle regole di protezione del commercio dell’UE che offrirebbero reali miglioramenti a livello di accessibilità, trasparenza e rapidità e chiarezza per le imprese. Includerebbero, ad esenmpio, un maggiore accesso ai documenti, maggiore assistenza alle piccole imprese che ricorrono al sistema di protezione del commercio e l’adozione più rapida di misure provvisorie.

Vorremmo anche proporre di chiarire, attarverso l’elaborazione di linee guida, l’applicazione delle norme comunitarie in due importanti settori. Il primo riguarda le considerazioni per stabilire quale livello di produzione al di fuori dell’Europa impedisce a un’impresa di essere trattata come europea ai fini delle nostre indagini e delle valutazioni della protezione commerciale.

Il secondoluogo attiene alle considerazioni da applicare nella verifica degli interessi comunitari, che ci consente di stabilire quale azione di protezione tuteli il più ampio interesse economico dell’Unione eruopea – qualcosa che, come ho detto, sta diventando sempre più complesso e difficile da analizzare – dove le situazioni non sono così chiare e definite come forse potrebbero sembrare in apparenza, o come è stato il caso in passato nel classico funzionamento del meccanismo di protezione del commercio.

L’intenzione in entrambi i settori è per lo più di codificare la pratica consolidata, che favorirebbe la chiarezza e la prevedibilità per le imprese e il processo decisionale in casi controversi, cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che, suggerisco, aumenteranno, non diminuiranno, nei prossimi anni.

Qualsiasi sia la vostra posizione sui meriti o demeriti dell’antidumping, credo che siano elementi utili da migliorare e da chiarire e sui quali elaborare linee guida, al fine di offrire maggiore certezza e prevedibilità a coloro che sono interessati all’uso di questi strumenti.

Potrebbe essere ponderata una serie di proposte di questo tipo. Rifletterebbe una posizione moderata del dibattito fra tutte le parti interessate e gli Stati membri. Non ha senso né è vantaggioso cercare di spostare il centro di gravità, nella progettazione e nel funzionamento dei nostri strumenti di protezione del commercio, da una parte o dall’altra nel ventaglio di pareri dell’Unione europa che riguardano la protezione del commercio. È necessario ideare e individuare un percorso che ci porti, in linea di massima, verso il centro.

Sebbene i nostri sforzi siano stati spesso dipinti da alcune persone come un tentativo di passare a una parte o all’altra, queste impressioni hanno potuto formarsi solo in soggetti che non possono avere visto le nostre conclusioni preliminari e le nostre proposte, perché non vi è nulla in questo pacchetto che indebolisca la nostra capacità di affrontare il commercio sleale, e nulla che alteri sostanzialmente la base del funzionamento dei nostri strumenti di protezione del commercio.

Tuttavia, è emerso chiaramente dalla consultazione che la questione è politicamente delicata e continua a suscitare accese discussioni e, devo ammettere, un certo dissenso.

Un pacchetto che bilanci le diverse preoccupazioni espresse nel dibattito non attrarrà al momento, a mio avviso, il sostegno necessario ed è meglio basarsi sul consenso che cercare di riconciliare posizioni attualmente inconciliabili sul contenuto dei chiarimenti e della riforma.

L’ambiente politico in cui è stato discusso l’argomento non è facile. Alcuni sostengono che, in un momento in cui esercitiamo pressione su partner come la Cina a commerciare su basi eque, non dobbiamo rischiare di far credere che l’UE abbasserà la guardia sulla protezione del commercio. Non sono presenti né una siffatta motivazione, né una siffatta intenzione, tuttavia alcuni hanno affermato che anche mettere a rischio quell’impressione non sarebbe ragionevole al momento.

Inoltre, i negoziati sulle norme del Doha Round, in particolare il testo dei presidenti, hanno creato una certa instabilità nell’ambiente internazionale sull’indice di commercio e sviluppo, a causa del contenuto soprendente e, francamente, inaccettabile del testo. Non credo che nella storia dei documenti dei presidenti del Doha Round ce ne sia stato uno che abbia goduto meno consensi da parte dei membri dell’OMC dell’attuale testo dei presidenti sulle norme.

Ma, soprattutto, il nostro obiettivo è stato rafforzare l’unità sul funzionamento degli strumenti di protezione del commercio al fine di renderli più praticabili, e non è compito mio, quale Commissariio, indebolire quell’unità.

La realtà è che oggi quell’unità che vorrei vedere non è sufficientemente voluta dai nostri Stati membri. Ciò non significa che una parte di questo dialogo sia giusta e l’altra sbagliata, ma solo che entrambe le parti devono continuare a lavorrare per ottenere maggiore consenso e, francamente, un più alto senso di solidarietà nel funzionamento di questi strumenti.

Ecco cosa propongo di incoraggiare. Continueremo a chiedere consigli sulle idee che abbiamo suggerito e a favorire l’accordo basandoci sulla nostra esperienza.

Concluderei con un’osservazione. Le pressioni che il cambiamento economico globale sta esercitando sul nostro sistema di protezione del commercio sono un dato di fatto. Non andranno via, anzi stanno aumentando. Diventeranno più forti. La nostra capacità di gestire il tradizionale consenso e la solidarietà troverà sempre maggiori difficoltà, non facilitazioni, il che conferisce importanza ancora maggiore al fatto che il ruolo della Commissione cresca per farsi strada fra gli interessi e i pareri diversi e contrastanti che le imprese e gli Stati membri hanno al riguardo.

Ritengo che casi futuri dimostreranno la necessutà di chiarezza e l’esigenza di eleborate il tipo di linee guida che avevamo inizialmente redatto. Le questioni con le quali avevamo avviato la revisione si concretizzeranno fra sei mesi, uno o due anni, e io credo fermamente che, a tempo debito, dovremo affrontarle.

La nostra sfida è trovare insieme risposte economicamente e politicamente credibili e la Commissione continuerà a lavorare con quest’idea in mente.

 
  
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  Christofer Fjellner, a nome del gruppo PPE-DE. – (SV) Grazie, Commissario Mandelson. Quando lei è stato qui l’ultima volta, ha parlato della necessità di una riforma degli strumenti di protezione del commercio. Ha parlato con convinzione di come la globalizzazione e le catene di fornitura globale abbiano cambiato le condizioni di funzionamento degli strumenti di protezione del commercio, e della necessità che tali strumenti fossero aggiornati per rimanere efficaci e tenere conto degli interessi comunitari. Ogni cosa che lei ha detto continua a essere vera. Abbiamo bisogno di una riforma degli strumenti.

Da allora, tuttavia, è stato tremendamente difficile realizzare una riforma. I confltiti fra le imprese europee e fra gli Stati membri sono notevoli. Ma ciò non diminuisce la necessità di una riforma, al contrario. Il fatto che ogni cosa sia così contaminata e che, di esempio in esempio, vediamo le stesse formazioni accostarsi sempre alle stesse prevedibili linee, a mio avviso dimostra che abbiamo bisogno di cambiare. Dobbiamo prestare una rinnovata attenzione allo strumento e al consenso che ci unisce.

Adesso la riforma viene posticipata e sembra molto remota. Certo lo deploro, al pari di altri. Ma non ha senso dire di chi sia la colpa, se degli Stati membri o della Commussione o quale Stato membro abbia messo i bastoni fra le ruote. Sapere di chi è la colpa non gioverà a nessuno.

Perché, sebbene la proposta sia stata sospesa per il momento, le idee non devono essere sepolte. Non dobbiamo dimenticare la questione. Dobbiamo continuare a discuterla e incentrarci su cosa ci stiamo effettivamente accordando. Penso sia parecchio. Si tratta della trasparenza e dell’apertura. Probabilmente si tratta anche di avere norme più chiare su come tutelare gli interessi comunitari. Forse persino di come modernizzare la definizione dell’industria comunitaria.

Ma ciò presuppone che noi manteniamo aperto il dibattito e che continuamo a discutere e a pervenire a compromessi. Mi auguro che lo faremo qui, in quest’Aula. Auspico anche che gli Stati membri e la Commsisione manterrano aperto il dibattito.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, vorrei esordire ringraziando il Commissario per le sue spiegazioni e per la sua onestà nel definire i dilemmi che deve affrontare quando parla ai suoi colleghi e con gli Stati membri sulla riforma del meccanismo di protezione del commercio dell’Unione europea. E questo è un punto. Anch’io solo lieto che lei sia franco nello spiegare il motivo per cui non può presentare proposte proprio adesso, perché è semplicemente molto difficile raggiungere un accordo nell’Unione europea riguardo a quale sia il modo migliore per procedere in questo momento.

Il Commissario ha anche sottolineato l’importanza di creare un ponte fra i paesi che si guadagnano da vivere principalmente grazie al commercio e quelli che ottengono di più dalla produzione. Io personalmente provengo da un paese commerciale, i Paesi Bassi, ma comprendo molto bene i timori che Stati quali Francia e Germania, che hanno una vasta base produttiva, nutrono sullo sviluppo del commercio globale e sulla protezione. Per loro sussiste anche la necessità di proteggere la loro industria. È quindi molto importante creare quel ponte e che la Commissione intenda compiere uno sforzo particolare a tal fine.

Penso che sia una discuussione che dobbiamo avere. Non dobbiamo temere di parlare della necessità di una riforma di quegli strumenti di protezione del commercio perché sttamo affrontando rapidi cambiamenti nell’economia internazionale. Di cosa dobbiamo discutere allora? Dico in modo specifico “discutere” perché neppure io ho ancora tutte le risposte. Dobbiamo discutere della trasparenza del sistema, della maggiore flessibilità che è necessaria, di una migliore definizione di cosa sia un’impresa comunitaria. E degli aspetti sociali e ambientali per determinare gli interessi della Comunità europea. Vi è una serie di punti che noi, in quanto Assemblea, dovremmo discutere e sui quali dovremmo cercare di giungere a conclusioni che possiamo poi scambiare con il Commissario.

Ritengo che sia troppo presto, anche per il gruppo, presentare proposte molto concrete al riguardo. Sono disposto a iniziare le discussioni sulla necessiotà della riforma e poi riflettere su come possiamo definire una serie di aree sulle quali soffermarci maggiormente. Sarà necessario al riguarda ridiscutere molto, anche nel mio gruppo, proprio come nel Consiglio e nella Commisione. Proviamoci. Io concordo con il Commissario. Che ci vogliano sei mesi, dodici mesi o due anni, diamo almeno inizio al dibattito. Non possiamo ignorare il fatto che i cambiamenti sono ormai radicati nel mondo, anche nell’economia globale, e il nostro sistema di protezione del commercio deve essere adeguato per fare fronte a questi cambiamenti. Mi sembra un importante punto di partenza per un confronto e sono lieto che il Commissario sia stato così franco sui problemi che personalmente si trova ad affontare

 
  
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  Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV) La ringrazio, signor Commissario. Le discussioni con lei sono sempre divertenti! Anch’io sono convinto che il commercio equio sia migliore del libero scambio, e ovviamente che il commercio solidale con un partner più debole sia più importante del commercio formalmente equo e reciproco.

Ma passiamo al TDI, l’indice di commercio e sviluppo.

Per il resto, forse dovremmo esaminare le rispettive librerie e comprendere i precedenti mentre gustiamo una tazza di tè rooibos qualche volta? Altrimenti, può venire con me sulla montagna di rifiuti dove sono diventato politicamente attivo e ho incontrato i bambini di strada in Brasile.

Ma torniamo al TDI. Che cos’è un’impresa europea? È difficile definire adesso il concetto e quindi può essere difficile anche applicarlo. Quale interesse è un genuino interesse comunitario? I consumatori? Le organizzazioni volontarie? Le piccole imprese? Le grandi imprese? Non è per niente facile trovare definizioni, il che significa che è attualmente difficile applicare lo strumento, tranne in certi casi ovvi.

Manca del tutto una dimensione in questo e ritengo che sarebbe immensamente interessante se lei potesse ritornare sull’argomento quando presenterà le nuove proposte. Il dumping ecologico e sociale non dovrebbe essere equiparato al dumping diretto? Qual è la differenza fra una società che viola le norme ambientali e le disposizioni sociali per un valore di un miliardo di euro, oppure ottiene un miliardo di euro in aiuti di Stato? Sarebbe interessante se lei potesse discutere nell’ambito dell’OMC per vedere se possiamo portare avanti quella questione.

 
  
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  Helmuth Markov, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, signor Commissarrio, sarò franco. Sono lieto che la riforma degli strumenti di protezione del commercio da lei proposta sia fallita. Lei ha cercato di portare avanti la riforma in questione inserendola nella strategia per l’Europa globale. Anche se ritieniamo che questa riforma sarebbe stata utile, è abbastanza chiaro che dobbiamo rafforzare gli strumenti nei settori in cui saranno vantaggiosi, piuttosto che abolirli nel complesso. Tuttavia, quest’ultimo obiettivo era lo scopo della sua comunicazione del novembre 2007. Lei ha scavalcato la grande maggioranza che voleva mantenere il sistema esistente, dato che solo una piccola minoranza era contraria al mantenimento e a favore di una sua progressiva revisione. Il modo in cui il progetto di riforma è stato sospeso a livello di Commissione mostra che la grande maggioranza degli Stati membri e molti dei suoi colleghi consideravano queste proposte inaccettabili e realmente adattate a favore di una piccola ma forte lobby.

Avremmo tratto vantaggio da qusta riforma? Non la forza lavoro europea, che rischia di perdere i suoi posti di lavoro dato che le imprese più importanti hanno potuto ricorrere ai vantaggi comparativi da lei tanto decantati nelle economie emergenti. Non i lavoratori in questi paesi, che devono tollerare condizioni di lavoro inaccettabili, e di sicuro non le imprese europee – e parlo da imprenditore – che conducono le loro attività di produzione nel rispetto della legislazione europea applicabile e non hanno intenzione di aumentare i propri profitti sfruttando le inefficaci norme ambientali e sociali di alcuni paesi terzi.

Queste proposte non avevano nulla a che vedere con la lealtà e la giustizia nelle relazioni commerciali globali e fra imprese. Infatti, i principali beneficiari sarebbero stati i principali importatori , che sono ovviamente irritati da qualsiasi tentativo di controllo delle loro pratiche abusive. I beneficiari sarebbero stati i più importanti grossisti e distributori che calpestano gli interessi dei consumatori e che preferiscono stendere un velo sul fatto che i consumatori sono anche lavoratori, cittadini e contribuenti. I beneficiari sarebbero quelli nell’UE la cui preoccupazione principale è il profitto, dimenticando che l’Unione europea dovrebbe basarsi, soprattutto, sulla solidarietà e il sostegno reciproci.

Il sistema degli strumenti di protezione del commercio di cui disponiamo non è perfetto, ma funziona meglio di altri sistemi vigenti nel mondo. Per inciso, non è solo la mia opinione; lei – la Commissione – ha avviato uno studio nel 2006 che arriva alla stessa conclusione. Dovremmo aspettare e vedere cosa accadrà in termini di sviluppi nell’Organizzazione mondiale del commercio prima di introdurrre nuove riforme in questo settore. Una tale riforma dovrebbe tenere conto di come si muovono i nostri partner commerciali, anziché rinunciare unilateralmente a qualsiasi meccanismo giuridico per proteggerci dal dumping: dispositivi giuridici, per inciso, che sono basati su norme concordate a livello internazionale.

Putroppo, devo aggiungere che non posso accettare il comportamento della Commissione nell’applicazione degli strumenti di protezione del commercio nel 2007. Molti Stati membri e altre parti interessate hanno protestato che i cambiamenti proposti dalla Commissione erano stati attuati prima che il Consiglio e il Parlamento avessero avuto la possibilità di esprimersi in merito. Negli ultimi mesi, la DG Commercio, di propria iniziativa, ha semplicemente sospeso alcuni dei principi consolidati della cooperaziopne interistituzionale. Ne è conseguito che non è stato avviato alcun caso. Posso solo sperare, e vorrei chiedere di farsi garante, che questo stile di cooperazione fra Commissione e Parlamento non prosegua in futuro. Vorrei anche chiederle di presentare alla commissione per il commercio internazionale le principali proposte sul quadro relativo agli strumenti per la protezione del commercio e di discuterle seriamente con quest’Assemblea prima di metterle in pratica.

 
  
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  Daniel Caspary (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, signor Commissario, la questione è stata talmente discussa in questi ultimi giorni e nelle ultime settimane che, nella commissione, alcuni hanno quasi avuto un attacco cardiaco quando hanno letto il primo progetto di proposta.

La Commissione ha sospeso l’iniziativa perché lei, signor Commissario, a quanto pare è stato sopraffatto dal compito di elaborare una proposta di riforma che potesse garantire una maggioranza. La nostra amministrazione parlamentare è stata sopraffatta e ha messo la discussione di oggi all’ordine del giorno con il titolo insensato: “Dichiarazione della Commissione – Riforma degli strumenti di protezione del commercio”, mentre l’elenco degli oratori dice “Riforma degli strumenti di protezione dei consumatori”, che non è poi tanto meglio. Guardando alla galleria del pubblico, sembra che il pubblico sia stato anch’esso sopraffatto e abbia deciso di andare al ristorante o a casa. Forse qualcuno sta almeno guardando su Internet, e speriamo che dia uno sguardo all’Aula.

Trovo deplorevole che la Commissione non sia riuscita a elaborare una proposta di riforma che potesse garantire una maggioranza nel Consiglio e in quest’Assemblea. Non è di certo il momento giusto per questo tipo di riforma, ma nessuno qui avrebbe pensato che la riforma sarebbe fallita così miseramente.

Cos’è importante adesso? Innanzi tutto, la Commissione informerà quest’Assemblea a tempo debito delle sue intenzioni di riprendere la riforma e di convolgerci in ogni fase? Vorrei attirare la vostra attenzione in modo specifico sui diritti di codecisione ai sensi del Trattato di Lisbona.

In secondo luogo, ci sarà adesso una riforma segreta, senza una decisione del Consiglio e del Parlamento? O lei, signor Commissario, davvero – com’è stato appena detto – tenterà di ripristinare la fiducia? Gli strumenti di protezione commerciale devono essere applicati secondo le norme e la pratica in vigore.

In terzo luogo, perché in questo momento particolare lei sta procedendo a spostamenti di personale nel dipartimento che si occupa della questione? Controlleremo la condotta della Commisisone e della DG Commercio molto attentamente nelle prossime settimane.

 
  
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  Erika Mann (PSE). (DE) Signor Presidente, signor Commissario, lei certamente non ha un compito facile. Ha uno dei portafogli più difficili. Il settore del commercio/commercio estero deve fare i conti con sfide del tutto nuove. Parliamo da anni della globalizzazione, ma ritengo che stiamo iniziando solo ora a comprendere di cosa si tratti.

Nel suo famoso discorso a Berlino, la Churchill Lecture, lei ha affermato che l’Europa è esposta a nuove sfide e che dalla fine della guerra le sfide sono cambiate dato che il quadro di riferimento non è più Berlino o Parigi, ma Bombay, Shanghai e le altre principali città delle economie emergenti. Non abbiamo le sue stesse idee. Guardiamo alle sfide che l’Unione europea deve affrontare in un nuovo contesto internazionale e globale. La Cina è reale. La Cina non è soltanto un mito o un’immagine, la Cina è diventata una realtà per tutti noi ed è un simbolo di cambiamento. La questione è: quali conclusioni dobbiamo trarre? Lei conclude che dobbiamo modificare gli strumenti. Lei conclude che dobbiamo affrontare le sfide adeguando gli strumenti di protezione commerciale o altri settori.

Il mio gruppo non ha trovato una risposta conclusiva, ma di certo abbiamo molti più dubbi. Come può sentire, tali dubbi sono condivisi in quest’Aula. Abbiamo dubbi perchè gli strumenti di protezione hanno mostrato il loro valore. Gli strumenti di protezione hanno una certa flessibilità. Possono essere interpretati in diversi modi. Possono tenere conto dei diversi interessi industriali e possono interpretare l’interesse comunitario in molti modi. Il test può essere applicato in modo diverso, eppure non è sempre perfetto.

Per inciso, so che lei non ha commesso molti errori. Io stessa posso individuare due punti in cui la valutazione era errata, ma credo che ciò accadrà anche con i nuovi strumenti. Dove stiamo andando, quindi? Lei afferma che vorrebbe continuare a percorrere la strada e continuare le consultazioni. Non ha ancora chiuso la porta. Dove dovrebbe portare questa strada? Dove dovrebbero portarci le consultazioni? Come vorrebbe proseguire le consultazioni con l’Assemblea e la commissione responsabile? Vi sono tre questioni che discendono da quanto i miei collegh hanno chiesto. Le sarei molto grata se potesse darmi informazioni dato che ricevo e-mail tutti i giorni. I cambiamenti in atto nella sua DG sono sintomatici del fatto che lei sta perseguendo la ristrutturazione ai fini della sua futura comunicazione? I cambiamenti tecnici che a quanto pare sono in corso nella sua DG sono un indicatore di questo? Può la mancata applicazione degli strumenti di protezione del commercio nel 2007 essere interpretata anch’essa come un indicatore, o è solo una coincidenza e sono in gioco altri fattori?

 
  
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  Tokia Saïfi (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, la Commissione ha deciso di posticipare il progetto di riforma degli strumenti di protezione commerciale. Signor Commissario, accolgo con favore questa saggia decisione perché continuerà a mantenere la lotta contro la concorrenza sleale. Questi strumenti sono infatti una parte essenziale del sistema degli scambi internazionali, perché garantiscono che le imprese, e in partciolare le PMI, che sono le prime vittime del dumping, possano operare in un ambiente concorrenziale leale e stabile, che garantisca a sua volta una solida economia.

Vorrei quindi ripetere quanto ha affermato il Commissario Verheugen alla conferenza sulle materie tessili svoltasi a Milano alla fine della scorsa settimana: “Gli strumenti di protezione commerciale sono vantaggiosi per la competitività delle nostre industrie e non possono mai essere considerati strumenti di protezionismo”. Credo che ciò dica tutto. Questi strumenti non sono un sotterfugio per proteggere l’industria comunitaria dal libero gioco degli scambi internazionali, ma sono intesi piuttosto a migliorare la competitività, ristabilendo normali condizioni concorrenziali, se e dove necessario.

Non è quindi indebolendo l’attuazione di questi strumenti che avremo maggiore capacità di adeguare la politica commerciale dell’Unione europea all’economia globale in mutamento. Anzi, è proprio il contrario, perché gli interessi dei produtori sarebbero diluiti e le misure prese potrebbero incoraggiare indirettamente il trasferimento industriale e la migrazione dei nostri centri di ricerca e innovazione.

L’Europa deve svolgere un ruolo di difensore nel mondo globalizzato di oggi. Se vogliamo rimanere competitivi, non dobbiamo abbassare la guardia nei nostri rapporti con i partner, ma dobbiamo rispettare le regole del commercio internazionale equo.

 
  
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  Kader Arif (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, quanto è stato appena detto dimostra che la vostra proposta era perlomeno discutibile. All’inizio, tuttavia, non ci è stato alcun dibattito. La Commissione aveva avviato uno studio indipendente e una consultazione pubblica. Ed entrambi indicavano che vi era un ampio consenso sull’efficienza e sulla stabilità del sistema in vigore. Gli unici miglioramenti voluti dalle diverse parti interessate erano maggiore trasparenza, maggiore rapidità e un migliore accesso per le PMI.

Tuttavia, mascherando questa realtà, la Commissione ha introdotto una riforma che passerà alla storia per l’opposizione generale che ha suscitato. Sia i sindacati che le imprese, nonché la maggior parte dei membri del Consiglio hanno protestato contro un piano che minacciava la capacità dell’Unione di proteggersi contro pratiche commerciali sleali.

La Commissione ha ritirato la sua proposta e sono molto lieta per questo. L’approccio che privilegiava era infatti pericoloso e aveva seminato discordia – vale la pena sottolineare che il ruolo della Commissione è garantire la soliderietà fra gli Stati membri e rispettare i vari interessi in gioco, non dividere mettendo consumatori contro lavoratori, o importatori contro esportatori. Signor Commissario, mi permetto di ricordarle che qualsiasi progetto di riforma richiede due cose: deve tenere conto delle raccomandazioni e dei risultati delle indagini proprie e deve informare i membri di quest’Aula dell’esatto orientamento della proposta, in particolare quanto si tratta degli aspetti più controversi.

 
  
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  Elisa Ferreira (PSE).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, in un minuto posso solo congratularmi con il Commissario Mandelson per la decisione di non procedere al riesame degli strumenti di protezione del commercio.

Immagino che, in un sistema di fiumi in tumulto, si costruisca una serie di dighe. Le chiuse sono gestite in base a regole comuni. È accettabile desiderare di modificare una diga senza che nessun altro faccia la stessa cosa, solo perché alcuni credono che l’acqua quest’inverno non raggiungerà le loro case? Modificare unilateralmente le norme che regolano gli strumenti di proteizone del commercio significherebbe indebolire la diga per evitare di gestire le chiuse. Non è ciò che serve all’Europa e la Commissione ha fatto bene a raccogliere il messaggio chiarissimo che le hanno inviato quest’Aula e i sindacati, l’industria europea e la maggior parte degli Stati membri.

Il libero scambio non sopravviverà se sono violate le regole che lo disciplinano. Tuttavia, queste regole devono essere modernizzate e contenere valori universali, quali la protezione di posti di lavoro decenti, dell’ambiente e del clima e della salute pubblica. Al riguardo, e per nessun altro motivo, l’Europa deve usare il suo peso politico e la forza commerciale nell’ambito degli accordi bilaterali con i principali produttori del mondo. È solo attraverso un’azione reciproca e regole moderne e universali che il commercio può contribuire a migliorare le condizioni di vita dei cittadini al di fuori del’Europa, e anche le condizioni di vita e la sopravvivenza dei lavoratori e degli imprenditori europei che vogliono continuare a produrre e a vivere in Europa nonché a esportare da tale continente.

Ecco cosa ci si aspetta dal Commissario che rappresenta l’Europa sulla scena mondiale. Congratulazioni Commissario Mandelson.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, il Commissario Mandelson ha espresso compiacimento per il fatto di essere presente a due dibattiti, e anch’io ne sono contenta perché vorrei chiedere alcuni chiarimenti sulla sua risposta molto utile sull’OMC. Lo ringrazio per i dettagli.

Sostiene che le voci su un eccessivo avanzamento nel settroe agricolo provengono da una piccolissima comunità di interessi. Suggerirei (presumo che stiamo parlando degli agricoltori e delle imprese agricole irlandesi) che sono di solito ben informati e ammetto che quello che voglio sia chiarito prima di mezzanotte è che hanno torto – mi auguro che abbiano torto – e che ciò che lei ci sta dicendo stasera sia la realtà. Mi soffermerei anche sul suo commento in relazione all’aspetto non agricolo dell’OMC. Anche lei può esprimere disappunto per il testo sul quale si discute.

Daii i suoi commenti sull’OMC e sugli accordi in materia di libero scambio, la mia domanda iniziale è se lei ha meno fiducia adesso di concludere un accordo nell’ambito dell’OMC rispetto a qualsiasi altro momento in passato. È una domanda alquanto diretta, ma una risposta sarebbe utile.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, ci troviamo di fronte a un dilemma fra il libero scambio in cui crediamo e l’equo commercio che viene violato. Se l’equità non è soddisfatta, dobbiamo proteggere, almeno temporaneamente, quelli che agiscono in modo corretto.

Vorrei presentare la posizione del governo polacco che, attualmente, è contrario alla riforma, sostenendo che, nella relazione Caspary, si sia detto ciò che avevamo era già abbastanza. Perché è così? Si presuppone che alcuni paesi abbiano imprese stabilite in Cina, ad esempio. E la protezione comporterebbe che tali imprese sarebbero favorite più di altre imprese srabilite nei paesi europei, quindi non è giusto. Credo che nel 2005 il libero scambio nel settore tessile ci abbia insegnato una lezione, e ritengo che adesso dovremmo impostare la nuova riforma in modo molto saggio. Mi auguro che il Commissario compirà ogni sforzi per portarla a buon fine.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). (PL) Signor Presidente, l’ampiezza degli scambi è indicativa del livello di sviluppo economico. Elevate esportazioni sono una caratteristica delle economie sviluppate, ma il sistema dovrebbe essere basato su una strada a doppio senso e le importazioni dovrebbero circolare anche nel senso opposto. Se la circolazione è per lo più a senso unico, porta a squilibri, alla mancanza di collaborazione e all’aumento del divario nel livello di sviluppo. È necessario, quindi, stabilire una serie di principi per aiutare a definire le norme e le regole di qualità pertinenti, creando così stabilità e collaborazione nel commercio.

Troppo spesso accade che parliamo di solidarietà reciproca e di uguaglianza, quando in effetti siamo intenti a proteggere i nostri interessi nazionali a scapito di quelli comuni. Accade anche troppo spesso che promuoviamo lo sviluppo delle esportazioni e la possibilità di investire in certi paesi senza vegliare sul rispetto dei principi democratici e dei diritti umani, per non parlare dei requisiti ambientali, dei livelli salariali e della protezione sociale. Gli strumenti di protezione del commercio devono garantire giustizia e pari opportunità.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool (PPE-DE). (NL) Signor Presidente, Commissario Mandelson, grazie per la sua franca spiegazione del motivo per cui la sua riforma sia fallita. Quando ascolto alcuni dei miei colleghi, sento che sono lieti del fatto che lei non abbia avuto successo nella riforma degli strumenti di protezione del commercio e ritengo che sia così perché temono che lei li abolirà. Non è quello che le ho sentito dire, ma non sarebbe molto più onesto dire che lei forse è stato troppo ambizioso, che voleva spingersi troppo in là con la riforma? Mi riferisco, in particolare, alla riforma dell’equilibrio fra i paesi industriali e gli interessi commerciali.

A causa del suo insuccesso, noi non riusciremo ad attuare una serie di cambiamenti, che godono di un diffuso sostegno, necessari in materia di accesso per le piccole e medie imprese. Inoltre, putroppo, neppure i cambiamenti necessari in termini di trasparenza, rapidità, accessibilità ai documenti, anch’essi ampiamente sostenuti, saranno realizzati nei prossimi due anni. Non esiste un modo per attuare questi cambiamenti e per consentirci di discutere ancora una volta su proposte più lungimiranti?

 
  
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  Kader Arif (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Commsisario, se lei ha in mente un nuovo progetto di riforma vicino alla versione originale, come può immaginare di difendere dinanzi all’OMC una politica che penalizza il dumping praticato dalle imprese estere, ma lo accetta quando va a vantaggio delle imprese europee? Il problema è sapere non chi produce beni che arrivano in Europa, ma se sono stati esportati in condizioni commerciali eque. Non possiamo accettare che un’impresa che si dichiara europea e che pratica il dumping diventi inattaccabile solo perché è europea in base alla sua nuova definizione.

Inoltre, dato che questo dibattito sarà tenuto a livello multilaterale, perché non essere ancora più visionari e includere il dumping sociale e ambientale nell’ambito di applicazione degli strumenti di protezione del commercio? Sarebbe utile per l’Europa, le farebbe onore, se fossimo all’avanguardia in questa campagna.

 
  
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  Elisa Ferreira (PSE).(PT) Signor Commissario, a integrazione della domanda che le ho posto prima e del commento che lei ha formulato in precedenza, vorrei dire che, in termini di Europa, i casi svolti nel settore tessile e delle calzature hanno comportato, in particolare nel mio paese, cambiamenti che hanno impedito la disoccupazione. Tuttavia, non si è trattato in alcun modo di un movimento di tipo protezionista e le imprese interessate si sono spostate e trasferite al di fuori dell’Europa e adesso creiamo posti di lavoro al di fuori e all’interno dell’Europa. È stato quindi un movimento interessante.

Tutavia, nonostante ciò, a quanto pare nel corso del 2007 la Commissione non ha avviato alcun caso nuovo.

Pertanto, vorrei chiederle questo: la Commissione aveva l’intenzione di non avviare alcun caso (non per il Portogallo, ma per altri paesi), di non avviare indagini antidumping o antisovvenzioni, in attesa di una decisione sul processo di riforma in corso o aveva intenzione di archiviare quegli episodi su cui aveva già iniziato a indagare? Ecco la domanda che le rivolgo.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, temo di non avere compreso tutta l’interpretazione dell’ultima domanda che mi è stata rivolta. Ho capito solo l’ultima parte, che sembrava suggerire che avevamo sospeso l’attività sulla riforma degli strumenti di protezione commerciale e che non avevamo più avviato o proseguito casi.

Non riesco a comprendere appieno la premessa della domanda perché qualsiasi controllo del sito web della DG Commercio potrà fornire le informazioni che il deputato desidera avere sui casi che abbiamo attualmente avviato e sui quali investighiamo e sui quali saranno presentate proposte nel modo ordinario.

Non mi dolgo per essere stato accusato di essere indebitamente ambizioso – quella è la valutazione di quello che faccio e come organizzo il mio lavoro. Se un Commissario manca di ambizione, allora sarà giudicato, credo meschinamente. Io, tuttavia, non sono abbastanza ambizioso da abbracciare subito la proposta del mio amico Commissario Schlyter di spostarsi dalla mia incapacità di proporre riforme che ottengano il consenso degli strumenti di protezione commerciale contro i bassi costi del dumping della produzione per un nuovo concetto di dumping organico o ecologico. Credo che continueremo a concentrarci sul primo aspetto prima di passare al secondo, ma mi auguro che non lo prenda come un segnale di mancanza di ambizione da pare mia, è solo grande realismo.

L’onorevole Caspary ha fatto capire di essere deluso per il fatto che non erano state presentate proposte. Bene, posso capire il suo disappunto, ma non sono realmente sicuro che quest’Assemblea avrebbe mostrato maggiore capacità di arrivare a una semplice visione consensuale sul contenuto della riforma rispetto alla capacità stessa degli Stati membri.

L’onorevole Arif ha suggerito che la mia motivazione è mettere i consumatori contro i lavoratori e gli importatori contro i produttori. Non sto facendo questo, è solo che, nel mondo reale, le persone hanno interessi diversi, punti di vista diversi ed esigenze diverse. Non viviamo ancora, temo, in un’ideale società socialista in cui nessuno ha un’opinione diversa, nessuno ha un’esigenza diversa e nessuno ha un interesse diverso. Temo che dobbiamo operare nel mondo reale e dobbiamo farci strada fra questi interessi ed esigenze e arrivare a un risultato giusto, equo e accettabile nei nostri tentativi di portare avanti queste politiche.

Pensavo che la comprensione da parte dell’onorevole Mann dei dilemmi che affrontiamo in questo settore politico sia realista. Non stavo cercando maggiore flessibilità a tutti i costi. Cosa stavo cercando di fare, in questa riforma, era arrivare a una serie di strumenti commerciali che non fossero fondamentalmente diversi o cambiati rispetto a quelli di cui disponiamo al momento, ma che operassero in un quadro chiaramente comprensibile, che fossero chiaramente prevedibili e ragionevoli ed equilibrati nel loro impatto sulle diverse imprese, che operano in circostanze sempre più disparate nell’economia globale del XXI secolo. E non mi scuso per averlo fatto.

In conclusione direi soltanto, in risposta all’onorevole Markov: sì, probabilmente è una sintesi ben accurata che il sistema di protezione commerciale che noi abbiamo non è il migliore, ma è quello che abbiamo. Credo sia una giusta descrizione del nostro sistema.

Le questioni che avrei dovuto sollevare e che devono ancora trovare una risposta non riguardavano il fatto se il nostro sistema è il migliore – probabilmente non lo è, ma è quello che abbiamo e funziona ragionevolmente. Volevo chiedere, rimarrà funzionante nel modo in cui lo è adesso anche in futuro? Diventerà sempre più controverso e contestato dalle imprese europee in futuro? Si adeguerà ai diversi modelli di produzione e alle catene di fornitura di un numero crescente di imprese europee che stanno diventando sempre più internazionalizzate e che continueranno a farlo più che mai? Quelle erano le domande che ho posto. Non hanno ancora ottenuto una risposta soddisfacente, ma le risposte, penso, dovranno essere trovate e noi dobbiamo continuare a cercarle.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Sono trascorsi dieci anni dal riesame degli strumenti di protezione del commercio. Devono quindi essere ammodernati per rimanere di eprtinenza dell’ambiente commerciale generale in cui operano le imprese dell’UE.

I mercati aperti favoriscono tutti e dovrebbero essere il nostro obiettivo, ma è vero che l’azione a difesa del commercio rimane necessaria per proteggerci dal commercio sleale. Tuttavia, nel decidere cosa sia commercio sleale dobbiamo anche tenere conto di un interesse comunitario più ampio di quanto le attuali norme ci consentano e dobbiamo evitare di danneggiare i paesi europei che creano catene di fornitura globali. Dobbiamo anche garantire che gli interessi di milioni di consumatori sono considerati attentamente rispetto a interessi talvolta ristretti di pochi produttori.

Mi auguro che la Commissione troverà presto l’ambiente politico adatto per la riforma del nostro strumento di protezione commerciale.

 

28. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale

29. Chiusura della seduta
  

(La seduta è tolta alle 23.10)

 
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