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RC-B6-0092/2008

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PV 20/02/2008 - 10
CRE 20/02/2008 - 10

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P6_TA(2008)0065

Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 20 febbraio 2008 - Strasburgo Edizione GU

10. Settimo Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul Settimo Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

 
  
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  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Sono lieto dell’opportunità offertami di intervenire in merito al Consiglio dei diritti umani.

Inserendo all’ordine del giorno della plenaria questo argomento, il Parlamento europeo ha confermato l’importanza che l’Europa nel complesso conferisce al Consiglio dei diritti umani. È un organo centrale e globale per la tutela di tali diritti e l’Unione europea è ferma sostenitrice di un efficace Consiglio dei diritti umani. Abbiamo lavorato molto duramente al fine di garantire che, nella sua versione definitiva, offrisse una base solida per una risposta rapida ed efficace alle più gravi violazioni dei diritti umani.

Come sappiamo, a dicembre dello scorso anno è stato adottato il pacchetto istituzionale finale per il Consiglio dei diritti umani e adesso è il momento che quest’ultimo sia pienamente operativo. La sua sesta sessione, tenutasi a settembre e dicembre dello scorso anno, ha prodotto molti risultati importanti, che non elencherò in questa sede. La nostra ambizione è proseguire il lavoro nella settima e nell’ottava sessione.

La settima sessione si svolgerà il mese prossimo e sarà ricca di impegni e, assieme all’ottava sessione, che si terrà nelle prime due settimane di giugno, è intesa alla discussione dell’estensione dei mandati dei 25 relatori speciali, delle loro relazioni regolari e delle varie situazioni di violazione dei diritti umani in alcuni paesi riguardo a determinati ambiti.

Dal punto di vista dell’Unione europea, l’estensione dei mandati dei relatori speciali per la Birmania/Myanmar, la Repubblica democratica del Congo, la Repubblica democratica popolare di Corea e la Somalia è di cruciale importanza per la settima sessione del Consiglio dei diritti umani.

Inoltre, l’Unione europea sfrutterà ogni opportunità offerta dal Consiglio al fine di richiamare l’attenzione sulla preoccupante situazione dei diritti umani altrove nel mondo. A tale scopo, parteciperà ai dialoghi interattivi con i singoli relatori speciali e con l’Alto Commissario per i diritti umani.

I dialoghi interattivi sono un nuovo strumento importante del Consiglio, e l’Unione europea proseguirà nel tentativo di consolidarlo quale uno dei mezzi chiave offerti dalle sessioni regolari del Consiglio per affrontare le singole questioni.

Onorevoli deputati, come sapete, tra le priorità da affrontare durante il suo mandato, la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, la Slovenia ha inserito il dialogo interculturale. Pertanto, siamo lieti che su questo punto verrà riservata la dovuta attenzione in sede di settima sessione del Consiglio dei diritti umani.

L’invito rivolto all’Alto Rappresentante dell’Alleanza delle civiltà, Jorge Sampaio, a partecipare alla sessione indica una maggiore consapevolezza che le attività dell’Alleanza delle civiltà contribuiscono a rafforzare la tolleranza religiosa, che è anche una delle priorità dell’Unione europea nel settore dei diritti umani.

Consentitemi di soffermarmi su un altro elemento molto importante nel quadro del Consiglio per i diritti umani, nello specifico l’introduzione di una revisione periodica universale, cui l’Unione europea conferisce grande rilevanza. Tale strumento offrirebbe un modo di controllare la situazione dei diritti umani in tutti gli Stati membri alle medesime condizioni. I membri dell’Unione europea che saranno oggetto di questo meccanismo già entro la primavera (aprile-maggio) si stanno attualmente preparando a fondo per procedere a tale riesame. Ci impegneremo per la massima trasparenza ed efficienza in questo processo. Il metodo con cui questa revisione periodica verrà condotta avrà un effetto significativo sulla credibilità del Consiglio per i diritti umani nel suo complesso.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, accolgo con favore l’opportunità di rivolgermi al Parlamento sul tema della settima sessione del Consiglio per i diritti umani (CDU). Vorrei iniziare inserendo quest’ultimo in quello che ritengo essere il contesto appropriato.

L’ho già affermato in precedenza, ma è importante ricordarlo: il CDU è un lavoro in divenire. Questo si comprende se si pensa agli anni passati e alla metà delle sue attività. Nonostante un inizio difficile, con profonde spaccature riguardo alla crisi del Libano e un contesto di negoziato che continua a essere complesso per l’Unione europea, sono stati raggiunti importanti risultati. Mi riferisco in particolar modo all’innovazione degli impegni sul fronte dei diritti umani assunti dai candidati alle elezioni; la capacità di indire sessioni speciali su situazioni urgenti relative ai diritti umani, ben diversa dal rituale annuale del suo predecessore, la Commissione per i diritti umani; lo sviluppo di “dialoghi interattivi” con procedure speciali dell’ONU, un verso strumento pubblico per concentrare l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani; infine, l’adozione dell’importantissimo pacchetto di costruzione delle istituzioni per accordo.

La settimana scorsa, il presidente del Consiglio per i diritti umani, Doru Costea, è stato a Bruxelles per informare il Consiglio e il Parlamento sui preparativi per la settima sessione. Ha descritto il CDU “migliore di quanto si aspettasse e peggiore di quanto sperasse”. Potrebbe sembrare cinico, rispecchiando probabilmente la realtà del lavoro quotidiano dell’ONU, ma ritengo che rifletta con precisione la situazione. Ci sono aspetti positivi e altri negativi nel CDU, ma sta compiendo progressi ed è quindi sulla buona strada.

Tra le priorità per la settima sessione figurano l’affrontare le situazioni relative ai diritti umani urgenti in modo efficace (in aumento e i cui criteri dovrebbero essere giudicati dal Consiglio) e il proseguire con l’attuazione delle riforme di costruzione delle istituzioni. Per quanto riguarda la situazione dei diritti umani, prevale un’efficace prosecuzione della sessione speciale dedicata alla Birmania/Myanmar. Tra le altre priorità, in questa sessione devono essere affrontate anche le violazioni dei diritti umani nello Sri Lanka e in Kenya. L’attuazione delle riforme istituzionali è senza dubbio altrettanto importante, considerato il loro impatto sul futuro successo del Consiglio. Su questo punto, sono tematiche cruciali per la settima sessione i criteri per l’elezione dei membri del comitato consultivo e la nomina trasparente dei candidati adeguatamente qualificati per i mandati di procedura speciale da rinnovare.

Infine, consentitemi un paio di osservazioni sul riesame periodico universale, o noto come UPR. Questa settimana il Presidente ha riferito che gli Stati che sono oggetto di riesame nelle sessioni di aprile e maggio si stanno seriamente assumendo le loro responsabilità. Lo spero. Le prime sessioni dell’UPR fisseranno i criteri per le altre. Pertanto, è fondamentale che gli Stati membri dell’Unione europea riesaminati facciano da esempio con critiche sincere rispetto a quanto da loro registrato nel settore dei diritti umani. Non si dovrebbe trattare di un concorso di bellezza.

Inoltre, rilevo un ruolo importante per l’Unione europea nelle “sessioni dei risultati” dell’UPR. Quest’ultima, più di qualsiasi altro strumento, è intesa alla cooperazione della comunità internazionale con gli Stati sottoposti a riesame al fine di raggiungere un concreto miglioramento dei diritti umani dopo un’autentica autocritica delle mancanze e delle necessità. La Commissione europea e gli Stati membri non devono essere lenti nell’offrire assistenza tecnica dove necessaria in queste sessioni relative ai risultati. Affinché questo accada, dobbiamo mostrare il nostro reale impegno nella promozione dei diritti umani in un’importante seduta pubblica.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, il Parlamento invierà una delegazione alla settima sessione del Consiglio dei diritti umani, che avrà il compito di comunicare le preoccupazioni del Parlamento sul lavoro del Consiglio dei diritti umani e, nel corso della sua visita, riferirà anche alla sottocommissione per i diritti dell’uomo.

Riteniamo che la settima sessione del Consiglio per i diritti umani sia fondamentale, in quanto sarà la prima ad analizzare una lunga serie di questioni significative sulla base dei nuovi metodi di lavoro scaturiti dal pacchetto sulle riforme della costruzione delle istituzioni, adottato nel 2006 e nel 2007.

La credibilità del CDU è subordinata all’attuazione di queste riforme e meccanismi e il nostro obiettivo è quello di rafforzare la capacità del CDU stesso di affrontare le violazioni dei diritti umani nel mondo, in particolar modo nei casi più urgenti.

Ci congratuliamo per i risultati positivi del CDU, nello specifico gli sviluppi nell’attuazione del riesame periodico universale, nonché la revisione delle procedure speciali e i successi positivi della Presidenza del Consiglio per i diritti umani.

Accogliamo positivamente la partecipazione della società civile e dei difensori dei diritti umani, al pari delle procedure speciali, che sono il motore della macchina dell’ONU per i diritti umani, e svolgono un ruolo cruciale, particolarmente in seno al Consiglio per i diritti umani.

Al contempo, condanniamo alcune decisioni del CDU, come quella di non rinnovare i mandati dei relatori speciali su Bielorussia e Cuba.

Considerando le lezioni del passato, sottolineiamo l’importanza di condurre in tutte le regioni elezioni competitive, al fine di offrire una reale scelta tra i membri dell’ONU poiché, con nostro rammarico, sinora sono stati eletti alcuni paesi con una situazione problematica per quanto riguarda i diritti umani.

Di nuovo, chiedo al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di continuare a sollecitare l’istituzione di criteri di appartenenza per essere eletti al CDU per i diritti umani delle Nazioni Unite, tra cui l’emissione di inviti permanenti alle procedure speciali.

Per quanto riguarda il coinvolgimento dell’Unione europea, riconosciamo il suo ruolo attivo, nonché degli Stati membri, nel primo anno di lavoro del CDU. È molto importante che l’Unione europea parli con una voce sola quando si occupa di questioni relative ai diritti umani, e chiediamo alla Commissione e al Consiglio di adottare una posizione comune intesa a garantire che gli Stati membri dell’UE firmino e ratifichino automaticamente tutti gli strumenti riguardanti i diritti umani a livello internazionale.

Infine, ma non meno importante, l’Unione europea dovrebbe impiegare con più efficacia l’aiuto e il sostegno politico nei confronti dei paesi in questione al fine di offrire loro incentivi alla cooperazione con il Consiglio per i diritti umani.

 
  
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  Józef Pinior, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è uno degli argomenti in questo settore più interessanti per il Parlamento europeo. Controlliamo da vicino le attività del CDU, e il Parlamento europeo invia le sue missioni a Ginevra due volte all’anno.

Desidero formulare tre osservazioni. In primo luogo, vorrei congratularmi per i risultati positivi della Presidenza del Consiglio e, al contempo, sottolineare l’importanza del sostegno da parte dell’Unione europea nonché, analogamente, dei candidati con alti livelli di integrità per le elezioni del nuovo Presidente del Consiglio, che si svolgeranno il 23 giugno 2008.

In secondo luogo, desidero sottolineare che le procedure speciali sono il fulcro del meccanismo dei diritti umani delle Nazioni Unite, svolgendo un ruolo cruciale, in particolare nell’ambito del Consiglio per i diritti umani, della società civile e degli Stati democratici. Nello specifico, gli Stati dell’Unione europea devono controllare e esercitare pressione sui membri del Consiglio affinché assumano le loro responsabilità e promuovano i diritti umani.

Il Parlamento europeo deve condannare le decisioni del Consiglio di non rinnovare il mandato dei relatori speciali su Bielorussia e Cuba. Dovremmo accogliere positivamente il rinnovo dei mandati dei relatori speciali sul Sudan e degli esperti indipendenti su Liberia, Haiti e Burundi.

In terzo luogo, molte delle critiche legittime nei confronti del Consiglio si focalizzano sul suo trattamento deludente di situazioni di specifici paesi. In particolare, la solidarietà unilaterale internazionale della causa palestinese e gli sforzi tormentati degli Stati islamici che hanno portato il Consiglio a occuparsi del conflitto in Medio Oriente; ma solo un paese è stato ripetutamente criticato, Israele, ignorando le violazioni da parte degli Hezbollah e di alcune fazioni palestinesi. La sfida consiste nel creare la volontà politica tra i membri del Consiglio affinché si occupino con efficacia e in modo appropriato di tale situazione.

 
  
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  Hélène Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, alla vigilia del Settimo Consiglio per i diritti umani, il Parlamento desidera inviare un messaggio di sostegno, controllo e mobilitazione.

Il CDU è l’unico organo internazionale che attualmente lotta contro le violazioni dei diritti umani, e risponde in particolar modo alle emergenze, alle crisi dei diritti umani, ma lavora anche a lungo termine con i relatori speciali e in un dialogo interattivo con le ONG. Il CDU è unico e si trova a un complesso punto di svolta nella sua storia. Un anno non sarà sufficiente per raggiungere la sua efficacia. Dall’altro lato, può essere sufficiente per il suo discredito, e ci sono stati molti tentativi di indebolirlo e deviarlo, come sappiamo.

Desidero in primo luogo citare la situazione di Sigma Huda, relatrice speciale sul traffico di esseri umani, in carcere in condizioni deplorevoli in Bangladesh. Inoltre, riguardo proprio a questi relatori speciali, le proposte del comitato consultivo verranno decise infine dal Presidente come ultima possibilità. Ciò vi rende l’idea dell’importanza del suo ruolo, e vorrei rendere omaggio all’eccellente lavoro svolto dal Presidente Costea, e al contempo sottolineare che verrà sostituito a giugno.

Questo è il motivo per cui l’Unione europea deve rimanere attenta e attiva; la sua azione è decisiva. Lo abbiamo visto a Gaza. L’astensione dell’Unione europea attenua il messaggio in modo sostanziale e indebolisce lo stesso Consiglio.

Tuttavia, quando l’UE prende l’iniziativa di una sessione speciale e ne sostiene tutto il peso, il Consiglio cresce e ottiene risultati. Affinché questo accada, i nostri Stati membri devono rafforzare le loro alleanze transregionali al fine di convincere altri paesi a evitare qualsiasi reazione di blocco che riporterebbe indietro il Consiglio nel pieno delle contingenze politiche.

Pertanto, chiediamo ai nostri governi di accrescere il loro sforzi e creare un esempio, attraverso la nomina di un esperto indipendente quando partecipano alla valutazione di un altro governo quale parte dell’UPR, essendo aperti alle critiche e all’autocritica, e fungendo da esempio per l’elezione dei nuovi membri. Un invito permanente alle procedure speciali dovrebbe essere un criterio di primaria importanza per gli Stati membri dell’Unione europea.

 
  
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  Richard Howitt (PSE).(EN) Signor Presidente, le raccomando questa risoluzione. Mi congratulo per il lavoro della delegazione del Parlamento a Ginevra dove, oltre ad aver tenuto conto dei nostri stessi rappresentanti dell’UE, collaboriamo con loro per impegnarci nel dialogo con i paesi di altre regioni del mondo, dimostrando la forza e la solidarietà dell’Europa nel sostenere i diritti umani e il diritto umanitario internazionale.

Sono grato per l’inserimento nel testo dei miei emendamenti a sostegno della richiesta di organizzare discussioni speciali sulla violenza contro le donne e della firma e ratifica di tutti i paesi di tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani. Chiedo il sostegno dell’Europa, in particolare, per il rinnovo del mandato del rappresentante speciale per le imprese e i diritti umani. Tuttavia, essendo appena tornato da Gaza, desidero raccomandarvi nello specifico il paragrafo 34. Il territorio è in stato di assedio, e alla popolazione di Gaza vengono imposte condizioni medievali. Oggi la identificheremo quale palese violazione dei diritti umani. Se persino Tony Blair non riesce a ottenere che Israele autorizzi l’importazione dell’attrezzatura per a fermare i 40 000 litri di deiezioni umane non trattate che avvelenano i rifornimenti di acqua, è giunto il momento per l’Europa di agire. Le truppe europee con un nuovo mandato potrebbero contribuire alla supervisione della riapertura delle frontiere e, chiedendo adesso il vostro sostegno, i paesi europei possono raggiungere un accordo multilaterale in sede di Consiglio per i diritti umani dell’ONU per cercare di applicare il diritto umanitario internazionale. Noi, in quanto Europa, possiamo prendere l’iniziativa, come suggerito solo la scorsa settimana a Bruxelles dalla Presidenza slovena alla nostra sottocommissione per i diritti umani. Possiamo proporre un testo equilibrato che riconosca che sia gli attacchi missilistici dei terroristi che la punizione collettiva del blocco violano la quarta Convenzione di Ginevra. Così facendo, possiamo ottenere il consenso a Ginevra in grado di modificare davvero la crisi umanitaria di cui è vittima la popolazione di Gaza.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE).(FI) Signor Presidente, una valutazione critica dei vecchi meccanismi e metodi di lavoro nonché l’istituzione di nuove pratiche hanno infuso molta speranza nella capacità del Consiglio per i diritti umani di agire quale organo efficace che si concentra sul modo in cui le violazioni dei diritti umani vengono affrontate e consente alle situazioni politiche di rientrare palesemente nella competenza degli organismi dell’ONU.

La credibilità del Consiglio per i diritti umani dipende anche dai nuovi detentori del mandato delle procedure speciali che verranno nominati a marzo. È di enorme importanza che l’esperienza, l’imparzialità, l’indipendenza e l’obiettività siano i fattori determinanti.

Al pari di molti altri in quest’Aula, anch’io, nella situazione attuale, vorrei che venisse riconsiderata la decisione del Consiglio per i diritti umani di non estendere i mandati dei relatori speciali su Bielorussia e Cuba. Gli Stati membri dell’Unione europea dovrebbero inoltre provare a garantire che venga esteso il mandato dell’esperto indipendente nella Repubblica democratica del Congo.

 
  
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  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Desidero ringraziare i deputati che hanno partecipato a questa discussione ed espresso le loro opinioni, che senza dubbio saranno utili al Presidente del Consiglio nella preparazione della settima sessione del Consiglio per i diritti umani.

Desidero in particolare sottolineare che concordo fortemente riguardo alla dichiarazione dell’onorevole Andrikienė sulla necessità che l’Unione europea si presenti unita, che parli con una voce sola, in sede di Consiglio per i diritti umani.

Vorrei inoltre richiamare l’attenzione sul fatto che anche la Presidenza auspica un’ottima cooperazione con la delegazione del Parlamento europeo. L’importanza del ruolo dell’Unione europea nella promozione e nella tutela dei diritti umani è incontestabile, motivo per cui desideriamo instaurare la migliore cooperazione possibile con questa rispettabile Assemblea.

Vorrei concludere dichiarando che la settima sessione del Consiglio per i diritti umani inizierà con la riunione dei ministri, di cui si occuperà, a nome della Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, il Presidente del Consiglio per gli Affari generali e le relazioni esterne, il ministro Dimitrij Rupel. Vi parteciperanno numerosi altri alti rappresentanti, forse persino il Segretario generale delle Nazioni Unite.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, l’Unione europea è un organo molto importante che deve muoversi nella giusta direzione, verso la quale condurre il Consiglio per i diritti umani.

Il Consiglio deve ancora dimostrasi uno strumento efficace dedicato ai diritti umani nel quadro delle Nazioni Unite; questo è molto chiaro. Tuttavia, come ho detto in precedenza, è troppo presto per pronunciare un giudizio definitivo. In effetti, farlo nella fase attuale potrebbe persino ostacolare i suoi progressi futuri. Questo è il motivo per cui è importante che la comunità dei diritti umani continui a sostenere il Consiglio per i diritti umani, anche se con occhio critico. A tale proposito, sono lieta che una delegazione del Parlamento europeo parteciperà a una parte della settima sessione per valutarne direttamente il lavoro.

Al pari dell’onorevole Andrikienė, ritengo che l’Unione europea dovrà cercare di parlare con una voce sola su tale questione. Le intenzioni di voto dei membri dell’UE sul Consiglio sono molto armonizzate e più lo sono, più importante sarà la nostra voce.

Per quanto riguarda i criteri di partecipazione, sinora si è dimostrato impossibile redigerli. Tuttavia, le promesse di impegno sui diritti umani saranno passi importanti in direzione di una maggiore responsabilità per i paesi candidati e questo, come ho già affermato, è un passo fondamentale.

Riguardo alle procedure speciali, l’Unione europea sta lottando attivamente al fine di estendere i mandati esistenti e di istituire i nuovi che riteniamo necessari.

Infine, consentitemi un accenno alla Bielorussia e a Cuba. Il Consiglio può essere criticato per non aver proseguito i mandati per tali paesi, ma è stato un compromesso reso necessario per salvare molti degli altri paesi e dei mandati tematici che sono attualmente oggetto di riesame. Lo stesso vale, per esempio, per il Sudan. È spiacevole perdere il mandato del gruppo di esperti sul Darfur, ma è stato inevitabile, purtroppo, al fine di mantenere quello del rappresentante speciale per il Sudan.

Pertanto, al fine di ottenere consenso, l’Unione europea deve talvolta prepararsi a difficili compromessi ma, ribadisco, nel complesso siamo un motore e un organo molto potente in questo ambito, e dobbiamo continuare a lavorare per garantire che il Consiglio per i diritti umani si impegni e vada nella giusta direzione. Il Parlamento europeo è uno strumento molto, molto forte per aiutarci in questo percorso.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì, 21 febbraio 2008.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS
Vicepresidente

 
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