Hubert Pirker (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, innanzi tutto non ho capito quanto ha affermato. Ho votato a favore della relazione poiché questo nuovo regolamento crea un ottimo equilibrio tra le misure sensibili antiterroristiche da un lato, e i diritti del passeggero, dall’altro.
Tuttavia, vorrei concentrarmi su una questione che non è stata ancora risolta in modo soddisfacente, ossia le regole per portare a bordo liquidi. Sappiamo che i controlli dovrebbero essere utilizzati ai fini della prevenzione del terrorismo, ma provocano molto disagio tra i passeggeri a causa delle interpretazioni ampiamente differenti tra i singoli aeroporti. Che questo sia o meno uno strumento efficace, resta una domanda senza risposta. Ne dubito molto, poiché i terroristi stanno sviluppando da tempo altre strategie e trovando altri metodi.
Mi aspetto che vengano svolte le seguenti valutazioni: o le procedure dei controlli vengono standardizzate e migliorate, o tali misure verranno bloccate, allo scopo di non opprimere i passeggeri con misure che non sono in alcun caso efficaci.
Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Costa. Sono trascorsi quasi sei anni dall’approvazione del regolamento (CE) n. 2320/2002, e due anni e mezzo dalla sua entrata in vigore. La preoccupazione per la sicurezza dei passeggeri negli aeroporti e a bordo degli aerei continua a essere una questione vitale. La protezione dell’aviazione civile sta provocando un aumento drammatico del costo dei voli e una riduzione del comfort del viaggio. Il costo della protezione è un altro problema; tali spese devono essere quanto più trasparenti possibile, e i consumatori devono sapere per cosa viene speso il denaro che pagano per un biglietto aereo e in quale modo. Gli importi raccolti a fini di protezione dovrebbero essere impiegati unicamente ed esclusivamente per coprire i costi di tale protezione. Il denaro ottenuto a tale scopo non deve essere utilizzato per nessun altra finalità.
Jan Březina (PPE-DE). – (CS) Signor Presidente, mi sono astenuto dal voto sulla proposta di regolamento che istituisce norme comuni poiché credo contenga alcuni punti deboli. Il più grave è il metodo di valutazione della responsabilità del personale di volo, che non è previsto dallo stesso regolamento, ma verrà disciplinato separatamente in seguito. Scaturisce dalla formulazione approvata secondo cui, una volta in corso l’attuazione del regolamento, verrà classificato quale documento comunitario e le informazioni in esso contenute non saranno di pubblico accesso. Potrebbe pertanto accadere che persino le persone i cui obblighi sono contemplati dal documento non potranno accedervi. Ciò violerebbe il principio di certezza giuridica, e lo stesso vale per l’attività del gruppo consultivo, che verrà istituito dalla Commissione assieme al comitato. Il gruppo consultivo sarà composto da organizzazioni europee direttamente coinvolte nella protezione dell’aviazione. E’ inappropriato per il comitato informare semplicemente le parti interessate senza consentire loro di accedere alle informazioni classificate. Chiedo pertanto una soluzione che rispetti i principi di apertura e trasparenza.
Hubert Pirker (PPE-DE). – (DE) Il nuovo istituto che verrà realizzato mi sembra del tutto giustificato e ragionevole nei suoi obiettivi e pertanto sostengo la relazione e la creazione della struttura in questione.
L’Unione europea – e quindi noi – deve lavorare molto duramente per poter competere con successo con la concorrenza tecnologica delle altre regioni economiche, tuttavia, e giungo ora al punto cruciale, desidero chiedere alla Commissione ancora una volta di controllare le 32 agenzie, e questa è una di quelle, dal punto di vista della loro finalità ed efficienza, di svolgere una verifica sullo stato di salute delle agenzie nonché chiudere quelle non più utili e che non lavorano efficacemente nell’interesse dei contribuenti.
Auspico, e questa è una richiesta rivolta alla Commissione, presente questo pomeriggio e il cui ordine del giorno prevede tale argomento, che oggi la Commissione finalmente si sottoponga a tale verifica sullo stato di salute che si svolge per le agenzie.
Zuzana Roithová (PPE-DE). – (CS) Accolgo positivamente il fatto che dopo tre anni stiamo lanciando l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Sono soddisfatta che l’Istituto non sarà una “super-università”, ma creerà reti innovative volte a un’applicazione più estesa della ricerca nei settori industriali e di tutela della salute. Tali connessioni dovrebbero inoltre accrescere in modo significativo l’investimento nella scienza del settore imprenditoriale. Sapremo di aver avuto successo quando inizierà a crescere il numero di brevetti europei e raggiungeremo gli Stati Uniti e il Giappone. L’Istituto dovrebbe essere collocato in un nuovo Stato membro. La Repubblica ceca è il candidato meglio preparato: già dispone di un centro conferenze apprezzato per scienziati e imprenditori. Inoltre, l’Università Karlova è un simbolo delle radici comuni dell’istruzione della nuova e della vecchia Europa.
Tomáš Zatloukal (PPE-DE). – (CS) Ho votato a favore della creazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Credo fermamente che contribuirà a migliorare le basi concorrenziali degli Stati membri coinvolgendo le organizzazioni partner in attività integrate nell’ambito di innovazione, sviluppo e ricerca al più elevato livello internazionale. Mi aspetto che l’IET diventi un punto di riferimento per la gestione dell’innovazione nel cui ambito promuoverà nuove forme di collaborazione tra le organizzazioni partner coinvolte nel triangolo della conoscenza di ricerca, accademie e settore privato. Immagino che l’IET si costruirà una reputazione mondiale e offrirà un contesto attraente per i soggetti di maggiore talento a livello mondiale.
Hannu Takkula (ALDE). – (FI) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare il relatore, l’onorevole Paasilinna, che ha svolto uno splendido lavoro.
Ho votato a favore della presente proposta. Al pari di quando tale proposta è stata oggetto di discussione e ho avuto qualche opportunità di parlarne con il Presidente della Commissione, ritengo ancora che sia importante che la priorità di base sia rafforzare la posizione delle università esistenti e le loro possibilità di lavorare in rete. Gli istituti non dovrebbero essere creati nel loro unico interesse. E’ fondamentalmente importante garantire che l’Istituto sia un organo di coordinamento e che le università e gli istituti di ricerca esistenti, che hanno svolto un lavoro eccellente, non vengano privati degli stanziamenti per la ricerca.
Il nuovo Istituto potrebbe coordinare l’innovazione e la tecnologia europee generando pertanto nuovo valore aggiunto. L’Istituto è necessario ma, come ho affermato, il suo contenuto deve essere la questione centrale e non il modo in cui è organizzato. Ritengo che in Polonia e altrove siano disponibili le strutture adeguate, ma il contenuto non deve essere dimenticato.
Syed Kamall (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, rappresento Londra, la più grande città del mondo, capitale del paese più grande del mondo. Nella mia città, ci sono un certo numero di università innovative, pertanto potreste pensare che io sia a favore della presente relazione, ma in realtà ho votato contro. Vorrei solo spiegarne il motivo.
Thomas Dolby, il musicista, cantava una volta “She blinded me with science”. Il gruppo 2 Unlimited un tempo cantava “Digital revolution, technical solution; for some it only brings more and more confusion” (Rivoluzione Digitale, tecnica soluzione; per alcuni porta solo sempre più confusione). Ora, a prescindere dal valore delle canzoni, ritengo che il concetto valga per il pensiero sotteso all’IET. La Commissione ha ragione nell’affermare che l’Europa ha successo nella ricerca ma manca di innovazione. Ma in quale modo provvedete all’innovazione?
Non si ottiene l’innovazione attraverso ulteriori strutture, con più mattoni e cemento. Non si ottiene l’innovazione raddoppiando lo sforzo esistente. Ciò a cui assistiamo è l’IET che cerca di imitare il successo dell’Istituto di tecnologia del Massachusetts, negli Stati Uniti, senza apprendere il modello imprenditoriale di successo che è alla base del MIT. Questo è il motivo per cui ho votato contro.
Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto porre l’IET in un contesto storico. La prima volta che ho sentito parlare dell’IET, stavamo discutendo su ciò che avremmo potuto fare con questo edificio in particolare, poiché il Parlamento ha due sedi e se avessimo abbandonato questo posto, a quale scopo sarebbe stato utilizzato questo edificio di Strasburgo? L’idea fu quella di dotare Strasburgo di un’università di livello mondiale.
Purtroppo, Strasburgo dispone già di un’ottima università, e l’idea non è stata apprezzata. La città non desiderava perdere l’istituzione. E sull’argomento abbiamo svolto molte discussioni in quest’Aula, sebbene il Parlamento dovesse decidere realisticamente sulla propria sede.
Ma l’idea era nata, e abbiamo ottenuto questo bilancio significativo di centinaia di milioni di euro che ora spenderemo, raddoppiando il lavoro già in corso; vi domanderete qual è il punto. L’Europa sta cercando qualcosa di cui non ha bisogno perché è già a sua disposizione? Ha bisogno di questo marchio sulla conoscenza europea? Stiamo solo per spendere una gran quantità di denaro in un immobile in un posto in cui potremmo operare in modo molto più coordinato facendo uso dei fantastici esempi di Oxford, Cambridge e altre ottime università del continente europeo?
Zuzana Roithová (PPE-DE). – (CS) La ringrazio, signor Presidente. Nonostante non rappresenti il Regno Unito, ho sostenuto la concessione di aiuti per un totale di 162 milioni di euro a seguito dell’inondazione in tale paese, che ha causato danni per 4,6 miliardi di euro.
Tuttavia, ho un paio di dubbi. In primo luogo, stiamo adottando questa decisione solo dopo nove mesi. In secondo luogo, in conformità delle norme pertinenti, vi sono altri paesi europei che chiedono assistenza, per esempio la Grecia. Ritengo che dovrebbero essere istituiti due fondi: uno per le necessità dell’Unione europea e uno per i paesi terzi, al fine di evitare una situazione in cui non sono disponibili finanziamenti per l’assistenza ai paesi poveri. Inoltre, le norme per ricorrere ai fondi accordano la precedenza alle catastrofi di ampia portata. Tuttavia, dovremmo essere in grado di assistere anche le regioni più piccole. La solidarietà non si differenzia in base alle dimensioni. Onorevoli colleghi, sarei lieta se si svolgesse una revisione della normativa.
Glyn Ford (PSE). – (EN) Signor Presidente, sono lieto che il Parlamento stia per erogare 162 milioni di euro dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea per l’assistenza a seguito del disastro dell’inondazione della scorsa estate nella mia regione e altrove.
Come sappiamo, ovviamente queste risorse sono destinate a progetti per le infrastrutture, per ristrutturare strade, ponti, ferrovie, ospedali e altri edifici, ma al contempo consentiranno al governo del Regno Unito di erogare il denaro che avrebbe speso per tali infrastrutture ad altri fini. Vi sono ancora migliaia di persone che vivono in alloggi di emergenza e molti negozi e fabbriche sono chiusi.
Sono lieto che siano state erogate risorse dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea e si spera che gli abitanti del Gloucestershire e di altre zone ne beneficeranno.
Presidente. − Formulerò una dichiarazione di voto per iscritto, a nome della popolazione dello Yorkshire e dell’Humber, sulla stessa linea delle ultime dichiarazioni dell’onorevole Ford.
Zuzana Roithová (PPE-DE). – (CS) Ho sostenuto la creazione della voce di bilancio per il programma Galileo – Spese di gestione amministrativa, secondo quanto indicato nella proposta modificata della Commissione. Ho inoltre sostenuto l’emendamento che, nel contesto del bilancio di Galileo, ridistribuisce un importo di 2 milioni di euro da una voce operativa a una voce amministrativa.
Questo è finalizzato al finanziamento di azioni quali: definizione e follow-up di un sistema di gestione dei rischi, definizione della politica relativa ai diritti di proprietà intellettuale, nonché il mercato delle tecnologie innovative di navigazione. Sono fermamente a favore di tutto questo. Tuttavia, ciò che mi preoccupa, è che il 29 gennaio la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha adottato a larga maggioranza otto emendamenti che eliminano l’Autorità di vigilanza Galileo dalla base giuridica della proposta modificata relativa ai programmi Galileo e EGNOS. Vorrei si svolgesse in plenaria una discussione seria su questo tema.
Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, sarò molto breve sulla presente relazione. Ho votato a favore del documento poiché, a prescindere dalle sue dimensioni, ogni paese è impotente dinanzi alla forza maggiore. Il finanziamento di una spesa straordinaria in un momento in cui è annunciata una situazione straordinaria aiuta un paese a riparare i danni causati dalle condizioni atmosferiche o da una catastrofe naturale. E’ ovvio.
Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, nella presente relazione si fa riferimento alla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea, di cui abbiamo appena parlato. E parte della mia regione ha beneficiato, o beneficerà, di tali risorse, in particolare nel North Lincolnshire, in cui siamo stati colpiti da un’enorme inondazione.
Tuttavia mi domando se gli abitanti del Lincolnshire considererebbero questo un impiego positivo del denaro. Attualmente, ne versiamo molto all’Unione europea e poi dobbiamo pregare affinché ci venga restituito quando ci troviamo in uno stato di necessità. Per ogni 2 sterline che ci vengono restituite, ne abbiamo versate 5 all’inizio nelle tasche dell’Unione. Mi domando realmente se non possiamo spendere meglio questo denaro.
Nutro inoltre alcune serie preoccupazioni, come ho spiegato in precedenza nelle dichiarazioni di voto, sul modo in cui redigiamo questi progetti di bilancio rettificativo. Ingenti somme di denaro sono trasferite tra le diverse voci di bilancio e poche, pochissime persone esercitano il controllo su tali operazioni.
Oggi, stiamo appunto trasferendo un paio di milioni di euro a favore di Galileo qui, e un paio di milioni lì, ma in passato sono stati centinaia di milioni di euro. Mi domando se sia questo l’iter parlamentare corretto per fornirci il controllo sul denaro dei contribuenti europei.
– Relazioni Luis Manuel Capoulas Santos (A6-0053/2008) e Daniel Varela Suanzes-Carpegna (A6-0054/2008)
Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, voto sempre, regolarmente, contro gli accordi nel settore della pesca conclusi da quest’Assemblea e dalla Commissione, credo per una buona ragione. Citerò alcune parti delle relazioni.
La valutazione della Commissione per la Guinea-Bissau è giunta alla conclusione che contribuisce a sostenere l’efficienza economica delle filiere della pesca al traino e della pesca dei tonni della Comunità nell’Oceano Atlantico proponendo alle navi e alle filiere comunitarie che ne dipendono un quadro giuridico stabile e una visibilità a medio termine, ma in realtà ha avuto soltanto, si legge, “un importante impatto” sulla stabilità di bilancio e politica della Guinea-Bissau. Non è rilevante il luogo in cui concludiamo questi accordi nel settore della pesca, stiamo essenzialmente rubando il pesce da coloro che potrebbero catturarlo, venderlo e ricavare guadagni a livello locale, e pertanto risollevarsi dalla povertà. Creiamo una soluzione in cui in realtà paghiamo affinché i pescatori europei si rechino in queste acque e peschino in modo meccanico, sottraendo tonnellate di pesce a danno, quindi, delle economie di questi paesi costieri.
Nel documento relativo alla Costa d’Avorio si parla dell’importo speso affinché ciò avvenga. Si parla di circa 600 000 euro che destiniamo alle imbarcazioni europee per catturare più di 7 000 tonnellate di tonni. Se parlate con qualsiasi spagnolo e chiedete quante persone entrano nel suo paese dalla Costa d’Avorio, perché le imbarcazioni da pesca che in Spagna erano impiegate per sbarcare il pescato, adesso trasportano in realtà centinaia, se non migliaia, di immigrati clandestini alle Isole Canarie e altrove, constaterete che ci stiamo realmente creando un problema più grande, e non una soluzione basata sul mercato, che potremmo trovare se consentissimo a questi paesi di godere dei diritti di pesca al fine di poter pescare da soli e promuovere le loro economie.
Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, nulla mi darebbe più gioia del parlare del trasporto sostenibile europeo.
Il motivo per cui mi sono astenuto dalla votazione della presente relazione, sebbene contenga una quantità dignitosa di ragionevole politica europea, è che mi domando se non sia meglio lasciare le soluzioni di mercato all’interno dei singoli Stati membri, come il modo in cui possiamo risolvere i problemi di traffico a Londra. Mi è difficile credere che la cooperazione paneuropea e una strategia coordinata risolveranno i problemi di parcheggio a Nottingham o Leicester. Sì, lo scambio delle migliori prassi potrebbe, ma stiamo parlando di investire molto denaro in un ambito in cui adesso avremo comitati che si riuniscono a livello di Commissione e di Consiglio al fine di cercare di pensare alla politica.
Ritengo che tutte queste politiche si definiscano in modo migliore a livello locale. Pertanto, mi sono astenuto sull’intera relazione.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione in quanto ritengo che sia, in primo luogo, un’ottima relazione e che, in secondo luogo, indichi la giusta direzione. Il settore dei trasporti deve riconoscere la sua totale responsabilità, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi ambientali, nonché il raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona.
Sono particolarmente soddisfatto che sia stato approvato l’emendamento n. 5, che chiede che l’Unione europea finalmente ratifichi la Convenzione delle Alpi e non solo che la firmi. E’ inoltre positivo che sia stato respinto l’emendamento n. 1 e che il testo originale abbia mantenuto, per esempio, che dovremmo iniziare a calcolare i costi esterni per il traffico stradale. Tuttavia, è una vergogna che non sia stato approvato l’emendamento n. 7. Ciò avrebbe significato che il Settimo programma di ricerca avrebbe dovuto essere meglio integrato e adattato al settore dei trasporti.
Infine, desidero inoltre informare i colleghi deputati del Regno Unito, che quindi sono talmente contrari all’Unione da non leggere il testo con maggiore attenzione, che molto del suo contenuto è formulato al congiuntivo. Sono clausole discrezionali e che un grande paese, quale è il Regno Unito, introduca tali misure o meno ricade nel quadro della discrezionalità nazionale.
Zuzana Roithová (PPE-DE). – (CS) La discussione svoltasi ieri sera non mi ha rassicurato che la Commissione europea e gli Stati membri siano pronti in un futuro immediato a stanziare fondi al fine di migliorare la qualità delle infrastrutture dei trasporti nei nuovi Stati membri.
Al termine della discussione di ieri, il Commissario si riferiva molto giustamente a questa necessità di cambiamenti modali. Desidero domandare alla Commissione di presentare programmi concreti per lo sviluppo delle infrastrutture autostradali e ferroviarie nei nuovi Stati membri. In assenza di ciò, non possiamo discutere realisticamente della strategia di trasporto sostenibile, almeno non da una prospettiva a favore dell’ambiente. Sono inoltre a favore dell’emendamento sull’Eurobollo; la sua revisione non deve essere limitata alla strategia del trasporto sostenibile.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della procedura di consultazione del collega tedesco, l’onorevole Böge, che sostiene la proposta di decisione del Consiglio recante modifica della decisione 2003/77/CE del Consiglio che stabilisce gli orientamenti finanziari pluriennali per la gestione dei fondi della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) in liquidazione dal 2002 e, dopo la chiusura della liquidazione, del patrimonio del Fondo di ricerca carbone e acciaio. E’ stato corretto tener conto del cambiamento dei mercati e dei prodotti finanziari al momento di offrire la possibilità di gestione dell’aggiornamento di questo capitale, mantenendo al contempo un elevato grado di sicurezza e di stabilità a lungo termine.
Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Può essere di fatto piuttosto sensato cercare nuove tecnologie sostenute a livello comunitario e finanziariamente, attraverso cui poter ridurre le emissioni di CO2 generate dalla produzione siderurgica. Quale risultato della crescente domanda nei paesi emergenti e dei numerosi disastri naturali che hanno reso impossibile tale riduzione, si sono verificate continue carenze della materia prima, riflesse nei prezzi record per il carbone e l’acciaio. E’ giunto davvero il momento di iniziare finalmente a cercare alternative alle risorse di carbone che cominciamo a esaurirsi.
E’ inoltre altamente discutibile il modo in cui ex consorzi quali la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) e l’Euratom, pienamente assorbiti dall’Unione europea molto tempo fa, possano ancora avere dei loro finanziamenti, programmi, e così via, in particolar modo nel contesto degli Stati membri che si sono opposti all’energia nucleare, per esempio, che ancora devono costantemente finanziarne la ricerca, eccetera. Dovremmo finalmente riuscire a occuparci della questione.
Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. − (PL) Concordo con la proposta di sostituire alcune disposizioni contenute negli attuali accordi bilaterali con accordi a livello comunitario.
Per quanto riguarda le tariffe e le imposte per i servizi di trasporto aereo, il relatore, onorevole Paolo Costa, ha ragione a introdurre una clausola che vieta ai vettori di paesi terzi di avere un’influenza predominante sui prezzi per i servizi aerei interamente intracomunitari.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega britannico, onorevole Parish, sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 che reca organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo e disposizioni specifiche per quanto concerne taluni prodotti di questo settore, che è stato adottato sulla base della situazione al 31 dicembre 2006. Riunendo insieme i 21 regolamenti applicabili all’organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo in un unico regolamento onnicomprensivo, al fine di razionalizzare e semplificare il quadro giuridico delle politiche di mercato quali la mediazione, lo stoccaggio privato, i contingenti tariffari per l’importazione, i rimborsi relativi all’esportazione, le misure di tutela, gli aiuti di Stato e le regole di concorrenza, nonché di comunicazione e trasmissione dei dati, diventa necessario aggiornare questo testo al fine di considerare le decisioni adottate dal 2006 nel campo dello zucchero, la frutta e verdura e la loro lavorazione, le sementi, la carne bovina e il latte nonché i settori dei prodotti caseari.
Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Siamo contrari all’attuale politica agricola comune e ci opponiamo ai cambiamenti di portata fondamentalmente scarsa al sistema esistente. Chiediamo una revisione globale e una nuova valutazione dell’intera politica agricola comune.
Queste due relazioni conservano le strutture esistenti della politica agricola comune, pertanto non possiamo sostenerle. L’intera politica agricola comune è un progetto assurdo e deve essere abolita.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo positivamente la relazione dell’onorevole Parish che reca organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo e disposizioni specifiche per quanto concerne taluni prodotti di questo settore. Le proposte di fornire una serie di norme armonizzate in diversi settori dell’industria, quali lo stoccaggio privato, i contingenti tariffari per l’importazione e le misure di tutela sono un passo positivo per chiarire la politica agricola europea. L’aumento di trasparenza e semplificazione della regolamentazione all’interno del settore è davvero necessario e gli agricoltori scozzesi ne beneficeranno direttamente. Ho pertanto votato a favore della relazione.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega britannico, onorevole Parish, sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 che reca organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo e disposizioni specifiche per quanto concerne il settore del lino e della canapa. La Commissione europea, che ha intenzione di presentare una relazione, attualmente in corso di stesura, sul prolungamento degli aiuti per la produzione di fibre corte di lino e fibre di canapa, fissato per la fine della campagna di commercializzazione 2008/2009, sta proponendo di prolungare tali aiuti nell’attesa delle revisioni politiche il cui avvio è previsto nel 2008 nell’ambito della valutazione dello stato di salute della politica agricola comune. Appoggio tale proposta molto sensata.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) La proposta di prolungare l’assistenza per lino e canapa è una necessità procedurale intesa a consentire una riflessione adeguata e una riforma potenziale nel quadro della valutazione dello stato di salute della PAC. E’ per questo motivo che sostengo le raccomandazioni della relazione e ho votato di conseguenza.
− Relazione Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (A6-0055/2008)
Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Voterò a favore della relazione dell’onorevole Geringer de Oedenberg sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee.
Ho letto con particolare attenzione la relazione della collega. Sono favorevole all’approvazione della presente relazione in quanto ritengo che il diritto comunitario dovrebbe essere maggiormente chiaro e comprensibile, e quindi più trasparente e accessibile a ogni cittadino.
Lo scopo dell’applicazione è la codificazione del regolamento (CEE) del Consiglio n. 3037/90 del 9 ottobre 1990 relativo alla classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee.
In qualità di avvocato desidero, nella dichiarazione del mio voto, sottolineare il valore della codificazione, che è un processo molto importante che combina singolarmente un ampio insieme di regolamenti giuridici in un’unica raccolta sistematizzata dalla quale possono essere interpretate le norme giuridiche fondamentali. Attribuisco un notevole significato alla semplificazione e alla classificazione del diritto comunitario.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega, l’onorevole Costa, sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile e che abroga il regolamento (CE) n. 2320/2002, adottato il giorno successivo agli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti d’America, che doveva essere revisionato in considerazione della sua applicazione. Fortunatamente, è stato raggiunto un compromesso sul finanziamento delle misure di sicurezza, che verrà ripartito tra gli Stati membri e le autorità aeroportuali, le compagnie aeree e i passeggeri.
Sono soddisfatto che il Parlamento europeo sia riuscito a convincere il Consiglio e la Commissione ad applicare la procedura di regolamentazione con controllo per tutta una serie di misure nella definizione delle norme fondamentali comuni per la sicurezza aerea, come quelle relative al controllo dei passeggeri e agli articoli che possono essere vietati, come i liquidi.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il presente regolamento offre un “maggiore grado di armonizzazione” delle norme comuni in materia di sicurezza dell’aviazione civile a livello comunitario, quali per esempio, il controllo dei passeggeri e bagaglio a mano, controllo d’accesso e lo screening di sicurezza degli aeromobili, abrogando il regolamento del 2002 adottato in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001 negli USA.
Tra gli aspetti che abbiamo criticato, figura il fatto che non si è in alcun modo garantito, ma il contrario, che i costi del fornire misure di sicurezza non fossero trasferiti agli utenti di tali servizi, che sono evidentemente servizi pubblici. Non esiste neanche alcuna garanzia che gli utenti non dovranno sopportare un sovrapprezzo inteso a coprire tali misure. Inoltre, non vi è alcun chiarimento in merito all’eliminazione di un’intera serie di misure di sicurezza che sono già state ampiamente criticate, in particolare per quanto riguarda la loro reale efficacia.
E’ inoltre singolare che, per quanto riguarda i lavoratori, la limitazione di accesso alla “area lato volo” per motivi di sicurezza sia stata impiegata per limitare la libertà dei lavoratori di formare un sindacato. Il testo attuale non offre garanzie che un simile abuso venga evitato o che tali diritti vengano tutelati. Infine, il regolamento apre chiaramente le porte alla presenza di personale armato a bordo, una misura che consideriamo un errore, anche per motivi di sicurezza.
Stanisław Jałowiecki (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Nonostante tutto, ho votato a favore della presente relazione. Desidero fornire qualche spiegazione. Come dicono, una soluzione di ripiego dura più a lungo. Abbiamo avuto un anno a disposizione sinora per convincerci della veridicità di questa espressione. Quando è stato introdotto il divieto di portare a bordo bibite e altri liquidi, ci era stato garantito che sarebbe stata solo un’esigenza temporanea. Si è condotta una breve revisione delle procedure, e si sono dovute infatti installare apparecchiature speciali, nella forma di dispositivi in grado di rilevare la presenza di sostanze pericolose.
Niente di tutto ciò ha avuto seguito. E i passeggeri nel frattempo? I passeggeri si sono abituati a tali inconvenienti… li trattano come se ci fossero sempre stati e fossero essenziali. Notate che questo è esattamente il modo in cui le nostre libertà e i nostri diritti vengono gradualmente e impercettibilmente limitati, anche in altri ambiti, non solo nell’aviazione civile.
Tuttavia, il Parlamento è da lodare, e in particolar modo i rappresentanti del comitato di conciliazione, che hanno difeso con tenacia questi principi. Ammetto che il loro non è stato un vero e proprio successo, ma vale la pena sottolineare ciò che è stato raggiunto.
Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. − (DE) Voterò a favore del nuovo regolamento per la sicurezza aerea, che introduce maggiore sicurezza nel traffico aereo.
Sostengo fermamente una votazione congiunta sulle norme e i regolamenti a livello europeo, poiché solo l’adattamento rapido ed efficace delle nuove direttive tutelerà la sicurezza dei passeggeri aerei e dei loro diritti. Accolgo con particolare favore il possibile impiego di funzionari di sicurezza di accompagnamento, gli “agenti responsabili della sicurezza”, basato in particolare sulla minaccia attuale del terrorismo internazionale sui corridoi di volo potenzialmente vulnerabili. Inoltre, sostengo i regolamenti in materia di sicurezza che consentono di portare le armi solo in stiva e unicamente in casi eccezionali con il benestare dell’autorità al momento.
Per quanto riguarda la questione controversa del finanziamento, sono favorevole al compromesso secondo cui ciascuno Stato membro dovrebbe adottare le sue decisioni in merito, in cui i costi delle misure di sicurezza devono essere sostenute dalle strutture aeroportuali, dalle compagnie aeree e dagli stessi utenti. Tuttavia, è stato specificato che tali costi dovrebbero essere applicati direttamente alla disposizione di sicurezza e verranno coperti solo i costi effettivi. La Commissione viene inoltre sollecitata a presentare una relazione entro la fine dell’anno sul finanziamento dei costi, assieme a una proposta legislativa, se del caso.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Parlando in qualità di rappresentante di un paese che di recente è stato vittima del terrorismo, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Costa sulle norme comuni nel settore della sicurezza dell’aviazione civile. La sicurezza nell’aviazione civile è un aspetto che preoccupa tutti gli Stati membri e richiede pertanto norme fondamentali comuni in tutta l’Unione europea. Per quanto riguarda il finanziamento inteso a migliorare le misure di sicurezza, ritengo sia stato raggiunto un compromesso adeguato che offre spazio sufficiente affinché gli Stati membri e gli utenti condividano i costi. Le norme flessibili in materia di finanziamento non solo terranno conto della necessità di attuare le misure di base in Europa, ma consentiranno a quegli aeroporti ritenuti maggiormente esposti al rischio di attività terroristiche di adottare ulteriori iniziative intese a contrastare tale minaccia. Valuto inoltre positivamente la proposta di ridurre la frequenza di ulteriori controlli per i passeggeri che arrivano da paesi terzi con norme di sicurezza equivalenti a quelle dell’Unione europea. Ho votato a favore della relazione.
Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Mi sono rifiutato di votare a favore della conciliazione finale tra Parlamento europeo e Consiglio, poiché sono contrario alla misura di agenti armati a bordo degli aerei, considerati i controlli aggiuntivi di elevata qualità cui vengono sottoposti i passeggeri prima di imbarcarsi. Ritengo eccessiva tale misura: sacrifica i diritti dei passeggeri in nome della sicurezza aerea; non è al servizio del principio di proporzionalità, e alla fine farà gravare un ulteriore onere economico sui cittadini, ossia i passeggeri. Chiediamo ai governi degli Stati membri, in particolare al governo ellenico, di non procedere con questa misura, e di impiegare le competenze di cui già dispongono.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La sicurezza dell’aviazione civile ha affrontato vere sfide mortali e senza precedenti negli ultimi anni. E’ stato compiuto ogni sforzo al fine di fornire una risposta adeguata alle minacce sorte contro le vite dei passeggeri e del personale di volo, eppure pensiamo che le norme adottate non siano al passo con la creatività dei criminali. Pertanto, non possiamo rinviare ulteriormente o sprecare altro tempo nelle discussioni che danno per scontato un falso senso di sicurezza.
La normativa che ci apprestiamo a votare oggi fa semplicemente parte dell’azione legislativa che l’Unione europea sta sviluppando al fine di garantire che i suoi cittadini godano di una sicurezza maggiore e più evidente. Nel settore dell’aviazione civile è pertanto fondamentale dotarsi di strumenti flessibili che rendano possibile creare un’atmosfera di massima protezione per i cittadini e che possano essere valutati in modo semplice e adeguato. Pertanto, voterò a favore dell’accordo raggiunto dal Parlamento con la procedura di conciliazione, che garantirà protezione ai cittadini, sicurezza nell’aviazione civile nonché costante sorveglianza su coloro che minacciano la nostra sicurezza, le istituzioni democratiche e lo Stato di diritto.
Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sulla relazione di Paolo Costa riguardo al progetto che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile e che abroga il regolamento (CE) n. 2320/2002.
Infatti, ritengo fondamentale la realizzazione di un quadro legislativo più semplice e flessibile che aumenti le libertà e il potere decisionale nella fase dell’implementazione legislativa rispetto alle precedenti disposizioni troppo dettagliate.
Tuttavia, ritengo opportuno operare alcuni distinguo, in particolare in merito alla connessione dei diritti aeroportuali con i costi dei servizi offerti. In tale contesto, ritengo doveroso sollecitare la Commissione a prendere il prima possibile delle disposizioni riguardanti il finanziamento delle misure di sicurezza negli aeroporti europei e la trasparenza dei costi per la sicurezza, per far fronte ad eventuali distorsioni della concorrenza in questo settore.
Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) Voterò a favore dell’accordo di compromesso raggiunto in sede di conciliazione nonostante abbia alcune riserve, non solo per quanto riguarda il finanziamento della presente normativa, ma anche per la condotta del Consiglio dei ministri nel corso dell’intera procedura.
In primo luogo, deve essere precisato che i governi ritengono di poter introdurre misure di sicurezza potenziate nel settore dell’aviazione civile e si aspettano che l’industria, e di conseguenza i passeggeri, ne sostengano le spese. Dal mio punto di vista, e di fatto, era il medesimo del Parlamento, se gli Stati membri insistono sulle misure di sicurezza potenziate, dovrebbero almeno contribuire per quanto riguarda i costi.
In secondo luogo, il mio concetto di conciliazione è quando due parti scendono a compromessi sulle opinioni di entrambe al fine di raggiungere un accordo. In questa procedura il Consiglio non solo non ha neanche considerato il compromesso o la conciliazione, ma ha cominciato arrogantemente ad accusare il Parlamento di porre a rischio la sicurezza dei passeggeri. Questo è francamente inammissibile e ci lascia un’amara eredità che tutti noi dovremo ricordare nel corso delle prossime procedure di conciliazione. Da ultimo, mi sento come ricattato dal Consiglio nel votare a favore del presente accordo affinché possiamo finalmente disporre di misure di sicurezza potenziate al fine di proteggere il pubblico. Tuttavia il mio voto giunge con riluttanza e collera.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Sono soddisfatto dell’adozione in seconda lettura e sulla base della relazione del collega finlandese, l’onorevole Paasilinna, relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia; l’idea dell’Istituto è stata lanciata dal Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, nel febbraio 2005, e ha sollevato non poco scetticismo per quanto concerne il valore aggiunto che una simile struttura può offrire.
Per quanto condivida i punti di vista e le preoccupazioni sul finanziamento di un progetto di questo tipo, considero essenziale sviluppare una struttura come questa al fine di porre la conoscenza al cuore dell’ideale europeo, poiché è attraverso lo sviluppo della conoscenza e non della cultura dell’ignoranza che la nostra civilizzazione umanistica europea progredirà. A tale proposito, vorrei fare riferimento alla crescente inadeguatezza della nostra struttura di bilancio nell’Unione europea, in particolare per il finanziamento di grandi progetti come questo (o Galileo, per esempio). Infine, non riesco a comprendere il motivo per cui il gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea abbia presentato un emendamento, cui io e il mio gruppo politico abbiamo votato contro, al fine di respingere e quindi rinviare l’attuazione della posizione comune.
Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, saluto con favore la relazione del collega Paasilinna che intende contribuire alla crescita economica e alla competitività dell’UE sviluppando nuove forme d’innovazione attraverso la creazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (IET).
L’IET si prefigge l’obiettivo di sostenere l’elemento caratterizzante del livello della capacità competitiva: la “Conoscenza”. Quest’ultima, per definizione, non può essere un concetto statico, per cui può esistere soltanto attraverso un processo dinamico e strutturato di ricerca e di nuove scoperte. Il vero progresso si realizza esclusivamente mediante l'innovazione.
Oggi, nel mercato globale delle vecchie e nuove “economie della conoscenza” agiscono competitors come gli Stati Uniti, l’India ed il Giappone, che da sempre fanno dell’innovazione la chiave di volta per lo sviluppo economico, godendo di conseguenza di un forte vantaggio concorrenziale nei confronti dell’UE.
L’IET servirà dunque a rafforzare lo scambio di conoscenze, a fare incontrare, scambiare e circolare le idee, ad aggregare la ricerca di tutta Europa attorno a macroaree essenziali allo sviluppo della competitività futura dell’UE.
I possibili benefici di cui potrà usufruire il sistema concorrenziale del nostro mercato sono pressoché illimitati. Starà a noi vigilare sul giusto impiego dei 2,4 miliardi di euro stanziati e far sì che l’Unione europea possa affrontare con maggiore vigore le sfide future derivanti dal mercato mondiale.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Come già affermato in prima lettura, siamo molto critici sulla creazione dell’Istituto europeo di tecnologia in particolar modo a causa della posizione assunta da diverse organizzazioni di ricerca.
Conformemente alle posizioni adottate dalle organizzazioni scientifiche che hanno criticato la presente proposta sull’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, abbiamo votato a favore della proposta che respinge la posizione comune del Consiglio, ma purtroppo è stata a sua volta respinta. Innanzi tutto non vi sono fondi sufficienti. Una delle opzioni per il finanziamento è il bilancio comunitario, compresi gli stanziamenti destinati alla ricerca, che possono solo essere convertiti in un altro modo di sostenere i paesi più sviluppati, acuendo pertanto le disuguaglianze.
A seguito dell’insistenza da parte di numerosi paesi che desideravano ospitare l’Istituto, quest’ultimo è diventato virtuale, una sorta di sistema per la consultazione delle comunità scientifiche in diversi settori. Il Parlamento europeo ha adottato numerosi emendamenti alla proposta della Commissione, ma noi riteniamo siano insufficienti ad aggiustare qualcosa che è nato storto.
Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. − (PL) Sostengo completamente la relazione del collega onorevole Paasilinna. Sono convinta che questo Istituto sia realmente necessario per l’Unione europea e i suoi Stati membri. Attira l’interesse non solo dei ricercatori europei e dei gruppi di scienziati nei singoli paesi, ma anche degli esperti, in particolar modo gli imprenditori. Credo che l’Istituto possa svolgere una funzione di mobilitazione per l’intera Unione europea, e di conseguenza le sue parti fondamentali non dovrebbero abbandonare alcuno Stato membro.
Ha un compito particolare da svolgere nell’equilibrare le opportunità e unificare le economie dell’Unione europea nei nuovi Stati membri. Unicamente combinando il potenziale e gli sforzi di ricerca degli scienziati della “vecchia” e della “nuova” Europa ci troveremo nella posizione di eliminare le disuguaglianze esistenti e progredire, attuando al contempo gli obiettivi della strategia di Lisbona. Tutto ciò considerato, desidero chiedere con forza che le sedi centrali dell’Istituto (il comitato direttivo) vengano collocate nel mio paese, la Polonia, a Breslavia.
Si tratta di una città situata in un punto di incontro tra le culture della vecchia e la nuova Europa, che si trova nelle immediate vicinanze di altri tre Stati membri: Germania, Austria e Repubblica ceca; dispone di una buona piattaforma di sostegno scientifica e di ricerca, di numerosi istituti universitari e di un’enorme popolazione di studenti, in numero pari a circa 200 000. Non ho alcun dubbio che Breslavia sia la scelta migliore per la sede dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) La relazione dell’onorevole Paasilinna “che istituisce l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia” è un contributo importante al fine del raggiungimento degli obiettivi definiti nella strategia di Lisbona. Il concetto di riunire le competenze di settore privato, organizzazioni di ricerca e istituti universitari è un progetto pilota ottimo e interessante. Dobbiamo inoltre garantire che il comitato direttivo dell’IET venga selezionato in modo trasparente al fine di tutelare l’integrità del suo lavoro. Il Parlamento e il Consiglio dovrebbero apportare il loro contributo nell’assicurare che sia mantenuta la trasparenza e che l’IET sia affidabile, e che venga altresì rispettata l’autonomia delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione. Sono a favore della presente relazione.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) In considerazione dell’accordo raggiunto tra il Consiglio e il Parlamento, cui la Commissione europea non ha sollevato obiezioni, ritengo che l’approvazione di oggi in seconda lettura della raccomandazione per l’adozione di un regolamento che istituisce l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, segni un momento particolarmente importante, poiché simboleggia, in effetti, la nascita di questo importante progetto.
Sono passati alcuni anni da quando l’Unione europea ha individuato l’innovazione e la conoscenza quali aspetti centrali per affrontare le sfide della globalizzazione e l’emergenza dei nuovi importanti attori economici globali. In tale contesto, il sostegno specifico alla ricerca e allo sviluppo quale arma economica è un’iniziativa che merita quanta più approvazione possibile, e questo è al cuore del progetto.
Per quanto riguarda la questione se sia meglio disporre di un vero campus o della soluzione adottata delle Comunità, solo il tempo potrà dirci quale delle due soluzioni avrà prevalso. In ogni caso, è importante, se non fondamentale, avere flessibilità e la capacità costante di adattare il modello alle soluzioni migliori. Altrimenti il mentore dell’innovazione non avrebbe la capacità di innovare, il che sarebbe un errore imperdonabile se lo scopo è realizzare modelli di efficienza.
Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. – (NL) Inizialmente avevo intenzione di sostenere la proposta di un Istituto europeo di tecnologia, in quanto colma il vuoto esistente tra l’istruzione universitaria, la ricerca e l’innovazione, aspetto importante per quanto riguarda l’economia e il mercato interno. L’IET sembrerebbe quindi un progetto fantastico, se non fosse per le disposizioni inadeguate in materia di finanziamento.
Di conseguenza, non posso sostenere l’attuale proposta o la posizione comune del Consiglio, principalmente perché il bilancio non è sufficiente. La Commissione ha proposto un importo ragionevole in grado di provvedere alle necessità delle CCI (Comunità della conoscenza e dell’innovazione) per sei anni. Il Consiglio ha ridotto l’importo in misura tale che ciò non è più possibile. Tuttavia una valutazione dell’impatto dell’IET ha dimostrato che un valido finanziamento di partenza sarebbe un fattore essenziale per una perfetta riuscita.
Secondo la proposta, le CCI sono obbligate a cercare finanziamenti esterni da altri programmi comunitari, che peraltro non sono destinati a tale scopo. Pertanto, gli Stati membri dovranno assumersi la responsabilità di fornire loro stessi i finanziamenti, come se potessimo contare soltanto sulla sponsorizzazione privata. Tale proposta significherebbe che il progetto è destinato a fallire.
Infine, il fatto che il cambiamento climatico sia stato esplicitamente cancellato quale soggetto principale delle prime CCI mi induce a non voler più sostenere la presente relazione.
Derek Roland Clark, Nigel Farage e John Whittaker (IND/DEM), per iscritto. − (EN) Siamo ovviamente a favore del fatto che la Gran Bretagna riceva assistenza economica dall’Unione europea quale contributo alle spese causate dalle inondazioni dello scorso anno. Sosteniamo pertanto la presente proposta.
Tuttavia, cogliamo questa opportunità per dichiarare la nostra contrarietà a questo accordo in base al quale la Gran Bretagna deve presentare richiesta all’Unione europea per l’assistenza.
Il Regno Unito è un grande contribuente netto del bilancio comunitario. Anziché dover mendicare affinché un importo esiguo ci venga restituito, dovremmo preferire conservare i nostri fondi e decidere da soli il modo in cui spenderli.
Richard Corbett (PSE), per iscritto. − (EN) Sono soddisfatto che il Parlamento europeo abbia approvato il compenso di 170 milioni di euro in aiuti per l’inondazione a titolo del Fondo di solidarietà dell’Unione europea, inteso a contribuire alle operazioni di pulizia a seguito delle inondazioni subite dal mio paese, in particolare la mia regione, la scorsa estate. Tali inondazioni hanno colpito centinaia di case e imprese e causato la povertà di migliaia di persone. Il fatto che questo sia il secondo maggiore pagamento mai elargito dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea è indicativo dell’enorme costo finanziario e personale sostenuto dalle vittime. Si spera che queste risorse siano in qualche modo destinate a coprire tali costi.
Quale eurodeputato delle regioni maggiormente colpite, posso dire che ogni contributo è ben accetto. Questo gesto di solidarietà dal resto dell’Europa sarà accolto molto positivamente dalla mia circoscrizione.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il testo adottato oggi approva la mobilizzazione del Fondo di solidarietà a favore del Regno Unito, a seguito delle inondazioni verificatesi nel suo territorio nell’estate del 2007.
Poiché il danno dichiarato era al di sopra della soglia richiesta per l’attivazione di tale meccanismo per il Regno Unito, circa 4 612 000 000 di euro, le conseguenze delle inondazioni sono state classificate come “catastrofe grave” e la Commissione ha proposto la mobilizzazione del Fondo di solidarietà per un importo di 162 387 985 euro.
Il parere della commissione parlamentare per lo sviluppo regionale esorta il Consiglio a giungere a un accordo sulla proposta di revisione della Commissione relativa al regolamento che istituisce il Fondo, accordo che non è stato raggiunto dall’adozione della posizione del Parlamento in prima lettura, in data 18 maggio 2006, peraltro con un voto contrario da parte nostra.
Dal nostro punto di vista, tra l’altro, la posizione del Parlamento europeo non tutela l’ammissibilità dei disastri regionali, tantomeno consente il riconoscimento della natura specifica dei disastri naturali del Mediterraneo o l’adattamento del Fondo, per quanto riguarda i limiti di tempo e le azioni appropriate, alla natura specifica di tali disastri, quali la siccità e gli incendi. Questi sono aspetti da tutelare.
Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Signor Presidente, il Fondo di solidarietà è la quintessenza del principio di solidarietà, che è uno dei pilastri della Comunità europea. I criteri per la sua erogazione sono stati perfezionati attraverso molti anni di pratica, a discapito della natura discrezionale della sua gestione, che sembrava esserci almeno nei primi tentativi di istituire e rendere operativo un Fondo antiglobalizzazione, essendo questa una nuova istituzione del bilancio dell’Unione europea nella prospettiva finanziaria 2007-2013. Un importante aspetto negativo, sottolineato con decisione nel caso del Fondo di solidarietà, è stato il lungo tempo di attesa affinché questo strumento venisse introdotto, aspetto evidenziato dai paesi richiedenti che avevano subito una catastrofe naturale. Paradossalmente, l’Unione europea è stata in grado di rispondere in modo più rapido alle richieste di assistenza dei paesi terzi che non a quelle presentate dai suoi stessi Stati membri.
La proposta di mobilizzazione del Fondo al fine di aiutare la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord, che sono state colpite da inondazioni a giugno e a luglio dello scorso anno, soddisfa tutti i requisiti formali. Occorre riconoscere che la reazione della commissione per lo sviluppo regionale ha accelerato le procedure del Parlamento. Nel frattempo, non è semplice interpretare il ritardo della Commissione europea. La sua conclusione del 18 gennaio 2008 è giunta sei mesi dopo la catastrofe naturale e l’immediata richiesta del Regno Unito, il quale si lamenta della tradizione negativa di ritardata amministrazione del Fondo di solidarietà e chiede un aggiornamento delle disposizioni relative all’esecuzione, che il Parlamento sta sollecitando dal 18 maggio 2006.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) A seguito delle inondazioni devastanti che hanno colpito la Gran Bretagna lo scorso anno, desidero accogliere con favore il lavoro dell’onorevole Böge sulla relazione concernente la mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea. Le risorse proposte andranno a beneficio di tutti coloro che sono stati vittime del disastro, tra cui le imprese. Sono pertanto favorevole alle raccomandazioni della relazione.
Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Come conseguenza dei disastri naturali e simili avvenimenti, occorre fornire rapidamente alloggi temporanei e provvedere a riparazioni di ripiego alle infrastrutture fondamentali quali, per esempio, le linee di elettriche, le strade, i ponti, e così via, affinché gli ospedali possano riprendere a funzionare, e il Fondo di solidarietà possa apportare un grande contributo sul posto. Tuttavia, sono per noi impagabili le migliaia di ore di lavoro non retribuito svolto dalle unità di soccorso; né è possibile ricompensare la sofferenza di coloro che sono stati colpiti dal disastro.
E’ necessario mantenere un equilibrio razionale nel Fondo di solidarietà tra l’erogazione rapida di finanziamenti ed esente da burocrazia e la garanzia che tali risorse non vengano impiegate per scopi diversi da quelli per i quali sono state elargite. La prevenzione e la migliore cooperazione intergovernativa sono di particolare importanza per prepararsi a future catastrofi naturali. Pertanto, in nessun caso tali avvenimenti devono essere usati per creare un’agenzia di difesa civile dell’Unione europea o una forza comunitaria di reazione rapida ai disastri, poiché quest’ultima non si troverebbe nella posizione di offrire reale protezione contro i disastri naturali, ma gonfierebbe semplicemente i costi e aumenterebbe la burocrazia.
Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. − (SV) non voterò a favore della presente relazione poiché implica un aumento del bilancio comunitario. I pagamenti destinati alla Gran Bretagna per le inondazioni del 2007 dovrebbero provenire dal bilancio esistente in quanto vi è lo spazio per una ridefinizione delle priorità, per esempio non aumentando il bilancio destinato a Galileo.
Hélène Goudin (IND/DEM), per iscritto. − (SV) L’esperienza passata dimostra che l’Unione europea non gestisce in modo adeguato l’assistenza ai disastri. Il partito Junilistan ritiene che spesso lo stanziamento dal fondo può ridurre gli incentivi destinati agli Stati membri al fine di risolvere i problemi sottesi alla necessità di assistenza.
Per quanto riguarda l’introduzione di una voce di bilancio per le spese in circostanze eccezionali, il partito Junilistan ritiene che il presente progetto di bilancio rafforzi l’impressione che l’Unione europea stia cercando di diventare una superpotenza con competenze su tutto ciò che accade nel mondo. Il partito Junilistan si oppone a questo.
FRONTEX compie un passo troppo lungo quando si tratta di coordinare i controlli alle frontiere e le politiche di immigrazione degli Stati membri. Il partito Junilistan è del tutto contrario a ogni espansione della sua attività.
Poiché non posso sostenere il progetto di bilancio rettificativo per le suddette ragioni, ho deciso di votare contro l’intera relazione.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La prima rettifica al bilancio comunitario per il 2008 comprende la mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea per un importo di circa 162,4 milioni di euro a favore del Regno Unito, come conseguenza delle inondazioni nel paese del 2007, nonché l’introduzione di nuove linee di bilancio e trasferimenti tra queste ultime che non modificano gli importi totali del bilancio complessivo.
L’organigramma dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (FRONTEX) è aumentato di 25 unità, da 69 a 94, considerando l’aumento di bilancio già effettuato per l’Agenzia (circa 30 milioni di euro) approvato nel corso della discussione sul bilancio comunitario per il 2008. L’azione dell’Agenzia si sta gradualmente consolidando e le vengono accordate competenze che sono al cuore della sovranità dello Stato. E’ una struttura che, tra gli altri esempi, conferisce sostegno alla “Fortezza Europa” e alla politica in materia di immigrazione, ponendo l’accento sulla sicurezza promossa dall’Unione europea.
Deve inoltre essere sottolineata la creazione di una nuova linea di bilancio “Spese eccezionali in situazioni di crisi”, nonostante sia poco chiaro che cosa si dovrebbe intendere con “crisi”.
Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Signor Presidente, il primo bilancio rettificativo nel corso dell’attuazione del progetto di bilancio per il 2008 riguarda le voci raggruppate sotto la rubrica comune delle rettifiche per “circostanze inevitabili, eccezionali o impreviste”.
Il punto 1, ossia la mobilizzazione del Fondo di solidarietà a favore della Gran Bretagna, che ha subito danni ingenti causati da tempeste e inondazioni nell’estate dello scorso anno, rientra senza alcun dubbio in questa categoria. L’unica osservazione da fare è che i rinvii nella mobilizzazione dei fondi derivanti da una richiesta tardiva da parte della Commissione europea stanno diventando una vergognosa tradizione. Il punto 5, che propone la creazione della linea di bilancio 27 01 11: Spese eccezionali in situazioni di crisi, per consentire il finanziamento di spese straordinarie connesse a una crisi dichiarata, è di natura analoga. Tuttavia, i tre argomenti rimanenti, che sono stati gettati nel calderone comune del bilancio rettificativo, riguardano ambiti diversi.
Condivido i dubbi del relatore per quanto riguarda il finanziamento dell’Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca (ERCEA), nonché la conclusione non del tutto coerente sulla creazione della voce di bilancio 06 01 04 12: Programma Galileo. L’organigramma modificato di FRONTEX merita approvazione.
L’analisi adeguata dell’intera conclusione e quanto ad essa correlato vengono resi problematici dalla natura eterogenea delle voci di bilancio contenute nel BR n. 1/2008.
Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) L’esperienza passata dimostra che l’Unione europea non gestisce in modo adeguato l’assistenza ai disastri. Il partito Junilistan ritiene che lo stanziamento dal fondo spesso può ridurre gli incentivi destinati agli Stati membri al fine di risolvere i problemi sottesi alla necessità di assistenza.
Per quanto riguarda l’introduzione di una voce di bilancio per le spese in circostanze eccezionali, il partito Junilistan ritiene che il presente progetto di bilancio rafforzi l’impressione che l’Unione europea stia cercando di diventare una superpotenza con competenze su tutto ciò che accade nel mondo. Il partito Junilistan si oppone a questo.
FRONTEX compie un passo troppo lungo quando si tratta di coordinare i controlli alle frontiere e le politiche di immigrazione degli Stati membri. Il partito Junilistan è del tutto contrario a ogni espansione della sua attività.
Tuttavia, la relazione dichiara anche che le risorse non dovrebbero per il momento essere trasferite da una linea operativa a una linea amministrativa degli stanziamenti di Galileo. Inoltre, la relazione è favorevole alla creazione di linee di bilancio per l’Agenzia esecutiva per la ricerca e l’Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca.
Ritengo che tali questioni siano di importanza significativa e ho quindi votato a favore dell’intera relazione, nonostante le obiezioni inizialmente sollevate per altri emendamenti proposti dal testo stesso.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Nella relazione Kyösti Virrankoski “Bilancio rettificativo n. 1/2008” riguardante il Fondo di solidarietà, possiamo osservare che l’Unione europea è disposta a stanziare nuove risorse nella mobilizzazione del Fondo di solidarietà nel Regno Unito. Auspico che questo sarà qualcosa che cercheremo di fare anche per altri Stati membri vittime di catastrofi naturali, come la Grecia. Ho votato a favore della presente relazione.
Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. − (RO) Quale deputato eletto in Romania, elogio l’approvazione della proposta di risoluzione del Parlamento europeo sul progetto di bilancio rettificativo dell’Unione europea n. 1/2008. Tale rettifica del bilancio è pertinente riguardo alla modifica dell’organigramma dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (FRONTEX). La Romania costituisce l’avamposto orientale dell’Unione europea ed è il paese incaricato di gestire una delle più vaste frontiere esterne dell’Unione.
Nell’ambito di tale competenza, la Romania deve sempre sostenere il potenziamento della cooperazione per una gestione migliore delle frontiere e fornire a FRONTEX gli strumenti sufficienti al fine di svolgere la sua attività nelle migliori condizioni, siano essi strumenti finanziari, personale o dotazione. E’ inoltre valutata molto positivamente la stesura dell’articolo “spese eccezionali in caso di crisi”: non saremo mai troppo preparati a simili eventi indesiderati.
– Relazione Luis Manuel Capoulas Santos (A6-0053/2008)
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Abbiamo deciso di votare a favore dell’accordo poiché, purtroppo, il paese è adesso davvero dipendente a livello economico dagli accordi nel settore della pesca con l’Unione europea. Se l’accordo di partenariato dell’UE dovesse terminare con effetto immediato, vi sarebbero gravi conseguenze per l’economia del paese. Consideriamo le relazioni scientifiche che dimostrano che i mari sono stati sovrasfruttati in modo molto grave. Pertanto, non riteniamo che gli accordi comunitari nel settore della pesca siano strumenti validi, nel lungo termine, per la lotta alla povertà e il sostegno allo sviluppo.
Desideriamo modificare la politica comunitaria nel settore della pesca affinché conduca a un recupero degli stock ittici. Desideriamo inoltre contribuire allo sviluppo sostenibile di quei paesi per i quali gli attuali accordi nel settore della pesca con l’Unione europea sono una fonte importante di reddito, apportando cambiamenti alla politica comunitaria in materia di commercio e aiuti nonché attraverso diverse forme di partenariato.
Gli armatori sono responsabili dei costi derivanti dagli accordi dai quali essi stessi traggono beneficio, e desideriamo una modifica permanente in tale direzione. Pertanto, abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 8, anche se tale cambiamento dovrebbe verificarsi in un contesto più ampio.
La Guinea-Bissau è uno dei paesi più poveri dell’Africa. Desideriamo sottolineare quanto sia importante che l’Unione europea trovi altre modalità di sostegno per questo paese, a lungo termine e maggiormente sostenibili, poiché gli accordi nel settore della pesca con l’UE attualmente incidono per il 30% sul PIL del paese.
Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Capoulas Santos sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione dell’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica di Guinea-Bissau, in quanto ritengo sia un accordo equilibrato che garantisce la sostenibilità del settore della pesca nonché la tutela degli interessi di entrambe le parti: l’Unione europea e la Guinea-Bissau.
Considero gli emendamenti presentati dal relatore un contributo importante al rafforzamento della politica della pesca dell’Unione europea, nella misura in cui sottolineano l’importanza del potenziamento del ruolo del Parlamento e delle informazioni a esso fornite.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’accordo tra la Comunità europea e la Repubblica della Guinea-Bissau per il periodo da giugno 2007 a giugno 2011, prevede la concessione di 37 licenze di pesca, quattro delle quali per il Portogallo.
Un totale del 35% della contropartita finanziaria della CE è stanziato al fine di sostenere le iniziative adottate nell’ambito della politica settoriale della pesca definita dal governo della Guinea-Bissau. L’accento viene posto sul miglioramento delle condizioni sanitarie e igieniche dei prodotti della pesca e al monitoraggio, il controllo e la vigilanza delle attività di pesca. Questo è un particolare settore di intervento, tenendo presente che, secondo gli organismi internazionali, le risorse alieutiche nel paese sono state duramente colpite a causa, tra le altre cose, della pesca illegale e non regolamentata.
L’accordo dispone inoltre l’utilizzo obbligatorio dei marittimi locali, ossia della Guinea-Bissau, a seconda delle tonnellate di stazza lorda delle navi. Al pari di altri accordi, si applica a tali marittimi la dichiarazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).
L’articolo 10 dell’accordo stabilisce altresì la costituzione di associazioni temporanee fra operatori comunitari e operatori della Guinea-Bissau tenendo conto dello sfruttamento comune delle risorse. Tale opportunità è un vantaggio per i pescherecci comunitari in quanto saranno quindi dispensati dal pagamento dei canoni delle licenze.
– Relazione Daniel Varela Suanzes-Carpegna (A6-0054/2008)
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Se l’accordo di partenariato dell’UE dovesse terminare con effetto immediato, vi sarebbero gravi conseguenze per molti paesi in via di sviluppo e per le numerose persone coinvolte. Pertanto, non possiamo semplicemente opporci agli accordi dell’Unione europea con altri paesi nel settore della pesca. Tuttavia, consideriamo relazioni scientifiche che dimostrano che i mari sono stati sovrasfruttati in modo molto grave. Desideriamo pertanto modificare la politica comunitaria della pesca affinché conduca a un recupero degli stock ittici. Ciò deve essere parte di un importante riesame.
Non riteniamo che gli accordi comunitari nel settore della pesca siano strumenti validi, nel lungo termine, per contrastare la povertà e sostenere lo sviluppo.
Desideriamo pertanto contribuire allo sviluppo sostenibile di quei paesi per i quali gli attuali accordi nel settore della pesca con l’Unione europea sono una fonte importante di reddito, apportando cambiamenti alle politiche comunitarie in materia di commercio e di aiuti nonché attraverso diverse forme di partenariato.
Gli armatori sono responsabili dei costi derivanti dagli accordi dai quali essi stessi traggono beneficio, e desideriamo una modifica permanente in tale direzione. Pertanto, abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 8, nonostante tale cambiamento dovrebbe verificarsi in un contesto più ampio.
Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’obiettivo principale del nuovo accordo di partenariato tra la Comunità europea e la Costa d’Avorio è rafforzare la cooperazione tra le due parti ai fini della creazione di un quadro di partenariato per lo sviluppo di una politica della pesca sostenibile e lo sfruttamento responsabile delle risorse acquatiche viventi della Costa d’Avorio, con un’attenzione particolare al sostegno della politica della pesca del paese.
Le due parti concorderanno le priorità cui dovrà essere destinato tale sostegno e definiranno gli obiettivi da realizzare, la relativa programmazione annuale e pluriennale e i criteri per la valutazione dei risultati ottenuti, al fine di garantire una gestione sostenibile e responsabile del settore. L’accordo rispetta i principi fondamentali della politica comune della pesca e garantisce al Portogallo una licenza di pesca per palangari di superficie.
I membri del partito socialdemocratico portoghese hanno quindi votato a favore della presente relazione.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il presente accordo prevede un totale di 40 licenze di pesca da assegnare ai pescherecci degli Stati membri dell’Unione europea, cinque delle quali al Portogallo, per un periodo di sei anni a partire da luglio 2007. Rispetto all’accordo precedente, comporta una significativa riduzione delle possibilità di pesca, offrendo tuttavia l’opportunità di aumentare la cattura. Le parti hanno concordato che l’intera contropartita finanziaria della CE sarà destinata al sostegno e all’attuazione di iniziative adottate nell’ambito della politica settoriale della pesca definita dal governo della Costa d’Avorio.
Gli armatori che beneficiano dell’accordo devono impiegare il 20% dei marittimi dei paesi ACP imbarcati. L’accordo stabilisce che a tali marittimi si applicherà la dichiarazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sui principi e i diritti fondamentali del lavoro. Tale dichiarazione prevede la libertà di associazione vincolante e l’effettivo riconoscimento del diritto di contrattazione collettiva ed eliminazione delle discriminazioni in materia di occupazione e professione. Le retribuzioni dei marittimi saranno stabilite attraverso un accordo reciproco tra gli armatori e i marittimi o loro rappresentanti, ma non devono essere inferiori agli standard applicati nei paesi di origine, il che comporterebbe una violazione del principio di “pari salario per pari lavoro”.
– Relazioni Luis Manuel Capoulas Santos (A6-0053/2008) e Daniel Varela Suanzes-Carpegna (A6-0054/2008)
Lena Ek, Olle Schmidt e Anders Wijkman (PPE-DE), per iscritto. − (SV) Abbiamo deciso di non votare a favoredei due accordi di partenariato nel settore della pesca tra l’Unione europea e la Guinea-Bissau e la Costa d’Avorio. Il motivo è che l’esperienza di questo tipo di accordo è altamente dubbia. Viene offerto ai paesi a basso reddito un pagamento forfetario e, in cambio, aprono le loro acque alla pesca commerciale degli Stati membri dell’Unione europea, in particolare dell’Europa meridionale. Le risorse trasferite sono miseramente scarse se paragonate alle catture praticate; inoltre, esiste un rischio evidente di pesca non sostenibile. Ulteriore argomentazione è che la pesca costiera locale è spesso colpita in modo negativo. Auspichiamo che sarà possibile, nel contesto della strategia dell’UE per uno sviluppo sostenibile (SSS), valutare tali accordi di pesca immediatamente e sostituirli con modelli che siano sostenibili.
Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Riteniamo che la proposta di un limite di velocità comune sulle autostrade dell’Unione europea possa avere un positivo impatto ambientale nel senso che la velocità può essere ridotta in quegli Stati membri che non prevedono limiti di velocità obbligatori sulle loro autostrade. Tuttavia, è importante che nessuno Stato membro sia costretto a ignorare la sussidiarietà aumentando il limite di velocità sulle sue strade. Deve essere sempre possibile per gli Stati membri imporre limiti di velocità inferiori agli standard europei.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione di iniziativa dell’ottimo collega italiano, l’onorevole Albertini, che formula una serie di raccomandazioni alle parti interessate nel settore al fine di migliorare una situazione in disfacimento a causa della crescente domanda di petrolio e la diminuzione delle riserve di quest’ultimo, delle città e i centri abitati sempre più congestionati, e dell’impatto negativo sulla salute umana e il cambiamento climatico.
Sostengo i tre settori scelti al fine di combinare la politica pubblica: incoraggiare gli sviluppi tecnologici (automobili con emissioni massime di 125 g CO2/km), lo sviluppo di strumenti basati sul mercato (sistema di scambio di emissioni, incentivi fiscali, tasse/tariffazione basate sull’impatto ambientale e così via) nonché impiegando misure di accompagnamento, per ottimizzare l’utilizzo dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture.
Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, senza dubbio i trasporti hanno un impatto sull’assetto socioeconomico della società e, al contempo, hanno un diretto risvolto sulle tematiche ambientali. Il trasporto urbano, difatti, genera il 40% delle emissioni di CO2 e rende l’Europa dipendente ed “ostaggio” del mercato dei combustibili fossili come il petrolio, che rappresenta circa il 70% della domanda complessiva.
Bastano questi dati allarmanti a far capire l’urgenza e la necessità di plasmare una nuova strategia complessiva relativa ai trasporti in Europa che, di fatto, potrebbe essere sviluppata partendo da questa relazione.
L’inquinamento dovuto ai mezzi di trasporto deve subire in fretta una considerevole diminuzione imponendo restrizioni alle emissioni di inquinanti, agendo sulla composizione della miscela delle benzine, continuando ad incentivare l’acquisto e l’utilizzo di mezzi ecocompatibili e non inquinanti.
L’UE avrà dunque la responsabilità di attuare un piano integrato per raggiungere questo importante obiettivo, impegnandosi ad incentivare il trasporto su rotaia che, ove opportunamente migliorato, può garantire un elevato livello di efficacia con un basso impatto ambientale. Le reti TEN devono essere terminate in fretta e necessitano di un maggiore sostegno finanziario da parte dell’UE. D’altro canto, gli Stati membri devono garantire e vigilare sulla realizzazione di tali opere se non nei casi di comprovata pericolosità ambientale o per la salute.
Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto. − (PL) L’emendamento n. 1 alla relazione (A6-0014/2008) sulla politica europea del trasporto sostenibile presentato dal gruppo PPE-DE è stato motivo di preoccupazione giustificata, per me e per l’intero settore dei trasporti. Tale emendamento è inteso a rinviare la revisione della direttiva sull’Eurobollo. Approvare l’emendamento significherebbe inviare un segnale negativo dal Parlamento europeo nonché contraddire la relazione della commissione parlamentare per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del 28 gennaio 2008. Questo è il motivo per cui ho votato contro l’emendamento e l’intero contenuto della relazione.
Françoise Grossetête (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della presente relazione sulla politica dei trasporti sostenibile, in cui vengono considerate le politiche europee in materia ambientale ed energetica. Nell’Unione europea il 70% della richiesta di petrolio è imputabile al settore dei trasporti.
Occorre porre fine alla nostra pressoché totale dipendenza dai combustibili fossili attraverso la combinazione delle diverse politiche che coinvolgono tutte le modalità di trasporto. Tale approccio dovrebbe creare le condizioni essenziali per il realismo, ossia l’innovazione tecnologica intesa a ridurre le emissioni di CO2 prodotte dalle automobili e lo sviluppo di biocarburanti, la riforma del sistema delle imposte affinché tenga conto dell’impatto ambientale, e misure complementari al fine di utilizzare meglio le infrastrutture e incoraggiare i cittadini a cambiare le loro abitudini.
Ogni cittadino può contribuire al trasporto sostenibile impiegando il trasporto pubblico preferendolo alle automobili private, ove sia possibile tale alternativa.
Affinché sia più semplice per il trasporto passeggeri e merci impiegare modalità di trasporto a basse emissioni, quali la ferrovia, le vie navigabili interne, il mare o il trasporto pubblico, sono necessari contemporaneamente una serie di nuovi servizi, un’organizzazione del settore maggiormente competitiva e modi diversi di impiegare determinate infrastrutture.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Poiché non è possibile commentare nella presente dichiarazione di voto ogni questione importante sollevata dalla relazione di iniziativa del Parlamento europeo, data la sua complessità e ampiezza, occorre sottolineare che il documento non si occupa, o lo fa in modo inappropriato, di aspetti che i ricercatori considerano essenziali nell’affrontare le tematiche relative ai trasporti e all’energia e il loro impatto ambientale. Per esempio:
– non vi è alcun riferimento agli elevati prezzi del petrolio o alle relative conseguenze;
- non si fa menzione all’impiego del metano nelle vie di trasporto (sotto forma di CNG, GNL o biometano);
– si osserva una mancanza di chiarezza relativamente all’impiego dell’idrogeno quale combustibile alternativo per il trasporto stradale;
– impostazione acritica riguardo all’impiego di biocarburanti, con le loro gravi conseguenze che sono già state ampiamente dimostrate;
– non vi è alcun riferimento a documenti quali il programma “Target 2020” che chiede la sostituzione entro il 2020 di circa il 20% di benzina e diesel consumati nel settore dei trasporti europeo.
Infine, devo precisare che, oltre a elencare i problemi già chiaramente identificati, abbiamo bisogno di politiche che rispondano in modo efficace a tali problemi, come contrastare l’attuale globalizzazione capitalista e il ruolo dei trasporti in questo contesto, in modo particolare l’aumento della distanza geografica dal luogo di produzione al luogo di consumo, e la conseguente maggiore necessità di trasporti. C’è ancora molto altro da dire su tutto questo…
Jim Higgins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io e i miei colleghi del partito Fine Gael nel gruppo PPE-DE desideriamo confermare la nostra astensione riguardo agli emendamenti nn. 3 e 11, e quindi all’intera relazione, a causa di preoccupazioni dovute al problema della tassazione e del pedaggio. Continuiamo a pensare che per entrambe le scelte la responsabilità di decidere incomba agli Stati membri e che quindi non se ne dovrebbe fare menzione in una relazione del Parlamento.
Timothy Kirkhope (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I conservatori britannici membri al Parlamento europeo hanno votato a favore della relazione di iniziativa dell’onorevole Albertini sul trasporto europeo sostenibile poiché fornisce un quadro politico chiaro che accrescerà l’efficienza e affronterà il crescente impatto dei trasporti sul cambiamento climatico. Tuttavia, i conservatori sono preoccupati per la richiesta della relazione in base alla quale ulteriori proposte della Commissione sull’internalizzazione dei costi esterni non dovrebbero cominciare fino al totale completamento della valutazione d’impatto, e fino a quando il Parlamento non abbia discusso adeguatamente la questione. Siamo inoltre lieti che tale scelta politica, se introdotta, dovrebbe essere applicata uniformemente in tutti i tipi di trasporto, affinché non si verifichino distorsioni di mercato.
Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. − (DE) Intendo votare a favore dell’armonizzazione della politica dei trasporti, ambientale e in materia di energia nell’Unione europea, in quanto nei tre settori solo gli sforzi coordinati possono apportare un miglioramento duraturo in ognuno di essi singolarmente.
Con il mio voto desidero promuovere in particolare lo sviluppo di un modello trasparente, sostenibile e generalmente applicabile per la valutazione dei costi esterni di tutti i tipi di trasporto. Voterò pertanto contro l’emendamento n. 1 che, dal mio punto di vista, ha lo scopo di ritardare l’internalizzazione dei costi interni per il traffico stradale. L’approvazione dell’emendamento ostacolerebbe gli sforzi comunitari intesi a realizzare una politica dei trasporti sostenibile e creerebbe pertanto le condizioni per la concorrenza sleale tra modi di trasporto.
Data la costante crescita del volume del traffico e il conseguente impatto ecologico, si dovrebbe incoraggiare con forza un’intensa cooperazione paneuropea nel campo delle nuove tecnologie e dei combustibili alternativi al fine di contenere le emissioni di gas serra e accrescere la qualità della vita anche nelle aree sovrappopolate. A questo proposito, chiedo anche che vengano ridotte le emissioni medie per i nuovi veicoli a 125g CO2/km grazie a miglioramenti tecnologici nel settore dei trasporti e nell’impiego di biocarburanti.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo positivamente le raccomandazioni contenute nella relazione dell’onorevole Gabriele Albertini sulla politica europea del trasporto sostenibile. I mezzi di trasporto sicuri e accessibili dovrebbero essere un diritto accordato a tutti i cittadini dell’Unione europea. La sostenibilità di questi trasporti è in effetti anche una questione urgente. Nell’incoraggiare l’innovazione tecnologica e gli strumenti basati sul mercato quali il sistema di scambio di emissioni o gli incentivi fiscali, in particolare nelle grandi città e nelle zone sensibili dal punto di vista ambientale, vi è la possibilità di garantire che i mezzi di trasporto e le infrastrutture vengano usati in modo efficiente. Sostengo la richiesta di un aumento degli investimenti nelle infrastrutture e nei sistemi di trasporto intelligenti al fine di affrontare problemi come la congestione. Ho votato a favore delle raccomandazioni della relazione.
Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Al fine di sviare dal fatto che stiamo agendo poco nonostante innumerevoli piani d’azione, i conducenti di autovetture devono adesso essere indotti a utilizzare le loro biciclette con l’imposizione di tariffe sulla congestione, pedaggi per veicoli e simili, o viene loro chiesto gentilmente di camminare o utilizzare maggiormente i trasporti pubblici.
Tuttavia, dobbiamo chiarire una questione: questo è il risultato di trasporti pubblici locali mal coordinati su cui si è risparmiato fino al limite, boom dei centri commerciali al culmine nelle città mentre i negozi locali sono in declino, riduzione della qualità delle condizioni di vita nei centri cittadini, crescita del tasso di criminalità, quartieri che sono dimore per un gran numero di stranieri e che si trasformano in ghetti e, ultimo ma non meno importante, tempi di viaggio più lunghi verso il posto di lavoro dovuti allo sviluppo urbano e alla maggiore flessibilità nell’orario di lavoro e nei rapporti di lavoro e il relativo ruolo dell’automobile quale prerequisito per un impiego remunerativo.
In questi termini e in considerazione del fatto che le automobili da sole provocano circa il 10% di emissioni di particolato, l’Unione europea ha intenzione, ha “solo” intenzione, di accaparrarsi maggiori competenze nel settore e istituire inutili sistemi di monitoraggio. Dovrebbe invece prendere il toro dalle corna e combattere le cause e non i sintomi, attraverso una revisione della sua politica sulle sovvenzioni, per esempio, al fine di non incoraggiare ulteriormente la quantità esorbitante di veicoli pesanti, per i quali la proporzione delle emissioni prodotte è di molto superiore. I sistemi di trasporto combinato strada/rotaia dovrebbero finalmente diventare economicamente vantaggiosi e non dovrebbe essere consentito che l’euforia della privatizzazione riduca il trasporto pubblico a uno zerbino logoro senza attrattiva.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Negli ultimi decenni il settore dei trasporti ha compiuto con successo significativi investimenti al fine di accrescere l’efficienza energetica, e ha immesso sul mercato la tecnologia intelligente con benefici per l’ambiente e la sicurezza. Tuttavia, tali sforzi non sembrano essere sufficienti, poiché la domanda parallela costantemente in crescita nel settore li annulla pressoché tutti.
Occorre pertanto riesaminare questa equazione complessa al fine di poter rispondere alla sfida. Il settore dei trasporti è un settore economico dinamico; è tecnologicamente avanzato nonché più competitivo. L’industria ha investito ampiamente in ricerca e sviluppo in stretta consultazione con partner istituzionali e privati. Tuttavia, è necessario un maggiore coordinamento che ci consenta di trarre tutto il valore aggiunto dai nostri sforzi. E’ essenziale un’azione mirata a informare i cittadini e accrescere la loro consapevolezza, anche per quanto riguarda il loro comportamento. Inoltre, dovremmo perseguire la collaborazione e il coordinamento per quanto riguarda i progressi nel campo dell’efficienza dei carburanti, la regolamentazione degli investimenti, che stimolino un mercato dinamico per veicoli più sicuri e meno inquinanti e che sostengano l’innovazione tecnologica.
Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sull’ottima relazione del collega Albertini sulla politica europea del trasporto sostenibile tenendo conto delle politiche europee dell’energia e dell’ambiente. Ritengo fondamentale, infatti, che l’UE coordini le sue politiche al fine di sviluppare il trasporto collettivo urbano e i sistemi di trasporto alternativi, tutelando allo stesso tempo la protezione dell’ambiente e riducendo le emissioni di gas che provocano l’effetto serra.
Per quel che riguarda le infrastrutture, noto una continua enfasi per i progetti stradali a scapito di quelli ferroviari. Il completamento delle reti transeuropee sembra ancora lontano e il contributo dell’UE è minimo rispetto a quanto i singoli paesi dovranno fare a carico loro. Al fine di ridurre le emissioni di gas e di migliorare l’efficienza del trasporto di merci e passeggeri, ribadisco la necessità che l’UE fornisca un sostegno finanziario per l’attuazione di progetti prioritari nel quadro delle reti transeuropee.
Karin Scheele (PSE), per iscritto. − (DE) La relazione Albertini sostiene che una migliore internalizzazione dei costi esterni può contribuire a eliminare le turbolenze dei mercati e a evitare un aumento delle emissioni.
Ho pertanto votato contro l’emendamento n. 1 in quanto il suo obiettivo è di ritardare l’internalizzazione dei costi esterni per il traffico stradale. Questo è il messaggio sbagliato, poiché il traffico stradale è il primo responsabile delle emissioni del settore dei trasporti. Auspico che la revisione della direttiva sulla tassazione delle infrastrutture annunciata dalla Commissione apporti rapidi progressi nel settore.