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Resoconto integrale delle discussioni
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Martedì 11 marzo 2008 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della sessione annuale
 2. Apertura della seduta
 3. Dichiarazione della Presidenza
 4. Seguito dato alle risoluzioni del Parlamento: vedasi processo verbale
 5. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 6. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
 7. Strategia politica annuale 2009 (discussione)
 8. Istituto europeo di innovazione e tecnologia (discussione)
 9. Verifica dei poteri
 10. Tempo delle votazioni
  10.1. Gestione dei fondi della CECA e del fondo di ricerca carbone e acciaio (A6-0062/2008, Reimer Böge) (votazione)
  10.2. Accordo CE/Emirati Arabi Uniti su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (A6-0043/2008, Paolo Costa) (votazione)
  10.3. Organizzazione comune dei mercati agricoli (modifica del regolamento unico OCM) (A6-0044/2008, Neil Parish) (votazione)
  10.4. Organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo (regolamento unico OCM) (A6-0045/2008, Neil Parish) (votazione)
  10.5. Classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee (versione codificata) (A6-0055/2008, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg) (votazione)
  10.6. Identificazione e registrazione dei suini (versione codificata) (A6-0057/2008, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg) (votazione)
  10.7. Commercializzazione di piantine di ortaggi e materiali di moltiplicazione di ortaggi, ad eccezione delle sementi (versione codificata) (A6-0056/2008, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg) (vote)
  10.8. Norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile (A6-0049/2008, Paolo Costa) (votazione)
  10.9. Istituto europeo di innovazione e tecnologia (A6-0041/2008, Reino Paasilinna) (votazione)
  10.10. Mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea (A6-0065/2008, Reimer Böge) (votazione)
  10.11. Bilancio rettificativo n. 1/2008 – Fondo di solidarietà (A6-0058/2008, Kyösti Virrankoski) (votazione)
  10.12. Accordo di partenariato CE/Guinea-Bissau nel settore della pesca (A6-0053/2008, Luis Manuel Capoulas Santos) (votazione)
  10.13. Accordo di partenariato CE/Costa d’Avorio nel settore della pesca (A6-0054/2008, Daniel Varela Suanzes-Carpegna) (votazione)
  10.14. Politica europea del trasporto sostenibile (A6-0014/2008, Gabriele Albertini) (votazione)
 11. Seduta solenne - Estonia
 12. Dichiarazioni di voto
 13. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 14. Ordine del giorno: vedasi processo verbale
 15. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 16. Modifica del regolamento unico OCM con riguardo alle quote nazionali per il latte (discussione)
 17. “Valutazione dello stato di salute” della PAC (discussione)
 18. Seguito della revisione della procedura Lamfalussy (discussione)
 19. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
 20. Situazione delle donne nelle zone rurali dell’UE (discussione)
 21. Agricoltura sostenibile e biogas: necessità di rivedere la legislazione comunitaria (discussione)
 22. Statistiche dell’energia (discussione)
 23. Statistiche sui prodotti fitosanitari (discussione)
 24. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 25. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

 
1. Apertura della sessione annuale
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  Presidente. − Dichiaro aperta la sessione 2008-2009 del Parlamento europeo.

 

2. Apertura della seduta
  

(La seduta è aperta alle 9.00)

 

3. Dichiarazione della Presidenza
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  Presidente. − Oggi celebriamo la quarta Giornata europea delle vittime del terrorismo. E’ un giorno che dobbiamo tenere presente al fine di ricordare tutti coloro che sono stati vittime innocenti del terrorismo.

Gli attentati terroristici di Madrid, dell’11 marzo 2004, esattamente quattro anni fa, e di Londra, il 7 luglio 2005, hanno causato molte vittime e lasciato numerose famiglie distrutte dalla barbarie del terrorismo.

Solo lo scorso venerdì, l’organizzazione terroristica ETA è tornata a uccidere. Isaías Carrasco, un ex consigliere socialista, è stato assassinato mentre lasciava la sua casa di Mondragón. Desidero esprimere le nostre più sentite condoglianze a tutta la sua famiglia. In qualità di Presidente del Parlamento europeo e a mio nome, desidero garantirvi che le vittime del terrorismo, ovunque si trovino, non verranno mai cancellate dalle nostre memorie. Oggi, ricordiamo Isaías Carrasco e tutte le vittime del terrorismo, onde offrire alle vittime della follia degli attacchi terroristici il nostro rispetto e la nostra comprensione. Essi sono e rimarranno sempre presenti nei nostri cuori e nel nostro lavoro. La comprensione e la solidarietà con tutte le famiglie delle vittime è un dovere per tutti noi.

Il Parlamento europeo è coinvolto attivamente nella lotta al terrorismo e nel sostegno alle vittime degli attentati. Non ripeterò mai abbastanza che non vi è assolutamente alcuna giustificazione al terrorismo. Pertanto, dobbiamo adottare un approccio unito nel combatterlo in virtù dello Stato di diritto e nel rispetto della legge.

Onorevoli colleghi, vi prego di alzarvi per osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime del terrorismo.

(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)

 

4. Seguito dato alle risoluzioni del Parlamento: vedasi processo verbale

5. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

6. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale

7. Strategia politica annuale 2009 (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla strategia politica annuale per il 2009.

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, sono molto lieto di presentare la strategia politica annuale della Commissione per il 2009, che definisce le principali priorità politiche previste dalla Commissione per il prossimo anno.

Come sapete, l’obiettivo della strategia politica annuale è di aprire un dialogo con le altre istituzioni, in particolare con il Parlamento europeo, su quali priorità fissare per l’anno successivo. Tale dialogo è essenziale al fine di garantire una preparazione adeguata del programma di lavoro della Commissione per il 2009.

Il 2009 sarà un anno speciale, un anno di transizione di grande rilievo, contraddistinto, sono fiducioso, dalla probabile entrata in vigore del nuovo Trattato europeo, il Trattato di Lisbona. Il 2009 sarà fondamentale anche a livello simbolico poiché avremo l’opportunità di celebrare i 20 anni della marcia della libertà dalla caduta del muro di Berlino, un’opportunità quindi molto importante per commemorare la libertà e la riunificazione dell’Europa.

Sarà inoltre l’anno dell’elezione di un nuovo Parlamento europeo e di una nuova Commissione, pertanto ciò che faremo nel primo semestre del 2009 definirà il contesto per le elezioni europee. L’attuazione agevole del Trattato di Lisbona garantirà un’Unione europea in grado di affrontare le sfide del futuro. Mi auguro e mi attendo che assisteremo alle ultime fasi del più ambizioso sistema del mondo per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sicurezza energetica. E’ particolarmente importante intervenire in questo senso al più tardi entro la prima metà del 2009, affinché l’Unione europea possa essere pronta ad apportare un contributo decisivo ai negoziati globali nel corso della Conferenza di Copenaghen alla fine dello stesso anno.

Ma prima di tutto un’osservazione sul 2008. Considerati gli imminenti cambiamenti istituzionali e, in modo particolare, la scadenza del mandato, la Commissione ha compiuto ogni sforzo al fine di garantire che venga prevista l’adozione da parte del Collegio delle nuove proposte di legge contenute nel programma di lavoro del 2008 prima della fine di quest’anno. Nel programma di lavoro sono previste 35 iniziative legislative. Ci impegneremo a fondo per cercare di ridurre al minimo le iniziative di cui probabilmente ci dovremo occupare nei prossimi mesi dell’anno, quali la direttiva quadro sui diritti contrattuali dei consumatori, il riesame della direttiva sulla tassazione dell’energia, e le direttive sulle condizioni di ingresso e residenza dei lavoratori stagionali e dei tirocinanti. Compiremo inoltre ogni sforzo per assicurare che tali proposte vengano presentate in base alla tabella di marcia fissata per renderle attuabili.

Auspico davvero che il Parlamento si trovi nella posizione di fornire il suo parere in prima lettura su tutte le proposte derivanti del programma di lavoro della Commissione prima della fine di questo mandato parlamentare.

Vorrei sottolineare che, per quanto riguarda la Commissione, siamo pienamente in grado di realizzare tutte le iniziative strategiche annunciate e, quindi, di ripetere la nostra prestazione record di un livello di attuazione del 96%, raggiunto nel 2007, il più elevato mai registrato nell’attività della Commissione.

Per quanto riguarda il 2009, la Commissione seguirà la sua ambizione di realizzare un’Europa di risultati, apportando vantaggi concreti per i cittadini. Ci concentreremo nel completamento di ciò che è stato iniziato dal principio del nostro mandato e compiremo ogni sforzo al fine di conseguire gli obiettivi strategici fissati nel 2005 nonché di affrontare le sfide future. Senza dubbio, questo necessiterà di una stretta cooperazione tra Parlamento e Commissione.

L’entrata in vigore del Trattato di riforma richiederà inoltre alla Commissione di presentare alcune proposte intese a dare legittimità alle sue disposizioni, e in quest’Aula porrò personalmente in rilievo quelle disposizioni che promuoveranno una maggiore democrazia, nonché una maggiore partecipazione, per i cittadini europei, come l’iniziativa dei cittadini. Siamo impazienti di discutere con il Parlamento nelle prossime settimane e mesi sul modo in cui poter proseguire al meglio con tali proposte nei primi mesi del prossimo anno.

Le priorità politiche principali che la Commissione prevede per il prossimo anno si basano su cinque pilastri. Primo, la promozione di crescita e occupazione sostenibili resterà al cuore della nostra agenda e della rinnovata strategia di Lisbona. Continueremo inoltre con l’attuazione della strategia in materia di innovazione, l’ampliamento dello Spazio europeo della ricerca e proseguiremo con la revisione del mercato unico. In tale contesto, aspetto nelle prossime ore di oggi l’adozione in seconda lettura dell’Istituto europeo di tecnologia, uno dei fiori all’occhiello delle nostre iniziative, e desidero congratularmi con quest’Assemblea per l’eccellente lavoro svolto ai fini della sua realizzazione.

Ci impegneremo maggiormente nella promozione della transizione verso un’economia a basse emissioni ed efficiente sotto il profilo delle risorse. Il vertice di Copenaghen sarà un incontro importante onde raggiungere un accordo sul cambiamento climatico per il periodo successivo al 2012. L’Europa deve preparare bene la sua posizione e mantenere il suo ruolo di pioniere nella lotta al cambiamento climatico. Sarà necessario continuare a lavorare sul modo in cui contribuire all’adattamento all’impatto del cambiamento climatico.

In un’era di globalizzazione, dovremmo cercare di rendere la politica comune in materia di immigrazione una realtà. Verrà programmato il lavoro in quest’ambito nella comunicazione in materia di immigrazione che sarà presentata a giugno 2008. Concentreremo inoltre la nostra attenzione nella realizzazione di politiche che interessino direttamente i cittadini attraverso uno spazio comune di giustizia, delineando una risposta europea alle minacce chimiche, biologiche e radiologiche, la strategia sanitaria dell’Unione europea nonché mediante il rafforzamento ancora più rigoroso delle norme in materia di sicurezza alimentare e dei prodotti.

L’agenda sociale rinnovata e modernizzata guiderà inoltre le nostre iniziative in un approccio globale al fine di consentire agli europei di realizzare il loro potenziale e di trarre vantaggio dalla globalizzazione, e si occuperà inoltre di mobilità, integrazione, istruzione e non discriminazione. I concetti fondamentali per questa agenda sociale saranno l’accesso, le opportunità e la solidarietà.

Infine, perseguiremo il nostro obiettivo di consolidamento del ruolo dell’Europa quale partner globale. I negoziati per l’allargamento continueranno e il processo di associazione e stabilizzazione dei Balcani occidentali verrà ulteriormente sviluppato. Attueremo la politica di vicinato e lanceremo partenariati operativi con i paesi africani nell’ambito della strategia comune Unione europea-Africa.

L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona accrescerà notevolmente il profilo esterno dell’Unione. Al fine di tradurre questo nuovo quadro in azione, la Commissione avrà il compito importante di contribuire all’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna, tutto questo per il 2009, se tutte le tabelle di marcia verranno rispettate, come auspichiamo.

Il 2009 sarà un anno importante anche in termini di preparativi per il futuro finanziamento delle politiche dell’Unione. I risultati della consultazione attualmente in corso sulla revisione del bilancio ci aiuteranno a disporre il lavoro per il prossimo quadro finanziario pluriennale, che dovrà proporre la prossima Commissione.

Al pari degli anni passati, la strategia politica annuale propone le comunicazioni prioritarie per il 2009. In vista delle elezioni europee, la Commissione tenterà di massimizzare il suo lavoro nel partenariato con altre istituzioni e di contribuire all’apertura di una viva discussione sulle politiche europee. La SPA è solo l’inizio del processo che conduce all’adozione del programma legislativo e di lavoro della Commissione a ottobre.

La Commissione attende un dialogo regolare con il Parlamento sulle priorità da adottare nel 2009. Credo che il Parlamento intenda adottare una risoluzione in plenaria sul programma legislativo e di lavoro della Commissione a settembre, un paio di settimane prima che noi adottiamo il programma di lavoro per il 2009. Tale risoluzione seguirà la relazione di sintesi sui risultati del nostro dialogo regolare. Dovrebbe fornirci un’indicazione molto concreta e sostenuta a livello politico sugli ambiti in cui l’Emiciclo desidera che la Commissione concentri il proprio impegno e le sue politiche nel 2009, in tempo per la stesura del programma di lavoro, incentrato sul valore aggiunto dell’Europa e nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità.

Pertanto, il messaggio che oggi vi rivolgo è che sono molto impaziente di sfruttare tale opportunità di collaborare con voi su questo importantissimo programma per il 2009. Collaboriamo al fine di procedere di pari passo nelle azioni nel 2009, affinché l’Europa continui a produrre risultati concreti a vantaggio dei nostri cittadini.

(Applausi)

 
  
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  Hartmut Nassauer, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, la Commissione sta elaborando il suo programma legislativo per il 2009 sulla base delle sue priorità strategiche di prosperità, solidarietà, libertà, sicurezza e di un’Europa più forte nel mondo in un modo pienamente coerente con il nostro sostegno, da cui emergono le sue priorità per il 2009 di una crescita sostenibile, di occupazione in un’epoca di globalizzazione e un settore economico efficiente dal punto di vista delle risorse con basse emissioni di CO2. Questi sono i denominatori comuni per il lavoro legislativo per il 2009 e, signor Presidente della Commissione, desidero garantirle l’esplicito sostegno del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei.

Se stessi per formulare osservazioni complementari di natura critica, sarebbero fraintese nella traduzione. Desidero innanzi tutto infondere un incoraggiamento. Per quale motivo? In primo luogo, il prossimo anno è l’anno del nuovo Trattato. In secondo luogo, è l’anno delle elezioni, in cui i cittadini ci parleranno. Nella sua introduzione ha dichiarato su che cosa è incentrato il nuovo Trattato: se venissero conclusi i processi di ratifica nazionali, il Trattato di Lisbona potrebbe anche entrare in vigore nel 2009.

Signor Presidente della Commissione, come mai è così distaccato? Per quale motivo non affermare: la Commissione sosterrà con tutte le sue forze e il suo potere questo nuovo Trattato, di cui è già custode come per i Trattati esistenti? Sia deciso nelle sue posizioni, signor Presidente della Commissione! Dia l’esempio!

Il secondo punto: il prossimo anno verrà chiesta l’opinione dei cittadini e non tutti i dettagli della normativa sono di interesse per loro, ma solo il risultato complessivo, la direzione intrapresa. In base a questo, lo snellimento della burocrazia è, di fatto, un ambito in cui potreste assicurarvi il sostegno dei cittadini. Pertanto, esprimete una nuova cultura della sussidiarietà! Non setacciate l’acquis fino alla fine del 2009, ma inviate un segnale prima delle elezioni del prossimo anno. Anche su questo aspetto avrete il nostro appoggio.

(Applausi)

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevole Nassauer, il nostro Presidente della Commissione non è così debole; ha già resistito a molte critiche. Tuttavia, signor Presidente della Commissione, quando ascolto le sue dichiarazioni e leggo le sue interviste, penso che il nostro obiettivo comune sia che nel 2009 continueremo a espandere un’Europa sociale ed ecologica in un mondo globalizzato.

Lei sa che gli aspetti sociali ci stanno particolarmente a cuore, nonché che ci siamo molto preoccupati, per esempio, della conclusione della Corte di giustizia europea relativamente alla causa Laval. Auspichiamo che noi in Parlamento e voi nella Commissione possiamo collaborare su questo affinché i cittadini non pensino che i successi sociali, che abbiamo raggiunto con qualche difficoltà, sono di nuovo andati in fumo per una falsa concorrenza quantitativa. Noi sosteniamo la concorrenza qualitativa in Europa, che l’Europa stessa deve gestire, ovviamente, tenendo conto delle questioni ambientali. Tuttavia, l’elemento sociale è essenziale per noi socialdemocratici.

Per quanto riguarda la tematica ambientale, ringrazio il signor Commissario per le sue proposte, davvero lungimiranti. Come lei, anche noi esprimiamo la nostra fiducia nello sviluppo sostenibile di questo continente; dal nostro punto di vista, la sostenibilità riguarda l’Europa anche da una prospettiva industriale, quella di dover adattare e adottare gli obiettivi ecologici e per i quali devono esistere obblighi e incentivi. Dobbiamo lavorare assieme al fine di garantire che il settore industriale e l’economia svolgano un ruolo importante in futuro in termini di produzione sul nostro continente, nell’interesse dei posti di lavoro, poiché gli obiettivi ecologici sono perfettamente compatibili con l’Europa quale base industriale. Questo è un altro compito da svolgere insieme.

Ciò sarà possibile unicamente se convinciamo anche gli altri partner, gli Stati Uniti, la Cina e l’India, ad adottare gli stessi obiettivi ecologici, e solo se raggiungiamo i nostri vicini, se creiamo una politica comune con i nostri vicini. Siete consapevoli che non siamo completamente soddisfatti di molte delle strategie che sono state sviluppate.

Per quanto riguarda i Balcani, per esempio, di recente abbiamo proposto che, oltre al processo di Lisbona, dovrebbe esserci anche quello che viene chiamato il processo di Lubiana con la Presidenza slovena, al fine di promuovere lo sviluppo economico e sociale nella regione, poiché le ostilità e i conflitti in questo territorio possono essere risolti solo se è in atto un valido sviluppo economico e sociale nei Balcani.

Rispetto all’Unione per il Mediterraneo, adesso a detta di tutti, persino di coloro che sono ai ministeri degli Esteri, desideriamo venga dichiarata dalla Commissione una posizione chiara. Lei ha già accennato a questo, signor Presidente della Commissione, ma deve chiarire regolarmente che non terremo in considerazione alcuna unione che non riguardi l’intera Unione europea. Deve essere una comunità che non spacca in due l’Unione europea, ma che la integra nei paesi del Mediterraneo.

Analogamente, la discussione dovrebbe inoltre occuparsi della regione del Mar Nero, e anche su questo punto attendiamo le iniziative della Commissione, in quanto non si tratta certamente solo dei nostri vicini della parte meridionale, ma anche di quella orientale. Non possiamo proporre nuove adesioni in questo caso nel breve periodo, non è possibile. Tuttavia, possiamo offrire una cooperazione allo sviluppo più solida, assieme a tali paesi, e ci aspettiamo al riguardo più iniziative da parte della Commissione, rispetto a quante ne siano state incluse sinora nei documenti esistenti.

Signor Presidente della Commissione, lei ha affermato che è anche un anno di elezioni. Lo è infatti, e si auspica che sia anche l’anno dell’entrata in vigore del Trattato di riforma. Non vorremmo che la Commissione interferisca nelle discussioni politiche di questo anno elettorale, ma ci aspettiamo da essa una chiara opinione del modo in cui l’Europa dovrebbe funzionare in futuro quale continente ecologico e sociale. Ci aspettiamo che la Commissione chiarisca che ha un peso determinante, anche nel dialogo con i nostri partner. Solo se parliamo con una voce forte con gli Stati Uniti, la Cina, e così via, saremo in grado di rivendicare gli interessi dei nostri cittadini.

In un anno di elezioni, desideriamo una Commissione forte con prospettive per l’Europa di domani!

 
  
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  Diana Wallis, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, credo di dover porgere le congratulazioni del mio gruppo per la strategia politica che il Presidente Barroso ci ha presentato per quello che, come lui stesso ha dichiarato, sarà un anno importante e impegnativo. La Commissione ha elaborato una strategia positiva nel suo contenuto politico, finanziario e di gestione, e ha evitato ciò che a volte nel mio paese chiamiamo “sindrome da scadenza di mandato”.

Senza dubbio, occorre concentrarci in una certa misura sulle debolezze ma, dopo aver ascoltato l’onorevole Nassauer, le chiamerei piuttosto differenze anziché debolezze, se posso definirle così. Certamente, esiste il problema di colmare il vuoto di mandato. Se penso allo spazio del mercato interno, questioni quali i brevetti europei, la mobilità dei pazienti e la proposta legislativa in materia di società private europee, sono tematiche che verranno analizzate. Forse il Presidente Barroso ne ha citate una o due, ma occorre garantire che verranno affrontate anche nel prossimo mandato, in quanto componenti essenziali del mercato interno. A tale riguardo, forse mi sarei aspettata che emergesse più di un argomento sulla necessità di quella che chiamerei sicurezza finanziaria per i nostri cittadini in un mondo scosso attualmente, come sappiamo, da una turbolenza finanziaria e in cui le persone si sentono insicure rispetto al futuro; forse più di un aspetto in questo senso.

E’ di certo anche l’anno dell’attuazione del Trattato e, mentre possiamo accogliere positivamente, come faccio io, la concentrazione nel documento relativa alla tematica dell’attuazione, e credo sia eccellente l’idea di collaborare in futuro con gli Stati membri al fine di garantire un’applicazione della normativa più coordinata oltre frontiera, avrei preferito leggere che nel testo venisse almeno citata la disposizione che sarà davvero cruciale per i nostri cittadini, ossia l’iniziativa dei cittadini, ma il Presidente Barroso mi ha battuto sul tempo parlandone questa mattina, il che è positivo. Tuttavia, è un tema fondamentale, e dobbiamo assicurarci che la Commissione elabori la normativa pertinente. Inoltre, probabilmente si dovrebbe anche pensare alle relazioni con i parlamenti nazionali.

Pertanto, in sintesi, per quanto riguarda le relazioni esterne, possiamo valutare queste ultime assieme all’energia e al cambiamento climatico, tutte e tre le questioni congiuntamente? Sappiamo che la Commissione le sta discutendo. Hanno una priorità elevata, non solo in posti lontani come l’Artico, ma anche in altre aree del pianeta.

 
  
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  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. (GA) Signor Presidente e signor Vicepresidente della Commissione, sostengo appieno il programma politico di lavoro della Commissione europea per il prossimo anno. Tale programma mira allo sviluppo degli affari politici ed economici europei, promuove l’Europa e rende prioritari gli interessi dei cittadini europei. Sostengo in modo deciso la prima politica del programma; la promozione dell’impiego e dello sviluppo nell’Unione europea.

(EN) Poiché ci avviciniamo all’anno della ratifica del Trattato, noi, che sosteniamo che tale ratifica avvenga per mezzo di un referendum in Irlanda, stiamo ripetutamente esprimendo nel nostro paese l’opinione secondo cui l’Europa deve essere più efficiente, che è essenziale riconoscere che i Trattati esistenti per sei, dieci o quindici Stati non possono più essere applicati a un’Unione europea di 27 paesi. In particolare, desideriamo sottolineare la necessità di più innovazione, ricerca e tecnologia verso la creazione di una nuova economia dinamica per l’Europa del XXI secolo.

Nello specifico, sono soddisfatto che il Presidente della Commissione e gli altri Commissari non abbiano inserito tutto quanto nella strategia politica annuale per il 2009. Sarebbe semplice affermare che abbiamo molte cose da fare, ma si è posto l’accento sugli ambiti principali ed essenziali quali il cambiamento climatico, come è già stato affermato, e la questione dell’Europa in quanto partner globale e attore mondiale, in particolare se consideriamo i rischi e i pericoli che affrontiamo oggi nel mondo, non solo in Medio Oriente, non solo nei Balcani occidentali, non solo in Africa, ma anche in America latina, dove nelle scorse settimane abbiamo visto con quale rapidità possano emergere le tensioni. Ciò che è realmente necessario è una forza stabilizzatrice che l’Unione europea possa fornire su questa scena mondiale.

Infine, l’Unione europea deve sostenere pienamente l’azione richiesta volta a combattere l’importazione clandestina di stupefacenti, il traffico di esseri umani, e in particolare il ridotto rispetto per le singole vite umane. Siate certi che noi, e il mio partito Fianna Fáil in Irlanda, lotteremo strenuamente al fine di garantire la ratifica del Trattato per consentire il futuro sviluppo dell’Europa.

 
  
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  Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, con una strategia annuale abbiamo l’opportunità di scegliere tra due percorsi. Il primo sarebbe di chiarezza e coerenza massime tra le dichiarazioni e le azioni finanziarie. Questo sarebbe particolarmente appropriato in un anno elettorale, poiché infatti promettiamo che porremo, cito, “il cittadino al primo posto”. I cittadini meritano chiarezza.

Tuttavia, la Commissione ha scelto purtroppo il secondo percorso, ossia rimanere il più generale possibile al fine di celare l’opposizione. Innanzi tutto, è interessante il contesto in sé. Dobbiamo aspettarci che il Trattato di Lisbona verrà attuato. Siamo in un anno elettorale nonché in un anno in cui l’Europa si è anche impegnata molto ampiamente a livello internazionale nella protezione climatica. Purtroppo, le parole sinora sono state seguite da pochissime azioni e neanche questo è stato chiarito a sufficienza nella strategia.

Se rimaniamo titubanti sulle misure concrete come lo siamo riguardo alle emissioni delle automobili, per esempio, è allora in gioco la credibilità europea, e non possiamo permettercelo nel lungo periodo a livello internazionale nell’ambito delle discussioni con i nostri partner sul tema del cambiamento climatico. Questo è un esempio negativo del modo in cui cediamo ai gruppi di interesse importanti, come nel caso dell’attuazione del sistema di scambio delle quote di emissione nel traffico aereo, in cui abbiamo agito comunque in modo poco deciso e non abbastanza energico, non riuscendo pertanto a introdurre le misure necessarie per ridurre, con la dovuta efficienza, i danni climatici provocati dal traffico aereo.

Esiste inoltre un conflitto tra gli obiettivi ambiziosi e il reale finanziamento della ricerca. Quando parliamo, da un lato, di nuove fonti di energia ma, dall’altro, di assegnare ancora la quota maggiore dei finanziamenti per la ricerca all’energia nucleare, all’economia nucleare, tale conflitto non può essere risolto, né dovremmo aspettarci soluzioni sostenibili, in quanto non vi sono opportunità in tal caso di un qualsiasi investimento davvero concordato.

Quello che ritengo manchi in questa strategia è l’impegno chiaro di attuare il diritto comunitario negli Stati membri. I meccanismi esistenti sono troppo pochi, al pari di quanto lo è il rispetto della legge. Infatti, è vero il contrario: sviluppiamo nuovi programmi prima che quelli vecchi vengano attuati. Su questo punto vorrei ricordarvi semplicemente il piano d’azione in materia di energia.

Se i cittadini sono così importanti per noi, come giustamente sottolineate, allora al centro della nostra attenzione in quest’Aula devono esserci, tra le altre cose, le loro richieste nonché la nuova opportunità di un referendum.

 
  
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  Helmuth Markov, a nome del gruppo GUE/NGL. (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, disponiamo ancora di un programma di lavoro concreto per il 2009, sul quale potremmo discutere. Tuttavia, sembra che non ci possiamo aspettare importanti cambiamenti strategici nel piano programmatico della Commissione per il prossimo anno.

Si legge che la Commissione desidera migliorare il suo compito sul versante della comunicazione, trasmettere l’idea di Europa e accrescere la consapevolezza dei cittadini sul Trattato di Lisbona. Un referendum sul Trattato di riforma non sarebbe il modo giusto di coinvolgere i cittadini in tale processo? Credete davvero che l’affluenza dei votanti aumenterà se continuate a dichiarare semplicemente quanto meravigliosamente bene funzioni la politica attuale e che pertanto occorre solo proseguire con i concetti esistenti?

Ciò che molte persone vivono realmente è una minore sicurezza sociale, livelli di retribuzione stagnanti, una grave diminuzione dei diritti del lavoro, l’aumento dei prezzi per i servizi di base nel trasporto pubblico locale, l’assistenza sanitaria, l’approvvigionamento energetico e idrico, l’istruzione e le strutture per l’infanzia; tutto questo mentre i profitti delle grandi imprese aumentano assieme alla minaccia di trasferimento di queste ultime. La Commissione parla dell’importanza dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, della flessicurezza, così che spesso mi chiedo dove si nasconda la sicurezza quando la Commissione presenta le proposte legislative.

La Commissione scrive della necessità di rafforzare la competitività e parla ancora in questo specifico contesto di coloro che sono comunque già forti, e che devono essere esonerati dalle tasse, in altre parole, dalla responsabilità sociale. Chiamate tutto questo oneri amministrativi. Tuttavia, se desideriamo norme sociali, ecologiche e di tutela dei consumatori, devono anche essere approvate e attuate! Non trovo in nessun punto della vostra strategia l’idea che forse l’intero concetto della strategia di Lisbona, quello di liberalizzazione e privatizzazione, semplicemente non opera nell’interesse della maggioranza delle persone in molti casi, e in modo particolare non nel settore dei servizi pubblici.

La politica estera e il settore del commercio con l’estero pongono in evidenza l’importante ruolo dell’Europa nel mondo in termini di pace, sicurezza e stabilità e parlano della priorità del multilateralismo e del partenariato. Nel vostro documento si dichiara che ai negoziati di Doha per lo sviluppo viene riconosciuta massima priorità. Tuttavia, non contiene nulla che dimostri in quale modo l’Unione europea desideri contribuire al successo di tali negoziati per lo sviluppo. L’accento viene posto invece sui noti accordi regionali e bilaterali di libero scambio, che per questo motivo rendono difficoltoso ogni progresso, in quanto non soddisfano le necessità dei paesi emergenti e in via di sviluppo.

Inoltre, la strategia per il commercio con l’estero “Europa globale” è semplicemente una strategia per promuovere il commercio all’estero per i conglomerati europei, ai quali non interessa molto degli sviluppi regionali, economicamente sostenibili, sociali ed ecologici dei paesi partner. Non contiene nulla che riguardi le piccole e medie imprese, tuttavia vi chiedete il motivo per cui paesi come la Cina si oppongano alle misure di dumping. Infatti, avete persino voluto continuare a eliminare gli strumenti contro il dumping ampiamente inappropriati!

La Commissione parla di migliorare la capacità di gestione operativa e dei conflitti dei paesi terzi. Dopo quanto è stato appena affermato, desidero domandarvi: non sarebbe più logico combattere anche le cause sociali, e senza dubbio economiche, delle crisi e dei conflitti?

Cambiate la vostra strategia affinché possiamo ottenere il sostegno dei cittadini per l’Unione europea!

 
  
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  Godfrey Bloom, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, mi piace venire qui alla fabbrica delle leggi. E’ così divertente. Ho appena dato un’occhiata ai titoli della strategia politica annuale della Commissione e comincia con “Crescita e occupazione”. Ad essere sinceri, questo posto avrebbe potuto affrontare molto meglio il tema della crescita e dell’occupazione se almeno più dell’1% di quest’Assemblea avesse avuto la benché minima esperienza nel commercio.

Sono un imprenditore e capisco di crescita nonché di posti di lavoro. Purtroppo, più regolate, più legiferate, meno probabilità di produrre crescita e occupazione avete, motivo per cui la crescita del PIL in Europa è assolutamente negativa, mentre nel resto del mondo decolla, in Cina, India, il subcontinente. Siamo battuti persino in America settentrionale. Pertanto, suggerirei che se desideriamo crescita e occupazione, non prendiamo il posto della gente e lasciamo che sia lei a proseguire il lavoro, senza ingerenze da parte di quest’Aula.

Europa sostenibile? Bene, affascinante, non è vero? Parliamo di impronta globale, parliamo di ogni tipo di assurdità, nonostante il pianeta per 10 anni in realtà non si è riscaldato, la scienza è stata gettata fuori dalla finestra. Se qualcuno desidera considerare in modo serio la scienza globale e il riscaldamento globale nonché il cambiamento climatico, vedrà che, in realtà, gli scienziati più informati e non politicamente orientati ritengono un dato di fatto che entro il 2050 avremo un pianeta effettivamente più freddo e non più caldo. Ma questo non si adatta al nostro progetto, vero? Perché a noi piace tassare e regolamentare.

Passiamo ora alla migrazione gestita. Bene, povero me, per carità. Come inglese, posso dirvi: migrazione gestita? Lo scorso anno sono entrate nella nostra piccola isola sovraffollata un milione di persone. Vi prego, per favore, per favore, che questo Emiciclo, solo per una volta, scenda dalle nuvole!

 
  
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  Frank Vanhecke (NI).(NL) Dal mio punto di vista, la situazione è del tutto negativa sin dall’inizio dell’introduzione della strategia politica annuale della Commissione per il 2009. Mi riferisco a una delle idee principali proposte nel documento, e cito: “il cittadino al primo posto”. Questo aggiunge il danno alla beffa, come si suol dire. In fin dei conti, in nessun caso la Commissione europea pone i cittadini europei al primo posto, in nessun caso dimostra rispetto per loro.

Che cos’è la Commissione europea? Tutto considerato, è poco più di un piccolo ente di funzionari nominati a livello politico con legittimità democratica estremamente limitata, che appartengono alla cerchia ristretta di burocrati europei che pensano di sapere di più dei cittadini e ritengono sarebbe meglio, si suppone nel pubblico interesse, se decidessero tutto da soli, anche calpestando i cittadini che dovrebbero rispettare.

Questo è il deficit democratico di cui tutti parlano, ma per cui nessuno fa nulla. Se realmente i cittadini fossero al primo posto, la Commissione insisterebbe nel consultarli, in particolare nei casi delle questioni più importanti attualmente in fase di discussione. Quando verrà consentito ai cittadini di esprimersi sulla nuova, camuffata, Costituzione europea? I cittadini dei Paesi Bassi e della Francia lo hanno fatto non molto tempo fa, ma è chiaro che la Commissione europea non pone i cittadini al primo posto.

Quando verrà consentito ai cittadini di esprimere la propria opinione sulla disastrosa politica in materia di immigrazione che è stata loro imposta dai burocrati europei? Quando verrà consentito ai cittadini di prendere le decisioni che li riguardano e che le loro opinioni vengano rispettate su questioni importanti quali la potenziale adesione all’Unione europea della Turchia, un paese islamico e per molti aspetti, di fatto in tutti gli aspetti, non europeo? L’unica volta che l’Unione europea pone i cittadini al primo posto è quando devono pagare le tasse per i burocrati europei e per le politiche che queste persone privilegiate impongono loro. Come in questo caso, abbiamo almeno il coraggio di affermare che l’Europa non sarà mai un’entità democratica.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, nel 2009 l’azione esterna dovrebbe essere contraddistinta da due fattori fondamentali: in primo luogo, l’entrata in vigore del nuovo Trattato che, da un lato, istituisce un nuovo quadro istituzionale in cui, signor Presidente della Commissione, il Parlamento intenderà svolgere il suo ruolo legittimo e, dall’altro lato, il servizio europeo per l’azione esterna che, dal nostro punto di vista, dovrebbe essere collocato in seno alla Commissione e di cui non si dovrebbe impadronire il Consiglio.

Inoltre, le priorità presentate dalla Commissione sono corrette: l’allargamento, le relazioni con la Russia basate sul rispetto dei diritti umani, e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico; la politica di stabilizzazione e associazione nei Balcani e la questione del Kosovo; la politica di vicinato, con il processo di Barcellona e l’Unione per il mediterraneo che verrà presentata dalla Presidenza francese dell’Unione europea.

Vi è inoltre la situazione nell’Asia centrale, con i conflitti in Iran, Iraq, Afghanistan e Pakistan. Signor Presidente, assisteremo allo sviluppo delle relazioni con la Cina, l’India e i paesi asiatici, correttamente definite nella proposta della Commissione; la situazione in Medio Oriente, in cui il Parlamento europeo ha sostenuto in modo incondizionato la proposta della Commissione alla Conferenza di Parigi.

Inoltre, abbiamo il partenariato strategico con i paesi africani, caraibici e del Pacifico e, ultime ma non meno importanti, le relazioni con l’America latina, rispetto alle quali auspichiamo che verranno raggiunte conclusioni al vertice di Lima prima degli accordi di associazione che verranno conclusi con il Mercosur, le Comunità andina e centroamericana.

Signor Presidente della Commissione, abbiamo bisogno di un’azione esterna seria, efficace e fattibile da parte dell’Unione europea, che deve parlare con una voce sola nel contesto delle organizzazioni internazionali. Non possiamo permetterci di essere una Croce rossa internazionale intesa ad assumersi i costi delle principali crisi del nostro tempo. L’Unione europea deve avere peso sulla scena internazionale quale attore globale, al pari della sua importanza economica, commerciale, finanziaria e industriale. Signor Presidente della Commissione, lei ha il nostro appoggio per questo programma.

 
  
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  Catherine Guy-Quint (PSE). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, siamo giunti finalmente al lancio della procedura delle priorità politiche per il 2009. E’ un passo importante in quanto si verificheranno molti cambiamenti, come un nuovo mandato parlamentare e l’attuazione del Trattato; il 2009 segna inoltre un modo nuovo di rispondere in Parlamento sulla strategia politica annuale della Commissione, poiché abbiamo deciso che parleranno i gruppi politici anziché la commissione per i bilanci.

Le scelte politiche del gruppo socialista al Parlamento europeo sono chiare, e sono state già annunciate: sono a favore di un’Europa sociale. I socialisti desiderano un’Europa propensa a rendere la lotta al cambiamento climatico una priorità; desiderano inoltre un’Europa che favorisca l’azione esterna comune. Quando apprendo che la Commissione vorrebbe che il contributo dell’Unione europea alla sicurezza e alla stabilità sulla scena internazionale aumentasse, mi domando: dove troveremo il denaro? In quale modo renderemo realtà questo pio desiderio? Se continuiamo sullo stesso percorso, il Consiglio ci porrà in una posizione insostenibile, come accade ogni anno: quella di scegliere quale zona del mondo sacrificare.

La nostra quarta priorità sono i cittadini. La Commissione ci dice che nel 2009 i cittadini saranno al primo posto. E’ finalmente il momento, in quanto il nostro progetto politico non può proseguire così distante dalle persone. Occorre pertanto migliorare tutti i nostri scambi, l’informazione e la comunicazione, ma dove sono i finanziamenti per questo? Una cosa è certa: mancano le risorse di bilancio! Si è già parlato dei margini disponibili e noi della commissione per i bilanci non sappiamo adesso in quale modo verranno finanziate tali priorità. Non intendiamo sacrificare le precedenti priorità al fine di attuarne di nuove. Che cosa faremo? E’ urgente la necessità di liberare l’Europa dalla sua confusione finanziaria e amministrativa. Il mondo politico è in rapido cambiamento e noi in Europa abbiamo nuove idee, ma non siamo mai stati in grado di adottare le risorse necessarie per attuarle in modo concreto per quanto riguarda le aspettative politiche del Parlamento, certo, ma anche dei nostri cittadini.

 
  
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  Adina-Ioana Vălean (ALDE).(EN) Signor Presidente, entro la fine di quest’anno disporremo di due relazioni della Commissione sulla libera circolazione: la prima, sulla libera circolazione dei lavoratori, e suppongo che la Commissione probabilmente solleciterà gli Stati membri ad eliminare le disposizioni transitorie applicate ai lavoratori dei nuovi Stati membri, e la seconda sull’attuazione della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini, e su questo aspetto possiamo vedere diversi Stati membri portati dinanzi alla Corte di giustizia.

Tutti i timori che hanno determinato le disposizioni transitorie entrate in vigore per l’allargamento del 2004 iniziano ad attenuarsi. Non resta alcun motivo demografico o di sicurezza economica per mantenere le restrizioni sul lavoro per altri cinque anni. Al contrario, un mercato del lavoro europeo libero è quanto l’Europa attuale necessita quale modello, partner e leader mondiale. Stiamo regolando l’accesso al nostro mercato del lavoro per i cittadini dei paesi terzi. E’ abbastanza onesto e molto apprezzato. Tuttavia, risolviamo prima i problemi al nostro interno. Adottiamo una politica comune coerente sulla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione.

Se siamo sinceri riguardo alle libertà fondamentali contenute nei Trattati e seri nel rendere la strategia di Lisbona una realtà, è giunto il momento di porre fine alle parole e dare il via all’azione reale.

Infine, desidero aggiungere che, dal principio, era stato dato parere favorevole a questa Commissione affinché si occupasse dei diritti fondamentali dei cittadini e mi aspettavo di leggere nel programma per il prossimo anno qualcosa di molto specifico su tali questioni.

 
  
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  Jan Tadeusz Masiel (UEN). – (PL) Signor Presidente, il 2009 rappresenta un anno di prospettive ampliate per l’Europa, prospettive che saranno offerte dal Trattato di Lisbona. E’ inoltre un anno di speranza per un’unità più profonda in Europa poiché si terranno le nuove elezioni del Parlamento europeo.

Come affermato dal Presidente della Commissione Barroso, celebreremo il XX anniversario della caduta del muro di Berlino. Colgo questa opportunità per ricordarvi che è caduto a Varsavia. Questo sarà anche il quinto anniversario dell’adesione degli ex paesi comunisti all’Unione europea. Tale adesione non è sempre stata completamente equilibrata: gli agricoltori polacchi competono ancora su basi non eque con gli agricoltori della vecchia Unione.

Nonostante ciò, è mia convinzione che il 2009 cancellerà le differenze tra i nostri paesi, almeno a livello psicologico, e accrescerà il senso di unità e influenza dell’Unione europea.

 
  
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  Jens-Peter Bonde (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, userò il mio intervento per proporre una riforma del modo in cui ci occupiamo dei programmi annuali. Finora, i deputati eletti dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo non hanno avuto voce in capitolo. Il programma annuale è avviato e adottato dalla Commissione, che non viene eletta. Gli Stati membri coordinano le loro priorità attraverso i programmi di lavoro delle Presidenze che cambiano. Discutiamo di entrambi gli aspetti, ma non modifichiamo nulla. Non rappresentiamo i nostri elettori nell’operazione molto importante di fissare l’agenda.

Dovremmo invece insistere sul programma di lavoro congiunto per tutte le istituzioni per il prossimo anno. La Commissione potrebbe redigere una proposta dettagliata con gli allegati di tutte le proposte di legge che intende presentare, tra cui la loro base giuridica. Quindi i parlamenti nazionali dovrebbero occuparsene nelle rispettive commissioni competenti in prima lettura, successivamente nelle commissioni europee e infine in plenaria.

I parlamenti nazionali dovrebbero riunirsi nella COSAC e adottare ufficialmente il programma di lavoro. Il Parlamento dovrebbe procedere alle proprie letture, e quindi l’Unione europea sarebbe governata dal basso verso l’alto anziché l’opposto. Sarebbe gestita da rappresentanti eletti dei nostri cittadini e non governata da schiavi civili e lobbisti nascosti dietro porte chiuse.

Una volta adottato il programma, i parlamenti nazionali potrebbero quindi iniziare la lettura delle proposte concrete per la “sussidiarietà e la proporzionalità” e decidere la base giuridica. Le istituzioni europee potrebbero subentrare, e le leggi essere tutte approvate, in sede sia di Consiglio, con il voto favorevole del 75% degli Stati membri, che di Parlamento, con la maggioranza ordinaria. L’Europa sarebbe dunque una democrazia, e non quell’insieme di idee machiavelliche e mussoliniane su cui oggi ci basiamo.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le principali azioni previste per il 2009 sono in buona parte condivisibili per quello che riguarda la crescita e l’occupazione prevista dalla strategia di Lisbona. Senz’altro il mercato unico e la concorrenza propone dei punti ai quali sono favorevole. Anche quando si parla di un’Europa sostenibile senz’altro c’è qualcosa di apprezzabile.

Purtroppo, c’è completamente da rigettare però la politica comune dei visti che, a mio giudizio, oltre che essere antinazionale è assolutamente fuori da quello che è il mandato di questo Parlamento e quello che dovrebbero essere le nostre intenzioni. Così come anche sono contrario assolutamente all’allargamento a Croazia e Turchia e addirittura a una parte in cui si parla del Kosovo, di cui ho avuto già modo di stigmatizzare l’illecito internazionale che è stato compiuto nel momento in cui è stato riconosciuto Stato ai danni di un paese sovrano. Ecco, questo fa sì che il mio voto sarà contrario.

 
  
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  László Surján (PPE-DE).(HU) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, abbiamo accolto con favore la strategia politica della Commissione nella speranza che venga anche messa in pratica. Esiste solo un ostacolo a questo: i vincoli fiscali, che possono rendere complesso adottare nuove iniziative. La volontà degli Stati membri di contribuire è diminuita a meno dell’1%, con il risultato che i finanziamenti per le nuove idee dovranno provenire quasi esclusivamente dalla ridistribuzione delle risorse esistenti. Tuttavia, non facciamolo senza studiare da vicino i programmi attualmente in corso. Valutiamo i casi in cui otteniamo risultati maggiori e i casi in cui i risultati sono più modesti. Non consentiamo che i gruppi di interesse decidano al nostro posto.

Una parte della riforma del Parlamento è costituita dallo sviluppo di un nuovo tipo di cooperazione tra le commissioni specializzate e la commissione per i bilanci. Una caratteristica di questo è che le spese ragionevoli e utili sui singoli programmi possono essere rivelate più dettagliatamente che in precedenza. Nonostante possa essere una decisione dolorosa, può essere più rapido portare a termine alcuni programmi, o non avviarli affatto, anziché finanziarli in modo non adeguato. Uno scarso investimento è uno spreco di denaro. La Commissione, il Consiglio e il Parlamento devono agire di concerto al fine di garantire che venga consentito di avviare solo i programmi che possono essere finanziati adeguatamente e produrre risultati autentici. Il Parlamento guarda alla strategia politica di quest’anno pronto per un’azione congiunta di questo tipo. Vi ringrazio per la vostra gentile attenzione.

 
  
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  Véronique De Keyser (PSE). (FR) Signor Presidente, nella comunicazione della Commissione si è parlato molto di affari esteri, ma mi lascia ancora insoddisfatta. La rubrica 4 è sicuramente sottofinanziata. Purtroppo, siamo infatti in procinto di erogare maggiori risorse per la Palestina e il Kosovo. Tuttavia, questa è un’osservazione, non una strategia.

Avrei gradito sapere, per esempio, quali condizioni politiche sono necessarie per rendere efficace l’assistenza; non solo evidente ma efficace. In quale modo possiamo impiegare gli strumenti finanziari al fine di rendere l’Europa un soft power che non possa essere ignorato, che fornisca un modello democratico e non sia solo una cassa di denaro? In quale modo gestiremo la condizionalità?

Nessuna di queste questioni, benché fondamentale, viene affrontata. Un esempio, e non è l’unico, è che mai prima d’ora abbiamo speso somme così ingenti per la Palestina, ma la popolazione di Gaza non è mai stata così povera dal 1967, e la violenza continua ad aumentare in Medio Oriente, in cui non smettiamo di ricostruire ciò che viene distrutto.

Quale lezione possiamo apprendere da questo? Finché c’è perfetta coerenza tra la politica estera europea e i suoi strumenti finanziari, con questi ultimi al servizio dei primi e non il contrario, l’Europa non sarà mai l’attore globale che desidera essere, e su questo aspetto ritengo che la comunicazione della Commissione manchi stranamente di ambizione.

 
  
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  Ingeborg Gräßle (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, suppongo che oggi svolgiamo per l’ultima volta una discussione di questo tipo sulla strategia politica, poiché siamo in procinto di disporre di un nuovo modello grazie al Trattato di Lisbona. Pertanto, è già in atto un programma, almeno in quest’Aula, e attendo questo nuovo modello in quanto significa che possiamo integrare le competenze del Consiglio in questo confronto molto importante.

Vi prego, quindi, di consentirmi qualche altra osservazione per l’ultima volta dal punto di vista del controllo dei bilanci e di fornire pochi suggerimenti complementari in linea con l’approccio dell’onorevole Nassauer. Attualmente svolgiamo ampie discussioni con la Commissione relative alla tutela degli interessi finanziari comunitari e l’Esecutivo ha annunciato sforzi significativi al riguardo. Vorremmo aver visto che tali notevoli sforzi, per i quali siamo grati e di cui abbiamo bisogno, avessero trovato spazio anche nel programma annuale. Anche il lavoro che avete promesso di fare lo avrebbe meritato.

Ci occorrono nuovi metodi di recupero dei finanziamenti erogati illegalmente nonché di una più solida cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri. Tutto ciò è un programma imponente della Commissione di Barroso. Pertanto, il nostro suggerimento è stato quello di comprendere anche questo aspetto nel programma annuale. Ne sarebbe stato degno e ci avrebbe inoltre garantito che lo ritenete importante come affermate.

 
  
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  Alain Hutchinson (PSE). (FR) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Commissario, per quanto riguarda l’Unione europea nel mondo, il gruppo socialista al Parlamento europeo condivide l’auspicio della Commissione di proseguire il lavoro iniziato nel 2006 al fine di accrescere l’efficacia della sua cooperazione. Ricordo, a questo proposito, che vi sono ancora moltissimi settori da considerare, che si tratti di una questione di definizione dello stesso sviluppo, di coerenza tra le diverse politiche dell’Unione europea, di coordinamento tra i donatori o di complementarietà delle azioni.

Per quanto attiene agli accordi di partenariato economico, desidero ricordarvi che noi socialisti europei riteniamo fondamentale considerarli principalmente dal punto di vista dello sviluppo, ossia della loro capacità di migliorare in modo significativo le vite nei paesi ACP. E’ essenziale che la strategia della Commissione per il 2009 sia perfettamente chiara in merito. Non sembra essere esattamente così al momento.

Inoltre, tutti noi sappiamo che i fondi aggiuntivi serviranno a finanziare le misure complementari intese a compensare l’annunciato impatto negativo degli accordi di partenariato economico conclusi, non è necessario che ve lo ricordi, con i paesi più poveri del mondo. Gradiremmo che la Commissione dichiari la provenienza di tali risorse.

Ci dispiace inoltre che il documento della Commissione non contenga alcuna proposta specifica per l’attuazione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio prima del 2015. E’ questa una totale mancanza di ambizione in tale ambito o ciò è dovuto al fatto che il 2009 rappresenterà un cambiamento radicale nel modello della politica europea di sviluppo?

Nell’allegato, la nota della Commissione fa riferimento anche all’attuazione della strategia del primo piano d’azione comune UE-Africa. Siamo lieti di questo e particolarmente soddisfatti che la Commissione faccia realmente quanto è possibile affinché le prime iniziative da adottare quali parti della nuova strategia corrispondano alle aspettative legittime dei milioni di uomini e donne africani direttamente interessati dal successo di tale strategia.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE-DE).(NL) In qualità di coordinatore del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei per la politica regionale, ho nutrite speranze per il 2009. Per quale motivo? Poiché l’attuazione di questi nuovi programmi in tutte le regioni, in tutti gli Stati membri, è adesso in corso dal 2007. Che cos’è accaduto? In primo luogo, possiamo parlare di nuova coesione, e i finanziamenti sono stati destinati, in misura maggiore che in passato, alle regioni e alle città, alla strategia di Lisbona, alla crescita e all’occupazione. E’ inoltre successo che le nostre prestazioni sono migliori nel campo dell’innovazione, mentre l’investimento nella ricerca e nell’innovazione è più che raddoppiato.

Infatti, la scorsa settimana a Lubiana i Commissari Hübner e Potočnik hanno reso noti dati molto positivi su questo aspetto. Possiamo pertanto parlare di una rivoluzione pacifica nell’impiego di tali finanziamenti, qualcosa che deve essere pubblicizzato. Ciò rappresenta un’opportunità di migliorare enormemente la comunicazione, di migliorarla con i cittadini nel 2009, anno delle elezioni. E’ possibile grazie alle migliaia di progetti che vengono realizzati in diversi settori dell’economia e dell’ecologia. Non scegliere questa politica favorevole alle regioni, questa nuova politica di coesione, quale avanguardia della comunicazione con i cittadini, sarebbe un’opportunità mancata per l’Unione europea.

 
  
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  Göran Färm (PSE).(SV) Signor Presidente, quale eurodeputato svedese con un passato nel movimento sindacale, desidero iniziare approvando quanto affermato dall’onorevole Hannes Swoboda: se intendiamo evitare che le critiche della sentenza Laval si ritorcano contro il Trattato, la Commissione deve chiarire che un libero mercato nei servizi non è una minaccia al diritto del movimento sindacale di intraprendere iniziative contro il dumping sociale. Desideravo solo precisare questo punto, essendo pertinente all’argomento.

Quando si tratta di strategia politica per il 2009, è chiaro che dobbiamo iniziare a discutere seriamente del riesame a medio termine del bilancio a lungo termine. Tuttavia, non credo che in alcuni settori possiamo aspettare; dobbiamo dare avvio adesso al cambiamento delle priorità nel bilancio del 2009.

Mi riferisco in particolare a due ambiti. Il primo è il clima. In qualità di relatore della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, non ritengo sufficiente riconoscere che il clima è una priorità politica. Tale riconoscimento deve risultare anche nelle priorità di bilancio. Dobbiamo dimostrare che siamo realmente preparati ad apportare concreti contributi europei, anche se costano denaro. Tali contributi significheranno affrontare le situazioni concrete per quanto riguarda la tecnologia energetica e ambientale moderna. Potrebbero significare modificare l’impiego dei Fondi strutturali o del Settimo programma quadro, ma è necessario impegnarsi a fondo su molti fronti.

Il secondo ambito che desidero menzionare è quello dei Balcani occidentali, il Kosovo in particolare. A fronte del contesto della nuova situazione, dobbiamo sviluppare semplicemente una strategia a lungo termine per il nostro lavoro nei Balcani occidentali. Non è ragionevole disporre di un modello di bilancio talmente rigido che i margini di bilancio più stretti riguardano esattamente quegli ambiti dove le necessità sono maggiori.

 
  
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  Lutz Goepel (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, la Commissione sta programmando l’introduzione di successo del controllo dello stato di salute del settore agricolo per il 2009. Quale relatore della relazione di iniziativa, ritengo che con il voto di domani, la Commissione avrà un’idea molto più chiara della posizione del Parlamento sulla questione e mi aspetto che tale posizione venga tenuta in considerazione nella proposta legislativa che prevediamo per maggio.

Accolgo positivamente il fatto che la Commissione stia compiendo uno sforzo particolare al fine di promuovere il concetto di qualità nella produzione agricola, nello specifico con la sua conferma di quello cui ci si riferisce come il Libro verde del 2009. Riteniamo che il valore aggiunto attraverso standard di alta qualità diventerà un punto di partenza sempre più importante per i nostri agricoltori, anche riguardo alla sempre maggiore concorrenza delle importazioni.

Ho inoltre constatato che la Commissione presenterà nuove proposte in materia di sicurezza alimentare, benessere e salute del bestiame, assieme a una migliore supervisione e norme più adeguate. Chiedo alla Commissione di essere ragionevole. I nostri agricoltori non possono affrontare una maggiore regolamentazione se, al contempo, le importazioni dai paesi terzi non sono soggette alla medesima normativa.

Signor Presidente, nel 2009 la Commissione intende presentare una serie di proposte intese a ridurre l’onere amministrativo che non modificherà nulla nel livello di richieste delle norme esistenti o delle indicazioni politiche. Auspico davvero che ciò valga anche per i nostri agricoltori, in particolare per le norme di condizionalità.

Ritengo manchi un argomento importante nella strategia politica annuale, ed è la questione dell’approvvigionamento alimentare. La Commissione ha spesso impiegato il termine ma occorre garantire ai nostri cittadini un impegno riguardo al modo in cui possono organizzare l’approvvigionamento permanente.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, quale coordinatrice del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e Democratici europei nella commissione per la pesca, desidero formulare le seguenti osservazioni sulla politica comune della pesca.

In primo luogo, per quanto riguarda le azioni principali previste per il 2009, e quelle contenute nel secondo capitolo dell’allegato relativo allo sviluppo sostenibile, possiamo osservare che la politica della pesca è inclusa nella politica marittima integrata, cosa alla quale il nostro gruppo non è favorevole. E’ vero che alcuni aspetti della PCP fanno parte della politica marittima, al pari di certi elementi della politica dei trasporti, ma ciò non significa che debba essere classificata o convogliata sotto questa rubrica.

In secondo luogo, per quanto riguarda i cambiamenti nello stanziamento delle risorse finanziarie e, in particolar modo, riguardo alla rubrica 2, “Conservazione e gestione delle risorse naturali”, non siamo d’accordo sul fatto che i 6 milioni di euro richiesti per finanziare le azioni preparatorie per la politica marittima provengano dal bilancio già esiguo della PCP, in particolare dato che a questo punto dell’anno di bilancio non vi è alcun modo di conoscere la quantità di stanziamenti arretrati che potrebbero essere resi disponibili per altri usi.

 
  
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  John Bowis (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, mi consenta di fare due promesse alla Commissione, per una modifica, da parte del Parlamento. Una è che collaboreremo con essa riguardo al pacchetto sul cambiamento climatico al fine di attuare il prima possibile un insieme di misure efficace e realizzabile. La seconda è che lavoreremo nella prospettiva di nominare, quanto prima, il nuovo Commissario per la salute e, al riguardo, consentitemi di domandare alla Vicepresidente di trasmettere i nostri migliori auguri a Markos Kyprianou e di ringraziarlo per quanto ha realizzato nel periodo di collaborazione con noi.

Terzo, consentitemi di dire che il riferimento alla salute nel documento è assolutamente insufficiente. E’ vero che si parla di dispositivi medici e di altre misure, tuttavia, desidero vedere altri provvedimenti, tra cui la promessa di una sanità transfrontaliera, poiché se quest’ultima non verrà realizzata rapidamente, i giudici proseguiranno il lavoro programmatico al nostro posto, e questa è la nostra attività di politici. Pertanto, vi prego di assicurarvi che venga realizzata quanto prima come l’imminente proposta sulla salute mentale che, lo so, è valutata con molto favore.

 
  
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  Maria Martens (PPE-DE). (NL) Parlo adesso quale coordinatrice del gruppo del partito popolare europeo (Democratici cristiani) e Democratici europei per la commissione per lo sviluppo. Desidero congratularmi con la Commissione per la sua intenzione di porre gli ampi obiettivi strategici, quali la prosperità, la solidarietà e la sicurezza, al centro delle sue attività a lungo termine. Ritengo spiacevole, tuttavia, che sia stata prestata scarsa attenzione alla cooperazione allo sviluppo e alla riduzione della povertà. In fin dei conti, si tratta di aspetti molto importanti di un’Europa forte e prospera.

Nel 2007 abbiamo istituito una strategia comune UE-Africa per la prima volta nella storia, una pietra miliare. Tuttavia, l’attuazione dei partenariati a otto tematiche deve ancora essere avviata. Siamo impazienti di vedere progressi concreti su questo punto.

Infine, ho un’altra osservazione da fare. I Commissari europei si stanno impegnando sempre più spesso nelle campagne politiche nazionali. Questa prassi è iniziata con il Commissario per lo Sviluppo e gli aiuti umanitari. Sono preoccupata della mancanza di leadership che si originerà di conseguenza nei principali ambiti della politica europea. La mia domanda alla Commissione è se è pronta a elaborare norme intese a garantire che, dopo le elezioni, la carica di Commissario europeo verrà esercitata senza interruzioni per le campagne elettorali nazionali.

 
  
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  Jacek Saryusz-Wolski (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, desidero richiamare l’attenzione sul fatto che il documento della strategia politica annuale resta drammaticamente in silenzio su una delle questioni più essenziali per il futuro dell’Europa: la politica estera nel settore della sicurezza energetica. La nostra Assemblea, con una maggioranza schiacciante, ha adottato la relazione che riconosce la necessità di un’urgente politica in materia di sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Da allora, la situazione si è aggravata, e assistiamo a un aumento della dipendenza, assieme alla mancanza di progressi nella sua riduzione. Per esempio, il progetto Nabucco, il fiore all’occhiello della diversificazione dell’Unione europea, identificato nel 2007 dal Consiglio europeo quale uno dei più complessi progetti di interesse europeo, è secondo alcuni seriamente in pericolo, se non già defunto.

All’Europa occorre una politica comune di sicurezza energetica adesso. Ciò dovrebbe riflettersi nella strategia politica della Commissione per il 2009, ma non è così e ne sono profondamente delusa. L’intera strategia non deve avere una prospettiva poco lungimirante.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, le priorità per il 2009: priorità credibili se siamo in grado di precisare in quale modo ci siamo occupati delle priorità del passato in maniera seria ed efficiente, che i cittadini possano comprendere. Pertanto, vorrei chiedervi, anche nel corso del 2009, anno delle elezioni, di elencare quali priorità degli ultimi anni sono state concrete e attuate, e di coinvolgere i cittadini nello sviluppo di una comunicazione strategica sull’argomento.

In secondo luogo, lo snellimento della burocrazia è una priorità permanente, che infonde fiducia tra i cittadini, nonché tra le piccole e medie imprese. Mi manca lo Small Business Act. Vi prego di costruire la fiducia affinché possiamo rafforzare anche la partecipazione dei votanti alle elezioni del Parlamento europeo del 2009. Anche questa deve essere una priorità politica!

(Applausi)

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, valuto positivamente questa dichiarazione. Ma desidero rivolgere l’attenzione in particolare, e vorrei alcune risposte, riguardo alla pagina 18 e a una delle azioni principali relative al “Resto del mondo”: “Se necessario, attuare l’accordo di Doha per lo sviluppo”.

Bene, la mia preoccupazione è che ci sia fretta di fare molto, ma l’unica fatica sarà dalla parte relativa all’agricoltura dell’accordo e non vi saranno miglioramenti per l’Europa in termini di servizi e accesso al mercato non agricolo. Desidero alcune informazioni in quanto ritengo che siamo stati lasciati all’oscuro su questo aspetto. I cittadini della mia circoscrizione sostavano davanti alla mia porta ogni fine settimana e esprimevano la loro preoccupazione sui tagli del 70% dei dazi sulle carni bovine e i prodotti lattiero-caseari che decimeranno l’agricoltura e cancelleranno la politica agricola comune a cui teniamo tanto in quest’Aula.

Questa questione fa parte della discussione sul Trattato di Lisbona in Irlanda. Mi auguro di no, ma vorrei che la Vicepresidente della Commissione rilasciasse dichiarazioni ferme al fine di garantire ai miei elettori che non saranno traditi.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, tutti i segnali indicano che il 2009 sarà un anno di opportunità. Uno dei risultati maggiormente positivi nel cercare una via d’uscita dall’impasse istituzionale è la possibilità di dirigere le nostre energie verso altre questioni, che ci consentiranno di concentrarci maggiormente sulle nostre politiche.

Discutiamo da vari anni di globalizzazione, cambiamento climatico, insufficiente sicurezza alle nostre frontiere e instabilità nei paesi vicini. Da decenni pensiamo alla sfida dell’emergenza delle nuove economie e al nuovo ruolo dell’Africa nel mondo. E’ importante teorizzare sulle sfide importanti e sulle risposte adeguate, ma l’Europa non può essere un semplice spettatore, bensì uno spettatore interattivo nel momento in cui i cambiamenti sono in atto. L’Europa deve svolgere un ruolo attivo, essere un fattore di riforma, un catalizzatore di sviluppo.

Le diverse priorità politiche indicate dalla Commissione europea, signora Vicepresidente, prevedono la comunicazione. Non esiste migliore politica di comunicazione che la conferma dei risultati raggiunti. L’importanza e la necessità dell’Europa per i suoi cittadini deve essere percepita, sentita e riconosciuta. Questo è il modo di ottenerne la fiducia, la fiducia dei cittadini, e offrire loro ciò che ci viene richiesto.

 
  
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  Katalin Lévai (PSE).(HU) Signor Presidente, desidero rivolgere l’attenzione su due questioni. La prima relativa al rafforzamento delle nuove forme di cooperazione; da una parte abbiamo bisogno di intensificare la cooperazione tra gli Stati membri e l’Unione europea, e, dall’altra, tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, e in relazione a ciò occorre produrre esempi positivi che rappresentino risultati reali.

L’altra questione importante in tale contesto è sempre un problema fondamentale per i socialisti europei, ossia il tema dell’Europa sociale, in altre parole garantire il benessere, la solidarietà e la sicurezza, cui abbiamo la tendenza a fare riferimento semplicemente come all’“Europa sociale”, e raggiungere quanto prima gli obiettivi di Lisbona. A questo proposito, desidero sottolineare che nel presente programma è stata posta scarsa attenzione alla situazione delle donne, anche se nella maggior parte degli Stati membri è alle donne che viene limitata la sicurezza sociale, e la diffusione delle forme di impiego precario è in aumento. Pertanto, desidero che nel 2009 venga riservata maggiore attenzione a questi due ambiti. Molte grazie.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Desidero contribuire alla discussione sottolineando che nel contesto di tutte le politiche dovrebbe esserci uno spazio maggiormente definito per le piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale della stabilità dell’occupazione in Europa. Occorre ancora fare molto, in particolare nei parlamenti degli Stati membri, in cui il concetto di flessicurezza, un mercato del lavoro flessibile, deve ancora essere messo in pratica affinché le aziende possano reagire meglio alle nuove sfide nonché essere in grado di offrire un maggior numero di nuovi posti di lavoro.

Inoltre, il nostro motto dovrebbe essere dare priorità alle piccole imprese, ma quando si tratta di singole direttive e regolamenti, manca da parte della Commissione la valutazione del loro impatto su tali realtà. Dall’altra parte, disponiamo in genere di studi d’impatto elaborati da imprese sopranazionali. Valuto positivamente lo Small Businesses Act e confido nel fatto che supereremo la fase delle idee affinché nelle elezioni europee saremo in grado di annunciare ai nostri cittadini che abbiamo conseguito il nostro obiettivo di costruire uno spazio economico più sicuro ed efficiente.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). (LT) Nel 2009 cambierà l’aspetto del Parlamento e della Commissione, ma sarà mantenuta la continuità del lavoro. Desidero sottolineare l’importanza della politica energetica. Dal 2006, discutiamo la questione della politica comune dell’Unione europea in materia di energia, e il Parlamento ha evidenziato la dimensione della politica estera nel settore dell’energia.

Tale politica riveste attualmente grande importanza in vista dei nostri sforzi di rifornirci di gas da varie fonti, e poiché è l’argomento centrale di molte discussioni, quali le nuove fonti energetiche, l’Artico, e così via, continuerà a essere pertinente in futuro. L’Unione europea non dovrebbe essere l’ultima a scoprire e a ricorrere a nuove fonti di energia, come accade di consueto.

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare tutti gli onorevoli deputati per i loro contributi alla discussione. Ritengo che, assieme alla risoluzione che adotterete e al dialogo con le commissioni e i rispettivi Commissari, ciò fornirà uno slancio politico molto positivo per il programma di lavoro del prossimo anno. Questo è quanto ho sempre sostenuto: un maggiore approccio politico alla strategia politica annuale.

Vorrei commentare alcune questioni che sono state sollevate in quest’Aula, che ritengo molto importanti.

In primo luogo, il Trattato di Lisbona: come sapete, la Commissione è totalmente impegnata in questo Trattato di Lisbona e nella sua attuazione, e ci stiamo preparando – non anticipando, ma preparando –, al fine di essere pronti per l’attuazione per l’inizio del prossimo anno. Per esempio, ci stiamo concentrando sull’iniziativa dei cittadini, citata da molti oratori; l’attuazione delle varie disposizioni intese alla collaborazione con i parlamenti nazionali; l’adesione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nonché il servizio per l’azione esterna, solo per fare riferimento ad alcuni aspetti che necessitano di un’ottima preparazione senza venire anticipati. Questo è l’equilibrio cui dobbiamo mirare. Auspico non vi siano dubbi sul nostro impegno per il Trattato di Lisbona.

Siamo inoltre impegnati, e questo è molto importante, nelle attività di comunicazione e informazione relative a questo nuovo Trattato in quanto, a prescindere dal metodo di ratifica, abbiamo l’obbligo democratico di occuparci di informare i cittadini, ascoltarli e spiegare loro che cosa stiamo facendo e il contenuto del nuovo Trattato.

Per quanto riguarda l’agenda politica e l’equilibrio tra le due agende, sociale ed economica, anch’esse citate da molti oratori, ritengo si tratti di una discussione molto interessante, e queste sono esattamente le problematiche che dobbiamo affrontare nel dialogo con le commissioni. Ovviamente, esistono diversi livelli di importanza e priorità in quest’ambito nelle varie ali di quest’Assemblea. Credo che di questo ci si debba occupare nella risoluzione, di cui siamo in attesa; i risultati si vedranno nel programma legislativo e di lavoro in autunno. Questo è il punto su cui credo dobbiamo concentrarci maggiormente in questo confronto politico.

Desidero inoltre commentare una questione sollevata dall’onorevole Bonde. Temo di non capire quanto da lui affermato, poiché da tempo inviamo i nostri documenti e le nostre proposte ai parlamenti nazionali. Questa è stata una pratica molto positiva e apprezzata dagli emicicli nazionali, da cui abbiamo appreso non poco e che ha migliorato la comprensione a livello nazionale di ciò che accade a livello europeo nelle istituzioni europee. E’ inoltre una buona pratica per quello che accadrà in base al nuovo Trattato; non solo, siamo anche impegnati in un dialogo con i parlamenti nazionali sulla strategia politica annuale e il nostro programma di lavoro, e ci è stato chiesto di recarci nei vari parlamenti per spiegare e rispondere alle domande dei deputati relative ai nostri progetti e a tale programma. Ritengo che questo ci abbia aiutato molto: abbiamo imparato da ciò, e i parlamenti nazionali hanno un’opportunità di convincersi e spiegare meglio quanto accade a livello europeo. Pertanto, auspico davvero che sia una buona esperienza per noi. Coinvolgere i parlamenti nazionali non è lobbismo; anzi, è plasmare l’agenda europea, direi che significa maggiore democrazia.

Infine, per quanto attiene ai finanziamenti: svolgerete tale discussione separatamente, perché è parte del problema. Disponiamo già di un quadro finanziario fino al 2013, e tutti stiamo affrontando i limiti dei quadri finanziari. Dopo il 2009, non avremo più risorse umane complementari, pertanto ci premureremo di domandarvi di non chiederci di fare troppe cose nuove, in quanto non avremo la forza lavoro che possa occuparsene. Dobbiamo comprendere che discutiamo del quadro finanziario separatamente.

Vorrei inoltre dire all’onorevole Gräßle che, nel quadro dei Fondi strutturali, la Commissione ha adottato di recente un piano d’azione molto ambizioso al fine di garantire l’integrità delle risorse spese in quest’ambito. Insieme agli Stati membri che, come sapete, investono nel territorio, la Commissione intende realizzare tutti i controlli necessari al fine di garantire che ogni euro sia ben impiegato. Riferiremo in merito regolarmente alla commissione per il controllo dei bilanci; questo è il nostro obiettivo definito per il controllo delle risorse che impieghiamo.

Infine, consentitemi di dire che possiamo impegnarci assieme nelle priorità politiche, poiché il 2009 sarà un anno molto importante nell’assicurarci che svolgeremo una discussione vivace prima delle elezioni. Come sapete, le priorità di comunicazione per il prossimo anno si incentrano sul Trattato di Lisbona. Nel primo capitolo di questa strategia politica annuale, viene citato lo Small Business Act. Questo è parte della strategia di Lisbona e della nostra revisione di quest’ultima: concentrarsi anche esattamente sugli aspetti da voi citati. Ritengo, infatti, che siano molto importanti.

Otterremo risultati dal Trattato di Lisbona. Modificheremo il bilancio, ci concentreremo su crescita e occupazione, e ci occuperemo di energia e cambiamento climatico. Ciò guiderà molte delle nostre priorità di comunicazione, e ci auguriamo si proceda a un confronto vivace su questa politica europea.

Infine, consentitemi di richiamare la vostra attenzione sulla proposta di un accordo interistituzionale sulla comunicazione. Ci auguriamo che fornisca un quadro molto migliore per la nostra collaborazione in questo campo, pertanto vi ringrazio ancora per la discussione. Continueremo a occuparci di questo e degli altri dettagli da voi citati, che ritengo competano maggiormente al dialogo tra le commissioni e i Commissari.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà nel corso di una seduta successiva.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto.(PL) Leggo la strategia politica annuale della Commissione per il 2009 con molta attenzione. In considerazione del fatto che i problemi relativi alle piccole e medie imprese e il contesto economico dell’integrazione mi interessano in modo particolare, mi prenderò la libertà di fare riferimento a molti punti importanti contenuti nella strategia.

Dobbiamo guardare al settore delle PMI europee da una prospettiva diversa. Occorre restituirgli la sua importanza prioritaria e avviare il potenziale di sviluppo dovutogli. Mi ha fatto molto piacere leggere nel documento in oggetto che la Commissione continua ad attribuire priorità all’eliminazione degli inutili ostacoli che frenano lo sviluppo delle PMI. Ritiene inoltre importante impegnarsi nel proseguire il lavoro sulla Carta europea per le piccole imprese, attraverso cui mi auguro apprenderemo a pensare in primo luogo e soprattutto a ciò che sarebbe di vantaggio per le unità più piccole prima di cercare di inserirle nel contesto globale.

E’ molto importante promuovere e sostenere una strategia innovativa, nonché dimostrare la dovuta comprensione per la necessaria cooperazione tra i centri scientifici e le imprese. E’ fondamentale inoltre la parte del documento che si occupa del ruolo prioritario dei cittadini dell’Unione, considerati come consumatori. Esiste un’evidente esigenza di migliorare il modo in cui informiamo e comunichiamo con il pubblico. Quando parlo agli elettori, constato tra loro una generale mancanza di informazioni sul modo in cui funziona l’Unione e dei vantaggi che i cittadini ne traggono. E’ importante inviare un chiaro messaggio ai cittadini sulle questioni che stanno loro a cuore; l’Unione europea deve diventare un’entità che i nostri cittadini sentono vicina a loro, amichevole e semplice da comprendere, che siano consumatori, imprenditori o entrambe le cose.

 

8. Istituto europeo di innovazione e tecnologia (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura, presentata dall’onorevole Reino Paasilinna a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sull’Istituto europeo di innovazione e tecnologia [(15647/1/2007 – C6-0035/2008 – 2006/0197(COD)] (A6-0041/2008).

 
  
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  Reino Paasilinna, relatore. − (FI) Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli colleghi, desidero ringraziarvi tutti per l’eccellente livello di cooperazione, sempre essenziale nel nostro lavoro al fine di raggiungere buoni risultati.

Da ormai quasi tre anni, si svolgono discussioni sulla creazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, ed è passato del tempo in quanto la proposta originale della Commissione necessitava di un buon numero di miglioramenti. Le commissioni parlamentari, in particolare la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, hanno fornito il nuovo aspetto proposto. Sono state conferite maggiori competenze al Parlamento e al Consiglio senza, tuttavia, compromettere l’autonomia dell’IET. L’elezione del suo comitato direttivo ricorda più da vicino il sistema elettorale impiegato con il Consiglio europeo della ricerca, che ha suggerito il mondo scientifico. Come qualcuno ha appena affermato, è stato inoltre confermato che le piccole e medie imprese potranno partecipare nel lavoro dell’IET e goderne i benefici. Questi sono gli aspetti in cui l’impatto sull’occupazione sarà maggiore e sono esattamente quelli che dispongono della flessibilità ed efficienza necessarie per l’agevole attuazione delle innovazioni.

Innanzi tutto, sono cambiate le priorità dell’Istituto. L’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, come suggerisce lo stesso nome, ha l’obiettivo di concentrarsi sull’innovazione. Due altri elementi nel triangolo della conoscenza, l’istruzione e la ricerca, sono importanti, ma l’innovazione rappresenta chiaramente il vertice del triangolo; questo è il suo punto focale nonché il suo principale obiettivo. In futuro, dovremo investire in un’istruzione di qualità e nella ricerca di base ma, come tutti sappiamo, l’innovazione è il tallone d’Achille d’Europa.

Gli americani registrano più di un terzo delle domande di brevetto presentate all’Ufficio europeo dei brevetti rispetto agli stessi europei. Ci occorrono maggiori prodotti e servizi a elevata intensità di conoscenza.

In 10 anni, la Cina ha aumentato la propria quota di PNL speso in ricerca e sviluppo da un livello vicino allo zero all’attuale 1,5%. In almeno 17 Stati membri dell’Unione europea tale percentuale è inferiore a quella della Cina. La quota del PNL dell’Unione europea assegnata a ricerca e sviluppo è ancora significativamente inferiore rispetto alle altre potenze economiche mondiali.

E’ ancora più allarmante che negli ultimi anni abbiamo assistito al declino e non alla crescita della nostra quota di investimento. La situazione negativa del capitale di rischio è all’incirca la stessa. La strategia di Lisbona chiede un approccio dinamico. Per quale motivo non abbiamo fiducia nei nostri modelli? I livelli elevati di istruzione e ricerca producono troppo poche applicazioni commerciali e funzionali, o per lo meno queste vengono realizzate meno spesso che nei paesi concorrenti. Il nostro sistema dei brevetti è a propria volta complicato. La fuga dei cervelli non dovrebbe essere un problema grave per un’Unione che mira a essere l’economia basata sulla conoscenza leader nel mondo?

L’IET non cancellerà tali problemi, ma può alleviarli con il suo esempio. Fornirà al settore delle imprese un nuovo tipo di legame per la cooperazione nell’istruzione e nella ricerca. Creerà opportunità per l’impiego commerciale della ricerca e istituirà relazioni bilaterali più strette. L’IET non diventerà una superaccademia che tiene per sé i propri ricercatori, gli emendamenti del Parlamento lo garantiscono. A seguito dei problemi iniziali che sono emersi riguardo ai finanziamenti, adesso la situazione è chiara. Una delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione che io stesso ho proposto si concentrerà sulla tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni. Stiamo già ricevendo ingenti somme di denaro dal mondo imprenditoriale a questo scopo. Pertanto il finanziamento non è un problema. Le ricerche e le sperimentazioni non sono sufficienti da sole: abbiamo bisogno di cooperazione, e l’IET è stato creato a tal fine.

L’eccellente compromesso raggiunto con il Consiglio è talmente positivo che possiamo dichiarare di essere a favore di esso, e chiederei pertanto a ciascuno di dimostrare il proprio sostegno nell’imminente votazione. Grazie a tutti.

(Applausi)

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, sono davvero lieto, e non è solo una frase diplomatica, di essere qui oggi per parlare questa volta dell’opportunità di accrescere le innovazioni europee. Ritengo che sarà molto importante il voto del Parlamento.

Come ha affermato l’onorevole Paasilinna, abbiamo percorso una lunga strada dal principio, ma desidero solo ricordare all’Assemblea che vi era molto scetticismo, riluttanza ed esitazione riguardo alla proposta di rafforzare l’innovazione attraverso una simile istituzione e sono lieto che siamo riusciti a modificare le posizioni originali in un’intesa e un sostegno da parte degli Stati membri, del Parlamento, delle istituzioni e dei partner. Ricordo gli sforzi delle Presidenze finlandese, tedesca, portoghese e adesso slovena. In particolare, desidero esprimere a questo punto la mia gratitudine al relatore del Parlamento, l’onorevole Paasilinna, che è stato molto utile e di sostegno, nonché alla presidente della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, l’onorevole Niebler, e all’onorevole Böge, presidente della commissione per i bilanci, e alla relatrice per la commissione per la cultura e l’istruzione, l’onorevole Hennicot-Schoepges. Senza il loro impegno e contributo non saremmo stati in grado di arrivare a questo punto.

Ritengo sia un’opportunità per dimostrare che l’Europa ha la competenza ed è anche fortemente impegnata nel migliorare la sua capacità di innovazione nel mondo globalizzato. L’innovazione tecnologica è la chiave per la crescita, l’occupazione e la competitività, e questa è la base per il benessere sociale dei nostri cittadini. Stiamo proponendo di integrare completamente i tre lati del triangolo della conoscenza (istruzione, ricerca e innovazione) attraverso la cooperazione dei partner dal mondo imprenditoriale, della ricerca e accademico, che collaboreranno nelle cosiddette comunità della conoscenza e dell’innovazione.

Ritengo sia giunto il momento di avviare l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (IET) dopo tutti i preparativi. Abbiamo già intrapreso alcune iniziative, come sapete, e io stesso ho informato la commissione che abbiamo lanciato una procedura per l’individuazione del comitato direttivo. Esiste uno speciale comitato indipendente di alto livello di designazione che adesso sta elaborando i criteri. In seguito cercheremo di nominare un gruppo di 18 membri che inizino come comitato direttivo. Ritengo che questo sia essenziale per il successo dell’IET e la legittimità del comitato direttivo.

Il Parlamento e il Consiglio verranno informati totalmente riguardo alla procedura di selezione e al risultato. La Commissione redigerà una relazione intermedia dopo il completamento della prima fase della procedura di selezione, nonché una relazione finale, una volta terminata tale procedura. In seguito, il Parlamento e il Consiglio avranno un mese di tempo per valutare i membri proposti per il comitato direttivo dell’IET. La loro eccellenza, l’indiscussa reputazione, la totale indipendenza e capacità intese a rappresentare i loro interessi dai settori di provenienza, università, ricerca e imprese, credo che saranno un elemento essenziale per la credibilità dell’Istituto nel breve e nel lungo termine.

Consentitemi di sottolineare un aspetto della massima importanza. Desidero dichiarare ufficialmente che la Commissione europea è totalmente impegnata nel rispetto dei principi di autonomia e indipendenza del comitato direttivo, che sono contenuti nel regolamento, e non svolgerà alcun ruolo nel processo decisionale strategico dell’IET. Su questa base la Commissione offrirà sostegno amministrativo e finanziario al comitato, qualora quest’ultimo lo richieda e ove sia necessario, nella fase di avviamento. All’inizio deve esserci una sorta di assistenza.

Tale sostegno è inteso a consentire al comitato di selezionare le prime Comunità della conoscenza e dell’innovazione (CCI) entro 18 mesi e non si imporrà in alcun modo nel suo processo decisionale strategico. E’ nostro interesse comune che l’IET sia operativo entro la data prevista nel regolamento. Attendo con impazienza la positiva istituzione dell’IET e desiderio esprimere ancora una volta la mia profonda gratitudine per l’impegno e il contributo del Parlamento.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LUIGI COCILOVO
Vicepresidente

 
  
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  Romana Jordan Cizelj, a nome del gruppo PPE-DE. – (SL) Sono già trascorsi tre anni dalla prima volta che è stata ventilata l’ipotesi di creare un Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Tuttavia, diminuisce ulteriormente la consapevolezza del fatto che la chiave per una maggiore competitività e innovazione è prestare la dovuta attenzione alla qualità delle risorse umane. L’IET offre una soluzione a questo problema a livello europeo.

Le basi sono già state gettate. Adesso è il momento di una rapida ed efficace attuazione delle misure concordate. Desidero ringraziare gli onorevoli colleghi, il relatore e in particolar modo il mio gruppo parlamentare, per averci consentito di raggiungere accordi e, in cooperazione con la Commissione e il Consiglio, di elaborare un’ottima proposta che contiene la maggior parte delle nostre idee principali.

L’innovazione è al cuore dell’IET. Inoltre, la nostra iniziativa ha consentito all’Istituto di diventare un simbolo di eccellenza e un marchio distintivo della qualità europea. Un grande risultato è la struttura in rete delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione, citata nella presente proposta. Siamo inoltre riusciti a trovare una soluzione alla questione complessa e confusa dell’organizzazione operativa dell’Istituto.

L’attuale proposta offre una soluzione sotto forma di un programma strategico di innovazione che ottimizza l’equilibrio tra la responsabilità per la politica e l’indipendenza dei professionisti, e definisce con chiarezza le competenze per una pianificazione strategica a lungo termine.

Possiamo fare molto con le risorse finanziarie citate poc’anzi. I punti di partenza sono buoni, ma una reale attuazione dipende come di consueto da noi e dalla nostra volontà e tenacia.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, vorrei scusarmi dall’inizio per il fatto di dover abbandonare l’Aula dopo il mio intervento, in quanto devo partecipare a una riunione con il Presidente Pöttering. Desidero ringraziare con la massima sincerità il collega onorevole Paasilinna per il suo impegno sull’argomento, nonché il signor Commissario, che l’ha sempre sostenuto con forza.

Credo realmente che l’IET sia uno strumento europeo fondamentale. L’onorevole Paasilinna l’ha già dichiarato: in Europa spendiamo troppo poco per l’eccellenza nella ricerca. Nell’intero continente, come in molti paesi, almeno la maggior parte degli Stati membri, si potrebbe, dovrebbe e si deve fare di più. L’IET non è esattamente un istituto competitivo, ma dovrebbe condurre questa ricerca e realizzare nuove iniziative. Mi riferisco, per esempio, a quanto sia importante nel solo settore dell’energia che noi compiamo maggiori sforzi nella ricerca al fine di sviluppare nuove tecnologie energetiche.

Poiché è così importante, desidero domandare alla Commissione di ribadire che vengano adottate rapidamente le decisioni necessarie. Ovviamente, una di tali decisioni è relativa alla sede centrale e all’ufficio amministrativo. In quanto viennese, nonché austriaco, desidero naturalmente che le sedi siano a Vienna. Qualsiasi decisione venga presa, tuttavia, dovrebbe essere adottata in tempi rapidi affinché l’IET possa essere avviato presto.

 
  
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  Jorgo Chatzimarkakis, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, innanzi tutto le mie sincere congratulazioni all’onorevole Reino Paasilinna, il nostro relatore, nonché al Commissario Figeľ. Quello che abbiamo svolto in quest’Aula in un così breve periodo di tempo è stato davvero un successo strepitoso! Il relatore è stato diligente e cauto e ha coinvolto molto tutti noi.

Tuttavia, desidero porgere le mie congratulazioni molto speciali anche al Presidente della Commissione Barroso. Dobbiamo infatti essere molto chiari sul fatto che questo progetto scaturisce da una sua iniziativa del gennaio 2005. L’abbiamo approvata e in tre anni avviata. E’ meraviglioso. Siamo veloci in Europa e ciò, a questo punto deve essere detto almeno una volta, è un nostro successo strepitoso. Sono stati necessari solo tre anni, nonostante fosse di fatto un argomento complesso. Siamo stati coinvolti attraverso l’istruzione. L’istruzione è al cuore della sovranità culturale ed educativa nei Länder tedeschi, il paese che conosco meglio e certamente gli Stati membri controllano da vicino questo aspetto.

Siamo nondimeno riusciti a raggiungere un compromesso. Mi riferisco ai finanziamenti. Abbiamo a lungo combattuto sulla questione della provenienza delle risorse. Inoltre, siamo riusciti a definire il bilancio comunitario dall’inizio alla fine al primo tentativo. In passato si parlava solo di sovvenzioni, sovvenzioni, sovvenzioni. Conoscete già le discussioni. Adesso, tuttavia, per la prima volta, si parla di innovazione anziché di sovvenzioni! E’ meraviglioso! Vorrei ringraziare i miei colleghi della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale in modo molto particolare, in quanto su questo aspetto hanno dovuto raggiungere un accordo e accettare compromessi.

Siamo inoltre stati in grado di risolvere i conflitti in modo molto rapido, tra cui le questioni del grado di indipendenza dell’IET, la durata delle fasi pilota, in quale relazione dovesse trovarsi l’IET con il Settimo programma quadro per la ricerca, la cannibalizzazione e persino quella che viene chiamata “etichetta” IET, ossia la questione se tutto debba mostrare tale etichetta quando un progetto viene lanciato sotto la bandiera dell’IET. Abbiamo risolto tutti questi problemi.

Passiamo adesso all’attuazione. Al momento, come affermato dal signor Commissario Figel’, è stato ideato il comitato direttivo, e il Parlamento europeo (la ringrazio per averci coinvolto) deciderà chi siederà al comitato, in quanto per noi è molto, molto importante.

Tuttavia, occorre selezionare anche le tematiche. L’onorevole Swoboda si è appena occupato della questione energetica. Infatti, ci dovremmo concentrare su una risposta globale europea al cambiamento climatico nonché alla gestione dell’IET e, per esempio, alla questione dell’efficienza energetica, e così via. Tuttavia, dobbiamo discutere anche della sede. Penso sempre a Strasburgo quale eventuale scelta. Tale aspetto non è mai stato sollevato così chiaramente in precedenza, ma dobbiamo occuparcene una volta per tutte. Questo edificio è una possibile ubicazione per un IET e per il Consiglio europeo di ricerca. Strasburgo potrebbe diventare “Scienzasburgo”, e dovremmo tutti sostenere quest’idea.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, è positivo che oggi completiamo il lavoro legislativo necessario alla creazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. La seduta del comitato direttivo e delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione costituirà la prossima fase verso un mercato comune della conoscenza nell’Unione europea.

Nel corso della sua recente visita in Polonia, il Commissario Verheugen ha ripetuto che il coinvolgimento degli Stati membri nelle strutture del mercato comune ha rafforzato il suo potenziale ed è stato un successo per tutte le parti interessate. Desidero fare appello in modo deciso affinché tale esperienza positiva ci serva da esempio anche in questa situazione.

Collocare il comitato direttivo dell’Istituto a Breslavia sarà un’iniziativa che apporterà benefici in termini di coesione in Europa. Renderà più semplice ottenere sostegno dai nuovi paesi ai fini di un aumento dei finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo nel prossimo bilancio comunitario. Infine, libererà in tutta l’Europa il potenziale di innovazione.

Sostenere la candidatura di Breslavia non è solo una questione di auto-accentramento parrocchiale; è una conseguenza naturale del ragionamento inteso a servire gli interessi dell’intera Unione europea.

 
  
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  Miloslav Ransdorf, a nome del gruppo GUE/NGL. (CS) Desidero far presente che sin dalla teoria delle onde di Kondratiev è noto che creare e attuare innovazione nella società è un processo oggettivo, un processo con delle caratteristiche proprie specifiche e oggettive. Quali individui attivi sulla scena politica, possiamo promuovere l’innovazione. Personalmente ritengo che maggiormente le istituzioni si evolvono, più importante è l’IET per il futuro dell’Europa rispetto a, per esempio, la Commissione europea. Credo che ci siano tre elementi fondamentali che possono contribuire ad accrescere la consapevolezza nella società dell’importanza della scienza e renderla più popolare.

In primo luogo gli scienziati dovrebbero essere considerati modelli di condotta nella società. E’ essenziale che gli scienziati come Norman Holý, un eminente chimico ceco con dozzine di brevetti a suo nome, siano presentati come un esempio dei valori per i giovani anziché gli sportivi o i cantanti. Pertanto, dovremmo tentare di realizzare, per usare una specie di slogan, una nuova “scala dei valori”.

In secondo luogo, dovremmo mirare al raggiungimento di una rinnovata “leadership dei valori”. L’Europa ha regalato al mondo più insigni studiosi che tutto il resto dei continenti messi insieme. Il valore dello sforzo scientifico è sempre stato fondamentale per gli europei. Dovremmo compiere ogni sforzo al fine di garantire che l’Europa ottenga nuovamente la sua posizione di guida a tale riguardo.

In terzo luogo, ci occorre anche ciò che vorrei chiamare uno “spirito pionieristico”, che mostrerebbe all’Europa la strada da seguire.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI). – (CS) Onorevoli colleghi, i dati dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale dimostrano con chiarezza che il problema dell’Europa non è la mancanza di idee nuove; ciò che manca è la loro trasformazione in opportunità commerciali.

Non sarà l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia a garantire il successo in un’economia globale. La competitività innovativa verrà sostenuta solo attraverso una maggiore reperibilità di finanziamenti, tra cui il capitale di rischio, e con un contesto creativo nonché una reale libertà accademica e imprenditoriale oltre a un sistema di premi adeguato per i migliori risultati scientifici.

Onorevoli colleghi, sono fondamentalmente contraria alla creazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Non garantirà all’Unione europea un vantaggio concorrenziale. Sarà solo una struttura superflua, che copia strutture già esistenti intese alla promozione della scienza, lo sviluppo e l’istruzione. Costituirà inoltre un altro luogo che inghiottirà il denaro dei contribuenti senza alcun valore aggiunto.

Inoltre, rischia di seguire il fallimento del sistema Galileo. Il settore privato, sulle cui risorse fanno affidamento la Commissione e il Consiglio, non vede il motivo per cui dovrebbe finanziare un sogno insensato di politici e funzionari.

 
  
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  Angelika Niebler (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vi prego di perdonarmi per non aver potuto essere presente all’inizio della discussione. Il precedente oratore ha appena parlato di Galileo. Ho dovuto condurre i negoziati sul trilogo relativo a Galileo ed era quindi tardi.

I miei ringraziamenti sono rivolti prima di tutto, naturalmente, al nostro relatore, l’onorevole Paasilinna, che ha svolto un eccellente lavoro in collaborazione con il suo relatore ombra. Ringrazio tuttavia anche il Commissario Figel’, che è stato profondamente coinvolto nelle consultazioni affinché oggi fossimo in grado di votare su una relazione che troverà ampio consenso anche tra noi in Parlamento.

Tre anni fa abbiamo iniziato la nostra discussione con la domanda: abbiamo bisogno di un Istituto europeo di innovazione e tecnologia? Dichiaro con molta decisione: sì, abbiamo davvero bisogno di questo Istituto. Nei 27 paesi disponiamo di eccellenti scienziati e ricercatori. Ciò di cui non disponiamo, tuttavia, è la conversione dei risultati eccellenti in prodotti e servizi commerciabili. L’Istituto di tecnologia – l’Istituto di innovazione dovrebbe contribuire a questo.

La proposta della Commissione è attualmente intesa in un certo senso alla creazione di un nuovo Istituto in isolamento. Noi in Parlamento abbiamo detto di no, non desideriamo questo! Vogliamo costruire una struttura in rete che integri imprese, accademie e istituti di ricerca in Europa. Con la nostra relazione abbiamo creato questo. Auspico un ampio consenso. Siamo sulla strada giusta.

E’ stato inoltre positivo che nel corso delle nostre discussioni non abbiamo parlato dell’ubicazione. Altrimenti, onorevole Chatzimarkakis, non saremmo stati pronti oggi, tantomeno in grado di completare questo progetto, e tra cinque anni probabilmente staremmo ancora discutendo sulla necessità di un Istituto di tecnologia.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE).(EN) Signor Presidente, la scienza e la tecnologia sono le nostre reali possibilità di affrontare la concorrenza globale. Per molti secoli, il nostro continente è stato al centro dello sviluppo scientifico e tecnologico, e la scienza europea è sempre stata internazionale. C’è stato un intenso scambio di idee e visite tra gli scienziati, anche nel periodo della cortina di ferro, e la comunità scientifica attualmente è quasi senza frontiere.

Creare l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia è un passo importante per proseguire questa antica tradizione nel nostro continente. Accolgo, ovviamente, con particolare favore l’eccellente relazione del collega onorevole Paasilinna.

A nome del mio governo, paese e scienziati, candido Budapest quale sede per la sede dell’IET. I nostri successi nelle scienze della vita, nella lotta al cambiamento climatico e negli studi ambientali sono le motivazioni migliori. Ma la mia città natale, Budapest, potrebbe offrire anche un’atmosfera piacevole ed emozionante.

 
  
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  Lena Ek (ALDE).(EN) Signor Presidente, desideriamo un’Europa competitiva, rispettosa dell’ambiente e responsabile a livello sociale. Tuttavia, nel mercato mondiale esiste una dura concorrenza, e al fine di essere in grado di partecipare a tale concorrenza abbiamo bisogno di progetti europei e di riunire le nostre risorse, come hanno fatto gli Stati Uniti quando hanno deciso di inviare un uomo sulla luna. Ritengo che l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia possa essere la nostra piattaforma per un progetto dalle grandi ambizioni, come quello di inviare un uomo sulla luna, il che significa la connessione tra i ricercatori eccellenti e l’insieme delle nostre risorse.

Gli ambiti definiti sinora, quali il cambiamento climatico e le telecomunicazioni, sono settori importanti per l’Europa e la competitività europea e per il modo in cui possiamo ottenere questo futuro per il continente di cui tanto necessitiamo per i cittadini europei. Ritengo che il cambiamento dove garantiamo la formazione accademica sia estremamente importante.

Infine, desidero unirmi all’onorevole Chatzimarkakis nel suo auspicio di impiegare le strutture già disponibili.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (UEN).(PL) Signor Presidente, in soli tre mesi sarà adottata la decisione riguardo a quale città europea diventerà il centro operativo del comitato direttivo dell’Istituto europeo di tecnologia.

Tale decisione non sarà solo politica, ma anche basata sui fatti. Al fine di tentare di appianare le differenze tra la nuova e la vecchia Unione, emergerà un conglomerato di paesi di recente adesione all’Unione europea. In base ai fatti, ma senza dimenticare il criterio politico appena citato, credo che il centro ideale e perfetto sembrerebbe la città polacca di Breslavia, la cui storia è stata creata nei secoli, in parte da cechi, austriaci, ebrei, tedeschi, nonché polacchi.

Gli argomenti a favore di Breslavia sono il suo considerevole potenziale intellettuale; il fatto che sia già un forte centro accademico; l’ampia concentrazione di capitali e imprese importanti, comprese quelle straniere, nella regione della Bassa Slesia, che potrebbero diventare partner dell’IET; e infine l’immediata vicinanza di due altri Stati membri dell’Unione europea, ossia la Germania e la Repubblica ceca. Numerosi vincitori del Premio Nobel in diverse discipline sono originari di Breslavia. La città è attualmente impegnata in una cooperazione scientifica molto ben sviluppata con numerosi istituti di istruzione e centri scientifici in Europa al di fuori dei suoi confini.

Ritengo che una decisione di scegliere Breslavia quale centro operativo del comitato direttivo dell’Istituto europeo di tecnologia sarebbe ottimale per quanto riguarda un armonioso sviluppo scientifico e tecnico nell’Unione europea, che deve liberarsi delle divisioni tra la vecchia e la nuova Europa.

 
  
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  Zdzisław Kazimierz Chmielewski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, esistono ovviamente alcune conseguenze dell’avere a disposizione un tempo limitato di un minuto per l’intervento. Per esempio, io devo escludere il tema dei finanziamenti. Il collante per la discussione del programma, per cui il più del merito spetta al relatore, è stata l’idea di innovazione, che diventerà realtà attraverso le Comunità della conoscenza. Il mio paese, che non nasconde il suo diretto interesse nell’idea di creare l’Istituto, considera un’opportunità per le comunità di funzionare attraverso un legame appositamente concepito con l’Istituto, ma senza limitazioni sulla loro indipendenza di ampio respiro.

Le organizzazioni governative pongono comprensibilmente l’accento sulle virtù pratiche delle Comunità, considerandole un tipo di forza trainante per il triangolo della conoscenza: istruzione, ricerca e industria. Al contempo, confermano la volontà dei centri di ricerca europei di istituire comunità che inizino a concentrarsi su tre settori: energia rinnovabile, cambiamento climatico e tecnologia dell’informazione. E’ mio dovere quale eurodeputato, nonostante tragga una certa soddisfazione da ciò, affermare che la città di Breslavia, ben nota quale centro scientifico in Polonia, rivendica il diritto di assumere un ruolo particolare a tale riguardo.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE).(ES) Signor Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Paasilinna per aver raggiunto un buon accordo su una questione non del tutto semplice sin dall’inizio. Il finanziamento è stato un problema notevolmente importante in prima lettura, e accogliamo con favore il fatto che sia stata raggiunta una posizione comune.

Bisogna ammettere che l’idea iniziale dell’Istituto è stata ispirata da altri modelli di eccellenza già esistenti, ma dovrebbe essere chiarito anche che è stato compiuto uno sforzo enorme per renderlo fattibile, con l’adattamento necessario alla complessità e la diversità dell’Europa. Il risultato è stato un nuovo strumento con la capacità di integrare i tre assi della conoscenza – istruzione, ricerca e innovazione – che dovrebbero servire quale catalizzatore per la cultura dell’innovazione multidisciplinare, davvero essenziale al fine di rafforzare la competitività.

Siamo pertanto convinti dell’istituzione delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione quali reti strategiche integrate per le accademie, i centri di ricerca e le imprese, in cui studenti, ricercatori e conoscenza possano circolare liberamente e in cui possa essere svolto il lavoro in settori di massimo interesse strategico e scientifico, quali l’energia rinnovabile o le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Auspichiamo che l’IET, in un futuro non troppo lontano, sortisca i risultati che tutti aspettiamo.

 
  
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  Grażyna Staniszewska (ALDE).(PL) Signor Presidente, desidero esprimere ancora una volta la mia soddisfazione per l’importanza che la Comunità conferisce alla necessità di innovazione in Europa. Ciò è di particolare rilievo per i nuovi Stati membri, per i quali le tecnologie innovative sono una grande opportunità per compiere un salto in avanti nella civilizzazione e accelerare il loro sviluppo. Pertanto, sosteniamo con forza il progetto elaborato in modo eccellente e proposto dalla città di Breslavia, che è in gara per ospitare gli uffici del comitato direttivo dell’Istituto.

Che cosa, oltre Strasburgo, ci salverebbe dal dover compiere viaggi costosi una volta al mese? Bene, sarebbe Breslavia, che si trova al confine tra la vecchia e la nuova Europa; non una capitale, ma una città fiorente con università eccellenti e circa 150 000 studenti. Le autorità nazionali polacche, le autorità locali di Breslavia e il mondo accademico polacco sono del tutto preparati per questo compito. Collocare la sede dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia a Breslavia sarebbe un gesto simbolico e non sarebbe in alcun modo in contrasto con il criterio di eccellenza.

La rete delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione, che fanno parte dell’Istituto europeo, deve inoltre essere distribuita uniformemente in tutta l’Unione europea. L’Istituto dovrebbe essere uno strumento che mobiliti l’intero territorio della Comunità e prestarsi a un aumento di competitività, innovazione e progresso tecnologico, quale precursore dello sviluppo economico per l’intera Unione europea. Ritengo che attraverso iniziative come l’IET possiamo affrontare le sfide di un’economia globale basata sulla conoscenza nella realizzazione degli obiettivi ambiziosi della strategia di Lisbona.

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE). (FR) Signor Presidente, stiamo raggiungendo la fase finale dell’istituzione dell’IET. Plaudo ai negoziati che si sono svolti tra le diverse istituzioni al fine di arrivare a una soluzione equilibrata intesa a rendere tale struttura un simbolo di innovazione in linea con le nostre più grandi ambizioni. L’accento viene posto pertanto sull’innovazione, un valore fondamentale in Europa. Le prime Comunità della conoscenza e dell’innovazione si concentreranno su settori fondamentali quali il cambiamento climatico e le fonti di energia rinnovabile, senza dimenticare le nanotecnologie, che necessitano del sostegno adeguato.

L’Unione europea porrà una decisa attenzione sull’innovazione. Un’Europa di innovazione, l’innovazione dell’Europa: l’IET è l’anello mancante tra questi due concetti, anello mancante che, se adottato nella votazione di domani, consentirà all’Unione europea di progredire. E’ credendo nelle rose che le si fa sbocciare, come ci ricordava Anatole France. L’IET è come una rosa nel giardino dell’Europa; affinché sbocci, tutte le condizioni climatiche devono essere appropriate.

In prima lettura, ho espresso il mio disappunto per le scarse risorse stanziate per l’IET e l’inadeguatezza del suo sostegno: 308 milioni di euro non sono una risposta sufficiente per soddisfare le nostre ambizioni. Pertanto, signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, dobbiamo cambiare il clima finanziario e fornire le risorse necessarie affinché le nostre ambizioni molto concrete prendano forma.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE-DE).(NL) Sono lieto di aver avuto questa opportunità. Infatti, è molto positivo iniziare con questa gemma, che comincia in piccolo ma ha un grande potere, soprattutto dal basso, se questo viene riconosciuto in futuro quale speciale caratteristica di qualità.

La mia seconda osservazione è la seguente: assieme all’onorevole Paasilinna, mi sono impegnato per questo ponte con l’industria, affinché il nome riguardasse l’innovazione, e su questo aspetto sono molto soddisfatto del nome “Istituto di innovazione e tecnologia”. Mi disturba, leggendo i documenti, che ancora su questo ci sia qualche difficoltà. A volte i documenti della Commissione impiegano quella definizione ma non quelli del Parlamento, ed è quindi importante che, a partire da adesso, l’Istituto venga chiamato con il suo titolo adeguato e corretto.

La mia terza e ultima osservazione riguarda la sede. Desidero unirmi agli oratori non di madre lingua, che non parlano in francese, come gli onorevoli Ek e Chatzimarkakis, che oggi ci hanno chiesto di sostenere Strasburgo, “Scienzasburgo” come l’ha chiamata l’onorevole Chatzimarkakis. E’ una città con un carattere amministrativo, nonché un’istituzione amministrativa; non è il grande istituto. Questo risolverebbe molti problemi politici.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE).(PL) Signor Presidente, l’idea di creare un Istituto europeo di tecnologia è stata accolta con notevole scetticismo la prima volta che è stata immaginata, tre anni fa, pertanto dovremmo considerare l’attuale testo di compromesso del regolamento un successo importante. L’Istituto può iniziare a funzionare non prima di questa estate, a seguito della decisione del Consiglio di giugno relativa alla sua sede centrale, e la struttura proposta della rete delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione promette di diventare un eccellente fattore stimolante dell’innovazione in tutta l’Unione europea.

Quale relatrice della commissione giuridica, una delle mie priorità è stata fornire una base giuridica adeguata e consentire pertanto il finanziamento continuo dell’Istituto. Sono lieta che il Consiglio abbia approvato tali proposte. La revisione delle prospettive finanziarie per il 2007-2013 ha già permesso all’Istituto di ricevere finanziamenti per circa 309 milioni di euro, e questo è un buon inizio. Auspico che il riesame del medio periodo accordi i 2 miliardi di euro ancora necessari per sostenere il progetto nel suo complesso.

La comparsa di un’élite è di particolare importanza per la sfera scientifica nei nuovi Stati membri, che dispongono di un potenziale notevole e sinora inutilizzato. Sono pertanto dell’opinione che la proposta di collocare una delle strutture dell’IET a Breslavia, una città con più di 140 000 studenti, sarà un investimento eccellente dell’Europa per il futuro. Infine, mi congratulo calorosamente e ringrazio l’onorevole Paasilinna per la sua straordinaria cooperazione.

 
  
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  Jacek Protasiewicz (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, il collega ungherese, un eurodeputato di Budapest, ha affermato che persino durante gli anni della cortina di ferro vi era cooperazione tra gli istituti scientifici in Europa, ma deve essere detta la verità: la cortina di ferro divise anche la scienza in due fazioni in Europa, la fazione occidentale, che si sviluppava nel mondo libero e aveva sostegno finanziario, e la fazione orientale. Sarebbe positivo se l’Istituto europeo di tecnologia, che oggi o domani realizzeremo, non sia solo inteso a offrire un’opportunità per l’Unione europea di far parte della concorrenza globale dell’innovazione, della lotta globale per la conoscenza, ma che serva anche a unire queste due fazioni divise dalla storia.

Mi associo ai miei colleghi polacchi che hanno suggerito la città di Breslavia quale ubicazione per la sede centrale o per uno dei dipartimenti dell’Istituto, e vorrei vedere le autorità della città disposte a investire le risorse tanto essenziali per il successo del progetto.

 
  
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  Erna Hennicot-Schoepges (PPE-DE). (FR) Signor Presidente, desidero congratularmi con il relatore, l’onorevole Paasilinna, e con il signor Commissario, nonché fare riferimento a un aspetto che non è stato citato nel corso della discussione, ossia che in assenza del mondo accademico e del suo sostegno, oggi non saremmo a questo punto. Se le accademie avessero bloccato la realizzazione di questo nuovo Istituto, che per la prima volta sta introducendo la cooperazione tra industria, settore privato, aree di ricerca e istituzioni accademiche, questa struttura non avrebbe visto la luce del giorno.

Poiché il nostro Presidente ha lanciato la creazione dell’Istituto con un preavviso piuttosto breve e senza fornire un bilancio adeguato, e il Commissario per la Scienza e la ricerca non era affatto favorevole all’Istituto, tutto il merito di questo risultato spetta a lei, Commissario Figel’, in quanto, quale Commissario per l’Istruzione, lei si è impegnato al fine di tranquillizzare questi ambienti che erano preoccupati del conferimento di lauree e diplomi e delle loro competenze.

Auspico che questo Istituto sia un grande successo e che voi dobbiate solo individuare la gemma rara che state cercando, dal momento che per il comitato direttivo volete persone con esperienza in molti settori, accademici e industriali, che attualmente non siano impegnati in nessuno di questi, e che siano anche giovani. Vi auguro molta fortuna in questa ricerca!

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE).(BG) Signor Commissario, il documento che il Parlamento europeo è in procinto di adottare è davvero molto importante. Mi congratulo con lei, con il relatore e con tutti i colleghi che hanno contribuito alla presentazione e all’adozione delle proposte in essere.

E’ molto importante che una politica fondamentale sia in fase di elaborazione. Lo sviluppo dell’economia europea ha bisogno esattamente di innovazione tecnologica. E’ questa che fa sì che il mondo si sviluppi. E’ particolarmente significativo che le società basate sulla conoscenza che lavorano secondo il principio del progetto saranno in grado di prendere in considerazione le priorità della politica comune europea di sviluppo, da una parte, e le capacità dei singoli Stati membri, dall’altra.

Occorre integrare e sviluppare i migliori risultati delle singole strutture di ricerca e università al fine di garantire il collegamento con le priorità nel settore energetico, del cambiamento climatico, di nuovi materiali avanzati che sono indispensabili allo sviluppo mondiale.

L’Istituto dovrebbe convertirsi in un autentico simbolo di unità, nonché nel miglior centro di mobilità per le migliori pratiche nella ricerca. E forse sarebbe una politica europea positiva collocarlo in un nuovo Stato membro.

 
  
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  Sylwester Chruszcz (NI).(PL) Signor Presidente, tutti oggi in quest’Aula concordiamo che dovremmo fare tutto il possibile al fine di promuovere una società aperta e basata sulla conoscenza per raggiungere gli standard mondiali e tenerci al passo con le economie del mondo in via di sviluppo; dovremmo introdurre quanti più finanziamenti possibili, nonché discussioni, al fine di mantenere in corsa l’Europa.

Desidero inoltre puntualizzare che l’ubicazione del nuovo Istituto non è un problema banale. Dovrebbe trovarsi in una regione innovativa, di menti giovani e aperte e con un grande potenziale, una regione, e questo è molto importante, con uno spirito pionieristico, sospesa tra Europa orientale e occidentale. Tutte queste caratteristiche corrispondono alla città polacca di Breslavia, che desidero suggerirvi.

Infine, vorrei congratularmi con il relatore e tutti coloro che hanno partecipato a questa esaltante discussione.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Il principale obiettivo della strategia di Lisbona è promuovere la competitività in Europa e al contempo essere all’altezza delle altre economie globali come gli Stati Uniti e i nuovi centri asiatici emergenti (Cina, India).

Parte di tale strategia è la creazione dell’Istituto europeo di tecnologia, che ha ottenuto un forte sostegno nel gruppo PPE-DE. Ho seguito con crescente interesse gli inizi dell’Istituto, che necessiterà di un significativo sostegno finanziario che gli consenta di realizzare i suoi obiettivi. Tali obiettivi sono essenziali per mantenere la base industriale, competitiva e innovativa dell’Unione europea. Pertanto, chiedo un aumento nel bilancio che è già stato approvato.

Desidero sottolineare che si tratta di un progetto che deve avere buon esito, e in tale contesto è particolarmente importante, dal mio punto di vista, promuovere l’innovazione, che è accompagnata da progresso e competitività. A questo proposito, ritengo appropriato inserire il termine “innovazione” nel nome dell’Istituto, che in origine si pensava dovesse essere Istituto europeo di tecnologia e innovazione. Tale iniziativa deve svolgere un importante ruolo nel campo dell’economia basata sulla conoscenza e nella promozione di ricerca e innovazione nell’Unione europea.

Vorrei esprimere la mia ammirazione per l’energia e la determinazione del Commissario Figeľ nella realizzazione di questo progetto.

 
  
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  Nina Škottová (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto congratularmi con il Commissario Figel’ e il relatore, l’onorevole Paasilinna, per tutto il loro lavoro su questo progetto.

Si sono sentite opinioni positive e negative sull’IET e ci saranno senza dubbio ulteriori discussioni prima della sua realizzazione. In questa Assemblea vorrei sottolineare un concetto a favore dell’IET: che tutti i finanziamenti stanziati dal bilancio comunitario per la scienza, lo sviluppo e l’istruzione, siano fondi ben assegnati, non inghiottiti. Ciò è vero in particolar modo se è probabile che i migliori cervelli europei partecipino al progetto dell’IET.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, la creazione di uno spazio economico coerente, un mercato unico europeo, è stata la ragione sottesa alla comparsa delle Comunità e in seguito dell’Unione europea. La prossima fase è conferire all’economia europea una dimensione moderna e competitiva.

Ciò sarà possibile soltanto nel momento in cui investiremo il nostro denaro nell’istruzione, nella ricerca, nelle nuove tecnologie e nell’innovazione nel suo significato più ampio. Non affronteremo queste sfide se l’industria non sostiene gli sviluppi scientifici e le nuove tecnologie e se le autorità locali non investono nell’istruzione.

Dovrebbero essere coinvolti i governi nell’istruzione a livello universitario e nel sostegno alla ricerca scientifica di base. L’Unione europea, al contempo, dovrebbe concentrarsi sul sostegno e la gestione dell’innovazione. Possiamo osservare che questi compiti spettano sia agli Stati membri che alle istituzioni dell’Unione europea.

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’Assemblea per una discussione molto interessante e di sostegno, nonostante siano state sollevate critiche per la mancanza di risorse o per il fatto che abbiamo nuovamente intenzione di creare qualcosa.

Ritengo che l’innovazione più importante inizi con l’apertura e la promozione della creatività. Il risultato della consultazione e dell’iter legislativo è realmente un esempio di apertura, contributo, impegno e persino di approccio creativo e innovativo. Abbiamo dimostrato innovazione nel pervenire a tale consenso e nel contenuto del risultato. Questa è la cosa più importante.

La missione dell’IET è, innanzi tutto, innovazione. E’ uno dei momenti o dei seguiti del vertice di Lahti dell’ottobre 2006 e in realtà abbiamo proposto il testo provvisorio solo un giorno prima del vertice. Non abbiamo mai sostenuto gli investimenti al buio al fine di istituire qualcosa di nuovo; anzi, abbiamo voluto adottare un nuovo approccio sul modo in cui promuovere, organizzare, motivare e mobilitare risorse e partner al fine di rendere l’innovazione europea maggiormente di successo.

Desidero ricordare che la Commissione non ha mai avuto l’opzione di costruire nuovi edifici per l’IET, ma di adottare un nuovo approccio. E’ stato necessario un anno e mezzo: l’abbiamo avviato quale parte della strategia di Lisbona a febbraio del 2005 e da allora abbiamo avuto varie chiacchierate e discussioni molto ispiratrici e decisamente interessanti, anche in questo edificio, dimostrando che vi sono numerose alternative o opinioni sul modo in cui promuovere l’innovazione. Sono lieto adesso che abbiamo raggiunto questo forte impegno congiunto.

Molti hanno parlato dell’ubicazione. Questa è una questione di competenza del Consiglio. Ritengo che la Presidenza slovena tenterà di gestire il processo che condurrà a una decisione. Sono stati già fatti nomi, alcuni a livello di Stati membri. A questo aspirano anche alcune città a livello regionale. E’ un segnale positivo che vi siano molti candidati ambiziosi per la sede dell’IET. Ci sono anche numerose università nonché imprese e organizzazioni di ricerca e tecnologia che sono non solo competitive nel processo di consultazione, ma anche nella partecipazione alle selezioni del comitato direttivo e al lavoro dell’IET. Come affermato dall’onorevole Hennicot-Schoepges, non stiamo per perdere l’identità; proponiamo di condividere l’identità tra le accademie o i centri esistenti e l’IET in procinto di essere creato.

Questo è all’incirca quanto desideravo aggiungere in risposta alle vostre osservazioni e al vostro sostegno. Vorrei nuovamente sottolineare l’importanza del lavoro convergente e orizzontale. Noi nella Commissione abbiamo agito come voi in Parlamento nelle vostre commissioni. Non ero solo. Non sono solo. Il risultato è stato raggiunto con il sostegno del Presidente, il Commissario per l’Industria, il Commissario per la Ricerca, il Commissario per il Bilancio e molti altri. Ritengo questo sia un messaggio molto importante per il futuro: collaboriamo, siamo aperti di mente e promuoviamo la creatività.

Questo mese intendo proporre di dichiarare il 2009 l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione. Sarà fortemente collegato alle proposte, alle idee e alle politiche che dobbiamo sviluppare e realizzare in Europa.

Ancora una volta, vi ringrazio molto. Non è un lavoro completato, ma, piuttosto, l’inizio della fase che significa creazione, e poi può iniziare il vero lavoro, e auspico che cominci in modo positivo.

 
  
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  Reino Paasilinna, relatore. − (FI) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, dovremmo ricordare che quando abbiamo iniziato, una larga maggioranza era contraria all’intero progetto. Adesso, lo abbiamo sviluppato in collaborazione con la Commissione e il Consiglio. Adesso, abbiamo realizzato qualcosa di talmente dinamico che è arrivato alla fase di votazione, e auspico che una larga maggioranza si esprima a favore del progetto. Questo è il modo in cui possiamo collaborare.

Per quanto riguarda l’ubicazione, non ho osservazioni tranne nel dire che questo sarà un sistema moderno disposto in rete in cui i ricercatori e le comunità lavoreranno in modo indipendente. Non saranno concentrati nella capitale scelta come sede centrale dell’Istituto. Inoltre, il suo personale amministrativo sarà relativamente ridotto, meno di un centinaio di persone, affinché non siano necessarie grandi strutture.

Tuttavia, un altro aspetto è fondamentale. Occorre vi siano buoni collegamenti nei trasporti, preferibilmente voli diretti, in quanto sappiamo molto bene di fatto come sia scomodo lavorare in un luogo per il quale non sono previsti voli diretti, con riunioni che devono essere tenute persino in aeroporto.

Inoltre, dobbiamo tener conto dei finanziamenti. E’ importante che i finanziamenti siano già stati trovati, anche se solo per uno dei temi proposti, la tecnologia delle comunicazioni. In altre parole, se il progetto può essere elaborato affinché risulti più attraente, le risorse saranno di sicuro reperite. Di certo il capitale non ci manca.

Molti in quest’Aula hanno affermato che si tratta di un nuovo tipo di collaborazione. L’Istituto non sarà in competizione con altri, quindi, ma creerà cooperazione, come evidenziato dall’onorevole Ek. L’onorevole Ransdorf e alcuni altri hanno dichiarato che il modello europeo, il livello elevato della scienza europea per secoli addietro, dovrebbe diventare l’elevato livello della scienza mondiale. Questo è un modo di dare espressione al tipo di standard di qualità di cui necessitiamo. Desidero ringraziarvi tutti molto per la vostra cooperazione. Questo progetto deve essere realizzato, perché l’Europa ne ha bisogno. Grazie.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà nella giornata odierna.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Edit Herczog (PSE), per iscritto. (HU) La rivoluzione dell’informazione e della tecnologia, la trasformazione socioeconomica della società post-industriale, hanno svegliato il governo, l’economia e i politici in molti paesi del mondo dal loro sonno da Bella Addormentata, ed è stata prestata maggiore attenzione alla comprensione dei motivi del successo di specifiche comunità, grandi regioni o paesi.

I fattori che garantiscono il successo sono la creatività, l’energia creativa, nuove idee che possono costituire la base per tutto il nuovo sviluppo. La creatività diventa innovazione se trasformata in realtà. Auspichiamo che l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (IET) sarà appunto un’idea innovativa del Parlamento europeo. L’obiettivo primario dell’IET sarà finalizzato allo sviluppo della capacità innovativa dell’Unione europea collegando l’istruzione di alto livello, la comunità di ricerca e i rappresentanti dell’industria. L’IET può svolgere un ruolo enorme nel garantire che l’innovazione europea ritorni a essere rinomata in tutto il mondo e che l’industria e i ricercatori europei siano una forza da tenere in considerazione. La capitale dell’Ungheria è inoltre in corsa per fornire una casa all’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Sono certa che il mio paese ospiterebbe degnamente l’Istituto, per l’impegno del governo nella ricerca e innovazione/sviluppo, per le infrastrutture di ricerca del paese, per il ruolo avanzato dell’Ungheria nel progresso della scienza, e non ultimo per l’ospitalità ungherese. Nel citare le parole di Albert Szent-Györgyi, studioso e Premio Nobel ungherese, vi chiedo di sostenere la nostra candidatura per ospitare l’IET: “L’Ungheria è un piccolo paese in termini di popolazione, ma ha una grande forza in termini di materia grigia”.

 
  
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  Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto.(PL) Signor Presidente, la seconda lettura nel Parlamento europeo è un altro passo che ci avvicina alla creazione di un Istituto europeo di innovazione e tecnologia. E’ passato molto tempo da quando José Barroso ha presentato la proposta di creare un simile istituto nel febbraio 2005. L’idea era che avrebbe dovuto essere una struttura che avrebbe sostenuto l’attuazione della strategia di Lisbona, che all’epoca era in una fase intermedia e non aveva prodotto i benefici attesi.

So che una delle città che auspica di ospitare la sede dell’IET è la città polacca di Breslavia. So inoltre che in Polonia e in altre città che sarebbero liete di accogliere l’Istituto (Vienna, Monaco, Sant Cugat-Barcellona, Parigi, Oxford, Bruxelles, Budapest, Norimberga, Aquisgrana) vi sono aspettative esagerate a causa dell’importo anticipato di 2,4 miliardi di euro che saranno necessari per finanziare l’Istituto. Questa è la spesa complessiva per l’Istituto e la rete delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione (CCI) che dovrebbero assorbire la maggior parte dei finanziamenti. Sono inoltre convinto che la creazione dell’Istituto non sarà in grado di assistere la realizzazione delle riforme strutturali di significato cruciale per l’innovazione e la competitività nell’Unione europea.

Tuttavia, conoscendo l’ambizione di Breslavia e la qualità dell’amministrazione nella città, ritengo che sia la scelta adatta per l’IET e sono soddisfatto del progresso compiuto verso la creazione di questo istituto.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE), per iscritto.(EN) Istruzione, ricerca e innovazione sono le finestre sul futuro. Sono i pilastri di quello che è chiamato il “triangolo della conoscenza”. Occorre essere competitivi. Il triangolo della conoscenza è una delle soluzioni.

Sono a favore del testo, poiché la proposta della Commissione di creare un Istituto europeo di tecnologia (IET) mira ad affrontare una delle principali debolezze dell’Europa: la mancanza di innovazione. Ritengo che l’IET sia un investimento per il futuro.

In precedenza c’è stato un certo scetticismo su quanto avrebbe potuto offrire l’IET in termini di valore aggiunto. La struttura in rete proposta è una buona soluzione. La competenza si trova nelle accademie e negli istituti universitari che vi partecipano.

Nel ricordare i miei anni all’università, anch’io sostengo l’idea che le Comunità della conoscenza e dell’innovazione (CCI) dell’IET debbano essere autonome. La selezione di tali centri sarà basata su un criterio di eccellenza, cosa che approvo, in quanto è il modo in cui le CCI dell’IET promuoveranno al meglio l’innovazione europea.

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 11.15, è ripresa alle 11.30)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. EDWARD McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 

9. Verifica dei poteri
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la verifica dei poteri di nuovi membri del Parlamento europeo. L’onorevole Gargani riferirà oralmente sulla questione, a nome della commissione giuridica.

 
  
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  Giuseppe Gargani, presidente della commissione JURI. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in base al regolamento il Parlamento europeo è tenuto a procedere alla verifica dei poteri e a decidere la validità del mandato dei membri neoeletti. Nel corso della riunione del 25 febbraio, la commissione ha proceduto alla verifica dei poteri dei 35 deputati romeni designati dalle competenti autorità. A questi nominativi vanno aggiunti altri 3 designati dalle rispettive autorità nazionali.

In considerazione dell’elevato numero di verifiche da effettuare e della ristrettezza dei tempi consentiti, si è ritenuto opportuno che la commissione giuridica, e quindi il suo Presidente, ne informasse oralmente il Parlamento. Avendo la commissione registrato tutto regolarmente, quindi, dà la possibilità all’Assemblea di poter ratificare il tutto.

 
  
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  Presidente. − I mandati vengono con questo ratificati.

 

10. Tempo delle votazioni
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il tempo delle votazioni.

(Per i risultati e altri dettagli della votazione: vedasi processo verbale)

 

10.1. Gestione dei fondi della CECA e del fondo di ricerca carbone e acciaio (A6-0062/2008, Reimer Böge) (votazione)

10.2. Accordo CE/Emirati Arabi Uniti su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (A6-0043/2008, Paolo Costa) (votazione)

10.3. Organizzazione comune dei mercati agricoli (modifica del regolamento unico OCM) (A6-0044/2008, Neil Parish) (votazione)

10.4. Organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo (regolamento unico OCM) (A6-0045/2008, Neil Parish) (votazione)

10.5. Classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee (versione codificata) (A6-0055/2008, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg) (votazione)

10.6. Identificazione e registrazione dei suini (versione codificata) (A6-0057/2008, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg) (votazione)

10.7. Commercializzazione di piantine di ortaggi e materiali di moltiplicazione di ortaggi, ad eccezione delle sementi (versione codificata) (A6-0056/2008, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg) (vote)

10.8. Norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile (A6-0049/2008, Paolo Costa) (votazione)

10.9. Istituto europeo di innovazione e tecnologia (A6-0041/2008, Reino Paasilinna) (votazione)

10.10. Mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea (A6-0065/2008, Reimer Böge) (votazione)

10.11. Bilancio rettificativo n. 1/2008 – Fondo di solidarietà (A6-0058/2008, Kyösti Virrankoski) (votazione)

10.12. Accordo di partenariato CE/Guinea-Bissau nel settore della pesca (A6-0053/2008, Luis Manuel Capoulas Santos) (votazione)

10.13. Accordo di partenariato CE/Costa d’Avorio nel settore della pesca (A6-0054/2008, Daniel Varela Suanzes-Carpegna) (votazione)

10.14. Politica europea del trasporto sostenibile (A6-0014/2008, Gabriele Albertini) (votazione)
  

(La seduta è sospesa alle 11.50 in attesa della seduta solenne)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

 

11. Seduta solenne - Estonia
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  Presidente. − Onorevoli colleghi, per il Parlamento europeo è una giornata meravigliosa, in quanto diamo il benvenuto a uno degli ex deputati di quest’Aula che adesso è Presidente della Repubblica di Estonia, il nostro ex collega Hendrik Ilves! Desideriamo porgerle un caloroso benvenuto al Parlamento europeo!

(Vivi applausi prolungati)

Onorevoli colleghi, quando trascorriamo un’ora come questa, è bene non solo pensare al presente, ma anche ricordare come è stato lungo e ampio il percorso per noi per avere un collega insieme ad altri colleghi estoni – e della Lettonia e della Lituania, se ci limitiamo innanzi tutto solo ai paesi baltici –che sono stati eletti deputati e i cui paesi, paesi liberi che per decenni sono stati governati dal comunismo totalitario, sono rappresentati in quest’Aula da quando l’Estonia ha ottenuto la libertà.

Il collega è stato eletto presidente del suo paese con una decisione democratica della popolazione. E’ un simbolo dell’Estonia che, più di tutti, è connessa al futuro europeo e, naturalmente, al suo presente. Inizialmente, nelle vesti di ministro degli Esteri del suo paese, ha condotto i negoziati di adesione all’Unione europea ed è stato successivamente un osservatore del Parlamento europeo per un anno, dal 2003 sino alle elezioni dirette del 2004, e infine un deputato del Parlamento europeo fino alla sua elezione quale Presidente della Repubblica di Estonia nel settembre 2006. Il Presidente dell’Estonia Hendrik Ilves ha assunto il mandato il 9 ottobre 2006.

Presidente Ilves, è una grande gioia poterla accogliere qui nel Parlamento europeo, che domani celebrerà il suo 50esimo anniversario. La sua visita è, in un certo senso, l’inizio di tali celebrazioni e desidero adesso invitarla a parlare al Parlamento europeo. Le porgiamo, ancora una volta, un benvenuto molto caloroso!

(Applausi)

 
  
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  Toomas Hendrik Ilves, Presidente della Repubblica di Estonia. − (ET) Amici, consentitemi di iniziare augurandovi un buon compleanno. Miei cari amici e colleghi, colleghi nel più preciso significato della parola, amici che mi sono mancati nell’ultimo anno e mezzo. Quando alzo lo sguardo e vi vedo tutti in Aula, da quaggiù sembrate molti di più di quanti non sembraste dal seggio n. 131 dove mi sedevo abitualmente.

Non potete immaginare quanto siete straordinari come Parlamento d’Europa. Lo so, ho dovuto andare via prima di comprenderlo. Ma consentitemi di proseguire nel mio ruolo attuale di Presidente del mio paese.

Oggi, poiché l’Estonia sta per entrare nel suo quinto anno da membro dell’Unione europea, non siamo più “nuovi membri”, che imparano il mestiere. Infatti, ritengo sia giunto il momento di abbandonare il termine “nuovi Stati membri”, in quanto un anacronismo privo di significato.

(Applausi)

Non esistono oggi vecchi o nuovi membri, ma solo i membri. L’espressione “nuovi Stati membri” attualmente non indica neanche “gli Stati membri più poveri”, poiché molti di noi hanno raggiunto i “vecchi membri”.

Attualmente, all’interno dell’Unione ci sono coalizioni di interessi, di posizioni di partito, e queste sono alla base di qualsiasi numero di fattori, piccoli o grandi membri, nazioni industriali o commerciali, e così via. Ma la base non è il tempo o la durata dell’adesione.

Oggi, in quest’Aula, desidero guardare avanti di 10 anni nel futuro, quando tutti noi saremo membri vecchi o più vecchi, a 100 anni di distanza dalla prima terribile guerra civile europea del XX secolo. Parliamo della nostra Unione quale risposta alla seconda guerra civile europea, un modo di organizzare il nostro continente affinché non vengano ripetuti gli orrori della seconda guerra mondiale.

Ma non dobbiamo perdere di vista neanche il fatto che un terzo, e forse persino di più, dei membri attuali dell’Unione europea sono riusciti a diventare entità politiche indipendenti sulle rovine della prima guerra mondiale. Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia (dopo 140 anni di non esistenza), l’ex Cecoslovacchia, oltre all’Ungheria e all’Austria come le conosciamo oggi, sono tutti paesi sorti nel XX secolo dalla caduta degli imperi, di quelle superpotenze internazionali, e sono emersi i nuovi Stati basati sull’autodeterminazione.

Sollevo la questione in quanto il mio paese, come molti dei nostri membri oggi, ha iniziato a liberarsi dal giogo dell’adesione obbligatoria a entità sopranazionali grandi, dispotiche o antidemocratiche, altrimenti conosciuti come imperi.

L’Estonia, al pari di molti altri, è persino riuscita a risorgere almeno due volte. Tuttavia, oggi ci siamo tutti riuniti al fine di costruire la nostra nuova entità sopranazionale, una nuova identità, la nostra Unione europea.

Lo abbiamo fatto non perché siamo stati conquistati o occupati, ma perché siamo liberi di farlo, e perché riteniamo che sia la cosa giusta da fare. Anche in questo viene esercitato il nostro diritto all’autodeterminazione.

Mi riferisco a ciò in quanto fra dieci anni l’Estonia avrà per la prima volta il privilegio e la responsabilità di assumere la Presidenza e auspico realmente che, quando arriverà il momento, non ci staremo più occupando di tali questioni e lottando tra di noi. E’ esattamente per questo motivo che oggi vorrei parlare di aspetti che saranno importanti almeno da qui a dieci anni.

Infine, sollevo questi argomenti poiché i nostri cicli elettorali e il ciclo delle sfide che affrontiamo non sono sincronizzati: noi ci occupiamo bene dei problemi che rientrano in cicli di quattro o cinque anni.

Tuttavia, le sfide e le urgenze dell’Unione europea oggi, dall’energia all’ambiente, dalla competitività all’allargamento, dalla politica estera comune alla migrazione, sono tutte questioni strategiche che richiedono coraggio e fermezza nell’azione in un periodo di tempo molto più lungo di due o tre turni elettorali.

Onorevoli deputati, poiché non possiamo predire il futuro, si possono individuare alcune tendenze e pericoli. Non sono mancate le discussioni su due di essi, minacce duplici che ci troviamo dinanzi: il riscaldamento globale e la diminuzione delle fonti energetiche fossili. Tuttavia, queste due questioni sono preoccupazioni globali e la loro soluzione, di certo impossibile senza l’Unione europea, deve essere affrontata a livello mondiale.

Tuttavia, al contempo, l’Unione deve far fronte a tipi diversi di sfide impegnative. Se non le affrontiamo, allora forse tra dieci anni, ma di certo fra un quarto di secolo, potremmo perdere un po’ del relativo benessere e successo di cui oggi godiamo. Queste sfide e urgenze sono tutte correlate alla competitività dell’Unione europea.

Dove si trovano i nostri concorrenti? All’interno dell’Unione europea o nel resto del mondo? Ovviamente, la risposta è “in entrambi i contesti”: noi competiamo sul mercato sia nell’Unione europea che nel mondo.

Ma se osserviamo le tendenze a lungo termine nella globalizzazione, dobbiamo essere grati a Jean Monnet e a Jacques Delors per aver creato il mercato interno in un momento in cui la globalizzazione non era ancora un fenomeno visibile.

Quindi è il mercato interno che consente ai singoli paesi europei di mantenere la loro competitività sulla scena globale. L’apertura all’interno dell’Europa, l’apertura alle pressioni della concorrenza all’interno dell’Europa è stata la forza trainante della nostra competitività a livello mondiale.

La riflessione attuale nell’Unione europea non sempre offre un motivo per essere ottimisti, e per due ragioni: primo, la scialba attuazione dell’agenda di Lisbona, il nostro programma dalle buone intenzioni per lo sviluppo dell’innovazione e della competitività.

(Applausi)

Secondo, il crescente protezionismo dell’Unione europea, non solo nei confronti del mondo esterno, ma anche all’interno dei nostri confini.

Consentitemi di parlare delle due questioni singolarmente. Nel periodo in cui il mio paese era appena sorto da 50 anni di arretratezza sovietica imposta, ero disperato al pensiero di quanto tempo sarebbe stato necessario per costruire le infrastrutture necessarie in Estonia.

Tuttavia, in alcuni campi, come la tecnologia dell’informazione, l’Estonia potrebbe iniziare su un livello paritario. Gli investimenti dei settori pubblico e privato nelle TI hanno consentito al paese di raggiungere un livello pari a circa la media dell’Unione europea, e dagli ultimi anni ‘90 la situazione nei servizi elettronici governativi, e i servizi in alcuni settori come quello bancario, hanno raggiunto un livello di cui godono solo pochi paesi in Europa.

L’accento che il mio paese ha posto sullo sviluppo delle TI ha sortito i suoi risultati, consentendoci di essere maggiormente competitivi. Ma questo da solo non è sufficiente. Più in generale l’Estonia, al pari del resto d’Europa, sta lasciando agli altri l’innovazione in scienza e sviluppo.

Le innovazioni arrivano soprattutto, siamo onesti, dagli Stati Uniti che, per mantenere il loro elevato livello di competitività, dipendono dalla fuga dei cervelli, i più brillanti e i migliori, dall’Europa, dall’India e dalla Cina. Occorre finalmente affrontare questo problema con serietà.

Ci opponiamo all’immigrazione, i nostri figli scelgono sempre più di non studiare matematica, scienze e ingegneria, e noi scegliamo di escluderci dalla concorrenza nell’Unione europea in uno dei settori più competitivi dell’economia mondiale: i servizi.

La concorrenza o la sua mancanza nell’Unione europea hanno conseguenze anche sulla sicurezza. Data l’importanza dell’energia, è comprensibile che molti paesi dell’Unione europea intendano proteggere le proprie imprese dalla concorrenza e si oppongano alla liberalizzazione del mercato dell’energia.

Questa è una reazione comprensibile. Ma oggi, la maggiore fonte unica di energia dell’Europa è un paese autoproclamatosi “superpotenza energetica”, e che sulla home page del suo ministero degli Esteri dichiara che l’energia è uno strumento di politica estera.

E’ chiaro che in futuro, se intendiamo evitare di assoggettare i membri dell’Europa a politiche di divisione e imposizione, o alle manovre per migliori accordi nel settore del gas cui già assistiamo all’interno dell’Unione europea, non possiamo ignorare la necessità di una politica energetica comune.

(Applausi)

Con un Commissario per l’Energia con un potere negoziale pari a quello del Commissario per il Commercio.

Ma affinché sviluppiamo una politica energetica comune come disponiamo di un regime commerciale comune, è necessaria anche la conditio sine qua non della politica estera, ossia un mercato interno liberalizzato.

Dove ci troviamo, dunque, se guardiamo al futuro? I coreani e i giapponesi registrano tassi di collegamenti a Internet di gran lunga maggiori della maggior parte degli europei, con tariffe molto inferiori per la trasmissione a banda larga; l’Asia e gli Stati Uniti producono molti più ingegneri e scienziati (o nel caso degli Stati Uniti, istruiscono e retribuiscono quelli provenienti dall’estero).

Non è una situazione rosea. Condurrà al declino graduale della competitività europea e degli europei in un’economia globalizzata, a meno che, ovviamente, non facciamo qualcosa per affrontarla.

Il primo passo, per l’Estonia, è il Trattato di riforma e desidero ringraziare la Presidenza portoghese per il suo eccellente lavoro nel risolvere la questione. Senza l’estensione del voto a maggioranza qualificata, saremmo sprofondati nella paralisi; in assenza di un Presidente e un ministro degli Esteri avremmo assunto una posizione ben inferiore alla nostra importanza.

Un esempio che dimostra come l’Europa funzioni al di sotto delle proprie possibilità è la nostra politica di vicinato. Un documento del Consiglio europeo “Relazioni esterne” ha concluso che, e cito: “Al contrario di quanto pensano molti in Europa, la politica russa di vicinato è meglio sviluppata, coordinata e attuata di quella dell’Unione europea. La Russia dedica maggiori risorse politiche, economiche e persino militari per influenzare il proprio vicinato di quanto non faccia l’Unione europea”. Fine della citazione.

Non si parla positivamente del nostro vantato “soft power”. Tuttavia, la nostra politica di vicinato è legata a un’importante questione a lungo termine: che cosa saremo tra dieci anni? Esistono due aspetti della questione: quanto ci saremo allargati tra dieci anni e come sarà l’ambiente circostante?

Di quanto si sarà allargata l’Unione europea nel 2018? Non lo sappiamo, ma spetta a noi deciderlo. Certamente, non saremo estesi quanto alcuni di noi vorrebbero, ma di sicuro più di oggi. Fino ai paesi che si trovano a sud e a est rispetto a noi che di certo non aderiranno mai.

Mi sembra che una delle nostre preoccupazioni principali dovrebbe essere che le differenze tra l’Unione europea e i suoi vicini in termini di benessere economico e libertà politica non debbano essere così grandi da dover affrontare una grossa ondata di immigrazione clandestina o di rifugiati politici.

Parrebbe dunque che non abbiamo appreso molto anche dalla nostra eccellente esperienza, ossia l’ultimo allargamento. Programmiamo di accrescere l’assistenza all’esterno in mancanza di un presupposto per le riforme. Attraverso le nostre banche per lo sviluppo sosteniamo lo sviluppo dei paesi che dimostrano politiche commerciali profondamente ostili nei confronti dell’Unione europea.

Ciò che dobbiamo capire, inoltre, è che il nostro non è l’unico modello oggi. Lo stesso Francis Fukuyama ammette che il sogno hegeliano della marcia inarrestabile della storia verso una democrazia liberale non ha prodotto risultati. Quanto sono positivi i requisiti anticorruzione nei prestiti della Banca mondiale ai paesi in via di sviluppo quando fondi sovrani offrono accordi migliori senza condizioni?

Abbiamo sbagliato quando abbiamo pensato che vivevamo in un mondo senza ideologie. Al contrario, la crescita del capitalismo autoritario quale alternativa alle economie di mercato democratiche è probabilmente l’ultimissima battaglia ideologica, intellettuale e morale che affrontiamo.

(Applausi)

E’ chiaro che dobbiamo ripensare le nostre politiche, ma non sarà sufficiente. Abbiamo bisogno di maggiore coraggio, di una prospettiva e una comprensione di dove saremo e dove sarà il mondo tra 20 o 25 anni, in un momento in cui la fucina economica che oggi è la Germania sarà superata dall’India e dalla Cina.

Al fine di prepararci alla situazione tra un quarto di secolo, occorre iniziare a fare progetti oggi. Auspico davvero che, nelle prossime elezioni del Parlamento europeo, i partiti non competeranno solo nella prospettiva di mantenere invariata la situazione attuale, ma sulla base delle loro visioni per il futuro.

Onorevoli deputati, la democrazia esiste per i suoi cittadini, basata sulla volontà dei suoi cittadini e soggetta alla loro approvazione. A questo scopo abbiamo creato le istituzioni, che verrebbero ulteriormente rafforzate dal nuovo Trattato quando entrerà in vigore.

Ma non dovremmo delegare la nostra responsabilità alle istituzioni; creare un servizio per l’estero o estendere il limite della votazione a maggioranza qualificata serviranno a poco se non sviluppiamo una maggiore comprensione fondamentale degli interessi europei.

Disporre di funzionari consolari comuni è una riforma di snellimento burocratico. Rendere più complesso l’impiego del veto è in sé un gradito progresso per l’Europa, ma rimarrà piccolo se gli Stati membri iniziano a credere che i loro interessi non vengono presi in considerazione.

Dobbiamo tornare al concetto più essenziale che ha reso l’Unione europea un successo. In particolare, gli interessi nazionali sono serviti al meglio quando tutti rinunciamo a qualcosa affinché l’intera Unione sia un successo. Non mi riferisco al passaggio di denaro, o alla distribuzione di piccole concessioni ai deputati riluttanti che sono restii a sostenere una politica. Mi riferisco al nostro separato posto nel mondo, quali Stati nazione, e insieme, come Unione europea.

Quando parliamo di un’Europa forte, dobbiamo comprendere la stessa realtà che tutti noi conosciamo dalle nostre politiche nazionali: il nostro paese è forte sulla scena mondiale, o anche in Europa, quando siamo solidi al nostro interno. I governi che godono di un ampio consenso possono riuscire a essere più incisivi sulla scena internazionale.

Sono sicuro che questo sia un problema di tutta l’Unione europea. Al fine di creare un senso più forte di europeismo tra i nostri elettori, dobbiamo superare persino le proposte della Commissione che prevedono che gli studenti universitari trascorrano un anno in un’università di un altro Stato membro. Nei nostri paesi di origine dobbiamo incoraggiare attivamente tale iniziativa, affinché i nostri cittadini, non solo i funzionari, possano conoscersi.

Ciò significa, ovviamente, che è necessario migliorare il livello di conoscenza delle lingue. Tra dieci anni dovremmo essere in grado di guardare a un’Unione in cui ogni studente universitario conosce la lingua di un altro Stato membro, e con questo non mi riferisco all’inglese poiché quest’ultimo ha un tale dominio nella scienza e nel commercio, nell’intrattenimento e in Internet, che non viene più considerato una lingua straniera. Mi riferisco, per esempio, a portoghesi che parlano polacco, estoni che parlano spagnolo e svedesi che parlano sloveno.

Occorre anche pensare maggiormente in termini regionali. In quest’Aula, il Parlamento ha dimostrato di poter svolgere un ruolo più ampio di quanto si fosse mai immaginato. Sono orgoglioso che un’iniziativa alla quale ero associato, la strategia per il Mar Baltico, sia una delle prime politiche dell’Unione europea concepita realmente in questa sede, esattamente qui nel Parlamento europeo, non in sede di Consiglio o Commissione, e oggi tale iniziativa sta diventando un programma dell’Unione europea.

(Applausi)

Il Parlamento è il vero legame tra le istituzioni dell’Unione europea e i suoi cittadini, che fa sì che l’Unione funzioni. Pertanto, solo in quest’Aula voi, miei cari colleghi, potete trovare il delicato equilibrio tra gli interessi dei vostri elettori e quelli dell’Unione. E’ qualcosa che nessun’altra istituzione può fare, e che nessuno può fare bene quanto voi.

Onorevoli deputati del Parlamento europeo, non meno importante per i cittadini d’Europa, per un’Europa di cittadini europei, è sapere chi siamo noi, da dove veniamo e come ci siamo arrivati.

E’ accaduto in queste sedute che una volta un collega si è rivolto a me nel corso di un intervento di un collega eurodeputato sulle deportazioni di massa e mi ha chiesto, “Perché non dimenticate il passato e pensate al futuro?”.

Tutti pensiamo di conoscere la storia europea ed è pertanto imbarazzante sentire che l’Europa che conosciamo è in realtà solo una parte dell’Europa, come ha effettivamente dimostrato Norman Davies, il grande storico dell’Europa.

L’Unione europea di oggi comprende la storia di tutta l’Europa, con la sua gloria e le sue sventure. Oggi siamo noi gli eredi delle riforme sociali di Bismarck e del regime di Salazar; della prima democrazia costituzionale del mondo e della repressione da parte di brutali servizi di sicurezza interni. E’ questa la nostra Europa.

Tuttavia, il fatto che la prima democrazia costituzionale sia stata la Polonia e che la repressione da parte della polizia di sicurezza abbia avuto luogo letteralmente appena al di là del muro dalla Wirtschaftswunder, sono aspetti che conosciamo molto meno di quanto dovremmo.

Il nostro compito, onorevoli deputati, è conoscere la nostra Europa. Uno dei più grandi europei del XX secolo, Salvador de Madariaga, che ha vissuto in esilio dal regime di Franco, la vedeva in questo modo: “Questa Europa deve nascere. E nascerà quando gli spagnoli diranno ‘la nostra Chartres’, quando gli inglesi diranno ‘la nostra Cracovia’, quando gli italiani parleranno di ‘la nostra Copenaghen’ e i tedeschi di ‘la nostra Bruges’…. Allora vivrà. Sarà quindi da quel momento che lo spirito che guida l’Europa avrà pronunciato le parole della creazione: ‘Fiat Europa’”. Così parlava Salazar de Madariaga.

Ma per arrivare al futuro di Madariaga dobbiamo imparare a conoscerci l’un l’altro, i passati di ciascuno, in quanto solo così possiamo costruire un futuro insieme. Anche questo è il nostro compito per i prossimi dieci anni.

Onorevoli deputati, oggi ho cercato di porre in rilievo alcune delle sfide che ci attendono per il futuro. L’Europa è lontana dall’essere completa, abbiamo ancora molto da fare. Nel mio paese, l’Estonia, in cui abbiamo un compito impegnativo da compiere, un’importante impresa da svolgere, diciamo: che si possa avere la forza di farlo.

Speriamo che tutti noi possiamo averne la forza!

Vi ringrazio.

(L’Assemblea, in piedi, applaude lungamente)

 
  
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  Presidente. − Onorevoli colleghi, alzandovi, applaudendo con tanto entusiasmo, avete ringraziato il Presidente dell’Estonia per il suo discorso estremamente piacevole e, per noi come Parlamento, amichevole, ma soprattutto lungimirante.

Presidente Ilves, lei ha parlato di qualcosa che si trova al cuore dell’Europa, ossia della comprensione gli uni degli altri nonché del conoscere il modo in cui pensiamo. Quando conosciamo il nostro modo di pensare, alla fine sappiamo anche come agire insieme.

Quando ha parlato dello scambio tra i giovani, mi sono ricordato, e credo, onorevoli colleghi, che possiamo esserne orgogliosi, quando, al momento di approvare le prospettive finanziarie si volevano tagliare i fondi per gli scambi dei giovani, il programma ERASMUS e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, abbiamo alzato la voce e dichiarato: le prospettive finanziarie produrranno risultati solo se aumentiamo anziché ridurre i finanziamenti per gli incontri tra giovani intesi a creare comprensione e senso di comunità nell’Unione europea.

(Applausi)

Consentitemi di dire per concludere, e lo faccio con molta emozione: se il Presidente dell’Estonia ci ricorda la storia, dobbiamo dire che la storia d’Europa, del nostro continente, è stata positiva su molti aspetti in alcuni periodi, ma in altri è stata caratterizzata dalla tragedia. Ciò che stiamo facendo qui oggi, nel Parlamento europeo, è rispondere all’esperienza della storia.

Il fatto che lei ci abbia comunicato questo, trasforma la giornata di oggi in un grande giorno per il Parlamento europeo. Possiamo seguire il sentiero verso il futuro solo se guardiamo indietro alla storia, apprendiamo dalle sue conseguenze e agiamo quindi insieme sulla base della comprensione reciproca e dello spirito comunitario, come lei ha affermato, Presidente Ilves, per ottenere un’Europa condivisa.

Molte grazie, Presidente Ilves!

(Applausi)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. EDWARD McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 

12. Dichiarazioni di voto
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

– Relazione Paolo Costa (A6-0049/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, innanzi tutto non ho capito quanto ha affermato. Ho votato a favore della relazione poiché questo nuovo regolamento crea un ottimo equilibrio tra le misure sensibili antiterroristiche da un lato, e i diritti del passeggero, dall’altro.

Tuttavia, vorrei concentrarmi su una questione che non è stata ancora risolta in modo soddisfacente, ossia le regole per portare a bordo liquidi. Sappiamo che i controlli dovrebbero essere utilizzati ai fini della prevenzione del terrorismo, ma provocano molto disagio tra i passeggeri a causa delle interpretazioni ampiamente differenti tra i singoli aeroporti. Che questo sia o meno uno strumento efficace, resta una domanda senza risposta. Ne dubito molto, poiché i terroristi stanno sviluppando da tempo altre strategie e trovando altri metodi.

Mi aspetto che vengano svolte le seguenti valutazioni: o le procedure dei controlli vengono standardizzate e migliorate, o tali misure verranno bloccate, allo scopo di non opprimere i passeggeri con misure che non sono in alcun caso efficaci.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM).(PL) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Costa. Sono trascorsi quasi sei anni dall’approvazione del regolamento (CE) n. 2320/2002, e due anni e mezzo dalla sua entrata in vigore. La preoccupazione per la sicurezza dei passeggeri negli aeroporti e a bordo degli aerei continua a essere una questione vitale. La protezione dell’aviazione civile sta provocando un aumento drammatico del costo dei voli e una riduzione del comfort del viaggio. Il costo della protezione è un altro problema; tali spese devono essere quanto più trasparenti possibile, e i consumatori devono sapere per cosa viene speso il denaro che pagano per un biglietto aereo e in quale modo. Gli importi raccolti a fini di protezione dovrebbero essere impiegati unicamente ed esclusivamente per coprire i costi di tale protezione. Il denaro ottenuto a tale scopo non deve essere utilizzato per nessun altra finalità.

 
  
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  Jan Březina (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, mi sono astenuto dal voto sulla proposta di regolamento che istituisce norme comuni poiché credo contenga alcuni punti deboli. Il più grave è il metodo di valutazione della responsabilità del personale di volo, che non è previsto dallo stesso regolamento, ma verrà disciplinato separatamente in seguito. Scaturisce dalla formulazione approvata secondo cui, una volta in corso l’attuazione del regolamento, verrà classificato quale documento comunitario e le informazioni in esso contenute non saranno di pubblico accesso. Potrebbe pertanto accadere che persino le persone i cui obblighi sono contemplati dal documento non potranno accedervi. Ciò violerebbe il principio di certezza giuridica, e lo stesso vale per l’attività del gruppo consultivo, che verrà istituito dalla Commissione assieme al comitato. Il gruppo consultivo sarà composto da organizzazioni europee direttamente coinvolte nella protezione dell’aviazione. E’ inappropriato per il comitato informare semplicemente le parti interessate senza consentire loro di accedere alle informazioni classificate. Chiedo pertanto una soluzione che rispetti i principi di apertura e trasparenza.

 
  
  

– Relazione Reino Paasilinna (A6-0041/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Il nuovo istituto che verrà realizzato mi sembra del tutto giustificato e ragionevole nei suoi obiettivi e pertanto sostengo la relazione e la creazione della struttura in questione.

L’Unione europea – e quindi noi – deve lavorare molto duramente per poter competere con successo con la concorrenza tecnologica delle altre regioni economiche, tuttavia, e giungo ora al punto cruciale, desidero chiedere alla Commissione ancora una volta di controllare le 32 agenzie, e questa è una di quelle, dal punto di vista della loro finalità ed efficienza, di svolgere una verifica sullo stato di salute delle agenzie nonché chiudere quelle non più utili e che non lavorano efficacemente nell’interesse dei contribuenti.

Auspico, e questa è una richiesta rivolta alla Commissione, presente questo pomeriggio e il cui ordine del giorno prevede tale argomento, che oggi la Commissione finalmente si sottoponga a tale verifica sullo stato di salute che si svolge per le agenzie.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Accolgo positivamente il fatto che dopo tre anni stiamo lanciando l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Sono soddisfatta che l’Istituto non sarà una “super-università”, ma creerà reti innovative volte a un’applicazione più estesa della ricerca nei settori industriali e di tutela della salute. Tali connessioni dovrebbero inoltre accrescere in modo significativo l’investimento nella scienza del settore imprenditoriale. Sapremo di aver avuto successo quando inizierà a crescere il numero di brevetti europei e raggiungeremo gli Stati Uniti e il Giappone. L’Istituto dovrebbe essere collocato in un nuovo Stato membro. La Repubblica ceca è il candidato meglio preparato: già dispone di un centro conferenze apprezzato per scienziati e imprenditori. Inoltre, l’Università Karlova è un simbolo delle radici comuni dell’istruzione della nuova e della vecchia Europa.

 
  
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  Tomáš Zatloukal (PPE-DE).(CS) Ho votato a favore della creazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Credo fermamente che contribuirà a migliorare le basi concorrenziali degli Stati membri coinvolgendo le organizzazioni partner in attività integrate nell’ambito di innovazione, sviluppo e ricerca al più elevato livello internazionale. Mi aspetto che l’IET diventi un punto di riferimento per la gestione dell’innovazione nel cui ambito promuoverà nuove forme di collaborazione tra le organizzazioni partner coinvolte nel triangolo della conoscenza di ricerca, accademie e settore privato. Immagino che l’IET si costruirà una reputazione mondiale e offrirà un contesto attraente per i soggetti di maggiore talento a livello mondiale.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE). – (FI) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare il relatore, l’onorevole Paasilinna, che ha svolto uno splendido lavoro.

Ho votato a favore della presente proposta. Al pari di quando tale proposta è stata oggetto di discussione e ho avuto qualche opportunità di parlarne con il Presidente della Commissione, ritengo ancora che sia importante che la priorità di base sia rafforzare la posizione delle università esistenti e le loro possibilità di lavorare in rete. Gli istituti non dovrebbero essere creati nel loro unico interesse. E’ fondamentalmente importante garantire che l’Istituto sia un organo di coordinamento e che le università e gli istituti di ricerca esistenti, che hanno svolto un lavoro eccellente, non vengano privati degli stanziamenti per la ricerca.

Il nuovo Istituto potrebbe coordinare l’innovazione e la tecnologia europee generando pertanto nuovo valore aggiunto. L’Istituto è necessario ma, come ho affermato, il suo contenuto deve essere la questione centrale e non il modo in cui è organizzato. Ritengo che in Polonia e altrove siano disponibili le strutture adeguate, ma il contenuto non deve essere dimenticato.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, rappresento Londra, la più grande città del mondo, capitale del paese più grande del mondo. Nella mia città, ci sono un certo numero di università innovative, pertanto potreste pensare che io sia a favore della presente relazione, ma in realtà ho votato contro. Vorrei solo spiegarne il motivo.

Thomas Dolby, il musicista, cantava una volta “She blinded me with science”. Il gruppo 2 Unlimited un tempo cantava “Digital revolution, technical solution; for some it only brings more and more confusion” (Rivoluzione Digitale, tecnica soluzione; per alcuni porta solo sempre più confusione). Ora, a prescindere dal valore delle canzoni, ritengo che il concetto valga per il pensiero sotteso all’IET. La Commissione ha ragione nell’affermare che l’Europa ha successo nella ricerca ma manca di innovazione. Ma in quale modo provvedete all’innovazione?

Non si ottiene l’innovazione attraverso ulteriori strutture, con più mattoni e cemento. Non si ottiene l’innovazione raddoppiando lo sforzo esistente. Ciò a cui assistiamo è l’IET che cerca di imitare il successo dell’Istituto di tecnologia del Massachusetts, negli Stati Uniti, senza apprendere il modello imprenditoriale di successo che è alla base del MIT. Questo è il motivo per cui ho votato contro.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto porre l’IET in un contesto storico. La prima volta che ho sentito parlare dell’IET, stavamo discutendo su ciò che avremmo potuto fare con questo edificio in particolare, poiché il Parlamento ha due sedi e se avessimo abbandonato questo posto, a quale scopo sarebbe stato utilizzato questo edificio di Strasburgo? L’idea fu quella di dotare Strasburgo di un’università di livello mondiale.

Purtroppo, Strasburgo dispone già di un’ottima università, e l’idea non è stata apprezzata. La città non desiderava perdere l’istituzione. E sull’argomento abbiamo svolto molte discussioni in quest’Aula, sebbene il Parlamento dovesse decidere realisticamente sulla propria sede.

Ma l’idea era nata, e abbiamo ottenuto questo bilancio significativo di centinaia di milioni di euro che ora spenderemo, raddoppiando il lavoro già in corso; vi domanderete qual è il punto. L’Europa sta cercando qualcosa di cui non ha bisogno perché è già a sua disposizione? Ha bisogno di questo marchio sulla conoscenza europea? Stiamo solo per spendere una gran quantità di denaro in un immobile in un posto in cui potremmo operare in modo molto più coordinato facendo uso dei fantastici esempi di Oxford, Cambridge e altre ottime università del continente europeo?

 
  
  

– Relazione Reimer Böge (A6-0065/2008)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) La ringrazio, signor Presidente. Nonostante non rappresenti il Regno Unito, ho sostenuto la concessione di aiuti per un totale di 162 milioni di euro a seguito dell’inondazione in tale paese, che ha causato danni per 4,6 miliardi di euro.

Tuttavia, ho un paio di dubbi. In primo luogo, stiamo adottando questa decisione solo dopo nove mesi. In secondo luogo, in conformità delle norme pertinenti, vi sono altri paesi europei che chiedono assistenza, per esempio la Grecia. Ritengo che dovrebbero essere istituiti due fondi: uno per le necessità dell’Unione europea e uno per i paesi terzi, al fine di evitare una situazione in cui non sono disponibili finanziamenti per l’assistenza ai paesi poveri. Inoltre, le norme per ricorrere ai fondi accordano la precedenza alle catastrofi di ampia portata. Tuttavia, dovremmo essere in grado di assistere anche le regioni più piccole. La solidarietà non si differenzia in base alle dimensioni. Onorevoli colleghi, sarei lieta se si svolgesse una revisione della normativa.

 
  
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  Glyn Ford (PSE).(EN) Signor Presidente, sono lieto che il Parlamento stia per erogare 162 milioni di euro dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea per l’assistenza a seguito del disastro dell’inondazione della scorsa estate nella mia regione e altrove.

Come sappiamo, ovviamente queste risorse sono destinate a progetti per le infrastrutture, per ristrutturare strade, ponti, ferrovie, ospedali e altri edifici, ma al contempo consentiranno al governo del Regno Unito di erogare il denaro che avrebbe speso per tali infrastrutture ad altri fini. Vi sono ancora migliaia di persone che vivono in alloggi di emergenza e molti negozi e fabbriche sono chiusi.

Sono lieto che siano state erogate risorse dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea e si spera che gli abitanti del Gloucestershire e di altre zone ne beneficeranno.

 
  
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  Presidente. − Formulerò una dichiarazione di voto per iscritto, a nome della popolazione dello Yorkshire e dell’Humber, sulla stessa linea delle ultime dichiarazioni dell’onorevole Ford.

 
  
  

− Relazione Kyösti Virrankoski (A6-0058/2008)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Ho sostenuto la creazione della voce di bilancio per il programma Galileo – Spese di gestione amministrativa, secondo quanto indicato nella proposta modificata della Commissione. Ho inoltre sostenuto l’emendamento che, nel contesto del bilancio di Galileo, ridistribuisce un importo di 2 milioni di euro da una voce operativa a una voce amministrativa.

Questo è finalizzato al finanziamento di azioni quali: definizione e follow-up di un sistema di gestione dei rischi, definizione della politica relativa ai diritti di proprietà intellettuale, nonché il mercato delle tecnologie innovative di navigazione. Sono fermamente a favore di tutto questo. Tuttavia, ciò che mi preoccupa, è che il 29 gennaio la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha adottato a larga maggioranza otto emendamenti che eliminano l’Autorità di vigilanza Galileo dalla base giuridica della proposta modificata relativa ai programmi Galileo e EGNOS. Vorrei si svolgesse in plenaria una discussione seria su questo tema.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM).(PL) Signor Presidente, sarò molto breve sulla presente relazione. Ho votato a favore del documento poiché, a prescindere dalle sue dimensioni, ogni paese è impotente dinanzi alla forza maggiore. Il finanziamento di una spesa straordinaria in un momento in cui è annunciata una situazione straordinaria aiuta un paese a riparare i danni causati dalle condizioni atmosferiche o da una catastrofe naturale. E’ ovvio.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, nella presente relazione si fa riferimento alla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea, di cui abbiamo appena parlato. E parte della mia regione ha beneficiato, o beneficerà, di tali risorse, in particolare nel North Lincolnshire, in cui siamo stati colpiti da un’enorme inondazione.

Tuttavia mi domando se gli abitanti del Lincolnshire considererebbero questo un impiego positivo del denaro. Attualmente, ne versiamo molto all’Unione europea e poi dobbiamo pregare affinché ci venga restituito quando ci troviamo in uno stato di necessità. Per ogni 2 sterline che ci vengono restituite, ne abbiamo versate 5 all’inizio nelle tasche dell’Unione. Mi domando realmente se non possiamo spendere meglio questo denaro.

Nutro inoltre alcune serie preoccupazioni, come ho spiegato in precedenza nelle dichiarazioni di voto, sul modo in cui redigiamo questi progetti di bilancio rettificativo. Ingenti somme di denaro sono trasferite tra le diverse voci di bilancio e poche, pochissime persone esercitano il controllo su tali operazioni.

Oggi, stiamo appunto trasferendo un paio di milioni di euro a favore di Galileo qui, e un paio di milioni lì, ma in passato sono stati centinaia di milioni di euro. Mi domando se sia questo l’iter parlamentare corretto per fornirci il controllo sul denaro dei contribuenti europei.

 
  
  

– Relazioni Luis Manuel Capoulas Santos (A6-0053/2008) e Daniel Varela Suanzes-Carpegna (A6-0054/2008)

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, voto sempre, regolarmente, contro gli accordi nel settore della pesca conclusi da quest’Assemblea e dalla Commissione, credo per una buona ragione. Citerò alcune parti delle relazioni.

La valutazione della Commissione per la Guinea-Bissau è giunta alla conclusione che contribuisce a sostenere l’efficienza economica delle filiere della pesca al traino e della pesca dei tonni della Comunità nell’Oceano Atlantico proponendo alle navi e alle filiere comunitarie che ne dipendono un quadro giuridico stabile e una visibilità a medio termine, ma in realtà ha avuto soltanto, si legge, “un importante impatto” sulla stabilità di bilancio e politica della Guinea-Bissau. Non è rilevante il luogo in cui concludiamo questi accordi nel settore della pesca, stiamo essenzialmente rubando il pesce da coloro che potrebbero catturarlo, venderlo e ricavare guadagni a livello locale, e pertanto risollevarsi dalla povertà. Creiamo una soluzione in cui in realtà paghiamo affinché i pescatori europei si rechino in queste acque e peschino in modo meccanico, sottraendo tonnellate di pesce a danno, quindi, delle economie di questi paesi costieri.

Nel documento relativo alla Costa d’Avorio si parla dell’importo speso affinché ciò avvenga. Si parla di circa 600 000 euro che destiniamo alle imbarcazioni europee per catturare più di 7 000 tonnellate di tonni. Se parlate con qualsiasi spagnolo e chiedete quante persone entrano nel suo paese dalla Costa d’Avorio, perché le imbarcazioni da pesca che in Spagna erano impiegate per sbarcare il pescato, adesso trasportano in realtà centinaia, se non migliaia, di immigrati clandestini alle Isole Canarie e altrove, constaterete che ci stiamo realmente creando un problema più grande, e non una soluzione basata sul mercato, che potremmo trovare se consentissimo a questi paesi di godere dei diritti di pesca al fine di poter pescare da soli e promuovere le loro economie.

 
  
  

– Relazione Gabriele Albertini (A6-0014/2008)

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, nulla mi darebbe più gioia del parlare del trasporto sostenibile europeo.

Il motivo per cui mi sono astenuto dalla votazione della presente relazione, sebbene contenga una quantità dignitosa di ragionevole politica europea, è che mi domando se non sia meglio lasciare le soluzioni di mercato all’interno dei singoli Stati membri, come il modo in cui possiamo risolvere i problemi di traffico a Londra. Mi è difficile credere che la cooperazione paneuropea e una strategia coordinata risolveranno i problemi di parcheggio a Nottingham o Leicester. Sì, lo scambio delle migliori prassi potrebbe, ma stiamo parlando di investire molto denaro in un ambito in cui adesso avremo comitati che si riuniscono a livello di Commissione e di Consiglio al fine di cercare di pensare alla politica.

Ritengo che tutte queste politiche si definiscano in modo migliore a livello locale. Pertanto, mi sono astenuto sull’intera relazione.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione in quanto ritengo che sia, in primo luogo, un’ottima relazione e che, in secondo luogo, indichi la giusta direzione. Il settore dei trasporti deve riconoscere la sua totale responsabilità, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi ambientali, nonché il raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona.

Sono particolarmente soddisfatto che sia stato approvato l’emendamento n. 5, che chiede che l’Unione europea finalmente ratifichi la Convenzione delle Alpi e non solo che la firmi. E’ inoltre positivo che sia stato respinto l’emendamento n. 1 e che il testo originale abbia mantenuto, per esempio, che dovremmo iniziare a calcolare i costi esterni per il traffico stradale. Tuttavia, è una vergogna che non sia stato approvato l’emendamento n. 7. Ciò avrebbe significato che il Settimo programma di ricerca avrebbe dovuto essere meglio integrato e adattato al settore dei trasporti.

Infine, desidero inoltre informare i colleghi deputati del Regno Unito, che quindi sono talmente contrari all’Unione da non leggere il testo con maggiore attenzione, che molto del suo contenuto è formulato al congiuntivo. Sono clausole discrezionali e che un grande paese, quale è il Regno Unito, introduca tali misure o meno ricade nel quadro della discrezionalità nazionale.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) La discussione svoltasi ieri sera non mi ha rassicurato che la Commissione europea e gli Stati membri siano pronti in un futuro immediato a stanziare fondi al fine di migliorare la qualità delle infrastrutture dei trasporti nei nuovi Stati membri.

Al termine della discussione di ieri, il Commissario si riferiva molto giustamente a questa necessità di cambiamenti modali. Desidero domandare alla Commissione di presentare programmi concreti per lo sviluppo delle infrastrutture autostradali e ferroviarie nei nuovi Stati membri. In assenza di ciò, non possiamo discutere realisticamente della strategia di trasporto sostenibile, almeno non da una prospettiva a favore dell’ambiente. Sono inoltre a favore dell’emendamento sull’Eurobollo; la sua revisione non deve essere limitata alla strategia del trasporto sostenibile.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

– Relazione Reimer Böge (A6-0062/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della procedura di consultazione del collega tedesco, l’onorevole Böge, che sostiene la proposta di decisione del Consiglio recante modifica della decisione 2003/77/CE del Consiglio che stabilisce gli orientamenti finanziari pluriennali per la gestione dei fondi della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) in liquidazione dal 2002 e, dopo la chiusura della liquidazione, del patrimonio del Fondo di ricerca carbone e acciaio. E’ stato corretto tener conto del cambiamento dei mercati e dei prodotti finanziari al momento di offrire la possibilità di gestione dell’aggiornamento di questo capitale, mantenendo al contempo un elevato grado di sicurezza e di stabilità a lungo termine.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Può essere di fatto piuttosto sensato cercare nuove tecnologie sostenute a livello comunitario e finanziariamente, attraverso cui poter ridurre le emissioni di CO2 generate dalla produzione siderurgica. Quale risultato della crescente domanda nei paesi emergenti e dei numerosi disastri naturali che hanno reso impossibile tale riduzione, si sono verificate continue carenze della materia prima, riflesse nei prezzi record per il carbone e l’acciaio. E’ giunto davvero il momento di iniziare finalmente a cercare alternative alle risorse di carbone che cominciamo a esaurirsi.

E’ inoltre altamente discutibile il modo in cui ex consorzi quali la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) e l’Euratom, pienamente assorbiti dall’Unione europea molto tempo fa, possano ancora avere dei loro finanziamenti, programmi, e così via, in particolar modo nel contesto degli Stati membri che si sono opposti all’energia nucleare, per esempio, che ancora devono costantemente finanziarne la ricerca, eccetera. Dovremmo finalmente riuscire a occuparci della questione.

 
  
  

– Relazione Paolo Costa (A6-0043/2008)

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. − (PL) Concordo con la proposta di sostituire alcune disposizioni contenute negli attuali accordi bilaterali con accordi a livello comunitario.

Per quanto riguarda le tariffe e le imposte per i servizi di trasporto aereo, il relatore, onorevole Paolo Costa, ha ragione a introdurre una clausola che vieta ai vettori di paesi terzi di avere un’influenza predominante sui prezzi per i servizi aerei interamente intracomunitari.

 
  
  

– Relazione Neil Parish (A6-0044/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega britannico, onorevole Parish, sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 che reca organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo e disposizioni specifiche per quanto concerne taluni prodotti di questo settore, che è stato adottato sulla base della situazione al 31 dicembre 2006. Riunendo insieme i 21 regolamenti applicabili all’organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo in un unico regolamento onnicomprensivo, al fine di razionalizzare e semplificare il quadro giuridico delle politiche di mercato quali la mediazione, lo stoccaggio privato, i contingenti tariffari per l’importazione, i rimborsi relativi all’esportazione, le misure di tutela, gli aiuti di Stato e le regole di concorrenza, nonché di comunicazione e trasmissione dei dati, diventa necessario aggiornare questo testo al fine di considerare le decisioni adottate dal 2006 nel campo dello zucchero, la frutta e verdura e la loro lavorazione, le sementi, la carne bovina e il latte nonché i settori dei prodotti caseari.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Siamo contrari all’attuale politica agricola comune e ci opponiamo ai cambiamenti di portata fondamentalmente scarsa al sistema esistente. Chiediamo una revisione globale e una nuova valutazione dell’intera politica agricola comune.

Queste due relazioni conservano le strutture esistenti della politica agricola comune, pertanto non possiamo sostenerle. L’intera politica agricola comune è un progetto assurdo e deve essere abolita.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo positivamente la relazione dell’onorevole Parish che reca organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo e disposizioni specifiche per quanto concerne taluni prodotti di questo settore. Le proposte di fornire una serie di norme armonizzate in diversi settori dell’industria, quali lo stoccaggio privato, i contingenti tariffari per l’importazione e le misure di tutela sono un passo positivo per chiarire la politica agricola europea. L’aumento di trasparenza e semplificazione della regolamentazione all’interno del settore è davvero necessario e gli agricoltori scozzesi ne beneficeranno direttamente. Ho pertanto votato a favore della relazione.

 
  
  

– Relazione Neil Parish (A6-0045/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega britannico, onorevole Parish, sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 che reca organizzazione comune dei mercati nel settore agricolo e disposizioni specifiche per quanto concerne il settore del lino e della canapa. La Commissione europea, che ha intenzione di presentare una relazione, attualmente in corso di stesura, sul prolungamento degli aiuti per la produzione di fibre corte di lino e fibre di canapa, fissato per la fine della campagna di commercializzazione 2008/2009, sta proponendo di prolungare tali aiuti nell’attesa delle revisioni politiche il cui avvio è previsto nel 2008 nell’ambito della valutazione dello stato di salute della politica agricola comune. Appoggio tale proposta molto sensata.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) La proposta di prolungare l’assistenza per lino e canapa è una necessità procedurale intesa a consentire una riflessione adeguata e una riforma potenziale nel quadro della valutazione dello stato di salute della PAC. E’ per questo motivo che sostengo le raccomandazioni della relazione e ho votato di conseguenza.

 
  
  

− Relazione Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (A6-0055/2008)

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Voterò a favore della relazione dell’onorevole Geringer de Oedenberg sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee.

Ho letto con particolare attenzione la relazione della collega. Sono favorevole all’approvazione della presente relazione in quanto ritengo che il diritto comunitario dovrebbe essere maggiormente chiaro e comprensibile, e quindi più trasparente e accessibile a ogni cittadino.

Lo scopo dell’applicazione è la codificazione del regolamento (CEE) del Consiglio n. 3037/90 del 9 ottobre 1990 relativo alla classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee.

In qualità di avvocato desidero, nella dichiarazione del mio voto, sottolineare il valore della codificazione, che è un processo molto importante che combina singolarmente un ampio insieme di regolamenti giuridici in un’unica raccolta sistematizzata dalla quale possono essere interpretate le norme giuridiche fondamentali. Attribuisco un notevole significato alla semplificazione e alla classificazione del diritto comunitario.

 
  
  

– Relazione Paolo Costa (A6-0049/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega, l’onorevole Costa, sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile e che abroga il regolamento (CE) n. 2320/2002, adottato il giorno successivo agli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti d’America, che doveva essere revisionato in considerazione della sua applicazione. Fortunatamente, è stato raggiunto un compromesso sul finanziamento delle misure di sicurezza, che verrà ripartito tra gli Stati membri e le autorità aeroportuali, le compagnie aeree e i passeggeri.

Sono soddisfatto che il Parlamento europeo sia riuscito a convincere il Consiglio e la Commissione ad applicare la procedura di regolamentazione con controllo per tutta una serie di misure nella definizione delle norme fondamentali comuni per la sicurezza aerea, come quelle relative al controllo dei passeggeri e agli articoli che possono essere vietati, come i liquidi.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il presente regolamento offre un “maggiore grado di armonizzazione” delle norme comuni in materia di sicurezza dell’aviazione civile a livello comunitario, quali per esempio, il controllo dei passeggeri e bagaglio a mano, controllo d’accesso e lo screening di sicurezza degli aeromobili, abrogando il regolamento del 2002 adottato in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001 negli USA.

Tra gli aspetti che abbiamo criticato, figura il fatto che non si è in alcun modo garantito, ma il contrario, che i costi del fornire misure di sicurezza non fossero trasferiti agli utenti di tali servizi, che sono evidentemente servizi pubblici. Non esiste neanche alcuna garanzia che gli utenti non dovranno sopportare un sovrapprezzo inteso a coprire tali misure. Inoltre, non vi è alcun chiarimento in merito all’eliminazione di un’intera serie di misure di sicurezza che sono già state ampiamente criticate, in particolare per quanto riguarda la loro reale efficacia.

E’ inoltre singolare che, per quanto riguarda i lavoratori, la limitazione di accesso alla “area lato volo” per motivi di sicurezza sia stata impiegata per limitare la libertà dei lavoratori di formare un sindacato. Il testo attuale non offre garanzie che un simile abuso venga evitato o che tali diritti vengano tutelati. Infine, il regolamento apre chiaramente le porte alla presenza di personale armato a bordo, una misura che consideriamo un errore, anche per motivi di sicurezza.

 
  
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  Stanisław Jałowiecki (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Nonostante tutto, ho votato a favore della presente relazione. Desidero fornire qualche spiegazione. Come dicono, una soluzione di ripiego dura più a lungo. Abbiamo avuto un anno a disposizione sinora per convincerci della veridicità di questa espressione. Quando è stato introdotto il divieto di portare a bordo bibite e altri liquidi, ci era stato garantito che sarebbe stata solo un’esigenza temporanea. Si è condotta una breve revisione delle procedure, e si sono dovute infatti installare apparecchiature speciali, nella forma di dispositivi in grado di rilevare la presenza di sostanze pericolose.

Niente di tutto ciò ha avuto seguito. E i passeggeri nel frattempo? I passeggeri si sono abituati a tali inconvenienti… li trattano come se ci fossero sempre stati e fossero essenziali. Notate che questo è esattamente il modo in cui le nostre libertà e i nostri diritti vengono gradualmente e impercettibilmente limitati, anche in altri ambiti, non solo nell’aviazione civile.

Tuttavia, il Parlamento è da lodare, e in particolar modo i rappresentanti del comitato di conciliazione, che hanno difeso con tenacia questi principi. Ammetto che il loro non è stato un vero e proprio successo, ma vale la pena sottolineare ciò che è stato raggiunto.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. (DE) Voterò a favore del nuovo regolamento per la sicurezza aerea, che introduce maggiore sicurezza nel traffico aereo.

Sostengo fermamente una votazione congiunta sulle norme e i regolamenti a livello europeo, poiché solo l’adattamento rapido ed efficace delle nuove direttive tutelerà la sicurezza dei passeggeri aerei e dei loro diritti. Accolgo con particolare favore il possibile impiego di funzionari di sicurezza di accompagnamento, gli “agenti responsabili della sicurezza”, basato in particolare sulla minaccia attuale del terrorismo internazionale sui corridoi di volo potenzialmente vulnerabili. Inoltre, sostengo i regolamenti in materia di sicurezza che consentono di portare le armi solo in stiva e unicamente in casi eccezionali con il benestare dell’autorità al momento.

Per quanto riguarda la questione controversa del finanziamento, sono favorevole al compromesso secondo cui ciascuno Stato membro dovrebbe adottare le sue decisioni in merito, in cui i costi delle misure di sicurezza devono essere sostenute dalle strutture aeroportuali, dalle compagnie aeree e dagli stessi utenti. Tuttavia, è stato specificato che tali costi dovrebbero essere applicati direttamente alla disposizione di sicurezza e verranno coperti solo i costi effettivi. La Commissione viene inoltre sollecitata a presentare una relazione entro la fine dell’anno sul finanziamento dei costi, assieme a una proposta legislativa, se del caso.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Parlando in qualità di rappresentante di un paese che di recente è stato vittima del terrorismo, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Costa sulle norme comuni nel settore della sicurezza dell’aviazione civile. La sicurezza nell’aviazione civile è un aspetto che preoccupa tutti gli Stati membri e richiede pertanto norme fondamentali comuni in tutta l’Unione europea. Per quanto riguarda il finanziamento inteso a migliorare le misure di sicurezza, ritengo sia stato raggiunto un compromesso adeguato che offre spazio sufficiente affinché gli Stati membri e gli utenti condividano i costi. Le norme flessibili in materia di finanziamento non solo terranno conto della necessità di attuare le misure di base in Europa, ma consentiranno a quegli aeroporti ritenuti maggiormente esposti al rischio di attività terroristiche di adottare ulteriori iniziative intese a contrastare tale minaccia. Valuto inoltre positivamente la proposta di ridurre la frequenza di ulteriori controlli per i passeggeri che arrivano da paesi terzi con norme di sicurezza equivalenti a quelle dell’Unione europea. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Mi sono rifiutato di votare a favore della conciliazione finale tra Parlamento europeo e Consiglio, poiché sono contrario alla misura di agenti armati a bordo degli aerei, considerati i controlli aggiuntivi di elevata qualità cui vengono sottoposti i passeggeri prima di imbarcarsi. Ritengo eccessiva tale misura: sacrifica i diritti dei passeggeri in nome della sicurezza aerea; non è al servizio del principio di proporzionalità, e alla fine farà gravare un ulteriore onere economico sui cittadini, ossia i passeggeri. Chiediamo ai governi degli Stati membri, in particolare al governo ellenico, di non procedere con questa misura, e di impiegare le competenze di cui già dispongono.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) La sicurezza dell’aviazione civile ha affrontato vere sfide mortali e senza precedenti negli ultimi anni. E’ stato compiuto ogni sforzo al fine di fornire una risposta adeguata alle minacce sorte contro le vite dei passeggeri e del personale di volo, eppure pensiamo che le norme adottate non siano al passo con la creatività dei criminali. Pertanto, non possiamo rinviare ulteriormente o sprecare altro tempo nelle discussioni che danno per scontato un falso senso di sicurezza.

La normativa che ci apprestiamo a votare oggi fa semplicemente parte dell’azione legislativa che l’Unione europea sta sviluppando al fine di garantire che i suoi cittadini godano di una sicurezza maggiore e più evidente. Nel settore dell’aviazione civile è pertanto fondamentale dotarsi di strumenti flessibili che rendano possibile creare un’atmosfera di massima protezione per i cittadini e che possano essere valutati in modo semplice e adeguato. Pertanto, voterò a favore dell’accordo raggiunto dal Parlamento con la procedura di conciliazione, che garantirà protezione ai cittadini, sicurezza nell’aviazione civile nonché costante sorveglianza su coloro che minacciano la nostra sicurezza, le istituzioni democratiche e lo Stato di diritto.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sulla relazione di Paolo Costa riguardo al progetto che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile e che abroga il regolamento (CE) n. 2320/2002.

Infatti, ritengo fondamentale la realizzazione di un quadro legislativo più semplice e flessibile che aumenti le libertà e il potere decisionale nella fase dell’implementazione legislativa rispetto alle precedenti disposizioni troppo dettagliate.

Tuttavia, ritengo opportuno operare alcuni distinguo, in particolare in merito alla connessione dei diritti aeroportuali con i costi dei servizi offerti. In tale contesto, ritengo doveroso sollecitare la Commissione a prendere il prima possibile delle disposizioni riguardanti il finanziamento delle misure di sicurezza negli aeroporti europei e la trasparenza dei costi per la sicurezza, per far fronte ad eventuali distorsioni della concorrenza in questo settore.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) Voterò a favore dell’accordo di compromesso raggiunto in sede di conciliazione nonostante abbia alcune riserve, non solo per quanto riguarda il finanziamento della presente normativa, ma anche per la condotta del Consiglio dei ministri nel corso dell’intera procedura.

In primo luogo, deve essere precisato che i governi ritengono di poter introdurre misure di sicurezza potenziate nel settore dell’aviazione civile e si aspettano che l’industria, e di conseguenza i passeggeri, ne sostengano le spese. Dal mio punto di vista, e di fatto, era il medesimo del Parlamento, se gli Stati membri insistono sulle misure di sicurezza potenziate, dovrebbero almeno contribuire per quanto riguarda i costi.

In secondo luogo, il mio concetto di conciliazione è quando due parti scendono a compromessi sulle opinioni di entrambe al fine di raggiungere un accordo. In questa procedura il Consiglio non solo non ha neanche considerato il compromesso o la conciliazione, ma ha cominciato arrogantemente ad accusare il Parlamento di porre a rischio la sicurezza dei passeggeri. Questo è francamente inammissibile e ci lascia un’amara eredità che tutti noi dovremo ricordare nel corso delle prossime procedure di conciliazione. Da ultimo, mi sento come ricattato dal Consiglio nel votare a favore del presente accordo affinché possiamo finalmente disporre di misure di sicurezza potenziate al fine di proteggere il pubblico. Tuttavia il mio voto giunge con riluttanza e collera.

 
  
  

– Relazione Reino Paasilinna (A6-0041/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Sono soddisfatto dell’adozione in seconda lettura e sulla base della relazione del collega finlandese, l’onorevole Paasilinna, relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia; l’idea dell’Istituto è stata lanciata dal Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, nel febbraio 2005, e ha sollevato non poco scetticismo per quanto concerne il valore aggiunto che una simile struttura può offrire.

Per quanto condivida i punti di vista e le preoccupazioni sul finanziamento di un progetto di questo tipo, considero essenziale sviluppare una struttura come questa al fine di porre la conoscenza al cuore dell’ideale europeo, poiché è attraverso lo sviluppo della conoscenza e non della cultura dell’ignoranza che la nostra civilizzazione umanistica europea progredirà. A tale proposito, vorrei fare riferimento alla crescente inadeguatezza della nostra struttura di bilancio nell’Unione europea, in particolare per il finanziamento di grandi progetti come questo (o Galileo, per esempio). Infine, non riesco a comprendere il motivo per cui il gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea abbia presentato un emendamento, cui io e il mio gruppo politico abbiamo votato contro, al fine di respingere e quindi rinviare l’attuazione della posizione comune.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, saluto con favore la relazione del collega Paasilinna che intende contribuire alla crescita economica e alla competitività dell’UE sviluppando nuove forme d’innovazione attraverso la creazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (IET).

L’IET si prefigge l’obiettivo di sostenere l’elemento caratterizzante del livello della capacità competitiva: la “Conoscenza”. Quest’ultima, per definizione, non può essere un concetto statico, per cui può esistere soltanto attraverso un processo dinamico e strutturato di ricerca e di nuove scoperte. Il vero progresso si realizza esclusivamente mediante l'innovazione.

Oggi, nel mercato globale delle vecchie e nuove “economie della conoscenza” agiscono competitors come gli Stati Uniti, l’India ed il Giappone, che da sempre fanno dell’innovazione la chiave di volta per lo sviluppo economico, godendo di conseguenza di un forte vantaggio concorrenziale nei confronti dell’UE.

L’IET servirà dunque a rafforzare lo scambio di conoscenze, a fare incontrare, scambiare e circolare le idee, ad aggregare la ricerca di tutta Europa attorno a macroaree essenziali allo sviluppo della competitività futura dell’UE.

I possibili benefici di cui potrà usufruire il sistema concorrenziale del nostro mercato sono pressoché illimitati. Starà a noi vigilare sul giusto impiego dei 2,4 miliardi di euro stanziati e far sì che l’Unione europea possa affrontare con maggiore vigore le sfide future derivanti dal mercato mondiale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Come già affermato in prima lettura, siamo molto critici sulla creazione dell’Istituto europeo di tecnologia in particolar modo a causa della posizione assunta da diverse organizzazioni di ricerca.

Conformemente alle posizioni adottate dalle organizzazioni scientifiche che hanno criticato la presente proposta sull’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, abbiamo votato a favore della proposta che respinge la posizione comune del Consiglio, ma purtroppo è stata a sua volta respinta. Innanzi tutto non vi sono fondi sufficienti. Una delle opzioni per il finanziamento è il bilancio comunitario, compresi gli stanziamenti destinati alla ricerca, che possono solo essere convertiti in un altro modo di sostenere i paesi più sviluppati, acuendo pertanto le disuguaglianze.

A seguito dell’insistenza da parte di numerosi paesi che desideravano ospitare l’Istituto, quest’ultimo è diventato virtuale, una sorta di sistema per la consultazione delle comunità scientifiche in diversi settori. Il Parlamento europeo ha adottato numerosi emendamenti alla proposta della Commissione, ma noi riteniamo siano insufficienti ad aggiustare qualcosa che è nato storto.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. − (PL) Sostengo completamente la relazione del collega onorevole Paasilinna. Sono convinta che questo Istituto sia realmente necessario per l’Unione europea e i suoi Stati membri. Attira l’interesse non solo dei ricercatori europei e dei gruppi di scienziati nei singoli paesi, ma anche degli esperti, in particolar modo gli imprenditori. Credo che l’Istituto possa svolgere una funzione di mobilitazione per l’intera Unione europea, e di conseguenza le sue parti fondamentali non dovrebbero abbandonare alcuno Stato membro.

Ha un compito particolare da svolgere nell’equilibrare le opportunità e unificare le economie dell’Unione europea nei nuovi Stati membri. Unicamente combinando il potenziale e gli sforzi di ricerca degli scienziati della “vecchia” e della “nuova” Europa ci troveremo nella posizione di eliminare le disuguaglianze esistenti e progredire, attuando al contempo gli obiettivi della strategia di Lisbona. Tutto ciò considerato, desidero chiedere con forza che le sedi centrali dell’Istituto (il comitato direttivo) vengano collocate nel mio paese, la Polonia, a Breslavia.

Si tratta di una città situata in un punto di incontro tra le culture della vecchia e la nuova Europa, che si trova nelle immediate vicinanze di altri tre Stati membri: Germania, Austria e Repubblica ceca; dispone di una buona piattaforma di sostegno scientifica e di ricerca, di numerosi istituti universitari e di un’enorme popolazione di studenti, in numero pari a circa 200 000. Non ho alcun dubbio che Breslavia sia la scelta migliore per la sede dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) La relazione dell’onorevole Paasilinna “che istituisce l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia” è un contributo importante al fine del raggiungimento degli obiettivi definiti nella strategia di Lisbona. Il concetto di riunire le competenze di settore privato, organizzazioni di ricerca e istituti universitari è un progetto pilota ottimo e interessante. Dobbiamo inoltre garantire che il comitato direttivo dell’IET venga selezionato in modo trasparente al fine di tutelare l’integrità del suo lavoro. Il Parlamento e il Consiglio dovrebbero apportare il loro contributo nell’assicurare che sia mantenuta la trasparenza e che l’IET sia affidabile, e che venga altresì rispettata l’autonomia delle Comunità della conoscenza e dell’innovazione. Sono a favore della presente relazione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) In considerazione dell’accordo raggiunto tra il Consiglio e il Parlamento, cui la Commissione europea non ha sollevato obiezioni, ritengo che l’approvazione di oggi in seconda lettura della raccomandazione per l’adozione di un regolamento che istituisce l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, segni un momento particolarmente importante, poiché simboleggia, in effetti, la nascita di questo importante progetto.

Sono passati alcuni anni da quando l’Unione europea ha individuato l’innovazione e la conoscenza quali aspetti centrali per affrontare le sfide della globalizzazione e l’emergenza dei nuovi importanti attori economici globali. In tale contesto, il sostegno specifico alla ricerca e allo sviluppo quale arma economica è un’iniziativa che merita quanta più approvazione possibile, e questo è al cuore del progetto.

Per quanto riguarda la questione se sia meglio disporre di un vero campus o della soluzione adottata delle Comunità, solo il tempo potrà dirci quale delle due soluzioni avrà prevalso. In ogni caso, è importante, se non fondamentale, avere flessibilità e la capacità costante di adattare il modello alle soluzioni migliori. Altrimenti il mentore dell’innovazione non avrebbe la capacità di innovare, il che sarebbe un errore imperdonabile se lo scopo è realizzare modelli di efficienza.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto.(NL) Inizialmente avevo intenzione di sostenere la proposta di un Istituto europeo di tecnologia, in quanto colma il vuoto esistente tra l’istruzione universitaria, la ricerca e l’innovazione, aspetto importante per quanto riguarda l’economia e il mercato interno. L’IET sembrerebbe quindi un progetto fantastico, se non fosse per le disposizioni inadeguate in materia di finanziamento.

Di conseguenza, non posso sostenere l’attuale proposta o la posizione comune del Consiglio, principalmente perché il bilancio non è sufficiente. La Commissione ha proposto un importo ragionevole in grado di provvedere alle necessità delle CCI (Comunità della conoscenza e dell’innovazione) per sei anni. Il Consiglio ha ridotto l’importo in misura tale che ciò non è più possibile. Tuttavia una valutazione dell’impatto dell’IET ha dimostrato che un valido finanziamento di partenza sarebbe un fattore essenziale per una perfetta riuscita.

Secondo la proposta, le CCI sono obbligate a cercare finanziamenti esterni da altri programmi comunitari, che peraltro non sono destinati a tale scopo. Pertanto, gli Stati membri dovranno assumersi la responsabilità di fornire loro stessi i finanziamenti, come se potessimo contare soltanto sulla sponsorizzazione privata. Tale proposta significherebbe che il progetto è destinato a fallire.

Infine, il fatto che il cambiamento climatico sia stato esplicitamente cancellato quale soggetto principale delle prime CCI mi induce a non voler più sostenere la presente relazione.

 
  
  

− Relazione Reimer Böge (A6-0065/2008)

 
  
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  Derek Roland Clark, Nigel Farage e John Whittaker (IND/DEM), per iscritto. − (EN) Siamo ovviamente a favore del fatto che la Gran Bretagna riceva assistenza economica dall’Unione europea quale contributo alle spese causate dalle inondazioni dello scorso anno. Sosteniamo pertanto la presente proposta.

Tuttavia, cogliamo questa opportunità per dichiarare la nostra contrarietà a questo accordo in base al quale la Gran Bretagna deve presentare richiesta all’Unione europea per l’assistenza.

Il Regno Unito è un grande contribuente netto del bilancio comunitario. Anziché dover mendicare affinché un importo esiguo ci venga restituito, dovremmo preferire conservare i nostri fondi e decidere da soli il modo in cui spenderli.

 
  
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  Richard Corbett (PSE), per iscritto. − (EN) Sono soddisfatto che il Parlamento europeo abbia approvato il compenso di 170 milioni di euro in aiuti per l’inondazione a titolo del Fondo di solidarietà dell’Unione europea, inteso a contribuire alle operazioni di pulizia a seguito delle inondazioni subite dal mio paese, in particolare la mia regione, la scorsa estate. Tali inondazioni hanno colpito centinaia di case e imprese e causato la povertà di migliaia di persone. Il fatto che questo sia il secondo maggiore pagamento mai elargito dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea è indicativo dell’enorme costo finanziario e personale sostenuto dalle vittime. Si spera che queste risorse siano in qualche modo destinate a coprire tali costi.

Quale eurodeputato delle regioni maggiormente colpite, posso dire che ogni contributo è ben accetto. Questo gesto di solidarietà dal resto dell’Europa sarà accolto molto positivamente dalla mia circoscrizione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il testo adottato oggi approva la mobilizzazione del Fondo di solidarietà a favore del Regno Unito, a seguito delle inondazioni verificatesi nel suo territorio nell’estate del 2007.

Poiché il danno dichiarato era al di sopra della soglia richiesta per l’attivazione di tale meccanismo per il Regno Unito, circa 4 612 000 000 di euro, le conseguenze delle inondazioni sono state classificate come “catastrofe grave” e la Commissione ha proposto la mobilizzazione del Fondo di solidarietà per un importo di 162 387 985 euro.

Il parere della commissione parlamentare per lo sviluppo regionale esorta il Consiglio a giungere a un accordo sulla proposta di revisione della Commissione relativa al regolamento che istituisce il Fondo, accordo che non è stato raggiunto dall’adozione della posizione del Parlamento in prima lettura, in data 18 maggio 2006, peraltro con un voto contrario da parte nostra.

Dal nostro punto di vista, tra l’altro, la posizione del Parlamento europeo non tutela l’ammissibilità dei disastri regionali, tantomeno consente il riconoscimento della natura specifica dei disastri naturali del Mediterraneo o l’adattamento del Fondo, per quanto riguarda i limiti di tempo e le azioni appropriate, alla natura specifica di tali disastri, quali la siccità e gli incendi. Questi sono aspetti da tutelare.

 
  
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  Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Signor Presidente, il Fondo di solidarietà è la quintessenza del principio di solidarietà, che è uno dei pilastri della Comunità europea. I criteri per la sua erogazione sono stati perfezionati attraverso molti anni di pratica, a discapito della natura discrezionale della sua gestione, che sembrava esserci almeno nei primi tentativi di istituire e rendere operativo un Fondo antiglobalizzazione, essendo questa una nuova istituzione del bilancio dell’Unione europea nella prospettiva finanziaria 2007-2013. Un importante aspetto negativo, sottolineato con decisione nel caso del Fondo di solidarietà, è stato il lungo tempo di attesa affinché questo strumento venisse introdotto, aspetto evidenziato dai paesi richiedenti che avevano subito una catastrofe naturale. Paradossalmente, l’Unione europea è stata in grado di rispondere in modo più rapido alle richieste di assistenza dei paesi terzi che non a quelle presentate dai suoi stessi Stati membri.

La proposta di mobilizzazione del Fondo al fine di aiutare la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord, che sono state colpite da inondazioni a giugno e a luglio dello scorso anno, soddisfa tutti i requisiti formali. Occorre riconoscere che la reazione della commissione per lo sviluppo regionale ha accelerato le procedure del Parlamento. Nel frattempo, non è semplice interpretare il ritardo della Commissione europea. La sua conclusione del 18 gennaio 2008 è giunta sei mesi dopo la catastrofe naturale e l’immediata richiesta del Regno Unito, il quale si lamenta della tradizione negativa di ritardata amministrazione del Fondo di solidarietà e chiede un aggiornamento delle disposizioni relative all’esecuzione, che il Parlamento sta sollecitando dal 18 maggio 2006.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) A seguito delle inondazioni devastanti che hanno colpito la Gran Bretagna lo scorso anno, desidero accogliere con favore il lavoro dell’onorevole Böge sulla relazione concernente la mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea. Le risorse proposte andranno a beneficio di tutti coloro che sono stati vittime del disastro, tra cui le imprese. Sono pertanto favorevole alle raccomandazioni della relazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Come conseguenza dei disastri naturali e simili avvenimenti, occorre fornire rapidamente alloggi temporanei e provvedere a riparazioni di ripiego alle infrastrutture fondamentali quali, per esempio, le linee di elettriche, le strade, i ponti, e così via, affinché gli ospedali possano riprendere a funzionare, e il Fondo di solidarietà possa apportare un grande contributo sul posto. Tuttavia, sono per noi impagabili le migliaia di ore di lavoro non retribuito svolto dalle unità di soccorso; né è possibile ricompensare la sofferenza di coloro che sono stati colpiti dal disastro.

E’ necessario mantenere un equilibrio razionale nel Fondo di solidarietà tra l’erogazione rapida di finanziamenti ed esente da burocrazia e la garanzia che tali risorse non vengano impiegate per scopi diversi da quelli per i quali sono state elargite. La prevenzione e la migliore cooperazione intergovernativa sono di particolare importanza per prepararsi a future catastrofi naturali. Pertanto, in nessun caso tali avvenimenti devono essere usati per creare un’agenzia di difesa civile dell’Unione europea o una forza comunitaria di reazione rapida ai disastri, poiché quest’ultima non si troverebbe nella posizione di offrire reale protezione contro i disastri naturali, ma gonfierebbe semplicemente i costi e aumenterebbe la burocrazia.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. − (SV) non voterò a favore della presente relazione poiché implica un aumento del bilancio comunitario. I pagamenti destinati alla Gran Bretagna per le inondazioni del 2007 dovrebbero provenire dal bilancio esistente in quanto vi è lo spazio per una ridefinizione delle priorità, per esempio non aumentando il bilancio destinato a Galileo.

 
  
  

– Relazione Kyösti Virrankoski (A6-0058/2008)

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM), per iscritto. (SV) L’esperienza passata dimostra che l’Unione europea non gestisce in modo adeguato l’assistenza ai disastri. Il partito Junilistan ritiene che spesso lo stanziamento dal fondo può ridurre gli incentivi destinati agli Stati membri al fine di risolvere i problemi sottesi alla necessità di assistenza.

Per quanto riguarda l’introduzione di una voce di bilancio per le spese in circostanze eccezionali, il partito Junilistan ritiene che il presente progetto di bilancio rafforzi l’impressione che l’Unione europea stia cercando di diventare una superpotenza con competenze su tutto ciò che accade nel mondo. Il partito Junilistan si oppone a questo.

FRONTEX compie un passo troppo lungo quando si tratta di coordinare i controlli alle frontiere e le politiche di immigrazione degli Stati membri. Il partito Junilistan è del tutto contrario a ogni espansione della sua attività.

Poiché non posso sostenere il progetto di bilancio rettificativo per le suddette ragioni, ho deciso di votare contro l’intera relazione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La prima rettifica al bilancio comunitario per il 2008 comprende la mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea per un importo di circa 162,4 milioni di euro a favore del Regno Unito, come conseguenza delle inondazioni nel paese del 2007, nonché l’introduzione di nuove linee di bilancio e trasferimenti tra queste ultime che non modificano gli importi totali del bilancio complessivo.

L’organigramma dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (FRONTEX) è aumentato di 25 unità, da 69 a 94, considerando l’aumento di bilancio già effettuato per l’Agenzia (circa 30 milioni di euro) approvato nel corso della discussione sul bilancio comunitario per il 2008. L’azione dell’Agenzia si sta gradualmente consolidando e le vengono accordate competenze che sono al cuore della sovranità dello Stato. E’ una struttura che, tra gli altri esempi, conferisce sostegno alla “Fortezza Europa” e alla politica in materia di immigrazione, ponendo l’accento sulla sicurezza promossa dall’Unione europea.

Deve inoltre essere sottolineata la creazione di una nuova linea di bilancio “Spese eccezionali in situazioni di crisi”, nonostante sia poco chiaro che cosa si dovrebbe intendere con “crisi”.

 
  
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  Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Signor Presidente, il primo bilancio rettificativo nel corso dell’attuazione del progetto di bilancio per il 2008 riguarda le voci raggruppate sotto la rubrica comune delle rettifiche per “circostanze inevitabili, eccezionali o impreviste”.

Il punto 1, ossia la mobilizzazione del Fondo di solidarietà a favore della Gran Bretagna, che ha subito danni ingenti causati da tempeste e inondazioni nell’estate dello scorso anno, rientra senza alcun dubbio in questa categoria. L’unica osservazione da fare è che i rinvii nella mobilizzazione dei fondi derivanti da una richiesta tardiva da parte della Commissione europea stanno diventando una vergognosa tradizione. Il punto 5, che propone la creazione della linea di bilancio 27 01 11: Spese eccezionali in situazioni di crisi, per consentire il finanziamento di spese straordinarie connesse a una crisi dichiarata, è di natura analoga. Tuttavia, i tre argomenti rimanenti, che sono stati gettati nel calderone comune del bilancio rettificativo, riguardano ambiti diversi.

Condivido i dubbi del relatore per quanto riguarda il finanziamento dell’Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca (ERCEA), nonché la conclusione non del tutto coerente sulla creazione della voce di bilancio 06 01 04 12: Programma Galileo. L’organigramma modificato di FRONTEX merita approvazione.

L’analisi adeguata dell’intera conclusione e quanto ad essa correlato vengono resi problematici dalla natura eterogenea delle voci di bilancio contenute nel BR n. 1/2008.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) L’esperienza passata dimostra che l’Unione europea non gestisce in modo adeguato l’assistenza ai disastri. Il partito Junilistan ritiene che lo stanziamento dal fondo spesso può ridurre gli incentivi destinati agli Stati membri al fine di risolvere i problemi sottesi alla necessità di assistenza.

Per quanto riguarda l’introduzione di una voce di bilancio per le spese in circostanze eccezionali, il partito Junilistan ritiene che il presente progetto di bilancio rafforzi l’impressione che l’Unione europea stia cercando di diventare una superpotenza con competenze su tutto ciò che accade nel mondo. Il partito Junilistan si oppone a questo.

FRONTEX compie un passo troppo lungo quando si tratta di coordinare i controlli alle frontiere e le politiche di immigrazione degli Stati membri. Il partito Junilistan è del tutto contrario a ogni espansione della sua attività.

Tuttavia, la relazione dichiara anche che le risorse non dovrebbero per il momento essere trasferite da una linea operativa a una linea amministrativa degli stanziamenti di Galileo. Inoltre, la relazione è favorevole alla creazione di linee di bilancio per l’Agenzia esecutiva per la ricerca e l’Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca.

Ritengo che tali questioni siano di importanza significativa e ho quindi votato a favore dell’intera relazione, nonostante le obiezioni inizialmente sollevate per altri emendamenti proposti dal testo stesso.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Nella relazione Kyösti Virrankoski “Bilancio rettificativo n. 1/2008” riguardante il Fondo di solidarietà, possiamo osservare che l’Unione europea è disposta a stanziare nuove risorse nella mobilizzazione del Fondo di solidarietà nel Regno Unito. Auspico che questo sarà qualcosa che cercheremo di fare anche per altri Stati membri vittime di catastrofi naturali, come la Grecia. Ho votato a favore della presente relazione.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. − (RO) Quale deputato eletto in Romania, elogio l’approvazione della proposta di risoluzione del Parlamento europeo sul progetto di bilancio rettificativo dell’Unione europea n. 1/2008. Tale rettifica del bilancio è pertinente riguardo alla modifica dell’organigramma dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (FRONTEX). La Romania costituisce l’avamposto orientale dell’Unione europea ed è il paese incaricato di gestire una delle più vaste frontiere esterne dell’Unione.

Nell’ambito di tale competenza, la Romania deve sempre sostenere il potenziamento della cooperazione per una gestione migliore delle frontiere e fornire a FRONTEX gli strumenti sufficienti al fine di svolgere la sua attività nelle migliori condizioni, siano essi strumenti finanziari, personale o dotazione. E’ inoltre valutata molto positivamente la stesura dell’articolo “spese eccezionali in caso di crisi”: non saremo mai troppo preparati a simili eventi indesiderati.

 
  
  

– Relazione Luis Manuel Capoulas Santos (A6-0053/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Abbiamo deciso di votare a favore dell’accordo poiché, purtroppo, il paese è adesso davvero dipendente a livello economico dagli accordi nel settore della pesca con l’Unione europea. Se l’accordo di partenariato dell’UE dovesse terminare con effetto immediato, vi sarebbero gravi conseguenze per l’economia del paese. Consideriamo le relazioni scientifiche che dimostrano che i mari sono stati sovrasfruttati in modo molto grave. Pertanto, non riteniamo che gli accordi comunitari nel settore della pesca siano strumenti validi, nel lungo termine, per la lotta alla povertà e il sostegno allo sviluppo.

Desideriamo modificare la politica comunitaria nel settore della pesca affinché conduca a un recupero degli stock ittici. Desideriamo inoltre contribuire allo sviluppo sostenibile di quei paesi per i quali gli attuali accordi nel settore della pesca con l’Unione europea sono una fonte importante di reddito, apportando cambiamenti alla politica comunitaria in materia di commercio e aiuti nonché attraverso diverse forme di partenariato.

Gli armatori sono responsabili dei costi derivanti dagli accordi dai quali essi stessi traggono beneficio, e desideriamo una modifica permanente in tale direzione. Pertanto, abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 8, anche se tale cambiamento dovrebbe verificarsi in un contesto più ampio.

La Guinea-Bissau è uno dei paesi più poveri dell’Africa. Desideriamo sottolineare quanto sia importante che l’Unione europea trovi altre modalità di sostegno per questo paese, a lungo termine e maggiormente sostenibili, poiché gli accordi nel settore della pesca con l’UE attualmente incidono per il 30% sul PIL del paese.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Capoulas Santos sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione dell’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica di Guinea-Bissau, in quanto ritengo sia un accordo equilibrato che garantisce la sostenibilità del settore della pesca nonché la tutela degli interessi di entrambe le parti: l’Unione europea e la Guinea-Bissau.

Considero gli emendamenti presentati dal relatore un contributo importante al rafforzamento della politica della pesca dell’Unione europea, nella misura in cui sottolineano l’importanza del potenziamento del ruolo del Parlamento e delle informazioni a esso fornite.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) L’accordo tra la Comunità europea e la Repubblica della Guinea-Bissau per il periodo da giugno 2007 a giugno 2011, prevede la concessione di 37 licenze di pesca, quattro delle quali per il Portogallo.

Un totale del 35% della contropartita finanziaria della CE è stanziato al fine di sostenere le iniziative adottate nell’ambito della politica settoriale della pesca definita dal governo della Guinea-Bissau. L’accento viene posto sul miglioramento delle condizioni sanitarie e igieniche dei prodotti della pesca e al monitoraggio, il controllo e la vigilanza delle attività di pesca. Questo è un particolare settore di intervento, tenendo presente che, secondo gli organismi internazionali, le risorse alieutiche nel paese sono state duramente colpite a causa, tra le altre cose, della pesca illegale e non regolamentata.

L’accordo dispone inoltre l’utilizzo obbligatorio dei marittimi locali, ossia della Guinea-Bissau, a seconda delle tonnellate di stazza lorda delle navi. Al pari di altri accordi, si applica a tali marittimi la dichiarazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).

L’articolo 10 dell’accordo stabilisce altresì la costituzione di associazioni temporanee fra operatori comunitari e operatori della Guinea-Bissau tenendo conto dello sfruttamento comune delle risorse. Tale opportunità è un vantaggio per i pescherecci comunitari in quanto saranno quindi dispensati dal pagamento dei canoni delle licenze.

 
  
  

– Relazione Daniel Varela Suanzes-Carpegna (A6-0054/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Se l’accordo di partenariato dell’UE dovesse terminare con effetto immediato, vi sarebbero gravi conseguenze per molti paesi in via di sviluppo e per le numerose persone coinvolte. Pertanto, non possiamo semplicemente opporci agli accordi dell’Unione europea con altri paesi nel settore della pesca. Tuttavia, consideriamo relazioni scientifiche che dimostrano che i mari sono stati sovrasfruttati in modo molto grave. Desideriamo pertanto modificare la politica comunitaria della pesca affinché conduca a un recupero degli stock ittici. Ciò deve essere parte di un importante riesame.

Non riteniamo che gli accordi comunitari nel settore della pesca siano strumenti validi, nel lungo termine, per contrastare la povertà e sostenere lo sviluppo.

Desideriamo pertanto contribuire allo sviluppo sostenibile di quei paesi per i quali gli attuali accordi nel settore della pesca con l’Unione europea sono una fonte importante di reddito, apportando cambiamenti alle politiche comunitarie in materia di commercio e di aiuti nonché attraverso diverse forme di partenariato.

Gli armatori sono responsabili dei costi derivanti dagli accordi dai quali essi stessi traggono beneficio, e desideriamo una modifica permanente in tale direzione. Pertanto, abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 8, nonostante tale cambiamento dovrebbe verificarsi in un contesto più ampio.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. (PT) L’obiettivo principale del nuovo accordo di partenariato tra la Comunità europea e la Costa d’Avorio è rafforzare la cooperazione tra le due parti ai fini della creazione di un quadro di partenariato per lo sviluppo di una politica della pesca sostenibile e lo sfruttamento responsabile delle risorse acquatiche viventi della Costa d’Avorio, con un’attenzione particolare al sostegno della politica della pesca del paese.

Le due parti concorderanno le priorità cui dovrà essere destinato tale sostegno e definiranno gli obiettivi da realizzare, la relativa programmazione annuale e pluriennale e i criteri per la valutazione dei risultati ottenuti, al fine di garantire una gestione sostenibile e responsabile del settore. L’accordo rispetta i principi fondamentali della politica comune della pesca e garantisce al Portogallo una licenza di pesca per palangari di superficie.

I membri del partito socialdemocratico portoghese hanno quindi votato a favore della presente relazione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il presente accordo prevede un totale di 40 licenze di pesca da assegnare ai pescherecci degli Stati membri dell’Unione europea, cinque delle quali al Portogallo, per un periodo di sei anni a partire da luglio 2007. Rispetto all’accordo precedente, comporta una significativa riduzione delle possibilità di pesca, offrendo tuttavia l’opportunità di aumentare la cattura. Le parti hanno concordato che l’intera contropartita finanziaria della CE sarà destinata al sostegno e all’attuazione di iniziative adottate nell’ambito della politica settoriale della pesca definita dal governo della Costa d’Avorio.

Gli armatori che beneficiano dell’accordo devono impiegare il 20% dei marittimi dei paesi ACP imbarcati. L’accordo stabilisce che a tali marittimi si applicherà la dichiarazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sui principi e i diritti fondamentali del lavoro. Tale dichiarazione prevede la libertà di associazione vincolante e l’effettivo riconoscimento del diritto di contrattazione collettiva ed eliminazione delle discriminazioni in materia di occupazione e professione. Le retribuzioni dei marittimi saranno stabilite attraverso un accordo reciproco tra gli armatori e i marittimi o loro rappresentanti, ma non devono essere inferiori agli standard applicati nei paesi di origine, il che comporterebbe una violazione del principio di “pari salario per pari lavoro”.

 
  
  

– Relazioni Luis Manuel Capoulas Santos (A6-0053/2008) e Daniel Varela Suanzes-Carpegna (A6-0054/2008)

 
  
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  Lena Ek, Olle Schmidt e Anders Wijkman (PPE-DE), per iscritto. − (SV) Abbiamo deciso di non votare a favoredei due accordi di partenariato nel settore della pesca tra l’Unione europea e la Guinea-Bissau e la Costa d’Avorio. Il motivo è che l’esperienza di questo tipo di accordo è altamente dubbia. Viene offerto ai paesi a basso reddito un pagamento forfetario e, in cambio, aprono le loro acque alla pesca commerciale degli Stati membri dell’Unione europea, in particolare dell’Europa meridionale. Le risorse trasferite sono miseramente scarse se paragonate alle catture praticate; inoltre, esiste un rischio evidente di pesca non sostenibile. Ulteriore argomentazione è che la pesca costiera locale è spesso colpita in modo negativo. Auspichiamo che sarà possibile, nel contesto della strategia dell’UE per uno sviluppo sostenibile (SSS), valutare tali accordi di pesca immediatamente e sostituirli con modelli che siano sostenibili.

 
  
  

– Relazione Gabriele Albertini (A6-0014/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Riteniamo che la proposta di un limite di velocità comune sulle autostrade dell’Unione europea possa avere un positivo impatto ambientale nel senso che la velocità può essere ridotta in quegli Stati membri che non prevedono limiti di velocità obbligatori sulle loro autostrade. Tuttavia, è importante che nessuno Stato membro sia costretto a ignorare la sussidiarietà aumentando il limite di velocità sulle sue strade. Deve essere sempre possibile per gli Stati membri imporre limiti di velocità inferiori agli standard europei.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione di iniziativa dell’ottimo collega italiano, l’onorevole Albertini, che formula una serie di raccomandazioni alle parti interessate nel settore al fine di migliorare una situazione in disfacimento a causa della crescente domanda di petrolio e la diminuzione delle riserve di quest’ultimo, delle città e i centri abitati sempre più congestionati, e dell’impatto negativo sulla salute umana e il cambiamento climatico.

Sostengo i tre settori scelti al fine di combinare la politica pubblica: incoraggiare gli sviluppi tecnologici (automobili con emissioni massime di 125 g CO2/km), lo sviluppo di strumenti basati sul mercato (sistema di scambio di emissioni, incentivi fiscali, tasse/tariffazione basate sull’impatto ambientale e così via) nonché impiegando misure di accompagnamento, per ottimizzare l’utilizzo dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, senza dubbio i trasporti hanno un impatto sull’assetto socioeconomico della società e, al contempo, hanno un diretto risvolto sulle tematiche ambientali. Il trasporto urbano, difatti, genera il 40% delle emissioni di CO2 e rende l’Europa dipendente ed “ostaggio” del mercato dei combustibili fossili come il petrolio, che rappresenta circa il 70% della domanda complessiva.

Bastano questi dati allarmanti a far capire l’urgenza e la necessità di plasmare una nuova strategia complessiva relativa ai trasporti in Europa che, di fatto, potrebbe essere sviluppata partendo da questa relazione.

L’inquinamento dovuto ai mezzi di trasporto deve subire in fretta una considerevole diminuzione imponendo restrizioni alle emissioni di inquinanti, agendo sulla composizione della miscela delle benzine, continuando ad incentivare l’acquisto e l’utilizzo di mezzi ecocompatibili e non inquinanti.

L’UE avrà dunque la responsabilità di attuare un piano integrato per raggiungere questo importante obiettivo, impegnandosi ad incentivare il trasporto su rotaia che, ove opportunamente migliorato, può garantire un elevato livello di efficacia con un basso impatto ambientale. Le reti TEN devono essere terminate in fretta e necessitano di un maggiore sostegno finanziario da parte dell’UE. D’altro canto, gli Stati membri devono garantire e vigilare sulla realizzazione di tali opere se non nei casi di comprovata pericolosità ambientale o per la salute.

 
  
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  Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto. − (PL) L’emendamento n. 1 alla relazione (A6-0014/2008) sulla politica europea del trasporto sostenibile presentato dal gruppo PPE-DE è stato motivo di preoccupazione giustificata, per me e per l’intero settore dei trasporti. Tale emendamento è inteso a rinviare la revisione della direttiva sull’Eurobollo. Approvare l’emendamento significherebbe inviare un segnale negativo dal Parlamento europeo nonché contraddire la relazione della commissione parlamentare per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del 28 gennaio 2008. Questo è il motivo per cui ho votato contro l’emendamento e l’intero contenuto della relazione.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della presente relazione sulla politica dei trasporti sostenibile, in cui vengono considerate le politiche europee in materia ambientale ed energetica. Nell’Unione europea il 70% della richiesta di petrolio è imputabile al settore dei trasporti.

Occorre porre fine alla nostra pressoché totale dipendenza dai combustibili fossili attraverso la combinazione delle diverse politiche che coinvolgono tutte le modalità di trasporto. Tale approccio dovrebbe creare le condizioni essenziali per il realismo, ossia l’innovazione tecnologica intesa a ridurre le emissioni di CO2 prodotte dalle automobili e lo sviluppo di biocarburanti, la riforma del sistema delle imposte affinché tenga conto dell’impatto ambientale, e misure complementari al fine di utilizzare meglio le infrastrutture e incoraggiare i cittadini a cambiare le loro abitudini.

Ogni cittadino può contribuire al trasporto sostenibile impiegando il trasporto pubblico preferendolo alle automobili private, ove sia possibile tale alternativa.

Affinché sia più semplice per il trasporto passeggeri e merci impiegare modalità di trasporto a basse emissioni, quali la ferrovia, le vie navigabili interne, il mare o il trasporto pubblico, sono necessari contemporaneamente una serie di nuovi servizi, un’organizzazione del settore maggiormente competitiva e modi diversi di impiegare determinate infrastrutture.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Poiché non è possibile commentare nella presente dichiarazione di voto ogni questione importante sollevata dalla relazione di iniziativa del Parlamento europeo, data la sua complessità e ampiezza, occorre sottolineare che il documento non si occupa, o lo fa in modo inappropriato, di aspetti che i ricercatori considerano essenziali nell’affrontare le tematiche relative ai trasporti e all’energia e il loro impatto ambientale. Per esempio:

– non vi è alcun riferimento agli elevati prezzi del petrolio o alle relative conseguenze;

- non si fa menzione all’impiego del metano nelle vie di trasporto (sotto forma di CNG, GNL o biometano);

– si osserva una mancanza di chiarezza relativamente all’impiego dell’idrogeno quale combustibile alternativo per il trasporto stradale;

– impostazione acritica riguardo all’impiego di biocarburanti, con le loro gravi conseguenze che sono già state ampiamente dimostrate;

– non vi è alcun riferimento a documenti quali il programma “Target 2020” che chiede la sostituzione entro il 2020 di circa il 20% di benzina e diesel consumati nel settore dei trasporti europeo.

Infine, devo precisare che, oltre a elencare i problemi già chiaramente identificati, abbiamo bisogno di politiche che rispondano in modo efficace a tali problemi, come contrastare l’attuale globalizzazione capitalista e il ruolo dei trasporti in questo contesto, in modo particolare l’aumento della distanza geografica dal luogo di produzione al luogo di consumo, e la conseguente maggiore necessità di trasporti. C’è ancora molto altro da dire su tutto questo…

 
  
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  Jim Higgins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io e i miei colleghi del partito Fine Gael nel gruppo PPE-DE desideriamo confermare la nostra astensione riguardo agli emendamenti nn. 3 e 11, e quindi all’intera relazione, a causa di preoccupazioni dovute al problema della tassazione e del pedaggio. Continuiamo a pensare che per entrambe le scelte la responsabilità di decidere incomba agli Stati membri e che quindi non se ne dovrebbe fare menzione in una relazione del Parlamento.

 
  
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  Timothy Kirkhope (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I conservatori britannici membri al Parlamento europeo hanno votato a favore della relazione di iniziativa dell’onorevole Albertini sul trasporto europeo sostenibile poiché fornisce un quadro politico chiaro che accrescerà l’efficienza e affronterà il crescente impatto dei trasporti sul cambiamento climatico. Tuttavia, i conservatori sono preoccupati per la richiesta della relazione in base alla quale ulteriori proposte della Commissione sull’internalizzazione dei costi esterni non dovrebbero cominciare fino al totale completamento della valutazione d’impatto, e fino a quando il Parlamento non abbia discusso adeguatamente la questione. Siamo inoltre lieti che tale scelta politica, se introdotta, dovrebbe essere applicata uniformemente in tutti i tipi di trasporto, affinché non si verifichino distorsioni di mercato.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. (DE) Intendo votare a favore dell’armonizzazione della politica dei trasporti, ambientale e in materia di energia nell’Unione europea, in quanto nei tre settori solo gli sforzi coordinati possono apportare un miglioramento duraturo in ognuno di essi singolarmente.

Con il mio voto desidero promuovere in particolare lo sviluppo di un modello trasparente, sostenibile e generalmente applicabile per la valutazione dei costi esterni di tutti i tipi di trasporto. Voterò pertanto contro l’emendamento n. 1 che, dal mio punto di vista, ha lo scopo di ritardare l’internalizzazione dei costi interni per il traffico stradale. L’approvazione dell’emendamento ostacolerebbe gli sforzi comunitari intesi a realizzare una politica dei trasporti sostenibile e creerebbe pertanto le condizioni per la concorrenza sleale tra modi di trasporto.

Data la costante crescita del volume del traffico e il conseguente impatto ecologico, si dovrebbe incoraggiare con forza un’intensa cooperazione paneuropea nel campo delle nuove tecnologie e dei combustibili alternativi al fine di contenere le emissioni di gas serra e accrescere la qualità della vita anche nelle aree sovrappopolate. A questo proposito, chiedo anche che vengano ridotte le emissioni medie per i nuovi veicoli a 125g CO2/km grazie a miglioramenti tecnologici nel settore dei trasporti e nell’impiego di biocarburanti.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo positivamente le raccomandazioni contenute nella relazione dell’onorevole Gabriele Albertini sulla politica europea del trasporto sostenibile. I mezzi di trasporto sicuri e accessibili dovrebbero essere un diritto accordato a tutti i cittadini dell’Unione europea. La sostenibilità di questi trasporti è in effetti anche una questione urgente. Nell’incoraggiare l’innovazione tecnologica e gli strumenti basati sul mercato quali il sistema di scambio di emissioni o gli incentivi fiscali, in particolare nelle grandi città e nelle zone sensibili dal punto di vista ambientale, vi è la possibilità di garantire che i mezzi di trasporto e le infrastrutture vengano usati in modo efficiente. Sostengo la richiesta di un aumento degli investimenti nelle infrastrutture e nei sistemi di trasporto intelligenti al fine di affrontare problemi come la congestione. Ho votato a favore delle raccomandazioni della relazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Al fine di sviare dal fatto che stiamo agendo poco nonostante innumerevoli piani d’azione, i conducenti di autovetture devono adesso essere indotti a utilizzare le loro biciclette con l’imposizione di tariffe sulla congestione, pedaggi per veicoli e simili, o viene loro chiesto gentilmente di camminare o utilizzare maggiormente i trasporti pubblici.

Tuttavia, dobbiamo chiarire una questione: questo è il risultato di trasporti pubblici locali mal coordinati su cui si è risparmiato fino al limite, boom dei centri commerciali al culmine nelle città mentre i negozi locali sono in declino, riduzione della qualità delle condizioni di vita nei centri cittadini, crescita del tasso di criminalità, quartieri che sono dimore per un gran numero di stranieri e che si trasformano in ghetti e, ultimo ma non meno importante, tempi di viaggio più lunghi verso il posto di lavoro dovuti allo sviluppo urbano e alla maggiore flessibilità nell’orario di lavoro e nei rapporti di lavoro e il relativo ruolo dell’automobile quale prerequisito per un impiego remunerativo.

In questi termini e in considerazione del fatto che le automobili da sole provocano circa il 10% di emissioni di particolato, l’Unione europea ha intenzione, ha “solo” intenzione, di accaparrarsi maggiori competenze nel settore e istituire inutili sistemi di monitoraggio. Dovrebbe invece prendere il toro dalle corna e combattere le cause e non i sintomi, attraverso una revisione della sua politica sulle sovvenzioni, per esempio, al fine di non incoraggiare ulteriormente la quantità esorbitante di veicoli pesanti, per i quali la proporzione delle emissioni prodotte è di molto superiore. I sistemi di trasporto combinato strada/rotaia dovrebbero finalmente diventare economicamente vantaggiosi e non dovrebbe essere consentito che l’euforia della privatizzazione riduca il trasporto pubblico a uno zerbino logoro senza attrattiva.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) Negli ultimi decenni il settore dei trasporti ha compiuto con successo significativi investimenti al fine di accrescere l’efficienza energetica, e ha immesso sul mercato la tecnologia intelligente con benefici per l’ambiente e la sicurezza. Tuttavia, tali sforzi non sembrano essere sufficienti, poiché la domanda parallela costantemente in crescita nel settore li annulla pressoché tutti.

Occorre pertanto riesaminare questa equazione complessa al fine di poter rispondere alla sfida. Il settore dei trasporti è un settore economico dinamico; è tecnologicamente avanzato nonché più competitivo. L’industria ha investito ampiamente in ricerca e sviluppo in stretta consultazione con partner istituzionali e privati. Tuttavia, è necessario un maggiore coordinamento che ci consenta di trarre tutto il valore aggiunto dai nostri sforzi. E’ essenziale un’azione mirata a informare i cittadini e accrescere la loro consapevolezza, anche per quanto riguarda il loro comportamento. Inoltre, dovremmo perseguire la collaborazione e il coordinamento per quanto riguarda i progressi nel campo dell’efficienza dei carburanti, la regolamentazione degli investimenti, che stimolino un mercato dinamico per veicoli più sicuri e meno inquinanti e che sostengano l’innovazione tecnologica.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sull’ottima relazione del collega Albertini sulla politica europea del trasporto sostenibile tenendo conto delle politiche europee dell’energia e dell’ambiente. Ritengo fondamentale, infatti, che l’UE coordini le sue politiche al fine di sviluppare il trasporto collettivo urbano e i sistemi di trasporto alternativi, tutelando allo stesso tempo la protezione dell’ambiente e riducendo le emissioni di gas che provocano l’effetto serra.

Per quel che riguarda le infrastrutture, noto una continua enfasi per i progetti stradali a scapito di quelli ferroviari. Il completamento delle reti transeuropee sembra ancora lontano e il contributo dell’UE è minimo rispetto a quanto i singoli paesi dovranno fare a carico loro. Al fine di ridurre le emissioni di gas e di migliorare l’efficienza del trasporto di merci e passeggeri, ribadisco la necessità che l’UE fornisca un sostegno finanziario per l’attuazione di progetti prioritari nel quadro delle reti transeuropee.

 
  
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  Karin Scheele (PSE), per iscritto. − (DE) La relazione Albertini sostiene che una migliore internalizzazione dei costi esterni può contribuire a eliminare le turbolenze dei mercati e a evitare un aumento delle emissioni.

Ho pertanto votato contro l’emendamento n. 1 in quanto il suo obiettivo è di ritardare l’internalizzazione dei costi esterni per il traffico stradale. Questo è il messaggio sbagliato, poiché il traffico stradale è il primo responsabile delle emissioni del settore dei trasporti. Auspico che la revisione della direttiva sulla tassazione delle infrastrutture annunciata dalla Commissione apporti rapidi progressi nel settore.

 

13. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
  

(La seduta, sospesa alle 12.55, è ripresa alle 15.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 

14. Ordine del giorno: vedasi processo verbale

15. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale

16. Modifica del regolamento unico OCM con riguardo alle quote nazionali per il latte (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Elisabeth Jeggle a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) con riguardo alle quote nazionali per il latte [COM(2007)0802 - C6-0015/2008 - 2007/0281(CNS)] (A6-0046/2008).

 
  
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  Iztok Jarc, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Consentitemi di dire innanzi tutto che la Presidenza accoglie con favore la relazione dell’onorevole Jeggle sulla proposta di aumentare le quote latte e ritiene che sia un contributo costruttivo ed equilibrato alla discussione ormai in corso da più di qualche settimana.

Sulla base di condizioni di mercato favorevoli, la Commissione europea ha proposto nella sua relazione, o valutazione, un aumento del 2% delle quote latte nazionali a partire dalla prossima campagna, vale a dire dal 1° aprile 2008.

Le quote latte non sono semplicemente un problema di percentuale; sono una questione più ampia connessa alla revisione della politica agricola comune. Questo è il motivo per cui il Consiglio non si è limitato al solo problema, ma è entrato in una discussione più ampia e contemporanea sull’intero pacchetto relativo alla valutazione dello stato di salute della politica agricola comune.

Devo dire che la presente proposta ha suscitato molte opinioni simili o dubbi in sede di Consiglio e di Parlamento. Per esempio, sono state avanzate richieste per una maggiore anticipazione e stabilità nel settore lattiero. Ci si preoccupava delle regioni con un potenziale agricolo meno favorevole in cui vi sono poche alternative alla tradizionale produzione lattiero-casearia. Dall’altra parte, ci sono state ferme richieste affinché si consentisse agli agricoltori europei di trarre vantaggio dalle opportunità offerte dai mercati in via di sviluppo internazionali ed europei.

Nonostante la complessità di questo problema, siamo convinti di poter trovare risposte e soluzioni equilibrate nel quadro della valutazione dello stato di salute della politica agricola comune. Desidero aggiungere su questo punto che il Consiglio sostiene il Parlamento nel suggerire alla Commissione che elabori una strategia generale a lungo termine per il settore lattiero-caseario, ossia una proposta di strategia per tale settore. Riteniamo che parte essenziale di essa dovrebbe essere una cosiddetta transizione morbida all’eliminazione delle quote latte, che garantirebbe un passaggio senza ostacoli a una politica nel settore lattiero-caseario maggiormente orientata al mercato nonché la prevedibilità di tale settore.

A questo scopo, il Consiglio intende chiedere alla Commissione di esaminare tutti gli strumenti appropriati per questa attuazione. Tuttavia, riteniamo che la proposta della Commissione per un aumento del 2% nelle quote per la prossima campagna dovrebbe essere considerato quale parte di un pacchetto e che il resto dovrebbe essere adeguatamente discusso nel contesto della valutazione dello stato di salute della politica agricola comune.

Desidero inoltre aggiungere che la proposta sarà sull’agenda della sessione del Consiglio “Agricoltura e pesca” che si terrà la prossima settimana, e auspico che sarà adottato. Pertanto, se verranno soddisfatte le condizioni, l’attuazione inizierà nella campagna attuale, ossia nel 2008.

Infine, consentitemi di ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla discussione sulla presente relazione, in particolar modo la relatrice. Dal nostro punto di vista è un’osservazione equilibrata e ben fondata. Grazie per i vostri sforzi.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, ritengo che sia un segnale molto positivo da parte della Presidenza che il ministro per l’Agricoltura sia qui presente oggi per partecipare a questa discussione di estrema importanza.

Inizierò il mio discorso in un modo tradizionale, ringraziando la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e in particolar modo la relatrice per il suo lavoro molto costruttivo sulla proposta di aumentare del 2% il sistema di quote latte, come dichiarato dal ministro, per la prossima campagna che inizierà il 1° aprile 2008.

In molti hanno esortato la Commissione ad alleviare la situazione molto complessa del settore lattiero-caseario. In sede di Consiglio, una vasta maggioranza di Stati membri ha invitato la Commissione a presentare una proposta sull’aumento delle quote. Una risoluzione qui in sede di Parlamento europeo, adottata nell’ottobre 2007, sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari ha inoltre chiesto alla Commissione, quale priorità, di proporre un aumento temporaneo delle quote latte. A dicembre 2007 la Commissione ha presentato una relazione di previsioni di mercato in cui dimostrava che esiste, e ci sarà in futuro, una crescente domanda di prodotti lattiero-caseari.

La vostra relazione conferma inoltre che dovremmo accrescere le possibilità di produrre una maggiore quantità di latte. Ritengo che tutti concordino sul fatto che la proposta della Commissione sia piuttosto chiara e prudente, con un risultato prevedibile ed equo per tutti gli Stati membri. Potrei osservare con tutto rispetto che i vostri emendamenti sembrano non prestare la completa attenzione alla necessità di prevedibilità e pari trattamento per gli agricoltori?

L’emendamento inteso a rendere l’aumento del 2% volontario per gli Stati membri, se applicato, creerebbe probabilmente alcune difficoltà. In primo luogo, ritengo che dovremmo tutti concordare che stiamo cercando un orientamento più commerciale e una maggiore produttività. Pertanto, credo personalmente che si dovrebbe offrire al produttore la possibilità di scegliere se produrre più latte. Penso che dovremmo inoltre essere concordi sul fatto che i produttori lattiero-caseari hanno bisogno di prevedibilità, di certezza in merito alla loro possibile produzione nel contesto del sistema delle quote, e non credo che un sistema volontario vi contribuirebbe.

Quale soluzione, gli Stati membri hanno l’opportunità di decidere di non distribuire le quote ma mantenerle nella riserva nazionale. Questa è una possibilità, nonostante incoraggerei gli Stati membri, e sarei felice di vedere le quote distribuite, poiché ritengo che sia il modo più adeguato.

L’emendamento per l’impiego della perequazione delle quote al termine della campagna non è un’idea nuova. Infatti, è un aspetto che la Commissione ha esaminato molto da vicino, in quanto una simile teoria potrebbe facilitare l’uso in alcuni Stati membri delle quote inutilizzate in altri Stati membri. Tuttavia, ritengo che dovremmo concordare che la teoria è diversa dalla pratica.

Innanzi tutto, ritengo che introduca palesemente l’incertezza per i produttori lattiero-caseari. Dovrebbero pertanto formulare la loro migliore ipotesi riguardo a come la situazione potrebbe apparire alla fine dell’anno di produzione e, su tale base, cercare di compiere una scelta per la loro produzione, e solo l’anno successivo saprebbero se tale produzione è esente o meno da imposte. Sotto tutti gli aspetti credo che questo non vada a beneficio della decisione presa sul settore caseario. E’ ovvio che la produzione del latte comporta enormi investimenti, e dobbiamo ai nostri agricoltori un sistema prevedibile fino alla scomparsa delle quote nel 2015.

In secondo luogo, chi beneficerà di questo? Non occorre precisare che andrà ad ampio beneficio di un gruppo ristretto di Stati membri, il che rende la questione complessa da un punto di vista politico. L’aspetto più importante è che ne trarranno vantaggio i produttori che hanno già superato le loro quote, che hanno prodotto troppo, e non coloro che hanno cercato di mantenersi nei limiti del sistema delle quote. Pertanto non vi è alcuna certezza che ciò si traduca in una maggiore disponibilità di latte sul mercato.

In terzo luogo, dal mio punto di vista, questo è anche in contrasto con l’idea di semplificazione della politica agricola comune. Temo che le norme di attuazione in questo settore sarebbero estremamente complesse, e non sono favorevole a rendere il nostro sistema più complicato considerato che rimangono solo sette anni di vita a questo sistema di quote.

Per concludere, rilevo con piacere che tutti concordiamo sulla necessità di rafforzare le opportunità per il settore lattiero-caseario europeo di aumentare la propria produzione. E’ un segnale politico estremamente importante per me e per tutti gli Stati membri che la commissione per l’agricoltura abbia scelto all’unanimità questo approccio, dopo le opinioni molto divergenti all’inizio della discussione. Porgo pertanto le mie migliori congratulazioni alla relatrice per questo risultato e auspico di ottenere lo stesso livello di successo in sede di Consiglio.

 
  
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  Elisabeth Jeggle, relatrice. − (DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, come già affermato, la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale ha respinto all’unanimità la proposta della Commissione di aumentare le quote latte del 2% per la prossima campagna. Il che sarebbe pari a circa 2,8 milioni di tonnellate. Riteniamo tale proposta troppo rigida e inflessibile, e costituisce il segnale sbagliato nell’attuale situazione, in particolare per i mercati. Sulla base delle decisioni del 2003, ci sarà comunque un aumento delle quote dello 0,5% per 11 Stati membri il 1° aprile di quest’anno, l’equivalente di 700 000 tonnellate in più di latte nell’Unione europea.

Le discussioni intense con i miei colleghi della commissione per l’agricoltura hanno dimostrato che non ci sarà una panacea, né un modo agevole di condurre ulteriori discussioni. Esistono opinioni largamente divergenti e tutte le posizioni, dal generale e fondamentale rifiuto di ogni aumento delle quote, compreso l’aumento del 5%, sono state rappresentate. Siamo riusciti nondimeno a pervenire a un compromesso che tiene conto delle posizioni di tutti i gruppi, il che è stato accolto all’unanimità con nessun voto contrario o astensioni. Porgo i miei sentiti ringraziamenti a tutti gli onorevoli colleghi per la loro cooperazione costruttiva.

Il compromesso raggiunto ha due aspetti principali. Signora Commissario, lei ne ha parlato, ma io ho un’opinione diversa in merito.

Primo, l’istituzione di un meccanismo europeo di perequazione, in base al quale possa essere compensato a livello comunitario un eccesso o un difetto nelle quote nazionali esistenti. Non sarebbe molto burocratico e si tradurrebbe in una penalizzazione dei produttori che superano le loro quote solo dopo la perequazione.

Secondo, dal 1° aprile gli Stati membri possono decidere di aumentare su base volontaria le quote nazionali per la campagna 2008/2009. Desideriamo flessibilità, non rigidità! Tale compromesso significa che le quote già esistenti verranno impiegate in modo più efficace. Per gli Stati membri con maggiore potenziale vi è inoltre l’opportunità di impiegare questo quadro di quote europee seguendo un sistema comune di mercato interno europeo.

Signora Commissario, lei sottolinea regolarmente che le quote latte esistenti scadranno in tale sistema nel 2015. Un aumento lineare nelle sole quote, tuttavia, non creerà l’atterraggio morbido che lei ha promesso. Ripensi, se vuole, ai laghi di latte del passato! La commissione per l’agricoltura si è pertanto dichiarata inequivocabilmente, al pari di quanto aveva già fatto nel mini-pacchetto “latte”, favorevole all’istituzione di fondi destinati al settore lattiero-caseario intesi a registrare un risparmio nei costi derivanti dalle riforme esplicitamente per tale settore. Secondo noi, una simile promozione e tutela di ampia portata dell’intero settore può essere possibile solo in questo modo. In particolare, tale strumento dovrebbe essere impiegato per i produttori lattiero-caseari nelle regioni svantaggiate e in regioni del tutto prive di terreni da pascolo. Le domando, quindi, signora Commissario, di integrare concretamente questa richiesta del Parlamento europeo nella sua proposta di legge sullo stato di salute.

Dal nostro punto di vista, l’applicazione dell’articolo 69 non è sufficiente poiché non è chiaramente definito in termini di misure pratiche, in particolare per il settore già citato. E’ inoltre puro cinismo quando un funzionario di alto livello della Commissione annuncia in una riunione di agricoltori che non dovrebbero lamentarsi dei prezzi di produzione che in realtà stanno già diminuendo di nuovo, poiché ci sono già i 27 centesimi al litro. Questo è disprezzo per gli interessi legittimi di un’intera categoria professionale, che io, in qualità di membro di un Parlamento, perorandone la causa al più elevato livello democratico, non accetto!

 
  
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  Czesław Adam Siekierski, a nome del gruppo PPE-DE. – (PL) Signor Presidente, sono certo che un aumento nelle quote latte per la campagna 2008/2009 non minaccerà la stabilità del mercato lattiero-caseario dell’Unione europea, e non si verificherà alcuna riduzione significativa nei prezzi del latte. Ci saremmo aspettati un aumento maggiore, ma ascoltando le osservazioni formulate dall’onorevole Jeggle e da altri colleghi sosteniamo il pacchetto di emendamenti di compromesso che parla di un aumento volontario del solo 2%.

Trapela dalle informazioni della stampa che la signora Commissario è a favore delle proposte per un aumento annuale delle quote del solo 1% dal 2010 quale parte di quello che viene chiamato atterraggio morbido. E’ un approccio piuttosto conservatore, benché, da quel che si dice, la signora Commissario sia una liberale, ma torniamo a noi. Da un lato le quote basse limitano lo sviluppo dell’industria lattiero-casearia riducendone la competitività e il potenziale di esportazione. Dall’altro, questa è una garanzia di reddito stabile per i nostri agricoltori.

In futuro, dovremo continuare a discutere la scelta della migliore soluzione.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Rosa Miguélez Ramos, a nome del gruppo PSE. (ES) Signor Presidente, la verità è che i prezzi estremamente ridotti pagati per anni ai produttori lattiero-caseari europei hanno causato un danno importante per il settore. Hanno provocato un abbandono su vasta scala del settore, in particolar modo in alcune regioni come la mia, la Galizia, e un’altra delle conseguenze è stata l’enorme riduzione delle riserve strategiche di latte, che è un alimento di prima necessità.

Vorrei dire che, dal 2007, il mercato si sta sviluppando in modo positivo, e questo sta di fatto dando respiro ai produttori, consentendo loro persino di investire nelle loro aziende agricole, cosa sinora impensabile. Su questo aspetto vi sono due buone notizie, secondo la relazione della Commissione: le prospettive positive per il futuro significano che il mercato richiede quantità aggiuntive di latte, quindi si propone un aumento del 2% per quest’anno. Signora Commissario, sono stata d’accordo con tale proposta sin dall’inizio.

Concordo con la proposta e ho cercato di collaborare con la relatrice, l’onorevole Jeggle, in particolare perché è chiaro che c’è stata della reticenza e che alcuni membri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale non pensavano che la proposta della Commissione sarebbe stata sostenuta.

Tuttavia, dal mio punto di vista e da quanto capisco, il Parlamento non dovrebbe, come lei ha dichiarato, limitare i produttori che decidono di rispondere positivamente alle domande del mercato. Pertanto, io stessa ho proposto, in accordo con l’onorevole Jeggle, di rendere la disposizione volontaria.

Come già affermato dall’onorevole Jeggle, la relazione è stata adottata all’unanimità in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Nonostante sia vero, come dichiarato dalla relatrice, che le quote sono sottoutilizzate a livello comunitario, ciò non accade in modo uniforme tra tutti gli Stati membri, e lo stesso vale per il deficit di produzione in contrapposizione al consumo teorico.

Si pensi solo che nel mio paese, la Spagna, la produzione a noi assegnata è di 6,1 milioni di tonnellate e il nostro consumo teorico è di 9 milioni di tonnellate. La Spagna ha quindi, deve essere detto, quasi il più ampio deficit annuo per abitante dell’intera Unione europea.

Pertanto, abbiamo chiesto nella relazione dell’onorevole Goepel che venga in futuro apportata tale modifica delle quote, non attraverso un incremento lineare, come definito nella proposta presentata ora da lei, ma sulla base del divario esistente tra l’attuale struttura e quella che dovrebbe esserci, come lei dice, al fine di essere competitivi e affrontare da soli il mercato. Su questo aspetto, signora Commissario, desidero domandarle se sta considerando la possibilità, riguardo ai meccanismi di adattamento o all’atterraggio morbido, di delineare modelli individuali per i singoli Stati membri.

Vorrei chiarire bene che ritengo che la produzione del latte dovrebbe essere tutelata in tutta l’Europa. Per quanto riguarda le quote, prima di dire che stiamo per abbandonarle e che scompariranno, dobbiamo pensare al loro ruolo socioeconomico di protezione delle numerose economie fragili. In molte regioni la produzione lattiero-casearia è, come sapete, l’unica opzione agricola, quindi tale sistema ha aiutato...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Niels Busk, a nome del gruppo ALDE. – (DA) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, la relatrice, l’onorevole Jeggle, ha prodotto nuovamente un lavoro eccellente, per il quale desidero ringraziarla. Al momento, i produttori lattiero-caseari europei stanno affrontando grandi sfide poste dalla crescente domanda di prodotti lattiero-caseari soprattutto dall’Estremo Oriente. Questo è un problema molto positivo. Al contempo, l’economia produttiva è minacciata dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari, poiché l’Unione europea ne sta evitando l’importazione, necessaria ai paesi nostri concorrenti. Al fine di sopravvivere dobbiamo concedere adesso l’aumento delle quote. Altrimenti, se aspettiamo fino al 2015, quando si spera che le quote verranno abolite, avremo perso un’opportunità unica per l’industria lattiero-casearia europea.

Il mio gruppo vuole vedere la liberalizzazione della produzione lattiero-casearia in Europa grazie all’economia di mercato e della libera concorrenza, e il sistema delle quote costituisce un ostacolo a questo. L’aumento della produzione di almeno il 2% e la rivalutazione in una fase più avanzata dell’eventuale necessità di un ulteriore aumento di quote, sosterrà e manterrà solida e di vasta portata la produzione lattiero-casearia in Europa e offrirà una transizione agevole all’eliminazione del sistema delle quote, introdotto nel 1983, appunto quale accordo di transizione, a causa dello sviluppo del latte intero in polvere e dell’eccessiva produzione di burro. Fortunatamente, questo problema non esiste più, adesso il mercato chiede una maggior quantità di prodotti lattiero-caseari. Offriamo ai produttori europei del settore l’opportunità di rispondere alla domanda.

 
  
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  Alyn Smith, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, non farò eccezione nel congratularmi con la nostra relatrice per un lavoro serio, che ritengo essere considerato al meglio quale parte di un quadro più ampio sul modo in cui garantiamo la stabilità a lungo termine per allevatori e agricoltori europei.

Ho due osservazioni da fare. Approviamo e accogliamo positivamente le proposte della Commissione per l’eliminazione delle quote entro il 2015. Tuttavia, desideriamo vedere un sistema di controlli di produzione, e non concordiamo con il punto contenuto nella relazione secondo cui dovrebbe esserci un meccanismo volontario di opt-in per gli Stati membri. Noi, nel Regno Unito in particolare, abbiamo assistito a una modulazione volontaria che, ovviamente, non è volontaria per tutti i produttori che sono trovati in difficoltà a causa sua, e non concordiamo con tale principio. Non crediamo che la deregolamentazione asimmetrica sia sensata.

Anche più a lungo termine, desidero sottolineare ai nostri colleghi della Commissione che uno degli aspetti importanti, poiché osserviamo un mercato molto più liberale e libero nella produzione lattiero-casearia, sarà l’impatto del diritto di concorrenza su come i nostri agricoltori in particolare dovranno affrontare i contratti privati a lungo termine e la violazione di alcuni produttori e acquirenti, nello specifico, nel mercato lattiero-caseario. Tuttavia, nel complesso, è una relazione seria e ci fa piacere accordarle ampio sostegno.

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI).(BG) La situazione della produzione lattiero-casearia in Bulgaria è un esempio della presenza di qualcosa di sbagliato nel sistema economico dell’Unione europea.

L’aumento delle quote non ha molta importanza poiché il 30% dei bovini nel mio paese è morto di stenti solo nel corso del primo anno di adesione all’Unione europea. Ciò è dovuto agli enormi tassi di inflazione portati dall’Unione europea, nonché ai nuovi regolamenti, alle quote e ai prezzi più elevati dei generi alimentari e dei carburanti.

Quanto tempo ancora deve passare? Forse saranno necessari un paio d’anni prima che la patria dello yogurt, la patria del Lactobacillus bulgaricum, resti senza una sola mucca viva grazie all’Unione europea.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, prima di tutto accolgo con favore la raccomandazione che la relatrice ci ha presentato oggi in quest’Aula del 2% per 12 mesi come misura volontaria. Ritengo sia una posizione equilibrata da assumere.

Sono contrario all’apertura dei blocchi della produzione in quanto credo non risolverebbero nulla. Osserviamo il modo in cui il mercato si sviluppa nei prossimi 12 mesi. Allora, possiamo tornare sull’argomento il prossimo anno, esaminare nuovamente la situazione e assumere una prospettiva più ampia. Tutti parlano di soft landing, di atterraggio morbido, per le quote, ma nessuno sa dirmi in che cosa consisterà tale atterraggio. E’ una parola che utilizziamo, come hanno fatto il Presidente in carica del Consiglio e la signora Commissario, ma di che cosa stiamo parlando realmente adesso se aspettiamo il 2013? So che c’è una lunga strada da percorrere, ma al momento ci sono molti produttori lattiero-caseari lì fuori che si domandano in realtà come sarà la situazione quando arriverà quel momento.

Pertanto, mentre i guadagni per il settore lattiero-caseario sono cambiati drasticamente nel corso del 2007, non possiamo garantire che questo continuerà per sempre. Siamo molto onesti su tale aspetto. Non è quello che la Commissione ha fatto, né quello che abbiamo fatto noi politici. Non è quello che hanno fatto i governi nazionali o persino il settore lattiero-caseario. Sono state le forze del mercato che hanno condotto al rialzo dei prezzi e questo è quanto è realmente accaduto. I prezzi dei cereali hanno provocato il rialzo dei costi. Ma dobbiamo anche comprendere che, per quanto riguarda i prossimi 12 mesi, il costo dei cereali, dei fertilizzanti, l’elevato costo dell’energia, del foraggio questa estate, significheranno che una gran quantità di denaro in più destinato al settore lattiero-caseario verrà, di fatto, assorbito da tali costi supplementari.

Non ci facciamo quindi trasportare dalla convinzione che tutto sia roseo e meraviglioso nel settore lattiero-caseario, perché non è così. Il 2% in più produrrà una quantità considerevole. Tuttavia, concordo con la signora Commissario sul fatto di non rendere la situazione maggiormente complicata. Rendiamola più semplice per i produttori. Il settore agricolo lattiero-caseario, a prescindere dal luogo in cui si vive in Europa, è la spina dorsale della piccola azienda agricola a conduzione familiare, e dobbiamo sostenerlo.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE).(HU) Signor Presidente, signora Commissario Fischer Boel, l’aumento del 2% delle quote latte proposto nella relazione riguarda numerosi Stati membri. L’Ungheria non figura tra questi ultimi, poiché impiega solo il 70% delle quote latte assegnate, ma siamo nondimeno solidali con gli Stati membri quali la Polonia e gli altri che necessitano di un aumento delle loro quote latte. Oltre a tale aumento, dobbiamo tutti prepararci all’eliminazione del regime delle quote latte nel 2015, come propone la signora Commissario, e quindi occorre che progettiamo meccanismi di sostegno che forniranno un aiuto concreto nella promozione della produzione lattiero-casearia di qualità. Un problema specifico in alcuni paesi è il ritardo nello sviluppo tecnico e tecnologico. Sarebbe pertanto positivo se venissero impiegate risorse comunitarie per incoraggiare lo sviluppo tecnologico in paesi come l’Ungheria e altri nuovi Stati membri che non sono stati in grado di utilizzare le intere quote assegnate. Al momento di aumentare tali quote, è importante anche sviluppare l’innovazione nel settore agricolo. L’incremento dei prezzi del foraggio è un problema, e ne esiste un altro in particolare per cui né la signora Commissario Fischer Boel né nessun altro può fare nulla, ossia che in Ungheria l’industria di lavorazione casearia non è purtroppo di proprietà dei produttori lattiero-caseari, e questo li pone in un enorme svantaggio in termini di concorrenza. Grazie per la vostra attenzione.

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE).(DA) Signor Presidente, come la signora Commissario sa, il dibattito generale in Danimarca è molto sfavorevole alle sovvenzioni nel settore agricolo. Siamo davvero consapevoli che, se è stimolante produrre latte in Europa, ciò può essere attribuito in gran parte ai prezzi artificialmente elevati e ai limiti della concorrenza dei paesi terzi. Le condizioni sono sfociate in una sovrapproduzione, che abbiamo tentato di razionare attraverso il sistema delle quote. Non mi inoltrerò in tutte le disgrazie che questo ha comportato, ma semplicemente specificherò che, se la Commissione intende aumentare le quote per rispondere alla domanda crescente, ciò non sarà sufficiente. Le quote devono essere completamente abolite, e le distorsioni nel mercato eliminate. Pertanto, occorre una riforma profonda della politica agricola comune, con un’eliminazione dei pagamenti per area di superficie più rapida di quanto non accada al momento. Il mercato deve essere adeguatamente liberalizzato, e questo dovrebbe essere l’obiettivo principale della riforma. Inoltre, possiamo valutare le possibilità di proseguire con il sostegno a piccole aree ristrette in cui vi sono buoni motivi per la produzione di latte nonostante le condizioni economiche. La liberalizzazione deve far parte della politica agricola dell’UE: una politica che integri la sostenibilità ambientale nelle condizioni di mercato generali e che garantisca libero accesso ai mercati dell’Unione europea, sulla base di condizioni eque, ai paesi in via di sviluppo. C’è ancora molta strada da percorrere prima di poter essere orgogliosi della politica agricola dell’Unione europea.

 
  
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  Albert Deß (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, desidero ringraziare l’onorevole Elisabeth Jeggle per aver lavorato con grande capacità alla presente relazione. L’attuale sistema di quote è stato concordato fino al 2015. Rimarrà pertanto in vigore per altri sette anni e qualche giorno, per l’esattezza. Ritengo sia sbagliato, signora Commissario, aumentare adesso le quote latte del 2%.

Avrei compreso appieno se la quota fosse stata aumentata del 2% per i nuovi Stati membri in cui il consumo di prodotti lattiero-caseari è ben al di sotto della media comunitaria. Signora Commissario, pur rispettandola molto, ritengo che le proposte della Commissione siano sbagliate. Nel corso degli ultimi due mesi i nostri produttori lattiero-caseari hanno ottenuto un prezzo equo del latte per la prima volta da molti anni. Loro, che mungono le loro mucche la mattina e la sera, 365 giorni all’anno (366 quest’anno), meritano di percepire un reddito migliore di quanto non sia stato negli ultimi anni.

Pertanto, aumentare le quote adesso significa sottoporre i prezzi del latte a pressioni enormi, e sono già sotto pressione senza alcun aumento. In quest’Aula parliamo di atterraggio morbido, che secondo me significa ingannare i produttori lattieri. Non ci sarà alcun atterraggio morbido, ma duro quando si comprenderà l’idea della Commissione per quanto riguarda le quote. Credo che non dovrebbe più esserci nessun Hoelgaard o Rasmussen nella Commissione, che desiderano un calo precipitoso nei prezzi del latte. Non bisogna consentire loro di passarla liscia.

Anche senza alcun aumento abbiamo problemi e dobbiamo cercare di affrontarli in questa sede. Domani i deputati del CSU bavarese voteranno contro la presente relazione, in quanto non sono favorevoli a tale aumento. Non è una posizione contraria all’onorevole Elisabeth Jeggle, ma contraria all’aumento delle quote.

 
  
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  Bogdan Golik (PSE).(PL) Signor Presidente, desidero iniziare ringraziando la collega, l’onorevole Jeggle, per l’enorme quantità di lavoro svolto nel redigere la presente relazione. L’argomento che discutiamo oggi, è un tema che io stesso ho presentato tre anni fa quando per la prima volta ho iniziato a lavorare nel Parlamento europeo. Da tre anni affermiamo la necessità di aumentare le quote latte nei nuovi Stati membri e nell’Unione europea, per ricomporre quella spaccatura sproporzionata e impari in queste quote tra i singoli paesi, al fine di accrescere la produzione, e in primo luogo l’esportazione, e soprattutto cessare di penalizzare quegli agricoltori che desiderano aumentare la produzione e produrre ottimo latte europeo.

Gli argomenti essenziali a conferma della mia posizione di tre anni fa si trovano anche nella relazione della Commissione al Consiglio “Prospettive di mercato per il settore lattiero-caseario”, che annuncia il proseguimento degli andamenti positivi nel mercato lattiero mondiale. Le quote latte assegnate ai singoli Stati membri non sono state interamente utilizzate. D’altro canto, l’aumento del 2% nelle quote non comporta necessariamente lo stesso aumento nella produzione lattiera in tutte le regioni. Un numero sempre crescente di aziende agricole nell’Unione europea sta abbandonando la produzione lattiero-casearia, poiché ritiene che necessiti di una quantità eccessiva di manodopera. Di conseguenza, in tutti quei paesi in cui si desidera produrre latte dovremmo aumentare la quota del 5% anziché del 2%, in particolare in considerazione del fatto che si assisterà a una crescita nel numero di clienti nel mondo e, in particolare in Asia, a un aumento della domanda per gli eccellenti prodotti lattiero-caseari europei.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, le opinioni sulle quote latte sono divise. Lo abbiamo constatato anche nella nostra commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, che ha approvato tuttavia all’unanimità un compromesso concordato. Pertanto, se il Parlamento europeo intende inviare un segnale alla Commissione e al Consiglio dei ministri, dovrebbe anche essere, tuttavia, consapevole che gli agricoltori e i loro rappresentanti sono ancora divisi.

Alcuni sono perfettamente in grado di accettare un aumento nelle quote di almeno il 2% e quindi un atterraggio morbido precedente alla totale eliminazione delle quote. Desiderano opportunità di crescita attraverso un impiego migliore del loro potenziale produttivo, in quanto le opportunità di mercato nell’Unione europea e sul mercato mondiale quale risultato della domanda in costante crescita sono molto attraenti. Altri temono un crollo nei prezzi di produzione, diventati più equi solo di recente, nel caso in cui venissero prodotte maggiori quantità di latte.

Vi sono inoltre opinioni divergenti sulla perequazione europea proposta dalla commissione agricoltura. Questo non significa adesso abbandonare il sistema delle quote latte nazionali nel momento in cui in Europa vi è un deficit di approvvigionamento pari a 3 milioni di tonnellate? Non si potrebbe raggiungere ugualmente l’obiettivo riducendo il prelievo supplementare e aumentando le quote latte? Quale produttore lattiero-caseario ha il coraggio di rischiare in paesi in cui, come nel Lussemburgo, il prelievo supplementare per il 2006-2007 sarà nuovamente in ribasso a causa del superamento delle quote? Poiché l’aumento volontario del 2% nelle quote latte per il 2008-2009 fa parte del compromesso, posso sostenerlo.

Sono particolarmente soddisfatta della richiesta contenuta nella nostra relazione di istituire un programma di ristrutturazione dei fondi destinati al settore lattiero-caseario. Ritengo sia estremamente importante che venga richiesta in tempi brevi una valutazione degli effetti economici, sociali ed ecologici dell’aumento delle quote latte nonché una relazione sul comportamento dei consumatori che chieda espressamente di tenere in considerazione i fattori specifici della produzione lattiero-casearia nelle regioni svantaggiate quali il Lussemburgo, con condizioni di produzione difficili.

Le risorse previste da destinarsi al settore lattiero-caseario devono continuare ad esserci. Occorre inoltre chiarire che i prezzi alla produzione, che sul lungo periodo sono più equi, sono solo parzialmente responsabili dei prezzi più elevati dei generi alimentari. I distributori e le catene di prodotti alimentari dominanti continuano a ritenersi fortunati su questo aspetto.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE).(EL) Signor Presidente, desidero iniziare ringraziando e congratulandomi con l’onorevole Jeggle e con tutti i coordinatori che si sono davvero prodigati nel tentativo di raggiungere un equilibrio nel settore particolarmente sensibile delle quote latte, una politica che, secondo le aspettative di allevatori e agricoltori europei, dovrebbe apportare cambiamenti radicali e di ampia portata.

Signora Commissario, è particolarmente incoraggiante che, dinanzi a un cambiamento nell’offerta e nella domanda di prodotti lattiero-caseari, la Commissione abbia risposto modificando uno degli emendamenti principali e abbia aumentato le quote nazionali del 2% per il periodo 2007-2008. Desidero precisare che è ammissibile per la Commissione mostrare questo tipo di flessibilità in questioni relative allo sviluppo del mercato per i prodotti agricoli, in particolare i generi alimentari, nello specifico durante un periodo in cui il settore dell’allevamento si trova ad affrontare questioni di redditività dovute alle crisi del mercato internazionale.

Tuttavia, è anche una questione di principio che una simile crisi non si possa risolvere tramite le medesime disposizioni e politiche per tutti i tipi e le dimensioni delle attività di allevamento. Per questo motivo sottolineo che, nell’ambito delle loro discussioni, la Commissione e il Consiglio devono rivalutare la questione del tenore di materia grassa, al fine di evitare distorsioni della concorrenza, a spese dei paesi per i quali è stato fissato un ridotto tenore di materia grassa.

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE).(RO) Innanzi tutto, desidero congratularmi con la relatrice per il suo lavoro e gli sforzi compiuti nella ricerca di un compromesso in questa materia estremamente delicata.

Nel mio ruolo di eurodeputato di un nuovo Stato membro, ritengo vantaggioso l’aumento del 2%, anche se desideravamo una percentuale sostanzialmente più elevata, in particolare per gli Stati membri con quote latte basse associate a un potenziale produttivo inutilizzato. L’aumento nelle quote latte nazionali non è una minaccia alla stabilità del mercato lattiero-caseario.

Desidero sottolineare il fatto che un aumento del 2% rappresenta, in effetti, un reale incremento nella produzione del latte a livello comunitario del solo 0,8%. Ritengo inoltre che occorra mantenere l’attuale sistema delle quote al fine di incoraggiare il consolidamento delle aziende agricole esistenti e favorirne di nuove. Il termine impiegato relativamente alle quote da una prospettiva di riforma della politica agricola comune è “atterraggio morbido”, che significa un’eliminazione graduale delle quote.

I nuovi Stati membri, in particolare la Romania e la Bulgaria, che hanno aderito all’Unione il 1° gennaio 2007 e che, per impiegare la stessa terminologia, “sono decollati” bruscamente, affronteranno le difficoltà dell’adattare le procedure di “decollo” a quelle di questo “atterraggio” morbido. Se tale proposta non fosse stata accolta, la quota assegnata alla Romania si sarebbe esaurita, come nel 2007, in sei mesi, il che, in effetti, non incoraggia ma anzi scoraggia del tutto i progetti di sviluppo dei nostri agricoltori. Auspico che la votazione della presente relazione nel corso della sessione plenaria si dimostri determinata al pari della votazione in sede di commissione agricoltura.

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE).(HU) La ringrazio, signor Presidente. Signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero cogliere questa opportunità per congratularmi con l’onorevole Jeggle per la sua eccellente relazione e per tutto l’intenso lavoro ad essa dedicato. Non vi è alcun dubbio che l’Unione europea debba rispondere in modo adeguato alla crescente domanda globale che suggerisce un aumento significativo nelle quote latte. L’aumento proposto del 2% delle quote, la cui entrata in vigore è prevista in tutti gli Stati membri all’inizio di aprile 2008, aiuterà probabilmente il settore nell’Unione europea a trarre vantaggio dall’opportunità offerta dalla domanda globale. Tuttavia, è necessario risolvere la questione delle quote latte senza creare un altro problema nel processo.

Vorrei sottolineare che oltre a soddisfare l’autentica domanda del mercato e ampliare la gamma di prodotti offerti, dobbiamo contribuire a migliorare la già difficile situazione dei produttori. Questo è il motivo per cui dobbiamo garantire che venga attribuito il giusto peso all’impatto sociale e ambientale dell’aumento delle quote, e al suo effetto sulla produzione, in particolare riguardo al sostegno ai produttori nelle regioni svantaggiate. Per i meccanismi del mercato interno è indispensabile garantire che il prezzo è adeguato sia per i produttori che per i consumatori. In considerazione del fatto che il sistema delle quote sarà abolito dopo il 2015, dobbiamo iniziare a pensare adesso al modo in cui aiutare i produttori a rendere il loro lavoro efficiente e proficuo. Grazie per l’attenzione.

 
  
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  Béla Glattfelder (PPE-DE).(HU) Grazie. L’aumento delle quote latte nell’attuale situazione di mercato è avventato e rischioso per due motivi. Da un lato, la prospettiva di mercato non è neanche lontanamente favorevole come suppone la Commissione europea. I recenti sviluppi dimostrano chiaramente i rischi che l’aumento delle quote implica. I consumatori in Europa e al di fuori di essa hanno risposto in maniera sensibile all’incremento dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari. In alcuni paesi il consumo è diminuito di circa il 10-30%, e le importazioni di latte in polvere dalla Cina hanno registrato una riduzione. Di conseguenza, il prezzo d’acquisto del latte in Ungheria, per esempio, è sceso del 10-20% nelle ultime settimane. La prima ragione di tutto questo può essere che, mentre i prezzi di altri generi alimentari sono aumentati, il costo della carne non ha sinora seguito tale tendenza, con il risultato che i consumatori soddisfano il loro fabbisogno proteico consumando carne anziché i prodotti lattiero-caseari sempre più costosi.

Al contempo, in molti Stati membri una proporzione notevole di quote latte resta inutilizzata. Un aumento delle quote impedirebbe ai produttori di questi Stati di cogliere le opportunità a loro disposizione; infatti, per tali paesi quote maggiori si tradurrebbero in realtà in un calo di produzione poiché i produttori negli Stati membri che impiegano del tutto le loro quote acquisteranno il bestiame necessario per aumentare la produzione di latte di questi paesi.

Attualmente, quindi, non vi è alcuna necessità di aumentare le quote. Aspettiamo e osserviamo ciò che accade. Se il prezzo sale e continua l’aumento della domanda nel lungo termine, allora dovremo riconsiderare la questione.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) I dati relativi alla campagna 2006/2007 mostrano una sottoutilizzazione di 1,9 milioni di tonnellate di latte a livello comunitario, con 18 Stati membri su 27 con una produzione inferiore alle loro quote nazionali.

La Commissione europea prevede che per la campagna 2007/2008 si registrerà una sottoutilizzazione dell’ordine di 3 milioni di tonnellate di latte. La questione di un ulteriore aumento del 2% delle quote è d’altra parte discutibile. Concordo riguardo al punto di vista secondo cui ogni opzione dovrebbe essere considerata sulla base della sua applicabilità, prestando attenzione al rispettivo impatto economico, sociale, regionale e di bilancio.

A mio parere, i nuovi Stati membri dovrebbero ricevere maggiori sovvenzioni, fissate al 2% come proposto, al fine di non subire discriminazioni a causa del loro passato, poiché siamo tutti consapevoli della crescita della domanda nonché dei prezzi più elevati.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN).(PL) Signor Presidente, l’onorevole collega Jeggle ha presentato un’ottima proposta riguardo all’aumento delle quote latte. L’eventualità di tale aumento nonché della creazione di un sistema di perequazione a livello UE è inoltre sostenuto sia dalla situazione del mercato lattiero-caseario che dai produttori del settore.

In considerazione di questa situazione, occorre porre alcune domande. Per quale motivo la Commissione europea è stata così lenta nel reagire alla necessità di aumento delle quote latte? Sta programmando di garantire gli interessi e l’esistenza dei produttori comunitari fissando un prezzo minimo del latte a un livello che renda sicuro un profitto per tutti i produttori lattiero-caseari dell’Unione europea e che ponga fine alla vendita sotto il costo di produzione? La Commissione prevede una cancellazione dello squilibrio nella produzione di latte tra vecchi e nuovi Stati membri?

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, due settimane fa, si sono recati a Bruxelles 4 500 produttori lattiero-caseari da ogni angolo d’Europa. Hanno unito le forze al fine di formare una centrale del latte europea e adesso chiedono prezzi più equi.

Questo ha già avuto notevoli conseguenze in Germania. Abbiamo prezzi alla produzione che erano di circa il 40% e adesso vengono nuovamente posti sotto pressione. I produttori lattiero-caseari chiedono pertanto una politica di mercato basata sulla quantità. Se tale sviluppo fosse in procinto di crescere, se influenzasse la politica agricola, potete immaginare una Commissione nel 2015 che abbia la capacità politica di resistere alle richieste di questo movimento al fine di aumentare o applicare nuovamente il sistema di quote latte in un modo flessibile?

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, condivido la preoccupazione di molti in quest’Aula su un aumento definitivo delle quote latte. Ritengo che al punto in cui siamo giunti occorra porsi alcune domande fondamentali, che comprendono il fatto che, se abbiamo una sottoproduzione prevalente e una situazione al di sotto delle quote, allora qual è la reale motivazione dell’aumento delle quote? Quest’anno, ci aspettiamo tre milioni di tonnellate di sottoutilizzazione, qual è quindi la grande fretta a questo proposito?

In secondo luogo, per quanto riguarda il tanto citato atterraggio morbido, abbiamo bisogno di prestare particolare attenzione a quelle regioni che hanno costruito la loro struttura e strategia nel rifornire altre regioni che attualmente hanno una produzione limitata, regioni come la mia circoscrizione, che fornisce al di là dei confini la Repubblica d’Irlanda. In termini di atterraggio morbido, occorre trovare una strategia a lungo termine e sbocchi commerciali alternativi per regioni come questa.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, mi domando che cosa i produttori che possono ascoltare questa discussione penserebbero, è troppo complicato. Mi congratulo con l’onorevole Jeggle per un lavoro miracoloso nell’ottenere consenso. Tuttavia, chi di voi questa settimana si è trovato nella tempesta sa che un atterraggio morbido dipende dal modo in cui soffia il vento e nessuno di noi sa come soffierà tra qualche anno.

Penserei che un aumento delle quote del 2% – e la scelta volontaria, secondo me, non spetta agli Stati membri, ma sono i produttori che decidono se farne o meno uso – ci consentirà di esaminare il mercato, cosa di cui abbiamo bisogno. Il 2% non è un aumento consistente per i singoli produttori.

Per quanto riguarda le preoccupazioni, e forse la signora Commissario ha pensato troppo intensamente al meccanismo di perequazione, state tassando in modo pesante i produttori che possono produrre mentre al contempo gli Stati membri non intendono produrre. Abbiamo già discusso con altri colleghi di questo argomento, pertanto occorre fare qualcosa a riguardo.

Infine, l’iniziativa dell’OMC potrebbe rendere ...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, desidero ringraziare molto l’onorevole Jeggle per aver elaborato una relazione complessa. Posso solo dire rapidamente che “chi non risica non rosica”, e ritengo che in questo caso dobbiamo essere molto più coraggiosi. Le quote latte sono come una pentola a pressione: non si può tenere la pressione costante fino alla fine e poi toglierla, perché semplicemente esploderebbe. Sono abbastanza chiaro sul significato di atterraggio morbido, ossia l’aumento delle quote in modo significativo prima di arrivare al 2015, pertanto accolgo questo 2% con particolare favore.

Desidero dire alla Commissione e al Consiglio che dovremmo essere molto più coraggiosi quando giungeremo al 2010. Non pensiamo solo all’1%, ma al 2% e assicuriamoci di svolgere un autentico atterraggio morbido per le quote latte. I giovani agricoltori e i nuovi operatori sono stati tutti limitati nel corso degli anni. Questa è la nostra opportunità di fornire loro tale produzione. Finalmente il commercio lattiero-caseario è in crescita nel mondo…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, il latte è un prodotto altamente sensibile e desidero ringraziare con la massima sincerità l’onorevole Jeggle per un compromesso efficace. Accolgo con particolare favore l’aumento volontario delle quote latte negli Stati membri. Tuttavia, vorrei sottolineare quanto segue: chiunque citi continuamente il prezzo dei generi alimentari quale giustificazione di un aumento delle quote o della sovrapproduzione, nasconde completamente il fatto che i produttori lattiero-caseari non percepiscono neanche il 30% del prezzo di vendita nei negozi. Ritengo dovremmo discuterne.

E’ essenziale inoltre che la produzione lattiero-casearia possa proseguire nelle regioni montane e nelle aree svantaggiate poiché costituisce spesso l’unico tipo di produzione che si svolge in questi luoghi. Abbiamo bisogno di un programma speciale in questo settore.

 
  
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  Esther de Lange (PPE-DE).(NL) Salto i convenevoli e proseguo dicendo che accolgo con favore la proposta dell’aumento delle quote del 2%. Personalmente, avrei preferito il 3%, in quanto la stessa Commissione europea ammette che il 2% significa nella pratica solo l’1%, poiché non tutti i paesi utilizzano interamente le quote; tuttavia sosterrò in ogni caso il compromesso del 2% dell’onorevole Jeggle.

Desidero dire alla Commissione europea che non è in anticipo, in quanto già nel 2006 siamo stati raggiunti sul mercato mondiale dalla Nuova Zelanda. La domanda è cresciuta, pertanto vi era il margine per sfruttare le opportunità, ma non abbiamo potuto farlo poiché costretti dal sistema delle quote. Tale sistema ha avuto un ruolo da svolgere quando esisteva il problema della sovrapproduzione ma, ora che la domanda è aumentata, occorre sviluppare un nuovo sistema che ci consenta di sfruttare le opportunità del mercato. In questo contesto, ritengo inoltre che sia una vergogna che la valutazione dello stato di salute stia chiaramente verificando al momento quattro aumenti dell’1%. Dal mio punto di vista, un vero atterraggio morbido richiede più di un aumento dell’1%. Abbiamo il coraggio di farlo.

 
  
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  Iztok Jarc, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Desidero innanzi tutto ringraziare tutti i presenti alla discussione. Come sempre in Parlamento, è stata molto complessa e fruttuosa e ha sottolineato tutti i problemi e le differenze che esistono tra gli Stati membri.

Vorrei evidenziare che la Presidenza, e ovviamente il Parlamento europeo, hanno senza dubbio offerto tempo sufficiente affinché la proposta fosse valutata da tutti i punti di vista. Se vengono soddisfatte le condizioni per l’adozione di questa proposta, considerando il parere del Parlamento europeo, tale aumento del 2% verrà impiegato a partire dall’inizio della prossima campagna, ossia dal 1° aprile 2008.

Tuttavia, desidero sottolineare che con questo non si conclude la discussione sul futuro del settore lattiero-caseario dell’Unione europea. Senza dubbio, l’approfondimento continuerà nel quadro della cosiddetta valutazione sullo stato di salute della politica agricola comune.

Posso garantire qui che la Presidenza è determinata della sua decisione di condurre tale discussione e raggiungere il nostro obiettivo comune, ovvero – e questo ve lo assicuro – una strategia equilibrata a lungo termine per il settore lattiero-caseario europeo.

Vi ringrazio di nuovo per aver partecipato a questa discussione e porgo un ringraziamento particolare alla relatrice.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, ritengo che, dopo la discussione di oggi in quest’Aula, tutti possiamo concordare che la produzione lattiero-casearia è ancora una parte molto importante della nostra politica agricola comune. Mi sembra che oggi potete valutare e scegliere tra due opinioni diverse, che riguardano l’intera serie, da zero a più rispetto a quanto abbiamo suggerito nella nostra proposta. Ritengo che questo abbia anche dimostrato la diversità riscontrabile nei vari Stati membri, e probabilmente è un motivo, per rispondere alle osservazioni dell’onorevole Parish, del nostro non essere coraggiosi a sufficienza. Tuttavia, in fin dei conti dobbiamo trovare un compromesso tra le diverse opinioni.

Desidero solo formulare qualche commento su alcune delle questioni che sono state sollevate. Per quanto riguarda l’aumento delle quote, è discrezione degli Stati membri distribuirlo ai produttori o mantenerlo nella riserva nazionale. Io preferirei chiaramente la distribuzione. Gli Stati membri possono accordare una specifica preferenza ai giovani agricoltori e a coloro che sono in difficoltà a causa dei prezzi che devono pagare per le quote.

Ritengo che, se desideriamo introdurre un aumento dal 1° aprile, dobbiamo farlo con una percentuale fissa in tutti gli Stati membri. Se adesso iniziamo a discutere dati particolari o rialzi delle percentuali per i diversi Stati membri, ci sarà una lotta che durerà mesi. Pertanto, concordiamo che ciò di cui stiamo discutendo adesso è un aumento del 2% in tutta l’Unione europea. Non penso in realtà che siamo fondamentalmente divisi nelle nostre opinioni sulla direzione da prendere. Ritengo che possiamo definire il nostro obiettivo, ma possono esserci alcune opinioni divergenti tra Commissione e Parlamento sul modo in cui raggiungerlo.

Credo che possiamo tutti essere d’accordo che non dovremmo mettere a rischio il settore. Questo è esattamente il motivo per cui ho proposto l’atterraggio morbido. Un “atterraggio morbido” significa in realtà che aumentiamo le quote nel corso degli anni e manteniamo una situazione in cui, al termine del sistema delle quote, nel 2015, non assisteremo a un’eccessiva e improvvisa caduta dei prezzi, che sarebbe il risultato se non intervenissimo. Ritengo pertanto che abbiamo scelto un approccio adeguato e soddisfacente. Non sottovaluto il fatto che in Europa possono essere presenti regioni, montane o vulnerabili, in cui una totale eliminazione del sistema delle quote potrebbe mettere a rischio la continuità della produzione lattiero-casearia. Pertanto, saremo pronti a cercare, nel corso della valutazione sullo stato di salute, una soluzione che aiuti tali regioni. Sono convinta che l’articolo 69 sia lo strumento più adeguato, una possibilità per gli Stati membri di ridurre il pagamento diretto agli agricoltori e impiegarlo per regioni specifiche.

Non ritengo che l’idea dell’istituzione di fondi per il settore lattiero-caseario per la ristrutturazione sia una soluzione. Da dove faremo provenire le risorse? Quanto denaro prenderemo? In quale modo lo ridistribuiremo tra i diversi Stati membri? Ritengo che vi siano molte domande senza risposta riguardo a questi finanziamenti, e i fondi a nostra disposizione sono limitati. Dovremmo attingere dal nostro bilancio, e in seguito altri produttori del settore agricolo dovrebbero pagare per questo fondo di ristrutturazione. Non credo quindi che funzionerebbe.

A mio avviso, il motivo principale dell’aumento della produzione lattiero-casearia è la presenza dei mercati emergenti in Asia. Per quale motivo non ci prendiamo la nostra quota di questi mercati in crescita? Siamo consapevoli di quanto sia difficile quando altri attori sono già coinvolti e noi arriviamo in un momento successivo tentando di prendere la nostra parte. Avremmo dovuto essere lì sin dall’inizio con i nostri prodotti di alta qualità. Quei produttori lattiero-caseari – caseifici, industrie che registrano buone prestazioni –, sono quelli che realizzano i prodotti di qualità elevata; in questo caso in particolare è il formaggio. In Europa abbiamo un marchio straordinario sui formaggi di alta qualità, quindi per quale motivo non lo impieghiamo e ci prendiamo la nostra parte? Come ha affermato il ministro, discuteremo di nuovo la questione nel corso della valutazione dello stato di salute. Sono sicura che avremo una discussione animata come quella odierna, perché penso che la produzione lattiero-casearia non sarà mai un argomento noioso.

 
  
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  Elisabeth Jeggle, relatrice. − (DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato un’ampia gamma di opinioni. Abbiamo inoltre potuto constatare che, per tutti i presenti oggi in quest’Aula, si tratta di una questione seria con cui non si può scherzare, che ciascuno di noi ha molte preoccupazioni e che tutti siamo, ovviamente, responsabili nei nostri paesi, nei confronti dei consumatori, da un lato, e dei produttori lattiero-caseari, dall’altro.

Torno nuovamente alla questione dei mercati: non so se devo credere nel mercato cinese. Assistiamo a grandi affari nell’Unione europea e su questo mercato oggi. Tuttavia, noi abbiamo un mercato interno che ci aiuta a essere più forti, anche dinanzi alla globalizzazione e alla liberalizzazione generale. Pertanto, costruiamo un mercato interno europeo con queste quote latte. Una volta l’avremmo fatto. I mercati agricoli possono affrontare le sfide, e in modo particolare le consuete oscillazioni del mercato mondiale, solo da un mercato interno solido, stabile e organizzato.

Per una gestione sostenibile, devono essere in armonia l’economia, l’ecologia e gli aspetti sociali. Le tre componenti devono essere parimenti in primo piano in ogni iniziativa che adottiamo. Il modello agricolo europeo rappresenta sostenibilità e sicurezza per i consumatori, e tutto questo vale ancora oggi! Gli agricoltori fanno entrambe le cose molto bene. Si occupano del paesaggio e quindi costituiscono la base del turismo, contribuiscono alla sicurezza energetica, producono alimenti della più elevata qualità e mantengono la base economica nelle aree rurali fornendo occupazione.

Le prestazioni sono sempre meno compensate agli agricoltori attraverso quelli che vengono chiamati risarcimenti. I generi alimentari devono avere sempre più il loro prezzo equo! La nostra complessiva responsabilità politica è maggiore del semplice tracciare la strada della liberalizzazione con mercati aperti!

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Constantin Dumitriu (PPE-DE), per iscritto.(RO) La relazione elaborata dall’onorevole Jeggle è estremamente importante non solo per quanto riguarda le proposte relative all’aumento delle quote latte, ma anche nella definizione di determinati principi di cui dobbiamo tenere conto al momento di discutere della politica agricola nel suo complesso.

A seguito delle discussioni della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale abbiamo concordato sulla necessità di un aumento delle quote latte per gli Stati membri a partire dal 1° aprile 2008. Nel Parlamento europeo, rappresento la Romania, un nuovo Stato membro che ha affrontato sin dal primo anno della sua adesione una crisi nelle quote latte, insufficienti a soddisfare la domanda di mercato e non corrispondenti alla realtà attuale. Il settore lattiero-caseario rumeno ha registrato progressi importanti dai negoziati per le quote latte del 2004 all’adesione, grazie a investimenti nella tecnologia moderna, all’ampliamento delle capacità produttive e all’impiego di nuovo personale. Mantenere il livello adesso assegnato delle quote latte vorrebbe dire il fallimento degli investitori nelle regioni rurali specializzate nella produzione e lavorazione del latte, nonché un aumento delle importazioni e del prezzo pagato dai consumatori.

La relazione costituisce un punto di svolta poiché l’Unione europea dimostra flessibilità nella risoluzione di un problema che riguarda numerosi Stati membri. In fin dei conti, i beneficiari della presente relazione sono i cittadini europei.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto.(DE) La valutazione dello stato di salute è un processo importante per la riforma della politica agricola, in modo particolare nelle regioni montane. L’aumento nell’applicazione delle quote latte è fondamentale in tali aree. Si devono definire regolamenti speciali nel settore che rispondano alle condizioni specifiche dell’allevamento in zone di montagna. Il lavoro degli allevatori è reso più complicato a causa dell’accessibilità ridotta e dalle vie di trasporto scoscese, aspetto questo che deve essere inserito nella discussione.

Per gli agricoltori austriaci, è essenziale il regolamento sulle quote latte. Si dovrebbe considerare una perequazione a livello UE per il commercio delle quote. Poiché ci dirigiamo in realtà verso l’abolizione del sistema delle quote nel settore lattiero-caseario nel 2015, sarebbero necessarie adeguate misure finanziarie di risarcimento con fondi di bilancio complementari al fine di mantenere la produzione e la lavorazione del latte nelle regioni montane e nei terreni da pascolo.

Al momento di valutare l’efficacia degli strumenti di sostegno al mercato, nonché la loro riorganizzazione e il loro adattamento alla situazione attuale, non si deve in alcun caso ignorare la particolare condizione del settore agricolo nelle regioni di montagna. La produzione e la lavorazione del latte sono fattori molto importanti dell’agricoltura in queste zone e hanno un valore molto elevato. Occorre prestare particolare attenzione alle conseguenze economiche, sociali ed ecologiche di un aumento o un’eliminazione delle quote, in particolare nelle regioni montane. La totale abolizione del sistema delle quote nel settore lattiero-caseario dell’Unione europea è la strada sbagliata per la politica agricola comune dell’Europa.

 

17. “Valutazione dello stato di salute” della PAC (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Lutz Goepel a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla “valutazione dello stato di salute” della PAC [2007/2195(INI)] (A6-0047/2008).

 
  
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  Lutz Goepel, relatore. − (DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, la prima fase di discussioni parlamentari sulla cosiddetta valutazione sullo stato di salute della politica agricola comune si concluderà domani. Tale valutazione non è una riforma sostanziale della politica agricola comune. Dovrebbe aggiornare ulteriormente la politica esistente ove appropriato, sulla base dell’esperienza acquisita dal 2003, e adattarla alle circostanze che sono cambiate.

La Commissione dovrebbe considerare con molta serietà la nostra posizione. E’ un’ottima base per i prossimi negoziati sul pacchetto legislativo, oltre che per la revisione del bilancio dopo il 2013.

Noi nella commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale abbiamo sostenuto il proseguimento della riforma verso una maggiore responsabilità personale e un orientamento del mercato, sottolineando al contempo gli aspetti relativi alla sicurezza alimentare e della responsabilità sociale e ambientale in modo più vigoroso di quanto non abbiamo fatto in passato, in particolare per quanto riguarda l’attuale sviluppo del mercato e le nuove sfide della politica climatica. Desideriamo inoltre una maggiore flessibilità per gli Stati membri al momento di cambiare il sistema, ossia, maggiori opportunità di introdurre il disaccoppiamento e l’allentamento dei livelli di riferimento storici.

Dalle discussioni in seno alla nostra commissione è tuttavia emerso anche che ciò non è ragionevole in tutti i settori, almeno non prima del 2013. Per quanto riguarda i premi per capo di bestiame o per gli Stati con un completo disaccoppiamento, ma che hanno un forte settore dell’allevamento, un cambiamento improvviso del sistema si tradurrebbe in interruzioni strutturali negative, considerando l’attuale situazione del mercato. Lo stesso sembra essere vero con alcuni degli schemi più piccoli di mercati nel settore dei vegetali come, per esempio, gli schemi di mercato per la fecola di patate, il foraggio verde essiccato o il riso, dai quali dipende un’industria di trasformazione a livello regionale significativa che ha investito molto negli ultimi anni e che deve pagare con elevati tassi di interesse.

La commissione ha votato a favore dell’introduzione di un nuovo strumento flessibile inteso a promuovere la produzione specifica ambientale e basata sulle singole regioni o settori particolari, in altre parole l’articolo 69, e abbiamo chiesto al contempo nuove misure delineate al fine di proteggere i terreni dalle crisi ambientali; crisi che sono da prevedersi in numero sempre maggiore se si tiene conto del cambiamento climatico e della crescente interconnessione dei mercati agricoli. Si dovrebbe inoltre sperimentare un nuovo tipo di gestione del rischio pubblico-privato con questo strumento, urgentemente necessario data la sostituzione di altri strumenti e le nuova imponderabilità.

Qualche parola riguardo alla degressività e alla modulazione: i nostri agricoltori si aspettano che la pianificazione sia affidabile ed è semplicemente inadeguato limitare e ridistribuire nuovamente tra l’8 e il 53% di aiuti diretti al reddito con un 5% di modulazione obbligatoria solo per i quattro anni successivi all’attuazione dell’ultima riforma.

Con tutta la comprensione per il finanziamento dello sviluppo delle regioni rurali, in questo caso si distrugge la fiducia e si provocano interruzioni strutturali. Tali proposte riguardano nello specifico le aziende agricole a tempo pieno e quelle che negli ultimi anni hanno accresciuto la loro competitività grazie a fusioni in entità giuridiche. Tuttavia, abbiamo presentato proposte per il modo in cui gli obiettivi di politica generale e i requisiti economici possono essere allineati gli uni agli altri.

Dobbiamo imboccare nuove vie nell’interesse della sostenibilità e della competitività. Siamo grati soprattutto a tutti coloro che hanno collaborato alla presente relazione di iniziativa e desidero ringraziare i miei collaboratori e i colleghi di tutti i gruppi della commissione per l’agricoltura.

 
  
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  Iztok Jarc, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) La Presidenza del Consiglio accoglie con favore la relazione dell’onorevole Goepel, in quanto contributo molto equilibrato e approfondito alla discussione. Il Consiglio si è inoltre impegnato a fondo al fine di redigere la risposta alla relazione della Commissione. Come sapete, i ministri hanno discusso la questione in tre sessioni del Consiglio, ovvero a novembre, gennaio e febbraio.

La prossima settimana noi ministri cercheremo di raggiungere alcune conclusioni riguardo alla relazione sulla valutazione dello stato di salute della politica agricola comune. Inizieremo con alcuni principi generali. Per esempio, quando nel 2003 è stata adottata la riforma della politica agricola comune, il Consiglio ha espresso chiaramente la sua intenzione di valutare l’efficacia delle riforme adottate in futuro e in particolare per verificarne l’effetto sugli obiettivi fissati, nonché esaminare le conseguenze sui mercati agricoli.

E’ inoltre importante sapere che, al momento di decidere in merito alla valutazione dello stato di salute della politica agricola comune, terremo conto delle conclusioni del Consiglio europeo sulle prospettive finanziarie per il 2007-2013, nonché del suo invito alla Commissione di procedere a un riesame globale del bilancio e delle spese comunitarie per il 2008-2009. La Presidenza concorda con la Commissione sul fatto che la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune sia una parte fondamentale delle attività programmate nel contesto del riesame del bilancio per il 2008-2009 e che non definisce in anticipo le sue conclusioni.

Abbiamo stabilito che le riforme del 2003-2004 hanno ampiamente raggiunto gli obiettivi fissati in termini di risposta alle condizioni del mercato nonché nel rendere la politica agricola comune più accessibile ai cittadini. I ministri sono inoltre convinti che, nella sua relazione, la Commissione abbia valutato correttamente i principali sviluppi successivi alle riforme adottate nel 2003-2004.

Il Consiglio presterà particolare attenzione alle tre questioni fondamentali: il regime di pagamento unico, il ruolo degli strumenti di commercializzazione nell’assistere il mercato e, ovviamente, la risposta alle sfide presenti e future della gestione dei rischi del cambiamento climatico. Lavoreremo al fine di trovare il giusto equilibrio tra l’adattamento della politica alle nuove sfide e alle diverse condizioni e il mantenimento di un quadro chiaro e stabile.

Per quanto riguarda la semplificazione, desidero dire che l’Unione europea ritiene che tale questione sia di importanza fondamentale e che ci aspettiamo inoltre che la Commissione delinei misure concrete intese a raggiungere questo obiettivo.

Come ho già affermato, la prossima settimana il Consiglio cercherà di adottare conclusioni su questa e molte altre questioni, quali la gestione dei rischi, le quote latte, la transizione verso l’eliminazione delle quote, e problematiche relative al secondo pilastro. Senza dubbio, la vostra relazione sarà un valido contributo per una prossima discussione sull’argomento.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare di nuovo la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e l’onorevole Goepel in particolare per il loro lavoro impegnativo, tradottosi in un’eccellente relazione.

Siamo alla fase del primo ciclo in cui abbiamo consultato molte parti interessate e diverse organizzazioni e singoli al fine di conoscerne le opinioni e di raccogliere idee differenti. Il parere del Parlamento europeo è essenziale, assieme alle attese conclusioni del Consiglio della prossima settimana, in quanto lavoriamo per finalizzare le proposte legislative che, secondo programma, dovrebbero essere adottate dalla Commissione il 20 maggio. Immediatamente dopo, lo stesso giorno qui a Strasburgo, io stessa presenterò al Parlamento europeo i testi giuridici. Tuttavia, sono fondamentalmente piuttosto soddisfatta di vedere che le tre istituzioni – il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione – nonostante abbiano tre diverse “liste della spesa”, si trovino tutte nello stesso negozio.

Non entrerò nel dettaglio sulle diverse questioni, ma formulerò il mio punto di vista sulle tre principali. In primo luogo, i pagamenti diretti: sono connessi inevitabilmente alla sicurezza a lungo termine che desideriamo offrire ai nostri agricoltori. Concordo pertanto sulla dichiarazione nella relazione secondo cui i pagamenti diretti rimangano una garanzia di reddito di base. Il regime unico di pagamento conferisce un vero slancio alla competitività dei nostri agricoltori, ma dobbiamo rendere il sistema più efficace, efficiente e semplice. Chiedo quindi un ulteriore disaccoppiamento. Le nostre esperienze con la riforma del 2003 dimostrano che il disaccoppiamento ha funzionato abbastanza bene e ritengo pertanto che dovremmo proseguire ancora ed estendere i benefici del disaccoppiamento, eccetto nei casi in cui i pagamenti abbiano una giustificazione molto valida.

Ho inoltre constatato che sostenete l’idea di un articolo 69 più flessibile quale valido strumento. Tuttavia, non dovremmo aspettarci che l’articolo 69 risolva tutti i diversi problemi, e mi opporrò a ogni tentativo di reintrodurre dalla porta di servizio il sostegno vincolato attraverso l’articolo 69.

Non entrerò nuovamente nel dettaglio riguardo al settore lattiero-caseario, poiché abbiamo già tenuto questa discussione. Tuttavia, desidero solo citare alcuni tra gli strumenti di mercato: l’intervento e lo stoccaggio privato. Riconosco anch’io, come voi, che alcuni dei nostri strumenti di mercato hanno ancora un senso ma dobbiamo mantenerli adeguati all’attuale Unione europea. Mi fa piacere che concordiamo che debbano svolgere in futuro il loro ruolo quali autentiche reti di sicurezza.

I rischi relativi al maltempo e le epidemie delle malattie degli animali, come voi sottolineate, sono certamente un punto centrale della nostra discussione. Tuttavia, non stiamo iniziando da zero: il Consiglio ha discusso la questione nel 2005 e ha concluso che le nuove misure a livello comunitario non dovrebbero interferire con quanto è già disponibile nei diversi Stati membri. Dobbiamo essere certi che le nuove misure non interferiscano con la capacità degli agricoltori di reagire ai segnali del mercato, e devono essere compatibili con il sistema dell’OMC, in cui deve esserci un calo di più del 30%.

Per quanto riguarda la modulazione, ho chiarito in molte occasioni che per il futuro dobbiamo disporre di una politica di sviluppo rurale molto ambiziosa. Mi ha molto delusa il fatto che, nel corso delle discussioni sulle prospettive finanziarie alla fine del 2005, i capi di Stato e di governo abbiano stabilito di tagliare una parte considerevole dei finanziamenti allo sviluppo rurale.

Tuttavia, devo dire che la relazione in oggetto è piuttosto favorevole alle mie idee in questo ambito. Ritengo però che possiamo giustificare il fatto che la nostra politica di sviluppo rurale sia troppo impegnata a livello finanziario. Se abbiamo grandi aspettative per la nostra politica di sviluppo rurale, tra cui la necessità, come ha correttamente affermato il Presidente in carica del Consiglio, di impiegarla al fine di affrontare le nuove sfide, come la gestione delle risorse idriche e la biodiversità, allora non è appropriato attribuirle nuovi compiti senza investire maggiori risorse. Ritengo che la modulazione sia il modo migliore di fornire maggiori finanziamenti.

Ho letto con interesse ciò che proponete e sono sicura che torneremo sull’argomento.

Se la sua relazione è favorevole alla modulazione, la descriverei come estremamente contraria alla riduzione dei pagamenti per le grandi aziende agricole, cosa che chiamate “degressività”. Non è una questione che può essere semplicemente ignorata. Sappiamo che con la nostra iniziativa di trasparenza, sarà prestata una grande attenzione da tutte le parti sulle grandi somme di denaro destinate ai singoli agricoltori e proprietari terrieri. Dall’altro lato, considero molto seriamente le preoccupazioni di ciascuno sulla questione e ho guardato con interesse al concetto contenuto nella vostra relazione di “modulazione progressiva”. Ritengo vi siano alcune buone idee che dovremmo considerare attentamente sulle proposte di legge.

Se mi sono dilungata troppo, è solo per dimostrare con chiarezza la mia dedizione e il mio enorme interesse nell’avere l’opportunità di discutere qui, in Parlamento, del futuro della politica agricola europea.

 
  
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  Bart Staes, relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. − (NL) Parlo a nome dell’onorevole Buitenweg, la relatrice per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, che non sta bene e manda le sue scuse. La commissione per l’ambiente ha formulato 17 raccomandazioni, di cui ne evidenzierò quattro.

1. La commissione per l’ambiente accoglie con favore il fatto che, nella sua comunicazione, la Commissione intenda rispondere alla sfida del cambiamento climatico sostenendo le pratiche agricole meno intensive.

2. La commissione per l’ambiente sottolinea la necessità di evolvere verso un’agricoltura sostenibile e multifunzionale e così facendo assume una posizione a favore dell’agricoltura di conservazione e l’agricoltura biologica.

3. Esorta la Commissione europea a non indebolire le attuali disposizioni sulla condizionalità, ossia in materia di ambiente e di benessere animale e la loro compatibilità, attraverso la cosiddetta semplificazione. Al contrario, dal nostro punto di vista, la condizionalità dovrebbe essere rafforzata in alcuni ambiti quali l’uso, la gestione e la qualità delle risorse idriche.

4. La commissione esorta la Commissione a dar prova di moderazione nel promuovere i biocarburanti. I loro vantaggi sono dubbi e di sicuro negativi nei loro aspetti ambientali o sociali.

 
  
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  Neil Parish, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Goepel per la sua relazione. Ritengo abbia riunito l’intera commissione e il Parlamento in un’ottima relazione. Faccio presente che la riforma dell’agricoltura è in fase di evoluzione, non rivoluzione, e stiamo andando molto avanti con le riforme Fischler. Accolgo positivamente molto di quanto la Commissione ha presentato, oltre alla relazione dell’onorevole Goepel.

Ritengo che uno dei criteri della riforma sia stato ridurre la burocrazia per gli agricoltori e abbiamo ancora della strada da percorrere. Signora Commissario, sì, ci troviamo nello stesso negozio, ma credo che alcuni di noi ritengano che potremmo spendere il denaro diversamente ed è probabile che adesso ci si occupi di tali argomenti.

La sicurezza alimentare è tornata ancora una volta in agenda con forza, in particolar modo con il Medio Oriente che adesso compra sempre più generi alimentari. Il prezzo dei cereali è salito di circa due volte, due volte e mezzo, pertanto ritengo che possiamo iniziare a rivalutare, continuando con la riforma, il modo in cui impieghiamo le risorse.

Dobbiamo considerare di nuovo la modulazione. Secondo me, dobbiamo abolire una volta per tutte il ritiro, poiché questa politica agricola comune è una politica che non è progettata per essere legata alla produzione. Non potete assolutamente continuare con il ritiro che è esattamente questo.

Dobbiamo pensare alle quote latte ed eliminarle entro il 2015.

I pagamenti disaccoppiati: questo è il vero punto cruciale della riforma, e avete ragione nel presentarlo. Ancora una volta, penso che sia giunto il momento in cui l’agricoltura può iniziare a guardare verso un prezzo orientato sul mercato. Sì, la politica agricola comune è necessaria, ma esiste anche il mercato da cui dovremmo trarre maggiore vantaggio.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MAREK SIWIEC
Vicepresidente

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos, a nome del gruppo PSE. (PT) Signor Presidente, desidero porgere un benvenuto anche al signor Presidente del Consiglio e alla signora Commissario. La politica agricola comune solleva sempre discussioni animate e non è semplice raggiungere un consenso, ma noto che siamo tutti d’accordo sulla necessità di mantenere una politica agricola comune i cui obiettivi sono appena stati confermati nel Trattato di Lisbona.

Il gruppo PSE ha compiuto grandi sforzi in questa discussione, all’interno del gruppo parlamentare, in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, e con le organizzazioni degli agricoltori, e abbiamo presentato più della metà degli oltre 600 emendamenti alla relazione dell’onorevole Goepel e firmato 15 dei 17 compromessi che comprendono dozzine di emendamenti. Abbiamo lavorato duramente e fatto concessioni significative al fine di raggiungere la più ampia intesa possibile in Parlamento e desidero pertanto congratularmi con l’onorevole Goepel per la sua volontà di dialogo e il vero spirito di compromesso dimostrato; desidero inoltre congratularmi con l’onorevole Parish per come ha condotto il lavoro in sede di commissione.

Questo è pertanto il compromesso migliore ma non è una relazione socialista. Non è la relazione che avremmo realizzato noi; riteniamo che manchi di prospettiva e sia conservatrice nei confronti delle aspettative della società e degli agricoltori. Tuttavia, la tendenza complessiva della relazione non chiude le porte a una discussione più approfondita sulla proposta di legge. Auspico che possiamo conservare lo stesso spirito di compromesso ma essere maggiormente ambiziosi nel fissare una nuova direzione per l’agricoltura europea.

Mi riferisco alle questioni più sensibili, quali la direzione e la velocità del disaccoppiamento degli aiuti, un meccanismo per una ridistribuzione più equa del sostegno, l’approccio responsabile per il futuro del settore lattiero-caseario, le nuove sfide, in particolare il ruolo dell’agricoltura nella lotta al cambiamento climatico e la produzione degli agrocarburanti, e così via. Domani voteremo su questa discussione con i nostri sguardi puntati verso il futuro. Chiedo un voto favorevole a larga maggioranza sulla presente relazione nonché sui miglioramenti che i socialisti introdurranno per renderla di portata ancora più vasta.

 
  
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  Niels Busk, a nome del gruppo ALDE. – (DA) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, nel suo modo tipicamente competente il relatore, l’onorevole Goepel, ha elaborato una relazione che contiene gli strumenti necessari a chiarire e semplificare la politica agricola. Emerge inoltre con molta chiarezza l’ipotesi di mantenere una politica agricola comune anche dopo il 2013, motivo per cui sono grato al relatore. Sosteniamo le sue posizioni sul disaccoppiamento continuo, affinché la riforma del 2003 venga attuata in tutti gli Stati membri. Siamo favorevoli alle posizioni del relatore sugli strumenti di mercato e la gestione dei rischi in termini di crisi, epidemie, benessere degli animali e ambiente, modulazione e degressività. Sosteniamo inoltre l’ulteriore sviluppo della politica rurale e un maggiore accento sui biocarburanti. Si dovrebbero compiere grandi sforzi per quanto riguarda la condizionalità e la semplificazione, poiché la situazione attuale sta eliminando gli agricoltori dai loro campi e stalle inserendoli negli studi per disegnare diagrammi e rispondere al monitoraggio. Le quote latte dovrebbero essere abolite nel 2015, pertanto vi è motivo di aumentare adesso tali quote di almeno il 2% e attutire l’atterraggio nel 2009. La crescente domanda di prodotti lattiero-caseari creerà le basi per la produzione di latte europea, in modo tale che dovremo rispondere alle richieste del mercato.

La relazione contiene molto riguardo alla liberalizzazione e all’economia di mercato che la Commissione dovrebbe impiegare quale base per le sue proposte di maggio, quando verrà presentata la valutazione sullo stato di salute della PAC.

 
  
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  Sergio Berlato, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, noi siamo tra quelli che credono e difendono la prosecuzione della PAC anche dopo il 2012.

Riteniamo che questa relazione vada nella giusta direzione, ma non possiamo accettare che il disaccoppiamento totale degli aiuti non preveda per alcuni settori specifici la possibilità di mantenere un aiuto accoppiato parziale, al fine di evitare l’abbandono totale della produzione. Esistono infatti intere filiere, come ad esempio quella del tabacco, che con l’applicazione del disaccoppiamento totale scomparirebbero, creando disoccupazione nonché svariati problemi economici ed ambientali in zone particolarmente svantaggiate.

Consideriamo la modulazione progressiva degli aiuti una misura forse eccessiva e probabilmente controproducente se l’obiettivo resta quello di garantire la produzione agricola europea. Riconosciamo infatti l’importanza dello sviluppo rurale, ma riteniamo che questo non possa essere attuato a scapito del primo pilastro della PAC.

Occorre inoltre continuare ad attuare politiche di sostegno alle singole OCM laddove questo sia necessario. L’Unione europea, signor Presidente e signora Commissario, ha bisogno di una politica agricola comune che riesca …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signor Presidente, signora Commissario, in un documento strategico avete tentato di procedere a una valutazione sullo stato di salute della politica agricola, non tanto in termini agricoli, perché per il momento funziona relativamente bene, anche se non in tutti i settori. La domanda era: la politica agricola è aggiornata? Devo affermare su questo punto: visualizzare la febbre non basta, ma dobbiamo anche sviluppare la cura adeguata se vengono diagnosticate delle carenze. Carenze che ha effettivamente diagnosticato; nel suo intervento ne ha parlato molto. Non voglio adesso entrare nel dettaglio, poiché questo richiede troppo tempo.

Pertanto, adesso dipende dalle misure adottate che saranno anche accettabili a livello sociale. E’ essenziale che l’agricoltura debba contribuire, ovviamente, alla stabilizzazione climatica, cosa che sta già facendo, ma esistono settori di produzione agricola in cui diventa difficile presentare proposte in assenza di interventi restrittivi.

Tuttavia, è particolarmente importante che garantiamo che i fondi pubblici vengano distribuiti affinché le misure che riteniamo necessarie siano finanziate. E’ uno svantaggio che ciò che viene chiamato secondo pilastro, lo sviluppo rurale, sia stato eliminato dal programma di finanziamento a medio termine e abbia dovuto affrontare tagli di più di 20 miliardi di euro secondo la proposta della Commissione e quella del Parlamento.

Di conseguenza, occorre riassegnare con urgenza tali fondi, anche perché nel 2013 abbiamo bisogno di consenso sociale.

Avete ora presentato alcune proposte e in questo caso è merito della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e in particolar modo del relatore del Parlamento europeo, l’onorevole Goepel, che ha conferito concreta rilevanza alle proposte da voi avanzate, che condurranno di conseguenza al trattamento equo tra le imprese che competono l’una con l’altra.

Avete proposto l’introduzione della degressività di circa il 45%. Per quanto riguarda il suggerimento del relatore, la commissione per l’agricoltura lo ha adottato, ma con la modifica che le imprese con un gran numero di dipendenti adesso hanno anche l’opportunità di calcolare i loro costi relativi alle retribuzioni. Eravamo insieme in Meclemburgo-Pomerania Anteriore; abbiamo osservato quelle imprese e sapete che la distorsione della concorrenza si può eliminare e si può fare giustizia solo se introduciamo queste misure.

Auspico che vi conformiate anche a questa norma nella vostra proposta legislativa. Se così non fosse, avremmo ancora l’opportunità come Parlamento di salvarci nel 2009. Signora Commissario, questa è una procedura di codecisione e quindi abbiamo una posizione alquanto differente e, per noi, oltremodo comoda!

 
  
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  Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. (PT) Signor Presidente, è un momento importante per valutare le conseguenze delle prossime riforme della politica agricola comune, sia in termini di produzione agricola che di vendita al consumatore, adottando quale base la tutela dell’autosufficienza in campo alimentare degli Stati membri, garantendo approvvigionamenti adeguati di alimenti sani e sicuri a prezzi contenuti, il rispetto per l’ambiente e la biodiversità, e conservando le zone rurali e le loro popolazioni, che necessitano di redditi adeguati e accesso ai servizi pubblici che garantiscano loro condizioni di vita dignitose.

Purtroppo, la Commissione europea non ha seguito questa strada. Non ammette che la politica agricola comune abbia condotto a una situazione paradossale: da un lato, i prezzi dei generi alimentari stanno continuando a crescere, e dall’altro le aziende a conduzione familiare vengono ancora distrutte e sempre più piccole e medie imprese abbandonano la produzione in quanto non hanno garanzie di reddito decente mentre la speculazione prosegue, aumentando i prezzi di prodotti alimentari sempre più scadenti.

E’ pertanto un errore insistere sul disaccoppiamento dell’aiuto dalla produzione e dall’occupazione ed è inaccettabile continuare a perseguire una politica di sostegno ai grandi proprietari fondiari e alle imprese multinazionali di prodotti alimentari, non valorizzando gli agricoltori che mantengono una produzione agricola e di allevamento basata sulla tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare e la qualità dei prodotti.

La riforma del 2003 ha aggravato la situazione. Le successive revisioni delle organizzazioni comuni dei mercati di zucchero, ortofrutticoli, tabacco e vino hanno confermato la disparità della PAC in tutti i settori. Chiediamo pertanto cambiamenti radicali che rispettino le caratteristiche specifiche dell’agricoltura di ciascun paese e sostengano il massimo collegamento degli aiuti alla produzione, e quindi che vi sia una distribuzione più equa degli aiuti diretti associati a un massimale e a una modulazione. Dovrebbero essere fissati incentivi per le piccole e medie imprese quali strumenti di coesione economica e sociale e prestando attenzione a limitare l’approccio intensivo e sostenendo le associazioni di tali agricoltori, tra cui le cooperative agricole e vinicole.

Siamo inoltre favorevoli all’istituzione di un fondo assicurativo pubblico degli agricoltori finanziato dalla Comunità che consentirebbe di pagare un reddito minimo agli agricoltori in caso di catastrofi naturali quali la siccità, le tempeste, la grandine, gli incendi, le epizoozie, e così via. Sottolineiamo inoltre la necessità che la Commissione europea tenga conto, nel contesto dell’Organizzazione mondiale del commercio, delle caratteristiche specifiche della produzione agricola quale settore di produzione alimentare ed elemento strutturale per l’equilibrio territoriale, la tutela dell’ambiente e la salvaguardia di livelli quantitativi e qualitativi di sicurezza alimentare.

Infine, chiediamo alla Commissione e agli Stati membri di adottare le misure necessarie intese a prevenire l’attività speculativa, che cattura il mercato dei prodotti alimentari e la formazione di cartelli attraverso le aziende alimentari che approfittano della mancanza di normativa o di controlli, la mancanza di organizzazione di produttori e consumatori nonché di infrastrutture adeguate, con il solo scopo di incrementare i profitti, ridurre i prezzi di produzione e imporre prezzi di vendita elevati, come accade ora, in particolare in Portogallo, per i prodotti di base quali i cereali, le patate per consumo umano e il latte.

 
  
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  Witold Tomczak, a nome del gruppo IND/DEM. (PL) Signor Presidente, da molti anni ormai, nonostante i principi alla sua base, la politica agricola comune offre maggiore sostegno ai ricchi agricoltori a discapito di quelli poveri. Il congelamento del bilancio agricolo nel 2002 e le conseguenti riforme della PAC non hanno migliorato la situazione. Al contrario, l’enorme differenziazione nei finanziamenti erogati agli agricoltori è diventata ancora maggiore. Nel 2005, per esempio, le sovvenzioni totali per ettaro variavano tra i 68 euro in Lettonia e i 756 euro in Belgio, ossia una differenza di dieci volte. Le differenze immotivate nei finanziamenti agricoli sono inoltre confermate dalla proporzione dei pagamenti diretti, che è adesso di circa il 70% di tutti i sussidi agricoli erogati.

Nella sua comunicazione, la Commissione europea ha proposto una riduzione parziale dei pagamenti ai beneficiari che ricevono più di 100 000 euro all’anno. Tale cifra è pari al solo 0,34% nell’Unione europea, ma comprende le multinazionali, le aziende alimentari e i proprietari di campi da golf. Paradossalmente, questa timida proposta, che lede gli interessi di tale ristretto gruppo di persone, è stata respinta dalla commissione del Parlamento europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Sono state accettate molte proposte, ma non hanno ovviato agli errori della politica agricola. L’unico emendamento che offre un’opportunità per una divisione più equa delle sovvenzioni è l’emendamento n. 19 presentato dall’Unione per l’Europa delle Nazioni, conforme alla proposta della Commissione europea. Tuttavia, non credo che troverà molti sostenitori. Naturalmente, anche gli emendamenti che abbiamo presentato il mio collega Wojciechowski e io, intesi a una modifica radicale della PAC, sono stati respinti dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Il voto sulla relazione dell’onorevole Goepel sarà l’espressione della vostra responsabilità nei confronti del tipo di politica agricola dei prossimi anni. Se siete favorevoli allo sviluppo sostenibile dell’agricoltura dell’UE e alla tutela degli interessi delle aziende agricole a conduzione familiare e non degli interessi di un ristretto gruppo di imprenditori, dovreste respingere la presente relazione, altrimenti sosterrete un ulteriore spopolamento delle regioni rurali, un’elevata disoccupazione, la perdita della sicurezza dell’approvvigionamento alimentare dell’UE, la discriminazione nei confronti dei nuovi Stati membri e i processi che rappresentano una minaccia all’ambiente naturale. Approvando questa relazione, violate i principali obiettivi dell’Unione europea che sono molto spesso dimenticati, in particolare: la coesione economica, la coesione sociale e la solidarietà tra gli Stati membri.

(Il Presidente interrompe l’oratore).

 
  
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  Peter Baco (NI).(SK) Apprezzo molto il lavoro del relatore, l’onorevole Goepel. La stesura della relazione è stata particolarmente complessa in parte a causa dell’assenza di documenti di riferimento che valutassero le soluzioni possibili, gli studi dei casi pertinenti e i dati essenziali.

La Commissione propone riduzioni nei pagamenti diretti alle grandi imprese agricole, dichiarando che tali imprese non necessitano di una simile assistenza. Tuttavia, i dati dimostrano il contrario. Nella Repubblica slovacca, il mio paese, molte aziende agricole rientrano nella categoria delle grandi imprese. Più del 75% della loro attrezzatura ha oltre vent’anni: da qui la necessità urgente di fornire assistenza finanziaria a tali imprese. L’esempio della Germania orientale dimostra che quando queste aziende ricevono investimenti adeguati, raggiungono i livelli di alcune delle imprese che operano meglio su scala mondiale. Nei paesi post-socialisti, d’altro canto, tali aziende si sono trovate in uno svantaggio amministrativo, che ha provocato la distruzione su vasta scala non solo dei settori agricoli, ma anche delle zone rurali e di intere regioni.

Al contempo, la Commissione non ha risposto in modo adeguato all’aumento pericolosamente elevato nella volatilità del mercato agroalimentare globale. Dobbiamo essere consapevoli che una ripetizione di un anno come quello appena trascorso potrebbe davvero ripercuotersi negativamente sulla sicurezza alimentare nell’Unione europea. Eliminare la naturale instabilità del mercato agricolo è certamente il compito più importante di ogni politica agricola e, in quanto tale, dovrebbe essere contenuto nella presente relazione.

Non posso quindi concordare con la situazione esistente, caratterizzata ogni anno dall’attuazione di misure confusionarie, quali il cambiamento nel regime di premi alle colture energetiche, l’eliminazione della messa a riposo, i cambiamenti nelle quote di produzione, e così via.

Per quanto riguarda la valutazione della politica agricola…

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, anch’io desidero ringraziare il relatore per il suo eccezionale lavoro. Sembra inoltre che la votazione in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sia arrivata all’82%, anche con i 17 compromessi importanti che ha creato.

Le riforme del 2003/2004 erano fasi fondamentali nel processo di riforma della PAC. Una sua valutazione esauriente, che non coinvolga alcuna riforma essenziale della politica esistente, tuttavia, è un altro passo importante verso la garanzia di una politica agricola comune europea moderna, multifunzionale e competitiva.

E’ stato documentato scientificamente che la buona prassi agricola è la base di questo, a prescindere dal fatto se siano o meno coinvolte le grandi o le piccole imprese. La prima priorità rimane la produzione alimentare, la seconda è la produzione di mangimi e la terza è l’approvvigionamento energetico. Per quanto riguarda la pertinenza ambientale della biomassa, si può affermare che l’agricoltura austriaca, per esempio, ha ridotto le emissioni di CO2 del 14% dal 1990, raggiungendo pertanto l’obiettivo di Kyoto.

Accolgo inoltre positivamente l’eliminazione della degressività. Il modello di modulazione progressiva è la strada giusta e sostengo anche le cifre contenute nella relazione.

Desidero ringraziare la signora Commissario per le sue dichiarazioni relative alla produzione lattiero-casearia. Vorrei dichiarare pertanto su tale argomento che non abbiamo bisogno solo di un atterraggio morbido e di un’agevole transizione verso il 2015, ma anche di soluzioni sostenibili dopo il 2015. Per le regioni montane e svantaggiate e le regioni periferiche, dobbiamo garantire che un tipo di agricoltura che coinvolge unità di bestiame nutrite con mangime essiccato possa esistere anche oltre il 2015. Attendo quindi con impazienza la proposta legislativa della Commissione del 20 maggio, signora Commissario, e auspico di ritrovare in essa molto del contenuto della relazione Goepel, al fine di non dover ripetere questa lunga discussione…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Bernadette Bourzai (PSE). (FR) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, desidero ringraziare l’onorevole Goepel per il suo lavoro, poiché è importante che il Parlamento europeo esprima la sua opinione sugli orientamenti generali derivanti dalla “valutazione dello stato di salute” della PAC.

Personalmente, nutro pesanti riserve sul completo disaccoppiamento, che conduce a gravi rischi di abbandono della produzione per l’allevamento e persino per alcuni cereali. Non condivido l’ottimismo di alcuni che ritengono che l’attuale situazione sui mercati mondiali garantisca un futuro stabile e sicuro per l’agricoltura europea e che dovremmo continuare a dirigerci verso una totale liberalizzazione. Inoltre, non tutti i settori agricoli beneficiano equamente degli aumenti dei prezzi, come dimostra la crisi particolarmente grave che stanno al momento attraversando gli allevatori europei.

Il totale abbandono di ogni meccanismo di regolamentazione del mercato mi sembrerebbe rischioso per la nostra sicurezza alimentare nonché per quella mondiale. Ritengo occorra garantire che manteniamo le scorte di intervento affinché possiamo intervenire in caso di scarsità dei prodotti alimentari e di speculazione, che manteniamo le organizzazioni del mercato comune …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Willem Schuth (ALDE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, desidero prima di tutto ringraziare l’onorevole Goepel nel modo più sincero per questa equilibrata relazione. Non dovremmo penalizzare le strutture emergenti e competitive in agricoltura. In sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale abbiamo quindi respinto la proposta della Commissione sulla degressività in questa versione. Non dovremmo discriminare a seconda della dimensione dell’impresa nel caso dei pagamenti diretti, altrimenti verrebbero messi a rischio posti di lavoro su larga scala.

Inoltre, desidero affermare che è ancora giusta un’eliminazione graduale finale del sistema delle quote latte nel 2015. In considerazione dell’aumento dei prezzi del latte sui mercati agricoli mondiali in via di sviluppo e le relative opportunità di esportazione, questo sistema non può più risultare aggiornato.

Un riesame ragionevole della riforma del 2003 su questo aspetto non solo deve offrire agli agricoltori europei affidabilità e attendibilità nella pianificazione, ma essere anche un progresso ulteriore verso lo sviluppo duraturo orientato al mercato del nostro sistema agricolo.

 
  
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  Janusz Wojciechowski (UEN).(PL) Signor Presidente, che cos’è l’agricoltura nell’Unione europea? Per alcuni è qualcosa di grande valore che deve essere protetta, ma per altri, e purtroppo ce ne sono molti in questo gruppo, è una zavorra di cui si vorrebbero liberare. Leggiamo nella relazione dell’onorevole Goepel che l’agricoltura è uno dei maggiori settori europei d’attività. Ciò è positivo, ma non è abbastanza.

L’agricoltura non è un settore di attività, tantomeno una delle tante branche dell’economia. L’agricoltura è un pilastro della sicurezza alimentare. Investiamo notevoli risorse nell’esercito e nella polizia al fine di garantire la nostra sicurezza fisica nei rispettivi Stati e nelle nostre case. Paghiamo somme ingenti per la sicurezza energetica, stiamo cercando forniture energetiche più costose ma sicure. Dobbiamo investire grandi somme anche nella tutela della nostra agricoltura, che ci offre sicurezza alimentare, ed è una vergogna che non tutti nell’Unione europea lo comprendano.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, anch’io mi congratulo con il relatore per l’eccellente pacchetto di compromesso che oggi ci ha presentato. Desidero richiamare la vostra attenzione, nello specifico, su tre misure che erano nostri emendamenti dall’esito positivo, e che sono da accogliere con particolare favore.

Nel paragrafo 21 della relazione, riconosciamo che il disaccoppiamento dei pagamenti diretti ha avuto ampio successo, e siamo fermamente convinti che debba essere attuato. Sì, occorre che venga applicato in modo adeguato e con razionalità, ma deve essere portato avanti con determinazione.

Nei paragrafi 37 e 38 ammettiamo esplicitamente che il ritiro è un anacronismo e dovrebbe essere completamente eliminato, e nei casi in cui ci fossero vantaggi ambientali diffusi, bisognerebbe occuparsene nel contesto del secondo pilastro.

Nei paragrafi dall’86 al 91 riconosciamo l’importanza dei prodotti di nicchia per l’agricoltura europea a livello internazionale. Potrei certamente realizzare una lista della spesa dei prodotti scozzesi di qualità per la nostra signora Commissario, pertanto le sarei grata se si pronunciasse sinteticamente sul modo in cui intende attuare tutto questo, con la promozione di un marchio europeo per la qualità internazionale.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL).(NL) Con questa valutazione sullo stato di salute, la Commissione ha compiuto un positivo, benché modesto, passo in direzione di una politica agricola più equa. Solleciterei i colleghi a non appoggiare la relazione dell’onorevole Goepel, poiché attenua le proposte della Commissione in alcuni punti molto importanti, e secondo me il più importante è l’imposizione, alla fine, di limiti prudenti sull’entità delle sovvenzioni che è possibile ricevere.

Non è semplice spiegare al pubblico europeo il motivo per cui, per esempio, il Principato di Monaco o le grandi multinazionali come l’Heineken e la Nestlé ricevono centinaia di migliaia di euro di sostegno al reddito sotto forma di sovvenzioni agricole semplicemente perché sono proprietarie di alcuni terreni, mentre i veri agricoltori lottano spesso per far quadrare i conti. Il sostegno al reddito in agricoltura ha lo scopo di offrire agli agricoltori un’esistenza dignitosa e non di riempire le tasche delle multinazionali e dei grandi proprietari terrieri.

 
  
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  Vladimír Železný (IND/DEM).(CS) La riforma della PAC aveva l’obiettivo di renderla meno burocratica e maggiormente orientata al mercato. Tenendo conto delle dimensioni medie delle aziende agricole ceche, il sistema proposto nella relazione è inaccettabile.

La conseguenza per la Repubblica ceca sarebbe che entro il 2013 diventerebbe uno dei paesi con la quota maggiore (parte dell’intervento non udibile) trasferita nel quadro della modulazione dal primo al secondo pilastro. Quasi il 40% dei pagamenti diretti nella Repubblica ceca sarebbe quindi soggetto alla degressività, in confronto al 6,5% della Francia e al solo 2,5% dell’Austria.

Le imprese ceche, secondo l’attuale proposta, sarebbero costrette a dividersi in modo insensato e a diventare in realtà meno efficienti. Né questa né una proposta di compromesso sono accettabili per la Repubblica ceca poiché ci lasciano aperti alla discriminazione, riducendo in modo ingiustificato la competitività degli agricoltori cechi.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI). (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevole Goepel, a Berlino, circa 10 anni fa, il Cancelliere Schmidt e il Presidente francese Jacques Chirac decisero di accordare una tregua agli agricoltori fino al 2013. Con la fine delle quote latte, di un bilancio agricolo adeguato quale parte del quadro finanziario per il 2014-2019, e il ritiro della maggioranza dei produttori, che non verranno sostituiti, la fine della grande PAC è stata prevista per il 2013, molto semplicemente.

Oggi state dubitando di questo accordo, e nel nome della “valutazione dello stato di salute della PAC” accelerate il cammino verso l’eliminazione dell’agricoltura dal primo pilastro. Non è niente di nuovo! A forza di quote, QMG, premi Erode, ritiri, disaccoppiamenti e strappi, MacSharry, Steichen, Fischler hanno praticato questa strategia di lasciare da 30 anni il monopolio della produzione di generi alimentari all’emisfero meridionale dei paesi del Pacifico.

Oggi, nelle avvincenti discussioni tecniche sul disaccoppiamento completo, la modulazione (degressiva o progressiva), la condizionalità ecologica, lo sviluppo rurale e i valori di riferimento (storici e non), si nasconde semplicemente l’unico problema reale, poiché la Cina e l’India stanno per lanciare bandi di gara per nutrire il pianeta, mentre arriva il giorno per gli agricoltori in cui ci sarà una crescita dei prezzi e della domanda. L’Europa intende ancora essere una delle aziende agricole più grandi del mondo assieme al Brasile? Si o no?

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sono lieta di vedere una così grande partecipazione a questa discussione, perché è importante. Se dovessimo verificare sull’applausometro il consenso relativo ai grandi pagamenti alle monarchie o ai singoli agricoltori, le case reali tremerebbero dalla paura in tutta Europa. Ma è una discussione più complessa, come abbiamo sentito dire dai nostri colleghi dell’Europa orientale.

Per quanto riguarda la valutazione dello stato di salute, posso affermare molto brevemente che, riguardo al disaccoppiamento e alla modulazione in Irlanda, noi abbiamo svolto un disaccoppiamento completo, e penso che la signora Commissario lo riconosca. Non intendiamo abbandonare il nostro sistema di pagamenti tradizionale e non apprezziamo la maggiore modulazione. E’ come fare un buco per tapparne un altro, camuffandolo da qualcos’altro. Non sappiamo realmente dove verranno destinate le risorse per lo sviluppo rurale e dobbiamo essere molto attenti su questo aspetto.

Non è l’articolo 69 che preoccupa gli agricoltori irlandesi in questo momento, ma l’OMC. Ho qui davanti a me, e condividerò con i colleghi, la valutazione dell’ultimo documento dell’OMC. E’ a colori e non è carina. Se dipendesse dal Commissario Mandelson, allora temo che i settori dei bovini, caseario, degli ovini e dei suini in Europa verrebbero distrutti, al pari della politica agricola comune. I tagli nelle tariffe oscillano attorno al 70%.

Ora, forse, le persone non comprendono l’impatto di tutto questo, ma significa che i nostri produttori non potranno e non possono competere con i prodotti alimentari di importazione e con prodotti che vengono realizzati in base a norme molto, molto diverse.

Il settore degli ovini, che attualmente il Parlamento cerca di aiutare, verrà decimato dall’OMC. Posso domandarle, signora Commissario, se vuole prendere visione di questa valutazione elaborata dall’associazione degli agricoltori irlandesi, e la solleverò ancora perché a colori, e in seguito tornare da me e dirmi, spero, che hanno commesso un errore, anche se temo che non sia così?

Esiste una completa mancanza di informazione per quest’Assemblea sull’impatto dell’ultimo testo dell’OMC, e ritengo che abbiamo bisogno e meritiamo di essere informati. Vorrei solo dire che gli agricoltori irlandesi sostengono l’Unione europea, ma durante il fine settimana molti di loro hanno bussato alla mia porta mettendo in dubbio le loro decisioni riguardo alla votazione sui diversi Trattati. E questo è grave, come la signora Commissario sa.

 
  
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  María Isabel Salinas García (PSE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, gli agricoltori europei, e quelli spagnoli in particolare, hanno bisogno, e direi che esigono un livello minimo di stabilità. Pertanto, la prima domanda che desidero rivolgere alla signora Commissario è che il riesame nel medio periodo della politica agricola comune non dovrebbe trasformarsi in una revisione profonda e radicale.

Un aspetto che mi preoccupa è il disaccoppiamento parziale degli aiuti; la rapidità nel procedere con il disaccoppiamento degli aiuti può minacciare molte coltivazioni. Un livello totale o parziale di disaccoppiamento in alcuni settori è essenziale per mantenere la produzione, per esempio nel settore del cotone.

Di conseguenza, ritengo che i livelli di disaccoppiamento dovrebbero essere mantenuti come concordato nel 2003 e in ogni caso, se ciò non fosse possibile, ritengo che bisognerebbe accordare agli Stati membri un margine di manovra, poiché un modello volontario per ogni settore, su una base caso per caso, potrebbe creare le migliori condizioni per la produzione agricola. Ritengo che in questo momento dovremmo inviare al settore agricolo un messaggio di calma e stabilità.

 
  
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  Jan Mulder (ALDE).(NL) I miei complimenti all’onorevole Goepel per il suo lavoro. Dal mio punto di vista, sono importanti due aspetti di questa discussione.

In primo luogo, secondo me, l’aspetto più importante della politica agricola è il mercato unico per 500 milioni di consumatori. La Commissione o la relazione Goepel hanno compromesso questo mercato? Credo di no, e ciò è positivo.

In secondo luogo, ritengo che le autorità debbano essere affidabili. Dobbiamo mantenere ciò che abbiamo promesso nel bilancio del 2007, e credo che la Commissione lo stia in realtà facendo.

Ho sensazioni contrastanti per quanto riguarda la modulazione. Ancora non conosco i risultati della politica agricola. Le relazioni della Corte dei conti sono state estremamente critiche, ma l’imposizione di un ulteriore onere finanziario agli agricoltori, di cui non vedranno mai tornare indietro il 60%, mi crea qualche problema. Nei Paesi Bassi si impiega per acquistare zone naturali.

Desidero parlare brevemente di preoccupazioni non relative al commercio. In quale modo posso spiegare agli agricoltori europei che non è consentito loro produrre alcuni prodotti mentre per altri paesi lo è, e possiamo importare tali prodotti senza limitazioni? Questo provoca una concorrenza sleale.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN).(PL) Signor Presidente, negli ultimi anni sono stati apportati molti cambiamenti alla politica agricola comune, non tutti dettati da una necessità di migliorare la situazione nelle zone rurali o dalle necessità dei consumatori dell’Unione europea. Al momento, i prezzi dei generi alimentari sono in costante crescita ma, nonostante questo, la situazione per le piccole e medie imprese non sta migliorando in modo significativo. La Commissione europea agisce più al fine di sostenere le corporazioni internazionali, tra cui quelle che producono cibi geneticamente modificati, che non per gli agricoltori locali. La Comunità europea si avvicina sempre più a una perdita di sovranità nel settore della produzione alimentare. Adesso, in base alle riforme proposte alla politica agricola comune, vi è un altro processo inteso a eliminare un altro gruppo di agricoltori, i coltivatori di tabacco, che sta portando al disastro economico circa 100 000 addetti e alla perdita di 400 000 posti di lavoro. E’ davvero giunto il momento per la Commissione europea di iniziare a occuparsi maggiormente degli interessi degli agricoltori europei anziché di quelli dei paesi terzi.

 
  
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  Marie-Hélène Aubert (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, signora Commissario, il contesto dell’agricoltura è cambiato molto dal 2003, e le valutazioni che abbiamo oggi sono già vecchie e non riguardano realmente le sfide cruciali del futuro. La richiesta di prodotti alimentari sta esplodendo, i prezzi crescono rapidamente e diventano inaccessibili per i più indigenti, e al contempo i terreni agricoli stanno scomparendo. I biocarburanti, che sono sostenuti in termini finanziari, stanno destabilizzando enormemente l’agricoltura. Sottolineiamo anche l’impatto del cambiamento climatico, e soprattutto del fatto che i nostri cittadini sono dubbiosi sul modello industriale intensivo e ultraliberale, che significa che i prodotti alimentari viaggiano per il mondo per migliaia di chilometri, tutto ciò associato a un dumping sociale e ambientale.

Una riforma profonda della politica agricola comune è pertanto ciò che adesso dovremmo portare a termine, e non solo un adattamento tecnico degli strumenti attuali, che è quanto state proponendo oggi. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno adesso è un approccio, una direzione strategica chiara, che è anche ciò che al momento manca.

 
  
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  Bairbre de Brún (GUE/NGL). (GA) Signor Presidente, la presente relazione arriva in un momento molto importante per gli agricoltori dell’Unione europea. Come la collega, onorevole McGuinness, ha già affermato, nel corso dei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio abbiamo assistito al modo in cui il Commissario intende sacrificare gli interessi dei nostri agricoltori e delle nostre comunità rurali, non per il bene del terzo mondo, ma per una parte di un gioco di mercanteggiamento internazionale.

In termini di valutazione dello stato di salute, concordo sul fatto che debba esserci un equilibrio tra la semplificazione degli strumenti e il renderli più efficaci offrendo ai nostri agricoltori una certa stabilità, poiché producono alimenti per noi e mantengono la campagna.

Se ciò venisse attuato equamente, dovremmo accogliere con favore un limite ai grandi pagamenti agli agricoltori su vasta scala o alle grandi aziende quale passo avanti rispetto a una politica agricola comune che aiuta solo i grandi proprietari terrieri. E’ inoltre importante che solo gli agricoltori attivi vengano inclusi nei diritti agli aiuti.

La politica agricola comune dovrebbe …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Derek Roland Clark (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, qualsiasi valutazione dello stato di salute necessita di misurazioni ed esami. Per la PAC, suggerisco di usare quale metro i finanziamenti e che i valutatori siano i revisori contabili.

La Corte dei conti ritiene che la PAC sia in buona salute, quando il 28,9% dei pagamenti per azienda è sbagliato? Ritiene salutare per la PAC finanziare gli agricoltori che non coltivano derrate alimentari? Ritiene salutare convertire i terreni agricoli per i biocarburanti, proprio mentre vi è una carenza di cereali? Ritiene che la PAC sia in buona salute quando i veri agricoltori, almeno nel Regno Unito, lottano per vivere? E’ consapevole che gli agricoltori in Nuova Zelanda adesso non ricevono sovvenzioni ma hanno una produzione molto positiva e che solo il 3% di loro ha subito perdite economiche dopo il ritiro dei finanziamenti?

Poiché mi sembra che la PAC sia davvero in pessima salute, non è il momento di mollare la presa e lasciare che gli agricoltori europei agiscano autonomamente?

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, concordo su molto di quanto contenuto nella presente relazione. Desidero formulare rapidamente quattro osservazioni.

In primo luogo, la teoria del disaccoppiamento è molto positiva ma la sua attuazione è deludente per alcuni perché non riesce a disporre dei più elevati ritorni dei mercati a favore dei produttori a cui era stato promesso.

In secondo luogo, dobbiamo sostenere gli strumenti utili alla salvaguardia contro le crisi di mercato e degli approvvigionamenti. Gli squilibri nella catena dell’approvvigionamento compromettono l’obiettivo della PAC di garantire l’approvvigionamento alimentare. La sicurezza alimentare non è possibile in mancanza della garanzia della sostenibilità economica per i produttori.

In terzo luogo, possiamo fare di più sulla semplificazione della PAC per ridurre il carico burocratico e, sì, per depenalizzare gli agricoltori che sbagliano onestamente attraverso violazioni di minore entità.

In quarto luogo, gli stanziamenti inutilizzati del bilancio agricolo sulle misure di gestione del mercato dovrebbero essere disponibili per gli aiuti a titolo dell’articolo 69 al fine di rafforzare l’agricoltura comunitaria, in particolare dove la produzione è marginale e si affrontano situazioni, come nella mia circoscrizione, con un numero elevato di agricoltori di età superiore ai 55 anni con nessuna prospettiva di impiego alternativo.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE-DE). (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la relazione Goepel offre un valido compromesso tra le audaci proposte della Commissione e le preoccupazioni espresse dai nostri agricoltori. Ha fatto un buon lavoro, onorevole Goepel, con la presentazione di questa relazione; non è stato semplice, lo sappiamo. Ne sono derivate alcune buone proposte.

E’ il caso in primo luogo del sistema di aiuti diretti che deve essere modificato, tenendo presente che gli Stati membri devono avere maggiore flessibilità nell’attuare questo cambiamento.

Se deve proseguire, il disaccoppiamento dovrebbe considerare le difficoltà che alcuni settori stanno attualmente attraversando, in particolare quello dell’allevamento e alcune zone di produzione di colture che sono molto importanti per alcune regioni, come il foraggio di lino e la canapa, che dovrebbero beneficiare di un periodo adeguato di transizione.

Dal modo in cui viene proposta, la modulazione sembra eccessiva e rende il primo pilastro non equilibrato. Le misure associate al ritiro devono poter essere modificate, ma la Commissione dovrebbe in primo luogo definire in modo chiaro gli strumenti che consentono di tutelare i benefici da esso apportati, in particolare per quanto riguarda la biodiversità. La revisione e il rafforzamento dell’articolo 69 sarebbe inoltre un modo di fornire sostegno finanziario effettivo per le aree indebolite, come le regioni montane, per la ristrutturazione dei settori in difficoltà, quali l’allevamento del bestiame e il settore lattiero-caseario, o per la gestione dei rischi.

Infine, signora Commissario, dovremmo realmente domandarci dei biocarburanti, che sono una questione fortemente controversa da un punto di vista ambientale. Forse questa valutazione sullo stato di salute è l’opportunità perfetta per fare questo.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE).(HU) La relazione che stiamo discutendo è una delle più importanti relazioni sul settore agricolo degli ultimi quattro anni, poiché è molto di più che una semplice stima dello stato dei fatti attuale, o una “valutazione dello stato di salute”. Il Commissario Fischer Boel è una liberale radicale, l’onorevole Goepel è un liberaldemocratico cristiano, mentre io sono un liberalsocialista, e abbiamo il compito di modificare la politica agricola comune fondamentalmente dal 2014. Questa “valutazione sullo stato di salute” trasforma in parole un certo numero di idee che diventeranno fatti a partire dal 2014. Un esempio è il passaggio verso pagamenti diretti a tariffa uniforme basati sull’area, un altro è la ridistribuzione di finanziamenti al secondo pilastro e il tipo di modulazione prevista a tal fine; un altro ancora è la necessità di sviluppare un sistema di gestione dei rischi. Concordo con la signora Commissario Fischer Boel e l’onorevole Goepel sul fatto che anche i massimali sono molto importanti. Sarei felice di vedere che la regina britannica percepisce meno; anche in Ungheria attualmente sono presenti molte aziende ad ampia scala. Tuttavia, dobbiamo prevedere un sistema che eviti il raggiro del limite massimo; in altre parole, dovremo risolvere la questione in futuro. Grazie molte.

 
  
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  Anne Laperrouze (ALDE). (FR) Signor Presidente, desidero precisare quattro dimensioni in cui la PAC dovrebbe evolversi.

Mantenere gli aiuti diretti è un elemento essenziale: è dimostrato che nessuna economia al mondo consente che i suoi agricoltori conducano una vita decente senza sostegno finanziario. L’ambiente si adatta all’agricoltura come l’agricoltura si adatta all’ambiente. Pertanto, è importante mantenere i criteri di condizionalità per ottenere gli aiuti. Qualsiasi accordo nel contesto dell’OMC dovrebbe occuparsi della questione delle indicazioni geografiche protette, il benessere degli animali e lo stato di salute dei prodotti di importazione, per motivi di concorrenza leale e poiché i problemi di salute non si fermano alle frontiere. Infine, è necessario definire il contributo dell’agricoltura al cambiamento climatico e allo sviluppo sostenibile. Invito la Commissione europea a valutare più attentamente la questione di quanti terreni coltivabili nell’Unione europea possono essere trasformati in coltivazioni per biocarburanti e sostanze chimiche “verdi”.

Valuto positivamente la presente risoluzione, che costituisce un’ottima riflessione sulle sfide future per l’agricoltura, sia in termini di produzione alimentare che di protezione del nostro ambiente.

 
  
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  Liam Aylward (UEN).(EN) Signor Presidente, accolgo con favore la proposta di semplificare il carico normativo per gli agricoltori nel contesto della valutazione dello stato di salute della PAC e solleciterei la signora Commissario a dare agli agricoltori comunicazione anticipata delle ispezioni di condizionalità nel momento in cui sta valutando il modo in cui semplificare i regolamenti e renderli più flessibili.

Mi oppongo totalmente all’aumento della modulazione obbligatoria fino al 13% nei prossimi anni. Ciò ridurrebbe i pagamenti diretti agli agricoltori che hanno già inserito nel bilancio tale denaro.

Esiste il pericolo che il ruolo fondamentale della pastorizia nella tutela delle aree sensibili dal punto di vista ambientale ed ecologico venga distrutto dall’abbandono delle terre e le capacità agricole si perderebbero, e tale aspetto deve essere affrontato e sostenuto nella valutazione sullo stato di salute della PAC.

Adesso è chiaro dall’ultima discussione che le quote latte saranno eliminate dall’aprile 2015 e valuto positivamente il contributo della signora Commissario a questa discussione. E’ importante che vi sia un atterraggio morbido e sarei anche favorevole a un aumento annuale nelle quote latte fino al 2015.

Infine, le proposte presentate a Ginevra relative al futuro dell’agricoltura dell’Unione europea nel contesto dell’OMC sono del tutto inaccettabili, in particolare da un punto di vista irlandese. Valuto positivamente il fatto che molti altri Stati membri dell’Unione europea si siano opposti a tali proposte e che il Commissario competente terrà conto di queste preoccupazioni.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, desidero iniziare congratulandomi prima di tutto con l’onorevole Goepel per il lavoro svolto e affermando che mi concentrerò sul futuro del settore lattiero-caseario. Vorrei formulare le seguenti osservazioni.

In primo luogo vorrei dire che esiste molta incertezza per quanto riguarda il possibile impatto dell’eliminazione del sistema delle quote nelle diverse regioni di produzione. Molte persone temono l’accelerazione della tendenza all’abbandono della produzione e che sarà un colpo irreversibile per alcune zone con livelli molto bassi di redditività e scarse alternative agricole.

Tuttavia, è evidente che il sistema di quote attuale non ha ottenuto il risultato desiderato, ossia raggiungere un equilibrio tra produzione e consumo. Siamo passati da una sovrapproduzione di latte a un deficit di oltre 3 milioni di tonnellate, che è la prova palese delle oscillazioni di questa OCM, la distribuzione non uniforme delle quote di produzione, la scarsa e insufficiente valutazione delle ultime riforme e di alcune delle misure specifiche applicate, quali il disaccoppiamento degli aiuti, di cui non conosciamo l’impatto futuro sul settore.

Oltre a tutto questo, esistono disparità nell’applicazione del sistema delle quote tra alcuni paesi e altri; e, signora Commissario, devo dire che in alcuni paesi, come il mio, vi sono ostacoli alla liberalizzazione del settore, e che i singoli trasferimenti delle quote, per esempio, un elemento fondamentale della ristrutturazione, sono vietati dal 2005.

Infine, signora Commissario, desidero semplicemente dire che credo sarebbe positivo combinare l’idea di aumentare le quote del 2% su base volontaria, come proposto nelle relazioni Jeggle e Goepel, con un aumento non lineare negli anni successivi, come richiesto nel paragrafo 84 della relazione Goepel, al fine di distribuire le quote di produzione in modo più equilibrato, dando priorità agli Stati membri che sono stati tradizionalmente deficitari nel loro consumo interno.

 
  
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  Lily Jacobs (PSE).(NL) Desidero richiamare l’attenzione su un aspetto della nostra politica agricola che viene spesso ignorato: gli interessi dei paesi in via di sviluppo. Dobbiamo abbandonare il protezionismo e le misure di distorsione del mercato che sono contenute nell’attuale sistema. I paesi molto poveri hanno diritto a un accesso equo al nostro mercato e alla cessazione della concorrenza sleale sui loro mercati.

Ho presentato emendamenti che chiedono di rivolgere attenzione a questo aspetto, e desidero invitare i colleghi ad appoggiarli. La signora Commissario concorderà con me che, oltre tutto, la nostra politica dovrebbe concentrarsi in primo luogo sui consumatori. Pertanto, è essenziale che sosteniamo gli agricoltori nella produzione di quantità sufficienti di alimenti sicuri della più elevata qualità. Di conseguenza, dobbiamo garantire un’agricoltura sostenibile, in cui l’investimento massimo è nella tutela e il potenziamento delle aree rurali e dell’ambiente, affinché non solo noi, ma anche i nostri figli possano goderne i benefici.

Occorre garantire cibo a sufficienza per tutti, e un modo per farlo è sviluppare in modo crescente la nostra conoscenza e la nostra condivisione di tale conoscenza nonché delle moderne tecnologie con il resto del mondo.

 
  
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  Kyösti Virrankoski (ALDE).(FI) Signor Presidente, la relazione della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sulla valutazione dello stato di salute dell’agricoltura è realistica. Il problema maggiore è il disaccoppiamento. La Commissione sta chiedendo un aumento del disaccoppiamento degli aiuti dalla produzione.

La commissione è molto prudente, non senza motivo. Il disaccoppiamento sotto molti aspetti è come gli aiuti al prepensionamento. Favorisce le aziende agricole che diminuiscono o abbandonano la produzione ma non incoraggia i giovani agricoltori che stanno espandendo la loro produzione. Analogamente, favorisce la produzione estensiva a danno di quella ad alta intensità di forza lavoro.

In particolare, sembrano rimetterci le aree più svantaggiate per quanto riguarda le loro condizioni naturali. Per esempio, negli Stati Uniti gli aiuti sono legati principalmente alla produzione. E’ altamente inopportuno che si stia abbandonando la giustificazione sociale per gli aiuti. Se un agricoltore che produce alimenti a tempo parziale riceve lo stesso pagamento di un altro che lavora sette giorni su sette, i contribuenti dovrebbero protestare. Il lavoro agricolo continuerà a essere finalizzato alla produzione alimentare.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN).(PL) Signor Presidente, nonostante sia stata modificata numerose volte, la politica agricola comune ancora non è all’altezza delle aspettative. La perdita di sicurezza alimentare dell’Unione europea, le molteplici situazioni di crisi e la mancanza di regole comuni che soddisfino entrambe le parti, ne sono un notevole esempio. La situazione di crisi è stata aggravata dalla mancanza di coesione e dalla discriminazione contro gli agricoltori nei nuovi Stati membri. Il fatto che esistano situazioni migliori e peggiori, a seconda della collocazione geografica e della data di adesione all’Unione europea, dimostra in realtà che non esiste una politica agricola comune e non ce ne sarà ancora per molto tempo.

Nonostante l’enorme quantità di lavoro svolto dal relatore, l’onorevole Goepel, l’obiettivo non è stato raggiunto, tantomeno è semplice affermare se siamo più vicini o più lontani dalle soluzioni ragionevoli. Tenuto conto di tale situazione, sembra essere corretta l’opinione della minoranza, secondo cui la Commissione continua a svolgere una politica di sostegno per le imprese multinazionali di prodotti alimentari e i grandi proprietari fondiari, e la politica agricola comune non soddisfa i bisogni dei consumatori o delle piccole e medie imprese che sono costrette ad abbandonare la produzione. Pertanto, ci occorre una politica agricola nuova ed equa, elaborata da esperti obiettivi anziché dai gruppi di interesse.

 
  
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  Petya Stavreva (PPE-DE).(BG) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero congratularmi con il relatore, onorevole Lutz Goepel, per l’eccellente lavoro sulla presente relazione.

In qualità di eurodeputato della Bulgaria, ritengo particolarmente importante che la relazione presti attenzione speciale ai nuovi Stati membri dell’Unione europea. Questi ultimi possono, se lo desiderano, applicare i pagamenti individuali per superfici unitari fino al 2013 e saranno sostenuti dall’Unione europea nell’applicazione delle norme di condizionalità.

La tutela del diritto degli Stati membri a decidere autonomamente se e come modificare i loro sistemi di aiuti diretti fornirà ai nostri paesi maggiore flessibilità e li aiuterà ad adattare le necessità specifiche di ogni regione e di ciascun settore.

Ritengo che la relazione sulla valutazione dello stato di salute della politica agricola comune sia di particolare importanza oggi, in un momento in cui il Parlamento europeo deve dimostrare ai cittadini il suo impegno e la propensione alla responsabilità politica per lo sviluppo del settore agricolo nella Comunità.

Credo che la relazione dell’onorevole Lutz Goepel tuteli gli interessi degli agricoltori europei e vi invito a sostenerla. Grazie.

 
  
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  Bogdan Golik (PSE).(PL) Signor Presidente, desidero iniziare congratulandomi con il collega onorevole Goepel per una buona relazione e ringraziandolo per l’enorme lavoro investito. La presente relazione riflette completamente gli interessi del Parlamento nella questione della politica agricola. Nonostante la spesa nelle attuali prospettive di bilancio sia del solo 33% rispetto all’80% degli anni settanta, la politica agricola continua a essere, e dovrebbe essere, una delle più importanti politiche europee.

Poiché il mio tempo è limitato, citerò solo alcune questioni rilevanti per i nuovi Stati membri. L’introduzione della modulazione in tali paesi non dovrebbe essere accolta finché non saranno ottenuti i pagamenti totali e vi si dovrebbe procedere in modo graduale, come è stato in altri paesi dei Quindici. Non posso concordare con l’abolizione delle sovvenzioni e dei supplementi per l’energia che abbiamo assegnato appena adesso. Al contrario, l’Unione europea dovrebbe sostenere in modo particolare la nuova direzione di produzione di biomassa.

Per quanto riguarda il futuro delle quote latte, resto fedele alla mia opinione secondo cui la decisione da adottare in merito necessita di una discussione più ampia e di una valutazione molto più approfondita.

 
  
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  Magor Imre Csibi (ALDE).(RO) In qualità di vicepresidente dell’ENVI, desidero fare molte puntualizzazioni riguardanti l’impatto del cambiamento climatico sull’agricoltura.

La pratica dell’agricoltura intensiva negli ultimi anni ha fatto sì che gli agricoltori contribuissero, in larga misura, al riscaldamento globale, del quale adesso affrontano gli effetti devastanti. Le statistiche stimano che l’agricoltura è responsabile dal 17% al 32% delle emissioni di gas serra prodotte da attività umane. L’agricoltura sta ancora inquinando come conseguenza dell’impiego irrazionale dei fertilizzanti, lo stoccaggio inadeguato dei concimi animali, e l’utilizzo irrazionale dei terreni, e mi riferisco in particolar modo alla deforestazione e al sovrappascolo.

Il riscaldamento globale non è reversibile e il frequente verificarsi di siccità o inondazioni in futuro non dovrebbe più sorprenderci. Questo è il motivo per cui sostengo l’idea presentata nella relazione riguardante la creazione di una rete di sicurezza a livello europeo volta ad aiutare gli agricoltori comunitari in caso di calamità ecologiche, climatiche o epidemiologiche.

Di conseguenza, domando alla Commissione europea di valutare la possibilità di un’urgente istituzione di un fondo di garanzia o un meccanismo di gestione dei molteplici rischi riguardanti gli agricoltori dell’Unione europea, finanziato a titolo del bilancio comunitario nonché dei bilanci degli Stati membri.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN).(PL) Signor Presidente, vorrei rivolgere l’attenzione a soli due argomenti in questa discussione. In primo luogo, la percentuale della spesa di bilancio complessiva impiegata nell’agricoltura è in continua diminuzione e sarà del solo 32% l’ultimo anno di questa prospettiva di bilancio. Tali finanziamenti costituiscono circa il 30% del reddito medio annuo degli agricoltori dell’Unione europea. Questo livello di sostegno deve essere mantenuto in futuro al fine di contribuire agli interessi delle attività agricole, e soprattutto di garantire la sicurezza alimentare europea. Dovremmo ricordare che molti dei paesi industrializzati del mondo impiegano una molteplicità di strumenti intesi al sostegno al reddito agricolo a un livello superiore al 50%. Tra questi paesi figurano il Giappone, la Corea del Sud, la Norvegia e la Svizzera.

In secondo luogo, è necessaria una distribuzione ancora più rapida del sostegno agli agricoltori nei vecchi e nei nuovi Stati membri. Gli esperti stimano che il livello medio di sostegno per ettaro di terreno nel periodo tra il 2007 e il 2013 sarà nei nuovi Stati membri di appena il 62-64% di quello ricevuto dagli agricoltori dei vecchi Stati membri. A meno che non vengano soddisfatti questi due presupposti fondamentali, non sarà semplice generare sviluppo nell’agricoltura europea.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, l’obiettivo di questa revisione della politica agricola comunitaria è di migliorarla, alla luce dell’esperienza maturata nel periodo trascorso dall’ultima riforma del 2003 e della situazione emersa nel mercato mondiale. Tuttavia, si dovrebbe ricordare che i cambiamenti da apportare non devono compromettere, in primo luogo, la natura comunitaria di questa politica – siamo contrari alla nazionalizzazione – e, in secondo luogo, il modello agricolo europeo. Non vi sono possibilità per basare gli aiuti diretti sui livelli di produzione storici e differenziarli in questo modo.

Il modello futuro per le sovvenzioni dopo il 2013 dovrebbe essere basato su principi semplici simili al RPUS. Tuttavia, in casi estremi dovrebbe essere consentito l’intervento di mercato, o persino gli aiuti alla produzione, come nei casi della produzione di tabacco o lattiero-casearia nelle regioni montane.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE). (EL) Signor Presidente, desidero iniziare congratulandomi con l’onorevole Goepel per la sua relazione. Poiché il tempo è molto limitato, consentitemi di sottolineare alcuni principi che devono guidare qualsiasi riforma della politica agricola comune, con l’aiuto di strumenti di comunicazione o legislativi.

Prima di tutto, la ridefinizione del modello agricolo europeo non può ignorare le piccole e medie imprese a conduzione familiare. In secondo luogo, la questione dei finanziamenti, che dovranno essere in seguito stabiliti, non deve basarsi sul principio di cofinanziamento, che di fatto nazionalizza nuovamente la politica agricola comune. Inoltre, la questione della regionalizzazione, che da sola non può risolvere i problemi del mercato e dei prodotti alimentari, dovrà essere rivalutata e considerata nelle sue reali proporzioni. Infine, si dovrà eliminare l’ingiustizia derivante da alcune riforme. Tali prodotti devono essere reintegrati e trattati allo stesso modo degli altri.

 
  
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  Francesco Ferrari (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, ringrazio il relatore per questa relazione molto rilevante vista la complessità e la vasta portata dell’argomento trattato.

Vorrei sottolineare due punti che ritengo particolarmente importanti. Il primo è che considero la PAC uno strumento importante che deve essere mantenuto anche dopo il 2013, perché è un sostegno all’impresa. Ma proprio per questo deve essere rivolto a chi fa impresa, perché crea lavoro, mantiene l’ambiente, garantisce prodotti di alta qualità.

Il secondo riguarda la delicata questione delle quote latte. Concordo infatti con il relatore sulla necessità di tutelare quelle regioni europee dove non esiste alternativa all’allevamento del bestiame e alla produzione di latte, ma non bisogna dimenticare tutti quegli allevatori che hanno fatto grandi investimenti per l’acquisto di quote latte e che dal 2015 potrebbero trovarsi in grosse difficoltà economiche.

Spero che si possa trovare anche con il Commissario una soluzione che soddisfi tutti, anche perchè nel 1984, quando è stato costituito il regime delle quote, l’Italia era contro e ad oggi è ancora deficitaria di circa il 40% del latte che consuma.

 
  
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  Struan Stevenson (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, l’eccellente relazione dell’onorevole Goepel getterà le basi per una politica agricola solida per il futuro, ma è sempre più evidente che la sicurezza alimentare salirà ai primi posti della nostra agenda politica, come affermato dall’onorevole Parish.

E’ tale il panico provocato dal cambiamento climatico che politici e pianificatori corrono il rischio di creare un problema globale maggiore di quello che dovrebbero risolvere. La corsa ai biocarburanti sta sottraendo un numero così elevato di terreni alla produzione agricola che adesso alcuni esperti prevedono un’imminente carestia globale. Parallelamente, vaste aree delle foreste pluviali amazzoniche e indonesiane sono state distrutte per far spazio alle coltivazioni di biocarburanti come l’olio di palma nonché per coltivazioni come la soia, che rilasciano nell’atmosfera milioni di tonnellate di CO2 e minacciano di distruggere il nostro sistema globale di condizionamento dell’aria. La deforestazione è adesso responsabile di circa il 18% delle emissioni di gas serra totali ed evidenzia la follia delle attuali politiche.

L’avidità, anziché la protezione dell’ambiente, è diventata la caratteristica peculiare della nostra strategia intesa ad affrontare il cambiamento climatico, e la corsa ai biocarburanti sta minacciando potenzialmente le vite di milioni di persone, poiché la popolazione globale cresce rapidamente dagli attuali sei miliardi a una stima di nove miliardi entro il 2050. Ogni mese nascono altri sei milioni di persone. Entro il 2030, la popolazione mondiale si sarà estesa in misura tale che richiederà un aumento del 50% della produzione alimentare al fine di soddisfare la domanda anticipata. Entro il 2080, sarà necessario raddoppiare la produzione alimentare globale!

Ma la realtà è che una regione delle dimensioni dell’Ucraina viene esclusa dalla produzione agricola ogni anno a causa della siccità e quale conseguenza diretta del cambiamento climatico. La produzione alimentare globale è in declino e non in espansione. Questo è il motivo per cui la sicurezza alimentare adesso è una priorità in agenda.

 
  
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  Constantin Dumitriu (PPE-DE).(RO) La politica agricola comune è uno dei pilastri dello sviluppo europeo e le discussioni sui metodi di miglioramento di tale politica dovrebbero essere una costante, non solo per le istituzioni europee, ma anche all’interno degli Stati membri nelle comunità che ci hanno eletto.

Mi fa piacere che, grazie alla comunicazione della Commissione e alla relazione elaborata dal mio collega Goepel, abbiamo individuato numerose soluzioni per migliorare la politica agricola comune e per far sì che gli abitanti delle regioni rurali pensino che questa politica è positiva per loro stessi e non è solo una serie di disposizioni burocratiche redatte da qualche ufficio a Bruxelles. Tuttavia, dobbiamo essere certi che le proposte presentate dalla Commissione, dal Consiglio e da noi stessi siano sufficientemente flessibili e realistiche al momento dell’attuazione.

In Romania, il paese che rappresento in questo Emiciclo, il 25% della forza lavoro è occupata nel settore dell’agricoltura e il 40% della popolazione vive in zone rurali. Tali dati dimostrano l’importanza dell’agricoltura e delle regioni rurali per la Romania e la nostra economia. Le soluzioni che troviamo per la riforma della PAC devono tener conto dei casi come quello rumeno, con un grande settore agricolo in pieno processo di modernizzazione.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto accogliere con favore la relazione dell’onorevole Goepel e ringraziarlo per il lavoro impegnativo che ha svolto nonché per quello di tutte le persone coinvolte.

Questo è solo l’inizio del processo poiché nel corso di quest’anno guardiamo al futuro della politica agricola comune. E’ un passo molto importante in tale processo e adesso attendiamo le proposte della Commissione per l’immediato futuro. La posizione del secondo pilastro dello sviluppo rurale e quale tipo di modulazione è prevista, saranno di certo essenziali, credo, per un successo a lungo termine, ossia per il futuro della politica agricola comune.

Ma devo dire che non è stato mai così importante garantire un livello paritario tra tutti gli Stati membri e non possiamo consentire livelli diversi di percentuali tra loro. Il disaccoppiamento ha avuto un grande successo. Non credo che possiamo tornare indietro su questo aspetto. La condizionalità è stata inutile e burocratica e può essere migliorata. E la sicurezza alimentare deve essere al primo posto dell’elenco.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE).(PL) Signor Presidente, la politica agricola comune e la politica strutturale che la sostiene chiedono soluzioni a problemi sempre più gravi nonché dalla. La struttura di base della politica agricola comune per gli anni 2007-2013, adottata dai ministri per l’Agricoltura dei paesi dell’Unione europea il 26 giugno 2003 a Lussemburgo, contiene alcune soluzioni di cui la Polonia può beneficiare. Tuttavia, altri fanno di più al fine di tutelare gli interessi dei vecchi Stati membri.

Condivido il punto di vista del relatore secondo cui la Commissione dovrebbe redigere una relazione dettagliata su problemi quali i costi addizionali sostenuti dagli agricoltori per conformarsi alle norme comunitarie in materia di tutela ambientale, benessere degli animali e sicurezza alimentare.

Nell’adottare una posizione sulla relazione presentataci, concordo sulla necessità di proseguire il processo di riforme e di sviluppare ulteriormente le zone rurali. La politica agricola comune deve cambiare se si intende trovare risposte alle nuove sfide quali il cambiamento climatico, le crescenti domande energetiche, l’aumento della popolazione mondiale e il livello crescente di apertura dei mercati mondiali.

 
  
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  Markus Pieper (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Goepel poiché finalmente i tempi sono maturi per l’eliminazione o per una profonda riforma di strumenti quali il controllo delle quote, i premi per capo di bestiame, le restituzioni all’esportazione e i prezzi di intervento.

Guardando alla crescita globale nella domanda di prodotti alimentari, un’economia di mercato più ampia nella politica agricola offre anche maggiori opportunità nell’agricoltura europea. Mi preoccupa la formulazione di alcuni compromessi. La questione in questo caso è del momentaneo disaccoppiamento dei premi per capo di bestiame, la richiesta di sistemi di tutela correlati al settore e di una lunga serie di deroghe, per esempio per il latte, da finanziare attraverso il primo pilastro.

Tutto questo corre il rischio di farci dipendere da vecchi regolamenti di mercato in modo indiretto. Dobbiamo realmente ridurre le eccezioni a regioni strutturalmente deboli e definirle molto limitatamente per quantità di produzione ridotte.

Se siamo troppo generosi in questo caso, si provocheranno distorsioni della concorrenza che non siamo in grado di calcolare in termini politici. Pertanto, incoraggio la Commissione a offrire al mercato un’opportunità adeguata nelle prossime proposte legislative.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signor Presidente, nella relazione vi sono alcuni riferimenti all’OMC. Tuttavia, sono seriamente preoccupato che, mentre questo pomeriggio discutiamo la presente relazione sulla PAC in Parlamento, il futuro dell’agricoltura europea venga minacciato e gravemente compromesso dai negoziati condotti a nostro nome dal Commissario Mandelson nei colloqui a livello di OMC.

La relazione chiede di perseguire il concetto di accesso qualificato al mercato nel corso dei negoziati OMC. La signora Commissario Fischer Boel è soddisfatta della linea che stiamo seguendo? E’ dunque fiduciosa che la posizione adottata dal Commissario Mandelson non danneggerà i settori dei bovini, lattiero-caseario e altri, e che alla fine renderà in qualche modo irrilevante la nostra discussione di questo pomeriggio?

La relazione chiede che le preoccupazioni europee non relative al commercio siano centrali nei negoziati OMC. La signora Commissario è soddisfatta che stiamo seguendo questa direzione, o stiamo solo svolgendo una colta discussione in Parlamento questo pomeriggio, mentre il Commissario Mandelson attacca le vere e proprie fondamenta della PAC?

 
  
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  Iztok Jarc, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Desidero ringraziare tutti voi per una discussione molto interessante. A mio avviso, anche la relazione era di qualità molto elevata e ricca di idee valide.

Vorrei dire che su molte questioni relative a questa discussione il Parlamento e il Consiglio hanno espresso opinioni molto simili, che sono troppe per poterle elencare adesso. Sono convinto che queste similitudini daranno ulteriore peso a tali opinioni e che offriranno un’ottima base per la cooperazione futura tra le due istituzioni. Sono inoltre sicuro che saranno riprese nelle conclusioni che i ministri discuteranno e adotteranno la prossima settimana.

Ritengo che entrambe le istituzioni studieranno in modo approfondito le proposte legislative che la Commissione è in procinto di presentare alla seduta informale di maggio in Slovenia, in cui si svolgerà una discussione molto interessante.

Infine, vorrei dire che la Presidenza slovena si impegnerà per un avvio tempestivo della discussione su tali proposte al fine di completare molto del lavoro nel corso del suo mandato.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, sono completamente d’accordo con l’onorevole Nicholson sul fatto che questo sia il primo passo in una discussione che continuerà per almeno il resto dell’anno e, pertanto, non entrerò nel dettaglio di tutte le diverse questioni che sono state sollevate oggi in Aula. Ne rimarcherò solo alcune tra le più importanti.

Innanzi tutto, una larga maggioranza è a favore del concetto di disaccoppiamento, che anche io apprezzo molto. L’idea di offrire agli Stati membri la possibilità di introdurre un modello regionale è un’opportunità per loro di procedere verso un livello paritario e ho spiegato in varie occasioni il motivo per cui lo ritengo importante.

Al fine di non creare aspettative, sarò molto diretta e onesta sul disaccoppiamento del settore del tabacco. Nella riforma del 2004 è stato deciso di disaccoppiare i pagamenti del tabacco. Poiché adesso stiamo cercando di procedere ulteriormente nel disaccoppiamento, l’idea che qualcuno di voi ha sollevato di estendere al tabacco i pagamenti accoppiati sarebbe un passo in una direzione completamente sbagliata. Pertanto, non vi aspettate in alcun modo che la Commissione si muova in tale direzione.

L’onorevole McGuinness ha affermato che la modulazione era come un furto nei confronti degli agricoltori. Non concordo su questo approccio. Ritengo che la politica di sviluppo rurale necessiterà di maggiori risorse al fine di affrontare nuove sfide, tra cui le più importanti saranno il cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni di CO2.

Dobbiamo tener conto, in primo luogo, che le risorse disaccoppiate rimarranno negli Stati membri e, in secondo luogo, che i pagamenti modulati sono cofinanziati dagli Stati membri e quindi in realtà il denaro lo gestite voi. Ricevete due volte quello che detraete dai pagamenti diretti. Questo è un messaggio importante e torneremo sull’argomento nelle proposte legislative.

L’onorevole Graefe zu Baringdorf ha citato la modulazione progressiva e la necessità, da questo punto di vista, di includere in queste discussioni l’intensità di mano d’opera. Comprendo la sua opinione, ma posso solo dire che ciò sarà estremamente burocratico e molto, molto complesso da gestire, pertanto sono estremamente riluttante ad addentrami nell’argomento.

Potrei sbagliarmi ma, personalmente, non ritengo che l’introduzione della codecisione sull’agricoltura sia una minaccia, come ho sentito affermare. Ritengo sia un passo enorme e ovvio in una situazione in cui il settore agricolo è così importante, da un punto di vista economico e perché è fondamentale per una grande quantità di persone. Pertanto, accolgo positivamente tale modifica ma, dall’altro lato, è essenziale che completiamo questa valutazione dello stato di salute prima della fine dell’anno, altrimenti sarà una valutazione dello stato di salute per il 2010 e quindi saremo troppo vicini al 2013. Questo è il motivo ma, credetemi, sono molto soddisfatta dei cambiamenti citati.

Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, l’Unione europea è il mercato che più si apre ad essi: importiamo una maggior quantità di prodotti agricoli rispetto al Canada, agli Stati Uniti, all’Australia e al Giappone considerati insieme. Se ne deve tener conto quando parliamo di settore agricolo.

Vorrei dire all’onorevole Harkin che sono stata informata che ha presentato un’interrogazione orale, cui verrà risposto per iscritto e, pertanto, sono sicura che otterrà tutte le informazioni che ha richiesto.

 
  
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  Lutz Goepel, relatore. − (DE) Signor Presidente, con questa discussione viene in mente il pattinaggio artistico. Nel giudicare una prestazione di questa disciplina, si scartano il voto più alto e quello più basso e quindi si assegna il punteggio. Pertanto, se io elimino le opinioni dell’estrema destra e dell’estrema sinistra in quest’Aula, avremo quindi un risultato di cui tutti siamo molto soddisfatti e con cui possiamo convivere molto serenamente.

Vi ringrazio molto per il sostegno e la cooperazione. Desidero sottolinearlo ancora una volta oltre i limiti dei singoli gruppi. Attendo quella che sarà una cooperazione emozionante sul pacchetto legislativo.

 
  
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  Presidente. − Desidero solo aggiungere, onorevole Goepel, che si applica lo stesso principio di eliminazione dei voti più alto e più basso nel salto con gli sci e nel pugilato. Se questo amplia la nostra discussione, allora d’accordo.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 12 marzo 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE), per iscritto. (EN) E’ certamente della massima importanza sottolineare chiaramente, nel contesto della presente relazione, la necessità di mantenere i pagamenti diretti non solo in caso di crisi connessa al clima o di fallimenti del mercato, ma anche al fine di equilibrare in modo paritario le norme europee di alto livello in materia di ambiente, bestiame e tutela dei consumatori. Tuttavia, è nostro dovere considerare seriamente la situazione dei paesi con produzioni agricole meno sviluppate nel corso della revisione dei criteri in base ai quali erogare i pagamenti diretti in futuro nell’ambito della nostra politica agricola comune. Inoltre, dobbiamo riconoscere che la situazione complessa cui si trova dinanzi la maggior parte dei settori agricoli dei nuovi Stati membri richiede un’attenzione speciale e ulteriori investimenti in particolare nella ristrutturazione e nella modernizzazione del settore. Infine, desidero precisare che è essenziale, occupandosi della valutazione dello stato di salute della PAC che, a seguito delle recenti crisi, venga posto l’accento sul garantire la sicurezza alimentare e degli approvvigionamenti per i nostri cittadini, assicurando scorte alimentari sufficienti.

 

18. Seguito della revisione della procedura Lamfalussy (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione

– sull’interrogazione orale dell’onorevole Pervenche Berès, a nome della commissione per i problemi economici e monetari al Consiglio, sul seguito della revisione della procedura Lamfalussy (O-0015/2008 –B6-0011/2008)

– sull’interrogazione orale dell’onorevole Pervenche Berès, a nome della commissione per i problemi economici e monetari alla Commissione, sul seguito della revisione della procedura Lamfalussy (O-0016/2008 – B6-0012/2008)

 
  
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  Pervenche Berès, autrice. − (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, la ringrazio molto, signor Commissario, per essere qui. Tuttavia, ci aspettavamo il Commissario McCreevy, come sono sicura che lei sappia o supponga. Può riferirgli che il Parlamento davvero non comprende il motivo della sua assenza oggi in Aula per questa discussione. Ho sentito che pensava non fosse corretto discutere riguardo alle questioni in oggetto con il Parlamento prima di averne parlato in sede di Consiglio europeo, o che quest’ultimo ne avesse discusso. Tuttavia, questo punto era nell’agenda del Consiglio ECOFIN e, in tutta Bruxelles, e probabilmente in altre capitali europee, già circolava il progetto di conclusioni.

Qui in plenaria, domani terremo una discussione per prepararci a questo Consiglio europeo, quindi per quale motivo, quando si tratta di mercati finanziari non possiamo preparare tali questioni anche con il Parlamento europeo? E’ qualcosa che non capisco, a meno che il Commissario non stia attualmente conducendo una campagna in Irlanda per il Trattato di Lisbona, ma se così fosse, avrebbe almeno potuto comunicarcelo. Se si sta preparando per il futuro, anche noi siamo interessati. In ogni caso, se il Commissario McCreevy intende sostenere la trasparenza nei mercati finanziari, ritengo che dovrebbe iniziare ad essere lui stesso trasparente per quanto riguarda i suoi impegni!

L’innovazione finanziaria è un argomento importante. Ritengo inoltre che, in quest’Aula, sia giunto il momento di agire sulla necessità di una regolamentazione. Ci viene spesso detto: se regolate i mercati finanziari, il capitale abbandonerà il mercato europeo. Oggi, come afferma il mio collega americano, credo che l’unico evento cui stiamo assistendo non sia la scomparsa del capitale, ma la scomparsa delle conseguenze dei mutui a rischio (subprime).

Quando iniziamo questa discussione, vogliamo farlo tenendo presenti tre aspetti: ovviamente il funzionamento dei mercati finanziari, ma anche un’autentica capacità di finanziare l’economia e un’abilità di anticipare le necessità dei mercati finanziari per la stabilità e la protezione dai rischi sistemici. E’ in questo spirito che stiamo affrontando oggi i lavori preparatori per il Consiglio europeo, con l’idea che la politica monetaria europea ha reagito probabilmente positivamente all’inizio della crisi, ma che oggi, in un certo senso, l’autorità di vigilanza europea è stata colta di sorpresa, ed è questo che ci preoccupa.

Quando osserviamo le questioni che verranno discusse nel prossimo Consiglio europeo, ci domandiamo: quanto siamo realmente in grado, a livello europeo, di prevedere una crisi? Le persone parlano di un sistema di allarme rapido, ma ciò che vediamo è che, nei mercati, coloro che realmente hanno la capacità di azionare l’allarme si chiamano Goldman Sachs. Apprenderemo qualche lezione da questo riguardo al modo in cui l’Europa agisce?

Sento parlare molto ovunque di trasparenza. Siamo tutti favorevoli alla trasparenza, ma che cosa di tutto questo richiama la trasparenza se, nel corso degli ultimi otto anni, tutte le grandi banche d’investimento sono state invitate a fornire i loro dati, le loro valutazioni nonché la loro esposizione al rischio? Non possono farlo, poiché questo sottende una minaccia in termini di reputazione, e senza dubbio in termini di valutazione, che è estremamente difficile da affrontare.

Pertanto, quando sento parlare di un’alternativa, del sistema di allarme rapido, ho già affermato qualcosa al riguardo…Come uno dei consiglieri del FMI mi ha detto qualche giorno fa, il sistema di allarme rapido è un po’ come la frase scritta su un pacchetto di sigarette “Il fumo uccide”. In quale misura questo cambia le nostre abitudini? Non molto.

Certamente, il FMI e il Forum per la stabilità finanziaria hanno un ruolo da svolgere in questo ambito. Chi non lo sa? Tuttavia, dovrebbe essere un’alternativa alla nostra capacità di osservare il funzionamento dei nostri sistemi. A questo proposito, dovrei dire che le sorprese per questo Parlamento diventano solo maggiori. Quando, il 13 dicembre, abbiamo adottato la relazione Ehler sui regimi di garanzia dei depositi, ci è stato detto che era una questione troppo complessa e, comunque, non avrebbe offerto alcuna garanzia sul modo in cui avrebbero funzionato i sistemi.

Mi sembra oggi, dalle conclusioni principali del Consiglio ECOFIN, che sia un modo per sfuggire alla crisi o, in ogni caso, un problema che dovrebbe essere riaperto quale prioritario. Se lo riapre, signor Commissario, o se lo fa il suo collega Commissario McCreevy, seguiremo a ruota nell’esaminarlo. A un certo punto, probabilmente avrete bisogno di ascoltare con più attenzione il parere del Parlamento su questioni come questa.

Analogamente, per quanto riguarda gli istituti di valutazione finanziaria, possiamo solo riferirle, o riferire al Commissario McCreevy, di nuovo ciò che affermavamo in precedenza. Siamo consapevoli che la Commissione intende presentare proposte per la modifica della direttiva sui requisiti patrimoniali, o CRD. Valuteremo tali proposte con attenzione, ma non riteniamo che sarebbe sufficiente fornire all’Unione europea il sistema di vigilanza di cui necessita, a meno che non prendiamo in considerazione tutte le proposte presentate da qualche mese a questa parte.

Questo riguarda anche la situazione dei comitati di vigilanza, i comitati di livello 3, come siamo soliti chiamarli. Per tali comitati, ci occorre una proposta di normativa che fornisca loro una base giuridica solida per agire e rafforzare le loro capacità, anche nel dialogo con le altre autorità di vigilanza, poiché l’idea di introdurre altre autorità di vigilanza senza disporre di un nostro sistema di controllo solido non ci sembra molto soddisfacente.

Desideriamo che il Consiglio e la Commissione valutino insieme le proposte presentate, non dimenticando, ovviamente, le proposte che il ministro italiano dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha presentato a dicembre al Consiglio ECOFIN. Nello stesso spirito, anche in questo caso, vorremmo pensare in un modo più proattivo al miglioramento dei nostri sistemi normativi, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Non crediamo che l’idea di un organo di vigilanza principale soddisferebbe tutti gli Stati membri. Ciò che il Parlamento dovrà chiedere è una soluzione che includa tutti gli Stati membri e che consenta a ciascuno di loro di sentirsi a proprio agio con il sistema di controllo.

Su tutte queste questioni, sarei grata a lei, signor Presidente in carica del Consiglio nonché a lei, signor Commissario, se formulaste le vostre osservazioni ricordando che sto ovviamente solo esprimendo le domande poste in sede di commissione per i problemi economici e monetari, poiché non abbiamo ancora deciso in merito a una relazione adeguata.

 
  
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  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Desiderio sottolineare che secondo il Consiglio, la risposta risolutiva all’attuale situazione nel mercato finanziario è la coerente attuazione dei tre programmi di lavoro già adottati dal Consiglio nel corso della Presidenza portoghese.

Come ricorderete, lo scorso ottobre il Consiglio ECOFIN ha adottato una relazione e una serie di decisioni, come ricordato nell’interrogazione orale dell’onorevole Berès. Alle decisioni è allegato un programma.

Desidero fare una breve osservazione per quanto riguarda i principi che guidano i nostri sforzi. Il primo orientamento riguarda le procedure e i principi per migliorare la cooperazione e la condotta nelle crisi finanziarie internazionali. Uno degli obiettivi principali in questo ambito è concludere e sottoscrivere un nuovo protocollo d’intesa che definisca i principi e gli orientamenti comuni intesi a rafforzare la cooperazione nel campo della gestione delle crisi. La Presidenza prevede che il protocollo venga concluso nel corso della sessione informale del Consiglio ECOFIN che si terrà in Slovenia il prossimo mese.

L’altro orientamento principale per il lavoro di rafforzamento delle misure per la stabilità finanziaria riguarda gli strumenti di prevenzione, gestione e risoluzione delle crisi. Il programma di ottobre si occupa di tutte le mancanze individuate, in particolare i regolamenti sugli aiuti di Stato, il sistema di depositi cauzionali, le norme sulle procedure di amministrazione e le limitazioni riguardanti il trasferimento di fondi, tutto su scala internazionale.

Desidero occuparmi brevemente delle decisioni raggiunte a seguito della revisione della procedura Lamfalussy, adottate nel corso della sessione di dicembre del Consiglio ECOFIN, e il programma allegato. Nonostante per alcuni aspetti tale questione si riferisca agli sforzi volti al raggiungimento della stabilità finanziaria, le problematiche a lungo termine associate alla vigilanza dei gruppi finanziari internazionali non hanno nulla in comune con l’attuale situazione del mercato. Questi preoccupano principalmente le autorità di vigilanza nazionali, il cui compito è l’adattamento alle condizioni dei mercati finanziari in continuo sviluppo.

Desidero sottolineare il parere del Consiglio sul fatto che dobbiamo rafforzare la convergenza della vigilanza al fine di garantire una concorrenza equa. Riguardo a questo aspetto siamo preoccupati soprattutto della convergenza delle pratiche di vigilanza e non necessariamente delle istituzioni di vigilanza. Per quanto riguarda la risposta degli attori della politica economica alla situazione attuale dei mercati finanziari, consentitemi di esprimere la convinzione del Consiglio che la responsabilità principale della correzione sia del singolo settore. Dovremmo ricorrere a iniziative legislative solo se il settore dimostra di non essere in grado di adottare misure efficienti.

Il Consiglio ECOFIN ha discusso la questione della stabilità finanziaria nel corso della sua ultima sessione del 4 marzo. Alla fine di questa settimana, il Consiglio europeo affronterà il problema e, spero, approverà i progressi raggiunti. Il Consiglio ECOFIN continuerà a seguire la situazione da vicino e ho già ricordato la sua sessione informale di aprile che si terrà in Slovenia. Saremo naturalmente lieti di ascoltare anche le proposte del Parlamento europeo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS
Vicepresidente

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, l’interrogazione orale presentata dall’onorevole Berès a nome della commissione per i problemi economici e monetari mi offre, a nome del Commissario McCreevy e dell’intera Commissione, l’opportunità di informarvi sul lavoro attualmente in corso sulla revisione della procedura Lamfalussy.

Per tutto lo scorso anno, il modello di vigilanza europeo nel campo dei servizi finanziari è stato esaminato al più elevato livello politico. Tali discussioni hanno dimostrato che esiste una forte volontà politica di rafforzare l’attuale architettura di vigilanza basata sulla struttura dei comitati Lamfalussy. Lo scorso anno abbiamo visto il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, presentare le rispettive valutazioni sul funzionamento dell’attuale procedura. E’ giunto il momento di proseguire e presentare proposte concrete.

Ciò deriva dalle conclusioni del Consiglio ECOFIN e dalla relativa tabella di marcia che sono state adottate lo scorso dicembre. Tale tabella di marcia definisce che cosa è necessario fare al fine di migliorare la procedura Lamfalussy e in particolare potenziare le autorità di vigilanza nazionali, i cosiddetti comitati “di livello 3”.

Il lavoro della Commissione è focalizzato su tre ambiti principali che seguono l’accordo sulla tabella di marcia adottata a dicembre scorso. In primo luogo, è stato richiesto alla Commissione di valutare il modo in cui chiarire e rafforzare il ruolo dei comitati di livello 3 nonché di delineare opzioni concrete per il Consiglio ECOFIN informale del prossimo aprile a Lubiana.

Il principale obiettivo in questo caso è quello di portare avanti il contributo che il comitato di livello 3 dovrebbe apportare alla cooperazione di vigilanza, la convergenza di vigilanza e la possibilità di prevenzione e gestione delle crisi. L’ECOFIN informale, a tale proposito, discuterà anche del lavoro di una task force incentrata sulla gestione delle crisi nelle istituzioni transfrontaliere.

Secondo, sta proseguendo l’impegno di un gruppo di lavoro della Commissione inteso a modificare le competenze di vigilanza, la delega volontaria dei compiti, la cooperazione di vigilanza e lo scambio di informazioni. Stiamo collaborando con i tre comitati dei tre livelli su tali compiti al fine di fornire i risultati richiesti prima della fine dell’anno. In considerazione dell’enorme portata di tali riesami, tuttavia, occorre ancora oggi indicare molto in anticipo quale sarà il risultato di questo lavoro.

Terzo, la Commissione sta valutando la possibilità di contribuire finanziariamente alle attività dei comitati di livello 3. E’ un problema urgente poiché questi comitati in generale, e in particolare il comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari (CESR), hanno raggiunto i loro limiti di bilancio. La Commissione cercherà una soluzione legislativa stabile che garantirebbe la continuità nei finanziamenti comunitari. Dal nostro punto di vista, questo può essere raggiunto al meglio concordando le modalità di finanziamento dell’Unione europea in una decisione adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

Non ho tempo per fornire al Parlamento i dettagli della tabella di marcia adottata a dicembre scorso dall’ECOFIN, ma consentitemi di leggere in breve solo alcuni degli impegni che sono stati inviati alla Commissione. Stiamo lavorando su tutte le tematiche. Entro aprile 2008 la Commissione dovrebbe preparare una valutazione sul modo in cui chiarire il ruolo dei comitati e considerare tutte le diverse possibilità verso un rafforzamento della loro attività.

Entro la metà del 2008, i comitati di livello 3 dovrebbero per la prima volta trasmettere alla Commissione, al Parlamento europeo e al Consiglio alcuni progetti di programmi di lavoro, e quindi iniziare a redigere relazioni annuali sui progressi. Questi comitati dovrebbero inoltre sperimentare la possibilità di rafforzamento dell’applicazione a livello nazionale degli orientamenti, le raccomandazioni e le norme; dovrebbero introdurre nei loro regolamenti interni la possibilità di applicare la votazione a maggioranza qualificata assieme a una procedura di conformità o esplicativa; dovrebbero valutare le possibilità di introduzione di una serie comune di orientamenti operativi per l’attività dei collegi di autorità di vigilanza nonché controllare la coerenza delle pratiche tra diversi collegi. I comitati di livello 3 e la Commissione dovrebbero suggerire, sempre entro la metà di quest’anno, un calendario per l’introduzione di un formato europeo per la comunicazione dei requisiti unici dei dati e per le date delle comunicazioni.

La Commissione si è inoltre impegnata a tracciare entro la fine dell’anno un bilancio intersettoriale della coerenza, dell’equivalenza e dell’attuale impiego dei poteri sanzionatori tra gli Stati membri. L’Esecutivo dovrebbe considerare, anche in questo caso entro la fine del 2008, il sostegno finanziario a titolo del bilancio comunitario. E, come ho precedentemente dichiarato, dovrebbe valutare le possibilità di finanziamento dell’Unione europea attraverso il bilancio comunitario dello sviluppo di strumenti intesi a contribuire alla costruzione di una cultura comune di vigilanza con i comitati di livello 3. La Commissione e i comitati dovrebbero riesaminare le direttive sui servizi finanziari al fine di integrare disposizioni che consentano l’impiego della delegazione volontaria dei compiti, esaminare l’opzione della delegazione volontaria delle competenze e così via. Pertanto, stiamo lavorando con impegno e dovremmo lavorare molto nelle prossime settimane, nei mesi a venire ed entro la fine dell’anno.

Tuttavia, siamo impegnati al contempo nelle turbolenze finanziarie seguendo la tabella di marcia adottata dall’ECOFIN a ottobre 2007. Affinché venga discussa a Bruxelles tra pochi giorni, è stata inviata al Consiglio europeo una relazione sul modo in cui stiamo lavorando su questa tabella di marcia al fine di affrontare le conseguenze delle turbolenze finanziarie. Abbiamo contribuito alla relazione con una comunicazione. Pochi giorni fa, il Comitato economico e finanziario ha presentato la sua relazione all’ECOFIN. Abbiamo discusso entrambi i documenti a livello ECOFIN che ora attendono di essere dibattuti dai capi di Stato e di governo giovedì e venerdì prossimi.

Tali documenti inviano un semplice messaggio: al fine di rispondere alle preoccupazioni dei nostri cittadini e investitori dobbiamo agire in modo rapido e coerente. Dobbiamo recuperare la fiducia e la stabilità quanto prima, dopo aver considerato con attenzione tutte le opzioni e in conformità dei principi relativi a legiferare meglio.

Credo che tutti riconoscano che questa tabella di marcia, adottata dall’ECOFIN qualche mese fa, fornisca la risposta adeguata ai problemi individuati. E’ in corso il lavoro su tali impegni della tabella di marcia. Nei prossimi mesi sarà essenziale attenersi al calendario e dimostrare che l’Unione europea sta rispondendo con efficacia alla crisi.

Il nostro quadro normativo e di vigilanza deve restare solido e mantenersi al passo con gli sviluppi del mercato. Anche se le norme di Basilea II sono state attuate completamente solo a partire dal 1°gennaio 2008, sono già stati previsti ulteriori miglioramenti alla direttiva sui requisiti patrimoniali. Questo lavoro ha assunto maggiore importanza alla luce delle recenti turbolenze e forse ci saranno altri aspetti di Basilea II che dovremo affrontare in futuro. Abbiamo intenzione di adottare una nuova proposta per questa direttiva a ottobre affinché le discussioni in sede di Parlamento e di Consiglio possano svolgersi prima dell’adozione di una nuova direttiva ad aprile 2009.

Apprezziamo molto il coinvolgimento del Parlamento in tutte queste discussioni. Abbiamo bisogno del suo contributo che accogliamo con il medesimo favore. Il 1° aprile, qualche giorno prima del prossimo ECOFIN informale, il Commissario McCreevy sarà presso la commissione per i problemi economici e monetari. Inoltre, come sapete, da un punto di vista di stabilità macrofinanziaria, io stesso, in qualità di Commissario per gli Affari economici e monetari, sono sempre stato disposto a contribuire alle discussioni in sede di commissione per i problemi economici e monetari, nonché in questo Parlamento.

Infine, per quanto riguarda le questioni di macrofinanza, è vero che abbiamo bisogno di migliorare il quadro normativo e di vigilanza, è assolutamente vero a livello europeo e globale, ma non porremo fine a queste bolle, a questi eccessi di liquidità, al rischio di instabilità finanziaria a meno che non ci occupiamo seriamente degli squilibri globali. Questa è la vera origine degli squilibri. Non possiamo risolvere i problemi attuali o precedenti, o anche le prossime sfide del funzionamento dell’economia mondiale, senza affrontare gli squilibri ancora esistenti.

 
  
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  Alexander Radwan, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, nel 1999 abbiamo avviato il progetto del mercato finanziario unico europeo e da allora persistiamo nella nostra idea. Siamo sulla strada del successo.

Dobbiamo adesso verificare che gli sviluppi del mercato non superino gli sviluppi politici. La procedura Lamfalussy è stata un passo in tale direzione. Il livello 3 potrebbe essere un modo di avvicinare di poco tra loro le autorità di vigilanza in Europa. Tuttavia, attendo ciò che il signor Commissario Almunia ha affermato, ossia, agire con rapidità ed efficacia.

Stiamo attraversando una crisi o una turbolenza per quanto riguarda i subprime. Gli americani, che si tratti di SEC, Casa Bianca, politici o funzionari dell’Avvocatura distrettuale di New York o Washington, da tempo stilano sintesi pertinenti e pensano a quali misure sono necessarie, mentre i ministeri delle Finanze in Europa riflettono ancora su quale direzione intraprendere.

I ministri delle Finanze si rifiutano di introdurre una struttura di vigilanza europea, pertanto non dovrò parlare in quest’Aula di un’autorità di vigilanza europea. Tuttavia, ciò a cui tali ministri devono già fornire una risposta, e in questo caso mi rivolgo nello specifico al Consiglio, è sul fatto che l’Europa non è presente alle discussioni internazionali sul modo in cui affrontare questo problema. Ancora una volta, dovremo alla fine ritrovarci ad adottare semplicemente le norme di altri paesi, per esempio degli Stati Uniti.

Vorrei solo ricordarvi la relazione Katiforis. Dopo i casi Parmalat e Enron, abbiamo chiesto alla Commissione e al Consiglio per il periodo 2003-2006 di rendere pubbliche le agenzie di rating. La Commissione valuta di fatto tutto in Europa, ma quando arrivano le crisi, non svolge alcuna analisi. Per quanto riguarda gli hedge fund, per esempio, nell’Unione europea non è stata condotta alcuna analisi. Da ciò deriva il mio appello urgente: uscite dal vostro letargo, lasciatevi alle spalle gli egoismi nazionali e continuate a lavorare nella conversione del mercato finanziario europeo in una storia di successo non solo in Europa, affinché ciò che è stato sperimentato qui diventi anche una regola in tutto il mondo.

 
  
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  Ieke van den Burg, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora Presidente, mi consenta di fare innanzi tutto due osservazioni preliminari. In primo luogo, avrei voluto avere il piacere di discutere con il Commissario Almunia di questi squilibri globali e interventi monetari, e così via, ma lo faremo con Jean Claude Trichet in un’altra veste.

Ma ciò che desidero sottolineare in quest’Aula è che se non avessimo avuto la struttura della BCE, questo sistema di banche europee che è intervenuto nell’attuale crisi, saremmo diventati molto più poveri. Ritengo che tale equilibrio esista nella politica monetaria: abbiamo avuto questo tipo di attività a livello europeo, ma non dal punto di vista della vigilanza. E’ necessario per la prevenzione ex ante in alternativa alle sole misure di intervento.

La mia seconda osservazione preliminare riguarda l’assenza del Commissario Charlie McCreevy. Ritengo inaccettabile che non intenda discutere con noi. Forse si sta occupando del suo futuro personale, ma direi che per la Commissione del 2009 sarebbe opportuno pensare di disporre di un Commissario speciale per i mercati finanziari che si concentri solo su questo aspetto, poiché credo si tratti di una questione veramente importante per l’Europa e per la Commissione europea.

Inoltre, per quanto riguarda la questione della vigilanza – la tabella di marcia che avete descritto – non credo che non siamo d’accordo con queste misure, ma mi sarei aspettata, e l’ho affermato con molta chiarezza in sede di comitato di livello 3 alla riunione congiunta di novembre, che tali misure avrebbero anche dovuto essere gli elementi di una proposta chiara di disposizioni legislative da parte della Commissione. Quest’ultima ha il diritto di iniziativa, può presentare proposte, e noi avremmo potuto agire rapidamente e in modo coerente se avessimo ricevuto una proposta concreta. Poiché adesso molte di queste misure sono volontarie: sono richieste per i comitati che in realtà non hanno le competenze, i mandati, le capacità e gli strumenti per fare quanto si vorrebbe che facessero, poiché sono organizzati a livello nazionale e non hanno questo mandato europeo. Questo potrebbe essere stato l’oggetto di una proposta della Commissione europea in materia.

Per quale motivo la Commissione è così lenta nell’agire? Ritengo che una delle ragioni sia che desidera che questi comitati di livello 3 abbiano semplicemente carattere consultivo e non che costituiscano lo strumento centrale di vigilanza europea. Credo che sia qualcosa che dobbiamo riconoscere: svolgono questo ruolo importante e noi abbiamo bisogno di disporre, al pari della Banca centrale europea, di una vera struttura di vigilanza indipendente che possa occuparsi di tali questioni. Non dovrebbe essere solo la Commissione, in quanto DG Concorrenza, ad occuparsene, poiché la Commissione è troppo debole in quest’area.

Per quanto riguarda il Consiglio, auspicherei davvero che vi rendiate conto del senso di urgenza e che discutiate ulteriori misure sull’architettura della vigilanza.

 
  
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  Josu Ortuondo Larrea, a nome del gruppo ALDE. (ES) Signora Presidente, signor Commissario, signor Ministro, un settore finanziario dinamico e in buona salute è cruciale per la stabilità dell’economia europea e per la competitività globale. Ciò è di vitale importanza per i consumatori e le imprese.

In considerazione di questo, tutti concordiamo sulla necessità di istituzioni finanziarie da gestire adeguatamente e controllate. Questo è il motivo per cui nel 2001 abbiamo lanciato quella che è conosciuta come procedura Lamfalussy, con l’obiettivo di realizzare un meccanismo efficace per la convergenza tra i diversi Stati membri e i partner in termini di pratica nel campo della vigilanza e della normativa finanziaria. Adesso la Commissione ci domanda di approvare una serie di iniziative nuove sull’adozione della normativa, sulla convergenza della vigilanza e sul rafforzamento della cooperazione tra gli organi di vigilanza nei diversi Stati membri.

Siamo d’accordo su tutto questo poiché necessitiamo di un settore finanziario forte e sano che sia in grado di sostenere la nostra economia dinanzi alla turbolenza dei mercati internazionali, ma vogliamo ancora di più. Desideriamo che la direttiva sull’imposizione dei redditi da risparmio, in vigore dal 2005, sia esaminata al fine di porre fine agli scandali come quello del Liechtenstein, che sembra nascondere gli evasori fiscali.

Non dovrebbero esserci Stati membri, territori collegati o paesi associati con lo Spazio economico europeo che, sotto la tutela del segreto bancario, non scambiano informazioni sugli interessi pagati ai residenti di altri membri dello stesso spazio economico comune.

La libera concorrenza vieta che gli aiuti di Stato siano un modo di promuovere l’economia privata; e la tassazione dei risparmi non dovrebbe essere una porta aperta alla distorsione della concorrenza leale. Le regole del gioco dovrebbero essere uguali per tutti e dovremmo pertanto eradicare i paradisi fiscali, poiché sono contrari alla concorrenza nonché antisociali.

 
  
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  Piia-Noora Kauppi (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, due minuti non sono sufficienti per consentirmi di occuparmi di tutti i punti. Desidero solo essere molto breve. Sono d’accordo con molte delle dichiarazioni formulate dai miei colleghi, in particolare con quanto affermato dall’onorevole van den Burg sulla resistenza della Commissione nel conferire un ruolo maggiore ai comitati di livello 3.

Ritengo sia naturale che i comitati di livello 3 abbiano due ruoli diversi. Sono riusciti a fornire pareri sulle nuove direttive. Il ruolo consultivo è svolto ottimamente, ma non abbiamo ancora trovato un modo di raggiungere una reale convergenza in Europa. Esiste una vera asimmetria tra la convergenza europea e la responsabilità nazionale. Nonostante sosteniamo con tutta sincerità le proposte ECOFIN, la tabella di marcia e tutto ciò che è stato prodotto, abbiamo qualche dubbio che risolveranno i problemi che abbiamo in Europa. E’ veramente possibile raggiungere una gestione pienamente integrata con l’attuale sistema di vigilanza? Non credo che lo sia. Riteniamo inoltre che il consolidamento del modello di vigilanza della CRD necessiti di miglioramenti ancora maggiori rispetto a quelli presentati nella tabella di marcia. Non è sufficiente avere buone competenze di delegazione, buoni criteri di informazione e risolvere questioni tra lo Stato membro di origine e lo Stato membro ospite. Dobbiamo conferire competenze più decisive ai comitati di livello 3, poiché necessitano di maggiore indipendenza dalla Commissione e di essere il seme del nuovo sistema europeo di vigilanza basato sulla rete.

Infine, desidero sollevare la questione, come ha già fatto anche il collega Radwan, della convergenza statunitense e delle conseguenze globali. Ritengo che stiamo perdendo tempo in Europa. Se non collaboriamo, non potremo mai essere presi sul serio dai nostri omologhi internazionali. Benché il dialogo dei servizi finanziari si sia sviluppato positivamente, dobbiamo migliorare ulteriormente il nostro percorso verso la convergenza al fine di mostrare agli americani che disponiamo di un sistema equivalente e possiamo ricorrere al mutuo riconoscimento e persino alla conformità vicendevole. E’ quindi molto importante occuparsi di tale aspetto globale.

 
  
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  Elisa Ferreira (PSE).(PT) Signora Presidente, le recenti turbolenze nei mercati finanziari hanno dimostrato che la tendenza che ha causato l’aumento dell’efficienza può comportare anche rischi maggiori, che influiscono sulla solidità del sistema finanziario e la salute dell’economia reale. Il riesame previsto per il 2007 è diventato pertanto più urgente e ha acquisito maggiore attinenza politica. Oggi su chiede all’Europa di elaborare risposte attente ed efficaci intese ad adattarsi alla crescente complessità dei mercati.

E’ inoltre noto che il progresso è possibile senza alterare la struttura centrale del metodo Lamfalussy ma, come molti colleghi hanno affermato, uno degli strumenti più ovvi e urgenti per ottenere miglioramenti implica un coordinamento più solido ed efficace tra le autorità nazionali di regolamentazione e di vigilanza attraverso una maggiore efficienza al livello 3, poteri e competenze rafforzati, il potenziamento dei meccanismi per la gestione delle situazioni di turbolenza e delle crisi, nonché la garanzia di coerenza di principi e pratiche.

Tale coordinamento è complesso e non nasce spontaneamente: richiede iniziative specifiche e adeguate da parte della Commissione, in risposta alle raccomandazioni, correttamente citate oggi in quest’Aula, formulate dal Parlamento in diverse occasioni, e dal Consiglio ECOFIN, nonché definite nella tabella di marcia, cui si è fatto ampio riferimento qui.

Con l’avvicinarsi del prossimo Consiglio europeo, l’apparente mancanza di trasparenza delle iniziative programmate dalla Commissione è sorprendente. L’assenza del Commissario McCreevy è ancora più sorprendente dato che il Parlamento gli ha espressamente richiesto informazioni sui progressi dei lavori.

Infine, desidero ringraziare il signor Commissario Almunia ancora una volta per la sua disponibilità, nonostante io continui a pensare che ci occorra una discussione di chiarimento con il Commissario competente tenuto conto della particolare natura tecnica dell’argomento, nonché dell’obbligo della Commissione di proporre un’iniziativa specifica.

 
  
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  Antolín Sánchez Presedo (PSE).(ES) Signora Presidente, la procedura Lamfalussy è stata creata affinché la normativa comunitaria in materia finanziaria potesse rispondere in modo rapido e flessibile agli sviluppi nel mercato nonché al fine di incoraggiare la convergenza delle pratiche di vigilanza. Le sue attività, ai quattro livelli, hanno consentito un miglior coordinamento delle iniziative delle istituzioni e delle autorità di vigilanza all’interno dell’Unione europea.

Dobbiamo andare avanti.

Al fine di rafforzarne legittimità, qualità e coerenza, dobbiamo proseguire nel consolidamento dei principi di legiferare meglio e dello scrutinio democratico, migliorando l’integrazione dei suoi livelli e promuovendo una maggiore convergenza intersettoriale per evitare l’arbitraggio. Una prospettiva europea e nuove iniziative sono essenziali per rispondere a tali necessità e in particolare al fine di occuparsi in modo appropriato della vigilanza dei gruppi transfrontalieri e proseguire con la prevenzione e la gestione delle crisi internazionali.

 
  
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  Harald Ettl (PSE).(DE) Signora Presidente, la stabilità finanziaria attraverso la gestione della crisi deve adesso diventare la norma al momento di sviluppare la convergenza normativa. Si tratta di apprendere dalle crisi finanziarie e dagli sviluppi nell’industria della finanza che sono sfuggiti di mano e non sono più compatibili con una macroeconomia adeguata. Ciò significa che nel 2008 è ancora necessario creare una base sostenibile per la procedura Lamfalussy. I criteri degli operatori di mercato chiedono una procedura normativa flessibile. In questo caso il requisito deve essere che l’azione di vigilanza sia fornita dal controllo parlamentare e che i diritti del Parlamento siano tutelati. Non esiste controllo trasparente in assenza del parlamentarismo.

Il nostro percorso conduce direttamente in un sistema di autorità di vigilanza europee attraverso un’autorità di vigilanza principale. Solo in un sistema europeo di questo genere si può trovare un equilibrio tra i centri finanziari europei che tengono conto di tutti gli interessi politici ed economici. La Commissione deve essere un attore, non solo un moderatore, in queste fasi intermedie.

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, la procedura Lamfalussy ci ha egregiamente aiutato nel corso degli anni ad affrontare questo specifico punto centrale dei meccanismi finanziari. Dall’altra parte, abbiamo costantemente cercato di mantenere il processo democratico di legislazione in tale ambito, anche quale parte della normale discussione della Costituzione, in cui siamo stati delegati a legiferare dalle istituzioni europee. In entrambi i casi abbiamo avuto sempre lo stesso problema, ossia, da un lato, garantire di essere in grado di assicurare un minimo di trasparenza e, dall’altro, che il Parlamento fosse sufficientemente coinvolto in questo controllo.

Sono stati compiuti sforzi concreti al fine di avvicinare tra loro le discussioni generali nel contesto della comitatologia e della procedura Lamfalussy in particolare, affinché non proseguiamo con questa serie di processi e un’altra componente della trasparenza ci venga quindi sottratta?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. (ES) Signora Presidente, cercherò di essere molto breve, ma desideravo fare poche sintetiche osservazioni su alcune dichiarazioni formulate oggi.

Innanzi tutto, è chiaro che vi è un’asimmetria tra la struttura nazionale di vigilanza, le strutture di vigilanza finanziaria, e la crescente importanza delle istituzioni sopranazionali, nonché la dimensione globale, e non solo europea, dei mercati e dell’attività finanziari. Tale asimmetria provoca tensione e chiede una risposta da parte delle istituzioni europee, dalla Commissione e dal Consiglio e il Parlamento. Non discuteremmo di questo, poiché credo che siamo tutti d’accordo.

Secondo, non concordo molto su alcune dichiarazioni che possono aver suggerito che le strutture di vigilanza e la reazione agli eventi nel sistema finanziario negli Stati Uniti siano superiori a quelle di cui disponiamo in Europa. Ritengo sinceramente che i fatti non dimostrino questo, ma piuttosto che vi sia un argomento a favore delle strutture di regolamentazione e vigilanza europee e del modo in cui i mercati finanziari funzionano in Europa in tutta una serie di settori, rispetto a quanto accade negli Stati Uniti.

Terzo, i comitati Lamfalussy di livello 3 sono straordinariamente importanti. Due dei tre comitati di livello 3, il comitato bancario e il comitato delle assicurazioni e delle pensioni aziendali o professionali, sono stati istituiti solo nel 2005, nonostante la procedura Lamfalussy sia iniziata nel 1999. Dobbiamo recuperare il tempo perduto, ma è stato perso molto tempo prima che arrivasse questa Commissione.

Quarto, in quale modo proseguire? Da alcuni degli interventi sembra che qualcuno di voi pensi che sia responsabilità della Commissione adottare decisioni intese a proseguire al giusto ritmo. Non nasconderò le responsabilità della Commissione, che certamente ha, come le hanno il Parlamento e il Consiglio, e naturalmente gli Stati membri.

La mia esperienza nel partecipare alle molte discussioni tenutesi di recenti in sede di ECOFIN, nonché nell’Eurogruppo, sugli sviluppi nella vigilanza e nella regolamentazione e sul modo in cui affrontare le turbolenze dei mercati finanziari e rispondere all’incertezza, alla mancanza di fiducia e ai fallimenti che abbiamo osservato nel sistema, esperienza che posso condividere con voi, che voi ci crediate o no, è che le posizioni di alcuni Stati membri sono i maggiori ostacoli per andare avanti. E non proprio in Stati membri che non stanno subendo per nulla le conseguenze delle turbolenze finanziarie.

C’è molto lavoro da svolgere. Comprendo il motivo per cui il Parlamento desidera che il lavoro proceda in modo più rapido, ma ritengo che disponga delle medesime informazioni della Commissione e del Consiglio, e pertanto è consapevole che è già in corso una gran quantità di lavoro in molte direzioni contemporaneamente. Ci troviamo in una situazione in cui l’improvvisazione tende a provocare errori, e in cui cercare di agire prima di sapere ciò che è necessario fare è tendenzialmente controproducente. Abbiamo esperienza in Europa e negli Stati Uniti riguardo a precedenti problemi di vigilanza e di regolamentazione, nonché finanziari, che dimostra che è meglio attendere per qualche mese e agire in modo corretto anziché accelerare la possibile soluzione e peggiorare persino i problemi che intendiamo affrontare.

Un’ultima considerazione: la Commissione ha il diritto di iniziativa legislativa nell’Unione europea. La Commissione non rinuncerà mai al suo diritto di iniziativa, e non lascerà mai il suo diritto di iniziativa ai comitati Lamfalussy. Li tiene in considerazione, ma non riterrà mai che il proprio diritto di iniziativa debba passare ai comitati Lamfalussy, e non credo che il Parlamento e il Consiglio la pensino diversamente. E’ vero che, come ho affermato, tutti noi, a cominciare dalla Commissione, riteniamo che il coordinamento tra i comitati Lamfalussy di livello 3, la capacità di adottare criteri e decisioni con un sistema di votazione maggioritario, la capacità di reagire con decisioni quasi vincolanti, è qualcosa che è sempre più evidente e necessario, considerata la straordinaria importanza del compito che tali comitati devono svolgere. Tuttavia, questo non ci deve indurre a confonderli con i titolari del diritto di iniziativa legislativa in Europa.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

 

19. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0013/2008).

Sono spiacente per i colleghi che hanno aspettato che iniziasse e, ovviamente, verificheremo il motivo del ritardo di oggi.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). – (EN) Signora Presidente, su una mozione di procedura, secondo il sito web del Parlamento relativo alle interrogazioni orali, la mia interrogazione era la n. 3 in elenco. Era previsto che alla domanda rispondesse il Commissario Mandelson, poiché il suo titolo cita chiaramente i “negoziati dell’OMC” condotti dal Commissario Mandelson a nostro nome. Tuttavia, vedo adesso che la mia interrogazione è stata inserita nella terza parte, il che significa che non riceverà risposta orale dal Commissario Mandelson. Mi domando come mai si rifiuti di riferire in Parlamento riguardo ai negoziati dell’OMC.

A quale scopo sottoporre un’interrogazione a un Commissario presente quel giorno se il Commissario si rifiuta di rispondere alla domanda?

 
  
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  Presidente. − Decide la Commissione chi risponde e a quali interrogazioni.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signora Presidente, è questo il problema, perché l’interrogazione sui negoziati dell’OMC era espressamente rivolta al Commissario Mandelson. E’ lui il Commissario che ha condotto i negoziati, e oggi è qui e si rifiuta di rispondere alla domanda.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Harkin, la sua osservazione è stata annotata e faremo quanto possibile.

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte alla Commissione.

Parte I

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 32 dell’onorevole Stavros Arnaoutakis (H-0075/08)

Oggetto: Ripercussioni negative della crisi finanziaria internazionale sul settore del commercio

L’attuale crisi finanziaria internazionale che porta l’economia americana verso la recessione ritarda il ritmo di sviluppo a livello mondiale. Le conseguenze sull’economia europea e sul commercio sono notevoli. Le imprese greche, assieme alle altre imprese europee, cominciano già a subire considerevoli pressioni a causa del ritmo crescente delle importazioni da paesi extra UE, i cui prodotti meno cari guadagnano continuamente terreno sul mercato. Parallelamente, ci si attende una diminuzione delle esportazioni europee nel prosieguo dell’anno.

Quali misure intende prendere la Commissione per sostenere in concreto le imprese europee affinché escano da questa crisi e diventino più competitive a livello di commercio internazionale? Quali settori del commercio e quali prodotti europei ritiene più sensibili e pertanto da tutelare in via prioritaria? <BRK>

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. (ES) Signora Presidente, per rispondere all’interrogazione dell’onorevole Arnaoutakis, devo dire innanzi tutto che l’economia globale è in fase di rallentamento; si sta raffreddando, per usare la terminologia climatica.

La turbolenza finanziaria prosegue; l’economia statunitense si trova in un processo di marcato rallentamento, alcuni pensano che sia sull’orlo della recessione. I prezzi delle materie prime, non solo del petrolio ma anche di altro tipo, sono in aumento, e tutto questo si sta ripercuotendo negativamente sulla crescita, nonostante la crescita dell’economia globale sia ancora significativa.

L’economia europea sta affrontando tali difficoltà in modo relativamente positivo. Nelle nostre recenti previsioni, presentate il 21 febbraio, abbiamo parlato del 2% di crescita per l’Unione europea quest’anno, e dell’1,8 per la zona euro. Pertanto, vi sono conseguenze sull’economia europea, ma la portata non dovrebbe essere esagerata.

Per quanto riguarda il commercio estero, i dati più recenti pubblicati da Eurostat dimostrano che, per il 2007, le stime iniziali fanno riferimento a un deficit commerciale nell’Unione europea a 27 di 185 000 milioni di euro, che è consistente ma in ogni caso inferiore rispetto a molte altre regioni dei paesi industrializzati, e la zona euro registra un eccedente commerciale di 28 300 milioni di euro.

Pertanto, in un’economia globale caratterizzata da importanti squilibri, non solo il nostro settore estero è in generale equilibrato, ma anche i nostri conti pubblici sono sostanzialmente in equilibrio.

Terzo punto: il modo migliore di affrontare le crisi dell’economia globale è mantenere le riforme strutturali e le politiche macroeconomiche che ci hanno consentito di recuperare la stabilità dei nostri conti pubblici, accrescere la stabilità delle nostre economie, migliorare la nostra capacità di crescita ed essere in una posizione migliore che in precedenza al fine di affrontare le turbolenze finanziarie.

Quarto, esistono problemi specifici di cui occuparsi quale risultato di tali turbolenze. Ne abbiamo parlato nel corso della discussione precedente, pertanto non li ripeterò. Tuttavia, ricorderò agli onorevoli deputati e a quest’Aula che sono state adottate tabelle di marcia dal Consiglio ECOFIN a ottobre che stabiliscono il modo in cui reagire a queste turbolenze finanziarie.

Quinto, desidero ricordare inoltre agli onorevoli deputati e al Parlamento che a ottobre 2006 abbiamo adottato una strategia per l’azione economica estera dell’Unione europea, il programma Global Europe, che istituisce una nuova politica commerciale europea intesa a migliorare la nostra competitività all’estero, con strategie relative all’accesso al mercato, alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale, all’apertura di bandi di gara pubblici all’estero, agli strumenti di difesa commerciale, una politica non solo di accordi multilaterali nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio, ma anche di una nuova generazione di accordi commerciali bilaterali che integrano gli sforzi per proseguire nei negoziati multilaterali di Doha.

Per concludere questa risposta, desidero affermare che i fatti dimostrano, in particolare per le economie europee, che l’integrazione di mercato, la globalizzazione e la liberalizzazione del commercio sono positive per le nostre economie e apportano vantaggi più numerosi rispetto agli svantaggi o ai problemi. La globalizzazione e, nel contesto europeo, il mercato unico, sono strumenti essenziali per accrescere la nostra competitività e, come gli europei sanno molto bene, probabilmente meglio di chiunque altro nel mondo, il protezionismo non è la soluzione.

 
  
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  Stavros Arnaoutakis (PSE). (EL) Signora Presidente, signor Commissario, desidero domandarle se la Commissione ha svolto valutazioni sul modo in cui questa crisi internazionale del credito influirà su settori quali il turismo e la navigazione, che nel caso del mio paese, la Grecia, costituiscono il 21% del PIL. Quali misure intende adottare la Commissione?

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. (ES) No, non posso fornirle questi calcoli specifici e dettagliati che sta chiedendo. E’ molto probabile che le autorità elleniche abbiano effettuato queste valutazioni. Abbiamo stimato l’impatto della turbolenza finanziaria e dell’ambiente internazionale economicamente più difficoltoso, sulle economie europee nelle nostre previsioni aggiornate di febbraio, e abbiamo calcolato che ci sarà un calo della crescita, cinque decimi in meno nell’Unione europea, e quattro decimi nella zona euro rispetto alle previsioni che abbiamo presentato a novembre 2007. Anche mezzo punto percentuale in più di inflazione, praticamente quale risultato dello “shock” dell’aumento nei prezzi del petrolio, le materie prime e, in particolare, le materie prime alimentari.

Sinora, l’impatto delle esportazioni è minimo, non al punto da non essere stato avvertito fino ad oggi, ma come abbiamo affermato in molte occasioni, in particolare di recente quando i mercati dei cambi sono stati estremamente volatili, riteniamo che l’evoluzione e la variabilità dei tassi di cambio, per quanto riguarda noi europei, stiano raggiungendo limiti che ci preoccupano enormemente, e occorre ricordare a tutti gli altri attori nell’economia globale che la variabilità eccessiva nei mercati dei cambi non è auspicabile, poiché comporta conseguenze negative in termini di crescita e attività economica, per tutti.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). (LT) Le imprese vengono influenzate non solo dalle crisi internazionali, ma anche, come è stato già affermato, dai tassi di cambio delle valute. Un paese con una moneta forte può lottare nei giochi di concorrenza nei mercati internazionali. Attualmente l’euro è così forte che le imprese hanno iniziato a lamentarsi che l’esportazione non è più remunerativa.

Potrebbe essere adottata qualche misura al fine di attenuare il problema? A volte i paesi cercano di svalutare le loro monete per poter guadagnare dalle vendite all’estero.

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. (ES) Come l’onorevole deputato sa, i mercati dei cambi, nella grande maggioranza dei paesi, e in particolare nelle economie industrializzate più avanzate, sono dominati dai tassi di cambio flessibili. E’ la legge della domanda e dell’offerta che fissa i tassi di cambio in qualsiasi momento.

Ciò che è auspicabile è che tutte le parti interessate, tutti coloro che partecipano all’economia globale, e in particolare, i mercati dei cambi, si attengano agli orientamenti concordati nel G7, nel Fondo monetario internazionale, nelle consultazioni multilaterali, che si sono svolte un anno fa, al fine di cercare di affrontare gli squilibri globali nell’economia. Una delle conclusioni di tali consultazioni multilaterali aveva quale oggetto la necessità di conferire ai mercati dei cambi la libertà di riflettere le basi di ciascuna economia, e questo è il modo migliore affinché i tassi di cambio non siano collettivamente dannosi per gli attori, gli operatori dei mercati internazionali.

Sino a questo punto, per la zona euro, se osserviamo i dati pubblicati da Eurostat per il 2007, i primi dati Eurostat 2007, pubblicati il 15 febbraio, durante lo scorso anno le esportazioni dei paesi della zona euro, ossia di tredici paesi, sono aumentate dell’8%, mentre le importazioni del 6%. Tuttavia, al contempo, è vero che le variazioni nei tassi di interesse ci preoccupano, nello specifico siamo preoccupati delle modifiche delle ultime settimane.

Questo è quanto emerso dall’ultimo incontro dell’Eurogruppo della scorsa settimana e sostenuto dal Presidente dell’Eurogruppo, dal Presidente della Banca centrale europea e dal sottoscritto in qualità di Commissario per gli Affari economici e monetari.

Stiamo considerando la volontà delle autorità statunitensi, che ripetono ancora pubblicamente che desiderano mantenere una moneta forte. Teniamo conto degli annunci e delle dichiarazioni delle intenzioni delle autorità in paesi come la Cina e altre economie asiatiche emergenti, che affermano di essere consapevoli della necessità di introdurre gradualmente maggiore flessibilità nella gestione dei tassi di cambio.

 
  
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  Presidente. − Mentre per la prossima interrogazione passiamo al Commissario Figeľ, consentitemi di cogliere l’opportunità di tornare all’iniziale mozione di procedura dell’onorevole Harkin. Ho fatto svolgere alcune indagini e la mia prima precisazione sarebbe che ci stiamo occupando del Tempo delle interrogazioni alla Commissione, non a un Commissario in particolare.

La Commissione ha esaminato il punto da lei sollevato e ha consultato la DG Commercio e la DG Agricoltura e nella loro valutazione, temo, la sua domanda rientra nella competenza della signora Commissario Fischer Boel. Non posso partecipare alla discussione, ma le trasmetto le informazioni affinché ne conosca le ragioni.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 33 dell’onorevole Manolis Mavrommatis (H-0086/08)

Oggetto: Scaricamenti illegali di canzoni su Internet

Il 28 gennaio 2008, è stato sottoscritto un accordo tra le tre maggiori società discografiche (EMI, Universal Music e Warner Music) per la messa a disposizione di 25 milioni di canzoni sulla pagina web della Qtrax, da cui gli utenti potranno “scaricarle” gratuitamente. Durante lo scaricamento, gli utenti sono obbligati a guardare le pubblicità proposte nella pagina. Tale pagina web è accessibile ai cittadini in Europa e negli Stati Uniti e si ritiene che i suoi creatori ammortizzeranno rapidamente il denaro dell’investimento.

Dal momento che, nell’Unione europea, non esiste alcun quadro giuridico relativo ai servizi di musica in linea dato che la Commissione non è disposta a proporre un quadro giuridicamente vincolante, in seguito alla raccomandazione che ha recentemente pubblicato, e tenuto presente il fatto che tale accordo si prefigge per lo più di proteggere i diritti e i profitti delle società discografiche, vittime di scaricamenti illegali, in che modo i diritti degli autori sono protetti in tale contesto?

Tenendo presente che tale sito si rivolge anche ai cittadini europei, può la Commissione dire se ritiene che la concorrenza verrà pregiudicata nell’ambito dei servizi musicali dal momento che tale accordo riguarda solamente tre società discografiche che metteranno gratuitamente a disposizione le loro canzoni su Internet e beneficeranno dei profitti risultanti dalle pubblicità presentate nel sito in questione? <BRK>

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (EN) Sono sicuro che l’onorevole Mavrommatis ricorda che la Qtrax ha annunciato di recente un nuovo accordo con molte etichette importanti al fine di offrire il primo servizio peer-to-peer libero e legale sostenuto dalla pubblicità sul loro sito web. E’ avvenuto a gennaio alla conferenza MIDEM svoltasi a Cannes.

Tuttavia, pare che attualmente non sia in vigore alcun accordo che consenta di scaricare gratuitamente i loro cataloghi musicali. Infatti, quale reazione all’annuncio della Qtrax, le quattro importanti aziende hanno dichiarato pubblicamente che non è ancora stata definita alcuna intesa, nonostante siano in corso le trattative al riguardo. In questa fase, esistono ancora alcuni dubbi, sul numero di accordi che la Qtrax potrebbe siglare con le importanti etichette musicali o riguardanti il contenuto e la portata di tali accordi.

E’ pertanto prematuro compiere alcune valutazioni preliminari dell’impatto sulla concorrenza nell’industria musicale on line. Tuttavia, è chiaro che un simile servizio non dovrebbe essere consentito solo dalle etichette discografiche, ma anche gli autori che scrivono e compongono la musica, ovviamente, devono partecipare all’accordo.

 
  
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  Manolis Mavrommatis (PPE-DE). (EL) Signora Presidente, signor Commissario, come ho affermato nella mia interrogazione, ci sono tre società che stanno traendo profitto. Ma domando ancora, signor Commissario: altre aziende non protette saranno costrette a chiudere, lasciando i diritti di migliaia di artisti senza tutela, proprio nel momento in cui i servizi di musica on line stanno costantemente guadagnando forza? O devo credere al Commissario McCreevy, che ci ha comunicato che nel 2010 verrà presentata al Parlamento europeo una direttiva in materia?

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (EN) In primo luogo, desidero garantirle ancora una volta che la politica di concorrenza dell’Unione e di questa Commissione è un processo in evoluzione. Valutiamo e sperimentiamo e, se necessario, agiamo o reagiamo.

In secondo luogo, l’adattamento di norme importanti o quadri normativi per il contenuto on line o norme transfrontaliere per la fornitura dei servizi, tra cui adesso figurano i diritti d’autore o anche i termini di tutela, sono parte dell’adattamento graduale. Alcune di esse verranno probabilmente adattate quest’anno. Dall’autunno dello scorso anno sono state presentate alcune proposte. Pertanto ritengo sia un processo importante, in cui stiamo collaborando, in cui un contesto o un impatto culturale è tenuto in adeguata considerazione e la diversità culturale tutelata e promossa.

Non stiamo suggerendo che cosa le singole società dovrebbero fare in termini di condotta nei confronti degli altri, ma è importante che la trasparenza e le condizioni favorevoli per la creatività e la diffusione della cultura vengano preservate e tutelate. Ritengo che sia un principio e una preoccupazione comune. Sono sicuro che sia così anche per la commissione per la cultura e l’istruzione, di cui lei è vicepresidente, onorevole Mavrommatis.

 
  
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  Josu Ortuondo Larrea (ALDE).(ES) Signor Commissario, suppongo che lei sappia che in alcuni Stati membri esiste un metodo per pagare i diritti d’autore che implica lo stabilire un’imposta che devono corrispondere tutti coloro che acquistano apparecchiature per registrare o riprodurre materiale, o comprano CD o DVD. Desideravo domandarle se ritiene che questo metodo sia accettabile, quando esistono molte persone che acquistano le stesse apparecchiature o DVD e non se ne servono per scaricare musica o riprodurre qualcosa che riguardi i diritti d’autore. Ritengo che tale metodo punisca i cittadini onesti. Vorrei conoscere la sua opinione al riguardo.

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (EN) E’ vero che in alcuni paesi queste imposte sui diritti d’autore sono veramente molto elevate o le differenze impressionanti.

Questo è uno degli argomenti di cui ci stiamo occupando. Lo abbiamo fatto lo scorso anno, e sono sicuro che torneremo sulla questione. Il mio collega, il Commissario Charlie McCreevy, è competente per questo ambito, che vedo collegato ad altri settori in cui sono coinvolti o toccati i diritti d’autore e rispettivi termini di protezione.

Pertanto conosco i problemi, ma la ringrazio per il messaggio, ripetuto da alcuni paesi e alcune industrie. Sono certo che farà parte dei riesami per il prossimo futuro.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 34 dell’onorevole Avril Doyle (H-0090/08)

Oggetto: “Tassa carbonio” sulle importazioni?

Il 23 gennaio 2008 la Commissione ha presentato un ampio pacchetto di proposte (COM(2008)0016) volto ad onorare gli ambiziosi impegni assunti dall’Unione europea nella lotta al cambiamento climatico e a promuovere le energie rinnovabili fino al 2020 e dopo tale data.

Un elemento centrale di tale strategia è il rafforzamento e l’ampliamento del sistema di scambio delle emissioni (ETS), strumento chiave dell’UE per un’efficiente riduzione di queste ultime. Le emissioni prodotte dai settori rientranti nel sistema ETS saranno ridotte del 21% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005. Sarà stabilito un unico tetto massimo a livello europeo e la libera assegnazione delle quote di emissioni sarà gradualmente sostituita dalla vendita all’asta entro il 2020.

In presenza di un accordo internazionale che obblighi i concorrenti di altre regioni del mondo a sostenere costi simili, il rischio di una rilocalizzazione delle emissioni (carbon leakage) sarebbe certamente trascurabile. Tuttavia, tale accordo non esiste ancora.

Alla luce di quanto sopra illustrato, può la Commissione spiegare per quale motivo la tassa carbonio sulle importazioni sia stata esclusa dal sistema ETS?

Può inoltre specificare il livello di sostegno di cui gode nell’ambito del Collegio dei Commissari il tema dell’applicazione di tale tassa ai prodotti di paesi privi di una legislazione sulla riduzione delle emissioni di CO2?

Ha la OMC una posizione al riguardo?

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. − (EL) Signora Presidente, per la Commissione riveste la massima priorità concludere un accordo internazionale di ampia portata sul cambiamento climatico che riguarda il periodo successivo al 2012. La Conferenza di Bali è stato un passo significativo nello sforzo inteso ad affrontare il cambiamento climatico a livello globale. Tutti i partecipanti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tra cui gli Stati Uniti, la Cina e l’India, hanno concordato l’inizio di negoziati formali.

Ciò di cui abbiamo bisogno adesso, poiché è una priorità fondamentale per l’Unione europea e per la Commissione, è un accordo entro la fine del 2009 su un futuro quadro giuridico internazionale sul clima. Tale quadro deve essere generalmente applicabile; deve garantire che tutti i partecipanti assumano impegni seri, e deve essere efficace. Al fine di raggiungere il risultato desiderato, che è, come abbiamo detto, un accordo internazionale, l’Unione europea deve continuare realmente a svolgere un ruolo di guida, che ha indubbiamente dimostrato sinora e nel corso della Conferenza di Bali.

Questo è l’esatto significato del pacchetto di proposte sul clima e le fonti rinnovabili di energia, che la Commissione ha presentato il 23 gennaio. L’Unione europea deve mantenere il suo ruolo di leader e dimostrare con chiarezza la sua determinazione a proseguire.

Il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione è il nostro strumento di base di canalizzazione degli investimenti nelle tecnologie più pulite. Tale sistema garantisce che gli obiettivi riguardanti i gas serra fissati dall’UE possano essere raggiunti al minor costo possibile.

La proposta dell’Unione europea per una revisione della direttiva sul sistema di scambio, prevede la messa all’asta quale metodo principale della distribuzione delle quote. La vendita all’asta non solo fornisce incentivi agli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio; previene anche le conseguenze non gradite dell’assegnazione non equa e dei profitti ingiustificabili. Per questo motivo, la Commissione propone che, dall’inizio del terzo periodo di scambio, le quote non siano più assegnate esenti da oneri alle società che producono energia, e nel settore industriale l’attribuzione gratuita verrà progressivamente ridotta con l’obiettivo della sua completa abolizione nel 2020.

Alcuni settori o industrie a elevato consumo energetico operano in un mercato internazionale duramente competitivo. Quale risultato, non possono trasferire il costo sui consumatori senza il rischio di perdere una grande fetta di mercato. In mancanza di un accordo internazionale, rischiano la rilocalizzazione al di fuori dell’Europa, con il risultato che le emissioni mondiali di gas serra aumenteranno (carbon leakage). I settori in cui tale rischio di rilocalizzazione di emissioni di carbonio svolge un ruolo devono essere specificati in modo obiettivo. Pertanto, la Commissione propone di esaminare in modo approfondito la questione e di redigere entro il 2010 un elenco di settori o industrie vulnerabili.

Entro giugno 2011, la Commissione valuterà la situazione in tali industrie a elevato consumo energetico. Baserà la sua valutazione sul risultato dei negoziati per l’accordo internazionale sul cambiamento climatico o su accordi dei singoli settori che possono essere stati conclusi. Sulla base di questa valutazione, la Commissione presenterà una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio nel 2011 e, se necessario, proporrà misure complementari. Queste ultime prevedranno l’assegnazione gratuita di quote di emissione di gas serra ai settori a elevato consumo energetico, fino al 100%. La proposta della Commissione contiene, quale misura ulteriore, l’istituzione di un meccanismo efficace di equiparazione o compensazione del carbonio. L’obiettivo è che gli impianti industriali comunitari che corrono un rischio significativo di carbon leakage dovrebbero essere posti su un piano di parità e in condizioni confrontabili con quelle dei paesi terzi. In base a tale sistema di equiparazione, potrebbe inoltre essere adottata una disposizione per l’imposizione di termini agli importatori, confrontabili con quelli che si applicano agli impianti all’interno dell’Unione europea, per esempio, l’obbligo di restituzione delle quote di emissione di CO2.

Qualsiasi metodo venga concordato e qualsiasi azione intrapresa, deve essere in piena conformità dei principi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Questo vale in particolare per il principio delle responsabilità comuni ma differenziate in base alle rispettive capacità, nel caso specifico dei paesi meno sviluppati. Deve inoltre essere nel rispetto degli obblighi internazionali comunitari, tra cui le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Per concludere, la proposta sul clima e l’energia è stata approvata collegialmente dall’intera Commissione europea, ed è pertanto sostenuta da tutti i suoi membri.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE).(EN) La ringrazio, signor Commissario, per una risposta così circostanziata alla mia domanda, che ho presentato, tra l’altro, molto prima di sapere che avrei avuto la responsabilità di relatrice per il riesame della situazione del sistema comunitario di scambio delle quote di emissione.

La mia domanda verteva in modo piuttosto specifico sulla nostra posizione, “noi” in realtà come Collegio dei Commissari in questa fase, relativamente a un’eventuale introduzione di tariffe di adattamento per il carbonio, o quote di carbonio, nel caso in cui non raggiungessimo un accordo internazionale. Concordo ampiamente con lei sulla necessità di un condizioni paritarie per l’industria comunitaria e la produzione dei paesi terzi nel settore.

Desidero solo chiarire se questa opzione, e non sono protezionista in quanto sono fortemente a favore del mondo globalizzato in cui oggi viviamo, di un’eventuale tariffa di adattamento per il carbonio è ancora sul tavolo delle proposte. Ritengo che dovrebbe esserlo, pertanto le chiedo se sia questa la posizione del Collegio dei Commissari in merito, per evidenziare la serietà con cui trattiamo l’intera necessità di ridurre le emissioni di CO2 nonché la discussione sul cambiamento climatico nel suo complesso. Non dobbiamo essere aggressivi riguardo questo problema, ma determinati.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. − (EN) Concordo pienamente con lei, ed è una posizione molto responsabile. Mi fa estremamente piacere che lei sarà la relatrice per questa normativa così importante.

Abbiamo sicuramente discusso di tutto. Ricordo che a Nairobi abbiamo svolto un dibattito specifico su questo argomento. Ne abbiamo parlato con i miei funzionari, con altri funzionari di altri Commissari, e siamo giunti alla conclusione che, poiché è una posizione saggia ed equilibrata, nella proposta deve essere inserita una disposizione che si preoccupi dei problemi cui i settori a elevato consumo energetico potrebbero far fronte nel caso non disponessimo di un accordo internazionale, o qualora quest’ultimo non imponesse limitazioni al carbonio in altri paesi ambiziosi al pari dell’Unione europea. Abbiamo stabilito che, entro il 2010, dovremo individuare con criteri oggettivi quali sono questi settori, ed entro giugno 2011 dovremo valutare la situazione sia nell’ipotesi di un accordo internazionale che di accordi internazionali di settore. In base a ciò, auspico, e credo sinceramente, che raggiungeremo un’intesa entro la fine del 2009, che affronterà con efficacia i problemi dei cambiamenti climatici.

Tuttavia, se così non fosse, o se l’accordo non fosse abbastanza ambizioso, allora nella nostra proposta ci sono disposizioni che ci consentono di valutare la situazione e, di conseguenza, di prevedere quote di emissione fino al 100% delle assegnazioni di queste industrie a elevato consumo energetico, o di consentire l’introduzione degli importatori nel nostro sistema di scambio delle emissioni e, ovviamente, l’obbligo di pagare per simili quantità di quote dei produttori locali, equiparando la situazione, o persino una combinazione di tali misure.

Pertanto, offriamo la necessaria garanzia alle nostre industrie che ci occuperemo dei problemi. Al contempo, avvertiamo altri paesi: dovevano decidere meglio un accordo internazionale. Con questa posizione molto equilibrata, quindi, stiamo raggiungendo tutti gli obiettivi, e auspico che il Parlamento e il Consiglio voteranno a favore e adotteranno la normativa quanto prima, entro la fine dell’anno o l’inizio della prossima primavera.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE-DE).(NL) Sono soddisfatto della posizione della Commissione, del Commissario, e dell’approccio ben equilibrato. Tuttavia, ho ancora un pensiero che mi preoccupa non poco, ossia il fatto che continuiamo a esportare ai paesi in via di sviluppo tecnologia obsoleta che è inefficiente e produce anche emissioni. Desidero domandare al signor Commissario se fosse possibile condurre una politica complementare su questo aspetto, che segua la medesima direzione. Possiamo aspettarci simili iniziative a breve termine?

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) In una discussione di questo pomeriggio sulla PAC, abbiamo parlato delle importazioni nell’Unione europea e chiesto alla Commissione di sviluppare in via prioritaria un programma inteso ad affrontare le preoccupazioni europee che non riguardano il commercio nei negoziati OMC.

La questione del cambiamento climatico deve ovviamente costituire un’elevata priorità nel nostro elenco e le tasse sul carbonio sulle importazioni nell’Unione europea sono sicuramente importanti su tale aspetto.

Pertanto, desidero solo chiedere al signor Commissario, come ha fatto l’onorevole Doyle nella sua interrogazione iniziale, l’OMC ha una posizione al riguardo, e qual è?

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. − (EN) Concordo appieno con il fatto che non dovremmo esportare tecnologie che andranno all’estero a inquinare. In realtà, la nostra prima preoccupazione sarà che non dovremo consentire la rilocalizzazione di settori o industrie in paesi terzi, non solo perché perderemo posti di lavoro e creeremo problemi di occupazione, ma anche perché non intendiamo continuare a emettere e inquinare in paesi che non prevedono limiti di carbonio come invece abbiamo noi.

Pertanto dovremmo essere molto prudenti e prestare la nostra massima attenzione nel non consentire un simile fenomeno. Di certo, mentre predichiamo che il modo principale di combattere il cambiamento climatico per i paesi in via di sviluppo è potenziare l’efficienza energetica, dobbiamo essere molto attenti a ciò che esportiamo a loro.

Per quanto riguarda la posizione dell’Organizzazione mondiale del commercio sulle tasse sul carbonio, non la conosciamo, poiché la questione non è stata sollevata, ma, dopo una valutazione all’interno dell’Unione europea, riteniamo che non ci siano problemi, in quanto ciò che abbiamo cercato di fare con l’introduzione del sistema di scambio delle emissioni, che è alquanto diverso dal controllo fiscale transfrontaliero, è di equiparare la situazione. Non favoriamo le nostre industrie; le poniamo nella stessa posizione delle industrie simili e dei settori che producono in paesi in cui non vigono limiti per le emissioni di carbonio.

Al contempo, gli Stati Uniti stanno svolgendo la medesima discussione, in quanto la legge Liebermann-Warner per l’introduzione di un sistema di scambio delle emissioni negli Stati Uniti prevede una disposizione analoga. Questa consultazione si è svolta anche negli USA e anche gli americani ritengono che sia compatibile con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio.

 
  
  

Parte II

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 35 dell’onorevole Colm Burke (H-0092/08)

Oggetto: Dialogo interculturale nell’UE

In quest’anno di dialogo interculturale nell’UE, la Commissione ha in programma molti eventi. Si dovrebbe accentuare il coinvolgimento dei giovani negli eventi di quest’anno cosicché possano beneficiare della ricca diversità culturale esistente nell’UE.

Quali misure specifiche prevede la Commissione per coinvolgere i giovani nell’Anno europeo del dialogo interculturale?

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (SK) La ringrazio, signora Presidente e grazie anche all’onorevole Burke per la sua domanda.

Desidero dire che l’ambizione per quest’anno, l’Anno europeo del dialogo interculturale, è promuovere il dialogo tra culture quale processo attraverso cui chiunque viva nell’Unione europea possa migliorare la propria capacità di impegnarsi più a fondo e più apertamente nella sua vita quotidiana con il complesso contesto culturale. Si concentra soprattutto sulla sensibilizzazione, in particolare tra i giovani, e sulla loro formazione per una cittadinanza europea attiva che sia aperta al mondo, rispetti la diversità culturale e sia basata su valori condivisi. In tale contesto, la gioventù e l’istruzione sono due ambiti chiave per il dialogo, oltre a settori quali la migrazione, le minoranze, il multilinguismo, l’occupazione, nonché i mezzi di informazione, l’arte e la cultura.

L’Unione europea cofinanzia sette importanti progetti a un livello paneuropeo, rivolti principalmente ai giovani e alla promozione del dialogo culturale tra loro attraverso progetti artistici in collaborazione, concorsi di narrativa, progetti per i media, campagne attraverso i mezzi di comunicazione, cultura urbana, scambi tra aree o comunità svantaggiate e sviluppo del dialogo sull’arte, immigrati, immigrazione e tematiche analoghe.

Quest’anno l’UE cofinanzia inoltre un progetto per o in ogni Stato membro. L’accento principale è nuovamente posto sui giovani e l’istruzione. Siamo in continuo contatto anche con il gruppo che gestisce la piattaforma della società civile per il dialogo interculturale, a cui partecipano, per esempio, rappresentanti del Forum europeo della gioventù e dell’EFIL, la Federazione europea per l’apprendimento interculturale.

Per concludere, la campagna di informazione sull’importanza di questo anno e del dialogo culturale comprende un’ampia gamma di attività rivolte ai giovani, basate sulle proposte di associazioni civili e iniziative comunitarie. Tutte le informazioni pertinenti sono naturalmente disponibili su Internet, al sito www.interculturaldialogue2008.eu. L’intero processo si basa molto sulla comunicazione che promuove i partenariati e contribuisce a porre in rilievo i progetti di elevata qualità nonché le esperienze. Sono convinto che rafforzerà il processo: il dialogo culturale quale processo, e non come evento straordinario.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE).(EN) La ringrazio, signor Commissario, per la sua risposta molto dettagliata e accolgo positivamente gli sviluppi cui lei ha fatto riferimento. So che lei, in qualità di Commissario, e la Commissione state lavorando con molto impegno su questo programma.

Per quanto riguarda i 27 singoli governi, a quale programma avete chiesto loro di partecipare al fine di sostenere l’azione della Commissione? In altre parole, mentre è positivo che istituiamo sette progetti di punta, ogni singolo governo sta anche per presentare un progetto di punta all’interno del proprio paese?

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (EN) Ho affermato che questo è un principio comune, uno sforzo comune, e ci sono molte buone idee e iniziative in corso a livello europeo e nazionale, oltre a quelle a livello regionale e comunale. Sono lieto che vi sia questo forte interesse, persino a livello internazionale, di vedere possibilità e cercare l’opportunità di promuovere un approccio interculturale anziché commenti e lamentele multiculturali. Credo sia necessario.

Non ho intenzione di leggere ad alta voce tali progetti; sono di grande intuito, in particolare a livello europeo, poiché sono stati scelti tra molti a livello comunitario, e sono molto diversi da quelli a livello degli Stati membri. Infatti, ne abbiamo 28, poiché in Belgio ci sono due comunità principali e relativo sostegno.

Riteniamo che gli Stati membri che coinvolgono la generazione di giovani, che sono realmente aperti verso il futuro, sono probabilmente gli esempi migliori dell’affrontare le sfide del vivere nella diversità, e del promuovere l’unità. Progetti come Diversidad che è condotto dall’Ufficio europeo per la musica, in cui osserviamo una combinazione di attività molto popolari: musica, interpretazione musicale, ascolto della musica, apprendimento attraverso la musica e dialogo con la cultura urbana. La Fondazione internazionale Yehudi Menuhin; Ton monde est le mien, qualcosa che riflette la nostra necessità che gli altri ci comprendano; A Unique Brussels, che è una rete di istituti di cultura comunitari; Alter Ego, un contributo al dialogo interculturale, alla comprensione tra culture, e alla cittadinanza europea dei giovani attraverso progetti artistici in collaborazione, che possano far sì che vadano oltre i loro normali ambiti sociali.

Un progetto è a cura della Fondazione europea per la cultura, Stranger. Riguarda i giovani che si esprimono e creano una piattaforma in cui possono mettere in relazione le loro esperienze in un contesto europeo più ampio.

Ultimo, ma non per questo meno importante, ritengo che sia fondamentale che il Parlamento sia coinvolto il più possibile, individualmente o collettivamente. Esistono molte possibilità, per esempio eventi a Bruxelles, su differenti tematiche connesse al dialogo interculturale. Noi in qualità di Commissione inviteremo la commissione per la cultura come organo (il che implica anche i suoi membri) a tutti gli eventi a cui partecipiamo o che sono organizzati in collaborazione. A novembre, per esempio, ci sarà la Settimana europea della gioventù, a cui ritengo debbano partecipare. Alcune delle manifestazioni dovrebbero essere organizzate negli edifici del Parlamento a Bruxelles, con la partecipazione dei deputati e, ovviamente, dei giovani di tutti i paesi, anche dei paesi terzi.

Vi sono molte occasioni in cui potete esprimere la vostra opinione e, in particolare, dare un esempio e dimostrare il vostro impegno. Ritengo non debba essere un avvenimento di un solo anno. Deve essere un obiettivo a lungo termine e un processo in cui apprendiamo, partecipiamo e maturiamo al fine di garantire un secolo migliore rispetto al XX, caratterizzato da numerose divisioni, conflitti e ideologie in contrasto con la dignità umana. Pertanto, credo che ci sia un forte slancio per il vostro coinvolgimento.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE).(EN) Mi domando solo, nell’intero contesto del dialogo interculturale e del coinvolgimento dei giovani, se la Commissione ha osservato il lavoro eccellente che viene svolto nel nord dell’Irlanda in questo settore in particolare: nella parte settentrionale, tra le due diverse comunità che sono state per molto tempo in conflitto, e su una base transfrontaliera. Ritengo che potremmo apprendere qualcosa di molto specifico da quella regione, e desidero chiedere alla Commissione se ne ha tenuto conto e, in caso contrario, se lo farebbe.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Sarò molto breve. Desidero domandare al Commissario se sono state proposte misure nell’ambito del volontariato.

Questa è sicuramente un’opportunità ideale per le persone con diverse storie alle spalle per collaborare su base volontaria, in particolare, diciamolo, nel campo del volontariato giovanile, con programmi che si proporrebbero di garantire che non vengano coinvolte solo persone che svolgono normalmente attività di volontariato, perché a volte tende a essere un’attività del ceto medioborghese, e nell’area del volontariato intergenerazionale. Esistono misure in questo settore che promuovano il dialogo interculturale?

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, desidero in primo luogo porgere le mie congratulazioni rispetto alla nuova atmosfera e a ciò che descriverei come aspettative molto positive di riconciliazione graduale e autentica nonché di impegno nei valori condivisi. Ho anche in programma di recarmi sul posto, che può essere la risposta migliore. Ritengo che un maggiore coinvolgimento degli studenti, degli insegnanti e dei docenti dell’Irlanda del Nord negli scambi comunitari e nella cooperazione nel programma ERASMUS contribuirebbero inoltre ad avvicinare ulteriormente le più grandi comunità e popolazioni europee. Pertanto, prevedo di visitare questa parte dell’Unione europea.

In secondo luogo, per quanto riguarda il volontariato, è un argomento molto importante poiché espressione di solidarietà, umanità e fratellanza. Dall’altra parte, è anche un processo di istruzione o di apprendimento informale. Ci occorre per l’occupazione, le nuove competenze, la nuova conoscenza e le competenze sociali nonché per la promozione della cittadinanza e dei valori che ci uniscono. Stiamo facendo più di quanto eravamo soliti fare. Per esempio, nell’ambito del nuovo programma Gioventù in azione, è disponibile una maggiore quantità di risorse e importanza nel servizio europeo di volontariato. E’ adesso più aperto all’impegno internazionale. Abbiamo grandi numeri e penso che questa sia una delle risposte.

Quest’anno desideriamo proporre un’iniziativa sul volontariato in cui potrebbero essere sviluppati maggior riconoscimento e migliori condizioni per il volontariato. Certamente è necessario che gli Stati membri partecipino e sono lieto che la Francia in particolare sia intenzionata a occuparsi del volontariato quale importante questione, il volontariato e i giovani. Questa mattina ho incontrato il ministro responsabile della politica in materia di salute, giovani e sport e abbiamo concordato alcune priorità. Questa è una delle tre priorità per l’area giovanile nel corso della Presidenza francese, pertanto faremo qualche passo avanti.

 
  
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  Presidente. − La prossima interrogazione in elenco era quella dell’onorevole Higgins. Sono spiacente di comunicare che non posso accettare l’interrogazione poiché l’onorevole non è presente in Aula. Sono consapevole che desiderate lavorare in cooperazione. Purtroppo, lo scambio non ci è stato comunicato in precedenza e, pertanto, in conformità del nostro Regolamento, non posso accettarlo. Sono molto spiacente di non poterlo fare e devo dare priorità ai deputati presenti in Aula.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 37 dell’on. Bernd Posselt (H-0100/08)

Oggetto: Cooperazione culturale tra Germania, Repubblica ceca e Austria

Quali sono i progetti di cooperazione culturale transfrontaliera trilaterale o bilaterale, tra la Repubblica ceca, la Germania e l’Austria, che la Commissione ha finanziato lo scorso anno? Ritiene essa possibile finanziare sostanzialmente tali progetti nel 2008?

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (SK) Signora Presidente, mi consenta di ringraziare l’onorevole Bernd Posselt per la sua domanda. Desidero sottolineare che tale cultura e relativi finanziamenti a livello nazionale sono responsabilità degli Stati membri. Questo è il principio di sussidiarietà, che rispettiamo e che teniamo in alta considerazione. Il compito dell’Unione europea è sostenere e integrare le attività svolte dagli Stati membri, non assumersi le responsabilità al loro posto.

In secondo luogo, è importante ricordare che il programma Cultura (2007-2013) promuove il dialogo interculturale, la mobilità transnazionale delle parti interessate e delle attività culturali, nonché dei prodotti artistici e culturali. Tali progetti devono coinvolgere almeno tre operatori culturali nei tre diversi paesi: questa è una risposta parziale alla domanda dell’onorevole Bernd Posselt. La cooperazione tra gli operatori di Repubblica ceca, Austria e Germania può pertanto essere sostenuta se tali partner sono stati selezionati in base alla qualità dei progetti presentati in risposta all’invito della Commissione europea.

Per quanto riguarda i progetti specifici dei tre Stati membri in questione finanziati lo scorso anno, desidero precisare che il programma Cultura (2007-2013) è stato istituito ed è in funzione da poco più di un anno. Dovremo attendere del tempo per disporre di risultati sul tipo di progetti finanziati nel corso di questo breve periodo. In sintesi, i risultati relativi ai progetti dello scorso anno non sono ancora disponibili. Tuttavia, se osserviamo il periodo tra il 2000 e il 2006, è stato fornito sostegno a 116 progetti di cooperazione e 39 progetti cofinanziati nel corso di un certo numero di anni e che hanno coinvolto la cooperazione, bilaterale o trilaterale, tra Austria, Germania e Repubblica ceca. Di tali progetti, 28 sono stati finanziati dal bilancio del 2006: questo ha di fatto spianato la strada alle attività svoltesi lo scorso anno (2007).

L’elenco completo dei progetti approvati e finanziati è pubblicato sul sito web della Commissione europea. Credo che sia una risposta completa alla questione sollevata.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Molte grazie, signor Commissario, per la sua risposta. Poc’anzi ha parlato a lungo di eventi che si terranno a Bruxelles. Tuttavia, ne esistono di molto importanti anche nelle regioni e pertanto ho due domande complementari.

Primo, lei ha appena parlato di programmi bilaterali. Questo è consentito solo per programmi tra Germania e Repubblica ceca, o sono coinvolti i tre paesi? Oltre all’Austria, potrebbero per esempio partecipare anche la Slovacchia o la Polonia.

Seconda domanda complementare: questo riguarda anche le Euroregioni?

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (SK) Come ho dichiarato in precedenza, nell’ambito del nuovo programma Cultura devono essere coinvolti a breve tre partner di tre paesi, programmi della durata di un anno; è necessario un maggior numero di partner per programmi che durano per molti anni. La portata o la quantità di queste attività sono quindi in un certo modo adattate all’Unione europea allargata.

Non possiamo aggiungere o sostituire, da un bilancio ridotto, ciò che ha realmente bisogno di un sostegno ancora maggiore dai governi nazionali o dalle autorità regionali nei grandi Stati federali. Per quanto riguarda quello che ho affermato sulle relazioni bilaterali, due dei tre paesi citati nell’interrogazione dell’onorevole Bernd Posselt sono stati in alcuni casi associati a un altro paese, ma la questione della partecipazione ha così ottenuto una risposta parziale.

Desidero garantire, non solo all’onorevole Posselt ma anche agli eventuali partner, che la cooperazione tra, per esempio, regioni o Euroregioni, tra città e tra operatori culturali in senso generale, oggi è possibile e sostenuta non solo dal programma Cultura (2007-2013) ma anche dal programma L’Europa per i cittadini 2007-2013. Quest’ultimo promuove il coinvolgimento della società civile, e la sua base giuridica, inter alia, è l’articolo 151 del Trattato CE, che promuove la cittadinanza definita in termini culturali o con una dimensione culturale. Oggi esistono migliaia di esempi di partenariati istituiti in modo positivo tra le autorità locali che cooperano, le organizzazioni non governative o le varie associazioni basate sul dialogo tra persone nella società civile.

In terzo luogo, desidero aggiungere che i Fondi strutturali sono una fonte persino maggiore di sostegno alla promozione generale degli aspetti culturali e di patrimonio culturale nonché per la cooperazione tra i paesi al fine di tutelare e accrescere il loro patrimonio culturale. Desidero chiedere ai ministri o ai partner di ricordare quando parlano di cultura che l’Europa è caratterizzata più dalla cultura che dagli affari o dalla geografia. Questo è il motivo per cui investire nella cultura contribuisce ad accrescere il nostro potenziale, rafforza l’identità europea e rende gli europei più attraenti. Ciò deve accadere a livello locale, dove le persone vivono. Non riguarda solo Bruxelles e le altre capitali: riguarda le nostre regioni, città e paesi.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE). (LT) Ho una domanda, signor Commissario. Come lei ha dichiarato, solo gli stessi Stati membri potrebbero attuare la politica culturale. Bruxelles non è nella posizione di fare alcunché a riguardo. Tuttavia, nei paesi di recente adesione in particolare, gli artisti e le persone coinvolte in attività culturali hanno la sensazione di essere stati trascurati negli ultimi 10-15 anni.

Che cosa sta facendo la Commissione, o si prepara a fare, al fine di condividere la buona esperienza relativa al modo in cui sono stati sostenuti gli artisti nei paesi di recente adesione, nonché le nuove idee e progetti in questo ambito? Potrebbe fornirmi alcuni esempi?

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Vi sono anche numerose pressioni storiche nelle relazioni tra Repubblica ceca, Germania e Austria. Esistono alcuni programmi specifici o meglio la Commissione sta programmando di concentrare i suoi principali sforzi in questo ambito al fine di integrare le associazioni di profughi in questi programmi di lavoro europei, per esempio, che sarebbero molto importanti a questo proposito per un accordo più generale?

 
  
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  Ján Figeľ, Membro della Commissione. − (SK) Vi ringrazio per le domande complementari. Dimostrano che la cultura, l’identità e la memoria sono importanti, come lo è il guardare avanti e lo sviluppo della cultura. Sosteniamo tali aspetti. Devo ripetere che la sussidiarietà riguarda la responsabilità e non la creazione di un alibi per noi affinché possiamo affermare che non stiamo cooperando poiché il problema è di competenza degli Stati membri. La Commissione compie realmente ogni sforzo al fine di creare il miglior contesto possibile per il dialogo culturale, lo scambio e la cooperazione, e ritengo che il risultato di tali sforzi sia abbastanza visibile.

Poc’anzi ho citato il programma Cultura (2007-2013). Confrontiamo i numeri: sette anni in passato, sette anni adesso. Tuttavia, un esempio molto importante è il fatto che l’agenda europea per la cultura in un mondo globalizzato è stata presentata e approvata per la prima volta lo scorso anno, non solo per la soddisfazione della Commissione, ma dell’intera Unione europea. Le proposte sono state presentate a maggio e approvate dagli Stati membri a novembre. Inoltre, siamo riusciti a stabilire che in materia di cultura, di un’agenda per la cultura, impiegheremo un nuovo metodo di cooperazione, un metodo aperto di coordinamento. In precedenza, la maggioranza avrebbe detto che sarebbe stato improbabile poiché non saremmo stati in grado di raggiungere un accordo a causa delle divergenze di opinione.

Tuttavia, l’essenziale è la questione fondamentale: è importante garantire che questa cooperazione si concentri sulle necessità culturali pratiche nel senso più ampio, sulle necessità dei settori culturale e artistico, sulla semplice espansione della cultura. Il Consiglio di Lisbona ha ottenuto qualcosa di importante nella primavera dello scorso anno: i settori culturali, o la cosiddetta industria culturale sono stati citati per la prima volta nella strategia di Lisbona, cui si attribuisce un importante contributo alla crescita economica e all’occupazione. Questo aiuta a superare la classica dicotomia secondo cui la cultura costa denaro mentre l’impresa porta denaro. La cultura va di pari passo con i valori, con l’estensione delle dimensioni dello sviluppo economico sostenibile. Una mancanza di cultura si traduce in problemi economici, politici e di altro genere. Con questo voglio dire che la cultura dovrebbe essere considerata un attore importante e promossa in diversi modi affinché possa prosperare. Sono pertanto lieto che persino nella Commissione stiamo raggiungendo maggiore successo con questo approccio più orizzontale, anche grazie alle decisioni dello scorso anno.

Non voglio che la mia risposta sia troppo lunga. I nuovi Stati membri contribuiscono attraverso la loro cultura, il loro vasto patrimonio, la loro recente memoria di un’Europa divisa o di un passato che è stato ancora più drammatico nella seconda metà del XX secolo. Tuttavia, possono apprendere in molti modi dagli Stati membri più vecchi che, per esempio, hanno metodi molto più dinamici per finanziare la cultura, sviluppare l’istruzione ad essa relativa e affrontare le numerose questioni che devono essere promosse anche nei nuovi Stati membri. Le politiche e i governi non possono trattare la cultura come un argomento minore: “se ci sono risorse rimanenti stanzieremo qualcosa per il settore della cultura, ma quest’ultimo non costituisce né una priorità né un tema fondamentale”.

In secondo luogo, desidero rispondere a quanto affermato dall’onorevole Reinhard Rack riguardo al peso del passato. Poco fa, ho accennato brevemente la questione della memoria: svolge un ruolo importante in termini di identità e ci insegna a non ripetere le tragedie del passato. Nella mia risposta all’onorevole Bernd Posselt, ho fatto riferimento al programma L’Europa per i cittadini 2007-2013. Tale programma consente all’Unione europea, in questi sette anni, di cofinanziare progetti intesi a mantenere viva la memoria dei periodi di dittatura, nonché delle vittime di nazismo e stalinismo. Ritengo che sia una sfida molto importante poiché ci aiuta a rammentare che tutto ciò che abbiamo, libertà, democrazia, un’Europa unita, non è avvenuto per caso o per errore e che c’è sempre una certa tentazione, maggiore o minore, di dirigersi verso il globale e una forma di semplificazione. Ricordate che dobbiamo sviluppare i valori in ogni generazione: la tecnologia e gli edifici sono facili da trasmettere ma i valori devono essere radicati nella mente e nel cuore di ciascuno sin dall’infanzia.

Vi solleciterei pertanto a impiegare tali strumenti per la cooperazione culturale o civile, di utilizzarli per preservare la nostra memoria, a beneficio dei nostri cuori e delle nostre menti. Secondo me, è esattamente questo il compito di coloro che sono sopravvissuti a quelle epoche, che ricordano gli avvenimenti, che vengono da paesi che si trovavano solitamente in una specie di zona grigia o dietro la cortina di ferro. In ogni caso, l’Unione di oggi dovrebbe fornire uno spazio per ricordare e per sviluppare la Comunità.

 
  
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  Presidente. − Considerati i nostri limiti di tempo, passeremo adesso alle interrogazioni rivolte al Commissario Mandelson. Le interrogazioni dalla n. 38 alla n. 40 riceveranno pertanto risposta per iscritto.

 
  
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  Jim Higgins (PPE-DE). – (EN) E’ stato concesso alla discussione sulla procedura Lamfalussy di occupare 30 minuti del Tempo delle interrogazioni. Di conseguenza, non potrei essere qui. Ho capito che le interrogazioni sarebbero iniziate alle 18.00, che ci sarebbero stati 30 minuti per il primo Commissario e quindi sarei stato il secondo a rivolgere la domanda al Commissario successivo.

Le procedure in quest’Aula sono assolutamente folli. Questo dovrebbe essere un modello di organizzazione. Il tipo di organizzazione e il tipo di procedure che abbiamo in quest’Aula non dovrebbero essere tollerate neanche nel più disorganizzato dei villaggi o dei consigli cittadini dell’Unione europea. E’ assolutamente pazzesco.

Il Tempo delle interrogazioni dovrebbe essere inviolabile e non dovrebbero assolutamente essere superati i tempi. E’ discriminante nei confronti degli Stati membri che presentano le interrogazioni molto in anticipo e non esiste scusante per questo.

 
  
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  Presidente. − Ho precisato all’inizio del Tempo delle interrogazioni che eravamo in ritardo, e che ciò era estremamente spiacevole. Cercherò di scoprire quali sono stati i motivi per cui è sembrato ci siano state molte discussioni in precedenza che hanno causato un simile ritardo. Prendo la questione in seria considerazione, essendo responsabile del Tempo delle interrogazioni.

Adesso, per quanto riguarda la sua interrogazione, ho constatato che ci sono altri deputati in quest’Aula che hanno atteso pazientemente dall’inizio alla fine affinché potesse essere risposto alle loro interrogazioni e non sono andati via per altri impegni. Sono consapevole che tutti noi abbiamo calendari e agende complesse, ma ho dovuto pertanto attenermi strettamente al Regolamento e dare priorità ai deputati rimasti in Aula. Sono spiacente, ma il Regolamento è molto chiaro.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 41 dell’onorevole Georgios Papastamkos (H-0076/08)

Oggetto: Soluzione della controversia UE-USA sugli OGM in sede di Organizzazione mondiale del commercio

L’11 gennaio 2008 è scaduto il termine entro cui l’UE doveva conformarsi alla decisione dell’organo arbitrale dell’OMC in merito alle misure di approvazione e gestione degli organismi geneticamente modificati (OGM). Stando alle dichiarazioni del governo americano, gli USA concordano con l’UE nel sospendere provvisoriamente la procedura di imposizione di sanzioni commerciali “per dare la possibilità all’UE di compiere sostanziali passi avanti sulla questione dell’approvazione di taluni prodotti biotecnologici”. Hanno inoltre espresso il loro disappunto riguardo all’intenzione del governo francese di attivare la clausola di salvaguardia al fine di vietare la coltivazione di una varietà di granturco geneticamente modificato, così come hanno già fatto altri Stati membri dell’UE.

Quali sono i margini negoziali della Commissione per una composizione “amichevole” della controversia e per evitare la comminazione di multe a carico dell’UE, dandole al contempo la possibilità di mantenere un rigoroso quadro regolamentare in materia di OGM?

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) La composizione della controversia cui faceva riferimento l’onorevole deputato sarebbe facilitata se l’Unione europea dimostrasse al ricorrente che la sua procedura normativa funziona in modo soddisfacente portandone le prove immediatamente ogniqualvolta i rischi per la salute o per l’ambiente non sono individuati o non sono gestibili.

Inoltre, si dovrebbe trovare una soluzione per quanto riguarda le misure di tutela nazionale soggette ai procedimenti dell’OMC, che sono state ritenute non fondate scientificamente e quindi incompatibili con le norme dell’OMC.

In entrambi i casi, la Commissione deve contare sulla cooperazione degli Stati membri. Pertanto, i nostri obblighi sono chiari e non possiamo esimerci dalle nostre responsabilità.

Al contempo, gli Stati Uniti hanno accettato di non procedere con ritorsioni immediate. Tuttavia, le rispettive procedure potrebbero essere riavviate a seguito di una decisione di un gruppo di esperti per la verifica della conformità sul fatto che l’Unione europea non abbia attuato la decisione del gruppo di esperti dell’OMC. L’effettivo funzionamento del sistema normativo dell’Unione europea sugli organismi geneticamente modificati non è solo di interesse per i ricorrenti dell’OMC ma anche per la stessa Unione europea.

La maggior parte delle nostre attuali fonti di mangimi è costituita da paesi che sviluppano prodotti biotecnologici. Pertanto, la nostra tempestiva autorizzazione di prodotti OGM sicuri destinati all’alimentazione animale è necessaria per garantire la competitività dell’industria dell’allevamento nell’Unione europea. Per esempio, l’industria comunitaria dei suini si trova dinanzi a crescenti difficoltà nell’ottenere mangimi a prezzi ragionevoli, mentre i prezzi della carne di maiale sono in diminuzione. In altre parole, più cresce il ritardo per le nostre autorizzazioni, maggiore sarà il rischio per le necessità del settore agricolo.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE). (EL) Signora Presidente, signor Commissario, nel caso di un conflitto commerciale tra l’Unione europea e gli Stati Uniti sugli organismi geneticamente modificati, qual è l’entità prevista delle eventuali sanzioni, è in quale modo verranno applicate?

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) L’entità della ritorsione sarebbe determinata dal gruppo in materia di attuazione dell’OMC, ma potrebbe essere molto significativa. Infatti, potrebbe tendere a centinaia di milioni del valore commerciale dei dollari. Potrebbe essere applicata ai prodotti comunitari provenienti da diversi Stati membri, non solo quelli che hanno adottato le misure di tutela nazionale contro gli OGM.

Pertanto, gli Stati membri responsabili non dovrebbero soltanto porre dinanzi al rischio diretto di ritorsione i loro produttori ed esportatori. Attraverso le loro azioni, esporrebbero a rischio gli esportatori di molti Stati membri oltre al loro.

Auspico che considereranno queste implicazioni e conseguenze al momento di riesaminare le azioni che stanno intraprendendo.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Desidero ringraziare il Commissario per la sua chiarezza, in quanto si tratta di una questione di enormi proporzioni per l’industria dei mangimi. Ma lei vede, come me, un aumento della mancanza di volontà tra i consumatori di tener conto della realtà del mercato comunitario dei mangimi? Lei cita in modo molto efficace la questione dell’impatto sui settori della carne di pollo e di maiale sulla competitività. Forse in una fase più avanzata possiamo discutere della più ampia questione delle decisioni dell’OMC relative ad aspetti non commerciali e ai negoziati attualmente in corso sulla competitività dell’agricoltura in generale.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Ritengo che stiamo assistendo a un elevato grado di disinformazione, cattiva rappresentanza e allarmismo, che sta influenzando alcune parti dell’opinione pubblica. Credo che se ci fosse stata una serie più rappresentativa di fonti di informazione e fossero state divulgate al nostro pubblico informazioni maggiormente obiettive, e alcune implicazioni e conseguenze di alcune di queste azioni fossero state prese in considerazione, allora sarebbero probabilmente giunti ad altre conclusioni.

Certamente i consumatori dovrebbero conoscere ciò che consumano, nonché disporre della scelta tra OGM e non OGM. Al momento tale scelta viene loro negata per pregiudizio contro gli OGM.

 
  
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  Presidente. − Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente le seguenti interrogazioni:

l’

interrogazione n. 42 dell’onorevole Bart Staes (H-0079/08)

Oggetto: Valutazione approfondita degli accordi di partenariato economico

I governi dei paesi ACP che hanno accettato di liberalizzare gli scambi di merci hanno un potere negoziale insufficiente in settori che sono di loro effettiva pertinenza. Essi devono fare ampie concessioni nel quadro degli APE, mentre l’Europa non assume alcun impegno vincolante su questioni importanti come il miglioramento delle regole di origine, la ripartizione delle sue sovvenzioni o l’estensione dell’aiuto allo sviluppo.

Non pensa anche la Commissione che questi paesi debbano avere più tempo per poter giungere ad accordi di partenariato economico adeguatamente negoziati, nonché essere aiutati ad accrescere il loro potere negoziale? Non ritiene pertanto necessaria una valutazione e revisione approfondita degli accordi esistenti, che sono del resto molto lontani dal costituire gli “strumenti di sviluppo” che dovrebbero essere?

l’

interrogazione n. 43 dell’on. Thijs Berman (H-0080/08)

Oggetto: Accordi di partenariato economico

La scadenza, il 1° gennaio 2008, del termine relativo agli accordi di partenariato economico con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico comporta numerosi problemi per questi ultimi. Gli accordi conclusi in materia di clausole di esonero per le esportazioni, misure di salvaguardia, regole di origine migliorate, ripartizione delle sovvenzioni europee o estensione dell’aiuto allo sviluppo sono spesso inadeguati e di conseguenza non incontrano molto favore nei paesi interessati. La Commissione è disposta a compiere una valutazione e revisione approfondita degli accordi esistenti? Quali azioni concrete intende intraprendere a tal fine, e entro quali termini?

l’

interrogazione n. 44 dell’on. Claude Moraes (H-0085/08)

Oggetto: Valutazione dell’impatto degli accordi di partenariato economico

La Commissione ha recentemente sottoscritto un accordo di partenariato economico (APE) con i Caraibi, nonché una serie di accordi provvisori volti alla creazione di veri e propri APE con altri paesi o regioni. I progressi finora realizzati sono stati presentati molto chiaramente lo scorso gennaio alla commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo, che riconosce il grande impegno profuso dalla Commissione a tal fine.

Quest’ultima ha tuttavia anche indicato ciò che resta da fare, ricordando tra l’altro quanto sia importante trovare soluzioni per il controllo dell’applicazione e dell’impatto dei nuovi accordi.

Al momento la Commissione dispone di stime indicative sull’impatto positivo dei più recenti accordi sul reddito degli agricoltori africani, nonché sui prezzi finali per i consumatori europei? Come intende procedere riguardo allo sviluppo di tecniche per il controllo e la valutazione dell’applicazione e dell’impatto degli accordi sottoscritti?

l’

interrogazione n. 45 dell’on. David Martin (H-0122/08)

Oggetto: EPAs (Agenzie per la protezione ambientale)

La Commissione può fornire le più recenti informazioni sulle EPAs?

l’

interrogazione n. 46 dell’on. Sarah Ludford (H-0124/08)

Oggetto: Accordi di partenariato economico

Può far sapere la Commissione perché non è riuscita a convincere quanti criticano gli APE che tali accordi sono equi per i paesi in via di sviluppo?

e l’

interrogazione n. 47 dell’on. Hélène Goudin (H-0153/08)

Oggetto: Accordi di partenariato con i paesi in via di sviluppo

La maggior parte dei paesi in via di sviluppo ha sottoscritto un accordo di partenariato economico (APE) con l’UE. Numerosissime organizzazioni non governative ritengono che gli accordi non condurranno agli obiettivi dichiarati, ossia alla promozione dello sviluppo economico nei paesi firmatari degli accordi. Il Presidente della Commissione ha dichiarato che gli APE potranno formare oggetto di discussione in futuro e di conseguenza potranno essere rinegoziati. Il Commissario responsabile per il commercio, tuttavia, ha preso distanza dalla possibilità di rinegoziare gli accordi in vigore.

Potrebbe la Commissione chiarire la sua posizione nei confronti della questione? Avranno i paesi in via di sviluppo firmatari di un accordo di partenariato con l’UE la possibilità di rinegoziare l’accordo?

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Dall’aggiornamento della Commissione di gennaio di quest’anno alla commissione per lo sviluppo, la situazione si è evoluta. Sono stati valutati congiuntamente testi giuridici per l’accordo di partenariato economico con i paesi caraibici, e stiamo avviando il processo che conduce alla firma e alla ratifica. In altre regioni, stiamo preparando gli accordi interinali per la sottoscrizione e riflettendo sul modo in cui sostituirli con APE completi.

Sono appena tornato da una visita in Africa del sud e orientale in Lesotho, Sudafrica, Botswana e Zambia. Ho avuto riunioni ministeriali con le regioni SADC ed ESA, nonché ampie discussioni con il Presidente Mbeki sugli APE e i DDA, tra l’altro. Sono stato colpito in tutti gli incontri con ESA e SADC dall’impegno delle regioni per proseguire con i negoziati, non guardare al passato e non disfare ciò che è stato raggiunto, con tutte le conseguenze disastrose per la sicurezza commerciale che questo disfacimento avrebbe comportato. Ciò si è riflettuto nelle dichiarazioni congiunte in cui abbiamo chiarito il nostro impegno condiviso di concludere APE completi entro la fine dell’anno.

Abbiamo inoltre svolto importanti vertici ufficiali con l’Africa centrale e occidentale ultimamente. L’Africa centrale desidera un APE completo entro luglio, e l’Africa occidentale intende raggiungere un APE completo a metà del 2009. Infine, le regioni del Pacifico si consultano internamente, ma l’obiettivo concordato resta quello di concludere un APE completo nel 2008.

La mia netta impressione è che molte regioni stiano uscendo adesso da un periodo di inventario e riflessione a seguito degli sviluppi dello scorso dicembre e stiano chiaramente ribadendo il loro impegno per giungere ad APE completi. Questo è un importante segnale del loro impegno di integrare strategie commerciali e di sviluppo in modo graduale e lungimirante. Questo è un impegno che valuto positivamente.

Restano invariati i nostri obiettivi di APE completi per le intere regioni e che ricoprono tutta la gamma di questioni, commerciali e non, oltre che di sviluppo. Al contempo, i paesi non LCD, come il Kenya, la Costa d’Avorio e altri, affermano di aver tutelato migliaia di posti di lavoro nel settore agricolo attraverso gli accordi interinali, e gli LCD, come la Tanzania e il Lesotho, chiedono miglioramenti nelle norme di origine. I settori agricoli sensibili sono tutelati, e adesso i paesi ACP hanno tempo e margine per valutare come pervenire ad accordi regionali completi.

E’ necessario controllare da vicino gli APE negli aspetti degli aiuti e commerciali. Questo è il motivo per cui l’APE con i paesi caraibici istituisce disposizioni di controllo complessive, tra cui sottocomitati parlamentari e altri consultivi. Gli accordi interinali verranno sostituiti con APE completi che comprendano disposizioni analoghe prima che qualsiasi significativo impegno di liberalizzazione venga applicato da parte degli ACP.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE).(NL) Signor Commissario, ho preso nota della sua risposta. Dovremo valutarla in modo più approfondito. Tuttavia, non può negare che molti paesi ACP hanno una capacità negoziale molto inadeguata e a volte sono lasciati senza scelta, presentati davanti al fatto compiuto. Appena la settimana scorsa, e questo non ha niente a che vedere con i paesi ACP, ho incontrato un leader di un sindacato del Guatemala, José Escolástico Pinzón Salazar, che mi ha parlato della situazione difficile da leader sindacale al momento dei negoziati tra l’Unione europea e l’America centrale. Tale situazione è frequente nei paesi in cui alcune comunità e posizioni sono estremamente deboli.

La mia domanda è la seguente: il signor Commissario può assicurare che alcuni diritti, per esempio i diritti dei sindacati e i diritti internazionali del lavoro, vengano resi vincolanti in questo tipo di accordi, gli accordi di partenariato economico (APE) e gli accordi con altri blocchi globali, come l’America centrale, affinché tali diritti siano rispettati? Non sono uno specialista in materia, ma ho l’impressione che gli accordi contengano lacune significative su questo aspetto.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Quando ho guardato l’ultima volta l’elenco dei paesi ACP, il Guatemala non era compreso. Non ne abbiamo in America centrale.

Pertanto, consiglierei all’onorevole deputato di trovare fonti di informazioni diverse, da coloro che vivono e lavorano sul serio in paesi ACP.

 
  
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  Glenis Willmott (PSE).(EN) Gli accordi di partenariato economico (APE) sono stati interpretati inizialmente come accordi commerciali e di sviluppo che andassero al di là del semplice accesso al mercato.

Potrebbe il signor Commissario commentare le preoccupazioni crescenti relative al fatto che gli accordi di partenariato interinali stanno creando una sempre maggiore ostilità nei confronti dei paesi africani, un esempio per tutti quello del Kenya? I sostenitori kenioti di questi accordi vengono considerati dai loro vicini come una minaccia allo zelo del continente per una posizione più radicale sugli APE.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Sono molto spiacente, non so quali vicini del Kenya abbiano assunto questa posizione. Per quanto ne so, a meno che l’onorevole deputato non mi possa suggerire di quale paese in particolare sta parlando, sembrano aver sottoscritto gli accordi interinali allo stesso modo del Kenya.

Direi solo che gli accordi interinali riguardano l’accesso al mercato dei beni. Sono accordi interinali conclusi prima del termine dell’OMC alla fine di dicembre affinché paesi come il Kenya, che non sono LCD, e quindi non sono coperti dall’iniziativa “Tutto fuorché le armi”, avessero le loro preferenze commerciali e l’accesso garantito al mercato europeo, perché non vi fossero interruzioni commerciali dopo il 1° gennaio. E’ per questo motivo che i nostri omologhi kenioti e di altri paesi in analoga posizione, hanno espresso la loro soddisfazione per i nostri sforzi e la flessibilità da noi dimostrata al fine di garantire che raggiungessero l’obiettivo entro la fine dell’anno.

 
  
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  David Martin (PSE).(EN) Approvereste se, oltre a rendere le relazioni ACP-UE compatibili con l’OMC, uno degli obiettivi principali degli accordi di partenariato economico fosse garantire aumenti del commercio sud-sud?

In questo contesto, valutereste la possibilità di aumentare e indirizzare meglio la nostra assistenza al commercio al fine di assicurarci che i vantaggi del commercio sud-sud vengano realizzati in tutti i paesi APE?

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Appoggio con decisione questo punto e coglierei l’occasione per chiedere ai nostri Stati membri di attenersi a quella che considero la loro parte dell’accordo, rispettando gli impegni presi di fornire assistenza per il commercio, di mantenere l’impegno preso dalla Commissione.

E’ un impegno molto importante questo da noi assunto, a cui in precedenza gli Stati membri avevano dichiarato di volersi attenere. Auspico che traducano questo nella pratica adesso e che siano all’altezza delle aspettative dei nostri colleghi nei paesi ACP.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Non essendo specializzata in questo ambito, a differenza probabilmente di molti degli altri che hanno posto domande, sarei interessata a conoscere solo il modo in cui, e mi chiedo con perplessità perché, gli oppositori degli APE abbiano avuto così eco nella stampa. Per quale motivo non è stato possibile comunicare meglio i vantaggi degli APE? E’ semplicemente per il fatto che coloro che vi si oppongono non hanno accettato i vantaggi della liberalizzazione del commercio, che io approvo, e hanno solo voluto mantenere il protezionismo?

Per quale motivo la Commissione e altri non sono stati, forse, in grado di far sentire le loro voci in modo sufficiente nella stampa?

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) La nostra voce è stata ascoltata nelle questioni importanti, tra i responsabili politici, i ministri e i responsabili in campo decisionale. Non posso dare una spiegazione per quanto riguarda la stampa; sono ben lontani i giorni in cui potevo rendere conto di ciò che era scritto sui giornali.

Nel caso di molti dei nostri partner negoziali tra gli ACP, hanno infatti esaminato a fondo le questioni. Avendo attuato accordi interinali, in molti casi adesso sono più che propensi non solo a firmarli completamente, ma a procedere nei negoziati per accordi di partenariato economico completi, per spostarsi dai beni ai servizi, agli investimenti e ad altre norme relative all’ambito commerciale, poiché sanno che sono i settori in cui risiede la maggior parte del valore di sviluppo di questi accordi.

Naturalmente, è stata creata una specie di cacofonia per quanto riguarda gli APE, principalmente, ma non totalmente, dalle persone che diffidano del commercio, sono contro la globalizzazione (qualunque cosa significhi), e credono che i paesi ACP starebbero meglio se non fossero coinvolti, in un certo senso più isolati dall’economia internazionale, ma io direi intrappolati nel passato. Non credo che tale strategia presenti alcun vantaggio, ma ha l’attrattiva di fornire slogan semplicistici facili da assorbire e semplici da scrivere, mentre il vero significato politico e il contenuto di ciò a cui si riferiscono è maggiormente complesso. Ma coloro che si prendono la briga di capire, si accorgono del valore e dei vantaggi potenziali. Questo è il motivo per cui nei paesi ACP cercano di comprenderli.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Commissario, mi interesserebbe sapere se sono state concepite strategie per gli accordi di partenariato con i paesi in via di sviluppo nel campo delle energie rinnovabili, poiché è senza dubbio importante per noi che i costi vengano ridotti al minimo ovunque avvenga la produzione in un modo esemplare, mentre il consumo dei beni pericolosi venga tassato di conseguenza. Potreste considerare di integrare questo aspetto negli accordi in questione?

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. − (EN) Esiste una dimensione di sostenibilità per tutti gli accordi di cui ci stiamo occupando attraverso i negoziati, e gli accordi di partenariato economico non fanno eccezione.

Tuttavia, dobbiamo farci guidare dagli interessi dei paesi ACP e dei loro negoziatori nonché dalla loro percezione dei propri interessi. Pertanto, mentre noi non saremo timidi nel proporre queste questioni, non posso garantire per l’accoglienza che riceveranno da coloro che sono impegnati in questi negoziati.

 
  
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  Presidente. − Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

 
  
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  Presidente. − Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 19.55, è ripresa alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARIO MAURO
Vicepresidente

 

20. Situazione delle donne nelle zone rurali dell’UE (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Christa Klaß, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sulla situazione delle donne nelle zone rurali dell’Unione europea [2007/2117(INI)] (A6-0031/2008).

 
  
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  Christa Klaß, relatrice. − (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, “situazione delle donne nelle zone rurali dell’UE”, sotto questo titolo noi nella commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere abbiamo insieme raccolto fatti e proposte di soluzione. Desidero ringraziare gli onorevoli colleghi per la loro cooperazione e il Segretariato per il suo sostegno.

In Germania esiste un’espressione: Mädchen vom Lande, ragazza di campagna. In passato molto più che adesso ognuno aveva un’idea propria di ciò che significava. Alcuni dicono che sono donne creative, affidabili, di alti principi e profondamente religiose. Altri dicono che sono donne di altri tempi, che sanno poco o niente, quindi ignoranti, forse persino ingenue.

Nessuna di queste descrizioni va al cuore del problema. Le zone rurali offrono esattamente le migliori condizioni per una vita appagante, per le famiglie che appartengono alle comunità dei villaggi, integrate nella natura e nell’ambiente. Oggi siamo ben consapevoli che i modelli di vita delle donne variano enormemente. Tuttavia, devono anche essere adattabili, non vincolate o limitate dalle loro condizioni di vita. Oggi le donne desiderano essere attive nel mercato del lavoro e desiderano anche una famiglia. Oggi vogliono e possono avere entrambe le cose. I politici e la società devono creare le condizioni idonee affinché questo accada.

La vita in campagna offre opportunità e, di certo, genera rischi. E’ una decisione personale che spinge le donne, dopo aver valutato i fatti, a spostarsi nelle aree urbane o rimanere nei villaggi. I dati statistici dimostrano che le donne con una buona istruzione sono le prime a lasciare i villaggi. Si lasciano indietro culle e scuole vuote e infine villaggi di anziani o disabitati. Pertanto, le decisioni delle donne hanno una dimensione demografica.

Secondo le stime della Commissione, le regioni rurali generano il 45% del valore aggiunto lordo e in queste zone vive il 53% degli occupati. Anche le zone rurali, quindi, hanno una dimensione economica.

L’intero sviluppo potenziale deve pertanto essere impiegato e aggiornato. Non è più sufficiente discutere del futuro delle donne nella campagna solo nel quadro della politica agricola comune. Le donne lavorano ancora come agricoltori, ma sono anche impiegate e personale stipendiato e molto spesso attive come coniugi assistenti nelle piccole e medie imprese o persino imprenditrici indipendenti. Anche in questo campo devono essere colmati enormi divari. La posizione delle donne e delle coniugi assistenti nelle piccole e medie imprese deve essere stabilizzata nel settore sociale al fine di fornire prestazioni in caso di malattia e vecchiaia.

Le donne subiscono in modo particolare la mancanza di infrastrutture nelle zone rurali. Esse combinano la famiglia e il lavoro, il che significa accompagnare i figli dalla scuola alle attività del tempo libero, prendersi cura della generazioni più anziana e non perdere troppo di vista i propri interessi. Che le zone rurali manchino di infrastrutture, una carenza di strade, uffici postali, servizi sanitari, vigili del fuoco e pronto soccorso, è realtà ben nota da molto tempo. Tuttavia, il fatto che adesso emergano altri problemi, per esempio nella fornitura della rete a banda larga, non è accettabile. Anche le donne necessitano di un accesso rapido attraverso l’ADSL per poter partecipare ai loro numerosi ambiti di attività.

La partecipazione delle donne alla vita pubblica, in consigli locali, iniziative e associazioni, può apportare cambiamenti. Anche nelle zone rurali occorrono sforzi specifici intesi al raggiungimento della partecipazione equa delle donne. Desidero pertanto concludere con un’ulteriore richiesta: coinvolgiamo le donne negli organi decisionali! Conoscono meglio ciò che è necessario cambiare poiché sono sempre presenti e si occupano del lavoro e della famiglia, mentre gli uomini fanno una cosa o l’altra.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare la relatrice, l’onorevole Klaß, e i membri della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere per la loro relazione di iniziativa. Sappiamo tutti che mantenere in posizione prioritaria in agenda la questione della parità di genere richiede un impegno costante. Ho sempre considerato il Parlamento europeo un’istituzione guida sotto questo aspetto, e desidero congratularmi per il lavoro svolto al fine di contribuire alla celebrazione della giornata internazionale della donna del 2008, compresa la conferenza della scorsa settimana.

Concordo appieno riguardo al fatto che le donne nelle campagne dovrebbero avere reali opportunità ed essere incoraggiate a sfruttare ognuna di queste opportunità. Nel complesso, quindi, concordo anche che le donne nelle zone rurali necessitano di attenzione politica particolare, e sono lieta che questo principio sia messo in pratica attraverso gli orientamenti strategici per lo sviluppo rurale nell’ambito del terzo asse, in cui l’incoraggiamento dell’ingresso delle donne nel mercato del lavoro è sottolineato quale azione fondamentale.

L’economia rurale ha bisogno delle donne, non solo per stare al passo con la crescita economica del resto della società, ma anche al fine di garantire uno sviluppo rurale sostenibile, in cui famiglie e imprese vedano un vero futuro nel rimanere in campagna.

Prima di rispondere ad alcune questioni specifiche evidenziate nella relazione, desidero sottolineare che il principio della promozione della parità tra donne e uomini è centrale per il secondo pilastro della politica agricola comune. In pratica lo applichiamo in due modi principali. Il primo è la creazione di un’opportunità economica per le donne attraverso, per esempio, la promozione dell’imprenditorialità femminile.

E’ importante, nel contesto dei programmi di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013, che alcuni Stati membri abbiano delineato misure specifiche per le donne; altri Stati membri daranno la priorità alle richieste presentate dalle donne secondo determinati criteri.

Il secondo aspetto del miglioramento della qualità della vita nelle regioni rurali: l’obiettivo dovrebbe essere una campagna favorevole alle donne, che semplifichi le loro vite nelle zone rurali e che consenta un miglior utilizzo del loro potenziale. Per esempio, lo sviluppo rurale sostiene il finanziamento di centri di assistenza per i bambini nelle campagne affinché le donne abbiano la possibilità di rimanere lì ma anche di cogliere le opportunità di lavoro per loro. Ritengo che questi siano esempi di azioni di politica agricola comune che contribuiscono al miglioramento della condizione delle donne nelle zone rurali.

Desidero inoltre porre in rilievo in questo contesto il programma LEADER, che contribuisce ad accrescere il coinvolgimento delle donne nel processo decisionale nei gruppi di azione locali. Infatti, il numero di progetti gestiti dalle donne è, per quanto riguarda LEADER, più elevato di quello dei progetti gestiti da uomini: per il periodo 2003-2005, due beneficiari su tre erano donne.

Per quanto attiene alle richieste specifiche contenute nella relazione, concordo sul fatto che esista una necessità di controllare e valutare l’integrazione della prospettiva di genere nei programmi di sviluppo rurale. Gli indicatori, che mostreranno i risultati e l’impatto di alcune misure nel periodo, ripeto, dal 2007 al 2013, sono suddivisi per genere, e dovrebbero fornirci le informazioni necessarie.

Infine, vorrei citare un aspetto che non è realmente connesso alle zone rurali. La Commissione ha avviato una valutazione d’impatto quale parte della revisione della direttiva 86/613/CEE, relativa al principio di parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma, ivi comprese le attività nel settore agricolo.

Un punto importante è la tutela durante la gravidanza e la maternità delle donne che esercitano un’attività autonoma. Una revisione di tale direttiva è contenuta nel programma di lavoro legislativo della Commissione di quest’anno, il 2008, e ci offrirà un’altra opportunità di sostenere e migliorare la posizione delle donne nelle zone rurali.

Ringrazio ancora una volta la relatrice e tutti coloro che hanno contribuito a questo tema di estrema importanza.

 
  
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  Edit Bauer, a nome del gruppo PPE-DE. – (HU) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la scorsa settimana è stato detto molto riguardo alla situazione delle donne nel contesto della celebrazione dell’8 marzo. Oltre ai luoghi comuni, alcuni hanno parlato dei problemi che stanno alla base e che diventano visibili se si adotta un approccio strutturato. Le donne non vivono in condizioni identiche; le loro attitudini naturali variano, e così le opportunità a loro disposizione e i problemi che affrontano. Le donne che vivono nelle zone rurali sono ugualmente eterogenee; hanno alcuni problemi in comune, ma ce ne sono alcuni che emergono solo in alcuni ceti sociali o gruppi.

La relazione dell’onorevole Klaß è diversa dalle relazioni che vengono elaborate in termini più generali, poiché si occupa chiaramente e in modo specifico delle difficoltà delle donne rurali e delle mancanze della politica in questo ambito. Non ha senso fissare obiettivi da raggiungere in termini di occupazione femminile se non ci sono i servizi per un contesto flessibile necessari a questo, per esempio attrezzature relative ai trasporti. La situazione delle donne che vivono in zone rurali è in generale più difficile; hanno una maggiore tendenza a svolgere lavori sommersi o non retribuiti, senza assicurazione o tutela, per esempio nelle aziende agricole familiari. In pratica, ciò rende poco chiara la posizione giuridica di queste donne per quanto riguarda la maternità, la malattia e le prestazioni legate alla vecchiaia.

Questi problemi attendono ancora di essere risolti, ma nel frattempo l’esodo dalle zone rurali alle aree urbane che possono offrire migliori condizioni di vita è virtualmente inarrestabile. Concordo con la relatrice sul fatto che occorra tenere in maggiore considerazione la situazione delle donne rurali nella distribuzione e nell’impiego delle risorse finanziarie europee. Non farlo ha delle conseguenze di ampia portata. Grazie.

 
  
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  Iratxe García Pérez, a nome del gruppo PSE. (ES) Signor Presidente, la presente relazione delinea la realtà della situazione delle donne nelle zone rurali dell’Unione europea al fine di rispondere alle sfide significative delle difficoltà aggiuntive che attraversano le donne che vivono in questo contesto.

Parliamo della metà della popolazione in queste aree, pertanto l’integrazione della dimensione di genere nel settore rurale è una priorità, sia per la promozione della parità tra donne e uomini che per consentire la crescita economica e sociale nelle regioni rurali.

Mentre le donne incontrano reali difficoltà nell’integrarsi nel mercato del lavoro o conciliare la vita familiare e professionale, tali difficoltà aumentano se parliamo di ambiente rurale. E’ pertanto necessario promuovere iniziative e politiche che affrontino queste sfide affinché possano esserci reali pari opportunità.

Nonostante le nostre differenze, possiamo concordare che le donne nelle zone rurali necessitano di un’attenzione politica congiunta specifica, attraverso la promozione di iniziative relative allo sviluppo rurale che le incoraggino a partecipare alla vita economica e sociale e che frenino la migrazione delle donne dalle campagne alle città, che è una realtà sempre più preoccupante.

Siamo debitori nei confronti delle donne dei nostri villaggi, che hanno contribuito in modo incalcolabile e pressoché invisibile allo sviluppo della campagna. Riconoscerle andrebbe di pari passo con le politiche condotte dagli Stati membri e dalle autorità regionali e locali che promuovono miglioramenti nelle condizioni di vita ed eliminano gli ostacoli attualmente esistenti.

Pertanto, l’espansione dei servizi pubblici, il miglioramento della formazione, l’accesso alle nuove tecnologie e il sostegno ai progetti di impresa innovativi sono fondamentali per il raggiungimento di questi obiettivi.

Chiediamo inoltre agli Stati membri di sviluppare il concetto giuridico di proprietà condivisa, al fine di garantire che i diritti delle donne nel settore agricolo siano pienamente riconosciuti. Questo è l’unico modo in cui saremo in grado di assicurare che le pari opportunità diventino una realtà per le donne europee nelle campagne.

 
  
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  Jan Tadeusz Masiel, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, desidero congratularmi con la relatrice per aver sollevato una questione così importante come quella di migliorare la condizione delle donne nelle zone rurali dell’Unione europea. Di recente abbiamo discusso il problema del futuro demografico dell’Europa. Abbiamo elencato molte ragioni del suo aspetto negativo e il problema è ancora peggiore nelle zone rurali.

Occorre fare quanto possibile per fornire agli abitanti delle campagne, in particolar modo alle donne, le condizioni adeguate di vita e di sviluppo economico e personale. L’emarginazione sociale e la povertà sono probabilmente connesse alle donne, in particolare delle regioni agricole; dico probabilmente poiché su questo aspetto vi è la necessità di statistiche migliori.

La soluzione per migliorare la situazione in questo ambito può essere riconoscere diritti indipendenti alla pensione e sociali alle coniugi di coloro che esercitano una professione autonoma, tra cui le donne rurali.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, a nome del gruppo Verts/ALE. (ES) Signor Presidente, l’integrazione della dimensione di genere nel settore rurale è necessaria non solo al fine di promuovere la parità fra donne e uomini, ma anche per contribuire affinché la crescita economica sia basata sullo sviluppo rurale sostenibile. Pertanto, il nostro gruppo appoggia con forza la relazione Klaß, essenzialmente per tre motivi.

Tra gli aspetti evidenziati nel documento ve ne sono, secondo noi, tre che sono i più importanti: 1) la richiesta di disaggregare le statistiche sul mondo rurale anche per genere affinché le donne nelle zone rurali non siano più un gruppo invisibile e che si dia esplicitamente valore al lavoro che svolgono; 2) l’invito alle autorità nazionali, regionali e locali competenti ad incoraggiare la partecipazione delle donne ai gruppi d’azione locali e lo sviluppo di partenariati locali nel quadro dell’asse LEADER; e 3) la richiesta di concentrarsi in particolare sul miglioramento delle infrastrutture di trasporto nelle zone rurali e istituire misure positive intese a promuovere l’accesso ai trasporti al fine di frenare l’esclusione sociale che colpisce particolarmente le donne.

Tuttavia, desidero anche proporre e sostenere gli emendamenti presentati dalla collega Iratxe García, che chiedono di includere nel testo un esplicito riferimento alla necessità di sviluppare, da parte degli Stati membri, il concetto giuridico di proprietà condivisa, al fine di garantire che vengano pienamente riconosciuti i diritti delle donne nel settore agricolo, con la relativa tutela nel campo della sicurezza sociale e il riconoscimento del loro lavoro.

 
  
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  Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. (PT) La condizione delle donne nelle zone rurali è molto influenzata dalla situazione dell’agricoltura, che subisce le conseguenze delle ingiuste misure della politica agricola comune, che hanno fatto sì che un numero sempre maggiore di piccole e medie imprese agricole a conduzione familiare abbandonasse la produzione. In molti casi questo causa l’emigrazione degli uomini e dei giovani, che lasciano le donne con i bambini e gli anziani, condannandoli alla povertà; tale situazione è aggravata nelle zone rurali di alcuni paesi come il Portogallo con la chiusura delle scuole, dei centri sanitari e per la maternità, degli uffici postali e di altri servizi pubblici.

Questo è il motivo per cui tale politica deve essere abbandonata. Pertanto, stiamo presentando anche emendamenti intesi a sottolineare che la politica agricola comune deve essere modificata, tenendo conto di questo problema e potenziando l’assistenza per il mantenimento delle aziende agricole familiari e lo sviluppo del mondo rurale, conferendo al contempo massimo valore al lavoro delle donne, tra cui le donne migranti, occupate anche in agricoltura.

Auspichiamo pertanto che le nostre proposte saranno accettate.

 
  
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  Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. (PL) Signor Presidente, poiché mi è stata data l’opportunità di parlare nella discussione sulla situazione delle donne nelle zone rurali dell’UE, desidero richiamare l’attenzione sul fatto che la condizione delle donne nei villaggi e nelle aree suburbane nei nuovi Stati membri, in particolare, è complessa e a volte drammatica, in parte a causa dell’introduzione delle politiche UE che impongono vari tipi di limiti e restrizioni, provocando povertà ed esclusione sociale attraverso la perdita dei posti di lavoro e la produzione senza profitti.

Nelle regioni tipicamente agricole, e non solo quelle della Polonia orientale, migliaia di famiglie sono minacciate dalla perdita dei loro mezzi di sostentamento perché la loro azienda non è remunerativa, le fabbriche di zucchero sono andate in bancarotta o hanno chiuso, sono stati imposti limiti alle catture della pesca, viene sovvenzionata la produzione solo di alcuni tipi di frutti rossi e ci sono delle sanzioni per la sovrapproduzione di latte. Queste sono le ragioni sottese al mancato sviluppo delle infrastrutture, delle vie di comunicazione dell’offerta di istruzione, di assistenza sanitaria e di diversi altri servizi, che sono destinati a non essere realizzati per mancanza di sviluppo economico. Questo tipo di politica distruttiva per lo sviluppo, induce inoltre i giovani, comprese le donne, a lasciare la città per emigrare all’estero.

I programmi LEADER possono aiutare le donne solo di poche regioni (con attrattiva turistica o conosciute per il loro prodotti regionali di qualità unica) e non compenseranno in alcun modo le perdite subite dalla popolazione rurale che aspetta ancora che frasi nobili, che si possono trovare nei documenti, si traducano nella pratica, come lo sviluppo sostenibile, le pari opportunità, e la totale non discriminazione.

 
  
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  Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE-DE). (EL) Signor Presidente, anch’io desidero congratularmi con l’onorevole Klaß per la sua iniziativa di redigere la presente relazione e per tutto il suo lavoro su una questione così importante, che riguarda non solo la tutela dei diritti delle donne, ma anche la coesione economica, sociale e regionale in Europa. Questa è la seconda volta che la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere elabora una simile relazione, e tra l’altro ho avuto l’onore di essere la relatrice della relazione precedente sulla condizione delle donne nelle zone rurali alla luce della riforma della politica agricola comune.

L’importante questione del riconoscimento del lavoro delle coniugi assistenti e che esercitano una professione autonoma, che all’epoca abbiamo portato all’attenzione della Commissione, purtroppo non è stata ancora affrontata in modo efficace, e siamo stati obbligati a ritornarci nel presente documento. Abbiamo quindi chiesto ancora una volta una revisione radicale della direttiva 86/613/CEE: la stessa Commissione ammette che la sua attuazione non è stata efficace e che sono stati minimi i progressi nel riconoscimento del lavoro delle coniugi che lavorano nelle aziende agricole. Sono lieta che il Commissario competente sia presente in Aula questa sera per poterci fornire una risposta al problema. Ci sono anche altre parti della risoluzione del Parlamento europeo che si occupano nello specifico delle questioni degli obblighi degli Stati membri riguardo a una polizza assicurativa distinta e al trattamento del lavoro delle donne lavoratrici agricole. Tali obblighi non sono ancora stati adeguatamente soddisfatti.

A mio avviso, ci sono due importanti questioni che non siamo riusciti a includere nella relazione: la differenza tra le donne che vivono nelle zone rurali e soffrono di una mancanza di infrastrutture e le donne che lavorano nelle aziende agricole. Ho pertanto affermato che le statistiche dovrebbero gettare luce su queste categorie distinte.

Ritengo inoltre che poiché i regolamenti sui Fondi strutturali ce lo consentono, dovremmo impiegare la potenziale partecipazione delle donne nelle zone rurali nel processo decisionale e nella pianificazione per lo sviluppo delle loro regioni. Contribuiremo a galvanizzare e unire queste donne.

Nel complesso, la relazione dell’onorevole Klaß sottolinea priorità e questioni e fissa obiettivi per tutti noi. E’ uno strumento utile e importante, sia per il Parlamento europeo che per la Commissione europea.

 
  
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  Christa Prets (PSE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, niente di ciò che oggi stiamo ascoltando e presentando è nuovo. Ripetiamo che non è nulla di nuovo, anche nelle relazioni “Donne e industria”, “Donne e salute” o “Donne nelle zone rurali”. Non abbiamo ancora raggiunto il concetto di pari salario per pari lavoro, né c’è un maggior numero di donne in posizioni di leadership o strutture più flessibili di assistenza all’infanzia.

Nelle zone rurali tutti questi problemi si moltiplicano. La distanza tra la casa e il luogo di lavoro e gli scarsi collegamenti dei trasporti sono in queste aree un importante problema. Anche la carenza di formazione professionale e continua a livello locale rappresenta un problema. Come già affermato, l’accesso alla banda larga oggi è un obbligo, ma è raro nelle zone rurali.

Ciò significa che abbiamo bisogno di misure, ma in primo luogo di azioni di sensibilizzazione riguardo alla situazione delle donne delle zone rurali. Tuttavia, questo vuol dire anche che dobbiamo tenere in maggiore considerazione l’aspetto di genere in tutti i programmi comunitari di sostegno, per lo sviluppo delle zone rurali, il Fondo sociale e simili, e rendere tali programmi subordinati al loro impiego.

L’Austria, a tale proposito, dà l’esempio in questo contesto e dal 2009 entrerà in vigore una legge, sul bilancio di genere, in cui verranno inclusi tutti gli aspetti di genere. Ritengo che varrebbe la pena imitarla.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN).(PL) Signor Presidente, è stato detto molto e ci sono state molte discussioni negli ultimi anni sul ruolo delle donne, i loro diritti, la loro posizione nella società e la loro situazione occupazionale.

Oggi stiamo discutendo la condizione in cui si trovano le donne nelle zone rurali, ed è giusto farlo, perché sono le donne rurali, in particolare coloro che vivono in regioni arretrate in termini di sviluppo, che lavorano molto duramente e non godono minimamente dei diritti che spettano loro.

Una donna in città avrà un appartamento con tutti i comfort, un accesso semplice alle strutture, all’istruzione e alla cultura, il diritto alla maternità e al congedo parentale, e l’opportunità di lavorare e godere dei vantaggi della civilizzazione.

Una donna in campagna avrà spesso una casa senza impianto idraulico e numerosi doveri familiari e nell’azienda agricola. Non può fare affidamento su un asilo nido o una scuola materna dove lasciare il figlio, e il suo contatto con la cultura e con il mondo sarà spesso limitato alla radio e alle trasmissioni televisive. Una donna di un piccolo villaggio in piena campagna, che vive nell’azienda agricola di famiglia, è virtualmente privata di ogni opportunità occupazionale, sociale, politica o di progresso culturale.

Vi prego di notare che i fondi per la cultura sono destinati principalmente ai centri situati nelle città, in cui si trova quasi tutto. Nella campagna ci sono solo attività amatoriali, che vengono organizzate spesso nelle abitazioni private e a spese dei partecipanti. Viene detto molto nell’Unione europea sull’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, e in questo caso dovrebbe essere attuato. Facciamo, quindi, riferimento anche alle donne in questi programmi. A mio avviso, è giunto davvero il momento per un programma sensibile per le donne che sia finanziato dal bilancio comunitario.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL).(SV) Signor Presidente, lo sviluppo efficace e sostenibile chiede che la situazione delle donne venga presa in considerazione. La partecipazione delle donne è necessaria per uno sviluppo positivo. Le donne che vivono e lavorano nelle regioni rurali, come in altri contesti, vivono in una società non equa. Di conseguenza, l’impegno per raggiungere la parità è ugualmente importante per tutte le donne, in tutti i contesti e le condizioni di vita.

Per quanto riguarda la presente relazione, richiameremo l’attenzione dei colleghi in particolare sull’importanza del sostegno agli emendamenti del gruppo GUE/NGL presentati dall’onorevole Ilda Figueiredo, nello specifico l’emendamento n. 9, dal quale si evince chiaramente che in un tanto necessario riesame della politica agricola comune si deve tener pienamente conto anche del problema della parità. Senza la partecipazione attiva delle donne non riusciremo a raggiungere gli obiettivi di una crescita economica sostenibile. Ciò vale, come ho detto, in tutti i contesti della vita. Abbiamo bisogno di parità per la sopravvivenza della campagna, è necessaria per le donne ed è necessaria per il futuro.

 
  
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  Roumyana Jeleva (PPE-DE).(BG) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, prima di tutto vorrei congratularmi con l’onorevole Klaß per la sua eccellente relazione. Quale membro bulgaro della commissione per lo sviluppo regionale, desidero richiamare la vostra attenzione sul fatto che le zone rurali hanno un diverso potenziale di sviluppo. Tuttavia, esiste qualcosa che di certo contribuirà a una migliore qualità della vita nelle zone rurali, in particolare alla situazione delle donne in queste regioni. Si tratta della realizzazione di infrastrutture dei trasporti e sociali, servizi sociali accessibili nei villaggi, come l’educazione per l’infanzia, l’assistenza alle persone anziane o malate, i servizi di comunicazione, e la realizzazione di centri culturali e sportivi. A questo proposito, il sostegno adeguato alle zone rurali attraverso finanziamenti di fondi comunitari è di importanza primaria. Pertanto, desidero raccomandare un migliore allineamento delle questioni urbane e rurali. Lo sviluppo delle zone rurali dovrebbe essere coordinato con le attività svolte nel quadro della politica regionale. Ritengo che un approccio integrato alla convergenza e allo sviluppo delle zone rurali, tenendo conto del ruolo in questo contesto delle città di piccole o medie dimensioni, anziché un approccio separato come quello adottato sinora, accrescerebbe l’efficienza dell’assistenza comunitaria e contribuirebbe al miglioramento delle condizioni di vita, in particolare di quelle delle donne.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signor Presidente, la situazione delle donne nelle zone rurali non regge chiaramente il confronto con quella delle donne nelle città. E la questione non si conclude con l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione.

Se posso, desidero richiamare la vostra attenzione sui paragrafi 4 e 10 della relazione, che sottolineano la necessità di conferire diritti economici e sociali alle donne che esercitano attività autonome o lavorano nell’azienda di famiglia. Ciò significa in particolar modo il diritto al congedo di maternità retribuito e a una pensione basata sul reddito. In alcuni paesi esistono in realtà divieti giuridici sull’occupazione formale e la previdenza sociale per i coniugi che lavorano in aziende agricole o imprese a conduzione familiare. Gli effetti di queste regolamentazioni danneggiano principalmente le donne, e dovrebbero essere modificate quanto prima. Mi congratulo con la relatrice.

 
  
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  Esther Herranz García (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Klaß per la sua relazione; non è soltanto utile, ma l’onorevole Klaß ha lavorato senza risparmiarsi, quindi vorrei ringraziarla moltissimo.

Desidero precisare che non tutte le donne delle zone rurali vivono allo stesso modo. Il mondo agricolo non è omogeneo. Al contrario, spesso i loro mondi sono molto diversi. Tuttavia, dobbiamo prima di tutto rendere attraente per le donne il mondo rurale ed evitare gli esodi che si verificano in misura crescente, poiché la posizione delle donne nella nostra società progredisce lentamente, ma almeno nel mondo urbano progredisce. Ciononostante, nel mondo rurale non solo le donne svolgono il lavoro dentro e fuori casa, ma al contempo si prendono cura delle persone che non sono autosufficienti, e per di più fanno tutto questo in condizioni peggiori rispetto al mondo urbano.

Pertanto, bisognerebbe attirare le donne nelle campagne non solo migliorando il loro benessere personale, ma anche l’economia delle zone rurali, un’economia che è soprattutto agricola, come lei ben sa, signora Commissario. Tuttavia, al fine di rendere forte tale economia, la politica agricola comune deve essere sostenuta e rafforzata, tenendo chiaramente conto del fatto che la situazione tecnica e sociale deve cambiare, e subito.

 
  
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  Corina Creţu (PSE).(RO) Sono lieta di poter prendere la parola su una realtà che viene molto ignorata, ossia la condizione delle donne nelle zone rurali.

Nonostante il sistema legislativo e normativo valido a livello comunitario, nonché a livello di ciascuno Stato membro, vieti qualsiasi tipo di discriminazione, è ovvio che esista un divario significativo tra la vita delle donne nelle aree urbane e quella delle donne nelle zone rurali.

La Romania, come altri nuovi Stati membri dell’Unione europea, si trova in una situazione molto peggiore di quella generale descritta nella relazione. Dato il contesto della deindustrializzazione negli anni ‘90, si è verificato un fenomeno di cui i paesi dell’Europa occidentale non hanno avuto esperienza: la migrazione dalla città alla campagna quale soluzione per la sopravvivenza economica. Nella nostra regione, la povertà nelle zone rurali ha colpito e continua a colpire soprattutto le donne, che diventano le vittime più vulnerabili della tratta di esseri umani.

Purtroppo, anche l’agricoltura industriale, che avrebbe potuto attirare una parte della forza lavoro femminile nei villaggi, è stata oggetto di un processo di destrutturazione. La sanità pubblica, l’istruzione, i trasporti, i servizi idrici e le fognature hanno subito un peggioramento, e sono praticamente assenti in molti villaggi dei paesi meno sviluppati dell’Unione europea.

Le donne nelle zone rurali, in particolare giovani o di mezza età, potrebbero sviluppare attività economiche indipendenti se avessero accesso ai prestiti bancari e credo dovremmo discutere la possibilità di istituire una banca che conceda microcrediti nelle zone rurali.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE).(PL) Signor Presidente, nelle zone rurali le donne costituiscono un gruppo sociale particolarmente soggetto alla discriminazione. A causa della tradizionale divisione dei ruoli e delle scarse infrastrutture in molte aree, come quelle di assistenza all’infanzia, per esempio, molte donne non compaiono mai nel mercato del lavoro ufficiale, ma al contempo non sono registrate come disoccupate. Le donne svolgono un lavoro paragonabile a un’attività professionale, che però non è riconosciuto in quanto tale né tutelato o retribuito.

Gli Stati membri, assieme alla Commissione europea, dovrebbero trovare una soluzione quanto prima al problema del nutrito gruppo di donne che aiutano nei lavori agricoli e nelle piccole e medie imprese che, in molti Stati membri, soffrono di un mancato riconoscimento giuridico. Ciò conduce a problemi finanziari e giuridici per queste donne riguardo al diritto al congedo di maternità e di malattia, all’acquisizione di diritti pensionistici e all’accesso alla sicurezza sociale.

Al fine di uno sviluppo armonioso, gli Stati membri dovrebbero garantire la creazione di posti di lavoro di elevata qualità nelle zone rurali attraverso misure volte a promuovere l’imprenditoria tra le donne, a migliorare le loro qualifiche e a fornire un accesso semplice in tutte le zone rurali ai servizi e alle infrastrutture standard per il XXI secolo.

Infine, desidero congratularmi con l’onorevole Klaß per una relazione molto ben elaborata.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, desidero ringraziare la relatrice. Sarebbe stato meglio discutere della situazione delle persone nelle zone rurali anziché delle donne, e in realtà molti dei problemi delle donne in queste aree riguardano anche gli uomini, ma per le donne ci sono questioni particolari che riconosco nella presente relazione.

Detto questo, la qualità della vita per le persone che vivono nelle campagne può in molti casi essere migliore di quella in città, quando ci sono risorse sufficienti. Ritengo che il problema sia sempre stato che il lavoro delle donne non è mai stato quantificato, retribuito e quindi neanche riconosciuto. In alcuni paesi, sono stati compiuti alcuni progressi in proposito, ma ritengo che esistano differenze tra gli Stati membri nel trattamento riservato alle donne.

Desidero citare un ruolo specifico che svolgono le donne, di cui forse ancora nessuno si è occupato. Secondo me, le donne sono ancora le prime che motivano ed educano i figli e sono in generale coloro che decidono se questi ultimi svolgeranno l’attività agricola o no, e spesso decidono del futuro delle zone rurali. Dobbiamo prestare particolare attenzione affinché abbiano un’opinione positiva dell’agricoltura, e non negativa.

Infine, poche donne sono proprietarie dei terreni e poche figurano nell’amministrazione delle aziende agricole. Occorre affrontare questo aspetto.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Nel 2006, nell’Unione europea il rapporto tra il reddito percepito dal 20% della popolazione con gli stipendi più alti e quello del 20% della popolazione con gli stipendi più bassi era del 4,8. Purtroppo, in Portogallo, Lituania e Lettonia, tale rapporto superava il 6.

E’ ovvio che la popolazione nelle zone rurali percepisce retribuzioni inferiori rispetto a quella delle aree urbane, e questa situazione è ancora più ovvia nel caso delle donne. Al fine di migliorare la condizione delle donne nelle zone rurali, dobbiamo fare un uso più efficace dei Fondi strutturali. Lo sviluppo delle infrastrutture dei trasporti, l’istruzione, i servizi sanitari, le infrastrutture di comunicazione e la tecnologia dell’informazione e del settore dei servizi nelle zone rurali risulterà nello sviluppo economico e, indirettamente, in una condizione migliore delle donne nelle zone rurali.

Concludo il mio intervento affermando che tali regioni possono trasformare, attraverso gli investimenti, i terreni disponibili in parchi industriali al fine di offrire posti di lavoro. Infrastrutture dei trasporti efficienti potrebbero avere effetti positivi nel calcolo delle distanze in termini di tempo, e non di chilometri, affinché le persone che lavorano nelle città possano vivere nelle campagne, contribuendo pertanto al loro sviluppo economico.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). (LT) La discussione odierna è estremamente importante, poiché riguarda la situazione delle donne nelle zone rurali, che continua a essere piuttosto preoccupante.

Una delle questioni fondamentali resta quella dei bassi livelli di occupazione tra le donne nelle zone rurali, in particolare nei paesi di recente adesione, il che si traduce nell’isolamento sociale delle donne nelle regioni agricole più frequente rispetto alle donne di città.

Prima di tutto, al fine di aumentare i livelli occupazionali tra le donne rurali, queste ultime dovrebbero essere incoraggiate ad avviare attività in proprio. Per raggiungere tale obiettivo, i governi devono fornire le informazioni pertinenti riguardo al modo in cui avviare un’attività, nonché accrescere le capacità delle donne nell’impiegare le tecnologie moderne di informazione, rafforzando pertanto la loro fiducia in se stesse.

Inoltre, le statistiche dimostrano che le donne nelle zone rurali hanno un’istruzione e livelli di competenze professionali inferiori rispetto alle donne di città. Questo significa spesso che trovano maggiori difficoltà nell’adattarsi alle sfide che il mercato presenta, nel trovare nuovi metodi e tipologie di lavoro agricolo e attività agricole alternative. Vorrei sollecitare gli Stati membri a presentare un quadro d’azione al fine di incoraggiare le donne rurali a mirare alla conoscenza e all’istruzione.

Il progetto LEADER dovrebbe fornire aiuti più efficienti al fine di superare il problema.

Grazie.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, nel riconoscere il duro lavoro svolto dalla nostra relatrice, l’onorevole Klaß, per la relazione dal titolo “la situazione delle donne nelle zone rurali dell’UE”, dovrei chiedere: paragonata agli uomini nelle zone rurali o alle donne nelle aree urbane? Qual è il contesto di cui stiamo parlando? Non esiste un simile gruppo omogeneo di “donne nelle zone rurali dell’UE”. Sono una donna che viene da una di queste regioni dell’UE, ma la signora che vive in fondo alla strada dove abito io, con sei o sette figli e un marito disoccupato, e che non può permettersi l’affitto o il mutuo, è un tipo diverso di donna di una zona rurale. Non si tratta di un gruppo omogeneo, e dobbiamo essere molto cauti nel trattare questa questione.

Molte donne nelle zone rurali hanno uno stile di vita urbano; altre vivono in condizioni di notevole povertà e privazioni. Si può avere uno stile di vita urbano nel bel mezzo della campagna se ci sono fuori dalla porta due automobili, si hanno tutti i comfort, TIC e forse una vacanza all’estero all’anno. Quindi consentitemi di fornire un contesto.

Il vero problema in questo caso è la restituzione del diritto di scelta a tutte le donne: la scelta di sposarsi o meno, di fare carriera, di continuare nella formazione o meno, di rimanere in casa, di cercare un posto di lavoro fuori, di avviare un’attività o di avere accesso a una proprietà.

Qualche anno fa, quando mi sono recata a Bruxelles per acquistare un appartamento, il direttore della banca di Bruxelles non avrebbe sottoscritto il mio mutuo se non avessi portato mio marito a firmare. Questo è accaduto solo pochi anni fa a Bruxelles. Ho ottenuto il mutuo e mio marito non ha firmato. Potrei dire che mi sono opposta fortemente! Quindi, l’accesso alle risorse, alla proprietà e alle imprese – ci sono molti tipi diversi di donne nelle zone rurali.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Doyle, Le assicuro che non mi sarei mai permesso di negarLe quel mutuo.

 
  
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  Roberta Alma Anastase (PPE-DE).(RO) Il successo della strategia di Lisbona coinvolge la crescita economica sostenibile sia nelle aree urbane che nelle zone rurali dell’Unione europea e le donne svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo di queste aree.

Plaudo alla stesura della presente relazione che, oltre ad analizzare la condizione delle donne nelle zone rurali, propone anche raccomandazioni concrete intese a migliorare la loro situazione nel contesto della globalizzazione e del raggiungimento degli obiettivi di Lisbona. Dal gran numero di incentivi e condizioni da valutare a questo scopo, desidero sottolineare l’importanza di un fattore essenziale: l’istruzione.

I dati statistici a noi disponibili mostrano che un numero ridotto di donne nelle zone rurali hanno accesso all’istruzione universitaria a causa di difficoltà economiche, ma anche della qualità precaria delle attività formative in tali aree.

Le donne nelle zone rurali dovrebbero beneficiare di un maggiore accesso all’istruzione e all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, nonché delle opportunità di conciliare la vita familiare con la vita professionale. Questo è un elemento fondamentale che dovrebbe essere consolidato assieme al ruolo attivo delle donne in politica e nello sviluppo socioeconomico delle zone rurali.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE).(SK) La ringrazio, signor Presidente. Desidero congratularmi con l’onorevole Klaß per la sua eccellente relazione.

Vengo da uno Stato membro con una popolazione rurale relativamente solida. Negli ultimi 45 anni è rimasta stabile, con solo un lieve calo del 14%. A causa delle politiche economiche, le regioni rurali sono oggi molto più propense ai cambiamenti. Esiste un processo ben noto nell’operazione che coinvolge la delocalizzazione delle aziende dalle aree rurali a quelle urbane. Tuttavia, le politiche pubbliche dovrebbero essere tali da non consentire che la cosiddetta modernizzazione abbia luogo a spese delle donne nelle zone rurali.

Vorrei chiedere al Comitato delle regioni di studiare questa questione e avviare un’ampia consultazione nelle regioni rurali al fine di comprendere meglio la vita in quei luoghi, con tutti i suoi vantaggi e svantaggi. Desidero inoltre sollecitare la Commissione e il Consiglio a indirizzare i loro programmi, in particolare quelli che riguardano il microcredito, anche alle donne delle zone rurali.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE).(RO) Onorevoli colleghi, poiché stiamo discutendo di un problema che non riguarda solo la questione delle pari opportunità, ma anche lo sviluppo delle zone rurali in generale, farò riferimento alle misure applicabili a livello comunitario in questo ambito.

I programmi e i finanziamenti del secondo pilastro dello sviluppo rurale hanno, in termini percentuali, risorse più significative rispetto ai programmi speciali dell’Unione europea per le pari opportunità. Se riuscissimo a semplificare l’accesso delle donne a programmi come LEADER, dedicato allo sviluppo rurale, avremmo molto di più da guadagnare che se impiegassimo solo le risorse nell’ambito dei programmi EQUAL, PROGRESS o DAPHNE.

Nel bilancio dell’Unione europea, i fondi per lo sviluppo rurale sono all’incirca dell’11%, mentre l’intero settore della cittadinanza, che comprende i programmi per le pari opportunità, non raggiunge neanche l’1%.

Questa è la grande sfida per l’Unione europea in questo caso; riuscire nella comunicazione, nella mobilizzazione e nella semplificazione del legame tra i fondi europei e i diversi progetti che potrebbero essere avviati dalle donne nelle zone rurali.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, ringrazio l’Assemblea per una discussione molto incoraggiante con alcuni discorsi del tutto specifici, di cui sono davvero soddisfatta. La discussione che abbiamo svolto questa sera chiarisce ancora una volta che la situazione delle donne nelle zone rurali ha realmente bisogno di una particolare attenzione.

Nonostante creda che qualcuno di voi sia un po’ pessimista riguardo ai progressi compiuti, desidero occuparmi della questione da un punto di vista più positivo. Ritengo che sia stato ottenuto molto, in particolare attraverso gli strumenti di sviluppo rurale, e sono fiduciosa che ci stiamo dirigendo nella direzione giusta per quanto riguarda il miglioramento della condizione delle donne nelle zone rurali.

Molti di voi hanno menzionato l’integrazione della dimensione di genere nella nostra politica e l’ampliamento della sua portata alla più vasta economia rurale ne aumenterà l’efficacia. Sono pienamente d’accordo riguardo a tale approccio. Non dovremmo limitare il nostro impegno al solo settore agricolo. Integrare le nostre politiche con le necessità e le opportunità dell’intera società rurale creerà un effetto moltiplicatore anche a beneficio del settore agricolo nel suo complesso. La Commissione controllerà da vicino questo aspetto con l’attuazione di programmi per lo sviluppo rurale.

In molti avete parlato dell’importanza di reti a banda larga nelle zone rurali. A questo proposito devo dire che esiste una possibilità nell’ambito del terzo asse della politica di sviluppo rurale (l’asse “Diversificazione dell’economia rurale”) di occuparsi di aree che, da un punto di vista economico, non sono remunerative per gli investitori. Sono aree remote in cui gli Stati membri possono impiegare la politica di sviluppo rurale per garantire una connessione a banda larga. Posso solo sollecitare tutti gli Stati membri a considerare questo aspetto quando programmano i loro investimenti o l’utilizzo della loro politica di sviluppo rurale.

Alcuni di voi hanno inoltre citato il “lavoro sommerso” svolto dalle donne nelle aziende agricole. Ammetto che le nostre statistiche non sempre mostrano questo problema. Dovremmo, impiegando tutti i diversi strumenti, cercare di incoraggiare le donne a cogliere le opportunità di ottenere una loro indipendenza economica fornendo loro i relativi diritti sociali. Dal mio punto di vista, le migliori possibilità affinché le donne inizino un lavoro agricolo a tempo parziale costituirebbero un enorme progresso nel rafforzamento dei redditi rurali e contribuirebbero anche a una vita sostenibile nelle comunità rurali.

Devo dire che viaggio molto nelle regioni agricole e sono sempre molto incoraggiata quando incontro donne che oltrepassano la linea di confine e prendono parte al lavoro nelle diverse organizzazioni di agricoltori. Sono consapevole che si tratta di un grande passo per le prime donne che entrano in queste strutture ma a volte si diffonde e non è così difficile per le prossime, nonostante richieda un certo cambiamento di approccio da parte degli uomini per accettare che le donne possano contribuire su un piano paritario in quest’ambito.

Ritengo che ci sia molto di più da dire sull’argomento, che non dovrebbe essere dimenticato. Vi assicuro che sosterrò con tutto il cuore ogni iniziativa che possa migliorare la condizione delle donne nelle zone rurali, poiché credo davvero che occorra un approccio speciale da parte delle donne alla diversificazione delle zone rurali.

 
  
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  Christa Klaß, relatrice. − (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vi ringrazio per i vostri contributi alla discussione. Abbiamo svolto un’ottima discussione in quest’Aula in questa tornata. Signora Commissario, la ringrazio, anche, per la sua dichiarazione sul fatto che la revisione della direttiva 86/613/CEE sul principio della parità di trattamento si stia ancora svolgendo quest’anno, nel 2008. Abbiamo inviato un sollecito al riguardo e riteniamo sia giunto il momento di questo riesame.

Non siamo in grado questa sera di adottare alcun regolamento europeo per migliorare la situazione delle donne nelle zone rurali. Onorevole Doyle, so che la situazione delle donne non è la stessa ovunque. Sarebbe banale e non lo vorremmo assolutamente. Tuttavia, le donne nelle regioni agricole vivono, di certo, le stesse condizioni e devono lottare contro gli stessi svantaggi delle donne che vivono nei paesi e nelle città. Lo abbiamo sottolineato in quest’Aula.

Stiamo avviando il processo di discussione e chiedendo alla Commissione e agli Stati membri di apportare finalmente anche alcune modifiche. La relazione dovrebbe accrescere la consapevolezza su questo punto.

Ci sono buoni esempi in Europa e, in base al principio della migliore prassi, vogliamo anche sottolineare tali casi da imitare. Possiamo inoltre introdurre molti elementi positivi in questo contesto. Desideriamo ampliare le prospettive. Le donne nelle zone rurali non sono solo agricoltori; sono anche in procinto di avere un impiego, e devono conciliare la famiglia e la vita lavorativa.

Alla fine, essere coinvolti in prima persona è la migliore testimonianza. Occorre il contributo delle donne nelle nostre organizzazioni. L’onorevole McGuinness ha appena parlato di madri appagate che sono anche in grado di offrire appagamento ai propri figli. Dovranno esserci anche donne appagate quando faremo qualcosa per la loro parità di trattamento, e la loro equa partecipazione. In tale contesto la nostra preoccupazione è che anche i giovani ricomincino a rimanere nei villaggi.

Sarebbe emozionante, signora Commissario, avere un elenco di tutte le numerose opportunità che si presenteranno alla fine per le donne dell’Unione europea. Affermiamo costantemente che in molti casi queste sono nascoste sotto la copertura di altri programmi. Forse, potremmo riuscire a dire solo una volta che le donne sono coinvolte in un programma o in un altro, in un modo o in un altro. Ciò crea regolarmente problemi, anche quando dovrebbe essere chiarito a livello locale. Probabilmente, dovremmo prevedere questo quale inizio onde poter dire eventualmente ai responsabili nelle regioni: qui possiamo migliorare la situazione delle donne.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 12 marzo 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Zita Gurmai (PSE), per iscritto. (HU) In termini di sviluppo, un confronto tra le aree urbane e rurali rivela che è in corso l’ampliamento di un abisso. Le donne che vivono nelle zone rurali sono particolarmente svantaggiate. Sono minori le loro possibilità di integrazione sociale, di ottenere un lavoro, e di accesso agli istituti connessi all’infanzia, dell’istruzione, sanitari e sociali. Costituiscono uno dei più vulnerabili gruppi della società, poiché più esposte al rischio di povertà ed emarginazione. Nei casi in cui riescono a trovare lavoro, le loro retribuzioni sono considerevolmente inferiori rispetto alle donne di città.

L’accumulo di svantaggio sociale provoca tensioni sociali, in quanto il sistema di benessere sociale nelle comunità più svantaggiate è del tutto inadeguato, mentre negli stessi luoghi si trovano le peggiori mancanze di infrastrutture. In assenza di altre opzioni, l’agricoltura, con i suoi vantaggi a breve termine e i livelli di vita inferiori, ha l’effetto di mantenere la situazione occupazionale agricola in costante tensione.

La soluzione è agire di concerto; le autorità locali, i governi e la Comunità europea hanno tutti un ruolo e una responsabilità al riguardo.

Si devono realizzare programmi di adattamento multisfaccettati. Le opportunità di adattamento devono essere fornite alla popolazione rurale attraverso la creazione di possibilità lavorative alternative, lo sviluppo di infrastrutture, l’avvio di programmi di formazione e ulteriore istruzione che agevolino l’adattamento alle condizioni del mercato, il sostegno alle imprese di nuova creazione, e la definizione di progetti nelle aree di confine e attraverso o confini nazionali.

I programmi di adattamento dovranno inevitabilmente essere definiti in base alle caratteristiche specifiche delle singole zone rurali. Ciò garantirà la continua riduzione delle differenze regionali.

 
  
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  Lívia Járóka (PPE-DE), per iscritto.(HU) Desidero congratularmi con la collega Christa Klaß per la sua relazione, che sottolinea le difficoltà che le donne che vivono nelle zone rurali devono affrontare nel mercato del lavoro e in altri aspetti delle loro vite. Ogni discussione sulle persone più svantaggiate che vivono nelle peggiori condizioni deve fare uno speciale riferimento alle donne Rom, di cui una proporzione significativa vive in villaggi e piccoli insediamenti. Numerosi studi hanno dimostrato che le donne Rom costituiscono il gruppo più vulnerabile dell’Unione europea, con un’aspettativa di vita terribilmente bassa rispetto alla maggior parte della società e un tasso di disoccupazione che supera di molte volte la media. In linea con le raccomandazioni della relazione, pertanto, gli Stati membri devono elaborare e attuare politiche per migliorare le condizioni generali di vita delle donne nelle regioni meno sviluppate e aiutare le donne svantaggiate e che vivono in stato di emarginazione sociale a trovare un lavoro o impegnarsi in attività autonome promuovendo le nuove imprese. Le donne Rom in particolare potrebbero beneficiare del sostegno degli Stati membri e della Commissione europea per i modelli di impresa socialmente informati che coinvolgano i gruppi poveri e svantaggiati della società. Accolgo positivamente il fatto che la relazione ponga grande enfasi alla raccolta di dati statistici affidabili, poiché la raccolta e l’elaborazione dei dati disaggregati in base al genere e all’origine etnica sono essenziali, da una parte, per eliminare la discriminazione indiretta e multipla e, dall’altra, per valutare i progressi raggiunti in termini di istruzione, alloggi, salute e occupazione. Grazie.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto.(SK) L’audace relazione dell’autrice, l’onorevole Klaß, cerca un nuovo approccio all’eliminazione delle ovvie disparità tra le zone urbane e rurali. Le donne svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo sociopolitico, economico e ambientale delle zone rurali. Le vite delle donne in tali aree presentano moltissime opportunità nonché considerevoli difficoltà.

Rendere le zone rurali più attraenti contribuirà a frenare l’esodo della maggior parte dei giovani e di coloro che vantano una buona formazione. Chiedo pertanto la promozione della crescita integrata sostenibile e la creazione di nuove opportunità lavorative, in particolare per le donne, nonché l’istituzione di servizi di assistenza sanitaria di qualità elevata, di servizi sociali e di carattere generale in tutta l’Unione europea.

Solo le donne istruite potranno essere pienamente coinvolte nella rinascita delle comunità locali. Esse saranno in grado di realizzare nuove imprese, che a loro volta contribuiranno alla diversificazione dell’economia rurale nonché a migliorare la qualità della vita nelle zone rurali. Dobbiamo eliminare tutti gli ostacoli all’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e garantire che sia disponibile la banda larga alle donne delle regioni agricole. L’istruzione permanente e l’apprendimento delle lingue, nonché le opportunità di nuova formazione, devono essere disponibili per tutte le donne interessate.

Inoltre, LEADER, il programma che ha registrato notevoli risultati positivi, dovrebbe proseguire. E’ riuscito a permettere a molte donne di realizzare imprese nelle comunità rurali in settori come il turismo, l’artigianato e la fornitura di prodotti regionali. Ritengo che individuando le migliori pratiche e impiegando i nuovi strumenti per lo scambio di esperienze, si possa contribuire in modo significativo al miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto.(RO) L’Unione europea si trova dinanzi a importanti cambiamenti sociali riconducibili a problemi legati alla migrazione, alla sicurezza sociale e alla povertà.

I programmi sviluppati a livello comunitario hanno apportato un fondamentale contributo al miglioramento della condizione delle donne nelle zone rurali. Tuttavia, queste ultime non sono coinvolte nel processo decisionale delle comunità cui appartengono.

Un esempio concreto e preoccupante è che la maggior parte delle donne nelle zone rurali in Romania percepisce un reddito inferiore ai 5 euro al giorno, e un terzo di esse non usa alcun mezzo di informazione.

Citerei quali priorità tre campi d’azione al fine di ottenere pari opportunità e migliorare le condizioni delle donne nelle zone rurali:

– il miglioramento dello status sociale sostenendo l’accesso delle donne a nuove opportunità di reddito e acquisizione di beni;

– il pieno coinvolgimento delle donne nel processo decisionale e la maggiore capacità di cambiare/influenzare le decisioni che le riguardano direttamente;

– l’accesso delle donne nelle zone rurali ai servizi (sanità, istruzione) e alle infrastrutture essenziali.

Gli Stati membri dovrebbero elaborare politiche pubbliche volte a incoraggiare la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, nel processo decisionale, e dovrebbero controllare ogni forma di discriminazione.

 

21. Agricoltura sostenibile e biogas: necessità di rivedere la legislazione comunitaria (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Csaba Sándor Tabajdi, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sull’agricoltura sostenibile e biogas: necessità di rivedere la legislazione comunitaria [2007/2107(INI)] (A6-0034/2008)

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi, relatore. − (HU) Signor Presidente, signora Commissario Fischer Boel, onorevoli colleghi, in un mondo minacciato dal cambiamento climatico, con la domanda energetica in crescita e l’aumento dei prezzi, è una priorità assoluta, nonché una questione di interesse vitale per l’Unione europea, la riduzione della dipendenza energetica e del consumo di energia, oltre alla diversificazione delle fonti energetiche. L’uso crescente di energie rinnovabili è parte integrante di tale processo. Dobbiamo diversificare, e ciò comprende la diversificazione nel settore delle energie rinnovabili.

Nell’ambito delle fonti energetiche rinnovabili, diversi paesi dispongono di risorse naturali differenti, che dobbiamo sfruttare al massimo. Il biogas ha un enorme potenziale quale fonte di energia rinnovabile ed è destinato a un grande futuro per tutta una serie di motivi delineati nella relazione presentata oggi per la discussione.

Il primo e più importante di questi motivi, onorevoli colleghi, è che la materia prima principale per la produzione di biogas è il letame, e il fatto che possiamo combinare la produzione energetica al trattamento del letame a fini ambientali. Questo è uno dei vantaggi più significativi della produzione di biogas, nonostante quest’ultimo possa di certo essere prodotto con altri materiali quali i fanghi delle acque reflue municipali, gli scarti di macellazione e le colture energetiche.

Il biogas è una fonte di energia polifunzionale: può essere impiegato per generare elettricità, per il riscaldamento, il raffreddamento, o l’essiccazione. Il biogas pressurizzato è adatto come carburante per le automobili e i veicoli del trasporto pubblico e, una volta purificato, può essere inserito nella rete del gas naturale. La produzione di biogas rappresenta pertanto una seria opportunità per la produzione energetica europea. Tra l’altro, se consideriamo che il biogas può essere realizzato dal letame, potremmo produrre 14 volte quello che produciamo attualmente. Il potenziale che ciò rappresenta è considerevole, poiché sappiamo che da un punto di vista ambientale il letame animale deve essere trattato prima di poter essere impiegato nel terreno; altrimenti può seriamente danneggiare l’ambiente.

Nella nostra commissione si è svolta una discussione sul modo in cui la produzione di biogas basata su materiale vegetale possa competere con la produzione alimentare. La Commissione europea ha dimostrato che non esiste ancora in Europa una situazione simile, e noi auspichiamo che non esisterà neanche in futuro, poiché adesso disponiamo della seconda generazione di colture energetiche. E’ possibile che ciò sia un problema nel contesto globale, in Brasile e negli Stati Uniti, ma in Europa attualmente non lo è, e ci auguriamo che non lo diventi.

L’altra questione discussa in tale ambito è stato il modo in cui regolamentare il settore del biogas. L’attuale normativa a livello nazionale e comunitario è eccezionalmente complessa e burocratica, e questo è il motivo per cui nella mia relazione ho suggerito di adottare una direttiva in materia di biogas dell’Unione europea. Al contempo, i rappresentanti della Commissione europea mi hanno convinto, tuttavia, nel corso delle consultazioni con il Partito popolare europeo, che non è necessaria una direttiva distinta in materia di biogas, in quanto è in fase di elaborazione una direttiva sulle fonti energetiche rinnovabili e la questione del biogas potrebbe essere affrontata in questo contesto. A questo proposito, chiedo alla Commissione di prestare particolare attenzione al biogas nella direttiva sulle fonti energetiche rinnovabili e adottare i suggerimenti contenuti nella mia relazione.

Onorevoli colleghi, nella mia successiva risposta, desidero ringraziare l’istituto danese che ha contribuito alla presente relazione e tutti coloro che hanno lavorato al documento. Grazie per la vostra attenzione.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, prima di entrare nell’argomento desidero ringraziare la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e il relatore, l’onorevole Tabajdi, per la sua relazione molto interessante e importante.

Il documento del Parlamento sottolinea chiaramente i vantaggi della produzione di biogas per il settore agricolo, ma anche per la società. Concordo appieno con l’accento posto sullo sviluppo della produzione di biogas al settore agricolo. Esso apporta inoltre benefici ambientali attraverso la riduzione delle emissioni di potenti gas dannosi per il clima, quali il metano e gli ossidi nitrosi. Per questo motivo, la produzione di biogas accresce ulteriormente la sostenibilità ambientale dell’agricoltura, dal 1990 si è già registrato un 20% di riduzione delle emissioni di gas serra, e comporta anche ovvi vantaggi economici quale alternativa utile al gas naturale in una situazione in cui vediamo che i prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile.

La produzione di biogas da materie prime di origine agricola è più che raddoppiata nel periodo dal 2004 al 2006. La produzione di biogas complessiva è in aumento ma ritengo che possiamo evidentemente fare di più. Esiste un grande potenziale inutilizzato in questa produzione nell’Unione europea. Per quanto riguarda la Commissione, ne siamo pienamente consapevoli e abbiamo realizzato un certo numero di strumenti importanti intesi a promuovere la produzione di biogas. La nostra attuale direttiva sull’energia elettrica verde con la normativa di attuazione in alcuni Stati membri, è un esempio di un importante forza trainante.

La politica di sviluppo rurale favorisce inoltre lo sviluppo della produzione di biogas. Gli Stati membri hanno la possibilità di sostenere gli investimenti, l’assistenza tecnica e le cooperative nonché altre attività che aumentino la produzione e l’impiego di biogas.

L’attuazione dei programmi di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013 è appena iniziata ma trovo che la prima programmazione degli Stati membri sia promettente e sono fiduciosa che le misure relative al biogas saranno tra quelle di maggiore comprensione nell’area in cui parliamo di bioenergia.

Le misure contenute nel recente pacchetto della Commissione sull’energia e il clima darà ulteriore slancio alla produzione di biogas nei prossimi anni. E’ di particolare importanza l’obiettivo del 20% per le energie rinnovabili. Il biogas dovrebbe contribuire in modo significativo al raggiungimento di questi obiettivi, nonché svolgere un ruolo importante nella realizzazione degli obiettivi di riduzione del 20% per le emissioni di gas serra dai settori che non partecipano al sistema di scambio delle quote di emissione. Pertanto, ci troviamo in una situazione molto positiva in cui possiamo prendere due piccioni con una fava. Sono convinta che la produzione di biogas costituirà un elemento chiave nella strategia dell’Unione europea intesa a contrastare il cambiamento climatico e a rendere possibile per noi il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto.

Concordo con voi sul fatto che sia importante una politica in materia di biogas coerente. Secondo, le iniziative dell’Unione europea sono coerenti, e vanno nella medesima direzione. Tuttavia, ritengo che tale politica potrebbe essere sviluppata e attuata in modo più efficace a livello regionale o nazionale sulla base delle risorse e necessità locali, nonché delle realtà economiche.

Su questo aspetto, accolgo con favore le raccomandazioni riguardanti la semplificazione del quadro normativo esistente. Sono in linea con le nostre discussioni attualmente in corso sulla semplificazione e sul metodo per legiferare meglio, che rappresentano una strategia della Commissione molto importante in agenda.

Infine, devo dire che nutro qualche dubbio sugli obiettivi specifici per il biogas, e ho sentito un’osservazione del relatore. Ritengo che l’obiettivo del 20% per le energie rinnovabili già comprenda il biogas, che può peraltro contribuire al raggiungimento dell’obiettivo del 10% relativo ai biocarburanti. Se introducessimo un obiettivo specifico per il biogas correremmo il rischio di non essere sufficientemente concentrati. Fissare un simile obiettivo comporterebbe ulteriori oneri amministrativi per gli operatori privati e le autorità pubbliche. Dal mio punto di vista, condurrebbe anche a una pressione politica eccessiva per un tipo di energia rinnovabile in particolare, che potrebbe risultare inopportuna se le circostanze economiche fossero in un momento successivo non troppo favorevoli alla produzione di biogas.

La relazione sul biogas che avete chiesto alla Commissione è certamente utile. Tuttavia, credo che la scadenza che state fissando per il 2008 sia un po’ troppo vicina se pensiamo a tutte le iniziative che sono in fase di svolgimento. Cionondimeno, entro la fine del 2008, la Commissione riferirà in merito all’attuazione del Piano d’azione per la biomassa dell’Unione europea, pertanto sono abbastanza sicura che troveremo una posizione comune su questa questione. E’ una relazione molto importante e interessante. Sono assolutamente convinta che fornirà un’ottima base per ulteriori discussioni.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. RODI KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
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  Jens Holm, relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. − (SV) Signora Presidente, il biogas può svolgere un ruolo importante nella lotta al cambiamento climatico, non solo il biogas finalizzato alla produzione di calore ed energia elettrica, ma anche come carburante per gli autoveicoli. Si può produrre, per esempio, dal letame e dai rifiuti domestici. Attualmente esiste un grande potenziale per un aumento significativo nella produzione di biogas. Nella commissione per l’ambiente desideriamo rispondere in modo positivo a questa possibilità e in futuro vedere molto più biogas. L’aumento della produzione di biogas, tuttavia, non deve essere fine a se stesso. Quando si parla di rifiuti, la priorità principale deve ancora essere ridurre la quantità totale dei rifiuti. Se intendiamo ridurre i rifiuti, dobbiamo diminuire il nostro consumo – una simile affermazione è come bestemmiare in chiesa.

Desidero cogliere l’opportunità di rivolgere un paio di domande alla signora Commissario Fischer Boel, che è con noi questa sera: la Commissione ha una strategia per ridurre la sempre maggiore montagna di rifiuti nell’Unione europea? Forse la Commissione ha anche una strategia che ci aiuti a ridurre il consumo di tutti quei beni di cui non abbiamo realmente bisogno?

Nella commissione per l’ambiente desideriamo inoltre ottenere certificazioni per un biogas sostenibile. Tale sistema di certificazione deve riguardare l’intera catena, ossia dal terreno al veicolo e deve essere basato su considerazioni sociali e ambientali. Accolgo positivamente la proposta della Commissione per una nuova direttiva sulle energie rinnovabili, ma occorre fare di più per rafforzare il ruolo del biogas. Un’altra domanda per il Commissario Fischer Boel: qual è il suo punto di vista riguardo a questo sistema di certificazione?

Questa e altre domande relative all’ambiente sottolineano l’importanza della responsabilità pubblica. Molti di noi qui concordano che dovremmo promuovere il ruolo del biogas. Più automobili e autocarri dovrebbero essere in grado di funzionare a biogas. Quest’ultimo riduce le emissioni di gas serra delle automobili di circa il 90%. Inoltre, anche le emissioni di particolato verrebbero ridotte e le autovetture circolerebbero con più calma con il gas. Tuttavia, se prendiamo davvero sul serio i nostri impegni ambientali, la responsabilità non può essere lasciata al mercato.

Per esempio, per consentire che un maggior numero di automobili funzioni a biogas, devono esserci stazioni di servizio in cui possono rifornirsi di gas. Lo Stato deve garantire che i distributori si assumano le loro responsabilità attraverso una normativa e finanziamenti temporanei. Nel mio paese, la Svezia, l’ultima stazione di servizio al nord è a Uppsala, nel centro del paese. In altre parole, gli automobilisti che vogliono avere il loro serbatoio pieno devono guidare per oltre 1 000 chilometri senza alcuna possibilità di rifornirsi di biogas. Questo è ovviamente inaccettabile. Di conseguenza tutti noi abbiamo la responsabilità per la promozione di biogas: l’Unione europea elaborando linee guida, gli Stati membri incoraggiando la produzione nazionale, e non ultime le autorità locali, che dovrebbero costruire più impianti di biogas.

 
  
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  Werner Langen, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. − (DE) Signora Presidente, riferisco il parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, che è competente per la politica energetica. Non ho un’opinione personale al riguardo, ma la commissione ha approvato il mio progetto di relazione con 45 voti a favore, nessuno contrario e nessuna astensione. La commissione per l’industria è consapevole del contributo positivo del biogas derivante non solo dal letame, come crede il relatore, ma da ogni tipo di rifiuti organici.

Abbiamo sottolineato che la concorrenza con il settore dei generi alimentari sta diventando sempre più problematica, che occorre discutere sul fatto che l’immissione del biogas nella rete del gas naturale deve essere priva di discriminazioni e che dovrebbero essere proposti nuovi processi tecnici per il biogas di seconda generazione. Abbiamo discusso del ruolo dell’ingegneria genetica verde connessa al biogas e riteniamo che il settore giovane e innovativo del biogas necessiti senza dubbio di finanziamenti nella fase di avviamento, ma non di sovvenzioni permanenti.

Inoltre, desideriamo uniformare gli strumenti di sostegno in tutta l’Unione europea, il che viene dichiarato esplicitamente nei nostri 13 punti: vogliamo una procedura semplificata per le licenze per gli impianti di biogas. La commissione per l’industria non ha chiesto che venissero presentate quattro nuove direttive, come ha fatto il collega nella sua proposta di relazione. Condivido l’opinione della signora Commissario sul fatto che non abbiamo bisogno di alcuna direttiva nuova, ma che dovremmo conferire al biogas un ruolo paritario nelle direttive esistenti sulle energie rinnovabili.

Su questo aspetto la commissione per l’industria ha sviluppato un parere in un certo senso differente dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, che è responsabile della relazione.

 
  
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  Albert Deß, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, in qualità di relatore ombra del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, posso appoggiare ampiamente la presente relazione. Il relatore ha svolto un ottimo lavoro.

Posso concordare riguardo a già affermato: il biogas può contribuire in modo sostanziale al raggiungimento dei nostri obiettivi relativi alle fonti energetiche rinnovabili, attraverso l’impiego di una minore quantità di energie fossili e quindi riducendo anche le emissioni di CO2. Il prerequisito, ovviamente, è che vengano impiegati i potenziali del biogas. In Germania ci sono molti impianti di biogas, in cui si produce solo energia elettrica. Solo il 38% circa dell’energia disponibile viene impiegato in questo contesto; oltre il 60% dell’energia è inutilizzato come calore perso e immesso nell’ambiente. Non può essere questo il fine della produzione di biogas! Ritengo pertanto che sia corretto che nella presente relazione si chieda che il biogas venga inserito nella rete di gas naturale. Dobbiamo seguire entrambe le direzioni: impiegare il calore perso dalla produzione di energia elettrica o immettere il biogas direttamente nella rete. Possiamo raggiungere un grado elevato di efficienza con entrambi questi processi.

Sono inoltre dell’opinione che possano essere coltivate piante persino migliori con la moderna produzione vegetale. Non sono tuttavia assolutamente del parere che per questo sia necessaria l’ingegneria genetica. I coltivatori mi hanno riferito che i raccolti per la produzione di biogas possono raddoppiare in un’ampia area con la coltivazione vegetale tradizionale. Siamo in grado di raccogliere circa 5 000 litri di olio per combustibile per ogni ettaro coltivato per il biogas. Con ottime piante, che in futuro verranno create tramite coltivazione, potremo raccoglierne fino a 10 000 litri per ettaro. Questo è un metodo positivo inteso a far sì che il biogas contribuisca a rispondere al cambiamento climatico.

 
  
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  Bogdan Golik, a nome del gruppo PSE. – (PL) Signora Presidente, ero molto interessato nel leggere le proposte del collega, l’onorevole Tabajdi. Desidero congratularmi con lui per la valida relazione presentata.

Nell’attuale situazione globale, in cui il prezzo del petrolio e di altre fonti di energia, per esempio il gas, è in notevole aumento ma è soggetto a oscillazioni imprevedibili che rendono difficile una ragionevole pianificazione e valutazione dei costi di investimento, e quando sale anche la domanda di energia dei paesi europei, una relazione in materia di biogas sembrerebbe un documento insolitamente puntuale. La presente relazione ci mostra infatti quanto possiamo ancora fare al fine di sviluppare questa sfera di produzione energetica, da fonti che possono essere moltiplicate senza alcun degrado dell’ambiente naturale associato.

Una conseguenza positiva di tale sviluppo sarebbe sostenere i beneficiari con finanziamenti intesi allo sviluppo regionale e delle zone rurali. La Commissione e i governi dei singoli paesi hanno inoltre bisogno di prestare particolare attenzione ai generatori di questo tipo di energia e sostenere tale sviluppo attraverso meccanismi di incentivi finanziari specifici. Pertanto, sono pienamente d’accordo con il relatore secondo il quale la Commissione europea dovrebbe intensificare i propri sforzi al fine di sviluppare l’energia da fonti di questo tipo e integrarla nella strategia energetica europea.

E’ di particolare importanza per noi europei che l’Unione europea si renda indipendente dall’esportazione in ambito energetico nel più breve tempo possibile aumentando la diversificazione.

 
  
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  Willem Schuth, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero congratularmi con l’onorevole Tabajdi per la sua relazione equilibrata. Ritengo sia riuscito a porre in rilievo l’importanza del biogas per un futuro mix energetico sostenibile.

Quale eurodeputato della Germania settentrionale, conosco il potenziale del biogas in quanto forma importante e versatile dell’energia da biomassa prodotta dall’agricoltura. La Germania, e in particolare la Bassa Sassonia, da dove vengo, è leader per quanto riguarda gli impianti di biogas. Non dovremmo perdere l’opportunità di sviluppare criteri severi e chiari per le tecnologie relative al biogas al momento di introdurre un sistema di certificazione comunitario per i carburanti da biomassa. Questo si dovrebbe applicare in modo particolare anche alle importazioni.

Tuttavia, non dovrebbero esserci ulteriori oneri amministrativi per i produttori. Solo in questo modo possono essere dissipate efficacemente le preoccupazioni relative all’impiego di cereali e generi alimentari per la produzione di biogas, poiché la produzione alimentare deve continuare a rimanere una responsabilità agricola primaria. Solo in questo modo la tecnologia del biogas può apportare e apporterà un contributo significativo per un approvvigionamento energetico sicuro, per ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni dall’estero, per la tutela climatica e lo sviluppo rurale. I programmi europei di ricerca e sviluppo saranno quindi anche in grado di generare una maggiore efficienza.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, la messa in pratica dei concetti elencati nella relazione del collega, l’onorevole Tabajdi, ci consentirebbe senza dubbio di compiere passi da gigante nell’aumentare la produzione di biogas. Al contempo sarebbe un passo verso la realizzazione di un’agricoltura sostenibile attraverso la riduzione significativa della quantità di scarti vegetali e animali, letame e fanghi di depurazione e l’acquisizione di energia rinnovabile.

Tuttavia, esistono aspetti negativi nella produzione di biogas. Al momento, la produzione e i prezzi di vendita non coprirebbero i costi, e ci sarebbero ancora rifiuti alla fine della giornata, solo più concentrati. Occorre valutare i pro e i contro in modo trasparente. Il mio gruppo politico lo ha fatto, e riteniamo che anche con le tecnologie attualmente disponibili dovremmo sostenere la relazione Tabajdi. Probabilmente altre tecnologie consentiranno di aggiornare il processo di produzione, mentre l’aumento dei prezzi dell’energia accrescerà la sua efficacia economica. Tuttavia, non vi sono dubbi sui successi nella protezione dell’ambiente e questa è la cosa più importante.

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signora Presidente, signora Commissario, il relatore ha presentato un’ottima relazione per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, il che è positivo. Abbiamo appena sentito dall’onorevole Langen che la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia è apparentemente in competizione con noi su questo aspetto. Accade sempre nello stesso modo: ogni volta che qualcosa diventa di successo, la commissione per l’industria cerca di prendersi il merito, che non è necessariamente qualcosa di positivo.

Ricordo che i precursori della produzione di biogas erano agricoltori, che venivano derisi quando 10, 15, 20 anni fa volevano produrre energia dal letame. Il concetto, per dirla in parole povere, è quello di trasformare lo sterco in oro e questo comprende la produzione di energia dal letame, e non l’entrare in competizione con l’alimentazione umana. Quello che rimane del letame sarà un fertilizzante persino migliore e più versatile dei fertilizzanti aggressivi.

Ciò significa che il biogas viene considerato tra le energie rinnovabili assieme a vento, acqua, sole e legno ed è di fatto un’energia rinnovabile se ci limitiamo a produrla dai rifiuti organici. In una situazione come quella emersa lo scorso anno e l’anno precedente nel settore lattiero-caseario, in un cui si è pagato per il latte 23,5 centesimi, l’eccellenza relativa era molto superiore quando veniva inserito il mais direttamente negli impianti per il biogas, rispetto a quando veniva semplicemente inviato attraverso i bovini e il latte prodotto.

Questo vuol dire che i prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia corrispondono sempre, il che si può mettere in relazione con il fatto che disponiamo di una legislazione relativa all’alimentazione elettrica, in Germania ma anche in altri paesi, grazie alla quale si può ottenere un migliore riciclaggio di prodotti vegetali nel settore dell’energia rispetto a quello alimentare. Dobbiamo prestare attenzione in questo contesto al fine di non cadere in una situazione di concorrenza. Se affrontiamo in modo errato il problema, il serbatoio e la tavola si faranno concorrenza. Tuttavia, se troviamo un equilibrio nella questione del carburante da biomassa, tale equilibrio può rivelarsi negativo, qualora avessimo un equilibrio positivo con il biogas, anche con il biogas per automobili.

Dipende pertanto chiaramente da noi favorire impianti più piccoli nelle politiche relative agli incentivi e nella politica di remunerazione, al fine di evitare la migrazione nella produzione industriale.

 
  
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  Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, siamo chiari: la questione della biomassa è provocata dal presunto effetto di riscaldamento globale delle emissioni di biossido di carbonio derivante da attività umane.

Dimentichiamo le impronte di carbonio. Il CO2 è un elemento naturale dell’atmosfera; non è una specie di pozione demoniaca, come è stato affermato nel descrivere la situazione come “Una scomoda verità”. Questo film iperattivo non costituisce assolutamente una prova; non è neanche la verità. E’ una teoria e ben lungi dall’essere una prova. Vedete, in qualità di insegnante di chimica, e scommetto che ce ne sono pochi in quest’Assemblea, so che cos’è necessario per passare da un’ipotesi alla teoria alla legge chimica. Non agisco in base a discorsi farneticanti teatrali o didattici di un politico statunitense che cerca di avere successo.

Per fortuna, ora disponiamo della dichiarazione di Manhattan, pubblicata la settimana scorsa da 500 scienziati, in cui si afferma che non esistono prove convincenti che il CO2 emesso dall’industria moderna è la causa del cambiamento climatico. Ci ricorda che il clima globale è sempre cambiato e cambierà sempre. Nessuno in quest’Aula si rende conto che il pianeta che conosciamo non si trova in uno stadio finale ma in uno sviluppo dinamico continuo?

Tassare tutti noi al fine di raggiungere l’irraggiungibile e l’inutile è avidità politica. E’ una follia trasformare i terreni coltivabili per la produzione di biocarburanti quando le popolazioni sono in crescita e vi è una scarsità mondiale di cereali. Coltivare biocarburanti attraverso l’abbattimento di foreste pluviali, bruciare i boschi da cui si può ottenere una quantità di fertilizzanti per pochi anni e poi proseguire danneggiando le preziose foreste, è criminale.

Quindi, che cos’è che sta provocando l’attuale riscaldamento globale? Per parafrasare l’ex Presidente Clinton: è il sole, imbecille!

 
  
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  Jim Allister, a nome del gruppo NI. – (EN) Signora Presidente, valuto positivamente il riconoscimento del potenziale di un aumento considerevole nella produzione di biogas. E’ una scelta per aiutare gli allevatori ad attingere a una nuova fonte di reddito e, al contempo, apporta un utile contributo all’ambiente attraverso la risoluzione dei problemi connessi allo smaltimento dei rifiuti agricoli.

Un terzo vantaggio specifico del biogas è che, diversamente dai biocarburanti, non ha bisogno di ostacolare la sicurezza alimentare ma, al contrario, la aiuta. E’ in questo il vantaggio fondamentale del biogas: impiegare i rifiuti anziché le coltivazioni, non scoraggia la produzione essenziale di generi alimentari o la stessa produzione alimentare.

Il giovane settore del biogas necessita di un significativo aiuto in fase iniziale con uno strumento di sostegno uniforme in tutta l’Unione europea e non dell’assistenza variegata e sporadica di cui adesso disponiamo. E’ ampiamente necessario un ulteriore sostegno alla ricerca al fine di impiegare il biogas di seconda generazione come un biocarburante, pertanto esiste molto che può e dovrebbe essere fatto al fine di promuovere il biogas e, al contempo, rendere l’agricoltura più sostenibile.

Ritengo che nell’Unione europea abbiamo compiuto un grossolano errore di valutazione nel concedere eccessivamente ai biocarburanti. Non aggraviamo questo errore sottovalutando il biogas.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, anch’io accolgo con favore questa relazione: ci pone dinanzi alla descrizione di quello che è il potenziale per il biogas, e so che esistono diverse esperienze in ciascuno Stato membro. Ci si potrebbe domandare il motivo per cui esista un divario simile nella produzione e nell’impiego del biogas in alcuni paesi e non in altri. Come ha affermato la signora Commissario, vi è un enorme potenziale inutilizzato in questo settore e dobbiamo fare qualcosa per questo, ma non una direttiva poiché ne abbiamo tante e porterebbe solo confusione anziché assistere il progresso in questo campo.

Consentitemi di richiamare la vostra attenzione sul paragrafo 37 della relazione, che chiede una procedura semplificata per le licenze. E’ probabilmente l’unico riferimento a uno dei fatti più pertinenti in tutte le deliberazioni relative all’impiego dei rifiuti e al riciclaggio. Nel mio paese, e in base alla mia esperienza, ogni volta che c’è un processo di pianificazione per una struttura di riciclaggio ecologico o per l’impiego di farine di carne e ossa per la produzione energetica, vi sono obiezioni, poiché le persone sono diffidenti riguardo a tali sviluppi e temono per la propria salute. Dobbiamo riunire la ricerca ed essere molto decisi circa la verità su questa questione perché il pubblico ha alcune preoccupazioni. Pertanto, occorre educare il pubblico alla necessità di riciclare i rifiuti agricoli e i fanghi di depurazione, ma anche essere consapevoli che vi sono aspetti negativi in questa tecnologia e che la produzione di energia lascia una sostanza residua che deve essere maneggiata e trattata con molta attenzione.

Valuterei positivamente alcune osservazioni riguardo a questo aspetto della discussione poiché in quest’Aula tendiamo a considerare le fonti rinnovabili come qualcosa di meraviglioso, ma sappiamo anche che il pubblico si oppone alle turbine eoliche nelle sue vicinanze. Pertanto, dobbiamo portare il pubblico al nostro fianco ma anche riconoscere che occorre affrontare alcune preoccupazioni relative alla salute.

Infine, consentitemi di dichiarare il mio pieno appoggio all’emendamento n. 1 dell’onorevole Mulder, un emendamento molto saggio e importante, e vi rivelo di averlo letto poiché sottolinea nuovamente la necessità di riclassificare il letame animale affinché venga correttamente impiegato nelle aziende agricole, e la direttiva sui nitrati deve essere tenuta in considerazione in questo contesto.

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE).(HU) La ringrazio molto, signora Presidente. Onorevoli colleghi, il mondo globalizzato di oggi ci presenta un certo numero di sfide. Queste includono, per esempio, il cambiamento climatico, la povertà crescente, i problemi di efficienza energetica e sicurezza energetica, e la questione dell’impiego delle fonti energetiche rinnovabili. Nell’interesse dell’agricoltura sostenibile, dobbiamo quindi non solo rispondere alle sfide che riguardano l’Unione europea, ma anche istituire misure politiche coordinate sulla base di una strategia comune che cerchi di affrontare le difficoltà che si pongono ai 27 Stati membri.

In tale prospettiva, accolgo con particolare favore l’iniziativa del collega, l’onorevole Tabajdi, sul biogas e l’agricoltura sostenibile e colgo questa opportunità per congratularmi con lui per la sua eccellente relazione. Ritengo sia importante adottare una direttiva dell’Unione europea sulle fonti energetiche rinnovabili al fine di coordinare l’ordinamento comunitario e la politica nazionale, per coordinare la regolamentazione a livello comunitario e degli Stati membri.

Il biogas prodotto negli impianti agricoli integrati è una delle più importanti fonti di bioenergia. Tuttavia, realizzare tali impianti è costoso. Per poter sfruttare il potenziale del biogas sarebbe logico coordinare la politica di coesione, le opportunità offerte dai programmi quadro per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, nonché promuovere gli investimenti e il sostegno agli impianti di biogas. Lo stanziamento di assistenza finanziaria deve essere basato in primo luogo e soprattutto sull’efficienza; se quest’ultima costituisce il criterio primario, allora la generazione dell’energia elettrica sarebbe l’unica cosa che varrebbe la pena sostenere.

Esistono, tuttavia, molti altri usi potenziali del biogas e dovremmo quindi concentrare gli sforzi su ricerca, sviluppo e innovazione al fine di espandere la serie di metodi efficaci di impiego di tali risorse. Oltre ai finanziamenti dell’Unione europea, occorre creare condizioni favorevoli negli Stati membri intese a semplificare la costruzione e il funzionamento degli impianti di biogas. In tale contesto, sarebbe utile che gli Stati membri offrissero sovvenzioni ai prezzi o altre misure volte alla promozione dell’impiego di questa nuova fonte di energia.

Un altro vantaggio del biogas quale fonte di energia è la sua significativa capacità di valore aggiunto, sia nelle aziende agricole che nelle regioni rurali, aiutando tali aree ad accrescere la loro fattibilità economica. E’ quindi importante garantire che anche le regioni svantaggiate siano in grado di sfruttare queste opportunità. Grazie.

 
  
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  Anne Laperrouze (ALDE). (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, accolgo positivamente la presente relazione dell’onorevole Tabajdi. Le fonti energetiche sono diverse ma non hanno tutte lo stesso potenziale o lo stesso impatto sull’ambiente. Per quanto riguarda la lotta al cambiamento climatico e lo spreco delle risorse naturali, è molto importante che non ignoriamo nessuno dei due aspetti. Il biogas è un tipo di energia che dovrebbe essere incoraggiato.

E’ fondamentale non creare competizione tra la produzione di biogas e la produzione di generi alimentari. A questo scopo, dovrebbe essere incoraggiata quale prioritaria la produzione di biogas dal letame, dai fanghi e dai rifiuti municipali, organici e animali. Per quanto riguarda tale produzione, desidero sottolineare che di fatto trarrebbe vantaggio dai rifiuti, o dall’inquinamento, in altre parole. Tuttavia, non commettiamo errori. Abbiamo soprattutto bisogno di ridurre la quantità dei rifiuti.

Inoltre, ritengo sia importante che il biogas non venga impiegato esclusivamente per la produzione di elettricità, ma che venga impiegato localmente quale priorità, in base a condizioni sanitarie garantite, per rifornire le reti di gas naturale. Di conseguenza, bisognerebbe occuparsi di ogni limitazione tecnica al fine di consentire l’accesso al sistema. Ricerca e sviluppo dovrebbero essere aumentate in tutti gli aspetti del settore: fonti, strutture, distribuzione e uso. E’ pertanto necessaria una revisione della normativa al fine di tener conto della realtà e dei vantaggi del biogas.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN). – (PL) Signora Presidente, la relazione dell’onorevole Tabajdi solleva una questione di grande importanza per gli agricoltori, l’economia e l’ambiente. Il biogas limita il costo dell’importazione di gas naturale, riduce la quantità di metano rilasciato nell’atmosfera ed è un carburante che può essere impiegato direttamente nella produzione agricola e a fini di pubblica utilità. Il riciclaggio del letame, dei rifiuti e dei fanghi di depurazione finalizzato alla produzione di biogas è benefico allo scopo della tutela ambientale. Tuttavia, il livello di produzione di biogas nei paesi dell’Unione europea varia ampiamente.

In questo ambito le istituzioni comunitarie dovrebbero intraprendere azioni quali l’aggiornamento del funzionamento dei regolamenti di carattere giuridico ed economico al fine di promuovere lo sviluppo della produzione di biocarburanti; accelerare i programmi di ricerca connessi alla tecnologia di aggiornamento della produzione di biocarburanti, tra cui i combustibili prodotti dalla biomassa, i rifiuti organici, i fanghi di depurazione e il letame; e introdurre programmi al fine di rendere pubbliche le informazioni e pubblicizzare le buone esperienze come avvenuto per gli agricoltori di Germania, Belgio e Danimarca.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM). – (SV) Signora Presidente, il Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici afferma che l’uomo emette gas serra a un livello tale da modificare il clima mondiale. L’Unione europea ha ammesso che gli esseri umani dovrebbero quindi ridurre drasticamente queste emissioni nel corso dei prossimi decenni e ha dichiarato che l’UE dovrebbe assumere un ruolo di guida in tale sforzo globale. In quale modo ci stiamo occupando della questione? Sono inorridito nel constatare il modo in cui l’ingerenza politica e l’ambizione di trasferire il potere politico alle istituzioni comunitarie stiano adesso minacciando di perdere il controllo.

Noi parlamentari europei non dovremmo chiedere sovvenzioni per l’impegno nel biogas. Non abbiamo idea del modo in cui dovrebbero essere applicati gli incentivi fiscali a favore del biogas più che di altre alternative. Dobbiamo consentire che gli obiettivi delle emissioni vengano fissati in ogni Stato membro, cosa che abbiamo fatto, e in seguito lasciare che gli stessi paesi sviluppino strumenti efficaci per rispettare i loro obiettivi. La classica soluzione europea è la concorrenza istituzionale, non il controllo centrale.

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, ringrazio molto l’onorevole Tabajdi per la sua relazione. Come molti altri oratori, valuto positivamente la presente relazione sul biogas poiché ha un ruolo molto importante da svolgere. In agricoltura, in particolar modo, vengono prodotti molti rifiuti che potrebbero essere convertiti con grande efficacia in biogas. Anche i rifiuti alimentari o vegetali potrebbero essere combinati con esso per creare energia elettrica. Pertanto, è probabile che sia molto efficiente. Infatti, l’uso del biogas viene considerato uno dei modi più efficienti di produrre elettricità con mezzi organici.

Vorrei dire all’onorevole Tabajdi che non abbiamo bisogno di una direttiva specifica per la bioenergia: quest’ultima può essere contenuta in una direttiva sulle energie rinnovabili. Lo inviterei a non proseguire su questa linea.

Vorrei dire inoltre che, per quanto riguarda gli agricoltori, attualmente sono enormemente coinvolti nella direttiva sui nitrati. Necessitano inoltre di molti magazzini nelle loro aziende per i rifiuti. Il liquame potrebbe essere contenuto nelle aziende agricole e trasformato in biogas, e il suo scarto potrebbe essere distribuito nei terreni. Come ha affermato la signora Commissario, si prendono due piccioni con una fava.

L’onorevole McGuinness ha dichiarato che uno degli aspetti che dobbiamo affrontare, probabilmente non a livello europeo ma degli Stati membri, è che gli impianti di biogas sono sempre strutture meravigliose finché sono in luoghi diversi dalla zona in cui si vive. E’ qualcosa di cui risentiamo enormemente in Europa: le cose devono sempre accadere altrove.

Infine vorrei rispondere all’onorevole Clark, anche se credo se ne sia andato, che ha chiesto se ci sia o meno il riscaldamento globale. Ne ho parlato con un eminente scienziato israeliano che afferma che potrebbe esserci, come potrebbe non esserci il riscaldamento globale, ma possiamo aspettare 20 anni per sapere se avevamo ragione o no?

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE).(RO) Considerato l’attuale prezzo del petrolio, il biogas è una risorsa energetica da prendere in considerazione, in particolar modo nel contesto in cui l’Unione europea fa sempre più affidamento sulle importazioni di idrocarburi.

Conosciamo bene l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 il 20% di energia rinnovabile del consumo energetico totale a livello europeo. Tuttavia, in tali circostanze, è ovvio che dovrebbe essere incoraggiato l’impiego di biogas quale risorsa energetica, in particolare ricorrendo agli strumenti finanziari.

Il biogas e gli altri biocarburanti, oltre all’energia solare ed eolica, possono ridurre in modo significativo la dipendenza dalle fonti energetiche convenzionali. Inoltre, rispetto ad altri tipi di energie rinnovabili, il biogas ha il vantaggio di poter essere usato nella produzione di energia elettrica, termoelettrica e nei trasporti.

Forse una nuova direttiva solo sul biogas è chiedere troppo, ma valuto positivamente la richiesta rivolta alla Commissione di presentare una relazione speciale sul biogas nell’Unione europea, che dovrebbe comprendere anche le raccomandazioni relative alla normativa nazionale ed europea in materia.

 
  
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  Samuli Pohjamo (ALDE).(FI) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, anch’io desidero ringraziare il relatore, l’onorevole Tabajdi, per la sua eccellente relazione. Ha svolto un lavoro molto approfondito. Il biogas è un’importante risorsa energetica rinnovabile che contribuisce allo sviluppo agricolo sostenibile e migliora la situazione ambientale. Il biogas può inoltre essere impiegato per contribuire a rendere le aziende e le aree agricole più autosufficienti da un punto di vista energetico, e solo una piccola parte di questa risorsa viene realmente utilizzata.

Tuttavia, ne abbiamo ancora molto bisogno in termini di sviluppo del prodotto. Occorrono innovazione, scambio delle buone esperienze e finanziamenti supplementari. Le importanti materie prime del biogas, il letame e i sottoprodotti alimentari, non dovrebbero essere classificati come rifiuti, ma come materie prime da poter impiegare per produrre biogas e fertilizzante. Al contempo, dobbiamo definire una serie di norme intese alla promozione dell’uso del biogas in tutta l’Unione europea ed eliminare gli ostacoli nazionali e le limitazioni ad esso correlate.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) L’Unione europea dipende dai paesi terzi per il suo approvvigionamento energetico. Inoltre, l’Europa non è lontana da una crisi energetica.

Pertanto, è essenziale per noi intervenire e sostenere l’impiego dell’energia rinnovabile. Dal mio punto di vista, il biogas rappresenta un’opzione conveniente sia in termini economici che ambientali poiché contribuisce allo sviluppo economico e agricolo sostenibile, allo sviluppo delle zone rurali e alla protezione dell’ambiente. Se prodotto da letame animale, fanghi, rifiuti organici municipali e animali, offre nuove opportunità di reddito alla comunità agricola.

E’ tuttavia essenziale anche prestare molta attenzione alle misure di sicurezza. Alcuni componenti attivi e batteri contenuti nei rifiuti agricoli e municipali, se dispersi, potrebbero compromettere la salute pubblica e l’ambiente naturale. Desidero inoltre oppormi in modo deciso all’impiego di granturco, cereali e altri prodotti agricoli alimentari primari per la produzione di energia. La loro combustione causa un sovrapprezzo di generi e prodotti alimentari nel complesso.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, la produzione di energie rinnovabili dal biogas è uno sviluppo positivo dalla prospettiva dell’approvvigionamento energetico. Tuttavia, il contributo del biogas da letame alla riduzione dei gas serra necessita di ulteriore ricerca.

Il progetto di relazione non si occupa realmente della questione delle emissioni involontarie e diffuse, ossia quelle emissioni che vengono rilasciate nel corso del processo produttivo. Una parte della ricerca suggerisce che le perdite di metano durante la produzione e le emissioni di ossidi nitrosi quando si utilizza digestato per i terreni, possono annullare qualsiasi potenziale di riduzione dei gas serra. E’ urgentemente necessario potenziare le attività di ricerca.

Ogni revisione della normativa finalizzata a sostenere la produzione di biogas dovrebbe basarsi su uno studio rigoroso del ciclo vitale inteso a valutare definitivamente il processo nel contesto della produzione di energia rinnovabile e quale strategia di riduzione per i gas serra.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, vorrei iniziare unendomi alle congratulazioni al relatore per una relazione tempestiva.

La sicurezza energetica, la crescita dei costi dell’energia e il cambiamento climatico sono probabilmente le maggiori sfide che deve affrontare l’Europa nel XXI secolo. Una cosa è chiara: l’Europa deve diventare più autosufficiente nelle sue necessità energetiche e garantire la sicurezza del suo approvvigionamento. Fare questo significherà una maggiore diversificazione nelle fonti di energia alternativa e un affidamento maggiore sulle nuove tecnologie e le energie rinnovabili. Nella mia circoscrizione si valuta che importiamo uno sbalorditivo 96% della nostra energia.

Molti di voi concorderanno con me sul fatto che il mercato emergente della biomassa e dei biocarburanti presenta molte nuove opportunità per gli agricoltori. E’ un settore del mercato sempre più competitivo: gli agricoltori della mia circoscrizione dell’Irlanda del Nord potrebbero trovare molti vantaggi nell’osservare l’impiego alternativo dei loro terreni per creare nuove opportunità imprenditoriali nella produzione di biocarburanti.

Non mi illudo che i biocarburanti e l’energia da biomassa costituiscano l’unica risposta alle crescenti preoccupazioni energetiche europee, ma sono sicuro che abbiano un importante ruolo da svolgere nell’attenuarle.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, il gas svolge un ruolo importante, in primo luogo nella diversificazione degli approvvigionamenti di gas, in secondo luogo nel far fronte al cambiamento climatico, e in terzo luogo nel migliorare la condizione dell’ambiente, in altre parole, per proteggerlo. Ricordiamo inoltre che il biogas viene prodotto dai rifiuti domestici, organici, i fanghi e il letame.

Il biogas è una fonte di energia rinnovabile molto importante. Può essere impiegato per produrre energia, è una buona fonte di calore, e può anche essere impiegato come carburante per autoveicoli. Un gran numero di veicoli potrebbe trarre vantaggio dal biogas, ma occorre renderlo disponibile ed economico per il suo utilizzo. Tuttavia, dobbiamo applicare le tecnologie di seconda generazione per produrre biogas e abbiamo quindi bisogno di realizzare condizioni stabili per lo sviluppo del biogas e strumenti finanziari di sostegno adeguati.

 
  
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  Claude Turmes (Verts/ALE).(EN) Signora Presidente, in qualità di relatore per la direttiva relativa alle fonti energetiche rinnovabili sulla quale voteremo a breve in quest’Aula, accolgo con molto favore la relazione dell’onorevole Tabajdi. Concordo inoltre ampiamente riguardo al fatto che il biogas sia uno dei modi migliori per il trattamento della biomassa in Europa. Nella mia relazione cercherò di sottolineare il potenziale del biogas. E’ una forma di energia immagazzinabile, quindi complementare ad altre fonti energetiche rinnovabili a disponibilità intermittente. Farò inoltre pressione al fine di semplificare le procedure amministrative. Ritengo che in Europa abbiamo un vero problema per quanto riguarda l’autorizzazione, in particolare per la produzione di energia che non sia pericolosa, e il biogas non lo è.

Desidero solo citare un’altra questione. Al momento stiamo discutendo anche la direttiva per il mercato interno del gas naturale. Abbiamo inoltre bisogno di semplificare l’accesso del biogas alla rete di gas naturale. Chiunque tra voi che sia interessato all’argomento dovrebbe leggere gli emendamenti che ho presentato sulla direttiva Gas.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questa discussione. Come sempre accade, è molto difficile concentrarsi unicamente sul biogas, iniziamo quindi una discussione su tutte le energie rinnovabili.

L’intera discussione è basata sulla relazione concernente le energie rinnovabili pubblicata a gennaio dalla Commissione, in quanto abbiamo potuto innanzi tutto verificare che dipendevamo in maniera sempre maggiore dalle importazioni energetiche, in particolar modo dai nostri vicini orientali e, in secondo luogo: in quale modo potremmo contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 o di gas serra? Subito sono state presentate tutte le diverse idee.

Quando parliamo del settore dei trasporti, il 10% deve provenire dalle energie rinnovabili entro il 2020, e in questo caso il settore agricolo è stato il maggior fornitore, e in questa fase è l’unico fornitore. Tutti sappiamo, e lo abbiamo sentito anche oggi, della concorrenza tra alimenti, mangimi e carburanti, che sarà oggetto di discussione finché saremo alla prima generazione di questi diversi biocarburanti. Pertanto, concordo appieno con coloro che hanno sottolineato la necessità di investire maggiormente in ricerca e sviluppo affinché possiamo passare dalla prima alla seconda generazione.

E’ fondamentale che ciò sia economicamente fattibile in futuro, cosa che oggi non è con i diversi tipi di energie rinnovabili. Dobbiamo essere in grado di trovare la situazione più vantaggiosa affinché diventi economicamente fattibile.

Un’altra questione è la sostenibilità, la sostenibilità ambientale. Su questo punto abbiamo un approccio molto chiaro. Non accetteremo energie rinnovabili che non siano prodotte in un modo sostenibile, e ciò è connesso sia alla produzione all’interno dell’Unione europea che alle energie rinnovabili che saranno importate dall’estero. Abbiamo bisogno delle importazioni. Non cercate di convincere qualcuno che possiamo fare affidamento esclusivamente sulla produzione europea, poiché è semplicemente impossibile, abbiamo bisogno delle importazioni.

Ritengo sia una splendida idea continuare a lavorare duramente sul biogas. Qui usiamo i rifiuti, i fanghi, e tutti gli scarti della macellazione, che è una componente ottima in questo processo di produzione. Da un punto di vista agroambientale questo può risolvere alcuni dei problemi che alcuni Stati membri, alcune regioni, si trovano ad affrontare con la direttiva sui nitrati, come affermato questa sera. Può aiutare anche a risolvere questi aspetti.

Ritengo vi siano molte possibilità nel settore delle energie rinnovabili, ma dobbiamo insistere affinché ulteriori investimenti possano renderla una soluzione fattibile per il futuro. Ringrazio ancora una volta il relatore. E’ stata un’ottima relazione.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi, relatore. − (HU) Signora Commissario, signora Presidente, vi ringrazio per questa discussione. E’ chiaro, come ha dimostrato anche il dibattito odierno, che né il biogas, né la bioenergia, tantomeno le fonti energetiche rinnovabili costituiscono una panacea, ma sono tutte di importanza vitale in termini di diversificazione energetica.

Secondo: il biogas resta costoso, come l’onorevole Kuc e molti altri hanno affermato. E’ pertanto necessario lo sviluppo tecnologico. Inizialmente, come ha dichiarato il Commissario Fischer Boel, questo richiederà il sostegno del governo dal Fondo di sviluppo rurale.

Il terzo punto è particolarmente importante. E’ evidente che non sono stato chiaro, mi rivolgo all’onorevole Parish: domani presenterò un emendamento orale che modifica la mia proposta di una direttiva sul biogas e i rifiuti organici e ne raccomanda l’integrazione nella direttiva unificata sulle energie rinnovabili. Questo è stato l’accordo che ho raggiunto con il Commissario Fischer Boel e i suoi colleghi del Partito popolare europeo.

La quarta questione è quella della scadenza: ovviamente saremo flessibili su questo punto. Vorrei dire all’onorevole McGuinness che attualmente la procedura è eccessivamente burocratica; in Danimarca, il paese che è stato il più ambizioso su questo aspetto, e non perché la signora Commissario è danese, sono necessari cinque anni dal concepimento dell’idea alla realizzazione dell’impianto, e vi sono paesi in cui sono necessari dieci anni.

Infine, desidero occuparmi del punto sollevato dall’onorevole Avril Doyle. Ho qui con me l’eccellente studio danese, che ancora una volta non ha niente a che fare con il fatto che la signora Commissario sia danese, elaborato dal centro nazionale del servizio consultivo agricolo danese. Scrivere questa relazione è stato semplice. Invierò all’onorevole Doyle la parte che contiene valutazioni molto precise in merito ai “problemi ambientali potenziali”, in altre parole sulle questioni come le emissioni di gas involontarie; le ho di certo trovate rassicuranti, nonostante non sia un esperto in materia di ambiente.

Per concludere, desidero esprimere la mia gratitudine, e scusarmi anticipatamente con la signora Commissario per la mia cattiva pronuncia del danese, a Thorkild Birkmose, Henning Lyngsø Foged e Jørgen Hinge del servizio consultivo agricolo danese, che hanno realizzato questo studio eccellente. Vorrei anche ringraziare Nicolas Nevez, che ha lavorato assieme alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, e i colleghi onorevoli Dávid Korányi e Tamás Bíró; ringrazio inoltre i due relatori per parere Werner Langen e Jens Holm delle rispettive commissioni, e ringrazio tutti voi per le vostre critiche costruttive. Andiamo avanti con il biogas, anche se non è una panacea. Vi ringrazio per l’attenzione.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.00.

 

22. Statistiche dell’energia (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Turmes, a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche dell’energia [COM(2006)0850 – C6-0035/2007 – 2007/0002(COD)] (A6-0487/2007).

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. − (ES) Signora Presidente, quello passato è stato un anno di decisioni cruciali sul cambiamento climatico e la politica energetica. L’Unione europea è determinata e impegnata ad affrontare il cambiamento climatico e impegnarsi nella sfida di garantire un’energia sicura, sostenibile e competitiva.

Il Consiglio europeo di marzo 2007, un anno fa, ha stabilito obiettivi precisi e vincolanti, con un piano ambizioso inteso a ridurre le emissioni di gas serra e aumentare l’impiego di energie rinnovabili nel nostro consumo energetico.

La Commissione, come sapete, ha presentato proposte specifiche in tali ambiti. Tutte queste aspirazioni richiedono un costante e dettagliato monitoraggio di elevata qualità dei progressi della nostra situazione energetica, poiché il consumo energetico è responsabile per più dell’80% delle nostre emissioni di gas serra. Gli Stati membri devono inoltre tenere sotto stretto controllo la loro dipendenza energetica, in particolare per quanto riguarda il gas naturale e il petrolio. La proposta di regolamento relativo alle statistiche dell’energia fa parte del pacchetto energetico adottato dalla Commissione lo scorso anno.

Tradizionalmente, la raccolta delle statistiche sull’energia è stata basta su accordi volontari con gli Stati membri, ed è stato fatto così per anni. Tuttavia, la Commissione e il Parlamento concordano che, da ora in poi, tale raccolta di statistiche sarà troppo importante per dipendere unicamente da accordi volontari. Inoltre, la liberalizzazione dei mercati del gas e dell’energia elettrica ha provocato un aumento nel numero delle parti interessate, con la logica conseguenza che la raccolta di dati in questo settore è adesso molto più complessa, il che significa che occorre una base giuridica per questo lavoro fondamentale.

La presente proposta di regolamento è il risultato di una richiesta da parte del Parlamento europeo alla Commissione intesa ad assumere un impegno giuridico al fine di fornire ai cittadini europei, periodicamente e nei momenti adeguati, dati relativi all’energia a livello europeo. Inoltre, le statistiche dell’energia sono un settore molto dinamico e la proposta di regolamento coglie l’auspicio del Parlamento europeo affinché le statistiche relative all’efficienza energetica e all’energia rinnovabile continuino a evolversi.

Questa è una riflessione dell’atmosfera costruttiva che ha dominato le discussioni tra le nostre istituzioni per arrivare alla versione definitiva della proposta di regolamento, sulla quale iniziamo oggi a discutere in Parlamento.

Pertanto, consentitemi di concludere questa introduzione ringraziando i protagonisti di questo processo, e in particolare il relatore del Parlamento europeo, per il loro sostegno nella stesura di questa base giuridica, che ci consentirà di ottenere dati trasparenti sull’energia nell’Unione europea in futuro.

 
  
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  Claude Turmes, relatore. − (FR) Signora Presidente, l’energia è tornata nell’agenda politica. Signor Commissario, quando lei ha assunto l’incarico a Bruxelles, il prezzo del petrolio a barile era di 25 dollari. Oggi è di 105 dollari, pertanto, al fine di lottare nella sfida energetica, relativamente al cambiamento climatico, la scarsità di petrolio, la nostra dipendenza geopolitica alla base della situazione, la nostra vulnerabilità economica dinanzi alla variabilità dei prezzi del petrolio o del gas, ritengo che esista un’urgenza, grande come mai prima, di introdurre una politica energetica europea.

Tuttavia, per elaborare una buona politica energetica europea, è necessaria un’ottima banca dati. Ritengo che ciò su cui voteremo questa sera sia di fatto la creazione di una buona banca dati, poiché le statistiche saranno obbligatorie, aspetto molto importante, ma anche perché il Parlamento ha avuto realmente successo, credo, in quanto le statistiche, che sinora sono state principalmente molto dettagliate su carbone, petrolio e gas, verranno adattate al XXI secolo, e l’energia del XXI secolo sarà orientata verso le fonti energetiche rinnovabili.

Dal 2020, al 20%, le energie rinnovabili saranno la fonte energetica primaria in Europa. Pertanto, tali statistiche devono essere adattate, e le adatteremo in base alla domanda energetica. E’ alquanto sconcertante notare quanto poche siano le statistiche nazionali, e di conseguenza europee, in particolare per quanto riguarda le abitazioni e il consumo domestico e le apparecchiature da ufficio, nonché il settore dei trasporti.

Ritengo che abbiamo ottenuto anche qualcosa di importante, ossia la trasparenza della catena nucleare. Il nuovo regolamento costringerà l’Europa a essere più specifica, anche per quanto riguarda la parte iniziale della catena nucleare, ponendo fine a una situazione piuttosto kafkiana. Eravamo in una posizione in cui importavamo. L’Europa importa il 98% del suo uranio e nelle statistiche, nell’annuario statistico europeo, il nucleare compariva quale fonte energetica del nostro territorio perché non erano state adattate. Pertanto, ci sono stati progressi su questo punto.

Un altro successo è il fatto che le statistiche saranno pubblicate cinque mesi prima. E’ stata un’ardua battaglia che abbiamo vinto, in particolare contro il Consiglio. Ci sarà inoltre un altro successo parallelo, ossia che gli Stati membri, e in particolare la Germania, che è stata di fatto la più difficile da convincere, saranno obbligati a investire maggiormente nelle statistiche. Da questa piattaforma, vorrei quindi ringraziare tutti gli statistici d’Europa che, negli ultimi 10 anni, hanno dovuto elaborare dati con risorse molto limitate, e continuano a farlo. Oggi li porremo in una posizione migliore, poiché i ministri dell’Economia saranno ora costretti a prendere molto più sul serio le statistiche dell’energia.

La vittoria del Parlamento è una vittoria collettiva. Desidero ringraziare gli onorevoli Trautmann, Hall e Korhola per il lavoro svolto. Vorrei ringraziare inoltre il personale del Parlamento, la signora Cordero della Presidenza portoghese, che è la persona che ci ha davvero aiutati a raggiungere un accordo, e infine i funzionari di Eurostat che mi hanno sopportato, a volte un pomeriggio dopo l’altro, con le mie domande e le risposte fornite, quindi grazie anche a loro.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola, a nome del gruppo PPE-DE. – (FI) Signora Presidente, le statistiche dell’energia a livello comunitario vengono sempre impiegate sulla base di un accordo verbale. Era già chiaro su quali dati dovevano essere compilate le statistiche, il loro grado di precisione e il termine entro il quale dovevano essere pronte per la presentazione.

Tuttavia, non è stato così fino a poco tempo fa. L’allargamento dell’Unione europea, alcune pratiche statistiche che lo hanno accompagnato, e altre riforme, quali la liberalizzazione dei mercati dell’energia e delle forme di energia alternativa, hanno insieme creato la necessità di elaborare rapidamente un quadro giuridico paneuropeo per la compilazione delle statistiche.

Il pacchetto di compromesso presentatoci adesso è il risultato di intense discussioni in cui si doveva in una certa misura cercare il comportamento corretto, ma alla fine è stato trovato, a vantaggio di tutti. Si pensava che il processo delle statistiche dell’energia fosse solo una nota a margine delle statistiche parlamentari sul lavoro, ma il relatore, l’onorevole Turmes, è riuscito a sviluppare un gioco politico ufficiale di semplici statistiche tecniche e ad accendere passioni profonde. Le richieste di statistiche dettagliate sul ciclo dei combustibili nucleari, sull’utilizzo finale dell’energia e dati estesi sulle energie rinnovabili, nonché richieste ambiziose per realizzare le statistiche annuali Eurostat, sono stati tutti esempi di azioni politicamente orientate.

Per essere adatte allo scopo, tuttavia, le statistiche devono essere nient’altro che uno strumento neutrale. Quale relatore ombra del mio gruppo, mi è stato dato il ruolo di arbitro. Su questo punto, le opinioni presentate da Eurostat e dal Consiglio erano ben lontane dagli obiettivi del nostro relatore.

Desidero ora ringraziare tutte le parti interessate per il loro prudente desiderio di un compromesso, il che significa che il regolamento che stiamo aspettando può ora agevolmente entrare in vigore. Anche le riforme proposte dall’onorevole Turmes verranno prese in considerazione nel regolamento, anche se in un modo realistico. Abbiamo inoltre trovato un accordo sugli ambiti di cui tale regolamento doveva occuparsi e quello che doveva essere lasciato ad altri settori della normativa. Uno splendido esempio è la torba: non stiamo adesso adottando una posizione sulla sua classificazione quale combustibile fossile o rinnovabile, poiché si rinnova ogni anno. Lasciamo questa piccola battaglia alla prossima discussione sulla direttiva sulle forme di energia rinnovabili del futuro, quando le nostre strade si rincontreranno di sicuro.

 
  
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  Catherine Trautmann, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, mentre l’Europa si dota di strumenti intesi a limitare il cambiamento climatico associato alle emissioni di gas serra, e i cittadini europei conoscono tutta la forza degli aumenti dei prezzi dell’energia, è certamente importante istituire finalmente una base giuridica per la raccolta e la diffusione dei dati relativi all’energia. Tuttavia, riteniamo sia altrettanto importante adeguarli alle sfide che stiamo affrontando: il risparmio energetico e la ridefinizione del nostro mix energetico, con una quantità minore di energie fossili e maggiore di energie rinnovabili. I nuovi elementi del presente regolamento sono pertanto più una ridefinizione coerente della portata delle statistiche che una serie di singole aggiunte.

Il mio approccio in qualità di relatrice ombra per il gruppo socialista al Parlamento europeo sarà stato quello di garantire che le statistiche possano essere ancora più utili ai cittadini europei, ma anche a coloro che li governano. Diventano più affidabili per le valutazioni e più utili quale contributo al processo decisionale.

Per i cittadini, abbiamo lottato e ottenuto statistiche più trasparenti che forniscano informazioni su quanto li riguarda maggiormente: gli alloggi e i trasporti, ma anche l’energia nucleare. Per i governi, saranno disponibili le statistiche il più aggiornate possibile per il consueto Consiglio sull’energia che si tiene ogni primavera. Vedremo in che modo tali obiettivi verranno raggiunti. Al contempo, il risultato di questi cambiamenti è, dal mio punto di vista, piuttosto limitato, ossia non aumentano eccessivamente il carico di lavoro degli Stati membri o delle diverse parti coinvolte.

E’ su questo aspetto che vorrei ringraziare il nostro relatore, l’onorevole Turmes, per il suo senso di compromesso, oltre a tutti i suoi collaboratori.

Infine desidero congratularmi nuovamente per il sostegno molto valido ed efficace fornito da Eurostat dall’inizio alla fine per contribuire a produrre un risultato che è adesso riconosciuto valido.

 
  
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  Fiona Hall, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Turmes per il suo eccellente lavoro in qualità di relatore e per la sua stretta collaborazione con i colleghi.

Le statistiche dell’energia sono come le sbarre d’acciaio che reggono un edificio: non si vedono dall’esterno ma se non ci fossero l’edificio crollerebbe.

Al momento stiamo realizzando metodi all’avanguardia per produrre energia. L’Unione europea ha fissato nuovi obiettivi sull’efficienza energetica, le fonti energetiche rinnovabili e le emissioni di CO2. Tuttavia, poiché conosciamo gli sforzi comunitari del passato in questi settori, è più semplice fissare obiettivi di quanto non lo sia attuarli, e il solo modo in cui possiamo dire se stiamo svolgendo o meno ciò che ci eravamo prefissati di fare è attraverso la misurazione delle attività in termini statistici.

Abbiamo bisogno adesso di statistiche concentrate sulla domanda energetica e sull’approvvigionamento energetico. Occorrono dati dettagliati sulle fonti energetiche rinnovabili e sui combustibili fossili. Necessitiamo di statistiche migliori sull’energia nucleare, raccolte e confrontate a livello europeo, che devono essere elaborate molto più rapidamente per poter avere un feedback iniziale. E’ di particolare importanza assicurarsi che i dati siano disponibili ben prima dei vertici di marzo sull’energia.

Infine, valuto positivamente il fatto che la torba resti saldamente nella categoria dei combustibili fossili. Nel Regno Unito, i terreni in cui è presente la torba sono considerati un habitat prezioso da tutelare. La torba si rigenera così lentamente che sarebbe inappropriato considerarla una risorsa rinnovabile.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, il cambiamento climatico, la sicurezza degli approvvigionamenti, gli aumenti dei prezzi, gli incidenti come i blackout in parti dell’Europa, e la rinascita dell’ucraina Gazprom, sono elementi che hanno tutti accresciuto la consapevolezza dei cittadini e dei politici europei riguardo alla complessità della nostra situazione energetica, che richiede con urgenza la disponibilità di dati statistici precisi, puntuali e completi. A questo proposito, accolgo con favore la proposta della Commissione europea e il lavoro svolto dal nostro relatore, l’onorevole Turmes. Colgo anche l’opportunità di congratularmi con lui con tutto il cuore per la sua nomina di relatore sulla direttiva sulle fonti energetiche rinnovabili.

L’impiego dell’energia è responsabile dell’80% del totale delle emissioni comunitarie di gas serra. La disponibilità di dati di base precisi e affidabili sulla situazione energetica nell’Unione europea è obbligatoria affinché possiamo raggiungere non solo gli obiettivi del protocollo di Kyoto, ma anche per uno scenario successivo al 2012. In quale modo, in assenza di tali dati di base, possiamo concordare con fiducia gli obiettivi trasparenti sulla riduzione su scala internazionale dell’energia da combustibili fossili e l’aumento dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili? Non possiamo. Attualmente, la compilazione delle statistiche dell’energia è lenta, inefficiente e spesso incompleta, e persino poco precisa. Come sottolinea correttamente il relatore, ci sono lunghi tempi di pubblicazione dei dati sull’energia di Eurostat. Il signor Commissario può confermare che questo regolamento si tradurrà in una disponibilità più puntuale delle indispensabili statistiche sull’energia e che il modello statistico che impieghiamo nell’Unione europea sia paragonabile a quello usato, per esempio, negli Stati Uniti e da altri attori globali, affinché si possano mettere a confronto i dati simili?

Infine, concordo con il relatore quando afferma che il nuovo regolamento dovrebbe fornire protezione dalla manipolazione dei dati. Statistiche Eurostat precise, confrontabili e imparziali sono fondamentali per tutta la serie di politiche in materia di clima e di energia presenti e future, come il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea, le proposte di condivisione degli sforzi e le energie rinnovabili.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE).(ES) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, se come Unione europea intendiamo realizzare una politica energetica coerente e parlare con una voce sola sulla scena internazionale, è essenziale disporre di statistiche complete e affidabili che ci consentano di fare confronti in modo semplice. E’ inoltre fondamentale che vi sia una buona coordinazione con e tra gli Stati membri. Pertanto, riteniamo che sia importante che il testo della Commissione dichiari che la loro partecipazione è obbligatoria.

Inoltre, come ha affermato l’onorevole Trautmann, è importante che la nuova proposta non carichi le imprese o le altre parti coinvolte di ulteriore lavoro. Accogliamo quindi con favore il fatto che tale proposta non cerchi di modificare i compiti statistici svolti, ma anzi di stabilire un quadro normativo comune che garantisca uniformità di metodo e semplifichi pertanto il confronto dei dati.

Oltre a ciò, anche comprendere la complessità della nostra situazione energetica e condurre un monitoraggio quantitativo dettagliato sui progressi compiuti nel raggiungimento dei nostri obiettivi richiede statistiche precise, puntuali e complete.

Concordiamo quindi con il relatore sul fatto che, in ambiti come l’efficienza energetica occorre migliorare le statistiche disponibili. Ora l’efficienza è una priorità per la nostra politica in materia di energia e di cambiamenti climatici. Le statistiche attuali non forniscono i dati necessari per il calcolo dei coefficienti che non sono, in questo campo, assolutamente necessari.

Anche lo sviluppo del settore nucleare e delle fonti energetiche rinnovabili provoca notevoli difficoltà che devono essere risolte. Questi sono solo alcuni esempi dei limiti del nostro sistema attuale di cui, oltre alle interessanti proposte intese a superarli, la relazione dell’onorevole Turmes si occupa ottimamente, e desidero congratularmi con lui per il suo eccellente lavoro.

 
  
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  Jerzy Buzek (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, desidero congratularmi con il relatore per una buona relazione. Vorrei inoltre congratularmi con il signor Commissario per l’iniziativa avanzata dalla Commissione.

Appoggio la presente relazione, principalmente perché si occupa di politica energetica comune, e in modo particolare di una politica energetica estera comune. Tuttavia, esiste un’altra ragione, che per me è realmente più importante: stiamo lasciando agli Stati membri una scelta che riguarda le energie primarie (il mix energetico), e al contempo riduciamo le emissioni di CO2 e realizziamo un mercato comune dell’energia.

Se vogliamo confrontare i costi, scoprire quali soluzioni a zero emissioni sono le migliori per il futuro nonché le più economiche, dobbiamo avere una base di confronto. Un mercato comune e la concorrenza in esso, e soprattutto gli investimenti efficaci, richiedono dati statistici buoni e confrontabili. Tali dati sono necessari agli investitori, in particolare gli investitori privati, se intendiamo svolgere una politica efficiente nel mercato energetico. Dovremo inoltre essere in grado di confrontare i dati dei singoli Stati membri riguardanti i prezzi e i costi specifici, che è qualcosa che non siamo in grado di fare con i dati statistici che abbiamo attualmente a disposizione, in particolare a causa di una mancanza di dati sulle fonti energetiche rinnovabili.

C’è un ultima domanda: chi potrà trarre vantaggio da queste informazioni e in quale modo? Su questo punto non c’è nulla di chiaro, e sarà la pratica a decidere. E’ molto importante per noi prestare attenzione alla misura in cui questi dati verranno in futuro resi accessibili, e al modo in cui proteggeremo la parte dei dati che non dovrebbe essere pubblicata.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Desidero congratularmi con il relatore per il suo lavoro.

L’energia e il cambiamento climatico sono priorità dell’Unione europea. Questo è il motivo per cui le statistiche dell’energia che consentono all’Unione di valutare il settore e intraprendere le iniziative necessarie sono estremamente importanti.

Il 26 febbraio 2008, Eurostat ha pubblicato una serie di indicatori statistici per l’energia, i trasporti e l’ambiente. Nel caso dell’energia troviamo indicatori di affidabilità energetica, intensità energetica, fonti energetiche, consumo energetico finale, energia rinnovabile, efficienza energetica e prezzi dell’energia. Per quanto riguarda il cambiamento climatico, troviamo informazioni sulle emissioni di gas serra.

Gli Stati membri avranno l’obbligo di fornire i dati necessari al fine di ottenere gli indicatori richiesti dal regolamento proposto. Saranno necessari fondi consistenti per la raccolta e l’elaborazione dei dati.

L’emendamento n. 14 si riferisce anche al risparmio di tempo grazie all’impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella raccolta e l’elaborazione dei dati. L’emendamento n. 5 sottolinea la necessità della sicurezza dell’approvvigionamento dei carburanti più importanti e la disponibilità di dati esatti a livello europeo, forniti in tempo utile, al fine di anticipare e coordinare le soluzioni dell’Unione europea a eventuali crisi di approvvigionamento. Questo è in linea con la clausola di solidarietà nei casi di crisi energetica contenuta nel Trattato di Lisbona. I cittadini europei hanno bisogno di queste statistiche corrette ed esatte.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la presente relazione è molto importante per tutti noi poiché i dettagli formano per loro natura la base delle decisioni politiche. Inoltre, è importante quindi in futuro differenziare tra le transazioni finanziarie e quelle dei prodotti. Tutti noi sappiamo in quale modo i prezzi dell’energia vengono influenzati da diversi settori. Tuttavia, svolge un ruolo importante anche la differenza tra produzione, commercio e consumo. Dovremmo iniziare in modo particolare in quest’Aula con un controllo intelligente, non solo con i consumatori, ma anche con i diversi punti di misurazione disponibili.

La scelta del metodo impiegato per tenere sotto controllo i costi delle statistiche è anche molto importante per noi. Intendiamo davvero eliminare la burocrazia e raggiungere una maggiore efficienza nelle statistiche. La scelta del metodo in questo settore sarà quindi fondamentale in termini di utilizzo futuro, campionamento casuale, analisi completamente automatica, sul momento, non decriptata, confrontabile in tutta l’Unione europea, ma anche a livello globale. La proporzionalità è anche importante per le diverse agenzie. Dobbiamo garantire che la sicurezza dell’approvvigionamento sia disponibile in modo trasparente quale criterio universale, che vi sia differenziazione tra costi e prezzi e che l’intero sistema sia sostenibile.

 
  
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  Claude Turmes, relatore. − (EN) Signora Presidente, ho solo qualche osservazione da fare. Per quanto riguarda la torba, e purtroppo l’onorevole Korhola è già andata via, è molto chiaro dalla nostra definizione che la torba è classificata come energia fossile. Abbiamo adottato la definizione di torba del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in cui viene chiarito molto bene che non si tratta di una fonte energetica rinnovabile. Pertanto, su questo aspetto, alcuni politici e lobbisti finlandesi dovrebbero smettere di sognare, leggere la direttiva e attenersi al testo reale.

L’idea di disporre settimanalmente in Europa di misurazioni delle riserve di benzina è una questione che non sono stato in grado di approfondire. Il nostro prezzo del petrolio in Europa viene determinato dal bollettino settimanale del ministero statunitense per l’Energia. Poiché l’Europa non dispone di statistiche indipendenti per quanto riguarda il petrolio, i nostri prezzi vengono di fatto definiti dalla crisi nel mercato statunitense e non siamo in grado di dimostrare che il mercato europeo è spesso molto meno complesso di quello statunitense. Non potendo ottenerlo in questa sede, signor Commissario, forse la Commissione potrebbe, nelle discussioni in corso sull’argomento in sede di IEA, adottare finalmente un’iniziativa nel valutare quali vantaggi potremmo trarre eventualmente se disponessimo di statistiche europee settimanali sul petrolio. Alcuni esperti mi dicono che potremmo ridurre anche il prezzo del petrolio grazie a una simile misura.

Adesso dobbiamo lavorare, poiché è importante che la Commissione sia coordinata. La Commissione ha istituito un osservatorio del mercato energetico nell’ambito della direzione generale dell’energia e dei trasporti, pertanto è fondamentale che Eurostat e questo nuovo osservatorio collaborino a stretto contatto. Infine, desidero augurare ai dipendenti di Eurostat e ai dipendenti pubblici degli Stati membri notevoli forza e coraggio, in quanto dovranno adesso incontrarsi spesso in sede di comitatologia e trasformare questo in statistiche reali.

Vi ringrazio molto di nuovo, tutti voi, per le vostre cortesi parole. Posso persino offrirvi un bicchiere di champagne al termine di questa lunga serata!

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.00.

 

23. Statistiche sui prodotti fitosanitari (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dell’onorevole Staes, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sui prodotti fitosanitari [COM(2006)0778 – C6-0457/2006 – 2006/0258(COD)] (A6-0004/2008).

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. − (ES) Signora Presidente, desidero naturalmente ringraziare l’onorevole Staes per il suo eccellente lavoro in qualità di relatore, nonché la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, per i loro contributi alla discussione sulla presente proposta di regolamento.

Tale proposta fa parte della strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi, il cui obiettivo è la riduzione dell’impatto dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente. La proposta di regolamento di cui ci occupiamo oggi contribuisce a questo scopo garantendo che in tutti gli Stati membri vengano raccolti dati affidabili e comparabili, al fine di consentire il calcolo degli indicatori di rischio armonizzati. La proposta della Commissione è il frutto di anni collaborazione con l’OCSE e con organi di ricerca sullo sviluppo di tali indicatori di rischio.

La nostra intenzione iniziale nella Commissione era coprire tutti i tipi di pesticidi, compresi i biocidi. Tuttavia, la fase preparatoria della normativa ha chiarito che il settore dei biocidi non è molto armonizzato e che la Commissione e gli Stati membri non hanno sufficiente esperienza o conoscenza per proporre misure specifiche sui biocidi, pertanto la decisione non doveva includere questa categoria di prodotti nella proposta iniziale che è stata presentata alla vostra attenzione.

So che nella sua relazione l’onorevole Staes sostiene l’inclusione dei biocidi, ma abbiamo avuto motivo per decidere alla fine di non inserirli. Tuttavia, desidero garantire al relatore e a tutti voi che la Commissione coglierà l’opportunità offerta dalla revisione della direttiva sui biocidi, prevista per la fine dell’anno, per presentare una proposta che comprenda questo settore in generale, nonché la raccolta dei dati.

La relazione dell’onorevole Staes sostiene inoltre l’ampliamento della portata del regolamento ai prodotti per uso non agricolo e fitosanitari, includendo pertanto le statistiche di produzione e commercializzazione. Nella nostra proposta abbiamo deciso di escludere tali dati dal campo di applicazione del regolamento al fine di evitare sovrapposizioni con altri regolamenti sulle statistiche sulla produzione e la commercializzazione, che accrescerebbero il costo amministrativo dell’elaborazione di tali statistiche. Tuttavia, siamo aperti alla valutazione del modo migliore di impiegare le statistiche esistenti sulla produzione e la commercializzazione a favore degli obiettivi della strategia tematica.

Desidero concludere, signora Presidente, onorevoli deputati, ricordandovi l’elevato costo finanziario dell’attuazione di questo regolamento, che oscilla tra i 10 e i 25 milioni di euro all’anno, secondo una valutazione iniziale effettuata per l’Unione a 25, che ci induce a raccomandare che venga data agli Stati membri sufficiente flessibilità nell’applicazione del presente regolamento.

Ritengo che, sulla base di una solida cooperazione tra Parlamento, Consiglio e Commissione, possiamo giungere a un accordo quanto prima, poiché, come sapete, il processo di raccolta di questi dati è lungo e complesso e richiede circa cinque anni. Sarebbe positivo se il regolamento potesse essere applicato il prima possibile e, certamente, una volta adottata la direttiva sulla strategia tematica.

Infine, desidero ringraziare ancora una volta l’onorevole Staes per il suo eccellente lavoro su una proposta molto complessa, ma al contempo estremamente importante per l’ambiente e la salute umana.

 
  
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  Bart Staes, relatore. − (NL) Credo che il signor Commissario abbia sintetizzato molto bene le preoccupazioni relative a diversi aspetti. La proposta della Commissione sul regolamento riguardante le statistiche e i pesticidi è infatti direttamente collegata alla strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi.

Come il signor Commissario ha chiarito perfettamente, l’obiettivo è un’armonizzazione paneuropea delle statistiche nazionali sull’uso e l’immissione sul mercato dei pesticidi, che deve essere raggiunto al livello in cui è più fattibile in termini funzionali. Il fine, pertanto, tra l’altro importante, è quello di impiegare questi dati per ridurre, nel medio termine, i rischi e l’impatto sull’ambiente e la salute pubblica dell’uso di pesticidi.

Nella stesura della mia relazione, avevo quattro obiettivi:

1. garantire una sufficiente comparabilità dei dati;

2. evitare la duplicazione della raccolta dati;

3. ampliare il campo di applicazione a usi non agricoli;

4. utilizzare appieno i dati raccolti ottenuti quindi attraverso un obbligo morale verso la relazione.

Ritengo di aver raggiunto questi quattro obiettivi a seguito della votazione in sede di commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, ma sono consapevole che ci sono ancora difficoltà. In particolare, il relatore ombra, l’onorevole Nassauer ha sostenuto, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (democratici cristiani) e democratici europei, che la raccolta dati dovrebbe essere regolamentata in modo adeguato ed efficace, non solo in termini di trattamento riservato di tali dati, ma anche di accesso pubblico e trasparenza. Sono dell’avviso che l’onorevole Nassauer e io abbiamo svolto discussioni molto costruttive e che le sue preoccupazioni sono state comprese, anche con il voto nella commissione per l’ambiente, che è stato pressoché unanime.

Siamo inoltre riusciti a giungere a una buona formulazione per quanto riguarda l’ampliamento del campo di applicazione al settore non agricolo. Abbiamo ora scelto una raccolta di dati non solo a livello agricolo e orticolo, ma anche per uso professionale non agricolo, come i lavori di manutenzione di strade, ferrovie e aree verdi comunali.

Grazie al gruppo socialista al Parlamento europeo, l’intero concetto di biocidi, di cui anche il Commissario si è occupato, è stato alla fine inserito nella relazione. Questo ha incontrato qualche opposizione, in particolare da parte del gruppo PPE-DE, e quindi, assieme al gruppo PSE, nonché a nome del mio gruppo, ho cercato di superare il problema elaborando due emendamenti basati su un testo precedente, seguito alla relazione dell’onorevole Klaß, adottata in prima lettura. Sono consapevole che il gruppo PPE-DE e l’onorevole Nassauer hanno ancora problemi al riguardo, ma auspico che non sarà un ostacolo insormontabile nella votazione finale; dopo tutto, stiamo cercando di piegarci alla volontà della maggioranza del Parlamento europeo su questo tema.

Un altro punto critico con il gruppo PPE-DE, onorevoli colleghi, è la decisione della commissione per l’ambiente di estendere la portata del regolamento dalle vendite e l’uso dei pesticidi alla loro produzione, importazione, esportazione e distribuzione. Il gruppo PPE-DE teme che questo significherà un onere aggiuntivo per le imprese. Ad essere onesti, onorevole Nassauer, oserei metterlo in dubbio, poiché questi dati sono comunque disponibili, e non esiste alcuna reale necessità di calcoli aggiuntivi su questo aspetto.

Contrariamente a quanto affermato dall’onorevole Nassauer, sono convinto che l’inclusione di questi dati garantirà una migliore panoramica dei flussi indesiderati e persino di quelli illegali. Ritengo che questa conoscenza andrà a vantaggio della realizzazione di uno degli obiettivi del regolamento, di cui anche il Commissario ha parlato chiaramente, ossia la riduzione dei rischi e l’impatto sull’ambiente e la salute pubblica imputabili all’uso dei pesticidi. Ritegno che questi due argomenti in particolare garantiranno che possa essere preso in considerazione qualsiasi caso dell’OMC da paesi terzi.

Desidero ringraziare gli onorevoli colleghi per la loro cooperazione molto costruttiva. Mi auguro che siamo riusciti a ottenere una larga maggioranza a favore della mia relazione, per poter essere in grado di condurre negoziati produttivi con il Consiglio in seconda lettura. Vorrei ringraziare inoltre la Commissione per la sua eccellente collaborazione, nonché i funzionari di Eurostat, che si sono sempre resi disponibili e sono stati davvero molto utili nella realizzazione della presente relazione. Molte grazie, onorevoli colleghi.

 
  
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  Hartmut Nassauer, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, c’è intesa sul fatto che desideriamo ridurre gli effetti nocivi sulle persone e sull’ambiente dell’uso di pesticidi. Al fine di poter calcolare tali effetti, devono essere sviluppati gli indicatori. Per poter sviluppare gli indicatori, abbiamo bisogno di dati. Per accertare tali dati, abbiamo bisogno di questa direttiva. Lo sottolineo al fine di chiarire che questo non include l’autorizzazione per i pesticidi o il loro impiego, ma semplicemente l’accertarsi che i dati siano adatti allo sviluppo degli indicatori appropriati. E su questo punto c’è consenso.

Abbiamo inoltre compiuto ogni sforzo al fine di giungere a posizioni comuni, come ha correttamente dimostrato l’onorevole Staes, e anche questo è stato un successo sorprendente. Abbiamo concordato che il campo di applicazione deve essere ampliato al settore non agricolo e abbiamo anche trovato una posizione coerente intesa a tutelare i segreti aziendali e commerciali.

Restano irrisolte due questioni tra noi: la prima è l’inserimento dei biocidi. Concordo pienamente riguardo all’opinione espressa dal Commissario. Non ci sono ostacoli fondamentali a questo, ma non abbiamo la conoscenza necessaria al momento per compiere questo passo in modo sensato. Non ho riserve in contrario, in linea di principio, come ho detto. Ciò può accadere al momento giusto.

La seconda questione ha più peso. Siamo categoricamente contrari al fatto che non solo l’utilizzo, ma anche la produzione di pesticidi venga inclusa nel campo di applicazione, poiché un processo di produzione come questo non fornisce alcuna informazione sull’utilizzo. I prodotti vengono esportati a paesi terzi e immagazzinati prima di essere usati. Pertanto la produzione, come è stato affermato, non apporta alcun contributo in sé al fine per cui discutiamo la presente direttiva e vorremmo quindi volentieri eliminarla.

Tuttavia, onorevole Staes, direi che se la Commissione riuscisse ad attenersi ai compromessi che abbiamo elaborato, la sua relazione non avrà problemi nella nostra votazione finale.

 
  
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  Gyula Hegyi, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora Presidente, ho riflettuto sulla lingua in cui parlare di questo argomento, l’ungherese o l’inglese, e ho notato che nel corso dei lavori preparatori ho usato principalmente espressioni inglesi sul tema in oggetto.

Il gruppo PSE ha svolto una discussione intensa sulla relazione e ha raggiunto una posizione di compromesso. Alcuni di noi, tra cui me, avevano emendamenti più radicali ma la posizione comune del gruppo è accettabile per noi. Desidero accogliere la relazione con favore e congratularmi con il relatore.

I pesticidi, da un lato, sono un sostegno importante ed essenziale all’agricoltura europea moderna ma, dall’altro lato, l’uso insufficiente di pesticidi nonché l’impiego di sostanze nocive sono la causa di problemi per la salute, incidenti fatali e inquinamento dell’ambiente. I politici, le autorità, i governi locali, gli agricoltori, le ONG e i cittadini necessitano di informazioni adeguate relative all’uso di pesticidi al fine di ridurre e prevenire i suoi effetti negativi. Pertanto, questa proposta per le statistiche europee sui pesticidi è un passo positivo verso un’agricoltura ecocompatibile. Sulla base delle statistiche europee, possiamo monitorare e valutare i cambiamenti positivi apportati nella nuova normativa, vale a dire la direttiva sull’impiego dei pesticidi, la strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi e il regolamento sulle autorizzazioni per i pesticidi.

Sin dall’inizio, ho proposto e sostenuto l’inserimento dei biocidi in questa direttiva con l’approvazione del gruppo PSE. Nella maggior parte dei casi, gli ingredienti attivi dei biocidi sono utilizzati anche come prodotti fitosanitari. Pertanto, i biocidi hanno quasi le stesse ripercussioni sulla salute e sull’ambiente. Non fa differenza, dopo la diffusione nell’ambiente, se la sostanza è stata prodotta come biocida o prodotto fitosanitario. E’ sensato che raccogliamo statistiche innanzi tutto solo sui biocidi.

La riservatezza degli affari è sempre una questione delicata e, pertanto, sono soddisfatto che tutti accettiamo che la presente direttiva tenga conto degli obblighi sanciti dalla Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni relative all’ambiente. Questo è il motivo per cui sostengo l’emendamento che obbliga i produttori a fornire al pubblico le adeguate informazioni. Auspico che, a seguito del compromesso raggiunto tra i partiti politici rappresentati in quest’Assemblea, avremo un buon accordo in prima lettura da parte del Consiglio e in pochi anni, forse, saremo in grado di citare in quest’Aula i dati utili delle più recenti statistiche europee sui pesticidi.

 
  
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  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, mi congratulo molto con il relatore, l’onorevole Staes, per una relazione eccellente e per i notevoli sforzi che ha compiuto al fine di raggiungere un compromesso e il consenso tra tutti i gruppi politici. Un’armonizzazione in tutta l’Unione europea delle statistiche nazionali sulla vendita e l’uso dei prodotti fitosanitari, nonché l’impiego appropriato di tali statistiche, accrescerà senza dubbio enormemente la preparazione di precise valutazioni sull’impatto dell’uso di tali prodotti sull’ambiente e la salute umana, consentendo pertanto di adottare misure correttive.

Affinché questa armonizzazione sia efficace, e quindi il più vantaggiosa possibile, il relatore ha giustamente formulato un certo numero di emendamenti, che implicano un accordo di compromesso di molti gruppi, che riguarda numerosi settori. In primo luogo, si generano dati compatibili e comparabili relativi a tutti gli Stati membri. In secondo luogo, si evita la duplicazione della raccolta dei dati al fine di ridurre i costi e gli oneri per gli utenti professionali. In terzo luogo, è necessario includere nel campo di applicazione del regolamento gli usi non agricoli, e infine utilizzare appieno i dati raccolti quanto più possibile.

Riteniamo che la maggior parte di questi emendamenti, come approvati quasi all’unanimità dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sia utile e necessaria e la appoggeremo. Voteremo negativamente solo su tre emendamenti, ossia gli emendamenti nn. 24, 27 e 29. Inoltre, sosterremo pienamente i cinque emendamenti supplementari presentati dai Verdi e da altri.

Per concludere, desidero ancora una volta sottolineare in termini generali che il successo nel raggiungimento degli obiettivi in quest’ambito della normativa dipenderà molto dalla sua adeguata attuazione e, a tal fine, il coinvolgimento costruttivo e il pieno impegno delle autorità degli Stati membri è di primaria importanza. Auspichiamo che questo accada in tutti i 27 Stati membri.

 
  
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  Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signora Presidente, desidero porgere le mie sincere congratulazioni al relatore. Anche noi attualmente offriamo consigli nel pacchetto dell’Unione europea sui pesticidi sul modo in cui proteggere persone, animali e ambiente dai danni causati dai pesticidi nocivi, e questo è il nostro obiettivo, e disporre dei dati sufficienti è il requisito fondamentale per raggiungerlo.

Auspico che questa votazione invii un segnale forte per la tutela dell’ambiente e della salute. Le informazioni sulle operazioni riservate non sono coinvolte nella raccolta e pubblicazione dei dati, ma il diritto dei consumatori alle informazioni e alla trasparenza è tutelato. Sono favorevole al fatto che venga reso accessibile su Internet il maggior numero di dati possibile, il che sarebbe totalmente in linea con la mia relazione sull’autorizzazione per i pesticidi. L’esperienza del processo di autorizzazione dimostra che abbiamo bisogno di dati affidabili relativi all’impiego dei pesticidi in Europa, nonché di metodi di raccolta dei dati armonizzati. Solo quando sono disponibili buoni dati possiamo sperare di ridurre i malintesi e le informazioni false.

Concludendo, c’è qualcos’altro che non è contenuto nella relazione sulle statistiche, ma mi tocca da vicino. Nel corso dell’ultima lettura sull’autorizzazione per i pesticidi, abbiamo deciso in merito a un passaporto per i pesticidi per il commercio all’ingrosso e al dettaglio. Anche questo richiede dati sull’utilizzo dei pesticidi. Il commercio all’ingrosso e al dettaglio necessita di tali dati e auspico che gli Stati membri non siano di ostacolo. Questa è anche un’approvazione positiva per le statistiche sui dati relativi ai pesticidi.

Mi auguro che l’obiettivo ci unisca nel raggiungimento di una migliore tutela per le persone, gli animali e l’ambiente attraverso dati e informazioni più affidabili.

 
  
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  Jens Holm, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare l’onorevole Staes per una buona relazione, che di certo sosterremo nel gruppo GUE/NGL. Uno degli obiettivi contenuti nella presente relazione è la riduzione dell’impiego di pesticidi migliorando le statistiche, che è un compito urgente. In Europa, l’uso di tossine e sostanze chimiche in agricoltura è in aumento. Le tossine sono contenute anche nei cibi che mangiamo noi e i nostri figli. Ci riguarda tutti. E’ qualcosa di cui dovremmo preoccuparci tutti noi che ci occupiamo della loro salute e del nostro ambiente.

Nel mio paese, la prospettiva a lungo termine del movimento per l’ambiente è un’agricoltura priva di prodotti chimici. Purtroppo, tale obiettivo è molto lontano al momento. L’impiego di sostanze chimiche è in aumento nel settore agricolo, non solo in tutta l’Unione europea, ma anche in Svezia. Ho una specifica domanda per il Commissario Almunia: se un particolare paese intende vietare una sostanza chimica in agricoltura, non dovrebbe essere libero di farlo? Purtroppo, ci sono state molte richieste da parte degli Stati membri che desiderano vietare l’uso di determinati pesticidi, ma la sua Commissione non ha consentito loro di farlo. Per quale motivo? L’ambiente e la salute pubblica non dovrebbero contare di più della richiesta di una totale armonizzazione?

 
  
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  Irena Belohorská (NI).(SK) La relazione concernente le statistiche sui prodotti fitosanitari è strettamente connessa alla relazione sulla strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi.

Se la relazione deve conformarsi alla strategia, è essenziale che gli elementi della strategia che abbiamo appena concordato e approvato risultino nella presente proposta di regolamento. Questo vale in primo luogo per il titolo del regolamento e la sostituzione del termine “prodotti fitosanitari” con “pesticidi”. Inoltre, l’inserimento dei biocidi nel campo di applicazione del regolamento potrebbe essere considerato quale elemento già approvato sia nella strategia tematica che nella direttiva sui pesticidi. I biocidi devono essere inclusi nel campo di applicazione ancor prima che la prima relazione venga presentata alla Commissione. Conosciamo bene tutte le caratteristiche relative ai biocidi. Pertanto, non vi è alcuna ragione di non includerli o aspettare ulteriori informazioni. Questo rimanderebbe inutilmente l’interpretazione del termine pesticidi, che comprende sia i prodotti fitosanitari che i biocidi.

Pertanto, mi oppongo fermamente all’emendamento n. 33 mentre appoggerò l’emendamento n. 2. poiché il Parlamento ha già raggiunto un accordo in merito e solo tale emendamento è conforme alla strategia tematica e alla direttiva sui pesticidi, come approvata a ottobre 2007 dal Parlamento.

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, i prodotti fitosanitari sono stati sperimentati e le statistiche fanno parte del pacchetto che contiene anche il regolamento sull’autorizzazione per i pesticidi e la direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi. L’obiettivo dell’intero pacchetto è di mantenere ai minimi livelli gli effetti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana e sull’ambiente. La pressione della concorrenza sul mercato interno e gli aspetti ambientali transfrontalieri richiedono un approccio comune in questo ambito.

Tuttavia, l’accesso al nostro mercato dei prodotti alimentari di tutto il mondo evidenzia che gli obblighi devono essere adeguati affinché siano effettivi. Non è di alcun aiuto per nessuno che la nostra frutta, verdura e carne provenga esclusivamente da paesi terzi, poiché gli obblighi rendono troppo difficoltosa la produzione in questo settore. L’unica possibilità è quella di determinare le quantità residue massime e non siamo ancora preparati per questo, tantomeno siamo pronti per un passaporto dei pesticidi.

E’ giusto conservare le registrazioni e le statistiche sulla vendita dei pesticidi per il monitoraggio dei flussi e lo sviluppo del settore fitosanitario. Lo scopo dichiarato nel far questo è ridurre il rischio di infestazioni. La raccolta dei dati deve garantire la comparabilità e gli obblighi per presentare una relazione devono essere mantenuti al minimo. La rilevazione dei flussi di sostanze ha chiaramente oltrepassato i limiti in questo caso, mentre non è ancora certo se un prodotto fitosanitario, un biocida o persino una droga vengono prodotti da una determinata sostanza. I biocidi devono essere considerati separatamente e su questo punto attendiamo la proposta della Commissione sull’autorizzazione e l’impiego dei biocidi. Solo allora sarà possibile valutare le statistiche ancora necessarie.

L’uso illegale di prodotti fitosanitari deve essere giudicato più severamente. Affinché questo accada, occorre aumentare i controlli della normativa esistente. Secondo me le statistiche non aiutano, né queste ultime registrano gruppi che violino la legge, onorevole Staes.

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE).(HU) La ringrazio, signora Presidente. Non vi è alcun dubbio che le sostanze sviluppate per combattere i parassiti e gli organismi nocivi nelle coltivazioni abbiano trasformato in modo radicale l’agricoltura europea. Tuttavia, tali sostanze chimiche hanno effetti nocivi sulla salute umana e sull’ambiente. I prodotti fitosanitari particolarmente dannosi devono essere ritirati dalla circolazione e l’impiego di sostanze chimiche a questi scopi deve essere ridotto notevolmente. Per far questo, tuttavia, ci occorrono dati statistici affidabili che siano comparabili e armonizzati a livello comunitario, ma per ottenerli non intendiamo imporre ulteriori oneri agli utenti di questi prodotti, le imprese agricole; questo è il nostro obiettivo.

D’altra parte, desideriamo che tutti gli usi non agricoli dei prodotti fitosanitari vengano inclusi nel campo di applicazione delle statistiche, e quindi anche della futura normativa. Consentitemi di fare un esempio. In Europa, il pietrisco impiegato lungo i binari ferroviari viene spruzzato, o meglio lavato, usando un diserbante, il sale isopropilamminico. La lunghezza totale dei binari ferroviari dell’Unione europea è di circa 213 000 km, e la quantità di sostanze chimiche con le quali li trattiamo, è di circa 900 000 litri, secondo le stime. Queste si infiltrano nel terreno e nelle acque sotterranee assieme alla pioggia, e terminano infine nei nostri organismi. Sinora non abbiamo prestato la giusta attenzione a questo problema, e la situazione deve cambiare.

La relazione presentataci è interamente collegata al pacchetto normativo che abbiamo discusso lo scorso anno, e dovrebbe pertanto essere trattata come tale. Queste sono le direttive quadro sull’uso sostenibile delle sostanze fitosanitarie cui si riferiva la collega del Partito popolare europeo, l’onorevole Klaß, la strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi redatta lo scorso anno dall’onorevole Belohorská, e il regolamento per l’immissione sul mercato di nuovi prodotti fitosanitari, in cui l’onorevole Breyer, la persona competente per questa materia al Parlamento europeo, definisce la futura direzione per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Mi congratulo con il relatore e sostengo la presente relazione. Molte grazie.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, questa è la seconda relazione oggi sulle statistiche e vorrei ricordare alla Commissione che in realtà ci siamo prefissati l’obiettivo di ridurre le spese di amministrazione del 25%, poiché, relativamente alle statistiche, continua ad esserci un allarme da parte di coloro che sono preoccupati a non consentire che si accumulino spese e costi eccessivi. Sono pienamente convinto che l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari sia fondamentale per lo sviluppo futuro dell’ingegneria genetica e della biotecnologia e ritengo inoltre che gli indicatori del rischio siano particolarmente importanti per la salute umana e per l’ambiente.

Tuttavia, non dovremmo dimenticare l’obiettivo generale della strategia di Lisbona, vale a dire l’occupazione e la definitiva crescita in questi settori, tantomeno rendere più severi i requisiti con gli obblighi burocratici quali la raccolta delle statistiche, che può di fatto essere ottenuta in modo molto semplice in molti settori.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, l’informazione principale che gli Stati membri dovrebbero raccogliere è la quantità di prodotti impiegati. Ciò consentirebbe loro di effettuare analisi individuali, ossia analisi in linea con gli obiettivi dei programmi nazionali. I produttori dovrebbero fornire le informazioni di vitale importanza sull’uso dei pesticidi. Dovrebbero essere uniti i dati nazionali di ciascuno Stato membro e inviati alla Commissione sotto forma di informazioni pubbliche. Questa informazione complessiva è sufficiente per ulteriori valutazioni a livello comunitario. Al momento di regolamentare i doveri degli Stati membri, dobbiamo essere cauti nel fornire assistenza alle istituzioni locali nella raccolta di informazioni dettagliate che non contribuiscono a nulla ma hanno un effetto confusionario e compromettono la motivazione degli Stati membri nel tradurre nella pratica la nobile idea della direttiva.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, se posso, rivolgo poche e veloci domande al signor Commissario. Potrebbe essere calcolata la quantità dei prodotti fitosanitari impiegati in contesti non agricoli, come i campi da golf, i parchi, gli aeroporti, i binari ferroviari, i bordi delle strade, e gli usi domestici e da giardino, tenendo conto delle quantità complessive, ossia sottraendo dalla quantità totale i prodotti impiegati in agricoltura?

Secondo, i biocidi sono utilizzati in un’ampia gamma di situazioni e modalità di impiego, compreso il comune uso domestico, e, mentre i dati sulla quantità di biocidi posti in commercio potrebbero essere raccolti, è molto difficile pensare al modo in cui potrebbero essere raccolti dati globali sull’uso dei biocidi. O la proposta è di includere solo l’impiego agricolo di biocidi? E, se si tratta solo dell’uso agricolo di biocidi, per quale motivo ci stiamo occupando dell’uso non agricolo dei prodotti fitosanitari?

La mia terza domanda è la seguente: la compilazione ufficiale di statistiche sulle importazioni ed esportazioni della produzione, nonché sulla distribuzione dei prodotti fitosanitari, potrebbe condurre a una confusione e a un potenziale doppio conteggio delle quantità dei prodotti fitosanitari?

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE).(EN) Signora Presidente, desideravo solo sottolineare l’importanza di uno degli aspetti che si applicano alla presente relazione nonché alla precedente. E’ il fatto che i dati statistici non sono importanti in quanto tali. Sono la loro interpretazione, naturalmente, e l’elaborazione delle corrette conclusioni, oltre all’attuazione delle misure dettate da tali dati, ad essere importanti.

A questo proposito, il relatore ha formulato una proposta molto interessante relativa a gruppi di esperti che esaminino i dati raccolti. Vorrei domandare al signor Commissario che cosa pensa riguardo a questi gruppi di esperti per la valutazione dei dati.

 
  
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  Presidente. – Il Commissario non interverrà al termine della discussione. Ci ha informato che risponderà alle domande dell’onorevole Doyle per iscritto.

 
  
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  Bart Staes, relatore. − (NL) Onorevoli colleghi, vi ringrazio per tutte le vostre parole incoraggianti. Credo di aver trovato molto sostegno in quest’Aula. Come ha affermato il signor Commissario nel suo discorso introduttivo, le posizioni della Commissione, del Consiglio e del Parlamento stanno crescendo insieme; qualcosa che non era stato possibile in prima lettura. Era infatti assolutamente impossibile, nonostante io stesso abbia condotto le consultazioni con le Presidenze slovena e portoghese in due occasioni.

Il fatto che tali posizioni crescano insieme è reso evidente dalle parole del signor Commissario sui biocidi. Ha affermato che la Commissione stava pensando di modificare la direttiva. Non desidero assumere impegni e credo che la formulazione della proposta di regolamento, basata su un testo già adottato nella relazione Klaß, non si assuma impegni. In secondo luogo, prendo nota senza alcun dubbio dell’offerta della Commissione di fare il miglior uso possibile delle statistiche già disponibili sulla produzione di pesticidi, che rappresenta un contributo importante alla discussione, anche in considerazione della seconda lettura. Onorevoli colleghi, vi ringrazio nuovamente; non vi tratterrò ancora. E’ già tardi e credo che ci siamo tutti meritati un po’ di riposo.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE), per iscritto.(RO) La proposta di regolamento mira alla riduzione dell’impatto dell’uso di prodotti fitosanitari sull’ambiente e la salute umana attraverso la creazione di un meccanismo per il calcolo degli indicatori del rischio e il monitoraggio degli obiettivi stabiliti nella strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi. Quale relatrice ombra, ho ritenuto fosse necessario garantire la coerenza tra le definizioni nel pacchetto in materia di pesticidi e ho optato per l’inserimento dei biocidi nella proposta di regolamento, al fine di fornire una maggiore tutela agli utenti. Attraverso la presente proposta, intendiamo migliorare il sistema di raccolta dei dati e sostenere l’armonizzazione delle statistiche esistenti tra gli Stati membri, per poter stabilire i progressi compiuti in questo settore e attuare le misure necessarie al raggiungimento dell’obiettivo di ridurre i rischi generati dai pesticidi. Inoltre, la disponibilità di statistiche ufficiali in tutta Europa accrescerebbe la trasparenza del mercato e aumenterebbe la competitività dell’industria dei pesticidi. Al contempo, una riduzione nell’uso di pesticidi andrà a beneficio della società, grazie al miglioramento della qualità del cibo, la riduzione dell’inquinamento dell’acqua potabile, la protezione dell’ambiente e la conservazione sostenibile delle risorse naturali. L’Unione europea deve essere certa che la salute dei cittadini non è minacciata da sostanze pericolose nonché incoraggiare nuove pratiche agricole efficienti da un punto di vista ecologico.

 

24. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale

25. Chiusura della seduta
  

(La seduta è tolta alle 23.55)

 
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