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Discussioni
Mercoledì 12 marzo 2008 - Strasburgo Edizione GU

3. Preparazione del Consiglio europeo (Bruxelles, 13 e 14 marzo 2008) (discussione)
PV
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  Presidente . − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del Consiglio europeo a Bruxelles il 13 e 14 marzo 2008.

Il Presidente Janez Lenarčič interverrà a nome del Consiglio.

 
  
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  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Sono molto lieto di potervi presentare gli argomenti principali previsti per la seduta del Consiglio europeo che avrà inizio domani. Secondo la tradizione dei vertici di primavera, questo incontro sarà dedicato alle questioni economiche, in particolare alla strategia di Lisbona, nonché ai cambiamenti climatici, all’energia e alla stabilità finanziaria.

La Presidenza attende con impazienza tale scambio d’opinioni con il Parlamento europeo e posso assicurarvi che i pareri del Parlamento in merito agli argomenti dell’agenda di domani saranno tenuti in considerazione.

Siamo tutti consapevoli del fatto che l’Unione europea è di fronte a nuove sfide e che la globalizzazione sta offrendo nuove opportunità, non solo nel settore economico, ma anche in quello sociale e culturale. L’Unione europea ha già beneficiato di tali possibilità. Inoltre, ci rendiamo conto del fatto che la globalizzazione chiede all’Unione europea e ai suoi Stati membri di adattarsi e cercare risposte concrete. Il Consiglio riserverà la propria attenzione proprio a questo aspetto.

Il contesto economico globale è attualmente messo alla prova. Abbiamo assistito a eventi turbolenti sui mercati finanziari. Di recente, abbiamo osservato una riduzione nell’attività economica dovuta alla recessione negli Stati Uniti e a prezzi più elevati per petrolio e beni. Nonostante tutto, le basi economiche dell’Unione europea sono tuttora solide; tuttavia, a queste condizioni, non possiamo fermarci e rilassarci, ma dobbiamo proseguire con le nostre riforme.

A tale proposito, il Consiglio europeo valuterà lo stato di attuazione della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione, accoglierà i risultati positivi e confermerà che tale strategia sta operando nel modo appropriato, sottolineerà che ora dobbiamo concentrarci sull’applicazione e, con questo spirito, avviare la nuova fase della rinnovata strategia di Lisbona.

Nel settore dell’informazione e dell’innovazione, il Consiglio europeo imprimerà nuovo slancio ai nostri sforzi volti a introdurre la cosiddetta quinta libertà. Quest’ultima dovrebbe eliminare gli ostacoli al libero flusso di informazioni migliorando la mobilità transfrontaliera di ricercatori, studenti, scienziati e docenti universitari. A nostro parere, la quinta libertà dovrebbe accelerare la trasformazione dell’Unione europea in un’economia innovativa, creativa e basata sulla conoscenza.

Al fine di rafforzare la competitività delle aziende, soprattutto delle piccole e medie imprese, il Consiglio europeo sta progettando misure che consentiranno loro di crescere e operare in modo più soddisfacente. Dovrebbero ottenere un accesso più agevole alle fonti di finanziamento, e inoltre saranno incrementati gli incentivi all’innovazione. Priorità speciale sarà altresì assicurata alla realizzazione del progetto volto a legiferare meglio. Sarà prestata grande attenzione all’aspetto sociale della strategia di Lisbona, agli sforzi per risolvere i problemi demografici, alla mancanza di qualifiche e ai futuri provvedimenti a livello politico atti a potenziare la coesione sociale.

Il vertice di primavera affiderà agli Stati membri la graduale attuazione dei principi comuni di flessicurezza tramite i regolamenti nazionali, per stabilire un equilibrio tra flessibilità e sicurezza sul mercato del lavoro.

Consentitemi di trattare un altro importante argomento di discussione del Consiglio europeo. Sto pensando alle sfide associate ai cambiamenti climatici e all’energia. Lo scorso anno abbiamo assistito a impegni storici in materia di politica ambientale ed energetica. Quest’anno dobbiamo dedicarci alla loro applicazione. Tale obiettivo rappresenta una sfida economica e ambientale a lungo termine di eccezionale importanza. Se reagiamo in maniera ambiziosa, saremo in grado di riportare non solo successi a livello economico, ma anche a livello ambientale.

Al momento il Consiglio sta esaminando il pacchetto legislativo proposto dalla Commissione. Le prime discussioni hanno riconfermato l’impegno di tutti gli Stati membri per una risposta ambiziosa. Ciononostante, è prematuro attenderci il raggiungimento di un accordo in merito a tutti gli aspetti di questo pacchetto durante il vertice. Tuttavia, ci aspettiamo che sia possibile ottenere un’intesa sui principi e sugli orientamenti per un’ulteriore considerazione di tale pacchetto. Prevediamo che i leader esprimano il desiderio di mantenere un equilibrio generale, pur prestando attenzione alla complessità del pacchetto per quanto riguarda il suo effetto economico e finanziario.

L’obiettivo è adottare il pacchetto il prima possibile nel 2009 o, in ogni caso, prima che termini il mandato del Parlamento europeo. I nostri sforzi saranno un successo qualora tutti i principali partner inizino ad affrontare le sfide relative ai cambiamenti climatici. Nella sessione di Copenhagen della conferenza sui cambiamenti climatici al termine del 2009, l’Europa dovrebbe essere la forza trainante dei negoziati sull’ambizioso ed esauriente accordo del periodo post-Kyoto. Si tratta di una ragione in più per approvare l’accordo quanto prima nel 2009.

Permettetemi di affrontare brevemente alcune questioni connesse all’energia. Un efficace mercato interno dell’energia rappresenta una condizione essenziale per un approvvigionamento affidabile, duraturo e competitivo in Europa. Il Consiglio europeo dovrebbe richiedere una rapida adozione dell’accordo in merito al terzo pacchetto relativo al mercato interno del gas e dell’energia elettrica. Il Consiglio presterà particolare attenzione alle ulteriori misure concernenti l’affidabilità dell’approvvigionamento e la politica esterna in materia di energia.

Il Consiglio europeo collocherà gli sforzi relativi alla politica in materia di clima ed energia nel contesto dello sviluppo di nuove tecnologie e incrementerà gli investimenti nel settore. Tale aspetto è stato recentemente definito nel piano strategico per le tecnologie energetiche, e dovrebbe costituire un ulteriore contributo alla competitività delle nostre imprese.

I leader dei paesi e dei governi discuteranno le conclusioni della relazione congiunta del Segretario generale e Alto rappresentante Solana e della Commissione relativa agli effetti dei cambiamenti climatici sulla sicurezza internazionale. La complessità della materia richiede un’armonizzazione più completa della politica, e il Consiglio europeo esigerà una costante analisi dettagliata della relazione.

Signor Presidente, onorevoli deputati, consentitemi di trattare un terzo fattore fondamentale nell’agenda del Consiglio europeo, e che riguarda la discussione sulla recente situazione dei mercati finanziari internazionali.

La situazione del sistema finanziario internazionale è tuttora incerta. Se intendiamo gestire il rischio dei suoi effetti sull’economia reale, dobbiamo far sì che la politica economica e finanziaria dell’Unione europea garantisca una stabilità macroeconomica e migliori il piano di riforma strutturale. La risposta dell’Unione è stata elaborata dai ministri delle Finanze e dallo scorso autunno sono in corso alcuni assestamenti sui mercati finanziari. La Banca centrale europea, le autorità nazionali, le istituzioni dell’Unione europea e quelle finanziarie hanno adottato molti provvedimenti atti a stabilizzare la situazione. Tuttavia, la responsabilità della gestione dei rischi è ancora essenzialmente delle singole istituzioni finanziarie e degli investitori.

L’attuale situazione ha fatto emergere la necessità di rafforzare ulteriormente il quadro della stabilità finanziaria tramite una maggiore vigilanza dei crediti e migliori strumenti per la gestione delle crisi finanziarie.

Il Consiglio europeo dovrebbe chiedere misure per quattro principali aree: rafforzamento della trasparenza per gli investitori, i mercati e i regolatori, miglioramento dei criteri di valutazione, rafforzamento dello status di merito creditizio e potenziamento della gestione dei rischi nel settore finanziario e, ultimo ma non meno importante, intensificazione dell’attività del mercato e del ruolo delle agenzie di rating.

Desidero trattare brevemente i fondi sovrani. Le loro strategie a lungo termine svolgono un ruolo favorevole come fornitori di capitali che garantiscono liquidità. Tuttavia, l’emergere di nuovi protagonisti le cui strategie e gli obiettivi di investimento non sempre sono del tutto trasparenti, suscita alcuni dubbi riguardo a pratiche antieconomiche. La relazione della Commissione di recente pubblicazione riguardante i fondi sovrani rappresenta un contributo particolarmente prezioso per questa discussione.

Permettetemi di sottolineare nuovamente l’importanza della cooperazione con il Parlamento europeo.

Vorrei concludere la mia introduzione con il pensiero che il vertice di primavera del Consiglio europeo, che avrà inizio domani, sarà dedicato soprattutto alla realizzazione degli impegni assunti. La Presidenza vorrebbe accelerare l’attività di trasformare l’Europa nell’economia più competitiva. Ci troviamo anche di fronte all’importante compito di assicurare maggiore stabilità con il contributo della nostra politica in materia di clima ed energia.

Nell’ottica di tutte queste sfide future, ci auguriamo una cooperazione davvero creativa con il Parlamento europeo. Se riusciamo insieme a compiere progressi, i cittadini europei saranno in grado di rendersi conto che l’Unione europea esiste per garantire il loro futuro.

La nostra discussione odierna e quella con il Presidente del Parlamento europeo durante la seduta del Consiglio europeo sono senza dubbio due importanti fattori per realizzare questo obiettivo. Grazie per la vostra attenzione.

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, tradizionalmente, il Consiglio europeo di primavera è il momento in cui riesaminiamo la strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione, e tale incontro sarà molto importante. Desidero iniziare ringraziando la Presidenza slovena per la preparazione molto accurata di questo vertice di primavera.

Qualsiasi altro messaggio emerga dal Consiglio europeo questa settimana, uno dovrebbe essere evidente: la strategia di Lisbona sta funzionando. Negli ultimi due anni, nell’Unione europea sono stati creati non meno di 6,5 milioni di posti di lavoro. La disoccupazione è al livello più basso degli ultimi 25 anni. Il tasso di occupazione è pari al 66%, sempre più vicino all’obiettivo di Lisbona del 70%. Inoltre, la creazione di posti di lavoro è stata accompagnata da un incremento della produttività, che ora sta crescendo più rapidamente nell’Unione europea che negli Stati Uniti. Non esistono risultati a metà.

Naturalmente, il processo di Lisbona non può proteggerci dagli sviluppi economici negativi le cui origini sono da ricercare al di fuori dell’Europa. Nell’attuale economia interconnessa, ciò è impossibile. Abbiamo dovuto ridurre lievemente le nostre previsioni di crescita per quest’anno, ma tuttora ci attendiamo un tasso di crescita del 2%, un rendimento molto rispettabile.

Le riforme già attuate hanno reso le nostre economie più resistenti e flessibili. Tale aspetto ha fatto sì che fossimo maggiormente in grado di far fronte alle scosse esterne.

Ovviamente, quando le condizioni peggiorano, diventa estremamente importante riassicurare chi si sente minacciato da una flessione economica. L’Europa è tenuta a proteggere, ma deve rifuggire la tentazione di diventare protezionista.

Una ritirata nel protezionismo sarebbe una follia. L’Europa è uscita grande vincitrice dalla globalizzazione. Con solo il 7% della popolazione mondiale, l’Europa costituisce il 30% della produzione economica. Rappresentiamo sette delle dieci nazioni più competitive del mondo e, nonostante la crescita di Cina e India, l’Europa rimane la maggiore potenza commerciale al mondo.

Pertanto l’Europa ha tutte le ragioni di rivolgersi con fiducia al futuro. Allo stesso tempo, occorre restare vigili e prudenti per quanto riguarda ulteriori sviluppi. Ma la nostra linea generale dovrebbe essere di fiducia. Non è con il pessimismo che vinceremo le prossime battaglie economiche.

Questo è il fattore che ha ispirato la nostra reazione alle turbolenze finanziarie e i nostri documenti programmatici relativi alla situazione finanziaria e ai fondi sovrani, che sono anche sul tavolo del Consiglio europeo. Ci auguriamo che il Consiglio appoggi le nostre proposte per una risposta comune a livello europeo a queste sfide.

Quando affermo che la strategia di Lisbona sta funzionando, ed effettivamente è così, non significa che tutto sia roseo e che possiamo dormire sugli allori. Ho sostenuto, e anche la Commissione lo ha fatto, ripetutamente, che non c’è spazio per il compiacimento, soprattutto nel momento in cui la situazione economica sembra stia peggiorando a livello globale. Molto va ancora fatto. In numerose regioni d’Europa la disoccupazione rimane un grave problema. Esistono categorie sociali speciali che ne sono estremamente colpite. L’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari scatena l’inflazione, intaccando il potere d’acquisto, soprattutto di coloro che dipendono dai salari e dalle pensioni per il proprio reddito. Occorre quindi proseguire nei nostri sforzi.

Ma la strategia di Lisbona non rappresenta un processo statico, ed è lontana dall’esserlo. La relazione strategica della Commissione indica una serie di iniziative politiche per rendere l’Europa ancor più resistente alle turbolenze economiche, e per consolidare gli sforzi europei al fine di influenzare e beneficiare appieno della globalizzazione.

Primo, il settore fondamentale. Il settore più importante è costituito dalle persone. La soluzione per contrastare la povertà e l’ineguaglianza è elaborare norme in materia d’istruzione e formazione nell’Unione, assicurandosi che siano disponibili per tutti. Abbiamo deciso di concentrarci su uno dei gruppi più vulnerabili: coloro che abbandonano precocemente la scuola. Attualmente, in Europa, un giovane su sei lascia la scuola senza aver conseguito alcuna qualifica. Un quindicenne su cinque non possiede competenze adeguate nella lettura. Non possiamo permettere che il loro talento vada sprecato. Dobbiamo offrire ai nostri giovani le capacità di cui necessitano per realizzare il loro potenziale.

Un altro pilastro fondamentale della strategia di Lisbona cui siamo tornati è quello della ricerca e dell’innovazione. Per far arrivare investimenti, l’Europa deve aumentare la propria relativa attrattiva. In Europa occorre una quinta libertà, la libera circolazione della conoscenza, al fine di integrare le altre quattro libertà sui cui si fonda il mercato unico. Abbiamo bisogno di sostenere un’innovazione aperta, ma di garantire allo stesso tempo che la conoscenza sia adeguatamente tutelata da brevetti e dal diritto d’autore a livello europeo.

A tale proposito desidero accogliere positivamente l’adozione da parte di quest’Aula dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, avvenuta ieri. Si tratta di un periodo decisivo per l’Europa. Vorrei congratularmi con il Parlamento europeo per questo risultato e ringraziarvi per il sostegno offerto alla mia proposta, che aveva incontrato grande resistenza al momento della presentazione tre anni fa. Tuttavia, grazie alla cooperazione tra Parlamento, Commissione e Stati membri, alla fine abbiamo raggiunto un accordo.

La terza priorità che abbiamo esaminato riguarda il contesto in cui operano le imprese. Abbiamo bisogno di un mercato unico che funzioni per l’Europa, ma soprattutto per le PMI, che costituiscono la struttura portante della nostra economia e il luogo in cui si creano più posti di lavoro. Perciò, domani chiederò al Consiglio europeo di promuovere l’idea di una normativa per le piccole imprese al fine di eliminare gli ostacoli alla creazione e alla crescita di PMI. Dobbiamo ricordarci che l’elemento più importante che possiamo fornire alle PMI è un mercato interno reale. Questa è la principale differenza fra l’Europa e gli Stati Uniti d’America, quando si tratta di PMI, non di una normativa specifica. Una piccola impresa negli Stati Uniti può avviare la propria attività in uno Stato, ma può subito raggiungere l’intero mercato interno degli Stati Uniti. In Europa non è ancora in questi termini, ma esistono molte barriere in termini pratici nel passare da un paese al successivo. Pertanto occorre ultimare veramente il mercato interno se abbiamo intenzione di sviluppare le PMI e se si cercano più crescita e occupazione in Europa.

(Applausi)

L’ultimo pilastro di Lisbona che abbiamo riesaminato nella nostra relazione strategica è relativo all’energia e ai cambiamenti climatici, la sfida definitiva della nostra generazione. Può essere presto per il pacchetto sull’energia e sul clima. Ma, come quest’Aula è ben consapevole, allo slancio non può essere concesso perdere l’occasione. Prima sarà pronto, più contenuto sarà il costo dovuto a modifiche, maggiori saranno i vantaggi per chi intraprende azioni tempestive. E per noi si rivela decisivo un obiettivo: raggiungere il prossimo anno a Copenaghen un accordo completo a livello internazionale. Più sono i paesi coinvolti e più i loro obiettivi saranno simili ai nostri, più godremo di pari condizioni. Nulla ci avvicinerà maggiormente del fatto che l’Unione europea mostri che per attività intende ottenere un accordo entro la fine di quest’anno.

Pertanto sono davvero determinato, la Commissione è davvero determinata, a lavorare con gli Stati membri in modo da raggiungere un accordo politico di base sul mercato interno dell’energia, nonché sul pacchetto relativo alla protezione del clima e alle fonti rinnovabili entro la fine di quest’anno. Naturalmente, avremmo intenzione di concludere il processo legislativo finale con il Parlamento europeo all’inizio del prossimo anno.

E’ ovviamente importante collegare la strategia di protezione del clima al mercato interno per l’energia. Siamo tutti consapevoli che sia essenziale per la nostra visione di un’energia competitiva, sicura e sostenibile per l’Europa. Mi ha fatto piacere notare che questo documento nelle ultime settimane ha subito un’accelerazione, e ci siamo impegnati nell’individuare modi volti a garantire la realizzazione dell’autentica apertura del mercato, indicata nelle nostre proposte originali. La Commissione rinnova il suo totale impegno nella disaggregazione della proprietà o di un equivalente funzionale. Gli sforzi di quest’Aula volti a essere pronta per una prima lettura entro giugno sono fondamentali.

Con riforma non si intende rinunciare a preziosi progressi sociali o alla nostra economia sociale di mercato; si tratta di preparare le persone a riuscire in periodi di cambiamento, offrendo loro la possibilità di acquistare il controllo delle proprie vite.

Si tratta di modernizzare i nostri sistemi sociali e assicurarne la stabilità. Accesso, opportunità e solidarietà devono essere le parole d’ordine, e saranno al centro dell’agenda sociale rinnovata che la Commissione presenterà prima dell’estate.

Si tratta di un ambiente imprenditoriale dinamico , in cui gli operatori del settore impiegano tempo e risorse nel produrre merci e servizi di elevata qualità che persone in tutto il mondo intendono acquistare, anziché nel compilare moduli inutili e nel dover lottare quotidianamente contro la burocrazia.

Si tratta di trasformare l’Europa in un’economia a basse emissioni di carbonio che sia favorevole all’ambiente e all’attività economica. Un’economia che fornisce un’elevata qualità di vita e il cui prezzo non è il globo.

Mi fa piacere constatare che il duro lavoro degli ultimi anni sulla rinnovata agenda di Lisbona ha contribuito a favorire un ampio consenso sul punto in cui siamo e sulla direzione che intendiamo prendere. Quest’Aula è stata una fonte costante di sostegno fondamentale, e desidero ringraziarvi.

Sono lieto di notare l’ampio livello di sostegno a favore della strategia di Lisbona espresso nella risoluzione del Parlamento europeo del 20 febbraio in merito al contributo del Consiglio di primavera del 2008.

Ho inoltre consultato gli emendamenti che quest’Aula ha votato nello stesso giorno per quanto riguarda gli indirizzi di massima per le politiche economiche. Concordo sulle questioni rilevate, e in effetti sono già parte integrante delle politiche dell’Unione europea sulla base delle proposte avanzate dalla Commissione europea: inclusione sociale, sostenibilità delle finanze pubbliche, necessità di contrastare l’inflazione, R&S, migliore coordinamento della politica economica, promozione dell’imprenditorialità e dell’innovazione, dimensione esterna del mercato interno, cambiamenti climatici ed energia. Perciò siamo chiari: la Commissione condivide tali priorità.

Dopo aver consultato varie parti interessate, tra cui gli Stati membri, in dicembre la Commissione ha proposto di mantenere invariati gli orientamenti della strategia, considerata la loro intrinseca flessibilità, che consente un adeguamento alle circostanze in evoluzione e un adattamento delle priorità che ho appena citato e che la Commissione approva.

Mantenere gli orientamenti trasmette agli Stati membri e agli operatori economici un segnale assolutamente necessario di stabilità e di prevedibilità e, nel farlo, consolida la probabilità di riuscita. Come ha appena affermato la Presidenza del Consiglio, ora la priorità è il risultato. Dobbiamo trasmettere soluzioni concrete e mostrare coerenza. Detto ciò, in seguito a contatti con la commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento, la Commissione ha tentato di mediare un compromesso con il Consiglio, suggerendo modifiche al documento descrittivo che accompagna gli orientamenti al fine di riflettere le questioni evidenziate dal Parlamento. Malgrado gli sforzi della Commissione, il Consiglio ha deciso di non attenersi al suggerimento di compromesso sugli indirizzi di massima per le politiche economiche.

Tuttavia, desidero rassicurare quest’Aula riguardo al fatto che la Commissione attribuisce la massima importanza all’istituzione di un quadro appropriato per gli Stati membri affinché considerino le nostre priorità condivise, vale a dire crescita e occupazione. Quando dico crescita, intendo una crescita sostenibile da un punto di vista sociale e ambientale. E i posti di lavoro non devono essere aumentati solo nel numero, ma anche nella qualità, poiché siamo certi che la rinnovata strategia di Lisbona incentrata su crescita e occupazione, con l’impegno nei confronti di competitività e inclusione, sia la migliore risposta dell’Europa alle sfide della globalizzazione.

(Applausi)

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, la priorità del Consiglio europeo di primavera sarà incoraggiare la crescita europea e riavviare la strategia di Lisbona per il periodo 2008-2010.

Il nostro gruppo ritiene sia della massima importanza offrire all’UE ogni possibilità alla luce della globalizzazione, e di effettuare riforme come ha energicamente proposto la Commissione europea sin dal 2005 con il Presidente José Manuel Barroso. Tale strategia è il miglior strumento per affrontare le sfide che abbiamo di fronte: globalizzazione, popolazione e cambiamenti climatici.

A tale proposito inviamo un duplice messaggio: perseguire le riforme intraprese, ma rendere anche la strategia di Lisbona più efficace. La globalizzazione rappresenta un’opportunità per l’Europa, tuttavia non accetteremo mai un libero scambio incontrollato. Questa è la prima sfida. Dobbiamo proteggere gli interessi dei più vulnerabili e promuovere il nostro modello sociale. Non è il momento di cambiare direzione, ma piuttosto di moltiplicare i nostri sforzi lungo il percorso già tracciato. La strategia di Lisbona propone una risposta conformata a ogni sfida.

Di fronte alla concorrenza dei paesi emergenti, il nostro futuro è affidato a ricerca e innovazione, al sostegno agli imprenditori, alla formazione continua e alla riforma del mercato del lavoro. L’Europa può essere competitiva solo se i suoi prodotti hanno valore aggiunto in termini di qualità e innovazione. Perciò chiedo investimenti da parte degli Stati membri nel settore di ricerca e innovazione nella massima misura possibile.

Nemmeno crescita e occupazione emergeranno dallo sviluppo delle PMI. Dobbiamo aiutarle al fine di garantire contratti e creare posti di lavoro riducendo gli oneri amministrativi. Elaborare una normativa per le piccole imprese a livello europeo rappresenta un passo nella giusta direzione. Istruzione e formazione devono essere adattate alle esigenze dell’economia. E’ possibile conservare un margine competitivo se la nostra forza lavoro è soggetta a una formazione appropriata. Deve essere rinnovato, e certamente perfezionato, l’insegnamento nelle scuole e nelle università. A tale proposito, accogliamo con favore il programma sull’apprendimento permanente per il periodo 2007-2013. Occorrono riforme ad ampio spettro per il mercato del lavoro, che deve essere più mobile, flessibile e sicuro. Le imprese devono essere in grado di conformarsi alle richieste del mercato, mentre i dipendenti di approfittare della riqualificazione professionale e delle opportunità di adattamento.

La seconda sfida per l’Europa riguarda la propria popolazione. L’invecchiamento della popolazione determina la concretizzazione di scarsità di lavoro e di pressione sui sistemi di sicurezza sociale. Occorre maggiore stimolo per la forza lavoro interna, e migliore flessibilità e adattabilità per tutte le generazioni, per far sì che sia più semplice per loro conciliare la vita professionale e quella familiare. Dobbiamo inoltre rivedere la nostra politica in materia d’immigrazione, che deve essere europea, e attirare competenze e know how. Deve essere sviluppata la proposta per una blue card. Occorre inoltre fermare la fuga dei cervelli. I nostri investimenti nell’istruzione saranno inutili se i ricercatori si recano all’estero grazie a retribuzioni e condizioni di lavoro migliori.

La terza e ultima sfida è costituita dai cambiamenti climatici. Dobbiamo attuare un sistema politico in linea con un’economia redditizia rispettosa dell’ambiente, e ciò significa raggiungere l’obiettivo di un 20% di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. Oltre ai benefici ecologici, tale iniziativa ci collocherà anche in una buona posizione per i mercati delle tecnologie pulite. Non è un aspetto trascurabile. Tuttavia, dobbiamo stabilire un esempio e i nostri partner devono fare lo stesso. Una politica verde deve essere accompagnata da una politica commerciale esterna, che non è protezionista ma rigorosa.

Onorevoli colleghi, manterremo i nostri valori e il nostro modello di società solo se abbiamo il coraggio di riformarla e di dire la verità ai nostri cittadini. Possiamo compiere progressi sociali solo se la crescita diventa protagonista. A sua volta la crescita può svolgere il proprio ruolo solo se forniamo gli strumenti per farlo. Solo per questa volta desidero ringraziare il Presidente della Commissione, il Vicepresidente Verheugen, e tutti i Commissari per il loro lavoro. Onorevoli colleghi, i miei ringraziamenti possono essere considerati nel quadro di una scuderia: la scuderia Barroso. Una razione di avena compensa un lavoro ben svolto, ma fornisce anche energia per tutto il lavoro che resta.

(Applausi)

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei iniziare con un’osservazione rivolta al Presidente del Consiglio. Siamo stati informati, signor Presidente, che l’Unione per il Mediterraneo sarà argomento di discussione della cena di domani sera. Si tratta di un’idea del Presidente francese, e – oltre ad augurare a tutti i partecipanti buon appetito – vorrei chiederle, a nome del mio gruppo, di chiarire, nei colloqui nel corso della cena, il seguente aspetto; Se l’idea è che l’Unione per il Mediterraneo sviluppi, o aggiorni, il processo di Barcellona su cui abbiamo investito una grande quantità di denaro al di fuori del bilancio dell’Unione europea, allora saremo pienamente a favore. Tuttavia, occorrono garanzie sul fatto che tale politica sarà perseguita nel quadro dell’Unione europea.

Se l’Unione per il Mediterraneo deve sortire risultati positivi, deve essere una politica comunitaria nel quadro delle istituzioni e delle politiche europee esistenti. Se, al contrario, l’Unione per il Mediterraneo diventasse un elemento separatore nell’UE, allora sarebbe un brutto segno; inoltre isolerebbe la Francia alla vigilia della Presidenza francese, evento che certamente non vogliamo.

(Applausi)

Chiediamo pertanto di trasmettere il presente messaggio ai partecipanti al vertice.

Non modificare gli orientamenti è una cosa. La decisione presa in quest’Aula il 20 febbraio con una maggioranza di 515 voti, in altre parole modificare gli orientamenti, è un’altra. Tuttavia, non discutiamo se ritoccarli o meno, ma se le variazioni sostanziali contenute nella nostra richiesta di modificare tali orientamenti siano praticabili o meno.

Presidente Barroso, la scorsa settimana l’ho criticata per aver dimostrato una mancanza di impegno. Nel frattempo ho appreso che alcuni membri della Commissione, presumibilmente dopo una riunione con lei, hanno intrapreso e presentato alcune delle idee che abbiamo proposto in quest’Aula. Quindi la mia critica in merito a tale aspetto non è più pertinente. Tuttavia, signor Presidente della Commissione, dopo aver ascoltato il suo intervento di oggi devo ribadire quanto segue: lei riveste un ruolo primario in Europa. Le sue parole di domani ai capi di Stato e di governo devono incoraggiarli a mettere in pratica negli Stati membri quello che lei ha appena chiesto. La maggior parte di quanto afferma risponde a verità, naturalmente, ma occorre considerare la situazione reale in Europa.

Vorrei quindi mi fosse consentito di elencare cinque aspetti che riteniamo decisivi, ma che non sono stati evidenziati a sufficienza o messi in pratica. Sì, ovviamente sono stati compiuti progressi: la disoccupazione è in flessione e la produttività cresce, eppure in Europa sta anche aumentando l’insicurezza dei posti di lavoro. Anche questo è un fatto. Di certo sono stati creati più posti di lavoro, ma non sono sicuri; anzi, sono ancora più incerti. Gli aumenti delle retribuzioni a livello europeo non vanno di pari passo con gli utili delle imprese: in percentuale, i guadagni delle imprese stanno superando gli aumenti delle retribuzioni dei lavoratori.

(Applausi)

Questa condizione rappresenta uno squilibrio sociale. Abbiamo intenzione di migliorare la coesione sociale, vogliamo maggiore protezione sociale. A che cosa servono un crescente mercato interno, un’Unione competitiva a livello globale, se la realtà è la seguente: un’azienda manifatturiera realizza un 4% di utile in una sede e afferma “per gli azionisti non è sufficiente; vogliono un profitto pari al 6%, pertanto chiudiamo l’azienda in questo sito”. Tale aspetto nuoce alla fiducia di base di cui ha bisogno l’Unione europea. I nostri cittadini devono avere fiducia!

Stiamo discutendo della disaggregazione nel settore dell’energia, che potrebbe essere necessaria o meno. Per una volta parliamo di una disaggregazione che sta avvenendo nel campo della politica sociale in Europa. Esiste un pericolo reale che la crescita economica si separi dalla sicurezza sociale, ragione per cui occorre rinnovare gli orientamenti. Dobbiamo far sì che sia chiaro che qualsiasi cosa avvenga nel settore della politica sociale nell’Unione europea, sia accompagnata dal progresso economico.

Questo pomeriggio festeggiamo il 50° anniversario del Parlamento europeo. Secondo lo spirito che è prevalso a Strasburgo 50 anni fa, la combinazione di sviluppo economico e sicurezza sociale è stata la base della crescita e del successo della Comunità europea. Tale combinazione è messa sempre più a repentaglio.

Ha affermato che per le piccole e medie imprese si deve ridurre la burocrazia. Sì! Tuttavia, se la burocrazia è limitata e tali imprese si spostano per l’Europa e generano quindi un caso come quello Laval, ciò compromette la fiducia nell’Unione europea. Qualora la libera circolazione possa essere usata anche dalle PMI per rinunciare al progresso sociale, le imprese potrebbero prepararsi a guadagnare, ma i loro dipendenti no. Questi dipendenti, tuttavia, costituiscono l’ampia maggioranza dei cittadini dell’UE.

Naturalmente abbiamo bisogno di investimenti in istruzione, formazione, ricerca e innovazione tecnica. Inutile dirlo. Tuttavia, se, per la stragrande maggioranza delle persone, l’accesso all’università o alla scuola dipende dal fatto che i genitori dispongano di denaro a sufficienza nei loro portafogli, allora non si tratta di una politica sociale. Occorre pari accesso per tutti i cittadini nell’Unione europea, a prescindere dalle origini e dalle condizioni familiari. Se l’Europa sopravvivrà, dobbiamo rafforzare questo potenziale, non solo quello a livello commerciale. Dobbiamo consolidare soprattutto le potenzialità dei giovani di questo continente che hanno bisogno di accesso a ricerca, competenze e formazione.

Senza dubbio nuoce alla fiducia sociale il fatto che ogni persona ricca in Europa può spostare il proprio forziere da un paese a un altro senza alcun onere fiscale. Si tratta di un altro colpo! Ha pertanto ragione quando sostiene che dobbiamo disciplinare i mercati finanziari dell’UE.

Tutto ciò, signor Presidente, parla a favore di una revisione degli orientamenti. In definitiva importa poco se la chiediamo o meno. Qualora lei domani trasmettesse questo messaggio al Consiglio, saremo dalla sua parte; ma lo saremo soltanto se lo farà, signor Presidente!

(Applausi)

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, il Consiglio di questa settimana si svolge approssimativamente a metà strada tra la disperazione e la speranza. Anche se sembra che le principali difficoltà siano state superate, il Trattato di Lisbona non è ancora stato ratificato, e si trascinano questioni su alcune delle sue disposizioni. Abbondano le incertezze riguardo alla direzione politica di Russia, Turchia e di taluni nostri paesi confinanti del Medio e del Vicino Oriente. La crescita economica sta rallentando, incalzata dall’impatto sul PIL delle passate crisi nel settore bancario in Svezia, Finlandia, Ungheria o Spagna, per non parlare di Argentina o Giappone. Tale situazione rende più che gradito un intervento concordato da parte delle nostre banche centrali questa mattina.

Al di là di tali considerazioni, le principali sfide globali della crescita della popolazione e della migrazione, della criminalità internazionale e del terrorismo, dei cambiamenti climatici e della sicurezza energetica, continuano ad avere un certo peso nei pensieri dei nostri politici. L’urgente attuazione delle proposte della Commissione al fine di affrontare i cambiamenti climatici incombe sugli Stati membri e su quest’Aula. I contorni della sfida sono ampi.

La relazione dell’Alto rappresentante concernente l’impatto dei cambiamenti climatici sulla sicurezza e la stabilità ci dimostra che si tratta di una preoccupazione reale e immediata, con il rischio di implicazioni militari, incluso l’impiego, talvolta discusso, della NATO come strumento di sicurezza energetica. Eppure, accecati da una dottrina economica a breve termine, alcuni Stati membri sono già occupati nel tentare di limitare i propri impegni per quanto riguarda le proposte della Commissione sui cambiamenti climatici. Consultate il progetto di conclusioni del Consiglio (paragrafo 18), e notate alcune delle parole ambigue che sono state inserite.

Questo doppio pericolo include la minaccia di una ritirata nella Fortezza Europa. Solo accrescendo la solidarietà interna possiamo evitare la trappola in cui cadono gli Stati membri, come scegliere South Stream anziché Nabucco. Solo estendendo la solidarietà oltre le nostre coste possiamo ottenere la pace nel Mediterraneo, il Mare Nostrum, o nel Mar Caspio. Einstein aveva ragione quando affermava che non è possibile mantenere la pace con la forza, ma che si può raggiungere soltanto attraverso la comprensione.

Dobbiamo anche dare l’esempio. Nelle conclusioni del Consiglio spero di vedere un impegno da parte dei governi nazionali e dell’Unione europea volto a ridurre l’impiego di energia nei nostri stessi edifici governativi e istituzionali, nonché nelle nostre flotte di automobili, con obiettivi vincolanti al fine di raggiungere tale traguardo.

L’IPCC e altri hanno lanciato seri avvertimenti per quanto riguarda il prezzo dell’inazione. Dobbiamo agire e possiamo farlo poiché, malgrado i forti venti contrari, i principi economici fondamentali della zona dell’euro resistono, come sostiene il Presidente della Commissione, con la domanda interna e le esportazioni che seguitano a crescere, un segnale che la strategia di Lisbona sta funzionando e deve essere proseguita.

Sentiamo ciò che affermano i deputati in quest’Aula. Il gruppo dell’onorevole Wurtz stava conducendo una protesta relativa alla minaccia per 12 000 posti di lavoro all’Unilever. L’onorevole Schulz ha scritto una lettera ai 27 capi di Stato e di governo chiedendo un cambiamento della direzione economica, norme sociali vincolanti e maggiore protezione sociale. Tuttavia, tali iniziative non tengono conto della realtà di ciò che sta accadendo nell’economia globale, in cui, poiché sempre più paesi hanno aperto le proprie economie, il rapporto totale commercio/PIL è aumentato più rapidamente del rendimento complessivo. Ora metà delle nostre entrate deriva dal commercio e persino i paesi in via di sviluppo adesso costituiscono un terzo del commercio mondiale. L’integrazione dell’economia mondiale dimostra che non si tratta di un gioco a somma zero. Se la quota dell’Europa in questa economia può ridursi, la crescita complessiva implica che continuiamo a creare posti di lavoro e benessere. Perciò abbiamo realizzato 6,5 milioni di nuovi posti di lavoro negli ultimi due anni. Il mio gruppo ha a lungo discusso questo aspetto e siamo lieti sia stato riconosciuto da Jacques Delors e da Poul Nyrup Rasmussen nel programma politico che hanno concepito per il gruppo PSE, adottato a Oporto 15 mesi fa.

Onorevole Schulz, se in Aula è presente uno struzzo, non va cercato nel seggio n. 21 (del Presidente della Commissione Barroso), ma nel seggio n. 6 (dell’onorevole Schulz). Ritengo che ciò spieghi perché il gruppo PSE abbia perso il proprio ruolo precedente di motore dell’istituzione.

Il Consiglio europeo deve mostrare più urgenza nell’ottenere i propri obiettivi in materia di ricerca e sviluppo. Deve stimolare il mercato a favore del capitale di rischio e della mobilità dei ricercatori al fine di promuovere l’innovazione. Deve migliorare la trasparenza e la sorveglianza del settore bancario per evitare i pericoli. Presidente Lenarčič, deve prestare attenzione alla coesione sociale e alla stabilità ambientale, ma nella certezza che i mercati siano il più forte strumento a disposizione per migliorare la qualità della vita.

(Applausi)

 
  
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  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, desidero porgere il benvenuto al Presidente in carica del Consiglio e al Presidente della Commissione e affrontare ciò che i nostri vecchi, i nostri saggi, e alcuni direbbero i nostri uomini migliori – anche se non necessariamente condivida il concetto –, discuteranno nel corso del vertice nei prossimi giorni.

Anziché ripetere tutto quello che hanno affermato i miei colleghi, poiché concordo con la maggior parte degli interventi, vorrei dire che non si tratta di uno o dell’altro concetto, ma piuttosto di una combinazione di tutti: cercare di estrapolare le idee migliori da tutte le diverse proposte presentate e impiegarle come unico modello che l’Europa deve seguire. Sostengo ciò poiché la nostra esperienza negli ultimi 30 anni, in particolare gli ultimi 20, ha dimostrato che una soluzione non esclude l’altra. Non è possibile ottenere una crescita economica senza un’adeguata coesione e protezione sociale. Non è possibile ottenere una tutela dell’ambiente senza appropriati investimenti in nuove risorse, nella tecnologia dell’informazione e in ricerca e sviluppo, al fine di generare metodi innovativi volti ad affrontare i problemi che ci troviamo di fronte.

Analogamente, non è possibile risolvere la questione della disoccupazione affermando semplicemente di volere più posti di lavoro. Occorre incoraggiare le imprese e le aziende a creare posti di lavoro, a investire denaro e generare benessere. Tanto può essere fatto solo da parte dei servizi pubblici, siano investimenti pubblici per le infrastrutture o qualsiasi altra cosa. Infine, tocca agli operatori del settore nelle piccole e medie imprese, che impiegano il 62% di tutti i lavoratori dell’Unione europea, investire maggiore denaro nel creare sempre più posti di lavoro.

Tale azione richiede una certa flessibilità. Tuttavia, la flessibilità non dovrebbe essere un sinonimo di abbassamento dei parametri o della tutela dei diritti dei lavoratori. Allo stesso modo, non si può usare un esempio negativo, come il caso Laval (negativo a sufficienza), per annunciare che tutti gli altri devono essere controllati nella maniera più rigorosa. Va utilizzato come punto di partenza, non come fine del gioco. Consideriamo le sfide che affrontiamo oggi nell’Unione europea: la nostra mancanza di investimenti in attività adeguate di ricerca e sviluppo. I soggetti migliori e più brillanti delle università e delle istituzioni europee lasciano l’Europa per svolgere le loro ricerche e ulteriore lavoro in America, Giappone e ora anche in Cina. E non dimentichiamo il trasferimento dell’industria e dell’impresa europee: non in paesi all’interno dell’Europa, come avveniva 10-12 anni fa, ma al di fuori dell’Unione europea, in India, Pakistan, Malesia e altri paesi.

Ora occorre concentrarsi veramente non solo laddove le improvvise difficoltà del mercato dei subprime generano oggi problemi a breve termine. Se ripensiamo agli ultimi 25 anni dei mercati economici, si comportano ciclicamente: ci sono alti e bassi. Dobbiamo garantire che le basi gettate oggi fra 15 anni saranno solide come lo sono adesso, che continueranno a produrre crescita economica e a offrire sicurezza nell’approvvigionamento dell’energia. Il Presidente estone ieri ci ha riferito che la Russia attualmente sta agendo come una superpotenza, al fine di usare il proprio potere nel settore del petrolio e del gas per influenzare la politica estera. Dobbiamo assicurare solidarietà nell’Unione europea per far fronte e rispondere a tale sfida.

La nostra risorsa migliore e più preziosa è costituita dai giovani. Se non investiamo adeguatamente in istruzione e formazione, e non forniamo loro competenze e opportunità nell’Unione europea, rischiamo di perderli.

Infine, permettetemi di dire al Presidente in carica del Consiglio che desidero tributare un plauso ai giovani sloveni per il loro lavoro durante la Presidenza slovena, in particolare a quelli nell’ufficio del protocollo, e per l’accoglienza e l’immagine trasmessa della Slovenia come paese.

 
  
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  Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero iniziare riprendendo ciò che ha affermato l’onorevole Schulz. Vorrei ancora una volta evidenziare che non stiamo valutando con onestà la strategia di Lisbona se trascuriamo il fatto che, se l’Europa esce effettivamente vincitrice dalla globalizzazione, le vittorie però sono distribuite in maniera ben poco uniforme. Inoltre, la crescita dell’occupazione non ha in alcun modo risolto il problema dei lavoratori poveri; al contrario, malgrado occupazione e crescita siano aumentate, abbiamo anche acuito la povertà dovuta all’insicurezza del posto di lavoro.

Noi del Parlamento europeo abbiamo chiesto esplicitamente nella nostra risoluzione che la Commissione e il Consiglio si occupassero della questione dei salari minimi a livello settoriale, e che la Commissione valutasse diversamente i risultati della strategia di Lisbona nell’ottica del problema della crescente emarginazione sociale. Tale indicatore di povertà è parte integrante della nostra risoluzione, e ritengo sia increscioso che né il Consiglio né la Commissione abbiano finora reagito a queste decisioni del Parlamento europeo.

(Applausi)

Passando alla questione del clima e dell’energia, onestamente sono rimasta sorpresa nel momento in cui un rappresentante del governo tedesco a Bruxelles ha dichiarato che, solo pochi giorni prima di questo vertice di primavera, la politica ambientale dovrebbe tenersi alla larga dalla politica industriale ed economica. Tale affermazione è stata pronunciata dal sottosegretario di Stato del ministero dell’ambiente tedesco Machnik, che senza dubbio è noto ai miei colleghi tedeschi. Il ministero tedesco dell’Ambiente non comprende cosa realmente significhi sostenibilità.

Di conseguenza non stupisce affatto che il governo tedesco seguiti a opporsi ai limiti di CO2 per i veicoli, che non sia favorevole al mercato unico per l’energia come proposto dalla Commissione, e che stia cercando di organizzare un’alleanza contro le “nuove definizioni di scambio di emissioni”.

Noto con dispiacere che, in questi negoziati, la Germania ha in parte dimenticato che cosa è stato firmato e sancito al vertice di primavera dello scorso anno. Alcune delle sue politiche attuali sono del tutto divergenti dalle conclusioni del vertice passato. Non sono certa, ad esempio, che la nuova priorità attribuita all’energia rinnovabile, che pare indiscutibile, sia veramente sufficiente a garantire la sostenibilità nell’ambito dell’energia e del clima.

L’Unione per il Mediterraneo inoltre mi fa porre alcune domande. Talvolta si ha l’impressione che, proprio come i principali accordi con la Russia relativi al gas – intendo North Stream e South Stream –, questa Unione per il Mediterraneo sia una prova ulteriore che una politica europea uniforme sull’energia e sulla sicurezza della sua fornitura è semplicemente impossibile. Qualora il Consiglio non riuscisse ad affrontare tale problema, verrà meno ai suoi obblighi.

(Applausi)

 
  
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  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, oggi festeggiamo il cinquantesimo anniversario del Parlamento europeo e dovrebbe essere senza dubbio un’opportunità per il prossimo vertice al fine di concedere finalmente a quest’Aula il diritto d’iniziativa!

Inoltre ritengo che il 50° anniversario del Parlamento europeo costituisca la giusta occasione per me e il mio gruppo di chiarire che né il Consiglio, né la Commissione dovrebbe attendersi che quest’Aula in futuro sarà arrendevole, indulgente e piena di adulazione. Sarà ancora nostro dovere difendere i cittadini dell’Unione europea che spesso sono ignorati: i 70 milioni o più di persone nell’UE che vivono o sono a rischio povertà, tra cui 19 milioni di bambini.

Se, come pensiamo, il Consiglio europeo accoglierà la relazione strategica della Commissione sulla rinnovata strategia di Lisbona e si congratulerà per il proprio successo, allora dovrebbe dedicare molto più di poche righe a questi cittadini europei, a questi bambini, che non traggono alcun beneficio dai risultati della strategia di Lisbona.

La direzione e le priorità della strategia sono sbagliate, come le politiche che ne derivano! Onorevole Watson, non sono le nostre proteste contro la condotta aggressiva globale di Unilever, Thyssen-Krupp, Nokia e molti altri a non essere realistiche, ma il rifiuto della Commissione e del Consiglio a confrontarsi con le società mondiali che agiscono in maniera così aggressiva e ad attribuire l’adeguata priorità alla tutela dei dipendenti coinvolti e di coloro che sono socialmente esclusi.

Posso solo concordare con la rete europea antipovertà quando si lamenta del fatto che la lotta contro la povertà, l’esclusione sociale e una crescente suddivisione della società, tuttora non sia stata affrontata e sostenuta con la trasparenza e la determinazione necessarie.

Il 10 marzo la rete ha rivolto quattro domande al vertice di primavera, e il Parlamento europeo dovrebbe promuoverle nello specifico. Precisamente in che modo proponete di consolidare la dimensione sociale della strategia di Lisbona? Quali azioni specifiche sono intese a rispettare l’impegno di “imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà”? Considerato che 18,9 milioni di coloro che sono ufficialmente poveri (78 milioni) hanno un’occupazione, quali misure si propongono al fine di risolvere la povertà nel lavoro? Quali provvedimenti sono previsti per garantire che i crescenti prezzi dell’energia non minaccino coesione e inclusione sociale? Queste quattro domande sono fondamentali, credo, qualora la crescita economica dovrà essere veramente sostenibile in termini sociali e ambientali.

 
  
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  Jens-Peter Bonde, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio e signor Presidente della Commissione, con la mia collega irlandese, l’onorevole Kathy Sinnott, ho elaborato una proposta di un nuovo protocollo che modifica il Trattato di Lisbona prima dell’approvazione finale. Invaliderà una sentenza rivoluzionaria da parte della Corte europea di giustizia del 18 dicembre 2007.

Un’impresa lettone intendeva costruire una scuola in Svezia con lavoratori lettoni retribuiti molto meno rispetto a quelli svedesi per lavori analoghi. Le organizzazioni sindacali svedesi hanno fissato un blocco. Questo intervento ora è stato giudicato illegittimo dalla Corte europea di giustizia. Si consentirà che il principio del Trattato sulla libera circolazione delle merci e dei servizi sia mitigato dall’altro principio fondamentale del diritto allo sciopero, solo se esiste un rischio per la sicurezza pubblica, l’ordine o la salute. Un salario medio e una contrattazione collettiva non contano. Il modello scandinavo di flessicurezza e la cooperazione volontaria tra sindacati e datori di lavoro possono essere trascurati.

I lavoratori stranieri in imprese straniere in Irlanda ora possono lavorare per il minimo salariale irlandese pari a 9 euro l’ora. E’ illegittimo per le organizzazioni sindacali irlandesi agire contro questa sentenza della Corte salvo in relazione al salario minimo. Nel mio paese, in cui non disponiamo di retribuzione minima, è ancora peggio.

La sentenza della Corte è un fallimento e deve essere annullata da una nuova formulazione nei Trattati o da un protocollo giuridicamente vincolante. E’ possibile consultare la nostra proposta sul mio sito Internet. Esorto la Presidenza slovena e il Presidente della Commissione a sollevare la questione al vertice.

Ho una domanda per la Commissione e il Consiglio: quando disporremo di un Trattato consolidato in modo da poterne comprendere il contenuto?

 
  
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  Jana Bobošíková (NI) . – (CS) Onorevoli colleghi, ritengo che domani al vertice i capi di Stato dovrebbero svegliarsi e ammettere che una riduzione del 20% della produzione europea di CO2 e un incremento del 20% delle energie rinnovabili in 12 anni è un’idea utopica. Se imponiamo ulteriori restrizioni alle imprese europee, metteremo a repentaglio la loro competitività e l’occupazione, e alla fine gli investimenti si sposteranno in paesi che non creano ostacoli legati al clima.

Inoltre, anziché dare credito all’assurdità riguardo a moltitudini di rifugiati africani e asiatici che invadono l’Europa perché il clima li sta costringendo ad abbandonare le loro case, dovremmo considerare le nostre politiche che hanno reso l’Europa un obiettivo per i poveri migranti, invece che per i lavoratori qualificati.

Sono convinta che dovremmo concentrarci su processi innovativi che riducano i comparti produttivi ad alto consumo di energia. Dovremmo preferire e concedere finanziamenti a cervelli esperti, anziché a cervelli verdi. Dovremmo inoltre allontanare la paura infondata dei reattori nucleari. Se il Consiglio intende agire nell’interesse dei cittadini, i paesi devono investire in ricerca, sviluppo e istruzione proprio nell’ambito dell’energia nucleare.

 
  
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  Giles Chichester (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, questo Consiglio europeo si svolge con grande incertezza economica nell’aria. Il vertice prenderà in considerazione un aggiornamento dell’agenda di Lisbona, che ha solo due anni per essere avviata. E’ indispensabile che i capi di governo non si abbandonino all’autocompiacimento.

Esistono minacce reali al libero scambio e ai principi fondamentali di libera e aperta concorrenza che devono costituire la base dell’Unione europea. In questo contesto, mi ha fatto piacere leggere i recenti commenti del Presidente della Commissione sul Financial Times, in cui ha rilevato il preoccupante spettro del crescente protezionismo in Europa. Quando gli è stato chiesto se tale opinione si stesse diffondendo, ha risposto: “Sì, e temo che questo fenomeno non riguardi soltanto l’Europa, ma a tutto il mondo. Le forze politiche europee che erano tradizionalmente a favore del mercato, per dirla in maniera elegante, oggi sono più prudenti.”

Ci sono pertanto crescenti rischi protezionistici, e non ultimo quando sentiamo la retorica oltreoceano da parte dei due candidati alla corsa presidenziale. Siamo chiari, l’Europa ha molto più da guadagnare che da perdere dalla globalizzazione. In effetti, The Economist ha di recente lamentato il linguaggio antiglobalizzazione utilizzato da alcuni leader europei. La realtà, vi si legge, era che i cittadini europei escono vincitori dalla globalizzazione, con importazioni convenienti, inflazione contenuta e tassi d’interesse bassi. Nonostante la comparsa di India e Cina, la quota di esportazioni dell’UE nel mondo tra il 2000 e il 2006 è aumentata, anche se leggermente.

In Francia, ove la retorica protezionista è forse più marcata, da una recente relazione è emerso che solo il 3,4% dei posti di lavoro persi nel 2005 potrebbe essere stato causato dalla cosiddetta delocalizzazione. Quindi, dovremmo considerare tutto in prospettiva e riproporlo al Presidente della Commissione per la sua rigorosa posizione in merito. L’Europa avrà successo sui mercati internazionali solo se migliorerà la propria competitività, riformerà radicalmente i mercati del lavoro e prenderà seri provvedimenti sulle norme scadenti per le aziende, sia a livello europeo che a livello nazionale.

The Economist ha chiesto se i politici odierni saranno sempre onesti a sufficienza per dire alle persone che la globalizzazione è positiva per l’Europa e per loro. Il Presidente Barroso è stato sincero; è ora che i leader europei lo sostengano.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE) . – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mondo reale ha sorpreso l’Unione europea. Al vertice di primavera del 2007, l’UE a 27 era ancora libera di sognare un mondo ideale. L’Europa era nuovamente ripartita in termini di crescita; la disoccupazione stava calando; i posti di lavoro aumentavano; i disavanzi pubblici stavano scendendo; il Consiglio europeo stava introducendo una serie di obiettivi visionari riguardo alla lotta ai cambiamenti climatici; e alla Conferenza di Bali l’Europa era pronta a fingere da guida per il resto del mondo.

In agosto, tuttavia, è esplosa la crisi dei subprime e seguita a creare scompiglio. Dopo le banche e le compagnie di assicurazione, ora sono i fondi d’investimento a causare turbolenze. Nel mostrare il loro sdegno per circostanze morali, le banche centrali sono diventate i pompieri degli speculatori. Le principali banche centrali hanno di nuovo costretto a immettere miliardi nei circuiti finanziari al fine di “gestire la pressione sulle attività liquide”, come si è affermato in modo discreto nel mondo dell’alta finanza.

E’ l’economia generale a pagarne le conseguenze. Una compressione comune del credito ha rallentato la crescita economica. La recessione incombe; la BCE invita alla moderazione per i lavoratori dipendenti, il cui potere di acquisto è continuamente ridotto da prezzi più elevati per energia e generi alimentari. D’altro canto, i geni falliti della finanza e dell’industria non sono retribuiti in misura così moderata. Il dollaro è al minimo storico e un barile di greggio al massimo storico. Le previsioni di crescita sono sempre più ritoccate verso il basso.

Malgrado questo contesto mutevole, il Presidente Barroso si aggrappa agli orientamenti integrati esistenti, come se fossero incisi nel marmo portoghese. Il vertice di Bali non si è allineato ai nobili obiettivi proposti dagli europei. Gli americani, i giapponesi, i canadesi e perfino gli australiani, nonostante il loro nuovo stato di firmatari di Kyoto, non hanno accettato obiettivi di compromesso, né lo hanno fatto i cinesi, gli indiani, i brasiliani o i russi. La tabella di marcia intesa a condurci alla conferenza sul clima a Copenaghen nel 2009, è il documento più debole. La Commissione, tuttavia, non ha intenzione di adeguare ai problemi che emergono oggi le decisioni prese in occasione del vertice del 2007.

Ciononostante, in seno alla Commissione si stanno facendo sentire numerose voci ragionevoli. Il Presidente Barroso denuncia le illusioni di un’Europa priva di industria. Il Vicepresidente Verheugen insiste sul fatto che occorra prendere decisioni chiare e flessibili che non contribuiscano a deindustrializzare l’Europa. Gli imprenditori nel settore energetico ovviamente non avranno problemi con la messa all’asta di certificati di CO2. Siccome i clienti sono come creta nelle loro mani, trasferiranno semplicemente a loro i costi aggiuntivi. Nei settori dell’acciaio e dell’alluminio e di altri comparti a elevato consumo energetico, operanti su un mercato globale, le spese generali non saranno riflesse sui prezzi, ma colpiranno di certo l’unica variabile di aggiustamento rimanente: l’occupazione. Questa opzione in breve tempo si tradurrebbe in un trasferimento in paesi in cui le norme a livello sociale e ambientale sono meno rigorose che in Europa. Il vantaggio per il clima mondiale sarebbe pari a zero, mentre i costi sociali per gli europei sarebbero insostenibili.

Il vertice del 2007 ha preso alcune decisioni coraggiose, ma che non si sono conciliate con le realtà dell’UE a 27. Il raggiungimento dell’obiettivo dei biocarburanti da solo causerebbe più danno che profitto, e i consumatori senza dubbio ci rimetterebbero. Il prossimo vertice deve adeguare tali decisioni alle nuove realtà economiche del mondo e definire una politica ambientale che non agisca nell’illusione che la sola UE possa sostenere l’onere della lotta contro i cambiamenti climatici.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz (ALDE) . – (PL) Signor Presidente, la sicurezza in materia di energia dovrebbe indubbiamente rappresentare una caratteristica della politica energetica dell’Unione europea. Tale sicurezza può essere raggiunta solo tramite azioni congiunte, lavorando in cooperazione con gli altri, e quando l’UE si esprime a una sola voce. Questo non è il caso del gasdotto Nabucco, un progetto di importanza strategica per l’Europa.

A mio parere, tale questione dovrebbe essere sollevata nel prossimo vertice del Consiglio, che dovrebbe garantire che l’Unione agisca come una singola entità laddove si tratta di questo gasdotto. Occorrerebbe inoltre ricordare che un secondo gasdotto, la cui costruzione è appoggiata da molti paesi europei, può significare che per ragioni pratiche non sarà possibile perseguire il progetto Nabucco. Non sarà semplicemente disponibile gas a sufficienza.

Pongo pertanto una domanda all’Unione europea. Non sarebbe francamente possibile sostenere questo gasdotto con finanziamenti dell’UE, al fine di migliorare la sicurezza dell’Unione in materia di energia? Interventi simili sono stati intrapresi per il progetto Galileo, considerato di importanza strategica.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (UEN) . – (PL) Signor Presidente, vorrei ricordare a quest’Aula che la strategia di Lisbona, di cui il Presidente Barroso ha tessuto le lodi, era finalizzata a consentire alla nostra economia di superare quella degli Stati Uniti. Purtroppo, tutto ciò che abbiamo osservato, ascoltato e sperimentato indica non solo che non siamo riusciti nell’intento con gli Stati Uniti, ma stiamo perdendo terreno anche con l’Asia. Anziché preannunciare successo, quindi, occorre indicare chiaramente che nel perseguire la strategia di Lisbona, l’Unione sta partecipando a una gara che non ha assolutamente intenzione di vincere.

Se il desiderio era veramente rendere l’economia europea più dinamica ed efficace, la Commissione europea non avrebbe introdotto barriere che ostacolano la nostra crescita economica, come è avvenuto negli ultimi anni. Mi riferisco alle restrizioni alla libertà di fornire servizi nel territorio dell’Unione europea e alla libertà di occupazione. Pertanto, consideriamo seriamente tali dichiarazioni, o realizziamo semplicemente una messinscena, presentando slogan e proclamandoci ciechi di fronte alla realtà, mentre in effetti avviamo iniziative che hanno l’effetto opposto e impediscono lo sviluppo.

La Commissione è responsabile di un’eccessiva regolamentazione dell’economia, di un’esagerata quantità di direttive e di concessioni, e di tutto ciò che rende l’economia oltremodo dipendente dalla burocrazia, inclusa quella europea. Per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici, in particolare la questione del biossido di carbonio, non vorremmo che il costo di questi sforzi rappresentasse un onere esagerato sulle economie dei nuovi Stati membri. Consentire che ciò accada equivarrebbe a gettare il bambino con l’acqua sporca.

 
  
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  Claude Turmes (Verts/ALE) . – (DE) Signor Presidente, il gruppo socialista ha indubbiamente ragione nell’affermare che la distribuzione della ricchezza in Europa non ha funzionato in modo appropriato negli ultimi anni, e di certo l’onorevole Robert Goebbels ha ragione nel chiedere un approccio differente nei confronti della speculazione e dello spreco di miliardi di euro.

Ciononostante, vorrei avvertire dal mettere gli affari sociali contro quelli ambientali, come i socialisti e altri in quest’Aula stanno nuovamente cercando di fare. Attualmente ci troviamo di fronte alla presenza di una lobby, una lobby di baroni dell’acciaio, dell’alluminio e dell’industria chimica.

Che cosa vogliono questi uomini? Di regola sono uomini! Queste persone vogliono indebolire il principio “chi inquina paga”. E’ decisamente inaccettabile per le industrie che ora inquinano maggiormente essere esentate dalla tassa sull’inquinamento, e la vendita all’asta delle quote di CO2 non è nient’altro che questo. Che cosa accadrà in seguito? Avverrà che a livello internazionale non ci sarà alcuna modernizzazione delle industrie chimiche, dell’acciaio e dell’alluminio.

Occorre pertanto applicare il modello seguente. Primo, deve esserci una vendita all’asta al 100%. Secondo, questi fondi devono essere ipotecati in modo che, come è avvenuto in Danimarca nei primi anni novanta, il ricavato di una tassa per la CO2 riscossa dall’industria, sia reinvestito nella modernizzazione del settore dell’acciaio e delle altre imprese a elevato consumo di energia in Europa. Terzo, e ritengo che al riguardo dovremo lavorare con la Presidenza francese, naturalmente occorrono sanzioni per il dumping ambientale al di fuori del mercato unico, in altri continenti.

Si tratta, tuttavia, di un’idea sbagliata che ogni impianto siderurgico al di fuori dell’Europa sia dotato di parametri in materia di ambiente ed energia meno rigidi rispetto agli stabilimenti che oggi hanno sede in Europa. Non è vero, e pertanto qualsiasi ammenda funzionerà solo se sarà trasparente. Politiche sociali e ambientali che agiscono di pari passo: è il futuro.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL) . – (SV) Signor Presidente, la visione presentata oggi dalla Commissione e dal Consiglio comunica una realtà del tutto diversa da quella in cui vive la maggior parte dei nostri cittadini, una condizione in cui sono aumentati povertà e divari tra i diversi gruppi. E’ stato dichiarato che più persone hanno trovato un posto di lavoro, ma non che tipo di lavoro ha registrato un aumento. Si tratta prevalentemente di lavori a basso salario che non consentono alle persone di provvedere per sé e per i figli. Sono lavori casuali con condizioni incerte di occupazione. Non è il modello di società che noi a sinistra vogliamo o accettiamo.

Sappiamo che esistono altre strade da percorrere, che conducono alla solidarietà e alla giustizia, e a una società per tutti i cittadini. Qualsiasi prospettiva di Europa sociale si è concretizzata quando la Corte europea di giustizia ha deciso in merito alle cause Vaxholm e Viking Line. Le sentenze hanno del tutto chiarito che, nell’UE, la libera circolazione e le domande e gli interessi del mercato interno sono più importanti degli interessi dei dipendenti. La conseguenza delle sentenze è il dumping sociale. I lavoratori di paesi diversi sono messi uno contro l’altro. I datori di lavoro seri che vogliono pagare salari dignitosi e offrire condizioni di lavoro ragionevoli sono fuori combattimento. La Corte di giustizia non lascia spazio a dubbi. Ma perché la Commissione e il Consiglio restano indifferenti in merito? Per quale motivo approvare un Trattato che rafforza ulteriormente gli interessi del mercato, a discapito di quelli dei lavoratori?

La sentenza Vaxholm ha fornito tre risposte inequivocabili: primo, gli Stati membri non possono decidere su questioni relative al mercato del lavoro; secondo, i dipendenti non possono ricorrere a controversie che spaccano il mercato interno, pertanto la Corte toglie ai lavoratori il loro unico strumento efficace atto a difendere il principio di pari retribuzione per pari lavoro; terzo, le imprese che si sono stabilite in paesi dell’UE con livelli salariali inferiori, ottengono il diritto di trasferire i dipendenti negli altri paesi per lavorare con gli stessi salari bassi.

Organizzazioni sindacali, politiche e non governative e milioni di persone normali hanno riconosciuto la possibilità di un’Europa dei cittadini, ma quando lo faranno anche la Commissione e il Consiglio?

 
  
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  Johannes Blokland (IND/DEM).(NL) Il Presidente Barroso ha parlato di inflazione. L’inflazione è uno spettro che ancora una volta perseguita gli Stati membri. Al 3,2%, attualmente è ben superiore all’obiettivo del 2%, ed è una tendenza preoccupante, provocata da un aumento delle retribuzioni, come nei Paesi Bassi. La discussione dello scorso anno in preparazione per il vertice di primavera è stata dominata dalle riforme allo Stato assistenziale. Ciò era assolutamente ragionevole. Gli Stati assistenziali erano diventati insostenibili. Vari Stati membri hanno gestito questa situazione in maniera vantaggiosa e ora si trovano in una posizione migliore.

Tuttavia, signor Presidente, la prospettiva non è piacevole. L’inflazione è eccessivamente elevata; il costo delle materie prime è in rialzo; recentemente le banche centrali hanno dovuto evitare una crisi dei crediti sui mercati finanziari con prestiti notevoli. La fiducia dei consumatori ora deve riprendersi.

La scorsa settimana il Presidente Trichet ha affermato che, in conformità della posizione di politica monetaria, la Banca centrale europea continuerebbe nel suo proposito di mantenere la stabilità, e la BCE deve fare in modo indipendente ciò che anche il nuovo direttore francese del Fondo monetario internazionale richiede. Tuttavia, è a discrezione degli Stati membri sostenere questa politica garantendo che gli aumenti delle retribuzioni siano controllati.

Il Presidente del Consiglio può indicare quali misure aggiuntive intraprenderà il Consiglio al fine di invertire la tendenza? Possiamo attenderci provvedimenti volti a verificare l’aumento già eccessivamente accelerato delle retribuzioni? Molte grazie.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI) . – (DE) Signor Presidente, sembra che un argomento di discussione al vertice di primavera sarà l’Unione per il Mediterraneo, per cui non sono ancora stati chiariti né la struttura, né il quadro e nemmeno i finanziamenti. Tale dibattito potrebbe probabilmente affiancare altre questioni economiche, quali l’attuazione della strategia di Lisbona o in quale modo stimolare l’economia rispetto alla crisi finanziaria internazionale.

Innanzi tutto abbiamo avuto il consiglio del Baltico, poi il partenariato euromediterraneo. Le regioni marine stanno quindi collaborando in vari modi. Tuttavia, l’argomentazione secondo cui un’Unione per il Mediterraneo consoliderà la cooperazione a livello governativo, nell’ottica di contrastare l’immigrazione illegale, a mio parere è ingannevole.

Inoltre sarebbe sbagliato fornire ulteriore sostegno economico agli Stati africani con il pretesto di promuovere le relazioni di vicinato, senza stabilire condizioni. I paesi africani di origine e di passaggio per gli innumerevoli rifugiati economici hanno, dopo tutto, intascato grandi quantità di aiuti allo sviluppo, spesso senza mostrare la più lieve volontà di riprendersi i propri connazionali. In generale, quindi, un aiuto finanziario deve essere associato alla conclusione di un accordo al fine di riaccogliere i rifugiati illegali o a pacchetti di misure volte a prevenire la migrazione illegale.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE-DE) . – (NL) Signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, signor Presidente del Parlamento, onorevoli colleghi, se consideriamo l’agenda del vertice di primavera troviamo un elenco pressoché completo delle sfide socioeconomiche ed ecologiche che deve affrontare la nostra generazione: è questa la situazione se vogliamo assumerci la responsabilità per chi verrà dopo di noi in un periodo di globalizzazione, cambiamenti climatici, progressi tecnologici e invecchiamento demografico.

Senza dubbio siamo responsabili degli obiettivi e degli approcci necessari per ottenere ciò, e certamente ci attendiamo che tutti facciano quello che hanno detto e che sia esercitata una sufficiente pressione a tutti i livelli politici per raggiungere risultati.

In quanto coordinatrice del gruppo per la strategia di Lisbona, vorrei dire quanto apprezziamo il fatto che la Commissione abbia presentato il programma comunitario di Lisbona. A ognuno dei 10 punti va il nostro pieno sostegno, e lo stesso vale per l’annuncio di una normativa sulle piccole imprese. Tuttavia, questa iniziativa sarà concreta a condizione che la normativa sulle piccole imprese sia favorevole alle PMI non solo in teoria. Questa normativa, signor Presidente, deve quindi andare oltre la Carta delle PMI, che è stata approvata alcuni anni fa a Santa Maria de Feira. Affinché ciò avvenga, la normativa sulle piccole imprese deve garantire che sia creato il miglior contesto operativo possibile per le PMI, e tale aspetto è applicabile alle microimprese nonché alle piccole e medie imprese.

A tale scopo, si rivela assolutamente necessaria una condizione che deve essere applicata a ogni livello, a misure concrete o di pura semplificazione: innanzi tutto pensare piccolo. Considerare le PMI il punto di partenza e non un’eccezione, e far sì che questo sia un criterio vincolante in modo che alla fine diventi più di uno slogan. Soltanto in questo modo riusciremo davvero a raggiungere le imprese che costituiscono la parte principale del contesto in cui operano, ma, ancora più importante, che offrono il maggiore numero di posti di lavoro e quelli che vengono creati attualmente.

Sarebbe un’azione molto positiva, signori membri della Commissione e del Consiglio, se domani al Consiglio di primavera potesse essere concordato in una volta e per tutti questo principio vincolante. Grazie per l’attenzione.

 
  
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  Harlem Désir (PSE) . – (FR) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, alla vigilia del vertice di primavera, l’economia è in subbuglio, i mercati sono deregolamentati, le borse stanno precipitando e la crescita è in calo. Si tratta del capitalismo internazionale, che crea ricchezza o distrugge valore per capriccio dei mercati, bolle speculative, derivati finanziari e folli operatori economici che, tra l’altro, stanno semplicemente facendo ciò che è stato chiesto loro, vale a dire ottenere il massimo profitto nel minor tempo possibile.

Tuttavia, sebbene i mercati siano di questa sorta, nessuna società è in grado di vivere così. In ogni caso, è questo fenomeno che può offrire all’Europa il suo reale significato nel mercato globalizzato: un’Europa che ovviamente non può del tutto sottrarsi a questa turbolenza, un’Europa che costituisce uno dei principali attori della globalizzazione, spesso a proprio vantaggio, ma che soprattutto trova in questo elemento il proprio significato e la propria vocazione al fine di controbilanciare il folle capitalismo tramite una regolamentazione pubblica, una stabilizzazione economica, politiche pubbliche attive intese a sostenere una crescita dell’economia reale, gli investimenti pubblici e privati in ricerca, innovazione e infrastrutture a livello europeo. La politica monetaria, ad esempio, dovrebbe proteggere la stabilità, cosa che fa, ma stimolare inoltre la crescita e regolare la parità nel miglior modo possibile per difendere le nostre esportazioni, anche se attualmente, purtroppo, ciò non avviene ancora.

Infine e soprattutto, il nostro gruppo sottolinea che l’UE deve compensare questa economia destabilizzata dell’alta finanza con un’efficace protezione sociale, solidi servizi pubblici e diritti sociali garantiti per i lavoratori.

Signor Presidente, l’Europa ora deve intervenire in maniera decisa al fine di prevenire e tutelare: non può solamente agire come un mercato interno nel vasto mercato globale. Deve essere più sensibile in termini sociali. Questa è inoltre la strada da percorrere per riacquistare il sostegno e la fiducia dei cittadini.

Ora appoggiamo la strategia di Lisbona, una strategia fondamentalmente basata su questi tre pilastri, già menzionati in Aula, ma le parole devono essere accompagnate dall’azione, da politiche europee effettive; altrimenti le intenzioni a livello sociale rimarranno lettera morta.

Perciò abbiamo chiesto un riesame degli orientamenti, visto che possono essere usati per gestire il progetto. Domandiamo nello specifico, tuttavia, dal momento che in questo caso è importante la sostanza, di riavviare l’agenda sociale europea. Deve esserci, ad esempio, una reazione da parte della Commissione riguardo alla causa Laval. La Commissione deve utilizzare i propri poteri d’iniziativa al fine di proporre una revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori. Si deve procedere a una revisione davvero ambiziosa della direttiva sui comitati aziendali europei al fine di consentire il dialogo sociale nei grandi gruppi che affrontano una ristrutturazione, affinché possa essere utilizzata in modo efficace e in tempo utile. Si deve rivedere nonché adeguare effettivamente la direttiva sull’orario di lavoro per contrastare gli opt-out e l’abuso di ore di lavoro eccessive. Occorre adottare la direttiva sul lavoro temporaneo al fine di combattere l’occupazione casuale, e avviare un ambizioso programma di apprendimento permanente in modo che il quinto pilastro, questa quinta libertà fondamentale, non sia riservata soltanto a un’élite, ma permetta a tutte le persone di realizzare effettivamente il proprio potenziale in quanto lavoratori, e di essere in grado di adattarsi ai cambiamenti dell’economia e del mercato del lavoro.

Signor Presidente della Commissione, questo è il nostro messaggio: usi il suo potere d’iniziativa per aiutare il Consiglio ad adottare un ambizioso programma a favore di un’Europa sociale.

 
  
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  Lena Ek (ALDE) . – (SV) Signor Presidente, è difficile assumersi la responsabilità per l’avvenire dell’Europa. Dobbiamo far fronte alla globalizzazione e alla concorrenza che ne deriva. Dobbiamo affrontare le complicate problematiche legate alla demografia, con un boom di pensionati e una popolazione in declino fino al 2020, l’anno in cui dovremmo raggiungere gli obiettivi in materia di ambiente e clima che abbiamo stabilito, vale a dire gli obiettivi 20-20-20. Dobbiamo garantire di avere uno sviluppo economicamente sostenibile in Europa. Sono lieta che, quando discutiamo di questioni relative alla strategia di Lisbona, questo aspetto rappresenti un approccio esauriente allo sviluppo economico sostenibile, alla crescita economica, alla responsabilità ambientale e alla politica socialmente responsabile.

Constatiamo che sforzi combinati stanno sortendo risultati. E’ positivo. Riteniamo inoltre che sia della massima importanza una strategia congiunta. La cooperazione avviata tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali è assolutamente fondamentale.

Vorrei concentrare l’attenzione sul nuovo settore che è stato inserito nella risoluzione di quest’anno, ovvero la politica dei trasporti, da cui molto dipende quando si tratta di obiettivi relativi al clima e di crescita. Ci troviamo in una situazione in cui dovremo essere in grado di creare maggiori posti di lavoro in Europa grazie a una politica dei trasporti efficace, sostenibile e compatibile dal punto di vista ambientale.

Il fatto è che le diverse aree politiche sono connesse. Non ha senso formulare dichiarazioni d’intenti relative agli obiettivi 20-20-20 nella politica in materia di clima laddove non sono anche riflesse nella risoluzione del Consiglio sulla strategia di Lisbona. Spero pertanto che, quando considereremo i risultati del vertice di primavera, troveremo una politica completa che risponda alla crescita economica e alla politica nel settore del clima. Questa è una sfida, amici miei!

 
  
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  Mario Borghezio (UEN) . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disordine finanziario mondiale deve essere affrontato con serietà dal prossimo Consiglio europeo.

Eurolandia sembra vacillare sotto la pressione di ondate di denaro in fuga dai bond italiani, greci, spagnoli e francesi per rifugiarsi nei titoli di stato tedeschi. La forbice fra bond italiani e tedeschi è giunta oltre i 63 punti, come nel ‘99 quando sembrava che l’Italia non potesse mantenere rigorosamente i limiti di Maastricht.

Ancora ieri, in Italia, un’asta di BOT è andata parzialmente deserta. Il Telegraph del 6 marzo rivela che una grande banca di investimenti, che ha speculato con un gioco di arbitraggio fra quotazioni di acquisto e di vendita di bond italiani e derivati del credito, sarebbe stata costretta a liquidare tutti i bond. Il Tesoro italiano è dovuto intervenire per sostenere il valore dei BOT.

E’ vero o non è vero quel che si dice da tempo nei mercati dell’alta finanza, scommettendo sull’uscita dell’Italia dall’euro? E’ debole questa Europa e occorrerebbe, per affrontare problemi di questa gravità, ben altra forza da parte dei governi nazionali in luogo delle vecchie e inutili misure proposte dai tecnocrati di Bruxelles, attuando i necessari interventi e non le ricette illuministe come la riduzione dei tassi e le iniezioni di liquidità.

Ascoltate piuttosto la voce dei popoli e dei territori! Si torni all’economia reale e si attui la cogestione e la partecipazione dei lavoratori all’azionariato delle imprese!

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE) . – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, i vertici di primavera mi lasciano l’amaro in bocca. E’ vero che stiamo festeggiando il 50° anniversario dell’Europa, ed è positivo richiamare alla memoria queste cose. Tuttavia, onorevoli colleghi, mi ricordo anche del vertice di Göteborg, che ha rappresentato una vittoria senza precedenti a livello ecologico, poiché i capi di Stato e di governo hanno raggiunto un accordo al fine di svolgere il vertice di primavera per tracciare il bilancio dello sviluppo sostenibile delle nostre politiche europee nei settori della salute ambientale, della salute e dell’integrazione sociale.

In Europa, ad esempio, Mittal-Arcelor, l’organizzazione a elevato consumo di energia per eccellenza, è pronta a tagliare 600 posti di lavoro tra enormi profitti, e l’UE è pronta a offrirle quote gratuite di emissioni di gas a effetto serra. I nostri cittadini ora sono turbati e i giovani angosciati dall’eredità che stiamo loro lasciando.

Onorevoli colleghi, si annuncia una rivoluzione nel momento in cui proponete, ad esempio, che le emissioni dei gas a effetto serra dovrebbero essere ridotte del 20%. Sappiamo che ciò è ben al di sotto di quanto andrebbe fatto. Ad esempio, Lester Brown, che abbiamo incontrato la scorsa settimana, si è emozionato dicendoci che le emissioni andrebbero ridotte dell’80% tra oggi e il 2020, se intendiamo avere una possibilità di invertire la tendenza. Quindi, onorevoli colleghi, non credo nel nostro progetto: è inferiore alle aspettative, e del tutto inadeguato per la crisi ambientale che mette a repentaglio l’intero pianeta.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL) . – (EL) Signor Presidente, adesso il Parlamento europeo festeggia il suo 50° anniversario, mi aspettavo che i rappresentanti della Commissione e del Consiglio partecipassero con maggiore sincerità e modestia. Anziché congratularsi e lodarsi a vicenda, ed edulcorare la realtà, vorrei che parlassero dei fallimenti e dei problemi che preoccupano i cittadini europei.

Nel corso degli anni passati, le disparità sono aumentate e la povertà si è acuita. Per quanto riguarda gli obiettivi di Lisbona, sono stati fissati da lei, Presidente Barroso, ma non mi sta ascoltando perché sta parlando con il suo collega, ha dimenticato gli obiettivi in merito a coesione sociale e tutela ambientale, Presidente Barroso! In Kosovo, sta dimenticando l’ONU e il diritto internazionale!

Per quanto riguarda voi, rappresentanti del Consiglio, anziché promuovere con ambizione il pacchetto Barroso sul cambiamento climatico, state cercando di vanificarlo. Questo era ciò che mi aspettavo diceste, invece di congratularvi l’un l’altro.

 
  
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  Philip Claeys (NI) . – (NL) Sono molto sorpreso che la situazione in Turchia non sia stata collocata in cima all’agenda di questa settimana. Finora è sempre stato sostenuto che il processo negoziale con la Turchia si sarebbe svolto in parallelo con il progresso delle riforme turche.

E’ avvenuto esattamente il contrario. Il processo di riforma ha quasi del tutto subito una battuta d’arresto, ma i negoziati semplicemente proseguono. Tutto ciò che possiamo dire è che la Turchia sta accumulando le provocazioni. La libertà di espressione è ufficialmente impedita in virtù dell’articolo 301 del codice penale turco. Il governo turco ha convenuto di cancellare o almeno riformare tale articolo entro la fine dell’anno, ma nulla è stato fatto. Ha inoltre reso laconicamente noto che esisteva una priorità più rilevante, vale a dire l’abolizione del divieto di indossare il velo nelle università. L’islamizzazione e il furtivo annullamento graduale dell’attuale Stato hanno la precedenza.

Il Primo Ministro turco Erdogan si è quindi recato in Germania per ricordare ai turchi che vivono lì di non adattarsi in maniera eccessivamente opportuna, e chiedere l’istituzione di università turche in Europa. Il Primo Ministro Erdogan si è comportato come un comandante vittorioso che ispeziona le proprie truppe in territorio occupato.

Inoltre, la Turchia bombarda da settimane l’Iraq settentrionale. Circa 10 000 truppe hanno invaso il paese. E’ quasi come se la Croazia, un altro Stato membro candidato, attaccasse il Montenegro. Sarebbe ovviamente assurdo, e nessuno nell’Unione europea accetterebbe una cosa del genere, eppure a quanto pare la Turchia può comportarsi come vuole.

Pertanto, signor Presidente, la mia domanda è: per quanto l’Unione europea continuerà a comportarsi da mammoletta nei negoziati con la Turchia?

 
  
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  João de Deus Pinheiro (PPE-DE) . – (PT) Signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, si dovrebbe notare che dal 2005, grazie all’attuale Commissione, la strategia di Lisbona si è scossa dal precedente stato di apatia. Devo quindi far presente al Presidente in carica del Consiglio che è essenziale, insieme alla valuta unica e al mercato interno, attribuire maggiore responsabilità alla Commissione e consentirle di essere il perno della strategia di Lisbona, anziché continuare con l’idea di intergovernalismo, che non ci ha condotto da nessuna parte.

Per quanto riguarda il triangolo istruzione/ricerca/innovazione, la soluzione semplicistica di introdurre denaro in modo indiscriminato nella ricerca deve essere evitata. In luogo di articoli scientifici o concetti fantasiosi, occorre una migliore innovazione, che è qualcosa di ben diverso. L’innovazione esige una cultura che apprezzi l’imprenditorialità e le persone disposte ad assumersi rischi, che sono esattamente coloro che sanno come arricchirsi partendo dalla conoscenza e non viceversa, in altre parole sperperare denaro indiscriminatamente per vedere se compare la conoscenza.

Per quanto riguarda l’istruzione, è fondamentale creare anche una cultura della competitività e della creatività orientata. Dovremmo respingere fermamente le facili soluzioni che ostacolano il futuro successo delle persone e delle imprese.

Di conseguenza, signor Presidente, accolgo con favore le proposte della Commissione volte a incoraggiare imprenditorialità, ricerca diretta, collegamenti tra scuole e imprese, creatività nel sistema educativo, domanda e competitività. Tuttavia, oltre a ciò, vorrei affermare che l’impulso all’innovazione e alla strategia di Lisbona si può riassumere in due parole: l’Europa, le imprese e le università devono creare valore.

 
  
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  Udo Bullmann (PSE) . – (DE) Signor Presidente della Commissione, di fronte a quest’Assemblea ha dichiarato di essersi avvicinato al modo di pensare del Parlamento europeo. La mia precisa domanda è: in quale misura questo avvicinamento alla posizione del Parlamento ha condotto a un nuovo interesse, o alla definizione di una sola nuova priorità negli orientamenti di politica economica e sociale che sono in procinto di essere adottati dal Consiglio nei prossimi giorni?

Ho un’opinione differente. Ritengo che lei stia usando il Consiglio, che non era preparato ad accettare idee diverse, come giustificazione, e che il Consiglio stia utilizzando come scusa i messaggi che lei, Presidente Barroso, invia da mesi, vale a dire che non occorre alcun cambiamento. Credo che tale lavoro di gruppo abbia prodotto un cartello che blocca la politica, dotato di un mantra comune: tutto come sempre. Questo concetto, tuttavia, non è nell’interesse dei cittadini e delle imprese d’Europa e del Parlamento europeo, che ha elaborato numerose risoluzioni che chiedevano di prestare maggiore attenzione alle condizioni economiche, sociali e ambientali nell’Unione europea.

Come hanno mostrato i nostri stessi studi, stiamo rallentando in termini di ricerca e sviluppo. Siamo rimasti indietro rispetto agli Stati Uniti. Eravamo allo stesso livello dai primi anni ottanta, e nel frattempo siamo stati distanziati non solo dal Giappone, ma siamo stati superati anche dai cinesi, la cui spesa per R&S nel settore economico ora è più cospicua di quello delle imprese nell’Unione europea. Quando vi sveglierete? Quando adotterete un atteggiamento favorevole nei confronti della qualità delle finanze e degli investimenti nell’Unione europea per il bene della popolazione europea? E’ arrivato il momento!

 
  
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  Fiona Hall (ALDE) . (EN) Signor Presidente, al Consiglio di primavera dello scorso anno, i leader dell’UE siglarono un obiettivo del “20% entro il 2020” a favore dell’efficienza energetica, ma il conseguimento del risultato non procede a ritmo sostenuto. La relazione del Parlamento sul piano d’azione per l’efficienza energetica ha rivelato i principali fallimenti nell’attuazione della normativa in materia. In gennaio, la prima valutazione della Commissione sui piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica ha parlato del divario tra l’impegno politico a favore dell’efficienza energetica e il reale conseguimento. L’efficienza energetica è alla base di tutti gli obiettivi dell’UE relativi a emissioni di CO2, fonti rinnovabili, sicurezza dell’approvvigionamento e agenda di Lisbona, tutti i temi che stiamo discutendo stamattina.

Pertanto, sarei grata se il Presidente in carica del Consiglio e il Presidente della Commissione indicassero che cosa intende fare il Consiglio di primavera di quest’anno al fine di migliorare i risultati relativi all’efficienza energetica.

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN) . – (PL) Signor Presidente, gli obiettivi della strategia di Lisbona sono stati definiti otto anni fa. La priorità della strategia era garantire che l’Europa crescesse più rapidamente degli Stati Uniti, rafforzando allo stesso tempo un’occupazione sostenibile. E’ stato ufficialmente constatato un fallimento su entrambi i fronti. Esiste un’evidente mancanza di coesione tra la strategia di Lisbona e l’effettiva applicazione, ad esempio, della politica agricola comune.

Una dimostrazione di ciò è la riforma del mercato nel settore dello zucchero. In molte occasioni, la Commissione europea ha esercitato pressioni per le riforme senza considerare il pertinente quadro sociale. Con questo intendo fare riferimento al caso della fabbrica di zucchero di Lublino, in Polonia. Contrariamente anche alle disposizioni dell’Unione, si ha intenzione di licenziare tutto il personale di questo stabilimento, di demolire gli edifici e abbandonare strutture moderne. Si pensa inoltre di privare i coltivatori dell’intera regione del proprio sostentamento. Un’indennità compensativa forfettaria non risolverà il problema relativo all’occupazione. Tali azioni sono contrarie agli obiettivi indicati nella strategia di Lisbona. Misure assurde di questo tipo certamente non ci avvicinano al raggiungimento di tali obiettivi.

 
  
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  Gisela Kallenbach (Verts/ALE) . – (DE) Signor Presidente, desidero introdurre un argomento del tutto nuovo che finora non è stato citato, e ricordare la discussione svoltasi in quest’Aula un mese fa sul futuro della politica di coesione e il collegamento tra due documenti europei: la Carta di Lipsia e l’agenda territoriale. Tale discussione purtroppo si è tenuta senza la partecipazione di un rappresentante del Consiglio. Le conferenze ministeriali che hanno preceduto il nostro dibattito, con la Presidenza tedesca e portoghese del Consiglio, hanno espresso un’aspettativa certa che l’agenda territoriale sarebbe stata discussa al vertice di primavera al fine di conferire un maggiore peso politico alla dimensione territoriale.

Il nuovo contesto particolare è che la dimensione territoriale è stata inserita nel Trattato di Lisbona in quanto nuovo obiettivo comunitario. Secondo i documenti cui ho avuto accesso, tuttavia, la materia non viene menzionata. Per quale motivo? La politica di coesione è l’applicazione pratica del principio di solidarietà; quindi, senza dubbio, ci terrà occupati per più tempo della strategia di Lisbona, che dopotutto si deve concludere con successo entro il 2010.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL) . – (EL) Signor Presidente, il sistema sta cedendo l’ultima parte di regolamentazione sotto il suo controllo. Lo Stato assistenziale sta scomparendo, il settore privato agisce senza impedimenti, si riducono le prestazioni sociali e il quadro istituzionale consente ai datori di lavoro di assumere e licenziare come vogliono. Nel frattempo, le condizioni di lavoro stanno peggiorando a causa dell’orario flessibile e, di conseguenza, i lavoratori sono sacrificati alla competitività per l’interesse di enormi profitti a favore del capitale.

Tuttavia un altro vertice del Consiglio europeo è in procinto di occuparsi della strategia di Lisbona, che si ritiene abbia fallito e che occorre riesaminare. Una convergenza non è mai stata ottenuta, almeno per i lavoratori. Lisbona e i suoi satelliti insistono nel sostenere la filosofia dell’Unione incentrata sull’attività economica, mentre le politiche sociali continuano a rivestire un ruolo marginale.

Occorre una radicale riorganizzazione che collochi nuovamente i cittadini al centro degli interessi dell’UE; abbiamo bisogno di una strategia antropocentrica.

 
  
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  Roger Helmer (NI) . – (EN) Signor Presidente, la ratifica della rinominata Costituzione europea minaccia la legittimità democratica dello stesso progetto europeo. Francesi e olandesi hanno respinto la Costituzione, eppure ora è stata riproposta con un nuovo nome e con quelli che Angela Merkel ha definito “ritocchi superficiali”. Adesso le istituzioni e gli Stati membri, incluso il governo laburista del Regno Unito, vogliono far credere in modo disonesto che tali modifiche giustifichino la violazione della loro promessa di referendum. Non è così, e la pretesa di farlo costituisce un notevole abuso di fiducia nei confronti dei cittadini.

In Gran Bretagna, un gruppo organizzatore di una campagna ha appena avviato in maniera indipendente un voto controllato per corrispondenza in 10 collegi elettorali di Westminster. Hanno risposto oltre 150 000 votanti: l’88% voleva un referendum; l’89% si opponeva al trattato. In sei collegi hanno votato più persone a favore di un referendum di quelle per il loro attuale deputato del Parlamento.

I cittadini si sono espressi. Il Trattato non può essere legittimato senza il loro consenso. Il Consiglio europeo deve ascoltare. Dobbiamo indire un referendum.

 
  
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  Werner Langen (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, a differenza degli oratori del gruppo socialista, intendo lodare la Commissione per non aver modificato in modo affrettato gli orientamenti di politica economica in questo periodo di incertezza globale provocata dalla crisi finanziaria. Tale processo è parte integrante del dopo strategia di Lisbona. Vorrei elogiare in maniera esplicita la Commissione, poiché ha ragione.

In effetti le carenze sono riconducibili all’attuazione da parte degli Stati membri, e il Presidente del Consiglio dovrebbe concentrarsi su tali aspetti negli Stati membri, e non su quali modifiche può operare la Commissione. Questo è il problema. Quando l’onorevole Bullman parla di un “cartello che blocca la politica”, la sua critica è del tutto ingiustificata.

Secondo, le opportunità della globalizzazione dovrebbero essere sfruttate e i rischi ridotti al minimo. L’onorevole Schulz ha affermato che la povertà è aumentata. Si tratta soltanto di un’illusione! L’Europa è un modello di benessere! La prosperità in Europa è cresciuta, è cambiata la sua distribuzione. Tuttavia, la storia ci ha insegnato che cosa accade alle società in cui non esistono differenze nella distribuzione. Deve esserci una certa diversità al fine di stimolare la modernizzazione e il dinamismo. Questo concetto è senza dubbio innegabile.

Terzo, per quanto riguarda la riduzione della burocrazia, è accaduto poco. Esiste un gruppo ad alto livello, ma non è più stato nominato. E’ ancora operativo? Quali sono i risultati intermedi? Quando possiamo attenderli? Dovremmo conoscerli prima delle elezioni europee.

L’ultima considerazione riguarda la stabilità dei mercati finanziari. Effettivamente è vero che l’avidità sui mercati finanziari è maggiore della paura di scossoni, e la Commissione deve intervenire a tale proposito. Ha già annunciato alcuni piani.

Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, anche in questo caso il dovere primario della Commissione è convincere gli Stati membri al vertice a rispettare gli obiettivi precedenti. Alcuni Stati membri in effetti hanno superato abbondantemente le quote di emissione di CO2 in confronto a quanto autorizzato. In che modo possiamo introdurre efficacemente nuove misure, a meno che i trasgressori di ieri e di oggi non siano puniti?

 
  
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  Jan Andersson (PSE) . (SV) Signor Presidente, al pari della Commissione, sono lieto che ci siano più posti di lavoro e che sia aumentata la produttività. Tuttavia, come molti hanno evidenziato, esiste il rovescio della medaglia. Molti nuovi posti di lavoro sono incerti e non danno la possibilità di vivere. Le opportunità di formazione sono distribuite in maniera estremamente irregolare. Alcune regioni non sono in grado di stare al passo con lo sviluppo. Occorre quindi un’Europa sociale che offra occupazioni sicure con retribuzioni dignitose e medesime possibilità di formazione per tutti, e che garantisca che lo sviluppo sia positivo anche nelle regioni.

Da tempo discutiamo sulla flessicurezza. Ora un modello di flessicurezza è stato messo in discussione dalla Corte europea di giustizia nella causa Laval, che non considera il sistema applicato in Scandinavia abbastanza positivo. E’ stato messo in discussione sulla base del fatto che la libera circolazione ha la precedenza sul diritto allo sciopero e che il principio di pari retribuzione per pari lavoro non dovrebbe essere applicato. Si dà il via al dumping sociale, ma non solo; tale azione significa anche che le imprese che concedono retribuzioni dignitose secondo gli accordi incontreranno difficoltà a competere. La situazione può sfociare nel protezionismo. Condivido la visione della Commissione in merito al fatto che non ne abbiamo bisogno. E’ quindi importante per la Commissione chiarire che si deve applicare il principio pari retribuzione per pari lavoro e che dobbiamo disporre di condizioni sociali favorevoli in Europa, affinché nell’UE non avanzi un’ondata di protezionismo.

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė (ALDE) . – (LT) Vorrei affrontare il coordinamento della politica economica. L’Unione europea è prima di tutto un’unione economica fondata su valori morali. Alle nuove sfide che si pongono, l’UE deve trovare soluzioni per affrontarle in modo rapido e flessibile al fine di non perdere la corsa del dinamismo e della competitività.

Purtroppo, il recente sistema di coordinamento della politica economica (il Trattato di Lisbona, il quadro di politica economica) prevede una serie di fasi, è ben lungi dall’essere efficiente e impedisce lo sviluppo del mercato interno, la risorsa principale della crescita economica.

Sono quindi del’avviso che il Parlamento europeo, e probabilmente la Commissione, dovrebbero presentare una proposta al Consiglio europeo per analizzare tale meccanismo nell’ottica di renderlo più flessibile, affinché possa rispondere in modo adeguato alle sfide. Questo sarebbe il metodo migliore per garantire la continuità della politica economica, consolidare le riforme e permettere all’economia dell’UE di adattarsi alle nuove sfide.

La ragione per cui alcuni nuovi programmi non funzionano correttamente è dovuta al fatto che la loro applicabilità a livello economico nel mondo globalizzato non è stata verificata in anticipo. Nel frattempo, discutiamo di cambiamenti climatici, di strategia per l’energia, e così via, ma tutti questi strumenti, come già è stato evidenziato, devono essere coordinati e le loro conseguenze economiche valutate. Solo allora saranno obiettivi conseguibili.

 
  
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  Konrad Szymański (UEN) . – (PL) Signor Presidente, sull’agenda per il prossimo Consiglio ci sono piani per il mercato interno dell’energia e del gas.

Una proprietà separata dell’energia e le reti di distribuzione rappresentano una questione cruciale a prescindere da chi è al potere al Cremlino. Con il Presidente Medvedew non avverrà alcun cambiamento nella politica energetica russa che ricatta gli Stati membri dell’Unione e i paesi confinanti. Risparmiare energia e aumentare la quota di fonti di energia rinnovabili consumate costituisce solo parte della soluzione a tali problemi. Si deve anche prendere in considerazione l’aspetto politico, se si vuole attuare appieno la politica europea in materia di energia. Dobbiamo rendere estremamente chiaro ciò che ci aspettiamo dalla Russia e da Gazprom a titolo di reciprocità. Gazprom è un monopolio russo presente in 16 Stati membri dell’Unione come fornitore di energia o proprietario delle reti di distribuzione. Se non imponiamo restrizioni a questo aggressivo monopolio, le disposizioni del Trattato di Lisbona relative alla solidarietà in materia di energia potrebbero essere collocate accanto alle favole.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, non è singolare che, mentre discutiamo del modo in cui rendere l’Europa più competitiva al fine di ottenere più posti di lavoro, il dibattito propenda in maggior misura verso la convinzione che sia possibile creare occupazione mediante nuove norme? Non si tratta di ciò.

Vorrei svelare un segreto agli amici socialisti presenti oggi in Aula: affinché ci siano dipendenti, c’è bisogno di datori di lavoro, non esistono dipendenti senza datori di lavoro. Il loro principale problema è che sono talmente desiderosi di credere che i posti di lavoro si possano creare mediante disposizioni, da dimenticare che occorre introdurre le precondizioni e le opportunità per nuove imprese e nuovi posti di lavoro, poiché non esiste maggior fallimento sociale della disoccupazione, né maggior successo di ogni nuovo impiego che riusciamo a ottenere in Europa e nei nostri Stati membri.

Desidero sottolineare ciò che ha detto il Presidente in merito al conseguimento di risultati tramite l’agenda di Lisbona. Non dimentichiamoci che il mondo si sta muovendo rapidamente e dobbiamo essere più competitivi e più imprenditoriali.

Vorrei che al Consiglio europeo e in seguito si considerassero tre aspetti. Il primo, relativo alla burocrazia e all’obiettivo di legiferare meglio: riferire annualmente i risultati in merito ai progressi nello snellimento della burocrazia al fine di dimostrare che entro il 2012si raggiungerà un taglio del 25% rispetto a oggi.

Vorrei inoltre che si garantisse che la direttiva sui servizi sarà pienamente applicata in ogni Stato membro il più presto possibile, che stiamo agevolando le nuove imprese mediante una politica ad ampio raggio più offensiva e attiva.

Ritengo che il nostro successo nel rendere l’Europa più competitiva risieda nel far sì che le piccole e medie imprese siano in grado di operare su tutto il mercato interno. E’ un compito che dobbiamo affrontare e lei dovrebbe compiere i primi passi, insieme alla Presidenza slovena, alla fine di questa settimana.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE) . – (EL) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, come sapete, il prossimo anno sarà l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione. Si tratta di una prova ancora più evidente che l’UE spera di rafforzare la propria competitività e affrontare le sfide della globalizzazione. Si ricorre al “triangolo della conoscenza”: innovazione, promozione della ricerca e istruzione.

Le politiche comunitarie e nazionali in materia di occupazione e sostegno ai giovani, soprattutto nel settore dell’istruzione, dovrebbero conformarsi a questo ambizioso obiettivo, nonché compiere sforzi sistematici e coordinati a livello regionale, nazionale ed europeo al fine di liberare le riserve significative di conoscenza e il potenziale di ricerca dell’UE. In questo quadro, tuttavia, desidero sottolineare che il riconoscimento della libera circolazione della conoscenza, la quinta libertà, è essenziale; il Consiglio europeo dovrebbe evidenziare anche questo aspetto.

Dovremmo inoltre riconoscere questa importante iniziativa in tale contesto a livello comunitario. I programmi ERASMUS e COMENIUS rappresentano il cuore dell’iniziativa. Evidenziamo che il nuovo programma, soprattutto Erasmus Mundus, che prevede sia mobilità al di fuori dei confini dell’UE che una mobilità per i dottorandi, è un progetto che otterrà pieno appoggio da parte del Parlamento. E’ compito degli Stati membri accrescere il coordinamento sulla base del processo di Bologna e concretizzare tale mobilità.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE) . – (LT) La discussione sulla politica energetica comune e sulla sicurezza in materia è iniziata nel 2006 in seguito alla crisi russo-ucraina relativa al gas, le cui conseguenze hanno avuto un impatto sfavorevole sull’Europa. Purtroppo, non disponiamo ancora di una politica energetica comune definita in modo chiaro, né di una politica esterna in merito.

Mi auguro che il Consiglio europeo tenga un dibattito approfondito sulle questioni relative alla sicurezza energetica dell’UE, inclusa quella della Lituania, progetti considerati i piani di chiudere la centrale nucleare di Ignalina.

Con la chiusura di questa centrale, la Lituania diventerebbe del tutto dipendente da un’unica fonte, il gas importato dalla Russia. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas si rifletterà nel raddoppiamento del prezzo dell’elettricità in Lituania. Di conseguenza, avrà un effetto disastroso sulle famiglie e sull’economia generale del paese.

Inoltre, la Russia è incline a manovrare le forniture di energia al fine di perseguire le proprie ambizioni politiche. La Lituania ha già sperimentato questa situazione.

In virtù dell’articolo 37 e del protocollo n. 4 del Trattato di adesione, esorto la Commissione a contribuire alla ricerca di una soluzione; una possibilità sarebbe posticipare la chiusura della centrale nucleare di Ignalina, una struttura sicura.

 
  
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  Karl-Heinz Florenz (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, vorrei richiamare il vertice di primavera dello scorso anno. E’ stato un incontro di notevole successo, con Angela Merkel, e ora si tratta di trasporre in normativa le decisioni raggiunte il 7 marzo dell’anno scorso.

Tuttavia, una normativa non dovrebbe essere penalizzante; dovrebbe motivare i nostri cittadini e le nostre imprese a innovarsi e ottenere infine maggiore sostenibilità. Dall’attuale discussione pare che il dibattito sul CO2 costituisca la questione più importante. Ritengo che il problema reale sia più profondo: riguarda la sostenibilità. In che modo dovremmo gestire le nostre risorse a lungo termine? A mio avviso, il nodo è che dobbiamo gestire la nostra economia impiegando in futuro meno risorse fossili.

Signor Commissario, siamo costretti a trattare questo argomento in Aula poiché non possiamo accettare tutto ciò che ha proposto. Per quanto riguarda le norme per i veicoli, ad esempio, non approvo il fatto che si sappia già l’ammontare della sanzione, ma ancora nulla in merito alle norme da rispettare. I miei genitori mi hanno insegnato l’opposto: prima si devono conoscere le regole, poi si determinano le sanzioni. E’ importante seguire tale procedura in futuro.

Se l’ETS pone problemi transfrontalieri relativi al CO2, che in effetti non contesto, suggerisco di trovare più spalle per sostenere quest’onere, ad esempio introdurre in Europa una politica sui rifiuti ragionevole. Vorrei condividere con voi, Presidente Barroso e Vicepresidente Verheugen, una preoccupazione personale molto grave: siete i tutori della legge! E’ del tutto inutile stringerci la mano e concordare di agire, per poi, tutto sommato, non mettere in pratica alcunché.

Invece, facciamo di meno! Tuttavia, ciò che si fa, deve essere migliore. Quindi, signor Vicepresidente e signor Presidente della Commissione, esercitate il vostro mandato non punendo chi è coscienzioso, ma incoraggiando coloro che sono più lenti nel raggiungere finalmente gli obiettivi di Kyoto. Un’occhiata a Internet vi segnalerà esattamente chi intendo. Buona fortuna; vi terremo d’occhio.

 
  
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  Libor Rouček (PSE) . (CS) Onorevoli colleghi, l’Unione europea ha compiuto grandi progressi negli ultimi anni. L’economia sta crescendo più rapidamente di quella americana o giapponese. L’Unione è un emporio commerciale mondiale, il maggiore donatore di assistenza allo sviluppo e inoltre un esempio e un modello per altre parti del mondo quando si tratta di gestire le relazioni politiche, economiche e sociali.

Come abbiamo sentito in precedenza, l’Unione europea è riuscita a realizzare gli obiettivi della strategia di Lisbona, passo dopo passo, nel settore dell’occupazione o in altri aspetti. E’ utile sapere che i nuovi Stati membri come la Slovenia, che attualmente detiene la Presidenza, partecipano in ugual misura a tale successo.

Naturalmente l’Unione europea sta facendo fronte a nuove sfide: una è l’eccessiva dipendenza dalle importazioni di risorse energetiche; un’altra è costituita dai cambiamenti climatici.

Sono certo che un risparmio e nuove tecnologie per il risparmio energetico e, ovviamente, una diversificazione delle risorse in materia rappresentino la soluzione, o almeno una delle soluzioni, per risolvere il problema. A tale proposito, l’Unione europea sta procedendo nella giusta direzione.

Tuttavia, vorrei chiedere alla Commissione e al Consiglio di concentrarsi, più di quanto fatto finora, sulle questioni relative all’uso dell’energia nucleare. Questa energia è sicura, pulita dal punto di vista ambientale e ridurrà la nostra dipendenza dalle importazioni. Per quanto riguarda la competitività, possiamo considerare in quale direzione stanno procedendo Stati Uniti, Cina o India. La nostra ricerca dovrebbe puntare sull’energia nucleare più di quanto è stato fatto finora.

 
  
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  Alexander Lambsdorff (ALDE) . – (DE) Signor Presidente, chiunque dia un’occhiata alle conclusioni provvisorie del Consiglio può notare che i discorsi sul mercato interno dell’energia sono estremamente deboli. Non esiste un accordo nel Consiglio in merito alla questione della disaggregazione, e il pacchetto della Commissione è oggetto di critiche. Vorrei far notare che consideriamo appropriato perseguire la strategia di una disaggregazione sistematica, ma deve costituire un vantaggio per i consumatori e tradursi in prezzi equi e sicurezza dell’approvvigionamento.

In effetti, la Commissione è stata subito inopportuna con la sua proposta relativa alla disaggregazione completa dei diritti di proprietà. Riteniamo quindi che dovrebbe essere compiuto un tentativo volto a ottenere una disaggregazione efficace, ma che per il futuro tale aspetto non dovrebbe essere eliminato dall’agenda.

Vorrei trattare per ragioni di principio un secondo punto in merito alle conclusioni del Consiglio. Il Consiglio afferma di essere in attesa dell’agenda sociale che presenterà la Commissione. Tale agenda include le questioni relative alle politiche giovanile e dell’istruzione. Ho sempre pensato che gli Stati membri fossero responsabili di queste materie; nel mio paese, la Germania, è compito dei Länder. Vorrei semplicemente farli presente poiché il Parlamento, la Commissione e la Corte europea di giustizia saranno senza dubbio nuovamente criticati per essersi appropriati di competenze. Il Consiglio è in attesa delle proposte della Commissione su queste due politiche. Dovremmo prestare attenzione a questo importante aspetto, laddove le questioni sono discusse in ambito nazionale nei Länder tedeschi.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE-DE) . – (NL) In quanto coordinatore della politica regionale del gruppo PPE-DE, sono lieto della posizione che occuperanno le regioni e le città nell’attuazione della strategia di Lisbona. In fondo, i programmi nazionali di riforma sono applicati a livello regionale, il livello a cui impieghiamo soprattutto i nostri Fondi strutturali e il Fondo di coesione, nonché il Settimo programma quadro.

Osserviamo che in Europa il 60% dei fondi pubblici è usato a livello regionale. Inoltre, la tendenza, e ora sarebbe positivo concordare in merito, è di passare dagli investimenti in calcestruzzo e asfalto, se possiamo dire così, agli investimenti in conoscenza e infrastrutture; la maggior parte dei Fondi strutturali, circa il 70%, nei prossimi anni sarà spesa per la strategia di Lisbona.

Ho un altro esempio. La scorsa settimana, a Lubiana, abbiamo esaminato i dati relativi a come è stato speso questo denaro: 20 miliardi di euro dei Fondi strutturali sono stati destinati a ricerca e infrastrutture. Il Commissario Potočnik ha parlato di una rivoluzione tranquilla nella spesa. prove Mettere mano al portafoglio. Concretizzare le promesse fatte: garantire un cambiamento di direzione della spesa. Si tratta di una rivoluzione tranquilla che è già in piena attività. E’ ora di dotarsi a livello europeo un quadro giuridico migliore per gli investimenti nella ricerca e nelle infrastrutture. Non è possibile effettuare in ogni paese i medesimi costosi investimenti di ampia portata.

Mi fa piacere che la Commissione europea quest’anno presenti una proposta per affrontare tale aspetto e un’altra proposta volta a perfezionare il coordinamento delle responsabilità nazionali.

Infine, a breve avremo un Libro bianco sulla coesione territoriale, che combina non solo lo sviluppo delle vaste regioni centrali, ma anche la coesione territoriale delle aree più remote d’Europa, cosa che accolgo con favore.

 
  
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  Gary Titley (PSE) . (EN) Signor Presidente, accolgo con favore il fatto che di recente il Consiglio e la Commissione abbiano riconosciuto che i cambiamenti climatici non appartengano soltanto alla politica ambientale, ma anche alla politica umanitaria e di sicurezza. In ciò, naturalmente, non c’è alcuna novità. La relazione Stern ha indicato che circa 200 milioni di persone potrebbero trasferirsi a causa dei cambiamenti climatici, creando ampie pressioni migratorie. E’ per questa ragione che dovremmo sempre ricordarci che il riscaldamento globale rappresenta effettivamente il povero che subisce le conseguenze delle azioni del ricco.

Mi auguro che nella nostra discussione sui cambiamenti climatici saremo in grado di collegare gli obiettivi in materia a quelli riguardanti la politica per lo sviluppo. Non possiamo agire in modo isolato in tale settore. Ovviamente anche il povero nell’Unione europea ne risente. Perciò qualsiasi politica energetica deve garantire che gli Stati membri dispongano di una politica in materia di povertà energetica, dato che troppe persone stanno subendo gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia. Occorre affrontare questo problema.

Ma cosa ancora più importante in questo vertice, dobbiamo assicurare fatti anziché semplici parole. La Commissione nel 2007 ha stabilito un programma, di cui due terzi sono stati realizzati. E la parte restante? Gli Stati membri si impegnano in obiettivi che non raggiungono. Dobbiamo concentrarci sui fatti.

Inoltre accolgo con favore il lavoro riguardo all’iniziativa per legiferare meglio e al contributo alle piccole imprese. Tuttavia, dobbiamo dedicare più attenzione alla verifica del recepimento e alla valutazione del modo in cui è stata applicata la normativa, e se è stato conseguito ciò che era stato stabilito. In caso negativo, non c’è motivo di collocare la normativa al primo posto.

 
  
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  Daniel Dăianu (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, il prossimo vertice europeo si svolge in un periodo di grande importanza. La profonda crisi finanziaria, radicata in condizioni cicliche e strutturate, richiede reazioni ferme. La crescita dell’Asia comporta una nuova forma di concorrenza in mezzo al capitalismo, con il calo dell’attività dei fondi sovrani e l’aumento del prezzo dei beni essenziali. Inoltre si dovrebbero aggiungere i preoccupanti effetti dei cambiamenti climatici, la necessità di garantire la sicurezza energetica e un acuirsi dell’incertezza globale.

Tutti questi fattori si scontrano con l’attuazione dell’agenda di Lisbona, tramite compromessi complicati e inevitabili. Consentitemi di sottolineare alcune questioni politiche.

Primo, la qualità della politica nazionale è fondamentale per migliorare la prestazione industriale ed economica.

Secondo, la politica dovrebbe essere pragmatica, di larghe vedute ed evitare di confondere i liberi mercati con quelli del tutto deregolamentati.

Terzo, la politica industriale, la R&S in particolare, ha un ruolo importante da svolgere, insieme all’istruzione. E’ essenziale aumentare il numero di laureati in scienze e matematica negli Stati membri, e tutti i paesi membri dovrebbero impegnarsi a tal fine.

Quarto, la politica energetica necessita di maggiore attenzione e il progetto Nabucco rappresenta un passo nella giusta direzione.

Quinto, un terreno di buona qualità dovrebbe essere considerato una risorsa strategica nella riforma della politica agricola comune.

Ultimo, ma non meno importante, occorre riaffermare valori e condotta morali. Se perdiamo l’orientamento morale, i discorsi relativi alla competitività nel…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Klaus-Heiner Lehne (PPE-DE) . (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che la strategia di Lisbona appena rinnovata abbia fondamentalmente sortito risultati positivi dal 2005. Questo aspetto è facilmente comprensibile grazie a un fatto: quando nel 2005 qualcuno parlava in pubblico di Lisbona, tutti sapevano che si trattava della capitale portoghese, ma nessuno allora la associava a un processo. Kyoto in quel periodo era già un processo riguardante la protezione del clima.

Ora siamo nel 2008 e per fortuna il mondo è cambiato. Adesso, quando ci si riferisce a Lisbona in discorsi pubblici, ovviamente è ancora la capitale portoghese, ma è sempre più collegata a un processo politico, e penso che ciò dimostri un grado moderato di successo.

Credo inoltre fosse appropriato stabilire nuove priorità finalizzate a stimolare la crescita e l’occupazione, poiché si tratta di una precondizione per poter proseguire in modo ragionevole, con valide politiche ambientali e sociali, come il secondo e il terzo pilastro della strategia di Lisbona. Ritengo anche che fosse opportuno non modificare gli orientamenti, considerato che nel complesso hanno avuto successo.

Ciononostante, desidero sottolineare alcune carenze. Ad esempio, noto ancora lacune nello sviluppo in corso del mercato interno, che si presume attivo sin dai primi anni novanta, ma che in molte aree non esiste proprio. Non c’è mercato interno nel settore delle assicurazioni, e nel diritto societario, ad esempio, le imprese non sono in grado di approfittare appieno del loro diritto di stabilimento nell’Unione europea. Non disponiamo ancora di diritti di proprietà intellettuale e l’Europa non ha una normativa in materia di brevetti. Non esistono norme comuni su strumenti finanziari alternativi, e siamo tuttora in attesa di un mercato interno nell’assistenza sanitaria.

D’altro canto, c’è stata un’intera serie di proposte legislative in altri settori, basate soprattutto sul progresso nel campo degli affari sociali, dell’ambiente e dei diritti dei consumatori. Si tratta di iniziative assolutamente lodevoli, ma occorre raggiungere un equilibrio. Desidero inoltre chiedere alla Commissione e al Consiglio di prestare particolare attenzione nell’eliminare le ambiguità nella normativa in materia di mercato interno.

 
  
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  Riitta Myller (PSE) . – (FI) Signor Presidente, il Presidente in carica del Consiglio aveva ragione nell’affermare di ritenere che i cambiamenti climatici e l’economia siano strettamente connessi. Non possono essere separati. E’ stato detto che i cambiamenti climatici sono collegati a tutta la politica. Tale questione deve anche avere visibilità al prossimo vertice.

Controllare i cambiamenti climatici e adattarci a essi deve costituire un punto essenziale della strategia europea di Lisbona. Al prossimo vertice occorre elaborare una politica credibile a sostegno delle decisioni prese.

Purtroppo, efficienza e risparmio a livello energetico non figurano nella scelta dell’Unione europea di rimedi vincolanti. Ciononostante, dobbiamo ricordarci che la forma di energia più pulita, conveniente ed efficiente è quella risparmiata. Attualmente, potremmo risparmiare il 20% dell’energia applicando tutta la legislazione dell’UE. In altre parole, abbiamo ancora bisogno di obiettivi per l’efficienza energetica più ambiziosi e chiari. Spero che il prossimo vertice riservi la dovuta attenzione al problema.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM) . – (EN) Signor Presidente, domani al vertice si incontreranno i leader degli Stati membri. Capisco che all’ordine del giorno ci siano numerosi argomenti, ma spero discuteremo anche dell’impatto della sentenza Laval-Vaxholm pronunciata dalla Corte europea di giustizia a distanza di soli pochi giorni dallo scorso vertice. La sentenza consente alle imprese di trasferire i lavoratori in qualsiasi paese membro e di retribuirli con il minimo salariale previsto in quello Stato. Inoltre, la sentenza fa sì che le organizzazioni sindacali non siano in grado di tutelare le retribuzioni dei lavoratori. Tale condizione costringerà i lavoratori negli Stati membri ospiti a ridurre il proprio salario o a perdere il posto di lavoro. A mio avviso, si tratta di una bomba a orologeria. La sentenza Laval-Vaxholm ha il potenziale di rovinare il partenariato sociale, le relazioni industriali, la stabilità sociale ed economica di interi paesi, comunità, aziende responsabili e famiglie, nonché di mettere a repentaglio il sostegno al progetto europeo tra gli Stati membri più vecchi.

Naturalmente, ridurre le retribuzioni renderà l’UE più competitiva sul mercato globale, in cui è in concorrenza con paesi a basso costo quali Cina, India e Brasile, ma a quale prezzo e sofferenza per una famiglia con un’ipoteca in Irlanda?

L’onorevole Bonde e io abbiamo trasmesso un protocollo volto a proteggere le economie degli Stati membri dalla Laval alla Presidenza slovena e ai nostri rispettivi primi ministri affinché fosse inserito nel vertice europeo di domani. Al fine di evitare dumping sociale su vasta scala, consideriamo seriamente la decisone Laval-Vaxholm e includiamo tale protocollo.

 
  
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  Malcolm Harbour (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, questa discussione sul vertice rappresenta un’opportunità per parlare con il Consiglio delle azioni intraprese per attuare l’intera agenda di Lisbona, pertanto oggi vorrei per prima cosa trattare le mie osservazioni al Consiglio. Sono ancora una volta lieto di porgere il benvenuto al ministro sloveno, che ho avuto il piacere di incontrare in Slovenia di recente, e di ringraziare la Presidenza slovena per il proprio impegno nei confronti di tale processo.

Sono veramente soddisfatto che le conclusioni provvisorie già pubblicate evidenzino che il Consiglio sta continuando a concentrarsi sulle quattro aree principali della strategia di Lisbona. Tuttavia, devo dire che, e rivolgo i miei commenti al Presidente della Commissione, anche se sta parlando con il Commissario Špidla, uno dei problemi è che la Commissione seguita a ricreare e a complicare le cose. Ora disponiamo di 10 obiettivi della Commissione, che sono stati citati en passant in quest’Aula, ma in effetti occorre pensare a quali sono le priorità.

Vorrei evidenziare cosa ritengo sia fondamentale per ciò di cui stiamo parlando: liberare il potenziale delle imprese. E’ opportuno discuterne in Aula, ma quali sono gli Stati membri che lo mettono in pratica? Il mio collega, l’onorevole Hökmark, in precedenza ha affrontato il recepimento della direttiva sui servizi. Dico al Consiglio: considerate questa direttiva, la sua applicazione, e ciò che avete intenzione di fare, e diffondetelo a tutte le aree connesse alla liberazione del potenziale delle imprese. Mediante la direttiva sui servizi è necessario analizzare tutti gli aspetti della normativa nazionale che discriminano le imprese che desiderano offrire servizi sul mercato unico. Non possono essere soltanto società di servizi, dovrebbero essere tutte le imprese di ogni dimensione. Vi chiedo di assumervi un impegno in merito e di intervenire.

Il secondo aspetto decisivo nella direttiva sui servizi è che, per la prima volta, viene chiesto ai singoli Stati membri di fornire informazioni alle imprese che intendono accedere al mercato unico e di incoraggiarle ad approfittare di questa grande opportunità. Creare un mercato unico è una responsabilità comune. Ci stiamo impegnando a fondo al fine di realizzare il quadro, ma quanto a fondo si impegnano veramente gli Stati membri per garantire che le imprese ne traggano beneficio? Questo è il metodo con cui creare i posti di lavoro e la crescita di cui questa economia ha estremamente bisogno.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE) . – (EN) Signor Presidente, ritengo che il Consiglio di primavera debba riconfermare la strategia di Lisbona originale al fine di realizzare in modo integrato le politiche interdipendenti relative allo sviluppo economico, sociale, occupazionale e sostenibile. Sotto un altro punto di vista, si tratta di favorire la disgregazione dell’Europa e di una ritirata nel protezionismo.

Posti di lavoro di elevata qualità costituiscono un elemento fondamentale per questa strategia: non è possibile costruire un’Europa di eccellenza su retribuzioni modeste, incertezza del lavoro e disparità sul luogo di lavoro.

La sentenza Laval è un’interpretazione perversa degli intenti legislativi di questo Parlamento e del suo colegislatore, il Consiglio. Entrambi, quindi, devono rispondere da legislatori al fine di riaffermare le nostre intenzioni elaborando norme per eliminare le ambiguità individuate dalla Corte europea di giustizia. Un’opzione legislativa immediata è accludere alla direttiva sulle condizioni di trasferta la clausola sociale in stile Monti, che abbiamo già inserito nella direttiva sui servizi.

La Commissione nel frattempo deve insistere con tutti gli Stati membri per trasporre del tutto e in modo adeguato la direttiva sulle condizioni di trasferta nella legislazione nazionale. In realtà, gli Stati membri devono rivedere immediatamente la normativa nazionale riguardante il lavoro per garantire che la terribile sentenza Laval non indebolisca i loro sistemi di rapporti lavorativi e di contratto collettivo.

Infine, permettetemi di dire che l’onorevole Sinnott, come sempre, sbaglia la propria interpretazione. Ha torto nell’affermare che la sentenza Laval implichi che un minimo salariale sia applicabile solo in Irlanda: significa che tutti gli accordi giuridicamente vincolanti devono essere applicati all’Irlanda, e ciò è molto più del minimo salariale. Tuttavia, in Irlanda esistono accordi che non sono giuridicamente vincolanti e questo aspetto va affrontato.

 
  
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  Georg Jarzembowski (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signori Commissari, signor Presidente del Consiglio, mi rivolgo al Consiglio europeo a nome del mio gruppo al fine di inserire in maniera adeguata la politica europea dei trasporti negli orientamenti integrati. La ragione è che le imprese e l’occupazione nell’UE non sono in grado di crescere senza una politica europea sostenibile per i trasporti e le necessarie reti transeuropee. Senza corridoi di trasporto efficaci, una cooperazione tra i fornitori di servizi di trasporto e sistemi di trasporto intelligente, non è possibile espandere né il commercio, né il turismo nell’Unione europea o con paesi terzi. Tuttavia è l’elemento di cui abbiamo bisogno per promuovere l’occupazione.

Signor Presidente del Consiglio, quando si rivolge ai suoi colleghi in Consiglio, ricordi che è fondamentale per gli Stati membri includere la politica dei trasporti nei loro progetti nazionali per la crescita e l’occupazione. Purtroppo, stiamo notando che i paesi membri investono sempre meno fondi per il mantenimento e l’espansione delle infrastrutture nazionali, siano reti ferroviarie o stradali.

Accade la stessa cosa per quanto riguarda la promozione e l’applicazione dei sistemi di trasporto. Oggi si può ordinare tutto su Internet, ma è possibile consegnare solo tramite autocarro o treno. Possiamo prenotare una qualsiasi vacanza, ma per giungere a destinazione occorrono un aeroporto e collegamenti adeguati. Se, quindi, vogliamo crescita e occupazione, dobbiamo disporre delle infrastrutture necessarie e di sistemi di trasporto soddisfacenti. Ovviamente devono essere rispettosi dell’ambiente. Siamo pertanto dell’avviso che, per motivi di sostenibilità, alla logistica vada offerto ogni sostegno. Questo aspetto è importante anche per la pianificazione a livello nazionale.

Sebbene la logistica sia compito soprattutto delle imprese stesse, ciononostante, noi, gli Stati membri e l’Unione europea possiamo contribuire a favorirla riducendo la burocrazia, ad esempio le procedure doganale nei porti.

Occorrono politiche rispettose dell’ambiente. Quindi mi rivolgo a voi, per il bene della crescita e dell’occupazione, al fine di rendere la politica per i trasporti il fulcro della vostra strategia.

 
  
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  Dariusz Rosati (PSE) . (PL) Signor Presidente, il Consiglio di primavera si svolgerà in un frangente decisivo. La crescita nell’Unione sta rallentando, dobbiamo far fronte all’incertezza sui mercati finanziari, il prezzo del petrolio è in rialzo e così l’inflazione. Tutta questa situazione sta creando un’atmosfera di insicurezza e alimenta timori per l’avvenire.

Alla luce dello stato degli affari, considero la valutazione della situazione da parte del Presidente Barroso eccessivamente ottimistica. E’ difficile rallegrarsi della creazione di sei milioni di posti di lavoro, giacché è avvenuta in un periodo di accelerazione ciclica della crescita nel corso degli ultimi due anni. Inoltre si rivela arduo prevedere un’efficienza elevata costante sul luogo di lavoro, sulla base di uno o due anni in cui è aumentata. Il tasso di crescita potenziale dell’Europa rimane molto basso.

Pertanto, in occasione del prossimo Consiglio, ritengo che l’Unione europea debba trasmettere un messaggio chiaro ai cittadini europei, mostrando che si trova nella posizione di contrastare le suddette minacce. La paura e l’incertezza che derivano dall’attuale situazione economica devono essere eliminate da decisioni anziché da parole. Finora, tutti i vertici sono troppo spesso terminati con dichiarazioni che non hanno condotto a nulla. Nella situazione in cui ci troviamo, ci attendiamo che gli Stati membri e il Consiglio giungano a conclusioni specifiche. Esorto il rappresentante del Consiglio presente in Aula oggi a prenderne nota.

Infine, tutto ciò è particolarmente importante poiché il Trattato di Lisbona deve essere ratificato nei prossimi mesi. Questo trattato ha bisogno di stimolare i cittadini europei e infondere loro speranza. Perciò il prossimo vertice deve inviare un chiaro segnale ai cittadini d’Europa che migliorerà la situazione.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, la disoccupazione sta diminuendo, l’Unione europea ha tratto benefici dalla globalizzazione, stiamo andando meglio degli Stati Uniti, e l’UE percorre la strada giusta. Procediamo lungo questa strada con determinazione, impegno e fiducia in noi stessi. Facciamo sì che gli Stati membri assumano più seriamente le proprie responsabilità e che le persone siano consapevoli dei nostri successi e traguardi.

Secondo, la protezione del clima e una riduzione della dipendenza energetica devono imprimere nuovo slancio a ricerca, innovazione, crescita e occupazione.

Terzo, siamo onesti in merito al fatto che il cambio euro/dollaro sta attenuando gli aumenti del prezzo dell’energia: in rialzo del 160% in euro, del 340% in dollari.

Quarto, l’euro, l’allargamento, il mercato interno, la strategia e il Trattato di Lisbona, che consolida l’economia sociale di mercato e conserva i diritti sociali fondamentali: questi elementi formano un pacchetto complessivo che dovrebbe favorire l’Unione europea lungo la strada verso il successo.

Quinto, istruzione, formazione, ricerca, innovazione e riforma dei nostri sistemi sociali, sanitari e previdenziali sono le sfide maggiori che tuttora ci troviamo di fronte.

Sesto, signor Presidente della Commissione, l’IET di Barroso deve figurare nelle conclusioni del vertice di primavera, con una data fissata per deciderne la sede. Il Parlamento ha dato il via libera al finanziamento.

Settimo, la normativa sulle piccole imprese avvierà un’ulteriore iniziativa in quest’Aula, senza alcun dubbio. L’intergruppo per le PMI presenterà i principi che abbiamo in mente entro la fine del mese.

La mia ultima considerazione è: onorevole Schulz, il presidente della Commissione e la Commissione non sono avversari. I nostri antagonisti sono la mancanza di potere, di capacità politica e di leadership di alcuni governi e parlamenti negli Stati membri; l’egotismo, il nazionalismo e il protezionismo, non più Europa e non più una Commissione forte.

 
  
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  Pervenche Berès (PSE) . – (FR) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, vorrei formulare un’unica richiesta per quando parteciperete al Consiglio europeo: difendere questa istituzione quando vi informa che la situazione sociale ed economica dell’UE esige di porre maggiore attenzione alle questioni sociali, ci chiede di rendere le nostre politiche economiche coerenti con i nostri obiettivi e la strategia legittimamente elaborata per i cambiamenti climatici e l’indipendenza energetica; quando vi indica che, se la strategia di Lisbona deve avere successo, occorre maggiore coordinamento in campo economico; quando vi suggerisce che, qualora intendiamo affrontare con esito positivo la crisi americana dei subprime, abbiamo bisogno di mercati finanziari regolati. Non permettiamo che gli Stati membri affermino che si tratta di affar loro: non è accettabile in una democrazia moderna.

Signor Presidente in carica, su richiesta di alcuni capi di Stato e di governo che sono giustamente preoccupati per la situazione dei mercati finanziari, lei esaminerà le conseguenze di tale condizione dell’economia reale dell’UE. Quindi le domando di risolvere la questione, e di non essere soddisfatto di poche proposte che possono sembrare allettanti o popolari, ma che non si occupano della sostanza del problema. In questo caso, la sostanza è che disponiamo di un mercato finanziario integrato e di una Banca centrale che conduce una politica monetaria nell’interesse dell’economia europea nel suo complesso, ma nessun controllore del mercato finanziario europeo che affronti le sfide e i problemi coinvolti.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE) . – (RO) Per tradizione, il primo vertice europeo dell’anno è dedicato alle questioni economiche. Pertanto, la Presidenza slovena del Consiglio dei ministri ha collocato nell’agenda degli incontri dei capi di Stato e di governo un importante dibattito sul secondo ciclo della strategia di Lisbona, rinnovata per il periodo 2008-2010.

A mio avviso, non devono mancare tra i temi che affronterete nei prossimi giorni certi aspetti connessi soprattutto al secondo obiettivo della strategia di Lisbona, vale a dire il livello di occupazione. Anche se intensamente promosso come principio nelle risoluzioni del Parlamento europeo, la mobilità europea del lavoro deve patire molto nella pratica.

Le restrizioni arbitrarie imposte all’accesso da parte dei lavoratori dei nuovi Stati membri contribuiscono a una mobilità ridotta. In tal senso, alla fine del 2008, la Commissione europea dovrà valutare le misure relative alla limitazione della mobilità introdotte da certi Stati membri a Romania e Bulgaria.

Recenti statistiche mostrano che la significativa tendenza migratoria dai due paesi non è una realtà di fatto e nessuno degli Stati che ha consentito l’accesso ai lavoratori rumeni o bulgari ha registrato squilibri sul mercato del lavoro. Tuttavia, secondo l’attuale normativa, gli Stati membri possono continuare a mantenere in vigore tali restrizioni, che in effetti è una realtà che riguarda i paesi che hanno aderito nel 2004. Poiché le barriere sul mercato del lavoro spesso sono introdotte in risposta a certi requisiti politici del giorno, ritengo che una delle misure che potrebbero essere discusse, sarebbe una revisione del sistema del periodo di transizione, e in particolare della formula 2+3+2.

Un provvedimento gradito sarebbe ottenere il parere obbligatorio del Parlamento europeo sul proseguimento o il blocco delle restrizioni dopo i primi due anni in seguito all’ingresso di un nuovo Stato membro. Un tale coinvolgimento delle istituzioni europee ridurrebbe il modo discrezionale e arbitrario con cui spesso si applicano le limitazioni al principio europeo di libertà di circolazione.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, domani si svolge il Consiglio di primavera e i leader dell’UE hanno molto di cui parlare, che siano le turbolenze dei mercati finanziari, la globalizzazione o i cambiamenti demografici. Per quanto riguarda la globalizzazione, abbiamo bisogno di sapere dal Consiglio dove ci sta effettivamente portando l’attuale ciclo di colloqui sul commercio mondiale.

Sono state formulate molte ipotesi e condotte alcune analisi in merito agli ultimi documenti in quanto riguardano l’agricoltura, ma sono state ben poche le dichiarazioni ufficiali della Commissione o del Consiglio in merito a tale questione fondamentale. Il Commissario Mandelson era presente in Aula ieri sera, ma mi dispiace non essere giunti alle interrogazioni relative all’OMC, e quest’Assemblea non ha ottenuto informazioni dirette.

In tale contesto, esorto il Consiglio di primavera e il Primo Ministro irlandese, Taoiseach Bertie O’Hearn, a sollevare il problema in questo importante incontro. Un mese fa il Commissario Mandelson ha rivelato che, nel settore non agricolo, i colloqui sono regrediti, anziché andare avanti. Per quanto riguarda l’agricoltura, ha suggerito che l’UE potrebbe vivere con le proposte presentate. Temo sia una visione sbagliata. Alcune analisi che ho consultato indicano che una politica agricola comune sarebbe distrutta dall’attuale accordo proposto, ed è un passo troppo lontano.

Desidero solo dire che, dal punto di vista irlandese, il 12 giugno voteremo, riteniamo, sul Trattato di Lisbona, pertanto annuncio a quest’Aula che ci sono già molte discussioni e molte ne seguiranno. Credo sia molto positivo che le persone si impegnino in questa campagna, e ciò rafforzerà i legami irlandesi con l’Unione europea, cosa assai gradita. Ma, considerato che esistono soggetti che stanno presentando protocolli che adesso non si trovano sul proprio sito Internet (ho visitato quello dell’onorevole Bonde e non l’ho visto), penso che probabilmente sarebbe opportuno per il Consiglio esprimere un giudizio sulla sentenza Laval. E’ stata diffusa e male interpretata da molti, ma ritengo che per tutti noi sarebbe favorevole sapere qual è il parere del Consiglio in merito. In effetti, il Trattato di Lisbona, da quanto ho letto, è molto rigoroso in merito alla dimensione sociale e non presenta alcuna volontà di maltrattare o abusare dei lavoratori nell’Unione europea o altrove. Quindi, gli irlandesi dovrebbero votare “sì” a questo importante Trattato.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE) . – (PT) Desidero iniziare augurando alla Presidenza slovena ogni successo e affermando che credo fermamente che il prossimo Consiglio europeo dovrebbe porre l’accento sulle questioni economiche e legate allo sviluppo. Devo congratularmi con il Presidente Barroso per aver dato la precedenza a tali questioni dall’inizio della sua carica. La giusta azione è stata rinnovare la strategia di Lisbona, eliminare la burocrazia e infondere nuova linfa vitale.

Malgrado le turbolenze causate dalla crisi finanziaria internazionale, l’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare dei carburanti fossili, l’incremento del debito e dei disavanzi pubblici, la crescita economica e la creazione di posti di lavoro hanno senza dubbio rappresentato fattori positivi. Dobbiamo proseguire in questa direzione e non soccombere alle difficoltà. Occorre una strategia di Lisbona migliorata ancorata a un patto per la crescita e lo sviluppo, che investa in conoscenza e innovazione, che sostenga lo sviluppo sostenibile, che includa un piano ambientale e che approfitti del potenziale delle piccole e medie imprese. La crescita economica è essenziale, non solo al fine di garantire una buona qualità di vita agli europei, ma anche per favorire le politiche di coesione economica e sociale, poiché l’impegno congiunto dietro il progetto europeo è basato su una logica di solidarietà.

Perciò, anch’io esorto la Presidenza del Consiglio a ricordare agli Stati membri che la solidarietà è una condizione necessaria per il successo della nostra Unione, e che l’esaltazione dell’ego nazionale può soltanto essere negativa. Oltre alle questioni economiche, esistono quelle legate alla mobilità e alla sicurezza. Abbiamo pertanto accolto positivamente, due mesi fa, l’allargamento alquanto anticipato dello spazio Schengen e l’abolizione delle frontiere interne. Ora si tratta di uno spazio comune. Le politiche in materia di visti, il controllo alle frontiere, la condivisione di dati e informazioni, e la cooperazione giudiziaria e di polizia costituiscono gli strumenti per garantire la nostra sicurezza e libertà. Dobbiamo collaborare e presentare un fronte unito ai nostri partner nel mondo.

Spero che al Consiglio europeo questa solidarietà sia consolidata e che sia chiaro per Repubblica ceca, Estonia, Lettonia e qualsiasi altro paese che i negoziati sulla politica dei visti con i nostri partner statunitensi è una questione europea. Anche in questo caso l’unità dell’Europa è una condizione necessaria per il suo successo e la sua credibilità.

 
  
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  Christopher Beazley (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, in seguito al riferimento dell’onorevole McGuinness alla ratifica del Trattato di Lisbona in Irlanda, confermo che nel mio paese, il Regno Unito, sono stati compiuti progressi positivi in entrambi i rami del Parlamento, e ci si attende che a breve il Regno Unito ratifichi regolarmente il Trattato. Non intendo infierire sugli avversari politici, ma è stato spiacevole per i conservatori britannici a favore del Trattato che il British Liberal Party si sia astenuto. Tuttavia, sono sicuro che l’onorevole Watson potrebbe illustrarcene le ragioni.

A questo Consiglio di primavera probabilmente si farà riferimento al recente cambiamento di governo in Russia. E’ molto importante, e sempre più per quest’Aula, che l’Unione europea si doti di una politica estera comune per quanto riguarda la Federazione russa e alcune proposte, quali ad esempio il gasdotto North Stream. Anche in questo caso, non ho intenzione di anticipare, visto che quest’Assemblea discuterà delle elezioni russe giovedì. Tuttavia, la proposta di risoluzione che, a quanto pare, riusciremo ad approvare, suscita preoccupazioni relative al trattamento degli osservatori elettorali e a ciò che è avvenuto ai candidati dell’opposizione cui è stata negata la possibilità di presentarsi a queste elezioni, e chiede il rilascio immediato di circa 50 dimostranti che sono stati brutalmente arrestati da uomini del ministero russo dell’Interno.

Spero che il Consiglio affronti la questione con estrema serietà. Ovviamente, desideriamo congratularci con il Presidente Medvedev e il Primo ministro Putin. Aspiriamo a rapporti favorevoli e armoniosi, ma che non saranno possibili qualora quest’Aula e l’Unione europea siano divise. Tedeschi, olandesi, inglesi, polacchi, tutti noi, dobbiamo avere una visione comune riguardo ai nostri rapporti con la Federazione russa e a come procedere al fine di garantire la fornitura energetica. Non dobbiamo approvare Nord Stream; potremmo accettare il gasdotto Amber. Attendo con grande interesse le conclusioni del Consiglio in relazione alla politica estera ed energetica comune europea, in particolare rapporti costruttivi con la Federazione russa.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, desidero esprimere tre considerazioni. Primo, è essenziale che la libertà dei servizi sia applicata in tutti gli Stati membri. Sto seguendo i messaggi dei miei colleghi, gli onorevoli Hökmark e Harbour. Secondo, sostegno alle piccole imprese per consentire loro di condividere e impiegare i risultati dell’innovazione: la normativa sulle piccole imprese è evidentemente necessaria. Terzo, per quanto riguarda la strategia di Lisbona, vorrei chiederle, Presidente Barroso, di ricordare al Consiglio europeo che l’attuazione della strategia per il Mar Baltico, che ha prontamente sostenuto, potrebbe diventare un contributo pratico alla strategia di Lisbona e, in effetti, probabilmente una delle sue storie di successo.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE) . – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, vorrei sentire la vostra opinione in merito alla politica monetaria dell’UE. Signor Presidente in carica del Consiglio, ha dichiarato che avrete uno scambio di opinioni sul funzionamento dei mercati finanziari. Signor Presidente della Commissione, desidero sapere che cosa pensa dell’applicazione dell’articolo 105 del Trattato, che prevede disposizioni per la stabilità dei prezzi, ma anche, presumendo che i prezzi siano stabili, affinché sia prestata attenzione alla crescita economica. Ritiene che la Banca centrale europea stia agendo correttamente al momento?

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE) . – (SK) Signor Presidente, mi consenta di iniziare, per il 50° anniversario del Parlamento europeo, augurando a quest’Aula di prendere molte sagge decisioni future a nome dei cittadini europei.

Come ho sentito nel corso della discussione, e si tratta di un aspetto in cui credo anch’io, rafforzeremo la competitività dell’economia europea e creeremo nuovi posti di lavoro a condizione di migliorare il contesto in cui operano le imprese. Nel momento in cui si adotta una normativa efficace in materia, dobbiamo tenere in considerazione i suggerimenti dei rappresentanti delle piccole e medie imprese e utilizzare le loro conoscenze pratiche.

Perciò accolgo positivamente l’adozione del pacchetto riguardante l’introduzione di prodotti sul mercato. E’ stato accolto dal Parlamento europeo e dalla Presidenza slovena, con il valido contributo della Commissione, in particolare del Vicepresidente Verheugen, che si è interessato di persona.

Signor Presidente, la Slovacchia si sta preparando ad adottare l’euro: ciò rafforzerà la competitività dell’economia slovacca e rappresenterà l’ultimo passo del mio paese sulla strada per unirsi agli Stati membri. Ritengo che la Commissione e la Presidenza slovena si pronunceranno a favore della Slovacchia, sulla base della valutazione dei risultati della sua economia, che è in eccellenti condizioni, in modo da poter adottare l’euro il 1° gennaio 2009 come programmato.

 
  
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  Georgs Andrejevs (ALDE) . (LV) La ringrazio, signor Presidente, per avermi concesso la parola. Spero che nel 50° anniversario del Consiglio europeo non dimenticheremo uno dei motti principali dell’Unione europea, “La salute in tutte le politiche dell’UE”. Per noi non è sufficiente citarlo soltanto negli incontri specifici; formuliamo dichiarazioni, ma agiamo pochissimo. Come dimostrano le statistiche, la salute in Europa sta peggiorando. Sempre più specialisti abbandonano l’Unione europea, la morbilità di numerose malattie si sta aggravando, e la priorità alla salute nei cui confronti si era impegnata la Presidenza slovena (la lotta contro il cancro), dovrebbe almeno essere sostenuta anche nel Consiglio. Grazie.

 
  
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  Erna Hennicot-Schoepges (PPE-DE) . – (FR) Signor Presidente, il Presidente in carica del Consiglio ha accennato ai fondi di investimento immobiliari in relazione alle politiche finanziarie. Il Presidente della Commissione non ha menzionato questo problema specifico connesso alle abitazioni. Desidero chiedere alla Commissione, poiché ha intenzione di proclamare il 2010 come l’Anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, se pensa di affrontare il problema degli alloggi dal punto di vista dei pacchetti di investimenti e delle politiche finanziarie, in particolare dei fondi di investimento immobiliari sui mercati europei.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE) . (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’unità politica del Parlamento europeo ha commissionato uno studio relativo ai problemi che sorgeranno a causa dei cambiamenti climatici. I danni in Europa sono calcolati tra i 24 e 194 miliardi di euro. Desidero proporre, conformemente all’obiettivo di Barcellona, di prendere il 3% di questa somma (vale a dire tra 1 e 6 miliardi di euro) e usarlo per offrire all’Istituto europeo di innovazione e tecnologia un incentivo nell’ambito dei cambiamenti climatici. Dovrebbe concentrarsi sull’efficienza energetica, in particolare nei settori di generazione e consumo.

 
  
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  Nina Škottová (PPE-DE) . – (CS) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la strategia di Lisbona non ci lascia dubbi sul fatto che la qualità dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione sia una precondizione a favore del successo economico e che occorra fornire sostegno al fine di migliorare tale qualità.

Il Settimo programma quadro e l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, entrambi fondamentali per lo sviluppo e il miglioramento della qualità, si concentrano soprattutto sui cosiddetti centri di eccellenza esistenti e tengono conto del loro potenziale. Tuttavia, la maggior parte dei centri di eccellenza si trova nei vecchi paesi dell’Unione. Desidero sottolineare che anche i nuovi Stati dispongono di istituzioni didattiche e di ricerca di qualità, tra cui le università, che dovrebbero essere regolarmente incoraggiate ad adoperarsi per il marchio di eccellenza. L’iniziativa sfocerebbe in un ampliamento della base di istruzione e di ricerca di elevata qualità dell’Unione europea.

 
  
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  Presidente . − Sono spiacente di non poter concedere la parola a nessun altro deputato, e non ho visto alcun rappresentante della sinistra chiedere la parola. Pertanto non potete accusarmi di non chiamare nessuno. Occorre almeno chiedere la parola.

(Protesta da parte dell’onorevole Martin Schulz)

Ho semplicemente voluto puntualizzare, onorevole Schulz, e aggiungere che il gruppo PPE-DE non si è mostrato troppo entusiasta dell’introduzione del sistema “catch the eye”, ma sono stati soprattutto deputati del PPE-DE a chiedere la parola. Anche consentire al Presidente di terminare di parlare garantisce un migliore equilibrio.

 
  
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  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Desidero ringraziare tutti i deputati del Parlamento europeo che hanno partecipato a questa discussione molto interessante, dinamica e ricca, che sarà utile negli ultimi preparativi per la seduta del Consiglio europeo di domani e dopodomani.

Tenteremo di prendere in considerazione il maggior numero possibile delle opinioni e delle proposte presentate in questa discussione. Vorrei inoltre cercare di rispondere almeno ad alcune domande.

Primo, desidero ribadire che la seduta del Consiglio europeo di questa settimana è dedicata a tre questioni principali: l’avvio della nuova fase della strategia di Lisbona, il pacchetto di politica energetica e climatica e il problema della stabilità finanziaria. Questi sono i tre argomenti primari.

L’Unione per il mediterraneo non rientra nei temi principali. Vorrei ringraziare l’onorevole Schulz per la sua domanda e chiarire che non è stato programmato un dibattito approfondito relativo all’Unione mediterranea per questa seduta del Consiglio europeo. Tuttavia, la Presidenza si mostrerà sensibile alla volontà espressa da uno Stato membro e consentirà che sia presentata la proposta per un’Unione del Mediterraneo, probabilmente durante la cena per i capi di Stato e di governo di giovedì sera, ma non abbiamo pianificato alcuna discussione specifica in merito.

Ora mi occuperò delle questioni principali, anche se prima farò cenno al parere della Presidenza relativo all’Unione per il mediterraneo. Ricorderò le parole del nostro Primo Ministro e Presidente del Consiglio europeo, Janez Janša, a quest’Assemblea del 16 gennaio: “Vorremmo rafforzare le istituzioni e i processi, quali il processo di Barcellona e Euromed. Ciò di cui non abbiamo bisogno è un raddoppiamento delle istituzioni o che queste ultime competano con quelle dell’Unione europea, e che coprano al tempo stesso parte dell’Unione europea e parte dell’area di vicinato. L’UE nel complesso, e solo quale insieme, può essere sufficientemente efficace nell’instaurare la pace, la stabilità e lo sviluppo nell’area di vicinato e non solo”. Questa è la posizione della Presidenza, e ritengo che in futuro tale aspetto sarà preso in considerazione.

Adesso poche parole riguardanti i principali argomenti. La strategia di Lisbona: molte opinioni hanno espresso la necessità di modificare la struttura, ei metodi o gli orientamenti integrati della strategia. Tuttavia, in questo caso desidero evidenziare che sia il Consiglio europeo, sia la Commissione sono del parere che la strategia sia efficace. Entrambe le istituzioni concordano sul fatto che tale strategia stia producendo risultati, che l’economia reale nell’Unione europea sia in una condizione relativamente favorevole se paragonata ad alcuni altri attori globali.

Pertanto, la nostra visione è che i metodi, le strutture esistenti e gli orientamenti della strategia di Lisbona dovrebbero essere conservati e che si dovrebbe prestare maggiore attenzione alla sua applicazione. E’ un dato di fatto che la situazione cambi e che le nostre misure dovrebbero essere adattate in maniera appropriata, ma tali adeguamenti possono essere effettuati modificando il testo che accompagna gli orientamenti, cosa che in effetti è già stata realizzata.

Desidero aggiungere alcune parole in merito alla dimensione sociale. Si tratta di uno degli aspetti fondamentali della strategia di Lisbona. Il Consiglio ne è ben consapevole e mi attendo che lo esprima pienamente nelle conclusioni della seduta del Consiglio europeo. Non ci deve essere alcun dubbio a tal proposito.

E’ stato affermato che il Trattato di Lisbona, se e quando ratificato, modificherà l’equilibrio tra la dimensione sociale e le altre dimensioni. Sono certo che non sia vero. Il modello sociale europeo non sarà in alcun modo pregiudicato dall’attuazione del nuovo Trattato di Lisbona – tutt’altro.

Desidero ringraziare l’onorevole McGuinness per l’informazione sul giorno di votazioni in Irlanda. Auguro loro il meglio. Spero che gli irlandesi si esprimeranno a favore dell’Unione europea.

Per quanto riguarda l’altra importante serie di argomenti, ovvero il pacchetto in materia di clima ed energia, sosterrò quanto segue: sì, onorevole Watson, siamo consapevoli che sarebbe vantaggioso per i governi, e non solo per loro, ma probabilmente anche per le istituzioni europee e altri attori importanti, costituire un esempio nell’ottenere maggiore efficienza energetica, ridurre il consumo di energia e così via. Forse saremo in grado di raggiungere un accordo, forse no. Il fatto è che sarebbe utile poiché di certo l’efficienza energetica è e sarà un elemento essenziale del pacchetto in materia di clima ed energia discusso dal Consiglio europeo.

Consentitemi di ripetere che nel marzo dello scorso anno, durante la Presidenza tedesca, abbiamo assunto impegni, ora occorre attuarli. Abbiamo determinato gli obiettivi da realizzare tramite sforzi congiunti. Dobbiamo concordare in che modo suddividere tali sforzi. Ho già affermato che non sarà possibile raggiungere tale accordo domani, né dopodomani.

Tuttavia, possiamo trovarci d’accordo su alcuni principi basilari della suddivisione di tali sforzi tra gli Stati membri e su alcuni limiti relativi alla scadenza. Ho dichiarato che vorremmo ottenere l’accordo tra gli Stati membri prima della fine dell’anno e la decisione congiunta con il Parlamento europeo il prima possibile nel 2009.

Poche parole concernenti la stabilità finanziaria, che sarà la terza importante questione della seduta del Consiglio europeo. Per tale seduta, l’ECOFIN ha elaborato una relazione intermedia relativa alla situazione sui mercati finanziari, e desidero esprimere un’osservazione in merito. L’impressione prodotta è che le organizzazioni e le istituzioni europee stiano pigramente immobili, mentre la crisi imperversa sui mercati finanziari.

Devo sottolineare che le organizzazioni europee non sono inerti. Vorrei porre l’accento sul fatto che stanno agendo. Nella discussione di ieri in merito, avviata dall’onorevole Berès, il Commissario Almunia ha risposto dicendo che prima di agire, dobbiamo stabilire con certezza quali misure sono veramente necessarie e quali possono persino provocare più danni.

L’ECOFIN continuerà pertanto ad affrontare tale problema. Dopo la seduta del Consiglio europeo, vale a dire ad aprile, è programmato lo svolgimento di una riunione informale del Consiglio ECOFIN in Slovenia, il cui tema centrale sarà il problema della stabilità finanziaria. Ci attendiamo che il Consiglio europeo fornisca alcuni orientamenti concreti in materia.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, terminerò ribadendo la mia convinzione che in tutto ciò i fattori più importanti siano cooperazione e sinergia, in particolare tra le principali istituzioni dell’Unione europea: il Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio. La Presidenza slovena farà del proprio meglio per rendere tale sinergia il più forte possibile.

Permettetemi di annunciare che il Presidente del Consiglio presenterà una relazione al Parlamento in merito alla seduta del Consiglio europeo di questa settimana.

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, al termine di queste discussioni penso sia possibile affermare che in effetti in Aula vi sia intesa sul fatto che dovrebbe essere perseguita la strategia di Lisbona, che si tratta di un successo e che dobbiamo lavorare duramente in merito, soprattutto in termini di attuazione, in particolare sulla realizzazione delle priorità fissate in origine da parte dei nostri Stati membri. Naturalmente esistono numerose differenze per quanto riguarda il grado d’importanza; dove si dovrebbe collocare? Tuttavia, devo sottolineare che il sostegno generale alla strategia di Lisbona e le chiare conclusioni del Parlamento europeo indicano che sta funzionando e costituisce la nostra risposta alla globalizzazione.

Devo sottolineare la portata della questione, e in primo luogo l’atteggiamento dell’Europa verso la globalizzazione. Ci si rende conto che, anche in un clima economico più complicato, dovuto in particolare all’instabilità finanziaria, le esportazioni europee stanno crescendo e l’Europa è ancora di gran lunga la principale beneficiaria di investimenti stranieri diretti. L’Europa dispone di risorse al fine di occuparsi della globalizzazione. Dobbiamo quindi mantenere la nostra rotta, e desidero ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto in maniera così decisa tale posizione, in particolare gli onorevoli Daul e Watson, e molti altri.

Un’Europa protettiva ora deve anche essere protetta, come alcuni di voi, incluso l’onorevole Désir, hanno evidenziato. Crediamo sia possibile salvaguardare l’Europa non chiudendoci su noi stessi, ma consentendo agli altri di aprirsi come stiamo facendo noi. Questo è il punto.

L’Europa, la maggiore potenza commerciale al mondo, con esportazioni costantemente in crescita, ora non può accettare il protezionismo. Sarebbe contro i nostri stessi interessi. La soluzione migliore è assicurare che gli altri si aprano, non solo in relazione al commercio e all’accesso ai loro mercati, ma anche in termini ambientali e di diritti sociali più ambiziosi.

A livello interno, possiamo certamente fare di più nel quadro sociale, e vorrei dire che il messaggio che la Commissione trasmetterà al Consiglio europeo sarà di impegno sociale. In particolare, siamo a favore di un’agenda sociale fondata su accesso, solidarietà e opportunità.

Alcuni di voi hanno citato la causa Laval. Devo nuovamente ribadire ciò che più volte ho già affermato, anche al Parlamento svedese: l’interpretazione della Commissione della causa Laval non è, come molti hanno sostenuto, una contraddizione tra i principi del mercato interno e quello della tutela dei diritti dei lavoratori.

Al contrario, riteniamo che il modello di flessicurezza e, in senso generale, ciò che è conosciuto come modello scandinavo dei rapporti di lavoro, sia un modello progressista che ha prodotto alcuni risultati eccellenti in Europa. E’ nostra intenzione, siamo ansiosi di affermarlo, combattere tutte le forme di dumping sociale. Non può esserci alcun dubbio sulla posizione della Commissione in merito.

Pertanto desidero porre l’accento su questo elemento, poiché mi pare occorra evitare a tutti i costi di cadere nella trappola di considerare gli aspetti sociali contrari alla competitività in Europa. Come molti di voi hanno menzionato, inclusi l’onorevole Crowley e altri, abbiamo bisogno di un’Europa aperta dotata di un’economia e una società di ampie vedute, ma anche di un’Europa che accolga l’inclusione sociale. Opponiamoci quindi a tale tendenza.

Respingiamo inoltre la tendenza di mettere gli aspetti sociali contro quelli ambientali. A tal proposito vorrei evidenziare la determinazione della Commissione. Siamo assolutamente decisi a portare a termine gli impegni assunti all’unanimità dal Consiglio europeo nel marzo dello scorso anno. Durante la Presidenza tedesca del Cancelliere Merkel c’è stato un sostegno concorde per molti obiettivi. Ciò che posso dirvi è che nel corso della prossima fase la Commissione sarà ancora più determinata a costruire una politica energetica europea autentica e a lottare contro i cambiamenti climatici.

Se ci sono stati numerosi mutamenti in termini di recenti sviluppi, questa condizione conferma la natura urgente della situazione e la conseguente determinazione. In tal caso intendo riprendere le parole dell’onorevole Turmes e dell’onorevole Harms, tra gli altri, e affermare che le questioni sociali non devono essere messe contro quelle ambientali. Il problema dell’energia o delle industrie a elevato consumo di energia merita una risposta a parte.

Vogliamo un’industria europea competitiva. Il nostro obiettivo non è far diventare l’Europa una zona industriale devastata, ma esattamente l’opposto. Il nostro traguardo è la “dimensione ecologica”, un’industria che sia in grado di convertirsi al raggiungimento di una nuova compatibilità con i nostri obiettivi per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici. Perciò nelle nostre proposte, e la Commissione lo ha ribadito chiaramente, sosteniamo garanzie specifiche per le industrie a elevato consumo di energia. Non vogliamo che le nostre industrie si trasferiscano in altre parti del mondo.

Ora abbiamo bisogno di conoscere qual è il nostro obiettivo principale in questa fase. Il nostro traguardo è ottenere un accordo globale relativo ai cambiamenti climatici e partecipare alla Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici con proposte che esortino gli altri ad agire. Tuttavia, qualora non ci fosse accordo globale, siamo pronti a intraprendere misure di protezione, e non ho paura di usare la parola, per il beneficio delle industrie europee a elevato consumo di energia.

Infine, onorevoli deputati, dobbiamo tenere la nostra rotta. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno sottolineato l’importanza di farlo, in particolare gli onorevoli Ferber e Karas, e molti altri. La strategia di Lisbona è una strategia per tutte le stagioni. Il pericolo maggiore ora sarebbe compiere un passo indietro di fronte alla nuova situazione economica globale.

Ciò che occorre fare, al contrario, è proseguire sulla strada delle riforme economiche europee, ma devono essere riforme per un’Europa aperta, più inclusiva a livello sociale, più risoluta per quanto riguarda l’ambiente. Non vediamo alcuna contraddizione tra tali obiettivi: in effetti, è l’opposto. Riteniamo che adesso occorra concentrarsi sull’attuazione della strategia. E’ stata una strategia valida e continuerà a esserlo in termini di sviluppo sociale, economico e ambientale in Europa.

 
  
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  Presidente . Se posso interpretare ciò che il presidente della Commissione ha dichiarato: è stato l’onorevole Langen, e non l’onorevole Ferber a intervenire.

 
  
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  Martin Schulz (PSE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero utilizzare una delle disposizioni del nostro Regolamento e chiedere la parola a titolo personale in relazione a numerosi commenti da parte di colleghi di altri gruppi in merito al mio intervento rivolto al Presidente della Commissione. Non ho intenzione di tornare sulla discussione avvenuta; ritengo sia chiaro che ci siano accordi e divergenze.

Nemmeno le parole conclusive del Presidente della Commissione possono celare il fatto che vi sia un particolare messaggio politico associato all’insistenza sulla strategia di Lisbona e i suoi orientamenti inalterati. Il suo messaggio è che tali orientamenti non necessitano di alcuna modifica. Il nostro messaggio è che devono essere modificati in modo da migliorare l’inclusione sociale in Europa. Questa è la differenza!

(Applausi)

Tuttavia, signor Presidente, due aspetti sono inaccettabili e desidero chiarirlo del tutto. Se l’onorevole Watson e, in particolare, l’onorevole Karas stanno cercando di generare in quest’Aula l’impressione che la minima osservazione critica rivolta alla Commissione sia sacrilega poiché crea una divisione tra le istituzioni europee, non possiamo concordare con tale visione. E’ compito del Parlamento europeo suggerire alla Commissione la direzione in cui proseguire.

(Applausi)

Inoltre, è mio dovere, in quanto presidente di questo gruppo, sottolineare che percepiamo uno squilibrio sociale in Europa. Se pensate altrimenti, sono affari vostri. Non si tratta, tuttavia, di una critica alla Commissione affermare che vorremmo modificare i suoi orientamenti. Trasformare questa critica in un disaccordo tra le istituzioni giova esclusivamente a uno scopo, politico e ideologico.

Vi avverto: se intendete costringere la Commissione nell’angolo dei liberali e del PPE-DE, se generate l’impressione che si tratti di una Commissione liberale/PPE-DE, vi sbagliate poiché state dipingendo questa Commissione in termini ideologici. Non lo permetteremo; appoggiamo la nostra politica di cooperazione con la Commissione. Voi, non noi, state spingendo il Presidente Barroso nell’angolo della destra!

(Tumulto e applausi)

Tuttavia, vogliamo una politica di giustizia sociale. E’ ciò che stiamo difendendo in quest’Aula, e non saremo trascinati in un dibattito istituzionale quando stiamo conducendo una discussione politica!

(Applausi)

 
  
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  Joseph Daul (PPE-DE) . – (FR) Signor Presidente, sarò molto breve. Se intendiamo replicare a ciò che i nostri colleghi hanno affermato tutta la mattina, in quanto presidente del gruppo, bisognerebbe includerlo nel regolamento interno. Possiamo girare intorno al problema o sviare i margini. Se intendiamo rinnovare la discussione, lo faremo. Onorevole Schulz, dirò semplicemente che io e il mio gruppo ci preoccupiamo delle questioni sociali esattamente come voi, e siamo tutti…

(Applausi)

Desidero affermare, onorevoli colleghi, che è possibile concentrarsi sugli aspetti sociali quando si ha effettivamente guadagnato un po’ di denaro, ma non possiamo imitare i socialisti e spendere soldi mai intascati.

(Applausi dalla destra)

 
  
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  Graham Watson (ALDE) . (EN) Signor Presidente, sarò molto breve, ma, poiché l’onorevole Schulz ha citato il mio nome, mi consenta almeno di affermare quanto segue: onorevole Schulz, non avevo la minima intenzione di attaccarla a livello personale con ciò che ho dichiarato, tuttavia ritengo che esista una seria discussione al proposito sul modo di creare economie competitive e di stimolare tali economie compatibili con la coesione sociale e la stabilità ambientale. Non penso che il sistema per produrre queste economie sia discutere il fatto che il mercato non funzioni poiché non realizza i prodotti che desideriamo. Ritengo, come il Presidente della Commissione ha dichiarato questa mattina, che la prova più recente da parte dell’economia globale sia che il mercato può generare tali prodotti e penso che si tratti di una condizione con cui sia possibile unirci e in effetti avere successo.

 
  
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  Presidente . Onorevoli colleghi, il Regolamento consente solo ulteriori repliche da parte di deputati che sono stati oggetto di osservazioni personali. Non è il caso degli altri deputati che hanno chiesto la parola.

La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Roberta Alma Anastase (PPE-DE), per iscritto.(RO) La decisione di dedicare il prossimo Consiglio europeo alla strategia di Lisbona è gradita e necessaria. Ritengo che tale discussione di marzo debba essere focalizzata sulla valutazione dei risultati concreti ottenuti finora e sugli adattamenti da eseguire al fine di trasformare la strategia in un reale successo.

Dovrebbero essere perseguiti due elementi fondamentali volti a garantire uno sviluppo economico prolungato associato al raggiungimento del benessere nell’UE. Da un lato, l’UE deve proseguire la propria politica relativa al consolidamento del sistema concernente istruzione, formazione e innovazione, e il 2009, dichiarato l’anno dell’innovazione, deve essere del tutto finalizzato a tal scopo. Dall’altro lato, è necessario elaborare la politica in materia di migrazione e di integrazione dei migranti in quanto fattore della crescita europea.

Allo stesso tempo, l’UE non sarà veramente stabile e prospera a meno che non promuova in maniera efficace e ferma questi obiettivi all’esterno, nelle zone vicine all’Europa, in particolare nella regione del Mar Nero. Su queste basi, ritengo che il Consiglio europeo debba affrontare la questione della sicurezza energetica e della riuscita attuazione del progetto Nabucco, tenendo in considerazione l’allarmante situazione in alcuni dei paesi confinanti, a seguito alle recenti elezioni nell’area.

 
  
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  Alexandra Dobolyi (PSE), per iscritto.(HU) L’imminente Consiglio europeo di primavera avvierà il prossimo ciclo triennale della strategia di Lisbona. I temi centrali saranno i cambiamenti climatici, le sfide che si pongono in relazione all’energia e alla stabilità dei mercati finanziari.

Nel mondo globalizzato, un successo costante per l’Europa esige che ci occupiamo efficacemente di tutte e tre le questioni. E’ fondamentale concepire una posizione comune dell’Unione europea nel più breve tempo possibile.

Abbiamo riconosciuto i progressi compiuti con l’applicazione della strategia di Lisbona dalla primavera del 2006, e appoggiamo i continui sforzi finalizzati ad adottare le direttive riguardanti le questioni relative all’economia globale, ma ancora più importante, assicurare che si estendano a tutti gli Stati membri.

Sta diventando sempre più urgente raggiungere un accordo sui problemi connessi al clima e all’energia. Occorre individuare una soluzione efficace alla dipendenza energetica europea, mentre allo stesso tempo garantire che i prodotti europei mantengano la propria competitività economica.

Abbiamo assistito alla crescita dei fondi sovrani, e dobbiamo assicurare che le loro attività siano condotte in maniera trasparente e sicura. Occorre elaborare una valida normativa riguardante la gestione di tali fondi.

E’ opportuno che il Consiglio si occupi della questione e sviluppi una posizione europea congiunta il più presto possibile al fine di eliminare le incertezze che incombono aleggiano attualmente intorno a questo problema.

Non meno importante, il Consiglio di primavera deve realizzare ogni possibile ma indispensabile misura volta a rafforzare il quadro normativo prudenziale per garantire la stabilità finanziaria dei mercati.

La crisi, che potrebbe colpire i cittadini europei, non è ancora terminata; il peggio potrebbe ancora arrivare. Se questo incontro del Consiglio avesse un motto, sarebbe “non c’è tempo da perdere”.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Nelle dichiarazioni formulate oggi in quest’Aula in preparazione al Consiglio europeo di primavera, abbiamo nuovamente ascoltato gli stessi interventi da parte dei principali soggetti responsabili dell’Unione europea.

Hanno ancora una volta insistito sulla tendenza sempre più neoliberista della strategia di Lisbona, che prevede flessibilità nei rapporti di lavoro o, in altre parole, maggiori attacchi ai diritti dei lavoratori e lavori più precari e mal retribuiti, mentre i profitti dei gruppi economici e del settore finanziario continuano a crescere. Hanno ribadito la liberalizzazione e la privatizzazione dei settori strutturali e dei servizi pubblici, in apparenza indifferenti alle conseguenze di tale politica per milioni di persone a basso reddito.

Non hanno ancora intenzione di modificare la condizione di povertà che colpisce quasi 78 milioni di cittadini, di cui 25 milioni sono lavoratori a basso reddito. Consentono tuttora la disoccupazione giovanile, che sta raggiungendo livelli doppi rispetto a quelli della disoccupazione totale e che interessa molti giovani con istruzione elevata che non riescono a trovare lavoro, e ancor peggio un posto di lavoro che non ha nulla a che fare con la loro istruzione.

Non hanno intenzione di cambiare le loro politiche al fine di prevenirne gli effetti sull’Unione europea, in particolare sulle economie più deboli, e di evitare il peggioramento della situazione sociale: da qui l’importanza della sostituzione della “strategia di Lisbona” con una strategia europea a favore di solidarietà e sviluppo sostenibile.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto.(EN) Per il Consiglio è essenziale portare a termine gli impegni presi in materia di politica climatica ed energetica. Chiaramente la sfida sarà seguire la retorica con l’attuale realizzazione degli obiettivi. La Scozia ha contribuito in maniera considerevole in termini di fonti di energia rinnovabili, inclusa l’energia delle onde, mareomotrice, eolica in mare aperto e persino solare. Il nuovo governo scozzese sta operando ai limiti delle proprie competenze assegnate, cercando di sfruttare al massimo il potenziale per la Scozia, e di incoraggiare un collegamento per la nostra eccedenza di elettricità nelle reti europee. La Scozia si troverebbe in una posizione migliore per favorire gli obiettivi dell’Europa in materia di cambiamenti climatici qualora partecipassimo appieno all’Unione europea in quanto Stato indipendente. Un governo scozzese autonomo sarebbe un attore costruttivo nell’UE, desideroso di sviluppare i migliori interessi della Scozia, ovviamente, ma anche disposto a lavorare con i partner europei per il nostro reciproco vantaggio.

 
  
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  Magda Kósáné Kovács (PSE), per iscritto.(HU) La discussione odierna negli ultimi giorni è stata preceduta da accese discussioni. Sembra sia stato rievocato l’antico e logoro motto liberale “lasciate che il mercato funzioni e risolverà tutti i problemi”. Nel frattempo, sono lieta di appartenere a quel gruppo politico che si è espresso molto fermamente in difesa dei valori sociali dell’Europa, e che ci ha ricordato che tutelare la dignità umana sia un dovere che vincola l’Unione europea a 27 membri.

La Commissione e il Consiglio hanno il compito di garantire che le nuove sfide e i crescenti rischi per l’Europa abbiano l’effetto di rafforzare la solidarietà. I responsabili dell’Europa e il suo Parlamento di rappresentanti eletti, nel frattempo, devono agire insieme al fine di prevenire la comparsa di rivalità della povertà, e di impedire che la concorrenza economica e di mercato intimorisca i settori deboli (minori, immigrati, anziani e famiglie). Insieme devono accettare di essere responsabili non solo di coloro che ottengono il proprio sostentamento tramite il lavoro, ma anche di coloro che sono stati collocati ai margini della società.

Il nuovo aspetto sociale dell’Europa emerso nel processo di Lisbona non sceglie tra valori economici o di mercato e i destini dell’uomo. In questa Europa, l’obiettivo non è semplicemente migliorare il numero e la qualità dei posti di lavoro in generale; le attività che sostengono le vite umane e che sono sostenibili a lungo termine sono soltanto un requisito che dovremmo considerare un valore comune. Di conseguenza, l’assistenza sociale fornisce un contributo in periodi di transizione. Qualora tali valori naturalmente favoriscano un desiderio di mobilitarsi ai fini di intervenire, le elezioni del 2009 potrebbero risultare in istituzioni europee meglio integrate e a dimensione più umana.

 
  
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  Esko Seppänen (GUE/NGL), per iscritto.(FI) L’Unione europea è pervasa di belle parole. Sono state nuovamente utilizzate questa mattina per parlare della strategia di Lisbona. La verità è che in merito sono stati compiuti progressi lenti e l’obiettivo fissato non è stato raggiunto. L’espresso desiderio della Presidenza di ampliare la strategia al fine di includere la dimensione sociale si tratta probabilmente solo di propaganda per le elezioni europee: non esiste il benché minimo accenno al modo in cui ottenerlo e quindi nessuna prova che rappresenti altro. La Presidenza avrebbe dovuto concentrarsi su obiettivi ridotti. Uno sarebbe stato fornire agli Stati membri una versione consolidata del Trattato di Lisbona. Il fatto che il Parlamento sloveno abbia ratificato il Trattato in assenza di un testo consolidato non costituisce un buon esempio per i paesi democratici.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto.(EN) L’agenda del vertice dell’UE sembra raggelarci. Il riscaldamento globale darà vita a un contesto pericoloso per le risorse energetiche. La relazione Solana/Ferrero-Waldner indica la conquista dell’Artico del Cremlino. Il ghiaccio si sta sciogliendo, pertanto “la corsa alle risorse accrescerà”. Dal punto di vista geostrategico, il disgelo dell’Artico aprirà nuove rotte commerciali per tutti, anche per i russi.

Nel frattempo, l’UE ha rotto il ghiaccio con il Kosovo. Il riscaldamento locale si è intensificato. La Serbia ha perso parte del proprio territorio. L’islam ha compiuto un altro passo avanti. E’ sorprendente che l’UE abbia inviato le proprie truppe a combattere l’islam radicale in Iraq e Afghanistan, e allo stesso tempo celi la civilizzazione degli assalitori in Europa. L’Arcivescovo del Montenegro si rammarica che gli Stati Uniti abbiano agito come l’Ahab del Vecchio Testamento, la Gran Bretagna ha dimenticato la sua battaglia per le Falklands, ora osa minacciare il destino di un paese cristiano, mentre la Germania non sembra più rammentare il 1914, il 1941 e Kragujevac. In apparenza, l’Arcivescovo scorda che l’animo tedesco sceglie Hegel, Feuerbach e Nietzsche, anziché Goethe e Schiller; tuttavia, ricorda che l’italiano Mussolini aveva annesso il Kosovo all’Albania fascista.

 
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