Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Discussioni
Mercoledì 12 marzo 2008 - Strasburgo Edizione GU

15. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni al Consiglio)
PV
MPphoto
 
 

  Presidente . − L’ordine del giorno reca le interrogazioni al Consiglio (B6-0013/2008).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente le seguenti interrogazioni:

l’

interrogazione n. 1 dell’onorevole Marian Harkin (H-0077/08)

Oggetto: Trattato di Lisbona

Nell’attuale testo del trattato di Lisbona ci sono ancora dei punti da chiarire? Sono state superate tutte le preoccupazioni della Presidenza slovena concernenti la sostanza, la procedura e i tempi di attuazione del trattato? Se questo non fosse il caso, potrebbe il Consiglio illustrare quali sono i punti in sospeso?

e l’

interrogazione n. 2 dell’onorevole Gay Mitchell (H-0097/08)

Oggetto: Presidente del Consiglio

Sono state effettuate discussioni preliminari in seno al Consiglio su chi sarà il presidente del Consiglio UE una volta ratificato il trattato di Lisbona?

 
  
MPphoto
 
 

  Gay Mitchell (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, su mozione di procedura, certamente non è lo stesso. Potremmo rispettare i diritti dei deputati? Unire le interrogazioni in questo modo è una vergogna. Un Tempo delle interrogazioni peggio dell’altro! Non esiste alcun nesso tra le due interrogazioni. Protesto con froza per la maniera in cui sono trattati i deputati.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Capisco, onorevole Mitchell, ma più tempo impieghiamo su tali questioni, meno ne avremo a disposizione per ottenere le risposte alle altre interrogazioni legittimamente presentate dai deputati. Si è trattato di una decisione del Consiglio replicare a queste due interrogazioni insieme. Il deputato non sarà svantaggiato dal momento che naturalmente avrà la possibilità di esprimersi in merito a questa particolare interrogazione. Ritengo quindi non subirà alcuna perdita.

Pertanto proseguiremo con il nostro lavoro; altrimenti perderemo più tempo di quanto possiamo permetterci. Sta diventando sempre più difficile ottenere un minimo livello di produttività nel corso del Tempo delle interrogazioni, fase che è molto importante per la nostra attività parlamentare. Signor Presidente in carica del Consiglio, a lei la parola.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Vorrei sottolineare che, essendo coinvolto il Consiglio, non fa alcuna differenza se rispondiamo a queste interrogazioni insieme o separatamente. Non spetta a noi decidere. In tali questioni ci conformiamo al volere del Parlamento.

Prima risponderò all’interrogazione dell’onorevole Harkin. Permettetemi di sottolineare che l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona dipende dalla ratifica da parte di tutti i 27 Stati membri. Tuttavia, è evidente che, considerati tutti i significativi emendamenti al Trattato, occorrono alcuni atti preparatori affinché il Trattato di Lisbona entri in vigore. Secondo l’autorizzazione attribuita dalle decisioni del Consiglio europeo del dicembre 2007, la Presidenza slovena ha avviato tali preparativi. Pongo l’accento sul fatto che il lavoro relativo all’attuazione ha raggiunto questo livello ed è solo di natura tecnica e preliminare.

Se il processo di ratifica è tuttora in corso e non è stato completato, questo lavoro sarà ancora soltanto di natura tecnica e preliminare. Sarà possibile discutere molti aspetti dell’applicazione del Trattato di Lisbona solo dopo la sua entrata in vigore. Ci sono anche molti esempi in cui alcuni elementi dell’attuazione saranno discutibili solo se proposti dalla Commissione.

Il Consiglio intende informare il Parlamento dei progressi, e collaborerà strettamente con quest’Aula in merito a tutti quegli aspetti dei preparativi per l’applicazione del Trattato di Lisbona che interessano entrambe le istituzioni.

Secondo, replicherò all’interrogazione dell’onorevole Mitchell. La risposta è “no”, il Consiglio non ha ancora discusso chi dovrà diventare Presidente del Consiglio dell’Unione europea, per dirlo in maniera più precisa, chi dovrà assumere la carica di Presidente del Consiglio europeo. Il Consiglio non ha tuttora affrontato l’argomento. Aggiungo che il parere della Presidenza non è ancora stato affrotnato poiché non è ancora il momento di farlo.

 
  
MPphoto
 
 

  Marian Harkin (ALDE) . – (EN) Desidero ringraziare il Presidente in carica del Consiglio per la risposta. Ritengo che ciò che mi ha detto rappresenti un processo in corso e potrebbe esserci spazio per chiarimenti che occorre risolvere.

Nel quadro di spiegazione, vorrei sapere qual è il suo parere riguardante l’elaborazione di un testo ufficiale consolidato da parte del Consiglio, poiché ho scritto a numerosi capi di Stato e alcuni mi hanno risposto – il Primo Ministro spagnolo, i ministri per l’Europa di Germania e Bulgaria – a riguardo della necessità di un testo consolidato. In effetti, il Parlamento ha votato in merito tre settimane fa e il Commissario Margot Wallström, in quest’Aula, ha affermato che occorre un testo consolidato quanto prima. Mi chiedo quale sia la sua opinione al riguardo.

 
  
MPphoto
 
 

  Gay Mitchell (PPE-DE) . (EN) Prima di tutto posso dire che, se il Consiglio incontra difficoltà nel giungere a un testo consolidato, l’Istituto per gli affari europei di Dublino ne fornirà volentieri una copia in inglese.

Secondo, partendo dalla risposta fornita dal Presidente in carica del Consiglio alla mia interrogazione, vorrei chiedergli se è certo che non ci siano candidati, che non esista una lista di favoriti né un elenco di aspiranti all’incarico di Presidente del Consiglio europeo, cosa che sarà decisa qualche tempo dopo che il Trattato di Lisbona sarà approvato, se sarà approvato, e ciò costituisce il futuro lontano. E’ questa la situazione?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Primo, l’interrogazione supplementare dell’onorevole Harkin.

In ogni caso, secondo il parere del Consiglio, ovvero della Presidenza, occorre un testo consolidato per il Trattato di Lisbona. In un altro punto della discussione odierna ho affermato che lo stavamo aspettando per la metà di aprile e che dovrebbe essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea nella seconda metà di maggio. Alcuni potrebbero pensare che sia tardi. Tuttavia, dobbiamo essere coscienti che si tratta di un lavoro molto impegnativo di elaborazione giuridica. E’ un documento complesso e, inoltre, il testo consolidato formale deve essere redatto nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione europea. Se si tiene conto di tutto ciò, non passerà molto tempo prima di avere a disposizione una versione consolidata ufficiale del documento.

Esistono versioni ufficiose e sono grato all’onorevole Mitchell per averlo evidenziato. Tali versioni restano non ufficiali e non possono essere considerate quali versioni ufficiali. Ce ne sono molte, tra cui una dell’Istituto di Dublino. Si tratta di un testo utile da leggere, ma non può sostituire la versione ufficiale che richiede tempo per essere preparata.

In risposta alla seconda parte dell’interrogazione supplementare dell’onorevole Mitchell, posso sostenere a nome della Presidenza e del Consiglio che al momento non c’è un elenco di favoriti o di possibili o reali candidati. Non esiste. Il Consiglio non ne ha discusso. Probabilmente ne discuteremo quando sarà più vicina l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La prima data probabile sarebbe il 1° gennaio 2009. Mi attendo che tale dibattito inizi più avanti nel 2008. A un certo punto dovrà essere avviato poiché è stato previsto che, una volta attuato il Trattato di Lisbona, l’Unione europea avrebbe anche acquisito un Presidente del Consiglio europeo.

Ribadisco che, secondo il parere della Presidenza al momento, non è ancora giunto il momento per tali dibattiti, ma dobbiamo valutare il fatto che, di 27 possibili ratifiche, solo cinque finora siano state garantite.

 
  
MPphoto
 
 

  Richard Corbett (PSE) . – (EN) Riguarda il futuro Presidente del Consiglio europeo. La Presidenza concorda sul fatto che, in effetti, non si tratta di una presidenza dell’Unione, ma di una presidenza di una delle istituzioni, ciascuna con il proprio presidente?

La Presidenza ha dibattuto riguardo alla natura dell’incarico nel dettaglio, per assicurare che il ruolo in realtà non si estenda a una qualche sorta di “Presidente dell’Unione”, ma rimanga limitato alla presidenza e alla gestione degli incontri del Consiglio europeo?

 
  
MPphoto
 
 

  Reinhard Rack (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, la mia domanda riguarda il testo compilato, in altre parole la versione consolidata. Sono grato al Presidente in carica del Consiglio per aver spiegato l’importante differenza tra testi privati e ufficiali. Inoltre accoglierei con favore se, in parallelo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, potesse essere avviata una campagna congiunta tramite gli Stati membri al fine di offrire ai cittadini interessati accesso al testo completo. Non dobbiamo far fronte a grandi quantità, ma qualora i cittadini desiderassero consultare una copia del documento, dovrebbero essere in grado di richiederlo attraverso i governi nazionali.

 
  
MPphoto
 
 

  Esko Seppänen (GUE/NGL) . (FI) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, la scorsa settimana a Lubiana mi sono reso conto che il parlamento sloveno ha ratificato il Trattato senza una versione consolidata, cosa che mi ha stupito. I deputati non hanno potuto accedere al testo nella forma in cui ora è stato loro distribuito.

Vorrei chiedere se, per quanto ne sappiate, è stato concordato dal Consiglio dei ministri o al vertice che il testo consolidato sarebbe rinviato il più a lungo possibile. E’ stato per caso stabilito che non si svolgerà nessun referendum sulla Costituzione – il Trattato di Lisbona?

 
  
MPphoto
 
 

  Mairead McGuinness (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, suggerisco che potrebbe esserci un possibile elenco di potenziali candidati, un elenco ufficioso che non abbiamo ancora consultato.

Tuttavia, in merito alla questione effettiva, sono lieta che la stiate elaborando; non state predicendo l’esito, ma siete fiduciosi, come me, che sarà positivo e che il Trattato di Lisbona sarà ratificato.

E’ diffusa un’idea nell’ambito della campagna del “no” in Irlanda, ovvero che sia un trattato autoemendante, cosa che non è vera, e vorrei che possibilmente indicaste in modo chiaro a chi di noi in Irlanda conduce la campagna elettorale che questo Trattato e le sue future modifiche rispetteranno il processo di ratifica di tutti gli Stati membri.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Ho compreso le prime tre domande, ma la traduzione della quarta è andata persa. Vorrei chiedere all’onorevole McGuinness di ripetere la sua domanda e la ascolterò nella sua lingua.

 
  
MPphoto
 
 

  Mairead McGuinness (PPE-DE) . – (EN) Forse ho parlato troppo in fretta. In Irlanda, la campagna per il “no” sta diffondendo la falsa affermazione che qualora sostenessimo tale Trattato, non ci saranno futuri referendum in Irlanda su altri trattati, laddove fossero necessari. E, nei prossimi 50 anni, chissà su che cosa occorrerà votare!

Sono assolutamente convinta dell’idea, come molti in Aula, che votare “sì” al Trattato di Lisbona non provocherà tale condizione e che ci sarà sempre rispetto dei processi di ratifica degli Stati membri. Vorrei che lei, nella sua posizione, lo confermasse.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) La ringrazio per aver gentilmente ripetuto la domanda, onorevole McGuinness. Ora l’ho compresa appieno, ma prima risponderò all’onorevole Corbett. Quando diciamo Presidente del Consiglio europeo, non s’intende assolutamente nient’altro che Presidente del Consiglio europeo. In quanto avvocato, non posso condividere il fatto che il Presidente del Consiglio europeo possa essere contemporaneamente presidente di qualcos’altro.

Il Consiglio europeo sta diventando un’istituzione. Con l’attuazione del Trattato di Lisbona diverrà per la prima volta una nuova istituzione dotata di un presidente che guiderà tale organo e nessun’altra istituzione citata nel Trattato di Lisbona.

Condivido l’opinione dell’onorevole Rack che il testo consolidato sia in ogni caso un utile contributo nel processo decisionale del Parlamento e per informare i cittadini. Tuttavia, come affermato in precedenza, non cambia il fatto che l’unico testo pertinente sia quello elaborato da un servizio competente del segretariato generale del Consiglio come un documento consolidato ufficiale.

Questo aspetto mi conduce alla domanda dell’onorevole Seppänen. E’ vero che il parlamento sloveno ha ratificato il Trattato di Lisbona, senza un testo consolidato ufficiale poiché non è ancora disponibile. Le persone interessate al riguardo hanno avuto accesso a un testo consolidato ufficioso redatto in varie lingue.

Devo dire che il governo si è rivelato molto attivo nello spiegare le innovazioni previste dal Trattato di Lisbona e, come dimostrato dal risultato nel parlamento sloveno, il risultato è stato del tutto positivo. Tuttavia, si tratta di un nostro problema nazionale e non riguarda la Presidenza; ciononostante mi sono sentito in obbligo di fornirle una spiegazione.

Torniamo ai referendum. Per prima cosa vorrei chiederle, onorevole Seppänen, se ha domandato in che modo il Consiglio, ovvero noi, potrebbe impedirli.

 
  
MPphoto
 
 

  Esko Seppänen (GUE/NGL) . – (FI) Ho chiesto se il Consiglio o il vertice avessero deciso che non si dovrebbero indire referendum, che si dovrebbe consigliare agli Stati membri di non promuoverli. Questa era la mia domanda.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) La ringrazio per la sua spiegazione aggiuntiva. Non esiste una decisione simile e non è possibile prenderla. Il Consiglio rispetta i diritti di ciascuno Stato membro di adottare una decisione indipendente e sovrana in merito al processo di ratifica secondo le proprie norme interne, e né il Consiglio, né la Presidenza interferiscono al riguardo.

In risposta all’onorevole McGuinness, come ho appena affermato, la scelta del metodo di ratifica del nuovo Trattato è un diritto sovrano di ogni Stato membro, che dovrebbe decidere in modo indipendente, conformemente alla sua legislazione, se indire un referendum o ratificare il nuovo Trattato in parlamento. Questo elemento non sarà modificato in alcun modo dal nuovo Trattato.

L’attuazione del Trattato di Lisbona lascerà tale questione alla competenza sovrana esclusiva di ogni Stato membro, inclusa l’Irlanda, e ciò sarà valido anche per futuri trattati.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Annuncio l’

interrogazione n. 3 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0082/08)

Oggetto: Patto per la gioventù

Il Consiglio ha adottato, nel quadro del Patto per la gioventù, alcune decisioni volte a rafforzare l’occupabilità dei giovani europei e la possibilità di conciliare vita professionale e familiare. Può dire il Consiglio se la nuova Presidenza intende procedere ad una valutazione dei risultati sinora raggiunti e promuovere ulteriormente questi obiettivi?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Vorrei richiamare l’attenzione dell’onorevole Panayotopoulos sull’ultima iniziativa del Consiglio relativa alla sua interrogazione. Il 14 febbraio scorso, il Consiglio ha adottato una serie di relazioni fondamentali sull’ulteriore attuazione del Patto europeo per la gioventù e le ha presentate alla seduta di primavera del Consiglio europeo, che inizierà domani. Tali relazioni sono basate sull’ultima analisi della Commissione dei programmi nazionali di riforma e contengono una valutazione dei progressi dell’applicazione del Patto europeo per la gioventù per il 2007.

Sulla base di quest’analisi, il Consiglio ha stabilito che, dall’adozione del Patto europeo per la gioventù nel 2005, in alcuni Stati membri la disoccupazione è calata. A livello europeo, tuttavia, il grado di disoccupazione è ancora elevato, pari a oltre il 17%. Perciò sono state elaborate le seguenti raccomandazioni per un’ulteriore applicazione del patto, e il Consiglio le riceverà questa settimana sotto forma di relazioni fondamentali.

Occupazione giovanile, cooperazione in istruzione, formazione e integrazione sociale dei giovani dovrebbero continuare a essere i compiti principali delle strategie economiche e sociali. Si dovrebbe prestare particolare attenzione ai giovani con minori opportunità, specialmente mediante una maggiore guida determinante, un sostegno multidisciplinare e misure adattate.

Nella futura attuazione della strategia di Lisbona, dovremmo tentare di sviluppare la dimensione giovanile. E’ basata su un approccio intersettoriale e su un ruolo rafforzato per i giovani. La prima raccomandazione invita agli Stati membri di concentrarsi in particolare su progetti di occupazione giovanile. A tale proposito, la Commissione sta ponendo l’accento su questioni quali: passaggio dal sistema educativo all’occupazione, relazioni lavorative incerte, flessicurezza e occupabilità dei giovani.

La Presidenza slovena ha dedicato particolare attenzione ai problemi e alle sfide dell’occupazione giovanile. Vorrei citare la conferenza internazionale intitolata “Jobs for Youth – Prosperity for All”, che si svolgerà il prossimo mese in Slovenia nel corso di questo mandato.

 
  
MPphoto
 
 

  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE) . – (EL) Signor Presidente, il testo del Patto europeo per la gioventù prevede inoltre misure volte a conciliare vita familiare e professionale. Il Consiglio ha anche deciso l’istituzione dell’Alleanza europea per le famiglie. I giovani devono godere dell’opportunità di avviare una famiglia. Quali provvedimenti intende intraprendere la Presidenza al fine di offrire tale opportunità?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) La realizzazione pratica spetterà a ogni Stato membro. Anticipiamo che il Consiglio europeo questa settimana adotterà certe decisioni in merito a livello politico, tra cui l’Alleanza europea per le famiglie. In breve, ci attendiamo uno slancio aggiuntivo agli sforzi in quest’ambito. Il modo in cui saranno applicati è soprattutto una questione che compete a ogni Stato membro.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Annuncio l’

interrogazione n. 4 dell’onorevole Claude Moraes, sostituito dall’onorevole Glenis Willmott (H-0084/08)

Oggetto: Cooperazione a favore dei senzatetto a livello europeo

Il Consiglio è probabilmente a conoscenza della dichiarazione scritta 0111/2007 sulla soluzione del problema dei senzatetto recentemente presentata al Parlamento europeo. Uno degli obiettivi della dichiarazione sarà quello di sviluppare un approccio europeo per porre fine al problema dei senzatetto e a tal fine raccogliere e condividere dati statistici affidabili che saranno necessari per facilitare le misure da adottare.

Qual è la posizione del Consiglio riguardo alla cooperazione europea in questo ambito? In particolare, ritiene il Consiglio che la condivisione di statistiche a livello europeo sarebbe un’iniziativa positiva?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Il Consiglio è a conoscenza dell’iniziativa del Parlamento europeo che chiede un’alleanza paneuropea per l’eliminazione dei senzatetto entro il 2015. Il Consiglio accoglie positivamente tale intervento ed è impaziente di vederne i risultati.

Vorrei ricordarvi che le questioni relative ai senzatetto in quanto parte di una politica per la sicurezza e l’inclusione sociale sono affrontate secondo il metodo di coordinamento aperto. Il comitato per la protezione sociale è responsabile di questo settore. Il metodo di coordinamento aperto ha consolidato la consapevolezza del fatto che il problema dei senzatetto sia comune a tutti gli Stati membri. Nell’elaborare piani d’azione nazionali per l’inclusione sociale per il periodo 2006-2008, i paesi membri hanno indicato la questione dei senzatetto come una delle aree strategiche prioritarie.

La relazione congiunta 2007 relativa alla sicurezza e all’inclusione sociale trattava la sfida posta dal problema dei senzatetto connessa alle misure per un’integrazione attiva. A tali misure dovremmo aggiungere numerosi altri aspetti, inclusi alloggio, assistenza sanitaria e servizi sociali. La relazione stabiliva, inoltre, che alcuni Stati membri stanno sviluppando un approccio più strutturale all’esclusione relativa agli alloggi e alla mancanza di fissa dimora.

Per quanto riguarda la questione dei dati statistici per il problema dei senzatetto in Europa, vorrei dire che, malgrado tutti gli sforzi da parte dell’Osservatorio europeo dei senzatetto, gli indicatori di questo settore sono tuttora non sviluppati in modo adeguato. Molti Stati membri non hanno affatto definito il problema dei senzatetto. Inoltre, la maggior parte degli Stati membri non dispone di dati attendibili sul numero dei senzatetto. Anche laddove esistono tali dati, è difficile confrontarli poiché la metodologia di calcolo e di sorveglianza delle tendenze si diversifica tra i singoli paesi membri.

A causa della mancanza di informazioni confrontabili relative al problema dei senzatetto, il sottogruppo di indicatori del comitato per la protezione sociale ha incluso nel suo programma di lavoro per il 2008, tra altri progetti, un’analisi della proporzione della povertà materiale rappresentata dagli alloggi, del costo delle case come dimostrato nello studio europeo delle condizioni di reddito e di vita, e ulteriori misure basate sullo studio delle dimensioni del problema dei senzatetto nell’Unione europea, che i servizi della Commissione hanno pubblicato nel 2007.

Oltre a ciò, il comitato per la protezione sociale ha indicato che la questione dei senzatetto nel 2009 sarà uno dei possibili compiti prioritari nel quadro degli sforzi finalizzati a ottenere l’inclusione sociale.

 
  
MPphoto
 
 

  Glenis Willmott (PSE) . – (EN) Sono rimasta soddisfatta di vedere i dati recentemente diffusi del governo del Regno Unito che mostrano che nel mio collegio elettorale, l’East Midlands, i nuovi casi di senzatetto registrati dalle autorità locali sono calati del 25% rispetto allo scorso anno. Ciò grazie alla principale priorità del governo laburista di eliminare il problema dei senzatetto e alla forte attenzione rivolta a fornire alle persone le competenze e la formazione necessarie per lasciare definitivamente le strade. Ciò è in netto contrasto con i risultati ottenuti dal precedente governo conservatore, con cui il numero dei senzatetto e di chi dorme all’addiaccio in realtà è aumentato.

Pertanto il Consiglio concorda sul fatto che si tratti di un esempio di buona prassi, che dovrebbe essere condivisa e che di conseguenza sia necessario istituire una piattaforma opportuna a tal proposito a livello dell’UE?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) La ringrazio per l’informazione, ma capisca che in quanto rappresentante del Consiglio non ho la facoltà di commentare i dati o la situazione per un singolo Stato membro. Le condizioni che ha descritto potrebbero costituire un esempio di buona pratica, ma non posso dichiararlo come rappresentante del Consiglio.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Annuncio l’

interrogazione n. 5 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0087/08)

Oggetto: La lotta contro il crimine internazionale e la Corte di giustizia dell’UE

Può il Consiglio fornire informazioni circa i progressi ottenuti e le proposte immediate per la messa a punto di una politica comune in materia d’asilo nell’Unione europea?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Nel giugno 2007 la Commissione ha pubblicato un Libro verde su un futuro sistema comune di asilo europeo. Ora il Consiglio è in attesa delle proposte della Commissione per la seconda fase di strumenti, principi e misure finalizzati a stabilire un sistema comune di asilo europeo. Tali strumenti e principi saranno adottati dal Parlamento e dal Consiglio conformemente alla procedura di codecisione.

Per i tempi di queste proposte dovremmo consultare la Commissione, che inoltre è dotata dell’iniziativa legislativa esclusiva in materia.

 
  
MPphoto
 
 

  Manuel Medina Ortega (PSE) . – (ES) Signor Presidente, Mehdi Kazemi, 19 anni, ha appena perso la propria possibilità di ottenere asilo nei Paesi Bassi a seguito del rigetto della sua richiesta nel Regno Unito. Il signor Kazemi potrebbe essere trasferito in Iran e giustiziato per il reato di omosessualità.

Attualmente nell’UE non esistono norme in materia e la mia domanda è se il Consiglio ritiene di poter accelerare i processi o se pensa che possiamo aspettare, ad esempio, finché la Corte di giustizia non costringa gli Stati membri a riconoscere l’asilo come un diritto umano fondamentale secondo la giurisprudenza esistente in materia di diritti umani.

 
  
MPphoto
 
 

  Hubert Pirker (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente in carica del Consiglio, in relazione allo sviluppo di una procedura comune d’asilo, un obiettivo è accelerare il processo decisionale che determina se alle persone è concesso lo status di rifugiati o meno. Un elemento che ho ripetutamente chiesto è la compilazione di un elenco di paesi terzi sicuri al fine di sollecitare le decisioni. Potrebbe informarci su quali progressi sono stati compiuti nelle vostre discussioni sull’elaborazione di tale elenco?

La mia seconda considerazione è la seguente: spesso abbiamo chiesto campagne d’informazione in modo che le persone siano a conoscenza di come funzionano le procedure d’asilo, che cosa significa immigrazione legale e quali sono le conseguenze di una richiesta d’asilo respinta o dell’immigrazione illegale.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) La risposta alla domanda complementare posta dall’onorevole Medina Ortega è molto chiara. Il Consiglio non è in grado di intervenire per costringere uno Stato membro a comportarsi in un modo particolare quando si tratta di decidere della concessione di asilo.

Questi sono obblighi degli Stati membri conformemente al diritto internazionale. Tuttavia, ci saranno obblighi supplementari laddove compiamo un nuovo passo verso una politica comune europea in materia di asilo, che ho descritto in precedenza, ovvero stabilire un sistema comune di asilo.

Onorevole Pirker, non posso aggiungere nulla a ciò che ho dichiarato nell’introduzione. Il progetto previsto dovrà essere presentato dalla Commissione europea. Suggerisco di porre la domanda anche alla Commissione.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Onorevoli colleghi, proseguiamo. Le seguenti interrogazioni non saranno prese in esame poiché considerate non ricevibili:

– la prima perché analoga a un’interrogazione presentata in febbraio;

– le interrogazioni nn. 7 e 8 riguardano questioni relative alla situazione politica del Ciad su cui si è svolta una discussione prima del Tempo delle interrogazioni.

Interrogazione n. 9 dell’onorevole Jim Higgins (H-0093/08)

Oggetto: Trasporto di liquidi

Il Consiglio potrebbe rilasciare una dichiarazione sui negoziati UE, con il Canada e gli Stati Uniti in materia di trasporto di liquidi attraverso gli aeroporti facendo sapere anche se il Consiglio confida che i problemi principali possano essere risolti in breve tempo?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) L’unica risposta che posso fornire all’onorevole Higgins è che non posso replicare a questa domanda poiché rientra nelle competenze della Commissione europea. Questa tematica è di sua competenza e, purtroppo, non posso rispondere in maniera congrua.

 
  
MPphoto
 
 

  Jim Higgins (PPE-DE) . – (GA) Signor Presidente, comprendo che il Presidente in carica del Consiglio non sia in grado di rispondere. Chiaramente, questa situazione si sta protraendo troppo. Le autorità e i governi di Canada e Stati Uniti non capiscono che noi dell’Unione europea abbiamo una soluzione? Una soluzione che è pratica, semplice ed efficace.

Vorrei chiedere alla Commissione o al Presidente in carica del Consiglio per quale motivo il Canada o gli Stati Uniti non accettino tale soluzione. La causa di ciò è costituita dagli attacchi dell’11 settembre agli Stati Uniti. Si tratta di una misura di sicurezza. E’ molto difficile da capire perché non sia possibile ammettere questa soluzione ovunque nel mondo.

 
  
MPphoto
 
 

  Hubert Pirker (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, chiediamo sempre vengano prese misure appropriate riguardo alla nostra reazione, e in particolare alla prevenzione, nei confronti del terrorismo, ragione per cui è stato promosso questo particolare provvedimento.

Tuttavia, questo strumento è tuttora davvero efficace, o i terroristi hanno già individuato metodi per eludere questi controlli?

Che cosa si potrebbe fare per armonizzare i controlli? Anche se disponiamo di un’unica serie di disposizioni, la loro attuazione varia decisamente da un aeroporto all’altro, e ciò genera problemi e disagio.

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Cercherò di rispondere ad alcuni dei punti proposti nelle domande complementari. I limiti a liquidi, spray, gel e articoli simili per i passeggeri aerei sono stati introdotti per una ragione, in risposta alla minaccia che è stata espressa in modo serio e chiaro, una minaccia alla sicurezza dell’aviazione civile.

Siamo stati informati che gli esperti di molti settori stanno cercando a fondo soluzioni e tecnologie che rendano più semplice individuare un pericolo reale, e in questo modo facilitare il trasporto di liquidi, spray, gel e articoli simili nel bagaglio a mano dei passeggeri.

Molti dibattiti in merito sono stati condotti in numerose sedi, soprattutto dall’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale. Stiamo seguendo tali discussioni, ma finora non ci sono conclusioni. Se e quando accadrà qualcosa, ci attendiamo che la Commissione agisca in maniera adeguata.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Onorevoli colleghi, non disponiamo di molto tempo, in effetti soltanto di sei minuti, siccome il Consiglio mi ha informato che dovrà lasciare l’Aula alle 19.30. Tuttavia, abbiamo tempo sufficiente per rispondere alle prossime due interrogazioni.

Presidente. − Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente le seguenti interrogazioni:

l’

interrogazione n. 10 dell’onorevole Mairead McGuinness (H-0095/08)

Oggetto: Prospettiva dell’Unione per i Balcani occidentali

Il destino dei Balcani occidentali sarà inevitabilmente di particolare interesse per il paese che detiene attualmente la presidenza del Consiglio. Alla luce dei recenti sviluppi legati allo statuto del Kosovo, intende il Consiglio impegnarsi attivamente per integrare ulteriormente i paesi dei Balcani occidentali nelle strutture UE?

l’

interrogazione n. 11 dell’onorevole Silvia-Adriana Ţicău (H-0106/08)

Oggetto: Sviluppo delle relazioni tra l’Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali

La Presidenza slovena ha dichiarato che lo sviluppo delle relazioni tra l’Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali costituisce una delle sue priorità. Quali sono gli orientamenti principali che il Consiglio intende seguire in vista dello sviluppo futuro degli accordi tra l’Unione e detti paesi?

e l’

interrogazione n. 12 dell’onorevole Dimitrios Papadimoulis (H-0119/08)

Oggetto: Ruolo della missione dell’Unione europea in Kosovo

Il primo ministro del Kosovo ha affermato in alcune recenti dichiarazioni che la proclamazione dell’indipendenza è questione di giorni. Il ministro degli esteri russo ha da parte sua dichiarato che la missione dell’Unione europea in Kosovo andava collegata con una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla presenza della comunità internazionale in Kosovo.

Qual è il mandato e qual è il calendario della missione dell’Unione europea in Kosovo? Prevede il Consiglio una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in merito a qualsivoglia cambiamento nella presenza della comunità internazionale in Kosovo?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Vorrei replicare a tutte e tre le domande insieme, pertanto la risposta sarà più lunga, ma si tratta di un argomento particolarmente attuale in questo momento.

Il Consiglio è determinato a continuare a sostenere la prospettiva europea per i Balcani occidentali, in modo da renderla più assimilabile ai cittadini della regione. Tra l’altro, accelererà l’avvio del dialogo con i paesi della zona in merito alla liberalizzazione delle regolamentazioni in materia di visti.

Durante la seduta di lunedì 10 marzo, il Consiglio ha accolto la seduta inaugurale del Consiglio di cooperazione regionale, che ha segnato il passaggio ufficiale del patto di stabilità a questo nuovo Consiglio. L’istituzione di tale organismo è la prova di grandi progressi a livello di cooperazione regionale nei settori della democrazia, dell’economia e della sicurezza.

Il Consiglio ha sottolineato la rilevante importanza della cooperazione regionale e di buone relazioni di vicinato, nonché la necessità di sforzi rinnovati sotto tutti i punti di vista al fine di individuare, tramite un approccio costruttivo ai negoziati, soluzioni bilaterali accettabili per questioni irrisolte sui rapporti con paesi vicini.

Nelle sue decisioni del 18 febbraio il Consiglio ha confermato la propria risolutezza nel fornire un sostegno pieno ed efficace alla prospettiva europea per i Balcani occidentali. Si chiede alla Commissione di impiegare gli strumenti comunitari per stimolare lo sviluppo economico e politico e offrire misure concrete più ampie a livello regionale per passi avanti in questa direzione.

A tale proposito vorrei menzionare un evento molto importante: il 5 marzo la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione speciale relativa ai Balcani occidentali. In questo documento la Commissione ha proposto una serie di misure tangibili per approfondire ulteriormente le relazioni tra l’Unione europea e i paesi della regione. Questa comunicazione e il consolidamento della prospettiva europea per i paesi dei Balcani saranno l’argomento principale della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, programmata per la fine del mese in Slovenia.

La Presidenza slovena ha mostrato particolare attenzione per i Balcani occidentali. La stabilità di questa regione è di importanza decisiva per la sicurezza e la prosperità dell’intera Unione europea. Tra le altre, nel 2008 sono possibili le seguenti attività: revisione dell’agenda di Salonicco del 2003, conclusione di numerosi accordi di stabilizzazione e associazione, e rafforzamento della cooperazione nella regione in vari ambiti.

Per la mancanza di tempo, cercherò di presentare brevemente i principali obiettivi del Consiglio dell’Unione europea relativi ai singoli paesi. Poiché il Kosovo è stato citato in una delle interrogazioni, riferirò brevemente in merito.

La Presidenza tuttora ritiene sia necessaria una soluzione a lungo termine per lo stato del Kosovo nell’agenda generale di un futuro europeo per i Balcani occidentali. I processi di stabilizzazione e associazione costituiscono un quadro strategico sviluppato dall’Unione europea per le proprie politiche nei confronti dei Balcani occidentali. Gli strumenti di questo quadro sono applicabili anche al Kosovo.

Vorrei nuovamente ricordarvile decisioni del Consiglio del 18 febbraio, quando ha rinnovato il suo impegno per l’appoggio pieno ed efficace a un futuro europeo per i Balcani occidentali. Il Consiglio ha esortato la Commissione a usare gli strumenti comunitari per stimolare lo sviluppo economico e politico e offrire misure concrete più ampie a livello regionale per avvicinarsi a questo obiettivo.

 
  
MPphoto
 
 

  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, so che abbiamo poco tempo, ma ritengo sia interessante che sia cambiata la visione da quando ho presentato questa interrogazione, e accolgo con favore il fatto che il Presidente in carica del Consiglio ci abbia aggiornati nel dettaglio delle sue particolari e ovvie preoccupazioni riguardanti la regione. Potrei solo chiedergli, specificatamente in relazione alla missione dell’UE in Kosovo, che è sola e piuttosto impreparata in questa fase: può garantirci che trarremo insegnamenti da questo intervento e saremo pronti a offrire un sostegno simile ad altri paesi della regione se e quando saremo invitati a farlo?

 
  
MPphoto
 
 

  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Grazie per i dettagli, ma avrei preferito avere alcune informazioni aggiuntive. Sappiamo che, nel luglio 2006, è stato siglato il trattato sull’energia per attirare investimenti in merito, e che nel 2007 è stato adottato un elenco di progetti prioritari per infrastrutture energetiche nella regione ed è stato firmato un memorandum sulle questioni sociali.

Siamo inoltre coscienti che è prevista la firma di un trattato comunitario sui trasporti con i paesi della regione al fine di creare un mercato nazionale nel settore dei trasporti su strada, su rotaia e su canali navigabili interni. E’ stato altresì definito un elenco di progetti prioritari relativi ai trasporti e avrei voluto ottenere più particolari dal Consiglio…

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Per quanto riguarda la prima domanda dell’onorevole McGuinness: la missione dell’Unione europea in Kosovo fa parte della politica estera e di sicurezza comune dell’UE, ovvero si tratta di una “missione dell’Istituto per la politica di sicurezza e di difesa (ISDP)” della PESC. Tuttavia, non è l’unica missione nei Balcani occidentali. La missione ISDP in Bosnia-Erzegovina è una fra le tante, e ha uno status simile, vale a dire che si tratta di una missione di polizia dell’Unione europea. Analogamente, nell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia c’era la missione PROXIMA, ormai terminata.

Desidero accentuare l’importanza della missione in Kosovo per cui è stata adottata la decisione. Spesso si sottolinea che l’Unione europea è divisa sullo status del Kosovo. Tale divisione in effetti è evidente, ma le persone si dimenticano dell’unità dell’Unione europea in questioni importanti quali, ad esempio, la missione europea, per la quale è stato raggiunto un accordo e che speriamo sia operativa secondo programma.

Ora la domanda dell’onorevole Ţicău. Abbiamo già stabilito una cooperazione regionale nel quadro della dichiarazione sull’energia per l’Europa sudorientale. Stiamo considerando anche altri settori in cui, con misure concrete, possiamo essere in grado di rafforzare la reale integrazione dei paesi dei Balcani occidentali e consolidare i loro legami con l’Unione europea.

Lei ha citato i trasporti. Sì, si tratta di uno degli ambiti che stiamo analizzando, ma ne esistono altri, quali la cooperazione nella ricerca, nella scienza e nell’istruzione. Vorrei sottolineare in particolare l’importanza della liberalizzazione dei requisiti per il visto per questi paesi, che resta uno dei nostri obiettivi. Speriamo di realizzarlo presto. Con la Presidenza slovena sono già stati avviati i negoziati con la maggior parte dei paesi dei Balcani occidentali sulla graduale liberalizzazione dei requisiti per il visto.

 
  
MPphoto
 
 

  Zita Pleštinská (PPE-DE) . – (SK) Il modo in cui l’Europa considera i paesi dei Balcani ha un impatto rilevante e una grande importanza per la stabilità nella regione e su scala europea e globale.

La dichiarazione d’indipendenza del Kosovo ha sparso i semi dell’odio tra i serbi e gli albanesi kosovari, compromettendo le loro fragili relazioni. Considerando che anche la Slovenia fa parte dei Balcani, quale soluzione la Presidenza pensa sia sostenibile per garantire pace e stabilità nella regione? Sarà possibile senza l’approvazione della Serbia?

 
  
MPphoto
 
 

  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL). – (EL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, nella sua risposta relativa al Kosovo non ha mai menzionato “l’ONU” o “legalità internazionale”! Le chiedo: la prospettiva europea per i Balcani occidentali può essere sostenuta aggirando l’ONU e violando la legalità internazionale? Inoltre, siccome il Consiglio accoglie positivamente, nella sua comunicazione, la presenza internazionale in Kosovo invocata dalla risoluzione 1244 dell’ONU, posso domandarle se possiamo scegliere da un menu à la carte? E’ possibile o no, oppure lei opta solo per quegli elementi che la soddisfano?

 
  
MPphoto
 
 

  Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Vi ringrazio per queste domande complementari. Per quanto riguarda la domanda dell’onorevole Pleštinská, non sono in grado e non oso prevedere, dal punto di vista personale o di rappresentante del Consiglio, una possibile soluzione a lungo termine per lo status del Kosovo. E’ un fatto che la soluzione desiderabile sarebbe un accordo tra le parti interessate. Come sappiamo, sono avvenuti lunghi negoziati in merito, ma non sono terminati con un accordo.

Sarebbe ugualmente auspicabile per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prendere una posizione su tale questione, ma, come sappiamo, non è accaduto. E’ per questo motivo che l’Unione europea ha reagito alla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo come abbiamo visto, il 18 febbraio, con le decisioni e le risoluzioni del Consiglio “Affari generali e relazioni esterne”. Questo è il quadro in cui si è raggiunto un accordo in seno all’Unione europea. Come sappiamo, questo quadro consente agli Stati membri di prendere le proprie decisioni relative allo sviluppo delle relazioni con il Kosovo.

In risposta alla domanda dell’onorevole Papadimoulis, ovvero l’opinione, vorrei sottolineare che non c’è dubbio che la prospettiva europea per i Balcani occidentali includa anche il Kosovo. Il Kosovo fa parte della regione che ha già ottenuto una prospettiva europea a Salonicco nel 2003, e non è cambiato nulla.

Ciò è ovvio dalla comunicazione della Commissione europea menzionata in precedenza, pubblicata il 5 marzo di quest’anno, che contiene una speciale sezione dedicata al Kosovo.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente . − Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

 
  
  

Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 19.40, è ripresa alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LUIGI COCILOVO
Vicepresidente

 
Note legali - Informativa sulla privacy