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Procedura : 2008/2547(RSP)
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Testi presentati :

B6-0132/2008

Discussioni :

PV 09/04/2008 - 21
CRE 09/04/2008 - 21

Votazioni :

PV 10/04/2008 - 11.1
CRE 10/04/2008 - 11.1
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0121

Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 10 aprile 2008 - Bruxelles Edizione GU

12. Dichiarazione di voto
Processo verbale
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

–Relazione Janusz Lewandowski (A6-0082/2008)

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, il 2009 porterà molti cambiamenti e diverse sfide per il Parlamento europeo. Non solo si terranno le elezioni e inizierà una nuova legislatura, ma, ed è l’aspetto più importante, dovranno essere affrontate anche le sfide relative all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La vita continua, e io non mi riferisco soltanto alla vita politica. Arriva un momento in cui i cambiamenti sono necessari, insieme a nuovi piani e approcci d’azione. In generale, è necessario un maggiore contributo finanziario affinché i cambiamenti siano efficaci. Tuttavia, le risorse di bilancio dovrebbero essere gestite con maggiore efficienza e le burocrazie inutili andrebbero eliminate.

 
  
  

– Relazione Paul Rübig (A6-0064/2008)

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Paul Rübig perché Eurostars, a mio avviso, è un’importante iniziativa della Commissione europea per sostenere le PMI che effettuano attività di ricerca e sviluppo.

Nonostante le PMI rappresentino quasi il 70 per cento del PIL dell’UE, il loro potenziale nel settore della ricerca e sviluppo non è stato ancora sufficientemente sfruttato. Vorrei avallare lo sforzo del relatore di consentire la partecipazione del più alto numero possibile di PMI a questo programma. Secondo la proposta originaria, molte PMI sarebbero escluse dal processo perché dovrebbero contribuire almeno per il 50 per cento al costo ei progetti. A seguito dell’accordo fra il Parlamento europeo e il Consiglio, le PMI potranno partecipare e collaborare sulle proposte di progetti nel settore della ricerca e sviluppo.

Sono lieta che la Slovacchia sia fra i 29 paesi partecipanti che hanno espresso il loro sostegno al programma. E’ importantissimo che gli imprenditori delle PMI slovacche ricevano informazioni su come accedere al finanziamento per la ricerca e sviluppo a titolo di questo programma, e che il potenziale di ricerca cresca in Slovacchia e in alte regioni sottosviluppate dell’Europa.

La banca dati europea per la ricerca e l’innovazione, nella quale la Commissione pubblicherà i risultati dei progetti svolti nell’ambito di questo programma, sarà un utile punto di riferimento per le PMI.

 
  
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  Carlo Fatuzzo (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non parlerò un secondo di più, forse un secondo di meno, perché devo semplicemente dire che sono onorato di aver votato a favore della relazione dell’amico Paolo, Paul Rübig, il quale illustra questo progetto di decisione che aiuta le piccole e medie imprese.

Quello che vorrei venisse realizzato soprattutto, e per questo molte notti non riesco a dormire, è che ci siano dei progetti che tengano conto dell’esperienza, delle capacità, della memoria degli anziani, che nelle piccole e medie imprese possono insegnare molto ai giovani e dare un vantaggio a tutti i nostri Stati dell’Unione europea e all’Unione europea essa stessa. Signor Presidente, come vede mi restano cinque secondi per dare il buon appetito a tutti i colleghi che hanno avuto la bontà di fermarsi per ascoltare la mia dichiarazione.

 
  
  

– Relazione Adam Gierek (A6-0093/2008)

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, qualsiasi iniziativa intesa a sostenere e stimolare l’estrazione di carbone e la produzione di acciaio merita il sostegno della nostra Assemblea. Le attività summenzionate sono particolarmente importanti perché nessuna economia in rapido sviluppo può prosperare senza questi settori di produzione. Va anche ricordato che i più grandi produttori di queste materie prime si trovano al di fuori dell’Unione europea e che, in proporzione, la posizione degli Stati membri è molto scarsa.

Non vi è dubbio che la domanda di carbone e acciaio continuerà ad aumentare, spinta dalle economie in rapido sviluppo. Nonostante la necessità di sostituire progressivamente il carbone con combustibili rinnovabili e più ecologici, esso rimarrà, in futuro, una fonte importante di energia e di ricchezza per molte regioni dell’Unione europea.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Situazione in Tibet (RC-B6-0133/2008)

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, ho votato per l’emendamento n. 3, presentato dall’onorevole Szymański, che costituisce una rappresentazione più forte del nostro atteggiamento generale inteso a evitare la presenza di capi di Stato ad alto livello nella cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino. L’onorevole Szymański identifica un collegamento fra la presenza di capi di Stato e un possibile sostengono alle politiche interne delle autorità cinesi. Penso che possa essere un avvertimento per le autorità cinesi a rendere più chiaro questo collegamento. Questo è il motivo per cui ho votato per l’emendamento n. 3.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE). – (CS) Il Parlamento europeo ha mostrato ancora una volta di essere un regolare sostenitore della protezione dei diritti umani. Ecco perché abbiamo raggiunto un ampio consenso politico sulla condanna delle violazioni dei diritti umani in Cina che, contrariamente a tutte le aspettative, sta rafforzando piuttosto che mitigando il regime totalitario nella corsa alle Olimpiadi. Il comitato olimpico sta chiudendo un occhio, sostenendo che gli sport e i diritti umani non sono collegati. Sono scioccata da questo approccio pragmatico, che è lontano dagli ideali dei Giochi olimpici.

Chiedo agli Stati membri di lanciare un appello scritto ai Primi Ministri dei loro governi, come ho fatto io, per annunciare con urgenza un boicottaggio della cerimonia di inaugurazione, a meno che la Cina non accetti il dialogo con la popolazione tibetana e ratifichi la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. A mio avviso, il fatto che i capi di Stato degli Stati membri non abbiano ancora deciso di seguire un approccio comune può essere considerato al meglio improvvido, al peggio un fallimento.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, l’Unione europea deve parlare con una sola voce su questioni così importanti come libertà, democrazia e diritti umani. Ecco perché sarebbe stato necessario adottare una posizione inequivocabile sulla situazione in Tibet e prendere misure decisive per persuadere la Cina a rispettare quei valori. E’ nostro dovere morale ricordare alla Cina le promesse sui diritti umani fatte all’opinione pubblica mondiale quando cercava di organizzare i Giochi olimpici. Fino ad oggi, la Cina non ha mantenuta nessuna di quelle promesse.

La Cina è adesso una potenza economica che non può essere trascurata. E’ sbagliato, tuttavia, dare priorità al raggiungimento di specifici obiettivi economici e di favorevoli accordi commerciali e non alla protezione dei valori fondamentali.

Dobbiamo porre fine alla politica di separare le questioni economiche dai diritti umani nei nostri rapporti con la Cina. Questo, tuttavia, non deve significare essere messi in disparte economicamente. Anzi, è proprio il contrario. La Cina deve essere persuasa a impegnarsi ad accettare gli standard internazionali e a rispettarli.

 
  
  

– Relazione Hannes Swoboda (A6-0048/2008)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, lavoro a stretto contatto con i colleghi del parlamento croato per conto del Parlamento europeo ed è questo il motivo del mio intervento.

Nel momento in cui ha dichiarato l’indipendenza, la Croazia ha deciso che l’Unione europea era la chiave per il suo futuro. Dovremmo dare credito alle autorità croate per tutte le azioni che hanno intrapreso per risolvere questioni cruciali. Mi riferisco, ad esempio, alla riforma del settore pubblico e del sistema giudiziario, e alle azioni intese a lottare contro la corruzione. La Croazia sta cooperando a stretto contatto con il Tribunale penale internazionale all’Aia per quanto riguarda l’ex Iugoslavia. Va lodata per la disposizione inclusa nella sua costituzione sull’integrazione delle minoranze nazionali nella vita sociale e politica.

La Croazia ha bisogno dell’Unione europea e l’Unione europea ha bisogno della Croazia, fra l’altro per la sua ubicazione geostrategica. L’adesione della Croazia contribuirà a stabilizzare i Balcani occidentali e a garantire il pieno sviluppo della democrazia nella regione.

 
  
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  Borut Pahor (PSE). – (SL) Signor Presidente, sebbene mi auguri che la Croazia concluderà i suoi negoziati con l’Unione europea quanto prima, oggi, prima, ho ritirato il mio sostegno alla relazione dell’onorevole Swoboda per una ragione particolare: l’emendamento, che era stato accettato con un voto di maggioranza, pone a mio avviso una seria preoccupazione perché rappresenta un precedente per le decisioni del Parlamento europeo, in quanto specula sulle date di conclusione dei negoziati. Specificamente, il relatore, l’onorevole Swoboda, ha proposto di sostituire la parola “sia possibile” con “dovrebbero in ogni caso”, il che significa che propone che, in ogni caso, indipendentemente da qualsiasi valutazione analitica, i negoziati fra Croazia e Unione europea dovrebbero concludersi nel 2009.

Credo che l’Unione europea abbia sempre insistito che le valutazioni analitiche dovrebbero essere rispettate, e che questa è una regola per qualsiasi negoziato da concludere. Tuttavia, nella sua relazione, oggi, Hannes Swoboda e il Parlamento europeo hanno dichiarato che indipendentemente da tutto, in ogni caso, la Commissione deve concludere i negoziati con la Croazia entro la fine del 2009. Lo ritengo inaccettabile.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto della Lega Nord sulla relazione Swoboda sulla Croazia è un voto negativo, di protesta contro il voto negativo che è stato dato agli emendamenti che sono stati presentati in difesa dei diritti sacrosanti della nostra minoranza italiana veneta.

Nelle terre irredente, istriano-dalmati, Fiume, Pola reclamano i loro diritti, i diritti calpestati a oltre sessant’anni dalla fine della guerra. È una piaga che va sanata. La Croazia non può continuare a rimanere sorda di fronte al grido di dolore di questi nostri connazionali che chiedono soltanto rispetto per la loro storia, per le loro sofferenze e per i lori diritti.

È incredibile che quei nostri colleghi della sinistra, che nel nostro paese imputano alla Lega scarsi sentimenti di italianità e ci provocano dicendo che i ministri della Lega dovranno cantare “Fratelli d’Italia”, poi nell’Aula di Strasburgo, quando sono in gioco i diritti dei nostri connazionali italiani e veneti, perseguitati ancora adesso e impediti nei loro diritti fondamentali, votano con gli eredi dei persecutori e dei massacratori titini delle foibe. Forse la colpa dei nostri connazionali è di essere anticomunisti e patrioti, come anticomunisti e patrioti siamo noi della Lega.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Lotta al cancro nell’Unione europea allargata (B6-0132/2008)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione sulla lotta contro il cancro nell’Europa allargata perché è un problema particolarmente grave. Colpisce milioni di europei, in particolare nei nuovi Stati membri. I test di controllo e gli screening devono essere cofinanziati o anche completamente finanziati a livello di Unione. Queste misure dovrebbero diventare una priorità per l’Unione europea ed essere obbligatorie per tutti i cittadini.

La Commissione europea dovrebbe preparare una campagna di sensibilizzazione paneuropea, fornendo informazioni su misure preventive, diagnosi precoce del cancro e suoi trattamenti. Il cancro può essere sconfitto solo se rimaniamo uniti e coordiniamo i nostri sforzi. La lotta contro il cancro è una sfida difficile, ma una sfida contro la quale l’Europa e il mondo devono sollevarsi.

 
  
  

– Relazione Guy Bono (A6-0063/2008)

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, la letteratura, il teatro, l’architettura, le arti visive, l’artigianato, il cinema e la televisione mostrano la diversità culturale dell’Europa. Fanno tutti parte del patrimonio culturale comune dell’Europa anche se appartengono a nazioni o regioni specifiche in Europa.

Uno degli obiettivi dell’Unione europea è preservare e sostenere questa diversità e renderla accessibile a tutti. Questo aspetto è stato inserito, ad esempio, nel Trattato di Maastricht, in cui la dimensione culturale dell’integrazione europea è stata espressa formalmente per la prima volta. Il Fondo sociale europeo sostiene la Fondazione Arturo Toscanini in Italia. La fondazione ha gestito corsi di formazione per musicisti disoccupati sin dalla metà degli anni ‘90. Il programma Cultura è uno dei vanti dell’Unione europea e riguarda il periodo 2007-2013 e per quel periodo ha un bilancio di circa 400 milioni di euro. E’ un programma per azioni culturali che non sono di natura audiovisiva.

Confido che persevereremo nel nostro sostegno agli artisti e a tutte le azioni di promozione della cultura. Dopotutto, la cultura è importante anche come attività economica o industriale. Ed è proprio per quel motivo che ho votato a favore della relazione.

 
  
  

– Relazione: Graça Moura (A6-0075/2008)

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione dell’onorevole Graça Moura dato che spendiamo troppo poco tempo e denaro per sostenere la cultura. Ci incentriamo sull’economia, sui mercati, sul lavoro e sul commercio, ma dove sarebbe l’Europa senza pittori, musicisti e artisti letterari?

La scorsa notte il Commissario Figeľ ci ha detto che la cultura è più importante degli affari. Posso solo aggiungere che la cultura genera affari o, per usare le parole di uno storico, “non ci sarebbero postini senza scrittori”.

Nel 200° anniversario della nascita di Fryderyk Chopin, il compositore polacco, mostriamo al mondo che la grande musica e la cultura sono nate in questo continente.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) Ho votato a favore dell’Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione perché la cultura, a mio avviso, è l’anima dell’Europa e una fonte basilare di arricchimento per le nostre nazioni. Quale altro continente può vantare così tanti geni musicali, eccellenti pittori, scultori, architetti e altri artisti di fama internazionale?

Mai la cultura è stata così importante nell’UE come adesso. L’effetto della maturità culturale delle regioni europee è illustrato, ad esempio, dal programma Capitale europea della cultura per gli anni dal 2007 al 2019.

Ho seguito con reverenza l’aspra contesa per il titolo di Capitale europea della cultura 2013 fra le città slovacche candidate di Košice, Martin, Nitra e Prešov. Il gruppo che selezionerà la vincitrice nel settembre 2008 avrà un compito molto arduo. Progetti belli e sensati, ricchi di tesori culturali, offriranno esperienze sublimi a tutti quelli che visiteranno queste città.

 
  
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  President. − Lei è una splendida cantante, onorevole Pleštinská. Ho avuto la fortuna di sentirla cantare in diverse occasioni.

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, vorrei congratularmi con l’onorevole Moura per la relazione adottata oggi. Vorrei anche avallare e attirare l’attenzione sul paragrafo 26, che era stato approvato a schiacciante maggioranza, con 560 voti a favore nella votazione per appello nominale. Esso sottolinea l’interazione delle lingue europee con altri continenti, con paesi di tutto il mondo, e il fatto che è vitale che l’Unione europea sappia come promuovere specificamente queste lingue e l’interazione culturale generata e veicolata da queste lingue nei loro aspetti extraeuropei. Questo è il caso dell’inglese, spagnolo e portoghese e, in misura inferiore, del francese. Sono sicuro che il Commissario Orban potrà servirsi di questo paragrafo, insieme alla relazione dell’onorevole Joan i Marí sulla quale abbiamo votato due anni fa, per la stesura di orientamenti definitivi per la politica europea sul multilinguismo. Un supporto specifico per la diffusione di queste lingue, che sono lingue europee globali, è chiaramente importante nel mondo globalizzato in cui viviamo.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Adattamento al cambiamento climatico – Possibilità di intervento per l’UE (B6-0131/2008)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, il cambiamento climatico rappresenta una sfida per molti settori dell’economia. E’ anche una minaccia per la biodiversità dell’Europa e ha un impatto negativo sullo sviluppo sociale. L’unico modo per contrastare gli effetti del cambiamento climatico è limitare le emissioni dei gas serra a livello regionale e locale, in ogni settore dell’economia e in ogni campo delle nostre vite. L’Unione europea dovrebbe costituire alleanze a livello globale, soprattutto con i paesi in via di sviluppo. Questi ultimi sopportano anche una responsabilità sempre maggiore per le indebite emissioni dei gas serra.

Un’ulteriore questione importante è una maggiore sensibilizzazione della società sulle misure di adattamento, coinvolgendo i mass media e i cittadini nei problemi ambientali. L’azione, al riguardo, dovrebbe essere condotta a livello globale, regionale e locale e dovrebbe trascendere tutte le barriere, politiche o di altro tipo.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

– Relazione: Miroslav Ouzký (A6-0051/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Abbiamo votato a favore della relazione sulle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia, tenendo presenti i problemi sanitari e i loro possibili effetti sulla salute pubblica.

Ad esempio, il regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio armonizza le norme per i movimenti a carattere non commerciale di animali di compagnia fra Stati membri e dopo il loro ingresso o reingresso nella Comunità da paesi terzi. Questo regolamento ha introdotto, fra l’altro, il passaporto per i movimenti di gatti, cani e furetti da uno Stato membro all’altro. Questo passaporto dimostra che l’animale è stato vaccinato contro la rabbia. Tuttavia, il regolamento prevede deroghe temporanee che alcuni Stati membri possono applicare fino al 3 luglio 2008 (articolo 6, paragrafo 1, e articolo 16).

L’articolo 6, paragrafo 3, prevede la possibilità di estendere il periodo transitorio mediante normativa, sulla base di una relazione che la Commissione deve presentare al Parlamento europeo e al Consiglio prima del febbraio 2007. Non è accaduto.

Ecco perché adesso vi è accordo per estendere il periodo transitorio per avere il tempo di definire il nuovo regime.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Ouský affinché le decisioni sui movimenti di animali di compagnia siano prese solo dopo la piena analisi delle valutazioni scientifiche.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE), per iscritto. (SK) Questa relazione riguarda la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia per quanto riguarda l’estensione del periodo transitorio.

Sono lieto che il regolamento (CE) n. 998/2003 armonizzi le norme per i movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia fra Stati membri o dopo il loro ingresso o rientro nella Comunità da paesi terzi. E’ molto positivo che, insieme alle altre misure, sia stato introdotto il passaporto per gatti, cani e furetti, che dimostra che l’animale è stato vaccinato contro la rabbia. Sostengo questa relazione perché il periodo transitorio originario potrebbe non essere sufficiente, in particolare se non è stata ancora presentata alcuna proposta e il Parlamento europeo sarà sciolto per le elezioni del 2009.

Credo anche che sia importante che Malta sia inclusa nell’elenco dei paesi che applicano criteri speciali per le zecche, dato che a Malta vige un regime speciale per il trattamento antizecca.

Questa proposta faciliterà i proprietari di animali da compagnia nel senso che renderà il viaggio con animali da compagnia un’esperienza meno stressante.

 
  
  

– Relazione Luciana Sbarbati (A6-0066/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione della collega italiana Luciana Sbarbati nel quadro della procedura di consultazione sulla proposta di decisione del Consiglio che istituisce la rete europea sulle migrazioni.

La necessità di osservare i flussi migratori risale alla prima comunicazione della Commissione del 1994 e ha portato, nel 2003, all’istituzione in via sperimentale della rete europea sulle migrazioni (REM). Per potere mantenere questo strumento indispensabile, era necessario attuare uno strumento giuridico. Infatti, e a dispetto dell’enorme massa di informazioni prodotte su numerosi aspetti delle migrazioni internazionali, questi dati non sono facilmente accessibili.

Inoltre, non si dispone di sufficienti informazioni affidabili, comparabili e aggiornate e di analisi dell’evoluzione della situazione giuridica e politica dell’immigrazione e dell’asilo a livello sia nazionale che di UE. Sostengo le iniziative tese a estendere all’asilo questo dispositivo e a prevedere un ampliamento del mandato di questa rete.

 
  
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  Philip Bradbourn (PPE-DE), per iscritto. (EN) I conservatori britannici si sono astenuti sulla relazione perché, mentre dissentiamo dal contenuto, la proposta riconosce che il Regno Unito è esentato dalle disposizioni. E’ nostra politica consolidata non prendere una posizione che non riguardi il Regno Unito e su materie per le quali abbiamo garantita la clausola di esclusione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Fin dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, le politiche comuni europee sull’immigrazione e l’asilo sono state in costante evoluzione.

Date queste premesse, è fondamentale poter fare affidamento su informazioni e dati obiettivi, affidabili e comparabili a livello nazionale ed europeo in modo da comprendere meglio e analizzare il fenomeno migratorio e redigere politiche o prendere decisioni basate su informazioni migliori.

Tuttavia, i dati esistenti sono disparati e in molti casi non affidabili, comparabili o nemmeno aggiornati.

Il Consiglio europeo di Salonicco ha approvato la creazione di una rete europea sulle migrazioni, che ha iniziato a operare come progetto pilota, seguito poi da un’azione preparatoria.

Sostengo pertanto questa proposta, che mira a consolidare la struttura esistente, rendendola permanente e dandole un’adeguata base giuridica, definendone gli obiettivi, le funzioni, la struttura e i metodi di finanziamento.

Concordo con gli emendamenti proposti dal relatore, in particolare l’inclusione dell’asilo nel nome della rete e l’estensione del suo mandato. Concordo in particolare che la proposta del Consiglio che dà al Parlamento un ruolo di mero osservatore, senza diritto di voto, è inaccettabile.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) La relazione proposta non è altro che una constatazione dei fallimenti delle diverse politiche europee attuate e degli organismi europei creati fino a oggi.

Di cosa si tratta esattamente? Si tratta di creare una struttura europea in più, incaricata della raccolta, dello scambio e dell’impiego di dati aggiornati sugli sviluppi migratori. Mancherebbe, a quanto pare, una fonte centrale di informazioni. Ma allora, che pensare delle attività di decine di altri organismi nazionali, internazionali o intergovernativi, dell’Osservatorio europeo delle migrazioni, dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dell’Agenzia dei diritti fondamentali, che hanno come funzioni proprio la raccolta di informazioni in materia di migrazioni, di Eurostat, di Europol, della rete RAXEN, del CIREFI, ecc. Sarebbero inefficienti, obsoleti? Se la risposta è “sì”, allora perché destinare loro ogni anno bilanci sempre più cospicui?

Il relatore si preoccupa, a ragione, del rischio che la rete europea sulle migrazioni sia un doppione di tutte le strutture già esistenti. Dovrebbe, prima di tutto, preoccuparsi della deriva pericolosa delle istituzioni europee che, piuttosto che risolvere i problemi legati all’immigrazione, non fanno altro che mascherare la triste realtà con la moltiplicazione senza fine delle pratiche della comitatologia e della creazione di organismi di ogni tipo.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. (PL) La rete europea sulle migrazioni non può continuare a operare senza una chiara base giuridica. Quale membro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sostengo totalmente la relazione dell’onorevole Sbarbati che propone di accettare la proposta della Commissione e l’accordo generale raggiunto nel Consiglio sulla materia. Credo che la decisione del Consiglio fornirà un’adeguata base giuridica, a condizione che tenga conto del parere del Parlamento europeo.

La proposta della relatrice di non creare un nuovo centro europeo di monitoraggio per i flussi migratori è particolarmente degna di sostegno. La relatrice suggerisce invece il rafforzamento del sistema esistente, basato su una rete di punti di contatto nazionali. Sostengo anche la proposta di estendere la competenza della rete per coprire non solo la migrazione, ma anche l’asilo. Credo che il mandato in termini di informazioni e di ricerca della rete dovrebbe essere ampliato per coprire la produzione di studi, analisi e valutazioni sull’applicazione e l’attuazione di direttive. Ritengo che l’intera attività della rete dovrebbe essere più utile in modo che gli organismi coinvolti nel processo decisionale possano fare un uso pratico del suo lavoro.

E’ bene che la rete sarà responsabile anche della raccolta e dello scambio di informazioni su immigrazione e asilo. Ciò consentirà lo scambio e il confronto di informazioni e renderà possibile l’elaborazione, in futuro, di criteri comuni e di indicatori a livello europeo.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Il Parlamento europeo ha adottato oggi una proposta di decisione del Consiglio che istituisce la rete europea sulle migrazioni.

La rete europea sulle migrazioni, avviata come progetto pilota nel 2002, è basata su una serie di punti di contatto nazionali. L’obiettivo principale è fornire “informazioni obiettive, affidabili e comparabili” sull’immigrazione e la situazione dell’asilo politico nei vari Stati membri.

La proposta mira a consolidare la struttura esistente, sotto forma di rete, senza creare, almeno per adesso, una nuova agenzia o un nuovo osservatorio a livello di UE.

Non vi è dubbio che le misure intese a migliorare la conoscenza della situazione reale dell’immigrazione (e dell’asilo) nei vari paesi dell’UE saranno positive. Tuttavia, non concordiamo sul fatto che questa proposta sia usata per promuovere o facilitare la “comunitarizzazione” delle politiche di immigrazione e di asilo, che il trattato, conosciuto adesso come Trattato di Lisbona, mira a incoraggiare e assicurare.

Respingiamo la formulazione di politiche comuni di immigrazione e di asilo a livello di UE che siano basate sula sicurezza, restrittive e profondamente inumane e che sottraggono le responsabilità di base dalla sovranità degli Stati membri (e dei parlamenti nazionali).

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto.(FR) La cooperazione fra Stati membri e lo scambio di informazioni sono di certo necessari per le politiche in materia di immigrazione. E lo sono ancora di più da quando gli accordi di Schengen, sopprimendo tutti i controlli alle frontiere interne dell’Unione, fanno sì che le decisioni prese in uno Stato membro, in particolare quelle relative alle regolarizzazioni dei clandestini, abbiano conseguenze obbligatorie per e nei paesi vicini.

Se vi è un settore in cui l’Europa eccelle, è proprio quello della creazione di agenzie, di organismi o di ogni alto tipo di struttura, dotata di personale e di bilancio, che permette di giustificare l’azione dell’Unione e di dare l’apparenza di voler risolvere i problemi. Ma non accade nulla di tutto ciò.

Quanto precede è vero in particolare in materia di immigrazione dove le strutture esistenti, che siano governative, non governative o intergovernative, si giustappongono fino all’eccesso, senza risultati concreti. Centri di ricerca, associazioni di professionisti, l’Osservatorio europeo delle migrazioni, Eurostat, Europol, l’Agenzia dei diritti fondamentali, il Centro d’informazione, di riflessione e di scambi in materia di attraversamento delle frontiere e di immigrazione (CIREFI), ecc., l’elenco è infinito. Questa relazione intende aggiungere l’ennesima struttura: una rete europea sulle migrazioni, presunta prima tappa prima della creazione di un nuovo osservatorio o di una nuova agenzia europea.

E’ tempo di mettere un freno a quest’Europa degli eccessi e della finzione.

 
  
  

– Relazione: Gräßle (A6-0068/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della stimata collega tedesca e amica Ingeborg Grässle, redatta nel quadro della procedura di consultazione relativa al progetto di regolamento (CE) della Commissione che modifica il regolamento (CE) n. 1653/2004 recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari.

Sostengo le proposte della relatrice volte a armonizzare le scadenze in materia di procedura di scarico, ad allineare maggiormente il testo del regolamento finanziario quadro delle agenzie esecutive al regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee, e a precisare i dati che devono essere contenuti nella tabella dell’organico, sia per quanto riguarda gli agenti temporanei e gli agenti a contratto, sia per quanto riguarda gli esperti nazionali distaccati, di modo che l’autorità di bilancio possa avere una visione chiara dell’evoluzione del bilancio “Personale” di ogni agenzia.

E’ anche legittimo formalizzare l’obbligo di responsabilità dell’ordinatore, vale a dire del direttore di un’agenzia.

 
  
  

– Relazione Ingeborg Gräßle (A6-0069/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della stimata collega tedesca e amica Ingeborg Grässle, redatta nel quadro della procedura di consultazione relativa al progetto di regolamento (CE) della Commissione che modifica il regolamento (CE) n. 1653/2004 recante il regolamento finanziario tipo delle agenzie esecutive in applicazione del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate di alcuni compiti relativi alla gestione di programmi comunitari.

Concordo sulla necessità di armonizzare le scadenze in materia di procedura di scarico e chiarire che le agenzie comunitarie che ricevono effettivamente contributi dal bilancio ai sensi dell’articolo 185, paragrafo 1, del regolamento finanziario quadro sono tutti gli organismi comunitari che ricevono sovvenzioni dirette dal bilancio e tutti gli altri organismi comunitari che ricevono aiuti finanziari dal bilancio.

E’ anche importante indicare i dati che deve contenere la tabella dell’organico, sia per quanto riguarda gli agenti temporanei e gli agenti a contratto, sia per quanto riguarda gli esperti nazionali distaccati, di modo che l’autorità di bilancio possa avere una visione chiara dell’evoluzione del bilancio “Personale” di ogni agenzia, e migliorare rafforzare la responsabilità dell’ordinatore.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Gli organismi di cui all’articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio – in altre parole le agenzie comunitarie – si sono moltiplicati negli ultimi anni (con la creazione di molti altri), diventando sempre più sopranazionali e svolgendo funzioni che rientrano nella responsabilità di ciascuno Stato membro.

Questa relazione apporta alcuni miglioramenti al testo proposto dalla Commissione europea, in particolare includendo nel regolamento finanziario di questi organismi l’obbligo di rendere disponibili, sui rispettivi siti web, le informazioni sui beneficiari di fondi provenienti dai loro bilanci. Queste informazioni saranno “facilmente reperibili per i terzi, comprensibili e complete”. E’ qualcosa che l’attuale regolamento non prevede.

Tuttavia, pur richiedendo più informazioni dettagliate su personale, bilancio e lavori svolti da queste agenzie, la proposta della Commissione accetta di dare a queste agenzie maggiore spazio di manovra in termini di trasferimenti di stanziamenti che devono essere debitamente monitorati.

 
  
  

– Relazione Elspeth Attwooll (A6-0060/2008)

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Le difficoltà economiche affrontate dall’industria della pesca sono il risultato di un sistema poco chiaro e inefficiente, che si basa, fra l’altro, sul sistema dei TAC (totale delle catture ammissibili), sulle quote e sulla gestione dello sforzo di pesca. La comunicazione della Commissione sul “miglioramento della situazione economica dell’industria della pesca” menziona le difficoltà affrontate dall’industria e individua alcuni nuovi approcci per la gestione della pesca, fra cui la gestione dei “diritti di pesca”.

Questa discussione è estremamente importante per l’industria della pesca comunitaria perché apre la porta a una più forte sostenibilità biologica delle risorse e a maggiori opportunità per i responsabili dell’intervento dell’industria sul mercato. Esiste una grande varietà di diritti di pesca e di sistemi di transazione che non sempre sono totalmente trasparenti. Dobbiamo quindi impegnarci in un dibattito serio in modo da valutare le modalità di gestione di questi diritti, che possano garantire trasparenza, certezza legale e efficienza economica per i pescatori.

Poiché i diritti di pesca costituiscono la colonna portante della gestione della pesca nei paesi leader in termini di potenziale di pesca (USA, Nuova Zelanda, Norvegia, ecc.), è assolutamente opportuno discutere di questa possibilità nella gestione della pesca comunitaria.

Alla luce di quanto precede, i membri del partito socialdemocratico portoghese sostengono la relazione Attwooll.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Il discorso del Commissario Borg era esplicativo delle intenzioni della Commissione per il futuro della politica comune della pesca: ovvero modifica del sistema di gestione introducendo, per gradi, un sistema comunitario basato sui diritti di pesca.

Avremmo quasi potuto prevedere le sue intenzioni: inizialmente estendere l’applicazione del sistema, sebbene solo a parte della flotta, in numerosi Stati membri, e poi, in seguito, creare un unico mercato comunitario dei diritti di pesca, possibilmente con la loro transazione in una borsa.

Gli obiettivi indicati dalla Commissione europea “... possono portare all’acquisto, su vasta scala, dei diritti, provocando la concentrazione di proprietà di quote, la distribuzione geografica dell’attività di pesca e della composizione della flotta”, dove “... ogni meccanismo stabilito per limitare gli effetti negativi … dovrebbe essere compatibile con il mercato unico della Comunità e le norme in materia di concorrenza”.

Si tratta di una questione estremamente importante che va al nucleo della sovranità degli Stati membri e anche della proprietà e della gestione del diritto di sfruttare una risorsa naturale, in altre parole il trasferimento a interessi privati di diritti di sfruttamento di una risorsa pubblica.

Non possiamo fare altro che rigettare categoricamente questa intenzione!

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. Mi sono astenuto sulla relazione Attwooll perché, pur potendo concordare con buona parte di essa, la relazione non affronta il problema fondamentale del nostro attuale sistema di gestione della pesca: il fatto che le acque europee sono governate a livello centrale attraverso la PCP. La relazione dichiara che le risorse biologiche marine sono un “bene pubblico comune”, ma non riconosce che queste risorse sono gestite meglio dalle nazioni dell’Europa dedite alla pesca. La relazione dichiara che “è necessario adottare a livello comunitario meccanismi di gestione dei diritti di pesca”, quando la realtà mostra che la gestione comunitaria della pesca è stata un fallimento totale. Dovrebbero essere studiati diversi strumenti di gestione, al fine di garantire la visibilità a lungo termine delle comunità di pesca europee, ma le decisioni chiave relative a questi strumenti dovrebbero rientrare nella responsabilità delle nazioni dedite alla pesca, non delle istituzioni europee.

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Il dibattito sullo scambio fra Stati membri e Commissione della conoscenza e dell’esperienza sui sistemi di gestione di ciascuno Stato non fornirà dati speciali che consentiranno l’adozione di misure di gestione comune nella giurisdizione degli Stati membri, e a ragione: essi riguardano la storia, la società, l’economia, la geografia e l’idrologia di ciascun paese.

E’ giusto sottolineare che le risorse biologiche marine costituiscono un bene pubblico comune e che tali diritti non dovrebbero essere interpretati come diritti di proprietà. Tuttavia, l’idea di trovare sistemi di gestione di successo per i diritti di pesca nel quadro della politica comune della pesca a livello di UE è deludente perché il sistema in sé, con il suo sviluppo non equilibrato, non consente il raggiungimento di tale obiettivo.

Il settore della pesca non è indipendente dalla situazione economica generale di ciascuno Stato membro, e i metodi di lavoro dei pescatori attivi professionalmente son influenzati dagli sviluppi sociali e politici, a livello sia locale che internazionale.

La ricerca e il dibattito dimostreranno che non possiamo aspettarci miglioramenti della situazione economica dei pescatori e, più in generale, lo sviluppo di comunità locali basate sulla pesca se portiamo avanti una politica comune della pesca finalizzata a concentri le imprese di pesca in gruppi commerciali e, più in generale, ad accumulare capitale.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) L’idea di lanciare una discussione sul futuro dei sistemi di gestione basati sui diritti nella politica comune della pesca trova il mio appoggio. La relazione dell’onorevole Attwooll sugli strumenti di gestione basati sui diritti di pesca dovrebbe quindi esser accolta con favore. Le questioni sollevate da tali discussioni renderanno il dibattito vivace e costruttivo nella ricerca della semplificazione della PCP. Ho votato a favore delle raccomandazioni dell’onorevole Attwooll.

 
  
  

– Relazione Reimer Böge (A6-0083/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della stimata collega tedesca Reimer Böge relativa alla proposta di decisione sulla mobilitazione, nel quadro del bilancio generale dell’Unione europea stabilito per il 2008, di un importo di 3 106 882 euro in stanziamenti di impegno e di pagamento a titolo del Fondi europeo di adeguamento alla globalizzazione.

Questa decisione fa ricordare che il 12 settembre 2007 Malta ha presentato una richiesta di mobilitazione del Fondo per 675 licenziamenti avvenuto nel settore tessile, e più in particolare a favore dei lavoratori licenziati da VF (Malta) Ltd e Bortex Clothing Ind. Co Ltd. Le autorità maltesi hanno chiesto un contributo di 681 207 euro per coprire una parte delle spese di sostegno, valutate a circa 1,36 milioni di euro. Inoltre, il 9 ottobre 2007 il Portogallo ha presentato una richiesta di mobilitazione del Fondo per 1 546 licenziamenti avvenuti nel settore automobilistico, e più in particolare a favore dei lavoratori licenziati da Opel a Azambuja, Alcoa Fujikura a Seixal e Johnson Controls a Portalegre.

Le autorità portoghesi hanno chiesto 2 425 675 euro destinati a coprire parte delle spese relative alle misure di sostegno, stimate a circa 4,85 milioni di euro.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) A seguito degli esuberi nel 2007 di 1 549 lavoratori dell’Opel Portugal a Azambuja, di Alcoa Fujikura a Seixal e di Johnson Controls a Portalegre, il governo portoghese ha presentato domanda di mobilitazione di questo Fondo (2 425 675 euro) per cofinanziare azioni quali “formazione professionale e certificazione delle abilità” e compensazione salariale per “incoraggiare” i lavoratori ad accettare stipendi più bassi.

Senza dubbio, date le gravi conseguenze per i lavoratori, le loro famiglie e le regioni in cui queste imprese sono stabilite, qualsiasi misura che miri a minimizzare tali conseguenze è urgente e necessaria. Tuttavia, questo non risolve il problema di base della creazione e della garanzia di posti di lavoro con diritti per i lavoratori e l’assicurazione di uno sviluppo socioeconomico di queste regioni. Tali risultati sono possibili solo attraverso un’adeguata politica di investimenti che si avvalga del potenziale di ciascuna regione e che prevenga la delocalizzazione o la chiusura delle multinazionali in cerca di più persone e luoghi da sfruttare dopo avere ricevuto milioni di euro in “aiuti”.

Purtroppo, il Parlamento ha adottato una risoluzione che, per quanto riguarda la richiesta portoghese, sottolinea la sua “preoccupazione” sulla tipologia delle misure finanziate e chiede alla Commissione, “in cooperazione con le autorità portoghesi, un attento monitoraggio della situazione”. Questo non era accaduto con le domande precedenti, ad esempio quelle di Francia o Germania.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo positivamente la prima mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per l’esercizio finanziario 2008. Il Partito dei socialisti europei si è adoperato in modo particolare per la creazione di questo Fondo ed è un contributo essenziale agli sforzi tesi ad alleviare gli effetti della globalizzazione sui lavoratori. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Nel 2006 ho lottato strenuamente per la creazione del Fondo europeo per l’adeguamento alla globalizzazione. Quando è stato approvato, ho pronunciato un discorso in Aula, affermando che questa decisione aveva una dimensione politica: per la prima volta, le tre istituzioni europee – Consiglio, Commissione e Parlamento – hanno riconosciuto l’esistenza degli aspetti negativi della globalizzazione, motivo per cui i lavoratori colpiti dalle chiusure delle imprese a causa della globalizzazione hanno dovuto essere sostenuti sotto il profilo finanziario.

Ho creduto che fosse un modo per l’Unione europea di mostrare la sua presenza in loco, fra quelli che rimangono vittime degli esuberi provocati dalla chiusura delle imprese, come è accaduto in Portogallo con Opel, Johnson e Alcoa Fujikara.

Vi sono spesso situazioni drammatiche, motivo per cui la decisione del Parlamento europeo di rendere disponibili per questi lavoratori quasi 2,5 milioni di euro può contribuire ad alleviare le loro attuali preoccupazioni.

Quando le persone sono preoccupate e timorose, è difficile accettare il cambiamento. Questi pagamenti decisi oggi e destinati a questi lavoratori portoghesi non sono una soluzione miracolosa, ma sono decisamente un modo per aiutarli ad avere maggiore fiducia in se stessi affinché, con il sostegno del’Unione europea, possano trovare motivi per sorridere ancora.

 
  
  

– Relazione Lewandowski (A6-0082/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione dello stimato collega polacco Janusz Lewandowski sugli orientamenti di bilancio 2009 delle “altre istituzioni”, vale a dire il Parlamento europeo, ma anche Consiglio, Corte di giustizia, Corte dei conti, Comitato economico e sociale, Comitato delle regioni, Mediatore europeo e Garante europeo della protezione dei dati.

Questo documento delinea le grandi sfide che dovrà affrontare il Parlamento fino al 2009, in particolare l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Dobbiamo fare di tutto affinché le maggiori responsabilità acquisite dal Parlamento a seguito della ratifica del Trattato di Lisbona siano tenute in considerazione nel bilancio. Devono essere prese misure per migliorare la comunicazione con i cittadini, in particolare a livello decentrato e su tre progetti, che sono: il centro dei visitatori, il centro audiovisivo e il progetto web-TV. Infine, mi chiedo se, prima delle procedure di bilancio, non si dovrebbe svolgere un controllo contabile delle risorse umane destinate alle attività parlamentari europee.

In effetti, le responsabilità politiche del Parlamento europeo diventano sempre più importanti ed è essenziale che i deputati abbiano i mezzi per lavorare nella più completa indipendenza.

 
  
  

– Relazione Janusz Lewandowski (A6-0082/2008)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questa relazione segna l’inizio del dibattito sulla procedura di bilancio 2009 in relazione al bilancio del Parlamento europeo e di altre istituzioni, ma non include quello della Commissione europea che è di gran lunga il bilancio più sostanzioso.

Fra gli altri aspetti che potremmo sottolineare, vanno menzionate le linee guida proposte per la politica del personale. Questo perché negli ultimi anni abbiamo subito una costante pressione a ridurre le spese per il personale, con l’uso di forme contrattuali precarie, come la previsione di servizi esterni, in particolare le agenzie interinali, a scapito di contratti permanenti e dei diritti di questi lavoratori. Dobbiamo quindi categoricamente respingere questo approccio.

Un altro aspetto ricorrente è la necessità di garantire la diversità e la disponibilità di tutte le lingue ufficiali e di lavoro dell’UE. Nella procedura di bilancio per il 2008, un piccolo stanziamento è stato destinato alla riserva per “incoraggiare l’amministrazione a dare priorità ad un’assistenza linguistica più efficiente ai deputati durante gli incontri ufficiali”. Tuttavia, non sappiamo quali misure sono state effettivamente prese al riguardo, soprattutto perché continuano a verificarsi situazioni in cui questo diritto non è rispettato, ad esempio nelle assemblee parlamentari comuni UE-ACP.

 
  
  

–Relazione: Paul Rübig (A6-0064/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione dello stimato collega austriaco Paul Rübig, nel quadro della procedura di codecisione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e sviluppo attuato da diversi Stati membri, teso a sostenere le PMI che effettuano attività di ricerca e sviluppo.

Accolgo con favore questa iniziativa che mira ad aumentare di 100 milioni di euro, in sei anni, gli stanziamenti di 300 milioni di euro del programma comune EUROSTARS per numerosi Stati membri e altri Stati membri dello Spazio economico europeo per consentire alle PMI innovatrici di recuperare il nostro ritardo nel settore. E’ interessante notare che l’82 per cento delle grandi società americane fondate dopo il 1980 sono partite da zero, mentre nell’UE questa proporzione è solo del 37 per cento.

E’ chiaro, quindi, che le piccole e medie imprese, in particolare quelle che innovano, rappresentano una speranza considerevole per la crescita economica e il progresso sociale del nostro mercato interno.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo voto favorevole a questo provvedimento che costituisce un importante e ulteriore contributo allo sviluppo della ricerca, dell’innovazione e, quindi, della competitività del made in europeo.

Valuto positivamente il fatto che il finanziamento sarà diretto alle PMI, che rappresentano il tessuto connettivo vitale dell’economia italiana ed europea che necessitava di un maggiore sostegno finanziario finalizzato alla creazione di prodotti originali e di qualità in grado di fronteggiare la concorrenza delle economie emergenti.

Il potenziale creativo dell’UE deve essere sostenuto e potenziato così da facilitare la concretizzazione delle innovazioni provenienti dal nostro mercato interno senza peraltro rischiare di essere tributari, in un prossimo futuro, di oneri collegati ai diritti di proprietà intellettuale che potrebbero essere vantati dai paesi extraeuropei.

Nuovi competitors, come la Cina, il Giappone e l’India, si affacciano con grandi prospettive sulla scena economica internazionale, costringendo il mercato mondiale ad affrontare le nuove sfide concorrenziali attraverso l’innovazione. Il cofinanziamento UE al programma EUROSTARS in favore delle PMI costituisce dunque un passo fondamentale per garantire la competitività degli Stati europei nel medio-lungo periodo.

Sono inoltre lieto del successo conseguito in sede di trattative per il pacchetto di compromesso che, ampliando i criteri d’accessibilità delle PMI, garantirà un percorso d’innovazione che influirà sul successo e sulla stessa sopravvivenza delle PMI europee.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) In teoria, questo è un programma importante, dato che mira a sostenere le PMI che effettuano attività di ricerca e sviluppo, perché è nelle imprese, in particolare quelle più piccole, che gli investimenti in R&S hanno il maggiore effetto moltiplicatore e dove, nello stesso tempo, si concentrano le maggiori carenze. Tuttavia, non riteniamo che il programma possa effettivamente avere successo per i seguenti motivi:

– al programma sono stati stanziati fondi irrisori e addirittura insignificanti – 400 milioni di euro, dei quali solo 100 milioni provengono dall’UE – il che significa che la proposta è pura propaganda. Tuttavia, nello stesso tempo, è stato nascosto anche il fatto che solo un esiguo numero di imprese beneficerà del programma in futuro;

– la proposta gioverà solo alle imprese medie più potenti e qualificate, in altre parole quelle con più di 250 dipendenti, così che oltre l’80 per cento delle imprese europee, costituite soprattutto da micro imprese e piccole imprese, sarà escluso.

Poiché il Portogallo è uno dei paesi europei in cui si registra una drammatica mancanza di investimenti in R&S nelle imprese, riteniamo che se il programma Eurostars dovesse essere attuato nel nostro paese, i suoi effetti sarebbero totalmente irrilevanti e residuali.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la proposta dell’onorevole Rübig di sostenere le PMI che svolgono attività di ricerca e sviluppo. Il piano di stanziare 400 milioni di euro per incoraggiare tali PMI a condurre ricerca orientata al mercato in progetti transnazionali dovrebbe essere sostenuto e io ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Lydie Polfer (ALDE), per iscritto. – (FR) Vorrei esprimere il mio sostegno alla relazione Rübig che mira a incrementare il numero di PMI ammissibili al sostegno per i loro progetti di R&S nel quadro del programma di ricerca e sviluppo EUROSTARS attuato da diversi Stati membri e paesi associati. Lo scopo è quindi facilitare la partecipazione al programma delle nostre PMI, veri motori dell’economia europea.

Mi congratulo inoltre per il fatto che in futuro anche il Lussemburgo parteciperà al programma EUROSTARS, che ci aiuterà a raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Sostengo il contenuto di questa relazione perché ritengo che le sue proposte siano intese a incoraggiare la ricerca e sviluppo nelle PMI, che rappresentano oltre il 99 per cento di tutte le imprese in Europa e che occupano oltre il 60 per cento della popolazione attiva.

La relazione aggiunge che il numero di PMI impegnate in attività di ricerca e sviluppo è molto limitato e che dobbiamo quindi incoraggiare, attraverso tutti i mezzi a disposizione, questo tipo di iniziativa, che diventerà sempre più decisiva per il consolidamento della loro competitività.

Al riguardo, l’aspetto più importante non è trattato dalla relazione. E’ vitale creare effetti di moltiplicazione che, attraverso forme moderne di gestione aziendale, possono favorire processi che possono creare valore attraverso l’innovazione e l’efficienza integrate. La creazione di valore deve giovare non solo alle imprese in cui è sviluppato, ma anche all’intero tessuto imprenditoriale, sia a monte che a valle.

L’adozione della relazione non deve farci dimenticare l’esigenza di rafforzare i meccanismi di sostegno finanziario per le imprese di nuova costituzione, settore in cui persistono molte difficoltà, in particolare per i giovani imprenditori che vogliono avviare un esperimento aziendale.

Sottolineerei che la burocrazia deve essere eliminata da questi processi di modo che le PMI non si tirino indietro di fronte all’impegno per la ricerca e lo sviluppo.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE), per iscritto. (SK) Votando la relazione dell’onorevole Paul Rübig, il Parlamento europeo sta inviando un chiaro segnale alle piccole e medie imprese degli Stati membri. Le piccole e medie imprese spesso possono partecipare concretamente alla ricerca e sviluppo, ma devono affrontare condizioni meno favorevoli di quelle che si applicano alle grandi imprese internazionali.

D’ora in poi, le associazioni di PMI che svolgono attività di ricerca e sviluppo possono avvalersi del sostegno finanziario dall’Europa e operare in una rete europea insieme ad altre piccole e medie imprese. Le PMI slovacche potranno così contribuire con la loro conoscenza e capacità al settore europeo della ricerca e sviluppo.

In Slovacchia, numerose piccole e medie imprese sono ubicate in zone rurali con infrastrutture meno sviluppate, il che ostacola il loro sviluppo. Molte donne sono impiegate nelle PMI che svolgono attività di ricerca e sviluppo, direttamente o indirettamente. I fondi europei sono utili perché offrono alle PMI una possibilità, consentendo quindi alle loro capacità professionali di servire l’interesse comune.

Il programma EUROSTARS è un programma di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e servizi a livello di UE. Le PMI svolgono un ruolo di primo piano nei progetti Eurostars. E’ un vero peccato che la Repubblica slovacca, Stato membro dell’UE, non partecipi al programma. Le piccole e medie imprese slovacche, quindi, non hanno accesso all’importante sostegno finanziario disponibile per l’effettivo sviluppo di prodotti, tecniche e servizi nuovi.

 
  
  

– Relazione: Adam Gierek (A6-0039/2008)

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. (PL) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di decisione del Consiglio su orientamenti tecnici pluriennali per il programma di ricerca del Fondo di ricerca carbone e acciaio [COM(2007)0393 – C6-0248/2007 – 2007/0135(CNS)].

Sostengo l’idea presentata dall’onorevole Gierek, che ha affermato che, alla luce del ruolo del Fondo di garantire un adeguato sviluppo dell’economia dell’Unione europea, specialmente nei nuovi Stati membri, il Fondo dovrebbe continuare a operare. L’acciaio è tuttora una delle principali materie prime per le industrie meccaniche e della costruzione. E’ anche possibile che le possibilità tecniche di migliorare la sua qualità e l’efficienza della sua produzione non siano esaurite.

Come è stato giustamente sottolineato, una maggiore competitività del carbone sul mercato dell’energia dipende dallo sfruttamento efficiente delle risorse regionali. Questo contribuirà ad aumentare la sicurezza energetica per il territorio dell’Unione europea.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Gierek sul Fondo di ricerca carbone e acciaio. Le proposte della relazione consentono di concentrarsi di più sulle preoccupazioni ambientali e consentiranno al settore del carbone e dell’acciaio di studiare modi di riduzione delle emissioni dei gas serra.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. (EN) Voterò a favore di questa relazione perché ritengo che sia importante cogliere l’opportunità per approfondire la questione dell’uso del carbone nell’ambito delle nostre esigenze energetiche. Per troppo tempo il carbone è stato visto come un combustibile sporco e non si è prestata una debita attenzione alla possibilità di pulire il carbone usando nuove tecnologie.

La mia regione del nordovest dell’Inghilterra poggia ancora su un’enorme riserva di carbone di qualità che si ritiene troppo costoso da estrarre, e, mentre è vero che il carbone nella sua forma più pura non è un combustibile ecologico, adesso esiste una tecnologia nuova, pulita, per il carbone che consentirebbe al carbone di svolgere un ruolo di rilievo nel nostro approvvigionamento energetico, non distruggendo l’ambiente in questo processo.

Dobbiamo usare meglio la nostra riserva di carbone. Dobbiamo trovare più fondi per la ricerca per rendere il carbone più ecologico ed economicamente competitivo. Dobbiamo fare di più per ravvivare le nostre comunità minerarie. Credo che il carbone pulito abbia un futuro e ringrazio la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia per questa relazione che almeno dà il via alla discussione.

 
  
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  Peter Skinner (PSE), per iscritto. (EN) Sia il carbone che l’acciaio sono state industrie molto importanti per le comunità del sudest dell’Inghilterra, soprattutto nel Kent. Accolgo positivamente questa relazione, che promuove un Fondo di ricerca per sviluppare elementi di queste industrie all’interno dell’UE, dato che abbiamo bisogno di risposte per il nostro fabbisogno energetico futuro. In particolare, rendere il carbone un combustibile ecologicamente più accettabile potrebbe contribuire a garantire il nostro fabbisogno energetico nel futuro, quando l’Europa si potrebbe trovare sotto la massima pressione a causa di incerte condizioni di approvvigionamento.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Gierek sul Fondo di ricerca carbone e acciaio.

Secondo gli orientamenti del Consiglio, dopo avere operato per cinque anni, il Fondo di ricerca carbone e acciaio è stato rivisto quest’anno. La revisione si è incentrata sull’uso efficiente dei materiali energetici e sulla protezione dell’ambiente. Va sottolineato che uno dei grandi vantaggi del Fondo è che può essere impiegato come fonte di finanziamento supplementare per la ricerca non coperta dal settimo programma quadro. Inoltre, anche secondo la posizione della Commissione europea, il Fondo dovrebbe continuare a funzionare, perché il carbone è ancora una delle principali materie prime per l’industria meccanica e della costruzione, e questi settori richiedono costanti investimenti nella ricerca.

Il Fondo faciliterà inoltre un uso migliore del carbone nel mercato dell’energia, che darà un contributo significativo alla sicurezza energetica dell’Unione europea. Va ricordato, tuttavia, che l’estrazione di questa materia prima richiede indagini esplorative costanti. Un’altra questione importante è l’introduzione del principio della parità di genere nei gruppi di ricerca. Si darà un notevole contributo all’incremento della partecipazione delle donne in questo settore.

 
  
  

– Relazione Philippe Morillon (A6-0072/2008)

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Secondo le informazioni fornite dalla Commissione, il 40 per cento della flotta comunitaria totale in termini di tonnellaggio per nave opera in alto mare o nelle acque di paesi terzi. Parimenti, le navi di altri paesi pescano nelle acque comunitarie, in particolare nell’ambito dei cosiddetti “accordi settentrionali”.

E’ quindi molto importante che l’UE abbia a disposizione un sistema chiaro per autorizzare entrambi i tipi di attività. La proposta legislativa e la relazione del Parlamento fanno parte degli sforzi dell’UE di “semplificare” la politica comune della pesca (PCP), stabilendo regole generali e condizioni per la domanda e il rilascio di licenze di pesca, sia all’interno che all’esterno delle acque comunitarie.

La proposta della Commissione chiarisce le responsabilità della Commissione e degli Stati membri e specifica i requisiti di comunicazione delle attività di pesca. Gli emendamenti proposti dalla relazione del Parlamento rendono il documento più equo sotto alcuni aspetti. Un esempio è la maggiore flessibilità introdotta nell’articolo 7 per i criteri di ammissibilità.

I membri del partito socialdemocratico portoghese sostengono quindi la relazione Morillon.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Attualmente, le autorizzazioni per le attività di pesca da concedere alle navi da pesca comunitarie o alle navi di paesi terzi sono gestite attraverso vari accordi bilaterali o dalle organizzazioni regionali di gestione della pesca.

Questa proposta di regolamento mira a stabilire un’unica procedura per la gestione di tutte le autorizzazioni di pesca, indicando chiaramente il ruolo della Commissione europea nella concessione o sospensione di queste autorizzazioni, in luogo degli Stati membri.

Fra i numerosi importanti aspetti che meritano un commento o una critica, sottolineeremmo che, nonostante questa relazione chiarisca alcuni aspetti della proposta di regolamento, ad esempio il fatto di considerare come gravi violazioni solo quelle violazioni che sono state effettivamente confermate come tali conformemente alla legislazione nazionale pertinente – che consideriamo positivo –, non salvaguarda ancora la sovranità di ciascuno Stato membro in termini di gestione delle attività di pesca nelle loro ZEE (zone economiche esclusive), per cui dissentiamo.

Questo è il motivo per cui abbiamo presentato un emendamento secondo cui gli Stati membri, quali parti interessate, devono partecipare alle procedure, in particolare le procedure decisionali per la concessione di autorizzazioni nel settore. Purtroppo, l’emendamento è stato respinto dalla maggioranza dell’Assemblea.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato contro la relazione Morillon perché una serie di emendamenti che io avevo co-sottoscritto era stata respinta. In particolare, sono stati respinti gli emendamenti relativi alla ridistribuzione delle opportunità di pesca. La mia ostilità alla disastrosa PCP è stata ben documentata in quest’Aula e io credo che la gestione della pesca dovrebbe essere restituita alle nazioni europee attive nella pesca. Tuttavia, finché avremo una politica comune, il principio della stabilità relativa deve rimanere inviolabile e tutte le comunità di pesca dell’Europa devono ricevere la garanzia che i loro diritti di pesca storici rimarranno inalterati.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. (PL) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alle autorizzazioni delle attività di pesca dei pescherecci comunitari al di fuori delle acque comunitarie e all’accesso delle navi di paesi terzi alle acque comunitarie [COM(2007)0330 – C6-0236/2007 – 2007/0114(CNS)].

L’onorevole Morillon ha sottolineato a ragione che è molto importante per l’Unione europea avere un sistema chiaro per autorizzare entrambi i tipi di attività, al fine di conseguire il massimo livello di rispetto delle disposizioni dell’Unione nelle zone di pesca e fornire anche una maggiore trasparenza per le attività delle navi comunitarie nelle acque dei paesi terzi.

Inoltre, non vi è alcun dubbio che il fatto che la Commissione e l’Unione europea abbiano dato priorità alla lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), e alla riduzione significativa degli stock ittici dei paesi in via di sviluppo, causata dalle navi impegnate nella pesca IUU, meriti la nostra massima attenzione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) L’obiettivo della relazione dell’onorevole Morillon avrebbe dovuto essere la semplificazione della politica comune della pesca. Non sono convinto che le proposte iniziali della relazione abbiano soddisfatto questo requisito. L’inserimento di accordi che rientrano nell’articolo 63 della Convenzione sul diritto del mare delle Nazioni Unite produrrebbe grandi difficoltà politiche per l’industria della pesca scozzese. Disposizioni relative all’uso sembrano già fare parte degli accordi esistenti di partenariato per la pesca con paesi terzi e le raccomandazioni della relazione servono soltanto a complicare ulteriormente i problemi nel settore. Il mio voto è il riflesso di queste preoccupazioni.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − (EN) A nome del Partito laburista del Parlamento europeo, scrivo per spiegare il motivo per cui abbiamo presentato e sostenuto gli emendamenti nn. 20-23 alla relazione Morillon e, quando gli emendamenti sono decaduti, abbiamo votato contro la relazione emendata e la risoluzione legislativa.

Gli emendamenti nn. 20, 21, e 22 riguardano la portata del regolamento. E’ importante mantenere la distinzione fra accordi che sono coperti dall’articolo 63 piuttosto che dall’articolo 62 dell’UNCLOS. Solo gli ultimi dovrebbero essere oggetto di questa proposta.

L’emendamento n. 23 riguarda il potere dato alla Commissione di ridistribuire le opportunità di pesca proposte nell’articolo 13, mantenendo il principio della stabilità relativa e dei diritti di pesca storici in un contesto di pesca responsabile.

Il voto di oggi dovrebbe essere un richiamo per tutti coloro che sono interessati alla conservazione degli stock ittici vulnerabili. Mostra che il Parlamento europeo è favorevole alla ridistribuzione da parte della Commissione europea delle quote di pesca, il che comporterebbe una liberatoria nel Mare del Nord. Questo va contro il principio della stabilità relativa ed è dannoso per gli interessi di pesca scozzesi. Non avevamo altra scelta se non votare contro la relazione.

 
  
  

– Proposte di risoluzione: Situazione in Tibet (B6-0133/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Noi socialdemocratici svedesi sosteniamo il desiderio del Parlamento europeo di invitare nel 2008, Anno europeo del dialogo interculturale, un numero di capi religiosi del mondo per un dialogo con gli europarlamentari.

Vogliamo sottolineare, tuttavia, che questo dialogo dovrebbe assumere la forma di discussioni e di scambi di vedute nelle commissioni o dovrebbe svolgersi in incontri appositamente organizzati. I discorsi unilaterali rivolti ai membri in plenaria, senza alcuna possibilità di dialogo, non sono il mezzo giusto per la comunicazione e gli scambi interculturali.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) L’originaria risoluzione di compromesso era, a mio avviso, non del tutto equilibrata. Le iniziali sommosse di Lhasa e altrove sono stati attacchi orchestrati contro le persone e i luoghi con incendi dolosi, ferimenti e uccisioni di cinesi Han e della minoranza musulmana. Nel mio paese, se giovani bianchi si fossero scontrati con la comunità di immigrati, questo sarebbe stato descritto come rivolte razziste. Tuttavia, nel complesso, avrei potuto sostenerla. La Cina continua a non rispettare i diritti umani nel suo territorio, nei confronti di sindacati indipendenti, degli immigrati interni e della pratica delle religioni delle minoranze.

Tuttavia, gli emendamenti della destra che sono passati hanno spinto questo testo oltre il limite. Il rigetto di “una politica cinese” dell’UE, la richiesta di dialogo “senza precondizioni” ha reso impossibile per me sostenere la risoluzione anche con il mio accordo sugli elementi relativi ai diritti umani contenuti nella risoluzione, come ho indicato nella mia votazione per appello nominale.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto.(FR) Sono lieto dell’adozione di una risoluzione comune a tutti i gruppi politici sul Tibet. Questo testo condanna le recenti repressioni in Tibet, a seguito delle risoluzioni precedenti del Parlamento che invitano le due parti al dialogo.

Chiediamo anche al governo cinese e ai partigiani del Dalai Lama di cessare ogni violenza. Il governo cinese non deve sfruttare i Giochi olimpici del 2008 in modo abusivo arrestando i dissidenti, giornalisti e militanti dei diritti dell’uomo.

Chiediamo alla Presidenza in carica dell’Unione di adoperarsi per arrivare a una posizione europea comune per quanto riguarda la presenza dei capi di Stato e di governo e dell’Alto rappresentante dell’Unione europea alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici, e di prevederne il boicottaggio in caso in cui il dialogo non riprendesse fra le autorità cinesi e sua Santità il Dalai Lama.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La torcia olimpica continua il suo viaggio intorno al mondo e le dimostrazioni in tutto il mondo hanno palesato quello che le persone sentono sui Giochi olimpici di quest’estate. E’ una questione cui molti sono interessati ed è importante che gli Stati membri abbiano la facoltà di decidere da soli se partecipare o boicottare le Olimpiadi in Cina.

La lotta per i diritti umani è cruciale e dovrebbe essere sostenuta, ma il lavoro deve avvenire attraverso l’ONU per acquisire la legittimazione necessaria. Purtroppo, il Parlamento europeo sta sfruttando l’attuale situazione in Tibet per avanzare le sue posizioni di politica estera. La situazione deve essere risolta fra Cina e Tibet senza interferenza del Parlamento europeo, che non ha poteri in questo campo.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Mentre esprimiamo il nostro cordoglio per le vittime, il nostro desiderio che i conflitti dovrebbero essere risolti pacificamente e i nostri principi di difesa della democrazia, dei diritti umani e del diritto internazionale, notiamo che ancora una volta una risoluzione sulla situazione in Tibet contiene elementi che non corrispondono esattamente alla situazione in atto.

E’ sempre più evidente che quanto sta effettivamente accadendo è un’operazione contro i Giochi olimpici di Pechino; questa è la reale motivazione dietro l’impennata di provocazioni e di indignazioni ipocrite che sono state espresse.

Ancora una volta, gli argomenti sono manipolati per giustificare l’interferenza attuale e futura e le violazioni del diritto internazionale, con tentativi di imporre interessi strategici ed economici contro la Cina.

E’ significativo che stiamo parlando ancora del Tibet come territorio occupato dalla Cina, quando i poteri che istigano e sostengono i movimenti separatisti che sono alla radice delle azioni violente non sfidano l’integrità del territorio della Repubblica popolare cinese, compreso il Tibet come regione autonoma.

Infine, quale morale può avere quest’Assemblea nell’adottare tale risoluzione se, meno di un mese fa, ha adottato una relazione sull’Iraq senza il minimo riferimento all’aggressione e all’occupazione da parte degli USA?

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE), per iscritto.(FR) Di fronte alla gravità della situazione in Tibet, il Parlamento europeo non poteva più restare in silenzio. Ho quindi dato il mio sostegno a questa risoluzione che condanna fermamente la brutale repressione esercitata in questa regione dalle forze della sicurezza cinesi.

Le violenze commesse nelle strade di Lhasa e di Dharamsala, nonché la censura contro i mezzi di comunicazione stranieri, sono infatti intollerabili e la nostra istituzione, insieme all’intera comunità internazionale, deve esercitare la sua influenza perché si faccia cessare tale situazione e perché la Cina rispetti i suoi impegni internazionali in materia di diritti dell’uomo e delle minoranze.

Con il mio voto, ho anche voluto esprimere la mia solidarietà al popolo tibetano, la cui maggioranza non chiede l’indipendenza, ma più autonomia politica e il rispetto della sua identità culturale e linguistica.

E se non sono favorevole a un boicottaggio totale dei Giochi Olimpici di Pechino è perché il dialogo è, per me, sempre preferibile alla chiusura. Ritengo che questi Giochi siano un’opportunità da cogliere per incitare le autorità cinesi a progredire sulla strada della democrazia e mi auguro, come prevede la risoluzione, che i capi di Stato e di governo dell’UE adottino, per questo evento, un atteggiamento comune e concertato.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Condanno la repressione dei dimostranti tibetani da parte delle forze armate cinesi. Infatti, il problema sottolinea la necessità di un approccio comune dell’UE verso la Cina. E’ solo attraverso questo approccio coerente che la cooperazione può avanzare in maniera costruttiva. Le Olimpiadi di Pechino sono un’eccellente opportunità per compiere progressi su questioni quali i diritti umani e la libertà dei mezzi di comunicazione in Cina. Qualsiasi tentativo del governo cinese di impedire la protesta o la comunicazione per questi fini sarebbe deplorevole. Ho votato a favore della proposta di risoluzione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Era del tutto prevedibile che la Cina avrebbe reagito alle dimostrazioni dispiegando le forze militari e la polizia. La Cina, ovviamente, non è una democrazia, ma la risposta delle forze di sicurezza cinesi alle dimostrazioni va senz’altro condannata. Un boicottaggio dei Giochi olimpici, in qualsiasi forma, sarebbe visto con tutta probabilità solo come un insulto da parte della maggior parte della popolazione cinese e certamente non migliorerebbe – e nel peggiore scenario potrebbe effettivamente esacerbare – la situazione delle minoranze in quel paese.

Dato il peso dell’UE sulla scena internazionale, è altamente improbabile che gli approcci unilaterali dell’UE abbiano qualsiasi effetto. Se l’UE facesse pressioni e si rendesse ridicola agli occhi del mondo, questo non aiuterebbe nessuno, soprattutto non i tibetani. Anche se la situazione dovesse migliorare, si potrebbero sempre prevedere nuove agitazioni, forse anche più violente. Insieme agli allegati, tuttavia, l’UE può compiere sforzi per migliorare la vita delle minoranze in Cina in modo progressivo e realizzando gradualmente un cambiamento nell’atteggiamento del governo e della maggior parte della popolazione.

 
  
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  Vincent Peillon (PSE), per iscritto.(FR) Sono lieto della grande fermezza di cui ha dato prova oggi la nostra Assemblea di fronte a una situazione che perdura in Tibet da decenni, ma che si è drammaticamente aggravata da circa un mese. La difesa dei nostri valori – europei e universali – non potrebbe tollerare il silenzio; mi associo quindi appieno alle condanne della “repressione brutale dei manifestanti tibetani da parte delle forze di sicurezza cinesi”, ma anche di “tutti gli atti di violenza, qualunque ne sia l’origine”, di questi ultimi giorni.

Il Parlamento formula, del resto, richieste alle autorità cinesi, intimando loro in particolare di autorizzare un’inchiesta internazionale indipendente sulle violenze in Tibet, di aprire senza precondizioni un dialogo costruttivo con i tibetani, di liberare immediatamente i manifestanti non violenti nonché i dissidenti arrestati in Cina, o ancora di onorare i suoi impegni in materia di diritti dell’uomo assunti dinnanzi al CIO e al mondo nel 2001.

Infine, la risoluzione invita i capi di Stato e di governo a definire una posizione comune sulla loro partecipazione alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici.

 
  
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  Adrian Severin (PSE), per iscritto. (EN) Quale capo della delegazione socialista rumena, vorrei spiegare il voto negativo della delegazione sulla risoluzione sul Tibet. La risoluzione non difende i diritti umani e noi non possiamo accettare che i diritti umani cadano ostaggio di agende e di interessi geopolitici. E’ debole per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani ed è ipocrita, perché è risoluta nel proporre soluzioni politiche che non tengono conto delle realtà in Cina.

Attraverso questa risoluzione, l’UE sta perdendo credibilità, e promuove in realtà, dietro le dichiarazioni di sostegno per i diritti umani, un’agenda pericolosa di “autonomia politica” e di indipendenza per il Tibet, in chiara contraddizione con il principio di “una politica per una sola Cina”. Nello stesso tempo, l’UE sta perdendo la sua influenza incoraggiante sulla Cina nel processo di inaugurazione.

Di conseguenza, la risoluzione è a favore della divisione della Cina e non del sostegno e della promozione dei diritti umani, che sono usati come pretesto per fare avanzare diverse agende geopolitiche.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM), per iscritto. (EN) Sostengo completamente il Tibet in questa situazione. Tuttavia, non ho potuto approvare la proposta di risoluzione, dato che un emendamento relativo al principio di “una politica comune per la Cina” è stato approvato dalla maggioranza dei miei colleghi. Non sostengo questo particolare emendamento, perché la politica di “una sola Cina” minaccia Taiwan e il Tibet. In passato ho chiesto il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino sulla base dei diritti umani.

 
  
  

– Relazione Hannes Swoboda (A6-0048/2008)

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. (PL) Facevo parte della delegazione della commissione per gli affari esteri che ha visitato Zagabria all’inizio di quest’anno. Concordo con il relatore sulle questioni contenute nella relazione discusse ieri, e quindi ho votato a favore dell’adozione della relazione dell’onorevole Swoboda oggi. Vorrei congratularmi con le autorità croate per i risultati positivi che hanno raggiunto finora nella preparazione della loro adesione all’Unione europea.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE), per iscritto.(FR) Sebbene abbia votato a favore della relazione sui progressi verso l’adesione eventuale della Croazia, vorrei sottolineare che un’eventuale adesione non potrà avere luogo in un futuro prossimo. L’Unione dei 27 deve dapprima organizzarsi sulla base del Trattato di Lisbona. Nuove adesioni saranno possibili solo dopo un consolidamento dell’UE nella sua configurazione attuale.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La Junilistan ritiene che l’allargamento dell’UE sia un aspetto fondamentale dei lavori per raggiungere pace e stabilità. Sosteniamo quindi l’adesione della Croazia all’UE quando il paese soddisferà i criteri di Copenaghen. Abbiamo quindi votato a favore della relazione.

Tuttavia, è assurdo che il Parlamento europeo chieda che i mezzi di comunicazione si attivino per mantenere il sostegno popolare al ruolo del Tribunale penale internazionale. Questo tipo di espressione può essere considerata facilmente come un’interferenza nella libertà di stampa. Siamo anche critici sulle formulazioni secondo cui il Parlamento europeo dovrebbe invitare la Croazia a condurre una campagna di sensibilizzazione sull’ambiente. La questione è ovviamente importante di per sé, ma non rientra nei poteri di quest’Assemblea.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Si dirà che gli effetti del recente Vertice della NATO a Bucarest si sono fatti sentire nella votazione di oggi in quest’Aula.

In altre parole, la Croazia ha visto approvare la relazione sui “progressi verso l’adesione all’UE – con l’UIE che ha esplicitamente dichiarato che i negoziati si concluderanno (!) prima delle elezioni del 2009 – mentre l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (FYROM) ha visto rinviare il voto sulla relazione sui suoi progressi.

Si ricorderà che il Vertice della NATO ha deciso di invitare la Croazia a iniziare i colloqui per l’adesione, mentre quelli con la FYROM sono stati rinviati.

Se vi è un aspetto che questa situazione mette ancora una volta in evidenza, è che l’allargamento dell’UE e della NATO proseguono di pari passo.

Fra gli altri aspetti importanti che dovrebbero essere sottolineati in questa dichiarazione di voto (quali le attuali liti sui confini nella regione, compresa l’Italia), va notato che il progresso verso l’adesione all’UE significa, secondo la Commissione europea, che devono essere raggiunti i “criteri economici”, in altre parole “una politica di consolidamento e di stabilità del bilancio”, “la riforma strutturale delle finanze pubbliche”, la privatizzazione” e “il miglioramento dell’ambiente commerciale” e la riforma agraria (che significa accesso alla proprietà della terra, in particolare da parte degli stranieri).

Due esempi dell’Europa nella sua espressione migliore …

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) La relazione dell’onorevole Swoboda sulla Croazia è una relazione ben equilibrata che delinea una visione ottimistica degli sforzi della Croazia verso l’adesione all’UE. E’, ciononostante, realistica e segnala la necessità di uno sforzo continuo da parte del governo croato sulle questioni giudiziarie e relative ai confini. Accolgo con favore gli sforzi del paese verso l’adesione e mi auguro che saranno mantenuti. Per questo ho votato a favore della relazione.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Lotta al cancro nell’Unione europea allargata (B6-0132/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Abbiamo votato a favore di questa proposta di risoluzione data l’attuale situazione e le stime dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Queste indicano che a un europeo su tre è diagnosticato il cancro durante la sua vita e un europeo su quattro muore a causa della malattia. Nel 2006 vi sono stati quasi 2,3 milioni di nuovi casi di cancro e oltre 1 milione di decessi per cancro nell’UE.

Il cancro è provocato da diversi fattori in diversi stadi e quindi richiede più prevenzione che affronti simultaneamente le cause legate allo stile di vita e le cause occupazionali e ambientali. Secondo un recente studio di sindacati, almeno l’8 per cento dei decessi annuali per cancro è causato direttamente da esposizione a carcinogeni nel luogo di lavoro e questa esposizione potrebbe essere prevenuta sostituendo i carcinogeni con sostanze meno dannose.

Si sa che vi sono differenze sorprendenti nella qualità delle strutture per il trattamento del cancro, programmi di screening, linee guida sulle migliori pratiche basate sulle prove, strutture per radioterapia e accesso a nuovi farmaci anticancro, che spiegano anche le grandi differenze nel tasso di sopravvivenza a cinque anni per la maggior parte dei tumori in tutta Europa.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Le misure dell’UE nell’urgente lotta contro il cancro sono più efficaci delle corrispondenti misure adottate nel contesto delle esistenti organizzazioni internazionali con ampia esperienza, come l’OMS? Le istituzioni dell’UE hanno una competenza più ampia rispetto agli Stati membri nei metodi di lotta contro il cancro? La nostra risposta a queste domande è: “no”.

La risoluzione chiede, fra l’altro, la creazione di una task force comunitaria interistituzionale contro il cancro, campagne informative e educative sul cancro sponsorizzate dall’UE, un comitato consultivo della Commissione sulla prevenzione del cancro, azioni legislative da parte dell’UE per incoraggiare e sostenere iniziative riguardanti la mancanza di protezione solare, azione della Commissione per creare ambienti senza fumo, disposizioni nazionali da parte degli Stati membri per la formazione di équipe di oncologia multidisciplinare e riconoscimento dell’oncologia come specialità medica.

L’idea alla base di queste opinioni e richieste è certamente lodevole. La questione fondamentale, tuttavia, è: quale valore aggiunto si ottiene se l’Ue regola tutti questi aspetti? Dov’è la fiducia negli Stati membri. Cosa è accaduto al principio di sussidiarietà? L’azione di regolamentazione dell’UE gioverà realmente a coloro che hanno bisogno di una legislazione di qualità e di misure ben ponderate, ovvero i pazienti affetti dal cancro? Dov’è la realizzazione che il cancro è un problema globale, che dovrebbe essere affrontato a livello globale?

Sulla base degli argomenti suesposti, la Junilistan ha votato contro la relazione in questione nella votazione finale.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Sostengo appieno la proposta di risoluzione sulla lotta contro il cancro presentata al Parlamento dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. L’UE deve svolgere un ruolo importante nel coordinamento della lotta contro una patologia che è diagnosticata a un europeo su tre nel corso della sua vita. Anche gli Stati membri hanno chiaramente un ruolo chiave nella prevenzione del cancro, nella diagnosi e nel trattamento fra i loro cittadini e devono quindi imparare gli uni dagli altri per combattere la malattia. Proprio questa settimana, il governo scozzese ha annunciato un programma nazionale per immunizzare le studentesse contro l’Human Papilloma Virus, responsabile della maggior parte dei casi di cancro alla cervice, e l’UE dovrebbe incoraggiare tutti gli Stati membri ad adottare programmi come questo.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. (PL) Ho votato a favore dell’adozione della risoluzione sulla lotta contro il cancro dato che malattie di questo tipo distruggono il mondo, compresi i paesi dell’Unione europea e il mio, la Polonia. Controlli preventivi diffusi e regolari consentono di scoprire la malattia nelle sue fasi iniziali, il che aumenta significativamente la possibilità di recupero. Uno scambio di esperienze meno restrittivo fra centri di oncologia è necessario così che la conoscenza più recente sulla materia possa essere applicata estensivamente.

Di recente, sono stati espressi molti timori su una serie di casi di cancro al seno. E’ quindi essenziale diffondere la conoscenza del pericolo e fornire l’accesso universale a test di mammografia professionale. E’ anche importante, soprattutto, limitare il contatto delle persone con prodotti carcinogenici. In particolare, si dovrebbe prestare attenzione ai conservanti usati nell’industria alimentare e all’uso inappropriato di fertilizzanti e di prodotti per la protezione delle piante. Anche l’amianto merita attenzione, perché fino a qualche tempo fa era usato nell’industria della costruzione e nelle tubature di distribuzione dell’acqua. Anche le misure di prevenzione contro la nicotina devono fare parte dell’azione.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. − (SK) Onorevoli colleghi, oggi nessuno di noi può dire che la lotta contro il cancro non ci riguarda. Non sono un esperto medico in oncologia, ma avendo perso entrambi i genitori e un fratello giovane per il cancro, ho visto l’aggressività di questa malattia. Ho visto il difficile destino sopportato dalle persone e dalle loro famiglie in balia di questa malattia, che non può non toccare anche il più duro dei cuori.

Sono grata alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare per avere posto un’interrogazione su questo argomento alla Commissione, che ha suscitato questo importante dibattito. Ringrazio tutti gli autori della risoluzione, fra cui la collega slovacca Irena Belohorská, per i loro sforzi, senza i quali non avremmo trovato la risposta a questioni serie relative a questa malattia aggressiva.

Sono convinta che ogni passo, anche il più piccolo, ogni investimento che contribuisce a una scoperta e alla diagnosi precoce del cancro e sostiene nuovi trattamenti offrirà grande speranza ai malati di cancro.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. Poiché a un europeo su tre viene diagnosticato il cancro durante la sua vita e un europeo su tre muore per la malattia, la cooperazione per condividere le migliori pratiche e chiedere nuove risorse per la ricerca è importante a livello dell’UE. Il concetto di task force comunitaria interistituzionale contro il cancro con l’obiettivo di aumentare del 50 per cento entro il 2018 il numero di cittadini europei partecipanti a un programma di screening contro il cancro è ben accetto.

 
  
  

– Relazione: Riitta Myller (A6-0074/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente, che ha tracciato le linee della politica europea in materia di clima, biodiversità, ambiente e salute e risorse naturali, ha registrato risultati importanti.

Tuttavia, come ha registrato lo stesso Commissario Dimas, l’UE è in forte ritardo rispetto al raggiungimento degli obiettivi di tutela ambientale prestabiliti, soprattutto in materia di inquinamento atmosferico, con i correlati problemi di effetto serra, problemi alla salute e piogge acide.

Il taglio dei finanziamenti di Natura 2000 e del programma LIFE +, inoltre, sta destando forti preoccupazioni alle piccole realtà locali che subiranno una consistente diminuzione del loro raggio d’azione in riferimento all’efficacia delle politiche ambientali in difesa del proprio territorio.

Non posso dunque che essere in totale sintonia con la collega Myller che, tramite questa relazione, invita la Commissione ad includere nel testo scadenze e obiettivi quantitativi e qualitativi più chiari e precisi. D’altronde, anche se il pacchetto clima e energia, la revisione della direttiva rifiuti e la revisione dell’IPPC dovrebbero aiutarci a garantire un futuro più sostenibile per l’Europa, abbiamo l’urgente bisogno e la responsabilità di rivedere il sesto programma per rimodulare l’azione dell’UE in materia ambientale per i prossimi decenni.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore della relazione Myller sulla revisione interlocutoria del Sesto programma comunitario d’azione in materia di ambiente, data l’importanza di raggiungere gli obiettivi definiti, in particolare in relazione alle strategie tematiche, alla protezione della biodiversità e all’attuazione della normativa comunitaria, non dimenticando questioni quali la tassazione ecologica o il problema delle sovvenzioni dannose per l’ambiente.

Gli sforzi dovrebbero essere raddoppiati per fornire una risposta tempestiva ai problemi ambientali individuati dal programma.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questa relazione è il risultato di una valutazione che la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha chiesto per determinare in che misura l’Unione europea abbia onorato finora i suoi impegni nell’ambito del Sesto programma comunitario d’azione in materia di ambiente, approvato nel 2002 e gestito fino al 2012.

La valutazione ha rivelato che l’attuazione del programma d’azione è molto indietro o estremamente indietro nel caso di una serie di obiettivi prioritari. Alla luce delle misure realizzate finora, non sembra che gli obiettivi prioritari ambientali del programma saranno raggiunti entro il 2012. Di conseguenza, la valutazione non sostiene l’affermazione della Commissione nella sua revisione interlocutoria che, nel suo insieme, l’UE è in tempo con l’attuazione delle misure pianificate nel programma d’azione.

Secondo la valutazione commissionata dal Parlamento, si può concludere che la decisione della Commissione di avanzare proposte specifiche attraverso strategie tematiche non ha prodotto, nel suo insieme, il risultato auspicato.

Nonostante abbiamo votato in generale a favore della relazione, dissentiamo tuttavia su alcuni dei suoi punti.

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EN) La revisione interlocutoria del Sesto programma comunitario d’azione in materia di ambiente non offre niente di nuovo, quali una modifica del corso già avviato. La revisione esprime solo preoccupazione per il fatto che i progressi non sono compiuti in modo così rapido come previsto negli scadenzari.

Tuttavia, sebbene abbia riconosciuto le questioni ambientali più importanti, la revisione non sottolinea il motivo del peggioramento della situazione, ovvero lo sfruttamento spietato da parte di multinazionali per il loro profitto. Usano l’ambiente come serbatoio, che saccheggiano selvaggiamente in cerca di materie prime e sfruttano senza controllo solo per il profitto. Infatti, il Sesto programma d’azione in materia di ambiente trasforma gli sfruttatori della natura in protettori dell’ambiente, dato che dichiara espressamente che l’azione effettiva, le opportunità commerciali e il mercato forniranno una soluzione.

Infatti, l’ambiente fornisce una nuova opportunità per accumulare capitale e profitto. Questo sfruttamento è anche sostenuto da risorse comunitarie – ovvero il denaro dei cittadini. La liberalizzazione dei settori di importanza strategica e la commercializzazione della protezione ambientale promuovono l’economia verde come uno dei punti di investimento più importanti per il capitale monopolistico.

Nel contempo, una maggiore consapevolezza viene sfruttata a livello mondiale. Ciò nasconde il fatto che i cambiamenti climatici pericolosi e il riscaldamento globale sono il risultato di uno sviluppo industriale basato sul profitto capitalista e sulla commercializzazione della terra, dell’aria, dell’energia, dell’acqua, e così via.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la relazione Myller sulla revisione interlocutoria del Sesto programma comunitario d’azione in materia di ambiente. Condivido i timori sull’aumento delle emissioni dai trasporti e rispetto ai lenti sforzi verso il rendimento energetico. E’ necessario compiere uno sforzo più intenso in questi settori.

 
  
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  Vincent Peillon (PSE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione presentata dalla collega finlandese Riita Myller.

Il testo delinea, a metà percorso, un’immagine inquietante dello stato di avanzamento del Sesto programma comunitario d’azione in materia di ambiente (2002-2012).

L’attuazione delle misure – del resto vitali – di lotta contro il cambiamento climatico è stata ritardata. Allo stesso modo, i progressi dell’Unione in materia di preservazione della qualità dell’aria, di attuazione e di rispetto della legislazione comunitaria, di protezione della biodiversità, di riforma dei sistemi che hanno un impatto negativo sull’ambiente o ancora di promozione di modelli di produzione/consumo sostenibili sono estremamente modesti.

La constatazione fatta da questa relazione è per lo meno allarmante perché al momento, e contrariamente alle affermazioni della Commissione europea, sembra molto improbabile che il calendario fissato a sei anni possa essere rispettato e che gli obiettivi ambientali prioritari potranno essere raggiunti per il 2012.

Votando questo testo, unisco la mia voce a quella della maggioranza dell’Assemblea per esortare la Commissione europea e gli Stati membri a un ulteriore sforzo indispensabile.

 
  
  

– Relazione Guy Bono (A6-0063/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Abbiamo votato per l’emendamento che chiede alla Commissione e agli Stati membri di evitare di bloccare l’accesso a Internet. Tuttavia, vorremmo sottolineare che il nostro sostegno per l’emendamento riguarda principalmente la questione della condivisione di file per uso privato. Per alcuni tipi di reato, ad esempio, la pedopornografia e le violazioni sistematiche del diritto d’autore per scopi commerciali, il blocco dell’accesso a Internet dovrebbe essere un metodo possibile, fra gli altri, per combattere l’attività criminale.

 
  
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  Marie-Hélène Descamps (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La relazione dell’onorevole Guy Bono sulle industrie culturali in Europa riafferma l’importanza della dimensione culturale nell’attuazione degli obiettivi di Lisbona. Sottolinea il potenziale delle industrie culturali in materia di occupazione e di crescita e la necessità di rafforzare, in questo settore, il sostegno e l’azione dell’Unione europea. Questa relazione mette altresì in luce le opportunità che offre oggi Internet in termini di accesso, di promozione e di diffusione della cultura. In questo ambiente digitale, conviene tuttavia conciliare la libertà d’accesso a Internet e i diritti di libertà di ciascuno. L’uso di Internet deve infatti essere effettuato nel rispetto dei grandi principi su cui si fondano le nostre società democratiche, fra i quali figura il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Anche per far fronte agli scaricamenti illegali massicci e ripetuti che caratterizzano in particolare i settori dell’audiovisivo e della musica, devono essere proposte misure adeguate e proporzionate in accordo con le diverse parti interessate. La sospensione momentanea dell’accesso a Internet, effettuata nel quadro di una risposta graduale e nel rispetto delle libertà individuali, costituirebbe una soluzione appropriata che eviterebbe inoltre l’applicazione di sanzioni penali di cui si conoscono oggi i limiti. Deploro che il Parlamento oggi abbia respinto questa possibilità.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Siamo ben coscienti dell’importanza della cultura e della sua diffusione in termini di diversità culturale e di diritti degli artisti e dei popoli in tutti gli Stati membri dell’UE.

Questa relazione contiene numerosi suggerimenti positivi che noi sosteniamo, quali l’idea di promuovere la mobilità per persone, beni e servizi nel settore creativo, con il dovuto rispetto per le regole e i principi stabiliti nella Convenzione sulla diversità culturale dell’UNESCO, e la richiesta, rivolta alla Commissione, di considerare la possibilità di elaborare un programma simile al programma MEDIA. Sosteniamo altresì la richiesta alla Commissione di completare le procedure per l’attuazione dell’iniziativa della biblioteca digitale europea, per stimolare e sostenere la musica, il teatro e le industrie della pubblicazione, al fine di facilitare la distribuzione transazionale di opere e, come passo preliminare, creare un meccanismo nell’ambito del programma Cultura che consenta alle industrie culturali non audiovisive di avere accesso ai finanziamenti comunitari per promuovere libri, musica e formazione professionale.

Tuttavia, non concordiamo con altre proposte che mirano a difendere interessi puramente commerciali piuttosto che l’istruzione, la cultura, i diritti degli artisti e la popolazione in generale.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE), per iscritto. (PL) Il contributo che la cultura dà alla crescita economica e il suo impatto sull’occupazione è stato confermato a seguito di una ricerca pubblicata dalla Commissione europea alla fine del 2006. Questa ricerca ha mostrato che, nel 2003, il settore culturale ha contribuito per il 2,6 per cento circa del PIL dell’Unione europea e che più di 5 milioni di persone lavoravano nel settore.

Una maggiore conoscenza della dimensione economica della cultura e del suo ruolo nella creazione di occupazione si sta diffondendo gradualmente. Vi è anche una maggiore comprensione della parte della cultura nello sviluppo rurale e urbano. Oltre al suo diretto contributo all’economia, il settore creativo e culturale ha un impatto indiretto sull’ambiente socioeconomico europeo. Promuove anche lo sviluppo delle TIC, le industrie della cultura svolgono un ruolo importante a livello locale, regionale e urbano e contribuiscono in misura significativa alla competitività dell’Unione europea.

Dovremmo quindi accogliere favorevolmente il fatto che sia il Consiglio sia la Commissione intendono riconoscere il ruolo della cultura e della creatività come fattori chiave per lo sviluppo rurale, promuovendo la cittadinanza europea e raggiungendo gli obiettivi della strategia di Lisbona.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La Junilistan ritiene che le questioni culturali in generale rientrino nella responsabilità politica degli Stati membri. Abbiamo quindi votato contro la relazione nella sua interezza. La relazione va al di là della procedura legislativa e non è nient’altro che un tentativo della maggioranza federalista del Parlamento europeo di dare all’UE una partecipazione ancora maggiore nel campo degli affari culturali.

Abbiamo votato a favore dell’emendamento che si oppone a negare ai cittadini l’accesso a Internet perché siamo contrari alla proposta della Francia secondo cui dovrebbe essere possibile escludere da Internet coloro che condividono file nell’UE. Fondamentalmente, tuttavia, riteniamo che la questione della condivisione dei file sia una questione su cui spetta agli Stati membri legiferare.

 
  
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  Mary Honeyball (PSE), per iscritto. (EN) Insieme alla maggioranza del mio gruppo, ho sostenuto entrambe le parti di questo emendamento. L’eliminazione forzata di un collegamento a Internet di un cliente, senza una valutazione giudiziaria, non è la soluzione corretta per combattere la pirateria.

Inoltre, i collegamenti a Internet spesso non sono personali. Forzare la sospensione della connessione a Internet di una persona avrebbe un impatto non voluto e sproporzionato su altri utenti innocenti della stessa connessione.

Sostengo fortemente le misure per proteggere coloro che lavorano nelle industrie culturali proteggendo la proprietà intellettuale. Tuttavia, l’accesso a Internet sta diventando sempre più importante per la partecipazione civile, il pluralismo dei media, la libertà di espressione e l’interazione con i servizi governativi. Dovremmo evitare la disconnessione, laddove possibile, a favore di altre misure, più efficaci, per combattere la pirateria.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Bono, che riconosce la grande importanza delle industrie culturali in Europa. Nel mio paese, la Scozia, le industrie creative generano oltre 5 miliardi di sterline ogni anno, contribuendo così all’economia e alla nostra società nel suo insieme. L’UE deve lavorare con le nazioni dell’Europa per assicurare l’adozione di una strategia coerente per promuovere le industrie legate al nostro ricco e culturalmente vario continente.

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La commercializzazione di finzioni culturali come presunto rispetto per la diversità. I diritti intellettuali di creatori sono considerati proprietà da portare via e acquistare come merce. La necessità di rispettare le condizioni UNESCO attraverso compromessi volutamente dignitosi corrisponde a adeguare continuamente e gradualmente i requisiti e le condizioni dell’OMC.

Ciò che sta accadendo, infatti, è un accentramento monopolistico e l’acquisizione della proprietà di tutti i termini dell’esistenza culturale e della produzione culturale di ciascun paese, nell’ambito delle misure e delle regole dell’impopolare strategia di Lisbona. Ciò è progettato per arricchire il capitale che si nasconde dietro lusinghe fantasiose, ammonimenti, esortazioni e omelie sul rispetto della diversità.

Purtroppo, tutti i valori umani sono usati per trarre profitto. L’ambiente naturale è sfruttato per il profitto e stiamo già subendo gli effetti devastanti di questa politica. Niente se non le leggi crudeli del mercato stanno calpestando, degradando e omogeneizzando ogni valore culturale, estetico, artistico e morale. Questi valori devono essere convertiti in profitto capitalistico, a causa della concorrenza imperialista interna ed esterna.

Nella politica dell’UE, la contraddizione interna fra la qualità della cultura e del profitto è risolta solo se le necessità spietate del profitto sono appagate. Per questo motivo, intendiamo votare contro la relazione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) La relazione dell’onorevole Bono sulle industrie culturali in Europa chiede un maggiore riconoscimento del contributo dell’industria all’economia europea. Il settore culturale dovrebbe essere preso in considerazione anche in sede di formulazione della politica dell’UE più in generale. Le politiche che riguardano il mercato interno, la concorrenza, il commercio e la ricerca e sviluppo, fra le altre, riguardano tutte, in svariati modi, il settore culturale e le proposte contenute nella relazione lo riconoscono. Pertanto, ho votato a favore delle raccomandazioni dell’onorevole Bono.

 
  
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  Vincent Peillon (PSE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione presentata dal collega socialista Guy Bono, sulle “Industrie culturali” in Europa.

“Industrie culturali”? L’espressione può sorprendere, ma, se la cultura non potesse essere riassunta nella dimensione economica, sarebbe anche pericoloso occultare questo aspetto della riflessione: la cultura è ormai un potente motore di crescita e di occupazione che rappresentava, nel 2003, il 2,6 per cento del PIL e il 3,1 per cento della popolazione attiva nell’UE.

Questo testo prevede il rilancio dell’industria del disco europeo (attraverso un’IVA ad aliquota ridotta o ancora un fondo europeo di sostegno alla musica) e affronta la questione della pirateria, nel tentativo costante di democratizzare l’accesso alla cultura., ma anche di rispettare la propriétà intellettuale.

Al riguardo, ho sostenuto in particolare un emendamento – adottato con 17 voti di scarto – che contraddiceva la strategia repressiva di “risposta graduale” in Francia nella relazione presentata da Denis Olivennes al Presidente della Repubblica. Infatti, sarebbe non solo impraticabile, ma a mio avviso pericoloso affidare ai fornitori dell’accesso – società private – il ruolo di sorveglianti e di sospendere il collegamento a Internet alle persone sospettate di effettuare scaricamenti illegali.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) La relazione sulle industrie culturali in Europa si apre con un paragrafo terrificante, nello spirito del nazionalismo dell’UE, sul ruolo della cultura nello sviluppo del progetto europeo. Ciononostante, io voto a favore della relazione perché, nelle parti più importanti, il Parlamento dice che la condivisione di file per scopi non commerciali non dovrebbe essere penalizzata e, se gli emendamenti nn. 1 o 2 sono mantenuti, non vi sarà ricorso a misure come il blocco dell’accesso a Internet perché violano le libertà fondamentali e i diritti umani e sono contrarie ai principi di risposta proporzionata, di efficacia e di valore deterrente.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. (SV) Nel Parlamento europeo, abbiamo un nome per le relazioni che contengono elenchi di desideri politici infiniti, indipendentemente dal fatto se abbiamo o meno poteri di intervento nel settore – si chiamano alberi di Natale. La relazione dell’onorevole Guy Bono è una di queste. Eppure vi era un importante punto nell’eccellente emendamento n. 1 dell’onorevole Christofer Fjellner, che ha stabilito una chiara posizione politica, sottolineando che i tentativi di negare l’accesso a Internet ai singoli che illegalmente copiano materiale on line non dovrebbero essere raccomandati.

Poiché è trapelato che il Presidente Nicolas Sarkozy voleva trasferire l’esperimento francese all’UE, vi sono tutti i motivi per sostenere una dichiarazione che, per dirla con parole gentili, questa scelta non sarebbe apprezzata. Poiché l’emendamento è stato adottato, ho votato in favore della relazione, che altrimenti avrei respinto.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Sulla parte 2 dell’emendamento n. 22, credo che le persone che agiscono illegalmente su Internet dovrebbero subire il ritiro di quel servizio. Ecco perché ho votato contro la parte 2.

 
  
  

– Relazione Graça Moura (A6-0075/2008)

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Applaudo all’eccellente relazione dell’onorevole Graça Moura su una agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione, in cui è proposto un ampio programma per consentire di seguire una strategia sia all’interno dell’UE sia nelle relazioni dell’UE con i paesi terzi.

Sin dal marzo 2005, l’onorevole Graça Moura ha sottolineato che la strategia di Lisbona non potrà mai conseguire appieno i suoi obiettivi fondamentali a meno che la cultura non sia trattata come una delle sue dimensioni essenziali.

La comunicazione della Commissione avalla questa idea e fa della cultura un punto fondamentale dell’agenda politica europea.

Concordo con il relatore quando afferma che “è proprio tale spazio globalizzato a imporre l’affermazione e il rafforzamento dell’identità europea, fatto salvo il rispetto per le diverse culture dei popoli d’Europa”.

Mi congratulo anche con la Commissione europea per questa comunicazione e chiedo di istituire la task force per la cultura già annunciata dal Presidente Barroso, piuttosto che ritardarne la creazione e il lavoro.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questa relazione contiene aspetti altamente contraddittori. Da un lato vi è il costante tentativo di nascondere la situazione reale in Europa. Non esiste un unico “patrimonio culturale europeo”, in particolare come riferimento di “umanesimo, tolleranza, democrazia”, eccetera. Tutta la storia culturale dell’Europa, proprio come la sua storia in generale, non è costruita solo sulla diversità, l’ammirevole energia creativa e il progresso, ma anche su conflitti violenti, l’intolleranza e molte linee e contesti di dominazione culturale. Un unico patrimonio è una finzione, nutrita in passato dall’eurocentrismo culturale (l’Europa “all’avanguardia” e altri aspetti menzionati) e nutrita oggi dal mito spesso ripetuto di un’identità culturale “europea”.

D’altro lato, tuttavia, l’intenzione politica di asserire un’identità europea contiene elementi positivi. Quest’asserzione di identità non è intesa solo ad affermare un’identità culturale “europea”, ma a garantire la resistenza alla pressione esercitata dalle industrie culturali dominanti degli USA (difesa della diversità linguistica e culturale, considerazione delle industrie culturali come “spazio protetto per quanto riguarda le regole commerciali”; l’adozione di una “bilancia commerciale dell’UE nel settore dei beni e servizi culturali è sfavorevole”).

Per questo motivo alla fine ci asteniamo.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Graça Moura che realmente sottolinea il ruolo chiave svolto dalle autorità locali, regionali e nazionali nel promuovere e proteggere il patrimonio culturale. La diversità culturale dell’Europa è uno dei nostri più grandi tesori e il mio gruppo, Alleanza libera europea, è impegnato a salvaguardare questa diversità. Similmente, il mio partito è impegnato nei confronti di una Scozia culturalmente cosmopolita e il governo sta compiendo paesi per migliorare la ricchezza culturale della Scozia, sia nella nostra diversità linguistica sia nell’abilità del nostro paese di prendere decisioni chiave in relazione alle trasmissioni. L’Europa può guardare a una Scozia culturalmente ricca che prende una posizione indipendente nell’UE.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. (PL) Ho sostenuto la relazione sull’agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione, perché sottolinea che la politica culturale dell’Unione si incentra sull’integrazione europea, rispettando la diversità nazionale e regionale degli Stati membri. La Comunità può agire nel settore della politica culturale solo quando le sue risorse integrano e sostengono le azioni di singoli paesi, ma non le sostituiscono.

E’ una grande soddisfazione per me potere fare riferimento all’adozione da parte del Parlamento europeo dell’emendamento presentato da due deputati polacchi che fanno parte della commissione per la cultura, gli onorevoli Tomaszewska e Podkański. Il loro emendamento riguarda la dichiarazione di dedicare l’anno 2010 alla memoria di Frederic Chopin. Vale la pena ricordare che il 2010 sarà il 200° anniversario della nascita di quel grande compositore a Żelazowa Wola in Polonia.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Graça Moura come passo nella giusta direzione per promuovere e preservare il patrimonio culturale dell’Europa. Tuttavia, la richiesta che le scuole promuovano un’identità europea, credo, è contraria al ruolo di base dell’istruzione nella nostra società. Si deve fare molto di più, specialmente per garantire che questo patrimonio culturale sia condiviso al livello più ampio possibile. La relazione chiede il rafforzamento e il mio voto ha riflettuto quest’idea.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Il patrimonio culturale dell’Europa è uno dei più grandi tesori che deve essere preservato. Pensare a come gli artisti possano ricevere non solo finanziamenti, ma altresì assistenza legale, è un aspetto di questo impegno, ma è anche importante garantire che le violazioni della sfera privata senza intenzione di fare profitto non siano penalizzate dal diritto penale.

E’ ancora più importante, tuttavia, garantire che le nostre radici cristiane occidentali non vadano gradualmente e irrevocabilmente perdute. L’integrazione non deve consistere nel non festeggiare Natale, Pasqua, il giorno di San Nicola e così via nei nostri asili e nelle nostre scuole, nel tentativo di venire incontro agli immigranti musulmani, perché questo provocherebbe una perdita della nostra identità culturale. Invece, dobbiamo fare di più per garantire che i nostri costumi, le nostre tradizioni e i nostri valori morali siano mantenuti e rispettati dagli altri.

 
  
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  Lydie Polfer (ALDE), per iscritto. – (FR) Sostengo questa relazione perché riconosce il ruolo fondamentale della cultura nel processo di integrazione europea. Le proposte di un’agenda culturale per l’Europa con i tre obiettivi più importanti, ovvero la promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale, la promozione della cultura come vettore della creatività nel quadro della strategia di Lisbona e la promozione della cultura come elemento delle relazioni esterne dell’UE trovano il mio sostegno.

La dimensione esterna della cultura in Europa merita di essere affermata e occorrerebbe integrare la cultura in quanto componente del dialogo politico con i nostri paesi e le nostre regioni partner, e integrare sistematicamente la cultura nei programmi di sviluppo, in particolare con i nostri partner dei paesi ACP. Anche l’idea di creare un fondo culturale UE-ACP mi sembra particolarmente assennata perché incoraggerà l’emergere delle industrie e dei mercati locali e faciliterà anche l’accesso dei prodotti culturali degli ACP al mercato europeo.

E’ importante riconoscere il ruolo svolto dalle autorità locali e regionali nella promozione della cultura, e coinvolgerli di più nell’attuazione dell’agenda culturale dell’UE.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. (SV) Le relazioni sulla cultura elaborate dal Parlamento sono spesso difficili da trattare. L’intenzione è ovviamente lodevole e, come sottolinea la relazione in questione, è una buona idea, quando può essere giustificata, fare uso del livello paneuropeo per sostenere artisti nell’esercizio della loro professione. Ciò non significa che ogni cosa dovrebbe essere fatta a livello di UE. Al contrario, deve esserci un buon motivo per chiudere un occhio sul principio di sussidiarietà, di modo che gli Stati membri non perdano l’opzione di sviluppare le loro politiche culturali. Era quindi in parte una questione di principio che ha portato alla mia decisione di votare contro la relazione.

Ancora più serio, in questo preciso istante, tuttavia, è il linguaggio usato in buona parte della relazione. Il considerando K ha un tono che suscita timore. La stessa insinuazione si fa strada in numerose altre parti del testo. E’ importante procedere con cautela e discrezione quando discutiamo di contatti come il patrimonio culturale. In questo caso, non è stata usata alcuna cautela.

 
  
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  Glenis Willmott (PSE), per iscritto. (EN) Il Partito laburista al Parlamento europeo è a favore dell’insegnamento nelle scuole della storia dell’Unione europea. Tuttavia, non concordiamo sul fatto che, attraverso i libri di testo scolastici, dovrebbero essere promossa una particolare visione di identità e di cultura europee. Pertanto, ci asteniamo dal voto, perché l’insegnamento dovrebbe riguardare la diffusione di informazioni agli studenti piuttosto che la promozione di qualsiasi idea.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: L’adattamento ai cambiamenti climatici in Europa – quali possibilità di intervento per l’UE (B6-0131/2008)

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sul Libro verde della Commissione “L’adattamento ai cambiamenti climatici in Europa – quali possibilità di intervento per l’UE” perché condivido l’idea che le misure di adattamento costituiscano una garanzia contro gli effetti negativi e inevitabili del cambiamento climatico. La veloce definizione di misure di adattamento per l’attività agricola, la gestione delle risorse idriche, la pianificazione dell’uso del terreno e la sanità pubblica fanno parte di un auspicabile atteggiamento verso la definizione di politiche ambientali a livello comunitario.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) E’ ben noto che, secondo il contributo del gruppo di lavoro II alla quarta relazione di valutazione del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, quasi tutte le regioni europee dovrebbero subire effetti negativi dal futuro impatto del cambiamento climatico. Questo può costituire un’ulteriore minaccia alla biodiversità europea e può interferire con lo sviluppo sociale, richiedendo un approccio genuinamente trasversale e l’inclusione di aspetti sociali, economici e ambientali in senso lato.

Questa risoluzione sottolinea certe cause e misure che in alcuni casi sono contraddittorie.

E’ positivo che sia riconosciuta l’esistenza di numerosi studi e modelli a livello regionale o locale sul probabile impatto del cambiamento climatico, ma in molti di questi studi non vi è un’equivalente considerazione della dimensione socioeconomica e delle prevedibili conseguenze per le popolazioni interessate.

Accolgo l’invito della Commissione di coordinare e sostenere la preparazione scientifica di una banca dati europea comune sulle vulnerabilità in modo da comprendere come i gruppi sociali e il patrimonio culturale e nazionale europea sarebbero colpiti e come le società potrebbero reagire alle conseguenze del cambiamento climatico nel futuro.

Tuttavia, dissentiamo su altri punti, quali il mantenimento dello scambio di emissioni.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Condivido il parere che l’onorevole Sacconi delinea nella proposta di risoluzione sul Libro verde della Commissione “L’adattamento ai cambiamenti climatici in Europa – quali possibilità di intervento per l’UE”. Gli sforzi per adattarci al clima devono essere compiuti quanto prima possibile. La natura internazionale della questione richiede un’azione europea concertata. Il finanziamento di tali azioni dovrebbe anche riflettere questo aspetto. Il cambiamento climatico è in atto e, pur essendo essenziali, gli sforzi di mitigazione devono essere integrati da una strategia dell’UE che ci consenta di adattarci agli effetti che il riscaldamento globale avrà sulle nostre vite di ogni giorno.

 
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