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Resoconto integrale delle discussioni
Lunedì 21 aprile 2008 - Strasburgo Edizione GU

17. Ottenimento di visti da parte di cittadini bielorussi e ucraini (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sull’ottenimento di visti da parte di cittadini bielorussi e ucraini.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, vi ringrazio per le domande che mi avete posto in relazione al regime europeo dei visti applicabile nei confronti dell’Ucraina e della Bielorussia.

Innanzi tutto, l’Ucraina: l’accordo sulla riammissione e l’accordo di facilitazione del rilascio di visti, entrambi entrati in vigore all’inizio di quest’anno 2008, rappresentano un passo importante nelle relazioni fra l’Unione europea e l’Ucraina. Da un lato, favoriranno i contatti fra i popoli, che a loro volta permetteranno di migliorare la comprensione reciproca e di rafforzare le relazioni in tutti i settori, e, dall’altro, impegneranno le due parti, l’Unione europea e l’Ucraina, a una stretta cooperazione contro l’immigrazione clandestina.

La prima priorità è garantire un’attuazione rapida, operativa e armonizzata dell’accordo di facilitazione del rilascio di visti a favore dei cittadini ucraini. Per garantire un’applicazione corretta e armonizzata dell’accordo, è stato elaborato e approvato un progetto di linee guida da parte degli Stati membri e delle autorità ucraine. Queste linee guida dovrebbero essere completate e adottate a breve termine dal comitato misto istituito dall’accordo.

Come dichiarato nel preambolo dell’accordo Commissione europea-Ucraina di facilitazione del rilascio dei visti, l’introduzione di un regime di spostamenti senza obbligo di visto per i cittadini dell’Ucraina è riconosciuta solo come prospettiva a lungo termine. Il processo che porterà a siffatto regime si basa, in particolare, su un’attuazione soddisfacente dell’accordo di riammissione e dell’accordo di facilitazione del rilascio dei visti.

Vorrei sottolineare che l’allargamento dello spazio di Schengen non ha avuto ripercussioni sulle modalità di controllo alle frontiere fra l’Ucraina e gli Stati membri che sono entrati nello spazio Schengen il 21 dicembre 2007. Questi Stati membri applicano alle loro frontiere le norme Schengen in materia di verifiche alle frontiere esterne a partire dalla data della loro adesione e, dal settembre 2007, controllano anche le persone nel quadro del sistema di informazione Schengen “SIS”.

Ma, per facilitare gli spostamenti dei cittadini ucraini che vivono nella zona frontaliera, sono stati firmati accordi relativi al piccolo traffico frontaliero fra Ungheria e Ucraina e fra Ucraina e Polonia. La Commissione ha inoltre chiesto di apportare modifiche all’accordo fra Ucraina e Ungheria in relazione con la delimitazione della zona frontaliera affinché quest’accordo sia conforme alle regole comunitarie. Lo stesso vale per l’accordo fra Ucraina e Polonia. Questa è la situazione degli spostamenti di cittadini ucraini che vivono nella zona frontaliera.

Per contro, per quanto riguarda i visti, la situazione è diversa. Prima del 21 dicembre 2007, gli Stati membri che non applicavano in toto l’acquis di Schengen non erano vincolati dalle disposizioni di Schengen relative al diritto di visto. Questi Stati membri potevano, quindi, esonerare tutti i cittadini ucraini da questo diritto. Ma oggi non è più possibile. Il diritto di visto generale di 60 euro non si applica tuttavia ai richiedenti ucraini. Come ha confermato l’accordo fra la Comunità europea e l’Ucraina, entrato in vigore il 1° gennaio 2008, il diritto prelevato per la trattazione delle richieste di visto dei cittadini ucraini è sempre di 35 euro. Inoltre, l’accordo esonera ampie categorie di richiedenti, il che significa che più del 50 per cento, ripeto, più del 50 per cento dei cittadini ucraini che viaggiano verso i paesi Schengen beneficia della gratuità del visto.

Passo adesso alla Bielorussia. Nella sua comunicazione sul rafforzamento della politica europea di vicinato del 4 dicembre 2006, la Commissione ha sottolineato l’importanza della facilitazione in materia di rilascio dei visti per le relazioni con i paesi interessati dalla politica di vicinato. La Commissione ha riaffermato la volontà dell’Unione europea di impegnarsi a sviluppare piani d’azione con i paesi vicini e di avviare con essi negoziati per facilitare il rilascio dei visti e le autorizzazioni di riammissione.

La Bielorussia è uno dei paesi coperti dalla politica di vicinato ma, va detto, non è stato ancora elaborato alcun piano d’azione con questo paese a causa della situazione politica generale. Ed è anche il motivo per cui l’apertura delle discussioni con la Bielorussia su una possibile facilitazione del rilascio dei visti e sulla riammissione non è prevista a questo stadio.

Tuttavia, sottolineo che l’acquis in vigore in materia di rilascio dei visti a breve termine prevede l’esenzione dei diritti di visto per alcune categorie: i minori di 6 anni, gli studenti e i ricercatori. Inoltre, nel quadro delle norme esistenti, gli Stati membri possono sempre eliminare i diritti di visto o ridurli in casi individuali, giustificati, ad esempio, da motivi umanitari, per proteggere interessi culturali o per motivi di politica estera.

Inoltre, gli Stati membri vicini, Polonia, Lettonia, Lituania in particolare, possono sempre negoziare accordi di piccolo traffico frontaliero con la Bielorussia. Sarebbe un modo per facilitare il passaggio della frontiera e la circolazione fra la Bielorussa e i paesi vicini, favorendo i contatti fra le comunità locali. I residenti frontalieri in possesso di un permesso speciale, rilasciato a titolo di piccolo traffico frontaliero, sarebbero esenti dall’obbligo del visto. Sono già iniziati i negoziati fra Polonia e Bielorussia in questo senso.

E’ tutto quello che volevo dire, sottolineando la rilevanza delle domande che avete posto e aggiornandovi sugli sviluppi più recenti della situazione.

 
  
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  Urszula Gacek, a nome del gruppo PPE-DE. Signor Presidente, ringrazio il Commissario per la sua presenza e per avere illustrato l’ultima posizione della Commissione sulla questione dei visti per l’Ucraina e la Bielorussia. Un mese fa, una delegazione composta da membri dell’opposizione in Bielorussia ha visitato Strasburgo su invito del gruppo PPE-DE per discutere gli sviluppi della situazione politica in quel paese. Anche durante quella visita i colleghi hanno avuto modo di ascoltare le loro richieste alla nostra Assemblea di sostenere i loro sforzi per ridurre i diritti di visto che attualmente sono tenuti a pagare e che sono proibitivi per la maggior parte dei cittadini bielorussi.

Se vogliamo davvero incoraggiare la Bielorussia a intraprendere un cammino pro europeo in futuro –cosa che noi sinceramente auspichiamo –, gli argomenti più validi a nostra disposizione sono quelli che i cittadini bielorussi potrebbero vedere con i loro stessi occhi. E’ molto difficile, per loro, nel regime in cui vivono, avere una visione reale di cosa significhino realmente libertà e democrazia, diritti umani e Stato di diritto. E’ difficile promuovere una società civile. E’ difficile mostrare loro che l’Europa è aperta e amichevole e che sostiene i loro passi verso la piena democrazia. Il modo migliore è consentire a quei cittadini di accedere in Europa non con spese che spaventerebbero o impedirebbero l’entrata della maggior parte dei cittadini.

Signor Commissario, lei ha detto, a ragione, che sono esclusi gruppi specifici, fra cui i bambini e le persone con contatti familiari; e ancora le persone che visitano l’Unione europea per motivi culturali o scientifici o istruttivi. E io incoraggerei i singoli paesi membri a servirsi di quella disposizione giuridica per consentire a quelle persone di avvalersi effettivamente di tali facilitazioni. Ma è molto triste che Serbia e Russia siano trattate in modo migliore della Bielorussia.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, vorrei dapprima ringraziare il Commissario per le informazioni, come sempre, molto puntuali che ci ha fornito sulla questione.

Ho un’esperienza personale dei problemi dei visti e delle restrizioni in materia di visti nei Balcani, ed è così ancora oggi, sebbene le cose siano migliorate. Prendiamo, ad esempio, la Serbia, che è già stata menzionata. Nonostante le attuali semplificazioni, questo paese, nel contesto della Jugoslavia – vale a dire di un regime comunista –, aveva molti più contatti con l’occidente e con i paesi europei in passato rispetto ad ora, il che significa che vi è qualcosa di sbagliato nell’intero sistema. Abbiamo realmente bisogno di cambiamenti fondamentali.

Il Commissario ha sottolineto a ragione che in Ucraina più della metà dei richiedenti gode di esenzioni a vario titolo. Mi chiedo allora che razza di sistema sia se esonera il 50 per cento o più dei richiedenti. Ammetto, tuttavia, che non è colpa sua.

Passiamo adesso alla Bielorussia. Ho sostenuto con favore la proposta degli onorevoli Grabowska e Paleckis perché ritengo sia molto difficile accettare che i cittadini di quel paese debbano soffrire due volte a causa di un cattivo regime: non solo sotto il loro regime, ma anche perché noi non elaboriamo alcun piano d’azione per affrontare quel cattivo regime.

Talvolta, dobbiamo scegliere di agire unilateralmente e di intraprendere di nostra iniziativa qualcosa di specifico per aiutare quelli che non ricevono aiuti dal loro regime o governo. Il Commissario ha indicato che in qualche misura ciò sta accadendo. Ma non basta, dobbiamo condurre una politica più aggressiva nei confronti della Bielorussia. Ad esempio, mi interesserebbe sapere – e forse il Commissario può rispondermi più tardi – quali paesi concedono quali esenzioni, quali paesi europei sono particolarmente disponibili e quali forse meno. Di sicuro è importante adottare una posizione a livello di Unione europea e se alcuni paesi seguono un approccio liberale, sarebbe un disastro se altri fossero particolarmente restrittivi.

Chiedo alla Commissione e al Consiglio – che hanno le principali responsabilità, come sappiamo – di lavorare insieme con noi per potere offrire ai cittadini e a tutte le persone interessate in Bielorussia più vantaggi di quanto abbiamo fatto – laboriosamente – in passato.

 
  
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  István Szent-Iványi, a nome del gruppo ALDE. – (HU) Signor Presidente, l’Ucraina e la Bielorussia hanno un ruolo importante da svolgere nella dimensione orientale della nostra politica di vicinato.

Per quanto riguarda l’Ucraina, l’obiettivo è la democrazia, un’economia di mercato e il consolidamento dell’orientamento verso l’Europa, mentre, per quanto riguarda la Bielorussia, l’obiettivo è la democratizzazione del paese. L’attenuazione dei requisiti per viaggiare è uno strumento flessibile e valido in questo senso. Dal 1° gennaio i cittadini del’Ucraina beneficiano di un regime di visti semplificato, sebbene la maggior parte di loro ritenga che la posizione oggi sia più difficile di prima, poiché entrare nei loro principali paesi di destinazione, Polonia, Ungheria e Lituania è adesso più difficile che in precedenza. Ciò è visto come un passo indietro, dato che il diritto di 35 euro per il visto è un’enorme somma di denaro per loro e le procedure e gli oneri amministrativi sono estremamente complicati. Dobbiamo quindi mostrare che, per l’Ucraina, l’obiettivo immediato, ovvero l’esenzione dal visto, sarà realizzato molto presto e, fino a quel momento, la concessione di visti senza pagamento di diritti avrà un impatto su un numero sempre più grande di persone, al pari dell’attenuazione degli oneri amministrativi.

Per quanto riguarda la Bielorussia, dobbiamo chiarire che l’Europa non ha problemi con i bielorussi, ma con il regime oppressivo. Vorremmo che i cittadini bielorussi potessero viaggiare più facilmente; a tal fine, dobbiamo ridurre il diritto del visto di 60 euro, che è una somma enorme in quanto in Bielorussia corrisponde alla metà dello stipendio medio mensile. E dobbiamo ridurre anche gli oneri amministrativi, dato che i regolamenti complicati sono difficili da rispettare. In questo modo possiamo raggiungere una situazione nella quale i cittadini di Ucraina e Bielorussia sentano di essere vicini all’Europa. Grazie.

 
  
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  Adam Bielan, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, l’Unione europea non garantirà la sicurezza della sua frontiera orientale ignorando gli interessi dei bielorussi e degli ucraini. Dovremmo favorire le visite nell’Unione da parte di vastissimi gruppi di persone, provenienti in particolare dall’Ucraina e dalla Bielorussia, isolando nello stesso tempo il regime di Lukashenko. I processi democratici e i cambiamenti nella mentalità dei nostri vicini orientali, ad esempio per quanto riguarda le loro percezioni della NATO in Ucraina, saranno più rapidi grazie alle esperienze personali delle visite nei paesi dell’Unione europea.

Al momento, i bielorussi devono pagare 60 euro per un visto. Ciò equivale ad un terzo di uno stipendio medio e impedisce alla maggior parte della società di viaggiare. Questa situazione soddisfa il regime di Lukashenko, dato che quanto più ridotti sono i contatti con l’Europa occidentale, tanto più facile sarà controllare la società bielorussa. Il requisito del visto isola i giovani bielorussi e quelli che simpatizzano per l’opposizione. L’occidente dovrebbe volere mantenere contatti con questi gruppi sociali. I costosi diritti dei visti favoriscono solo un aumento dell’attività della mafia dei visti e ad altri problemi lungo le frontiere. Tali barriere provocano anche perdite tangibili al turismo in Polonia. Gli sciatori dell’Ucraina e della Bielorussia hanno visitato in massa le montagne polacche negli ultimi anni. Tendevano ad arrivare all’inizio di gennaio, quando inizia il Natale ortodosso, ma adesso i centri sciistici polacchi sono vuoti.

Onorevoli colleghi, proprio adesso che al Vertice della NATO di Bucarest Vladimir Putin ha minacciato di provocare il crollo del’Ucraina e ha dichiarato che, e cito, “L’Ucraina non è nemmeno uno Stato, e una parte del suo territorio è l’Europa orientale e un’altra – una grande parte – le è stata regalata dalla Russia”, è necessario inviare un chiaro segnale che l’Unione europea non tollererà tali minacce contro i suoi vicini nella politica internazionale.

Chiedo di avviare quanto prima un dialogo su azioni specifiche di modo che gli ucraini non abbiamo bisogno di visti per l’UE. Desidero dire chiaramente che una reale visione di Europa contemporanea e sicura non è possibile senza l’Ucraina.

 
  
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  Elisabeth Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signor Presidente, signor Commissario, la politica ufficiale dell’UE verso la Bielorussia è nota come politica di “differenziazione”: da un lato è critica nei confronti del dittatore Lukashenko mentre, dall’altro, cerca di incoraggiare e di facilitare il dialogo con la popolazione. Ma il pagamento di 60 euro per un visto – un terzo di uno stipendio mensile in Bielorussia –è in contrasto con quella politica. Di conseguenza, le persone comuni in Bielorussia considerano la politica dell’UE nei loro confronti una politica di parole vuote!

Questo problema ha completamente oscurato la nostra politica di Schengen e, in realtà, danneggia la credibilità della politica estera dell’UE. Non possiamo permetterlo. La costruzione della democrazia che vogliamo per la Bielorussia è possibile solo se consentiamo ai cittadini bielorussi di vedere di persona come funziona la democrazia nei nostri paesi. Qualsiasi altro approccio andrebbe a favore di Lukashenko. Dobbiamo quindi operare un cambiamento e il Consiglio ci ha detto, nella sua risposta, che non è stato fatto ancora alcun cambiamento perché la Commissione non ha presentato la proposta necessaria.

Quindi, mettetevi al lavoro! Presentate al Consiglio una proposta che faciliti alle persone l’ottenimento di visti, nell’interesse della promozione della democrazia in Bielorussia.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(LT) Signor Presidente, qualsiasi cosa sia stata detta sul costo dei visti per i bielorussi e gli ucraini, non vi è dubbio che è opportuno prendere decisioni urgenti in materia e che sia l’Unione europea a prenderle.

In materia di visti, l’Unione europea ha firmato un accordo di facilitazione per il rilascio dei visti con l’Ucraina, la Russia, la Moldavia e gli Stati dei Balcani occidentali. Tuttavia, i negoziati per l’accordo con la Bielorussia non sono ancora iniziati perché Alexander Lukashenko non è interessato a offrire ai cittadini bielorussi la possibilità di vedere il tenore di vita nel mondo libero, specialmente se scoprono che è molto più elevato che in Bielorussia.

La questione del costo dei visti rimane importante, non solo per la Bielorussia, ma anche per l’Ucraina. Il fatto che i cittadini ucraini debbano pagare 35 euro per un visto Schengen non risolve il problema, perché solo alcuni piccoli gruppi di ucraini hanno il diritto a fruire del regime di facilitazione. Il caso della Bielorussia è ancora più eloquente: i bielorussi devono pagare di più per un visto Schengen, ovvero devono pagare il prezzo della dittatura di Lukashenko.

Il regime dei visti è adeguato alla situazione della frontiera orientale dell’UE? Non lo credo. Secondo le statistiche, la Polonia da sola rilascia circa 600 000 visti a cittadini ucraini ogni anno; in paragone, il numero di visti rilasciati da tutti i paesi Schengen nello stesso periodo è solo di 300 000. Prima di aderire allo spazio Schengen, Lituania, Lettonia e Polonia mantenevano molto bassi i costi per i visti dei cittadini bielorussi. Lituania e Polonia imponevano solo 5 euro, mentre la Lettonia rilasciava visti gratuitamente. Polonia, Lituania e Lettonia rilasciavano 400 000 visti ai bielorussi, ovvero tre volte il numero rilasciato dai vecchi paesi Schengen.

Direste che è un bene che solo il 26 per cento dei cittadini bielorussi abbia mai visitato un paese dell’UE, e che il 60 per cento dei bielorussi non abbia mai visto una persona straniera negli ultimi tre anni? Di certo no. Noi, l’Unione europea, dobbiamo trovare un modo efficace per risolvere il problema, dato che sappiamo per esperienza che è meglio vedere l’UE una volta che sentirne parlare centinaia di volte.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). (PL) Signor Presidente, signor Commissario, quale coautrice per la questione del costo dei visti per la Bielorussia, desidero ringraziarla per le spiegazioni che ci ha fornito oggi e vorrei attirare la sua attenzione su altre questioni aggiuntive. Il punto è che la Bielorussia non è solo un vicino dell’UE, ma è anche quello più prossimo al mio paese, la Polonia. Ecco quindi la mia preoccupazione e il mio intervento a favore degli interessi di coloro che vivono in quel paese.

Lei ha detto che, dopo l’allargamento dello spazio Schengen, il costo dei visti per la Bielorussia è aumentato. In realtà, il costo è aumentato di 12 volte, passando da 5 a 60 euro. In Bielorussia, 60 euro corrispondono allo stipendio mensile di un medico specializzando. 60 euro per molti bielorussi sono un reale ostacolo che impedisce loro di ottenere un visto e di visitare i vicini dell’UE. E’ già evidente che, dopo l’aumento del costo del visto, vi è stata una contrazione netta e drastica del numero di cittadini bielorussi che viaggiano nell’UE. Questo accade in un periodo in cui l’UE desidera stabilire contatti diretti con i suoi cittadini e quando la politica di buon vicinato è stata inserita nel Trattato di Lisbona. E’ quindi un doloroso paradosso per questo paese, anche se è governato senza democrazia.

Vi prego di credermi quando affermo che la decisione di aumentare i diritti di visto è un eccellente regalo per il regime di Lukashenka che se ne avvale politicamente. Il regime dice ai bielorussi: vedete? Hanno introdotto diritti elevati, proibitivi. Nessuno vi aspetta in Europa, nessuno vi vuole lì.

E’ necessario un cambiamento. Apprezzo il fatto che il Commissario ha menzionato la Polonia come paese che intende fare pressioni per ridurre i diritti di visto in favore della Bielorussia. Tuttavia, non è compito della Polonia, della Lituania e dei singoli paesi. E’ compito dell’intera UE. Se non siamo in grado di risolvere questo problema, come possiamo costruire una politica estera comune nell’UE? Invito quindi la Commissione a compiere tutti i passi necessari per ridurre i diritti di visto per la Bielorussia.

 
  
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  Grażyna Staniszewska (ALDE). (PL) Già nel maggio 2005 l’Ucraina ha abolito l’obbligo del visto per i cittadini dell’Unione europea. Tuttavia, ci sono voluti tre anni all’UE per prendere una qualsiasi posizione in materia. Direi che la reazione finale dell’UE era ben lungi dall’essere chiara.

Da un lato, dall’inizio di quest’anno è diventato più facile ottenere i visti, alcune procedure sono state semplificate e i diritti di visto sono stati soppressi, ma solo per taluni gruppi di persone. Per la maggior parte degli ucraini, l’Unione europea appare una fortezza impenetrabile, che apre le sue porte solo a coloro che riescono a sopportare la lunga e costosa battaglia presso i consolati dei paesi Schengen.

Per molti ucraini, i visti sono troppo costosi. Le istituzioni che partecipano al processo di rilascio dei visti in genere fanno pagare un costo superiore di due o anche tre volte al diritto massimo stabilito. In secondo luogo, il tempo necessario per il rilascio di un visto in molti consolati è imprevedibile e molto lungo. In terzo luogo, molti consolati richiedono ulteriori documenti, non menzionati nell’accordo. Anche i titolari di passaporto diplomatico hanno problemi ad attraversare le frontiere.

Il necessario obiettivo finale per l’Ucraina è una chiara tabella di marcia per introdurre l’esenzione del visto bilateralmente, sebbene con difficili precondizioni, come è accaduto con la Serbia.

 
  
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  Józef Pinior (PSE). (PL) Signor Presidente, signor Commissario, l’Europa senza frontiere, l’Unione europea di Schengen non può comportare la creazione di un nuovo muro fra l’UE e l’Europa orientale.

I sogni europei di un’unica Europa senza frontiere si sono avverati nell’UE. Tuttavia, quello che sta accadendo attualmente al confine fra l’UE e l’Ucraina e la Bielorussia è uno scandalo politico per la mia generazione – la generazione di Solidarnośc in Polonia, che ha lottato per l’unità dell’Europa.

Oggi, i problemi che gli ucraini e i bielorussi incontrano per raggiungere l’Unione europea devono essere risolti il più presto possibile. Signor Commissario, mi rivolgo a lei! Noi, europei dei paesi ricchi, democratici, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere oggi affinché l’UE sia aperta alle società civili di Bielorussia e Ucraina.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). (SK) Signor Presidente, il fatto che lei presieda il dibattito di oggi è altamente simbolico e la ringrazio per questo.

Nei miei discorsi, menziono ad ogni occasione la richiesta rivolta dai capi della società civile in Ucraina e nell’UE agli Stati membri e alle istituzioni dell’UE, e al governo ucraino e al Consiglio supremo, affinché l’Europa dia maggiore considerazione alla questione dei visti Ucraina-UE.

Dato che l’Ucraina è uno dei partner strategici dell’Unione europea, apprezzo il dibattito di oggi e le informazioni che il Commissario ci ha fornite. Riconosco che è un processo difficile, ma penso anche che sia importante trovare una soluzione.

La questione dei visti che riguarda i cittadini bielorussi è stata esaminata anche durante la settimana bielorussa nel Parlamento europeo negli incontri con Alexander Milinkevich, vincitore del Premio Sacharov. E’ nostro dovere aiutare coloro che sono vittime sfortunate del regime di Lukashenko.

Onorevoli colleghi, dobbiamo adottare quanto prima una soluzione per semplificare il regime dei visti. Invieremo così un segnale positivo e costruttivo alle forze pro-europee e pro-democratiche in Ucraina e Bielorussia.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN). (PL) Signor Presidente, spesso i giovani bielorussi sono puniti con la negazione del diritto all’istruzione per avere opinioni non gradite dalle autorità. La Polonia offre opportunità di seguire un’istruzione superiore a molti di questi giovani. Non dobbiamo sprecarle imponendo un peso economico su tali giovani che vogliono entrare nel nostro paese per studiare. Questo peso economico dovrebbe essere eliminato e i diritti sui visti dovrebbero essere ridotti.

 
  
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  Presidente. − Prima di concedere la parola al Commissario – abbiamo un po’ di tempo –, desidero aggiungere qualcosa. Quale assiduo viaggiatore in Ucraina, desidero sottolineare che una questione cruciale nel problema dei visti, nell’intero regime dei visti, è spiegare alle società ucraina e bielorussa se la situazione odierna è transitoria. Questo riguarda i costi e le procedure. I costi sono proibitivi e le procedure umilianti. Queste persone fanno la fila per ore, per moltissime ore. E’ una situazione transitoria o permanente? Gli ucraini spesso dicono che è stato eretto un muro Schengen, che quello è stato introdotto e salutato con gioia da tutti, da noi polacchi, dai francesi, da lungo tempo ormai dai tedeschi, è in realtà solo un processo di isolamento naturale, che la fila dinanzi a un consolato, il rifiuto, il costo – tutto questo è solo un segnale per le loro società, segnale ricevuto molto negativamente nel contesto di tutte le aspirazioni di cui parliamo così tanto in quest’Aula e altrove.

La discussione è chiusa. Vi prego di scusarmi per avere infranto la regola d’oro che il Presidente non interferisce in tali questioni, ma proprio non potevo tacere su questa materia.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione quello che lei ha appena detto, e sosteneva numerosi oratori che hanno sottolineato la necessità di facilitare l’accesso all’Unione europea per i cittadini dei nostri paesi vicini.

Credo che molte delle proposte abbiano colpito per il loro buon senso! Quanto maggiori sono le opportunità di scambi fra i cittadini, tanto più possono influenzare l’evoluzione del loro paese verso la democrazia e verso i valori europei.

Tuttavia, sono obbligato a rispondere innanzi tutto per quanto riguarda la Bielorussia. Ho spiegato i motivi per i quali, finora, i negoziati di un accordo in materia di facilitazione dei visti non erano stati previsti. La situazione politica può senza dubbio evolversi, e aggiungo che l’Unione europea sta compiendo sforzi per essere presente in Bielorussia. Infatti, alcuni giorni fa è stato insediato in Bielorussia un ufficio della Commissione.

In ogni caso, come ho già sottolineato, i cittadini bielorussi hanno già la possibilità di spostarsi all’interno dell’Unione europea, nel quadro dell’acquis già in vigore. Ma ho ascoltato gli appelli degli uni e degli altri e non posso dirvi di più di quanto ho già detto oggi per la Bielorussia.

Per quanto riguarda l’Ucraina, vorrei ricordare che la situazione è più favorevole. L’accordo sui diritti di visto applicati ai cittadini ucraini prevede che gli Stati membri dello spazio Schengen chiedano 35 euro per la trattazione delle richieste di visto dei cittadini ucraini e non 60 euro, il che è considerato come il costo medio di un visto. Quindi, si è già compiuto uno sforzo. Ho poi detto che sono previste categorie di ucraini che potevano ottenere la gratuità.

Tuttavia, signor Presidente, sono molto sensibile a quanto lei ha appena affermato. Vi è la questione del costo, ma talvolta è il modo in cui le formalità devono essere soddisfatte: procedure molto lunghe, che danno a questi cittadini la sensazione che l’Unione europea è, in effetti, molto lontana da loro. Voglio dirvi che, per il momento, la mia attenzione è rivolta ai problemi che incontrano in particolare i cittadini degli Stati dei Balcani occidentali. Cerco di stabilire in che modo si possano facilitare anche le procedure. Penso che, se ci riusciamo, potremo probabilmente farlo anche per paesi come l’Ucraina.

Ecco, signor Presidente, ciò che volevo dire all’Assemblea, e sono ben consapevole che le osservazioni dei diversi deputati sono abbastanza giustificate, ma che, allo stato attuale, sono già stati compiuti dei progressi. Sono insufficienti, certo, ma credo anche che ogni Stato membro debba cercare di avvalersi delle possibilità che sono già offerte. Io, personalmente, mi impegnerò in tal senso.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

 
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