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Procedura : 2008/2553(RSP)
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Testi presentati :

O-0022/2008 (B6-0016/2008)

Discussioni :

PV 23/04/2008 - 11
CRE 23/04/2008 - 11

Votazioni :

Testi approvati :


Discussioni
Mercoledì 23 aprile 2008 - Strasburgo Edizione GU

11. Strategia europea in materia di diversità biologica (COP 9) e di prevenzione dei rischi biotecnologici (COP-MOP 4) (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca

– l’interrogazione orale dell’onorevole Miroslav Ouzký, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, alla Commissione, sulla strategia della Commissione in merito alla nona riunione ordinaria della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica (COP 9) e alla quarta riunione delle Parti del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza (COP-MOP 4) (O-0023/2008 –B6-0017/2008);

– l’interrogazione orale dell’onorevole Miroslav Ouzký, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, al Consiglio, sulla strategia del Consiglio in merito alla nona riunione ordinaria della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica (COP 9) e alla quarta riunione delle Parti del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza (COP-MOP 4) (O-0022/2008 –B6-0016/2008).

 
  
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  Miroslav Ouzký, autore. – (CS) Signora Presidente, signor Ministro, signor Presidente in carica del Consiglio, desidero innanzi tutto accennare a un punto che non ha nulla a che vedere con la mia interrogazione per esprimere una lamentela. Mentre la polizia di tutti i paesi garantisce, come parte dei suoi doveri, che i politici o i membri del parlamento possano svolgere le loro funzioni, la polizia francese cerca di impedire ai membri del Parlamento europeo di lavorare. All’entrata di questa istituzione un poliziotto mi ha impedito di entrare, persino dopo aver visto il mio permesso, presumibilmente al fine di proteggere una dimostrazione che si stava svolgendo fuori dall’ingresso del Parlamento. Ritengo che sia scandaloso e mi auguro che tale questione venga discussa in Aula. Certo questo non è pertinente alla mia interrogazione, ma lasciatemi dire che ora non mi sarei potuto trovare qui a parlare se non fossi entrato da un altro lato dell’edificio.

A nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sono stato autorizzato a porre un’interrogazione sia al Consiglio che alla Commissione in merito all’imminente riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica e sulla biosicurezza di Bonn. La questione fondamentale, sia per il Consiglio che per la Commissione, riguarda un chiarimento degli obiettivi di tale conferenza. Desideriamo inoltre sapere se il Consiglio e la Commissione hanno in programma di coinvolgere nella conferenza i membri del Parlamento europeo. Devo dire che la nostra commissione vuole di più della semplice adozione di risoluzioni e accordi individuali: vuole sapere come vengono eseguiti e attuati, in altre parole come vengono messi in pratica.

Desidero chiedere se l’Unione europea e le istituzioni europee comprendono il loro ruolo di guida in questo settore, nella lotta contro la perdita di biodiversità. Se vogliamo essere una forza guida, dovremmo renderlo assolutamente chiaro. Desidero chiedere se capiamo che il finanziamento di tutti questi programmi e decisioni costituisce una necessità fondamentale e che non possono essere attuati senza un adeguato supporto finanziario. Mi auguro inoltre che sia la Commissione che il Consiglio comprendano l’impatto che la scarsità d’acqua ha nella regione del Mediterraneo e l’impatto che hanno la siccità e il cambiamento climatico sulla biodiversità in quanto tale.

La commissione desidera sapere se verrà riservata particolare attenzione alla biodiversità marina e costiera e se la Commissione e il Consiglio comprendono l’importanza di coinvolgere i governi regionali e locali, così come le imprese interessate a tale questione, nella lotta contro la perdita di biodiversità. Desidera sapere se comprendiamo l’importanza di una gestione sostenibile delle foreste e delle coltivazioni, con particolare enfasi sulla produzione sostenibile di biocarburanti, che sta diventando un argomento scottante. Com’è noto, la produzione di biocarburanti rientra nel pacchetto sul clima di cui stiamo discutendo ora, poiché l’utilizzo e lo sviluppo sostenibile di biocarburanti è una questione di estrema importanza. D’altro canto, sappiamo che ha un impatto molto negativo sulla biodiversità.

 
  
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  Presidente. − Grazie. Trasmetterò il suo reclamo e verrà poi forse contattato in merito alla questione.

 
  
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  Janez Podobnik, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Desidero ringraziare la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il suo presidente, l’onorevole Ouzký, per l’interrogazione parlamentare che pone a me, al Consiglio e alla Commissione. Con tale interrogazione attribuisce grande importanza al problema estremamente sensibile della biodiversità.

Insieme al cambiamento climatico, la biodiversità costituisce la principale priorità della Presidenza tra le esigenze ambientali. La nona riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica (COP 9), che si terrà a maggio a Bonn, è pertanto un evento importante per l’Unione europea in generale, così come per la Presidenza slovena.

Nel quadro del programma di 18 mesi della Presidenza tedesca, portoghese e slovena, il Consiglio ha compiuto intensi preparativi per far sì che sia una riunione di successo in termini di migliore protezione e utilizzo sostenibile della biodiversità a livello globale. Il Consiglio ha sottolineato che l’Unione europea si è impegnata a rispettare l’obiettivo globale nel quadro del quale intende rallentare in modo significativo il tasso di perdita di biodiversità entro il 2010. Si è altresì impegnata a raggiungere l’obiettivo dell’UE di arrestare la diminuzione di biodiversità in Europa entro il 2010. La mia risposta alla sua domanda è pertanto: sì, l’Unione europea vuole e deve conservare il suo ruolo di leader mondiale in questo settore.

Il Consiglio ha sottolineato che l’Unione europea si sforza di avere un ruolo attivo e costruttivo e che, alla Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica di maggio, si sforzerà di ottenere dalla riunione risultati di ampia portata, ma realistici. Il Consiglio ha altresì affermato che, per raggiungere l’obiettivo globale sulla biodiversità entro il 2010, è urgentemente necessario insistere con misure concrete ulteriori a tutti i livelli.

Dobbiamo attuare la Convenzione a livello nazionale ed europeo. L’Unione europea ha preso l’impegno politico di conseguire tutti i tre obiettivi della Convenzione sulla diversità biologica e cioè protezione e sostenibilità dell’utilizzo della biodiversità, accesso a risorse genetiche e ripartizione dei vantaggi derivanti dal loro utilizzo.

Le decisioni che definiscono i compiti prioritari dell’Unione europea per la nona Conferenza delle Parti sono state adottate inizialmente dal Consiglio nel giugno dello scorso anno e poi ancora nel marzo di quest’anno. Lasciate che vi elenchi alcuni dei compiti prioritari. Dobbiamo mettere in rilievo l’importanza dell’attuazione accelerata di tutti i programmi di lavoro della Convenzione sulla diversità biologica e migliorare la sinergia tra le politiche sul cambiamento climatico e la biodiversità al fine di ottenere quanti più possibili vantaggi comuni. Il Consiglio continua a sottolineare la necessità di coesione a tutti i livelli nell’attuazione degli accordi internazionali sull’ambiente.

Dobbiamo mettere in rilievo il fatto che per la nona Conferenza è importante discutere il problema della produzione, del commercio e dell’utilizzo di biocarburanti e biomassa e del loro effetto sulla biodiversità e sui servizi degli ecosistemi. A tale proposito è ancor più importante determinare chiaramente criteri sostenibili per la produzione di biocarburanti. Dobbiamo sottolineare l’importanza dell’attuazione del programma per la biodiversità forestale e la riduzione della deforestazione e del degrado degli ecosistemi forestali. Il Consiglio sottolinea l’importanza delle foreste per adattarsi al cambiamento climatico, per mitigarlo e per preservare la biodiversità.

Dobbiamo garantire un’attuazione rapida e completa del programma di lavoro per le aree protette. In questo contesto dobbiamo fornire supporto tecnico e finanziario – ha chiesto circa il finanziamento – vale a dire il supporto finanziario per istituire aree protette in tutto il mondo. La nona riunione deve adottare criteri ecologici al fine di individuare le aree marine in mare aperto che necessitano di protezione. E’ importante mettere in rilievo il ruolo del settore privato, in particolare delle piccole e medie imprese, nell’attuazione della Convenzione.

Da ultimo, l’Unione europea ha fermamente deciso di continuare a partecipare attivamente alla pianificazione e ai negoziati delle procedure internazionali per l’accesso alle risorse genetiche e la ripartizione dei vantaggi da esse derivanti. L’Unione europea si sforzerà di portare a termine le negoziazioni prima dalla decima riunione della Conferenza della Parti della Convenzione.

Per concludere, alla riunione verranno discussi più di 20 diversi temi. Ho parlato solo di quelli che il Consiglio reputa essere di importanza cruciale per conseguire gli obiettivi della Convenzione, in particolare l’obiettivo per il 2010 in materia di biodiversità. Questa sarà l’ultima riunione prima del termine fissato per il 2010 e sarà pertanto una data limite per l’adozione di misure concrete. Poiché questa riunione si svolgerà in Europa, per l’Unione europea è ancora di maggiore importanza la promozione delle sue priorità e dei suoi sforzi.

Ho inoltre esaminato con attenzione la vostra proposta di risoluzione sulla quale voterete domani in Parlamento. A nostro avviso tale risoluzione costituisce una valida sintesi delle principali priorità e obiettivi che l’Unione europea deve raggiungere a Bonn.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. EDWARD McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare l’onorevole Ouzký per questa interrogazione estremamente importante. Credo che tutti noi abbiamo notato come, nel 2007, le questioni ambientali siano salite in cima all’ordine del giorno politico. Il cambiamento climatico ha occupato i titoli dei giornali e l’immaginario popolare.

Tuttavia la mancanza di biodiversità costituisce una minaccia globale che necessita di essere affrontata con la stessa urgenza ed entrambi i temi sono connessi. Cambiamento climatico e biodiversità sono connessi. Il mancato riconoscimento di tale relazione può vanificare i nostri sforzi volti al miglioramento in entrambi i settori.

Come possiamo arrestare la perdita di biodiversità? Bene, ritengo che l’Europa abbia compiuto dei progressi in tale ambito mediante l’attuazione delle attività coperte dalla comunicazione della Commissione del 2006 “Arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 – e oltre”. Sono tuttavia necessari maggiori sforzi. In particolare abbiamo bisogno di un più forte buy-in di settori diversi dalla conservazione della natura, quali l’agricoltura, la pesca e l’energia.

E’ altresì essenziale un’efficace cooperazione internazionale e abbiamo preso fermamente l’impegno di lavorare attraverso la Convenzione sulla diversità biologica per proteggere la diversità globale in tutto il mondo.

La nona Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica, che si terrà spalla a spalla con la quarta riunione delle Parti del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, offre una notevole opportunità per aumentare la protezione della biodiversità e, dato che tali riunioni saranno ospitate e presiedute dalla Germania, l’Europa avrà un ruolo particolare. Spingeremo per l’accelerazione degli sforzi internazionali verso il raggiungimento dell’obiettivo globale di ridurre in modo significativo la perdita di biodiversità entro il 2010.

All’inizio di marzo, il Consiglio ha adottato le conclusioni che istituiscono l’ampio mandato politico e le priorità principali dell’UE in queste riunioni. Tali priorità possono essere riassunte in sette punti.

Primo, vogliamo definire nuovi impegni per migliorare l’attuazione, in particolare in merito all’esecuzione dei programmi della Convenzione sulla diversità biologica sulle aree protette e la biodiversità forestale.

Secondo, vogliamo garantire che l’adattamento al cambiamento climatico e le misure di mitigazione supportino anche l’obiettivo per il 2010 in materia di biodiversità. Le decisioni che verranno prese a Bonn devono contribuire al dibattito post-Bali sulla riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale.

Terzo, promuoveremo l’adozione di criteri per l’identificazione di aree marine vulnerabili da proteggere. Inoltre, intendiamo anche impegnare tutte le parti contraenti in termini di modalità di applicazione di tali criteri.

Quarto, vogliamo sviluppare orientamenti internazionali volti a promuovere modalità che non danneggino la biodiversità al fine di migliorare la produzione e il consumo di biomassa, tra cui i biocarburanti.

Quinto, abbiamo l’obiettivo di identificare le principali componenti di un sistema internazionale sull’accesso alle risorse genetiche e la ripartizione dei vantaggi derivanti dal loro utilizzo.

Sesto, vogliamo un accordo sull’istituzione di un meccanismo internazionale della conoscenza scientifica sulla biodiversità.

Settimo e ultimo, promuoveremo una decisione in materia di responsabilità civile e risarcimento dei danni derivanti dai movimenti transfrontalieri di organismi viventi modificati.

La Commissione agevola pertanto sempre l’inserimento dei membri del Parlamento in delegazioni comunitarie che negoziano accordi multilaterali, di cui io stesso ho avuto un’esperienza molto positiva in prima persona. Accolgo con favore la partecipazione dei membri del Parlamento europeo alla COP 9 e alla MOP 4, come vengono chiamate nella lingua che utilizziamo in questo contesto. Sono certo interessata ad ascoltare le vostre priorità e aspettative per tali riunioni.

 
  
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  Pilar del Castillo Vera, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, signor Ministro, signor Commissario, questo pomeriggio parlo a nome dell’onorevole Gutiérrez-Cortines.

La prima cosa che desidero dire è che il Parlamento europeo appoggia chiaramente e incondizionatamente la Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica dell’ONU.

In relazione a ciò, la risoluzione che si voterà domani costituisce un tentativo per potenziare i principali obiettivi e intenzioni della conferenza internazionale come segue: primo, garantire la migliore protezione possibile delle risorse naturali della fauna e della flora; secondo, incoraggiare l’utilizzo sostenibile del suolo per la conservazione delle specie e della natura; e infine preservare il nostro capitale genetico naturale.

A tale proposito, si devono prendere in considerazione diversi programmi di conservazione, in particolare i modelli già applicati nell’UE. Mi riferisco fondamentalmente a Natura 2000 e a “Habitat”, che si sono rivelati estremamente utili.

Ritengo inoltre che si debba lavorare in modo sistematico, utilizzando modelli integrali flessibili, dato che alla fine la natura è un sistema dinamico in costante evoluzione, influenzato da tutte le necessità che deve soddisfare, sia in termini di agricoltura che di altre funzioni.

Ritengo altresì che debbano essere utilizzati più criteri basati sulla scienza e la formazione e che debbano essere presi in considerazione tutti gli aspetti economici e relativi alla fattibilità.

Anche l’opinione dei proprietari e gli incentivi per questi ultimi costituiscono una questione importante e ho pertanto due domande per la Commissione. Come vede l’applicazione dei metodi scientifici nella catalogazione e identificazione delle varietà di specie o degli spazi da preservare? Come vede gli incentivi per i proprietari a tutti i livelli?

 
  
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  María Sornosa Martínez, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, signor Ministro, signora Commissario, siamo tutti consapevoli del fatto che la perdita di diversità biologica sta avendo effetti sociali, economici e culturali diffusi, ulteriormente aggravati dall’influenza negativa del cambiamento climatico.

Le conseguenze di tale situazione colpiscono i più poveri ancora più duramente. La Convenzione sulla diversità biologica costituisce lo strumento giuridico più importante a livello mondiale per combattere la perdita di diversità biologica. A tale proposito vi è tuttavia un problema: la mancanza di risorse finanziarie costituisce un grande impedimento nel conseguimento degli obiettivi della Convenzione. Esorto pertanto sia la Commissione che il Consiglio a promuovere il finanziamento per la preservazione della biodiversità biologica in tutti i bilanci pertinenti nel quadro della loro sfera di competenza.

Desidero evidenziare alcuni aspetti che la proposta di risoluzione mette in rilievo in modo particolare: il riconoscimento della perdita costante di biodiversità nell’Unione europea, che è diventata ormai un dato di fatto; il passaggio all’adozione di un regime internazionale di accesso e di ripartizione dei benefici delle risorse genetiche giusto, imparziale e giuridicamente vincolante; e la promozione dell’applicazione degli impegni esistenti in favore di una migliore conservazione e gestione sostenibile della biodiversità marina, con lo scopo di proteggerla dalle prassi distruttive e dalle attività di pesca non sostenibili, che colpiscono gli ecosistemi marini.

Desidero concludere dicendo che è il momento di agire con fermezza e di tentare di risolvere tutti questi problemi, dato che, sebbene ritenga che vi sia ancora tempo – e tutti noi lo sappiamo – il tempo è contro di noi e contro la biodiversità che desideriamo proteggere.

 
  
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  Johannes Lebech, a nome del gruppo ALDE. – (DA) Signor Presidente, difficilmente la nona riunione COP sulla diversità biologica poteva arrivare in un momento migliore. Nel corso delle ultime settimane, è stato detto e scritto molto circa i biocarburanti e che sia chiaro: i biocarburanti non vanno prodotti a spese della biodiversità. Certo, attualmente stiamo considerando le proposte di direttiva della Commissione per la promozione dell’utilizzo di energia sostenibile, tra cui i biocarburanti. Il Parlamento deve garantire che siano istituiti criteri solidi in relazione alla sostenibilità am3bientale per la produzione di tali biocarburanti. Non otterremo nulla nella lotta contro il surriscaldamento globale, se riduciamo le emissioni di CO2 dei veicoli e al contempo aumentiamo le emissioni di CO2, abbattendo piante e foreste per produrre benzina, rilasciando pertanto elevate quantità di CO2 dal suolo. La riunione di Bonn costituirà una buona opportunità per mettere in risalto l’importanza della produzione di biocarburanti in linea con i requisiti di sostenibilità sia all’interno che all’esterno dell’UE.

Nel 2002 le parti si sono impegnate a ridurre in modo significativo la perdita di biodiversità entro il 2010 a livello regionale, nazionale e globale. E’ importante che le parti continuino a lavorare verso questo obiettivo. La Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite rappresenta il quadro globale per la protezione della biodiversità. Molti accordi internazionali, purtroppo, terminano con il minimo comun denominatore, il che non è accettabile quando si tratta di protezione della natura. L’UE deve definire standard elevati per se stessa e cercare di aumentare gli standard negli accordi internazionali. L’UE deve migliorare anche in merito alla protezione della biodiversità. Al momento, a volte diciamo una cosa e ne facciamo un’altra, il che potrebbe indebolire la nostra credibilità. Ciononostante, la Commissione e gli Stati membri devono spingere per una maggiore protezione della biodiversità, in particolare nelle aree forestali e agricole, dato che tali aree si trovano sottoposte a una pressione particolare, poiché vengono prodotti sempre più biocarburanti.

Come possiamo garantire che la biodiversità e i biocarburanti non diventino una situazione aut aut? Possiamo farlo imponendo requisiti più severi. Sarà forse poi possibile ottenere entrambi. La COP 9 contribuirà a garantire tutto ciò.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la preservazione della diversità biologica rappresenta una sfida per il mondo contemporaneo. Non è in questione solo la bellezza, ma anche l’equilibrio tra la natura e il bene dell’umanità.

Siamo consapevoli ormai da molti anni del problema della contaminazione chimica e degli altri effetti dannosi della civilizzazione, quali il deterioramento dell’ambiente, il cambiamento climatico, l’inquinamento, la deforestazione e il danneggiamento degli habitat. L’effetto serra è recentemente diventato una questione d’attualità. E’ stato purtroppo ignorato il problema della contaminazione biologica causata dagli organismi geneticamente modificati e di questo siamo tutti complici. Abbiamo tralasciato il fatto che, mentre la contaminazione chimica può essere invertita nel corso del tempo, la contaminazione biologica è spesso irreversibile.

Dobbiamo pertanto prendere una decisione chiara per definire se siamo a favore della diversità biologica o degli OGM. Dobbiamo decidere a cosa teniamo di più: gli esseri umani e il loro ambiente o gli interessi di Monsanto e di altre imprese simili che stanno traendo enormi profitti dagli OGM. Se desideriamo preservare la diversità biologica dobbiamo altresì garantire che vengano identificate le specie naturali maggiormente minacciate. Sarebbe in seguito possibile definire obiettivi per la loro protezione e prevenire l’estinzione di altre specie in futuro. Dobbiamo ricordare che è facile causare danni, me spesso impossibile tornare indietro.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, non si tratta ovviamente della prima volta che parliamo di biodiversità e che chiediamo al Consiglio e alla Commissione di difenderla. E’ un passo positivo il fatto che siamo riusciti a fare del cambiamento climatico una priorità dell’UE, ma dobbiamo renderci conto, tuttavia, che le Convenzioni sulla biodiversità e la desertificazione sono un po’ eclissate dal cambiamento climatico.

Sappiamo quanto la biodiversità o, in fin dei conti, la protezione della natura, sia importante per la nostra sopravvivenza, perché ci accorgiamo che, nonostante le misure prese a livello europeo e globale, l’erosione della biodiversità continua; l’estinzione di specie continua. Dobbiamo affrontare la realtà: sebbene possiamo tentare di tenere a freno il cambiamento climatico, non si può dire lo stesso per le specie. Una volta che una specie si è estinta, è definitivo: è sparita per sempre.

Dobbiamo integrare appieno tale questione, tale evidenza. Quando sappiamo, ad esempio, che disponiamo di strumenti eccellenti quali Natura 2000, la direttiva “Uccelli” e la direttiva “Habitat” per combattere il degrado della biodiversità nell’Unione europea e quando oggi vediamo che ci sono ancora alcuni Stati membri riluttanti ad attuare Natura 2000, riluttanti a pagare per Natura 2000, diventa chiaro che abbiamo ancora molta strada da fare.

Di conseguenza, mi auguro sinceramente che la Commissione continui ad appoggiare Natura 2000 e continui ad appoggiare queste due direttive. Desidero chiedere che nel quadro della Convenzione di Bonn vengano istituiti criteri per i biocarburanti, così come che sia richiesto e ottenuto un accordo sulla creazione di un gruppo intergovernativo di esperti sulla biodiversità, come il GIEC per il cambiamento climatico, poiché potremmo aiutare le parti a istituire strumenti che noi stessi stiamo introducendo, ma che oggi loro non sono in grado di introdurre.

 
  
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  Jens Holm, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Si stima che sul pianeta vi siano 14 milioni di specie diverse di animali e piante, il che è indicativo di quanto sia meraviglioso il nostro globo e di quale sia la nostra responsabilità nel custodirlo. Tuttavia, questa diversità biologica è minacciata. Più di 30 000 specie sono al momento minacciate di estinzione. La minaccia principale siamo noi, gli umani, e il sistema economico che abbiamo costruito, che si basa su una crescita costante e sul consumo, che riteniamo si possano ottenere attraverso la concorrenza piuttosto che con la pianificazione e attraverso il trasporto piuttosto che con la produzione locale. Non dobbiamo stupirci se ora ci troviamo di fronte a una catastrofe climatica e all’impoverimento biologico.

Possiamo invertire questa tendenza. Il fatto che l’UE e i suoi Stati membri abbiano sottoscritto la Convenzione sulla diversità biologica dell’ONU è senza dubbio positivo e può costituire uno strumento importante. In tal modo, iniziamo, ad esempio, a elaborare piani d’azione volti a proteggere la diversità biologica e a istituire una rete globale delle aree protette sulla terra ferma e in mare, giusto per fare un esempio. Tuttavia, la maggior parte del lavoro resta da fare a livello europeo. Vanno affrontati i punti fondamentali, altrimenti non saremo mai in grado di risolvere i problemi ambientali che ci troviamo di fronte.

Desidero mettere in rilievo tre settori. La follia dei trasporti – l’UE si basa sull’assenza di frontiere tra gli Stati membri. Un bene deve essere prodotto dove è meno costoso. Di conseguenza, solo tra il 1993 e il 2000, il trasporto su autocarri a lunga percorrenza è aumentato di ben il 30 per cento. Quando l’UE e gli Stati membri sovvenzionano infrastrutture, le autostrade ricevono sempre molto di più rispetto ai mezzi di trasporto sostenibili. Nell’ex Europa dell’est, nei nuovi Stati membri, l’UE sta perseguendo una vera e propria politica dell’asfalto con ingenti sovvenzioni alle autostrade. Sono le ferrovie che dovrebbero ricevere impulso, non le autostrade. Dico pertanto alla Commissione: esaminate la politica delle sovvenzioni.

Parlando di sovvenzioni, potrebbe essere destinato un importo incredibile per quelle agricole, 55 miliardi di euro all’anno. Sovvenzioni che hanno un impatto negativo diretto sull’ambiente non dovrebbero essere corrisposte, mentre gli aiuti all’agricoltura dovrebbero essere assegnati alle misure ambientali e all’agricoltura biologica. La diversità biologica e le soluzioni a favore dell’ambiente, e non le rese massime, andrebbero inserite negli obiettivi della politica agricola.

Un terzo problema fondamentale da affrontare è il mercato interno. Lo so che dire così equivale a un sacrilegio, ma semplicemente l’UE non può continuare a permettere al mercato di avere la precedenza su una politica ambientale progressista. Qualche settimana fa, il Commissario UE Verheugen mi ha risposto dicendo che negli ultimi cinque anni la Commissione ha portato 19 volte singoli paesi dinanzi alla Corte europea di giustizia per casi riguardanti l’ambiente o la sanità pubblica. Ciò che è davvero spaventoso è che in tutti questi 19 casi, la Corte ha seguito la linea della Commissione, in altre parole vietando agli Stati membri di attuare misure a tutela dell’ambiente o della sanità pubblica. Se davvero vogliamo serietà, dobbiamo avere un garanzia ambientale degna di questo nome. Ora non ce l’abbiamo e purtroppo non ce la darà neppure il Trattato di Lisbona. La politica di mercato sarà confermata anche in quel caso.

Per riassumere, nella nostra risoluzione chiediamo norme di sostenibilità per i biocarburanti. Desidero cogliere questa opportunità per porre la seguente domanda, forse in particolar modo al Consiglio: siete disposti a elaborare criteri ambientali, ma anche norme sociali, per i biocarburanti ad esempio, garantendo una retribuzione accettabile, diritti sindacali e cosi via per i biocarburanti di cui facciamo scorta per l’Unione?

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, due settimane fa ho rappresentato la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e la commissione temporanea per il cambiamento climatico al Consiglio informale sull’ambiente che si è tenuto in Slovenia. Due erano i temi principali: il cambiamento climatico e la protezione della biodiversità. L’accento è stato posto su biodiversità, biomassa e biocarburanti in relazione alla biodiversità nelle foreste. La discussione ha trattato anche il potenziale di biomassa dalle aree forestali per l’approvvigionamento energetico, in modo particolare la seconda generazione di biocarburanti, e i criteri di sostenibilità per l’utilizzo di biomassa ottenuta dalle aree forestali. E’ stata una conferenza riuscita, per la quale è doveroso ringraziare il presidente sloveno, il Ministro Podobnik.

E’ noto che numerose specie sono a rischio di estinzione a causa della deforestazione e del disboscamento illegale. Si trovano di fronte a un cambiamento radicale del loro ambiente e pertanto non sono in grado di sopravvivere. Le foreste ospitano una grande varietà di specie animali e vegetali. E’ pertanto vitale arrestare la deforestazione quanto prima al fine di proteggere la biodiversità, il che si applica non solo ai paesi al di fuori dell’Unione europea, ma senza dubbio anche agli Stati membri dell’UE. E’ necessario incoraggiare una buona silvicoltura, soprattutto perché le foreste sono molto preziose anche per altri settori. La deforestazione inoltre causa una forte erosione del suolo, senza dubbio nelle aree montane, e interferisce sull’equilibrio idrico, che ha un notevole impatto anche sulla biodiversità.

Anche il surriscaldamento globale può influire sul numero delle specie. L’area di distribuzione delle specie può mutare considerevolmente e di conseguenza alcune di esse sono esposte a seri rischi, in particolare nelle regioni settentrionali. Il disboscamento nelle regioni tropicali sembra solo aumentare il surriscaldamento, in parte perché riduce in modo significativo la capacità di stoccaggio di CO2. Tuttavia, gli studi pubblicati negli ultimi anni, ad esempio in Nature and Science, mostrano che se aumentano le superfici forestali il risultato è un aumento delle emissioni di metano, un gas a effetto serra 23 volte più potente del CO2. Viene emesso più metano quando aumenta la temperatura e c’è più sole. Nelle regioni tropicali in particolare, viene emesso molto più metano. Quando vengono piantate più foreste, aumenta la capacità di assorbimento di CO2, ma parte dell’assorbimento di CO2 viene di conseguenza annullata da un aumento delle emissioni di metano. Ciononostante il bilancio è effettivamente positivo, senza dubbio nelle regioni non tropicali.

Infine, i fattori che ho menzionato e che influiscono negativamente sulla biodiversità sono purtroppo aggravati dall’attuale produzione di biocarburanti, che sta avendo ripercussioni negative, in particolare sulle foreste pluviali tropicali. Si stanno sostituendo foreste che ospitano una grande varietà di specie con piantagioni che ne ospitano molto poche e che, inoltre, hanno ripercussioni negative in termini di gas a effetto serra, capacità di assorbimento e prezzi dei prodotti alimentari. Sono lieto che ciò sia stato sottolineato nella risoluzione. In ogni caso, dobbiamo essere vigili sulla seconda generazione di biocarburanti.

 
  
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  Presidente. − Solo perché lo ha scritto, non significa che lo debba leggere ad alta voce se il tempo non lo consente.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, alla luce del presente dibattito e della Giornata della Terra di ieri, desidero sottolineare l’urgente necessità di una maggiore comprensione del concetto di biodiversità e delle sue implicazioni per la nostra società. Si tratta di un concetto molto poco compreso.

Quasi tutti gli ecosistemi del pianeta e i loro servizi sono stati drammaticamente trasformati dall’azione dell’uomo. L’attuale tasso di perdita di biodiversità è attualmente il più rapido mai registrato nella storia dell’umanità e tale processo non accenna a rallentare. 2010 – come stai!

E’ diminuito il numero e la diffusione geografica di molte popolazioni animali e vegetali. L’estinzione delle specie è una componente naturale della storia della Terra, ma negli ultimi anni l’attività umana ha aumentato il tasso di estinzione di almeno cento volte rispetto al tasso naturale. Secondo la lista rossa dell’IUCN, all’interno di gruppi ben studiati, tra il 15 per cento e il 52 per cento delle specie si trovano in pericolo di estinzione. In generale, le specie maggiormente minacciate sono quelle che: si trovano più in alto nella catena alimentare, hanno una bassa densità di popolazione, sono più longeve, si riproducono lentamente e vivono in aree geografiche limitate.

In molti gruppi di specie, come gli anfibi, i mammiferi africani e gli uccelli nei terreni agricoli, la maggioranza delle specie hanno assistito a un declino nelle dimensioni della loro popolazione e nella loro diffusione geografica. Le eccezioni sono quasi sempre dovute agli interventi umani, quali la protezione nelle riserve, o a specie che tendono a prosperare nei paesaggi dominati dall’uomo.

Si deve rendere consapevoli le persone del fatto che la loro crescente impronta ecologica va decisamente oltre i confini dell’UE e che il nostro stile di vita ha conseguenze dirette sulle popolazioni autoctone dei paesi in via di sviluppo. Se la maggior parte di noi ha almeno un’idea dell’estensione del problema del cambiamento climatico, molti non hanno ancora fatto il collegamento tra cambiamento climatico e perdita di biodiversità.

Ritengo senza dubbio che, in quest’ambito, dovremmo unire il lavoro della Convenzione sulla diversità biologica e della Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico. In effetti mi viene da chiedere se necessitiamo ancora di una COP indipendente sulla biodiversità. La questione andrebbe affrontata e ho partecipato alla COP dello scorso anno a New York.

Sì, concordo sul fatto che la mitigazione del cambiamento climatico e le misure di adattamento, ivi compresa la deforestazione, devono essere a sostegno della biodiversità. Accolgo con favore le osservazioni del Commissario Wallström in merito alle questioni relative alla biodiversità marina. A tal proposito, dobbiamo inserire i coralli d’acqua fredda e le montagne sottomarine, che ospitano ecosistemi ricchi e spesso unici. Vi sono vuoti enormi nelle nostre conoscenze scientifiche riguardo all’impatto del cambiamento climatico sulle zone marine. Dobbiamo ricordare che più del 70 per cento della superficie del pianeta è ricoperta di oceani, che il 97 per cento di tutte le acque della Terra sono contenute negli oceani e che essi forniscono il 99 per cento dello spazio vitale del globo.

Concludo, signor Presidente, per non aumentare ulteriormente la sua pressione sanguigna. Siamo onesti con noi stessi. Gli obiettivi definiti a Johannesburg sei anni fa sono impossibili da raggiungere. Smettiamola di prenderci in giro e chiudiamo il discorso.

 
  
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  Anne Ferreira (PSE). – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, signor Ministro, onorevoli colleghi, la commissione per l’ambiente ha adottato una risoluzione molto valida e mi auguro che la Commissione europea e gli Stati membri terranno conto delle diverse raccomandazioni che contiene, in particolare la richiesta di dare prova di iniziativa e di convinzione alla Conferenza di Bonn, ma anche di agire all’interno al fine di arrestare la perdita di biodiversità nell’Unione europea entro il 2010.

Desidero trattare tre punti che sono stati sollevati nella risoluzione. Il primo è la questione dei biocarburanti, che alcuni dei miei onorevoli colleghi ha già menzionato. I biocarburanti hanno un impatto ambientale considerevole sulle foreste e sui terreni agricoli e l’impatto del loro sviluppo sulle risorse alimentari continuerà a crescere. Non vi dovrebbe essere concorrenza tra i prodotti agricoli destinati all’alimentazione e quelli destinati all’industria, a prescindere che siano per la produzione di biocarburanti o per l’industria agrochimica. La relazione tra prodotti alimentari e agricoltura deve essere definita chiaramente.

Il secondo punto riguarda la biodiversità marina. Abbiamo trattato con molto ritardo questa questione. Appoggio pienamente le richieste di azione rapida contenute nella risoluzione, in particolare al fine di istituire aree marine protette.

L’ultimo punto riguarda gli OGM. Disponiamo ora di studi che dimostrano il loro impatto negativo sull’ambiente e in particolare sul suolo. Sappiamo che la disseminazione di OGM comporta l’inquinamento delle colture tradizionali, il che pone un problema per la preservazione della biodiversità.

Inoltre, la concentrazione industriale nel settore delle sementi e il loro controllo da parte di qualche multinazionale sono causa di preoccupazioni. E’ una situazione che la Commissione e gli Stati membri non devono trascurare.

Infine, la Conferenza delle Parti di Curitiba, Brasile, del marzo 2006 ha deciso di mantenere la moratoria sulle sementi terminator. E’ stata una decisione eccellente, ma ora potremmo voler considerare se la moratoria è sufficiente e se dovremmo forse proibire l’utilizzo di questi tipi di sementi GM monouso.

Cosa intendono fare la Commissione e gli Stati membri alla Conferenza delle Parti di Bonn relativamente a questi punti? Avete già un’idea dei criteri di sostenibilità riguardanti i biocarburanti che potrebbero essere presentati a Bonn?

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signor Presidente, come l’onorevole Doyle prima di me, pensavo di avere più tempo, ma approfittando della sua generosità, mi accontenterò di un minuto e mezzo.

La biodiversità è essenziale al fine di salvaguardare la sopravvivenza degli ecosistemi della Terra e di conservare un inestimabile gruppo genetico delle caratteristiche distintive e specifiche di ciascuna specie. Questo Parlamento ha ribadito la sua preoccupazione in merito alla perdita di biodiversità attraverso la sua pertinente risoluzione del 22 maggio 2007, ma uno degli ostacoli principali per arrestare la perdita di biodiversità è, temo, la mancanza di un’azione efficace da parte della Commissione e del Consiglio, i quali danno entrambi l’impressione di avere molto a cuore la questione solo in teoria, ma che in pratica mancano della volontà e della determinazione di garantire in termini reali che vi sia la piena attuazione delle direttive pertinenti e che siano rispettati sia gli impegni internazionali che quelli interni.

Ci auguriamo che, sebbene a questo stadio avanzato, la Commissione e il Consiglio agiscano in modo deciso e costruttivo per contribuire, in parte mediante la loro posizione ferma all’imminente Conferenza di Bonn, a proteggere con efficacia la biodiversità.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Matsakis, in effetti, sia l’onorevole Doyle che il suo gruppo hanno comunicato i tempi che ho concesso, temo quindi il malinteso sia dovuto alla richiesta del suo gruppo e all’inadeguata comunicazione tra di voi, perché ho sempre applicato la regola per cui, se un membro del Parlamento parla in una lingua diversa dalla propria, gli viene sempre concesso un po’ più di tempo – e non vale solo per l’inglese.

 
  
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  Hiltrud Breyer (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, tutti coloro che hanno parlato oggi hanno espresso il nostro impegno per una maggiore protezione delle specie e per una maggiore biodiversità. Sappiamo che per l’Unione europea le direttive sulla protezione della natura e la rete delle aree per la conservazione della natura create da Natura 2000 costituiscono un successo. Tuttavia, tutte queste belle parole e tutti questi impegni non devono distrarre l’attenzione dal fatto che – come da lei affermato, signora Commissario – non è solo la questione del clima ad aver dominato i titoli dei giornali; purtroppo è stato lo stesso anche per la protezione della natura e delle specie.

Troppo spesso le specie minacciate sono dipinte come seccature che arrestano od ostacolano i progetti edilizi. Ecco perché ritengo che sia vergognoso che, di tutti i paesi europei, in Germania, che ospiterà la Conferenza delle Parti, i governi dei Länder guidati dai conservatori, quali quelli dell’Assia e della Bassa Sassonia abbiano lanciato nel Bundesrat un’iniziativa che non è altro che un attacco nei confronti di questa storia di successo dell’Unione.

La Germania manca completamente di credibilità per chiedere più aree di tutela ambientale e più protezione delle specie minacciate nei paesi più poveri, se cerca di attenuare la tutela ambientale nell’Unione europea. Purtroppo la Germania non è l’unica! Piuttosto all’improvviso anche il gruppo liberale del Parlamento europeo ha tenuto un seminario in merito a tale questione. L’attacco dell’onorevole Stoiber alla tutela ambientale in Europa è stato condotto proprio nello stesso modo, a titolo di “semplificazione”.

Mi aspetto che lei, signora Commissario, si impegni fermamente ancora una volta con l’Unione europea affinché qualsiasi tentativo…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE). – (HU) Grazie, signor Presidente. L’onorevole Matsakis ha già accennato ai problemi di attuazione e desidero semplicemente portare un paio di esempi. In Europa e nel bacino dei Carpazi la protezione delle nostre foreste pone sempre più sfide. In alcuni luoghi le foreste vengono bruciate, in altri vengono distrutte o molto più semplicemente sottratte. Nei Carpazi o, ad esempio, a Sajólád, il 30-40 per cento delle foreste sono già state sottratte. Gli abbattimenti illegali riducono la biodiversità, causano erosione e producono il 20 per cento delle emissioni di gas a effetto serra. Per arrestare tutto ciò, quattro nostri onorevoli colleghi del Parlamento europeo hanno inviato una dichiarazione scritta alla Commissione riguardo a una legge che autorizzi la vendita nell’UE solo di legname e prodotti derivati da legname ottenuto mediante abbattimenti legali e controllati. Desidero chiedere ai miei onorevoli colleghi di firmare a sostegno della dichiarazione del 23.

Preservare la biodiversità è un importante obiettivo nazionale. La posizione del governo ungherese in merito alla trascuratezza dei siti Natura 2000 è tale per cui questa settimana, in cui si celebra la Giornata della Terra, il Rally dell’Europa centrale, che fa parte della Dakar Series, è stato organizzato, senza impedimenti, attraverso le aree di maggiore protezione ambientale e persino attraverso siti di Natura 2000, in assenza di valutazioni di impatto ambientale, programmi di riabilitazione o protezione e persino di autorizzazioni a organizzare la competizione. Non esiste guadagno che possa compensare il danno ambientale causato. Non gestiamo in modo affatto migliore le nostre specie volatili. Solo due settimane fa la Commissione europea ha inviato all’Ungheria un ultimo avvertimento scritto, perché l’Ungheria non ha introdotto alcuna misura nazionale per la protezione degli uccelli selvatici.

Ma non voglio portare solo esempi negativi. Recentemente, grazie alla mia iniziativa, è stato firmato un accordo europeo unico e volontario anche in Ungheria affinché gli uccelli non muoiano più a causa degli elettrodotti aerei. Nel quadro di questo progetto per un cielo libero da ostacoli, i cittadini, l’industria elettrica e lo Stato hanno concordato che, sistemando i cavi, isolandoli e così via, entro il 2020 in Ungheria vi sarà un corridoio aereo sicuro per gli uccelli. Si tratta di un accordo innovativo, di grande valore e merita l’attenzione e l’appoggio dell’Europa. Grazie.

 
  
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  Magor Imre Csibi (ALDE). – (RO) Alla riunione delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica che si terrà a Bonn, verrà discussa anche la questione della biodiversità forestale.

Si tratta di un tema sensibile per il quale non è ancora stata trovata alcuna soluzione sostenibile. La biodiversità forestale è minacciata della deforestazione illegale condotta a livello globale, il cui effetto consiste nella sostanziale, e per lo più irreversibile, riduzione della biodiversità. La deforestazione rappresenta inoltre il terzo fattore principale del surriscaldamento globale.

La PECH ha espresso la sua posizione in merito all’impatto significativo della deforestazione sul clima, gli svantaggi economici sul lungo periodo e l’importanza di conservare intatte le foreste, nella risoluzione del novembre 2007 sul commercio e il cambiamento climatico.

Apprezzo altresì l’iniziativa UE del piano d’azione per l’applicazione delle normative, la governance e il commercio nel settore forestale.

Ho accennato alle azioni europee che, purtroppo, non portano ai risultati sperati. Nell’attuazione del piano d’azione, ad esempio, il 70 per cento dei paesi dell’UE non sono riusciti a intraprendere alcuna azione concreta fino all’aprile 2007.

Dobbiamo trovare una soluzione globale quanto prima. Incoraggio i delegati dell’UE alla Conferenza di Bonn ad appoggiare l’elaborazione di una definizione comune di ciò che significa taglio illegale, il che sosterrebbe l’utilizzo razionale delle foreste.

Incoraggio inoltre l’avvio di discussioni in merito al lancio di un meccanismo globale per la supervisione dell’abbattimento delle foreste e del commercio del legname.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, il motto dell’Unione europea è “unità nella diversità”, ma, com’è noto, nel mondo naturale tale diversità è diminuita in modo allarmante nel corso degli ultimi 150 anni. Attualmente i tassi di perdita sono tra le 1 000 e le 10 000 volte più elevati rispetto alla media registrata nella storia del pianeta. Attualmente l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) elenca circa 15 600 specie a rischio di estinzione in tutto il mondo. L’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) stima che i principali paesi produttori di grano e granoturco hanno perso più dell’80 per cento delle loro varietà originali e tali dati costituiscono solo la punta dell’iceberg, dato che sappiamo che, a oggi, sono state identificate e descritte solo circa 1,7 milioni dei 13 milioni di specie viventi stimate del pianeta. Sappiamo anche che il cambiamento climatico sta peggiorando la situazione. Siamo tuttavia parimenti consapevoli del fatto che tale perdita di diversità biologica riduce la nostra capacità di risposta in particolare al cambiamento climatico, ci troviamo quindi di fronte a un dilemma di difficile soluzione.

Pertanto, mi trovo purtroppo costretto a chiedere alla Commissione quanto segue: perché non stiamo integrando sostenibilità e diversità delle specie in tutti i settori della nostra politica? Perché non stiamo svolgendo più attività di ricerca e sviluppo sulla coesistenza delle specie e, certamente, degli umani?

Chiunque segua il presente dibattito potrebbe avere l’impressione che sia sufficiente l’istituzione di qualche sito Habitat e la protezione degli uccelli, ma ciò in realtà costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché non coinvolgiamo i nostri cittadini per far fronte a questi compiti, che tutti devono partecipare a risolvere? La Commissione ha i compiti a casa da fare a tal proposito e lo stesso vale per noi, qui nel Parlamento europeo, e per il Consiglio. La semplice partecipazione a conferenze e la firma di dichiarazioni non sono affatto sufficienti. E’ tempo di agire, il che significa agire insieme!

 
  
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  Anders Wijkman (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, ritengo che se c’è una cosa da fare per tentare di arrestare la perdita di biodiversità è fermare la distruzione delle foreste tropicali. Ogni anno perdiamo dai 14 ai 15 milioni di ettari. Abbiamo discusso la questione per anni e senza compiere alcun progresso concreto.

Il vero problema consiste nel fatto che sul mercato i servizi ecosistemici, se parliamo di pozzi di assorbimento del carbonio, biodiversità o regolazione del clima regionale o del sistema idrologico, non hanno alcun valore effettivo. E’ un difetto del nostro modello economico e fintanto che non compensiamo i silvicoltori per tale valore – così che sia più redditizio conservare le foreste dove si trovano anziché abbatterle – tale tasso di deforestazione resterà invariato.

Esiste una soluzione: inserire le foreste nello scambio delle quote di emissione. La Commissione è tuttavia contraria e ha le sue ragioni. Il problema è che non propone alcuna alternativa e tutti noi sappiamo che nella convenzione sulla diversità biologica sono previste risorse finanziarie limitate – ed è anche probabile che non ve ne saranno affatto in futuro.

Sono conscio del fatto che la Commissione si interessa del problema della deforestazione nei tropici proprio come tutti noi, ma la questione è: dov’è l’alternativa che propone? Serve un pacchetto. E’ necessario un approccio completo che affronti il cambiamento climatico, i pozzi di assorbimento del carbonio, la biodiversità e la difesa dei mezzi di sussistenza dei meno abbienti, che imponga alla DG Ambiente e alla DG Sviluppo di collaborare strettamente. Vi prego di fornirci un’alternativa in modo tale da avere qualcosa sul tavolo da poter discutere, altrimenti temo che la deforestazione continuerà, così come la perdita di biodiversità.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, la produzione agricola si è intensificata al fine di soddisfare la domanda crescente di prodotti agricoli e di materie prime destinate a impieghi diversi dal consumo. Tale intensificazione è dovuta in particolare alla produzione di biocarburanti e biomassa. Sappiamo che la coltura intensiva è dannosa per la diversità biologica. In tale contesto si solleva la questione di come riconciliare la preservazione della diversità biologica e lo sviluppo intensivo di economia e infrastrutture.

La moderna gestione della diversità biologica richiede un maggior controllo dei processi sviluppati e investimenti adeguati nella ricerca scientifica. Abbiamo tratto vantaggio dallo sviluppo economico e pertanto parte di tali benefici, vale a dire parte dei proventi da esso derivanti, deve essere destinata alla preservazione della diversità biologica. Fondamentalmente, dobbiamo comprendere che preservare e tutelare l’ambiente necessita di azioni sia a livello globale che locale. Ognuno di noi deve agire in quanto individuo e questo vale anche per interi settori dell’economia. Questa è la sfida che tutti noi dobbiamo affrontare.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarei interessato a sentire se, in merito allo “stato di salute” della PAC, la Commissione ha già pensato a come procedere, soprattutto nelle prossime prospettive finanziarie. Il fatto è che, senza dubbio, le energie rinnovabili e i biocarburanti costituiscono per noi una sfida importante e andrebbero inserite nel quadro finanziario dello “stato di salute”.

Ciò avrà un ruolo fondamentale anche in merito agli sviluppi relativi al CO2, che siamo certamente obbligati a ridurre conformemente al Protocollo di Kyoto. La mia domanda specifica è la seguente: quali proposte farà la Commissione?

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, ora discutiamo come preservare la diversità biologica per le prossime generazioni, eppure al contempo adottiamo misure completamente controproducenti. Dopo l’euforia iniziale per la produzione di agrodiesel, ora sappiamo che ha effetti controproducenti, non solo perché occorrono 9 000 litri d’acqua per produrre un litro di agrodiesel e perché produce emissioni di protossido d’azoto, che è molto più dannoso del CO2, ma sappiamo anche che la coltivazione di colture energetiche mette in pericolo e persino distrugge la diversità delle specie.

Alla luce di queste nuove scoperte e nell’interesse di conservare la biodiversità, state considerando di sospendere le decisioni che abbiamo preso in merito alla miscelazione dell’agrodiesel con i carburanti convenzionali? State considerando di investire in nuove ricerche e forse di sviluppare una strategia alternativa, dato che ora ne conosciamo gli impatti e i risultati negativi?

 
  
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  Janez Podobnik, Presidente in carica del Consiglio. – (SL) Desidero innanzi tutto ringraziarvi per il coinvolgimento dimostrato nel corso del presente dibattito. Concordo con voi nel dire che è una vera arte parlare in modo conciso, sintetico e semplice riguardo a un problema così serio e complesso come la biodiversità. Questo è uno dei motivi per cui, signor Presidente, ho riscontrato una serie di problemi nel cercare di inserire tutto nel tempo concesso per la discussione.

Permettetemi di commentare brevemente il vostro dibattito. Inizierò con la prima affermazione in cui confermate la posizione del Consiglio per cui il cambiamento climatico e gli effetti sulla biodiversità sono collegati e interdipendenti. La discussione è stata ampia e ha toccato numerose questioni coprendo i contenuti più ridotti della riunione di Bonn. Ha accennato anche allo stile di vita dell’uomo moderno, del XXI secolo, a partire dalla politica in materia di rifiuti e dei trasporti e toccando la questione della produzione e del consumo sostenibili e così via.

Posso assicurarvi, e ne sono personalmente convinto, che l’Unione europea dispone di validi meccanismi e che abbiamo misure adeguate. Nella mia introduzione ho già affermato che il nostro obiettivo principale è essere presenti a Bonn e lottare perché vi sia attuazione, avvicinamento alla realtà e continuazione del nostro percorso per passare dalle parole ai fatti.

E’ stato chiesto in merito alle risorse finanziarie. I meccanismi finanziari sono stati definiti e concordati a livello europeo. Desidero sottolineare che a Bonn il Consiglio lavorerà per nuove e innovative risorse finanziarie e con ciò intendo non solo a livello europeo ma anche globale. Desidero evidenziare la necessità di collegare i settori che influiscono sulla biodiversità. Desidero porre l’accento in particolar modo sul ruolo del settore privato. La tre Presidenze, e cioè quella tedesca, portoghese e slovena, si sono adoperate per garantire che venga sollevata la questione del coinvolgimento del settore privato nel problema della biodiversità. La conferenza sull’imprenditoria e la biodiversità che si è tenuta in Portogallo è stata un vero successo. Ci auguriamo di sviluppare a Bonn le soluzioni proposte in quell’occasione.

Desidero ringraziare l’onorevole Blokland, che ha accennato alla riunione informale dei ministri dell’ambiente che si è tenuto a Lubiana. L’onorevole Blokland vi ha preso parte a nome di due delle vostre commissioni e desidero pertanto ringraziarlo. Abbiamo trattato la questione delle foreste, il loro sfruttamento sostenibile, l’influenza che esercitano sulla biodiversità e la possibilità di utilizzarle per la biomassa e i biocarburanti di seconda generazione.

Desidero informarvi che il Consiglio è consapevole della serietà e della complessità dei criteri di sostenibilità nella produzione di biocarburanti e biomassa. Questa è stata anche la ragione per cui abbiamo concordato e collaborato con la Commissione per la formazione di un gruppo di lavoro che, il mese prossimo al COREPER, proporrà buone soluzioni per i criteri di sostenibilità nella produzione di biocarburanti, che diventeranno poi una parte costituente di entrambe le direttive che sono ora in corso di adozione. Ringrazio in modo particolare tutti coloro che, oltre agli effetti sociali e agli effetti contrari della produzione di biocarburanti, hanno anche accennato alla loro influenza sulla biodiversità. A volte ce ne dimentichiamo.

Desidero concludere questo breve commento ribadendo che, a livello globale, stiamo lavorando sull’istituzione di una rete di regioni terrestri e marine protette. L’Unione europea dispone di uno strumento valido ed efficace denominato Natura 2000 ed è significativo che venga attuato costantemente sia a livello nazionale che europeo.

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, ritengo che questo dibattito vivace e aggiornato rifletta gli interessi di quest’Assemblea in merito a tali questioni e pertanto vi ringrazio. So con certezza di parlare a nome del Commissario Dimas nel ringraziarvi per l’interesse manifestato dal Parlamento in merito a tali questioni. Riconosco qualche vecchio collega nella lotta per la tutela ambientale e la biodiversità.

L’homo sapiens è una specie davvero interessante, perché possiamo volare sulla Luna, fare comunicazione di massa mediante la tecnologia dell’informazione e sappiamo senza dubbio parlare. Ma non siamo di grado creare i rinoceronti, un’anguilla o un fiordaliso e quando questi esseri non ci saranno più, sarà per sempre, come avete giustamente sottolineato.

Desidero solo commentare alcuni punti, che ritengo siano di grande interesse. Vorrei iniziare con la questione dei biocarburanti, perché proprio attualmente sono anch’essi oggetto di un dibattito molto vivace in tutti i mezzi d’informazione e costituiscono per tutti noi un grave problema nonché una sfida. Com’è noto, il Consiglio europeo ha concordato tale obiettivo del 10 per cento di biocarburanti a condizioni molto chiare e la nostra posizione nell’Unione europea è che vogliamo biocarburanti sostenibili, che non abbiano alcun impatto negativo sull’ambiente o sulla produzione alimentare. Noi, in Commissione, consideriamo i benefici dei biocarburanti sul lungo periodo in termini di minori emissioni di CO2 perché, come ricorderete, oggi l’alternativa è il petrolio. La sicurezza dell’approvvigionamento e dell’agricoltura: si possono ottenere nuove opportunità grazie ai principi stabiliti. Un limitato obiettivo del 10 per cento, solidi criteri di sostenibilità, così come puntare ai biocarburanti di seconda generazione – questa è la vera sfida: assicurarsi che si possa passare quanto più rapidamente possibile ai biocarburanti di seconda generazione.

Dovremo tuttavia agire in merito a tali questioni anche a livello internazionale, garantire che vi siano criteri di sostenibilità e che ciò non aggravi la crisi alimentare.

Desidero altresì dire, in risposta all’onorevole Wijkman, che l’intera questione della deforestazione verrà affrontata in una comunicazione, quest’estate o a inizio autunno da quanto ho capito, pertanto nel corso delle negoziazioni verrà trattato anche questo tema.

Al contempo è necessario seguire l’intero dibattito che si sta svolgendo proprio attualmente ed essere certi di preparare in modo adeguato una buona discussione e una valida decisione sulla deforestazione. Tutto ciò va fatto anche per le negoziazioni relative al cambiamento climatico.

Desidero inoltre dire all’onorevole Doyle che forse l’importante non è cercare di unire le negoziazioni delle diverse Conferenze delle Parti, ma piuttosto garantire la massimizzazione dei cobenefici quando attuiamo le misure per contrastare il cambiamento climatico e quelle volte a garantire di restare al passo dei nostri obiettivi in materia di biodiversità.

Ritengo pertanto che ciò sia quanto vada fatto ora, in modo particolare quando si tratta di protezione delle foreste tropicali e della garanzia di disporre di tali criteri di sostenibilità per i biocarburanti.

Penso quindi che non dobbiamo mirare a ciò che già sappiamo essere impossibile o che ci porterebbe in una situazione amministrativa o politica altrimenti impossibile, bensì a cercare l’attuazione, il che vale per l’intero dibattito su normativa, regolamentazione e obiettivi ambiziosi. Li abbiamo. Li abbiamo già, ma ora è questione di attuarli e, certo, di lavorare, come ho cercato di dire, sui sette punti a cui miriamo nelle negoziazioni, per garantire una collaborazione anche con partner a livello internazionale, al fine di garantire di poter disporre di una buona base scientifica, che trasferiremo in un’attuazione molto concreta. Questo è quanto posso dire in generale.

Infine, il piano d’azione stabilito riguarda precisamente l’integrazione, ivi compresa la garanzia che sia esaminata anche la politica agricola comune.

Da questo punto di vista, ritengo pertanto, ancora una volta, che si tratti di garantire che convinciamo sia gli Stati membri che tutte le nostre istituzioni a fare tutto il necessario per attuare i nostri obiettivi.

Non ruberò altro tempo. Sono ben consapevole della necessità di rispettare le tempistiche. Allora vi ringrazio nuovamente per questa discussione e vi garantisco che il Commissario Dimas intende partecipare personalmente al segmento ministeriale della COP 9. Sono certa che è impaziente di incontrare qualcuno di voi in quell’occasione. Gli anticiperò il vostro sostegno verso un risultato apprezzabile di queste importanti riunioni.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. – (PL) Appoggio pienamente la risoluzione in questione.

La nona Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica dell’ONU si terrà a Bonn nel maggio 2008. I rappresentanti di diversi paesi valuteranno la perdita di diversità biologica, che si sta verificando ovunque. I partecipanti valuteranno anche un modo equo e onesto di ripartire i vantaggi derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche. La perdita di diversità biologica nelle foreste ha conseguenze particolarmente negative. Influisce sul tasso di deforestazione e accelera la crisi climatica. Condivido la preoccupazione per cui il cambiamento climatico porterà a un deterioramento persino ulteriore della diversità biologica nel mondo e risulterà nel degrado ambientale e nell’estinzione di talune specie, il che, a sua volta, avrà un impatto negativo sullo sviluppo umano e sulla lotta alla povertà. E’ già noto che la deforestazione e il degrado delle foreste sono responsabili del 20 per cento delle emissioni di diossido di carbonio mondiali.

In tale contesto, la credibilità dell’Unione europea è seriamente compromessa a causa dell’attuazione inefficace da parte degli Stati membri della normativa riguardante la diversità biologica e delle direttive quali quelle riguardanti gli uccelli e gli habitat. La resistenza a talune azioni politiche sta causando effetti negativi simili. Come esempio potrei portare gli sforzi insufficienti nell’attuazione degli impegni volti ad arrestare il processo di perdita di diversità biologica sul territorio dell’UE entro il 2010. Non vi è neppure la volontà a partecipare a negoziazioni relative allo strumento che permette di accedere ai benefici e di ripartirli, né la volontà di stanziare ulteriori finanziamenti mirati all’attuazione delle convenzioni nei paesi in via di sviluppo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS
Vicepresidente

 
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