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O-0031/2008 (B6-0151/2008)

Discussioni :

PV 23/04/2008 - 15
CRE 23/04/2008 - 15

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Discussioni
Mercoledì 23 aprile 2008 - Strasburgo Edizione GU

15. Regime di tolleranza zero per gli OGM non autorizzati e le relative conseguenze economiche (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale dell’onorevole Neil Parish, a nome della commissione per il trasporto internazionale, alla Commissione, sul regime di tolleranza zero per gli OGM non autorizzati e le relative conseguenze economiche (O-0031/2008 – B6-0151/2008).

 
  
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  Struan Stevenson, in sostituzione del relatore. – (EN) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare sentitamente il mio collega, l’onorevole Parish, presidente della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, per avermi dato la possibilità di venire qui a questa tarda ora per porre la presente interrogazione orale. Da molti mesi purtroppo aveva un accordo di lunga data con il Commissario Fisher Boel per recarsi in Danimarca ed è dovuto partire per Copenhagen questo pomeriggio. Si scusa pertanto per la sua assenza e invia inoltre i suoi più cordiali saluti al Commissario Vassiliou, dandole il benvenuto in Commissione.

Le cose stanno così. Nell’UE l’industria avicola e suinicola è molto competitiva e apprezzata. Non è minimamente sostenuta. Non riceve alcun pagamento unico per azienda; non riceve alcuna sovvenzione e si regge sul mercato da sola.

Nel settore avicolo e suinicolo il maggior costo di produzione è costituito dai mangimi. I suini e il pollame non pascolano sui prati e pertanto tutto ciò di cui si nutrono è a base di cereali. Se un’industria non è supportata, ci si deve assicurare che abbia accesso a mangimi competitivi in tutto il mondo.

In Europa ci vogliono in media più di due anni per autorizzare un prodotto GM perfettamente sicuro. Sono passati 33 mesi prima che Herculex, una delle poche sementi GM approvate, ottenesse l’approvazione europea. Negli USA è necessaria la metà del tempo per ottenere l’approvazione: 15 mesi.

Non ci sono scuse per questo. Con l’aumento dei prezzi e dei costi dei prodotti alimentari sia per l’industria avicola che per quella suinicola, non ci possiamo permettere questi ritardi nell’autorizzare i mangini. Dobbiamo accelerare le cose.

Negli USA molti di tali prodotti GM sono sottoprodotti dell’industria del bioetanolo e sono decisamente più economici rispetto ai mangimi ai quali possono avere accesso i nostri produttori avicoli e suinicoli. Tutto quello che facciamo, pertanto, è negare a noi stessi l’accesso ai mangimi più economici del mercato mondiale, rendendo praticamente impossibile ai nostri produttori di competere e di conseguenza rischiamo di trovarci nel grave pericolo di perdere posti di lavoro e di esportare la nostra industria al di fuori dell’UE.

Quei puristi che affermano che non dobbiamo permettere la produzione di pollame o carni suine con mangimi GM non otterranno alcun tipo di vittoria negando a noi stessi tali mangimi. Il risultato finale sarà la perdita della nostra industria a vantaggio di concorrenti non europei, mentre continuiamo a importare pollame e carni suine ottenute da animali nutriti con gli stessi identici mangimi GM, il cui accesso neghiamo ai nostri produttori. Questa politica è pazzesca.

Necessitiamo anche di prodotti ed etichettature chiari, affinché i consumatori possano operare una scelta consapevole. Devono sapere se la carne che mangiano è stata prodotta con OGM. Con l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, molte carni prodotte con OGM sono più economiche, il che offre una scelta ai consumatori e l’accesso a carni a basso costo, se è questo ciò che desiderano.

L’altra questione fondamentale per quanto concerne i mangimi è la tolleranza zero per i mangimi non GM che entrano nell’UE. Anche in questo caso, la severa brigata può battersi il petto e affermare che stiamo garantendo che non vi siano tracce di prodotti GM in nessun mangime non GM che entra nell’UE. Ma quali sono gli effetti della tolleranza zero quando un carico di soia non GM viene imbarcato in Brasile per essere portato nell’UE? Vi è la possibilità che un piccolissimo residuo di soia GM possa essere raccolto attraverso le attrezzature di carico del porto brasiliano. Quando quella nave attracca in un porto UE, se viene trovata anche una minuscola traccia di soia GM, anche se tale soia è stata autorizzata nell’UE, l’intero carico può essere mandato indietro.

Di conseguenza il risultato del regime di tolleranza zero è la drammatica riduzione del quantitativo di mangimi non GM che arrivano nell’UE. Pertanto anche quei produttori avicoli e suinicoli che vogliono utilizzare mangimi non GM trovano incredibilmente difficile accedere alle quantità di cui necessitano, quando ne hanno bisogno. Ancora una volta, ciò rende molto più difficile per tali produttori competere in modo equo su mercati mondiali aperti.

Se davvero vogliamo esportare la nostra industria avicola e suinicola al di fuori dell’UE e nutrire i nostri cittadini con pollame e suini brasiliani e persino con pollame tailandese, tutti alimentati con mangimi GM, allora le attuali politiche di tolleranza zero per i mangimi non GM e l’autorizzazione spaventosamente lenta dei mangimi GM nell’UE sono esattamente il modo giusto per farlo.

Signora Commissario, siamo lieti che sia stata fortemente appoggiata come Commissario per la DG Salute e tutela del consumatore. Le facciamo i nostri migliori auguri e ci auspichiamo che sia la prima a opporre resistenza ai miti del cibo Frankenstein in pillole e che metta in atto alcune politiche che permetteranno ai nostri allevatori di competere a livello internazionale a condizioni eque.

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, la Commissione riconosce il rischio che le importazioni di mangimi possano diventare più difficili e costose a causa dell’approvazione asincrona degli OGM nei paesi esportatori e nell’UE. Sono a conoscenza dello studio della DG Agricoltura e sviluppo rurale sulla questione della scarsità di mangimi. Devo sottolineare che gli effetti della politica di tolleranza zero per gli OGM non autorizzati sulle importazioni di mangimi diventano un problema solo nell’eventualità della cosiddetta approvazione asincrona di OGM. Uno dei fattori principali è la diversa durata della procedura di approvazione degli OGM tra i paesi terzi e l’UE, in combinazione con la mancanza di adeguati meccanismi di separazione nei paesi esportatori e con le strategie di commercializzazione dell’industria delle sementi in tali paesi. Anche il maggiore utilizzo degli OGM nei prodotti da parte dei nostri principali partner commerciali ha un’influenza rilevante.

In tale contesto, la Commissione sta concentrando i suoi sforzi nel far fronte a tali fattori fondamentali. Sono state avviate le discussioni con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare con lo scopo di aumentare l’efficienza nella durata della procedura di autorizzazione senza compromettere la qualità della valutazione scientifica dell’AESA. Desidero ricordarvi l’importanza a tale proposito della cooperazione degli Stati membri nel comitato permanente e nel Consiglio.

Da ultimo ma non per importanza, desidero evidenziare che di recente la Commissione ha adottato l’autorizzazione del mais GA21, che agevolerà le importazioni caratterizzate dalla vantaggiosa presenza di questo OGM proveniente dall’Argentina. Attualmente la Commissione è anche in procinto di inviare al Consiglio una proposta per l’autorizzazione di semi di soia GM, dopo che il comitato permanente non è riuscito a raggiungere la maggioranza qualificata. Tale autorizzazione per i semi di soia permetterà anche diverse importazioni di sementi e contribuirà pertanto al temporaneo miglioramento del problema della scarsità di mangimi sollevato dall’onorevole deputato.

Il quadro legislativo dell’UE sui prodotti alimentari e le sementi GM mira innanzi tutto a garantire la sicurezza dei prodotti immessi sul mercato. Ecco perché i prodotti alimentari e le sementi GM sono soggetti ad approvazione preventiva per l’immissione sul mercato. L’approccio della tolleranza zero per gli OGM non autorizzati attualmente applicato dall’UE è stato fissato nella legislazione UE, essendo stato approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio come il modo migliore per proteggere la salute umana e quella animale nonché l’ambiente. E’ simile all’approccio seguito dalla grande maggioranza dei paesi terzi, tra cui i principali produttori di OGM.

A livello internazionale, la Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri, continua ad appoggiare lo sviluppo degli orientamenti del Codex in merito alla questione. La Commissione, tuttavia, riconosce la possibilità che vi siano incidenti del tipo indicato tra le ragioni alla base della sua interrogazione e riconosce che tali eventualità stanno diventando più semplici da individuare grazie ai miglioramenti costanti nelle tecniche di misurazione. La Commissione valuterà se sia appropriato e fattibile proporre una soluzione individuale per questo problema specifico, nel pieno rispetto della normativa vigente.

Nel caso del reclamo presso l’OMC contro la Comunità europea del 2003, la relazione del gruppo di studio corrispondente, conclusa nel 2006, non ha messo in questione la normativa UE, ma piuttosto il modo in cui è stata attuata in passato. La Commissione è riuscita a contenere tale controversia sino a oggi nel quadro di un dialogo regolare con i reclamanti su questioni biotecnologiche. Abbiamo dimostrato chiaramente ai reclamanti che attualmente non vi è alcuna moratoria o ritardo indebito nel sistema di approvazione della CE dei prodotti biotecnologici.

Dall’istituzione del gruppo di studio dell’OMC sono stati approvati 16 prodotti e solo sette nel 2007. Non possiamo escludere che i reclamanti, in particolare gli Stati Uniti, prenderanno in considerazione le implicazioni commerciali della questione della presenza vantaggiosa nella loro decisione di procedere o meno con ulteriori risoluzioni di controversie. La Comunità europea, tuttavia, desidera trovarsi in una buona posizione per difendere il suo caso e gli attuali dialoghi rendono improbabile tale eventualità.

 
  
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  Esther De Lange, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signora Presidente, signora Commissario, ieri in quest’Aula abbiamo parlato dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei conseguenti effetti nell’Unione europea e nei paesi in via di sviluppo. Ora ci troviamo qui ancora questa sera a parlare di mangimi per animali geneticamente modificati. Poteva essere un’idea combinare i due dibattiti. Dopo tutto questo argomento in un certo senso tecnico dei mangimi per animali si adatta senza dubbio con il più ampio dibattito sulla sicurezza alimentare e l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Quanto è sensato in effetti distruggere o respingere interi carichi di mangimi per animali perché contengono involontariamente trace, quantità piccolissime, di prodotti geneticamente modificati? A me questo non sembra molto sensato, neppure dal punto di vista della sicurezza alimentare a cui ho accennato o alla luce dell’aumento dei prezzi.

Perché di recente i prezzi dei mangimi sono senza dubbio aumentati considerevolmente e aumenteranno ancora di più se continuiamo con questo atteggiamento. Molti produttori vedono aumentare di conseguenza i loro costi e credo che non faccia alcun danno sottolineare ancora una volta che l’aumento dei prezzi di cui continuiamo a parlare non significa necessariamente che anche gli agricoltori guadagnino di più. In effetti è già stato detto che, nel settore delle carni suine ad esempio, i costi dei mangimi stanno aumentando e che i margini sono effettivamente soltanto inferiori.

Come possiamo uscire da questa situazione di stasi? Non trattando all’improvviso le procedure di approvazione con negligenza. No, questo non è di certo il modo, ma a mio avviso vi è un problema in due aree e dobbiamo trovare una soluzione. Innanzi tutto, come ha affermato in precedenza l’onorevole Stevenson, nell’Unione europea l’approvazione di un OGM richiede più tempo: due anni e mezzo per noi, appena un anno per gli Stati Uniti. Ho preso nota di quanto dice la Commissione riguardo a rendere l’AESA più efficiente, ma certo non costituisce il problema per intero. La questione sta anche nelle spole tra i comitati del Consiglio, che non sono poi in grado di ottenere o una maggioranza qualificata a favore dell’approvazione o una maggioranza qualificata non a favore dell’approvazione e poi infine, dopo un lungo azzuffarsi, la decisione viene passata alla Commissione. Pertanto anche questo fa parte del problema e tale procedura deve diventare più rapida. Non si tratta certo di un argomentazione per l’approvazione automatica dei prodotti, ma ritengo che le persone abbiano il diritto di sapere con maggiore rapidità se un prodotto può essere approvato o meno per il mercato europeo.

In secondo luogo, dobbiamo trovare una soluzione alla presenza involontaria di tracce geneticamente modificate nei mangimi per animali, ad esempio attraverso un valore limite, senza dubbio nel caso di OGM che sono già stati approvati dall’AESA e senza dubbio quando si considera che le braciole di suini allevati al di fuori dell’Unione europea sono regolarmente disponibili nei nostri negozi. Si parla di concorrenza sleale! Ritengo sia un peccato che non abbia sentito nulla dalla Commissione riguardo a valori limite. Si riferisce alla normativa vigente. Siamo onesti, tuttavia, per l’etichettatura stiamo utilizzando un valore limite, quindi ritengo che sia possibile.

In breve, produttori e consumatori non devono diventare le vittime dell’indecisione dei comitati del Consiglio. E’ ora tempo di offrire chiarezza e rapidità.

 
  
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  Bernadette Bourzai, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, come suggerito dal titolo, la presente interrogazione tratta delle conseguenze economiche della procedura di autorizzazione degli OGM.

Desidero pertanto chiedere alla signora Commissario se la Commissione ha richiesto l’esecuzione di un qualche studio sulle cause dell’aumento dei prezzi dei mangimi per animali e desidero sapere anche in quali proporzioni i mangimi importati negli ultimi anni contenevano tracce di OGM non autorizzati in Europa e da dove provenivano tali prodotti. Ciò risulterebbe utile nella valutazione della portata di tali incidenti.

Diversamente dall’onorevole De Lange cha è appena intervenuta, confuto il legame causale tracciato tra il principio della tolleranza zero per gli OGM e il notevole aumento dei prezzi dei mangimi. I due elementi non vanno messi insieme dato che sappiamo molto bene che tale aumento è dovuto alla combinazione di diversi fattori, che non approfondisco in questa sede, ma principalmente alla speculazione dei mercati azionari sui futuri mercati agricoli. Tale aumento influisce inoltre su tutti i paesi, ivi compresi quelli con una normativa sugli OGM molto flessibile.

Ciononostante, è un dato di fatto che gli allevatori europei di bestiame si trovano in grande difficoltà, soprattutto a causa del fatto che l’UE dipende enormemente dalle importazioni di mangime. La mia domanda principale è pertanto la seguente: perché siamo così dipendenti e come dobbiamo reagire? Desidero chiedere alla Commissione se ha condotto un’analisi sulle conseguenze economiche degli accordi di Blair House, per cui l’Unione europea ha rinunciato alla sua produzione di mangimi per animali.

A mio avviso, al fine di ridurre tale dipendenza, vi sono due alternative. La prima è fare tutto ciò che possiamo per salvare – e intendo dire salvare – le ultime coltivazioni ricche di proteine e di foraggio e incoraggiare la ristrutturazione, evitando, ad esempio, il totale disimpegno degli aiuti durante la verifica dello stato di salute della PAC, in particolare in quanto tali coltivazioni offrono qualità ambientali indiscutibili per la rotazione delle colture e, di conseguenza, per il suolo.

Dall’altro, la Commissione deve esaminare la diversificazione delle nostre fonti di approvvigionamento. Nel dicembre 2007 ho partecipato a una conferenza organizzata dalla GM-Free Network, che ha dimostrato che esistono possibilità di approvvigionamento di mangimi non GM e che è necessario istituire contatti tra produttori e importatori.

Mi auguro che siamo tutti consapevoli del fatto che i consumatori hanno il diritto…

(La Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Jan Mulder, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e questa seduta plenaria per aver dato seguito alla mia iniziativa di discutere questo tema qui questa sera.

Un punto degno di nota è che in tutto il mondo sta aumentando la coltivazione di colture geneticamente modificate, ma che solo noi, in Europa, ne siamo spaventati. La domanda fondamentale è perché. Il Commissario dice in modo piuttosto categorico che così è la normativa e ad essa ci dobbiamo uniformare. Tuttavia, se le mutate circostanze rendono necessario modificare la normativa, la Commissione lo deve fare. Ritengo che ora sia giunto il momento di farlo. Qualche tempo fa ponevo ancora domande a riguardo, ma una coltivazione geneticamente modificata è diversa da un’altra. C’è una grande differenza fra transgenesi e cisgenesi. Una è particolare delle specie, mentre l’altra no. Entrambe sono coperte dalla medesima normativa e la Commissione deve indirizzare a se stessa la questione della modifica della normativa da quel punto di vista.

A mio avviso, il punto cruciale di tutta questa storia è la tolleranza zero. Esistono poche situazioni al mondo in cui è possibile imporre l’assoluta tolleranza zero. Ci deve sempre essere la possibilità di lasciare un certo margine di differenza. Se si guida troppo velocemente per una distanza di 50 chilometri, in molti paesi si ha un margine di tolleranza di circa tre chilometri prima che si venga multati. Perché questo non è possibile per i beni d’importazione? Perché non è possibile una tolleranza, ad esempio, dello 0,8 per cento o dello 0,9 per cento? Può la Commissione darmi una risposta chiara in proposito?

Accolgo altresì con favore il fatto che siano in corso i colloqui con l’AESA per abbreviare le procedure senza mettere a rischio la qualità, ma ha l’AESA già indicato se è possibile o meno? I colloqui da soli non sono sufficienti, perché il tempo stringe.

Vi è anche un altro punto. Forse la Commissione può spiegarmi in quale modo io, in quanto politico, posso dire al grande pubblico che qui possiamo consumare un intero lotto di prodotti che non siamo autorizzati a produrre. Possiamo importare da tutto il mondo senza restrizioni qualsiasi prodotto derivato da animali alimentati con prodotti che qui sono vietati. Qual è lo scopo? Qual è la spiegazione? Forse il Commissario può suggerirmi un’idea per la prossima campagna elettorale.

Desidero infine chiedere quali sono le conseguenze dell’atteggiamento della Commissione riguardo all’OMC? Possiamo semplicemente farlo?

 
  
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  Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, vi sono tre aree in cui gli OGM possono rivelarsi pericolosi.

La prima è l’area della sanità pubblica. Vi sono sempre più indicazioni che gli OGM sono potenzialmente pericolosi per la salute umana, ma tali indicazioni vengono ignorate. Prove concrete degli effetti dannosi degli OGM possono emergere in qualsiasi momento. Vi è stato un periodo in cui non vi erano prove della natura dannosa dell’amianto e quando le prove sono emerse i costi sono stati enormi. Si sono dovuti spendere miliardi per rimuovere l’amianto. La difficoltà con gli OGM è che se il loro utilizzo diventa diffuso, sarà impossibile liberarcene.

La seconda area è costituita dall’ambiente. Molti scienziati ritengono che gli OGM possono avere conseguenze disastrose sull’ambiente, il che costituisce una delle ragioni per cui è stata creata una riserva di sementi tradizionali nella profondità dei ghiacci dell’isola norvegese di Spitsbergen, in caso le sementi tradizionali vengano danneggiate dal crescente utilizzo degli OGM.

Il terzo pericolo riguarda l’economia. Aumentare l’utilizzo degli OGM è un modo per rendere gli agricoltori finanziariamente dipendenti dalle grandi imprese biotecnologiche. Gli agricoltori coltiveranno colture GM secondo condizioni imposte da potenti imprese che possiedono i brevetti delle sementi.

Al momento l’Europa non è affamata. I prodotti alimentari stanno diventando sempre più costosi, ma la politica agricola dell’Unione continua a consistere nell’imposizione di limiti amministrativi alla produzione agricola. L’Europa non deve cercare tecnologie altamente intensive per la produzione alimentare. L’Europa deve invece optare per la produzione di prodotti alimentari sani secondo metodi tradizionali.

Vi è certamente anche il problema della concorrenza. In merito a tale questione, concordo pienamente con l’onorevole Stevenson e con gli oratori precedenti. I nostri agricoltori non devono essere gli unici colpiti da un divieto sulle coltivazioni di OGM e sull’utilizzo di mangimi GM. Tale divieto dovrebbe essere accompagnato da un divieto sull’importazione di prodotti sia vegetali che animali contenenti OGM. Si deve applicare un principio chiaro e cioè che i produttori che esportano i loro prodotti verso il mercato europeo saranno soggetti agli stessi requisiti imposti ai nostri stessi produttori.

 
  
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  Caroline Lucas, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, desidero iniziare mettendo fortemente in dubbio l’assunto che sembra essere alla base della presente interrogazione orale. Cercare di collegare l’aumento dei prezzi dei mangimi in Europa e la corrispondente crisi dell’industria dell’allevamento alla normativa UE in materia di OGM in generale, e alla sua politica di tolleranza zero in particolare, è completamente falso e non veritiero.

E’ senza dubbio vero che sono tempi duri per gli allevatori di bestiame, ma sostengo che ciò non abbia nulla a che vedere con le politiche in materia di OGM dell’Europa bensì che sia completamente imputabile a una combinazione di fattori, tra cui le scarse condizioni meteorologiche che hanno portato a raccolti ridotti, deregolamentazione dei mercati, maggiore domanda da parte di paesi come la Cina, rapido e incauto aumento della produzione di biocarburanti e crescente speculazione finanziaria.

L’industria OGM sta facendo molto della relazione della DG Agricoltura sul potenziale impatto del regime OGM dell’UE sulla disponibilità e i prezzi dei mangimi. Lo scenario peggiore nella relazione poggia sull’assunto che il Brasile commercializzerà presto una varietà GM di semi di soia non approvata nell’UE. Ma non è stata assolutamente presentata alcuna prova che il Brasile stia anche solo considerando nuovi semi di soia GM.

La relazione ritiene che le approvazioni USA non verranno colpite dalla politica dell’UE e che il Brasile e l’Argentina saranno, in effetti, molto più cauti circa l’approvazione di nuove colture OGM che potrebbero altrimenti nuocere alle loro esportazioni verso l’UE. Ad esempio, l’Argentina ha introdotto un sistema di certificazione per le esportazioni di mais verso l’UE, proprio al fine di evitare caratteristiche non approvate.

Non vi è inoltre alcuna prova né di distorsioni importanti della concorrenza a causa di importazioni di carni ottenute da animali che potrebbero essere state alimentati con OGM non autorizzati nell’UE.

Francamente, pertanto, tutte queste questioni sono tendenziose e male informate, ma personalmente ho alcune domande in merito a un limite proposto per gli OGM non approvati dall’UE. Innanzi tutto, come può la Commissione essere certa che gli OGM non approvati dall’UE siano sicuri?

In secondo luogo, in caso di danni, quale istituzione o impresa dovrà pagare? L’UE, che permette tale contaminazione? L’impresa, che ha sviluppato l’OGM ma che a oggi non ha ricevuto alcuna valida approvazione del mercato? O l’impresa responsabile dell’importazione?

Infine, tale limite deve applicarsi anche alle piante geneticamente manipolate per la produzione di sostanze come quelle farmaceutiche? Quale valutazione è stata condotta sulla contaminazione di prodotti alimentari quotidiani con sostanze farmaceutiche attive?

Sono ansiosa di ascoltare risposte esaurienti a queste domande cruciali alla fine della presente discussione.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signora Presidente, signora Commissario, voi e io sappiamo davvero troppo poco circa i rischi sanitari degli organismi geneticamente modificati. Vogliamo pertanto permettere tali OGM – io li chiamo cibo truffa – semplicemente perché rispondono a una necessità economica? Non per quanto mi riguarda. Per me le vere priorità sono la sanità pubblica, l’ambiente e la biodiversità. Bruxelles già impone ai paesi di approvare alcuni OGM, anche quando non lo vogliono, il che è in disaccordo con il Protocollo di Cartagena, secondo cui i paesi possono rifiutare nuovi prodotti OGM, qualora dubitino che siano sicuri. Lasciamo che siano gli Stati membri stessi a decidere quali prodotti a rischio permettere.

Non sono l’unica a protestare. Molti cittadini sono preoccupati riguardo agli OGM. Lo abbiamo visto in Polonia, Romania, Austria e Cipro. La resistenza ai campi sperimentali della Monsanto sta aumentando in luoghi come Raalte e Gemert-Bakel nei Paesi Bassi. Esiste il rischio reale che sementi modificate vengano trasportate dal vento dalla Monsanto alle vicine aziende agricole biologiche o tradizionali, quando gli agricoltori non vogliono affatto queste erbacce. Sono anche preoccupata circa i piani della Monsanto di rilevare l’impresa di sementi olandese De Ruiter, una tra le migliori dieci al mondo. E’ fin troppo ovvio che la Monsanto sta cercando di penetrare maggiormente in Europa. O nella speranza di norme più flessibili o semplicemente per essere in grado di esercitare pressione sui politici al fine di rilassare le norme assai rapidamente. Dobbiamo resistere con determinazione. Per noi la sanità pubblica, l’ambiente e la biodiversità sono più importanti dei profitti commerciali.

 
  
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  Jim Allister (NI). – (EN) Signora Presidente, che zimbello deve essere l’UE agli occhi dei suoi concorrenti! Con fervore bigotto vietiamo gli OGM nei mangimi, persino al punto ridicolo della tolleranza zero per qualsiasi traccia GM non autorizzata, ma al contempo le carni ottenute da animali allevati al di fuori dell’UE e alimentati proprio con gli OGM che ci rifiutiamo di autorizzare possono essere importate liberamente dovunque nei 27 Stati membri.

A me sembra che non abbia alcun senso. E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che l’UE entri nel regno dei cieli, e chi ci rimette? I nostri produttori che devono pagare prezzi esorbitanti per mangimi non GM. Sembra che, nell’UE, se si possono spuntare i riquadri della correttezza politica allora si deve essere felici e non importa la follia che si viene a creare.

 
  
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  Rosa Miguélez Ramos (PSE). – (ES) Signora Presidente, sebbene il bestiame europeo produca più del 40 per cento del valore aggiunto della nostra produzione agricola, è altrettanto vero che al momento non disponiamo di materie prime sufficienti per alimentare i nostri animali. Nel mio paese, la Spagna, la situazione del manzo, che dipende maggiormente dai mangimi rispetto ad altri Stati membri, è devastante. Nel caso delle carni suine e del pollame, questa terribile situazione è simile in tutta Europa.

Come si è già accennato, la normativa comunitaria permette la vendita di mangimi contenenti OGM, a patto che essi siano autorizzati nell’UE, ma non prevede alcun livello minimo per gli OGM non autorizzati, il che è causa di problemi negli scambi commerciali con i paesi terzi esportatori, nonché con il settore europeo dell’allevamento in sé che, come ho detto, sta vivendo il problema della carenza di mangimi.

Questa non è la prima volta che mi sono trovata concorde con l’onorevole Mulder e anche questa volta, dopo averlo ascoltato, ritengo che ci troviamo d’accordo anche in merito a tale questione, dato che una soluzione possibile potrebbe essere l’accettazione di contaminazioni GM accidentali fino a un certo limite, a patto che esse siano state valutate positivamente dall’AESA e autorizzate da un paese terzo, conformemente ai principi del Codex e operando una chiara politica di etichettatura.

Un’altra soluzione potrebbe essere una maggiore produzione sul territorio europeo, ma la Commissione sembrerebbe chiuderci questa possibilità con le sue proposte per il controllo. Il caso dei mangimi essiccati come componente fondamentale degli alimenti per animali è paradigmatico. Sebbene riconoca il pericolo derivante dall’abbandono della produzione, la Commissione si ostina ad applicare pagamenti disaccoppiati.

Desidero pertanto porre l’accento sul fatto che siamo di fronte a un grave problema di carenza di mangimi per animali e che la Commissione europea ha la responsabilità di far fronte a tale situazione.

 
  
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  Kyösti Virrankoski (ALDE). – (FI) Signora Presidente, una specie coltivata geneticamente modificata si ottiene modificando il suo genotipo con l’aiuto di una precisa tecnologia scientifica. Tale tecnologia si basa sugli sviluppi ottenuti in genetica andando indietro di più di 50 anni. Ha contribuito a coltivare specie in modo tale che necessitassero di minori sforzi e di un minor utilizzo di pesticidi e ha reso possibile produrre raccolti più abbondanti. Per tale motivo, la loro coltivazione è cresciuta rapidamente.

L’Unione europea non è stata in grado di essere coinvolta in tale sviluppo perché aderisce a un sistema di rigidi controlli burocratici. Ogni volta che la ricerca e gli esperimenti condotti dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare dimostravano che una specie non comportava rischi e andava a vantaggio del consumatore, doveva ancora attraversare un lungo processo prima di essere approvata. La proposta della Commissione va prima ad un comitato permanente, che approva o respinge la proposta a maggioranza qualificata. Se non riesce a prendere una decisione, il passo successivo è il Consiglio e se neanch’esso riesce a prendere una decisione, la proposta torna alla Commissione, che alla fine prende una decisione. Ciò tuttavia richiede del tempo.

Molti alimenti GM per animali sono importati nell’Unione europea. I paesi che cercano di limitare la coltivazione di specie OGM sono persino felici di utilizzarli. Dato che l’UE non ha avuto il tempo di approvare tutte le specie utilizzate al momento, i mangimi ne possono contenere minuscole tracce. In tali casi viene respinta l’intera spedizione, il che causa costi per l’industria e influisce sulla competitività della produzione alimentare europea. Ecco perché dobbiamo usare la testa in questo settore. Tracce infinitamente piccole di specie approvate in altri paesi non devono comportare tali conseguenze irragionevoli, soprattutto quando l’agricoltura europea è comunque alle prese con la concorrenza mondiale.

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI). – (BG) Un proverbio latino dice che naturale è buono. Ovviamente questo non significa che gli OGM, che sono artificiali, siano cattivi, ma fino a ora non disponiamo di dati scientifici definitivi che provano al di là di ogni dubbio che vanno bene per noi. Abbiamo al contrario l’esempio degli Stati Uniti in cui l’elevata tolleranza verso gli OGM è abbinata all’elevata incidenza dell’obesità. La biogenetica e la biotecnologia non sono ancora scienze esatte. Mantengono molte promesse, ma al contempo ricorrendo a esse corriamo l’enorme rischio di perdere molto, di perdere forse più di quanto non ci possiamo permettere.

L’attuale politica di cautela dell’UE nei confronti degli organismi geneticamente modificati è una buona politica per il futuro, tenuto conto dei risultati scientifici disponibili. Ritengo tuttavia che ciononostante non dobbiamo dimenticare i produttori europei. L’attuale situazione è, in un certo senso, piuttosto innaturale e la Commissione deve trovare il giusto compromesso affinché i produttori europei non siano discriminati e al contempo si giunga alla situazione in cui i consumatori europei possono senza dubbio scegliere se consumare prodotti derivanti da colture GM o non GM. Sono felice di essere un giovane dell’Unione europea e mi piacerebbe essere in grado di operare questa scelta in modo consapevole.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, data l’elevata dipendenza dell’UE dalle importazioni per quanto riguarda i mangimi ricchi di proteine, quali i mangimi contenenti farina di soia e glutine di granturco, come può la Commissione giustificare l’attuale situazione in cui persino mangimi contenenti solo minuscole tracce di OGM non autorizzati sono vietati e distrutti nei nostri porti, mentre le carni ottenute da animali alimentati proprio con questi OGM non autorizzati possono entrare liberamente nella catena alimentare dell’UE ed essere utilizzati dai nostri consumatori, pur causando una grave distorsione della concorrenza a danno degli agricoltori europei?

E’ necessario applicare un valore limite – come già accade per la presenza accidentale di tracce di OGM autorizzati per l’etichettatura di prodotti non OGM – per la presenza accidentale di OGM non autorizzati che hanno già ottenuto dall’AESA una valutazione positiva o che sono stati oggetto di una valutazione dei rischi in materia di sicurezza alimentare conformemente alle linee guida del Codex relative alle piante GM. Sta la Commissione pianificando di avanzare proposte concrete a tale scopo, e quando?

Il nostro lento processo di autorizzazione manca di integrità e rigore scientifici e costituisce la strada verso gravi controversie commerciali a livello mondiale ed è imbarazzante che derivi dal tergiversare interistituzionale in merito a tale questione. Nessun altro blocco commerciale sta resistendo ai cambiamenti in questo modo.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE). – (HU) E’ giunto per noi il momento di tenere un utile e serio dibattito sulle tecnologie genetiche in Europa, dato che ad oggi abbiamo sentito solo polemiche religiose, che in molti casi hanno solo fatto aumentare l’isteria. La scienza non può e non deve essere fermata. Con un’esplosione in termini di popolazione e di prezzi dei prodotti alimentari, non possiamo ignorare le opportunità che ci vengono offerte dalle biotecnologie e dell’ingegneria genetica. Senza di esse non ci può essere la rivoluzione verde.

La mia relazione sul biogas, approvata a marzo, dimostra che il Parlamento europeo ha espresso il suo consenso ad autorizzare la coltivazione di piante GM per la produzione di bioenergia. Mentre in Ungheria c’era consenso tra i gruppi parlamentari sulla conservazione dell’agricoltura non GM, dobbiamo constatare che si tratta di un’illusione. Attualmente l’85 per cento della soia importata come alimenti per animali è geneticamente modificata.

E’ ovvio che la manipolazione genetica non è un gioco, i rischi sono enormi. E’ imperativo che venga istituita a livello europeo un’agenzia di sorveglianza avente carattere scientifico e composta da specialisti, indipendente dalle grandi imprese, in grado di esaminare i prodotti GM, capace di fornire protezione contro i rischi e reprimere le ansie infondate. Da un lato, le imprese multinazionali interessate agli OGM sono in qualche modo riluttanti a rilasciare una documentazione dettagliata riguardante i loro prodotti e non sono partner in esperimenti scientifici, sebbene, per la tutela dei consumatori, ciò costituirebbe un requisito essenziale. Dall’altro lato, vi sono anche molte informazioni confuse e storie dell’orrore di carattere non scientifico messe in circolazione dagli oppositori degli OGM. Ecco perché il presente dibattito è così importante. Grazie per la vostra attenzione.

 
  
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  Paulo Casaca (PSE).(PT) Anch’io desidero esprimere l’estrema preoccupazione del settore agricolo delle Azzorre, la mia regione, in merito all’attuale situazione. Ritengo che sia stato dimostrato nel corso del presente dibattito che nulla può giustificare l’esistenza di una politica che proibisca l’utilizzo degli OGM nei mangimi per animali e che al contempo permette il consumo di carni prodotte utilizzando tali OGM.

Ritengo inoltre che sia stata palesata l’esagerazione presente nella politica di tolleranza zero. Infine, desidero dire che nessuno che conosca l’industria dei mangimi per animali può dubitare dell’ovvio impatto che entrambi tali fattori avranno sui prezzi dei prodotti alimentari. Tale impatto è molto chiaro, in particolare per i mangimi a base di glutine di granturco e per i rifiuti derivanti dall’utilizzo del mais per la produzione di alcol. Ho già esortato la Commissione europea a tener conto della situazione degli agricoltori di tutta Europa.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel corso del dibattito sull’agricoltura stiamo al momento affrontando la sfida posta dal controllo dello stato di salute. Sarei interessato a sapere se il dibattito sugli OGM ne fa parte e fino a che punto viene discusso in tale contesto.

Tutti noi sappiamo che al momento in tutto il mondo si sta svolgendo un acceso dibattito circa la questione della sicurezza alimentare/energetica. Dobbiamo valutare le implicazioni che comporta per noi tale dibattito.

Io stesso sono sempre a favore della tolleranza zero quando si tratta dell’etichettatura. Deve essere chiaro al consumatore ciò che lui o lei sta comprando. Da questo punto di vista, dobbiamo garantire che gli organi legislativi a livello regionale abbiano anche la possibilità di decidere in merito a tale questione.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signora Presidente, anche se l’ora è tarda, ascoltando la discussione, sento la necessità di dire solo tre cose.

Innanzi tutto, è vero che non vi è alcuna prova scientifica che gli OGM mettano a rischio la salute umana e quella animale. Tuttavia, come ha accennato il precedente oratore che se ne è andato adesso, non si pensava che l’amianto fosse pericoloso, eppure oggi sappiamo che causa il mesotelioma – cancro ai polmoni. E certamente fino a qualche anno fa non si pensava che fumare fosse pericoloso per nessuno, ma senza dubbio oggi sappiamo che causa cancro ai polmoni, malattie polmonari e stenosi dell’arteria coronaria. E’ pertanto meglio essere sicuri anziché dispiaciuti.

In secondo luogo, l’onorevole Allister e l’onorevole Casaca hanno parlato della differenza tra gli OGM nei mangimi e gli animali che sono stati alimentati con OGM. Tra questi due casi vi è una grande differenza. Vi è una differenza, perché nei mangimi gli OGM si trovano in uno stato completamente diverso rispetto agli OGM che sono stati dati come alimento agli animali, che sono stati digeriti e metabolizzati dall’animale e che poi risultano presenti – ma non lo sono – probabilmente solo nelle carni dell’animale sotto una forma completamente diversa rispetto a quella che gli animali assumono nei mangimi.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE). – (FR) Signora Presidente, è chiaro che questo tema degli organismi geneticamente modificati è un’urgenza democratica, una necessità economica e un imperativo giuridico. Mi congratulo con la nostra commissione per aver affrontato l’argomento.

Per quanto concerne il nostro dibattito, risulta chiaro che l’Unione europea è fortemente dipendente dalle importazioni di mangimi ricchi di proteine, il che ci riporta ai dibattiti scientifici e le importazioni di animali alimentati con mangimi che non rispettano le norme europee ci portano a chiederci se l’Unione europea sia in grado di proteggere i suoi cittadini.

Il regime di protezione non è protezionismo, bensì una semplice questione, e desidero chiedere alla Commissione se ritiene che la qualità del nostro sistema doganale, che a mio avviso si è deteriorato notevolmente, le consentirebbe di rispondere a tutte le considerazioni fatte nel corso di questa eccellente discussione.

 
  
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  Jan Mulder (ALDE). – (EN) Signora Presidente, quando la signora Commissario risponderà, potrebbe dire qualcosa circa le possibilità di aumentare il livello di tolleranza da zero a una percentuale più alta, diciamo allo 0,7 per cento, allo 0,9 per cento o a qualsivoglia percentuale? Ascoltando la discussione, ritengo che ciò costituisca l’essenza di quanto è stato detto. Nelle attuali circostanze la tolleranza zero è un po’ troppo rigida.

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, ho ascoltato molto attentamente le diverse osservazioni fatte dagli onorevoli deputati.

In Commissione riconosciamo che le approvazioni asincrone degli OGM possono rappresentare un problema per la disponibilità e il costo delle importazioni di mangimi. Sebbene l’aumento dei costi in questo settore sia il risultato di fattori diversi, complessi e a volte molto più ampi, tutti questi fattori sono stati presi in considerazione nello studio che è stato condotto dalla DG AGRI.

Gli sforzi della Commissione sono mirati ad affrontare alcuni dei fattori principali alla base di tale questione, sia sul piano interno, attraverso l’autorizzazione di nuovi OGM nel pieno rispetto del quadro normativo dell’UE, che a livello internazionale, attraverso le discussioni con i nostri principali partner commerciali.

Diversi oratori hanno posto la domanda se la Commissione sarebbe pronta a passare dalla tolleranza zero a una tolleranza maggiore. Devo ricordarvi che per fare ciò siamo vincolati dalla codecisione sia del Parlamento che del Consiglio ed è necessario l’appoggio degli Stati membri. Sapete qual è stata la posizione degli Stati membri nei diversi comitati permanenti, in cui, raramente, e per quanto ne so mai, siamo riusciti a ottenere la maggioranza qualificata.

Desidero dire che l’imposizione di restrizioni sui prodotti di origine animale importati, e cioè su prodotti ottenuti da animali alimentati con OGM, probabilmente comporterebbe il mancato rispetto dei nostri impegni internazionali.

Desidero infine dire qualche parola circa i ritardi nella procedura di autorizzazione, a cui hanno accennato diversi oratori. E’ in corso una discussione tra la Commissione e l’AESA al fine di verificare i possibili vantaggi in termini di efficienza nella procedura di autorizzazione senza compromettere in alcun modo la qualità della valutazione scientifica.

Uno degli elementi su cui è stato posto l’accento è la necessità di comunicare ai richiedenti in modo più efficace i requisiti necessari all’autorizzazione al fine di migliorare, fin dall’inizio, la qualità delle loro pratiche.

Inoltre, e come risultato di tale discussione, l’Autorità si è presa l’impegno di condurre il controllo preliminare della validità entro sei settimane dalla presentazione della domanda, riducendo pertanto in modo significativo la durata della procedura di autorizzazione.

E’ altresì importante notare che il procedimento di approvazione potrebbe essere abbreviato in modo significativo qualora la Commissione fosse maggiormente appoggiata dagli Stati membri nel processo di comitatologia per l’autorizzazione degli OGM.

Da ultimo desidero rispondere a un’osservazione fatta da un oratore secondo cui nella gestione dei rischi da noi operata teniamo conto solo delle basi economiche. Desidero dire che, per noi, il fattore più importante è la sicurezza della salute umana e di quella animale, nonché dell’ambiente.

Detto ciò, desidero dire che la Commissione è aperta a discutere possibili suggerimenti in questo ambito, ma alla sola condizione che qualsiasi soluzione proposta rispetti l’obiettivo fondamentale di garantire la sicurezza dei prodotti immessi sul mercato europeo.

 
  
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  Presidente. – Grazie, signora Commissario.

La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La politica dell’UE sugli OGM favorisce le multinazionali a spese dei consumatori. Gli agricoltori diventano più che mai dipendenti dalla monopolizzazione e le multinazionali acquisiscono il controllo sull’agricoltura.

Gli OGM sono dannosi per la salute pubblica. E’ stato scientificamente provato che alcuni di essi sono responsabili di allergie e che indeboliscono il sistema immunitario.

Gli effetti irreversibili sull’ambiente rendono il pericolo degli OGM molte volte superiore. La biodiversità è limitata e non è certo possibile garantire i limiti della contaminazione.

Questa politica è economicamente dannosa. Gli OGM costituiscono uno dei fattori che contribuiscono all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e alla fame nel mondo, come ora affermano apertamente le organizzazioni economiche internazionali.

La proposta di adottare la tolleranza zero è falsa e inefficace. E’ il risultato di un compromesso con gli interessi delle multinazionali. Consente la coltivazione di taluni OGM e il consumo di prodotti derivati da mangimi geneticamente modificati, quali le carni provenienti da paesi terzi.

Questa politica ha lo scopo specifico di limitare le veementi proteste dei lavoratori degli Stati membri dell’UE che chiedono prodotti alimentari sicuri, non OGM e a prezzi accessibili.

Riteniamo che le coltivazioni geneticamente modificate debbano essere completamente vietate negli Stati membri, così come le importazioni di prodotti che mostrano tracce di OGM. Al contempo, tuttavia, si dovrebbero intraprendere misure volte a proteggere la produzione comunitaria e i consumatori.

 
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