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Procedura : 2007/2206(INI)
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Ciclo del documento : A6-0165/2008

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A6-0165/2008

Discussioni :

PV 20/05/2008 - 20
CRE 20/05/2008 - 20

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PV 21/05/2008 - 5.10
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P6_TA(2008)0221

Discussioni
Martedì 20 maggio 2008 - Strasburgo Edizione GU

20. Donne e scienza (discussione)
PV
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Thomsen, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sulle donne e la scienza [(2007/2206(INI)] (A6-0165/2008).

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. − (EL) Signor Presidente, innanzi tutto mi permetta di esprimere la mia gratitudine al Parlamento europeo e in particolare alla relatrice, l’onorevole Thomsen, per il loro sostegno alla politica della Commissione su donne e scienza. Vorrei inoltre ringraziare il relatore della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, l’onorevole Dover, per il suo approccio costruttivo.

Condividiamo la motivazione dell’onorevole Thomsen che l’eliminazione delle discriminazioni di genere nella scienza conduce a una nuova era di eccellenza per la ricerca e la crescita accademica europea, e uno stimolo all’innovazione. La Commissione è ben consapevole che esiste un serio squilibrio tra ricercatori di sesso femminile e maschile. Le ultime statistiche disponibili mostrano che, mentre le donne rappresentano oltre il 50 per cento dei laureati in tutte le facoltà universitarie, solo il 15 per cento dei professori sono donne. Nel campo della scienza, dell’ingegneria e della tecnologia, i dati corrispondenti sono pari al 34 per cento di donne laureate e al 9 per cento di professori donne. La Commissione concorda sul fatto che tale situazione rappresenta un grave spreco di talento e risorse, in quanto contrasta con il principio di parità.

Dal 1999 la Commissione europea si sta occupando della questione dell’assenza delle donne nella ricerca. Nel quinto programma quadro, la Commissione ha offerto un sostegno finanziario a studi e progetti nell’ambito di donne e scienza. Dal 2003, la Commissione pubblica inoltre le statistiche “She Figures”, che mostrano la partecipazione delle donne nella ricerca europea. Le prossime saranno divulgate nel 2009.

Più nello specifico, nella sua relazione l’onorevole Thomsen sostiene l’obiettivo di almeno il 40 per cento delle donne e il 40 per cento degli uomini nelle diverse commissioni secondo il programma quadro. Tale obiettivo non vincolante è in forza dal 2000 e ha condotto a risultati molto positivi. Ad esempio, la partecipazione delle donne nelle commissioni di valutazione del lavoro di ricerca è aumentata dal 10 per cento nel quarto programma quadro al 34 per cento nel sesto programma quadro. Ciò dimostra che laddove si mette in evidenza adeguatamente la questione, si possono ottenere progressi anche senza obiettivi non vincolanti. In effetti, la presenza di obiettivi vincolanti potrebbe, a lungo termine, rivelarsi controproducente, poiché segnala discriminazioni contro gli uomini, e la maggior parte degli uomini non condivide tali obiettivi.

La relazione sottolinea l’impatto negativo di un’interruzione dell’attività sulla carriera delle donne scienziato. Nel quadro dello Spazio europeo della ricerca, la Commissione europea condivide tali preoccupazioni e approva l’adozione di misure politiche volte a facilitare un maggiore coordinamento tra vita professionale e familiare. Un collegamento tra le donne scienziato può inoltre contribuire in modo sostanziale ad attrarre più donne verso la scienza e occupazioni essenziali. Perciò, abbiamo creato la piattaforma europea delle donne scienziato, come una sorta di catalizzatore che genera esempi di ruolo nella ricerca scientifica.

Uno dei nostri principali obiettivi è accrescere il numero di donne che ricoprono incarichi decisionali. Quest’aspetto è direttamente collegato allo scopo concordato dagli Stati membri nel 2005: il 25 per cento delle posizioni di responsabilità nel settore della ricerca pubblica dovrebbe essere occupato da donne. E’ di recente pubblicazione una relazione in merito dal titolo “La mappatura del labirinto: assumere più donne ai vertici della ricerca”, secondo cui una valutazione trasparente ed equa da sola non è sufficiente ad aumentare la rappresentanza delle donne nei processi decisionali. Occorre un cambiamento nelle percezioni attuali. Gli specialisti avanzano proposte relative a come ampliare e aprire la mentalità scientifica e la cultura esistenti, ma ora la sfida è metterle in pratica. Tali progetti stanno proseguendo nel settimo programma quadro e adesso sono collegati all’attuazione dello Spazio europeo della ricerca. La conferenza che si svolgerà nel maggio 2009, sotto l’egida della Presidenza ceca dell’UE, condurrà uno studio in merito ai successi degli ultimi 10 anni e individuerà inoltre i settori in cui sono necessari ulteriori sforzi. Il contributo del Parlamento europeo al proposito sarà prezioso.

Nel marzo 2006, la Commissione ha adottato la Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010. Questa tabella di marcia costituisce il quadro d’azione della Commissione ed è un’espressione del nostro impegno per promuovere la parità di genere in tutte le nostre politiche, internamente ed esternamente. Le nostre priorità sono: riconciliare vita privata e professionale; favorire un’equa partecipazione di donne e uomini negli organismi decisionali politici ed economici, nonché nella scienza e nelle tecnologia; eliminare gli stereotipi di genere nei settori dell’istruzione, della formazione, della cultura e sul mercato del lavoro.

 
  
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  Britta Thomsen, relatrice. − (DA) Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso l’opportunità di intervenire. Sono lieta che oggi possiamo collocare le donne e la ricerca in cima all’agenda, poiché ritengo sia un aspetto essenziale per l’Europa per quanto riguarda la realizzazione della strategia di Lisbona. L’Europa deve creare un maggior numero di posti di lavoro; dobbiamo offrire migliori occupazioni e diventare più forti in ricerca e innovazione. In ognuno di questi compiti, le donne rappresentano una parte fondamentale della soluzione. Sono necessarie più donne sul lavoro, in posizioni dirigenziali e in organismi decisionali. Se in Europa, nei prossimi anni, creeremo 700 000 posti di lavoro nella ricerca, dobbiamo anche migliorare nell’impiego dei nostri talenti femminili.

A livello generale, mi sono posta due obiettivi nell’elaborare questa relazione. Primo, volevo stabilire lo status della situazione attuale. Qual è la proporzione di donne nella ricerca e perché le condizione sono così negative? Secondo, avevo intenzione di guardare avanti e proporre soluzioni e consigli per come migliorare la situazione, che attualmente non è soddisfacente. Le donne costituiscono in media solo il 35 per cento dei ricercatori che lavorano nel settore pubblico e il 18 per cento di quelli che lavorano nel settore privato. Inoltre, anche se le donne rappresentano oltre il 50 per cento degli studenti europei e ottengono il 43 per cento dei dottorati, ricoprono soltanto il 15 per cento di importanti posizioni accademiche. Possiamo quindi notare una marcata distorsione per quanto riguarda la rappresentanza delle donne in ruoli decisionali e dirigenziali.

Anche le nostre istituzioni di recente realizzazione come il Consiglio europeo della ricerca non riescono a soddisfare i criteri di parità. Solo 5 membri su 22 di questo Consiglio sono donne. Ho inoltre posto l’accento sul fatto che nella maggior parte dei paesi europei è tuttora presente una netta sottorappresentanza delle donne nei comitati scientifici, ancora un altro esempio della loro assenza in organismi decisionali.

Vorrei aggiungere qualcosa in merito alla seconda parte della relazione, probabilmente la più interessante, ovvero le soluzioni e le proposte per il futuro. Ho ascoltato con attenzione la motivazione offerta durante il processo di consultazione svoltosi in sede di commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, e uno degli aspetti precisi che sono sorti era innanzi tutto di elaborare politiche per il settore. Se si ignora quest’ambito problematico a livello nazionale e istituzionale, non succederà nulla. Nella mia relazione, ho pertanto inserito un requisito affinché gli Stati membri e la Commissione stabiliscano un obiettivo di almeno il 40 per cento di donne nelle commissioni di assunzione e valutazione. Ritengo sia assolutamente essenziale. Se abbiamo intenzione di cambiare la situazione, dobbiamo garantire che siano presenti più donne negli organismi decisionali, in modo da poter compiere dall’alto gli sforzi necessari per creare una nuova cultura. Inoltre, ho chiesto procedure di assunzione più aperte. L’esperienza mostra che procedure chiuse favoriscono gli uomini, che si indicano reciprocamente come i più qualificati.

Nella mia relazione ho anche chiarito che non dobbiamo rifuggire azioni positive qualora nutrissimo la speranza di modificare la situazione in maniera relativamente rapida. Dopotutto, i nostri dati mostrano che al momento non ci sono sviluppi positivi spontanei. Ho pertanto raccomandato di conservare finanziamenti speciali per promuovere le ricercatrici e per incentrarci sull’importanza delle reti e dei modelli di ruolo in quanto iniziative semplici, che negli Stati membri hanno condotto a validi risultati. Anche interventi molto banali come una frase che afferma che è incoraggiata in particolare la partecipazione delle donne producono esiti positivi.

Il mio lavoro su questa relazione dimostra, quindi, che esistono numerose barriere. Di certo è importante offrire serie opportunità per conciliare la vita di ricercatore e quella familiare, con la possibilità di ottenere il congedo di maternità anche se si è studenti che frequentano un dottorato, ma si tratta anche di cultura. Le barriere culturali sono certamente più difficili da esprimere in una formula, eppure in realtà, come gli ostacoli più concreti, è questione di incentrarsi su alcune distorsioni. Non aggiungerò altro al proposito, ma ascolterò le vostre osservazioni sulla relazione.

 
  
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  Den Dover, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. (EN) Signor Presidente, è un grande piacere per me accogliere favorevolmente ogni parola pronunciata dal Commissario questa sera, nonché congratularmi con l’onorevole Thomsen, che ha svolto un ottimo lavoro in qualità di relatrice su questa importante questione. Dalla corrente di centrodestra dell’Aula, sono lieto di complimentarmi con una socialista dell’altra corrente e di un altro paese e le auguro il meglio poiché ha equilibrato l’intero approccio; ha evidenziato i fattori principali relativi al fatto che le donne raggiungano l’età adolescenziale prima degli uomini.

Sono più intelligenti, laboriose, sono in grado di applicarsi, eppure, anche quando ottengono un’istruzione superiore, all’inizio di una carriera nella ricerca, talvolta spariscono. Ciò accade spesso per pressioni a casa, per la loro vita personale. L’onorevole Thomsen ha ragione nella sua relazione e a concentrarsi su tali problemi questa sera.

La relazione propone idee costruttive. L’unico aspetto da cui dissento è fissare obiettivi specifici per la percentuale di donne che dovrebbe ottenere questo o quel grado, questo o un altro ruolo. E’ eccessivamente prescrittivo. Ma, dall’altro lato, questa relazione ha il mio pieno sostegno. Sono onorato di aver elaborato il parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. Ringrazio i relatori ombra della relazione principale e del mio parere per la loro assoluta collaborazione. Si tratta di un esempio di legislazione e una relazione nel Parlamento europeo che garantiscono di essere considerati al meglio, nella cooperazione e nell’attenzione a favore delle necessità dell’industria della ricerca.

Concludo dicendo che giovedì scorso, con uno dei miei colleghi, l’olandese Lambert van Nistelrooij, ci siamo recati all’Università di Oxford. Qui tutti gli scienziati e i ricercatori sono donne. Sono rimasto estremamente soddisfatto.

 
  
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  Presidente . – La ringrazio onorevole Dover, in particolare alla luce del fatto che, oltre al Commissario Dimas, lei è l’unico uomo a essersi segnato per la discussione di stasera. Ci sono soltanto oratori donna.

 
  
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  Edit Bauer, a nome del gruppo PPE-DE. (SK) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi vi ringrazio. Mi congratulo con l’onorevole Thomsen, a nome della relatrice ombra per il gruppo PPE-DE, l’onorevole Sartori, nonché a nome mio. Vorrei dire che la situazione riguardante le donne e la scienza è paragonabile a quella delle donne e la politica, benché nel settore della scienza le donne siano rappresentate leggermente meglio. Questa è la realtà, nonostante le donne costituiscano circa il 60 per cento dei laureati universitari. Una carriera scientifica è più di un’occupazione con orario regolare. Esiste anche un forte aspetto competitivo: spesso le donne devono fare di più degli uomini per ottenere successo. Una collega più anziana, molti anni fa, mi aveva avvertito di questa situazione all’inizio della mia carriera scientifica.

La domanda relativa al perché le donne sono così scarsamente rappresentate nella scienza, al perché dopo un periodo di tempo si verifica un calo del numero di giovani donne scienziato e quindi al motivo per cui, di conseguenza, perdiamo scienziati dotati, è quella giusta? Creare condizioni volte a conciliare vita lavorativa e familiare è d’interesse essenziale per le donne scienziato. A questo proposito, è particolarmente importante realizzare gli obiettivi di Barcellona. Se si ritiene che le donne siano scienziati di successo, i servizi loro disponibili devono essere affidabili, accessibili, eccellenti, appropriati alla natura e ai requisiti del lavoro scientifico e sufficientemente flessibili.

Tuttavia, occorre inoltre considerare la questione del sostegno generale a scienza e sviluppo. Se le retribuzioni variano tra basso e molto basso, nessuno può attendersi che tali professioni invoglino le giovani donne o anche i giovani uomini a metter su famiglia. Ciò costituisce un reale problema in alcuni paesi, in altre parole i nuovi Stati membri, dove il sostegno a scienza e ricerca è pari all’1 per cento del PIL. Consentitemi di concludere dicendo che la situazione andrebbe risolta modificando le condizioni, anziché fissando quote.

 
  
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  Zita Gurmai, a nome del gruppo PSE. (HU) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la partecipazione delle donne all’istruzione superiore è aumentata in modo sensazionale negli ultimi anni. Tuttavia, da ciò non è derivato un miglioramento nel rapporto donne-uomini nella scienza. Anche il numero di donne in ingegneria è cresciuto negli ultimi vent’anni, ma non quanto nelle altre professioni e discipline scientifiche.

A causa delle difficoltà, una grande proporzione di donne scienziato abbandona una carriera nella scienza, e ciò è inaccettabile e assurdo. Per le donne è più complicato far carriera nelle loro professioni. Quest’aspetto è particolarmente evidente per quanto riguarda le retribuzioni. Le donne sono meno rappresentate nelle istituzioni scientifiche. Le ricercatrici sono costrette a scegliere tra carriera e famiglia. Le interruzioni temporanee nella professione di una donna nella scienza per ragioni familiari rendono difficile la loro promozione. Dobbiamo considerare metodi finalizzati a stabilire un equilibrio tra vita lavorativa e privata e applicare migliori prassi.

Anche la strategia di Lisbona chiede di applicare i principi di parità di genere nel settore di ricerca e sviluppo. Dobbiamo intraprendere azioni più efficaci in tutti i campi della scienza e rendere le procedure di assunzione e i requisiti di promozione più trasparenti. Dobbiamo adoperarci per garantire parità di genere nella ricerca universitaria e non e negli organismi direttivi di tali istituzioni.

La relazione è eccellente, e ne consiglio l’adozione. Mi congratulo inoltre con la mia collega Britta Thomsen che, in quanto ricercatrice, ha analizzato in modo approfondito la materia. Grazie.

 
  
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  Siiri Oviir, a nome del gruppo ALDE. (ET) Signor Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, la vita nel mondo di oggi è sempre più legata a scienza e tecnologia tramite prodotti nuovi o migliorati e uno sviluppo tecnologico e dei servizi. Le donne scienziato d’Europa contribuiscono senza dubbio a tale processo.

Si è già detto che nelle università ci sono più studentesse che studenti; la stessa cosa vale per chi frequenta un master o un dottorato, ci sono più donne. Tuttavia, il numero di donne che lavora a un livello più elevato in istituzioni scientifiche e didattiche è sette volte inferiore a quello degli uomini, la media è pari al 15 per cento. Per quale ragione? Il mondo scientifico negli anni è sempre stato formato principalmente da uomini. Tale situazione è stata giustificata affermando che la conoscenza autentica è conseguita utilizzando con precisione metodi oggettivi e discussioni logiche che sono meno naturali per le donne che per gli uomini.

Il fatto che, anche oggi, il mondo scientifico sia formato soprattutto da uomini, in sé è maggiormente dovuto all’assimilazione della mascolinità al pensiero scientifico anziché alla precedente giustificazione. La scienza accademica ha dimostrato che il concetto di oggettività identificato con la mascolinità è una leggenda. La realtà odierna, tuttavia, è che questo mito influenzi incontestabilmente l’assegnazione di posti di lavoro e il processo decisionale connesso al finanziamento della ricerca scientifica.

Tale atteggiamento sminuente è accentuato inoltre dai mezzi di comunicazione, in cui le donne sono dipinte in modo unidimensionale e tendenzioso. Spesso sono rappresentate in un qualsiasi vecchio ruolo, soprattutto come membri di gruppi femminili, e non come professioniste nel loro campo. Allo stesso tempo, abbiamo compiuto scarsi progressi per cambiare la situazione e aumentare le opportunità delle donne di occupazioni migliori. Per mutare questa prospettiva, diffusa nella società, dobbiamo iniziare a promuovere dalle fasi iniziali la scienza a entrambi i sessi in quanto settore interessante e allettante. Dai libri dei bambini devono sparire le foto che ritraggono le donne con il grembiule e gli uomini sulle navicelle spaziali.

Approvo le misure positive proposte nella relazione volte a incoraggiare e aiutare le donne scienziato, sottoforma di orientamento professionale finalizzato alle donne scienziato o programmi speciali per sostenere l’interesse a carriere nella scienza. Non posso, tuttavia, appoggiare quote meccanicistiche basate sul genere poiché ci vincolano a un periodo di tempo specifico e possono risultare in quantità anziché in qualità. Ringrazio la relatrice per un lavoro conciso e mi scuso.

 
  
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  Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, l’uguaglianza di genere è un valore e un obiettivo dell’Unione europea. Tuttavia, anche se si è scritto molto in merito, le discriminazioni avvengono quotidianamente.

Purtroppo, la parità percepita esiste anche nella scienza. Sappiamo che un numero più elevato di ragazze che di ragazzi termina la scuola secondaria con titoli di accesso all’istruzione superiore, e più giovani donne che giovani uomini possiedono qualifiche di terzo grado. Le donne sono quindi ben istruite, ma dopo la laurea all’università sono ostacolate dal fenomeno del soffitto di vetro. I dati sono preoccupanti: soltanto il 15 per cento di tutti i professori sono donne. Solo il 15 per cento di ruoli al vertice sono occupati da donne, anche se la maggior parte dei laureati e metà di chi completa il dottorato è costituita da donne.

Le discriminazioni nelle retribuzioni si verificano anche nella scienza: le commissioni che decidono in merito a progetti di ricerca sono formate per meno del 20 per cento da donne. Si potrebbe quasi presumere che maggiore sarà la quantità di denaro spesa per un progetto di ricerca, meno saranno coinvolte le donne.

Ciò che occorre, quindi, se abbiamo intenzione di fare di più che vane promesse di parità, sono le quote, ma devono essere ambiziose, in modo che riescano veramente a ottenere risultati. L’uguaglianza di genere deve essere applicata a tutti i settori della scienza, e tale uguaglianza dovrebbe risultare per almeno il 40 per cento del sesso non rappresentato, cioè le donne, e non solo per il 25 per cento. Pertanto, affinché la situazione cambi, dobbiamo porci precisamente questo ambizioso obiettivo.

Per concludere, consentitemi di citare un’altra questione cui tengo molto: sappiamo che entro il 2010 l’Unione europea avrà bisogno di 700 000 ricercatori. Dobbiamo quindi compiere ogni sforzo per evitare che l’Unione europea diventi un deserto scientifico. Eppure, fin dall’inizio ci lasciamo sfuggire ragazze molto dotate. Incoraggiare giovani donne di talento è un’iniziativa che mi sta molto a cuore e chiederei alla relatrice di prestare maggiore attenzione a quest’aspetto.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, nel mio paese, la Polonia, il livello medio d’istruzione delle donne è più elevato di quello degli uomini. In qualità di fisico che lavora all’Università di Varsavia, non ho mai incontrato discriminazioni basate sul genere. Mi sarei sentita umiliata se la mia condizione professionale fosse stata decisa non per le mie competenze e capacità intellettuali, ma per qualità secondarie, come il genere.

Con il suo lavoro e la sua passione per la scoperta, Marie Skłodowska-Curie ha ottenuto risultati per cui è stata insignita due volte del Premio Nobel. Il rettore della mia università, al primo posto in Polonia, è una donna, una professoressa di fisica.

Tuttavia, la realtà che determina la situazione delle donne nel mondo della scienza non è la stessa dappertutto. I problemi sono evidenti quando si viene a conoscenza che le donne costituiscono solo il 35 per cento dei lavoratori dell’ambito scientifico impiegati nel settore pubblico e nell’istruzione superiore nell’Unione europea, e solo il 18 per cento nel settore privato. Talvolta, è la conseguenza di doveri familiari che prevalgono sul fascino della scienza, ma non sempre.

Le conclusioni dei paragrafi 2 e 3 della relazione, a mio parere, sono importanti. Di fatto è durante la prima fase dell’istruzione che è più semplice dimostrare che se la scienza può essere difficile, è sempre coinvolgente, e vale quindi la pena compiere uno sforzo per scoprire ciò che consideriamo interessante, e ciò che non possiamo raggiungere se non tramite studi scientifici. E’ apprezzabile incoraggiare chi è portato a intraprendere un lavoro scientifico; molte donne sono dotate di tali capacità, e sarebbe un peccato perdere questo potenziale. Gli esempi cui si fa riferimento nel paragrafo 3 hanno una certa fondatezza al proposito, indicando le azioni da eseguire per ottenere risultati.

In conformità con la strategia di Lisbona, ma indipendentemente da essa, è assolutamente fondamentale investire nelle persone e nella loro istruzione. Tale iniziativa aumenta le possibilità sul mercato del lavoro, e ciò vale anche per il mercato del lavoro molto specifico qual è il campo della scienza. Pertanto è importante che, in tutti i tirocini, gli scambi tra istituzioni didattiche e altre opportunità per migliorare la posizione occupazionale, i criteri di accesso sono siano discriminatori.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Ringrazio la relatrice, l’onorevole Thomsen, per aver evidenziato il problema dell’ineguaglianza in scienza e ricerca. L’ineguaglianza pervade la società. Mediante l’impegno e le opinioni delle organizzazioni delle donne tra le altre, tuttavia, è aumentata la sensibilità in merito all’ineguaglianza in numerosi settori e molti si sono resi conto delle conseguenze negative per la società nel suo complesso. Ma proprio nella comunità scientifica è stata a lungo celata. Da qui, questa relazione è di particolare importanza.

Se l’UE pone l’accento sul ruolo della ricerca nello sviluppo economico, quest’ultima continua in molti casi a essere riservata a un solo genere. Nel settore pubblico, il 35 per cento dei ricercatori è costituito da donne, nel privato solo il 18 per cento. Il comitato scientifico del Consiglio europeo per la ricerca è formato da 22 membri, di cui cinque sono donne.

Questa relazione concentra l’attenzione sul problema, ma, a mio parere, non è sufficiente. Dobbiamo alzare ulteriormente il livello di ambizione.

Ho un’osservazione da compiere nella discussione sull’uguaglianza: dobbiamo continuare a difendere la necessità di uguaglianza affermando che occorre crescita economica e sviluppo. Quando saremo in grado di dire che la parità è un obiettivo di per sé che non ha bisogno di essere tutelata in termini economici? I pari diritti sono diritti umani!

 
  
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  Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signor Presidente, il ruolo svolto dalle donne nella scienza sembra differire nei singoli Stati membri dell’UE. Nei tempi difficili del comunismo, in Polonia le donne hanno ottenuto l’accesso alla scienza e ai diritti politici molto prima di numerosi paesi della vecchia UE. In precedenza, il problema era, e lo è tuttora, più di una povera situazione economica e criteri poco chiari di assegnazione delle risorse alla ricerca scientifica, di solito indipendentemente dal genere.

Nonostante questi ostacoli, ci sono molte donne che, come mogli e madri, rivestono importanti funzioni sociali, lavorando in qualità di ministri, direttori, presidi e professori in istituti d’istruzione superiore o medici, senza sentirsi discriminate dagli uomini. Al contrario di ciò che affermano energiche femministe, nel mio paese le donne sono generalmente rispettate; non soffrono di complessi, hanno piuttosto la consapevolezza del proprio valore e della propria forza, sapendo che, collaborando con gli uomini, svolgono un ruolo importante in tutti gli ambiti della vita, attribuendo, tuttavia, il massimo valore alla tutela della vita, alla protezione del matrimonio e della famiglia, e altri valori fondamentali.

La percentuale degli studenti di sesso femminile è costantemente in crescita, e dagli anni ‘90 era già il 51 per cento. Secondo le relazioni, le donne rappresentano il 38 per cento dei lavoratori scientifici nei paesi dell’UE dell’Europa centrale e orientale, anche se in gran parte sono impiegate in settori in cui la spesa per la ricerca scientifica è modesta. Sembra quindi opportuno suggerire di rendere disponibili maggiori fondi, accompagnati da un incoraggiamento a intraprendere attività scientifiche, oltre a un ulteriore consolidamento della posizione delle donne, in particolare mediante regolamenti giuridici che consentano di conciliare vita familiare e professionale, incluso il riconoscimento finanziario e sociale del lavoro domestico con l’obiettivo di offrire una scelta autenticamente gratuita, ma senza equivalenze o cambiamenti nella definizione di eccellenza.

La differenziazione di percentuale nei ruoli dirigenziali può essere collegata al notevole sforzo mentale e fisico che è più di una responsabilità, cosicché la rappresentanza delle donne dovrebbe applicata riconoscendo e utilizzando le conoscenze e le singole predisposizioni insieme al miglioramento delle condizioni giuridiche ed economiche e infrastrutture di assistenza, che facilitano la conciliazione di vita familiare e lavorativa.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE) . (SK) Al fine di realizzare gli obiettivi della strategia di Lisbona, la priorità dell’Unione europea deve essere quella di creare un’ampia base di scienziati in grado di attuare ricerca di qualità al più elevato livello internazionale. La partecipazione delle donne alla scienza non corrisponde alle necessità della ricerca, benché le donne ottengano un’istruzione superiore a quella degli uomini, e il loro numero in questo tipo d’istruzione sia più alto. E’ pertanto necessario concentrarsi sull’istruzione e sul sostegno alle donne scienziato al vertice e motivare le donne di talento a intraprendere una carriera scientifica creando buone opportunità per attività scientifiche di qualità, fornendo carriera e retribuzione adeguate. Gli ostacoli che impediscono alle donne di partecipare al lavoro scientifico esistono ancora oggi. Psicologia e talvolta una solidarietà insufficiente tra le donne hanno altresì il loro ruolo.

Il fatto è che per le ricercatrici è più difficile che per gli uomini conciliare vita lavorativa e familiare. Le interruzioni nella carriera scientifica delle donne per motivi familiari hanno un impatto negativo sulle possibilità di avanzamento professionale. Siccome l’attività scientifica è continua, per le donne sarebbe vantaggioso lavorare anche a casa, a meno che non sia indispensabile la loro presenza sul posto di lavoro. La maggior parte di chi incontra problemi di mobilità è costituita da donne, poiché generalmente è compito della donna occuparsi di bambini, anziani o altri familiari a carico. Le donne apprezzerebbero servizi di assistenza all’infanzia negli istituti scientifici.

Ritengo che le quote non risolveranno il problema della mancanza di donne scienziato se le donne stesse non hanno intenzione di cambiare il loro status quo. Devono godere di condizioni appropriate, essere più fiduciose e mostrare solidarietà reciproca. Credo che il settimo programma quadro e i programmi di ricerca scientifica sosterranno progetti che incoraggino le donne a intraprendere carriere scientifiche. E’ importante che i sistemi di selezione dei progetti siano trasparenti, motivo per cui le donne dovrebbero avere una pari rappresentanza nelle commissioni di valutazione e selezione.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE) . – (PL) Benché le donne costituiscano oltre il 50 per cento degli studenti dell’UE e ottengano il 43 per cento dei dottorati europei, ricoprono, in media, solo il 15 per cento degli incarichi accademici di grado più elevato e sono in minoranza tra i ricercatori. Al governo e nel settore dell’istruzione superiore rappresentano in media il 35 per cento dei ricercatori, e nel settore privato solo il 18 per cento.

Studi hanno dimostrato che i sistemi di assunzione esistenti non sono neutri per quanto riguarda il genere. L’esistenza di un “soffitto di vetro” per le donne che tentano di avanzare verso ruoli di alto livello è ben documentata e colpisce tutti i settori dell’economia, in particolare quelli connessi a scienza e tecnologia. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero introdurre il prima possibile procedure di assunzione trasparenti al fine di garantire un equilibrio di genere negli organismi competenti.

Dato che la ricerca rappresenta un settore cruciale per lo sviluppo economico dell’Unione europea, e l’Europa ha bisogno di 700 000 ricercatori aggiuntivi in quanto parte della realizzazione della strategia di Lisbona per la crescita e lo sviluppo, è molto importante programmare la scienza come un settore aperto a entrambi i generi e garantire che le donne siano adeguatamente rappresentate tra gli scienziati. Al fine di ottenere tale risultato, è fondamentale fornire condizioni appropriate di lavoro adatte a una donna scienziato, oltre a infrastrutture che permettano un’agevole interfaccia tra vita professionale e familiare.

Infine, desidero congratularmi con la relatrice, l’onorevole Thomsen, per un documento elaborato in modo eccellente.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. EDWARD McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE) . – (LT) Purtroppo, nonostante gli atti giuridici adottati dall’UE e tutte le dichiarazioni e discussioni che abbiamo compiuto, la dimensione dell’integrazione di genere nella sfera della ricerca scientifica, tra le altre, resta insoddisfacente.

Anche se esiste un gran numero di studentesse nelle università dell’UE, solo il 18 per cento dei ricercatori che lavorano nel settore privato e solo il 15 per cento dei ricercatori in ruoli accademici di alto livello è donna. Nei settori di governo e istruzione superiore le donne rappresentano soltanto il 35 per cento. Inoltre, le donne che operano nella ricerca scientifica sono retribuite meno dei colleghi uomini e il loro lavoro consiste più in insegnamento che in ricerca, il che raramente consente loro di ottenere riconoscimenti.

Esorto la Commissione e gli Stati membri ad aumentare gli sforzi volti a sostenere le donne che mirano a realizzare una carriera come scienziate. Nel considerare il modo per aiutarle, non possiamo trascurare la dimensione familiare, la flessibilità delle ore lavorative e il miglioramento delle istituzioni di assistenza all’infanzia e la flessibilità familiare.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, avendo anch’io esperienza nel campo scientifico, accolgo con favore questa importante discussione sulle donne nel settore di scienza e tecnologia. In linea di massima approvo la relazione dell’onorevole Thomsen, che cerca di individuare le barriere che spiegano la ragione per cui le donne sono sottorappresentate nella scienza e concordo che la maggior parte dei sistemi educativi in Europa continui a mantenere stereotipi di genere.

La sua relazione osserva altri fattori che contribuiscono alla sottorappresentanza delle donne in questo settore e purtroppo in numerosi altri ambiti professionali. Tali fattori includono l’impatto negativo delle interruzioni dell’attività scientifica femminile legate a motivi familiari e delle restrizioni alla mobilità dovute a responsabilità familiari. Approvo il suo invito rivolto alla Commissione e, più in particolare, agli Stati membri a intraprendere azioni positive su diversi fronti (istruzione, assistenza all’infanzia, sicurezza sociale, congedo parentale), nonché a mettere a disposizione finanziamenti adeguati al fine di migliorare le prospettive delle donne che cercano di favorire la carriera o di ritornare alla scienza dopo essersi occupate della famiglia.

Occorrono donne competenti a tutti i livelli della società, e in effetti abbiamo anche bisogno di donne con competenze scientifiche in politica, ma ritengo non realizzeremo mai questo obiettivo fissando quote relative alla partecipazione di genere. Piuttosto, dovremmo mirare a una maggiore trasparenza nell’assunzione, a schemi di tutorato, al rafforzamento del collegamento tra le donne scienziato, alla promozione delle ricercatrici come modelli di ruolo e, naturalmente, all’adeguata disponibilità di finanziamenti per incoraggiare le donne nella scienza, mantenendo equità e parità. Credo che la maggior parte delle donne scienziato sarebbe d’accordo.

Nel 2003, nel mio paese, l’Irlanda, è stata istituita una Science, Engineering and Technology (SET) Committee (Commissione per la scienza, l’ingegneria e la tecnologia) al fine di formulare raccomandazioni relative alle strategie per aumentare tra donne e ragazze la comprensione delle materie scientifiche e un livello più elevato di matematica nell’istruzione di secondo grado e accrescere il numero di donne che scelgono corsi di ingegneria e tecnologia in quella di terzo grado. Questa commissione è presieduta dalla professoressa Jane Grimson del Trinity College di Dublino, un’eminente figura accademica.

Disponiamo inoltre di organizzazioni note come WITS (Women in Technology and Science, Donne in tecnologia e scienza), che sono state intraprese nel 1999, e del Wiser Workforce Project (Progetto per una forza lavoro più esperta), che è un’iniziativa per il ritorno al lavoro delle donne scienziato. Esiste la Science Foundation Ireland, che ha avviato quattro programmi per affrontare la sottorappresentanza delle donne nella scienza e nell’ingegneria irlandesi.

Infine, tali schemi mirano a incoraggiare e sostenere lo sviluppo di sistemi e pratiche sostenibili, che garantiranno che le ricercatrici abbiano pari opportunità di competere sulla base delle loro competenze, conoscenza e potenziale scientifici.

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE) . (BG) Signor Presidente, signor Commissario, la relazione Donne e scienza è accurata e affronta la partecipazione delle donne a uno dei più rilevanti processi di sviluppo, la ricerca scientifica. La sua importanza è determinata dal fatto che descrive la struttura dello sviluppo scientifico e fornisce soluzioni in un aspetto fondamentale, l’assetto delle risorse umane nella scienza. Le donne rivestono un ruolo essenziale nelle università, negli istituti di ricerca e nel settore privato. Il livello insoddisfacente del coinvolgimento delle donne nel sistema dirigenziale e decisionale nella scienza, la bassa percentuale delle donne che detengono dottorati, o che è professore o membro delle accademie ha a che fare con gli stereotipi pubblici e le difficoltà sul loro percorso volto al perseguimento della carriera nella scienza.

Occorre applicare orari di lavoro flessibili, sviluppare un’offerta di servizi che aiutino le donne e concedere opportunità di scelta e realizzazione. Un ruolo consolidato della donna nella scienza non dovrebbe essere considerato soltanto un’altra politica di genere. E’ un dovere che permette di avvalersi dell’elevato potenziale delle donne senza eccedere nell’estremismo. Per la loro devozione alla scienza, le donne non dovrebbero rinunciare al loro progetto naturale di crearsi una famiglia e diventare madri. Per le giovani donne nella scienza, dovrebbe essere attuato il principio della duplice priorità: famiglia e carriera.

 
  
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  Erna Hennicot-Schoepges (PPE-DE) . – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, credo che il nostro obiettivo sia lo stesso, ottenere la parità, ma non troviamo un accordo sui metodi per farlo.

Signor Commissario, le sue statistiche sono ben combinate, rivelano che il percorso è lungo e difficoltoso e che lei ha fatto la cosa giusta introducendo le quote per le nomine nelle commissioni, poiché, senza una politica attiva, non troveremo le donne, dato che, al fine di trovarle, occorre prima mostrare la volontà di farlo.

Quindi, più miriamo in alto, più riscontriamo una reticenza nel nominare le donne, e l’aspetto del tutto inopportuno e illogico è che nel settore dell’istruzione le donne sono in gran parte la maggioranza, ma negli ambienti accademici sono assenti.

Per quale ragione? Ritengo sia necessario condurre un’analisi e invitare gli Stati membri, e probabilmente il Commissario potrebbe esercitare un po’ di pressione, a stabilire qualche criterio per definire la situazione nelle loro università.

Spesso i processi di selezione dei professori non prevedono i medesimi criteri. Alle donne si pone sempre la domanda: “Che cosa pensa di fare per accudire i suoi figli?”, mentre agli uomini non si chiede mai e, quindi, in questa discussione parliamo tutti di responsabilità di assistenza all’infanzia. Accadrebbe la stessa cosa se ci occupassimo degli uomini? Perché non capovolgere il problema, e, per di più, non si tratta di un problema. Avere una famiglia è una grande gioia, una ricchezza anche per gli uomini; per quale motivo non dovremmo cambiare la nostra prospettiva?

Ritengo si dovrebbe rivedere la nomina di professori, insieme al procedimento e le domande che si pongono e, al fine di compiere progressi nel settore delle nuove tecnologie, la Commissione dovrebbe intraprendere azioni mirate. Per quanto riguarda i criteri di eccellenza, non penso possiamo fare concessioni.

 
  
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  Gabriela Creţu (PSE) . (RO) Onorevoli colleghi, presenterò molto brevemente tre aspetti. Nei paesi ex comunisti la situazione sembra persino più complicata dalla precedente politica di genere che aveva condotto allo sviluppo di una porzione significativa di donne che era attiva nel settore della scienza. Al contrario, la transizione ha prodotto una brutale riduzione dei fondi assegnati alla ricerca e il calo del numero di ricercatori. Oggi, le ricercatrici di ieri stipulano polizze assicurative, sono impiegate statali o hanno lasciato il loro paese di origine, con numerose conseguenze negative: spreco di risorse umane, elevata insoddisfazione e ostacoli allo sviluppo.

Il secondo aspetto è che, attualmente, le attività di comunicazione di massa, di relazioni pubbliche e le società pubblicitarie rivestono un ruolo importante, incluso quello economico, nel prodotto interno lordo. Fanno affidamento sulla ricerca nelle scienze umane e sociali in cui lavorano molte donne. Ciononostante, una gerarchia tradizionale delle scienze non fornisce loro un sufficiente riconoscimento sociale e opera come un’indiretta discriminazione contro le ricercatrici in questo settore.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE) . – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, la relazione dell’onorevole Thomsen ha affrontato un aspetto delicato della mia esperienza. Ho ricevuto il mio dottorato alla Sorbona quando ero già madre di tre bambini e mio marito ne aveva quattro. Ho dovuto interrompere la mia attività di ricerca. Il perseguimento dell’eccellenza accademica entra nel sangue e ci si sente infelici se costretti ad abbandonarlo. Ora devo ammettere che, in seguito, dopo aver avuto altri figli, un’università tedesca che offriva un programma specifico per le madri, mi ha concesso l’opportunità di continuare la mia ricerca, che ho proseguito volontariamente fino a oggi. Quindi, le possibilità esistono, e per questa ragione si dovrebbe includere l’aspetto familiare nella pianificazione dei programmi e dei ruoli nella ricerca, cosicché si faccia pieno uso delle risorse umane. Ritengo pertanto che non siano più necessari obiettivi vincolanti e cambierà la percezione del contributo delle donne alla ricerca.

Per questo motivo, occorre una pianificazione in modo che le donne siano accettate secondo la fase particolare della loro vita professionale. A causa dei pochi anni in cui una donna non ha scelta se non essere esclusa, è privata delle soddisfazioni dell’accademia per il resto della sua vita e la società perde ciò che ha da offrire. Le ricercatrici dovrebbero quindi avere l’opportunità di partecipare ai programmi. In una fase successiva, la partecipazione delle donne ai programmi di ricerca dovrebbe essere un criterio di valutazione della qualità delle università.

Vi ricordo la relazione che abbiamo presentato lo scorso anno, in cui si affermava che dovesse essere possibile conciliare vita professionale e familiare dal livello degli studenti in poi.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE) . – (PL) Signor Presidente, mi congratulo con la mia collega per una relazione eccellente. Un maggiore coinvolgimento nella ricerca scientifica è essenziale se bisogna realizzare i principi della strategia di Lisbona. Come evidenzia la relatrice, l’Europa deve assumere altri 700 000 ricercatori al fine di concretizzare i principi della strategia. Ritengo che il coinvolgimento e il potenziale delle donne implicherà una percentuale elevata di questo gruppo.

Tuttavia, sono preoccupata per la proposta di garantire un equilibrio di genere nelle commissioni di valutazione e assunzione. In quanto politico donna, non vorrei che le mie attività fossero giudicate soltanto attraverso la lente del mio genere. Preferirei fossero la qualità e i risultati del mio lavoro a determinare come opero.

Esiste la curiosa proposta di accrescere l’interesse tra i giovani affinché intraprendano un’istruzione superiore in ambiti specifici e tecnici. Tale iniziativa dovrebbe essere accompagnata da azioni volte a promuovere la scienza come un’area di lavoro e di sviluppo professionale per donne e uomini. Credo valga la pena esaminare le proposte che consentono di conciliare una carriera professionale con la vita familiare. Dovrebbero essere considerate in un contesto più ampio, in cui si sostenga e si incoraggi la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE) . (SK) Come ha appena affermato la mia collega, oggi l’Europa deve assumere oltre 700 000 ricercatori. E’ una situazione allarmante. Le donne potrebbero colmare il divario. Le attuali statistiche rivelano che, anche se le donne ottengono un’istruzione più elevata degli uomini, costituiscono solo un terzo dei ricercatori che lavorano nell’ambito del governo e soltanto il 18 per cento del settore privato. Ritengo che, innanzi tutto, dovremmo eliminare gli stereotipi di genere che influenzano la scelta delle giovani donne in merito alla loro sfera di studio, ma anche il processo di assegnazione dei posti di lavoro, il finanziamento della ricerca e i criteri di assunzione.

Benché condivida la necessità di garantire che le donne partecipino ai programmi europei e nazionali, non penso si debba procedere con le quote. Appoggio l’idea di fornire forme innovative di orario di lavoro flessibile per le donne, che consentirebbero loro di continuare l’attività di ricerca dopo essere diventate madri. Questo aspetto può significativamente contribuire a una maggiore partecipazione delle donne in ruoli scientifici di alto livello.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE) . (RO) Questa relazione ha importanti implicazioni finanziarie, sia per quanto riguarda i fondi comunitari, che potrebbero essere impiegati nel contrastare l’ineguaglianza di genere nella scienza, sia i bilanci nazionali degli Stati membri.

Innanzi tutto, dovremmo dire che non è sufficiente parlare esclusivamente dei fondi disponibili mediante il settimo programma quadro per lo sviluppo e la ricerca. A loro volta, somme considerevoli del Fondo europeo per lo sviluppo regionale o del Fondo sociale europeo potrebbero sostenere l’attività di ricerca e sviluppo. Pertanto, non dovremmo danneggiare la partecipazione delle donne a causa di condizioni stabilite nelle richieste di proposte con cui si attuano tali programmi. Inoltre, è necessario che alcune linee di bilancio finanzino una maggiore partecipazione delle donne ai programmi di ricerca o le concessioni di finanziamenti comunitari.

Oltre a ciò, una volta creato l’Istituto europeo di tecnologia, dovremmo garantire un’equa rappresentanza di giovani studentesse nei dottorati nell’assetto accademico della nuova istituzione.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE) . (EN) Signor Presidente, in quanto uno dei pochi uomini a partecipare a questa importante discussione, e scienziato, ritengo di dover affermare che:

nella mia lunga esperienza di medico, mi sono reso conto che le donne scienziato sono competenti quanto, se non maggiormente, gli uomini. L’unico problema delle donne di ottenere ruoli di alto livello è, a mio parere, l’ardua scelta da compiere laddove devono decidere se essere madri a tempo pieno e scienziate a tempo parziale o il contrario. Le donne hanno sempre scelto di essere madri a tempo pieno.

Ritengo quindi che questa relazione sia di considerevole importanza. Mi congratulo con la relatrice, ma occorrono metodi pratici per aiutare le madri a conseguire ruoli di elevato livello, e non solo idee teoriche.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare tutti gli oratori della discussione di stasera per i loro contributi molto positivi. La politica della Commissione relativa al genere nel settore della ricerca presenta due aspetti, la partecipazione delle donne alla ricerca e la dimensione di genere nella ricerca. Nel primo, tentiamo di esaminare la presenza delle donne in tutti i livelli della carriera e le disparità di genere nelle diverse aree principali. Nel secondo, ci concentriamo su progetti di ricerca e la considerazione della diversità di genere nel settore. La Commissione è come sempre impegnata nella promozione dell’uguaglianza di genere nella ricerca.

Per quanto riguarda le quote, riteniamo che tali obiettivi, quali il 40 per cento per ogni genere nei diversi gruppi di esperti e nelle commissioni di valutazione del settimo programma quadro, siano oggettivi ed equilibrati e stiano conducendo a ottimi risultati. Continueremo ad adoperarci per realizzarli e ci auguriamo in questo modo di aumentare il numero di donne nella scienza. I nostri tentativi stanno già portando i loro frutti e vorrei ringraziarvi per il sostegno ai nostri sforzi volti a migliorare la situazione per una maggiore integrazione delle donne in scienza e ricerca.

Vi ringrazio per le osservazioni e per la valida collaborazione.

 
  
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  Britta Thomsen, relatrice. – (DA) Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso la possibilità di parlare. Signor Commissario, onorevoli colleghi, vi sono grata per i vostri commenti. Sono lieta di ascoltare che condividete le mie preoccupazioni e le prospettive per il futuro della ricerca europea. Per quanto riguarda le suddette quote, credo siano state leggermente fraintese. Non intendevo quote per i ricercatori, ma è evidente che uno degli ostacoli più significativi all’impiego e all’utilizzo di talenti di sesso femminile è riscontrabile nella composizione delle commissioni di assunzione. Ciò accade poiché non sono neutre nel genere, e ritengo quindi si debba intervenire. Non possiamo continuare a ignorare questo problema e mi auguro che il domani sarà più radioso e che succederà da sé. Dobbiamo chiedere un’azione politica ora. La Commissione è stata di certo l’attore progressista in merito, in quanto molti anni fa, nella direzione generale della ricerca, fu istituito un ente per le donne e la ricerca. Sono gli Stati membri a restare indietro. Il loro impegno sarà essenziale relativamente alla garanzia di una cambiamento nell’università e negli istituti di ricerca.

Desidero ringraziare i miei colleghi, il segretariato e la Commissione per la loro collaborazione. Sono molto soddisfatta della cooperazione con i ricercatori e, in particolare, con la piattaforma europea delle donne scienziato. A loro va uno speciale ringraziamento.

 
  
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  Presidente . La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Mihaela Popa (PPE-DE) , per iscritto. (RO) In quanto insegnante di matematica, ho conosciuto direttamente il fenomeno del calo del numero di giovani donne che accede alla scienza.

Tenendo conto delle statistiche che mostrano che un numero sempre inferiore di giovani donne sceglie facoltà scientifiche, in cui si insegnano in modo intensivo matematica, fisica, biologia o chimica, ritengo opportuno il progetto di relazione del Parlamento europeo su donne e scienza.

L’esperienza che posso vantare nel settore dell’istruzione mi consente di affermare che il minore coinvolgimento delle donne nella scienza è una questione di mentalità, anziché di capacità.

Per questa ragione, sono del parere che sia importante per l’Unione europea avviare più programmi che promuovano una parità di possibilità e un cambiamento della mentalità per quanto riguarda l’accesso delle donne alla scienza. Organizzare programmi di scambio delle esperienze e concorsi a livello europeo, sin da una precoce età, può trasmettere fiducia e coraggio ai giovani, esortandoli a frequentare facoltà di scienza.

Occorrono più programmi europei possibili per contribuire a una parità di opportunità stimolando creatività, pensiero logico, intuizione e scambi di idee a livello europeo.

 
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