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Procedura : 2007/0289(CNS)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0200/2008

Testi presentati :

A6-0200/2008

Discussioni :

PV 04/06/2008 - 22
CRE 04/06/2008 - 22

Votazioni :

PV 05/06/2008 - 6.12
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0252

Discussioni
Mercoledì 4 giugno 2008 - Bruxelles Edizione GU

22. Preferenze tariffarie generalizzate per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2011 (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Helmuth Markov, a nome della commissione per il commercio internazionale, sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all’applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2011 e che modifica i regolamenti (CE) n. 552/97 e (CE) n. 1933/2006 nonché i regolamenti (CE) n. 964/2007 e (CE) n. 1100/2006 della Commissione [COM(2007)0857 – C6-0051/2008 – 2007/0289(CNS)] (A6-0200/2008).

 
  
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  Neelie Kroes, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, innanzi tutto porgo le scuso a nome di Peter Mandelson, che non può essere presente qui per discutere con l’Assemblea del regolamento sul sistema di preferenze tariffarie generalizzato (SPG) e che mi ha chiesto di intervenire in sua vece.

Vi ringrazio per il lavoro svolto e i preziosi commenti formulati riguardo al regolamento SPG per il periodo 2009-2011. La Commissione ha ritenuto che fosse importante che il Parlamento si esprimesse in merito, e noi apprezziamo davvero lo sforzo da voi compiuto al fine di esaminare le proposte e fornire un parere, anche in tempi piuttosto brevi. Accogliamo pertanto con favore il parere e l’opportunità di confrontarci con voi nonché di illustrare la posizione della Commissione.

Il regime SPG è un importante strumento della politica commerciale del’UE inteso a favorire lo sviluppo. La Commissione apprezza pertanto che il parere riconosca che l’SPG applicato dall’UE è il più importante di simili regimi adottati nei paesi sviluppati e contribuisce in misura rilevante all’obiettivo di promuovere lo sviluppo e ridurre la povertà nel terzo mondo.

Condividiamo l’obiettivo espresso dal Parlamento secondo cui il regime dovrebbe continuare a funzionare in modo stabile, trasparente e prevedibile. Questi aspetti sono importanti per gli stessi paesi beneficiari, offrendo loro e agli operatori economici nell’UE una base solida per il loro processo decisionale sulle opportunità di commercio e investimento.

La Commissione ritiene che tutti e tre gli elementi del regime – il regime SPG normale per tutti i beneficiari, il regime “SPG+” per questi paesi che assumono impegni particolari in termini di rispetto alle norme internazionali di buon governo e sviluppo sostenibile, e l’iniziativa “Tutto tranne le armi” per i paesi meno sviluppati – stiano sortendo risultati positivi e in linea con gli orientamenti politici generali elaborati per il periodo 2006-2015. E’ il motivo per cui l’approccio alla base del regolamento proposto per il 2009-2011 è sostanzialmente una scelta di continuità, combinato con alcuni aggiornamenti tecnici.

Collaboriamo attivamente con gli Stati membri in sede di Consiglio onde raggiungere un accordo sul regolamento finale. La Presidenza si è posta come obiettivo di prevenire a tale intesa entro la fine di giugno. E’ una scelta che la Commissione appoggia, in quanto è importante prendere una decisione in tempi brevi al fine di garantire che i paesi beneficiari e tutte le altre parti interessate, tra cui gli operatori commerciali, siano sufficientemente informati circa i cambiamenti da apportare il prossimo gennaio.

Un’altra importantissima ragione per decidere in tempi brevi è che tutti i paesi che desiderano partecipare al trattamento “SPG+” devono presentare richiesta entro la fine di ottobre e necessitano quanto prima di una conferma dei pertinenti criteri e del processo che dovranno seguire.

Desidero far presente che alcuni commenti e suggerimenti del Parlamento si riferiscono infatti a questioni che esulano dal campo di applicazione di tale normativa, anche se sono senz’altro temi di rilievo da una prospettiva di sviluppo.

La riforma delle norme d’origine preferenziali dell’UE, tra cui quelle finalizzate all’SPG, verrà portata avanti in un esercizio separato guidato dal Commissario Kovács.

Alcuni commenti si sono anche soffermati sulla necessità di garantire ai paesi in via di sviluppo un accesso ad aiuti adeguati e buona qualità a favore degli scambi onde aiutarli a costruire la capacità commerciale e impiegare il potenziale degli scambi per guidare la loro crescita economica e lo sviluppo sostenibile. In tale contesto l’Unione europea ha già dimostrato il suo forte impegno e, nella strategia dell’UE in materia di aiuti al commercio dell’ottobre 2007, ha gettato una solida base su cui procedere con ulteriori miglioramenti.

Infine, consentitemi di ribadire che apprezziamo grandemente l’interesse dimostrato dal Parlamento verso queste proposte.

 
  
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  Helmuth Markov, relatore. − (DE) Signor Presidente, signor Commissario, la cooperazione allo sviluppo e il commercio sono in genere le principali forze esterne che possono contribuire allo sviluppo di un paese. Le preferenze tariffarie su base non reciproca per i paesi in via di sviluppo sono un importante strumento riconosciuto a livello internazionale che l’Unione europea utilizza da vari anni.

Al momento son in vigore tre generi di accordi. Innanzi tutto, l’accordo generale che si applica a tutti i paesi beneficiari.

Secondo, il regime di incentivi SPG+, che prevede ulteriori vantaggi per i paesi che si conformano a determinati standard internazionali in vari campi quali i diritti umani e del lavoro, la protezione dell’ambiente, la lotta alla droga, e il buon governo.

Terzo, lo speciale accordo per i paesi meno sviluppati, che in teoria offre loro un accesso in esenzione dai dazi oppure una riduzione delle aliquote tariffarie al mercato interno dell’UE per “Tutto tranne le armi”. A mio avviso, è assolutamente deleterio che non esista a tale proposito ancora nessun regolamento giuridicamente vincolante che vieti le esportazioni di armi dall’Unione europea verso questi paesi.

Tutte le preferenze commerciali applicate nel mondo non vengono utilizzate se violenti conflitti distruggono la base di un’economia nazionale funzionante.

La relazione a nostre mani indica miglioramenti alla proposta della Commissione relativa al regime SPG per il periodo compreso tra gennaio 2009 e dicembre 2011 riguardo ai seguenti punti:

Primo, miglioramento dell’applicazione e dell’efficacia, tra cui riduzione delle scadenze per emendamenti e verifica da tre anni a un anno.

Secondo, sviluppo di regole intese a un processo di riforma in cui vengano adeguatamente coinvolti i beneficiari.

Terzo, conformità al quadro multilaterale dell’OMC e, ovviamente, agli obiettivi del ciclo di negoziati per lo sviluppo di Doha. Tra questi, insieme alla necessaria valutazione d’impatto della capacità di sviluppo degli strumenti di politica commerciale dell’UE, figura in primo piano l’entrata in vigore delle norme di origine dell’UE contestualmente all’entrata in vigore del nuovo regime SPG, e secondo, soprattutto, il miglioramento delle regole relative ai requisiti per i paesi beneficiari. Sto quindi pensando, per esempio, alla possibilità di cumuli tra regioni e all’interno delle stesse. Questo significa che un prodotto derivante da un processo produttivo regionale ma transfrontaliero, secondo le insensate regole del paese di origine non rientra nel regime SPG.

Quarto, garantire il controllo democratico e parlamentare dell’attuazione e dell’eventuale adeguamento della regolamentazione in vigore. Vorrei aggiungere a tale proposito che accolgo con favore la decisione della Commissione di includere il Parlamento nel processo di consultazione adesso, ma che il Parlamento dovrà adottare in futuro decisioni comuni su tali aspetti su base assolutamente regolare. Ne deduco che questa volta la Commissione prenderà sul serio i nostri emendamenti anziché ignorarli ampiamente, come due anni fa nel caso della relazione d’iniziativa sulla riforma.

Un commento sul regime di incentivazione SPG+: penso che sia estremamente importante quando si valutano la situazione del rispetto dei diritti umani e il buon governo – non solo nelle relazioni commerciali – che ai vari paesi non si applichino criteri diversi. Al tempo stesso è tuttavia assolutamente chiaro che un rapido abbandono delle preferenze commerciali può avere conseguenze disastrose per la popolazione di un paese in via di sviluppo e anche per la situazione dei diritti umani in loco.

La decisione volta a verificare se l’effettiva applicazione degli accordi internazionali specificati nell’allegato all’attuale regolamento sia positiva o negativa e se le preferenze debbano essere revocate se necessario, dovrebbe quindi essere adottata con estrema cautela.

Desidero sostenere l’emendamento n. 37 presentato qui, che ci ricorda che si dovrebbe esplorare qualsiasi possibilità affinché i paesi che non figurano tra i meno sviluppati e non hanno siglato alcun accordo di partenariato economico possono usufruire di un nuovo quadro per gli scambi, che offre preferenze commerciali corrispondenti almeno a quelle dell’accordo di Cotonou.

A tale riguardo, voglio ringraziare tutti i relatori ombra e la commissione per lo sviluppo – e l’onorevole Kaczmarek seduto laggiù – per la cooperazione e la disponibilità al compromesso. La commissione per il commercio internazionale ha potuto accogliere la presente relazione all’unanimità, tra cui il contenuto del parere della commissione per lo sviluppo.

Con il Consiglio e la Commissione si è pervenuti a un’ampia intesa – ci siamo anche confrontati regolarmente su questo – e pertanto spero che il regolamento possa entrare in vigore come previsto e che non emergeranno disparità tra l’attuale periodo di preferenze e quello nuovo.

 
  
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  Filip Kaczmarek, relatore per parere della commissione per lo sviluppo. (PL) Signor Presidente, la comunità internazionale individua nel commercio un fattore fondamentale di sviluppo. Un coinvolgimento più attivo dei paesi in via di sviluppo nelle relazioni multilaterali è una tappa fondamentale sulla strada dell’eliminazione della povertà del mondo. Il sistema delle preferenze tariffarie generalizzate non è pertanto finalizzato al sostegno dello sviluppo del commercio dell’UE, ma primariamente rivolto ai paesi in via di sviluppo, compressi quelli meno sviluppati. I principali obiettivi del sistema dovrebbe quindi essere ridurre la povertà e facilitare lo sviluppo e il buon governo nei paesi in via di sviluppo, nonché la realizzazione degli Obiettivi del Millennio.

In quanto relatore per la commissione per lo sviluppo, desidero sottolineare che la relazione dell’onorevole Markov è un ottimo testo e ringrazio sia il relatore che la commissione per il commercio internazionale per aver accolto il parere della mia commissione. Queste due commissioni non hanno sempre lavorato con l’armonia che ha caratterizzato questo esercizio, pertanto voglio esprimere i miei sinceri ringraziamenti.

Tra gli aspetti che abbiamo congiuntamente annoverato tra i più importanti figurano: il rafforzamento del ruolo del Parlamento nel processo decisionale del sistema – potenziamento della trasparenza, della certezza giuridica e del controllo democratico onde attuare con maggiore facilità il principio del paese di origine – nella prospettiva di ottimizzare l’applicazione delle preferenze, ad esempio attraverso il cumulo tra regioni, che incentiverà al contempo la cooperazione regionale nei paesi più poveri; pari trattamento per tutti i paesi candidati al regime SPG+, a prescindere da quando soddisfano i criteri del sistema; e ultimo, ma non di certo per importanza, l’analisi più approfondita, completa e dettaglia degli effetti del sistema prima del suo prossimo riesame per gli anni 2013-2014.

Il Parlamento gradirebbe conoscere gli effetti dell’applicazione del sistema; a tal fine è fondamentale sapere in quale misura il sistema delle preferenze tariffarie contribuisce a contenere la povertà.

 
  
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  Godelieve Quisthoudt-Rowohl, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, il sistema qui in discussione serve a combattere la povertà e l’arretratezza. A tale riguardo, ritengo che siano importanti tre punti. Primo, poiché questo è ora il proseguimento: maggiore flessibilità delle modalità di ingresso e di uscita dal sistema, qualora in uno Stato dovessero cambiare i parametri. In altre parole: uno Stato che un tempo era beneficiario deve rimanere tale per sempre? Personalmente non ritengo che sia il caso. Non dobbiamo dimenticare che l’UE ha un dovere anche nei confronti dei propri cittadini, lavoratori e consumatori. Il vantaggio deve essere reciproco, non sempre unilaterale.

Secondo, siamo favorevoli al fatto che il Parlamento debba essere informato durante il prossimo mandato. Vorremmo tuttavia che si procedesse anche a una valutazione di questo sistema, che offra un confronto con altre misure di carattere preferenziale, ad esempio gli APE. Stabiliremmo in modo concreto che, da un punto di vista statistico, continua ad aumentare il divario tra ricchi e poveri, malgrado le diverse misure dell’UE e vari provvedimenti degli Stati membri. I nostri sforzi, indubbiamente dettati dalle migliori intenzioni, sortiscono ancora i risultati corretti? Dovremmo porci questa domanda con molta freddezza.

Terzo, le misure preferenziali quali, ad esempio, il sistema SPG di cui stiamo discutendo, dovrebbero essere collegati ai seguenti criteri, e qui occorre un certo rigore. Primo, la promozione della democrazia e dello Stato di diritto. Secondo, la costruzione di un quadro minimo su norme sociali e ambientali negli Stati beneficiari. Vogliamo fornire assistenza attraverso questi elementi, come affermato chiaramente anche nella relazione. Non dobbiamo cedere, in nome della nostra stessa credibilità.

I miei ringraziamenti, a questo punto, al relatore per la sua effettiva cooperazione.

 
  
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  Kader Arif, a nome del gruppo PSE. (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando il Parlamento si è pronunciato in merito all’applicazione dell’SGP per il periodo 2005-2008, la Commissione non ha ritenuto opportuno riprenderne le proposte. Oggi ribadiamo queste priorità, soprattutto il fatto che il Parlamento venga maggiormente coinvolto nelle procedure di assegnazione e di controllo dei vari regimi SPG.

Anche il ruolo dei rappresentanti della società civile, e delle parti sociali in particolare, deve essere rafforzato, in quanto costituiscono una fonte preziosa di informazioni nell’ambito della verifica dell’attuazione delle principali convenzioni che disciplinano la concessione dell’SPG+. A tale proposito, sono lieto che il nuovo regolamento sarà più rigoroso riguardo al rispetto delle norme di buon governo, ossia diritti dei lavoratori, diritti umani e ambiente. L’Unione deve credere nei propri valori e incoraggiare i propri partner commerciali non solo a ratificare le sue convenzioni, ma anche ad attuarle nella pratica.

Per questo motivo chiediamo alla Commissione di incorporare una delle nostre proposte che è essenziale perché l’SPG+ conservi il suo carattere di incentivo. Al momento, un paese che non sia ammissibile all’SPG+ per il 2009 dovrà attendere fino all’introduzione del nuovo regolamento nel 2012 per riproporre la propria candidatura. Auspichiamo che si preveda la possibilità di presentare nuove domande ogni anno affinché i paesi in via di sviluppo siano realmente incentivati ad applicare tali convenzioni per poter beneficiare quanto prima del regime SPG+.

Infine, desidero ricordare la necessità di riformare le norme di origine al fine di disporre di un sistema globale armonizzato e semplificato basato sul rafforzamento dell’integrazione regionale, che rimane la sua primaria vocazione. I calcoli relativi al valore aggiunto nazionale devono pertanto tener conto della particolare situazione dei paesi più poveri, che non possono beneficiare delle norme di origine se queste sono troppo restrittive. Con il regime SPG, l’Unione ha uno strumento atto a favorire non solo l’integrazione dei paesi in via di sviluppo nel commercio mondiale, ma anche a diffondere il buon governo.

Le proposte del Parlamento permetterebbero di compiere progressi su entrambi i fronti. Ci auguriamo che la Commissione le riprenda.

 
  
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  Seán Ó Neachtain, a nome del gruppo UEN. – (GA) Signor Presidente, l’UE fornisce il massimo aiuto finanziario al terzo mondo, ma ai paesi del terzo mondo serve più del solo denaro. E’ estremamente importante che le rispettive economie vengano sviluppate e rafforzate. Sono molto a favore del commercio tra Europa e paesi dell’Africa, dei caraibi e del Pacifico.

Non posso condividere il contenuto dei colloqui dell’OMC di Ginevra. L’accordo sugli aiuti non porterà alcun beneficio all’agricoltura europea, né contribuirà alla sicurezza alimentare in Europa – o in effetti, in Irlanda. Non siamo comunque i soli a non essere soddisfatti. Anche l’America non lo è. E dei 152 paesi coinvolti nel commercio globale sembrerebbe che solo due siano soddisfatti.

Desidero approfittare di questa opportunità per accogliere con favore la decisione dell’associazione degli agricoltori in Irlanda di accettare e sostenere il Trattato di Lisbona. Tra circa una settimana, in Irlanda si svolgerà il referendum sul Trattato. Voglio anche aggiungere che vorremmo che il Trattato ricevesse il via libera e venisse adottato perché questo ci renderebbe più forti e uniti nel processo relativo ai futuri colloqui a livello mondiale.

 
  
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  Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, di primo acchito dovrei essere a favore della presente relazione il cui intento è cercare di aiutare le nazioni sottosviluppate. Dopotutto, il sistema preferenziale britannico del Commonwealth era di enorme beneficio per i membri meno agiati del Commonwealth, ma non credo di voler sentire come una perfida potenza post-imperialista aiutasse effettivamente i suoi vicini più poveri.

Il problema è che i programmi dell’UE finiscono sempre per sortire l’effetto contrario a quello auspicato. La PCP, il cui obiettivo è la conservazione degli stock ittici, è un disastro sulla cui base l’UE, grazie ai voti di quest’Aula, ha concesso licenze alle flotte pescherecce dell’UE per razziare le acque di un paese dopo l’altro del terzo mondo, portando povertà e fame dove una volta si raggiungeva almeno il livello di sussistenza. La produzione in eccesso di zucchero è oggetto di dumping nel terzo mondo, ma la risposta a questa situazione è una riduzione della produzione europea, non farne un uso migliore. Il tabacco di scarsa qualità dell’UE coltivato ogni anno con 18 milioni di euro del denaro dei nostri contribuenti è stato oggetto di dumping dove era maggiormente dannoso. Ora ci viene detto che questo denaro sarà destinato a campagne antifumo e non agli aiuti al terzo mondo.

I programmi di assistenza dell’UE sono un classico esempio del dare con una mano e riprendere con l’altra. La PAC limita le importazioni, ostacolando le nazioni in via di sviluppo e, al contempo, colloca sottocosto il suo eccesso nel terzo mondo. I poveri agricoltori locali sono così estromessi dal mercato, penalizzando proprio quegli stessi paesi che il regime SPG dovrebbe sostenere. I prezzi dei prodotti alimentari aumentano vertiginosamente al punto che l’ex leader dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, mette in guardia contro una rivoluzione alimentare. Mentre avviene tutto questo, l’UE promuove gli obiettivi concernenti i biocombustibili, che avranno un impatto sulla produzione alimentare nel terzo mondo più che altrove.

Pertanto, quest’Assemblea può sdilinquirsi su come il programma dell’UE relativo al regime SPG aiuterà le nazioni meno sviluppate, ma la verità è che le politiche dell’UE contribuiranno solo a garantire che i poveri rimangano poveri, gli affamati rimangano affamati, e le nazioni meno sviluppate rimangano sottosviluppate.

 
  
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  Daniel Varela Suanzes-Carpegna (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ribadire l’importanza del sistema di preferenze generalizzato (SPG) per lo sviluppo economico e commerciale dei paesi beneficiari.

Gli emendamenti del Parlamento hanno ampiamente perfezionato la proposta di regolamento, che coprirà il periodo 2009-2011 e si sono concentrati su aspetti che potrebbero migliorare le condizioni di impiego del sistema da parte dei paesi beneficiari, come la fornitura dell’Unione europea di assistenza tecnica, un elemento fondamentale per beneficiare in modo più adeguato dei vantaggi commerciali apportati dall’SPG.

E’ altresì opportuno sottolineare la possibilità per alcuni paesi di candidarsi ai fini dell’inserimento nel regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile, l’SPG+, che è più vantaggioso, nonché il fatto che possono presentare domanda ogni anno. Ritegno tuttavia che alcuni degli emendamenti adottati in sede di commissione per il commercio internazionale si spingano troppo in là.

L’emendamento n. 8, che prevede la possibilità per i paesi che non sono destinatari finali delle esportazioni di beneficiare di un trattamento preferenziale più favorevole a titolo dell’SPG+ e dell’iniziativa “Tutto tranne le armi”, potrebbe andare a scapito di alcuni paesi che effettivamente meritano di essere inclusi in questi regimi. In generale, potrebbe crearsi più confusione nell’applicazione dell’SPG e delle norme di origine. E’ un aspetto che dovrebbe essere lasciato per la prossima revisione delle norme di origine.

Penso che sia anche necessario evidenziare, come hanno fatto alcuni miei colleghi, che è importante che la Commissione europea presenti studi relativi alla valutazione dell’impatto del regime SPG nei paesi beneficiari. Ritengo tuttavia che tale indagine dovrebbe incentrasi sugli aspetti squisitamente commerciali e non riguardare altre aree che non rientrano nel campo di applicazione del presente regolamento.

Infine, desidero far presente, al pari dello stesso presidente della commissione, l’onorevole Markov, che i nostri emendamenti rafforzano il ruolo del Parlamento europeo nell’applicazione del regolamento. L’elemento da considerare nel regolamento è il futuro ruolo del Parlamento europeo nella politica commerciale una volta adottato il Trattato di Lisbona, come mi auguro avverrà.

 
  
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  Erika Mann (PSE).(EN) Signor Presidente, desidero solo un’osservazione molto breve riguardo a quanto affermato dal Commissario. Il Commissario ha giustamente sottolineato che il regime dell’SPG+ è a favore dello sviluppo sostenibile ed è collegato, come ha evidenziato il presidente della commissione per il commercio internazionale, agli Obiettivi del Millennio. Questo è un aspetto di estrema importanza e ricordo bene quando abbiamo discusso per la prima volta di questo tipo di regime e abbiamo concluso che dovevamo valutare e rivalutare quanto fosse prezioso per i paesi e per noi stessi.

C’è un punto su cui vorrei attirare l’attenzione, che potrebbe rivelarsi in futuro complicato e spinoso, ossia il problema di quei paesi che operano all’interno del regime ma presentano una situazione ambientale complessa. Lo Sri Lanka, ad esempio, desidererebbe ardentemente rispettare gli obiettivi, ma a causa di varie condizioni – e non intendo scendere in dettagli – potrebbe non riuscire nella sua impresa.

Non sto dicendo che dovremmo cambiare il nostro sistema. Vorrei solo esortare la Commissione – come ha già fatto il mio collega Kader Arif – a essere molto prudente nel valutare ogni singolo caso. Vorrei chiedere di tornare nella nostra commissione e nella commissione per gli affari esteri una volta effettuata la valutazione e poi, per favore, di tornare qui in Aula, e di permetterci di valutare e confrontarci su quanto ho menzionato.

 
  
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  Christofer Fjellner (PPE-DE). - (SV) Desidero iniziare facendo presente che ritengo il sistema di preferenze generalizzo uno strumento estremamente valido per lo sviluppo, perché unisce commercio e sviluppo con molta chiarezza e prevede concessioni tariffarie e quindi l’accesso ai mercati europei da parte di quei paesi che si sforzano in tale contesto, è anche importante che lo usiamo come un dispositivo di sviluppo.

Questo di adesso è un riesame tecnico, ed è essenziale non esacerbare le questioni nei confronti di coloro che più necessitano di aiuti allo sviluppo ma, al contrario, rafforzare la dimensione dello sviluppo. Penso che sotto molti aspetti il riesame in oggetto funzioni in modo eccellente a tale riguardo e che orienti lo strumento nella giusta direzione, ma non copre in realtà tutta la distanza.

Penso per esempio al Vietnam. Il paese dipende pesantemente da un unico gruppo di prodotti, ossia le scarpe. Come senz’altro saprete, il sistema SGG ha un valore di soglia in base al quale un paese, per ottenere la garanzia dello status SPG, deve superare il 50 per cento del valore delle sue esportazioni. Al momento il Vietnam è al di sotto di questa percentuale. Tale situazione è imputabile a noi, all’Europa – dobbiamo esserne consapevoli – e al fatto che abbiamo penalizzato il Vietnam con tariffe a carico soprattutto delle esportazioni di scarpe. A prescindere da questo, il paese continua a dipendere in larga misura dalle sue esportazioni in questo articolo, non ultime le povere donne.

Pertanto mi chiedo: perché non possono mantenere la loro preferenza? Dopotutto si tratta solo del 3,5 per cento. Non si tratta di rimetterci, di concedere loro un accesso totalmente esente da tariffe; si tratta di ridurre leggermente le tariffe. Inoltre, in futuro avremo un accordo di libero scambio con il Vietnam. Pertanto mi chiedo: perché buttare via queste esportazioni ora quando siamo in procinto di assimilarle e assorbirle in forza di un accordo di libero scambio?

Quindi mi auguro che si presti attenzione a questo durante il prossimo periodo di applicazione, affinché il paese non finisca in questa situazione, in questo limbo in cui ritengo stiamo gettando il Vietnam a causa del sistema SPG.

 
  
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  Francisco Assis (PSE).(PT) Il sistema di preferenze tariffarie generalizzate ha dimostrato di essere uno strumento chiave della politica commerciale per promuovere lo sviluppo ed eradicare la povertà nei paesi e nelle regioni più fragili del mondo attraverso la loro progressiva integrazione nel sistema di commercio internazionale.

Come già sottolineato qui, l’Unione europea ha tre tipi di accordi volti a incentivare tale sviluppo. Nella maggior parte dei casi, i meccanismi in atto funzionano bene, ma potrebbero, com’è ovvio, essere ulteriormente affinati e il Parlamento europeo deve partecipare attivamente affinché si proceda di fatto a questo lavoro di perfezionamento. Nel complesso, questa relazione si prefigge chiaramente tale obiettivo.

Le proposte riportate relative a questioni importanti quali la riforma e il chiarimento delle norme di origine sembrano essere estremamente opportune, in termini di promozione del principio di aggregazione regionale, valutazione dell’impatto del risultato degli attuali negoziati del ciclo di Doha e richiesta di maggiore assistenzaa per i paesi meno sviluppati affinché questi possano beneficiare appieno degli aiuti.

Tutte queste preoccupazioni puntano in una direzione: rendere questi strumenti più utili per i paesi più poveri, contribuendo così con determinazione al conseguimento dell’obiettivo ultimo che è la lotta all’arretratezza, alla povertà e all’assoluta ingiustizia che il sottosviluppo continua a generare nel mondo.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, al pari di molti colleghi qui in Aula, accolgo con favore gli emendamenti volti a promuovere le proposte della commissione in linea con le proposte del relatore. Non è usuale poter affermare ciò in sede di commissione per il commercio internazionale e che emerga questo tipo di intesa tra le parti. La proposta del relatore mira a creare un sistema più efficace che risponda meglio agli interessi dei paesi beneficiari, a sviluppare norme per un processo di riforma più adeguatamente disciplinato, a garantire che il regolamento sia conforme al controllo democratico e allo scrutinio parlamentare, ad allineare il regime SPG con l’OMC e il ciclo di Doha, nonché ad aumentare la trasparenza dell’SPG.

In questo spirito, vorrei esortare i miei colleghi a sostenere una campagna globale trasversale volta a chiedere un commercio reale, di cui sono copresidente con Abdi Abdirahman, portavoce dell’assemblea legislativa dell’Africa orientale. La nostra richiesta è articolata in cinque punti: abolizione delle sovvenzioni agricole; abolizione delle tariffe agricole; liberalizzazione delle norme di origine; sospensione del sostegno a governi corrotti tramite aiuti diretti di bilancio e maggiore importanza rivolta all’assistenza per il commercio, affinché si possa investire in, per esempio, in infrastrutture; incentivazione dei paesi a basso reddito a eliminare le barriere tra loro.

Tuttavia, dovremmo anche chiedere ai governi dei paesi più poveri di considerare di adottare lo stesso approccio per i beni di prima necessità. E’ moralmente sbagliato che i poveri debbano pagare di più per prodotti alimentari e medicine a causa delle tariffe governative sulle importazioni. Sì, l’UE deve aprire i propri mercati, ma questa ottima intenzione è spesso inficiata se altri governi limitano l’accesso e mantengono i prezzi alti solo per motivi ideologici.

Pertanto, dobbiamo cooperare tutti assieme al fine di lottare contro le tariffe commerciali che decretano la condanna dei poveri. Dobbiamo porre fine alle sovvenzioni dei governi che incentivano la tirannia, e dovremmo sempre essere amici di coloro che vogliono lavorare per sfuggire alla povertà, perché con il nostro aiuto porranno fine alla fame nel mondo.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE). - (CS) Signor Presidente, oggi parliamo di modificare i tassi preferenziali dei dazi doganali per i paesi in via di sviluppo per i prossimi tre anni. Sostegno appieno la richiesta dell’onorevole Helmuth Markov che nella sua relazione esorta a una maggiore flessibilità. Gli emendamenti dell’onorevole Quisthoudt-Rowohl sono importanti. La Commissione europea deve intraprendere un’analisi di gran lunga più approfondita riguardo all’impatto delle preferenze tariffarie generalizzare sulle economie dei paesi in via di sviluppo ed esaminarne gli effetti sull’economia europea e sulla protezione dei consumatori. Non si tratta del regime SPG ma anche di misure non tariffarie, di aiuti umanitari o – viceversa – di sanzioni rispetto alle grazie violazioni dei diritti umani o degli accordi internazionali che riguardano lo sviluppo dei paesi più poveri. Dobbiamo pertanto insistere affinché si conduca un’analisi seria e approfondita in merito all’impatto di tutte queste misure sui paesi in via di sviluppo: solo quando disporremo dei risultati potremo modificare le tariffe con maggiore flessibilità rispetto a oggi. Non dovrebbe essere un processo isolato; le modifiche dovrebbero andare di pari passo con tutti gli altri interventi. Dovremmo anche migliorare il coordinamento della nostra politica in materia di sviluppo con gli USA e altri paesi.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signor Presidente, se l’obiettivo delle nostre azioni è la riduzione della povertà nei paesi del terzo mondo e l’integrazione economica, allora il programma di preferenze tariffarie dell’UE è davvero il modo giusto per arrivare alla meta. Dobbiamo allo stesso tempo ricordare che è essenziale mirare alla massima trasparenza nel sistema doganale.

Questo è il motivo per cui credo che sia necessario controllare questo processo, e al termine di ogni fase sarebbe opportuno dare un’occhiata qui in Aula, nei successivi confronti, ai risultati delle soluzioni attualmente applicate.

 
  
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  Neelie Kroes, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, sono impressionata dalle interessanti domande poste dagli onorevoli deputati, in particolare dal fatto che quasi tutte sono criticamente costruttive. Tutti sono coinvolti nell’intera procedura e fanno tutto il possibile per elaborare una proposta valida.

Posso garantirvi che il Commissario Peter Mandelson presterà attenzione al vostro contributo – è assolutamente indubbio – e che prenderà in seria considerazione gli emendamenti e non li ignorerà. Conosco Peter un po’ meglio; non è il tipo di persona che trascura tali proposte e riflessioni, ma le valuterà da entrambe le prospettive – aiutare i paesi in via di sviluppo (soprattutto i meno sviluppati, come ha affermato l’onorevole Kaczmarek) è quanto ha in mente. Tuttavia, lo scopo è essere obiettivi e prevedibili.

Per quanto attiene all’invito dell’onorevole Mann di tornare (e sono sicura che la richiesta di tornare sia rivolta a Peter Mandelson, sebbene anche a me farebbe molto piacere) sono certa che accetterà.

L’onorevole Ó Neachtain pone la questione in una prospettiva più ampia, e sono soddisfatta delle discussioni dell’OMC di Ginevra. Peter Mandelson non sarà sorpreso delle opinioni dell’onorevole parlamentare. E l’onorevole Kamall ci ha esortati a fare tutto il possibile e a essere amici di coloro che vogliono lavorare. Vi ringrazio ancora per tutte le proposte.

Il progetto è in sede di Consiglio, dove gli Stati membri rifletteranno sugli emendamenti del Parlamento al fine di garantire la definizione di orientamenti di stabilità per l’SPG per il periodo 2005-2015.

Qual è la ragione che induce la Commissione a non introdurre modifiche significative? Dopo un anno di attività è prematuro trarre osservazioni conclusioni, ma è un aspetto su cui torneremo senz’altro.

Per quanto attiene alle domande poste dagli onorevoli Kaczmarek e Audy, posso dire che gli obiettivi ultimi del regime sono in effetti l’istruzione e l’eradicazione della povertà. Al contempo, l’UE fornisce un incentivo per lo sviluppo sostenibile, il buon governo e i diritti umani, nonché per le norme di lavoro e il lavoro minorile in particolare.

Quanto agli aiuti, le preferenze tariffarie SPG offrono un accesso al mercato ai paesi sviluppati. I programmi di aiuti sono disciplinati nell’ambito della strategia dell’UE in materia di aiuti al commercio che, tr i vari obiettivi, si prefigge di far sì che i paesi in via di sviluppo beneficino del regime SPG.

Gli onorevoli Mann e Fjellner hanno menzionato lo Sri Lanka, che al momento beneficia del regime SPG+. Non vi sono segni che indicano che in futuro dovrebbe smettere di beneficiare degli accordi SPG. Ogni paese e ogni situazione sono valutati con attenzione, in modo trasparente e nel rispetto delle disposizioni dei regolamenti. E’ stato chiesto di fare in modo che il processo di candidatura del regime SPG+ sia più frequente rispetto a una volta ogni tre anni – ho già affrontato questo punto –, pertanto arriviamo a un accordo che preveda una flessibilità, ma non potremo mantenere il termine di un anno.

L’onorevole Mann ha chiesto come sarà valutata la domanda per beneficiare del regime SPG+. Il controllo e la valutazione della conformità con i requisiti di ammissibilità del regime SPG+ si basa sui risultati dei meccanismi di verifica definiti sotto gli auspici dell’organizzazione internazionale pertinente, come l’ONU e l’ILO e altre agenzie, nonché sul dispositivo monetario evidenziato nelle convenzioni stesse e reso pubblicamente disponibile da queste agenzie. Tale impostazione consente un processo di revisione imparziale e non ambiguo.

Vorrei rispondere alla questione sollevata dall’onorevole Arif sulla situazione della Commissione nei paesi beneficiari del regime SPG+ in termini di attuazione delle convenzioni sui diritti umani e sui relativi standard. Posso assicurarle che la Commissione segue da vicino gli sviluppi degli attuali beneficiari dell’SPG+ riguardo al rispetto delle pertinenti convenzioni internazionali SPG+.

Mi limiterò a citare l’esempio del Salvador (un paese beneficiario dell’SPG+, come lei ben sa), nei cui confronti la Commissione, di concerto con gli Stati membri dell’UE, ha avviato di recente un’indagine onde verificare il rispetto degli obblighi derivanti dall’SPG+. Posso assicurarle che la corretta applicazione degli accordi commerciali dell?UE è una delle priorità della Commissione. Prestiamo grande attenzione alla conformità dei beneficiari dell’SPG+, e tali questioni vengono regolarmente affrontate nell’ambito dei nostri contatti bilaterali con questi paesi.

Le nuove norme di origine SPG e il loro eventuale contributo agli obiettivi del regime SPG sono al momento al vaglio nel contesto di un’ampia riforma generale delle norme di origine. Competente per questa attività è la DG Fiscalità e unione doganale, e di conseguenza il mio collega Kovács. L’obiettivo è renderle più a favore dello sviluppo e il processo è disciplinato in collaborazione con i paesi in via di sviluppo.

L’ultimo punto riguarda le scarpe in Vietnam, che era uno degli esempi. L’esclusione – o la graduazione, perché è corretto usare tale termine nei confronti di prodotti vietnamiti che rientrano nella sezione 12 (sto parlando delle calzature della nomenclatura combinata dai vantaggi previsti dalla proposta di regolamento SPG per gli anni 2009-2011) – è oggetto della massima attenzione da parte di tutti i servizi competenti della Commissione. La Commissione è anche stata in stretto contatto con il Vietnam al riguardo onde fornire tutta l’assistenza e la competenza necessarie.

Per quanto attiene alla graduazione del Vietnam riguardo alla sezione 12, la scelta discende dall’oggettiva applicazione tecnica delle disposizioni SPG e riflette il fatto che le esportazioni vietnamite di questi prodotti sono più competitive sul mercato comunitario. Inoltre, il Vietnam è riuscito a diversificare la sua base di esportazioni. Questo è un dato positivo e significa che le calzature non sono più l’articolo così dominante. E’ un altro segno rilevante che indica il rafforzamento della competitività. Pertanto, proposta della Commissione relativa alla graduazione del Vietnam è basata su ampi obiettivi e analisi statistiche applicate allo stesso modo a tutti i beneficiari del regime SPG+.

 
  
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  Helmuth Markov, relatore. − (DE) Signor Presidente, potremmo affermare che in quest’Aula c’era grande consenso riguardo al fatto che il sistema SPG+ è uno strumento molto positivo. Mi farebbe infatti molto piacere chiedere alla Commissione o al Commissario Mandelson, che non è presente, tuttavia come indurre i paesi andini, per esempio, due paesi che hanno tutte le intenzioni di mantenere l’SPG, a concludere accordi di libero scambio nel quadro degli accordi di partenariato e associazione. L’Ecuador e la Bolivia vogliono conservare questo regime SPG+. Si può quindi decidere per una partecipazione; consentirà loro di compiere passi avanti.

La seconda questione ci pone il problema di considerare un’eventuale evoluzione del sistema SPG+ in un SPG++. Le sfide che si parano di fronte a noi sono completamente nuove; ci sono il cambiamento climatico, l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Forse potremmo valutare la possibilità di introdurre nuovi paragrafi e nuovi parametri di valutazione. Sono molto lieto, signora Commissario, che si sia pronunciata con tale chiarezza sullo Sri Lanka, perché era una preoccupazione anche della mia commissione, e l’onorevole Mann ha ancora una volta esposto il problema con determinazione.

Infine, i miei ringraziamenti di nuovo a tutti coloro con cui ho lavorato. E’ stata una valida cooperazione. Penso che abbiamo compiuto un passettino avanti e che il sistema SPG+ sia molto prezioso e necessario quale componente dell’accordo commerciale dell’Unione europea. Penso anche che non dobbiamo sempre e soltanto concentrarci sugli accordi di libero scambio.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 5 giugno 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto.(RO) Dalla sua istituzione, l’SPG si è rivelato uno dei principali strumenti delle politiche dell’UE in materia di sviluppo e di commercio. L’obiettivo principe dell’UE e della politica di sviluppo dell’SPG è contribuire alla riduzione della povertà, alla promozione dello sviluppo sostenibile e al buon governo, principi riconosciuti dalle convenzioni e dagli strumenti internazionali, quali la Dichiarazione del Millennio, la dichiarazione di Rio del 1993, la dichiarazione dell’OIM del 1998.

Con l’applicazione dell’SGP nel 1971, l’UE ha agevolato il commercio internazionale con i paesi in via di sviluppo e quelli meno sviluppati, fornendo loro la necessaria assistenza tecnica ai fini dell’osservanza delle convenzioni internazionali nonché della costruzione dell’appropriato quadro normativo e istituzionale onde beneficiare degli scambi internazionali e dell’SGP. Al tempo stesso, a seguito della notifica verificata e dopo la notifica del PE, la CE può applicare la sanzione dell’esclusione temporanea delle preferenze di quei paesi che violano i criteri previsti per l’inserimento nell’elenco dei beneficiari.

La relazione sottolinea l’importanza della procedura di consultazione pubblica, il coinvolgimento dei destinatari e il consolidamento del controllo democratico del PE.

Poiché il regime SPG e l’elenco dei beneficiari sono oggetto di revisione ogni tre anni, al Consiglio è stato chiesto di non ritardare la loro presentazione affinché possano essere approvati dal PE, evitando i divari nel commercio internazionale.

Mi congratulo con il relatore.

 
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