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Testi presentati :

RC-B6-0277/2008

Discussioni :

PV 04/06/2008 - 20
CRE 04/06/2008 - 20

Votazioni :

PV 05/06/2008 - 6.16
CRE 05/06/2008 - 6.16
Dichiarazioni di voto
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Testi approvati :


Discussioni
Giovedì 5 giugno 2008 - Bruxelles Edizione GU

9. Dichiarazioni di voto
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Peggioramento della situazione in Georgia (RC-B6-0278/2008)

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, vorrei che fosse messo agli atti che se chiediamo di inviare un missione frontaliera della PESD in Georgia, dovremmo anche prendere in considerazione nel prossimo futuro di inviare sul luogo una missione di polizia dell’UE.

 
  
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  Sylwester Chruszcz (NI). - (PL) Signor Presidente, non posso dare il mio sostegno alla risoluzione di oggi sulla Georgia in quanto la ritengo eccessivamente faziosa. La situazione nel Caucaso è più complessa rispetto a quanto ci indica il testo della risoluzione che abbiamo dinanzi a noi. Desidero ricordare all’Assemblea che la Georgia deve ringraziare Stalin per i suoi attuali confini, che sono il risultato della politica di Stalin, a propria volta originario della Georgia, condotta negli anni ‘20 e ‘30. Inoltre la politica adottata dai georgiano durante gli anni ‘90 ha contribuito non poco a far sì che le autorità di Suckhumi desiderassero rompere con la Georgia. Inoltre, non riesco a comprendere il motivo per cui gli stessi deputati che solo di recente hanno sostenuto con entusiasmo l’indipendenza del Kosovo serbo, neghino adesso a due nazioni storiche del Caucaso il diritto all’autodeterminazione. Appoggerò, comunque, gli interventi internazionali volti a promuovere il dialogo e il processo di pace nel Caucaso.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Vertice UE-Stati Uniti (RC-B6-0277/2008)

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, desidero sostenere l’emendamento originale presentato dal mio collega, onorevole James Elles, che ha proposto un nuovo paragrafo che dichiara che l’UE riconosce il contributo sostanziale alla protezione dell’UE dai missili balistici a lunga gittata garantita dall’impiego programmato delle dotazioni statunitensi di difesa antimissile con base in Europa.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI). – (NL) Signor Presidente, la risoluzione sul Vertice UE-Stati Uniti non copre, ovviamente, una gamma molto ampia di temi diversi. Alcune posizioni della presente risoluzione sono, a mio avviso, del tutto inaccettabili, mentre altre sono estremamente valide. Non ho pertanto altra scelta se non astenermi.

Quello che vorrei aggiungere qui, tuttavia, è che questa risoluzione avrebbe dovuto, innanzi tutto, contemplare un chiaro passaggio che indichi che il Stati Uniti non devono interferire con la potenziale espansione dell’Unione europea. Il modo in cui gli Stati Uniti intervengono regolarmente per perorare l’inaccettabile causa turca è, secondo me, un’ingerenza inammissibile in un affare europeo. Gli Stati Uniti devono comprendere che c’è una grande differenza tra gli interessi della NATO, da un lato, e gli interessi dell’Unione europea e della popolazione europea, dall’altro. La Turchia non può aderire all’Unione europea perché non è un paese europeo. Per quanto riguarda questo tema, chiediamo né più né meno che rispetto da parte degli Stati Uniti.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo l’occasione del tema affrontato in questa relazione sul risarcimento ai prigionieri di Guantanamo per ricordare che vi è un’altra questione di prigionieri civili e militari ancora da risolvere che riguarda uno Stato membro, addirittura uno Stato fondatore dell’Unione europea.

Ieri la suprema Corte di Cassazione in Italia ha dato ragione ai ricorsi degli internati militari e civili italiani per il risarcimento dal lavoro prestato durante la Seconda Guerra mondiale nei campi di prigionia. È una questione morale da risolvere, sulla quale ho più volte tentato di sollevare l’attenzione del Presidente di questa Assemblea. In questa Assemblea ne ho parlato anche con il Cancelliere Merkel che, a titolo personale, ha fatto sapere di essere d’accordo nel risolvere questa questione.

Adesso che i tentativi della Repubblica federale tedesca di procrastinare giudiziariamente la decisione sono finalmente andati a vuoto, ci si domanda se dopo oltre sessant’anni dalla fine della guerra la Germania voglia decidersi a risarcire i nostri internati militari italiani.

 
  
  

– Relazione: Donato Tommaso Veraldi (A6-0182/2008)

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Veraldi per la sua relazione sui giovani agricoltori. Ritengo che viviamo in un modo dove la produzione alimentare sta assumendo sempre maggiore importanza, e noi dobbiamo guardare al futuro; uno dei modi per guardare al futuro dell’agricoltura è attraverso i giovani agricoltori.

Con la riforma della politica agricola comune, disponiamo ora dello stato di salute necessario per analizzare in particolare aspetti che andranno a beneficio dei giovani agricoltori, quali la riduzione della burocrazia e l’abolizione delle quote che i giovani agricoltori possono introdurre nella produzione del latte, uno dei modi tradizionali per introdursi nel settore agricolo.

Dobbiamo anche pensare un po’ più in là, a un qualche tipo di regimi di capitale di rischio, perché uno dei problemi che devono affrontare i giovani agricoltori è la scarsa disponibilità di garanzie da offrire quando vogliono avviare l’attività. Molto spesso le banche non danno loro la liquidità necessaria per iniziare, pertanto credo che dobbiamo attendere con ansia anche questo. Penso che i giovani agricoltori possano collegarsi alla produzione alimentare, a mercati di nicchia, e possano produrre il tipo di alimenti nelle regioni che desideriamo e collegarsi realmente al mercato. Accolgo con favore la relazione e attendo con ansia di appoggiare i giovani agricoltori.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE). - (FR) Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione perché se non c’è futuro accettabile per i giovani agricoltori, non ci sarà futuro per l’agricoltura europea. Per molte ragioni legate alla sicurezza alimentare, alla fornitura di prodotti di qualità, all’ambiente e alla salvaguardia dei nostri meravigliosi paesaggi montani e vigneti, dobbiamo attuare azioni concrete volte a incoraggiare i giovani a lavorare nel settore agricolo, a riprendere l’attività di famiglia.

Tuttavia, desidero soprattutto esprimere la mia soddisfazione per il fatto che, sulla base della mia iniziativa in seno alla commissione per l’agricoltura, il Parlamento europeo ha ora aggiunto un emendamento volto a richiamare in modo specifico l’attenzione sull’importanza di fornire informazioni sullo status dei partner che aiutano le aziende agricole. Desidero far presente al riguardo che nel 1997 – più di dieci anni fa – quest’Assemblea ha adottato a grande maggioranza la mia relazione sullo status dei coniugi che prestano la propria opera nel settore agricolo. Nella nostra risoluzione, abbiamo insistito in particolare sulla garanzia da parte degli Stati membri che tutti i coniugi che lavorano nel settore agricolo possano beneficiare della copertura assicurativa ai fini delle pensioni di anzianità. La Commissione non ha dato seguito a tale risoluzione. Nel mio paese abbiamo un sistema di questo tipo: assicurazione obbligatoria. Si dovrebbe seguire l’esempio e per conseguire un risultato dobbiamo disporre di una direttiva quadro.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE). - (DE) Signor Presidente, desidero sottolineare che mi sono astenuto dal votare sulla presente relazione, non perché non condivida la tesi secondo cui i giovani agricoltori vanno sostenuti. Credo fermamente che necessitino di aiuto, e che i giovani agricoltori debbano senza dubbio affrontare problemi maggiori rispetto a molti altri agricoltori.

Il motivo per cui mi sono astenuto ha a che fare con il voto sul paragrafo 4, che si riferisce alla situazione dei giovani agricoltori nei cosiddetti nuovi Stati membri. A mio avviso, ora che è trascorso quasi un’intera legislatura, è di certo ora di tralasciare il riferimento ai cosiddetti “nuovi” Stati membri e di trattarli come Stati membri a tutti gli effetti e di pari valore perché, secondo me, sono ormai consolidati in quanto tali.

 
  
  

– Relazione: Jacek Saryusz-Wolski (A6-0189/2008)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, dalla fine della Seconda guerra mondiale abbiamo lavorato con impegno per raggiungere il periodo di pace e stabilità di cui ora godiamo. Comunque, oggi siamo minacciati dal terrorismo, dai conflitti regionali e dalla criminalità internazionale. Il ruolo dell’Unione europea nel mondo contemporaneo deve essere quello di diffusione della pace, della democrazia e della libertà sul globo. L’Unione deve inoltre garantire stabilità, e contrastare i disastri umanitari e le violazioni massicce dei diritti umani. Questa è la visione propria della politica estera e si sicurezza comune europea. Siamo congiuntamente responsabili di garantire la sicurezza a livello globale.

La sicurezza ora contempla più che risolvere conflitti internazionali e proteggere frontiere. Occorre un’interpretazione di più ampio respiro del concetto di sicurezza. Dobbiamo riservare maggiore attenzione si tipi di sicurezza non coperti dalla politica estera e di sicurezza comune europea, ossia la sicurezza alimentare e la sicurezza energetica.

Sarebbe opportuno tenere presente ch l’obiettivo auspicato può essere conseguito solo attraverso la cooperazione e lo scambio di migliori prassi. E’ essenziale un’azione coordinata sia a livello di Stati membri che tra le varie Istituzioni europee. Deve esserci anche collaborazione con la NATO, nonché con altre organizzazioni regionali e globali.

 
  
  

– Relazione: Reimer Böge (A6-0205/2008)

 
  
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  Margaritis Schinas (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché abbiamo or ora votato a schiacciante maggioranza a favore di un importo di 90 milioni di euro a titolo del Fondo di solidarietà dell’UE da erogare alla Grecia a seguito della catastrofe degli incendi boschivi della scorsa estate.

Il disastro dell’estate scorsa ha scioccato l’opinione pubblica. La decisione di oggi del Parlamento europeo è un gesto di solidarietà concreta con le regioni e i cittadini pesantemente colpiti in agosto.

Desidero ringraziare tutti i miei colleghi della commissione per i bilanci, per il lavoro rapido e del massimo interesse che abbiamo compiuto e per l’audizione organizzata che ha sortito ottimi risultati. Mi permetta solo un’ultima riflessione, signor Presidente: siamo forse il solo parlamento al mondo che riesce a soffocare le buone notizie. Oggi abbiamo preso un’importante decisione sull’assegnazione di aiuti ai cittadini greci. Per ragioni tecniche piuttosto che politiche, non siamo purtroppo stati in grado di decidere tramite una discussione. Lo trovo deplorevole, ma l’efficacia della decisione è più importante di qualsiasi altra cosa.

 
  
  

– Relazione: Donato Tommaso Veraldi (A6-0182/2008)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, affrontiamo una terribile sfida riguardo a come incoraggiare i giovani a rimanere nelle aree rurali. Mancano anche le persone disposte a dedicarsi all’agricoltura e a occuparsi delle aziende gestite dai genitori. I giovani agricoltori che avviano un’attività incontrano non poche difficoltà, tra cui la scarsità di terreni adatti, prezzi elevati, limiti di produzione, mancanza di capitali di avvio per gli investimenti, prestiti onerosi e rigidi requisiti agroambientali.

Quasi un terzo degli agricoltori polacchi è costituito da giovani di età inferiore ai 40 anni. In quanto gruppo, sono aperti ai cambiamenti, al progresso tecnologico e alle innovazioni. I giovani agricoltori sono come altri imprenditori. Sono pieni di entusiasmo e non temono le nuove sfide. Sono anche cruciale per il nostro futuro, perché la sicurezza alimentare dell’Europa e del mondo dipende da loro. Necessitano di aiuto per acquisire maggiori qualifiche, attraverso la formazione professionale e la consulenza. Inoltre, si dovrebbero compiere sforzi per migliorare le condizioni finanziarie per la gestione di un’azienda in un’area rurale al fine di eliminare le differenze del ritmo di sviluppo delle infrastrutture tecniche e sociali tra zone rurali e città. Occorre garantire, soprattutto, condizioni stabili per lo sviluppo.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

– Relazione: Neil Parish (A6-0170/2008)

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. − (PT) A seguito dell’entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1405/2006 recante misure specifiche nel settore dell’agricoltura a favore delle isole minori del Mar Egeo, sono state introdotte due linee di sostegno (aiuti alimentari e aiuti alla produzione locale).

Occorre tuttavia correggere certi aspetti tecnici al fine di applicare in toto il regolamento in questione e le due linee di sostegno, e per tale motivo appoggio la proposta della Commissione e la relazione Parish.

 
  
  

– Relazione: Kyösti Virrankoski (A6-0204/2008)

 
  
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  Richard James Ashworth (PPE-DE), per iscritto. (EN) Constatiamo che il terzo progetto di bilancio rettificativo contiene misure positive quali: autorizzare l’importo totale di 849 milioni di euro dovuto da Microsoft per abuso di posizione del mercato; mobilizzazione dei fondi a titolo Fondo di solidarietà dell’UE a favore di Grecia e Slovenia; finanziamento globale della disposizione relativa al vaccino della febbre catarrale al fine di combattere la malattia, copertura del 50 per cento del costo di attuazione per Stato membro e iscrizione dei risparmi su stipendi e pensioni del personale dell’Istituzione.

Osserviamo tuttavia anche che il progetto di bilancio rettificativo contiene misure sgradite quali l’aumento della retribuzione per il direttore dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere nonché modifiche alla tabella dell’organico del Comitato economico e sociale europeo.

Accogliamo con favore le critiche mosse nei confronti delle due precedenti misure della relazione Virrankoski e, se siamo nuovamente contrati all’adozione di un progetto di bilancio rettificativo invariato, siamo d’accordo sul fatto questa sessione deve approvare le tante misure positive segnalate.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione congiunta dei miei colleghi Kyösti Virrankoski e Ville Itälä sul terzo progetto di bilancio rettificativo dell’Unione europea per l’esercizio 2008.

Si riferisce principalmente a: l’iscrizione in bilancio delle entrate provenienti dal caso Microsoft (ammende e interessi bancari per un totale di 849.200.000 euro); l’iscrizione in bilancio dei risparmi derivanti dall’aumento più contenuto del previsto degli stipendi e delle pensioni nel 2007; il rafforzamento del fondo d’urgenza per le misure veterinarie in relazione alla crisi di febbre catarrale, nella misura di 130 milioni di euro di stanziamenti di impegno e di 63.950.000 di euro di stanziamenti di pagamento; la creazione della struttura di bilancio necessaria per accogliere i sussidi destinati a quattro iniziative tecnologiche congiunte: Iniziativa in materia di medicinali innovativi (IMI), Clean Sky, ARTEMIS (Iniziativa tecnologica congiunta in materia di sistemi informatici integrati) e ENIAC (Piattaforma tecnologica europea per la nanoelettronica), per un totale di 257,5 milioni di euro di stanziamenti di impegno e di 194,6 milioni di euro di stanziamenti di pagamento a titolo del Settimo programma di ricerca; e la mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’UE, per un importo di 98 milioni di euro in relazione agli incendi boschivi in Grecia e alle inondazioni in Slovenia.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questo progetto di bilancio rettificativo riguarda, tra le altre cose, la mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’UE a favore di Grecia e Slovenia. Lo scopo è contribuire a compensare i danni causati dagli incendi boschivi e dalle inondazioni che nel 2007 hanno colpito pesantemente le popolazioni di questi due paesi.

Il progetto mira anche a rafforzare il fondo d’urgenza per le misure veterinarie in relazione alla crisi di febbre catarrale, che ha interessato vari Stati membri, tra cui il Portogallo. Di conseguenza, al fine di finanziarie il 100 per cento del costo del vaccino e il 50 per cento dei costi occorsi per effettuare la vaccinazione in nove Stati membri, è stato previsto di iscrivere nel bilancio comunitario 130 milioni di euro di stanziamenti di impegno e 63.950.000 euro di stanziamenti di pagamento.

Vogliamo tuttavia sottolineare l’inserimento di oltre 257 milioni di euro negli impegni e di 195 milioni di euro nei pagamenti per la creazione di nuovi partenariati pubblico-privato nel contesto del Settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione. Tali partenariati riguardano l’Iniziativa in materia di medicinali innovativi (IMI), Clean Sky, la Piattaforma tecnologica europea per la nanoelettronica e ARTEMIS per i sistemi informatici incorporati. Queste iniziative necessitano perlomeno di una strategia di sviluppo pubblica e di investimenti pubblici che non dipendano dagli interessi del capitale privato.

 
  
  

– Relazione: Kyösti Virrankoski (A6-0203/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) ho votato a favore della relazione del mio collega finlandese Kyösti Virrankoski sul quarto progetto di bilancio rettificativo del Parlamento europeo per l’esercizio 2008. Si riferisce esclusivamente all’inserimento nel bilancio per il 2008 dell’eccedenza dell’anno finanziario 2007, ossia 1 528 833 290 euro. Per il 2007 la differenza tra l’entrate ricevute (117,4 miliardi di euro) e i pagamenti effettuati (112,9 miliardi di euro) evidenziano un’eccedenza di 4,5 miliardi di euro, da cui si devono sottrarre gli stanziamenti di pagamento relativi al 2008, vale a dire 3,1 miliardi di euro. A questa eccedenza di 1,4 miliardi di euro occorre aggiungere i 200 milioni di euro di stanziamenti inutilizzati riportati dagli esercizi 2006 e 2007 e sottrarre il saldo negativo degli scambi monetari pari a 100 milioni di euro, considerata l’eccedenza del 2007 pari a 1,5 miliardi di euro. L’eccedenza è imputabile principalmente a una spesa inferiore di solo 1,6 miliardi di euro.

Mi spiace che, anziché procedere a un rimborso automatico agli Stati membri, non si sia svolto alcun dibattito politico sull’assegnazione di questo disavanzo, per esempio, a favore di investimenti nelle reti dei trasporti transeuropee. Ricordo ancora le difficoltà che abbiamo incontrato nel nostro tentativo di reperire circa 3,5 miliardi di euro per finanziare l’eccellente progetto Galileo.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Lo scopo di questo bilancio rettificativo è includere l’eccedenza dell’esercizio 2007 nel bilancio comunitario del 2008. Tale eccedenza è di oltre 1 528 milioni di euro ed è dovuta principalmente, inter alia, al ritardo nell’approvazione di programmi operativi dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione da trasferire ai vari Stati membri.

Il progetto include anche importi non utilizzati nel 2007 a titolo della politica estera e di sicurezza comune dell’UE, quale la “missione di polizia” in Afghanistan e la cosiddetta “missione civile” in Kosovo. Per quanto riguarda la situazione in Kosovo, desideriamo sottolineare l’illegale e illegittima operazione militare/civile USA-NATO-UE – in altre parole, ingerenza, destabilizzazione, aggressione, occupazione e dichiarazione unilaterale di indipendenza della provincia serba del Kosovo, nel totale disprezzo del diritto internazionale – e l’attuale “stallo che si registra nei negoziati sul trasferimento delle responsabilità dall’Amministrazione civile temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) a EULEX” (missione dell’Unione europea sullo Stato di diritto in Kosovo”) in seno alle Nazioni Unite.

Infine, desidero sottolineare che la “eccedenza” dell’esercizio 2007 ridurrà i contribuiti degli Stati membri apportati al bilancio comunitario, nel modo seguente in particolare. 300 milioni di euro in meno per la Germania, 258 milioni in meno per il Regno Unito e 233 milioni in meno per la Francia. Questo è quello noto come “guadagnare a ogni costo”…

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto.(PL) Signor Presidente, ho votato a favore dell’adozione della relazione sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2008 dell’Unione europea per l’esercizio 2008 [9904/2008 – C6-0207/2008 – 2008/2094(BUD)]. La relazione dell’onorevole Virrankoski è esaustiva e precisa.

Concordo riguardo alla posizione del relatore secondo cui il saldo di ogni esercizio sia iscritto, a seconda che si tratti di un’eccedenza o di un disavanzo, tra le entrate o le spese del bilancio dell’esercizio successivo. Nel caso che affrontiamo si tratterebbe del bilancio per il 2008. Si dovrebbe procedere attraverso un bilancio rettificativo da presentare alla Commissione.

 
  
  

- Relazione: Hubert Pirker (A6-0174/2008)

 
  
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  Philip Bradbourn (PPE-DE), per iscritto. (EN) I conservatori si sono astenuti dal voto su questa relazione in quanto rientra nell’obiettivo europeo di sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia – anziché privilegiare un approccio intergovernativo.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) La strategia dell’Unione europea sulla prevenzione e il controllo della criminalità organizzata indica la necessità di sviluppare una politica globale dell’UE contro la corruzione cui partecipino attivamente tutti gli interlocutori pertinenti.

Una prevenzione adeguata e la lotta alla corruzione in Europa dipendono pertanto dall’esistenza di una cooperazione efficiente ed efficace tra le rispettive autorità e i corrispondenti servizi degli Stati membri, individuando opportunità, condividendo buone prassi e sviluppando elevati livelli professionali.

Per tale ragione sono a favore dell’idea di istituire formalmente una rete anticorruzione con punti di contatto negli Stati membri, le cui attività devono essere completamente associate (nel rispetto delle competenze) con altre organizzazioni e agenzie che svolgono un ruolo fondamentale in questa lotta, come nel caso dell’OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), di Europol e Eurojust.

Sostengo anche gli emendamenti presentati dal relatore, onorevole Hubert Pirker, in particolare l’emendamento sulla necessità di trasparenza e di informazioni riguardo alle attività e alle raccomandazioni di questa rete, che deve tradursi nella presentazione di una relazione annuale alla Commissione e al Parlamento europeo.

 
  
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  Titus Corlăţean (PSE), per iscritto. (RO) Accolgo con favore la decisione del Consiglio relativa alla rete di punti di contatto contro la corruzione, intesa a rafforzare la cooperazione tra le autorità che contrastano la corruzione nell’UE.

La cooperazione europea è un elemento essenziale nella lotta contro la corruzione, soprattutto nei nuovi Stati membri, dove le organizzazioni non governative e gli esperti europei sottolineano la persistente presenza di alcune notevoli lacune, tra cui quelle relative al funzionamento del sistema giuridico.

Dall’ultima relazione di valutazione di GRECO (Gruppo di Stati contro la corruzione) del Consiglio d’Europa concernente la Romania emerge che, per il 2007, il nostro paese ha attuato solo il 40 per cento delle misure anticorruzione consigliate dalle istituzioni europee. In questa occasione, invito il governo di destra della Romania ad ammettere pubblicamente il fallimento dei programmi intrapresi nel campo della lotta alla corruzione.

Ritengo che la lotta alla corruzione debba essere uno dei principali obiettivi dell’Unione europea al fine di offrire ai propri cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. La Commissione europea (per opera dell’OLAF), Europol e Eurjust devono partecipare a questa rete.

Purtroppo, in molti dei nuovi Stati membri, tra cui la Romania, la lotta contro la corruzione è utilizzata quale promessa elettorale e come arma politica diretta con i partiti politici dell’opposizione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) L’istituzione di una “rete di punti di contatto” in un quadro di cooperazione tra i vari Stati membri, con l’obiettivo di condividere esperienze e buone prassi, potrebbe formare un’altra risorsa attiva nella lotta contro la corruzione in ogni paese.

Secondo il trattato CE, la Comunità e gli Stati membri sono responsabili dell’adozione di misure volte a contrastare la frode e a proteggere gli interessi finanziari della Comunità. A livello comunitario emerge, per esempio, la necessità di garantire maggiore autonomia e risorse all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).

Tuttavia, non siamo d’accordo sul fatto che si considera tale misura alla stregua di un embrione e che venga utilizzata per promuovere o integrare l’obiettivo più generale di sviluppo del cosiddetto “spazio di libertà, sicurezza e giustizia”, in linea con il programma dell’Aia del 2005, inserendo in particolare la giustizia e gli affari interni nel quadro del sistema comunitario.

Il processo di comunitarizzazione è incoraggiato e garantito dal Trattato noto come “Trattato di Lisbona”, eliminando dalla sovranità degli Stati membri (dai rispettivi parlamenti e da altre istituzioni nazionali) quelle responsabilità che sono al cuore di questa stessa sovranità.

Ribadiamo quindi le nostre riserve riguardo all’istituzione di un procuratore europeo, che è una fase nell’ambito del processo di introduzione di un futuro “Ufficio di procuratore europeo” basato su Europol, Eurojust e l’OLAF.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) La corruzione è un fenomeno diffuso che riguarda ogni settore della nostra società, che si tratti di economia, sindacati o dell’amministrazione. Dopo episodi di corruzione presso la Siemens dell’ordine di miliardi, i giornali ora sono pieni di articoli sullo scandalo della lega calcio polacca. Anche l’UE più volte compare sulle pagine dei giornali e di certo non per ragioni positive, con accuse di corruzione, cattiva gestione, distrazione di fondi, e così via.

E’ pertanto da accogliere con favore il fatto che il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) riunisca gli sforzi di tutti i membri del Consiglio d’Europa volti a combattere la corruzione. Speriamo che si apprendano le lezioni giuste. Non è solo la Bulgaria che deve migliorare la sua storia nel settore della lotta alla corruzione; anche l’UE deve fare ordine. Abbiamo ancora una gestione dei fondi UE troppo lassista, controlli insufficienti, procedure lunghe e teoricamente nessun modo di recuperare i fondi erogati indebitamente.

 
  
  

– Relazione: Marie-Hélène Aubert (A6-0193/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione della mia collega francese Marie-Hélène Aubert, che propone di modificare, tramite la procedura di conciliazione, la proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). E’ diventato urgente affrontare questo aspetto, in quanto la pesca illegale è un grave problema che interessa tutto il mondo.

Sostengo senza riserve questa iniziativa, che, come sottolinea la relatrice, era stata presentata dal Parlamento europeo nel febbraio 2007. Accolgo con favore la precisazione secondo cui si debba proibire l’accesso ai porti degli Stati membri, la possibilità di beneficiare di servizi portuali ed effettuare operazioni di sbarco, trasbordo o trasformazione a bordo in tali porti ai pescherecci di paesi terzi, a eccezione, naturalmente, di casi di pericolo o forza maggiore..

A condizione che non sia troppo complesso, sono a favore dell’emissione di certificati di cattura volti a garantire la tracciabilità dei prodotti ittici.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. − (PT) La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) è al momento uno dei principali problemi che deve affrontare la gestione delle risorse marine. Minaccia la sostenibilità delle risorse e la biodiversità marina e comporta pesanti conseguenze economiche per i pescatori che operano nel rispetto della legge.

Quale principale consumatore e importatore di prodotti ittici, la Comunità europea ha una particolare responsabilità nella lotta contro la pesca illegale, nell’adozione di soluzioni intese a evitare che queste pratiche continuino e nella pressione da esercitare sulla comunità internazionale affinché adotti misure analoghe.

La relazione del Parlamento europeo contiene 65 emendamenti proposti che integrano la proposta della Commissione e vanno contro gli interessi nazionali.

E’ opportuno osservare che la proposta definisce un sistema applicabile a tutte le attività della pesca INN o a quelle associate, esercitate sul territorio comunitario o in acque sotto la sovranità o la giurisdizione di Stati membri, e che è stato discusso a fondo e difeso durante il periodo della Presidenza portoghese.

Il presente documento merita pertanto il mio sostegno.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) La sostenibilità degli stock ittici è fondamentale per garantire l’esistenza a lungo termine delle attività della pesca e della redditività socioeconomica del settore stesso.

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) minaccia questa sostenibilità e mette in dubbio la redditività del settore delle comunità della pesca che dipendono da esso.

Pertanto è di vitale importanza adottare misure atte a rafforzare la lotta contro queste attività illegali, in particolare potenziando i meccanismi di controllo in ogni Stato membro.

La presente proposta, che integra le misure già definite nell’ambito della politica della pesca comune. Introduce varie disposizioni che mirano a porre un freno a queste pratiche esercitate da pescherecci battenti bandiera di uno Stato membro o da navi di paesi terzi.

Le misure proposte contemplano quindi un maggiore controllo da parte degli Stati membri nei rispettivi porti, il requisito di un certificato rilasciato dallo Stato di bandiera che attesti che la cattura è legale nonché la creazione di un elenco di pescherecci coinvolti nella pesca INN.

Vorremmo tuttavia ribadire che qualsiasi futura armonizzazione di queste proposte con un’eventuale revisione della normativa comunitaria relativa al controllo deve salvaguardare le competenze degli Stati membri, in particolare riguardo alle ispezioni. Desideriamo anche riaffermare che tutte le questioni affrenti alle sanzioni ricadono nella sfera di competenza di ciascuno Stato membro.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la relazione della mia collega Aubert sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. E’ negli interessi di tutte le comunità della pesca che si affronta il fenomeno dell’INN e l’UE ha un ruolo essenziale da svolgere al riguardo. Nondimeno, della gestione delle risorse ittiche dovrebbero essere responsabili le nazioni dedite alla pesca e l’UE deve impegnarsi onde smantellare la PCP.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto.(PL) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Aubert sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata [COM(2007)0602 – C6-0454/2007 – 2007/0223(CNS)].

E’ un testo valido che fornisce un quadro adeguato del problema della pesca illegale, che rappresenta un reale minaccia per la sopravvivenza delle risorse marine. Sembra pertanto essenziale istituire un sistema comunitario volto a contrastare la suddetta pratica.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) La relazione dell’onorevole Aubert sul sistema comunitario contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata è un testo che appoggio in linea generale. Sono d’accordo riguardo ad alcune proposte della relatrice. Vedere che gli Stati membri certificano la legalità del pesce che le proprie imbarcazioni catturano, per esempio, sembra corretto. Al fine di contrastare le pratiche della pesca illegale occorre un’azione su scala europea e il mio voto riflette queste posizioni.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI), per iscritto.(FR) I pescatori di Francia, Spagna e Italia ci parlano della loro legittima rivolta, del loro diritto a vivere, della loro indignazione. I piccoli agricoltori dicono le stesse cose.

Da un anno il prezzo del carburante soffoca economicamente i nostri pescatori. Questa situazione è al primo posto dell’asfissia burocratica che stanno subendo a causa dei contingenti, delle sanzioni, del controllo e delle ispezioni che stanno trasformando la libertà delle acque d’altura in un’Unione Sovietica liquida.

Alla luce della tragedia che colpisce questa professione, che cosa proponiamo a questi uomini, a queste regioni, a questi villaggi, a queste economie locali? Niente! A eccezione di vaghi aiuti transitori, a mo’ di palliativo.

Quello che è peggio è che il giorno in cui i pescatori del Mediterraneo si riuniscono a Bruxelles per rivendicare il loro diritto a vivere, noi discutiamo qui di introdurre ulteriori sanzioni penali per contrastare la pesca illegale.

Ai pescatori viene persino negato il sostegno in termini di IVA e accise.

La soluzione è un fondo di compensazione del debito per i pescatori volto a garantire che non debbano essere soggetti a ineguaglianze riguardo agli oneri pubblici, generati dalla politica in materia di importazioni e dal predominio dei giganti della distribuzione.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE), per iscritto. (EN) La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata è un problema crescente che, per essere affrontata con efficacia, richiede una cooperazione rafforzata tra l’UE e la comunità internazione.

La proposta della Commissione riflette in gran parte le raccomandazioni formulate dalla commissione per la pesca, più nello specifico la prima relazione dell’onorevole Aubert sulla pesca INN. Sono totalmente a favore dei principali elementi della proposta che prevede un divieto sulle importazioni di pesce INN e l’esecuzione di controlli dello Stato di approdo volti a impedire l’accesso di pescherecci di paesi terzi sospetti di praticare la pesca illegale.

Finora l’UE si è concentrata soltanto sulla regolamentazione dei propri pescatori, nello sforzo di garantire che non eludessero le leggi dell’UE, mentre la pratica della pesca INN era sostanzialmente ignorata. E’ incoraggiante vedere che ora il Parlamento e la Commissione intervengono realmente al fine di affrontare questo problema.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto positivo alla relazione presentata dalla collega Marie-Hélène Aubert sul sistema comunitario contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. La pesca illegale rappresenta una delle peggiori minacce alla sostenibilità degli stock ittici e alla biodiversità marina.

La proposta della Commissione è importante perché l’Unione europea possa effettivamente conseguire il ruolo di guida all’interno di un settore sempre più complesso e interconnesso. Per far questo ritengo auspicabile che tale proposta sia applicata non solo ai pescherecci dei paesi terzi ma anche a quelli battenti bandiera comunitaria, in modo da adottare misure non discriminatorie e tali da instaurare una politica condivisa all’interno dell’Unione europea.

Sostengo l’indiscussa importanza di un sistema di certificazione che garantisca la tracciabilità e che consenta di avere un marchio di garanzia del pescato, parallelamente a sanzioni armonizzate e dissuasive e a un sistema di controlli e di ispezioni per ridurre al minimo le attività di pesca illegali.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Desidero sostenere la relazione Aubert e condannare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto.?PL) La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, nota come INN, rappresenta un grave problema. Nel suo sforzo di affrontare il problema con incisività ed efficacia, l’Unione europea deve beneficiare dell’esperienza di paesi che, sebbene non siano membri dell’Unione, hanno tuttavia disposizioni più severe volte a contrastare la pesca illegale. Tra i paesi in questione figurano la Norvegia, l’Islanda e il Canada. Innanzi tutto, dobbiamo concentrarci sul trattamento da riservare alle violazioni nel settore della pesca all’interno dell’Unione. A oggi, questo aspetto costituisce un grosso problema. Il prossimo passo dovrebbe prevedere il sostegno ai paesi in via di sviluppo che intendono adottare il programma per contrastare l’INN. Purtroppo, questi paesi in via di sviluppo non dispongono di sufficienti risorse finanziarie da destinare a tale lotta.

 
  
  

– Relazione: Duarte Freitas (A6-0183/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione presentata dal mio stimato collega portoghese Duarte Freitas, che, in conformità della procedura di consultazione, propone emendamenti alla proposta di un regolamento del Consiglio relativo alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d’alto mare dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo. Il progetto di regolamento in questione attua le raccomandazioni formulate nel 2006 dalle Nazioni Unite e si applica ai pescherecci dell’UE che operano in alto mare in zone che non sono regolamentate da un’organizzazione regionale di gestione della pesca e richiedono pertanto la disciplina dello Stato di bandiera. Tra il non intervenire affatto e il vietare tutto, sono a favore della terza possibilità proposta dall’Unione europea, che prevede la rigorosa regolamentazione della pesca di fondo attraverso la definizione delle misure di gestione e di conservazione adottate dalle organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) e l’introduzione della disciplina che gli Stati di bandiera devono applicare ai loro pescherecci quando questi ultimi operano in zone di alto mare non regolamentate da un’ORGP.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Alcuni ecosistemi marini (quali scogliere, montagne sottomarine, camini idrotermali, coralli d’acqua fredda o banchi di spugne d’acqua fredda) sono per loro stessa natura vulnerabili all’impiego di certi attrezzi di pesca.

La presente proposta mira a proteggere tali ecosistemi nelle acque d’altura, soprattutto in zone non regolamentate da un’organizzazione regionale di gestione della pesca.

Sono sostanzialmente d’accordo rispetto alla proposta presentata e alla relazione adottata, tuttavia vorrei ribadire che certi aspetti della proposta andrebbero chiariti. Per esempio, per quanto riguarda la definizione di “ecosistema marino vulnerabile”, il testo sottolinea che è la necessità di attendere una definizione della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) in base alle “migliori informazioni scientifiche disponibili”, tenendo presente la mancanza di dati scientifici approfonditi relativi a questi ecosistemi. Inoltre, vorremmo anche sottolineare la necessità di operare una distinzione tra le conseguenze dovute all’impiego di attrezzi diversi, conducendo una serie di ricerche scientifiche nel settore della pesca volte a determinare il loro potenziale impatto sugli stock e i fondi marini.

Infine, riteniamo altresì appropriato ribadire che le questioni relative alle ispezioni o alle missioni di osservazione a bordo dei pescherecci rientrano nella sfera di competenza di ciascuno Stato membro, in particolare in un momento in cui sono stati annunciati nuovi livelli federali della politica comune per la pesca.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Freitas riguarda gli ecosistemi vulnerabili marini d’alto mare. Le acque d’altura non ricadono sotto la responsabilità di alcuna nazione o organizzazione della pesca e le attività di pesca sono spesso ampiamente non regolamentate. E’ opportuno che l’UE intervenga in questo ambito, data la natura internazionale della pesca.

Questo opera una distinzione tra le zone d’alto mare e le acque costiere, i cui organismi più appropriati di controllo sono all’interno delle stesse nazioni di pesca e non nelle Istituzioni dell’UE.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. (FI) La politica marittima dell’UE è una delle principali iniziative per cui l’attuale Commissione verrà ricordata sotto una buona luce. La presente proposta di regolamento del Consiglio relativo alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d’alto mare dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo è un necessario elemento aggiuntivo della strategia dell’UE.

Quando al Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile svoltosi nel 2002 a Johannesburg è stato fissato l’obiettivo di fermare la perdita di biodiversità, la scadenza fissata è stato il 2010. Ora, con nostro rammarico, dobbiamo ammettere che nell’arco di due anni non sarà possibile conseguire il risultato. Sebbene gli obiettivi ambientali siano posti tra le massime priorità della politica mondiale da vent’anni a questa parte, molti fattori minacciano ancora la biodiversità marina. La ricerca scientifica ha dimostrato che, nonostante le elevate rese associate alla pesca di acque profonde, le pratiche di pesca non adeguatamente organizzate possono portare alla distruzione di certe specie in meno di 10 anni.

Non dobbiamo dimenticare che, sebbene siano necessari nuovi approcci come quelli applicati nel settore della pesca, sono vergognosamente esigue le conoscenze in merito alla ricostituzione di specie ittiche di acque profonde, e nel complesso le minacce che incombono sugli ecosistemi di profondità sono ancora maggiori. La presente proposta di regolamento sul settore della pesca è nondimeno un intervento chiaro e necessario.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) La protezione degli ecosistemi vulnerabili marini è essenziale affinché le future generazioni possano godere dell’ambiente marino.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto.(FR) Con il suo voto il Parlamento europeo sta ponendo in essere principi rigorosi volti a disciplinare le attività dei pescherecci comunitari che impiegano attrezzi di pesca da fondo in alto mare, in zone non regolamentate da organizzazioni regionali di gestione della pesca.

In conformità delle raccomandazioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, punta di diamante in questo ambito, i membri stanno ponendo fine al vuoto giuridico che ha reso possibile l’irreparabile distruzione dei nostri ecosistemi marini. Mi fa piacere che i deputati del Parlamento europeo abbiano riconosciuto che gli ecosistemi di acque profonde sono un’importante fonte di biodiversità marina e che lo spostamento dello sforzo di pesca verso questi habitat ha rischiato di distruggerne il patrimonio.

La coscienza ecologica dei membri al parlamento europeo non cerca di rendere ancora più complessa la già gravosa attività dei nostri pescatori, né di alimentare la pressione burocratica. D’ora in poi, le attività di pesca in queste zone specifiche saranno soggette a un permesso nonché a una valutazione preventiva condotta dallo Stato membro e volta a garantire che la pesca non provocherà alcun danno significativo. Deve essere applicato qui anche il principio di precauzione.

La salvaguardia della biodiversità marina sarà garantita solo se integrata verticalmente nelle altre politiche comunitarie, in particolare la futura politica marittima dell’UE.

 
  
  

– Relazione: Jean-Pierre Audy (A6-0184/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Signor Presidente, saluto con favore gli obiettivi fissati dalla Commissione per una semplificazione, stabilizzazione e chiarificazione delle regole e procedure in materia commerciale. Gli scambi economici sono uno strumento fondamentale nello scenario internazionale attuale, essendo un mezzo sia di miglioramento dell’efficienza dei mercati internazionali, sia della crescita socio-culturale delle nazioni coinvolte.

Gli accordi commerciali tra paesi possono garantire la stabilità politica e gettare solide basi per accordi diplomatici più o meno durevoli. Essi sono pertanto sempre più i principali attori di un mondo sempre più dominato da rapporti di natura economica che, influenzando anche il flusso degli scambi culturali tra popolazioni, evitano scontri di carattere militare e aiutano a mantenere la pace.

Il commercio rappresenta pertanto un importantissimo vettore per il dialogo e un’opportunità per lo sviluppo economico e sociale. Rendere meno rigidi gli scambi significa garantire più efficienza al sistema economico. Data la rilevanza del tema trattato, auspico una forte assunzione di responsabilità da parte dell’assemblea per raggiungere questi obiettivi.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione dell’onorevole Audy chiede un’armonizzazione delle procedure di importazione ed esportazione nella prospettiva di garantire un’applicazione agevole della politica commerciale dell’Unione europea e, soprattutto, un’applicazione coerente a tutti i punti d’ingresso dell’UE onde facilitare la vita alle imprese. Sembrerebbe logico, poiché facciamo parte di un’unione doganale da oltre 40 anni.

Tuttavia, l’onorevole Audy vuole che le procedure siano del tutto armonizzate e affidate a un servizio doganale europeo unico.

Le autorità doganali sono responsabili del controllo della circolazione delle merci e ne garantiscono la conformità con le norme predisposte (sicurezza dei prodotti, protezione dei consumatori, salute, ambiente, e così via). Svolgono anche una funzione fiscale: applicano gli appropriati dazi doganali, ovviamente, ma si occupano anche di IVA, che, con tutto il dovuto rispetto, è ancora una tassa nazionale. Infine, o, forse, soprattutto, hanno un ruolo di sicurezza e partecipano alla lotta contro qualsiasi genere di traffico, in particolare il traffico di stupefacenti, operando in stretta cooperazione con i servizi di polizia.

Non deve stupire che il relatore attribuisca priorità alla prima funzione, nel nome delle virtù del commercio internazionale e sottovaluti gli altri due. Questo è il motivo per cui non abbiamo votato a favore della relazione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Sono a favore delle raccomandazioni indicate nella relazione dell’onorevole Pierre Audy “Norme e procedure efficaci in tema d’importazione e esportazione al servizio della politica commerciale”. Ritengo sia un testo ben equilibrato che guarda giustamente al diritto doganale della CE dopo il Trattato di Lisbona e la legge statunitense legge della “scansione del 100 per cento”.

Condivido in effetti il punto di vista del relatore secondo cui un approccio comune ai sistemi doganali della CE dovrebbe affrontare le difficoltà intrinseche degli Stati membri che hanno la responsabilità dell’attuazione delle procedure doganali. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione su norme e procedure efficaci in tema d’importazione e esportazione al servizio della politica commerciale, che garantisce una maggiore efficienza nell’ambito doganale, nonché la cooperazione tra le autorità doganali europee.

Il mercato dell’Unione europea deve far fronte al fenomeno della contraffazione e della pirateria. Nel 2007 in Romania le perdite imputabili alla violazione dei diritti di proprietà intellettuale hanno raggiunto i 62 milioni di euro, secondo le analisi condotte dall’Alleanza internazionale della proprietà intellettuale. L’adozione della presente relazione da parte del Parlamento europeo e lo sviluppo del piano volto a combattere la contraffazione e la pirateria a un livello europeo ridurrà l’entità di queste perdite.

La relazione compiace del compromesso raggiunto tra gli Stati membri e la Commissione su un mandato negoziale per un accordo internazionale anticontraffazione (Anti-Counterfeiting Trade Agreement, ACTA), dal momento che si tratta di un tassello importante della strategia commerciale dell’Unione.

Poiché la normativa europea per la protezione dei consumatori, soprattutto quella relativa a salute e sicurezza, si applica a tutti i prodotti all’interno del mercato UE, si esortano la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie al fine di controllare con efficacia un livello elevato di tutela dei consumatori.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto.(PL) Ogni anno, attraverso gli aeroporti e i porti marini dell’Unione passano oltre 2 miliardi di tonnellate di merci. I servizi doganali si occupano di oltre 100 milioni di dichiarazioni doganali. Così facendo, proteggono la salute e la sicurezza dei cittadini dell’Unione europea.

Anche i servizi doganali sono coinvolti nelle pratiche collegate con la contraffazione di merci. Si tratta di un fenomeno in crescita e sempre più pericoloso che riguarda non solo gli articoli di moda di lusso, ma anche farmaci, dentifrici e cosmetici. I servizi doganali sequestrano pezzi di ricambio contraffatti, quali i sistemi di frenatura. Gli occhiali da sole contraffatti possono danneggiare la vista di chi li indossa. Contrastare queste pratiche e porvi un freno contribuirà a rafforzare la protezione della salute e a migliorare la sicurezza dei cittadini.

Le autorità doganali hanno introdotto controlli di sicurezza appropriati volti a proteggere il mercato interno. Lavorando in stretta cooperazione con importanti partner commerciali a livello internazionale, tutelano il trasporto merci internazionale dal contrabbando di merci legato all’attività terroristica.

 
  
  

– Relazione: Reimer Böge (A6-0205/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) ho votato a favore della relazione del mio stimato collega tedesco Reimer Böge, che propone di approvare nella sua attuale formulazione la proposta della Commissione concernente la mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea al fine di assistere la Slovenia e la Grecia che nel 2007 sono state colpire, rispettivamente, da inondazioni e incendi boschivi, per un importo pari a circa 98 milioni di euro, che dovrebbe essere l’oggetto di un bilancio rettificativo adottato in parallelo. Onde evitare qualsiasi ritardo nella fornitura di assistenza finanziaria in caso di disastri, sostengo la raccomandazione formulata nella relazione volta a chiedere alla Commissione di proporre bilanci rettificativi intesi esclusivamente alla mobilizzazione di tale Fondo, il cui impiego non deve superare un miliardo di euro l’anno a titolo dell’attuale accordo interistituzionale.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) I gravi incendi boschivi che hanno devastato la Grecia nell’estate del 2007 e le terribili inondazioni che hanno colpito la Slovenia nel settembre 2007 giustificano questa (seconda) mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’UE per il 2007.

Il Fondo prevede un massimale di un miliardo di euro, di cui circa 163 milioni di euro sono già stati usati su richiesta del Regno Unito a seguito delle inondazioni di cui è stato teatro il paese nel 2007. E’ pertanto ancora disponibile un importo di circa 837 milioni di euro.

La proposta adottata oggi prevede uno stanziamento di quasi 90 milioni di euro a favore della Grecia e di circa 8 milioni di euro alla Slovenia. Si tratta di una miseria rispetto ai danni subiti dalle popolazioni dei due paesi che, nel caso della Grecia, superano i 2 miliardi di euro.

Tuttavia, c’è almeno una domanda cui si deve rispondere: com’è possibile che solo ora, a quasi un anno di distanza dai disastri abbattutisi su queste popolazioni, si preveda la disponibilità delle risorse dell’UE? C’è chiaramente qualcosa che non funziona…

Desideriamo sottolineare che abbiamo presentato proposte volte ad accelerare le procedure per la mobilizzazione del Fondo, a garantire che i disastri regionali siano ammissibili e a riconoscere, a titolo del Fondo stesso, la specifica natura delle catastrofi naturali nel Mediterraneo, quali siccità e incendi.

 
  
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  Janusz Lewandowski (PPE-DE), per iscritto.(PL) Il terzo bilancio rettificativo contiene la proposta di mobilizzare nuovamente il Fondo di solidarietà. La precedente richiesta di cui ha beneficiato il Regno Unito (162 milioni di euro) insieme alla domanda attualmente al vaglio a favore della Grecia e della Slovenia (per un totale di 98 milioni di euro) lascia notevole margine di manovra nel secondo semestre del 2008, tenuto conto che il massimale annuo delle risorse del Fondo di solidarietà è di circa 1 miliardo di euro. Sono inoltre stati rispettati altri requisiti formali contenuti dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006. La commissione per i bilanci è riuscita a ottenere tutte le ulteriori spiegazioni necessarie in occasione della riunione di maggio cui hanno partecipato i rappresentanti dei paesi colpiti dai disastri naturali nel 2007. I paesi in questione erano la Grecia, devastata da incendi boschivi, e la Slovenia, vittima di inondazioni.

Come avviene di solito in casi simili, le uniche preoccupazioni riguardano il tempo impiegato dalle Istituzioni dell’Unione per intervenire. E’ un argomento sollevato ad nauseam. Le domande da parte della Grecia e della Slovenia sono pervenute a ottobre e novembre del 2007. La Commissione europea ha presentato il bilancio rettificativo il 14 aprile 2008. Anche se questo indica in realtà che il processo è stato più rapido che in passato, il ritmo rimane insoddisfacente. Ci sono pertanto tutte le ragioni per sottolineare la sollecita da parte del Parlamento europeo e la valida cooperazione tra la commissione per lo sviluppo regionale e la commissione per i bilanci, in merito alla considerazione favorevole della proposta concernente gli aiuti a favore dei paesi interessati.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo positivamente l’azione intrapresa al fine di aiutare la ripresa della Grecia e della Slovenia dagli incendi boschivi del 2007. Con uno stanziamento di 89,7 milioni di euro destinato alla Grecia e uno di 8,3 milioni di euro a favore della Slovenia, l’UE ha dimostrato di essere impegnata a rafforzare la solidarietà tra i suoi membri. Ho pertanto votato a favore della relazione dell’onorevole Remer Böge sulla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell’UE.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) I disastri naturali non causano solo immensa sofferenza e numerosi morti, ma distruggono anche essenziali infrastrutture permanenti quali le linee per la trasmissione dell’elettricità, strade e ponti. Oltre a fornire assistenza e curare i feriti, è quindi fondamentale riparare e rimediare ai danni il più rapidamente possibile. Dato che questi danni sono spesso estesi, nel 2002 è stato deciso che in simili circostanze, l’UE avrebbe fornito alle vittime un sostegno finanziario.

Ovviamente, è importante assicurare che il denaro non venga impiegato in modo inappropriato, ma questo non deve tradurci in un ritardo di 12 mesi, in media, nell’esborso di tali fondi, come osservato dalla Corte dei conti.

 
  
  

– Relazione: Mathieu Grosch (A6-0037/2008)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Lo scopo generale della proposta presentata dalla Commissione europea è proseguire la liberalizzazione nell’UE dei servizi occasionali di autobus – in particolare tra i vari paesi dell’UE e tra questi e paesi terzi, tra cui operazioni di cabotaggio – a partire dal 1° gennaio 2009.

Quelli riportati di seguito sono alcuni degli aspetti che respingiamo:

– misure volte a limitare la competenza di uno Stato di gestire i trasporti passeggeri su strada sul proprio territorio, soprattutto in difesa di questo servizio pubblico (da non confondere con il cosiddetto “servizio di pubblico interesse” di proprietà privata, ma sostenuto con finanziamenti pubblici);

– eliminazione del concetto di “orario di lavoro” ed esclusivo riferimento al “tempo di guida” e a “periodi di riposo”, con l’obiettivo di aumentare lo sfruttamento dei conducenti;

– la (re)introduzione della “deroga dei 12 giorni”, in altre parole la possibilità di rimandare il periodo di riposo per 12 periodi consecutivi di 24 ore che, secondo noi, potrebbe portare a situazione pregiudizievoli della sicurezza degli operatori dei trasporti su strada, e dei passeggeri. Occorre osservare le situazioni che già avvengono con regole più restrittive riguardo all’orario di lavoro e ai periodi di riposo.

Questa dunque la ragione per cui votiamo contro la proposta!

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto.(PL) Desidero esprimere il mio sostegno a favore della relazione dell’onorevole Grosch sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che fissa norme comuni per l’accesso al mercato di servizi di trasporto effettuati con autobus (rifusione) [COM(2007)0264].

Scopo della relazione è individuare la migliore soluzione possibile per i servizi regolari e occasionali. Il suo principale obiettivo è semplificare le disposizioni giuridiche relative alla fornitura di servizi con autobus. Al momento, l’accesso a tale mercato è disciplinato da due regolamenti, in conformità dei quali i servizi occasionali di trasporto internazionale sono stati liberalizzati.

Nel caso dei servizi internazionali regolari, è ancora chiaramente necessario introdurre misure di semplificazione riguardo alla questione delle autorizzazioni a fornire tali servizi in tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Occorre razionalizzare il quadro giuridico, fondendo i suddetti regolamenti, rafforzando la cooperazione tra gli Stati membri e introducendo disposizioni sensibili. Tali misure semplificherebbero non poco il flusso internazionale di merci e migliorerebbero il controllo, quale risultato dell’armonizzazione di documentazione e procedure.

Noto altresì con piacere che sono state proposte misure di semplificazione riguardo ai servizi regolari di trasporto in zone frontaliere. Anche l’aspetto dei viaggi di transito con autobus è stato affrontato in modo opportuno. Nel caso di transito di questo tipo, le autorità competenti negli Stati membri pertinenti verranno solo informate della concessione dell’autorizzazione da parte di quegli Stati membri dell’Unione europea interessati dal particolare servizio di trasporti.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) La relazione Grosh fa parte di una serie di testi sull’attività dei trasporti su strada e sulle rispettive regole nell’area europea. La rifusione mira a rafforzare la capacità e le competenze delle autorità nazionali riguardo al rilascio o al ritiro di licenze presso il vettore nel caso di gravi infrazioni della normativa comunitaria. Sono stati quindi definiti gli esempi di gravi infrazioni e anche le condizioni per stabilire sanzioni non discriminatorie e proporzionate alla gravità dell’infrazione. Ai fini di un aiuto nella valutazione, gli Stati membri avranno quindi accesso a un registro di gravi infrazioni commesse da imprese di trasporti su strada, collegato al registro nazionale di tali aziende.

Ritengo che la rifusione porterà una maggiore semplificazione amministrativa e una maggiore sicurezza giuridica per questa attività economica nonché per le imprese che si attengono alle norme. Questo significherà che potremo finalmente sperare in un autentico mercato dei trasporti stradali per i servizi effettuati con autobus aperto e competitivo e che garantisca la condizioni più rigorose in termini di sicurezza stradale?

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Mi esprimo a favore dalla relazione proposta dal collega Mathieu Grosch sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che fissa norme comuni per l’accesso al mercato di servizi di trasporto effettuati con autobus.

Concordo sulla proposta di liberalizzare i servizi di trasporto con autobus all’interno degli Stati membri non solo per alleggerire il quadro legislativo europeo in materia, ma anche per rafforzare la collaborazione tra i paesi dell’Unione.

Per far questo è necessario uniformare i documenti di identità e riconoscimento in tutta l’Europa unita in modo da agevolare i controlli che lo Stato membro si riserva di fare qualora i passeggeri, oltre a transitare nel suddetto Stato, effettuino operazioni di cabotaggio.

A tale scopo auspico che le autorità degli Stati membri il cui territorio è attraversato vengano informati preventivamente.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. (RO) La nuova versione modificata della relazione contempla l’accordo tra le parti sociali riguardo alla reintroduzione della regola dei 12 giorni di riposo per i conducenti di autobus che effettuano il trasporto passeggeri internazionale.

Ho votato a favore dell’emendamento n. 31 che stabilisce le condizioni applicabili nel caso di conducenti impiegati in servizio di trasporti internazionale che possono rinviare il periodo di riposo settimanale di dodici periodi di 24 ore consecutive al massimo a partire dal precedente periodo di riposo settimanale regolare, a condizione che il servizio di trasporto internazionale occasionale comprenda almeno un periodo di 24 ore in uno Stato membro o in un paese terzo diverso da quello in cui il servizio ha avuto inizio; il tempo di riposo settimanale dopo il ricorso alla deroga sia almeno un periodo di riposo settimanale regolare di 45 ore; un riposo compensativo di 24 ore sia preso in blocco prima della fine della terza settimana che fa seguito al ricorso alla deroga; nel caso in cui la guida abbia luogo durante tutto il periodo fra le 22:00 e le 6:00, che vi siano due conducenti a bordo del veicolo o che il periodo di guida sia ridotto a tre ore; a partire dal 1° gennaio 2014 il ricorso a tale deroga è possibile solo quando si utilizzano veicoli dotati di un’apparecchiatura di registrazione in conformità delle normative europee.

 
  
  

– Relazione: Horst Schnellhardt (A6-0143/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Abbiamo deciso di votare a favore della presente relazione. Il pacchetto sull’igiene ha suscitato dibattiti in vari Stati membri, tra cui la Svezia.

Nella grande maggioranza dei casi, tuttavia, il problema non è stato ravvisato nella normativa in sé ma nell’attuazione della normativa da parte delle autorità nazionali.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) L’UE sacrifica la salute pubblica nell’interesse dei profitti dei monopoli europei che chiedono meno controlli e restrizioni. Un tipico esempio della politica dell’UE è il recente scandalo alimentare dell’olio di semi di girasole mischiato con petrolio, con i suoi disastrosi effetti sulla salute. Anziché adottare misure volte a rafforzare le restrizioni sui processi incontrollati delle multinazionali, l’UE e i governi degli Stati membri si sono limitati a intervenire sulle esportazioni di olio di girasole dall’Ucraina. Al tempo stesso, la direttiva dell’UE sulla sicurezza alimentare autorizza il trasporto di carichi di olio e di altri liquidi destinati al consumo umano in navi-container utilizzate anche il trasporto di oli derivati dal petrolio e altri liquidi tossici.

Con il pretesto di ridurre i costi amministrativi per le piccole imprese, la Commissione propone di introdurre un’altra eccezione alla direttiva sulla sicurezza alimentare che è in sé inadeguata. I controlli sui prodotti alimentari saranno resi ancora più difficili, in quanto le grandi multinazionali ricorrono ai monopoli dietro cui celarsi al fine di evitare qualsiasi responsabilità nello svolgimento di attività che sono pericolose e altamente nocive per la salute pubblica.

E’ improbabile che siano disponibili prodotti alimentari sicuri, in quantità sufficienti e a bassi prezzi per i lavoratori a meno che non si assista a un cambiamento nella politica dell’UE al servizio degli interessi delle multinazionali alimentari e dell’aumento dei loro profitti.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato contro la relazione Schnellhardt sull’igiene dei prodotti alimentari perché ritengo che la proposta della Commissione di modificare il regolamento (CE) n. 852/2004, volto a esentare le piccole e medie imprese attive nel settore alimentare dall’applicazione del sistema HACCP (analisi dei pericoli e punti di controllo critici) non sia al momento giustificata, dato che a oggi non c’è alcun elemento che indichi problemi specifici con l’applicazione della procedura. Ritengo che il 2009, anno in cui il regolamento in questione deve essere rivisto, sarebbe il momento adatto per proporre qualsiasi emendamento, se giustificato.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Oggi il Parlamento europeo ha adottato, in prima lettura, una relazione sull’esenzione degli operatori di imprese alimentari dal regolamento sull’igiene dei prodotti alimentari. Detta esenzione si applicherà alle microimprese che vendono prodotti alimentari e non ai supermercati o alle catene di supermercati in franchising. Dall’esperienza del Portogallo emerge che questa esenzione è fondamentale per difendere la gastronomia tradizionale e le abitudini e i costumi ad essa associati, e per proteggere le imprese familiari che costituiscono un’ampia fascia dei lavoratori del settore e sono coloro che devono affrontare la maggior parte delle difficoltà, dato lo squilibrio competitivo con i grandi gruppi.

Inoltre, l’introduzione, l’applicazione e la manutenzione di processi basati sui principi dell’analisi dei rischi e punti di controllo critici (HACCP), che può essere importante affinché le grandi imprese garantiscano la sicurezza alimentare, non può essere parimenti applicato alle grandi e piccole imprese, soprattutto nel settore della ristorazione.

La normativa in materia di prodotti alimentari deve garantire un elevato livello di protezione per le vite e la salute delle persone e gli interessi dei consumatori, ma non si deve confondere questo con la fine di tradizioni e con attacchi alla cultura gastronomica di ogni paese e ogni regione.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) I regolamenti dell’UE in materia di igiene dei prodotti alimentari sono importanti in tutti gli Stati membri. Tuttavia, talvolta si sono rivelati eccessivamente gravosi per le imprese più piccole. Accolgo con favore le proposte di esentare le microimprese e pertanto ho votato a favore della relazione Schnellhardt.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. (SK) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Horst Schnellhardt, perché comporterà la riduzione degli oneri burocratici a carico delle piccole e medie imprese nel settore alimentare, in particolare per le microimprese (panifici e così via) renderà più interessanti le attività imprenditoriali e creerà nuovi posti di lavoro.

La relazione introduce vari cambiamenti riguardo alle piccole e medie imprese che producono e vendono alimenti, attive su mercati regionali e locali. Non si tratta di norme veterinarie. Nell’esaminare il pacchetto sull’igiene dei prodotti alimentari, il Parlamento desiderava soprattutto garantire il massimo livello possibile di sicurezza alimentare e, al tempo stesso, predisporre un meccanismo di controllo praticabile e flessibile.

Quelle piccole e medie imprese che possono dimostrare che non sussistono rischi nell’ambito dell’igiene dei prodotti alimentari e che quest’ultima viene controllata regolarmente sono esenti dalle procedure HACCP. Il sistema HACCP prevede un’analisi dei rischi e un metodo dei punti di controllo critici. E’ stato sviluppato negli Stati Uniti negli anni ‘60 dalla NASA, quando l’Agenzia doveva garantire il 100 per cento della sicurezza di tutti i prodotti alimentari e nutrizionali. Il sistema è stato incorporato nella normativa europea nel 1992.

Il Codice alimentare della Repubblica slovacca si riferisca all’HACCP come a una “pratica di produzione appropriata”. Compilare la documentazione è complesso e l’ingiustificabile burocrazia scoraggia i titolari di microimprese dall’avviare attività. Poiché in Slovacchia le norme in materia d’igiene sono di gran lunga più rigorose che quelle nei 15 vecchi Stati membri, occorre armonizzare le regole d’igiene nell’intera UE.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, approvo la proposta del collega Horst Schnellhardt in merito all’igiene dei prodotti alimentari.

Tale proposta coinvolge due problematiche distinte: la riduzione degli oneri amministrativi nel campo dei prezzi e delle condizioni di trasporto e le norme che regolano l’esenzione delle microimprese dagli obblighi derivanti dal sistema HACCP, volte a garantire il massimo grado di sicurezza alimentare, ad assicurare un elevato livello di protezione della vita e della salute umana, nonché gli interessi dei consumatori.

Concordo con il fatto che le procedure HACCP permangano, in quanto la loro eliminazione abbasserebbe la prospettiva di raggiungimento di tali obiettivi, visto che queste ultime sono a favore degli operatori del settore alimentare, ne valorizzano i presupposti di sicurezza e responsabilità e garantiscono eque condizioni di concorrenza e flessibilità nella libera circolazione degli alimenti destinati al consumo all’interno della Comunità. Tale emendamento dovrebbe essere infine esteso e approvato imprescindibilmente a tutti gli Stati membri, vincolando chiaramente i requisiti di sicurezza.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE-DE), per iscritto. – (NL) Signor Presidente, se abbiamo buone intenzioni nei confronti delle piccole e medie imprese, dobbiamo approvare leggi che sono anche in grado di rispettare.

Tale principio si applica anche alla normativa in materia di igiene per il settore alimentare. L’anno scorso la Commissione ha presentato una proposta intesa a modificare il regolamento (CE) n. 852/3004 onde allinearlo maggiormente con quanto è fattibile dalle imprese più piccole.

Gli emendamenti proposti dalla Commissione sono molto utili, in quanto prevedono ancora che le piccole società rispettino norme di igiene ma, al contempo, le sollevano dalla burocrazia e dagli obblighi che non sono effettivamente attuabili per le piccole imprese. Da un lato, è un peccato che il Parlamento non abbia seguito in toto la Commissione; dall’altro, ho votato a favore della relazione finale perché siamo stati in grado di compiere qualche passo avanti verso una soluzione.

Ritengo ancora deplorevole che la responsabilità venga spostata sugli Stati membri. Questi ultimi dovranno ora assumersi la loro responsabilità e consentire alle loro piccole e medie imprese di abbandonare i rigidi requisiti HACCP.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. (RO) Il regolamento n1 riguardante l’abolizione di discriminazioni nel campo dei prezzi e delle condizioni di trasporto prevede che i vettori siano in possesso di un documento di trasporto che dovrebbe indicare, tra le altre cose, le distanze, i percorsi e i valichi delle frontiere. Nel campo del trasporto, la proposta mira a ridurre certi obblighi al fine di fornire statistiche nel campo dei trasporti. Tuttavia, per quanto riguarda la modifica in questione, è stato consultato solo il Parlamento.

Ho votato a favore dell’emendamento n. 12, presentato dal gruppo Socialista europeo, afferente al regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, in cui agli organi competenti è consentito esentare agenti economici nel settore alimentare dall’attuazione di una o più misure imposte, a condizione che tali organismi siano in grado di dimostrare che non sussiste alcun rischio da evitare o che qualsiasi rischio individuato è sufficientemente e regolarmente controllato grazie all’applicazione dei requisiti generali e specifici di igiene alimentare. Questo si riferisce ai panifici, alle macellerie, ai negozi ortofrutticoli e, soprattutto, ai banchi dei mercati. Mi spiace che questo emendamento non abbia raccolto la maggioranza necessaria.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. – (PL) La qualità dei prodotti e dei servizi sta diventano un aspetto sempre più importante per la società europea. La qualità è un fattore di concorrenza tra imprese. Un modo per dimostrare la qualità è il possesso del relativo certificato di conformità con le norme di qualità. Le norme più diffuse e rispettate sono quelle della serie ISO 9000.

Il sistema HACCP è stato ufficialmente accettato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 1975. Nel 1993 è stato adottato dalla Commissione del Codex Alimentarius quale strumento appropriato con cui disciplinare la produzione alimentare. Si ritiene che un sistema HACCP adeguatamente attuato. insieme a un sistema di controllo qualità conforme alle norme ISO 9000, sia il modo migliore per garantire la somministrazione di prodotti alimentari sani.

Lo scopo fondamentale del metodo e del sistema HACCP basato su di esso è prevenire rischi nell’intera catena alimentare e garantire la sicurezza del prodotto finale, fornendo reazioni opportune in caso di problemi.

 
  
  

– Relazione: Karin Scheele (A6-0067/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) La direttiva 96/22/CE vieta l’impiego di sostanze stireostatiche, di stilbeni, derivati di stilbeni, i relativi Sali ed esteri, riportati nell’elenco A dell’allegato II, per la somministrazione agli “animali di tutte le specie”, intendendo con questa espressione animali o prodotti di animali usati per consumo umano e animale. Tuttavia, i due prodotti sull’elenco B dell’allegato II possono essere utilizzati a certe condizioni. L’emendamento della Commissione propone:

– escludere gli animali da compagnia dal campo di applicazione della direttiva in questione, il che significa che i divieti relativi all’impiego di certe sostanze semplicemente non si applicano più a tali animali i quali, quindi, possono essere trattati con tali sostanze;

– di vietare completamente l’estradiolo-17ß, il cui utilizzo era consentito in via transitoria per gli animali d’azienda nel trattamento della macerazione o mummificazione fetale. La quarta applicazione di tale sostanza per l’induzione dell’estro nei bovini, negli equini, negli ovini e nei caprini era consentita fino all’ottobre 2006, pertanto è già decaduta. Deve considerarsi una sostanza cancerogena e oggi esistono delle alternative sul mercato, pertanto l’uso di quest’ormone è superfluo e può essere totalmente vietato.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. − (PT) La Commissione propone di escludere gli animali da compagnia dal campo di applicazione della direttiva 96/22/CE del Consiglio concernente il divieto d’utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze ß-agoniste.

Questa importante misura è volta a ridurre la sofferenza degli animali da compagnia e consentirà l’uso, per esempio di sostanze ad azione tireostatica per il trattato di ipertiroidismo in questi animali.

Tuttavia, i più recenti sviluppi nella valutazione scientifica ci indicano che l’impiego di questa sostanza non è economicamente interessante nella produzione animale destinata al consumo umano o che si può sostituire con sostanze alternative.

Si propone pertanto di vietare completamente l’estradiolo-17ß e i suoi esteri nella produzione animale destinata al consumo umano, ponendo fine alle varie deroghe che ancora esistono oggi. Desidero sottolineare che questi ormoni, se usati per accelerare la crescita, possono rivelarsi cancerogeni per gli esseri umani e che le deroghe esistenti possono finalmente terminare in quanto questi ormoni possono essere sostituiti con sostanze alternative senza il benché minimo problema.

Queste modifiche garantiranno un elevato livello di protezione dei consumatori di carne e di derivati animali, consentendo, al tempo stesso, di trattare ridurre la sofferenza degli animali.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto.(PL) Sono a favore della relazione dell’onorevole Scheele sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 96/22/CE del Consiglio concernente il divieto d’utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze ß-agoniste nelle produzioni animali [COM(2007)0292]. La relazione rappresenta uno sforzo di pervenire a una soluzione ottimale che risponda sia alla necessità di proteggere gli esseri umani, i consumatori, che alla necessità di assicurar il benessere degli animali. La relazione tiene altresì conto della ricerca scientifica in questo ambito della scienza veterinaria. In particolare, accolgo con favore il divieto totale relativo all’impiego della sostanza ormonale chiamata estradiolo-17ß per gli animali allevato a fini di produzione di carne. Ritengo del tutto appropriato questo divieto. Si deve attribuire priorità allo sforzo compiuto per raggiungere un livello appropriato di sicurezza alimentare, tenendo soprattutto conto che i prodotti cui si fa riferimento alla direttiva possono provocare gravi tumori negli esseri umani.

D’altro canto, le modifiche proposte prevedono un trattamento efficace degli animali da compagnia, ad esempio per quelli che soffrono di ipertiroidismo o altre condizioni pesanti. E’ dunque prevista disposizione per la salute degli animali da compagnia e da azienda.

 
  
  

– Relazione: Helmuth Markov (A6-0200/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione del mio collega tedesco Helmut Markov, adottata all’unanimità in sede di commissione per il commercio internazionale, che propone di modificare, in conformità della procedura di consultazione, la proposta di regolamento del Consiglio relativo all’applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2011 e di modificare vari altri regolamenti.

La presente proposta di regolamento rispetta le linee guida del 2004 sul ruolo dell’SPG per il periodo decennale compreso tra il 2006 e il 2015, che introducevano alcuni nuovi obiettivi, quali destinare le preferenze a paesi che più ne necessitano, ampliare la copertura di prodotti del sistema SPG a prodotti di interesse per i paesi in via di sviluppo, rendere più trasparente e stabile il sistema di graduazione e introdurre un nuovo regime speciale d’incentivazione volto a incoraggiare lo sviluppo sostenibile e il buon governo.

Sostengo appieno la relazione nella sua richiesta al Parlamento europeo di essere più strettamente coinvolto in questa politica SPG, di importanza capitale per i paesi che ne hanno bisogno e che per noi si traduce ogni anno in un costo di 3,5 miliardi di euro per perdite di dazi doganali.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. In una società ormai dominata da un mercato economico globalizzato, in un contesto mondiale in cui tre miliardi di esseri umani vivono con meno di due dollari al giorno e oltre un miliardo sopravvive con un dollaro, incentivare lo sviluppo economico del cosiddetto terzo mondo attraverso politiche commerciali appropriate è un dovere per le istituzioni comunitarie.

Per questa finalità condivisa dobbiamo ricercare i mezzi adeguati che possono condurre sia ad un miglioramento della situazione economica nei paesi in via di sviluppo, sia ad una condizione di integrazione al mercato mondiale progressiva e crescente.

Vanno considerati poi, oltre a fattori puramente economici quali le quote di mercato, anche altri criteri, come il livello di sviluppo e l’impegno dei beneficiari nell’intraprendere un cammino democratico e va favorito il commercio di quei prodotti che spesso costituiscono la peculiarità economica di un dato paese.

Ma nel promuovere questi obiettivi dobbiamo prestare attenzione a non imbrigliare le economie dei PVS nella produzione di una gamma ristretta di merci, specialmente se queste sono le produzioni a più basso valore aggiunto, perché questo bloccherebbe, anziché favorire, lo sviluppo e la crescita economica di questi paesi.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione dell’onorevole Markov sul sistema di dazi doganali preferenziali concessi ai paesi in via di sviluppo è un atto di fede nei confronti degli effetti positivi del libero scambio globale, in particolare per i paesi più poveri.

Tuttavia, quando accendo la televisione e seguo le notizie sembra che siano questi i paesi dove scoppiano le carestie. Mi sembra che nella scelta delle principali coltivazioni da esportazione, a detrimento delle coltivazioni locali destinate a garantire l’indipendenza alimentare, sia ravvisabile una delle cause di queste tragedie. Mi sembra che 38 anni di sistemi preferenziali non abbiamo sortito un grande effetto sulla situazione socioeconomica di questi paesi e delle rispettive popolazioni.

Ritengo che se un sistema impiega così tanto tempo per generare i vantaggi tanto decantati dai suoi sostenitori ideologici, se lascia così tante persone lungo la strada, in tutti i paesi, se acuisce le disparità e la povertà, non c’è più tempo per modificarlo lungo il percorso; è semplicemente ora di abbandonarlo.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Come abbiamo sottolineato in precedenza, l’attuale sistema generalizzato di preferenze (SGP) si basa su una logica che è di per sé contraddittoria. In altre parole, lo sviluppo è promosso al fine di liberalizzare il commercio internazionale attraverso un modello che incoraggia le esportazioni, regolamentate a livello mondiale, con un “centro” e una “periferia”.

Questa logica impedisce relazioni internazionali corrette e aiuti allo sviluppo dei fattori endogeni dei paesi economicamente meno sviluppati, senza i quali – insieme al furto del debito estero e dell’imposizione degli interessi di grandi multinazionali di Stati Uniti, Unione europea e Giappone questi paesi continueranno ad avere uno status periferico e subordinato.

Il commercio è un elemento dello sviluppo ma è ben lungi dall’essere il più importante.

L’SPG garantisce un accesso preferenziale per prodotti originari da un’ampia gamma di paesi e si applica al prodotti di particolare importanza per il Portogallo (tonno in scatola, concentrato di pomodoro, tessuti e abbigliamento).

Sono particolarmente interessati da questo sistema i tessuti e l’abbigliamento, soprattutto a causa dell’esistenza di un’elevata soglia di graduazione prevista per il settore. Questo e altri aspetti negativi devono essere modificati, altrimenti il settore produttivo nazionale subirà gravi conseguenze che si tradurranno in conseguenze socioeconomiche.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Peggioramento della situazione in Georgia (RC-B6-0278/2008)

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto.(PL) Signor Presidente, il trattamento inflitto alla Georgia da parte della Russia è semplicemente inaccettabile sulla base delle norme internazionali. E’ più che evidente che la Russia sfrutta la propria influenza economica in molti paesi dell’UE per verificare fino a che punto può perseguire le proprie ambizioni neoimperialiste. Sta facendo tutto il possibile per bloccare ogni relazione tra la Georgia e l’Occidente. Desidero sottolineare ancora una volta che le forze dell’UE o dell’ONU devono immediatamente sostituire le cosiddette forze armate russe di mantenimento della pace presenti in Abkhazia.

L’Unione europea dovrebbe dimostrare costantemente pieno sostegno alla Georgia, come è avvenuto oggi in quest’Aula. Inoltre, l’Unione dovrebbe rafforzare sistematicamente la cooperazione e introdurre subito misure di facilitazione per il rilascio dei visti ai georgiani, soprattutto ora che si sono svolte elezioni pienamente democratiche.

La risoluzione adottata oggi è precisa espressione del tipo di sostegno da offrire a una Georgia sovrana. Sono lieto che per iniziativa dei membri del partito Legge e giustizia all’inizio di maggio si sia tenuto un dibattito nel Parlamento europeo, sfociato nella risoluzione di oggi, che rappresenta la posizione ufficiale dell’Europa riguardo alla questione della Georgia.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Tra i cari aspetti che si potrebbero sottolineare rispetto alla presente risoluzione, devo evidenziare la profonda ipocrisia di coloro che confermano al momento il loro pieno appoggio alla sovranità e all’integrità territoriale di uno Stato, quando poi sono gli stesso che hanno istigato e sostenuto l’illegittima e illegale “operazione” da parte di USA-NATO-UE contro la Jugoslavia. Tale missione è stata un esempio di ingerenza, destabilizzazione, aggressione e occupazione militare culminata nella dichiarazione unilaterale d’indipendenza della provincia serba del Kosovo, nel totale dispregio del diritto internazionale.

Ancora una volta vediamo chiari segnali – che respingiamo – di ingerenza nonché del rafforzamento della presenza, tra cui quella militare, di USA-NATO-UE nella regione che assume sempre più importanza in termini geostrategici.

Basta osservare, per esempio, le conclusioni del recente Vertice NATO svoltosi a Bucarest, dove è stato assunto un impegno politico nei confronti dell’adesione della Georgia a questa alleanza militare offensiva. Basta osservare, per esempio, le richieste di un “maggiore coinvolgimento europeo” e di “rafforzare la presenza internazionale nella zona di conflitto inviando una missione di frontiera della Politica europea di sicurezza e di difesa (PESD)” (in altre parole, una missione dell’UE che riunisca 21 paesi membri della NATO e in cui la PESD – la politica europea di sicurezza e di difesa – funga da pilastro europeo della NATO). Basta osservare, per esempio, le iniziative volte a creare “ampi e dettagliati accordi di libero scambio” tra l’UE e la Georgia.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE), per iscritto.(PL) ho votato a favore dell’adozione della risoluzione sulla Georgia. Il popolo della Georgia ha bisogno del nostro sostegno e della nostra solidarietà. La solidarietà non è così necessaria quando tutto funziona e tutti sono felici. E’ tuttavia assolutamente indispensabile in tempi di difficoltà e privazioni. Il popolo della Georgia versa attualmente in una situazione di privazioni. A queste persone non dobbiamo solo dimostrare il nostro sostegno, ma dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per proteggere loro e il paese da un conflitto con conseguenze potenzialmente tragiche.

Ci sono segnali molto forti che indicano che la Georgia e la Russia siano state di recente sull’orlo di un conflitto armato. E’ nostro dovere persuadere tutte le parti a optare per soluzioni politiche pacifiche. Sono convinto che anche i problemi più complessi si possano risolvere attraverso il negoziato, cercando un compromesso e facendosi guidare dai principi della buona volontà. Mi auguro anche che la comunità internazionale offra un sostegno attivo ed effettivo al processo di mediazione nonché alla ricerca di una soluzione giusta e permanente accettabile tra entrambi gli interlocutori.

Inoltre, la situazione in Georgia dimostra quale importanza rivesta la nostra politica di vicinato per la nostra politica nel complesso. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda la dimensione orientale della politica di vicinato.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto. (ET) La Georgia sta indubbiamente attraversando un periodo difficile. Da un lato, c’è un’avversione da parte dell’opposizione attiva nel paese rispetto a un dialogo aperto con il partito al potere. Dall’altro, ci sono le relazioni della Georgia con la Russia a causa del separatismo nella provincia georgiana dell’Abkhazia e della situazione nell’Ossezia meridionale, dove la sovranità della Georgia è minacciata. La Russia ha rafforzato unilateralmente la presenza alle frontiere dei suoi contingenti militari. Ritengo che l’UE debba cominciare a prendere misure volte a sostituire le cosiddette forze russe di mantenimento della pace con altre che lo siano effettivamente.

A mio avviso, poiché i ministri degli Estero degli Stati membri dell’UE hanno sostenuto la sovranità della Georgia e la sua integrità territoriale con il confine riconosciuto a livello internazionale, l’UE deve, attraverso i propri rappresentanti, assumere il ruolo guida nella risoluzione del conflitto tra la Russia e Tbilisi in merito alle regioni separatiste della Georgia, proponendo a ognuna delle parti misure di creazione della fiducia e di sicurezza.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto.(FR) il nostro messaggio è chiaro: denunciamo la pericolosa escalation del conflitto in questa regione e confermiamo il sostegno dell’UE alla Georgia.

I recenti sviluppi in Georgia, e più in particolare in Abkhazia, sono motivo di grande preoccupazione. Un deterioramento dei legami tra la Georgia e la Russia potrebbe innescare una spirale negativa per la regione del Caucaso.

Ho partecipato alla delegazione recatasi in Georgia per osservare le elezioni del 21 maggio 2008 e ho visto i profondi sforzi compiuti da Tbilisi nel processo di democratizzazione. Questo significativo processo, che ho osservato nel controllo di 14 collegi elettorali nell’area di Gori, non dovrebbe celare le difficoltà che permangono nella regione. C’è ancora molto da fare e l’UE dovrà svolgere il proprio ruolo, soprattutto osservando le elezioni, offrendo sostegno a lungo termine al processo di riforma.

L’UE deve imparare dall’esperienza dei Balcani: non può stare con le mani in mano quando sotto casa si consuma un conflitto. Nell’approvare questa risoluzione, invito le due parti in conflitto a desistere dal compiere qualsiasi altro atto che potrebbe provocare un acuirsi delle tensioni. E’ essenziale concentrare i nostri sforzi nel tentativo di ricostruire del dialogo e di convincere la Russia a ritirare le truppe dall’Abkhazia.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. (EN) I conservatori britannici respingono gran parte dei paragrafi 6 e 8 che si riferiscono alle missioni PESD. Siamo contro la PESD in linea di principio e non reputiamo l’UE l’organizzazione adatta a intraprendere missioni di sicurezza in regioni remote di potenziale conflitto. Inoltre, siano delusi che il Vertice della NATO di Bucarest non abbia esteso l’invito alla Georgia di unirsi al piano d’azione per l’adesione della NATO.

 
  
  

– Relazione: Jacek Saryusz-Wolski (A6-0189/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Abbiamo deciso di astenerci per quanto riguarda il considerando E. La PESC e la politica comune di sicurezza e difesa richiederanno in futuro probabilmente maggiori risorse di bilancio, ma non vogliamo anticipare la prossima revisione intermedia del bilancio a lungo termine esprimendoci in questa fase su suoi singoli elementi.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa del mio stimato collega polacco Jacek Saryusz-Wolski sulla politica estera e di sicurezza comune (PESC) e sulla politica europea di sicurezza e difesa (PESD), che hanno contribuito a rafforzare l’identità europea e il ruolo dell’Unione europea nel mondo. Concordo sul fatto che la PESC debba acquisire maggiore legittimità democratica consentendo al Parlamento di esercitare un reale controllo su questa politica parlando con una voce sola nonché sottolineando varie priorità: le cause dell’attuale insicurezza in Europa (terrorismo, crimine organizzato), sicurezza energetica, lotta contro il cambiamento climatico e sviluppo sostenibile, miglioramento della stabilità nelle regioni vicine, gestione delle crisi e prevenzione/risoluzione dei conflitti, non proliferazione delle armi di distruzione di massa, gestione dei flussi migratori e promozione dei diritti umani e delle libertà civili nel mondo. La prima delle priorità geografiche deve essere garantire la stabilità nei Balcani occidentali e rafforzare il dialogo con la Serbia e il Kosovo.

Sono a favore dell’idea che il Parlamento europeo debba presentare proposte specifiche sul finanziamento e sul controllo di bilancio del futuro servizio europeo per l’azione esterna (SEAE).

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto.(PL) Signor Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Saryusz-Wolski per la sua relazione sulla politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea.

Concordo con il relatore che non sia abbastanza semplice parlare di una politica estera comune. Dobbiamo dimostrare che l’Unione europea è pronta ad adottare una posizione comune su questioni cruciali. Riguardo ad aspetti importanti quali l’aggressiva politica in materia di energia condotta dalla Russia, gli eventi in Kosovo e il caso del Tibet, l’Unione ha di recente dimostrato che la PESC resta un obiettivo distante. Fino a quando l’Unione europea consentirà di indebolire la propria credibilità sulla scena internazionale, come nei casi citati, e fino a quando gli Stati membri continueranno ad agire su base bilaterale, l’attuazione della PESC non sarà altro che un obiettivo.

Non si guadagna niente da un’ennesima disposizione sulla politica comune se non cominciamo a parlare con una voce sola su questioni di vitale interesse per l’Europa.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Voterò a favore della presente relazione. Mi sono espresso a favore dell’emendamento n. 7 dei Verdi che denuncia “l’offensiva di vendita di tecnologia nucleare nel mondo” del Presidente Sarkozy. Temo che questa tecnologia aggressiva dica molto ella politica estera francese. Circolano voci che il motivo per cui la Francia sia l’unico Stato membro a non aver instaurato relazione diplomatiche con la Corea del Nord non ha nulla a che vedere con i diritti umani, ma perché nel 2001 l’allora governo della Corea del Sud non ha promesso al settore nucleare francese una quota sproporzionata dei contratti nucleari associati con il progetto KEDO per la costruzione di due reattori ad acqua leggera nella Corea del Nord in cambio del congelamento del loro reattore a grafite di potenza moderata a Taechin in grado di produrre plutonio adatto agli armamenti. L’ossessione della Francia per il nucleare rende tutti noi meno sicuri.

 
  
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  Anna Hedh (PSE), per iscritto. (SV) Ho votato “no” perché non voglio il potenziamento della politica estera comune dell’UE e delle forze armate, con tutte le conseguenze che questo comporta.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. Sostengo appieno l’emendamento n. 7 del mio gruppo alla relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski, che esprime preoccupazione per l’offensiva di vendita di tecnologia nucleare a livello mondiale condotta dal Presidente Sarkozy e che potrebbe sfociare in una maggiore proliferazione nucleare. I cittadini della Scozia nutrono un enorme interesse per le questioni nucleari, dato che le armi nucleari del Regno Unito hanno base sul loro territorio. La Scozia respinge i piani del governo di Londra volti a costruire una nuova generazione di armi nucleari e io appoggio incondizionatamente gli sforzi del governo scozzese affinché queste armi non facciano la loro comparsa.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) La relazione dell’onorevole Saryusz-Wolski sulla relazione annuale della PESC tenta di definire i valori comuni e le priorità concernenti il ruolo globale dell’Europa. Con il Trattato di Lisbona, l’UE acquisirebbe una voce più efficace e coerente negli affari internazionali e accolgo positivamente il fatto che la relazione affronti la questione del contributo del Trattato in tale ambito. Ho votato a favore del testo.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. (EN) I conservatori britannici non desiderano vedere la politica estera del Regno Unito sottomessa dall’UE. Respingiamo il Trattato di Lisbona, qualsiasi idea di un “ministro degli Esteri” dell’UE e un posto dell’UE in seno al consiglio di sicurezza dell’ONU nonché qualunque ruolo dell’UE nel settore della difesa. Abbiamo pertanto votato contro la presente relazione. Ovviamente accogliamo con favore le opportunità per 27 nazioni di parlare con una voce laddove questo sia del tutto coerente con gli interessi di politica estera del Regno Unito. Analogamente, sosteniamo un’azione umanitaria coordinata in modo più adeguato, nonché un approccio più incisivo nel trattare con regimi odiosi nel Zimbabwe, in Birmania e altrove.

 
  
  

– Relazione: Helmut Kuhne (A6-0186/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Ci siamo astenuti dal voto su tutte le parti che si riferiscono alla NATO, poiché apparteniamo a un paese che non ha alleanze militari.

Per quanto attiene all’emendamento n4, riteniamo che sia di fatto non corretto dire che il Trattato non permette propositi militari. Anche ora le risorse dell’UE vengono impiegate per operazioni militari, ma non a favore di una forza di difesa comune dell’UE.

 
  
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  Graham Booth (IND/DEM), per iscritto. (EN) In linea generale votiamo contro la normativa dell’UE e in effetti abbiamo votato contro la relazione nel suo complesso. Tuttavia, abbiamo constatato che c’erano alcuni emendamenti che potevamo accogliere. Ci siamo espressi a favore degli emendamenti nn. 10 e 12, in quanto respingono la militarizzazione dell’UE. Anche noi ci opponiamo alla militarizzazione dell’Unione. Gli emendamenti in questione non chiedevano alla Commissione di intervenire, né riconoscevano l’autorità della Commissione o dell’UE; erano semplici dichiarazioni che collimavano con le nostre idee in merito a questo tema in particolare. Pertanto, abbiamo potuto esprimerci a favore di questi due emendamenti senza compromettere la nostra posizione complessiva rispetto all’intera relazione e alla legislazione dell’UE in generale.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Se aveste un qualsiasi dubbio riguardo al reale significato, all’ambizione e all’obiettivo del cosiddetto Trattato “di Lisbona”, basterebbe leggere con attenzione le risoluzioni sulla “PESD” (politica europea di sicurezza e difesa) e la “PESC” (politica estera e di sicurezza comune), adottata dalla maggioranza di quest’Assemblea, affinché si dileguino tali dubbi.

Le forze che promuovono l’“integrazione europea” – ossia i maggiori gruppi finanziari ed economici, i socialdemocratici e la destra – tentano di affermare l’UE come blocco imperialista sotto il controllo delle sue principali potenze.

Oltre a confermare la politica d’ingerenza dell’UE (come visto nelle “missioni” in Afghanistan, Ciad/Repubblica centrafricana, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Guinea-Bissau) e la capacità operativa (“per intraprendere rapidamente e contestualmente due operazioni militari PESD”), la presente relazione è un’autentica guida alla militarizzazione e al militarismo. Solo a mo’ di esempio, la relazione evidenzia i seguenti obiettivi: ampliamento della “strategia europea in materia di sicurezza”; dimensione militare delle “missioni civili”, militarizzazione degli “aiuti allo sviluppo” e dello “sviluppo” quale strumento di ingerenza; rafforzamento dei mezzi di trasporto militari (aerei da trasporto militare A400M ed elicotteri); aumento della spesa destinata alla “difesa” e ad azioni militari, tra cui impiego del bilancio comunitario; capacità operativa di condurre azoni militari dell’UE e coordinamento di progetti e industria degli armamenti.

Queste sono, tra molte altre, le ragioni per cui non abbiamo votato a favore della relazione.

 
  
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  Anna Hedh (PSE), per iscritto. (SV) Ho votato contro la relazione perché non voglio che si rafforzi la politica estera comune dell’UE. Inoltre sono contro la militarizzazione dell’UE.

 
  
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  Richard Howitt (PSE), per iscritto. (EN) Gli eurodeputati laburisti britannici hanno votato a favore della presente relazione incentrata sull’attuazione della strategia europea in materia di sicurezza e sul proseguimento del ruolo delle missioni PESD. In particolare, gli europarlamentari laburisti accolgono con favore l’attenzione che il testo riserva a un più adeguato funzionamento delle missioni PESD.

Gli eurodeputati laburisti hanno votato contro il contenuto del paragrafo 39 relativo al ruolo degli Eurocorps. Il Regno Unito non è coinvolto negli Eurocorps e questa forza non è mai stata impiegata, ma gli europarlamentari laburisti ritengono importante sottolineare che non esistono forze stabili sotto il comando permanente dell’UE, e riteniamo che tali strutture non siano necessarie.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Kuhne sulla relazione sull’attuazione della strategia europea in materia di sicurezza e la PESD. Concordo con il relatore che il Trattato di Lisbona rafforza le competenze dell’Unione attribuendo all’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune un ruolo più importante.

La natura internazionale delle questioni legate alla sicurezza che devono affrontare gli Stati membri, richiedono una maggiore cooperazione europea. Accolgo pertanto positivamente l’introduzione di una clausola di solidarietà tra gli Stati membri relativamente a tali aspetti. Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Cristiana Muscardini (UEN), per iscritto. I bisogni dell’Europa in termini di sicurezza sono cambiati. Al rischio di aggressione territoriale, sotteso al concetto classico di difesa, è subentrato in gran parte il pericolo derivante dai confini regionali in aree limitrofe al territorio dell’Unione. A ciò si aggiunge la minaccia del terrorismo e anche l’esplosione dei flussi migratori, la radicalizzazione di fondamentalismi ed estremismi di varia natura, l’incremento dei traffici illeciti e il rischio di proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Per l’Unione europea non si tratta solo di dotarsi dei mezzi per agire in modo autonomo nella gestione delle crisi internazionali, ma di pervenire a un vero sistema di difesa europea. L’Unione europea non deve però limitarsi, nell’ambito processo di ampliamento della propria capacità di intervento esterno, alla sola dimensione militare, ma deve impegnarsi a sviluppare, in parallelo, strumenti civili di gestione delle crisi con azioni di polizia, amministratori civili, operatori giudiziari, protezione civile, ecc.

Occorre quindi rafforzare la politica di sicurezza comune per dare all’Unione un ruolo chiave nello scenario geopolitico internazionale, un ruolo distinto ma non distante da quello svolto dalla NATO. È con questo augurio che oggi esprimo il mio voto favorevole alla relazione dell’on. Saryusz-Wolski.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) L’ambizione dell’Unione europea in termini di difesa e di sicurezza è chiaramente inferiore alla sua capacità, e questo non imputabile solo al tradizionale problema relativo al coordinamento e alla cooperazione su priorità esterne. C’è anche un aspetto centrale che deve essere affrontato. Sappiamo che la dimensione esterna e la creazione di capacità operative mancano di personale, disponibilità e di cooperazione. Tuttavia, richiedono anche una percezione pubblica della necessità e dell’utilità di tale cooperazione. Dobbiamo costruire questa strategia basata sulla cooperazione – investendo in particolare nell’interoperabilità e creando capacità operative sul terreno – ma è soprattutto il sostegno pubblico che spesso manca a questa dimensione delle nostre politiche. Riconoscere la necessità, nonché l’importanza e l’efficacia della dimensione di sicurezza e difesa dipende, in gran parte, dal sostegno pubblico da generare, e tale sostegno dipende a propria volta in larga misura dai nostri sforzi.

Infine, desidero sottolineare l’importanza di ricordare che l’Alleanza atlantica è un pilastro fondamentale della sicurezza e della difesa europee che non deve e non può essere trascurato in alcuna circostanza.

 
  
  

– Relazioni: Jacek Saryusz-Wolski (A6-0189/2008) e Helmut Kuhne (A6-0186/2008)

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) Le due relazioni poste ai voti oggi – una sulla politica estera comune e l’altra sulla politica di sicurezza e di difesa – hanno un elemento in comune: privano gli Stati membri delle rispettive politiche estere e di difesa a vantaggio dei funzionari di Bruxelles.

La diplomazia sarà nelle mani di un Alto rappresentante, un autentico ministro degli Esteri. Inoltre, siccome è condivisa, esisterà una difesa unica, sotto l’egida questa volta degli Stati Uniti, attraverso la NATO e l’ONU, come indicato chiaramente nella Costituzione europea bis, il Trattato di Lisbona. Le nostre risorse militari sono ridotte alla loro espressione più semplice perché l’essenziale dei bilanci oggi è speso dalla Francia e dal Regno Unito e soggetto al Patto di stabilità. I seggi permanenti di questi due paesi in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU si fonderanno senza dubbio in uno solo e passeranno a un plenipotenziario europeo… In breve, nessuno degli Stati membri disporrà delle risorse politiche e militari atte a garantire la propria indipendenza e libertà. E’ anche vero che nella maggior parte dei casi le hanno già trasferite agli eurocrati. Ci opponiamo nel modo più assoluto a questo sviluppo disastroso.

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Vertice UE-Stati Uniti (RC-B6-0277/2008)

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto.(PL) Signor Presidente, ho sostenuto la risoluzione sul Vertice UE-Stati Uniti, perché, oltre a questioni relative al partenariato bilaterale e alle sfide globali, affronta il problema dei visti, un tema di grande rilievo per i cittadini polacchi.

I cittadini polacchi che desiderano recarsi negli Stati Uniti come turisti devono ancora sottostare alla costosa e complessa procedura per il rilascio del visto.

Circa il 25 per cento delle domande di visto presentate dai polacchi viene respinto. la principale, e talvolta l’unica, ragione per il rifiuto è il sospetto dei funzionari consolari che il richiedente possa avere intenzione di lavorare illegalmente. In realtà, la maggior parte dei polacchi si reca negli Stati Uniti per far visita ai parenti. Circa tre quarti dei dieci milioni di polacchi residenti negli Stati Uniti sono originari della Piccola Polonia, una regione del mio paese, il che spiega le lunghe code di fronte al consolato americano di Cracovia.

Ritengo che l’esistenza di una simile procedura nei confronti degli Stati membri dell’Unione europea esiga che l’Unione adotti una posizione forte nell’ambito del dialogo con gli Stati Uniti.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Desidero sollevare la questione nell’ambito del presente dibattito relativa ai piani statunitensi di difesa missilistica, in particolare rispetto alla Repubblica ceca. I due terzi della popolazione ceca si oppongono alla costruzione di impianto radar nei pressi di Praga quale parte di questi piani.

Due attivisti cechi a favore della pace stanno conducendo uno sciopero della fame da tre settimane per protestare contro l’ostinato sostegno del governo ceco nei confronti di questi piani, nonostante emergano scarsi elementi a indicare che non faranno altro se non peggiorare anziché migliorare la sicurezza dell’Europa. Accolgo pertanto con favore che a queste due persone si siano unite personalità politiche chiave che digiunano a turni di 24 ore.

Concordo con loro che l’UE deve pervenire a una posizione comune sull’installazione in Europa di queste tecnologie da guerre stellari. Ci occorre un urgente dibattito in quest’Aula con il Consiglio. Mi auguro che il Presidente lo solleciti il prossimo mese.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM), per iscritto. (SV) Il partito Junilistan sostiene incondizionatamente simpatizza quelle parti della risoluzione che affrontato il trattamento dei prigionieri americani e del loro trasporto attraverso paesi europei. Gli Stati Uniti devono portare i detenuti dinanzi a un giudice oppure rilasciarsi, in conformità del diritto internazionale. Le condizioni che predominano a Guantánamo e in altre carceri sono inaccettabili.

Purtroppo, la relazione affronta troppi aspetti che trascendono questo problema, questioni per le quali altri organismi internazionali, in particolare le Nazioni Unite, sono competenti. Non riteniamo che il Parlamento europeo debba svolgere un ruolo per quanto attiene alla situazione politica in paesi che non sono nelle immediate vicinanze dell’UE, quali l’Iran, il Kosovo o l’Iraq. Il Parlamento europeo non deve neppure cercare di estendere la politica estera europea chiedendo ad altri paesi di sviluppare la cooperazione e strategie comuni in fatto di terrorismo e di armi di distruzione di massa. Si tratta di questioni altamente sensibili, affrontate al meglio dalla prospettiva degli Stai membri stessi e in cooperazione con le legittime organizzazioni internazionali competenti per questi ambiti. Lo Junilistan critica anche fortemente quella parte della risoluzione che tenta di attribuire ampie percentuali dei bilanci dell’UE e degli Stati Uniti alla sponsorizzazione della ricerca agricola.

 
  
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  Richard Howitt (PSE), per iscritto. (EN) Gli eurodeputati laburisti sono lieti di aver votato a favore della presente risoluzione prima del vertice UE-USA in programma il 10 giugno. Ci auguriamo che la risoluzione contribuisca a renderlo proficuo. In particolare, gli europarlamentari laburisti accolgono con favore la richiesta rivolta a UE e USA di lavorare a stretto contatto su un’ampia serie di sfide nel campo della politica comune; anche la richiesta a UE e USA di collocare gli Obiettivi di sviluppo del Millennio al centro della politica di sviluppo internazionale gode del pieno sostegno degli eurodeputati laburisti.

Gli europarlamentari laburisti del Regno Unito si sono astenuti dal voto sull’emendamento n. 8, in quanto riteniamo che questo testo non offra un approccio equilibrato alla questione. Riteniamo che le discussioni debbano anche concentrarsi sugli obblighi della Russia e contemplare più ampi sforzi internazionali volti al disarmo, come espressamente raccomandato nel riuscito emendamento del gruppo Socialista alla relazione sulla politica europea di sicurezza e difesa, votata oggi.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Le prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono un’occasione per abbandonare il tipo di politica estera adottata sotto l’amministrazione Bush. Tale cambiamento dovrebbe coinvolgere l’Europa e l’UE dovrebbe impegnarsi per rafforzare il partenariato UE-USA, soprattutto nell’affrontare sfide globali quali il cambiamento climatico e la povertà. Sostengo la proposta di risoluzione dell’onorevole Wiersma.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Noi, deputati al Parlamento europeo del partito comunista di Grecia (KKE) votiamo contro la risoluzione comune per le seguenti ragioni:

• chiede di rafforzare la cooperazione imperialista tra gli Stati Uniti e l’UE potenziando la NATO al fine di manipolare popoli e Stati;

• conferma l’alleanza strategica antipopolare UE-USA contro il “terrorismo”. Tuttavia, molti appelli ipocriti sono formulati rispetto ai diritti umani, l’alleanza non è nulla di più che un pretesto per sferrare congiuntamente una guerra inarrestabile contro la popolazione;

• usa la scusa degli effetti del cambiamento climatico su paesi e popolazioni onde spianare la strada ai nuovi interventi imperialisti in coalizione con gli Stati Uniti;

• attraverso la sua politica volta a trattare tutte le parti alla pari, la risoluzione sostiene in realtà le forze d’occupazione israeliane e i loro reati a spese del popolo palestinese. Accetta l’occupazione continua dell’Iraq e dell’Afghanistan e suggerisce pratiche misure di cooperazione tra gli Stati Uniti e l’UE nel protettorato Euro-NATO del Kosovo.

La risoluzione costituisce un’ulteriore prova dell’irreversibile accordo strategico tra l’UE e gli Stati Uniti a spese dei cittadini. Il documento sfoggia potere politico per dimostrare che si suppone che l’UE sia un’antagonista degli Stati Uniti, che si sente inferiore.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Uno dei fatti più sorprendenti della politica europea è il modo in cui le relazioni tra Europa e Stati Uniti sono trattate, in particolare se confrontate con le formule usate per presentare le nostre relazioni con altri partner diversi in termini politici e culturali.

E’ chiaro che sussistono divergenze di opinione, disaccordi, concorrenza e interessi, soprattutto legittimi interessi economici, che ci pongono in posti e posizioni distinti. Tuttavia, è essenziale che manteniamo il controllo sulle tensioni e le divergenze tra partner nello stesso progetto. E’ importante riconoscere questo onde riuscire a intervenire e a reagire rispetto a quello che dobbiamo affrontare. A tale proposito, eliminare in modo adeguato gli ostacoli al commercio inutili e ingiustificati tra partner quali l’Europa e gli USA è uno dei primi passi da compiere. Analogamente, se davvero vogliamo rispondere alla minaccia di aumento della povertà, un risultato inutile della crescita della domanda globale, è importante cooperare tra noi e in particolare con il resto del mondo al fine di garantire che i paesi che incontrano le maggiori difficoltà possono raggiungere l’apertura commerciale necessaria a costruire la loro ricchezza. Una solida alleanza tra società libere che stimoli la crescita può essere la base per un mondo più prospero.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. (EN) I conservatori britannici sono forti sostenitori della relazione transatlantica; tuttavia non concordiamo sul fatto di ridefinirla come relazione tra l’UE e gli USA, soprattutto nelle questioni legate alla difesa, e pertanto respingiamo gran parte del paragrafo 16.

 
  
  

– Relazione Jacek Saryusz-Wolski (A6-0189/2008) e proposta di risoluzione sul Vertice UE-Stati Uniti (RC-B6-0277/2008)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Rivelando chiaramente le sue contraddizioni intra-imperialiste, questa risoluzione riafferma la cooperazione tra l’UE e gli USA e l’obiettivo di rafforzarne il partenariato – soprattutto alla luce delle prossime elezioni presidenziali statunitensi – nel condividere la “responsabilità” nel mondo.

La risoluzione conferma l’UE quale pilastro europeo della NATO, come indicato nella strategia europea in materia di sicurezza ed esorta l’UE gli USA a “una più stretta cooperazione in un ampio ventaglio di settori di interesse comune, in particolare in Medio Oriente, Iran, Iraq, Kosovo e nei Balcani occidentali, in Afghanistan e in Africa”.

Prima che la NATO festeggi il 60esimo anniversario, la risoluzione chiede il lancio di “un partenariato EU-NATO ridefinito e più forte” e mira all’adeguamento della strategia europea in materia di sicurezza al nuovo concetto strategico di NATO in discussione. In linea con il militarismo del Trattato “di Lisbona”, attende con interesse “una rivalutazione della dimensione della sicurezza nelle relazioni UE-Stati Uniti alla luce del risultato della revisione strategica della NATO, l’aggiornamento della strategia europea di sicurezza e l’insediamento di una nuova Amministrazione degli Stati Uniti”.

In altre parole, definisce e conferma l’UE quale blocco politico-economico-militare che auspica di condividere il controllo del mondo (tentando di riequilibrare le proprie relazioni) con gli Stati Uniti. Il mondo e le persone di cui ci si occupa...

 
  
  

– Proposta di risoluzione: Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo (RC-B6-0281/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della risoluzione comune presentata da cinque gruppi politici sull’Unione per il Mediterraneo. La regione mediterranea e il Medio Oriente sono di importanza strategica per l’Unione ed è essenziale attuare una politica per il Mediterraneo basata sulla solidarietà, il dialogo, la cooperazione il commercio al fine affrontare le sfide comuni e conseguire l’obiettivo dichiarato, ossia la creazione di uno spazio di pace, stabilità e prosperità condivisa. Accolgo con favore l’iniziativa del Presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al quale questa Unione per il Mediterraneo è grande debitrice, e gli auguro ogni successo con il vertice inaugurale, in programma per il 13 luglio a Parigi. Sostengo la proposta politica di attribuire a questa futura Unione una dimensione parlamentare sulla base dell’Assemblea parlamentare euromediterranea. Accolgo positivamente gli esempi delle iniziative proposte quali le autostrade del mare, l’interconnessione dell’autostrada del Maghreb arabo (AMA), il disinquinamento del Mediterraneo, la protezione civile, il Piano solare mediterraneo, un generatore di elettricità a energia solare termica nel deserto dell’Africa settentrionale, la dissalazione dell’acqua marina per facilitare l’accesso all’acqua potabile, e così via.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto.(FR) Accolgo con favore l’adozione della risoluzione comune sul “Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo”.

La risoluzione sottolinea giustamente l’interesse strategico della regione mediterranea e del Medio Oriente per l’Unione europea. La nostra politica nei confronti di questi paesi si deve basare sui principi di solidarietà, di dialogo e di cooperazione.

Il processo di Barcellona merita oggi di essere rilanciato al fine di ottimizzarne l’efficacia. A tale scopo, l’iniziativa della Commissione è un passo nella giusta direzione e ha il pregio di concentrarsi su progetti regionali specifici, la cui realizzazione consentirà di fornire una risposta effettiva ai bisogni dei cittadini della regione.

La proposta della Commissione raccomanda anche l’istituzione di una copresidenza del processo di Barcellona, un Comitato permanente comune e un segretariato, che contribuiranno a migliorare la cooperazione e il dialogo tra i vari partner.

Inoltre, afferma che i principali obiettivi di questa politica devono continuare a essere la promozione dello Stato di diritto, la democrazia, il rispetto dei diritti umani e il pluralismo politico.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Unione europea non smette di rinnegare l’iper-Presidente Sarkozy: rifiuta le proposte relative alla tassazione dei carburanti, formula raccomandazioni contro le derive di bilancio e, ora, trasforma la proposta Unione per il Mediterraneo in un rilancio del processo di Barcellona, un fallimento da oltre 10 anni.

E’ la morte del progetto relativo alla cooperazione tra i paesi confinanti con il mare nostrum, guidato dalla Francia. D’ora in poi l’Unione sarà coinvolta ed è la Commissione di Bruxelles che sarà ai comandi. Questo è quanto ha deciso il vero capo: la Germania di Angela Merkel.

Questa faccenda è il quadro perfetto di due realtà: l’agitazione e la pubblicità mediatica del Presidente Sarkozy servono solo a mascherare la sua impotenza; gli interessi della Francia sono nelle mani dei funzionari di Bruxelles e dipendono da quelli dell’Unione europea.

Ci auguriamo di cuore che l’Irlanda, una nazione che ha a cuore la libertà e ha pagato un caro prezzo per conquistarla nel corso della sua storia, sarà il paese che ci libera da questa costruzione eurocratica sempre più illegittima e sempre più tirannica.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Se ci si limiterà a leggere la risoluzione adottata oggi, si tenderà a credere che le intenzioni dell’UE nei confronti dell’“Unione per il Mediterraneo” sono le più sincere e benevoli. Il suo attento linguaggio rivela solo alcuni indizi di ingerenza e di obiettivi onnipresenti di creazione di “una zona euromediterranea di libero scambio” e di “libero scambio”, accompagnati, ovviamente, da palliativi “sociali” e “ambientali” e da retorica.

La Commissione europea spiega tuttavia che “la regione mediterranea riveste un’importanza strategica fondamentale per l’Unione europea sul piano politico ed economico”. Parla dei “notevoli passi avanti verso la creazione di una zona euromediterranea di libero scambio entro il 2010”, puntando sulla necessità dei partner mediterranei dell’UE “di approfondire e accelerare le riforme”. La Commissione presenta una serie di priorità quali i trasporti (evidenziando la possibilità di istituire un regime di concessioni che potrebbe interessare il settore privato e accompagnato da misure governative di liberalizzazione degli scambi e di rimozione dei diversi ostacoli non tariffari) e rafforzamento dell’integrazione dei mercati dell’energia.

L’UE vuole controllare sul piano economico, politico e militare l’intera regione mediterranea e cerca di dominarne i mercati e di sfruttarne le sue immense risorse.

Questo è il capitalismo, pazzi!

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto.(FR) Il titolo stesso della risoluzione sottolinea il fallimento del presidente Sarkozy. Non pago di essere il Presidente della Repubblica francese, pretendeva diventare il creatore, e poi il presidente, di un’Unione euromediterranea, aperta solo ai paesi che confinano con il Mediterraneo.

Ancora prima che la sua Presidenza europea inizi, il suo castello di carte sta crollando. La Germania ha imposto le sue posizioni: tutti gli Stati membri dell’UE parteciperanno a questo progetto, destinato a essere un semplice ampliamento del processo di Barcellona, gestito dagli eurocrati di Bruxelles.

La sconfitta illustra lo svilimento del nostro paese nelle Istituzioni europee. L’Europa di Bruxelles, lungi dal rafforzare la Francia, come pretendono l’UMP e il PS, la indebolisce in tutti i settori: nel settore economico, con la distruzione delle nostre piccole imprese agricole, il collasso e la delocalizzazione delle nostre industrie; nel settore militare, con lo smantellamento del nostro esercito, chiamato a essere integrato in un Eurocorps; nel settore demografico, con l’immigrazione che minaccia la nostra identità nazionale.

Solo una nuova Europa, un’Europa di Stati nazione, fondata sulla sovranità delle nazioni e sui valori alla base della nostra civiltà europea e cristiana, permetterà alla Francia di diventare ancora una volta una potenza di primo piano e di attuare nel Mediterraneo una grande politica di cooperazione volta, inter alia, a garantire che le popolazioni di immigrati tornino ai loro paesi di origine.

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) Da qualche tempo a questa parte l’Unione europea è impegnata nello sviluppo di relazioni speciali di cooperazione con i paesi delle sponde africane e asiatiche del Mar Mediterraneo. Tale cooperazione solleva costantemente la questione se appoggiamo la dittatura della Siria o se approviamo il modo in cui Israele ritarda la creazione di uno Stato palestinese riconosciuto internazionalmente e a pari condizioni. L’idea del Presidente francese Sarkozy di creare un’unione speciale tra l’UE e tutti i paesi del Mediterraneo richiede in particolare l’appoggio dell’opinione pubblica degli Stati membri dell’UE che confinano con il Mar Mediterraneo. L’istituzione di tale unione potrebbe contribuire alla definizione da parte dell’UE di ambiti di influenza nella regione con partner in condizioni di disuguaglianza, sulla scia dell’esempio dei tradizionali accordi tra gli USA e parti dell’America latina. Potrebbe altresì servire a legittimare le dittature in Tunisia, Libia e Siria e, in misura minore, in Algeria e Egitto. Renderebbe più facile rispedire i profughi in tali Stati. Ci offrirebbe anche la possibilità di ampliare i contratti con Israele ora, anziché attendere fino a riconoscimento avvenuto di uno Stato palestinese vicino. E’ solo a causa di questi problemi alla base che non voto a favore di questa risoluzione ora.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Gli europarlamentari del partito comunista di Grecia (KKE) hanno votato contro la risoluzione comune. L’Unione per il Mediterraneo non stabilisce, in ultima analisi, relazioni a condizioni di parità e vantaggiose per entrambe le parti con gli Stati della regione. Anzi, sostiene i programmi imperialisti dell’UE nei confronti dell’intera regione del Mediterraneo e del Medio Oriente. Obiettivo di questa Unione è liberalizzare i mercati al fine di renderli più facilmente accessibili ai monopoli europei, che miglioreranno la propria posizione nella lotta monopolistica per il controllo dei mercati. Le risorse energetiche e che producono ricchezza verranno saccheggiate. L’Unione per il Mediterraneo sarà oggetto di minacce sempre più intense, ricatto, e pressione politica o persino militare esercitata sugli Stati e sul popolo. La risoluzione è anche rivelatrice. L’obiettivo primario della politica relativa all’Unione per il Mediterraneo è, a quanto si dice, esportare la democrazia e i diritti umani dall’UE ai paesi mediterranei. Questo è il pretesto cui ricorre l’UE per giustificare i suoi interventi imperialisti ovunque. In realtà, quello che viene promosso è il piano imperialista USA-NATO-UE per il “Nuovo Medio Oriente”. Per questo motivo non c’è alcun riferimento all’occupazione israeliana dei territori palestinesi o al genocidio del popolo palestinese.

I cittadini non dovrebbero illudersi riguardo alla natura e agli scopi dell’Unione per il Mediterraneo; dovrebbero lottare contro di essa.

 
  
  

– Relazione: Donato Tommaso Veraldi (A6-0182/2008)

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto.(PL) Signor Presidente, la percentuale di giovani agricoltori nell’Unione europea continua a precipitare. Attualmente, solo il 7 per cento degli agricoltori ha un’età inferiore ai 35 anni. In molti casi, i giovani abbandonano l’agricoltura a causa dell’elevato costo degli investimenti, il che significa che è impossibile per loro competere sul mercato.

Dobbiamo pertanto aiutare i giovani agricoltori offrendo loro finanziamenti dell’Unione a tale scopo, consentire di ottenere prestiti a tasso contenuto che permettano loro di attuare i piani senza correre il rischio di indebitarsi pesantemente. Inoltre, dobbiamo fare attenzione affinché i criteri di accesso ai finanziamenti dell’Unione non siano troppo restrittivi e a non escludere le piccole imprese incentrate su prodotti specializzati anziché su produzioni su larga scala. La maggioranza delle aziende nella Polonia meridionale e nei Voivodati Piccola Polonia e Swietokrzyskie rispondono a questa descrizione.

La relazione dell’onorevole Veraldi affronta tutti questi aspetti e pertanto ho votato a suo favore.

 
  
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  Bernadette Bourzai (PSE), per iscritto.(FR) Alla luce della difficoltà di trovare nuove generazioni di agricoltori europei, il Parlamento europeo ha deciso di esplorare modi di promuovere l’inserimento di giovani agricoltori, che dovrebbe orientare la verifica dello stato di salute della PAC. Quale relatrice ombra del gruppo PSE, ho presentato le seguenti proposte:

– è una priorità rispondere alle sfide alimentare, energetica, ambientale e territoriale,

– i nuovi agricoltori devono beneficiare di misure di sostegno, soprattutto coloro che non ereditano un’azienda e coloro che si trovano in aree con svantaggi naturali permanenti: aiuti all’installazione più elevati, sovvenzioni per prestiti agricoli e misure di accompagnamento a seguito dell’installazione,

– le misure di sostegno devono essere obbligatorie a titolo del secondo pilastro della PAC e l’aspetto dell’accesso alla proprietà agricola deve essere oggetto di analisi,

– le condizioni di vita nelle zone rurali devono essere migliorate: pari accesso ai servizi pubblici, alle strutture pubbliche, e così via,

– dobbiamo sviluppare l’accesso alla formazione professionale (sostituzione durante la formazione e accesso alla ricerca agricola),

– dobbiamo promuovere la professione dell’agricoltore e le norme rispettare dagli agricoltori a livello europeo.

 
  
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  Lena Ek (ALDE), per iscritto. (SV) L’UE non deve preoccuparsi di tutto. Il principio di un’UE più leggera ma più dinamica implica che l’UE si occupi esclusivamente di questioni per le quali le è attribuita un’autorità nel Trattato costitutivo e, dove sorgono problemi di competenza, applichi i principi di proporzionalità, efficacia e rilevanza.

Ho deciso di astenermi dal voto finale sulla relazione sul futuro dei giovani agricoltori nel quadro dell’attuale riforma della PAC. la relazione contiene molte proposte che migliorano la situazione di giovani operatori di recente inserimento nonché proposte che possono contribuire ad aumentare la produzione di derrate alimentari. Ma al tempo stesso, il testo copre solo questioni che sono assolutamente di rilievo nazionale e che dovrebbero essere decise a livello nazionale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Molte delle proposte contenute nella relazione, riguardo alla quale ho suggerito qualche emendamento, sono nella giusta direzione, soprattutto quelle che si riferiscono alle continue difficoltà che devono affrontare i giovani agricoltori, quali gli elevati costi di installazione, elevati oneri debitori, eccessiva scarsità di aziende disponibili. Abbiamo elaborato varie proposte su cui vorremmo richiamare l’attenzione della Commissione europea per il futuro, e nello specifico.

– la necessità di prendere le misure necessarie per appoggiare, accompagnare e consigliare i giovani agricoltori nel quadro del premio di primo insediamento, con l’obiettivo di aumentare i casi di successo e, in parallelo, ridurre o eliminare i casi di abbandono o anche di fallimento;

– creazione di una “banca delle terre” da costituirsi sulla base dei terreni liberatisi a seguito dei prepensionamenti;

– la necessità di introdurre aiuti per l’acquisto in comune di macchinari e attrezzature ad alto costo e scarso utilizzo individuale.

Reputiamo tuttavia inadeguate quelle misure adottate per affrontare gli attuali problemi che fanno sì che il Portogallo e gli Stati membri dell’UE registrino la percentuale più bassa di giovani agricoltori (meno del 4 per cento). E’ essenziale che, nell’ambito dell’attuale revisione della politica agricola comune, venga debitamente valutata l’attività produttiva, con prezzi equi per la produzione.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Negli ultimi decenni, le zone rurali dell’Europa sono state progressivamente abbandonate, una tendenza accompagnata da un graduale invecchiamento della popolazione.

Quest’invecchiamento della popolazione agricola è preoccupante per il futuro dell’agricoltura europea. Per tale motivo ritengo che la relazione Veraldi sia molto importante, poiché considera diversi aspetti legati alle aspettative e alle opportunità dei giovani agricoltori, che possono avere un ruolo fondamentale nello sviluppo sostenibile delle aree rurali dell’Europa.

Ritengo che i giovani agricoltori siano particolarmente importanti per lo sviluppo di un settore agricolo dinamico verso il raggiungimento degli obiettivi della strategia di Lisbona. Nell’ambito della nuova politica agricola comune, il cambiamento generazionale deve, dunque, essere ritenuto una priorità.

 
  
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  Urszula Gacek (PPE-DE), per iscritto.(PL) Dovremmo accogliere con favore il fatto che quest’Aula abbia adottato, con un’ampia maggioranza, la relazione sul futuro dei giovani agricoltori nel quadro dell’attuale riforma della politica agricola comune.

Le dichiarazioni sulla necessità di aumentare l’aiuto a favore dei giovani agricoltori sono particolarmente significative. Una di queste riguarda la possibilità, per questa categoria di agricoltori, di accedere più facilmente a prestiti agevolati.

Sono essenziali altri aiuti pratici per la creazione di opportunità concrete per quei giovani agricoltori che desiderano continuare la tradizione familiare nel Voivodato della Piccola Polonia, ricavandone un reddito dignitoso.

Se gli aiuti promessi ha l’effetto sperato, la situazione attuale, nella quale i villaggi della Piccola Polonia sono abitati solo da anziani che si prendono cura dei nipoti i cui genitori hanno ritenuto che la loro unica possibilità fosse cercare lavoro all’estero, potrebbe divenire meno comune. Questa relazione ha, dunque, una dimensione sociale nonché una economica.

I giovani agricoltori desiderano mantenere le tradizioni, ma comprendono altresì che, se non attingeranno alle esperienze e alla tecnologia, non potranno trasformare le proprie aziende, a carattere familiare, in imprese moderne, competitive e redditizie. Il sostegno per lo sviluppo di metodi e strumenti moderni per la produzione agricola è quindi un aspetto particolarmente importante della risoluzione adottata quest’oggi.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM), per iscritto. (SV) Come sempre, noi nel Junilistan notiamo che, in questo caso, è una fortuna che il Parlamento europeo non abbia poteri di codecisione sulla politica agricola dell’UE perché, se li avesse, l’Unione sarebbe chiusa in una gabbia di protezionismo e di sovvenzioni pesanti per vari gruppi del settore agricolo.

Questa relazione d’iniziativa contiene una serie di proposte assurde, quali l’ennesimo Anno europeo, questa volta per “il dialogo tra città e campagna”. Se ogni Anno europeo proposto dal Parlamento europeo si traducesse in realtà, tutti gli anni, a partire da ora fino alla fine del secolo, sarebbero probabilmente prenotati in anticipo.

L’affermazione, nel paragrafo 35, che le misure per lo sviluppo rurale dovrebbero rivolgersi direttamente agli agricoltori rafforza l’impressione dello Junilistan che la vecchia, sovraccarica “politica agricola comune” abbia semplicemente cambiato il proprio nome in “sviluppo rurale” all’interno del bilancio dell’UE.

Con disagio prendiamo atto che il Parlamento europeo, ora, domanda, nel contesto dell’OMC, che considerazioni di carattere non commerciale siano considerate come criteri di importazione. Riteniamo che questo non sia nient’altro che un atto preliminare all’introduzione di barriere al commercio e di protezionismo contro il resto del mondo.

Per questo ho deciso di votare contro la relazione.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Veraldi sul futuro dei giovani agricoltori mette in evidenza una serie di questioni importanti per tutte le aree rurali dell’UE. La relazione riconosce altresì che i metodi agricoli caratteristici di specifiche aree geografiche e tradizioni culturali in Europa dovrebbero essere preservati, migliorati e incentivati. Appoggio pienamente questi sentimenti e ritengo che possano essere applicati all’intera attività dell’UE.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione, dal momento che ritengo che le misure ivi delineate siano complementari ai programmi nazionali in questo campo. Il Programma nazionale per lo sviluppo rurale della Romania contiene un provvedimento che offre contributi dai fondi di sviluppo rurale dell’Unione europea, fino a un massimo di 40 000 euro per persona. Occorre però soddisfare condizioni difficili e, di conseguenza, abbiamo ancora un piccolo numero di domande al riguardo.

La relazione che stiamo adottando oggi delinea una serie di misure importanti, sia in termini di sostegno finanziario ai giovani agricoltori che in termini di certi aspetti giuridici fondamentali, quali l’agevolazione della successione delle proprietà agricole o l’accesso agevolato ai crediti bancari. Anche la componente di istruzione e formazione professionale, offerta ai giovani nelle aree rurali, è importante. Ritengo dunque che la normativa futura dovrebbe rispondere all’enorme sproporzione tra la popolazione di età inferiore ai 35 anni, attiva nel settore agricolo (solo l’8,5 per cento del numero totale di agricoltori in Europa) e le altre fasce di età di questo settore.

Queste misure contribuiranno senza dubbio al successo dei programmi nazionali, in quanto elementi principali del sostegno ai giovani coltivatori, come previsto dal PNDR della Romania.

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE), per iscritto. (DE) Quali domande si pongono, oggi, i giovani nel momento in cui si trovano a decidere quale carriera intraprendere? Si interrogano sulla natura della professione, sulle prospettive che questa può offrire in futuro, o su come guadagnare rapidamente denaro? La risposta a tutte queste domande è spesso negativa, quando l’agricoltura è una delle opzioni. Solo il 7 per cento degli agricoltori ha meno di 35 anni, con il risultato che questa professione versa in un allarmante stato di declino. Sono molti i giovani che amerebbero l’agricoltura: lavorare all’aria aperta e a contatto con la natura, circondati da piante e animali. E’ un dato di fatto. Cosa, dunque, frena i giovani? E’ forse la mancanza di prospettive, o l’incertezza generale che caratterizza la professione? Una volta, ereditare l’azienda di famiglia significava avere la garanzia di un buon reddito, molto sicuro, ma, oggi, gli eredi sono spesso in posizione di svantaggio per via dei molti oneri loro imposti. Sappiamo che solo agricoltori formati a dovere e altamente motivati possono assicurare le nostre elevate norme in materia di salute alimentare e ambientale in Europa. Però, dobbiamo essere altresì consapevoli delle sfide che i giovani agricoltori si trovano ad affrontare. Dobbiamo coinvolgere maggiormente i giovani agricoltori in discussioni politiche e nel processo decisionale; sono la speranza dell’Europa! Sono loro a dover affrontare le molteplici sfide economiche ed ecologiche e a dover assicurare un ambiente sociale positivo e ben equilibrato nelle regioni rurali. Hanno dunque bisogno di politiche affidabili a loro sostegno.

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE), per iscritto.(FR) Accolgo con favore l’adozione di questa relazione, che evidenzia la sfida fondamentale che costituisce, per l’Unione europea, il rinnovamento generazionale del settore agricolo.

I giovani agricoltori sono, in effetti, coloro che possono rispondere al meglio alle nuove sfide agricole. Forti dall’esperienza dei più anziani, hanno il dinamismo e l’entusiasmo necessari per dare il via ai cambiamenti ambientali, tecnologici ed economici indispensabili per far sì che l’agricoltura europea di domani mantenga una posizione centrale a livello mondiale.

Ora, occorre conciliare un livello di produzione agricola sempre più elevato con un rispetto costante dei criteri di qualità e di sicurezza dei prodotti, nel quadro di un approccio globale basato sulla conservazione delle risorse naturali e dell’ambiente.

Ma queste esigenze richiedono investimenti personali e finanziari sempre maggiori da parte dei giovani agricoltori. Inoltre, l’acquisizione di strumenti materiali e intellettuali adeguati deve ricevere maggiore sostegno da parte dell’Unione, come affermato nella relazione, soprattutto nell’ambito dell’accesso alle innovazioni tecnologiche.

La PAC non può permettersi di dimenticare coloro che assicureranno alla Comunità una sovranità alimentare sostenibile nel rispetto degli uomini e dell’ambiente.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votatao a favore della relazione dell’onorevole Veraldi perché appoggio pienamente le iniziative volte a garantire il futuro di un’agricoltura sostenibile, competitiva e produttiva nell’UE.

E’ fondamentale incoraggiare e agevolare l’accesso dei giovani al settore agro-alimentare per promuovere un rinnovamento generazionale e per assicurare il dinamismo del settore stesso.

Per permettere ai giovani agricoltori di far fonte alle molteplici sfide e aspettative, quali la produzione di alimenti di qualità, la salvaguardia della sicurezza alimentare, la protezione dell’ambiente, la conservazione della biodiversità e del paesaggio, è fondamentale rivedere l’importo del premio di avviamento, che non cambia da anni. Inoltre, è opportuno che questo premio non sia collegato a un piano di attività, onde evitare che lo spirito d’innovazione dei giovani agricoltori venga frenato.

Ciononostante, occorre altresì constatare che gli agricoltori di mezza età si trovano ad affrontare le medesime sfide. Bisogna dunque evitare di porli in condizione di svantaggio o di danneggiarne i metodi operativi esistenti.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Incoraggiare i giovani verso il settore agricolo è fondamentale per garantire il futuro dell’industria agricola. Occorre sostenere i nuovi arrivati nel settore agricolo, compresi i giovani agricoltori. Appoggio la direzione generale della relazione Veraldi sul futuro dei giovani agricoltori nel quadro dell’attuale riforma della PAC, e ho votato di conseguenza.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE), per iscritto. (EN) Le statistiche ci dicono che le popolazioni rurali in tutta Europa stanno al tempo stesso diminuendo e invecchiando. Per di più, la percentuale di aziende attualmente gestite da giovani è molto bassa. E’ una tendenza preoccupante, che interessa tutti gli Stati membri.

I giovani non considerano l’agricoltura come una possibile carriera perché, in molti casi, questioni quali la successione delle fattorie e le difficoltà associate alla concessione del credito superano semplicemente i benefici derivanti dall’avviare l’attività.

Quest’accurata relazione affronta le questioni principali che frenano i giovani di fronte alla possibilità di intraprendere attività agricole e suggerisce alcune soluzioni pratiche per affrontare questi problemi. Dopotutto, se vogliamo assicurare la stabilità e lo sviluppo del settore agricolo europeo, dobbiamo offrire ai giovani incentivi perché optino per l’agricoltura, e rimuovere gli ostacoli che si trovano dinanzi.

La relazione riconosce altresì che, al pari di ogni altra industria moderna, l’agricoltura dev’essere competitiva, efficiente e capace di rispondere e di adattarsi alle esigenze del mercato. Occorre adottare misure a sostegno e incoraggiamento dei giovani in questo contesto, dal momento che la prossima generazione di agricoltori rappresenta la chiave per un settore agricolo europeo dinamico e innovativo.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. (SK) La Slovacchia, esattamente come altri nuovi Stati membri dell’UE, ha un’alta proporzione di aree rurali. Le aree rurali costituiscono quasi l’80 per cento della superficie totale del paese, e, secondo le statistiche, vi abita più del 44 per cento della popolazione.

L’attuale situazione dell’industria alimentare, gli elevati prezzi degli alimenti e la produzione di alimenti di qualità rappresentano le sfide principali per la aree rurali europee. E’ bello vedere che i giovani agricoltori in particolare sono interessati ai sistemi di agricoltura ecologica. E’ indice della crescente rilevanza dell’agricoltura volta a promuovere lo sviluppo rurale.

Lo spirito imprenditoriale in agricoltura ha le sue caratteristiche specifiche ed è associato a un rischio decisamente maggiore dello spirito imprenditoriale in altri settori economici. Molti giovani pensano che intraprendere un’attività agricola sia impossibile a causa dei costi elevati. L’introduzione di diversi incentivi può aiutare i giovani agricoltori ad avviare un’attività oppure (in seguito) a modernizzare la loro impresa.

Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Donato Tommaso Veraldi sul futuro dei giovani agricoltori nel quadro dell’attuale riforma della politica agricola comune poiché sono convinta che, se sosteniamo i giovani agricoltori, possiamo dare un contributo significativo al miglioramento del tasso di occupazione nelle regioni periferiche dell’Europa e bloccare l’abbandono delle aree rurali da parte dei giovani.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. (EN) Voterò a favore di questa relazione, ma devo sottolineare che l’emendamento n. 35 è inaccettabile per me, e la delegazione laburista del Regno Unito e il sottoscritto voteranno contro questo specifico emendamento.

Lo sviluppo rurale sostenibile è fondamentale per preservare le nostre campagne e lo stile di vita tradizionale delle nostre comunità rurali. Per quel che riguarda la modulazione, i miei colleghi ricorderanno che fu soltanto un deputato dei laburisti inglesi a sostenere sforzi concertati per spostare le priorità dai pagamenti diretti allo sviluppo rurale sostenibile.

Gli agricoltori posso rivestire un ruolo chiave nel raggiungimento dello sviluppo e della sostenibilità rurali, ma non sono gli unici protagonisti in tale esercizio, ed è per questo che non posso sostenere l’emendamento n. 35.

Questo Parlamento ha sviluppato l’abitudine di esigere costantemente pagamenti diretti dagli agricoltori e, senza dubbio, farà altrettanto quando, nel prossimo futuro, discuteremo della verifica dello stato di salute della PAC. Ritengo che coloro i quali credono che le cose in questo senso debbano cambiare, e che occorra affrancarsi da un sistema che premia l’inefficienza a spese di un’agricoltura efficiente, siano anche coloro i quali credono realmente nello sviluppo rurale sostenibile.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) L’invecchiamento della popolazione agricola, l’abbandono delle terre coltivate e la riduzione costante del numero di giovani attivi in agricoltura sono sviluppi recenti, degli ultimi 20 anni. In questi anni, l’UE non è riuscita ad affrontare i problemi delle piccole e medie imprese agricole, e soprattutto dei giovani. Le misure dell’UE sono parte della sua politica anti-agricola, che mira a ridurre la produzione e a concentrare la terra nelle mani di pochi grandi agricoltori. Ciò si tradurrà nella diminuzione della popolazione agricola e nell’abbandono delle campagne, soprattutto da parte dei giovani.

La relazione si limita ai fatti. Le misure avanzate si inseriscono nel quadro di questa politica, nascondendo quindi la ragione reale che sta dietro alle problematiche: la politica provocatoria dell’UE. Questa politica, insieme all’anti-agricola PAC, è volta a promuovere e ad aumentare i profitti dei monopoli multinazionali e ad attaccare i redditi dei piccoli e medi agricoltori. La relazione sostiene attivamente la revisione parziale della PAC nel 2003, le misure proposte per la “verifica dello stato di salute” della PAC e l’inclusione del settore agricolo nel quadro dell’impopolare strategia di Lisbona dell’UE.

Invertire impopolare politica anti-agricola dell’UE è l’unica soluzione che permetterà agli agricoltori di rimanere sulle loro terre. Garantirà un reddito dignitoso, anziché promuovere gli obiettivi e gli interessi dei monopoli multinazionali.

 
  
  

– Relazione: Alain Hutchinson (A6-0175/2008)

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto.(PL) In qualità di membro dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, desidero congratularmi con l’onorevole Hutchinson per la sua relazione, che appoggio pienamente. Le attività della suddetta Assemblea, e soprattutto le opportunità di contatto diretto tra parlamentari di entrambe le parti che questa offre, danno un notevole contributo affinché la presenza dell’Unione sia avvertita nelle remote regioni dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico. L’Assemblea non si concentra unicamente su un rigido piano d’azione. E’ anche in grado di reagire prontamente alle situazioni di crisi e agli eventi a mano a mano che questi si sviluppano. In fin dei conti, l’Assemblea adotta risoluzioni e prende decisioni, il che risulta in una mobilizzazione di aiuti materiali e finanziari da parte dell’Unione. Tali aiuti sono estremamente necessari e attesi con ansia, soprattutto nelle regioni interessate da disastri naturali.

Vorrei esprimere la mia soddisfazione rispetto agli accordi organizzativi. Il fatto che gli incontri abbiano luogo, in maniera alternata, in Europa e in paesi della regione ACP permette ai membri dell’Assemblea di familiarizzare con la situazione sul campo e di comprenderla con più facilità. Appoggio altresì gli accordi per seminari e missioni di ricerca o di indagine associati all’Assemblea. In particolare, voglio esprimere il mio deciso sostegno all’idea di un forum rivolto alle donne quale opportunità per la discussione e lo scambio di buone prassi sul trattamento paritario di donne e uomini. Ritengo infatti che, se il Parlamento europeo desidera che i paesi ACP lo percepiscano come un’istituzione che promuove la democrazia, allora non può far finta di niente dinanzi alle ingiustizie che, così spesso, le donne subiscono in suddette regioni.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Sebbene accogliamo con favore il coinvolgimento e la partecipazione dei parlamenti e dei deputati nazionali ai negoziati sugli accordi di partenariato economico (APE) dell’UE con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), riteniamo che la posizione politica adottata nei confronti degli APE non debba essere limitata al “processo”, senza riferimento al loro contenuto.

Se si adottasse questo approccio, esso rappresenterebbe un tentativo deviato di distogliere l’attenzione dalla questione fondamentale, vale a dire il fatto che gli APE proposti hanno l’obiettivo di creare relazioni neo-coloniali attraverso la firma di accordi di libero scambio. Mediante questi accordi, l’UE, le maggiori potenze e i loro principali gruppi economici e finanziari obbligheranno questi paesi ad aprire i loro mercati e potranno vendere loro prodotti e servizi, sfruttarne le materie prime e imporre loro un modello di produzione orientata alle esportazioni, privandoli, così, della sovranità e rendendo il loro sviluppo dipendente dagli interessi dell’UE.

Questo è il DNA del capitalismo…

Ma, siccome si raccoglie quel che si semina, bisogna pensare che le nostre velleità capitalistiche implicheranno, per la grande maggioranza della popolazione mondiale, aumenti dei prezzi, disoccupazione, povertà, fame, e così via.

Dobbiamo quindi dire no agli EPA e al neo-colonialismo.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Hutchinson. Il lavoro svolto da questo Parlamento insieme ai paesi ACP nel corso di decenni è qualcosa che, come Istituzione, osserviamo con soddisfazione.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. (FI) Ho fatto parte dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE dal mio primo mandato. Ritengo che la relazione dell’onorevole Hutchinson sul lavoro svolto dall’Assemblea nel 2007 sia un resoconto integrale dei progressi compiuti negli ultimi anni nonché delle sfide che abbiamo affrontato.

Il fatto che le commissioni permanenti ora siano anche responsabili del controllo delle risoluzioni è certamente un passo nella giusta direzione. Ha offerto loro la possibilità di un dialogo molto più profondo di quel che prima era loro disponibile nel processo formale di controllo che si svolgeva in plenaria. Inoltre, l’Assemblea ha avuto un ruolo chiave nel controllare i negoziati sugli accordi di partenariato economico (APE): l’interazione tra i parlamentari ha rilanciato la trasparenza del processo e ha fatto sì che le reali questioni di base fossero prese in considerazione.

E’ grazie alla tipologia di attività svolta che l’Assemblea parlamentare è, per quel che mi riguarda, diventata un interlocutore importante nel quadro della cooperazione europea allo sviluppo. Rafforzare la dimensione parlamentare e la stretta collaborazione nel processo di controllo permetterà sempre più ai fondi europei di essere assegnati direttamente in funzione delle necessità della popolazione e, per esempio, di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio in tema di salute e istruzione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la relazione di Alain Hutchinson sul lavoro svolto dall’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nel 2007. Un maggiore coinvolgimento dei parlamenti e della società civile è suscettibile di migliorare la qualità dell’aiuto allo sviluppo e dei suoi obiettivi. Ho pertanto votato a favore delle raccomandazioni formulate nella relazione.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN), per iscritto. – (GA) Sono stato molto lieto di sostenere, lo scorso anno, la relazione dell’onorevole Hutchinson sul lavoro dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE (APP). Accennerò ad alcuni aspetti della relazione che mi hanno davvero colpito.

E’ positivo che il relatore abbia fatto riferimento agli accordi di partenariato economico (APE). L’Unione europea deve controllare con attenzione lo svolgimento dei negoziati e gli sviluppi degli APE, e l’APP lo ha fatto. Come sottolineato dal relatore, le APP svolgono una funzione chiave nel monitorare le trattative e nel creare un legame tra le due parti: l’UE e i paesi del Sud.

Vorrei altresì congratularmi con il relatore perché ha parlato della Somalia come di “una crisi dimenticata”. La Somalia non è sola, però, e noi, nell’UE e nei paesi ACP, siamo chiamati a sostenere, assistere ed essere attenti a queste regioni.

Principalmente, però, questa relazione mette in evidenza l’ottimo lavoro svolto dall’APP, lavoro che a volte non viene adeguatamente rispettato.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) Il relatore richiama giustamente l’attenzione sulla necessità di stabilire un quadro appropriato per un dialogo aperto, democratico e di contenuto, volto a negoziare gli accordi di partenariato economico tra gli Stati membri e l’Unione europea e i paesi ACP.

Un altro aspetto importante è la maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali e delle società di singoli paesi al fine di rafforzare la cooperazione ACP-UE. Una rilevanza particolare va altresì attribuita alla cooperazione e all’integrazione regionale. Anche le azioni volte al consolidamento della pace dovrebbero ricevere deciso sostegno, soprattutto in quei paesi ACP nei quali la situazione politica rimane instabile.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. (PL) Ho votato a favore della relazione sulle attività dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE. Ritengo sia una buona idea che la commissione permanente dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE controlli le risoluzioni riunendosi con i funzionari della Commissione responsabili delle aree pertinenti. Finora, il controllo si è sempre solo svolto durante le sessioni plenarie. L’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE ha di fronte a sé diversi compiti, tutti mirati a promuovere lo sviluppo economico dei paesi ACP.

 
  
  

– Relazione: Gianni Pittella (A6-0185/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. ?– Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo voto favorevole a questa relazione che costituisce un importante e ulteriore contributo allo sviluppo economico europeo. Saluto dunque con soddisfazione l’ottimo lavoro svolto dal collega Pittella che ha espresso con chiarezza le proposte e i principi che dovrebbero regolare normativamente una materia così importante.

L’armonizzazione del mercato creditizio rappresenta un ulteriore passo in avanti verso un obiettivo di estrema importanza: la realizzazione di un mercato interno realmente integrato, che si propone di superare le attuali differenze normative tra gli Stati membri. I servizi finanziari hanno un interesse economico generale svolgendo un ruolo fondamentale sia in termini di sviluppo economico che in termini di effettiva attuazione degli obiettivi di Schengen.

Penso ai cittadini che trovano enormi difficoltà nel reperimento delle giuste informazioni e alle barriere d’uscita, spesso rappresentate da alti costi d’abbandono, che si presentano agli utenti intenzionati a cambiare istituto di credito.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Sebbene vi siano alcuni aspetti positivi della relazione adottata oggi, cioè l’informazione su, e l’agevolazione di alcune procedure bancarie per i consumatori, l’accesso a questi servizi è garantito nel contesto della liberalizzazione del mercato finanziario, il cui obiettivo è, per definizione, la massimizzazione dei profitti, e non la protezione dei consumatori. Per questo ci siamo astenuti dalla votazione.

Non è abbastanza garantire il diritto ai depositi bancari. Dobbiamo assicurarci che costi o qualsiasi altro tipo di penale non siano addebitati ai consumatori per ogni servizio, soprattutto se si tratta di consumatori finanziariamente deboli, che dispongono di conti con transazioni e fondi limitati oche detengono semplicemente conti bancari.

E’ fondamentale garantire il servizio pubblico esistente anche nel settore finanziario, senza il quale le disparità sociali andrebbero ad aggravarsi, con un effetto devastante sulle persone con minori disponibilità finanziarie, sulle istituzioni sociali previdenziali e su altre organizzazioni sociali, tra cui le piccole e medie imprese.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Pittella, che ho appoggiato, sottolinea l’importanza della cultura, delle tradizioni e delle lingue nelle scelte dei consumatori e nella protezione dei prodotti finanziari. Le differenti culture, tradizioni e lingue dell’UE vanno rispettate in tutti i settori del lavoro dell’Unione e sono fondamentali se le Istituzioni europee intendono conquistare il sostegno dell’opinione pubblica.

 
  
  

– Relazione: Othmar Karas (A6-0187/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. –? Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il lavoro della commissione pertinente e del relatore, onorevole Karas, abbia consentito un ulteriore mezzo di discussione parlamentare, utile a chiarire quali siano i problemi da affrontare e risolvere in questo campo. Valuto inoltre positivamente il fatto che finalmente si ponga un accento particolare sulle piccole realtà e non soltanto sui grandi movimenti di capitale.

Il settore dei servizi finanziari non serve soltanto alle grandi imprese che operano a livello europeo o intercontinentale, ma è altresì uno strumento essenziale a chiunque voglia portare nuove idee e modi di fare impresa oltre il proprio mercato di riferimento. Un intervento legislativo di alto livello da parte dell’Unione europea porterà sicuramente una maggiore concorrenza e minori costi per i consumatori, con una positiva ricaduta sull’aumento delle possibilità di scelta e di accesso a questi servizi da parte degli utenti.

Data l’importanza di questo settore e i vantaggi che deriverebbero dai miglioramenti normativi in materia sono lieto di vedere che, con questa relazione, il Parlamento avrà finalmente la possibilità di proporre i giusti accorgimenti a favore diretto dei consumatori.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) La liberalizzazione dei servizi finanziari al dettaglio nel mercato unico è una della proposte più recenti della Commissione europea come seguito delle liberalizzazioni lanciate dalla strategia di Lisbona. L’intento è di compiere un altro passo avanti verso il raggiungimento di una liberalizzazione completa dei servizi all’interno dell’UE.

Di conseguenza, e a seguito di altre iniziative, viene proposta la liberalizzazione dei vari servizi finanziari al dettaglio, nello specifico i prodotti bancari, le assicurazioni e le pensioni. L’obiettivo è eliminare tutto quel che può essere considerato come “un ostacolo”, usando la vecchia logica di prezzi più bassi e maggiore scelta per i consumatori, quando l’esperienza dimostra esattamente l’opposto. Sono le grandi imprese che gradualmente aumentano il proprio profitto al costo di servizi più cari per i consumatori.

Sebbene siamo soddisfatti dell’adozione degli emendamenti proposti dal nostro gruppo, dato che va riservata particolare attenzione al mercato dei prodotti legati ai risparmi e alle pensioni di anzianità, dal momento che le decisioni che i consumatori prendono in relazione a essi hanno, per loro, tendenzialmente una certa rilevanza e sono, generalmente, prese una volta nella vita, il fatto è che la gran parte della relazione è negativa. Per questo abbiamo votato contro.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, come mette in luce il relatore, perché ci sia un mercato occorrono un’offerta e una domanda. Non sembra essere il caso del mercato transfrontaliero dei servizi finanziari al dettaglio, però. La relazione si basa, infatti, sulla premessa che la garanzia dell’offerta sia legata all’incentivazione della domanda.

Anche se potremmo tutti trarre vantaggio da crediti meno onerosi p da investimenti più redditizi, non è così probabile che domani un italiano si rechi presso una banca danese o cipriota per ottenere un mutuo per comprare una casa o una macchina. Sappiamo tutti perché: problemi linguistici, apprensione giustificata rispetto al rischio, scarsa conoscenza dei regimi fiscali, e via dicendo. Il relatore non si sbaglia quando sottolinea la rilevanza, per i consumatori, degli aspetti inerenti alla fiducia, alla vicinanza e alle relazioni personali.

Il desiderio di creare artificialmente siffatto mercato non riesce a nascondere uno degli obiettivi principali della manovra: obbligare gli Stati ad armonizzare i loro regimi fiscali e i loro regolamenti in modo da essere preparati per tutte le evenienze o imporre un ventottesimo regime giuridico, un regime sopranazionale, accompagnato, tendenzialmente, dall’adozione dell’euro da parte di paesi che lo avevano rifiutato, permettendo così a suddetti paesi di partecipare pienamente a questo ipotetico mercato.

Non possiamo appoggiare queste proposte.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Karas sui servizi finanziari al dettaglio nel mercato unico. Il mio paese, la Scozia, ospita diverse compagnie finanziarie di prima classe e queste possono trarre vantaggio dall’accesso ai mercati interni. Ciononostante, occorre rispettare le diverse culture e tradizioni finanziarie delle nazioni dell’UE e ritengo che la relazione Karas delinei l’equilibrio corretto nel momento in cui riconosce la necessità di sussidiarietà in quest’area.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. (RO) Ho votato per la relazione “Libro verde sui servizi finanziari al dettaglio nel mercato unico”, perché l’accesso dei consumatori ai servizi finanziari al dettaglio transfrontalieri rappresenta un fattore importante per il rafforzamento del mercato unico, a condizione di assicurare ai consumatori un alto grado di protezione.

Occorre lanciare campagne di informazione sui servizi finanziari transfrontalieri per i consumatori, mediante azioni congiunte a livello nazionale e europeo.

La Romania deve promuovere, tra i consumatori, informazione e conoscenza del sistema FIN-NET, che ha una funzione chiave nel coordinamento delle informazioni destinate al pubblico in relazione all’accesso ai meccanismi giuridici di ricorso e a soluzioni alternative, soprattutto in termini di servizi finanziari transfrontalieri.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN), per iscritto. – (GA) Appoggio pienamente le relazioni Karas e Pittella nei loro sforzi volti a rendere l’attività del settore bancario più efficace e maggiormente accessibile ai consumatori individuali e alle piccole imprese. Concordo, in particolare, con l’articolo della relazione Karas che mette in rilievo l’autoregolamentazione anziché l’introduzione di nuova normativa. La normativa non è sempre una risposta; ogni caso va esaminato e considerato con cautela e la competitività e la sostenibilità di ogni settore vanno monitorate con attenzione. Accade spesso che ciò che è a vantaggio del settore è altresì a vantaggio del consumatore.

Ho però un problema enorme con uno degli articoli della relazione Karas, in cui l’autore fa riferimento alle differenze tra le normative fiscali dei vari Stati membri. Mi pare che questo articolo critichi il principio di sussidiarietà e che non ci sia, in esso, nulla di vero. Sta ai singoli paesi decidere le proprie fasce fiscali e queste fasce incoraggiano la concorrenza sul mercato unico, non il contrario.

 
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