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Procedura : 2005/0167(COD)
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Ciclo del documento : A6-0339/2007

Testi presentati :

A6-0339/2007

Discussioni :

PV 17/06/2008 - 4
CRE 17/06/2008 - 4

Votazioni :

PV 18/06/2008 - 3.4
CRE 18/06/2008 - 3.4
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Testi approvati :

P6_TA(2008)0293

Discussioni
Martedì 17 giugno 2008 - Strasburgo Edizione GU

4. Norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Manfred Weber, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente [COM(2005)0391 – C6-0266/2005 – 2005/0167(COD) (A6-0339/2007).

 
  
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  Dragutin Mate, Presidente in carica del Consiglio. (SL) E’ davvero un piacere per me essere qui oggi e parlare della direttiva “rimpatri”, che praticamente è il primo documento che noi del Parlamento e del Consiglio siamo riusciti a produrre insieme nell’ambito dell’immigrazione. E’ stata la prima esperienza di questo tipo e devo dire che l’impegno profuso per arrivare al punto in cui ci troviamo è stato enorme, sia da parte del Consiglio che del Parlamento, ma soprattutto da parte dell’onorevole Weber.

Coordinare le varie posizioni all’interno del Consiglio ha richiesto molto tempo. Sono stati necessari più di due anni per concordare su alcuni principi fondamentali sulla base dei quali potremo dare inizio trilogopolitico. Quest’ultimo è cominciato quasi alla fine dell’anno scorso ed è continuato quest’anno, e l’approccio che abbiamo adottato (sostenuto anche dal relatore, l’onorevole Weber, che a questo proposito desidero ringraziare) è stato quello di ottenere prima l’opinione generale degli Stati membri e cercare di armonizzare i testi, e solo a quel punto cercare una maggioranza qualificata all’interno del Consiglio che approvasse il testo armonizzato.

Alcuni punti hanno presentato notevoli difficoltà o sono stati piuttosto difficili da conseguire. Uno degli aspetti più importanti, sia per il Parlamento che, ovviamente, per il Consiglio, è stato stabilire il limite di tempo entro cui sarà possibile impedire o limitare la circolazione di persone giunte illegalmente nel territorio dell’Unione europea. Va detto chiaramente: solo dieci paesi prevedono un periodo inferiore a sei mesi. Solo dieci Stati membri su 27 prevedono un limite inferiore a sei mesi, e tutti gli altri dovranno adattare la loro legislazione a tale limite proposto in questa direttiva, normativa che comporterà un notevole passo avanti in termini di alternative possibili e, ovviamente, in merito alla limitazione della libertà di circolazione.

Va detto anche che ciò ha comportato notevoli progressi e un processo di standardizzazione a cui tutti i paesi saranno tenuti ad attenersi. Finora ciascun paese ha agito conformemente alla propria legislazione in materia e, ovviamente, spero vivamente che oggi in quest’Assemblea riusciremo a raggiungere il consenso necessario, completare una prima lettura parlamentare ed esprimere un voto in prima lettura.

In termini pratici l’aspetto più controverso nelle nostre discussioni è stata l’offerta di assistenza legale agli immigrati. Noi del Consiglio, seppure con grandi difficoltà, abbiamo preso in considerazione e rispettato le argomentazioni e le opinioni del Parlamento per tutta la durata dei negoziati fino all’ultimo giorno. Le discussioni finali riguardanti questo punto si sono concluse praticamente la mattina prima del Consiglio dei ministri, dove siamo riusciti anche a convincere i ministri ad adottare le norme auspicate dal Parlamento, anche se questo comporterà un notevole aumento di lavoro e degli investimenti finanziari di ciascuno Stato membro. Il punto è che dobbiamo essere consapevoli del fatto che la situazione dell’immigrazione clandestina varia enormemente tra il Mediterraneo, dove si verificano quotidianamente grossi problemi, soprattutto in estate, e altri paesi meno interessati dai flussi migratori e che, ovviamente, potrebbero reagire all’immigrazione in modo del tutto differente.

Chiaramente sono soddisfatto perché siamo riusciti a trovare compromessi che ci aiuteranno a migliorare la situazione degli immigrati, a concentrarci sui gruppi di immigrati più vulnerabili (le famiglie e i bambini) e a dare loro decisamente più diritti rispetto a quanti ne offrano loro molte legislazioni nazionali attualmente. Secondo me si tratta di importantissimi passi avanti e una conquista altrettanto importante per i negoziatori del Parlamento quando abbiamo discusso tali questioni.

Tuttavia, c’è qualcos’altro che devo dire. Il compromesso raggiunto in seno al Consiglio è stato conseguito con notevoli difficoltà. I negoziati, a cui ho partecipato di persona fino all’ultimo giorno, assieme ad altri ministri, sono stati estremamente difficili e ardui e ora il Consiglio accetta questo testo con fermezza e senza riserve. Qualunque revisione o emendamento allo stesso comporterà il disaccordo del Consiglio e, di conseguenza, la direttiva non potrà essere adottata in prima lettura.

Quali saranno le conseguenze di tutto ciò? Non avremo norme comuni, non potremo migliorare una situazione che tutti noi vorremmo migliorare, e il processo di adozione della direttiva verrà prolungato e trascinato notevolmente. Nella migliore delle ipotesi, non riusciremo a trovare un accordo sulla direttiva “rimpatri” almeno per i prossimi tre anni e ovviamente in questo modo peggioreremo in modo significativo anche le condizioni di tutti coloro ai quali potremmo rendere le cose più semplici.

E questa non sarà l’unica conseguenza della mancata adozione della direttiva. Verranno influenzate anche altre direttive per le quali ci avvaliamo della procedura di codecisione. Il sistema di negoziazione attuato per questa procedura potrebbe essere un buon esempio e contribuire considerevolmente a migliorare il lavoro con le direttive sulla carta verde e su alcuni diritti dei lavoratori che vengono nell’Unione europea. Penso che il percorso che abbiamo tracciato sia quello giusto e che ci permetterà di operare efficacemente.

Per concludere, data la collaborazione costruttiva e proficua, desidero ringraziare, oltre al relatore, l’onorevole Weber, tutti i relatori ombra che sono sempre stati presenti in tutti i negoziati politici e, ovviamente, il Vicepresidente e i membri della Commissione che ci hanno aiutato in numerose occasioni a trovare delle soluzioni di compromesso.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, desidero ringraziare a mia volta Dragutin Mate, il nostro Presidente in carica del Consiglio. Vorrei cominciare dicendo che questo dossier è la prova inconfutabile del fatto che la procedura di codecisione funziona, anche in caso di dossier complicati e difficili.

La Commissione europea raccomanda un approccio integrato nei confronti dell’immigrazione e questo approccio coerente richiede che vengano rafforzati i canali dell’immigrazione legale, l’integrazione degli immigrati a livello locale e un sistema di asilo efficace e generoso. Ovviamente, se accettiamo questa regolamentazione delle condizioni di accesso di cittadini di paesi terzi nell’Unione europea, dobbiamo anche dotarci di norme riguardanti coloro i quali non soddisfano, o non soddisfano più, tali condizioni.

In caso contrario la nostra politica di immigrazione perderebbe la sua legittimità. Dobbiamo riconoscere che c’è il rischio di trovarsi in un circolo vizioso: non intervenendo contro l’immigrazione clandestina, potremmo complicare la vita di coloro che rischiano di essere sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli, e anche rendere più difficile l’integrazione degli immigrati regolari. Ritengo quindi che sia necessario spezzare questo circolo vizioso attraverso il compromesso a cui ha fatto riferimento il Ministro Mate.

La direttiva introduce nel diritto comunitario le disposizioni pertinenti della Convenzione europea sui diritti dell’uomo. La sua adozione ci permetterà di applicare i meccanismi comunitari di controllo volti ad assicurare la conformità con l’acquis comunitario. Sia che si tratti della priorità data al rimpatrio volontario, dei diritti degli immigrati clandestini minacciati di essere rimpatriati, del mantenimento di queste condizioni, della protezione degli interessi dei bambini, del rispetto della vita familiare nell’ambito del rimpatrio o del rispetto del principio di non-refoulement, la direttiva riduce il numero di zone d’ombra e consente di combattere in modo più efficace lo sfruttamento dei bambini a cui sono soggetti i cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente.

Essa impone agli Stati membri l’obbligo di decidere se rimpatriare il cittadino del paese terzo oppure offrirgli il diritto di soggiorno. Questo approccio comporta il miglioramento della certezza giuridica per tutte le parti coinvolte. La direttiva, quindi, presenta anche il vantaggio di offrire alla Commissione la possibilità di controllarne l’attuazione e posso assicurarvi che la Commissione e io stesso, in qualità di responsabile del dossier, assicureremo il rispetto dei principi fondamentali concernenti il rispetto dei diritti degli immigrati. In particolare, valuteremo l’impatto di alcune disposizioni sul trattenimento, il divieto di reingresso e l’assistenza legale.

Come già specificato dal Ministro Mate, la direttiva obbligherà tutti gli Stati membri a prestare particolare attenzione ai diritti dei minori. L’attuazione di queste norme dovrebbe essere conforme alla Convenzione europea sui diritti umani e alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. La Commissione si assicurerà soprattutto che la situazione specifica di questo gruppo di individui più vulnerabili venga presa nella dovuta considerazione.

Signor Presidente, onorevoli deputati, permettetemi di porgere uno speciale ringraziamento all’onorevole Weber, nonché ai relatori ombra e alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, per l’importantissimo lavoro svolto al fine di produrre una direttiva che, secondo me, permetterà di mantenere un controllo efficace pur prestando grande attenzione ai diritti umani.

La Commissione aspira a introdurre questo quadro europeo unitario per una politica di rimpatrio che sia efficace nel rispetto dei diritti e soggetta a un controllo democratico.

Per concludere, permettetemi di fare riferimento alle tre dichiarazioni che costituiscono il compromesso raggiunto con i colegislatori come specificato nell’allegato all’emendamento di compromesso dal vostro relatore, l’onorevole Weber.

 
  
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  Manfred Weber, relatore. (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Vicepresidente, ormai è da due anni e mezzo che discutiamo su questa direttiva sul rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente. Prima di passare agli aspetti pratici, vorrei porgere i miei ringraziamenti. E’ stato un argomento complesso e molto coinvolgente, che appassiona molti in Europa, e ha richiesto l’utilizzo di una nuova procedura, la procedura di codecisione, quindi grazie. Nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni i nostri suggerimenti per la presentazione di una proposta solida e attuabile hanno incontrato il favore di una vasta maggioranza. Trattandosi di un parlamento, siamo in grado di raggiungere un consenso. Grazie per aver collaborato in modo equo e grazie anche alla Presidenza slovena del Consiglio perché, in questi due anni e mezzo, è stata l’unica Presidenza ad aver impresso davvero impulso al dibattito.

E ora arrivo al punto: non stiamo parlando di asilo, come si continua a sostenere. La direttiva sull’asilo è tutt’altra questione legislativa. Stiamo parlando di persone che al momento si trovano in Europa illegalmente, milioni di persone che soggiornano illegalmente in Europa, e di cui vogliamo cambiare lo stato di clandestinità. Bisogna porre fine alla schiavitù che esiste in quest’area oggi nell’Unione europea. E questo è possibile attraverso la legalizzazione, rilasciando un permesso di soggiorno regolare, ma anche attraverso il rimpatrio.

Oggi vorrei rivolgermi a coloro che, in questo Emiciclo, sono ancora scettici, coloro che si stanno ancora facendo domande. Sono state lanciate accuse riguardo alla durata del periodo di trattenimento in attesa dell’allontanamento: sei mesi, estensibili ad altri 12 mesi. Alcuni affermano che in alcuni paesi questo periodo è di 30 o 40 giorni. Il Consiglio dei ministri si è impegnato a non usare questa direttiva come scusa per lasciare che la situazione deteriori. In altre parole, bisognerà mantenere norme elevate. Perché nessuno nota che nell’Unione europea ci sono nove paesi che attualmente non hanno alcun limite al periodo di trattenimento? In questi Stati stiamo migliorando la situazione.

Perché nessuno nota che abbiamo redatto un’intera sezione, un intero articolo, appositamente per i bambini e le famiglie per stabilire misure minime? Essa favorisce soprattutto i bambini non accompagnati, che hanno particolarmente bisogno del nostro aiuto. A questo proposito abbiamo stabilito misure minime. Perché nessuno nota che essa prevede che ai minori venga garantito l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione? Perché nessuno nota la dichiarazione fondamentale espressa dal periodo di trattenimento in attesa dell’allontanamento, e cioè che vogliamo che sia più breve possibile e che la persona venga trattenuta solo se il rimpatrio è legalmente possibile? Questo significa che in futuro in Europa verrà proibita l’attuale tattica di avere la meglio sulle autorità sfiancandole.

Perché nessuno nota che offriamo assistenza legale, che le ONG hanno accesso e che è previsto il diritto di fare ricorso? Questa direttiva è un grande passo avanti. Abbiamo limitato il numero di paesi in cui possono essere allontanati gli immigrati. Il Parlamento europeo ha applicato il principio della partenza volontaria, quindi ciò che attualmente non esiste in tutti gli Stati membri in futuro sarà un principio. Ho letto nei giornali che il Consiglio d’Europa ha mosso una serie di critiche. Ora tutte le linee guida del Consiglio d’Europa relative al rimpatrio sono state inserite in questa direttiva e quindi nel futuro acquisiranno valore giuridico. Perché allora il Consiglio d’Europa critica le sue stesse linee guida? Stiamo facendo molti passi avanti con questa direttiva, anche per quanto riguarda il divieto di reingresso di cinque anni. Vorrei ricordaste che è stata la Commissione a proporre il divieto di reingresso di cinque anni. Siamo riusciti a fare in modo che questo requisito venisse annullato. Noi del Parlamento europeo siamo riusciti ad assicurare che venisse attuato un regolamento migliore.

Anche qui oggi verranno mosse molte critiche. Molti deputati interverranno e ci diranno quanto terribili siano i centri di custodia temporanea, quanto sia spaventosa la situazione all’interno di questi centri, quanto disumano sia oggi il rimpatrio da parte dell’Unione europea. Ne parliamo da due anni e mezzo, e vi ringrazio per lo scambio di opinioni, ma oggi vi dico francamente che se voterete contro questa direttiva, se voterete contro il risultato di questo trilogo, impedirete all’Unione europea di progredire nel migliorare gli standard di questi diritti umani. Vi prego quindi: mostriamoci in grado di agire. Soprattutto in considerazione del fatto che i cittadini dell’Irlanda hanno rifiutato un ulteriore allargamento dell’Europa, questo dossier riguardante un argomento così attuale ci offre l’opportunità di mostrare per la prima volta che siamo in grado di agire e che vogliamo un’Europa forte e umanitaria.

(Applausi)

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra, a nome del gruppo PPE-DE.(ES) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei porgere le mie più sincere congratulazioni al collega Weber.

Questa proposta di direttiva rappresenta un notevole e decisivo passo avanti verso la politica comune sull’immigrazione di cui abbiamo bisogno. Essa è uno strumento giuridico fondamentale per la tutela dei diritti umani degli immigrati e un requisito indispensabile per avanzare nel processo di regolamentazione dell’immigrazione legale. La proposta segnala come preferibile il rimpatrio volontario degli immigrati che soggiornano illegalmente negli Stati membri e prevede che vengano fornite loro tutte le risorse necessarie per garantire che un rimpatrio nei rispettivi paesi in modo adeguato e senza alcuna spesa.

Il rimpatrio forzato verrà attuato solo come ultima risorsa e sempre nel pieno rispetto dei diritti fondamentali. L’assistenza legale e linguistica offerta agli immigrati e la possibilità di fare ricorso contro la decisione di rimpatrio presso un organo giudiziario o amministrativo creato a tale scopo sono alcuni esempi di come la proposta abbia cercato di favorire il rimpatrio volontario rispetto a quello forzato.

La definizione di un periodo massimo di trattenimento è un elemento fondamentale della direttiva. E’ difficile immaginare come sia possibile oggi che nell’Unione europea ci siano posti in cui gli immigrati possono essere trattenuti a tempo indeterminato, ma nessuno Stato membro potrà usare la direttiva per inasprire le proprie leggi sull’immigrazione, soprattutto per quanto riguarda i periodi di trattenimento.

Inoltre, c’è una netta differenza tra rimpatrio e asilo. Vengono stabilite chiare garanzie giuridiche in merito all’ordine di trattenimento. Il nuovo articolo 15bis prevede più condizioni e migliori per i minori e le loro famiglie e, infine, la direttiva offre competenza in questo ambito anche alla Corte di giustizia.

Per tutti questi motivi, signor Presidente, ringrazio ancora una volta il relatore, il Consiglio e la Commissione per i loro sforzi e chiedo che la direttiva “rimpatri” venga approvata.

 
  
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  Martine Roure, a nome del gruppo PSE. (FR) Signor Presidente, oggi stiamo discutendo di un aspetto dell’introduzione di una politica europea sull’immigrazione e c’è già un’osservazione da fare: siamo qui a costruire un’Europa chiusa in se stessa, nonostante il fatto che, per cercare di combattere l’immigrazione clandestina, dovremmo creare strumenti che consentano agli immigrati di arrivare legalmente.

Il mio gruppo non accetta il compromesso a cui la Presidenza e il relatore sono giunti con tanta fatica. Non perché siamo contrari a una politica europea sul rimpatrio ma perché riteniamo che il risultato sia inadeguato per quanto riguarda la tutela dei diritti umani. Effettivamente abbiamo sempre affermato di essere a favore di una direttiva sul rimpatrio perché abbiamo assistito a troppi orrori nel corso delle nostre visite ai centri di trattenimento. Tuttavia, non vogliamo una direttiva a qualunque costo. Ho sentito dire che questa direttiva avrebbe permesso agli immigrati di venire allo scoperto. Si tratta di un grave fraintendimento poiché essa stabilisce a malapena norme per organizzare i rimpatri e non offre in nessun caso il diritto di soggiorno.

Il relatore ritiene che questo compromesso sia equilibrato perché conferisce un certo numero di diritti, ma i diritti concessi dal testo (come l’accesso all’istruzione per i minori e l’accesso all’assistenza legale) non sono davvero vincolanti.

Inoltre, la direttiva non apporta alcun miglioramento in termini di trattenimento nell’Unione europea. Ad esempio, portare il periodo di trattenimento a 18 mesi sembra costituire un miglioramento in nove dei 27 Stati membri, e tre di questi nove Stati membri (Regno Unito, Irlanda e Danimarca) non ne saranno interessati dato che non aderiranno alla direttiva. Vi sarà qualche miglioramento in paesi come Malta, dove la maggior parte degli immigrati trattenuti è costituita da richiedenti asilo, condizione non trattata dalla direttiva. In Grecia si tratta soprattutto di persone trovate ad attraversare clandestinamente un confine esterno. Neanche queste rientrano nel campo d’azione della direttiva.

E’ per questo che il gruppo socialista ha presentato un numero limitato di emendamenti volti a dare una dimensione umana al testo. E’ la prima volta che il Parlamento europeo adotta la procedura di codecisione nella lotta contro l’immigrazione clandestina ed è per questo motivo che abbiamo il dovere, in qualità di membri del Parlamento europeo, di sostenere una legislazione chiara che non sia soggetta a più interpretazioni da parte degli Stati membri o a sentenze della Corte di giustizia. Questo è anche il motivo per cui invito il Parlamento europeo ad avvalersi di qualunque potere legislativo di cui dispone per fare in modo che le normative adottate migliorino le condizioni dei trattenuti. E’ il nostro dovere di membri del Parlamento europeo.

Questo non ci esimerà dal riflettere su una questione più ampia e filosofica: la Terra appartiene a tutti gli esseri umani? E’ giusto che alcuni di loro vengano destinati a vivere in povertà? Non pensate che sia questa la vera questione?

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, i negoziati con il Consiglio sono stati lunghi, complicati e difficili. Il punto di partenza per la maggior parte degli Stati membri è stato il seguente: “Come ci liberiamo di questa direttiva, dato che non vogliamo nessuna norma europea sul rimpatrio dei cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente?”. Chiaramente il Consiglio e il Parlamento avevano una concezione molto diversa di come avrebbe dovuto essere una direttiva seria sul rimpatrio che tutelasse adeguatamente i diritti. Il Parlamento ha dovuto lottare per ogni singola parola e virgola.

Ora dovrebbe essere molto chiaro a tutti, e soprattutto al gruppo PSE, che il pacchetto di compromesso mette regole laddove non ne esistono attualmente. Gli Stati membri che hanno già condizioni più favorevoli dovrebbero mantenerle o, se preferiscono, possono introdurre queste. I parlamenti nazionali devono fare la loro parte per assicurare che ciò avvenga nell’attuazione della direttiva. Inoltre, abbiamo ottenuto una dichiarazione politica da parte del Consiglio: questa direttiva non verrà e non potrà essere usata come scusa per abbassare le norme attuali. L’esperienza accumulata con altre 10 direttive sull’asilo e l’immigrazione mostra che il timore che gli Stati membri possano usare la trasposizione di tali direttive come pretesto per rendere la propria legislazione più repressiva non hanno fondamento.

Attualmente non esiste una legislazione dell’Unione europea sul rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente. Con l’adozione del pacchetto saranno disponibili meccanismi di controllo comunitari. Le procedure di infrazione, la competenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, le relazioni della Commissione e i controlli del Parlamento europeo saranno tutti meccanismi a disposizione.

Tre anni di dibattiti ci hanno dimostrato che non c’è più alcuno spazio di manovra e che non verranno apportati ulteriori miglioramenti in seconda lettura. Sì, è un peccato, lo ammetto, ma è la verità: il Consiglio inizierà a presentare un elenco delle numerose proposte sulle quali si è arrivati a un’impasse. Il vaso di Pandora verrà scoperchiato.

Chiaramente l’attuale clima politico nella maggior parte degli Stati membri non sarà d’aiuto. Allora, come possiamo attuare delle norme minime comuni laddove non ne esistono ancora? Come assicurarci che i meccanismi di controllo comunitari siano disponibili? Come garantire che le linee guida del Consiglio d’Europa diventino vincolanti per tutti gli Stati membri?

A questo punto la domanda fondamentale è: vogliamo una direttiva o no? Vogliamo una direttiva che, seppure imperfetta, costituisca sicuramente un primo passo nella direzione giusta, oppure non vogliamo proprio direttive perché pensiamo che la situazione attuale sia soddisfacente?

Molti Stati membri sarebbero tuttora sollevati se la direttiva sfumasse per colpa del Parlamento. Quindi, paradossalmente, i membri del Parlamento che stanno cercando di distruggere il pacchetto di compromesso stanno in realtà sostenendo proprio quegli Stati membri che non vogliono offrire alcuna tutela da parte dell’Europa!

Il pacchetto di compromesso va visto come un primo passo, piccolo ma importante. La politica di rimpatrio non può essere considerata isolatamente, deve essere vista come una parte necessaria di un pacchetto più ampio sull’immigrazione, che comprenda anche aspetti legali e quelli relativi all’asilo. Ritengo che, dopo quasi tre anni di discussioni, sia ora che ci assumiamo le nostre responsabilità.

(Applausi)

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, prima di tutto vorrei ringraziare il relatore per l’integrità e l’apertura con cui ha affrontato quest’argomento. Vorrei ringraziare anche i nostri colleghi. Abbiamo fatto del nostro meglio per trovare un approccio comune, riconoscendo che è necessario trattare gli immigrati da rimpatriare come persone e avere garanzia d’ordine giurisdizionale e leggi chiare.

Le discussioni in seno al Consiglio hanno mostrato chiaramente le lacune esistenti al momento in alcuni Stati membri nei confronti dei loro cittadini, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza legale (che è fondamentale se vogliamo che la gente abbia accesso al diritto e possa difendersi da chi è più potente) e, talvolta, anche la mancanza di sistemi efficaci per rappresentare adeguatamente bambini soli e giovani a tutti gli effetti. Ciò ha causato alcuni problemi nelle discussioni con il Consiglio.

Mi dispiace che, dopo negoziati così lunghi, il mio gruppo non possa accettare la posizione negoziata. Non siamo contrari alla direttiva di per sé, ma essa non soddisfa certamente le norme che avevamo fissato all’inizio. Perché no? Perché secondo noi consolida molti dei problemi che abbiamo combattuto nei nostri Stati membri.

Uno dei problemi è la durata del trattenimento. La proposta di direttiva fissa limiti al riguardo, ma sappiamo quali siano le conseguenze di periodi di trattenimento prolungato per la salute mentale degli individui e bambini trattenuti. Lo abbiamo visto con i nostri occhi, e lo dimostrano anche i dati. Abbiamo visto le condizioni in cui vivono molte di quelle persone. La proposta di direttiva dice chiaramente che i centri di custodia temporanea non devono essere delle prigioni, ma non ci è sempre chiaro quale sia la differenza tra questi centri e le prigioni.

Abbiamo domande anche riguardo al divieto di ingresso. Secondo l’articolo 9 questa dovrebbe essere la regola generale per chiunque venga rimpatriato forzatamente, quindi gli Stati membri che aderiranno dovranno rispondere a domande come quella dei miei elettori: Serwa Nouri Yousef, a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, è incinta di otto mesi e il marito è stato rimpatriato forzatamente in Iraq e ora è scomparso. Secondo questa direttiva anche per lui vale il divieto di ingresso. Ma allora che ne è della vita familiare, nonostante si sostenga di tutelare i diritti umani?

Abbiamo domande anche in riferimento all’articolo 3, lettera c), relativo a dove avvenga il rimpatrio. Pensiamo che se per il termine “altre intese” si intendono anche le metaforiche strette di mano che abbiamo visto in passato tra Gheddafi e Berlusconi, questo è inaccettabile, poiché tali accordi vengono stretti all’esterno di accordi pubblici scritti.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski, a nome del gruppo UEN.(PL) Signor Presidente, il problema di cui stiamo discutendo oggi è stato in gran parte innescato dagli Stati membri dell’Unione europea. Se consideriamo gli interventi fatti dai rappresentanti di alcuni gruppi politici qui rappresentati, emerge che in passato questi gruppi hanno chiesto una nuova legge che consentisse la liberalizzazione dei regolamenti sull’ingresso di cittadini di paesi terzi.

Anche oggi si sentono spesso, in questo Emiciclo, richieste affinché vengano adottati legalmente regolamenti che colpiscono la famiglia tradizionale o le tradizioni cristiane europee. Basterà aspettare qualche altro anno, poi assisteremo ad appelli di massa e risoluzioni che ci chiederanno di salvare l’identità del nostro continente, poiché ciò che un tempo ha fatto dell’Europa un modello per tutto il mondo sta scomparendo.

Il suggerimento avanzato dalla proposta di direttiva di istituire delle nuove cariche che si occupino dei rimpatri non è una soluzione. Questi compiti dovrebbero essere svolti dalle istituzioni esistenti che, comunque, sono già state ampliate.

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa direttiva è una vergogna, un insulto alla civiltà giuridica dell’Europa. È un orrore che rischia di cancellare millenni di cultura dell’accoglienza, le radici profonde di un’identità europea forgiata da pratiche di ospitalità. Questa direttiva è l’ennesimo monumento alla fortezza Europa, la materializzazione dell’utopia reazionaria che vuole impedire la libertà di circolazione di uomini e donne.

Non si può arginare il diritto alla mobilità rinchiudendo dietro un filo spinato o dentro un puzzolente centro di detenzione gli uomini e le donne. Per diciotto mesi, Ministro Mate, questo è il periodo massimo di detenzione, non sei mesi come lei ha detto. Diciotto mesi senza alcun reato!

Guardate, mi appello a quello che ha detto Mons. Agostino Marchetto del Consiglio dei migranti della Conferenza episcopale italiana, il quale ha detto che non si può detenere una persona per una semplice violazione amministrativa e in più detenere persone in luoghi disumani e degradanti come quelli che ha visitato la commissione libertà civili di questo Parlamento.

Inoltre, questa direttiva è una direttiva inumana perché prevede il rimpatrio in paesi di transito. La Libia rischia di diventare il luogo della deportazione di massa dei migranti. Prevede detenzione ed espulsione di minori non accompagnati, prevede il divieto di reingresso, in questo modo violando sistematicamente il diritto d’asilo, prevede un’assistenza legale discrezionale. È questa la vera natura di questa direttiva!

Inoltre, questa direttiva è un’imposizione dei governi. Abbiamo assistito in quest’Aula alla dittatura del Consiglio che ha detto al Parlamento: "bere o affogare", addirittura minacciando l’ipotesi di continuare qualsiasi ipotesi di discussione sull’immigrazione. Il Parlamento europeo sta subendo supinamente questa decisione. Mi appello alla dignità del Parlamento europeo. Altro che codecisione! Siamo davanti a un parere conforme nei confronti del Consiglio. La verità è che i governi vogliono immediatamente attivare i 700 milioni di euro previsti dal fondo per il rimpatrio. È questa la natura vera di questa direttiva.

Bisogna invece ascoltare la società, quello che c’è fuori da questo Parlamento, i capi di Stato dei paesi terzi, Amnesty International, le chiese, le conferenze episcopali europee, il sindacato, il Consiglio d’Europa. Tutti ci dicono di non approvare questa direttiva. Perfino l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, che secondo il trattato di Amsterdam dovrebbe essere consultato in tutte le materie di asilo e di immigrazione della Commissione europea, ci dice di non approvare questa direttiva.

Queste politiche repressive sono la vera causa della più grande tragedia dell’Unione europea: i morti in mare. Ieri ne sono morti 150, negli ultimi dieci anni ne sono morti 12.000. L’Unione europea si macchia di un crimine inaccettabile e con questa direttiva si rende ulteriormente complice di questi omicidi che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero. Probabilmente, come tributo nei confronti di questi martiri, sarebbe opportuno non approvare questa direttiva.

 
  
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  Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM.(SV) Quando tutte le porte sono chiuse, è sempre possibile trovare un accesso dal retro. Ogni anno molte migliaia di persone cercano di entrare nell’Unione europea, che sta innalzando mura sempre più alte tutto intorno al suo territorio. Questi tentativi stanno diventando sempre più disperati e i media riferiscono regolarmente di quanti hanno pagato con la vita.

Il dibattito di oggi verte su coloro i quali sono riusciti a entrare e che ora vogliamo buttar fuori. Molte organizzazioni per i diritti umani, comprese la Caritas e Amnesty International, criticano la proposta di direttiva. Dobbiamo ascoltare i loro consigli, perché viola i diritti umani.

Non creiamo alcun valore aggiunto europeo se decidiamo che persone che non hanno commesso alcun crimine possano essere trattenute fino a 18 mesi. Periodi di trattenimento più lunghi non porteranno a un aumento dei rimpatri. E’ solo una soluzione disumana e costosa a un problema complesso. La conseguenza del divieto di reingresso nell’Unione europea per un periodo massimo di cinque anni comporterà solo un aumento dell’immigrazione clandestina. Le persone disperate sono obbligate a rivolgersi ai trafficanti di persone e leggeremo sempre più spesso delle disgrazie che colpiscono i rifugiati, i quali a loro volta alimenteranno l’odio nei confronti della nostra parte del mondo occidentale.

Le organizzazioni per i diritti umani ci hanno avvisati. Ora dipende da noi puntare i piedi e difendere i diritti umani, a livello nazionale!

 
  
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  Frank Vanhecke (NI). (NL) Signor Presidente, la gravità della situazione dovuta all’assoluta mancanza di un’azione decisa contro la piaga dei milioni di immigrati clandestini in Europa è diventata evidente in seguito alle reazioni isteriche suscitate da questa direttiva “rimpatri” da parte di alcuni formatori di opinione di sinistra politicamente corretti. Mi dispiace ma questa non è una direttiva sul rimpatrio. Obbliga addirittura gli Stati membri a fornire assistenza legale gratuita agli immigrati clandestini per contestarne l’espulsione. Inoltre, almeno sette Stati membri sono obbligati a ridurre i loro periodi di trattenimento.

La direttiva poi mette più o meno sullo stesso piano le due alternative (espulsione o regolarizzazione), come se si trattasse di una scelta neutra, mentre le regolarizzazioni di massa effettuate in molti Stati membri negli ultimi anni hanno agito da enorme fattore di attrazione e hanno imposto un pesante fardello anche agli altri paesi europei.

In breve, mi piacerebbe che questa fosse una vera direttiva sul rimpatrio, in grado di porre definitivamente fine al fattore di attrazione per gli immigrati clandestini. Sono tutt’altro che convinto che questo sia anche solo un piccolo passo nella direzione giusta.

 
  
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  Simon Busuttil (PPE-DE).(MT) Prima di tutto vorrei congratularmi con il mio collega, l’onorevole Weber, per l’utilissimo lavoro svolto per questa legge, questo compromesso che siamo riusciti a raggiungere. Signor Presidente, il risultato del referendum svoltosi in Irlanda la scorsa settimana mostra che la gente ritiene che l’Unione europea non stia cancellando sufficientemente le sue preoccupazioni, e se osserviamo anche le indagini in corso, come Eurobarometro, notiamo che l’immigrazione è una delle principali preoccupazioni dei cittadini europei. Essi vogliono più Europa, non meno, ma la risposta che abbiamo dato loro finora non è sufficiente.

L’Unione Europea, quindi, non verrà presa sul serio nel campo dell’immigrazione, a meno che non dimostri di essere in grado di dare una risposta chiara ed efficace a questo proposito. Qual è il punto di partenza della direttiva? Il presupposto è che riguarda tutti coloro che si trovano in uno stato di clandestinità. Se sei un clandestino, l’unica risposta possibile è che tu debba tornare da dove sei venuto. E’ questo lo scopo della legge e chiunque esprimerà un voto contrario dirà chiaramente che la clandestinità può esistere e che l’accettiamo. Non è così e non dovrebbe essere accettabile.

Per coloro che devono essere rimpatriati questo compromesso presenta una serie di condizioni, che variano in base al trattenimento, trattamento, coercizione, servizi sanitari e altri fattori. Ci troviamo di fronte a un compromesso. Non è perfetto ma è un buon compromesso per andare avanti. Con esso vogliamo mostrare di essere in grado di dare una risposta.

 
  
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  Claudio Fava (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di rivolgermi al Consiglio perché non è sulla nostra direttiva, sulla proposta della Commissione che stiamo discutendo, ma sul modo in cui il Consiglio le ha svuotate di ogni significato.

Questa direttiva riflette il senso comune che sta assumendo il dibattito in Europa sull’immigrazione. Il fatto che sia stata approvata dal Consiglio all’unanimità non attenua ma inasprisce il messaggio che essa rappresenta. Ed è un messaggio che ci parla di un’Europa costruita sul principio della diffidenza. Il tema non è l’utilità di una direttiva, che crea una disciplina comune e condivisa. Il tema è ciò che questa direttiva prevede.

Il giorno dopo la morte di 150 clandestini annegati nel Mediterraneo, voi ci chiedete di mandare a dire ai sopravvissuti che da domani quelli come loro che già si trovano nei nostri paesi si troveranno di fronte a un provvedimento che prevede fino a diciotto mesi di reclusione. Noi stiamo affermando un principio giuridico devastante che prevede la possibilità di privare della libertà un individuo fino a diciotto mesi per provvedimento amministrativo e senza aver commesso alcun reato. Ciò che mai tollereremmo nei nostri paesi nei confronti di un cittadino europeo, lo permettiamo e lo sosteniamo per gli immigrati irregolari.

I diciotto emendamenti che restituiscono segni di civiltà politica a questa normativa presentati dal nostro gruppo sono un tentativo di restituire una dignità sul piano normativo a un provvedimento che noi riteniamo umiliante non soltanto per l’Unione europea ma anche per i nostri Stati membri. Se non verranno accolti, ci saranno molti voti contrari tra cui anche il mio, Signor Presidente.

Non credo che ci sia un largo consenso, on. Weber. Non c’è alcun consenso sulla discrezionalità e l’arbitrio che noi stiamo consegnando ai nostri paesi sul modo in cui verranno trattati i punti più significativi di questa direttiva. E questo Parlamento non è il custode di regole astratte. È un Parlamento al quale i trattati consegnano il dovere di tutelare principi concreti, principi giuridici e di civiltà politica concreti. Il Consiglio ci chiede di rinunciare a questi principi per fare presto. Noi crediamo che su questo ci sia un equivoco di fondo. Qui non ci chiedete di fare presto, ci chiedete di fare male. Male per gli immigrati, male per l’Europa, male per i nostri Stati membri, ed è una responsabilità che noi non vogliamo condividere con voi.

 
  
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  Gérard Deprez (ALDE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è evidente che la questione di cui ci stiamo occupando oggi è molto delicata (il Parlamento infatti è diviso rispetto a essa) e allo stesso tempo spinosa, se non tragica, dato che potrebbe avere conseguenze importantissime per le condizioni di vita, e addirittura per la sopravvivenza, di coloro che cercano di venire in Europa, anche se illegalmente, in cerca di un futuro che il paese d’origine non può offrire loro.

Non intendo ripetere ciò che è già stato detto dagli altri oratori, ma desidero soffermarmi su quattro punti in particolare.

Il primo riguarda il mio collega e amico Giusto Catania. Non è corretto, Giusto, parlare di Fortezza Europa come se non permettesse a nessuno di entrare nel suo territorio e fosse insensibile alla povertà di milioni di persone. Secondo i dati ufficiali, attualmente entrano in Europa tra 1,5 e 2 milioni di immigrati ogni anno, mediante la regolarizzazione, il ricongiungimento familiare o il riconoscimento dello stato di rifugiato politico. Ciò significa che se nei prossimi 30 anni continueremo a questo ritmo, e non ho alcuna obiezione, entreranno legalmente nell’Unione europea tra 45 e 60 milioni di persone.

Secondo, questa direttiva, nonostante i suoi difetti (e ammetto che ne ha alcuni) non è una disposizione di legge. In effetti è praticamente una direttiva quadro che, a parte le norme minime e i limiti che stabilisce e che non possono essere oltrepassati, lascia spazio di manovra a ciascuno Stato membro per le proprie valutazioni e gli offre la possibilità di dotarsi di una legislazione conforme a quanto deciso dalla maggioranza democratica. Inoltre, la direttiva prevede che la Commissione informi il Parlamento ogni tre anni e che possa proporre emendamenti. Leggetela!

Terzo, e qui mi rivolgo ad alcuni miei amici socialisti, dobbiamo smettere di diffondere grosse menzogne. La direttiva non prevede che il trattenimento sia la regola. L’articolo 14 prevede la possibilità di trattenimento in casi particolari e anche dei rigidissimi controlli giuridici qualora venga attuato. Leggete il paragrafo 2 dell’articolo 14. Dire che il trattenimento sia la regola e che viene imposto agli Stati membri è semplicemente falso. Non dovreste sollevare l’opinione pubblica. Ci sono già abbastanza problemi veri, senza crearne di nuovi che non esistono.

Il mio quarto e ultimo commento, signor Presidente, è un messaggio per l’onorevole Weber e il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei. Nonostante tutte le lacune, e riconosco che ce ne sono, voterò a favore della direttiva. Tuttavia, desidero chiedere al gruppo PPE-DE di non cercare di usare manovre procedurali per risolvere questioni che sono essenzialmente politiche e che potrebbero dividere il Parlamento. Qualunque sia il voto che esprimerà il Parlamento stamattina, penso che dovremmo rispettarlo.

 
  
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  Hélène Flautre (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, c’è una cosa che mi infastidisce molto. Perché il relatore, l’onorevole Weber, ha deciso di negare i poteri del Parlamento europeo facendo del proprio meglio affinché adottassimo in prima lettura una posizione comune del Consiglio, tra l’altro fondamentalmente inaccettabile, in un momento in cui abbiamo già difficoltà a convincere i cittadini dell’importanza di rafforzare i poteri del Parlamento europeo? Deve spiegarmi questa sua decisione, onorevole Weber.

Spero davvero che domani noi tutti riusciremo a soddisfare le aspettative dei cittadini europei e mostrare loro che stiamo proteggendo i diritti umani e i valori dell’Unione europea. Perché? Non credo sia accettabile che dei minori non accompagnati possano essere rinchiusi e mandati in paesi dove non hanno parenti, legami né un rappresentante legale. Questa è, in ogni caso, una chiara violazione del rispetto dell’interesse superiore del minore. Non credo neppure che sia accettabile che gli immigrati subiscano l’esperienza traumatica e distruttiva dei 18 mesi di trattenimento sebbene non abbiano commesso alcun crimine. Si tratta di un’eccessiva privazione della libertà, come la definisce la giurisprudenza della Corte europea. Né possiamo accettare che gli immigrati vengano rimpatriati, secondo il capriccio degli accordi sul reingresso, in paesi dove non hanno alcun legame o dove, onorevoli Weber e Deprez, non abbiamo alcun modo di garantire la loro incolumità fisica o psicologica. Non abbiamo alcun modo di garantire il principio di non refoulement, anche se il vostro testo lo dice chiaramente.

Invito quindi tutti i colleghi a rifiutare, domani, ciò che in realtà è solo il prolungamento delle politiche miopi e repressive degli Stati membri. L’Europa ha bisogno di un’ambizione diversa per quanto riguarda l’immigrazione internazionale.

 
  
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  Roberta Angelilli (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, rendere certe le espulsioni e scoraggiare l’illegalità e lo sfruttamento. Questo in sintesi è, a mio avviso, l’obiettivo della cosiddetta direttiva “rimpatri”. E mi voglio per questo complimentare con il relatore per l’ottimo lavoro svolto, che è stato la premessa per il compromesso raggiunto con il Consiglio.

Si tratta di un testo equilibrato, che parte da alcuni presupposti fondamentali: dotarsi finalmente di una politica comune per l’immigrazione. Ne parliamo da tanto, troppo tempo. Dotarsi di regole condivise, indispensabili per tutelare appieno i diritti dei cittadini immigrati regolari che sono una grande positiva risorsa, a condizione che si attivi una linea di condotta intransigente contro l’immigrazione illegale.

Altri punti qualificanti, ci tengo a sottolinearli: si promuove, in prima istanza, il ritorno volontario; si stabiliscono tempi accelerati per il rimpatrio in caso di pericolo di fuga o pericolosità del soggetto interessato e, soprattutto, si stabilisce finalmente una tempistica certa sul periodo di permanenza nei centri di custodia per fare tutti gli accertamenti necessari. Non è un traguardo di poco conto. Voglio ricordare che, fino a questo momento – l’hanno già fatto molti altri colleghi – ogni Stato membro era libero di stabilire o non stabilire il tempo limite di permanenza.

E poi, una speciale attenzione viene dedicata ai diritti umani, soprattutto per le persone vulnerabili e in special modo per i minori, invocando l’interesse superiore del bambino. È un fatto rivoluzionario che tiene proprio conto di quanto attualmente accade nei centri di custodia temporanea.

Infine, il divieto di reingresso valido per tutta l’UE. Per me sono norme comuni, eque, trasparenti, che possono far parte di una strategia, di un patto per l’integrazione come lo ha definito il prossimo Presidente di turno dell’UE, che veda il potenziamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione, che elabori una nuova politica per l’asilo, che rilanci la collaborazione diplomatica, ma anche e soprattutto la cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi.

Infine, un Codice europeo per l’integrazione degli immigrati legali. L’Europa deve assumersi le sue responsabilità, deve avere autorevolezza, credibilità, deve diventare l’Europa dei diritti e delle regole rispettate. Noi abbiamo il dovere di approvare questo testo che, certo, sarebbe ulteriormente migliorabile. Tutto è migliorabile. Del resto gli Stati membri lo possono fare, ma dopo tre anni sarebbe penoso baloccarsi per altri mesi, per altri anni, per trovare un ulteriore, infinitesimale compromesso che comunque sarebbe giudicato sempre al ribasso. Mentre noi viviamo nel nostro mondo dorato, fatto appunto di infiniti compromessi, tante persone vengono sfruttate, muoiono in modo barbaro, disumano, come è accaduto ieri in Italia. Più responsabilità per favore e meno parole!

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL).(SV) Signor Presidente, onorevoli colleghi, venerdì sarà la Giornata mondiale dei profughi, e l’attenzione pubblica sarà concentrata sulla situazione dei profughi in tutto il mondo. Approvare la relazione dell’onorevole Weber sarebbe un passo cinico nella direzione sbagliata. E’ per questo che il gruppo GUE/NGL voterà contro la relazione. Siamo contrari a costruire la “Fortezza Europa”. La conseguenza delle proposte contenute nella relazione dell’onorevole Weber è che l’Unione europea non solo erigerà mura ancora più alte contro i profughi ma chiuderà anche i cancelli e butterà la chiave.

Anziché minare i diritti umani, i paesi dell’Unione europea dovrebbero adoperarsi per ripristinare il diritto dei rifugiati previsto dalla Convenzione sui rifugiati e fornire loro mezzi legali per entrare in Europa e assicurare un livello minimo di rispetto dei diritti umani. Né i cittadini di paesi terzi né quelli degli Stati membri dovrebbero subire la violazione della propria libertà personale o ricevere pene detentive per reati amministrativi.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, questa proposta renderebbe molto più difficile agli Stati membri allontanare gli immigrati clandestini e rimpatriarli nei loro paesi d’origine. In che misura influenzerebbe il Regno Unito e soprattutto la mia circoscrizione elettorale, Londra? Londra sopporta già un carico eccessivo di immigrati e richiedenti asilo. Si dice che la Gran Bretagna non abbia aderito a questa parte del diritto comunitario e si deduce che non avrà alcun effetto su di noi. Ma è vero?

Una volta che degli immigrati clandestini avranno avuto il permesso di risiedere negli Stati membri, potranno liberamente spostarsi in un altro Stato membro. Potranno essere esclusi solo qualora rappresentassero una seria minaccia per la sicurezza, la salute pubblica o l’ordine pubblico. E, mi domando, chi nel Regno Unito se ne occuperà? I sistemi britannici di immigrazione e asilo sono nel caos totale. Se la Gran Bretagna si dissocia da questa legislazione, allora gli immigrati clandestini potranno non avere accesso dalla porta principale, ma questa proposta dà loro la chiave della porta sul retro.

E poi, ovviamente, c’è la questione del Trattato di Lisbona e della Carta europea dei diritti fondamentali. Le leggi sui diritti umani potrebbero essere usate per applicare parti di questa proposta in Gran Bretagna? Chi lo sa? Perché questo non verrà stabilito solo dal governo, parlamento o tribunali britannici, ma anche dalla Corte di giustizia delle Comunità europee.

 
  
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  Roberto Fiore (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo l’occasione per protestare per le imprudenti e inspiegabili parole del Vicepresidente Barrot, ieri, sull’eventualità di considerare l’immigrazione clandestina un’aggravante nei reati, proposta appunto dal governo italiano. Questo non penso che abbia fondamento in legge e non incontra sicuramente il favore dell’opinione pubblica.

A proposito del rapporto Weber, vorrei dire che penso che vada considerata l’immigrazione clandestina ipso facto un’eventualità e possibilità di fuga. È abbastanza chiaro che l’immigrato, nel momento in cui entra clandestinamente, ha una propensione verso la fuga. Vorrei inoltre dire che è necessario che la Commissione e questo Parlamento considerino l’importanza di far pagare ai paesi da dove provengono in ultima analisi – come la Libia nel caso appunto dell’Italia – questi immigranti. Loro devono pagare la spesa enorme che l’immigrazione clandestina in questo momento sta creando.

 
  
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  Urszula Gacek (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, l’onorevole Weber merita davvero le nostre congratulazioni e i nostri ringraziamenti per il duro lavoro eseguito nell’affrontare un argomento così complesso, toccante e delicato.

Lo scopo della direttiva “rimpatri” è quello di fissare norme comuni di base per la gestione degli immigrati clandestini. Sono stati sottolineati in particolare gli aspetti relativi ai diritti umani a tale riguardo.

Siamo pienamente consapevoli del fatto che molti immigrati clandestini sono doppiamente vittime. Prima di tutto vengono ingannati nel loro paese d’origine, dove spesso si privano dei risparmi di tutta una vita, e non solo, per riuscire a entrare e lavorare nell’Unione europea. Però, anziché trovare la terra promessa, si ritrovano come schiavi di oggi in Europa. Se sorpresi all’interno dell’Unione, vengono spesso incarcerati e, se questa direttiva non entrerà in vigore, potrebbero restare in prigione a lungo finché non verrà trattato il loro caso.

Questa direttiva incoraggia il rimpatrio volontario, consente la carcerazione solo qualora ci sia una possibilità concreta che l’immigrato clandestino fugga o in altri casi legittimi. Essa fissa il periodo massimo di trattenimento, accresce la tutela giuridica (soprattutto per i gruppi particolarmente vulnerabili) e dà accesso alle ONG ai tanto criticati centri di custodia temporanea, il che consentirà loro di effettuare maggiori controlli e assicurare servizi e assistenza aggiuntivi agli stessi trattenuti.

Ho un suggerimento per i miei colleghi che si sono pronunciati contro la direttiva: questa settimana, dopo la votazione, invece di alzarsi e spiegare a un Emiciclo che si svuota il motivo del loro voto contrario, forse potrebbero spiegarlo direttamente a quegli immigrati clandestini senza alcuna protezione in molti paesi, a quei trattenuti a tempo indeterminato senza alcuna possibilità di assistenza legale. Forse possono dire loro che hanno votato contro la direttiva perché avevano a cuore i loro interessi.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE).(EL) Signor Presidente, mi preoccupa molto il fatto che da tre anni il Consiglio dei ministri impedisca qualsiasi progresso contrattando sulle disposizioni. Queste ultime riguardano la tutela di diritti fondamentali, compresi quelli degli immigrati clandestini, e non dovrebbero essere negoziabili. Quindi sta accadendo qualcosa di veramente sbagliato in alcuni governi europei.

In Europa, trattenere qualcuno per 18 mesi dovrebbe essere una condizione non negoziabile, soprattutto se non è per qualcosa che ha o non ha fatto, ma perché le autorità del paese d’origine (anche se non per colpa loro) rifiutano di cooperare in merito alla procedura di espulsione. Dovrebbe essere una condizione non negoziabile garantire, quando viene stabilita l’estrema misura repressiva di incarcerazione per degli sventurati esseri umani, almeno il diritto a un’assistenza legale, senza eccezioni o scappatoie nella legge, e che la loro incarcerazione sia il risultato della decisione di un giudice. Dovrebbe essere una condizione non negoziabile impedire che dei minori non accompagnati vengano espulsi in paesi terzi. Se non è possibile per loro tornare sani e salvi al paese d’origine, teniamoci questi bambini e proteggiamoli qui in Europa. Allo stesso tempo, neanche la solidarietà Europea dovrebbe essere negoziabile. Quei paesi, soprattutto a sud, maggiormente interessati dai flussi di immigrati dovrebbero ricevere considerevoli aiuti finanziari da parte degli altri paesi, che consentano loro di garantire i diritti umani citati sopra. Vaghe dichiarazioni di probabili aiuti futuri da parte della Commissione non sono sufficienti.

Tuttavia, nonostante il serio impegno del relatore e dei relatori ombra in Parlamento, nessun’altra condizione, se non queste evidenti, è diventata oggetto di contrattazione in Consiglio. Chiaramente il risultato finale è stato positivo per certi aspetti, almeno per quanto riguarda i paesi che attualmente non offrono alcuna protezione. Ma per alcuni aspetti fondamentali questi paesi hanno imposto agli altri un compromesso che funge da “minimo comune denominatore”. Per molti versi esso presenta numerosi problemi e ambiguità perché la sua attuazione è a discrezione dei governi che, onorevole Deprez, hanno mostrato mancanza di sensibilità.

Si tratta di un’armonizzazione che in definitiva non armonizza e non si attiene ai principi e ai valori europei fondamentali.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. RODI KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE).(DE) Signora Presidente, ringrazio anche il relatore, l’onorevole Weber, anche se è possibile che preferisca ignorare me e soprattutto la mia collega Hennis-Plasschaert che, insieme agli altri relatori, abbiamo cercato di portare avanti questo difficile processo negli ultimi tre anni per mari burrascosi fino ad acque più tranquille.

A questo punto vorrei solo mi si permettesse di dire che ritengo sia perfido e disdicevole collegare la tragedia delle vittime nel Mediterraneo con questa direttiva. In effetti non hanno proprio niente a che vedere. Non dobbiamo permetterlo! Questa direttiva fornisce garanzie legali a persone che non ne hanno. Una parte considerevole della vita di coloro che attualmente vivono in condizioni non dignitose, che non sanno quando saranno rimpatriati e non hanno accesso alle autorità giudiziarie, verrà migliorata. Essa stabilisce norme minime per 27 Stati membri e, per un terzo degli Stati membri, che non hanno alcuna norma al riguardo, è sempre meglio della situazione attuale. E’ il primo passo verso una politica di asilo comune, che è urgentemente necessaria, e il rispetto della dignità umana in tutta Europa. Ritengo che chi desidera compiere questo passo con noi debba assumersi seriamente questa responsabilità e votare a favore di questa relazione.

 
  
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  Pierre Jonckheer (Verts/ALE). (FR) Signora Presidente, anch’io, come l’oratore precedente, resto personalmente attaccato alla vecchia idea europea di armonizzare e contemporaneamente migliorare le cose, in altre parole: armonizzazione verso l’alto. Di conseguenza mi chiedo perché ci si stia rifiutando di aderire a norme che offrono più protezione a queste persone in difficoltà. Ritengo sia il caso di sottolineare che le dichiarazioni del Consiglio non sono vincolanti e che se siamo così consapevoli del rischio di un’armonizzazione verso il basso, dovremmo inserire un meccanismo legale all’interno del direttivo stesso. Penso inoltre che per aiutare i paesi in difficoltà (soprattutto economicamente) in termini di assistenza legale, sia necessario istituire un Fondo di solidarietà europea.

C’è un’altra osservazione che vorrei fare riguardo alla procedura. Commissario Barrot, siamo di fronte a una procedura di codecisione distorta. Sono uno dei 780 membri del Parlamento europeo. Questa di oggi è la mia unica occasione di intervenire e presentare emendamenti, e se non vogliamo che il trattenimento sia la regola, allora, onorevole Deprez, dovrebbe leggere gli emendamenti nn. 82 e 95, che spiegano, per esempio, cosa si intende per rischio di latitanza. Legga gli emendamenti e voti a favore degli emendamenti nn. 79 e 98, che specificano le condizioni in cui sarà possibile espellere dal territorio dell’Unione europea i minori non accompagnati. Gli emendamenti presentati sono volti a migliorare il testo e penso che il Parlamento non possa essere messo di fronte a una procedura di quasi-parere conforme, che è proprio ciò che sta accadendo al momento.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, c’è una politica dell’Europa sull’immigrazione che ha un difetto fondamentale: parte esclusivamente dalla visione della difesa dei diritti dell’uomo, quando bisognerebbe anche pensare di difendere i diritti dei popoli, la loro libertà, la loro sicurezza, il loro diritto a non essere invasi.

La sinistra con i suoi emendamenti buonisti esprime la non politica per il rimpatrio dei clandestini. Pura demagogia l’istituzione del Mediatore europeo! Vogliamo dare il difensore civico anche ai clandestini? Beh, una politica seria è quella che contrasta gli interessi del mondialismo, che vuole sradicare i popoli dal loro territorio perché li considera vuoi come merci, vuoi come schiavi, nuovi consumatori. Noi siamo contro!

Se il Mediterraneo è un cimitero, la responsabilità morale è di chi ha aperto le porte agli sbarchi clandestini! Quando noi abbiamo sempre denunciato, per esempio da Lampedusa, questo commercio immondo di carne umana! È una vergogna! Se passassero questi emendamenti della sinistra, la politica europea di ritorno degli immigrati sarebbe finita prima ancora di cominciare.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL).(EL) Signora Presidente, la proposta di direttiva è inaccettabile e nasconde in modo cinico la vera disumanità dell’UE e della sua politica.

State legiferando in merito al periodo di trattenimento di 18 mesi per immigrati sventurati, compresi i minori, in campi di concentramento in cui le condizioni di vita gettano vergogna sulla civiltà umana. Proibite inoltre ulteriori ingressi, anche legali, nel territorio dell’Unione europea per altri cinque anni. Il rimpatrio volontario è assolutamente uno scherzo, non è altro che coercizione. Dite loro che possono andarsene volontariamente oppure andare in prigione e, dopo 18 mesi, essere espulsi.

Trattate le vittime della vostra stessa politica come criminali. Bombardate l’Afghanistan e vi lamentate dei profughi. Saccheggiate i paesi del Terzo mondo e vi lamentate degli immigranti economici che fanno arricchire i capitalisti.

Con queste nuove misure aumenterete, tra l’altro, i profitti dei trafficanti di schiavi e le organizzazioni di trafficanti, perché più sono rigide le misure più saranno elevati i prezzi. Renderete la situazione anche peggiore per gli immigrati e gli altri lavoratori, che saranno obbligati a lavorare senza diritti a causa di queste nuove misure coercitive basate sulla minaccia di espulsione.

State pur certi che i lavoratori, siano essi cittadini di paesi terzi o europei, non accetteranno queste misure.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE).(PT) Signora Presidente, Vicepresidente Barrot, onorevoli colleghi, abbiamo bisogno di un approccio europeo in queste aree oppure no? Solitamente diciamo tutti di sì. Come ci poniamo di fronte a questa questione? In questo Emiciclo la grandissima maggioranza direbbe che è necessario regolamentare l’immigrazione legale e combattere quella clandestina.

Una politica sul rimpatrio è una parte fondamentale di questa strategia, come già sottolineato dal Commissario Barrot. Abbiamo una direttiva su norme minime. Ne vogliamo altre? Vogliamo norme migliori? Sono certo che tutti noi vorremmo norme migliori, ma ci siamo scontrati con l’intransigenza del Consiglio e quindi la questione politica è: è meglio avere queste norme minime o nessuna del tutto?

La mia risposta è la seguente: credo che sia meglio avere queste norme minime e desidero congratularmi con il mio collega, l’onorevole Weber, per il lavoro svolto e i negoziati da lui condotti.

Permettetemi di darvi due esempi specifici: il divieto di reingresso, fissato per cinque anni. Alcuni avrebbero preferito limiti di tempo diversi, ne sono certo, ma attualmente esistono Stati membri in cui non vi sono restrizioni, come nel caso dell’Austria, della Danimarca e della Francia.

Per quanto riguarda il trattenimento, nove Stati membri non prevedono un periodo massimo. Solo sei hanno periodi più brevi rispetto a quelli fissati dalla direttiva. Uno di questi sei è il Portogallo, il mio paese, che prevede un periodo di due mesi e ha già dichiarato che continuerà ad attenervisi. In altre parole, non intende usare questa direttiva per abbassare le proprie norme.

Infine, signora Presidente, vorrei sottolineare ciò che il Commissario Barrot ha già affermato riguardo ai bambini: dobbiamo prestare particolare attenzione e assicurarci che la direttiva venga applicata in modo umano.

 
  
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  Javier Moreno Sánchez (PSE).(ES) Signora Presidente, onorevoli colleghi, questa direttiva è un passo avanti verso una politica comune sull’immigrazione. E’ un passo necessario che dovrà essere seguito, d’ora in poi, da altri passi, come parte di un approccio europeo più ampio.

Dobbiamo sviluppare strumenti legislativi e finanziari che ci consentano di aprire definitivamente le nostre porte agli immigrati legali e aiutarli ad integrarsi nelle nostre società. Allo stesso tempo, dobbiamo porre fine all’immigrazione clandestina e al lavoro clandestino e aiutare a distruggere le reti mafiose del traffico di esseri umani.

Tutto ciò sarà possibile solo attraverso una stretta collaborazione con i paesi d’origine e di transito. Dobbiamo quindi invitare la Commissione a usare il suo potere d’iniziativa e chiediamo al Consiglio di adottare quanto prima tutte le direttive pendenti, perché senza una serie di misure generali, i cittadini non comprenderanno questa direttiva. Il suo scopo è quello di unificare 27 diverse legislazioni al fine di assicurare procedure per il rimpatrio efficaci, nonché la dignità e il rispetto dei diritti fondamentali degli immigrati.

Attraverso i nostri emendamenti, noi del gruppo socialista desideriamo adeguare la direttiva alle legislazioni più avanzate e protezionistiche. Noi socialisti spagnoli attribuiamo particolare importanza alla protezione e alla tutela dei minori, e chiediamo che essi abbiano accesso all’istruzione e che vengano accolti in centri di accoglienza speciali. Desideriamo inoltre favorire il rimpatrio volontario e migliorare le garanzie giuridiche della procedura.

Onorevoli colleghi, per concludere, spero che venga respinta la proposta del relatore, l’onorevole Weber, il quale ha cercato una scorciatoia nella procedura, e ciò indebolirebbe il potere di codecisione e la credibilità di questo Emiciclo.

Al giorno d’oggi abbiamo bisogno di un Parlamento forte che si assuma le sue responsabilità.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signora Presidente, voto senza esitazioni a favore di questa direttiva, non perché sia ideale, ma perché migliora le norme di alcuni Stati membri. Infatti, a dimostrare il valore della direttiva è, paradossalmente, il fatto stesso che il Regno Unito non vi aderisca. Non intende essere vincolato dalle norme più elevate della direttiva, né tanto meno dai limiti di tempo e dalle condizioni di trattenimento, quali la separazione degli immigrati trattenuti dai criminali condannati, cosa che attualmente non sempre accade nel Regno Unito, e il fatto che le misure coercitive devono essere adeguate e rispettare i diritti fondamentali e la dignità dell’individuo, tutti elementi importanti in questo testo.

C’è stata molta disinformazione e mi dispiace che sia stato male informato il Presidente della Bolivia che ieri ha scritto al quotidiano britannico The Guardian. Il periodo di trattenimento di 18 mesi non è il limite standard. La direttiva stabilisce che non debba essere superato un periodo di sei mesi a eccezione dei casi in cui, nonostante tutti i ragionevoli sforzi da parte degli Stati membri, l’operazione di allontanamento duri più a lungo a causa della mancanza di cooperazione della persona interessata o per ritardi nel conseguire la documentazione necessaria da un paese terzo.

Penso che le disposizioni che invitano a tener conto dell’interesse superiore del minore, della vita familiare, delle condizioni di salute, del principio di non refoulement e le disposizioni speciali per i minori non accompagnati siano particolarmente importanti e saranno d’aiuto agli immigrati che rischiano di essere allontanati. Le disposizioni sulle ragioni del trattenimento, sui ricorsi e il controllo giurisdizionale sono fondamentali. Ma sebbene intenda appoggiare questa direttiva, imperfetta ma necessaria, per innalzare le norme attuali, devo sottolineare che si tratta solo di una parte della questione. Dobbiamo dotarci di un sistema equo di accoglienza dei profughi e di una politica adeguata sull’immigrazione.

 
  
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  Willy Meyer Pleite (GUE/NGL).(ES) Signora Presidente, onorevoli colleghi, è una vergogna, assolutamente una vergogna, cercare di espellere più di 8 milioni di persone sulla base del concetto di permanenza temporanea.

Se verrà adottata questa decisione, come purtroppo potrebbe accadere, essa segnerà la fine dell’Europa protezionistica. Molti di noi europei hanno subito il trattenimento durante le dittature e questo è il concetto che prevarrà per l’allontanamento di 8 milioni di persone.

In questo modo si consoliderà l’Europa egoista. Gli Stati membri che cercheranno di ridare slancio a questo concetto sono gli stessi che in questo esercizio finanziario hanno ridotto gli aiuti per la cooperazione internazionale.

Non sarà possibile raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, e questo sarà il nostro contributo, il contributo della vecchia Europa, con i suoi valori di solidarietà, alla carestia e alla crisi della sicurezza alimentare. L’espulsione di 8 milioni di persone con nessun tipo di garanzia: una vergogna!

Credo e faccio appello alla mobilitazione dell’Europa, a quei cittadini che rifiutano questo tipo di legislazione.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE).(RO) Onorevoli colleghi, la Commissione europea ha scoperto che nel 2006 c’erano circa 8 milioni di immigrati clandestini nell’Unione europea. L’Unione non può più ignorare questo problema. Dobbiamo trovare soluzioni. Non possiamo giocare con la vita di quelle persone, ma è sicuro che la situazione non si risolverà da sola.

Gli strumenti che di recente sono stati proposti dalla Commissione ai fini del controllo dell’immigrazione clandestina non possono avere effetti positivi se non viene risolto anche il problema degli immigrati clandestini. Viviamo in un’Europa in cui sono state eliminate le frontiere esterne, motivo per cui abbiamo bisogno di questa direttiva in modo da poter compiere un primo passo verso una politica comune sul rimpatrio degli immigrati clandestini.

Alcune ONG ritengono che l’Unione europea abbia adottato politiche più repressive che mai nel campo dell’immigrazione e definiscono la direttiva “rimpatri” la “direttiva della vergogna”. Capisco le ONG che cercano di proteggere le persone senza documenti, ma invito queste organizzazioni a osservare la situazione da una prospettiva realistica. Quali soluzioni ci sarebbero per gli immigrati clandestini che entrano attraverso Malta, le Isole Canarie, la Grecia, l’Italia o, più recentemente, dai confini esterni orientali, e che cercano di stabilirsi nell’Unione europea? C’è il rischio che questi immigrati diventino le vittime del mercato del lavoro nero, dei traffici illegali o addirittura della radicalizzazione terroristica. Questa minaccia è reale ed è esattamente questo il motivo per cui è importante regolarizzare la loro situazione attraverso il rimpatrio o concedendo loro asilo o il permesso di soggiorno.

I negoziati con il Consiglio hanno portato a soluzioni che possono essere accettate senza riserva, soprattutto in aree delicate quali la protezione delle persone vulnerabili e dei minori non accompagnati, la definizione di condizioni in riferimento al rimpatrio ai paesi d’origine o in paesi con cui l’Unione europea ha concluso accordi bilaterali in quest’area. Credo che gli sforzi compiuti dai relatori e dal Consiglio vadano apprezzati e che la direttiva debba essere approvata nella forma presentata in questa prima lettura.

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (PSE).(DE) Signora Presidente, metterò da parte i miei appunti. Avevo preparato molte altre cose da dire, ma devo sottolineare che non abbiamo certamente raggiunto tutto ciò che avremmo potuto raggiungere. Anch’io speravo in norme più numerose e migliori. Sono diviso: una parte di me vorrebbe avere il meglio e l’altra, qui a livello europeo, deve prendere una decisione relativa anche alle norme minime che dovrebbero essere applicate in paesi che non ne hanno alcuna. Ciascuno di noi dovrebbe considerare come vanno le cose nel proprio paese, cosa sta accadendo qui, cosa sta accadendo lì, quali norme ha il proprio paese. Sono davvero tutti così elevati?

In qualità di Parlamento europeo possiamo stabilire solo norme minime. Il fatto che il Consiglio sia riuscito a raggiungere un accordo per tutte le frontiere è un miracolo perché quattro o cinque paesi, compreso il mio, compreso il mio stesso ministro federale dell’Interno, non volevano alcuna norma e dicevano che le cose andavano bene così nel loro paese. Ora la sfida è che parlamenti e governi nazionali riescano a fare molto meglio. Nessuno impedisce loro di trovare soluzioni migliori, dove sta scritto? Quando ero studente ho imparato che “consultando il corpus delle leggi formali è più facile trovare una legge”. L’onorevole Deprez ha ragione: leggendo tutti gli articoli, capiremo cosa possiamo ottenere in questo caso. Non si tratta di cercare la pietra filosofale. Nessuno l’ha mai trovata, anzi. Tuttavia, desidero che questo compromesso venga usato come base, in modo che in futuro l’Unione europea possa fare di meglio. I miei colleghi nel Bundestag, la camera bassa del parlamento tedesco, e in ciascuno degli Stati federali tedeschi, dovranno fare la loro parte, poiché il nostro paese prevede un periodo di trattenimento di 18 mesi prima dell’allontanamento. Abbiamo un divieto di reingresso molto più lungo e in molti Stati federali sono state prese decisioni inaccettabili. Dire che è vergognoso (l’unica cosa che posso fare è dire così non si va avanti, oppormi continuamente), santo cielo, non ha mai aiutato in alcun modo tutti coloro che devono lavorare in quest’area e coloro che sono bloccati nei paesi privi di linee guida.

 
  
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  Marco Cappato (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il relatore Weber si chiedeva perché questo Parlamento non vedesse alcune delle misure positive introdotte da questa proposta di direttiva.

Però il relatore ci parla come se questo Parlamento fosse davanti al voto finale, alla lettura finale, all’obbligo di esercizio della responsabilità ultima del prendere o lasciare. E invece no! Noi siamo in una prima lettura. Allora non si comprende perché, di fronte a delle proposte di miglioramento che hanno un consenso ampio in quest’Aula, certamente dalla destra e dalla sinistra, su garanzie ulteriori che possono essere date sui minori, sui paesi terzi in transito, sui divieti di rientro, noi non cogliamo questa opportunità.

Ci dite perché il Consiglio ha deciso, perché il governo ha deciso. Ma questo – e l’ha detto il collega Jonckheer – è la rinuncia al nostro potere di colegislatore, questo significa – e questo lo dico rispettando il lavoro che è stato fatto in tre anni di negoziato – che noi ci troviamo a questo punto a non esercitare il nostro potere di migliorare questa direttiva.

I governi europei hanno bisogno di questo Parlamento proprio per fare dell’Europa non il terreno della paura e della maggiore efficacia degli strumenti di difesa dell’immigrazione, ma l’Europa come il luogo dell’integrazione anche dell’immigrazione.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE). (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, molte organizzazioni e partiti politici stanno alimentando un’assurda campagna ideologica contro questo testo, che stanno sfruttando e travisando per scopi politici.

Con questa direttiva stiamo offrendo a persone in condizioni di vulnerabilità una serie di salvaguardie per assicurare che il rimpatrio avvenga nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità. Onorevole Catania, questo non riguarda il diritto d’asilo. Ho l’impressione che lei non l’abbia capito.

Non permetteremo che i nostri cittadini pensino che i loro rappresentanti sono responsabili di un testo ingiustamente definito “direttiva della vergogna”. Non dobbiamo vergognarci di un testo che introduce nuove salvaguardie. La vera vergogna sono coloro che sono ciechi e non possono, o non vogliono, vedere i progressi che porta.

Vogliamo inserire il principio del rimpatrio volontario? Vogliamo consentire agli Stati membri di mantenere un periodo illimitato? Vogliamo decisioni giustificate? Vogliamo che le autorità giudiziarie controllino le condizioni dei trattenuti? Vogliamo assistenza legale gratuita e le ONG a disposizione? Vogliamo inserire i principi dell’unità familiare, dell’interesse superiore del minore e l’assistenza medica? Tutti i testi si prestano a essere migliorati, ma questa direttiva costituisce un progresso rispetto alla situazione attuale, dove ciascuno Stato membro fa ciò che vuole, a volte cose inaccettabili. Non è vero onorevoli Roure e Hennis-Plasschaert?

Onorevoli colleghi, vi invito a votare a favore di questo compromesso in modo da non cedere alle manipolazioni politiche del testo da parte di alcuni e ricordare gli effettivi miglioramenti che comporta.

 
  
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  Inger Segelström (PSE).(SV) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare Manfred Weber e tutti coloro che hanno reso possibile questa discussione su un primo passo verso l’adozione di norme e procedure comuni per il rimpatrio degli immigrati clandestini. Rispetto alle precedenti discussioni in commissione e in plenaria, penso che in alcune questioni fondamentali ci si stia muovendo nella direzione sbagliata e verso un’UE meno umana.

Prima di tutto, rinchiudere persone per 18 mesi non è accettabile. Potrebbero impazzire, non si tratta di criminali o delinquenti ma di esseri umani in cerca di una vita migliore per sé e per le proprie famiglie, lontano dalla povertà. Secondo: se il Consiglio e il relatore non credono nel rimpatrio volontario, i bambini verranno strappati via dalle scuole e dagli asili, gli alloggi svuotati senza preavviso, e faremo più danni di quelli forse causati da tutto lo stress di dover attendere una decisione, soprattutto per i bambini. Terzo: dopo aver adottato la strategia sui diritti del fanciullo in gennaio, ora il Parlamento non può fare un passo indietro e rinchiudere i bambini trattandoli come si propone qui. Ciò potrebbe danneggiare i bambini a vita, e io non intendo contribuirvi. Quarto: cinque anni è un periodo troppo lungo per impedire alla gente di tornare qualora ne avessero motivi. Neanche in un mondo ideale si possono raggruppare così le persone; bisogna considerare ciascun caso singolarmente, valutarlo e analizzarlo in base ai meriti, ad esempio per quanto riguarda donne e bambini e il traffico di esseri umani.

Molte organizzazioni che controllano i diritti umani hanno presentato opinioni e sono preoccupate, pensano che questo compromesso sia inadeguato e che l’approccio sia insensibile dal punto di vista umano. Gli emendamenti del gruppo socialista vanno plauditi. Grazie, signora Presidente.

 
  
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  Panayiotis Demetriou (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, dobbiamo porci una domanda: l’immigrazione clandestina è o non è un problema per l’Unione europea oggi? La risposta è sì, un grosso problema. Dobbiamo chiederci anche se questo problema possa essere risolto a livello europeo o debba continuare a essere gestito da ciascuno Stato membro singolarmente. La risposta alla seconda domanda è: no, il problema deve essere affrontato da parte dell’Unione europea. Abbiamo dichiarato la nostra posizione al riguardo. Finora è stata attuata una politica comunitaria completa e generale per affrontare questo problema? Purtroppo, ancora una volta la risposta è no. Lo stiamo affrontando in modo frammentario e il dibattito di oggi si limita a grattare la superficie di questo vasto problema dell’immigrazione clandestina. Tuttavia, non possiamo che procedere compiendo un passo per volta.

Dobbiamo porci un’altra domanda oggi, nel discutere di questo compromesso: si tratta di un compromesso perfetto tra il Consiglio e il Parlamento? La risposta è no. E’ quello che volevamo? Certamente no! E’ un compromesso di cui abbiamo potuto discutere nel tempo a nostra disposizione, con la soddisfazione di riuscire effettivamente ad arrivare a qualcosa? Ancora una volta la risposta è no. Il Parlamento ha discusso della questione con il Consiglio per due anni e mezzo.

Mi congratulo con il relatore Weber per il lavoro svolto e il risultato ottenuto, ma non è un risultato di cui io sia completamente soddisfatto. Ciononostante, il punto è: la situazione è migliorata? La risposta è sì. Questo porta alla prossima domanda: possiamo riuscire a conseguire qualche miglioramento nel tempo, invece che permettere che la situazione si areni? La mia risposta è sì, stiamo dialogando e questo non può che essere positivo. “La Terra appartiene a tutti gli esseri umani” è un approccio che mi ha toccato. Mi ha toccato l’idea che non possiamo comportarci in modo irragionevole nei confronti di questi esseri umani. Tuttavia, dobbiamo affrontare la realtà. Le società organizzate esistono e, succeda quel che succeda, dobbiamo proteggere i diritti umani, e contemporaneamente tutelare gli interessi e i diritti delle società e degli Stati organizzati.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). – (PL) Signora Presidente, milioni di persone soggiornano in Europa illegalmente e vengono tollerate perché rappresentano una fonte di manodopera a basso costo, non acquisiscono diritti a una pensione o all’assistenza sanitaria e non possono perseguire volontariamente i propri diritti attraverso i tribunali. Sono convinta che ogni individuo, a prescindere dalla condizione giuridica, abbia il diritto alla propria dignità e a un trattamento umano. E’ per questo che accolgo con favore la proposta della Commissione europea che mira ad armonizzare i principi esistenti in quest’area.

Sono certo che tutti noi parlamentari desideriamo principi e procedure comuni, chiare e trasparenti sul rimpatrio, le espulsioni e i divieti di reingresso per gli immigrati clandestini. Le attendiamo da tempo. Il Parlamento lavora a queste soluzioni già da due anni. Non dimentichiamo che dovremo attenderne altri due perché questa direttiva entri in vigore, dato che questo è il suo periodo di attuazione negli Stati membri. Sebbene essa susciti alcune riserve da parte mia (ad esempio riguardo al periodo di trattenimento degli immigrati, la custodia di bambini senza tutori e il divieto di reingresso nell’Unione europea), voglio chiedere se gli immigrati debbano continuare ad attendere una politica armonizzata sull’immigrazione, comprese norme minime. Devono assistere a una discussione che dimostra che l’Europa non è in grado di raggiungere un accordo in questa materia? Penso di no.

 
  
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  Stefano Zappalà (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, con molti colleghi che stamattina in quest’Aula hanno partecipato e partecipano al dibattito abbiamo vissuto all’inizio di questa legislatura questo fenomeno, visitando molte parti dell’Europa, visitando molti centri di prima accoglienza.

Io capisco che il fenomeno è complesso, il fenomeno presenta varie sfaccettature. Ognuno di noi, per cultura, per carattere, per posizione politica è portato ad esaminarlo da un punto di vista particolare. Però non si può non tenere conto nel complesso, e credo non si debba non tenere conto, del fatto che qui non stiamo parlando di qualche emigrante, come succedeva cento anni fa. Non stiamo parlando dei fenomeni piccoli o isolati, ma stiamo parlando di immigrazione di popoli. Stiamo parlando di milioni e milioni di persone che si spostano, spinti da varie motivazioni, molto poco sul piano della richiesta di asilo, molto poco sul piano delle esigenze di tipo politico, e moltissimo alla ricerca di nuove condizioni di vita e di nuove condizioni di lavoro.

Io non posso, il tempo purtroppo è tiranno, non ringraziare il collega Weber. Non posso non ringraziare l’attuale presidente Deprez della commissione LIBE, il presidente Cavada, e tutti i colleghi con cui ci siamo interessati per tempo di questo fenomeno. Io sono dell’idea che una legislazione perfettibile è meglio di una non legislazione. Sono convinto che l’Europa bene fa a curare tutti ma soprattutto bene fa, in questo fenomeno complesso e grave che stiamo vivendo, a curare intanto i suoi cittadini.

 
  
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  Frieda Brepoels (PPE-DE). (NL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto vorrei ringraziare il nostro relatore per l’enorme lavoro svolto e anche per la perseveranza nel redigere questo importantissimo dossier. Ovviamente, alla fine del dibattito è molto difficile apportare nuovi elementi, ma sono pienamente d’accordo con coloro che hanno affermato che questa direttiva rappresenta solo un primo ma importante passo verso una politica più ampia sull’immigrazione. Siamo tutti di fronte agli stessi problemi e alle stesse sfide, ed è chiaro che i nostri cittadini accetteranno e capiranno l’immigrazione legale solo se i politici diranno molto chiaramente che l’immigrazione clandestina non è accettabile in nessuna circostanza. Abbiamo visto che un terzo dei nostri Stati membri non ha alcuna norma in materia e quindi qualunque legislazione adotteremo è pur sempre un progresso per questi paesi per quanto riguarda la protezione degli stessi immigrati clandestini.

Vorrei dire agli oppositori di questa direttiva che ci saranno pochi cambiamenti, se ce ne saranno, nei paesi che già offrono una protezione adeguata, e che il Consiglio ha assicurato che essa non verrà usata per ridurre le norme già esistenti superiori a quelle definite dalla direttiva, come è il caso di alcuni paesi. Infine, bisogna anche chiarire che gli Stati membri sono liberi di andare oltre quanto stabilito dalla direttiva.

Per quanto riguarda l’attuazione e il follow-up, ritengo sia molto importante che non solo la Commissione, ma anche i parlamenti nazionali, si assumano le loro responsabilità a tale proposito, poiché è implicito che queste espulsioni devono essere attuate in modo efficace.

Infine, signora Presidente, spero che la maggior parte dei colleghi in questo Emiciclo vada oltre il dogma e i raggiri politici e sia disposta a dare il proprio contributo per il raggiungimento di una soluzione realistica, decisa, chiara e umana, non solo nell’interesse dell’Unione europea ma soprattutto nell’interesse degli stessi immigrati clandestini.

 
  
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  Manolis Mavrommatis (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, prima di tutto vorrei congratularmi con il collega Weber per l’ottimo lavoro svolto e i risultati ottenuti, e anche con l’onorevole Carlotti per la proficua collaborazione nella commissione per lo sviluppo.

I paesi del Mediterraneo sono interessati maggiormente dal problema dell’immigrazione clandestina rispetto ad altri le cui frontiere non sono così esposte. Ad esempio, nel mio paese, la Grecia, sono entrati 112 000 immigrati clandestini l’anno scorso e sono state prese 58 000 decisioni di rimpatrio. Sono numeri senza precedenti per l’UE, che deve quindi adottare una strategia comune per affrontare il problema. Bisogna adottare inoltre misure per aiutare gli immigrati a integrarsi, e fare in modo che il rimpatrio degli immigrati clandestini avvenga in condizioni dignitose.

L’UE deve sviluppare una politica sul rimpatrio basata sul principio di solidarietà e sulla condivisione delle responsabilità con i paesi in via di sviluppo. Approvo e sostengo l’esenzione dall’applicazione della direttiva: si basa sui rapporti di famiglia, sull’interesse superiore del bambino e la salute degli immigrati. Gli interessi dei bambini devono essere protetti dall’apposito ministero dei servizi sociali e da un avvocato.

Infine, l’appello da parte della commissione per lo sviluppo contro il trattenimento dei minori è stato accolto e sono certo che tutti i miei colleghi lo accetteranno.

 
  
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  Ioannis Varvitsiotis (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, come già specificato dal collega Mavrommatis, 112 000 immigrati clandestini sono entrati in Grecia lo scorso anno. La maggior parte di essi, tuttavia, non intendeva soggiornarvi, ma spostarsi in altri paesi europei. Ciò significa che il problema dell’immigrazione è un problema europeo, riguarda tutti noi e dobbiamo affrontarlo insieme.

E’ per questo che la Grecia è a favore di una politica comune sull’immigrazione. Sicuramente la raccomandazione dell’onorevole Weber non risolve completamente il problema, ma è un passo molto positivo, quindi mi congratulo con lui di cuore. Se porteremo avanti la politica delineata nella direttiva, penso che prima o poi ci troveremo in una situazione migliore rispetto a quella attuale.

Nessuno accetta il trattamento disumano degli immigrati o la violazione dei diritti umani. L’unica riserva della Grecia riguarda l’obbligo da parte degli Stati membri di fornire assistenza legale gratuita. E sapete perché? Ci sono due motivi: prima di tutto il costo è enorme e proibitivo per la Grecia; secondo, l’assistenza legale è ingiusta da un certo punto di vista. Se viene fornita agli immigrati clandestini, perché allora non viene data agli immigrati legali poveri che entrano nel nostro paese o ai nostri stessi cittadini poveri?

Penso che con l’aggiunta applicata all’articolo in questione questo punto sia stato risolto e le riserve della Grecia al riguardo siano state eliminate. Quindi sosterremo decisamente la proposta e la raccomandazione.

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE). (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, i negoziati per raggiungere un accordo in prima lettura hanno avuto ripercussioni su molti dei progressi ottenuti attraverso il lavoro del Parlamento.

Nella sua forma attuale questo compromesso è inaccettabile. E’ inaccettabile trattare minori come se fossero adulti, lasciare che non abbiano accesso all’istruzione, permettere che vengano rispediti in un paese lontano dalla loro famiglia. E’ inaccettabile avere norme e procedure comuni che si adeguano agli standard europei più bassi e demolire questa direttiva; è inaccettabile lasciare così tante porte aperte a gravi rischi di violazione dei diritti umani, a periodi di trattenimento poco dignitosi, e lasciare così tante persone senza tutela legale in tali situazioni.

Come può un’Europa illuminata accettare qualcosa di così terribile? Come può il sogno dei creatori degli Stati Uniti d’Europa di Victor Hugo essere trasformato in un incubo dopo tanta speranza?

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) I problemi associati al soggiorno illegale degli immigrati nell’Unione europea richiede norme chiare, trasparenti e giuste. Considerando l’urgenza del problema (attualmente circa 8 milioni di immigrati clandestini vivono nell’UE) e la sua complessità, penso che sia inevitabile creare un quadro giuridico comune.

La direttiva dice chiaramente che gli immigrati devono lasciare l’Europa. Tuttavia, dobbiamo considerare le condizioni in cui ciò avviene e assicurare che i diritti umani, in particolare il diritto alla libertà individuale, vengano pienamente rispettati.

Dato che in questa situazione i bambini costituiscono un gruppo particolarmente vulnerabile, accolgo con favore il fatto che nella direttiva venga citato esplicitamente il principio fondamentale dell’interesse superiore del minore. Non possiamo limitare il problema dell’immigrazione clandestina alla pragmatica espulsione forzata e al divieto di reingresso. In conclusione, dobbiamo applicare una dimensione politica più ampia riducendo l’attrattiva esercitata dall’Unione europea nei confronti degli immigrati clandestini.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI). (FR) Signora Presidente, Evo Morales ci ha scritto riguardo alla direttiva sugli immigrati che in Francia chiamano “sans-papiers”. Un capo di Stato dell’America latina che scriva all’Europa non è esattamente uno straniero, è più un cugino.

Ovviamente, siamo Stati con norme che vanno rispettate, altrimenti ne conseguirebbe un disordine che porterebbe alla sofferenza di tutti. Tuttavia, dato che c’è immigrazione dal Perù al Cile, dal Nicaragua alla Costa Rica e dal Mozambico al Sudafrica, essa è un fenomeno globale con cause globali. In un mercato economico globalizzato, l’immigrazione è lo stadio supremo della logica capitalistica, per cui una persona che non ha niente da vendere può vendere solo se stessa. Potrà essere necessario avere una struttura giuridica continentale europea decrepita per gli effetti della migrazione mondiale, ma alla fine l’immigrazione dovrà essere affrontata a livello mondiale, così come il cibo, le pandemie e l’istruzione di base, perché è già un problema mondiale. E’ questo che si intende per “regolamentare” le aree comuni della comproprietà globale.

 
  
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  Petru Filip (PPE-DE).(RO) L’esistenza di norme e procedure uniformi applicabili negli Stati membri è un requisito per l’intero sistema amministrativo europeo e non solo per quanto riguarda il rimpatrio di immigrati provenienti da paesi terzi.

La stesura di questa relazione, che è sicuramente utile e attuale, mi offre l’opportunità di sollevare nuovamente la questione della necessità di adottare sistemi interoperabili per l’emissione di documenti per il pubblico a livello di amministrazione in tutti i paesi.

L’interoperabilità dei sistemi di emissione di documenti per il pubblico in tutti i paesi resta la condizione fondamentale per limitare i rischi derivanti da un’autorità eccessiva e fornisce una formula funzionale che garantisca l’uso dei diritti derivanti dallo status di cittadino comunitario.

Nell’apprezzare la qualità di questa relazione, vorrei sottolineare il fatto che i suoi effetti saranno massimizzati se ne verranno riconsiderate le condizioni pratiche di attuazione sulla base di studi fondamentali relativi all’opportunità di un sistema elettronico integrato di procedure e servizi amministrativi. Forse non è troppo tardi per pensare di istituire un’identità elettronica europea.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE).(RO) A causa della relazione Weber, una relazione equilibrata, la direttiva “rimpatri” sarà la prima iniziativa di tipo legislativo nel campo dell’immigrazione ad essere adottata con successo con la procedura di codecisione tra il Parlamento europeo e il Consiglio. Sono lieto che entrambe le istituzioni, assistite dalla Commissione europea, si siano assunte i propri doveri e li abbiano svolti in modo responsabile, stabilendo un precedente per i casi futuri.

La politica sul rimpatrio dovrebbe essere considerata come una parte integrante e necessaria di una politica comunitaria coerente e completa nel campo dell’immigrazione e dell’asilo. Con norme più efficaci sull’immigrazione clandestina sarà possibile avere norme più liberali sull’immigrazione legale.

Ritengo che oggi siano state stilate norme chiare, trasparenti ed eque per assicurare un’efficace politica sul rimpatrio, come parte fondamentale della corretta gestione della politica sull’immigrazione, come previsto dal programma dell’Aia.

 
  
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  Ewa Klamt (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, chiediamo da anni un piano generale su tutti gli aspetti dell’immigrazione e la direttiva “rimpatri” fa chiaramente parte di questo pacchetto. L’immigrazione legale nell’Unione europea può essere regolamentata in modo ragionevole solo se smetteremo di accogliere milioni di immigrati clandestini e di paragonare questa situazione a quella dell’immigrazione legale.

Quando l’onorevole Roure fa riferimento al “diritto” degli immigrati clandestini di fuggire dalla povertà, devo ricordarle che solo nel continente africano ci sono 922 milioni di persone, di cui la maggior parte vive in condizioni di povertà, e che in India ce ne sono 1,1 miliardi che vorrebbero venire qui in Europa. E’ il modo sbagliato di sistemare le cose. Quindi, appoggiate questa direttiva “rimpatri” affinché ci apra la strada verso norme davvero efficaci sull’immigrazione legale finalmente, in modo che ci sia possibile aiutare davvero la gente.

 
  
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  Dragutin Mate, Presidente in carica del Consiglio. (SL) Ovviamente vorrei aggiungere qualcosa a quanto ho seguito attentamente e a ciò che è stato detto negli interventi.

Prima di tutto bisogna dire molto chiaramente che oggi stiamo parlando di una direttiva sui rimpatri, stiamo parlando di immigrazione clandestina, non stiamo parlando di asilo o di procedure relative a esso. Ci sono enormi differenze tra le due cose. La direttiva sull’asilo è in vigore dal 2003 e funziona.

Oggi stiamo cercando di fare un passo avanti. E’ importante che facciamo questo passo avanti, e nella sua dichiarazione politica, che potete leggere nella penultima pagina, il Consiglio ha assunto un impegno in base al quale per coloro che rispondono ai requisiti per il trattenimento, non per chiunque, quest’ultimo potrà avere una durata di sei mesi. Inoltre, in casi eccezionali espressamente specificati, esso verrà esteso per altri 12 mesi. Ciò non lo rende un processo automatico di 18 mesi, come è stato detto oggi più volte in questo Emiciclo. Non è vero.

Inoltre, nella dichiarazione politica il Consiglio si è impegnato chiaramente, cito: “Il Consiglio afferma che l’attuazione della presente direttiva non deve essere utilizzata di per sé come pretesto per giustificare l’introduzione di disposizioni meno favorevoli ai soggetti cui si applica.”

Ciò significa nessun paese, ma ce ne sono sei (ne ho parlato con tutti e sei i ministri). Nel processo negoziale con il Consiglio tutti e sei i ministri hanno insistito per ridurre questo periodo a meno di sei mesi. Purtroppo però la maggioranza degli Stati membri ha periodi molto più lunghi, anche indeterminati, e ora diversi Stati membri hanno la possibilità, in teoria e nella pratica, di trattenere gli immigrati clandestini per un periodo illimitato.

E’ questo che desideriamo migliorare. Inoltre, è essenziale migliorare. A questo proposito vorrei citare in particolare i gruppi vulnerabili dei minori. Invito il Parlamento a riconsiderare l’articolo 5 e l’articolo 15bis. Viene detto chiaramente che le condizioni non dovranno peggiorare per i bambini e che deve essere dato loro accesso all’istruzione e agli asili. Devono essere accolti da istituti speciali che lo consentano. Le restrizioni sono molto rigide.

Anche su questo punto i negoziati sono stati molto duri, per niente semplici. Non so se tutti i deputati riescono a coglierlo, ma qui ci troviamo appena più in là dei negoziati. Nel caso di un articolo, l’articolo 14, abbiano discusso per quattro ore, quattro ore trascorse a discutere su ogni singola parola.

Gli Stati membri hanno capito che questo deve essere risolto a livello comunitario. E cosa state decidendo qui oggi? Se risolvere la questione a livello nazionale, come è sempre stato fatto finora, o a livello comunitario. Un deputato l’ha detto in modo molto chiaro: l’immigrazione clandestina è un problema. La questione non è se lo sia o meno. Lo è. Quest’area deve essere regolamentata, deve essere regolamentata nel modo più civile possibile. Quindi dobbiamo fare il primo passo. So che per molti questo non è un buon compromesso, ma dobbiamo essere consapevoli che anche per gli Stati membri questo compromesso è ai limiti dell’accettabilità.

Dovete essere consapevoli del fatto che molti Stati membri non vogliono una politica comune in quest’area. Gli Stati membri, molti Stati membri, sarebbero felici di poterla regolamentare a modo loro, a casa loro, con le loro regole, senza il consenso del Parlamento europeo e senza la supervisione delle istituzioni europee. E la situazione attuale è peggiore di quella che proponiamo. Per questo motivo ribadisco che si tratta di un passo avanti importante e decisivo.

Quindi cosa si sta decidendo qui oggi? Non stiamo decidendo della formulazione di questi articoli né del successo dei negoziati tra l’onorevole Weber e me, dalla parte del Consiglio, e la Commissione e i Commissari dall’altra parte. Stiamo decidendo dell’integrità delle politiche di integrazione. Se oggi arriveremo al punto di dire NO a questa direttiva sull’immigrazione clandestina, potrete immaginare quanto sarà difficile arrivare a una decisione, una decisione congiunta riguardo all’immigrazione legale.

Dobbiamo fare questo primo passo e se non lo facciamo oggi, il futuro e il suo metodo di adozione saranno molto lontani, molto, molto lontani. Posso dirvi qui, oggi, in tutta responsabilità, che se la direttiva non verrà adottata in prima lettura, un gran numero di Stati membri tornerà alla propria posizione iniziale nella trattativa, una posizione estremamente rigida e ferma. Quindi, ovviamente, ci vorrà molto tempo prima di riuscire a riunirci qui e decidere se adottare una posizione comune.

Alla fine bisognerà adottare un compromesso. Non verrà adottata alcuna posizione estrema. Questa è una pietra miliare della democrazia. Non è che l’opinione di qualcuno prevalga sulle altre, e ovviamente rispetto le opinioni di tutte le organizzazioni non governative e di tutte le altre istituzioni che hanno fornito i propri pareri e che stanno lottando per migliorare la situazione. E’ vero che si stanno battendo per questo, ma dobbiamo essere consapevoli che, in ultima analisi, tutti noi, noi del Consiglio e voi del Parlamento, siamo responsabili nei confronti dei nostri elettori e conosciamo le difficoltà che sorgono in queste aree. Come ho già sottolineato varie volte ormai in questo discorso conclusivo, questo è il primo passo, un passo molto importante, che dobbiamo fare insieme nel cammino verso il miglioramento dei diritti degli immigrati clandestini e, in generale, in termini di formulazione delle politiche sull’immigrazione.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. (FR) Signora Presidente, mi limiterò a fornire qualche informazione aggiuntiva come contributo a questo dibattito.

Prima di tutto, la direttiva “rimpatri”, se verrà adottata, non sarà un caso isolato. Sarà parte di una serie basata sul concetto di una politica coordinata sull’immigrazione. Di conseguenza, come sottolineato da vari deputati, ci saranno effettivamente testi sull’immigrazione legale e testi per rafforzare le nostre procedure di asilo e la nostra accoglienza ai rifugiati. Inoltre, ci sarà (c’è già) una politica coordinata che coinvolga i paesi terzi da cui provengono gli immigrati. Personalmente sono convinto che sia attraverso la collaborazione con un certo numero di paesi che riusciremo a trovare le modalità e i mezzi per questa politica coordinata sull’immigrazione. Questa è la prima cosa che volevo dire.

Secondo, vorrei ricordarvi che il valore di una direttiva (e questo è molto importante) sta nella sua capacità di fornirci un quadro giuridico che ci consenta di applicare i meccanismi comunitari che ci permetteranno di controllare il rispetto dell’acquis comunitario, ovvero le procedure per infrazione, la giurisdizione della Corte di giustizia delle Comunità europee, la relazione della Commissione e il controllo esercitato dal Parlamento europeo. Il vantaggio di avere una direttiva di questo tipo consiste nel fatto che essa apre molti canali per un controllo giudiziario molto più efficace.

Il terzo punto di riflessione per il Parlamento è che quest’ultimo ha comunque migliorato le cose, soprattutto attraverso gli articoli riguardanti i bambini. Lo spirito di questi nuovi articoli, l’articolo 8 bis e l’articolo 15 bis, è che, per quanto possibile, i bambini non dovrebbero essere trattenuti. Qualora lo fossero, il valore aggiunto della direttiva sta nel fatto che obbliga gli Stati membri che hanno deciso di farlo a garantire le salvaguardie minime definite all’articolo 15 bis, che lei ha appena menzionato, Ministro Mate.

Il quarto punto che desidero esprimere è che abbiamo anche risorse finanziarie che dovremmo usare. Abbiamo un Fondo per i rimpatri di circa 700 milioni di euro, che dovrebbe consentirci di dare una mano con l’assistenza legale, l’assistenza sanitaria e vari problemi di reintegrazione in alcuni paesi d’origine.

Il quinto punto lo prenderò dall’onorevole Deprez, il quale ha affermato che la Commissione sarebbe stata responsabile della stesura di una relazione entro tre anni. Voglio sottolineare che non è solo questa relazione che ci imporrà obblighi, ma tutto ciò che sta alla base di questo testo: il desiderio di dare all’Unione europea delle procedure soggette al controllo giurisdizionale, procedure che cerchino di trovare un equilibrio tra il bisogno di legalità (senza la quale non riusciremmo a convincere l’opinione pubblica ad accettare l’immigrazione legale) e il bisogno di garantire il rispetto dei principi della Convenzione sui diritti dell’uomo. Posso dirvi che se questa direttiva verrà adottata, sarò coinvolto personalmente nella sua attuazione in modo da assicurare che non ne perdiamo di vista lo spirito.

 
  
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  Manfred Weber, relatore. (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto vorrei ringraziarvi per questo dibattito ragionato. E’ incredibile l’obiettività con cui stiamo affrontando una questione così coinvolgente. Devo dire che, considerando la portata degli argomenti trattati qui oggi, sono orgoglioso di essere un membro di questo Parlamento.

C’è stato un errore: l’onorevole Catania ci ha accusati di essere responsabili delle fosse comuni nel Mediterraneo. Devo oppormi a questa strategia di acquisizione di influenza politica facendo appello alle emozioni e ai timori più diffusi. Tutti noi qui stiamo cercando di fare del nostro meglio per aiutare quelle persone.

Non voglio dire altro riguardo al contenuto della direttiva, perché ne abbiamo già discusso ampiamente. Vorrei dire qualcosa riguardo al processo. Il nostro presidente nella commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni ha pronunciato parole molto sagge. Ha consigliato al gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei di procedere equamente, soprattutto in questo processo. Abbiamo ritirato i nostri emendamenti. Vorremmo che si votasse sugli emendamenti, così abbiamo dato il nostro contributo. Abbiamo preparato centinaia di emendamenti nella commissione per gli affari interni e organizzato ampie maggioranze. Ciò significa che qualunque deputato interessato ha potuto partecipare.

Vorrei dire anche qualcosa riguardo alle ONG. Capisco che non siano soddisfatte. Quando discutiamo di questioni ambientali qui, Greenpeace non sarà mai soddisfatta dei risultati raggiunti. Il compito di un’ONG è esercitare pressioni sempre maggiori, ma oggi vi posso già dire cosa accadrà: se approveremo la direttiva, domani le stesse ONG che ora protestano faranno uso di queste opportunità legali e inizieranno azioni giudiziarie con la Corte di giustizia. Prevedo anche che i colleghi della sinistra, che oggi si pronunciano a sfavore di questa direttiva, domani chiederanno alla Commissione, o al Commissario Barrot, di applicare ciò che è stato approvato qui. Cercheranno di creare vantaggi per la gente su questa base giuridica. Quindi dico: non è una situazione ideale, ma abbiano fatto un grande passo avanti.

Un’ultima riflessione: purtroppo, i colleghi  Roure e Fava del gruppo socialista al Parlamento europeo non sono presenti. Sono fuori, rilasciano interviste alla televisione e cercano di presentare la loro posizione. Non hanno sentito ciò che ha detto il Ministro Mate, e cioè che o compiamo questo passo avanti (grazie molte di nuovo alla Presidenza slovena del Consiglio) o non ci sarà alcun progresso per molti anni. Continueremo a dire che c’è bisogno di fare progressi decisivi, ma non conseguiremo niente. Quindi, la questione domani non sarà se la direttiva sia ideale oppure no. La questione è semplicemente: “farà avanzare l’Unione europea?”. Domani potremo rispondere a questa domanda con un “sì” bello chiaro.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 18 giugno 2008 alle 11.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Louis Grech (PSE), per iscritto. (EN) La direttiva proposta sul rimpatrio degli immigrati clandestini dovrebbe essere accolta per il tentativo di adottare norme comuni nella giusta direzione. Tuttavia, è carente nel fornire alcune protezioni riguardo ai diritti dei rifugiati e dell’uomo, e non risolve i problemi e le necessità specifiche di Stati membri come Malta, che ne sono colpiti in modo eccessivo, date le loro dimensioni, popolazioni e risorse.

Desidero sottolineare ancora una volta che questa questione merita una politica comune europea che risolva aspetti fondamentali, quali a) l’adozione di politiche di ripartizione degli oneri tra gli Stati membri, b) la revisione di Dublino II, c) un adeguato sostegno finanziario, d) una valutazione della fattibilità oppure dello sviluppo di centri come gli uffici di collocamento in paesi di origine e di transito, e) lo sviluppo di una politica di rimpatrio realistica, f) l’attuazione di un’opportuna politica di integrazione, e g) la lotta contro la criminalità organizzata (compreso il traffico di esseri umani), la xenofobia e il razzismo.

L’istituzione di un’agenzia creata appositamente per occuparsi di tutta l’immigrazione, legale e illegale, sarebbe molto utile per affrontare questi punti in modo completo e integrato.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto.(FI) Signora Presidente, la prima sfida posta da questa proposta di legislazione dinanzi a noi consiste nel fatto che è il nostro primo tentativo di stabilire norme comunitarie per la politica di immigrazione. Sarà estremamente difficile creare una politica che riguardi l’intera Comunità.

La politica di immigrazione, se non altro, è una questione delicata in termini di diritti fondamentali e diritti umani. Concordo con coloro che hanno affermato chiaramente che nella proposta di compromesso vi sono alcuni punti delicati in termini di diritti fondamentali e diritti dell’uomo.

Tuttavia, in qualità di legislatori, dobbiamo considerare il quadro completo: mantenere lo status quo non è una possibilità. Prima di tutto riguarda i termini del trattenimento. In vari Stati membri la legge sul trattenimento non prevede limiti di tempo. Inoltre, spesso neanche i criteri per il trattenimento sono regolamentati in modo adeguato. Secondo, molti Stati membri impongono divieti di reingresso a tempo indeterminato. Per questi motivi molti Stati membri preferirebbero che la proposta di compromesso, anzi l’intera iniziativa legislativa, non venisse approvata.

E’ estremamente importante che la direttiva sottoponga il processo di rimpatrio ai meccanismi di controllo della Comunità. In questo modo potremo garantire che presto vengano applicate norme minime a tutti gli Stati membri.

Sono grata al relatore, l’onorevole Weber, per essere riuscito a conseguire notevoli miglioramenti nei negoziati con il Consiglio, facendo così in modo che venissero garantiti i nostri doveri umanitari. Sono particolarmente importanti i cambiamenti effettuati per la protezione dei minori, delle famiglie e delle minoranze.

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE), per iscritto. (FR) Il testo che domani verrà messo al voto rappresenta un chiaro passo indietro, non solo in riferimento alla proposta iniziale della Commissione, ma soprattutto rispetto al lavoro svolto in seno alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, di cui sono membro.

Noi socialisti siamo a favore dell’introduzione di norme minime riguardo al rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente, perché sosteniamo un approccio responsabile e umano nei confronti dell’immigrazione clandestina e comprendiamo che alcuni Stati membri dell’UE stanno seguendo politiche inaccettabili in quest’area dal punto di vista dei diritti fondamentali.

Tuttavia, non abbiamo altra scelta se non sottolineare che il compromesso appoggiato dai conservatori e dalla maggior parte dei liberali non porta alcun miglioramento in questo settore. Non si riferisce né ai richiedenti asilo né a coloro che vengono intercettati alle frontiere. Soprattutto, dà agli Stati membri troppa libertà in questioni fondamentali quali i diritti dei minori e i periodi di trattenimento.

In base ad esso, il periodo di trattenimento potrebbe prolungarsi fino a 18 mesi. Come molti dei miei colleghi, rifiuto di sostenere la possibilità di rinchiudere così a lungo persone il cui unico reato è stato cercare una vita migliore in Europa.

E’ per questo che, qualora venissero rifiutati gli emendamenti del gruppo socialista al Parlamento europeo, voterò secondo la mia coscienza, contro questo testo.

 
  
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  Vincent Peillon (PSE), per iscritto.(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, domani dovremo votare su un testo che gli Stati membri e altri conservatori tra noi definiscono compromesso. Non fatevi ingannare però: questo testo non è un compromesso, ma è compromettente.

Cos’altro stanno proponendo il Consiglio e il relatore in questa direttiva “rimpatri” se non il nostro permesso agli Stati membri di rinchiudere per 18 mesi un essere umano che è arrivato illegalmente ma non è colpevole di alcun crimine, e poi vietargli l’ingresso nel territorio dell’Unione europea per altri cinque anni?

Finalmente il Parlamento ha il potere di codecisione in materia di immigrazione. Di conseguenza non abbiamo solo la possibilità di farci valere con il Consiglio, abbiamo il dovere di farlo. Non sprechiamo questa opportunità. Adottando la direttiva così com’è, permetteremmo al Consiglio di distruggere tutti i progressi fatti qui sui diritti umani in tre anni di negoziati.

Spero quindi che respingeremo questo testo. E’ davvero una caricatura del nostro chiuderci in noi stessi e dimenticare i nostri valori che è così pericoloso per noi.

Abbiamo bisogno di una vera politica europea sull’immigrazione, non di una politica che consiste nella protezione illusoria di una Fortezza Europa.

 
  
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  Gabriele Zimmer (GUE/NGL), per iscritto.(DE) La maggior parte della destra del Parlamento europeo dà il via libera agli allontanamenti di massa.

Gli 8 milioni di persone senza un permesso di soggiorno valido, molte delle quali vivono negli Stati membri dell’Unione europea da anni, rischiano il trattenimento e l’espulsione. I ministri dell’Interno volevano “sgombrare i ponti” prima di regolamentare uniformemente l’immigrazione legale nell’Unione europea. Recentemente, il Sottosegretario di Stato al ministero federale dell’Interno di Germania, Peter Altmaier, ha detto la verità al telegiornale, affermando che per il bene della Germania, in futuro sarà più facile allontanare le persone di cui il paese vuole liberarsi.

In base al testo di compromesso prodotto dal Consiglio e dall’onorevole Weber, membro del Parlamento europeo e dell’Unione cristiano-sociale della Baviera, è possibile imporre il trattenimento fino a 18 mesi, i bambini possono essere separati dalle loro famiglie e a coloro che saranno espulsi potrà essere vietato l’ingresso nell’Unione europea per cinque anni. Il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, un gruppo di sinistra, si oppone a queste pratiche disumane.

Questa direttiva è catastrofica per il tentativo dell’Unione europea di farsi conoscere come un organismo che sostiene i diritti umani a livello internazionale. In un appello congiunto ai deputati, 44 regioni dell’Africa e dell’America latina hanno chiesto che il progetto di legislazione venisse rifiutato. Il Presidente della Bolivia Evo Morales aveva già ricordato al Parlamento, in una lettera forte e commovente, che negli ultimi due secoli i profughi dall’Europa hanno trovato in altri continenti un rifugio dalla povertà e dalla repressione, oltre all’amicizia.

 
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