Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2008/2600(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B6-0309/2008

Testi presentati :

B6-0309/2008

Discussioni :

PV 17/06/2008 - 14
CRE 17/06/2008 - 14

Votazioni :

PV 19/06/2008 - 5.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0307

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 17 giugno 2008 - Strasburgo Edizione GU

14. Importazione di carcasse di pollame (discussione)
Processo verbale
MPphoto
 
 

  Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sull’importazione delle carcasse di pollame.

 
  
MPphoto
 
 

  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, su questo tema ho discusso in modo esauriente con i colleghi nella riunione del collegio del 28 maggio, in particolare sull’uso delle sostanze TFA come mezzo di decontaminazione nel lavaggio delle carcasse di pollo. Come sapete, la possibilità di eliminare contaminazioni superficiale con sostanze diverse dall’acqua potabile è stata approvata dal Consiglio e dal Parlamento nel 2004 nei regolamenti in materia di igiene.

In base alla legge applicabile, l’approvazione di sostanze per la decontaminazione di qualsiasi tipo di carne è soggetta a risultati positivi basati sull’evidenza in comitatologia, indicando che l’uso delle sostanze non pone rischi per la salute o per l’ambiente.

Vorrei ricordarvi che, da lungo tempo, è stata avanzata una richiesta da parte degli Stati Uniti di approvazione di quattro sostanze TFA nella decontaminazione delle carcasse di pollo. In questo contesto, abbiamo richiesto una serie di pareri scientifici, che hanno valutato il rischio dell’uso di quattro sostanze TFA in merito alla salute, all’ambiente e alla resistenza antimicrobica.

Sulla base dei risultati dei vari pareri scientifici, abbiamo deciso di presentare una proposta. I pareri scientifici ci permettono di procedere con una proposta di autorizzazione, ma non a qualsiasi prezzo. I pareri scientifici ci hanno condotto a formulare una serie di condizioni di gestione del rischio. Nel proporre questo testo, io ho un obiettivo molto chiaro: a prescindere dal partner commerciale coinvolto, non si può permettere che alcun tipo di impegno internazionale comprometta i principi della sicurezza alimentare e della salute dei consumatori dell’UE.

Ne segue il bisogno di garantire che l’uso di queste sostanze non sostituiscano l’obbligo di attenersi alle condizioni igieniche stabilite dalla legislazione comunitaria per tutta la catena alimentare e che tale uso non compensi precedenti scarse condizioni igieniche. Addirittura, l’EFSA ha indicato che l’uso del TFA può essere considerato quale strumento utile nell’integrazione delle pratiche igieniche che vengono già utilizzate nell’Unione europea.

Ecco perché ho imposto delle condizioni severe, ma proporzionate. In base a tali condizioni, siamo in grado di garantire una proposta difendibile dal punto di vista della salute pubblica e della sicurezza. Le condizioni proposte sono le seguenti. Innanzi tutto, che venga utilizzata una sola sostanza. Vengono definiti i tempi di esposizione e la concentrazione delle sostanze stesse. Le carcasse di pollo vengono sciacquate con acqua potabile. Non deve esserci alcun residuo sul prodotto finale dopo l’uso della sostanza. L’efficacia dell’operazione di risciacquo è controllata al fine di garantire l’assenza di residui. Tramite queste condizioni, garantiamo che l’uso delle sostanze TFA non comporterà condizioni e che non vengano lasciati residui sul prodotto finale.

Vorrei inoltre sottolineare il fatto che l’uso di TFA riduce soltanto il numero dei batteri e non sostituisce una buona prassi igienica, che deve rimanere il requisito fondamentale, applicabile sia nei paesi terzi sia in Europa, dalle greggi alle carcasse di polli. Noi manterremo un approccio olistico nei confronti della riduzione della salmonella in tutta la filiera produttiva: mangime, aziende agricole e mattatoi.

Inoltre proposta prevede un’etichettatura adeguata. Come accade per le altre sostanze approvate, come gli additivi, il consumatore ha il diritto di essere informato. Pertanto, proponiamo due descrizioni alternative. Proponiamo inoltre che vangano presi delle misure ambientali adeguate per il trattamento della qualità delle acque reflue, come proposto dalla DG Ambiente. Queste consistono nella raccolta e trattamento delle acque di scarico provenienti dai mattatoi.

E infine, ma non meno importante, la proposta prevede che venga fatta una revisione entro due anni dalla data di applicazione dell’autorizzazione, con l’ulteriore raccolta di dati dall’industria alimentare per quanto riguarda l’uso di queste sostanze, in modo da poter affrontare le questioni di carattere scientifico sulla resistenza antimicrobica. Tale revisione porrà il carico della prova nelle mani degli operatori dell’industria alimentare, piuttosto che sugli organismi scientifici della Commissione.

Detto questo, quando la proposta è stata presentata alla commissione permanente sulla catena alimentare e salute animale, il 2 giugno, 26 Stati membri hanno espresso parere negativo, mentre uno si è astenuto. La Commissione ora trasmetterà la proposta al Consiglio dei Ministri affinché venga presa una decisione.

Vi chiederete perché la Commissione abbia portato avanti la proposta, malgrado l’opposizione all’interno dell’UE. Innanzi tutto, perché il quadro legislativo prevede la possibilità di approvare queste sostanze. In secondo luogo, perché vi è stata una richiesta di approvazione che non poteva rimanere inevasa, anche in considerazione dei nostri impegni internazionali. E, infine, perché esistono pareri scientifici che indicavano la possibilità di procedere con l’autorizzazione a patto che venga affiancata da una serie di condizioni severe, a cui abbiamo provveduto. Spettava, pertanto alla Commissione rispettare le proprie responsabilità istituzionali e presentare la proposta.

Quello che accadrà ora fa parte del processo decisionale. In tale senso ho preso buona nota delle vostre posizioni difese con forza. Verrà ora chiesto al Consiglio di pronunciarsi sul testo. Come sapete, se la maggioranza qualificata degli Stati Membri si dichiara contraria alla proposta, essa non verrà adottata e, pertanto, ne vedremo l’esito finale sotto al Presidenza francese.

 
  
MPphoto
 
 

  Robert Sturdy, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signor Presidente, il Commissario ha detto che questo cloro chimico non rappresenta pericolo. Se questo è vero, mi chiedo perché ne sia stato vietato l’uso sui polli nell’Unione europea.

In secondo luogo, signor Commissario, lei ha affermato che abbiamo obblighi nei confronti degli Stati Uniti. Noi partecipiamo ai negoziati dell’OMC e facciamo parte dell’OMC, tuttavia – mi corregga se sbaglio – non esiste alcun divieto sulla carne di pollo che proviene dagli Stati Uniti, a patto che rispetti le norme dell’UE. Mi chiedo in nome di che cosa stiamo introducendo leggi in tal senso nell’Unione Europea; mi sembra che stiamo effettivamente perdendo il nostro tempo.

Abbiamo appena adottato una relazione su una direttiva sulla sicurezza delle risorse idriche. Dal testo abbiamo eliminato una serie di sostanze chimiche, eppure, eccoci qui a discutere della reintroduzione del cloro. Lei giustamente ha fatto riferimento al voto del 2 giugno: 26 contro e 1 astenuto. Ebbene l’astenuto è stato il Regno Unito. Devo ricordare che nel Regno Unito domina la avidità dei supermercati e vi dico che la ragione per cui il Regno Unito si è astenuto è che riceveva pressioni da parte dei supermercati per prodotti alimentari a buon mercato. E’ mia convinzione che questo fatto stia portando a conseguenze estremamente negative.

Lei sostiene che non vi saranno residui sui prodotti. Lei, signor Commissario, è però in grado mettersi una mano sulla coscienza e garantire che sarete in grado di controllare che questo avvenga, considerando che in passato abbiamo già avuto problemi con prodotti importati nell’UE? Io stesso era responsabile della stesura della relazione sulle sostanze chimiche presenti negli alimenti che entrano nell’Unione europea e sui prodotti alimentari nell’Unione europea e dobbiamo affrontare problemi concreti nel controllarli.

E’ mia opinione che lei si stia esponendo a un rischio reale, non solo al rischio nei confronti della salute pubblica. Non si tratta di un problema commerciale – si tratta della salute pubblica, della fiducia del pubblico nel prodotto. L’ultima cosa che ci auguriamo è di vedere che non vi è fiducia da parte del pubblico nell’Unione europea e nei prodotti alimentari che produciamo.

 
  
MPphoto
 
 

  Anne Ferreira, a nome del gruppo PSE. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare i colleghi che hanno contribuito alla stesura della risoluzione. Vorrei sottolineare che questo è il pensiero di tutti i gruppi politici. Perché esiste tanta unanimità? Senza dubbio perché riflette la mancanza di soddisfazione che abbiamo nei confronti dell’atteggiamento e dell’approccio della Commissione, che nasce dalla negazione della democrazia dinanzi a cui si è trovato il Parlamento europeo, ormai da varie settimane, in merito a questo fascicolo.

La fermezza della Commissione nel non prendere in considerazione l’opinione dei deputati e degli esperti sulla questione dell’importazione dei polli trattati al cloro è davvero disdicevole. E’ vero, il Commissario Verheugen ha la responsabilità dei negoziati con la sua controparte statunitense sulla promozione degli scambi commerciali tra le nostre due regioni, ma può farlo a spese delle norme sanitarie europee? Come è possibile che la Commissione abbia dato il suo benestare al proseguimento di questo tipo di progetto, proponendo semplicemente l’obbligo di etichettatura e una revisione delle disposizioni fra due anni, e così via? La Commissione ci può spiegare perché, dopo aver riconosciuto di non possedere dati su queste sostanze, non adotti un approccio precauzionale? E’ curiosa anche l’assenza di riferimenti alle conclusioni del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) statunitense, visto che, un paio di settimane fa, ha rivelato che vi è stato un aumento della contaminazione e delle infezioni dovute a salmonella, listeria e altri batteri. Perché dovremmo importare un metodo che non è ancora stato sperimentato e verificato?

Un altro aspetto importante da ricordare è che, per attuare la legislazione europea sulla sicurezza alimentare, ci sono voluti anni di lavoro e collaborazione con i professionisti del settore alimentare, il quali hanno acconsentito a fare investimenti per poter soddisfare le aspettative dei cittadini europei. Questo approccio, che comprende tutta la catena alimentare, rappresenta il modo più sostenibile di riduzione del livello di presenza dei patogeni. E’ questa la scelta che abbiamo fatto e pensa davvero che si possa costruire un rapporto forte di fiducia e affidabilità senza riaffermare i nostri principi e i nostri valori nei confronti dei nostri partner statunitensi? Ho ancora una domanda: i prodotti importati verrebbero assoggettati alle stesse norme che vengono applicate al pollame europeo?

Infine, terminerò evidenziando come questa decisione sia ancora più incomprensibile rispetto alla politica di contrattacco dell’Unione europea nei confronti dell’OMC sulla decisione del suo Dispute Settlement Body sulla carne di manzo trattata agli ormoni. Ritengo che vi sia enorme confusione e incomprensione fra i consumatori, che si trovano dinanzi a una posizione così diametralmente divergente. Mette davvero in questione la linea politica adottata dalla Commissione europea sulla salute e sicurezza alimentare.

Tra breve il Consiglio europeo produrrà un parere sulla proposta della Commissione. Chiediamo che tenga conto della posizione del Parlamento e del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali: che anteponga la salute al commercio.

 
  
MPphoto
 
 

  Bart Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, non posso che sottoscrivere quanto detto dagli onorevoli Sturdy e Ferreira. In effetti, non capisco perché la Commissione abbia continuato a presentare queste proposte il 28 maggio. La pressione da parte degli Stati Uniti deve essere stata grandissima. Si tratta di una pressione di natura economica. Gli Stati Uniti stanno perdendo mercati qui nell’Unione europea – compresi, forse, quelli dei nuovi Stati membri che hanno aderito nel 2004.

Che cosa mi viene da osservare da tutti gli studi effettuati? Osservo che l’approccio degli Stati Uniti rispetto all’utilizzo di agenti antimicrobici in realtà non è efficiente. Il numero di casi di contaminazione da salmonella o da campylobacter non è sceso. Il nostro approccio, invece, è molto efficace. Il nostro approccio è quello definito “dal campo alla tavola” e copre tutte le fasi dal campo alla tavola del consumatore. Dall’uscita del Libro bianco della Commissione nel 2000, abbiamo adottato una legislazione severa sui prodotti alimentari. Non vorrei che, ora, questa venisse minata.

Nemmeno gli agricoltori lo vogliono, in quanto hanno investito in questa politica. Non vogliono una concorrenza sleale da parte di concorrenti provenienti da altre parti del mondo. E aggiungo che non sono soli; hanno il sostegno dei movimenti per la difesa dei consumatori e dell’ambiente. Vorrei chiedere al Commissario di ripensarci, pertanto, e di ritirare questa proposta: non è sostenuta dal Consiglio e nemmeno dal Parlamento.

 
  
MPphoto
 
 

  Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, a nome del gruppo UEN, vorrei esprimermi a favore del progetto di risoluzione che è stato presentato. Mi riconosco in pieno nel contenuto delle proposte ivi contenute. In questo documento si solleva una questione molto importante. Nei nostri dibattiti sull’agricoltura, ma anche in quelli sul commercio internazionale, numerose volte, abbiamo richiesto che si rispettasse il principio secondo cui debbono esistere requisiti identici per i produttori nell’Unione europea e per quelle entità che esportano i loro prodotti sul mercato europeo. Tale principio non viene osservato in generale e, in particolare, non viene osservato nell’ambito della produzione agricola. Dobbiamo richiedere con fermezza che venga rispettato. Non si può continuare ad attuare una procedura in cui certe norme sono applicate ai produttori dell’Unione europea, mentre altre vengono applicate a chi esporta i propri prodotti sul mercato europeo.

La situazione nel settore avicolo è molto difficile in vari paesi europei, tra cui il mio, la Polonia. Ho avuto occasione di partecipare personalmente a molte discussioni su questo argomento. Le associazioni di avicoltori hanno messo in luce come siano impari le condizioni di concorrenza come il mercato europeo sia davvero esposto a concorrenza sleale rispetto agli altri paesi del mondo. Sono lieto che sia nata questa iniziativa, perché si tratta esattamente della direzione che dobbiamo intraprendere per stabilire condizioni di concorrenza leale, previste tra l’altro dai principi elementari della giustizia. Per queste ragioni, sono a favore del progetto di risoluzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Konstantinos Droutsas, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EL) Signor Presidente, togliendo il divieto di importazione di polli dagli Stati Uniti, la Commissione europea dimostra, ancora una volta, di porre gli interessi delle multinazionali alimentari al di sopra della salute delle persone e dei lavoratori.

Da decenni gli Stati Uniti spingono per ottenere l’importazione di carni trattate con ormoni. Ora stanno facendo la stessa cosa per i loro polli. Negli anni scorsi, il divieto veniva posto in base al pericolo rappresentato dal cloro e dai bagni antiparassitari per i polli. Secondo gli scienziati, i polli trattati al cloro mettono a repentaglio la salute dei consumatori e dei lavoratori dei mattatoi, oltre a produrre materiali di scarto contenenti residui cancerogeni.

Le sostanze usate negli Stati Uniti, ovviamente non hanno smesso di essere cancerogene, così come gli scienziati non hanno cambiato le proprie opinioni. La questione, allora, è la seguente: cosa ha portato la Commissione a cedere alle pressioni degli Stati Uniti e delle multinazionali, e che cosa riceve in cambio per questa inversione di rotta?

La catena di produzione alimentare è sempre di più nelle avide mani delle multinazionali. Solo pochi giorni dopo lo scandalo dell’olio di girasole mischiato a oli minerali e la scoperta chela legge consente di trasportare olio negli stessi serbatoi usati per trasportare liquidi pericolosi per la salute, la Commissione europea ha annunciato, senza battere ciglio, l’abolizione del divieto sui polli trattati al cloro.

Gli scandali alimentari si susseguono. L’UE sta spostando la responsabilità dei controlli su coloro che dovrebbero essere controllati; sta abdicando alle proprie responsabilità, proprio come i governi degli Stati membri; sta trasferendo la responsabilità ai consumatori, sulla base del fatto che essi hanno diritto di scegliere, a patto che i prodotti siano etichettati.

I lavoratori chiedono prodotti alimentari sani, sottoposti a controlli adeguati e a prezzi accessibili. L’opposizione dei lavoratori, delle loro organizzazioni e degli scienziati all’abolizione del divieto deve obbligare la Commissione a rivedere la propria decisione. Il divieto sui polli trattati al cloro per il consumo deve essere mantenuto.

 
  
MPphoto
 
 

  Daniel Caspary (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il commercio transatlantico oggi ha un valore di circa 600 miliardi di euro l’anno. Ora la Commissione propone di aprire il mercato ai polli disinfettati in soluzione al cloro. Affermo con forza: deploro ampiamente che la Commissione non sia riuscita a chiedere – e a ottenere – finalmente, l’accesso sul mercato statunitense per i nostri polli non trattati al cloro. Tuttavia, vorrei dire che, in linea di principio sono d’accordo con i suggerimenti della Commissione, perché i pareri degli esperti scientifici sono definitivi. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha presentato una relazione di esperti molto chiara; non abbiamo bisogno di nessun’altra relazione di esperti.

Qui, dall’altra parte dell’Atlantico, nessuno vuole che venga messa a repentaglio la salute pubblica per cause alimentari, tuttavia, se vi sono davvero delle discrepanze rispetto alle sostanze usate negli Stati Uniti, allora mi chiedo perché queste sostanze sono permesse qui nell’Unione europea come additivi nei mangimi, nell’acqua potabile e in altri prodotti alimentari?

Conosco l’importanza che molti Stati membri attibuiscono alla qualità e alla sicurezza dei prodotti alimentari, ci mancherebbe altro! Cosa sarebbe la Francia, per esempio, senza il suo coq au vin? Questo prodotto, esportato dalla Francia e famoso in tutto il mondo, viene preparato anche per l’esportazione negli Stati Uniti dopo aver subito un trattamento al cloro, secondo il metodo americano. Sembra che questo metodo vada così bene da far parte dei prodotti di qualità esportati dall’Europa.

Secondo me, pertanto, stiamo facendo una discussione piuttosto disonesta. La Commissione ha formulato suggerimenti chiari che mirano a garantire la sicurezza dei consumatori europei. Io penso che, in particolare, le etichette debbano essere chiare e visibili, in modo che i consumatori sappiano veramente cosa stanno acquistando; so, tuttavia, che i consumatori sceglieranno i polli europei.

Per queste ragioni, chiedo che non ci si nasconda dietro a argomentazioni che si ritengono di natura ambientale o sanitaria e che si dica a chiare lettere di cosa si sta veramente discutendo. E’ una questione di onestà e, in politica, l’onestà è fondamentale, particolarmente quando si discute con amici come gli Stati Uniti.

 
  
MPphoto
 
 

  Francisco Assis (PSE).(PT) Comprendo il bisogno di migliorare le relazioni commerciali con gli Stati Uniti e, in tale contesto, vorrei complimentarmi con la Commissione per il lavoro svolto in questo senso. Tuttavia, esistono delle “linee rosse” e una di queste riguarda la protezione degli interessi legittimi dei produttori e dei consumatori europei. Credo che, in questo caso specifico, ci troviamo davanti ad un caso di chiara violazione di tali linee.

Abbiamo a che fare con due concetti diversi, forse due concetti contraddittori, che riguardano la salvaguardia della salute e la protezione ambientale. Dal punto di vista europeo, esiste la preoccupazione fondamentale di garantire la sicurezza in tutta la catena alimentare. Dal punto di vista americano, si tratta semplicemente di trattare la questione nelle fasi finali del processo.

Non possiamo rinunciare alle nostre convinzioni, abitudini o norme in questo settore e non dobbiamo semplicemente cercare di farli rispettare in Europa ma, piuttosto, proiettarli sulla scena internazionale. Se l’Unione europea rinuncia a proteggere queste norme all’interno dell’Europa stessa, si troverà su terreno molto scivoloso quando vorrà farle valere a livello internazionale.

Proprio per questa ragione, credo che sia essenziale sottolineare il bisogno di opporsi con chiara determinazione alla proposta della Commissione su questo argomento.

Sono in gioco questioni di vitale importanza, che riguardano la protezione dell’ambiente, la salute pubblica e i diritti fondamentali dei consumatori europei. Tuttavia, riguardano anche i produttori europei, in quanto a loro è stato imposto di rispettare queste norme e, negli ultimi anni, hanno dovuto investire molto per soddisfarne i requisiti. Ora, improvvisamente, verrebbero messi in condizione di non riuscire a sostenere una concorrenza a questo livello.

Ecco perché, a nome di una concorrenza sana e leale, pensiamo che, per l’Unione europea, la protezione dei produttori europei debba diventare una questione di importanza primaria. Tenendo presente questo, senza chiamare in questione gli sforzi per migliorare le relazioni commerciali con gli Stati Uniti (di importanza vitale per l’Unione europea), penso che questa proposta non sia valida e, ovviamente, vorrei esprimermi a favore della proposta di risoluzione.

 
  
MPphoto
 
 

  Frédérique Ries (ALDE). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, questa decisione di togliere il veto, verso e contro tutto, o quasi, sull’importazione nell’Unione europea di polli trattati al cloro rappresenta un caso da libro di testo su ciò che la Commissione, che dovrebbe proteggere l’interesse pubblico superiore dei cittadini europei, non è più in grado di fare e non deve più fare.

Come in tutti i settori alimentari, anche nell’avicoltura e, in particolare nell’allevamento dei polli, negli ultimi decenni sono stati compiuti enormi sforzi. Gli operatori hanno investito molto per soddisfare i requisiti delle norme del settore e debbono attenersi a non meno di 70 tra regolamenti, direttive e altre decisioni europee.

Come sappiamo, questo settore è campo di una concorrenza aggressiva all’interno dell’Europa, ma anche dal Brasile e dagli Stati Uniti. Visto che nessuno lo ha fatto finora, forse vale la pena di ricordare l’epidemia di influenza aviaria in Europa – è accaduto solo tre anni fa – che ha portato ad una riduzione del consumo di pollame di oltre il 20 per cento. Perché dovremmo ora sottoporre questo settore a una concorrenza così distorta con gli agricoltori statunitensi, che non devono rispettare simili limiti in materia di sanità e sicurezza?

Lo scopo di questo breve riesame è sottolineare l’essenza della questione. Forse non è un problema ambientale o sanitario, almeno così ho sentito dire da qualcuno. Tuttavia, vorrei ricevere ulteriori chiarimenti e vorrei che venissero condotte altre ricerche in merito.

Il nostro rifiuto, signor Commissario, si basa essenzialmente su una decisione industriale e culturale e, infine, politica.

E’ una decisione culturale perché gli europei hanno il diritto di scegliere il proprio modello alimentare; come sappiamo, essi sono molto attaccati alle proprie tradizioni e alla diversità, come ci ha ricordato recentemente il ministro per l’Agricoltura francese, Michel Barnier.

In secondo luogo, è una decisione industriale. Ho già parlato dei metodi di produzione, delle leggi e degli standard elevati osservati in Europa. Un buon accordo commerciale deve essere leale, fra le altre cose. La Commissione non ha alcuna possibilità di convincerci che l’importazione di 300 000 tonnellate di pollo trattato al cloro, senza alcuna forma di compensazione, sia una buona notizia per il settore avicolo europeo.

Infine, si tratta di una decisione politica. Ora arrivo al fulcro della questione, perché, innanzi tutto, si tratta di una questione di fiducia: fiducia fra i produttori e fiducia dei consumatori. Dato l’attuale clima, la Commissione si può davvero permettere di disprezzare – sto terminando, signor Presidente – il parere del Consiglio, del Parlamento, degli operatori sul terreno e di un numero elevato degli stessi deputati? Credo che la domanda sia già in se stessa una risposta.

 
  
MPphoto
 
 

  Carl Schlyter (Verts/ALE). - (SV) Grazie, signor Presidente. Il compito dell’EFSA è quello di dichiarare se le cose sono pericolose o meno. Il compito della Commissione e del Parlamento è di dichiarare se le cose rispettano i principi di politica pubblica, quali quelli delle buone prassi nell’allevamento degli animali, se non sono ingannevoli nei confronti dei consumatori e se sono atti a mantenere un ambiente di qualità elevata, secondo il principio precauzionale. Ne consegue che questa proposta non è etica e neppure adeguata e prevede un metodo indesiderabile di trattare i polli. Inoltre, il comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali si è dichiarato quasi all’unanimità contrario a questo metodo. Aggiungerò un’altra dimensione: chi opera nella frode, da tempo, usa trattamenti al cloro sui polli per renderli più rosei e più freschi. Dobbiamo favorire questi individui rispetto agli agricoltori che hanno investito milioni, e parlo del mio paese, per apportare miglioramenti alla situazione?

Qualche norma sull’etichettatura non funzionerà, in particolare in luoghi come i ristoranti.

Trasformate questa situazione in vittoria, ritirate la proposta e proseguite, con l’unanimità in Parlamento e l’unanimità nel Consiglio, e dite agli Stati Uniti: no, noi non accettiamo questi metodi.

 
  
MPphoto
 
 

  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN).(PL) Signor Presidente, signor Commissario, nel chiedere la parola nel dibattito sull’importazione di pollame sul mercato europeo, vorrei portare alla sua attenzione tre questioni.

In primo luogo, i prodotti agricoli provenienti dall’Unione europea devono rispettare norme ambientali, igieniche e sanitarie molto severe. Il rispetto di queste norme ha comportato un aumento notevole nei costi di produzione, rendendo così i prodotti agricoli europei relativamente poco concorrenziali sui mercati mondiali, in termini di prezzo. In secondo luogo, data questa situazione, si dovrebbero considerare totalmente inaccettabili le proposte della Commissione europea di emendare il regolamento in modo da permettere l’importazione dagli Stati Uniti di carne di pollo trattata al cloro, soprattutto per la protezione dei consumatori europei. Infine, in terzo luogo, si dovrebbe sottolineare che la proposta della Commissione europea su questo argomento dovrebbe rappresentare una sorta di gesto speciale da parte dell’Unione volto a garantire una buona atmosfera negoziale per i colloqui e instaurare contatti più amichevoli tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, in vista del vertice di giugno.

Io sono favorevole a relazioni più calorose, ma vorrei che ciò non avvenisse alle spese della salute di molti cittadini europei.

 
  
MPphoto
 
 

  Georgios Papastamkos (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, gli esperti dei Paesi membri dell’UE hanno espresso opinioni pressoché unanimemente contrarie alla proposta della Commissione di abolire il divieto sulle importazioni di pollame trattato al cloro.

Tali importazioni, anche alle condizioni proposte dalla Commissione, sono contrarie alla costante domanda da parte dei cittadini europei che vengano distribuiti prodotti alimentari sicuri, di qualità elevata e di elevato valore nutrizionale.

Il settore aviario europeo ha già fatto investimenti ingenti per allinearsi al severo quadro normativo che si applica all’intera catena alimentare, dalla produzione alla distribuzione. Diversamente da qualsiasi altro settore, la questione della competitività del settore aviario europeo è al vaglio e sappiamo che la proposta della Commissione è un’espressione di sostegno degli interessi degli Stati Uniti nel Consiglio economico transatlantico.

Come membro della commissione per il commercio internazionale sono fondamentalmente a favore dell’appianamento delle differenze di vedute fra noi e i nostri partner commerciali. Tuttavia, non posso, in nessuna circostanza, accettare soluzioni che mettano a repentaglio la salute dei cittadini e influenzino negativamente il modello alimentare europeo. Ciò si riferisce sia al caso in discussione sia alla vertenza Euro-Atlantica in fase di dibattito dinanzi all’OMC avente come oggetto l’importazione di organismi geneticamente modificati.

L’UE deve agire in conformità delle regole severe sulla qualità, l’igiene e la sicurezza degli alimenti. Noi siamo contrari all’allentamento di tali regole. Ciò che serve è un rafforzamento degli standard internazionali e un controllo maggiore sui metodi di produzione.

Facciamo pertanto appello al Consiglio affinché venga mantenuto il divieto di importazione di pollame sottoposto a trattamenti al cloro.

 
  
MPphoto
 
 

  Rosa Miguélez Ramos (PSE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, l’avicoltura europea sta attraversando un periodo difficile, analogamente ad altri settori di produzione animale. In questo contesto pertanto, desta ancora più sorpresa il fatto che la Commissione abbia chiesto in tempi così rapidi che venga autorizzata l’importazione in Europa di pollame trattato con prodotti clorurati, richiesta che sembra atta esclusivamente a soddisfare i bisogni e le aspirazioni commerciali degli Stati Uniti d’America.

Non ho bisogno di ricordarvi che, in Europa, il settore avicolo non riceve sovvenzioni dirette dalla PAC, nonostante che, dal 1997, ai nostri produttori sia vietato l’utilizzo delle stesse sostanze che la Commissione vuole ora autorizzare. Inoltre, essi sono sottoposti a faticosi controlli durante tutto il ciclo produttivo per prevenire lo sviluppo di batteri e per essere in conformità con le severe norme igieniche comunitarie.

Nonostante ciò, rispetto ai produttori dei paesi terzi, la Commissione ritiene che sia più che sufficiente un solo lavaggio al cloro e, secondo me, ciò significa che gli sforzi effettuati dai nostri produttori sono stati del tutto inutili.

Mi scuserete se mi esprimo così , ma devo dire che non è possibile che siamo così stupidi e loro così intelligenti. E’ mia opinione che questa richiesta della Commissione debba essere rifiutata.

 
  
MPphoto
 
 

  Esther de Lange (PPE-DE). (NL) Signor Presidente, molto è stato detto durante questo dibattito e non è certo mia intenzione ripeterlo, ma penso che si stiano mettendo a repentaglio due elementi fondamentali.

Il primo riguarda la concorrenza leale – condizioni paritarie di concorrenza – fra produttori europei e produttori dei paesi terzi. In conformità con le norme europee, il settore avicolo europeo ha investito milioni di euro nel controllo avanzato della salmonella e di altri elementi contaminanti all’interno della catena alimentare. L’autorizzazione all’uso di prodotti che non hanno questi requisiti minaccia la concorrenza leale, che dovrebbe essere uno dei pilastri della nostra politica commerciale. Ma, come si dice, se va bene per uno deve andare bene anche per l’altro. Se si imposta come condizione per la carne brasiliana deve essere una condizione anche per il pollame proveniente dagli Stati Uniti.

Il secondo riguarda il principio precauzionale. Dopotutto, relazioni sulle conseguenze di questa tecnica sulla salute e sull’ambiente ancora solleva dubbi apporpriati. La proposta della Commissione di concedere l’autorizzazione per due anni, seguita da una revisione fatta sulla base di dati nuovi punta nella direzione opposta rispetto al principio precauzionale. Innanzi tutto, serve chiarezza sulla sicurezza e poi un dibattito, non il contrario. Nemmeno è accettabile l’idea di etichettare il pollame al cloro proveniente dagli Stati Uniti, in quanto crea disparità fra gli agricoltori in Europa e quelli negli Stati Uniti, per non parlare del fatto che i prodotti trasformati possono facilmente sfuggire all’etichettatura. Tra questi ultimi figurano notevoli quantità di crocchette e cosce di pollo che, questa sera, verranno consumate davanti al televisore dai fanatici del calcio olandesi, rumeni, francesi e italiani.

Vorrei quindi concludere, chiedendo alla Commissione di mantenere il proprio impegno nei confronti di questi due principi fondamentali europei – la parità delle condizioni di concorrenza e il principio precauzionale – per rispettare i desideri della grande maggioranza del comitato di gestione e, in questa Assemblea, di ritirare questa infelice proposta.

 
  
MPphoto
 
 

  Esther Herranz García (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, la Commissione europea vuole autorizzare l’importazione di pollame trattato con la candeggina dagli USA, non solo, per migliorare i rapporti commerciali con gli Stati Uniti, vuole che accettiamo senza lamentarci.

La leggerezza con cui la Commissione europea sta affrontando questa questione fa a pugni con la serietà con cui produce nuovi testi sulla sicurezza alimentare che, talvolta, impongono limiti talmente rigidi ai produttori europei da rendere loro impossibile mantenere la propria attività.

Con questo tipo di proposta, la Commissione sta perdendo credibilità nei confronti dei consumatori e dell’opinione pubblica e non penso che dovremmo cedere né alle pressioni da parte degli Stati membri, né alle pressioni commerciali degli Stati Uniti, anche se la Commissione ci richiede di farlo.

Nel gennaio 2008 la rivista americana Consumer Report ha pubblicato uno studio che rivela un aumento del 70 per cento nell’incidenza delle zoonosi nei polli trattati con processi antimicrobici negli Stati Uniti rispetto al 2003. Vi è anche stato un aumento nella resistenza agli antibiotici nelle persone infette.

All’epoca, nell’Unione europea si è registrata una diminuzione dell’incidenza delle zoonosi nei polli, senza l’utilizzo dei metodi statunitensi.

L’Unione europea sta facendo il proprio dovere, applicando un controllo sulle zoonosi dall’inizio della catena produttiva e applicando in maniera estremamente rigorosa il principio secondo cui “prevenire è meglio che curare” , il che comporta altissimi costi per i produttori e per tutto il settore nell’Unione europea.

Nel caso specifico della lotta alle zoonosi, nel 2003 è stato lanciato un regolamento molto severo – che ha faticato a decollare – che comporta maggiori controlli sulle malattie trasmissibili all’uomo.

L’attuazione di questo regolamento ha comportato una riduzione dell’incidenza di queste malattie. I produttori e l’industria europei hanno l’obbligo di attenersi alle norme del regolamento per non incorrere in sanzioni.

Perché non si continua ad applicare controlli severi sui produttori statunitensi?

 
  
MPphoto
 
 

  Françoise Grossetête (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, questo caso dei polli al cloro illustra la divisione che purtroppo esiste fra la Commissione europea e i cittadini a cui si chiede di avere fiducia nell’Europa. Questo è un duro colpo per la nostra politica alimentare, con il suo elevato livello di protezione dei consumatori. Si sta assistendo una totale mancanza di comprensione.

Per i nostri agricoltori, che hanno dovuto fare grandi sacrifici per migliorare la produzione, questa è concorrenza sleale e lo stesso vale per i nostri macelli, che devono osservare delle norme molto severe. I costi comportati da queste azioni sono notevoli e questo significa che la concorrenza è sleale. In tal modo, sarà possibile importare nell’Unione europea polli a basso costo il che, purtroppo avrà conseguenze soprattutto sulla popolazione più svantaggiata che fa la spesa nei supermercati discount, mentre tutti noi ritroveremo questo pollo al cloro nei prodotti trasformati, nei piatti pronti e nelle mense scolastiche. Questo non è accettabile. E’ impensabile che diamo il nostro consenso. Per favore, non diteci che l’etichettatura risolverà il problema perché, sui prodotti trasformati, l’etichetta non fornisce alcuna informazione.

Pertanto, tenendo conto dei recenti timori alimentari, i cittadini hanno bisogno di potersi fidare della catena alimentare. Di conseguenza, dobbiamo dire un “no” categorico all’importazione di polli clorurati.

 
  
MPphoto
 
 

  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, nel mese di aprile ho sottoposto al Commissario un’interrogazione scritta, in cui mi dichiaravo decisamente contrario al progetto di autorizzazione all’importazione sui mercati dell’UE di polli disinfettati chimicamente provenienti dagli Stati Uniti. Fortunatamente, questa proposta sta riscontrando resistenza da parte degli Stati membri.

Signor Commissario, i nostri agricoltori e l’industria alimentare hanno l’obbligo di attenersi a norme che sono fra le più severe al mondo. Essi si occupano dell’ambiente, del benessere degli animali e della conservazione della biodiversità. La conformità con queste norme comporta maggiori costi e indebolisce la loro posizione competitiva. Ecco perché la proposta della Commissione mi sorprende. Il metodo di produzione avicolo americano non rispetta queste norme. Il consumatore europeo non desidera vedere questo alimento nel proprio piatto. Se ci interessa proteggere la sicurezza dei nostri consumatori dell’UE, non possiamo permettere che vengano importati alimenti di scarsa qualità.

 
  
MPphoto
 
 

  Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signor Presidente, se accettiamo il trattamento al cloro dei polli americani, come possiamo rifiutare le richieste per lo stesso trattamento di altri prodotti in futuro, per le carni, per esempio – manzo o maiale – sia di importazione che prodotto all’interno dell’UE? E che dire per le uova, il formaggio, la frutta e la verdura? Tutte le condizioni presentate dal Commissario dovrebbero applicarsi, esattamente nello stesso modo, a tutti gli alimenti che ho elencato.

E l’uso degli altri prodotti antimicrobici? Forse, in futuro, gli americani ci chiederanno di poter utilizzare la penicillina o altri agenti antimicrobici sul nostro pollo importato.

In ogni caso, sebbene i controlli fatti all’esterno dimostrino che non vi sono microbi sulla superficie del pollo, potrebbero essercene all’interno e non potremmo rilevarli perché quanto individuato sulla superficie dimostrerebbe, erroneamente, che il pollo non contiene salmonella o altri microbi.

 
  
MPphoto
 
 

  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, innanzi tutto, vorrei esprimere il mio rispetto per le opinioni degli onorevoli deputati e vorrei far presente che questa decisione non è stata presa a cuor leggero; è stata oggetto di un ampio dibattito in seno al Collegio

In secondo luogo, vorrei chiarire ancora una volta che non stiamo mettendo da parte la nostra normativa sull’igiene. Come penso di aver già detto, l’EFSA ha dichiarato che questo tipo di decontaminazione con sostanze AMT può essere autorizzata qualora vengano rispettate le norme igieniche da parte dei produttori di polli. Pertanto, unitamente alle misure preventive adottate a livello di azienda agricola, si devono rispettare le norme di pulizia dell’animale inviato al macello, nonché le norme HACCP relative all’igiene e al controllo a livello del macello stesso.

Vi devo informare che, quando gli americani sono venuti a conoscenza di queste condizioni, non erano contenti, ma è stato detto loro che non possono, per nessuna ragione, venire ritirate.

Il secondo punto su cui vorrei fare chiarezza riguarda il fatto che le misure proposte non verrebbero applicate soltanto ai polli americani, ma anche ai nostri produttori, pertanto non vengono fatte differenze fra produttori stranieri e nostrani.

Come ho già detto, ora la decisione è nelle mani del Consiglio e, in base alla mia esperienza nel Consiglio “Agricoltura”, ai cui lavori ho presenziato, non sembra probabile che la risposta sia positiva.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione(1)ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 19 giugno 2008.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.

Note legali - Informativa sulla privacy