– l’interrogazione orale dell’onorevole Philippe Morillon, a nome della commissione per la pesca, al Consiglio, sulla crisi del settore della pesca in seguito all’aumento del prezzo del gasolio (O-0063/2008 – B6-0162/2008), e
– l’interrogazione orale dell’onorevole Philippe Morillon, a nome della commissione per la pesca, alla Commissione, sulla crisi del settore della pesca in seguito all’aumento del prezzo del gasolio (O-0064/2008 – B6-0163/2008).
Philippe Morillon, autore. – (FR) Signora Presidente, concederò al Commissario Borg il tempo di accomodarsi. La presente interrogazione orale è stata sollecitata dalla richiesta unanime di quei gruppi in seno alla commissione che ho l’onore di presiedere e mi fa piacere che venga dopo una discussione straordinariamente ricca, che ha affrontato molte questioni di carattere generale.
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, mio padre nacque più di un secolo fa in un villaggio vicino a Saint Malo, che ho conosciuto nella mia giovinezza come un luogo pieno di vita dedito essenzialmente all’agricoltura e alla pesca. Oggi questo villaggio sta morendo di un cancro causato dalla proliferazione di cellule morte che sono le seconde case e la graduale scomparsa di tutte le attività che permettevano di vivere per più delle sole sei settimane di vacanza.
Non si tratta di un fenomeno isolato, ma di una situazione che si può osservare lungo praticamente l’intera costa dell’Europa e che ha indotto il Commissario Borg, al quale rendo omaggio, a proporre la politica marittima integrata, che dovrebbe consentirci di ristabilire, preservare e rivitalizzare le comunità che vivono sulle coste europee. Se questa decisione ha significato trasformare la DG PESCA in DG MARE non vuol dire necessariamente che l’Unione europea sia determinata a vedere sparire quelle risorse che i nostri pescatori hanno continuato a sfruttare nei mari e negli oceani.
Perché l’Unione europea ha solo due politiche comuni, ossia la politica agricola comune e la politica comune della pesca? Quando ci si interroga su questo punto, la risposta è semplice: per permettere al nostro continente di continuare a ottenere sufficienti quantità di prodotti alimentari dallo sfruttamento del suolo e dalla pesca nei mari. E’ pertanto in questi settori in cui l’impatto del massiccio aumento dei prezzi del petrolio potrebbero tradursi in conseguenze catastrofiche, e in particolare, ovviamente, nel settore della pesca. Questa professione, già pesantemente scossa dalla riduzione delle risorse, oggi è sostanzialmente minacciata di estinzione e questo spiega – benché non giustifichi – le violente manifestazioni di disperazione cui si sono lasciati andare alcuni dei suoi rappresentanti e che ancora continuano in certi posti.
Questo è il motivo per cui sono lieto, signor Commissario, che la sua commissione esecutiva abbia proposto alcune misure intese all’immediato salvataggio delle industrie maggiormente minacciate, autorizzando, in particolare, gli Stati membri a concedere una speciale esenzione temporanea dalle norme imposte per l’attuazione del Fondo europeo per la pesca in conformità di procedure che verranno discusse, signor Presidente in carica del Consiglio, il 24 giugno a Lussemburgo in occasione del prossimo Consiglio dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca.
Non perdiamo di vista il fatto che l’Unione europea – e il pianeta in generale – deve riuscire a continuare a sfruttare mari e oceani per ottenere le risorse alimentari di cui ha bisogno. Non servirà a nulla preservare e proteggere le risorse ittiche se non ci sono più pescatori per catturarle. Questo è un elemento che, a mio avviso, giustifica le proposte dettagliate che copriranno non solo il breve periodo, ma anche il medio e il lungo periodo, proposte su cui siamo impegnati insieme, signor Commissario, in seno alla commissione per la pesca, proposte che saranno ulteriormente elaborate dagli altri miei colleghi e nel progetto di risoluzione che sarà messo ai voti domani.
PRESIDENZA DELL’ON. MAREK SIWIEC Vicepresidente
Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Innanzi tutto desidero ringraziare l’onorevole deputato del Parlamento europeo, Philippe Morillon, per l’interrogazione posta a nome della commissione per la pesca. Mi permetto di sottolineare subito che la Presidenza slovena non ignora la portata del problema legato all’aumento dei prezzi dei combustibili e il loro impatto negativo sulla pesca nell’UE.
Vi posso comunicare che ieri il Presidente del Consiglio “Agricoltura e pesca”, il Ministro Iztok Jarc, si è incontrato con alcuni omologhi a Venezia, onde discutere dell’argomento. Insieme hanno valutato ed elaborato una serie di proposte volte a migliorare l’attuale situazione difficile del settore della pesca dell’UE, e che saranno dibattute nei prossimi giorni. Vorrei tuttavia far presente che tale realtà non si limita al solo comparto della pesca. Gli alti prezzi del carburante sono dannosi per tutte le attività in generale, tra cui l’agricoltura, i trasporti e la produzione.
La crisi ha innescato una serie di situazioni in tutti i settori. Si tratta quindi di una questione a carattere orizzontale, che comprende elementi che riguardano la politica di concorrenza, gli aiuti di Stato e le misure fiscali. Sono la gravità del problema e il suo impatto negativo sul settore della pesca dell’UE che hanno indotto la Presidenza slovena a inserire all’ordine del giorno del Consiglio “Agricoltura e pesca” in programma per la prossima settimana, come ha già ricordato l’onorevole Morillon.
Per i ministri rappresenterà un’occasione per esporre le rispettive opinioni in merito all’attuale situazione e per uno scambio di idee con il Commissario Borg sulle soluzioni più opportune. Inoltre, la Presidenza ha deciso di cambiare il tema della riunione informale dei direttori della pesca che si svolgerà in Slovenia alla fine del mese, affinché anche i direttori della pesca possano confrontarsi su questo tema scottante. Tutto questo avviene dopo che il Consiglio ha affrontato di recente nell’ambito delle sue numerose riunioni delle diverse aree la questione dell’aumento dei prezzi dell’energia, di cui abbiamo discusso con il precedente punto previsto all’ordine del giorno.
Permettetemi di illustrare più in dettaglio le conclusioni del Consiglio ECOFIN. Rispetto ai prezzi del petrolio, il Consiglio ha espresso preoccupazione per la loro continua ascesa, e ha esplorato eventuali soluzioni per affrontare le relative conseguenze socioeconomiche. Ha sottolineato la necessità di promuovere l’efficienza energetica e di fonti alternative di energia, aumentare la trasparenza dei mercati petroliferi, rafforzare la concorrenza sui mercati dell’energia e incoraggiare il dialogo con i paesi produttori di petrolio.
Nella stessa riunione, il Consiglio ha anche incoraggiato la Commissione a riesaminare ulteriormente i mercati collegati ai prodotti e a considerare possibili risposte politiche volte a limitare la volatilità dei prezzi. Come già evidenziato dalla Presidenza nel dibattito di questa mattina, il tema verrà trattato anche nel corso del Vertice del Consiglio europeo, che inizia domani.
Joe Borg, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il presidente della commissione per la pesca, l’onorevole Morillon, per la sua domanda, che mi offre l’opportunità di parlare della crisi dei carburanti.
Desidero sottolineare sin dall’inizio che sono lieto di constatare che le ottime relazioni tra la Commissione e la commissione per la pesca del Parlamento europeo si vanno rafforzando.
Tornando alla questione specifica, sono consapevole delle difficoltà che deve affrontare il settore della pesca a causa dell’aumento vertiginoso del prezzo del carburante, un aumento che rappresenta una crisi strutturale e duratura e assume una dimensione molto particolare – sarei tentato di dire persino unica nel suo genere – per quanto attiene alla pesca. Permettetemi di spiegare il perché.
Da molti anni la flotta dell’UE è preda di un circolo vizioso della sovraccapacità, della pesca eccessiva e della redditività in declino. Allo stesso tempo, i pescatori non hanno potuto trarre beneficio da forniture ridotte e aumenti dei prezzi al dettaglio per i prodotti della pesca. Di conseguenza, in molti segmenti i margini sono ridotti all’osso, il che rende il settore più vulnerabile di altri a una drastica impennata dei costi, come abbiamo visto nel caso del petrolio.
La Commissione comprende la necessità di un’azione coordinata a livello dell’UE onde evitare una crisi pesante per il settore, e garantire che il problema non è semplicemente rinviato ma preso in considerazione seriamente. Questo significa non solo offrire la possibilità di un aiuto d’emergenza, ma anche impegnarsi ad affrontare definitivamente la questione basilare della sovraccapacità, che sta minando tutti i nostri tentativi di riportare il settore a una condizione sostenibile e redditizia.
Per queste ragioni, come ha evidenziato l’onorevole Morillon, il Collegio ha approvato ieri in linea di principio il contenuto di un pacchetto di misure di emergenza, intese a far fronte alle immediate difficoltà socioeconomiche scatenate dal drammatico aumento del prezzo del petrolio e a esaminare i problemi strutturali di base della flotta europea. Credo che sia essenziale concentrare gli aiuti sulle flotte che più dipendono dal carburante e di conseguenza sono le più interessate dall’attuale problema della sovraccapacità.
Proponiamo quindi che gli Stati membri introducano piani di adeguamento per la flotta (FAS), nel cui quadro verranno eliminate le restrizioni all’accesso ai premi di arresto permanente – ossia la demolizione. Per i pescherecci coperti da questi piani di adeguamento per la flotta sarebbero disponibili altri aiuti per l’arresto temporaneo e sarebbe prevista l’erogazione di un aiuto per il disarmo parziale in caso di sostituzione di un vecchio peschereccio con un peschereccio nuovo più piccolo e a più alta efficienza energetica. Sarebbero anche disposizioni per consentire riduzioni temporanee dei contributi socioprevidenziali dei lavoratori.
Più nello specifico, gli aiuti all’arresto temporaneo sarebbero disponibili per tutti i pescherecci per un periodo massimo di tre mesi per tutto il resto del 2008, a condizione che i pescherecci in questione siano inclusi in un piano di ristrutturazione. Tali aiuti saranno adattati in modo da garantire il sostegno alla ricostituzione degli stock e/o condizioni di commercializzazione, laddove possibile.
In base ad un’analisi economica più approfondita la Commissione valuterà se sia opportuno modificare il regime de minimis nel settore della pesca autorizzando la concessione di un massimale di 30 000 EUR per tre anni per nave anziché per impresa, all’interno di un massimale di 100 000 EUR per impresa.
Sono previste anche alcune iniziative specifiche volte a promuovere il valore del pesce nei punti di prima vendita, e la Commissione ha in programma di riservare altri 20-25 milioni di euro del bilancio della PCP per finanziare progetti ad hoc in questo ambito, che vanno ad aggiungersi ai fondi disponibili a titolo del FEP. Dovrebbero inoltre essere introdotte misure finalizzate a incoraggiare il passaggio a tecnologie a risparmio energetico, ad attutire l’impatto socioeconomico della crisi, e a facilitare una riprogrammazione e l’erogazione dei fondi FEP.
Il pacchetto di misure consisterà principalmente in deroghe temporanee alle norme del FEP, al fine di favorire un più rapido adeguamento della flotta comunitaria all’attuale situazione e dare un sollievo temporaneo che consenta di attenuare l’impatto socioeconomico nella fase di transizione.
Presenterò il pacchetto in questione al Consiglio dei ministri della Pesca il 24 giugno a Lussemburgo nell’intento di adottare una proposta formale in materia entro luglio. Considerata la situazione eccezionale che deve affrontare il settore della pesca, confido di poter contare sull’appoggio del Consiglio e del Parlamento al fine di adottare tali misure il più rapidamente possibile.
Carmen Fraga Estévez, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, il gruppo del Partito popolare europeo ha sollecitato il presente dibattito in quanto ritiene che la nostra Istituzione non possa continuare a mostrare indifferenza alla luce della gravità della crisi.
Penso che avessimo ragione, dato che solo ieri, e per la prima volta, la Commissione ha annunciato una serie di misure che questo Parlamento chiedeva da anni, alcune delle quali sono identiche a quelle contenute nella proposta di risoluzione comune.
Come indicato in quest’ultima, il prezzo del carburante utilizzato dai pescatori è aumentato di oltre il 300 per cento negli ultimi cinque anni e di oltre il 38 per cento da gennaio, mentre i prezzi sono rimasti gli stessi da 20 anni, con diminuzioni in alcuni casi che raggiungono il 25 per cento a seguito dei massicci ingressi di importazioni, spesso costituite da prodotti della pesca illegale.
Il mio gruppo ha sottolineato che non c’è alcun settore che possa sopravvivere in queste condizioni ed è il motivo per cui ha voluto riunire tutti oggi, compresi il Consiglio e la Commissione, al fine di saperne di più in merito a questo settore e di discutere del pacchetto di misure.
Siamo particolarmente soddisfatti che le misure contemplino almeno un aumento degli aiuti de minimis che così passano a 100 000 euro, sebbene preferiremmo venissero assegnati per nave anziché per impresa, come richiesto da questo parlamento e come definito nella risoluzione comune.
Siamo totalmente a favore delle riduzioni dei costi sociali e dell’annuncio di una maggiore flessibilità del Fondo europeo per la pesca (FEP) affinché tutti coloro che lo desiderano possano scegliere di ristrutturare le proprie imprese, sostituire i motori con altri più efficienti o ricevere aiuti addizionali, come ha indicato lei, per l’arresto temporaneo.
Nondimeno riteniamo, signor Commissario, che ci sia un altro insieme di misure che meriterebbe la stessa attenzione e lo stesso livello di sviluppo al pari di quelle intese alla ristrutturazione del settore: mi riferisco alle misure orientate al mercato, quali la riforma dell’OCM, che consentono ai pescatori di svolgere un ruolo più incisivo nella definizione dei prezzi, misure più specifiche concernenti l’etichettatura e, soprattutto, misure che dimostrino la chiara volontà del Consiglio e della Commissione di contrastare la pesca illegale.
Accogliamo pertanto con favore alcune delle misure che sono un passo nella giusta direzione, ma dobbiamo chiederci se avremmo potuto evitare al settore di trovarsi in una situazione così critica se fossimo intervenuti molto prima.
Rosa Miguélez Ramos, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, anch’io sono soddisfatta, e accolgo con favore, le misure annunciate dalla Commissione. Sembra che in alcuni casi vadano persino oltre rispetto a quanto richiesto dal Parlamento nella proposta di risoluzione. Il fatto che siamo riusciti a trovare uno spazio per una discussione su questo tema nel corso di una sessione così fitta di appuntamenti, indica quale importanza quest’Aula riservi alla problematica.
Penso che in questi tempi in qualche modo instabili gli europei dovrebbero affrontare la crisi insieme ricorrendo a un meccanismo efficace ed equo, che potrebbe assumere la forma della tanto richiesta maggiore flessibilità del Fondo europeo per la pesca (FEP) che ci consentirebbe di adottare misure urgenti a livello comunitario.
Le soluzioni su piano nazionale come quelle proposte da alcuni Stati membri non porterebbero altro che squilibri.
Ci auguriamo, signor Commissario, che alla riunione del Consiglio dei ministri in programma il prossimo lunedì la Commissione riesca a concentrarsi su queste problematiche e a raggiungere un accordo con il Consiglio dei ministri su come utilizzare il FEP per aiutare i segmenti della flotta più colpiti.
Sembra altresì urgente esaminare una volta per tutte il meccanismo di fissazione dei prezzi.
Elspeth Attwooll, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, dobbiamo sottolineare il fatto che una percentuale molto elevata dei nostri pescatori è dedita a piccole attività, con un diritto di pesca limitato. Per esercitare tale diritto devono investire in imbarcazioni, attrezzi di pesca e dispositivi di sicurezza, il che può comportare la restituzione di prestiti elevati. Devono anche pagare le licenze e, in alcuni casi, devono farlo anche per il contingente. Devono poi accollarsi notevoli costi di gestione, quali contributi, riparazioni e, ovviamente, carburante.
Le norme relative a contingenti e giorni in mare possono costringerli a percorrere lunghe distanze per riuscire a trovare catture commerciabili. Soprattutto in caso di cattivo tempo, potrebbero non riuscire nel loro intento. Anche quando la pesca ha esito positivo, ancora non hanno controllo sul prezzo del pesce catturato e nella maggior parte dei casi dipendono da quanto si può ricavare alle aste. In questo modo, semplicemente, non hanno possibilità di compensare gli aumenti dei costi.
La risoluzione indica vari strumenti pratici di assistenza attraverso la regola de minimis e la sua revisione verso l’alto. Esorto tutti gli Stati membri a sfruttare le opportunità offerte dalla regola, onde mantenere condizioni paritarie.
Sono anche urgenti azioni volte a frenare la pesca INN, non solo per contribuire a mantenere il prezzo del pesce catturato legalmente, ma anche ai fini della conservazione degli stock. Lo stesso dicasi riguardo al miglioramento dei requisiti di etichettatura. Tra le altre misure suggerite figura la ristrutturazione, ma al di là di quello che è l’aspetto dell’efficienza energetica e delle fonti di energia alternative, servono anche prospettive ambientali. Con la loro adozione possiamo portare vantaggi ai nostri tormentati pescatori e anche al nostro pianeta minacciato.
Marie-Hélène Aubert, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, come ha sottolineato, questa crisi strutturale è profonda e duratura. Pertanto richiede soluzioni che a loro volta siano durature, non solo per il settore della pesca ma per tutti i settori interessati.
E’ anche opportuno ammettere che l’attuale crisi è esattamente il risultato della cecità rispetto alla dipendenza del settore della pesca dal carburante – e a buon prezzo – e allo slancio sfrenato verso una sorta di corsa agli armamenti, con navi sempre più potenti che possono coprire distanze sempre maggiori e riportare quantità di pesce sempre più consistenti. Anche questi sono alcuni degli aspetti che dobbiamo affrontare.
Il problema del carburante costoso è imprescindibile da tutte le altre questioni che riguardano il settore della pesca – gestione degli stock ittici, politiche in materia di prezzi, commercio mondiale, controllo della pesca illegale – ed è difficile trattate l’argomento separandolo dal resto.
Le sovvenzioni e gli aiuti che la Commissione propone di fornire, e che mi sembrano vadano nella giusta direzione, saranno accettabili – soprattutto per quanto riguarda l’opinione pubblica – solo se subordinati a un radicale rioerientamento delle politiche della pesca e delle pratiche adottate nel settore. Da parte nostra, deploriamo che la risoluzione di compromesso comune non ponga infatti condizioni alla concessione degli aiuti e delle sovvenzioni a questo rioreintamento nonché alla necessità di porre fine alla sovraccapacità delle flotte e di muoversi verso una migliore gestione degli stock ittici e una protezione più adeguata degli ecosistemi marini. Inoltre, questa è proprio la condizioni dalla quale dipende la redditività economica e sociale della pesca. Infine, gradiremmo vedere gli Stati membri che si assumono in toto le proprie responsabilità e abbandonano la pratica demagogica di promettere denaro di cui non dispongono senza proporre alcuna prospettiva sostenibile per il settore della pesca.
Pedro Guerreiro, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Svolgiamo il presente dibattito, perché i pescatori, tra cui quelli portoghesi, si sono mobilitati per chiedere misure, proposte qualche tempo fa, in risposta all’aumento del prezzo del carburante, sia benzina che gasolio, e alla crisi socioeconomica del settore, considerato l’atteggiamento di indifferenza, soprattutto da parte dell’Unione europea.
Il nostro gruppo ha presentato la propria proposta di risoluzione in cui indica una serie di proposte, alcune delle quali adottate in precedenza dal Parlamento europeo, e illustra nuove misure volte a rispondere alle esigenze del settore.
Queste misure garantiscono sostegno alle navi alimentate a benzina, analogamente a quanto avviene con il gasolio, stabiliscono un livello massimo di prezzo o uno sconto aggiuntivo per il carburante, ossia 40 centesimi al litro, migliorano i prezzi al punto di prima vendita senza alcuna ripercussione sui prezzi al consumatore finale, assicurano che i costi di produzione siano considerati in quanto variabili in sede di fissazione dei prezzi indicativi e garnatiscono un reddito equo per gli equipaggi.
L’aumento dei prezzi del carburante e il processo di formazione dei prezzi del pesce al punto di prima vendita richiedono l’adozione di decisioni in risposta a questi problemi, che sono i due principali fattori al centro del peggioramento della crisi del settore.
Jeffrey Titford, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, i pesanti aumenti del prezzo del carburante di cui stiamo discutendo oggi possono rappresentare la famosa goccia che fa traboccare il vaso per molti pescatori britannici. Sono già distrutti dalle normative infinite e dai tagli dei contingenti eruttati da queste istituzioni e che mettono in ginocchio il loro settore.
Ora sono nella spiacevole posizione di non poter andare in mare per catturare i miseri quantitativi di pesce che sono ancora autorizzati a sbarcare, perché il costo del carburante rende il tutto non redditizio ancor prima di cominciare. Il governo britannico li ha abbandonati da molti anni e ha reiterato questo atteggiamento rispetto alle sovvenzioni per il carburante per aiutarli ad attraversare l’attuale crisi.
Alcuni pescatori della mia zona sono stati costretti a tentare un riesame giuridico della loro situazione, perché secondo la PCP a loro dovrebbe essere garantita la possibilità di vivere della pesca.
Il partito dell’Indipendenza del Regno Unito ritiene che la PCP sia un totale disastro che la Gran Bretagna dovrebbe abbandonare al fine di riacquisire il controllo delle proprie acque mentre ha ancora qualche pescatore.
Struan Stevenson (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, mi fa molto piacere che il Commissario oggi abbia affrontato la crisi di vaste proporzioni che colpisce il settore, aggravata dal vertiginoso aumento del costo del gasolio. Come ha giustamente sottolineato l’onorevole Titford – e di rado sono d’accordo con lui, ma in questo caso non posso farne a meno, in alcune nazioni di pesca l’enorme costo del carburante si è aggiunto ai problemi della diminuzione dei contingenti e della caduta dei prezzi del pesce. La situazione è talmente negativa che oggi nel Regno Unito alcuni membri di equipaggio guadagnano meno di 100 GBP la settimana, il che costringe centinaia di loro a lasciare il settore proprio nel momento in cui abbiamo più bisogno che i giovani entrino nel settore. Molti pescherecci, come tutti in quest’Aula sappiamo, non possono più permettersi di uscire in mare; perdono denaro a ogni viaggio. Pescatori infuriati bloccano i porti, conducenti di automezzi pesanti scioperano e si rifiutano di trasportare il carico: questo significa che i mercati del pesce vengono gettati nel più completo scompiglio nel periodo più produttivo dell’anno.
Mi sento tuttavia fortemente incoraggiato dalle disposizioni e dalle proposte illustrateci questo pomeriggio dal Commissario Borg. Gli Stati membri che hanno avanzato proposte per piani di adeguamento delle flotte o intese a una totale ristrutturazione del settore della pesca possono ricevere aiuti a titolo del Fondo europeo per la pesca, e ciò dovrebbe contribuire ad alleviare la crisi acuta che colpisce attualmente il settore.
Mi vergogno profondamente che il governo britannico rifiuti di accettare questi aiuti, rifiuti di applicare a tal fine gli aiuti cofinanziati. E’ terribile che i nostri pescatori finiscano per pescare nelle stesse acque le stesse specie che cattureranno anche i pescatori di altre nazioni vicine che riceveranno questi aiuti. E’ una situazione che distorce ulteriormente il mercato.
Dobbiamo pertanto sostenere la creazione di una flotta più piccola e più efficiente in termini di carburante che risponda più adeguatamente alle possibilità di pesca. Ritengo che le proposte della Commissione consentiranno di realizzare questo obiettivo.
Paulo Casaca (PSE). – (PT) Credo che, in questa crisi, dobbiamo comprendere che l’aumento dei prezzi del carburante è il catalizzatore di una situazione che è ben lungi dall’essere sana e che già suscita alcune grosse preoccupazioni.
Si tratta anche – e credo che lo si debba sottolineare – di una crisi di dimensioni europee, quindi non è corretto cercare di rispondere a livello nazionale.
Terzo, desidero congratularmi con il Commissario e la Commissione per il piano presentato. Ritengo che siano previste misure opportune, anche se possono non spingersi tanto in là, ma comunque contribuiranno a risolvere il problema alla base e nonché i fattori strutturali che ne sono la causa.
Mi auguro che continueremo lungo questo cammino che reputo quello giusto.
Jacky Hénin (GUE/NGL). – (FR) Signor Presidente, ogni porto di pesca dell’Unione europea chiede con urgenza due cose: il gasolio a un prezzo standard a livello europeo di 40 centesimi al litro e una gestione concertata delle quote.
Queste richieste legittime sono di importanza capitale per il settore della pesca e per i posti di lavoro che offre. L’impennata dei prezzi del petrolio e la conservazione degli stock ittici sono problemi concreti. Il libero mercato si dimostra incapace di controllare l’impatto dell’aumento dei prezzi del carburante. Gonfie di profitti, le compagnie petrolifere rispondono speculando sulla crescente domanda relativa ai loro prodotti nelle nazioni emergenti, nella speranza di rompere gli argini. Riducendo le imposte sul carburante, che continuano ad aumentare, e tassando i colossali profitti delle società petrolifere potremmo soddisfare facilmente le richieste dei pescatori senza ricorrere a sovvenzioni, particolarmente aleatorie.
Inoltre, i pescatori non accetteranno più di essere trattati come delinquenti del mare da una Commissione che copre le vere canaglie che solo le bandiere di convenienza e i cartelli del settore della pesca. Nessuno è più interessato dei pescatori alla conservazione degli stock marini. Il sistema deve essere completamente riformato e la Commissione dovrebbe lavorare democraticamente con i lavoratori qualificati del settore della pesca anziché imporre una dittatura basata sulle regole dei suoi pseudo-esperti.
Ioannis Gklavakis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, do il benvenuto al Commissario e al Presidente in carica del Consiglio.
Negli ultimi cinque anni, la pesca ha subito le conseguenze dell’aumento dei prezzi del carburante, che dal 2004 sono aumentati del 240 per cento. La Commissione e il Parlamento europeo stanno adottando misure per superare il problema, ma la situazione finora non è migliorata. Al contrario, è peggiorata.
Dall’inizio del 2008 abbiamo assistito a un aumento del 40 per cento nella regione. Molti pescatori – francesi, italiani, portoghesi, greci e spagnoli – hanno cominciato a lasciare ormeggiate le loro navi. Perché? Perché il costo dell’attività di pesca è più elevato del prezzo che riescono a ottenere per il pesce catturato.
Sono molto preoccupato perché temo che un gruppo sociale molto importante andrà in rovina. Difende le tradizioni, e mi riferisco ai nostri pescatori. Dobbiamo salvarli evitando la catastrofe. Appoggio l’idea proposta dai miei colleghi di intensificare tutte le misure volte a contrastare la pesca illegale e i problemi ad essa collegati. Desidero tuttavia aggiungere un punto molto importante. Occorre attivare il Fondo europeo per la pesca al fine di garantire le risorse, e grazie a questo denaro aiuteremo i nostri pescatori a sopravvivere. In caso contrario, dovremo affrontare una crisi.
Stavros Arnaoutakis (PSE). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sulla scia degli aumenti incontrollati del prezzo del carburante si assiste sempre più a veementi proteste e segni di disperazione da parte dei pescatori di molti Stati membri. Non possiamo più rimanere osservatori passivi di queste vigorose rimostranze. E’ essenziale che l’UE adotti misure immediate volte ad alleviare la situazione di coloro che esercitano questa attività. Subiscono difficoltà senza avere altra alternativa o strumenti per risolvere la situazione.
Se l’UE non offre soluzioni immediate, dovremo affrontare un problema politico concernente l’efficacia dell’Unione nel trattare emergenze quale questa in cui ci troviamo. Questo spostamento di responsabilità dalla Commissione agli Stati membri e viceversa deve finire una volta per tutte. In ogni caso, qualcuno deve assumersi la responsabilità e l’iniziativa, e conformemente alla nostra visione europea, che è il lavoro dell’UE. Politiche europee, signor Commissario! Ritengo che le sue proposte siano un passo nella giusta direzione.
Cornelis Visser (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, il settore della pesca sta vivendo un dramma a causa degli elevati costi del carburante. Solo nel 2008 il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 38 per cento. Al momento non ci sono segni che indichino la fine di questa tendenza in salita. Nel mio paese, i Paesi Bassi, circa 15 unità della flotta dei pescherecci a traino sono già state disarmate, perché ogni uscita per la pesca comporta una perdita. Tuttavia, non è solo la vertiginosa crescita dei prezzi a essere responsabile della tragica situazione, ma lo è in parte anche l’importazione di massicci quantitativi di pesce dall’esterno dell’Unione europea a prezzi bassi. Nei Paesi Bassi vengono importati grandi volumi di limande e passere del Giappone vendute talvolta come sogliole e passere di mare. Questo comporta una concorrenza sleale rispetto alle sogliole e alle passere di mare catturate dai pescatori olandesi. Si dovrebbero effettuare più controlli sull’uso dei nomi di queste specie ittiche.
Anche la flotta olandese deve modificare degli aspetti. Le navi esistenti sono eccessivamente grandi e dipendono troppo dai combustibili fossili. Infatti, occorrerebbe sostituirle tutte con pescherecci più piccoli e multifunzione che impiegano metodi di pesca sostenibili.
Purtroppo la Commissione ha rilasciato solo permessi temporanei per cinque navi che usano sistemi a impulsi elettrici per la pesca della passera. Vorremmo vedere qualcosa di più.
Il settore ha bisogno di risorse finanziarie per sopravvivere e si deve intervenire in questo senso a breve termine. Accolgo positivamente le proposte del Commissario. Si potrebbero considerare anche riduzioni di emissioni di CO2 nel settore della pesca. Sarebbe opportuno esaminare ancora un po’ tale aspetto. La flotta di pesca olandese è responsabile dell’1 per cento delle emissioni di CO2 complessive. Vogliamo ridurlo del 20 per cento. Se si osserva il prezzo del CO2 a 25 euro la tonnellata, ci sono margini in questo ambito. Soprattutto se si pensa che con la ristrutturazione quella flotta scompare, la riduzione delle emissioni di CO2 è totale. Potremmo procedere al calcolo sulla base di una diminuzione di sette anni. Mi auguro che la Commissione approfondirà queste proposte. Il Parlamento le sosterrà di certo, ma forse voi potete anche tirare fuori qualcosa da questo.
Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, la politica comune della pesca ha miseramente fallito e ha contribuito al forte declino degli stock ittici europei. Non è adatta allo scopo.
Il recente aumento dei prezzi del carburante marino – un aumento di oltre il 240 per cento su livelli del 2004, secondo la Commissione, di oltre il 30 per cento negli ultimi mesi – ha solo esacerbato la devastazione già ben documentata delle nostre attività della pesca e del settore stesso in Europa.
Tutti concordiamo sul fatto che occorra adottare certe misure urgenti a breve termine a livello di UE e di Stati membri intese ad alleviare la situazione di pescatori, comandanti e relativi equipaggi – ad esempio livelli adeguati di aiuti di Stato, eventuale riduzione delle imposte sul carburante oltre un determinato prezzo, sostegno finanziario volto a bloccare le importazioni di prodotti della pesca illegale e maggiore controllo di queste ultime, solo per nominarne alcune – noi, in quanto decisori politici, dobbiamo anche guardare al futuro. E’ ora che consideriamo nuove opzioni nell’ambito di piani di ristrutturazione a medio e lungo termine, nonché di concedere le necessarie sovvenzioni al disarmo onde conformare la capacità delle flotte alle risorse disponibili.
Cosa dire di un approccio basato sul mercato con un sistema di scambio di contingenti che prosegue la pratica del dispotismo della regolamentazione, che al contempo ha decimato il settore della pesca e accelerato il grave declino degli stock ittici? L’attuale PCP incentiva in modo perverso la pratica immorale e insostenibile di rigettare le catture accessorie e il novellame in quanto è illegale sbarcarli. Ne abbiamo trattato di recente nella relazione Schlyter. Il problema è acuito dalle importazioni illegali, dalla pesca non dichiarata e non regolamentata, come discusso all’ultima sessione.
Secondo alcuni esperti, come Thorvaldur Gylfason, docente di economia presso l’Università d’Islanda, una politica commerciale basata su canoni, fissati da un’autorità indipendente, renderebbe prezioso ogni chilogrammo di pesce sostenibile, il che fungerebbe da deterrente per i rigetti o per lo sbarco illegale. La Commissione e il Consiglio non pensano che un sistema di scambio di quote, fondato su una ratio economica e ambientale con una gestione basata sugli ecosistemi, potrebbe, da un lato, preservare le preziose risorse marine per le generazioni presenti e future mentre, dall’altro lato, offrirebbe un minimo sollievo ai pescatori produttivi ed efficienti che invocano la riforma?
Sì, ci occorrono misure di emergenza a breve termine per affrontare l’attuale crisi del carburante marino, insieme a piani di ristrutturazione a medio e lungo termine, basati su una ratio ambientale ed economica, anziché trattare da criminali i nostri pescatori più produttivi ed efficienti che a letto, insonni, si chiedono, come ha riportato un portavoce dei pescatori irlandesi: “Se ne andrà via prima la barca o la casa?”
Daniel Varela Suanzes-Carpegna (PPE-DE). - (ES) Signor Presidente, su iniziativa del mio gruppo, e con il sostegno di tutti, ci stiamo confrontando sulla grave crisi del settore della pesca separando il problema dalla crisi generale dei carburanti, perché se anche il prezzo dei carburanti ha acuito la situazione, si tratta solo della goccia che fa traboccare il vaso.
La crisi è molto più profonda e deve essere affrontata con urgenza. Al fine di salvare il settore la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri devono adottare, di comune accordo, un programma che soddisfi i seguenti 10 requisiti che ho dedotto dalla discussione finora svolta.
Uno: maggiori controlli sulle importazioni illegali. Due: maggiori controlli sulle importazioni legali, Tre. riforma dell’OCM con maggiore attenzione al problema dei prezzi ai pescatori nei punti di prima vendita. Quattro: riorientamento degli aiuti a titolo del Fondo europeo per la pesca. Cinque: riprogrammazione dei programmi operativi nazionali. Sei: pagamento e aumento dell’importo degli aiuti de minimis per nave; purtroppo, sembra che la Commissione lo abbia compreso ma la proposta deve essere migliorata, perché non è esattamente quello che vogliamo. Sette: adozione degli aiuti fiscali. Otto: adozione degli aiuti sociali. Nove: più trasparenza e garanzie al consumatore, etichettatura e tracciabilità. Dieci: campagne promozionali per i consumatori e sostegno settoriale.
Questi 10 requisiti si possono sintetizzare in due soli: aumento dei pagamenti e degli aiuti ai nostri pescatori e sanzioni per i trasgressori.
Signor Commissario, signor Presidente del Consiglio, o interveniamo in questo modo ora o dovremo letteralmente farci carico del settore della pesca dell’Unione europea. So che il Commissario Borg non ignora queste problematiche, ma ritengo che dobbiamo contribuire a migliorare la proposta in questione. Mi auguro che il Consiglio farà la stessa cosa la prossima settimana e che approfitteremo della Presidenza francese, che promuove questa riforma, per attuarla in toto.
Dobbiamo sfruttare le opportunità a disposizione perché la rapidità è essenziale.
Duarte Freitas (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il futuro della pesca deve fra fronte a due minacce: da un lato, la sostenibilità delle risorse e, dall’altro, la sopravvivenza dei pescatori. Dobbiamo pertanto garantire il futuro in due modi: innanzi tutto, limitando la pesca e, poi, aiutando i pescatori a sopravvivere e a pescare meglio.
Sembra che finalmente la Commissione sia consapevole di questi problemi e che alcuni governi, come il governo portoghese che ha completamente ignorato la questione, stiano iniziando a rendersi conto del disastro.
Sarebbe opportuno osservare che in alcuni paesi, ad esempio il Portogallo, l’85 per cento della flotta è artigianale e quasi la metà delle navi è alimentata a benzina. Ne consegue che occorre considerare anche questo aspetto e definire misure che si possano applicare allo stesso modo a tutti, affinché i governi non abbiano scuse.
Dovremmo anche pensare di estendere a questo ambito parte del sostegno previsto per la marina mercantile, ad esempio in relazione ai contributi integrati di previdenza sociale. Questo perché le misure strutturali non serviranno a nulla e non avranno futuro se non garantiamo un domani ai pescatori. Questa è la posta in gioco.
Chris Davies (ALDE). - (EN) Signor Presidente, l’aumento dei prezzi del carburante riguarda tutti. Perché allora il settore della pesca viene preso di mira per un trattamento speciale? Perché semplicemente non sovvenzioniamo chiunque?
I pescatori costieri locali subiranno in misura inferiore le conseguenze dell’aumento dei prezzi rispetto agli operatori d’alto mare, che ne risentiranno al massimo. Questi ultimi gestiscono navi enormi, coprono grandi distanze, impiegano relativamente pochi addetti ma catturano enormi quantitativi di pesce, causando l’estinzione di massa delle risorse alieutiche nei mari.
La nostra risposta all’aumento dei prezzi dl carburante dovrebbe essere quella di liberare il mercato e far sì che le leggi della domanda e dell’offerta sortiscano i loro effetti. L’ultima cosa da fare è erogare sovvenzioni che contribuiranno all’estinzione delle risorse ittiche – è la politica della follia. Una volta che tutto il pesce sarà sparito dovremmo ricordarci che abbiamo fatto del nostro meglio affinché ciò accadesse.
Seán Ó Neachtain (UEN). – (GA) Signor Presidente, accolto con favore il pacchetto proposto dalla Commissione. Desidero tuttavia sottolineare – essendo io irlandese – che l’Irlanda non ha mai ricevuto la sua quota adeguata dalla politica comune della pesca e questo ha trovato espressione nel voto della scorsa settimana.
E’ ormai ora che l’Unione europea dimostri che può fornire assistenza al settore della pesca in questo periodo di necessità, in quanto il comparto in questione sta effettivamente versando in condizioni difficili. Sono i pescatori artigianali i più poveri al riguardo.
L’Irlanda ha l’11 per cento dei mari europei ma meno del 4 per cento dei contingenti. La politica non funziona. Tuttavia, è importante ora che l’Unione europea si unisca e dimostri che può correre in aiuto dei pescatori in periodi di necessità. Chiedo di fare tutto il possibile al fine di promuovere il presente pacchetto e che possa essere visto in funzione.
Jim Allister (NI). - (EN) Signor Presidente, ci sono molti aspetti del pacchetto della Commissione che meritano un’accoglienza positiva, ma per me la questione chiave è la distribuzione. Come si possono fissare livelli comuni di distribuzione tra i vari Stati membri dell’UE, con alcuni, come il mio, il Regno Unito, sempre restio ad adottare qualsiasi passo di assistenza finanziaria, anche quando si è autorizzati?
Potrei chiedere oggi al Commissario di non essere neutrale al riguardo, ma di chiedere espressamente a tutti gli Stati membri di intraprendere quanto è oro permesso a titolo del suo pacchetto e di non rimanere più lì con le mani in mano?
Altrimenti continueremo ad avere una politica comune ancora meno comune, che acuisce le disparità e porta maggiore disastro per il settore.
Per quanto attiene a quel punto – perché alcuni amano passare la palla tra governi nazionali e la Commissione – potrebbe il Commissario individuare all’interno del nuovo pacchetto quali sono esattamente le misure che dipendono interamente dai contributi degli Stati membri e quali, se ce ne sono, ne sono esenti?
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, la pesca è un settore molto specifico della nostra economia. Le entità economiche presenti al suo interno sono frammentate e ampiamente disseminate. Spesso si tratta di imprese locali a conduzione familiare. La loro capacità è limitata e quindi non sono in grado di aumentare la produzione e, di conseguenza, di ricavare un reddito accettabile nonostante costi più elevati. Si potrebbe obiettare che se i costi sono aumentati allora potrebbe dovrebbe salire il prezzo del pesce, ma c’è un limite a tale processo. Quanto è disposto a pagare il consumatore? Chi ha ragione in tutto questo?
Propongo di prevedere specifici pagamenti per il carburante da concedere ai pescatori onde aiutarli ad affrontare la difficile situazione che stanno attraversando in questo momento. Questi pagamenti sarebbero collegati al prezzo del gasolio. I pescatori e le loro famiglie non hanno la possibilità di ricavare altri redditi da attività diverse. In sintesi, occorre un nuovo approccio riguardo alla politica della pesca.
Colm Burke (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, nel luglio 2007 mi sono recato a Castletownbere nel West Cork, che è la parte sudoccidentale dell’Irlanda, e mi sono incontrato con una comunità di pescatori locale. All’epoca si trovavano in pesanti difficoltà. Da allora i prezzi del petrolio sono aumentati vertiginosamente. Infatti, negli ultimi cinque anni il petrolio è aumentato in Irlanda di oltre il 300 per cento. Al tempo stesso, il costo del pesce o il prezzo che ne ricavano non è salito.
Non si tratta solo di coloro che lavorano su pescherecci da traino e di proprietari di pescherecci da traino, si tratta delle comunità costiere. Sono loro a essere interessate e questo è estremamente importante.
Accolgo con favore le proposte della Commissione, ma penso anche che dovrebbero essercene altre su come affrontare l’intera questione delle catture accessorie rigettate, e ritengo che non sia stata considerata e che occorra farlo immediatamente.
Dobbiamo rendere il settore più efficiente e più redditizio, ma dobbiamo anche far sì che le persone possano vivere di tale comparto: non solo coloro che sono coinvolti nell’industria, ma anche la gente che vive nelle comunità costiere.
José Ribeiro e Castro (PPE-DE). – (PT) Vorrei chiedere di sentire buone notizie sulla pesca artigianale e sulla pesca costiera in Portogallo anche il 24 giugno.
come ha già sottolineato il mio collega Duarte Freitas, abbiamo sentito parlare molto di gasolio, del sostegno al gasolio, ma l’85 per cento delle navi in Portogallo opera nel segmento della pesca artigianale e oltre la metà è alimentata a benzina. Si tratta di piccole imbarcazioni con motori fuoribordo. Non ricevono alcun aiuto per quanto riguarda la benzina e sono state completamente dimenticate. Per la benzina usata nel settore della pesca è quindi essenziale elaborare un analogo piano equivalente a quello per il gasolio.
Venerdì scorso sono andato a pescare con pescatori di Esposende e posso testimoniare gli enormi sacrifici che compiono. La Commissione non raggiungerà questi addetti a meno che il 24 giugno non adotti misure a favore della pesca artigianale.
Janez Lenarčič, Presidente in carica del Consiglio. − (SL) Nella mia dichiarazione conclusiva vorrei anche far presente che il Consiglio è consapevole della difficile posizione del settore della pesca nell’Unione europea, ma occorre distinguere due aspetti: uno è quello delle caratteristiche specifiche del settore, e l’altro riguarda i prezzi alti del carburante, che, come già evidenziato, sta interessando molti, praticamente tutti i settori, compresa, ovviamente, la pesca.
Il Consiglio è stato molto attivo nel cercare soluzioni: sono in corso intense consultazioni che culmineranno la prossima settimana alla riunione del Consiglio “Agricoltura e pesca”, mentre vengono esplorate misure a breve, medio e lungo termine laddove l’obiettivo è salvaguardare la pesca europea, superare l’attuale fase difficile e preservare sia la pesca costiera che quella pelagica.
Posso garantirvi di avere seguito con estrema attenzione la discussione e che il presidente del consiglio “Agricoltura e Pesca” verrà informato dettagliatamente in merito alle opinioni espresse qui oggi, tra cui le vostre prime reazioni alle proposte e ai piani presentati dal Commissario.
Joe Borg, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare tutti per i commenti, per i vari punti sollevati e anche per la generale manifestazione di sostegno a favore del pacchetto che la Commissione intende proporre.
Vorrei far presente che questa non è la fine dell’intero processo, ma solo l’inizio. Dobbiamo ancora far passare le proposte in questione attraverso il Consiglio e il Parlamento e mi permetto di ribadire che abbiamo bisogno del vostro totale appoggio per realizzare tali proposte il prima possibile, soprattutto in quelle parti che richiedono un emendamento legislativo.
Quanto ho esposto rappresenta, a mio avviso, i limiti della flessibilità nell’affrontare la crisi a breve termine, in vista di attuare un piano di ristrutturazione a medio e lungo termine, al fine di recuperare la sostenibilità delle risorse e la redditività del settore. Convengo che queste misure non andrebbero viste isolate ma anche nel contesto delle discussioni in corso concernenti la pesca INN, i rigetti, l’etichettatura ecologica e vari altri sistemi che siamo in procinto di adottare.
Per quanto riguarda la pesca INN, ad esempio, mi auguro che giovedì della prossima settimana il Consiglio prenda una decisione sulla proposta di regolamento per lottare efficacemente contro questo genere di pesca, a cui il Parlamento europeo ha offerto il proprio sostegno incondizionato.
Vorrei fare presente all’onorevole Davies che non proponiamo di destinare denaro al problema, ma di fornire assistenza in vista di un processo di ristrutturazione – come ho detto, volto a riacquisire una pesca sostenibile e redditizia. Desidero invitare l’onorevole Davies a esaminare cosa intendiamo proporre e, qualora abbia specifiche osservazioni da formulare, sarò lieto di accoglierle. Sì, ci impegneremo onde consentire ai meccanismi adeguati di mercato di funzionare anziché continuare a permettere a pochi operatori giganteschi di dominare il mercato fissando i prezzi del pesce.
In risposta alle affermazioni dall’onorevole Allister, il pacchetto rende più interessante per gli Stati membri adottare quanto disponibile a titolo del Fondo europeo per la pesca, e pertanto auspichiamo che gli Stati membri si impegni a fondo. Affronteremo questo aspetto nell’ambito del Consiglio della prossima settimana al fine di attuare con efficacia le misure che proponiamo.
Mi soffermerò brevemente sulle misure previste.
Innanzi tutto, stiamo considerando le misure di emergenza, con cui offriamo assistenza per il fermo temporaneo dei pescherecci (e anche questo va nella direzione della sostenibilità) per un periodo massimo di tre mesi in aggiunta a quanto già previsto a titolo del Fondo europeo per la pesca e non collegato esclusivamente a ragioni biologiche. Tale misura può finanziare i costi dell’equipaggio e i costi fissi delle navi; si applicherà solo in casi in cui c’è un impegno esplicito a includere le imprese che ne beneficeranno in un piano di ristrutturazione entro un periodo di sei mesi.
Un secondo provvedimento riguarda l’aumento dell’intensità degli aiuti nel quadro del FEP per attrezzature a risparmio energetico. La Commissione propone di diminuire il tasso di partecipazione finanziaria privata obbligatoria e di portarlo al 40 per cento del suo attuale livello.
Proponiamo anche di ampliare alcune misure socioeconomiche ammissibili nel quadro del FES. Riguardo agli aiuti de minimis, stiamo cercando di elaborare disposizioni di modo che se, a un’analisi economica, la nostra proposta si dimostra realizzabile, estenderemmo gli aiuti de minimis a 30 000 euro per nave anziché per impresa, all’interno di un massimale di 100 000 euro per impresa.
Le misure a lungo termine si riferiscono ai premi a titolo del FEP per l’arresto definitivo delle flotte in ristrutturazione, e ci consentirebbero di levare ogni limitazione all’accesso ai premi per l’arresto definitivo, nonché ad aiuti supplementari per l’arresto temporaneo, affinché oltre i primi tre mesi che ho menzionato, proporremo di aggiungere altri tre mesi durante il periodo di ristrutturazione, laddove le navi dovranno essere necessariamente disarmate a causa del processo di ristrutturazione. Questo si applicherebbe fino al 1° gennaio 2010, e saranno concessi tre mesi supplementari se la ristrutturazione va oltre tale data. In questo modo sarebbe concesso un massimo di sei mesi oltre i tre mesi accordati come aiuto di emergenza.
Stiamo anche valutando di aumentare l’intensità degli aiuti per i piani di ammodernamento. Attualmente la partecipazione finanziaria privata è del 60 per cento per la sostituzione degli attrezzi da pesca e dell’80 per cento per la sostituzione del motore. Proponiamo di ridurre la partecipazione privata finanziaria al 40 per cento. Abbiamo deciso in questo senso perché capiamo che il settore privato – gli imprenditori privati, i pescatori – non sono in una posizione che consente loro di cofinanziare in misura significativa lavori di ristrutturazione pagando di tasca propria. Stiamo cercando di facilitare il più possibile ai pescatori il fatto di affrontare una ristrutturazione fornendo la quota maggiore delle spese che emergeranno.
Stiamo anche prevedendo di erogare aiuti per il disarmo parziale. In altre parole, se c’è un gruppo di navi che rappresenta, diciamo, 100 000 tonnellate, e si decide di disarmarne 50 000 o 60 000 tonnellate, lasciando 40 000 tonnellate in forza delle quali si vogliono costruire nuove navi, per la quota parzialmente disarmata – per le 50 000 o 60 000 tonnellate – verranno riconosciuti aiuti per il disarmo. Ovviamente, questo significa che la dimensione della flotta verrà ridotta. Si avrà una flotta più nuova, ma questo vorrà dire che la compensazione versata corrisponderà al volume di riduzione.
Proponiamo anche aiuti sociali sotto forma di sgravio degli oneri contributivi. In altre parole, offriamo la possibilità di esenzione per i contributi a carico dei pescatori, e non per i contributi a carico delle imprese presso le quali sono impiegati, a condizione che la retribuzione dei pescatori non subisca riduzione e che i pescatori continuino a beneficiare delle prestazioni sociali previste dai regimi esistenti.
Per quanto attiene alle misure di mercato – un punto sollevato dall’onorevole Fraga – vorrei sottolineare che le nostre proposte ne prevedono varie: rafforzamento della posizione contrattuale dei pescatori rispetto all’industria di trasformazione e ai distributori unendo le forze con organizzazioni di categoria o associazioni locali di commercializzazione più grandi; introduzione di un sistema di controllo dei prezzi per comprendere meglio i fattori che determinano i prezzi di mercato; rafforzamento della chiarezza in materia di approvvigionamenti per prodotti di origine UE per l’industria; promozione delle iniziative a favore della qualità riguardanti ad esempio l’etichettatura, una migliore manipolazione e una migliore trasformazione; promozione dell’informazione dei consumatori; sanità e nutrizione; pesca responsabile; audit/valutazione del mercato; elaborazione di strumenti di analisi della catena del valore e dei prezzi; monitoraggio per garantire il rispetto delle disposizioni in materia di etichettatura e per contrastare la pesca INN.
Mettiamo anche a disposizione a titolo dei nostri fondi – da altri fondi per la pesca –, per il primo anno, 20-25 milioni di euro al fine di avviare altri specifici progetti in cooperazione con il settore nell’area del controllo del mercato, dell’etichettatura, e così via. Siamo disposti a riaprire le discussioni con gli Stati membri – anche se le abbiamo appena concluse – sugli attuali programmi operativi nell’ottica di garantire che il Fondo europeo per la pesca sia destinato maggiormente a questi programmi di ristrutturazione. Stiamo elaborando misure volte a facilitare l’impiego del Fondo europeo per la pesca. Per esempio – solo per citare un altro punto – è stato proposto di raddoppiare l’importo del prefinanziamento versato dalla Commissione dopo l’adozione dei programmi operativi, portandolo cioè dal 7 per cento al 14 per cento del contributo totale del FEP.
Due ultime osservazioni. L’onorevole Fraga ha affermato che avremmo potuto fare di più. Vorrei solo aggiungere una sfumatura a tale asserzione; avremmo potuto agire diversamente prima. Avremmo potuto evitare di incentivare e incoraggiare la sovraccapacità e non gettare prezioso denaro pubblico in ingiustificati aumenti giganteschi di capacità al di là di quanto i nostri stock ittici possano sostenere ragionevolmente.
Per quanto attiene ai commenti dell’onorevole Doyle – che la PCP ha miseramente fallito – mi limito a far presente che non sono d’accordo. E’ a causa della PCP che possiamo presentare proposte di soluzioni comuni come stiamo facendo ora, anziché assistere a una gara tra i singoli Stati membri che caracollano nella direzione della totale distruzione della pesca.
Presidente. − Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1), ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 5, del Regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 19 giugno 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto. – (PL) La presente discussione è molto importante sia per gli Stati costieri che per i consumatori. Come hanno sottolineato gli oratori precedenti, tutti abbiamo vissuto nell’illusione che il prezzo del petrolio non sarebbe mai aumentato. Ovviamente, questa situazione è emersa quale risultato di tanti anni di negligenza e mancanza di immaginazione da parte delle istituzioni competenti. Al giorno d’oggi, il solo fatto di far uscire in mare i pescherecci è diventato antieconomico. Il prezzo del pesce non compensa gli investimenti. Molti pescatori potrebbero trovarsi costretti ad abbandonare la professione, il che sbilancerebbe l’intero settore economico. Mi sembra che si sia prestata scarsa attenzione alle richieste avanzate in passato dai pescatori. E’ stato solo con il profilarsi di questa ultima crisi che le coscienze di molti si sono svegliate, anche se il settore ha iniziato a versare in difficoltà molti anni fa. Non è ancora stato svolto un ampio dibattito onesto in merito al settore. Dobbiamo risolvere questa profonda crisi immediatamente e impegnarci per garantire il futuro del settore della pesca.
Sebastiano (Nello) Musumeci (UEN), per iscritto. – In quattro anni il prezzo del gasolio in Italia è aumentato del 240% a causa della forte speculazione delle compagnie petrolifere. Ciò impedisce alla flotta peschereccia, in particolare quella artigianale, non solo di svolgere la propria attività ma addirittura di recuperare gli elevati costi di gestione. Le marinerie europee sono al collasso e il caro gasolio erode i pochi margini economici a disposizione dei pescatori.
La Francia e l’Italia hanno annunciato un’iniziativa in comune per ottenere dall’Unione europea risorse aggiuntive. In particolare, l’idea è di raddoppiare la soglia nazionale degli aiuti de minimis al settore. Si tratterebbe, comunque, di una misura insufficiente per ovviare alle gravi difficoltà in cui si trova il settore della pesca, peraltro già provato da una crisi.
Il commissario europeo per la Pesca, Joe Borg, ritiene che degli aiuti rapidi siano possibili ma sostiene anche che, a lungo termine, la soluzione della crisi del settore risieda nella ristrutturazione della flotta: più piccola e meno consumatrice di energia.
Se la proposta di utilizzare imbarcazioni meno divoratrici di gasolio è condivisibile, permane comunque l’urgenza di trovare soluzioni eque che aiutino i pescatori a superare la grave crisi e che sottraggano numerose famiglie al rischio di uno spaventoso impoverimento.