Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Liam Aylward, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sul futuro del settore ovicaprino in Europa [2007/2192(INI)] (A6-0196/2008).
Liam Aylward, relatore. − (GA) Signor Presidente, il settore ovinocaprino è molto importante per l’economia e l’ambiente in Europa. L’allevamento di ovini e caprini è sempre più rilevante in aree remote e in regioni montane, dove spesso si dipende da una prospettiva economica e agricola. Non ha un impatto negativo sull’ambiente e protegge il paesaggio rurale.
Eppure, il futuro di questo settore è attualmente sotto pressione nell’Unione europea. La produzione ovina è scesa del 12 per cento dal 2000. Gli allevatori abbandonato questa occupazione in quanto il lavoro è duro e il reddito troppo basso. Il consumo di carne ovina è in flessione, in quanto alcuni ritengono sia troppo cara e difficile da cucinare. Questo è particolarmente vero tra i più giovani. Si deve affrontare anche una maggiore concorrenza sul mercato da altri paesi.
Entro il2015 la produzione di carne ovina si ridurrà del 10 per cento, a meno che si intervenga in qualche modo ora. Il settore dovrebbe essere esaminato nell’ambito della verifica dello stato di salute della PAC e si dovrebbe adottare subito un’azione al riguardo.
(EN) Signor Presidente, essendo stato nominato relatore per questa relazione nel giugno 2007, ho avviato discussioni di ampio respiro con le parti interessate, tra cui organizzazioni di agricoltori, rappresentanti del settore della trasformazione della carne ovina e organizzazioni di consumatori. Ernst and Young ha redatto uno studio approfondito relativo al settore ovicaprino, ricerca per la quale desidero ringraziarli. Mi sono consultato con il commissario per l’Agricoltura, la signora Fischer Boel, e con vari ministri europei dell’Agricoltura, che mi hanno sostenuto molto nell’elaborazione della relazione. Ho cercato di rimanere sempre realistico nelle proposte che ho presentato.
Molto brevemente vorrei sottolineare le principali raccomandazioni della relazione.
Primo, introduzione di un nuovo piano ambientale di mantenimento della produzione ovina che consentirebbe agli allevatori di essere pagati su una base per capo in riconoscimento dei benefici ambientali associati alla produzione ovina, di essere cofinanziati dall’Unione europea e dai governi nazionali.
Secondo, pagamento supplementari per le razze montane tradizionali al fine di preservare gli ovini in zone sensibili.
Terzo, un regolamento UE per l’etichettatura di prodotti ovini caratterizzati dalla presenza di un logo su tutto il territorio dell’UE che permetterebbe ai consumatori di distinguere tra i prodotti dell’UE e quelli di paesi terzi; sarebbe garantito da una serie di criteri, tra cui un sistema di qualità per gli allevatori e un’indicazione del paese di origine, assicurando in tal modo che i consumatori siano pienamente consapevoli del punto di origine del prodotto.
Quarto, riesame dell’introduzione di un sistema elettronico di identificazione dei capi, prevista per il 31 dicembre 2009. In ragione della sua difficile attuazione, dei costi elevati e dei benefici incerti proponiamo che ogni Stato membro sia lasciato libero di scegliere se introdurre tale sistema elettronico.
Quinto, aumento dell’attuale bilancio annuale della Commissione europea per la promozione alimentare, che ammonta a 45 milioni di euro per il 2008, a garantire i finanziamenti per la carne ovina europea, nonché a modificare, semplificare e razionalizzare le regole pratiche che disciplinano l’esecuzione finanziaria, affinché i prodotti a base di agnello possano beneficiare di un accesso significativo al bilancio.
Sesto, la Commissione dovrebbe presentare proposte sulla trasparenza dei prezzi nel settore per fornire informazioni ai consumatori e ai produttori.
Settimo, una revisione da parte della Commissione europea degli attuali regimi di gestione delle quote delle importazioni, per garantire che la carne di agnello prodotta nell’UE non sia esposta a concorrenza sleale e che l’UE possa far ricorso all’opzione “status di prodotto sensibile” per i prodotti di carne ovina.
Ottavo, sostegno alla Commissione per la ricerca e lo sviluppo nel comparto dei “piccoli ruminanti”, concentrando l’attenzione sia sull’innovazione tecnica delle aziende agricole sia sulle innovazioni per i prodotti.
Nono, nell’ambito del processo di semplificazione attinente alla valutazione dello stato di salute della PAC, che verrà condotto nei prossimi otto mesi, la Commissione europea deve concedere 14 giorni di preavviso agli allevatori per le ispezioni di eco-condizionalità effettuate presso le aziende agricole.
Infine, l’istituzione di una task force di attuazione UE formata da membri della Commissione europea, dalla Presidenza e dal Consiglio. La task force di attuazione UE coordinerà la riforma concreta del settore ovicaprino al fine di rendere tale comparto produttivo, competitivo e redditizio.
Desidero chiedere ai miei colleghi di sostenere la relazione in quanto credo che, se attuata, contribuirà non poco a salvare il settore ovicaprino nell’Unione europea.
Antonio Tajani, Membro della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, sostituisco la Commissaria Fischer Boel che certamente conosce meglio di me il settore.
Però, come il Presidente Mauro sa, io sono originario di una regione italiana dove l’allevamento ovicaprino ha rappresentato la sua storia, ha rappresentato le sua ragione di esistenza, e prende il nome proprio dalla scarpe che portavano gli antichi pastori. Quindi mi fa particolarmente piacere poter esprimere il parere della Commissione su questo argomento.
Intanto voglio ringraziare l’on. Aylward per l’iniziativa di presentare questa relazione e, come ha recentemente affermato la signora Fischer Boel nell’illustrare le proposte sulla valutazione dello stato di salute della PAC, gli agricoltori sono i custodi del paesaggio, tutelano il nostro comune patrimonio naturale e in molte zone rurali continuano ad essere il cuore pulsante dell’economia.
Desidero aggiungere che secondo me ciò è particolarmente vero per gli allevatori di ovini. Ciò premesso, penso che siamo tutti d’accordo che il comparto ovicaprino meriti un’attenzione particolare. È tuttavia importante distinguere all’interno di questo settore due realtà molto diverse: da un lato l’allevamento estensivo, più benefico per l’ambiente, ma spesso meno redditizio per chi lo pratica, e dall’altro i sistemi di allevamento intensivi, più competitivi ma meno sostenibili sul piano ambientale.
È bene rammentare, a questo proposito, che l’obiettivo delle recenti riforme della PAC era di rendere l’agricoltura dell’Unione europea più efficiente e competitiva, ma allo stesso tempo di garantirne la sostenibilità. La valutazione dello stato di salute viene a confermare la validità di questo duplice obiettivo. Non possiamo, infatti, mantenere restrizioni artificiali che impediscono agli agricoltori di soddisfare una domanda in aumento, ma nel contempo dobbiamo perseguire una politica a tutela dell’ambiente.
La Commissione ha pertanto proposto, in sede di valutazione dello stato di salute, un sostegno rinforzato e più mirato alle produzioni sensibili dal punto di vista ambientale. A tale titolo si propone tra l’altro di mantenere gli aiuti accoppiati per ovini e caprini. Suggeriamo inoltre un’applicazione più flessibile del vigente articolo 69 con la possibilità di avvalersene in particolare a vantaggio del settore ovino.
Infine, proponiamo di potenziare la politica di sviluppo rurale che favorisce la tutela dell’ambiente e del paesaggio rurale, oltre a creare occupazione e a stimolare la crescita e l’innovazione delle zone rurali, con particolare attenzione a quelle periferiche, spopolate o fortemente dipendenti dall’attività agricola.
In conclusione, onorevoli deputati, sono convinto che le nuove proposte offrano molteplici possibilità al comparto ovicaprino. Una volta finalizzate le discussioni e le conclusioni in sede di Parlamento e di Consiglio spetterà agli operatori del settore sfruttare al meglio tali opportunità.
James Nicholson, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, vorrei porgere innanzi tutto il benvenuto al nuovo Commissario. Attendo con ansia di lavorare con lui nei prossimi anni e gli auguro il meglio per lo svolgimento della sua missione di Commissario che comporta un’enorme responsabilità. So che l’argomento di questa sera non rientra nelle sue competenze specifiche e che parla a nome di Mariann Fischer Boel, ma sono certo – e accetto quel che dirà – che la sua conoscenza di base del settore è abbastanza buona.
Al pari di molti politici proviene da quest’Aula. Sono lieto di vedere un Commissario che è stato un deputato e che effettivamente sa cosa pensano i deputati e cosa provano i deputati. Quindi, signor Commissario, mi auguro che lei non prenderà personalmente alcune delle cose che potrei dire stasera, ma che le riporterà a Mariann Fischer Boel e le dirà cosa penso realmente.
La relazione che quest’Aula sta discutendo sull’industria ovicaprina è tempestiva e ha trattato in modo globale i problemi che il settore in questione trova ad affrontare.
Per molti anni il settore ovicaprino non è stato redditizio. L’industria è stata demoralizzata dai prezzi bassi, dalle importazioni a buon mercato e dal prezzo ridotto della lana. Di solito, la produzione di ovini ha luogo principalmente in zone montane e meno favorite che non hanno alternative agricole. Quando i giovani guardano al futuro, capiscono che non possono sopravvivere con l’attuale reddito fornito dal settore. Stanno quindi voltando le spalle all’allevamento di ovini e di caprini.
La revisione intermedia non ha apportato alcun miglioramento alla redditività finanziaria del settore. Nel contesto dell’attuale valutazione dello stato di salute, il settore deve ricevere un’attenzione speciale e dobbiamo cercare di capire come possiamo migliorarne la redditività in generale.
Devo dire che la proposta della Commissione sull’identificazione elettronica così come prevista distruggerà l’industria. Se è mai esistita una proposta che non sia stata ben ponderata, è proprio questa. L’industria non può permettersi di pagare per questa identificazione. La maggior parte delle volte, infatti, la marcatura costerebbe in realtà molto più del valore dell’animale.
La Commissione potrebbe fugare i timori accettando il nostro emendamento di posticipare la proposta fino al 2012. Questo darebbe il tempo di capire se la tecnologia associata all’identificazione può essere migliorata con conseguente riduzione del costo. Allora, e solo allora potremo migliorare realmente la tracciabilità che richiede la Commissione.
Vorrei passare adesso alla proposta di istituzione di una task force, che sembra essere avanzata sempre come soluzione a qualsiasi problema, sia a livello nazionale che europeo. L’industria agricola è invasa da relazioni su task force che sono comparse in una vampata di gloria solo per finire nella pattumiera della storia, non avendo mai raggiungo i loro obiettivi dichiarati.
Hanno sempre buone intenzioni ma, a meno che non abbiano un seguito e un sostegno finanziario, tali relazioni sono destinate a fallire.
Temo che questa non sarà diversa. Vi è l’urgente necessità di sviluppare la forza di questa relazione. La commissione per l’agricoltura e gli affari rurali dovrebbe ricevere una relazione ogni sei mesi sulla situazione dell’industria e su cosa viene fatto per sviluppare e migliorare il settore.
Bernadette Bourzai, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare innanzi tutto il relatore, l’onorevole Aylward, per l’eccellente lavoro di consultazione dei professionisti e del settore ovicaprino e per la relazione completa che ci ha proposto.
Il settore ovicaprino ha subito duri colpi negli ultimi dieci anni a causa di una serie di crisi, in particolare le epizoozie, ma soprattutto a motivo della separazione degli aiuti che ha provocato una riduzione sensibilissima del bestiame ovino per abbandono dell’attività da parte degli allevatori. Il settore incontra attualmente reali difficoltà e necessita di un’attenzione particolare da parte nostra, perché produce carne e latte di grande qualità e svolge un ruolo di rilievo per la manutenzione e il miglioramento del terreni, il che permette in particolare di diminuire i rischi di incendi e di catastrofi naturali.
Sostengo le proposte del relatore e della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale relative agli aiuti alla produzione e alla promozione dei prodotti. Di fonte alle importazioni esterne che si avvicinano già a un quarto della produzione europea, credo sia importante sviluppare un logo europeo, da usare in aggiunta alle indicazioni di origine locale e nazionale.
Ritengo anche che l’identificazione elettronica del bestiame potrà essere realizzata alla data stabilita dalle Istituzioni europee solo se, prima, l’Unione europea mobiliterà gli stanziamenti necessari dato che l’industria, in vista delle grandi difficoltà che incontra attualmente, non sarà in grado di farlo. La creazione di una task force mi sembra particolarmente opportuna, contrariamente a quanto indicato dall’oratore precedente, ma deve includere, a mio avviso, rappresentanti delle organizzazioni di categoria per tenere conto più da vicino degli sviluppi vissuti in loco.
Vorrei infine ricordare che dobbiamo agire con urgenza, già a partire dall’anno prossimo, se vogliamo salvare questo settore perché temo che il ricorso all’articolo 69 – diventato 68 – nel quadro della valutazione dello stato di salute per i settori in crisi, sarà troppo tardivo.
Alyn Smith, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, vorrei unirmi alle congratulazioni espresse al relatore questa sera. Ho avuto il piacere di sostenere la relazione sin da quando l’ho letta per la prima volta e continuerò a sostenerla stasera a nome del mio gruppo.
E’ chiaro che l’onorevole Aylward ha consultato ampiamente il settore – vale a dire le persone che sanno di cosa stanno parlando – e questo traspare dalla sua relazione che potrebbe offrire alcuni esempi di buone prassi ad altri relatori.
Riprenderò due questioni. La proposta relativa a una task force di attuazione è fondamentale. Regolarmente presentiamo interminabili “liste di Natale” in quest’Aula e queste non necessariamente vanno al cuore della realtà. Gli allevatori di pecore della Scozia e dell’Europa hanno bisogno di un trattamento migliore e noi dobbiamo ricevere aggiornamenti periodici sullo stato di salute dell’industria e su cosa fare per aiutarla.
La seconda questione, che non sorprenderà i colleghi, è l’identificazione e la marcatura elettronica delle pecore. Sarei grato se il Commissario, cui porgo il benvenuto nella sua nuova carica, potesse guardare alla questione con occhi nuovi – rispetto alle marcature, anche se non rientra nella sua competenza, e accettare che questa proposta dalle buone intenzioni, ma profondamente imperfetta, è proprio quello di cui il settore ovicaprino europeo non ha bisogno in questo momento o del tutto.
E’ imperfetta per tre motivi: le proposte sono irrealizzabili nel senso che ciò che funziona sulle lavagne mobili di Bruxelles non funziona nel cuore dell’inverno su una collina scozzese; non sono state dimostrate: persino i produttori di questa tecnologia ammettono che devono lavorare molto e che non è il momento adatto per introdurle dato che le implicazioni economiche potrebbero fare scomparire del tutto un folto numero di agricoltori.
La relazione dell’onorevole Aylward è eccellente. Sono lieto di sostenerla, ma abbiamo ancora molto lavoro da svolgere.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). - (PL) Signor Presidente, signor Commissario, prendendo la parola a nome del gruppo dell’Unione per l’Europa delle nazioni in questo dibattito, vorrei attirare l’attenzione su quattro questioni.
In primo luogo, la riforma del 2003 della politica agricola comune, che ha comportato la separazione dei contributi finanziari diretti dalla produzione, ha causato un calo costante del numero di pecore e di capre allevate nel territorio dell’UE.
In secondo luogo: altri fattori hanno contribuito al declino di questo settore, fra cui costi di produzione superiori alla media, correlati soprattutto ai carburanti, all’elettricità e ai mangimi. Inoltre, è stata importata un’indebita quantità di carne dai paesi terzi dove gli agricoltori non solo vincolati al rispetto di norme severe per l’allevamento del bestiame.
In terzo luogo: questo tipo di allevamento di bestiame svolge un ruolo importante nella protezione dell’ambiente naturale, tra cui la preservazione di terreni meno fertili con metodi naturali e la conservazione della biodiversità. Contribuisce anche alla salvaguardia del paesaggio. Inoltre, le pecore e le capre sono allevate in zone che, qualunque sia lo scopo, sono inadatte a qualsiasi altra attività agricola.
In quarto luogo, è necessaria un’azione urgente per proteggere il settore ovicaprino a livello di Unione europea. In particolare, si dovrebbe prevedere l’introduzione di un sistema di sostegno dei redditi per i produttori in modo da incoraggiarli a sviluppare questo tipo di produzione.
Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) E’ risaputo che l’allevamento di pecore e di capre è estremamente importante, in particolare nelle zone meno favorite e montagnose, perché contribuisce a trattenervi le persone, a conservare naturalmente le zone meno fertili, e a preservare il paesaggio e gli ecosistemi sensibili. Contribuisce inoltre a prevenire gli incendi boschivi, ad esempio nel mio paese.
Detto questo, la produzione nell’Unione europea è deficitaria rispetto alla domanda e il numero di animali è in costante diminuzione. E’ quindi essenziale adottare misure che contribuiscano a migliorare i redditi dei produttori e ad aumentare la produzione di carne, latte, formaggio e di altri prodotti al fine di incoraggiare i giovani pastori a entrare nel settore e sostenere le imprese a conduzione familiare e quelle piccole e medie.
E’ necessario agire con urgenza attraverso una serie di misure di sostegno, principalmente finanziarie, tenendo conto dell’elevato costo della produzione, delle epizoozie che colpiscono spesso questi animali e dell’insufficienza del sostegno tecnico in molte zone, in particolare sostegno medico e veterinario.
Dobbiamo tenere conto dell’enorme divario esistente fra i bassi prezzi pagati ai produttori dagli intermediari e dai grandi supermercati e gli altissimi prezzi pagati dal consumatore finale. Questo significa che la Commissione e gli Stati membri devono dare assoluta priorità al problema della trasparenza dei prezzi nel settore.
Tuttavia, in particolare, dobbiamo incoraggiare la formazione di associazioni, garantire un movimento verso l’equità dei prezzi della carne, del latte e del formaggio prodotti su piccola scala e creare mercati locali che avvicinino produttori e consumatori.
Per arrestare il declino della produzione di carne ovina e caprina registrato nell’Unione europea sin dal 2003, quando è stata riformata la politica agricola comune ed è stato introdotto il regime di pagamento unico, con sovvenzioni non più collegate alla produzione, la nuova revisione deve cambiare la situazione adottando le misure necessarie, fra cui il sostegno straordinario per l’introduzione del sistema di identificazione elettronica che, come è già stato detto, deve essere volontario, almeno in questa fase, in modo da non sovraccaricare i produttori.
Vorrei anche sottolineare l’importanza di garantire un ulteriore aiuto ai produttori di razze ovine e caprine native rare, tradizionali e regionali. Questo tipo di produzione deve essere aumentato nelle zone montagnose e in altre zone specifiche per preservare la diversità biologica nell’agricoltura e trattenere questi animali in aree sensibili.
Infine, vorrei riaffermare la necessità di sostenere, attraverso una serie di misure, la produzione di formaggi tradizionali prodotti con il latte di questi animali. Dobbiamo tenere vivi i processi artigianali che sono sopravvissuti fino a oggi e che fanno parte del nostro patrimonio culturale e dobbiamo garantire che i pastori e altri produttori di carne e di latte di pecora e di capra abbiamo la scelta di continuare la loro produzione di formaggio e di venderlo direttamente ai consumatori nei mercati locali.
Desidero ringraziare il relatore per la sua relazione.
Jean-Claude Martinez (NI). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, stiamo trattando un argomento importante, ovvero la graduale scomparsa degli ovini e dei pastori europei. Il mondo ha un miliardo di ovini, ma l’Europa ne ha solo 97 miliardi, ovvero meno del 19 per cento, ed è peggio per le pecore femmine, ne abbiamo solo 67 milioni. Certo, la Gran Bretagna può creare un’illusione con i suoi 15 milioni di capi, la Spagna con 16 milioni, o l’Irlanda del Presidente Parish, autosufficiente al 333 per cento. Ma la Francia, ad esempio, ha visto le sue greggi passare da tredici milioni di capi, 25 anni fa, a otto milioni di oggi, per scendere a solo cinque milioni nel 2015. In Francia, un cosciotto d’agnello su due che consumiamo proviene dall’estero. E, ancora peggio, sono le pecore da latte che scompaiono.
Le cause ovviamente sono conosciute: l’impennata dei costi dei mangimi, il calo dei consumi, le difficoltà della vita pastorale, la febbre catarrale, il crollo dei prezzi, lo sganciamento degli aiuti, ma soprattutto le importazioni esenti da dazi delle pecore della Nuova Zelanda. 227 000 tonnellate di pecore della Nuova Zelanda arrivano ogni anno, ovvero il doppio della produzione francese. Non sono i lupi che mangiano le pecore, sono le pecore della Nuova Zelanda a mangiare le pecore europee. Un secolo e mezzo fa, la Nuova Zelanda aveva un milione di pecore, oggi ne ha quaranta milioni. Nello stesso periodo, la Francia è passata da trenta milioni a otto milioni.
Che fare allora? E’ necessario un grande piano europeo per il settore ovicaprino, la volontà di concedere un premio di 15 euro per ogni pecora allattante, un premio per gli ovini del 125 per cento del premio per i bovini, crediti per l’ammodernamento degli edifici, dei macelli di vicinanza, un Fondo europeo di assicurazione dei rischi dell’allevamento, un piano d’assistenza e, perché no, borse Erasmus per i giovani pastori che potrebbero andare in Spagna, in Italia, ad apprendere il loro mestiere. La ringrazio, signor Presidente. La pecora è sinonimo di civiltà!
Neil Parish (PPE-DE) . – (EN) Grazie, signor Presidente. Bene, onorevole Martinez, sapevo che le pecore della Nuova Zelanda erano colpevoli di molte cose, ma non mi ero mai reso conto che mangiassero altre pecore, in particolare le pecore europee!
Scherzi a parte, ringrazio il relatore per l’ottima relazione. Faccio eco alle parole dell’onorevole Nicholson: è un piacere averla qui, signor Commissario, e sono lieto di vedere che lei viene da una zona del’Italia dedita alla pastorizia, quindi sono sicuro che potrà fare luce sull’intero progetto.
L’allevamento di ovini è estremamente positivo, non solo per l’agricoltura, ma anche per l’ambiente, e oggi si parla molto di un buon ambiente per l’agricoltura. Ma è nelle aree di brughiera, le aree montagnose, le aree collinose nella zona che io rappresento – Exmoor e Dartmoor e Bodmin Moor – che il paesaggio verde è preservato grazie all’allevamento di ovini.
La carne di pecora e di agnello è carne rossa molto salubre. E’ carne di animali nutriti con erba. Adesso che viviamo in un’era in cui le persone dicono che sono necessari otto chili di cereali per avere un chilo di proteina, non dimentichiamo che la carne di animali nutriti con erba è estremamente preziosa.
Dobbiamo farci avanti e venderla, perché è carne sana, ma deve essere commercializzata, ed è quello che dico al relatore nella sua relazione: la commercializzazione è estremamente importante.
Vorrei in realtà la concessione agli allevatori di ovini di un contributo per i pascoli per tenere le greggi sulle colline. Non voglio un contributo abbinato, perché credo che tutto quello che può fare è mantenere più pecore di quanto il paesaggio abbia bisogno. Dobbiamo avere cifre esatte per mantenere il paesaggio, ma anche pecore di buona qualità che possano quindi essere vendute adeguatamente.
L’identificazione elettronica: non siamo pronti. Quando si è a metà strada su una montagna sotto la pioggia e si cerca di leggere questi monitor nuovi e la risposta e che non si è in grado di farlo. Non esiste ancora alcun sistema che fermi adeguatamente la collisione dei numeri sulle varie pecore. E non dimentichiamo che stiamo parlando di milioni e milioni di pecore nell’Unione europea. Non siamo ancora pronti e direi: lasciamo stare fino al 2012 e anche oltre.
Rosa Miguélez Ramos (PSE). - (ES) Signor Presidente, da diversi anni il settore ovino europeo sta attraversando una profonda crisi che lo sta portando al collasso, come è già stato sottolineato.
La tradizionale scarsa redditività del settore è stata aggravata dal rincaro dei prezzi dei mangimi, nonché dalla massiccia riduzione del consumo di detti prodotti.
La relazione dell’onorevole Aylward illustra correttamente il settore e ne sottolinea l’importanza decisiva per sostenere le popolazioni che vivono nei territori più sensibili e vulnerabili e per preservare l’ambiente naturale in cui abitano.
Risulta evidente che né il mercato, né gli attuali aiuti della PAC saranno sufficienti alla conservazione di questo settore, soprattutto perché gli attuali costi regolamentari per la produzione provocano perdita di competitività rispetto ai prodotti importati, che non devono soddisfare requisiti simili.
Se non agiamo, queste imprese agricole corrono il grave rischio di scomparire e, con loro, una delle attività economiche più importanti, se non l’unica, di molte zone rurali dell’Europa, il che porrà un serio problema di gestione del territorio.
Il mio gruppo sostiene la relazione e, se abbiamo presentato emendamenti, lo abbiamo fatto con il solo scopo di migliorarla. Siamo preoccupati non solo per le razze tradizionali, che siamo certi siano in pericolo, ma anche per questa attività agricola, anch’essa in pericolo.
E, sebbene l’onorevole Smith sembri credere che vi siano pecore solo in Scozia, ve ne sono anche in Spagna. Siamo, infatti, il secondo produttore, come si è detto, dopo il Regno Unito, e crediamo che il sistema di identificazione elettronica sia l’unico che garantisca la tracciabilità delle greggi e la piena affidabilità dell’etichetta UE.
Il mio gruppo chiede meccanismi di finanziamento comunitario per facilitarne l’introduzione alla data prevista. Chiediamo inoltre che la Commissione includa nella strategia relativa a questo settore il recupero delle attività di pastore, mungitore e tosatore, che stanno scomparendo.
Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). - (PL) Signor Presidente, signor Commissario, la situazione del settore ovicaprino indica che la politica agricola comune è in crisi. Offre l’ulteriore prova che la politica agricola non è all’altezza delle aspettative e che il suo mantenimento nell’attuale forma comporterà la perdita della sicurezza alimentare.
Abbiamo attraversato una crisi nel mercato dei cereali, quando è apparso necessario prendere 2 900 000 ettari da terre messe a riposo. Poi si è registrata la crisi nel mercato del latte, provocata da una politica restrittiva e dall’imposizione di multe agli agricoltori. La quota latte ha dovuto essere aumentata rapidamente del 2 per cento, il che non consente di soddisfare gli impegni in modo adeguato in futuro.
Sembra adesso che abbiamo una crisi nel settore ovicaprino. La situazione dei cavalli e di numerose colture è altrettanto seria. In breve, la politica agricola va cambiata, ma non sotto la pressione dell’industria. Non possiamo permettere che siano imposti ulteriori oneri e che siano pagati dagli allevatori e dai consumatori. Penso, ad esempio, all’identificazione elettronica delle pecore.
Mairead McGuinness (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare e porgere il benvenuto al Commissario. Se non l’ha già sentito, signor Commissario, il messaggio che arriva chiaramente da quest’Aula è che l’identificazione elettronica è una pessima idea e deve essere accantonata. Se questa relazione – e ringrazio Liam Aylward per il suo lavoro – raggiunge qualcosa, mi auguro che raggiunga un poco di realismo sull’etichetta elettronica delle pecore. Lei ha sentito i motivi – non è pratica, è troppo costosa e gli allevatori di ovini molto semplicemente non la indosseranno.
Gli allevatori irlandesi di ovini sono arrabbiati in questo momento – come sapete, abbiamo espresso un voto sul Trattato di Lisbona – e sarebbe piuttosto pratico se la Commissione dicesse “Ascoltiamoli e mettiamo la faccenda a tacere”. Non introducetela.
Vorrei dire qualcosa sulla relazione, che delinea i problemi del settore ovino e lo fa particolarmente bene. La soluzione reale per gli allevatori di ovini è costituita da migliori prezzi di mercato e, se non possiamo ottenerli, da una migliore quota di prezzo che noi, quali consumatori, paghiamo per la carne ovina. Dobbiamo incoraggiare i giovani ad iniziare a mangiare questa carne che, come ha sentito, è un prodotto salubre. Quindi, le misure in termini di iniziative di marketing per contribuire a questo consumo sono molto importanti.
Mi preoccupo per l’articolo 69. Stiamo semplicemente offrendo sovvenzioni trasversali fra agricoltori e non sono sicuro che sarà accettato dagli agricoltori ai quali toglieremo il denaro.
Sostengo l’idea di pagamenti legati all’ambiente, ma sono un po’ preoccupato. Li abbiamo avuti in passato e sono sorti problemi nelle montagne per questo motivo. Poi – indovinate – li abbiamo separati, sperando di risolvere quel problema, e adesso stiamo cercando di riabbinarli. Ma il settore ovino ha bisogno di ulteriori pagamenti per mantenere attivi gli allevatori, in particolare in aree sensibili.
Passando alla task force: non sono un grande sostenitore delle task force, ma sono lieto di sostenere quest’idea se il relatore, come ha detto, è disposto ad attenersi ad essa e a garantire la sua concretizzazione. Posso chiedere alla Commissione di chiarire quante persone, se ve ne sono, stanno lavorando in seno alla Commissione sulla carne ovina? Presumo pochissime. Credo che vi sia una persona, ma vorrei saperlo.
In breve, l’esperienza in Irlanda con una relazione sulla strategia ovina non è buona. Un anno e mezzo fa, con squilli di tromba, erano stati promessi 28 milioni di euro agli agricoltori irlandesi. Fino ad oggi sono stati assegnati 9 000 euro. Mi auguro che questa relazione faccia qualcosa di meglio.
Giovanna Corda (PSE). - (FR) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei congratularmi innanzitutto con il relatore, l’onorevole Aylward, per il lavoro svolto su questa relazione, il cui obiettivo è rilanciare il settore ovicaprino in Europa. Questo settore è, infatti, minacciato, dato che, da diversi anni, il suo volume di produzione è in costante diminuzione.
I produttori preferiscono orientarsi verso altri tipi di produzione perché i prezzi sono caduti drasticamente e non garantiscono più loro un reddito sufficiente. D’altro canto, i consumatori europei, in particolare i giovani, non si interessano a questo tipo di prodotti. Dobbiamo rilanciare questo settore perché non solo la carne, ma anche il latte o il formaggio sono prodotti naturali dei nostri terreni e dobbiamo promuoverli. Il mantenimento del settore è essenziale per tutta una serie di motivi.
Innanzitutto, la filiera del latte, così come quella della carne, è garanzia di tradizione e di abilità che dobbiamo continuare a far conoscere ai nostri consumatori. Queste due filiere sono inoltre garanti dell’occupazione nei settori della produzione, della trasformazione e della vendita di tali prodotti. Non dobbiamo neppure dimenticare che le aziende ovine e caprine si trovano spesso in zone isolate, montagnose o insulari. Parlo con cognizione di causa perché sono nata in Sardegna, una regione che conosco benissimo e in cui le possibilità di riconversione sono molto limitate. Inoltre, gli ovini e i caprini svolgono un ruolo benefico nella protezione dell’ambiente. Questo è il motivo per cui dobbiamo fare in modo di mantenere queste aziende e di rilanciarne gli sbocchi sul mercato.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, signor Commissario, credo che la relazione che stiamo discutendo contenga disposizioni che, se attuate, potrebbero dimostrarsi vantaggiose per il futuro del settore ovicaprino dell’Europa. A mio avviso, la misura relativa all’introduzione di un aiuto aggiuntivo all’industria ovina nelle regioni montagnose e in zone in cui l’allevamento di ovini è l’unica forma di agricoltura sarebbe particolarmente valida.
Il settore non è molto lucrativo e sta incontrando molti problemi ormai da qualche tempo. Il calo della produzione e dei consumi è stato accompagnato da un aumento delle importazioni e dei costi di produzione. Inoltre, l’attuale epidemia della lingua blu e le conseguenti limitazioni imposte alla circolazione e alla commercializzazione di animali ha provocato ulteriori difficoltà socioeconomiche.
Andrebbe sottolineato che i problemi del settore derivano, fra l’altro, dalla separazione fra pagamenti e produzione. Dovrebbero essere proposti strumenti di sostegno per aiutare la ricostruzione degli stock ovini e caprini nell’Unione. Non riesco a immaginare una situazione in cui le pecore siano scomparse del tutto dal paesaggio montano: sono parte integrante di quel paesaggio.
In considerazione della situazione finanziaria del settore, è difficile giustificare l’introduzione della marcatura elettronica per le pecore e le capre. Ancora una volta, il costo dell’introduzione di nuovi chip sarebbe sostenuto dagli agricoltori dell’UE. Credo che dovremmo preoccuparci invece di trovare modi per aumentare il consumo di carne ovina e caprina. Entrambe sono salutari dal punto di vista nutrizionale.
Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signor Presidente, per gli allevatori di pecore del mio paese, Cipro, il problema principale lo scorso anno è stato rappresentato dai risultati confusi e, come è emerso, apparentemente falsi della diagnosi dell’afta epizootica che sono stati forniti da un laboratorio di riferimento per malattie animali del Regno Unito. Questo laboratorio per malattie animali è usato dalla Commissione come laboratorio di riferimento. Il risultato che ha fornito ha portato all’abbattimento di migliaia di animali e alla catastrofe per numerosi allevatori di ovini sull’isola.
Questo laboratorio, osservo, è lo stesso luogo in cui il virus era sfuggito alcuni mesi prima, provocando un’epidemia nel Regno Unito, con conseguenze devastanti per gli allevatori di quel paese.
Posso chiedere alla Commissione di guardare ancora una volta, in modo più critico, agli standard dei laboratori di riferimento per le malattie animali di cui si avvale al fine di garantire che la loro credibilità scientifica sia del massimo livello richiesto?
Wiesław Stefan Kuc (UEN). - (PL) Signor Presidente, signor Commissario, mi dispiace dover dire che la relazione dell’onorevole Aylward si occupa più di salvare il settore ovicaprino in Europa piuttosto che di assicurarne il mantenimento in futuro.
Ci siamo a malapena resi conto quando le pecore e le capre, come i cavalli, sono praticamente scomparse dal nostro paesaggio. Non sentiamo più il suono delle campane o il latrato dei cani. Anche i prodotti derivati dalle materie prime locali stanno scomparendo. Mi riferisco a prodotti quale il latte, la carne, la lana e la pelle.
Credo che vi sia ancora una possibilità per salvare l’allevamento di questi animali, almeno in alcune zone. Se non attuiamo almeno le misure proposte dal relatore, gli zoo saranno l’unico posto in cui potremo vedere queste creature nel futuro. Se la produzione non è vantaggiosa, possiamo ovviamente acquistare forniture dalla Nuova Zelanda, dall’Australia e da altri paesi. Tuttavia, dovremmo salvare la nostra fauna, di cui fanno parte pecore e capre. E’ importante ricordarlo.
Antonio Tajani, Membro della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, mi pare che questa sera qui proveniamo tutti quanti da regioni dove esiste un sistema di pastorizia e c’è una forte attenzione al settore ovicaprino. Proprio per questo io credo che si debba riferire – e così farò – alle colleghe Fischer Boel e Androulla Vassilliou tutto ciò che è stato detto in quest’Aula e tutte le richieste che sono state fatte da parte dei parlamentari.
On. McGuinness, io ho capito perfettamente qual è la posizione del Parlamento sul tema delicato dell’etichettatura. Riferirò – ripeto – la posizione che è stata espressa da molti deputati questa sera alla Commissaria competente. Mi auguro – e capisco le esigenze del Parlamento – che si possa trovare una soluzione positiva con la Commissaria Fischer Boel.
Io credo e mi auguro che, al termine del dibattito in Parlamento e in Consiglio, la valutazione dello stato di salute offrirà una risposta adeguata a molte delle preoccupazioni sollevate dal relatore e sollevate anche nel corso di questo dibattito da molti parlamentari sul tema del futuro del comparto ovicaprino.
Per alcune questioni la soluzione si potrebbe profilare in tempi brevi. Stiamo lavorando ad un accordo sulle modalità in campo agricolo dell’Agenda di Doha per lo sviluppo che dovrebbe essere finalizzato prima della pausa estiva. E questo dovrebbe fare più luce sulla questione dei prodotti sensibili che è stata sollevata dal relatore.
In materia di promozione siamo aperti ad ogni suggerimento costruttivo ma, come ho ricordato, ci siamo attenuti al principio di un sostegno mirato a prodotti comunitari di qualità chiaramente identificabile.
Per quanto riguarda un altro tema che è emerso a proposito del futuro di questo comparto, che considero anche io personalmente, ma anche i Commissari, assolutamente importante per l’economia dell’Unione europea ma soprattutto, in modo particolare, di alcune regioni montane e con un sistema idrogeologico particolarmente difficile.
E quindi volevo fornire una risposta per quanto riguarda il tema della creazione di un gruppo di rappresentanti della Commissione e degli Stati membri che possano seguire l’evoluzione di questo comparto. Per quanto riguarda la creazione di un gruppo siffatto, va da sé che le osservazioni e le proposte che provengono dagli Stati membri e dai portatori di interessi sono sempre ben accolte dalla Commissione che credo debba sempre di più ascoltare le istanze che vengono dall’intera Unione europea. Però, in seno alla Commissione esistono già diversi organi competenti per questo settore.
Il comitato di gestione per gli ovini e i caprini emette pareri sulla legislazione concernente il settore. Il gruppo di previsione sugli ovini e i caprini è composto di esperti del mercato e si riunisce due volte l’anno per discutere sull’andamento e sulle previsioni del mercato. Le conclusioni di queste riunioni sono presentate al gruppo consultivo sugli ovini e i caprini che si riunisce anch’esso due volte l’anno e che rappresenta l’intera filiera, dall’allevatore al consumatore. Quest’ultimo gruppo dibatte anche su un’ampia gamma di argomenti che i rappresentanti possono proporre di iscrivere all’ordine del giorno.
Mi sembra quindi che l’insediamento di un altro gruppo di lavoro implicherebbe un onere amministrativo supplementare e costituirebbe una specie di doppione rispetto alle funzioni dell’attuale sistema di gestione, il che in realtà sarebbe in contrasto con l’obiettivo di semplificare la PAC.
Comunque sono disposto – e credo di poterlo dire anche a nome della Commissaria Fischer Boel – ad esplorare eventuali possibilità all’interno del quadro esistente.
Liam Aylward, relatore. − (EN) Signor Presidente, è stata una mia negligenza non porgere il benvenuto al nuovo Commissario, ringraziarlo e augurargli il meglio. Vorrei ringraziare, ovviamente, anche gli oratori presenti qui stasera, in particolare i relatori ombra, per i loro contributi.
Vorrei inoltre ringraziare la Presidenza slovena per il sostegno dimostrato durante gli ultimi sei mesi, durante i quali ha deciso che lo sviluppo del settore ovino sarà messo nell’agenda del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura di marzo. Questo ha offerto ai ministri dell’Agricoltura di tutta l’Europa l’opportunità di discutere della crisi.
Il mio ringraziamento va anche al presidente della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, Neil Parish, che è stato di grande aiuto e sostegno.
In breve, vorrei fare riferimento agli emendamenti e alle questioni sollevate qui stasera. Ho sentito il punto di vista della Commissione sulla task force di attuazione. Adesso so di avere ragione perché la Commissione è contraria. Trovo molto difficile concordare sull’emendamento n. 2. Mi sono state rivolte alcune proposte. Se riusciamo a ottenere una formulazione adeguata, non ho alcun problema, ma non attenuerò l’importanza di quello che stiamo cercando di raggiungere.
Ancora una volta: il mio punto di vista sull’identificazione elettronica è sempre stato chiaro. Sono contrario – non da meno a causa degli elevati costi –, ma neppure i vantaggi sono stati dimostrati e esistono difficoltà a livello di attuazione. Tuttavia, ho sempre dichiarato che ciascuno Stato membro dovrebbe decidere circa l’introduzione di questo sistema su base volontaria. Pertanto, non posso sostenere l’emendamento n. 4, ma posso sostenere l’emendamento n. 1 del gruppo PPE-DE di posticipare l’attuazione del sistema fino almeno al 2012.
Accoglierò tutti gli altri emendamenti proposti. Non li esaminerà adesso, ma posso accettare gli emendamenti nn. 6, 7, 8, 9, 3 e 5.
Credo sia utile sottolineare che sin dal 2003 si è detto che ogni settore della politica agricola comune che si trova ad affrontare difficoltà o svantaggi sarà reso prioritario nel contesto della valutazione dello stato di salute della PAC. Nella prossima valutazione, chiederei al Commissario per l’Agricoltura di garantire la presa in considerazione in modo globale degli interessi del settore ovicaprino.
Infine, vorrei cogliere l’occasione per augurare il meglio alla Presidenza francese per il prossimo semestre. Sarà molto importante per questa relazione. Ho incontrato il ministro francese dell’Agricoltura, Barnier, che si è già impegnato a svolgere una discussione su questo settore alla riunione di novembre del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura. Sono fiducioso che il ministro, che ha una comprensione ben informata delle sfide del settore ovicaprino, farà del suo meglio per garantire che le proposte necessarie contenute nella relazione sul futuro del settore ovicaprino siano attuate nel contesto della valutazione dello stato di salute della PAC.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 19 giugno 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN), per iscritto. – (PL) L’allevamento di ovini è uno dei settori della produzione animale ad avere ricevuto meno attenzione rispetto all’allevamento di suini o di bovini.
L’allevamento di ovini è, tuttavia, particolarmente importante per i paesi che presentano condizioni geografiche difficili. E’ importante anche per le regioni in cui, per motivi di tradizione storica, l’allevamento e il consumo di agnello è molto importante per la popolazione.
Si dovrebbe cercare di assicurare che questo settore non finisca per collassare. Questo è particolarmente rilevante in un periodo in cui si registra un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari. Non possiamo permetterci di limitare questa produzione.
Sostengo appieno la proposta del relatore di introdurre un aiuto aggiuntivo per i tradizionali allevamenti di montagna per proteggere le pecore in zone sensibili. Sostengo anche la proposta di identificare la carne ovina con un logo UE per distinguerla dai prodotti di paesi terzi. Siamo tenuti ad aiutare i cittadini dell’Europa a differenziare fra il cibo buono e il cibo che potrebbe non soddisfare gli standard europei.