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Resoconto integrale delle discussioni
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Giovedì 19 giugno 2008 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull’iniziativa “automobile intelligente” (discussione)
 3. Turno di votazioni
  3.1. Trasporto interno di merci pericolose (A6-0227/2008, Bogusław Liberadzki) (votazione)
  3.2. Gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali (A6-0050/2008, Helmuth Markov) (votazione)
  3.3. Potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi (votazione)
 4. Benvenuto
 5. Turno di votazioni (proseguimento)
  5.1. 1° luglio, quarant’anni di Unione doganale (votazione)
  5.2. Carta europea dei diritti dei consumatori di energia (A6-0202/2008, Mia De Vits) (votazione)
  5.3. Importazione di carcasse di pollame (votazione)
  5.4. Crisi del settore della pesca in seguito all’aumento del prezzo del gasolio (votazione)
  5.5. Preparazione del Vertice UE-Russia (votazione)
  5.6. Futuro del settore ovicaprino in Europa (A6-0196/2008, Liam Aylward) (votazione)
  5.7. Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull’iniziativa “automobile intelligente” (A6-0169/2008, Zita Gurmai) (votazione)
 6. Dichiarazioni di voto
 7. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 8. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 9. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (discussione)
  9.1. Birmania: protrarsi della detenzione di prigionieri politici
  9.2. Somalia: uccisioni di civili all’ordine del giorno
  9.3. Iran: esecuzione di delinquenti minorenni
 10. Turno di votazioni
  10.1. Birmania: protrarsi della detenzione di prigionieri politici (votazione)
  10.2. Somalia: uccisioni di civili all’ordine del giorno (votazione)
  10.3. Iran: esecuzioni di delinquenti minorenni (votazione)
 11. Presentazine di documenti: vedasi processo verbale
 12. Storni di stanziamenti: vedasi processo verbale
 13. Comunicazione di posizioni comuni del Consiglio: vedasi processo verbale
 14. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo verbale
 15. Dichiarazioni scritte che figurano nel registro (articolo 116 del regolamento): vedasi processo verbale
 16. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale
 17. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale
 18. Interruzione della sessione
 ALLEGATO (Risposte scritte)


  

PRESIDENZA DELL’ON. MECHTILD ROTHE
Vicepresidente

 
1. Apertura della seduta
  

(La seduta inizia alle 10.05)

 

2. Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull’iniziativa “automobile intelligente” (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Zita Gurmai, a nome della commissione per i trasporti e il turismo, sulla comunicazione: verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull’iniziativa “automobile intelligente” [2007/2259(INI)] (A6-0169/2008).

 
  
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  Zita Gurmai, relatrice. (HU) Grazie, Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nella nostra vita quotidiana dipendiamo sempre più dai trasporti. Anche l’economia europea si affida a trasporti su strada efficienti. Il traffico in aumento ha tuttavia causato l’insorgenza di gravi problemi sociali. Provoca congestione delle strade e delle zone urbane, comporta gravi problemi per la salute e l’ambiente, spreca energia e soprattutto causa incidenti. Molto brevemente, ecco alcune statistiche scioccanti: il totale delle emissioni annuali di biossido di carbonio derivanti dal traffico stradale è di 835 milioni di tonnellate; 40 000 persone muoiono ogni anno sulle strade; i costi associati alla congestione del traffico nell’Unione europea ammontano a 50 miliardi di euro all’anno, che equivalgono allo 0,5 per cento del PIL della Comunità e tale dato potrebbe aumentare fino a ben l’1 per centro del PIL dell’UE entro il 2010.

Ho tuttavia una buona notizia: i problemi possono essere mitigati. Il controllo elettronico di stabilità può salvare ogni anno la vita di circa 4 000 persone e, qualora venisse dispiegato appieno in tutta Europa il sistema di chiamate di emergenza a bordo dei veicoli, eCall, il numero dei feriti e dei morti sulle strade potrebbe essere ridotto di ben il 5-15 per cento. Salverebbero la vita di più di 2 500 persone ogni anno e rappresenterebbero un risparmio finanziario di 22 miliardi di euro. Un software adeguato e informazioni in tempo reale nei centri del traffico permetterebbero una riduzione del 40 per cento delle congestioni.

Risulta chiaro persino dai pochi dati che ho citato, che i sistemi dell’”automobile intelligente” comportano vantaggi innegabili, ma che l’utilizzo di tali sistemi a oggi resta limitato; negli Stati Uniti, d’altro canto, il controllo elettronico di stabilità verrà reso obbligatorio in tutte le nuove automobili a partire dal 2012. La ragione fondamentale per cui tali sistemi non sono maggiormente diffusi è che sono costosi, oltre al fatto che mancano adeguate informazioni e infrastrutture intelligenti. Dobbiamo tuttavia chiederci: possiamo permettere una situazione in cui i cittadini dell’Europa non possono godere dei loro diritti? Vedete, credo che ciascuno di loro, così come ciascuno di noi tutti, abbia diritto a una mobilità sicura, sostenibile ed efficiente.

Poiché la mobilità è aumentata e continua a crescere costantemente, i problemi che ho menzionato sono di proporzioni europee e se la mobilità non è eccellente o non è sicura dobbiamo rispondere a livello europeo. Vanno eliminati gli ostacoli di mercato, va promossa la richiesta di tecnologia della comunicazione intelligente e, a livello europeo, vanno sviluppate infrastrutture intelligenti interoperabili. Vanno mantenuti e migliorati i risultati già ottenuti in Europa nella ricerca e sviluppo nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in particolare in merito a un’adeguata interazione uomo-macchina. Tutti questi aspetti sono indispensabili per l’economia e la società europea e sono altresì nell’interesse dell’industria dell’UE, dato che i settori industriali di Giappone e Stati Uniti (per citare solo uno o due esempi) sono concorrenti importanti, il che è stato riconosciuto dai decisori europei ed ecco perché l’iniziativa “automobile intelligente” costituisce un fiore all’occhiello del progetto nel quadro dell’iniziativa i2010.

Pertanto, accolgo con favore soprattutto la comunicazione della Commissione europea e appoggio gli sforzi compiuti dalle parti coinvolte nell’ampliare il dispiegamento adeguato dei veicoli di informazioni intelligenti e tecnologie per la sicurezza. Dobbiamo riconoscere che il progetto è ancora agli inizi, ma che ora disponiamo di informazioni sugli sviluppi che hanno avuto luogo dal lancio dell’iniziativa “automobile intelligente”. Il lavoro che abbiamo già compiuto non è trascurabile e stiamo compiendo progressi ragionevoli. Al contempo, tuttavia, attendo con grande curiosità la prossima relazione intermedia e sono fiduciosa che anch’io, con le mie modeste risorse, abbia contribuito all’obiettivo di promuovere sulla più vasta scala possibile il dispiegamento di sistemi salvavita, rispettosi dell’ambiente e volti a ottimizzare il traffico.

Da ultimo, ma non per importanza, desidero cogliere questa opportunità per ringraziare tutti coloro che mi hanno assistita nel mio lavoro: la Direzione generale Società dell’informazione e media della Commissione europea, il segretariato della commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo; ringrazio i miei onorevoli colleghi di quest’Assemblea e coloro che oggi non hanno potuto essere qui per le loro osservazioni e proposte di emendamento e ringrazio le organizzazioni professionali per tutti i loro utili consigli, inviti e spiegazioni. Grazie a tutti per la vostra collaborazione.

 
  
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  Antonio Tajani, Membro della Commissione. Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevole Gurmai, io, anche se sostituisco la Commissaria Reding che è competente per il dibattito di oggi, considero l’argomento di straordinaria importanza perché rientra nella strategia che la Commissione europea e il mio dicastero intendono perseguire nei prossimi anni, cioè ridurre il numero dei morti sulle strade dell’Unione europea.

Abbiamo il dovere di considerare questa iniziativa come una priorità politica, i cittadini ci guardano e soprattutto i giovani aspettano da noi delle risposte, dei consigli, dei suggerimenti, delle idee affinché possano spostarsi sulle strade dell’Unione europea senza rischiare di perdere la vita.

Ecco perché il dibattito di oggi, come quello di ieri sera, diventa di straordinaria importanza, come diventano di straordinaria importanza gli eventi che la Commissione europea sta organizzando. Il giorno 10 a Bruxelles ci sarà un’iniziativa rivolta ai giovani per discutere di sicurezza stradale, ci saranno una serie di iniziative durante la Presidenza francese per la sicurezza stradale, la più importante sarà a Parigi il 13 ottobre, ma in altre città europee ci saranno manifestazioni per intervenire in questo settore per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto per sensibilizzare i giovani.

Signora Presidente, onorevoli deputati, per quanto riguarda la discussione di oggi vorrei ringraziare tutto il Parlamento e la relatrice per l’eccellente ed esaustiva relazione che ha svolto. Sono particolarmente lieto di constatare che il suo testo riconosce il grande potenziale delle tecnologie e dei sistemi promossi dall’iniziativa “automobile intelligente”. Il sostegno del Parlamento è determinante al fine di far pervenire questi sistemi agli utenti della strada.

Il cittadino infatti è stato fin dall’inizio il punto focale, l’obiettivo di questa iniziativa. Il cittadino, in qualità di utente della strada, si deve confrontare con scelte sempre più difficili per quanto riguarda la mobilità ed a volte i messaggi provenienti dal settore pubblico e privato possono indurre a confusione o essere a volte anche contrastanti fra loro. Pertanto accolgo favorevolmente la richiesta del Parlamento di introdurre ulteriori misure, quali incentivi, formazione del conducente e campagne di informazione per gli utenti in modo che veicoli più sicuri ed ecologici possano affermarsi sul mercato.

È molto incoraggiante, soprattutto per me che sono stato per tanti anni deputato in questo Parlamento, vedere che l’assemblea riconosce eCall come una delle priorità chiave dell’iniziativa “automobile intelligente”. Grazie a eCall abbiamo realizzato molti progressi e alla fine di quest’anno la Commissione presenterà una nuova comunicazione al Parlamento e al Consiglio nella quale saranno indicate le fasi finali per la realizzazione di eCall.

Sono inoltre grato al Parlamento per il suo sostegno ai nostri sforzi volti a identificare il modo migliore per raggiungere l’efficienza energetica e una riduzione delle emissioni di CO2 grazie alle tecnologie intelligenti e per guidarci nelle eventuali misure da prendere. Questo settore è tuttavia soltanto all’inizio, il regolamento sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 deve ad esempio essere messo in atto, penso ancora ad ulteriori misure nel settore dei trasporti basate soprattutto su un approccio integrato. Il sostegno del Parlamento a questo riguardo sarà essenziale.

 
  
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  Dieter-Lebrecht Koch, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il grande pubblico dovrebbe poter beneficiare del potenziale di una maggiore sicurezza stradale in due modi. Per tale ragione, unitamente alla relazione di cui discutiamo oggi, sono a richiedere maggiori ricerche e istruzione riguardo ai benefici derivanti dalla sicurezza dei sistemi di assistenza alla guida. La maggior parte delle persone non ha alcuna esperienza di tali sistemi e non è pertanto in grado di apprezzare, innanzi tutto, l’indiscusso potenziale in termini di sicurezza derivante dal possedere tali sistemi – dopotutto, l’errore del guidatore costituisce la causa di circa l’80 per cento degli incidenti stradali – in secondo luogo, il fatto che essi rendono la guida meno stressante, terzo, il fatto che assistono il guidatore e ne alleggeriscono il carico senza usurparne la responsabilità ultima e, quarto, il fatto che incoraggiano un comportamento di guida ecologico ed economico. Secondo recenti studi, i sistemi di assistenza alla guida potrebbero prevenire fino a un terzo di tutti gli incidenti gravi qualora tutti i guidatori ne facessero uso.

Sistemi quali il sistema di adattamento della velocità di crociera (ACC), di assistenza al cambio di corsia e il controllo elettronico di stabilità (ESC) sono altamente affidabili e ben sviluppati dal punto di vista tecnico. D’altro canto, devono essere sottoposti a controlli tecnici regolari e devono essere collaudati dopo riparazioni importanti in seguito a un incidente. I sistemi dell’”automobile intelligente” contribuiscono a evitare completamente situazioni rischiose e, alleggerendo il carico sul guidatore, favoriscono uno stile di guida più rilassato e prudente.

Tali sistemi purtroppo non costituiscono ancora componenti standard dei veicoli. Nonostante Vision Zero, in futuro si verificheranno ancora incidenti stradali. A partire dalla fine del 2010, tutti i nuovi veicoli dovranno essere predisposti per il sistema satellitare di chiamate di emergenza eCall, così che possano essere forniti aiuti di tipo professionale entro quella che i dottori chiamano l’”ora d’oro” immediatamente successiva a un incidente.

Attraverso il 112, il numero europeo di emergenza, il call center e i servizi di soccorso ricevono la notifica automatica rapida di un incidente e la sua posizione precisa. Sino all’arrivo dei servizi di soccorso, tuttavia, ciascuno di noi deve essere in grado di somministrare i gesti di pronto soccorso. Negli abitacoli dei veicoli moderni, tuttavia, vi è altresì il pericolo di un sovraccarico di sensori. Il funzionamento sempre più complesso di funzioni quotidiane, quali aria condizionata, autoradio e sistemi di navigazione, unito ai segnali audio e video dei sistemi di assistenza, quali sistemi di parcheggio automatico, dispositivi di controllo dei paraurti, dispositivi di blocco per alcol e sovraccarico e altri dispositivi possono distrarre o persino sovraccaricare il conducente.

Per tutto questo potenziale, resta il problema di sostituire il parco veicoli. Si tratta innanzi tutto di una questione di accessibilità. L’età media dei nostri veicoli sta purtroppo aumentando piuttosto che diminuire. I veicoli devono continuare a essere accessibili. Questa è una nostra responsabilità.

Desidero infine esprimere i miei più sentiti ringraziamenti all’onorevole Gurmai per l’eccellente lavoro svolto.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău, a nome del gruppo PSE. – (RO) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero congratularmi con l’onorevole Gurmai per la sua relazione. Sono convinta che, grazie anche a lei, la tabella di marcia che la Commissione redigerà in autunno al fine di accelerare l’introduzione di incentivi per l’automobile intelligente sarà maggiormente ambiziosa.

Lanciata nel 2006, l’iniziativa “automobile intelligente” costituisce uno dei principali progetti dell’e2010, che fino al 2010 rappresenta il quadro strategico della Commissione per la società dell’informazione. Una delle componenti del programma eSafety è costituita dall’attuazione, entro il 2010, del sistema eCall, che contatterà in automatico i servizi di soccorso e fornirà dati riguardanti l’esatta posizione del veicolo. Ciononostante, è importante che gli Stati membri firmino il memorandum d’intesa. Appoggio l’introduzione di tale sistema come dotazioni standard per tutti i nuovi veicoli a partire dal 2010.

In Europa si potrebbero salvare ogni anno 4 000 vite introducendo il sistema elettronico di controllo della stabilità, che riduce il rischio di slittamento. Purtroppo, secondo la strategia dei produttori automobilistici, tali dispositivi sono disponibili solo in proporzioni alquanto ridotte e spesso in pacchetti di opzioni molto costose. Ritengo che per noi non sia sufficiente fissare l’obiettivo per cui, a partire dal 2012, il sistema elettronico di controllo della stabilità sia disponibile per tutti i modelli, ma è altresì importante introdurre incentivi a favore degli acquirenti per la scelta di tale opzione. E’ stato scoperto che si potrebbe evitare il 60 per cento dei tamponamenti, qualora i conducenti disponessero di dispositivi di assistenza alla frenata e di tecnologia per la prevenzione degli incidenti. Inoltre, i dispositivi di miglioramento della visibilità di cui sono dotate le automobili con fari adattivi potrebbero ridurre del 30 per cento gli incidenti mortali che coinvolgono pedoni e del 15 per cento il numero degli incidenti che coinvolgono ciclisti.

Ritengo che sia estremamente importante garantire la confidenzialità dei dati e attiro la vostra attenzione sul fatto che sono diventati urgenti i chiarimenti giuridici sulla responsabilità in caso di incidenti di automobili dotate di dispositivi di assistenza alla frenata o di dispositivi per il controllo dello slittamento. L’industria automobilistica deve adottare il codice europeo di buona condotta in materia di sviluppo e collaudo di sistemi di assistenza avanzati per i costruttori… per gli automobilisti prodotto da RESPONSE.

Da ultimo, ma non per importanza, ritengo che sia vitale l’esistenza di piani di sostegno finanziari nazionali e comunitari per l’acquisto di automobili intelligenti per l’utilizzo su larga scala di tali sistemi. Desidero congratularmi con l’onorevole Gurmai per la sua relazione e senza dubbio attendiamo dalla Commissione un piano ambizioso per l’introduzione delle automobili intelligenti.

 
  
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  Paweł Bartłomiej Piskorski, a nome del gruppo ALDE. (PL) Signora Presidente, signor Commissario, come dicevamo qui ieri, lei è venuto in quest’Aula nel suo nuovo ruolo in un momento particolarmente propizio nel corso del nostro dibattito sui trasporti.

Durante questi pochi giorni, abbiamo discusso diverse questioni volte a migliorare la sicurezza stradale e la qualità dei trasporti. Due giorni fa parlavamo di sicurezza di pedoni e ciclisti, ieri discutevamo di trasporto di materiali pericolosi e di sistemi di sicurezza stradale. Oggi consideriamo i veicoli stessi e cioè come rendere i veicoli utilizzati dalle persone sulle strade dell’Unione europea quanto più sicuri possibile.

Per noi l’obiettivo è chiaro e cioè mettere in condizione i cittadini dell’UE di spostarsi in modo più efficace e rendere le loro vite più confortevoli, ma al contempo essi si devono sentire più sicuri, così che, grazie alle nostre normative, possiamo dire ai nostri elettori, dire alla gente, che abbiamo apportato un contributo positivo. Le misure specifiche prese dal Parlamento europeo dimostrano l’importanza non solo di quest’Assemblea, ma dimostrano altresì che la normativa europea e le istituzioni europee portano qualcosa di positivo e tangibile nella vita di ognuno.

Dobbiamo ricordare che quando discutiamo iniziative volte a rendere più sicuri i veicoli, vi sono due aspetti da tenere a mente. Innanzi tutto l’automobile stessa e tutti i dispositivi che stiamo considerando: dispositivi per il controllo della velocità, per il controllo della stabilità, per mantenere la distanza tra i veicoli, tutti tali dispositivi, unitamente a quelli di navigazione, costituiscono tutti elementi molto importanti che migliorano il funzionamento dell’automobile, il mezzo utilizzato da coloro che viaggiano su strada.

Tuttavia, dobbiamo altresì ricordare, ed è opportuno sottolinearlo in questi interventi, che, per i nostri cittadini, per coloro che viaggiano su strada, è molto importante anche la questione delle comunicazioni, qualora si verificasse una tragedia, un incidente o qualche disgrazia. I nostri cittadini devono sentirsi sicuri che, grazie ai dispositivi tecnici e ai sistemi che stiamo introducendo, riceveranno aiuto il più rapidamente possibile.

Entrambi tali aspetti sono estremamente importanti. Entrambi, il che significa efficaci sistemi d’informazione così che possano giungere i soccorsi in caso di incidente e, al contempo, sistemi che migliorino i veicoli stessi.

Nel discutere la presente relazione, che il mio gruppo politico appoggia, dobbiamo altresì ricordarne i limiti. Innanzi tutto, quando parliamo di un’automobile intelligente, non dobbiamo dimenticare che un conducente intelligente ne costituisce una parte molto importante. Non si tratta di un fattore minore e anche la questione educativa è molto importante. Abbiamo riscontrato in diverse occasioni che il progresso tecnologico non era accompagnato da miglioramenti in termini di sicurezza. Perché? Perché, nonostante una tecnologia migliorata e automobili più veloci, i conducenti si sentivano invincibili alla guida dei loro veicoli. Strade migliori significavano che potevano guidare a velocità più sostenute. Per tale ragione, è altresì molto importante la questione dell’educazione, mostrando ciò che è utile della moderna tecnologia, ma senza trascurarne i limiti, e mostrando anche come i conducenti non devono abusare delle moderne tecnologie che noi, mi auguro, attueremo.

Va sollevata anche la questione delle forze di mercato, in quanto non vi sono garanzie che le normative da noi introdotte, per quanto possano essere buone, utili, adeguate e benefiche per i conducenti, risulteranno in un immediato cambiamento dei veicoli in favore di automobili che riteniamo essere più sicure, più efficienti e di più facile utilizzo. Non vi sono garanzie, in quanto vi è, certo, la barriera del prezzo. Tale barriera potrebbe limitare severamente l’accesso a questi veicoli. Non sono un sostenitore di sistemi che comportano finanziamenti e inoltre, sia per la Commissione che per tutti noi, è una sorta di sfida intellettuale sapere cosa fare, non solo al fine di offrire veicoli più sicuri e strade migliori, ma per fare in modo che i nostri cittadini, i cittadini dell’Unione europea, desiderino farne uso e dispongano della capacità finanziaria necessaria a tale scopo.

Desidero ringraziare sentitamente il relatore ed esprimere ancora una volta il mio fermo appoggio a tale relazione.

 
  
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  Sepp Kusstatscher, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signora Presidente, signor Commissario, al quale porgo i miei saluti in quanto nuovo venuto nella nostra Aula, onorevoli colleghi, abbiamo dinanzi una relazione contenente suggerimenti in abbondanza. Mi posso senza dubbio congratulare con l’onorevole Gurmai per la grande quantità di idee che sono state inserite nella presente relazione con l’intenzione di promuovere la sofisticatezza tecnica dei veicoli sulle nostre strade.

Come introduzione, tuttavia, non posso trattenermi dal fare un’osservazione sulle espressioni “veicolo intelligente”, “infrastrutture intelligenti” e “dispositivi di sicurezza intelligenti”. Come ho già affermato in seno alla commissione per i trasporti e il turismo, ritengo che sia totalmente inaccettabile applicare tale termine ad automobili e carreggiate. Intellegentia, intellegere, intellegens – tali termini latini hanno a che vedere con discernimento, percezione e comprensione. Si riferiscono alla capacità cognitiva degli esseri umani, alla loro capacità di comprendere, di astrarre, di risolvere problemi e di applicare conoscenze. Da un punto di vista puramente linguistico è un’assoluta assurdità parlare di veicoli e strade intelligenti!

Nella motivazione della sua relazione, l’onorevole Gurmai scrive: “Il traffico stradale in costante aumento genera gravi problemi sociali e ambientali: la congestione delle reti stradali e delle aree urbane, i danni all’ambiente e alla salute pubblica, lo spreco di energia, gli incidenti e, soprattutto, l’inutile perdita di vite umane”. Concordo senza riserve. Non cerco neppure di negare che una tecnologia concepita in modo intelligente del tipo di cui abbonda il presente documento possa contribuire a rendere il traffico stradale meno pericoloso e meno nocivo per l’ambiente. Tuttavia, percorre soltanto una via limitata verso la risoluzione degli effettivi problemi sociali e ambientali.

Di recente, mi sono recato nelle classi di diverse scuole. Nel corso di tali visite, ho colto l’opportunità per chiedere a diversi alunni delle scuole medie e secondarie superiori quali ritenevano essere le principali cause degli incidenti stradali. Le prime risposte sono sempre state “velocità troppo sostenuta e pericolosa e guida in stato di ebbrezza”. Le soluzioni che proponiamo qui, tuttavia, sono quasi esclusivamente del genere avanzato dall’industria automobilistica, che cerca di vendere veicoli sempre più nuovi e sofisticati dal punto di vista tecnologico.

Se i prezzi del carburante in aumento costituiscono un problema, se esiste la necessità urgente di ridurre il consumo di energia in generale, se devono essere abbassati i livelli irresponsabilmente elevati delle emissioni di CO2 e se vogliamo fare qualcosa per combattere il cambiamento climatico, non dovremo correggere tali aspetti mediante una filosofia del sempre di più, sempre più elevato, sempre più veloce, sempre più sofisticatezza e sempre più mobilità, ma piuttosto adottando uno stile di vita diverso, in cui più lento, più modesto e più economico sono all’ordine del giorno.

Vi è un punto che devo contestare. Il relatore scrive: “Una questione fondamentale per i consumatori è l’accessibilità: molti consumatori non si possono semplicemente permettere i sistemi in questione, per cui è importante che i sistemi di trasporto intelligenti divengano quanto prima accessibili e ampiamente disponibili”. Qualche anno fa, l’Umwelt- und Prognose - Istitut (UPI, Istituto ambientale e di previsione) di Heidelberg ha calcolato che in Germania, una volta che sono stati presi in considerazione tutti i costi diretti e indiretti dei trasporti, l’automobile media è sovvenzionata dal governo, in altre parole dal contribuente, per la modesta somma di circa 3 000 euro l’anno. E’ inaccettabile che la distruzione dell’ambiente e i rischi per la salute pubblica siano sovvenzionati. Al contrario, coloro che causano il danno dovrebbero pagare conformemente al principio della trasparenza dei costi.

La costruzione e il mantenimento delle strade non costituiscono gli unici fattori di costo. Vi è anche l’utilizzo dei terreni e il danno alla natura e alla salute umana sotto numerose forme. Vi prego di non fraintendermi, non mi oppongo a una tecnologia migliore, ma mi oppongo a questa fiducia cieca nella tecnologia. Se vogliamo sovvenzionare la mobilità, dobbiamo innanzi tutto appoggiare gli spostamenti su rotaia, i trasporti pubblici locali, gli spostamenti in bicicletta e a piedi, il che sarebbe più intelligente, più sano e più ecologico.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc, a nome del gruppo UEN. (PL) Signora Presidente, la relazione dell’onorevole Zita Gurmai e le raccomandazioni in essa contenute costituiscono un passo ulteriore verso il miglioramento della sicurezza stradale nell’Unione europea. La maggior parte di noi utilizza i veicoli su tali strade. Essi sono dotati di tecnologie in continuo miglioramento: convertitori catalitici, ABS, ASC, luci, cinture di sicurezza e così via. Eppure, come sempre, vi è un “ma”. Tali dotazioni elettroniche sono in generale montate su automobili costose, che vengono sottoposte a collaudi di sicurezza, in cui parte della carrozzeria è destinata ad accartocciarsi per assorbire un urto, nonché su cui sono montati numerosi air bag e cinture particolari. Tali veicoli possono resistere a quasi qualsiasi tipo di incidente ma, purtroppo, la maggior parte delle automobili sulle nostre strade hanno un prezzo medio o basso. Ciò che è ancora più importante è che le vendite di tali automobili è in costante crescita e, secondo le riviste di automobilismo, saremo presto sommersi da un’ondata di automobili economiche provenienti da India, Cina e altri paesi. Il prezzo è ovviamente legato alla qualità e alle dotazioni. Le automobili che costano tra i 2 000 e i 5 000 euro hanno poco più di motore, volante, ruote, sedili e, forse in alcuni paesi, un’unica cintura di sicurezza.

È molto incoraggiante che, in tale situazione, vi siano persone che cercano di renderci più sicuri. I prezzi continuano a scendere e si può continuare a estendere le dotazioni obbligatorie. Non solo cinture di sicurezza e motori ecologici. Forse, in futuro, potrebbero diventare obbligatori l’ABS o i sistemi automatici di controllo della stabilità, ASC.

Desidero congratularmi con Zita Gurmai per la sua relazione innovativa. Sono certo che, nonostante i nomi e il funzionamento complicati di tali dotazioni, la relazione verrà accolta con comprensione e appoggio. Stiamo cercando di combattere un numero enorme di incidenti letali e il nostro gruppo politico appoggerà la presente relazione, come abbiamo fatto per quelle precedenti che sono state discusse ieri dai miei onorevoli colleghi.

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. (NL) Signora Presidente, sono molto grato al relatore, l’onorevole Gurmai, per la sua relazione. Ha scelto il giusto approccio. L’onorevole Kusstatscher ha senza dubbio ragione nella sua critica filosofica dell’espressione “automobile intelligente”. Ovviamente qui stiamo parlando di intelligenza artificiale e pertanto dobbiamo includere anche tale termine.

Vi sono tre punti nella risoluzione sull’automobile intelligente che è necessario chiarire. Innanzi tutto, lo sviluppo dell’automobile intelligente deve essere negli interessi di un ambiente pulito. In secondo luogo, il suo sviluppo deve avere un effetto positivo sulla sicurezza stradale. Sono lieto che tali punti siano stati chiariti anche nella relazione dell’onorevole Gurmai. Desidero altresì fare i seguenti commenti.

Innanzi tutto, penso che sia importante compiere uno sforzo quando si sviluppa un’automobile “intelligente”, al fine di raggiungere gli obiettivi ambientali dell’Unione europea. Nella relazione si afferma che l’obiettivo della Commissione europea è che i nuovi autoveicoli passeggeri e i veicoli commerciali leggeri non emettano in media più di 120 grammi di CO2 per chilometro. Desidero aggiungere che l’obiettivo per il 2020 è di 80 grammi per chilometro. Ritengo che lo sviluppo di automobili intelligenti possa altresì contribuire a raggiungere tale obiettivo. Nello sviluppo sostenibile delle fonti di energia per le automobili, vi sono senza dubbio diverse altre possibilità intelligenti per raggiungere gli obiettivi relativi alle emissioni di CO2.

In secondo luogo, desidero dire che lo sviluppo di automobili “intelligenti” è altresì negli interessi della sicurezza stradale. La relazione ne ha parlato a lungo, pertanto in questa sede non dirò nulla di più a riguardo.

Per quanto concerne il considerando J, deve essere chiaro che, a prescindere dal fatto che il progresso tecnologico faccia sentire i conducenti più sicuri e pertanto meno responsabili, sta a ciascun singolo conducente guidare con attenzione. Tale principio deve ancora essere applicato e sarebbe eccellente se venisse ricordato ai conducenti.

Le mie osservazioni finali riguardano la relazione nel suo complesso. E’ molto importante che lo sviluppo di automobili intelligenti non sia considerato separatamente rispetto allo sviluppo di un ambiente intelligente per tali automobili. Questa combinazione offre in particolare molte possibilità volte a ridurre l’inquinamento e a migliorare la sicurezza stradale. Un buon sistema del traffico è di importanza fondamentale per la società. Dobbiamo affrontare il fatto che i trasporti sono a spese dell’ambiente e che continueranno a essere associati agli incidenti.

Tuttavia, lo sviluppo di sistemi di trasporto intelligenti possono senza dubbio contribuire a minimizzare tali effetti negativi dei trasporti. Desidero pertanto attirare la vostra attenzione nuovamente sul considerando 13. Mi aspetto un appoggio fermo da parte degli Stati membri e della Commissione europea per l’introduzione di progetti ecologici e di sicurezza del veicolo.

Sottolineo inoltre l’importanza di condividere in modo adeguato la conoscenza dei sistemi di trasporto intelligenti. Dopo tutto, è probabile che la conoscenza sarà disponibile in Stati membri che, in termini comparativi, subiscono in minor misura gli effetti negativi dei trasporti che ho menzionato in precedenza. In tal caso, sarebbe positivo lo sviluppo di un sistema che, da un lato, garantisca che tale importante conoscenza sia resa disponibile anche negli Stati membri che nutrono in essa un forte interesse e che, dall’altro, tenga debitamente conto dei diritti di proprietà intellettuale degli sviluppatori dei sistemi di trasporto intelligenti. A mio avviso, in merito a tale punto, gli Stati membri devono prendere accordi chiari tra di loro.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con la on. Gurmai per le tante idee proposte, devo dire che c’è veramente tanto di intelligenza umana e artificiale in questa relazione, io spero sempre che poi sia la prima a presiedere alla seconda perché altrimenti entriamo in un altro ordine di problemi, e quindi comunque proporre veicoli più sicuri, più puliti e più intelligenti è un nostro obiettivo, deve essere nostro obiettivo dimezzare, come proposto, entro il 2010 il numero dei decessi sulle nostre strade.

In Italia c’era, fino a poco tempo fa, una pubblicità progresso che andava in televisione che era agghiacciante, faceva vedere la scomparsa, da un paesaggio italiano di un intero paese, di un intero comune che valeva, pesava demograficamente quei 40 e rotti mila cittadini europei che ogni anno scompaiono dalla nostra Europa. E quindi tutto quello che si fa in vista di una riduzione drastica del numero dei decessi, ma anche dei non decessi che hanno un peso sociale enorme perché tante persone che rimangono invalide per una vita o con diverso livello di invalidità pesano sui nostri sistemi sociali oltre che sulle nostre coscienze, quindi tutto deve essere fatto in tale ottica.

Concordo che la tecnologia applicata a veicoli e infrastrutture sia importantissima per la sicurezza - tutto è essenziale diceva l’on. Piskorski e anche l’on. Kuc in termini di sicurezza e soccorso - ma occorre, dicevano anche, che un conducente sia intelligente ed educato. A mio giudizio occorrono però anche drastiche misure che limitino la velocità e aggravino le misure nel caso di responsabilità del conducente, e in questo devo dire che il nuovo governo italiano anche sta dando alcune interessanti risposte.

Mi chiedo ad esempio con che criterio poi ancora si commercializzino veicoli con velocità impensabili e, riprendendo l’on. Kusstatscher, se non c’è intelligenza da parte del consumatore conducente, che pretende di comprare questo tipo di veicoli e guidarli nelle nostre città, allora è la responsabilità di chi amministra e ha la responsabilità delle scelte quanto a libertà dell’individuo che non deve mai limitare la libertà degli altri individui, che purtroppo in questo caso addirittura spesso elimina fisicamente.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE). - (PT) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione al momento in discussione, con il cui relatore desidero congratularmi, costituisce un’eccellente opportunità per combinare l’aspetto migliore dello sviluppo tecnologico con l’aspetto più importante della sicurezza stradale, che è la sicurezza in sé.

Lo sviluppo di nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni hanno reso possibile raggiungere l’obiettivo politico e sociale di ridurre il numero delle vittime degli incidenti stradali, quell’evitabile flagello delle strade europee.

Se va sfruttato appieno il potenziale reso pertanto disponibile, le campagne di sensibilizzazione devono, tuttavia, comprendere informazioni concise, chiare e comprensibili sui nuovi sistemi per i veicoli intelligenti e devono raggiungere il maggior numero possibile di persone.

È importante garantire che lo sviluppo e il dispiegamento di “sistemi di veicoli intelligenti” basati sulla TIC siano sempre più accettati a livello internazionale e che continui a esserci la necessità di garantire che gli Stati membri e l’industria incoraggino e appoggino gli investimenti in tali sistemi.

Un approccio integrato di tali problemi permetterà anche di tener conto di tutta una serie di obiettivi ambientali e di sicurezza comuni, in particolare in relazione alle infrastrutture e al comportamento dei conducenti, come molti dei nostri onorevoli colleghi hanno già sottolineato.

La verità è, tuttavia, che non tutti gli aspetti di tale processo funzionano bene. La commercializzazione di tali sistemi è ancora debole. I loro costi elevati, il che significa che ancora adesso le automobili più sicure per molte persone sono automobili di lusso, e la mancanza di campagne di diffusione e di sensibilizzazione sui loro vantaggi impediscono una maggiore penetrazione del mercato.

È pertanto molto importante garantire che vadano a buon fine i negoziati volti a rendere il sistema eCall uno standard su tutti i nuovi veicoli a partire dal 2010, come già affermato dal signor Commissario. Si stima che tale iniziativa da sola possa salvare fino a 2 500 vite ogni anno dopo che sarà prodotto e immesso sul mercato europeo appieno.

Un altro aspetto fondamentale della presente relazione, signor Presidente, signor Commissario, è l’obiettivo di giungere al 100 per cento di installazioni del controllo elettronico di stabilità per tutti i nuovi veicoli a partire dal 2012, un altro elemento che ogni anno salverà migliaia di vite ed eviterà molti feriti sulle strade europee.

Desideriamo pertanto chiedere al signor Commissario se si trova nella posizione di garantirci che tale obiettivo verrà mantenuto per la data prevista, il 2012.

Dobbiamo sentirci tutti ancora una volta coinvolti nella lotta contro la morte sulle strade europee, cercando soluzioni efficaci e durature per l’applicazione delle nuove tecnologie al settore dei trasporti su strada. E’ di conseguenza fondamentale che le parti interessate coordinino la loro attività e che la Commissione e gli Stati membri appoggino la ricerca nelle nuove tecnologie dell’informazione, nonché che i conducenti siano messi al corrente dei loro vantaggi in termini di sicurezza.

In breve, tutti devono collaborare al fine di rendere tali dispositivi un prodotto comune e finanziariamente accessibile sul mercato così che aumenti la domanda di tali dispositivi da parte dei consumatori.

 
  
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  Robert Evans (PSE). - (EN) Signora Presidente, faccio eco ai ringraziamenti rivolti da altri al relatore per il lavoro svolto al fine di presentare al Parlamento la presente iniziativa.

Ieri sera, nel corso di una delle discussioni, ho affermato che ci troviamo in una settimana in cui nell’Unione europea si sta riflettendo molto sulla finalità dell’idea di Europa e su come possiamo impegnarci nuovamente con i nostri cittadini e dimostrare realmente ai popoli d’Europa che svolgiamo un lavoro utile e che proteggiamo loro, le loro famiglie e i loro interessi.

Penso che ciò costituisca un altro esempio. Stiamo studiando misure di sicurezza e l’utilizzo delle più moderne tecnologie al fine di aiutarli quando si trovano in difficoltà; cerchiamo di sostenere che le automobili debbano disporre di dotazioni migliori, il che ha senza dubbio una dimensione europea, dato che le automobili vengono prodotte in quasi ogni paese europeo (devo dire che ne vengono prodotte molte meno che in passato nel Regno Unito). Le persone guidano automobili francesi, italiane o tedesche, automobili prodotte in Spagna o in Gran Bretagna e assemblate altrove e, certo, dobbiamo disporre di una normativa transnazionale al fine di appoggiare i più elevati standard possibili. Se ciò significa che, mediante la presente iniziativa, possiamo salvare vite umane facendo spostare l’assistenza medica e che possiamo aiutare le persone che altrimenti potrebbero non riuscire a salvarsi quando hanno un incidente, allora si tratta di qualcosa che i cittadini britannici e i cittadini degli altri paesi europei e dell’Irlanda devono essere in grado di valutare.

Possiamo guardare questa iniziativa e pensare che è molto futuristica e che per qualche tempo non è destinata a essere attuata. Ma non era poi così tanto tempo fa – penso a 30 anni fa quando ho acquistato la mia prima automobile e guardandomi intorno penso che forse gli onorevoli colleghi presenti in Aula hanno avuto la loro prima automobile molto tempo prima di allora – quando le automobili non erano automaticamente dotate di autoradio. Ora non so se è possibile acquistare un’automobile senza una radio, un lettore CD o questo genere di dotazioni. Oggi le automobili, come ha affermato il precedente oratore, sono prodotte per andare a velocità sempre più sostenute e sono più sofisticate che mai: sistemi di navigazione satellitare, e-systems, dato che ne stiamo parlando in questa sede, saranno nelle automobili molto a breve e tra 20 anni costituiranno probabilmente uno standard. Si tratta di un aspetto che dobbiamo accogliere con favore e dobbiamo diffondere la notizia. Per tanto mi congratulo con tutti coloro che sono coinvolti.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). - (PL) Signora Presidente, dotare le automobili di sistemi automatici di controllo della stabilità e di notifica automatica di incidente è diventata la sfida di oggi. Vi sono molte argomentazioni a favore, la prima delle quali è la necessità di migliorare la sicurezza dei conducenti e degli altri utenti della strada. Ogni anno sulle strade europee si verificano 41 600 incidenti mortali. L’invalidità che ne consegue così come i danni causati alla salute di molte altre migliaia di utenti della strada costituisce per tutti noi una forte argomentazione. Vi sarebbero molte meno morti se i servizi di soccorso arrivasse prima da coloro che ne hanno bisogno e pertanto l’introduzione di un sistema automatico di notifica di incidente costituisce una soluzione fondamentale.

Un terzo fattore importante che ha un impatto significativo sul numero di incidenti è la condizione delle strade. Gli investimenti nelle infrastrutture stradali sono fondamentali, soprattutto nei nuovi Stati membri e nelle regioni arretrate dotate di infrastrutture inadeguate. Quando si modernizzano o si estendono le reti stradali è importante prestare attenzione all’ambiente circostante. Gli alberi ai bordi della carreggiata che crescono proprio sul ciglio della strada costituiscono un fattore significativo che aumenta il numero dei morti.

L’innovazione nell’industria automobilistica non significa solo sicurezza dei veicoli o sicurezza delle persone. Implica anche una riduzione degli effetti dannosi per l’ambiente causati dalle emissioni di CO2 delle automobili. E’ positivo che il relatore abbia affrontato anche questo problema così come molte altre questioni. Per tale ragione desidero esprimere il mio sentito apprezzamento per questo lavoro svolto.

L’unico punto su cui non mi trovo concorde è il nome, “automobile intelligente”. Sono d’accordo con il precedente oratore, che ha affermato che tale concetto è riservato agli esseri senzienti. Se seguiamo questa linea di pensiero, allora finiremo in una situazione in cui “automobili intelligenti” saranno guidate da conducenti tecnicamente efficienti. In una situazione di questo tipo, chi coinvolgeremo nelle attività educative che sono così importanti al fine di migliorare la sicurezza stradale e trarre vantaggio dai successi tecnici della civiltà?

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE). - (DE) Signora Presidente, sono il relatore sul tema della mobilità urbana e al momento il mio compito principale è senza dubbio indurre la nostra Assemblea a votare la relazione, che è già stata trattata dalla commissione per i trasporti e il turismo nel corso della tornata di luglio, in modo tale da poter inviare per tempo i giusti segnali per il piano d’azione sulla mobilità urbana della Commissione, che è atteso per l’autunno. Uno di tali segnali si riferisce direttamente al tema della nostra discussione di oggi.

In generale, ma in particolare nelle nostre città, troviamo sempre più difficile raccogliere denaro sufficiente per sviluppare in modo significativo il nostro hardware, con cui intendo le nostre strade. Vi sono inoltre numerose buone ragioni per non farlo. Di conseguenza, dobbiamo utilizzare in modo adeguato il software, in altre parole veicoli intelligenti e un’organizzazione altrettanto intelligente dei flussi di traffico, al fine di garantire che venga fatto un utilizzo migliore della scarsa risorsa costituita dalla nostra rete stradale. Le congestioni, allora, costituiscono un problema per il quale abbiamo senza dubbio necessità di tecnologie nuove e migliori.

In tale contesto, abbiamo organizzato un’audizione come parte delle nostre delibere in seno alla commissione per i trasporti e il turismo, in cui i rappresentanti dell’industria ci hanno detto – in maniera non completamente inattesa – che tutto era possibile. Molte cose sono possibili, ma da un lato l’industria automobilistica necessita di segnali tempestivi, mentre dall’altro si deve avere cura di garantire che la grande maggioranza dei veicoli siano dotati di tutti questi sistemi di assistenza alla guida, una volta sviluppati, affinché non continuino a essere il regno di pochi privilegiati che possono permettersi automobili ben equipaggiate.

Si tratta di un’argomentazione che è stata giustamente avanzata nel corso della nostra discussione di oggi. Non si può trattare solo di riservare i migliori nuovi sviluppi tecnologici a pochissimi veicoli, lasciando di fatto la grande massa dei conducenti con gli stessi vecchi problemi, aggravati dal fatto che i sistemi non sono effettivamente compatibili tra di loro. Di conseguenza, se davvero vogliamo esplorare il tema degli spostamenti del traffico e i problemi che essi ci causano, unitamente alle opportunità che ci vengono offerte dalla mobilità personale, necessitiamo di un elevato numero di azioni coordinate molto da vicino.

In tale contesto, desidero avanzare un’ultima argomentazione, alla quale l’onorevole Koch ha fatto giustamente riferimento, tecnologie nuove, buone e migliorate possono rendere le automobili più sicure e il traffico stradale meno pericoloso, ma si può altresì farne un cattivo utilizzo e favorire tra i conducenti la concezione errata che, dato che la loro automobile può fare tutto, essi in effetti non devono più prestare molta attenzione a una guida sicura. Una guida rilassata è una cosa positiva, ma ritengo che sia molto più importante guidare in modo sicuro e, soprattutto, essere consapevoli delle conseguenze del comportamento alla guida di una persona. Si tratta pertanto di un’altra area in cui non dobbiamo perdere di vista l’impatto psicologico dei nuovi sviluppi.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE). - (PL) Signora Presidente, signor Commissario, desidero congratularmi vivamente con Zita Gurmai. Oltre al suo contributo intellettuale, ha altresì condotto diverse attività promozionali e ha davvero inserito nella presente relazione tutto ciò di cui disponeva. I nostri sentiti ringraziamenti e apprezzamenti al relatore.

Oggi parliamo di un’automobile intelligente. Non preoccupiamoci del fatto che la descrizione “intelligente” vada bene oppure no. Ieri abbiamo parlato di strade intelligenti senza in effetti chiamarle così. Rispetto a oggi, ieri avevamo molte più riserve. Oggi ci capiamo meglio. Vi è senza dubbio un terzo fattore, che è il conducente intelligente. Che cosa deve comportare l’intelligenza di un conducente? Egli, innanzi tutto, deve voler trarre vantaggio da un’automobile intelligente. Dobbiamo convincere i conducenti che va fatto un calcolo economico. Quanto dolore siamo pronti a sopportare, quanti giorni in ospedale, per risparmiare 1 000 euro acquistando un veicolo tecnologicamente meno avanzato? Essere consapevoli del fatto che questa strada e questa automobile tecnologicamente avanzata possono significare meno incidenti, meno incidenti gravi e una migliore qualità della vita e che ciò può essere alla nostra portata a patto che, ripeto, comprendiamo che vale la pena spendere quei 1 000 euro in queste nuove tecnologie.

 
  
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  Malcolm Harbour (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, desidero innanzi tutto solo dare il benvenuto ad Antonio Tajani e congratularmi con lui per la sua nomina. E’ molto importante che si trovi qui per questa importante discussione.

Desidero innanzi tutto rendere omaggio a Zita Gurmai, che ha compiuto un lavoro eccellente, non solo nel mettere insieme la presente relazione, ma anche nel promuovere l’intero programma eSafety sull’automobile intelligente.

Tuttavia desidero soltanto dire alla Commissione che si tratta di un notevole esempio di come un’iniziativa della Commissione sia in grado di riunire persone attraverso i loro propri servizi, dato che, come saprà, il Commissario Reding e il suo predecessore, il Commissario Liikanen, erano coinvolti attivamente in questo tema. Sono lieto di vedere i miei amici André Vits e Juhani Jaaskelainen sedere alle spalle del signor Commissario, dato che sono stati strumentali nel coinvolgere tutti i partecipanti e nel compiere effettivamente dei progressi; faccio eco a quanto ha detto Robert Evans, si tratta di un notevole esempio di come le istituzioni europee possano cooperare senza pesanti normative e con la chiara idea di compiere dei passi avanti.

Oggi, signora Presidente, il mio unico rammarico – e mi auguro che se ne occuperà a nome del Parlamento – è che gli altri attori principali dell’intero programma sull’automobile intelligente sono vistosamente assenti dalla prima fila, dato che il Consiglio ha una responsabilità fondamentale in merito a questo tema. Gli Stati membri sono ampiamente responsabili per buona parte della normativa dettagliata che contribuirà a introdurre tali programmi e ad aiutare i nostri cittadini. Dove si trovano in Aula ad ascoltare la presente discussione?

Desidero solo fare un paio di osservazioni al fine di approfondire quanto hanno detto gli onorevoli colleghi riguardo alle fondamentali questioni di strade e automobili. Desidero dire agli onorevoli colleghi che hanno parlato di strumentazioni di sicurezza a bordo dei veicoli che l’intero processo evolutivo dell’industria è stato un processo di progresso tecnologico; senza dubbio è vero che le innovazioni in materia di sicurezza sono iniziate prima per le automobili più costose e con volumi minori e che si sono poi diffuse, diventando disponibili anche per le automobili più accessibili. Ora tutte le automobili vendute nell’Unione europea disporranno di sistemi antibloccaggio dei freni. Si tratta di un sistema intelligente, perché a mio avviso l’intelligenza è la raccolta e l’utilizzo delle informazioni. Questo è ciò che fanno tali sistemi. Una volta che si dispone di tale sistema di raccolta delle informazioni, lo si può poi utilizzare per i dispositivi antislittamento. Il costo incrementale è molto inferiore.

Ma se disponiamo del sistema eCall, allora tutte le automobili saranno dotate di un sistema esterno di raccolta delle informazioni, che è ciò che vogliamo che interagisca anche con i sistemi delle autostrade intelligenti, dove stiamo altresì raccogliendo informazioni.

Tornando alla mia regione – e per inciso, onorevole Evans, al momento la produzione di automobili nel Regno Unito si avvicina agli elevati livelli storici e il numero dei produttori di automobili che producono nel Regno Unito è superiore a quello di qualsiasi altro paese europeo, quindi per cortesia non sminuisca la nostra industria automobilistica – nell’autostrada locale, è stata aperta la prima autostrada intelligente della Gran Bretagna che apre corsie e controlla la velocità secondo il flusso del traffico e vi posso dire che non solo il traffico fluisce più scorrevolmente, ma anche che è migliorato il consumo di carburante: è una situazione vantaggiosa per tutti.

Questo è tutto ciò di cui si tratta. Si tratta di vincere utilizzando l’intelligenza e mi auguro che tutti voi darete il vostro appoggio.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). - (PL) Signora Presidente, desidero congratularmi con la mia collega, l’onorevole Zita Gurmai, perché ha compiuto un lavoro eccellente – ha studiato a fondo un tema e ha preparato una relazione eccellente in un ambito che sembrerebbe essere molto tecnico e “maschile”.

Viviamo in una società dominata dalla tecnologia dell’informazione. Questo tipo di apparecchiature è con noi dall’alba al tramonto. Abbiamo riscontrato molto rapidamente che rende la vita più semplice e abbiamo imparato velocemente a trarne vantaggio. Per tale ragione, ha costituito uno sviluppo eccellente il fatto che, come parte della strategia generale per la società dell’informazione e dei media, la Commissione europea abbia individuato una questione che ci tocca molto da vicino, e cioè la sicurezza delle persone e la sicurezza della strada, e abbia preparato la presente iniziativa “automobile intelligente”. Mi piace il nome “automobile intelligente”, non mi crea alcun problema, dato che capisco che è utilizzato in senso figurato. E’ un nome interessante, “automobile intelligente”, attrae l’attenzione delle persone, cattura i mezzi d’informazione, non è inteso in senso letterale. A mio avviso, questo nome costituisce un simbolo dei moderni trasporti europei che, grazie alle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, diventeranno ancora più sicuri, più ecologici e più efficienti.

Lo scopo primario dell’automobile intelligente è aiutare le persone. In secondo luogo vi sono i vantaggi per l’ambiente e in terzo luogo deve rendere i trasporti europei più efficienti. Non so se l’automobile intelligente necessiterà di promozione e pubblicità enormi. Le persone sono curiose per natura e amano acquistare le novità, in particolare quando sono finanziariamente accessibili.

Sono convinta che, anche se questo tipo di automobile è leggermente più costosa, tutti coloro che la compreranno sentiranno di investire nella loro stessa sicurezza. Ritengo inoltre che non penseranno di aver sprecato quei pochi euro nel garantire la loro sicurezza. L’unica cosa che desidero dire è che gli utenti non devono solo sapere che cosa c’è in un’automobile intelligente, ma anche sapere come funziona e devono imparare come opera la moderna tecnologia alla quale così spesso abbiamo un accesso teorico, ma che in effetti non utilizziamo mai.

Desidero pensare che, come parte delle sue direttive di sicurezza, l’automobile intelligente debba impedire l’utilizzo dei telefoni cellulari e che essi siano installati a bordo delle automobili in modo tale da non distogliere dalla strada l’attenzione del conducente.

La mia ultima osservazione è che persino l’automobile più intelligente, dotata dei più recenti accessori e tecnologie, non soddisferà le nostre aspettative qualora il conducente commetta un errore e qualora il sistema stradale in Europa non sia buono quanto quello già esistente in taluni paesi dell’Unione europea.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE). - (RO) Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, per me è un grande piacere rivolgermi a lei nella sua nuova posizione. Mi congratulo con l’onorevole Gurmai per la presente relazione che era estremamente necessaria.

Onorevoli colleghi, il prezzo del petrolio è aumentato in maniera allarmante e gli sforzi per sostituire i carburanti tradizionali non hanno ancora prodotto i risultati previsti e, per il momento, le soluzioni sono o troppo costose, o controverse, o non sufficientemente collaudate dal punto di vista tecnologico. Ciononostante l’automobile resta per gli europei il mezzo di trasporto più popolare e, purtroppo, tale preferenza causa numerosi problemi, sia in termini sociali che per quanto riguarda la protezione ambientale, così come gli incidenti con danni materiali e, soprattutto, perdite umane.

È necessario l’utilizzo, su vasta scala, dei sistemi di trasporto intelligenti e, innanzi tutto, del controllo elettronico di stabilità. In questo modo si possono salvare migliaia di vite umane, si può ridurre l’inquinamento, si può decongestionare il traffico e si può migliorare sia il comfort e la sicurezza dei conducenti che le relazioni tra le parti del traffico stradale. Si devono coinvolgere sempre più attivamente gli Stati membri e gli imprenditori privati sia nello sviluppo e nell’attuazione delle iniziative eSafety, che nella progettazione di nuovi sistemi di prevenzione degli incidenti, nuovi materiali e tipi di sensori che mettano in comunicazione sia le automobili che le automobili e le strade. E’ chiaro che l’iniziativa “automobile intelligente” non può essere separata dall’iniziativa “strada intelligente”. Appoggio senza alcuna riserva la proposta della Commissione di lanciare un programma per l’attuazione di sistemi di guida cooperativi, cosi come per garantire la disponibilità delle frequenze radio connesse, i cui vantaggi sono visibili nelle fasi sperimentali in vari paesi e, con tutti i relativi costi, produrranno risultati sul lungo periodo.

È vero che tali sistemi fanno fronte principalmente al traffico autostradale e della rete transeuropea dei trasporti. Insisto sul fatto che è imperativo che nel corso del tempo diminuiscano le diversità tra le principali infrastrutture e le altre categorie di strada, in particolare nei nuovi Stati membri. E’ necessario che gli Stati membri utilizzino in modo efficiente i fondi europei forniti loro, oltre a trovare altre soluzioni tecniche e finanziarie per redigere e mettere in pratica strategie sul lungo periodo per l’attuazione di una guida assistita e cooperativa anche in zone che sono veramente problematiche: strade nazionali, regionali e locali, circonvallazioni per il trasporto di beni, strade di collegamento con conurbazioni da… in zone periferiche e nei settori transfrontalieri.

Inoltre, la Commissione europea e gli Stati membri devono continuare i loro sforzi volti ad armonizzare il quadro normativo per eCall, così come per il 112, il numero di telefono per le chiamate d’emergenza, che costituiscono i pilastri della sicurezza essenziale e al fine di consolidare una mobilità duratura e per il benessere dei cittadini europei.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero congratularmi con la nostra collega, l’onorevole Zita Gurmai, per il risultato ottenuto con la presente relazione sull’iniziativa “automobile intelligente”. Siamo tutti ben consapevoli del fatto che, in termini di sviluppo sociale, la mobilità costituisce una fonte di benessere, di crescita e, conseguentemente, di capacità di promuovere la solidarietà tra i territori e tra le persone. Se vogliamo uno sviluppo sostenibile, dobbiamo combinare le varie modalità di trasporto al fine di migliorare il flusso del traffico nelle città e sul territorio nazionale. Sebbene senza dubbio non vogliamo, come in passato, costruire la nostra società intorno all’automobile, ciononostante i veicoli a motore restano un mezzo fondamentale per realizzare la mobilità intelligente e sostenibile a cui aspiriamo. Se vogliamo renderla una realtà, dobbiamo progettare veicoli intelligenti e sostenibili, basati su tre requisiti: devono essere più sicuri, più puliti e più intelligenti. In aggiunta a tale dichiarazione di principio, l’Europa deve fornire un sostegno concreto alla presente iniziativa mediante direttive e politiche che, sul lungo periodo, integreranno tutti i sistemi elettronici, nomadi o meno, e renderanno possibile il controllo dei processi e guidare automobili più sicure e più pulite, con minori emissioni di CO2 e di particolato.

A tale scopo, dobbiamo incoraggiare i produttori di automobili a considerare, anche a questo stadio, l’introduzione di tali dispositivi elettronici nella progettazione delle nuove automobili, con l’intenzione non solo di aumentare l’efficienza e di agevolare la guida, ma anche, come conseguenza di tutto ciò, di ridurre i costi e di semplificare la produzione e l’installazione.

Se vogliamo realizzare una mobilità sostenibile, dobbiamo anche ampliare il campo di applicazione di tali politiche. I progetti di ricerca e le innovazioni alla fine devono generare strade intelligenti, che miglioreranno la sicurezza, ridurranno i costi dell’energia, utilizzeranno il dialogo tra i veicoli e miglioreranno i flussi del traffico. L’Unione europea vuole promuovere una società basata sulla conoscenza e uno sviluppo sostenibile. In tale contesto, queste iniziative devono trovarsi al primo posto.

Desidero concludere, sottolineando la necessità fondamentale di essere veramente ambiziosi, di fissare obiettivi ambiziosi e di creare le condizioni per la crescita e il progresso in Europa. Facendo eco alla relazione della nostra onorevole collega, Zita Gurmai, il Parlamento europeo è convinto che la Commissione risponderà a tale aspettativa e a tali necessità stabilendo una nuova frontiera per l’automobile intelligente europea e stanziando infine i fondi necessari a realizzare tale ambizione.

 
  
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  Etelka Barsi-Pataky (PPE-DE). - (HU) Signor Presidente, appoggio la relazione del relatore, l’onorevole Gurmai. Signor Vicepresidente, è giunto il momento di attuare sistemi di trasporto intelligenti e, nel fare ciò, di cominciare una nuova era della storia dei trasporti europei. Sappiamo che l’attuazione dei sistemi di trasporto intelligenti costituisce uno degli strumenti più importanti – potremmo persino dire armi – a nostra disposizione se desideriamo rispondere in modo adeguato al cambiamento climatico. Solo due anni fa, qui nella sessione plenaria del Parlamento europeo, ho detto che, a mio avviso, una delle sfide più significative che oggi hanno di fronte i trasporti è chiaramente quella di rendere i sistemi di trasporto intelligente ampiamente disponibili in Europa. Poi, un anno più tardi, ho presentato a quest’Assemblea la revisione del Parlamento europeo del Libro bianco sulla politica europea dei trasporti e il Parlamento ha inequivocabilmente appoggiato i trasporti intelligenti, come fa ora, come una delle priorità fondamentali della politica europea dei trasporti. Perché allora compiamo progressi così lenti? La tecnologia è ampiamente disponibile.

Essa comprende l’automobile intelligente, ad esempio, e sistemi di gestione del traffico urbano basati sulle TIC; il Sistema europeo di copertura per la navigazione geostazionaria (EGNOS, European Geostationary Navigation Overlay System) sarà in produzione a partire dal 2009, mentre il sistema Galileo a partire dal 2013. Una delle forze rilevanti dell’industria europea è costituita dal settore automobilistico, non meno grazie a imprese di piccole e medie dimensioni altamente innovative che operano nel settore. Oggigiorno, inoltre, gli sviluppi in tale settore abbracciano l’Europa occidentale e orientale. A Budapest, ad esempio, vi sono due importanti poli di conoscenza la cui importanza è di livello europeo e che operano unitamente all’Università di tecnologia ed economia di Budapest. Il settore è pertanto impegnato. Ora è tempo di agire per la Comunità e soprattutto per gli Stati membri. Nel caso del programma Equal, ad esempio, si deve garantire che vi siano i necessari investimenti nelle infrastrutture; nel caso dell’iniziativa “automobile intelligente” e “infrastrutture intelligenti”, si deve fornire un ambiente economico adeguato al fine di favorire il loro sviluppo. Certo, non è facile introdurre nuove tecnologie, ma possiamo contribuire a promuovere questo processo mediante appalti pubblici avveduti. Abbiamo a disposizione strumenti in eccesso. Chiediamo alla Commissione di elaborare una strategia adeguata e trans-settoriale volta ad agevolare l’attuazione di sistemi di trasporto intelligenti.

Spostandosi, i cittadini dell’Europa sprecano minuti preziosi, difatti ore. Al contempo, i veicoli inquinano l’atmosfera inutilmente e la mobilità personale è a rischio, in parte perché il prezzo del carburante per i veicoli utilizzati in questo modo sta diventando proibitivo. Il trasporto intelligente costituisce una componente fondamentale della risoluzione di tali problemi. Per quanto concerne i cittadini europei, le persone sono ora aperte a considerare qualsiasi mezzo volto a risolvere i problemi qui sottolineati. Invito pertanto all’azione.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE). - (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero cogliere quest’opportunità per esprimere i miei sinceri ringraziamenti a Zita, il nostro relatore, per la presente relazione. La conosco, Zita, come una persona che, quando inizia qualcosa, lo fa con animo volenteroso, determinazione, intelligenza ed energia. A mio avviso, questo è precisamente lo spirito alla base della presente relazione.

Desidero inoltre cogliere questa opportunità per approfondire un punto menzionato dall’onorevole Grabowska. Non credo che le automobili siano un prodotto destinato principalmente agli uomini. Sono più incline ad assumere il punto di vista opposto. Se possiamo considerare attendibili le statistiche esistenti in merito a questo tema, le donne guidano con maggiore prudenza e attenzione e in modo più sicuro. In altre parole, guidano in maniera più intelligente e credo che questa sia una delle ragioni per cui è stato semplicemente opportuno che sia stata una donna a redigere la presente relazione.

Per venire al punto, siamo tutti consapevoli che in tutta Europa il traffico stradale consuma una grande quantità di energia ed emette volumi enormi di gas di scarico. In Europa esso costituisce uno dei principali rischi per la vita umana. Ogni anno è elevato il numero delle persone che muoiono o restano ferite in incidenti stradali. E’ pertanto importante che la normativa europea cerchi di ridurre tali dati. Di conseguenza, è imperativo che i veicoli siano resi più intelligenti nel vero senso della parola, così che questo genere di cose non si verifichi più così spesso in futuro.

Ritengo che la presente relazione punti nella giusta direzione. La chiave del successo, tuttavia – e su questo punto concordo completamente con l’onorevole Rack – è costituita dal fatto che tali sistemi debbano essere resi disponibili alle grandi masse dei proprietari di automobili, che abbiano un impatto generale e che non continuino a essere, come in passato, un privilegio di una ristretta categoria di persone. Ritengo che la relazione esprima piuttosto chiaramente anche questo concetto. Ecco perché ritengo che sia giusto che oggi venga adottata da parte nostra.

 
  
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  Emanuel Jardim Fernandes (PSE). - (PT) Signor Presidente, signor Commissario, desidero iniziare ringraziando l’onorevole Gurmai per la sua eccellente relazione e per aver conferito alla presente iniziativa un profilo così elevato, incoraggiando in tal modo gli attori e le parti interessate a partecipare.

Si tratta di un problema serio. Non possiamo dimenticare i 42 000 morti nel 2005. Non posso dimenticare che nel 1993 il Portogallo a registrato 150 morti per 1 000 000 di abitanti, sebbene tali cifre siano in calo.

Il contributo della presente relazione e del lavoro della nostra onorevole collega è cruciale e vi sono due aspetti che desidero sottolineare.

Oggigiorno, la mobilità è fondamentale per il funzionamento della società europea. Nella nostra vita quotidiana, tutti noi dipendiamo dai trasporti e l’intensità dei trasporti e della mobilità è causa di sempre più problemi sociali e ambientali. La risposta adeguata deve essere pertanto data per fasi, ma deve essere data e con celerità. Si deve tenere conto delle restrizioni affrontate dai consumatori e dall’industria automobilistica, ma esse non devono impedirci di raggiungere l’obiettivo della sicurezza.

Il secondo aspetto è costituito dall’informazione. I consumatori devono essere informati circa le infrastrutture e le automobili intelligenti. Le informazioni devono essere chiare e comprensibili e devono essere fornite al momento giusto. I rivenditori di automobili e il personale addetto alle vendite, tutti gli agenti coinvolti, gli Stati membri, le regioni e le autorità locali hanno una grande responsabilità in questo settore, così come i mezzi d’informazione. Tale cooperazione deve essere garantita dall’Unione europea, dato che da soli non possiamo raggiungere l’obiettivo ultimo, che è senza dubbio l’obiettivo della Commissione e del relatore.

 
  
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  Inés Ayala Sender (PSE). (ES) Signor Presidente, desidero esprimere le mie più vive congratulazioni alla mia collega, l’onorevole Gurmai, per l’entusiasmo messo nel convertire l’”automobile dei sogni” della nostra giovinezza in una vera automobile per il futuro dell’Europa.

Certo, è la tecnologia che si mette in luce e tutte le proposte che avanza nella sua intraprendente relazione ci aiuteranno a continuare a compiere progressi negli sviluppi logistici in cui è impegnata l’Unione europea.

Ritengo inoltre che dopo l’accordo raggiunto circa il dispiegamento di Galileo, l’automobile intelligente costituirà una delle iniziative che aggiungeranno significato al dispiegamento di Galileo.

Ieri, senza andare oltre, abbiamo approvato la direttiva sulla sicurezza delle infrastrutture stradali, che ha già messo in evidenza la necessità di sviluppare sistemi e veicoli intelligenti e interattivi. Se già disponiamo delle infrastrutture, tutto ciò di cui necessitiamo è chiaramente un veicolo “intelligente”.

L’automobile “intelligente” contribuirà anche a migliorare la prevenzione e il controllo delle infrazioni al codice della strada, in particolare riguardo all’interazione con i semafori, i limiti di velocità e i blocchi antialcol. Nell’ambito della sicurezza stradale sarà certamente fondamentale tutto ciò che è connesso ai sensori di massa per i pedoni e gli altri utenti vulnerabili della strada.

In merito al sistema eSafety, che è troppo in ritardo rispetto a quanto programmato, signor Commissario, abbiamo già richiesto che venga incluso in tutti i veicoli e non solo nei veicoli di qualità superiore e l’onorevole Gurmai desidera vederlo attuato quanto prima.

Tuttavia, abbiamo previsto di includerlo anche nei veicoli professionali, in particolare in agricoltura, in cui, con il passare del tempo, l’isolamento del conducente rende peggiori le conseguenze di qualsiasi incidente.

Le domando, signor Commissario, quando saremo in grado di includere il sistema eSafety nei veicoli professionali, in particolare nei veicoli agricoli?

Ad ogni modo, l’automobile intelligente deve essere accessibile a tutti e tali tecnologie devono essere appoggiate al fine di renderle più economiche e accessibili, non solo per i paesi che ne necessitano di più, ma per tutti i cittadini europei.

 
  
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  Milan Gaľa (PPE-DE). - (SK) Nella relazione si afferma che l’iniziativa “auto intelligente” non può essere portata a termine in modo compiuto se separata dalle iniziative “strade intelligenti”. Tuttavia, come hanno sottolineato prima di me altri onorevoli colleghi, non può essere portata a termine neppure se non vi è un conducente intelligente che comprenda le regole della strada e che disponga di adeguate conoscenze tecniche.

Come fisico, desidero aggiungere che un conducente europeo intelligente deve anche essere molto meglio preparato in termini di somministrazione dei gesti di pronto soccorso in caso di incidente. Il conducente deve essere addestrato su base permanente, non solo in teoria ma anche attraverso un’adeguata preparazione pratica che preveda simulazioni di incidenti, cosi che sia pronto o pronta, che possa reagire in modo corretto e che possa somministrare i gesti di pronto soccorso, salvando in tal modo un maggior numero di vite in caso di incidenti che comportano uno stress elevato. Dato che salvare vite è uno degli obiettivi dell’iniziativa in oggetto, ho voluto menzionare brevemente tale questione.

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE). - (BG) Signor Presidente, signor Commissario, signora relatrice, è più che ovvio che necessitiamo di un approccio comune e di una politica integrata al fine di garantire la sicurezza stradale ai cittadini, il che comporta diversi aspetti importanti. Innanzi tutto, la prevenzione, il miglioramento delle infrastrutture, il miglioramento delle capacità del conducente, l’introduzione di innovazioni tecnologiche per la sicurezza nella progettazione delle automobili. In secondo luogo, il controllo e il potenziamento lungo l’intera catena al fine di garantire la sicurezza stradale. Il relatore merita piena fiducia per questa iniziativa e per l’eccellente qualità della presente relazione. La sicurezza stradale è per tutti noi di estrema importanza, dato che le misure da adottare salvano vite umane. L’iniziativa “automobile intelligente” non riguarda solamente soluzioni tecniche. Riguarda minori rischi e maggiore sicurezza. Riguarda restare vivi e la vita deve essere accessibile per tutti i cittadini. La preparazione della presente relazione è stata accompagnata da una buona campagna di sensibilizzazione e il relatore merita le mie congratulazioni anche per questo.

 
  
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  Tomáš Zatloukal (PPE-DE). - (CS) La sicurezza stradale deve essere sostenuta da sistemi di assistenza. Tali sistemi vanno a vantaggio del conducente e rendono più efficienti il flusso del traffico. Hanno lo scopo di agevolare la guida e di ridurre il rischio di perdita della concentrazione. La tecnologia dell’automobile intelligente rende possibili la mitigazione o persino l’eliminazione di tali problemi. Appoggio il punto di vista del relatore secondo cui al momento i tassi di penetrazione dei sistemi e delle applicazioni per automobili intelligenti restano molto bassi rispetto al loro potenziale. Sono altresì convinto che dobbiamo sfruttare appieno tali sistemi e applicazioni a tempo debito. Le automobili intelligenti necessitano anche dell’appoggio di infrastrutture intelligenti, ma la “strada intelligente” non è ancora pronta. E’ alquanto chiaro che nelle automobili gli elementi di sicurezza attivi contribuiscono a ridurre il numero dei morti negli incidenti stradali. Il sistema eCall costituisce un’efficace strumentazione aggiuntiva del sistema generale per la protezione degli utenti della strada. Mi congratulo con il relatore per la sua relazione.

 
  
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  Antonio Tajani, Membro della Commissione. Signor Presidente, onorevoli deputati, io credo che grazie al lavoro del Parlamento, grazie al testo della comunicazione elaborata dalla Commissaria Reding che io sostituisco, ma anche all’eccellente lavoro della on. Gurmai, oggi noi abbiamo dato un segnale importante ai cittadini che ci ascoltano in tribuna, ma che idealmente rappresentano il mezzo miliardo di cittadini europei, che le istituzioni sono vicine ai cittadini e cercano di dare risposte alle esigenze dei cittadini, che deve essere la nostra prima priorità, Parlamento, Consiglio e Commissione.

Soltanto così noi avvicineremo la gente, i popoli d’Europa alle istituzioni. La risposta migliore che possiamo dare a chi è scettico, a chi ha votato anche no nei referendum è quella di dimostrare che l’Europa è vicina ai cittadini, dobbiamo dare un messaggio positivo, dobbiamo avere il coraggio di andare avanti e di far capire che la gente, le esigenze del cittadino sono la nostra prima priorità, e colgo quindi volentieri il suo invito, signor Presidente.

Quella della sicurezza stradale sarà, per quanto mi riguarda, e per quanto riguarda la Direzione generale che dipende dal Commissario ai trasporti, la priorità – l’ho detto nel corso dell’intervento che poi mi ha portato ad avere la fiducia di questo Parlamento, che ringrazio ancora, dopo esservi stato per tanti anni, per la fiducia accordatami – ecco dicevo, la sicurezza dei cittadini: la persona deve essere al centro della nostra iniziativa.

Io ho ascoltato con grande interesse tutto quanto il dibattito, c’è stata veramente la voglia oggi da parte delle istituzioni di dare risposte, di salvare le vite umane, ogni vita umana che noi saremo stati capaci di salvare grazie alla nostra azione legislativa, grazie al nostro impegno sarà un’opera meritoria che ci verrà riconosciuta. Ecco perché bisogna andare avanti, ecco perché condivido la posizione di tanti parlamentari che oggi hanno sottolineato l’importanza, certo, degli strumenti intelligenti e delle macchine intelligenti, ma dobbiamo prima fare in modo che l’uomo sia intelligente, perché la prima responsabilità è quella del cittadino che è al volante, che deve sapere che ci sono altri cittadini la cui vita dipende dal suo comportamento.

La tecnica certo deve essere al servizio dell’uomo, l’elemento umano è fondamentale, ecco perché condivido l’impostazione di chi – e l’ho detto nel corso dell’intervento di presentazione – sostiene che bisogna formare i conducenti, bisogna informare i cittadini delle nuove strumentazioni che la tecnica e la ricerca ci permettono di mettere sempre al servizio del cittadino. E’ inutile altrimenti spendere denaro pubblico nella ricerca o anche denaro privato se le scoperte che si fanno, se le iniziative che si riescono a realizzare non sono messe al servizio dei cittadini e per salvare tante vite umane. Ecco perché, ripeto, il settore della sicurezza stradale sarà una priorità – è un impegno che prendo solennemente davanti al Parlamento europeo – sarà uno degli impegni, ripeto, maggiori che avremo nei prossimi mesi come Commissione e come settore dei trasporti.

Volevo rispondere brevemente anche alla questione che aveva posto l’on. Pribetich a proposito dei tempi. In base ai risultati di una consultazione aperta il 23 maggio del 2008, la Commissione europea ha proposto un regolamento sui requisiti dell’omologazione per tipo riguardo alla sicurezza generale degli autoveicoli, che prevede che a partire dal 2012 siano montati a bordo degli autoveicoli nuovi sistemi di controllo elettronico della stabilità per migliorare significativamente la sicurezza dei veicoli stessi. Il regolamento si richiama ai regolamenti tecnici armonizzati nell’ambito del Forum mondiale della commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite.

Rispondo anche alla on. Ayala Sender che, per quanto riguarda i veicoli pesanti, nel novembre 2007 il Forum mondiale dell’UNECE per l’armonizzazione dei regolamenti in materia di veicoli ha approvato un testo riguardante il montaggio obbligatorio dell’ESC e le relative norme tecniche. Il testo ha ricevuto il sostegno della Commissione europea, ciò significa che l’ESC diventerà obbligatorio sui nuovi tipi delle categorie più comuni di veicoli pesanti a partire dal 2010.

Per quanto riguarda i veicoli professionali e ai quali lei si è riferita, soprattutto quelli nel settore agricolo – purtroppo in Europa ci sono ancora morti a causa di incidenti provocati da mezzi agricoli, a volte per irresponsabilità del conducente che non conduce bene, comunque ci sono – per ora non è previsto nulla, perché si è data priorità agli autoveicoli e ai veicoli pesanti. Però accolgo il suo suggerimento, per quanto riguarda la mia competenza lo riferirò anche alla Commissaria Reding, perché mi sembra una proposta importante che soprattutto nelle zone rurali è sentita in modo particolare. Nel settore dell’agricoltura, lo ripeto, ancora purtroppo ci sono tante morti che non sono morti che avvengono sulle strade, ma avvengono nei terreni agricoli, ma noi non possiamo far finta che questo non sia un problema.

Ecco perché, onorevole, la ringrazio del suo suggerimento, come ringrazio tutti quanti i parlamentari che sono intervenuti, ripeto, la Commissione, e concludo, signor Presidente, e mi scuso se ho rubato qualche minuto in più ma mi pare che questo argomento sia talmente importante che possiamo anche sforare le regole burocratiche legate ai tempi. Dicevo, accogliamo favorevolmente la relazione della on. Gurmai, che ringrazio ancora per l’entusiasmo, perché dobbiamo dimostrare di avere entusiasmo quando ci impegniamo a difendere i diritti dei cittadini.

Accogliamo favorevolmente l’incoraggiamento del Parlamento, il sostegno dato al sistema eCall e alle azioni volte a favorire la sua realizzazione, quindi credo che il dibattito di oggi a mio giudizio si concluda positivamente perché Commissione, Parlamento, e mi auguro anche Consiglio, signor Presidente, si sono trovati d’accordo nello stare dalla parte dei cittadini nel tentativo di salvare il maggior numero di vite umane possibile.

 
  
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  Zita Gurmai, relatore. (HU) La ringrazio molto, signor Presidente, Signor Commissario, onorevoli colleghi, cittadini d’Europa, Vi ringrazio sentitamente per le vostre osservazioni e i vostri commenti. Ritengo che questa sia senza dubbio una nuova era nella storia dei trasporti europei, come ha affermato la mia onorevole collega Etelka Barsi-Pataky. E’ molto importante che tutti i presenti in quest’Aula abbiano espresso il loro appoggio alla relazione; è un fatto ovvio che si debba essere il più ecologici possibili al fine di compiacere il gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, e siamo lieti che alla fine anch’esso abbia dato il suo appoggio alla presente relazione. Mi sento in dovere di sottolineare quanto ciò sia importante. Concordo con lei, signor Commissario, sul fatto che se riusciamo a salvare anche solo un’unica vita sulle strade, allora avremo ottenuto qualcosa; vedete, ritengo che la cosa più importante che possiamo fare in qualità di decisori europei è proteggere la vita umana. Molti di voi hanno citato una statistica scioccante: 41 600 persone muoiono sulle strade.

Vi ringrazio anche per il vostro appoggio, dato che al fine di portare tale questione a una conclusione necessitiamo della partecipazione di tutti. Sono molto orgogliosa di Viviane Reding e della sua squadra, André e Juhani, che sono seduti qui. Essi hanno sostenuto questo intero processo. Non solo nel corso dell’ultimo mese, bensì nel corso degli ultimi anni, perché le tecnologie andavano collaudate per vedere se funzionavano davvero. Vi ricordate che una volta non esistevano le cinture di sicurezza, mentre ora le diamo per scontate? O, come ha affermato Robert Evans, oggi c’è un’autoradio in ogni vettura. Un giorno le nuove tecnologie diventeranno naturali tanto quanto lo sono ora le cinture di sicurezza e le autoradio. Abbiamo bisogno dei cittadini europei, che compreranno questi sistemi intelligenti una volta che avranno visto i vantaggi che sono in grado di offrire. E’ altresì importante che i produttori di veicoli siano dalla nostra parte, perché ogni anno in Europa vengono prodotti 17 milioni di automobili e 2 milioni di persone sono occupate in questo settore. E’ importante che riguardo a tale questione gli Stati membri siano con noi, sebbene debba convenire con Malcom Harbour: il Consiglio è vistosamente assente.

Ha poco senso che la Commissione e il Parlamento europeo facciano tutto ciò che è in loro potere se il Consiglio non prende sul serio tale questione. Il Consiglio deve tuttavia essere conscio del fatto che anch’esso rappresenta i cittadini d’Europa. Ci esorto pertanto a lavorare insieme. Vi chiedo questo perché le azioni dicono più delle parole. E’ nel nostro interesse comune riconoscere che ognuno ha la possibilità di uscirne vincitore se conseguiamo risultati in questo settore, così come di spostarsi in sicurezza, il traffico sarà ottimale, l’inquinamento ambientale può essere ridotto e il settore industriale dell’Europa può diventare leader nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni. Si tratta di un’opportunità per fare davvero la differenza. Non lasciamoci sfuggire quest’occasione.

Vi ringrazio per l’attenzione. Sono molto ottimista in merito al fatto che il Commissario Tajani farà tutto ciò che è in suo potere perché questo sogno diventi realtà.

 
  
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  Robert Evans (PSE). - (EN) Signor Presidente, un richiamo al regolamento del Parlamento, non ce l’ho di fronte, ma sono certo che i suoi servizi ce l’hanno dinanzi, mi perdoni pertanto se mi alzo in piedi. Non riguarda la relazione Gurmai, perché ne abbiamo parlato.

Mentre parlava, senza dubbio mentre l’onorevole Gurmai riassumeva la sua relazione, ho notato che sono entrati degli esponenti del pubblico nella galleria dei visitatori. Do loro un caloroso benvenuto e penso che sia molto positivo e molto importante che le persone vengano nella galleria dei visitatori, ma sono altresì consapevole del fatto che non appena mi sarò seduto, dopo l’intervento di grande importanza che sto facendo, ciò che succederà è che la seduta verrà sospesa fino alle 12.00 per il turno di votazioni.

Queste povere persone, che hanno percorso molte centinaia di chilometri, questa mattina non avranno il privilegio di ascoltare una discussione e un discorso. Si allontaneranno un po’ da me, ma mi domando se per lei e i suoi assistenti fosse possibile tornare dalle autorità competenti al fine di cercare un modo di garantire che, nel caso di discussioni che terminano alle 11.30, come è accaduto questa mattina, e quando non vi è nulla in programma fino alle 14.00, si possa inserire qualcosa, al fine di riempire la mezz’ora libera tra adesso e mezzogiorno, che siano le urgenze di questo pomeriggio o qualcos’altro di importanza assoluta?

Parlo a nome di queste forse circa 100 persone presenti in galleria, che sono venute per ascoltare parlare delle persone e al momento tutto ciò che sentono sono io che blatero per due minuti a proposito di nulla – ma che faccio una constatazione molto seria.

(Applausi)

 
  
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  Presidentee. − Onorevole Evans, aveva un minuto per parlare, non due.

Prendiamo nota dell’idea che ci è stata proposta dal sempre arguto onorevole Evans.

Ad ogni modo, prima di sospendere la seduta, desidero condividere con voi e con il signor Commissario la buona notizia che, qualche ora fa, la Camera dei Lord di un paese così importante quale è il Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda del Nord ha ratificato il Trattato di Lisbona. Immagino che la Regina Elisabetta sia in fase di sottoscrizione del documento attinente, così che il Regno Unito, mediante tale misura, ratifichi il Trattato di Lisbona. Penso che siamo tutti felici di questa notizia, ivi compresi coloro che non sono presenti, anche se lasciano la loro bandiera sul loro seggio e di solito non sono presenti in Aula quando c’è del lavoro da fare.

Con questa felice notizia, terminiamo questa discussione.

La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.

(La seduta, sospesa alle 11.30, è ripresa alle 12.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS
Vicepresidente

 

3. Turno di votazioni
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per i risultati dettagliati della votazione: vedasi processo verbale)

 

3.1. Trasporto interno di merci pericolose (A6-0227/2008, Bogusław Liberadzki) (votazione)

3.2. Gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali (A6-0050/2008, Helmuth Markov) (votazione)

3.3. Potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi (votazione)
  

– Dopo la votazione sull’emendamento n. 37

 
  
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  Iratxe García Pérez (PSE). (ES) Signora presidente, l’emendamento 37 è stato ritirato e non verrà pertanto sottoposto a votazione.

 
  
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  Presidente. – Purtroppo non siamo stati informati del fatto che era stato ritirato e pertanto lo abbiamo comunque sottoposto a votazione.

– Prima della votazione sull’emendamento n. 15:

 
  
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  John Bowis (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, a nome del nostro gruppo e nell’interesse di cercare un compromesso e un accordo in proposito, saremmo intenzionati a ritirare il seguente emendamento qualora il relatore accettasse un piccolo emendamento orale, come indicato nell’elenco, semplicemente al fine di renderlo meno specifico in termini di richiesta della “direttiva” giuridicamente vincolante e lasciandolo come portare avanti “misure”. Se il relatore è concorde in merito, allora possiamo ritirare il seguente emendamento.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL).(EL) Signora Presidente, in qualità di autore della proposta di risoluzione, che è stata adottata quasi all’unanimità in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, mi dispiace, ma non posso accettare la proposta dell’onorevole Bowis, perché l’emendamento orale suggerito compromette drasticamente l’essenza del testo. Chiedo a quegli onorevoli colleghi che concordano con questo punto di vista di alzarsi in piedi.

 
  
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  Presidente. – Onorevole Bowis, sembrerebbe che si siano alzati più di 40 onorevoli deputati, non possiamo pertanto trattare l’emendamento orale.

(L’emendamento orale non è accolto)

– Prima della votazione sull’emendamento n. 35

 
  
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  John Bowis (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, se non altro si tratta di un po’ di attività fisica. L’emendamento orale suggerito all’emendamento socialista si trova sul buono d’ordine e con ciò lo propongo a nome del nostro gruppo. Vedremo se vi sarà un breve ma intenso momento di attività aerobica proveniente dal lato opposto dell’Aula.

 
  
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  Presidente. – Da un lato all’altro dell’Aula è senz’altro attività fisica!

(L’emendamento orale non è stato accolto).

 

4. Benvenuto
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  Presidente. − Porgo ora il benvenuto alla delegazione dell’Assemblea federale svizzera, che ci segue dalla tribuna degli ospiti ufficiali. La delegazione svizzera è guidata dall’onorevole Brigitta Gadient.

(Applausi)

È per me un piacere accogliere tutti voi al Parlamento europeo di Strasburgo dove ieri e oggi avete preso parte al 27° incontro interparlamentare UE-Svizzera.

So che si sono tenute alcune discussioni interessanti sugli sviluppi e la situazione attuale, nonché sulle sfide future delle relazioni tra Svizzera e UE con enfasi particolare sul dialogo UE-svizzero in merito alle questioni fiscali, alla libera circolazione delle persone e alle esperienze derivanti dagli ultimi allargamenti dell’UE, nonché alla fornitura di servizi transfrontalieri e agli accordi Schengen-Dublino, ai contributi finanziari svizzeri all’allargamento dell’UE e al libero scambio dei prodotti agricoli.

Vi è una lunga relazione tra i nostri parlamenti – circa tre decenni – che ha portato allo sviluppo di una profonda conoscenza sia del lato dell’UE che di quello svizzero. Sono certa che lo scambio di opinioni che ha avuto luogo questa settimana promuoverà la nostra cooperazione parlamentare.

(Applausi)

 

5. Turno di votazioni (proseguimento)
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  Presidente. − Proseguiamo ora con la votazione.

(Per i risultati dettagliati della votazione: vedasi processo verbale)

 

5.1. 1° luglio, quarant’anni di Unione doganale (votazione)

5.2. Carta europea dei diritti dei consumatori di energia (A6-0202/2008, Mia De Vits) (votazione)

5.3. Importazione di carcasse di pollame (votazione)

5.4. Crisi del settore della pesca in seguito all’aumento del prezzo del gasolio (votazione)

5.5. Preparazione del Vertice UE-Russia (votazione)

5.6. Futuro del settore ovicaprino in Europa (A6-0196/2008, Liam Aylward) (votazione)

5.7. Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull’iniziativa “automobile intelligente” (A6-0169/2008, Zita Gurmai) (votazione)

6. Dichiarazioni di voto
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Risoluzione – Capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi (B6-0303/2008)

 
  
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  Oldřich Vlasák (PPE-DE). - (CS) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero dichiarare il mio voto sulla risoluzione del Parlamento europeo sul potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi. Senza dubbio il tono di solidarietà e di aiuto reciproco del documento costituisce un passo nella giusta direzione. La relazione Barnier ci sfida a compiere passi concreti e a tal proposito la comunicazione della Commissione mostra la via per procedere. Certo dobbiamo garantire la compatibilità e potenziare a diversi livelli la cooperazione transfrontaliera tra le forze di protezione dei nostri paesi. Purtroppo, non ho potuto appoggiare la risoluzione dato che non è stato accolto il nostro emendamento orale. In tale emendamento ci opponiamo alla creazione di strumenti giuridicamente vincolanti che avrebbero colpito normative, politiche e programmi nazionali, influendo pertanto sull’elemento della solidarietà. Semplicemente ritengo che otterremo una migliore protezione dall’impatto delle catastrofi appoggiando le forze di protezione nei nostri Stati membri e attraverso il coordinamento e gli investimenti nel loro equipaggiamento che non mediante l’elaborazione di nuove normative che, nel corso dell’intero processo, non faranno nulla di più che generare maggiore burocrazia.

 
  
  

Risoluzione – 1° luglio, quarant’anni di Unione doganale (B6-0297/2008)

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). - (SK) Dal 1968 l’Unione doganale ha giocato un ruolo fondamentale nel preservare e sviluppare il mercato unico. Quarant’anni dell’Unione doganale costituiscono un successo notevole, che ha fornito vantaggi alle imprese e ai cittadini dell’UE.

Accolgo con favore la risoluzione dell’onorevole Arlene McCarthy, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori sul quarantesimo anniversario dell’Unione doganale e ho votato a favore.

A causa della globalizzazione e del progresso tecnologico, l’Unione doganale deve affrontare sfide quali beni contraffatti, maggiori importazioni di prodotti pericolosi e la necessità di istituire sistemi di informatizzazione delle dogane. Solo la reciproca collaborazione tra l’amministrazione doganale e le autorità di sorveglianza a livello internazionale sarà in grado di proteggere il mercato dell’UE dalle importazioni di prodotti pericolosi e contraffatti, potenziando in tal modo la protezione dei consumatori. Mi sono convinta di ciò quando mi sono recata in visita alle autorità doganali nazionali e alle amministrazioni doganali di Praga, Anversa e Washington, così come a quelle di Pechino e Shanghai.

Questo anniversario costituisce l’occasione giusta per ringraziare i funzionari doganali per il loro lavoro difficile e spesso pericoloso, nonché per esprimere il nostro apprezzamento per i successi che hanno raggiunto nella lotta contro i prodotti pericolosi e contraffatti e la pirateria.

 
  
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  Daniel Hannan (NI). - (EN) Signora Presidente, il quarantesimo anniversario sembra essere un momento opportuno per affrontare un malinteso che nel nostro paese esiste, credo, da quando i vostri e i miei elettori hanno votato quello che credevano essere il mercato comune circa 35 anni fa – il malinteso riguardante la differenza tra un’area di libero scambio e un’unione doganale.

Ciò che penso che la maggior parte dei britannici abbia capito dal mercato comune è che ci sarebbe stato un reciproco riconoscimento dei prodotti, che se si poteva vendere qualcosa nel Regno Unito, si doveva essere autorizzati a venderla anche in Germania, Francia e Spagna e viceversa.

Ma senza dubbio ciò che abbiamo è invece standardizzazione. Un bene deve contenere certi ingredienti, essere di un volume non inferiore a x e non superiore a y e, anche se tale prodotto non è mai stato pensato per l’esportazione, persino se non attraverserà mai le frontiere, esso può trovarsi considerato illegale e vietato nel suo stesso paese; ciò capita spesso perché accade che un rivale da qualche parte in Europa – non altrettanto spesso in Gran Bretagna – rispetti comunque un intero gruppo di specifiche e utilizzi i meccanismi dell’Unione europea al fine di trasferire i costi a suo carico ai concorrenti.

Ritengo che sia una vergogna che abbiamo perso il concetto originario di libera circolazione di beni e servizi in favore dell’armonizzazione, che riduce la scelta dei consumatori.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, è meraviglioso vederla alla Presidenza.

Quando tengo un discorso nel mio seggio elettorale di Londra – per chi di voi che abbiamo sentito parlare di Londra, la più grande città del mondo, la capitale del più grande paese a livello globale – spesso i miei elettori mi sottolineano che nel 1973 pensavano che stavamo aderendo a un’unione doganale. Pertanto dico: “Non capite la natura di tutto ciò? Non comprendete la natura del progetto europeo? Si tratta solo di un’ulteriore integrazione politica ed economica”.

Infatti, durante la mia prima settimana in Parlamento, il leader del mio gruppo, Hans-Gert Pöttering, si è alzato in piedi e ha detto: “Nulla deve essere permesso per imboccare la strada verso l’integrazione europea, nulla deve essere permesso per imboccare la strada verso il progetto europeo”. Chiaramente, pertanto, nel mio collegio elettorale vi è un malinteso riguardo alla natura del progetto.

L’appello che rivolgo a voi, a coloro in quest’Aula che appoggiano tale progetto, è il seguente: per cortesia siate onesti circa le sue intenzioni. Se cercate di negare la verità riguardo a questo progetto, allora, quando chiederete al popolo, esso lo rifiuterà, come ha fatto in Irlanda in occasione del referendum.

 
  
  

Risoluzione – Importazione di carcasse di pollame (B6-0309/2008)

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signora Presidente, anch’io sono lieta di vederla alla Presidenza.

Ho votato a favore dell’emendamento 6, perché credo che l’autorizzazione all’importazione del pollo al cloro porterebbero a un indebolimento delle norme europee, cosa che credo accadrebbe su due fronti. Innanzi tutto, vi è una mancanza di dati scientifici sull’impatto ambientale e sanitario dell’utilizzo delle sostanze proposte. In secondo luogo, dato il regime in cui operano i produttori di pollame, è irragionevole avere due norme distinte, sia dalla prospettiva dei produttori che, soprattutto, da quella dei consumatori.

Il precedente oratore ha menzionato il referendum su Lisbona che si è tenuto in Irlanda. Senza dubbio una delle questioni più diffuse tra la gente comune in cui mi sono imbattuto quando facevo propaganda era che le persone erano contrarie a norme distinte. Ma ciò che stiamo facendo qui oggi è proprio occuparci di questo punto, pertanto sono lieta che il Parlamento abbia adottato tale risoluzione.

 
  
  

Risoluzione comune – Crisi del settore della pesca in seguito all’aumento del prezzo del gasolio (RC-B6-0305/2008)

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signora Presidente, appoggio appieno la risoluzione adottata dal Parlamento. Nuovamente, una delle cose di cui spesso parliamo in quest’Aula è come rispondere ai bisogni dei cittadini. Penso che questo sia uno di quei casi in cui è necessaria una risposta.

L’industria della pesca è in crisi, dato che nel corso degli ultimi cinque anni il prezzo del gasolio è aumentato di più del 300 per cento mentre i prezzi del pesce sono simili a quelli corrisposti 20 anni fa. Il punto fondamentale è pertanto che i pescatori non possono sopravvivere, stanno cessando la loro attività e penso che alcune delle nostre proposte contenute nella presente risoluzione contribuiranno a migliorare la situazione.

Sono lieta di sapere che la Presidenza slovena abbia affermato che terrò conto di tutto ciò ed esorto il Consiglio dei ministri della Pesca a prestare particolare attenzione alla presente risoluzione quando si incontrerà la prossima settimana.

 
  
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  Presidente. − Ora, onorevole Kamall, suppongo che ci parlerà dei pescatori di Londra?

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, non credo che ve ne siano più, grazie alla politica comune della pesca!

La ringrazio molto per avermi concesso l’opportunità di dichiarare come ho votato in merito a questa importante discussione. Desidero dire ai miei onorevoli colleghi di quest’Assemblea di, effettivamente, esaminare qual è il problema reale. Ogni volta che vi è una crisi internazionale, cercate di attribuirle la colpa dei problemi dell’industria della pesca. In effetti non è l’aumento del prezzo del gasolio il vero problema di quest’industria. E’ la politica comune della pesca, un sistema di pianificazione centrale di cui i sovietici sarebbero stati orgogliosi. Trovo assurdo che gli onorevoli colleghi di quest’Assemblea siano così intenzionati a sposare l’economia sovietica.

Ci esorto a esaminare alcuni dei sistemi di conservazione della pesca di tutto il mondo di maggior successo. Se ad esempio si osservano quelli di Islanda e Nuova Zelanda, si scoprirà che si basano sullo Stato di diritto, sui diritti di proprietà e sui diritti di proprietà trasferibili. Se davvero desideriamo risolvere il problema dell’industria della pesca, è tempo di avere fiducia nello Stato di diritto; è tempo di avere fiducia nei diritti di proprietà; è tempo di avere fiducia nel libero mercato.

 
  
  

Risoluzione – Importazione di carcasse di pollame (B6-0309/2008)

 
  
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  Peter Skinner (PSE). - (EN) Signora Presidente, non desidero parlare circa questo punto, bensì riguardo a quello precedente. Cercavo di attirare la sua attenzione.

Mi sono astenuto in merito alla questione delle carcasse di pollame, innanzi tutto perché ritengo che vi siano prove per confutare le affermazioni secondo cui necessitiamo di mantenere tale divieto. In particolare penso che vi siano adeguate prove scientifiche che permettono di rimuoverlo. In ogni caso, tuttavia, non è stato messo in luce nulla della presente discussione.

Ciò che abbiamo è invece un processo molto costoso per la pulitura delle carcasse di pollame in Europa. Questo è il vero problema perché qualsiasi carcassa che entra nell’Unione europea sembrerebbe essere più economica; di conseguenza vendono più rapidamente, il che ovviamente conviene ai consumatori.

Non si tratta di indicazioni sulla salute, si tratta di protezionismo. Penso che sia un giorno molto triste per l’Europa dato che teniamo questa particolare discussione in modo così abbreviato e tronco, trattandola frettolosamente in Parlamento questa settimana come una risoluzione.

Per questo motivo mi sono astenuto e penso che la nostra relazione con gli USA e con gli altri paesi risulti di conseguenza macchiata.

 
  
  

Risoluzione comune – Vertice UE/Russia del 26-27 giugno 2008 a Khanty-Mansiysk (RC-B6-0235/2008)

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Il Vertice UE/Russia sta giustamente ricevendo grande attenzione. Tenendo conto dell’importante posizione geopolitica della Russia e dei suoi durevoli legami storici e culturali con l’Europa, appoggio l’istituzione di un solido partenariato politico tra l’UE e la Federazione russa.

Tale partenariato deve comprendere una reciproca assistenza nelle questioni di sicurezza, cioè nella lotta al terrorismo e al crimine organizzato, e il superamento degli ostacoli al libero commercio e alla libera circolazione. Non dobbiamo tuttavia perdere di vista la presenza di diversi aspetti problematici nella relazione tra l’Unione e la Russia. A tal proposito, è importante che l’UE parli con una sola voce.

Nessuno Stato membro che prenda sul serio la politica estera e di sicurezza comune dovrebbe costruire le sue relazioni bilaterali con la Russia in modo tale da danneggiare i giusti interessi degli Stati membri. In ambiti riguardanti questioni internazionali sensibili, l’UE e la Russia devono raggiungere un consenso basato sul rispetto del diritto internazionale e dell’integrità territoriale, ad esempio nel caso della Serbia e del Kosovo.

Per concludere, desidero dire che l’UE deve aiutare la Russia a sviluppare e potenziare la democrazia, lo Stato di diritto e la protezione dei diritti umani.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signora Presidente, il Vertice UE/Russia si sta avvicinando. Si tratta di un evento significativo ed è per questo che era così importante la discussione in seno al nostro Parlamento riguardante i preparativi.

Le relazioni tra l’Unione europea e la Russia sono di importanza enorme per la stabilità, la crescita economica e la sicurezza in Europa e nel mondo intero. Tali relazioni hanno assunto una nuova dimensione in seguito all’allargamento dell’UE con cui si sono aggiunti altri 12 paesi, principalmente dell’Europa centrale e orientale. Si tratta di paesi che, in passato, erano strettamente legati all’ex Unione sovietica dal punto di vista economico, politico e militare.

A oggi, le relazioni commerciali bilaterali con i singoli paesi sono stati trasferiti al livello di UE e Russia. La Russia, tuttavia, cerca in continuazione di prendere accordi con i singoli paesi, scavalcando l’UE. Per tale cooperazione bilaterale vengono citate di frequente circostanze eccezionali.

La Russia è un paese immenso, con grandi aspirazioni politiche e militari, con enormi risorse energetiche che ne definiscono la posizione in Europa e nel mondo. Avendo ratificato il protocollo di Kyoto, la Russia è un partner importante, che potrebbe essere incluso in misure volte a combattere il cambiamento climatico così come quelle relative alla protezione ambientale.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, nel caso del paragrafo 29, che si conclude con: “ad offrire una maggiore partecipazione dell’UE nel processo di composizione del conflitto”, appoggio la versione originale, che aggiunge e continua: “ivi compresa la possibilità di una missione UE di mantenimento della pace in loco e la sostituzione delle truppe della CIS e Russe”

Ritengo che sia assolutamente importante inviare proprio ora un messaggio chiaro a nome dell’UE in cui si afferma che siamo pronti ad assumerci un impegno concreto sotto forma di una missione di mantenimento della pace in Abkhazia.

 
  
  

– Relazione: Liam Aylward (A6-0196/2008)

 
  
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  Jim Allister (NI). - (EN) Signora Presidente, ho votato a favore della presente relazione perché, come in altri settori, sono preoccupato di vedere il declino dell’UE nella produzione della carne ovina contro un flusso in aumento delle importazioni.

A riguardo non vi sono solo le questioni legate al reddito degli allevatori, ma le questioni ambientali pertinenti, poiché, di tutti gli animali allevati, gli ovini probabilmente contribuiscono maggiormente alla preservazione a livello ambientale delle zone meno fertili e al mantenimento della biodiversità.

Il degrado ambientale di molte regioni montane e zone meno favorite sarà causato dal diminuire dell’allevamento degli ovini. Perciò la necessità di sostenere tale industria e di valutare i pagamenti connessi all’ambiente volti a sostenerla.

Ritengo altresì che un adeguato regime di etichettatura del paese d’origine potrebbe contribuire enormemente a promuovere la crescita del consumo di carni di agnello locali, in particolare con l’aumento delle importazioni.

Infine, la corsa della Commissione alla marcatura elettronica imporrà ulteriori costi a un settore già in calo a causa di utili antieconomici. Al massimo, tale marcatura deve essere volontaria per ciascuno Stato membro e regione.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signora Presidente, concordo con l’ultimo oratore riguardo alla marcatura elettronica. Dovrebbe certamente essere volontaria.

Ho appoggiato l’emendamento 4 perché desidero chiedere alla Commissione e al Consiglio di esaminare l’introduzione di un qualche tipo di finanziamento comunitario per il sistema della marcatura elettronica. Il settore ovicaprino è in crisi e non può certamente permettersi che vengano loro imposti ulteriori costi.

Senza dubbio, avrei preferito l’emendamento 1 – ma certo ricade sull’adozione dell’emendamento 4 – in cui si raccomandava che l’attuazione del sistema di identificazione elettronica fosse posticipato al più presto al 2012. Mi trovo concorde con il precedente oratore, come ho detto, in merito al fatto che la burocrazia e i costi implicati superano di gran lunga qualsiasi vantaggio.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, come ho detto ieri sera, si tratta di una relazione molto buona. Purtroppo ieri sera il signor Commissario ha escluso la possibilità che la Commissione concordi con la proposta del relatore di disporre di una task force per controllare l’industria.

Ora, non credo molto nelle task force perché ne siamo pieni; ogni volta che abbiamo un problema istituiamo una task force e non se ne sente più parlare.

Penso tuttavia che se avessimo cooperato meglio prima di venire in quest’Aula, avremmo potuto avanzare una proposta ferma che avrebbe aiutato l’industria e lavorato per essa.

Ora non abbiamo nulla. Abbiamo la marcatura elettronica. Non abbiamo avuto quanto abbiamo chiesto, che fosse posticipata al 2012. L’industria non può permetterselo. Penso tuttavia che torneremo su questo punto; non abbiamo sentito l’ultimo, perché dobbiamo difendere l’industria ovicaprina in tutta l’Unione europea.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

– Relazione: Boguslaw Liberadzki (A6-0227/2008)

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Il trasporto di merci pericolose è stato discusso molte volte e le norme di sicurezza sono state gradualmente chiarite e semplificate di conseguenza. Con la relazione dell’onorevole Liberadzki, pertanto, la normativa esistente in materia di trasporto di merci pericolose formerà una solida base in particolare per il campo di applicazione della direttiva, che è stato esteso alle vie navigabili interne. Mi congratulo con i negoziatori per il raggiungimento di un accordo che renderà possibile la conclusione di tale pratica in seconda lettura.

L’estensione della direttiva alle vie navigabili interne comporterà un periodo transitorio di adattamento di due anni per gli Stati membri, che potranno regolare o proibire il trasporto di merci pericolose nel loro territorio per ragioni diverse dalla sicurezza durante il trasporto.

Va pertanto sottolineato che tale normativa illustra i nostri sforzi per rendere il trasporto di merci pericolose nell’Unione sempre più efficace e sicuro, eliminando l’inutile burocrazia e i costi aggiuntivi o le norme che non rendono la sua gestione maggiormente efficiente.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non c’è in vero molto da discutere sull’ottima relazione del collega Liberadzki relativa al trasporto interno delle merci pericolose. L’ho votata in commissione e qui confermo il mio voto.

Più aumentano gli scambi di merci intra moenia come tra i paesi dell’Unione e più, a mio avviso, è utile che le condizioni di questi flussi siano omologhe, soprattutto in termini di sicurezza, ma anche dei controlli e delle relative pratiche amministrative. Del resto, non avrebbe alcuna logica criticare o peggio respingere un testo così tecnico, sul quale la consultazione di tanti esperti dei paesi membri è stata ampia e qualitativamente informata.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) Appoggio appieno la presente relazione. Ogni anno un’enorme quantità di merci pericolose, quali cloro e benzina, viene trasportata nell’Unione europea attraverso le vie navigabili interne. In proposito ad oggi non è ancora stata elaborata alcuna norma, sebbene esista una normativa in materia di trasporto di merci pericolose su strada e su rotaia.

Una normativa in materia di trasporto di merci pericolose via nave è assolutamente necessaria, non solo per ragioni di sicurezza, ma anche al fine di regolare la protezione dell’ambiente e della sanità pubblica a livello europeo. Gran parte del trasporto di questo genere è transfrontaliero. Inoltre, le norme europee vanno altresì a vantaggio delle imprese, che al momento devono obbedire a diversi requisiti nazionali nei vari Stati membri. Inoltre, il trasporto sulle vie navigabili interne emette quantità inferiori di gas a effetto serra. E’ pertanto estremamente importante armonizzare i requisiti per le diverse forme di trasporto. Diventerà poi maggiormente allettante la combinazione di diverse modalità, ad esempio con parte del viaggio condotto su rotaia e con la spedizione che procede poi via nave. Ciò non solo è efficiente, ma è soprattutto sostenibile. Mi auguro pertanto che le compagnie di trasporto in effetti optino più spesso per una combinazione di diverse modalità di trasporto.

 
  
  

- Relazione: Helmuth Markov (A6-0050/2008)

 
  
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  Stanisław Jałowiecki (PPE-DE), per iscritto. (PL) Mi sono astenuto dalla votazione della relazione dell’onorevole Helmut Markov concernente la gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali. La ragione è che la presente relazione va palesemente contro il principio di sussidiarietà: “un ente più grande non deve esercitare funzioni che possono essere svolte da un ente più piccolo”. Tale principio deve essere mantenuto con tutta l’attenzione possibile. Purtroppo, anche in quest’Aula, sono stato spesso testimone della violazione di tale principio. Mi auguro che in quest’occasione riusciremo a salvaguardare almeno in parte tale principio, ma quanto tempo passiamo a fare questo! Il nostro lavoro legislativo non è stato diretto verso la creazione di una buona normativa, bensì verso la modifica di una scarsa proposta normativa. Non mi illudo tuttavia che questo sarà l’ultimo attacco rivolto al principio di sussidiarietà. E’ davvero paradossale, dato che tali attacchi provengono dalla stessa fonte delle più forti critiche dell’Irlanda, un paese che, qualche giorno fa, ha respinto il Trattato di Lisbona. La gente semplicemente non collega il fatto che tale paese abbia detto “no” proprio perché è risaputo che tale principio viene regolarmente violato dall’Unione europea. Infatti, è proprio questo esempio, quello dell’Irlanda, che ci dovrebbe rendere consapevoli del fatto che non possiamo semplicemente ignorare la sussidiarietà o sacrificarla a quelli che sono presumibilmente obiettivi più elevati, quali la sicurezza stradale. Presto o tardi, e forse più presto che tardi, questa cosa tornerà a perseguitarci.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sulla relazione del collega Markov. Ritengo, infatti, la proposta molto organica e comprensiva di vari aspetti, ponendosi l’obiettivo di considerare la sicurezza in tutte le fasi di vita di un’infrastruttura stradale: dalla pianificazione alla progettazione ed al funzionamento.

Concordo con il rispetto del principio di sussidiarietà della proposta, che lascia la possibilità di scegliere l’intensità di applicazione relativamente alla “valutazione d’impatto sulla sicurezza stradale”, agli audit sulla sicurezza stradale e alle ispezioni di sicurezza agli Stati membri.

L’adozione di uno strumento legislativo volto allo sviluppo sicuro della rete stradale, anche mediante un approccio non troppo rigido, deve pertanto ritenersi un risultato positivo, i cui effetti dipenderanno dall’intensità di attuazione che verrà scelta. Tuttavia, ritengo essenziale prevedere degli standard vincolanti minimi inderogabili da applicare in tutti gli Stati.

 
  
  

Risoluzione – Potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi (B6-0303/2008)

 
  
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  Richard James Ashworth (PPE-DE), per iscritto. (EN) I conservatori britannici sanno quanto sono devastanti gli effetti di una catastrofe naturale. Dalle inondazioni verificatesi lo scorso anno nel Regno Unito, siamo consapevoli del danno umano, economico e ambientale che può essere causato. Comprendiamo altresì gli effetti che tali catastrofi naturali hanno sugli altri paesi.

Ciononostante, riteniamo che i singoli Stati membri si trovino in una posizione migliore al fine di rispondere in modo rapido e adeguato alle catastrofi che si verificano nel loro stesso territorio. Crediamo che la creazione della forza europea di protezione civile rallenterebbe semplicemente le capacità di risposta aggiungendo un onere burocratico ulteriore. Ciò di cui necessitano coloro che sono stati colpiti è un intervento necessario e tempestivo, non maggiore burocrazia.

Infine, non possiamo concordare su un’ulteriore normativa UE nel settore della prevenzione e della risposta alle catastrofi. Riteniamo che già esista una normativa adeguata sia a livello degli Stati membri che a quello dell’UE e che gli aiuti finanziari siano già disponibili attraverso il Fondo di solidarietà, che serve, proprio come deve, a mitigare i danni strutturali e sul lungo periodo.

Nell’appoggiare la presente risoluzione nella votazione finale, desideriamo chiarire che abbiamo altresì votato a favore degli emendamenti che richiedono la cancellazione ai riferimenti alla forza di protezione civile e a un’ulteriore normativa europea in questo settore.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Voto convintamente a favore di questa proposta di risoluzione inerente il potenziamento delle capacità di reazione dell’Unione europea alle catastrofi.

Come membro della commissione per lo sviluppo di questo Parlamento ho avuto modo di visitare alcune tra le aree più povere e disastrate del mondo, a volte colpite (come nel caso dello tsunami) da eventi naturali distruttivi. Voglio in questa sede sottolineare il buon lavoro portato avanti dal nostro Commissario allo sviluppo Louis Michel che ha sempre rappresentato in maniera celere ed efficace il desiderio di solidarietà e cooperazione in occasione di queste tristi contingenze.

Ma, come evidenza la risoluzione, sono ancora troppo macchinose le procedure previste dalla nostra cornice normativa: vanno resi più agili i meccanismi e vanno comunque riservate delle risorse cospicue per le emergenze che, purtroppo, si verificano con cadenza costante. Dal Parlamento parte oggi un segnale chiaro in questa direzione. Ora è importante passare dalle parole ai fatti.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Nonostante il nostro voto a favore, ci rammarichiamo che alcune delle nostre proposte non siano state approvate, soprattutto quella che considera fondamentale prestare particolare attenzione alle regioni meno favorite o “di convergenza” nel caso di catastrofi naturali, in relazione alla regolamentazione dei Fondi strutturali, o quelle che sottolineano l’importanza di mantenere l’idoneità dei disastri di proporzioni regionali per il Fondo europeo di solidarietà e il suo adattamento alla natura specifica dei disastri naturali, quali siccità e incendi, in termini di limiti di tempo e azioni necessarie.

Riteniamo che sia tuttavia positivo che ne siano state adottate altre relativamente al riconoscimento delle catastrofi naturali della regione mediterranea, soprattutto siccità e incendi boschivi. Sono tuttavia necessari meccanismi di sostegno alle persone colpite e alla deforestazione che devono altresì coprire la prevenzione di ulteriori catastrofi di grandi proporzioni, così come il regime pubblico di assicurazione per l’agricoltura finanziato dall’UE, al fine di garantire agli agricoltori un reddito minimo in caso di catastrofi nazionali, quali siccità, incendi e inondazioni.

La politica agricola comune deve essere modificata radicalmente al fine di sostenere gli agricoltori di piccole e medie dimensioni e le aziende agricole a conduzione famigliare, stimolando in tal modo la produzione agricola, la biodiversità e l’uso del territorio.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Crediamo che vada istituito un quadro per la cooperazione tra gli Stati membri al fine di prevenire, combattere e minimizzare le conseguenze delle catastrofi. Tra gli altri aspetti, tuttavia, non siamo d’accordo sulla creazione di una forza europea di protezione civile (in particolare qualora abbia una dimensione militare), dato che le capacità e le risorse operative in quest’area debbano essere soggette alla giurisdizione degli Stati membri, che devono garantire le risorse e le strategie volte a fornire una risposta (rapida) alle necessità e che conoscono meglio il loro territorio.

Consideriamo sia positiva l’approvazione delle nostre proposte che promuovono quanto segue:

- il riconoscimento a livello comunitario della natura specifica delle catastrofi naturali della regione mediterranea, quali siccità e incendi boschivi, e il conseguente adattamento degli strumenti comunitari in termini di prevenzione, ricerca, gestione dei rischi, protezione civile e solidarietà, al fine di migliorare la risposta di ciascuno Stato membro;

- la necessità di un finanziamento comunitario maggiore delle misure di prevenzione.

Ci rammarichiamo tuttavia del rifiuto delle seguenti nostre proposte:

- sottolineare l’importanza di mantenere l’ammissibilità delle catastrofi naturali per il Fondo europeo di solidarietà;

- promuovere l’adattamento del Fondo europeo di solidarietà alla natura specifica delle catastrofi naturali, quali siccità e incendi, in termini di limiti di tempo e azioni necessarie.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Appoggio l’iniziativa della Commissione nell’introdurre finalmente un documento sul miglioramento di coerenza, efficacia e visibilità della reazione dell’UE ai disastri naturali o causati dall’uomo.

Tuttavia, sono dispiaciuta che non si tratti ancora di una proposta veramente pratica, che probabilmente stimolerebbe la capacità dell’Europa nel settore della protezione civile, tra cui la prevenzione e la reazione rapida, nel caso di grandi crisi che si verificano all’interno o all’esterno dell’Unione.

Ringrazio i membri del Parlamento europeo per l’appoggio al mio emendamento sull’utilizzo di competenze relative alla posizione geopolitica delle regioni ultraperiferiche (RUP) e ai paesi e territori d’oltremare (PTOM).

Grazie a tali comunità d’oltremare, l’Europa è presente sulla costa africana (Canarie, Madeira), nell’Oceano indiano (Reunione), in prossimità del continente americano (Guyana, Guadeloupe, Martinica, Azzorre), senza dimenticare gli PTOM del pacifico (Polinesia francese, Nuova Caledonia).

I territori europei d’oltremare potrebbero diventare basi per il pre-posizionamento di logistica e prodotti fondamentali, il che renderebbe più semplice prevedere le risorse europee umane e i materiali disponibili nel caso di necessità di interventi urgenti al di fuori dell’Unione.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. (EN) Vi è chiaramente grande valore in un miglior coordinamento e prontezza dell’assistenza reciproca delle organizzazioni di risposta alle catastrofi dei paesi europei. Come sempre, tuttavia, la Commissione europea cogle al volo un’altra opportunità volta a estendere il proprio ambito di competenza e le proprie responsabilità – in questo caso “per sviluppare una base di conoscenze, individuare lacune”, e così via. La relazione, al contrario degli auspici dei conservatori britannici, richiede anche strumenti giuridicamente vincolanti. Per tali ragioni, mi sono astenuto dalla votazione.

 
  
  

Risoluzione – Quarantesimo anniversario dell’Unione doganale (B6-0297/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Nonostante la positiva valutazione della relazione sui 40 anni dell’Unione doganale, molti settori produttivi, in particolare in Portogallo, non condividono lo stesso punto di vista. In effetti, sostengono decisamente il contrario. Essi sono consapevoli del fatto che la piena apertura delle frontiere, in nome della libera concorrenza, ha creato situazioni profondamente ingiuste e che ha esacerbato deficit strutturali dovuti a uno sviluppo non equo tra i vari paesi.

Oltre a tale disparità nella capacità produttiva e nello sviluppo del processo produttivo vi sono altri strumenti, misure e politiche che hanno peggiorato la situazione, i più significativi sono la creazione del mercato interno, la liberalizzazione del commercio internazionale, il patto di stabilità nel quadro dell’unione monetaria ed economica e il neoliberismo della strategia di Lisbona.

Di conseguenza, sebbene la relazione comprenda alcune proposte positive per il potenziamento della cooperazione, la sua base iniziale è inaccettabile. Pertanto, il nostro voto non è a favore della relazione.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Consideriamo la presente risoluzione in modo positivo, dato che appoggiamo la politica commerciale comune e la normativa doganale, in quanto condizioni indispensabili per il funzionamento del mercato interno. Desideriamo tuttavia sottolineare che siamo profondamente critici nei confronti di molti degli accordi commerciali che l’UE ha effettivamente concluso con paesi terzi.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard, Erik Meijer, Søren Bo Søndergaard e Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Sebbene appoggiamo appieno la cooperazione tra gli Stati membri al fine di vietare l’importazione di giocattoli pericolosi, droghe e altri prodotti illegali o pericolosi e sebbene a tale scopo appoggiamo appieno la cooperazione con i partner commerciali, non possiamo votare a favore della presente risoluzione a causa del severo impatto dell’Unione doganale sul commercio dei paesi in via di sviluppo.

L’UE utilizza l’Unione doganale come uno strumento per negoziare accordi commerciali favorevoli con i paesi in via di sviluppo, mentre al contempo impone tariffe elevate sui prodotti che vengono visti come concorrenti indesiderati dei prodotti UE. Tale politica ostacola il potenziale di crescita economica nei paesi in via di sviluppo.

 
  
  

- Relazione: Mia De Vits (A6-0202/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La presente relazione inizia appoggiando la gamma di pacchetti per la liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas naturale, spingendo verso la loro privatizzazione, benché essi siano settori strategici per lo sviluppo e il progresso sociale. Com’è ben noto, l’applicazione di tali pacchetti in Portogallo ha esacerbato i problemi di approvvigionamento e ha incrementato i prezzi per i consumatori e ha altresì aumentato la disoccupazione e la precarietà dei posti di lavoro nel settore.

La Commissione europea sta ora cercando di nascondere i problemi creati dalla sua strategia, presentando la Carta europea dei diritti dei consumatori di energia. Nonostante il limitato numero di diritti cui fa riferimento, non siamo d’accordo con tale Carta. La questione è se vi si atterranno i gruppi di controllo economico del settore, a cui sono sempre più subordinate le politiche comunitarie. Pertanto la nostra astensione nella votazione finale della presente relazione.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. (PL) La relazione adottata sulla Carta europea dei diritti dei consumatori di energia aumenta in modo significativo i diritti dei consumatori di energia. Verranno rese loro disponibili maggiori informazioni, che renderanno più semplice la scelta tra i fornitori e le diverse opzioni di fornitura. La Carta costituisce un passo molto importante nella liberalizzazione del mercato dell’energia.

Sono convinta che informazioni più chiare e leggibili fornite ai consumatori permetteranno a questi ultimi di operare le scelte migliori, il che è particolarmente importante in un momento in cui i prezzi dell’energia sono in continuo aumento e stanno diventando un ambito di sempre maggiore preoccupazione per i consumatori.

A causa della soluzione approvata, sarà più semplice confrontare le offerte e l’effettivo utilizzo dell’energia, il che incoraggerà i consumatori a cambiare fornitore qualora non siano soddisfatti dei servizi offerti. Il risultato di ciò sarà una reale concorrenza tra i fornitori di energia, una maggiore preoccupazione per la soddisfazione dei consumatori e maggiori possibilità per questi ultimi di avere un impatto sulle decisioni prese dalle imprese energetiche.

Credo che la Carta europea dei diritti dei consumatori di energia contribuirà, lentamente ma sicuramente, a modificare il mercato dell’energia, che è qualcosa che attendiamo con ansia da tempo. Non dimentichiamo che i consumatori costituiscono la componente più importante del mercato interno ed essi si aspettano che apportiamo reali cambiamenti.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole De Vits relativa alla Carta europea dei diritti dei consumatori di energia. Dato che i prezzi dell’energia sono sempre più elevati, è necessario garantire l’approvvigionamento ai cittadini con redditi bassi e alle persone che vivono in zone isolate, dove il mercato dell’energia è ristretto e non competitivo. Gli Stati membri devono agire il prima possibile al fine di definire chiaramente tali gruppi di consumatori e promuovere e supportare azioni, ad esempio tariffe sociali, al fine di garantire loro la continuità dell’accesso all’elettricità e al gas naturale.

Ho votato a favore degli emendamenti 3, 4, 5, 6 e 7 presentati dal gruppo degli specialisti europei, che hanno dichiarato la necessità di introdurre tariffe sociali, di notificare trimestralmente ai consumatori i loro consumi energetici e che hanno richiesto di informare il grande pubblico circa le disposizioni della Carta europea dei diritti dei consumatori di energia. Mi rammarico che tali emendamenti non siano stati adottati.

In futuro la tutela dei consumatori di energia deve fare affidamento anche su azioni congiunte dell’Unione e degli Stati membri. La Carta europea dei diritti dei consumatori di energia costituisce un mezzo per sostenere i cittadini affinché ottengano informazioni circa i loro diritti in modo maggiormente efficiente e semplice.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. (EN) Sono fermamente a favore del fatto che i consumatori siano in grado di ottenere a prezzi ragionevoli approvvigionamenti di energia ed energia elettrica certi, sicuri, affidabili e sostenibili. Le autorità nazionali di regolamentazione devono giocare un ruolo importante in questo campo. Mi oppongo, tuttavia, agli sforzi della Commissione europea volti a spostarsi in questo settore, ad estendere i propri poteri e ambito di competenza attraverso “studi”, una “Carta” e “armonizzazione”, e non riconosco il concetto di “cittadino dell’Unione”. Per tali motivi mi sono astenuto dalla votazione.

 
  
  

Risoluzione – Importazione di carcasse di pollame (B6-0309/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Riteniamo che sia positivo che il Parlamento europeo abbia criticato la proposta della Commissione europea che cerca di modificare le norme di commercializzazione applicabili alle carni di pollame al fine di autorizzare la commercializzazione per il consumo umano di tali carni che hanno subito un trattamento antimicrobico.

In pratica, la presente proposta della Commissione europea cerca semplicemente di soddisfare la richiesta degli USA, affinché l’Unione europea autorizzi l’importazione delle sue carni di pollame che sono state trattate con sostanze chimiche e antimicrobiche.

La Commissione europea sta pertanto ignorando il principio di precauzione e sta trascurando l’adozione e il potenziamento delle norme di sicurezza alimentare e di igiene già esistenti a livello europeo, che sono molto più elevati rispetto a quelli degli USA, che utilizza solo un’economica soluzione finale, che ora vogliono sia accettata dall’Unione europea così che possano vendere i loro prodotti in tutta Europa.

Ci auguriamo pertanto che il Consiglio non accetti la proposta della Commissione europea.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Non è stato provato che la clorazione del pollo sia dannosa per la salute o dannosa in qualsiasi altro modo e le nostre decisioni politiche devono sempre basarsi su prove. Negli interessi del mercato libero, pertanto, non ho votato a favore della presente relazione, che ritengo sia motivata dal protezionismo.

Tuttavia, in considerazione dell’inquietudine diffusa nell’UE tra il grande pubblico riguardo al pollo al cloro, è della massima importanza disporre requisiti giuridici per l’etichettatura così che ciascun individuo possa scegliere di evitare tale prodotto, ad esempio nei negozi e nei ristoranti.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della presente risoluzione dato che sottolinea una delle questioni maggiormente urgenti, affrontate dall’UE internamente ed esternamente.

In seno all’UE abbiamo deciso di premere per elevati standard nella produzione alimentare – consapevoli delle necessità di sicurezza e qualità alimentare.

In seno all’UE non permettiamo l’utilizzo di lavaggi al cloro delle carcasse di pollame per i prodotti consumati nell’Unione e pertanto non ha senso permettere l’importazione nell’UE di polli USA sottoposti a tale trattamento.

Da qualche mese abbiamo un problema simile con le carni provenienti dal Brasile – dove gli standard per la tracciabilità sono molto inferiori rispetto a quelli dell’UE.

Potremmo affrontare un problema simile quando vieteremo nell’UE la produzione in gabbia delle uova, ma finiremo con l’importare da fuori dell’UE beni a base di uova in polvere prodotte in gabbia.

Nell’UE esistono standard interni e si deve essere pronti a difenderli e a fermare le importazioni che non li rispettano.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE), per iscritto. (EN) La proposta della Commissione di eliminare il divieto sull’importazione del pollame trattato con sostanze antimicrobiche, quali il cloro, è estremamente preoccupante. Si deve riconoscere che tali pratiche semplicemente non rispettano le norme europee in materia di sicurezza alimentare.

Tale proposta sembra essere motivata politicamente e ignora palesemente le valide preoccupazioni dei cittadini europei per la sicurezza e la sanità. Semplicemente non sono adeguate le garanzie che tale pollame sarà etichettato e chiaramente identificabile per il consumatore.

L’utilizzo di sostanze antimicrobiche nel trattamento del pollame non deve essere promosso in alcun modo dall’Unione europea. Tale divieto è stato messo in atto più di dieci anni fa e in origine è stato attuato per delle buone ragioni. Purtroppo, pertanto, la proposta della Commissione di eliminarlo rappresenta un enorme passo indietro ed è assolutamente inaccettabile.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La Commissione deve riesaminare la sua decisione originale, che si basa esclusivamente su criteri commerciali e risulta in un crimine contro la sanità pubblica e la tutela dei consumatori. Non possiamo ignorare la normativa europea esistente facendo concessioni agli americani e mettendo gli interessi commerciali davanti alla sanità pubblica. Attendiamo la risposta del Commissario competente per la sanità, il Commissario Vassiliou, e la risposta del governo greco.

 
  
  

Risoluzione comune – Crisi del settore della pesca in seguito all’aumento del prezzo del gasolio (RC-B6-0305/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Grazie Presidente, la presente risoluzione costituisce una prima risposta alla gravissima crisi che sta investendo il settore della pesca nella nostra Unione in seguito all’aumento dei prezzi del petrolio. Nei giorni scorsi ho personalmente visitato diversi porti del mio paese riscontrando una situazione assai difficile e complicata, alla quale dobbiamo essere in grado di fornire proposte celeri ed efficaci.

L’aumento abnorme del prezzo del gasolio rischia di mettere in ginocchio un intero settore. L’Unione dispone di fondi straordinari per la pesca da utilizzare in contingenze di particolare gravità. Invito il Commissario Borg ad attivarsi subito per verificare l’opportunità immediata di un intervento della Commissione in tale direzione. Fatti, e non parole. Atti, e non promesse. Ho riscontrato, tra i lavoratori, una crescente sfiducia verso le Istituzioni europee. Abbiamo il compito di recuperare questo gap ma, soprattutto, di assumerci le nostre responsabilità di fronte a una vicenda economica e sociale che rischia seriamente di precipitare.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Come sottolineato in un comunicato stampa, non appoggiamo la presente risoluzione perché:

- non risponde al problema immediato dei salari dei lavoratori, mancando di chiarire che i pescatori (lavoratori) pagano il carburante ed è questo il motivo per cui il problema li colpisce in modo diretto (così come i proprietari della grande maggioranza dei piccoli pescherecci);

- ignora l’inerzia e il rifiuto dell’UE a prendere le decisioni necessarie;

- non propone nessuna proposta specifica relativamente ai prezzi del carburante (gasolio e diesel) e in merito alla formazione del prezzo del pesce nel punto di vendita iniziale;

- non deplora una politica che trae vantaggio dai prezzi in aumento del carburante al fine di ridurre e concentrare ancora ulteriormente il settore, di creare maggiore disoccupazione, di garantire il declino di un settore produttivo e peggiorare gli equilibri commerciali e alimentari;

- scende molto al di sotto delle posizioni precedentemente adottate dal PE e proposte dalla PCP;

Secondo le recenti proposte annunciate dalla Commissione europea e indipendentemente da uno o due aspetti che, se applicati, potrebbero avere effetti positivi per il settore, in fondo la presente risoluzione incoraggia ulteriormente la demolizione dei pescherecci e offre ai pescatori l’alternativa di abbandonare la loro occupazione.

Perché la pesca abbia un futuro, richiediamo misure, quali le proposte contenute nella risoluzione che abbiamo presentato per essere adottata con urgenza.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE), per iscritto. (EN) Nel corso dell’anno l’industria della pesca ha affrontato molte crisi, ma nessuna più grande di quella attuale, con l’aumento dei prezzi del carburante che stanno spingendo l’industria oltre il limite verso il punto in cui non è più in grado di sopravvivere.

Il prezzo in continuo aumento del petrolio potrebbe rivelarsi disastroso per molte industrie, ma nessuna è più vulnerabile di quella della pesca, di cui sono a rischio i posti di lavoro sul mare e a riva.

Dobbiamo esaminare tutte le opzioni che abbiamo a disposizione. Una strada che andrebbe esplorata è la riduzione delle imposte al fine di garantire che il costo del carburante diminuisca.

Desidero fare la seguente domanda: se non abbiamo pescatori, da dove proverrà il pesce di cui necessitiamo? Resteremo a guardare e permetteremo alle importazioni straniere di impadronirsi dei nostri mercati e di far fallire le nostre imprese?

Salvare le nostre flotte pescherecce e l’industria in generale si rivelerà essere una sfida enorme. Sono tuttavia fiducioso che con buona volontà e una cooperazione a tutto tondo ciò sia possibile. Accolgo con favore la dichiarazione di ieri della Commissione con cui annunciava la sua intenzione di fornire assistenza d’urgenza alle flotte pescherecce. Mi auguro sinceramente che la prossima settimana tali misure verranno adottate ufficialmente da parte del Consiglio dei ministri della Pesca e attuate successivamente con rapidità.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Il drammatico aumento del prezzo del gasolio, del 300 per cento dal 2003, ha fatto sentire appieno il suo impatto nel settore della pesca. Con il continuo peggioramento della crisi, molte imprese di pesca si trovano ora in una condizione finanziaria molto fragile.

La pesca costituisce infatti un pilastro particolarmente importante dello sviluppo economico e sociale delle regioni più periferiche. Inoltre, esse sono colpite tanto più duramente dall’aumento del prezzo del carburante a causa della loro posizione geograficamente remota. Si tratta di una situazione inaccettabile. L’Unione europea ha il dovere di trovare un compromesso.

Il Parlamento europeo ha appena inviato un forte segnale ai pescatori. Chiedendo che il tetto ufficiale degli aiuti sia aumentato a 100 000 euro per peschereccio e non per impresa, chiedendo l’applicazione immediata di misure d’urgenza e di sostegno sociale e, infine, chiedendo la riorganizzazione del Fondo europeo per la pesca, i membri del Parlamento europeo hanno chiarito ai pescatori di aver sentito la loro richiesta di aiuto.

Il Consiglio europeo dei ministri della Pesca discuteranno tali proposte il 23 e il 24 giugno 2008. L’Unione europea ha solo l’alternativa di restaurare la confidenza dei pescatori al fine di chiudere l’enorme buco formatosi di recente.

 
  
  

Risoluzione comune – Preparazione del Vertice UE/Russia del 26-27 giugno 2008 a Khanty-Mansiysk (RC-B6-0235/2008)

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. (PL) Signora Presidente, desidero sottolineare nuovamente che non vi è alcuna impresa occidentale tanto strettamente collegata allo Stato quanto lo è Gazprom al Cremlino. Al momento, siamo di fronte a un freddo calcolo politico. La dominazione del settore dell’energia da parte di Gazprom porterà in Europa un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia. La Russia sarà in grado di imporre concessioni politiche persino maggiori per l’approvvigionamento di gas e petrolio. Già osserviamo gli effetti dei prezzi elevati nelle proteste sempre più frequenti che si verificano in Europa. E’ altresì ancora fresca nella nostra memoria la ripetuta interruzione dell’approvvigionamento di gas destinato ai nostri vicini che si trovano a est.

Signora Presidente, ho appoggiato la presente risoluzione dato che ritengo che l’Europa debba iniziare a parlare con una voce sola nelle sue relazioni con la Russia, perché solo in questo modo possiamo garantire che l’UE sia effettiva.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) È risaputo che la Russia è un importante partner strategico dell’Unione europea e la nostra geografia ci rende reciprocamente dipendenti. La diplomazia deve pertanto essere utilizzata al fine di trovare le soluzioni migliori per tale inevitabile vicinanza. La necessità di cooperare, tuttavia, non ci deve obbligare in una cecità effettiva o nascosta nei confronti dei gravi problemi che la Russia solleva.

Sul piano interno, non si può ignorare che la Russia non sia pienamente democratica e che lo Stato di diritto non garantisca l’effettivo rispetto dei diritti umani. Sul piano esterno, è impossibile ignorare l’utilizzo dell’energia come arma nelle relazioni esterne, in particolare, tra le altre cose, promuovendo la divisione dell’UE in questo ambito, il ruolo ambiguo che ha giocato nella questione iraniana e la sua riluttanza nell’obbligare la Cina a impegnarsi nei diritti umani.

La voce dell’Europa in relazione alla Russia deve essere quella di un partner serio che è intenzionato a cooperare ma che non intende scendere a un compromesso in merito alle questioni centrali di democrazia, diritti umani e sicurezza.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Le complesse relazioni tra l’Unione europea e la Russia necessitano di un’azione diplomatica coerente e ben gestita.

Il Vertice UE/Russia che si sta avvicinando ha suscitato molte emozioni, dato che verranno negoziati accordi che sono di estrema importanza sia per la Russia che per l’Unione europea. Prima di tale Vertice dobbiamo renderci conto proprio di quanto sia importante per il futuro dell’Unione europea che nell’arena internazionale debba parlare con una sola voce. Per tale ragione è vergognoso che il popolo d’Irlanda abbia messo un punto interrogativo sulla ratifica del Trattato di Lisbona in occasione del referendum della scorsa settimana, dato che è precisamente tale Trattato che contiene le norme che renderanno l’Unione europea un partner credibile nelle relazioni internazionali.

 
  
  

- Relazione: Liam Aylward (A6-0196/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Abbiamo votato a favore della presente relazione, che contiene diverse proposte importanti per la protezione dei prodotti ovicaprini, in particolare nelle zone meno favorite e nelle regioni montane. Avremmo tuttavia apprezzato che fosse andata oltre, in particolare nella protezione delle razze locali e della produzione dei formaggi tradizionali. Ciononostante, è fondamentale che la Commissione europea e il Consiglio tengano conto di tali proposte approvate e della discussione in plenaria, in cui abbiamo altresì spiegato le nostre posizioni in merito a questa questione molto importante.

La revisione della PAC attualmente in corso deve correggere i problemi creati dalla riforma del 2003, in particolare in merito al disaccoppiamento dei pagamenti diretti. Devo altresì sottolineare l’importanza di garantire un pagamento ulteriore per i produttori volto a sostenere in particolare le razze ovicaprine locali. Tale pagamento deve essere rafforzato nelle regioni montane e in altre zone specifiche al fine di mantenere la biodiversità nell’agricoltura, di preservare tali animali nelle zone sensibili e di utilizzare il territorio in modo naturale – un importante contributo alla protezione ambientale e alla prevenzione degli incendi boschivi nell’Europa meridionale.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della presente relazione dato che mette in evidenza i problemi del settore ovicaprino, che è in forte declino a meno che non si agisca.

Il Parlamento ha votato a favore del finanziamento dell’UE per la marchiatura elettronica delle pecore e, se da un lato ciò è accolto con favore, dall’altro avrei preferito che la marchiatura elettronica fosse stata tolta dall’ordine del giorno fino a che non fosse stata garantita la futura fattibilità dell’allevamento ovino.

Relativamente alla proposta di una task force, che è stata respinta dal Parlamento, spetta ora alla Commissione la responsabilità di aumentare la sua attenzione sul settore ovino e di relazionare al Parlamento in merito ai progressi compiuti o altrimenti nell’attuazione delle proposte contenute nella presente relazione.

 
  
  

- Relazione: Zita Gurmai (A6-0169/2008)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Grazie Presidente, voto a favore della relazione della collega Zita Gurmai alla quale rivolgo i miei complimenti per l’ottimo lavoro svolto.

In particolare, sostengo l’iniziativa “eSafety” (www.esafetysupport.org) che vede fianco a fianco la Commissione europea, le istituzioni pubbliche, l’industria del settore e altri protagonisti per cercare di accelerare lo sviluppo e la messa in uso di “Intelligent Integrated Vehicle Safety Systems”. Questi sistemi si avvalgono di informazioni e tecnologie di comunicazione con l’obiettivo di aumentare la sicurezza sulle strade e di ridurre complessivamente il numero di incidenti sulle nostre strade. “eSafety” è il primo step dell’iniziativa “Automobile intelligente” lanciata nel 2006 dalla Commissione europea. Credo che si debba proseguire speditamente su questo percorso per favorire in futuro la crescita di un trasporto che la Commissione auspica “smarter, safer and cleaner”.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. − (SK) La nostra dipendenza dai trasporti cresce ogni giorno. Tutti i cittadini hanno il diritto a una mobilità sicura e sostenibile. Gli attuali progressi nelle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni ci permettono di produrre e acquistare veicoli più sicuri, più puliti e più efficienti. I consumatori devono avere accesso a informazioni che permetteranno loro di operare una scelta consapevole a favore delle automobili intelligenti ed è importante che tali automobili diventino accessibili.

Dato che la relazione del relatore, l’onorevole Zita Gurmai, offre ai cittadini europei la possibilità di trarre vantaggio dalla sicurezza potenziale del traffico stradale in un futuro prossimo, ho votato a favore.

Gli incidenti stradali sono causati sia dall’errore umano che dalle scarse condizioni dei veicoli. Introducendo tecnologie intelligenti, si può prevenire il 16 per cento degli incidenti. I sistemi moderni possono ridurre il numero dei morti in incidenti stradali di ben un terzo. Il programma Galileo costituisce un contributo significativo anche in questo settore.

In merito al pieno dispiegamento del sistema di chiamate di emergenza a bordo dei veicoli a livello paneuropeo, il sistema eCall, gli Stati membri dell’UE hanno una grande responsabilità. L’obiettivo è la completa introduzione del sistema eCall entro il 2010. Incoraggerei pertanto gli Stati membri che non hanno ancora sottoscritto il memorandum d’intesa su eCall a farlo ora, nel 2008.

Tenendo conto del fatto che, secondo le statistiche, si verificano ogni anno 41 600 morti sulle strade europee, dobbiamo avviare una nuova era del settore stradale. Salvando qualsiasi numero di vite umano, faremo molto per i cittadini europei.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) La mia onorevole collega, Zita Gurmai, ha prodotto un’eccellente relazione e ci si deve congratulare per il suo lavoro dettagliato e l’impegno che ha dimostrato.

La prima relazione sull’automobile intelligente costituisce un fiore all’occhiello nel quadro della politica strategica della Commissione per la società dell’informazione e i media e il nostro relatore ha ragione a riconoscere che i sistemi dei veicoli intelligenti potrebbero ridurre il numero annuale dei morti sulle strade dell’UE, che è attualmente di circa 42 000. Ha altresì ragione a sottolineare che, al momento, molte persone non si possono permettere i nuovi sistemi, pertanto la necessità di abbassare i costi deve costituire una priorità.

La tecnologia del controllo elettronico della stabilità, l’utilizzo dei dispositivi portatili e nomadi e lavorare per fornire veicoli più puliti costituiscono tutti temi coperti dal relatore.

Si tratta di una relazione eccellente e ha il mio pieno appoggio.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. − (PL) L’iniziativa “automobile intelligente” è molto preziosa. E’ importante utilizzare la moderna tecnologia il più possibile, al fine di rendere i trasporti più sicuri ed efficienti. Le stime indicano che, se tutte le automobili fossero dotate del sistema elettronico di stabilità (ESC), ogni anno in Europa vi sarebbero ben 4 000 morti in meno. Un’altra apparecchiatura importante, che non è ancora stata introdotta a livello generale, è il sistema paneuropeo di notifica degli incidenti, noto come eCall. La ricerca indica che la sua introduzione in tutta l’Unione europea potrebbe ridurre di 2 500 unità le vittime della strada. L’ultima questione che andrebbe considerata è l’elevato quantitativo di biossido di carbonio e di gas a effetto serra emesso dalle automobili, che comprende il 12 per cento del totale delle emissioni di CO2 dell’UE. Ritengo che le automobili con le minori emissioni di CO2 andrebbero commercializzate avvalendosi di campagne sociali. Dobbiamo altresì introdurre più norme restrittive volte a ridurre le emissioni di gas dannosi delle automobili.

 
  
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  Presidente. − Con questo si concludono le dichiarazioni di voto.

(La seduta, sospesa alle 12.45, è ripresa alle 15.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. GÉRARD ONESTA
Vicepresidente

 

7. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale

8. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale

9. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (discussione)

9.1. Birmania: protrarsi della detenzione di prigionieri politici
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sulla Birmania(1).

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga, autore. (ES) Signor Presidente, come dicevo il 12 marzo, secondo la Campagna per i diritti umani, la pace e la democrazia in Birmania, il prigioniero politico birmano più anziano ha passato il suo 78° compleanno in carcerazione cellulare nella prigione di Insein.

Si tratta di U Win Tin, un’eminente giornalista e leader della Lega nazionale per la democrazia. U Win Tin è la più anziana prigioniera di coscienza della Birmania. Ha passato gli ultimi 19 anni in carcere, dal luglio 1989.

È stata condannata a tre periodi di reclusione di 21 anni. Siamo a conoscenza delle sue attuali condizioni solo grazie all’ultima relazione sulle condizioni dei prigionieri birmani di Yozo Yokota, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione per i diritti umani in Birmania.

U Win Tin ha rifiutato di rinunciare ai suoi ideali politici in cambio della libertà. Nel gennaio 2008 è stata ricoverata in ospedale per una seconda operazione di ernia.

È una dei 1 873 prigionieri politici della Birmania. Ovviamente, nella presente risoluzione, desideriamo altresì esprimere la nostra condanna dell’estensione degli arresti domiciliari di Daw Aung San Suu Kyi.

Il mio gruppo richiede misure immediate per avviare un processo di riforma politica ed economica necessario e urgente. Innanzi tutto, il rilascio di tutti i prigionieri politici. In secondo luogo, il ristabilimento delle libertà civili fondamentali e, ovviamente, un dialogo politico tra le parti.

Ribadiamo altresì la nostra richiesta al Consiglio di adottare misure vigorose contro la giunta militare birmana, che è diventata leader mondiale nella violazione dei diritti umani.

 
  
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  Marios Matsakis, autore. (EN) Signor Presidente, quest’Assemblea ha adottato numerose risoluzioni che condannano la giunta militare della Birmania per le gravi violazioni commesse ripetutamente contro i diritti umani del popolo birmano. Eppure questi spietati generali fanno poco caso a quanto diciamo loro. Al contrario, continuano a tenersi ben stretto il potere nel modo più disgustoso, pomposo e irritante.

Persino in seguito alla devastazione operata dal recente ciclone, essi non solo hanno ostacolato i tentativi di aiuto provenienti dal mondo libero, ma hanno anche tratto vantaggio dalla miseria dei loro cittadini mentre si trovavano nel momento del bisogno, promuovendo la loro stessa immagine di apparenti samaritani e angeli buoni, mediante palesi apparizioni esibizioniste sui mezzi di comunicazione dello Stato controllati dalla giunta e tenendo un referendum sulla costituzione solo qualche giorno dopo il verificarsi della catastrofe del ciclone.

Coloro che si oppongono alla giunta vengono torturati, uccisi o incarcerati. Un esempio è certo il vincitore del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, che ha portato alla vittoria la Lega nazionale per la democrazia nelle elezioni tenutesi 18 anni fa, che ha passato 12 anni in carcere – e di recente la giunta ha deciso di estendere ulteriormente il suo periodo agli arresti domiciliari.

Penso che sia giunto il momento di attuare misure più severe contro la mostruosa giunta della Birmania. La misura più efficace sarebbe esercitare pressioni sulla Cina affinché smetta di sostenerla. Se la Cina non coopera su questo punto, dovremo allora agire relativamente alle nostre relazioni commerciali con Pechino e in merito ai Giochi olimpici cinesi. Si tratta probabilmente dell’unico modo che ci è rimasto per fare qualcosa circa la libertà e la democrazia in Birmania.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, autore. (PL) Signor Presidente, credo che l’atteggiamento di un paese verso le offerte di aiuto internazionali in caso di disastri e catastrofi naturali mostri il genere di paese con cui stiamo trattando. Sebbene vi possano essere molte riserve in merito alla Cina, sappiamo che tale paese, in un momento molto difficile, è stato in grado di accettare gli aiuti internazionali. Similmente, abbiamo visto l’atteggiamento della Birmania nei confronti degli aiuti internazionali, ivi compresi gli aiuti degli Stati membri dell’Unione europea.

C’era una piece americana intitolata Same Time, Next Year (Stessa ora, il prossimo anno). Il nostro Parlamento è un po’ così con la Birmania. Ogni anno ci incontriamo e discutiamo la situazione in tale paese. A essere onesti, non vi è alcun reale cambiamento significativo. Concordo con i fatti presentati dal precedente oratore. Una situazione in cui una donna, il leader dell’opposizione, è stata tenuta agli arresti domiciliari per così tanti anni non si è mai sentita in tutto il mondo. Non dobbiamo abituarci a questa situazione. Mi auguro che potremo superare le divisioni in questo Parlamento e parlare con una voce sola in difesa della democrazia in Birmania.

 
  
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  Thomas Mann, autore. (DE) Signor Presidente, la giunta militare della Birmania persiste nei suoi tentativi di isolare il paese e il suo popolo dal resto del mondo. Nel settembre 2007, dopo che la protesta dei monaci buddisti è stata brutalmente repressa, è stato imposto un embargo sulle notizie. Lo scorso mese, è stato impedito alle organizzazioni internazionali di aiutare le vittime del ciclone. Si è verificato un lungo ritardo prima che gli operatori umanitari fossero in grado di raggiungere le persone bisognose e per alcuni gli aiuti sono arrivati troppo tardi.

Ora stanno trapelando altre voci di natura parimenti allarmante, quali la notizia degli arresti delle vittime del ciclone che hanno cercato l’aiuto dei funzionari ONU. Le forze di sicurezza, inoltre, hanno sparato uccidendo o ferendo gravemente i detenuti che cercavano di fuggire da una prigione distrutta dal ciclone Nargis. L’UE non ha chiuso un occhio e ha imposto un embargo commerciale, sebbene esso non abbia ancora avuto l’impatto desiderato. Ha minacciato di applicare sanzioni più dure qualora la situazione dei diritti umani non migliori, eppure i leader birmani non hanno mosso un dito.

Ci esorto a non rilassare le nostre richieste. I prigionieri politici del paese devono essere rilasciati. Devono essere tolti gli arresti domiciliari in cui Aung San Suu Kyi ha vissuto per decenni. Il coraggioso impegno dimostrato dalla vincitrice del Premio Nobel costituirebbero un anatema per qualsiasi dittatore. Fondamentalmente si devono considerare i generali birmani per il modo in cui hanno trattato i cittadini del loro stesso paese, molti dei quali sono ancora dispersi. Il dialogo con il relatore speciale delle Nazioni Uniti e la garanzia che gli sarebbe stato permesso di visitare il paese costituisce un primo passo. I governi dei paesi membri dell’ASEAN devono altresì utilizzare la loro influenza per far rinsavire la giunta. Vi è la necessità di aumentare la pressione anche sulla Cina, che è probabilmente l’ultimo sostenitore della Birmania. Se necessario, il Consiglio e gli Stati membri dell’UE devono inasprire le loro sanzioni. Signor Commissario, stiamo davvero attendendo che agisca – il popolo della Birmania ha bisogno della nostra solidarietà.

 
  
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  Erik Meijer, autore. (NL) Signor Presidente, il regime militare della Birmania cerca di dare l’impressione che sta mantenendo una buona politica e importanti valori nazionali contro un mondo esterno ostile che minaccia tali valori positivi. Richiede il sostegno unanime della popolazione nel difendere tali valori.

Mi auguro che tale affermazione sia vera e che nel corso degli ultimi 40 anni il popolo birmano sia potuto essere felice della situazione, ma quali sono i valori che il regime sta difendendo? Mi vengono alla mente quattro aspetti. Innanzi tutto, i privilegi per una casta militare; un gruppo armato chiuso controlla l’amministrazione e l’economia. Tale gruppo può arricchire se stesso, mentre gli altri restano poveri. In secondo luogo, la repressione delle minoranze nazionali, i gruppi nel paese con una lingua e una cultura diverse che vogliono un autogoverno. I loro territori sono stati aggiunti alla Birmania durante il periodo coloniale inglese, ma sono relegati allo status di cittadini di terz’ordine. Terzo, il reddito di origine straniera viene guadagnato attraverso esportazioni basate sulla concorrenza attraverso salari estremamente bassi e il lavoro forzato. Quarto, il rifiuto sistematico di consultarsi con gruppi che vogliono cambiare la situazione, sebbene una volta abbiano vinto le uniche elezioni libere che tale regime ha osato tenere.

Con gli aiuti forniti in seguito alla catastrofe delle inondazioni, ci siamo resi conto di quanto il regime tema la possibilità che gli stranieri vedano in prima persona quanto è grave la situazione o il fatto che influenzino la popolazione. I rifugiati interni devono tornare celermente a villaggi devastati che non sono stati ricostruiti, meramente al fine di evitare contatti tra le masse scontente. Immediatamente dopo la catastrofe, è stata data la priorità a tenere un referendum il cui principale scopo era escludere dal potere l’opposizione democratica in modo permanente per mezzo di un risultato artefatto. L’incarcerazione delle persone su basi politiche costituisce un mezzo di sopravvivenza per un regime di questo tipo. Il mondo esterno deve alzarsi in piedi per tali prigionieri e gli altri oppositori. Cina e India devono farlo, così come l’Europa.

 
  
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  Józef Pinior, autore. (PL) Signor Presidente, negli ultimi tempi, qui a Strasburgo, il giovedì pomeriggio abbiamo considerato la situazioni in Birmania quasi ogni mese. Abbiamo dinanzi due relazioni relative alla situazione in Birmania. La prima è stata prodotta dall’Unione interparlamentare, mentre la seconda è una relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani in Birmania. Tali relazioni sono inequivocabili. Parlano di incarcerazione di parlamentari, omicidi, condizioni terribili per i prigionieri politici e una situazione catastrofica della civiltà in tale paese.

Agendo in qualità di Parlamento europeo, dobbiamo esercitare pressione sulle autorità birmane. Perché la situazione cambi nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi, ciò che è necessario è un’azione concertata da parte di tutti i parlamenti democratici di tutto il mondo, così come la cooperazione di paesi quali India e Cina, al fine di esercitare pressioni sulle autorità della Birmania, così che vi possa essere un reale miglioramento della situazione.

Desidero parlare della sorte dei parlamentari che oggi sono prigionieri in Birmania, sia i membri del parlamento che sono stati arrestati nell’autunno del 2007 che quelli scomparsi o morti in circostanze sconosciute, quando sono stati arrestati, così come coloro che sono stati assassinati e che sono morti in circostanze inspiegabili.

La relazione del relatore delle Nazioni Unite è chiara. Il rilascio immediato di Aung San Suu Kyi costituirebbe un inizio per i dialoghi con le autorità birmane su democrazia e miglioramenti nella situazione dei diritti umani in tale paese. E’ di fondamentale importanza garantire la libertà dei prigionieri politici e, soprattutto, fornire assistenza medica a tali prigionieri, e su questo dobbiamo forzare le autorità birmane.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė, a nome del gruppo PPE-DE. – (LT) Oggi parliamo della Birmania, delle migliaia di prigionieri politici che soffrono nelle sue carceri, di Aung San Suu Kyi, il carismatico leader della Lega nazionale per la democrazia. Nel 1990 il partito sotto la sua guida ha vinto le elezione con l’82 per cento dei voti, ma i generali al potere nel paese hanno rifiutato di rispettare la volontà della nazione e da allora Aung San Suu Kyi è stata agli arresti domiciliari.

“Usate la vostra libertà per promuovere la nostra”, come ha affermato una volta la vincitrice del Premio Nobel. Non ho alcun dubbio che il popolo birmano avrebbe allora superato il potere dei generali. Non esistono dittatori immortali, ma lo spirito di libertà è senza tempo.

Non abbiamo alcun diritto di restare imparziali quando ci confrontiamo con un disumano comportamento barbarico. Desidero citare Martin Luther King, che ha affermato: “Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, bensì il silenzio dei nostri amici”.

Pertanto, la questione che il Parlamento europeo ha di fronte oggi è: da quale parte stiamo? Stiamo dalla parte di Aung San Suu Kyi, delle migliaia di prigionieri politici! Chiediamo il loro rilascio immediato; chiediamo che in Birmania siano rispettati i diritti umani.

 
  
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  Genowefa Grabowska, a nome del gruppo PSE. (PL) Signor Presidente, non è ancora passato un anno e questa è la terza volta che discutiamo la situazione in Birmania. Esortiamo ancora una volta il governo di tale paese di rispettare i diritti umani e le norme umanitarie fondamentali per il trattamento dei prigionieri. Sottolineiamo le ingiustizie, facciamo appelli, avanziamo richieste, ci lamentiamo della situazione, imponiamo sanzioni e, ancora una volta, condanniamo il regime birmano. A sua volta, tale regime mostra un’immunità sorprendente alla pressione della comunità internazionale, ignora gli appelli, riguardo ai quali semplicemente non fa nulla. Per tale ragione è con un po’ di imbarazzo che mi alzo per parlare della Birmania. Vedo la nostra impotenza fino a oggi, non solo nostra, cioè del Parlamento europeo e dell’Unione europea, ma anche di tutte le assemblee, ivi comprese le Nazioni Unite.

Per tale ragione, penso che il tempo delle parole si sia concluso. Dobbiamo avanzare ferme richieste affinché si eserciti pressione diplomatica così che, attraverso i canali diplomatici del Consiglio dell’Unione europea e degli Stati membri, il regime sia obbligato ad agire in modo adeguato.

Desidero richiedere l’adozione del punto sette e dieci della risoluzione, che invoca un processo di riconciliazione nazionale in tale paese.

 
  
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  Marcin Libicki, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, dittature e regimi che ricorrono alla violenza o regimi che perseguitano le loro popolazioni cadono raramente a causa di una qualche pressione diplomatica generale. Certo concordo con l’onorevole Grabowska in merito al fatto che la pressione sia necessaria. Tali regimi possono cadere solo quando la situazione internazionale diventa tale che il regime perde il supporto di coloro da cui dipendono le sue politiche interne. Per tale ragione, da un lato, l’intero sforzo diplomatico deve andare verso il sostegno di un’opposizione debole e appena visibile e, dall’altro, un’altra soluzione sarebbe costituita dall’appoggiare con la forza le organizzazioni politiche internazionali, la pressione internazionale. Per tale ragione, desidero ripetere ancora una volta: l’Unione europea deve disporre di forze proprie al fine di essere in grado di intervenire in casi quali quello della Birmania.

 
  
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  Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, il problema delle violazioni dei diritti umani in Birmania è stato discusso in diverse occasioni nel corso del presente mandato del Parlamento europeo. Purtroppo, le discussioni e le risoluzioni approvate non hanno modificato la situazione politica e sociale nel paese, dove, dal 1962, l’esercito è salito al potere in uno dei regimi politici più ignobili a livello mondiale.

Nel corso degli ultimi 40 anni, migliaia di persone perseguitate e condannate per un’attività politica sono state incarcerate in tale paese, che ha attraversato catastrofi inflitte non solo dal regime. La popolazione birmana è obbligata a lavorare e persino i bambini vengono arruolati nell’esercito. Il segretario generale della Lega per la democrazia ha passato 13 degli ultimi 18 anni agli arresti domiciliari come prigioniero politico e, recentemente, sono state arrestate 1 900 persone – che vivono in condizioni che violano i diritti umani – per aver espresso il desiderio di avere una democrazia in Birmania o persino per aver chiesto aiuti umanitari, che erano necessari dopo il passaggio del ciclone.

Il regime birmano non perseguita solo l’opposizione. Ha inoltre violato i diritti umani rendendo impossibile fornire aiuti umanitari in seguito al ciclone, il che ha messo in pericolo le vite dei suoi cittadini. Ha altresì obbligato le vittime del ciclone a lasciare temporaneamente i campi profughi e a tornare alle case che erano state distrutte nella catastrofe. Gli appelli del Segretario generale dell’ONU e di altre organizzazione sono risultate in un maggior numero di arresti e uccisioni dei suoi tormentati cittadini.

Certo appoggiamo una risoluzione che contiene non solo la nostra opposizione alla persecuzione della vincitrice del Nobel, ma anche la proposta di rilasciare altri prigionieri politici e a condurre un’indagine, sotto l’egida dell’ONU, sulle accuse di uccisione dei prigionieri ad opera dell’esercito nel corso della recente catastrofe.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE). - (PL) Signor Presidente, è passato un anno dall’ultima risoluzione del Parlamento europeo che attirava l’attenzione sulla drammatica situazione interna della Birmania. Il regime militare al potere non ha tuttavia compiuto alcun passo sulla strada verso la democrazia. Il segretario generale della Lega nazionale per la democrazia ha passato gli ultimi 13 anni agli arresti domiciliari. La vincitrici del Nobel Aung San Suu Kyi, che aveva altresì ricevuto il Premio Sacharov da parte del Parlamento europeo, è stata incarcerata senza processo, nonostante la pressione esercitata dalle organizzazioni internazionali. In Birmania 1 900 attivisti dell’opposizione sono tenuti in carcere in condizioni disumane. Ciò che è preoccupante sono anche le voci dell’omicidio di 36 prigionieri in una struttura carceraria di Rangoon e il ferimento di altri 70 assassinii, a causa del panico causato dal ciclone che ha devastato la Birmania nel maggio di quest’anno.

Il regime al potere deve immediatamente eliminare tutte le restrizioni alla libertà di parola e ai diritti fondamentali, tra cui i divieti su un’attività politica pacifica. La Birmania ha la responsabilità di fornire aiuti alle vittime del ciclone e di dare alle organizzazioni umanitarie internazionali il libero accesso alle regioni colpite. Rafforzare le sanzioni economiche esistenti e i controlli sull’accesso della giunta agli aiuti dell’UE, così come una maggiore pressione politica esercitata da parte dell’ASEAN, miglioreranno senza dubbio le possibilità di stabilizzare la situazione in Birmania.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). - (SK) Concordo con gli onorevoli colleghi che hanno parlato prima di me in merito al fatto che il Parlamento europeo debba adottare un atteggiamento inflessibile nei confronti di un paese in cui l’arroganza totalitaria del potere non conosce limiti. Un regime totalitario che ricava capitale politico dalla tragedia del suo stesso popolo non può trovare comprensione e deve essere condannato.

Onorevoli colleghi, dobbiamo far uso di tutti i mezzi di cui disponiamo per lavorare, insieme all’ONU, al fine di aiutare le vittime del ciclone Nargis. Esorto il Consiglio ad adottare ulteriori misure e a impedire alla giunta di avere accesso ai finanziamenti dell’UE. Dato che sappiamo con certezza che i diritti umani in Birmania vengono continuamente violati, l’UE deve appoggiare le forze democratiche presenti in tale paese e richiedere il rilascio di tutti i prigionieri politici.

 
  
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  Marianne Mikko (PSE). - (ET) Onorevoli colleghi, oggi, giorno del 63° compleanno dell’attivista birmana per i diritti umani e la democrazia Aung San Suu Kyi, dobbiamo prestare attenzione particolare a ciò che accade in Birmania.

La Birmania si sta allontanando dai valori democratici ad una velocità allarmante. Ad oggi, la vincitrice del Premio Nobel e del Premio Sacharov Aung San Suu Kui ha passato 12 anni e 239 giorni in carcere. Non le è permesso ricevere visite, avere conversazioni telefoniche o ricevere messaggi di posta elettronica.

Oltre a questa donna eccezionale, migliaia di manifestanti pacifici sono stati incarcerati su basi politiche e persone sono scomparse segretamente. La giunta birmana ricorre a una violenza brutale.

Dobbiamo condannare l’azione brutale e non democratica del governo militare birmano. La Cina deve smettere di appoggiare la Birmania. Aung San Suu Kyi e altri prigionieri politici devono essere rilasciati immediatamente, il che significa oggi. Il continuo disprezzo della Birmania nei confronti dell’ONU e della comunità internazionale non deve essere permesso.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN). - (PL) Signor Presidente, circa 1 900 persone sono tenute agli arresti in condizioni meschine per aver espresso il loro appoggio all’introduzione della democrazia in Birmania. Decine di partecipanti alle proteste sono scomparse senza lasciare traccia. Aung San Suu Kyi ha passato 13 anni agli arresti senza essere stata incriminata, il che va contro persino al diritto birmano. Altre decine di persone, vittime del ciclone Nargis, sono state arrestate per aver richiesto aiuti umanitari. Si è fatto inoltre fuoco su prigionieri di Rangoon quando il ciclone ha colpito la prigione. Esortiamo le autorità birmane ad abolire i divieti sulle attività pacifiche e a liberare immediatamente i prigionieri politici. Ci aspettiamo che abbia luogo un’indagine sugli omicidi dei prigionieri politici nel corso del passaggio del ciclone Nargis.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, nonostante l’enorme interesse per la situazione della Birmania manifestato dal mondo intero così come da diverse istituzioni e organizzazioni internazionali, in tale paese non si è verificato alcun cambiamento interno. Migliaia di persone sono ancora in carcere in condizioni terribili, perché si sono alzati in piedi per la democrazia o perché hanno protestato contro il referendum costituzionale, i cui risultati non possono essere considerati affidabili. Il regime militare sta diventando più aggressivo nei riguardi dei prigionieri politici. Non è probabile che la speranza che le autorità birmane avvii discussioni con l’opposizione e con le organizzazioni internazionali si realizzi. Per tale ragione è fondamentale imporre sanzioni efficaci ed esercitare pressione sul regime con la partecipazione di quanti più paesi possibile.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, appena otto giorni dopo il ciclone, il regime birmano a obbligato il paese, il suo stesso paese, a partecipare a un referendum. Un referendum in merito a un progetto di costituzione ampiamente criticato e controverso. I risultati? Ridicoli, come se fossero stati presi direttamente dal vecchio periodo comunista: affluenza – 99 per cento; supporto alla nuova costituzione – 93 per cento. Un modello di non plausibilità, questo è tutto ciò che si può dire di tali risultati.

Sono convinto che presto o tardi i regimi, quali quello birmano, debbano cadere e l’Unione europea deve aiutarlo in questo.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, purtroppo l’onorevole Ferrero-Waldner non è qui oggi, pertanto condividerò con voi – per suo conto – qualche osservazione circa la situazione in Birmania/Myanmar.

La proposta di risoluzione del Parlamento europeo si concentra sulla situazione politica e in particolare sulla continua detenzione dei prigionieri politici. Prima di commentare in merito a tale questione, desidero informarvi circa le attività della Commissione in risposta al ciclone che sei settimane fa ha devastato il delta del fiume Ayeryawaddy.

La risposta della Commissione al ciclone è stata rapida e sostanziale: abbiamo approvato 17 milioni di euro di aiuti umanitari, tra cui 5 milioni di euro di aiuti alimentari. Abbiamo altresì attivato il meccanismo della protezione civile – la cooperazione con gli Stati membri dell’UE. che hanno aderito a tale meccanismo, ha funzionato molto bene. Copriamo la purificazione dell’acqua, il trasporto via nave, l’assistenza sanitaria di base e altre questioni importanti nel contesto successivo alla catastrofe.

L’emergenza umanitaria non si è conclusa. A oggi, circa la metà dei sopravvissuti raggiunti, vale a dire un milione, si trova ancora in una disperata situazione di bisogno. L’accesso alle zone colpite dalla catastrofe e la distribuzione di aiuti non avviene senza difficoltà, il che è dovuto sia alle proporzioni del disastro che alla burocrazia. I nostri operatori sul campo in Myanmar riferiscono una cooperazione da parte delle autorità che migliora gradualmente. Le nostre stesse attività umanitarie proseguono con ragionevole efficienza. Riconosciamo che le ONG internazionali si trovano in una situazione più difficile per quanto concerne l’accesso alle zone colpite.

Nel frattempo, i paesi dell’ASEAN si sono messi a capo del coordinamento dell’assistenza esterna. Costituiscono un membro del cosiddetto “meccanismo tripartito”, che comprende i paesi dell’ASEAN, il governo della Birmania/Myanmar e le Nazioni Unite.

Il governo ha emesso nuovi “orientamenti” per gli aiuti esterni. Tuttavia non abbiamo alcuna prova che essi siano utilizzati al fine di ridurre lo spazio per fornire aiuti.

Per noi, il ciclone e le sue terribili conseguenze costituiscono una questione puramente umanitaria. Difendiamo il concetto di sollievo umanitario basato sulle necessità.

In merito alla situazione politica in Birmania/Myanmar, il governo sembra impegnato a procedere con la sua cosiddetta “Tabella di marcia verso la democrazia”. Intendiamo tale tabella di marcia come una transizione lenta e strettamente controllata verso un governo civile in cui l’esercito gioca ancora un ruolo dominante. Il governo sembra impegnato a tenervi fede, al suo ritmo e senza tenere conto delle opinioni e delle osservazioni provenienti dall’esterno. In termini realistici, difficilmente vi è un’alternativa.

La riconciliazione nazionale richiederebbe un dialogo inclusivo. Tale dialogo non può avere luogo con le parti politiche interessate in carcere o agli arresti domiciliari. Ecco perché continuiamo a premere per il rilascio di tutti i prigionieri politici. La mia collega, l’onorevole Ferrero-Waldner, ha dichiarato pubblicamente che il governo ha perso un’occasione per inviare un segnale di riconciliazione in un momento di sofferenza nazionale, quando il governo ha esteso nuovamente gli arresti domiciliari di Aung San Suu Kyi.

Il popolo della Birmania/Myanmar meriterebbe un sistema di governo che si concentri sullo sviluppo economico e sociale e sulla partecipazione dell’elettorato nel processo politico. Per l’Europa, esprimere la nostra indignazione e isolare il paese non è chiaramente una risposta adeguata. Il popolo della Birmania/Myanmar non deve pagare il prezzo di uno stallo politico. Merita di meglio.

In conclusione, desidero sottolineare il nostro impegno per seguire da vicino la situazione in Birmania/Myanmar, il che comprende continuare a premere per il rilascio di tutti i prigionieri politici e per un dialogo inclusivo, che comprenda i partiti politici legali e i gruppi etnici.

Continuiamo un approccio equilibrato. Non sta a noi confrontare per amore del confronto. Il nostro obiettivo ultimo resta contribuire a una transizione pacifica verso un governo civile legittimo. Ecco perché siamo pienamente a sostegno dei buoni uffici del Segretario generale dell’ONU e del suo Consigliere speciale per il Myanmar.

Si servono meglio gli interessi del popolo birmano mediante una politica equilibrata, che comprenda un’assistenza sostanziale. La Commissione ha scelto con attenzione le aree di assistenza al fine di aiutare le classi sociali più vulnerabili. Abbiamo già aumentato in modo significativo i finanziamenti e ci auguriamo che – in uno sforzo coordinato con altri donatori – il livello generale di finanziamento possa raggiungere l’equivalente di quanto viene speso pro capite in paesi paragonabili, come Laos e Cambogia. Il popolo del Myanmar merita un futuro migliore.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà al termine delle discussioni.

 
  

(1) Vedasi processo verbale.


9.2. Somalia: uccisioni di civili all’ordine del giorno
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sulla Somalia.(1)

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga, autore. (ES) Signor Presidente, desidero innanzi tutto esprimere la mia grande preoccupazione per i recenti casi di dirottamento di imbarcazioni nelle acque somale e del trattamento umiliante degli equipaggi da parte dei dirottatori.

Da questo stesso seggio, ho chiesto all’Unione europea di adottare alla prima occasione una politica comunitaria di coordinamento e assistenza reciproca che permetta la presenza di navi militari nelle acque internazionali e battenti bandiera di uno Stato membro al fine di proteggere le navi mercantili e le imbarcazioni pescherecce battenti bandiera di altri Stati membri.

Desidero inoltre denunciare in modo categorico il commercio di armi e munizioni con gruppi organizzati e fazioni paramilitari. Il mio gruppo desidera chiedere alle organizzazioni internazionali competenti e alle adeguate organizzazioni regionali di raccomandare misure preventive appropriate al fine di impedire che le armi raggiungano tali gruppi.

Il mio gruppo desidera chiedere ai paesi donatori e all’Unione europea di rispettare gli impegni presi e di garantire uno stretto coordinamento al fine di garantire l’efficacia degli aiuti allo sviluppo.

Desideriamo altresì chiedere alla Commissione, oggi qui rappresentata, di proporre un aumento rapido e considerevole delle risorse finanziarie dell’Unione europea destinate alla Somalia, in particolare in occasione della revisione dell’UE del X Fondi di sviluppo europeo, nonché un aumento della sua presenza fisica in tale paese. Desidero approfittare del fatto che la Commissione si trova qui al fine di chiedere che cosa sta facendo o programmando di fare in proposito.

Non posso ovviamente concludere il mio intervento senza esortare tutte le fazioni somale a porre fine a uno dei conflitti armati più lunghi e distruttivi degli ultimi anni e la presente risoluzione fa la stessa cosa.

 
  
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  Marios Matsakis, autore. (EN) Signor Presidente, la Somalia è un paese colpito dalla guerra civile e dalla povertà ormai da diversi anni. Il risultato è stato la morte di migliaia di civili e la sofferenza, attuale e passata, di centinaia di migliaia di persone.

La comunità internazionale ha intrapreso alcune azioni e, va detto, con qualche limitato successo. Tuttavia, la piaga del popolo somalo continua e l’uccisione dei civili in tale regione, purtroppo, è ormai diventata una questione all’ordine del giorno.

È necessaria un’ulteriore azione efficace e coraggiosa, principalmente – a mio avviso – come descritto di seguito:

Innanzi tutto, l’embargo sulle armi imposto dall’ONU nei confronti della Somalia deve essere rigidamente applicato. Ciò deve comprendere anche la Cina, che costituisce la causa abituale in tali situazioni.

In secondo luogo, si deve garantire che tutti gli aiuti UE e ONU destinata alla Somalia raggiungano coloro che ne hanno veramente e legittimamente bisogno e non finiscano nelle tasche dei signori della guerra.

Terzo, va esercitata pressione sul Consiglio di sicurezza dell’ONU affinché proceda con urgenza all’attuazione della sua decisione unanime del 15 maggio 2008 di dispiegare nella regione una forza ONU per il mantenimento della pace sufficientemente forte – assicurandosi, certo, che la qualità dei membri di tale forza non sia la stessa di quella di coloro che di recente sono stati accusati di aver commesso crimini contro la popolazione locale che si presupponeva proteggessero.

Quarto, si deve far comprendere, ancora una volta, all’Unione africana che su di essa ricade la responsabilità primaria di ciò che accade nelle regioni africane, quali la Somalia, e – invece di tanta retorica inefficace – si deve intraprendere un’azione concreta e urgente contro tutti quei regimi o altre parti o fazioni che stanno facendo precipitare il popolo africano in situazioni sempre più primitive e disperatamente drammatiche.

 
  
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  John Bowis, autore. − (EN) Signor Presidente, nel 1960, il Somaliland italiano e britannico desiderava con ansia realizzare il suo sogno di indipendenza. Tuttavia quel sogno si è trasformato molto presto in un incubo e ricordo, come presidente del gruppo somalo del parlamento britannico, questa fila di rifugiati che ci venivano a parlare prima del regime autoritario in quel paese e poi, certo, della guerra di fazioni e dell’anarchia.

Il Somaliland gode ancora di un certo grado di indipendenza e stabilità, così come il Puntland. Ma Mogadiscio è sinonimo di violenza, omicidio, rivolte, fame e di un’economia fallita.

Allora cosa facciamo? Bé, non possiamo fare poi molto. Certamente non singolarmente; probabilmente non come Europa. Ma possiamo lavorare con altri attori internazionali al fine di esercitare pressione sugli attori presenti all’interno del paese per concordare di interrompere il conflitto in corso, di fermare la violenza, di arrestare le violazioni dei diritti umani internazionali e di lavorare per la pace.

Dobbiamo persuaderli a permettere l’assistenza umanitaria al fine di raggiungere coloro maggiormente in necessità e dobbiamo forse aiutarli a garantire la sicurezza di quegli operatori umanitari.

Dobbiamo appellarci a coloro che stanno fuori e che possono dare una mano. Ci appelliamo al Kenya affinché permetta ai rifugiati somali di avere accesso alle frontiere di El Wak e al diritto di assistenza in tale paese.

Ci appelliamo a chiunque, come è già stato fatto riferimento, al fine di garantire che imponiamo l’embargo sulla vendita delle armi nei confronti di tale paese. Insistiamo che coloro che hanno commesso crimini di guerra debbano essere assicurati alla giustizia e, ove appropriato, alla Corte penale internazionale. E, certo, accogliamo con favore la risoluzione di maggio del Consiglio di sicurezza dell’ONU che richiede il dispiegamento di 28 000 soldati come forza per il mantenimento della pace; più realisticamente, forse, premiamo perché sia imposto all’AMISOM di intraprendere azioni protettive.

Dobbiamo agire: abbiamo bisogno non solo di risoluzioni, ma anche di un’azione internazionale.

 
  
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  Erik Meijer, autore. (NL) Signor Presidente, la violenza in Somalia è assolutamente dovuta al fatto che in tale paese non vi è più stato un governo generalmente riconosciuto dal 1991. Nella parte centrale e meridionale del paese, per anni vi sono stati conflitti tra le milizie dei diversi signori della guerra, mentre nella parte a nord l’amministrazione del territorio dell’ex colonia britannica del Somaliland che vi opera non è riconosciuta a livello internazionale.

È poi scoppiato un conflitto tra l’Unione dei tribunali islamici e l’esercito della vicina Etiopia. Dialoghi sulla riunificazione del paese non hanno mai ricevuto un appoggio generale e coloro che li appoggiavano si sono spesso fermati.

Gli anni di caos hanno presto trasformato in interferenze il sostegno da parte del resto del mondo per qualsiasi governo di transizione in insolubili conflitti armati interni.

Negli ultimi anni, ho avvertito diverse volte che, contribuendo a finanziare strutture in crisi, l’Unione europea sta restando legata a una delle parti in conflitto senza alcuna prospettiva di una soluzione diffusa e duratura.

L’Europa deve senza dubbio contribuire, qualora sia possibile una soluzione, ma le interferenze troppo affrettate portano alla catastrofe.

In una precedente discussione urgente sulla Somalia del 15 settembre 2007, questo Parlamento ha adottato una risoluzione che chiedeva di porre fine all’intervento militare straniero, nonché il dialogo e la riconciliazione nel paese.

Si deve accogliere con favore il fatto che la risoluzione che è stata ora avanzata parli contro il sostegno dell’Unione europea ai signori della guerra, che stanno cercando di ristabilire il loro potere, contro l’utilizzo dei bambini soldato e contro ulteriori approvvigionamenti di armi.

Ieri vi è stato un tentativo non riuscito di assassinare il presidente di transizione, Abdullahi Yusuf. Le truppe armate sono ancora in forte conflitto tra loro. Dobbiamo ora vedere se l’accordo raggiunto la scorsa settimana per porre fine alla violenza entro 30 giorni e per sostituire la forza d’intervento etiope con la forza per il mantenimento della pace dell’ONU abbia reali possibilità di successo. Se ciò porterà a soluzioni effettive, avrà senso che l’Europa dia il suo appoggio.

 
  
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  Adam Bielan, autore. (PL) Signor Presidente, la recente ripresa del conflitto in Somalia tra le unità del governo federale di transizione e i ribelli ha causato la morte di più di un centinaio di persone e ha portato all’esodo di massa della popolazione civile dalla capitale somala, Mogadiscio. Le violazioni dei diritti umani costituiscono un fatto quotidiano in Somalia ad opera di tutte le parti nel conflitto, con torture, stupri, omicidi e attacchi contro i civili.

La comunità internazionale non può restare indifferente nei confronti di tali palesi atti di violenza in Somalia. L’Unione europea deve aumentare in modo decisivo il suo coinvolgimento al fine di risolvere il conflitto in tale paese e deve esortare le parti coinvolte nelle ostilità a compiere tutti i passi possibili per fornire alle organizzazioni internazionali un accesso senza impedimenti alle vittime di tale paese così che possano portare loro aiuti. Anche far entrare la forza ONU per il mantenimento della pace fino a che la situazione politica non migliora costituirebbe un passo nella giusta direzione, così come il rinnovamento degli embargo ONU sulla fornitura di armi nei confronti della Somalia.

 
  
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  Filip Kaczmarek, a nome del gruppo PPE-DE. (PL) Signor Presidente, un mese fa sono state pubblicate le graduatorie dell’Indice globale di pace. Si tratta del risultato di una ricerca condotta ogni anno in 140 paesi da parte dell’Institute for Economics and Peace (Istituto per l’economia e la pace).

La ricerca ha scoperto che la Somalia era il secondo paese più pericoloso del mondo dopo l’Iraq. La realtà è deprimente. Non è visibile alcun progresso nella risoluzione di questo conflitto di lunga data e le informazioni che fuoriescono lasciano atterriti. Non descriverò tutto in questa sede, ma dirò solo che, per quanto riguarda i pirati somali, dall’inizio a oggi dell’anno hanno dirottato 26 navi.

In un conflitto senza speranze come quello in Somalia, si deve prestare attenzione a qualsiasi accordo tra le parti. Ci auguriamo che l’accordo del 9 giugno a Djibouti si rivelerà essere una svolta in questo conflitto e porterà a una pace duratura.

 
  
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  Marianne Mikko, a nome del gruppo PSE. – (ET) Onorevoli colleghi, la Somalia è diventata un’arena di conflitto, per non dire un inferno. I diritti umani e il diritto internazionale sono palesemente violati; il paese langue nella povertà.

Migliaia di civili sono morti negli scontri tra gli islamisti e le unità del governo e centinaia di migliaia di persone sono state obbligate a fuggire. Ogni giorno si viene uccisi, violentati e torturati.

Le statistiche delle Nazioni Unite relative al 2007 mostrano che vi sono quasi 457 000 rifugiati somali nel mondo, il che significa che mezzo milione di somali sono stati obbligati a fuggire dalla loro patria per sopravvivere.

Nel corso degli ultimi tre mesi, la violenza a Mogadiscio ha obbligato più di 50 000 persone a fuggire. La situazione è completamente fuori controllo.

Sono solidale con le persone che fuggono dalla violenza. Dobbiamo fare tutto ciò che è in potere dell’Europa al fine di aiutare la Somalia a prendere la direzione verso la pace. Non si deve permettere al conflitto di svilupparsi in una guerra regionale. L’Africa ha bisogno della pace come ha bisogno di aria per respirare.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la Somalia ha assistito a un conflitto brutale per molti anni. Si stima che negli ultimi giorni circa cento persone siano rimaste uccise e circa duecento siano rimaste ferite. A Mogadiscio migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le loro case. Stanno aumentando gli attacchi contro i civili e i mezzi d’informazione. Il 7 giugno, Nasteh Dahir Farah, il vicepresidente dell’Unione nazionale dei giornalisti somali, è stato brutalmente assassinato. Sono stati uccisi anche operatori delle organizzazioni di aiuto, tra cui Mohamed Mahdi. Vengono arruolati sempre più bambini nelle unità dell’esercito. 2,6 milioni di somali (circa il 35 per cento della popolazione) richiedono aiuti umanitari. Nella sua relazione, Amnesty International ha descritto alcune delle forme di attacco estreme contro i civili disarmati. Gli autori degli attacchi spesso tagliano semplicemente le gole di donne e adolescenti.

Esortiamo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a rafforzare il contingente della forza per il mantenimento della pace presente in Somalia conformemente alla risoluzione approvata il 15 maggio oltre a potenziare l’embargo sulla fornitura di armi nei confronti della Somalia.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, raramente in quest’Aula una risoluzione ha mai avuto un titolo raccapricciante come “Uccisione di civili all’ordine del giorno”. Non possiamo fornire una risposta all’ordine del giorno, onorevoli colleghi; dobbiamo far sentire tutto il nostro peso. Nel corso degli ultimi 12 mesi è stato evacuato un ottavo della popolazione e entro la fine dell’anno metà della popolazione civile potrebbe dipendere dagli aiuti umanitari.

Sono grato all’onorevole Dess come ad altri per gli aiuti alimentari e sanitari che vengono distribuiti nel paese, ma ora dobbiamo anche mirare a una soluzione politica che non è stata attuata dal 1991. A mio avviso, l’unica opzione è il dispiegamento della forza ONU, ma deve essere integrata da adeguate strutture civili. Per quanto concerne il governo federale di transizione, dobbiamo chiederci dove tale transizione porterà. O è una transizione verso una struttura autonoma fattibile o è necessaria a istituire una struttura civile internazionale, come è accaduto in altri paesi. Se non lo capiamo bene, ci ritroveremo fondamentalmente con un’intera nazione dipendente dagli aiuti umanitari. Questa non può essere la strada per sradicare omicidi, stupri e carestie.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, la situazione umanitaria in Somalia si sta deteriorando rapidamente a causa di una combinazione di conflitti, instabilità politica e grave siccità, così come un’elevata inflazione che accentua ulteriormente tali questioni.

Potremmo trovarci in pericolo di un ritorno sulla scena della carestia del 1992 se la comunità internazionale non riconosce alla Somalia maggiore priorità. 2,6 milioni di persone su una popolazione di circa 8,6 milioni necessita urgentemente di assistenza. Se non vi è un miglioramento significativo in questo paese, tale dato potrebbe salire a 3,5 milioni entro la fine del 2008. Al suo interno è ora evacuato 1,1 milioni di persone. Solo da gennaio, più di 300 000 persone sono fuggite dalle loro case.

Le organizzazioni umanitarie sono gravemente ostacolate nei loro sforzi per aiutare i civili somali e stanno fronteggiando attacchi, furti e impedimenti ai posti di blocco. Questo personale affronta quotidianamente rischi significativi nei loro tentativi di fornire cibo a coloro che ne hanno maggiormente bisogno. Si deve imporre alla missione dell’Unione africana in Somalia e a qualsiasi successiva missione ONU per il mantenimento della pace di proteggere i civili, ivi comprese le donne, i bambini e le persone evacuate all’interno del paese. Si devono compiere tentativi al fine di frenare l’aumento nel reclutamento dei bambini soldato, in particolare a Mogadiscio.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE). - (ES) Signor Presidente, ho chiesto di parlare al fine di menzionare un’unica questione, la pirateria nelle acque somale.

Alcuni oratori (l’onorevole Kaczmarek e l’onorevole Tomaszewska, credo) hanno menzionato tale questione, citata anche nel considerando G e nel paragrafo 8 della proposta di risoluzione comune, ma desidero sottolineare che la formulazione del paragrafo 8 limita l’azione contro la pirateria volta a difendere le navi che portano aiuti umanitari, sarebbe pertanto meglio votare separatamente questo paragrafo e non votare a favore.

Desidero infine chiedere alla Commissione se dispone di qualsiasi ulteriori informazioni su una possibile cooperazione dell’Unione europea con il Consiglio di sicurezza al fine di garantire la sicurezza marittima in questo settore.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, il conflitto interno e le guerre civili sono particolarmente pericolose per le società e le nazioni, dato che portano ad assassinii e a saccheggi, all’abbandono delle case da parte delle persone così come a sfratti forzati, a stupri e torture e ad altre atrocità. E’ la popolazione civile che subisce tutti ciò, i civili che sono disarmati e spesso attaccati dalle diverse parti del conflitto.

Nonostante i passi compiuti dal Segretario generale dell’ONU, l’Unione africana e l’appoggio fornito dall’Unione europea, la situazione in Somalia è così difficile che la gente parla di catastrofe umanitaria. I bambini che sono obbligati a prendere parte al conflitto sono anche testimoni di terribili atrocità.

Sembrerebbe che il modo più efficace di trattare questo disastro e questa guerra sia collocare in Somalia una forza militare internazionale.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, purtroppo il mio collega Louis Michel non è qui oggi, desidero pertanto condividere con voi per suo conto alcune osservazioni circa la questione in Somalia.

Innanzi tutto, desidero dire che condivido la vostra preoccupazione circa il conflitto e l’instabilità politica che persistono in Somalia. La Somalia resta un contesto in cui i diritti fondamentali e il rispetto per la dignità umana fondamentale continuano a essere evitati dalle entità armate che perpetrano attacchi diffusi e sistematici contro i civili. I 17 anni in cui è mancata la figura dello Stato hanno visto la perdita di vite civili, evacuazioni di massa e la distruzione di infrastrutture fisiche. Oggi, un terzo della popolazione, corrispondente a 2,6 milioni di persone, dipende dagli aiuti umanitari. L’Unione europea, insieme ad altri attori internazionali, è impegnata a dare una mano in questo momento critico.

A livello politico, l’UE continuerà a offrire il suo pieno appoggio al Rappresentante speciale dell’ONU del Segretario generale nei suoi sforzi volti a coordinare l’azione della comunità internazionale e a facilitare il dialogo politico intersomalo. Stiamo ora esaminando – insieme ad altri donatori – i modi e i mezzi adeguati per fornire una migliore assistenza ai somali al fine di attuare in modo efficace l’accordo di Djibouti raggiunto il 9 giugno. Tale accordo offre nuove speranze per una pace e una stabilità sul lungo periodo per il popolo della Somalia.

A livello umanitario, l’UE si concentra principalmente sul sostegno di settori di base, quali sanità, nutrizione, assistenza alimentare, protezione e beni di conforto non alimentari, acqua e impianti igienico-sanitari, come parte di una gamma di attività particolarmente mirate alle zone centrali e meridionali del paese che sono state fortemente colpite da conflitti civili e pericoli naturali estremi.

Nel 2007, il nostro Dipartimento per gli aiuti umanitari è riuscito a fornire 18 milioni di euro in assistenza umanitaria. In risposta al peggioramento della situazione umanitaria e all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, per quest’anno il livello di assistenza dovrebbe raggiungere un totale di 27 milioni di euro.

A livello di sviluppo, l’UE è già il principale donatore di aiuti per la Somalia, fornendo sostegno a medio e lungo termine per l’istituzione di una società pacifica e in grado di sostentarsi da sola.

La strategia nazionale dell’UE per la Somalia stanzia più di 212 milioni di euro per il periodo 2008-2012, nel quadro del X Fondo europeo per lo sviluppo. Un terzo di questo programma verrà speso nell’istruzione, che è importante per il rispetto dei diritti umani. L’obiettivo critico è incoraggiare la riconciliazione, la democrazia e lo sviluppo di strutture di governo a tutti i livelli. Tuttavia, senza pace e sicurezza non è possibile impegnarsi in modo efficace in uno sviluppo sul lungo periodo. Viene pertanto data priorità alla promozione di un ambiente pacifico e sicuro in cui siano rispettati i diritti umani e in cui possano svilupparsi i processi e le istituzioni democratiche.

Il Commissario Michel si è incontrato con il presidente somalo solo qualche giorno fa, a margine del vertice IGAD di Addis Abeba. In tale occasione, il presidente Yusuf ha lanciato un forte appello al fine di ricevere assistenza internazionale per sostenere un ambiente migliore e sicuro per le persone che vivono in Somalia. A tale scopo, ci siamo impegnati a fornire un appoggio fermo al governo somalo. La Commissione europea sta già finanziando l’addestramento delle forze di polizia somale attraverso l’ONU e i fondi stanno contribuendo anche ai costi dell’operazione dell’AMISON.

Fondamentalmente il processo politico di riconciliazione e di stabilizzazione dipenderanno anche dall’impegno e dall’appoggio di attori regionali chiave, vale a dire Etiopia ed Eritrea, che hanno utilizzato il teatro somalo per una “guerra di deleghe”. A tal proposito, il ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia costituisce un elemento fondamentale per qualsiasi progresso politico.

Il Commissario Michel, che lo scorso fine settimana ha incontrato il primo ministro Meles dell’Etiopia e il presidente Isaias dell’Eritrea, li ha esortati ad appoggiare il processo di Djibouti, che, sebbene sia lontano dall’essere perfetto, ha offerto un’opportunità reale, se non l’unica, di riunire i diversi attori somali.

Nonostante le difficili circostanze, la Commissione porterà avanti il suo programma di aiuti destinati alla Somalia, che è stato messo a punto insieme agli Stati membri, al fine di alleviare la sofferenza del popolo somalo e di preparare il terreno per una società pacifica.

Sono state sollevate alcune domande circa la pirateria e desidero aggiungere che, sebbene non sia competente per il dispiegamento di forze navali come previsto dalla risoluzione n. 1816 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, la Commissione ha istituito, insieme al Consiglio, un gruppo di lavoro composto dalle direzioni generali pertinenti – e cioè la DG Energia e trasporti, la DG Affari marittimi e pesca, la DG Sviluppo e EuropeAid – al fine di studiare il miglior modo per attuare la risoluzione dell’ONU.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani al termine delle discussioni.

 
  

(1) Vedasi processo verbale.


9.3. Iran: esecuzione di delinquenti minorenni
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sull’Iran.(1)

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga, autore. − (ES) Signor Presidente, dal 2005 la situazione dei diritti umani in Iran si è deteriorata in modo drammatico.

Il sistema giudiziario iraniano detiene il triste record di imporre il secondo numero più elevato di esecuzioni pro capite al mondo. Solo la Cina procede a un maggior numero di esecuzioni rispetto all’Iran.

Come menzionato nella risoluzione, due importanti accordi, la Convenzione sui diritti del fanciullo e il Patto internazionale sui diritti civili e politici, vietano la pena di morte per i crimini commessi quando l’autore ha meno di 18 anni. L’aspetto più grave è che Teheran ha ratificato entrambi gli accordi. Sebbene la ratifica sia positiva, il paese non li rispetta.

In Iran l’omicidio, lo stupro, la rapina armata, il rapimento e il traffico di droga sono punibili con la morte. La maggior parte dei minorenni sono stati condannati per omicidio, ma molte sentenze sembrano essere basate su confessioni inattendibili, ottenute con la tortura e nel corso di interrogatori per i quali al detenuto era stato negato il diritto di rivolgersi a un avvocato.

I tribunali abitualmente ignorano le prove presentate dai difensori volte a dimostrare che l’accusato aveva agito per autodifesa.

In Iran l’esecuzione dei minorenni costituirà una delle questioni inserite nella relazione di settembre del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per l’Assemblea generale.

Chiediamo pertanto all’Iran di arrestare tali esecuzioni una volta per tutte, ivi comprese quelle di almeno 85 persone che sono state condannate a morte per crimini commessi da minorenni.

Non desidero concludere il mio intervento senza dire che ritengo che, questa settimana, il Parlamento e l’Unione europea abbiano perso una certa credibilità morale nel difendere i diritti del fanciullo, quando ieri quest’Assemblea ha approvato una vergognosa direttiva che permette l’incarcerazione di minorenni per aver commesso il crimine di essere venuti in Europa senza documenti.

 
  
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  Marios Matsakis, autore. − (EN) Signor Presidente, le brutali attività del retorico regime iraniano contro il suo stesso popolo sono ben note e sono state oggetto delle precedenti risoluzioni di questo Parlamento.

È noto che il regime commette – in nome di Dio, come dice – crimini abbietti e sistematici contro civili innocenti. La resistenza in Iran è estremamente difficile e carica di tensione per il pericolo di perdere la vita. I civili iraniani al di fuori del paese si sforzano di lottare per un cambiamento democratico nel loro paese.

Tra queste persone vi sono coloro che appartengono all’organizzazione assolutamente non violenta PMOI. Eppure la Commissione l’ha inserita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche e fino a non molto tempo fa si rifiutava di correggere tale errore, anche dopo importanti sentenze della Corte dell’UE. Chiedo al signor Commissario: perché questa organizzazione iraniana di resistenza è stata inserita al primo posto nell’elenco delle organizzazioni terroristiche? È perché alcuni Stati o Stati membri dell’UE aventi relazioni o contratti commerciali con l’Iran volevano compiacere il regime di Teheran?

 
  
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  Marcin Libicki, autore. (PL) Signor Presidente, quando discutiamo questioni relative alle violazioni dei diritti umani nel mondo, dobbiamo operare talune distinzioni, in particolare tra situazioni in cui prendiamo in considerazione regimi instabili, guerre civili, crimini commessi in situazioni di caos assoluto e situazioni come quella in Iran, dove lo Stato è relativamente stabile, dove non vi è una guerra civile, dove di tanti in tanto si tengono le elezioni, ma in cui lo Stato utilizza metodi criminali quali l’esecuzione dei minorenni. Si tratta di una situazione completamente differente dalle questioni che abbiamo discusso, quali quelle dibattute oggi relativamente alla Somalia o alla Birmania. In tali situazioni, non si tratta di una questione di un qualche disordine interno, si tratta di una questione di civiltà differente. Essa ci ricorda il libro di Huntington Lo scontro di civiltà o i libri del grande storico e filosofo Feliks Koneczny, che ha parlato di differenze fondamentali tra le civiltà. Se desideriamo risolvere tali problemi, allora dobbiamo pensare come possiamo influenzare tali regimi per portarli a modificare la loro mentalità.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė, autore. – (LT) Fermare l’uccisione dei bambini – questa è la cosa più importante, la posizione del Parlamento europeo la sta rendendo chiara nella sua risoluzione. Questo è il nostro messaggio alla nuova Majlis dell’Iran, che deve comprendere il suo dovere – affinché riformi senza indugio il codice penale iraniano al fine di metterlo in linea con gli obblighi internazionali assunti da tale paese e con lo Stato di diritto internazionale.

A mio avviso, le esecuzioni di minorenni o di coloro che hanno commesso crimini mentre erano minorenni sono assolutamente inaccettabili. Il fatto che la politica perseguita dal governo iraniano sia in conflitto con il diritto internazionale è stato evidenziato di recente dall’Alto Commissario dell’ONU.

Il Parlamento ha espresso più di una volta la sua ferma convinzione e posizione: è contro la pena capitale e a favore di una moratoria mondiale sulla pena di morte. Qui parliamo di uomini, donne, bambini, adolescenti e minoranze, desidero pertanto concludere esortando il governo iraniano a vietare l’esecuzione di quegli adolescenti che hanno già ricevuto la pena di morte, dato che è disumana.

 
  
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  Věra Flasarová, autore. − (CS) Onorevoli colleghi, non condivido il punto di vista dell’amministrazione Bush secondo cui l’Iran rappresenta una minaccia per la sicurezza mondiale ed è pertanto necessario procedere a una corsa agli armamenti. Non sono a favore neppure dell’imposizione dei nostri valori e del nostro stile di vita a culture diverse per un’unica ragione e cioè aprire la porta a capitale sopranazionale che porta alle fonti di materie prime di questo pianeta e quindi a una moderna colonizzazione. Mi oppongo tuttavia agli atti barbarici che ancora si eseguono, sebbene non esistano più da tempo le ragioni per agire in questo modo. Nella cultura iraniana, inoltre, non vi è alcuna giustificazione per i barbarici atti delle esecuzioni di delinquenti minorenni e persino degli oppositori politici condotte dal regime iraniano di Mahmoud Ahmadinejad. In passato questo paese era solito eseguire la pena di morte solo in casi eccezionali e le esecuzioni pubbliche venivano condotte solo come pena per omicidi di massa o infanticidi. Sotto l’attuale governo iraniano, tuttavia, ogni anno vengono condotte centinaia di esecuzioni, molte delle quali coinvolgono minori, come Mohammad Hassanzadeh di 17 anni, che è stato giustiziato il 10 giugno. Ho visto di recente delle fotografie di esecuzioni pubbliche condotte in Iran. Credetemi, rientrano tra le cose peggiori che abbia mai visto in vita mia.

Il mio gruppo, il gruppo GUE/NGL, si avvale del Parlamento europeo al fine di esortare la Repubblica islamica dell’Iran a cessare le esecuzioni con effetto immediato, in particolare le esecuzioni di persone che hanno commesso reati penali quando erano minorenni. Con Ahmadinejad, l’Iran da lungo tempo manda al patibolo non solo coloro che hanno commesso omicidi di massa, ma anche persone che hanno commesso azioni che nei paesi sviluppati ricevono pene molto più leggere e che non vengono neppure considerate contro la legge. Il paese deve rivedere la sua comprensione del diritto e modificarla al fine di garantire il rispetto della vita umana. Fino quando questo non accadrà, l’Iran resterà ai margini del mondo civilizzato.

 
  
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  Paulo Casaca, autore. (PT) Signor Presidente, la sistematica violazione dei diritti umani in Iran ci riunisce qui ancora una volta. La questione fondamentale è l’esecuzione dei minori per presunti crimini.

Cortesemente, desidero chiarire che spesso, ad esempio, si tratta di relazioni tra minori dello stesso sesso, che non costituiscono neppure un crimine e che portano a sentenze capitali e a esecuzioni pubbliche, come si è già visto in film che documentano l’atrocità del regime.

Secondo i registri delle esecuzioni, tale atrocità non si limita tuttavia ai minori e non si limita all’esecuzione per lapidazione. Essa comprende anche la dimensione esterna del terrorismo.

Dobbiamo pertanto chiedere ancora una volta alle istituzioni perché continuano a incoraggiare il regime terrorista di Teheran a classificare come terroristi i Mujaheddin del popolo iraniano di opposizione, come il nostro collega, l’onorevole Marsakis ha sottolineato.

Perché invece di condannare il terrorismo e le violazioni dei diritti umani, utilizzano i pacchetti economici e commerciali al fine di incoraggiare Teheran a condannare le vittime del terrorismo? Ciò è assolutamente immorale e indifendibile e costituisce una politica che ci porterà inevitabilmente allo scontro, alla guerra, se non lo contestiamo celermente.

Per tali ragioni desidero esortare la Commissione e il Consiglio a modificare la loro politica e a conformarsi ai tribunali e a non premiare in questo modo il terrorismo.

 
  
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  Tadeusz Zwiefka, a nome del gruppo PPE-DE. (PL) Signor Presidente, posso capire, sebbene non lo accetti assolutamente, che nel mondo esistano sistemi giuridici che prevedono la pena capitale. Tuttavia, non posso immaginare come persino i sostenitori della pena di morte, in particolare nei nostri ambiti culturali, possano considerare la possibilità di imporre tale pena e poi eseguirla su bambini e adolescenti. Tuttavia è precisamente questa la situazione in Iran. Secondo l’ultima relazione di Amnesty International al momento più di cento adolescenti stanno aspettando di essere giustiziati e questo dato non li include tutti, dato che alcune sentenze non sono state registrate.

È giusto esortare le autorità politiche e giudiziarie iraniane a introdurre una moratoria sull’esecuzione della pena capitale. Dobbiamo tuttavia altresì chiedere a noi stessi come la comunità internazionale debba essere giudicata, come noi stessi dobbiamo essere giudicati, dato che non siamo in grado di garantire che i firmatari degli accordi internazionali si attengano alle clausole in essi contenuti, alle spese di adolescenti condannati a morte. Vi è solo un unico messaggio implicito, e cioè quello economico, che purtroppo ha un maggior peso rispetto alle considerazioni umanitarie.

 
  
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  Marianne Mikko, a nome del gruppo PSE. (ET) Onorevoli colleghi, il mondo non tollera la pena capitale, ma l’Iran sta seguendo il proprio corso. La situazione in tale paese è cupa. Le autorità iraniane non sono selettiva riguardo a chi deve essere giustiziato; la pena di morte viene applicata anche ai giovani.

Essendo un paese che ha ratificato la Convenzione sui diritti del fanciullo, esso sta andando in netto contrasto con il mondo. L’applicazione della pena capitale costituisce un’assoluta violazione dei diritti umani. Tale modalità di punizione è disumana. E’ assolutamente ingiusta l’esecuzione in Iran di almeno 30 minori, fino a oggi.

Mi auguro che il mondo – ivi compresi noi – salvi dal loro destino crudele gli 85 minori attualmente in attesa della pena di morte.

Ci auguriamo che il parlamento recentemente eletto porti una nuova ventata di umanità. I metodi di esecuzione medievali devono essere consegnati alla storia. In Iran va introdotta una normativa coerente con il diritto internazionale. E’ decisamente tempo che l’Iran entri nel XXI secolo. Appoggio appieno la risoluzione.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz, a nome del gruppo ALDE. (PL) Signor Presidente, oggi discutiamo la presente questione perché siamo stati mossi dalla minaccia che venga eseguita la pena di morte su quattro giovani di età inferiore ai 18 anni. Questa non è la prima che tali decisioni vengono prese dal sistema giudiziario iraniano. L’Iran è uno dei pochissimi paesi, fortunatamente, che condannano a morte gli adolescenti e, ciò che è peggio, che esegue effettivamente tali sentenze. Inoltre, nel corso degli ultimi tre anni, le sentenze iraniane hanno costituito due terzi di tutte le sentenze di questo genere a livello mondiale.

È oltraggioso che l’Iran violi le convenzioni internazionali di cui è firmatario e che proibisca categoricamente tali misure in modo così palese. Ciò solleva un interrogativo di natura molto più generale: la comunità internazionale dispone di meccanismi e strumenti di qualsiasi tipo per affrontare tali paesi? In altre parole, è possibile che le violazioni di impegni presi volontariamente da un dato paese risultino in qualche sanzione significativa e tangibile?

Questo porta alla mente due punti. Il primo è la necessità di riconsiderare il concetto largamente utilizzato di Stato di diritto. La condanna di adolescenti per comportamenti omosessuali può essere conforme al diritto in vigore in Iran, ma non possiamo certo essere d’accordo con lo Stato di diritto inteso in questo modo.

La seconda questione riguarda il fatto che, se chiediamo agli altri di rispettare gli impegni presi così come di attenersi a norme ragionevoli per il rispetto delle libertà fondamentali, allora anche noi dobbiamo attenerci a tali norme. In tale contesto possiamo solo ricordare il nostro stesso ritardo, per non utilizzare termini più incisivi, quando si tratta di attenerci alla sentenza definitiva della Corte e rimuovere i Mujaheddin iraniani dall’elenco delle organizzazioni terroristiche.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, il bene più prezioso che tutte le persone possiedono è la loro vita. Pertanto nessuno deve privarle di tale bene per nessuna ragione. Ciò che è particolarmente vergognoso è ricorrere alla tortura e alle percosse sui giovani al fine di obbligarli a fare le confessioni necessarie a giustificare una sentenza di morte. L’Iran è senza dubbio uno dei paesi in cui vengono eseguite molte sentenze di morte, anche sui giovani. Informazioni recenti indicano che in tale paese almeno 85 delinquenti minorenni sono in attesa dell’esecuzione.

È pertanto decisamente tempo che l’Iran cessi di eseguire tali procedure e che adotti le norme internazionali accettate da altri paesi. I giovani devono essere istruiti, non uccisi.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, solo nove giorni fa è stato giustiziato un giovane iraniano, Mohammed Hassanzadeh, che non aveva raggiunto i 18 anni di età. Ve ne sono altri che aspettano nel braccio della morte, condannati per aver commesso presunti crimini quando erano ancora minorenni.

Penso che questa costituisca un’occasione per ricordare all’opinione pubblica che Teheran è diventata leader mondiale per il numero di esecuzioni di delinquenti minorenni. Sollecitiamo pertanto nel modo più deciso il regime iraniano a cessare tali esecuzioni.

Tuttavia – e rivolgo le mie osservazioni al signor Commissario –vi sono altre azioni pratiche che possiamo compiere. Possiamo finalmente liberare le mani dell’opposizione democratica iraniana, il Consiglio nazionale della resistenza, al fine di eliminare una volta per tutte questa dittatura disumana.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, l’onorevole Matsakis ha aperto la discussione chiedendosi se vi era un paese responsabile di incoraggiare l’intera UE a proibire il PMOI. Sono in grado di rispondere alla sua domanda: è il Regno Unito. La ragione per cui il governo del Regno Unito l’ha fatto è perché il governo dell’Iran l’ha chiesto.

Mi dispiace dire che nel mio paese vi sia un governo che non permetterà al suo stesso popolo di votare il Trattato di Lisbona in un referendum e che insisterà altresì sul fatto che la voce del popolo iraniano non può essere sentita dovunque in Europa.

Esorto il governo del Regno Unito, quando la prossima settimana voterà a Westminster, a garantire la rimozione del divieto conformemente alla sentenza della Corte UE. Troppo a lungo il governo del Regno Unito è stato parte del problema. Deve diventare parte della soluzione.

 
  
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  Peter Skinner (PSE). - (EN) Signor Presidente, si tratta di una questione molto seria. L’Iran giustizia giovani uomini e giovani donne come mezzo di controllo sociale. E’ incredibile che nell’era della civiltà moderna giovani ragazze e giovani ragazzi siano giustiziati e lapidati a morte o impiccati a gru industriali.

Domandiamo e pretendiamo che la comunità internazionale faccia di più, ma in effetti invece di alzarci in piedi insieme alla comunità internazionale, sentiamo grida contro parti della comunità internazionale stessa. Sentiamo condanne contro gli USA, ad esempio; osserviamo differenze in quest’Aula in merito a come gestire la situazione. Non risolveremo mai questa situazione fino a che non saremo uniti contro questa crisi medievale che si sta verificando in tale paese. E’ una cosa che noi stessi dobbiamo fare.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signor Presidente, desideravo avere la parola per una seconda volta al fine di portare all’attenzione dei miei colleghi un libro che tratta dell’abuso dei diritti umani in Iran nel 2007. E’ stato portato alla mia attenzione solo poco fa e contiene molti riferimenti scioccanti, uno dei quali riguarda una ragazza in attesa dell’impiccagione che si chiama Ameneh Salam e che proviene da un villaggio di Naqadeh, il cui crimine è stato l’essere rimasta incinta senza essere sposata. Per inciso, l’uomo responsabile della sua gravidanza è stato condannato a 99 frustrate.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN). - (PL) Signor Presidente, in Iran, dal 1990, è stata eseguita la pena capitale almeno su 430 giovani. La pena di morte per i minorenni è un disonore per gli adulti. Ogni crimine perpetrato da un adolescente è il risultato del fallimento educativo degli adulti. Trasferire la responsabilità dei propri fallimenti o incompetenza su un adolescente, eseguire sentenze disumane, tra cui la pena di morte, sui bambini, sono veramente dei crimini. In Iran si esegue la pena capitale anche su bambini di 10 anni. La pena di morte per gli adolescenti va contro agli obblighi internazionali della Repubblica islamica dell’Iran. Le autorità iraniane devono smettere immediatamente di uccidere i giovani nel nome di un diritto disumano.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, si sarebbe pensato che, in seguito alla pubblicazione del libro di Robert Hughes La riva fatale, in cui egli descrive il trasferimento in Australia di bambini piccoli e dei loro genitori ad opera della Corona britannica, vale a dire dei tribunali, che questo non sarebbe più successo. In effetti, è passato un secolo, o forse un secolo e mezzo, ma la stessa cosa si sta verificando in Iran, un paese islamico, in cui, da un lato, si può pensare che si presti attenzione alla famiglia. Ciò che accade in tale paese è una barbarie ancora più estrema della peggiore efferatezza che si possa immaginare.

Se non siamo in grado di agire in difesa di questi bambini, se non boicottiamo questo regime, se non lo condanniamo il più possibile in tutto il mondo, allora saremo giudicati come complici, che sono rimasti immobili e non hanno cercato di difendere la vita umana.

 
  
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  Michael Cashman (PSE). - (EN) Signor Presidente, condanno gli abusi dei diritti umani che si verificano quotidianamente in Iran. Ritengo inoltre che dobbiamo togliere il divieto sui Mujaheddin del popolo e che dobbiamo farlo quanto prima.

Desidero parlare contro la pena di morte utilizzata contro i minori. Non dimenticherò mai la fotografia di due ragazzi che sono stati appesi per il collo pubblicamente finché non sono rimasti senza vita. Il crimine che avevano commesso era essere dei giovani omosessuali che avevano osato amarsi. Tale disumanità deve essere universalmente condannata. Ecco perché, signor Commissario, serve un cambiamento radicale nella nostra politica nei confronti dell’Iran. Non possiamo restare seduti a guardare: non c’è più tempo!

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, anch’io desidero condannare l’abuso dei diritti umani oggi in atto in Iran e desidero altresì, una volta che la prossima settimana i britannici avranno espresso il loro voto, che il Consiglio – credo che sarà sotto la Presidenza francese – che venga rimossa, una volta per tutte, il PMOI dall’elenco delle organizzazioni terroristiche.

Desidero dire, in effetti, che – sebbene il Regno Unito sia stato responsabile dell’inserimento del PMOI al primo posto nell’elenco – grazie a Dio il sistema giudiziario del common law e il sistema dei tribunali britannici, garantendo per lo meno una giustizia indipendente, libera e oggettiva e, senza dubbio, la segnalazione che è stata fatta un’ingiustizia in primo luogo al PMOI per il suo inserimento nell’elenco delle organizzazioni terroristiche e raccomandando la sua rimozione.

Sollecito la Presidenza francese – dato che ho capito che sarà nella sua corte – di seguire e portare a termine immediatamente tale rimozione. Non possiamo più sopportare il continuo abuso dei diritti umani e il ricorso alla pena di morte, in particolare quando riguarda giovani uomini, giovani donne e adolescenti.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, la mia collega Benita Ferrero-Waldner purtroppo non è qui oggi e pertanto vi ringrazio a suo nome per l’opportunità di affrontare la questione delle esecuzioni di minori in Iran.

La Commissione condivide la vostra profonda preoccupazione riguardo a questa questione sconvolgente. Se da un lato, com’è noto, la Commissione non dispone di una rappresentanza a Teheran, dall’altro segue molto da vicino la situazione dei diritti umani e agisce in stretta concertazione con le ambasciate degli Stati membri dell’UE rappresentati nel paese. E’ importante notare che il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione hanno assunto una linea coerente e logica. La serietà delle nostre preoccupazioni è stata affermata chiaramente attraverso tre dichiarazioni pubbliche della Presidenza dell’UE nel corso delle ultime due settimane, il 4 e il 10 giugno, sui casi di Fadaei, Shojaee e Jazee, che si trovano tutti di fronte a imminenti esecuzioni per crimini commessi quando erano minorenni; e il 13 giugno sull’esecuzione di Mohammad Hassanzadeh.

La Commissione appoggia pienamente i principi e i contenuti di tali dichiarazioni: non vi può essere alcuna giustificazione per il ricorso alla pena di morte da parte delle autorità iraniane nel caso di delinquenti minorenni. Ciò va contro in modo esplicito alle disposizioni giuridicamente vincolanti del diritto internazionale, che l’Iran ha ratificato e cioè il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione sui diritti del fanciullo.

Il fatto che abbiamo dovuto rilasciare così tante dichiarazioni a un ritmo così rapido riflette ovviamente il numero crescente di esecuzioni in Iran, tra cui quelle dei minori. La moratoria stabilita dal capo della magistratura iraniano, Ayatollah Shahroudi, sulle esecuzioni dei minori viene palesemente violata dai suoi stessi giudici.

Ma, purtroppo, il tono e la frequenza delle nostre dichiarazioni sull’Iran riflettono anche il fatto che il nostro dialogo e le nostre démarche sui diritti umani in generale e sulla questione delle esecuzioni dei minori in particolare non sono state efficaci. Le autorità iraniane fanno orecchie da mercante alle nostre richieste di conformarsi al diritto internazionale sui diritti umani e non abbiamo pertanto alcuna scelta se non quella di ricorrere alla cosiddetta “diplomazia del megafono” attraverso dichiarazioni pubbliche che Teheran sostiene di aborrire e rifiutare.

L’Iran deve far fronte alla sue responsabilità. Da parte sua, in seguito all’esecuzione di Hassanzadeh, la Commissione ha detto esplicitamente alla autorità iraniane che tale atto potrebbe solo gettare un’ombra sulla reputazione internazionale dell’Iran e sulle nostre relazioni. Senza un miglioramento concreto della situazione dei diritti umani, il nostro obiettivo comune di sviluppare in modo sostanziale le relazioni tra l’Unione europea e la Repubblica islamica dell’Iran è ostacolato.

Confido che il Parlamento europeo e tutti i partner dell’UE siano concordi in merito a questa linea e agiscano di conseguenza. Ribadisco pertanto solennemente la nostra richiesta alle autorità della Repubblica islamica dell’Iran di osservare le convenzioni internazionali di cui fa parte e risparmiare la vita di tutti i minori che si trovano ancora nel braccio della morte.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà al termine delle discussioni.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.


10. Turno di votazioni
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per i risultati e ulteriori dettagli sulla votazione: vedasi processo verbale)

 

10.1. Birmania: protrarsi della detenzione di prigionieri politici (votazione)

10.2. Somalia: uccisioni di civili all’ordine del giorno (votazione)
  

Prima della votazione sul paragrafo 8:

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signor Presidente, al fine di evitare qualsiasi possibile confusione circa le navi che sono state vittime della pirateria al largo della costa della Somalia, propongo di inserire le parole “in particolare quelle” dopo la parola “navi” nel paragrafo 8. Deduco, che ciò sia in accordo con i gruppi PPE-DE e PSE.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE). - (ES) Signor Presidente, il gruppo socialista ha proposto di separare la votazione del paragrafo 8, con l’intenzione di votare contro la seconda parte, perché la frase finale che si riferisce a “navi umanitarie” è restrittiva. L’emendamento presentato dall’onorevole Matsakis significa che non vi è alcuna necessità di una votazione per parti separate e che potremo votare il testo nel suo insieme. Propongo pertanto di accettare l’emendamento orale e di non procedere a una votazione per parti separate del paragrafo 8.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

 

10.3. Iran: esecuzioni di delinquenti minorenni (votazione)

11. Presentazine di documenti: vedasi processo verbale

12. Storni di stanziamenti: vedasi processo verbale

13. Comunicazione di posizioni comuni del Consiglio: vedasi processo verbale

14. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo verbale

15. Dichiarazioni scritte che figurano nel registro (articolo 116 del regolamento): vedasi processo verbale

16. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale

17. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale

18. Interruzione della sessione
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  Presidente. – Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.

(La seduta è tolta alle 16.25)

 

ALLEGATO (Risposte scritte)
INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è la sola responsabile di queste risposte)
Interrogazione n. 9 dell’on. Gay Mitchell (H-0368/08)
 Oggetto: Finanziamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo
 

Gli Stati membri dell’Unione europea si sono impegnati ad aumentare il proprio contributo a favore dell’aiuto pubblico allo sviluppo portandolo allo 0.56% del PIL entro il 2010 e allo 0,7% del PIL entro il 2015. L’OCSE ha constatato che l’importo totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo degli Stati membri dell’UE è sceso dallo 0,43% del PIL nel 2006 allo 0,4% nel 2007, registrando un calo di circa il 6%. La media UE è ora inferiore alla media dell’OCSE pari allo 0,45%. Da queste cifre si può dedurre che gli impegni presi dai paesi dell’UE con grande probabilità non saranno mantenuti. Questa situazione non corrisponde all’importanza data dall’UE alla politica di sviluppo né alla nostra solidarietà nei confronti delle popolazioni più povere al mondo. Intende il Consiglio fare una dichiarazione in proposito?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Nella seconda metà del 2008 si terranno tre importanti incontri internazionali: il terzo forum di alto livello sull’efficacia degli aiuti (Accra, 2-4 settembre), un evento di alto livello sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (New York, 25 settembre) e una conferenza internazionale sul monitoraggio dei finanziamenti per lo sviluppo per riesaminare l’attuazione del consenso di Monterrey (Doha, 29 novembre - 2 dicembre).

Il 27 maggio 2008 come parte dei preparativi per la partecipazione dell’UE a tali incontri, il Consiglio ha adottato decisioni sull’UE in qualità di partner globale per lo sviluppo: accelerare i progressi verso gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, in cui “L’UE riafferma fermamente il suo impegno finanziario a lungo termine con i paesi in via di sviluppo per raggiungere l’obiettivo collettivo di un aiuto pubblico allo sviluppo dello 0,56 per cento del RNL entro il 2010 e dello 0,7 per cento del RNL entro il 2015, come definito nelle conclusioni del Consiglio del maggio 2005, nelle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2005 e nel consenso europeo per lo sviluppo”.

Nel 2002 e nel 2005, l’Unione europea ha adottato impegni di importanza storica, al fine di contribuire al progresso e al successo del finanziamento internazionale allo sviluppo, ma è seriamente preoccupata circa la riduzione nel quantitativo del comune aiuto pubblico allo sviluppo da 47,7 miliardi di euro nel 2006 a 46 miliarti di euro nel 2007. Nonostante ciò, l’Europa resta il più grande donatore a livello mondiale, in particolare in Africa, e, a giudicare dalla relazione della Commissione, la riduzione di tale aiuto è solo temporanea. Se le previsioni per il 2008 degli Stati membri sono accurate, quest’anno il livello di aiuto deve raggiungere nuovamente un livello record.

Affinché gli impegni dell’UE siano più credibili agli occhi della comunità internazionale, il Consiglio ha esortato fermamente gli Stati membri, tenendo conto della conferenza di controllo di Doha, a formulare quanto prima un continuo quadro pluriennale orientativo, che mostri come intendono raggiungere gli obiettivi dell’aiuto pubblico allo sviluppo nelle procedure di bilancio nazionali e nel contesto delle competenze attuali.

Come per gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, l’UE elaborerà – se possibile entro la riunione del Consiglio europeo del giugno 2008 – un piano d’azione per definire i capisaldi e le misure specifiche, unitamente alle tempistiche, in aree chiave quali istruzione, sanità, pari opportunità, acqua, agricoltura, crescita e infrastrutture, che contribuiranno al rispetto degli Obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015.

 

Interrogazione n. 10 dell’on. Sarah Ludford (H-0370/08)
 Oggetto: La comunità ahmadiyya in Indonesia
 

Qual è la reazione del Consiglio ai recenti episodi di violenza verificatisi in Indonesia ai danni della minoranza musulmana degli ahmadiyya, come l’incendio di una moschea, atti di vandalismo in una scuola religiosa e aggressioni personali? Tali deprecabili azioni sembrano essere tollerate dalle autorità indonesiane, in quanto riflettono l’ostilità degli ambienti ufficiali nei confronti dei musulmani ahmadiyya in Indonesia, ostilità che potrebbe tradursi in un decreto volto a bandire la comunità ahmadiyya e a imporre limitazioni alle libertà civili dei suoi componenti.

Può il Consiglio assicurare che persuaderà il governo indonesiano a condannare gli atti di violenza e vandalismo, a rispettare il diritto alla libertà religiosa e ad astenersi dal bandire la comunità ahmadiyya o dal limitarne le libertà civili?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il Consiglio dell’Unione europea è consapevole della situazione del movimento islamico ahmadiyya (Jamaah Ahmadiyah) in Indonesia. Il Consiglio è preoccupato a causa delle notizie di violenza e intolleranza verso tale movimento, nonché poiché sembrerebbe che il governo indonesiano stia prendendo in considerazione di bandire o limitarne le attività.

Conosciamo l’Indonesia innanzitutto per la sua società democratica, pluralista e tollerante e tali sviluppi potrebbero macchiarne la reputazione, che si è senza dubbio guadagnata.

Il 9 giugno, il governo indonesiano ha deciso che la comunità ahmadiyya potrebbe in futuro continuare a operare come comunità religiosa. Le deve essere permesso di professare la propria fede e di celebrare riti religiosi. Era necessario, tuttavia, vietare tutte le attività di tale movimento volte a diffondere interpretazioni diverse degli “insegnamenti di base dell’Islam”.

Nel suo incontro di maggio, il gruppo di lavoro sui diritti umani (COHOM) ha sollevato la questione degli attacchi contro la comunità ahmadiyya. Il 28 maggio 2008, la troika UE ha consegnato alla responsabile indonesiana per i diritti umani e gli affari umanitari del Ministero indonesiano degli Affari esteri una démarche coordinata in cui esortava il governo indonesiano a fare del suo meglio al fine di fornire sicurezza ai membri della comunità ahmadiyya e di proteggerne le moschee, così come di condurre un’indagine adeguata riguardo a un incendio in una moschea. La responsabile ha risposto alla preoccupazione dell’UE circa gli attacchi e il possibile divieto sul movimento, esprimendo essa stessa la sua preoccupazione e garantendo che il governo indonesiano affronterà tale questione ad alti livelli e con serietà.

 

Interrogazione n. 11 dell’on. Zdzisław Kazimierz Chmielewski (H-0372/08)
 Oggetto: Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili
 

Un esame della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (COM(2008)0019) rivela una disparità tra i requisiti che emergono dalla proposta e quelli stabiliti nella proposta di modifica della direttiva 98/70/CE(1), in cui è prevista una riduzione del 10% del livello di emissioni di gas a effetto serra prodotte durante il ciclo di vita dei combustibili utilizzati per i trasporti tra il 2011 e il 2020. Quest’ultimo requisito prevede in pratica che i biocarburanti rappresentino una percentuale maggiore del mix energetico rispetto a quanto stabilito nella proposta di direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.

Non conviene il Consiglio che il requisito relativo alle emissioni di gas a effetto serra prodotte durante il ciclo di vita dei combustibili utilizzati per i trasporti dovrebbe essere allineato alla percentuale di biocarburanti stabilita nella proposta di direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il Consiglio è a conoscenza dei punti critici su cui ha attirato l’attenzione l’onorevole deputato. Tuttavia, le discussioni su entrambe le direttive si trovano ancora ad uno stadio embrionale. Per il momento le tre istituzioni non hanno ancora concordato in merito a livelli adeguati per entrambi gli obiettivi. Nei prossimi negoziati, uno degli obiettivi del Consiglio sarà di garantire l’armonia e la proporzionalità degli obiettivi concordati.

È molto difficile fare un collegamento diretto tra i due obiettivi. L’obiettivo della direttiva proposta sull’energia da fonti rinnovabili si riferisce a tutti i tipi di combustibili rinnovabili utilizzati per i trasporti, inclusi non solo i biocarburanti, ma ad esempio anche l’idrogeno e l’elettricità ottenuta da fonti rinnovabili. Si riferisce altresì a tutte le forme di trasporto, tra cui il trasporto aereo e marittimo. Tuttavia, l’obiettivo della direttiva sulla qualità dei carburanti è la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra utilizzati per alimentare i veicoli stradali e le macchine mobili non stradali. L’utilizzo di biocarburanti costituisce una delle molte possibilità cui potrebbero ricorrere le industrie pertinenti al fine di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Altre possibilità comprendono la riduzione della combustione in torcia nei pozzi e l’aumento dell’efficienza delle raffinerie. Il campo di applicazione dell’utilizzo dei biocarburanti dipende pertanto dalla loro disponibilità, dai relativi costi e dal risparmio nelle emissioni di gas a effetto serra.

Le tre istituzioni hanno altresì concordato in principio che i biocarburanti debbano aderire ai criteri di sostenibilità volti a ridurre i possibili effetti negativi diretti che potrebbero insorgere attraverso la produzione. La sostanza di tali criteri, che sono ancora oggetto di discussione, influenzerebbero anche la diffusione nel mercato dei biocarburanti.

 
 

(1)GU L 350 del 28.12.1998, pag. 58.

 

Interrogazione n. 12 dell’on. Mairead McGuinness (H-0373/08)
 Oggetto: Situazione attuale in Myanmar
 

Può il Consiglio commentare la situazione attuale in Myanmar?

Da quando le proteste contro il governo sono state represse con la violenza lo scorso settembre, il paese è ancora più isolato. Se da una parte i ministri hanno chiesto assistenza per gestire la crisi causata dal recente ciclone, dall’altra la giunta militare alla guida del paese non ha ancora consentito l’ingresso degli aiuti. Le agenzie umanitarie mondiali hanno richiesto al governo locale di allentare le limitazioni imposte alle operazioni internazionali per far fronte al disastro.

Concorda il Consiglio che questa catastrofe potrebbe essere superata in modo positivo per il popolo birmano qualora il governo locale accettasse gli aiuti e aprisse il paese all’assistenza esterna?

 
 

Interrogazione n. 13 dell’on. Brian Crowley (H-0415/08)
 Oggetto: Situazione politica in Birmania
 

Può il Consiglio fornire una valutazione aggiornata dell’attuale situazione politica in Birmania?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Nelle settimane successive al ciclone Nargis, l’UE si è concentrata nel fornire assistenza d’urgenza. In stretta collaborazione con la Commissione europea, il 14 maggio 2008 la Presidenza ha indetto una sessione straordinaria del Consiglio GAERC (sviluppo), in cui è stata affrontata la situazione umanitaria in Birmania/Myanmar. Nelle sue conclusioni, il Consiglio ha esortato le autorità di tale paese a consentire un accesso senza impedimenti alle zone della Birmania/Myanmar che erano state colpite dal ciclone.

In occasione della riunione di maggio del Consiglio GAERC, i ministri per lo sviluppo hanno nuovamente fatto appello alle autorità della Birmania/Myanmar affinché tenessero fede alle promesse fatte all’ASEAN e all’ONU in occasione della conferenza dei donatori di Rangoon (25 maggio 2008), riguardante l’accesso all’assistenza e agli operatori umanitari nelle zone colpite. Il Consiglio ha assunto l’opinione secondo cui sarebbe più appropriato se si concentrasse attenzione particolare sulle questioni umanitarie, dato che ciò potrebbe aiutare un maggior numero di vittime del disastro.

Il Consiglio si è rammaricato pubblicamente per il fatto che il 27 maggio siano stati estesi gli arresti domiciliari di Daw Aung San Suu Kyi e richiede nuovamente il rilascio immediato di tutti i detenuti e i prigionieri politici. L’UE si rammarica inoltre per il fatto che il 10 e il 24 maggio le autorità della Birmania/Myanmar abbiamo condotto il referendum costituzionale in un clima generale di intimidazione; per tale ragione i risultati mancano di credibilità.

L’UE confida nel fatto che le elezioni multipartitiche, che le autorità hanno annunciato per il 2010, verranno preparate e condotte in modo tale da garantire una transizione credibile verso la democrazia. Solo un vero dialogo con tutti i partiti politici interessati aiuterà la Birmania/Myanmar a raggiungere stabilità e prosperità. In futuro l’UE continuerà a impegnarsi in questa direzione (anche nei forum ONU), in modo particolare attraverso espressioni di supporto per le ulteriori attività del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon e il Consigliere speciale Ibrahim Gambari, nonché attraverso le azioni dell’inviato speciale dell’UE Fassin, che è appena rientrato dal Sud-Est asiatico.

Ci auguriamo in ogni caso che, sulla base di esperienze positive con l’assistenza internazionale, il paese riconosca che una politica più aperta risulterebbe vantaggiosa.

 

Interrogazione n. 14 dell’on. Marie Anne Isler Béguin (H-0375/08)
 Oggetto: Risoluzione dei conflitti nel Mali e nel Niger
 

Nel Mali e nel Niger sono ripresi i conflitti armati tra i ribelli e le autorità. Nonostante l’Accordo di Algeri (07/2006) e le azioni di mediazione condotte dall’Algeria e dalla Libia, nel Mali si assiste a un’escalation della violenze, culminate nell’omicidio (11/04/2008) di due responsabili targuis e negli attacchi alle caserme, tra cui quelli del 21 maggio 2008, con la conseguente fuga della popolazione civile verso i paesi vicini. All’origine delle violenze nel Niger vi è la questione della redistribuzione dei redditi e dell’impatto sanitario e ambientale dell’estrazione di uranio da parte della società francese AREVA.

Nel quadro del Partenariato strategico Africa-Unione europea, firmato a Lisbona il 6/12/2007, intende il Consiglio proporre una mediazione pere favorire la risoluzione dei conflitti in questi due paesi?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il Consiglio è enormemente preoccupato per il continuo deterioramento della situazione nel nord del Mali e del Niger. Tale situazione significa effettivamente il proseguimento di una crisi importante causata in parte da siccità, desertificazione, sviluppo insufficiente e dall’infiltrazione dell’Islam politico, che ha influito sull’intero Sahel, dalla Somalia attraverso la Mauritania.

Il Consiglio è pertanto impegnato al fine di poter contribuire a risolvere tale crisi. Il dispiegamento delle forze europee (EUFOR) in Ciad (e nella Repubblica Centrafricana) contribuisce in un certo qual modo a stabilizzare l’intero Sahel. Se il contenimento del Ciad fallisce, tuttavia, l’intero Sahel risulterebbe minacciato da anarchia e violenza.

Tale questione, che colpisce in modo particolare il Mali e il Niger, viene affrontata regolarmente in seno al Consiglio. La questione viene seguita da vicino anche dal SG/AR: sia il presidente del Mali che il primo ministro del Niger sono stati ricevuti a Bruxelles. Il SG/AR è stato altresì rappresentato in occasione dell’investitura del presidente Touré. Il suo inviato ha discusso a lungo la questione del Sahel con gli alti dirigenti del Mali. Nei colloqui con le alte autorità di Algeria e Libia, che giocano un ruolo chiave negli attuali sforzi volti a placare la crisi, il SG/AR affronta regolarmente tale questione. A tal proposito, va sottolineato che tutti gli sforzi si basano su accordi conclusi ad Algeri nel maggio 2006. Il SG/AR affronta tale questione anche con il segretario esecutivo dell’ECOWAS, Mohamed Ibn Chambas, in particolare in occasione del recente incontro della troika con tale organismo e il 23 maggio 2008 il SG/AR ha reso pubblica una dichiarazione sul recente attacco in Abeibara.

 

Interrogazione n. 15 dell’on. Jacky Hénin (H-0378/08)
 Oggetto: Problema del sistema di rifinanziamento delle banche da parte della BCE
 

Il 15 maggio 2008, il Presidente della Banca centrale del Lussemburgo ha dichiarato che la qualità delle garanzie fornite dalle banche commerciali allo sportello di rifinanziamento della BCE si era fortemente deteriorata. Sorge pertanto un sospetto circa la natura dei rapporti che la BCE intrattiene con le banche commerciali colpite dalla crisi finanziaria. Tali banche elaborano titoli di debito a debole quotazione al fine di scambiarli con prestiti del Tesoro di migliore qualità presso la BCE. Le operazioni di rifinanziamento sul lungo termine effettuate dalle banche presso la BCE, a partire da tali titoli dal valore problematico, sono notevolmente aumentate in questi ultimi mesi. Una siffatta situazione non può che suscitare legittime inquietudini.

Dinanzi al rifiuto della BCE di pronunciarsi su tale questione, può il Consiglio informare il Parlamento circa la realtà dei problemi del sistema di rifinanziamento delle banche presso la BCE e le loro conseguenze per l’Unione?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Conformemente all’articolo 108 del Trattato che istituisce la Comunità europea e all’Articolo 7 del Protocollo sullo Statuto del Sistema europeo delle banche centrali e della Banca centrale europea, le istituzioni comunitarie sono tenute al rispetto dell’indipendenza della Banca centrale europea, delle banche centrali nazionali e del Sistema europeo delle banche centrali.

Il Consiglio intende aderire a tale obbligo e non pertanto formulerà commenti in merito alla presente interrogazione.

 

Interrogazione n. 16 dell’on. Athanasios Pafilis (H-0390/08)
 Oggetto: Persecuzioni provocatorie contro antifascisti in Estonia
 

Dopo la "guerra" sferrata nel 2006 contro monumenti antifascisti, le autorità estoni intentano ora anche cause contro personaggi dell’antifascismo, come l’ottantanovenne decorato "Eroe dell’URSS" Arnold Meri e 4 giovani membri dell’organizzazione sociale che nel 2006 si era opposta alla rimozione del monumento antifascista dal centro di Tallinn. Questi ultimi hanno denunciato di essere stati maltrattati dopo il loro arresto, mentre un testimone d’accusa ha riconosciuto in tribunale che le loro deposizioni iniziali erano state ottenute dalle forze di polizia estoni con la violenza.

Qual è l’avviso del Consiglio su queste azioni provocatorie e inenarrabili delle autorità estoni? Quali misure intende adottare per arrestare questo flagrante anticomunismo e antisovietismo, che porta a scagionare i nazisti e a perseguitare gli antifascisti?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il Consiglio ha sempre affermato, e lo afferma anche ora, che i diritti umani hanno la precedenza; è impegnato a frenare ed eradicare ogni forma di trattamento degradante e discriminatorio e in futuro continuerà a essere impegnato in questo modo.

Ritiene tuttavia che gli incidenti di cui parla l’onorevole deputato rientrino tra le competenze degli Stati membri. Il Consiglio non può interferire in una questione trattata dalle autorità giudiziarie di uno Stato membro, né può condurre indagini in merito al mantenimento dell’ordine pubblico da parte delle autorità di uno Stato membro.

La Presidenza ritiene che l’Estonia risolverà tale questione in linea con i più elevati standard relativi ai diritti umani.

 

Interrogazione n. 17 dell’on. Leopold Józef Rutowicz (H-0398/08)
 Oggetto: Aumento del prezzo dell’energia e del carburante
 

I prezzi dell’energia e del carburante sono in netto aumento sui mercati dell’Unione europea. Nel contempo, le società elettriche e le compagnie petrolifere vedono aumentare i loro profitti. Tutto sembra indicare che l’attuale tendenza verso un aumento dei prezzi è destinata a continuare.

Quali misure sono state adottate per contenere tale aumento dei prezzi, che colpisce in modo particolare i cittadini dell’UE con un basso reddito e le piccole e medie imprese?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il Consiglio è ben consapevole delle conseguenze dell’aumento dei prezzi dell’energia per i cittadini europei, così come del loro impatto negativo sull’economia europea; tale questione è stata trattata anche in occasione di recenti incontri.

Da qualche tempo il Consiglio appoggia la politica attiva nel settore dell’efficienza energetica e della diversificazione dell’approvvigionamento energetico, che possono contribuire a rallentare l’aumento dei prezzi dell’energia, mentre le diverse vie dell’approvvigionamento energetico riguardano paesi e regioni, rotte di trasporto e tipi di carburante.

Nel 2003, il Consiglio, unitamente al Parlamento, ha adottato la direttiva 2003/30/CE sulla promozione dell’uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti; tale direttiva dispone espressamente obiettivi quadro per una proporzione minima di carburanti rinnovabili, che gli Stati membri dovrebbero attuare nei loro mercati entro scadenze specifiche. Il Consiglio informa che in occasione della sessione di primavera del Consiglio europeo del marzo 2007 è stato adottato il piano d’azione “una politica energetica per l’Europa”, che stabilisce l’obiettivo vincolante che una quota di energia pari al 20 per cento dell’intero consumo energetico derivi da fonti rinnovabili entro il 2020. In linea con tali obiettivi sta attualmente studiando la proposta della Commissione per una direttiva sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili, che costituirà, una volta approvata, un contributo ulteriore volto a ridurre l’utilizzo di combustibili fossili.

Un’altra importante area di azione è l’efficienza energetica, come è stato confermato anche nell’appello del Consiglio europeo di primavera del marzo 2007 per una maggiore efficienza energetica – in particolare che entro il 2020 si consegua un risparmio del 20 per cento nel consumo energetico. La normativa attuale contribuisce al raggiungimento di tale obiettivo, ad esempio la direttiva concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici, che è stata adottata nel 2006 dal Parlamento e dal Consiglio. Inoltre, con lo scopo di promuovere l’efficienza energetica a livello globale, il Consiglio appoggia attivamente l’istituzione di una piattaforma internazionale per la cooperazione nel settore dell’efficienza energetica.

Il Consiglio sottolinea che vi è la necessità di migliorare la trasparenza del mercato petrolifero, promuovere la concorrenza sui mercati dell’energia e potenziare il dialogo con i paesi produttori di petrolio. Il Consiglio desidera altresì attirare l’attenzione sull’accordo raggiunto a Manchester nel 2005, nel quadro del quale siamo tenuti a evitare qualsiasi intervento fiscale qualsiasi altro intervento politico che distorcerebbe la concorrenza, dato che ciò impedirebbe ai soggetti economici di adattarsi in modo adeguato. Le misure intese a mitigare le conseguenze di prezzi del petrolio più elevati per gli strati più poveri della società devono essere a breve termine, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi e non devono distorcere la concorrenza.

 

Interrogazione n. 18 dell’on. Pedro Guerreiro (H-0405/08)
 Oggetto: Situazione dei cittadini cubani detenuti negli USA - I cinque di Miami
 

Con riferimento alla risposta del Consiglio (interrogazione H-0132/08(1)) sulla situazione inaccettabile di António Guerrero, Fernando González, Gerardo Hernández, Ramón Sabañino e René González, patrioti cubani che hanno difeso il proprio paese da azioni terroristiche promosse e attuate da organizzazioni aventi sede a Miami, negli USA, occorre chiarire che il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie non si è mai pronunciato sulla concessione di visti ai familiari dei cinque patrioti cubani incarcerati negli USA.

Inoltre, a causa dell’ostruzionismo e del rifiuto sistematico delle autorità statunitensi di concedere il visto ai loro familiari, negli ultimi due anni il periodo di attesa per ottenere un visto si è prolungato in media di circa un anno, arrivando a due anni, ad esempio nel caso di Elizabeth Palmeiro, moglie di Ramón Sabañino, che dal giugno 2006 non riceve visite dai suoi familiari. António Guerrero è rimasto più di 17 mesi senza ricevere visite dei familiari e Fernando González più di un anno. Le autorità statunitensi impediscono ad Adriana Pérez di visitare il marito, Gerardo Hernández, dal 12 settembre 1998 e lo stesso vale per Olga Salanueva che non vede il marito, René Gonzáles, dall’agosto 2000.

Può il Consiglio far sapere quali misure intende adottare affinché siano rispettati i diritti umani più elementari di questi cinque cittadini e patrioti cubani detenuti nelle carceri degli Stati Uniti, in particolare il diritto a ricevere la visita dei familiari?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il Consiglio è consapevole del fatto che le autorità statunitensi non permettono ai famigliari o ad altre persone di avere contatti con i cinque cittadini cubani condannati da tali autorità. Nella sua risposta all’interrogazione scritta E-6094/07, il Consiglio si è già rammaricato del fatto che neppure i membri del Parlamento europeo sono stati in grado di otterenere il permesso per rendere loro visita.

La sentenza pronunciata costituisce una questione internazionale per la quale sono competenti i tribunali degli USA. Anche le decisioni relative alla concessione dei visti per l’ingresso nel territorio di un paese rientrano tra le competenze interne di quel paese. Il Consiglio non è pertanto competente per rilasciare alcuna dichiarazione in merito a tali questioni.

Ciononostante, il Consiglio desidera sottolineare che non approva alcun caso in cui i diritti umani e il rispetto delle persone non possono essere garantite in misura soddisfacente.

 
 

(1)Risposta scirtta del 12.3.2008.

 

Interrogazione n. 19 dell’on. Ryszard Czarnecki (H-0410/08)
 Oggetto: Situazione in Macedonia
 

Qual è l’opinione del Consiglio in merito alla situazione in Macedonia, in cui le elezioni della scorsa domenica sono state caratterizzate da violenze, uccisioni e disordini?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Nelle sue decisioni adottate lunedì 16 giugno 2008, il Consiglio ha condannato i violenti incidenti e le altre gravi carenze associate alle elezioni del 1° giugno e identificate dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell’OSCE. Ha esortato le autorità a indagare su tutti gli incidenti riportati e a intraprendere azioni adeguate in linea con le raccomandazioni dell’ODIHR/OSCE. In tale contesto, ha accolto con favore l’impegno delle autorità ad affrontare senza indugi tali questioni e a tenere nuove elezioni in tutte le zone in cui vi sono state irregolarità.

La Presidenza richiama l’attenzione sugli impegni derivanti dalla precedente valutazione dell’ODIHR/OSCE, in cui risulta chiaro che, nelle elezioni ripetute, erano garantiti miglioramenti significativi in fatto di sicurezza, che mettevano la maggioranza degli elettori in condizione di esprimere liberamente il proprio voto e, al contempo, nonostante gli sforzi delle istituzioni dello Stato volti ad assicurare riuscite elezioni ripetute, nel corso dei preparativi e in occasione del giorno delle elezioni del 15 giugno era possibile osservare una continua tensione e casi di intimidazione.

Il Consiglio si aspetta che il nuovo parlamento e il nuovo governo siano istituiti presto e che compiano progressi sostenibili nelle riforme. Il Consiglio ha altresì esortato tutti i partiti politici a promuovere e a partecipare a un dialogo costruttivo e inclusivo, nonché a partecipare in tale dialogo e ad attuare le priorità identificate nel partenariato di adesione.

Infine, il Consiglio ha dichiarato che l’Unione europea resta fermamente impegnata nella prospettiva europea per i Balcani occidentali e incoraggia i paesi della regione a soddisfare le condizioni necessarie.

 

Interrogazione n. 20 dell’on. Eoin Ryan (H-0413/08)
 Oggetto: Posizione comune sugli accordi di partenariato economico
 

Visti l’animato dibattito nonché i contrasti e il manifesto disaccordo che sovrasta da qualche tempo la questione degli accordi di partenariato economico, può il Consiglio illustrare la situazione attuale e far sapere se l’Unione europea e i paesi ACP si stanno avvicinando ad una posizione comune sugli accordi in questione?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Conformemente alle direttive adottate dal Consiglio nel giugno 2002, la Commissione è responsabile dei negoziati riguardanti gli accordi di partenariato economico da parte dell’UE. La Commissione conduce negoziati dietro consultazione con una commissione speciale nominata dal Consiglio nel quadro di tali direttive, che il Consiglio può modificare in qualsiasi momento. A livello regionale, i negoziati continuano a compiere progressi, mentre il loro obiettivo è costituito dalla conclusione il prima possibile degli EPA entro le scadenze concordate e con l’inclusione di settori diversi.

Il processo di negoziato di un EPA costituisce una delle questioni più importanti nel lavoro del Consiglio. Nella sua sessione del 27 maggio 2008, il Consiglio Affari generali e relazioni esterne (GAERC) ha adottato un nuovo pacchetto di decisioni sugli accordi economici di partenariato (EPA). Il Consiglio ha sottolineato ancora una volta la natura orientata allo sviluppo di tali accordi. Il Consiglio accoglie con favore gli EPA completi sottoscritti con la regione CARIFORUM, che verrà sottoscritto il 23 luglio 2008 alle Barbados e ritiene che abbiano il ruolo di favorire i processi di integrazione regionale in quella zona. Per quanto concerne altre regioni, il Consiglio ha riscontrato che la sottoscrizione di accordi temporanei ha impedito il pericolo di interferenze nei flussi di mercato, che era di estrema rilevanza. Ora vanno firmati gli accordi temporanei e va informato in proposito l’OMC. Gli accordi temporanei, tuttavia, possono essere considerati semplicemente come un primo passo, dato che solo accordi di partenariato economico regionale completi saranno in grado di realizzare il pieno potenziale di sviluppo delle regioni rilevanti.

Nelle sue decisioni, il Consiglio ha riscontrato con soddisfazione che, all’inizio dei negoziati continuati nel 2008, le parti hanno sottolineato il desiderio comune di continuare i negoziati volti a concludere accordi di partenariato economico regionale completi. Il Consiglio appoggia fermamente reali sforzi congiunti ed è conscio delle riserve espresse dai partner ACP e richiede che la flessibilità sia inserita nelle discussioni sulle questioni irrisolte, sia in termini di sostanza che nel processo attuale di adozione di accordi EPA temporanei o completi, unitamente ad asimmetrie compatibili a livello dell’intero OMC.

Il Consiglio ritiene che gli accordi di partenariato economico possano svolgere un ruolo positivo e fondamentale nell’integrazione regionale dei paesi ACP e che dovrebbero essere costruiti su processi esistenti di cooperazione regionale. Il Consiglio è altresì pronto ad appoggiare l’integrazione regionale e gli accordi di partenariato economico con i fondi di aiuto al commercio, ma sottolinea che gli aiuti al commercio non dipende dalla firma di un EPA o di un accordo temporaneo. Il Consiglio sottolinea l’importanza dell’attuale dialogo politico con le regioni ACP riguardo agli EPA, al fine di potenziare lo spirito di partenariato nel quadro dell’Accordo di Cotonou, e continuerà a controllare tale processo dal lato dell’UE.

 

Interrogazione n. 21 dell’on. Liam Aylward (H-0417/08)
 Oggetto: Analisi scientifica basata sui rischi dei prodotti fitosanitari
 

Dato che i prezzi mondiali degli alimenti stanno aumentando, che ciò ha ripercussioni per i cittadini dell’UE e i paesi in via di sviluppo e che dobbiamo continuare a produrre più cibo, in relazione al pacchetto pesticidi (prodotti fitosanitari), può il Consiglio far sapere lo stato di avanzamento dei negoziati per giungere a una proposta di compromesso del Consiglio e se un approccio più scientifico basato sui rischi avrà la meglio come soluzione prescelta?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il pacchetto pesticidi comprende diverse proposte legislative.

In merito alla direttiva proposta che fornisce il quadro per un’azione comunitaria volta a realizzare un impiego sostenibile dei pesticidi, il Consiglio ha adottato una posizione comune in occasione della sua riunione del 19 maggio 2008. Tale posizione verrà comunicata al Parlamento europeo in settembre.

In merito all’immissione sul mercato di prodotti fitosanitari e al regolamento relativo ai dati statistici sui prodotti fitosanitari, in occasione della sua riunione del 23 e 24 giugno 2008, il Consiglio Agricoltura e pesta ha tentato di giungere a un accordo politico in merito a tali due proposte. Una volta che la posizione comune sarà stata finalmente formulata dai linguista giurista, il Consiglio adotterà una posizione comune che verrà comunicata alla vostra istituzione a settembre.

Nello studiare la normativa sui pesticidi, il Consiglio ha tenuto conto con attenzione degli impatti di due approcci diversi. Il Consiglio ha coerentemente lottato per un equilibrio tra l’adeguata protezione della salute delle persone e dell’ambiente e la protezione dell’agricoltura europea.

Il Consiglio è lieto che studieremo insieme tali questioni come parte dei negoziati in seconda lettura tra le nostre due istituzioni.

 

Interrogazione n. 22 dell’on. Seán Ó Neachtain (H-0419/08)
 Oggetto: Sviluppo regionale di poli di ricerca e innovazione
 

Può precisare il Consiglio quali sono le misure concrete adottate per incoraggiare lo sviluppo regionale – in particolare al di fuori dei grandi centri urbani – di poli di ricerca e innovazione, in grado di permettere una crescita regionale equilibrata e la creazione di posti di lavoro in armonia con la strategia di Lisbona, come discusso dal Consiglio nel marzo 2008?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Sarete molto probabilmente consci del fatto che negli ultimi anni, la promozione di un polo di ricerca e innovazione a livello regionale ha costituito uno dei principali compiti prioritari della politica dell’UE nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Come per la politica di ricerca, il VII Programma quadro europeo per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (2007-2013) comprende una gamma di strumenti molto efficaci e di programmi speciali (in particolare i programmi “Cooperazione”, “Capacità” e “Persone”).

La nuova iniziativa “Regioni della conoscenza” deve altresì rafforzare il potenziale della ricerca nelle regioni europee, in particolare promuovendo e appoggiando lo sviluppo di gruppi regionali e orientati alla ricerca, riunendo università, centri di ricerca, imprese e autorità regionali in tutta Europa.

Dobbiamo altresì menzionare cinque iniziative tecnologiche comuni, le iniziative nel quadro dell’articolo 169 e quelle associate al sistema ERANET:

Inoltre, un sostegno efficace alle innovazioni e all’introduzione della tecnologia a livello regionale è garantito dal Programma quadro per la concorrenza e l’innovazione (2007-2013), che è mirato innanzi tutto alle piccole e medie imprese, sono pertanto, in effetti, l’innovazione e lo sviluppo regionale a trarre dal programma i maggiori vantaggi diretti.

La Presidenza slovena del Consiglio ha altresì appoggiato la Conferenza di Stoccolma sui gruppi di innovazione europei del gennaio 2008. In partenariato diretto con il Comitato delle regioni, il Consiglio si è impegnato nella creazione di un manuale destinato a coloro che sono impegnati nella ricerca e innovazione, che conterebbe informazioni su come sfruttare la possibilità di finanziamento derivanti da tutte le fonti comunitarie esistenti, tra cui i Fondi strutturali; ci si aspetta che la Commissione pubblichi tale manuale quest’estate. A tal proposito va altresì prestata attenzione al riorientamento di importanza eccezionale delle operazioni del Fondo strutturale, che promette molto; esse vanno armonizzate con gli obiettivi della Strategia di Lisbona in merito a concorrenza, innovazione, crescita e nuovi posti di lavoro.

Lo sviluppo regionale e la prosperità devono altresì essere promossi dall’iniziativa della Commissione per il mercato trainante. I principi della presente iniziativa sono stati confermati dal Consiglio Concorrenza in occasione dell’incontro del 29 e 30 maggio 2008.

Va accelerata anche l’attuazione dei succitati obiettivi di Lisbona a livello regionale mediante la futura revisione intermedia del quadro finanziario per il periodo 2007-2013.

 

Interrogazione n. 23 dell’on. Georgios Toussas (H-0422/08)
 Oggetto: Nuove persecuzioni da parte del governo colombiano nei confronti di militanti
 

Sulla base di accuse di "legami con il terrorismo" inventate di sana pianta, il governo colombiano ha preso di mira i deputati Wilson Borja, Gloria Inés Ramírez e Amilcar Figueroa, la senatrice e principale negoziatrice tra le FARC, il Presidente venezuelano e i governi stranieri Piedad Cordoba, Álvaro Leyva, ex ministro, Maria Augusta Calle, membro dell’Assemblea costituente dell’Ecuador, i giornalisti Lázaro Viveros, William Parra e Ivan Larrea, l’accademico James Jones, la sociologa Liliana Patricia Obando e il direttore del giornale "Voz", Carlos Losano". La dichiarazione della Presidenza del 19 maggio 2008 chiude un occhio sulle responsabilità del governo colombiano nel proseguimento degli assassinii e lo "invita" a continuare la lotta contro la violenza incoraggiando le azioni intimidatorie e il proseguimento delle persecuzioni.

Condanna il Consiglio gli atti del governo colombiano, che mirano ad intimidire il popolo perseguitando esponenti della vita politica e sociale?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Sebbene l’UE deplori coerentemente qualsiasi soppressione dei diritti umani e qualsiasi attività terroristica in Colombia, indipendentemente da chi l’abbia causata, il Consiglio riconosce l’aumento degli sforzi da parte del governo colombiano volti a restaurare la pace e la giustizia in circostanze molto complicate. L’UE, che ha incoraggiato il governo a continuare con tali sforzi, ha contribuito a vari aspetti di tale processo attraverso la sua cooperazione.

Il Consiglio esorta tutti i partecipanti a svolgere un ruolo costruttivo, a ridurre le tensioni e a promuovere il processo di pace e giustizia, che andrà a vantaggio della gente comune.

 

Interrogazione n. 24 dell’on. Laima Liucija Andrikienė (H-0423/08)
 Oggetto: Sicurezza delle forniture di energia alla Lituania
 

La sicurezza energetica nell’Unione europea è al primo posto nell’agenda politica dell’UE. Al fine di garantire stabilità alle forniture di energia (cioè elettricità), la Lituania sta cercando di prolungare il funzionamento della centrale nucleare di Ignalina, fino al momento in cui la nuova centrale nucleare sarà costruita nel paese.

Tenendo in considerazione le questioni di sicurezza energetica, le sfide del cambiamento climatico, la situazione economica nel mondo, i crescenti prezzi dell’energia, la potenziale scarsità della fornitura energetica in Lituania dopo il 2009, l’impegno di lunga data della Lituania a chiudere la centrale nucleare di Ignalina, seppure con alcuni anni di ritardo;.

ha il Consiglio dell’Unione europea l’intenzione di sostenere la Lituania nel suo tentativo di superare le difficoltà che si sono già presentate dopo il 2004, quando la Lituania è entrata nell’UE?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di giugno del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel giugno 2008.

Il Consiglio è ben consapevole delle possibili difficoltà descritte dall’onorevole deputato nella sua interrogazione, che scaturisce dall’impegno della Lituania, nel quadro dell’atto di adesione del 2003, di chiudere, al più tardi entro il 31 dicembre 2009, l’Unità 2 (l’ultima unità in funzione) della centrale nucleare di Ignalina e successivamente di smantellarla.

In relazione gli obblighi assunti nel quadro del pertinente Protocollo 4 dell’atto di adesione riguardante la centrale nucleare di Ignalina in Lituania, il Consiglio informa che tutti gli Stati membri hanno assunto degli obblighi; qualsiasi cambiamento in tali obblighi, quali la pluriennale estensione del funzionamento della centrale nucleare di Ignalina menzionata dall’onorevole deputato, richiederebbe un emendamento conformemente alla procedura descritta nell’atto di adesione, in particolare all’articolo 7 in esso contenuto.

Il Consiglio desidera attirare l’attenzione dell’onorevole deputato sull’articolo 4 del procollo 4, che sancisce che fino al 31 dicembre 2012, nel caso particolare di “perturbazione dell’approvvigionamento energetico in Lituania”, la Lituania può invocare la clausola generale di salvaguardia cui si fa rifermento all’articolo 37 dell’atto di adesione. Va sottolineato che il succitato articolo 4 verrebbe applicato “fatte salve le disposizioni dell’articolo 1”, che indica la data di chiusura.

Il Consiglio è conscio del fatto che saranno necessaria molte misure diverse al fine di limitare ed eliminare le possibili conseguenze della chiusura della centrale nucleare di Ignalina. Tali misure comprendono, ma ad esse non si limitano, lo sviluppo di nuove capacità produttive, un elevato numero di elettrodotti che coprono lunghe distanze tra la Lituania e gli altri Stati membri, il miglioramento dell’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia. Qualora la Commissione decidesse si presentare proposte per tali misure, il Consiglio vi presterebbe l’attenzione dovuta.

 

INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE
Interrogazione n. 33 dell’on. Dimitrios Papadimoulis (H-0354/08)
 Oggetto: Decisione della UNFCCC riguardo all’insufficienza del sistema di registrazione delle emissioni di gas a effetto serra in Grecia
 

L’incapacità di attuare l’accordo di Kyoto costituisce una delle principali violazioni del diritto comunitario e internazionale in tema di ambiente da parte della Grecia. La competente commissione UNFCCC dell’ONU, con decisione del 17 aprile 2008, ha ritenuto insufficiente il sistema di registrazione delle emissioni di gas a effetto serra in Grecia e ha vietato la partecipazione di tale paese ai meccanismi commerciali di cui al protocollo.

Può la Commissione riferire se ritiene che l’esclusione della Grecia dal sistema di Kyoto avrà conseguenze sull’intero sistema di commercializzazione dei diritti di emissione di gas a effetto serra nell’UE? Quali passi essa compierà in futuro? Intende avviare la procedura di deferimento della Grecia alla Corte di giustizia della Comunità europea?

 
  
 

Il fatto che non verrà permesso alla Grecia di fare uso dei meccanismi di Kyoto, fintanto che non riuscirà a ristabilire la sua ideoneità, non avrà alcun impatto, a questo stadio, sulla Comunità europea nel suo complesso.

Tuttavia, la continua inadempienza della Grecia potrebbe mettere in pericolo l’osservanza della Comunità, qualora tale inadempienza influisca sulla capacità dell’UE di fornire alle Nazioni Unite dati aggregati affidabili per la Comunità nel suo complesso.

La Commissione europea ha già avviato una procedura d’infrazione contro la Grecia per non aver istituito in modo adeguato il suo sistema nazionale. La procedura d’infrazione potrà essere chiusa una volta che alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC) verrà data prova che il sistema nazionale della Grecia è pienamente operativo.

 

Interrogazione n. 35 dell’on. Sarah Ludford (H-0366/08)
 Oggetto: Qualità dell’aria
 

Nel 2003, il valore orario medio di NO2 al punto di controllo di Heathrow LHR2, nei pressi dell’aeroporto londinese di Heathrow, era pari a 59 ug/m3. Tale valore è superiore ai limiti attuali di quasi il 50%. Il valore medio più elevato registrato in tale punto (durante un periodo di 15 minuti) è di 224 ug/m3 ed è superiore ai limiti comunitari del 570%.

Tenendo presenti questi livelli di inquinamento, quali misure intende la Commissione adottare per invitare il governo britannico a non permettere la costruzione di una terza pista a Heathrow e così evitare che gli obiettivi giuridici vincolanti nella nuova direttiva sulla qualità dell’aria ambiente non siano rispettati?

È inoltre la Commissione disposta a incontrare i leader del gruppo 2M dei consigli di Londra, che rappresenta 19 consigli e oltre 4 milioni di residenti, per discutere gli effetti che una terza pista avrebbe sui tentativi di conseguire gli obiettivi in materia di qualità dell’aria?

 
  
 

La Commissione segue da vicino l’espansione dell’aeroporto di Heathrow e il suo impatto ambientale. Le autorità competenti del Regno Unito hanno ora concluso la valutazione dell’impatto ambientale del progetto con la consultazione pubblica conclusa nel febbraio 2008. A oggi, la Commissione ha altresì ricevuto i dati sulla qualità dell’aria che confermano il superamento dei valori limiti nella regione di Londra.

Conformemente alla normativa dell’Unione europea (UE), rientra tra le responsabilità del Regno Unito la valutazione dell’impatto di particolari progetti di infrastrutture e la garanzia che tutte le norme ambientali rilevanti siano rispettate prima, durante e dopo l’attuazione del progetto.

La Commissione segue l’attuazione ad opera del Regno Unito delle disposizioni contenute nella normativa comunitaria pertinente. Il “Progetto per lo sviluppo sostenibile di Heathrow”(1) comprende l’impegno del governo del Regno Unito volto a considerare l’aggiunta di una terza pista solo in seguito a una consultazione pubblica e “attenendosi al contempo alle rigide condizioni sulla qualità dell’aria e sul rumore”.

Sulla base delle informazioni disponibili, la valutazione degli impatti ambientali osserva le disposizioni della direttiva 85/337/CEE(2) concernente la valutazione dell’impatto ambientale, e la consultazione si è tenuta come richiesto. La direttiva 2001/42/CE(3) sulla valutazione ambientale strategica non è stata applicata, dato che il processo è stato avviato prima che fosse applicabile.

I risultati del modello della valutazione dell’impatto comprendono proiezioni esplicite relative al superamento del valore limite annuale del biossido di azoto, persino dopo il 2015. Si tratta di cinque anni dopo la data di realizzazione prefissata e oltre il massimo posticipo possibile condizionatamente consentito nel quadro della nuova direttiva sulla qualità dell’aria(4). Ciò è causa di preoccupazioni. Il Regno Unito può tuttavia introdurre ulteriori misure di riduzione al fine di compensare l’aumento della pressione ambientale.

L’inquinamento atmosferico derivante dalla potenziale espansione dell’aeroporto di Heathrow dovrebbe essere incluso nell’aggiornamento del piano sulla qualità dell’aria per una Londra più grande. In tale piano va dimostrato il rispetto programmato di tutti i valori limite entro le loro rispettive date di realizzazione, identificando le misure di riduzione scelte.

Per riassumere, la Commissione è consapevole delle significative pressioni ambientali, in particolare relativamente all’inquinamento acustico e atmosferico, causato dall’aumento del traffico aereo in tutta Europa. Essa segue pertanto con interesse gli sviluppi nel più grande aeroporto dell’UE e controlla l’attuazione delle disposizioni rilevanti nel quadro della normativa comunitaria. Successivamente alle date di realizzazione dei valori limite, la Commissione attuerà il rispetto di tali norme ove necessario. Rientrano tra le competenze nazionali le decisioni specifiche relative allo sviluppo dell’aeroporto, quali la costruzione della terza pista.

La Commissione conferma la sua volontà di discutere ulteriormente tali questioni con i membri del Parlamento europeo e con i gruppi delle parti interessate.

 
 

(1)http://www.dft.gov.uk/pgr/aviation/environmentalissues/heathrow/.
(2) Direttiva 85/337/CE, GU L 175 del 5.7.1985, pagg. 40-48, come modificata dalla direttiva 97/11/CE, GU L 73 del 14.3.1997, pagg. 5-15.
(3) GU L 197 del 21.7.2001, pagg. 30-37.
(4) Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, GU L 152 dek 11.6.2008, pag. 1.

 

Interrogazione n. 36 dell’on. Vittorio Prodi (H-0371/08)
  Oggetto: Legislazione sui biocidi - programma di revisione e sperimentazione animale
 

La legislazione comunitaria sui biocidi invita i partecipanti al programma di revisione a compiere "ogni sforzo ragionevole" per evitare i doppi test sugli animali e ad indicare tali iniziative nei fascicoli da presentare agli Stati membri relatori ai fini della revisione.

In che modo gli Stati membri relatori e la Commissione garantiscono che i partecipanti alla revisione sui biocidi si impegnino in simili ragionevoli iniziative di negoziato?

È vero che fascicoli di partecipanti che non avevano menzionato tali ragionevoli iniziative di negoziato sono stati comunque trovati completi dagli Stati membri relatori?

Avendo la Commissione la responsabilità finale di verificare che gli Stati membri applichino correttamente la legislazione comunitaria, ha essa mai contestato le conclusioni degli Stati membri relatori, secondo cui erano state intraprese ragionevoli iniziative di negoziato? In caso affermativo, quali conseguenze ne sono seguite?

 
  
 

L’articolo 13 della direttiva biocidi 98/8/CE(1) impone, a coloro che richiedono l’autorizzazione di un biocida, di compiere tutti i ragionevoli passi per giungere a un accordo sulla condivisione di informazioni con i titolari di autorizzazioni precedenti di prodotti simili.

Il regolamento della Commissione (CE) 1451/2007(2) concernente il programma di revisione decennale per i principi attivi utilizzati nei biocidi impone altresì che i partecipanti al programma di revisione compiano tutti i ragionevoli sforzi volti a presentare un fascicolo collettivo. Essi sono altrimenti tenuti a descrivere in dettaglio nel loro fascicolo perché non è stata possibile la cooperazione. Gli Stati membri designati come relatori per i principi attivi sono responsabili per verificare l’ottemperanza a tale obbligo.

È da notarsi che, mentre la direttiva è contro qualsiasi sperimentazione animale superflua, essa non si spinge fino a rendere obbligatoria la condivisione dei dati. Per tale ragione, lo Stato membro incaricato di valutare il principio attivo deve stimare in ciascun caso che cosa costituisca uno “sforzo ragionevole” e se esso sia stato compiuto o meno.

La Commissione non è a conoscenza di nessun caso in cui uno Stato membro relatore abbia dichiarato completo un fascicolo senza controllare, ove appropriato, che fossero stati compiuti gli sforzi di condivisione dei dati. La Commissione è tuttavia a conoscenza di un caso in cui un’impresa ha presentato diversi fascicoli incompleti (in cui mancavano studi sugli animali vertebrati) entro le stesse scadenze dei partecipanti notificati per i principi attivi in questione, e ha richiesto ulteriore tempo al fine di negoziare un accordo con tali partecipanti per fare riferimento ai loro studi sugli animali. Essi sono stati inizialmente rifiutati in base al fatto che i principi attivi che difendono non sono chimicamente identici a quelli appoggiati dall’impresa. Tale affermazione è stata da essa contestata e debitamente esaminata dallo Stato membro relatore; sembra che non sia esatta.

A oggi non è stato rifiutato nessuno dei fascicoli presentati dall’impresa perché incompleto. Al contempo, i partecipanti notificati hanno concordato di discutere la condivisione dei dati per uno dei principi e ha presentato argomentazioni giuridiche contro la condivisione dei dati per gli altri.

La Commissione ha pertanto organizzato diversi incontri, inviato una serie di lettere e si sta consultando con tutte le parti coinvolte al fine di chiarire la situazione.

 
 

(1)GU L 123 del 24.4.1998, pagg. 1-63.
(2)GU L 325 del 11.12.2007, pagg. 3-65.

 

Interrogazione n. 37 dell’on. Justas Vincas Paleckis (H-0383/08)
  Oggetto: Quote di emissione dei gas a effetto serra
 

Dopo la chiusura della sua centrale nucleare, la Lituania dovrà indirizzarsi, così come qualche altro Stato membro dell’UE, verso altri tipi di produzione elettrica più dannosi per l’ambiente, come i combustibili solidi (carbone, gasolio) o il gas naturale, i cui prezzi sul mercato sono aumentati in modo considerevole. Secondo alcune stime, nel 2010 la quantità di gas a effetto serra scaricato nell’atmosfera dalla Lituania aumenterà, solo per questo motivo, da 5 a 7 milioni di tonnellate all’anno e il prezzo dell’elettricità raddoppierà rispetto a quello del 2008. A questo dovrà aggiungersi un aumento di prezzo dal 20 al 30% a causa del sistema dello scambio delle quote di emissione. La Lituania, che purtroppo resta un’isola energetica in seno all’UE, dipende direttamente dalla sua produzione interna o dall’elettricità importata dalla Russia. A seguito di questa situazione particolarmente critica sul piano energetico e in vista del suo impatto socio-economico, la Lituania chiede alla Commissione un meccanismo di compensazione, ossia una deroga temporanea, sotto forma di quote di emissione di gas a effetto serra gratuite per le sue centrali termiche, che dovranno produrre l’elettricità che è attualmente di origine nucleare (4,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno) fino alla costruzione di una nuova centrale nucleare.

Come intende la Commissione risolvere i problemi che la Lituania o altri Stati membri si trovano ad affrontare a causa di questa eccezionale situazione energetica? Quali strumenti di compensazione intende utilizzare la Commissione per l’assegnazione delle quote di emissione di gas ad effetto serra?

 
  
 

È essenziale la libera determinazione dei prezzi dell’elettricità in un mercato dell’elettricità competitivo e ben funzionanti sia in termini di lotta al cambiamento climatico che in termini di sicurezza dell’approvvigionamento energetico. In tale contesto, il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea (UE) integra il costo delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) nei prezzi dell’elettricità. Lo scambio delle quote di emissione, tuttavia, non è connesso alla liberalizzazione del mercato dell’energia lituano, che costituirebbe il principale traino verso prezzi dell’elettricità più elevati.

La Commissione è consapevole del fatto che l’aumento dei prezzi dell’elettricità potrebbero comportare casi di difficoltà sociali.

Per tale ragione, la sua proposta di modificare il sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE prevede la possibilità di ricavi dalla messa all’asta di quote da utilizzare al fine di far fronte agli aspetti sociali nelle famiglie di reddito medio-basso.

Vale altresì la pena di menzionare che, in termini economici generali, ci si aspetta che la Lituania tragga vantaggio dall’attuazione del pacchetto clima ed energia proposto dalla Commissione, in particolare attraverso la ridistribuzione dei diritti nell’ambito del sistema di scambio di emissioni. Ciò fornirà alla Lituania una sfera d’azione sufficiente a far fronte ai potenziali impatti sociali.

La Commissione desidera sottolineare che la chiusura della centrale nucleare di Ignalina costituisce una questione separata.

Nel Protocollo 4, allegato al Trattato di adesione dei dieci nuovi Stati membri, tra cui la Lituania, sono esposte disposizioni dettagliate in merito alla chiusura. Il Consiglio e la Commissione hanno riconosciuto la necessità di aiutare la Lituania a chiudere Ignalina e a fornire fonti alternative di energia, compensando la capacità di generazione persa con la chiusura dell’impianto. Nel 2006, è stato esteso il quadro giuridico pertinente fino al 2013, fornendo a tale scopo altri 837 milioni di euro del bilancio comunitario, che si aggiungono ai 285 milioni di euro stanziati per il periodo 2004-20063

Nella decisione sul piano di assegnazione nazionale lituano per il secondo periodo di scambio del sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE per il periodo 2008-2012, si è tenuto pienamente conto della chiusura di Ignalina: la Lituania ha ricevuto un terzo di quote in più rispetto alle sue emissioni verificate per il 2005, al fine di compensare la chiusura di Ignalina.

 

Interrogazione n. 38 dell’on. Monica Frassoni (H-0391/08)
 Oggetto: Decreto legge 23 maggio 2008 n. 90 (rifiuti)
 

Lo scorso 23 maggio, il governo italiano ha emesso un decreto legge con cui, a causa dell’emergenza rifiuti in Campania, si deroga a numerose norme nazionali che recepiscono le direttive comunitarie, come la 1999/31/CE(1) sulle discariche o la 85/337/CEE(2) sulla valutazione d’impatto ambientale. In particolare, con il decreto in oggetto, si abolisce la distinzione tra rifiuti ammissibili e non, in una discarica per rifiuti non pericolosi, consentendo in pratica il conferimento di rifiuti anche tossici laddove non si potrebbe; si chiamano "impianti" quei luoghi dove i rifiuti in attesa di trattamento vengono stoccati per più di anno (e addirittura oltre i tre), mentre si tratta di discariche di fatto; si consente di realizzare discariche senza barriere geologiche o con barriere geologiche non a norma, e si consente la pratica del mescolamento e della diluizione dei rifiuti.

Come intende la Commissione ristabilire il rispetto delle normative europee e porre fine a questo vero e proprio abuso del concetto di stato di emergenza?

 
  
 

La crisi dei rifiuti in Campania esiste ormai da più di un decennio.

A oggi, mentre in Campania vengono prodotte ogni giorno più di 7 000 tonnellate di rifiuti, la capacità di gestione dei rifiuti della regione si avvicina allo zero.

Il 6 maggio 2008, il Collegio ha pertanto deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia per non aver istituito una rete sufficiente di strutture per il trattamento dei rifiuti che osservi le norme disposte dal diritto comunitario, accompagnata da una strategia sul lungo periodo per la gestione dei rifiuti, con l’intenzione di incoraggiare il riciclaggio e la raccolta differenziata.

La Commissione è conscia del fatto che l’Italia sta compiendo seri tentativi per risolvere la crisi dei rifiuti a Napoli. L’Italia è consapevole che ora è stato raggiunto un punto di non ritorno.

Il nuovo decreto legge 23 maggio 2008 n. 90, che il 30 maggio 2008 è stato presentato alla Commissione in occasione di una riunione tecnica, sembra essere un passo rigoroso nella giusta direzione, definendo piani di raccolta differenziata e obiettivi obbligatori, così come fornendo nuove infrastrutture per i rifiuti, quali discariche e inceneritori aggiuntivi.

La Commissione, tuttavia, ha già espresso a livello tecnico la sua profonda preoccupazione circa le disposizioni contenute in questo nuovo decreto, che consentono ampie deroghe al diritto comunitario, in particolare alle disposizione della direttiva “Discariche” 199/31/CE(3) e ad altre direttive.

Anche dove la situazione sembra difficile, le autorità italiane sono tenute al rispetto della normativa ambientale comunitaria.

L’ottemperanza all’acquis non costituisce un esercizio burocratico. Il diritto ambientale comunitario stabilisce un quadro per la protezione della salute umana e dell’ambiente. Sarebbe un paradosso se, al fine di affrontare i rischi sanitari sul breve periodo, la salute umana e l’ambiente venissero nuovamente messi a rischio, ad esempio dalla mancata applicazione delle disposizioni chiave della direttiva “Discariche”, che dispone requisiti sanitari sul lungo periodo, che dipendono dalla natura – dannosa o non dannosa – dei rifiuti da riversare in discarica.

La Commissione è pronta ad assistere l’Italia nell’identificare taluni meccanismi flessibili, come disposto da altri atti della normativa comunitaria, tra cui la direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale (EIA)(4), al fine di aiutare l’Italia ad affrontare l’attuale crisi senza violare il diritto CE.

La Commissione, tuttavia, in quanto guardiana del Trattato, resterà ferma sulla propria posizione, secondo la quale non è consentita alcuna deroga a qualsiasi acquis vincolante.

Il decreto legge 23 maggio 2008 si trova ora nel parlamento italiano per essere convertito in legge e la Commissione esaminerà con attenzione il testo giuridico che verrà infine attuato. Qualora l’Italia facesse entrare in vigore una normativa che permette deroghe inopportune all’acquis, l’unica opzione di cui dispone la Commissione sarà quella di intraprendere un’azione legale nel quadro dell’articolo 226 del Trattato.

 
 

(1)GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.
(2)GU L 175 del 5.7.1985, pag. 40.
(3)GU L 182 del 16.7.1999, pagg. 1.
(4)Direttiva del Consiglio 85/337/CEE del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, GU L 175 del 5.7.1985 come modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE del 3 marzo 1997, GU L 73 del 14.3.1997 e dalla direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003 che prevede la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all’accesso alla giustizia, GU L 156.

 

Interrogazione n. 39 dell’on. Margarita Starkevičiūtė (H-0393/08)
 Oggetto: Rilocalizzazione di impianti per il riciclaggio di materiali pericolosi e trattamento dei rifiuti
 

Il delicato ambiente marino della costa del Mar Baltico è attualmente minacciato dal trasferimento di numerosi impianti per il trattamento di materiali e rifiuti pericolosi da alcuni vecchi Stati membri dell’UE in Lituania. E’ tuttavia opportuno notare che le produzioni rispettose dell’ambiente non sono state interessate da un analogo processo di rilocalizzazione, pertanto i minori costi di produzione in Lituania non sembrano costituire una motivazione sufficiente al riguardo.

Ritiene la Commissione che si possa pensare che le normative dell’UE incoraggino il trasferimento di tale tipo di impianti? Ha svolto un’analisi sulla concentrazione e la rilocalizzazione di questo tipo di produzione? Quali fattori influenzano tale processo?

 
  
 

La Commissione non è a conoscenza di un processo di rilocalizzazione di impianti per il trattamento dei rifiuti dai “vecchi” Stati membri dell’UE in Lituania.

Gli impianti per il trattamento di più di 10 tonnellate di rifiuti pericolosi al giorno devono essere riportate nel Registro europeo delle emissioni inquinanti, che è stato istituito nel 2000(1). La Lituania ha riportato il numero e la posizione degli impianti nel 2004. Qualsiasi andamento recente circa il numero degli impianti per il trattamento dei rifiuti deve essere visibile nella relazione per il periodo che si conclude con il 2007, che è in atteso nel 2009.

La Commissione non ritiene che la normativa UE incoraggi la rilocalizzazione degli impianti per il trattamento dei rifiuti nei nuovi Stati membri, dato che tale normativa si applica in tutti gli Stati membri.

Gli impianti per il trattamento dei rifiuti pericolosi sono coperte dalla direttiva quadro relativa ai rifiuti(2), dalla direttiva relativa ai rifiuti pericolosi(3) e – per gli impianti con una capacità superiore alle 10 tonnellate al giorno – dalla direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento(4). Tali direttive garantiscono un elevato livello di protezione della salute e dell’ambiente e la loro attuazione previene gli effetti dannosi del trattamento dei rifiuti in tutti i paesi europei.

Si deve inoltre tener conto della normativa europea sulle spedizioni di rifiuti. L’articolo 5 della direttiva quadro relativa ai rifiuti sancisce che i rifiuti devono essere smaltiti in impianti adeguati nelle vicinanze del luogo in cu vengono generati. Il regolamento europeo relativo alle spedizioni di rifiuti(5) consente agli Stati membri di sollevare obiezioni contro le spedizioni di rifiuti in caso in cui il trattamento dei rifiuti nel paese di destinazione non rispetti le norme ambientali o porti a un trattamento secondo standard inferiori rispetto a quelle del paese d’origine dei rifiuti.

Garantire un livello elevato di protezione della salute e dell’ambiente in tutti gli Stati membri dell’UE e prevenire che le spedizioni di rifiuti eludano le norme ambientali all’interno o all’esterno dell’Unione europea non costituisce un incentivo per la rilocalizzazione degli impianti per il trattamento dei rifiuti per ragioni ambientali.

 
 

(1) Decisione della Commissione 2000/479/CE del 17 luglio 2000 in merito all’attuazione del Registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER) ai sensi dell’articolo 15 della direttiva 96/61/CE del Consiglio sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC), GU L 192 del 28.7.2000, pag. 36.
(2)Direttiva 2006/12/CE, GU L 114 del 27.4.2006, pag. 9.
(3) Direttiva 91/689/CEE, GU L 377 del 31.12.1991, pag. 20, come modificata.
(4)Direttiva IPCC 2008/1/CE, GU L 24 del 29.1.2008, pag. 8.
(5) Regolamento (CE) n. 1013/2006, GU L 190 del 12.7.2006, pag. 1.

 

Interrogazione n. 40 dell’on. Neena Gill (H-0395/08)
 Oggetto: Impedire l’estinzione delle tigri
 

In seguito alla riuscita organizzazione, al Parlamento europeo, di una "giornata delle tigri", alcuni deputati europei hanno espresso viva preoccupazione che questa specie maestosa possa estinguersi fra 17 anni, principalmente a causa della caccia di frodo e del commercio illegale di prodotti ricavati dalle tigri che sono venduti in Cina e nell’Asia orientale.

Può spiegare la Commissione cosa intende fare con la massima urgenza per porre rimedio alla suddetta estinzione? In particolare, intende fornire assistenza tecnica e finanziaria per assicurare l’applicazione di leggi anti-bracconaggio in India? Farà in modo che l’argomento sia affrontato in tutte le riunioni che l’UE terrà con i paesi coinvolti nella questione, compresi India, Cina e Nepal? Quali misure può proporre per ottenere un cambiamento di atteggiamento nei paesi che commerciano e consumano prodotti ricavati dalle tigri?

 
  
 

La Commissione condivide la grave preoccupazione circa la caccia di frodo e il commercio illegale di tigri.

Gli scambi commerciali internazionali di tigri e prodotti ricavati dalle tigri sono stati vietati dal 1975, nel quadro della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES).

In diversi paesi, tuttavia, la caccia di frodo continua e sottopone a un grande minaccia le popolazioni selvatiche delle specie.

La Commissione è pienamente impegnata nella CITES e svolge un ruolo fondamentale nella Convenzione, in particolare al fine di garantire che le disposizioni in essa contenute siano attuate e fatte rispettare con efficacia.

In diverse occasioni, la Commissione ha esortato la Cina ad incrementare i suoi sforzi volti ad affrontare il commercio illegale delle specie protette. Si rende conto che la Cina ha compiuto progressi nel migliorare l’applicazione della CITES, ma intende sollevare nuovamente la questione con tale paese in occasione di opportunità pertinenti al fine di garantire che la CITES venga applicata efficacemente.

La Commissione è stata critica circa i lenti progressi dell’India nell’adottare misure volte all’applicazione e nell’istituire un’organizzazione specializzata nei crimini contro le specie protette, ma ha ora notato che tale paese ha di recente intrapreso nuove misure.

In molte occasioni, la Commissione ha espresso la sua volontà a fornire finanziamenti e assistenza tecnica all’India, al fine di sostenere programmi di conservazione delle specie e di far fronte alla caccia di frodo. E’ intenzione della Commissione sollevare ulteriormente questo punto con l’India in adeguati incontri bilaterali.

Sebbene tali finanziamenti e assistenza non siano ancora stati richiesti dall’India, la Commissione ha fornito finanziamenti mediante il suo programma multilaterale per un gruppo di lavoro asiatico di attuazione e applicazione della CITES che si è tenuto in Cina nel 2005. Tale gruppo di lavoro ha affrontato le questioni legale all’applicazione e la cooperazione regionale nella lotta al commercio illegale dei prodotti ricavati dalle tigri.

La Commissione intende altresì fornire fondi per un incontro sull’applicazione della CITES previsto per il prossimo anno, che si concentrerà anche sul commercio illegale di tigri.

La Comunità europea ha appoggiato appieno le decisioni di potenziare le misure esistenti nel quadro della CITES in occasione del XIV incontro della Conferenza delle Parti aderenti alla Convenzione del giugno 2007. Tali decisioni comprendono in particolare il requisito secondo per cui i paesi interessati migliorino la cooperazione internazionale nei controlli relativi alla conservazione e al commercio delle tigri. Richiede altresì l’istituzione di reti regionali di applicazione.

Gli Stati di origine, quali India, Cina e Nepal, sono tenuti a riferire circa i progressi compiuti al prossimo incontro del Comitato permanenete della CITES del luglio 2008. Il Comitato permanente riesaminerà i progressi e considererà qualsiasi ulteriore azione necessaria. La Commissione sta studiando i documenti presentati dagli Stati di origine ed esorterà il Comitato permenente a garantire che le misure concordate siano state senza dubbio intraprese da paesi coinvolti.

La Commissione è assolutamente convinta che sono necessari passi urgenti, al fine di garantire la protezione delle specie e si avvalerà di opportunità adeguate nei suoi contatti con i paesi interessati al fine di esprimere il suo punto di vista.

 

Interrogazione n. 41 dell’on. Emmanouil Angelakas (H-0402/08)
 Oggetto: Inquinamento delle acque del fiume Nestos con residui solidi provenienti dalla Bulgaria
 

Secondo denunce di abitanti che vivono vicino al fiume Nestos e di organizzazioni ecologiste della regione, nel territorio greco ancora una volta il fiume è stato invaso da grandi quantità di residui provenienti dalla parte bulgara. Questo fenomeno si ripete regolarmente dopo intense precipitazioni quando le regioni intorno alla diga di Thissavros sono inondate da masse di residui come la spazzatura, contenitori di fitofarmaci, residui ospedalieri, pneumatici, ecc., provenienti dalla Bulgaria. Le autorità greche hanno ripetutamente sollevato la questione presso la parte bulgara e sono stati organizzati incontri a livello provinciale e regionale tra i due paesi, ma senza risultati. Occorre tener presente che più di 200.000 ettari di terra coltivabile sono irrigati con le acque del fiume Nestos!

È a conoscenza la Commissione delle dimensioni del problema e in quale modo intende esercitare pressioni sul paese vicino per obbligarlo ad onorare i suoi impegni per quanto riguarda l’attuazione delle direttive sulla protezione delle acque superficiali e dell’ambiente e affinché ponga fine all’inquinamento del fiume Nestos? Esiste una possibilità di finanziamento immediato di un programma di sorveglianza dei livelli di inquinamento delle acque del fiume Nestos al fine di controllare e far fronte all’inquinamento proveniente dalla parte bulgara?

 
  
 

Esiste una normativa ambientale chiara e ambiziosa, che tratta la qualità delle nostre acque così come la raccolta e lo smaltimento sicuri in termini ambientali dei rifiuti solidi.

– la direttiva quadro in materia di acque(1) e

– in merito ai rifiuti, la direttiva quadro relativa ai rifiuti(2) e la direttiva relativa alle discariche di rifiuti(3).

In particolare, la direttiva quadro in materia di acque dispone

– l’obbligo di realizzare o mantenere di regola una buona qualità delle acque (“buono stato”) per tutte le acque (fiumi, laghi, acque sotterranee e costiere) entro il 2015;

– l’obbligo di sviluppare per ciascun distretto idrografico i piani e i programmi necessari entro il 22.12.2009, tenendo conto di tutte le attività umane;

– l’obbligo, nel caso di bacini idrografici condivisi tra Stati membri (quali il bacino del Nestos/Mesta) di coordinamento e cooperazione tra gli Stati membri interessati.

In aggiunta a ciò, la normativa UE sui rifiuti dispone una serie di obblighi fondamentali quali:

– garantire che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente e che siano elaborati i piani di gestione dei rifiuti;

– vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti;

– adottare misure adeguate al fine di creare reti di impianti di smaltimento;

– o garantire che solo i rifiuti che sono stati sottoposti a trattamento possano essere scaricati in discarica.

La Commissione è consapevole del fatto che la qualità delle acque dell’Europa – nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni e i miglioramenti operati – non è ancora pienamente soddisfacente. Questo è in particolare il caso delle acque del bacino idrografico del Nestos/Mesta condiviso da Bulgaria e Grecia.

Entrambi i paesi saranno obbligati a sviluppare congiuntamente i piani e i programmi necessari entro dicembre 2009 e ad attuare le misure necessarie, sulla base della direttiva quadro in materia di acque.

La Commissione sta seguendo da vicino le misure di attuazione elaborate e intraprese dagli Stati membri sulla base di uno atto normativo fondamentale. La prima relazione sull’attuazione della Commissione è stata presentata al Parlamento europeo e al Consiglio nel 2007(4). La Commissione può assicurare al Parlamento che continuerà a monitorare da vicino la situazione in tutti gli Stati membri e, ove necessario, intraprenderà un’azione legale per l’applicazione.

In merito alla gestione dei rifiuti in Bulgaria, la Commissione ha ricevuto informazioni circa possibili problemi con diverse discariche e ha di conseguenza scritto alle autorità bulgare.

In merito alle possibilità di finanziamento, esistono strumenti di finanziamento dell’UE volti a sostenere il raggiungimento di obiettivi ambientali.

Misure relative alla gestione delle acque e alla gestione dei rifiuti, dalla raccolta dei dati e dalla pianificazione all’attuazione operativa, sono ammissibili sia nel quadro del Fondo di coesione che nel quadro del Fondo europeo di sviluppo regionale.

Spetta tuttavia agli Stati membri di selezionare – tra tali misure ammissibili – le loro priorità e i loro progetti.

Vale altresì la pena di ricordare che, mentre i finanziamenti nel quadro del Fondo europeo di sviluppo regionale siano disponibili per tutti gli Stati membri, i finanziamenti nel quadro del Fondo di coesione sono mirati a taluni Stati membri, inter alia Bulgaria e Grecia.

 
 

(1)Direttiva 2000/60/CE, GU L327 del 22.12.2000, come modificata.
(2)Direttiva 2006/12/CE, GU L114 del 27.04.2006, come modificata.
(3)Direttiva 1999/31/CE, GU L182 del 16.7.1999, come modificata.
(4) COM(2007)128 definitivo del 22.3.2007.

 

Interrogazione n. 42 dell’on. John Bowis (H-0403/08)
 Oggetto: Combattere la deforestazione
 

Si ritiene da più parti che la deforestazione sia responsabile del 20% circa delle emissioni globali di CO2. Essa può, inoltre, incidere negativamente sulla biodiversità nonché comportare un aumento delle inondazioni e danni al suolo. Al fine di raggiungere gli obiettivi in termini di riduzione delle emissioni di CO2, occorre intervenire con urgenza per contenere la deforestazione. Può la Commissione far sapere quali sono, a suo parere, le misure che l’Unione europea può adottare per affrontare il problema della deforestazione nell’UE e nei paesi in via di sviluppo, come si possono finanziare tali misure e quando intende presentare proposte concrete in materia?

 
  
 

La deforestazione è responsabile del 20 per cento circa delle emissioni globali di gas a effetto serra. Affrontare la deforestazione costituisce pertanto una priorità e ciò non solo contribuirà alla riduzione delle emissioni, ma anche al raggiungimento di altri obiettivi politici, in particolare l’eliminazione della povertà e l’arresto della perdita di biodiversità.

Nel corso dei recenti negoziati internazionali sul cambiamento climatico e sulla biodiversità, la deforestazione ha costituito un argomento di discussione prominente. Al fine di sviluppare ulteriormente la politica a livello europeo, la Commissione sta lavorando a una comunicazione che esplorerà le azioni volte a combattere la deforestazione nei paesi in via di sviluppo, dove il tasso di perdita delle foreste è in continuo aumento.

L’area forestale totale dell’Unione europea (UE) è aumentata in modo costante nel corso degli ultimi decenni. L’espansione dell’area forestale nell’UE supera di gran lunga la perdita di terreni forestali destinati a pianificazione urbana e infrastrutture.

Le questioni che verranno coperte dalla comunicazione comprendono la costruzione di capacità nei paesi in via di sviluppo, misure di incentivo al fine di conservare le risorse forestali, così come un rinnovato impegno volto a garantire coerenza politica a livello UE.

La Commissione, inoltre, finanzia azioni volte a combattere la deforestazione nel quadro della linea di bilancio Ambiente e foreste tropicali (B7-6200) e continuerà a farlo attraverso il Programma tematico per l’ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali, compresa l’energia(1) (ENRTP).

La questione di un nuovo meccanismo finanziario volto a coprire le attività per la lotta alla deforestazione nei paesi in via di sviluppo – si tratta di una questione ancora dibattuta, sebbene una possibile fonte di finanziamento potrebbe essere destinare una percentuale dei ricavi derivanti dalla messa all’asta delle quote del Sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE dopo il 2012.

La tempestività è importante, dato che il periodo precedente a Copenhagen è fondamentale per dare forma al futuro regime in materia di cambiamento climatico, ivi comprese le azioni volte a ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione.

La Commissione sta preparando una consultazione con le parti interessate e lavora su uno studio di valutazione d’impatto. Sulla base dei risultati, la Commissione lavorerà in direzione dell’adozione di una comunicazione entro la fine del 2008.

 
 

(1) COM(2006)20 definito del 25.1.2006.

 

Interrogazione n. 43 dell’on. Ivo Belet (H-0406/08)
 Oggetto: Revisione della direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici
 

La Commissione europea ha già annunciato a più riprese che intende presentare una proposta di revisione della direttiva 86/609/CEE(1) sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici. A tutt’oggi nessuna proposta del genere è stata presentata.

Può la Commissione far sapere quando presenterà una proposta di revisione della direttiva 86/609/CEE?

 
  
 

La Commissione è consapevole dell’urgenza di presentare una proposta perché sia adottata il prima possibile la revisione della direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali, così che la discussione in seno al PE e al Consiglio possa essere avviata quanto prima.

La protezione e il benessere degli animali utilizzati a fini sperimentali costituisce una questione importante che può essere affrontata solo a un livello più alto con una revisione completa della direttiva 86/609/CEE(2).

La revisione del processo è stata lunga. Tuttavia, il tempo che ci è voluto è stato necessario a garantire che si tenesse conto di tutte le informazioni tecniche e scientifiche disponibili e delle più recenti conoscenze sul benessere animale. Si devono inoltre valutare in modo adeguato gli impatti socioeconomici e sul benessere animale delle opzioni che venivano perseguite. Il dibattito è stato complesso. Le parti interessate, tra cui la comunità scientifica, l’industria, le autorità nazionali e le organizzazioni per il benessere animale, hanno apportato a tale processo contributi significativi e molto apprezzati.

È stata attuata un’estesa cooperazione tra i diversi servizi della Commissione, al fine di stabilire un equilibrio ottimale tra i diversi obiettivi, così che la proposta risultante possa riflettere pienamente gli obiettivi preannunciati e migliorare in modo significativo il benessere e la protezione degli animali ancora necessari per scopi scientifici. La Commissione sta ora concludendo il suo lavoro, con la comprensione, condivisa da tutti, del fatto che ciò deve essere svolto in modo diligente.

La Commissione sta facendo del suo meglio affinché la proposta venga adottata celermente.

 
 

(1) GU L 358 del 18.12.1986, pag. 1.
(2)GU L 358 del 18.12.1986, pag. 1.

 

Interrogazione n. 44 dell’on. Laima Liucija Andrikienė (H-0424/08)
 Oggetto: Valutazione di impatto ambientale del progetto per il gasdotto Nord Stream nel Mar Baltico
 

Il progetto del gasdotto Nord Stream suscita molta preoccupazione a causa del suo potenziale impatto negativo sul Mar Baltico. In base alle norme ambientali internazionali, al diritto e alla prassi dell’UE, la realizzazione di un progetto è subordinata all’esecuzione di un esaustivo studio di valutazione dell’impatto ambientale, affidato a organismi indipendenti. Intende la Commissione informare il PE dei risultati e delle conclusioni di tale studio? In caso affermativo, quali sono tali risultati e conclusioni? In caso contrario, quando il PE riceverà informazioni concrete e dettagliate sullo studio e sui relativi risultati?

 
  
 

Il gasdotto Nord Stream è inserito nell’elenco dei progetti prioritari della rete transeuropea nel settore dell’energia (TEN-E) e in particolare nella decisione 1364/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce orientamenti per le reti transeuropee nel settore dell’energia(1).

A causa della natura del progetto Nord Stream (un gasdotto di 1 200 km che corre attraverso il territorio di più di uno Stato membro, con i conseguenti impatti ambientali in uno Stato membro che potenzialmente potrebbero interessare un altro Stato membro), attualmente sta conducendo una valutazione dell’impatto ambientale (EIA) nel quadro della Convenzione della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) sulla valutazione d’impatto ambientale in contesto transfrontaliero (Convenzione di Espoo, 1991), che soddisfa anche i requisiti della direttiva 85/337/CE sulla valutazione dell’impatto ambientale, come modificata(2). Tale processo comprende la documentazione della valutazione dell’impatto ambientale, di solito chiamata “relazione ambientale”, preparata sotto la responsabilità del committente, in questo caso un’impresa privata, Nordstream AG, e la consultazione delle autorità nazionali competenti e del pubblico in generale. Tutte le “parti interessate” devono essere consultate, il che significa sia le “parti di origine” (le parti contraenti della Convenzione di Espoo sotto la cui giurisdizione si prevede l’attuazione di un’attività proposta) che le “parti colpite” (le parti contraenti della Convenzione che probabilmente verranno colpite dall’impatto transfrontaliero dell’attività proposta).

Sebbene la notifica del progetto, con le informazioni preliminari in merito ai suoi possibili impatti, si è verificata alla fine del 2006, la valutazione dell’impatto ambientale è ancora in corso, con studi aggiuntivi, relazioni e informazioni specifiche che vengono ancora prodotti e utilizzati per le consultazioni. La relazione ambientale definitiva è attesa più avanti quest’anno. Le autorità nazionali competenti, così come il grande pubblico, avranno l’opportunità di esprimere la loro opinione e di presentare le loro osservazioni nel corso della procedura di consultazione. Si terrà conto di tali opinioni nelle procedure di autorizzazione accordata dalle autorità nazionali. E’ chiaro che tutte le informazioni rilevanti, tra cui la relazione ambientale, saranno a disposizione anche della Commissione e del Parlamento.

È doveroso notare, tuttavia, che la responsabilità di valutare l’impatto ambientale e di accordare eventualmente l’autorizzazione spetta alle autorità competenti degli Stati membri. La Commissione può intervenire e intraprendere un’adeguata azione legale solo nel caso in cui si individui una violazione della normativa comunitaria.

 
 

(1)GU L 262 del 22.9.2006, pag. 1.
(2)GU L 175 del 5.7.1985, pag. 40; GU L 73 del 14.3.1997, pag. 5; GU L 156 del 25.6.2003, pag. 17.

 

Interrogazione n. 49 dell’on. Anne Van Lancker (H-0394/08)
 Oggetto: Programmi di regolarizzazione nell’Unione europea
 

Negli ultimi anni, diversi Stati membri dell’Unione europea hanno attuato ampi programmi per la regolarizzazione di cittadini di paesi terzi residenti illegalmente sul territorio comunitario. Attualmente, alcuni paesi stanno valutando se introdurre regolamentazioni nazionali con criteri generali per la regolarizzazione. Data la mancanza, a livello europeo, di informazioni in materia, la Commissione aveva annunciato - nella sua comunicazione del 2006 sulla lotta contro l’immigrazione illegale (COM(2006)0402) - che avrebbe avviato nel 2007 uno studio sulle pratiche, gli effetti e le ripercussioni attuali delle misure di regolarizzazione degli Stati membri, anche per valutare se fosse necessario, a livello dell’UE, un quadro giuridico comune per le regolarizzazioni. Inoltre, la decisione 2006/688/CE(1) del Consiglio, del 5 ottobre 2006, ha istituito un sistema d’informazione reciproca tra la Commissione e gli Stati membri sulle misure nazionali previste relative all’asilo e all’immigrazione.

Può far sapere la Commissione quando saranno disponibili i risultati dello studio sulle misure di regolarizzazione? Dispone la Commissione di dati riguardanti i programmi nazionali di regolarizzazione? Intende la Commissione proporre a livello comunitario un quadro giuridico comune relativo alle regolarizzazioni ?

 
  
 

In un’area senza frontiere interne (“Schengen”), le regolarizzazioni condotte da uno Stato membro possono avere ripercussioni sugli altri Stati membri, in particolare le amnistie di vaste proporzioni.

Siamo di fronte a una grave mancanza di informazioni aggiornate in merito agli approcci degli Stati membri alle regolarizzazioni, così come al risultato e all’impatto di tali programmi. Al contempo, la presenza di persone, che hanno soggiornato illegalmente, spesso per molti anni, e che è improbabile che facciano ritorno al paese d’origine, costituisce un problema in tutti gli Stati membri.

La Commissione ha pertanto avviato uno studio per esaminare le attuali pratiche di regolarizzazione degli Stati membri e, in particolare, l’efficacia politica di tali misure. I risultati di tale studio sono attesi per la fine di luglio 2008.

Lo studio comprenderà anche relazioni del paese e cioè informazioni dettagliate circa i programmi di regolarizzazione che sono stati condotti negli Stati membri negli ultimi 10 anni.

Con tale studio, disporremo di una base solida per future discussioni, ivi compresa quella sulla necessità o meno di criteri comuni per le regolarizzazioni a livello di Unione europea.

 
 

(1) GU L 283 del 14.10.2006, p. 40.

 

Interrogazione n. 50 dell’on. Wiesław Stefan Kuc (H-0396/08)
 Oggetto: Attività di Al Qaeda e di terroristi del Khalistan in Europa
 

Gruppi terroristici islamici affiliati ad Al Qaeda e terroristi del Khalistan (sikh) continuano ad operare dal Pakistan. Ritiene la Commissione che i terroristi del Khalistan possano unirsi ad Al Qaeda e ad altri gruppi terroristici islamici al fine di destabilizzare l’India e svolgere attività terroristiche in Europa?

 
  
 

La Commissione non desidera speculare sul genere di questioni sollevate nell’interrogazione dall’onorevole deputato, dato che la raccolta e l’analisi delle informazioni e l’intelligence necessarie a fornire una risposta è compito solo degli Stati membri.

La Commissione viene informata regolarmente delle possibili minacce terroristiche contro l’Unione europea e/o dei suoi interessi all’estero e intraprende le azioni necessarie come richiesto, conformemente alle sue prerogative e competenze.

 

Interrogazione n. 51 dell’on. Giusto Catania (H-0397/08)
 Oggetto: Conformità del “decreto-sicurezza” al diritto comunitario
 

Lo scorso 21 maggio, il Governo italiano ha approvato il "pacchetto sicurezza", composto di un decreto legge e alcuni decreti legislativi, che ha lo scopo di criminalizzarne l’immigrazione e che legifera sulla mobilità dei cittadini comunitari.

Può chiarire la Commissione se ritiene le misure contenute nel “pacchetto sicurezza” proporzionali e compatibili con lo spirito della normativa comunitaria e la giurisprudenza della Corte? Non ritiene la Commissione che l’introduzione della nuova circostanza di aggravante comune e dell’automatismo delle espulsioni per le pene superiori ai due anni per i cittadini di paesi terzi e dei cittadini comunitari, inclusi nel decreto legge già in vigore, siano in contrasto con il principio di non discriminazione (ex art. 12/13 TCE), con lo spirito della Carta dei diritti fondamentali (Art. 21) e con le normative comunitarie specifiche della direttive 2000/43/CE(1) (parità di trattamento) e della direttiva 2004/38/CE(2) (mobilità dei cittadini europei)? Non ritiene la Commissione che le sanzioni imposte a chi affitta abitazioni a persone in situazione irregolare, incluse nel decreto legge, possano contrastare con il diritto all’assistenza abitativa volta a garantire un’esistenza dignitosa, contenuto nell’articolo 34, par. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE?

 
  
 

Il “pacchetto sicurezza” non è ancora stato notificato alla Commissione. Secondo le informazioni disponibili alla Commissione, il decreto legge n. 92 del 23 maggio 2008 recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica è entrato in vigore il 27 maggio 2008 ed è già applicabile; dovrà, tuttavia, essere confermato dal parlamento italiano entro 60 giorni. La posizione della Commissione dipenderà dal testo definitivo del decreto legge. La Commissione è altresì a conoscenza dell’adozione da parte del Consiglio dei ministri, in data 21 maggio 2008, di un progetto di decreto legislativo in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari; non dispone tuttavia del testo definitivo del decreto.

In merito all’introduzione dell’automatismo delle espulsioni a cui si riferisce l’onorevole deputato, secondo la direttiva 2004/38/CE, le misure intraprese per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono basarsi esclusivamente sul comportamento personale dell’individuo interessato, che deve rappresentare una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse fondamentale della società. Ciò comporta una valutazione individuale di ciascun caso. La direttiva sancisce inoltre che la sola esistenza di condanne penali non può giustificare automaticamente l’adozione di tali provvedimenti. Di conseguenza, l’esistenza di condanne penali può essere argomentata solo nella misura in cui le circostanze che hanno dato origine a tale condanna costituiscono prova di una condotta personale che costituisce una minaccia attuale ai requisiti di ordine pubblico. Come confermato dalla Corte di giustizia, il diritto comunitario altresì vieta disposizioni di diritto nazionale basate sull’assunto che i cittadini di un altro Stato membro che hanno ricevuto una particolare sentenza per specifici reati debbano essere espulsi.

Tutte le direttive adottate in materia di asilo e immigrazione già contengono clausole relative all’“ordine pubblico”, che permettono agli Stati membri di ritirare i permessi di soggiorno e di espellere i cittadini di paesi terzi, che costituiscono una minaccia all’ordine pubblico o alla pubblica sicurezza. Va notato che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e i principi generali del diritto comunitario impongono ancora un approccio individuale in merito all’espulsione per motivi di ordine pubblico e pubblica sicurezza. Ciascun caso deve sempre essere considerato su base individuale, tenendo conto della gravità e del tipo di reato, del pericolo causato dalla persona interessata, della durata del soggiorno nel territorio dello Stato membro, delle conseguenze per la persona interessata e dei suoi famigliari, nonché dei legami con il paese di residenza. Una normativa nazionale, che dispone l’automatismo dell’espulsione di cittadini di paesi terzi nei casi in cui la persona interessata sia condannata a una pena superiore ai due anni, che non lasci spazio a una considerazione individualizzata affinché tenga conto degli aspetti sopracitati, potrebbe essere considerata contraria al diritto comunitario.

In merito all’introduzione della nuova circostanza aggravante a cui fa riferimento l’onorevole deputato, il diritti dei cittadini dell’UE di soggiornare in uno Stato membro deriva dal Trattato e non dipende dal fatto che abbiamo completato le procedure amministrative, quali l’ottenimento del certificato di registrazione, che non può in alcun caso costituire una ragione per l’espulsione per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza. Inoltre, l’applicazione di tale circostanza aggravante ai reati commessi da un cittadino non appartenente all’UE sarebbe contrario al principio di proporzionalità e al principio di non discriminazione in base alla nazionalità.

In quanto all’emendamento introdotto nel decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998 in materia di immigrazione, a cui fa riferimento l’onorevole deputato e che dispone che i locatori, che danno in locazione appartamenti a stranieri che soggiornano illegalmente, sono puniti con un periodo detentivo che va da sei mesi a un anno, tale decreto non sembra essere applicabile ai cittadini dell’UE.

Secondo l’articolo 1, paragrafo 1, lettera b della direttiva del Consiglio 2002/90/CE del 28 novembre 2002 volta a definire il favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali(3), ciascuno Stato membro adotta sanzioni adeguate nei confronti di “chiunque intenzionalmente aiuti, a scopo di lucro, una persona che non sia cittadino di uno Stato membro a soggiornare nel territorio di uno Stato membro in violazione della legislazione di detto Stato relativa al soggiorno degli stranieri”. L’articolo 1 della decisione quadro 2002/946/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2002, relativa al rafforzamento del quadro penale per la repressione del favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali(4) dispone che “ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché gli illeciti definiti negli articoli 1 e 2 della direttiva 2002/90/CE siano passibili di sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive che possono comportare l’estradizione”.

Di conseguenza, alcuni locatori di proprietà date in locazione a immigrati illegali potrebbero essere coperti da tali disposizioni qualora essi li aiutino intenzionalmente, a scopo di lucro, a soggiornare illegalmente nel territorio di uno Stato membro. Una normativa nazionale che introduca pene applicabili, a livello generale, a tutti i proprietari che aiutino intenzionalmente, a scopo di lucro, gli immigrati illegali a soggiornare nel territorio di uno Stato membro costituisce l’attuazione della direttiva 2002/90/CE. Una normativa che vada oltre l’attuazione di tale direttiva costituisce una questione oggetto del diritto nazionale. La Commissione sottolinea che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, conformemente all’articolo 51, paragrafo 1, si applica agli Stati membri solo quando essi attuano il diritto comunitario.

 
 

(1)GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(2)GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
(3) GU L 328 del 5.12.2002.
(4)Decisione quadro 2002/946/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2002, relativa al rafforzamento del quadro penale per la repressione del favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali, GU L 328 del 5.12.2002.

 

Interrogazione n. 52 dell’on. Eoin Ryan (H-0414/08)
 Oggetto: Criminalità organizzata nell’Unione europea
 

Potrebbe la Commissione illustrare in dettaglio le eventuali nuove iniziative che intende attuare per combattere la criminalità organizzata nell’Unione europea?

 
  
 

La Commissione contribuisce alla lotta contro la criminalità organizzata transfrontaliera mediante l’ideazione di misure e azioni, che trovano la loro espressione tangibile nelle normative, l’istituzione di reti per lo scambio di migliori pratica e la diffusione di conoscenze e informazioni (statistiche, valutazione delle minacce e così via) e il finanziamento di progetti di cooperazione.

Come parte della lotta contro la cibercriminalità, la Commissione ha istituito una politica completa nella sua comunicazione del maggio 2007, intitolata “Verso una politica generale di lotta contro la cibercriminalità”(1). La Commissione ha istituito un gruppo pubblico/privato ad hoc, affinché l’aiuti a elaborare proposte per raccomandazioni specifiche che influiranno, in particolare, sullo scambio di informazioni operative e strategiche, sull’istituzione di punti di contatti pubblico/privato permanenti e l’istituzione di una struttura pubblico/privato per la formazione di esperti.

Anche la tratta di essere umani costituisce una priorità per la Commissione europea. Dietro iniziativa della Commissione, il Consiglio ha adottato una decisione quadro che criminalizza la tratta e un piano d’azione contenente misure specifiche volte a combatterla(2). La Commissione ha sviluppato una serie di indicatori al fine di valutare la qualità delle politiche nazionali contro la tratta e ha istituito un dialogo attivo con organizzazioni non governative (ONG). Per il 2007, la Commissione ha già finanziato progetti dell’ordine di più di 7 milioni di euro. La Commissione ha altresì istituito un gruppo di esperti volto a fornire una base per la sua discussione ed è in corso uno studio volto a considerare la fattibilità di una linea diretta europea. Il 18 ottobre 2007, la Commissione ha organizzato la prima giornata dell’UE contro la tratta di esseri umani, mettendo al centro della strategia europea contro la tratta i diritti delle vittime, e ha emesso una serie di raccomandazioni, appoggiate dal Consiglio, in merito all’assistenza e alla protezione delle vittime della tratta.

In merito alla protezione dei minori contro lo sfruttamento sessuale, la Commissione ha avviato discussioni sulla necessità di aggiornare la decisione quadro riguardante tale questione(3), ivi compresa l’introduzione del reato di manipolazione psicologica a scopi sessuali utilizzando la tecnologia dell’informazione (grooming). La Commissione promuoverà operazioni condotte da unità di contrasto specializzate, volte a individuare siti e reti di pornografia infantile e a perseguire i responsabili o a identificare le vittime che compaiono nelle immagini. Incoraggerà altresì la formazione di un’alleanza tra le diverse parti coinvolte (istituzioni finanziare, fornitori di servizi Internet e così via) con l’intenzione di contribuire alla ricerca di criminali e all’estinzione di contratti utilizzati per l’acquisto di immagini di pornografia infantile in rete. La Commissione è inoltre impegnata nell’istituire un sistema di scambio di informazioni sui registri di polizia che permetterà alle autorità giudiziari degli Stati membri di tenere conto delle condanne emesse in un altro Stato membro.

Come parte della lotta alla corruzione, nel febbraio 2008, la Commissione ha adottato un documento di lavoro dei servizi, che esamina il legame tra la corruzione e la criminalità organizzata(4). Tale documento identifica i punti deboli specifici della corruzione nelle organizzazioni del settore privato e considera le contromisure da adottare. Sulla base delle conclusioni di tale documento, la Commissione avvierà a breve uno studio, i cui risultati completeranno il lavoro del gruppo di esperti della Commissione sulle necessità politiche dei dati relativi alla criminalità e alla giustizia penale, in particolare in relazione alla promozione, da parte sua, dello sviluppo di definizioni operative e di indicatori statistici armonizzati sulla corruzione. Nel marzo 2008, la Commissione ha ricevuto i risultati di un’indagine dell’Eurobarometro sul tema della corruzione. Secondo tale indagine, il 75 per cento dei cittadini dell’UE ritiene che nel loro paese la corruzione costituisca un problema importante.

La confisca dei profitti della criminalità contribuisce a intensificare e a potenziare la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, privando i delinquenti dei loro guadagni illeciti e impedendo loro di reinvestirli in qualsiasi genere di traffico illecito. A livello europeo sono stati istituiti diversi strumenti legislativi volti a contribuire, in tutte le fasi dei procedimenti penali, all’identificazione, al congelamento, alla confisca e al recupero dei beni appartenenti alla criminalità, attraverso l’armonizzazione del diritto nazionale e il reciproco riconoscimento delle sentenze. Dato il ritardo nell’attuazione di tali strumenti, la Commissione sta redigendo, per la fine del 2008, una comunicazione volta a migliorare l’efficacia dell’azione dell’UE in questo settore.

In quanto alla lotta al finanziamento del terrorismo, la politica dell’Unione si basa su di una strategia completa dell’UE presentata nel 2004(5), che dispone gli obiettivi della commissione: l’utilizzo efficace delle informazioni finanziarie e della cooperazione tra le unità di informazione finanziaria (FIU, finance intelligence unit). Nel dicembre 2007, è stata adottata una relazione sull’attuazione della decisione del Consiglio 2000/642/GAI(6) ed è in corso una valutazione del seguito.

La Commissione sta altresì incanalando i fondi nell’istituzione di una rete di unità di informazione finanziarie nazionali, in particolare attraverso un progetto di quasi 2 milioni di euro per lo sviluppo di tale rete.

Le statistiche attualmente disponibili sulla criminalità a livello europeo sono carenti, in particolare in termine di comparabilità dei dati tra gli Stati membri. I servizi della Commissione, tra cui l’Ufficio statistico delle Comunità europee (Eurostat), hanno avviato un esercizio di vaste proporzioni e stanno ora attuando, in coordinamento con gli Stati membri e le organizzazioni pertinenti, un piano d’azione per il periodo 2006-2010(7). L’obiettivo è il miglioramento della qualità e della comparabilità delle statistiche penali e giudiziarie degli Stati membri, il coordinamento della raccolta dei dati negli Stati membri e la pubblicazione di statistiche e analisi sul sito Web della Commissione.

Nel dicembre 2006, la Commissione ha adottato una proposta di decisione(8); innanzitutto, al fine di sostituire l’attuale convenzione Europol con una decisione del Consiglio, così che il quadro giuridico dell’Europol possa essere adattato più rapidamente in risposta alle direzioni prese dalla criminalità; e in secondo luogo, al fine di sostituire il finanziamento intergovernativo con un finanziamento comunitario. Il 18 aprile 2008, il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sul testo della decisione, che si prevede verrà adottata in autunno.

Il programma finanziario per il periodo 2007-2013, “Prevenzione e lotta contro la criminalità”, costituisce uno strumento importante per gli Stati membri. Nel quadro di questo programma, gli Stati membri possono ricevere cofinanziamenti per progetti transfrontalieri in settori prioritari identificati dalla Commissione. Il programma di lavoro annuale, elaborato e adottato dalla Commissione, è modulato in modo tale da poter rispondere più efficacemente alle necessità sempre mutevoli e si concentra sugli sforzi degli Stati membri volti a creare sinergie autentiche. Nel 2008, sono stati messi a disposizione più di 50 milioni di euro.

 
 

(1)Comunicazione della commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato delle Regioni - Verso una politica generale di lotta contro la cibercriminalità, COM/2007/0267 definitivo.
(2)Decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI del 19 luglio 2002 sulla lotta alla tratta degli esseri umani, GU L 203 del 1.8.2002.
(3)Decisione quadro del Consiglio 2004/68/GAI del 22 dicembre 2003 relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile, GU L 13 del 20.1.2004.
(4) SEC(2008)196.
(5)COM(2004)700 definitivo del 20.10.2004.
(6) COM(2007)827 definitivo del 20.12.2007.
(7)Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo – Elaborazione di una coerente strategia globale per la misurazione della criminalità e della giustizia penale: piano d’azione dell’UE per il 2006-2010, COM(2006)0437 definitivo.
(8) COM(2006)817 definitivo del 20.12.2006.

 

Interrogazione n. 53 dell’on. Alain Hutchinson (H-0341/08)
 Oggetto: Ambiente e rifugiati climatici
 

È ormai certo che le principali vittime del cambiamento climatico saranno le popolazioni più povere e più vulnerabili del pianeta, a cominciare dagli africani, che rappresenteranno la popolazione più duramente colpita. Secondo l’ONU, tra le vittime del cambiamento climatico 50 milioni di persone, che attualmente non beneficiano di nessuna forma di tutela giuridica specifica, potrebbero diventare dei rifugiati climatici.

In che modo le attuali politiche dello sviluppo dell’UE cercano di ridurre il numero dei rifugiati ambientali?

Inoltre, concorda la Commissione sull’assoluta necessità di giungere al riconoscimento giuridico dello statuto di questi rifugiati, affinché anch’essi possano beneficiare dei diritti definiti nella convenzione di Ginevra? In caso affermativo, come intende la Commissione fare in modo che questo riconoscimento si traduca in realtà a livello europeo e internazionale?

 
  
 

L’impatto del cambiamento climatico sui movimenti migratori costituisce un tema di crescente interesse politico in tutto il mondo.

Come ha sottolineato il recente documento su “Cambiamenti climatici e sicurezza internazionale” dell’Alto Rappresentate e della Commissione europea(1), il cambiamento climatico può agire come un “moltiplicatore delle minacce” esacerbando le tendenze, le tensioni e le instabilità, che già influirebbero sugli schemi migratori.

Sebbene vi siano forti prove aneddotiche che indicano l’esistenza di un collegamento tra il cambiamento climatico e la migrazione, è difficile stabilire un legame diretto ed esclusivo tra i due fenomeni a causa della mancanza di dati e conclusioni di ricerche affidabili. Le decisioni individuali di migrare sono di solito il risultato di considerazioni complesse: fattori personali, sociali, economici e anche ambientali che non possono essere trasformati tipicamente in una singola relazione di causalità. Gli studi al momento disponibili sottolineano altresì che la migrazione indotta da fattori ambientali si verifica nella maggior parte dei casi in un contesto intrastatale.

Il “rifugiato ambientale” non esiste come termine giuridico nel regime internazionale dei diritti umani e non è utilizzato dall’Ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR); Tuttavia, i programmi di cooperazione dell’Unione europea con i paesi in questioni hanno lo scopo di migliorare le condizioni di vita e di stimolare la crescita economica che ha un effetto indiretto sui modelli migratori. Oltre a ciò, nel novembre 2007 l’Unione europea (UE) ha appoggiato una proposta della Commissione europea sull’istituzione di un’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (2), volta a raccogliere risorse significative per l’azione di adattamento nei paesi in via di sviluppo maggiormente esposti, al fine di mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico.

In generale, la Commissione è convinta della necessità di una strategia completa in materia di cambiamento climatico che ne affronti sia le cause che le conseguenze. Tuttavia, al fine di essere in grado di formulare decisioni politiche informate su alcune delle questioni interconnesse, quali la migrazione, si deve porre l’accento innanzitutto sulla necessità di colmare i divari di conoscenza. Un progetto di ricerca CE di due anni attualmente in corso sul cambiamento ambientale e gli scenari di migrazione forzata (EACH-FOR)(3) si concentra sulle tendenze di molteplici problemi ambientali e degli aspetti sociopolitici e demografici associati. in un elevato numero di regioni e paesi, tra cui quelli nordafricani e mediorientali.

In merito alla scena multilaterale, un programma di scienze sociali e umane dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) ha di recente iniziato a lavorare sullo sviluppo di conoscenze, ricerche e capacità in materia di politiche urbanistiche, tenendo conto dell’impatto ambientale dell’urbanizzazione incontrollata nei territori rurali e costieri a causa della migrazione connessa al cambiamento climatico e dei consumi. L’UHNCR sta altresì programmando di esaminare la questione dell’evacuazione indotta da fattori ambientali dal punto di vista della protezione/diritti umani(4).

Tali processi possono contribuire a un pensiero multilaterale più avanzato su questioni concettuali, quali la definizione di migranti ambientali, o lo sviluppo di regimi internazionali di protezione dei diritti umani maggiormente inclusivi. La Commissione sta seguendo da vicino questo lavoro internazionale, al fine di garantire che qualsiasi risposta politica futura dell’UE, ideata al fine di far fronte al legame tra cambiamento climatico e migrazione, possa tener conto appieno di tali sviluppi.

La Commissione è impegnata a promuovere una migliore coerenza tra le nostre politiche. La politica europea globale in materia di migrazione, che è in fase di sviluppo, cerca di esplorare e potenziare la coerenza tra migrazione e ambiente. Inoltre, il lavoro in corso sul Libro bianco della Commissione sull’adattamento comporterà l’allineamento di politiche esterne, nel senso più ampio del termine, conformemente alle sfide globali emergenti poste dal cambiamento climatico.

 
 

(1)Il documento congiunto è stato presentato al Consiglio europeo e alla sottocommissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo nel marzo 2008 ed è disponibile alla pagina http://ec.europa.eu/external_relations/cfsp/doc/climate_change_international_security_2008_en.pdf.
(2)COM(2007)0540 definitivo.
(3)http://www.each-for.eu/index.php?module=main.
(4)La relazione del SG ONU sulle attività dell’ONU nel settore del cambiamento climatico sono disponibili alla pagina http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/N08/204/46/PDF/N0820446.pdf?OpenElement.

 

Interrogazione n. 54 dell’on. Robert Evans (H-0343/08)
 Oggetto: Ritardi nei trasferimenti bancari on line
 

Benché i trasferimenti bancari on line, sia all’interno degli Stati membri che a livello internazionale, possano essere effettuati, su richiesta, immediatamente, la loro conclusione può tuttavia richiedere fino a una settimana di tempo. Di questo la Commissione è certamente consapevole. Ciò determina notevoli inconvenienti e perdite di interessi da parte del consumatore, mentre la banca percepisce interessi per parecchi giorni.

Intende la Commissione prendere in considerazione la possibilità di proporre una normativa tale da assicurare che queste transazioni, soprattutto se effettuate da uno Stato membro a un altro, siano immediate, o che richiedano un massimo di 24 ore per essere completate?

 
  
 

Uno degli obiettivi principali della direttiva di recente adozione 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno(1), da attuarsi entro il 1° novembre 2009, è fornire un’unica serie di norme in merito ai requisiti di informazione e ai diritti e agli obblighi connessi alla fornitura e all’utilizzo di servizi di pagamento, tra cui, tra gli altri, rigide norme sul tempo di esecuzione dei bonifici elettronici. Nel quadro di tali norme, gli istituti bancari e gli altri prestatori di servizi di pagamento dovranno garantire il tempo massimo necessario a eseguire un pagamento, che verrà standardizzato per tutti i trasferimenti di credito all’interno dell’UE, indipendentemente dallo Stato membro da cui proviene o verso cui è destinato il pagamento.

Conformemente all’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva, dal 1° gennaio 2012, tutti i bonifici che non richiedono alcuna conversione di valuta devono essere obbligatoriamente eseguiti al più tardi entro la fine del giorno operativo successivo (la cosiddetta base del “D+1”). La regola del “D+1” sarà applicabile a: a) operazioni di pagamento aventi l’euro come valuta, sia nazionali che transfrontalieri all’interno dell’UE; b) operazioni di pagamenti nazionali nella valuta dello Stato membro interessato c) talune operazioni di pagamento che comportano una conversione di valuta tra l’euro e la valuta di uno Stato membro che non ha adottato l’euro. La direttiva riconosce tuttavia che gli istituti bancari necessitano di tempo per aggiornare i prodotti e i sistemi esistenti. Pertanto, fino al 1° gennaio 2012, tale disposizione permette alle parti di concordare un tempo massimo di esecuzione dei bonifici di "D+3". La direttiva permette inoltre alle parti di concordare su un giorno operativo extra per le operazioni di pagamenti disposte su supporto cartaceo.

La Commissione desidera sottolineare che il tempo di esecuzione “D+1” secondo l’articolo 69, paragrafo 1, della direttiva relativa ai servizi di pagamento non è altro che un periodo massimo. Pertanto, nei casi in cui i pagamenti vengano attualmente condotti entro un giorno, tale pratica deve essere mantenuta. Per difenderci dal rischio che i prestatori di servizi di pagamento aumentino in effetti il tempo di esecuzione, l’articolo 72 della direttiva permette agli Stati membri di optare per un tempo di pagamento più breve per le operazioni di pagamento puramente nazionali. La direttiva inoltre continua a permette ai prestatori di servizi di pagamento di offrire ai consumatori termini più favorevoli.

 
 

(1)GU L 319 del 5.12.2007.

 

Interrogazione n. 55 dell’on. Ari Vatanen (H-0345/08)
 Oggetto: Processo decisionale non trasparente nel finanziamento della politica dei trasporti dell’Unione europea
 

Quando si prevede di sottoporre il finanziamento della politica dei trasporti dell’Unione europea a un esame di tipo economico e ai normali meccanismi di controllo della Commissione, per soddisfare definitivamente i criteri di responsabilità necessari all’utilizzo di stanziamenti pubblici? Come si può sostenere che l’utilizzo di denaro pubblico possa evitare la procedura democratica dei controlli incrociati? Ciò indebolisce la fiducia delle persone nel processo decisionale politico.

Ispirandosi ai principi del mercato comune, della trasparenza e dell’efficienza economica, la Commissione europea utilizza un metodo di lavoro secondo il quale le decisioni finanziarie adottate dalle altre direzioni della Commissione sono sottoposte al controllo della direzione per la concorrenza.

Alcuni ambiti del processo di definizione delle politiche sono stati tuttavia dispensati da questo controllo per ragioni strategiche. La decisione in merito alla loro esenzione è stata adottata molto tempo fa e tanto l’Unione europea quanto il mondo che la circonda sono cambiati drasticamente da allora.

Oltre che un aspetto strategico della società, il sistema dei trasporti, e in termini più ampi la mobilità, rappresenta al giorno d’oggi un fattore chiave nella vita quotidiana delle persone e delle imprese; esso è la fonte del nostro benessere, della nostra prosperità economica, e costituisce una delle nostre libertà basilari. E’ un elemento fondamentale nel determinare la qualità della vita.

Non ritiene la Commissione che il sistema attuale, in cui uno stesso organismo "decide e dà esecuzione" porti ovviamente a decisioni non obiettive nell’ambito della politica dei trasporti e all’uso improprio di stanziamenti pubblici?

 
  
 

La Commissione desidera sottolineare che, in merito al finanziamento della politica dei trasporti dell’UE, è importante distinguere tra i finanziamenti derivanti dal bilancio comunitario da un lato e i finanziamenti derivanti dai bilanci degli Stati membri dall’altro.

1. Le decisioni sui finanziamenti derivanti dal bilancio comunitario vengono preparate dalla direzione generale responsabile della Commissione [ad esempio la direzione generale (DG) Energia e trasporti, la DG Ricerca, la DG Politica regionale e la DG Società dell’informazione e media] e, dopo aver consultato tutte le direzioni generali interessate, approvate dalla Commissione come collegio.

2. Le decisioni sui finanziamenti derivanti dai bilanci degli Stati membri (se ammontano agli aiuti di Stato che ricadono sotto l’articolo 87, paragrafo 1, del Trattato CE) sono soggette al controllo degli aiuti di Stato della Commissione. Le decisioni sugli aiuti di Stato vengono preparate dalla direzione generale responsabile (ad esempio la DG Energia e trasporti per i trasporti e il carbone, la DG Agricoltura e sviluppo rurale per l’agricoltura, la DG Pesca e affari marittimi per la pesca e la DG concorrenza per tutti gli altri settori industriali e dei servizi) e poi, dopo aver consultato tutte le direzioni generali interessate, approvate dalla Commissione come collegio.

La Commissione ritiene che il principio di collegialità garantisca che vi sia pertanto un adeguato controllo delle decisioni di finanziamento nel settore dei trasporti.

 

Interrogazione n. 56 dell’on. Giovanna Corda (H-0348/08)
 Oggetto: Mancata applicazione del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei
 

Nonostante le numerose iniziative della Commissione UE, come le precisazioni sull’applicazione del regolamento (CE) n. 261/2004(1) sui diritti dei passeggeri aerei e le definizioni di "caso di forza maggiore" e di "circostanze eccezionali" che giustificano l’annullamento o il ritardo dei voli, secondo le organizzazioni dei consumatori le compagnie aeree continuano ad aggirare o ad ignorare il regolamento comunitario.

Dopo le numerose lettere d’ingiunzione, intende la Commissione applicare finalmente delle sanzioni o modificare radicalmente il regolamento per proteggere e indennizzare i cittadini europei danneggiati?

 
  
 

La comunicazione del 4 aprile 2007(2) illustra le opinioni della Commissione relative all’applicazione del regolamento 261/2004. In seguito a tale comunicazione, la Commissione ha lavorato, per sei mesi, con le autorità nazionali e l’industria al fine di ottenere i seguenti risultati:

– un accordo tra gli organismi nazionali responsabili dell’applicazione in merito a una chiara divisione del lavoro e delle responsabilità nella gestione dei reclami e nello scambio di informazioni;

– l’aver compiuto progressi verso un’interpretazione comune di alcune parti della normativa pertinente.

Tali nuovi accordi procedurali tra gli organismi nazionali responsabili dell’applicazione devono essere applicati, il che verrà monitorato da vicino dalla Commissione; se appropriato, verranno avviate procedure di violazione contro quegli Stati membri che non ottemperano appieno all’articolo 16 del regolamento 261/2004. Inoltre, gli organismi nazionali responsabili dell’applicazione, unitamente alle compagnie aeree, hanno confermato che l’onere della prova circa l’esistenza di circostanze straordinarie spetta alla linea aerea e non al passeggero. Qualora una linea aerea non presentasse prove sostanziali e dettagliate all’autorità nazionale preposta, l’organismo nazionale responsabile dell’applicazione interessato deciderà in base ai fatti presentati dai passeggeri.

Alla luce dei progressi compiuti tra aprile e novembre 2007, si dovrebbero fondamentalmente proporre nuovi emendamenti al regolamento 261/2004. Al contempo, la Commissione prosegue con le sue intensificate attività relative al monitoraggio dell’applicazione e dell’imposizione da parte degli Stati membri attraverso gli organismi nazionali responsabili dell’applicazione, ma la Commissione non dispone di alcun tipo di competenza per imporre direttamente sanzioni alle linee aeree né agli Stati membri riguardo al regolamento in questione.

Nel settembre 2008, la Commissione organizzerà una nuova tavola rotonda con gli organismi nazionali responsabili dell’applicazione e con l’industria aerea, a cui saranno invitati anche i centri europei dei consumatori.

 
 

(1)GU L 46 del 17.2.2004, p. 1.
(2) COM(2007)0168 – SEC(2007)0426.

 

Interrogazione n. 57 dell’on. Marian Harkin (H-0351/08)
 Oggetto: Prove d’urto laterale per i sistemi di ritenuta per bambini
 

In considerazione della precedente risposta della Commissione all’interrogazione scritta prioritaria P 3159/07, può la Commissione far sapere se ha intrapreso iniziative rilevanti onde assicurare che le prove d’urto laterale siano effettuate su tutte le categorie di sistemi di ritenuta per bambini?

 
  
 

La Commissione condivide la preoccupazione dell’onorevole deputato in merito al fatto che siano forniti adeguati livelli di sicurezza ai bambini trasportati nei veicoli a motore.

Da maggio 2006, tutti i bambini devono essere trasportati in seggiolini adeguati, che rispettano i criteri tecnici specificati nel regolamento 44 della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa di Ginevra.

In merito alle disposizioni di sicurezza per i sistemi di ritenuta per bambini, la Commissione è dell’avviso che i requisiti contenuti nel regolamento 44 possono e devono essere migliorati. Per tale ragione, la Commissione ha assicurato che verrà data priorità all’aggiornamento di tali requisiti nel gruppo di lavoro di Ginevra responsabile per tali questioni. La necessità di tali miglioramenti è stata ampiamente riconosciuta dai membri del gruppo di lavoro e, di conseguenza, il gruppo ha accettato la protezione da urto laterale in quanto altamente prioritaria.

La revisione dei requisiti dei sistemi di ritenuta per bambini non è attualmente in corso e si è ora concordato che, nel quadro dell’attuale forum di Ginevra, venga sviluppata una proposta di emendamenti, al fine di potenziare la sicurezza da essi fornita. A tale scopo, si sono tenuti tre incontri nel corso del primo semestre del 2008.

È in programma che questo tema venga mantenuto all’ordine del giorno dei principali gruppi di lavoro nel quadro della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE) nel corso delle prossime sessioni che si terranno a Ginevra.

La Commissione continuerà a essere fortemente coinvolta nei lavori di tale gruppo e garantirà che i gruppi di lavoro di Ginevra adottino le modifiche necessarie in un lasso di tempo ragionevole, tenendo conto degli aspetti relativi alla sicurezza dei bambini di questo tema. Il tempo necessario per tale processo di adattamento dei nuovi requisiti è dovuto alla necessità di garantire che i requisiti previsti siano adeguatamente collaudati e pertanto efficaci nella protezione del bambino.

 

Interrogazione n. 58 dell’on. Bernd Posselt (H-0353/08)
 Oggetto: Collegamento ferroviario rapido Monaco - Mühldorf - Salisburgo
 

Dopo l’insuccesso del progetto Transrapid, quali possibilità esistono, secondo la Commissione, di velocizzare l’asse europeo da Parigi a Vienna, o Bratislava e Budapest, nel tratto che collega Monaco a Salisburgo, in particolare per quanto concerne la costruzione di una linea ferroviaria ICE dalla stazione centrale all’aeroporto di Monaco e da lì a Salisburgo via Mühldorf (triangolo dell’industria chimica)?

Quali tempi prevede la Commissione per tale progetto prioritario e centrale per lo sviluppo della rete ferroviaria europea veloce, e qual è l’entità dei sussidi messi a disposizione dall’UE?

 
  
 

Il progetto Transrapid non era uno dei progetti prioritari definiti nella decisione adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel 2004(1). Per tale ragione, le autorità tedesche non hanno presentato una richiesta di finanziamento nel quadro del programma pluriennale per il periodo 2007-2013. Di conseguenza, la mancanza di tale progetto non libera, com’è accaduto, alcun sussidio comunitario che potrebbe essere investito altrove.

In merito al progetto prioritario n. 17, l’asse ferroviario Parigi-Strasburgo-Stoccarda-Vienna-Bratislava, la Commissione ha deciso di stanziare sussidi sostanziali dell’ordine di 438 milioni di euro, in particolare per i tre tratti transfrontalieri e per il restringimento Stoccarda-Ulma.

Non è stato fornito alcun finanziamento per il tratto Monaco-Mühldorf-Freilassing a causa dell’assenza di un approggio completo a tale tratto, sebbene tale approccio permetterebbe ai treni internazionali di passare via Mühldorf piuttosto che via Rosenheim. Il coordinatore europeo nominato dalla Commissione nel luglio 2005, Péter Balázs, ha inserito un’analisi dettagliata di tale tratto nella sua seconda relazione annuale. Ha sottolineato la necessità di un approccio integrato, ivi compresa l’elettrificazione. Data l’assenza di tale approccio, la Commissione ha deciso di non concedere alcuno stanziamento per tale tratto.

Come sapete, la Commissione ha consultato il Parlamento europeo in merito al suo programma pluriennale proposto il 19 novembre 2007. Il Parlamento europeo ha espresso un’opinione favorevole e il 19 febbraio 2008 la Commissione ha adottato una decisione sulla selezione di progetti. In questo momento la Commissione non può pertanto tornare indietro su tale decisione.

 
 

(1) Decisione 884/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti.

 

Interrogazione n. 59 dell’on. Daniel Caspary (H-0355/08)
 Oggetto: Fondi TEN per l’asse ferroviario n˚ 24, tratto Basilea - Karlsruhe
 

Nel quadro delle reti transeuropee dei trasporti è stata selezionata la rete ferroviaria Lione/Genova - Basilea - Duisburg - Rotterdam/Anversa come asse prioritario n˚ 24. Ponte tra le Alpi e l’Europa nord occidentale, nonché raccordo sull’asse Parigi - Bratislava (asse prioritario n˚ 17), l’ampliamento a quattro binari del tratto Basilea - Karlsruhe assume un significato particolare.

Che importanza attribuisce la Commissione a questo tratto, in riferimento agli assi n˚ 17 e n˚ 24? È prevista la nomina di un coordinatore per l’asse n˚ 24?

Come valuta la Commissione lo stato del progetto nel tratto Basilea - Karlsruhe in considerazione della data di completamento da lei auspicata, ossia il 2015 ?

Classificherebbe la Commissione il tratto, o parti di esso, come restringimento (bottleneck)?

In che fase si trova il processo di finanziamento del tratto del tunnel di Katzenberg? Mantiene la Commissione la sua decisione di destinare aiuti finanziari a tale tratto per 94,5 milioni di euro? Quale importo il governo federale tedesco le ha assicurato di voler mettere a disposizione per questo tratto? Quando ha intenzione la Commissione di adottare una decisione finale in materia?

Può la Commissione fornire già dettagli sull’ammontare dei fondi TEN da mettere a disposizione per altre parti del tratto Karlsruhe - Basilea?

 
  
 

Il tratto Basilea-Karlsruhe fa parte del progetto prioritario n. 24, l’asse ferroviario Lione/Genova-Basilea-Duisburg-Rotterdam/Anversa, come indicato negli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T), adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 29 aprile 2004(1).

Il tratto Basilea-Karlsruhe è estremamente importante per i collegamenti ai tunnel della Svizzera alpina. Al contempo, il progetto prioritario n. 17, Parigi-Bratislava, e il progetto prioritario n. 24, Lione-Rotterdam/Anversa, si intersecano ad Appenweier. Dove le due linee si incrociano, si deve garantire capacità futura mediante la costruzione di un “sovrappasso” (Überwerfungsbauwerk), così che i treni non si incrocino a raso.

Infine, è stata stanziata la somma di 94,5 milioni di euro nel quadro del programma pluriennale TEN-T per il periodo 2007-2013 per la costruzione e la riabilitazione dell’intero tratto Basilea-Karlsruhe, ivi compreso il tunnel di Katzenberg. Il governo tedesco cofinanzia il progetto.

Sulla base delle informazioni ottenute dal governo tedesco, sembra fortemente probabile che lo sviluppo dell’intero tratto Basilea-Karlsruhe verrà completato nel 2020. Di conseguenza, il completamento del tunnel di Katzenberg è in programma per il 2011. Nel quadro del programma pluriennale, il tratto Basilea-Karlsruhe è considerato un collo di bottiglia.

La Commissione valuterà, come parte della valutazione generale del coordinatore, qualora vada nominato un coordinatore per il progetto prioritario n. 24.

 
 

(1)Decisione 884/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che modifica la decisione n. 1692/96/CE sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti.

 

Interrogazione n. 61 dell’on. Jim Higgins (H-0360/08)
 Oggetto: Finanziamento della ricerca per l’energia delle onde
 

Potrebbe la Commissione specificare la natura della sua attuale strategia per la ricerca nel campo dell’energia delle onde e fornire un raffronto globale delle prestazioni degli Stati membri UE per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo in tale settore?

 
  
 

La risposta all’onorevole deputato considererà l’energia oceanica in un contesto più ampio, che comprende i convertitori di energia per lo sfruttamento delle onde, l’energia delle maree e delle correnti, così come i gradienti termici e salini.

L’energia oceanica fa parte dell’attuale strategia globale della Comunità per la ricerca nel settore delle fonti di energia nuove e rinnovabili volte ad aumentare in modo sostanziale la quota di produzione di elettricità rinnovabile nell’UE, tenendo conto al contempo delle diverse condizioni regionali, dove è possibile individuare un sufficiente potenziale tecnico ed economico.

La direttiva esistente 2001/77/CE sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità(1) definisce una quota indicativa del 21 per cento dell’energia elettrica, da produrre da fonti di energia rinnovabili, del totale del consumo comunitario di energia elettrica entro il 2010. Il 23 gennaio 2008, la Commissione ha adottato un nuovo pacchetto energia e clima(2), che comprende una nuova proposta di direttiva sulla promozione dell’utilizzo di energia rinnovabile, definendo obiettivi nazionali vincolanti per la quota di consumo di energia rinnovabile, volti a raggiungere unitamente l’obiettivo generale dell’UE del 20 per cento. Una volta adottata, la direttiva assorbirà e potenzierà molte delle disposizioni attualmente inserite nella direttiva 2001/77/CE.

Al momento, la maggior parte degli sforzi nelle attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione sono concentrati sull’energia delle correnti di maree e delle onde. Nel 2007, in tutto il mondo vi erano 53 tecnologie di convertitori di energia delle onde dell’oceano a tre diversi stadi di sviluppo. Dato che non è ancora chiaro quali schemi saranno più efficienti in termini di costi nel difficile ambiente marino, in questo settore sono necessari maggiori sforzi nella ricerca, sviluppo e dimostrazione (RS&D), in particolare al fine di selezionare e ottimizzare le soluzioni dei progetti più promettenti.

La ricerca deve incrementare l’efficienza generale della conversione, l’efficienza in termini di costi, far calare in modo significativo il costo della produzione di energia elettrica, accrescere l’affidabilità dei processi e ridurre ulteriormente l’impatto ambientale, nonché eliminare gli ostacoli esistenti, quali le sfide legate agli allacciamenti della rete di distribuzione elettrica, all’assenza di orientamenti e norme di valutazione, alle barriere amministrative connesse alle procedure di rilascio di licenze e permessi.

Nell’ambito del VI Programma quadro per la ricerca e lo sviluppo (PQ6) (2002-2006), la Commissione europea ha appoggiato 14 progetti sull’energia oceanica con un contributo totale CE di 21 milioni di euro. Tale sforzo è già stato portato avanti nell’ambito del VII Programma quadro (PQ7) (2007-2013) con due progetti finanziati dall’UE per un contributo totale CE di circa 5,7 milioni di euro nel primo invito a presentare proposte del 2007.

Il costo attuale per generare energia elettrica dagli impianti prototipo di prima generazione varia da 0,08 euro/kilowattora (kWh) a 0,20 euro/kWh. Si prevede che nei prossimi 10-20 anni, uno sforzo continuato nella ricerca e sviluppo (R&S) porterà a un costo dell’energia elettrica di circa 0,05 euro/kWh.

Un raffronto globale delle prestazioni degli Stati membri dell’UE nella ricerca e sviluppo in questo settore mostra che Regno Unito, Irlanda, Portogallo e Danimarca hanno il più elevato numero di progetti e il bilancio più elevato speso in questo ambito. Ciò è dovuto fondamentalmente al fatto che lungo la costa occidentale dell’Europa il moto delle onde è molto dinamico e pertanto particolarmente favorevole a questo tipo di applicazione.

Altri Stati membri dell’UE (in particolare Belgio, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) stanno altresì sviluppando tecnologie sull’energia oceanica, principalmente nel settore dell’energia delle onde.

Anche la Commissione europea, unitamente ad altri 11 paesi membri, partecipa all’Accordo di attuazione dell’Agenzia internazionale dell’energia sui sistemi di energia oceanica (OES) e si prevede che il numero dei membri aumenterà a 18 nel 2008.

 
 

(1) GU L 283 del 2.10.2001.
(2) COM(2008)30. Gli Stati membri sono altresì tenuti a ridurre le barriere di tipo regolamentare e amministrativo alla crescita dell’energia rinnovabile e a migliorare il loro accesso alla rete di distribuzione elettrica.

 

Interrogazione n. 62 dell’on. Stavros Arnaoutakis (H-0363/08)
 Oggetto: Miglioramento dei servizi prestati in materia di trasporti nelle regioni insulari della Grecia
 

Con 7.500 km di fascia costiera insulare su un totale di 16.000 km di coste di cui dispone il paese, l’arcipelago greco riveste un carattere geopolitico che, benché utilizzabile attraverso una strategia di sviluppo, costituisce nondimeno un handicap permanente che aggrava ancor più la mancanza di competitività delle isole. Un’importante priorità per lo sviluppo delle zone insulari è quella di rimuovere ogni ostacolo all’accessibilità soprattutto a livello di servizi offerti in tema di trasporti, comunicazioni, sanità, istruzione, solidarietà e previdenza sociale, sicurezza energetica e gestione dei rifiuti.

Come intende la Commissione mettere effettivamente in pratica i principi più volte proclamati e salvaguardati della coesione territoriale e della sussidiarietà nel caso specifico nelle isole greche, in particolare di quelle più piccole? Può essa finanziarie, previ relativi studi di fattibilità, il miglioramento dei servizi prestati soprattutto nei settori dei trasporti?

 
  
 

Le isole, e in particolare quelle più piccole e lontane, occupano da tempo un posta speciale nella politica di coesione. L’articolo 29, paragrafo 3, del regolamento del Consiglio (CE) n. 1260/1999 sui Fondi strutturali(1) per il periodo 2000-2006 prevedeva la possibilità di un tasso di cofinanziamento comunitario fino all’85 per cento (contrariamente al normale tetto del 75 per cento) per le regioni ultraperiferiche e per le isole greche periferiche.

In uno spirito simile, l’articolo 52, lettera f, del regolamento del Consiglio (CE) 1083/2006 sui Fondi strutturali e di coesione(2) per il periodo 2007-2013 dispone la possibilità di modulare i tassi di cofinanziamento nel quadro dell’obiettivo regionale in materia di concorrenza e occupazione specificatamente nel caso delle isole. Inoltre, l’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1080/2006(3) dispone che i programmi cofinanziati da tale fondo, che coprono aree che affrontano svantaggi geografici e naturali, come riportato alla lettera f dell’articolo 52 del regolamento (CE) 1083/2006, devono prestare particolare attenzione ad affrontare le difficoltà di tali zone. A tale scopo, il FESR può, nel caso delle isole, contribuire al finanziamento di investimenti volti a migliorare l’accessibilità, a promuovere e sviluppare le attività economiche legate al patrimonio culturale e naturale, a promuovere l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali e a incoraggiare il turismo sostenibile.

In merito al periodo di programmazione 2007-2013 in Grecia, la maggior parte delle isole sono coperte dal programma operativo regionale “Isole dell’Egeo settentrionale e meridionale e Creta”. Le isole dello Ionio e le Sporadi sono rispettivamante coperte dai programmi operativi regionali “Grecia occidentale, Peloponneso e isole dello Ionio” e “Tessalia, Grecia continentale ed Epiro”. Per ciascuna delle regioni coperte da tali programmi, un asse prioritario specifico affronta le necessità in termini di infrastrutture e servizi di accessibilità. Poiché la regione dell’Egeo meridionale è diventata parte dell’obiettivo regionale in materia di concorrenza e occupazione, gli assi prioritari pertinenti sono stati potenziati da risorse nazionali aggiuntive, stanziate specificatamente per le isole dell’Egeo meridionale, al fine di compensare la relativa diminuzione dei fondi comunitari disponibili per tale regione.

A parte tali programmi regionali, tutte le isole hanno i requisiti per ricevere sostegno nel quadro dei programmi operativi tematici “Miglioramento dell’accessibilità” e “Ambiente e sviluppo sostenibile”, di cui il primo copre le infrastrutture e i servizi di accessibilità.

Per quanto concerne le comunità insulari più piccole, nel 2005, le autorità greche e la Commissione hanno concordato di creare, nell’ambito del Terzo quadro comunitario di sostegno, un pacchetto speciale a sostegno di tali isole. Questa stessa idea ha ispirato l’inserimento, nel programma operativo regionale per il periodo 2007-2013 “Isole dell’Egeo settentrionale e meridionale e Creta” già menzionato, di uno specifico asse prioritario volto ad affrontare le necessità delle isole più piccole nella regione dell’Egeo meridionale.

 
 

(1)Regolamento del Consiglio (CE) n. 1260/1999 del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui Fondi strutturali, GU L 161 del 26.6.1999.
(2)Regolamento del Consiglio (CE) n. 1083/2006 dell’11 luglio 2006 recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999, GU L 210 del 31.7.2006.
(3)Regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1783/1999, GU L 210 del 31.7.2006.

 

Interrogazione n. 63 dell’on. Zdzisław Kazimierz Chmielewski (H-0367/08)
 Oggetto: Responsabilità del contenuto degli annunci di lavoro pubblicati in Internet
 

Un datore di lavoro gode delle seguenti libertà quando ricorre agli annunci di lavoro: a) la libertà di scegliere l’annuncio come metodo di selezione, b) la libertà di decidere il contenuto dell’annuncio, c) la libertà di scegliere il soggetto che pubblicherà l’annuncio in Internet. Data l’ampia libertà relativa all’inserimento di un testo in Internet, avviene sempre più spesso che la formulazione di questo tipo di annunci di lavoro comporti una violazione del divieto alla discriminazione durante il processo di assunzione del personale (si osservano infatti casi di discriminazione in base al sesso, all’età, alla disabilità o a richieste di soddisfare determinati criteri o restrizioni).

Quali azioni ha intrapreso o intende intraprendere la Commissione a livello europeo al fine di ostacolare dette violazioni relative alla discriminazione negli annunci di lavoro il cui contenuto è pubblicato in Internet?

 
  
 

La normativa CE in materia di antidiscriminazione e parità di trattamento in ambito occupazionale copre il processo di reperimento e selezione. La direttiva 2000/43/CE(1) attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica e la direttiva 2000/78/CE(2) stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Queste due direttive vietano la discriminazione in base a origine razziale o etnica, handicap, età, religione o convinzioni personali, o tendenze sessuali. Inoltre, la direttiva 2002/73/CE(3) attua il principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro.

Un annuncio di lavoro può essere pubblicizzato per posta elettronica, pubblicità diretta per corrispondenza, annunci all’interno dell’impresa, così come mediante annunci al grande pubblico pubblicati nei giornali o in radio, in TV o in Internt. Gli annunci di lavoro pubblicati in Internet sono coperti dalla succitata normativa comunitaria.

Gli Stati membri hanno la responsabilità di garantire la trasposizione della normativa comunitaria nei loro ordinamenti giuridici nazionali e le loro attuazione corretta ed efficace. In qualità di guardiana dei Trattati, la Commissione monitora da vicino l’attuazione del diritto comunitario a livello nazionale e adotta le misure necessarie come disposto nel Trattato CE, qualora gli Stati membri siano trovati in violazione del diritto comunitario. Ciononostante, una volta che la normativa comunitaria è stata trasposta correttamente, sta in teoria al singolo individuo avviare procedimenti legali come disposto dal diritto nazionale.

 
 

(1)Direttiva del Consiglio 2000/43/CE del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, GU L 180 del 19.7.2000.
(2)Direttiva del Consiglio 2000/43/CE del 29 giugno 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, GU L 303 del 2.12.2000.
(3)Direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 settembre 2002 che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro. GU L 269 del 5.10.2002.

 

Interrogazione n. 65 dell’on. Marie Anne Isler Béguin (H-0376/08)
 Oggetto: Risoluzione dei conflitti nel Mali e nel Niger
 

Nel Mali e nel Niger sono ripresi i conflitti armati tra i ribelli e le autorità. Nonostante l’Accordo di Algeri (07/2006) e le azioni di mediazione condotte dall’Algeria e dalla Libia, nel Mali si assiste a un’escalation della violenze, culminate nell’omicidio (11/04/2008) di due responsabili targuis e negli attacchi alle caserme, tra cui quelli del 21 maggio 2008, con la conseguente fuga della popolazione civile verso i paesi vicini. All’origine delle violenze nel Niger vi è la questione della redistribuzione dei redditi e dell’impatto sanitario e ambientale dell’estrazione di uranio da parte della società francese AREVA.

Nel quadro del Partenariato strategico Africa-Unione europea, firmato a Lisbona il 6/12/2007, intende la Commissione proporre una mediazione pere favorire la risoluzione dei conflitti in questi due paesi?

 
  
 

La Commissione desidera ringraziare l’onorevole deputato per la sua interrogazione orale in merito alla risoluzione dei conflitti nel Mali e nel Niger.

In generale, e nel caso particolare dei violenti atti perpetrati nel Mali settentrionale e degli scontri tra il Movimento nigerino per la giustizia (MNJ) e l’esercito del Niger, la Commissione è fermamente a favore della risoluzione negoziata e non approva l’impiego delle forze armate. La Commissione disapprova in modo particolare l’utilizzo delle mine antiuomo che hanno già causato morti tra i civili sia nel Niger che nel Mali.

Lo scopo è senza dubbio quello di rafforzare il dialogo sulle sfide da affrontare in merito a pace e sicurezza, come sottolineato dal documento proposto per un partenariato strategico Africa-UE. La Commissione è a favore di cercare una soluzione a livello regionale ed è pronta ad appoggiare qualsiasi azione intrapresa a tale scopo, che sia sotto forma di conferenze proposte in questo momento dai funzionari del Niger e del Mali o di appoggio alle organizzazioni regionali, quali la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) e la Comunità degli Stati del Sahel e del Sahara (CEN-SAD).

Nel caso del Mali, la CE è sempre stata a sostegno dell’approccio basato sul dialogo e la pace adottato dal governo maliano e dall’Alleanza democratica del 23 maggio per il cambiamento, che ha portato all’accordo di Algeri nel luglio 2006.

Secondo le ultime dichiarazioni ufficiali del ministro per gli Affari esteri del Mali, tale accordo e le risoluzioni adottate dal Forum di Kidal del marzo 2007 continuano a essere applicati con lo scopo di risolvere il conflitto. La Commissione accoglie tutto ciò con favore.

Trattando più in particolare del Niger, la Commissione monitora la situazione da vicino. E’ particolarmente preoccupata circa il deterioramento della situazione della sicurezza nel Niger settentrionale, una situazione che colpisce la popolazione civile, già afflitta dalle difficili condizioni di vita di questa regione. Una sensazione di instabilità permea ogni aspetto della cooperazione in corso a nord del paese.

La Commissione, inoltre, appoggia le iniziative appoggiate dai presidenti del Mali e del Niger di tenere, nel prossimo futuro, una conferenza regionale sahelo-sahariana su sicurezza, pace e sviluppo.

Infine, la Commissione cerca di compiere ogni sforzo al fine di contribuire allo sviluppo del Mali e del Niger settentrionali, la regione maggiormente colpita dal conflitto. In tale contesto, la Commissione desidera sottolineare che i documenti strategici per paese e i programmi indicativi sia per il Mali che per il Niger sono stati approvati di recente per il periodo 2008-2013. Nel quadro del programma 2008-2013, è stata stanziata una somma molto sostanziosa al fine di appoggiare lo sviluppo di questi due paesi, in particolare nel settore della governance.

 

Interrogazione n. 66 dell’on. Jacky Hénin (H-0377/08)
 Oggetto: Rispetto della legislazione europea sull’altezza degli autocarri
 

Nel 2007 è stata inaugurata l’autostrada ferroviaria Bettemburgo-Perpignano (AFBP), realizzazione che prefigura la futura rete delle autostrade ferroviarie di un’Unione europea dei trasporti rispettosa dell’ambiente e tesa a porre fine alla politica del “tutto camion". A 7 mesi dalla sua entrata in funzione, l’AFBP è tuttavia operativa soltanto al 30-40% delle capacità. Il motivo di tale carenza risiede nella mancata ottemperanza delle direttive europee 96/53/CE(1) e 97/27/CE(2), che limitano l’altezza massima degli autocarri a 4 metri (+/- 1%). Ma l’altezza della maggioranza dei semirimorchi che circolano sulla rete stradale dell’Unione supera del 30% i 4 metri, il che ne impedisce il trasporto su vagoni ferroviari a causa delle dimensioni delle catenarie e delle gallerie, pregiudicando pertanto lo sviluppo e l’esistenza stessa delle autostrade ferroviarie sul territorio dell’Unione.

Quali iniziative intende adottare la Commissione affinché sia rigorosamente rispettata la regolamentazione sull’altezza degli autocarri che circolano nell’Unione?

 
  
 

La questione sollevata dall’onorevole deputato riguarda la difficoltà incontrata dall’autostrada ferroviaria Bettemburgo-Perpignano (AFBP) nel garantire che i suoi treni merci siano pieni a causa del fatto che i trattori/semirimorchi si presentano di un’altezza superiore al limite di 4 metri fissato dagli operatori dell’infrastruttura ferroviaria.

La direttiva 96/53/CE, che stabilisce, per taluni veicoli stradali che circolano nella Comunità, le dimensioni massime autorizzate nel traffico nazionale e internazionale e i pesi massimi autorizzati nel traffico internazionale, e la direttiva 97/27/CE, che concerne le norme di costruzione dei veicoli, determinano l’altezza massima di 4 metri, la direttiva 96/53/CE in merito alla libera circolazione all’interno della Comunità, mentre la direttiva 97/27/CE in merito alla costruzione dei veicoli, benché con un’inferiore tolleranza permessa.

Tali direttive, tuttavia, non vietano la normale circolazione all’interno del territorio degli Stati membri di veicoli o combinazioni di veicoli per trasporto nazionale di merci che non sono conformi al limite massimo di altezza.

Di conseguenza, gli Stati membri possono autorizzare, per l’utilizzo nel trasporto nazionale, veicoli la cui altezza supera i 4 metri e possono altresì o non essere specifici circa le dimensioni del carico trasportato o definire limiti che non rientrano tra i limiti massimi del veicolo specificati dalla direttiva 96/53/CE. La Francia non determina un limite massimo di altezza.

Pertanto, la determinazione di un’altezza massima di 4 metri da parte dei gestori delle infrastrutture, a causa dei potenziali problemi di spazio nei tunnel, esiste al di fuori del quadro regolatore comunitario.

La Commissione è consapevole delle difficoltà che insorgono a causa della mancanza di armonizzazione delle dimensioni di taluni veicoli e autocarri. Essa ha avviato uno studio che esamina l’effetto dell’adattamento delle norme relative a pesi e dimensioni dei veicoli commerciali pesanti, come stabilito dalla direttiva 96/53/CE, ed esso comprenderà il potenziale per la determinazione dei limiti di carico. I risultati di tale studio sono attesi per l’estate 2008 e la Commissione intende trarre da tale analisi le conclusioni adeguate.

 
 

(1)GU L 235 del 17.9.1996, pag. 59.
(2)GU L 233 del 25.8.1997, pag. 1.

 

Interrogazione n. 67 dell’on. Esko Seppänen (H-0382/08)
 Oggetto: Dichiarazione del Commissario Verheugen
 

Stando a un giornale russo il Commissario Verheugen ha dichiarato che "le circostanze in cui gli altri esportano legname dalla Russia, lo lavorano e lo rivendono al paese a caro prezzo, non sono accettabili. Gli esportatori di legname hanno trattato la Russia come un paese del terzo mondo." Come può un membro della Commissione mettere in tal modo a repentaglio la credibilità dell’intera Commissione, in un ambito di competenza di un altro Commissario e in un momento in cui proseguono le trattative riguardo a un interesse nazionale di importanza vitale per la Finlandia, ovvero la fornitura di materia prima per la produzione di carta, esportata fra l’altro in Germania, e l’accesso a materia prima sostitutiva per il legname grezzo da esportarsi dalla Finlandia in Germania, a seguito dell’incentivazione tedesca all’utilizzo di legna per la combustione? Ad essere in gioco sono gli interessi di un piccolo paese, mentre il sig. Verheugen tutela le prerogative di un grande paese nel quadro della costruzione del gasdotto Nord Stream, nel Mar Baltico, e auspica che la Finlandia ridimensioni i problemi ambientali connessi con il gasdotto. Non è forse giustificato dire che anche la Germania tratta la Russia come un paese del terzo mondo? Il Commissario tedesco, nelle funzioni di Commissario per l’industria, non ha altri interessi da difendere, oltre a quelli del proprio paese?

 
  
 

La Commissione è seriamente preoccupata circa l’impatto sulla competitività delle industrie forestali dell’Unione europea (UE), dei dazi russi sull’esportazione di legname ed è stato coerentemente chiarito con le autorità russe che essa non è d’accordo con la Russia in merito a questo punto.

Di conseguenza, la Commissione ha continuamente cercato di trovare una soluzione a tale questione, che è stata sollevata con le autorità russe in diverse occasioni, anche ai più alti livelli politici. Si tratta di una questione che la Commissione ritiene vada risolta prima che possa essere raggiungo un accordo in merito all’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

In merito alle dichiarazioni attribuite al Vicepresidente della Commissione responsabile per le imprese e l’industria da parte di taluni mezzi d’informazione russi, è già stato chiarito che è stato citato fuori contesto: la citazione, che sosteneva di presentare la sua posizione personale, era piuttosto la sua descrizione della spiegazione fornita dalle autorità russe riguardo al motivo per cui abbiano scelto di imporre dazi all’esportazione sul legname russo.

La Commissione rassicura l’onorevole deputato in merito al fatto che, in linea con la sua comunicazione adottata in precedenza nel 2008(1), la Commissione è pienamente impegnata a promuovere la concorrenza delle industrie forestali in Finlandia e altrove nell’UE e si può fare affidamento su di essa al fine di difendere i suoi interessi in merito a questo difficile punto.

 
 

(1)Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo su industrie forestali innovative e sostenibili nell’UE Un contributo alla strategia dell’Unione europea per la crescita e l’occupazione, COM(2008)113 definitivo.

 

Interrogazione n. 68 dell’on. Georgios Toussas (H-0384/08)
 Oggetto: Rischi per la salute pubblica a seguito dell’importazione di olio di semi di girasole contaminato
 

Secondo informazioni fondate provenienti dai servizi pubblici, migliaia di tonnellate di olio di semi di girasole contaminato da oli minerali sarebbero state portate in Grecia e immesse sul mercato, con conseguenze incalcolabili e pericolosissime per la salute pubblica. Il 26 maggio 2008 le autorità portuali di Elefsina hanno "bloccato" nel porto della città la nave cisterna battente bandiera di Gibilterra "Leoni Teresa", che convogliava in Grecia più di 1 500 tonnellate di olio di semi di girasole. Le direttive 2004/4/CE(1) e 96/3/CE(2) consentono il trasporto di oli e grassi liquidi nelle cisterne di navi che sono state utilizzate per il trasporto di oli minerali e di altri rifiuti tossici liquidi, cosa che fa aumentare i benefici dell’industria alimentare a scapito della salute pubblica. I vaghi riferimenti alla pulitura delle cisterne e alla sussidiarietà contenuti nelle direttive non garantiscono la protezione della salute pubblica, come è stato dimostrato con l’episodio sopradescritto del trasporto in Grecia e in altri paesi dell’UE di olio di semi di girasole contaminato da oli minerali.

È la Commissione cosciente del fatto che con la legislazione soprammenzionata mette in pericolo la salute pubblica?

 
  
 

Dati analitici relativi all’olio di girasole contaminato da olio minerale proveniente dall’Ucraina indicavano che l’olio minerale è altamente viscoso. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha concluso che le stime di esposizione indicano che l’olio di girasole contaminato da olio minerale ad elevata viscosità, sebbene non desiderabile per il consumo umano, non sarebbe preoccupante per la salute pubblica. Non è pertanto corretto parlare di conseguenze estremamente pericolose per la salute pubblica.

Sono ancora in corso indagini riguardo alla fonte di contaminazione, ma per il momento non ci sono indicazioni che la contaminazione sia legata al trasporto in cisterne che sono state utilizzate per il trasporto di prodotti diversi da quelli alimentari.

La disponibilità di imbarcazioni marittime destinate al trasporto di prodotti alimentari è insufficiente al fine di garantire la fornitura di oli e grassi destinati al consumo umano o che potrebbero essere utilizzati a tale scopo. La deroga prevista dalla direttiva della Commissione 96/3/CE del 26 gennaio 1996 recante deroga a talune norme sull’igiene dei prodotti alimentari, con riguardo al trasporto marittimo di oli e di grassi liquidi sfusi(3), come modificata dalla direttiva 2004/4/CE(4), è volta a garantire una disponibilità sufficiente di imbarcazioni marittime destinate al trasporto di oli e grassi. Tale deroga, tuttavia, è soggetta a severe condizioni che garantiscono pari protezione della salute pubblica e della sicurezza dei prodotti alimentari interessati.

L’elenco dei carichi precedenti accettabili è stato stabilito in seguito a valutazioni scientifiche che dimostrano che, a condizione che siano rispettati i requisiti di pulitura e le disposizioni in materia di igiene, la protezione della salute pubblica e la sicurezza dei prodotti interessati è garantita essere pari a quella assicurata dal trasporto in navi marittime esclusivamente dedicate ai prodotti alimentari.

Pertanto, la succitata normativa, che dispone la deroga per il trasporto di prodotti alimentari in imbarcazioni marittime non esclusivamente dedicate ai prodotti alimentari, non mette a rischio la salute pubblica, dato che le rigide condizioni giuridiche per tale deroga garantiscono un livello di sicurezza alimentare pari a quello assicurato dal trasporto in imbarcazioni marittime dedicate al trasporto di prodotti alimentari.

 
 

(1) GU L 15 del 22.1.2004, pag 25.
(2)GU L 21 del 27.1.1996, pag. 42.
(3)GU L 21 del 27.1.1996, pag. 42.
(4)GU L 15 del del 22.1.2004, pag 25.

 

Interrogazione n. 69 dell’on. Anne E. Jensen (H-0385/08)
 Oggetto: Trasporti di cabotaggio in Francia
 

I trasportatori stranieri che desiderano effettuare trasporti di cabotaggio in Francia devono riempire quattro diverse categorie di moduli che devono essere inviati alle autorità prima del trasporto stesso. Siffatta procedura non solo richiede molto tempo ma è anche innecessaria, in quanto molti trasporti di cabotaggio non sono in programma allorché il trasportatore lascia il proprio paese con il carico originario. I moduli si trovano sul seguente sito, che è solo in francese: http://www.transports.equipement.gouv.fr/rubrique.php3?id_rubrique=2627

La Commissione non considera una distorsione della concorrenza il fatto che i trasportatori stranieri abilitati a effettuare trasporti di cabotaggio, si trovino davanti ad ulteriori oneri amministrativi?

Alla Commissione non pare che le autorità francesi cerchino con tutta evidenza di impedire il trasporto di cabotaggio?

Che cosa farà la Commissione per esercitare pressioni sulle autorità francesi affinché rendano più aperto il trasporto di cabotaggio?

 
  
 

Il regolamento (CEE) n. 3118/93 che fissa le condizioni per l’ammissione di vettori non residenti ai trasporti nazionali di merci su strada in uno Stato membro(1) dispone che il trasporto di cabotaggio possa essere effettuato solo a titolo temporaneo, senza definire limiti di tempo per tali operazioni di trasporto. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, la natura temporanea di un servizio fornito deve essere valutata caso per caso alla luce della sua durata, frequenza, periodicità e continuità. Inoltre, la direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori (2) si applica alle operazioni di cabotaggio; tale direttiva autorizza uno Stato membro ad applicare a conducenti stranieri talune norme contenute nella propria normativa in materia di sicurezza sociale.

In teoria, l’obbligo imposto ai vettori da uno Stato membro di fare una dichiarazione, persino in anticipo, non è contrario alla normativa comunitaria a patto che non diventi un onere amministrativo che non può essere giustificato dallo scopo perseguito, e cioè il monitoraggio del rispetto delle norme nazionali applicabili. I servizi della Commissione stanno attualmente esaminando tale aspetto della normativa francese. Qualora venga dimostrato che l’obbligo di fare una dichiarazione anticipata o il modo in cui tale dichiarazione debba essere fatta siano sproporzionati, la Commissione adotterà le misure necessarie volte a garantire che la Francia rispetti il diritto comunitario.

 
 

(1)Regolamento (CEE) n. 3118/93 del 25 ottobre 1993 che fissa le condizioni per l’ammissione di vettori non residenti ai trasporti nazionali di merci su strada in uno Stato membro, GU L 279 del 12.11.1993.
(2)Direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 1996 relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, GU L 18 del 21.1.1997.

 

Interrogazione n. 70 dell’on. Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (H-0387/08)
 Oggetto: Modulazione applicata ai nuovi Stati membri
 

Durante la riunione della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale svoltasi a Strasburgo il 20 maggio 2008 il Commissario Fischer Boel ha dichiarato che sarebbe stato necessario applicare la modulazione (vale a dire il trasferimento di risorse dai pagamenti diretti alle misure di sviluppo rurale) anche ai nuovi Stati membri, a partire dal 2012. Senza voler rimettere in questione il fondamento di tale misura, l’autore vorrebbe tuttavia sottolineare che la modulazione dovrebbe avere luogo solo quando il livello di aiuto per ettaro di superficie coltivata è identico nei vecchi e nei nuovi Stati membri.

Dalla relazione dell’on. Tabajdi sull’integrazione dei nuovi Stati membri nella PAC, del 20 marzo 2007 (A6-0037/2007), approvata dal Parlamento a larga maggioranza, risulta che il livello medio degli aiuti per ettaro nei nuovi Stati membri equivale appena al 62-64% di quello dei vecchi Stati membri.

Per quale motivo la Commissione propone l’applicazione della modulazione sia per i vecchi che per i nuovi Stati membri quando manca ancora così tanto prima che siano raggiunti livelli equivalenti di sostegno?

 
  
 

L’onorevole deputato ha sollevato una questione riguardante i principi di applicazione della modulazione, che sono stati proposti come parte del “controllo dello stato di salute” della riforma del 2003. La proposta della Commissione è stata elaborata in modo tale che tutti gli agricoltori degli Stati membri dell’Unione europea siano trattati in modo equo relativamente ai livelli dei pagamenti ricevuti.

L’onorevole deputato noterà che le basi di calcolo sono costituite dai livelli dei pagamenti diretti espressi come una percentuale del livello pertanto applicabile di tali pagamenti nella Comunità così come sono stati costituiti il 30 aprile 2004 (UE a 15). D’altro canto, la relazione citata nell’interrogazione si riferisce al livello medio di tutti gli aiuti agricoli nell’attuale prospettiva finanziaria.

Nella proposta sullo “stato di salute”, la modulazione si applicherà agli agricoltori dei nuovi Stati membri solo quando il loro livello di pagamenti diretti è pari o superiore al livello dell’UE a 15, il che non accadrà fino al 2012. In tal caso, il tasso di modulazione applicabile è costituito dalla differenza tra i due livelli di pagamenti.

Nell’anno solare 2012, il livello di pagamenti dell’UE a 15 verrà ridotto di un totale del 13 per cento (che corrisponde all’attuale 5 per cento più un 8 per cento di aumento della modulazione maggiorata di base). Ciò significa che un agricoltore dell’UE a 15 riceverà l’87 per cento dell’intero pagamento.

Nel 2012, il livello di pagamento nell’UE a 10, come indicato nel programma per l’introduzione progressiva dei pagamenti diretti, raggiungerà il 90 per cento. Pertanto, al fine di garantire parità di trattamento, verrà applicata una modulazione con un tasso di base del 3 per cento agli agricoltori dell’UE a 10, che ricevono più di 5 000 euro. In altre parole, nel corso di tale anno, anche gli agricoltori dell’UE a 10 riceveranno l’87 per cento dell’intero pagamento.

 

Interrogazione n. 71 dell’on. Philip Claeys (H-0388/08)
 Oggetto: Diritti della donna in Turchia
 

La Direzione degli affari religiosi della Turchia (Diyanet), la massima autorità religiosa turca che esercita il potere supremo su tutte le moschee e gli imam, ha recentemente inserito sul suo sito web ogni genere di raccomandazioni circa il comportamento delle donne. Ad esempio, le donne devono comportarsi "in maniera decente" e "coprirsi sufficientemente" per non mostrare il proprio corpo a terzi e non provocare gli uomini. Fuori casa, le donne devono evitare ogni contatto con uomini estranei e non possono intrattenersi con uomini in ambienti chiusi. Quando escono, le donne non possono utilizzare né profumi né deodoranti, in quanto il profeta Maometto considera tali gesti "immorali".

E’ la Commissione a conoscenza delle suddette raccomandazioni? Come valuta essa tali raccomandazioni alla luce del rispetto dei diritti umani in generale? Quali iniziative intende essa adottare nei confronti della Turchia e quale impatto ha tutto ciò sul processo negoziale in corso?

 
  
 

Diyanet è la presidenza degli affari religiosi in Turchia. Uno dei compiti principali di Diyanet è informare le persone circa la religione.

A questo proposito, Diyanet ha commissionato uno studio ad opera di studiosi religiosi specializzati al fine di preparare un “libro di orientamento religioso".

Questo libro è stato pubblicato in Turchia nel 2002 e sul sito di Diyanet nel 2005.

Secondo Diyanet, il libro di orientamento religioso fornisce informazioni su come gli insegnamenti del profeta Maometto sono stati storicamente compresi e attuati dalle comunità islamiche.

Vengono ad esempio fornite informazioni circa la poligamia. Tuttavia, come dichiara Diyanet nel suo comunicato stampa del 29 aprile 2008, questo non significa che Diyanet permette o incoraggia la poligamia.

Inoltre, come dichiara ancora Diyanet nello stesso comunicato stampa, compiono uno sforzo anche al fine di sottolineare l’attuale quadro giuridico applicabile a tali questioni. Ciò comprende il codice civile, che regola il matrimonio e il divorzio e che definisce i dettagli del diritto di famiglia.

Nel contesto dei negoziati di adesione, la Commissione sta discutendo in dettaglio con le autorità turche l’attuale quadro giuridico del paese relativo a tali questioni. Abbiamo esaminato la costituzione turca, il codice civile e quello penale, il diritto di famiglia e gli altri atti pertinenti della normativa relativa alle questioni menzionate nell’interrogazione orale dell’onorevole deputato.

La Commissione sta lavorando con le autorità turche e la società civile al fine di contribuire a garantire la piena attuazione concreta di tutte tali disposizioni, così che i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo siano pienamente rispettati in Turchia.

 

Interrogazione n. 74 dell’on. Frieda Brepoels (H-0400/08)
 Oggetto: Uso della lingua curda in Turchia
 

Un rapporto pubblicato a fine 2007 dall’"Institute for international assistance and solidarity" descrive in modo particolareggiato gli ostacoli legali frapposti all’uso in pubblico della lingua curda in Turchia. Un certo numero di leggi e regolamenti non permettono infatti di usare il curdo in molte occasioni della vita pubblica. L’uso di questa lingua è limitato nell’istruzione, nell’amministrazione, nei mezzi d’informazione, nella giustizia, nella vita politica e privata nonché nel commercio.

Dispone la Commissione europea di un quadro delle disposizioni legali che la Turchia dovrà modificare affinché il curdo possa essere riconosciuto a pieno titolo quale lingua di una minoranza nazionale? Considera essa l’adeguamento delle disposizioni legislative in ordine all’uso delle lingue in tutti gli ambienti della società turca una priorità nell’ambito dei negoziati nonché una condizione imprescindibile per l’adesione dello Stato turco all’Unione europea? Riconosce essa miglioramenti nella legislazione turca in merito all’uso del curdo in tutti i predetti ambienti della società turca? Può essa indicare gli sforzi compiuti dalle autorità turche per riconoscere il curdo quale lingua minoritaria? In che modo esercita essa pressioni sulle autorità turche perché procedano alle riforme legislative necessarie a riconoscere il curdo quale lingua minoritaria e permetterne l’uso nei vari ambienti sociali?

 
  
 

Secondo i criteri politici di Copenhagen, la Turchia deve garantire il rispetto dei diritti culturali. Il partenariato di adesione, rivisto nel 2008, impone alla Turchia di garantire la diversità culturale e di promuovere la protezione delle minoranze, conformemente alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e ai principi esposti nella Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali e in linea con le migliore pratiche degli Stati membri.

Le priorità a breve termine in questo settore comprendono un miglior accesso alle trasmissioni TV e radio in lingue diverse dal turco e l’adozione di adeguate misure volte a sostenere l’insegnamento di tali lingue.

La Commissione segue da vicino gli sviluppi sul campo. Sono stati compiuti progressi in merito all’utilizzo del curdo nella vita quotidiana. Nel 2006, erano consentite trasmissioni in lingue diverse dal turco. Attualmente, il canale pubblico nazionale trasmette in diverse lingue in tutta la nazione, mentre nel sud-est quattro stazioni radio e TV trasmettono in curdo. Tuttavia, sono applicate limitazioni temporali, con l’eccezione di film e programmi musicali.

Più di recente, il governo turco ha annunciato che l’impresa televisiva nazionale di proprietà dello stato dedicherà completamente un canale nazionale a trasmissioni in curdo e in altre lingue. A tal proposito, sono in corso adattamenti giuridici.

La Commissione continuerà a seguire l’attuazione di tali misure e continuerà a incoraggiare le autorità turche a compiere ulteriori progressi in questo settore. La Commissione riferirà in merito alla situazione nella sua relazione sui progressi compiuti del novembre 2008.

 

Interrogazione n. 75 dell’on. Nikolaos Vakalis (H-0401/08)
 Oggetto: Euronews - FYROM
 

La correttezza dell’informazione su tematiche di interesse europeo è uno degli obiettivi della rete televisiva Euronews nonché la ragione del suo finanziamento da parte della Commissione, un finanziamento che ammonta a 5 milioni di euro l’anno, sulla base del contratto di servizi quinquennale concluso nel febbraio 2005.

È la Commissione al corrente del fatto che, quando fa riferimento all’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM), il canale televisivo in questione usa il termine "Macedonia", non riconosciuto dall’ONU, e che per di più, nel corso di un notiziario trasmesso il 31 maggio 2008 in occasione delle elezioni parlamentari in tale paese, è stata mostrata una carta della grande regione che presentava inesattezze di tipo geografico? Quali misure prende o intende prendere la Commissione per garantire che i cittadini siano correttamente informati e per assicurare il rispetto della legalità internazionale in relazione a questo tema specifico?

 
  
 

La Commissione desidera attirare l’attenzione dell’onorevole deputato sulle risposte date alle interrogazioni E-3404/06(1) ed E-5053/06(2) dell’onorevole Karatzaferis and H-0040/08(3) dell’onorevole Georgiou.

 
 

(1)GU C…
(2)GU C…
(3)Risposta scritta del 19.2.2008.

 

Interrogazione n. 76 dell’on. Mia De Vits (H-0404/08)
 Oggetto: Recenti sviluppi nel settore del gas in Belgio
 

Alla luce dei recenti sviluppi che si sono registrati in Belgio nel settore dell’energia con l’annuncio della fusione Suez/GDF e al fine di garantire nel paese la sicurezza dell’approvvigionamento in gas nonché di assicurare investimenti sufficienti nelle reti, ritiene la Commissione che gli elementi necessari per garantire alle parti terze un accesso effettivo a condizioni corrette, non discriminatorie e oggettive siano presenti in misura sufficiente per creare, in Belgio, un mercato competitivo? In tale contesto, non ritiene la Commissione che il terminal LNG e l’Hub di Zeebrugge siano strutture essenziali facenti parte della rete infrastrutturale del gas da cui Suez dovrebbe ritirarsi, de jure e de facto, al fine di poter soddisfare la condizione imposta dalla Commissione alla fusione annunciata?

 
  
 

Un adeguato funzionamento dei mercati garantirà maggiore sicurezza di approvvigionamento e invierà i segnali corretti per gli investimenti necessari. L’indagine di settore sui settori europei dell’energia elettrica e del gas, condotta di recente dalla Commissione, ha rivelato che tali settori non funzionavano adeguatamente e che restavano diversi ostacoli alla concorrenza. Al fine di garantire che la concorrenza possa funzionare in modo appropriato, è fondamentale l’accesso di terze parti alle reti e alle altre infrastrutture.

Il 14 novembre 2006, la Commissione ha autorizzato la fusione tra Gaz de France e Suez, soggetta agli impegni presi da questi due gruppi(1). Di conseguenza, tutte le infrastrutture del gas in Belgio [rete di trasmissione e transito, stoccaggio, terminal e hub di gas naturale liquefatto (GNL) di Zeebrugge] verranno gestite da un’unica entità e cioè Fluxys SA. Sebbene mantenga una partecipazione azionaria non superiore al 45 per cento del capitale di Fluxys SA, la nuova entità derivante dalla fusione si è impegnata a rinunciare a ogni controllo sull’impresa, de jure, de facto o mediante un accordo delle parti interessate.

Se da un lato tali impegni devono promuovere la concorrenza, dall’altro non è il loro scopo quello di risolvere tutti i problemi legati alla concorrenza che possono anche già esistere in uno più mercati del gas. Lo scopo degli impegni presi come parte del controllo di una data concentrazione può essere solo quello di affrontare i problemi legati alla concorrenza derivanti dalla singola concentrazione in questione.

 
 

(1) http://ec.europa.eu/comm/competition/mergers/cases/decisions/m4180_20061114_20600_en.pdf.

 

Interrogazione n. 77 dell’on. Saïd El Khadraoui (H-0407/08)
 Oggetto: Inflazione elevata in Belgio
 

Con un tasso d’inflazione del 5,2%, il Belgio si colloca in testa alla classifica dei Paesi dell’Eurogruppo per quanto riguarda l’inflazione, il che solleva degli interrogativi su questo fenomeno in Belgio. Nel mese di aprile, con un tasso d’inflazione del 4,1%, il Belgio superava nettamente la media dei quindi Paesi dell’area dell’euro (3,3%). Il mese scorso il dislivello non ha fatto che accentuarsi. Oggi, con un tasso del 5,2%, il Belgio si colloca al di sopra della media dell’area dell’euro (3,6%). Stando agli economisti, sono diverse le ragioni per cui l’inflazione belga è più elevata che nel resto della zona dell’euro: l’incremento delle tariffe di distribuzione nel settore dell’energia, come pure il notevole impatto del rincaro del petrolio.

Ritiene la Commissione che vi siano diverse ragioni alla base dell’esorbitante tasso d’inflazione in Belgio? Raccomanda al governo belga di considerare tale fenomeno una priorità politica?

 
  
 

L’aumento dell’inflazione in Belgio è ampiamente dovuto al considerevole aumento a livello mondiale dei prezzi dei prodotti di base degli ultimi mesi. Tale aumento ha avuto un impatto maggiore sull’inflazione in Belgio rispetto all’eurozona per diverse ragioni. Innanzitutto, la componente energetica ha un peso maggiore nel paniere dei consumi in Belgio rispetto alla zona dell’euro (il 10,3 per cento contro il 9,6 per cento). In secondo luogo, le minori imposte – in particolare le accise – in Belgio rispetto all’eurozona sul carburante e sul gasolio da riscaldamento fanno sì che in generale un aumento dei prezzi del petrolio abbia un impatto maggiore sui prezzi al consumo, il che non è altro che un effetto puramente meccanico. Oltretutto, i prezzi dell’energia sono aumentati maggiormente in Belgio, dato che i principali fornitori hanno deciso un aumento sostanziale delle tariffe dei trasporti (energia elettrica) e della distribuzione (energia elettrica e gas), dopo che un’ordinanza del tribunale ha annullato le tariffe imposte dal regolatore. Sebbene il maggiore tasso di inflazione in Belgio, rispetto alla zona dell’euro, sia collegato anche all’aumento maggiormente marcato dei prezzi dei prodotti alimentari trasformati (l’8,3 per cento contro il 6,9 per cento), tale differenza esiste dalla metà del 2006 e non deve pertanto essere vista come uno dei principali fattori che contribuiscono al differenziale di inflazione in aumento dall’inizio dell’anno. Gli aumenti dei prezzi per i beni industriali non energetici, i prodotti alimentari non trasformati e dei servizi erano in linea o persino al di sotto a quelli osservati nell’eurozona fino ad aprile (non è ancora disponibile alcun dato sulla zona dell’euro relativo a maggio).

Dato che il differenziale può essere ampliamente spiegato dagli specifici sviluppi della componente energetica, l’inflazione di fondo – vale a dire l’inflazione che esclude la componente energetica e quella dei prodotti alimentari non trasformati – resta al di sotto della media dell’eurozona di aprile (il 2,2 per cento contro il 2,4 per cento).

Tuttavia, in futuro, si dovrà evitare che l’indicizzazione automatica (ma incompleta) dei salari in Belgio aumenti ulteriormente l’inflazione, portando a un negativo impatto della spirale prezzi-salari sulla situazione concorrenziale.

Dato che l’inflazione erode il potere di acquisto delle famiglie, in particolare in corrispondenza del lato inferiore dello spettro dei redditi, è senza dubbio importante che i governi rendano prioritario il contenimento dell’inflazione e che, unitamente agli altri governi della zona dell’euro, appoggino la Banca centrale europea a mentenere la stabilità dei prezzi.

 

Interrogazione n. 78 dell’on. Ewa Tomaszewska (H-0408/08)
 Oggetto: Uccisioni nel Punjab indiano
 

Il terrorismo collegato al movimento Khalistan ha provocato l’uccisione di migliaia di innocenti nel Punjab indiano. Può dire la Commissione se al corrente del fatto che molti esponenti di rilievo di questi gruppi terroristici continuano a trovare asilo in Pakistan? In caso affermativo, può dire la Commissione se ha adottato misure, nel quadro della Guerra mondiale al terrorismo, per esigere che il Pakistan restituisca questi capi terroristi all’India perché possano essere tradotti dinanzi alla giustizia?

 
 

Interrogazione n. 79 dell’on. Mirosław Mariusz Piotrowski (H-0412/08)
 Oggetto: Massacri nel Punjab indiano
 

Può la Commissione far sapere se è vero che i sostenitori del Khalisatan (Stato Sikh indipendente), un movimento che ha portato alla morte di migliaia di persone nello Stato indiano del Punjab e in altri Stati, hanno preso contatti con il Parlamento europeo e l’Unione europea per ottenere un sostegno alla loro opera di sovvertimento della sovranità e integrità dell’India democratica?

 
  
 

La questione del terrorismo associato al movimento Khalistan, che lotta per l’indipendenza della nazione Sikh (Khalistan) deve innanzitutto essere vista nel più ampio contesto della recente storia politica del Punjab. Lo Stato indiano di Punjab, che negli anni Ottata era stato devastato dalla violenza per più di 15 anni a causa dei separatisti Sikh, è ritornato alla normalità dopo che il movimento è stato gestito con successo a metà degli anni Ottanta. Dopo anni di governo diretto di Nuova Delhi, il processo democratico è stato rianimato con successo con un governo democraticamente eletto nel 1997. Le ultime elezioni nazionali del 2007 sono risultate nel ritorno al comando del partito Akali Dal (che rappresenta esclusivamente gli interessi dei Sikh).

Nella stampa indiana sono comparsi articoli che rivelano che la rete terroristica sopravvissuta continua a esistere, in particolare al di fuori dell’India, il che può in parte spiegare come i militanti Sikh siano riusciti a far scoppiare una bomba all’interno di cinema di Ludhiana (sette morti, tra cui un bambino di dieci anni, e 40 feriti) il 14 ottobre 2007. L’analisi della Commissione, tuttavia, è che l’ideologia che ha ispirato un decennio e mezzo di terrorismo nel Punjab è stata respinta dalla popolazione.

In risposta alla prima interrogazione dell’onorevole collega, la Commissione ritiene che spetti principalmente all’India, le cui autorità hanno dichiarato di avere prove della presenza dei leader del movimento Khalistan in Pakistan, richiedere la loro estradizione.

In merito alla seconda interrogazione, la Commissione non ha ricevuto alcuna richiesta di assistenza dai sostenitori del Khalistan al fine di realizzare la loro opera separatista.

 

Interrogazione n. 80 dell’on. Pedro Guerreiro (H-0409/08)
 Oggetto: Punto della situazione dei negoziati in corso in sede OMC
 

Considerando le proposte riviste del 19 maggio 2008 in materia di agricoltura e accesso al mercato di prodotti non agricoli nel quadro dei negoziati OMC, può la Commissione fare il punto della situazione dei negoziati, in particolare per quanto riguarda l’agricoltura, i prodotti non agricoli (compresi tessili e abbigliamento) e la pesca, che per la prima volta va ad integrare il pacchetto negoziale?

 
  
 

A metà maggio, i presidenti di quei rispettivi gruppi negoziali dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) hanno emesso nuove versioni dei testi negoziali dell’accesso al mercato agricolo e non agricolo (AMNA) (beni industriali) e su tale basi sono in corso discussioni. Se i negoziati progrediscono in modo sufficiente, vi è la prospettiva che il Direttore generale dell’OMC possa convocare a breve un incontro ministeriale.

Nel settore dell’agricoltura, la Commissione ha cercato, a nome dell’UE, di impegnarsi con paesi terzi, secondo modalità che rispondano alle loro ambizioni, ma che restino nel quadro della riforma del 2003 della Politica agricola comune. E’ opinione della Commissione che tali duplici obiettivi possano essere raggiunti sulla base delle attuali proposte, anche se restano da chiarire e concordare ulteriori questioni. Tale approccio è stato tuttavia assunto solo sulla base del fatto che tale negoziato costituisce un unico impegno e che le concessioni in un settore devono essere controbilanciate da vantaggi in altri settori.

Il nuovo testo dell’AMNA del presidente prevede ancora un’ampia gamma di possibili risultati negoziali. A questo stadio, risulta pertanto difficile valutare se è probabile che il risultato finale sia accettabile per l’UE. L’Unione preme per un accordo volto a osservare il mandato dell’agenda di Doha per lo (DDA), vale a dire la creazione di nuove opportunità commerciali effettive di beni industriali nelle economie emergenti e in via di sviluppo. Il mezzo principale per realizzare tutto ciò è mediante una cosiddetta “formula svizzera” per le riduzioni tariffarie, così come mediante l’introduzione di norme più rigide volte ad affrontare le barriere non tariffarie. Affinché tutto ciò sia effettivo, è importante garantire che le flessibilità concesse alle economie esistenti siano circoscritte con attenzione e che i parametri per la liberalizzazione delle economie emergenti e industrializzate siano tali che il nuovo ed effettivo accesso al mercato sia creato non solo nel commercio Nord-Nord e Nord-Sud, ma anche nel commercio Sud-Sud. Se da un lato l’UE accetta appieno il principio secondo cui i paesi in via di sviluppo più poveri (i paesi meno sviluppati e le economie piccole e vulnerabili, tra cui tutte le economie dell’Africa subsahariana, eccezion fatta per il Sud Africa) non devono tagliare le tariffe doganali da essi applicate, dall’altro non può accettare il fatto che le principali economie emergenti non si assumano le loro responsabilità nei confronti del resto del mondo. Questa posizione è stata chiarita agli altri membri dell’OMC. Vi può altresì essere spazio per compiere progressi in merito ad accordi in materia di riduzione tariffaria settoriale. In tale contesto, l’UE ha presentato una proposta volta a negoziare un accordo settoriale sui tessili e continua a premere con determinazione per puntare i picchi tariffari nei paesi emergenti e sviluppati in questo settore, così come in altri settori di grande interesse per l’UE in termini di esportazione.

Nell’ambito delle sovvenzioni al settore della pesca, per qualche tempo si sono tenute discussioni nel quadro del cosiddetto Rules negotiation. In merito a tale questione, non vi è ancora alcuna posizione concordata. L’UE promuove norme che vietano qualsiasi capacità dannosa, che aumenta i sussidi, e permette al contempo quelle che contribuiscono in modo positivo allo sfruttamento sostenibile delle risorse di pesca disponibili e mitigano gli impatti negativi delle misure di aggiustamento sulle comunità di pesca. L’UE appoggia inoltre un’esecuzione forte ed efficace e meccanismi di trasparenza che garantirebbero il rispetto da parte di tutti delle norme sulle sovvenzioni al settore della pesca.

I negoziati stanno procedendo anche per quanto riguarda servizi, indicazioni geografiche, barriere non tariffarie, agevolazioni commerciali, commercio e ambiente, con diversi livelli di avanzamento. L’UE continua a impegnarsi ad assicurare risultati utili in tutti questi settori.

Nei servizi, sarà fondamentale che qualsiasi ministeriale dell’OMC presenti conclusioni comuni sulla necessità di un risultato ambizioso in questo settore. Una conferenza multilaterale di segnalazione, volta a valutare i settori di interesse comune con partner chiave, si terranno a margine di qualsiasi ministeriale dell’OMC. I risultati di tale conferenza verranno pertanto inseriti nella valutazione generale dell’UE sull’equilibrio che è probabile venga raggiunto nei negoziati nel loro complesso.

Infine, per la Commissione è fondamentale che le conclusioni comuni concordate in occasione di qualsiasi conferenza ministeriale debbano altresì compiere risultati significativi sulla questione delle indicazioni geografiche.

 

Interrogazione n. 81 dell’on. Ryszard Czarnecki (H-0411/08)
 Oggetto: Mercato del gas
 

Qual è il parere della Commissione sul fatto che la società tedesca RWE sta cercando un investitore strategico per la sua rete di gasdotti in Germania, alla luce dell’opposizione del Cancelliere Angela Merkel alla liberalizzazione del mercato del gas prevista dall’Unione europea?

 
  
 

La Commissione accoglie con favore i rimedi strutturali offerti dall’impresa energetica tedesca RWE di risolvere un’indagine antitrust in corso nel settore del gas(1). RWE ha offerto di cedere la sua rete tedesca di trasmissione del gas a un operatore indipendente. La Commissione intende sottoporre alla prova di mercato le proposte di RWE, con l’intenzione di adottare una decisione nel quadro dell’articolo 9 del regolamento 1/2003(2). Secondo tale procedura, gli impegni sarebbero resi giuridicamente vincolanti mediante una decisione della Commissione e la Commissione non porterebbe avanti l’indagine antitrust.

Tali sviluppi derivano da un’indagine antitrust e si basano sulle norme dell’Unione europea (UE) attualmente in vigore e non sulle nuove proposte della Commissione che sono attualmente in fase di discussione in Parlamento e in Consiglio.

 
 

(1) Comunicato stampa della Commissione MEMO/08/355 del 31 maggio 2008.
(2)Regolamento del Consiglio (CE) n. 1/2003 del 16 dicembre 2002 concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato, GU L 1 del 4.1.2003.

 

Interrogazione n. 82 dell’on. Liam Aylward (H-0418/08)
 Oggetto: Valutazione scientifica basata sul rischio per pesticidi e prodotti fitosanitari
 

Visto che i prezzi mondiali di prodotti alimentari sono in aumento, con ripercussioni per i cittadini dell’UE e i paesi in via di sviluppo, e che è necessario continuare a produrre più prodotti alimentari, non dovrebbe la Commissione perseguire un approccio più scientifico basato sul rischio, invece che un approccio casuale per quanto riguarda l’autorizzazione di pesticidi (prodotti fitosanitari) che consentirebbe una produzione continua di patate e cereali?

 
  
 

Uno dei principali obiettivi della proposta di regolamento relativo alla commercializzazione dei prodotti fitosanitari(1) è mantenere un livello elevato di protezione di esseri umani, animali e ambiente.

Al fine di conseguire tali obiettivi, sono fondamentali i criteri proposti per l’approvazione dei principi attivi: sostanze che persistono nell’ambiente, che si accumulano negli organismi viventi o che sono molto tossici non devono essere approvati per l’utilizzo nei prodotti fitosanitari.

È inoltre inaccettabile che agricoltori o consumatori siano esposti a sostanze che si siano rivelate essere cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione.

Si deve evitare che sia gli umani che gli animali siano esposti a sostanze che possono influire sulla fertilità o il comportamento riproduttivo.

La Commissione è consapevole della seria concorrenza globale affrontata dagli agricoltori europei ed è suo dovere garantire che essi non siano svantaggiati da tali misure. Ecco perché, ad esempio, la Commissione ha proposto un sistema di autorizzazione (il sistema zonale), che aumenterà la disponibilità di pesticidi per gli agricoltori tra Stati membri e incentiverà l’industria a sviluppare prodotti per colture di piccole dimensioni. Ridurrà gli oneri amministrativi per i produttori di prodotti fitosanitari e per le autorità competenti.

La Commissione è convinta che la sua proposta, che potrebbe portare al ritiro di un limitato numero di principi attivi, non avrà effeti seri per l’agricoltura europea. Al contrario, la Commissione ritiene che sia un incentivo per lo aviluppo di nuovi prodotti più sicuri.

Tutto ciò risponde ai desideri di molte parti interessate, in particolare dei sindacati degli agricoltori e dell’industria. Snellisce inoltre la procedura di autorizzazione al fine di fornire ai nuovi pesticidi un più rapido accesso al mercato, migliorando pertanto le opportunità di innovazione con nuove soluzioni che garantiscono, al contempo, prodotti fitosanitari sostenibili e sicurezza alimentare.

 
 

(1) COM(2006)388.

 

Interrogazione n. 83 dell’on. Janusz Wojciechowski (H-0421/08)
 Oggetto: Intelligence inter-servizi pachistana e gruppi jihadisti
 

I media pachistani hanno diffusamente riferito in merito allo stretto collegamento tra Intelligence inter servizi pachistana e gruppi jihadisti addestrati per strappare all’India con la violenza lo Jammu e il Kashmir.

Un ex capo dell’Intelligence inter-servizi ha anche ammesso pubblicamente il sostegno del Pakistan ai terroristi del Khalistan.

Può la Commissione chiarire se è il caso di preoccuparsi dell’eventualità che l’Intelligence inter servizi pachistana, confrontata con una condanna a livello mondiale dell’attività della jihad e quindi incapace di aumentare il terrorismo islamico in Jammu e Kashmir, miri a rimobilitare il terrorismo nel Khalistan al fine di creare problemi nello Stato indiano del Punjab?

 
  
 

La questione dei legami tra il cosiddetto movimento Khalistan e l’Intelligence inter-servizi (ISI) del Pakistan di tanto in tanto è apparsa sulla stampa indiana, unitamente a dichiarazioni secondo cui l’ISI sta cercando di resuscitare questo movimento.

La Commissione non dispone di informazioni che la porterebbero alla conclusione che l’ISI sta cercando di rimobilitare il terrorismo del Khalistan al fine di creare problemi nello Stato indiano del Punjab.

L’onorevole deputato sarà a conoscenza dei progressi compiuti nel corso del 4° round dei composti colloqui tra India e Pakistan, che si sono tenuti a Islamabad il 21 maggio 2008 e in cui sono state concordate ulteriori misure intese a rafforzare la fiducia (CBM, Confidence Building Measures).

In seguito a tale incontro, il ministro degli Esteri pachistano Qureshi, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri indiano Mukherjee, ha affermato che il Pakistan era pronto per una “grande riconciliazione” con l’India per la risoluzione delle questioni in sospeso.

L’Unione europea ha espresso il suo pieno appoggio al processo di dialogo tra India e Pakistan, incoraggiando entrambe le parti a concordare CBM sostanziali e a procedere verso una risoluzione di tutte le questioni in sospeso.

Incoraggiare attività terroristiche, che siano in Kashmir, nel Punjab o altrove, potrebbe compromettere seriamente il processo di dialogo e non è nell’interesse di nessuno.

 

Interrogazione n. 84 dell’on. Åsa Westlund (H-0425/08)
 Oggetto: Ruolo della rete Eurreca e dell’organizzazione ILSI nell’elaborazione di nuove raccomandazioni nutrizionali nell’UE
 

Da informazioni risulta che la rete Eurreca, composta in maggior parte da rappresentanti dell’industria alimentare, è stata incaricata di elaborare nuove raccomandazioni nutrizionali nell’UE. Eurreca è stata costituita ed è coordinata dall’ILSI, un’organizzazione di settore fortemente criticata dall’OMS che tra l’altro ha perso il suo status in seno a detto organismo.

Ciò premesso, vede la Commissione dei rischi nel fatto che un’organizzazione con un legame così forte con l’industria possa esercitare una tale influenza sull’elaborazione di raccomandazioni nutrizionali?

In quale modo la Commissione garantisce che l’elaborazione di raccomandazioni nutrizionali avvenga su una base più ampia che includa studi e pareri delle autorità nazionali, di ricercatori indipendenti e di organizzazioni a tutela dei consumatori e dell’ambiente?

 
  
 

La divisione europea dell’Istituto internazionale per le scienze della vita (ILSI Europa), coordinatore del progetto Eurreca, rispetta le regole per la partecipazione al VI Programma quadro per la ricerca(1).

In quanto proposta ammissibile, EURRECA (Armonizzare le raccomandazioni nutrizionali in tutta Europa prestando particolare attenzione ai gruppi vulnerabili e alla comprensione da parte dei consumatori) è stata valutata dalla Commissione, assistita da esperti indipendenti, in contrasto con i criteri(2)del pertinente invito a presentare proposte.

EURRECA è una rete di eccellenza avente l’obiettivo generale di creare una rete collaborativa sostenibile, che faccia progredire la conoscenza sulle prove scientifiche alla base delle esistenti raccomandazioni nutrizionali. Di conseguenza, tra le competenze di questo progetto finanziato dalla Comunità, non rientra la formulazione di linee guida nutrizionali da applicare in tutta l’Unione europea (UE).

Il consorzio EURRECA è composto da 34 partner, tra cui 19 università e istituti pubblici di ricerca, piccole e medie imprese, organizzazioni per la salute pubblica nazionali e internazionali, tra cui l’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa, così come associazioni dei consumatori.

Il progetto viene rivisto annualmente, al contrario degli obiettivi e dei risultati attesi definiti nell’allegato tecnico al contratto della Commissione(3), da esperti indipendenti.

La Direzione generale Salute e tutela dei consumatori (DG SANCO), così come l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sono membri dei gruppi consultivi esterni.

La DG SANCO ha richiesto all’EFSA di fornire prove scientifiche relative ai consumi di riferimento da parte della popolazione (su macro e micronutrienti), così come una guida per lo sviluppo, per la popolazione dell’UE, di orientamenti nutrizionali basati sugli alimenti. Il parere scientifico sui consumi nutrizionali costituisce la base dell’azione comunitaria nel settore nutrizionale. Tale lavoro è attualmente in corso.

La DG SANCO, inoltre, impegna sempre le sue parti interessate mediante il gruppo consultivo per la catena alimentare e per la salute animale e vegetale creato nel 2004(4), al fine di consultare i cittadini in modo aperto e trasparente a livello europea nel corso della preparazione, revisione e valutazione della normativa UE in materia di alimentazione, come disposto dal regolamento 178/2002/CE(5). E’ composto da 36 organizzazioni europee che rappresentano la catena alimentare e la salute animale e vegetale, che possono essere consultate in merito a un’ampia gamma di questioni, in particolare “sicurezza dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali, etichettatura e presentazione dei prodotti alimentari e degli alimenti per animali, nutrizione umana, in relazione con la normativa alimentare, salute animale e benessere degli animali e salute vegetale”(6). Le organizzazioni ambientali possono partecipare ai gruppi di lavoro tecnici sotto l’egida del gruppo consultivo in merito a questioni relative alle loro attività.

 
 

(1) Regolamento (CE) n. 2321/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2002.
(2) Pertinenza agli obiettivi del programma, impatto potenziale, eccellenza dei partecipanti, grado di integrazione e il programma comune delle attività e organizzazione e gestione.
(3)Numero di contratto FOOD-036196.
(4)Decisione 2004/613/CE del 6 agosto 2004, GU L 275/17 del 25 agosto 2004.
(5)Articolo 9 del regolamento 178/2002/CE del 28 gennaio 2002.
(6)Articolo 2 della decisione 2004/613/CE citata nella nota n. 1.

 
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