PRESIDENZA DELL’ON. HANS-GERT PÖTTERING Presidente
(La seduta è aperta alle 17,00)
1. Ripresa della sessione
Presidente. − Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 24 giugno 2008.
2. Dichiarazione della Presidenza
Presidente. − Onorevoli colleghi, a seguito di varie richieste, desidero rilasciare una breve dichiarazione in merito alla liberazione di Ingrid Betancourt e di altri ostaggi.
Ingrid Betancourt, Keith Stansell, Thomas Howes, Marc Gonsalves, Juan Carlos Bermeo, Raimundo Malagón, José Ricardo Marulanda, William Pérez, Erasmo Romero, José Miguel Arteaga, Armando Florez, Julio Buitrago, Armando Castellanos, Vianey Rodríguez e John Jairo Duran sono stati rapiti e tenuti prigionieri per molti anni dall’organizzazione terroristica colombiana FARC. Sono stati finalmente liberati mercoledì 2 luglio 2008, grazie a una riuscita operazione militare dell’esercito colombiano.
Il Parlamento europeo si rallegra per Ingrid Betancourt e tutti coloro che sono stati liberati e per le loro famiglie. La liberazione rappresenta la fine di un periodo di tribolazioni ed è segno che non si deve mai perdere la speranza.
Giovedì scorso ho parlato con il Presidente Uribe e mi sono congratulato con il governo, l’esercito e il popolo colombiano per questa operazione di successo. Vorrei sottolineare ancora una volta che la democrazia non deve mai cedere al terrorismo e che l’applicazione del diritto costituisce un obbligo politico e morale.
Dobbiamo continuare a compiere ogni sforzo possibile per la liberazione di tutti gli ostaggi. Ingrid Betancourt è stata rapita il 23 febbraio 2002. Da quel momento, il Parlamento europeo ha sempre partecipato alle varie iniziative tese alla sua liberazione. Nel 2006, insieme alla fondazione País Libre è stata uno dei tre candidati al premio Sacharov per la libertà di pensiero.
Onorevoli colleghi, per il Parlamento europeo, l’impegno di Ingrid Betancourt è stato e rimane fondamentale per una pace duratura in Colombia. Adesso abbiamo l’obbligo di richiamare l’attenzione del pubblico sulla drammatica situazione degli ostaggi ancora prigionieri in Colombia e di lavorare per la loro liberazione.
La settimana scorsa, ho invitato Ingrid Betancourt a visitare il Parlamento europeo, in un momento a lei favorevole e dopo che si sarà ristabilita. A questo punto, vorrei lanciare un fermo appello alle FARC e a tutte le altre organizzazioni terroristiche, affinché depongano le armi e rinuncino all’irrazionale ed insensata violenza. Non ci sottometteremo mai al terrorismo! Chiedo che liberino tutti gli ostaggi e che accettino l’offerta del governo colombiano di lavorare insieme ai fini di un accordo pacifico.
(Applausi)
Onorevoli colleghi, vorrei porgere il benvenuto in quest’Aula al ministro francese per gli Affari europei e rappresentante della nuova Presidenza, Jean-Pierre Jouyet. E’ la prima volta che il responsabile di un governo sia con noi proprio all’inizio dei nostri lavori. Mi auguro che continueremo insieme il nostro lavoro, già iniziato in modo eccellente ed equo.
(Applausi)
3. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
4. Composizione del Parlamento: vedasi processo verbale
5. Composizione dei gruppi politici : vedasi processo verbale
6. Verifica dei poteri: vedasi processo verbale
7. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
8. Firma di atti adottati in codecisione: vedasi processo verbale
9. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
10. Interrogazioni orali e dichiarazioni scritte (presentazione): vedasi processo verbale
11. Petizioni: vedasi processo verbale
12. Trasmissione di testi di accordo da parte del Consiglio: vedasi processo verbale
13. Dichiarazioni scritte decadute: vedasi processo verbale
14. Ordine dei lavori
Presidente. − Il progetto definitivo di ordine del giorno, fissato dalla Conferenza dei presidenti, in conformità degli articoli 130 e 131 del regolamento, nella riunione di giovedì 3 giugno 2008, è stato distribuito. Sono state proposte le seguenti modifiche.
Per quanto riguarda lunedì/martedì/mercoledì: non sono state proposte modifiche.
Per quanto riguarda giovedì: il gruppo socialista del Parlamento europeo ha chiesto di eliminare dall’ordine del giorno il primo sottopunto del dibattito sui diritti umani del pomeriggio, sulla presunta esistenza di fosse comuni nella parte del Kashmir amministrata dall’India.
Il presidente del gruppo PSE Martin Schulz ha la parola per motivare la richiesta.
Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, già nella Conferenza dei presidenti avevo provato a convincere i presidenti dei gruppi che questo punto della discussione, in questo momento particolare, è davvero inopportuno. Si basa su una mera supposizione diffusa da Amnesty International. Secondo quanto afferma la stessa Amnesty International esiste un sospetto, ma finora non vi sono prove tangibili dell’esistenza di fosse comuni.
Il presidente della sottocommissione per i diritti umani, l’onorevole Flautre, ha risposto in modo molto intelligente. Ha invitato i rappresentanti di Amnesty International a visitare la commissione il 16 luglio, per verificare e definire, in quella sede, le accuse. Riteniamo quindi sia sensato attendere fino allo svolgimento di queste audizioni prima di decidere cosa fare su questo punto all’ordine del giorno.
Vorrei inoltre sottolineare che non si tratta di una vecchia regione qualsiasi del mondo, bensì di una regione nella quale anche il Parlamento europeo, quale organo della politica internazionale, deve procedere con assoluta cautela, senza prendere decisioni sulla base di supposizioni che potrebbero eventualmente suscitare l’effetto opposto alle nostre intenzioni, ovvero il raggiungimento di una maggiore stabilità nella regione.
Chiediamo, pertanto, di eliminare questo punto dall’ordine del giorno.
Monica Frassoni, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, mi auguro che, nella discussione che seguirà, chiederemo lo svolgimento di un’inchiesta indipendente sulle fosse comuni, che questi luoghi siano protetti e che si ponga fine alla violenze contro le persone che svolgono questa indagine. Credo che non esista alcuna contraddizione fra questa richiesta di procedere con urgenza al dibattito e le audizioni che l’onorevole Flautre sta organizzando per il 16 luglio.
Martin Schulz (PSE). – (DE) Signor Presidente, come può essere richiesta una votazione per appello nominale su una proposta che ho avanzato solo adesso?
Presidente. − Onorevole Schulz, quando si hanno delle intenzioni, è ovvio che la voce si diffonde rapidamente. Presumo, quindi, che ognuno di noi ne è venuto rapidamente a conoscenza. Credo, tuttavia, che se l’istanza è qui dinanzi a me, devo farla votare.
Martin Schulz (PSE). – (DE) Signor Presidente, stando al Regolamento, credo sia impossibile. Il mio gruppo ha deciso circa 25 minuti fa di assegnarmi l’incarico di presentare la proposta. Ritengo, pertanto, che sia assolutamente impossibile che, nel frattempo, possa essere stata presentata una richiesta di votazione per appello nominale sulla proposta da me appena inoltrata. E se è stata presentata, non lo è stata entro i termini e, quindi, spetta a lei decidere se debba essere respinta.
Presidente. − Onorevole Schulz, sono stato informato del fatto che questa proposta era già stata presentata un’ora prima e quindi ne deduco che sia stato fatto come misura preventiva. Ma è solo una mia supposizione, onorevole Schulz. Perché è un problema tanto grande? Lei ha le sue convinzioni, gli altri hanno le loro. Ci lasci avere tutti le nostri convinzioni. Secondo le informazioni di cui sono in possesso, un’ora fa – quindi, entro i termini – è stata avanzata correttamente una proposta di votazione per appello nominale sulla questione, se si dovesse giungere a una decisione.
(Mormorii)
Ognuno può decidere se portare o meno con sé i propri documenti, la scelta è individuale.
Martin Schulz (PSE). – (DE) Signor Presidente, chiedo che l’a seduta sia interrotta per due minuti, sino a quando tutti i colleghi avranno ricevuto la scheda per la votazione.
Presidente. − Facciamo una breve interruzione, così ognuno può ricevere la sua scheda.
(La seduta è interrotta per alcuni minuti)
(Il Parlamento respinge la proposta con votazione per appello nominale)
Hannes Swoboda (PSE). – (DE) Signor Presidente, lei ha prima accennato alla gradita presenza qui con noi del ministro Jean-Pierre Jouyet e è così. Inviterà anche le future Presidenze a seguire l’esempio del ministro Jouyet e a essere presenti nel Parlamento già dal lunedì?
Stavros Lambrinidis (PSE). - (EL) Signor Presidente, un’osservazione brevissima sul nostro programma per giovedì: il Presidente francese Sarkozy verrà qui per presentare la questione del futuro dell’Europa, in vista di una gravissima crisi in Europa.
Il gruppo socialista del Parlamento europeo, per quanto ne sappia, ha solo 18 minuti a disposizione per parlare. Immagino che al Presidente saranno concessi solo pochi minuti e agli altri oratori ancora meno.
Il Parlamento europei è il luogo per eccellenza in cui gli eurodeputati dovrebbero parlare e i leader nazionali dovrebbero ascoltarli. Con l’attuale distribuzione del tempo, credo che abbiamo perduto un’importantissima opportunità in questa discussione.
Presidente. − Onorevole Lambrinidis, esiste una procedura corretta per la distribuzione dei minuti. Il giovedì non è diversa dagli altri giorni, e spetta al suo gruppo distribuire il tempo di orazione come lo ritiene opportuno. Tutto è fatto secondo il metodo d’Hondt, e il giovedì non è previsto niente di straordinario.
15. Interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica
Presidente. − L’ordine del giorno reca gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.
Margaritis Schinas (PPE-DE). - (EL) Signor Presidente, la politica di concorrenza rientra esclusivamente nella responsabilità della Commissione europea. Ci si può chiedere, allora, perché la Commissione non eserciti questa responsabilità esclusiva, quando il prezzo del petrolio è salito del 50 per cento sin dall’inizio dell’anno.
E’ preoccupante quando la Commissione non si assume questa responsabilità su due fronti: all’esterno, dove il cartello del petrolio sta ovviamente svolgendo un ruolo nella fissazione dei prezzi, che costituiscono un onere per gli strati più vulnerabili della popolazione europea, e anche all’interno, dove un altro cartello del petrolio sta mantenendo prezzi eccessivamente alti, dato che i profitti delle compagnie petrolifere rimangono eccessivi.
Chiedo quindi al Commissario per l Concorrenza di esercitare la sua responsabilità in questi settori specifici, dove i cittadini si attendono la sua azione: si tratta delle loro vite di tutti i giorni.
(Applausi)
Gyula Hegyi (PSE). - (HU) Grazie, signor Presidente. Le allergie sono l’epidemia di oggi e si sono diffusa in Europa sin dalla Seconda guerra mondiale. Oggi, un terzo dei bambini soffre di allergia e, se non facciamo qualcosa, in futuro metà della popolazione europea soffrirà di questa patologia, Gli alimenti contenenti sostanze chimiche e l’ambiente inquinato sono responsabili per le allergie. I sintomi allergici, tuttavia, possono essere scatenati da additivi alimentari naturali e artificiali, da spezie, pollini e altre sostanze naturali.
In Ungheria, l’ambrosia è il problema maggiore. Purtroppo, l’Unione europea non ha attualmente una strategia contro le allergie, come il Commissario ha confermato. Le organizzazioni civili per la lotta contro le allergie e i molti milioni di europei che ne sono colpiti si aspettano che noi agiamo contro le allergie anche a livello europeo, e che facciamo qualcosa per prevenirle, eliminare le cause scatenanti e assicurare che tali affezioni diventino asintomatiche. L’azione contro le allergie dimostrerebbe altresì che l’Unione europea si preoccupa della salute e dei timori quotidiani dei suoi cittadini. Grazie.
Toomas Savi (ALDE). - (EN) Signor Presidente, la scorsa settimana si è svolto a Khanty-Mansiysk il vertice UE-Russia e ha dato l’impulso per avviare i colloqui su un nuovo accordo di partenariato e cooperazione.
Oltre a questo importante sviluppo, il Presidente Toomas Hendrik Ilves e il Presidente Dmitri Medvedev hanno tenuto la prima riunione ufficiale dei capi di Stato dei due paesi dopo oltre 14 anni.
Fra le altre questioni, è stato discusso il trattato sui confini fra la Repubblica di Estonia e la Federazione russa. Il Presidente Ilves ha dichiarato che il preambolo che il parlamento estone ha deciso di aggiungere al documento, e che la Duma non ha poi ratificato, era inutile.
Il Commissario Siim Kallas ci ha ricordato che il preambolo aggiuntivo, che si riferisce al trattato di pace di Tartu, è stato semplicemente una provocazione politica nazionale durante quegli eventi.
Non vi è motivo per cui questo preambolo non debba essere eliminato dal trattato sui confini dato che il trattato di pace di Tartu è tuttora un trattato internazionale vigente e il nuovo trattato sui confini riconosce solo la linea di controllo fra Estonia e Russia, il loro confine, e il confine esterno dell’Unione europea.
Bogusław Rogalski (UEN). – (PL) Signor Presidente, la settimana scorsa un eurodeputato del Freie Demokratische Partei tedesco, l’onorevole Koch-Mehrin, ha suggerito che la Polonia dovrebbe essere esclusa dall’Unione qualora decidesse di non ratificare il Trattato di Lisbona.
Questa scandalosa affermazione è stata un commento su una dichiarazione del Presidente polacco di non ratificare il trattato dopo il fallimento del referendum irlandese, dato che sarebbe irrilevante. Nell’ordinamento dell’UE, a questo riguardo è necessaria l’unanimità.
Questa irragionevole affermazione da parte di una collega si iscrive in una disdicevole tradizione di quest’Assembla di disprezzo per la volontà dei popoli europeo, che costituisce una grave minaccia per il funzionamento della democrazia. La mancanza di rispetto per il risultato del referendum irlandese, insieme alla richiesta che la Polonia sia esclusa dall’UE, ne sono la prova. I paesi che si basano sul diritto comunitario devono essere puniti solo per avere rispettato quell’ordinamento. Questo è il vero volto dell’UE di oggi. E’ solo un passo indietro rispetto al totalitarismo.
Vorrei chiedere a tutti i colleghi di avere più rispetto per coloro che ci hanno eletti. Siamo noi che dovremmo mettere in pratica la loro volontà, non il contrario. Non dobbiamo dimenticarlo!
Presidente. − Onorevole Rogalski, siamo stati lieti di sentire che il suo Presidente ha dichiarato che la Polonia ratificherà il Trattato di Lisbona. Infatti, è questo che i deputati hanno deciso di fare.
László Tőkés (Verts/ALE). - (HU) Signor Presidente, a maggio di quest’anno i leader della comunità rumena in Ucraina hanno inviato una lettera aperta al Presidente della Romania, e hanno alzato la voce, in un documento separato, contro la politica di istruzione ucraina, che è discriminatoria e mira ad abolire l’insegnamento in rumeno e a assimilare la comunità rumena forzatamente.
Gli ungheresi che vivono nella Subcarpazia ucraina sono colpiti dalla stessa politica anti minoranze. Il decreto n. 461/2008 del ministero dell’Istruzione dispone che l’istruzione scolastica delle minoranze nazionali deve passare a essere impartita nella lingua ufficiale dell’Ucraina a che l’istruzione deve essere totalmente “ucrainizzata”. Il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’Unione, comprese Romania e Ungheria, condannano i tentativi sistematici compiuti dall’Ucraina per assimilare le minoranze nazionali e chiedono a questo paese di rispettare totalmente gli obblighi internazionali che si è assunto in materia di diritti umani e diritti delle minoranze, nonché le disposizioni della Carta europea delle lingue regionali e minoritaria, anch’essa sottoscritta. Grazie.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL). – (PT) Signor Presidente, vorrei cogliere quest’opportunità per esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori dell’impresa Fapobol, contro i quali sono stati avviati procedimenti disciplinari con l’intenzione di licenziarli per avere chiesto il pagamento dei loro stipendi arretrati.
A seguito dei procedimenti disciplinari, l’amministrazione di Fapobol, inammissibilmente, ha inviato avvisi di licenziamento ai lavoratori, alcuni dei quali lavorano per l’azienda da più di 35 anni. E’ stata colpita l’intera struttura aziendale, compresi dirigenti e rappresentanti sindacali che hanno partecipato alla manifestazione per rivendicare il pagamento degli stipendi arretrati. Esprimendo la nostra solidarietà a tutti i lavoratori e ai sindacalisti vittime di quest’azione repressiva, nonché all’unione dei lavoratori dell’industria chimica, farmaceutica, petrolifera e del gas nel Portogallo del nord, crediamo che l’atteggiamento di questa società meriti di essere condannato con la massima fermezza perché cerca di intimidire lavoratori e sindacalisti con un atteggiamento persecutorio e contrario alla democrazia e alla libertà.
Slavi Binev (NI). - (BG) Onorevoli colleghi, vorrei portarvi a conoscenza di un caso di violazione dei diritti di due bambini bulgari e dei loro genitori nei Paesi Bassi. Nel giugno 2006 l’ufficio di assistenza sociale ha tolto i bambini alla cittadina bulgara Roumyana Ivanova, residenti nei Paesi Bassi. I bambini hanno quattro e quattordici anni. L’unico incontro con loro che era stato autorizzato è stato interrotto perché la madre parlava in bulgaro. Da allora, i genitori non hanno visto i figli per un anno. nonostante numerose richieste. Contrariamente alla legge, i bambini sono separati fra loro. La ragazzina si trova presso una struttura di accoglienza per bambini con problemi e le autorità non danno informazioni su luogo dove vive il maschietto. Anche all’ambasciatore è stato rifiutato un incontro e non sono fornite informazioni,
L’agenzia di Stato bulgara per la protezione dei minori e altre organizzazioni continuano a inviare richieste per far sì che i bambini siano allevati in Bulgaria, ai sensi degli articoli 5, 9 e 20 della convenzione ONU sui diritti del fanciullo, per quanto riguarda il contato con i genitori, l’affidamento e l’assistenza nella loro patria. Le autorità olandesi finora non hanno espresso alcuna posizione. Sono convinto che l’opinione pubblica bulgara e europea non dovrebbe rimanere disinteressata alla violazione delle convenzioni internazionali e non dovrebbe consentire un secondo caso libico, questa volta nel cuore dell’Europa.
Vi chiedo, onorevoli colleghi, di esprimere il vostro parere categorico sulla questione alle autorità olandesi.
Nickolay Mladenov (PPE-DE). - (BG) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il ponte è un simbolo di unificazione e figura su ogni banconota, da 50 a 5 euro. Tuttavia, in Europa esiste un ponte, chiamato ponte dell’amicizia, che continua a dividere popoli. E’ l’unico ponte fra Bulgaria e Romania lungo il confine rivierasco di 350 km sul Danubio. Attraversarlo in entrambe le direzioni costa quasi 17 euro. La tassa è illegittima e impedisce la libera circolazione delle merci e delle persone. Non riflette i reali costi di manutenzione del ponte. Sulla parte bulgara sono stati raccolti 12 milioni, mentre solo 17 000 euro on stati investiti per la manutenzione del ponte. Sono convinto che se la Corte di giustizia fosse investita, condannerebbe questa tassa. Ma perché i cittadini di Rousse e Giurgiu dovrebbero aspettare per questo?
Chiedo alle autorità bulgare e rumene di rispondere alle attese dei cittadini, eliminando la tassa di attraversamento del ponte fra Rousse e Giurgiu. Mi rivolgo anche alla Commissione perché incoraggi una soluzione per questo pressante problema pubblico.
Katrin Saks (PSE). – (ET) L’onorevole Toomas Savi ha già menzionato Khanty-Mansiysk, una cittadina siberiana dove si è svolto il vertice UE-Russia alla fine del mese scorso; essa ha ospitato anche un altro evento molto importante, ovvero il quinto congresso mondiale ugro-finnico al quale hanno partecipato i Presidenti di quattro paesi – Russia, Ungheria, Finlandia e Estonia. Ha partecipato al congresso anche una delegazione del Parlamento europeo, composta da cinque membri, e il nostro obiettivo principale era attirare l’attenzione sulle piccole popolazioni ugro-finniche, 19 delle quali vivono nella Federazione russa, e sul fatto che le loro lingue e culture rischiano l’estinzione.
Fortunatamente l’accordo, le cui fondamenta sono state stabilite nel vertice UE-Russia di Khanty-Mansiysk, ha riguardato anche la situazione dei diritti umani, che di fatto è deplorevole
Milan Gaľa (PPE-DE). – (SK) Accolgo con favore il fatto che il tema del Consiglio dei ministri della Salute dell’UE di giugno è stata un’iniziativa intitolata “giornata europea di informazione sugli antibiotici”.
L’ scopo è informare i cittadini che gli antibiotici devono essere usati in modo responsabile e solo nei casi indicati. L’uso incorretto sta diventando una grave minaccia per la salute pubblica. I batteri diventano sempre più resistenti, con il risultato che gli antibiotici potranno essere usati in modo molto limitato nel futuro. La campagna è gestita dal centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), dalle istituzioni dell’Unione europea e dall’Organizzazione mondiale per la salute. Dovrebbe essere completata da strategie nazionali. A Parigi si terrà un seminario sulla resistenza anti-microbiologica e la Presidenza ceca sta preparando una conferenza sul tema. Per la campagna è stato anche progettato un logo.
Cristian Silviu Buşoi (ALDE). - (RO) Signor Presidente, onorevoli colleghi, accolgo con favore l’iniziativa della Commissione europea, che ha adottato la direttiva sui servizi sanitari transfrontalieri la settimana scorsa.
La proposta ha il vantaggio di cerare un chiaro quadro legislativo, che stabilisce le norme in base alle quali i cittadini europei possono ricorrere a servizi sanitari nell’area dell’Unione europea, in un altro Stato membro diverso da quello in cui contribuiscono al sistema sanitario, nonché le modalità di rimborso delle spese ai pazienti.
La proposta, che avrebbe dovuto essere presentata per l’adozione al Parlamento europeo e al Consiglio molto tempo fa, è attesa da lungo tempo ed è opportuna, specialmente nel contesto in cui la sanità era stata esclusa dalla direttiva sulla liberalizzazione dei servizi commerciali.
Fino a ora, i cittadini europei dovevano rivolgersi alla Corte di giustizia, che ha riconosciuto il diritto dei cittadini al trattamento medico in ogni caso e ha obbligato gli Stati membri a rimborsarne le spese.
Credo fermamente che questa iniziativa avrò un effetto positivo per migliorare la condiziona sanitaria dei cittadini europei i quali, per vari motivi, non possono richiedere tali servizi nel loro paese di origine, e per aumentare la qualità delle procedure mediche nella zona europea.
Ryszard Czarnecki (UEN). – (PL) Signor Presidente, noi eurodeputati polacchi siamo ormai molto preoccupati della situazione in Bielorussia, paese che confina con l’Unione europea. Di recente il parlamento di quel paese ha approvato una legge molto restrittiva sulla libertà di parola, che può comportare ulteriori limitazioni del già scarso margine della libertà di parola in Bielorussia. La sua entrata in vigore dipende solo dalla firma del dittatore, Lukashenko, ed è solo una formalità. La natura altamente repressiva di questa legge avrà un impatto soprattutto sui giornalisti e gli editori indipendenti. E’ chiaramente un bavaglio ai media liberi in Bielorussia, all’opinione pubblica indipendente e alla nascente società civile.
Alla luce di questa situazione, il Parlamento europeo deve ricordare le norme di base che si applicano nel contro continente, di cui fa parte la Repubblica di Bielorussia. L’assegnazione da parte del Parlamento del premio Sacharov all’associazione dei giornalisti bielorussi tre anni fa p un ulteriore motivo per compiere questo passo.
Milan Horáček (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, il luogo per lo svolgimento del vertice UE-Russia non è stato scelto a caso. Khanty-Mansiysk è il centro dell’estrazione petrolifera in Russia.
Nel nuovo accordo di partenariato e cooperazione, la Russia pone l’attenzione sull’economia. L’UE dovrebbe invece incentrarsi di più sui diritti umani. Sotto il governo di Dmitry Medvedev, Alexander Lebedev e Mikhail Khodorkovsky rimangono ancora in prigione. La scorsa settimana, entrambi sono stati minacciati con una potenziale detenzione fino a 20 anni. Le autorità russe giocano sul tempo fino a quando Medvedev prenderà una posizione chiara. Al riguardo sono necessari con urgenza progressi e impegni vincolanti da parte di Mosca, anche ai fini della soluzione degli omicidi politici e del chiarimento della situazione concernente le limitazioni della libertà di stampa e di opinione.
In futuro, l’UE deve agire con un fronte comune e parlare con una sola voce con Mosca in modo da esercitare pressione politica. E’ in gioco niente di meno che la credibilità dell’UE stessa.
Kristian Vigenin (PSE). - (BG) Signor Presidente, nelle ultime settimane la stampa ha iniziato a fare commenti sull’atteggiamento della Commissione europea verso vari Stati membri come esempio di applicazione di doppi standard. Ovviamente, ogni successivo allargamento è caratterizzato dall’applicazione sempre più rigida dei criteri. Bulgaria e Romania, ad esempio, sono soggette a un meccanismo senza precedenti di cooperazione e di verifica nel settore della giustizia e degli affari interni. Non vi è dubbio che esistono seri problemi e che i due paesi debbano mantenere un elevato ritmo di riforme. Ma l’approccio della Commissione europea è uguale per tutti?
Vi sono paesi in cui la criminalità organizzata è penetrata profondamente e le conseguenze sono visibili: abusi dei fondi europei, sottosviluppo e crimini di strada, xenofobia. Tuttavia, non ho trovato un commento ufficiale né una proposta per l’adozione di misure pertinenti da parte della Commissione. Quando si parla di corruzione nei corridoi del potere, posso immaginare quale sarebbe la reazione della Commissione se il Primo ministro bulgaro presentasse una legge che lo escludesse dai procedimenti giudiziari. Tali azioni, tuttavia, sono passate sotto silenzio quando si tratta del paese dell’ex Commissario per l Giustizia e gli Affari interni. Potrei citare numerosi altri esempi di questo tipo. Vorrei essere chiaro: non sto chiedendo compromessi per la Bulgaria o la Romania, ma solo un trattamento equo e identico per ciascuno Stato membro.
Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) Nel marzo 2003, quando il regime di Castro ha ingiustamente accusato e imprigionato 75 dissidenti cubani, l’Unione europea ha introdotto sanzioni contro Cuba. Più di 50 prigionieri politici, le cui famiglie sono state sostenute attraverso una forma di “adozione”, sono tenuti adesso in condizioni inumane nelle prigioni cubane. Siamo preoccupati delle loro cagionevoli condizioni di salute.
Prima di eliminare le sanzioni dell’UE contro Cuba, quelli che lo hanno deciso hanno forse chiesto ai vincitori del premio Andrei Sacharov nel 2005, le “Signore in bianco”, se la situazione in termini di diritti umani e di libertà civili a Cuba è cambiata dall’ascesa al potere di Raul Castro?
Signor Presidente, la ringrazio per il suo coinvolgimento personale nella questione della liberazione dei prigionieri politici a Cuba e vorrei chiederle di sollecitare ancora una volta il Presidente cubano, a nome del Parlamento europeo, a liberare immediatamente tutti i dissidenti cubani.
Jaromír Kohlíček (GUE/NGL). – (CS) Onorevoli colleghi, uno dei valori comuni più importanti dell’Unione europea è la sua diversità linguistica e culturale. Numerosissimi Stati hanno adottato la Carta per le lingue minoritarie, applicandola insieme alla loro normativa a sostegno della diversità. A questo gruppo di Stati appartiene la Repubblica federale di Germania. Vorrei sottolineare che gli obblighi assunti prevedono il sostegno finanziario per le istituzioni culturali delle minoranze. Nel caso di Załožby za serbski lud (Fonazione per il popolo serbo), le risorse sono state ridotte gradualmente nel corso degli anni. Non è un buon esempio di rispetto degli obblighi previsti dalla Carta. Chiediamo al governo tedesco di mantenere le promesse. Non facciamo in modo che un’altra nazione scompaia dalla mappa dell’Europa.
Chris Davies (ALDE). - (EN) Signor Presidente, il mese scorso un giovane giornalista palestinese di Gaza, Mohammed Omer, favorevole alla riconciliazione e alla pace con gli israeliani, è riuscito, con l’aiuto del governo olandese, a venire nell’Unione europea per ricevere un premio per il suo giornalismo. Al suo ritorno, è stato arrestato, umiliato, percosso e torturato dai servizi segreti israeliani. Il governo olandese ha espresso il proprio sgomento, mi è stato detto, ma questo comportamento da parte di Israele fa parte di un modello.
Perché stiamo pensando di avere relazioni più strette con Israele, proprio quando agenti di quel governo perpetrano tali atti di violenza contro le persone la cui difesa della pace e della riconciliazione stimolerà il sostegno della grande maggioranza dei deputati qui? Perché sosteniamo questo approccio quando sappiamo che quel governo non farà assolutamente nulla per criticare o condannare quel comportamento?
Jaroslav Zvěřina (PPE-DE). – (CS) Onorevoli colleghi, la libera circolazione delle persone nello spazio Schengen è indubbiamente un valore europeo positivo. Comporta, tuttavia, la libera circolazione di molti e svariati nemici della società. Grazie ai sistemi informativi e agli sforzi di Europol e di Interpol, la caccia contro i criminali e gli evasi funziona ragionevolmente bene, ma incontriamo continui problemi nell’attuazione di misure di rimedio imposte come sanzione dai tribunali. Penso a misure come divieti di svolgere talune occupazioni, trattamento psichiatrico o sessuologico obbligatorio e l’intero settore della sorveglianza delle persone scarcerate con la condizionale. E’ indubbiamente necessario rafforzare i lavori su un sistema informativo europeo e, soprattutto, garantire che le istituzioni nazionali siano obbligate non solo a contribuire a tale sistema, ma anche a estrapolarne i dati necessari.
Marian-Jean Marinescu (PPE-DE). - (RO) Prima dell’adesione della Romania all’Unione europea, molte voci in questo Parlamento sostenevano che la popolazione Rom era discriminata in Romania. Per questo motivo, numerose ONG hanno pubblicato diversi studi al riguardo.
La Romania ha dichiarato di continuo che la popolazione Rom è una grande preoccupazione per le autorità, ma non possiamo dire che vi sia discriminazione. La Romania ha attuato programmi per l’integrazione dei Rom nella società, comprese misure concernenti soprattutto l’istruzione e anche azioni di discriminazione positiva.
Dopo il 2007, la popolazione Rom, non solo della Romania, ma anche dei paesi orientali dell’Europa, si è riversata in Europa per motivi economici, ma soprattutto per motivi inerenti alla sia tradizione nomade. E’ stata un’opportunità per quelli che avevano consigliato di farlo.
Purtroppo, quello che è accaduto in Italia non è una lezione europea. E’ inammissibile prendere impronte digitali ai cittadini europei, specialmente ai bambini, non è normale appiccare il fuoco nei campi, con il tacito consenso delle autorità.
Credo che la situazione dei Rom sia una questione di interesse per la Comunità europea e chiedo a tutti i responsabili – istituzioni europee, governi, ONG – di contribuire a elaborare una politica comune e coerente per l’integrazione di queste popolazioni, sulla base dei principi europei.
Neena Gill (PSE). - (EN) Signor Presidente, vorrei esprimere la nostra solidarietà per i lavoratori della Fujitsu a Birmingham che sono stati minacciati di licenziamento. Esistono piani per trasferire parte delle attività di Fujitsu negli USA, e questo significa che 140 persone perderanno il loro lavoro. Il sindacato coinvolto in questo caso p l’unione dei lavoratori della comunicazione, e si è comportata in modo ammirevolmente flessibile nelle sue trattative con l’amministrazione di Fujitsu. Il sistema di turno unico che avevano proposto a Fujitsu avrebbe salvato 60 posti di lavoro, ma nella decisione finale del consiglio d’amministrazione del 30 giugno, senza alcun preavviso da parte dello stesso consiglio che sarebbe stata presa una decisione così rapidamente, le proposte alternative sono state respinte. Chiederei a Fujitsu di riconsiderare il trasferimento, o almeno di garantire che gli unici posti persi saranno su base volontaria e che quelli che desiderano continuare a lavorare dovrebbero poterlo fare.
La normativa dell’UE dispone chiaramente che una società deve procedere a una consultazione con i suoi dipendenti, eppure ancora una volta i datori di lavoro stanno facendo poco, troppo tardi, per rispettare tale normativa.
Erna Hennicot-Schoepges (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, vorrei fare una domanda amministrativa che riguarda il Parlamento. Da oltre due anni, il posto di capo dell’Ufficio di presidenza del Parlamento a Lussemburgo è vacante. Qual posto è stato pubblicizzato sei mesi fa. Sono stati prescelti alcuni candidati, ma non è stata presa alcuna decisione a seguito delle domande che ho posto all’amministrazione. Nemmeno il suo Ufficio, signor Presidente, dà una risposta. Vorrei sapere se vi sono motivi precisi per i quali questo posto non è stato assegnato e i candidati prescelti non sono stati nominati.
Silvia-Adriana Ţicău (PSE). - (RO) Il programma di lavoro della Commissione per il 2008 include, fra le iniziative strategiche, l’adozione di un pacchetto sullo sviluppo di trasporti ecologici.
Quest’autunno, la Commissione presenterà una proposta legislativa per la revisione della direttiva 2006/38 “eurobollo”. L’obiettivo della revisione è garantire un uso più efficiente delle infrastrutture di trasporto, nonché la riduzione degli effetti negativi dei trasporti sull’ambiente, sula base del principio “chi inquina paga”.
Nel contesto del costante rincaro dei carburanti, l’importanza di questa direttiva è sempre maggiore. Lo sviluppo economico sostenibile dell’Unione dipende anche dallo sviluppo di trasporti più ecologici e più efficienti dal punto di vista energetico.
Chiedo alla Commissione europea che l’internalizzazione dei costi esterni, generati dai trasporti, abbia luogo in un contesto più ampio, ovvero della revisione delle basse aliquote IVA applicabili nell’Unione, nonché della direttiva 2001/14 relativa all’imposizione dei diritti per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria e della direttiva 2003/96 sulla tassazione dei prodotti energetici.
Jules Maaten (ALDE). – (NL) Signor Presidente, dieci giorni fa abbiamo lanciato una campagna contro il turismo sessuale con minori su www.sayno.eu. Ogni anno, migliaia di uomini dall’Europa, dagli Stati Uniti, dell’Australia e dalla Corea viaggiano versi i paesi poveri del sudest asiatico, in Africa e nell’America latina per prendere parte a questa disgustosa forma di turismo, e quasi sempre rimangono impuniti. Il messaggio che vogliamo trasmettere con questa iniziativa dei cittadini è che non è più accettabile. Nemmeno l’Unione europea può più chiudere gli occhi, e dobbiamo rafforzare il ruolo di Europol, ad esempio.
Sono lieto di potervi dire che, in questo brevissimo periodo, abbiamo già raccolto 14 000 firme. La campagna ovviamente continua. Vorrei anche esprimere il mio ringraziamento per il vasto sostegno che ha ricevuto, anche dai membri di quest’Assemblea. Non hanno firmato solo i membri del mio gruppo, il gruppo ALDE, ma ho anche visto nell’elenco i nomi dei colleghi del PPE, del gruppo socialista, del gruppo GUE/NGL e di altri, e ovviamente l’ho apprezzato molto .
Vorrei approfittare della presenza della Presidenza francese per ringraziare il governo francese per le iniziative intraprese al riguardo in passato, spesso nonostante l’opposizione degli altri Stati membri. Mi auguro, tuttavia, che non sarete scoraggiati da questa opposizione e che svilupperete ulteriori iniziative anche in questi sei mesi.
Ewa Tomaszewska (UEN). – (PL) Signor Presidente, parecchi mesi fa abbiamo tenuto un dibattito in Aula sula situazione dei cantieri navali a Gdańsk (Danzica). I rappresentanti di tutti i gruppi hanno attirato l’attenzione sulla necessità di una concorrenza efficace fra i cantieri navali europei e gli altri cantieri navali sul mercato mondiale, specialmente l’industria navale coreana. Hanno sottolineato che la chiusura di due o tre cantieri navali a Gdańsk li escluderebbe da questa concorrenza e ne eliminerebbe le possibilità di sopravvivenza.
Noi ci riuniamo a Strasburgo, città simbolo dell’integrazione europea. Mantenere quel simbolo come sede principale del Parlamento europeo costa centinaia di milioni di euro ogni anno, ma abbiamo rispetto per questo simbolo. Gdańsk è il simbolo della caduta del comunismo e dell’integrazione fra l’Europa occidentale e l’Europa centrorientale. Sarebbe utile che questo simbolo rimanesse un’entità economica viva, un luogo di lavoro per migliaia di persone. Era questo l’appello che i lavoratori dei cantieri navali, che di recente hanno manifestato a Bruxelles, stavano facendo alla Commissione europea.
Hélène Flautre (Verts/ALE). – (FR) Signor Presidente, vorrei attirare la vostra attenzione sui fatti che si sono svolti oggi in Tunisia nel bacino minerario di Gafsa.
Da diverse settimane, sono organizzate mobilitazioni sociali contro la povertà in questo bacino che è ricco, perché contiene molti fosfati. Ma i profitti non sono fruiti, è il caso di dirlo, dalla popolazione locale, e assistiamo oggi a una repressione estremamente grave da parte della polizia e dei militari, con violenze, carcerazioni, arresti, chiusura della città, in particolare di Redeyef.
Chiedo al capo della missione dell’Unione europea, attraverso il suo intervento – perché credo che l’azione del Parlamento europeo sia necessaria – che la questione possa essere discussa con le autorità tunisine, che siano rispettati gli orientamenti sulla protezione dei difensori dei diritti dell’uomo, dato che sono incarcerai alcuni sindacalisti, e noi abbiamo anche diverse testimonianze sulle torture, che i capi della missione assistano ai processi, incontrino le famiglie e chiedano conto alle autorità tunisine della repressione che sta avendo luogo in quel paese.
Mihaela Popa (PPE-DE). - (RO) La libertà di espressione è un principio basilare della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Ogni paese deve garantire la libertà di espressione nonché le condizioni di esercizio per i media indipendenti.
Purtroppo, nella Repubblica moldava, l’unione dei giornalisti lamenta azioni condotte contro i media negli anni 2001 – 2008 dal governo Chisinau. Le azioni indicate dai giornalisti e che il governo usa nel tentativo di controllare politicamente i media pubblici sono: censura delle informazioni, indagini penali contro i giornalisti per eliminare le opinioni contrarie alla politica di Stato, forme di calunnia, promozione di una concorrenza sleale nella stampa, massima restrizione dello spazio per il dibattito nei media audiovisivi – il che, alla fine, colpisce il pluralismo politico finale e, implicitamente, la democrazia.
Tenendo conto di queste azioni, ritengo che l’Unione europea dovrebbe controllate il rispetto della libertà di espressione in questo paese con più attenzione.
Viktória Mohácsi (ALDE). - (HU) Vorrei interpretare la parole di András Léderer, presidente del partito liberale ungherese Nuova generazione. Domenica, la marcia ungherese per la dignità è iniziata a Budapest. Come negli anni passati, quest’anno l’attenzione è stata rivolta a ridurre i pregiudizi contro gli omosessuali, anche se solo per un giorno. A seguito di attacchi con bottiglie Molotov nelle scorse settimane, diverse centinaia di cittadini che simpatizzano con gli omosessuali hanno preso parte alla marcia.
La marcia è stata caratterizzata da una violenza senza precedenti. Molti civili, funzionari di polizia e manifestanti sono stati feriti, compreso il direttore amministrativo del partito liberale ungherese, Gábor Horn, e un deputato socialista del Parlamento europeo, Katalin Lévai. Sin dalla formazione della guardia ungherese, diversi portali di estrema destra, neonazisti, hanno organizzato attacchi aggressivi, o contro una biglietteria ebrea o contro insediamenti Rom, e adesso contro gli omosessuali, mentre il governo è visibilmente impotente e le autorità delle indagini penali sono incapaci di produrre risultati. Grazie.
Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE). - (EL) Signor Presidente, vorrei attirare la vostra attenzione e quella della Presidenza francese sulla questione delle scuole europee che, pur servendo da punti di riferimento e da modelli per l’istruzione europea, non tengono conto delle difficoltà di apprendimento degli studenti (dislessia, balbuzie), al punto che molti studenti rimangono indietro sia a livello scolastico che nelle successive carriere a causa di tali difficoltà.
Abbiamo visto bocciature, e poi gli allievi abbandonare la scuola, causando grandi difficoltà ai loro genitori, che sono nostri collegi e funzionari dell’UE; sono obbligati trasferirsi di modo che i loro figli possano frequentare le scuole normali degli Stati membri che hanno la sensibilità di rispettare le speciali esigenze di bambini con difficoltà di apprendimento, specialmente in considerazione della necessità di proteggere i bambini.
Il Parlamento avrà un’ulteriore occasione per esaminare i problemi incontrati da questi bambini.
Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signor Presidente, quello che sta accadendo nello Zimbabwe è decisamente triste ed estremamente atroce. Mugabe, un ex combattente per la libertà dalla schiavitù coloniale, si è trasformato in un crudele dittatore e un barbaro oppressore della giustizia e dei diritti umani di milioni di suoi connazionali.
La comunità internazionale – compresa l’UE – si è stancata della sua retorica, delle dichiarazioni di condanna e di sanzioni largamente inefficaci.
E’ giunto il momento della rielezione. A tal fine, credo che Mugabe dovrebbe essere consegnato a un tribunale penale internazionale, con l’accusa di crimini contro l’umanità. Credo fermamente che tale misura sia pienamente giustificata e realistica e, sono sicuro, avrò l’auspicato e urgentissimo effetto, che è quello di aiutare la popolazione dello Zimbabwe a liberarsi dal regime totalitario che sta conducendo velocemente il paese all’autodistruzione. Credo che l’UE debba essere protagonista nell’azione volta a consegnare Mugabe alla giustizia internazionale.
Ioannis Gklavakis (PPE-DE). - (EL) Signor Presidente, ancora una volta, qui in quest’Aula, vorrei sollevare una questione che riguarda i pescatori del mio paese, i pescatori del Mediterraneo e chiunque si curi dell’ambiente.
I pescatori greci ed europei, in generale, sono soggetti a severe restrizioni – a ragione – per quanto riguarda i metodi e i tempi di pesca.
Tuttavia, i pescatori dei paesi terzi – e quelli turchi ne sono un esempio tipico – pescano come e quando vogliono usando qualsiasi attrezzo di loro scelta, e quindi gli stock di pesce di riducono, e i mari e l’ambiente si degradano.
Penso che dovremmo prendere iniziative per quanto riguarda la Turchia, di modo che quel paese attui corrette pratiche di pesca. L’ambiente è più importante; e ovviamente, quando dico Turchia, intendo tutti i paesi terzi che pescano usando metodi non comuni.
Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE). – (FR) Signor Presidente, anch’io sono lieta di salutare la Presidenza francese, con la presenza fra noi del ministro Jouyet. E’ vero che è un’eccezione vedere la Presidenza presente il lunedì, anche al momento di tali questioni.
Parlerò infatti dello spiegamento delle forze di polizia, del corpo speciale antisommossa, dinanzi al Parlamento oggi. Quando sono arrivata poco fa, sono passata attraverso due posti di blocco del corpo speciale antisommossa. Mi sono chiesta cosa poteva minacciare il Parlamento per impiegare una tale “armada” a livello di polizia antisommossa. Ho dovuto dimostrare due volte la mia identità; mi hanno chiesto cosa andassi a fare al Parlamento europeo. Quindi, sono stata realmente molto sorpresa perché io, signor ministro, non mi sento minacciata qui, anzi, al contrario, mi sono sentita oppressa dietro quegli sbarramenti. Vorrei ricordarle che circondare la casa del popolo europeo di forze antisommossa è uno strano modo per fare debuttare la Presidenza francese e vorrei dire che ci auguriamo che questa casa resti una casa dei popoli aperta ai cittadini.
Anna Záborská (PPE-DE). – (SK) Poiché non ci riuniremo prima del 21 agosto, il 40° anniversario dell’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia, ritengo sia mio dovere attirare l’attenzione su quegli eventi drammatici.
Quel momento ha mostrato con grande chiarezza che il regime comunismo era un crimine contro l’umanità, proprio come ogni altri regime totalitario. Dopo l’agosto 1968 nella mia patria abbiamo subito più di 20 anni di varie forme di violenza comunista e di terrore da parte della macchina organizzativa del male. Il nostro rispetto dovrebbe andare a quelli che non si sono arresi e che si sono comportati con onore. Consentitemi di parafrasare le parole del prete slovacco Anton Srholec, presidente della confederazione dei prigionieri politici slovacchi: “Non dobbiamo smettere di portare testimonianza che vi sono centinaia di migliaia di persone oneste in Slovacchia, che hanno contribuito al mantenimento della libertà e dei diritti umani. E’ grazie a loro se ancora una volta stiamo dalla parte della democrazia, della libertà e dei diritti”.
Csaba Sógor (PPE-DE). - (HU) Grazie. La città di Khanty-Mansiysk nella provincia siberiana di Yugra è il luogo della riunione fra la Russia e le popolazioni ugro-finniche, e fra due giorni ospiterà il quinto congresso mondiale delle popolazioni ugro-finniche. Anche l’UE sta offrendo il suo sostegno finanziario alle popolazioni ugro-finniche nella lotta per il mantenimento delle loro identità. I discorsi della delegazione UE presente e dei quattro capi di Stato, in particolare il capo di Stato ungherese, hanno sottolineato l’importanza che popoli in pericolo abbiamo non solo i loro gruppi di danza e i loro corsi, ma che ricevano anche l’istruzione nella loro lingua madre e il riconoscimento all’autodeterminazione.
Questo congresso ha due messaggi per l’UE. Il primo è che l’Anno del dialogo interculturale non dovrebbe essere solo un anno di dialogo fra culture dei popoli grandi. Il secondo è che ci troviamo di fronte a fenomeni incomprensibili quando il parlamento di un paese europeo vuole votare per decidere che il paese dovrebbe essere monolingue, mentre vi sono 75 lingue regionali in quel paese. Se l’UE e la Russia ritengono sia importante mantenere le culture e le lingue native dei popoli che vivono nel loro territorio, questo dovrebbe essere l’esempio che gli Stati membri dell’UE dovrebbero seguire. Grazie.
Hanna Foltyn-Kubicka (UEN). – (PL) Signora Presidente, a poche settimane dall’inizio dei Giochi olimpici a Pechino, l’unico mezzo di comunicazione indipendente, la televisione New Tang Dynasty Television, ha smesso di trasmettere in Cina.
Sebbene la situazione duri da settimane, non sappiano cosa abbia causato il guasto annunciato dall’operatore satellitare, Eutel Communications, né sappiamo quando sarà riparato. Sappiamo, però, chi guadagnerà da questa interruzione e chi perderà. Milioni di clienti di una televisione indipendente, senza scopo di lucro, che trasmette in cinese e in inglese, sono costretti dalle autorità cinesi a sopportare la censura delle informazioni dalla quali avrebbero potuto apprendere come le forse cinesi stiano trattando i terroristi tibetani. Non sentiranno degli scioperi, dei disordini dei problemi che si stanno verificando durante l’organizzazione dei Giochi.
Noi cittadini e rappresentanti dell’Unione europea trattiamo la Cina con il rispetto dovuto, indiscutibilmente, a una grande nazione che ha apportato enormi contributi al patrimonio di tutta l’umanità. E’ un peccato ch, in contropartita di questo rispetto, noi siamo trattati con estrema negligenza dalle autorità di Pechino. L’osservanza degli accordi e il rispetto degli stessi principi è qualcosa che dobbiamo chiedere sia a noi che ai nostri partner cines
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Emmanouil Angelakas (PPE-DE). - (EL) Signora Presidente, secondo un articolo pubblicato qualche giorno fa sul New York Times, è prossimo un accordo fra il governo statunitense e la Commissione europea che consentirà ai governi, alle banche e alle società con sede nell’Unione europea a dare informazioni sui cittadini europei alle agenzie statunitensi, ad esempio operazioni con carte di credito, dettali sui viaggi compiuti, messaggi di posta elettronica e visite a siti web, il tutto nel tentativo di combattere il terrorismo.
Si stanno svolgendo negoziati sulla possibilità che i cittadini europei siano autorizzati a da gire contro il governo statunitense se ritengono che i loro diritti personali siano violati come conseguenza dell’uso dei loro dati personali.
Chiedo al Presidente e ai membri di quest’Assemblea di indagare sulla faccenda, e chiedo alla Commissione europea di fornire chiarimenti di modo che l’Assemblea sia informata del contenuto e della natura di questi colloqui. Il Parlamento europeo ha il dovere di proteggere i diritti personali e la privacy dei cittadini europei se vengono violati.
Eoin Ryan (UEN). - (EN) Signora Presidente, vorrei parlare della questione dell’aumento del prezzo del petrolio e, in particolare, del mercato a termine del petrolio. Sono molte le cause dell’aumento nei mercati del petrolio. Una è la domanda, l’altra è l’offerta e gli scarsi investimenti nelle infrastrutture petrolifere per molti anni. I professionisti dell’industria petrolifera e del mercato stanno sollevando sempre più la questione del requisito di margine ridicolamente basso dei fuitures del petrolio greggio. E’ fra il 5 e il 7 per cento. In altre parole, se si vogliono acquistare 10 milioni di euro di futures del petrolio, basta versare mezzo milione di euro come investimento.
TrimTabs Investment Research, un importante servizio di ricerca indipendente statunitense ha dichiarato che se il loro requisito di margine fosse aumentato fra il 25 e il 50 per cento, che è quello che pagano la maggior parte delle persone che investono in borsa, avrebbe un impatto significativo sulla riduzione del prezzo del petrolio. Il basso requisito di margine nel mercato significa che il mercato è aperto alla manipolazione. Non vi è dubbio al riguardo. Non ho problemi con le persone che investono in futures e in prodotti di base, ma trovo che il margine sia ridicolamente basso.
Dobbiamo esaminare la questione. Il margine deve essere aumentato perché gli effetti economici globali sono assolutamente enormi e noi dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre il prezzo del petrolio a livello mondiale.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). – (PL) Signora Presidente, il Presidente polacco ha deciso di non apporre la sua firma sulla legge di ratifica del Trattato di Lisbona, avendo riconosciuto che il trattato è decaduto in una situazione in cui gli irlandesi lo hanno respinto in un referendum. Il Presidente polacco ha quindi ricordato il principio operativo fondamentale dell’Unione europea, vale a dire che i trattati entrano in vigore solo dopo essere stati ratificati da tutti gli Stati membri dell’UE. L’applicazione di questo principio è stata finora evidente, ed è stato applicato a seguito del rigetto del trattato costituzionale da parte dei francesi e degli olandesi. In quel momento, nonostante la continuazione del processo di ratifica del trattato in molti paesi, è stato riconosciuto che il trattato costituzionale era tuttavia decaduto. Purtroppo, dopo il referendum irlandese e la decisione del Presidente polacco, ci sono alcuni nell’Unione europea, compresi eminenti politici, che chiedono la ratifica da parte della Polonia di questo documento, il che è una negazione dell’essenza della democrazia europea. Vorrei protestare fermamente contro queste voci e contro la pressione e il particolare tipo di ricatto che comportano.
Presidente. − Questo punto è chiuso.
16. Bilancio 2009: prime riflessioni sul PPB 2009 e sul mandato per la concertazione (discussione)
Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Jutta Haug, a nome della commissione per i bilanci, sul bilancio 2009: prime riflessioni sul progetto preliminare di bilancio 2009 e sul mandato per la concertazione - Sezione III - Commissione (2008/2025) (A6-0262/0008).
Jutta Haug, relatore. − (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, come dovrebbe e come potrebbe apparire il bilancio dell’Unione europea per l’anno 2009? Ne abbiamo parlato sin dall’inizio dell’anno, e adesso stiamo per entrare nella seconda fare della procedura di bilancio di quest’anno, che è un poco diversa da quella degli anni scorsi. E ciò è dovuto al fatto che vogliamo iniziare a prepararci un poco alla procedura modificata prevista dal trattato di riforma.
Dopo la risoluzione di aprile sul quadro di bilancio e le priorità per il 2009, arriva la nostra risoluzione “Prime riflessioni sul progetto preliminare di bilancio per l’esercizio 2009 e sul mandato per la concertazione”. Questa risoluzione è stata adottata all’unanimità dalla commissione per i bilanci e mi auguro davvero che anche la plenaria prenderà una decisione unanime, dal momento sono stati inseriti i commenti e i suggerimenti dalle commissioni specialiste.
Di che cosa ci occupiamo qui? Il titolo dice tutto. Valutiamo il progetto preliminare di bilancio che ci ha presentato la Commissione e abbiamo molte critiche. Non ci sembra che il progetto rifletta la veridicità di bilancio e la chiarezza di bilancio, che è abbastanza trasparente. Sappiamo già che anche la Commissione deve ridurre le sue spese per rientrare nei limiti del quadro finanziario a medio termine. Tuttavia, questo non la autorizza a usare tecniche di bilancio creative per creare margini disponibili.
Tuttavia, queste tecniche sono state usate: ad esempio il sostegno al programma pluriennale; il fatto che esigenze di finanziamento conosciute e facilmente individuate non sono prese in considerazione; e la mancata previsione del bilancio del fondo di garanzia, stimato a 200 milioni di euro l’anno. Non ci sembra che la Commissione abbia inserito nelle cifre le priorità politiche che essa stessa ha formulato nella sua strategia politica annuale. Sono priorità che quest’Assemblea ha fortemente sostenuto, ovvero la lotta contro il cambiamento climatico e la promozione della competitività per la crescita e l’occupazione, strettamente legata alla promozione di un’Europa sostenibile e, ovviamente, l’attuazione di una politica di immigrazione comune.
E, cosa più importante, ci aspettavamo un maggiore impegno per la lotta contro il cambiamento climatico. La Commissione sostiene di avere stanziato quasi 14 miliardi di euro per l’ambiente, ma un esame più attento rivela che, di questi 13.842 miliardi, 13 miliardi sono già stati destinati al Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale, al Fondo di coesione e al Fondo europeo di sviluppo regionale. Questo importo dovrà essere integrato.
Dobbiamo fare di più anche per quanto riguarda la competitività, soprattutto per le piccole e medie imprese, e in modo particolare per le piccole imprese. Il primo passo è stata la legge per le piccole imprese. Il bilancio 2009 dovrebbe mettere a disposizione uno specifico meccanismo per le PMI che devono dapprima recuperare i loro pagamenti. E’ ottimo avere leggi che impongano che il limite di 30 giorni non deve essere superato, ma come dovranno agire al riguardo le PMI? La compensazione dei crediti nel contesto di questo meccanismo, tuttavia, può impedire fallimenti e perdite di posti di lavoro e anche questo è nel nostro interesse.
Non intendo affrontare adesso le insufficienti previsioni per questioni come gli aiuti alimentari, la sicurezza alimentare, il Kosovo, la Palestina, l’Afghanistan; ovvero l’intera rubrica 4. I colleghi lo faranno fra poco.
Voglio solo dire al Consiglio, il cui rappresentante non è più qui – e non riseco a capire perché è stato presente per gli interventi di un minuto, ma non più quando iniziamo a parlare del bilancio – che il Parlamento è fermamente determinato ad avviare un reale dialogo politico con il Consiglio. Vogliamo attuare le priorità europee ed è necessario un bilancio adeguato per farlo. Dopotutto, il nostro bilancio europeo non è nient’altro che politica sotto forma di cifre.
(Applausi)
Dalia Grybauskaitė, Membro della Commissione. – (LT) Oggi abbiamo un’occasione unica per prendere dimestichezza già adesso con le principali priorità del Parlamento europeo per l’anno prossimo e imparare cosa suscita preoccupazione fra gli eurodeputati in relazione al progetto presentato dalla Commissione. Vorrei ringraziare chi ha dato avvio a questa discussione precoce, la relatrice onorevole t Haug.
Vorrei assicurarvi che la Commissione europea e io stiamo dedicando molta attenzione a un’efficace gestione finanziaria e a una severa disciplina finanziaria. Apprezziamo la vostra costante attenzione e l’interesse per questi argomenti, onorevoli deputati.
Pertanto, pur comprendendo appieno le sue preoccupazioni, vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che il progetto preliminare di bilancio per il 2009 è stato preparato dalla Commissione nei limiti del periodo di programmazione finanziaria 2007-2013, dopo un’accurata valutazione delle previsioni di sviluppo economico e sociale e la fissazione di un margine adeguato, ben fondato per le sfide impreviste.
In sede di preparazione del bilancio per l’anno prossimo, abbiamo cercato di garantire che le priorità politiche trovassero una concreta espressione finanziaria e che gli obiettivi avessero una solida e consistente base di bilancio. Pertanto, ci si aspetta la massima crescita finanziaria dai programmi che incoraggiano lo sviluppo economico e la competitività, e da quelli che promuovono la libertà, la sicurezza e la giustizia, finanziati dalle corrispondenti categorie di bilancio.
Al fine di avere un bilancio per il 2009 che riflettesse gli obiettivi di politica estera dell’Unione e la piena partecipazione dell’Unione alle attività internazionali, la Commissione presenterà, in un futuro molto prossimo, un emendamento al progetto, fornendo calcoli accurati per il finanziamento della Palestina e del Kosovo. Ancor prima che le discussioni preliminari sul progetto di bilancio per il 2009 inizino nel Parlamento, la Commissione presenterà proposte sul finanziamento supplementare di misure a breve termine nei paesi in via di sviluppo che lottano per affrontare l’impatto dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari; siamo pronti a creare un “fondo alimentare” per i paesi in via di sviluppo.
Ho notato la vostra preoccupazione sulle spese finanziarie, specialmente quelle non inserite nella rubrica 5. Potere stare tranquilli che il progetto preliminare di bilancio per il 2009 contiene informazioni sufficientemente dettagliate sotto quell’aspetto e noi siamo disposti a fornire tutte le informazioni che doveste richiedere nella vostra risoluzione.
In conclusione, vorrei ringraziare la relatrice, l’onorevole Haug, per i suoi sforzi, grazie ai quali abbiamo già, a questo stadio iniziale, un elenco di nuovi progetti pilota e di azioni preparatorie. Incoraggerà una valutazione tempestiva delle possibilità di un loro finanziamento e faciliterà l’attuazione efficace dei progetti approvati dal Palamento.
Già la prossima settimana – questa settimana piuttosto – avremo un incontro tripartito e la settimana prossima il primo incontro di conciliazione per preparare la prima lettura nel Consiglio.
Sono sicura che quest’anno non vi saranno cambiamenti nell’atmosfera di cooperazione costruttiva di cui abbiamo fruito da diversi anni ormai e che riusciremo a raggiungere un accordo alla fine dell’anno.
Véronique De Keyser, relatore per parere della commissione per gli affari esteri. − (FR) Signora Presidente, in generale non sono per niente soddisfatta del progetto di bilancio per quanto riguarda la rubrica 4.
In primo luogo, constato ancora una volta la scarsità dei fondi assegnati a questa rubrica. E’ in totale contraddizione con le ambizioni affermate dall’Unione di svolgere un ruolo di global player. Non soltanto la rubrica 4 aumenta solo dell’1,8 per cento rispetto al bilancio 2008, ma tale aumento è inferiore all’aumento medio del bilancio del 3,1 per cento. Possiamo dire, quindi, che la parte riservata alle relazioni esterne e allo sviluppo diminuisce nel progetto preliminare di bilancio.
In secondo luogo, respingo l’approccio scelto dalla Commissione che si propone, già da adesso, di utilizzare lo strumento della flessibilità e gli aiuti d’urgenza per spese che sono in realtà prevedibili e programmate. Così il Medio oriente, il Kosovo, gli aiuti alimentari e l’assistenza macrofinanziaria sono chiaramente sottovalutati.
Prendiamo l’esempio della Palestina. Il PPB propone per quest’anno 171 milioni di crediti d’impegno e 100 milioni di crediti di pagamento. Nel 2007, abbiamo speso mezzo miliardo per i territori occupati, e oggi, nel 2008, nel mede di luglio, siano già a 365 milioni di euro. Che faremo l’anno prossimo? Prendere dallo strumento di flessibilità? Ridurre un margine che è già debole?
In terzo luogo, sono preoccupata per la crisi alimentare che si profila all’orizzonte e per gli effetti del cambiamento climatico. Se vi è una priorità per l’Unione, eccola! Nel PPB per il 2009, i crediti stanziati per gli aiuti alimentari aumentano solo di 6,8 milioni di euro, il famoso 3 per cento, mentre dalla fine di aprile 008, la Commissione ha chiesto il pagamento di milioni di euro supplementari e ci ha appena rivolto una richiesta complementare di 40 milioni di euro. Non è un comportamento serio. Accolgo con favore il lancio di un’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico e la creazione di un fondo per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, ma è opportuno aumentare il finanziamento di queste iniziative nel bilancio 2009 in aggiunta agli impegni previsti nel settore dello sviluppo.
Infine, per il Consigli, sono consapevole dell’importanza della politica di vicinato e della nostra cooperazione con i paesi del Mediterraneo, ma rifiuto, allo stato attuale del finanziamento della rubrica 4, di sostenere qualsiasi spesa supplementare dell’Unione per il Mediterraneo. E’ attraverso questi impegni a lungo termine, nei settori in cui si avvertono le esigenze, che si giudica la politica esterna e di sviluppo dell’Unione europea. In mancanza di mezzi sufficienti, la strategia di bricolage di bilancio scelta nella rubrica 4 ne darà una pessima immagine.
Maria Martens, relatore per parere della commissione per lo sviluppo. − (NL) Tutto questo è estremamente importante, ed è bene sapere che la situazione si trova in buone mani con l’onorevole Haug. Posso dire che cooperare con lei è stato estremamente piacevole. Sto parlando quale relatrice per il bilancio per la cooperazione allo sviluppo, e concordo con quelli che dicono che un aumento del bilancio ala rubrica 4 è urgentemente necessario.
Tuttavia, vorrei attirare l’attenzione, al riguardo, su due questioni che sono importanti dal punto di vista della cooperazione allo sviluppo. La prima è la crisi alimentare, e la seconda è la valutazione orientata ai risultati.
Come è già stato detto, la crisi alimentare è un problema molto grave, e noi dobbiamo cercare soluzioni attraverso il bilancio, sia a breve e a medio termine che per il lungo periodo. Per il breve termine, esistono gli aiuti alimentari. Accolgo con favore le iniziative elaborate dalla Commissione europea a questo proposito. Per il lungo periodo, abbiamo, in linea di principio, il programma speciale per la sicurezza alimentare nell’ambito dello strumento per ,a cooperazione allo sviluppo (DCI). Purtroppo, tuttavia, è solo agli inizi e non è ancora abbastanza funzionante. Il problema è quindi più grave nel medio termine.
Sia nei singoli paesi che nell’UE è riservata una scarsa attenzione alla sicurezza e alla produzione alimentare nei paesi in via di sviluppo, ma spesso questo non avvantaggia settori come la produzione alimentare, ma piuttosto, ad esempio, la costruzione di strade.
Comprendo la proposta della Commissione europea di usare per questo fine gli importi non spesi per l’agricoltura. Questo è molto complesso non solo dal punto di vista del bilancio, ma anche in altri sensi. I paesi che rispettano il loro impegno di riservare lo 0,7 per cento del PNL per gli aiuti allo sviluppo diranno: facciamo fare la stessa cosa agli altri paesi, facciamo rispettare anche a loro i loro impegni, allora forse anche noi potremo fare di meglio. Hanno un buon argomento di ci si deve tenere debito conto. In ogni caso, dovrà essere chiaro che il denaro deve essere realmente destinato alla sicurezza alimentare, all’aumento della produzione, all’aiuto a favore degli agricoltori poveri nei paesi poveri.
Il mio secondo punto riguarda la valutazione orientata ai risultati. In Europa aumenta la critica sulla cooperazione allo sviluppo, anche in paesi che sono sempre stati generosi e favorevolmente disposti verso lo sviluppo, Signora Presidente, dobbiamo andare oltre le intenzioni e realizzare una valutazione orientata ai risultati. Migliori effetti, migliori risultati. E’ questo il modo per convincere le persone.
Göran Färm, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. − (SV) Signora Presidente, innanzi tutto un forte ringraziamento a Jutta Haug, che ha tenuto conto di numerosi pareri della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. Ad esempio, ha sottolineato qualcosa che noni consideriamo importante, ovvero che vi è una certa discrepanza fra la strategia politica annuale della Commissione e il modo in cui viene effettivamente proposta nel bilancio, ad esempio per quanto riguarda il clima e la politica energetica.
Dopo tutto, l’anno scorso le discussioni sul bilancio della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia avevano riguardato principalmente due settori importanti, Galileo e l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Notiamo adesso che l’attuazione in questi settori è iniziata bene, anche se, ovviamente, continueremo a sorvegliarla. Quest’anno possiamo invece concentrarci sulla politica energetica e climatica.
Sono molte le opinioni su questi tempi nella commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. In particolare, ci siamo incentrati sul margine inadeguato, 82 milioni nella rubrica 1A. Non è sufficiente per queste importanti priorità. Comprendiamo che il Consiglio, procedendo adesso con il bilancio 2009, sta cercando di aumentare il margine, fra l’altro attraverso una serie di tagli amministrativi. Va bene, purché non crei difficoltà per l’attuazione del Settimi programma quadro, ma non sembra che sarà abbastanza.
Solo per dare un esempio degli ordini di grandezza di cui stiamo parlando: l’onorevole Buzek, relatore per il piano strategico europeo per le tecnologie energetiche, parla di 2 miliardi di euro l’anno a partire dal 2009 compreso, solo per questo piano. Non so se sia realistico, ma fa capire che la politica energetica e climatica esige una fetta sostanziale di nuovi finanziamenti.
Nel Settimo programma quadro e nel programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP), è stato destinato alla politica energetica e climatica un importo ragionevole, ma ricordiamoci che quei livelli erano stati fissati nel 2005, ovvero molto prima di quanto potessimo immaginare come sarebbe stata la politica climatica ed energetica nel 2008.
Stiamo anche per dare inizio ad una serie di imprese comuni, fra l’altro al fine di sviluppare .a tecnologia delle celle combustibili e del gas idrogeno. La Commissione propone adesso 30 milioni come primo stanziamento. Tuttavia, propone anche che il denaro sia preso dal programma di cooperazione del Settimo programma quadro e la sua sezione energia. Questo non rappresenta quindi nuovo denaro, è solo un esercizio di ridistribuzione.
Vogliamo creare un’immagine completa di tutti i finanziamenti per la politica energetica perché è quasi impossibile farlo attualmente. Si deve iniziare assegnando sostanziali nuoce risorse, già nel 2009. Inoltre, siamo convinti che il settore dell’energia e del cima costituisca l’argomento più potente per avviare all’inizio dell’anno prossimo un’adeguata revisione intermedia del bilancio di lungo periodo.
Eva Lichtenberger, relatore per parere della commissione per i trasporti e il turismo. − (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, essenzialmente posso concordare con le dichiarazioni della relatrice, l’onorevole Haug. Sono valide, a mio avviso, anche per il bilancio messo a disposizione per i trasporti. La proporzione del bilancio assegnato ai trasporti è certamente cresciuta, ma questo è dovuto principalmente agli aumenti per il programma Galileo. I motivi di questi aumenti sono una storia infinita e hanno qualcosa a che vedere con la politica industriale in Europa.
Tuttavia, la mia critica sul progetto preliminare di bilancio che stiamo discutendo, è che abbiamo bisogno di più denaro per i diritti dei passeggeri, perché questo settore riguarda i diritti dei cittadini europei. La cosa più importante, comunque, è che ci occorrono più fondi per la ricerca e per nuove strategie di trasporto, in modo da potere arrivare alla fine ad una mobilità che non sia dannosa per l’ambiente. Anche le reti transeuropee devono essere rigorosamente controllate, perché in questo campo sono spese ingenti somme di denaro.
Kyösti Virrankoski, relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. − (FI) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare l’onorevole Haug per la sua buona relazione.
Le misure di sostegno diretto e le misure rivolte al mercato sono centrali nel bilancio per l’agricoltura e trovano il loro massimale nel quadro di finanziamento. Le spese rimangono a 2 027 000 000 al di sotto del massimale, che è di 42,8 miliardi di euro. E’ un aumento del cinque per cento.
La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale si aspetta che parte di questo margine possa essere usato per il programma per la distribuzione di frutta ai bambini nelle scuole, promuovendo quindi sane abitudini alimentari. L’obesità e un problema sempre più diffuso fra i giovani.
La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale si aspetta anche l’adozione di misure per creare un fondo di ristrutturazione per il settore del latte. La commissione si occupa anche di piani in cui questo margine sia usato per ammodernare l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo. A tal fine andrebbero usati i fondi a titolo della rubrica 4 per le misure esterne, e non quelli della rubrica 2.
La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale si interessa anche delle misure per lo sviluppo rurale. L’anno scorso sono rimasti non spesi 2,8 miliardi di euro, motivo per cui il Parlamento monitorerà con attenzione l’attuazione dei programmi di sviluppo rurale.
László Surján, a nome del gruppo PPE-DE. – (HU) Grazie per la parola. La relazione dell’onorevole Haug, cui vorrei esprimere il mio apprezzamento e il mio ringraziamento, sintetizza con accuratezza quello che il Parlamento pensa del progetto preliminare di bilancio. Ascoltando il discorso del signor Commissario, ho pensato che la relatrice e il Commissario si incastrano insieme, e questo potrebbe darci un certo entusiasmo. Ho un piccolo problema: le frasi dell’onorevole Haug sono state formulate con un piglio critico e il Commissario ha espresso le sue intenzioni di riassicurazione. Sono lieto delle sue intenzioni, ma vorrei anche vedere le cifre in un formato che sia coerente con le intenzioni.
Vorrei sottolineare due pensieri su questa materia complessa. La Presidenza francese, così come noi, è interessata a un’Europa forte, ma purtroppo proprio adesso è andata via. A tal fine, è’ necessario un bilancio adeguato. La Francia comprender l’Europa e ha fatto molto per lei. Speriamo che alla fine si farà cessare queste falcidie di risorse. La Presidenza deve capire che ogni centesimo speso per programmi sottofinanziati è uno spreco di denaro.
Il partito popolare vuole che si generi valore dalle spese di bilancio, quindi è disposto ad agire nell’interesse di una maggiore efficienza, in altre prole contro i programmi con scarsi rendimenti, la corruzione o le spese guidate dalla politica interna.
L’eccedenza nel bilancio per l’agricoltura sta cambiando a causa dell’impatto dei mercati globali. Sono emerse diverse idee su dove dovremmo indirizzare le nostre spese. Mi oppongo a decisioni improvvise, ingiustificate, sia che riguardino il bilancio 2008 o il bilancio 2009. Inoltre, l’Unione ha gravi dediti in questo settore. I nuovi dodici Stati membri dovranno aspettare dieci anni prima di ricevere lo stesso sostegno di quelli vecchi. La concorrenza sarà quindi distorta nel mercato unico per un decennio. Questa iniqua situazione si è verificata a causa della mancanza di denaro. Se adesso risulta che vi è ancora denaro nel bilancio per l’agricoltura, si impone allora l’obbligo morale di ricompensare questo svantaggio competitivo.
Dirigere il denaro destinato all’agricoltura ad altri settori è un’idea che è stata sostenuta anche da alcuni del capi dei nuovi Stati membri, ma nessuno dovrebbe essere ingannato dall’impulso patologico di accondiscendere ai leader post-comunisti; non è più da Mosca, ma da Bruxelles che si aspettano una pacca sulle spalle.
Fra l’altro, dobbiamo affrontare anche i problemi africani, dato che gli aiuti concessi nell’ambito del bilancio agricolo, sottoforma di semi e di concimi, si scontrano con una triste realtà. Gli aiuti finanziari possono risolvere a stento la mancanza di prodotti.
Il mio gruppo sosterrà l’emendamento tripartito sul cambiamento climatico, e attenderà con interesse di scoprire cosa si cela dietro la sorprendente riduzione del livello di pagamenti. Grazie per la vostra gentile attenzione.
Catherine Guy-Quint, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il Parlamento decide delle priorità politiche del bilancio in una situazione difficile, sia sul piano interno che esterno. Dobbiamo affrontare numerose sfide, mentre il quadro delle prospettive finanziarie è molto limitato. Accolgo, quindi, con particolare favore il lavoro coraggioso e politico della relatrice, l’onorevole Jutta Haug. E’ riuscita ad bruciare le tappe della procedura di bilancio per consentirci di formulare gli orientamenti della nostra istituzione. Questa nuova procedura offre maggiore chiarezza, e quindi maggiore democrazia, al cittadino. E’ stato quindi possibile comprendere e discutere le priorità delle commissioni parlamentari e dei gruppi politici.
Purtroppo devo deplorare ancora una volta la mancanza di ambizione del Consiglio e la sistematicità dei tagli al PPB della Commissione, Constatiamo che la sua ambizione è risparmiare sulle spese amministrative. Non si tratta di individuare una priorità politica, ma di fare risparmi tecnici che, talvolta, raddoppiano il margine in altre rubriche, come ha detto Göran Färm a proposito della rubrica 1a. Inoltre, non capisco i tagli di linee fatti nei pagamenti: meno di un miliardo di euro rispetto al PPB.
Per quanto riguarda la rubrica 2, la questione è chiara. Nel 2008, abbiamo lasciato un margine inutilizzato di oltre 3 miliardi di euro. Per il bilancio 2009, la Commissione propone un margine di oltre 2 miliardi e il Consiglio va ancora oltre, aumentando questo margine a 2,4 miliardi, Tuttavia, non mancano le esigenze nello sviluppo rurale, e neanche in materia di energia, immigrazione, riscaldamento climatico e solidarietà internazionale.
Nel momento in cui la questione della sovranità alimentare si pone in modo sempre più evidente, nel momento in cui sembra che, se non facciamo niente, cibarsi diventerà un lusso in Europa, il Consiglio sceglie di ridurre le spese agricole. Allora, anche se non avete toccato le linee che fanno parte della nostra priorità tradizionale, avete dimenticato di aumentare quelle sulle quali fate promesse. Allo stesso modo, dopo il fallimento del referendum irlandese, e due anni dopo i referendum francese e olandese, non è chiaro che la comunicazione e l’informazione ai cittadini siano attività importanti che hanno bisogno di investimenti considerevoli? A furia di negare questa esigenza essenziale di informazione, di comunicazione e di ascolto dei cittadini, raccogliamo il risultato di questo autismo in ogni consultazione e sondaggio.
Infine, non capirò mai il comportamento del Consiglio per quanto riguarda la rubrica 4. la constatazione è chiara, costante. Questa rubrica è drammaticamente sottofinanziata, e quindi si dovrebbe vietare di fare promesse che non sono mai mantenute. Come potete avere l’ambizione di risolvere i problemi legati allo sviluppo delle relazioni multilaterali, i problemi della fame nel mondo o del consolidamento della democrazia se non proponete alcun aumento? Voi proponete addirittura dei tagli alle politiche che funzionano.
Ci resta solo una cosa da fare fra qualche settimana: riprendere il controllo e la stesura di ogni linea di bilancio, e studiare anche tutte le possibilità per ritrovare un quadro di bilancio che consenta all’Unione di dotarsi di un bilancio realista e solidale per il 2009.
Anne E. Jensen, a nome del gruppo ALDE. – (DA) Signora Presidente, signora Commissario, vorrei iniziare ringraziando l’onorevole Haug per la sua cooperazione su questa relazione, che il mio gruppo può sostenere. Posiamo sostenere anche alcuni emendamenti presentati dal gruppo del PPE-DE e del gruppo dei Verdi/ALE. Il bilancio dell’UE è un importante strumento politico, ovviamente, anche se è un bilancio modesto rispetto all’economia globale,. Il bilancio per il 2009 deve naturalmente riflettere anche priorità politiche, ma è quello che stiamo vedendo? I capi di Stato e di governo dell’UE hanno adottato un’ambiziosa agenda sulla politica energetica: queste ambizioni possono ritrovarsi nel bilancio? No. Non vi sono nuove priorità chiare di questo tipo. Ad esempio, i capi di Stato e di governo hanno deciso che dovevano essere previsti 12 progetti pilota per centrali nucleari a carbone che si avvalgono della tecnologia di cattura e lo stoccaggio di CO2, ma nessuno sa da dove dovrebbe arrivare il finanziamento. Questi progetti pilota non dovrebbero essere contenuti nel bilancio dell’UE? Sto solo chiedendo.
I capi di Stato e di governo vogliono per quest’autunno avere un’ambiziosa politica comune in materia di rifugiati, integrata dall’adozione di un patto sull’immigrazione. Cosa ne è delle ambizioni per l’agenzia di controllo delle frontiere Frontex, il cui compito è aiutare i paesi particolarmente vulnerabili a gestire il flusso di immigrati che sfuggono alla povertà? Da quello che abbiamo sentito, non vi è denaro sufficiente per soddisfare questa ambizione.
La politica estera è cronicamente sottofinanziata. E questo è visibile quest’anno, quando ancora una volta non esiste un bilancio realistico per gli aiuti alla Palestina e al Kosovo. Il gruppo socialista ha proposto di trasferire le somme non spese dall’agricoltura a settori in cui il quadro di bilancio è troppo limitato. Questa è la soluzione cui riamo ricorsi per il finanziamento del sistema di navigazione satellitare Galileo. La Commissione, d’altro canto, ha proposto di finanziare gli aiuti allo sviluppo a titolo del bilancio agricolo. Non credo che sia una buona idea. Che caos!.
Il mo gruppo non può accettare, a priori, che stiamo discutendo adesso una revisione delle prospettive finanziarie. Sono infatti i ministri delle Finanze degli Stati membri che devono dimostrare come intendono riconciliare le ambizioni politiche dei capi di Stato e di governo con i massimali stabiliti nel quadro di bilancio.
Gérard Onesta, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signora Presidente, la nostra collega, Jutta Haug, fa bene ad allertare la Commissione sui possibili miglioramenti del progetto quando parla di trasparenza delle spese amministrative, soprattutto delle agenzie, di una migliore programmazione finanziaria o di una migliore valutazione delle risorse umane.
Vorrei soffermarmi su un paragrafo della relazione Haug, che segnala la mancanza di correlazione fra la necessità di lottare contro il cambiamento climatico e il bilancio dell’Unione europea. Il nostro bilancio corrisponde all’incirca all’1 per cento del RNL continentale, ed è ridicolo quando lo paragoniamo al 20 per cento del RNL che gli Stati Uniti impegnano a livello federale.
La Commissione ci dice che assorbe il 10 per cento di questa piccola percentuale per il cambiamento climatico, vale a dire lo 0,1 per cento del RNL. La convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, la relazione Stern, il PNUS, la Banca mondiale, ci dicono che, per contrastare realmente quell’impatto, si dovrebbe mobilitare fra lo 0,6 e l’1,6 per cento del RNL. La relazione Stern parla addirittura del 2 per cento del RNL. La Commissione si trova quindi fra il 500 e il 2 000 per cento al di sotto di quello che ci dicono tutte queste relazioni internazionali.
Ecco un’altra cifra interessante: per aiutare i paesi in via di sviluppo, la convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico – sempre la stessa – ci dice che occorrerebbero 100 miliardi di dollari l’anno per finanziare tutti questi progetti. La Commissione ci dice che è interessante, che stringerà un’alleanza mondiale per il cambiamento climatico e che destinerà 20 milioni di euro l’anno per tre anni. Esiste quindi un notevole divario fra le esigenze e i mezzi messi a disposizione. E quando dico divario, intendo persino una voragine talmente abissale che vi si potrebbe immagazzinare tutto il carbonio dell’atmosfera.
So bene che la Commissione ha poco margine di manovra; le spese sono fisse, le dotazioni per ciascun programma sono fisse; le misure da finanziare per ciascun programma e le dotazioni sono fisse e inoltre il Consiglio non ha voglia di muoversi, peggio, taglia le spese. Ma fortunatamente, la Commissione ha comunque un diritto di iniziativa, di cui si avvale! Siamo sotto i massimali delle prospettive finanziarie. L’onorevole Guy-Quint l’ha detto. Abbiamo almeno 2 miliardi di margine. Se non utilizziamo questi 2 miliardi di margine, non è solo un simpatico errore di tecnica di bilancio, è mancata assistenza al progetto europeo in pericolo, è mancata assistenza al pianeta in pericolo.
(Applausi)
Wiesław Stefan Kuc, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, signora Commissario, all’inizio della nostra legislatura lottavamo tutti per aumentare i fondi destinati all’attuazione dei compiti affidati all’UE. Purtroppo, nel quadro di bilancio per il periodo 2007-2013, il Consiglio non ha avvertito la necessità di aumentare il livello del bilancio dell’UE. Adesso stiamo assistendo alle fatali conseguenze di quella decisione.
Oltre all’attuazione dei compiti derivanti dalla strategia di Lisbona, di recente avevamo visto un aumento di altre azioni comuni. Vorrei citarne solo qualcuna: reti di trasporto transeuropee, Istituto europeo per la tecnologia, lotta contro il cambiamento climatico. Abbiamo già incontrato problemi nel finanziamento del programma Galileo, e adesso iniziano a farsi strada altri problemi, ma su scala molto più ampia. Perché proporre obiettivi superbi quando sappiamo che non avremo il denaro per finanziarli? La tecnica di ridurre i finanziamenti destinati alla politica agricola comune e di trasferirli ad altri compiti non ci porterà lontano e cosa ne sarà dei programmi che erano stati avviati?
La collega Haug ha dovuto affrontare il difficilissimo compito di cercare di soddisfare le nostre aspettative almeno in parte. Mi congratulo sinceramente con lei per il modo in cui ha svolto il suo compito, e mi auguro che non saranno presentati troppi emendamenti.
Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI) Signora Presidente, il bilancio della Commissione è molto austero.
La relazione dell’onorevole Haug, a ragione, attira l’attenzione sui margini limitati in molte rubriche. La minore flessibilità è presente nella rubrica 4. E’ ovvio che le risorse da dare alla Palestina e al Kosovo nel 2009 non rientreranno nel quadro di bilancio. In linea di principio, è discutibile se lo strumento di flessibilità possa essere usato per queste necessità conosciute che eccedono gli importi di bilancio per quella rubrica.
Il nostro gruppo sostiene la lotta contro il cambiamento climatico, e avremmo voluto che questo obiettivo risultasse in modo più chiaro nel bilancio. Invece, gli importi per la politica di sicurezza e di difesa, che servono alla militarizzazione dell’UE non appartengono al bilancio comune, sebbene il Consiglio lo proporrebbe, specialmente adesso, durante la Presidenza francese.
Si è creata una nuova situazione quando l’Irlanda, democraticamente, ha respinto il progetto di costituzione dell’UE e questo sta avendo un impatto imprevisto sul progetto di bilancio per il 2009.
(Applausi)
Sergej Kozlík (NI). – (SK) Per l terzo anno di seguito, si sta gradualmente acuendo il divario fra le previsioni di bilancio a lungo termine e la realtà di bilancio.
I governi degli Stati membri non stanno utilizzando le risorse di bilancio in modo sufficientemente dinamico e queste ultime sono quindi relegate come risorse di bilancio congelate. I volumi aumentano di anno in anno.
D’altro canto, la tendenza verso un aumento, a metà anno, dei pagamenti va scemando non solo in relazione al prodotto nazionale lordo, ma anche in termini assoluti di metà anno. Accettando questo approccio, il Parlamento sta creando un ambiente più gentile e meno impegnativo per i governi degli Stati membri. Questo, in futuro, avrò come conseguenza un minor livello di attuazione di politiche europee fondamentali. La situazione è preoccupante e la relatrice Jutta Haug, correttamente, attira l’attenzione su questo punto sotto diversi aspetti.
Vorrei mettere in evidenza la costante diminuzione relativa e assoluta delle spese per la concorrenza e la politica di coesione, che è intesa a sostenere la crescita economia e l’occupazione. Tale sviluppo non fa nulla per rafforzare la fiducia de cittadini nelle politiche dell’UE. Non è una buona notizia ala vigilia dell’anno elettorale 2009.
Reimer Böge (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, la relazione Haug presenta la nostre prime riflessioni sul progetto preliminare di bilancio in una fase molto precoce, e stiamo combinando queste riflessioni con un mandato di conciliazione in plenaria che si svolgerà il 17 luglio.
Ovviamente, senza il trattato di riforma, alcuni punti importanti della politica comune orientata al futuro non sono ancora evidenti, ma anche senza il trattato, molte cose suggeriscono di riformulare il progetto preliminare di bilancio: gravi e sostanziali disavanzi, in particolare nella politica estera e di sicurezza, e l’UE quale “partner globale” nella rubrica 4; e si deve tenere conto, inoltre, dei risultati attesi dal Vertice dei G8 e delle conclusioni del Consiglio europeo del 19-20 giugno.
In almeno 13 paragrafi, il Consiglio europeo ha presentato infatti un vasto programma per la revisione della programmazione finanziaria pluriennale: futuro sviluppo di Frontex; Europol; rafforzamento di Eurojust; misure per affrontare i disastri naturali; progetti pilota per i biocombustibil di seconda generazione e tecnologia pulita del carbone; fondi per l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo; aiuti per la sicurezza e la stabilizzazione alimentare; aumento degli aiuti pubblici allo sviluppo allo 0,7% del PNL entro il 2015; assistenza commerciale per i paesi in via di sviluppo; politica di immigrazione; e nuove risorse finanziarie per lottare contro il cambiamento climatico.
Sono ansioso di vedere come i ministri delle Finanze, con cui adesso dobbiamo negoziare, affronteranno questa serie di innovazioni presentate dai capi di Stato e di governo, e quali cifre e proposte forniranno per sostenere le conclusioni politiche di questi capi di Stati e di governo.
Vorrei concentrarmi su due elementi supplementari,: sostengo espressamente le linee generali che la relatrice ha elaborato, grazie all’intensa cooperazione, anche con le commissioni specialiste. Se la Commissione sta pensando adesso di ottenere risparmi dall’agricoltura per un nuovo programma destinato agli agricoltori nei paesi in via di sviluppo, allora è invitata a discutere da dove provengono questi fondi. Tuttavia, fare entrare furtivamente un progetto del genere nella rubrica 2, cerando una nuova base giuridica non va bene! Se l’intenzione è finanziarlo in questo modo, tenendo conto dei commenti che abbiamo formulato, questo costituisce una revisione delle prospettive finanziarie e rientra nella rubrica 4.
In secondo luogo, dobbiamo discutere ulteriormente se procedere limitandoci ad assegnare questi fondi alle Nazioni Unite o alla Banca mondiale, senza avere accesso ai controlli interni e senza garanzie certe per correggere le priorità politiche. Data l’esperienza che abbiamo avuto, non è così semplice!
Ovviamente, sappiano che, ad esempio, abbiamo speso tre volte di più per la Palestina nel 2009, come indicato nel PPB per il 2009. Viste le nuove sfide, il vecchio trucco di finanziare la politica estera e di sicurezza comune e nuove priorità a spese dei paesi in via di sviluppo nella rubrica 4 non è più accettabile e non lo tollereremo.
Costas Botopoulos (PSE). - (EL) Signora Presidente, signora Commissario, il bilancio è uno strumento politico, non contabile e questa relazione ha il grande merito, credo, di andare oltre i tecnicismi e di formulare alcuni punti politici.
I due punto più importanti sono: il primo, che il bilancio non è all’altezza delle esigenze e delle ambizioni dell’UE e, il secondo, il bilancio non riflette le priorità politiche dell’UE, così come specificamente indicate dalle sue alter agenzie.
Sul primo punto, cosa possiamo fare? Cosa dice la relazione? Chiediamo un aumento del bassissimo livello di stanziamenti di pagamento. Inoltre, e questo è molto importante, chiediamo il migliore uso possibile dei margini. In altre parole, se possiamo evitare di sprecare denaro per alcune politiche per fare in modo che sia usato per le politiche comunitarie, è molto importante farlo.
Sul secondo punto, possiamo vedere che il bilancio, come ho detto, no riflette le priorità politiche. Farò due esempi, menzionati già da altri colleghi, ma li ripeterò.
Lo scorso anno politico, quali abbiamo pensato fossero i problemi più gravi che l’UE stesse affrontando? La politica energetica, il cambiamento climatico, l’approvvigionamento alimentare. Gli importi assegnati dal bilancio per lottare contro questi problemi economici erano molto bassi.
La seconda questione, come molti hanno detto, è la politica estera. Adesso che l’Europa si sta aprendo e sta spiegando le sue ali, stiamo riducendo le spese ancora una volta.
Terzo: e vorrei insistere su questo punto: la politica di comunicazione. Vediamo cosa sta accadendo: il problema che l’UE sta affrontando in termini di crisi istituzionale va avanti. Ci occorrono iniziative politiche, comunicazione e denaro.
Jan Mulder (ALDE). – (NL) Per iniziare, vorrei ringraziare l’onorevole Haug e la signora Commissario. Nelle mie note avevo menzionato anche la Presidenza francese, ma purtroppo il suo rappresentante è già scomparso.
Un aspetto di questo bilancio che attira gli Stati membri è la bassa percentuale di stanziamenti di pagamento. Credo che lo 0,9 per cento sia la percentuale più bassa che abbiamo mai visto negli ultimi anni. Spetta a noi valutare se sia realistico o meno. Non ho nulla contro il mantenimento della percentuale, ma deve essere realistica, e abbiano già sentito che potremmo dovere affrontare tutta una serie di nuove priorità.
Una delle cose che dovremo affrontare, come molti hanno già detto, è la rubrica 4. Se guardiamo a questa rubrica, una delle molte organizzazioni destinatarie dei fondi sono le Nazioni Unite. Sono appena tornato da una visita in Kosovo per la commissione per il controllo del bilancio; le cose che abbiamo sentito lì sulle Nazioni Unite non ci hanno ispirato grande ottimismo. Credo che la Commissione dovrebbe riconsiderare la politica verso questa organizzazione.
Un altro aspetto è la rubrica 5. Credo che il margine sia attualmente a 121 o 123 milioni,. Come sarà questo margine alla luce della galoppante inflazione., dal quattro al cinque per cento l’anno. Quali sono le conseguenze per le spese della Commissione per le risorse umane, gli edifici, eccetera, e quali conclusioni dovremmo trarre?
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). – (PL) Signora Presidente, vi sono quattro questioni in questo dibattito sulle quali vorrei attirare l’attenzione. L’importo dei fondi per gli impegni nel bilancio del 2009 è l’1,04 per cento del PNL, e solo lo 0,9% del PNL per i pagamenti, il che equivale a una riduzione pari quasi al 3,3 per cento rispetto ai pagamenti nel 2008. Con un bilancio così esiguo, sarà difficile attuare le priorità formulate dalla Commissione e dal Parlamento, specialmente dato che queste priorità aumentano sensibilmente di anno in anno. In terzo luogo, i fondi menzionati nella rubrica 4, con il suo titolo caratteristico “L’UE quale partner globale”, meritano particolare attenzione perché sono solo l’1,8 per cento in più rispetto al 2008, anche se è stato evidente per anni che è un settore costantemente sottofinanziato. Quarto punto, un aumento così modesto dei fondi della rubrica 4 è ancora più sconcertante, perché è proprio lì che troveremo i fondi per gli aiuti alimentari dell’UE ai paesi in via di sviluppo e dato che il prezzo delle materie prime agricole è aumentato del dodici per cento negli ultimi 10-15 mesi.
Per concludere, vorrei congratularmi con la relatrice, l’onorevole Haug, per una relazione completa che dimostra, ancora una volta, come Commissione e Consiglio abbiano un approccio triste, da un punto di vista contabile, al processo di stesura del bilancio preliminare.
Margaritis Schinas (PPE-DE). - (EL) Signora Presidente, signora Commissario, stiamo stabilendo un chiaro mandato di conciliazione per le discussioni che avremo con il Consiglio la settimana prossima.
Comprendo il motivo per cui molti colleghi che hanno parlato prima abbiano chiesto di compiere un ulteriore sforzo sulle questioni inerenti ai loro poteri (relazioni esterne), ma credo che quest’anno, in particolare, questo mandato dovrebbe riguardare quello che i cittadini si aspettano dal bilancio, piuttosto che quello che alcuni di noi si aspettano o per interessi speciali o per loro preoccupazioni.
Dobbiamo incentrarci sulle quattro questioni che, a mio avviso, sono le più scottanti per i cittadini dell’Europa di oggi, ovvero: aumento dei prezzi, cambiamento climatico, competitività e ambiente.
Sono i quattro punti sui quali dovremmo basare il nostro mandato. Credo che siamo sulla buona strada, ma non dobbiamo perdere di vista questo schema.
Vorrei dire qualcosa sull’idea che il Presidente Barroso ci ha esposto ieri e che presenterà al Vertice dei G8 oggi o domani, se non erro, sulla sicurezza alimentare. E’ un’idea che dovremmo esaminare, ma dalla prospettiva standard del modo in cui redigiamo il bilancio dell’UE: in altre parole, dovremmo discuterla con il Consiglio come principio di bilancio e valutare se dovrebbe essere presentata come proposta dell’UE nei forum internazionali.
Per concludere, vorrei dire qualche parola sull’immigrazione. Vengo da uno Stato membro che è soggetto a un’enorme pressione alle sue frontiere esterne, che sono anche frontiere dell’UE, specialmente quelle marittime. Penso che dovremmo compiere uno sforzo speciale quest’anno per quanto riguarda la questione di Frontex, in particolare la sua dimensione marittima, con attività come l’operazione Poseidon nel Mare Egeo, che solo lo scorso anni, nei mesi estivi, ha potuto far fonte a una media di 700-800 casi di immigrazione clandestina.
Ci serve questo sforzo, proprio come ci serve marchio, almeno, sul bilancio – e sono in sintonia con altri deputati sull’obiettivo di raggiungerlo – per garantire che per la prima volta avremo un meccanismo di solidarietà fra gli Stati membri per quanto riguarda i costi amministrativi e l’onere amministrativo di accogliere gli immigrati.
E’ qualcosa che non abbiamo ancora, e che invece ci occorre. E questo mette sotto pressione alcuni Stati membri, e io credo che abbiamo una responsabilità speciale per farlo funzionare.
Concludo così come ho iniziato. Nessun bilancio può avere successo se non risponde alle aspettative dei cittadini, piuttosto che a interessi particolari e ai gruppi di lobby.
Vladimír Maňka (PSE). – (SK) Ringrazio l’onorevole Haug per la sua eccellente relazione.
Il progetto di bilancio per il 2009 consente, da un lato, il consolidamento dei programmi approvati per il periodo finanziario dal 2007 al 2013 e dà maggiore importanza, dall’altro, alla necessità di risolvere questioni e sfide urgenti. Nella politica regionale, è nel nostro interesse migliorare la situazione sociale ed economica degli abitanti delle regioni sottosviluppate. Il nostro obiettivo è ridurre la disuguaglianza fra le regioni europee. Rispetto al 2008, i pagamenti a titolo delle spese nella sottorubrica 1b si sono ridotti del 14 per cento circa. Ovviamente, volgiamo essere in grado di affrontare le sfide attuali e future, rispettando il principio di solidarietà nell’intera Comunità. Dobbiamo quindi garantire che le risorse di cui abbiamo bisogno per la politica di coesione continueranno a essere disponibili n futuro.
Per potere convincere i nostri cittadini che le loro risorse finanziarie sono usate in modo responsabile, dobbiamo assicurare l’attuazione efficace dei programmi operativi e dei grandi progetti. Le analisi e le relative misure poste in essere dagli Stati membri svolgeranno un ruolo chiave. Sarà importante valutare i risultati della politica di coesione per il periodo dal 2000 al 2006.
Nathalie Griesbeck (ALDE). – (FR) Signora Presidente, vorrei congratularmi, innanzi tutto, con Jutta Haug, che ha presentato con passione una relazione di bilancio completa, rigorosa e nello stesso tempo molto coraggiosa, che è stata approvata all’unanimità dalla commissione per i bilanci e che mira a precisare le richieste di trasparenza e di chiarezza del nostro Parlamento per la preparazione del bilancio 2009.
Certo, mette in evidenza le grandi esigenze del Parlamento, le politiche legate alla competitività, le politiche regionali, le politiche in materia di ricerca e sviluppo, di sostegno all’agricoltura, della sicurezza alimentare e poi, in misura minore, delle esigenze relative alla politica estera e di vicinato dell’Unione, come è già stato sottolineato.
Ma, nel breve tempo che mi è assegnato, vorrei insistere, al di là di queste politiche strutturali, sull’importanza di evitare in futuro di sacrificare i crediti della sottorubrica 3 b. Nell’attuale contesto di sfiducia verso l’Unione, di difficoltà per l’Europa a fare sognare i popoli europei, mi sembra essenziale che, attraverso le politiche della cultura, della gioventù e della salute, possiamo creare una reale cittadinanza europea. E deploro, insieme a Jutta Haug, che proprio le attività importanti per la visibilità di quello che l’Europa fa per i cittadini abbiano ottenuto gli aumenti più deboli.
Infine, per concludere, vorrei invitare il Consiglio e la sua Presidenza, di cui, amia volta, deploro l’assenza in questo momento importante del dibattito, a evitare, come ha fatto per abitudine gli anni scorsi, di operare tagli netti nella prima lettura del PPB. Per questo, è necessario che le nostre istituzioni cooperino strettamente e che il Parlamento europeo sia consultato a pieno titolo non solo nel suo ruolo di codecisore europeo, ma soprattutto di rappresentante dei cittadini, attraverso l’atto politico più importante che è l’adozione del bilancio.
Valdis Dombrovskis (PPE-DE). – (LV) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, parlando del progetto di bilancio per il 2009 preparato dalla Commissione europea, dovremo osservare, innanzi tutto, che l’importo totale degli stanziamenti d’impegno è aumentato a 134,4 miliardi di euro, che rappresenta un aumento del 3,1 per cento. Nello stesso tempo, l’importo degli stanziamenti di pagamento è diminuito del 3,3 per cento, mentre l’importo degli stanziamento di pagamento per la politica di coesione dell’UE ha registrato la diminuzione più rapida, il 14 per cento. Ovviamente, la riduzione degli stanziamenti di impegno per la politica di coesione è collegata ai protratti problemi di programmazione che impediscono agli Stati membri di iniziare ad assorbire pienamente i fondi comunitari. La Commissione europea, tuttavia, si è incentrata sul riuscito inizio in termini di utilizzazione delle risorse e sulla riduzione degli oneri amministrativi, invece che su una riduzione meccanica degli stanziamenti di pagamento. Credo che dovremo affrontare seriamente tale questione ancora una volta nella riunione di conciliazione. Per quanto riguarda la rubrica 4 del bilancio UE, relativa all’UE quale “partner globale”, è ovvio che l’importo di risorse proposto dalla Commissione europea è insufficiente. E’ necessario riconsiderare la stesura della rubrica 4 del bilancio, tenendo conto degli impegni dell’UE in Kosovo, Palestina e altrove, e per arrivare a cifre realistiche. Per quanto riguarda le nuove priorità dell’UE, ovvero la politica energetica europea comune e la lotta contro il cambiamento climatico, l’importo attuale delle risorse di bilancio comunitario per questo obiettivo è ovviamente insufficiente. Certo, importanti modifiche alla struttura del bilancio dell’UE possono essere realizzate solo nell’ambito di una revisione a medio termine delle prospettive finanziarie dell’UE, ma già prima possono essere introdotte modifiche specifiche, ad esempio autorizzando i nuovi Stati membri a indirizzare una parte maggiore dei fondi dell’UE verso obiettivi di efficienza energetica e programmi per il riscaldamento domestico. Infine, in merito alle questioni istituzionali, la procedura di bilancio 2009 era iniziata con al presunzione che il Trattato di Lisbona sarebbe entrato in vigore l’ano prossimo. L’attuale situazione con il Trattato di Lisbona non è molto chiara ed è importante concordare su quali cambiamenti procedurali introdurrà nei lavori delle istituzioni sul bilancio comunitario. Grazie per la vostra attenzione.
Gabriela Creţu (PSE). - (RO) Sostenere il mercato interno è del tutto giustificato se raggiungiamo un elevato livello di soddisfazione dei consumatori, con prodotti e servizi sicuri, nonché modi efficienti per risolvere i problemi che possono verificarsi, a condizione di garantire una concorrenza leale.
Le proposte presentate dalla commissione IMCO per il bilancio 2009 vanno in questa direzione. Chiediamo finanziamenti supplementari per la rete SOLVIT che, nonostante le aspettative giustificate, non ha raggiunto l’efficienza prevista per risolvere i problemi legali che i cittadini affrontano nel mercato interno.
Sosteniamo anche l’ulteriore finanziamento dei progetti concernenti i consumatori, la ricerca di mercato, compresi i prezzi, nonché misure di controllo del mercato.
I dati raccolti possono spiegare le potenziali distorsioni e contribuire a trovare misure adeguate per correggere situazioni negative. Notiamo che, nella maggior parte dei capitoli che stiamo discutendo, i finanziamenti sono adeguati, ma insistiamo, preoccupati, su un certo aspetto: l’attuale struttura delle spese di bilancio è completamente priva di trasparenza
Quindi, il controllo democratico sulla destinazione del denaro pubblico è compromesso, fatto questo che il Parlamento deplora fermamente.
Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE). - (RO) La prima relazione del parlamento europeo sul progetto preliminare di bilancio per il 2009 dovrebbe indicare molto chiaramente le attuali priorità politiche dell’Unione europea.
Ritengo, quindi, che la relazione abbia sottolineato in larga misura le insufficienze di bilancio per quanto riguarda la lotta contro il riscaldamento climatico, ma non abbia insistito abbastanza sul problema della crisi alimentare che i cittadini europei stanno affrontando. La crisi del prezzi e l’insicurezza alimentare che affrontiamo per la prima volta in più di trent’anni devono fare parte delle priorità di bilancio.
Ritengo che l’unico strumento per rispondere con efficacia alla situazione sia la politica agricola comune. Questa, e solo questa può garantire una produzione sufficiente di prodotti alimentari in Europa.
Per questo motivo, non concordo sull’uso dei margini disponibili nella rubrica 2 del bilancio europeo per altri settori e non per l’agricoltura. In secondo luogo, assistiamo da diversi anni al riorientamento, in vari modi, del denaro del primo pilastro, ovvero dei pagamenti diretti agli agricoltori ai progetti per lo sviluppo rurale del secondo pilastro.
Vi ricordo che i progetti per lo sviluppo rurale non porteranno ad un aumento della produzione in Europa né, implicitamente, alla soluzione dell’attuale crisi alimentare.
Anche se la tendenza di applicare questi trasferimenti attraverso la modulazione dura da diversi anni, attualmente ci occorrono le misure migliori per le sfide che dobbiamo affrontare e queste misure sono gli strumenti tradizionali della politica agricola comune.
PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS Vicepresidente
Szabolcs Fazakas (PSE). - (HU) Grazie per la parola, signora Presidente. Signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei congratularmi con la relatrice, l’onorevole Haug, per l’eccellente lavoro svolto finora e per la posizione esauriente che ci ha presentato, grazie alla quale ha cercato di creare un bilancio dal quadro ristretto a disposizione che può aiutarci a portare a buon fine le nostre priorità e rispondere nello stesso tempo alle sfide globali che ci attendono.
In vista della stagflazione che minaccia l’Unione europea, è positivo che la rubrica più grande del bilancio sia adesso la sezione che riguarda crescita, occupazione, innovazione e coesione. E’ possibile trovare fra le linee le fonti utili per gli obiettivi del cambiamento climatico e di un approvvigionamento energetico sicuro e competitivo. Sarebbe ancora meglio se ci fossero rubriche separate per queste sfide, ovvero riduzione delle emissioni di CO2, risparmi energetico e energie rinnovabili, promuovendo in tal modo lo sviluppo di una politica energetica europea comune sostenibile. Grazie.
Brigitte Douay (PSE). – (FR) Signora Presidente, all’indomani del referendum irlandese, è sempre più necessario che l’Unione ascolti di più i suoi cittadini e li informi meglio di quelli che li riguarda nella vita di tutti giorni, soprattutto a meno di un anno dal grande appuntamento elettorale europeo, se vuole attirare l’interesse degli elettori sulle sfide dell’Unione e garantire che ci sia un minimo di consenso sui suoi obiettivi e sulle sue politiche.
E’ in questo contesto difficile che si inserisce il bilancio per il 2009, sul quale la collega Jutta Haug ha realizzato un eccellente lavoro attraverso il suo approccio nuovo alle grandi questioni e la sua ampia concertazione. Della sua relazione, ricordo in particolare gli articoli che riguardano la cittadinanza e l’informazione, che dovranno affrontare numerose sfide nel 2009 e necessitano di mezzi sufficienti in una rubrica il cui margine è debole, cosa che noi deploriamo.
L’informazione è uno strumento necessario della democrazia. Ovunque vivano, che sia un vecchio Stato membro o un nuovo Stato membri, i cittadini devono essere informati meglio delle realtà dell’Unione e, in particolare, del suo bilancio. A tal fine, è necessario che giungano loro messaggi chiari, pertinenti e concertati da parte delle principali istituzioni. A questo proposito, la richiesta di realizzare una sorta di marchio “Unione europea”, che sia identificabile ovunque in Europa, mi sembra un elemento importante per coinvolgere i cittadini al progetto europeo.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, i bilanci annuali sono un tipo di compromesso fra l’attuazione degli obiettivi strategici inseriti nei quadri finanziari pluriennali e l’attuale situazione politica ed economica e, in particolare, la necessità di agire per affrontare situazioni impreviste che si verificano nel mercato.
Questa è la situazione in cui ci troviamo oggi: si registra un’impennata dei prezzi energetici, compresi i combustibili, e vi sono i chiari sintomi dio una crisi alimentare mondiale, accompagnata dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Quale azione prevede la Commissione e quale importo di bilancio possiamo assegnare per contrastare questa difficile situazione e per impedire che la crisi si acuisca?
Abbiamo trascorso molti anni a lavorare sul pacchetto energia e clima, e sono settori molto importanti. Ma questo obiettivo è visibile nelle priorità finanziarie del bilancio 2009? Le elezioni del Parlamento europeo si svolgeranno nel 2009. Dovremo rendere conto delle spese fatte con il denaro dei contribuenti e della aderenza di queste spese con gli obiettivi e le esigenze dell’Europa e dei suoi cittadini.
Jutta Haug, relatore. − (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, vi ringrazio molto per le vostre belle parole, per l’apprezzamento del mio lavoro e, ovviamente, per il vostro sostegno. Sapete, Tuttavia, proprio come lo so io, che il lavoro può essere fatto, e fatto in modo adeguato, solo quando tutti i membri vi partecipano. Solo allora siamo abbastanza forti rispetto al Consiglio per potere portare avanti le cose che noi riteniamo essenziali.
In particolare, ho gradito il modo in cui l’onorevole Surján ha descritto il Commissario e me quando ha detto che eravamo come due ruote dentate interconnesse. Trovo che sia unì’immagine particolarmente valida perché quando due ruote dentate ruotano in armonia, spostano qualcosa ed è esattamente quello che vogliamo. Vogliamo mettere in moto qualcosa, vogliamo evitare un bilancio statico e, soprattutto, vogliamo fare muovere il Consiglio. Come ha detto il Presidente, i capi di Stato e di governo possono rilasciare comunicati su tutte le cose meravigliose dei loro incontri al vertice ma, alla fine, sono la Commissione e il Parlamento che devono fare muovere l’intera macchina. Ovviamente, il Consiglio ne fa parte, quale ramo dell’autorità di bilancio, ma per lo più ho l’impressione che spetti sempre a noi trascinare il Consiglio insieme a noi in questo movimento perché il Consiglio non prede l’iniziativa di dare lo slancio.
Abbiamo analizzato ancora una volta il progetto preliminare di bilancio, abbiamo scambiato le nostre idee e chiaramente abbiamo sviscerato quello che vogliamo dal bilancio dell’Unione europea per il prossimo anno già da adesso – prima della pausa estiva. Abbiamo così una buona base su cui poggiare le preparazioni per la nostra prima lettura dopo le vacanze estive.
Mi auguro che tutti i membri lo sosterranno caldamente come hanno fatto oggi.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione si solgerà martedì 8 luglio 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Cătălin-Ioan Nechifor (PSE), per iscritto. – (RO) La commissione per i bilanci chiede un sostegno reale per le regioni povere, invocando un bilancio più cospicuo come espressione del principio di solidarietà europea. La relazione dell’onorevole Haug, per quanto riguarda il bilancio 2009, ha delineato e sottolineato le attuali priorità a livello di Unione europea, fra cui la lotta contro il cambiamento climatico e la solidarietà per le regioni povere.
Questo nuovo approccio dovrebbe contenere una migliore comprensione delle difficoltà e delle esigenze delle regioni povere e assicurare altresì un maggiore finanziamento che, grazie ai progressi in termini di controllo da parte delle istituzioni europei interessate, favorirà una riduzione delle disparità e garantirà la coesione economica e sociale.
Pr la Romania, questo cambiamento del bilancio potrebbe essere positivo per quanto riguarda il finanziamento delle regioni in via di sviluppo, dato che 6 regioni in via di sviluppo su 8 del paese fanno parte delle 14 regioni più povere dell’Unione europea, mentre la regione in sviluppo del nordest rimane l’ultima in questa classifica anche per quest’anno. Abbiamo quindi, ancora una volta, una grande opportunità per quella che dovrebbe essere la nostra lotta e per la nostra preoccupazione costante di ridurre le differenze sostanziali che ci separano dalle regioni dei paesi dell’Europa occidentale in termini economici, sociali, culturali e civili.
Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione sul’interrogazione orale alla Commissione sulle controversie Airbus/Boeing nell’ambito dell’OMC, di Helmuth Markov, a nome della commissione per il commercio internazionale (O-0033/2008 – B6-0155/2008).
Helmuth Markov, Autore. − (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la controversia commercial fra l’Unione europea e gli Stati Uniti sui grandi aeromobili non è una controversa ordinaria, come altre che vengono portate all’OMC per essere risolte. Questa lite ha portato alle procedure di gran lunga più vaste e più complicate che siano mai state istituite. Si tratta di un enorme conflitto di interesse.
Gli Stati Uniti hanno criticato il modo in cui l’UE e gli Stati membri partecipanti al consorzio EADS hanno finanziato l’introduzione di nuovi aeromobili grandi negli ultimi 20 anni. Da parte sua, l’UE ha accusato gli Stati Uniti di avere concesso sovvenzioni nascoste a Boeing nell’ambito di progetti di difesa aerospaziale ai quali ha partecipato. Non sappiamo ancora cosa deciderà l’organo di risoluzione delle controversie dell’OMC. Presimo che la decisione sarà che entrambe le parti hanno violato le norme dell’OMC applicabili. A prescindere dal risultato del caso, è ancora possibile formulare alcune raccomandazioni.
In primo luogo, forse è giunto il momento sia per Boeing sia per Airbus di fare più affidamento sulle loro risorse, invece di ricorrere a sovvenzioni statali generali, mantenendo poi il sostegno e i profitto per se stesse, ma evitando i rischi attraverso la struttura aziendale. Un migliore funzionamento e una maggiore trasparenza nell’aviazione sarebbero di certo utili per l’industria e anche per i consumatori.
Questo non significa che i costruttori di aeromobili grandi non dovrebbero più ricevere alcun aiuto finanziario del tutto. Vorrei solo sottolineare che è necessario un adeguato sistema equilibrato, che non serva gli interessi delle grandi compagnie, ma tenga conto anche di questioni importanti, quali, ad esempio, la creazione di posti di lavoro e la protezione dell’ambiente, insieme al miglioramento della sicurezza per i passeggeri.
In secondo luogo, a questo proposito è significativo che, nel 2007, migliaia di dipendenti di Airbus hanno perso il loro lavoro a seguito di una ristrutturazione che, a mio avviso, non era necessaria – dopo anni di enormi profitti per questo consorzio europeo. Non è un modo corretto per l’amministrazione di gestire le crisi, in particolare perché non erano colpevoli i dipendenti, ma i dirigenti, che avevano fallito miseramente.
In terzo luogo, l’esistenza dell’organi di risoluzione delle controversie dell’OMC è un considerevole passo avanti nel sistema del commercio internazionale, perché fornisce orientamenti affidabili nel caso in cui nascano divergenze di opinione da diverse interpretazioni degli accordi dell’Uruguay Round. Anche noi avremo una sua deciisone, ma sarà una soluzione sufficiente?
Quarto punto: è deplorevole che l’accordo UE-USA del 1992 sui grandi aeromobili civili non sia sufficiente per raggiungere una soluzione negoziata, al posto di unna sentenza di tribunale.
In quindi luogo, l’industria dell’aviazione deve affrontare attualmente nuove sfide. La crisi economica e l’aumento del prezzo del petrolio stanno avendo effetti più drastici sul sistema di trasporto aereo mai registrati prima. Deve essere trovata una soluzione rapidamente e forse è tempo di iniziare a riflettere sulla cooperazione e non sulla concorrenza.
Sesto punto: per quanto riguarda gli appalti pubblici, credo personalmente che sarebbe più opportuno non includere questo importante settore dl’economia a pieno titolo nel sistema dell’OMC. In quasi tutte le economie nazionali, gli appalti pubblici sono un catalizzatore importante di sviluppo economico. Anche i politici devono avere un certo livello di influenza in alcuni settori chiave per lo sviluppo della società.
Settimo punto: è tempo che gli Stati Uniti e l’UE comprendano che deve rimanere possibile l’adozione di misure per la gestione politica degli sviluppi nell’economia nazionale, compresa l’assegnazione di contratti pubblici e di aiuti finanziari. In aggiunta, tuttavia, sono necessari meccanismi per la trasparenza e il controllo democratico per garantire che tutti si attengano alle norme esistenti.
Ottava raccomandazione: il caso Boeing ci mostra che un governo dovrebbe evitare di trincerarsi dietro l’argomento di presunti interessi di difesa nazionale per sostenere la propria industria nazionale, o piuttosto gli interessi di alcuni forti gruppi di lobbysti ai quali è strettamente collegato.
Nona raccomandazione: questa controversia rappresenta molto più di una semplice lite fra UE e Stati Uniti. E’ l’ennesimo caso in cui quelli che si dipingono come i paladini del libero cambio cedono alle tentazioni protezionistiche nazionali per egoismo. Dovremmo prendere le istanze da entrambi, perché quel tipo di comportamento non porta a migliori condizioni per i nostri cittadini, ma solo a discriminazione e a concorrenza sleale basata sul dumping.
Dalia Grybauskaitė, Membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, vorrei replicare e rispondere all’interrogazione orale a nome del Commissario Mandelson, che non ha potuto essere qui oggi perché sta partecipando a importanti negoziati bilaterali sul Doha Round.
Il caso degli USA contro il sostegno europeo per Airbus e il caso europeo contro le sovvenzioni degli USA a Boeing si trovano attualmente nella fase di giudizio dell’OMC e la posizione legale europea è stata difesa. Attendiamo adesso le relazioni interlocutorie su entrambi i casi in autunno o in inverno. I prossimi passi saranno determinati dal risultato della controversia e dagli interessi di base che l’hanno scatenata.
Sulla questione di come questo colpisca l’abilità dell’industria a concorrere, vorrei dire che non vediamo alcun motivo per cui la lite pendente fra l’UE e gli USA nell’OMC sul sostegno a Airbus e a Boeing dovrebbe incidere sulla capacità dell’industria europea di concorrere lealmente e negli appalti pubblici con gli Stati Uniti.
Gli appalti pubblici consistono nella fornitura dei migliori materiali, al miglior valore per i contribuenti, per l’acquisizione di aerocisterne. La US Air Force ha determinato che l’aeromobile offerto da Northrop Grumman e dall’EADS è superiore al Boeing ed è la migliore aerocisterna per soddisfare le sue esigenze. La questione del sostegno a Airbus è irrilevante in questa valutazione. La lite presso l’OMC e l’appalto non hanno niente in comune.
Sulle reazioni dell’Ufficio di responsabilità contabile del governo degli Stati Uniti, vorremmo dire che le scelta di US Air Force del KC-45 di Northrop Grumman rimane vigente. Esiste un travisamento che Northrop Grumman e EADS North America abbiamo perso in qualche modo e che l’assegnazione sia andata a Boeing. Northrop Grumman e EADS North America rimangono vincolate al contratto, sebbene con un ordine di cessare i lavori, che pone in attesa i lavori di cui al contratto.
L’Ufficio di responsabilità contabile del governo degli Stati Uniti ha rivisto il processo di valutazione di Air Force, non le capacità dell’aeromobile. Non vi sono richieste o direzioni dall’Ufficio di responsabilità contabile del governo degli Stati Uniti per una nuova gara per l’assegnazione del contratto precedente. Air Force e il ministero della Difesa hanno indicato che il KC-45 soddisfa al meglio le richieste di USAF. L’Ufficio di responsabilità contabile ha chiesto a Air Force di indicare quali passi compirà entro 60 giorni dall’annuncio del 18 giugno.
In generale, il sostegno governativo nel settore aerospaziale va incontro all’esigenza che taluni sviluppi nell’industria dei grandi aeromobili civili necessitano di elevatissimi livelli di investimenti. La Commissione è del parere che qualsiasi sostegno governativo al settore aerospaziale da entrambe le sponde dell’Atlantico debba essere equilibrato, per garantite che le condizioni della concorrenza non siano distorte. Se è così, tale sostegno può contribuire a innovare, ad aumentare la sicurezza e a migliorare il rendimento l’ambiente e l’efficienza del trasporto aereo. E’ nell’interesse delle compagnie aeree e dei consumatori, e anche dei governi, mantenere un elevato livello di concorrenza nel settore aereo.
Sulle prospettive degli accordi bilaterali del 1992, vorremmo informarvi che, nonostante diversi tentativi in buona fede per risolvere la controversa negli anni passati, le divergenze fra le due parti – USA e UE – si sono dimostrate troppo grandi. Gli USA hanno negato le sovvenzioni a Boeing, mentre nel frattempo chiedono all’UE di far cessare il sostegno europeo a Airbus. Pertanto, non è stato possibile ancora stabilire una base equa ed equilibrata per una soluzione negoziata.
Il 18 ottobre 2007 Boeing ha respinto pubblicamente l’offerta di Airbus di esplorare una soluzione amichevole. Dovremmo osservare che, nell’attuale atmosfera pre-elettorale negli USA, non può essere facile in questo momento trovare una soluzione equilibrata. Non ci aspetiamo quindi che la controversia possa essere risolta in un futuro prossimo, prima che l’OMC abbia deciso su entrambi i casi Airbus e Boeing.
Vorrei cogliere questa opportunità per ringraziare l’onorevole deputato per il suo interesse e il sostegno per questa causa, come dimostrato dall’interrogazione orale e dalla risoluzione che ci ha fornito.
Georgios Papastamkos, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signora Presidente, le relazioni economiche euro-atlantiche sono eccezionalmente importanti per entrambe le parti. Qualsiasi controversia commerciale andrebbe risolta con soluzioni trasparenti ed equilibrate.
In questi caso, l’obiettivo perseguito è garantire un’audizione equa di entrambe le parti, e un approccio bilanciato agli aiuti di Stato per l’industria aeronautica. Questi aiuti finanziari sono importanti, in particolare, per promuovere la ricerca, l’innovazione e la gestione dell’ambiente e per migliorare la sicurezza e l’efficienza del trasporto aereo.
Il ritiro unilaterale degli USA dall’accordo bilaterale del 1992 suscita preoccupazione, dato che gli aiuti di Stato europei sono totalmente conformi alla lettera e allo spirito di quell’accordo.
La parte europea ha ragione nel considerare che le risorse finanziarie investite in Airbus siano limitate, restituibili e senza impatto sulla concorrenza, in contrasto con le sovvenzioni vietate, perseguibili legalmente e non rimborsabili degli USA.
Come sapete, l’Unione ha compiuto considerevoli sforzi per raggiungere un accordo in buona fede sulla questione nell’ambito di negoziati. Tuttavia, non ha ancora ottenuto una risposta. La Commissione europea ha quindi chiesto di mantenere una ferma posizione di negoziato per un accordo di lungo periodo, nel rispetto di concorrenza legittima ed equilibrata.
La richiesta degli USA di porre fine alla concessione di aiuti a Airbus, come condizione per avviare i negoziati, non rientra in un quadro accettabile per la risoluzione della controversia.
Erika Mann, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vi è solo un motivo per cui desideriamo avere un dibattito questa sera, ed è che gli attacchi da parte americana, sia da Boeing sia da numerosi membri del Congresso, sull’assegnazione del contratto a Northrop Grumman/EADS sono molto aspri e addirittura mirati a singoli Stati membri. Questo è il motivo per cui stiamo tenendo un dibattito qui e per cui approveremo una risoluzione. Sono molto riconoscente perché in commissione avevamo cercato da molto tempo di portare avanti questa risoluzione.
La frustrazione è diretta contro il fatto che Northrop Grumman/EADS, in un appalto pubblico, ha presentato un’offerta migliore che US Air Force ha preferito al modello di Boeing. E’ la cosa più naturale del mondo. Abbiamo a che fare con partner dell’OMC e non con paesi che no lavorano insieme regolarmente. Abbiamo il partenariato transatlantico che viene riaffermato in ogni incontro al vertice. Ni tre settori indicati, l’Europa acquista quattro volte di più dagli americani e quindi, a questo livello, abbiamo già un intenso “partenariato” reciproco.
Non vi è alcun motivo per cui gli americani dovrebbero sentirsi frustrati,. Ed è quello che vogliamo chiarire qui. Non vogliamo andare di nuovo nei dettagli, e sono grata alla Commissione e all’onorevole per averlo già fatto. E’ essenzialmente una protesta politica che vogliamo esprimere oggi, e che, ad ogni modo, influisce sempre sulla discussione dell’OMC secondo gli americani, perché sono stati fatti commenti. La US Air Force non può essere autorizzata ad assegnare una appalto, fra gli altri, a un consorzio europeo nello stesso momento in cui viene deciso un caso dall’OMC. Questo fa capire che le due questioni sono politicamente correlate, ma il Commissario ha assolutamente ragione quando sottolinea che, in realtà, non sono collegate.
Vorrei ringraziare personalmente il Commissario e gli Stati membri per avere attribuito grande importanza a fare luce sui fatti. Vorrei anche ringraziare i colleghi per il fatto che stiamo avendo questa discussione e che possiamo presentare una risoluzione. Mi auguro che anche gli americani ci ascolteranno.
Mieczysław Edmund Janowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, da alcuni anni il mercato della costruzione di grandi aeromobili è virtualmente bipolare. Airbus e Boeing ne hanno il controllo completo. Negli ultimi due anni, tuttavia, abbiamo assistito a un’indagine da parte dell’Organizzazione mondiale del commercio nella controversa UE-USA sugli aiuti concessi a queste due importantissime società. E’ in gioco un sacco di denaro e anche – ed è forse l’aspetto più rilevante – l’ambizione di essere leader nella tecnologia di punta.
Gli Stati Uniti accusano Airbus di sfruttare i benefici delle cospicue sovvenzioni e dei crediti vantaggiosi offerti dai governi degli Stati membri dell’UE. Nel frattempo, da parte europea, anche noi abbiamo serie riserve sui grandi importi di aiuti di Stato dati a Boeing sotto forma di sgravi fiscali concessi dagli Stati Illinois, Kansas e Washington, nonché sugli aiuti provenienti dall’esercito e dalla NASA nel contesto degli appalti pubblici.
Temiamo una vittoria di Pirro nella lite. Entrambe le società fruiscono di aiuti di Stato la cui legittimità è discutibile. Non dimentichiamo, tuttavia, che sono gli unici costruttori al mondo di grandi aeromobili per passeggeri, Concorrono fra loro, ma devono anche cooperare se vogliono avvalersi delle migliori soluzioni delle loro progettazioni e tecnologie. Tutto questo deve andare a vantaggio dei passeggeri.
Mi sembra che qui siano necessari una maggiore collaborazione e negoziati amichevoli, perché c’è spazio sia per Airbus sia per Boeing nel mercato mondiale. Secondo i miei alcoli, fra 15 anni al mondo occorreranno circa 6 000 aeromobili civili moderni e sicuri. Forse 1 500 di questi saranno di tipo grande. E’ arduo dire con sicurezza chi sarà al primo posto, Boeing o Airbus, ma ricordiamo che la Russia sta iniziando a introdursi in usto mercato, e che anche la Russia concede aiuti di Stato.
Jacky Hénin, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signora Presidente, la lite fra Airbus e Boeing pendente nell’ambito dell’OMC non è altro che uno scherzo di cattivo gusto. Gli americani cercano in tutti i modi di opporsi alla superiorità di Airbus, non esitando a tal fine a strumentalizzare la giustizia. Ma se Airbus ha beneficiato di aiuti rimborsabili, Boeing sprofonda sotto gli aiuti concessi da diversi Stati e, soprattutto, sotto gli enormi aiuti della ricerca militare. E infarti il Dreamliner è l’aereo più sovvenzionato al mondo.
Per contro, quello che si nasconde dietro questo vero e proprio atto di concorrenza sleale in questa vicenda è la debolezza del dollaro. E gli USA, purtroppo, hanno qui un complice potente, che è la Banca centrale europea. La vera questione è quindi se Airbus continuerà a progettare e a produrre i suoi aeri nella zona euro. Rispondere sì significa avere una Banca centrale europea al servizio dell’occupazione industriale e non del rifinanziamento a fondo perduto di banche commerciali. Rispondere no implica la creazione di un fondo sovrano, pubblico, europeo, nutrito dagli azionisti di EADS che anno dimostrato la loro incapacità di sviluppare una strategia industriale pertinente, preferendo sognare i propri dividendi.
Sostituire l’A320 con un aereo che risparmia 20 per cento di kerosene sarà possibile solo con in investimento che gli azionisti rifiutano di fare. L’Europa ha bisogno di un gruppo EADS forte, pubblico al 100 per cento, se vuole avere una politica industriale attenta alle esigenze di un trasporto aereo pulito e efficiente dal punto di vista energetico.
Syed Kamall (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, ogni persona sensata che abbia seguito i due casi nell’OMC arriverebbe realmente alla conclusione che, per usare una frase inglese, “sei dell’uno e mezza dozzina dell’altro” (sono uguali). Ad esempio, Boeing rivede aiuti dal governo federale e dai governi nazionali che vanno oltre quanto stabilito nell’accordo UE-USA; Boeing rivede aiuti dalla NASA e a titolo dei programmi del ministero della Difesa; Boeing beneficia di contratti militari non competitivi a prezzi gonfiati Boeing beneficia di sgravi dalle imposte sulle società per le vendite all’estero, in violazione delle norme OMC. Invece, gli USA lamentano che Airbus riceve aiuti in materia di R&S; riceve aiuto per siti di sviluppo e produzione; riceve prestiti a condizioni preferenziali; ottiene remissione di debiti relativi alla produzione di grandi aeromobili civili e finanziamenti allo sviluppo; riceve sovvenzioni per R&S che avvantaggiano direttamente Airbus e lamtenta che riceve sovvenzioni illegali alle esportazioni.
Una nota positiva, molte compagnie aeree dl’UE continuano a ordinare aeromobili di Boeing e il ministero della Difesa americano aveva assegnato l’appalto, in prima istanza, all’aerocisterna di EADS Northrop Grumman. Sono segnali positivi. Entrambe le parti hanno motivo di protestare, ma io temo che quello che viene fuori dalla questione è una lampante mentalità antiamericana, meschina e piccolo-europea.
Airbus è dipinto come l’angelico salvatore dei cieli europei, mentre Boeing è il cattivo americano che cerca di dominare slealmente l’aviazione mondiale. Spero di cuore che il mio gruppo, il PPE, non ritenga opportuno sostenere questa risoluzione perché così facendo darebbe il peggio di sé, si dimostrerebbe antiamericano, protezionista e anticoncorrenziale. Forse ci stiamo facendo influenzare eccessivamente dalla Presidenza francese, ma non facciamo sì che le iniziali PPE significhino partito protezionista europeo.
Kader Arif (PSE). – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la risoluzione che voteremo rivolge alla Commissione un certo numero di raccomandazioni affinché difenda a nome dell’Unione, gli interessi degli Stati membri e dell’industria europea dell’aviazione civile di grandi capacità.
In un contesto in cui il Congresso americano ha già sostenuto Boeing più volte, e sapendo che la denuncia del contratto per l’aerocisterna danneggia la posizione del costruttore di aeromobili europeo, è necessario più che mai un sostegno deciso dell’Unione europea nel suo insieme, Stati membri, Commissione e Parlamento. Lo sappiamo, EADS è stata oggetto di qualsiasi tipo di attacco e ne sono state messe in discussione la serietà e l’affidabilità.
La Commissione deve riaffermare oggi due cose: da un lato, che il ricorso di Boeing, nel quadro dell’appalto per aerocisterne, non deve mettere in nessun caso in dubbio la qualità della proposta del tandem EADS/Northrop Grumman, perché Boeing ha attaccato solo la procedura di selezione. Un ripensamento di ‘US Air Force nella decisione sarebbe inaccettabile. La Commissione deve pronunciarsi chiaramente in questo senso.
D’altro canto, la Commissione che ricordare che gli attacchi di cui Airbus è stata oggetto dinanzi all’OMC non sono giustificati. Non solo il sistema di anticipi rimborsabili non è attaccabile perché, per definizione, questi sono rimborsabili, ma la posizione degli Stati Uniti è ancora sorprendente in quanto gli aiuti americano sono incompatibili con le norme dell’OMC e con quelle degli accordi che legano l’Europa e gli Stati Uniti.
Inoltre, per evitare un confronto sterile che nuocerebbe agli interessi industriali delle parti interessate e alle relazioni UE-USA che dobbiamo migliorare, dobbiamo prendere in considerazione solo una soluzione negoziata per il futuro, e questa soluzione deve passare per una prima fase, senza preamboli, per mostrare che le due parti sono in grado di dimostrare la loro buona volontà.
E per concludere una domanda: la nuova situazione influisce sulla decisione che si potrà avere nel quadro della composizione di questa controversia?
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, mi scuso innanzi tutto, a nome del collega Sturdy, che è in ritardo e che non può essere presente nella plenaria.
Vorrei dire in anticipo che sia gli Stati Uniti sia l’Europa – almeno la maggior parte degli Stati membri – sono partner NATO. Si tratta di un conflitto fra gruppi che hanno rapporti amichevoli. Direi anche subito che gli Stati Uniti e l’UE hanno firmato un accordo sull’aviazione civile di grande capacità nel 1992. Ha funzionato bene fino a quando gli Stati Uniti hanno derogato all’accordo, chiamando in causa, nel 2004, l’organo di risoluzione delle controversie dell’OMC.
Sappiamo che, fino a un certo punto, gli aiuti di Stato sono una pratica comune, in particolare in questo mercato dell’aviazione commerciale e militare di grande capacità. Tuttavia, è importante che siano imposti controlli molto severi e condizioni su questi aiuti di Stato. L’Unione europea finora ha rispettato rigorosamente tali condizioni e anche EADS Airbus ha restituito la maggiore parte degli aiuti o ha anche restituito più di quanto aveva ricevuto con fondi pubblici. Lo abbiamo documentato nei dettagli. Per contro, gli Stati Uniti non hanno presentato tale documentazione e non è chiaro in che misura Boeing abbia rispettato tali obblighi.
In generale vorrei dire che l’Unione europea difende naturalmente il libero scambio. Questa risoluzione non dovrebbe farci esprimere retorica antiamericana. E’ importante cercare un equo trattamento per entrambi i partner, e credo che l’organo dell’OMC prenderà la sua decisione in questo spirito.
Un aperto antiamericanismo sarebbe un atteggiamento molto miope, ma dobbiamo continuare a chiedere agli Stati Uniti di attenersi alle norme che tutti abbiamo concordato.
Glyn Ford (PSE). - (EN) Signora Presidente, sosterrò questa risoluzione e la maggior parte degli emendamenti presentati, compresi quelli della collega Erika Mann.
Nella mia circoscrizione, migliaia di posti di lavoro dipendono direttamente da Airbus, in particolare nella zona Filton a Bristol, e ovviamente nel Regno Unito e nell’Unione europea decine di migliaia di posti di lavoro dipendono dal successo di Airbus.
Avrei criticato de visu l’onorevole Kamall per il suo approccio, che è decisamente euroscettico e antieuropeista, ma poiché se ne è andato dopo avere parlato solo due minuti, non avrò l’opportunità di lanciargli personalmente la mia critica. Spero che gli sarà riportata da uno dei suoi colleghi, e che gli dirà che di solito cerchiamo di rimanere fino alle fine dei dibattiti cui partecipiamo, invece che alzarci, parlare e poi scappare via a preparare il comunicato stampa.
Nel 1992 vi è stato un accordo fra Boeing e Airbus – o piuttosto fra l’UE e gli Stati Uniti – per cesare reciprocamente di protestare, anche se è andato a vantaggio di Boeing, che ottiene aiuti di retti dal governo degli Stati Uniti attraverso la NASA e il ministero della Difesa, mentre Airbus riceve solo aiuti per l’immissione sul mercato che devono essere restituiti con gli interessi. Sono stati restituiti già 7 miliardi di euro.
Nel 2004 gli Stati Uniti hanno violato l’accordo, deferendo l’intera faccenda all’OMC. Il sindacato Unite e i dirigenti nel Regno Uniti sono compatti nell’insistere che dobbiamo esercitare la massima pressione sugli Stati Uniti a questo riguardo.
La critica di Boeing e del Congresso va respinta, e con forza. Se dobbiamo perdere la nostra competitività in relazione a Airbus, lasciando Boeing da solo nel mondo in una posizione monopolistica, allora perderemo contratti e perderemo posti di lavoro. Una composizione negoziata è chiaramente la soluzione migliore, anche per il futuro, forse migliore del 1992. Ma, in mancanza, non abbiamo alternativa se non difendere strenuamente la nostra posizione e gli interessi dell’economia, della competitività e dell’occupazione dell’Europa.
PRESIDENZA DELL’ON. MARIO MAURO Vicepresidente
Presidente. − Comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione(1) conformemente ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 5 del regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì 9 luglio 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Christine De Veyrac (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Dopo il dibattito che abbiamo avuto sulla questione del ricorso di Boeing contro Airbus dinanzi l’OMC, e in risposta alla risoluzione del Senato americano sullo stesso argomento, sono lieta del fatto che oggi difendiamo una risoluzione che garantisce il sostegno del Parlamento europeo a Airbus.
Infatti, il ricorso di Boeing contro Airbus sembra rispondere più a imperativi commerciali che a reali problemi di rispetto delle norme in materiai di concorrenza.
Infatti, è stato solo quando Airbus l’ha superata in numerosi ordini per aeromobili che Boeing ha presentato un ricorso presso l’OMC. Inoltre, il costruttore americano non ha rispettato l’accordo bilaterale del 1992 perché ha ricevuto aiuti vietati da questo accordo.
Certo, anche Airbus ha ricevuto aiuti, ma sono anticipi rimborsabili concessi nel rispetto delle norme, e tali anticipi non solo sono stati restituiti nella loro interezza, ma Airbus ha anche rimborsato il 40 per cento in più di quello che i governi degli Stati membri dl’UE gli avevano prestato.
Sostengo la risoluzione che voteremo domani. Chiedendo una soluzione equa e rapida della controversia, il Parlamento europeo deve affermare pubblicamente il suo sostegno a Airbus.
18. Creazione di una banca dati per le impronte digitali dei Rom in Italia (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su:
– l’interrogazione orale alla Commissione sulla creazione di una banca dati per le impronte digitali dei rom in Italia, di Monica Frassoni, a nome del gruppo Verde/ALE (O-0076/2008 – B6-0170/2008),
– l’interrogazione orale alla Commissione sulla creazione di una banca dati per le impronte digitali dei rom in Italia, di Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL (O-0077/2008 – B6-0451/2008),
– l’interrogazione orale alla Commissione sulla creazione di una banca dati per le impronte digitali dei rom in Italia, di Jan Marinus Wiersma, Claudio Fava, Kristian Vigenin, Gianni Pittella, Adrian Severin e Katalin Lévai, a nome del gruppo PSE (O-0078/2008 – B6-0452/2008),
– l’interrogazione orale alla Commissione sulla creazione di una banca dati per le impronte digitali dei rom in Italia, di Viktória Mohácsi, Marco Cappato, Alexander Alvaro, Sophia in ‘t Veld, Sarah Ludford, Jeanine Hennis-Plasschaert, Ignasi Guardans Cambó, Adina-Ioana Vălean, Renate Weber e Gérard Deprez, a nome del gruppo ALDE (O-0080/2008 – B6-0453/2008).
Monica Frassoni, Autore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Ministro Maroni ha definito questo dibattito grottesco ma la realtà è che oggi ha smesso le sue arie da cowboy e cerca di convincere i colleghi europei che è tutta colpa della stampa e della sinistra e che il suo unico obiettivo è quello di fare il bene dei poveri zingari, rinchiusi nei campi invivibili e che con la schedatura etnica sarà possibile obbligare tutti i bambini Rom ad andare a scuola e che quindi non è necessario – né vuole – criminalizzare tutti i nomadi. Quindi questo dibattito è grottesco.
Eppure io non sono d’accordo. Credo che questo dibattito, e l’attenzione che siamo riusciti a suscitare insieme a tante ONG, insieme a tanti colleghi di diverse nazionalità – perché questo non è un tema solamente italiano – e a tante persone semplicemente preoccupate per la situazione dei diritti, sia importante e sia importante proprio perché lo facciamo qui, in Europa, e perché si parla di una questione di diritti e di cittadini e quindi oggi questo vuole essere un piccolo contributo anche a quella che oggi è percepita come una crisi di senso da parte dell’Europa.
L’Europa serve: serve ad arginare atteggiamenti da cowboy e politiche crudeli e soprattutto inefficaci; serve a battersi contro il razzismo e le discriminazioni, usando le leggi e gli accordi esistenti che sono figli di una storia sanguinosa. Questo dibattito serve a ribadire che in Europa non c’è spazio per le schedature etniche: tanto è vero che oggi il governo pare tornare indietro su questo e noi ce ne felicitiamo se così è. Il dibattito serve anche a mettere pubblicamente e legittimamente in dubbio che sia necessario in un Paese avanzato di 58 milioni di abitanti, dove la mafia controlla 120 miliardi di euro e un giro d’affari enorme e intere fette del territorio, dove la spazzatura uccide una delle province più ricche di storia d’Europa, che si dichiari uno stato di emergenza tipo "tsunami" o "terremoto" per dodici mesi e tutto questo per la presenza di 160.000 cosiddetti "nomadi", di cui la metà sono cittadini italiani.
Noi pensiamo che questo dibattito sia importante perché con la schedatura etnica minacciata e con la costante criminalizzazione dei Rom e dei Sinti noi non saremo più sicuri. Il lavoro di coloro che lavorano con le comunità Rom e Sinti, per farli uscire da una situazione di marginalità, di povertà e di violenza sulle donne e sui bambini – che sono obiettive, che esistono, e che io e nessuno di noi vuole negare – sono un nodo inestricabile, che non si può assolutamente separare se la situazione rimane così com’è oggi.
Oggi discutiamo di questi problemi, Presidente, per la terza volta in pochi mesi. Io spero che la pressione positiva, amichevole e costruttiva, che anche questo dibattito vuole rappresentare, possa convincere quella parte dei miei connazionali, di altri cittadini europei, che pensare di buttare fuori tutti e di risolvere con la violenza e anche con la semplificazione e il razzismo, questo che è un reale problema di esclusione, che è un reale problema di economia ed è anche un problema di cultura nel nostro Paese e nel nostro continente, possano essere convinti che non è quella la strada.
Io la invito, quindi, Commissario, a valorizzare al massimo il lavoro che fa la Commissione, il lavoro che noi come Parlamento facciamo, e anche il denaro che viene dato per quel tipo di politiche positive, che oggi sono poco conosciute, così nascoste e spazzate via da un pregiudizio che resiste, non solo in Italia ma anche in Europa.
Jan Marinus Wiersma, Autore. – (NL) Anche noi siamo sconcertati dalle ultime misure annunciate dal governo italiano per risolvere il “problema Rom” in Italia, Credo che sia un peccato dovere tenere questo dibattito oggi. Io stesso sono stato relatore per l’adesione della Slovacchia e ho avuto molto a che fare con la questione dei Rom. Dicevo sempre: la discriminazione è inammissibile, semplicemente è vietata, così dicono le regole e gli accordi dell’Unione europea. La registrazione dei Rom sa proprio di discriminazione, e questo non è accaduto nel caso della Slovacchia. E’ un peccato che adesso devo condurre questo dibattito sulle azioni del governo di un vecchio Stato membro.
Il pacchetto più recente elaborato dal ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni per affrontare l “emergenza Rom”, così come la definisce il governo stesso, lascia l’amaro in bocca. La creazione di una banda dati delle impronte digitali dei bambini Rom è contraria ai principi fondamentali dell’UE di non discriminazione, uguaglianza dinanzi alla legge e protezione delle minoranze.
Questa misura è stata annunciata anche se la Commissione europea non ha ancora completato la sua valutazione di un precedente pacchetto di misure italiane. Nel maggio di quest’anno, i prefetti delle grandi città hanno ottenuto poteri straordinari per agire contro gli immigrati clandestini e i Rom, poteri che anche allora ci hanno fatto aggrottare le ciglia. Pertanto, vorrei chiedere al governo italiano di usare la massima moderazione per evitare di travalicare i limiti del lecito in Europa. Lo solleciterei ad abbandonare quella misura: non ha spazio nell’Unione europea.
La Commissione europea si trova in una situazione ritiene in cui, per quanto ne sappia, non si è mai trovata prima, quindi le chiederemmo di valutare la misura con estrema attenzione. La Commissione deve assumere una posizione obiettiva, guardare la lettera del trattato e non lasciarsi influenzare da considerazioni politiche. Questo approccio e quello dell’Italia stanno rasentando i limiti del Trattato sull’UE, e la Commissione deve indicare con estrema chiarezza dove sono questi limiti.
Si dovrebbe chiarire che la questione qui non riguarda solo l’Italia. Quest’ultimo episodio è l’ennesimo esempio della necessità di una politica molto più attiva per spezzare l’isolamento sociale ed economico di Rom e per combattere la discriminazione contro di loro.
Mercoledì scorso, la Commissione ha presentato una sintesi di cosa sia possibile fare adesso con gli strumenti europei, e la ringrazio per questo. Come dice il Commissario, c’è spazio affinché gli Stati membri facciano un uso migliore degli strumenti esistenti per promuovere l’integrazione del Rom. Mi aspetto anche che la Commissione presenti piani specifici che ancora mancavano la settimana scorsa- Il Parlamento lo chiede in varie risoluzioni, la più recente delle quali risale al gennaio.
Se una cosa è stata chiarita, è che non possiamo più aspettare di affrontare seriamente la questione dei Rom e la posizione dei Rom in Europa. I Rom sono una minoranza molto speciale, che non può essere considerata una minoranza tradizionale. E’ una questione che riguarda tutta l’Europa, in particolare perché, a seguito degli allargamenti più recenti, moltissimi Rom sono diventati cittadini dell’UE. Alla fine, una politica di repressione non risolverà i problemi e le tensioni che talvolta causano nella nostra società. E’ importante un approccio integrato e, a mio avviso, l’approccio del governo italiano al problema è inaccettabile.
Viktória Mohácsi, Autore. − (HU) Signor Presidente, signor Commissario Špidla, onorevoli colleghi, alla fine di giugno, il nostro presidente, Graham Watson, e io abbiamo inviato una lettera comune alla Commissione, chiedendo di indagare sulla grave situazione in Italia, e di adottare misure appropriate per condannarla in caso di violazione dei principi o degli impegni dell’Unione europea.
In relazione agli eventi che hanno avuto luogo in Italia, diversi deputati ci ricorderanno delle ingiustizie che si sono verificate di recente, compresa la raccolta delle impronte digitali. Sarei molto più propenso ad alternative che siano soluzioni, come ha anche dichiarato il collega, onorevole Wiersma.
Sono molto lieta della comunicazione che la Commissione ha pubblicato di recente, e sono ancora più lieta che consideri seriamente il problema e l’integrazione dei Rom come minoranza, e ne evidenzi l’urgenza.
Riesco appena a esprimere la mia soddisfazione per la creazione della nuova direttiva orizzontale. A mio avviso, la direttiva orizzontale deve riunire gli elementi che possono correggere la normativa attuale.
Né riesco a sottolineare abbastanza nei miei discorsi quanto sia importante dichiarare nelle leggi che la segregazione nelle scuole è discriminazione, come stabilito dalla direttiva 2000/43. Anche così, la direttiva dice solo che la discriminazione nelle scuole contro gruppi di bambini che appartengono a razze diverse o a un gruppo etnico diverso è vietata.
Questa direttiva non dice che la segregazione e la segregazione nell’istruzione costituiscono discriminazione. Ne abbiamo molte prove: è stato confermato non solo dalle organizzazioni della società civile, non solo dalla Commissione europea e non solo da diversi pareri del Parlamento europeo; anche la legge ungherese ha confermato che si tratta di discriminazione. Sarebbe molto importante soppesare questo importante aspetto e le raccomandazioni del cosiddetto “decennio dell’inclusione Rom”, in relazione a cinque Stati membri in sede di elaborazione della nuova direttiva orizzontale e di sviluppo di una strategia europea per i Rom, e sarebbe efficace dalla prospettiva dell’integrazione europea dei Rom. Grazie.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. − (CS) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, ringrazio gli onorevoli Mohácsi, Frassoni, Wiersma, Catania e tutti i deputati per le loro interrogazioni. Per la quarta volta in quest’Aula abbiamo l’opportunità di parlare della situazione dei Rom in Italia. Credo che tutti in quest’Aula, di qualunque ala politica, concorderanno che la situazione dei Rom deve essere risolta con misure immediate e adeguate per superare la crisi sociale, economica e umanitaria. La Commissione si è allarmate nel leggere nella stampa che le autorità italiane stavano prendendo le impronte digitali alle persone che vivono nei campi “nomadi” per creare una banca dati.
Nel frattempo, le autorità italiane hanno fornito alla Commissione informazioni sul contesto giuridico generale. Sembra che, nell’ambito dello stato di emergenza dichiarato il 23 maggio, un decreto del 30 maggio autorizzava i sindaci di Roma Napoli e Milano ad attuare alcune misure. Queste misure includono “identificazione e calcolo delle persone, compresi i minori, presenti nei campi nomadi”. Il decreto dichiara che le misure attuate dai sindaci devono essere “conformi ai principi generali del diritto comunitari e delle direttive”. Le autorità italiane sostengono che le misure sono state adottate nell’interesse delle persone che vivono in questi campi, in particolare affinché possano vivere i condizioni dignitose.
La Commissione apprezza la volontà a cooperare delle autorità italiane. Queste informazioni sono utili, ma manca chiarezza sulla natura e sull’impatto reale delle misure attuate dai sindaci, le impronte digitali possono essere prese e conservate solo in una banca dati nell’ambito di un quadro legale, nel rigoroso rispetto dei regolamenti comunitari e dei diritti fondamentali. In questo contesto, la Commissione ha chiesto chiarimento sullo scopo di queste attività, sottolineando che la loro attuazione deve rispettare la legalità e la proporzionalità. Per potere valutare se questi principi sono onorati, un fattore chiave sarà il modo in cui le misure italiane saranno effettivamente attuate.
Per ottenere un’immagine più accurata del quadro legale in cui sono attuate queste misure, la Commissione ha deciso di scrivere alle autorità italiane per chiedere ulteriori informazioni sull’argomento. Il 7 luglio le autorità italiane hanno trasmesso alla Commissione ulteriori informazioni che saranno analizzate nei dettagli.
La Commissione è a conoscenza dell’esistenza di tensioni sociali in Italia. A maggio, in quest’Aula abbiamo discusso della situazione dei Rom in Italia e in altri paesi. IN quel momento la Commissione ha sottolineato che è impossibile ignorare i reali problemi della povertà e dell’esclusione sociale affrontati dai Rom in Italia e in altri paesi. Ha anche sottolineato che questa situazione comporta sofferenza umana e tensioni sociali.
Per affrontare questa situazione, dobbiamo combattere la criminalità e trovare soluzioni reali ai problemi che affrontano i Rom, specialmente i bambini Rom che sono le prime vittime della povertà e dell’esclusione sociale. I Rom devono essere aiutati, non stigmatizzati. Questo è il motivo per cui la Commissione, nella sua relazione adottata la settimana scorsa, sottolinea che l’Unione europea, gli Stati membri e la società civile devono unire le forse per garantire un coordinamento efficace dei loro sforzi.
Per concludere, la Commissione, in particolare il Vicepresidente Jacques Barrot, continua ad avere contatti regolari con le autorità italiane, che si sono impegnate a presentare una relazione dettagliata sulla questione per la fine di luglio. La Commissione continuerà inoltre a valutare come gli Stati membri hanno recepito la direttiva continue 2004/38/CE del 29 aprile 2004 nel loro ordinamento nazionale e come la applicano in pratica.
Credo fermamente che il governo italiano ha la volontà di attuare una politica tesa all’inclusione sociale nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e del diritto comunitario.
Edit Bauer, a nome del gruppo PPE-DE. – (HU) Molte grazie, signor Presidente. Signor Commissario, onorevoli colleghi, a nome del gruppo del partito popolare europeo e della collega Járóka, che purtroppo non ha potuto essere qui, vorrei dire quanto segue. Per decenni, le organizzazioni della società civile e i sociologi hanno cercato di attirare l’attenzione sulle condizioni di vita estremamente difficili dei Rom nell’Unione europea, i cui numeri e proporzioni sono aumentati sin dall’allargamento del 2007.
Per risolvere la situazione, non è necessaria una politica di immigrazione, ma sono necessari programmi che promuovano l’inclusione sociale. E’ importante mettere nell’agenda la discriminazione e l’esclusione sociale che colpiscono i Rom, e infatti è inaccettabile che l’oppressione sofferta dai Rom europei, come conseguenza di diversi secoli di esclusione, marginalizzazione e rigetto da parte delle éite politiche di tutti i tempi, debba essere di nuovo uno strumento nella battaglia politica fra partiti.
Questo contrasta con gli interessi dei Rom, contrasta con gli interessi dei non Rom e dell’Europa, e danneggia fortemente l’autorità della nostra Assemblea e adotta i suoi pareri sulla base di voci e presunzioni non verificate.
Da molti mesi la situazione è cattiva, e infatti invece di incoraggiare un’azione reale, i partiti hanno creato una forma di isteria e usano i Rom per i propri interessi egoistici a breve termine,ed è facile per loro farlo perché le organizzazioni per i Rom sono troppo deboli per protestare contro oppure opporsi. Quando il ministro dell’Interno del governo Prodi, Giuliano Amato, ha parlato espressamente di emergenza Rom, gli stimati colleghi socialisti e liberali, purtroppo, non hanno protestato.
Vorrei dichiarare che quanto sta accadendo in Italia non è una questione etnica e noi dobbiamo agire contro l’ingiustizia, da chiunque provenga. Grazie molte per la vostra attenzione.
Presidente. − Prima di dare la parola all’onorevole Pittella, devo invitare i colleghi che hanno esposto le T-shirt, – ribadisco: non indossate ma esposte a mo’ di bandiera o di striscione le T-shirt – a ritirarle perché il nostro regolamento parla chiaro: l’allegato 16 dell’articolo 146 dice esplicitamente che non è possibile tollerarli in questa guisa. Invito a ritirarli altrimenti sarò costretto a farle ritirare dagli uscieri o peggio ancora a sospendere la seduta. Chiedo quindi gentilmente ai colleghi di ritirare immediatamente le T-shirt che vengono esposte come fossero dei manifesti. Anche all’onorevole Ferrari.
Gianni Pittella, a nome del gruppo PSE. – Signor Presidente, Commissario, onorevoli colleghi, un ministro degli Interni di un Paese europeo non può definire grottesco un dibattito che si svolge nel Parlamento europeo. È un affermazione lesiva della dignità del Parlamento europeo. A noi non fa piacere che un provvedimento del governo italiano debba essere valutato in questa sede. Per noi l’Europa non è il capro espiatorio di tutti i guai nazionali, né il gendarme a cui affidare la guardia del Presidente del Consiglio dell’Italia.
Secondo noi, anche quando siamo all’opposizione nel nostro Paese, è giusto valorizzare e difendere nei consessi internazionali le scelte giuste che fa l’Italia. Ma il governo italiano e il ministro degli Interni avrebbero dovuto ricercare altre strade, in piena sintonia con le norme europee, e informare preventivamente, non in maniera tardiva, la Commissione europea.
Da anni si tenta di affrontare il problema dei Rom: sfruttamento dei minori, avviamento alla mendicità, al racket, al furto e altri fenomeni patologici. Ma la soluzione non è la schedatura su base etnica, bensì una politica concreta che tenga insieme i tre pilastri: cittadinanza, civiltà e sicurezza. L’identificazione dei bimbi Rom e non solo di loro è una garanzia per gli interessati ed essenziale per la lotta al racket e al traffico dei minori ma non può essere fatta su base etnica e con metodi invasivi come quello delle impronte.
Noi ringraziamo il Commissario Špidla per l’impegno assunto di dare una risposta europea ad una grande questione europea e gli chiediamo di fare la massima chiarezza sulle misure adottata dal governo italiano e di riferire al Parlamento europeo. È sorprendente che il terzo millennio, che avrebbe dovuto albeggiare all’insegna di un nuovo alfabeto dei diritti di cittadinanza, conosca invece l’abisso dell’involuzione culturale. Proprio dall’istituzione europea venga un sussulto contro il conformismo dilagante, per la difesa dei valori di civiltà di cui l’Europa è portatrice nel mondo.
Marco Cappato, a nome del gruppo ALDE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, il governo italiano manderà entro la fine del mese, come lei ha detto, tutte le informazioni sul provvedimento. Qui c’è, però, un altro punto da valutare preventivamente ed è quello sullo stato d’emergenza: questo il punto che le istituzioni europee devono porre. Innanzitutto: quando si dichiara uno stato di emergenza, in casi come questi, bisognerebbe avvisare preventivamente il Consiglio d’Europa. Non ci risulta che questo sia stato fatto. Chiediamo a lei se sia informato e se questo è stato fatto.
Uno stato d’emergenza che si giustifica per disastri naturali o catastrofi o eventi di questa natura. Ma è possibile definire – la collega prima diceva "provvedimenti precedenti proposti dal Ministro Amato" – Ma certo questo è vero, lo diciamo chiaro: il non governo della questione Rom non è esclusiva del governo Berlusconi; è l’eredità di anni, lustri di non governo di questo problema. Proprio per questo non è immaginabile, non è tollerabile, oggi, richiamarsi ad uno stato d’emergenza che non è tale. Lo stato di emergenza che c’è oggi, semmai, è quello dell’assenza di legalità e di democrazia in un paese come l’Italia, che è il paese più condannato davanti alla Corte europea per i diritti umani. Questa è l’emergenza: non può essere invocata "un’emergenza Rom" che in quanto tale non esiste.
C’è la necessità di governare un problema. Si governa attraverso l’accoglienza, si governa attraverso l’integrazione, investendo le risorse per questo invece di sprecarle come si fa non utilizzando i Fondi europei, invece che affidarsi all’illusione tecnologica della biometria per nascondere l’incapacità di governare un problema come questo.
Elly de Groen-Kouwenhoven, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, le impronte digitali sono una versione moderna dei metodi nazisti per distinguere gli zingari da altri cittadini. La banca dati delle impronte digitali è la reviviscenza più brutale del fascismo dal 1940-1945 – perché le impronte digitali sono un primo passo autorizzato dallo Stato per facilitare le espulsioni di massa di un gruppo etnico. La maggior parte del Rom che attraversano legalmente l’Europa senza frontiere sono poveri e poco istruiti. Ciò di cui hanno bisogno sostanzialmente è un luogo in cui stare. La povertà dovrebbe essere risolta in loco, non con espulsioni, e cerchiamo di ricordare che i Rom sono la più grande minoranza in Europa – no meno di 19 Stati membri hanno una popolazione più piccola della comunità Rom europea.
Durante il comunismo, i Rom occupavano posti di lavoro e avevano libero accesso ai servizi sanitari e all’istruzione; dopo il comunismo, il loro tenore di vita è crollato. Ma la povertà era un terreno fertile per la raccolta di fondi. E’ emersa l’industria degli zingari; ONG, come Oxfam e CARE si sono arricchite come esecutori di progetti. Ma i Rom ne hanno beneficiato appena, e si sono spostato in Occidente non appena hanno Spinta dal Consiglio dei ministri a valutare politiche tese al miglioramento dell’inclusione dei Rom, la Commissione ammette ne l’urgenza in un documento del 2 luglio. Fa riferimento alla risoluzione del Parlamento europeo per una strategia di lavoro europea e ne riconosce il ruolo quale coordinatore – finalmente! Nel documento, sotto la rubrica “Lezioni imparate”. Leggo “Per un’efficace inclusione dei Rom, la partecipazione a pieno titolo della società civile e in particolare delle ONG per i Rom è una chiave per il successo”. I Rom sono diventati partner! Mi auguro che vedremo presto come questo potrò essere attuato nella struttura della Commissione stessa.
Nel frattempo, consiglio caldamente alla Commissione di studiare il piano d’azione OSCE. Perché reinventare la ruota? Infine, chiedo alla Commissione di chiarire alle autorità italiane che la norma fascista è contraria al diritto dell’UE, e che le vittime Rom che hanno perso la loro proprietà dovrebbero essere risarcite. Una volta l’Italia esportava la moda, adesso esporta il razzismo.
Roberta Angelilli, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo dibattito mi dà l’occasione per rivolgere delle domande alla sinistra, che con tanta solerzia ha pensato di utilizzare il Parlamento europeo, per l’ennesima volta, per giudicare in maniera del tutto impropria, pretestuosa e preventiva l’applicazione di un’ordinanza italiana che è ancora in fase organizzativa.
Bene, la prima domanda: dov’era la sinistra, che in Italia ha governato per decenni, quando questi campi abusivi si costituivano e proliferavano in condizioni di mancanza totale delle più elementari norme igieniche e di sicurezza? Ancora, mi piacerebbe chiedervi se non vi pesa, come un macigno, quel silenzio di anni ed anni, fatto di indifferenza e di ipocrisia, di voltarsi dall’altra parte, quando evidentemente non si avevano gli occhi per vedere – né tanto meno l’interesse politico – che decine di bambini ogni anno morivano di freddo o bruciati a causa dell’assenza di sicurezza in queste baraccopoli.
Forse non vi interessa neanche sapere che a Roma, dove vivono circa 7.000 minori, sono stati stanziati milioni di euro per la scolarizzazione: una scolarizzazione fallita, visto che lo scorso anno solo il 25 % di questi bambini è andato regolarmente a scuola. Chissà se lo sapete o fate finta di non sapere che la scolarizzazione era affidata, in regime di quasi monopolio, ad alcune associazioni che, più che l’interesse superiore del minore, avevano a cuore il denaro pubblico.
Io difendo il diritto delle comunità Rom ad essere censiti, così come avviene regolarmente per tutti i cittadini italiani, perché il censimento garantisce il diritto alla salute, all’inclusione sociale e all’inserimento scolastico. Difendo anche il diritto delle comunità Rom all’accertamento dell’identità. Ovviamente non è previsto nessun intervento generalizzato: chi è in regola non è soggetto ad accertamenti. Ma un bambino che non è registrato alla nascita o che non ha un identità riconoscibile, diventa un bambino invisibile, facile preda di ogni forma di sfruttamento: traffico di organi, adozione illegale, sfruttamento sessuale e lavoro nero minorile. Questo vale per tutti i minori che vivono in Italia: italiani, comunitari ed extracomunitari.
Infine, qualche parola sul titolo delle vostre interrogazioni orali. Non solo nell’ordinanza non vi è riferimento alcuno a gruppi etnici, ma non è prevista alcuna banca dati specifica, né tanto meno una banca dati sulle impronte digitali dei Rom. Ovviamente, se ci sono proposte migliori ben vengano: siamo aperti a proposte costruttive. Ma non si accettano lezioni da chi non ha mosso per anni e anni un dito per risolvere una situazione di grave emergenza sociale.
Vittorio Agnoletto, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, esattamente settant’anni fa, il 14 luglio 1938, il regime fascista emanava in Italia il Decreto sulla razza, adeguandosi alla leggi razziali tedesche. La storia la conosciamo: oltre 500.000 Rom furono uccisi nei campi di sterminio. Tutto, anche allora, cominciò con un censimento.
In Italia è in atto una vera e propria schedatura di tutti i Rom, compresi i bambini, ai quali vengono raccolte le impronte digitali, e compresi i cittadini comunitari e gli stessi cittadini italiani, nonostante i loro dati, siano già presenti nell’anagrafe. Il questionario utilizzato a Napoli, onorevoli Angelilli, contiene delle domande sulla religione e sull’etnia ed è molto simile a quello usato nella Repubblica di Vichy sotto l’occupazione nazista. A Milano è stato schedato un anziano Rom, cittadino italiano, sopravissuto alla deportazione nei campi di sterminio nazista. Che uso verrà fatto di questi dati?
Oggi a presiedere, nella più totale indifferenza e silenzio, la Commissione per l’infanzia nel parlamento italiano, vi è Alessandra Mussolini, la nipote del Duce, una coincidenza che rafforza il legame simbolico tra il presente e un passato che pensavamo di aver definitivamente sepolto in Italia e in Europa, e che invece oggi si ripresenta in tutta la sua gravità.
Certamente la storia non si ripete ma non vi è dubbio che il governo italiano ha avviato procedure razziste in palese contrasto con la direttiva 43 del 2000 e la 38 del 2004. Chiedo che il Parlamento approvi questa risoluzione, condannando il governo italiano e che la Commissione avvii d’urgenza una procedura d’infrazione contro l’Italia.
Stefano Zappalà (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ci sono dubbi: è palese che l’estrema sinistra italiana ormai di fatto governa questo Parlamento europeo. Secondo una cattiva prassi ormai consolidata, i parlamentari della sinistra estrema e dei Verdi continuano ad attaccare il governo italiano, utilizzando l’Aula di Strasburgo.
Cancellati lo scorso mese di aprile dallo scenario politico nazionale per volontà popolare, trovano sfondo nel Partito socialista e nel Partito liberale per amplificare le loro bugie nazionali. Tutti insieme attaccano un governo legittimo di un grande Stato membro fortemente europeista, voluto e sostenuto dal 60% degli italiani. E poi ci stupiamo dei risultati dell’Irlanda!
Tutta questa materia, Presidente, Commissario Šplida, riguarda fatti ricadenti nell’autonomia nazionale e non di competenza dell’Unione. Tuttavia, il governo italiano, in maniera continuativa, ha fornito alla Commissione ogni chiarimento che gli viene dato. Io la prego, Commissario, di leggere un po’ meno i giornali e un po’ più gli atti che le vengono trasmessi dal governo italiano ufficialmente.
Le ordinanze non riguardano i Rom, non riguardano acquisizioni di impronte digitali; riguardano cittadini extracomunitari e nomadi, parte dei quali riempiono ormai da tempo la cronaca giudiziaria italiana. Bisogna avere la certezza dell’identità delle persone, in maniera da poter consentire l’accesso alle scuole, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria e alla residenza. Nelle ordinanze non c’è alcun riferimento di etnia, non sono ordinanze continue nel tempo, non riguardano l’intero territorio nazionale ma riguardano solo tre casi specifici.
Il grave problema dell’assenza dei documenti di identità è stato segnalato anche dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa lo scorso 19-20 giugno. L’obiettivo è pervenire a rilievi segnaletici autorizzati e richiesti in molti Stati e nell’intera Europa in materia di documenti di viaggio e permessi di soggiorno e comprende sistemi descrittivi, fotografici, dattiloscopici e antropometrici. C’è il sostegno della magistratura italiana soprattutto quella che riguarda il mondo minorile, c’è l’utilizzazione in concorso della Croce rossa italiana e così via.
Ci sarebbero tante altre cose ma alla collega vorrei dire che io non mi sarei mai sognato di riferirmi al suo Stato parlando di razzismo. Voglio ricordarle che da 3000 anni a questa parte, l’Italia esporta e continua ad esportare cultura e che quando in Italia c’era profondo stato sociale, come vi è oggi, tante altri Stati ancora vivevano sugli alberi.
Adrian Severin (PSE). - (EN) Signor Presidente, è la quarta volte negli ultimi mesi che parliamo della stessa questione. I risultati sono modesti, così come è modesta la presenza di colleghi in quest’Aula stasera. Forse è un argomento scioccante di per sé e suscita preoccupazione.
I Rom sono una comunità etno-culturale paneuropea che non ha uno Stato nazione. I Rom erano presenti in Europa già quando si sono formati gli Stati nazione. Quegli Stati li hanno tenuti in miseria, se no ridotti in schiavitù, o li hanno relegati in campi di concentramento.
L’allargamento dell’Unione europea è stato l’ultimo atto di liberazione dei Rom. Oggi i Rom sono cittadini europei e forse, in termini assoluti, sono i cittadini europei più veri perché sono solo europei. La loro integrazione culturale, sociale ed economica è una sfida europea.
Dobbiamo quindi “comunitarizzare” la politica sui Rom. Una strategia che si limita a formulare raccomandazioni agli Stati, lasciando loro la scelta definitiva e responsabilità decisive semplicemente non funziona.
Da un lato, quello cui assistiamo oggi in Italia è la faccia peggiore del fenomeno pericoloso della rinazionalizzazione dell’Europa. E’ l’espressione populista nazionale di questo fenomeno. Gli italiani hanno peraltro il diritto di non avere paura, ma per ogni cittadino italiano l’attuale politica razzista del suo governo è più spaventosa.
Oggi le impronte digitai, domani i lavori forzati, e dopodomani i campi di concentramento – e non solo per i Roma, ma anche per qualsiasi altra alleanza.
Abbiamo chiesto alla Commissione di controllare la conformità della legislazione italiana alle norme europee. Non p stato fatto nulla. Il controllo viene rinviato in attesa che la normativa sia adottata. Adesso la situazione è peggiorata. Dobbiamo agire e usare gli strumenti previsti dai Trattati per fermare questi pericolosi sviluppi razzisti in Italia, scoraggiando così approcci simili in altri luoghi.
Non dobbiamo attendere un nuovo olocausto prima di organizzare nuovi referendum per sostenere l’integrazione europea.
Adina-Ioana Vălean (ALDE). - (EN) Signor Presidente, oggi abbiamo l’ennesimo dibattito in Aula sul modo in cui l’Italia tratta la popolazione Rom. Questa volta è ben accetto, anzi proposto dal governo italiano, che invoca lo stato di emergenza, tenendo un censimento della popolazione Rom e prendendo loro le impronte digitali prima di espellerli.
Oggi chiedo di nuovo alla Commissione e al Consiglio di reagire. Troppe promesse; adesso vogliamo vedere il Consiglio e la Commissione agire concretamente per fare rispettare all’Italia le norme e i valori dell’UE. Dobbiamo procedere a una valutazione dell’attuazione della direttiva antidiscriminazione, così come stiamo facendo con la direttiva sulla libera circolazione. Dobbiamo applicare l’approccio integrato e accelerare l’attuazione della strategia dell’UE per i Rom.
Abbiamo a disposizione tutti gli strumenti necessari, ma sembra che quando si tratta di difendere le libertà civili rispetto alla sicurezza, abbiamo una certa timidezza ad applicarli.
E’ passato già un anno da quando l’Italia ha iniziato e escogitare misure sproporzionate e scioccanti contaminate da bieco populismo. Adesso sembra che la situazione stia ancora peggiorando.
Daranno davvero la caccia ai Rom nelle strade italiane? L’Europa continuerà a guadare come complice omertoso?
Mario Borghezio (UEN). – Signor Presidente, onorevole colleghi, è grave che ragioni di politica interna tutta italiana ci impedisca un esame sereno dei provvedimenti necessari. È stato detto che non è stata dichiarata l’emergenza. A me risulta invece che il governo Prodi, attraverso misure predisposte dal Ministro Amato, abbia messo per iscritto l’emergenza e la necessità di provvedimenti nei confronti dei rom. Così non ha fatto invece l’attuale governo italiano, che sta attuando soltanto un censimento. Questo dicono le carte che sono state presentate e esaminate dalla Commissione europea, che non poteva fare altro che riconoscere la verità, perché la speculazione politica ha un certo colore, la verità ne ha un altro. È un’altra durezza.
Sono provvedimenti erga omnes, che riguardano tutti. Forse, qui, qualcuno finge di non sapere – magari sapendo la verità – che nei campi nomadi vi sono minori che sono fantasmi: non hanno un’identità – e non è un diritto umano avere un’identità? –non hanno le vaccinazioni, non hanno la possibilità di andare a scuola, anche se volessero andarci, perché ne vengono impediti e sono invece oggetto di traffici che ben conosciamo.
Non è stata realizzato un database. Vi è un impegno molto preciso e specifico a non utilizzare se non nei limiti della normativa sulla privacy. Questa non è una schedatura attraverso la quale chiunque possa accedere: sono dati che vengono presi solo in caso di necessità. Quando li prendevano i magistrati nei tribunali dei minori erano considerati normali.
Infine, saggiamente, il governo ha deciso di affidare l’applicazione di queste ordinanze alla Croce Rossa italiana. Non sono le SS che vanno nei campi, è la Croce Rossa italiana, nota in tutto il mondo per la sua competenza e la sua sensibilità nell’aiuto agli emarginati e perseguitati di tutto il mondo.
Umberto Guidoni (GUE/NGL). – Signor Presidente, Signor Commissario, onorevoli colleghi, la schedatura di un popolo in base alla sua etnia: questa è, in sintesi, la proposta di rilevare le impronte digitali dei rom, anche quelle dei minori.
Questa iniziativa del governo italiano evoca tempi bui, ricorda politiche tragiche che l’Europa ha conosciuto in passato e che avremmo voluto relegare, per sempre, ai libri di storia. E’ un atto odioso che costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali sancite dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il ministro dell’Interno dimostra di non conoscere nemmeno le direttive europee, quando dichiara che l’ordinanza è in linea con il regolamento 380 del 2008, che prevede l’obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari. Ma i Rom che vivono in Italia, e particolarmente i minori, sono quasi tutti italiani o comunque cittadini comunitari.
Se poi il problema che si vuole risolvere è quello delle condizioni disumane dei campi, dei bambini costretti a vivere con i topi, come dice il ministro, ci dovrebbe spiegare come la rilevazione delle impronte digitali possa ovviare a tale problema, visto che anche il Prefetto di Roma ha detto che non è necessario. Se davvero ha a cuore le condizioni dei minori, il governo italiano deve realizzare interventi per garantire condizioni sanitarie adeguate nei campi, per favorire l’inserimento e l’integrazione sociale, per promuovere la scolarizzazione e l’avviamento professionale. La schedatura razziale di una minoranza etnica rischia, invece, di compromettere il futuro dei minori e qualsiasi prospettiva di integrazione e rischia, paradossalmente, di criminalizzare le vittime.
Quello che sto dicendo non lo dice la Sinistra estrema. Concludo, citando Famiglia Cristiana: "Oggi con le impronte digitali, uno Stato di polizia mostra il volto più feroce ai piccoli Rom, che pur sono cittadini italiani". "Perché - si domanda il giornale - non c’è la stessa ostinazione per combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? Forse perché rende meno politicamente?"
Marian-Jean Marinescu (PPE-DE). - (RO) T La situazione dei gruppi minoritari in Romania è stata una delle questioni intensamente dibattute durante i negoziati per l’adesione.
Per quanto riguarda i Rom, le autorità rumene hanno preparato una strategia di integrazione approvata e controllata dalla Commissione europea. Questa strategia comprende una serie di azioni, specialmente nel settore dell’istruzione e dell’acceso al mercato del lavoro, rispettando appieno le norme europee.
Dal 2004, parte della popolazione Rom ha viaggiato in altri paesi dell’Unione europea, secondo il principio della libera circolazione, Non contesto che alcuni di loro abbiano violato le leggi dei paesi dove si sono recati. Devono rispondere alla giustizia delle loro azioni.
Tuttavia, quello che è stato chiesto alla Romania dovrebbe essere chiesto a ogni Stato membro da ora in poi: programmi per un’integrazione coerente, basati sui principi europei. Questi programmi dovrebbero evitare completamente azioni discriminatorie, come la decente decisione sulle impronte digitali adottata dal governo italiano, né imporre azioni che potrebbero colpire i cittadini onesti.
Questo tipo di atteggiamenti può creare – e temo che sia già accaduto – un’immagine negativa, immeritata, di altri cittadini della Comunità europea che vivono e lavorano in Italia e che sono apprezzati dalle comunità in cui vivono.
Chiedo alla Presidenza francese di tenere conto di tutti questi aspetti e di includere nella su agenda semestrale una reale politica europea per l’integrazione dei Rom. Chiedo alla Commissione di presentare sistematicamente informazioni sulla situazione dei Ron, riflettendo i passi compiti per l’integrazione, l’inclusione sociale, i modi in cui sono stati usati i fondi europei e i risultati ottenuti.
In quest’occasione mi rivolgo anche alle ONG che rappresentano i Rom e chiedo loro di informare e incoraggiare i cittadini di cui difendono gli interessi, di usare con la massima efficacia gli strumenti forniti fino ad ora dall’Unione europea e dagli Stati membri.
Kristian Vigenin (PSE). - (BG) Signor Presidente, signor Commissario, l’azione unita di diversi gruppi politici a difesa dei diritti umani e della dignità è un esempio della maturità del nostro Parlamento, Sono rammaricato che il PPE non si sia unito nel progetto di risoluzione comune, ma ha la possibilità di sostenerlo con il voto. Non possiamo assistere adesso al superamento di linee considerate insormontabili dopo la Seconda guerra mondiale.
Il piano del governo italiano di creare una banca dati con dati biometrici per i Rom è l’ennesima misura provocatoria dal ritorno al potere di Berlusconi. Vorrei ricordare le sue dichiarazioni che gli immigrati sono l’esercito del male, nonché la decisione di criminalizzare l’immigrazione clandestina. Mostra totale mancanza di comprensione di un problema, indirizzando gli sforzi in una direzione completamente sbagliata. Questo piano tratta i Rom in un modo che, invece di sostenere l’integrazione, distrugge le opportunità esistenti a tal fine e cerca in pratica soluzioni nell’isolamento e nella segregazione, crea atteggiamenti contro i Rom e aumenta i timori del pubblico. Abbiamo visto tutti a cosa porta tutto questo. Ricordiamo i recenti eventi di Roma e Napoli,. Cercare di accendere il fuoco con la benzina significa che ci si aspetta intenzionalmente un fuoco più esteso, ma che non si sa cosa si sta facendo.
I Rom sono la maggioranza più grande in Europa e probabilmente la più discriminata. Nella maggior parte dei casi, i Rom non hanno acceso a una sanità pubblica adeguata, a servizi pubblici, all’istruzione, al lavoro. Trattare questi problemi è una sfida paneuropea e fino a oggi nessun paese ci è riuscito da solo. E nemmeno l’Italia c riuscirà. Ecco perché la soluzione andrebbe ricercata in cooperazione con le autorità locali e nazionali, con il coordinamento e il sostegno a livello europeo. Ecco perché è necessario che la Commissione elabori una politica più chiara e finanziata per i Rom. Questo piano distrugge i principi fondamentali dell’Unione europea e viola gli articoli 12 e 13 del Trattato che istituisce la Comunità europea. Quale custode del trattato, la Commissione europea dovrebbe agire senza compromessi in caso di violazione da parte di uno Stato membro.
In conclusione vorrei solo ricordare che la politica per l’integrazione dei Rom è stata una delle questioni principali con cui è stata valutata la volontà del mo paese a diventare membro dell’Unione europea. Chiedo al Commissario: come avreste reagito se la Bulgaria avesse applicato il piano italiano ai suoi Rom? E se oggi dichiarate accettabile la politica italiana, quale pensate sarà l’effetto in Bulgaria della vostra posizione sula politica di immigrazione?
Gianluca Susta (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sinceramente avremmo preferito non dover vivere il dibattito di questa sera. Le tardive retromarce del Ministro Maroni, che accende il fuoco del razzismo in Italia e cerca di spegnerlo in Europa, come un pompiere dilettante davanti a un irritato Commissario Barrot, è l’unica vera situazione grottesca che registriamo oggi in Europa.
In Italia, l’emergenza Rom è soprattutto contro i Rom, onorevoli Angelilli, a Roma, a Napoli e anche a Milano. Certo, c’è una diffusa domanda di sicurezza perché lo Stato di fronte ad una delinquenza comune, pari al quella di altri Paesi europei, non risponde con adeguati mezzi, uomini e politiche di repressione e di prevenzione dei mali sociali, da cui tante mafie e la microdelinquenza traggono la loro linfa vitale.
Non possiamo tollerare che l’esigenza post-elettorale di rassicurare le frange scontente della maggioranza compromettano 60 anni di libertà costituzionali. L’Europa non può e non deve tollerare.
(Proteste)
Presidente. − Chiedo scusa, onorevole Susta. Cosa sta succedendo? Guardi che in quest’Aula non sono ammessi in nessuna forma atti di intimidazione nei confronti degli altri deputati. La invito ad allontanarsi dall’Aula.
Gianluca Susta (ALDE). – L’Europa non può e non deve tollerare che le persone siano discriminate per la loro appartenenza etnica. Ecco perché questa Europa, questo Parlamento definito grottesco, devono vigilare perché l’uguaglianza tra i cittadini sia garantita, magari anche con lo strumento uguale per tutti del censimento già previsto per l’anno prossimo, e siano soprattutto garantiti ai minori, poveri e a qualunque etnia appartengano, il diritto all’educazione, alla salute, alla dignità, che spetta loro prima ancora che come cittadini, come persone.
Reinhard Rack (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, i diritti umani sono indivisibili. L’appartenenza a un gruppo etnico non può essere motivo di discriminazione, al pari del colore della palle, il sesso ,la religione, l’orientamento sessuale o qualsiasi altra cosa. Questo è un risultato fondamentale del nostro sistema di diritto europeo Tuttavia, parte dell’auto-immagine de dell’identità di questo sistema comune di diritto è che consideriamo seriamente l’uguaglianza di fronte alla legge, e questo significa che abbiamo una normativa generale per questioni come il sostegno sociale, l’istruzione, il mercato del lavoro, e la lotta contro il crimine, e che applichiamo le norme senza discriminazione. Determinare l’identità di una persona è una condizione per molte delle politiche. Il Commissario Špidla, a ragione, ha fatto riferimento a questo aspetto legale di quello che talvolta è chiamato il “problema Rom”. Ha anche detto che non intende fare tutto quello che invoca la stampa, ma intende invece chiedere al governo italiano di fornire chiarimenti. E’ il modo corretto di procedere.
Oltre all’aspetto legale, vi è la sofferenza umana. Molti Rom, e quindi moti bambini, vivono nella povertà più abietta, non sono integrati e hanno scarse possibilità, o forse nessuna, di farsi avanti nella nostra società. Qui è necessario l’aiuto. Nella mi città, Graz, da anni si discute vigorosamente dei Rom che chiedono l’elemosina, e si discute con i Rom sul modo in cui possono sfuggire a questa situazione difficile o almeno di trarne il meglio. Una delle soluzioni per i cittadini di Graz è finanziare posti di lavoro in Slovacchia, nei paesi da cui provengono questi Rom : in questo modo, almeno, molti bambini saranno salvati dall’elemosinare e saranno strappati alla strada. Dobbiamo fare di più, faremo di più!
Vi è un problema finale per i Rom e riguarda noi. E’un problema di politica. Questo argomento, questa persone e le loro sofferenze sono potenzialmente materia per la politica, politica populista sul campo – come dimostra anche qui il nostro dibattito – e, purtroppo, anche per il populismo europeo.
Ignasi Guardans Cambó (ALDE). – (ES) Signor Presidente, il popolo gitano – che è uno dei più antichi d’Europa – merita da parte dell’Unione europea un’attenzione che fino a ora non ha ricevuto. Quello che si sta applicano attualmente in Italia è, di certo, intollerabile e noi lo rigettiamo fortemente, perché è una normativa basata sulla razza, che criminalizza una determinata etnia.
Ma deve essere chiaro che non basta fermare questa pratica come se, fermando quello che adesso critichiamo, avessimo risolto il problema. No! Il fatto è, ed è certo e occorre denunciarlo, che vi son problemi sociali gravi e evidenti, che sono stati trascurati per troppo tempo da alcuni governi e che sono stati ignorati dalla stessa Commissione europea, che aveva i poteri per affrontarli.
Sono necessari necessaria una politica europea, impegni, risorse, iniziative e misure all’altezza della situazione. La Commissione deve essere proattiva in materia di integrazione sociale dei Rom, del popolo gitano. Vi sono esempi positivi in tutta l’Europa (in Spagna, ad esempio, nel settore scolastico). Vi sono, ma continuiamo ad avere problemi da risolvere.
Tutti abbiamo trascorso molte ore a parlare della cittadinanza europea ed è giunto il momento di riconoscerla a tutti, indipendentemente dalla razza.
Vito Bonsignore (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo viene utilizzato come se fosse la terza Camera del parlamento nazionale italiano, in una discussione basata su imprecise notizie riportate dai giornali. Anche la Commissione sta ancora indagando e solo entro fine mese presenterà una relazione sull’iniziativa del governo.
Ora, il governo italiano non ha leso nessun diritto, specialmente quello delle minoranze e dei bambini, e il Ministro Maroni ha già affermato e garantito più volte che non vi è la creazione di nessun database ma che, anzi, tutti dati saranno trattati nel pieno rispetto delle norme sulla tutela dei dati personali. In più, il provvedimento avrà un carattere temporale e sarà, cioè, utilizzato solamente per un periodo di tempo molto limitato. Il Ministro Maroni ha ribadito, inoltre, che il censimento dei nomadi e dei minori presenti nei capi nomadi avviene nel pieno rispetto dei principi della Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia ed è finalizzato a realizzare programmi di scolarizzazione e integrazione per i bambini e gli adolescenti, già previsti nelle ordinanze di protezione civile.
A me spiace molto che anche questa volta le forze varie delle sinistra portino al Parlamento europeo una polemica totalmente riferibile al panorama italiano. Io sono convinto che molte cose andavano fatte già prima. La sfida è lanciata. L’emergenza esiste ed è stata riconosciuta da molti colleghi che sono intervenuti ma non è stata riconosciuta dai governi precedenti a quello Berlusconi, neanche da molti grandi comuni. Bene: a fine mese sentiremo il rapporto della Commissione e allora avremo la prova delle strumentalità della posizione della sinistra. Amici della sinistra siete partiti troppo presto e disponendo di poche informazioni non state facendo un buon lavoro.
Sarah Ludford (ALDE). - (EN) Signor Presidente, non sono italiana e non sono di sinistra, cos’m, quando gli onorevoli Zappalà e Angelilli mi chiedono di accettare che le intenzioni del decreto d’’urgenza italiano siano benevole, ovvero consentire alla comunità Rom di fruire di adeguati servizi pubblici, credo di avere il diritto di dubitare, data la retorica politica populista e disgustosa che ha accompagnato la questione in queste ultime settimane. La presa delle impronte digitali ai Rom è discriminatoria e di certo illegale – abbiamo dimenticato la storia delle persecuzioni razziste nazista e fascista?
Credo che il Commissario Špidla abbia dimostrato un ragionevole livello di impegno a contrastare trattamenti discriminatori, e mi auguro che vada avanti; redimerebbe la reputazione della Commissione dall’esempio di Franco Frattini, che solo alcune settimane fa ci esortava a rispettare la giustizia e l’uguaglianza e che adesso è un difensore del pregiudizio. Ci occorre una strategia europea per i Rom con fondi adeguati per migliorare lo status, l’istruzione e l’integrazione dei Rom, invece di marginalizzarli e stigmatizzarli. Se possiamo avere una politica agricola comune, di sicuro possiamo avere una politica comune sui Rom.
Carlo Casini (PPE-DE). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la moderna cultura dei diritti umani considera più importante la qualità di uomo di quella di cittadino. È un principio che esige che gli stranieri, gli apolidi e i nomadi siano trattati come persone uguali ai cittadini quanto al nucleo fondamentale della loro dignità umana, che richiede una particolare solidarietà verso i più deboli quali sono in particolare i bambini.
Questa giusta sensibilità però non permette di trasformare il Parlamento europeo in un palcoscenico per denigrare con la più grave ed assurda delle accusa, quella di razzismo, un governo nazionale il quale dichiara – almeno questo è il contenuto dei documenti di cui parliamo – di farsi carico dell’ordine pubblico ma contemporaneamente anche la difesa dei bambini, con riferimento ad alcune comunità nomadi in situazioni di emergenza particolare.
La risposta alle interrogazioni presentate è data dalla semplice lettura delle ordinanze adottate dal governo italiano, limitatamente a quanto è già stato detto a 3 regioni su 20. Potrà stupire ma la parola "Rom" e la parola "impronte digitali" non esiste in questi documenti. Non è vero, quindi, che è espressamente prevista la costituzione di una schedatura generalizzata di una particolare razza; non è vero che sia stato introdotto un regime militare di censimento. I poteri discrezionali affidati ai commissari delegati devono tener conto dei profili umanitari e assistenziali ed essere finalizzati – questa è almeno l’intenzione dichiarata – alla promozione umana, all’integrazione, specie dei minori, con particolare riguardo alla scolarizzazione.
Naturalmente può essere anche ragionevole temere un’attuazione dei provvedimenti in questione con modalità militari e repressive. È giusto quindi auspicare, ma con un stile di forte collaborazione, che sia dato rilievo prioritario alle azioni positive e di sostegno, di accoglienza, di integrazione, soprattutto nei confronti dei minori, fermo restando il dovere di ogni istituzione pubblica di fare rispettare le leggi. È ignobile fare di più.
Fabio Ciani (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le chiedo scusa per quanto è avvenuto prima ma il mio non voleva essere assolutamente intimidazione nei confronti della collega, alla quale chiedo scusa. Ma siccome era intervenuta dicendo che noi stavamo dicendo cose di cui non sapevamo, volevo mostrare una scheda che qui leggerò.
Questa è una scheda, non è una chiacchiera: "Commissario delegato per l’emergenza e insediamenti comunità nomadi nella regione Campania: censimento, insediamento centrale del latte, famiglia, cognome, nome, data di nascita, religione, etnia". "Religione ed etnia" significa razzismo. È contro ogni indicazione del regolamento CE n. 2043 e quando si giustifica l’identificazione attraverso le impronte con il regolamento 380/2008, faccio presente che questo regolamento riguarda solo cittadini di paesi terzi. Ora, nei campi rom italiani, i tre quarti dei Rom sono rumeni e gli altri sono Rom e Sinti cittadini italiani.
Noi dobbiamo tutelare la vita e il futuro dei rom e dei loro minori, soprattutto quelli a rischio di devianza e di abbandono, senza però gettare discredito e sospetto su un’intera comunità e senza alimentare l’antigitanismo. In Italia il rischio è altissimo.
Miroslav Mikolášik (PPE-DE). – (SK) Vorrei solo fare una breve dichiarazione sulla situazione dei Rom che è stata discussa in Aula.
Vengo da un paese, la Slovacchia, dove di recente abbiamo fatto della lingua Rom una lingua codificata, e dove esiste il pieno accesso alla sanità e all’istruzione. Se i bambini Rom frequentino una scuola o si avvalgano di tutte le opportunità è un’altra storia.
Grazie alle prestazioni sociali, questa minoranza si sta sviluppando in modo dinamico, ed è una delle minoranze più dinamiche in questo sviluppo in Slovacchia. Vi sono programmi con dotazioni di milioni per l’integrazione e la risoluzione della questione degli alloggi. Credo che il governo italiano si trovi in una situazione simile e che stia cercando la solidarietà per i poveri, i bambini e gli adolescenti, e ovviamente desidera anche mantenere l’ordine pubblico necessario a proteggere i bambini e gli adolescenti. Certo, la questione delle impronte digitali è qualcosa che scade nell’eccesso, credo.
Martin Schulz (PSE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, a mio avviso, molto di quello che è stato detto è vero, ma molto è falso. Vi sono tre cose che dobbiamo ricordare. La prima: scegliere a caso gruppi di persone per raccogliere informazioni personali al loro riguardo è illegittimo, sia in generale che secondo la costituzione italiana. La seconda: questo significa che le misure di protezione dei bambini, come i bambini Rom, devono essere adottate nel quadro della legislazione in vigore nell’Unione europea e in Italia. La terza: il ministro italiano degli Affari esteri Franco Frattini mi ha chiamato al telefono un’ora fa per dirmi che intende comunicare – ameno al mio gruppo – che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha incontrato il Commissario Barrot a Cannes. So anche che lì si è anche svolto un incontro con l’onorevole Deprez, presidente della commissione competente.
Attraverso la telefonata di Frattini e le dichiarazioni Maroni, il governo italiano ha manifestato che non intende adottare misure legislative che contrastino con le norma giuridiche europee in alcun modo. Commissario Špidla, presuo quindi che lei contatterà il Commissario Barrot quando rientrerà da Cannes, e le vorrei chiedere di comunicarne l’esito in Parlamento subito dopo, perché il governo italiano, a quanto pare, ha compreso che le iniziative che ha adottato finora no sono compatibili con il diritto europeo. Se ne trarrà adesso le giuste conclusioni, credo che sarà uno sviluppo ben accetto.
(Applausi
Gérard Deprez (ALDE). – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, quale presidente della commissione per le libertà pubbliche, stamattina ero a Cannes dove si tiene un incontro informale del Consiglio "Giustizia e Affari interni” e ho avuto modo di discutere con il ministro Marroni. E’ chiaro che non eravamo d’accordo, ma non è questo l’oggetto del mio intervento, che è invece reagire contro le affermazioni di alcuni colleghi italiani i quali dicono che la questione riguarda solo l’Italia e nessun altro, e che stiamo cercando di fare un cattivo processo al governo italiano. Non è esatto.
Dalla conversazione con Marroni è emerso che, fra le persone oggetto del dispositivo attuato, vi sono cittadini europei che devono beneficiare della libertà di circolazione; è un primo elemento.
Il secondo elemento è che il dispositivo che è stato attuato, anche se ha la forza di sospendere l’applicazione di talune leggi italiane, non può derogare al diritto europeo né alle direttive europee. E’ previsto espressamente nella legge italiana ed è il motivo per cui ho detto a Marroni: “Signor ministro, accettereste che una delegazione del Parlamento venisse in Italia per rendersi conto della situazione, incontrare le parti e riferire poi al Parlamento?” Non ha avuto obiezioni e ha accettato.
Questo significa che cercare di credere alla favola che è solo un affare italiano, scusatemi, è un po’ troppo. Se è tutto a posto, di cosa avete paura?
(Applausi)
Monica Frassoni (Verts/ALE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho bisogno di molto, era semplicemente rispetto alla risposta data dal Commissario Špidla alla nostra interrogazione. Io vorrei, se fosse possibile, perché oggi l’ho trovato un poco generico, evasivo e in qualche modo forse un pochino contraddittorio nella sua risposta – immagino che sia perché ha ricevuto delle notizie che in parte sono state confermate anche dai colleghi che mi hanno preceduto – le chiederei, signor Commissario, se fosse così, di darcele e di permettere a tutti di guardarle.
Roberto Fiore (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare che l’opinione pubblica in Italia sa perfettamente che cosa accade nei campi Rom. I campi Rom e le comunità Rom vivono nell’illegalità e nell’immoralità. Mentre nei popoli europei civili e cristiani, le donne e i bambini sono considerati soggetti da proteggere e da tutelare, spesso e volentieri nelle comunità Rom sono soggetti da sfruttare, da indurre al crimine e alla prostituzione.
Quindi lo Stato italiano ha il dovere, anche in attesa che questi individui vengano espulsi, di intervenire per garantire la giustizia e la protezione delle donne e i bambini e, attraverso il censimento, impedire che vi sia una criminalità diffusa ed estesa a tutte le comunità, che porti soprattutto i bambini ad essere oggetto di persecuzione o oggetto di pedofilia o oggetto di induzione al crimine.
Renate Weber (ALDE). - (EN) Signor Presidente, ritengo sia assolutamente intollerabile sentire discorsi nazisti in quest’Aula!
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. − (CS) Onorevoli deputati, per quanto riguarda la presa di impronte digitali, concentrandosi su un gruppo etnico, vuoi direttamente o indirettamente, è chiaramente inaccettabile alla luce del diritto europeo. La direttiva sulla protezione dei dati stabilisce norme molto severe e credo che sia emerso dal dibattito, che è stato molto vasto e molto complicato, che la situazione si sta evolvendo con la massima rapidità. Accetto quindi l’invito di alcuni deputati e, a seguito della discussione con il mio collega Jacques Barrot, raccomanderò di tenere il Parlamento direttamente informato degli ultimi sviluppi della situazione.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione è prevista giovedì 10 luglio 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Petru Filip (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Quando discutiamo del controllo su un gruppo di minoranza etnica appartenente all’UE, ci assumiamo una grande, ma necessaria responsabilità a livellò di Unione europea.
La questione dei prendere le impronte digitali a un gruppo etnico rientra nella competenza della nostra Assemblea e dovremmo decidere, con fermezza, che i paesi dell’UE siano subordinati alla normativa europea in questo campo.
Perché la presa di impronte digitali al gruppo etnico dei Rom non dovrebbe portare a una decisione relativa alla presa di impronte digitali anche a tutti i cittadini europei? Vediamo quindi la necessità di uno sviluppo tecnico e pratico della cittadinanza europea, materializzata attraverso un’unica identità elettronica europea.
Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La misura di prendere le impronte digitali ai cittadini di origine Rom non rispetta né il diritto europeo né qualsiasi altro atto che garantisce i diritti umani in Europa
A sostegno della misura è stata invocata la direttiva 380 del 28 aprile 2008, che prevede la possibilità di prendere le impronte digitali ai cittadini dei paesi terzi. Tuttavia, sottolineo il fato che questo atto si riferisce solo ai paesi che non fanno parte dell’Unione europea. Pertanto, la misura non può essere giustificata in questo modo.
Sostanzialmente, la direttiva 2004/38 garantisce la libera circolazione dei cittadini degli Stati membri dell’UE, indipendentemente dalla loro origine etnica. Di conseguenza, può essere avviata contro l’Italia la procedura di infrazione e la Commissione europea dovrebbe chiedere informazioni sulla natura illegale della misura prevista nel decreto italiano di protezione civile.
Alcune istituzioni internazionali hanno già preso posizione contro questa misura. L Consiglio d’Europa ha condannato fermamente l’iniziativa delle impronte digitali. Creso sia ormai giunto il momento che il Parlamento europeo prenda una posizione e reagisca con fermezza a questa situazione.
Mihaela Popa (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Nel contesto di un altro dibattito in plenaria sulla situazione dei Rom in Italia, vorrei richiamare l’attenzione su un aspetto che ritengo essenziale per l’azione volta all’integrazione delle comunità Rom.
Mi riferisco all’istruzione, un settore che trascende i confini e che è un aspetto essenziale, se teniamo conto della natura nomade della popolazione Rom.
La mia esperienza nel settore dell’istruzione ha dimostralo il fatto che l’istruzione in una fase precoce può cambiare le mentalità, il comportamento e gli atteggiamenti di un popolo.
In Italia, così come in altri paesi europei in cui vivono i Rom, devono essere elaborati programmi per l’istruzione e l’apprendimento per tutta la vita, che promuoveranno le abitudini, le tradizioni e le abilità specifiche di questo gruppo etnico, in modo tale da suscitare l’orgoglio di appartenervi.
Dal mio punto di vista, l’istruzione dei Rom dovrebbe rappresentare una priorità nell’Unione europea, costituendo il modo democratico per integrare questo gruppo etnico e, principalmente, i giovani.
Theodor Dumitru Stolojan (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La popolazione di origine Rom, ovunque si trovi negli Stati membri dell’UE, deve essere trattata con il rispetto che meritano tutti i cittadini europei.
Il costo della mancanza di azione a livello europeo e nazionale per quanto riguarda l’integrazione economica, sociale e culturale del Rom, diventa sempre più evidente. E’ tempo che gli Stati membri, la Commissione europea e il Consiglio adottino e attuino un programma concreto per il loro inserimento.
Rigetto fermamente l’azione intrapresa dal governo italiano, ovvero la presa di impronte digitali alle persone di origine Rom. Chiedo al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione di adottare un’azione chiara per respingere questa misura di natura razzista e di esigerne l’annullamento da parte delle autorità italiane.
19. Procedura uniforme di autorizzazione per gli additivi, gli enzimi e gli aromi alimentari - Additivi alimentari - Aromi e ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti - Enzimi alimentari (discussione)
Presidente. − L’ordine del giorno reca in discussione congiunta le seguenti raccomandazioni per la seconda lettura della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare:
– sulla procedura uniforme di autorizzazione per gli additivi, gli enzimi e gli aromi alimentari (16673/2/2007 - C6-0138/2008 - 2006/0143(COD)) (Relatrice: Åsa Westlund) (A6-0179/2008)
– sugli aromi e ad alcuni ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti destinati a essere utilizzati nei e sui prodotti alimentari e che modifica il regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio, il regolamento (CEE) n. 1601/91 del Consiglio, il regolamento (CE) n. 2232/96 e la direttiva 2000/13/CE (16677/3/2007 - C6-0139/2008 - 2006/0147(COD)) (Relatrice: Mojca Drčar Murko) (A6-0177/2008);
– sugli enzimi alimentari e che modifica la direttiva 83/417/CEE del Consiglio, il regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio, la direttiva 2000/13/CE e la direttiva 2001/112/CE del Consiglio (16676/1/2007 - C6-0140/2008 - 2006/0144(COD)) (Relatrice Avril Doyle) (A6-0176/2008)).
Åsa Westlund, relatore. − (SV) Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando la Commissione, il Commissario Vassiliou e il suo staff sempre efficiente, la Presidenza slovena, Il Consiglio dei ministri, le mie colleghe relatrici, Avril Doyle e Mojca Drčar Murko, e ovviamente tutti i relatori ombra di tutti i partiti per l’eccellente cooperazione nel corso degli anni in cui ci siamo occupati di questi temi.
Sono lieta che adesso abbiano raggiunto un compromesso che offre una semplificazione all’industria e, nello stesso tempo, rafforza la protezione dei consumatori in diversi campi. Prima, ad esempio, le persone colpite da allergia non erano nemmeno menzionate nella legislazione. Lo saranno se domani approveremo il compromesso: sarà più facile in futuro tenere conto di quanto coloro che soffrono di allergia siano colpiti dagli additivi.
Sono anche orgogliosa che il Parlamento abbia garantito tre importanti modifiche alle nuove norme. La prima riguarda i cosiddetti coloranti azo, che si trovano, ad esempio, nelle bibite e nei dolci, nonostante sia stato provato scientificamente che alcuni coloranti possono rendere i bambini iperattivi. Era quindi importante per me e per la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ottenere il divieto per queste sostanze. Non ci siamo riusciti perché gli Stati membri si oppongono fortemente sia a un divieto sia a un’etichetta speciale. Nonostante questa opposizione, alla fine abbiamo raggiunto un compromesso in base al quale gli alimenti contenenti questi coloranti azo devono essere accompagnati da un’esplicita dicitura di avvertenza.
La seconda modifica riguarda l’impatto ambientale degli additivi. Un esempio del potenziale impatto degli additivi sull’ambiente è il dolcificante sucralosio. Si è scoperto che il sucralosio passa direttamente nel corpo e non viene trattato nei nostri impianti fognari. Se il compromesso sarà adottato, sarà chiaro che si deve tenere conto dell’ambiente in sede di decisioni sugli additivi.
La terza modifica riguarda la nanotecnologia. Secondo il compromesso, se un additivo che è già stato autorizzato viene alterato dalla nanotecnologia, deve essere considerato come un nuovo additivo ed essere sottoposto a una nuova procedura di autorizzazione.
Per quanto riguarda il regolamento sulla procedura di autorizzazione comune, in primo luogo accolgo con favore il fatto che adesso avremo tale procedura comune. In secondo luogo, era importante garantire che l’EFSA avesse un periodo di tempo sufficiente per le sue valutazioni delle varie sostanze.
I Verdi hanno presentato un emendamento per vietare i coloranti azo, che va quindi contro il compromesso con il Consiglio sugli additivi. Così facendo, mettono a rischio tutti i miglioramenti menzionati, compresa la speciale dicitura di avvertenza per i coloranti azo. Anch’io avrei voluto un divieto, ma non è possibile farlo accettare dal Consiglio dei ministri. Sono quindi dell’idea di votare contro il divieto perché, altrimenti, rischiamo di non ottenere né il divieto, né l’avvertenza, il che non sarebbe sicuramente nell’interesse dei bambini.
Infine, sollecito tutti i membri dell’Aula a sostenere il compromesso domani e a votare contro tutti gli altri emendamenti .
Mojca Drčar Murko, relatore. − (EN) Signor Presidente, gli aromatizzanti sono definiti come aggiunte di odore o sapore ai cibi e per lo più sono costituiti da una miscela di un ampio numero di preparati aromatici.
Il Parlamento europeo ha insistito sugli emendamenti che credeva avrebbero costituito la base per un regolamento equilibrato e applicabile, tenendo conto degli sviluppi scientifici e tecnologici. E’ noto che Consiglio e Parlamento avevano una posizione differente sulla questione delle erbe e delle spezie. Il Parlamento riteneva che non fosse stato provato oltre ogni ragionevole dubbio che gli alimenti preparati in cui sono presenti naturalmente alcuni composti indesiderabili hanno lo stesso potenziale tossicologico di quando sono testati in isolamento. Le erbe e le spezie sono state usate sin da tempi immemorabili senza effetti nocivi conosciuti.
In veste di relatrice, non cercavo deroghe complete per le erbe e le spezie dai limiti fissati nell’allegato III. La concessione di una deroga è richiesta solo quando le prove scientifiche non sono complete e quindi la situazione, forse, non è ancora sufficientemente matura per essere armonizzata a livello europeo.
Il compromesso in seconda lettura, quindi, riguardava il fatto di dare adeguate garanzie per le erbe e le spezie che le esentavano dai limiti fissati nell’allegato III. Questo aiuta a mantenere i limiti così come proposti dal Consiglio: 4 principi attivi purificati su 11 e in relazione a circa 30 delle 40 categorie alimentari. E’ tutto quello che siamo riusciti a ottenere e, quindi, chiedo ai colleghi di votare a favore.
Quale parlamentare, tuttavia, nutro ancora qualche preoccupazione che spero la Commissione prenderà in considerazione nella fase di attuazione. Il compromesso nella nota non si applica quando le erbe e le spezie appaiono insieme ad aromatizzanti in alimenti composti. L’effetto non voluto potrebbe essere che l’industria alimentare si allontanerebbe dalle erbe e dalle spezie perché gli estratti e gli aromatizzanti sono più facili da standardizzare. A causa dei diversi livelli di principi attivi nelle erbe e nelle spezie, i produttori di alimenti dovrebbero variare le loro ricette sulla base di ogni lotto, e sarebbe molto costoso. L’industria delle erbe potrebbe persino essere spazzata via dal mercato europeo.
Questo non deve accadere perché i cittadini europei non vogliono tale limite sul loro diritto di scelta e anche per motivi di sanità pubblica. Il consumatore, in questo caso, consumerebbe paradossalmente livelli più elevati di aromatizzanti, che, secondo la cosiddetta gerarchia di purificazione, sono più vicini ai principi attivi indesiderabili delle erbe e delle spezie. Sarei grata se il Commissario potesse assicurarmi che i possibili sviluppi negativi saranno adeguatamente monitorati e bloccati, se necessario.
Pilar Ayuso, in sostituzione del relatore. − (ES) Signor Presidente, parlerò a nome della relatrice, l’onorevole Doyle. Chiedo scusa a suo nome perché non può essere presente, dato che sta per arrivare a Strasburgo. L’onorevole Doyle accoglie con favore il compromesso con il Consiglio su questo pacchetto sui miglioratori alimentari, assolutamente necessario.
Gli enzimi vengono aggiunti ai cibi per svolgere tutta un’ampia serie di funzioni tecnologiche in materia di fabbricazione, preparazione, trattamento, confezionamento, trasporto e conservazione degli alimenti. Si utilizzano più frequentemente nei prodotti da forno, per la fermentazione della birra, nella produzione di formaggi, dell’alcool e di altre bevande. Svolgono un ruolo sempre più importante nella produzione di alimenti e possono essere impiegati come alternativa a sostanze chimiche per migliorare la consistenza, l’apparenza, il valore nutrizionale e il sapore dei cibi. Sono utili, inoltre, in alcuni processi di produzione.
Questa proposta, di fatto, è la prima normativa specifica dell’Unione europea sugli enzimi alimentari. Attualmente non vi sono norme armonizzate a livello comunitario che controllino l’uso degli enzimi, il che non solo crea ostacoli al commercio e mancanza di certezza giuridica, ma comporta anche l’esistenza di diversi standard di protezione dei consumatori nei 27 Stati membri. Solo tre Stati membri hanno procedure di valutazione dei rischi, ovvero: Regno Unito, Francia e Danimarca.
In base alla nuova normativa che voteremo domani, saranno stabilite norme armonizzate nell’Unione europea per la valutazione, l’autorizzazione e il controllo degli enzimi utilizzati negli alimenti.
La relatrice ritiene che sia molto importante, dato che si migliorerà la sicurezza alimentare e si allargherà la capacità di scelta, in quanto i consumatori avranno maggiori informazioni sul contenuto degli alimenti che consumano.
E’ soddisfatta, in particolare, del fatto che il Consiglio abbia accettato che le procedure di autorizzazione per qualsiasi sostanza prodotta con organismi geneticamente modificati possano essere realizzate simultaneamente, evitando quindi una doppia autorizzazione di questi prodotti.
E’ soddisfatta, inoltre, del fatto che il Consiglio abbia accettato il desiderio del Parlamento di avere un’unica base giuridica, vale adire l’articolo 95 del trattato, relativo al mercato interno, conformemente all’emendamento presentato da lei stessa in prima lettura. Inoltre, è molto utile per l’industria che il Consiglio abbia previsto un periodo transitorio di un anno a partire dalla data di entrata in vigore del regolamento proposto, durante il quale gli alimenti legalmente commercializzati o etichettati in quell’anno possono essere commercializzati fino a una data di durata minima o alla data di scadenza.
Per concludere, la relatrice vorrebbe ringraziare i colleghi per il sostegno e la collaborazione, in particolare le onorevoli Westlund e Drčar Murko, e tutti i relatori ombra, nonché la Presidenza slovena, per il duro lavoro. Abbiamo coordinato con successo quattro proposte legislative e, in tal modo, miglioreremo il mercato unico in questo settore che promuove l’innovazione e la competitività europee, garantendo, nel contempo, un elevato livello di sicurezza alimentare e di protezione dell’ambiente.
Androula Vassiliou, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare innanzi tutto il Parlamento, e in modo speciale le tre relatrici, le onorevoli Drčar Murko, Doyle e Westlund – per i considerevoli sforzi che hanno compiuto per il tempo dedicato a questo importante pacchetto legislativo. In particolare, apprezzo gli sforzi di tenere le proposte riunite in un pacchetto, ottenendo quindi un approccio coerente su questioni simili.
Questo pacchetto legislativo apporta un importante contributo al programma di semplificazione della Commissione. Prevede l’armonizzazione nei rispettivi campi e promuove altresì la coerenza fra i tre settori. La procedura comune di autorizzazione stabilirà un sistema per valutare e autorizzare additivi, enzimi e aromatizzanti in modo coerente.
Questo è di vitale importanza per la sicurezza dei consumatori e per la competitività nell’industria alimentare. In particolare, gli operatori beneficeranno del vantaggio di una procedura centralizzata, trasparente e limitata nel tempo.
In relazione alla proposta sugli additivi alimentari, la regolamentazione di dette sostanze è importante per garantire la sicurezza degli alimenti e per assicurare inoltre che il consumatore non sia ingannato. Questi criteri, insieme alle prove della necessità tecnologica dell’uso di additivi alimentari, sono importanti prerequisiti per l’uso degli additivi alimentari. Sebbene questi principi siano stabiliti dall’attuale normativa, accolgo con favore le modifiche introdotte per rafforzare gli aspetti rilevanti. E’ anche un requisito che la legislazione venga aggiornata alla luce degli sviluppi scientifici e tecnologici.
A questo proposito, posso sostenere in particolare gli emendamenti presentati a seguito della valutazione da parte dell’EFSA dei risultati dello studio Southampton. Queste imporranno l’etichettatura dei possibili effetti nocivi sul comportamento dei bambini che sono stati associati ad alcuni coloranti L’etichettatura garantirà un’adeguata informazione ai consumatori che possono decidere di evitare questi coloranti.
Durante le discussioni sulla proposta, sono state sollevate preoccupazioni sui possibili effetti allergenici di alcuni coloranti alimentari che sono comunemente riferiti ai “coloranti azo”. Procedure e norme specifiche si applicano ai cibi potenzialmente allergenici e quindi posso affermare molto chiaramente che la Commissione chiederà all’EFSA di affrontare esplicitamente i potenziali effetti allergenici nella nuova valutazione di questi additivi alimentari. Se necessario, a seguito di questa nuova valutazione, la Commissione prenderà in considerazione di intraprendere un’azione opportuna di modifica dell’allegato III, parte A, della direttiva 2000/13/CE al fine di fornire informazioni adeguate a coloro che soffrono di allergie alimentari.
In relazione agli enzimi, sono stati usati tradizionalmente nella produzione di alimenti quali pane, formaggi, birra e vini. Gli enzimi possono migliorare la consistenza, l’aspetto e i valori nutrizionali degli alimenti, e possono essere considerati come alternative alla tecnologia chimica. Fino a oggi, la normativa sugli enzimi alimentari non è stata completamente armonizzata nell’UE e, quindi, questa mancanza di armonizzazione ha creato barriere al commercio, impedendo la crescita del settore.
La felice conclusione di questa proposta di regolamento colmerà l’attuale divario regolamentare, creando norme armonizzate per la valutazione scientifica, l’autorizzazione e anche l’uso di questi enzimi nella Comunità.
Accolgo con favore i cambiamenti che rafforzano il principio di precauzione e il criterio di non ingannare il consumatore, che sono principi di base della proposta di regolamento. Accolgo anche il cambiamento che chiarisce ulteriormente il rapporto fra il regolamento sugli enzimi e la legislazione sugli OGM e i mangimi.
In relazione agli aromatizzanti, la proposta offre un’elevata protezione per il consumatore, consentendo all’industria di continuare a sviluppare nuovi aromatizzanti e nuove applicazioni, per rispondere alla crescente domanda da parte dei consumatori di cibi più convenienti. Il quadro consentirà all’industria europea di mantenere la sua posizione leader nel mercato mondiale.
Gli aromatizzanti sono usati per conferire o migliorare odore e/o sapore ai cibi a vantaggio del consumatore. L’uso di aromatizzanti non dovrebbe fuorviare il consumatore sulla natura o la qualità dei cibi. Le nuove norme sul’etichettatura degli aromatizzanti informeranno meglio il consumatore e contribuiranno a evitare che il consumatore venga ingannato.
Durante le discussioni, vi sono state divergenze di vedute sulla necessità di includere le spezie e le erbe nel campo d’applicazione del regolamento. La Commissione accoglie con favore l’accordo raggiunto, che migliorerà la protezione dei consumatori, tenendo conto nel contempo del possibile impatto sugli usi tradizionali.
Ho ascoltato con attenzione l’onorevole Drčar Murko e desidero rassicurarla, confermando inoltre che, dall’entrata in vigore del regolamento, la Commissione monitorerà attentamente, sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri, lo sviluppo dell’uso delle spezie e delle erbe e degli estratti aromatizzanti naturali. Con queste informazioni, e tenendo conto degli ultimi sviluppi scientifici in relazione ai timori tossicologici e all’esposizione dei consumatori, proporrò, se opportuno, emendamenti all’allegato III, parte B.
Pilar Ayuso, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, signora Commissario, intervengo adesso per mio conto e, in primo luogo, vorrei congratularmi con la relatrice, l’onorevole Drčar Murko, per il difficile lavoro che ha realizzato, e con i relatori ombra, nonché con la Presidenza slovena e la Commissione per la disponibilità a negoziare al momento dell’accordo in seconda lettura su questa relazione. Vorrei ringraziare inoltre per il loro aiuto le relatrici delle altre relazioni del pacchetto, le onorevoli Westlund e Doyle, nonché i relatori ombra per la loro collaborazione nella ricerca di soluzioni ai problemi orizzontali sollevati da queste proposte.
Il tema più controverso in questa proposta sugli aromatizzanti, dall’inizio del dibattito, sono stati i principi biologicamente attivi presenti nelle erbe e nelle spezie, che ponevano un grande problema per i produttori di erbe e di spezie, dato che si trovavano di fronte all’impossibilità di soddisfare i requisiti della proposta, vista la speciale natura dei loro prodotti: luoghi diversi di raccolta, epoche dell’anno in cui sono raccolte, abitudini alimentari nei diversi paesi, eccetera.
Per questo aspetto vorrei segnalare che il mio gruppo politico ha chiesto sin dall’inizio di assicurare la protezione del consumatore. Al riguardo, trovo positivo che si sia giunti a un accordo con il Consiglio e la Commissione affinché i livelli massimi non si applichino a talune sostanze quando un alimento composto non contenga alcun aroma aggiunto e gli unici ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti aggiunte sono erbe e spezie fresche, essiccate o surgelate.
Per concludere, vorrei celebrare domani l’adozione di queste proposte legislative sul pacchetto concernente i miglioratori alimentari, perché comporta non solo un aggiornamento della legislazione, ma renderà anche possibile analizzare i rischi di commercializzazione degli aromi, il che significa un alto livello di protezione dei consumatori europei.
Edite Estrela, a nome del gruppo PSE. – (PT) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto, e a nome del gruppo socialista, vorrei congratularmi con la relatrice per il suo lavoro, per avere cercato di trovare un consenso con i relatori ombra e per gli sforzi compiuti per cercare di raggiungere l’accordo auspicato fra le parti.
La proposta di regolamento sugli aromi mira a chiarire e ad aggiornare le norme sull’uso degli aromi e degli ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti, tenendo conto del progresso tecnologico e scientifico nel campo degli aromi, degli sviluppi nella legislazione alimentare nell’Unione europea e, nel contempo, dell’esigenza di protezione della salute umana.
Il regolamento fissa le condizioni generali per l’uso degli aromi o di ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti, include una chiara definizione degli aromi, norme generali per il loro uso, norme sull’etichettatura e i livelli massime di sostanze che comportano un rischio per la salute umana. Il compromesso raggiunto in seconda lettura è il risultato della cooperazione fra Commissione, Consiglio e Parlamento. Sono stati tenuti diversi incontri, i punti più controversi sono stati negoziati e si sono avute concessioni da entrambe le parti. L’accordo, tuttavia, riflette i principi di vari emendamenti presentati dal Parlamento, che tengono conto di due obiettivi chiave: informare i consumatori e proteggere i loro interessi così come la salute pubblica.
Gli aromi e le sostanze aromatizzanti devono essere sicuri e il loro uso non deve ingannare i consumatori. In questo contesto, la nuova legislazione stabilisce livelli massimi per alcune sostanze di aromi e ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti che sono potenzialmente tossici e costituiscono un rischio per la salute umana, tenendo conto dei pareri scientifici dell’EFSA. Questi livelli massimi non si applicano alle seguenti sostanze: estragolo, safrolo e metileugenolo, quando presenti in alimenti composti ai quali non sono stati aggiunti aromi ma solo ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti sotto forma di erbe e/o di spezie. Tuttavia, questa eccezione sarà rivista se dovessero venire alla luce prove scientifiche che dimostrino che il loro consumo comporta rischi per la salute.
La nozione di naturale è ancora poco chiara per i consumatori, ma la nuova proposta di etichettare gli aromi naturali corrisponde più efficacemente alle aspettative dei consumatori, perché il termine naturale è limitato agli aromi ottenuti da sostanze aromatizzanti naturali, dove almeno il 95 per cento del componente aromatico deve essere ottenuto dalla fonte naturale citata.
Mojca Drčar Murko, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, per quanto riguarda il regolamento sugli additivi, il mio gruppo ha accolto con favore la proposta di aggiornare e di armonizzare la normativa europea e ha sostenuto la relatrice Westlund nel suo sforzo di garantire una protezione sostenibile dei consumatori e della loro salute, in particolare i gruppi vulnerabili della popolazione.
E’ un fatto naturale che i produttori di alimenti rispondano alla crescente domanda con il costante sviluppo di nuovi prodotti e che la loro diversificazione sia raggiunta soprattutto aggiungendo additivi. La normativa sugli alimenti dovrebbe essere proporzionata e bilanciata, rispettando la salute pubblica e garantendo un equo terreno di gioco per i produttori.
Questo principio è semplice, ma ovviamente è soggetto a molte interpretazioni. Come possiamo raggiungere un profitto sostenibile in termini di salute pubblica, ma nello stesso tempo non ostacolare lo sviluppo tecnologico della produzione alimentare europea?
Abbiamo concordato su validi emendamenti, credo, tesi a tutelare gli interessi dei consumatori, in particolare con un’etichettatura precisa, ma volevamo contribuire anche a sensibilizzare di più i consumatori. Sono convinta che consumatori informati e attenti possono influenzare molto la produzione di alimenti preparati nell’Unione europea. Abbiamo sostenuto gli emendamenti che miravano a rafforzare la proposta della Commissione, in particolare su tre punti: partecipazione alla procedura di autorizzazione degli additivi, trasparenza della procedura di autorizzazione e condizioni specifiche per l’autorizzazione.
Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV) Signor Presidente, i nostri elettori vogliono cibi sicuri su cui poter fare affidamento. Li otterranno con questi regolamenti? Il Parlamento è riuscito a fare accettare alcuni miglioramenti. Ciò di cui, personalmente, sono molto lieto è che la nanotecnologia, alla fine, sarà regolamentata e non entrerà più nel mercato senza un adeguato controllo. L’inclusione dell’ambiente come uno dei criteri per l’autorizzazione degli additivi è un miglioramento. Il fatto che la presenza di coloranti azo debba essere indicata sulle etichette è un miglioramento. Quindi vi sono cose di cui rallegrarsi. Inoltre, per quanto riguarda gli aromi, il Parlamento è riuscito a garantire che i prodotti naturalmente aromatizzati non saranno del tutto svantaggiati a favore dei prodotti dell’industria degli aromi artificiali.
Ciononostante, sono sorpreso che il Consiglio vada contro i desideri degli elettori. Come possono i nostri governi osteggiare attivamente un testo che dice che gli additivi non devono ingannare i consumatori sul fatto che un alimento contenga ingredienti diversi da quelli che realmente contiene? Come possono osteggiarlo attivamente? I ministri osteggiano attivamente la nozione che deve esserci un motivo speciale per usare coloranti in sostanze altrimenti incolori. Il Consiglio dei ministri si è opposto attivamente a un divieto sui coloranti azo. Si è opposto attivamente al requisito che l’etichetta dei prodotti debba indicare che sono inclusi pesticidi usati come conservanti, in modo da metterne a conoscenza i consumatori.
Credo che se approviamo la proposta dei Verdi di un divieto di cloranti azo nei prodotti per bambini, spingeremo il Consiglio a uscire allo scoperto per difendere la sua posizione nel dibattito pubblico. Dopotutto, è facile per il Consiglio mantenere la sua posizione su tali questioni quando negozia con noi a porte chiuse, ma quale governo si alzerà per autorizzare additivi che, sappiamo, causano l’iperattività nei bambini e abbiamo buoni motivi per credere che diano luogo ad allergie nei bambini? Mi chiedo se il Commissario non appoggerebbe subito un divieto. I coloranti, dopotutto, non sono proprio additivi essenziali e insostituibili. Inoltre, vi sono coloranti diversi da quelli azo. Se insistiamo sull’applicazione del principio di precauzione, non appena l’EFSA ha dimostrato che vi sono rischi di allergie e anche un rischio accresciuto di allergie, allora tutto quello che dobbiamo fare è vietarli. Tutto sommato, non abbiamo più bisogno di discutere dei coloranti azo.
Kartika Tamara Liotard, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Vorrei esprimere, innanzi tutto, il mio sincero ringraziamento alle relatrici e ai relatori ombra per la loro cooperazione in questo arduo lavoro. Il risultato finale può non essere quello che avrei voluto, ma rappresenta il meglio che si potesse raggiungere in queste condizioni politiche.
A mio avviso, due cose hanno la precedenza: la massima protezione per il consumatore e la completa trasparenza. Per quanto mi riguarda, gli interessi economici sono del tutto secondari a questi due concetti chiave. Massima protezione per il consumatore significa applicazione sistematica del principio di precauzione. Se non si sa con certezza al 100 per cento che qualcosa è sicuro, allora l’autorizzazione all’immissione sul mercato non dovrebbe essere concessa. Si deve anche evitare a tutti i costi che il consumatore sia ingannato al momento dell’acquisto. Massima trasparenza significa che non dobbiamo cedere alle pressioni delle multinazionali alimentari a mantenere formule e metodi di produzione segreti. I consumatori hanno il diritto di sapere esattamente cosa contiene il loro cibo e le condizioni n cui è stato prodotto.
Analizzando le quattro relazioni alla luce di questi due principi, noto che, sebbene non sempre siano perfette, rappresentano un miglioramento evidente delle proposte originarie. Favoriscono la protezione del consumatore e la trasparenza, e quindi ne sosterrò i compromessi. E’ un peccato che non abbiamo anche potuto regolamentare direttamente l’etichettatura degli OGM.
Vorrei aggiungere un’ultima cosa per concludere. Credo sia davvero straordinario che, nelle nuove proposte, come ad esempio quelle sugli alimenti nuovi, la Commissione stia lanciando una procedura uniforme anche prima che sia stata approvata dal Parlamento. Per quanto mi riguarda, detto con parole dolci, non mi sembra che mostri grande rispetto per la democrazia europea.
Irena Belohorská (NI). – (SK) Vorrei menzionare, innanzi tutto, il lavoro dell’onorevole Doyle e ringraziarla per il tentativo di elaborare un documento equilibrato, teso soprattutto alla protezione della salute dei cittadini.
Gli enzimi alimentari sono contenuti in molti prodotti consumati ogni giorno a tutti i livelli della società, fra cui brioches e pane. E’ quindi molto importante monitorarne la produzione. E’ anche molto importante garantire che siano innocui per la salute, nonché armonizzare tale controllo in tutta l’Unione europea.
E’ molto importante guadagnare la fiducia dei cittadini dell’Unione europea nella preparazione di direttive europee, specialmente in un periodo in cui l’Europa è scossa dallo scandalo del “riciclaggio del formaggio scaduto”. Per impedire altre situazioni di questo tipo, dobbiamo concentrarci non solo sulla preparazione di una direttiva, ma soprattutto sul controllo della sua attuazione nei vari Stati membri. Dato che sappiamo che fino all’80 per cento degli enzimi alimentari è prodotto da quattro imprese, penso che il controllo della qualità della produzione non dovrebbe costituire un problema. I metodi di produzione, tuttavia, possono diventare un problema e ritengo, pertanto, che la relazione dell’onorevole Doyle a ragione attiri l’attenzione su questo problema chiave.
Françoise Grossetête (PPE-DE). – (FR) Vorrei menzionare, nel momento in cui esplode un altro scandalo alimentare in alcuni Stati membri dell’Unione europea, per quanto questo scandalo sia dovuto, senza dubbio, a una truffa di enormi dimensioni, non ci si meraviglia se il consumatore si pone delle domande e esprime dubbi su tutto quello che può sembrare “artificiale”. Ora, l’Europa che protegge è quella che garantisca la sicurezza del consumatore e la protezione della salute pubblica.
Gli additivi, gli aromi e gli enzimi alimentari svolgono un ruolo importante nella fabbricazione dei mostri alimenti, ed è per questo che ci occorrevano regole chiare, armonizzate, in materia di sicurezza, autorizzazione e commercializzazione di queste sostanze, al fine di proteggere i consumatori e, soprattutto, rafforzare la fiducia del pubblico negli alimenti prodotti con le dette sostanze. E’ quindi importante che le norme si basino su pareri scientifici affidabili.
Occorreva, inoltre, colmare il vuoto giuridico che esiste a livello europeo in materia di enzimi utilizzati da molto tempo, ad esempio nella preparazione del pane o dei prodotti caseari. Sono lieta, quindi che siano state introdotte garanzie supplementari per assicurare la trasparenza mediante un’etichetta leggibile e più comprensibile. E’ ancora più importante quando si tratta di prodotti che sono detti anche “naturali”.
Un aspetto fondamentale del progetto è l’introduzione di una procedura comune, unica, per l’autorizzazione degli additivi, aromi ed enzimi alimentari, con una valutazione di sicurezza effettuata dall’EFSA per tutti gli aromi, enzimi e additivi che sono, sicuramente, sempre più utilizzati nell’industria agroalimentare.
Ovviamente, il Parlamento vigilerà per garantire il monitoraggio di queste sostanze. Questi additivi non devono in alcun caso mettere in pericolo la salute dei consumatori, né ingannarli, la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare, mantenendo l’innovazione e la competitività dell’industria agroalimentare.
Linda McAvan (PSE). - (EN) Signor Presidente, vorrei parlare con il Commissario di una delle relazioni sugli additivi alimentari, in particolare sui coloranti noti come coloranti azo. Sono molto lieta che abbiamo buone notizie: da ora in poi dovranno essere indicati nell’etichetta di tutti i prodotti alimentari. Vorrei congratularmi con Åsa Westlund, che ha lavorato molto duramente a questo fine. Quando ha iniziato il lavoro, nessuno pensava che ci sarebbero stati progressi, eppure è così. E’ un reale miglioramento dello status quo. Ma non credo che vada abbastanza lontano.
Sarete a conoscenza, sono sicura, dello studio realizzato dall’Università di Southampton lo scorso autunno, che mostra un collegamento fra il comportamento dei bambini che sono nutriti con un cocktail di diversi dolci e di bibite e i coloranti azo. E’ uno studio molto serio, è stato pubblicato nella rivista The Lancet. E’ stato sottoposto a una revisione tra pari ed è talmente serio che il Regno Unito, attraverso la sua agenzia di valutazione delle norme, ha chiesto un divieto per questi coloranti nei prodotti alimentari. Molte imprese in Europa stanno cedendo ed eliminando queste sostanze gradualmente su base volontaria.
Il mercato unico sta già fallendo sulla questione. E’ abbastanza noto che questi prodotti non hanno valore dietetico, e che esistono aromi naturali. Ho letto qualcosa su uno dei nostri giornali che chiedeva: “Dobbiamo eliminare gli Smarties?’ (sono dolcetti molto colorati), ma vi sono buone alternative naturali a questi coloranti. Non dobbiamo avere per forza questi coloranti.
Apprezziamo cosa è accaduto oggi, ma ci auguriamo che continuerete a lavorare con l’EFSA per la nuova valutazione di queste sostanze. Non credo che le persone in Europa vogliano questi coloranti artificiali, e ritengo che dovremo guardare piuttosto a cosa le persone devono avere nei loro cibi, non quali imprese vogliono fabbricare additivi. Spero che spingerete l’EFSA a lavorare più velocemente e ottenere una soluzione per questo problema.
Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signor Presidente, desidero parlare della proposta sugli enzimi alimentari per la quale sono stato un relatore ombra. Al riguardo, vorrei porgere le mie congratulazioni all’onorevole Doyle – e mi auguro che faccia un buon viaggio dall’Irlanda a qui stasera – per l’eccellente relazione.
Vorrei inoltre esprimere il mio ringraziamento per l’ottima cooperazione prestata ai relatori ombra, una cooperazione che è stata sempre condotta in uno spirito di comprensione, di effettivo scambio di saggezza politica e adeguata saggezza scientifica.
Questa cooperazione è stata sufficientemente valida da produrre un compromesso auspicato che ha il diffuso sostegno dei gruppi politici di quest’Aula, e che io ritengo contiene molti parametri squisitamente delicati. Che rafforzeranno il testo legislativo in esame, e lo renderanno più efficace e di più facile applicazione.
Con questo pacchetto di compromesso, credo che l’obiettivo della proposta di regolamento – che è, come ben saputo, armonizzare la legislazione sul controllo dell’uso di enzimi nella produzione alimentare nell’UE, con il fine primario di proteggere la salute umana e quello secondario di promuovere un commercio equo e la concorrenza – sarà ampiamente conseguito.
Siamo particolarmente lieti che il principio di precauzione, che è stato tenuto in debito conto non solo dal mio gruppo, ma dalla grande maggiorana dei deputati in generale, sia preminente nella relazione, e questo dovrebbe far sentire ai consumatori europei che è stato fatto molto per garantire la protezione della loro salute per quanto riguarda gli enzimi alimentari.
Inoltre, si è prestata particolare attenzione a garantire che le informazioni date al consumatore siano precise e utili.
Come previsto, la questione degli OGM ha suscitato una certa polemica. Tuttavia, è stato raggiunto un compromesso adeguato.
Per concludere, desidero affermare che è una buona relazione e che il mio gruppo la sosterrà fermamente.
Kathy Sinnott (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, parliamo tanto di proteggere i bambini. Abbondano le prove che suggeriscono che gli aromi artificiali e gli integratori sono dannosi per la salute dei bambini sotto diversi aspetti. In primo luogo, possiamo prendere in considerazione il’aumento del 435 per cento che si è registrato nel tasso do bambini affetti da autismo negli ultimi 15 anni e i tassi dell’ADHD, che colpisce attualmente il 3-5 per cento dei bambini. Poi possiamo prendere in considerazione i sintomi attribuiti agli aromi, dei quali ne esistono così tanti, ma prendiamo come esempio l’MSG, che si trova in dolci, bevande, snack e pasti per bambini. Vi sono 92 sintomi, fra cui iperattività e disordini dell’umore.
Da madre, la mia prima preoccupazione per quanto riguarda il cibo è la sicurezza e la trasparenza. Credo che stiamo compromettendo seriamente i bambini e la loro capacità di apprendere quando autorizziamo cocktail di coloranti, conservanti e additivi nei loro cibi. I bambini hanno bisogno di alimenti freschi, coltivati quanto più localmente e naturalmente possibile. Quindi, iniziamo realmente a proteggere i bambini.
Anja Weisgerber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio le relatrici, specialmente le onorevoli Drčar Murko e Ayuso, per la loro cooperazione costruttiva e la loro fiducia. Il pacchetto sui miglioratori degli alimenti porterà a norme uniformi, armonizzate sull’uso degli additivi, applicabili in tutta l’Europa. Anche in futuro, quando gli enzimi e gli aromi saranno usati negli alimenti, ci sarà un elevato livello di protezione dei lavoratori – ed è così che dovrebbe essere.
Il pacchetto adegua l’attuale normativa agli sviluppi tecnici e scientifici nel campo degli additivi alimentari. Laddove esiste una base scientifica che indichi rischi per la salute, devono essere stabiliti valori limite per impedire tutti i pericoli.
Tuttavia, non dobbiamo diventare isterici o scatenare panico ingiustificato. Vi sono additivi alimentari come il konjac, un umettante, e la cera d’api, un agente anticoagulante, che sono usati nella preparazione di alimenti e di bevande da secoli. Inoltre, alcuni frutti a nocciolo, come le ciliegie, le pesche e le albicocche, contengono naturalmente piccole quantità di acido idrocianico, eppure consumiamo questi frutti da migliaia di anni senza alcun problema. Allo stesso modo, alcune erbe e spezie contengono naturalmente sostanze che, in elevate concentrazioni, possono causare problemi di salute. Eppure usiamo erbe e spezie come il basilico, il dragoncello e la noce moscata da sempre, senza alcun problema, ma solo in piccole dosi sicure, ovviamene.
Accolgo, quindi, con favore il compromesso sul nuovo regolamento sugli aromi e taluni ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti destinati a essere utilizzati negli e sugli alimenti. Dove non vi sono casi preoccupanti, sono previste deroghe ai valori limite, sebbene solo quando sono usate esclusivamente erbe fresche o essiccate per la preparazione di alimenti. In questo modo promuoviamo l’uso di prodotti e di ingredienti naturali, di modo che ricette con millenni di storia, come il pesto italiano, siamo mantenute anche in futuro.
Gyula Hegyi (PSE). - (HU) Accolgo con favore che, dopo il regolamento REACH e il regolamento sui pesticidi, stiamo passando al regolamento relativo all’uso di sostanze chimiche e di additivi alimentari frequentemente condannati.
L’effetto del crescente numero di scandali è stato che l’opinione pubblica europea sta guadando a queste sostanze, che sono sospette per i consumatori, con una preoccupazione sempre maggiore. Ogni anno, una persona media consuma in media all’incirca 3 kg dei quasi 2 600 differenti additivi con numeri E, senza conoscerne gli effetti dannosi.
Sono giù state levate alcune accuse ben fondate contro un cospicuo numero di additivi. Gli additivi creano una falsa impressione nei consumatori e danno agli alimenti colori vivi, brillanti, che non si trovano in natura. Oltre a essere rischiosi per la salute, causano anche danni psicologici nei bambini, facendoli abituare a cibi non naturali quando è proprio un ritorno ai cibi naturali che dobbiamo rendere più popolare fra i giovani e gli adulti.
Vorrei congratularmi con l’onorevole Westlund per la sua relazione; quello che è riuscita a raggiungere è che, nell’ambito della nuova normativa, gli additivi che sono pericolosi per la salute umana e per l’ambiente potrebbero non essere più usati in futuro. E’ importante che sostanze pericolose, come i coloranti alimentari azo, che causano iperattività nei bambini, siamo almeno indicate sugli alimenti. Concordo anche con i colleghi che avrebbe dovuto essere deciso un divieto.
Deploro, tuttavia, il fatto che, nonostante le raccomandazioni dell’Assemblea, gli additivi contenenti OGM non siano soggetti alla norma sull’etichettatura. Gran parte della popolazione europea non vuole consumare alimenti contenenti OGM, e secondo i sondaggi d’opinione, il 90 per cento dei cittadini vuole sapere se un alimento contenga o meno OGM. Non possiamo trascurare la salute dei nostri cittadini, le loro preoccupazioni e il loto diritto a essere informati a questo riguardo.
Ad ogni modo, alcuni colleghi e io stiamo protestando in una dichiarazione che la Commissione vuole introdurre nuovi OGM in Europa furtivamente. Dobbiamo proteggere il diritto di tutti a cibi naturali e sani.
Horst Schnellhardt (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, dobbiamo ringraziare la relatrice, l’onorevole Westlund, la quale ha lavorato con grande impegno e la massima cooperazione. Lo apprezzo perché significa che possiamo essere soddisfatti del risultato. Credo che il nuovo regolamento sugli additivi alimentari abbia raggiungo un risultato soddisfacente sia per i produttori che per i consumatori.
L’attuale normativa sugli additivi alimentari ha quasi 20 anni. Con il trasferimento di nuove direttive e di due decisioni nei due regolamenti, il testo è stato semplificato e aggiornato in linea con i nuovi sviluppi tecnologici e scientifici. E’ un ottimo risultato avere un elenco positivo che stabilisca chiaramente quali sostanze possano essere usate. Credo che sia una buona cosa, e concordo anche con l’uso della procedura di comitatologia quando devono essere aggiunte nuove sostanze. Dovremmo agire rapidamente in questo settore.
Sono soddisfatto delle regole sui prodotti OGM. Dobbiamo avere sia procedure di autorizzazione, che saranno valutazioni, e non vedo il motivo per cui non dovremmo procedere su questa base qui come hanno sostenuto alcuni deputati. Certo, pensando ai coloranti azo – sono infatti disponibili i risultati dello studio di Southampton – dobbiamo pendere nota del fatto che l’EFSA ha elaborato uno studio che ha pubblicato un verdetto iniziale in cui afferma chiaramente che lo studio dell’Università di Southampton non è infallibile. Non è affidabile al 100 per cento. Non dobbiamo diventare isterici e iniziare a tirare colpi perché è stata istituita una procedura.
La procedura di autorizzazione attraverso l’Autorità per la sicurezza alimentare è eccellente, ma quello che mi preoccupa – e chiederei alla Commissione di ripensarci – è che stiamo dando all’Autorità per la sicurezza alimentare nove mesi per emanare un’autorizzazione o un’analisi dei rischi. Anche la Commissione necessita di nove mesi per prendere una decisione sulla gestione dei rischi. Un’impresa deve quindi aspettare 18 mesi prima di ricevere l’autorizzazione a immettere il prodotto sul mercato. Siamo lontani dalla riduzione della burocrazia, e quindi dovremmo realmente riflettere a come si possa essere resa più veloce.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti contenenti i principi che disciplinano l’uso di additivi artificiali (enzimi, aromi) negli alimenti non solo unifica la normativa in questo settore, ma sostiene anche la protezione della salute dei consumatori e facilita le vendite di alimenti nell’Unione europea. L’armonizzazione dell’uso degli enzimi nell’UE ha il sostegno dell’industria alimentare europea, che confida non solo nell’unificazione dei principi, ma anche, e soprattutto, sul fatto che i consumatori non perderanno fiducia nei suoi prodotti.
Quale consumatore, vorrei essere sicuro che il cibo che compro è sicuro. Le centinaia di additivi artificiali e le migliaia di aromi aggiunti agli alimenti non devono danneggiare la nostra salute. I requisiti di qualità devono garantire il pieno mantenimento della sicurezza. E’ importante che gli alimenti mantengano la loro naturalezza quanto più possibile.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). – (PL) Signor Presidente, vi sono tre questioni del dibattito sulle quali vorrei attirare l’attenzione.
La prima: dobbiamo sostenere la Commissione europea nei suoi sforzi di unificare le procedure per il rilascio delle autorizzazioni a usare additivi alimentari – enzimi e aromi – nell’Unione europea, e in particolare aumentare la trasparenza di tali procedure.
La seconda: le procedure per la concessione di autorizzazioni devono essere dirette ala massima protezione della salute del consumatore. Il consumatore dovrebbe essere convinto che le istituzioni europee e nazionali sono attente a fornirgli la massima protezione possibile e che, grazie al loro funzionamento, ottiene cibo sano che è naturale e sicuro il più possibile.
La terza, per finire: deve essere rispettato il principio della completa informazione del consumatore sugli additivi contenuti negli alimenti. Tali informazioni devono risultare in modo chiaro sulla confezione, e essere redatte in un linguaggio che sia chiaro e comprensibile per il consumatore.
Hiltrud Breyer (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, vorrei che lei sostenesse le proposte avanzate dal gruppo dei Verdi/ALE, perché vogliamo un divieto sui coloranti azo. La politica europea di tutela dei consumatori è caratterizzata dalla sicurezza, ma anche dall’applicazione del principio di precauzione. Senza un divieto, il principio di precauzione sarebbe calpestato. Inoltre, dal punto di vista tecnico i coloranti azo sono inutili perché esistono alternative. Questo significa quindi ingannare il consumatore; la porta a credere qualcosa che non è come sembra.
Vi invito nuovamente a prendere seriamente questo studio allarmante e di applicare realmente il principio di precauzione – che, dopotutto, abbiamo insito nel diritto europeo. Vi inviterei inoltre a colmare il divario per quanto riguarda l’etichettatura per gli additivi fabbricato con il ricorso alla tecnologia generica – stiamo cercando attualmente di colmare il divario per quanto riguarda l’etichettatura dei prodotti OGM di origine animale, e sarebbe decisamente ridicolo se non cogliessimo quest’opportunità.
E’ necessaria una procedura di autorizzazione equilibrata, che tenga in debito conto il principio di precauzione, ma che non abbia lacune sull’etichettatura, e nella quale il consumatori abbiamo il diritto di operare una libera scelta su quello che mangiamo.
Miroslav Mikolášik (PPE-DE). – (SK) Apprezzo gli sforzi compiuti dalla relatrice per ottenere maggiore trasparenza nel processo di autorizzazione degli additivi, enzimi e aromi alimentari, e per rafforzare la protezione dei consumatori, specialmente di quelli che sono allergici ad alcune sostanze.
Gli additivi alimentari dovrebbero essere costantemente monitorati e soggetti a una nuova valutazione sulla base delle diverse condizioni d’uso e di nuove informazioni scientifiche. Molti di questi additivi sono prodotti da sostanze chimiche e, in caso di uso prolungato, hanno un effetto negativo sulla salute. E’ quindi importante contrassegnare i prodotti in modo che questo sia chiaro per i consumatori. Si tratta di prodotti di consumo e possono esserci conseguenze associate all’inadeguatezza dell’etichetta del prodotto.
Vorrei sottolineare che, ad esempio, gli alimenti geneticamente modificati dovrebbero essere indicati in modo chiaro e leggibile, come accade in Canada, dove si consumano canola e olio di colza.
Androula Vassiliou, Membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, accolgo con favore la riuscita conclusione di questo pacchetto di proposte e mi auguro che il Parlamento appoggi domani la proposta di compromesso. Fatto ancora più importante, il presente pacchetto rafforzerà la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare. Osservo in particolare alcuni dei temi difficili che sono stati discussi e apprezzo la volontà di pervenire a un compromesso. A tale riguardo desidero esprimere ancora una volta i miei ringraziamenti ai tre relatori per il loro lavoro impegnativo e per l’ottima cooperazione che hanno avuto con la Commissione al fine di raggiungere la presente proposta di compromesso.
Ringrazio in particolare l’onorevole Westlund per i suoi sforzi in materia di coloranti. Sa molto bene che la Commissione ha appoggiato le sue proposte. Abbiamo raggiunto una proposta di compromesso, ma vi garantisco che non siamo ancora soddisfatti. Abbiamo già chiesto all’EFSA di rivalutare tutti i loro additivi autorizzati, e se il parere dell’EFSA indica quella direzione noi non esiteremo nell’applicare nuove regole concernenti questi additivi.
Desidero far presente questo in generale anche perché, come ho detto, l’EFSA rivaluta tutte le sostanze. Se in qualsiasi momento per qualunque sostanza la posizione dell’EFSA segnala un eventuale rischio per la salute umana, non esiteremo a fare uso della nostra prerogativa e a sollecitare un emendamento.
C’era una questione riguardo agli enzimi e al regolamento sugli alimenti e i mangimi GM. Se un enzima viene prelevato da un organismo geneticamente modificato coperto dal regolamento (CE) n. 1829/2003 sugli alimenti e i mangimi geneticamente modificati, la sua origine GM verrà indicata sull’etichetta. Tuttavia, il campo di applicazione del regolamento in oggetto esclude alimenti, compresi enzimi prodotti dalla fermentazione usando microorganismi geneticamente modificati. Lo scopo della presente proposta è comprendere questi enzimi per l’autorizzazione della valutazione di sicurezza, ma non per una specifica etichettatura GM.
E’ stato citato il periodo di nove mesi concesso alla Commissione per effettuare la propria gestione del rischio. La proposta prevede nove mesi affinché la Commissione presenti una proposta alla commissione permanente ai fini di un parere. E’ il tempo massimo proposto e ovviamente in molti casi le proposte per aggiornare l’elenco verranno presentate in un intervallo più breve. Ci sono tuttavia casi, segnatamente per additivi alimentari, in cui saranno necessari nove mesi perché la Commissione consulti gli Stati membri e tutte le parti interessate su vari aspetti. E’ possibile realizzare questo obiettivo solo se le parti interessate dispongono di tempo sufficiente per rispondere, pertanto penso che un arco di tempo massimo di nove mesi non sia un periodo esagerato.
Terminerò ringraziandovi ancora una volta per la cooperazione e attenderò con ansia l’adozione della proposta nella seduta di domani.
Åsa Westlund, relatrice. − (SV) Signor Presidente, desidero ringraziare ancora una volta il Commissario Vassiliou per il suo sostegno riguardo ai coloranti azoici. Apprezziamo davvero il fatto che questo sia stato uno dei primi temi che lei ha dovuto affrontare quando ha assunto l’incarico. E’ stata la dimostrazione che lei è pronta ad assumere la sua responsabilità nella Commissione, non solo per seguire le raccomandazioni dell’EFSA, ma anche per intraprendere una valutazione indipendente di tutti gli aspetti associati alla normativa. Lei ha davvero dimostrato di essere pronta ad assumere questa responsabilità.
Ritengo che la discussione di questa sera abbia chiarito che il Parlamento europeo seguirà ovviamente da vicino il riesame dell’EFSA in merito agli effetti allergenici dei coloranti azoici e presterà molta attenzione alla posizione della Commissione su tale valutazione. Va da sé che esamineremo anche altri studi che saranno presentati riguardo agli effetti dei coloranti azoici sul comportamento dei bambini, ad esempio, al fine di ritornare eventualmente sull’argomento in un momento successivo.
Infine desidero anche far presente che è elaborare una normativa non è sufficiente, perché questa deve anche essere applicata. penso che molti consumatori condividano la mia opinione per cui nei negozi oggi siamo spesso imbrogliati. Vorrei che gli Stati membri – e penso sia una richiesta giustificata – rafforzassero i rispettivi sistemi di ispezione e, di concerto con la Commissione, garantissero che l’atto legislativo che dobbiamo votare domani sarà effettivamente seguito e rispettato, affinché i consumatori non vadano a caso, per esempio, con un vasetto di yogurt alla frutta convinti che contenga molta frutta o frutti di bosco, per poi scoprire quando leggono con attenzione la confezione che non contiene niente altro se non coloranti.
Jean-Claude Martinez (NI). – (FR) Signor Presidente, l’industria alimentare usa 300 additivi alimentari, 2 600 aromi naturali o artificiali, più diastasi o enzimi e anche coloranti azoici. Per questo motivo occorre armonizzare le nostre normative. Poiché riguarda fegato d’oca e di anatra, tartufi conservati o lumache, possiamo comprendere chiaramente perché esiste una dozzina di leggi, più i quattro regolamenti presentati concernenti una procedura di autorizzazione comune con l’elenco di prodotti.
Sì, questi additivi aumentano il rischio di allergie talvolta gravi, ma forse il principio di precauzione è stato adottato troppo avanti qui. Nel 2008, in un anno in cui la crisi alimentare globale dilaga, quando, signor presidente, l’Italia ci vende mozzarella alla diossina, un’attività da 10 milioni di euro, trovo che sia difficile credere che 15 milioni di disoccupati in Europa sarebbero particolarmente preoccupati dagli enzimi e dagli aromi, sebbene sia tipico dell’Unione europea preoccuparsi dell’infinitamente piccolo in un mondo infinitamente grande.
Mojca Drčar Murko (ALDE). - (EN) Signor Presidente, oltre a quanto è già stato detto oggi, desidero ribadire che gli aromi hanno un valore di mercato considerevole. Nel processo di armonizzazione delle regole nazionali volte a garantire la sicurezza microbiologica degli alimenti preparati, i legislatori europei devono essere consapevoli della sensibilità dell’area e cercare di evitare distorsioni del mercato. Mi auguro che sarà questo il caso, e ringrazio il Commissario Vassiliou per la dichiarazione che ha formulato oggi.
Abbiamo fatto molta strada con il Consiglio e con la Commissione chiarendo le aree controverse, escludendo quante più ambiguità possibile e raggiungendo un accordo in seconda lettura.
Oltre alla sicurezza alimentare e al rafforzamento del mercato interno, bisogna tener conto anche di altri interessi dei consumatori, tra cui, in primo piano, il desiderio di alimenti il più naturali possibile. Non è necessariamente il caso che tutti gli aromi siano sicuri da un punto di vista tossicologico e, al contempo, positivi per i consumatori. Il parlamento voleva sottolineare in particolare il diritto del consumatore a scegliere.
Nella procedura per l’autorizzazione di aromi, la “necessità tecnologica ragionevole”, ad esempio, riguarda altre strategie europee, quali la lotta all’obesità, poiché l’aggiunta di aromi eccessivamente forti può mascherare la qualità scadente degli alimenti preparati. Penso che questo sia stato reso abbastanza chiaro nei considerando.
In conclusione, desidero ringraziare tutti coloro che sono stati coinvolti nell’attività sul pacchetto relativo agli agenti di miglioramento degli alimenti e che hanno contribuito a rendere i regolamenti realizzabili e applicabili.
PRESIDENZA DELL’ON. LUIGI COCILOVO Vicepresidente
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione è prevista martedì 8 luglio 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142)
Gábor Harangozó (PSE), per iscritto. – (EN) Desidero innanzi tutto congratularmi con i relatori per queste relazioni su additivi, enzimi e armi alimentari. E’ essenziale che il nostro Parlamento presti la massima attenzione a queste normative in quanto hanno un impatto enorme sulla salute pubblica e dovremmo quindi garantire che gli emendamenti da noi sostenuti in prima lettura siano inclusi nel testo finale.
Proteggere gli interessi dei consumatori e garantire la sicurezza alimentare devono rimanere le nostre principali priorità. Dobbiamo – in linea con il principio di precauzione – evitare l’uso di certi composti per i quali mancano dati affidabili e valutazioni scientifiche indipendenti sulle loro eventuali conseguenze sulla salute dei consumatori. Dobbiamo garantire qualità e alimenti sicuri per i nostri cittadini e dobbiamo pertanto sviluppare metodologie efficienti per elencare e monitorare gli effetti sulla salute dei consumatori prodotti da composti potenzialmente pericolosi.
Inoltre, dobbiamo rafforzare la trasparenza nella produzione, le procedure di etichettatura e di autorizzazione nonché l’armonizzazione dei regolamenti su additivi, enzimi e aromi al fine di elaborare un pacchetto normativo coerente che assicuri una protezione più adeguata ai consumatori e garantisca la salute pubblica. Garantire la protezione dei consumatori, sì, ma la vera sfida è riconquistare davvero la fiducia dei consumatori e assicurare una produzione alimentare di qualità per il loro benessere.
20. Rettifica (articolo 204 bis del regolamento): vedasi processo verbale
21. Modifica dell’articolo 29 del Regolamento - Costituzione dei gruppi politici (discussione)
Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Richard Corbett, a nome della commissione per gli affari costituzionali, sulla modifica dell’articolo 29 del Regolamento del Parlamento europeo – Costituzione dei gruppi politici [2006/2201(REG)], (A6-0206/2008).
Richard Corbett, relatore. − (EN) Signor Presidente, mi alzo per presentarvi una relazione della commissione per gli affari costituzionali riguardante il nostro Regolamento, in cui abbiamo esaminato la questione della soglia – la soglia minima necessaria per la costituzione di un gruppo politico nel nostro Parlamento.
Tutti i parlamenti dotati di un sistema di gruppi politici hanno, senza dubbio, una soglia minima. Normalmente non si permette a un unico membro o a due membri di creare un gruppo politico; è sempre necessario definire quale debba essere la soglia. E, dato che il nostro Parlamento è in continua crescita, è logico che ci soffermiamo a riflettere su quale debba essere, nel prossimo Parlamento, la soglia per la costituzione di un gruppo politico.
In seno alla commissione costituzionale, abbiamo esaminato questo punto nel dettaglio e le opinioni della commissione sono state divise equamente in parti uguali. Vi è stata una maggioranza di un voto contro l’aumento della soglia, quando abbiamo esaminato questo aspetto in commissione, sebbene, certamente, ora ci troviamo nuovamente di fronte a tale questione in quest’Aula.
Abbiamo altresì esaminato i gruppi già esistenti ma che cadono leggermente al di sotto della soglia quando uno o due membri se ne vanno e se sia giusto che tali gruppi debbano automaticamente e immediatamente cessare di esistere o se in talune circostanze dobbiamo permettere l’esistenza di tali gruppi. Qui la commissione ha approvato la mia proposta, che si basava su un suggerimento dell’onorevole Bonde, l’ex co-leader del gruppo IND/DEM, che mi aveva illustrato a quali difficoltà poteva andare incontro, in quanto leader di un gruppo che si trovava appena al di sopra della soglia, quando uno, due o tre membri minacciavano di lasciare il gruppo a meno di non averla vinta su una questione o su un’altra e ricattando così il gruppo.
Su suo suggerimento, la commissione ha saggiamente adottato la mia proposta secondo la quale dovremmo aiutare i gruppi più piccoli che esistono da tempo –lasciando al Presidente del Parlamento un certo potere discrezionale in proposito – e permettere loro, anche se scendono al di sotto della soglia, di avere la possibilità di continuare a esistere per un limitato periodo di tempo fino alla successiva sessione costitutiva del Parlamento. Ma naturalmente, a patto che dispongano di un numero minimo ragionevole di deputati: non possiamo permettere l’esistenza di un gruppo di uno o due membri.
L’idea è quella di trovare un equilibrio tra una soglia ragionevole e una qualche concessione ai gruppi più piccoli, come garanzia di non trovarsi di fronte alla terribile prospettiva di un effettivo ricatto da parte di una minoranza di membri in seno al loro gruppo che potrebbero staccare la spina in qualsiasi momento.
Come ho detto, la commissione ha esitato ad aumentare la soglia – vi è stata una maggioranza di un voto. Ma ora ci troviamo nuovamente di fronte tale questione. Al momento, se passate in rassegna i parlamenti mondiali, noterete che abbiamo una delle più basse soglie esistenti per permettere la costituzione di un gruppo politico. Solo il 2,5 per cento dei nostri membri può creare un gruppo politico. Quando si tiene presente che la costituzione di un gruppo offre a quei membri risorse aggiuntive superiori a quelle che riceve un membro ordinario in qualità di membro – risorse aggiuntive in quanto gruppo in termini di finanziamenti da parte dei contribuenti, in termini di personale e in termini di privilegi procedurali – ciò ci deve dare motivo di riflettere.
Vogliamo dare tali enormi risorse a quello che potrebbe francamente essere un numero molto ridotto e non rappresentativo di deputati – 2,55 per cento? Personalmente ritengo che si tratti di una soglia molto bassa: c’è il pericolo di conferire tali risorse a gruppi molto ridotti, forse non rappresentativi e persino estremisti. Alcune persone hanno indicato l’estrema destra, che con una soglia così ridotta sarebbe potenzialmente in grado di creare un gruppo se mai ottenesse un numero di seggi sufficiente.
Questa è una domanda che è legittimo porre. Qual è la soglia minima? La mia proposta è stata quella di aumentarla al 4 per cento, che è ancora piuttosto bassa, se paragonata a quella dei parlamenti nazionali di tutta la nostra Unione e ancora al di sotto di quella che è la norma in molti parlamenti nazionali, ma è forse un equilibrio ragionevole. Ora capisco che alcuni gruppi più piccoli, che si sono inizialmente opposti a questa idea, ora aderiscano a un compromesso tra i 30 membri che ho proposto io e i 20 membri della nostra regola attuale; sarebbero lieti di concordare un compromesso di 25.
Cambiando funzione e parlando in qualità di coordinatore del mio gruppo invece che di relatore, posso dire ai miei onorevoli colleghi che il mio gruppo è intenzionato a convenire su tale compromesso – se difatti è un compromesso – e ci possiamo unire tutti intorno ad esso. Se non è un compromesso – se non è accettabile – allora il mio gruppo continuerà ad appoggiare la proposta di 30 invece che di 25.
József Szájer, a nome del gruppo PPE-DE. – (HU) Signor Presidente, il mio partito e io siamo tra coloro che hanno appoggiato la creazione di un Parlamento con una coesione più forte nel caso in cui aumentiamo la soglia che fino a ora e anche attualmente costituisce una condizione per la creazione di un gruppo.
Dico che porterà a un Parlamento più forte, perché penso che sia nell’interesse del Parlamento europeo che vi sia una più stretta coesione tra i partiti e i gruppi politici e tra i gruppi politici in seno al Parlamento e che i partiti politici saranno ancora più forti a livello europeo.
Come appena affermato dall’onorevole Corbett, ci siamo trovati di fronte al fatto che questa misura è attualmente molto bassa e lo è se paragonata a quella di altri parlamenti. E’ proprio per questa ragione che, a nome del Partito popolare europeo, ho appoggiato la presente raccomandazione e abbiamo appoggiato la visione secondo la quale tale limite debba essere flessibile, sebbene desidero aggiungere che, in merito alla flessibilità, avrei autorizzato la creazione di tali gruppi per un periodo più breve.
Naturalmente, tuttavia, abbiamo visto che non tutti hanno condiviso questa opinione e sono convinto che, in un Parlamento europeo in cui vi sono davvero molti colori diversi, molti tipi di partiti politici e molti tipi di convinzioni politiche, si debbano sempre compiere degli sforzi al fine di raggiungere un certo consenso in merito a tale questione. Sono pertanto lieto che vi sia una possibilità di compromesso nell’ambito del quale possiamo fissare un limite per la creazione di partiti politici maggiore rispetto a quello attuale ma inferiore rispetto a quello programmato.
Un’ultima osservazione: sono convinto che, sia in merito al numero di paesi che al numero minimo di gruppi politici, sarebbe meglio non applicare un numero specifico bensì un rapporto percentuale. In tal caso, questi rapporti non dovrebbero essere cambiati in continuazione, ora che il Trattato di Lisbona è diventato incerto, e non sappiamo con certezza quali saranno i numeri nel 2009 per il prossimo Parlamento e se dovremo emendare nuovamente questa regola. Vi ringrazio per l’attenzione; il Partito popolare appoggia la raccomandazione.
Jo Leinen, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, desidero ringraziare in modo particolare l’onorevole Corbett per aver preparato le presenti relazioni. Era chiaro fin dall’inizio non solo che si sarebbe giunti a un accordo in merito a questo tema, ma anche che il tema sarebbe stato dibattuto in modo acceso. Va notato tuttavia che questo Parlamento è cresciuto passando dal 626 a 785 membri e che, se dovesse entrare in vigore il nuovo Trattato, il numero passerà molto probabilmente a 751. Dovremo ovviamente adattare le regole secondo le quali operiamo.
Disponiamo di un gruppo di lavoro per la riforma parlamentare, che si sta occupando di molte aree in cui il Parlamento deve avanzare e non può restare fermo come era il caso molti anni fa. Lo status quo è sempre l’opzione più semplice. Difendere l’acquis communautaire significa non dover modernizzarsi o cambiare, ma in questo caso è ovvio che la questione delle dimensioni dei gruppi politici in Parlamento ora deve essere trattata.
L’onorevole Corbett ha già detto che rispetto ai parlamenti nazionali del mondo abbiamo una delle soglie più basse. Questo potrebbe essere un obiettivo – perché no? In alternativa, come l’onorevole Szájer, si potrebbe dire: “Mi sembra che in questo Parlamento abbiamo bisogno di maggiore coerenza. Non siamo più un’assemblea consultiva; ora siamo un organo legislativo. Emaniamo leggi per 500 milioni di persone, e per farlo è necessario un certo grado di coerenza”.
Pertanto, mi auguro che in questo Parlamento vi siano gruppi veramente politici e non solo gruppi tecnici – gruppi che si uniscono solo per il denaro e che in realtà non hanno nulla in comune dal punto di vista politico. La proposta di spostarci da 20 a 30 sarebbe stata ancora moderata e affatto eccessiva. Bene, non ha superato la fase in commissione e si deve essere desiderosi di fare compromessi. Sebbene l’ultimo suggerimento sia 25, esso costituisce ancora un progresso, nonché il più piccolo passo successivo accettabile.
Vi sono 10 famiglie politiche registrate – dall’estrema destra all’estrema sinistra. In occasione delle prossime elezioni europee, i cittadini avranno un’ampia selezione di famiglie politiche tra cui scegliere per dire quale tipo di Europa desiderano. Pertanto, non ho dubbi in merito all’intraprendere questa riforma. La diversità di questo Parlamento verrà limitata, ma forse contribuiremo un pochino a migliorarne la coerenza e questo è lo scopo dell’esercizio. Grazie pertanto all’onorevole Corbett.
Andrew Duff, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, come sapete la commissione cerca di essere consensuale, ma stasera il consenso si è diviso, e obietto con forza alla proposta dell’onorevole Corbett per ragioni sia di principio che di pratica.
Semplicemente non posso accettare che l’esistenza di sette gruppi in seno al Parlamento europeo crei un particolare problema di efficienza. Le lezioni tratte dai parlamenti nazionali possono portarci solo fin qui. Qui dobbiamo riflettere sulla diffusione maggiore e più complessa dell’opinione pubblica di 27 paesi. E’ in effetti critica nei confronti di questa sensibile fase di integrazione in merito al fatto che qualsiasi tipo di opinione di minoranza possa organizzarsi in modo professionale al fine di esprimersi in modo articolato. I gruppi contribuiscono al lavoro dell’Assemblea, non lo impediscono.
La proposta dell’onorevole Corbett e altresì il compromesso avrebbero l’effetto di chiudere i gruppi UEN e IND/DEM. Ora, spesso, e forse sempre, non mi trovo concorde con le opinioni di tali gruppi, ma hanno comunque il pieno diritto di esprimere le loro opinioni e senza dubbio rappresentano una specifica sezione dell’opinione pubblica.
Se li dovessimo chiudere, i loro membri sarebbero obbligati ad aderire ad altri gruppi più grandi, andando di conseguenza a complicare le cose e ad aumentare l’incoerenza di tali gruppi. In alternativa, andrebbero ad accrescere le file dei non-inscrits.
Per concludere, pertanto, e negli interessi dell’efficienza, del pluralismo, della coerenza, dell’equità e del liberalismo, vi prego di appoggiare la posizione della commissione e di respingere gli emendamenti.
Johannes Voggenhuber, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, a volte – non spesso – capita che i grandi gruppi di quest’Assemblea abbiano qualcosa sulla coscienza. A volte lo si può dire perché una questione viene affrontata a tarda sera di un lunedì a Strasburgo.
Questo è il caso di oggi perché, altrimenti, il grande pubblico potrebbe essere interessato al perché una relazione che è stata respinta dalla commissione debba arrivare in questa sessione plenaria. Il pubblico potrebbe altresì essere interessato a sapere perché il relatore, a nome della commissione, presenti una relazione che non contiene ciò che sta presentando e che non è stata respinta per un voto – come dichiarato dall’onorevole Corbett – bensì dalla maggioranza della commissione, e per una buona ragione.
Il pubblico potrebbe essere interessato ad ascoltare la presentazione di questa proposta in plenaria in violazione del Regolamento – vale a dire con l’intenzione di non votare sulla proposta bensì di fare qualcosa di completamente diverso.
Sono un membro del Parlamento dal 1990. Nel corso di questo periodo di tempo ho preso familiarità con un tipo di consenso connesso alla cultura parlamentare, vale a dire che in un parlamento la maggioranza non usa la propria voce, il proprio peso, al fine di creare privilegi e posizioni di potere per se stesso nel Regolamento a spese di altri gruppi. Questo è ciò che avete fatto qui. Avete violato questo tabù. Ciò che è stato detto qui è falso.
I gruppi più grandi vogliono semplicemente impedire ai gruppi più piccoli di formarsi e di esercitare pressione sui membri di tutti i paesi dell’Unione, costringendoli ad aderire ai loro gruppi e impedendo alle parti dei loro stessi gruppi che stanno defezionando, di farlo. Così ignorano un altro tabù, vale a dire quello secondo cui è inaccettabile utilizzare trucchi formali al fine di sbarazzarsi di gruppi esistenti, quali il gruppo Indipendenza/Democrazia. Ciò è fuori questione in una democrazia.
Questa sta diventando una tradizione, onorevole Corbett. Ho condotto ricerche nel corso degli ultimi due anni e dovremo discutere di questo punto prima delle elezioni. Durante gli ultimi due anni, i gruppi più grandi di questa Assemblea hanno presentato una serie di emendamenti al Regolamento, aventi tutti lo stesso risultato: rafforzare il potere dei gruppi maggiori, ridurre la diversità, limitare i diritti dei singoli membri e attenuare i diritti dei gruppi più piccoli.
Se questo è il modo per rendere popolare il Parlamento, per rispondere alla crisi di fiducia tra i cittadini e per prepararci alle campagne elettorali del prossimo anno, allora scoprirete che siamo degli oppositori vigorosi in merito a tale questione, nonché sostenitori di un Parlamento democratico.
Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, il pluralismo e il rispetto delle differenze costituiscono un valore importante per il Parlamente europeo. Questo perché l’Unione europea in quanto tale deve rispecchiare l’unità nella diversità. Anche per tale ragione, il Parlamento europeo deve non solo rispettare, ma effettivamente appoggiare la diversità di colori presente sulla mappa politica, la molteplicità delle sue correnti.
Mentre difendiamo i diritti delle minoranze etniche, religiose e sessuali, dobbiamo altresì tenere a mente le minoranze politiche. Qualsiasi manipolazione o modifica politicamente motivata al Regolamento del Parlamento europeo limiterà apertamente il ruolo del Parlamento come organo che rappresenta i popoli e le comunità di tutta l’Unione europea. Non vediamo alcuna necessità di alterare quei punti del Regolamento che riguardano il numero di paesi i cui rappresentanti costituiscono un gruppo politico. L’attuale stato delle cose va bene. Il Parlamento europeo com’è oggi lavora in modo efficace e, come dice il proverbio cinese, “Meglio lasciare le cose come stanno”. In questo contesto sei Stati sono adeguati e non devono essere sostituiti da sette. Tutto ciò che questo comporterà sarà causare un aumento del numero dei membri non iscritti, che spesso differiscono l’uno dall’altro completamente e da un estremo all’altro. Un tale cambiamento, come l’aumento della soglia necessaria alla costituzione di un gruppo politico a 30, potrebbe in effetti influire su pluralismo, libertà di opinione e rappresentatività delle istituzioni europee, nonché sulla nostra credibilità in qualità di rappresentanti del Parlamento europeo.
Tali cambiamenti non creeranno un’immagine di autorità del parlamento europeo in un anno elettorale, che credo sia particolarmente importante in considerazione dell’affluenza a tali elezioni. Queste modifiche non dovrebbero entrare in vigore né nel 2009 né in nessun altro momento e lo dico in qualità di rappresentante di un gruppo che riuscirebbe perfettamente bene anche qualora tali modifiche venissero introdotte.
Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, affrontiamo i fatti. La storia dell’integrazione europea, le sue correnti ideologiche dominanti, le pratiche ereditate da mezzo secolo di stretta collaborazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento – tutto ciò è risultato in una sorta di condominio cristiano democratico-socialdemocratico in seno alle istituzioni europee. Qui non sto emettendo una sentenza; sto semplicemente illustrando un fatto.
In questo Parlamento, la maggioranza qualificata necessaria per l’adozione di qualsiasi testo legislativo in codecisione significa una costante ricerca del consenso tra i due gruppi principali, che marginalizzano ulteriormente l’espressione di differenze e divergenze. La questione è pertanto semplice: vogliamo esacerbare questa tendenza al fine di evitare conflitti rendendo più severe le condizioni imposte per la costituzione dei gruppi politici, all’alba delle elezioni che vedranno ridursi il numero di membri del Parlamento europeo per paese, penalizzando di conseguenza ulteriormente i gruppi di minoranza, in particolare nei paesi meno popolosi? Quanto sarebbero credibili allora queste professioni di fede a favore del pluralismo? La qualità del dibattito democratico non verrà migliorata dall’aumentare le file dei membri non iscritti.
Ecco perché il mio gruppo è a favore all’unanimità del mantenimento delle regole attuali sulla costituzione dei gruppi politici, sebbene le nostre opinioni differiscano quando si tratta del rifiuto dei due gruppi principali di soddisfare la nostra richiesta relativa alle procedure da seguire: riconoscere il disaccordo o accettare un compromesso. La maggioranza del mio gruppo – me compreso – si è pronunciata a favore del compromesso in un’offerta unica al fine di contribuire a perpetuare l’espressione pluralista in seno a questo Parlamento, eppure con il massimo rispetto per coloro che la pensano in modo diverso, perché alla fine condividiamo gli stessi principi. Tali principi hanno un nome e quel nome è democrazia.
Hanne Dahl, a nome del gruppo IND/DEM. – (DA) Signor Presidente, la discussione che stiamo tenendo in questo momento è surreale. Ogni suo più piccolo aspetto è difatti assurdo quanto un esperimento kafkiano. Dovrò rivedere il corso degli eventi per spiegare perché mi sono permessa questo paragone, dato che mi rendo conto che è molto rozzo.
Il 27 maggio, una riunione della commissione per gli affari costituzionali ha considerato un progetto di relazione volto a rendere più difficile la costituzione di gruppi politici. L’onorevole Corbett, il relatore della relazione, voleva aumentare il numero dei membri da 20 a 30 e al contempo richiedere che il gruppo rappresentasse un quarto dei paesi rispetto al quinto richiesto sino ad allora. Il progetto di relazione è stato respinto, il che, in un altro contesto, avrebbe significato la cancellazione della relazione dall’agenda. Invece, il presidente della commissione, l’onorevole Leinen, ha permesso alla commissione di continuare a votare sugli emendamenti al testo originale della relazione – e ciò nonostante il fatto che non vi fosse alcuna relazione da emendare! Tale manovra ha reso possibile mantenere in vita una relazione che in effetti era morta. Tutte le regole e le procedure consuetudinarie possono essere state violate, ma ciò non sembra preoccupare l’onorevole Corbett, fiancheggiato dal presidente della commissione. Dobbiamo chiederne il motivo. Dopotutto, nel 2004, la soglia è stata aumentata in base al fatto che il Parlamento europeo constava allora di 25 paesi invece di 15. Da allora hanno aderito altri due paesi, ma questo non giustifica una modifica così drastica del Regolamento. Dicono che nei parlamenti nazionali in molti casi la soglia è superiore, ma ciò che dimenticano di dire è che il Parlamento europeo ha una limitazione aggiuntiva – una limitazione geografica. Per quanto ne so, nessuna limitazione di questo tipo esiste in nessun parlamento nazionale. Perché, allora, questa drastica modifica delle regole sulla costituzione dei gruppi politici? Somiglia molto di più a una diabolica alleanza tra i due maggiori gruppi del Parlamento al fine di creare un sistema bipartitico. Senza dubbio, se fossi paranoica, direi che somiglia a un’alleanza diabolica con un sinistro ulteriore motivo, che consiste nel rendere molto difficile la costituzione di gruppi politici appartenenti all’opposizione; gruppi quali quello a cui io stessa appartengo. Il Parlamento non ha alcun diritto di giudicare le opinioni politiche. Solo gli elettori hanno tale diritto. I membri eletti nel corso di legittime elezioni democratiche sono partecipanti legittimi del processo democratico. Hanno tutti i diritti di agire su queste basi. E’ non sta né al Gruppo socialista del Parlamento europeo, né al gruppo del Partito popolare europeo (democristiani), né ai Democratici europei rendere loro difficile esercitare il loro mandato.
Desidero raccomandare a tutti i membri di non votare a favore di emendamenti di relazioni che non esistono. Questa vuole essere la mia raccomandazione sia per oggi che per il futuro. Si sta semplicemente esagerando, qualora mai volessimo essere presi sul serio in qualità di assemblea legislativa.
Frank Vanhecke (NI). − (NL) Il relatore stesso ha in effetti affermato di cosa tratta la presente relazione: riguarda l’ulteriore intensificazione del ruolo del Parlamento europeo come sorta di rappresentante di un pensiero eurocratico monodimensionale e l’abolizione di quel po’ di libertà di cui godono i gruppi politici minori. Il ruolo del Parlamento è quello di servire i mandarini europei e non più quello di rappresentare la diversità politica tra i nostri popoli. In che farsa antidemocratica si sta trasformando la vostra Europa!
Il famoso emendamento 6 sulle interrogazioni parlamentari costituisce altresì ancora un’altra riduzione dei nostri diritti. Inoltre, leggiamo che tale regola viene introdotta perché la Commissione europea – e cito – “ha […] deplorato l’elevato numero di interrogazioni e la conseguente mole di lavoro amministrativo che i suoi servizi devono sostenere per l’elaborazione delle risposte”. Penso tuttavia che sia più probabile essere tra i membri del Parlamento europeo che sentono la necessità di deplorare il pessimo modo in cui molti Commissari europei rispondono appena alle nostre interrogazioni scritte, vale a dire senza arrivare al punto, in modo incompleto e a volte con un rifiuto appena mascherato di fornirci le informazioni corrette.
Faremmo meglio a inserire una procedura disciplinare per i Commissari invece di rendere difficile ancora una volta ai membri del Parlamento europeo svolgere il lavoro per cui sono pagati.
Timothy Kirkhope (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, il presente dibattito riguarda gli aspetti pratici del Parlamento ed è nostro compito chiederci se sono pratiche le proposte riguardo ai gruppi. E’ senza dubbio tenendo presente la praticità, di fronte al requisito fondamentale dei 30 membri, che ho presentato il mio emendamento – credo fosse il mio emendamento, onorevole Corbett – che permetteva al Presidente del Parlamento, con l’accordo della Conferenza dei Presidenti, di permettere a un gruppo di continuare il proprio lavoro per un periodo di tempo limitato, qualora ricadesse al di sotto di quella particolare soglia.
In commissione si è in generale concordato sul fatto che fosse una buona idea evitare che un gruppo fosse tenuto in ostaggio da un membro che minaccia di andarsene e di conseguenza sciogliere istantaneamente tale gruppo. Ecco perché sono in qualche modo attratto da questo nuovo compromesso che è stato proposto per un limite di 25 membri. Mi sembra essere un’idea sensata, che attenuerebbe una delle difficoltà a cui facevo riferimento quando ho preparato il mio emendamento.
Dobbiamo sempre ricordare, tuttavia, che siamo stati eletti al fine di rappresentare le opinioni e gli interessi del nostro elettorato nel suo complesso. E’ un fatto che il nostro spettro elettorale europeo si estende su una varietà di opinioni sempre più ampia, il che è positivo per la democrazia. Non è solo il numero dei membri ad aumentare in questo Parlamento; è altresì la diversità di opinione, che portano con sé. Se dobbiamo adempiere con successo al nostro mandato parlamentare, dobbiamo avere l’opportunità di rispecchiare le opinioni dei nostri elettori nazionali. In un piccolo gruppo qui nel Parlamento europeo potrebbe tranquillamente rappresentare un grande insieme di opinioni negli Stati membri. Dobbiamo essere in grado di lavorare in modo costruttivo in qualità di Parlamento e altresì, ancor più importante, in linea con i desideri delle persone che rappresentiamo, a prescindere da come ciò sia formulato nella disposizione e composizione dei nostri gruppi.
Pertanto, accogliendo con favore il presente possibile compromesso, accolgo un approccio sensato e pragmatico nei confronti di questa questione. Mi auguro che non ci permetteremo di cadere nella trappola di presumere che un numero inferiore di gruppi significhi necessariamente maggiore democrazia.
Kristian Vigenin (PSE). – (BG) Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che la proposta contenuta nella relazione dell’onorevole Corbett meriti attenzione e, a mio avviso, arriva giusto in tempo, dato che in effetti con la sua adozione non minacciamo nessuno dei gruppi attualmente esistenti in seno al Parlamento europeo. Sono a favore di un funzionamento più efficace del Parlamento nel corso del prossimo mandato, dal 2009 al 2014. Abbiamo discusso ripetutamente il significato di tali modifiche, ma la limitazione delle opportunità dei membri eletti al Parlamento europeo di esprimere la loro opinione non è mai stata discussa. Tuttavia, dato che il nostro Parlamento è un parlamento ampio, forse, come diciamo, il più grande parlamento democraticamente eletto del mondo, la sua essenza di Parlamento europeo è contenuta proprio nei gruppi parlamentari, nei gruppi politici, che rappresentano non le nazioni dei membri eletti che in essi partecipano, bensì rappresentano le tendenze politiche che uniscono i membri. Questo è altresì il significato del grande potere, delle grandi opportunità che sia i gruppi politici che i loro leader hanno nell’attività del nostro Parlamento.
Ecco perché penso anche che ora, dovessimo trovarci per errore nella situazione di accusare i socialisti e i democristiani di essere antidemocratici, non avremo ragione. Piuttosto il contrario, penso che in questo modo offriremo l’opportunità di profilare in modo molto più chiaro i gruppi politici che riusciranno a formarsi e a operare effettivamente nel corso del prossimo mandato del Parlamento europeo. Certo, ritengo altresì che sia facile parlare a nome di un gruppo politico che nel prossimo parlamento non rischia di presentarsi senza il numero necessario di membri. Penso in ogni caso che i gruppi esistenti oggi saranno in grado di continuare a esistere nel corso del prossimo mandato. Inoltre, la nostra presenza qui, in questo Parlamento, è ampiamente dovuta al potere dei partiti politici che rappresentiamo. Non dobbiamo considerare l’uno separato dall’altro. Ecco perché non dobbiamo pensare che la vita politica dell’Europa ruoti qui, in Parlamento, incondizionatamente, e che dipenda dai due gruppi politici, né che dobbiamo dimenticare i partiti che rappresentiamo. E in tal senso propongo di avanzare davvero verso il compromesso suggerito e di appoggiare la proposta dell’onorevole Corbett.
Gerard Batten (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, questo Parlamento parla frequentemente di apertura, trasparenza e democrazia, ma non sempre le dimostra.
In questo caso, il relatore, l’onorevole Corbett, è stato molto aperto e trasparente riguardo a ciò che tenta di ottenere: desidera rendere più difficile la formazione e il funzionamento dei gruppi piccoli; desidera negare loro le risorse e i privilegi a cui attualmente hanno diritto e che li mettono in condizione di rappresentare la volontà di coloro che li hanno eletti. L’onorevole Corbett desidera far fallire, se ne è possibilmente in grado, i gruppi politici che non approva. Ciò è assolutamente antidemocratico. Perché il volere degli elettori europei non deve essere espresso in gruppi politici, composti da coloro che essi eleggono, per quanto tali gruppi possano essere piccoli. Perché no? Perché l’onorevole Corbett non pensa che dovrebbe essere permesso loro!
Queste regole, se adottate, farebbero fallire, ad esempio, il mio stesso gruppo – il gruppo Indipendenza e democrazia. Il gruppo IND/DEM è stato senza dubbio composto al fine di opporsi alla Costituzione europea e abbiamo avuto molto successo, avendo speso denaro per le campagne per il “no” in occasione dei referendum francese, olandese e, più di recente, irlandese. Ecco perché l’onorevole Corbett e altri eurofili vogliono cercare di mettere fuori gioco, se sono in grado, il nostro gruppo e altri come il nostro, che verranno eletti dopo il 2009. Le sue credenziali completamente antidemocratiche sono trasparenti e tutti le possono vedere.
Maria da Assunção Esteves (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, il Parlamento deve interpretare la democrazia in modo democratico. Ciò significa che il Regolamento non deve essere preso isolatamente; esso deve piuttosto essere interpretato alla luce della base morale del suffragio e del principio di rappresentanza, in quanto significa autolegislazione e autonomia dei cittadini. Traendo qualche osservazione da tale principio, desidero dire quanto segue: dal mio punto di vista, l’emendamento proposto dall’onorevole Corbett è corretto in principio, ma la ragione per cui un gruppo, che ricade al di sotto della soglia minima necessaria nel corso di una legislatura, deve continuare a esistere, risiede in particolare nel fatto che le scelte democratiche degli elettori sono altresì quasi sempre operate tenendo conto del gruppo politico del Parlamento europeo a cui appartengono i candidati.
Gli elettori non sono indifferenti al fatto che un candidato sia eletto per occupare i seggi del gruppo socialista al Parlamento europeo o del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e Democratici europei. Essendo questo il caso, ritengo che tale emendamento, piuttosto che contenere un potere discrezionale per il Presidente del Parlamento, debba contenere un potere vincolante, piuttosto che un permesso, un dovere, e il periodo per la continuazione del gruppo può solo essere, da un punto di vista democratico, esattamente pari al periodo di una legislatura. Altrimenti staremmo completamente sovvertendo i principi di libertà che costituiscono ciò che siamo.
La mia seconda osservazione riguarda il tentativo di imitare ciò che fanno i parlamenti nazionali. I parlamenti nazionali fungono davvero da modelli per noi, ma in questo caso dobbiamo imitarli cum grano salis, con cautela, dato che la proliferazione di gruppi nella democrazia europea può completare la mancanza di rappresentanza che getta l’Europa da una crisi all’altra.
La proliferazione qui può compensare la persistente separazione tra i cittadini europei e coloro che li rappresentano. Inoltre, più pluralità esiste, più diventerà palese l’arrivismo politico intenso e difficoltoso che normalmente porta ai nostri consensi, dato che neanche qui i consensi sistematici sono esenti da polemiche.
Avere molti gruppi può aiutare il Parlamento a politicizzare la burocratica Europa, dato che una democrazia è una democrazia e non un ordine.
Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, non dovremmo destinare alcun ulteriore sostegno finanziario ai membri e rappresentanti che si esprimono contro la democrazia a livello europeo.
Jim Allister (NI). − (EN) Signor Presidente, è molto facile riconoscere l’agenda di coloro che stanno insistendo per un innalzamento della soglia per i gruppi politici di quest’Aula. E’ palesemente uno spudorato tentativo di far fuori i gruppi più piccoli, che il più delle volte sono i meno entusiasti – in effetti rischiano di essere molto critici nei confronti del prezioso progetto europeo. L’onorevole Corbett sta in realtà cercando in politica un approccio del tipo rullo compressore. Per questa ragione è in prima fila questa sera a difesa della decisione democratica della commissione.
E’ stato giustamente affermato che si può giudicare un parlamento, il suo valore e la sua integrità da come tratta le minoranze. Secondo i parametri di questa relazione, l’onorevole Corbett avrebbe retrocesso quest’Assemblea nella cabale antidemocratica dei grandi gruppo, dove le decisioni non vengono prese in quest’Aula ma nell’ambito di intese tra i due principali partiti.
Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL). – (DA) Signor Presidente, desidero contestare un assunto fondamentale, ossia l’assunto secondo cui dividendoci in gruppi più piccoli avremo maggiore coerenza politica. Potrei andare e aderire al gruppo socialista al Parlamento europeo, ma questa scelta non ne rafforzerebbe la coerenza politica. Analogamente, potrei unirmi al Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, ma posso garantire che non la coerenza politica del gruppo non aumenterebbe – per nulla. la presente proposta non è sulla coerenza politica, pertanto. E’ sulla creazione di grandi numeri di indipendenti che non desiderano appartenere ai gruppi che dispongono di un mandato sufficiente per essere istituiti. Questo, a propria volta, significherà che milioni di europei non vengono rappresentati da un gruppo politico nel Parlamento europeo. Non lo considero uno sviluppo positivo. Soprattutto, non lo considero uno sviluppo democratico. In ultimo, vorrei chiedere all’onorevole Corbett – ora siamo sul tema della coerenza politica – se la proposta che presenta qui gode del sostegno unanime del gruppo PSE o se in realtà all’interno del gruppo serpeggia un profondo malcontento.
Íñigo Méndez de Vigo (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, la discussione di questa notte è interessante, perché ho ascoltato il relatore dire del proprio testo che era ispirato dall’onorevole Bonde che, al pari di Rodrigo Díaz de Vivar, El Cid Campeador, ha vinto delle battaglie dopo la morte. Poi è arrivata l’onorevole Dahl, che ha sostituito l’onorevole Bonde, e ha paragonato il relatore a Kafka, paragone di certo favorevole; questo per dire che l’onorevole Dahl non dovrebbe essere così d’accordo con l’onorevole Bonde. Poi l’onorevole Batten ci ha confessato che il denaro del gruppo parlamentare è stato utilizzato per interferire nelle consultazioni referendarie nazionali. Immagino che i questori avranno qualcosa da commentare al riguardo, onorevole Batten, perché è vietato impiegare il denaro per simili scopi.
Che dire dell’onorevole Voggenhuber? Cosa posso dire dell’onorevole Voggenhuber, che viene dal paese che ha organizzato in modo straordinario Euro 2008, che tanto ha deliziato non spagnoli? L’onorevole Voggenhuber ci ha accusato di manipolazione e ha criticato l’emendamento di compromesso, e poi si scopre che l’ha firmato.
In breve, signor Presidente, nell’interesse della coerenza, e per essere in linea con quanto affermato dagli onorevoli Szájer, Kirkhope, Esteves e Rübig, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei voterà a favore.
Hans-Peter Martin (NI). – (DE) Signor Presidente, “Rischiamo una democrazia audace” era il titolo di un importante articolo che ho scritto per il Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung due settimane fa. Sono venute da me persone appartenenti ai circuiti dei socialdemocratici e mi hanno detto “Proprio così!”, e non solo perché il titolo riprendeva una famosa dichiarazione del grande Willy Brandt. Che cosa state combinando qui ora, onorevole Corbett e onorevole Leinen? Adesso le cose vanno esattamente nel verso opposto e sapete cosa state facendo.
Ricordo bene cosa avete detto quando si è discusso l’ultimo innalzamento della soglia per l’accesso dei gruppi. Ricordo l’onorevole Leinen dai gironi in cui era ancora un democratico retto. Dovrebbe fare un passo indietro e pensare attentamente a quale causa sta servendo. Con quello che sta facendo qui, lei sta distruggendo la democrazia. Lei si occupa degli Haider e degli Strache, dell’estrema sinistra, gente fatta di una stoffa che fa sembrare persino Lafontaine un politico da strada. Vergogna! Fermatevi e pensate, e ritirate questo emendamento per il bene dell’Europa. Non siate degli “antieuropei”.
Jean-Claude Martinez (NI). – (FR) Signor Presidente, c’è un mercato unico, c’è una moneta unica, pertanto sarebbe sensato ci fosse un gruppo unico, che in ogni caso sarebbe molto più efficiente. Ci sarebbe un unico portavoce e le cose sarebbero suddivise più facilmente. L’onorevole Corbett propone di innalzare la soglia a 30. Mi sembra altamente pericoloso, perché gli irlandesi, i francesi e i danesi possono mandarne 31, e questo ci causerebbe reali problemi. Personalmente penso che ci occorra una soglia variabile; rimarrebbe a 30, ma il Presidente potrebbe usare il proprio potere discrezionale per aumentarla a 35 o a 40 se i deputati che vogliono unirsi non sono totalmente iscritti.
Durante la Quarta repubblica, si usava una pratica nota come “destituzione”. All’inizio della legislatura, la maggioranza decideva se rinnovare l’ufficio di un particolare membro del Parlamento o se togliergli il seggio. Questo metodo è perfetto. L’onorevole Corbett potrebbe essere incaricato, per esempio, di togliere il seggio a chiunque non condivida le sue opinioni. Potremmo quindi organizzarci in questo modo: coloro che non hanno condiviso le opinioni dell’onorevole Corbett dovranno versare la loro retribuzione a lui o al suo gruppo. In ogni caso, niente di tutto ciò importa; gli irlandesi hanno dimostrato che si può adottare qualsiasi norma di desideri. Non funziona più come qui, onorevole Corbett.
Richard Corbett, relatore. − (EN) Signor Presidente, mi sono goduto la presente discussione. Ho apprezzato le assurde affermazioni pronunciate riguardo a questo cambiamento, ossia che aumentare la soglia per creare un gruppo in questo Parlamento da 20 a 25, o forse 30 deputati, decreterebbe in qualche modo la fine della democrazia e la fine del pluralismo in Parlamento. Che scemenza! E’ una modesta proposta. Persino 30 sarebbe ben al disotto della soglia prevista nella maggior parte dei parlamenti nazionali che tutti noi riteniamo perfettamente democratici. Allora, perché non qui?
L’idea che questo sia un attacco ai gruppi esistenti è assurda. Mi ha fatto piacere che il portavoce del gruppo UEN abbia riconosciuto che tale cambiamento non inciderebbe sul suo gruppo. Mi sono stupito che l’onorevole Batten abbia ritenuto che il suo gruppo ne sarebbe stato interessato. Ho pensato che si aspettasse di acquisire seggi nelle prossime elezioni europee. Credo piuttosto che perderanno seggi e che saranno annientati in modo da non raggiungere neppure le attuali soglie. Pertanto, non saranno interessati né in un modo né in un altro in ogni caso.
Per quanto riguarda l’idea che questo cambiamento miri a una particolare impostazione quale quella degli euroscettici, com’è stato ipotizzato, di nuovo, quale assurdità! Gli euroscettici sono sempre stati rappresentati in questo Parlamento, ben rappresentati, hanno quasi sempre avuto un gruppo politico e sono sicuro che la situazione non cambierà. Rappresentano un piccolo ma significativo segmento dell’opinione pubblica e ovviamente prendono parte ai nostri dibattiti. Questa situazione non cambierà con la presente proposta.
La proposta non è radicale. E’ una proposta pratica, sensibile e dettata dal buon senso, volta a esaminare qual è un livello sensibile in un Parlamento allargato per una soglia atta a creare un gruppo politico.
Non è una proposta radicale, non è rivolta a nessuno in particolare. Sono lieto che molti gruppi vedano il senso di trovare un compromesso tra due opinioni su questo aspetto e trovare un compromesso circa la modesta proposta della soglia dei 25.
Presidente. − La discussione è chiusa.
La votazione avrà luogo mercoledì 9 luglio 2008.
22. Modifica del Rregolamento del Parlamento alla luce delle proposte del gruppo di lavoro per la riforma del Parlamento concernenti i lavori dell’Aula e le relazioni di iniziativa (discussione)
Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Richard Corbett, a nome della commissione per gli affari costituzionali, sulla modifica del Regolamento del Parlamento alla luce delle proposte del gruppo di lavoro per la riforma del Parlamento concernenti i lavori dell’Aula e le relazioni di iniziativa (2007/2272(REG)) (A6-0197/2008).
Richard Corbett, relatore. – (EN) Signor Presidente, mi auguro che gli onorevoli colleghi abbiano un po’ di pazienza con me intervenendo ancora una volta su una questione di cambiamento del Regolamento, che a quanto pare viene sempre discussa il lunedì sera.
Come gli onorevoli colleghi sapranno, il Parlamento ha avuto un gruppo di lavoro presieduto con grande capacità dall’onorevole Dagmar Roth-Behrendt che ha esaminato in quale modo potessero essere migliorate le procedure di lavoro del Parlamento.
Siamo passati da una funzione di luogo di discussione a a un ruolo di colegislatore. A prescindere da ciò che accadrà al Trattato di Lisbona, tale cambiamento ha già avuto luogo e pertanto è razionale e logico che si debba esaminare in quale modo organizziamo il nostro lavoro.
A questo proposito, uno degli aspetti principali è inevitabilmente e giustamente un passaggio dalle relazioni d’iniziativa delle commissioni, senza alcun effetto legislativo, a una maggiore concentrazione sulla legislazione.
Si tratta della prima parte e forse di quella più importante del pacchetto di proposte da me presentato oggi. Le proposte del gruppo di lavoro, com’è ovvio, erano di ampia portata: soltanto alcune richiedono un adeguamento al Regolamento, tuttavia questa è una di esse.
L’idea in questo caso è che dobbiamo differenziare i diversi tipi e il significato delle relazioni d’iniziativa. E’ ovvio che alcune continueranno a meritare una piena discussione e una votazione in seduta plenaria, tuttavia questo non varrà forse per altre.
Non dobbiamo trasformare l’Assemblea in una commissione di redazione che riscrive, paragrafo per paragrafo, una relazione d’iniziativa su un argomento specifico di una commissione specifica.
Avrei voluto andare oltre e chiedere: perché tali relazioni, questo tipo di relazione d’iniziativa, non vengono considerate a pieno diritto una relazione della commissione?
Le relazioni della Camera dei Lord, di cui tutti parliamo, sono relazioni delle commissioni della Camera dei Lord: non sono sottoposte a votazione e riscritte dalla Camera dei Lord, sono approvate così come sono e spesso di tratta di relazioni ottime, approfondite e analitiche. Non si usa la Camera dei Lord come organo di revisione, paragrafo per paragrafo. Non dovremmo fare neppure questo per tale tipo di relazione d’iniziativa.
Con questo cambiamento del regolamento, ciò sarà possibile; è ovvio che, quale compromesso, continueremo a sottoporre la relazione all’Assemblea per esprimere un parere favorevole o negativo. Consentiremo anche ai gruppi che sono in disaccordo sulla relazione di presentare una proposta di risoluzione alternativa, tuttavia non andremo avanti a votare per ore e ore, paragrafo per paragrafo, per riscrivere la relazione di una commissione. Questo è a mio avviso il primo cambiamento molto importante.
Un altro cambiamento di tipo completamente diverso, è ravvivare le nostre discussioni e il modo in cui viene gestito il tempo di parola. Il ruolo del relatore sarà rafforzato: il relatore presenterà il documento della commissione in risposta a una proposta legislativa della Commissione, esprimendo immediatamente ciò che il Parlamento pensa della proposta della Commissione, e alla fine concluderà la discussione, magari rispondendo alle osservazioni formulate dai vari deputati nel modo in cui ho tentato di fare poc’anzi nella discussione precedente. Si tratta di qualcosa che dovrebbe ravvivare le discussioni e ne vale la pena.
Vi è tuttavia un aspetto che sembra aver attirato molte osservazioni, ossia la proposta che dovrebbero essere previste direttive per le interrogazioni parlamentari scritte analogamente a quelle già in vigore per le interrogazioni rivolte alle altre Istituzioni durante il Tempo delle interrogazioni.
Non vedo il motivo per cui se ne debba fare un dramma. Non è un tentativo di creare un potere di censura sulle interrogazioni. Nelle direttive si dice semplicemente che le interrogazioni parlamentari scritte, come le interrogazioni per il Tempo delle interrogazioni, devono rientrare nell’ambito di competenza dell’Istituzione cui viene chiesto di rispondere all’interrogazione. Sembra logico e razionale, tuttavia al momento manca questo requisito.
Il fatto che manchi ha consentito a un deputato di presentare più di un migliaio di interrogazioni parlamentari scritte su argomenti che non hanno niente a che fare con l’Unione europea, intasando il sistema e costringendo tutto il resto di noi ad attendere più a lungo le risposte, costando una fortuna in quanto tutte le interrogazioni sono state tradotte in ogni lingua, sono state distribuite tra i Commissari per una risposta collettiva e una risposta collegiale, e hanno rappresentato uno spreco di tempo e di risorse. Stabilire semplicemente direttive che dicono che le interrogazioni devono rientrare nell’ambito di competenza dell’Unione europea e delle Istituzioni sembra essere sensato.
Chi dovrebbe valutarlo? In base alla mia proposta, il nostro Presidente, il Presidente del Parlamento, dovrebbe valutarlo. Se stabiliamo delle direttive, non lasceremo che sia la Commissione a valutare e dire: “No, non rispondiamo a questa o quella interrogazione”. No, saremo noi a decidere al fine di proteggere i deputati dare loro una garanzia. Son sorpreso che alcuni deputati qui presenti stasera abbiano ritenuto opportuno contestare questo aspetto in una e-mail inviata a tutti i deputati.
Si tratta di proposte modeste e sensate presentate dal gruppo di lavoro dei vicepresidenti e di Dagmar Roth-Behrendt, e le raccomando all’Assemblea.
Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. ?– (EN) Signor Presidente, un Parlamento riformato che promuove un dibattito politico più animato sull’Unione europea è nell’interesse di tutti i cittadini e anche di tutte le Istituzioni. E’ necessaria una discussione più dinamica sulle questioni europee e appartengo a coloro che sono profondamente convinti che la discussione è la linfa vitale di qualsiasi democrazia correttamente funzionante.
A nome della Commissione, vorrei congratularmi con l’onorevole Corbett per la sua relazione sui lavori della seduta plenaria e la presentazione di interrogazioni scritte. Nel corso degli anni è aumentato sempre più il numero delle interrogazioni parlamentari. Nel 2007, la Commissione ha risposto a più di 6 700 interrogazioni. Ciò rappresenta un aumento del 12 per cento rispetto al 2006 e di quasi il 35 per cento rispetto al 2005, e la tendenza fino a questo momento dell’anno lascia intravedere un ulteriore aumento.
L’aumento delle interrogazioni ha posto in evidenza al contempo una vera e propria sfida: quasi il 25 per cento del numero totale di interrogazioni scritte è stato presentato da non più di otto deputati. Inoltre, un numero molto elevato di interrogazioni non ha attinenza a questioni che rientrano nell’ambio di competenza comunitaria. Se volete posso fornirvi alcuni esempi.
La Commissione è impegnata ad adempiere alla propria responsabilità e a dare risposte di alta qualità alle interrogazioni parlamentari. E’ un dovere che deriva dai Trattati, oltre che un elemento centrale della nostra responsabilità nei confronti del Parlamento. La Commissione accoglie con favore l’introduzione di alcune direttive e di criteri di ammissibilità per le interrogazioni parlamentari scritte secondo quanto proposto nella relazione. Attualmente esiste un sistema di direttive per le interrogazioni orali rivolte alla Commissione e al Consiglio e la relazione Corbett suggerisce un metodo già attuato dal Parlamento e ben noto al Consiglio e alla Commissione. L’effettiva attuazione di tali direttive rafforzerà l’opportunità per i singoli deputati di rivolgere interrogazioni alla Commissione e di ricevere risposte tempestive, come è già stato spiegato dal relatore. Potremo concentrarci sulle interrogazioni che riguardano questioni effettivamente legate all’ambito di competenza della Commissione o di interesse generale.
Consentitemi di esprimermi su un’altra questione affrontata nella relazione, ossia l’ordine degli interventi nelle discussioni in seduta plenaria. La Commissione riconosce la logica e l’opportunità di aprire le discussioni legislative con una dichiarazione dei relatori. Quando si tratta dell’ordine degli interventi e del tempo di parola, vorrei tuttavia sottolineare la necessità di attenersi al principio della parità di trattamento della Commissione e del Consiglio.
Per concludere, consentitemi di rammentare che di recente abbiamo espresso la nostra posizione sulla seconda relazione intermedia adottata dal gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare e attendiamo di avere l’opportunità di discutere di tali questioni con il Parlamento prima che questa Istituzione adotti la posizione finale sul pacchetto di riforma. Sono convinta che lo spirito di buona cooperazione interistituzionale dimostrato finora da entrambe le Istituzioni sarà mantenuto in tutto il processo di riforma.
József Szájer, a nome del gruppo PPE-DE. – (HU) Signor Presidente, ancora una volta abbiamo sentito alcuni dire che questa raccomandazione limiterà le attività di determinati deputati. Vorrei richiamare l’attenzione dei deputati euroscettici sul fatto che dovrebbero leggere la raccomandazione prima di parlare.
La relazione, e il cambiamento del Regolamento, avrebbe dovuto essere realizzati molto tempo fa, in quanto il Parlamento europeo ha da molto tempo poteri legislativi. Nel frattempo, dobbiamo considerare il fatto che in totale il 17,4 per cento del tempo che trascorriamo per le discussioni nelle sedute plenarie è riservato alla legislazione e il resto ad altre attività.
In effetti la relazione consente al Parlamento di occuparsi di ciò che i Trattati lo autorizzano a fare. In altre parole, potremo concentrarci sulla legislazione, e ciò non significa che svaluteremmo le relazioni di iniziativa, in quanto essere contengono anche punti molto importanti, tuttavia dobbiamo sapere che il loro impatto è di gran lunga inferiore a quello che si può ottenere con la legislazione.
Quando legiferiamo, operiamo cambiamenti che avranno un effetto diretto sulla vita di 500 milioni di persone nei prossimi anni, mentre per le relazioni di iniziativa per realizzare questo trasferimento richiede molto più tempo ed è più limitato. Ne consegue che il Parlamento deve occuparsi molto più di legislazione e la relazione lo rende possibile.
Siamo anche riusciti a giungere a un accordo in relazione alle interrogazioni, in quanto è importante che le interrogazioni ricevano risposte concrete. Molto spesso noi deputati non riceviamo risposte concrete dalla Commissione, anche se, come il Commissario ha detto, ogni singolo deputato ha il diritto di ricevere risposte alle proprie interrogazioni, tuttavia queste ultime devono rientrare nell’ambito di competenza dell’Unione europea e della Commissione.
Sono anche lieto che la Commissione abbia finalmente respinto la limitazione di presentare soltanto un totale di due interrogazioni al mese. E’ stata una decisione opportuna, tuttavia in ogni caso possiamo ottenere un risultato migliore e questa nuova regola contribuirà a rendere le interrogazioni più efficaci, per cui mi congratulo con il relatore, onorevole Corbett. Grazie.
Jo Leinen, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, le relazioni di iniziativa sono sicuramente giustificate in questo Parlamento. Siamo un parlamento di 27 paesi e popoli, e sono molte le domande che si affollano nella mente delle persone, nell’Unione europea e nelle nostre relazioni con altre parti del mondo.
Concordo tuttavia anche con coloro che hanno detto che il Parlamento si è sempre più trasformato da assemblea consultiva in organo legislativo. Con il Trattato di Lisbona si compirà un enorme passo avanti al riguardo. Dobbiamo pertanto stabilire delle priorità. Ho sentito dire che dedichiamo soltanto il 17,4 per cento del tempo all’attività legislativa: non è sufficiente. Siamo sotto pressione, siamo pressati dal tempo. Vogliamo migliorare il processo legislativo e per questo sono necessari più tempo e priorità.
E’ anche un bene che adesso si dica che non tutte le relazioni devono essere discusse di nuovo in seduta plenaria. E’ possibile votare senza prima svolgere una discussione, e i deputati possono formulare una dichiarazione scritta se vogliono esprimere i loro pareri sulla relazione. Non è indispensabile farlo oralmente in una seduta plenaria.
Signora Vicepresidente, penso che sia giusto che il relatore abbia la prima e l’ultima parola in Parlamento poiché, come una specie di “camera dei cittadini”, dobbiamo esprimerci all’inizio e alla fine di una discussione. Si tratta di una positiva innovazione.
Ultimo ma non meno importante, l’argomento delle interrogazioni. Questo sistema è molto valido, a condizione che non se ne abusi. Abbiamo sentito citare le cifre, ossia che otto deputati presentano il 25 per cento delle interrogazioni. Ciò equivale a quasi 1 700 interrogazioni presentate da otto deputati. Possiamo constatare che si danno molto da fare, tuttavia sembra che il sistema dell’Unione europea sia un po’ troppo abusato in questo caso, come in molti altri casi, dagli oppositori dell’Unione europea. Dobbiamo introdurre una regola al riguardo e le direttive sono un punto di riferimento, un quadro cui dobbiamo attenerci.
Mi congratulo con l’onorevole Corbett per l’intenso lavoro svolto per favorire l’ulteriore sviluppo del Parlamento. Molte grazie.
Andrew Duff, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, è un piacere per me poter essere più consensuale in questo intervento che in quello precedente. Il gruppo liberale sostiene fermamente i motivi alla base della riforma racchiusi nella serie di proposte in esame, per quanto riguarda soprattutto le interrogazioni.
Ritengo corretto aver lasciato cadere a prima proposta del relatore di fissare un massimale o un limite per il numero di interrogazioni parlamentari che potrebbero essere rivolte.
In tutta franchezza, proporrei altri due piccoli miglioramenti. Il primo è ampliare la procedura per evitare che le relazioni delle commissioni di scarsa qualità, che talvolta purtroppo ci sono, che vengano esaminate durante una seduta plenaria senza essere migliorate e in questo caso sarebbe opportuno permettere alla commissione stessa e non solo al relatore o a due gruppi politici o al 10 per cento dei deputati di presentare emendamenti.
La mia seconda proposta è aggiungere una fase di “catch-the-eye” al nuovo tipo di breve presentazione proposto dal relatore. Ritengo che questi due cambiamenti accrescerebbero leggermente la possibilità di discussione di scambio parlamentari senza distruggere lo scopo del gruppo di lavoro che è, com’è ovvio, snellire e vivacizzare le procedure di lavoro dell’Assemblea.
Sylvia-Yvonne Kaufmann, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, condivido molto di quanto espresso dall’onorevole Duff. Vorrei dire a questo punto che noi come gruppo possiamo sostenere la relazione nel complesso, a differenza di quanto avvenuto per la relazione precedente, poiché riflette le proposte del gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare e le attua come modifiche del Regolamento.
Ciò che non possiamo sostenere, e che vorrei anche menzionare brevemente, è la proposta di non consentire più di presentare emendamenti alle relazioni di iniziativa. Nel nostro gruppo, siamo del parere che gli emendamenti fanno parte della cultura politica e del dibattito politico e, in particolare, dei diritti dei singoli gruppi, un diritto che non dovrebbe essere limitato.
Per concludere, vorrei aggiungere che ritengo che gli emendamenti n. 13 e n. 15 del gruppo Verde/Alleanza libera europea e del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa meritino di essere sostenuti. Anche se non sono necessarie discussioni lunghe e approfondite sulle singole relazioni in seduta plenaria, deve comunque svolgersi una discussione, che deve essere breve, con un oratore per gruppo, come suggerito dal gruppo Verde/Alleanza libera europea, o attraverso la procedura “catch-the-eye”. Il fatto che non si svolga alcuna discussione non sarebbe a noi favorevole. Se non consentiamo che abbia luogo una discussione, non ci prendiamo sul serio, e credo che anche questo non sia un bene.
Hanne Dahl, a nome del gruppo IND/DEM. – (DA) Signor Presidente, tutti gli organi legislativi devono essere sempre sottoposti a controllo e devono anche essere disposti, come noi lo siamo, a effettuare un autocontrollo. Temo tuttavia che l’autocontrollo nella presente relazione sia un po’ eccessivo; oserei definirlo autocensura. Se la relazione verrà adottata nella sua forma originaria, significherà che il Parlamento stesso propone di limitare il diritto dei propri deputati di rivolgere interrogazioni importanti al Consiglio e alla Commissione. E’ ovvio che ciò è sensato di per sé, tuttavia le relazione afferma inoltre che spetta al Presidente decidere se la rispettiva interrogazione può essere presentata. Spetta quindi al Presidente del Parlamento decidere quali interrogazioni è opportuno rivolgere alle altre Istituzioni comunitarie. Introduciamo pertanto un’ulteriore forma di autocensura e, come se non bastasse, consentiamo anche al Presidente del Parlamento di esercitare l’autocensura.
Vorrei rammentare all’Assemblea che siamo l’unico organo eletto direttamente e pertanto abbiamo un obbligo particolare. Il nostro compito è esercitare il controllo parlamentare, e quindi non possiamo in alcun caso imporre l’autocensura, che si presta ad abusi. E’ ovvio che noi tutti abbiamo l’obbligo morale di non sprecare il tempo istituzionale con interrogazioni irrilevanti, ma non possiamo accettare che vengano fissati “criteri oggettivi” riguardo all’aspetto della rilevanza. Non esistono criteri oggettivi in politica e, se li stabiliamo, rischiamo che se ne abusi.
Jim Allister (NI). – (EN) Signor Presidente, nella sua forma originaria, la relazione era molto più draconiana e antidemocratica rispetto alla sua versione finale. Il nostro relatore eurofanatico ha rivelato chi è veramente quando ha proposto di diminuire i diritti dei membri eletti di questa Assemblea di osare rivolgere interrogazioni alla Commissione e al Consiglio che non vengono eletti; ne è conseguita la proposta mostruosa di limitarsi a tre interrogazioni al mese.
Per fortuna è stato sconfitto, tuttavia la sua relazione mantiene ancora parte del carattere repressivo che stava alla base della proposta. In particolare, il potere di veto che cerca di attribuire al Presidente su ciò che può essere chiesto in un’interrogazione è inaccettabile, anche per il fatto che l’attuale Presidente non gode della fiducia di tutti in Parlamento, tenuto conto della sua incapacità di accettare il dissenso, come è stato dimostrato dalla sua azione punitiva contro coloro che in Aula hanno osato chiedere il diritto del loro elettorato di svolgere referendum nazionali sul Trattato di Lisbona.
Il Presidente ha dimostrato la sua intolleranza, e un Presidente cui vengono attribuiti poteri di censura, che possono consentirgli di proteggere l’élite europea dalle interrogazioni indagatrici rivolte dai deputati, sarà ben lieto di esercitare tale censura. E’ pertanto insensato, sbagliato e antidemocratico vincolare e imbavagliare i deputati nel modo in cui il relatore cerca di fare, e la cosa non sorprende affatto.
Costas Botopoulos (PSE) . – (EL) Signor Presidente, nel nostro lavoro una procedura parlamentare non è una semplice formalità; si tratta della natura propria dell’attività di qualsiasi Parlamento, anche di un Parlamento come il nostro, che conta 780 deputati da così tanti paesi diversi, è distante dall’opinione pubblica e, di conseguenza, è spesso lontano da questioni che interessano il pubblico; un Parlamento dotato di procedure note quando si tratta di discussioni, e la discussione in plenaria rappresenta soltanto una procedura formale in relazione al lavoro effettivo svolto nelle commissioni.
Pertanto, è sempre gradito qualsiasi sforzo volto a migliorare l’operato di queste sessioni plenarie del Parlamento, sulla base di determinati principi: primo, il principio di efficienza, per sostenere discussioni al fine di giungere a opzioni e infine a decisioni; secondo, il principio di democrazia, pari condizioni per tutti, indipendentemente dal potere che esercitano, cosicché ognuno ottenga ascolto; e terzo, lo chiamerei il principio di “vitalità”, tale da far sì che ciò che diciamo sia d’interesse per il pubblico.
In che modo la proposta di questa particolare relazione giova a tali principi? Credo in maniera soddisfacente, benché ci sia spazio per alcuni piccoli miglioramenti, che suggerirei.
Sono d’accordo in merito alla questione della “breve presentazione”. C’è un motivo per cui si tratta di un’idea molto valida disporre di una breve presentazione: significa che non accadrà mai che una relazione non sia discussa. Vi fornirò un esempio: la relazione molto interessante dell’onorevole Duff, su cui dovremo esprimere il nostro voto domani, riguardante il modo in cui si debba esercitare una qualche sorta di controllo sulla Commissione, non sarà dibattuta, anche se sarebbe un’ottima opportunità di utilizzare tale procedura ridotta.
Approvo quindi quest’aspetto, ma inoltre vorrei rilevare, lo notiamo oggi e ogni volta, quanto sia interessante la procedura “catch-the-eye”, e quanto una discussione sia priva d’interesse laddove partecipino esclusivamente il relatore e la Commissione, mentre sarebbe stimolante che altri potessero intervenire.
Un commento finale: per quanto riguarda le interrogazioni, ritengo che la direzione intrapresa sia abbastanza appropriata. Infine, in merito alle relazioni d’iniziativa, penso dovremmo discutere gli emendamenti a tali testi.
Gerard Batten (IND/DEM) . – (EN) Signor Presidente, talvolta quando scrivo questi brevi interventi, mi colpisce il fatto che ci vorrebbe davvero il talento di un George Orwell per rendere giustizia a queste relazioni.
Il documento dell’onorevole Corbett, inconsapevole satirico e umorista, ne è un esempio. Quale monumentale arroganza antidemocratica è suggerire di censurare le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione dei deputati di questo Parlamento! Ci è stato detto che è per evitare gli insulti della destra o per fermare l’uso di un linguaggio offensivo.
Forse l’onorevole Corbett è preoccupato del fatto che potremmo presentare interrogazioni relative ai precedenti giudiziari di alcuni Commissari o alle loro passate carriere in qualità di funzionari dei regimi comunisti dell’Europa orientale, o probabilmente alle presunte carriere di ex Presidenti dell’UE come agenti del KGB?
Di recente, il Presidente del Parlamento ha assunto poteri arbitrari per controllare il diritto dei deputati a intervenire in quest’Aula. Adesso l’onorevole Corbett ha intenzione di censurare ciò che i parlamentari possono dire a nome dei loro elettori al Consiglio e alla Commissione.
Se posso rispondere al commento dell’onorevole Corbett riguardante il mio discorso nell’ultima discussione, mi riferivo naturalmente alle norme da lui proposte in merito alla composizione dei gruppi politici in relazione al gruppo Indipendenza/Democrazia, nella sua composizione attuale. E’ il partito laburista che deve far fronte alla propria disgregazione in Gran Bretagna. Una ragione è il suo fanatismo eurofilo, e posso assicurarle che nel 2009 i deputati dell’UKIP ritorneranno in quest’Aula con numeri anche maggiori.
Paul Rübig (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, le interrogazioni rappresentano proprio la gamma d’informazioni che i cittadini vogliono dall’UE. Siccome oggi è presente il Commissario Wallström, la invito a consentire di esaminare tali interrogazioni, e forse realizzare un opuscolo in cui si rendano altresì disponibili gli esiti delle interrogazioni e le risposte ai cittadini d’Europa, anche su Internet, in modo che possano vedere come si replica alle interrogazioni poste dai loro deputati alla Commissione e al Consiglio. Sarebbe fantastico per giornalisti e cittadini europei se tale iniziativa si concretizzasse prima delle elezioni.
Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE) . – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, ho chiesto la parola per replicare all’intervento dell’onorevole Leinen. Onorevole Leinen, se ascoltasse per un momento, vorrei trattare i suoi commenti sulle relazioni d’iniziativa. La qualità delle relazioni d’iniziativa presentate e adottate in quest’Aula è discutibile ma, qualora non si consentissero più emendamenti, in che modo sarebbe possibile migliorare le relazioni d’iniziativa? Dovrei ricordarle che il Parlamento non gode del diritto d’iniziativa riguardante una normativa. Per tale aspetto dipendiamo dalla Commissione. In che modo possiamo comunicare alla Commissione quali proposte vorremmo vedere se riduciamo le relazioni d’iniziativa o non conduciamo tali documenti in una direzione volta a migliorare la situazione? Se ho capito correttamente, secondo il trattato, o ciò che si era soliti nominare Costituzione, noi non godiamo del diritto d’iniziativa nel settore della legislazione. Tutto quello di cui disponiamo è la capacità di rendere noto ciò che vogliamo nelle relazioni d’iniziativa. Ritengo sarebbe sconveniente svalutare questo elemento, poiché ci priverebbe di un’opportunità. Credo dovreste ripensarci, sia lei, onorevole Leinen, sia il relatore.
Íñigo Méndez de Vigo (PPE-DE) . – (ES) Signor Presidente, il relatore non ha bisogno di nessuno che lo difenda; non ho dubbi che sia in grado di difendersi da solo, ma devo dire che ho chiesto la parola poiché ritengo che alcuni degli interventi siano stati eccessivi.
Penso che in quest’Aula occorra svolgere discussioni ed esporre argomentazioni. Ho appena ascoltato l’intervento dell’onorevole Graefe zu Baringdorf, e non ci troviamo mai d’accordo, ma credo che alcune delle descrizioni, delle offese e delle caricature in definitiva danneggino questa istituzione, e in particolare chi ne è responsabile, signor Presidente. Considerato che siamo in Francia, mi pare sia stato uno scrittore francese ad affermare che qualsiasi cosa eccessiva è priva di valore. Oggi ci sono stati alcuni interventi che sono stati privi di valore.
Apprezziamo il lavoro svolto dall’onorevole Corbett, che riflette semplicemente ciò che è stato fatto da un gruppo di Vicepresidenti di quest’Assemblea, in cui sono rappresentati tutti i gruppi parlamentari. Tale aspetto si riflette nel regolamento, abbiamo discusso con lui e stimiamo molto l’attività che svolge.
Richard Corbett, relatore. − (EN) Signor Presidente, dopo la nostra discussione precedente, sono lieto di osservare che gli amici esistono ancora e che possiamo ottenere un consenso più ampio a questo proposito.
Permettetemi di chiarire solo due punti che hanno originato una controversia. In merito alle interrogazioni parlamentari: non proponiamo alcun limite alle interrogazioni parlamentari, sosteniamo semplicemente che gli stessi orientamenti che abbiamo già adottato in quanto Parlamento per il Tempo delle interrogazioni dovrebbero essere applicati anche alle interrogazioni scritte, vale a dire che dovrebbero rientrare nell’ambito delle competenze dell’Unione europea e dell’istituzione chiamata a rispondere.
Interrogazioni relative agli ospedali nel Regno Unito secondo il servizio sanitario nazionale e lo spostamento di personale da un ospedale a un altro, aspetti che non hanno nulla a che fare con l’Unione europea, non dovrebbero essere interrogazioni parlamentari che prevedono costi elevati a livello europeo. Mi sembra si tratti di buon senso: solo l’UKIP e i loro amici possono descriverla come una sorta di cospirazione o di censura. Censura? In base a criteri che stabiliamo noi stessi, su cui il nostro Presidente è chiamato a decidere, non la Commissione né il Consiglio? Se è censura, allora che dire…
La seconda questione che ha generato polemiche riguardava il tempo di parola. Probabilmente in precedenza non mi sono spiegato bene. Manterremo le due opzioni di cui disponiamo ora per l’organizzazione delle discussioni, e ne aggiungeremo una terza. Al momento possiamo avere una discussione piena, che può già essere breve con un oratore per gruppo politico. Adesso siamo altresì dotati dell’opzione di procedura semplificata in cui il relatore esprime soltanto una dichiarazione di due minuti al momento della votazione: la conserveremo.
Proponiamo di aggiungere una terza opzione: la presentazione breve, in cui la relazione è consensuale e d’iniziativa, ecc., e non merita una piena discussione, anche se quest’ultima resta sempre un’alternativa. Secondo la procedura di presentazione breve, il relatore presenta le conclusioni della commissione, la Commissione risponde e chiunque altro, se vuole, può formulare un contributo aggiuntivo per iscritto. Tale proposta aumenta il numero di opzioni disponibili per il Parlamento; non limita i diritti di alcun deputato. Moltiplica la flessibilità con cui possiamo trattare tali questioni, e la raccomando di nuovo a quest’Aula.
Infine, un paio di brevi questioni. In risposta all’onorevole Rübig, le interrogazioni e le risposte sono già su Internet. Sono disponibili per tutti i deputati; forse dovremmo utilizzarle maggiormente, ma essendo in rete, si tratta di uno strumento disponibile. All’onorevole Baringdorf direi di sì, la relazione si deve distinguere tra diversi tipi di relazione d’iniziativa. Il genere di proposta legislativa a cui mi riferivo non rientrerà in questa procedura semplificata che presentiamo: si affronterebbe tramite le procedure consuete, come merita questo tipo particolare di iniziativa legislativa. Pertanto ne siamo soddisfatti.
Per quanto riguarda i commenti molto strani dell’onorevole Batten dell’UKIP e il suo riferimento alle prossime elezioni europee, vedremo. Sì, il suo partito ha conquistato tanti seggi quanti quelli dei liberaldemocratici nelle passate elezioni europee nel Regno Unito, superandoli, credo, di 10 punti, l’onorevole Duff annuisce, pertanto suppongo sia corretto. Vedremo quanti milionari riuscirà a ottenere stavolta per contribuire alla sua campagna; ma mi auguro che stavolta, avendo osservato i loro risultati nel Parlamento europeo negli ultimi cinque anni, ci sia maggiore consapevolezza di ciò che effettivamente significa eleggere qualcuno dell’UKIP in quest’Aula. Qualora l’elettorato ne fosse a conoscenza, allora sono sicuro che non otterranno un esito altrettanto positivo nelle prossime elezioni europee.
Presidente . − La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà martedì 8 luglio 2008.
23. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale