Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Discussioni
Giovedì 10 luglio 2008 - Strasburgo Edizione GU

8. Illustrazione del programma della Presidenza francese (discussione)
PV
MPphoto
 
 

  Presidente. - L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sull’illustrazione del programma della Presidenza francese.

Presidente Sarkozy, desidero darle il benvenuto al Parlamento europeo in qualità di Presidente in carica del Consiglio.

(Applausi)

So che lei si unisce a noi oggi in quest’Aula dopo un lungo viaggio di ritorno dal Giappone. Benvenuto al Parlamento europeo, Presidente in carica del Consiglio.

(Applausi)

 
  
  

Desidero inoltre porgere il benvenuto al Presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso che, al pari del Presidente in carica del Consiglio europeo, è appena tornato dal Giappone. E’ stato un viaggio faticoso, pertanto non farò ulteriori osservazioni preliminari.

 
  
  

Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei, senza indugiare oltre, invitarla a prendere la parola dinanzi al Parlamento europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  Nicolas Sarkozy, Presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, è un grande onore per me rivolgermi alla vostra Assemblea in un momento così critico per l’Europa. Sono ben consapevole che tutti abbiamo una grave responsabilità. Certamente, in qualità di Presidente in carica del Consiglio, io ho una grande responsabilità, ma quest’ultima è la medesima per tutti gli europeisti.

In quale modo faremo uscire l’Europa dalla crisi in cui si trova? In quale modo preveniamo l’immobilismo? Come supereremo i nostri disaccordi e li impiegheremo a vantaggio dello stesso ideale europeo? In quest’Aula, ci troviamo nel cuore della democrazia europea. Ciascuno di voi, avendo l’onore di sedere in questo Parlamento, ha dovuto ottenere il sostegno dei suoi concittadini. Ci sono uomini e donne di sinistra, di centro, di destra, che sono eletti rappresentanti da 27 paesi. Tuttavia, oggi dobbiamo trasformare le nostre differenze in una forza per un’Unione europea sofferente.

Dobbiamo far sì che queste differenze siano un’opportunità di rassicurare i cittadini europei, che sono preoccupati. Dobbiamo mantenere in vita la democrazia, il che significa che occorre impegnarci in una discussione e al contempo creare un’immagine di un’Europa che rifiuta l’immobilismo. Tutti devono essere coinvolti nella famiglia europea, con i suoi 27 Stati membri; nessuno deve essere lasciato indietro. Ci troviamo ad appena pochi mesi di distanza da una data importante per il Parlamento europeo. E’ opportuno che tutti ne siano consapevoli. Al contempo, questa mattina, dobbiamo dare l’impressione di un’Europa che lavora per tutti.

Ho visto situazioni più semplici di quella in cui si trova l’Europa in questo momento. Se posso parlare liberamente, con la consapevolezza che, in qualità di Presidente in carica del Consiglio, devo parlare a nome di tutti, devo tener conto della sensibilità di ciascuno e al contempo fornire le giuste risposte.

Prima osservazione: abbiamo un problema istituzionale. I capi di Stato o di governo hanno cercato di trovare un compromesso con il Trattato di Lisbona. Nessuno ha detto che quest’ultimo avrebbe risolto tutti i nostri problemi, ma era e resta l’espressione di un compromesso accettabile per tutti. Io stesso, come Presidente della Repubblica francese, devo assumermi le mie responsabilità. La Francia ha votato “no” nel 2005, causando un problema a se stessa. Onorevoli deputati, le questioni che dobbiamo affrontare sono molto difficili e complesse; cerchiamo di dare a tutti l’idea che ci stiamo impegnando sull’argomento senza ulteriori motivi e preconcetti. Questo è quello che ci si aspetta da noi.

(Applausi)

Prima delle elezioni, ho proposto al popolo francese la ratifica parlamentare del Trattato di Lisbona. Prima delle elezioni, ho dichiarato che non avrei indetto un referendum in Francia. L’ho affermato ai cittadini francesi in uno spirito democratico; è stata una scelta che ho compiuto tre giorni prima di essere eletto, che avrebbe potuto essere altamente rilevante. Non rinnego questa scelta. Credo davvero che le questioni istituzionali, il modo in cui facciamo le cose in Europa, siano di competenza dei parlamentari e non dei referendum. E’ una scelta politica che sto facendo (applausi) ed è una scelta politica che ho fatto nel mio paese prima delle elezioni. Pertanto, è perfettamente democratica.

Adesso abbiamo il problema del “no” del voto irlandese. Non spetta certo a un francese giudicare questo risultato, considerando i precedenti voti contrari olandese e francese. Pertanto, il 21 luglio, per la prima volta in qualità di Presidente in carica del Consiglio, mi recherò in Irlanda per ascoltare, impegnarmi in un dialogo e cercare soluzioni. La Presidenza francese proporrà un metodo e, spero, una soluzione in accordo con il governo irlandese, a ottobre o a dicembre.

Il problema è questo: dobbiamo evitare di dare fretta ai nostri amici irlandesi e al contempo, tuttavia, definire in quali condizioni e con quale Trattato ci apprestiamo a organizzare le elezioni europee del 2009. Abbiamo quindi un po’ di tempo, ma non tanto. E’ un dovere verso i nostri concittadini conoscere su quale base organizzeremo le elezioni europee. Questa sarà o il Trattato di Lisbona o il Trattato di Nizza. Non ci sarà un’altra conferenza istituzionale. Non ci sarà un nuovo Trattato. O Lisbona o Nizza.

Aggiungerei, per essere perfettamente chiaro, è la mia opinione, il che non la rende una realtà assoluta, che sono tra coloro che hanno sempre sostenuto l’allargamento europeo. L’allargamento del 2004 è stato un successo. La famiglia è di nuovo insieme; non dovremmo pentircene. Tuttavia, sono tra coloro che hanno sempre desiderato che l’Europa fosse abbastanza saggia da creare nuove istituzioni prima dell’allargamento. E’ stato un errore per cui oggi stiamo pagando. Sarebbe stato più coraggioso creare istituzioni prima dell’allargamento.

Voglio essere perfettamente chiaro su questo. Certamente non deploro l’allargamento. La famiglia deve restare unita. Tuttavia, sono deciso, Presidente Pöttering, che non dobbiamo compiere gli stessi errori ancora una volta. Se restiamo fedeli a Nizza, è l’Europa a 27. Se vogliamo l’allargamento, e personalmente lo voglio, necessitiamo di nuove istituzioni prima che questo accada. Chi avrebbe pensato che l’Europa, con i suoi 27 Stati membri, sarebbe stata incapace di creare le proprie istituzioni e che non avrebbe avuto altre priorità che continuare ad allargarsi? Le cose devono essere chiare: se vogliamo l’allargamento, e noi lo vogliamo, allora abbiamo bisogno di nuove istituzioni.

(Applausi)

Consentitemi di aggiungere, e mi rivolgo all’onorevole Schulz, che sono favorevole a far entrare i Balcani, che i nostri amici croati, al pari dei nostri amici serbi, sono indubbiamente europei. Tuttavia, i paesi maggiormente favorevoli all’allargamento, non possono dire contemporaneamente “non vogliamo Lisbona” e “vogliamo Lisbona”. Si tratta di Lisbona e dell’allargamento. Non è un ricatto, perché in Europa non facciamo ricatti. E’ una questione di coerenza, onestà e logica. Quando si parla di Croazia, quindi, dobbiamo proseguire con i negoziati, ma tutti devono assumersi le loro responsabilità. Se l’Europa intende crescere, e deve farlo, deve farlo quindi con nuove istituzioni.

Un’altra osservazione: qui è là nelle discussioni a livello europeo, sento le persone dire “bene, vedi, non importa se abbiamo un’Europa a più velocità”. Purtroppo, forse un giorno dovremo avere un’Europa a più velocità, ma deve essere solo un’ultima spiaggia. L’Europa ha pagato caro il suo essere divisa da un muro di vergogna. L’Europa ha pagato cara la dittatura imposta a 80 milioni di europei. Pensiamoci bene prima di lasciare indietro chiunque.

Quando stavamo negoziando il Trattato di Lisbona a Bruxelles, la Francia ha lottato al fine di garantire che la Polonia potesse avere il suo posto nel Trattato di Lisbona. Come possiamo dire a 38 milioni di polacchi che è stato molto più semplice liberarsi del giogo della dittatura cui erano sottoposti, e dalla quale si sono liberati, grazie a persone di grande valore come Lech Walesa e Giovanni Paolo II, che restare in un’Europa libera? Ci sono 27 membri in questa famiglia. Nessuno deve essere lasciato indietro. Dobbiamo coinvolgere tutti nella famiglia europea, il che, finalmente, sarà quello su cui si impegnerà la Presidenza francese.

(Applausi)

Per quanto riguarda altre questioni, sulle quali credo che possiamo raggiungere un accordo, nulla sarebbe peggiore di un’Europa che dà l’impressione di essere immobile perché sta attraversando ancora un altro dramma istituzionale. Sarebbe una terribile trappola in cui possiamo cadere. Respingiamo le istituzioni che ci condannano all’immobilismo, ma al contempo gli europei sono impazienti poiché pensano anche loro che siamo immobili.

Nonostante il problema istituzionale, forse anche a causa del problema istituzionale, l’Europa ha il dovere di agire, e di agire adesso. Questo è il messaggio che la Presidenza francese desidera che tutti noi trasmettiamo agli europei. Siamo nel processo di risoluzione dei problemi istituzionali, ma non siamo condannati a non agire. Quali sono dunque le nostre priorità?

La prima è dimostrare agli europei che l’Europa può proteggerli. Ora vorrei dire qualcosa circa questa parola “protezione”. Sin dai tempi antichi, quando le persone hanno eletto un governo, è stato affinché questo governo potesse proteggerle. Signor Presidente, l’Europa deve offrire protezione senza protezionismo. Il protezionismo non ci porta da nessuna parte. Constatare che oggi i cittadini europei ritengono che l’Europa, che è stata programmata per proteggerli, sia una fonte di preoccupazione anziché di protezione, è un vero passo indietro. Pertanto, è nostro compito dimostrare come l’Europa li proteggerà sulle questioni concrete.

La prima è il pacchetto in materia di energia e di clima. Se esiste un ambito in cui i nostri paesi non possono fare nulla se agiscono da soli, è nel mantenimento dell’equilibrio ecologico del nostro pianeta. Quando si tratta di inquinamento, CO2 e di strato di ozono, i confini tra i nostri paesi sono irrilevanti. La posta in gioco è alta: dal vertice di esperti dell’IPCC, abbiamo compreso che siamo l’ultima generazione che può evitare il disastro. L’ultima generazione! Se non agiamo adesso, le future generazioni possono essere in grado di limitare il danno, ma non potranno fermarlo.

Ogni paese del mondo dichiara: “Voglio fare qualcosa a patto che comincino gli altri.” Con questo tipo di ragionamento, i nipoti dei nostri nipoti non vedranno mai adottare alcuna decisione. Se noi europei aspettiamo che gli altri facciano qualcosa prima di agire, potremmo aspettare a lungo. Abbiamo creato l’Europa per portare nel mondo il nostro modello di civilizzazione e difendere i nostri valori.

Tra questi valori vi è la certezza che il mondo è condannato se non prendiamo subito una decisione. L’Europa deve essere da esempio. Per essere da esempio, l’Europa deve essere esemplare. Abbiamo un obiettivo: la conferenza del 2009. Questa conferenza deve gestire e organizzare la fase post-Kyoto. L’Europa deve parteciparvi unita, avendo stabilito di adottare il pacchetto in materia di energia e clima. Se non lo facciamo, non avremo alcuna influenza per indurre i cinesi, gli indiani, i paesi emergenti e gli americani a compiere gli sforzi concordati. Pertanto, è essenziale che, nel corso della Presidenza francese, adottiamo tale pacchetto proposto dalla Commissione.

(Applausi)

E’ un pacchetto complesso, difficile, ma desidero fare appello al senso di responsabilità di tutti. Se ogni paese inizia a voler rinegoziare il suo particolare interesse, gli aspetti con cui ha dei problemi, allora, onorevoli deputati, non giungeremo mai a un accordo. Questo è il motivo per cui la Presidenza francese chiede al Parlamento europeo di agire al suo fianco affinché possiamo ottenere che il pacchetto in materia di energia e di clima possa essere adottato nei prossimi sei mesi. Questa è una priorità. Non una priorità di destra o di sinistra, è semplicemente buon senso. Se avviamo negoziati tra gli Stati membri, non abbiamo possibilità di successo.

Adesso, ovviamente, ci sono tre aspetti che devono essere chiariti o adattati. Penso in modo particolare a una questione molto complessa: vale a dire i problemi delle nostre imprese, sulle quali giustamente siamo in procinto di imporre norme intese a mantenere l’equilibrio del pianeta. In Europa dovremmo imporre norme essenziali alle nostre imprese e, al contempo, continuare a importare prodotti da paesi che non si conformano ad alcuna norma tra quelle che abbiamo imposto sulle nostre imprese? Non è una questione di protezionismo; è una questione di lealtà, giustizia e rifiuto di essere ingenui. Esiste il problema di decidere riguardo a un meccanismo frontaliero. Dovrebbero esserci quote libere o meccanismi di adattamento? Non lo so, ma in ogni caso, dobbiamo discuterne.

(Applausi)

Secondo problema: capisco che per alcuni paesi, mi riferisco in particolar modo a quelli che hanno aderito all’Unione nel 2004, che dipendono ampiamente dai combustibili fossili per la loro energia, gli sforzi richiesti loro sono considerevoli. Questi paesi ci stanno dicendo, “da dieci anni registriamo una crescita; vi preghiamo di non portarcela via.” Non vi è alcun dubbio che esista un modo per coinvolgere tutti e, assieme al Presidente della Commissione, dobbiamo lavorare affinché ognuno comprenda di non essere condannato alla recessione, alla miseria, alla povertà e alla disoccupazione. Questo pacchetto in materia di energia e clima, è una priorità assoluta per noi. Il mondo non può aspettare; l’Europa deve aprire la strada.

Secondo punto: dei 27 paesi, 24 si trovano adesso nello spazio Schengen; in altre parole, 24 su 27. 23, dite? Va bene, allora 23, che non è male lo stesso. Essi non comprendono i paesi che non fanno parte dell’Unione europea ma, e questo è il motivo per cui svolgiamo spesso dibattiti, fanno parte dello spazio Schengen. Cosa vuol dire dunque? Significa che abbiamo deciso una piena libertà di circolazione tra i paesi dello spazio Schengen.

Vorrei dire ai leader dei gruppi politici e agli onorevoli deputati che noi in Francia, con Bernard Kouchner e Jean-Pierre Jouyet, abbiamo preso una decisione non facile. Dal 1° luglio, non ci sono più ostacoli che negano l’accesso al mercato del lavoro francese, poiché ho annunciato che avrei abolito tutte le limitazioni negoziate dai miei predecessori. Qualsiasi lavoratore di un paese dell’Unione europea può venire in Francia e lavorare.

(Applausi)

Non è stato semplice; non è stato facile. In ogni caso, e gli eurodeputati francesi mi correggeranno se sbaglio, mi è stato comunicato che sarebbe stato un disastro se avessi annunciato tale decisione. Come al solito, abbiamo preso la decisione, e non si è verificato alcun disastro. Non sono stato felice della controversia sul malfamato “idraulico polacco”, che non ha dato al mio paese o all’Europa una reputazione molto buona. Non è questo il motivo per cui tutti noi costruiamo l’Unione europea.

(Applausi)

Tuttavia, adesso che non ci sono più frontiere tra noi, è giusto, è ragionevole che ognuno di noi continui a decidere la propria politica in materia di immigrazione, non tenendo conto dei limiti altrui? Il Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo è un documento fondamentale per la Presidenza francese, per due motivi.

Il primo, e se posso mi rivolgo innanzi tutto alla sinistra dell’Assemblea, è che se tutti noi, se tutti i paesi europei hanno una politica in materia di immigrazione, eliminiamo l’immigrazione dalle discussioni nazionali in cui gli estremisti usano la povertà e la paura al servizio di valori che non ci appartengono. L’unico modo di svolgere una discussione responsabile sull’immigrazione è quello di renderla una politica europea. Senza più ulteriori motivi di parte che obblighino i paesi con diverse sensibilità a collaborare.

Quanto ci ha suggerito Brice Hortefeux, approvato da tutti i ministri e che dovrebbe essere discusso dal Comitato dei rappresentanti permanenti e dal Consiglio europeo, credo che sia una priorità. Ciò dimostrerà che l’Europa non vuole essere una fortezza, che l’Europa non si sta rifiutando di ammettere le persone al suo interno, che l’Europa ha bisogno dei lavoratori migranti, ma che non può ammettere tutti coloro che desiderano entrare nel suo territorio.

Consentitemi di aggiungere che, quando si tratta di asilo politico, non è logico che un singolo sia in grado di presentare 27 richieste per 27 paesi democratici e che non ottenga ogni volta la stessa risposta allo stesso problema. Inoltre, per gli sviluppi con l’Africa, saremo più forti se collaboriamo; questa è la seconda priorità della Presidenza francese.

Terza priorità: desideriamo promuovere un concetto di cui si parla spesso in Europa, ma che sta facendo progressi lenti, ossia la difesa europea. Sono ben consapevole che attorno a questa questione c’è molto disaccordo, ma vi dirò cosa penso. In quale modo credete che l’Europa possa diventare una forza politica e farsi ascoltare se non si difende e impiega le sue risorse a sostegno della propria politica?

Prendiamo l’esempio del Kosovo, che a mio parere è una storia di successo dell’Unione europea. E’ un problema europeo, che deve essere risolto da europei. In quale modo gli europei possono continuare a farlo se non acquisiscono risorse umane e militari intese ad attuare le decisioni che abbiamo adottato insieme? Come pensate che l’Europa possa diventare lo spazio economico più prospero del mondo se non è in grado di difendersi?

Sì, abbiamo la NATO. A nessuno verrebbe in mente, tantomeno al sottoscritto, di discutere l’utilità della NATO. Non è un problema di scegliere tra una politica di difesa europea e la NATO, ma di avere sia la NATO (l’alleanza con gli americani) che una politica di sicurezza europea autonoma. Queste due insieme, e non una al posto dell’altra. Consentitemi di aggiungere che non possiamo continuare con un’Europa che deve garantire la sua sicurezza sulla base del contributo di soli quattro o cinque paesi, con gli altri che fanno affidamento sugli sforzi di questi quattro o cinque paesi. Gli Stati membri non possono continuare a costruire separatamente i loro aerei, con industrie degli armamenti che competono tra loro fino al fallimento e che sono fondamentalmente indebolite, soltanto perché non sono abbastanza forti da avere una politica di difesa europea.

Quarta priorità: la questione estremamente difficile della politica agricola comune. Giungerò ora alla mia conclusione, che è collegata a questo. E’ esattamente perché è difficile che ne dobbiamo discutere. So perfettamente che tra noi ci sono Stati agricoli che difendono con fierezza il lavoro dei loro agricoltori e, al contempo, Stati che pensano che tale politica costi troppo.

Onorevoli deputati, faccio appello al vostro buon senso. Nel 2050 il mondo avrà 9 miliardi di abitanti. Ci sono già 800 milioni di persone che muoiono di fame. Ogni 30 secondi un bambino muore di fame. E’ ragionevole chiedere all’Europa di ridurre la sua produzione agricola in un’epoca in cui il mondo ha una così grande necessità di generi alimentari? Non credo lo sia. Non è una questione di agricoltura francese; è una questione di buon senso.

(Applausi)

Consentitemi un’altra osservazione: a prescindere dal fatto se il vostro è un paese agricolo o meno, la sicurezza alimentare riguarda tutti. E’ logico imporre, giustamente, norme di tracciabilità e sicurezza ai nostri allevatori e agricoltori e continuare a importare carne in Europa che proviene da altri paesi che non si conformano ad alcuna delle norme che noi imponiamo ai nostri agricoltori?

(Applausi)

Terzo punto: i prezzi agricoli non sono mai stati così elevati. E’ proprio il momento giusto per parlare di prezzi, di sussidi e di preferenza comunitaria. Penso inoltre che tra la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune e il compromesso finanziario, potremmo essere in grado di concordare su alcuni concetti quali la sufficienza alimentare e la sicurezza alimentare per l’Europa.

Onorevoli deputati, vi sono molti altri argomenti: la dimensione sociale, per esempio, è un enorme problema. Farò un’osservazione. A volte assisto ad alcune contraddizioni: a volte esiste un’opinione decisa che l’Europa non dovrebbe intromettersi in tutto e che dovrebbe intervenire solo in ambiti che la riguardano. Tuttavia, le stesse persone che la accusano di ficcare il naso in tutto sono le prime a parlare se non discutiamo della dimensione sociale. Sinora, gli Stati membri hanno sempre voluto una politica sociale che fosse innanzi tutto di competenza nazionale, poiché le pensioni e l’assistenza sanitaria sono in primo luogo questioni nazionali.

Onorevoli deputati, ci sono numerose direttive sociali che il Presidente Barroso ha fatto bene a inserire in agenda. Penso a quelle sui consigli dei lavoratori, il lavoro temporaneo e alcune norme fondamentali che devono essere imposte a tutti in Europa. La Presidenza francese ne farà una priorità.

Anche altri argomenti dovrebbero essere inseriti nell’agenda della Presidenza francese, nonostante non siano di competenza europea. Consentitemi un esempio su qualcosa che ci riguarda tutti: la malattia di Alzheimer. (Commento a microfono spento dell’onorevole Cohn-Bendit: “non ancora”). Onorevole Cohn-Bendit, non mi è mai accaduto che qualcuno giovane come lei soffra già di una malattia che, anche se non la riguarda, riguarda milioni di europei. La loro salute per me è importante come la sua.

(Applausi)

Certamente, sussidiarietà significa che non è di competenza europea. Tuttavia, desidero che la Presidenza francese organizzi un incontro di tutti gli specialisti di ogni paese europeo al fine di condividere la migliore prassi, affinché i nostri ricercatori possano riunire le loro competenze per scoprire di più su questa malattia e trovare insieme una soluzione. Immaginate solo cosa direbbero gli europei allora: è un modo di curare queste orribili malattie. Quanto ho affermato sull’Alzheimer potrebbe valere per il cancro, che separa le famiglie. Non vi è alcun motivo per cui tutti lavorino da soli nella ricerca di soluzioni al cancro, se insieme disporremo di maggiori risorse e saremo più forti.

(Applausi)

Infine, per quanto riguarda la cultura e lo sport, lasciatemi dire che è un grosso sbaglio non parlare di questioni che riguardano le vite quotidiane degli europei. Esiste un’eccezione culturale europea. Dobbiamo rendere la cultura una parte della discussione quotidiana in Europa. Il mondo non deve prostrarsi a una lingua e una cultura. Dobbiamo affrontare con chiarezza la questione dell’IVA su video e cd, come sui libri, che voi avete fissato.

Riguardo allo sport, che trascende le divisioni politiche, direi solo che desidero vi sia un’eccezione sportiva in Europa, così come c’è un’eccezione culturale. Sono favorevole alla libertà di circolazione di persone e beni, ma non accetto l’idea che dovremmo far pagare le nostre società di calcio, compromettendo gli investimenti che molti club fanno nei ragazzi, che hanno bisogno di rimanere nei club per allenarsi. Un’eccezione sportiva, che significherebbe che lo sport non è vincolato dall’economia di mercato, dovrebbe avere il sostegno di tutti gli eurodeputati.

(Applausi)

Per concludere, onorevoli deputati, signor Presidente, vorrei terminare, e mi scuso per essermi dilungato senza dubbio troppo, con un’osservazione finale. So dove sto per fare questa considerazione: dove batte il cuore della democrazia europea. L’Europa ha sofferto molto. Ha sofferto in primo luogo della codardia di alcuni di noi, che erano molto felici che il continente pagasse per responsabilità che erano in realtà dei leader politici, che non volevano compiere in pubblico scelte in base alle quali si rifiutavano di difendere Bruxelles.

(Applausi)

Questa è codardia. Lo dico al Presidente del Parlamento europeo e al Presidente della Commissione europea: la Presidenza collaborerà a stretto contatto con voi. Se qualche Stato membro non è d’accordo, lo dica. Come ho detto al Presidente polacco: ha negoziato il Trattato di Lisbona, ha dato la sua parola, e la parola di un uomo deve essere onorata. Non è una questione politica ma morale.

(Applausi)

Tuttavia, l’Europa ha sofferto anche per qualcos’altro. L’Europa ha sofferto la mancanza di una discussione. Desidero concludere con questo poiché per me è molto importante. Le nostre istituzioni sono indipendenti, ma l’indipendenza non vuol dire indifferenza. Se noi, leader politici, non abbiamo il coraggio di discutere, chi lo farà? Di discutere cosa? Qual è la strategia economica corretta? Qual è la strategia monetaria corretta? Qual è la strategia corretta relativa ai tassi di interesse? Naturalmente ciascuno ha il diritto di avere una propria opinione, e mi rivolgo in particolar modo agli amici tedeschi. Cionondimeno, nessuno ha il diritto di evitare una discussione, una discussione costruttiva.

Certamente tutti desiderano un accordo, come l’accordo che è in corso di negoziato. Tuttavia, nessuno deve temere di dire che l’Europa non deve essere ingenua. Dobbiamo discutere i vantaggi del libero scambio, ma anche dire ai paesi emergenti che non vi è motivo che loro chiedano gli stessi diritti senza assumersi gli stessi obblighi. Non dobbiamo temere di svolgere una discussione a livello europeo. Occorre impegnarci in una discussione europea dignitosa, ma non aver paura di difendere le nostre convinzioni.

Non stiamo mettendo in dubbio l’indipendenza della BCE quando chiediamo se sia giusto aumentare i tassi di interesse al 4,25 per cento quando negli Stati Uniti sono al 2 per cento. Stiamo discutendo. Un dialogo pacifico, in cui nessuno ha il monopolio sulla verità. Io non ce l’ho di certo, tantomeno gli esperti, che devono dimostrare l’efficacia delle loro decisioni.

E’ in questo spirito, onorevoli deputati che, assieme ai ministri francesi, intendo assumere questa responsabilità. So che non è semplice. So che, quando si è un Presidente in carica del Consiglio, non si difendono gli interessi del proprio paese, ma dell’Unione. So, signor Presidente, signori presidenti, che dobbiamo lavorare come una squadra nell’interesse dell’Europa a 27, e auspico che tra sei mesi tutti potranno dire; “l’Europa ha fatto progressi grazie alla vostra partecipazione e al vostro sostegno.”

(Vivi applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Signor Presidente in carica del Consiglio europeo, la ringrazio per il suo discorso. Le auguriamo coraggio, determinazione e in particolare successo duraturi nel corso di tutta la sua Presidenza, poiché, se lei ha successo, l’Unione europea ha successo e, con essa, il Parlamento europeo. Può star certo di avere al suo fianco il Parlamento europeo nell’apportare il suo deciso contributo al fine di condurre l’Unione europea verso un futuro positivo. Il Parlamento europeo la sosterrà in questo compito.

Desidero inoltre porgere il benvenuto ai ministri che sono oggi con lei: Bernard Kouchner, Brice Hortefeux, un ex collega deputato, e in particolar modo al suo ministro per gli Affari europei, Jean-Pierre Jouyet che è quasi sempre presente in Parlamento. Porgo a tutti voi il più caloroso benvenuto al Parlamento europeo.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli deputati, sono felice di essere presente oggi al Parlamento europeo per l’illustrazione del programma dei sei mesi di Presidenza francese del Consiglio dell’Unione europea. Ritengo che sarà una Presidenza piena di forza e determinazione nonché ricca di risultati concreti ai quali tutti contribuiremo. Desideravate che la Francia tornasse in Europa, signor Presidente in carica del Consiglio, e questa è senza dubbio una notizia eccellente per tutti noi.

I cittadini europei e il Parlamento europeo qui riunito oggi si aspettano molte grandi cose dalla Presidenza francese. Come ho affermato nel corso della nostra riunione a Parigi il 1° luglio, la Commissione sarà al fianco della Presidenza francese, offrendo il suo pieno sostegno al fine di garantire il successo dell’Unione europea in questi sei mesi. Le sfide non mancheranno.

La globalizzazione durerà a lungo e la concorrenza internazionale sta diventando sempre più dura. Il mondo si trova dinanzi a nuove sfide quali la carenza di combustibili fossili e il cambiamento climatico. Dobbiamo agire adesso al fine di trovare soluzioni comuni a tali sfide. Tutti questi fattori significano che l’Europa deve riformare le sue economie per diventare maggiormente competitiva, modernizzare i suoi modelli sociali e investire in istruzione, ricerca e innovazione. L’Europa ha molti assi nella manica, in particolare quale una delle potenze commerciali leader nel mondo. Tuttavia, deve avere il coraggio di adattarsi. Se intendiamo offrire protezione, ci dobbiamo adattare. Questa è la soluzione.

Non vi è motivo di negare che l’Europa sta per attraversare un periodo difficile: il “no” irlandese e il clima economico globale, l’aumento dei prezzi del petrolio e dei beni di prima necessità, l’impennata dei prezzi dei generi alimentari nonché le pressioni inflazionistiche, che sono il più grande nemico del potere d’acquisto. L’inflazione è inoltre il più grande nemico della giustizia sociale poiché, quando l’inflazione è molto alta, chi ne soffre di più sono coloro con le più basse retribuzioni o che vivono con una pensione. Tutti questi fattori gettano ombra sulle nostre economie e costringono i nostri politici, sia a livello europeo che nazionale, a compiere scelte complesse. Dobbiamo guardare in faccia queste realtà e concentrarci su di esse con realismo e determinazione.

Siamo appena tornati dal Vertice del G8 in Giappone, in cui ho potuto osservare chiaramente che l’influenza di cui gode l’Unione europea, nonché le aspettative e il rispetto che suscita nel mondo, sono in netto contrasto con la negatività spesso espressa all’interno dell’Unione europea. Adesso posso dirvi che, ora più che mai, l’Unione europea viene considerata al di fuori dell’Europa un attore positivo e decisivo, un attore con un’influenza enorme sulla scena mondiale.

Consideriamo due questioni concrete al centro del Vertice del G8: il cambiamento climatico e lo sviluppo, questioni sulle quali l’Europa ha adottato iniziative a livello globale. Gli Stati Uniti si sono adesso uniti a noi nella lotta al cambiamento climatico condividendo ampiamente le nostre opinioni. L’anno scorso a Heiligendamm, ricordo che abbiamo incontrato una grande difficoltà, era presente il Presidente Sarkozy, nel convincere gli americani e i russi ad accettare il principio degli obiettivi obbligatori per il 2050. Adesso ci siamo riusciti. Ciò è stato possibile grazie al nostro ruolo di leader europeo; sono orgoglioso di questo in qualità di Presidente di un’istituzione europea. E’ un successo il cui merito è nuovamente dell’unità europea.

Il secondo esempio è lo sviluppo, e nello specifico l’aumento dei prezzi alimentari, che minacciano tutti gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM). Siamo stati in grado anche di agire quale catalizzatore in quest’ambito grazie alle conclusioni del Consiglio europeo del mese scorso, che, cito, ha accolto con favore “l’intenzione della Commissione di presentare una proposta relativa ad un nuovo fondo di sostegno all’agricoltura nei paesi in via di sviluppo”.

La Commissione europea adotterà questa proposta la prossima settimana. Conto sul pieno sostegno di entrambi i rami dell’autorità di bilancio affinché l’Europa possa agevolmente fornire l’aiuto necessario agli agricoltori, in particolare quelli africani, in stretta cooperazione con le organizzazioni multilaterali competenti. Tale sostegno è essenziale al fine di garantire “la rivoluzione verde” di cui l’Africa ha bisogno per la sua stabilità e prosperità che, come tutti voi sapete, è anche nel diretto interesse europeo. Come richiesto dal Consiglio europeo, la nostra proposta resterà nei limiti dell’attuale prospettiva finanziaria. Il nostro approccio consiste nella distribuzione delle riserve che l’aumento internazionale dei prezzi consente all’Europa di generare quale parte della sua politica di sostegno agricolo per coloro che sono più duramente colpiti da tale aumento. Ci sono situazioni di emergenza e disastri nel mondo. Se avete avuto la possibilità di ascoltare la dichiarazione del Presidente della Banca mondiale, o se avete potuto ascoltare alcuni dei leader dei paesi africani e di altri paesi rappresentati nel corso delle discussioni nelle grandi riunioni circa la fame e i decessi per fame che adesso rappresentano una reale minaccia per molte persone nel mondo, capirete quanto sia necessario e indispensabile l’aiuto europeo.

(Applausi)

Questo è il motivo per cui ritengo che, ripeto, possiamo essere un esempio positivo di solidarietà tra agricoltori europei e africani, dimostrando che la politica agricola comune (PAC) e la politica di sviluppo possono e devono funzionare in parallelo, poiché, come ha appena affermato il Presidente Sarkozy, la sicurezza alimentare è una questione globale e dobbiamo affrontarla insieme. Non soli, ma insieme.

Pertanto, è vero che esistono preoccupazioni, ma è altrettanto vero che, ora più che mai, l’Unione europea ha un ruolo centrale nel risolverle. Anziché sguazzare in quella che a volte chiamo “crisofilia” (si parla persino del fenomeno del declinismo in Europa) sottolineiamo il valore dell’azione concreta e positiva dell’Unione europea. In ogni caso, questo è il modo migliore di risolvere le questioni internazionali sollevate dalla mancata ratifica da parte dell’Irlanda del Trattato di Lisbona. Dobbiamo occuparcene poiché il Trattato di Lisbona potrebbe farci lavorare in modo più efficace e democratico, anche se non dobbiamo impiegare questa quale scusa per non rispondere immediatamente alle necessità dei nostri cittadini.

I cittadini europei ci chiedono risposte. La migliore che possiamo fornire è parlare loro in modo sincero e dimostrare che abbiamo coraggio politico. La Presidenza francese ha in abbondanza entrambe queste qualità.

In un’Europa in un periodo di prova, dobbiamo dimostrare che funziona. Occorre concentrarci sulle politiche che avvicinino l’Europa ai suoi cittadini e cambino le loro vite quotidiane. Ora più che mai, stiamo tracciando un percorso per un’Europa basata sui risultati.

Personalmente, sono fiducioso. Le priorità della vostra Presidenza consentiranno all’Europa di affrontare le importanti sfide davanti a lei, mentre si prepara per i problemi futuri.

Accolgo con favore la priorità conferita dalla Presidenza francese all’introduzione di una politica integrata in materia di energia e cambiamento climatico. Come lei ha dichiarato, signor Presidente in carica del Consiglio, questa è la priorità fondamentale della sua Presidenza, e noi conosciamo la sua determinazione nel concludere questo accordo strategico entro la fine dell’anno, il che porrebbe l’Unione europea in una valida posizione per intraprendere i negoziati di Copenaghen entro un anno. La Commissione offrirà il suo totale sostegno affinché possiamo raggiungere un accordo ambizioso ed equilibrato con il Parlamento europeo e gli Stati membri. Ne ho fatto una priorità per la mia istituzione, e desidero ringraziare ancora una volta il Presidente in carica del Consiglio per il suo inesauribile appoggio al pacchetto in materia di energia e clima presentato dalla Commissione europea.

Dobbiamo inoltre dirigerci verso una politica di immigrazione controllata in Europa. Dobbiamo in primo luogo occuparci dell’immigrazione, di cui un’Europa invecchiata ha bisogno, in alcuni settori economici chiave, e che deve essere accompagnata da un’adeguata integrazione affinché possiamo essere orgogliosi nella nostra Europa umanista dell’integrazione che offriamo a coloro che desiderano realmente venire qui per lavorare. L’adozione della “blue card” nel corso della Presidenza francese sarebbe un passo importante in questa direzione.

Tuttavia, abbiamo bisogno anche di occuparci dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento che spesso ne deriva, in particolare incoraggiando la proposta di penalizzare coloro che impiegano lavoratori clandestini. E’ in quest’ambito che dobbiamo compiere effettivamente lo sforzo maggiore; non dobbiamo minacciare i poveri lavoratori che desiderano solo lavorare in Europa, ma penalizzare coloro che vogliono sfruttarli. Questa pratica è una disgrazia per l’Europa. Non devono esserci errori: dobbiamo essere realistici nell’affrontare la questione dell’immigrazione.

Sono fermamente convinto, onorevoli deputati, che la nostra incapacità di occuparci del problema in modo serio e responsabile è uno dei maggiori pericoli per l’Europa. Non risolveremo la questione immigrazione essendo permissivi su tutti i fronti. Questa sarebbe la scusa migliore per le forze estremiste, le forze xenofobe. Occorre essere rigidi sull’immigrazione clandestina, e al contempo dimostrare che siamo generosi e uniti nell’integrazione delle comunità di migranti che desiderano contribuire alla crescita e allo sviluppo dell’Europa. Ritengo che dobbiamo essere chiari su questo; dobbiamo essere severi sulla criminalità continuando al contempo a mostrare rispetto per i diritti umani, che sono il marchio di fabbrica della civilizzazione europea e i dei nostri programmi per l’integrazione europea.

Naturalmente queste sono questioni sensibili, che sono preda facile per la polemica e l’incomprensione. Questo è il motivo per cui la Commissione ha voluto presentare una proposta equilibrata e ha sottolineato 10 principi fondamentali perché noi potessimo proseguire insieme. Sono stato soddisfatto nel vedere che la Presidenza francese e i ministri francesi della Giustizia e dell’Interno adottano questo approccio integrato nel corso del loro vertice informale di questa settimana a Cannes.

Sono lieto di sottolineare, onorevoli deputati, che in Europa, nello spazio Schengen, in cui la libertà di circolazione è una realtà, è assurdo continuare con 27 politiche diverse in materia di immigrazione. Abbiamo bisogno di una politica europea di immigrazione.

Anche la nostra agenda sociale è in fase di attuazione. Non può esistere un modello economico dinamico e competitivo in assenza di un autentico investimento sociale inteso a prevenire i rischi di povertà, esclusione ed emarginazione. La Francia ha reso una priorità la nuova agenda sociale presentata dalla Commissione europea qualche giorno fa, cosa che accolgo positivamente. Al fine di preparare gli europei al futuro, dobbiamo offrire loro opportunità, accesso a servizi di qualità, istruzione, assistenza sanitaria e solidarietà permanente. Nessuno in Europa deve essere lasciato da parte. L’Europa è fatta di opportunità e solidarietà.

Onorevoli deputati, verranno lanciati molti altri progetti nei prossimi sei mesi. Non posso descriverli tutti qui, ma se ne posso sottolineare brevemente due, vi raccomando i progetti per la difesa europea e l’Unione del Mediterraneo, che verranno presentati domenica prossima a Parigi. Li considero due opportunità per l’Europa di affermare il suo ruolo nel mondo. Anche in quest’Aula, è nostro compito tradurre quest’ambizione in azione concreta.

Auguro alla Presidenza francese del Consiglio ogni successo, garantendo il pieno sostegno della Commissione nei prossimi sei mesi, che si prospettano emozionanti.

Il primo dovere dei politici è affrontare le sfide e raddoppiare gli sforzi al fine di affrontarle con successo.

Possiamo fare molto insieme. Vorrei congratularmi in questa occasione per gli sforzi compiuti negli ultimi mesi dal governo francese al livello più elevato al fine di collaborare a stretto contatto con le istituzioni europee. Queste ultime, la Presidenza e gli Stati membri devono tutti collaborare di pari passo. Questa è la soluzione per il successo comune che dobbiamo ai cittadini europei, e vorrei congratularmi per l’impegno espresso nuovamente in quest’Aula oggi dal signor Presidente in carica del Consiglio perché insieme, il Consiglio, il Parlamento e la Commissione possano trovare soluzioni concrete ai problemi concreti cui i nostri cittadini devono far fronte quotidianamente.

 
  
MPphoto
 
 

  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, la Francia ha deciso che la propria Presidenza sarà sinonimo di impegno politico.

Abbiamo bisogno di impegno politico per superare le difficoltà cui l’integrazione europea si trova dinanzi. La più complessa di queste è senza dubbio il “no” del voto irlandese, di cui abbiamo discusso in quest’Aula stamani. Dobbiamo coinvolgere i nostri cittadini in Europa. Esistono molti motivi per i quali hanno dei dubbi, tra cui timori connessi alla globalizzazione, all’aumento dei prezzi e ai cambiamenti nella famiglia tradizionale e nei valori sociali.

Se non possiamo convincere tutti che questioni importanti come la sicurezza, il cambiamento climatico, l’energia e la migrazione possono essere negoziate in modo efficace solo a livello europeo, e rispetto alle importanti regioni del mondo, l’Europa deve anche essere abbastanza forte da persuadere Stati Uniti, India, Cina, e Brasile, non possiamo prevedere un futuro pacifico.

La Presidenza francese avrà bisogno anche di impegno politico al fine di convincere i suoi partner che il Trattato di Lisbona ci aiuterà a decidere più efficacemente e democraticamente su tutte queste questioni comuni. I membri del mio gruppo che appartengono al Partito popolare europeo desiderano che tutti gli Stati membri che non l’hanno ancora fatto ratifichino il Trattato nel corso della Presidenza francese. Dopo un periodo di riflessione e con tutto il dovuto rispetto, siamo in attesa, come abbiamo fatto con la Francia e i Paesi Bassi, che l’Irlanda offra ai suoi 26 partner una soluzione all’impasse. Chiediamo a tutti gli Stati membri di trattenersi dal mettersi in condizioni di vantaggio rispetto agli altri e di agire in modo responsabile. Il nostro gruppo vorrebbe vedere cessare questo dibattito istituzionale e siamo fiduciosi che la Presidenza francese si impegnerà per il raggiungimento di questo obiettivo.

Signori Presidenti, onorevoli colleghi, mentre stiamo cercando di dotarci di un migliore strumento decisionale, i nostri problemi crescono. Questo è sprecare energia che potrebbe essere impiegata meglio nella creazione di posti di lavoro, nella difesa dei nostri interessi e nella promozione del nostro modello sociale e dell’Europa in generale. Come ho affermato, avremo certamente bisogno di impegno politico. Dovremmo inoltre garantire che ci impegniamo a occuparci delle priorità che il Presidente in carica del Consiglio ha appena illustrato. Dobbiamo agire tempestivamente al fine di affrontare le questioni del cambiamento climatico, dell’energia, della migrazione, della sicurezza alimentare e della difesa.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico e l’energia, l’alternativa è chiara: o i nostri Stati membri sono convinti che dobbiamo progredire ed essere da esempio in vista del Vertice di Copenaghen, e se così fosse, che dobbiamo adottare chiare decisioni prima di dicembre al fine di garantire la reciprocità dai nostri partner internazionali, oppure hanno deciso che, nonostante il peggioramento delle condizioni climatiche e la nostra dipendenza energetica, non c’è necessità di intraprendere azioni urgenti. Non devo certo dirvi quale delle alternative appoggia il mio gruppo politico.

Anche per quanto riguarda la migrazione, desideriamo che cessi questa ipocrisia. Mentre numerosi paesi del mondo hanno già adottato una politica in materia, con risultati ampiamente soddisfacenti, la maggior parte dei nostri paesi ha rinviato tali scelte. E’ il momento di discutere e di prendere una decisione al riguardo, che deve essere positiva, umana e responsabile. Il progetto del Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo, di cui si discuterà a ottobre, è un passo nella giusta direzione, e mi congratulo con i ministri dell’Unione europea per la loro risposta di questa settimana al progetto elaborato dal Ministro Brice Hortefeux. Lei ha il nostro appoggio, Ministro Hortefeux.

Infine, vorrei citare due argomenti che mi stanno molto a cuore e che sono essenziali per il futuro e per la nostra indipendenza: la sicurezza alimentare e la difesa. Vorrei che pensassimo alle persone più svantaggiate, sia nel mondo che nei nostri paesi, per le quali l’aumento dei prezzi dei generi alimentari è un vero problema. Vorrei che l’Europa e la Presidenza francese compiano uno sforzo per aiutarli in questi tempi difficili.

In termini di difesa, desidero solo porre una domanda: in quale modo l’Europa può essere credibile senza una difesa degna di questo nome? Abbiamo bisogno della difesa al fine di garantire la pace in Europa e di aiutare le persone più svantaggiate del mondo. Il nostro gruppo sostiene l’impegno della Presidenza francese inteso ad aprire la strada formulando proposte coraggiose ai suoi partner in queste due aree strategiche.

Onorevoli colleghi, l’integrazione europea è una questione palesemente politica. Non ho alcun dubbio che, se saremo abbastanza coraggiosi da compiere scelte politiche chiare, i nostri cittadini riscopriranno una simpatia per l’Europa. Ho piena fiducia che la nuova Presidenza ci incoraggerà in questo e abbiamo tutto da guadagnare nell’ottenere la fiducia dei nostri cittadini in vista delle elezioni europee del 2009.

 
  
MPphoto
 
 

  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono alcuni aspetti dei suoi punti di vista che condividiamo, Presidente Sarkozy, e vorrei innanzi tutto parlare di alcuni di questi più dettagliatamente. Mi fa piacere che siete tornati sani e salvi dal Giappone. Abbiamo appena sentito nuovamente della prossima serie di impegni sul cambiamento climatico ed è il momento di realizzarli.

Lei ha ragione che il pacchetto climatico è una priorità, che il nostro gruppo condivide con lei. Ha ragione inoltre, nell’affermare che singoli Stati non possono realizzarlo da soli, neanche la Germania e la Francia, tra l’altro, concludendo accordi da soli a Straubing. Ci sono altri 25 paesi che ne fanno parte e, soprattutto, è il Parlamento europeo a prendere la decisione finale. Dovremo farlo con voi, in modo collaborativo, ma non intraprendete iniziative a parte, neanche con Angela Merkel, per quanto buona possa sembrare un’idea.

Poiché lei ha citato lo sport, ho dato un’occhiata ai quotidiani francesi questa mattina, chiedendomi che cosa avrebbero scritto della visita del Presidente Sarkozy al Parlamento europeo. Nulla! Hanno scritto molto del Tour de France, ed è un tedesco ad indossare per il momento la maglia gialla.

(Mormorii)

L’ho ascoltata attentamente, signor Presidente in carica del Consiglio, poiché ha formulato altre osservazioni, sul cambiamento climatico e in particolare sul Trattato di Lisbona. Di certo, se vogliamo avere successo, necessitiamo di strumenti, e ciò ci pone dinanzi a un dilemma. I cittadini desiderano che siamo più efficienti, trasparenti, democratici e che i parlamenti nazionali siano più democratici e abbiano maggiore influenza. E’ tutto esatto ma, ogni volta che vogliamo raggiungere un risultato, lo strumento di cui abbiamo bisogno, un trattato modificato, ci sfugge di mano.

Lei ha ragione: questo vuol dire che necessitiamo di un nuovo approccio, un nuovo inizio. Dobbiamo cercare di far entrare in vigore questo Trattato. Ritengo sia meraviglioso che lei si rechi in Irlanda e collabori in modo costruttivo con il popolo irlandese. Se posso darle un consiglio personale, lasci Bernard Kouchner a Parigi questa volta. Ho avuto l’impressione che i suoi precedenti contributi non ci abbiano esattamente aiutato a convincere gli irlandesi.

(Applausi, mormorii)

Tuttavia, sto parlando di un problema sul quale abbiamo un’opinione completamente opposta. Lei ha parlato di quattro priorità per la sua Presidenza, e stavo aspettando di vedere se ce ne fosse una quinta. Ha poi citato molte altre cose che ha dichiarato di considerare importanti, non priorità, solo altre cose. Tra queste “altre cose” figurano un’Europa sociale, che lei ha dichiarato essere un problema di competenza degli Stati nazione. Credo che sia un grave errore.

(Applausi)

Vorrei dirle che ci aspettiamo un approccio diverso dalla Presidenza francese. Un’Europa sociale non significa che desideriamo istituire un ufficio per la sicurezza sociale in Europa o che vogliamo introdurre in Europa l’assegno familiare. Un’Europa sociale è qualcos’altro: per molto tempo, le persone hanno giustamente creduto che l’Europa potesse rendere possibile il progresso economico. Abbiamo lavorato per 50 anni al fine di garantire che tale progresso economico conduca a una maggiore crescita e a più posti di lavoro, e sempre a una garanzia di maggiore sicurezza sociale.

Un numero sempre maggiore di persone adesso ritiene sia vero esattamente il contrario, che il progresso economico dell’Europa è a vantaggio di pochi grandi conglomerati, di alcune compagnie assicurative, di fondi speculativi e delle grandi imprese, ma non delle persone. E’ compito dell’Unione europea far rinascere in loro la sensazione che la crescita in Europa, il progresso economico di questo continente, non è a servizio delle banche e dei grandi conglomerati, ma di ogni singolo cittadino. Inoltre, se gli Stati nazione devono garantire ciò, allora lei quale Presidente in carica del Consiglio è tenuto a riferire ai suoi colleghi capi di Stato o di governo che devono garantire che la giustizia sociale, anziché il radicalismo del libero mercato, occupi un ruolo centrale negli Stati nazione.

(Applausi)

Vorrei aggiungere che abbiamo una Corte di giustizia europea che ogni giorno emette sentenze, che possono modificare il livello di benessere sociale nei singoli Stati membri nonostante questi ultimi non dispongano di strumenti con i quali resistere. Questo è il motivo per cui necessitiamo di un’Europa sociale, signor Presidente in carica del Consiglio, e la ragione per cui ci aspettiamo che cambi opinione su questa questione entro dicembre. Altrimenti, il gruppo socialista al Parlamento europeo non sarà in grado di appoggiarla.

Signor Presidente in carica del Consiglio, i timori dell’emarginazione sociale conducono a sviluppi pericolosi, tra cui quello che i governi che sono sulla difensiva credano di poter scacciare dalle menti delle persone questa paura di emarginazione sociale perseguitando le minoranze. Attualmente questo accade in uno Stato membro dell’Unione europea. Non so quale sia la percentuale di popolazione italiana costituita da bambini rom, ma so che quando un governo inizia col dichiarare “verranno registrati da un dipartimento di registrazione della polizia; le loro impronte digitali devono essere rilevate”, presumibilmente al fine di offrire loro protezione sociale, questa è una grave offesa nei confronti dei diritti fondamentali dell’Europa.

Il suo paese, la Francia, ha donato alla comunità europea delle nazioni la sua prima carta dei diritti fondamentali. La prima dichiarazione dei diritti umani è venuta dal suo paese. Quale Presidente di quella Repubblica, lei fa parte della tradizione del suo paese. Le chiedo, nel suo ruolo di Presidente in carica del Consiglio europeo, di influenzare il governo di Silvio Berlusconi, e riferirgli che l’Europa è una comunità fondata sullo Stato di diritto, non un’unione del capriccio.

(Vivi applausi)

L’Unione europea affronta molte sfide importanti ma, se non garantiamo il benessere sociale in Europa, le persone rifiuteranno questa Europa e, quando lo faranno, il Trattato di Lisbona non sarà più utile; l’intero progetto fallirà. Abbiamo bisogno di coraggio, quindi. So che lei è un uomo coraggioso. Sosteniamo le sue priorità; ora sostenga le nostre: un’Europa sociale e il cambiamento climatico, la riforma istituzionale e i diritti umani. Allora la sua Presidenza sarà un successo.

(Applausi a sinistra)

 
  
MPphoto
 
 

  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, vorrei sottolineare al Presidente in carica del Consiglio che il voto irlandese contrario al Trattato ha reso la sua Presidenza, preparata in modo impressionante, maggiormente problematica. Ha inoltre indotto alla necessità di un’Europa pratica e che risolve i problemi più forte che mai.

I pacchetti in materia di energia e clima diventano ogni giorno più urgenti. Imporre una soglia massima all’IVA è un contentino a breve termine: l’Europa dovrebbe ridurre la sua dipendenza da petrolio e gas. Necessitiamo di molti più investimenti nelle energie rinnovabili: su piccola scala e localizzati per far diminuire le bollette delle famiglie, e su ampia scala, come impiegare l’Unione per il Mediterraneo al fine di investire nella produzione di energia termica solare ad alto voltaggio nell’Africa settentrionale.

Martedì, il G8, che è la fonte di quasi i due terzi della CO2 mondiale, ha approvato un obiettivo di riduzione delle emissioni del 50 per cento. Ma le economie emergenti hanno ragione nell’affermare che l’obiettivo dovrebbe essere più elevato, forse l’80 per cento, con obiettivi intermedi.

Al fine di stabilizzare i prezzi dei prodotti alimentari, abbiamo bisogno di buone idee, come le recenti riforme della PAC della signora Commissario Fischer Boel, non di protezionismo, anche se camuffato. La verità è che le persone si preoccupano del prezzo del petrolio e dello scontrino della spesa più dei grandi obiettivi della nostra Unione. Oggi nessuno dovrebbe dire: “Qu’ils mangent de la brioche” (“Che mangino brioche”).

Il Presidente in carica del Consiglio ha giustamente posto l’accento sulla migrazione. Ma quest’ultima sarà gestibile solo quando gestiremo la disperazione che fa sì che si corrano tutti questi rischi per entrare nel nostro territorio. Dovrebbero esistere strade per la migrazione legale, una serie di misure restrittive sul traffico di esseri umani, e la riforma della nostra politica agricola che avvii la crescita nei paesi di origine. Sarebbe ottimistico chiedere alla Presidenza francese di liberalizzare i mercati. Ma per portare la sicurezza al nostro interno, dobbiamo portare speranza oltrefrontiera.

Esiste un altro modo in cui la Presidenza francese può aprire nuove strade. La Francia ci ha dato i diritti dell’uomo. Adesso deve guidare la loro tutela. All’interno, esercitando pressione con la direttiva antidiscriminazione. All’estero: consolidando la pace nei Balcani in un’Unione europea futura; impiegando l’Unione per il Mediterraneo per rafforzare i diritti umani nell’Africa settentrionale; e alleandoci nei nostri rapporti con la Russia e condannando i divieti della Cina imposti ai dissidenti.

(FR) Signor Presidente in carica del Consiglio, non vada a Pechino. Faccia un gioco di squadra.

(Applausi)

Fu Voltaire a dirci: “Gli uomini sono eguali; non la nascita, ma la virtù fa la differenza.”

(EN) E assumendo la guida, l’Europa può dimostrare la sua virtù e chiedere il riconoscimento della dignità di ogni uomo e di ogni donna.

Signor Presidente in carica del Consiglio, per avere successo, avrà bisogno di costruire consenso. Avrà bisogno del Parlamento, del Consiglio e della Commissione per collaborare a un’agenda comune fissata dai 27 Stati membri e da quest’Aula. Se intendiamo discutere, deve essere su questa agenda, non sui suoi messaggeri. Lei è caduto in una polemica con il Presidente della BCE e con due Commissari, ma loro rappresentano la nostra Unione e le politiche che abbiamo concordato. Dividere e governare non è il metodo europeo. Dobbiamo rimanere sui nostri principi ma collaborare per raggiungere i nostri obiettivi comuni.

(FR) Signor Presidente, lo so, sto per concludere, ma la prego di concedermi “soixante petites secondes pour ma dernière minute” con il marito di Carla Bruni.

(Si ride)

(EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, se lei resta sui suoi principi e ci consente di collaborare per raggiungere obiettivi comuni, se lo fa, i liberali e i democratici collaboreranno con lei.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Cristiana Muscardini, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, per riavvicinare i cittadini all’Europa vi è la necessità, come affermai nella Convenzione europea per il nuovo trattato, di dare all’’Europa un’anima, nel rispetto delle diverse lingue ed identità, riaffermando radici e valori comuni, così come quest’anima lei ha cercato oggi di dare nel suo intervento.

Come Strasburgo è il simbolo di una pace ritrovata, così oggi la bandiera europea a fianco delle bandiere nazionali, dovrebbe visivamente rappresentare il simbolo di tutti i cittadini uniti da un progetto comune per la difesa, la sicurezza, la crescita culturale ed economica, la trasparenza della Banca centrale: forse questo manca ancora nel nuovo trattato.

La politica deve dare ai giovani obiettivi certi. Non c’è futuro economico senza rispetto dell’ambiente e non c’è rispetto dei diritti senza il riconoscimento dei rispettivi doveri. Auspichiamo che la Presidenza francese inserisca tra i propri obiettivi la Carta europea dei doveri. La democrazia e la libertà si basano sull’applicazione delle regole. Internet non può essere lo strumento del terrorismo, dei mercanti dei bambini, dell’incitazione alla violenza. Bisogna armonizzare le leggi dei nostri paesi, dall’immigrazione alla tutela dei minori, dall’energia al progresso compatibile.

Una nuova Europa per un nuovo rapporto con l’Africa. Non solo certificati verdi o scambi commerciali ma reciproca crescita, condividendo con convinzione il progetto euromediterraneo, dobbiamo pensare alle sacche di terrorismo a Mogadiscio come alle violenze in Zimbabwe, che impediscono lo sviluppo della democrazia. All’interno dell’Unione vi sono troppi tentennamenti: chiediamo al Consiglio di approvare il made in perché il commercio internazionale abbia regole chiare.

La lotta alla contraffazione e all’illegalità è un problema economico ma tocca anche la salute dei nostri cittadini e le piccole e medie imprese sono un valore culturale che va difeso. Alla Presidenza francese il nostro convinto sostegno, perché le speranze diventino realtà condivise dai cittadini e perché, eventualmente, aiutando lo sviluppo della crescita scientifica per combattere le malattie rare, si possa anche combattere l’endemica antipatia che l’intelligente amico Schulz ha per il Presidente Berlusconi.

 
  
MPphoto
 
 

  Daniel Cohn-Bendit, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, il suo volontarismo europeo, la sua ambizione per l’Europa è una sfida che condividiamo nel gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea. Direi persino, per parafrase una canzone che lei conosce, “è una droga da cui dipendiamo anche tutti noi.”

Tuttavia, vorrei dire una cosa. Se siamo sufficientemente ambiziosi da dichiarare che dobbiamo approvare il pacchetto sul clima così com’è, e che ci prostreremo dinanzi alla prossima lobby dell’industria automobilistica tedesca, allora avremo perso, poiché tutti ci verranno a dire “non vi dimenticate di noi.” Questo è il problema. Non possiamo lamentarci che la benzina è troppo cara, ma al contempo consentire all’industria automobilistica di costruire veicoli che se la bevono. Adesso sono 15 anni che abbiamo ottenuto la tecnologia per costruire automobili efficienti dal punto di vista energetico, ma poiché non esistono norme che obbligano i costruttori a farlo, i consumatori adesso stanno pagando la benzina al suo prezzo attuale. Questa è la realtà dei fatti; questo è il modo in cui stanno le cose.

(Applausi al centro e a sinistra)

Lei ha citato il Patto europeo sull’immigrazione e sull’asilo. Permettiamoci, dunque, un Patto europeo sull’immigrazione e sull’asilo. Avviamo un dialogo: per l’emigrazione legale, consentiamo al Parlamento europeo di partecipare alla procedura di codecisione al fine di svolgere una discussione politica autentica, una discussione democratica autentica. Onorevole Daul, non ne posso più, perché ogni volta che parliamo di emigrazione, dopo 15 secondi iniziamo a discutere dell’immigrazione clandestina, della minaccia dell’immigrazione. Prima di tutto, se l’Europa è come è oggi, è grazie agli uomini e alle donne che l’hanno costruita. Questa è la verità.

(Applausi al centro e a sinistra)

Per cortesia, non sono un angelo, ma abbiamo costruito una casa priva di porte. Le persone entrano dalle finestre. Vi dico: “Apriamo le porte, affinché le persone possano entrare in Europa, e poi decideremo cosa fare con coloro che entrano clandestinamente.” Voi ci dite: “Abbiamo bisogno di lavoratori specializzati”, ma al contempo l’Europa manda a casa decine di migliaia di studenti ogni anno che hanno deciso di venire qui a studiare. Consentiamo loro di rimanere; se hanno studiato qui, non sono immigrati clandestini.

Passo adesso ai punti in cui lei ha dichiarato che la dimensione sociale non è di competenza dell’Europa. Signor Presidente in carica del Consiglio, non proteggerà gli europei se non collaboriamo per combattere il dumping sociale e fiscale. Occorre che gli europei affrontino il problema. Dobbiamo porre fine a tutto questo, e la appoggiamo. Dobbiamo discuterne con la Banca centrale? Discutiamone allora. Dobbiamo parlarne con gli irlandesi? Facciamolo. Dobbiamo smettere di dire che la dimensione sociale non è di competenza europea. Questo non può continuare.

(Applausi al centro e a sinistra)

Adesso vorrei occuparmi delle questioni riguardo cui siamo profondamente divisi. Lei è in procinto di recarsi in Cina per assistere all’apertura dei Giochi olimpici con il Presidente cinese. Spero vi divertiate! Personalmente, penserà a tutti i prigionieri che marciscono nelle carceri cinesi. Penserò a tutti coloro che sono stati arrestati. Penserò a tutti coloro che subiscono torture in Tibet. Lei ha un’opportunità d’oro di difendere i valori europei di democrazia e libertà dicendo, “Non parteciperò alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici, questa farsa del partito comunista cinese.” E’ questo quello che vogliamo sentire.

(Applausi al centro e a sinistra)

Posso dirle che quando verrà a scrivere le sue memorie, si pentirà di quello che ha fatto, poiché le persone che hanno imprigionato questi cittadini innocenti diranno loro, “Vedete, noi possiamo fare quello che vogliamo: il mondo occidentale desidera solo i nostri mercati.” Signor Presidente, è una disgrazia, è patetico, andare alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici.

(Applausi al centro e a sinistra)

 
  
MPphoto
 
 

  Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, vorrei incentrare il mio discorso sulla duplice natura di questa Presidenza francese, in particolare la sua incontestabile caratteristica di forza e la sua troppo evidente caratteristica di debolezza.

La sua forza, relativamente alle consuete scadenze dell’Unione, è che non dichiara che l’Europa sta agendo positivamente e che dovrebbe continuare su queste linee quando un numero crescente di europei pensa che sta agendo negativamente e che le cose dovrebbero cambiare. Fino a qui tutto bene. Ma poi? E’ qui che si trova il problema. Quali conclusioni trae, signor Presidente, da questa apparente lucidità sulla crisi di legittimità che l’Unione sta attraversando oggi, in particolare il suo modello economico e il suo modo di operare?

Lei afferma di voler capire e che rispetta le preoccupazioni degli europei riguardo all’Unione, ma esercita pressione sul popolo irlandese affinché torni sulla sua decisione, quando ha semplicemente dato voce, al pari di francesi e olandesi, al pensiero di altri milioni di europei. Lei critica giustamente il modo in cui la Banca centrale europea gestisce l’euro dalla sua torre d’avorio, ma non ha mai suggerito di riesaminare gli statuti che le conferiscono queste competenze e le assegnano anche questo compito!

Lei dichiara, per quanto riguarda l’immigrazione, che vuole “servire i nostri valori”, ma ha sostenuto la vergognosa direttiva, condannata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, da tutte le organizzazioni per i diritti umani e dalle chiese europee, esattamente perché viola i valori umani fondamentali. Lei ignora la questione sociale che, lei dice, dovrebbe rimanere la sola responsabilità degli Stati membri, ma non si pronuncia sulla Corte di giustizia europea, che emette sentenze su sentenze ponendo i diversi modelli sociali interni all’Unione in competizione tra loro e basandosi sugli articoli 43 e 49 del Trattato.

Lei asserisce di non apprezzare l’immagine dell’“idraulico polacco”. Neanch’io. E’ stata un’espressione coniata dalla destra populista e resa celebre sugli schermi televisivi da Bolkestein. Le dico “Accogliamo i lavoratori di tutti i paesi” a condizioni paritarie in tutti i campi.

(Applausi a sinistra)

Questo è esattamente ciò che rifiuta l’attuale diritto europeo. Signor Presidente in carica del Consiglio, le ricordo che, secondo la Commissione, in Bassa Sassonia, per lo stesso lavoro e nello stesso sito di costruzione, un lavoratore di un altro Stato membro può essere retribuito la metà del salario minimo applicabile a un lavoratore tedesco. Questo è ciò che non vogliamo. Sa cosa pensa un uomo che non può essere accusato di populismo, ossia John Monks, Segretario generale della Confederazione sindacale europea? Ritiene che queste decisioni siano “considerevolmente problematiche” poiché, afferma, dichiarano “il primato delle libertà economiche sui diritti fondamentali e il rispetto del diritto del lavoro.” Come risponde a questa affermazione?

Lei dichiara di voler costruire “un’Europa che protegga”, ma non la sentiamo criticare tutte le misure strutturali che rendono precaria l’esistenza degli europei: l’obbligo di aprire alla concorrenza le imprese di pubblica utilità; le pressioni del Patto di stabilità sulle retribuzioni e la spesa sociale, nonché il numero di “orientamenti” elaborati dalla Commissione e adottati dal Consiglio, che lei applica con zelo nel suo paese.

Potrei citare l’orientamento n. 2: riforma delle pensioni, sicurezza e modelli di assistenza sanitaria. Orientamento n. 5: flessibilità del mercato del lavoro. Orientamento n. 13: rimozione degli ostacoli normativi, commerciali e altri ostacoli che impediscono indebitamente la concorrenza. E non li ho citati tutti.

Il rovescio della posizione francese, e italiana, ha solo consentito al Consiglio di superare gli obblighi che egli stesso aveva fissato, approvando una direttiva che consente 65 ore di lavoro settimanali. Questo consacra Dickens nuovo padre dell’Europa!

Un’ultima osservazione, signor Presidente: questo fine settimana, di fronte ai suoi ospiti europei, il Presidente del Parlamento, il Presidente della Commissione, e dinanzi a 2 000 dirigenti francesi di destra, ha concluso il suo discorso con parole che sono state interpretate da tutto il movimento sindacale come una provocazione, molto poco saggia, dichiarando che quando c’è uno sciopero, i francesi non se ne accorgono neanche. Il giorno seguente questo nobile evento, il suo ministro dell’Istruzione ha spiegato che era “un modo di rassicurare i nostri partner europei alla presenza dei più importanti tra loro.” Bene allora, se deve insultare i sindacati per rassicurare i leader europei, è davvero il momento di un cambiamento in Europa.

(Applausi a sinistra)

 
  
MPphoto
 
 

  Philippe de Villiers, a nome del gruppo IND/DEM.(FR) Signor Presidente della Repubblica francese, purtroppo, nelle loro vite quotidiane i cittadini europei devono far fronte agli effetti disastrosi delle politiche delle autorità di Bruxelles e Francoforte. I popoli europei stanno osservando ogni giorno di più che i loro poteri stanno sfuggendo loro dalle dita, che le loro libertà vengono sottratte, che si tratti di potere di acquisto, un euro costoso, OGM, tasse, pesca, mancanza di tutela commerciale, immigrazione, o persino di calcio, cui lei stesso ha fatto riferimento appena un attimo fa. Tutto sta sfuggendo loro di mano, e direi, signor Presidente della Repubblica, signor Presidente dell’Unione europea, che tutto sta sfuggendo dalle sue mani. Lo afferma lei stesso, lo sottolinea come una critica. Bene, è giunto davvero il momento di agire e far seguire alle parole i fatti.

Un attimo fa lei ha criticato la mancanza di preferenza comunitaria, e ha ragione. Tuttavia, mi consenta di ricordarle che è stata abolita dall’accordo di Marrakesh, da lei approvato, e non è contenuta nel Trattato di Lisbona, che lei ha redatto.

Lei deplora l’irresponsabilità della Banca centrale, e chiede che si avvii una discussione. Per quanto ci riguarda, vogliamo decisioni. Forse posso ricordarle a questo punto che questa indipendenza della Banca Centrale, questa irresponsabilità cui assistiamo sul lavoro ogni giorno, è stata organizzata e formalizzata dal Trattato di Maastricht. Lei lamenta di dover ottenere l’accordo di Bruxelles per una riduzione nella tassazione del petrolio, ma è semplicemente la conseguenza dei Trattati di Nizza e di Amsterdam, che lei ha ratificato per via parlamentare.

In breve, lei si lamenta oggi e tutti i giorni degli effetti di ciò che lei incoraggia tutti i giorni, in altre parole strappando i poteri allo Stato a vantaggio dei forum postdemocratici, costituiti da funzionari, banchieri e magistrati. La sua Presidenza dell’Unione europea è un’opportunità storica per far sì che l’Europa si muova di nuovo nella giusta direzione, un’Europa radicata nella libertà delle nazioni che rispetta la democrazia. Questo è il motivo per cui le chiediamo di onorare il voto del popolo irlandese e pronunciare le parole “il Trattato di Lisbona è morto”. Non è il popolo europeo che deve riconciliarsi con Bruxelles, è Bruxelles che deve riconciliarsi con il popolo europeo!

(Applausi dal gruppo dell’oratore)

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Marie Le Pen (NI).(FR) Signor Presidente, in quest’Aula lei è investito per sei mesi del breve ruolo a rotazione di Presidente dell’Unione europea. A differenza della maggioranza dell’elettorato francese, lei ha dimostrato a se stesso di essere un impegnato europeista, arrivando persino a ripresentare, nella forma appena diversa del Trattato di Lisbona, la Costituzione che il popolo francese ha rifiutato nel 2005 assieme agli olandesi. Ahimè, i suoi piani hanno incontrato un ostacolo costituito dalla volontà del popolo irlandese.

Pertanto, il Trattato di Lisbona non è valido, nonostante tutti gli schemi che avrebbe cercato di imporre al popolo europeo, la volontà della regnante camarilla euroglobalista.

Quale giovane deputato, nel 1957 ho votato contro il Trattato di Roma, la prima fase di un processo che, secondo i promotori, Monnet e Coudenhove-Kalergi tra gli altri, conduceva verso gli Stati Uniti d’Europa: questa torre di Babele che può essere costruita solo sulle rovine dei paesi, e in primo luogo della mia patria, la Francia. Da allora mi sono sempre opposto fermamente.

Ci è stato detto che la globalizzazione sta apportando ovunque cambiamenti fondamentali, che dobbiamo appoggiare. In realtà, tuttavia, in tutto il mondo i paesi stanno acquistando forza, sostenuti da un fervente patriottismo, tranne che in una sola regione, l’Europa, in cui i paesi e le patrie vengono sacrificati, smantellati e demoralizzati a vantaggio di un progetto privo di forza e di identità, mentre ondate di immigrati stranieri la invadono gradualmente e l’apertura delle nostre frontiere economiche la lascia aperta alla sfrenata concorrenza del resto del mondo.

Nessuna delle promesse fatte al popolo europeo affinché accettasse la perdita della propria indipendenza, sovranità, identità e cultura, è stata mantenuta: né crescita, né totale occupazione, né prosperità, né sicurezza, e un senso imperante di ansia poiché ci troviamo sull’orlo di un’incombente crisi del sistema, crisi energetica, alimentare e finanziaria. Al contempo, è vero che il circo dei mezzi di informazione prosegue. Ieri, i campionati di calcio europei, il tennis al Roland Garros, domani i Giochi olimpici di Pechino, e oggi, la miracolosa saga di un’icona, Ingrid, che ride, piange, prega e viene e va dalle sue braccia fraterne!

Nel suo desiderio di essere il liberatore, è stato coinvolto nei negoziati con i terroristi delle FARC, ma non è stato lei o il Presidente Chavez a liberare la senatrice colombiana Betancourt. E’ stato il Presidente Uribe, che con ostinazione, contro il movimento generale di progressismo globale, ha vinto una battaglia decisiva contro il terrorismo criminale. Lei ha compiuto ripetuti futili tentativi ed è persino arrivato a invitare i terroristi delle FARC, comunisti pentiti, a venire in Francia e chiedere asilo; ma per proteggerli da chi? Dal Presidente Uribe, il democratico? Dato che siete arrivato a tal punto, perché non i talebani, gli hezbollah o le tigri Tamil? Lei è come l’anfisbena, tanto cara a Cesare. Non dubiti, signor Presidente, tutto il suo talento nell’orchestrazione dei media non sarà sufficiente a evitare gli imminenti pericoli che dovrete affrontare prima della fine dell’anno.

La nostra Europa è una nave che sta andando fuori rotta, in balia del vento e delle onde, l’unica regione del mondo che ha deliberatamente smantellato le sue strutture politiche e morali, che non ha frontiere e che viene invasa gradualmente dall’immigrazione di massa che è solo all’inizio! Economicamente distrutta dall’ultraliberalismo, impoverita socialmente, indebolita demograficamente, priva di spirito e di forze di difesa, è destinata, nel migliore dei casi, a essere un protettorato degli Stati Uniti, e nel peggiore a servire la dhimmitudine. E’ giunto davvero il momento di abbandonare la fatale illusione del federalismo e costruire un’Europa di nazioni, unita da alleanze concrete che senza dubbio saranno più modeste, ma più efficaci. Il doppio fallimento della Costituzione e del Trattato dovrebbe fungere da avvertimento. La popolazione europea non vuole avere niente a che fare con questi piani, e non consentirà che le vengano imposti poiché non vuole morire.

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
MPphoto
 
 

  Nicolas Sarkozy, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Onorevoli deputati, vi ringrazio per le vostre dichiarazioni.

Desidero innanzi tutto ringraziare l’onorevole Daul, presidente del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e Democratici europei per il suo sostegno e quello del suo gruppo, che saranno inestimabili per la Presidenza francese. Concordo riguardo alle sue valutazioni e sono sicuro che comprenderete che non tornerò su ciascuno dei punti, nonostante il suo impegno riguardo a una politica di difesa sia completamente necessario.

Onorevole Schulz, mi consenta di affermare che apprezzo il senso di responsabilità del suo discorso. Come con l’onorevole Daul, ci siamo incontrati e abbiamo discusso, e non ci sono segreti. La democrazia non dovrebbe essere un teatro delle ombre. Dovrebbe consentirci di confrontare le nostre idee e cercare di raggiungere un compromesso. Può essere certo che, come nel caso dell’onorevole Daul, la Presidenza francese apprezza il sostegno del gruppo socialista al Parlamento europeo, e il vostro sostegno sulle questioni di consenso. Inoltre, non vedo il motivo per cui dovrei dire che questo appoggio è meno utile per me poiché arriva dal presidente del gruppo socialista, o per cui dovreste cercare conflitti con la Presidenza con il pretesto che non sono della vostra stessa fede politica.

Consentitemi di dire, per quanto riguarda il pacchetto in materia di energia e di clima, che sono perfettamente consapevole, e mi rivolgo anche all’onorevole Daul, che quest’Aula avrà l’ultima parola, ma ancor meglio, che non si tratta di avere l’ultima parola. E’ la mobilitazione del Parlamento che eserciterà pressione sugli Stati membri che non hanno le sue stesse ambizioni, o della Commissione e della Presidenza. Non direi, onorevole Schulz, che lei avrà l’ultima parola. Dico che il vostro impegno è assolutamente decisivo.

Desidero inoltre dire all’onorevole Cohn-Bendit che non si tratta di piegarsi in ginocchio di fronte a nessuno, in particolare l’industria automobilistica, sia essa francese, italiana o tedesca. Perché mirare solo all’industria tedesca? In questo caso, il Presidente in carica del Consiglio deve tener conto degli interessi legittimi di ciascuno Stato membro. Ciò che dobbiamo fare è resistere alla lobby industriale consentendole al contempo di avere pari condizioni, e spiegare chiaramente che il fatto che difendiamo il pacchetto in materia di energia e di clima, non significa essere ingenui.

In altre parole, onorevole Cohn-Bendit, poiché desideriamo raggiungere l’equilibrio planetario, non vorrei che venissimo accusati di promuovere le delocalizzazioni. Non è una questione di rispetto dell’ambiente e di accettazione delle delocalizzazioni, ma di rispettare l’ambiente e rifiutare le delocalizzazioni. Ogni altro modo di pensare è suicida. Se chiedete agli Stati membri di scegliere tra ambiente e crescita, ci porrete in una situazione di impasse. Lo sviluppo sostenibile e il rispetto per l’ambiente sono fattori della crescita economica. Questo è il motivo per cui, onorevole Cohn-Bendit, non le dispiacerà se preferisco le valutazioni degli onorevoli Schulz e Daul alla sua, per questa volta.

Adesso, onorevole Schulz, passiamo a ciò che lei ha individuato quale punto di disaccordo. Mi consenta di dire che non la penso come lei. Desidero inoltre riferirle che l’Europa non è responsabile del fatto che i nostri amici tedeschi non siano riusciti a raggiungere un accordo sul salario minimo, è invece la discussione politica tedesca ad aver provocato il vostro rifiuto di un salario minimo. Non accollate all’Europa la responsabilità per un errore sociale che è della discussione politica nazionale!

In questo caso, in qualità di Presidente in carica del Consiglio, non sta a me dare giudizi. Vorrei semplicemente dire, “Non ci chieda, onorevole Schulz, di risolvere i problemi che voi tedeschi non siete stati in grado di risolvere tra di voi”. Desidero aggiungere che in Francia, in termini di problemi sociali, conferiamo una grande importanza al salario minimo. Che cosa vuol dire armonizzazione sociale? Voi tedeschi avete rifiutato un salario minimo. Noi francesi desideriamo mantenere il nostro. Pertanto, armonizzazione sociale significherebbe che dovremmo rifiutare il nostro salario minimo perché i tedeschi non ne hanno uno. Respingo questa regressione sociale, anche nel nome del mio ideale europeo. La ringrazio, onorevole Schulz, per avermi consentito di chiarire i miei impegni sociali.

Tuttavia, vorrei aggiungere, onorevole Schulz, che lei ha pienamente ragione sull’accrescere gli standard morali del capitalismo finanziario, le norme che si applicano alle agenzie di valutazione del credito e alla condotta del tutto biasimevole di alcuni dei nostri istituti finanziari, e direi anche qualcos’altro: in tutti i nostri paesi ci sono stati direttori di grandi banche che hanno voluto istruire i politici circa il rigore con cui dovrebbero essere condotti gli affari di Stato.

Avendo osservato quanto accaduto in un certo numero di grandi banche private, vorrei dire che coloro che hanno dato lezioni non erano in una grande posizione per farlo, e che adesso dovrebbero prepararsi a riceverle. Vorrei aggiungere, onorevole Schulz, e lo dico sotto lo sguardo vigile dell’onorevole Watson, che sono contrario al protezionismo. Sono a favore della libertà, ma non possiamo più continuare in un mondo in cui non ci sono regole, in cui le agenzie di valutazione del credito fanno ciò che vogliono, in cui numerosi istituti finanziari vogliono guadagnare miliardi di euro in pochi secondi speculando sul piano commerciale.

L’Europa che vogliamo e, onorevole Schulz, la Presidenza francese presenterà proposte sull’argomento, proposte di regolamenti che accrescano gli standard morali del capitalismo finanziario, poiché adesso possiamo verificare che i motivi per cui la crescita globale si è arrestata per un anno sono la crisi dei subprime e della fiducia negli istituti finanziari, che hanno fatto ciò che hanno voluto, quando hanno voluto, prestando denaro a chiunque e a qualsiasi condizione. Se l’Europa ha un senso, deve ripristinare l’ordine in ciò che è diventato il diritto del tutto si può fare. Vorrei dire all’onorevole Schulz che sono completamente d’accordo con lui.

Per quanto riguarda il Patto europeo sull’immigrazione, vorrei dire agli onorevoli Schulz e Cohn-Bendit che la Presidenza francese coinvolgerà il Parlamento europeo. Questo è il modo migliore di evitare gli eccessi. Lei ha parlato di eccessi, onorevole Schulz, che sono una pratica in un paese, non spetta a me citarlo, ma se tutti concordiamo un corpus minimo per il costo, tali eccessi che lei ha sottolineato non si verificheranno più e, onorevole Cohn-Bendit, sono certo che l’onorevole Daul sarebbe d’accordo, per quale motivo non dovrebbe essere coinvolto il Parlamento europeo? Non sono sicuro che sarebbe istituzionalmente possibile.

(Intervento dell’onorevole Cohn-Bendit a microfono spento)

Onorevole Cohn-Bendit, conosco la sua generosità. In generale lei è sempre pronto a dare consigli, a me in particolare. Anche se soffrissi di una tale modestia come la sua, non avrei bisogno dei suoi consigli. Sapevo che l’unanimità era necessaria, ma indipendentemente da ciò non vi è alcun bisogno di unanimità perché io dica al Parlamento europeo che la questione dell’immigrazione è sufficientemente importante da essere discussa a livello politico, affinché voi siate coinvolti, anche prima che vi sia un Trattato di Lisbona o qualche sua modifica. E’ un impegno politico che sto assumendo e verrò con Bernard Kouchner e Brice Hortefeux a presentarvi il patto, a discuterne con voi. Valuteremo con il Presidente del Parlamento e forse con la Conferenza dei presidenti le condizioni in base alle quali vorreste che lo attuassimo.

Onorevole Watson, le difficoltà offrono un’opportunità. Ovviamente, quando si sceglie di essere Presidente di un paese e si ha la responsabilità della Presidenza dell’Unione europea per sei mesi, se i problemi e le difficoltà non piacciono, è meglio non essere europei e non essere coinvolti in politica. Personalmente, ritengo che tali difficoltà siano un’opportunità. Sapete perché? Perché sono per noi un’occasione di superare il nostro egoismo nazionale e i nostri pregiudizi patriottici.

Consentitemi di dire che, se tutto procedesse bene, la mia comparsa dinanzi al Parlamento europeo non sarebbe necessariamente andata meglio, poiché a un anno dalle elezioni, quando si ha il vento alle spalle e tutto procede bene, ognuno pensa ai propri interessi patriottici e nazionali. Poiché credo che in quest’Aula, principalmente, la larga maggioranza degli eurodeputati sia europea, essi sono consapevoli della gravità della situazione. Tutti devono compiere uno sforzo. Non sono sicuro se, onorevoli Schulz e Cohn-Bendit, sareste stati così aperti nei confronti della Presidenza francese se le cose fossero state più semplici. Personalmente, ritengo che queste difficoltà possano essere un’opportunità.

C’è un aspetto, onorevole Watson, sul quale ho chiaramente compiuto un errore. Avrei dovuto parlare più a lungo della politica energetica europea. Molti di voi in quest’Aula indossano T-shirt particolari poiché sono contrari a un certo tipo di energia. Vi rispetto. Altri hanno compiuto altre scelte. Tuttavia, c’è un punto che potrebbe unire tutti noi, ossia la necessità di una politica energetica europea, con la trasparenza sugli approvvigionamenti e la riunione delle risorse sull’energia solare, l’energia fotovoltaica, l’energia da biomassa e l’energia idraulica. Perdonatemi per non averlo dichiarato durante il mio discorso iniziale, ma definire una politica energetica, nonostante le nostre differenze sull’energia nucleare, nonostante quelle differenze, sarà una priorità per la Presidenza francese. Non credo che il Presidente Barroso si dispiacerà di questa mia affermazione, poiché è anche una sua priorità. E’ qualcosa per cui non possiamo perdere tempo.

Vorrei dire inoltre all’onorevole Watson che non sono protezionista. Non lo sono mai stato e mai lo sarò. Tuttavia, anche i liberali devono pensare a un aspetto: stiamo aprendo le nostre frontiere e ne abbiamo beneficiato, ma al contempo gli altri non possono chiederci di fare qui ciò che non ci hanno consentito di fare altrove. Cina, India, Brasile e Messico, i grandi paesi emergenti, non possono dire, “Aprite le vostre frontiere, riducete le vostre sovvenzioni, ma qui faremo ciò che vogliamo”. Non è questo il libero scambio, e non è un servizio da offrire loro. Così come amare il proprio paese non è nazionalismo, desiderare reciprocità e protezione non è protezionismo. E’ possibile essere favorevoli al libero scambio e voler creare un equilibrio in questo libero scambio.

Onorevole Watson, avremo altro di cui discutere. Alcuni pongono l’accento sulla protezione, altri sulla libertà. Forse possiamo incontrarci a metà strada.

Infine, mi consenta di congratularmi con lei, onorevole Watson. Credo che per quanto riguarda le canzoni abbiamo gli stessi gusti.

(Si ride)

Soprassederò sui suoi commenti riguardo alla persona interessata, e sono sicuro che le farà un autografo sul suo ultimo CD, onorevole Watson. Nessun rancore.

(Si ride)

Onorevole Cohn-Bendit, ho già risposto a molte delle sue domande. Vorrei parlare di due argomenti. Il primo è la questione degli studenti, che è un problema estremamente importante. Certamente l’Europa deve aprirsi alla formazione delle élite di tutto il mondo. Ho persino pensato per un po’ di tempo che aprirsi alla formazione delle élite di tutto il mondo significasse accoglierle nelle nostre università e, al contempo, offrire loro l’opportunità di iniziare un’esperienza professionale. Penso in particolar modo ai medici. Tuttavia, onorevole Cohn-Bendit, dobbiamo fare attenzione a non rubare le élite del mondo in via di sviluppo. In Francia, e lei dovrebbe riflettere su questo, ci sono più medici beniniani che esercitano di quanti non ce ne siano nello stesso Benin. Credo che il Benin abbia bisogno delle sue élite. Rifiutare di rubare le élite del mondo in via di sviluppo, non è rifiutare l’immigrazione. Non termineremo questa discussione in pochi minuti. Le sono grato per il modo in cui la ha citata, ma deve comprendere che merita una discussione approfondita e non approssimativa. Non si tratta di persone generose da una parte e persone senza cuore dall’altra. Ci sono uomini e donne di Stato che cercheranno di trovare la soluzione migliore.

Se me lo consentite, vorrei esprimermi riguardo alla Cina, che è una questione estremamente seria e complessa. Onorevole Cohn-Bendit, come tutti in quest’Aula, ho sentito dell’emozione nella sua voce, il che le fa onore, e vorrei dirle che condivido le sue sensazioni. Mi rivolgo anche all’onorevole Watson, che mi ha chiesto di essere un giocatore di squadra, il che è esattamente ciò che sto facendo, poiché in qualità di Presidente in carica del Consiglio, ho domandato a tutti gli Stati membri di scoprire che cosa pensavano e se qualcuno di loro si opponesse alla mia partecipazione; tra un momento parlerò del significato, ma prima parlo della forma. Vorrei dire che ho ricevuto l’assenso da tutti gli Stati membri a partecipare alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Come sapete, è un argomento complesso, che ritengo debba essere affrontato con molta prudenza, poiché non possiamo permetterci di sbagliare.

Tuttavia, l’onorevole Watson mi ha chiesto di “giocare di squadra”. Desidero sappiate che ne ho discusso con tutti gli Stati membri. Nessuno di loro si è opposto alla mia partecipazione, e attualmente tredici saranno rappresentati alla cerimonia di apertura. Questa non è una motivazione, onorevole Watson, è semplicemente una risposta alla questione di essere un giocatore di squadra.

Adesso, se non vi dispiace, passiamo al nocciolo del problema. Comprendo coloro che affermano che gli europei non dovrebbero partecipare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi a Pechino. Tutti hanno il diritto di avere la propria opinione sul miglior modo di difendere i diritti umani, e devo rispettare coloro che dicono che dovremmo boicottare la cerimonia. Tuttavia, la mia opinione personale, e credo che debba essere rispettata, in quanto rispettabile, è che non è umiliando la Cina che faremo progressi in ambito di diritti umani, ma attraverso un dialogo onesto e diretto. Vorrei dire anche quanto segue: non penso che possiamo boicottare un quarto di umanità. Non credo sia una scelta intelligente o responsabile per qualcuno che ha la responsabilità di essere il Presidente in carica del Consiglio dire a un quarto di umanità, “Non verremo; vi stiamo umiliando davanti agli occhi di tutto il mondo.” Voglio recarmi in Cina e voglio parlare.

Per quanto riguarda la questione fondamentale dei diritti umani, siamo d’accordo. Circa il modo in cui difendere questi diritti umani, riconosco che può svolgersi una discussione e che non si concluderà con la questione delle Olimpiadi. Pertanto, voglio recarmi in Cina, parlare di diritti umani e difenderli. Andrò addirittura oltre questo, onorevole Cohn-Bendit. Vi sono cose che non dirò alla Cina, poiché questo paese dovrebbe essere rispettato, ma ce ne sono altre che la Cina non dovrebbe dire ai paesi europei, in particolar modo alla Francia, poiché quest’ultima e i paesi europei dovrebbero essere rispettati esattamente come la Cina, alla quale non spetta fissare il mio calendario e i miei appuntamenti.

Analogamente, non è mio compito fissare il calendario e le riunioni del Presidente cinese. Pertanto, difenderò la questione dei diritti umani e, al contempo, in qualità di capo di Stato, devo tenere in considerazione qualcosa. Parliamo sempre di accordi. Desidero farlo presente, poiché per un capo di Stato democraticamente eletto non è illegittimo difendere gli interessi economici e i posti di lavoro dei suoi concittadini. Desidero parlare di qualcos’altro. La Cina è un membro permanente del Consiglio di sicurezza. Abbiamo bisogno della Cina per porre fine allo scandalo in Darfur, poiché essa ha influenza in Sudan. Abbiamo bisogno della Cina per isolare l’Iran, affinché né quest’ultimo né nessun altro che osi affermare che cancellerà Israele dalla cartina geografica abbia accesso alla bomba atomica. Come possiamo dire alla Cina, “Aiutateci a stabilire la pace nel mondo, al fine di garantire la stabilità nel mondo”, e al contempo boicottare il paese in un momento in cui ospita una manifestazione fondamentale per 1,3 miliardi di abitanti? Non sarebbe ragionevole, non sarebbe responsabile e non sarebbe degno di un uomo di Stato che si rispetti.

(Applausi)

Dopo aver espresso il mio rispetto per le opinioni e i sentimenti dell’onorevole Cohn-Bendit, e di tutti coloro presenti in quest’Aula che la pensano allo stesso modo, desidero infine aggiungere quanto segue: rispettate, come noi, coloro che la pensano come me. Prima di andare, ho consultato gli onorevoli Watson e Schulz, presidente del gruppo socialista, e ritengo di poter dire a suo nome che è in totale accordo con la necessità di non boicottare la Cina. E’ un socialista, io no. Ho inoltre consultato l’onorevole Daul, che è completamente d’accordo su questo.

Un’ultima osservazione. Pensate a cosa ha fatto la Cina in termini di praticità riguardo alla questione di Hong Kong. Ricordate, onorevoli deputati, che era un problema molto complesso. Quindici anni fa, si sono svolte manifestazioni a Hong Kong. La Cina è stata in grado di essere pragmatica nella risoluzione del problema di Hong Kong. Pensate a Macao. La Cina ha saputo, attraverso il dialogo, risolvere la questione di Macao. Andrò persino oltre. Pensate al problema di Taiwan oggi, in cui i progressi compiuti dal Presidente Hu Jintao nel paese sono notevoli. Cinque anni fa, tutti pensavano fosse inevitabile che ci sarebbe stato un conflitto tra Taiwan e la Cina, il che non è accaduto. Porteremo la Cina verso un dialogo onesto, coraggioso e diretto, o verso l’umiliazione? Io ho scelto il dialogo, l’onestà e il coraggio.

(Applausi)

Signor Presidente, solo un minuto per educazione nei confronti dell’onorevole Wurtz. Innanzi tutto, desidero dirgli che può stare sicuro che non insulto i sindacati, ma lo ringrazio per aver sottolineato che la Francia può essere cambiata, come sta accadendo attualmente, senza immobilizzarla. E’ un insulto ai sindacati pensare che il loro unico utilizzo sia per immobilizzare. I sindacati hanno un ruolo nella democrazia sociale, al pari dei leader politici. Né più né meno. Tuttavia, ciò che intendevo dire è che nessuno ha il diritto tenere in ostaggio gli utenti. Sono sicuro che un uomo educato come lei, onorevole Wurtz, che non si è mai fermato davanti a niente, comprende ciò che dico.

Per il resto, onorevole Wurtz, non siamo d’accordo, ma questo non mi impedisce di apprezzare enormemente il modo in cui ha espresso il suo disaccordo.

Onorevole de Villiers, vorrei dire che comprendo il suo discorso ancor di più, considerato che lei rappresenta senza dubbio un’inclinazione politica considerevole nel nostro paese, ma anche in Europa. Ma mi esprimerò ancora meglio, onorevole de Villiers. Personalmente, non ritengo che il suo sia un discorso contro l’Europa, ma una richiesta di costruire l’Europa in modo diverso. Onorevole de Villiers, non intendo contrapporre il fronte del “no” al fronte del “sì”. Desidero semplicemente cercare di integrare ognuno in un’Europa diversa, basata sulla democrazia, la pace e la crescita. Ho preso nota delle sue riserve, ne sono consapevole e cercherò di dare loro una risposta, non con le parole ma con i fatti.

Per quanto riguarda lei, onorevole Le Pen, mentre la ascoltavo dicevo tra me e me che per anni la Francia ha avuto la grande sventura di avere l’estrema destra più potente in Europa. Ascoltandola, onorevole Le Pen, sono molto felice che ciò sia finito.

(Vivi applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, porgo il benvenuto al signor Presidente in carica del Consiglio. Innanzi tutto, signore, a nome della delegazione del partito conservatore britannico, la ringrazio per la sua ospitalità della scorsa settimana e le comunico la nostra impazienza di collaborare con lei al fine di garantirle una Presidenza di successo.

Confidiamo nella sua energia e nel suo impegno e, avendo letto di recente un libro molto bello, abbiamo fiducia nella sua lungimiranza. Mi riferisco, naturalmente, al suo libro “Testimonianza”. Per i colleghi che non hanno avuto ancora il beneficio di leggere questo straordinario lavoro, suggerirei di farlo e, in particolare, vi consiglio di aprire il libro a pagina 146, in cui lei descrive le follie delle 35 ore settimanali e i vantaggi: per usare lo slogan dell’UMP, del “travailler plus pour gagner plus”. Lei prosegue affermando: “Anziché la politica rigida e uniforme delle 35 ore e la ghigliottina del pensionamento a 60 anni, ritengo che i nostri concittadini si aspettino una politica della libera scelta che consenta a coloro che desiderano guadagnare di più di lavorare di più e a tutti di adattare l’orario di lavoro al proprio stile di vita.”

Signor Presidente in carica del Consiglio, lei ha colto al volo! E’ questa la vera Europa sociale. Non spetta ai governi costringere le persone a lavorare di più o obbligarle a lavorare meno, ma è loro compito consentire alle persone di lavorare di più se decidono di farlo.

Il suo è un partito di libertà, un partito di scelta, come lo è anche il partito conservatore britannico. Pertanto, se tali principi guidano la sua Presidenza, noi saremo accanto a lei lungo tutto il cammino. Al momento di riesaminare la direttiva sull’orario di lavoro, noi saremo dalla parte della libertà e della scelta; quando sarà modificata la direttiva sui lavoratori a tempo determinato, saremo ancora dalla parte della libertà e della scelta.

Infine, signor Presidente in carica del Consiglio, mi lasci dire che i nostri partiti non dovrebbero solo consentire la libera scelta, ma anche rispettare la scelta delle persone, quando queste ultime lo avranno fatto liberamente. Pertanto, le chiedo di rispettare la scelta del popolo irlandese nel recente referendum. La invito a considerare la sua decisione non come un problema da affrontare ma come un’opportunità da cogliere, un’opportunità per l’Europa di ristabilire i contatti con il suo popolo. Certamente, ciò richiederà molta collaborazione con lei e i suoi colleghi del Consiglio. Ma come lei stesso ha dichiarato: travailler plus pour gagner plus.

 
  
MPphoto
 
 

  Bernard Poignant (PSE).(FR) Signor Presidente, sono un francese e un socialista europeo. Ciò significa che a Parigi non sono uno dei suoi sostenitori, ma a Strasburgo, non sono tra i suoi più convinti oppositori, in particolare quando la vedo circondato da due socialdemocratici. Anche se il mio Presidente è quello sbagliato nel mio paese, è comunque il mio Presidente. Pertanto auguro successo alla Presidenza francese, quindi alla Presidenza europea.

Sin dall’inizio mi sono rilassato osservandola, poiché comprendo il suo desiderio di essere nel parlamento francese. Ciò che vedo è un capo di Stato, certamente, ma anche un Primo Ministro in qualche modo sincero. Per quanto riguarda il capitolo sociale e le sue priorità, ritengo debba essere fatta una distinzione. Esistono infatti problemi che devono restare nazionali. Mi riferisco alle pensioni. Tuttavia, per tutto ciò che riguarda l’impiego, come il mercato unico, la moneta unica e la libera circolazione, dobbiamo mirare all’armonizzazione verso il meglio di cui disponiamo.

Pertanto, occorre fare una distinzione. Vorrei aggiungere, a tale proposito, che avrei gradito che lei compisse uno sforzo considerevole nella creazione di una direttiva per i servizi pubblici. Lo ha fatto per i ristoratori, e deve essere fatto per i servizi pubblici.

Infine, non credo che la crisi europea sia solo sociale e democratica. Credo che sia anche una crisi d’identità. Dal momento in cui è stata ottenuta la pace, la libertà ha vinto e la democrazia è stata istituita, il mondo come è adesso ha reso difficile per molti dei nostri cittadini osservare e comprendere il significato della storia dell’Unione.

Questo è il motivo per cui questioni quali la cultura, l’istruzione, la mobilità degli artisti, dei giovani, degli studenti e il gemellaggio, sono tutte fondamentali, poiché la consapevolezza europea non può più essere data per scontata. Occorre si ricostruisca, e penso che questi argomenti debbano permeare la Presidenza francese.

Infine, ovviamente giudicheremo il suo operato nei sei mesi. Per un francese questo è positivo, poiché in Francia vuol dire molto tempo, come lei sa. Pertanto, a dicembre avremo i risultati. Quel che è certo è che alla fine il Trattato non verrà ratificato. Lei desiderava un trattato semplificato, e ha una situazione complicata, quindi trovi una soluzione!

Desidero concludere con una frase che ho preso in prestito da uno scrittore polacco, che afferma quanto segue, signor Presidente, se me lo consente, “Essere francesi significa prendere in considerazione qualcos’altro oltre la Francia.” Questa è la nostra reputazione, e forse un po’ anche la sua, signor Presidente.

 
  
MPphoto
 
 

  Nicolas Sarkozy, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signor Presidente, desidero porgere le mie sincere scuse all’onorevole Cristiana Muscardini perché mi sono lasciato così trascinare dal mio entusiasmo, che l’onorevole Poignant ha così gentilmente sottolineato, che ho dimenticato di risponderle e di dirle quanto avremo bisogno del suo gruppo.

Conosco chi ne fa parte, e so che siete tra coloro che amano l’Europa, e che vi sono eurodeputati che amano i loro paesi allo stesso modo. Onorevole Muscardini, può star certa che terrò le sue osservazioni in seria considerazione, e che nei prossimi sei mesi cercherò, assieme alle istituzioni europee, di costruire un’Europa che risponda alle sue preoccupazioni.

Pertanto, lei è l’unica ad aver dimostrato, provando che l’onorevole Poignant ha ragione, che dimentico quanto sia sopravvalutata la mia reputazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Marielle De Sarnez (ALDE).(FR) Signor Presidente, qualche settimana fa l’Irlanda ha detto “no”, e ritengo che, come tutti sappiamo, ciò dimostri il divario crescente tra i cittadini europei.

Ovviamente, questo “no” non dovrebbe essere sottovalutato e, al contrario, credo che dovrebbe costringere tutti i leader politici a tener conto delle aspettative e delle preoccupazioni delle persone, nonché a cercare di fornire loro risposte, qualunque sia il Trattato in vigore. Non è vero che, se domani avessimo il Trattato di Lisbona, tutto scomparirebbe con un tocco di bacchetta magica.

La Presidenza francese ha scelto di concentrarsi su quattro ambiti, che sono naturalmente molto utili, in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico. Tuttavia, in questo periodo di profonda crisi, una crisi finanziaria e alimentare, un’esplosione nei prezzi delle materie prime, e un petrolio sempre più scarso e costoso, ritengo che ciò che le persone si aspettano non è solo un problema di argomenti, ma anche un problema di vedute, di prospettive.

In questo momento, vorrei suggerire tre possibilità di riflessione. La prima riguarda la questione fondamentale e vitale della nostra identità. Credo, ne sono profondamente convinta, che esista un modello europeo, che esista un progetto europeo per la società. Questo modello europeo è economico, sostenibile, nonché sociale. Questo modello europeo cerca, per esempio, di combattere le crescenti disuguaglianze. Esiste, quindi, un modello europeo, e ne dovremmo essere orgogliosi, dovremmo rivendicarlo, trasmetterlo, sostenerlo, difenderlo e proteggerlo. Questa è la prima possibilità.

Ne esiste una seconda su cui riflettere. Ritengo che abbiamo bisogno di una nuova prospettiva per l’organizzazione del mondo. Nell’affermare ciò, mi riferisco in particolar modo all’Africa. Mi riferisco alla questione dei prodotti agricoli; penso che dovremmo cessare di sovvenzionare le esportazioni dei nostri prodotti agricoli e invece lavorare affinché l’Africa sia autosufficiente in termini di cibo ed energia. Questa è la nuova rivoluzione di cui necessitiamo al fine di ottenere in futuro un mondo più equo.

(Applausi)

Infine, e non dovremmo mai smettere di ricordarlo a noi stessi, ritengo che esistano valori europei cui non dovremmo rinunciare: vengono chiamati democrazia e diritti umani, e sono validi per noi in Europa, e saranno validi nel futuro dell’Unione per il Mediterraneo, in cui non si dovrà pensare soprattutto alle imprese ignorando i diritti umani. La questione dei diritti umani è essenziale per i prossimi decenni; è l’identità profondamente radicata dell’Europa e merita di essere difesa.

Signor Presidente, queste sono alcune delle questioni cui credo ci troviamo di fronte; riguardano problemi fondamentali, in altre parole, la prospettiva e il significato profondo che dobbiamo e vogliamo dare all’Europa. Tali questioni non sono solo un problema di politica, ma anche di coscienza.

 
  
MPphoto
 
 

  Brian Crowley (UEN). - (EN) Signor Presidente, desidero di nuovo porgere il benvenuto al Presidente Sarkozy a Strasburgo e congratularmi con lui per essersi impegnato con il Parlamento, per essere stato sincero per quanto riguarda le sue opinioni, nonostante sapesse che non ci sarebbe stato accordo generale in Aula su tali opinioni.

Per troppo tempo siamo caduti nella trappola delle ideologie sbagliate del passato, non guardando le nuove frontiere che si avvicinavano a noi e non affrontando le sfide del futuro. Siamo stati prudenti ricadendo nella zona della comodità degli ideali imperialistici del passato, o dei governi post-fascisti o persino, oserei dire, del nuovo pensiero del XX secolo relativo alla vita umana e ai diritti dell’uomo.

Poiché la complessità del mondo di oggi è molto diversa e ben più varia di quanto non potesse essere proposto da qualsiasi singola ideologia o singolo programma. E lei ha giustamente citato l’importanza dell’impegnarsi con altri governi del mondo: con la Cina per risolvere il problema del Ciad e del Sudan, garantendo che i problemi relativi all’Africa e al mondo in via di sviluppo vengano affrontati di petto.

Oggi stiamo già commemorando sette operatori di pace in Sudan che hanno perso le loro vite in una missione delle Nazioni Unite, semplicemente perché i governi non sono intervenuti adeguatamente e non hanno esercitato pressione sulle autorità del Ciad e del Sudan al fine di proteggere le vite dei profughi e dei richiedenti asilo.

E’ molto positivo pronunciare parole confuse qui in Parlamento sull’importanza dell’immigrazione e del consentire la libera circolazione delle persone. E’ meglio consentire alle persone di restare a casa. Vengo dall’Irlanda, un paese che per un secolo ha dovuto esportare 12 milioni di suoi cittadini. Nessuno di loro voleva lasciare l’Irlanda. Sono stati costretti a farlo. Se diamo alle persone l’opportunità di restare nei loro paesi, offriamo loro sostegno attraverso i meccanismi delle politiche che elaboriamo, sia in campo commerciale che in altri ambiti, allora possiamo riuscirci.

Infine, Signor Presidente in carica del Consiglio, in precedenza lei ha parlato del modo in cui pensava che la sua posizione fosse legittima nel presentare al parlamento la ratifica del Trattato di Lisbona e che fosse l’unico modo di farlo. Concordo con lei. Questo è vero per la Francia. Ma è altrettanto legittimo il diritto di indire un referendum che dovrebbe sempre essere tutelato. Non è un’alternativa. Ci sono problemi e difficoltà relativi al risultato in Irlanda, ma non è solo un problema che riguarda il rapporto dell’Irlanda con l’Europa. Ciò riflette un più profondo malessere delle persone e dell’Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Mikel Irujo Amezaga (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, in questo momento vorrei chiederle la posizione della Presidenza francese riguardo alla diversità linguistica. La diversità è un principio fondante dell’Europa. Tutte le lingue del mondo fanno parte del patrimonio dell’umanità, e le istituzioni pubbliche hanno il dovere di intraprendere iniziative volte a proteggerle.

(ES) Signor Presidente, le conclusioni del Consiglio del 22 maggio sul multilinguismo hanno invitato la Commissione a redigere un quadro dettagliato sull’argomento, la quale ha annunciato che lo farà entro l’autunno.

Quali saranno la posizione e le azioni della Presidenza francese relativamente alla politica in materia di multilinguismo? Quale sarà la posizione della Presidenza e quale ruolo intende conferire alle lingue comunitarie non ufficiali, che vengono anche chiamate “regionali” e “minoritarie”?

Perché, signor Presidente, aspettando il voto del Senato francese della prossima settimana, la Francia è attualmente un cattivissimo esempio per tutti noi che crediamo che la diversità linguistica sia patrimonio comune di tutti gli europei.

(L’oratore prosegue l’intervento in lingua basca)

 
  
MPphoto
 
 

  Nigel Farage (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, desidero rispondere al Presidente Sarkozy. Lei è un oratore molto abile, Presidente Sarkozy, ma non sono sicuro che lei sia un buon ascoltatore. Il programma della Presidenza che lei ha illustrato questa mattina dimostra che lei desidera un’Unione europea che controlli letteralmente ogni singolo aspetto delle nostre vite, tutto dalla politica comune in materia di immigrazione fino al modo in cui gestiamo i nostri ospedali e le nostre società di calcio.

Ho inoltre percepito dalle sue osservazioni che lei desidera che noi siamo molto isolati dal resto del mondo, che non commerceremo con le persone che non hanno i nostri stessi standard. Ma la cosa peggiore, è l’assoluta arroganza nell’affermare che lei conosce più di tutti il progetto europeo. Lei dimostra disprezzo, non solo per il popolo irlandese, ma per lo stesso concetto di democrazia di cui lei dice di essere un campione.

Lei ha affermato che il presidente polacco deve mantenere la sua promessa, che deve ratificare il Trattato poiché questo era il suo accordo. Bene, gli irlandesi hanno parlato. Rispetterete il voto irlandese? Manterrete la vostra parte del patto secondo cui il Trattato è morto? Non credo che lo farete, vero? Gli europei non vogliono una maggiore integrazione politica. Per questo motivo in Francia hanno detto “no”, e in Olanda hanno detto “no”, e se avessimo votato in Gran Bretagna, una maggioranza schiacciante avrebbe detto “no”.

Quale prezzo ha la democrazia, Presidente Sarkozy? Lei si recherà a Dublino il 21 luglio. La prego di non cercare di fare con gli irlandesi ciò che ha fatto in Francia, tentando di evitare un secondo referendum, cercando di fare cambiare le loro norme e ratificare questo Trattato per vie secondarie. Questo vorrebbe dire dimostrare massimo disprezzo per la democrazia. La prego di non farlo.

 
  
MPphoto
 
 

  Margie Sudre (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, al fine di soddisfare le nostre aspettative e quelle dei nostri concittadini, il Consiglio che lei presiede e il Parlamento devono dimostrare una volontà politica chiara, comprensibile e concreta. La sua presenza a capo del Consiglio è già garanzia di determinazione. Sotto questo aspetto, abbiamo osservato, qui a Strasburgo e a Bruxelles, la qualità della preparazione per questi sei mesi di Presidenza, e quanto si siano resi disponibili i membri del governo francese.

Le priorità da lei appena delineate sono quelle giuste per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini comunitari. Analogamente, le altre sfide da lei sottolineate, tra cui la governance economica della zona euro in risposta all’esplosione globale dei prezzi delle materie prime e degli idrocarburi, o la creazione di uno spazio di stabilità e prosperità nel bacino del Mediterraneo, sono del tutto rappresentativi del suo impegno per un’Unione europea che sia più reattiva ai problemi, nonché più attenta alla sua popolazione.

In risposta all’opinione pubblica, in cui vi sono dei dubbi e le persone a volte cedono alla tentazione di ritornare a risolvere i problemi a livello nazionale, è più che mai importante sottolineare che il nostro continente ha un numero considerevole di risorse ed è ancora una delle zone rare di stabilità in un mondo sempre più imprevedibile. L’Unione europea dovrebbe cercare di dimostrare che non subisce la globalizzazione senza tutelare i propri cittadini, e accolgo positivamente il suo impegno nel dimostrarlo.

Infine, poiché l’Unione sta attraversando una significativa crisi di fiducia, desideriamo sinceramente che la Presidenza francese ponga fine ai più di 15 anni di sforzi intesi a riformare il funzionamento dell’Europa allargata. Abbiamo bisogno che il Trattato di Lisbona entri in vigore al più presto, cosa che lei ha affermato con decisione. Noi tutti abbiamo fiducia che lei negozierà con i nostri amici irlandesi e convincerà i pochi Stati membri che ancora esitano a ratificare il Trattato e a farlo una volta per tutte.

Signor Presidente, lei ha dichiarato lo scorso fine settimana che non era pronto a rimettere in tasca la sua bandiera europea, e infatti l’abbiamo vista innalzarla sotto l’Arco di Trionfo accanto alla bandiera francese. Lo interpretiamo come un gesto simbolico quale prova della sua determinazione ad agire a servizio della Comunità e la ringraziamo, signor Presidente.

 
  
MPphoto
 
 

  Poul Nyrup Rasmussen (PSE). - (EN) Signor Presidente, se posso solo rivolgermi al Presidente in carica del Consiglio e dirgli che sono Rasmussen I, da non confondere con Rasmussen II, ma voglio garantirgli una cosa. Lei ha parlato in modo saggio del nuovo Trattato di Lisbona, e all’onorevole Farage dico che ha dimenticato il caso danese. Abbiamo votato “no” a Maastricht, ma abbiamo votato “si” all’accordo di Edimburgo e non avremmo neanche sognato di affermare che poiché abbiamo votato in modo contrario in prima istanza, avremmo bloccato il resto d’Europa. Non l’avremmo mai affermato. L’onorevole Farage si sbaglia: non è questa la democrazia.

Desidero garantire a lei, signor Presidente in carica del Consiglio, nonché alla Francia, che in Danimarca abbiamo trovato una soluzione, e la troveremo anche per il popolo irlandese.

La mia seconda osservazione è la seguente: ho un appello da farle a nome del partito socialdemocratico europeo e di tutti i miei colleghi e leader nonché della mia famiglia politica. La mia richiesta è che lei aggiunga un’altra priorità alle sue quattro. La mia priorità, e auspico sarà la sua, so che lo è, riguarda i posti di lavoro, riguarda la crescita, riguarda la sostenibilità. Lei ha affermato, e sono stato molto felice di sentirglielo dire, “Occorre una migliore regolamentazione dei mercati finanziari”. Non potrei essere più d’accordo con lei. Proprio adesso stiamo lavorando in questa stessa Aula all’approvazione di una relazione, e rivolgo un appello ai miei colleghi dei gruppi PPE-DE e ALDE, e auspico che saremo in grado di presentare alla Presidenza francese una relazione saggia su una migliore regolamentazione.

Sto parlando di trasparenza. Sto parlando di migliore regolamentazione sull’equità, i premi e le opzioni sulle azioni e tutto il resto di cui lei ha parlato così saggiamente. Mi riferisco all’affidabilità, la responsabilità, di garantire che il mercato finanziario sia una potenza finanziaria paziente a lungo termine per le nostre necessità di investimenti a lungo termine, e di più numerosi e migliori posti di lavoro.

A questo è connessa un’altra idea per lei. Ha ragione nell’affermare che stiamo riducendo la crescita in questo momento, attualmente stiamo perdendo posti di lavoro, in particolare nel Regno Unito, in Spagna ma anche in Francia. Per quale motivo non adottiamo una nuova iniziativa per la crescita, una nuova azione di investimenti coordinati? Immagini il seguente scenario: se investiamo solo un centesimo in più insieme nell’istruzione, nella struttura, in tutte le questioni pertinenti, entro i prossimi quatto anni avremo almeno 10 milioni di posti di lavoro oltre a quelli già esistenti. Immagini che cosa potremmo fare insieme.

Lei ha affermato che lo sport vale di più dell’economia di mercato. Aggiungerei: sono d’accordo, e questo vale anche per tutta l’Europa. L’Europa è qualcosa di più dell’economia di mercato. Si tratta di posti di lavoro e di persone. Occupiamoci di loro. Auguro alla Presidenza francese ogni successo.

 
  
MPphoto
 
 

  Silvana Koch-Mehrin (ALDE).(FR) Signor Presidente, lei ha dichiarato che “la Francia non può giudicare il ‘no’ irlandese”.

(DE) Concordo. Il “no” irlandese deve essere rispettato. E’ nel pieno diritto dei cittadini irlandesi votare come hanno votato. Tuttavia, anche tutti gli altri paesi in Europa hanno il diritto di proseguire sulla strada di un’Europa più trasparente e democratica, che sia maggiormente in grado di intraprendere iniziative. Il Trattato di Lisbona è un passo in tale direzione. Pertanto, accolgo con favore il fatto che la ratifica prosegua. Tuttavia, ritengo anche, e su questo punto non condivido il suo punto di vista, mi trova in disaccordo, che sarebbe positivo parlare apertamente dell’Europa a più velocità che già esiste. Pensi all’euro, all’accordo di Schengen, alla Carta dei diritti fondamentali e a molti altri ambiti. Le sensibilità e i desideri degli Stati membri dell’Unione europea si riflettono nella loro scelta di diverse velocità per impegni che assumono insieme.

Un’Europa a più velocità fa sì che i paesi che desiderano collaborare maggiormente lo facciano, motivo per cui è importante mantenere il principio volontario in Europa. E’ importante che i paesi che desiderano collaborare per qualcosa lo facciano su base volontaria e che tutti i paesi abbiano l’opzione di aderire in qualsiasi momento. Nessuno di essi dovrebbe essere costretto a un maggiore grado di solidarietà.

Un’Europa a più velocità semplifica inoltre la prosecuzione dei negoziati di adesione. Ritengo sia sbagliato che la Croazia e la Turchia vengano punite perché la maggioranza del popolo irlandese ha votato “no”.

Signor Presidente in carica del Consiglio, lei è giustamente orgoglioso che il suo paese sia la patria dei diritti umani. I diritti umani sono senza tempo; sono universali. I Giochi olimpici sono una manifestazione sportiva, non un evento politico. Pertanto, ritengo sbagliato che lei voglia recarsi in Cina per la cerimonia di apertura, e sono felice che il Presidente del Parlamento europeo, l’onorevole Pöttering, non andrà in Cina.

Signor Presidente in carica del Consiglio, mi consenta di dire per concludere che lei ha trovato sulla sua sedia gli auguri di molte mie colleghe donne, una rosa e una lettera. La lettera le chiede di svolgere il suo ruolo nel coinvolgere un maggior numero di donne ai vertici dell’Unione europea. Le donne ripongono le loro speranze in lei quale “idolo delle donne”. Mi consenta di aggiungere un’altra richiesta: in qualità di rappresentante democraticamente eletta, auspico che lei ci sostenga nel garantire la capacità del Parlamento europeo di adottare una decisione indipendente circa le sue basi.

 
  
MPphoto
 
 

  Adam Bielan (UEN). - (PL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, innanzi tutto desidero porgerle le mie sincere congratulazioni per aver assunto la Presidenza dell’Unione europea. Non sarà una Presidenza facile. Coincide con un periodo difficile, ma ovviamente le auguro successo. L’Irlanda ha rifiutato il Trattato di Lisbona. Non possiamo escludere la possibilità che questo paese cambi opinione in futuro, ma non è assolutamente accettabile cercare di influenzare la decisione irlandese con delle minacce, così come i francesi e gli olandesi non sono stati minacciati quando hanno respinto il Trattato tre anni fa e iniziato i problemi di oggi. I paesi dell’Unione europea non devono essere divisi tra migliori e peggiori. Pertanto, la ringrazio per aver dichiarato oggi che nessuno dei 27 Stati membri può essere escluso dalla famiglia europea, come la signora che ha parlato prima di me, l’onorevole Koch-Mehrin, forse avrebbe desiderato.

Signor Presidente, vorrei inoltre cogliere questa opportunità per ringraziarla per la recente apertura del mercato del lavoro francese ai polacchi, tra gli altri. Abbiamo aspettato a lungo che ciò accadesse, più a lungo che in altri paesi, ma meglio tardi che mai.

Nel discorso di oggi non ho sentito alcun riferimento al nostro più grande vicino europeo, l’Ucraina. Tuttavia, auspico che il vertice previsto per il 9 settembre 2008 a Evian ci avvicinerà in modo significativo alla firma di un accordo di associazione con l’Ucraina. Dopotutto, in questo momento è di particolare importanza un segnale chiaro da parte nostra agli amici in Ucraina, in particolare in un periodo in cui vi sono altre minacce da parte della Russia.

Infine, a nome dei milioni di europei che attualmente subiscono i prezzi in costante crescita, vorrei ringraziarla, signor Presidente, per i suoi sforzi intesi a ridurre l’IVA sul carburante. Auspicherei che durante la Presidenza francese riusciate a convincere gli altri leader di questa idea, compreso il primo ministro del mio paese, la Polonia.

 
  
MPphoto
 
 

  Werner Langen (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero porgere esplicitamente le mie congratulazioni al Presidente in carica del Consiglio. E’ il 29simo Presidente del Consiglio di cui ho esperienza, e devo dire senza riserve che non ho mai assistito a un’illustrazione del programma così convincente e a una simile idea dell’Europa, e lo dico in tutta onestà.

(Applausi)

C’è stata solo un’altra volta in cui ho accolto persino più calorosamente un Presidente in carica del Consiglio, ma è stato solo all’inizio. Alla fine, non ha realizzato nulla che fosse in agenda. Era il Primo Ministro britannico Tony Blair. Siamo certi, Presidente Sarkozy, che terminerà la sua Presidenza del Consiglio entro sei mesi con ottimi risultati. Il modo in cui ha spiegato tutto oggi, il modo in cui ha affrontato i punti sollevati dai nostri deputati, il fatto che lei stesso conosca i documenti, e che non ci stia presentando una “lista dei desideri” ma una serie di priorità sostenute da un buon ragionamento, tutto questo mi infonde la speranza che lei sia realmente in grado di realizzare il suo ambizioso programma.

Se si tratta di collaborare con lei per completare il pacchetto climatico, può contare sul sostegno di questo Parlamento. Tuttavia, temo sia più probabile che vi siano ulteriori problemi in sede di Consiglio, problemi relativi alla responsabilità del Consiglio e dei singoli Stati membri: che le quote previste non verranno accettate. Concordiamo inoltre con lei che l’energia nucleare debba essere rappresentata in questo pacchetto climatico. In quest’Aula esiste un’evidente maggioranza a favore dell’uso civile dell’energia nucleare. Non lasci che quelle T-shirt la confondano.

Per quanto riguarda la Germania e la Francia che desiderano assumere insieme la leadership dell’Unione europea in questioni significative, non per le importanti dichiarazioni di natura politica globale, siamo dalla sua parte. Devo dirle che l’onorevole Koch-Mehrin non stava certamente ascoltando quando lei ha spiegato i motivi della sua posizione riguardo alla Cina. E’ stato un seminario di affari esteri per questo Parlamento, e non posso far altro che incoraggiarla a restare coerente e diretto come è lei in queste questioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Robert Goebbels (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, 10 paesi producono il 60 per cento delle emissioni globali di biossido di carbonio. Tra questi 10 paesi solo uno è europeo, la Germania. I 27 Stati membri dell’Unione europea rappresentano solo il 14 per cento delle emissioni globali. Gli Stati Uniti, il 17 per cento; il Brasile, la Russia, l’India e la Cina, hanno emissioni complessive che superano di un terzo le emissioni globali di biossido di carbonio. Tutto questo dimostra che le iniziative europee intese a combattere il cambiamento climatico continueranno a essere inutili senza sforzi che siano paragonabili da parte di americani, cinesi e altre nazioni industrializzate.

Nell’attendere un accordo di questo tipo, l’Europa deve lottare contro le emissioni di carbonio. Attualmente in Europa non sta investendo alcun grande gruppo industriale. ArcelorMittal sta chiudendo in Francia ma investendo in Brasile, Russia, Turchia, India e Cina. La ThyssenKrupp investe in Brasile; il gruppo austriaco Vöest in India. In Africa settentrionale si stanno al momento costruendo 10 fabbriche per la produzione di vetro soffiato destinato al mercato europeo.

In assenza di un impegno specifico da parte di altri paesi industriali, l’Europa deve dimostrare adesso la sua determinazione nel difendere la sua produzione industriale, il suo know-how industriale. Imporre sacrifici ai cittadini europei non servirà a nulla se il resto del mondo non segue lo stesso esempio.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Marie Cavada (ALDE).(FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, al pari del Presidente del Parlamento europeo e di molti altri onorevoli colleghi, sono figlio delle rovine della seconda guerra mondiale, e quindi apprezzo molto la dedizione che lei ha posto nel suo discorso, che ha ignorato lo scetticismo. Ritengo che quest’ultimo appartenga allo spirito di Monaco, e che sia l’acido che scioglie la volontà europea. Questo è il motivo per cui ho molto gradito l’energia che lei ha posto in un discorso che, come ha appena detto l’onorevole Lulling in televisione, per esempio, troviamo sia chiaro, preciso e, lo dico con tutta sincerità, convincente.

La seconda osservazione che vorrei formulare, signor Presidente, è che certamente lei ha ragione e deve essere detto in quest’Aula. I timori in Europa e le minacce esistevano di sicuro ampiamente durante la sua costruzione negli anni ‘50, ma poiché la natura di queste paure è cambiata, oggi ne esistono naturalmente ancora molte. Per questo motivo occorre vi sia una risposta assolutamente determinata.

Sono molto soddisfatto delle priorità: lo dirò francamente, poiché sono reali, e in particolare la politica in materia di migrazione che verrà condotta dal suo Ministro Hortefeux, il nostro ex collega deputato. Due anni fa ho avuto l’onore di rappresentare il Parlamento europeo alla Conferenza Europa-Africa a Rabat. Per la prima volta essa riuniva i paesi che avevano le stesse responsabilità, che fossero paesi di origine, transito o destinazione degli emigranti e, come ha affermato l’onorevole Watson un attimo fa, credo sia molto importante, in particolare (perché no?) attraverso la struttura dell’Unione per il Mediterraneo, disporre di una nobile politica di vicinato e controllo.

Infine, un ultimo punto, signor Presidente, non dimentichi che la ragione per cui l’Europa ha un’influenza unica nel mondo è che è la culla della civiltà; poiché è la sua cultura che consolida le nostre differenze; in quanto la cultura è la piattaforma dei nostri sistemi politici, ed è questo il motivo per cui veniamo considerati in un modo del tutto diverso. La sua energia sarà probabilmente necessaria anche se ci sarà bisogno di determinazione nel campo della cultura.

 
  
MPphoto
 
 

  Jan Zahradil (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, desidero innanzi tutto esprimere la mia soddisfazione per il fatto che la Francia abbia aperto il suo mercato del lavoro ai nuovi Stati membri dal 1° luglio e quindi rimosso uno degli ultimi ostacoli tra i vecchi e i nuovi Stati membri. Auspico solo che il Cancelliere Merkel segua questo esempio. La Francia, la Repubblica ceca e la Svezia, hanno preparato assieme un programma di Presidenza di 18 mesi, e sono lieto che questa consideri prioritaria la questione energetica, che è assolutamente fondamentale, nonché la questione della riforma della politica agricola comune, poiché è connessa al quadro finanziario per il periodo successivo al 2013, e quindi alle risorse che avremo disponibili in futuro. Apprezzo che la Francia intenda risolvere le attuali questioni e problemi, poiché è questo ciò che preoccupa e interessa ai cittadini.

Per quanto riguarda i problemi istituzionali, non parlo quale membro del PPE, ma del DE, pertanto probabilmente non è una sorpresa che potremo non essere in completo accordo su questo aspetto. Ritengo che non possiamo fermarci davanti al Trattato di Lisbona come un coniglio terrorizzato. Non è la fine del mondo e non desideriamo creare un’atmosfera di crisi, quindi la situazione deve essere risolta in modo tranquillo, senza alcuna pressione politica, senza trucchi giuridici e in conformità delle nostre norme. Tali norme dichiarano che nessun trattato può entrare in vigore in assenza di accordo unanime e al momento non abbiamo questo accordo. Non credo sia impossibile ampliarsi ulteriormente in mancanza del Trattato di Lisbona. Ritengo che almeno la Croazia possa essere ammessa nell’Unione europea senza il Trattato di Lisbona. Analogamente, non credo che dobbiamo scegliere tra Nizza o Lisbona. Abbiamo certamente numerose opzioni e dobbiamo essere in grado di risolvere la situazione in modo moderato e senza isteria. In ogni caso, signor Presidente, le auguro un grande successo nella sua leadership dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Pasqualina Napoletano (PSE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo seguito l’iniziativa di Unione per il Mediterraneo, che sarà alla base del Summit di domenica prossima a Parigi e noi auguriamo un successo a questa iniziativa.

Io, però, vorrei puntualizzare alcune cose. Questa iniziativa tende a rafforzare la dimensione multilaterale euromediterranea. Io credo che sia giusta e dobbiamo andare in questa direzione. Credo che se c’è una politica da vedere criticamente, è invece il vicinato con i Paesi del Sud, perché la politica di vicinato, al contrario, mette in competizione tra loro Paesi che sono molto divisi. Allora, noi dobbiamo insistere per l’integrazione tra questi Paesi e tra loro e l’Europa e anche lì canalizzare le risorse.

Io le dico apertamente, Presidente, che non abbiamo affatto apprezzato – e lo dico anche al Presidente Barroso – il fatto che avete interrotto i finanziamenti al programma Audiovisuel Méditerranée, che era l’unico strumento di coproduzione culturale. Lei ha detto che c’è un’eccezione culturale europea ma io aggiungo, Presidente, che c’è un’eccezione culturale euromediterranea. Se voi vedete i primi venti intellettuali del mondo, ne trovate tra i primi dieci molti di cultura musulmana e moltissimi euromediterranei.

Allora, cerchiamo di aiutarci nel mettere in moto delle politiche efficaci per cambiare la vita di tante persone in questi Paesi, soprattutto dei giovani e delle donne, che vedono l’Europa come una speranza. A noi non servono buoni allievi: a noi serve cambiare la realtà di questa relazione e il Parlamento è disponibilissimo a collaborare con la sua Presidenza se saprà andare in questa direzione.

 
  
MPphoto
 
 

  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, le priorità della Presidenza francese dell’Unione europea sono priorità realistiche che ritengo sufficientemente in grado di rispondere a quanto il Presidente della Commissione, Durão Barroso, affermava, alle critiche sul fatto che l’Europa è impotente e incapace di rispondere alle preoccupazioni quotidiane dei nostri cittadini: il problema costituzionale, i prezzi di generi alimentari ed energia, l’Europa di difesa, e l’immigrazione.

Oggi, la morte di un immigrato in un autocarro frigo nell’Eurotunnel, o gettato in mare da un’imbarcazione patera diretta alle Canarie, come accaduto appena qualche ora fa, è solo una delle più grandi tragedie contemporanee. E’ un problema serio e urgente e l’Unione europea deve occuparsene con una risposta adeguata.

Il Presidente del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, l’onorevole Daul, ha parlato della necessità di mobilitare la volontà politica e ritengo che a questa Presidenza non manchi assolutamente la volontà politica.

Tuttavia, signor Presidente, la volontà politica è necessaria, ma non sufficiente: contano anche le circostanze, e anche se queste sono passeggere, a breve termine o temporanee, quando esistono ci riguardano e ci pongono limiti, e accolgo positivamente il fatto che il Presidente Sarkozy abbia dichiarato che occorre trasformare le circostanze in opportunità.

Mi dispiace che l’onorevole Schulz non sia presente adesso, poiché quando ha parlato di spot ha ricordato una particolare circostanza. Vorrei che la maglia gialla ritornasse spagnola, come nella prima tappa del Tour de France.

Tuttavia, lei ha ragione, signor Presidente in carica del Consiglio, che lo sport necessita di una dimensione europea, e molti eurodeputati mi hanno chiesto di formularle la richiesta di considerare se non fosse appropriato che gli atleti francesi uomini e donne che parteciperanno alle Olimpiadi, di cui abbiamo discusso oggi in quest’Aula, indossino un simbolo dell’Unione europea accanto alla bandiera nazionale, affinché altri Stati membri possano aderire a questa iniziativa su base volontaria.

Signor Presidente in carica del Consiglio, auspichiamo che la Presidenza francese sarà in grado di raccogliere le forze e forgiare i consensi affinché, come lei ha proposto, l’Unione europea possa progredire in modo decisivo sotto la sua Presidenza.

 
  
MPphoto
 
 

  Harlem Désir (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, lei desiderava porre la sua Presidenza sotto l’egida dell’Europa che protegge, e credo che vi sia di fatto un’aspettativa molto grande tra i cittadini europei. Tuttavia, questo è il motivo per cui esiste una contraddizione al riguardo, e lei ha compreso il messaggio fondamentale del gruppo socialista al Parlamento europeo, poiché non è stato conferito alla dimensione sociale dell’integrazione europea lo status di una delle quattro priorità principali della sua Presidenza.

Infatti, come abbiamo osservato nei recenti referendum, alle persone viene chiesto delle istituzioni e dei trattati, ma in realtà rispondono sulla base del progresso dell’integrazione europea, e infine delle politiche europee. Ritengo che il disequilibrio che è stato creato negli ultimi anni tra il progresso dell’integrazione economica, che è stato perseguito il che è positivo, e la stagnazione della dimensione sociale, sia una delle ragioni del disincanto tra i cittadini dell’Unione, della disaffezione nei confronti delle istituzioni europee.

Per questo motivo il problema non è affermare che l’Europa dovrebbe essere coinvolta in tutti i problemi sociali, ma anzi che dall’esistenza di un mercato unico, compreso il mercato unico del lavoro, occorre vi siano norme comuni per la lotta alle disuguaglianze, che altrimenti condurrebbero al dumping sociale, nonché di garantire che ci si concentri al massimo, al meglio, sugli elementi di convergenza, anziché trascinare verso il basso le situazioni sociali.

La Commissione ha appena pubblicato un’agenda sociale, ma se il Consiglio non si impegna in alcune questioni concrete, lei ha parlato di un’Europa concreta, al fine di rafforzare i poteri dei comitati di impresa europei, di proteggere i lavoratori a tempo determinato, di migliorare la direttiva sul distacco dei lavoratori affinché, e questo deve essere aggiunto, esista una direttiva sulla tutela dei servizi pubblici e dei servizi sociali nell’interesse generale, allora non ci sarà una risposta a questa necessità di protezione.

Una delle sue priorità è l’Europa dell’immigrazione, ma questa non può essere ridotta a un’Europa di espulsioni. Questo è il motivo per cui dobbiamo aggiungere a questo un patto per l’integrazione, di cui abbiamo discusso con il Ministro Hortefeux, un patto per lo sviluppo. Lei è appena tornato dal G8; l’Europa e alcuni Stati membri, tra cui la Francia, sono stati accusati di non rispettare i loro impegni in termini di aiuti pubblici allo sviluppo. Garantisca che, nel corso della sua Presidenza, l’impegno di arrivare allo 0,7 per cento del PIL venga rispettato, che sarà più efficace della terribile “direttiva in materia di rimpatrio”, nel contribuire a una gestione dell’immigrazione internazionale in modo più effettivo.

 
  
MPphoto
 
 

  Jerzy Buzek (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, concordo con il Presidente in carica del Consiglio. E’ un momento difficile per l’Europa. Ognuno di noi lo sente a livello personale, anch’io. Quando ero responsabile per i negoziati di adesione del mio paese all’Unione europea, ho fatto tutto ciò che potevo al fine di garantire che la futura cooperazione europea risultasse positiva. Desidero inoltre sottolineare che oggi, fortunatamente, non ci sono problemi con il sostegno polacco all’Unione europea e al Trattato. Una maggioranza significativa nel parlamento polacco ha votato a favore del Trattato e quasi l’80 per cento dei polacchi sono a favore dell’adesione all’Unione europea.

Appoggio la valutazione del Presidente in carica del Consiglio. Dobbiamo agire a nome e per conto dei nostri cittadini. La priorità di noi politici è un pacchetto in materia di energia e di clima, ma dobbiamo fare tutto il possibile al fine di garantire che la sua attuazione non colpisca gli europei con prezzi elevati e la perdita di competitività della nostra economia. Questo pacchetto deve essere adottato molto rapidamente, ma non sarebbe positivo se venisse prima la velocità e poi la deliberazione. Il nostro pacchetto dovrebbe essere la prova della nostra leadership nella lotta contro il riscaldamento globale. Concordo che ne abbiamo bisogno, prima a Poznań e poi a Copenaghen; ma tale pacchetto non sarà da esempio a nessuno. Nessuno lo seguirà se l’economia europea perde tempo nella sua attuazione. Pertanto, sono felice che lei si accorga di questi rischi, signor Presidente in carica del Consiglio, e che pensi che i principi dello scambio delle emissioni, poiché è di questo che si tratta fondamentalmente, verranno ripristinati in buona fede. Abbiamo esperienza. Il regolamento REACH è stato modificato notevolmente in Parlamento con il coinvolgimento del Consiglio e della Commissione, a beneficio di tutti. Possiamo proseguire sulla stessa strada.

Signor Presidente in carica del Consiglio, posso congratularmi con lei per aver preso le redini dell’Europa. Le auguro successo nei due problemi più importanti dei prossimi sei mesi: il Trattato e il pacchetto in materia di energia e di clima.

 
  
MPphoto
 
 

  Enrique Barón Crespo (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, lei dovrà prendere per le corna il toro dei dubbi di Lisbona; la Francia ha già molta esperienza nell’arte di far procedere l’integrazione europea a volte in avanti e a volte indietro. Le chiedo di trovare una soluzione per gli irlandesi, rispettando al contempo la volontà della schiacciante maggioranza degli europei, che ha anch’essa un valore.

Desidero inoltre affermare che, da un punto di vista sociale, il Trattato di Lisbona contiene la Carta dei diritti fondamentali, contiene il modello sociale europeo. Quindi, per esempio, più di un milione di firme sono state già raccolte dagli europei disabili, che rappresentano una famiglia su quattro e sono favorevoli al Trattato poiché elimina una discriminazione secolare. Pertanto, lei ha il consenso alle sue spalle per proseguire e integrare il modello sociale.

Per quanto riguarda l’immigrazione, lei si è rivolto alla sinistra, ma riconoscerà anche che i governi di sinistra hanno avuto le idee che le hanno consentito di elaborare un pacchetto meno chiuso e più progressista, che ritengo il Parlamento possa migliorare ulteriormente, ma dobbiamo lavorare senza sosta su questa questione.

Inoltre, signor Presidente, e questo in diretta connessione con l’immigrazione, lei ha parlato della PAC, ma non ha fatto riferimento ai negoziati di Doha; non è meno importante che l’Europa unita sia in grado di trovare una soluzione e rispondere agli Obiettivi del Millennio, poiché fa tutto parte dello stesso pacchetto; occorre impiegare la nostra abilità economica al fine di far progredire tutta l’umanità.

 
  
MPphoto
 
 

  Stefano Zappalà (PPE-DE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor Presidente del Consiglio, in quanto Presidente della delegazione italiana del Partito popolare europeo, sono lieto che Ella ha assunto la guida dell’Europa e sono lieto di ciò che ha detto. Lei trasmette entusiasmo ed orgoglio. Lei crede e fa credere in un’istituzione, l’Europa, che ha molti problemi e che ha bisogno proprio di guide sagge, illuminate e consapevoli, quale lei dimostra di essere.

L’Italia è da sempre unita alla Francia da grandi legali culturali e sociali: due Paesi che hanno fondato e costruito con grande sacrificio l’Europa, che oggi tutti qui dentro il dovere di far crescere. Chi vive dall’interno questa istituzione sa quante difficoltà si incontrano nel portare avanti il processo di sviluppo e di integrazione, perché questo processo va costruito fra popoli di diverse storie, culture, di diversi stati sociali e tradizioni. Non giovano certo le posizioni politicamente strumentali espresse poco fa dall’onorevole Schulz nei confronti dell’attuale e popolarissimo governo italiano. Tuttavia, è un processo che va sviluppato nonostante le amarezze che talvolta comporta.

Il trattato di Lisbona, ottimo trattato, sta subendo una battuta d’arresto che deve essere superata con tanta buona volontà, non emarginando chi non ha capito. Però condivido quanto lei ha detto: prima di qualunque ulteriore ampliamento, bisogna definire le nuove regole, pur non lasciando l’Irlanda a se stessa. L’ondata immigratoria cui è sottoposta l’Europa, e in particolare alcuni Stati membri, e principalmente il mio Paese e quelli dell’area del Mediterraneo, va regolata e vista come problema comune e non come motivo per fare dei distinguo o addirittura per penalizzare in modo strumentale Paesi che già fanno tanti sacrifici. Le popolazioni dei nostri Paesi vanno salvaguardate e l’integrazione va costruita con ragionevolezza.

Signor Presidente, il governo e il popolo italiano guardano con attenzione e fiducia al suo mandato, nella certezza che la storia e la grandezza sociale di cui lei oggi è portatore, saranno per l’Europa un’iniezione di speranza e di sviluppo.

 
  
MPphoto
 
 

  Zita Gurmai (PSE). - (HU) Tre osservazioni, in qualità di unica oratrice della parte orientale del Muro di Berlino. Mi dispiace che le pari opportunità siano state tralasciate dal discorso del Presidente. Fortunatamente, signor Presidente in carica del Consiglio, noi donne di sette partiti politici abbiamo descritto con precisione ciò che desideriamo in una lettera: è il fiore, il nostro fiore per lei, signor Presidente.

Innanzi tutto, accolgo con favore gli sforzi a livello europeo della Presidenza francese negli interessi della parità sociale tra i generi, ma al contempo sembra contraddittorio che le istituzioni locali che si occupano di pari opportunità vengano chiuse. E’ una politica diversa, rispetto a quella che la Francia sta applicando, quella raccomandata a livello europeo?

Secondo: il Presidente ha informato i cittadini francesi che nei prossimi 5 anni saranno creati 350 000 centri di assistenza all’infanzia. Questa è una misura importante, poiché prevede pari opportunità per uomini e donne nel mercato del lavoro e un’occasione per loro di far coincidere la vita professionale e familiare. Buona qualità, disponibilità e accessibilità per tutti sono essenziali a tal fine, poiché è uno strumento per le pari opportunità e l’integrazione.

Per quanto riguarda la vita familiare, lei ritiene che le donne saranno in grado di conciliare attività professionali e familiari se lavorano 65 ore a settimana? Le donne sono più indifese sul posto di lavoro e generalmente non fanno parte delle organizzazioni professionali.

Sì, abbiamo bisogno di una politica comune europea in materia di immigrazione, ma deve discutere diritti e doveri di cittadini e immigrati. Tale politica deve essere completata con la politica di integrazione dell’ammissione della nazionalità. Grazie molte.

 
  
MPphoto
 
 

  Ioannis Varvitsiotis (PPE-DE). - (EL) Signor Presidente, vorrei rivolgermi al Presidente in carica del Consiglio per dire: oggi attendevo il suo discorso con particolare interesse. La sua posizione odierna mi ha convinto che lei smuoverà le onde nel corso dei suoi sei mesi di Presidenza.

Tutto il mondo si trova dinanzi alla più grave crisi economica degli ultimi decenni, ma l’Europa sta affrontando anche le proprie crisi.

E’ ovvio che oggi l’Europa a 27 non possa operare seguendo le norme dell’Europa a 15. Questa è la crisi istituzionale che il continente sta attraversando. E’ altrettanto ovvio che oggi alcuni Stati membri non desiderino l’unità politica per l’Europa, e che venga realizzata l’idea dei nostri predecessori. Questa è una crisi d’identità. La crisi istituzionale verrà risolta, ma come potrà essere risolta la crisi d’identità?

Temo esista un’unica soluzione: gli Stati membri che desiderano l’armonizzazione politica dovrebbero proseguire, e gli Stati membri che considerano l’Europa solo un’unione economica, dovrebbero rimanere indietro. Temo, infatti, che se non procediamo con questa soluzione, a un certo punto l’Europa cesserà di essere un giocatore sulla scacchiera internazionale.

Le crisi possono provocare grandi balzi in avanti, ma solo se esiste il coraggio necessario. Credo che lei abbia sia la capacità che il coraggio. Sia coraggioso!

 
  
MPphoto
 
 

  Othmar Karas (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, il suo orientamento di base ha il mio pieno sostegno. Ritengo che lei sia il giusto Presidente del Consiglio in un periodo estremamente delicato, con la sensibilità necessaria per le preoccupazioni delle persone e la determinazione per guidare e riconciliare. Mentre lei rispondeva alle domande, non ha scaricato la sua responsabilità e ha parlato fuori dai denti. Lei non fugge, ma affronta i problemi.

Desidero sottolineare nello specifico il suo fermo impegno alla democrazia parlamentare. Questo impegno è particolarmente importante di questi tempi poiché, in molti Stati membri, tra cui il mio paese, l’Austria, si sta verificando lo scontro tra la democrazia diretta e la democrazia parlamentare e quindi l’incapacità dei parlamenti delle democrazie parlamentari nei problemi europei. Siamo tutti a favore della democrazia parlamentare e contro la sua incapacità.

(Applausi)

E’ inoltre importante per me che lei si sia occupato direttamente della codardia o, si potrebbe dire, dei doppi standard, di molti governi e membri di governi relativamente alle loro responsabilità europee comuni, poiché i doppi standard sono una delle cause principali della mancanza di fiducia e dell’accusarsi reciprocamente cui dobbiamo porre fine. Non chiediamo che tutti siano più coraggiosi, ma che tutti siano onesti e abbiano dei principi.

Vorrei occuparmi di altre tre questioni o più. La prima è la sua posizione sul Trattato. Lei non è come un coniglio terrorizzato, non sta aspettando l’Irlanda, ma sta continuando il processo di ratifica mentre si avvicina all’Irlanda. Credo fermamente che dovremo giungere a un accordo con questo paese solo dopo che tutti gli altri 26 Stati membri avranno ratificato il Trattato.

Tuttavia, non dobbiamo lasciare sola la Croazia. Accolgo positivamente il suo impegno ad avviare tutte le procedure entro la fine dell’anno. Ci occorre inoltre una tabella di marcia per la Macedonia. Chiederei anche al Consiglio di adottare una decisione sullo Small Business Act nel suo vertice di dicembre, poiché le competenze principali spettano agli Stati membri. Abbiamo bisogno di norme giuridicamente vincolanti e non solo di un’altra dichiarazione politica pubblica.

 
  
MPphoto
 
 

  Genowefa Grabowska (PSE). - (PL) Signor Presidente ho qualche buona notizia dalla Polonia. Oggi, signor Presidente, si è svolta una discussione al parlamento polacco che culminerà in una risoluzione che chiede al Presidente polacco di rispettare i suoi obblighi costituzionali e firmare il Trattato di Lisbona. Questa è la volontà del popolo polacco, di cui l’80 per cento appoggia l’Unione europea ed è molto felice di esserne membro. Mi mostri un altro Stato in cui il sostegno all’Unione europea è così elevato. Questo è un segnale che la Polonia rispetterà i suoi obblighi relativi al Trattato.

Un altro punto: ho una richiesta per lei, signor Presidente. Potrebbe considerare un modo di inserire la situazione dei minori nell’Unione europea in agenda e di nominare un difensore civico, un procuratore per i problemi dei minori, sul modello del difensore civico europeo per i diritti umani? Vorremmo che il Consiglio giungesse a un accordo e accettasse questa istituzione di cui l’Europa ha tanto bisogno.

 
  
MPphoto
 
 

  Hartmut Nassauer (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, se dovessi sintetizzare la discussione odierna, direi che è positivo che la Francia assuma la Presidenza in questo momento, e che lei, Presidente Sarkozy, occupi la posizione di Presidente in carica del Consiglio. Questa è stata una giornata positiva per l’Europa e per questo Parlamento, poiché per la prima volta da lungo tempo ci troviamo nuovamente dinanzi a qualcuno che parla per l’Europa con passione, non solo con buoni argomenti. Forse, è proprio questo ciò di cui necessitiamo per convincere gli irlandesi e persuadere nuovamente i nostri cittadini: passione e buon senso, e quest’ultimo prevede che l’Europa si mantenga entro certi limiti.

Vorrei donarle il “segreto del successo”: non abbiamo solo bisogno del Trattato in Irlanda, ma anche di una nuova cultura della sussidiarietà. Ci occorrono limiti in Europa relativamente al resto del mondo, ma anche al suo stesso interno. Una nuova cultura della sussidiarietà porterà all’Europa nuovo consenso; sono totalmente d’accordo con il Presidente Barroso al riguardo. Buona fortuna, Presidente Sarkozy.

 
  
MPphoto
 
 

  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signor Presidente, porgo il benvenuto al Parlamento europeo al Presidente Sarkozy. Ho naturalmente apprezzato il suo contributo ponderato e ben argomentato.

In qualità di eurodeputato irlandese, anch’io lo accoglierò quando verrà in visita in Irlanda come Presidente dell’Unione europea, un Presidente che sta compiendo progressi concreti al fine di migliorare le vite dei cittadini. Questo è scaturito chiaramente dalle sue priorità.

Valuto inoltre positivamente le sue osservazioni sulla sicurezza alimentare e sul trovare un equilibrio al momento di imporre regolamenti e restrizioni sulle nostre aziende e imprese agricole. Come egli stesso ha affermato, proteggere senza protezionismo.

Ho potuto percepire nella sua illustrazione e nella sua voce l’impegno per l’Europa. Io e moltissimi cittadini irlandesi condividiamo questo impegno. Ha parlato di superare le nostre difficoltà. Ciò richiederà tempo e volontà di raggiungere un compromesso da tutte le parti coinvolte. Non possono esserci scadenze.

Poiché ho promosso un voto favorevole, so che il Presidente concorderà con me quando affermo che il “no” irlandese è legittimo al pari dei “no” francese, olandese o danese. Occorre che abbia lo stesso rispetto, e allora potremo proseguire. Possiamo compiere progressi. Attendo con impazienza, e gli auguro ogni bene per la sua Presidenza.

 
  
MPphoto
 
 

  Jan Tadeusz Masiel (UEN).(FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, la Presidenza francese ha appena delineato i suoi obiettivi, e le auguro successo. L’obiettivo ultimo dinanzi a lei è rafforzare l’Unione europea e la sua capacità di agire. A tale scopo, la mancata ratifica del Trattato di Lisbona sarebbe un’opportunità persa. L’Europa ha bisogno della Francia, in particolar modo in questi tempi difficili; ha bisogno della Francia che è stata convertita, con lei, Presidente Sarkozy, dopo il referendum francese.

Purtroppo, non è la Polonia che oggi farà avanzare l’Europa, ma un giorno lo sarà, e credo accadrà presto. Le auguro che la Presidenza francese, con le sue politiche di integrazione europea, di immigrazione desiderata, di allargamento ai Balcani, e non necessariamente alla Turchia, riporterà agli europei la loro fiducia e il loro appoggio per l’Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Gay Mitchell (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, l’Irlanda ha impiegato 700 anni affinché gli inglesi si separassero dalla Repubblica irlandese e ora devo rimanere seduto in quest’Aula a lungo e ascoltare nuovamente le persone che abbiamo cacciato dirci cosa dovremmo fare nel nostro paese. Credo sia un po’ eccessivo. Vi prego di lasciare che la decisione venga presa in Irlanda dal popolo irlandese.

In secondo luogo, vorrei dire al Presidente della Repubblica francese: se desidera cambiare l’opinione dei cittadini irlandesi, porti con sé l’onorevole Le Pen. Sarà sufficiente a cambiare l’opinione degli irlandesi.

Sono stato responsabile per le elezioni per il partito Fine Gael, che fa parte del Partito popolare europeo, in quattro referendum europei: l’Atto Unico europeo, il Trattato di Maastricht, il Trattato di Amsterdam e il Trattato di Lisbona, e vorrei dirle che quest’ultimo è stato perso per molteplici ragioni. Le persone non l’hanno capito; il governo è al potere dal 1994; i politici compaiono dinanzi ai tribunali d’inchiesta; il governo principale e i partiti di opposizione, l’istituzione politica, volevano che fosse approvato. Vi erano timori relativi alla difesa e all’arruolamento, all’aborto e all’eutanasia, assieme ai siluri che deputati di quest’Aula facevano circolare, tassazione, occupazione, immigrazione. Molti di questi argomenti sono stati usati dagli estremisti di destra e di sinistra.

Vorrei dire solo questo al Presidente in carica del Consiglio: la prego di prepararsi per la sua visita in Irlanda, venga preparato e sia pronto ad ascoltare. Lei sarà davvero il benvenuto, ma è una situazione complicata e ci vorrà del tempo per risolverla.

 
  
MPphoto
 
 

  Adrian Severin (PSE).(FR) Signor Presidente, gli europei ripongono molta speranza nella Presidenza francese, e questa speranza deve essere ben gestita. La Presidenza deve evitare di alimentare i sogni irrealizzabili e i timori immotivati, anche nei paesi vicini e candidati.

Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, non vi è sufficiente incoraggiamento diplomatico per la sua ratifica. La Presidenza deve contribuire all’elaborazione di una strategia di uscita o salvaguardia in caso di risvolti negativi. Al fine di evitare il peggio, occorre dimostrare dal principio di essere pronti ad affrontare il peggio.

Vorrei concludere con qualche parola sul pericoloso fenomeno della rinazionalizzazione dell’Europa. Il nazionalpopulismo è l’espressione più allarmante di questo fenomeno, ed è uno dei motivi sottesi alla propaganda a favore del “no” in Irlanda, alla xenofobia razzista in Italia, ma anche alla retorica della natura nazionale delle politiche sociali. O l’Europa sarà sociale o crollerà. Auspico che la Presidenza francese sia sensibile a questo aspetto della questione.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Sono spiacente ma non posso dare più la parola a nessuno. Siamo già molto in ritardo. Sono molto grato al Presidente Sarkozy e naturalmente anche al Presidente Barroso per averci regalato il loro tempo oggi. Pertanto, desidero concludere dando la parola prima al Presidente Barroso e quindi al Presidente Sarkozy.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, inizierò facendo brevemente eco alle congratulazioni espresse dalla larga maggioranza degli eurodeputati che hanno preso la parola: congratulazioni per la convinzione, l’entusiasmo, l’energia e la volontà politica che il Presidente Sarkozy ha dimostrato oggi in quest’Aula, e che sono sicuro che assieme ai suoi ministri e colleghi dimostrerà per tutta la Presidenza francese.

Vorrei dire che non è una totale sorpresa per me. Ero pienamente convinto che fosse una notizia molto positiva che la Francia si stesse assumendo la responsabilità della Presidenza del Consiglio in questo periodo particolarmente complesso. Certamente, il Presidente Sarkozy e tutti noi avremmo preferito più chiari orizzonti da un punto di vista istituzionale, ma ritengo che sia esattamente in questi momenti difficili che possiamo notare la capacità politica e valutare la grande importanza di una forte volontà politica.

Sono favorevole a questa discussione politica democratica. Ho molte volte affermato che dobbiamo riconoscere a livello politico le differenze e i molteplici punti di vista esistenti, per esempio qui in Parlamento. Dobbiamo conoscere il modo in cui esprimere tali differenze poiché l’Europa è diversa da un sistema politico nazionale. Nei nostri sistemi nazionali democratici, ogni volta che si svolge una discussione politica, a volte anche nel caso di una discussione molto polarizzata, non mettiamo in dubbio la stessa legittimità dello Stato, mentre molto spesso in Europa esprimono con fermezza tali obiezioni coloro tra noi che sono a favore dell’Europa, dobbiamo affrontare coloro che sono contrari all’Europa e che sperimentano ogni tipo di populismo al fine di nuocere alle nostre istituzioni e compromettere questo grande progetto di pace e solidarietà che è il progetto europeo.

(Applausi)

Questo è il motivo per cui dobbiamo realmente essere in grado di esprimere tutti questi punti di vista, ma al contempo rafforzare la fazione europeista in questi tempi particolarmente difficili. Siamo chiari, a giugno 2009 ci sono le elezioni europee. Se le diverse forze politiche europee e le istituzioni comunitarie non lavorano di pari passi con una posizione costruttiva, daremo argomenti a coloro che, agli estremi, vogliono sfruttare il populismo, la xenofobia e il nazionalismo creando una relazione tra nazionalismo e paese di origine, il che è un errore. Inoltre, cito spesso un grande autore francese, che diceva che “il patriottismo è l’amore per il proprio popolo; il nazionalismo è l’odio per gli altri”.

Possiamo amare la nostra patria e, al contempo, difendere il nostro progetto europeo con determinazione, come ha appena fatto il Presidente Sarkozy. Auspico pertanto che la discussione che si svolgerà nei prossimi sei mesi rafforzi le istituzioni europee nonché il nostro progetto per l’Europa del futuro.

Vorrei rispondere a una domanda specifica, l’unica che mi è stata posta, e naturalmente lascio le altre al Presidente Sarkozy, che si trova in una posizione molto migliore della mia per farlo. Tale domanda specifica mi è stata posta dall’onorevole Napolitano relativamente al programma culturale Euromed.

Sono lieto di informarla che il programma attuale, il programma culturale Euromed, ha ancora uno stanziamento pari a 15 milioni di euro per quest’anno. E’ vero che per il periodo 2009-2010 ancora non è stato deciso nulla, ma vi è molta pressione sulla spesa esterna, e in questi casi, francamente, accade che i paesi terzi interessati tendano a rendere prioritaria la cooperazione bilaterale a danno dei bilanci regionali. Pertanto, è una questione che dovrebbe essere discussa con i paesi Euromed. Infatti, uno degli aspetti interessanti dell’iniziativa francese intesa alla creazione di un’Unione del Mediterraneo, che per questo motivo ho sostenuto dall’inizio, è che apporta una più solida componente di cooperazione regionale.

A volte mi viene chiesto che cosa aggiunga l’Unione del Mediterraneo al processo di Barcellona. E’ certamente un elemento di maggiore impegno politico, nonché di aggiornamento politico, in particolare grazie ai vertici biennali; ma è anche la dimensione portata da specifici progetti regionali e, adesso auspico anche, da progetti molto specifici ai quali saremo in grado di aggiungere una dimensione più solida del settore privato, poiché necessitiamo ancora di maggiori risorse.

Pertanto, è l’ambito specifico in cui stiamo lavorando e, per concludere, vorrei solo dire: “Buona fortuna Francia, e buona fortuna mio caro amico Presidente Sarkozy!”.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. – Desidero ringraziare il Presidente Barroso e il Vicepresidente Jacques Barrot per essere rimasti in Aula per 3 ore senza pause.

 
  
MPphoto
 
 

  Nicolas Sarkozy, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signor Presidente, desidero innanzi tutto far presente che ritengo sia naturale, quando si ha l’onore di essere il Presidente in carica del Consiglio, restare in Parlamento per quante ore desidera quest’Assemblea, non solo il primo giorno della Presidenza, ma anzi le dirò, signor Presidente del Parlamento europeo, e ciascuno dei presidenti dei gruppi nonché la Conferenza dei presidenti, se desiderate che venga in particolari momenti nel corso della Presidenza, sono a disposizione del Parlamento. Dovete svolgere il ruolo delle Istituzioni europee.

Il Parlamento europeo è il cuore della democrazia parlamentare. Non è una questione di disponibilità; è una questione di priorità. La Presidenza ha bisogno del Parlamento europeo ed è quindi a sua disposizione.

(Applausi)

Se gli oratori me lo permettono, vorrei dire qualche parola a ciascuno di loro. In primo luogo, desidero comunicare all’onorevole Bushill-Matthews che sono tra coloro che pensano che l’Europa abbia bisogno del Regno Unito. Non sono mai stato uno di quegli europei o francesi che pensavano che avremmo dovuto essere diffidenti dei nostri amici britannici. Il Regno Unito può offrire molto più di quanto non creda all’Europa. Il Regno Unito è l’ingresso al mondo anglosassone, rappresenta la lingua più parlata del mondo ed è economicamente dinamico, come dimostrato negli ultimi anni. Mi rivolgo ai nostri amici conservatori britannici, “credete, l’Europa ha bisogno di voi, voi avete un posto in Europa, e se gli inglesi hanno un piede dentro e uno fuori, l’Europa si indebolirà.” Il Regno Unito è un grande paese. Non ha nulla da temere dall’Europa, e l’Europa ha molto da aspettarsi dal Regno Unito.

All’onorevole Poignant, che mi ha osservato profondamente e quindi ha capito che ho amato la politica e che il Parlamento è stato un po’ come il mio giardino, vorrei dire che sì, il Parlamento è il luogo della democrazia, e non rispetto né comprendo i leader politici che non sarebbero felici di esprimere e difendere i propri ideali nella culla della democrazia parlamentare. Auspico che nella sua osservazione vi fosse un elemento di sdegno, e non un’opinione eccessiva dell’armonizzazione del mercato del lavoro.

Lo stesso vale per l’onorevole Désir; sono completamente d’accordo con lei, sono contrario alla totale armonizzazione poiché le persone la rifiuterebbero. Tuttavia, disporre di norme minime nel contesto del mercato del lavoro, nel contesto di un mercato economico unico, è del tutto naturale.

Siamo tutti consapevoli delle difficoltà. Prendiamo l’esempio dell’Austria, che è guidata da un primo ministro e un governo socialisti; vi diranno che l’età del pensionamento è 65 anni, e che il periodo contributivo di 45. Sapete quante difficoltà ho incontrato a portare il periodo contributivo a 40 anni, e non ho ottenuto immediatamente il consenso del partito socialista francese.

Spiegatemi dunque come è accaduto che, mentre ho trovato così tante difficoltà nel garantire in Francia un periodo contributivo di 40 anni, mi basta essere Presidente dell’Europa per sei mesi per raggiungere preferibilmente tra i 45 anni di contributi in Austria e i 40 in Francia. Come si può fare? E’ lunga la strada dal sogno alla realtà, ma è questa forse la differenza tra il partito socialista francese e il partito socialista europeo. A volte mi sento persino più vicino al partito socialista europeo che al partito socialista francese; confesso la mia colpa e mi dispiace per questo.

(Intervento a microfono spento dell’onorevole Schulz)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Non funziona così. Non spetta a lei decidere chi deve parlare. Il tempo dell’intervento non può essere diviso tra il gruppo socialista al Parlamento europeo e il Presidente in carica del Consiglio. Presidente Sarkozy, desiderate consentire una domanda all’onorevole Schulz? Se sì, gli darò la parola.

 
  
MPphoto
 
 

  Nicolas Sarkozy, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signor Presidente, sì, a patto che non resti intrappolato nel fuoco incrociato di una discussione tutta tedesca.

 
  
MPphoto
 
 

  Martin Schulz (PSE).(DE) La ringrazio molto signor Presidente, lei è gentilissimo. Presidente Sarkozy, è positivo che lei voglia avvicinarsi in questo modo al socialismo. Avendo appena sostenuto con decisione nel suo discorso le posizioni dei socialdemocratici tedeschi, e quindi preso le distanze dal Cancelliere Merkel, le propongo di proseguire come segue. Se lei si sente così a suo agio nel gruppo socialdemocratico europeo, passi prima dalla socialdemocrazia tedesca e la avvicineremo gradualmente alla socialdemocrazia francese e, alla fine, sarà veramente un ottimo compagno.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Onorevole Schulz, questo ha poco a che fare con la gentilezza e molto con il rispetto della procedura corretta, qualcosa che, dopotutto, intendiamo fare in Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Nicolas Sarkozy, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signor Presidente, lei noterà che ho già un socialista alla mia destra, ma c’è spazio per un socialista alla mia sinistra.

(Applausi)

Come sapete, onorevoli deputati, non credo che stiamo perdendo tempo poiché ritengo che la democrazia a livello europeo possa essere libera dalla violenza che a volte la caratterizza a livello nazionale. Il livello europeo consente a ciascuno di compiere un piccolo passo indietro dalla routine elettorale, che è brutale, spesso sleale e sempre complessa. Infine, il fatto che in una sede come la vostra possiamo discutere sorridendo e rispettandoci l’un l’altro è inoltre, probabilmente, qualcosa che incoraggerà le persone a emozionarsi per l’ideale europeo e farlo proprio. In ogni caso, non la ritengo una perdita di tempo, e vorrei che gli onorevoli Poignant e Schulz ne fossero certi.

L’onorevole De Sarnez ha assolutamente ragione. Dobbiamo modificare la nostra politica di sviluppo, rendendo l’agricoltura alimentare una priorità. E’ del tutto fondamentale; i paesi africani devono disporre di risorse per diventare autosufficienti da un punto di vista alimentare, e senza dubbio occorre investire in micro-progetti agricoli parte delle risorse che abbiamo destinato alla realizzazione di grandi infrastrutture. Questo è un punto su cui condivido appieno la sua opinione.

Lei mi ha chiesto anche di difendere un concetto di Europa. Condivido questa ambizione. Spero lei sia così gentile da informarmi del contenuto di tale concetto. Lei è perfettamente consapevole che, di nuovo, tra un grande ideale piuttosto astratto e tutte le questioni tecniche della vita quotidiana, il problema per ciascuno di noi è decidere continuamente cosa fare delle grandi idee che a volte vanno troppo oltre le difficoltà quotidiane che attraversano i nostri cittadini, e che cosa fare per risolvere le questioni tecniche che riguardano le loro vite di tutti i giorni. Non è semplice, ma cercherò comunque di occuparmene.

Per risponderle, onorevole Crowley, sì, abbiamo bisogno dello sviluppo per evitare l’immigrazione clandestina. Inoltre, tutti sanno che la migliore risposta alla questione dell’immigrazione è lo sviluppo. Ci sono 475 milioni di giovani africani al di sotto dei 17 anni di età, e 12 chilometri di Stretto di Gibilterra tra Europa e Africa. Le tragedie africane saranno le tragedie europee, e non ci sono confini o frontiere che possono resistervi. Pertanto, abbiamo realmente bisogno di una politica di sviluppo. Ripeto, è molto difficile scegliere tra multilateralismo e bilateralismo. E’ un argomento importante cui intendo dedicare molta attenzione.

L’onorevole Irujo ha parlato di diversità linguistica. Concordo appieno, anche per quanto riguarda le lingue ufficiali, e capisco che non le piaccia l’espressione “lingua regionale”. Veda, sono tra coloro che pensano che aiuteremmo tutti i movimenti autonomisti e indipendentisti conferendo loro il potere di difendere le lingue regionali, e sarebbe un errore molto grave. Mi riferisco alla Corsica, nella Repubblica francese, in cui vivono i cittadini corsi, che amano la Corsica, che parlano corso nei loro villaggi; ma questa non è una minaccia all’unità nazionale. Pertanto, la diversità linguistica è, secondo me, importante al pari della diversità culturale, e in ogni caso non esisterà diversità culturale se esiste una sola lingua.

Onorevole Farage, ho molto gradito il suo intervento, ma le dirò una cosa: gli inglesi erano molto felici che io chiudessi Sangatte, perché sono stato io in realtà a chiudere Sangatte, e voi mi avete chiesto di farlo. Anche se lei è un inglese che ama il suo paese, non può risolvere tutti i suoi problemi di immigrazione, e devo dirle che la Francia non intende essere il guardiano della frontiera del Regno Unito. Mi consenta di dirle che è molto bello affermare “nel mio paese non voglio carte d’identità e non voglio una politica comune in materia di immigrazione”, ma questo non le impedisce di essere felice che gli stranieri che non hanno i documenti in regola vengano fermati in Francia affinché non entrino nel Regno Unito. Al pari della Francia, il Regno Unito non può farcela da solo.

Vorrei aggiungere, onorevole Farage, che rispetto i polacchi, ma lei non era nel mio ufficio a negoziare il Trattato di Lisbona con alcuni colleghi. Eravamo a Bruxelles, e chi si trovava nel mio ufficio? Non il Primo Ministro Tusk, poiché il premier all’epoca era il fratello di Kaczynski. Era presente il Presidente Kaczynski e le dirò che è un uomo di cui mi fido e che rispetto. Tuttavia, in Europa, quando si firma un documento, se si inizia a non rispettarlo, non esiste più l’Europa, non esiste più nulla, non ci sono negoziati. Quando uno di noi si impegna per il suo paese a Bruxelles, deve anche prendere un impegno a livello nazionale. Dico questo, niente di più, niente di meno.

(Applausi)

Questo è nel completo rispetto dei polacchi: onorevole Farage, ritengo di aver difeso la Polonia. Il Presidente Barroso potrà dirlo meglio di chiunque altro. Abbiamo bisogno della Polonia, ma dobbiamo anche avere rispetto per la parola data di un uomo.

Onorevole Sudre, la ringrazio per il suo appoggio. Concordo appieno con la sua valutazione per cui la ringrazio sinceramente. Onorevole Rasmussen, che ho capito essere Rasmussen I, e ho appena chiarito chi è Rasmussen II, vorrei dire che la Danimarca è un buon esempio di un paese che è stato in grado di andare avanti, e ciò mi consente di rispondere a tutti gli oratori sulla questione irlandese.

Certamente non dovremmo forzare la mano agli irlandesi e dobbiamo rispettarli, ma occorre avere il coraggio di dire ai nostri amici irlandesi: “Anche voi dovete rispettare gli altri paesi che hanno ratificato il Trattato. Non vi stiamo dando lezioni, ma pensate che anche gli altri hanno un’opinione da esprimere e che a un certo punto dovremo trovare un percorso comune. L’Europa non intende proseguire senza di voi, ma non può fermarsi solo a causa vostra.” Lo dico con tutto il rispetto che ho per un paese che ha votato “no”.

Noi, i francesi, vi abbiamo causato problemi e difficoltà significativi, ma a un certo punto dobbiamo uscire da questa situazione in cui ognuno osserva l’altro e attende che qualcun altro prenda l’iniziativa. La Presidenza francese, assieme alla Presidenza della Commissione e alla Presidenza del Parlamento europeo, deve prendere l’iniziativa. Dopodiché, qualcuno sarà favorevole e qualcuno non lo sarà. Personalmente, ritengo che una soluzione esista, ma non è certo nel mantenimento della situazione invariata o nell’affermare “aspetteremo e lasceremo che il tempo faccia il suo lavoro”. Per quanto mi riguarda, penso che il tempo lavori a nostro sfavore, che l’Europa attende da anni e non vi è motivo che aspetti ancora. Troveremo una soluzione; ne sono convinto, come l’hanno trovata i danesi.

Onorevole Mehrin, sono stato molto toccato dal fatto che la sua opinione di me sia di “idolo delle donne”. Le lascio questa soddisfazione; onestamente non so esattamente che cosa voglia dire e sarò prudente a non inoltrarmi su questa strada poiché non vorrei mi fraintendesse. So che l’Europa a più velocità esiste. Non abbiamo tutti l’euro, e non tutti facciamo parte dello spazio Schengen. Tuttavia, fondamentalmente, prima di costruire un’Europa istituzionale a più velocità, vorrei che provassimo a farlo tutti insieme. Non critichi la Presidenza per avere l’ambizione di riunire tutti poiché, se prima ancora di aver iniziato, onorevole, diciamo, “In ogni caso, non importa, lasciamo perdere”, allora un giorno negozieremo un’eccezione sociale per i britannici, il seguente un’eccezione istituzionale per gli irlandesi, e l’altro ancora un’eccezione per i polacchi. A quel punto, temo che ci troveremo in una situazione in cui tutti i paesi chiederanno, abbastanza giustificatamente, un’eccezione, dove sarà allora l’Unione europea? Dove sarà il progetto che hanno battezzato i padri fondatori? Questo è ciò che intendo. Forse dovremo arrivare a quel punto, ma vorrei ci arrivassimo dopo aver tentato di riunire assieme tutta la famiglia.

Desidero dire inoltre a coloro che sono preoccupati per la Croazia che naturalmente sono favorevole alla prosecuzione dei negoziati, e ritengo che sarebbe un grave errore chiudere le porte dell’Europa ai Balcani, poiché questi ultimi hanno bisogno della pace e della democrazia che l’Unione può portare loro, ma non tornerò sulla discussione di Lisbona.

All’onorevole Bielan vorrei dire che non intendo minacciare gli Irlandesi; d’altronde, non sarei in grado di farlo e neanche ci penserei. Mi recherò in Irlanda e ascolterò ma, al contempo, tutti devono capire che nei sondaggi l’80 per cento delle persone dicono di essere a favore dell’Europa; cionondimeno possiamo collaborare con loro senza minacciarli.

L’IVA sul carburante è una proposta francese; non la voglio imporre a nessuno. Vorrei solo richiamare la vostra attenzione sul fatto che sono convinto che il prezzo del petrolio continuerà ad aumentare. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo ai nostri cittadini.

Ogni anno si produce il 3 per cento in meno di petrolio poiché le riserve si esauriscono, e si consuma dal 2 al 3 per cento di petrolio in più, a causa dei paesi emergenti. Penso semplicemente che l’IVA sia una tassa proporzionata al prezzo. Se domani il petrolio costerà 175 dollari al barile, saremo in grado di continuare, senza dire nulla, a ricevere il 20 di tasse sui prezzi del petrolio in ascesa? Questa è la domanda che vorrei porvi. Assieme al Presidente della Commissione, riferiremo in merito a ottobre. Cercherò di portarlo verso le mie convinzioni, e vedremo quale sarà il risultato.

Per quanto riguarda l’Ucraina, si terrà un Vertice, e faremo avanzare il processo. Dobbiamo incoraggiare questo paese a intraprendere la strada della democrazia e dobbiamo avvicinarlo all’Unione europea. L’Ucraina non è insignificante, ha 42 milioni di abitanti. Non è una piccola decisione. Per il momento, siamo al punto di un’associazione, ma chiunque cammini per le strade di Kiev può notare che è una capitale europea.

Onorevole Langen, desidero ringraziarla per i suoi complimenti,che mi hanno davvero emozionato. Ho apprezzato il riferimento a Tony Blair. Non so se è questa la ragione per cui lo ha citato, ma ritengo che Tony Blair sia uno degli uomini di Stato che hanno fatto molto per l’Europa, e molto per il suo paese, e sinceramente non so se gli dispiacerà se lo dico, ma in molti ambiti credo che abbia recuperato credito e forza nel dibattito politico britannico nonché europeo. Credo che in Europa abbiamo bisogno di leader e che nel suo momento Tony Blair era senza dubbio uno di questi leader.

Questo mi segnerà per essermi spinto ancora di più a sinistra, anche se ho notato che non ci sono sempre complimenti per Tony Blair da quella parte dello spettro politico.

Sì, onorevole Goebbels, gli altri devono compiere uno sforzo, e questa è esattamente la questione che verrà sollevata nel corso dei negoziati sul cambiamento climatico, ma l’Europa ha bisogno di fare da esempio. Non sono ingenuo nel dirlo. Ritengo che abbiamo maggiore credibilità se mettiamo in pratica ciò che predichiamo. Qualcuno potrebbe dire che è meglio aspettare. Personalmente, credo che dobbiamo correre il rischio di agire. Fondamentalmente, onorevole Goebbels, la mia filosofia politica è che nulla è peggio del non agire. Il peggior rischio è di non correre rischi.

Onorevole Cavada, lei ha ragione, occorre rispondere a queste paure. La ringrazio per il suo appoggio.

Per quanto riguarda l’Unione per il Mediterraneo, vorrei dire che da parte mia, dando seguito a quanto affermato dal Presidente Barroso, non c’è alcuna critica al processo di Barcellona. Vorrei comunque dire che Barcellona è stata una buona idea, ma esisteva un problema nel corso del suo vertice. Per quanto ricordi, era presente solo un capo di Stato arabo, il Primo Ministro Abu Mazen. In quale modo pensate che possiamo creare un’Unione per il Mediterraneo, avvicinando tra loro i paesi settentrionali e meridionali, se il versante meridionale non viene?

Al Vertice di Parigi, credo, comunque può correggermi dopo Bernard Kouchner, che saranno presenti tutti i capi di Stato arabi. Sarà una minima differenza, ma per me è fondamentale.

Inoltre, vorrei dire all’onorevole Zahradil che non si tratta di creare una crisi per quanto riguarda Lisbona, ma dovremmo anche evitare di agire come se niente fosse. Non dovremmo drammatizzare, ma al contempo resta preoccupante che i tre referendum nell’Unione europea abbiano avuto esito negativo, il che è accaduto certamente per altri motivi, ma resta il fatto che alla fine non è un segnale particolarmente incoraggiante.

Non risponderò all’onorevole Napoletano poiché il Presidente Barroso le ha già fornito una buona risposta.

Onorevole Sánchez-Neyra, sì, occorre vi sia una dimensione europea dello sport, e penso che potrebbe essere positiva solo se le statistiche per le Olimpiadi fossero contate per singolo paese, ma con una colonna specifica per le medaglie europee. Questo sarebbe un modo di dimostrare che siamo presenti anche nell’Europa dello sport.

Onorevole Désir, le ho risposto per quanto riguarda gli standard nel mercato del lavoro. Relativamente alla politica sociale, abbiamo una discussione famosa. Le 35 ore settimanali non sono sufficienti per vincere le elezioni, o per disporre di un’autentica politica sociale. Vorrei aggiungere che il motivo per cui mi sono così preoccupato di superare il codice rigido e automatico delle 35 ore settimanali in Francia, è esattamente in nome di un’armonizzazione europea, poiché nessun altro paese l’ha seguita su quel percorso. Nessuno. Neanche uno. Compresi i governi socialisti europei. Pertanto, veda, sono molto felice che ci venga chiesta l’armonizzazione sociale, ma vorrei dire ai nostri amici socialisti francesi che l’armonizzazione sociale non prevede di sostenere idee in Francia che nessun altro in Europa sostiene, in quanto è un’eccezione e il nostro paese ne soffre di conseguenza.

Desidero ringraziare l’onorevole Buzek per l’impegno europeo della Polonia, di cui non ho mai dubitato. La Polonia è uno dei sei paesi più popolosi d’Europa, ed è proprio per questo che mi rivolgo al Presidente Kaczynski dicendogli che abbiamo bisogno della sua firma, poiché la Polonia non è un paese europeo qualsiasi. E’ estremamente importante, è un simbolo, e naturalmente dobbiamo limitare la crisi istituzionale alla sola questione dell’Irlanda.

Onorevole Barón Crespo, Doha, sì, ne ho parlato con il Presidente Barroso e con Gordon Brown, ma in breve Doha va bene, ma non a qualsiasi prezzo. Vorrei difendere due concetti che mi stanno a cuore. Prima di tutto, mi è stato detto che in mancanza di un accordo, non ci sarà nessuna crescita. Mi scusi, ma da sette anni non c’è un accordo, e per sei anni il mondo ha attraversato una crescita senza precedenti. L’accordo dell’OMC è preferibile a non aver nessun accordo, ma non deve essere affermato che in mancanza di un accordo non può esserci crescita. Abbiamo avuto crescita per sei anni.

In secondo luogo, quanto attualmente sostengono il Presidente Barroso, il primo ministro canadese e persino Angela Merkel è che non è abbastanza valido. Il Brasile non sta compiendo alcuno sforzo per quanto riguarda la riduzione delle barriere tariffarie nell’industria; nessuno sforzo sui servizi. Inoltre, che cosa si può dire della chiusura del mercato cinese? Non esiste un’eccezione francese da questo punto di vista. Prima di tutto, quale Presidente in carica del Consiglio, devo difendere lealmente la posizione dell’Unione. Tuttavia, in questi termini, non ho sentito nessuno, neanche il governo britannico, affermare che l’accordo dovrebbe essere firmato in questa fase dei negoziati. Siamo pertanto unanimi in Europa, anche se non per le stesse ragioni, nel dire che la situazione attuale, non è sufficientemente positiva; che l’Europa ha compiuto ogni sforzo e non può continuare a farlo se le altre grandi regioni del mondo non sono impegnate ad andare avanti. Da questo punto di vista, credo che siamo tutti concordi.

All’onorevole Zappalà vorrei dire che lo ringrazio per il suo sostegno alla politica europea in materia di immigrazione, e all’onorevole Gurmai che ritengo che la parità tra uomini e donne sia molto importante, ma non so se le sue osservazioni riguardassero anche me. In ogni caso, il fatto che sia ungherese è già un vantaggio innegabile.

Per quanto riguarda l’onorevole Varvitsiotis, sono perfettamente consapevole che esiste una crisi d’identità europea, e forse anche che il Parlamento europeo potrebbe aiutare tutte le istituzioni con questa questione. Perché non immaginare una vera discussione, Presidente Pöttering, su cosa sia l’identità europea? Questo è un argomento adatto alla discussione parlamentare europea, più che un problema per i capi di Stato o di governo. Forse il Parlamento europeo potrebbe persino organizzare discussioni sull’argomento, nel qual caso verremo a comunicarvi la nostra opinione. Personalmente, ritengo che sia più un compito del Parlamento definire l’identità europea che dei governi, che naturalmente si occupano dell’amministrazione quotidiana in ognuno dei rispettivi paesi. Se esiste di fatto un luogo in cui l’identità europea dovrebbe essere definita, penso e spero che il Presidente Barroso concordi, non è il Consiglio europeo, o la Commissione, ma prima di tutto il Parlamento europeo.

Desidero rispondere all’onorevole Karas, che ha affermato che devo dimostrare diplomazia. Sì, capisco, cercherò di essere diplomatico. Auspico che da parte sua non si domandasse se il mio temperamento non mi impedisse di essere diplomatico. Non è semplicemente una questione di essere debole ma abile, o dinamico ma goffo. Forse è anche possibile essere sia dinamico che abile ma, in ogni caso, la ringrazio per avermi dato l’opportunità di dimostrarlo.

(Vivi applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. − Molte grazie, Presidente Sarkozy. Sono un eurodeputato da 29 anni, e non ricordo un periodo in cui un Presidente in carica del Consiglio ha trascorso tre ore e mezza discutendo con noi e rispondendo a ogni intervento. Attendiamo con ansia la sua prossima visita.

Questo punto dell’ordine del giorno è chiuso.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
MPphoto
 
 

  Roberta Alma Anastase (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ritengo che la Francia abbia assunto la Presidenza dell’Unione europea in un momento cruciale, in cui l’Europa è in cerca di risposte adeguate alle numerose sfide di natura strategica.

La Francia ha il compito di garantire la continuità del processo di ratifica del Trattato di Lisbona, dell’impegno in ambito energetico e del consolidamento della politica di difesa e di sicurezza dell’Unione europea. Esprimo il mio appoggio a queste priorità della Presidenza francese e auspico che la loro realizzazione sia un successo.

Quale membro della commissione per gli affari esteri e relatrice sulla cooperazione per il Mar nero, vorrei concentrarmi su un aspetto importante da promuovere nella politica estera dell’Unione europea. Accolgo con favore l’iniziativa della Francia di consolidare la politica di vicinato europea, ma ribadisco il fatto che la dimensione orientale debba ricevere la stessa attenzione e il medesimo coinvolgimento della dimensione mediterranea.

Tale obiettivo dovrebbe valere anche per i rapporti bilaterali, nel contesto dei negoziati sui futuri rapporti contrattuali comunitari, nonché per i rapporti multilaterali, nell’ambito della sinergia per il Mar Nero.

Infine, la Francia assumerà la Presidenza dell’Unione europea nel corso dell’Anno del dialogo interculturale e dovrebbe proseguire con successo le iniziative in questo campo.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Desidero innanzi tutto accogliere con favore l’impegno europeo del Presidente in carica del Consiglio, Nicolas Sarkozy, e la sua opinione per quanto riguarda le attuali sfide che l’Unione deve affrontare.

Appoggio la dichiarazione politica secondo cui le nuove istituzioni basate sul Trattato di Lisbona sono essenziali, e senza di esse sarebbe irresponsabile considerare altre adesioni. L’Europa dei risultati deve tener conto delle aspettative dei cittadini e dimostrare a se stessa di essere una soluzione, non un problema.

Sono favorevole all’idea di disporre di un meccanismo alle frontiere che consenta una concorrenza leale e non distorta, considerando l’impatto delle misure ambientali connesse alle questioni energetiche e climatiche.

La priorità di una politica europea in materia di immigrazione legale è anche una necessità umana, economica e sociale. Desidero congratularmi con Brice Hortefeux per il suo eccellente lavoro sul Patto europeo sull’immigrazione.

Per quanto riguarda la difesa europea, le posizioni coraggiose del Presidente ci consentiranno di proseguire su questa difficile questione, in particolare attraverso il coinvolgimento di soldati di tutte le popolazioni, e il sostegno all’emergenza di un’industria europea degli armamenti.

Il Presidente fa bene a difendere la PAC, che non è mai stata più necessaria.

Infine, desidero sottolineare la necessità di un migliore dialogo politico con la BCE, al fine di ottenere una governance economica europea che sia in linea con l’attuale domanda globale.

 
  
MPphoto
 
 

  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. – Grazie Presidente. Intendo fare gli auguri di buon lavoro al Presidente Sarkozy che oggi prende in mano per sei mesi le sorti del Consiglio. Purtroppo nubi si addensano sul futuro dell’Unione Europea: il paradossale voto dell’Irlanda (che proprio grazie ai fondi UE è divenuta la “Tigre Celtica” che conosciamo), la crisi di Governo in Austria, i proclami del Presidente polacco, sono tutti segnali preoccupanti. Dobbiamo trovare la forza e la capacità per rilanciare un percorso europeo che deve tornare a suscitare entusiasmo ed emozione nei cittadini, che ancora percepiscono l’Unione come un qualcosa di distante ed un po’ astruso. Colgo inoltre questa occasione per lanciare una provocazione al Presidente: per riavvicinare i cittadini all’Unione, vanno mandati dei segnali concreti. Sarebbe eccellente se il Presidente Francese avviasse una discussione seria per il superamento della doppia sede del Parlamento: concentriamo tutte le attività a Bruxelles ed evitiamo la trasferta mensile a Strasburgo (la cui sede potrebbe essere utilizzata ad altri scopi, ad esempio per il Polo Tecnologico di Eccellenza): questa “gita” rappresenta infatti un enorme ed ingiustificato dispendio di risorse economiche ed energie

 
  
MPphoto
 
 

  Ivo Belet (PPE-DE), per iscritto. – (NL) La Presidenza francese ha fissato le giuste priorità, per esempio il clima, l’immigrazione e la difesa, tuttavia desidero concentrarmi su un aspetto che riceve meno attenzione ma è ugualmente estremamente importante per i giovani e l’intero settore sportivo in Europa.

La Presidenza francese appoggia la regola del “6+5” nello sport: un limite al numero di giocatori stranieri. Gli obiettivi sono positivi: costringere i club a investire maggiormente nella loro formazione dei giovani e quindi dirigersi in qualche modo verso il ripristino dell’equilibrio competitivo. Il Parlamento concorda con questo totalmente.

Da qui, il nostro sostegno alla regola dei “giocatori locali” che, nonostante in modo più modesto, ha lo stesso obiettivo. La questione è se la regola del 6+5 sia più fattibile a livello europeo. Essa è in contrasto con la libera circolazione dei lavoratori e può essere applicata unicamente se si formula una deroga al Trattato dell’Unione europea, e siamo ben lontani da questo tipo di azione. E’ poco probabile che la Corte di giustizia ammetta mai una cosa simile, anche alla luce del nuovo articolo sullo sport contenuto nel Trattato di Lisbona.

Noi in Parlamento desideriamo unirci alla ricerca di una soluzione che sia benefica per il calcio europeo. Stiamo chiedendo semplicemente una soluzione sicura, che non affondi il calcio nella confusione. Nessuno ha bisogno di un secondo Jean-Marc Bosman.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Il Presidente Sarkozy ha occupato quasi un terzo del suo discorso nella difesa del Trattato di Lisbona e nel continuare a esercitare pressione e ricattare l’Irlanda, dimenticando quanto prevedono le stesse norme comunitarie circa l’entrata in vigore di un nuovo Trattato, la ratifica da parte di tutti gli Stati membri. Bene, se una maggioranza degli irlandesi lo ha respinto, allora il Trattato è morto e sepolto. Le ratifiche non dovrebbero continuare. Insistere sulla ratifica del Trattato è un atteggiamento antidemocratico.

Un’altra priorità è la politica in materia di immigrazione rafforzata, in cui si distingue la direttiva sul rimpatrio, altrimenti conosciuta come direttiva della vergogna, per la sua inosservanza dei diritti umani fondamentali e il trattamento degli immigrati clandestini come criminali e non come persone fuggite dalla fame nei loro paesi, cercando un futuro migliore per se stesse e le loro famiglie.

La questione sociale è stata completamente trascurata. Il Presidente è consapevole dell’esistenza dell’opposizione alle proposte di modifica della direttiva sull’orario di lavoro e alle proposte che il Consiglio ha approvato e inviato al Parlamento europeo, mirando all’indebolimento dei diritti dei lavoratori, aprendo le porte a una settimana lavorativa in media più lunga fino a 60-65 ore, e alla deregolamentazione dell’occupazione nonché a retribuzioni inferiori.

 
  
MPphoto
 
 

  Bogdan Golik (PSE), per iscritto. (PL) Desidero esprimere l’auspicio che i sei mesi di Presidenza francese siano segnati da un lavoro proficuo ed efficace per il bene di tutti i cittadini di un’Europa unita.

A questo punto, dovrei sottolineare l’importante significato dell’agricoltura per la Comunità europea. In Polonia, per esempio, nel 2005 oltre il 17 per cento degli occupati lavorava nel settore agricolo. La questione dell’agricoltura è di importanza indiretta per gli Stati membri, e in questo caso mi riferisco principalmente al problema della sicurezza alimentare nel contesto dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari sui mercati mondiali.

Auspico che la Presidenza francese porti una soluzione a numerose questioni controverse connesse al modello agricolo europeo. L’Europa non ha il clima o le condizioni agricole che le consentono di offrire sostegno a tutti i suoi agricoltori. Il costo della produzione di carne, latte o cereali sarà sempre più elevato nel nostro continente che in America latina, negli Stati Uniti o in Australia. Dobbiamo tener presente che anche questi paesi sostengono i loro agricoltori.

Ritengo che i prezzi più elevati dei prodotti agricoli stiano creando un’opportunità di sviluppo per l’agricoltura europea. Tuttavia, esiste il pericolo che il reddito aggiuntivo venga intercettato dalle agenzie intermedie; in altre parole, un aumento dei prezzi dei generi alimentari provoca una crescita sproporzionata nel costo dei metodi di produzione agricola. Ne consegue che il reddito in eccesso viene assorbito dalle agenzie intermedie.

L’agricoltura rimane un importante settore economico. Le condizioni in base alle quali funziona attualmente devono cambiare, ma le priorità principali restano nel settore, come garantire un livello dignitoso di reddito per gli agricoltori nonché la sicurezza alimentare.

 
  
MPphoto
 
 

  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Dopo che Sarkozy ha gettato fumo negli occhi del suo popolo, dichiarando che avrebbe rispettato la volontà espressa nel referendum del 2005, in cui è stata rifiutata la “Costituzione europea”, approvando al contempo il “mini-Trattato”, che fondamentalmente rimaneggia il contenuto del Trattato respinto, presentandolo in un’altra forma ed evitando un altro referendum, adesso si trova con l’incarico del processo avviato da Angela Merkel, ossia, un nuovo tentativo di imporre il Trattato federalista, neoliberale, militarista, già rifiutato tre volte.

Considerata la profonda crisi del capitalismo, le grandi imprese e le importanti potenze dell’Unione europea, in particolare Francia e Germania, stanno mostrando la “soluzione” procedendo in modo spedito con politiche federaliste, neoliberali e militariste, nonché con questo progetto di Trattato, che cerca di consolidare le basi di un “superStato” inteso a rafforzare i meccanismi di intervento imperialisti in stretta collaborazione con gli Stati Uniti e la NATO.

A tal fine, sono aumentati le pressioni e i ricatti (l’allargamento, l’Unione europea a due velocità, eccetera). Sorda, muta e cieca dinanzi alla volontà espressa dal popolo irlandese, l’Unione europea sta cospirando affinché quest’ultimo indica un altro referendum nel 2009, ancor prima delle elezioni del Parlamento europeo.

 
  
MPphoto
 
 

  Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. (HU) Uno dei compiti più importanti della Presidenza francese sarà quello di coordinare gli obblighi in materia di cambiamento climatico degli Stati membri. E’ molto importante che riduciamo le emissioni di gas serra a livello comunitario. Ciò può accadere se prendiamo sul serio il protocollo di Kyoto, e riduciamo le emissioni costantemente e in modo significativo rispetto al 1990 su base annua, conformemente alle sue disposizioni.

Sarebbe certamente scandaloso se gli Stati membri, che tra il 1990 e il 2005 non hanno ridotto ma aumentato le loro emissioni, adesso ricevessero una ricompensa dall’Unione europea e continuassero a mantenere il loro vantaggio, contrario al protocollo di Kyoto. Sarebbe ancora più oltraggioso se gli Stati membri che prendono sul serio il protocollo di Kyoto e riducono onestamente le loro emissioni, tra cui l’Ungheria, fossero puniti con ulteriori restrizioni. Auspico che la Presidenza francese non accetti mai questa beffa nei confronti del Protocollo di Kyoto nonché tale discriminazione negativa dei nuovi Stati membri, compreso il mio paese d’origine.

 
  
MPphoto
 
 

  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. (PL) Desidero ringraziare il Presidente francese per un discorso che ha sollevato molti dei principali problemi dell’Unione europea. E’ vero che dobbiamo considerare il modo in cui liberare l’Europa dalla sua crisi. E’ di scarsa consolazione il fatto che virtualmente tutto il mondo si trovi in una situazione non lontana dall’essere critica. Ciò ha una dimensione economica e sociale. Mi riferisco alla minaccia della fame in molte regioni del mondo, poiché i prezzi dei prodotti alimentari stanno aumentando in modo esorbitante, nonché alla sicurezza energetica e alla condizione ambientale. Il sistema finanziario mondiale sta diventando sempre più instabile. Per quale motivo lo sottolineo? Poiché non ci possiamo permettere di essere bigotti. Attualmente, i circa 500 milioni di cittadini dell’Unione europea costituiscono meno dell’8 per cento della popolazione mondiale, e tra 40 anni tale proporzione sarà appena alla soglia elettorale del 5 per cento. Il nostro punto di vista europeo non deve dunque trascurare i valori di un ordine più elevato connesso al mantenimento di una civilizzazione euroatlantica. Questo ha anche una dimensione etica.

In ciascun paese dell’Unione europea, quindi, dobbiamo prestare la dovuta attenzione alla famiglia che, pur essendo una minuscola comunità, è al contempo la pietra miliare dell’intera Comunità europea. Non dovremmo perdere di vista tale concetto. Se lo facciamo, perderemo la sensibilità, come stiamo facendo adesso, abusando della parola “matrimonio”, impiegandola per unioni che matrimoni non sono. E’ vero che necessitiamo di nuovi quadri giuridici, ma devono poter essere compresi dalle persone. I cittadini comunitari sono soggetti ad azioni intraprese dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione. Stiamo semplicemente svolgendo un servizio, ed è esattamente in considerazione di ciò che valutiamo il caso dell’Irlanda.

 
  
MPphoto
 
 

  Filip Kaczmarek (PPE-DE), per iscritto. (PL) Come generalmente anticipato, una delle priorità della Presidenza francese è diventata la questione della ratifica del Trattato di Lisbona. Inaspettatamente per alcuni osservatori, tuttavia, l’elemento principale all’inizio della Presidenza francese è la Polonia o, per essere precisi, non tanto la Polonia quanto il Presidente polacco, Lech Kaczyński. Non capisco gli argomenti addotti dal Presidente polacco nel rifiutare di firmare i documenti di ratifica del Trattato di Lisbona. Il Trattato è stato ratificato dal Sejm e dal Senato. Non è accaduto nulla per rinviare la firma del Presidente. Il Trattato, per esempio, non contiene nulla che faccia riferimento al Tribunale costituzionale. Ciò sembra essere mancato rispetto per il Parlamento e violazione di un accordo con il Primo Ministro, Donald Tusk. Concordo con il Presidente in carica del Consiglio sul fatto che questo è un problema non solo di natura politica, ma anche etica. La Polonia ha negoziato il Trattato, l’ha firmato e, in conformità della normativa internazionale è obbligata a procedere con la ratifica. Auspico inoltre davvero che, entro la fine della Presidenza francese, la situazione relativa alla ratifica del Trattato cambi presto e che gli atteggiamenti siano di gran lunga migliori di quanto non lo siano attualmente.

 
  
MPphoto
 
 

  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. (FI) Signor Presidente, rispetto il chiaro auspicio del Presidente in carica del Consiglio, Nicolas Sarkozy, di adottare un approccio ambizioso nei confronti del pacchetto comunitario in materia di clima e di energia, al fine di realizzare una Convenzione in tale ambito nel corso della Presidenza francese. Mi auguro che quest’ultima affermi prima di tutto che le sfide del cambiamento climatico sono finalmente al cuore della politica.

Tuttavia, desidero ricordare al Presidente in carica del Consiglio la serietà del compito, lo scambio delle quote di emissione è uno strumento di mercato molto significativo e riguarda così tante persone che non possiamo permetterci di aspirare al tipo di calendario politico che procede a spese dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Altrimenti, la Francia potrebbe finire con un palmo di naso, della qual cosa non potremmo essere orgogliosi.

Il mese scorso ho tenuto un seminario in cui le organizzazioni ambientali, gli istituti di ricerca e gli organi coinvolti nello scambio delle quote di emissione hanno potuto esprimere le loro opinioni sui suoi effetti economici. Il messaggio che ho ricevuto era chiaro: la proposta della Commissione si tradurrà in costi molto più elevati senza apportare un pari vantaggio economico. Mi riferisco alla preoccupante analisi McKinsey sul problema. Il regime di scambio di quote di emissione deve essere migliorato. La situazione è grave. Non saremo in grado di impiegare quale cavia l’industria europea, che ben si occupa dei suoi affari, a meno che il sistema non venga gestito in modo disordinato. E’ meglio una mancata realizzazione che una realizzazione fallimentare.

Ritengo che possiamo ottenere un buon risultato in tempo, ma sono necessarie alcune modifiche essenziali. Le emissioni di carbonio non saranno evitate da pie speranze e promesse, a meno che non facciano parte della stessa direttiva. Dovremmo restare fermi sulla riduzione degli obblighi, ma la procedura è molto aperta alla discussione. In Parlamento abbiamo dimostrato ampio coraggio rispetto al modo in cui la Commissione si è occupata delle alternative prese in considerazione. Signor Presidente in carica del Consiglio, le chiederei di informarsi su questo.

 
  
MPphoto
 
 

  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. (RO) Signor Presidente, lei ha presentato un programma estremamente ambizioso, che auspico venga portato a termine con successo.

Il patto sull’immigrazione è una priorità necessaria al fine di ridurre l’immigrazione clandestina e realizzare una politica comune in materia di migrazione legale.

Cionondimeno, vorrei sottolineare un aspetto che lei dovrebbe prendere in considerazione prima di avviare le azioni previste: il patto dovrebbe comprendere una serie di azioni che tengano conto delle limitazioni sul mercato del lavoro europeo, imposte ai lavoratori di determinati nuovi Stati membri.

Non è normale che la migrazione economica dai paesi terzi superi la libera circolazione tra i paesi all’interno dell’Unione.

Esistono Stati membri in cui sono attualmente in vigore disposizioni transitorie, che regolano l’accesso al mercato del lavoro per i lavoratori comunitari.

Una volta in vigore la politica in materia di migrazione legale, esiste il rischio che i cittadini europei siano svantaggiati rispetto ai cittadini dei paesi terzi.

A questo proposito, vorrei congratularmi con la Francia, che il 1° luglio ha compiuto il primo passo in tale direzione, quando ha aperto il suo mercato del lavoro ai cittadini dei paesi che hanno aderito all’Unione nel 2004.

Auspico che la Romania e la Bulgaria ricevano lo stesso trattamento al più presto e invito gli altri Stati membri a seguire l’esempio della Francia.

 
  
MPphoto
 
 

  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto.(EN) La Francia ha assunto l’incarico di gestire l’agenda europea per sei mesi in un contesto difficile, creatosi dopo che l’Irlanda ha respinto il Trattato di Lisbona.

Il Programma della Presidenza francese dell’Unione europea è ambizioso, ma dovrebbe essere anche consapevole delle aspettative della popolazione. L’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro dimostra che solo il 52 per cento dei cittadini comunitari ritiene che l’appartenenza all’Unione europea sia positiva per il proprio paese. Esiste quindi la necessità di una strategia intesa a rendere consapevoli i cittadini europei che gli interessi comuni sono molto più importanti da un punto di vista economico e politico rispetto agli aspetti che ci differenziano.

Ovviamente, la priorità della Presidenza francese è l’individuazione di un metodo di assorbimento del difetto irlandese poiché il processo europeo deve proseguire, dato che il Trattato di Nizza blocca l’allargamento.

Per quanto riguarda la seconda priorità della Presidenza francese dell’Unione europea, la politica agricola comune e la sua preparazione alle sfide future, si dovrebbe affermare che il mantenimento di un sistema a pagamento unico è applicabile in Romania dal 2013. Quale anche beneficiario della PAC, la Romania riceverà quest’anno 735 milioni di euro in aiuti europei diretti per gli agricoltori rumeni.

 
  
MPphoto
 
 

  Martine Roure (PSE), per iscritto.(FR) Mi limiterò a due osservazioni:

– è assolutamente impossibile chiedere asilo in 27 paesi. Abbiamo il regolamento “Dublino II”, che definisce la questione della responsabilità del paese ospitante. Tuttavia, è vero che esistono ancora differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda il riconoscimento della protezione interna, e questo è un problema reale.

– Il secondo aspetto di cui vorrei occuparmi è il problema fondamentale degli esseri umani nel mondo. In quale modo possiamo vivere tutti insieme in un mondo globalizzato? Dobbiamo affrontare le cause di base che inducono alcune persone disperate a lasciare i loro paesi e, dal mio punto di vista, il Patto europeo sull’immigrazione non raggiunge il giusto equilibrio tra la lotta ai trafficanti, la promozione dell’immigrazione legale e la creazione di ambiziose politiche di co-sviluppo.

 
  
MPphoto
 
 

  Katrin Saks (PSE), per iscritto. (ET) Quest’anno è un’opportunità per l’Unione europea di guardarsi allo specchio e osservare se le decisioni adottate lo scorso anno sono state fruttuose. L’anno scorso ha assistito all’inizio del piano d’azione in materia di ambiente e di energia, inteso a ridurre i gas serra e combattere il riscaldamento climatico. Abbiamo discusso di una politica comune in materia di migrazione per l’Europa e poco tempo fa abbiamo avuto testimonianza dell’enorme aumento dell’immigrazione clandestina. Abbiamo inoltre affrontato le questioni della protezione: le forze comuni europee hanno svolto operazioni militari nel resto del mondo e dal 2004 abbiamo creato gruppi di combattimento comunitari e unità di risposta alle emergenze.

La nuova Presidenza, nella persona del Presidente Nicolas Sarkozy, ha portato novità e promesse alla politica europea, ci ha dato l’idea di un mini accordo, e ha adottato un nuovo approccio nei confronti dei nuovi Stati membri. Ce ne sono molti esempi. Attraverso la sua guida e iniziativa saremo certamente in grado di lanciare o accelerare molti progetti impegnativi.

Grazie a questo desiderio di sottolineare che il paese che detiene la Presidenza non gestisce in modo separato le questioni europee, ha comunque il diritto di proporre alcuni argomenti per l’ordine dei lavori. Il fatto che la Presidenza non sia responsabile per le decisioni adottate in sede di Consiglio europeo è una questione per lei fondamentale, sulla quale dovrebbe concentrare il suo mandato, anziché essere una parte decorata di promesse vuote. Auspico davvero e soprattutto che la Presidenza francese sia in grado di infondere speranza negli europei per progetti specifici.

 
  
MPphoto
 
 

  Toomas Savi (ALDE), per iscritto.(EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, nel corso dell’ultimo Vertice europeo a Bruxelles, è stata discussa la creazione dell’Unione per il Mediterraneo, un’iniziativa significativa per l’intera regione del Mediterraneo nonché una priorità per la Presidenza francese.

Tuttavia, auspico realmente che, al momento di sottolineare l’Unione del Mediterraneo durante questa Presidenza, la regione del Mar Baltico e la strategia per il Mar Baltico non vengano trascurate. Il Mar Baltico è diventato essenzialmente un lago dell’Unione europea, con otto Stati membri che lo circondano dal 2004. La strategia per il Mar Baltico riguarda i settori ambientale, economico, culturale, dell’istruzione e della sicurezza, fornendo un programma sostenibile per lo sviluppo di tale regione.

Mi avrebbe fatto molto piacere se la Presidenza francese avesse occupato del tempo per affrontare le questioni relative al Mar Baltico, e rendere prioritario il Mediterraneo non significa perdere interesse per questa regione.

Ricordando la Presidenza svedese del prossimo futuro, sarebbe ragionevole iniziare a occuparsi della strategia per il Mar Baltico al fine di garantire maggiore coerenza tra le Presidenze.

 
  
MPphoto
 
 

  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. (RO) Nei prossimi sei mesi, la Presidenza francese avrà una grande responsabilità per il futuro dell’Unione europea.

L’Unione ha bisogno del Trattato di Lisbona. Il quadro istituzionale esistente, con il requisito di unanimità per talune decisioni, è molto rigido. Inoltre, il Trattato di Lisbona aumenta il grado di democratizzazione, accresce il potere dei parlamenti nazionali e introduce la procedura di codecisione per la maggior parte degli ambiti.

La Presidenza francese dovrebbe inoltre sostenere la politica agricola comune consentendo agli agricoltori europei di produrre di più.

Assieme a tutti gli Stati membri, la Presidenza francese dovrebbe trovare soluzioni all’impasse dell’Unione conseguente al referendum irlandese.

L’attuale Presidenza ha annunciato le sue priorità per il prossimo periodo: cambiamento climatico, immigrazione, politica agricola comune, difesa e sicurezza dell’Unione.

Il prossimo autunno, a Copenaghen, l’Unione parteciperà alla conclusione di un accordo internazionale post-Kyoto. L’Unione dovrebbe dare un esempio di azione nella lotta al cambiamento climatico e, per questo motivo, l’adozione del pacchetto in materia di energia e di cambiamento climatico dovrebbe essere uno degli obiettivi principali per la Presidenza francese.

 
  
MPphoto
 
 

  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. (EN) Nessuno è in grado di spiegare i motivi del risultato del referendum in Irlanda.

Una norma diventa legge sulla base dell’approvazione universale dei cittadini. Il suo significato dovrebbe corrispondere alla convinzione circa l’unità di tutti. Un suo connazionale, un pensatore che riposa nel Pantheon, Rousseau, scrisse che “Ogni legge che il popolo in persona non abbia ratificata è nulla, non è una legge.” Questo è il motivo per cui le persone dovrebbero controllare i governi che minacciano di usurpare i loro diritti. Ma in quale modo si presume che il popolo assuma il controllo attraverso uno strumento che non comprendono, la cui struttura è complicata e poco chiara come quella dell’ultimo Trattato?

Non ho alcun dubbio che lei desideri apparire, per parafrasare Dominique de Villepin, in questo “tempio” del Parlamento europeo quale “guardiano di un ideale e di una coscienza”. Tuttavia, confido che sarà più interessato nel trasmettere all’opinione pubblica le informazioni relative alle piattaforme di realizzazione comune degli interessi europei che, in cambio, possono consentire ai mezzi di informazione di trattenersi dalla sua vita privata per concentrarsi sulla sua vita politica.

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 13.40, è ripresa alle 15.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. GÉRARD ONESTA
Vicepresidente

 
Note legali - Informativa sulla privacy