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Procedura : 2008/0041(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0208/2008

Testi presentati :

A6-0208/2008

Discussioni :

PV 01/09/2008 - 18
CRE 01/09/2008 - 18

Votazioni :

PV 02/09/2008 - 5.15
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Testi approvati :

P6_TA(2008)0383

Resoconto integrale delle discussioni
Lunedì 1 settembre 2008 - Bruxelles Edizione GU

18. Uso del sistema di informazione visti (SIV) a norma del codice delle frontiere Schengen (discussione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente . − L’ordine del giorno reca la relazione di Mihael Brejc, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 562/2006 per quanto riguarda l’uso del sistema di informazione visti (SIV) a norma del codice delle frontiere Schengen [COM(2008)0101 – C6-0086/2008 – 2008/0041(COD)] (A6-0208/2008).

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. − (FR) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare il relatore, l’onorevole Brejc, per il suo lavoro su questa proposta. E’ stato compiuto un passo importante che ci consentirà di trarre pienamente vantaggio dagli strumenti tecnici disponibili per rendere sicuri i nostri confini esterni.

E’ estremamente importante impiegare il sistema di informazione visti (SIV) per garantire che i controlli effettuati ai confini esterni siano efficienti. Il SIV fornisce un collegamento affidabile tra il titolare del visto, il visto e il passaporto al fine di impedire che siano utilizzate identità false.

I massimi vantaggi di tale sistema saranno ottenuti soltanto con l’introduzione di dati biometrici. Lo strumento legislativo in agenda stabilirà, una volta adottato formalmente, le norme comuni volte a garantire l’uso efficiente e armonizzato del SIV ai nostri confini esterni.

Senza norme comuni, quei valichi di frontiera in cui il SIV non è impiegato sistematicamente potrebbero essere utilizzati da immigrati illegali e da criminali. Modificando il codice delle frontiere Schengen, saranno stabilite tali norme comuni.

Posso quindi sostenere pienamente il compromesso raggiunto e congratularmi con il Parlamento europeo e il Consiglio per l’accordo in prima lettura.

 
  
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  Mihael Brejc, relatore. (SL) Desidero ringraziare il Commissario per le sue parole gentili. Il Parlamento è coinvolto in un processo di cogestione per la modifica del regolamento che disciplina l’uso del sistema di informazione visti. Gli emendamenti al sistema dei visti proposti dalla Commissione inizialmente prevedevano un controllo molto rigoroso dell’ingresso di cittadini di paesi terzi che necessitavano di un visto. Ciò richiede non solo la procedura consueta di accertare l’identità di una persona con il documento, ma anche le impronte digitali. Il regolamento contiene tutte le misure e le condizioni di ricerca affinché le autorità appropriate che gestiscono i controlli ai valichi di frontiera accedano ai dati per la verifica dell’identità e così via, mi asterrò dall’elencare tutti questi controlli.

Secondo questo regolamento, la guardia di frontiera ha accesso al sistema di informazione visti, ove può verificare tutti i dati sul viaggiatore al confine, comprese le impronte digitali. Il regolamento proposto, vale a dire un controllo sistematico con il rilevamento delle impronte digitali dei cittadini di paesi terzi ogni volta (sottolineo ogni volta) che entrano nello spazio Schengen, di certo prolungherebbe i tempi d’attesa ai valichi di frontiera, in particolare nella stagione turistica e all’inizio e alla fine delle giornate festive.

Siccome l’Europa è una potenza economica mondiale, nonché un’interessante destinazione turistica per i cittadini di paesi terzi, che ovviamente hanno bisogno di visti d’ingresso, a mio parere è, o era, necessario semplificare il regolamento in maniera adeguata. Perciò, ho proposto controlli e rilevamento di impronte digitali non sistematici ai valichi di frontiera. Ho pertanto voluto richiamare l’attenzione al fatto che al titolare di visto si rilevano una volta le impronte digitali nel processo di ottenimento del visto, e quindi di nuovo quando fa il suo ingresso nello spazio Schengen allo scopo di un confronto e di una verifica dell’identità.

Ritengo che una simile operazione o una disposizione così rigorosa sia un’esagerazione, poiché in realtà non disponiamo di dati, o stime, sul numero di visti falsificati. Inoltre, rilevare le impronte digitali di persone non sospette è insensato e richiede molto tempo. Nonostante le file separate per i cittadini dell’Unione europea, si formerebbero code alquanto lunghe ai valichi di frontiera, in cui ognuno, in altre parole i cittadini dell’UE e quelli dotati di visto, starebbero in coda durante le giornate festive e le vacanze.

In questa tornata del Parlamento, siamo riusciti in maniera relativamente rapida a ottenere un consenso su un determinato scostamento da disposizioni così rigide, e dopo un dialogo a tre è stato raggiunto anche un compromesso con il Consiglio e la Commissione. La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ha approvato la proposta con una vasta maggioranza, non essendoci stati voti contrari e soltanto due astensioni.

In breve, ritengo che l’attuale regolamento sia valido, poiché garantisce un agevole attraversamento delle frontiere. Anche laddove ci sono numerose persone in coda, la guardia di frontiera esegue la sua valutazione conformemente al regolamento e, se lo dettano le condizioni, svolge un controllo casuale. La decisione di effettuare controlli casuali non riguarda solo la guardia, ma soprattutto i suoi superiori alle frontiere. Penso che abbiamo garantito standard di sicurezza appropriati e allo stesso tempo abbiamo permesso ai viaggiatori di valicare il confine nel più breve tempo possibile.

Consentitemi di cogliere questa opportunità per ringraziare il Consiglio e la Commissione per la loro eccellente collaborazione, e in particolare i relatori ombra, soprattutto l’onorevole Cashman, per alcune buone idee e la loro ricerca attiva di un compromesso.

 
  
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  Urszula Gacek, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signor Presidente, l’ampliamento dello spazio Schengen ha rimosso i controlli frontalieri nella maggior parte dell’UE e ha reso i viaggi quotidiani all’interno di questi confini più rapidi e semplici per i nostri cittadini. Significa inoltre, tuttavia, che i cittadini di paesi terzi che entrano nello spazio Schengen siano controllati efficacemente solo una volta, alla frontiera esterna.

Se i nostri cittadini spesso identificano l’immigrazione illegale con scene drammatiche di imbarcazioni sovraffollate e non adatte alla navigabilità che violano i nostri confini marittimi, o con container di sventurati, vittime della tratta di esseri umani, che attraversano le frontiere terrestri, la realtà è molto più complessa. Circa il 50 per cento degli immigrati illegali entra legalmente nell’UE, ma non lascia il nostro territorio alla scadenza del loro visto. Secondo, i casi di documenti falsificati sono assai diffusi, soprattutto negli aeroporti.

Al fine di ridurre il numero di soggiornanti “fuoritermine”, nonché diminuire il rischio di concedere accesso a persone con documenti falsificati, allo spazio Schengen sarà applicabile un sistema armonizzato e sicuro per verificare la validità dei visti e rilevare le impronte digitali. Tuttavia, come tutti i nostri cittadini che viaggiano sanno, una sicurezza maggiore conduce a disagio e a tempi d’attesa maggiori alle frontiere per i viaggiatori in buona fede. Pertanto, è anche necessario un grado di praticità. Se si ritiene che non ci sia alcun rischio connesso alla sicurezza interna e all’immigrazione illegale, e il traffico alla frontiera è di un’intensità tale che i tempi d’attesa diventano eccessivi, allora è possibile rinunciare alla necessità di rilevare le impronte digitali.

Questo sistema più flessibile può operare per un massimo di tre anni, dopo i quali avverrà una valutazione della sua efficacia. Se miriamo a rendere sicura l’Europa, occorre nel contempo accogliere nello stesso modo i viaggiatori d’affari e i turisti. Credo che il sistema di informazione visti proposto abbia stabilito il giusto equilibrio tra questi due obiettivi.

 
  
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  Michael Cashman, a nome del gruppo PSE. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore per l’eccellente lavoro svolto. I compromessi ottenuti con il Consiglio sono ragionevoli ed efficaci, e lo dico in quanto relatore originale a riguardo del codice delle frontiere Schengen.

La concisione è fonte di saggezza, pertanto non tratterrò ulteriormente quest’Aula, se non altro per ringraziare, come ogni deputato dovrebbe, i due magnifici assistenti, Renaud e Maris, che hanno lavorato con me e che hanno reso il mio lavoro non solo piacevole, ma anche produttivo.

 
  
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  Sarah Ludford, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, in quanto relatrice per il sistema di informazione visti (SIV) e lavorando tuttora sull’emendamento delle istruzioni consulari comuni volte a disciplinare la raccolta effettiva dei dati biometrici, nutro un grande interesse per tutto ciò che tale sistema.

Quando abbiamo deciso in merito al SIV, abbiamo consentito questo periodo di tre anni in cui la verifica potrebbe essere effettuata utilizzando soltanto il vignetta visto, senza le impronte digitali nel SIV. Tuttavia, nutro sentimenti contrastanti in merito al compromesso. Lo approvo, poiché si tratta di ciò che siamo stati in grado di concordare, ma, dall’altro lato, la Commissione ha giustamente affermato che solo un controllo biometrico può confermare con certezza che la persona che intende entrare è quella a cui è stato rilasciato il visto, e quindi si dovrebbe procedere a una consultazione sistematica del SIV, inclusa una verifica biometrica da parte delle guardie di frontiera, per ogni titolare di visto. Pertanto, sono un po’ preoccupata per la deroga e la capacità di eseguire controlli casuali.

Attenderò con impazienza questa relazione dopo tre anni, e garantirò che la flessibilità non sia diventata una lacuna, poiché, naturalmente, se disporremo del SIV, dovremmo applicarlo correttamente.

 
  
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  Tatjana Ždanoka, a nome del gruppo Verts/ALE. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Brejc per la sua eccellente relazione. Apprezziamo la sua puntualizzazione sul fatto che consultare il SIV utilizzando il numero di vignetta visto insieme alla verifica delle impronte digitali crei numerosi problemi. Accogliamo quindi con favore l’introduzione di una deroga in casi eccezionali al fine di consultare il SIV senza la verifica delle impronte digitali.

Ciononostante, a nostro parere, la relazione non è ambiziosa come dovrebbe essere. La deroga, invece, dovrebbe essere una regola generale. Proponiamo che il SIV debba essere consultato in casi eccezionali, laddove esistano dubbi relativi all’identità. E’ noto che il gruppo Verts/ALE si oppone fortemente alla grande introduzione di dati biometrici, finché non si dimostri la sua necessità oltre ogni ragionevole dubbio. Riteniamo che abbia implicazioni decisive per la sicurezza dei dati personali e per i diritti fondamentali. Pertanto, a questo punto, non possiamo votare a favore del regolamento.

 
  
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  Philip Claeys (NI) . – (NL) Signor Presidente, il regolamento prevede giustamente che, per ogni titolare di visto, il sistema di informazione visti (SIV) dovrebbe essere consultato sistematicamente per un controllo biometrico. Si tratta del metodo migliore e più sicuro per verificare l’autenticità di un visto. E’ deplorevole, quindi, che il Parlamento senta la necessità di indebolire il principio introducendo un elenco di situazioni in cui ci accontenteremo di controllare la vignetta d’identificazione e non procederemo con la verifica dei dati biometrici. Esiste quindi il pericolo che, a causa dell’introduzione di tale elenco, i controlli biometrici diventano l’eccezione, anziché la regola. So, ovviamente, che è impossibile eseguire i controlli biometrici di routine in ogni circostanza, ma dovrebbero certamente essere la norma. Nel quadro della lotta contro l’immigrazione illegale, il terrorismo e la criminalità transfrontaliera, in questo caso non possiamo permettere un approccio permissivo e informale.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE) . (HU) Signor Presidente, naturalmente anche l’Ungheria è stata molto lieta di partecipare allo spazio Schengen. Consentitemi di parlare brevemente di quest’argomento riguardante la spiacevole situazione che si è sviluppata al confine tra Ungheria e Austria. In numerose occasioni le autorità austriache non tengono conto del sistema Schengen: benché l’Ungheria partecipi allo spazio Schengen da quasi un anno, si chiedono i passaporti degli ungheresi che giungono dal confine e si comminano sanzioni se non ne sono in possesso. Di certo, si tratta di un episodio che si verifica con frequenza ma, quando accade, provoca comprensibilmente e legittimamente grande ostilità nell’opinione pubblica ungherese. Purtroppo, oltre a ciò, esiste la prassi di chiudere, al confine, le strade esistite finora per impedire che gli ungheresi li utilizzino per attraversare la frontiera senza un passaporto secondo l’accordo di Schengen. Spero potremo trovare un modo per fermare questi abusi da parte degli austriaci. Vi ringrazio.

 
  
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  Manfred Weber (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, anch’io ritengo che il relatore abbia ottenuto un risultato eccellente che tiene conto della sicurezza da un lato, e della praticabilità dall’altro. Tuttavia, abbiamo inoltre appreso che, se guardiamo al futuro, una delle principali preoccupazioni sia la questione dei soggiornanti “fuoritermine”, in altre parole le persone che entrano nell’UE legalmente, ma non lasciano il nostro territorio e spariscono alla scadenza del loro visto.

Vorrei aggiungere quest’aspetto alla discussione: sul lungo termine, qualora il sistema di ingresso e uscita debba funzionare, sarà necessario eseguire controlli sistematici. Non saremo in grado di evitarli, e occorre considerare tale questione alle frontiere esterne d’Europa.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. − (FR) Signor Presidente, devo nuovamente ringraziare il vostro relatore, l’onorevole Brejc, poiché ha realizzato l’obiettivo principale della proposta, vale a dire rendere sicure le frontiere, senza dimenticare, tuttavia, che tali confini debbano essere sufficientemente flessibili. Ritengo che i due aspetti possano essere conciliati e che in questo testo avete ottenuto tale risultato che è l’esito di un eccellente compromesso. Aggiungerei, riproponendo ciò che l’onorevole Weber ha appena affermato, che esiste un problema in termini di aprire l’Europa a chiunque voglia entrare e partire su base regolare, cercando di essere relativamente attenti a chi, va detto, tenta di sottrarsi ed eludere le regole. Questo duplice requisito di apertura e, nel contempo, di regolarità e rispetto della legge deve quindi essere preso in considerazione.

I miei ringraziamenti vanno a quest’Aula per aver permesso di compiere progressi nel rendere sicuri i nostri confini mantenendo la flessibilità necessaria.

 
  
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  Mihael Brejc, relatore. (SL) Vorrei commentare due opinioni che si contraddicono: scostamento come principio generale e severo rispetto delle norme stabilite dal codice Schengen.

E’ proprio il compromesso che abbiamo raggiunto a consentire attraversamenti ragionevoli di frontiera anche quando le code sono molto lunghe. Immaginiamo, ad esempio, un attraversamento di frontiera tra Slovenia e Croazia durante una giornata festiva allorché si presentano tra le cinquanta e le sessantamila persone, diecimila delle quali sono in possesso di un visto. Se a queste diecimila dovessero essere rilevate le impronte digitali, le altre, che sono cittadini dell’Unione europea e possono valicare il confine senza alcuna formalità, dovrebbero attendere un giorno o due. Pertanto, siamo realistici e realizziamo un rigoroso sistema di controllo che preveda misure ragionevoli per un agevole attraversamento frontaliero.

Non dimentichiamoci che il regolamento stabilisce in modo chiaro, e cito, “…Unicamente allo scopo di verificare l’identità del titolare del visto e/o l’autenticità del visto…, le autorità competenti in materia di controlli ai valichi di frontiera esterni… sono abilitate, …, a eseguire interrogazioni utilizzando il numero di vignetta visto in combinazione con la verifica delle impronte digitali del titolare del visto”. Pertanto, in tutti i casi in cui ci fosse anche il minimo dubbio, la guardia di frontiera verificherà; in tutti gli altri casi, laddove ci sarà un maggiore numero di persone alla frontiera, la guardia agirà secondo il regolamento, che consente un qualche scostamento.

Non dobbiamo costruire un nuovo “Muro di Berlino” di guardie e informazioni. L’Unione europea è e dovrebbe continuare a essere una potenza mondiale riguardosa verso i propri cittadini e chi vi entra.

Desidero ringraziare l’onorevole Cashman, tra gli altri, e naturalmente il Commissario per la loro pazienza quando abbiamo lavorato su questo compromesso.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 2 settembre 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Kinga Gál (PPE-DE), per iscritto. (HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutti concordiamo sulla necessità di modificare il codice delle frontiere Schengen in modo che le sue disposizioni siano coerenti con le condizioni del sistema di informazione visti.

Tuttavia, la proposta originale della Commissione è problematica, poiché stabilisce che, laddove i cittadini di paesi terzi valicano la frontiera, non solo si dovrebbe verificare la validità dei visti, ma rilevare anche le impronte digitali. Tale iniziativa, però, potrebbe provocare un’immensa congestione alle frontiere esterne dell’UE, soprattutto ai valichi di frontiera verso l’interno durante le vacanze o le giornate festive.

Accolgo quindi con favore gli emendamenti proposti dal relatore, che prevedono che tali controlli non debbano essere eseguiti sistematicamente, ma soltanto in maniera casuale, secondo condizioni ben definite e limiti di tempo.

Nella votazione di domani, sosteniamo il parere della commissione che attraversare i nostri confini esterni dovrebbe diventare possibile senza lunghi tempi d’attesa, non solo per principio, ma anche in pratica.

 
  
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  Ramona Nicole Mănescu (ALDE), per iscritto.(RO) Questo regolamento rappresenta una risposta alla necessità di difendere e rafforzare i confini dell’Unione europea rendendo più efficienti i controlli ai valichi di frontiera. Ciononostante, l’aspetto più importante riguarda l’elaborazione di norme comuni per l’armonizzazione del sistema di informazione visti.

Sebbene alcuni Stati membri ritenessero che l’uso obbligatorio del SIV potesse essere ottenuto esclusivamente nel momento in cui lo sviluppo tecnologico avesse consentito il possibile utilizzo di dispositivi portatili, con un rapido trasferimento e un determinato controllo, credo che la proposta del relatore di lasciare che la guardia di frontiera decida se impiegare il sistema di informazione visti rappresenti una soluzione, fino a quando il sistema tecnologico permette trasferimenti rapidi dei dati e un loro uso sistematico.

Non dovremmo altresì dimenticare che un controllo adeguato alle frontiere dell’UE incrementerebbe la sicurezza interna degli Stati membri e, di conseguenza, combatterebbe i raggiri quali il crimine organizzato e anche atti di terrorismo. Inoltre, in aggiunta all’aumento significativo dell’efficienza dei controlli frontalieri, una consultazione sistematica del sistema di informazione visti rappresenterebbe una condizione preliminare per una maggiore flessibilità quando si presenta la domanda di visto.

 
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