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Procedura : 2008/2038(INI)
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Ciclo del documento : A6-0199/2008

Testi presentati :

A6-0199/2008

Discussioni :

PV 02/09/2008 - 16
CRE 02/09/2008 - 16

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PV 03/09/2008 - 9.1
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Testi approvati :

P6_TA(2008)0401

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 2 settembre 2008 - Bruxelles Edizione GU

16. Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (discussione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Eva-Britt Svensson, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2008/2038(INI)).

 
  
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  Eva-Britt Svensson, relatrice. (SV) Signor Presidente, desidero ringraziare i miei colleghi nella commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, e in particolare il relatore ombra per i suoi contributi eccellenti e costruttivi alla relazione.

La Presidenza del Consiglio ha sottolineato l’importanza di combattere gli stereotipi di genere, essendo questo uno dei suoi sei ambiti prioritari. Pertanto, ritengo sia importante per noi in quest’Aula fornire le nostre opinioni sul problema degli stereotipi di genere e il modo in cui si ripercuotono sulla parità tra donne e uomini.

Al fine di evitare malintesi, vorrei dichiarare in particolar modo, e che sia molto chiaro, che nella relazione non sto assolutamente raccomandando alcuna normativa in materia, né a livello comunitario né a livello nazionale. Le misure che propongo si riferiscono agli organi nazionali di autoregolamentazione già esistenti, che rappresentano i produttori, i pubblicitari e i consumatori. Tali organi dovrebbero lavorare al fine di accrescere la consapevolezza dell’importanza della pubblicità contenente stereotipi di genere. Gli Stati membri dovrebbero inoltre garantire che esistano organi cui il grande pubblico può rivolgersi per sporgere lamentele. Ritengo inoltre che l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, in fase di realizzazione, dovrebbe condurre ricerche sul modo in cui la parità è colpita da questo tipo di pubblicità. Abbiamo bisogno di saperne di più.

Per quale motivo è dunque importante? E’ importante perché la pubblicità è ovunque, nelle nostre case, negli spazi pubblici, nei quotidiani, nei media, eccetera. Certamente ci riguarda, che ne siamo consapevoli o no. Le imprese non investirebbero miliardi nella pubblicità se non avesse alcun effetto.

Oggi, pubblicità e marketing non cercano solo di vendere beni o prodotti, ma di vendere un intero stile di vita, un modello culturale. Dobbiamo comportarci in un determinato modo e agire in un determinato modo per essere all’altezza delle aspettative di diverse norme. E’ particolarmente importante combattere questo fenomeno quando riguarda i giovani che cercano un’identità adulta, percorsi di istruzione futuri, e così via. Desidero che tutti siano in grado di scegliere senza essere influenzati consciamente o inconsciamente da diverse regole stereotipate dal punto di vista del genere.

E’ impossibile oggi che un pubblicitario reclamizzi un prodotto che aumenta i problemi ambientali o acceleri il cambiamento climatico. Ho l’impressione che in futuro sarà altrettanto impossibile vendere prodotti che contengono un messaggio discriminatorio o stereotipato in termini di genere.

Sono convinta anche che con una maggiore consapevolezza dell’importanza della pubblicità, i consumatori, uomini e donne, inizieranno a rifiutarsi di comprare prodotti che impiegano questo tipo di pubblicità. Sono altrettanto convinta che i consumatori preferiranno aziende, produttori, che hanno una politica della pubblicità consapevole e che non consentono la pubblicità basata su stereotipi di genere. Questo sarà un fattore di successo importante per le imprese e i pubblicitari che dimostrano la loro responsabilità influenzando e contribuendo a una maggiore parità. Dopotutto, è questo l’obiettivo che tutti noi diciamo di condividere. E’ un fattore tra molti altri, ma è importante.

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il Parlamento europeo e la relatrice, l’onorevole Svensson, per essersi occupata di una questione molto delicata sul modo in cui il marketing e la pubblicità incidano sulla parità tra uomini e donne.

La pubblicità svolge un ruolo importante nel finanziamento dei media; riduce i costi di compensazione di riviste e quotidiani e garantisce che molto del contenuto audiovisivo sia disponibile gratuitamente ai consumatori. Questo è importante per la libertà di espressione e la diversità, una questione spesso discussa in quest’Aula.

Ciò che abbiamo osservato negli anni è un accumulo di divieti o controlli sulla pubblicità, sigarette, alcol, cibi grassi, e presto ci saranno nuove norme sul modo in cui i costruttori di automobili pubblicizzano le emissioni di CO2. La pubblicità è un obiettivo morbido poiché è molto più semplice regolamentarla che non occuparsi dei problemi alla sua base, che sono spesso più complessi, nonostante la relazione di cui stiamo discutendo questa sera favorisca ulteriori controlli sulla pubblicità, questa volta dalla specifica prospettiva della politica di genere.

In quanto Commissario per i mezzi di informazione, riconosco gli interessi politici alla base, ma mi domando anche quale sarebbe l’impatto di questi interessi se venissero realizzati sull’intera industria o sul grande pubblico. Poiché è diventato più complesso fare pubblicità, perché ci sono meno risorse nonché a causa di tutti i divieti, i pubblicitari hanno ridotto il ruolo della pubblicità nella loro spesa di marketing. Ci sono altri modi di commercializzare prodotti senza pubblicizzarli nei media: la promozione del prodotto, per esempio. Questa è molto negativa per il pluralismo dei media, in quanto prima di tutto la stampa scritta (quotidiani e riviste) non guadagnano abbastanza per continuare a essere pubblicizzati.

La relazione non tiene conto degli aspetti positivi a sostegno dei suoi stessi obiettivi intesi a proteggere i cittadini. Consentitemi di fornirvi qualche esempio. L’articolo 3 della direttiva sui servizi di media audiovisivi contiene parole forti sulla dignità umana e la non discriminazione relativamente alla pubblicità audiovisiva. La Commissione, posso assicurarvelo, garantirà che la trasposizione di questa direttiva negli Stati membri rispecchi le intenzioni del legislatore.

La presente relazione non sottolinea neanche il prezioso ruolo svolto dall’autoregolamentazione. Anche su questo aspetto consentitemi di fornirvi un esempio. Dovreste sapere che è stato risposto molto bene nei casi di, cito, “stereotipizzazione negativa”, e vi farò un esempio molto concreto. Il modo in cui l’industria ha cessato con le sue campagne “porno chic”, che hanno stigmatizzato le donne quali puri oggetti sessuali. Pertanto, vi sono misure legislative intese a risolvere i problemi.

Sotto questo aspetto, dovremmo adottare un approccio molto realistico. La pubblicità è un mezzo di breve durata, che si intravede in una pagina o in 30 secondi di spot televisivo. Ciò che la relazione chiama “stereotipo” può essere solo un modo rapido di legare un prodotto a un gruppo particolare di consumatori. Riflette inoltre uno scarso lavoro creativo. Dall’altra parte, esistono la pubblicità negativa e quella positiva, e quale Commissario per i media ho accettato che la libertà di espressione comprenda anche il diritto di sbagliare, anche di sbagliare in modo negativo e anche se non ci piace. Se ho chiesto a questa plenaria di prendere una decisione al riguardo, ritengo che il diritto di sbagliare non debba essere ostacolato.

Come riconosce la relazione, non esiste una ricerca conclusiva che colleghi la stereotipizzazione alla disuguaglianza di genere. La politica necessita di una base solida di prova, non solo opinioni sostenute con decisione, ed è su questo che stiamo basando le nostre proposte politiche nonché il motivo per cui la Commissione sostiene le raccomandazioni positive formulate nella relazione del Parlamento europeo. Lo scambio della migliore prassi, per esempio, tra i regolatori è un aspetto che incoraggiamo sempre. L’istruzione, la ricerca e altre discussioni dovrebbero sicuramente continuare.

Desidero sottolineare che da nove anni a questa parte, in qualità di Commissario per i mezzi di informazione, mi sono attivata a favore di corsi scolastici in alfabetizzazione sui media. Ritengo che questo sarebbe il fattore più importante: se potessimo risvegliare la valutazione critica dei più giovani affinché leggano le pubblicità, e respingano quelle negative, qualcosa che per la nostra società non è in realtà attinente. Desidero concentrarmi sulla migliore prassi, per esempio apprezzo il caso spagnolo dei premi per la pubblicità che si occupa in modo positivo delle questioni di genere. Questo è il modo corretto di procedere, ed è questo il motivo per cui dovremmo enfatizzare il positivo e valutare se possiamo compiere ulteriori progressi, perché vale la pena lottare per questo.

 
  
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  Esther Herranz García, a nome del gruppo PPE-DE. (ES) Signor Presidente, la vera libertà termina quando inizia la libertà degli altri, e più sono liberi i media, più è libera la società; la perdita di libertà inizia esattamente nella censura della pubblicità e prosegue nei contenuti editoriali.

Pertanto, il Partito popolare europeo ha presentato emendamenti alla presente relazione volti a correggere un certo numero di aberrazioni totalitarie contrarie al principio di una libera società.

Il marketing e la pubblicità europei praticano già un’autoregolamentazione ed esiste una normativa sufficiente negli Stati membri. Il marketing e la pubblicità non si trovano solo nell’ambito dei media, fanno parte delle nostre vite quotidiane e, fortunatamente, ci sono professionisti eccellenti che lavorano in questi campi che, per la maggior parte, sono consapevoli dell’influenza che esercitano sull’equilibrio sociale. Pertanto, il Partito popolare europeo voterà contro gli emendamenti e i paragrafi presentati dai comunisti poiché lanciano diffamazioni di sciovinismo diffuso e di sessismo tra i lavoratori del settore, ed è un errore.

Nel Partito popolare europeo crediamo nella parità tra uomini e donne, ma riteniamo debba essere sostenuta senza dare a nessun altro una reputazione negativa. Crediamo che l’infanzia e la giovinezza debbano essere protette e che i bambini e i giovani debbano essere educati dalle loro famiglie e dall’intera società, educati con valori che li aiutino ad essere persone migliori.

Ritengo che l’uso di segreteria della parità, che è l’obiettivo della presente relazione, sia un grave errore e il PPE ovviamente non lo consentirà. Auspichiamo realmente che i nostri emendamenti saranno adottati affinché possiamo sostenere la relazione. Altrimenti dovrò astenermi dalla votazione finale per rispetto della sussidiarietà degli Stati membri e dei professionisti delle imprese di marketing e pubblicità.

Non credo che criticare le norme nazionali e oltrepassare le competenze di questo Parlamento sarà positivo per noi perché ridurrà la nostra credibilità in futuro.

 
  
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  Bernadette Vergnaud, a nome del gruppo PSE.(FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la presente relazione non è soporifera, come potrebbe suggerire l’ora tarda in cui viene discussa, e desidero ringraziare l’onorevole Svensson per il lavoro svolto e per la sua cooperazione.

Marketing e pubblicità sono ovunque nella nostra società e contribuiscono alla creazione di costrutti sociali che a volte hanno conseguenze negative, sottoforma di discriminazione o di convergenza in stereotipi di genere semplicistici. La pubblicità è certamente anche una fonte di creatività e queste rappresentazioni a volte vengono impiegate intenzionalmente a fini umoristici. Ma i pubblicitari non devono dimenticare che hanno un importante ruolo educativo da svolgere, che dobbiamo sviluppare la capacità critica dei giovani, con l’obiettivo di eliminare tutte le forme di discriminazione derivanti da quelle che sono talvolta immagini degradanti basate sul genere, che potrebbero mettere a rischio la dignità del singolo.

L’obiettivo della presente relazione non è mettere in dubbio la libertà editoriale o creativa, ma incoraggiare gli attori del settore a migliorare i sistemi di autoregolamentazione esistenti, a cooperare con le autorità competenti al fine di migliorare i codici di buona pratica ed essere consapevoli delle loro responsabilità, non solo nei confronti dell’uguaglianza di genere, ma anche per la salute fisica e mentale, che a volte viene minacciata da pressioni derivanti dai criteri di bellezza fissati come norma preferibile.

Questo è il motivo per cui chiedo ai deputati di respingere i numerosi emendamenti che cercano di cancellare parti del testo, poiché in tal caso perderebbe tutto il suo significato.

 
  
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  Sophia in 't Veld, a nome del gruppo ALDE. (NL) Signor Presidente, riconosco il problema descritto dalla relatrice. Mi immagino una missione di ricognizione proveniente dal pianeta Marte. Arrivano sulla Terra e per prepararsi guardano la pubblicità, per avere un’immagine degli abitanti di questo pianeta. Poi arrivano e si accorgono, con loro sorpresa, che le donne non si interessano solo di prodotti per le pulizie e non stanno solamente sedute tutto il giorno ad aspettare che il loro marito torni a casa da lavoro, le donne sono indipendenti e intelligenti e guadagnano il loro stipendio e sono anche consumatrici; inoltre, ci sono altri tipi di famiglie sulla Terra che non vedrete mai in pubblicità, come le famiglie con un genitore single, e le coppie omosessuali con figli, e le famiglie di immigrati nonché, per esempio, le persone sulle sedie a rotelle o con difetti di pronuncia. Non le vedrete mai nelle pubblicità. Certamente concordo con la relatrice su questo punto.

Tuttavia, detto questo, sono d’accordo con le osservazioni della Commissario Reding e della collega del PPE. Esiste ancora qualcosa che si chiama libertà di espressione. Pertanto, non credo dovremmo interferire in alcun modo con i contenuti della pubblicità. La migliore prassi è un’idea migliore. Di certo non posso fare i nomi di tutte le marche in quest’Aula, ma mi riferisco a una casa di moda italiana che da 20 anni rompe tabù, nonché ad altri prodotti.

A parte questo,la relazione è troppo ampia, in quanto nel titolo si legge “marketing e pubblicità”, quando ciò riguarda anche i libri di scuola, la televisione, i videogiochi e molto altro ancora. Ritengo, abbastanza onestamente, che l’Unione europea ne dovrebbe stare fuori.

Esiste anche un elemento relativo alle pubblicità di prestazioni sessuali. Questo è completamente fuori argomento. Il gusto e la moralità possono variare e non credo che possiamo imporle in modo uniforme dall’Unione europea.

Infine, se osservate le immagini che ritraggono le donne nella pubblicità degli ultimi 50 anni, noto con soddisfazione che le donne sono molto più intelligenti di quanto non pensiamo. Non lasciano che la pubblicità le faccia desistere dal diventare semplicemente indipendenti.

Per concludere, se intendiamo agire realmente, ho due proposte concrete. Primo, se non ci piacciono le pubblicità, scioperiamo in qualità consumatori e, secondo, suggerisco che almeno una donna venga nominata per uno dei nostri quattro incarichi al vertice dell’Unione europea.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, desidero richiamare l’attenzione sull’esistenza, in televisione, compresa la televisione pubblica, e sui cartelloni, di pubblicità che contengono o formano immagini degradanti delle persone che vi compaiono. Queste ultime sono solitamente, ma non sempre, donne. Privarle della loro dignità, trattarle come oggetti, rappresentarle come fossero su un livello intellettuale inferiore o come se fossero in grado di generare interesse unicamente nella sfera sessuale, conduce alla mancanza di autostima nelle persone impreparate ed esposte a simile materiale. Riduce i loro sforzi nel realizzare i progetti di vita e limita le loro ambizioni. Queste pubblicità colpiscono soprattutto i giovani, tra cui possono presentare le più gravi conseguenze. E’ uno dei molti risultati del consumismo onnipresente. Per molte persone, il profitto, anche se guadagnato con mezzi indecenti, è più importante di trattare gli esseri umani come individui con un valore intrinseco che deve essere protetto. Pertanto, è importante che la normativa limiti pubblicità di questo tipo.

 
  
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  Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signor Presidente, la parità tra donne e uomini è uno dei valori e obiettivi dell’Unione europea. L’Unione europea intende stabilire questa parità in tutti i settori di attività. E’ impensabile che possa essere escluso l’ambito della pubblicità. Pertanto, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Svensson, che si è occupata di questa importante questione e ha presentato una relazione equilibrata. Le porgo i miei sinceri ringraziamenti.

La pubblicità ci colpisce a livello inconscio. Un effetto importante è il modo in cui crea gli stereotipi di genere. La discriminazione nella pubblicità è contraria all’obiettivo di parità. L’Unione europea non sta facendo abbastanza al fine di eliminare il sessismo e la discriminazione nei media. Pertanto, dobbiamo chiarire che l’Europa è un’Europa di valori. Non vogliamo nessuna pubblicità misogina, nessuna pubblicità che degradi le donne a oggetti o riveli volgari cliché sulle donne. Naturalmente, lo stesso vale per le pubblicità sugli uomini.

Sarei soddisfatta se, al contrario, la pubblicità contribuisse a scuotere le nostre banali percezioni dei ruoli, le nostre immagini degli uomini e delle donne. Tuttavia, purtroppo, l’industria pubblicitaria ha costruito criteri di lotta contro qualcosa che in realtà dovrebbe essere dato per scontato, ossia il rispetto, in particolar modo per le donne. Non riesco a capire il motivo per cui l’industria pubblicitaria sollevi una simile tempesta in una tazza di tè. La chiamo tempesta proprio perché sembra aver catturato l’udito, purtroppo, di molti deputati donne di quest’Aula.

Per tutti questi motivi, possiamo sicuramente concordare, infatti, sui seguenti principi fondamentali: dobbiamo essere più vigili riguardo alla discriminazione nei media, e necessitiamo anche di autorità nazionali di controllo alle quali possano essere presentate lamentele. Esiste già qualcosa di simile, tra l’altro, in molti Stati membri. Questo è il motivo per cui non riesco a capire il motivo di tutto questo rumore. Ho persino sperato che si andasse oltre nella presente relazione. Per questo mi auguro che possiamo essere d’accordo nel sostenere quanto ci viene proposto, poiché necessitiamo della relazione quale base, e non dovremmo edulcorarla ulteriormente.

 
  
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  Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. (PL) Signor Presidente, nonostante i numerosi aspetti positivi della relazione nel richiamare l’attenzione sull’influenza negativa dei media, il marketing e la pubblicità che fanno la caricatura e oggettivano gli esseri umani, discriminandoli e privandoli della dignità, devo tuttavia protestare per qualcuno dei suoi argomenti, manipolatori e intesi alla creazione di una moderna società egualitaria priva di modelli etici. E’ vero che diverse terapie ormonali e psicologiche rendono possibile la sperimentazione sulle persone, ma quest’ultima provoca gravi traumi e dovrebbe essere vietata, esattamente come vengono limitati gli esperimenti sugli animali.

Sia la mascolinità che la femminilità, la duplice forma della costituzione somatica umana, sono elementi che formano la personalità. E’ impossibile cambiare i ruoli, poiché sono insiti nella natura umana. Richiamare l’attenzione sull’influenza della pubblicità è molto positivo, ma sarebbe meglio, ammettere un controllo etico-giuridico sulla base della precedente accettazione di un sistema di valori universale basato, soprattutto, sulla legge divina.

 
  
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  Edit Bauer (PPE-DE).(SK) A volte non siamo neanche consapevoli che le conseguenze della politica pubblicitaria hanno effetti di ampia portata sul mantenimento degli stereotipi, il che significa un ostacolo quasi insormontabile ai cambiamenti necessari per raggiungere gli obiettivi fissati, compresi gli obiettivi di Lisbona.

Tuttavia, nonostante ciò, possiamo anche affermare che la pubblicità in quanto tale ha le sue grandi qualità. Dovremmo comprendere che la politica pubblicitaria, in particolare relativamente agli uomini e alle donne, sta frenando il processo di armonizzazione della vita familiare e professionale, poiché rappresenta molto spesso l’immagine di una donna che è felicemente e serenamente in grado di svolgere tutti i suoi compiti, talvolta conflittuali, derivanti dai suoi diversi ruoli sociali, molto spesso svolti in considerevole fretta.

Il problema non è solo il mantenimento di vecchi stereotipi dei ruoli degli uomini e delle donne, ma anche il loro ulteriore consolidamento, poiché gli esperti avvertono che la pubblicità non solo rafforza, ma crea anche aspettative. Uno dei segnali più impressionanti di questo è il numero di giovani ragazze che soffrono di anoressia.

Poiché il marketing e la pubblicità usano, o fanno un cattivo uso, degli stereotipi esistenti, è inutile che il Consiglio europeo adotti risoluzioni contro gli stereotipi, poiché saranno completamente inefficaci.

Tuttavia, la soluzione non sarà assolutamente qualche codice di condotta europeo specifico. Il problema con il marketing e la pubblicità non può essere ascritto ai media in quanto tali. E’ un peccato che la relazione, nel tentativo di risolvere il problema, scelga un percorso che sarà impraticabile o non conseguirà l’obiettivo.

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE). - (BG) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, considero la relazione molto importante e necessaria. L’ambiente che ci circonda continuamente è di eccezionale importanza per la formazione dei comportamenti, la condotta e l’approccio ai problemi, parità compresa. Il marketing, la pubblicità, i media, Internet, e la televisione possono provocare davvero un comportamento sia positivo che molto negativo nei confronti dell’idea di uguaglianza di genere.

Senza limitare la libertà nell’attività dei media, delle organizzazioni e delle istituzioni che si occupano di marketing e pubblicità, senza imporre censure, dovremmo considerare le conseguenze negative, denunciare la presentazione delle donne sotto una luce sfavorevole, quali soggetti che provocano violenza, sessismo, o quando vengono mostrate quale combinazione di immagini femminili “erotiche” e persino pornografiche tentazioni di bevande alcoliche. Non è umiliante?

Poiché riteniamo che la parità sia un partenariato, pensiamo che la tolleranza del marketing e della pubblicità a questi problemi sia valida anche per gli uomini. La pubblicità e il marketing dovrebbero creare un modo di comprendere la parità, dovrebbero riflettere modelli etici di parità di uomini e donne, non distorcere la filosofia di parità con l’obiettivo del profitto. Pertanto, marketing e pubblicità dovrebbero realizzare un ambiente per la coscienza sociale, per le prospettive sociali.

La relazione pone in rilievo la necessità di diffondere nei media i principi di parità di genere attraverso programmi e materiali rivolti a gruppi di età diverse, per la divulgazione delle buone pratiche di rispetto, di apprezzamento delle differenze tra i sessi, di non discriminazione. Questo formerà una cultura di parità e creerà parità.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE).(SK) La pubblicità è una parte integrante della nostra vita e ha un effetto indiscutibile sul comportamento del pubblico e la formazione dell’opinione pubblica.

Nella relazione, la relatrice, l’onorevole Svensson, formula alcune osservazioni con cui concordo. Esse sono principalmente punti che indicano la necessità di proteggere i bambini e i giovani dalla pubblicità negativa. Pubblicizzare la vendita di prestazioni sessuali e la prostituzione corrompe i bambini sin da una tenera età.

Ho un’opinione diversa da quella della relatrice per quanto riguarda il modo in cui si possa raggiungere l’obiettivo fissato. E’ difficile per noi a livello europeo interferire con la libertà dei media e non conformarci al principio di sussidiarietà. Non penso che riusciremo ad adottare un codice etico europeo in materia di marketing e pubblicità.

La nostra preoccupazione per la generazione giovane deve essere affrontata principalmente da genitori e insegnanti. Sono convinta che la principale responsabilità sia di questi ultimi che sono nella posizione di insegnare ai bambini l’utilizzo della televisione e delle nuove tecnologie in modo sensibile e responsabile.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). - (PL) La risoluzione pone troppa enfasi sulla questione della disuguaglianza tra uomini e donne e sugli stereotipi di genere. Gli stereotipi negativi devono essere citati e la parità di genere è un elemento importante nella pubblicità negativa, ma non è l’unico.

In primo luogo, molti esperimenti psicologici dimostrano in che modo i bambini, in particolare, ma anche gli adulti, apprendano atteggiamenti aggressivi e negativi nonché comportamenti negativi dalla televisione e da altri media. Dando seguito a quanto affermato dalla Commissario Reding circa l’istruzione a scuola, ciò che ritengo importante, in qualità di psicologo, è che la ricerca dimostri che le persone sono convinte che la televisione e, nello specifico, la pubblicità, non li influenzino quanto invece in realtà fanno. Il marketing e la pubblicità nei media operano tra informazioni, promozioni e manipolazione. Il problema sta nel distinguerli. Quando la libera pubblicità non rispetta i principi morali, sociali e psicologici, è dannosa. Questo è probabilmente l’aspetto più importante.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE).(RO) Desidero proporre alcuni strumenti pratici con cui potremmo affrontare la questione dell’influenza negativa della pubblicità sulla parità di genere in Europa.

Dal punto di vista della normativa europea applicabile, una questione fondamentale è il principio del paese di origine. Questo vale anche per la pubblicità, affinché un prodotto accettato da una commissione per la radiodiffusione nazionale in uno Stato membro debba essere ammesso alla radiodiffusione in tutti gli altri Stati membri.

Di recente ci siamo occupati di chiari esempi di discriminazione di genere, promossi dalle produzioni pubblicitarie che non potrebbero essere sospese dal trasmettere nei paesi dell’Unione europea. Pertanto, ritengo che dovrebbero essere introdotte misure di esenzione dal principio del paese di origine, qualora si riscontrasse una violazione del patto europeo per la parità di genere da parte di produzioni di media offensive. Poiché stiamo discutendo di un settore che rientra nelle competenze comunitarie, ossia il commercio nei servizi audiovisivi, ritengo debbano essere introdotte sanzioni che la Commissione europea deve applicare ai produttori che promuovono immagini discriminatorie attraverso la pubblicità.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, siamo favorevoli sia all’economia di mercato che alla competitività. Pertanto, sulla base della sana concorrenza, vogliamo che venga detta la verità; i prodotti devono competere sulla base di fatti reali.

Libertà non vuol dire irresponsabilità, tantomeno la pubblicità è un sotterfugio per consentire a chiunque di mettere in mostra i propri prodotti. Questa mattina stavamo parlando di affrontare la discriminazione, ed è molto strano che coloro che sostengono l’eliminazione della discriminazione non vogliano proteggere la dignità umana applicando l’autoregolamentazione alla pubblicità.

Mi congratulo con la signora Commissario poiché spesso ha dimostrato, attraverso le sue proposte, che adotta misure intese a tutelare i minori e proteggere i valori con l’aiuto dei media e in particolare delle tecnologie moderne.

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, sostengo il punto di vista secondo cui i genitori e i tutori legali si assumono una grande responsabilità nel modo in cui si occupano dei minori. Oggi, il mondo imprenditoriale considera e tratta i bambini come fossero importanti consumatori. Per questo motivo occorre renderli consapevoli sin da una tenera età del potere della pubblicità e degli eventuali effetti collaterali. Non credo, tuttavia, nell’idea che dovremmo regolamentarla in modo uniforme in tutta l’Europa.

Come ha affermato anche la signora Commissario, nel sistema dell’istruzione dobbiamo cercare di mostrare ai minori un percorso sin da un’età molto giovane, sensibilizzandoli riguardo alle opportunità e ai rischi insiti nella pubblicità.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, relatrice. (SV) Vi ringrazio per la discussione. Desidero chiarire un punto, la relazione è della sinistra unitaria europea, nient’altro. Per quanto riguarda gli emendamenti, vorrei ricordarvi che i 53 emendamenti dei diversi gruppi politici sono stati adottati dalla commissione, compresi i quattro emendamenti presentati dall’onorevole Herranz García.

Si fa riferimento anche alla libertà di espressione. E’ ovvio che la libertà di espressione è inviolabile. Nella relazione non è presente nulla di relativo a una nuova normativa, a livello comunitario o di Stati membri. E’ un problema dei singoli Stati membri. Ciò che stiamo facendo nella relazione è concentrarci sugli organi esistenti, gli organi comuni di autoregolamentazione in cui i produttori, i pubblicitari e i consumatori trovano insieme le migliori modalità.

La Commissione afferma che è necessaria una ricerca più completa sul modo in cui la parità viene colpita. Concordo, ed è per questo che tale aspetto è stato sottolineato nella relazione. Occorre più ricerca. Abbiamo bisogno di generare il pensiero critico! Ed è esattamente questo l’obiettivo della relazione! Accrescere la consapevolezza e quindi il pensiero critico!

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 3 settembre 2008 alle 11.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Zita Gurmai (PSE), per iscritto. (HU) La lotta contro gli stereotipi è uno dei sei ambiti prioritari della tabella di marcia per la parità tra donne e uomini per il 2006-2010.

E’ una questione di principio, il cui impatto concreto è di portata estremamente ampia e profonda, poiché gli stereotipi creano una situazione scandalosa per le donne e formano un ostacolo significativo alla loro realizzazione, che sia nella loro ricerca di un’occupazione, sul loro posto di lavoro, nel loro avanzamento di carriera, nella loro partecipazione al processo decisionale o nel conciliare la loro vita professionale e privata. Gli stereotipi creano e mantengono le disuguaglianze in ogni settore della vita, causando quindi un danno implicito all’intera società e riducendo in modo significativo l’efficacia degli sforzi intesi a creare parità.

Ritengo che un’azione e campagne ben pianificate e coordinate contro gli stereotipi siano elementi necessari e importanti che coinvolgono la coscienza sociale che inizia nell’infanzia, nell’istruzione e nell’applicazione di pratiche adeguate.

Il marketing e la pubblicità che compaiono nei media svolgono un ruolo importante nella formazione dell’immagine che viene creata delle donne; l’immagine sfavorevole contribuisce in modo significativo al mantenimento della situazione scandalosa, e al contempo tale tendenza può essere invertita mostrando la realtà, le opportunità e le competenze in modo realistico. Pertanto, dobbiamo lavorare sulla preparazione di questi possibili strumenti e misure, attraverso cui possiamo promuovere un cambiamento positivo. Analogamente, è essenziale che la normativa esistente venga applicata correttamente.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN), per iscritto. (PL) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Eva-Britt Svensson sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini è uno di quei documenti che mirano a intervenire in problemi che non sono di importanza prioritaria paragonati ai problemi cui si trova dinanzi attualmente l’Unione europea. Per alcuni aspetti, la relazione è semplicemente poco seria.

Secondo la relatrice, gli stereotipi di genere sono un problema più grande della brutalizzazione del contenuto dei media, in particolare per quanto riguarda i minori. Considerati gli esistenti codici in materia di pubblicità in vigore in ambito dei media, l’affermazione secondo cui le pubblicità destano odio in termini di genere è un’esagerazione. La relazione non cita il problema crescente della discriminazione di genere tra i cittadini comunitari di fede musulmana. Temo che, per quanto riguarda la parità tra donne e uomini, la stampa musulmana non venga controllata.

Questo è un problema molto grave che gli Stati membri dell’Unione europea devono risolvere. I rapporti adeguati che si raggiungono nel campo della parità di trattamento tra donne e uomini nella società europea storica e tradizionale, non necessitano attualmente di intervento. I singoli casi di comportamento degenerato in questo settore possono essere combattuti attraverso la normativa esistente.

 
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